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*ATTREZZIAMOCI*
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La Minchia 3 del Mitico Cazzullo
Chi di minchia colpisce di minchia perisce
 
Avrei parlato di La Minchia 2 - La Minchia 2 di centrosinistra gemellata con La Minchia 1 di centrodestra, ovverosia di come le quote rosa furono mandate a quel paese dall'On. Grillo, Senatorio Legionario di Cristo che sentenziò, "Queste non ci devono scassare la minchia" - e di come sono state mandate a quel paese dal querulo Premier attuale, Legionario di Zio Max, con espressioni più o meno eleganti del lessico del Legionario di Cristo - "è colpa dei partiti, le donne non le hanno volute" -.
Ma, un po' perchè secondo il principio del "Mamma Ciccio mi tocca, toccami Ciccio che mamma non vede", queste ineffabili quote rosa "protestano" solo a cosacce fattele, e quindi hanno proprio scassato la Minchia 1, la Minchia 2 e la sicura Minchia 3, un po' per l'eterna passione per il Federalismo, le Riforme e i Referendum, parlerò di come attrezzarsi per il Referendum di Giugno con un cenno alle Amministrative la cui campagna elettorale, tra un tripudio di vaghezze sui programmi di governo di sindaci e candidati,
l'unica proposta seria, tra le altre, e autenticamente federalista, l'ha lanciata Emma Bonino per la Lista la Rosa nel Pugno:
I Referendum Comunali. Referendum che, i sindaci, non promuovono pur avendone tutti i poteri. E si capisce il perchè.
Non è più tempo, ne' a destra ne' a sinistra, di Sindaci democratici e federalisti.
I sindaci attuali sono mezze tacche centraliste e corporative uscite dai retrobottega dei partiti per parcheggiarli o ripagarli dei galoppinaggi di anni e di trafile burocratiche estenuanti. Una categoria, quindi, di asserviti e servitori degli interessi di partiti e corporazioni, non certo promotori e custodi degli interessi dei cittadini. Una pletora di mediocri funzionarietti che governano in modo infimo le povere Città affidate loro o, peggio, gran politici parcheggiatisi nei Comuni che fanno politica continua per la propria esclusiva carriera politica nazionale invece che governare le Città. Un caso esemplare? Roma. Comune vicinissimo al Potere centrale e perciò centralista, lontanissimo dalle reali esigenze dei cittadini contribuenti.
Diamo ora uno sguardo nel passato della felice stagione dei Grandi Sindaci democratici eletti nel '94 e che diedero la nascita al Movimento dei Sindaci di cui fui madrina e coordinatrice nell'arco di sei anni fondando il Movimento per le Riforme Istituzionali.
1997 Governo Prodi: Tra mugugni, promesse, trattative, si arriva all'agognata Bicamerale di zio Max e del sor Berlusca che vede i sindaci sfilare compunti. Vogliono il Federalismo. Fanno e rifanno il giro delle sette chiese, mobilitano costituzionalisti di fama, federalisti provetti, vanno e rivanno da Ponzio a Pilato, passa un giorno e passa l'altro la Sala della Regina chiude e si abbatte sulle Riforme come il mar Rosso sul Faraone. Amen.
1998: defunta la BicameraleGoverno D'Alema. Oh! distrazione! Ma ci sono le amministrative! Che si fa, che non si fa sul federalismo? Si temporeggia o si dà un "federalismo temperato"? "Solidale"? "Alla tedesca"? "Alla catalana"?
"Alla siciliana"? O formato Tony Blair? Federalismo forte che sbarri il passo ai Padani del Santo Gral della secessione? Federalismo "vero"? E quale è quello "vero"? Si opta per l'Amatriciana verace. Vediamo come butta. Butta che fanno la voce grossa e ci si mettono pure le Regioni che si son deste al suon dei Campanili e, in un'orgia di no da tutti i fronti, spunta l'alba radiosa e ci sveglia il ruggito del Bobo (Maroni) che sentenzia "Alla siciliana!".
Come un sol uomo, al grido di "La Cassata! La Cassata!" partono ordini alla volta di Palermo, interi scaffali di ricette polverose vengono saccheggiati. Ma il ringhio del Senatur non si fa attendere. Ghigna dal Parlamento della Padania "Federalismo alla Siciliana? Strunzà! Chel Bobo lì l'è matt!". La Terra Promessa del referendum "popolare" e la decantata "sovranità del popolo è e sarà una pistola scarica" (sic dalla politica alle Autonomie). Dal 97 al 2006, passati dieci anni, il Federalismo non c'è, la cassata nemmeno ma ci sono la stronzata dell'Articolo V° voluto dal centrosinistra e la cazzata della Devolution voluta dal centrodestra.
Vi pare serio? Istituzionale? A me proprio no. E' un grande casino.
Andare a votare il Referenda sulla Devolution allora? Ebbene sì. Mai rifiutare di esercitare l'unica arma concessa ai cittadini per legiferare. Ne' vale astenersi perchè, attenzione, il prossimo Referendum si vince o si perde anche se vota un solo elettore.
Non c'è il quorum del 51% + 1. Si contano i SI e i NO. Con buona pace di Ratzinger & di Ruini, dei Legionari di Cristo e di Max.
La riforma Costituzionale in pectore al centrosinistra e a Prodi, da attuarsi tra maggioranza e opposizione, dopo il voto, è una riforma che punta solo a moderare gli eccessi di quella berlusconiana ma che ne conferma la sostanza quanto a verticalizzazione dei poteri, svuotamento della rappresentanza, riduzione dell'uguaglianza? Prima del voto del 25 giugno la nuova maggioranza dovrebbe sciogliere le forti ambiguità che avvolgono l'ipotesi di riforma bipartisan.
L'Appello Barbera-Ceccanti, il Comitato riformista e la Convenzione tra destra e sinistra.
In vista del referendum sulle modifiche alla Costituzione volute dal centrodestra, Augusto Barbera, Stefano Ceccanti ed altri hanno elaborato un Appello affinché il "No" non esprima una linea conservatrice, all'insegna de "la Costituzione non si tocca".
Occorrono, invece, incisivi cambiamenti nella carta fondamentale dello Stato, volti a rafforzare il ruolo del premier, a ridefinire i poteri delle regioni per un autentico federalismo, a superare il bicameralismo perfetto e così via. No dunque alle modifiche fatte dal centrodestra, ma non in nome dello status quo, bensì per approvarne di migliori. E pongono anche una questione di metodo: si tratta di riforme che non si possono varare a colpi di maggioranza ma richiedono un percorso costituente che coinvolga le migliori energia del paese. Per tali motivi, dinanzi alla linea conservatrice del Comitato presieduto da Scalfaro, si potrebbe dar vita a una Comitato per il "No" riformista, articolato sul territorio e ad una Convenzione tra destra e sinistra che rediga le Riforme da sottoporre al Parlamento.
Dal Veneto mi scrive il federalista Ettore Beggiato:
"Il parlamento spagnolo ha approvato il nuovo statuto della Catalunya.
Nel I° articolo si ribadisce che "La Catalunya è una nazione ed esercita il suo autogoverno con istituzioni proprie, costituita come comunità autonoma in accordo con la Costituzione e il presente Statuto e, nell'articolo 5: "L'autogoverno della Catalunya come nazione si basa sui diritti storici del popolo catalano, nelle sue istituzioni secolari e nella tradizione giuridica catalana".
Non parliamo poi dell'aumento dell'autonomia fiscale e finanziaria conquistata da Barcellona. Questa è la Catalunya, una delle realtà economiche, sociali, culturali più sviluppate a livello europeo".
E, infine, riporto due stralci, il primo è estratto dall'intervista ad Alain de Benoist di Sergio Terzaghi - Ariannaeditrice.it -
"Il federalismo integrale per Alain de Benoist" e il secondo da un articolo di Giafranco Morra "Federalismo: Carlo Cattaneo, Apostolo del buongoverno e gli 8 punti esemplari". Chi desidera l'intera intervista e l'articolo su Cattaneo, mi scrive e glieli invio.
   Professore, la Francia è lo stato giacobino per eccellenza. Come prende forma nella Sua persona la riflessione   
    federalista?

(...) Nel XIX° secolo, uomini di sinistra come Proudhon, di destra come Maurras e, soprattutto, Barrès hanno richiesto il federalismo. Sono giunto al federalismo per una spontanea simpatia per i movimenti regionalisti (bretoni, normanni, fiamminghi, alsaziani, corsi, baschi, ecc.), provata fin dalla mia gioventù, e per la derivante riflessione di filosofia politica. Il federalismo mi è apparso come il solo sistema politico capace di conciliare l'uno e il molteplice, vale a dire gli imperativi in apparenza contraddittori dell'unità, necessaria alla decisione, e della libertà, necessaria al mantenimento delle diversità. Ma ho anche subito l'influenza d'un certo numero d'autori come Paul Sérant e Thierry Maulnier, che scrissero negli anni sessanta "Le XXe siècle fédéraliste" come Robert Aron, il quale fece parte dei "Non-conformisti degli anni 30" e non smise di difendere le idee di Georges Sorel e il socialismo associativo - solidale francese, come Alexandre Marc, direttore di "L'Europe en formation" e teorico del "federalismo integrale", ecc.
  La democrazia rappresentativa contemporanea ha in sè il rischio di non rappresentare nessuno, tanto meno il popolo.
   Cosa ne pensa Professore?
La crisi della rappresentanza affligge oggigiorno tutte le democrazie liberali. L'indebolimento dello Stato-nazione, il quale, come ho detto sovente, è divenuto, in una volta, troppo grande per rispondere alle aspettative quotidiane della gente e troppo piccolo per far fronte alle problematiche che si sviluppano oramai su scala planetaria, ha avuto per conseguenza la rottura di ogni legame sociale (lo Stato non è più produttore di socialità) e una frattura, sempre più accentuata, tra la classe politica e i cittadini. Questi ultimi allora tendono a rifugiarsi nell'astensione o a votare per i partiti di pura protesta, i quali non rappresentano forze costruttive.
E' possibile rimediare a questa situazione soltanto ponendo in essere una democrazia partecipativa su tutti i livelli che, a partire dalla base, permette a ciascun cittadino di partecipare alle vicende pubbliche.
   Quale Europa vorrebbe?
Vasta questione. Mi auguro che l'Europa divenga una potenza indipendente che possa giocare un ruolo regolatore della globalizzazione in un mondo multipolare, ma anche una Europa che non si rinchiuda nella sola logica della potenza, ma che possa essere il luogo d'un nuovo progetto di civilità.
"Federalismo: Carlo Cattaneo, Apostolo del buongoverno e gli 8 punti esemplari".
Studioso di straordinaria intensità, Cattaneo da giovane non era insensibile al fascino femminile. La sua avventura più nota fu quella con una donna matura, la contessa Perticari, figlia del poeta Vincenzo Monti: "Gli piaceva di starle seduto a ginocchi, posando nel grembo di lei - come Amleto in quello di Ofelia - la sua bella testa ricciuta, e volgendo verso di lei l'ampia fronte, della quale i pensieri parevano passeggiare a tiro a quattro. La Perticari gli consigliava di non passare mai una notte intera con una donna, se voleva serbare l'illusione amorosa. La Perticari, dicono, faceva copiose corna al marito, benché ricco, benché conte, benché uomo d'ingegno, perché il fiato di lui puzzava orrendamente". Ma la sua vera vocazione era quella dello studioso tanto che si trasferì in Svizzera e a Lugano, in quel Canton Ticino che considerava "l'unica terra italiana libera", visse, insegnante di filosofia nel Liceo cantonale, sino alla morte. Fu più volte eletto al Parlamento italiano, ma snobbò tutte le sedute a Torino, solo a Firenze si recò alcune volte nel 1867. Fedele alla sua convinzione: "posso servire meglio l'Italia col pensiero anziché con la politica".
Rimangono molto validi alcuni saggi come "La città italiana" (1858), acutissima analisi geopolitica della anomalia Italia, che "non è una nazione, ma un insieme di città"; "l'Italia è fisicamente e istoricamente federale". Duecento anni dopo la sua nascita il nostro paese sconta ancora due mali, che Cattaneo aveva con realismo intuiti: una unità artificiale, centralista, burocratica e statalista, che egli chiamava "chinese", in quanto non accompagnata dal federalismo, e una crisi economica dovuta al freno di quella libera iniziativa, che è produttiva di ricchezza e benessere. L'economia non ha la sua prima ragione né nel capitale, né nel lavoro, ma nella intelligenza. Nello scritto del 1861, "Del pensiero come principio d'economia pubblica", Cattaneo difese l'economia di mercato contro il socialismo di Saint-Simon e Proudhon. E mostrò che il progresso economico "non si spiega né colla natura, né col lavoro, ma con l'intelligenza, che afferra i fatti della natura; che presiede al lavoro, al consumo, al cumulo; che li fa essere in uno o in altro modo; che li fa essere o non essere". Oggi, in piena globalizzazione, ne comprendiamo la verità profetica. Centralismo e Statalismo
tuttavia, possono essere superati solamente accogliendo un'altra delle intuizioni di Cattaneo: che la felicità e la ricchezza di un popolo richiedono soprattutto una onesta ed efficace amministrazione. Prima di Luigi Einaudi, che tanto apprezzava le sue opere, Cattaneo fu l'apostolo del Buongoverno.
     Buone Amministative, quindi, e buon Referemdum, da Giuliana D'Olcese
 
*la Minchia 3 del mitico Cazzullo*
Quote Rosa:
Chi di minchia ferisce - di minchia perisce
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La Minchia 3 del mitico Cazzullo sale su per li rami dei DS, lambisce il Senato e approda al Quirinale dove Anna Finocchiaro, la Comandante in Capo DS e Margherita al Senato, lancia il suo Grido di Dolore: "Avevo le carte per andare al Quirinale!" e accusa: "Troppo maschilismo, un uomo con il mio curricula sarebbe stato candidato alla Presidenza della Repubblica".
Minchia! Però! Che stile! Che eleganza! Che modestia Minchia! Ma quale è l'arma letale di Cazzullo il sado-collezionista delle più segrete sventate e incoffessabili fantasie dei politici italiani? Iniettare nel malcapitato intervistato la Sindrome di Stoccolma.
In gara a chi gliela spara più grossa, infatti, quote azzurre e quote rosa si consegnano anima e viscere al "Mostro del Corsera" a confronto del quale i feroci sfottò di Gian Antonio Stella sono beneficiate dei Beati Paolini del Sacro cuore di Maria Addolorata della Misericordia. Il capolavoro di Aldo Cazzullo è e resterà l'intervista a Bondo Bondo, il coordinatore di FI, che gli confidò: "Il Cavalier Berlusconi? è Bontà e Purezza. Due molossi divoratori li ammansì con un grido! Come San Francesco.
Ad Arcore?
Si vive in una cella, in una atmosfera francescana, tra meditazione, studio, lavoro e preghiera". Minchia! Però!
Che stile! Che eleganza! Che modestia Minchia!
Certo, il curricula della intelligente superdotata - superbona sicula Finocchiaro, non è privo di atout, no Hatù! e, in quanto a charme e ad appeal personale, non politico, tien deste cento Ville Arzilla, Minchia! Ma, da magistrata a parlamentare, da Ministra per le Pari Opportunità a relatrice nella Bicamerale di Zio Max e Bontà & Purezza, da capo Commissione Giustizia alla Camera, a su per li Rami Quirinaleschi, ce ne corre. E, le quote rosa, mai realizzate, non bastano a disegnare la cornice istituzionale occorrente ad una Storia Politica che sia la via maestra per il Colle. Colle che, prima che l'ultimo Colle andasse al Colle, era tanto ammaliato dalla bella, ma contegnosa, Ministra sicula, da suscitare arzille contese coniugali ai pranzi dove il post Colle, allora Super Ministro del Tesoro, non si sedeva se alla sua destra non era assisa la Super Maliosa collega Ministra.
E Donna Colle? A un altro tavolo, possibilmente non in vista del tavolo del post Colle Ministro del Tesoro. Che serate! Minchia!......
 Sotto il Regno del primo Governo del Cavalier Bontà & Purezza, Regno in cui non esisteva il Ministero per le Pari Opportunità ma La Commissione per le Pari Opportunità presieduta dal capacissimo Principe del Foro Tina Lagostena Bassi, avvocatessa di tutto rispetto professionale e politico, e mai soggetta o acquattata agli ordini dal Cavalier Bontà & Purezza ma battaglierissima sui diritti civili e delle donne, Tina fece della Commissione un organo funzionantissimo e indipendente ove, parlamentari come la DS Claudia Mancina e donne della società civile di destra e di sinistra collaboravano con visibilità, anche mediatica, a fare emergere le donne in politica, nelle Amministrazioni pubbliche e nelle attività professionali ispirandosi al modello Marisa Bellisario.
 Contemporaneamente, correva l'Anno di Grazia del Signore degli Asinelli e delle Cento Padelle ma, tra Asinelli e Cento Padelle, le quote rosa manco pa' capa... finchè quando Asinelli & Padelle andarono al Governo, fu istituito il Ministero, senza portafoglio, per le Pari Opportunità. Ministro l'intelligente strafichissima Finocchiaro che, "tostissima sicula", alle Pari Opportunità non mosse foglia che Zio Max, Zi' Violante e Zi' PDS non vollero. E le quote rosa la' stanno.
       Con un grande affettuoso augurio ai nuovi inquilini del Colle Giorgino, Clio e Giulio, tre persone straordinarie che, solo dopo pochissimi giorni dal trambusto del trasloco al Quirinale, ti ringraziano per la lettera di auguri rispondendoti di proprio pugno con parole affettuose e mai formali. Che signori, che eleganza, che stile, che razza.
            Giuliana D'Olcese 2 articoli correlati su www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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*Attrezziamoci* orsù Attrezziamoci!
Cara D'Olcese sei Grandiosa come al solito. Comunque sia, e vista l'occupazione KOMUNISTA dell'Italia, il referendum è l'unica arma che ci resta per costringerli ad abbassare un po' la cresta e contenere i danni. Ogni riforma, anche la migliore è perfettibile. Quella da confermare col nostro voto lo è ancora di più. Ma se viene bocciata, credimi, son c****amari per tutti noi. Perchè sarà un voto non sulla Costituzione ma pro o contro Prodi, i Komunisti e il Regime ormai sempre più dietro l'angolo. Dunque, coraggio e legniamoli senza pietà. Poi su come ricostruire l'Italia ce lo giochiamo. Perchè se vincono loro non giochiamo più e per un pezzo!
"Unione per le Libertà" Rete dei Presidi per l'Italia Libera(le). Galgano Palaferri
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*Attrezziamoci* davvero.
Grazie per il grandiosa. Si fa quel che si sente e che si può....... gd'o (,-)
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Al grandiosa di Galgano,
aggiungo un meravigliosa da parte mia, col più grande augurio di proficui risultati.
Ed a proposito di amministrative, Perché non consigli ai tuoi contatti di votare Andrea Jarach a Milano e Daniela Santus a Torino.
Sono due battaglie importantissime sopratutto per far capire alla sinistra che il giochetto di mascherare d'antisionismo l'antisemitismo, non funziona più. Grazie Stefano Cattaneo
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Chi di minchia ferisce di minchia perisce.
Ottimo e coraggioso, come al solito, pezzo. Anche a me - da tempo - da' fastidio la spocchia della Finocchiaro.
Complimenti! Romano Scozzafava
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*Attrezziamoci*
Concordiamo su tutto. Suggeriamo anche due autori con relativi testi storici importanti perché precursori alle teorie dei modelli federalisti: Il principe di Canosa con i "Pifferi di Montagna" ed il Farnerari con la Monarchia di Napoli, quasi contemporanei al Cattaneo. Cordiali saluti Ettore d'Alessandro
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Attrezziamoci sì.
Il populismo dilaga ed il sonno della ragione genera mostri.... Paolo Sassetti
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*la Minchia 3 del mitico Cazzullo*
è un articolo duro ma necessario. DottMellia
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Mi fa piacere che sei d'accordo, e spero suoni come consiglio e ammonimento
perchè non ho notato solo io la spocchia e l'uscire dai ranghi della Finocchiona ma lo notano moltissimi elettori di centrosinistra e perfino dei DS. gd'o
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Maleattrezzata (Napule)
Saluti dalla mia bella città in febbre elettorale (nu burdell 'e pazz' ).
Ho notato una differenza tra le vecchie e la recente campagna elettorale. Una volta chiedevamo ai papabili di ricordarsi di noi dopo le elezioni e darci qualcosa di buono, spesso per il nostro utile personale più raramente per il bene pubblico. Bisogna dire che dall'altra parte c'era un potere abbastanza strutturato, capace di dare qualcosa: un posticino di lavoro e qualche piacerino.
Adesso, in quella situazione che Dario Di Vico chiama "potere liquido", non strutturato appunto, i pappinabili cercano innanzitutto una sistemazione per se' e per la propria famiglia, non oltre... Mi piace riportare una perla di saggezza popolare napoletana, non tipica per la verità, perchè è impregnata di pragmatismo anglosassone e non del classico fatalismo partenopeo del tipo "accsussi' adda i'" Diceva il mio barbiere, persona di larghe vedute: "vuo' verè ca sti strunz' e napulitan mo' votan tutt' o cuntrario?
Primma ce steva nu sindaco 'e sinistra e e' sord' o guvern' nunn 'e mannava pecchè era e destra e 'e vuleva fa' fa' na figura 'e niente.
Mo' ca tenimm o guvern 'e sinistra vuò vede' che e napulitan vanno a vutà chilli 'e destra e e sord nunn e' vedimm' pati' cinq ann?".
   Paolo
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La diessina Anna Finocchiaro voleva fare il Presidente di tutti gli italiani!
Non bastava la candidatura del leader Maxxximo??? Quote rosa e fiocchi azzurri impazziti, nessun pudore nella sinistra.
  Carla Stacchini
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Ciao Giuliana (Dolce-se ma non troppo),
anche se non ce ne sarebbe bisogno, ti faccio i miei complimenti e mi auguro che con certi articoli Tu riesca a "svegliare" e scuotere quante più persone possibile in questo paese di zombie... Un solo appunto: Non riesco a capire perchè necessiti di espressioni e termini un po' volgari. Capisco che Sei anche piuttosto incaz..ta. per certi scandali politici e sociali ma credo che i Tuoi articoli sarebbero comunque validi e anzi più "magnetici" per molte più persone se fossero esenti da certi vocaboli.
E' un tipo di strategia. (Non sono un puritano o uno che non usa parolacce che a volte sembrano essere utili ma dipende dai contesti e dalle reazioni che si vogliono ottenere). Un caro saluto Claudio Rubini
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Ma le piccole, mica grosse "parolacce"
vedo che al mio pubblico piacciono perchè su questo sei il primo, tra 35.000 lettori, a consigliarmi di evitarle e rinunciarci.
Perciò continuo con le piccole innoque parolacce, tanto tu non mi leggi più....
Hic Hic Hic..... (): -(:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
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Delle Amministrative di Napoli
, mi era piaciuto il manifesto elettorale del maestro di strada Rossi Doria,
un outsider schiacciato da due potenti macchine da guerra messe in piedi dalla Casa delle libertà e dall'Unione. Non è stato un trionfo per il maestro di strada e per la sua lista dal logo accattivante "decidiamo insieme" ma pur tuttavia è stato un buon risultato. Secondo Biagio De Giovanni filosofo ed esponente della Rosa nel pugno avrebbe vinto l'asse De Mita - Bassolino che in Campania avrebbero creato ormai un vero e proprio regime. Forse è vero, ma il napoletano medio non è un democratico che vuole "decidere insieme", secoli di subalternità e di oppressione l'hanno reso cinico e disincantato e non oserebbe immaginare nemmeno per un momento che la sua opinione venga tenuta in conto da chicche, e sia. Lo sa e perciò non vuole nemmeno essere responsabilizzato per decisioni che comunque prescinderebbero dalla sua volontà e allora sceglie di non decidere insieme. Il napoletano, come Pulcinella, si mette al servizio di un padrone e trova i suoi spazi di libertà, anzi, di anarchia addirittura, in un falso ossequio delle regole e del potere. Poi sbeffeggiando il padrone mette in evidenza l'assurdità del potere. Comunque vada alla fine pulcinella si prenderà sempre la sua dose di legnate. Paolo M
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Altro che il maestro di strada Rossi Doria, un outsider schiacciato....
il fatto è che la Rosa non ha avuto consenso alla Amministrative e Bonino ci sta perdendo la faccia.
Se i Radicali non si sbrigano a cambiare strategia nelle campagne elettorali, almeno, e almeno in quelle amministrative, Emma perde la faccia che è l'unica che i radicali hanno per mandare avanti tutto. E lei perderà la collocazione nella cornice, che si sta costruendo faticosamente da anni, per la corsa prossima al Quirinale perchè la stanno deprezzando con troppe sconfitte. Sconfitte la cui visibilità è sua, sua, non dei radicali, e nello Sdi è di Boselli. Tranne Emma, nella campagna elettorale per le Amministrative i radicali hanno parlato solo di laicità, e delle solite tematiche che abbiamo sentito nella campagna per le politiche. Senza capire, e questo è grave e paradossale, che i cittadini per eleggere sindaci e consiglieri comunali della laicità e delle tematiche radicali se ne fregano perchè le città hanno e soffrono altri gravi problemi. Così Emma è stata subissata dal messaggio ossessivo e ripetitivo dei loro candidati e di Radioradicale, e quindi, cancellato il suo che esponeva un programma di governo pratico e concreto. Io ho tentato di avvertirli con un mio comunicato ma è stato inutile purtroppo. I Radicali sono bravissimi ma testoni e pensano di avere sempre ragione loro. Su tutto. Figuriamoci a una città come sta messa Napoli quanto gliene fotte della laicità! Giuliano Ferrara è stato duro sul Foglio e speriamo che capiscano che stavolta Ferrara ha ragione.
Hai notato che da Attrezziamoci in poi finalmente si è parlato del Referendum del 25 Giugno? gd'o
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L'Udc e Baccini? Un logoro clericalismo ottocentesco.
Piuttosto che temere un fantomatico ''nuovo paganesimo dei Pannella e dei Bonino", Baccini dovrebbe essere preoccupato di come il collante della Casa della libertà sia oramai un logoro clericalismo ottocentesco. Di quali poteri forti parla poi l'ex ministro, del Vaticano forse? Il voto alla Rosa nel Pugno è l'unica garanzia ad uno sviluppo economico, sociale e culturale non subalterno ai poteri corporativi e clericali.
Mario Staderini, membro della Direzione nazionale della Rosa nel Pugno e candidato al Comune di Roma.
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Piacevolissimo articolo!
Mi mandi per cortesia l'intervista completa e l'articolo su Cattaneo?
Grazie, Franco Celtical - Alessandria
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Grazie. Come stai lazzaron d'un lazzarone che non ti fai mai vivo?!
Risorgi come Lazzaro solo con il Fed eh? E' l'unica cosa che ti stimola sempre, passano gli anni, ci facciamo vecchi ma il Fed è sempre vivo, vegeto, e fresco, nei nostri vecchi cuori....
Ti mando l'intervista ad Alain de Benoist e anche l'articolo su Carlo Cattaneo così ti fai una spanzata di Fed!
Baci, abbracci e tenerezze da gd'o
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Mi agito, mi agito... è che stò diventando vecchio e la mia voce è sempre più flebile.
Me ne accorgo dal fatto che non mi si fila nessuno :-)))))
Se mai sali al Nord fammi un fischio, sarà per me un piacere il venirti a salutare!
Io al Sud? Ma non esiste proprio :-)))))))))))))))))))))))))))))))).........!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ciao carissima! Tuo Frankie
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*Attrezziamoci*? Mi attrezzo subito!
 Grazie, cara Giuliana, mi interessano entrambi gli articoli. Un abbraccio Dino Cofrancesco
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Se dedichi energie in polemiche più o meno condivisibili di politica e non, ti faccio i miei complimenti
ma non so se ne valgano davvero la pena. Qui inizierebbe un lunghissimo discorso sulla politica (della quale sembri molto ferrata) e di questo bel modello di società, italiana e non, che continuiamo e contribuiamo tutti indistintamente ad alimentare nel bene e nel male e che macina indifferentemente qualsiasi cosa e da qualunque parte arrivi. Fra un secolo tutte le idiozie, i deliri e le psicopatie di questa bella società non saranno che un nebuloso ricordo (noi compresi) come lo sono per noi gli accadimenti ed i costumi del tempo di Napoleone o di Leonardo o dei primi anni del novecento. Paladini della giustizia o commentatori più o meno ironici che vogliamo essere degli accadimenti sociali, non riusciremo a far breccia in alcun muro. Perchè in realtà questo muro è fatto di ideologie, la peggiore delle materie. In una società dove virtù come il rispetto profondo dell'altro o l'onestà non sono ormai neppure più utopici optionals, a nulla serve tutto il resto. Tanti auguri Claudio Rubino
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Ma che deserto, che necrofilia......
che amarezza e quanta ne hai dentro di te.... che morte di tutto.... Cià cià cià.
Ti invio l'ultima, *La Minchia 3 del mitico Cazzullo* così c'è caso che ti fai una bella risata. Una risata aiuta la vita (,-) gd'o
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Nessuna morte e nessuna necrofilia,
soltanto constatazione che la maggior parte dell'umanità ordinaria è davvero ordinaria, distorta e violenta (senza guardare alla storia, basta dare un'occhiata obbiettiva ai giorni nostri e ovunque nel mondo!!) e che di Esseri Umani degni di questo nome ce ne sono davvero pochi. Se tu credi di far parte di questi ultimi allora mi rallegro di averti incontrata. Buon lavoro. Claudio
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Sono, purtroppo, d'accordissimo con queste tue ultime constatazioni, e per intero.
Ne basta anche mezza di occhiata obiettiva..... Io non mi ritengo degna di chissàcchè, però per il poco che posso fare, seguo il mio istinto e la mia morale. Forse, un piccolo pezzo di coscienza delle cose arriva agli altri. Lo spero.
Partecipare all'Agorà migliora uomini donne e cose. gd'o
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Sindaci traditori della Storia: il turista Emanuele Filiberto di Savoja a Vicenza.
Lunedì 12 giugno arriverà a Vicenza Emanuele Filiberto di Savoja. E fin qui niente di male: Vicenza è una città splendida e un turista in più è sempre ben accetto. La cosa che mi lascia francamente allibito è che il Savoja in questione venga ricevuto in pompa magna a palazzo Trissino, sede comunale, dal Sindaco in persona con tutti i convenevoli e i rituali dettati dal protocollo del cerimoniale. E quali sarebbero i meriti del giovane Savoja, oltre quelli di aver fatto la pubblicità di una nota casa di sottoaceti?
Al signor Emanuele Filiberto di Savoja che si definisce "principe di Venezia" va ricordato che non esiste un popolo più autenticamente repubblicano del popolo veneto: finchè i Veneti sono stati liberi e indipendenti non hanno avuto ne' re ne' principi, ne' cortigiani ne' cortigiane. Fu Napoleone a coniare il titolo di "principe di Venezia" assegnandolo al figliastro Eugenio di Beauharnais quale ulteriore oltraggio alla Serenissima Repubblica Veneta e in tal modo, un oltraggio, un insulto alla nostra storia veneta, deve essere letto anche ai nostri giorni, quel "principe di Venezia". E finiamola con la retorica risorgimentale che vede Casa Savoja tutta tesa in maniera disinteressata alla costruzione della cosiddetta unità d'Italia. Quei Savoja che con il loro arrivo nel 1866, dopo un plebiscito-truffa scandaloso, portarono il nostro Veneto in una situazione di miseria e di disperazione come mai nella nostra storia, facendo scatenare una emigrazione di dimensioni bibliche. Quei Savoja interessati unicamente ad allargare il proprio regno con una logica esclusivamente espansionistica. E non hanno fatto mai nulla per nasconderlo, per la verità. Emblematico il fatto di Vittorio Emanuele II° re di Sardegna che diventa, con una legge votata il 17 marzo 1861, il nuovo re d'Italia, rimanendo però "secondo", nonostante le lunghe e accese discussioni che movimentarono l'opinione pubblica dell'epoca: a lui di diventare il primo re d'Italia non interessava proprio nulla. La politica di casa Savoja calpestò i diritti dei popoli, rifiutando la dimensione "federalista" del nuovo regno, optando per la via delle annessioni attraverso una serie di plebisciti truffaldini che evidenziarono la dimensione "imperialista" dei Savoja. Non parliamo poi delle perle di Casa Savoja nel novecento, dalla complicità con l'avvento al potere del fascismo, alle orrende leggi razziste contro gli ebrei, alla "fuga di Pescara" nel settembre 1943 di Vittorio Emanuele III.
E visto che il tour del Savoja finirà con una cena (di gala, naturalmente) ecco un affresco politico-alimentare di come i Savoja sono ricordati nel Veneto: "Co San Marco comandava se disnava e se senava. Soto Franza brava xente, se disnava solamente.
Soto casa de Lorena no se disna e no se sena. Soto casa de Savoja de magnar te ga voja!" Per non parlar di quel: "Viva Savoja! chè i n'à portà 'na fame roja" che continua ad essere presente nella tradizione orale della nostra terra veneta.
Ettore Beggiato - Consigliere provinciale di Vicenza Progetto Nordest
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I Savoia e il Veneto
Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, ritiene, alla luce di più di 200 anni di occupazione straniera, di dover prendere una posizione chiara e precisa nei confronti dei Savoia.
Noi come Veneto Serenissimo Governo non potremo accettare l'arrivo di Vittorio Emanuele IV e dei suoi eredi nella Veneta Patria fino a quando essi non riconosceranno l'illegalità del Referendum del 1866 che unì il Veneto all'Italia. Questa è la precondizione di un'eventuale visita dei Savoia in Veneto. Già alcuni componenti della ex casa regnante, con la loro firma, hanno appoggiato la nostra raccolta firme per il rifacimento di quel referendum illegale: Ci aspettiamo che le medesima cosa venga fatta da Vittorio Emanuele IV, Emanuele Filiberto e i componenti della Casa Reale Sabauda. Tutti i Veneti non devono dimenticare quanti lutti hanno causato i Savoia e i loro amministratori durante il "Regno d'Italia". Le tragedie causate da questi occupanti hanno diviso la nostra gente e causato milioni di morti, emigrazione, diaspora, guerre d'aggressione, campi di concentramento, etnocidi culturali e materiali. Auspichiamo dai Savoia il riconoscimento degli errori dei loro avi e il riconoscimento all'autodeterminazione della Veneta Nazione. Venezia, 9 giugno '06 Per il Veneto Serenissimo Governo Il Ministro Consigliere Demetrio Serraglia
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Referendum - L'insidia del "NI" - di Giovanni Sartori Corriere.it
(...) Venendo al dibattito, il punto toccato da tutti è che il bicameralismo paritario "è una stranezza italiana che non ha eguali in nessuna parte del mondo" (Vassallo), che è "un mostro tutto e solo italiano" (Calderisi e Taradash). Il che è abbastanza vero.
Però mi fa specie che questo sia il solo "mostro" per chi ne propone (ivi incluso specialmente il prof. Ceccanti) di ben più mostruosi: 1) l'elezione popolare diretta del premier, 2) il potere del suddetto premier di sciogliere le Camere "sotto sua esclusiva responsabilità", e cioè a suo arbitrio, 3) la normativa anti-ribaltone, 4) il ritorno pressoché automatico alle urne se le elezioni non producono la maggioranza voluta. Qui abbiamo quattro mostri che sono davvero tali non solo perché non esistono in nessuna parte del mondo, ma ancor più perché distruggono il sistema parlamentare per sostituirlo con Quasimodo (il mostro di Notre Dame del romanzo di Victor Hugo). Ciò precisato, nel 1994 scrivevo in un mio libro che "un bicameralismo che deve presupporre, per funzionare, maggioranze omogenee fornisce un esempio macroscopico di costituzionalismo mal concepito". Dopodiché illustravo vari possibili rimedi. Al momento mi preme soltanto di ribadire che non dobbiamo certo digerire la devolution bossiana per addivenire a un bicameralismo differenziato. Un secondo punto - che non c'entra niente con il referendum - è di come procedere dopo se vincerà il "no". Barbera e i suoi propongono una "convenzione" composta per un terzo di parlamentari, per un terzo da rappresentanti delle regioni e per un terzo da esperti designati dalle organizzazioni sociali. Davvero un assemblaggio costituente che mi ispira incondizionata sfiducia. Stefano Rodotà segnala su Repubblica un "grave appannamento della cultura costituzionale". Ma forse è oscuramento. Tra i circa 150 sottoscrittori dell'Appello barberiano ho riconosciuto i nomi di soltanto 5-6 costituzionalisti. Gliene mancano, per essere costituzionalmente credibile, almeno cento.
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E su www.bancaintesa.it c'è il banner del Malawi.
Leggevo dei bonus di decine di migliaia di euro ai consulenti del comune di Napoli, cifre da capogiro! Le regioni e i comuni coltivano le loro clientele sotto le elezioni e lo stesso fa Berlusca col ministero dell'economia con bonus da decine di migliaia di euro ai dirigenti. E' tutta da vedere la schermata ammonitrice della home page della banca intesa in collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio. Quanto darà Passera dei suoi milioni di euro di per la giusta causa? Alberto Statera parla di un compenso percepito da Passera - legale, non quello di Consorte - nell'ordine di circa 11milioni di euro nel 2004; ora con la crescita del valore delle azioni le stock options varranno molto di più. Però mi viene lo stesso dubbio di Galbraith. Questi compensi sono più che altro furti alle nostre spalle. Forza Clementina Forleo! Paolo M
http://www.pane-rose.it/pagina_art.php?id_art=3618&loc=1%5C%5C%5C%5C%5C%5C%5C%5C
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Buongiorno a te, invece per me sará un altro giorno d'inferno.
Voglio denunciare La consulente finanziaria dell'Unicredit di Parma. Hanno rubato i miei soldi, quei pochi risparmi che avevo!!! Consigliandomi di investire in obbligazioni vattelapesca che sono scese e nel giro di un anno mi hanno fatto perdere 1500 euro. PER ME SONO 2 MESI DI STIPENDIO... LADRI!!! Avevo chiesto il consiglio di questa "Signora" perché io di queste cose non ne capisco, mi sono raccomandata con lei di investire i miei soldi e per poter avere poi il mio capitale garantito, nel caso ne avessi avuto bisogno poterlo svincolare senza troppe penali. Invece oltre ad aver perso 1500 euro per svincolarli e salvare il salvabile devo pagare una penale di 750 euro. Maledette banche strozzini legalizzati, VAMPIRI!!!
CI VORREBBE LA GALERA PER QUEI LADRI MALEDETTI. LI VOGLIO VEDERE TUTTI FUCILATI!!!!
   Francesca Nicoli
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Cara Francesca, sono desolata per il tuo caso.
Perchè non mi dai qualche nome e qualche dettaglio interessante e di effetto così che io possa farne un caso e diramarlo inserito in qualche articolo sul ramo economia, imbrogli, imbroglioni e carovita? Quali azioni hai comprato?
Dovresti fare una sorta di lista della spesa, solo di fatti salienti e pochi commenti dato che i fatti si commentano da soli.
Proviamoci assieme perchè ho notato molta attenzione, senza averne l'aria.., ai miei articoli-denuncia ed alla mia rubrica da parte della stampa e della politica visto che dei miei articoli ne riempio l'Italia, e quella significativa, oltre che decine di migliaia di cittadini. Ti aspetto, carissime cose e auguri da gd'o. www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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Grazie per la tua gentilissima risposta.
Si tratta dell'agenzia UNICREDIT Situata in via Mazzini a Parma agenzia F e i soldi erano stati destinati presso un'agenzia di Milano chiamata PIONEER. Dopo averti scritto sono andata subito a salvare il salvabile e per ritirare i MIEI soldi ho dovuto sborsare una PENALE di 750 euro, alla mia domanda perchè dovrei darvi questi soldi, per avermi derubata? Mi hanno risposto che dovevo pagare la penale perché svincolavo i soldi prima della scadenza che sarebbe avvenuta fra 9 anni, praticamente allo scadere del contratto mi sarei ritrovata con un pugno di mosche in mano. Oltre alle azioni, che per prudenza non ne ho, mi hanno spiegato che stanno andando male anche le obbligazioni, infatti il mio sarebbe stato un investimento cosìdetto "prudente a capitale garantito".
Garantito da che? Da un bel fico secco!!! Tutto ció é scandaloso pensa che io di stipendio di euro ne prendo 850. Non ne posso piú di questi maledetti strozzini. Per finire in bellezza oltre ad avermi derubata cosí spudoratamente si é presentato il direttore dell'agenzia chiedendomi se volevo reinvestirli in BOT e cose del genere al che ho risposto vi darei i bott sulla testa! Ridatemi i soldi che piuttosto li metto sotto al materasso come faceva mia nonna. Grazie ancora Giuliana, sì ricevo le tue news e mi piacciono tantissimo perché sei schietta e dici le cose come stanno. Grazie ancora di cuore Francesca Nicoli
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Cara Francesca: Domande indispensabili per darti una mano:
Di quale gruppo bancario fa parte UNICREDIT? Di chi è la proprietà? Chi sono l'amministratore? Il presidente? Il direttore generale?
Il direttore di sede? Chi gestisce la PIONEER? Cosa è? una SPA? una finanziaria? Altro? In cosa sono stati investiti i tuoi soldi? Cosa ti hanno comperato? Ma hai una carta, un contratto, o qualcosa su cui c'è la offerta, il prodotto, l'investimento e sopratutto le modalità del contratto-investimento visto che ti hanno risposto che dovevi pagare la penale perché svincolava i soldi prima della scadenza che sarebbe avvenuta fra 9 anni, praticamente allo scadere del contratto? La penale è menzionata o no nel contratto?
In attesa di info precise, gd'o
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 *Attrezziamoci*? Come?
Complimenti per l'ecletticità e la vivezza di quanto scrive. In breve:1) Certo, è necessario attrezzarsi, ma è più facile da dire che da fare, stanti le condizioni e l'evoluzione storica che ci ha portato all'oggi. Io non ce l'avrei proprio con tutti i politici dei 2 schieramenti, ma considererei un po' di più la nostra storia: "Noi fummo per secoli calpesti e derisi / perché non siam popolo, perché siam divisi"..."? la divisione riguardava non solo i costumi ma anche e soprattutto le parlate: malgrado la "scuola siciliana" e il suo Ciulo d'Alcamo, e il suo Pier delle Vigne" non è stato un fenomeno unificante se non per l'élite, del resto come poi Dante e via via dicendo. Per fortuna non prevalse nell'800 il piano giobertiano, ed avemmo una monarchia laica: ma il fatto è che non liberò bensì conquistò l'Italia. Alla Breccia di Porta Pia purtroppo seguirono le "guarentigie", che permisero - col passaggio del 1913 - alla cosiddetta santa sede (santa perché ci poggia il più celebrato osso sacro) di arrivare al concordato mussoliniano, replicato e peggiorato dal mio compagno di Partito e avversario inconciliabile Craxi. Insomma: noi non abbiamo dirigenti nazionali se non a mezzadria con la suddetta santa sede; non abbiamo quadri regionali che possano non tener conto delle curie vescovili e arcivescovili; non abbiamo per questo neppure sindaci, che sono in numero e possibilità di molto inferiori a quelle dei parroci.
Attrezziamoci, sì, certo, ma bisognerebbe stabilire - prima di dirlo - un preciso itinerario di "mondatura" del buon seme (se abbiamo seminato), ed una profonda mietitura del loglio o zizzania di cui parlano anche i Vangeli. L'organizzazione regionale autonoma non è possibile fino a che i poteri saranno a mezzadria: e la mezzadria in cui siamo immischiati è per giunta squilibrata, perché dominata da un'organizzazione innanzitutto più compatta, obbligata all'obbedienza, e clientelare. La raccomandazione di un prelato vale più di dieci lauree per la collocazione occupazionale. Ma grazie per aver posto il problema con tanta libertà ed eclettismo.
Al mio ritorno riprenderò il discorso soprattutto in tema di autonomia regionale, che neppure tu vorresti come quella pretesa dal mai abbastanza lodato Bossibum! Per ora grazie. Luigi Melilli
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A proposito di territorio e Federalismo
Be', bella esperienza quella del grande restauro della Villa Veneta dei Vescovi per un'ignorantella napoletana (ma con le cervella a posto). Comunque arguzia e spirito critico sono una dote innata, la sapienza poi può arrivare. Complimenti a te e a Olcese che siete stati capaci di tanto. Ci sono ricchi e ricchi, e i ricchi filantropi e mecenati non ci sono più. Non per essere banale ma i cafoni arricchiti imperversano... Ciao e a presto leggere altra storia Paolo.
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E a proposito del "Grido di Dolore" delle quote rosa...
Luciana Sbarbati, Repubblicani europei: "Ingenua a credere a Romano. Aveva ragione La Malfa, mi dimetterò.
"Ho sbagliato tutto. Tutto. Mi sono fidata di Romano: pensavo fosse un amico, invece ci ha tradito. A 60 anni è difficile ammettere di essere stata un'ingenuotta. Ma è così. Ora posso solo dire: ho fallito. E rassegnare le mie dimissioni in consiglio nazionale".
Il bersaglio principale della rabbia di Luciana Sbarbati si chiama Romano Prodi. È il premier, per la leader dei Repubblicani europei, il "vero colpevole della nostra esclusione dal governo". Lui, "che non ha avuto neppure il coraggio di guardarmi negli occhi e dirmi: Luciana, sono tra due fuochi, devo escludervi. No, ha fatto finta di niente, si è nascosto, si è negato persino al telefono. Mandava avanti Ricky Levi. Insomma, non ha salvato neppure la buona educazione, tra noi. È il crollo di un sogno. E di un'amicizia". <Intervista di Angela Frenda - Corriere della Sera sabato 20 maggio 2006>
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Amministrative. Voto dei disabili e detenuti: Emma Bonino chiede un incontro con il Difensore civico di Roma.
Emma Bonino ha incontrato il Difensore Civico di Roma, l'Avv. Ottavio Marotta, su due questioni riguardanti il diritto di voto dei cittadini più emarginati: i disabili gravi e i detenuti. Emma Bonino ha evidenziato le vessazioni alle quali sono stati sottoposti, in vista delle prossime amministrative, i disabili intrasportabili che, secondo il recente Decreto Pisanu ottenuto dall'Associazione Luca Coscioni, devono essere ammessi al voto domiciliare. L'ufficio elettorale del Comune di Roma ha richiesto a coloro che alle politiche avevano già avuto accesso al voto a casa (da allora è trascorso solo un mese e mezzo) di rifare tutta la trafila, compreso il sottoporsi nuovamente a visita medica. Ciò - ha rilevato Emma Bonino - è contrario alle disposizioni vigenti in materia di "Semplificazione degli adempimenti amministrativi per le persone con disabili" e ha chiesto l'intervento del Difensore Civico in merito alla pubblicizzazione ed effettiva organizzazione da parte del Comune del trasporto dei disabili ai seggi e, infine, per il diritto di voto dei detenuti di Regina Coeli e Rebibbia che - se si escludono poche unità - sono di fatto eliminati dal voto, pur avendone a centinaia il diritto. Emma Bonino ha concluso l'incontro con l'avv. Marotta ricevendone l'assicurazine che si adopererà perchè le sue giuste istanze si realizzino. Giovanna Besozzi
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L'Autorità tutoria Vaticana. Nptocoma do çioho;ròoòòo
Non è che ce l'ho proprio con il papa di Roma e con la sua organizzazione paludata e fuori tempo, ma sentir ripetere ad ogni piè sospinto le stesse panzane obbliga chi ama la verità almeno a far sapere ai concittadini e ai fratelli di fede che ha buone ragioni per essere scandalizzato, cosa che già mille volte ha detto. Prendiamo il ricevimento dell'Ambasciatore di Spagna: quando è arrivato al cospetto del papa si è genuflesso e gli ha baciato la mano. Che il papa non conoscesse quanto narra il cap. 10 degli Atti degli Apostoli o il capitolo 19, mi pare, dell'Apocalisse? Non credo proprio. Ed è nel fatto che lo sa che il suo modo di agire ne moltiplica la nequizie. Nel cap. 10 degli Atti, si racconta che Pietro, invitato da un centurione romano a cui guarì il figlio, fu omaggiato dal detto centurione con una genuflessione. Ma Pietro lo rialzò: "Non farlo" gli disse, "sono anche io un uomo".
Ma il papa di Roma, paludato com'è alla moda di altri tempi, si vede che non si considera più un uomo come tutti, perché si senti  "un Dio in terram come i cattolici dicono, e quindi un "uomodio", come Cristo, solo che Cristo ce lo mostra perennemente crocifisso, malgrado dica che è risorto e ci fa adorare persino la croce vuota su tutti gli altari. Ma allora viene da domandare Cristo è risorto o no? E se è risorto perché viene presentato sempre in croce, non solo, ma almeno il cosiddetto venerdì santo si adora la croce vuota, dopo 5 genuflessioni pancia a terra? E che voleva il papa dall'Ambasciatore di Spagna?
Nulla di diverso da quel che vuole imporre al governo italiano, dove i cattolici figurano divisi in mille schieramenti: imporre con leggi positive le leggi morali sancite da uomini, anche se della gerarchia cattolica. Ora le coppie omosessuali esistono, così esistono credenti divorziati e conviventi con altra persona. Un bene? Un male? Non sta a noi giudicare, se Cristo fu misericordioso con le adultere e si fermò a conversare con la samaritana al Pozzo di Giacobbe, la quale aveva avuto 5 mariti ed ora conviveva con uno che non era suo marito (Giovanni 4). E Gesù non difese l'adultera che stava per esser lapidata? "Va e non peccare più" le disse dopo aver svelato la nequizie di chi la lapidava. Ma non ha imposto né a lei e né ad altro alcuna legge: la salvezza è un fatto personale, se non mi sbaglio e non può essere imposta con leggi terrene.
E che dire dell'adultera che gli lavò i piedi con le lacrime e glieli asciugò con i capelli, in casa di Simone, che in cuor suo lo criticava perché permetteva che gli facesse questo? "Va e non peccare più" le disse. Non la minacciò né di galera e né di scomunica, ma la esortò com'è dovere di ogni cristiano fare. Ma i papi si sono mai guardati intorno? Ci sono fior di cattolici, che tra l'altro occupano posti di potere e voteranno leggi morali per imporle con leggi positive, che convivono con amanti e hanno abbandonato le moglie.
Ma sono uomini di Stato e quindi servono, è conveniente non scacciarli, non criticarli, non additarli al mondo come pubblici peccatori, cosa che costò cara al vescovo di Prato a suo tempo. E che si deve pensare se le separazioni aumentano con l'aumentare dell'intrusione della chiesa cattolica nella preparazione al matrimonio? In principio il matrimonio era un libero patto tra un uomo e una donna fatto avanti a testimoni. Al tempo in cui si svolge la storia di Renzo e Lucia narrata dal Manzoni nel suo capolavoro letterario, era richiesta solo la presenza di un parroco, presenza che avrebbe potuto anche essere estorta con accorgimenti particolari, come nel romanzo si narra. In seguito il matrimonio, di cui gli unici ministri sono gli sposi, viene valicato solo se è fatto dinanzi ad un titolare di parrocchia o suo incaricato, e oggi, si è giunti addirittura ad un periodo di preparazione in parrocchia. Sono diminuite le separazioni? Mai più! Anzi sono aumentate. Ma i papi non vogliono rinunciare al tentativo di castrazione psicologica, che come negli animali quella fisiologica, rende gli uomini docili, schiavi, o ipocriti, essendo noto a tutti che negli anni passati si andava avanti con il "si fa ma non si dice".
"Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio" si legge nei vangeli.
Ma i papi sono sì Dio in terra, ma tengono relazioni diplomatiche con tutto il mondo: unico esempio rimasto di monarchia assoluta. Che altro ne ricavano se non denari che lo Stato italiano gli eroga con generosità degna di miglior causa, pagando anche le loro scuole e chi vi insegna, malgrado non abbia diritto di vedere se sono capaci e meritevoli di fare una funzione così civilmente importante come l'insegnamento. Insomma, Domineddio ha lasciato Adamo ed Eva liberi di sbagliare, prevedendo che avrebbe dovuto mandare fra gli uomini, uomo vero, il suo Figlio prediletto, per ristabilire l'ordine morale, ma i papi si sentono più di Dio: pretendono dagli Stati che promulghino e applichino le loro leggi. Perché allora sono ricevuti e onorati dai poteri terreni costituiti? Chiarissimo, perché aiutano a tener schiavi "i fedeli" che così devitalizzati, sopportano il processo di evirazione psicologica come un dovere sacratissimo. Della Madonna di Fatima che ha deviato il colpo di pistola di Alì Agcià ho già scritto. Ma forse chi ha letto si è solo scandalizzato e non si è posto la domanda del perché, tra le tante madonne, proprio quella di Fatima e non - per esempio - quella del "Divino Amore", che stando a Roma era pure più vicina. Ma la vogliamo smettere di insultare Gesù Cristo e il suo insegnamento? La vogliamo smettere di porci al di sopra di lui. Ma i papi si sentono, come detto, sì Dio, ma in terra e quindi vogliono servire due padroni: Dio e la Mammona, a Dio e al diavolo. Che Dio li perdoni!.
Luigi Melilli Villa Rosa
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L'Autorità Tutoria Vaticana?.......
Bravissimo Melilli. Ha perfettamente ragione e poi, il Papa e Ruini, guardino ai peccatoni pedofili e froci di casa loro invece che i peccatucci dei pacs fatti da coppie etero, normali e gay. Ma questo articolo, e la mia risposta, lo inviate all'ufficio stampa del Vaticano, all'Osservatore romano e a Avvenire? Spero di sì. Saluti da gd'o.
P.S.: Ma cos'è Villa Rosa? Una specie di Villa Arzilla? (,-)
<Articoli correlati>
Vaticano - "Carla Codroma" Ancora soldi al Vaticano. Gruppo FacciamoBreccia
Ho ricevuto questa cronaca nera di Stato & di Chiesa. Uno schifo che più schifo di questo è difficile immaginarlo.
Leccapreti squali elettorali gli uni e cinici bari sfruttatori gli altri. Mi chiedo anch'io: Se le varie signore e signori Rossi, Bianchi e Neri che tirano la cinghia per arrivare a fine mese, che pagano l'affitto o l'ICI più il mutuo, che pagano fino all'ultimo euro bollette di acqua gas luce, ecc. fossero informati di tutte queste porcherie, continuerebbero ad appoggiare i politici che, con accondiscendenza purtroppo bipartisan, continuano a convogliare fiumi di soldi pubblici nelle voraci tasche vaticane?
Giuliana D'Olcese
Scrive Carla Codroma, Ancora soldi al Vaticano. Io mi chiedo: Se le varie signore e signori Rossi, Bianchi e Neri che tirano la cinghia per arrivare a fine mese, che pagano l'affitto o l'ICI più il mutuo, che pagano fino all'ultimo euro bollette di acqua gas luce, ecc. fossero informati di tutte queste porcherie, continuerebbero ad appoggiare i politici che, con accondiscendenza purtroppo bipartisan, continuano a convogliare fiumi di soldi pubblici nelle voraci tasche vaticane? Non bastava l'8x1000 e il suo perverso meccanismo di moltiplicazione dei soldi, non bastava l'esonero dell'ICI esteso anche alle strutture commerciali della chiesa, non bastava l'assunzione in ruolo di migliaia di insegnanti di religione nelle scuole pubbliche e dei cosiddetti assistenti religiosi negli ospedali pubblici, non bastava il massiccio finanziamento alle scuole private, i privilegi concessi agli oratori e addirittura il 7% degli introiti delle opere di urbanizzazione secondaria che i comuni sono tenuti a versare alle diocesi, no non bastava. Da MicroMega apprendo con sconcerto e indignazione anche l'esistenza di queste "quisquilie":
Il Vaticano, in base ai Patti lateranensi, non ha mai pagato una lira per il consumo dell'acqua, consumo, si badi bene, che ammonta a ben 5milioni di metri cubi annui, la maggior parte utilizzati per irrigare i megagalattici giardini vaticani. Ma non basta.
Fino agli anni 70 le acque di scarico confluivano nel Tevere, poi furono costruiti i depuratori, ma il comune di Roma non ha mai ricevuto il pagamento del costo del servizio che, nel 1999, aveva raggiunto la cifra di 44miliardi di lire. Quando l'azienda municipalizzata ACEA è stata quotata in Borsa, gli azionisti hanno richiesto il pagamento degli "arretrati vaticani. Ma a quel punto il ministero dell'economia dell'epoca è "provvidenzialmente" intervenuto accollandosi il pagamento ottenendo in cambio che il servizio di smaltimento acque sarebbe stato per il futuro regolarmente pagato (costo attuale 2 milioni di euro l'anno). E allora, a questo punto, avranno finalmente pagato i nostri eroi porporati? Macchè, altro colpo di bacchetta magica legislativa.
Un emendamento alla legge finanziaria 2004 proposto dal senatore di F.I Mario Ferrara, fa decadere anche questi oneri. L'emendamento, comma 13 art.3 prevede lo stanziamento di 25milioni di euro per il 2004 e di 4 milioni di euro per il 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di depurazione proprio. E poi c'è chi non crede ai miracoli!!!
Altra quisquilia. 50milioni di euro stornati dal fondo speciale per il disinquinamento delle acque di Venezia e versati nelle casse della curia patriarcale. La "santa" decisione è stata presa nel febbraio 2004 dal presidente della regione Veneto Giancarlo Galan (F.I).
Già l'anno prima la proposta era stata approvata all'unanimità nella riunione per la salvaguardia di Venezia, tenutasi a palazzo Chigi e presieduta dal presidente del Consiglio. Altra quisquilia ancora. Nella finanziaria 2005 al comma 206 è previsto un finanziamento di 1milione di euro "allo scopo di promuovere il potenziamento della strumentazione tecnologica e l'aggiornamento della tecnologia impiegata nel settore della radiofonia". Per quanto riguarda i soggetti che possono beneficiarne si rimanda al comma 190 della finanziaria precedente. E, guarda guarda, si scopre che le uniche 2 emittenti a possedere i requisiti per godere del cospicuo regalino sono Radio Padania libera e Radio Maria il cui progetto editoriale è "diffondere il messaggio evangelico in comunione con la dottrina e le indicazioni pastorali della Chiesa Cattolica e nella fedeltà al Santo Padre, usando tutte le potenzialità del mezzo radiofonico...".
Io mi chiedo: Se le varie signore e i vari signori Rossi Bianchi e Neri che tirano la cinghia per arrivare a fine mese, che pagano l'affitto o l'ICI più il mutuo, che pagano fini all'ultimo euro bollette di acqua gas luce, ecc. fossero capillarmente e dettagliatamente informati di tutte queste porcherie, continuerebbero ad appoggiare i politici che, con accondiscendenza purtroppo bipartisan, continuano a convogliare fiumi di soldi pubblici nelle voraci tasche vaticane? Un caro saluto a tutti. Carla - uaar -
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L'8 per mille cos'è, come funziona.
L'8x1000 è un provvedimento di spesa, figlio del Concordato, attraverso cui ogni anno quasi 1 miliardo di euro dell'Irpef degli italiani viene sottratto alla fiscalità generale per essere destinato alla diretta gestione di 7 soggetti: 5 confessioni cristiane (la Chiesa Cattolica, gli Avventisti, i Valdesi, i Luterani, le Assemblee di Dio in Italia), l'Unione comunità ebraiche, lo Stato. L'8x1000 è versato dal 100% dei contribuenti, anche da chi non firma per nessuno. La ripartizione del denaro di tutti avviene in percentuale alle preferenze espresse dai contribuenti al momento della dichiarazione dei redditi. Una tassa obbligatoria per tutti, diretta a finanziare alcune confessioni religiose e su cui il contribuente può influire solamente nella ripartizione dei fondi, indicando una preferenza al momento della dichiarazione dei redditi. QUANTO VALE? Nel 2005, il gettito totale dell'8x1000 Irpef è stato di poco superiore a 900 milioni di euro. Considerati però i conguagli per gli anni precedenti, la cifra erogata è stata di circa 1miliardo e 100milioni di euro.
Nel 2005, la Conferenza episcopale ha incassato 981milioni di euro, lo Stato 92milioni di euro, alle altre confessioni 15milioni di euro in tutto. SCELTE ESPRESSE:
Il 60,8% degli italiani non esprime una scelta (era il 54,5% nel 1996), ma versa comunque il suo 8x1000...
Contribuenti dichiaranti: 39.308.240 - con scelta espressa 15.419.479 (39,22%) - con scelta non espressa 23.178.973 (58.97%)
- annullate 709.788 (1,81%)
Tabella: % di preferenze tra i cittadini che hanno espresso una scelta negli anni 2001 e 2005*
Tabella: % di preferenze tra i cittadini che hanno espresso una scelta negli anni 2001 e 2005*
Chiesa cattolicaStatoitalianoValdesiAvventistiUnione comunità ebraicheChiesa evangelica luteranaAssemblee di Dio
200588,83 %8,65 %1,32 %0,25 %0,46 %0,29 %0,2 % - 200183,36 %13,36 %1,33 %0,44 %0,63 %0,38 %0,5 %
* Le percentuali si riferiscono alle dichiarazioni Irpef rispettivamente del 2002 e del 1998
VIOLAZIONI ED APPLICAZIONI CLERICALI DELLE NORME:
1. Mancata revisione dell'aliquota. L'articolo 49 della legge istitutiva (l 222/85) dell'8x1000 prevede un meccanismo periodico di valutazione dell'entità del gettito, affidando ad una apposita Commissione l'onere di proporre modifiche dell'aliquota in caso di variazioni significative. L'entità del finanziamento pubblico, infatti, è correlata a specifiche finalità, alla cui soddisfazione sono vincolate le somme percepite. Dal 1990 ad oggi i fondi complessivi assegnati con l'8x1000 si sono quintuplicati, passando dai 200milioni di euro del 1990 ad oltre 1000milioni di euro del 2005. Alla crescita non è corrisposto un altrettanto imponente aumento del fabbisogno: i costi per il sostentamento del clero (uno dei tre scopi cui i denari destinati alla chiesa cattolica sono diretti) sono poco più che raddoppiati, passando dai 145milioni di euro del 1990 ai 315 del 2005, mentre la CEI negli ultimi tre anni ha destinato a riserva ben 70milioni di euro della sua quota. L'aliquota andrebbe perciò ridotta al 4x1000, peraltro con un risparmio annuo per lo Stato di quasi 500milioni di euro. 2. Mancanza di informazione ai cittadini da parte del Governo.
24 milioni di italiani non esprimono una scelta: nel 2005, oltre il 60% (era il 54,5% nel 1996) dei contribuenti italiani non ha firmato per nessuno. Ciò avviene per disinformazione: alcuni perché ignorano l'esistenza di questo meccanismo, altri credono che il loro 8x1000 rimane allo Stato. Il Governo, cui spetta informare i cittadini in materia fiscale e di libertà religiosa, ha evitato accuratamente di svolgere la sua funzione, pur avendone i mezzi. Negli ultimi 3 anni ha realizzato 72 campagne di comunicazione su tv, stampa e radio, praticamente su tutto: non una parola per informare i 20 milioni di tassati che ignorano dove va a finire il loro 8x1000. Paradosso: lo Stato non fa campagna per sé, pur essendo un soggetto per cui è possibile firmare, mentre la Tv pubblica trasmette campagne pubblicitarie della CEI dal valore di milioni di euro.
La % dei cittadini che firmano per lo Stato è cosi passata dal 14,43% del 2000 all'8,65% del 2005, mentre quella della Chiesa cattolica dal 76,16% del 1990 all'88,83% del 2005. Una disinformazione che genera un surplus per le confessioni religiose di 600 milioni di euro annui, più di 500 in favore della chiesa cattolica. 3. Utilizzo contra legem dei fondi spettanti allo Stato.
La legge prevede che lo Stato possa spendere i suoi fondi (circa 100milioni di euro l'anno) per scopi quali calamità naturali, fame nel mondo, assistenza ai rifugiati, conservazioni beni culturali. Molto spesso sono stati invece destinati a finanziare missioni militari (in Albania e nel Kosovo), mentre quasi il 50% dei denari rimanenti è utilizzato per la conservazione di beni culturali di proprietà cattolica. Con la finanziaria 2004, 80milioni di euro della quota statale dell'8x1000 sono stati stornati, per i successivi tre esercizi finanziari, a spese di polizia, mentre altri 10milioni di euro sono stati destinati l'estate 2005 per l'assunzione degli Lsu di Catania.
LO STRAPOTERE DELLA CEI. 1miliardo di euro l'anno, 26mila parrocchie, 40.000 sacerdoti, decine di migliaia di volontari laici, kit di propaganda, un sito internet, un documentario, spot sulle televisioni nazionali, pubblicità su carta stampata e Televideo.
INIZIATIVE POLITICHE E GIURIDICHE. Dal 2003 Anticlericale.net svolge una campagna informativa (quella che dovrebbe fare il Governo) e giuridica per "legalizzare" l'applicazione della legge sull'8x1000.
INFORMATIVE: Distribuzione di 10.000 copie, cartacee ed elettroniche (disponibili su www.anticlericale.net ), del libro di Mario "Otto per mille, come lo Stato sottrae ogni anno 1miliardo di euro agli italiani per darli alla Chiesa cattolica".
- Pagine a pagamento sui giornali - Affissioni nelle città.
GIURIDICHE - Accesso agli atti della Commissione per la revisione dell'8x1000, ricorso al Consiglio di Stato sul segreto di Stato apposto dalla PDC - Denuncia alla Corte dei conti sulla gestione dei fondi e sul danno erariale causato allo Stato - Diffide alla Presidenza del Consiglio per informare gli italiani che non firmano - Diffida al ministero dell'Economia sulla irregolarità del modello 730 e simili. Grazie a quest'ultima iniziativa, la dichiarazione dei redditi 2005, per la prima volta dal 1990, riporterà la spiegazione della sorte che tocca all'8x1000 di chi non firma.
PARLAMENTARI. Sono state presentate due interrogazioni parlamentari, al fine di conoscere le valutazioni della Commissione per la revisione dell'aliquota e le determinazioni del Governo in merito, nonché per conoscere le modalità concrete di calcolo delle percentuali di scelta, il ruolo giocato dai CAF, le verifiche sulla gestione dei fondi. Né la Presidenza del Consiglio né il Ministro dell'Economia hanno risposto. OBIETTIVO NUOVA LEGISLATURA: legalizzare l'8x1000 e sua progressiva eliminazione.
1) Campagne informative del Governo sul reale meccanismo, per far firmare chi non lo fa.
2) Pubblicità degli atti della Commissione per la revisione dell'aliquota, e sua riduzione.
3) Rientro nella legalità dei fondi a diretta gestione statale.
Mentre la Conferenza episcopale apre la propaganda per far firmare l'8x1000, annunciando la mobilitazione di 26.000 parrocchie e 40.000 sacerdoti pagati con il denaro pubblico, il Governo gioca a perdere. Non informa il 60% degli italiani che non firma perché tenuto all'oscuro del reale funzionamento dell'8x1000, ne' fa campagna per sé pur essendo tra i soggetti destinatari dei fondi, con il paradosso che sulla Tv di Stato vanno in onda spot milionari della CEI. È' grazie a questo aiuto clericale che la CEI ogni anno incassa 1 miliardo di euro (di cui appena il 20% per interventi caritativi), con cui finanzia anche associazioni schierate quali il Movimento per la Vita e il Forum delle associazioni familiari. È ora di legalizzare l'8x1000, per poi abolirlo.
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L'8 per mille: Una manna per la Conferenza episcopale italiana.
di Maria Mantello - Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno" Roma.
Dopo la "Breccia di Porta Pia" e la conseguente fine del potere temporale della Chiesa, con la legge delle Guarentigie del 13 maggio 1871, lo Stato italiano si faceva carico del sostentamento del clero. Papa Pio IX, gridava all'usurpazione e lanciava scomuniche, tuttavia non disdegnava che le sue casse fossero annualmente incrementate da ben 3 .225.000 di lire.
A tanto ammontava la quota che il Governo stanziava per il Vaticano. Poi c'è stato il Concordato voluto da Mussolini nel 1929, rivisto e rinnovato col governo Craxi nel 1984. Il nuovo Concordato tra Stato e Chiesa cattolica ha abolito il precedente sistema della così detta congrua per introdurre un contributo statale diretto. Venivano allora previste due diverse forme di finanziamento pubblico della Chiesa cattolica: le offerte dei fedeli (attualmente deducibili sino a 1021 euro) e la quota dell'8x1000 dell'Irpef di tutti i contribuenti italiani. Successive modifiche hanno esteso ad altre confessioni religiose il diritto a concorrere alla ripartizione dei fondi derivanti dalla quota dell'8x1000, ma chi ha i maggiori introiti è la Chiesa cattolica. Nel 2004 ha potuto prelevare dalle casse dello Stato italiano ben 936milioni di euro. Se si tiene conto del fatto che, in occasione della presentazione annua della dichiarazione dei redditi, in media solo 3 italiani su 10 firmano la casella per destinare l'8x1000 del loro prelievo fiscale alla Chiesa Cattolica, c'è da chiedersi come sia possibile arrivare a cifre così cospicue. Ebbene ciò è possibile in virtù di un meccanismo che non possiamo non definire perverso.
La straordinaria moltiplicazione di euro in favore della Chiesa Cattolica è possibile grazie alle caselle lasciate in bianco dai contribuenti: ben 65% nel 2004. Accade che per il procedimento della ripartizione, previsto dall'articolo 37 della legge 222 del 1985, che recita: "in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse", è la Conferenza episcopale italiana ad essere la favorita. Pertanto, più aumentano le astensioni più si accrescono gli introiti al Vaticano. A voler fare qualche previsione per il 2005, tenendo conto anche dell'aumento del gettito Irpef, la Conferenza episcopale italiana, solo col meccanismo di cui ci stiamo occupando, dovrebbe arrivare ad incassare un miliardo di euro circa.
Una cifra considerevole che è utilizzata dalla Chiesa soprattutto per il mantenimento dei suoi apparati, e in minima parte (20% circa), per gli interventi caritatevoli ed umanitari, contrariamente a quanto le suadenti pubblicità che invitano a firmare a favore della Chiesa cattolica vorrebbero far credere.
Il gettito dell'8x1000 alla Cei: Anno 1999 2000 2001 2002 2003 2004 totale775 6437639081016936
Anticipo anno in corso 540555630724788782 - Conguaglio 215 88133184228153 fonte www.chiesacattolica.it dati in milioni di euro.
Gestione dell'8x1000 da parte della Cei. Anno 200220032004 - Sostentamento del clero308329,5319,5 - Esigenze di culto425422,5437 - Interventi caritativi175185180
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Non risulta che esistano nel mondo ordinamenti in cui le gerarchie di una (sottolineo, di una) confessione religiosa,
da una parte godano di privilegi particolari (Concordato, 8x1000, esenzioni Ici, insegnanti scelti da loro stesse e pagati dallo Stato, straordinaria presenza sugli organi informativi sul servizio pubblico, ecc.), e dall'altra pretendano di "entrare a gamba tesa" nell'agone politico di quel paese (addirittura, divenendo protagonisti di campagne elettorali condotte anche grazie ai finanziamenti pubblici di cui sopra!). Io vorrei, invece, la linearità e la chiarezza del modello anglosassone: ognuno (a cominciare dal cardinale Ruini) dica e faccia quello che gli pare, ma senza Concordati, senza 8x1000, senza privilegi particolari. Non si può avere (insieme) la botte piena e la moglie ubriaca (e magari pure l'uva nella vigna...). Daniele Capezzone segretario di Radicali italiani
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L'idea che io debba difendere Rosy Bindi dalle gerarchie vaticane e dall'Osservatore Romano,
è esilarante. Sembrandomi un esercizio surreale mi sforzo di comprendere cosa mai sia successo, a proposito del pacs (i patti fra conviventi), per attivare un simile cortocircuito. Ed è presto detto: ciascuno parla attribuendo all'acronimo "pacs" il significato che gli pare, di modo che, alla fine, ciascuno discetta di cose diverse, pretendendo pure d'avere ragione. Sono sicuro che, se si esce dalla babele delle definizioni, di contrari ai pacs ce ne saranno pochi. Intanto non centra nulla l'omosessualità.
I rapporti omosessuali sono già oggi leciti, così come ogni altra forma di sessualità che coinvolga adulti consenzienti.
E non c'entra nulla nemmeno il matrimonio, perché quello resta tale e, anzi, vorrei segnalare la singolare inversione di valori e pensieri: se due eterosessuali desiderano convivere senza sposarsi sono affari loro, e sarebbe assurdo che proprio chi difende tale libertà pretenda poi d'imbrigliarla in quel reticolo di diritti e doveri che i due avevano deciso di rifiutare. Il matrimonio è e resterà un legame fra due persone di diverso sesso, tendenzialmente intenzionate a procreare. Per taluni questo è un sacramento, per altri un contratto civile, per altri ancora la ricerca della felicità, e non mancano neanche quelli che lo fanno per spirito di sacrificio.
Auguri a tutti, ma sono solo e soltanto affari loro. I pacs sono una faccenda diversa, ed attengono ai diritti ed ai doveri nei contatti con terzi. Due persone, di sesso vario ed ininfluente, decidono di convivere e per ciò stesso si crea una coppia che ha rapporti con l'esterno. Rapporti economici (come l'affitto della casa), d'assistenza reciproca (come la possibilità di rendere visita in ospedale), con le istituzioni (come le deleghe o le visite in carcere), e così via. Regolare queste faccende non è solo interesse dei due conviventi, ma anche del resto della società (se il signor Tizio diventa presidente dell'antitrust è per me interessante sapere che il suo o la sua convivente si trova a capo del più grosso trust). Nel caso di coppie eterosessuali non sposate, è bene non dimenticarlo, la legge, già oggi, stabilisce norme assai precise quando insorgono gli interessi di un particolare tipo di "terza parte", un figlio. Ed è giusto che la legge regoli, ed imponga, le nuove responsabilità che debuttano con la nascita. Il fronte laico (dove albergo) dovrebbe avere la cortesia di aiutare l'opinione pubblica a mettere a fuoco il problema, senza far caciara inutile, aggiungendo al tema dei derivati che sono cosa diversa.
Tipo: i conviventi omosessuali possono chiedere d'essere inseminati ed avere figli, o il convivente può personalmente impartire eutanasia. Tutte belle sciocchezze che servono a far vedere quanto si è splendidamente anticlericali, nel mentre s'inciampa nella sottana della propria ecclesia. Non è vero che i pacs sono l'anticamera delle famiglie con genitori omosessuali, ed il centro destra la pianti di agitare bandiere inutili, accorgendosi, una buona volta, che quell'ossequio alla pantofola non controlla un solo voto.
Ed oggi non controlla più neanche Rosy Bindi. Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
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I redditi-profitti dei manager-padroni risucchiano i nostri salari
di Alberto Statera 26 agosto 2004
Ad esempio, Corrado Passera di Banca Intesa ha uno stipendio di 2,1 milioni, ma il valore delle sue stock option è cresciuto di 9,8 milioni di euro; I superemolumenti dei manager sono arrivati tardi in Italia rispetto agli Usa. Ma ora, dopo gli scandali finanziari, è proprio di lì che vengono forti spifferi che rischiano di diventare un ciclone. Nelle società di capitale il potere è ormai del management, "una burocrazia che ha il controllo dei suoi compiti e dei suoi compensi. Compensi al limite del furto" (John Kenneth Galbraith). Questo è il principale evento economico all'inizio del XXI secolo: un sistema della grande impresa basato sull'illimitata facoltà di autoarricchimento "in cui i privilegiati hanno l'ultima parola sui loro privilegi".
Un lieve senso di vertigine ci coglie nel consultare le tabelle dei redditi percepiti dai manager italiani. 12.800.000 euro (diconsi 12,8milioni, circa 25miliardi di ex lire) ha dichiarato nel 2003 Luca Cordero di Montezemolo, neopresidente di Confindustria e Fiat; 5,9 e rotti Carlo Puri Negri della Pirelli; 5,5 Marco Tronchetti Provera di PirelliTelecom; 5,5 Alessandro Profumo di Unicredit; 3,2 Enrico Giliberti di Seat Pagine Gialle. E via andando. I più poveri, a occhio e croce, non hanno incassato meno di 1milione di euro. Ma c'è anche chi ha superato Montezemolo, come Davide Croff che, avendo lasciato la Banca Nazionale del Lavoro, tra stipendio e buonuscita ha messo insieme 16,33milioni. Queste cifre non comprendono il valore delle stock option che le grandi aziende assegnano ai loro manager o, i manager stessi, quasi sempre si autoassegnano. Ad esempio, Corrado Passera di Banca Intesa ha uno stipendio di 2,1milioni, ma il valore delle sue stock option è cresciuto di 9,8milioni di euro; Vittorio Mincato, dell'Eni, guadagna "solo" 2,2milioni, ma le sue opzioni sono in attivo per altri 2milioni e mezzo.
... Una curiosità: dopo aver comprato ville, navi, auto, gioielli, e tutto quanto si può comprare per rendere più agiata e piacevole la vita, che cosa fa un manager che porta a casa un paio di miliardi di ex lire al mese di tutto il denaro che inevitabilmente accumula? Ci sembra che spesso tenti di sostituirsi agli azionisti e di comprare l'azienda che l'ha arricchito. Qualcosa del genere si è sospettata ma lui ha smentito per Giuseppe Morchio, dimissionario dalla Fiat, che prima di entrarvi era già dotato di un bonus di almeno 120 milioni di euro per il suo lavoro in Pirelli e che tuttavia, da amministratore del Lingotto, si era opposto ad un premio a Montezemolo per i buoni risultati della Ferrari. I superemolumenti dei manager sono arrivati tardi in Italia rispetto agli Usa.
Ma ora, dopo gli scandali finanziari, è proprio di lì che vengono forti spifferi che rischiano di diventare un ciclone. Nelle società di capitale il potere è ormai del management, "una burocrazia che ha il controllo dei suoi compiti e dei suoi compensi. Compensi al limite del furto" (John Kenneth Galbraith). Questo è il principale evento economico all'inizio del XXI secolo: un sistema della grande impresa basato sull'illimitata facoltà di autoarricchimento "in cui i privilegiati hanno l'ultima parola sui loro privilegi".
a cura di Slai Cobas fonte: infoslai@fastwebnet.it
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Libertà... Le privatizzazioni - di V. Alberti - http://www.nuvolarossa.org/
A suo tempo, Eugenio Scalfari ha ricordato che Ugo La Malfa definiva "straccione" il capitalismo italiano.
Avremmo da discutere all'infinito sulla mancata rispondenza - per ragioni storiche e politiche - del nostro sistema economico a un ideale di regole, trasparenza e democrazia delle opportunità. In tempi come questi, di discussione ora strumentale ora veritiera sulla relazione tra politica e affari, non possiamo che riflettere sulla lezione etica che accompagna e, anzi precede, la dottrina politica liberale. Assai articolata e ricca è la concezione liberale della libertà. Per semplificare - e, in parte, banalizzare - essa si può racchiudere in un'unica formula: quella della "libertà negativa". Libertà "da". Libertà da qualcosa, negante qualcosa, più che libertà "di". Ebbene, con la speranza di interpretare quanto più in modo corretto la classica lezione dei pensatori liberali, il Manifesto di Società Libera, al punto 7 propone: "L'obbligo, per lo Stato e gli Enti Locali, di smobilitare le partecipazioni azionarie nelle imprese".
Siamo, certo, consapevoli dei limiti culturali (e non solo) della borghesia italiana e del diffuso malcostume, occorre, come si dice, provarci e avere sempre fiducia nel rinnovamento che la storia può portare. Ne guadagnerebbe in democrazia il nostro capitalismo.
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Fatti & Misfatti: Federalismo? Dossier Unipol e finanziamento ai DS
di Franco Sensi
Chissà se un giorno si aprirà un dossier "Genova"? Sono quasi certo che farebbe impallidire molte altre realtà.
In Italia c'è un partito che fa affari. Un partito che ha nelle Coop Rosse il suo principale finanziatore. Quel partito si chiama Ds.
La notizia - del resto non nuova - è apparsa addirittura sul sito de Il Riformista: quasi mezzo milione di euro in nove mesi.
È la cifra delle donazioni da marzo a dicembre delle cooperative all'Unione, e in particolare ai Ds, come risulta dai dati aggiornati della Camera e consultabili da ogni cittadino. Certamente di più di quanto i Ds avrebbero potuto raggranellare con rimborsi elettorali e donazioni di privati, persone e società, come si nota dalle cifre di Montecitorio. Osservando le donazioni ai partiti, che devono essere dichiarate alla Camera, emerge il ruolo quasi provvidenziale del tessuto della cooperazione per la Quercia, un "apparato" che si muove all'unisono, che in alcuni casi, come per il governatore dell'Emilia-Romagna Vasco Errani, è stato determinante per arrotondare o addirittura recuperare le spese per la campagna elettorale.
La parte del leone in questo fiume di "doni" che risulta dagli elenchi dei contribuenti ufficiali l'ha rivestito la Manutencoop, società di servizi della Lega Coop, un colosso del settore con numerose società affiliate, il cui presidente, Claudio Levorato, è nel consiglio di amministrazione di Holmo, la società controllante di Unipol. "Il collateralismo? - si domandava Levorato in una dichiarazione alle agenzie - Fantasmi del passato". Forse la parola collateralismo è un po' fastidiosa a livello lessicale e apre scenari di "inciuci", ma nel presente del 2005 la Lega Coop è una costola dei Ds, a quanto risulta dalle cifre ufficiali dei finanziatori.
La Manutencoop ha versato ai candidati dell'Unione quest'anno quasi 180mila euro. 12.000  dipendenti, 90 sedi, la cooperativa cura tutto l'insieme dei servizi ausiliari al core business di enti pubblici, strutture sanitarie e grandi gruppi privati". Le donazioni sono avvenute tutte nella stessa data: 5 luglio 2005, hanno carattere di donazione di "rimborso" per le spese sostenute durante l'anno. Uno dei versamenti più consistenti è stato per Piero Marrazzo, vincitore delle regionali nel Lazio.
Al "Comitato Marrazzo presidente" la cooperativa di Levorato ha versato 30mila euro a luglio 2005.
Il governatore del Lazio ha ottenuto 40mila euro dalle cooperative come risulta da questi dati. Altri 26mila euro sono andati a "Uniti nell'Ulivo Bologna". L'Emilia Romagna è la Regione in cui il finanziamento Coop alla politica è stato più significativo.
Ma Manutencoop ha partecipato anche ai fondi piemontesi dei Ds, con altri 20mila euro. 26mila euro sono andati a Vasco Errani, 10mila euro a Ottaviano del Turco (governatore dell'Abruzzo), 10mila al senatore Nicola Latorre, citato sui giornali per le sue conversazioni con Giovanni Consorte, presidente dimissionario di Unipol. 5000mila euro a Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria, ad altri deputati diessini e a qualcuno della Margherita e dei Verdi. I dati pervenuti alla Camera non sono ancora definitivi perché per alcuni governatori non sembrano risultare cifre complete. Levorato ha chiarito che nella vicenda Unipol la politica non ha costituito "alcun ingombro", ma che per quanto "rumorosa" si è limitata a "fare il tifo". Non aggiungendo, però, che la politica è costosa, perché sostenerla vuol dire aver versato, per le Coop, almeno 470.164 euro nel 2005. Quando non è stata la Manutencoop a elargire le donazioni a Ds e qualche alleato, in prima linea ci sono state grosse cooperative, soprattutto del centro Italia, affiliate alla Lega delle cooperative e che operano nei settori più diversi. Molte riportano sul sito la convenzione con Unipol.
La Cooperativa muratori riuniti Filo, che conta 10 società nel suo gruppo, dal settore funebre a quello delle piscine, delle costruzioni, del turismo, ha versato 10mila euro sia ai Ds di Ferrara sia ai Ds di Roma. A Vasco Errani le Coop hanno fornito 67mila euro su 87mila ricevuti dalle donazioni. Tutto legittimo e tutto trasparente. Ma non si dica che i Ds sono una cosa e le Coop un'altra.
C'è da chiedersi, poi, chi siano i principali clienti delle Coop rosse. Imprese private? Consumatori?
Con l'eccezione delle Cooperative di consumo, della grande distribuzione, i clienti delle Coop si chiamano comuni, regioni, Stato, pubblica amministrazione. Dove i Ds sono quasi ovunque al governo e, in passato, quando non lo sono stati, facevano parte di accordi di spartizione con i vecchi partiti. Chi lo dice, Berlusconi? No, lo dice Giovanni Donigaglia, già leader della Coop Costruttori di Argenta, che in una intervista al Corriere della Sera racconta relativamente a fatti degli anni 70 e 80: "C'era un accordo con le grandi società legate all'Iri per la spartizione delle opere pubbliche del Paese, alle cooperative veniva garantita una quota diversa da zona a zona. Ognuno secondo le proprie amicizie politiche... e io avevo le mie". E aggiunge "al partito garantivo il sostegno elettorale con i miei 3000 soci... e poi pagavo la pubblicità, le inserzioni, finanziavo interventi nei modi più diversi.
Nei processi di Milano e Verona ho documentato di aver dato 1miliardo in sponsorizzazioni per manifestazioni, ma non erano tangenti, era tutto legale, spese fatturate e messe a bilancio".
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Dai Comuni all'Europa. Sporchi trucchi delle Banche Centrali.
di Maurizio Blondet www.effedieffe.com 23/05/2006
Il crollo dei mercati azionari mondiali è stato accompagnato da alcune manovre dietro le quinte che vale la pena di sottolineare.
E' ovvio che il calo del dollaro viene pilotato dalla Federal Reserve: così svaluta l'immenso debito americano, e screma il potere d'acquisto delle montagne di dollari in possesso di Cina, Giappone Germania ed altri esportatori, specie petroliferi.
I grandi detentori di dollari hanno tentato di resistere. Tokio specialmente ha manipolato il cambio dello yen, perché un dollaro basso sottrae valore ai profitti degli esportatori nipponici e alle multinazionali che hanno comprato imprese in USA.
La Germania ha brontolato, perché un rafforzamento dell'euro danneggia il suo export. Mosca ha minacciato di sostituire il dollaro come riserva. Poi è arrivato l'ordine dal Bilderberg per bocca del suo membro Martin Wolf, direttore del Financial Times: "lasciate cadere il dollaro, altrimenti è il collasso globale!". E tutti hanno ubbidito. Ben Bernanke l'aveva detto chiaro il 21 marzo, che la FED era pronta a convivere con un dollaro basso: "i deficit commerciali USA non possono continuare ad allargarsi per sempre, ma non è necessario che generino un declino precipitoso del dollaro, né che tale declino, ove accada, debba necessariamente scuotere i mercati finanziari, la produzione o l'occupazione". Tradotto in chiaro, era l'annuncio dell'acrobatico tentativo: deprezzare la moneta di riserva mondiale in modo piano e regolare - facendo pagare agli altri le spese della cicala americana - mantenendo nel pubblico idiota l'illusione del continuo "boom".
Due mesi dopo l'annuncio, però, il dollaro è sotto attacco speculativo, e in un clima di panico lo Standard & Poor perde il 4,5%.
Il 14 maggio, perciò, viene sparsa la voce che il Fondo Monetario è impegnato in colloqui dietro le quinte con i responsabili di UE, Giappone, Cina ed altri per studiare misure riguardanti la svendita dei dollari che scuote i mercati.
Miracolo: il 15 mattina, mezz'ora prima dell'apertura del mercato dell'oro a Londra, "qualcuno" getta sul tavolo un'offerta eccezionale del metallo giallo. L'oro, che sale da tre anni ad altezze stratosferiche fino a 730 dollari l'oncia, cade di 35 dollari.
E' evidentemente questa la misura presa dietro le quinte. A quale scopo? Cercare di detronizzare l'oro dalla posizione naturale che stava riprendendosi, quella di moneta di riserva. Ricordiamo che mentre le monete di carta sono promesse di pagamento di qualcuno che può essere insolvente (e di fatto lo è), l'oro ha dentro di sé il suo attivo. La sua ascesa ha rivelato che resta, come copertura monetaria contro l'inflazione, uno strumento più sicuro delle azioni in trionfante rialzo. Le azioni salgono e salgono, ma il loro valore contro l'oro cala. Bisogna quindi impedire che l'oro torni ad imporsi come moneta.
E' una politica tradizionale delle Banche Centrali, quella di rompere il legame psicologico tra i prezzi dell'oro e i tassi dei titoli di debito. Nel settembre 2003 la Banca Centrale olandese ha svenduto mille tonnellate d'oro e reso noto che ne avrebbe vendute altre 700. "Ci siamo alleggeriti del 50% delle nostre riserve auree, e questo dice come consideriamo l'oro", proclamò il governatore olandese Nout Wellink. Sostanzialmente, sterco. Altre banche hanno seguito l'esempio, compresa Bankitalia. Svendendo come sterco le ricchezze dei loro cittadini e contribuenti. Così ora l'oro è ribassato, ed ora è anch'esso nel vortice ribassista che ha coinvolto metalli e materie prime, persino il petrolio. Ma c'è una differenza: il boom dei metalli industriali era dovuto in più gran parte alla speculazione. L'oro ha ristabilito invece un regime di "gold standard di fatto"; può andare giù e su anche selvaggiamente, come ha fatto nel complessivo rialzo dei quattro anni passati, ma per detronizzarlo occorre più di qualche trucco.
Occorre la fiducia mondiale in Ben Bernanke e nelle Banche Centrali, fiducia che non c'è più.
Il gold standard di fatto già impone la sua disciplina ai ridicoli maghetti delle Banche Centrali.
Più loro pompano denaro di carta ed elettronico per gonfiare i loro mercati azionari (illusione di boom eterno), più l'oro rincara.
L'oncia è passata da 350 euro di settembre 2005 a 570 euro dell'11 maggio 2006. L'EuroStoxx-600 (seicento azioni) sale in termini di euro, ma in once d'oro passa da 0,81 a 0,60, rivelando l'illusione ottica. Alla lunga, la tendenza dell'oro è ineluttabilmente rialzista. In questo genere di sporchi trucchi, si è distinta per servilismo criminale la Banca Centrale Europea, BCE.
Ricordate il suo proclamato principio? "Mantenere la stabilità dei prezzi", ossia bloccare l'inflazione sotto il 3%.
Quella politica ideologica di lesina è costata agli europei milioni di posti di lavoro e crescita zero. Ma dopo aver tenuto per anni la massa monetaria stitica, di colpo la BCE ha aperto i cordoni. A marzo, la moneta M3 messa in circolazione è cresciuta di un vertiginoso 8,6%, con espansione continua per tre mesi. I prestiti al settore privato, altro modo di accrescere la liquidità, sono cresciuti del 10,8%, come non si vedeva dal '92. La crescita dei mutui ha superato il 12,15.
E tutto ciò, mentre ci parlano di un'inflazione del 3%, e ammettono a mezza bocca che è del 4,5. Lo scopo?
Continuare a far crescere i mercati azionari in valore nominale, rimettere in tasca denaro agli speculatori perché non falliscano.
Quando si trattava di salvare i lavoratori, la lesina; per sostenere la speculazione, e allontanare la resa dei conti, la più incredibile generosità. Ma la resa dei conti verrà. Più la si procrastina peggio sarà. La manovra della BCE ha già portato l'euro, che si è apprezzato sul dollaro (male per il nostro export) a cadere del 65% rispetto all'oro, il che ha avuto come conseguenza il rialzo di 60 punti, fino al 4% del BOT tedesco, il bund. Così si vede che cosa è sterco (la carta) e cosa è l'oro (oro). La BCE non fa la sola cosa che dovrebbe fare: svalutare competitivamente l'euro, per dar fiato alle esportazioni. E non lo fa perché i suoi servi hanno giurato al padrone USA di tener bordone alla scivolata del dollaro, a costo della rovina per gli europei. Quanto a Ben Bernanke, il suo soprannome è "helicopter", perché si è detto disposto a gettare dollari dall'elicottero, pur di salvare le borse e il "boom perpetuo" americano (falso). Ma questo, era qualche anno fa. Oggi, si trova davanti a un dilemma insolubile.
Da una parte deve mantenere il dollaro, pur calante, con la reputazione di affidabile moneta di riserva, e perciò è premuto ad aumentare i tassi del bond al 5,25%, magari a giugno. Altrimenti, il calo del dollaro non sarà piano, ma "precipitoso", l'inflazione s'infiammerà fino all'iperinflazione, il costo del debito USA aumenterà, e così l'invincibile oncia d'oro. Però, una politica monetaria più seria della FED farebbe scoppiare la bolla immobiliare, che fornisce la sola forma di ricchezza residua dei consumatori americani, provocando una recessione storica. Gli americani infatti sono sempre più poveri. Se riescono ancora a comprare a man bassa tutto ciò che la Cina produce, è perché il "valore" facciale delle loro case aumenta trionfalmente. Così si sentono ricchi, ipotecano le case a quel valore inflazionato e spendono il ricavato. Ma, come ha detto "elicottero" Bernanke il 18 maggio, oltre il 40% dei mutui in essere in America sono oggi "non tradizionali", ossia a tasso variabile, e mutui senza alcun anticipo, debito al 100 %.
Ancora un ritocco del tasso primario, e il debito delle famiglie aumenta, aumentano i tassi dei mutui, i ricchi americani si scoprono poveri.
Anzi poverissimi perché devono far fronte a ratei maggiorati "sotto meno favorevoli condizioni" dell'economia di carta, ossia alla fine del boom fittizio, riduzioni dei posti di lavoro, rincari di ogni genere, restrizioni del credito da panico.
Come se la caverà Bernanke? Forse ha qualche problema di credibilità. "No", ha assicurato Bush il 5 maggio: "questo tizio è all'altezza, è astuto, è capace. L'ho nominato io". Detto da Bush, è l'abbraccio della morte. Anche lui ha qualche problema di credibilità, negli ultimi tempi. Intanto, in India, il crollo in Borsa ha già messo la polizia in allarme: i suicidi stanno per aumentare.
E da noi, i cosiddetti geni della speculazione, quelli che fino a ieri si dipingevano come i capitani intrepidi del rischio finanziario, hanno subìto la già vista metamorfosi in conigli. Loro che si piccavano di "conoscere il mercato", di capire meglio di tutti l'economia e i suoi algoritmi. In realtà, la sola vera legge economica che governa la Borsa è antica almeno quanto la febbre dei tulipani olandese. Si chiama "la legge del più cretino", e funziona così: anche se sai perfettamente che sono sopravvalutate, continui a comprare azioni e materie prime a prezzi fantasticamente crescenti, nella certezza che ci sarà sempre uno "più cretino" a cui appiopparle dopo. Fino al giorno in  cui ti accorgi che il "più cretino" eri tu.
Maurizio Blondet
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Il federalismo integrale per Alain de Benoist
Intervista di Sergio Terzaghi 05/12/2005 Fonte: www.ariannaeditrice.it
 
Dialogare con Alain de Benoist è un'esperienza formativa per chi crede che la politica abbia oramai divorziato dalle idee.
Il sessantenne filosofo francese incarna il tipo umano del ribelle che però non si estranea dalla società, ma che vi partecipa al fine di attivare modalità che la possano mettere in cortocircuito. Nel suo sguardo si legge l'apertura e la disponibilità verso l'altro, atteggiamenti poco inclini a numerosi professoroni, da anni asserviti al pensiero unico. De Benoist, ha una visione del mondo che avversa ogni tipo di dispotismo, auspicando la conservazione delle differenze culturali tra i popoli poiché queste rappresentano la ricchezza del mondo. Egli afferma il primato della politica sull'economia e denuncia come gli effetti dell'omologazione nelle società liberali, le riconducano ad una specie di "totalitarismo dal volto umano". De Benoist, sostenendo che la politica sia chiamata a rinascere partendo dalla base, riprende con stile il pensiero del federalismo integrale.
Professore, la Francia è lo stato giacobino per eccellenza. Come prende forma nella Sua persona la riflessione federalista?
La Francia ha in effetti una vecchia tradizione giacobina, che non comincia però con la Rivoluzione: la tendenza alla centralizzazione, a spese dei poteri locali, é stata largamente avviata sotto l'Ancien Régime, la Rivoluzione non ha fatto altro che radicalizzarla. Questa tradizione é collegata alle modalità di formazione della nazione francese, la quale é nata dall'espansione progressiva d'un nucleo centrale, associata alla messa in atti d'un mercato nazionale e d'uno spazio giuridico unificato.
Al contempo, non va dimenticato che ci sono sempre state resistenze alla centralizzazione, specialmente da parte della nobiltà, ma anche da parte degli strati popolari. Tutta una corrente di pensiero, che va da Henry de Boulainvilliers a Tocqueville, ha denunciato con forza il giacobinismo. Nelle province periferiche, con tratti più marcati, i regionalismi e le autonomie si sono mantenute sino ai giorni nostri. Nel XIX° secolo, uomini di sinistra come Proudhon, di destra come il giovane Maurras e, soprattutto, il giovane Barrès hanno richiesto esplicitamente il federalismo. Personalmente, sono giunto al federalismo a causa d'una spontanea simpatia per i movimenti regionalisti (bretoni, normanni, fiamminghi, alsaziani, corsi, baschi, ecc.), provata fin dalla mia gioventù, e per la derivante riflessione di filosofia politica. Il federalismo mi è apparso come il solo sistema politico capace di conciliare l'uno e il molteplice, vale a dire gli imperativi in apparenza contraddittori dell'unità, necessaria alla decisione, e della libertà, necessaria al mantenimento delle diversità. Ma ho anche subito l'influenza d'un certo numero d'autori come Paul Sérant e Thierry Maulnier, che scrissero negli anni sessanta "Le XXe siècle fédéraliste", come Robert Aron, il quale fece parte dei "non-conformisti degli anni 30" e non smise di difendere le idee di Georges Sorel e il socialismo associativo - solidale francese, come Alexandre Marc, direttore di "L'Europe en formation" e teorico del "federalismo integrale", ecc.
La democrazia rappresentativa contemporanea ha in sè il rischio di non rappresentare nessuno, tanto meno il popolo. Cosa ne pensa?
La crisi della rappresentanza affligge oggigiorno tutte le democrazie liberali. L'indebolimento dello Stato-Nazione, il quale, come ho detto sovente, è divenuto, in una volta, troppo grande per rispondere alle aspettative quotidiane della gente e troppo piccolo per far fronte alle problematiche che si sviluppano oramai su scala planetaria, ha avuto per conseguenza la rottura di ogni legame sociale (lo Stato non è più produttore di socialità) e una frattura, sempre più accentuata, tra la classe politica e i cittadini. Quest'ultimi allora tendono a rifugiarsi nell'astensione o a votare per i partiti di pura protesta, i quali non rappresentano forze costruttive.
E' possibile rimediare a questa situazione soltanto ponendo in essere una democrazia partecipativa su tutti i livelli che, a partire dalla base, permette a ciascun cittadino di partecipare alle vicende pubbliche.
Esiste, pertanto, secondo lei, il problema della sovranità?
Il problema della sovranità è un altro problema. Nell'ottica giacobina dello Stato-Nazione, la sovranità è definita, sin dai tempi di Jean Bodin, come una nozione "indivisibile": l'autorità sovrana è un'autorità alla quale non si potrà per definizione assegnare limiti.
Una simile sovranità ha autorità su tutto, e tutto tende naturalmente al dispotismo. Il federalismo non rigetta in nessun modo la nozione della sovranità, ma ne dà un'altra definizione. La sovranità non è indivisibile, ma è ripartita secondo il principio di sussidiarietà o della sufficiente competenza. Il potere sovrano non è un potere assoluto, rappresenta solamente il potere situato al livello più elevato e dove il campo di decisione è più esteso, quello che interviene solo quando i poteri locali, ai livelli inferiori, non sono in grado di risolvere i problemi presentatisi.
Johannes Althusius, uno dei primi pensatori federalisti, sosteneva che il sociale andasse costruito partendo dalla prima forma associativa, la famiglia, per poi concretizzarsi in comuni, province e regioni?
Oggigiorno, è possibile adottare questa modalità?
Dare nuova vitalità alle famiglie è certamente una delle condizioni per ricreare un legame sociale, perché la famiglia è uno dei luoghi d'apprendimento della socialità, dello stare insieme. Ma io credo che c'è un grave errore nel considerare la società globale come un sistema di "bambole-matrioska" dove si potrà passare, senza una vera rottura, dalla famiglia ai comuni e alle regioni. Questo errore è stato costantemente commesso da autori, generalmente di destra, che hanno assimilato la società globale a una grande famiglia (aventi spesso come scopo l'annettere la sovranità ad un padre di famiglia, di cui gli stessi soggetti sarebbero i "figli").
La famiglia dona valore alla dimensione privata dell'esistenza, i comuni e le regioni alla vita pubblica. I modelli relazionali dentro la famiglia sono rappresentati da un legame, tra genitori e figli, che è fondamentalmente differente dallo stesso che esiste in seno ad una società politica. Disconoscere la differenza naturale tra la dimensione privata e la dimensione pubblica dell'esistenza umana rischia di condurre, sia a un totalitarismo che sottomette alla politica tutti gli aspetti della vita privata, sia all'inverso cioè ad un liberalismo che mira alla "privatizzazione" generalizzata delle vicende pubbliche.
Preso atto di questi rischi, appare però evidente come l'odierna società sia composta da individui atomizzati, slegati uno dall'altro. Vede la possibilità della nascita di un nuovo modello antropologico?
Noi viviamo infatti un'epoca in cui l'individualismo intacca le cose più alte, ma in cui allo stesso tempo, e potrebbe essere per compensazione, si vedono nascere e svilupparsi spontaneamente nuove forme associative simili quali le "tribù", le comunità, le reti, ecc. Il vero problema è attinente alla colonizzazione degli spiriti attraverso l'immaginario economico e mercantile.
Il modello antropologico dominante è quello d'un uomo esclusivamente preoccupato di massimizzare il suo miglior interesse, vale a dire in generale di raggiungere una quantità sempre più grande d'oggetti consumati. Il messaggio implicito dei mass-media rende l'idea che le felicità sia sinonimo di consumo. Questo modello è tanto descrittivo quanto normativo: legittima a sua volta il materialismo pratico e l'idea che il comportamento egoistico sia il comportamento più normale che ci sia. In quest'ottica, il legame sociale si scioglie immancabilmente, perché l'altro appare prima di tutto come un rivale in un tessuto sociale trasformato in uno spazio di concorrenza generalizzata. Ciò dunque contrasta l'avvento d'un altro modello antropologico. Quest'ultimo esige la restituzione all'immaginario della capacità simbolica, la ridefinizione dell'uomo come un essere fondamentalmente sociale e politico, ed la risistemazione dei valori mercantili al loro posto, necessariamente subordinato.
Esiste in Europa un problema culturale per i suoi molteplici popoli?
Sul punto, si potrebbe riprendere la datata distinzione tra cultura e civilizzazione, che ricalca d'altronde la distinzione tra comunità e società, teorizzata da Ferdinand Tönnies. La civilizzazione tende verso l'unico, mentre le culture sono sempre più d'una.
La diversità culturale dei popoli europei - diversità relativa nella misura in cui questi popoli hanno tutti un retaggio comune - é oggigiorno minacciata dalla progressiva omogeneizzazione degli stili di vita, indotti da una globalizzazione pilotata dalla superpotenza americana, ma che si definisce anzitutto come l'espansione planetaria della Forma-Capitale ad oggi totalmente deterritorializzata. Qui ancora, io credo che non si potrà contrastare questo processo se non attraverso un ritorno alla base, alla vita locale, alle comunità. Si tratta di contrapporre il locale al globale e, così facendo, di donare alla globalizzazione un altro contenuto, multipolare e differente.
La scomparsa delle lingue locali è, secondo lei, un dato significativo?
La scomparsa delle lingue locali è evidentemente un aspetto dell'impoverimento delle culture e della riduzione della diversità. All'epoca della Rivoluzione, i giacobini avevano già tentato di far sparire con metodo autoritario il "vernacolo" e i dialetti locali.
La III Repubblica francese ha proseguito in questa direzione cercando di ripiegare l'uso delle lingue regionali solo sulla sfera privata.
Al giorno d'oggi, le lingue locali sono meglio accettate, e perfino protette, ma è tutto lo stile di vita caratteristico della società globale che è loro sfavorevole. Il sistema mediatico, e specialmente la televisione, gioca a riguardo un ruolo centrale: i bambini non parlano più come i loro genitori, parlano come parla la televisione. Allo stesso tempo, l'anglo-americano s'impone ciascun giorno un po' di più come la lingua de! lla nuova koinè mondiale. Però, la situazione è molto differente a seconda delle regioni.
Certe lingue locali sono evidentemente destinate a sparire, altre hanno buone possibilità di sopravvivere, soprattutto quando sono impiegate quotidianamente nelle regioni che hanno saputo conservare l'essenza della loro personalità.
Quali sono, secondo lei, gli scenari che si prefigurano per i popoli d'Europa?
La costruzione politica dell'Europa è ad oggi totalmente bloccata, a causa della persistenza delle logiche degli stati-nazione, per l'assenza totale di volontà da parte degli uomini politici, e a causa della burocrazia. Al posto d'approfondire le proprie strutture istituzionali, l'Europa ha scelto di allargarsi in fretta ad alcuni paesi i quali non hanno altra ambizione se non quella d'integrarsi in un vasto mercato transatlantico. Pretende oggigiorno di dotarsi d'una Costituzione senza aver posto in essere un potere costituente, e pensa di aprirsi alla Turchia, ciò mostra che non ci sono nemmeno accordi tra gli Europei circa i veri confini dell'Europa.
L'equivoco maggiore riguarda il fatto che non esiste un accordo sulle finalità della costruzione europea. C'è questo problema di finalità che occorre tener presente. L'alternativa è chiara: o l'Europa, dando la priorità alla liberalizzazione, sposerà la dinamica d'un grande mercato mirato ad allargarsi il più possibile, e in questo caso l'influenza americana diventerà preponderante, oppure si appoggerà a una logica d'approfondimento delle proprie strutture d'integrazione politica grazie all'espediente offerto dal federalismo e dalla sussidiarietà, in una prospettiva essenzialmente continentale e con l'intenzione di bilanciare il peso degli Stati Uniti d'America.
Quale Europa vorrebbe?
Vasta questione, e penso di aver già risposto. Mi auguro che l'Europa divenga una potenza indipendente che possa giocare un ruolo regolatore della globalizzazione in un mondo multipolare, ma anche una Europa che non si rinchiuda nella sola logica della potenza, ma che possa essere il luogo d'un nuovo progetto di civiltà.
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