Ma, un po' perchè secondo il principio del "Mamma Ciccio mi
tocca, toccami Ciccio che mamma non vede", queste ineffabili quote rosa
"protestano" solo a cosacce fattele, e quindi hanno proprio scassato la Minchia 1, la Minchia 2 e la
sicura Minchia
3, un po' per l'eterna passione per il Federalismo, le Riforme e i
Referendum, parlerò di come attrezzarsi per il Referendum di Giugno con un
cenno alle Amministrative la cui campagna elettorale, tra un tripudio di
vaghezze sui programmi di governo di sindaci e candidati,
l'unica proposta seria, tra le altre, e autenticamente
federalista, l'ha lanciata Emma Bonino per la Lista
la Rosa nel Pugno:
I Referendum Comunali. Referendum che, i sindaci, non promuovono
pur avendone tutti i poteri. E si capisce il perchè.
Non è più tempo, ne' a destra ne' a sinistra, di Sindaci
democratici e federalisti.
I sindaci attuali sono mezze tacche centraliste e corporative
uscite dai retrobottega dei partiti per parcheggiarli o ripagarli dei
galoppinaggi di anni e di trafile burocratiche estenuanti. Una categoria,
quindi, di asserviti e servitori degli interessi di partiti e corporazioni, non
certo promotori e custodi degli interessi dei cittadini. Una pletora di mediocri
funzionarietti che governano in modo infimo le povere Città affidate loro o,
peggio, gran politici parcheggiatisi nei Comuni che fanno politica continua per
la propria esclusiva carriera politica nazionale invece che governare le Città.
Un caso esemplare? Roma. Comune vicinissimo al Potere centrale e perciò
centralista, lontanissimo dalle reali esigenze dei cittadini contribuenti.
Diamo ora uno sguardo nel passato della felice stagione dei
Grandi Sindaci democratici eletti nel '94 e che diedero la nascita al
Movimento dei Sindaci di cui fui madrina e coordinatrice nell'arco di sei anni
fondando il Movimento per le Riforme Istituzionali.
"Alla siciliana"? O formato Tony Blair? Federalismo forte che
sbarri il passo ai Padani del Santo Gral della secessione? Federalismo "vero"? E
quale è quello "vero"? Si opta per l'Amatriciana verace. Vediamo come butta.
Butta che fanno la voce grossa e ci si mettono pure le Regioni che si son deste
al suon dei Campanili e, in un'orgia di no da tutti i fronti, spunta l'alba
radiosa e ci sveglia il ruggito del Bobo (Maroni) che sentenzia "Alla
siciliana!".
Come un sol uomo, al grido di "La Cassata! La Cassata!" partono
ordini alla volta di Palermo, interi scaffali di ricette polverose vengono
saccheggiati. Ma il ringhio del Senatur non si fa attendere. Ghigna dal
Parlamento della Padania "Federalismo alla Siciliana? Strunzà! Chel Bobo lì l'è
matt!". La Terra Promessa del referendum "popolare" e la decantata "sovranità
del popolo è e sarà una pistola scarica" (sic dalla politica alle Autonomie).
Dal 97 al 2006, passati dieci anni, il Federalismo non c'è, la cassata nemmeno
ma ci sono la stronzata dell'Articolo V° voluto dal centrosinistra e la cazzata
della Devolution voluta dal centrodestra.
Vi pare serio? Istituzionale? A me proprio no. E' un
grande casino.
Andare a votare il Referenda sulla Devolution allora?
Ebbene sì. Mai rifiutare di esercitare l'unica arma concessa ai cittadini per
legiferare. Ne' vale astenersi perchè, attenzione, il prossimo Referendum si
vince o si perde anche se vota un solo elettore.
Non c'è il quorum del 51% +
1. Si contano i SI e i NO. Con buona pace di
Ratzinger & di Ruini, dei Legionari di Cristo e di Max.
La riforma Costituzionale in pectore al centrosinistra
e a Prodi, da attuarsi tra maggioranza e opposizione, dopo il voto, è una
riforma che punta solo a moderare gli eccessi di quella berlusconiana ma che ne
conferma la sostanza quanto a verticalizzazione dei poteri, svuotamento della
rappresentanza, riduzione dell'uguaglianza? Prima del voto del 25 giugno la
nuova maggioranza dovrebbe sciogliere le forti ambiguità che avvolgono l'ipotesi
di riforma bipartisan.
L'Appello
Barbera-Ceccanti, il Comitato riformista e la
Convenzione tra destra e sinistra.
In vista del referendum sulle
modifiche alla Costituzione volute dal centrodestra, Augusto Barbera, Stefano
Ceccanti ed altri hanno elaborato un Appello affinché il "No" non esprima una
linea conservatrice, all'insegna de "la Costituzione non si tocca".
Occorrono, invece, incisivi cambiamenti nella carta fondamentale
dello Stato, volti a rafforzare il ruolo del premier, a ridefinire i poteri
delle regioni per un autentico federalismo, a superare il bicameralismo perfetto
e così via. No dunque alle modifiche fatte dal centrodestra, ma non in nome
dello status quo, bensì per approvarne di migliori. E pongono anche una
questione di metodo: si tratta di riforme che non si possono varare a colpi di
maggioranza ma richiedono un percorso costituente che coinvolga le migliori
energia del paese. Per tali motivi, dinanzi alla linea conservatrice del
Comitato presieduto da Scalfaro, si potrebbe dar vita a una Comitato per il
"No" riformista, articolato sul territorio e ad una Convenzione
tra destra e sinistra che rediga le Riforme da sottoporre al Parlamento.
Dal Veneto mi scrive il federalista Ettore
Beggiato:
"Il parlamento spagnolo ha approvato il nuovo statuto della
Catalunya.
Nel I° articolo si ribadisce che "La Catalunya è una nazione ed
esercita il suo autogoverno con istituzioni proprie, costituita come comunità
autonoma in accordo con la Costituzione e il presente Statuto e, nell'articolo
5: "L'autogoverno della Catalunya come nazione si basa sui diritti storici del
popolo catalano, nelle sue istituzioni secolari e nella tradizione giuridica
catalana".
Non parliamo poi dell'aumento dell'autonomia fiscale e
finanziaria conquistata da Barcellona. Questa è la Catalunya, una delle realtà
economiche, sociali, culturali più sviluppate a livello europeo".
E, infine, riporto due
stralci, il primo è estratto dall'intervista ad Alain de Benoist
di Sergio Terzaghi - Ariannaeditrice.it -
"Il federalismo integrale per Alain de Benoist" e il secondo da
un articolo di Giafranco Morra "Federalismo: Carlo Cattaneo, Apostolo del
buongoverno e gli 8 punti esemplari". Chi desidera l'intera intervista e
l'articolo su Cattaneo, mi scrive e glieli invio.
Professore, la Francia è lo stato giacobino per
eccellenza. Come prende forma nella Sua persona la
riflessione
federalista?
(...) Nel XIX° secolo, uomini di sinistra come
Proudhon, di destra come Maurras e, soprattutto, Barrès hanno richiesto il
federalismo. Sono giunto al federalismo per una spontanea simpatia per i
movimenti regionalisti (bretoni, normanni, fiamminghi, alsaziani, corsi, baschi,
ecc.), provata fin dalla mia gioventù, e per la derivante riflessione di
filosofia politica. Il federalismo mi è apparso come il solo sistema politico
capace di conciliare l'uno e il molteplice, vale a dire gli imperativi in
apparenza contraddittori dell'unità, necessaria alla decisione, e della libertà,
necessaria al mantenimento delle diversità. Ma ho anche subito l'influenza d'un
certo numero d'autori come Paul Sérant e Thierry Maulnier, che scrissero negli
anni sessanta "Le XXe siècle fédéraliste" come Robert Aron, il quale fece parte
dei "Non-conformisti degli anni 30" e non smise di difendere le idee di Georges
Sorel e il socialismo associativo - solidale francese, come Alexandre Marc,
direttore di "L'Europe en formation" e teorico del "federalismo integrale",
ecc.
La democrazia rappresentativa contemporanea ha in sè il
rischio di non rappresentare nessuno, tanto meno il
popolo.
Cosa ne pensa
Professore?
La crisi della rappresentanza affligge oggigiorno tutte
le democrazie liberali. L'indebolimento dello Stato-nazione, il quale, come ho
detto sovente, è divenuto, in una volta, troppo grande per rispondere alle
aspettative quotidiane della gente e troppo piccolo per far fronte alle
problematiche che si sviluppano oramai su scala planetaria, ha avuto per
conseguenza la rottura di ogni legame sociale (lo Stato non è più produttore di
socialità) e una frattura, sempre più accentuata, tra la classe politica e i
cittadini. Questi ultimi allora tendono a rifugiarsi nell'astensione o a votare
per i partiti di pura protesta, i quali non rappresentano forze
costruttive.
E' possibile rimediare a questa situazione soltanto ponendo in
essere una democrazia partecipativa su tutti i livelli che, a partire dalla
base, permette a ciascun cittadino di partecipare alle vicende
pubbliche.
Quale Europa vorrebbe?
Vasta
questione. Mi auguro che l'Europa divenga una potenza indipendente che possa
giocare un ruolo regolatore della globalizzazione in un mondo multipolare, ma
anche una Europa che non si rinchiuda nella sola logica della potenza, ma che
possa essere il luogo d'un nuovo progetto di
civilità.
"Federalismo: Carlo
Cattaneo, Apostolo del buongoverno e gli 8 punti
esemplari".
Studioso di straordinaria intensità, Cattaneo da giovane
non era insensibile al fascino femminile. La sua avventura più nota fu quella
con una donna matura, la contessa Perticari, figlia del poeta Vincenzo Monti:
"Gli piaceva di starle seduto a ginocchi, posando nel grembo di lei - come
Amleto in quello di Ofelia - la sua bella testa ricciuta, e volgendo verso di
lei l'ampia fronte, della quale i pensieri parevano passeggiare a tiro a
quattro. La Perticari gli consigliava di non passare mai una notte intera con
una donna, se voleva serbare l'illusione amorosa. La Perticari, dicono, faceva
copiose corna al marito, benché ricco, benché conte, benché uomo d'ingegno,
perché il fiato di lui puzzava orrendamente". Ma la sua vera vocazione era
quella dello studioso tanto che si trasferì in Svizzera e a Lugano, in quel
Canton Ticino che considerava "l'unica terra italiana libera", visse, insegnante
di filosofia nel Liceo cantonale, sino alla morte. Fu più volte eletto al
Parlamento italiano, ma snobbò tutte le sedute a Torino, solo a Firenze si recò
alcune volte nel 1867. Fedele alla sua convinzione: "posso servire meglio
l'Italia col pensiero anziché con la politica".
Rimangono molto validi alcuni saggi come "La città italiana"
(1858), acutissima analisi geopolitica della anomalia Italia, che "non è una
nazione, ma un insieme di città"; "l'Italia è fisicamente e istoricamente
federale". Duecento anni dopo la sua nascita il nostro paese sconta ancora due
mali, che Cattaneo aveva con realismo intuiti: una unità artificiale,
centralista, burocratica e statalista, che egli chiamava "chinese", in quanto
non accompagnata dal federalismo, e una crisi economica dovuta al freno di
quella libera iniziativa, che è produttiva di ricchezza e benessere. L'economia
non ha la sua prima ragione né nel capitale, né nel lavoro, ma nella
intelligenza. Nello scritto del 1861, "Del pensiero come principio d'economia
pubblica", Cattaneo difese l'economia di mercato contro il socialismo di
Saint-Simon e Proudhon. E mostrò che il progresso economico "non si spiega né
colla natura, né col lavoro, ma con l'intelligenza, che afferra i fatti della
natura; che presiede al lavoro, al consumo, al cumulo; che li fa essere in uno o
in altro modo; che li fa essere o non essere". Oggi, in piena globalizzazione,
ne comprendiamo la verità profetica. Centralismo e Statalismo
tuttavia, possono essere superati solamente accogliendo un'altra
delle intuizioni di Cattaneo: che la felicità e la ricchezza di un popolo
richiedono soprattutto una onesta ed efficace amministrazione. Prima di Luigi
Einaudi, che tanto apprezzava le sue opere, Cattaneo fu l'apostolo del
Buongoverno.
Buone
Amministative, quindi, e
buon Referemdum, da Giuliana D'Olcese
*Attrezziamoci* orsù Attrezziamoci!
Cara D'Olcese sei
Grandiosa come al solito. Comunque sia, e vista l'occupazione KOMUNISTA
dell'Italia, il referendum è l'unica arma che ci resta per costringerli ad
abbassare un po' la cresta e contenere i danni. Ogni riforma, anche la migliore
è perfettibile. Quella da confermare col nostro voto lo è ancora di più. Ma se
viene bocciata, credimi, son c****amari per tutti noi. Perchè sarà un voto non
sulla Costituzione ma pro o contro Prodi, i Komunisti e il Regime ormai sempre
più dietro l'angolo. Dunque, coraggio e legniamoli senza pietà. Poi su come
ricostruire l'Italia ce lo giochiamo. Perchè se vincono loro non giochiamo più e
per un pezzo!
"Unione per le Libertà" Rete dei Presidi per l'Italia
Libera(le). Galgano Palaferri
----
*Attrezziamoci* davvero.
Grazie
per il grandiosa. Si fa quel che si sente e che si può....... gd'o (,-)
----
Al grandiosa di
Galgano,
aggiungo un meravigliosa da parte mia, col più grande
augurio di proficui risultati.
Ed a proposito di amministrative, Perché non
consigli ai tuoi contatti di votare Andrea Jarach a Milano e Daniela Santus a
Torino.
Sono due battaglie importantissime sopratutto per far capire alla
sinistra che il giochetto di mascherare d'antisionismo l'antisemitismo, non
funziona più. Grazie Stefano Cattaneo
----
Chi di minchia ferisce di
minchia perisce.
Ottimo e coraggioso, come al
solito, pezzo. Anche a me - da tempo - da'
fastidio la spocchia della Finocchiaro.
Complimenti! Romano
Scozzafava
-----
*Attrezziamoci*
Concordiamo su tutto. Suggeriamo anche due autori con relativi testi storici
importanti perché precursori alle teorie dei modelli federalisti: Il principe di
Canosa con i "Pifferi di Montagna" ed il Farnerari con la Monarchia di Napoli,
quasi contemporanei al Cattaneo. Cordiali saluti Ettore
d'Alessandro
----
Attrezziamoci
sì.
Il populismo dilaga ed il sonno della ragione genera mostri....
Paolo Sassetti
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*la Minchia 3 del mitico
Cazzullo*
è un articolo duro ma necessario. DottMellia
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Mi fa piacere che sei d'accordo,
e spero suoni come consiglio e ammonimento
perchè non ho
notato solo io la spocchia e l'uscire dai ranghi della Finocchiona ma lo notano
moltissimi elettori di centrosinistra e perfino dei DS. gd'o
-----
Maleattrezzata (Napule)
Saluti
dalla mia bella città in febbre elettorale (nu burdell 'e pazz' ).
Ho notato
una differenza tra le vecchie e la recente campagna elettorale. Una volta
chiedevamo ai papabili di ricordarsi di noi dopo le elezioni e darci qualcosa di
buono, spesso per il nostro utile personale più raramente per il bene pubblico.
Bisogna dire che dall'altra parte c'era un potere abbastanza strutturato, capace
di dare qualcosa: un posticino di lavoro e qualche piacerino.
Adesso, in
quella situazione che Dario Di Vico chiama "potere liquido", non strutturato
appunto, i pappinabili cercano innanzitutto una sistemazione per se' e per la
propria famiglia, non oltre... Mi piace riportare una perla di saggezza popolare
napoletana, non tipica per la verità, perchè è impregnata di pragmatismo
anglosassone e non del classico fatalismo partenopeo del tipo "accsussi' adda
i'" Diceva il mio barbiere, persona di larghe vedute: "vuo' verè ca sti strunz'
e napulitan mo' votan tutt' o cuntrario?
Primma ce steva nu sindaco 'e
sinistra e e' sord' o guvern' nunn 'e mannava pecchè era e destra e 'e vuleva
fa' fa' na figura 'e niente.
Mo' ca tenimm o guvern 'e sinistra vuò vede' che
e napulitan vanno a vutà chilli 'e destra e e sord nunn e' vedimm' pati' cinq
ann?".
Paolo
----
La diessina Anna Finocchiaro voleva fare il Presidente di
tutti gli italiani!
Non bastava la candidatura del leader Maxxximo??? Quote rosa e
fiocchi azzurri impazziti, nessun pudore nella sinistra.
Carla Stacchini
-----
Ciao Giuliana (Dolce-se ma non
troppo),
anche se non ce ne sarebbe bisogno, ti faccio i miei
complimenti e mi auguro che con certi articoli Tu riesca a "svegliare" e
scuotere quante più persone possibile in questo paese di zombie... Un solo
appunto: Non riesco a capire perchè necessiti di espressioni e termini un po'
volgari. Capisco che Sei anche piuttosto incaz..ta. per certi scandali politici
e sociali ma credo che i Tuoi articoli sarebbero comunque validi e anzi più
"magnetici" per molte più persone se fossero esenti da certi vocaboli.
E' un
tipo di strategia. (Non sono un puritano o uno che non usa parolacce che a volte
sembrano essere utili ma dipende dai contesti e dalle reazioni che si vogliono
ottenere). Un caro saluto Claudio Rubini
-----
Ma le piccole, mica grosse
"parolacce"
vedo che al mio pubblico piacciono perchè su questo
sei il primo, tra 35.000 lettori, a consigliarmi di evitarle
e rinunciarci.
Perciò continuo con le piccole innoque
parolacce, tanto tu non mi leggi più....
Hic Hic Hic..... ():
-(:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
-----
Delle
Amministrative di Napoli, mi era piaciuto il manifesto
elettorale del maestro di strada Rossi Doria,
un outsider
schiacciato da due potenti macchine da guerra messe in piedi dalla Casa delle
libertà e dall'Unione. Non è stato un trionfo per il maestro di strada e per la
sua lista dal logo accattivante "decidiamo insieme" ma pur tuttavia è stato un
buon risultato. Secondo Biagio De Giovanni filosofo ed esponente della Rosa nel
pugno avrebbe vinto l'asse De Mita - Bassolino che in Campania avrebbero creato
ormai un vero e proprio regime. Forse è vero, ma il napoletano medio non è un
democratico che vuole "decidere insieme", secoli di subalternità e di
oppressione l'hanno reso cinico e disincantato e non oserebbe immaginare nemmeno
per un momento che la sua opinione venga tenuta in conto da chicche, e sia. Lo
sa e perciò non vuole nemmeno essere responsabilizzato per decisioni che
comunque prescinderebbero dalla sua volontà e allora sceglie di non decidere
insieme. Il napoletano, come Pulcinella, si mette al servizio di un padrone e
trova i suoi spazi di libertà, anzi, di anarchia addirittura, in un falso
ossequio delle regole e del potere. Poi sbeffeggiando il padrone mette in
evidenza l'assurdità del potere. Comunque vada alla fine pulcinella si prenderà
sempre la sua dose di legnate. Paolo
M
-----
Altro che il maestro di strada Rossi
Doria, un outsider schiacciato....
il fatto è che
la Rosa non ha avuto consenso alla Amministrative e Bonino ci sta perdendo
la faccia.
Se i Radicali non si sbrigano a cambiare strategia nelle
campagne elettorali, almeno, e almeno in quelle amministrative, Emma perde la
faccia che è l'unica che i radicali hanno per mandare avanti tutto. E lei
perderà la collocazione nella cornice, che si sta costruendo faticosamente da
anni, per la corsa prossima al Quirinale perchè la stanno deprezzando con troppe
sconfitte. Sconfitte la cui visibilità è sua, sua, non dei radicali, e nello Sdi
è di Boselli. Tranne Emma, nella campagna elettorale per le Amministrative i
radicali hanno parlato solo di laicità, e delle solite tematiche che abbiamo
sentito nella campagna per le politiche. Senza capire, e questo è grave e
paradossale, che i cittadini per eleggere sindaci e consiglieri comunali della
laicità e delle tematiche radicali se ne fregano perchè le città hanno e
soffrono altri gravi problemi. Così Emma è stata subissata dal messaggio
ossessivo e ripetitivo dei loro candidati e di Radioradicale, e quindi,
cancellato il suo che esponeva un programma di governo pratico e concreto. Io ho
tentato di avvertirli con un mio comunicato ma è stato inutile purtroppo. I
Radicali sono bravissimi ma testoni e pensano di avere sempre ragione loro. Su
tutto. Figuriamoci a una città come sta messa Napoli quanto gliene fotte della
laicità! Giuliano Ferrara è stato duro sul Foglio e speriamo che capiscano che
stavolta Ferrara ha ragione.
Hai notato che da Attrezziamoci in poi
finalmente si è parlato del Referendum del 25 Giugno? gd'o
------
L'Udc
e Baccini? Un logoro clericalismo ottocentesco.
Piuttosto che temere
un fantomatico ''nuovo paganesimo dei Pannella e dei Bonino", Baccini dovrebbe
essere preoccupato di come il collante della Casa della libertà sia oramai un
logoro clericalismo ottocentesco. Di quali poteri forti parla poi l'ex ministro,
del Vaticano forse? Il voto alla Rosa nel Pugno è l'unica garanzia ad uno
sviluppo economico, sociale e culturale non subalterno ai poteri corporativi e
clericali.
Mario Staderini, membro della Direzione
nazionale della Rosa nel Pugno e candidato al Comune di Roma.
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Piacevolissimo articolo!
Mi
mandi per cortesia l'intervista completa e l'articolo su Cattaneo?
Grazie,
Franco Celtical - Alessandria
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Grazie. Come stai
lazzaron d'un lazzarone che non ti fai mai vivo?!
Risorgi come
Lazzaro solo con il Fed eh? E' l'unica cosa che ti stimola sempre, passano gli
anni, ci facciamo vecchi ma il Fed è sempre vivo, vegeto, e fresco, nei nostri
vecchi cuori....
Ti mando l'intervista ad Alain de Benoist e anche l'articolo
su Carlo Cattaneo così ti fai una spanzata di Fed!
Baci, abbracci e tenerezze
da gd'o
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Mi agito, mi
agito... è che stò diventando vecchio e la mia voce è sempre
più flebile.
Me ne accorgo dal fatto che non mi si fila nessuno
:-)))))
Se mai sali al Nord fammi un fischio, sarà per me un piacere il
venirti a salutare!
Io al Sud? Ma non esiste proprio
:-)))))))))))))))))))))))))))))))).........!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ciao
carissima! Tuo Frankie
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*Attrezziamoci*? Mi attrezzo
subito!
Grazie, cara Giuliana, mi interessano entrambi gli
articoli. Un abbraccio Dino Cofrancesco
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Se dedichi energie in polemiche più o meno
condivisibili di politica e non, ti faccio i miei
complimenti
ma non so se ne valgano davvero la pena. Qui inizierebbe
un lunghissimo discorso sulla politica (della quale sembri molto ferrata) e di
questo bel modello di società, italiana e non, che continuiamo e contribuiamo
tutti indistintamente ad alimentare nel bene e nel male e che macina
indifferentemente qualsiasi cosa e da qualunque parte arrivi. Fra un secolo
tutte le idiozie, i deliri e le psicopatie di questa bella società non saranno
che un nebuloso ricordo (noi compresi) come lo sono per noi gli accadimenti ed i
costumi del tempo di Napoleone o di Leonardo o dei primi anni del novecento.
Paladini della giustizia o commentatori più o meno ironici che vogliamo essere
degli accadimenti sociali, non riusciremo a far breccia in alcun muro. Perchè in
realtà questo muro è fatto di ideologie, la peggiore delle materie. In una
società dove virtù come il rispetto profondo dell'altro o l'onestà non sono
ormai neppure più utopici optionals, a nulla serve tutto il resto. Tanti auguri
Claudio Rubino
-----
Ma che deserto, che
necrofilia......
che amarezza e quanta ne hai dentro di te.... che
morte di tutto.... Cià cià cià.
Ti invio l'ultima, *La Minchia 3 del mitico
Cazzullo* così c'è caso che ti fai una bella risata. Una risata aiuta la vita
(,-) gd'o
-----
Nessuna morte e nessuna
necrofilia,
soltanto constatazione che la maggior parte
dell'umanità ordinaria è davvero ordinaria, distorta e violenta (senza guardare
alla storia, basta dare un'occhiata obbiettiva ai giorni nostri e ovunque nel
mondo!!) e che di Esseri Umani degni di questo nome ce ne sono davvero pochi. Se
tu credi di far parte di questi ultimi allora mi rallegro di averti incontrata.
Buon lavoro. Claudio
------
Sono,
purtroppo, d'accordissimo con queste tue ultime
constatazioni, e per intero.
Ne basta anche mezza
di occhiata obiettiva..... Io non mi ritengo degna di chissàcchè, però per il
poco che posso fare, seguo il mio istinto e la mia morale. Forse, un piccolo
pezzo di coscienza delle cose arriva agli altri. Lo spero.
Partecipare
all'Agorà migliora uomini donne e cose. gd'o
-----
Sindaci traditori della Storia:
il turista Emanuele Filiberto di Savoja a Vicenza.
Lunedì 12
giugno arriverà a Vicenza Emanuele Filiberto di Savoja. E fin qui niente di
male: Vicenza è una città splendida e un turista in più è sempre ben accetto. La
cosa che mi lascia francamente allibito è che il Savoja in questione venga
ricevuto in pompa magna a palazzo Trissino, sede comunale, dal Sindaco in
persona con tutti i convenevoli e i rituali dettati dal protocollo del
cerimoniale. E quali sarebbero i meriti del giovane Savoja, oltre quelli di aver
fatto la pubblicità di una nota casa di sottoaceti?
Al signor Emanuele
Filiberto di Savoja che si definisce "principe di Venezia" va ricordato che non
esiste un popolo più autenticamente repubblicano del popolo veneto: finchè i
Veneti sono stati liberi e indipendenti non hanno avuto ne' re ne' principi, ne'
cortigiani ne' cortigiane. Fu Napoleone a coniare il titolo di "principe di
Venezia" assegnandolo al figliastro Eugenio di Beauharnais quale ulteriore
oltraggio alla Serenissima Repubblica Veneta e in tal modo, un oltraggio, un
insulto alla nostra storia veneta, deve essere letto anche ai nostri giorni,
quel "principe di Venezia". E finiamola con la retorica risorgimentale che vede
Casa Savoja tutta tesa in maniera disinteressata alla costruzione della
cosiddetta unità d'Italia. Quei Savoja che con il loro arrivo nel 1866, dopo un
plebiscito-truffa scandaloso, portarono il nostro Veneto in una situazione di
miseria e di disperazione come mai nella nostra storia, facendo scatenare una
emigrazione di dimensioni bibliche. Quei Savoja interessati unicamente ad
allargare il proprio regno con una logica esclusivamente espansionistica. E non
hanno fatto mai nulla per nasconderlo, per la verità. Emblematico il fatto di
Vittorio Emanuele II° re di Sardegna che diventa, con una legge votata il 17
marzo 1861, il nuovo re d'Italia, rimanendo però "secondo", nonostante le lunghe
e accese discussioni che movimentarono l'opinione pubblica dell'epoca: a lui di
diventare il primo re d'Italia non interessava proprio nulla. La politica di
casa Savoja calpestò i diritti dei popoli, rifiutando la dimensione
"federalista" del nuovo regno, optando per la via delle annessioni attraverso
una serie di plebisciti truffaldini che evidenziarono la dimensione
"imperialista" dei Savoja. Non parliamo poi delle perle di Casa Savoja nel
novecento, dalla complicità con l'avvento al potere del fascismo, alle orrende
leggi razziste contro gli ebrei, alla "fuga di Pescara" nel settembre 1943 di
Vittorio Emanuele III.
E visto che il tour del Savoja finirà con una cena (di
gala, naturalmente) ecco un affresco politico-alimentare di come i Savoja sono
ricordati nel Veneto: "Co San Marco comandava se disnava e se senava. Soto
Franza brava xente, se disnava solamente.
Soto casa de Lorena no se disna e no se sena. Soto casa de Savoja de magnar
te ga voja!" Per non parlar di quel: "Viva Savoja! chè i n'à portà 'na fame
roja" che continua ad essere presente nella tradizione orale della nostra terra
veneta.
Ettore Beggiato - Consigliere provinciale
di Vicenza Progetto Nordest
------I
Savoia e il VenetoIl Veneto Serenissimo Governo, erede e
continuatore della storia e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica,
ritiene, alla luce di più di 200 anni di occupazione straniera, di dover
prendere una posizione chiara e precisa nei confronti dei Savoia.
Noi come
Veneto Serenissimo Governo non potremo accettare l'arrivo di Vittorio Emanuele
IV e dei suoi eredi nella Veneta Patria fino a quando essi non riconosceranno
l'illegalità del Referendum del 1866 che unì il Veneto all'Italia. Questa è la
precondizione di un'eventuale visita dei Savoia in Veneto. Già alcuni componenti
della ex casa regnante, con la loro firma, hanno appoggiato la nostra raccolta
firme per il rifacimento di quel referendum illegale: Ci aspettiamo che le
medesima cosa venga fatta da Vittorio Emanuele IV, Emanuele Filiberto e
i componenti della Casa Reale Sabauda. Tutti i Veneti non devono
dimenticare quanti lutti hanno causato i Savoia e i loro amministratori durante
il "Regno d'Italia". Le tragedie causate da questi occupanti hanno diviso la
nostra gente e causato milioni di morti, emigrazione, diaspora, guerre
d'aggressione, campi di concentramento, etnocidi culturali e materiali.
Auspichiamo dai Savoia il riconoscimento degli errori dei loro avi e il
riconoscimento all'autodeterminazione della Veneta Nazione. Venezia, 9 giugno
'06 Per il Veneto Serenissimo Governo Il Ministro Consigliere
Demetrio Serraglia
------Referendum -
L'insidia del "NI" - di Giovanni Sartori
Corriere.it
(...) Venendo al dibattito, il punto toccato da tutti è che il
bicameralismo paritario "è una stranezza italiana che non ha eguali in nessuna
parte del mondo" (Vassallo), che è "un mostro tutto e solo italiano" (Calderisi
e Taradash). Il che è abbastanza vero.
Però mi fa specie che questo sia il
solo "mostro" per chi ne propone (ivi incluso specialmente il prof. Ceccanti) di
ben più mostruosi: 1) l'elezione popolare diretta del premier, 2) il potere del
suddetto premier di sciogliere le Camere "sotto sua esclusiva responsabilità", e
cioè a suo arbitrio, 3) la normativa anti-ribaltone, 4) il ritorno pressoché
automatico alle urne se le elezioni non producono la maggioranza voluta. Qui
abbiamo quattro mostri che sono davvero tali non solo perché non esistono in
nessuna parte del mondo, ma ancor più perché distruggono il sistema parlamentare
per sostituirlo con Quasimodo (il mostro di Notre Dame del romanzo di Victor
Hugo). Ciò precisato, nel 1994 scrivevo in un mio libro che "un bicameralismo
che deve presupporre, per funzionare, maggioranze omogenee fornisce un esempio
macroscopico di costituzionalismo mal concepito". Dopodiché illustravo vari
possibili rimedi. Al momento mi preme soltanto di ribadire che non dobbiamo
certo digerire la devolution bossiana per addivenire a un bicameralismo
differenziato. Un secondo punto - che non c'entra niente con il referendum - è
di come procedere dopo se vincerà il "no". Barbera e i suoi propongono una
"convenzione" composta per un terzo di parlamentari, per un terzo da
rappresentanti delle regioni e per un terzo da esperti designati dalle
organizzazioni sociali. Davvero un assemblaggio costituente che mi ispira
incondizionata sfiducia. Stefano Rodotà segnala su Repubblica un "grave
appannamento della cultura costituzionale". Ma forse è oscuramento. Tra i circa
150 sottoscrittori dell'Appello barberiano ho riconosciuto i nomi di soltanto
5-6 costituzionalisti. Gliene mancano, per essere costituzionalmente credibile,
almeno cento.
------E su www.bancaintesa.it
c'è il banner del Malawi.
Leggevo dei bonus di decine di migliaia di
euro ai consulenti del comune di Napoli, cifre da capogiro! Le regioni e i
comuni coltivano le loro clientele sotto le elezioni e lo stesso fa Berlusca col
ministero dell'economia con bonus da decine di migliaia di euro ai dirigenti. E'
tutta da vedere la schermata ammonitrice della home page della banca intesa in
collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio. Quanto darà Passera dei suoi
milioni di euro di per la giusta causa? Alberto Statera parla di un compenso
percepito da Passera - legale, non quello di Consorte - nell'ordine di circa
11milioni di euro nel 2004; ora con la crescita del valore delle azioni le stock
options varranno molto di più. Però mi viene lo stesso dubbio di Galbraith.
Questi compensi sono più che altro furti alle nostre spalle. Forza Clementina
Forleo!
Paolo M
http://www.pane-rose.it/pagina_art.php?id_art=3618&loc=1%5C%5C%5C%5C%5C%5C%5C%5C-----Buongiorno a te,
invece
per me sará un altro giorno d'inferno.
Voglio denunciare La
consulente finanziaria dell'Unicredit di Parma. Hanno rubato i miei soldi, quei
pochi risparmi che avevo!!! Consigliandomi di investire in obbligazioni
vattelapesca che sono scese e nel giro di un anno mi hanno fatto perdere 1500
euro. PER ME SONO 2 MESI DI STIPENDIO... LADRI!!! Avevo chiesto il consiglio di
questa "Signora" perché io di queste cose non ne capisco, mi sono raccomandata
con lei di investire i miei soldi e per poter avere poi il mio capitale
garantito, nel caso ne avessi avuto bisogno poterlo svincolare senza troppe
penali. Invece oltre ad aver perso 1500 euro per svincolarli e salvare il
salvabile devo pagare una penale di 750 euro. Maledette banche strozzini
legalizzati, VAMPIRI!!!
CI VORREBBE LA GALERA PER QUEI LADRI MALEDETTI. LI
VOGLIO VEDERE TUTTI FUCILATI!!!!
Francesca
Nicoli-----Cara
Francesca,
sono desolata per il tuo caso.
Perchè
non mi dai qualche nome e qualche dettaglio interessante e di effetto così che
io possa farne un caso e diramarlo inserito in qualche articolo sul ramo
economia, imbrogli, imbroglioni e carovita? Quali azioni hai
comprato?
Dovresti fare una sorta di lista della spesa, solo di fatti
salienti e pochi commenti dato che i fatti si commentano da soli.
Proviamoci
assieme perchè ho notato molta attenzione, senza averne l'aria.., ai miei
articoli-denuncia ed alla mia rubrica da parte della stampa e della politica
visto che dei miei articoli ne riempio l'Italia, e quella significativa, oltre
che decine di migliaia di cittadini. Ti aspetto, carissime cose e auguri da
gd'o.
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm-----Grazie per la tua gentilissima
risposta.
Si tratta dell'agenzia UNICREDIT Situata in via Mazzini a
Parma agenzia F e i soldi erano stati destinati presso un'agenzia di Milano
chiamata PIONEER. Dopo averti scritto sono andata subito a salvare il salvabile
e per ritirare i MIEI soldi ho dovuto sborsare una PENALE di 750 euro, alla mia
domanda perchè dovrei darvi questi soldi, per avermi derubata? Mi hanno risposto
che dovevo pagare la penale perché svincolavo i soldi prima della scadenza che
sarebbe avvenuta fra 9 anni, praticamente allo scadere del contratto mi sarei
ritrovata con un pugno di mosche in mano. Oltre alle azioni, che per prudenza
non ne ho, mi hanno spiegato che stanno andando male anche le obbligazioni,
infatti il mio sarebbe stato un investimento cosìdetto "prudente a capitale
garantito".
Garantito da che? Da un bel fico secco!!! Tutto ció é scandaloso pensa che
io di stipendio di euro ne prendo 850. Non ne posso piú di questi maledetti
strozzini. Per finire in bellezza oltre ad avermi derubata cosí spudoratamente
si é presentato il direttore dell'agenzia chiedendomi se volevo reinvestirli in
BOT e cose del genere al che ho risposto vi darei i bott sulla testa! Ridatemi i
soldi che piuttosto li metto sotto al materasso come faceva mia nonna. Grazie
ancora Giuliana, sì ricevo le tue news e mi piacciono tantissimo perché sei
schietta e dici le cose come stanno. Grazie ancora di cuore Francesca Nicoli
-----
Cara
Francesca: Domande indispensabili per darti una
mano:
Di quale gruppo bancario fa parte UNICREDIT? Di chi è la
proprietà? Chi sono l'amministratore? Il presidente? Il direttore
generale?
Il direttore di sede? Chi gestisce la PIONEER? Cosa è? una SPA? una
finanziaria? Altro? In cosa sono stati investiti i tuoi soldi? Cosa ti hanno
comperato? Ma hai una carta, un contratto, o qualcosa su cui c'è la offerta, il
prodotto, l'investimento e sopratutto le modalità del contratto-investimento
visto che ti hanno risposto che dovevi pagare la penale perché svincolava i
soldi prima della scadenza che sarebbe avvenuta fra 9 anni, praticamente allo
scadere del contratto? La penale è menzionata o no nel contratto?
In attesa
di info precise, gd'o
-----
*Attrezziamoci*?
Come?
Complimenti per l'ecletticità e la vivezza di quanto scrive.
In breve:1) Certo, è necessario attrezzarsi, ma è più facile da dire che da
fare, stanti le condizioni e l'evoluzione storica che ci ha portato all'oggi. Io
non ce l'avrei proprio con tutti i politici dei 2 schieramenti, ma considererei
un po' di più la nostra storia: "Noi fummo per secoli calpesti e derisi / perché
non siam popolo, perché siam divisi"..."? la divisione riguardava non solo i
costumi ma anche e soprattutto le parlate: malgrado la "scuola siciliana" e il
suo Ciulo d'Alcamo, e il suo Pier delle Vigne" non è stato un fenomeno
unificante se non per l'élite, del resto come poi Dante e via via dicendo. Per
fortuna non prevalse nell'800 il piano giobertiano, ed avemmo una monarchia
laica: ma il fatto è che non liberò bensì conquistò l'Italia. Alla Breccia di
Porta Pia purtroppo seguirono le "guarentigie", che permisero - col passaggio
del 1913 - alla cosiddetta santa sede (santa perché ci poggia il più celebrato
osso sacro) di arrivare al concordato mussoliniano, replicato e peggiorato dal
mio compagno di Partito e avversario inconciliabile Craxi. Insomma: noi non
abbiamo dirigenti nazionali se non a mezzadria con la suddetta santa sede; non
abbiamo quadri regionali che possano non tener conto delle curie vescovili e
arcivescovili; non abbiamo per questo neppure sindaci, che sono in numero e
possibilità di molto inferiori a quelle dei parroci.
Attrezziamoci, sì,
certo, ma bisognerebbe stabilire - prima di dirlo - un preciso itinerario di
"mondatura" del buon seme (se abbiamo seminato), ed una profonda mietitura del
loglio o zizzania di cui parlano anche i Vangeli. L'organizzazione regionale
autonoma non è possibile fino a che i poteri saranno a mezzadria: e la mezzadria
in cui siamo immischiati è per giunta squilibrata, perché dominata da
un'organizzazione innanzitutto più compatta, obbligata all'obbedienza, e
clientelare. La raccomandazione di un prelato vale più di dieci lauree per la
collocazione occupazionale. Ma grazie per aver posto il problema con tanta
libertà ed eclettismo.
Al mio ritorno riprenderò il discorso soprattutto in
tema di autonomia regionale, che neppure tu vorresti come quella pretesa dal mai
abbastanza lodato Bossibum! Per ora grazie. Luigi
Melilli
-----
A proposito di territorio e
Federalismo
Be', bella esperienza quella del grande restauro della
Villa Veneta dei Vescovi per un'ignorantella napoletana (ma con le cervella a
posto). Comunque arguzia e spirito critico sono una dote innata, la sapienza poi
può arrivare. Complimenti a te e a Olcese che siete stati capaci di tanto. Ci
sono ricchi e ricchi, e i ricchi filantropi e mecenati non ci sono più. Non per
essere banale ma i cafoni arricchiti imperversano... Ciao e a presto leggere
altra storia Paolo.
----
E a proposito del "Grido di Dolore" delle
quote rosa...
Luciana Sbarbati, Repubblicani europei: "Ingenua a
credere a Romano. Aveva ragione La Malfa, mi dimetterò.
"Ho sbagliato tutto.
Tutto. Mi sono fidata di Romano: pensavo fosse un amico, invece ci ha tradito. A
60 anni è difficile ammettere di essere stata un'ingenuotta. Ma è così. Ora
posso solo dire: ho fallito. E rassegnare le mie dimissioni in consiglio
nazionale".
Il bersaglio principale della rabbia di Luciana Sbarbati si chiama Romano
Prodi. È il premier, per la leader dei Repubblicani europei, il "vero colpevole
della nostra esclusione dal governo". Lui, "che non ha avuto neppure il coraggio
di guardarmi negli occhi e dirmi: Luciana, sono tra due fuochi, devo escludervi.
No, ha fatto finta di niente, si è nascosto, si è negato persino al telefono.
Mandava avanti Ricky Levi. Insomma, non ha salvato neppure la buona educazione,
tra noi. È il crollo di un sogno. E di un'amicizia". <Intervista di Angela
Frenda - Corriere della Sera sabato 20 maggio 2006>
----Amministrative.
Voto dei
disabili e detenuti: Emma Bonino chiede un incontro con il Difensore civico di
Roma.
Emma Bonino ha incontrato il Difensore Civico di Roma,
l'Avv. Ottavio Marotta, su due questioni riguardanti il diritto di voto dei
cittadini più emarginati: i disabili gravi e i detenuti. Emma Bonino ha
evidenziato le vessazioni alle quali sono stati sottoposti, in vista delle
prossime amministrative, i disabili intrasportabili che, secondo il recente
Decreto Pisanu ottenuto dall'Associazione Luca Coscioni, devono essere ammessi
al voto domiciliare. L'ufficio elettorale del Comune di Roma ha richiesto a
coloro che alle politiche avevano già avuto accesso al voto a casa (da allora è
trascorso solo un mese e mezzo) di rifare tutta la trafila, compreso il
sottoporsi nuovamente a visita medica. Ciò - ha rilevato Emma Bonino - è
contrario alle disposizioni vigenti in materia di "Semplificazione degli
adempimenti amministrativi per le persone con disabili" e ha chiesto
l'intervento del Difensore Civico in merito alla pubblicizzazione ed effettiva
organizzazione da parte del Comune del trasporto dei disabili ai seggi e,
infine, per il diritto di voto dei detenuti di Regina Coeli e Rebibbia che - se
si escludono poche unità - sono di fatto eliminati dal voto, pur avendone a
centinaia il diritto. Emma Bonino ha concluso
l'incontro con l'avv. Marotta ricevendone l'assicurazine che si
adopererà perchè le sue giuste istanze si realizzino.
Giovanna Besozzi------
L'Autorità tutoria
Vaticana.
Nptocoma do
çioho;
ròoòòoNon è che ce l'ho proprio con il papa
di Roma e con la sua organizzazione paludata e fuori tempo, ma sentir ripetere
ad ogni piè sospinto le stesse panzane obbliga chi ama la verità almeno a far
sapere ai concittadini e ai fratelli di fede che ha buone ragioni per essere
scandalizzato, cosa che già mille volte ha detto. Prendiamo il ricevimento
dell'Ambasciatore di Spagna: quando è arrivato al cospetto del papa si è
genuflesso e gli ha baciato la mano. Che il papa non conoscesse quanto narra il
cap. 10 degli Atti degli Apostoli o il capitolo 19, mi pare, dell'Apocalisse?
Non credo proprio. Ed è nel fatto che lo sa che il suo modo di agire ne
moltiplica la nequizie. Nel cap. 10 degli Atti, si racconta che Pietro, invitato
da un centurione romano a cui guarì il figlio, fu omaggiato dal detto centurione
con una genuflessione. Ma Pietro lo rialzò: "Non farlo" gli disse, "sono anche
io un uomo".
Ma il papa di Roma, paludato com'è alla moda di altri tempi, si
vede che non si considera più un uomo come tutti, perché si senti "un Dio
in terram come i cattolici dicono, e quindi un "uomodio", come Cristo, solo che
Cristo ce lo mostra perennemente crocifisso, malgrado dica che è risorto e ci fa
adorare persino la croce vuota su tutti gli altari. Ma allora viene da domandare
Cristo è risorto o no? E se è risorto perché viene presentato sempre in croce,
non solo, ma almeno il cosiddetto venerdì santo si adora la croce vuota, dopo 5
genuflessioni pancia a terra? E che voleva il papa dall'Ambasciatore di
Spagna?
Nulla di diverso da quel che vuole imporre al governo italiano, dove
i cattolici figurano divisi in mille schieramenti: imporre con leggi positive le
leggi morali sancite da uomini, anche se della gerarchia cattolica. Ora le
coppie omosessuali esistono, così esistono credenti divorziati e conviventi con
altra persona. Un bene? Un male? Non sta a noi giudicare, se Cristo fu
misericordioso con le adultere e si fermò a conversare con la samaritana al
Pozzo di Giacobbe, la quale aveva avuto 5 mariti ed ora conviveva con uno che
non era suo marito (Giovanni 4). E Gesù non difese l'adultera che stava per
esser lapidata? "Va e non peccare più" le disse dopo aver svelato la nequizie di
chi la lapidava. Ma non ha imposto né a lei e né ad altro alcuna legge: la
salvezza è un fatto personale, se non mi sbaglio e non può essere imposta con
leggi terrene.
E che dire dell'adultera che gli lavò i piedi con le lacrime e
glieli asciugò con i capelli, in casa di Simone, che in cuor suo lo criticava
perché permetteva che gli facesse questo? "Va e non peccare più" le disse. Non
la minacciò né di galera e né di scomunica, ma la esortò com'è dovere di ogni
cristiano fare. Ma i papi si sono mai guardati intorno? Ci sono fior di
cattolici, che tra l'altro occupano posti di potere e voteranno leggi morali per
imporle con leggi positive, che convivono con amanti e hanno abbandonato le
moglie.
Ma sono uomini di Stato e quindi servono, è conveniente non
scacciarli, non criticarli, non additarli al mondo come pubblici peccatori, cosa
che costò cara al vescovo di Prato a suo tempo. E che si deve pensare se le
separazioni aumentano con l'aumentare dell'intrusione della chiesa cattolica
nella preparazione al matrimonio? In principio il matrimonio era un libero patto
tra un uomo e una donna fatto avanti a testimoni. Al tempo in cui si svolge la
storia di Renzo e Lucia narrata dal Manzoni nel suo capolavoro letterario, era
richiesta solo la presenza di un parroco, presenza che avrebbe potuto anche
essere estorta con accorgimenti particolari, come nel romanzo si narra. In
seguito il matrimonio, di cui gli unici ministri sono gli sposi, viene valicato
solo se è fatto dinanzi ad un titolare di parrocchia o suo incaricato, e oggi,
si è giunti addirittura ad un periodo di preparazione in parrocchia. Sono
diminuite le separazioni? Mai più! Anzi sono aumentate. Ma i papi non vogliono
rinunciare al tentativo di castrazione psicologica, che come negli animali
quella fisiologica, rende gli uomini docili, schiavi, o ipocriti, essendo noto a
tutti che negli anni passati si andava avanti con il "si fa ma non si
dice".
"Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio"
si legge nei vangeli.
Ma i papi sono sì Dio in terra, ma tengono relazioni
diplomatiche con tutto il mondo: unico esempio rimasto di monarchia assoluta.
Che altro ne ricavano se non denari che lo Stato italiano gli eroga con
generosità degna di miglior causa, pagando anche le loro scuole e chi vi
insegna, malgrado non abbia diritto di vedere se sono capaci e meritevoli di
fare una funzione così civilmente importante come l'insegnamento. Insomma,
Domineddio ha lasciato Adamo ed Eva liberi di sbagliare, prevedendo che avrebbe
dovuto mandare fra gli uomini, uomo vero, il suo Figlio prediletto, per
ristabilire l'ordine morale, ma i papi si sentono più di Dio: pretendono dagli
Stati che promulghino e applichino le loro leggi. Perché allora sono ricevuti e
onorati dai poteri terreni costituiti? Chiarissimo, perché aiutano a tener
schiavi "i fedeli" che così devitalizzati, sopportano il processo di evirazione
psicologica come un dovere sacratissimo. Della Madonna di Fatima che ha deviato
il colpo di pistola di Alì Agcià ho già scritto. Ma forse chi ha letto si è solo
scandalizzato e non si è posto la domanda del perché, tra le tante madonne,
proprio quella di Fatima e non - per esempio - quella del "Divino Amore", che
stando a Roma era pure più vicina. Ma la vogliamo smettere di insultare Gesù
Cristo e il suo insegnamento? La vogliamo smettere di porci al di sopra di lui.
Ma i papi si sentono, come detto, sì Dio, ma in terra e quindi vogliono servire
due padroni: Dio e la Mammona, a Dio e al diavolo. Che Dio li perdoni!.
Luigi
Melilli Villa Rosa
-----L'Autorità
Tutoria Vaticana?.......
Bravissimo Melilli. Ha perfettamente
ragione e poi, il Papa e Ruini, guardino ai peccatoni pedofili e froci di casa
loro invece che i peccatucci dei pacs fatti da coppie etero, normali e gay. Ma
questo articolo, e la mia risposta, lo inviate all'ufficio stampa del Vaticano,
all'Osservatore romano e a Avvenire? Spero di sì. Saluti da
gd'o.
P.S.: Ma cos'è Villa Rosa? Una specie di Villa
Arzilla?
(,-)
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Vaticano - "Carla Codroma" Ancora soldi al Vaticano.
Gruppo
FacciamoBreccia
Ho ricevuto questa cronaca nera di Stato & di
Chiesa. Uno schifo che più schifo di questo è difficile
immaginarlo.
Leccapreti squali elettorali gli uni e cinici bari sfruttatori
gli altri. Mi chiedo anch'io: Se le varie signore e signori Rossi, Bianchi e
Neri che tirano la cinghia per arrivare a fine mese, che pagano l'affitto o
l'ICI più il mutuo, che pagano fino all'ultimo euro bollette di acqua gas luce,
ecc. fossero informati di tutte queste porcherie, continuerebbero ad appoggiare
i politici che, con accondiscendenza purtroppo bipartisan, continuano a
convogliare fiumi di soldi pubblici nelle voraci tasche vaticane?
Giuliana
D
'Olcese
Scrive Carla
Codroma,
Ancora soldi al Vaticano.
Io mi
chiedo:
Se le varie signore e signori Rossi,
Bianchi e Neri che tirano la cinghia per arrivare a fine mese,
che pagano l'affitto o l'ICI più il mutuo,
che pagano fino
all'ultimo euro bollette di acqua gas luce,
ecc.
fossero informati di tutte queste
porcherie,
continuerebbero ad appoggiare i politici
che,
con accondiscendenza purtroppo bipartisan,
continuano a convogliare fiumi di soldi pubblici nelle voraci tasche
vaticane? Non bastava l'8x1000 e il suo perverso meccanismo di
moltiplicazione dei soldi, non bastava l'esonero dell'ICI esteso anche alle
strutture commerciali della chiesa, non bastava l'assunzione in ruolo di
migliaia di insegnanti di religione nelle scuole pubbliche e dei cosiddetti
assistenti religiosi negli ospedali pubblici, non bastava il massiccio
finanziamento alle scuole private, i privilegi concessi agli oratori e
addirittura il 7% degli introiti delle opere di urbanizzazione secondaria che i
comuni sono tenuti a versare alle diocesi, no non bastava. Da MicroMega apprendo
con sconcerto e indignazione anche l'esistenza di queste "quisquilie":
Il
Vaticano, in base ai Patti lateranensi, non ha mai pagato una lira per il
consumo dell'acqua, consumo, si badi bene, che ammonta a ben 5milioni di metri
cubi annui, la maggior parte utilizzati per irrigare i megagalattici giardini
vaticani. Ma non basta.
Fino agli anni 70 le acque di scarico confluivano nel
Tevere, poi furono costruiti i depuratori, ma il comune di Roma non ha mai
ricevuto il pagamento del costo del servizio che, nel 1999, aveva raggiunto la
cifra di 44miliardi di lire. Quando l'azienda municipalizzata ACEA è stata
quotata in Borsa, gli azionisti hanno richiesto il pagamento degli "arretrati
vaticani. Ma a quel punto il ministero dell'economia dell'epoca è
"provvidenzialmente" intervenuto accollandosi il pagamento ottenendo in cambio
che il servizio di smaltimento acque sarebbe stato per il futuro regolarmente
pagato (costo attuale 2 milioni di euro l'anno). E allora, a questo punto,
avranno finalmente pagato i nostri eroi porporati? Macchè, altro colpo di
bacchetta magica legislativa.
Un emendamento alla legge finanziaria 2004 proposto dal senatore di F.I
Mario Ferrara, fa decadere anche questi oneri. L'emendamento, comma 13 art.3
prevede lo stanziamento di 25milioni di euro per il 2004 e di 4 milioni di euro
per il 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di depurazione proprio.
E poi c'è chi non crede ai miracoli!!!
Altra quisquilia.
50milioni di euro stornati dal fondo speciale per il disinquinamento delle acque
di Venezia e versati nelle casse della curia patriarcale. La "santa" decisione è
stata presa nel febbraio 2004 dal presidente della regione Veneto Giancarlo
Galan (F.I).
Già l'anno prima la proposta era stata approvata all'unanimità nella
riunione per la salvaguardia di Venezia, tenutasi a palazzo Chigi e presieduta
dal presidente del Consiglio. Altra quisquilia ancora. Nella finanziaria 2005 al
comma 206 è previsto un finanziamento di 1milione di euro "allo scopo di
promuovere il potenziamento della strumentazione tecnologica e l'aggiornamento
della tecnologia impiegata nel settore della radiofonia". Per quanto riguarda i
soggetti che possono beneficiarne si rimanda al comma 190 della finanziaria
precedente. E, guarda guarda, si scopre che le uniche 2 emittenti a possedere i
requisiti per godere del cospicuo regalino sono Radio Padania libera e Radio
Maria il cui progetto editoriale è "diffondere il messaggio evangelico in
comunione con la dottrina e le indicazioni pastorali della Chiesa Cattolica e
nella fedeltà al Santo Padre, usando tutte le potenzialità del mezzo
radiofonico...".
Io mi chiedo: Se le varie signore e i vari signori Rossi
Bianchi e Neri che tirano la cinghia per arrivare a fine mese, che pagano
l'affitto o l'ICI più il mutuo, che pagano fini all'ultimo euro bollette di
acqua gas luce, ecc. fossero capillarmente e dettagliatamente informati di tutte
queste porcherie, continuerebbero ad appoggiare i politici che, con
accondiscendenza purtroppo bipartisan, continuano a convogliare fiumi di soldi
pubblici nelle voraci tasche vaticane? Un caro saluto a tutti. Carla - uaar
-
------L'8 per mille
cos'è,
come funziona.
L'8x1000 è un provvedimento
di spesa, figlio del Concordato, attraverso cui ogni anno quasi 1 miliardo di
euro dell'Irpef degli italiani viene sottratto alla fiscalità generale per
essere destinato alla diretta gestione di 7 soggetti: 5 confessioni cristiane
(la Chiesa Cattolica, gli Avventisti, i Valdesi, i Luterani, le Assemblee di Dio
in Italia), l'Unione comunità ebraiche, lo Stato. L'8x1000 è versato dal 100%
dei contribuenti, anche da chi non firma per nessuno. La ripartizione del denaro
di tutti avviene in percentuale alle preferenze espresse dai contribuenti al
momento della dichiarazione dei redditi. Una tassa obbligatoria per tutti,
diretta a finanziare alcune confessioni religiose e su cui il contribuente può
influire solamente nella ripartizione dei fondi, indicando una preferenza al
momento della dichiarazione dei redditi. QUANTO VALE? Nel 2005, il gettito
totale dell'8x1000 Irpef è stato di poco superiore a 900 milioni di euro.
Considerati però i conguagli per gli anni precedenti, la cifra erogata è stata
di circa 1miliardo e 100milioni di euro.
Nel 2005, la Conferenza episcopale
ha incassato 981milioni di euro, lo Stato 92milioni di euro, alle altre
confessioni 15milioni di euro in tutto. SCELTE ESPRESSE:
Il 60,8% degli
italiani non esprime una scelta (era il 54,5% nel 1996), ma versa comunque il
suo 8x1000...
Contribuenti dichiaranti: 39.308.240 - con scelta espressa
15.419.479 (39,22%) - con scelta non espressa 23.178.973 (58.97%)
- annullate
709.788 (1,81%)
Tabella: % di preferenze tra i cittadini che hanno espresso
una scelta negli anni 2001 e 2005*
Tabella: % di preferenze tra i cittadini
che hanno espresso una scelta negli anni 2001 e 2005*
Chiesa
cattolicaStatoitalianoValdesiAvventistiUnione comunità ebraicheChiesa evangelica
luteranaAssemblee di Dio
200588,83 %8,65 %1,32 %0,25 %0,46 %0,29 %0,2 % -
200183,36 %13,36 %1,33 %0,44 %0,63 %0,38 %0,5 %
* Le percentuali si
riferiscono alle dichiarazioni Irpef rispettivamente del 2002 e del
1998
VIOLAZIONI ED APPLICAZIONI CLERICALI DELLE NORME:
1. Mancata
revisione dell'aliquota. L'articolo 49 della legge istitutiva (l 222/85)
dell'8x1000 prevede un meccanismo periodico di valutazione dell'entità del
gettito, affidando ad una apposita Commissione l'onere di proporre modifiche
dell'aliquota in caso di variazioni significative. L'entità del finanziamento
pubblico, infatti, è correlata a specifiche finalità, alla cui soddisfazione
sono vincolate le somme percepite. Dal 1990 ad oggi i fondi complessivi
assegnati con l'8x1000 si sono quintuplicati, passando dai 200milioni di euro
del 1990 ad oltre 1000milioni di euro del 2005. Alla crescita non è corrisposto
un altrettanto imponente aumento del fabbisogno: i costi per il sostentamento
del clero (uno dei tre scopi cui i denari destinati alla chiesa cattolica sono
diretti) sono poco più che raddoppiati, passando dai 145milioni di euro del 1990
ai 315 del 2005, mentre la CEI negli ultimi tre anni ha destinato a riserva ben
70milioni di euro della sua quota. L'aliquota andrebbe perciò ridotta al 4x1000,
peraltro con un risparmio annuo per lo Stato di quasi 500milioni di euro. 2.
Mancanza di informazione ai cittadini da parte del Governo.
24 milioni di
italiani non esprimono una scelta: nel 2005, oltre il 60% (era il 54,5% nel
1996) dei contribuenti italiani non ha firmato per nessuno. Ciò avviene per
disinformazione: alcuni perché ignorano l'esistenza di questo meccanismo, altri
credono che il loro 8x1000 rimane allo Stato. Il Governo, cui spetta informare i
cittadini in materia fiscale e di libertà religiosa, ha evitato accuratamente di
svolgere la sua funzione, pur avendone i mezzi. Negli ultimi 3 anni ha
realizzato 72 campagne di comunicazione su tv, stampa e radio, praticamente su
tutto: non una parola per informare i 20 milioni di tassati che ignorano dove va
a finire il loro 8x1000. Paradosso: lo Stato non fa campagna per sé, pur essendo
un soggetto per cui è possibile firmare, mentre la Tv pubblica trasmette
campagne pubblicitarie della CEI dal valore di milioni di euro.
La % dei
cittadini che firmano per lo Stato è cosi passata dal 14,43% del 2000 all'8,65%
del 2005, mentre quella della Chiesa cattolica dal 76,16% del 1990 all'88,83%
del 2005. Una disinformazione che genera un surplus per le confessioni religiose
di 600 milioni di euro annui, più di 500 in favore della chiesa cattolica. 3.
Utilizzo contra legem dei fondi spettanti allo Stato.
La legge prevede che lo
Stato possa spendere i suoi fondi (circa 100milioni di euro l'anno) per scopi
quali calamità naturali, fame nel mondo, assistenza ai rifugiati, conservazioni
beni culturali. Molto spesso sono stati invece destinati a finanziare missioni
militari (in Albania e nel Kosovo), mentre quasi il 50% dei denari rimanenti è
utilizzato per la conservazione di beni culturali di proprietà cattolica. Con la
finanziaria 2004, 80milioni di euro della quota statale dell'8x1000 sono stati
stornati, per i successivi tre esercizi finanziari, a spese di polizia, mentre
altri 10milioni di euro sono stati destinati l'estate 2005 per l'assunzione
degli Lsu di Catania.
LO STRAPOTERE DELLA CEI. 1miliardo di euro l'anno,
26mila parrocchie, 40.000 sacerdoti, decine di migliaia di volontari laici, kit
di propaganda, un sito internet, un documentario, spot sulle televisioni
nazionali, pubblicità su carta stampata e Televideo.
INIZIATIVE POLITICHE E
GIURIDICHE. Dal 2003 Anticlericale.net svolge una campagna informativa (quella
che dovrebbe fare il Governo) e giuridica per "legalizzare" l'applicazione della
legge sull'8x1000.
INFORMATIVE: Distribuzione di 10.000 copie, cartacee ed
elettroniche (disponibili su
www.anticlericale.net ), del libro di
Mario "Otto per mille, come lo Stato sottrae ogni anno 1miliardo di euro agli
italiani per darli alla Chiesa cattolica".
- Pagine a pagamento sui giornali
- Affissioni nelle città.
GIURIDICHE - Accesso agli atti della Commissione
per la revisione dell'8x1000, ricorso al Consiglio di Stato sul segreto di Stato
apposto dalla PDC - Denuncia alla Corte dei conti sulla gestione dei fondi e sul
danno erariale causato allo Stato - Diffide alla Presidenza del Consiglio per
informare gli italiani che non firmano - Diffida al ministero dell'Economia
sulla irregolarità del modello 730 e simili. Grazie a quest'ultima iniziativa,
la dichiarazione dei redditi 2005, per la prima volta dal 1990, riporterà la
spiegazione della sorte che tocca all'8x1000 di chi non firma.
PARLAMENTARI.
Sono state presentate due interrogazioni parlamentari, al fine di conoscere le
valutazioni della Commissione per la revisione dell'aliquota e le determinazioni
del Governo in merito, nonché per conoscere le modalità concrete di calcolo
delle percentuali di scelta, il ruolo giocato dai CAF, le verifiche sulla
gestione dei fondi. Né la Presidenza del Consiglio né il Ministro dell'Economia
hanno risposto. OBIETTIVO NUOVA LEGISLATURA: legalizzare l'8x1000 e sua
progressiva eliminazione.
1) Campagne informative del Governo sul reale
meccanismo, per far firmare chi non lo fa.
2) Pubblicità degli atti della
Commissione per la revisione dell'aliquota, e sua riduzione.
3) Rientro nella
legalità dei fondi a diretta gestione statale.
Mentre la Conferenza
episcopale apre la propaganda per far firmare l'8x1000, annunciando la
mobilitazione di 26.000 parrocchie e 40.000 sacerdoti pagati con il denaro
pubblico, il Governo gioca a perdere. Non informa il 60% degli italiani che non
firma perché tenuto all'oscuro del reale funzionamento dell'8x1000, ne' fa
campagna per sé pur essendo tra i soggetti destinatari dei fondi, con il
paradosso che sulla Tv di Stato vanno in onda spot milionari della CEI. È'
grazie a questo aiuto clericale che la CEI ogni anno incassa 1 miliardo di euro
(di cui appena il 20% per interventi caritativi), con cui finanzia anche
associazioni schierate quali il Movimento per la Vita e il Forum delle
associazioni familiari. È ora di legalizzare l'8x1000, per poi
abolirlo.
-----L'8 per mille: Una
manna per la Conferenza episcopale italiana.
di
Maria Mantello - Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano
Bruno" Roma.
Dopo la "Breccia di Porta Pia" e la conseguente fine del potere
temporale della Chiesa, con la legge delle Guarentigie del 13 maggio 1871, lo
Stato italiano si faceva carico del sostentamento del clero. Papa Pio IX,
gridava all'usurpazione e lanciava scomuniche, tuttavia non disdegnava che le
sue casse fossero annualmente incrementate da ben 3 .225.000 di lire.
A tanto
ammontava la quota che il Governo stanziava per il Vaticano. Poi c'è stato il
Concordato voluto da Mussolini nel 1929, rivisto e rinnovato col governo Craxi
nel 1984. Il nuovo Concordato tra Stato e Chiesa cattolica ha abolito il
precedente sistema della così detta congrua per introdurre un contributo statale
diretto. Venivano allora previste due diverse forme di finanziamento pubblico
della Chiesa cattolica: le offerte dei fedeli (attualmente deducibili sino a
1021 euro) e la quota dell'8x1000 dell'Irpef di tutti i contribuenti italiani.
Successive modifiche hanno esteso ad altre confessioni religiose il diritto a
concorrere alla ripartizione dei fondi derivanti dalla quota dell'8x1000, ma chi
ha i maggiori introiti è la Chiesa cattolica. Nel 2004 ha potuto prelevare dalle
casse dello Stato italiano ben 936milioni di euro. Se si tiene conto del fatto
che, in occasione della presentazione annua della dichiarazione dei redditi, in
media solo 3 italiani su 10 firmano la casella per destinare l'8x1000 del loro
prelievo fiscale alla Chiesa Cattolica, c'è da chiedersi come sia possibile
arrivare a cifre così cospicue. Ebbene ciò è possibile in virtù di un meccanismo
che non possiamo non definire perverso.
La straordinaria moltiplicazione di
euro in favore della Chiesa Cattolica è possibile grazie alle caselle lasciate
in bianco dai contribuenti: ben 65% nel 2004. Accade che per il procedimento
della ripartizione, previsto dall'articolo 37 della legge 222 del 1985, che
recita: "in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti la
destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse", è la Conferenza
episcopale italiana ad essere la favorita. Pertanto, più aumentano le astensioni
più si accrescono gli introiti al Vaticano. A voler fare qualche previsione per
il 2005, tenendo conto anche dell'aumento del gettito Irpef, la Conferenza
episcopale italiana, solo col meccanismo di cui ci stiamo occupando, dovrebbe
arrivare ad incassare un miliardo di euro circa.
Una cifra considerevole che
è utilizzata dalla Chiesa soprattutto per il mantenimento dei suoi apparati, e
in minima parte (20% circa), per gli interventi caritatevoli ed umanitari,
contrariamente a quanto le suadenti pubblicità che invitano a firmare a favore
della Chiesa cattolica vorrebbero far credere.
Il gettito dell'8x1000 alla
Cei: Anno 1999 2000 2001 2002 2003 2004 totale775 6437639081016936
Anticipo
anno in corso 540555630724788782 - Conguaglio 215 88133184228153 fonte
www.chiesacattolica.it dati in milioni
di euro.
Gestione dell'8x1000 da parte della Cei. Anno 200220032004 -
Sostentamento del clero308329,5319,5 - Esigenze di culto425422,5437 - Interventi
caritativi175185180
------- Non
risulta che esistano nel mondo ordinamenti in cui le gerarchie di una
(sottolineo, di una) confessione religiosa,
da una parte godano di
privilegi particolari (Concordato, 8x1000, esenzioni Ici, insegnanti scelti da
loro stesse e pagati dallo Stato, straordinaria presenza sugli organi
informativi sul servizio pubblico, ecc.), e dall'altra pretendano di "entrare a
gamba tesa" nell'agone politico di quel paese (addirittura, divenendo
protagonisti di campagne elettorali condotte anche grazie ai finanziamenti
pubblici di cui sopra!). Io vorrei, invece, la linearità e la chiarezza del
modello anglosassone: ognuno (a cominciare dal cardinale Ruini) dica e faccia
quello che gli pare, ma senza Concordati, senza 8x1000, senza privilegi
particolari. Non si può avere (insieme) la botte piena e la moglie ubriaca (e
magari pure l'uva nella vigna...).
Daniele Capezzone
segretario di Radicali italiani
-----
L'idea che io debba difendere Rosy Bindi
dalle gerarchie vaticane e dall'Osservatore Romano,
è esilarante.
Sembrandomi un esercizio surreale mi sforzo di comprendere cosa mai sia
successo, a proposito del pacs (i patti fra conviventi), per attivare un simile
cortocircuito. Ed è presto detto: ciascuno parla attribuendo all'acronimo "pacs"
il significato che gli pare, di modo che, alla fine, ciascuno discetta di cose
diverse, pretendendo pure d'avere ragione. Sono sicuro che, se si esce dalla
babele delle definizioni, di contrari ai pacs ce ne saranno pochi. Intanto non
centra nulla l'omosessualità.
I rapporti omosessuali sono già oggi leciti,
così come ogni altra forma di sessualità che coinvolga adulti consenzienti.
E
non c'entra nulla nemmeno il matrimonio, perché quello resta tale e, anzi,
vorrei segnalare la singolare inversione di valori e pensieri: se due
eterosessuali desiderano convivere senza sposarsi sono affari loro, e sarebbe
assurdo che proprio chi difende tale libertà pretenda poi d'imbrigliarla in quel
reticolo di diritti e doveri che i due avevano deciso di rifiutare. Il
matrimonio è e resterà un legame fra due persone di diverso sesso,
tendenzialmente intenzionate a procreare. Per taluni questo è un sacramento, per
altri un contratto civile, per altri ancora la ricerca della felicità, e non
mancano neanche quelli che lo fanno per spirito di sacrificio.
Auguri a tutti, ma sono solo e soltanto affari loro. I pacs sono una
faccenda diversa, ed attengono ai diritti ed ai doveri nei contatti con terzi.
Due persone, di sesso vario ed ininfluente, decidono di convivere e per ciò
stesso si crea una coppia che ha rapporti con l'esterno. Rapporti economici
(come l'affitto della casa), d'assistenza reciproca (come la possibilità di
rendere visita in ospedale), con le istituzioni (come le deleghe o le visite in
carcere), e così via. Regolare queste faccende non è solo interesse dei due
conviventi, ma anche del resto della società (se il signor Tizio diventa
presidente dell'antitrust è per me interessante sapere che il suo o la sua
convivente si trova a capo del più grosso trust). Nel caso di coppie
eterosessuali non sposate, è bene non dimenticarlo, la legge, già oggi,
stabilisce norme assai precise quando insorgono gli interessi di un particolare
tipo di "terza parte", un figlio. Ed è giusto che la legge regoli, ed imponga,
le nuove responsabilità che debuttano con la nascita. Il fronte laico (dove
albergo) dovrebbe avere la cortesia di aiutare l'opinione pubblica a mettere a
fuoco il problema, senza far caciara inutile, aggiungendo al tema dei derivati
che sono cosa diversa.
Tipo: i conviventi omosessuali possono chiedere
d'essere inseminati ed avere figli, o il convivente può personalmente impartire
eutanasia. Tutte belle sciocchezze che servono a far vedere quanto si è
splendidamente anticlericali, nel mentre s'inciampa nella sottana della propria
ecclesia. Non è vero che i pacs sono l'anticamera delle famiglie con genitori
omosessuali, ed il centro destra la pianti di agitare bandiere inutili,
accorgendosi, una buona volta, che quell'ossequio alla pantofola non controlla
un solo voto.
Ed oggi non controlla più neanche Rosy Bindi.
Davide
Giacalone www.davidegiacalone.it-----I redditi-profitti dei manager-padroni
risucchiano i nostri salari
di Alberto Statera 26 agosto 2004
Ad esempio,
Corrado Passera di Banca Intesa ha uno stipendio di 2,1 milioni, ma il valore
delle sue stock option è cresciuto di 9,8 milioni di euro; I superemolumenti dei
manager sono arrivati tardi in Italia rispetto agli Usa. Ma ora, dopo gli
scandali finanziari, è proprio di lì che vengono forti spifferi che rischiano di
diventare un ciclone. Nelle società di capitale il potere è ormai del
management, "una burocrazia che ha il controllo dei suoi compiti e dei suoi
compensi. Compensi al limite del furto" (John Kenneth Galbraith). Questo è il
principale evento economico all'inizio del XXI secolo: un sistema della grande
impresa basato sull'illimitata facoltà di autoarricchimento "in cui i
privilegiati hanno l'ultima parola sui loro privilegi".
Un lieve senso di
vertigine ci coglie nel consultare le tabelle dei redditi percepiti dai manager
italiani. 12.800.000 euro (diconsi 12,8milioni, circa 25miliardi di ex lire) ha
dichiarato nel 2003 Luca Cordero di Montezemolo, neopresidente di Confindustria
e Fiat; 5,9 e rotti Carlo Puri Negri della Pirelli; 5,5 Marco Tronchetti Provera
di PirelliTelecom; 5,5 Alessandro Profumo di Unicredit; 3,2 Enrico Giliberti di
Seat Pagine Gialle. E via andando. I più poveri, a occhio e croce, non hanno
incassato meno di 1milione di euro. Ma c'è anche chi ha superato Montezemolo,
come Davide Croff che, avendo lasciato la Banca Nazionale del Lavoro, tra
stipendio e buonuscita ha messo insieme 16,33milioni. Queste cifre non
comprendono il valore delle stock option che le grandi aziende assegnano ai loro
manager o, i manager stessi, quasi sempre si autoassegnano. Ad esempio, Corrado
Passera di Banca Intesa ha uno stipendio di 2,1milioni, ma il valore delle sue
stock option è cresciuto di 9,8milioni di euro; Vittorio Mincato, dell'Eni,
guadagna "solo" 2,2milioni, ma le sue opzioni sono in attivo per altri 2milioni
e mezzo.
... Una curiosità: dopo aver comprato ville, navi, auto, gioielli, e
tutto quanto si può comprare per rendere più agiata e piacevole la vita, che
cosa fa un manager che porta a casa un paio di miliardi di ex lire al mese di
tutto il denaro che inevitabilmente accumula? Ci sembra che spesso tenti di
sostituirsi agli azionisti e di comprare l'azienda che l'ha arricchito. Qualcosa
del genere si è sospettata ma lui ha smentito per Giuseppe Morchio,
dimissionario dalla Fiat, che prima di entrarvi era già dotato di un bonus di
almeno 120 milioni di euro per il suo lavoro in Pirelli e che tuttavia, da
amministratore del Lingotto, si era opposto ad un premio a Montezemolo per i
buoni risultati della Ferrari. I superemolumenti dei manager sono arrivati tardi
in Italia rispetto agli Usa.
Ma ora, dopo gli scandali finanziari, è proprio
di lì che vengono forti spifferi che rischiano di diventare un ciclone. Nelle
società di capitale il potere è ormai del management, "una burocrazia che ha il
controllo dei suoi compiti e dei suoi compensi. Compensi al limite del furto"
(John Kenneth Galbraith). Questo è il principale evento economico all'inizio del
XXI secolo: un sistema della grande impresa basato sull'illimitata facoltà di
autoarricchimento "in cui i privilegiati hanno l'ultima parola sui loro
privilegi".
a cura di Slai Cobas fonte:
infoslai@fastwebnet.it-----Libertà... Le
privatizzazioni - di V. Alberti
- http://www.nuvolarossa.org/ A suo
tempo, Eugenio Scalfari ha ricordato che Ugo La Malfa definiva "straccione" il
capitalismo italiano.
Avremmo da discutere all'infinito sulla mancata
rispondenza - per ragioni storiche e politiche - del nostro sistema economico a
un ideale di regole, trasparenza e democrazia delle opportunità. In tempi come
questi, di discussione ora strumentale ora veritiera sulla relazione tra
politica e affari, non possiamo che riflettere sulla lezione etica che
accompagna e, anzi precede, la dottrina politica liberale. Assai articolata e
ricca è la concezione liberale della libertà. Per semplificare - e, in parte,
banalizzare - essa si può racchiudere in un'unica formula: quella della "libertà
negativa". Libertà "da". Libertà da qualcosa, negante qualcosa, più che libertà
"di". Ebbene, con la speranza di interpretare quanto più in modo corretto la
classica lezione dei pensatori liberali, il Manifesto di Società Libera, al
punto 7 propone: "L'obbligo, per lo Stato e gli Enti Locali, di smobilitare le
partecipazioni azionarie nelle imprese".
Siamo, certo, consapevoli dei limiti
culturali (e non solo) della borghesia italiana e del diffuso malcostume,
occorre, come si dice, provarci e avere sempre fiducia nel rinnovamento che la
storia può portare. Ne guadagnerebbe in democrazia il nostro capitalismo.
-----Fatti & Misfatti:
Federalismo? Dossier Unipol e finanziamento ai DS
di Franco Sensi
Chissà se un giorno si aprirà un dossier
"Genova"? Sono quasi certo che farebbe impallidire molte altre realtà.
In
Italia c'è un partito che fa affari. Un partito che ha nelle Coop Rosse il suo
principale finanziatore. Quel partito si chiama Ds.
La notizia - del resto
non nuova - è apparsa addirittura sul sito de Il Riformista: quasi mezzo milione
di euro in nove mesi.
È la cifra delle donazioni da marzo a dicembre delle
cooperative all'Unione, e in particolare ai Ds, come risulta dai dati aggiornati
della Camera e consultabili da ogni cittadino. Certamente di più di quanto i Ds
avrebbero potuto raggranellare con rimborsi elettorali e donazioni di privati,
persone e società, come si nota dalle cifre di Montecitorio. Osservando le
donazioni ai partiti, che devono essere dichiarate alla Camera, emerge il ruolo
quasi provvidenziale del tessuto della cooperazione per la Quercia, un
"apparato" che si muove all'unisono, che in alcuni casi, come per il governatore
dell'Emilia-Romagna Vasco Errani, è stato determinante per arrotondare o
addirittura recuperare le spese per la campagna elettorale.
La parte del
leone in questo fiume di "doni" che risulta dagli elenchi dei contribuenti
ufficiali l'ha rivestito la Manutencoop, società di servizi della Lega Coop, un
colosso del settore con numerose società affiliate, il cui presidente, Claudio
Levorato, è nel consiglio di amministrazione di Holmo, la società controllante
di Unipol. "Il collateralismo? - si domandava Levorato in una dichiarazione alle
agenzie - Fantasmi del passato". Forse la parola collateralismo è un po'
fastidiosa a livello lessicale e apre scenari di "inciuci", ma nel presente del
2005 la Lega Coop è una costola dei Ds, a quanto risulta dalle cifre ufficiali
dei finanziatori.
La Manutencoop ha versato ai candidati dell'Unione
quest'anno quasi 180mila euro. 12.000 dipendenti, 90 sedi, la cooperativa
cura tutto l'insieme dei servizi ausiliari al core business di enti pubblici,
strutture sanitarie e grandi gruppi privati". Le donazioni sono avvenute tutte
nella stessa data: 5 luglio 2005, hanno carattere di donazione di "rimborso" per
le spese sostenute durante l'anno. Uno dei versamenti più consistenti è stato
per Piero Marrazzo, vincitore delle regionali nel Lazio.
Al "Comitato
Marrazzo presidente" la cooperativa di Levorato ha versato 30mila euro a luglio
2005.
Il governatore del Lazio ha ottenuto 40mila euro dalle cooperative come
risulta da questi dati. Altri 26mila euro sono andati a "Uniti nell'Ulivo
Bologna". L'Emilia Romagna è la Regione in cui il finanziamento Coop alla
politica è stato più significativo.
Ma Manutencoop ha partecipato anche ai fondi piemontesi dei Ds, con altri
20mila euro. 26mila euro sono andati a Vasco Errani, 10mila euro a Ottaviano del
Turco (governatore dell'Abruzzo), 10mila al senatore Nicola Latorre, citato sui
giornali per le sue conversazioni con Giovanni Consorte, presidente
dimissionario di Unipol. 5000mila euro a Claudio Burlando, presidente della
Regione Liguria, ad altri deputati diessini e a qualcuno della Margherita e dei
Verdi. I dati pervenuti alla Camera non sono ancora definitivi perché per alcuni
governatori non sembrano risultare cifre complete. Levorato ha chiarito che
nella vicenda Unipol la politica non ha costituito "alcun ingombro", ma che per
quanto "rumorosa" si è limitata a "fare il tifo". Non aggiungendo, però, che la
politica è costosa, perché sostenerla vuol dire aver versato, per le Coop,
almeno 470.164 euro nel 2005. Quando non è stata la Manutencoop a elargire le
donazioni a Ds e qualche alleato, in prima linea ci sono state grosse
cooperative, soprattutto del centro Italia, affiliate alla Lega delle
cooperative e che operano nei settori più diversi. Molte riportano sul sito la
convenzione con Unipol.
La Cooperativa muratori riuniti Filo, che conta 10
società nel suo gruppo, dal settore funebre a quello delle piscine, delle
costruzioni, del turismo, ha versato 10mila euro sia ai Ds di Ferrara sia ai Ds
di Roma. A Vasco Errani le Coop hanno fornito 67mila euro su 87mila ricevuti
dalle donazioni. Tutto legittimo e tutto trasparente. Ma non si dica che i Ds
sono una cosa e le Coop un'altra.
C'è da chiedersi, poi, chi siano i principali clienti delle Coop rosse.
Imprese private? Consumatori?
Con l'eccezione delle Cooperative di consumo,
della grande distribuzione, i clienti delle Coop si chiamano comuni, regioni,
Stato, pubblica amministrazione. Dove i Ds sono quasi ovunque al governo e, in
passato, quando non lo sono stati, facevano parte di accordi di spartizione con
i vecchi partiti. Chi lo dice, Berlusconi? No, lo dice Giovanni Donigaglia, già
leader della Coop Costruttori di Argenta, che in una intervista al Corriere
della Sera racconta relativamente a fatti degli anni 70 e 80: "C'era un accordo
con le grandi società legate all'Iri per la spartizione delle opere pubbliche
del Paese, alle cooperative veniva garantita una quota diversa da zona a zona.
Ognuno secondo le proprie amicizie politiche... e io avevo le mie". E aggiunge
"al partito garantivo il sostegno elettorale con i miei 3000 soci... e poi
pagavo la pubblicità, le inserzioni, finanziavo interventi nei modi più
diversi.
Nei processi di Milano e Verona ho documentato di aver dato
1miliardo in sponsorizzazioni per manifestazioni, ma non erano tangenti, era
tutto legale, spese fatturate e messe a bilancio".
------
Dai Comuni all'Europa. Sporchi trucchi
delle Banche Centrali.
di Maurizio
Blondet www.effedieffe.com
23/05/2006
Il crollo dei mercati azionari mondiali è stato accompagnato
da alcune manovre dietro le quinte che vale la pena di
sottolineare.
E' ovvio che il calo del dollaro viene pilotato dalla Federal
Reserve: così svaluta l'immenso debito americano, e screma il potere d'acquisto
delle montagne di dollari in possesso di Cina, Giappone Germania ed altri
esportatori, specie petroliferi.
I grandi detentori di dollari hanno tentato
di resistere. Tokio specialmente ha manipolato il cambio dello yen, perché un
dollaro basso sottrae valore ai profitti degli esportatori nipponici e alle
multinazionali che hanno comprato imprese in USA.
La Germania ha brontolato,
perché un rafforzamento dell'euro danneggia il suo export. Mosca ha minacciato
di sostituire il dollaro come riserva. Poi è arrivato l'ordine dal Bilderberg
per bocca del suo membro Martin Wolf, direttore del Financial Times: "lasciate
cadere il dollaro, altrimenti è il collasso globale!". E tutti hanno ubbidito.
Ben Bernanke l'aveva detto chiaro il 21 marzo, che la FED era pronta a convivere
con un dollaro basso: "i deficit commerciali USA non possono continuare ad
allargarsi per sempre, ma non è necessario che generino un declino precipitoso
del dollaro, né che tale declino, ove accada, debba necessariamente scuotere i
mercati finanziari, la produzione o l'occupazione". Tradotto in chiaro, era
l'annuncio dell'acrobatico tentativo: deprezzare la moneta di riserva mondiale
in modo piano e regolare - facendo pagare agli altri le spese della cicala
americana - mantenendo nel pubblico idiota l'illusione del continuo
"boom".
Due mesi dopo l'annuncio, però, il dollaro è sotto attacco
speculativo, e in un clima di panico lo Standard & Poor perde il
4,5%.
Il 14 maggio, perciò, viene
sparsa la voce che il Fondo Monetario è impegnato in colloqui dietro le quinte
con i responsabili di UE, Giappone, Cina ed
altri per studiare misure riguardanti la svendita dei dollari che scuote i
mercati.
Miracolo: il 15 mattina, mezz'ora prima dell'apertura del
mercato dell'oro a Londra, "qualcuno" getta sul tavolo un'offerta eccezionale
del metallo giallo. L'oro, che sale da tre anni ad altezze stratosferiche fino a
730 dollari l'oncia, cade di 35 dollari.
E' evidentemente questa la misura
presa dietro le quinte. A quale scopo? Cercare di detronizzare l'oro dalla
posizione naturale che stava riprendendosi, quella di moneta di riserva.
Ricordiamo che mentre le monete di carta sono promesse di pagamento di qualcuno
che può essere insolvente (e di fatto lo è), l'oro ha dentro di sé il suo
attivo. La sua ascesa ha rivelato che resta, come copertura monetaria contro
l'inflazione, uno strumento più sicuro delle azioni in trionfante rialzo. Le
azioni salgono e salgono, ma il loro valore contro l'oro cala. Bisogna quindi
impedire che l'oro torni ad imporsi come moneta.
E' una politica
tradizionale delle Banche Centrali, quella di rompere il legame
psicologico tra i prezzi dell'oro e i tassi dei titoli di debito. Nel settembre
2003 la Banca Centrale olandese ha svenduto mille tonnellate d'oro e reso noto
che ne avrebbe vendute altre 700. "Ci siamo alleggeriti del 50% delle nostre
riserve auree, e questo dice come consideriamo l'oro", proclamò il governatore
olandese Nout Wellink. Sostanzialmente, sterco. Altre banche hanno seguito
l'esempio, compresa Bankitalia. Svendendo come sterco le ricchezze dei loro
cittadini e contribuenti. Così ora l'oro è ribassato, ed ora è anch'esso nel
vortice ribassista che ha coinvolto metalli e materie prime, persino il
petrolio. Ma c'è una differenza: il boom dei metalli industriali era dovuto in
più gran parte alla speculazione. L'oro ha ristabilito invece un regime di "gold
standard di fatto"; può andare giù e su anche selvaggiamente, come ha fatto nel
complessivo rialzo dei quattro anni passati, ma per detronizzarlo occorre più di
qualche trucco.
Occorre la fiducia mondiale in Ben Bernanke e nelle Banche
Centrali, fiducia che non c'è più.
Il gold standard di fatto già
impone la sua disciplina ai ridicoli maghetti delle Banche
Centrali.
Più loro pompano denaro di carta ed elettronico per
gonfiare i loro mercati azionari (illusione di boom eterno), più l'oro
rincara.
L'oncia è passata da 350 euro di settembre 2005 a 570 euro dell'11
maggio 2006. L'EuroStoxx-600 (seicento azioni) sale in termini di euro, ma in
once d'oro passa da 0,81 a 0,60, rivelando l'illusione ottica. Alla lunga, la
tendenza dell'oro è ineluttabilmente rialzista. In questo genere di sporchi
trucchi, si è distinta per servilismo criminale la Banca Centrale Europea,
BCE.
Ricordate il suo proclamato principio? "Mantenere la stabilità
dei prezzi", ossia bloccare l'inflazione sotto il 3%.
Quella politica ideologica di lesina è costata agli europei
milioni di posti di lavoro e crescita zero. Ma dopo aver tenuto per anni la
massa monetaria stitica, di colpo la BCE ha aperto i cordoni. A marzo, la moneta
M3 messa in circolazione è cresciuta di un vertiginoso 8,6%, con espansione
continua per tre mesi. I prestiti al settore privato, altro modo di accrescere
la liquidità, sono cresciuti del 10,8%, come non si vedeva dal '92. La crescita
dei mutui ha superato il 12,15.
E tutto ciò, mentre ci parlano di
un'inflazione del 3%, e ammettono a mezza bocca che è del 4,5. Lo
scopo?
Continuare a far crescere i mercati azionari in valore
nominale, rimettere in tasca denaro agli speculatori perché non
falliscano.
Quando si trattava di salvare i lavoratori, la lesina; per
sostenere la speculazione, e allontanare la resa dei conti, la più incredibile
generosità. Ma la resa dei conti verrà. Più la si procrastina peggio sarà. La
manovra della BCE ha già portato l'euro, che si è apprezzato sul dollaro (male
per il nostro export) a cadere del 65% rispetto all'oro, il che ha avuto come
conseguenza il rialzo di 60 punti, fino al 4% del BOT tedesco, il bund. Così si
vede che cosa è sterco (la carta) e cosa è l'oro (oro). La BCE non fa la sola
cosa che dovrebbe fare: svalutare competitivamente l'euro, per dar fiato alle
esportazioni. E non lo fa perché i suoi servi hanno giurato al padrone USA di
tener bordone alla scivolata del dollaro, a costo della rovina per gli europei.
Quanto a Ben Bernanke, il suo soprannome è "helicopter", perché si è detto
disposto a gettare dollari dall'elicottero, pur di salvare le borse e il "boom
perpetuo" americano (falso). Ma questo, era qualche anno fa. Oggi, si
trova davanti a un dilemma insolubile.
Da una parte deve mantenere
il dollaro, pur calante, con la reputazione di affidabile moneta di riserva, e
perciò è premuto ad aumentare i tassi del bond al 5,25%, magari a giugno.
Altrimenti, il calo del dollaro non sarà piano, ma "precipitoso", l'inflazione
s'infiammerà fino all'iperinflazione, il costo del debito USA aumenterà, e così
l'invincibile oncia d'oro. Però, una politica monetaria più seria della FED
farebbe scoppiare la bolla immobiliare, che fornisce la sola forma di
ricchezza residua dei consumatori americani, provocando una recessione storica.
Gli americani infatti sono sempre più poveri. Se riescono ancora a comprare a
man bassa tutto ciò che la Cina produce, è perché il "valore" facciale delle
loro case aumenta trionfalmente. Così si sentono ricchi, ipotecano le case a
quel valore inflazionato e spendono il ricavato. Ma, come ha detto "elicottero"
Bernanke il 18 maggio, oltre il 40% dei mutui in essere in America sono oggi
"non tradizionali", ossia a tasso variabile, e mutui senza alcun anticipo,
debito al 100 %.
Ancora un ritocco del tasso primario, e il debito delle
famiglie aumenta, aumentano i tassi dei mutui, i ricchi americani si scoprono
poveri.
Anzi poverissimi perché devono far fronte a ratei maggiorati "sotto
meno favorevoli condizioni" dell'economia di carta, ossia alla fine del boom
fittizio, riduzioni dei posti di lavoro, rincari di ogni genere, restrizioni del
credito da panico.
Come se la caverà Bernanke? Forse ha qualche
problema di credibilità. "No", ha assicurato Bush il 5 maggio: "questo tizio è
all'altezza, è astuto, è capace. L'ho nominato io". Detto da Bush, è l'abbraccio
della morte. Anche lui ha qualche problema di credibilità, negli ultimi tempi.
Intanto, in India, il crollo in Borsa ha già messo la polizia in allarme: i
suicidi stanno per aumentare.
E da noi, i cosiddetti geni della speculazione, quelli che
fino a ieri si dipingevano come i capitani intrepidi del rischio finanziario,
hanno subìto la già vista metamorfosi in conigli. Loro che si piccavano di
"conoscere il mercato", di capire meglio di tutti l'economia e i suoi algoritmi.
In realtà, la sola vera legge economica che governa la Borsa è antica almeno
quanto la febbre dei tulipani olandese. Si chiama "la legge del più
cretino", e funziona così: anche se sai perfettamente che sono
sopravvalutate, continui a comprare azioni e materie prime a prezzi
fantasticamente crescenti, nella certezza che ci sarà sempre uno "più
cretino" a cui appiopparle dopo. Fino al giorno in cui ti accorgi
che il "più cretino" eri tu.
Maurizio
Blondet
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Il federalismo integrale per Alain de
BenoistIntervista di Sergio Terzaghi 05/12/2005 Fonte:
www.ariannaeditrice.it
Dialogare con Alain de Benoist è un'esperienza formativa per chi crede che
la politica abbia oramai divorziato dalle idee.
Il sessantenne filosofo
francese incarna il tipo umano del ribelle che però non si estranea dalla
società, ma che vi partecipa al fine di attivare modalità che la possano mettere
in cortocircuito. Nel suo sguardo si legge l'apertura e la disponibilità verso
l'altro, atteggiamenti poco inclini a numerosi professoroni, da anni asserviti
al pensiero unico. De Benoist, ha una visione del mondo che avversa ogni tipo di
dispotismo, auspicando la conservazione delle differenze culturali tra i popoli
poiché queste rappresentano la ricchezza del mondo. Egli afferma il primato
della politica sull'economia e denuncia come gli effetti dell'omologazione nelle
società liberali, le riconducano ad una specie di "totalitarismo dal volto
umano". De Benoist, sostenendo che la politica sia chiamata a rinascere partendo
dalla base, riprende con stile il pensiero del federalismo
integrale.
Professore, la Francia è lo stato
giacobino per eccellenza. Come prende forma nella Sua persona
la riflessione federalista?
La Francia ha in effetti una vecchia
tradizione giacobina, che non comincia però con la Rivoluzione: la tendenza alla
centralizzazione, a spese dei poteri locali, é stata largamente avviata sotto
l'Ancien Régime, la Rivoluzione non ha fatto altro che radicalizzarla. Questa
tradizione é collegata alle modalità di formazione della nazione francese, la
quale é nata dall'espansione progressiva d'un nucleo centrale, associata alla
messa in atti d'un mercato nazionale e d'uno spazio giuridico unificato.
Al
contempo, non va dimenticato che ci sono sempre state resistenze alla
centralizzazione, specialmente da parte della nobiltà, ma anche da parte degli
strati popolari. Tutta una corrente di pensiero, che va da Henry de
Boulainvilliers a Tocqueville, ha denunciato con forza il giacobinismo. Nelle
province periferiche, con tratti più marcati, i regionalismi e le autonomie si
sono mantenute sino ai giorni nostri. Nel XIX° secolo, uomini di sinistra come
Proudhon, di destra come il giovane Maurras e, soprattutto, il giovane Barrès
hanno richiesto esplicitamente il federalismo. Personalmente, sono giunto al
federalismo a causa d'una spontanea simpatia per i movimenti regionalisti
(bretoni, normanni, fiamminghi, alsaziani, corsi, baschi, ecc.), provata fin
dalla mia gioventù, e per la derivante riflessione di filosofia politica. Il
federalismo mi è apparso come il solo sistema politico capace di conciliare
l'uno e il molteplice, vale a dire gli imperativi in apparenza contraddittori
dell'unità, necessaria alla decisione, e della libertà, necessaria al
mantenimento delle diversità. Ma ho anche subito l'influenza d'un certo numero
d'autori come Paul Sérant e Thierry Maulnier, che scrissero negli anni sessanta
"Le XXe siècle fédéraliste", come Robert Aron, il quale fece parte dei
"non-conformisti degli anni 30" e non smise di difendere le idee di Georges
Sorel e il socialismo associativo - solidale francese, come Alexandre Marc,
direttore di "L'Europe en formation" e teorico del "federalismo integrale",
ecc.
La democrazia rappresentativa contemporanea ha in sè il rischio
di non rappresentare nessuno, tanto meno il popolo.
Cosa ne pensa?
La crisi della rappresentanza affligge
oggigiorno tutte le democrazie liberali. L'indebolimento dello Stato-Nazione, il
quale, come ho detto sovente, è divenuto, in una volta, troppo grande per
rispondere alle aspettative quotidiane della gente e troppo piccolo per far
fronte alle problematiche che si sviluppano oramai su scala planetaria, ha avuto
per conseguenza la rottura di ogni legame sociale (lo Stato non è più produttore
di socialità) e una frattura, sempre più accentuata, tra la classe politica e i
cittadini. Quest'ultimi allora tendono a rifugiarsi nell'astensione o a votare
per i partiti di pura protesta, i quali non rappresentano forze
costruttive.
E' possibile rimediare a questa situazione soltanto ponendo in
essere una democrazia partecipativa su tutti i livelli che, a partire dalla
base, permette a ciascun cittadino di partecipare alle vicende
pubbliche.
Esiste, pertanto,
secondo lei, il problema della
sovranità?
Il problema della sovranità è un altro problema.
Nell'ottica giacobina dello Stato-Nazione, la sovranità è definita, sin dai
tempi di Jean Bodin, come una nozione "indivisibile": l'autorità sovrana è
un'autorità alla quale non si potrà per definizione assegnare limiti.
Una
simile sovranità ha autorità su tutto, e tutto tende naturalmente al dispotismo.
Il federalismo non rigetta in nessun modo la nozione della sovranità, ma ne dà
un'altra definizione. La sovranità non è indivisibile, ma è ripartita secondo il
principio di sussidiarietà o della sufficiente competenza. Il potere sovrano non
è un potere assoluto, rappresenta solamente il potere situato al livello più
elevato e dove il campo di decisione è più esteso, quello che interviene solo
quando i poteri locali, ai livelli inferiori, non sono in grado di risolvere i
problemi presentatisi.
Johannes Althusius, uno dei
primi pensatori federalisti, sosteneva che il sociale andasse
costruito partendo dalla prima forma associativa, la
famiglia, per poi concretizzarsi in comuni,
province e regioni?
Oggigiorno, è possibile
adottare questa modalità?
Dare nuova vitalità alle famiglie è
certamente una delle condizioni per ricreare un legame sociale, perché la
famiglia è uno dei luoghi d'apprendimento della socialità, dello stare insieme.
Ma io credo che c'è un grave errore nel considerare la società globale come un
sistema di "bambole-matrioska" dove si potrà passare, senza una vera rottura,
dalla famiglia ai comuni e alle regioni. Questo errore è stato costantemente
commesso da autori, generalmente di destra, che hanno assimilato la società
globale a una grande famiglia (aventi spesso come scopo l'annettere la sovranità
ad un padre di famiglia, di cui gli stessi soggetti sarebbero i "figli").
La
famiglia dona valore alla dimensione privata dell'esistenza, i comuni e le
regioni alla vita pubblica. I modelli relazionali dentro la famiglia sono
rappresentati da un legame, tra genitori e figli, che è fondamentalmente
differente dallo stesso che esiste in seno ad una società politica. Disconoscere
la differenza naturale tra la dimensione privata e la dimensione pubblica
dell'esistenza umana rischia di condurre, sia a un totalitarismo che sottomette
alla politica tutti gli aspetti della vita privata, sia all'inverso cioè ad un
liberalismo che mira alla "privatizzazione" generalizzata delle vicende
pubbliche.
Preso atto di questi rischi, appare però evidente come l'odierna
società sia composta da individui atomizzati, slegati uno dall'altro.
Vede la possibilità della nascita di un nuovo modello
antropologico?
Noi viviamo infatti un'epoca in cui l'individualismo
intacca le cose più alte, ma in cui allo stesso tempo, e potrebbe essere per
compensazione, si vedono nascere e svilupparsi spontaneamente nuove forme
associative simili quali le "tribù", le comunità, le reti, ecc. Il vero problema
è attinente alla colonizzazione degli spiriti attraverso l'immaginario economico
e mercantile.
Il modello antropologico dominante è quello d'un uomo esclusivamente
preoccupato di massimizzare il suo miglior interesse, vale a dire in generale di
raggiungere una quantità sempre più grande d'oggetti consumati. Il messaggio
implicito dei mass-media rende l'idea che le felicità sia sinonimo di consumo.
Questo modello è tanto descrittivo quanto normativo: legittima a sua volta il
materialismo pratico e l'idea che il comportamento egoistico sia il
comportamento più normale che ci sia. In quest'ottica, il legame sociale si
scioglie immancabilmente, perché l'altro appare prima di tutto come un rivale in
un tessuto sociale trasformato in uno spazio di concorrenza generalizzata. Ciò
dunque contrasta l'avvento d'un altro modello antropologico. Quest'ultimo esige
la restituzione all'immaginario della capacità simbolica, la ridefinizione
dell'uomo come un essere fondamentalmente sociale e politico, ed la
risistemazione dei valori mercantili al loro posto, necessariamente
subordinato.
Esiste in Europa un problema culturale per i suoi
molteplici popoli?
Sul punto, si potrebbe riprendere la datata
distinzione tra cultura e civilizzazione, che ricalca d'altronde la distinzione
tra comunità e società, teorizzata da Ferdinand Tönnies. La civilizzazione tende
verso l'unico, mentre le culture sono sempre più d'una.
La diversità
culturale dei popoli europei - diversità relativa nella misura in cui questi
popoli hanno tutti un retaggio comune - é oggigiorno minacciata dalla
progressiva omogeneizzazione degli stili di vita, indotti da una globalizzazione
pilotata dalla superpotenza americana, ma che si definisce anzitutto come
l'espansione planetaria della Forma-Capitale ad oggi totalmente
deterritorializzata. Qui ancora, io credo che non si potrà contrastare questo
processo se non attraverso un ritorno alla base, alla vita locale, alle
comunità. Si tratta di contrapporre il locale al globale e, così facendo, di
donare alla globalizzazione un altro contenuto, multipolare e
differente.
La scomparsa delle lingue locali è,
secondo lei, un dato significativo?
La
scomparsa delle lingue locali è evidentemente un aspetto dell'impoverimento
delle culture e della riduzione della diversità. All'epoca della Rivoluzione, i
giacobini avevano già tentato di far sparire con metodo autoritario il
"vernacolo" e i dialetti locali.
La III Repubblica francese ha proseguito in
questa direzione cercando di ripiegare l'uso delle lingue regionali solo sulla
sfera privata.
Al giorno d'oggi, le lingue locali sono meglio accettate, e
perfino protette, ma è tutto lo stile di vita caratteristico della società
globale che è loro sfavorevole. Il sistema mediatico, e specialmente la
televisione, gioca a riguardo un ruolo centrale: i bambini non parlano più come
i loro genitori, parlano come parla la televisione. Allo stesso tempo,
l'anglo-americano s'impone ciascun giorno un po' di più come la lingua de! lla
nuova koinè mondiale. Però, la situazione è molto differente a seconda delle
regioni.
Certe lingue locali sono evidentemente destinate a sparire, altre
hanno buone possibilità di sopravvivere, soprattutto quando sono impiegate
quotidianamente nelle regioni che hanno saputo conservare l'essenza della loro
personalità.
Quali sono, secondo
lei, gli scenari che si prefigurano per i popoli
d'Europa?
La costruzione politica dell'Europa è ad oggi totalmente
bloccata, a causa della persistenza delle logiche degli stati-nazione, per
l'assenza totale di volontà da parte degli uomini politici, e a causa della
burocrazia. Al posto d'approfondire le proprie strutture istituzionali, l'Europa
ha scelto di allargarsi in fretta ad alcuni paesi i quali non hanno altra
ambizione se non quella d'integrarsi in un vasto mercato transatlantico.
Pretende oggigiorno di dotarsi d'una Costituzione senza aver posto in essere un
potere costituente, e pensa di aprirsi alla Turchia, ciò mostra che non ci sono
nemmeno accordi tra gli Europei circa i veri confini dell'Europa.
L'equivoco
maggiore riguarda il fatto che non esiste un accordo sulle finalità della
costruzione europea. C'è questo problema di finalità che occorre tener presente.
L'alternativa è chiara: o l'Europa, dando la priorità alla liberalizzazione,
sposerà la dinamica d'un grande mercato mirato ad allargarsi il più possibile, e
in questo caso l'influenza americana diventerà preponderante, oppure si
appoggerà a una logica d'approfondimento delle proprie strutture d'integrazione
politica grazie all'espediente offerto dal federalismo e dalla sussidiarietà, in
una prospettiva essenzialmente continentale e con l'intenzione di bilanciare il
peso degli Stati Uniti d'America.
Quale Europa
vorrebbe?
Vasta questione, e penso di aver già risposto. Mi auguro
che l'Europa divenga una potenza indipendente che possa giocare un ruolo
regolatore della globalizzazione in un mondo multipolare, ma anche una Europa
che non si rinchiuda nella sola logica della potenza, ma che possa essere il
luogo d'un nuovo progetto di civiltà.
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