<Giugno -
Luglio 2006>
Primo Piano
Lettere e Commenti
Articoli correlati di Armeni - Bonini - Giacalone - Prinzi -
Pirani - Martinelli -
Rodotà
Links alle note sulle intercettazioni
*ParaSismi, Paraventi
& Paraculi*
Dove andranno a parare lo scandalo
Sismi
&
Telecom, Tronchetti Provera e
Tavaroli?
*******
E, arresti domiciliari
a parte di cui, "chissà perchè"..., Marco Mancini numero due dei nostri
servizi segreti appariva sicuro tanto che da martedì 11 Luglio
lo è stato non solo ma, da sabato 15, dopo l'interrogatorio del capo del Sismi Nicolò
Pollari indagato anch'egli, è a piede libero, come sarà il futuro del sullodato
grande amico ed ex collega di Giuliano Tavaroli, l'ex capo del Cnag factotum
superprotetto di Tronchetti Provera, il responsabile,
oltre che del Cnag, anche della sicurezza della Pirelli, che passava notizie
al Sismi ed ora indagato per intercettazioni abusive in combutta con Emanuele
Cipriani grande amico suo e di Marco Mancini? Siamo all'intreccio tra le
intercettazioni illegali, perpetrate dalla "Rinomata Ditta Tavaroli-Cipriani
& Telecom" che per intercettare i loro utenti mettevano "a paga" anche piccoli
provider collegati alla linea Telecom e conterranei di Cipriani, e il caso del
rapimento dell'Imam Abu Omar avvenuto a Milano nel 2002, caso ritornato di attualità
dalle indagini della Procura della Repubblica di Milano sul numero
due del Sismi, Marco Mancini, legato da una vita a Tavaroli e a Cipriani
proprietario di una delle più importanti Agenzie di investigazioni privata,
la "Polis d'Istinto". Le responsabilità di Telecom e dei suoi vertici, se pur
"a fatica", emergono sempre più nettamente nella Spy Story delle intercettazioni
illegali anche alla luce dei fatti emersi ultimamente:
Un altro dipendente Telecom,
l'ennesimo, pare una "talpa" del Sismi, è inquisito dopo che nella sua abitazione
e nel suo ufficio è stata trovata una ampia documentazione inerente le intercettazioni
abusive su vari soggetti tra cui, tra gli altri, normali utenti di Telecom e
"giornalisti scomodi".
E Pio Pompa, sotto inchiesta, il braccio destro del Capo del Sismi Pollari
e responsabile dell'ufficio del Sismi scoperto per caso a Roma in Via Nazionale
230, struttura di cui non se ne sapeva l'esistenza, quindi un ufficio se non
clandestino poco ci manca, guarda caso è anch'egli un ex dipendente Sip, poi
Telecom, e da questa assurto alle vette del Sismi.
Morale raccapricciante: Tutti
i peggio spioni abusivi ed illegali che spiavano gli italiani provengono da
Telecom......
Nella vicenda del rapimento
di Abu Omar alcune domande erano d'obbligo e naturali. Domande a cui a cui,
mercoledì 12 Luglio, aveva risposto affermativamente il Direttore di Libero
Vittorio Feltri. Ma Feltri, che non è un incapace e sa quello che
dice e che fa, giovedì 13 Luglio è stato smentito da Silvio Berlusconi e Gianni
Letta.
Domande: Il governo
Berlusconi e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta,
sapevano o non sapevano della rete costruita da Mancini per collaborare con
la Cia?
Sì, com'è naturale e d'obbligo per ogni Governo,
Ministero dell'Interno compreso, sapevano.
E Marco Tronchetti Provera,
proprietario di Telecom, sapeva che Gianni Letta sapeva?
E delle intercettazioni
illegali di Tavaroli, Cipriani e Mancini, il generale Pollari capo degli 007,
diretto superiore di Mancini, sapeva o non sapeva? Tronchetti Provera sapeva
o non sapeva delle intercettazioni abusive ed illegali fatte a man bassa dai
suoi dipendenti spioni? E Tronchetti Provera sapeva o non sapeva che le intercettazioni
abusive ed illegali erano date in "appalto" anche a piccoli providers di
provincia apparsi improvvisamente, nel periodo della campagna elettorale, alle
ribalte della pubblicità miliardaria della Rai? "Pubblicità Progresso"?
E sapeva che alcune organizzazioni
militari erano collegate ad internet con providers del genere alimentati da
linee Telecom?
Per quali "collaborazioni
e consulenze" Tronchetti Provera versò a Cipriani ben 14 miliardi?! 14 miliardi
per cosa?
E perchè li versò
su conti di banche estere?
E delle intercettazioni illegali di Tavaroli e Mancini, il generale Pollari
capo degli 007, diretto superiore di Mancini, sapeva o non sapeva? A
ben guardare la rete, gli snodi, le postazioni telefoniche e i terminali, gli
headers e gli IP delle intercettazioni ho sempre sostenuto di sì.
Tel chi er Triangolo de le Zozzerie http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol_67.htm
Qualcuno si
è fatto un giretto per l'ENAV, che controlla anche i voli Cia, a vedere come
stanno messi i telefoni?
Storia intricatissima di cui gli italiani devono sapere ma che, invece, rischia
il segreto di Stato come rischia il segreto di Stato la tragedia, avvenuta
l'estate scorsa, dell'Atr 72 della Tuninter precipitato al largo di Palermo, in
modo che non se ne sappia più nulla come per il "rapimento" di Abu Omar, Ustica,
Piazza Fontana, ecc. ecc. ecc.
Quindi,
è plausibile che uno Stato
deleghi la libertà dei cittadini alla gestione di un signore privato (Tronchetti)?
E cosa sarà di Telecom che è ingolfata
dai debiti? Tronchetti Provera, messo male finanziariamente anche a causa
di Tim e Pirelli Brasile, dovrà vendere Telecom? E a chi dovrà venderla?
E La7? A Carlo De Benedetti o alla famiglia De Agostini?
Giuliana D'Olcese quota rosa di internet
che vi ricorda che risponde a tutti i vostri commenti e che chi
non riceve
P.S.:
Cito poche righe, ma significative, e condivisibili che si sia di destra o di
sinistra, dell'articolo di Eugenio Scalfari pubblicato su La Repubblica domenica
9 Luglio '06, pag. 1-37.: "L'aspetto più grave, inedito
e inaudito, riguarda lo spionaggio illegale ai danni di alcuni giornalisti,
(di cui, caro Scalfari,
io mi sono ben resa conto, e l'ho scritto, fin da Febbraio 2005 tanto che
ho portato in giudizio Telecom con annessi & connessi) l'ingaggio di altri,
la compiacenza di molti. (vuole dire Tutti gli uomini del Dott.Tronchetti?).
Questi fatti configurano
un attentato vero e proprio contro la libertà di stampa da parte di
un servizio preposto alla sicurezza dello Stato. Chiama pertanto in causa direttamente
il governo, il Parlamento e lo stesso Presidente della Repubblica in quanto
organi chiamati a tutelare i diritti garantiti dalla Costituzione. Non c'è lavoro
sporco che possa essere invocato a giustificazione.dei reati contro la Costituzione,
occorre che l'accertamento sia rigoroso e la sanzione inflessibile".
Prosegue Scalfari: "Ma
il governo attuale, deve risolvere un altro più semplice ma per certi aspetti
più grave problema:
il Sismi ha messo sotto
spionaggio illegale alcuni giornalisti, (da non dimenticare, caro Scalfari,
le abusive e violente intercettazioni subìte da migliaia di normali cittadini)
altri ne ha assoldati per depistare e intralciare l'esercizio della giurisdizione,
ha diffuso disinformazione in modo sistematico su temi delicatissimi elencati
nei giorni scorsi dal nostro giornale con dovizia di particolari, documenti,
date". www.larepubblica.it
*Intercettazioni*
*Telecom &
Enav Killers con le mani sporche di sangue?*
******
Un dipendente Telecom ha scritto sul blog di Beppe Grillo: "Lavoro in
Telecom da 22 anni. Tranquillamente posso
dire che da quando ne faccio parte (dal 1984) esiste un reparto che cura le
intercettazioni. Esso si trova sia nella Direzione Regionale che nelle filiali
periferiche. Generalmente è formato da non più di quattro persone scelte
accuratamente. Purtroppo la scelta dei tecnici non viene fatta con la stessa
meticolosità; è risaputo infatti di alcuni colleghi che passano le giornate in
centrale ad ascoltare le conversazioni divertendosi un mondo. I
vertici, queste cose, le sanno da
sempre".
Gatti, Gomez e Malagutti
hanno scritto su L'Espresso, e D'Avanzo su La Repubblica: "20 milioni
gli italiani intercettati da Telecom".
In una Lettera aperta indirizzata al
"Comitato interno di controllo", comitato nominato dalla stessa Telecom
-il controllato ha nominato il suo controllore- domanda Oscar
Giannino su il Riformista: "In che cosa consiste - tecnologicamente e come
repertorio d'atti protocollati e consultabili - il cosìddetto "sistema radar"?
Come sono state giustificate le movimentazioni di denaro a favore delle società
all'estero di Cipriani? Ammettiamolo: c'è da restare senza parole di fronte al
silenzio mediatico, tranne Espresso e Repubblica, che, da mesi, grava su tale
vicenda". Infatti, il TelecomGate, è uno scandalo senza precedenti nel
nostro Paese".
Scrive, lucidamente, Ritanna
Armeni su Liberazione on line: "Va detto che oltre a quelli enunciati c'è un
altro e più profondo motivo per cui indignarsi in questi giorni. Riguarda il
moralismo e l'ipocrisia che emergono sui giornali e in molte opinioni e che
sembrano dominare nelle reazioni di gran parte del nostro establishment. Come
rispondono infatti l'opinione pubblica, i maggiori giornali, molti politici,
insomma una parte consistente dell'establishment a quegli scandali? Ostentano
sorpresa, creano mostri, indicano in loro i corrotti, sollevano per gli "altri"
la necessità di una questione "morale", instaurano nei discorsi una distinzione
fra "noi" (noi sono tutti i censori, i catoni, i moralisti, di qualunque
schieramento politico) e "loro", gli altri, quelli che hanno commesso il reato,
che sono stati scoperti o sui quali, comunque, si sta indagando.
Abbiamo
l'impressione che gli urli di indignazione siano di facciata e che il moralismo
per i gruppi dirigenti di questo paese e per i loro giornali sia molto comodo.
Consente di non indagare su quanto di quei metodi e quei costumi che, variamente
declinati, sono sempre gli stessi, possano riguardare anche chi critica e
moraleggia. Consente di perdonare le proprie personali o collettive mancanze
pensando che altri ne hanno fatte di maggiori. Consente di non andare a fondo su
quanto di marcio c'è in un sistema che si vuole comunque mantenere intatto. In
questa gara di ipocrisia in questi giorni si stanno raggiungendo vette
supreme.
Prendiamo alcuni giornali anzi prendiamo il principale giornale nazionale il Corriere
della sera: pubblica a proposito delle intercettazioni editoriali indignati per
la privacy violata e poi per pagine e pagine riferisce minuziosamente quelle intercettazioni,
insiste su quelle a sfondo sessuale, tira fuori volti e nomi, incuranti del danno
e dell'imbarazzo che procurano, fregandosene tranquillamente di tanta privacy
violata". (L'articolo completo è qua in calce).
Chi per un verso, chi per l'altro, si indignano Oscar Giannino e Ritanna
Armeni. Cosa fa, infatti, il Corriere della Sera?
Para il q al suo boss Tronchetti Provera, e a Telecom. E a Tavaroli & Cipriani.
Da mesi. Ne scrisse in dicembre, poi più nulla.
Perchè? O il Corsera stima i suoi lettori degli emeriti allocchi da prendere tutti
i giorni per il q, o, il suo boss gli ha imposto la mordacchia (con quali ricatti
editoriali?). Non è credibile, infatti, che un grande e stimato quotidiano come
il Corriere e una giornalista come Fiorenza Sarzanini, che a detta di moltissimi
colleghi è una punta di diamante del giornalismo di inchiesta, e che dispone di
ragguardevoli fonti informative, stia facendo da mesi la cronaca del pallone ed
ora la cronaca rosa-nera delle idiozie di Vittorio Emanuele o le oramai logore
cronache nere su Ricucci and C/O.
Il Corsera si è buttato a pesce - 'o pesce fete da 'a capa - solamente sulle coglionate
del Principe di Savoia, della destra e della Rai.
Non gli par vera la manna mediatica, piovuta dal cielo nel momento in cui è assordante
il silenzio omertoso con cui, da mesi, il Corriere impacchetta e avvolge i reati del
Patron delle intercettazioni: Marco Tronchetti Provera. Una manna di 8 o 9
pagine al giorno tutte "rigorosamente" sulle cronache delle intercettazioni lecite,
cioè quelle ordinate dalla magistratura, da ammannire ai lettori, tutti disinformati
e fessi, secondo il Corsera, con le cronache hard con cui, i lettori, devono
leccarsi i baffi e farsi delle gran seghe. Il "classico" strumento con cui,
in Italia, vengono nascosti all'opinione pubblica i veri grandi scandali di
cui sono protagonisti i poteri forti, vedi Tronchetti Provera, copadroncino
del Corriere e de La7 l'emittente tv che vorrebbe papparsi l'Ingegner De
Benedetti.
Passiamo all'argomento centrale. Telecom
& Enav Killers dalle mani sporche di sangue?
A proposito del "Sistema radar" usato da
Telecom per le intercettazioni è ora che le Procure, e l'informazione,
indaghino a fondo sul perchè l'ENAV, l'Agenzia Nazionale per i Monitoraggi e la
Sicurezza dei Voli che opera dalle centrali e dalle Torri di controllo
dell'Aeroporto Leonardo da Vinci, è apparsa ad un certo numero di internauti
abbonati Telecom come una delle fonti e degli snodi delle intercettazioni. E
nelle indagini si tengano ben presenti i tre "strani" incidenti aerei
verificatisi l'estate scorsa.
Il più grave, in cui persero la vita 16 passeggeri, 3 furono i dispersi e 23 i
superstiti, avvenne al largo delle coste di Palermo.
Questo per parlare solamente degli ultimi tre "incidenti" avvenuti nell'arco di
un mese tra i quali, appunto, Palermo, Linate e Fiumicino "a causa di un blackout
prodottosi nelle comunicazioni tra terra e cielo" fu la spiegazione sui misteriosissimi
blackout avvenuti per cause ancora da chiarire. L'ENAV ebbe un ruolo fondamentale
nella tragedia dell'Atr 72 della Tuninter precipitato nel mare di Palermo.
"E' giallo sui soccorsi" - scrisse il Corsera - "Tra gli orari delle registrazioni
delle comunicazioni tra l'Enav, l'ente che coordina il traffico aereo sia in volo
sia a terra, e l'Enac, l'ente nazionale aviazione civile, c'è un buco di 13 minuti.
Alle 15.37 è stato perso il contatto radio (dell'Enav ndr) del bimotore dalla
torre di controllo. "Ma solo alle 15.50 ci è arrivata la segnalazione dell'ammarraggio"
ha spiegato Rosalba Castiglia direttrice dello scalo di Punta Raisi. "Perchè questo
ritardo? Non può averci impiegato tanto tempo a precipitare l'aereo" (13 minuti
per precipitare! ndr) ha ammesso Benedetto Marassà, direttore operazioni e sicurezza
dell'Enac". Dunque? Il Corsera ha dimenticato ciò che ha scritto? Perchè certe
intercettazioni conducono all'ENAV?
Tecnici & intercettatori quali casini hanno fatto tra i fili dell'ENAV e di
Telecom?
Perchè i vertici dell'ENAV, Raffaele Rizzi, Giorgio Puglisi e l'addetto all'informatica
Bruno Carbone nonchè l'Ufficio legale di Telecom ai tempi diretto da Guglielmo
Bove, ufficio ora delegato alle funzioni del disciolto Cnag diretto da Tavaroli,
non hanno mai dato spiegazioni e si sono negati a chi gliele ha chieste pur avendo
ricevuto per mesi IP e relazioni amplissime e documentatissime sulle intercettazioni
provenienti dall'ENAV e da Telecom subite da normalissimi utenti?
E il Garante, che ha ricevuto ripetute ed ampie documentazioni, perchè non
ha indagato? Perchè si è disinteressato del "caso"? Domanda: All'interno dell'ENAV
operava un centro di intercettazioni con tecnici agli ordini di Tavaroli &
di Telecom?
O, invece, Tavaroli e Telecom impiegavano un tim di tecnici corrotti esterni all'ENAV
ma che si servivano di IP, identità e riferimenti dell'ENAV? E, in questo caso,
chi dall'interno dell'ENAV dava loro i riferimenti e gli IP di propri tecnici
così da fare apparire le intercettazioni fatte ad opera dell'ENAV?
Ritengo questa indagine doverosa e fondamentale ai fini della sicurezza dei voli
che partono ed arrivano nel nostro Paese e per stabilire quali organi, e "persone",
sono i responsabili della morte dei passeggeri del volo conclusosi tragicamente
al largo di Palermo. E' con quegli organi e con quelle "persone" che i familiari
delle vittime del volo dell'Atr 72 potranno rivalersi, nelle apposite sedi civili
e penali, per la tragica perdita dei loro cari. E far sparire dalla terra la feccia,
ladra e forse assassina, di Telecom.
Giuliana D'Olcese quota rosa di internet -
In calce 7 Articoli correlati su www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
P.S.: Ciò che i più ignorano (cittadini
che potrebbero essere stati intercettati dagli spioni di Tavaroli) è che, ai sensi
della legge sulla privacy, hanno diritto a chiedere a Telecom di informarli (gratuitamente)
quali dati personali sono stati trattati e sono conservati nella banca dati di
Telecom. Se Tavaroli ha indagato su di noi, Telecom è tenuta a dircelo anche se,
contravvenendo alle regole aziendali Tavaroli avesse agito di sua iniziativa.
Segnalo Anti Digital Divide denuncia Telecom Italia - Per e-mail, utilizzare il formulario generico o la pagina dei
responsabili.
<Lettere e Commenti>
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Ti ammiro per il tuo forte e costante impegno. Brava. Continua.
Aldo Ferlaino Bravieri
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Quota rosa di internet ci'hai due palle che manco le quote azzurre ci'hanno!
Sei na' potenza! Avevi capito tutto tu...... anni luce prima di tutti. Ci'hai
proprio due palle così
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Condivido totalmente l'articolo cara D'Olcese.
L'aspetto più deprimente è che molti, moltissimi, queste
cose le sanno ma non sembrano interessati più di tanto. In questo paese Orwell
avrebbe avuto poco da scrivere visto che la realtà supera la fantasia. Quel
signore che usava parlare dal balcone di Piazza Venezia a un giornalista inglese
che gli chiedeva se fosse difficile governare gli italiani, rispose "Più che
difficile, è inutile".
Forse aveva ragione. Alla Telecom devono aver capito che in fondo molti protestano
perchè intercettati ma poi tutto finisce lì.
E tutto continua come prima. Anche il Corriere fa il pesce in barile, come
dire impegnarsi sì, ma con questo caldo estivo...
Fernando Esposito
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Meno male che esiste il Paese di Orwell perchè
se esistesse solo il nostro.......
Benny aveva ragioni da vendere. A Napoli diciamo Chill' aveva capito e' tip,
'e tip suggetti.
Esposito Esposito Esposito.... ma fuss e' Napule'? (,-)
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Il vero imbeccatore di Tavaroli? Marco Mancini del Sismi
(...) La politica "non può non essere" al centro delle
valutazioni della Procura di Milano. Perché tagliare la testa ai vertici di
un servizio di sicurezza è senza precedenti nella storia italiana. In questo
caso, l'accusa ai vertici del Sismi non è quella di concorso in sequestro di
persona e di abuso di potere, come recitano i mandati in base ai quali sono
state eseguite le custodie cautelari, ma di alto tradimento degli interessi
nazionali, perseguiti illecitamente in cooperazione con quella che a tutti gli
effetti diventa una potenza ostile invece che alleata ostile in quanto pone
in essere attraverso propri apparati di sicurezza atti che giuridicamente configurano
la violazione delle più elementari condizioni minime di sovranità del nostro
paese. E' chiaro che il primo stadio del missile sparato dalla Procura milanese
punta direttamente al capo del Sismi, il generale Pollari, tante volte accusato
su Repubblica di aver piegato il proprio servizio ad offrire agli alleati americani
prove false della famosa smoking gun in materia di armi di distruzione di massa
in Iraq, come nella vicenda del Nigergate. Le conclusioni ufficiali di ben tre
indagini disposte negli Usa non solo dall'Amministrazione ma anche dal Congresso
degli Stati Uniti, attestano il contrario, in linea con quanto Pollari e Letta
hanno sempre dichiarato al Copaco. Ma la delegittimazione di Pollari e dei suoi
uomini non ha conosciuto soste. Al punto da far scrivere che il Sismi si sarebbe
inventato finti attentati sventati in sedi diplomatiche all'estero. Al punto
da far trapelare dai molti atti ancora riservati che la Procura milanese custodisce
gelosamente, relativi all'indagine coordinata dal pm Napoleone sulle illecite
intercettazioni a decine e decine di migliaia di utenze realizzate da Telecom
Italia, o quanto meno all'ordine di chi ne era a capo dei servizi di sicurezza,
Giuliano Tavaroli , che il vero "imbeccatore" di tanto patenti violazioni dei
diritti alla privacy di migliaia di cittadini erano non i responsabili di Telecom
dai cui apparati avvenivano gli ascolti, ma ancora una volta Marco Mancini del
Sismi arrestato recentemente. (...)
O. G.
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Ha ragione ad attaccare la Telecom!
Io sto in causa con la Telecom: insieme alla WIND, fecero un imbroglio nei miei
confronti (collusione?)
Quando avrò la sentenza, spero di condanna, gliela farò avere cara Giuliana.
Graziella Iaccarino-Idelson Isaja
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Chi si fiderà più di questa magistratura?
Sorgerà il dubbio che la magistratura sia un potere e
non un ordinamento? Potrà configurarsi questo potere come uno Stato nello Stato?
Le dichiarazioni ufficiali del ministro degli Interni, Giuliano Amato, sulle
password passate da alcune Procure ai giornalisti e sui "contratti di fatto
tra giornalisti e chi fornisce le notizie" sono di una gravità inaudita. Per
questo motivo l'Aduc ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, affinché convochi il Consiglio superiore della Magistratura (CSM)
per discutere, avviare un'indagine e assumere provvedimenti nei confronti di
tutti coloro che saranno coinvolti nell'affaire "uffici giudiziari e media".
Nel merito l'onorevole Donatella Poretti ha presentato una interpellanza al
ministro della Giustizia, Clemente Mastella, per sapere se intende avviare una
indagine disciplinare e se non ritiene opportuno trasformare l'annunciato disegno
di legge sulle intercettazioni in un decreto legge, affinchè siano, da subito,
garantiti i diritti fondamentali dei cittadini.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc - Associazione per i diritti degli utenti
e consumatori.
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Ohibò! *Visto che l'argomento vi avvince...*
ed avendo sentito levarsi da Parlamento e Governo sussulti e grida di Manzoniana
memoria chiedo loro e mi chiedo:
Come "accade" che, delle intercettazioni abusive ed illegali di Telecom &
Sismi, Governo e politici se accorgono ora mentre i normali utenti intercettati
se ne sono accorti da oltre un anno? Precisamente dal febbraio 2005. E l'hanno
segnalato anche ai muri.
Ma nessun politico, o giornalista, li ha mai cagati.
E cosa volevano dire, secondo loro, le mappe di Arcore, Melzo, Novara e dell'ENAV?
Non erano e non sono eloquenti?
Eppure il Palazzo, tutto, lo sa che è Telecom che serviva il Cnag diretto da
Tavaroli, Cipriani e Mancini. O no?
Eppure il Palazzo, tutto, lo sa che Tavaroli e Cipriani collaboravano con Mancini.
O no?
Eppure il Palazzo, tutto, lo sa che il Sismi è diretto ed al servizio dei Governi,
e così deve essere, e che tutto arriva nei terminali di Palazzo Chigi e del
Ministero dell'Interno che giorno e notte, e ininterrottamente, ricevono tutte
le informazioni. O no?
Com'è possibile che queste elementarità le sappia io solo per essere stata moglie
di un politico Regionale, poi Parlamentare e infine Sottosegretario, come
Letta, alla Presidenza del Consiglio e, invece, il Parlamento e il Governo danno
a vedere che non sanno queste correnti banalità? Bene ha detto, concludendo
il suo intervento al Senato, la Senatrice Tana de Zulueta.
Governo e Parlamento rileggano o
riascoltino il suo intervento. Quando si insedia la Commissione d'inchiesta sulle
intercettazioni?
Buon "lavoro" da Giuliana D'Olcese
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Controllo telefonico e computer
Cara Giuliana, mi dicono che ci sono controlli
telefonici e del computer eseguiti da giovani quasi Hacker che si fanno
i soldi dando informazioni su determinate persone. Non si potrà mai
avere un numero telefonico ed un pc RISERVATO ed INATTACABILE?
saputo ciò io mi sento a disagio: posso esser controllata da chiunque
abbia bisogno di farsi un po' di soldi e sia collegato con centri di
potere (centri spioni) Fammi sapere. grazie Graziella Iaccarino-Idelson
Isaja Napoli
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Carissima, non c'è bisogno dei "giovani quasi
Hacker che si fanno i soldi
dando informazioni su determinate persone".
come tu scrivi, per dotarsi e imparare ad usare tutte le sicurezze che
vi ho consigliato caldamente. E di seguire le minime regole di sicurezza nel non
aprire nessun allegato, nel non cliccare su links che arrivano da sconosciuti
nelle e-mail e comunque mai cliccare links, ma, se proprio si vuole, provarli
prima su www.google.it e vedere di che si tratta. Basilare
è avere il Firewal, ma a pagamento, non Free. E FARE OGNI SERA LO SCANNER
CON DUE ANTISPYWARE DI MARCHE DIVERSE
NON ESISTONO NE' PC NE' NUMERI TELEFONICI RISERVATI, SEGRETI O INATTACCABILI.
NON ESISTONO.
SE I PC NON SONO AGGIORNATI CON TUTTE LE PATCH DI SICUREZZA, E DOTATI DI TUTTE
LE DIFESE TECNOLOGICHE OGGI SUL MERCATO, NON ESISTONO PC INATTACCABILI. NON E-
SI- STO- NO.
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Dove andranno a parare lo scandalo Sismi e Tronchetti Provera?
E come se la caverà il numero due dei servizi segreti Marco
Mancini il Grande amico ed ex collega di Giuliano Tavaroli, l'ex capo del Cnag,
il superprotetto di Tronchetti Provera e indagato per intercettazioni abusive
in combutta con Emanuele Cipriani grande amico di Mancini e Tavaroli? Tronchetti
Provera sapeva o non sapeva delle intercettazioni illegali fatte a man bassa dai
tre spioni?
E il generale Pollari capo degli 007 di Tavaroli e Mancini? E il governo Berlusconi,
e Gianni Letta? A ben guardare la rete, gli snodi, le postazioni telefoniche e
i terminali, gli headers e gli IP delle intercettazioni direi proprio di
sì.
E il governo Berlusconi, e Gianni Letta, sapevano o non sapevano della rete costruita
da Mancini per collaborare illegalmente con la Cia? E Tronchetti Provera sapeva
che Gianni Letta sapeva? (se sapeva).
Storia intricatissima che rischia il segreto di Stato in modo che non se ne sappia
più nulla come per Ustica, Piazza Fontana, ecc. ecc. E cosa sarà di Telecom? Tronchetti
Provera, messo male finanziariamente a causa di Tim e Pirelli Brasile, dovrà
vendere Telecom? E a chi dovrà venderla? E La7? A Carlo De Benedetti o alla famiglia
De Agostini?
Alessandro Pugliese
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Lo stato di diritto non può andare a corrente alternata.
Altrimenti si spiana la strada alla barbarie. Abu Omar andava
processato in Italia e condannato, se colpevole, o estradato con le normali procedure
previste dalla legge. Il fatto che lo si sia fatto sparire in quel modo fa supporre
che non esistessero prove concrete per condannarlo od estradarlo. Per questo,
evidentemente, era preferibile farlo sparire. Tutto il resto appartiene alle chiacchiere
falsamente patriottiche. Rivedetevi "Missing" di Costa Gavras.
Paolo Sassetti
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Giuliano Amato è uomo troppo intelligente per potere recitare la parte dell'esterrefatto.
Scenda dal pero e si guardi attorno. Sono
anni che le intercettazioni e gli atti istruttori finiscono sui giornali, ed a
denunciarlo siamo stati in pochini, a farlo chiunque fosse la vittima, poi, siamo
stati... bò, non ricordo chi sia stato l'altro. Oggi il ministro dell'Interno
denuncia che dei giornalisti hanno la password della procura. Scandaloso? Certo,
l'unica novità è nella versione elettronica del velinarismo. Sono anni che certi
giornali sono mattinali di questura. Bisogna porre rimedio, giusto. Come? Puniamo
i giornalisti. Secondo me i giornalisti andrebbero frustati in piazza, assieme
a quegli editori che facendosi megafoni delle procure hanno negoziato i loro guai
giudiziari. Però, non prendiamoci in giro, qui i problemi sono due: primo, l'origine
di tutte queste intercettazioni, il gravissimo sospetto è che una centrale criminale
ne abbia accumulate a tonnellate per "spenderle" in un futuro che è divenuto presente.
Secondo, se qualche velinaro ha la password c'è un magistrato che ha violato un
fiotto di leggi, e forse merita d'essere punito. La prima questione s'intreccia
con il dossier Telecom Italia. I lettori trovano in edicola un libro (Il Grande
Intrigo), dove si scrive chiaro quel che altri fanno finta di scoprire. Il responsabile
della sicurezza Pirelli e Telecom, Giuliano Tavaroli, capo del Cnag, coordinava
le intercettazioni, utilizzando collaboratori esterni, e pare che il tutto sia
uscito dai confini del lecito, e di molto.
Tavaroli non era un turista per caso, quindi esistono responsabilità che devono
saltare fuori. Segnali il pelo, l'ottimo Amato, ma dia un occhio alla
trave. In quanto al punire i magistrati che spargono in giro informazioni riservate,
segnalo all'esterrefatto ministro il caso di Achille Toro. Pare che fornisse,
agli amici interessati, informazioni sulle indagini che svolgeva, riguardanti
Consorte e i furbetti. Lo hanno beccato ed indagato. Non so com'è finita, ma so
dove si trova Achille Toro: capo gabinetto nel governo dove siede Amato e
gli interessati alle informazioni. In altre condizioni taluno avrebbe parlato
di scandalo, innanzi al quale restare esterrefatti. Davide Giacalone
-----
Visto che l'argomento vi avvince...*
Salve Signor Cordero,
felicissima che mi abbia scritto attraverso il form che è sulla mia rubrica chiedendomi
consigli su come verificare se si è intercettati. Sono a disposizione dei miei
lettori. Ho già risposto e continuo a rispondere a centinaia di richieste come
la sua, sia a chi risponde alle mie note sia a quanti mi scrivono dal form on
line. Come accorgersi e come cautelarsi dalle intercettazioni abusive di Telecom,
e dei suoi avanzi di galera di cui è zeppa - tutti abbiamo letto, infatti, gli
ultimissimi particolari da rabbrividire sul "gemello" di Tavaroli, tale Mancini,
ora in galera, vice del capo del Sismi tale Pollara -. Come reagire legalmente
contro Telecom chiedendo anche i danni morali e materiali, a quanti me lo chiedono lo
scrivo privatamente, non sulle pagine della rubrica perchè è un breve decalogo
per l'utente telefonico e di internet e ritengo dannoso, per me, che vada in giro
per la rete pubblicamente viste le reazioni, faziose false e violente, dei "gestori"
telefonici e internet di Telecom. E dei Ser Vizi.
Benissimo ha fatto il Senatore a vita, Cossiga, a mettere "le mani avanti" su
quanto potrebbe "capitargli" a causa delle sue decise e coraggiose dichiarazioni
in merito alle intercettazioni illegali. Nessuno può dimenticare, infatti, il
"caso" Pecorelli. No?
E' bene che i cittadini italiani, la società civile, si facciano sentire in un
coro nazionale. Più si fanno sentire, meno c'è il caso che ci scappi qualche morto.
O qualche morta. Sono comunque fiera di avere sollevato, per prima e
già dal febbraio 2005, il velo sulle centinaia di migliaia di normalissimi utenti
Telecom intercettati, senza autorizzazione della magistratura, e schedati dall'azienda
del Dottor Jekyll, ovverosia, di tale Marco Tronchetti Provera. Mi ha rincuorata
leggere, finalmente, "Spunti" sul Corsera e, sopratutto, l'editoriale del direttore
de La Repubblica, Ezio Mauro. Le risponderò privatamente e le darò tutti i consigli
del caso.
A presto
gd'o
P.S.: Sarà
mia cura fare una proposta, popolare, alla Commissione d'inchiesta sulle intercettazioni
non appena essa sarà operativa.
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*Visto che l'argomento vi avvince...*
Salve Sig. Paolo, Sig. Sacerdotti e Sig. Scognamiglio, ho
letto le vostre lettere sul Corsera e, lette anche le dichiarazioni del presidente
del Senato, Franco Marini, e dell'onorevole Enrico Buemi, vi invio una mia nota
sull'argomento. Nota già recapitata ad alcuni opinionisti, a quattro membri della
futura Commissione d'inchiesta promossa dall'ex direttore de il Riformista, ora
Senatore Antonio Polito, ed ai lettori del Corriere che hanno scritto sulle intercettazioni.
La saluto cordialmente annunciandole la mia prossima nota che sarà
*Polvere di fighe & Telecom*.
Giuliana D'Olcese
P.S.: Sarà mia cura fare una proposta, popolare ed aggregante,
alla Commissione d'inchiesta non appena si sarà insediata.
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*Visto che l'argomento
vi avvince...*
Salve sig. De Lieto, la inserisco in questa piccola lista di destinatari proprio
perchè nella sua lettera al Corriere si qualifica come magistrato in pensione
ma, purtuttavia, sempre interessato ai problemi della giustizia. Se interessato
anche alla vicenda delle intercettazioni (quelle illegali e non autorizzate dalla
magistratura, s'intende) e desidera avere maggiori info, e molto dettagliate al
riguardo, potrà leggere una serie di note di cui, in calce, allego i links. La
saluto cordialmente Giuliana D'Olcese
P.S.: Sarà mia
cura fare una proposta, popolare ed aggregante, alla Commissione d'inchiesta
non appena essa sarà operativa.
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Ti invio una "notiziola". Guai a LA7. Agitazione fra i giornalisti di La7
A causa del trasferimento dell'emissione
del segnale e di decine di lavoratori da Roma a Milano. Il Cdr definisce quella
di Telecom Italia Media, editore della testata, "una decisione improvvisa. Ancor
più grave è l'intenzione di affidare la gestione dell'emissione (cuore pulsante
della tv concessionaria nazionale) a una società esterna, una delle solite note
della galassia milanese che gravita attorno a Mediaset. Viene finalmente a galla
il vero progetto della tv del gruppo Telecom, sempre più affidata a soggetti esterni
ormai in grado di condizionarne le attività essenziali. Per questo motivo, i lavoratori
di La7, amministrativi, giornalisti, tecnici e produttori, lanciano un appello
al Presidente del Consiglio Prodi, al ministro delle Comunicazioni Gentiloni e
al governo - impegnato in una battaglia a tutela dei consumatori - perchè anche
il mercato televisivo possa aprirsi a tutela del pluralismo e della libertà di
espressione". Infine, il Cdr si rivolge al sindaco Veltroni perchè Roma non perda
posti di lavoro e professionalità.
Buon lavoro da Guido Mele
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I voli della Cia e l'arresto di Marco Mancini
L'arresto di Marco Mancini, uomo al vertice del servizio
segreto militare, il Sismi, rappresenta una vicenda molto inquietante per la sicurezza
del nostro Paese. Il caso Abu Omar, l'imam che sarebbe stato rapito dalla Cia
con la complicità dei nostri servizi, si inserisce nel quadro delle "extraordinary
rendition" programma dei servizi USA che avrebbe portato al sequestro di cittadini
stranieri sospettati di legami con il terrorismo e interrogarli in paesi alleati
in cui è ammessa la tortura. E la vicenda è molto seria perché Mancini è uno dei
massimi dirigenti del Sismi. Siamo di fronte a una questione che attiene strettamente
alla sicurezza nazionale, al rapporto con gli alleati ed alla politica estera.
Da troppo tempo, nell'indifferenza generale, è in atto una pericolosissima guerra
di potere tra apparati dello Stato. L'arresto di esponenti di vertice dei nostri
servizi segreti è una cosa tremendamente seria e va affrontata dal governo, dal
Parlamento, dalla maggioranza e dall'opposizione. Fossi in loro darei un occhio
anche agli articoli della D'Olcese ove mi pare che quadrino molte cose. Complimenti
gentile Giuliana e buon lavoro da Luciano Sarmenti
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Intercettazioni abusive: Cara D'Olcese, come si
fa a sapere se si ha il telefono sotto controllo?
Ho amici preoccupati per questo: se non si è sotto indagine
della magistratura non si può avere il telefono sotto controllo vero?
Tu scrivi che sono centinaia di migliaia di telefoni che la Telecom tiene abusivamente
sotto controllo. Come si fa a sapere se il proprio numero telefonico fa parte
di questo gruppo di "sorvegliati abusivi"?
Grazie. Graziella Iaccarino-Idelson
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Cara Iaccarino, sono a disposizione dei lettori,
ho risposto e centinaia di richieste come la tua, sia a chi risponde alle mie
note sia a quanti mi scrivono dal form di questa rubrica. Come
cautelarsi dalle intercettazioni abusive di Telecom, e dei suoi avanzi di galera
di cui è zeppa, e come reagire legalmente chiedendo anche i danni morali e materiali,
lo scrivo personalmente a quanti me lo chiedono ma non su queste pagine perchè
è un breve decalogo per l'utente telefonico e di internet e ritengo dannoso,
per me, che vada in giro per la rete pubblicamente viste le reazioni, faziose
false e violente, dei gestori telefonici e di internet. Ti risponderò privatamente. gd'o
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Gemelli legati dal cordone di Telecom
E così Telecom fungeva anche
da informatrice dei Servizi segreti comandati da Marco Mancini detto "il
gemello" di Giuliano Tavaroli capo del Cnag il centro per le intercettazioni
autorizzate dalla magistratura che, udite udite!, le intercettazioni le faceva
anche al di fuori della legalità e tra gli acquirenti aveva il grande amico
di sempre, il Mancini quindi il Sismi. E Tronchetti Provera non contento di avere
Tavaroli alla Pirelli e in Telecom voleva portarci dentro anche Mancini.
Ma Tronchetti Provera con tutti i debiti che ha quando è che lo faranno fallire
miseramente come merita togliendoci di torno una personaccia così pericolosa per
il nostro Paese? Gabriele Schitrà
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Telecom &
Enav dalle mani sporche di sangue?
Ho trovato questo tuo pezzo interessantissimo. Me lo sono
fatto leggere da Er Finestra, che legge un po' maluccio, ma mio figlio mi dice
che altri confratelli più perfetti di quello che mi ha installato non saprei adoperarli
senza la sua presenza. Dunque grazie delle informazioni che puntualmente invii.
Ricevo, ovviamente anche altre fonti informative, ma non le curo, tranne quelle
di Namir.
Grazie e buona estate, non so dove tu vada, io ho ripreso ad entrare in acqua
con gran beneficio della gamba spezzatami sei anni fa da un automobilista che
non si è mi presentato al giudice. Attendo da allora la sentenza!!!!!! E poi si
parla di procedura civile!!!!
Ciao e complimenti per il tuo impegno e per la chiarezza dell'esposizione. Luigi
Melilli
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Perchè L'Espresso non indaga anche sull'Enav e sul disastro aereo di Palermo?
Anche io ho avuto per
molti mesi la netta sensazione di essere intercettato ad ogni collegamento che
facevo in internet.
Ne ho la certezza per il fatto, mai avvenuto prima, che nello stesso istante
in cui mi collegavo avveniva che automaticamente scattavano strani allarmi,
che però non erano i consueti avvisi del Firewal, ma portavano IP e riferimenti
ad entità assai particolari e localizzate in snodi telefonici non abituali.
Stufo di queste anormalità ho chiamato un perito informatico il quale mi
ha assicurato che non erano le tentate intrusioni di genereci hackers o il normale
traffico registrato dai Firewal, ma bensì un meccanismo fisso applicato alla
mia linea telefonca. Ho sporto denuncia alla Polizia postale del mio distretto
e, circa dopo una settimana, tutto il traffico anomalo e i relativi avvisi sono
scomparsi come per incanto. Comunque non ho ritirato la denuncia che va
avanti cosa cghe dovrebbero fare tutti gli intercettati abusivamente. Complimenti
e grazie a lei per la sua caparbia e costante inchiesta, la terrò informata
sullgli sviluppi della mia denuncia a Telecom Italia.
Giorgio Menegazzo
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"Moriremo intercettati e felici". Articolo di Giuseppe D'Avanzo
- La Repubblica
Bravo D'Avanzo! La politica non sa darsi regole di autopulizia,
delega ai Magistrati tali incombenze e poi li critica (sporchi magistrati
comunisti) quando intervengono a nostro favore contro truffe, imbrogli e sprechi
sulla sanità e sulle Banche, sulla RAI ecc.
BRAVO D'Avanzo GRAZIE. La politica si dia leggi per la propria moralità!!!!
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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Inimmaginabile dove arriva il marcio di Telecom
Se la commissione d'inchiesta sulle
intercettazioni illegali di Telecom Italia sarà seria e vorrà davvero indagare,
senza pregiudizi di parte e di schieramento - e senza corporativismi e i soliti
inciuci politicanti per coprire i reati dei soliti poteri forti - verranno
fuori cose che la gente nemmeno immagina circa la carne di porco e da macello
che è stata fatta degli abbonati Telecom. Io darò di sicuro una mano
affinché tutto il marcio affiori così che tutti i responsabili di Telecom
vadano in galera e paghino ammende salatissime. Complimenti e grazie
a te cara D'Olcese che conduci con molto coraggio una battaglia
di democrazia e di moralità.
Alfredo Mennarioli
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L'Espresso ha dato il via ad un'altra inchiesta scottante
Mentre la stampa quotidiana continua
a tacere e sguazza e sicompiace negli inutili ed innocui pettegolezzi sulle
scopate, vere o presunte, di squallidissimi personaggi del potere politico
accoppiato all'altrettanto squallido e corrotto mondo della RAI, L'Espresso,
che ne sono convinta ha preso spunto dal tuo articolo, ha iniziato una inchiesta
sulla situazione pericolosissima dei sistemi di sicurezza dei nostri voli
aerei. Infatti, il numero del 6 luglio 2006 titola in copertina: "Voli ad
alto rischio" e nell'articolo "Decolla l'impunità" si fa un chiaro riferimento
all'incidente di Palermo, ai difetti e alle carenze riscontrati nelle comunicazioni
tra l'aereo e le Agenzie di volo. Brava, hai come sempre messo, prima di altri,
le mani nella piaga. Continua così hai coraggio da vendere.
Milena Starace Storti
-----
Telecom & Enav con la mani sporche
di sangue?
Infatti. Chi se ne frega delle donne del Principe di Savoia?
Si sa da che mondo è mondo le donne di corte sono sempre state zoccole per antonomasia,
delle cortigiane appunto. Il punto è un altro ed è molto più importante: la
libertà di comunicare e di non essere ascoltati dagli orecchioni quando si agisce
lecitamente. Ecco una lettera che ho mandato a Sergio Romano che da buon Ambassadeur
dovrebbe avere una certa indulgenza verso i monarchi.
Caro Romano,
E' condivisibile la pacata riflessione di Piero Ostellino sull'arresto di Vittorio
Emanuele e su quel costume giudiziario che cerca il sensazionalismo a tutti
i costi. Anche ammesso che le intercettazioni siano vere e raccontino di fatti
veramente accaduti, la storia in sé non ha nulla di eccezionale e sembra lo
specchio fedele del costume nazionale, intriso del solito misto di millanteria,
gallismo e ostentazione di potere, la cui rilevanza penale, come sottolineato
da Piero Ostellino sul Corriere, è tutta da provare.
Una riflessione, poi, s'impone sulla competenza territoriale delle procure e
sulla stessa definizione di "luogo del delitto", soprattutto in un'epoca in
cui questo è rappresentato da snodi di comunicazione, da centrali telefoniche
e da server che veicolano miliardi di bit. Forse i giuristi avranno già un'idea
di quale sia il luogo del delitto in questi casi, e certamente questo non può
radicarsi costantemente nel territorio di alcune procure invece che in quelle
naturali, quelle dei territori, cioè, dove effettivamente è stato commesso il
delitto (fossero anche le alcove delle intercettazioni). Una procura della Repubblica,
a mio avviso, deve essere il presidio di civiltà e di legalità del territorio
in cui si trova avvantaggiando l'intera comunità, e non deve certo essere una
passerella per assecondare la smania di protagonismo di chicchessia. Tra le
altre cose, l'appropriazione della competenza è anche un'offesa nei confronti
dei colleghi magistrati che svolgono il proprio lavoro seriamente e senza pretendere
le luci della ribalta.
Parafrasando Pietro Metastasio verrebbe da dire "è del poeta il fin la meraviglia"
se invece è il giudice che "sa far stupir -e le sue accuse svaniranno in bolle
di sapone- vada alla striglia".
Paolo M
------
Il Principe cerca voglie.
Visto l'Ambassadeur? Lo sapevo che avrebbe scritto così
a proposito del principe cacciatore, quello che paga - non è tirchio - e ogni
tanto spara. Solo che mi lascia perplesso questo tipo di caccia, perchè pagando
non si prende selvaggina ma solo roba d'allevamento. Una volta i suoi predecessori
certe cose se le prendevano di forza: "Avanti Savoia!" Adesso il principe deve
bussare con qualche centone come altri miseri mortali e sentirsi concedere il
permesso "Avanti". Poveri monarchi, la monarchia non vale più una ficusecca!
E questo giudice Woodcock (tradotto suona cazzo di legno) che vuole se anche
ad altri ogni tanto s'irrigidisce!
Pe nu rre nu magistrat e nu grand omm a vita è na livella... a metà strada tra
testa e piedi...
PM
-----
Ih...... ihh.........
ihhh...........................
Visto come ho sistemato l'Ambassadeur?
Tra i lettori e la Armeni. Tiè!!!!!!!
Se mi riesce, ma credo di sì, faccio il Movimento contro le intercettazzjo che
fa rima con cazzjo.
D'o Principe e 'e tutti chillati fetienti, fetentesse e ficusecche me ne fotto!!
Ma d'a' ggente nurmal intercettata proprio no.
Sfuttimmo o' Curriere, e quanno ogni vota ca escn 'e llettere, facimmo o' movimento!
(,-) gd'o
******
Dall'Olimpo Informatico - www.zeusnews.it -
Chiediamo a Telecom se ci ha spiati
Commento all'articolo Tronchetti Provera come Colaninno
Anche Tronchetti Provera rischia di passare la mano sotto
la pressione delle vicende giudiziarie, in questo caso lo scandalo Sismi.
{utente anonimo} Ospite. Furbetti e furboni
Considerando anche questa notizia abbastanza allarmante: http://altro.altervista.org/blog/2006/07/guai-la7.html
si capiscono bene i piani di Tronchetti.
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Chiediamo a Telecom se ci ha spiati
toto200: - A nessuno piace essere spiato. In nessuna occasione. E su questo
non ci piove! Però negli ultimi tempi le intercettazioni hanno permesso di venire
a capo di alcune lerce faccende che altrimenti nemmeno il demonio avrebbe potuto
fare arrivare sotto inchiesta (zi' Tonino: a ttutti li devi carcerare). Cito
le ultime e più pubblicizzate: Fazio (ti aspetto, ma passa da dietro) e Fiorani,
Ricucci (il furbetto del quartiere), Moggi (416 telefonate al giorno), Vittorio
Emanuele di Savoia (in Italia sono diventato molto potente). Ovviamente su 10.000
intercettati, uno è un furfante e 9.999 sono persone per bene. E non è corretto
che per prendere un furfante si faccia danno a persone per bene. Mai. Non sto
giustificando Tavaroli, sia ben chiaro! Il tema che mi rode non è questo. Ciò
che mi fa imbestialire è che la politica (maggioranza e opposizione, cerchiobottistica
mente: Castelli e Mastella) salti fuori a difesa della privacy del cittadino
combinazione mentre si sta chiudendo la rete su calciopoli e "monarchiopoli":
ma che figura ci fa? ma sulla base di quale strategia si muove la politica?
Io pensavo che la politica guardasse lontano, e lasciasse a noi sudditi la soluzione
dei problemi di tutti i giorni. Poi ho capito che la politica non fa così: lei
si muove sull'onda delle emozioni.
L'Istat dice che ci sono tanti disoccupati? e l'indomani un politico dice che
presenterà un disegno di legge a sostegno del lavoro. il TG2 annuncia che un
ferito è morto mentre lo portavano in ambulanza da un ospedale all'altro? di
lì a poco un altro politico chiederà più soldi per la sanità. E così via. Che
delusione, anche la politica, come noi mortali, si muove sull'onda delle emozioni...
e va bèh, d'altronde anche i politici sono esseri umani. Ma che la politica
si interessasse delle intercettazioni in quanto lesive della privacy dei cittadini
proprio mentre le intercettazioni stanno consentendo alla magistratura di mettere
il sale sulla coda a Moggi ed al principe... questa ce la potevano proprio risparmiare.
Ma sono proprio senza pudore: ma non puoi attendere che il can can finisca?
basta aspettare che la nazionale vinca ai rigori contro il Bali e tutti penseranno
sono a quello. E puoi anche presentare le cose in modo che tutto sembri fare
parte di un disegno più ampio, strategico, e non corri il rischio di far pensare
agli elettori che la politica agisce in fretta solo quando deve difendere i
furfanti ...
-------
Tra le persone intercettate dal trio Tavaroli-Cipriani-Mancini
ci sono migliaia di persone comuni che, ai sensi della legge sulla privacy,
hanno il diritto di chiedere a Telecom Italia se... sono stati spiati o meno.
In che modo? Quello che molti cittadini non sanno (cittadini che potrebbero
essere stati inconsapevoli oggetti delle cure degli spioni di Tavaroli) è che,
ai sensi della legge sulla privacy, abbiamo tutti diritto a chiedere a Telecom
Italia di portare a nostra conoscenza (gratuitamente e in tempi brevi) quali
nostri dati personali sono stati trattati e sono conservati nella banca dati
di questo gestore telefonico.
-----
In che modo? Raccomandata A/R alla sede della
città? Via giudice di pace?
Pamela
-----
Spiati cornuti e mazziati
"Quello che molti cittadini non sanno (cittadini che potrebbero essere stati
inconsapevoli oggetti delle cure degli spioni di Tavaroli) è che, ai sensi della
legge sulla privacy, abbiamo tutti diritto a chiedere a Telecom Italia di portare
a nostra conoscenza (gratuitamente e in tempi brevi) quali nostri dati personali
sono stati trattati e sono conservati nella banca dati di questo gestore telefonico"
la legge sulla privacy è una presa in giro: i cittadini devono impazzire ogni
giorno a firmare liberatorie di questo o quello, mentre i poteri forti fanno
un po' come gli pare. Tanto chi controlla? Infatti s'è visto cosa faceva, cosa
ha fatto e cosa continua a fare Telecom coi nostri dati e con la nostra privacy.
Io ho spedito due raccomandate con ricevuta di ritorno, una a Telecom e l'altra
a pagine gialle, per conoscere ai sensi di legge quali erano i miei dati in
loro possesso. Non ha risposto nessuno, ne' Telecom ne' pagine gialle. E sono
passati orami 3 anni. Basta con queste prese in giro: i dati degli utenti sono
carne di porco, ma quel che la gente NON SA è che proprio il cosiddetto Garante
ha concesso nella sua legge l'esenzione dalla richiesta del consenso (art 12
- 676/96) al trattamento dei dati a Telecom e pagine gialle!
{aghost}
----
SISMI e SIOS
Solo una precisazione. Il SISMI non è
il controspionaggio ma lo spionaggio militare il controspionaggio militare è
il SIOS.
Ciao {alex}
------
Intercettazioni - Lettere al Corsera. Le intercettazioni
e la giustizia a furor di popolo
La seguo quotidianamente dagli Stati Uniti e
mi sorprende che fino a oggi ancora non si sia espresso sullo scandalo che ha
coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia. Mi pare che questa storia tocchi aspetti
controversi della nostra società, come il mancato rispetto della privacy per
ogni cittadino. Perché i verbali del Principe vengono pubblicati immediatamente?
Chi facilita la pubblicazione quasi contemporanea delle intercettazioni telefoniche?
Con questa affrettata azione giudiziaria mi pare si sia voluto per sempre infangare,
a torto o a ragione, un nome e una famiglia che comunque appartengono e apparterranno
sempre alla nostra storia nazionale. Spero di poter leggere un suo commento
su questa vicenda che fa male a tutti, vittime e carnefici, finché la colpa
non sia stata provata.
Amedeo Scognamiglio
-----
Se ho sentito
bene,
il ministro Clemente Mastella ha dichiarato a un telegiornale
che le intercettazioni sono "una forma pigra di indagine".
Di tutti i difetti e limiti che possono essere attribuiti alle intercettazioni
questo mi sembra improponibile. Che cosa ne pensa?
Gianni Sacerdotti
-----
Risponde Sergio Romano
Amedeo Scognamiglio / Gianni Sacerdotti,
Caro Scognamiglio, caro Sacerdotti, in ciascuno dei tre grandi scandali
degli scorsi mesi (le scalate bancarie, il calcio e, infine, questo confuso
intreccio di televisione e videogiochi), le intercettazioni telefoniche hanno
avuto, per la raccolta delle prove, una importanza determinante e hanno riempito,
in una fase decisiva delle indagini, le pagine dei giornali. Esistono quindi
due problemi. È giusto ricorrere in tale misura agli ascolti telefonici? È giusto
che circolino nella stampa trascrizioni più o meno integrali in cui notizie
utili all'indagine sono sommerse da un torrente di pettegolezzi, maldicenze,
allusioni, vanterie goliardiche e faccende personali prive di qualsiasi rilevanza
penale? La mia risposta a queste domande è: no, non è giusto. Credo che il ministro
Mastella non abbia torto quando parla di pigrizia delle indagini e osserva così
indirettamente che i magistrati fanno un uso eccessivo delle intercettazioni.
Credo che la violazione del segreto debba essere punita. Credo che la tutela
della sfera privata di un individuo debba essere garantita e difesa. E credo
infine che i giornali dovrebbero adottare, senza attendere provvedimenti legislativi,
un codice di autodisciplina. Il miglior modo per affrontare il problema è probabilmente
la legge proposta a suo tempo da Giovanni Flick, quando era ministro della Giustizia,
e ricordata da Vittorio Grevi nel Corriere della Sera del 23 giugno: la creazione
di un archivio riservato presso ogni Procura in cui le intercettazioni estranee
al tema delle indagini dovrebbero essere custodite. Ma debbo ammettere che esistono
molti ostacoli e qualche attenuante. I magistrati sostengono che gli ascolti
telefonici si sono dimostrati straordinariamente efficaci e respingono l'ipotesi
di limitarne l'uso ai reati più gravi (criminalità organizzata, terrorismo).
Le leggi sulla violazione del segreto d'ufficio sono difficilmente applicabili
in epoca di computer, email, scanner e fotocopie per materiali che passano attraverso
parecchie mani. I giornali sanno che i codici di autodisciplina sono impegni
fragili e non vogliono essere scavalcati dalla concorrenza. Una parte importante
dell'opinione pubblica è poco sensibile al valore della privacy, soprattutto
quando viene invocato per uomini d'affari ed esponenti del mondo politico. Se
debbo giudicare dalle lettere indirizzate al Corriere, molti lettori pensano
che qualsiasi limite all'uso e alla pubblicazione delle intercettazioni sarebbe
un espediente per coprire le marachelle dei potenti.
Esiste quindi una responsabilità collettiva che rende difficile l'applicazione
di qualsiasi rimedio. Ma fra tanti responsabili, il maggiore, a mio avviso,
è la magistratura. Non sto parlando di casi singoli e di responsabilità personali.
Osservo semplicemente che queste trascrizioni vengono richieste dagli inquirenti
e che l'Ordine giudiziario non può essere indifferente agli effetti prodotti
nella società dal loro uso. Se le forze armate hanno il dovere di custodire
le loro armi e gli ospedali debbono evitare che le loro droghe finiscano nelle
mani degli spacciatori, la magistratura non può non chiedersi, prima ancora
dell'adozione di una qualsiasi legge, quali misure debbano essere adottate per
disciplinare e controllare questo fenomeno. Deve farlo, almeno per le parti
che non hanno rilevanza penale, anche e soprattutto perché queste trascrizioni
sono diventate sommari atti d'accusa per processi celebrati nella pubblica piazza
dal popolo furente contro imputati immaginari: processi che stanno progressivamente
sostituendo, soprattutto in un Paese dove la macchina della giurisdizione è
terribilmente lenta, la giustizia dei tribunali, vale a dire la funzione e la
missione dell'Ordine giudiziario. Quando arriveranno le sentenze (quelle vere)
per gli innocenti sarà sempre troppo tardi.
*****
Dal Forum dell'Olimpo Informatico su -
www.zeusnews.it -
Intercettazioni, Tronchetti Provera scrive ai dipendenti
Si può intercettare skype?
Ma qualcuno di voi sa se per caso è possibile intercettare anche le chiamate
effettuate tramite skype o il messenger msn?
Pamela
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Si, skype è intercettabile.
Esistono dei software capaci di intercettare il traffico VoIP non criptato,
rielaborarlo e restituire in formato audio l'intera conversazione. Un esempio
è Cain, un VoIP Sniffer distribuito gratuitamente e alla portata di tutti.
Kluster Eroe in grazia degli dei
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tronchetto provero.
Spesso, ed alle ore più inopportune, mi telefonano gli schiavetti del tronchetto,
quei poveracci che hanno la mia solidarietà, perchè sono ignobilmente sfruttati
e sottopagati (le loro paghe sono inferiori a quelle di un extracomunitario
ad ore). Mi propongono promozioni e quant'altro. Io rispondo regolarmente che
ho tagliato i ponti con Telecom, e che semmai il discorso si potrebbe prendere
in considerazione solo quando il maledetto tronchetto si decidesse a morire.
Parola mia, quel giorno farò una festa.
Lunarossa2006
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Il silenzio degli innocenti
Il Presidente di Telecom Provera, doveva evitare la polemica con Repubblica
quanto e ancor di più inviare una lettera aperta ai propri dipendenti. In questi
casi si usano mezzi legali dinanzi al convincimento e non spicciole dispute.
Ciò evidenzia un difetto: non si conoscono le regole dell'imprenditoria ma viceversa
la difficoltà.
{Prima di parlare pensaci}
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Ferita inferta allo Stato di Diritto e alla Democrazia
Tutto vero e tutto giusto quanto hai scritto, caro GunsRoses. Ma ne' la Repubblica
ne' altri media hanno voluto approfondire ciò che è la parte più inquietante:
lo scandalo e la ferita inferta allo Stato di Diritto e alla Democrazia con
le intercettazioni illegali fatte a migliaia di cittadini incensurati, ed ignari
per troppo tempo, delle violente piraterie informatiche e delle intercettazioni
ordite a loro danno comandate da Cipriani e Tavaroli che, con il pretesto del
Cnag, le facevano senza autorizzazioni della Magistratura, e con il pieno avvallo
del tronchetto, a chi volevano loro perchè alcuni organi, tra i quali anche
Governo e politici, gliele ordinavano e loro le eseguivano facendosi pagare
fior di miliardi extra oltre che da Tronchetti Provera. Inoltre, nessuno ha
finora fatto nomi e cognomi di medie e piccole società di telefonia e internet
a cui Tavaroli, e sopratutto Cipriani, "appaltavano" ogni sorta di scorribande
informatiche (medi e piccoli providers che si "lavoravano" gli intercettati
anche in proprio) come, per esempio, società che hanno sede nel territorio di
Licio Gelli la cui famiglia, e lui stesso, è grande amica di Cipriani. Dichiarato
da Cipriani stesso a Repubblica, oggi, 2 giugno. Tutta una rete a delinquere
di gente da galera che, già dai tempi delle Loggia P2, non è estranea all'uso
delle intercettazioni e dello spionaggio politico ecc. ecc. Quindi, non estranea
ma ben allenata alle piraterie informatiche di ogni genere e tipo. Di tutto
ciò e di altri succosi particolari, corredati di eloquenti IP, di particolari
inediti e di foto e immagini digitali inequivocabili, se ne parla e come! su
internet e altrove mentre i "patron" degli spioni e l'informazione "amica" appaiono
come ridicoli, grotteschi masnadieri autoprotetti dalla sicumera che la gente
sappia ciò che decidono loro di far sapere. Quindi evviva l'informazione e il
"giornalismo" su internet perchè, per 30 denari, non vende se stesso ai cosìdetti
poteri forti, non spaccia bufale, e non umilia se stesso e i lettori con sporche
connivenze e complicità mafiose.
Le illecite intercettazioni, come tu scrivi, di dati attuate da Telecom Italia
ai danni di Fastweb e di migliaia di utenti rappresentano, infatti, solo la
punta dell'iceberg di un avvincente thriller, e di uno scandalo di dimensioni
stratosferiche, che vede come protagonista Telecom Italia e il gruppo del patron
Marco Tronchetti Provera. Sì, a tenerci informati sulla Spy story ci pensa la
Repubblica con gli ottimi D'Avanzo e Bonini, che snocciolano dati e contenuti
interessanti perchè, da un certo punto in poi, il Corsera tace, e si capisce
il perchè: la presenza del tronchetto nel patto Rcs e, quindi, nella proprietà
del Corriere. Fino al punto che, una giornalista di razza, come Fiorenza Sarzanini,
nota per essere forse la migliore giornalista di inchieste, e con i contatti
giusti nei servizi, dopo che ad Aprile ha scritto che l'inchiesta si avviava
verso l'apertura di una Commissione parlamentare, ora tace con tutto il can
can che c'è da settimane su Repubblica. Questo silenzio è penosamente imbarazzante
anche per chi ama e legge il Corriere.
Ciao Gallina
********************
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Scandali e intercettazioni:
grande ipocrisia - di Ritanna Armeni - Liberazione on line
23 giugno 06
Ci sono molti motivi per provare indignazione di fronte agli ultimi scandali.
Ci si può indignare per la corruzione, per la violazione delle leggi, per il
rapporto con le donne, per il linguaggio usato, per l'uso e l'abuso delle intercettazioni.
E per molte altre ragioni.
Del resto viviamo in un paese periodicamente scosso da scandali, politici ed
economici e di costume. In meno di un anno abbiamo avuto Bancopoli, Unipol,
lo scandalo del calcio, ora l'arresto del principe Emanuele di Savoia per i
suoi traffici illeciti, la scoperta degli scambi sessuali in Rai e, infine,
le tangenti versate da un industriale della farmaceutica, nonché editore, all'ex
governatore della Puglia. E sicuramente non si finirà qui. Molto sommessamente
va detto che oltre a quelli enunciati c'è un altro e più profondo motivo per
cui indignarsi in questi giorni. Riguarda il moralismo e l'ipocrisia che emergono
sui giornali e in molte opinioni e che sembrano dominare nelle reazioni di gran
parte del nostro establishment. Come rispondono infatti l'opinione pubblica,
i maggiori giornali, molti politici, insomma una parte consistente dell'establishment
a quegli scandali? Ostentano sorpresa, creano mostri, indicano in loro i corrotti,
sollevano per gli "altri" la necessità di una questione "morale", instaurano
nei discorsi una distinzione fra "noi" (noi sono tutti i censori, i catoni,
i moralisti, di qualunque schieramento politico) e "loro", gli altri, quelli
che hanno commesso il reato, che sono stati scoperti o sui quali, comunque,
si sta indagando.
Abbiamo l'impressione che gli urli di indignazione siano di facciata e che il
moralismo per i gruppi dirigenti di questo paese e per i loro giornali sia molto
comodo. Consente di non indagare su quanto di quei metodi e quei costumi che,
variamente declinati, sono sempre gli stessi, possano riguardare anche chi critica
e moraleggia. Consente di perdonare le proprie personali o collettive mancanze
pensando che altri ne hanno fatte di maggiori. Consente di non andare a fondo
su quanto di marcio c'è in un sistema che si vuole comunque mantenere intatto.
In questa gara di ipocrisia in questi giorni si stanno raggiungendo vette supreme.
Prendiamo alcuni giornali anzi prendiamo il principale giornale nazionale il
Corriere della sera: pubblica a proposito delle intercettazioni editoriali indignati
per la privacy violata e poi per pagine e pagine riferisce minuziosamente quelle
intercettazioni, insiste su quelle a sfondo sessuale, tira fuori volti e nomi,
incuranti del danno e dell'imbarazzo che procurano, fregandosene tranquillamente
di tanta privacy violata.
Volete ancora una prova della enormità di questa ipocrisia? Si trova nel fatto
che chi si scandalizza e moraleggia aggiunge sempre che di quelle nefandezze
già si sapeva, che anzi tutti sapevano già tutto. La Rai? Si sa che i sistemi
adottati sono quelli ora denunciati, dicono i nostri moralisti. Il calcio corrotto?
E chi non era a conoscenza dei metodi usati da Moggi e compagni?
E allora? Allora credo che sia giusto, a 14 anni da Tangentopoli e nel mezzo
di tanto clamore e scandalo cominciare a dire che accanto ai danni della corruzione
e della immoralità - che sicuramente c'è ed è tanta - ci sono i danni dell'ipocrisia
e del moralismo. Che anzi gli uni sono dipendenti e funzionali agli altri.
Entrambi non mettono i discussione i meccanismi profondi che portano un paese
ad essere sempre al centro di uno scandalo.
Il moralismo che il nostro establishment mostra davanti agli scandali produce,
infatti, almeno tre tipi di danni. Il primo riguarda la coscienza del singolo,
del cittadino che si sente giustificato nei propri piccoli o grandi peccati,
e, quindi, si consente di rimuovere e dimenticare. Produce insomma una piccola
e grande operazione di autoassolvimento privato. Che cosa è una piccola evasione
fiscale quando c'è chi ne ha fatte di tanto grandi? Che cosa è la lottizzazione
della Rai di cui tutti hanno fatto uso, oppure la raccomandazione di un amico
quando c'è chi ha barattato una comparsa in televisione con una prestazione
sessuale?
E c'è chi ha preteso quella prestazione sessuale in cambio di una comparsata
televisiva? Che cosa è la piccola tangente pagata per un piccolo favore quando
c'è chi di tangenti ne paga e ne riceve per decine di migliaia di euro?
Il secondo è un danno collettivo. Riguarda l'aspetto pedagogico ed educativo
di chi ha funzioni di responsabilità nei confronti del paese. Il moralismo abitua
i cittadini ad accontentarsi dell'urlo di indignazione, o ad acquietarsi nel
qualunquismo, o, in alcuni casi all'odio e alla vendetta. Il terzo danno - persino
più grave - riguarda la possibilità di agire contro la corruzione e il malaffare
per eliminarlo; riguarda la possibilità di cambiamento reale di una società
che pare nutrirsi della corruzione, riguarda gli strumenti che si devono trovare
per eliminare il "male". Se questo è dei singoli, o dei singoli gruppi o schieramenti,
se non riguarda un sistema, un modo di funzionare collettivo, se non riguarda
"noi", ma solo "loro" che sono i devianti allora non c'è neppure uno sforzo
di fantasia per cercare di cambiare le cose, non c'è neppure il tentativo di
modificare (come si diceva una volta) la struttura di funzionamento della società.
E alla fine - inevitabilmente - il moralismo seppellisce la politica e distrugge
ogni voglia di cambiare le cose.
*****
Le prove che inchiodano l'intelligence
- di Carlo Bonini - La Repubblica 6 luglio 2006
Questa storia di spie, infedeltà, menzogne, intercettazioni e pedinamenti illegali,
comincia con una confessione e con una confessione finisce. La prima volontaria.
L'ultima, rubata in conversazioni telefoniche intercettate. Comincia con il
racconto di un tipo gioviale che alla Procura di Milano tutti conoscono e di
nome fa Luigi Pironi, per molti anni maresciallo dei Ros. E' storia di due mesi
fa. Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro e la Digos lo collocano
sulla scena dei rapimento di Abu Omar. Lui, ammette. La notizia fa il giro dei
mondo, ma quel che Pironi racconta davvero resta un segreto. Il maresciallo
non si limita a riconoscere la propria partecipazione nel sequestro. Fa di più.
Spiega di essere stato avvicinato alla fine del 2002 dall'uomo di cui nel tempo
era diventato amico: Robert Seldon Lady, allora capo del centro Cia di Milano.
Lo spione americano lo arruola per partecipare all'operazione coperta di "rimozione"
dell'imam egiziano e lo rassicura: "Il Sismi sta lavorando con noi. E' della
partita". Gli fa balenare un premio: "Se ci stai, ti faccio entrare al Sismi".
Per il maresciallo è un'offerta irrinunciabile, il sogno di un'intera carriera:
approdare nei ranghi dell'intelligence militare. Pironi sa che Lady non è un
buffone. Che fa quel che dice. Che dice quel che fa. E ritiene di averne la
prova. Alla fine di novembre del 2002, incontra il colonnello Stefano D'Ambrosio,
allora capo centro del Sismi di Milano. L'ufficiale dice che ha avuto eccellenti
referenze sui suo conto, che una chiamata dal Servizio e nelle cose. Pironi
si convince definitivamente che se farà ciò che gli è stato chiesto, avrà ciò
che desidera. Si mette a disposizione di Lady.
Il varco che il maresciallo apre alla Procura di Milano è stretto ma cruciale.
Lo allarga l'unico testimone in grado di confermare se Pironi racconti o meno
il vero: Stefano D'Ambrosio. L'ufficiale non è più in servizio al Sismi. E'
rientrato nei ranghi dell'Arma nel dicembre dei 2002, dopo essere stato misteriosamente
rimosso dall'incarico di capocentro di Milano. Raccontano D'Ambrosio come un
ufficiale serio, preparato. E' andato a comandare i carabinieri di Gorizia.
Portando con sé dicono il suo segreto.
Quando Spataro lo convoca, anche lui sceglie di raccontare. La fessura aperta
da Pironi diventa un paesaggio ricco di figure.
Anche lui riporta il tempo a quel novembre 2002 a Milano. D'Ambrosio, per ovvie
ragioni di ufficio, ha eccellenti rapporti con Lady e proprio da lui, del tutto
casualmente, apprende in quei giorni quel che sta bollendo in pentola a Milano
e che lui scopre di ignorare. Lady lo avverte che "a Roma i suoi superiori del
Sismi" hanno cominciato a lavorare con la Cia all'operazione di sequestro di
Abu Omar. Lady confida a D'Ambrosio di essere contrario. Di averlo detto chiaro
e tondo a Jeff Castelli, capo della Cia in Italia.
Per lui, "rimuovere" l'imam è "una cazzata". Per almeno due buone ragioni, che
nulla hanno a che fare con il diritto internazionale, ma molto hanno a che vedere
con la praticità con cui Lady si muove. Sequestrare Abu Omar ragiona lo spione
americano con D'Ambrosio significa perdere all'interno della moschea di viale
Jenner un uomo che la Cia ha imparato a conoscere e che verrà rimpiazzato da
qualcun altro con cui si dovrà ricominciare da capo. In più, Abu Omar è sotto
inchiesta della Procura e della Digos di Milano. Portarglielo via di nascosto
può essere solo foriero di grossi guai.
D'Ambrosio è d'accordo. L'operazione di Abu Omar 'è una cazzata". Ma, dal suo
punto di vista di funzionario del Sismi, è qualcosa di peggio: è un reato. Non
impedire il sequestro di Abu Omar equivale a commetterlo. Dunque, l'ufficiale
decide di rispettare la lettera della legge. Informa di quanto ha appreso da
Lady e della personale contrarietà all'operazione il suo immediato superiore
gerarchico: Marco Mancini. L'ex brigadiere dei carabinieri dell'Anticrimine
di Milano, già capo centro Sismi di Bologna, ha fatto carriera in fretta, in
quella fine di novembre del 2002 sovrintende l'attività di tutti i centri Sismi
del nord Italia. Quando ascolta quanto ha da dirgli D'Ambrosio non fa una piega.
Ascolta in silenzio la storia del sequestro, annota le informazioni che D'Ambrosio
ha raccolto da Lady. Dice al suo ufficiale che ne parlerà con Roma e gli farà
sapere. D'Ambrosio non ne saprà più nulla.
Agli inizi di dicembre dei 2002, dieci giorni dopo il suo colloquio con Mancini,
da Forte Braschi, la sede dei Servizio, viene informato che, con effetto immediato,
è rimosso dal comando del centro Sismi di Milano e trasferito a Roma. Al suo
posto, assume pro tempore l'incarico Marco Mancini.
Dicembre 2002. Mancano sessanta giorni ai sequestro di Abu Omar. Cosa accade?
Cosa fa o cosa viene chiesto di fare a Marco Mancini? Armando Spataro lo chiede
al generale Gustavo Pignero. E' un carabiniere cresciuto alla scuola di Dalla
Chiesa, sotto il cui comando, in un tempo ormai lontano, ha messo le mani su
Renato Curcio. Pignero, nel dicembre del 2002, comanda la prima divisione del
Sismi, il controspionaggio. E' il superiore gerarchico di Mancini. Quello cui,
a rigore di logica e risalendo la catena di comando, Mancini deve aver riferito
dei colloquio con D'Ambrosio. Ma il primo approccio è deludente. Pignoro di
Abu Omar nulla sa e nulla ha saputo. E' vero, sono ormai passati quattro anni
dall'inverno 2002, ma certe cose non si dovrebbero dimenticare se sono accadute.
Eppure, nulla. Pignero non sa nulla.
Lo scorso primo giugno, però, accade qualcosa. Pignero si fa vivo con Spataro.
Rispetto al primo interrogatorio, gli è tornata la memoria. Il generale riferisce
di un incontro avuto nel dicembre 2002 con Jeff Castelli, a Roma. Il capo della
Cia in Italia, racconta il generale, ci propone di lavorare insieme su "12 obiettivi
operativi". Dodici arabi. La Cia li ritiene terroristi e intende "rimuoverli".
Vivono a Milano, Napoli, Torino, Vercelli, Berlino. Uno dl loro, appunto, è
Abu Omar. C'e di più. "Dopo il colloquio con Castelli dice il generale" incarico
Mancini e 5-6 uomini della sua squadra di pedinare e seguire gli spostamenti
di Abu Omar per verificare se intorno all'imam si muove qualcosa. La cosa va
avanti per pochi giorni, dopodiché lo abbandoniamo. Sapremo quel che è accaduto
solo a cose fatte". Quando Pignero esce dall'ufficio di Armando Spataro, appare
sollevato. E ha una sola urgenza: informare Marco Mancini di quei che è andato
a raccontare. I ruoli, infatti, si sono invertiti. E' Mancini ora a comandare
la divisione che è stata di Pignero: la prima, il controspionaggio. E' Pignero
a dover riferire a Mancini. Lo chiama da un telefono pubblico dei palazzo di
giustizia. Se la ride. Non sa che quell'apparecchio è ascoltato dalla Digos
e pensa sia sufficiente la cautela che, d'accordo con Mancini, hanno deciso
di adottare: le loro comunicazioni devono passare sempre attraverso il telefono
cellulare di Luciano Seno, un funzionano dei Sismi. Con Mancini chiamano confidenzialmente
Spataro "quel cretino dl Milano". E al "cretino" Pignero ha appena raccontato
una storiella di cui va fiero. Mancini lo ascolta e va su tutte le lune. Lo
insulta, il copione non prevedeva che Pignero pronunciasse il suo nome. Che
lo accostasse ad Abu Omar. I due si danno appuntamento per il giorno successivo
a Roma, in via Tomacelli. Mancini vuole mettere una pezza al buco. La Digos
li ascolta e li fotografa.
Per il Sismi, è l'inizio della fine. Ascoltando Pignero, Mancini e Seno, la
Digos arriva all'ultimo piano di via Nazionale 230. Un grande ufficio di proprietà
dei Sismi, intestato a Pio Pompa, abruzzese di 55 anni, funzionario dei Servizio,
addetto alla disinformazione e al dossieraggio. Pompa ha un rapporto diretto
con il direttore dei Servizio, Nicolo Pollari. Ma, soprattutto, informa Mancini
delle mosse di Spataro e di quelle di due giornalisti di "Repubblica" Giuseppe
D'Avanzo e Carlo Bonini. L'11 maggio ne segnala la presenza a Milano all'hotel
Diana, dove alloggiano: "Stanno a fa' la spola", "hanno visto il cretino". Se
sa quei che sa è perché "intercetta il cellulare di D'Avanzo", documentano gli
atti della Procura. In giugno, Pompa ordina ai vicedirettore dei quotidiano
"Libero", Renato Farina, di procurarsi un appuntamento con Spataro per cercare
di capire dove sta andando a parare l'indagine. Prepara la lista delle domande
da fare. E' un ordine, perché per li Servizio, Farina non è un giornalista,
ma è così almeno lo chiamano al telefono "fonte Betulla". Farina esegue diligente,
incontra Spataro e Pomarici. Fa le domande che gli è stato chiesto di fare.
Non sa che due registratori stanno incidendo quella finta intervista su commissione.
Non sa che il gioco è al capolinea.
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Se c'è il consenso,
dice Mastella a proposito delle intercettazioni telefoniche, faccio
un decreto legge.
Bene, ma che ci scrive? Precisa lo stesso ministro: sarà un atto non punitivo
né per i magistrati né per i giornalisti. In attesa di sapere di che si tratterà,
propongo di non prenderci in giro e di segnalare i veri problemi. Quando le
intercettazioni, e gli atti giudiziari, finiscono sui giornali ci sono due possibilità:
o il giornalista è stato capace d'ingraziarsi il magistrato, portando a casa
una notizia in esclusiva, oppure, ed è il caso più frequente, le carte dell'indagine
vengono consegnate dai magistrati alla "redazione unica giudiziaria", vale a
dire a tutti i giornali. Nessuna di queste due condotte è consentita dalla legge,
men che meno quando riguardano persone neanche indagate e figuriamoci se si
riferiscono ad attività privatissime e personali. Fin qui non c'è un solo magistrato
che abbia risposto di tali violazioni dei diritti del cittadino, con grave danno
al decoro della giustizia. Volendo si possono far pagare le multe ai giornalisti,
li si può anche mandare in galera, ma l'idea che a giudicarli siano i colleghi
dei divulgatori la trovo simpaticamente originale. Che le intercettazioni siano
strumenti d'indagine è cosa ovvia, che in Italia se ne facciano troppe (con
troppa spesa) è cosa nota. Sarebbe ingenuo, però, non cogliere alcune, diciamo
così, evoluzioni.
Capita sempre più spesso che intercettazioni decisive compaiano d'improvviso
in inchieste aperte da anni, e capita che la pubblicazione sia contemporanea,
se non quasi precedente all'acquisizione giudiziaria. L'impressione è che ci
sia una specie di centrale d'ascolto polifunzionale, pronta a mettersi al servizio
di qualche pm, ma prevalentemente al servizio di se stessa.
Questa roba non è riconducibile al mero costume ipocrita descritto, non chiarisce
la complicità perpetua fra pm e giornali, ma segnala qualcosa di più profondo
e pericoloso. Si chiama "dossieraggio", rimesta nel pecoreccio, è un reato.
Per questa ragione sarebbe utile procedere in fretta sui sospetti spionistici
che gravano su Telecom Italia, chiarendo e tranquillizzando, e per la stessa
ragione l'annunciato decreto sarà acqua di rose, se non saprà mettere le mani
alla fonte delle intercettazioni.
Davide Giacalone <http://www.davidegiacalone.it>
Pubblicato da Libero
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Servizi di Sicurezza. Urgente un intervento legislativo
- di Giorgio Prinzi
Più che il problema di una riforma dei Servizi di Sicurezza,
senza dubbio auspicabile ed opportuna, la questione impellente è quella di un
quadro normativo di riferimento che sancisca i limiti del lecito e dell'illecito
in relazione a molteplici e ben precisate situazioni, che non può essere lo
stesso in un contesto di normalità interna ed internazionale o in una situazione
di crisi conflittuale o di guerra non convenzionale asimmetrica, nella quale,
nolenti o volenti, ci troviamo coinvolti. In una situazione di assoluta normalità
interna ed internazionale la sicurezza dello Stato può venire minacciata da
azioni non molto dissimili da quelle dei reati comuni compiuti da singoli o
dalla delinquenza organizzata. In questo contesto lo spazio di iniziativa riconosciuto
ai Servizi non può o non deve essere significativamente più ampio di quello
riconosciuto alle normali Forze di Polizia Giudiziaria, il cui stato giuridico
non viene peraltro conferito agli appartenenti (lo perdono se provenienti dalle
Forze di Polizia) proprio per liberarli dagli obblighi tipici che derivano da
tale stato giuridico. Naturalmente se esiste l'esigenza di creare un'organizzazione
differente dalle normali Forze di Polizia i Servizi non possono poi venire assoggettati
alle stesse regole autorizzative e di funzionamento delle prime, anche se, a
tutela delle regole di convivenza democratica, devono essere predisposti organi
e sistemi omologhi.
Si può pensare ad una Procura speciale, i cui appartenenti siano, in analogia,
posti al di fuori dell'Ordine Giudiziario, che si occupi dei mandati di perquisizione,
di cattura e delle varie esigenze autorizzative "ordinarie" in modo omologo,
ma con regole e procedure che potrebbero in vario modo discostarsi da quelle
ordinarie. Diverso è il discorso quando la minaccia alla sicurezza diviene conflittualità
non convenzionale. In questo caso si tratta di una vera e propria forma di guerra,
sia pure non combattuta nelle forme classiche e da eserciti regolari. Qualora
riconosciuta e dichiarata, nei modi e nelle forme da definire e con l'esistenza
di una stato di guerra di questo tipo, le azioni ritenute legali potrebbero
allargarsi a dismisura sino a comprendere le eliminazioni pianificate di singoli
o di gruppi, come avviene in un qualsiasi conflitto convenzionale con forze
regolari. In questo contesto la responsabilità autorizzativa deve divenire politica,
possibilmente delegata e conferita con dichiarazione dello stato di conflittualità
non convenzionale simile a quello della dichiarazione o della presa d'atto dello
stato di guerra non convenzionale in caso di aggressione o di atti ostili da
parte di una organizzazione che persegue i suoi obiettivi minando la sicurezza
nazionale con metodi violenti e con l'uso della forza, in particolare se praticata
con metodi terroristici.
Nel contesto attuale non esiste nulla di tutto questo. I nostri servizi si trovano
nella condizione di dovere combattere una guerra in cui sparare viene considerato
tentato omicidio, neutralizzare un nemico un omicidio, un'azione contro un gruppo
ostile una strage premeditata. L'estradizione forzata di un indesiderato configura
il reato di sequestro di persona. Questo è l'attuale contesto giuridico e prendersela
con la Magistratura che non può che attenersi alla legislazione vigente non
serve a niente, anzi contribuisce alla disgregazione delle Istituzioni e ad
instaurare un clima di esaltazione dell'illegalità, giustificata magari come
esigenza razionale e logica di fronte ad una evidente minaccia che si deve contrastare
per non soccombere. Su questo aspetto richiamo con forza l'attenzione, in quanto
l'ondata emotiva che potrebbe scatenarsi in caso di un grave e sanguinoso atto
di terrorismo sul territorio nazionale, dovuto a molteplicità di cause contingenti
che lo fanno temere come potenzialmente probabile, verrebbe ascritto, come già
si legge da parte di chi scinde la questione sicurezza da quella del contesto
giuridico in cui va esercita, agli attuali interventi della Magistratura, che
applica la normativa in vigore, inadatta se non addirittura controproducente
in un contesto di conflittualità non convenzionale con approccio terroristico.
La mia esortazione è pertanto a fare presto. Il vuoto di sicurezza provocato
dal "caso Sismi" a seguito dall'allontanamento coatto messo in atto senza copertura
normativa di Abu Omar è quanto mai pericoloso in un contesto in cui al Queda
da' segni di "nervosismo" e bin Laden sembra quasi costretto a ricercare un
fatto eclatante di grande impatto con cui rilanciare la sua immagine e riaffermare
la sua leadership nel variegato mondo del terrorismo di matrice islamica, fortemente
incrinata dopo l'eliminazione fisica al Zarqawi e di un certo numero di suoi
collaboratori diretti. L'Italia è assai debole ed esposta per un sommarsi
di più fattori, quali quelli della vicenda giudiziaria in questione che inevitabilmente
hanno un'influenza negativa sull'efficienza della macchina operativa, sia per
la situazione politica interna di una Maggioranza sulle cui divisioni potrebbe
tentare di far leva qualche organizzazione terroristica nella convinzione, o
solamente nell'illusione, di spingere l'Italia al disimpegno dalla maggior parte
dei suoi impegni internazionali che prevedono la dislocazione in aree a rischio
di contingenti militari.
Se questo si verificasse effettivamente - ed in questo campo tutte le previsioni
ed analisi sono estremamente aleatorie e realmente attendibili solo "a posteriori",
cioè a fatti avvenuti o a pericolo scampato - l'effetto dirompente sulle nostre
Istituzioni sarebbe devastante, di una portata di gran lunga superiore a quella
ai danni ed ai lutti causati. Si tratta di un problema politico urgente.
Il Governo ed il Parlamento devono nel più breve tempo possibile intervenire
con un riordino organico della materia, cercando di non farsi anticipare dall'incombente
minaccia terroristica, che auspichiamo rimanga solo tale e non si concretizzi
realmente.
Giorgio Prinzi
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Perché difendo le intercettazioni - di
Mario Pirani - La Repubblica 26 giugno 06
Non c'è in questo periodo serata fra conoscenti e amici che non sia dominata
dalla discussione sulle intercettazioni.
L'accanimento polemico divide gli animi ben al di là dell'appartenenza ideale
alla destra o alla sinistra. Numericamente mi sembra prevalgano i toni di condanna
per ciò che viene definito "voyeurismo giudiziario", "ghigliottina mediatica"
e quant'altro.
Taluni son solo preoccupati che il prezzo per accertare la verità possa risultare
troppo alto in termini di salvaguardia dei diritti individuali. Infine c'è chi,
come il mio amico Beppe D'Avanzo, conclude rassegnato ("Repubblica" del 23 us)
che le intercettazioni non hanno mai rivelato nulla che già non si sapesse prima
e ci mostrerebbero solo il rifiuto della politica di far fronte al degrado.
Comprendo il suo disincantato scetticismo ma non sono d'accordo. Ancor meno
lo sono con i tanti che se la pigliano una volta di più con la magistratura
e con la stampa, invocano mordacchie e censure, urgenti decreti e anni di prigione
per chi osi sgarrare. Concordo, invece, pienamente con Marco Pannella secondo
cui "le intercettazioni possiedono una forza invasiva potenzialmente democratica...
mentre senza tutto resterebbe patrimonio di due trecento esponenti dell'oligarchia
di destra e di sinistra che userebbero le informazioni per colpirsi reciprocamente".
Esporrò per punti schematici qualche contro deduzione:
I) Non è vero che si sapesse o che si sappia tutto: tanto per fare un esempio,
una cosa è la battuta al bar Sport sulla Juve che "ruba" la partita o sull'arbitro
"cornuto e venduto", altra è il disvelamento, minuzioso e nominativo, del meccanismo
corruttivo del calcio; e ancora, una cosa e l'articolo sulle pagine finanziarie
che avanzava dubbi su una piccola banca lombarda, altra è leggere a qual punto
fosse giunta l'intrinsechezza tra il governatore e Fiorani; e, infine, darei
per certo che senza quelle intercettazioni (ogni volta bollate come "barbarie")
l'Antonveneta sarebbe caduta nella rete del banchiere lodigiano così come la
Banca nazionale del lavoro in quella di Consorte; Ricucci avrebbe trionfalmente
proseguito la sua ascesa verso il "Corriere"; Vittorio Emanuele non defletterebbe,
assieme ai suoi associati, nella "promozione" truffaldina delle slot machine.
E via elencando. Ma, soprattutto, quando si avanza la tesi che "tutto era gia
noto", non si tiene conto del valore dirompente, qualitativamente diverso, di
una notizia a seconda della fonte che la dirama. Per ricordare un grande caso
storico: i processi staliniani erano eventi noti da sempre a milioni di comunisti
(oltre che a milioni di altre persone) in tutto il mondo, ma quando vennero
"rivelati", in modo circostanziato, da Krusciov l'impressione e le conseguenze
furono enormi e dirompenti.
Iniziò con quell'atto il processo che avrebbe portato al crollo del muro di
Berlino e alla implosione del comunismo.
II) Invocare una restrizione nell'uso giudiziario delle intercettazioni rivela
solo il desiderio di veder depenalizzati tutti quei reati che vedono sempre
più coinvolta la classe politica, un berlusconismo che prosegue anche in assenza
di Berlusconi, accompagnato da una aspirazione omertosa, propria di una classe
politica nel suo assieme. Né vale l'ingenuo appello di Bertinotti a una "riforma
morale" (imporremo per decreto l'osservanza dei Dieci Comandamenti?). L'unica
riforma, davvero indispensabile, che la minoranza sana del ceto politico dovrebbe
intraprendere, è la riconduzione dei partiti nel loro ambito di orientamento
ideale e programmatico, tagliando gli innumerevoli canali dove scorre l'invasione
di tutte le istituzioni della vita civile, dalla Rai agli enti economici, dalla
sanità alla scuola, dalla amministrazione pubblica alla cultura. E lì che ha
origine la corruzione, lo spregio delle competenze, la volgarità insolente di
chi possiede le chiavi del potere e col potere si identifica.
III) Vi è un solo punto dove s'impone un freno alle intercettazioni ed è laddove
espongono al pubblico ludibrio la vita sessuale degli individui, vallette televisive
o gerarchi adulteri che siano. Sono fatti che nella stragrande maggioranza dei
casi non hanno rilievo penale. L'Italia per sua fortuna non è un paese di cultura
protestante e non ci siamo mai occupati delle preferenze sessuali degli uomini
politici. Mai avremmo messo alla gogna Clinton, come hanno fatto in America,
per sapere se una fellatio alla Casa Bianca si era conclusa felicemente o meno,
mentre avremmo apprezzato se avesse, come si conviene ad un gentiluomo, negato
il fatto, rifiutandosi altresì di fare nomi. Non mettiamoci ora noi su quella
strada.
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La privacy, bene comune. di
Roberto Martinelli - Il Messaggero 28 giugno 2006
Difficile dire quali potranno essere le misure più adeguate per tutelare il
diritto alla riservatezza del cittadino senza mettere in discussione l'intercettazione
telefonica come indispensabile strumento di indagine. Il ministro della Giustizia
ha detto che sarà necessaria un'azione concorde tra parlamento e governo per
cercare la soluzione più adeguata. Qualunque essa sarà, fino a quando un'ordinanza
di custodia cautelare conterrà migliaia di pagine di conversazioni private
tra indagati e terzi incolpevoli, non sarà facile evitarne la pubblicazione.
Lo stesso Garante della Privacy ha escluso che nell'inchiesta su Vittorio
Emanuele e dintorni, la divulgazione delle telefonate sia avvenuta in violazione
del segreto investigativo. Ciò perché il codice stabilisce che il segreto
non copre più gli atti che vengono portati a conoscenza dell'imputato. E poiché
il destinatario di ogni provvedimento cautelare è proprio l'imputato, ecco
che la "discovery" giornalistica diventa "legittima" o quasi. Esistono tuttavia
dei limiti entro i quali il giornalista deve restare per non violare il diritto
alla riservatezza del singolo e, di conseguenza, il codice della privacy.
Il Garante ha fissato dei precisi paletti ed ha ricordato che occorre far
riferimento all'interesse pubblico della notizia, all'essenzialità dell'informazione,
al rispetto della dignità della persona, alla tutela della sfera sessuale,
eccetera. Ed ha invitato editori e Ordine dei giornalisti a conformarsi al
dettato del codice che tutela i dati personali. Il Guardasigilli ritiene invece
che sarebbe opportuno introdurre sanzioni pecuniarie a carico di quelle testate
giornalistiche che pubblicano atti coperti dal segreto di indagine o comunque
dal segreto d'ufficio. Ovviamente l'Ordine nazionale dei giornalisti ha detto
no a nuove leggi che limiterebbero il diritto di cronaca in una materia, quella
delle intercettazioni, che rientra nell'applicazione dei codici già esistenti.
Fin qui i diversi punti di vista, peraltro scontati, che renderanno problematica
la soluzione di un problema che rischia davvero, come ha detto il ministro
della Giustizia, di diventare una "questione democratica". Non a caso, infatti,
egli ha rilevato come il fenomeno delle intercettazioni telefoniche abbia
assunto aspetti paradossali. E non solo per quanto riguarda le richieste di
ascolto che sono passate dalle 31 mila del 2001 alle 132 mila dell'anno scorso,
con ben 178 mila decreti di autorizzazione.
Ma anche per la mancanza di qualsiasi controllo di sicurezza degli uffici
giudiziari soprattutto per quanto riguarda i sistemi informatici, in alcuni
casi facilmente "intercettabili".
Se si vuole evitare che la situazione degeneri davvero, occorre prima di tutto
definire per quali ipotesi di reato è possibile utilizzare lo strumento dell'intercettazione
e per quali invece non è consentito. Non si può continuare ad intercettare
indiscriminatamente, se si hanno a cuore davvero le esigenze della giustizia.
Ben vengano quindi nuove norme per regolare la materia, ma si faccia in modo
che, senza limitare i poteri della pubblica accusa, l'ascolto (non solo telefonico)
di conversazioni private non venga considerato un mezzo di prova ma costituisca
lo spunto per approfondire l'indagine. Se così fosse, il problema sarebbe
bello che risolto perché sarebbe superfluo inzeppare i provvedimenti cautelari
di migliaia e migliaia di telefonate che spesso non hanno nulla a che vedere
con il reato ipotizzato. Senza contare che questi verbali vengono in gran
parte raccolti e trascritti da impianti privati, ai quali la Cassazione ha
recentemente riconosciuto piena legittimazione. E ciò da quando i tradizionali
centri di ascolto di polizia, carabinieri e guardia di finanza non sono stati
più in grado di far fronte alle richieste dei magistrati. E chissà se l'aver
affidato ai privati questa funzione non abbia fatto da moltiplicatore nell'uso
di uno strumento di indagine che nel 2005 è costato qualcosa come 600 miliardi
delle vecchie lire.
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Le regole democratiche che servono a Internet. di
Stefano Rodotà - La Repubblica 28 giugno 2006
La primigenia democrazia elettronica è scomparsa prima ancora d'essere nata.
Nessuno, oggi, proporrebbe la sostituzione del parlamento con un "congresso
virtuale", come fece nel l994 un politico americano, Newt Gingrich, in quel
"Contratto con l'America" che fece scuola anche dalle nostre parti, e che
annunciava appunto che sarebbero stati direttamente i cittadini, con votazioni
rese possibili dalle tecnologie elettroniche, a prendere le decisioni fino
ad allora di competenza del Senato e della Camera dei rappresentanti. Oggi,
quando si discute di democrazia elettronica, l'attenzione non è rivolta verso
consultazioni continue dei cittadini, non si esaurisce nel prospettare referendum
elettronici, nel progettare una democrazia "casalinga", dove ciascuno interviene
premendo un bottone collocato accanto ad un televisore. Ma non sono scomparse
le prospettive e le promesse di una democrazia rinnovata, o comunque trasformata,
dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Si moltiplicano,
anzi, i riferimenti ad una società e ad una democrazia in rete, ad una cyberdemocrazia,
ad una democrazia "estrema", alle "primarie modello Pericle", di cui ha parlato
questo giornale (10 giugno) riferendo della sperimentazione in Grecia dei
cosiddetti "sondaggi deliberativi", messi a punto da uno scienziato politico
americano, James Fishkin, con la collaborazione del giurista Bruce Ackerman.
Che cosa è cambiato nel decennio passato? Ci si è resi conto del fatto che
non stavamo passando, con una discontinuità radicale, dalla democrazia rappresentativa
alla democrazia diretta, ma vivevamo l'insinuarsi nelle nostre società di
una vera e propria democrazia "continua", che si manifesta con il ricorso
ai sondaggi e alle mobilitazioni via Internet, con la diffusione delle informazioni
e l'accesso planetario alla conoscenza, con la progressiva trasformazione
dei rapporti tra politica e cittadini.
Quello che sta nascendo e un nuovo spazio pubblico, anzi il più grande spazio
pubblico che l'umanità abbia conosciuto.
E qui globale e locale trovano forme nuove di manifestazione e d'incontro.
Proprio per reagire al rischio del trasformarsi della democrazia elettronica
nella forma politica congeniale al populismo ed alla logica plebiscitaria,
si era progressivamente spostata l'attenzione sulla dimensione locale. La
'democrazia di prossimità" si presentava come il miglior antidoto alla riduzione
della partecipazione dei cittadini ad un simulacro di potere e di sovranità,
con le loro voci chiamate a manifestarsi solo per dire un si o un no a soluzioni
messe a punto da altri, in un contesto troppo spesso segnato da appelli plebiscitari
che fanno precipitare la politica nella "democrazia delle emozioni". Lì, nella
dimensione locale, tutto questo appariva impossibile, o almeno più difficile.
La conoscenza diretta dei problemi e la maggior vicinanza con gli amministratori
pongono le premesse per una partecipazione critica e consapevole, e per questo
più esigente.
Via via che le esperienze locali maturavano, ci si avvedeva quanto fosse inadeguata
una interpretazione difensiva e minimalista delle reti civiche, della democrazia
municipale. Non v'era la riduzione su scala minore di un modello di più ampie
dimensioni.
Si è progressivamente costruita una realtà variegata, con caratteri di crescente
originalità, tendente alla diffusione di un potere che da evidenza ad una
presenza diretta dei cittadini qualitativamente diversa da quella descritta
con la contrapposizione della democrazia diretta a quella rappresentativa.
Al tempo stesso, però, è mutata pure la dimensione generale, non più luogo
da esorcizzare per le tentazioni populiste che evocava. Si è descritto questa
situazione parlando di un passaggio dalla teledemocrazia alla cyberdemocrazia,
mettendo così in evidenza la rilevanza della tecnologia adoperata nel definire
i caratteri dello spazio pubblico che contribuisce a definire.
E' chiaro che assai diverse sono le situazioni a seconda che ci si riferisca
ad una realtà che non conosce ancora la diffusione di massa dei personal computers
o ad una caratterizzata da una maturità della rete, dalle opportunità crescenti
offerti dalla telefonia cellulare. La dimensione della democrazia e proiettata
al di la delle procedure di deliberazione, anche se descritte con il suggestivo
riferimento all'agora. La democrazia elettronica si coglie nel modo stesso
in cui la rete si sviluppa e si struttura, in primo luogo come luogo di produzione
e diffusione di conoscenza, di una conversazione continua e senza frontiere,
di una testimonianza immediatamente percepibile di diversità, e per ciò di
quella continuità esposizione alle opinioni degli altri nella quale si coglie
la radice della moderna laicità e, in questo senso, della stessa democrazia.
Ad esempio, i blogs e i video blogs determinano un decentramento della produzione
di contenuti e immagini che non costruisce però una sfera diversa e separata,
appunto la "blogsfera", ma ridefinisce il modo di stare in rete, contribuendo
alla sua complessiva democratizzazione.
Così il cittadino della democrazia locale non è più un essere protetto dai
vizi di quella globale. La logica locale non si risolve tutta nel pur importantissimo
potere acquisito dai cittadini di conoscere e controllare quel che accade
in un determinato ambito territoriale. Si presenta anche come la porta per
accedere alla dimensione globale, dove esercitare ulteriormente le opportunità
di partecipazione. Il "diritto ad Internet" interroga le amministrazioni locali
e si presenta come un aspetto essenziale della cittadinanza elettronica. Non
può esservi una e-democracy che non sia fondata su una e-inclusion. Considerate
dal punto di vista del cittadino, le tecnologie elettroniche propongono una
diversa misura del mondo. Ma non perché propongano rotture e discontinuità
radicali. Si manifestano, invece, soprattutto attraverso l'integrazione tra
diversi mezzi e tra diverse dimensioni dell'agire sociale e politico.
Lo sguardo, tuttavia, non può essere rivolto solo a questi promettenti sviluppi.
Spesso ai cittadini viene promesso un futuro pieno di efficienza amministrativa
e occultato un presente in cui si moltiplicano gli strumenti di un controllo
sempre più invasivo e capillare. Sembra quasi che si stiano costruendo due
mondi non comunicanti, e che l'e-government, l'amministrazione elettronica,
possa evolversi senza tener conto della contemporanea compressione di diritti
individuali e collettivi, motivata con esigenze di efficienza o di sicurezza.
La "resa democratica" delle tecnologie deve essere misurata considerando l'insieme
dei loro effetti sociali. Altrimenti pure l'efficienza può essere vittima
della schizofrenia istituzionale. La presenza del cittadino nei processi di
e-governement, utilizzando per via elettronica servizi offerti dal comune
o intervenendo in procedure pubbliche, e sempre accompagnata da registrazioni
dei suoi dati. Ma questi come saranno utilizzati? Verranno cancellati, serviranno
per costruire profili di cittadini attivi o liste di 'attivisti' da tenere
sotto controllo? Senza certezze su questo punto, si rischia di disincentivare
la partecipazione, perché il cittadino potrebbe astenersi dal cogliere le
nuove opportunità proprio per allontanarne da se le possibili conseguenze
indesiderate. Non si può costruire una partecipazione separata da un rigoroso
rispetto di tutti i diritti dei partecipanti. Non e possibile separare la
questione delle government da quella delle democracy.
Una democrazia a due velocità può divenire una tragica caricatura della democrazia.
Non si può accettare, allo stesso tempo, il rafforzamento del cittadino nella
dimensione locale e la trasformazione della persona in una entità perennemente
controllata, fino a mutare il suo corpo in funzione dei tipi di controllo
ai quali si vuole sottoporlo. Non si può, in nome dell'efficienza, modellare
il rapporto tra le amministrazioni e i loro cittadini adottando il solo criterio
della "soddisfazione del consumatore o seguendo la via pericolosa di grandi
collega mento tra le banche dati in mano pubblica. Non si possono far prevalere
in Internet le logiche puramente di mercato, deprimendo appunto le utilizzazioni
"civiche" e facendo nascere vecchie e nuove forme di censura. Non si può recintare
la conoscenza, attribuendo un primato a superate logiche proprietarie. Non
si può, in definitiva, far sì che le tecnologie del controllo oscurino quelle
della libertà.
E' tempo che su questo si sviluppi un vero dibattito pubblico, al quale proprio
le esperienze locali possono offrire un eccellente nutrimento, orientate come
sono verso la produzione di un "socialsoftware", di un insieme di strumenti
e di opportunità di intervento utilizzabili dai cittadini, che trovano significative
conferme nelle iniziative che hanno accompagnato, tra l'altro, l'ultima campagna
per le elezioni presidenziali americane. Ma l'occhio sulla ricchezza delle
azioni locali non può trasformarsi in un esplicito o implicito argomento a
favore di chi volge la propria attenzione verso un neo-medievalismo istituzionale",
inteso non come uno strumento analitico per comprendere l'attuale frammentazione
dei poteri, bensì come il modello da adottare. La traccia da seguire non è
certo quella delle impossibili restaurazioni della sovranità nazionali. Ma
un mondo senza centro non equivale ano mondo senza regole, che vanno invece
costruite pazientemente per approdare ad una "Costituzione per Internet".
Un traguardo difficile, ma una utopia necessaria in un mondo nel quale l'apparenza
della distribuzione e della dispersione dei poteri non può farci ignorare
le leggi ferree che grandi poteri politici ed economici continuano ad imporre
a tutti.
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