Tutto ha avuto
inizio, qualche settimana fa, nel Concistoro svoltosi nella SS Cappella
del Beato Marco Immacolato sita nella SS Basilica di Viale dell'Astronomia.
Officiante Montezuma Gran Priore dei Crociati della Santa Compagnia
di Confindustria.
Addetto
alle relazioni esterne del Beato Marco Immacolato e Capo Ufficio stampa
Fratello a' Fra' che te serve? Il Sole24Ore.
Il processo di beatificazione
di Fra' Giuliano Tavaroli che, come Wojtyla, dovrà portarlo a Santo
subito!, e con lui qualche Frattaglia sFarinata e qualche Chierico
di secondo piano dell'Arciconfraternita dei Fratelli Spioni di Telecom,
ha inizio nel bel mezzo della buriana sulle intercettazioni illegali
di Telecom che rischiano di travolgere il "buon nome" dei Grandi Fratelli
Coltelli di San Forte Braschi e screditare i Fratelli-Cugini
del Vice Presidente Vicario della SS Basilica di Viale dell'Astronomia,
il Gran Beato Marco Immacolato della "Rinomata Ditta Tronchetti &
Provera". Il Processo Canonico di Fra' Tavaroli & Compagni Santi
subito! ha
inizio, infatti,
con l'intervista a Il Sole24Ore, intervista snichy snichy, dell'ex
Confratello Gran Capo del Cnag e degli affiliati alla Setta Segreta
della "Rinomata Ditta a' Fra' che spiata te serve"? ditta gemellata
con la "Rinomata Ditta Telecom Tronchetti & Provera".
E intanto, nella SS Basilica di Via San Solferino da Milano,
cosa fanno i Cugini-Fratelli di Fra' Sole24Ore?
Snichy snichy, Snupy
snupy, piano piano senza fare confusione, dalla Terra del Fuoco
delle Sante Crociate contro le intercettazioni abusive, fatte e strafatte
dalle Rinomate Ditte a' Fra' che spiata te serve? & Tronchetti
& Provera, emigrano verso le Terre Sante della Provvidenza e,
transitando dalle Savoiarde Terre del Peccato e della Lussuria, approdano
nella severa Oasi di Abu Omar. L'Oasi della Provvidenza le cui
Acque Sante tutto cancellano. L'Oasi della Provvidenza che monda
dai peccati tutti i Grandi Fratelli e i Grandi Cugini delle intercettazioni,
l'Oasi che, come Lourdes, tutto purifica e santifica.
L'Oasi che dopo le Grandi Crociate pro le Rinomate Ditte a' Fra' che
spiata te serve? & Tronchetti & Provera prenderà il nome
"Oasi a' Fra' che spiata te serve?".
Già aperte le prenotazioni estive, rigorosamente riservate ai
SuperVip della Congrega dei Grandi Spioni Fratelli & Sorelle
di Telecom, presso la Rinomata "One Group", l'Agenzia "tuttofare"
diretta da quel Fra' Pio Pompa, detto pure lui a' Fra' che spiata
te serve?, ex dipendente Sip, poi Telecom, ora inquisito e "punta
di diamante" dell'affollato universo di intercettatori abusivi foraggiati
ed allevati in Terra Santa di Telecom. Quel gran pezzo di Fra'
Pompa che reclama le migliaia di file ritrovati a Roma, Via Nazionale
230, nella Santa Sede del Sant'Uffizzio del Sismi, file che, dice
il Capo Uffizzio Fra' Pompa, non entrarci nulla con il Sismi.
Allora
i file riguardano forse le centinaia di migliaia di italiani perbene
schedati e intercettati illegalmente da Telecom?
A occhio
e croce direi di sì. Certo che, come Telecom, mai Terra Santa fu tanto
prolifica di canaglie e malfattori ora in odore di Eroismo e Santificazione.
Tutti Eroi e Santi Crociati deputati a "difenderci" dal terrorismo islamico?
No. Non tutti.
No, nonostante
il ciclone mediatico Santi subito! che sta per abbattersi sugli italiani,
non tutti, anzi pochini rientrano nella versione eroica data da Tavaroli
veicolata e iniettata agli italiani a piccole tappe a partire dall'intervista
da lui data al quotidiano della SS Basilica di Viale dell'Astronomia,
quotidiano edito dall'Arciconfraternita del Beato Marco Immacolato.
La versione
mediatica pro Fratello Sismi e pro il Beato Marco Immacolato, ripresa
sornionamente da qualche giorno e che si tenta di accreditare definitivamente,
è che il Sismi, e Tavaroli, e quindi il Beato Marco Immacolato, hanno
operato nell'"Interesse Supremo della Nazione". E, sopratutto, non corrompendo
qualche sFarinato giornalista ma bensì risvegliandone l'Amor
Patrio e il Grande Spirito Crociato. Che male c'è? Il capo assoluto
del Sismi, Nicolò Pollari, infine indagato anche lui, avrà molto
da dire in proposito... tanto che, come ha cominciato a deporre, sono
stati liberati, anche dagli arresti domiciliari, Mancini e Pignero.
Sulle "tesi innocentiste" del Beato Marco Immacolato osserva, tra l'altro,
Pier Luigi Tolardo da Quelli di Zeus www.zeusnews.it:
"Perché questa improvvisa accelerazione delle rivelazioni sul caso Abu
Omar, lo sceicco integralista, accusato di essere colluso con il terrorismo,
arrestato illegalmente da agenti Cia, con la complicità del Sismi, il
controspionaggio italiano ma all'insaputa dello stesso Governo di allora,
il Governo Berlusconi, che si è dichiarato estraneo alla vicenda?
C'è una relazione fra questa improvvisa accelerazione e il gran clamore
sui media di qualche settimana fa a proposito della vicenda delle intercettazioni
abusive su uomini politici, imprenditori, persone dello spettacolo,
giornalisti, compiute da un'agenzia di investigazioni private ordinate
e pagate dall'allora capo della security Telecom Italia, Giuliano Tavaroli,
anche a capo del Cnag, il servizio interno a Telecom Italia per il supporto
tecnico alle intercettazioni della magistratura? Rimarrebbero molti
punti oscuri: Perché veniva fatta dal Sismi, con l'utilizzo delle intercettazioni,
opera di disinformazione anche contro avversari politici del Governo,
(del governo Berlusconi) se con la scusa di combattere i terroristi
islamici sono state fatte anche intercettazioni con altri scopi e facendoci
la cresta sopra (le intercettazioni sarebbero costate 14 milioni di
euro al bilancio Telecom Italia)?".
Conclude Tolardo: "E se bruciare
Pollari fosse l'ultima estrema difesa di Tavaroli?".
Dal canto mio la questione Sismi-Cia-Abu Omar la sfioro soltanto per
non uscire dal seminato ma, allo stimato amico Gianni Letta, ai tempi
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e con delega ai Servizi
Segreti, dico:
Carissimo Gianni,
si da' il caso che, in un governo di qualche anno fa, la buonanima del
mio fu marito, Vittorio Olcese, ricoprì il tuo stesso ruolo e che
io abbia seguito, molto da vicino e sin dall'inizio, le tappe, i luoghi,
gli usi e i costumi della sua storia politica e, fin dai tempi in cui
era Direttore del Corriere della Sera, la storia politica di quello
stesso Presidente del Consiglio, Giovanni Spadolini, di cui, la buonanima,
fu primo Sottosegretario a Palazzo Chigi.
Ti assicuro caro Gianni, che a nessun primo Sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio, e con delega ai Servizi Segreti, ed a nessun Presidente
del Consiglio, vengono omessi programmi e azioni del Sismi. Palazzo
Chigi, le residenze del Presidente del Consiglio, come per esempio Arcore,
e il Ministero dell'Interno, e della Difesa, sono costantemente collegati
a tutti i terminali e vengono informati ora per ora, minuto per minuto,
di tutto ciò che accade nel Paese. A meno che, non siano Servizi deviati.
Si sa, la guerra è la guerra e ha le sue "regole". Regole che, a volte,
in casi drammatici, esigono soluzioni "fuori dalle regole".
Sono
convinta, perciò, che nessun cittadino italiano, tranne qualche
politico fazioso e menzognero, rimproverebbe al Governo Berlusconi
di avere risparmiato, con un "dout des", tantissime vite umane dagli
attentati che hanno fatto strage dei corpi di tanti cittadini spagnoli,
inglesi, americani ecc. ecc. Gli italiani, idioti e beoti non sono.
Lo hanno lucidamente capito.
Quindi, se nei cinque anni del Governo Berlusconi il Sismi avesse
agito senza concertare e senza informare delle sue azioni questi organi
di governo, vorrebbe dire, raccapricciantemente, che l'Italia ha vissuto
in un golpe continuo durato cinque anni.
Un'Italia governata non dal Governo che la stragrande maggioranza
degli italiani aveva eletto, e con i Servizi segreti impegnati, come
devono, nel prevenire e proteggere il nostro Paese da attacchi terroristici, ma
bensì governata dal Sismi, dai Tavaroli, dai Mancini, dai Cipriani,
dai Pollari, dai Pompa, dalla Cia, dalla affollata pletora dei funzionari
e dei tecnici corrotti di Telecom, dai piccoli providers a cui erano
date in appalto le intercettazioni illegali e, infine, vuol dire che
a fare il Presidente del Consiglio, al posto di Berlusconi, c'era
un altro imprenditore.
A governare
gli italiani, allora, c'era la Rinomata ditta, la Telecom, del dottor
Tronchetti & Provera.
No comment caro Gianni, e un
caro saluto da
Giuliana quota rosa di Internet (,-)
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
Sabato 15 giugno 2006: Il capo del Sismi,
generale Nicolò Pollari, indagato per la vicenda Abu Omar, nel corso
dell'interrogatorio dei magistrati di Milano, dichiara che sì, il
Governo sapeva. Ne aveva informato, con una lettera personale, il
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega al Servizi
segreti, Gianni Letta.
-----
*I
Santissimi beati Pio, Giuliano & Marco*
Stupenda questa.
Benissimo. Fagli sentire il fiato rovente sul collo.
Stefano.
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ih....
ih......... ih............. ih..................................
Non li mollo no....... non li mollo. Hanno da schiattà!!!!!!!
Lo meritano non foss'altro per avere rotto, troppo, le palle a centinaia
di migliaia di normalissimi utenti con le intercettazioni illegali non autorizzate
dalla magistratura. Grazie pe il sostegno, gd'o.
-----
"L'archivio del Sismi è stato passato al setaccio anche sulle
intercettazioni abusive.
Indagini informatiche, copie di
file, documenti segreti, ma anche nuovi interrogatori. La procura di Milano
vuole ricostruire ed analizzare l'archivio segreto realizzato negli anni
da Pio Pompa, l'agente indagato per favoreggiamento, intercettazioni abusive
ed anche per intercettazioni abusive a danno del vicedirettore di Repubblica,
Giuseppe D'Avanzo.
La perizia sul materiale informatico
è stata affidata a un esperto, che ha il compito di "clonare" il materiale".
Queste righe, lette in un articolo
de La Repubblica, fanno ben sperare sulla luce che deve essere fatta dalle
indagini sulle intercettazioni subite dagli utenti di Telecom? O, cara D'Olcese,
saremo, comme d'abitude, l'ultima ruota del carro?
Giorgiana Mastrolillo
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*i
Santissimi beati Pio, Giuliano & Marco*
Ho letto questo passo e ho fatto delle associazioni di idee. Magari le
possono interessare.
<<Già aperte le prenotazioni estive, rigorosamente riservate per
Grandi Fratelli & Grandi Sorelle Vip, aperte presso la Rinomata "One
Group", l'Agenzia "tuttofare" diretta da quel Fra' Pio Pompa, detto pure
lui a' Fra' che spiata te serve?, ex dipendente Sip, ...>> ONE GROUP!
Io ho avuto a che fare con un personaggio, tal Enrico Giuliano, che é
fuggito dall'Italia con un bel pacco di milioni di euro ed é ora sotto
processo a Livorno ma vive esiliato a Lugano Svizzera. Questo personaggio
é stato dirigente di una società ONE COMM. Ecco l'associazione di idee.
Questa società aveva a che fare con la telefonia. Si sono inventati di
costruire un grande stabilimento a Piombino per il montaggio di telefoni
cellulari. Ha ricevuto in anticipo e a fondo perduto i finanziamenti dalla
società dello Stato Sviluppo Italia. Appena ricevuti i soldi lui e il
suo compare Tavecchia, anche lui esiliato a Lugano, trasferivano i soldi
all'estero pagando fatture stratosferiche di forniture su "servizi" e
"software" da Irlanda e Svizzera.
Queste società estere erano intestate a loro. Le interessa saperne di
piu?
Sono a disposizione per maggiori informazioni. AO
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Bravissima
Prendere x il culo gli intercettatori
abusivi con feroce quanto garbata ironia e dare al tutto un'aura
di grottesco, sono l'unica arma x fargli abbassare la crestaccia e il
tasso di intercettazioni illegali sulla gente perbene stufa marcia delle
vigliaccate di Telecom.
Da un anno ho cambiato gestore
telefonico e provider, con Tele2 mi trovo benissimo. Fine dei continui
tentativi di intrusioni che ho subito x anni. Tutti con Tele2! e
abbasso lo spione Pio Pompa e il Tronchetto! Mauro De Piccoli
------
"Interessante"... non credete?
"Abu Omar, Telecom,
indagini parallele" ha scritto Repubblica
Primo, un legame tra due spy story: il caso Abu Omar e quello
Telecom. Secondo, gli investigatori che dirigono la loro attenzione anche
sui Ros, il reparto speciale dei carabinieri. Terzo: inviti a comparire
per due alti funzionari del Sismi, i capicentro di Bologna e Torino. Il
giallo del rapimento dell'imam si ramifica sempre più. Si intreccia
con un'altra inchiesta che coinvolge Telecom: decine di migliaia,
secondo l'accusa, sarebbero i "file"
dedicati ad altrettanti personaggi - politici, finanzieri,
banchieri, personaggi dello spettacolo - spiati
dalla rete messa su da Tavaroli e dal suo amico Cipriani,
titolare di una delle più importanti agenzie di investigazioni,
la Polis d'Istinto (entrambi accusati di associazione a delinquere).
Da settimane i pm che si occupano
delle due inchieste lavorano fianco a fianco. Ma nei giorni scorsi un nuovo
tassello è emerso: Renato Farina (vicedirettore di Libero) ha presentato
ai magistrati un elenco di numeri telefonici destinato, pare, a Pio
Pompa (uno dei funzionari del Sismi indagati). Quei numeri, secondo
gli inquirenti, facevano parte dell'archivio segreto della branca deviata
della Telecom. Di più. Durante gli interrogatori i magistrati hanno contestato
una circostanza agli imputati: pochi giorni dopo il sequestro di Abu Omar
qualcuno chiese al gruppo di Tavaroli di controllare il traffico telefonico
di quindici membri della comunità islamica.
Una cosa appare sicura: la richiesta
non arrivò da un canale ufficiale. Ma da chi, allora? E i carabinieri
hanno operato "importanti accertamenti" con l'acquisizione di documenti
da vari gestori telefonici. Oggetto dell'indagine pare proprio il caso Telecom.
E, guarda caso, i militari si
sono incrociati con uomini della Digos incaricati della vicenda Abu Omar.
Buon lavoro e sempre in gamba
D'Olcesina nostra! da Leonardo del Melle
----
*I
Santissimi beati Pio, Giuliano & Marco*?
Hai centrato il problema, brava.
Laura
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Gli spioni
di Telecom mentono come respirano
"Dal computer di Antonelli, ex carabiniere,
sono stati acquisiti file di documenti sull'inchiesta relativi a schedature
e intercettazioni telefoniche abusive. Indagine che riguarda Tavaroli, ex
responsabile del servizio sicurezza di Telecom, indagato per associazione
a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l'acquisizione
di informazioni coperte dalla privacy.
In ambienti investigativi fanno
notare che Tavaroli e Mancini sono legati a doppio filo e da "amicizia strettissima".
Forse per questo gli investigatori hanno anche acquisito documenti in alcuni
uffici Telecom e perquisito l'abitazione di un dipendente della società.
A questo punto la saldatura, solo
per ora intuita, tra l'indagine sul rapimento di Abu Omar e quella sulle
intercettazioni abusive che vedono indagati Tavaroli e lo 007privato Cipriani,
appare più di una semplice coincidenza".
Così ho letto e credo ne verrà
fuori molto altro marcio ancora. Alessandro Costa, avvocato
----
Cara Signora
D'Olcese,
apprezzo molto l'impegno delle persone. E' qualcosa di nobile, soprattutto
quando va contro qualcuno o qualcosa di "storto" che "marciano male" o
che approfittano della debolezza di uno o più cittadini per calpestarne
i diritti. Da questo punto di vista non posso che dirLe: "vada avanti,
con coraggio, non guardi in faccia a nessuno". E lo direi anche nei miei
interessi (come comune cittadino) e negli interessi di chiunque. La verità
è un sasso che colpisce dritto in faccia chi compie soprusi e abusi, mentre
accarezza e tonifica la buona gente, direi. Solo che da un altro punto
di vista mi verrebbe la tentazione di raccomandarLe prudenza e cautela.
Prudenza e attenzione, soprattutto ai poteri forti. Buon lavoro e
auguri, Sergio Perazzi
----
"Razza
corsara, un pamphlet duro e documentatissimo, scritto dal giornalista ed
esperto di Tlc Davide Giacalone,
era uscito due anni fa ma non aveva avuto
il successo e l'attenzione che meritava. Dopo lo scandalo Tavaroli esce
aggiornato e arricchito il titolo "Il grande intrigo. Come è stato svenduto
il patrimonio degli italiani", in edizione dal costo di 3 euro in allegato
a Libero di Vittorio Feltri e sarà in edicola per tutto il mese di Luglio.
Il volume ha la prefazione di Feltri e del responsabile economico di FI Brunetta
dove è evidente l'interesse del centrodestra di strumentalizzare le vicende
che hanno preceduto e accompagnato la privatizzazione di Telecom per dimostrare
l'imperizia e l'inettitudine, la subalternità ai poteri forti se non la
disonestà e gli interessi legati al mondo delle Coop-Unipol-Monte dei Paschi
dei governi di sinistra di allora, Prodi e Amato e le vicende raccontate
sono vere, soprattutto le conseguenze della privatizzazione di Telecom che
è dominante. Avrebbe dovuto favorire la nascita di una grande public company
e invece è sotto il controllo di Tronchetti Provera, è ingolfata dai debiti
e gli unici che ci hanno guadagnato sono i "furbetti del quartierino" come
Gnutti e Consorte". L'ho letto su Zeusnews e te lo invio. Lucio Rossi
----
*i
Santissimi beati Pio, Giuliano & Marco*
Grazie cara D'Oolcese per i tuoi articoli sempre molto interessanti e pieni
di osservazioni e commenti INTELLIGENTI.
Vinicio Corrent
----
Eloquente
questo stralcio di Carlo Bonini: "Il Sismi di Mancini e Tavaroli".
Sequestro Abu Omar, i verbali. Computer, carte e ricevute. Infedeltà, rivalità,
odi: il quadro desolante del vertice Sismi.
Mancini diceva: "Pollari? I codardi
si fucilano alla schiena". Spunta il ruolo di Tavaroli, responsabile della
sicurezza Telecom.
Al Sismi aveva un peso il responsabile della sicurezza di Pirelli e Telecom
Giuliano Tavaroli? E di che genere? La domanda affaccia nell'istruttoria
della Procura di Milano, perché quel nome, Tavaroli, è legato a quello di
Mancini, suo amico fraterno e compagno ai tempi del loro lavoro di brigadieri
all'Anticrimine dei carabinieri di Milano. Ne parla Pironi. Ne parla l'ex
capocentro del Sismi Stefano D'Ambrosio. Pironi: "Avevo conosciuto Mancini
al matrimonio di Tavaroli, (...) e quando nel 2004 chiesi a Tavaroli di
aiutarmi con Mancini per entrare nel Sismi, mi disse: "Non è questo il momento.
Puoi venire a lavorare per me in Telecom". Per Pironi, dunque, era pronto
nel 2004 un posto in Telecom. Per l'ex capo-centro Cia di Milano che lo
aveva reclutato per il sequestro, c'era qualcosa di molto simile. Ancora
Pironi: "Bob (Lady, ndr) mi disse che stava andando in pensione. Parlava
di un probabile e suo prossimo ruolo di consulente in Pirelli, o di un importante
incarico nella sicurezza per le Olimpiadi di Torino". E D'Ambrosio: "Nel
dicembre 2001, nominato capo-centro a Milano, ebbi indicazione da Pignero,
allora direttore della prima divisione, di andare a trovare Tavaroli il
responsabile sicurezza Pirelli
e come persona che dava molte notizie al Sismi. Tavaroli mi trattò con accondiscendenza,
quasi che mi elargisse quel colloquio in vista di futuri e confidenziali
rapporti. Dissi a un collega che non avevo gradito quel comportamento e
lui mi disse di stare molto attento perché "Tavaroli è fratello di Mancini".
Non ebbi altri rapporti con Tavaroli e questo fece arrabbiare Mancini".
Nel dicembre 2002, alla vigilia del sequestro Abu Omar, D'Ambrosio fu cacciato
da Milano e al suo posto arrivò Mancini. Ciao gd'o! e avanti così. Francesco
Sivieri
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Inchieste
e privacy. Se la campana suona anche per te
"La domanda che ricorre tra coloro che ancora credono in un sistema penale
connotato da adeguate garanzie è: ma non esiste in Italia un apparato di
tutela della privacy? La risposta del giurista a queste domande è molto
chiara e netta: la privacy è un bene tutelato dalla Costituzione e deve
essere garantito a tutti gli effetti; esso può recedere solo a fronte di
un bene di uguale o superiore rilevanza, come la giustizia. Ma la risposta
sarebbe arida ed insoddisfacente se non se ne traessero le conseguenze:
il magistrato può indagare sulla altrui vita privata solo se ciò è strettamente
giustificato da esigenze investigative e solo quando destinatario di intercettazioni
sia un soggetto già indagato. Il magistrato, inoltre, deve avere il massimo
rispetto del bene della privacy e quindi deve allegare alle richieste ed
alle ordinanze di misura cautelare solo i testi di intercettazioni rigorosamente
necessari per la prova del reato su cui si sta indagando. Tanto più se ha
la certezza, come ormai un dato di esperienza consolidata insegna, che le
rivelazioni meno utili per le indagini, ma più appetitose per l'insaziabile
popolo dei divoratori di gossip, saranno certamente rese pubbliche in occasione
o con la scusa della notifica degli atti ai difensori. Quali i rimedi? Basterebbe
l'applicazione delle leggi vigenti, ma che sembra nessuno abbia voglia di
applicare, finché non si trovi di fronte alla domanda in epigrafe ad un
famoso libro di Hemingway: per chi suona la campana? E la risposta inesorabile
sarà: la campana suona anche per te. Solo allora e tardi ci si renderà conto
di vivere in un Paese in cui la lunga desuetudine a considerare e tutelare
alcuni valori, li ha resi del tutto indifesi".
L'ha scritto Paola Severino su il Messaggero ciao, Susanna Amendolagine
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Lunedì
10 Aprile 2006 Egregio Direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli,
non Le sembri stravagante che, in una giornata come questa in cui tutti
siamo storditi e felici, quasi ubriachi, dall'essere campioni del mondo, una comune lettrice del Suo giornale, ma anche di altri,
si accorga, e legga per intero, quanto a Lei indirizzato dal vice Direttore
de La Repubblica Giuseppe D'Avanzo le cui inchieste ed opinioni continuo
a leggere, puntualmente, dai tempi in cui era un professionista di punta
e vanto del Suo giornale. Il Corriere della Sera.
Come è, o dovrebbe essere, per la
Politica, i giornali, e quindi i giornalisti, prima che da altri,
devono avere l'attenzione ed il consenso dei lettori e, come diceva Indro
Montanelli, i vostri giudici, e sostenitori, sono i lettori che vengono prima di
tutti, anche prima dell'editore e della proprietà. Ciò lo ricordo a memoria
perchè, proprio Lei, caro Mieli, che di Montanelli ne ereditò la
rubrica,
La Stanza, usava ripeterlo spesso, e con
passione.
Facendomi interprete del comune lettore,
nel caso che anche lei fosse, giustamente, distratto dall'ebbrezza di
essere cittadino della Nazione che ha vinto il Pallone Mondiale, Le
trascrivo qua di seguito quanto a Lei indirizzato dall'ex collaboratore e, come
si dice in gergo, punta di diamante del Corriere della Sera, ora de La
Repubblica, Giuseppe D'Avanzo. Da quelle righe, pubblicate a pagina
30, emergono sentimenti, valutazioni, e
giudizi lucidi quanto rispettosi, in perfetta sintonia con quanto soffrono,
pensano, e giudicano, i lettori del Suo giornale, caro Direttore. Ed emerge
anche la condivisione e la solidarietà verso il grande disagio che,
sicuramente, stanno soffrendo alcuni Suoi valenti collaboratori nel vedere
la loro credibilità e la loro dignità, di seri professionisti, messa non dico
alla berlina, ma quasi. Anzi, proprio alla berlina. Aprire le pagine del Suo
giornale concernenti la Spy Story delle intercettazioni di Telecom e del
Sismi, abusive ed illegali, oramai, è tutt'uno col farsi delle grasse,
quanto amare, risate.
Di fronte alle cronache francamente
risibili ed imbarazzanti che, dopo un exploit iniziale di informazione corretta,
da troppo tempo il Suo giornale ammannisce circa la Spy Story delle
intercettazioni illegali in cui sono coinvolte Telecom, ed il suo Presidente, e
comproprietario del Corriere, Marco Tronchetti Provera con tutto il suo
codazzo, da incubo, di spioni corrotti, violenti, hakers e corruttori
nientepopodimeno messi a dirigere e gestire il Cnag e la "sicurezza" di
Telecom.
Noi lettori del Corsera, ed utenti e non
utenti di Telecom, non sappiamo se trasecolare e sganasciarci dal ridere o,
invece, incazzarci a tal punto da abbandonare la lettura, quindi l'acquisto, del
Corsera. Telecom l'abbiamo già abbandonata.
Coraggio Direttore!, animo Paolo Mieli!
Faccia lavorare i suoi valenti giornalisti nel clima, dovuto loro, di
rispetto e di dignità verso la professione. Dignità e rispetto che
derivano, soltanto, dall'informare correttamente i propri lettori.
che, con l'occasione, saluta ed augura buon lavoro a tutti i giornali e
i giornalisti d'Italia. Nessuno è escluso dalle mie liste.
Le scrive D'Avanzo, tra il serio e il
faceto,:
(...) "Se Paolo Mieli non avesse
così in uggia il mestiere di informare i lettori che ancora hanno fiducia nel
"Corriere della Sera", si rimboccherebbe le maniche anche con l'orticaria per
capire perchè un'istituzione dello Stato (il Sismi) paga un giornalista (Farina)
per mettere a mal partito altre istituzioni dello Stato (Palazzo Chigi
e la Procura di Milano). Chiederebbe ai suoi bravi cronisti di raccontare quali
interessi nascondono queste manovre oscure. Si sforzerebbe di spiegare ai suoi
lettori come, quando e perchè questo è avvenuto, e che cosa significa. Ho
lavorato per qualche tempo al "Corriere della Sera" e sono sicuro che
un'eccellente redazione saprà riportare nel lavoro quotidiano i fatti la' dove
oggi ci sono soltanto chiacchiere e maldicenze. (vedi, per esempio, dico io
D'Olcese, le spanzate, volutamente devianti, che ci ha fatto ingollare il
Corrierone sulle scopate e' chillu fesso do' Principe!).
Non so se Paolo Mieli l'ha mai saputo, -
continua D'Avanzo - ma so che la sua redazione non ha dimenticato che, senza
un'informazione basata sui fatti, la libertà d'opinione è soltanto una
beffa crudele".
Una domanda, mia, a D'Avanzo, e a
Olimpio del Corriere della Sera: Come si fa per far sapere alla Procura
della Repubblica di Milano che segue
la Spy Story delle intercettazioni, di mettere un occhio anche dentro l'ENAV?
Sia nella sede dell'Aeroporto Leonardo
da Vinci, Roma, che in quella di Via Salaria. Questo lo dico perchè oggi ho
letto Guido Olimpio sul Corriere che, citando D'Avanzo, scrive: "Un centro
segreto Cia-Sismi. Una "centrale d'ascolto" che potrebbe aver consentito di
spiare non solo i sospetti terroristi indicati dalla Cia, ma, chiunque, osasse
dare fastidio al Sismi".
Quindi, dico io, di spiare chiunque
faceva sapere delle intercettazioni fatte abusivamente a destra e a manca ma
trovandosi tutte le porte, sbarratissime, davanti... A cominciare dall'Ufficio
legale di Telecom, nelle persone dello staff e del direttore responsabile
dottor Guglielmo Bove, a finire con il dottor Bruno Carbone responsabile
dei servizi informatici dell'ENAV.
*******
La società tuttofare di Pio
Pompa - di Carlo Bonini - La Repubblica 14 luglio 2006
Pio
Pompa, l'inquilino dell'attico in via Nazionale 230, "l'orecchio" del direttore
del SISMI Nicolò Pollari, ha chiesto ieri formalmente ai giudici del tribunale
del riesame di Milano che gli venga restituito l'archivio che custodisce i
segreti di almeno tre anni di lavoro per conto del generale e- dice lui - della
sicurezza nazionale. Sapere che qualcuno sta affondando in queste ore le mani in
quegli scartafacci elettronici e cartacei sembra metterlo in grandi ambasce.
Insiste che lì non c'è proprio nulla che possa interessare la vicenda Abu Omar.
Si vedrà. E' un fatto, comunque, che la storia dell'uomo continua a offrire
qualche sorpresa.
Telecom Italia, ieri, ha riconosciuto con una nota ufficiale di
un suo portavoce che, "causa incomprensioni interne al gruppo" sono state
"fornite informazioni imprecise sui trascorsi aziendali di Pompa. Effettivamente
ha lavorato in Telecom, anche se "con altre gestioni", riconosce ora l'azienda,
dopo quanto pubblicato ieri da "Repubblica". Come dipendente "fino al 1994"
(nella sezione addestramento del personale che faceva capo alla direzione
generale del personale e dell'organizzazione, secondo quel che "Repubblica" ha
potuto accertare) e come "consulente nel 1998 e 1999", quando "risultano
pagamenti per importi pari a 1 milione 170mila e 36 milioni di lire, a fronte di
due fatture emesse da una società a lui riconducibile". Nient'altro.
E' una
traccia che apparentemente illumina solo il passato di questo funzionario del
SISMI. In realtà, ne racconta anche il presente. La società che nel 1998 e nel
1999 presenta le sue fatture a Telecom si chiama "One Group srl". Nasce a
L'Aquila il 27 luglio del 1985, ha sede in città, e ne viene aggiornata
l'iscrizione al registro delle imprese nel 1996, con il versamento di un
capitale sociale che oggi equivale a 15mila 600 euro. Per metà sottoscritto da
Francesca Pompa, presidente del consiglio di amministrazione, per il restante da
tale Duilio Chinante. Per quel che se ne sa, Pio Pompa transita nei ruoli
effettivi del SISMI nell'aprile del 2004 e la società a quella data è attiva. Di
più: nell'aprile scorso viene insediato anche un nuovo consigliere Evelina
Ciocca.
Se il funzionario del SISMI usi o meno negli ultimi tre anni la
società che ha fondato non è dato sapere (di lui non appare traccia oggi nelle
cariche sociali). Sa sa che oggi a L'Aquila la "One Group" è azienda molto
conosciuta nel settore della grafica editoriale. E che tra il 1999 e il 2004 ha
gestito la comunicazione della Provincia dell'Aquila, allora presieduta da
Palmiero Susi, Forza Italia.
Certo, fa qualche effetto leggerne la ragione
sociale, così come descritta al momento dell'iscrizione al registro delle
imprese: "Erogazione di servizi integrati e connessi per la gestione e lo
sviluppo delle imprese quali lo svolgimento di attività pubblicitaria in
genere", "ogni altra attività collegata al settore della comunicazione e del
marketing in senso lato", "la promozione e la gestione di iniziative editoriali
e turistiche di qualsiasi genere", "la realizzazione e la produzione di
audiovisivi (radio-televisione-cinema) e filmati pubblicitari", "la gestione di
spazi pubblicitari e organizzazione di congressi", "mostre e fiere",
"organizzazione e gestione aziendale, ivi compresa la formazione del personale",
"la realizzazione di strumenti di pianificazione e di controllo all'interno di
sistemi informativi aziendali", "la predisposizione e gestione di reti
commerciali per le aziende", "il tutto nel rispetto della legge".
Editoria,
sicurezza aziendale, turismo, pubblicità, sistemi di sicurezza aziendale.
Le attività della "One Group" hanno lo stesso aspetto di pozzo
di san Patrizio che è apparso a chi ha sorpreso Pio Pompa al lavoro in via
Nazionale. Mentre a L'Aquila, da ieri, di Pio Pompa ora sembrano improvvisamente
ricordarsi tutti: "Pio? Come no...".
*********
Il memoriale di Pio Pompa: "Così controllavamo la stampa" di Carlo Bonini - La Repubblica 13 luglio
2006
Non è vero che Pio Pompa ha poco o nulla da dire. Non è vero che, in
queste ore, il funzionario del Sismi "orecchio di Nicolò Pollari" sappia
soltanto bofonchiare della natura innocua del suo rapporto con Renato Farina,
alias "fonte Betulla". Non è vero che l'ex impiegato Telecom abruzzese sappia
soltanto ripetere la sua "incapacità di spiegarsi" l'accusa che gli muove la
procura di Milano: aver controllato due giornalisti di "Repubblica". Pio Pompa
qualcosa in più l'ha detta. Meglio, l'ha scritta.
Tre paginette
dattiloscritte, datate 7 luglio, indirizzate agli "illustrissimi procuratori
della Repubblica Ferdinando Pomarici e Armando Spataro", per una storia che,
all'osso, suona così. Il problema del Sismi aveva un nome: "Repubblica".
L'ossessione double-face di Nicolò Pollari si chiamava "Abu Omar" e
"Nigergate".
Per liberarsene, il direttore del Servizio decide di non
risparmiarsi. Viene messa al lavoro la fabbrica della disinformazione e
intossicazione di via Nazionale 230, ufficio riservato del Direttore. Con un
ordine: raccattare ogni genere di informazione, anche spazzatura. Senza alcuna
distinzione o cernita tra il vero, il verosimile, il falso. Il Sismi mobilita
ogni risorsa. Sicuramente Renato Farina, alias "fonte Betulla", e con lui "altri
soggetti". Con un risultato. Oggi, l'archivio di via Nazionale, sequestrato il 5
luglio dalla procura di Milano, è un pozzo nero la cui apertura toglie il sonno
al Servizio. Pio Pompa - è noto - si è sin qui sottratto alle domande e alle
contestazioni dei pubblici ministeri esercitando il suo diritto al silenzio. Ma
la sua memoria (controfirmata dall'avvocato Titta Madia) ha indubbiamente il
pregio della chiarezza, lì dove sceglie di dar conto almeno di una parte di ciò
che è accaduto.
Leggiamo. "Lo scrivente svolge funzioni di dirigente del
Sismi con compiti di analista "Osint" (fonti aperte) e con incarico di rapporti
con persone utili, sempre nel settore Osint". La sigla (Osint) dovrebbe essere
ormai familiare. Non più tardi di martedì, è fiorita sulle labbra del
sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri durante la burocratica lettura che
ha dato a Montecitorio di ciò che il Sismi ha ritenuto di far sapere al
Parlamento. Ma ciò che Forcieri non ha detto o che a Forcieri non è stato detto,
Pompa sceglie di scriverlo con apparente candore. "E' vero che il giornalista
Farina, come altri soggetti, mi informava in merito alle notizie che essi
legittimamente erano in grado di apprendere sulla vicenda relativa al presunto
rapimento di Abu Omar". E' vero, dunque, che, quantomeno per Renato Farina, la
nostra intelligence politico-militare, per ordine del suo direttore Pollari, ha
violato la legge istitutiva dei Servizi, lì dove vieta il reclutamento di
"giornalisti". E' altrettanto vero che l'ufficio di via Nazionale 230 aveva
avvicinato "altri soggetti", individuati dal Sismi come fonti "utili a ottenere
il massimo delle informazioni sugli sviluppi della vicenda Abu Omar".
Bene.
Ma perché mettere in moto Farina e questi "altri soggetti"? Scrive Pompa: "Per
prevenire o comunque conoscere preventivamente indebiti attacchi sui media, già
in essere o potenziali, scaturenti da una sinergia tra la doverosa iniziativa
della magistratura e altri interessi perseguiti da singoli organi di
stampa".
La sintassi del periodo è legnosa, ma ne è chiara la sostanza. Il
Sismi aveva urgenza di sapere cosa bolliva nella pentola delle redazioni e come
questo avrebbe incrociato il lavoro della magistratura. Il Servizio non
intendeva saperlo a giornali "chiusi" in tipografia. Ma a giornali "aperti" in
redazione. Il problema non era reagire alla pubblicazione di ciò che al Servizio
era sgradito, ma "conoscerne in anticipo" il merito, per poterlo
"prevenire".
Pollari voleva sapere chi avrebbe stampato cosa, e quando, e
attingendo a quali fonti. Meglio: Pollari voleva conoscere innanzitutto le mosse
di "Repubblica". Pompa lo scrive: "Per circa tre anni, il Sismi è stato al
centro di attacchi mediatici insistenti, ingiustificati e ingiusti per la
questione del "Nigergate". E la questione, emblematicamente grave per gli
interessi nazionali coinvolti, rese necessario elevare il livello di attenzione
(...) L'indagine sul sequestro di Abu Omar rivestiva una notevolissima
importanza, perché alcuni organi di stampa avevano insinuato, anche molto
apertamente, il coinvolgimento di istituzioni nazionali e del Sismi in
particolare". "Nigergate" e "Abu Omar", dunque. Leggi "Repubblica" e le sue
inchieste. Leggi soprattutto, che per il direttore del Servizio la misura era
colma e dunque "si rese necessario elevare il livello di attenzione". Ma
come?
Ramazzando ogni brandello di informazione, la cui qualità è definita
dal metodo con cui quell'informazione veniva raccolta e che Pompa così descrive:
"Nella mia missione, sono obbligato ad acquisire, classificare, custodire, tutte
le informazioni che ottengo, senza distinzione di genuinità, affidabilità,
attendibilità. Si acquisiscono informazioni utili ed inutili: ciò non significa
che anche quelle inutili debbano essere cestinate o non
custodite".
L'archivio di via Nazionale è dunque pieno di immondizia. Perché
l'ordine era che anche l'immondizia venisse conservata e con scrupolo
classificata. Pompa ci tiene a farlo sapere prima che qualcuno gliene chieda
conto. Ma soprattutto tiene a fare sapere che, fosse per lui quell'archivio gli
andrebbe restituito. Per due motivi. Il primo: "perché, salvo qualche documento
rispetto ai migliaia sequestrati, non riveste rilevanza per l'indagine in
corso". Il secondo, ai suoi occhi devastante: "perché la diffusione
dell'archivio può nuocere agli interessi perseguiti da un servizio di sicurezza
militare".
Ma quali interessi? Quelli della sicurezza nazionale? O
altri?
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* "Martiriologium Testimoni" *
Può un giornalista collaborare con i servizi
segreti? di Luca Telese - Il Giornale 10 luglio 2006
E se lo
fa, perché lo fa? Per passione, per soldi, per un imperativo morale? Renato
Farina, dopo il suo coinvolgimento nell'inchiesta sul rapimento del leader
integralista Abu Omar ci pone queste domande, e per giunta tutte insieme. Così è
inevitabile che il vice direttore di Libero diventi un caso: scrive lenzuolate
autodifensive che fanno impallidire la penna di Emile Zola, si paragona nella
sua volontà di ascensione al martirologio nientemeno che a Giovanni Paolo II
("La mia ambizione è sempre stata quella di Karol Wojtyla: lui morire nei suoi
viaggi, io sul fronte, magari in Irak o Qatar"). E poi suscita dibattito
ovunque, apre problemi deontologici grandi come case, viene inquisito dalle
procure e dall'Ordine dei giornalisti, spiega ai lettori, col cuore in mano, che
si è arruolato per combattere "la Quarta guerra mondiale", ottiene paginate di
messaggi solidali (27 solo ieri) sul suo giornale e ispira un fondo de Il
Corriere della sera: "Chi viola la legge deve pagare". C'è chi, da Francesco
Cossiga a Marcello Pera, Mauro Borghezio, lo difende, "senza se e senza ma". Ma
intanto, per chi ama le "chicche", Farina è riuscito a stabilire un precedente
nella storia del giornalismo italiano, far bisticciare due amici inossidabili
come Giuliano Ferrara e Pigi Battista. "Un vero record", come constata
sorridendo il direttore de Il Riformista Paolo Franchi. Ferrara difende
"Renatone" a spada tratta e gli dice anche, solidale perinde accadaver: "Sono
pronto ad assumerti".
Però Vittorio Feltri a licenziarlo non ci pensa
minimamente e a sua volta gli scrive: "Noi di Libero siamo con te. Con
l'Occidente. Calmati e dormici su, a domani". Perbacco: e con chi sta allora
Battista, che invece ha censurato Farina? "C'è ancora da spiegare, per puro
amore di verità, che cosa ha portato un giornalista a trasformarsi nell'agente
Betulla". Anche perché il vicedirettore del Corriere considera essenziali alcuni
particolari omessi nell'appassionata autodifesa, ad esempio i 7.500 euro
incassati dai Servizi: "In quel dettaglio dei soldi si cela un aspetto cruciale
della vicenda. Sul quale sorvolare, con macroscopiche omissioni, appare davvero
stravagante". Il denaro è il compenso per un lavoro? Giusto, osserva Battista,
"Ma quello di Farina quale è?
Lo comprende il vicedirettore di Libero che è
difficile, molto difficile, accettare l'idea che l'ideale sia remunerativo, e
che è comune immaginazione che la guerra contro i nemici della civiltà sia
animata da motivazioni non esattamente identiche al diritto alla giusta
mercede?". Ovviamente più di tutto fa scuola (anche se non sappiamo ancora di
che) l'appassionata e indimenticabile autodifesa di Farina, proprio quella in
cui spiega che ha scelto di collaborare con i Servizi per "difendere l'Occidente
crociato ed ebreo", senza trascurare di informarci che lo ha fatto "animato da
propositi eroici". Indimenticabile la "Farineide" per la prosa, per il totale
abbattimento di ogni separazione fra pubblico e privato. Scrive Farina a Feltri:
"Ho letto nei tuoi occhi qualcosa di bellissimo, che mi dà coraggio e voglia di
vivere come già mia moglie, e scusa se ti metto dopo di lei, anche se mi hai
definito il tuo "Moglio"".
Farina è così, prendere o lasciare, come osserva
il direttore de l'Unità Antonio Padellaro: "Deve promettere che mi è molto
simpatico, per il candore e la passione che mette in quel che fa, anche se
raramente lo condivido....".
Eppure proprio per questo Padellaro ha un
dubbio: "Non capisco questo tirare in ballo la difesa dell'Occidente con la "O"
maiuscola. Avrei apprezzato che, rimasto con i piedi per terra, avesse ammesso:
capita, nella vita, di fare qualcosa di molto stupido.
Perché non si fanno interviste per conto dei
servizi, non si prendono soldi da loro! Farina da buon
cattolico dovrebbe sapere che la confessione prevede pentimento...
Ma anche penitenza".
E il direttore de Il Riformista: "Il
problema è un altro. Io ho qualche dubbio che sia veramente in corso la quarta
guerra mondiale.
Ma pur ammettendolo, mi chiedo: se diventi un soldato
arruolato a difesa dell'Occidente cristiano, a chi rispondi di quel che fai?".
Per Franchi c'è molta differenza fra la militanza orgogliosamente rivendicata da
Farina e il giornalismo militante: "Io direttore militante rispondo ai miei
lettori militanti. Ma non ho ancora capito a chi, senza scomodare una parola
come deontologia, risponda Farina. Non certo ai lettori che non erano
inconsapevoli". E Luciano Lanna, direttore responsabile de Il Secolo
d'Italia:
"Da giornalista di destra ho polemizzato con Farina sulla Fallaci,
perché quel le posizioni non hanno nulla a che vedere con la nostra cultura. Da
europeista, quando sento parlare di Occidente metto mano alla pistola. E "I
fallaciani" sono passati dalle crociate antifasciste a quelle antislamiche: io
invece sono convinto che la destra non possa essere "islamofobica", e che dietro
questo furore ci sia l'ossessione dell'integralismo".
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Le sconvolgenti scoperte di Amato il
Candido da Pensalibero - La newsletter del Gruppo dei Centouno
-
Diventare ministro dell'interno (il ministero da sempre depositario di
tutti i segreti) e scoprire una cosa che nessuno sapeva e che provoca
turbamento: in Italia c'è un corto circuito tra magistratura e stampa. Una sorta
di "combinato disposto", un'arma micidiale per colpire questo o quello (a dire
il vero più quello che questo). Giuliano Amato, finalmente, dopo essere stato
più volte presidente del consiglio e tante altre cose, ha fatto questa scoperta,
la combutta tra certa stampa e certa magistratura. Si è finalmente reso conto di
ciò che gli era sfuggito quando era collaboratore di Craxi, e la morsa procure
d'assalto- stampa stava progressivamente soffocando il suo "principale". C'è da
dire che, una volta fatta la scoperta, ha esternato da par suo, con grande
efficacia e con raffiche di messaggi criptati, che non devono lasciare
tranquilli coloro che ne sono i destinatari: la rivelazione che "certe procure
forniscono ai giornalisti le password per accedere agli atti", e ancora "che
esistono contratti di fatto tra cronisti e chi fornisce le notizie" rappresenta
una denuncia di rara forza.
Possiamo aggiungere alcune altre cose che si sono
verificate negli ultimi quindici anni, quando Giuliano Amato era distratto o
disattento: un pool di direttori di grandi testate giornalistiche, all'epoca di
Tangentopoli, in costante collegamento tra loro, in vera e propria conferenza,
per stabilire quotidianamente le vittime da sacrificare e quelle da salvare (lo
ha rivelato qualche anno fa con un certo rimpianto uno di loro), il Corriere
della Sera che indica con largo preavviso gli obbiettivi da colpire
giudiziariamente (è successo lo scorso anno con le scalate bancarie e allo
stesso giornale).
Lo strumento, sempre il solito, quello denunciato da Amato,
cioè la pubblicazione indiscriminata di intercettazioni telefoniche.
Poiché,
come tutti sappiamo, Amato è persona intelligentissima e prudentissima, ci
devono essere motivazioni serie se il "dottor sottile" si è deciso ad un passo
così clamoroso, oltretutto in una sede istituzionale quale la commissione Affari
costituzionali della Camera. Ne indichiamo un paio. La prima è che Amato ha
avvertito che certe procure della repubblica hanno ricominciato a intensificare
la loro azione di condizionamento delle vicende politiche italiane. Esempio
ultimo e clamoroso gli arresti al Sismi per il rapimento Abu Omar, vicenda sulla
quale, per intrinseca debolezza e per divisioni interne, il governo non ha avuto
la forza di imporre il segreto di stato come sarebbe stato nella logica delle
cose. La seconda, più maliziosa, dimostra tuttavia che anche Amato, quando può,
si toglie i sassi dalle scarpe. Con qualche giornale Amato ha conti da regolare,
legati all'atteggiamento ostile subito in occasione delle votazioni per la
Presidenza della Repubblica, carica per la quale si era accuratamente preparato.
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Il Sole24Ore scoperchia il "teatrino"
Tavaroli-Telecom
Le bugie hanno
le gambe corte, e le minacce inutili. L'avranno
capito i vertici di Telecom Italia?
Questa volta è stato Il
Sole24Ore, diretto da Ferruccio de Bortoli che si sta confermando un Direttore
realmente indipendente, a svelare le patetiche versione contrarie al vero, che
provengono dall'area della sicurezza di Telecom Italia.
Si, avete letto bene, lo ha sostenuto proprio il quotidiano di
proprietà della Confindustria di cui Tronchetti Provera (in rappresentanza della
Pirelli) è vice presidente. Ecco cosa ha scritto ieri il Sole24Ore: "Da quasi un
anno non sono più in Telecom e non mi occupo più di questioni legate alla
sicurezza". E' quanto ha dichiarato Giuliano Tavaroli nell'intervista pubblicata
sul Sole24Ore di ieri. Peccato che un ordine di servizio del 26 luglio 2005
(quello che affidava la responsabilità della Security a Giovanni Penna cui è
subentrato il capo del personale Gustavo Bracco) gli affidi "l'analisi e
l'implementazione delle più opportune iniziative per la prevenzione e la
gestione delle eventuali crisi collegate ai rischi di terrorismo
internazionale". Non è poco, e soprattutto è una responsabilità che consente
rapporti stretti con istituzioni e apparati importanti. Tavaroli, secondo quanto
da lui dichiarato, si occuperebbe di pneumatici alla Pirelli (ma non era stato
esiliato in Romania?). Peccato che abbia ancora un ufficio alla Telecom in
piazza degli Affari.
E che abbia parlato di security alla convention dei
dirigenti del gruppo solo qualche settimana fa.
Peccato ancora che il Cnag
(la struttura che si occupava di intercettazioni ordinate dalla magistratura)
sia passato all'ufficio legale dove operano persone molto vicine al manager
della sicurezza. Insomma dove lavora Tavaroli?".
Allora ci siamo attivati Noi
di Svanity ed abbiamo scoperto qualcos'altro...
Il 2 maggio 2006 si svolgerà
il processo all'editore di Borsa e Finanza, e direttore responsabile in carica
nel 2001, il giornalista Osvaldo De Paolini, per l'ipotesi di diffamazione per
le notizie pubblicate nel settembre del 2001 ai danni di Vittorio Nola, già
Segretario Generale di Telecom Italia, e Piero Gallina, ex responsabile del
Corporate Security Office della compagnia telefonica.
La notizia è stata data
proprio dal legale dei due manager, l'avvocato Andrea Costanzo. I fatti
risalgono all'agosto del 2001 quando Nola e Gallina vennero accusati di aver
tentato di captare informazioni in maniera illecita ai danni dell'allora vertice
entrante (Gruppo Tronchetti Provera), insediato il 31 luglio 2001. Era successo
che sull'auto a disposizione dell'allora amministratore delegato Enrico Bondi
era stata trovata una presunta "cimice" (utilizzata per intercettare
dall'esterno le conversazioni). Ma in realtà, a seguito delle indagini svolte
dalla Procura di Milano, entrambi gli indagati sono stati scagionati ed è stato
accertato che in realtà la 'cimice' altro non era che un telefonino Motorola
smontato e non funzionante, e che l'autovettura in uso all'Amministratore
Delegato era stata presa a noleggio da una società privata e non era del parco
autovetture di Telecom Italia. In definitiva, nessuno all'interno di Telecom
aveva cercato di intercettare informazioni!
Quanto accaduto, tuttavia, ha
consentito a qualcuno.... di allontanare dal gruppo il manager che durante la
gestione uscente (Gruppo Colaninno-Gnutti) ne era stato il Segretario Generale e
l'uomo che aveva diretto e controllato la Security.
L'episodio equivoco,
costruito "ad arte" ha conseguentemente senz'alcun dubbio favorito l'ingresso in
Telecom dell'ex-maresciallo dei Carabinieri Giuliano Tavaroli, il quale è stato
a lungo capo della sicurezza nel Gruppo (e della famiglia Tronchetti Provera) e
che da un anno, data l'aria pesante..., si è trasferito alla filiale della
Pirelli in Romania, da quando cioè, nel maggio dello scorso anno, ha
ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica di Milano. Quella
falsa cimice, che era costata ben due fuoriuscite dal gruppo telefonica, ed
un'inchiesta penale senza risvolti conclusasi in un'archiviazione, ha avviato un
processo civile che si celebrerà a breve, avrebbe consentito in realtà
l'ingresso nel gruppo dell'ex maresciallo Tavaroli, proprio la persona attorno a
cui, secondo le indagini della Procura di Milano che l'ha rinviato a giudizio
per "associazione a delinquere", ruotano le inchieste su intercettazioni
illecite e 'spie' di ogni tipo. Infatti, resta da chiedersi a che titolo
l'ex-maresciallo dei Carabinieri Giuliano Tavaroli, nella carica di Responsabile
della Sicurezza di Telecom, incontrasse numerosi Parlamentari con assidua
frequenza nella sala riservata del Caffè Ciampini di Roma, a piazza San Lorenzo
in Lucina, proprio di fronte al Comando provinciale dell'Arma dei Carabinieri,
ed a pochi metri dalla Camera dei Deputati. Un "particolare" sembrerebbe
interessante... le mura di vecchia costruzione della saletta bar, secondo
esperti da noi contattati, sembrerebbero escludere qualsiasi possibilità di
intercettazione ambientale dall'esterno.
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