Lettera aperta a Libero e a Oscar Giannino
alla Stampa, a Radio e Tv pubbliche e private, al Governo, al Parlamento europeo, alle Associazioni dei consumatori, ai Lettori
In Primo Piano  - Lettere e CommentiArticoli correlati
 
Telecom: Caro Libero, caro Giannino, tra l'Ing e il Dott, c'è di mezzo il Cav.
L'intrigo. Se Repubblica attacca Telecom
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*Sì, Mieli e Folli erano intercettati*
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E della Spy Story di Telecom and c/o lo Stato cosa ne pensa ?
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di Carlo Bonini
Intercettazioni & Telecom *la Banda del Buco di Jekyll & Hyde* Tutti gli Uomini del dottor Jekyll - Lettere e Commenti
     http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol_73.htm
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Lunedì 5 Giugno 2006
Telekom: Ma tra l'Ing. e il Dott., c'è di mezzo il Cav.
Non solo ladri di polli con le mille truffe delle attivazioni per servizi mai richiesti dagli utenti, contratti ADSL mai attivata, bollette miliardarie con la truffa dei "numeri speciali" in cui sono cascati milioni di abbonati e chi più ne sa più ne metta.
Oscar Giannino su Libero, in uno stringente articolo sul TelecomGate delle intercettazioni abusive ed illegali, articolo che va letto per intero, stigmatizza le responsabilità dei politici, ne condanna la complice ruffianeria e si sofferma sulla sinistra che, per mero tornaconto elettorale, invece di scatenarsi sul TelecomGate si è scatenata sullo StoraceGate. StoraceGate che, invece, paragonato ai crimini perpetrati dalla Banda di Telecom, è roba da Figlie di Maria. Scrive Giannino: "Lo scandalo vero". La vicenda, in sè, è paurosa. Che il maggior gruppo privato di telefonia si metta in proprio sostituendosi allo Stato, alle Forze dell'ordine, ai magistrati e ai Servizi segreti, beh, è da incubo. Roba che la politica avrebbe dovuto insorgere fin dal primo giorno con uno scroscio di fulmini e saette. Invece nulla.
E, questa volta, i PM hanno i piedi di piombo. E "ipotizzano": Perchè non immaginare che Tronchetti Provera sia una vittima, raggirato e abusato nella fiducia che riponeva in Tavaroli? Per un'impresa come Telecom, l'ipotesi (del PM) è da morire dalle risate".
Ha ragione Giannino, l'ipotesi del PM è da sganasciarsi dal ridere. E ha doppiamente ragione quando scrive: "Resta tutto lo scandalo della più grave lesione del diritto alla privacy mai avvenuta nella storia italiana. Senza che nessun garante della privacy di ieri e di oggi si stracci le vesti. E nel silenzio generale di questa Italia dove se sei amico dei PM e dell'Ulivo, puoi fare cose che agli altri costano disonore e galera".
Giannino, però, ha dimenticato (?) un particolare fondamentale.
Ad aprile, prima delle politiche 2006, è stato proprio Libero, quotidiano vicino al Cav. Berlusconi, a lanciare la notizia:
"Dopo le elezioni fusione tra Mediaset e Telecom Italia ma, quest'ultima, ha smentito". La smentita, però, è irrilevante. Questa è gente che smentisce pure di essere nata. Precisa Libero: "Tra Berlusconi e Tronchetti Provera si attuerebbe una forte partnership finanziaria con scambio di grosse partecipazioni azionarie e stretta collaborazione in settori come la Tv sul telefonino e la Tv via Adsl in cui Mediaset ci mette i contenuti e Telecom le reti Internet e mobili. Tronchetti Provera, d'altronde, ha urgenza di risorse per mantenere il controllo di Telecom. Telecom Italia, per l'alleanza con Mediaset, dovrebbe dismettere La7, vicina al centrosinistra, e il gruppo L'Espresso - La Repubblica di Carlo De Benedetti è interessato all'acquisto".
Ecco perchè, il Dottor Tronchetti Provera, mostra di cadere dalle nuvole sul caso delle intercettazioni e, mentre su L'Espresso continua l'inchiesta e su La Repubblica Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini sciorinano punto per punto i crimini della Banda di Telecom, l'informazija "amica" di Tronchetti Provera, come per es. il Corsera, da un po' tace o sciacqua i panni in Arno sui nuovi particolari agghiaccianti dello scandalo che investe da mesi il "Padre Nobile" delle intercettazioni Marco Tronchetti Provera.
Ma, allora, se nel paniere di Tronchetti cè Mediacom il colosso delle telecomunicazioni (e delle intercettazioni?) e quindi l'accordo
col Cav., il Dott. La7 non la perde o, con la prospettiva di un impero, che gli fregherebbe di perderla?
O la sinistra trama per portare il Dott. a un tale grado di sputtanamento da mettere in imbarazzo il Cav. tanto da rinunciare all'affare?
Ecco perchè non convince la tesi, cara a Tronchetti Provera e alla stampa amica, tesi che alcuni si affannano a sostenere ed a cui i merli abboccano, è che per soddisfare gli smodati appetiti dell'Ing. De Benedetti, il Gruppo L'Espresso-La Repubblica, stiano armando il gran can can sulle intercettazioni per papparsi La7 del Dott. Tronchetti.
Di queste tesi, e delle altre, però, ai 50 milioni di italiani non gliene frega un c, come non gliene è mai fregato un tubo del conflitto d'interessi del Cav. Bontà & Purezza. Fattacci suoi. E poi, ci sarà pure libertà di impresa e di mercato. O no?
Agli italiani interessa, invece, di non vivere, e lavorare, con gli Spioni di Telecom e del Dottor Tronchetti alle calcagna, con gli Spioni di Telecom infilati nel conto in banca, nel loro letto, nel portafoglio, nelle password e in tutti i fatti e i cacchi loro. O no?
Agli italiani interessa vivere in uno Stato di Diritto e in una Democrazia che garantisca il rispetto delle leggi, della loro privacy, del loro onesto lavoro e della libertà, e la veridicità, dell'informazione. Quindi, l'averli messi nelle sporche mani di Tavaroli & Cipriani, inquisito anche dalla procura di Viterbo per indagini abusive realizzate corrompendo poliziotti e finanzieri, di Marescialli della Guardia di Finanza corrotti e di Servizi deviati agli ordini non dello Stato, ma degli sporchi ordini della Premiata Ditta del Buco Telekom Italia, reclama chiarezza massima, giustizia e congruo risarcimento.
Che ne pensano i lettori? Qual è la vostra opinione?
Non è che gli italiani mangiano pane e Guerre editoriali o pane col salame dell'Ing. o pane a bagnacauda del Cav.& del Dott., quindi, gli italiani spiati non è che li risarciamo con le dietrologie degli "Affari" delle Guerre editoriali tra la Rcs e il Gruppo De Benedetti, o con gli "Affari" del Berlusca & del Dottor Tronchetti o del Gruppo Espresso Repubblica che si vuole pappare La7.
Per queste validissime e sacrosante ragioni, come ha scritto GunsRoses su Anti digital Divide www.antidigitaldivide.org/index.php,
"Il TelecomTavaroliGate, la Spy Story infinita delle illecite intercettazionii danni a Fastweb ed a migliaia di utenti, rappresentano solo la punta dell'iceberg di un avvincente thriller e di uno scandalo finanziario di dimensioni stratosferiche. Scandalo che vede come protagonista Telecom Italia e il gruppo del patron Marco Tronchetti Provera. A informare sulla Spy story di Telecom e del suo patron ci pensa La Repubblica con gli ottimi D'Avanzo e Bonini che snocciolano dati e contenuti agghiaccianti".
Del perchè, da un certo punto in poi, il Corsera ha taciuto, tace o sciacqua le notizie in Arno, ne è chiaro il motivo. La presenza azionaria di Tronchetti Provera in Rcs e, quindi, nella proprietà del Corsera. Fino al punto che una giornalista di razza come Fiorenza Sarzanini, nota per essere una punta di diamante del giornalismo di inchiesta, dopo avere scritto a fine aprile 2006 che l'inchiesta sulle intercettazioni di Telecom Italia si avviava verso l'istituzione di una Commissione parlamentare, ora tace nonostante tutto il can can che c'è da settimane su Espresso e Repubblica.
Questo silenzio è penosamente imbarazzante anche per chi legge e ama il Corriere della Sera.
Il "Padre Nobile delle intercettazioni" spera forse in una Commissione parlamentare amica?
Alcune intercettazioni, per fare qualche esempio, evidenziano Telecom in snodi come Novara, Arcore, Melzo, Enav, Telecom Italia, Telecom China, Telecom Russia, Telecom Brasile, Matrix-Mondadori, Aruba.it Technorail Srl che durante la campagna per le politiche si è fatta gran pubblicità, peraltro molto costosa, su Rai e Mediaset offrendo trasmissioni con politici e imprenditori, va chiarita. Va chiarita agli italiani. Non, come al solito, solamente "tra gli addetti ai lavori" della destra o della sinistra.
I lavori sporchi contro la Democrazia, contro lo Stato e contro lo Stato di Diritto non si lavano in famiglia. Si lavano alla luce della Democrazia con pubblici processi, ammende e corretta informazione. E non con le trame ad hoc.
          Giuliana D'Olcese - 6 Articoli correlati su www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
P.S.: Sul TelecomGate, Tronchetti Provera ha scritto una lettera ai suoi 85.000 dipendenti in cui sostiene che lui e l'azienda sono estranei a ogni deviazione di singoli soggetti. "Esimio Presidente del Menga, - commentano sui Forum, nei bar e nelle case - se il padrone di una azienda a cui sono affidati compiti delicati come il suo Cnag ignora ciò che da Cipriani e Tavaroli fino a tecnici e impiegati fanno, se è in buona fede va interdetto dai privati e pubblici uffici per incapacità psichica e culturale a gestire una azienda. O, se è in malafede, deve andare dritto in galera lui e i suoi compari. Ce ne freghiamo della lotta tra lei e De Benedetti e del suo dissesto finanziario compreso il progetto Mediacom". Finora nessuno ha fatto i nomi delle medie e piccole società di telefonia e internet complici di Tavaroli e Cipriani, i quali, "subappaltavano" loro ogni sorta di scorribande informatiche fino al punto che queste si "lavoravano" in proprio gli intercettati come, per esempio, società delle parti di Licio Gelli la cui famiglia, e lui stesso, è grande amica di Cipriani. Per non parlare delle liste di e-mail vendute agli spammers allo scopo di aumentare a dismisura il traffico delle e-mail sui loro providers, e così guadagnare illecitamente, e dei virus inviati ai propri stessi utenti, in accordo con le case produttrici di antivirus a scopo pubblicitario e commerciale.
Gente che, dai tempi delle Loggia P2, non è estranea all'uso delle intercettazioni, dello spionaggio politico, aziendale, ecc.
IP e immagini digitali eloquenti sono su internet e altrove mentre i "patrons" degli spioni e l'informazione "amica" appaiono grotteschi mezzi di disinformazione autoprotetti dalla eterna sicumera che la gente sia informata, solamente, di ciò che decidono loro di far sapere. Evviva l'informazione e il "giornalismo" su internet.
Per 30 denari non vende se stesso ai cosìdetti poteri forti, non spaccia bufale, informazione falsa, aggiustata e non umilia se stesso e i propri lettori con illecite e sporche connivenze e complicità mafiose.
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Lettera aperta al Corriere della Sera,
al Sole 24Ore, alla Stampa tutta, a Radio e Tv pubbliche e private, tutte, al Garante della privacy, alla Polizia postale, al Parlamento europeo, ai providers,
alle Associazioni dei consumatori, ai Cittadini, ai Lettori
*, in Rcs Mieli e Folli erano intercettati*
    E' da vari mesi che scrivo sullo scandalo Telecom-Intercettazioni telefoniche ed internet corredando le mie note con fatti precisi, documentazioni di IP, di immagini digitali riproducenti snodi telefonici precisi, di postazioni e providers da dove partono gli attacchi informatici con tentativi continui di intercettazioni telefoniche ed internet abusive ed illegali, (ovverosia non autorizzate dalla Magistratura al Cnag, l'ex Centro nazionale autorità giudiziaria, l'organo di Telecom preposto alle intercettazioni autorizzate ), allo scopo di impossessarsi del contenuto dei computer dei normali utenti e attacchi volti a violare la posta elettronica.
Attenzione, circa la posta elettronica, non è da confondere il "normale" controllo messo in essere dalla legge antiterrorismo in atto dal 2005. Premetto che per mesi ho segnalato, invano, una lunga e nutrita serie di tentati abusi quotidiani, al responsabile capo dell'Ufficio legate di Telecom Italia sede di Roma, Dottor Gugliemo Bove, menzionato nell'articolo de L'Espresso del 2 Giugno, all'interno dell'inchiesta sulle intercettazioni di Telecom anche per essere il gemello di Adamo Bove ora capo e responsabile del coordinamento delle attività di sicurezza Telecom. Delle mie segnalazioni esiste amplissima documentazione presso la Polizia postale di Roma, a cui va il mio ringraziamento per l'attenzione dimostrata. Inoltre, presso il Garante per la privacy, l'ENAV - Ente Nazionale per la Sicurezza dei Voli - alle sedi di Roma Aeroporto Leonardo da Vinci e di Via Salaria nelle persone del Presidente, del Direttore Generale e del responsabile dei servizi informatici Dottor Bruno Carbone.
E, infine, alla Procura della Repubblica di Roma nel giudizio penale da me mosso nei confronti di Telecom Italia.
Giudizio penale in corso, patrocinato dall'Avvocato Misiani.
La mia attenzione sulle possibili intercettazioni subite dalla Rcs, dal Direttore del Corriere della Sera di allora, Stefano Folli, e dall'attuale Direttore Paolo Mieli, è scattata già nel 2004 quando ho notato strani "fenomeni" circa la posta elettronica che scambiavo con Folli, mio grande amico da anni e al tempo Direttore del Corriere della Sera, e con le e-mail che inviavo a Paolo Mieli che a quel tempo curava la rubrica della posta dei lettori. Le anomalie da me riscontrate nella posta elettronica erano due.
Con la posta scambiata con Folli avveniva che le sue risposte, datate con un certo giorno ed una certa ora, mi arrivavano alcuni giorni dopo rispetto agli headers di invio di Folli. Ciò avveniva anche riguardo alle sue notifiche di lettura tanto che, un giorno molto allarmata da una serie di irregolarità che avvenivano solo nello scambio di posta con il Corsera, gli scrissi e poi gli telefonai per metterlo in guardia. Attento, sono certa che le tue telefonate e la tua posta elettronica sono intercettate.
Stefano Folli lo ricorda senz'altro, quindi, lo può testimoniare come posso essere disponibile io a testimoniare le numerose anomalie riscontrate nelle comunicazioni telefoniche e internet con Rcs.e Corsera.
Con Paolo Mieli avveniva che se inviavo le lettere all'e-mail generale della rubrica ricevevo immediatamente la notifica di ricevuto e letto, mentre, se la inviavo all'e-mail personale di Mieli, non mi ritornava mai la notifica di lettura. Qualcuna, molti giorni dopo.
Pur non conoscendo Mieli personalmente, so, per esperienza diretta, che Mieli ha un uso corretto delle e-mail, non è di certo uno di quegli stupidi o sprovveduti internauti furbetti che si nascondono e da cui si riceve "Non Letto".
Il "Non Letto", si riceve solo se l'e-mail viene aperta dal destinatario, quindi letta. In caso contrario, cioè se viene cestinata senza aprirla, non ritorna nulla al mittente.
Il secondo "fenomeno" che avveniva negli ultimi tempi della direzione Folli, e poi durante la direzione Mieli, consisteva nel fatto inquietantissimo, mai avvenuto negli anni precedenti al 2004, che quando mi collegavo al sito internet Corriere.it, scattava, immediato, un attacco di pirateria informatica passato attraverso il provider di Telecom Italia, Telecom China, Telecom Russia o tramite altre Telecom sparse nel mondo. Ma, sempre e solo Telecom. Le postazioni degli attacchi da intercettazione, di cui ho amplissima documentazione, certo non nel pc, sono tutte da analizzare per verificare l'enorme e capillare rete delle intercettazioni ordite da Giuliano Tavaroli e da Emanuele Cipriani attraverso Telecom Italia - telefonia ed internet e da questi "appaltate" anche a medi e piccoli providers di provincia, uno situato in Toscana - rete che risulta avere sede in postazioni le più insospettabili, perciò oltremodo inquietanti, e le più inimmaginabili.
Le interviste del Sole24Ore a Giuliano Tavaroli e de la Repubblica ad Emanuele Cipriani, la lettera aperta inviata da Tronchetti Provera agli 85.000 dipendenti Telecom, nonchè tutti gli articoli di cronaca e di inchiesta apparsi su giornali come la Repubblica, l'Espresso ed altri che, di volta in volta, si stanno occupando dell'inchiesta Telecom-intercettazioni, tralasciano l'indagine e l'approfondimento, a mio avviso fondamentale e dovuto, del perchè nelle intercettazioni - a parte la questione dei tabulati degli utenti Fastweb "trafugati" da Telecom - ci sono finiti centinaia di migliaia di ignari normalissimi ed onesti cittadini. Anche su questo, sia i vertici responsabili di Telecom Italia che la Magistratura, hanno il dovere di rendere loro chiarezza e giustizia e di risarcire i danni morali e materiali inferti da Telecom, dal Cnag e da Tavaroli, da Cipriani e dai medi e piccoli providers complici e corrotti.
Lo scandalo dilagante su Telecom Italia e i suoi vertici economici, manageriali, tecnici, operativi e sui responsabili della "Security" e dell'ex Cnag, ora Ufficio legale diretto da Andrea Galletta, è una ferita aperta, purulenta e inaccettabile, da disinfestare e rimarginare immediatamente e chirurgicamente. E senza ulteriori frodi informative da parte di Telecom colta in fallo anche dal giudice Lamanna. E' una ferita inferta allo Stato di Diritto ed alla Democrazia italiana. Stato di Diritto e Democrazia i cui cittadini, e la loro privacy, non devono e non possono essere affidati, o sottoposti, al potere di un uomo. Al dottor Marco Tronchetti Provera. Punto. Conclusione:
In attesa di diramare la settima nota sull'argomento, cari saluti e solidarietà alla redazione del Corsera, e a Stefano Folli del Sole24Ore, da Giuliana D'Olcese - 6 Articoli correlati su www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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*Sì, Mieli e Folli erano intercettati*
E' SUCCESSO ANCHE A ME CON LE MAIL INVIATE a Mieli.
Gigi Bignami
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Egregia 007 D'Olcese, Grazie per il prezioso articolo. Bene a sapersi.
Stefano.
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*Sì, Mieli e Folli erano intercettati*
Cara D'Olcese,
devo dire che ciò che hai scritto su questo articolo è davvero inquietante e mi fa incazzare parecchio visto che aziende come quella di telefonia o di posta che dovrebbero essere rigorosissime in fatto di privacy si comportano come veri e propri sciacalli con le nostre corrispondenze. Da ora in poi anch'io terrò gli occhi e le orecchie aperti e se noterò qualcosa di anomalo lo renderò pubblico.
Grazie. Danilo Galassi.
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Coraggiosa Giuliana, ti invio questa riflessione che ho postato sul Forum di ZeusNews
Ragazzi, non andiamo troppo per il "sottile".
Se ci guardiamo attorno, e neppure con troppa attenzione, ci rendiamo conto, inequivocabilmente, che la risposta giusta da dare al sondaggio di Zeus è l'ultima: Internet è l'ultima frontiera dell'informazione libera e non irreggimentata. Chi legge i giornali, e sa leggerli, si rende conto, con sgomento, dell'indotto politico e sociale che viene impunemente esercitato sui lettori dalla stampa e dai media, dai cosìdetti poteri forti, dalla politica, dai sindacati, dalle banche e dai poteri economici.
Sveglia ragazzi! e meno dottor sottili... Saluti Gallina
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Com'è possibile che nessuna autorità indaga sui debiti di Tronchetti Provera?
Se io avessi i debiti del Tronchetto passerei la vita in galera. Roberto Fiore
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Brava D'Olcese! Ho ricevuto la sua folgorante testimonianza! Mi è piaciuta!
 Bella lotta contro i furbetti del quartierino: L'impressione che si ha è che ormai siano tutti "furbetti del q."
Cari saluti Graziella Iaccarino-Idelson
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Questo è uno scandalo di dimensioni colossali.
Che l'azienda padrona di una quota del Corriere della Sera, nella persona dell'ineffabile Tronchetti Provera, faccia intercettare e spiare i suoi stessi direttori è enorme. Ma Mieli e Folli che aspettano a denunciare Tronchetti?
Marzio Ferrari
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*Sì, Mieli e Folli erano intercettati*
Hanno fatto bene a intercettare i due massoni ed ebrei!!! FORZA POLIZIA!!!
Gianni Toffali
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Che il Corriere prenda atto di queste incredibili posizioni, che esistono e come, e si regoli di conseguenza.
Caro Corsera, il vostro silenzio è di piombo....., e il Dottore, sputtana di brutto anche voi. Peccato. gd'o
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Ebrei? Vedi Dacia Maraini a "La7"
Al Telegiornale delle 20.00 del 2 giugno '06 su "La 7" era ospite la scrittrice di sinistra Dacia Maraini che commentava le notizie. Come la maggior parte del culturame di sinistra, e di destra, non è riuscita a nascondere il suo antisemitismo: alla fine del TG la scrittrice ha fatto un appello affinché si metta fine ai maltrattamenti contro le mucche, "legate con una corda alla griglia di ferro..." concludendo che "neanche i nazisti trattavano così le mucche". Ricordiamo a questa democratica di sinistra che può essere anche vero che i nazisti trattavano bene le mucche, bisogna vedere se i nazisti trattavano bene gli ebrei e le altre razze umane da loro definite inferiori. Brava Dacia Maraini, finalmente anche i "sordi" e i "ciechi" ti conoscono.
Per il Veneto Serenissimo Governo Il Portavoce Valerio Serraglia.
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*Sì, Mieli e Folli erano intercettati*
Le vergogne all'italiana dai tempi del SID in poi. Chi intercetta i telefonini?
Saluti, DottMellia
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Chi intercetta i telefonini? Sempre gli stessi......
 La Banda del Buco del Dottor Jekyll & Hyde, ovverosia, del Dottor Tronchetti. gd'o
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Carissima Giuliana D'Olcese
"Qual'è" non si scrive così, ma "qual è". E' una delle regole di grammatica più difficili da digerire, ma è così.
Complimenti e auguri, Paolo Severi
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Io non sono in grado di giudicare l'attendibilità dei fatti descritti, anche perchè non ne sono informato.
Però sono convinto che l'insieme delle regole oggi vigenti, del tutto inadeguate alla globalizzazione e agli sviluppi tecnologici degli ultimi anni, possono consentire i più inimmaginabili disastri. Prova ne siano Tangenti, Enron, Cirio, Parmalat, Furbetti di destra e di sinistra, Cooperative, Calcio & Co. Essendo i problemi enormi e diffusi ovunque, non credo valga la pena d'entrare nei dettagli delle singole questioni per cercare un rimedio caso per caso. Quando un sistema è troppo vecchio e sdrucito non vale la pena di rammendarlo, credo vada aggiornato. Io sto cercando gente interessata a fare una riflessione generale. Naturalmente la mia l'ho fatta e mi piacerebbe sapere cosa lei ne pensa. Se gradisce gliela mando.
Cordialmente, Gino Selmi
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Se è tutto vero quanto descritto da quotidiani, settimanali e dai tuoi coraggiosi articoli,
la Banda del Dottor Tronchetti -Telecom deve andare in galera. E restarci. Vede giusto Oscar Giannino quando osserva dice che questa banda di delinquenti corrotti e corruttori si è sostituita allo Stato. Un trust privato delle intercettazioni a delinquere.
Buon lavoro cara D'Olcese e avanti così. Siempre! Alda Scarpinato
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Grazie per quanto hai comunicato cara D'Olcese:
prima d'ora, forse perché spesso assente per cure o per andare alla casa che ho al mare, non avevo la benché minima informazione sulla tua attività e mi spiace di aver perduto le tue prime cinque comunicazioni in materia. Conosco poco anche la tua specifica attività: capirai, a ottantacinque anni e con un decimo poco più di vista in un solo occhio, non è facile tenersi informati di tutto.
A quanto posso vedere non sei proprio una comune navigatrice di internet, ma svolgi anche altre attività nel campo dell'informazione. Potrei saperne di più? Te ne sarei grato, anche se so di chiederti qualcosa che rompe eccome! Grazie comunque. Continuerò a seguirti per quanto mi sarà possibile, anche magari con quel velo di mistero che ha causato la domanda formulata sopra.
Ciao e con molta stima, e, se permetti, anche affetto. Luigi Melilli
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Salve Melilli, sono sì una comune navigatrice, anzi comunissima.
Ma, dati i mille pericoli di internet, mi tengo aggiornatissima su tutto ciò che può capitare nel web. E mi sono munita di tutti i mezzi tecnologico-informatici esistenti per captare tutto e tutti gli attacchi possibili in rete. E riconoscere, smascherarne gli autori e "intercettare" io le loro intercettazioni come ho fatto. DELLE INTERCETTAZIONI DI TELECOM, INFATTI, SONO STATA LA PRIMA AD ACCORGERSENE. Prima, molto prima, che iniziasse lo StoraceGate. Poi ho accumulato materiale prezioso penalmente e ho sferrato la causa penale e gli attacchi mediatici a Telecom. Attacchi sacrosanti e utili ai cittadini. Ciao gd'o
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Una dipendente risponde a Tronchetti Provera ed altri commenti sul Forum di Zeus News.
Una dipendente, trasferita perché ha rifiutato la pensione, risponde alla lettera di Tronchetti Provera sul rispetto del codice etico aziendale. ZEUS News - www.zeusnews.it - 06-06-2006
Come abbiamo riportato, Tronchetti Provera ha scritto una lettera aperta agli 85.000 dipendenti Telecom Italia per replicare agli articoli, apparsi su La Repubblica e su L'Espresso, sullo scandalo Tavaroli per le intercettazioni abusive, in cui il Presidente di Telecom rivendica la correttezza del proprio comportamento e la sua conformità al codice etico aziendale. Una dipendente Telecom ha ritenuto, proprio sul punto dell'eticità dei comportamenti del vertice aziendale, di replicare a Tronchetti Provera.
La lavoratrice Paola P. è stata infatti trasferita a 50 Km di distanza dal suo posto di lavoro perché avrebbe rifiutato di dare le dimissioni da Telecom Italia, accettando l'incentivo di accompagnamento alla pensione che, in questi mesi, viene offerto a molti lavoratori anziani. La lavoratrice scrive: "Io sono soltanto un numero di matricola, anche obsoleto (come già ebbi occasione a dirle nella lettera aperta inviatale il 7 aprile scorso e per cui non ho avuto alcun cenno di riscontro) in quanto donna anziana, della Sua azienda; ma ho nonostante l'età, ancora abbastanza cervello per capire. L'articolo 4 del "codice Etico" da lei menzionato recita testualmente: - Le società del gruppo riconoscono la centralità delle risorse umane nella convinzione che il principale fattore di successo di ogni impresa sia costituito dal contributo professionale delle persone che vi operano, in un quadro di lealtà e fiducia reciproca. - Le società del gruppo tutelano la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro e ritengono fondamentale, nell'espletamento dell'attività economica, il rispetto dei diritti dei lavoratori. La gestione dei rapporti di lavoro è orientata a garantire pari opportunità e a favorire la crescita professionale di ciascuno. Per andare sul personale, mio malgrado, io che sono stata sempre fedele ai miei "padroni" ho lavorato con serietà, onestà, non avendo accettato il "misero" incentivo sono stata trasferita a 50 km da casa.
Però poi la stessa azienda, che deve contenere i costi, non lesina premi, incentivi e quant'altro, anche in forma magnifica, con una disparità di trattamenti che certo non garantisce a tutte le sue risorse la stessa opportunità di crescita professionale. Pertanto le chiedo: se lei dice che "non mi posso riconoscere in questa falsa rappresentazione della nostra azienda", in quale articolo del codice etico, o in quale sistema di valori, posso trovare il mio riconoscimento aziendale?".
Sarebbe bello che Tronchetti Provera che, più volte ha sottolineato in passato, in interventi pubblici, la necessità di un innalzamento dell'età pensionabile in Italia, come auspicato in questi giorni dal nuovo governatore di Bankitalia Draghi nelle sue conclusioni finali, rispondesse puntualmente e nel merito a questa lavoratrice.
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 Ex dipendente, Il mio caso è diverso io sono stato costretto,
con trattamenti da mobbing ad accettare l'accompagnamento, dai soliti capetti che non hanno mai lavorato e che si spartiscono assegni di merito, oltre allo stipendio rubato (escono in permesso malattia) e se non succede niente poi ricompaiono anche dopo una settimana e modificano il foglio di presenza, in quale codice etico li pone questi suoi delegati??
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Comunicare è vivere?
Famoso, qualche tempo fa, lo spot pubblicitario di Telecom in cui la grande anima Gandhi parlava alle genti di mezzo mondo (o anche di più) con mezzi informatici. Peccato che il popolo italiano non capisse nulla, almeno chi non era padrone della lingua inglese. Un sottotitolino, noooooh? Solita scarsa attenzione ai bisogni dei destinatari del messaggio, o scelta strategica?
All'epoca andava di moda il motto: INGLESE-INFORMATICA. "Voi non conoscete i vostri problemi. Solo noi li comprendiamo" (famosa battuta dell'antico trio La Smorfia, in particolare Lello Arena, in una trasmissione TV degli anni... 80?)
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Comunicare è vivere?
Apparve un paio di settimane fa, su di un noto settimanale chi erano gli imprenditori meno comunicativi. E' inutile affermare che al primo posto appariva il caro Presidente Telecom & Pirelli Marco Tronchetti Provera. Parlano di codice etico, ma è meglio dire morale e non comprendono il contenuto semantico. Sembrano dilettanti allo sbaraglio.
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l'innalzamento dell'età pensionabile sembra una favola
Certo, quello dell'innalzamento dell'età pensionabile sembra proprio una favola, quando le aziende fanno a gara a chi ti manda prima a casa. In Telecom, ad ogni cambio di padrone, sono stati "incentivati" migliaia di dipendenti. Io sono andato via a 55 anni, quando era in voga il motto - tra i vari consulenti assunti con contratti miliardari - "Facciamo un giro in Telecom".
il Potere dell'informazione su Internet
 Giornalisti approssimativi che scrivono per sentito dire
o ultima frontiera dell'informazione libera?
di Luigi Saggese Vota e partecipa al dibattito 
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Era il 1° Maggio del 1941 e nelle sale americane, vittima di un capillare boicottaggio, usciva Citizen Kane (da noi Quarto potere). In quel film, ritenuto da molti il più bello della storia della cinematografia, Orson Wells riuscì a mostrare come i tempi moderni fossero riusciti a creare una nuova appendice ai classici poteri della Sovranità nazionale. Un film denuncia, una biografia non autorizzata del magnate statunitense dell'editoria William Randolph Hearst, Citizen Kane ci mette in guardia sulle possibili conseguenze dell'accentramento del potere mediatico. E se la grandezza di un'opera si vede nel suo saper resistere ai tempi e al cambiamento rimanendo sempre attuale, basta considerarne la moderna rivisitazione italiana: Il Caimano di Nanni Moretti.
Qui alla denuncia verso uno strapotere politico e mediatico si associa quella verso il qualunquismo e l'opportunismo della gens italica che lo ha reso possibile. Lungi dal difendere il pubblico interesse e l'essere guardiana della democrazia, lungi dal controbilanciare i poteri statali con la forza della parola, l'informazione mediatica si è spesso rivelata compiacente se non addirittura collusa con i poteri forti. E' il giornalismo delle domande scontate, è il giornalismo delle notizie aggiustate, è il giornalismo delle informazioni taciute e, come notato da Beppe Grillo, è il giornalismo degli scandali postdatati. Questa è la realtà dell'informazione che ci viene quotidianamente proposta, mentre casi di indipendenza e integrità morale come quello di Shi Tao sono lontanissimi da una cultura italiana fondata sulla tutela del proprio interesse contingente. Naturalmente non mancano le voci libere, le opinioni controcorrente e la volontà di alcuni di meritarsi davvero quel titolo di "giornalista" che oggi sa molto di appartenenza di casta.
Si tratta però spesso di soggetti marginalizzati dai circuiti più grossi dell'informazione generalista (soprattutto quella televisiva) e quindi, come chi sussurra in mezzo a tanta gente che urla, sono impossibilitati a far giungere il loro messaggio fatto di libera informazione. Ma ecco che in questo quadro di aspettative tradite e informazione negata si profila uno spiraglio di libertà.
Una libertà che viene dal basso, che parla mille voci e che viene veicolata dal più grande strumento di democrazia che l'uomo abbia inventato: Internet.
E' solo in quest'agorà virtuale che le lunghe mani di una censura nascosta annaspano. Cercano di afferrare le notizie, di pilotare le opinioni, di catturare un'informazione che le sfugge. Perché qui non ci sono precari da blandire con la lusinga di un posto fisso o professionisti da tenere sotto la mannaia di un licenziamento sempre dietro l'angolo. Qui non ci sono direttive su cosa si può dire e cosa no, di chi si può parlare e di chi si deve tacere. Internet è così il vero specchio di una società che non parla la lingua del regime mediatico ed è libera di dire ciò che ci viene taciuto da chi sarebbe deputato a farlo. Se gli hacker hanno la possibilità di salvare la nostra economia malata, i giornalisti liberi di internet possono salvare il mondo dell'informazione.
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di Pier Luigi Tolardo
 
Spie - Le incursioni informatiche al Corriere
Inchiesta dell'Espresso. Arriva il terremoto nel mondo degli spioni. Incursioni informatiche contro RCS lanciate da un ufficio Telecom. Esistono dei protocolli d'intesa tra le compagnie telefoniche e i Servizi?
di Peter Gomez e Vittorio Malagutti L'Espresso
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Il 2004 è un anno di grandi novità per la Rizzoli-Corriere della Sera. A giugno s'insedia il nuovo amministratore delegato Vittorio Colao, proveniente da Vodafone. A dicembre va in scena il cambio della guardia alla direzione del quotidiano di via Solferino: Stefano Folli lascia dopo soli 18 mesi e al suo posto arriva Paolo Mieli. È proprio in quelle settimane che parte un attacco informatico contro l'azienda editoriale. Alcuni computer di top manager e giornalisti finiscono nel mirino di un misterioso hacker. Sembra un'incursione come tante. Uno di quegli assalti lanciati quasi per gioco da chi si diverte in Rete. A ogni buon conto, dopo una segnalazione, interviene la polizia postale e a Milano, in Procura, viene aperto un fascicolo. I primi accertamenti collegano l'assalto a un indirizzo di Roma. Basta qualche controllo per rendersi conto che i pirati del Web hanno utilizzato un ufficio della galassia Telecom Italia. Gli investigatori procedono con prudenza. E alla ricerca di notizie si rivolgono alla compagnia telefonica. Dopo qualche tempo arriva la risposta: quei locali sono stati svuotati e anche le apparecchiature informatiche non esistono più, smantellate. L'inchiesta finisce in archivio. Ma non viene dimenticata.
Il dossier è oggi sulle scrivanie dei pm milanesi che stanno indagando sulla rete di agenti segreti, spie vere o presunte, ambigui giornalisti, investigatori privati e dirigenti aziendali che da più di un decennio sembrano ruotare attorno alla figura di Giuliano Tavaroli, 46 anni, il top manager della sicurezza del gruppo Pirelli-Telecom dimissionario da fine maggio.
Da più di un anno Tavaroli è sotto inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla violazione del segreto d'ufficio assieme a Emanuele Cipriani, il fondatore della Polis d'Istinto di Firenze, una delle più importanti agenzie investigative italiane.
Nei computer di Cipriani i magistrati hanno scoperto un gigantesco archivio contente file su politici, magistrati, big della finanza e persino calciatori e arbitri: chiunque, o quasi, abbia giocato un ruolo di rilievo nelle cronache recenti del Paese.
Per capire come sia potuta finire nelle mani di Cipriani una simile massa di dati, compresi tabulati telefonici, informazioni bancarie italiane ed estere e, in qualche caso, persino trascrizioni d'intercettazioni disposte dalla magistratura, i pm battono due strade.
Da una parte guardano a Telecom, al tipo d'incarichi assegnati alla Polis d'Istinto e al flusso di denaro (almeno 14 milioni di euro regolarmente fatturati e accantonati in Lussemburgo) che dalla multinazionale milanese portano all'agenzia d'investigazioni. Dall'altra le verifiche si concentrano sui rapporti tra l'attivissimo investigatore privato fiorentino Tavaroli, e Marco Mancini, un super 007 dal luglio 2003 responsabile della prima sezione del Sismi, quella che si occupa di anti-terrorismo e controspionaggio. "Marco è una figura magnifica, molto più che un amico, ma con il mio lavoro non c'entra", ha protestato Tavaroli in una intervista pubblicata il 30 maggio dal 'Sole 24 Ore'. Fatto sta che, proprio nelle stesse ore in cui il manager della sicurezza lasciava il gruppo Pirelli, anche Mancini ha scelto di farsi da parte prendendo un periodo di ferie.
Sulla sua decisione, maturata nel corso di una drammatica riunione negli uffici dell'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, hanno pesato le notizie provenienti dalla Procura di Milano.
E non solo quelle sull'inchiesta che vede coinvolto il duo Tavaroli-Cipriani, ma anche le novità riguardanti l'indagine sul sequestro di Abu Omar, l'imam rapito a Milano il 17 febbraio del 2003 da un commando di agenti Cia e poi torturato in Egitto. A quel blitz hanno certamente partecipato anche degli italiani. Uno di loro, un maresciallo dei Ros dei Carabinieri, ha già confessato.
Gli altri restano per il momento senza volto. Nei giorni del sequestro, Mancini ricopriva gli incarichi di "direttore del raggruppamento Centro-nord" del Servizio segreto militare e di "direttore reggente dei centri di Milano e Bologna". Adesso i magistrati si chiedono che cosa sapesse dell'operazione Abu Omar.
Man mano che le indagini si addentrano in questa palude maleodorante popolata da 007 dall'intercettazione facile, maghi dell'informatica e funzionari dello Stato con solidi legami a Washington, diventa sempre più difficile arginare l'onda lunga dello scandalo. E alla fine l'intricata trama spionistico-giudiziaria ha finito per scuotere anche le mura di Telecom. Venerdì 26 maggio il presidente Marco Tronchetti Provera ha sentito il bisogno di rassicurare gli 85 mila dipendenti del gruppo con una lettera aperta in cui si ribadiva la "trasparenza, l'integrità e l'eccellenza professionale" su cui si basa l'attività di Telecom. Assicurando, tra l'altro, che "chi in malafede ha commesso scorrettezze e abusi è sempre stato allontanato".
Da mesi, del resto, si era già messa in moto la macchina delle verifiche interne. Nel mirino, innanzitutto, ci sono le procedure e le apparecchiature utilizzate per le intercettazioni e la raccolta dei tabulati telefonici disposte dalla magistratura.
Secondo quanto risulta a 'L'Espresso', le sorprese non sono davvero mancate. In sostanza, i tecnici si sono resi conto che il sistema presenta delle falle. La rete dei controlli informatici che dovrebbe difendere queste delicate attività aziendali da interventi non autorizzati, da tempo era di fatto sottoutilizzata. Non basta. Gli accertamenti hanno anche stabilito che, almeno in via teorica, si sarebbe potuto intervenire direttamente sulle centraline per spiare le telefonate degli italiani senza lasciare tracce. In questo modo era quindi possibile evitare il ricorso alle apparecchiature ad hoc (denominate in gergo traslatori) che servono per portare le conversazioni intercettate sino alle sale ascolto delle procure, come si fa normalmente nelle indagini disposte dalla magistratura. Un altro aspetto molto delicato preso in esame riguarda la gestione dei tabulati telefonici e degli altri dati di traffico.
Queste informazioni sensibili vengono gestite, sulla base di procedure precise, da alcuni uffici all'interno di Telecom: il Cnag (Centro nazionale autorità giudiziaria), lo Stag (Servizio tecnico autorità giudiziaria), ma anche dagli operatori addetti, in caso di contestazioni, alla verifica dell'effettiva corrispondenza tra il contenuto delle bollette e le chiamate effettuate. In tutti questi casi il sistema è protetto da badge e password che permettono di risalire immediatamente a chi ha utilizzato i terminali per richiedere informazioni. Nonostante queste precauzioni, esiste in Italia un vero e proprio mercato dei tabulati telefonici.
Lo ha verificato la Procura di Milano quando in marzo, indagando proprio sulla Polis d'Istinto, si è imbattuta, arrestandoli, in un gruppo di detective privati assoldati, secondo l'ipotesi dell'accusa, dall'ex ministro della Sanità, Francesco Storace, per tentare d'incastrare due avversari politici come il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e la candidata di Alternativa Sociale, Alessandra Mussolini. Questi dati generalmente escono dagli uffici di Telecom (e degli altri gestori telefonici) seguendo due strade: la corruzione dei semplici operatori o quella di funzionari delle forze dell'ordine che inviano alle compagnie false richieste di produzione di tabulati, mischiandole a quelle autentiche autorizzate dalla magistratura.
Secondo il quotidiano 'Libero' di sabato 27 maggio, le verifiche interne avrebbero però aperto anche un terzo fronte.
La stessa Telecom "avrebbe rilevato" tra le proprie apparecchiature e i propri programmi informatici "la presenza di altri sistemi 'mai dichiarati' in precedenza". Di che cosa si tratta? La multinazionale di Tronchetti Provera, interpellata da 'L'Espresso', ha negato la circostanza, assicurando di non aver mai inviato alcuna lettera al Garante della privacy per segnalare il problema, come invece sostenuto dal giornale diretto da Vittorio Feltri.
Non di tutto quello che accade in Telecom (e nelle altre compagnie) si può del resto parlare. Almeno dal 2001, secondo quanto risulta a 'L'Espresso', nei nostri servizi segreti è partita la corsa all'acquisto di nuove macchine per le intercettazioni telefoniche.
Il problema è che fino al luglio del 2005, quando il Parlamento ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza antiterrorismo, agli 007 italiani era formalmente vietato spiare le telecomunicazioni. Un evidente non senso perché senza intercettare è impossibile tentare di prevenire attacchi e attentati. Per anni si è così andati avanti ricorrendo a una sorta di compromesso all'italiana.
Nel caso che le barbe finte fossero state scoperte, il governo era pronto a intervenire ricorrendo al segreto di Stato.
Ma questo avveniva al di fuori di qualsiasi controllo. Dalla scorsa estate invece i direttori di Sismi e Sisde possono chiedere direttamente al Procuratore generale presso la Cassazione di autorizzare le cosiddette intercettazioni preventive. Cioè gli ascolti che non possono entrare nei processi e che non hanno valore di prova. Da quel giorno gli investimenti economici delle barbe finte in sofisticate apparecchiature elettroniche sono ulteriormente aumentati. Un segno evidente che di intercettazioni gli 007 ne fanno ormai moltissime. Come vengono pagate le compagnie telefoniche che gioco forza devono mettere a disposizione le proprie linee? Esistono dei protocolli d'intesa tra Telecom, Wind, Vodafone e i servizi? E se esistono, chi li ha firmati?
Tutti interrogativi destinati a restare senza risposta sui quali, nella confusione delle norme, si allunga l'ombra del segreto di Stato. Un solo dato è certo. In Telecom l'allontanamento di Tavaroli dai vertici aziendali ha provocato un terremoto tra gli uomini della sicurezza.
Dopo trasferimenti, cambi di mansione, creazione di nuove strutture, ben pochi sono rimasti al proprio posto.
Tanto per cominciare la security non è più una funzione autonoma ma è passata sotto la direzione risorse umane affidata a Gustavo Bracco. Il coordinamento delle attività di sicurezza risulta invece nelle mani di Adamo Bove, un ex poliziotto con un fratello gemello (Guglielmo) all'ufficio legale del gruppo. A fianco di Bove, lavora Giovanni Penna, responsabile delle cosiddette operations, che in pratica corrisponde all'attività di tutela fisica delle centrali e delle sedi di Telecom.
Anche il Cnag, cioè il settore più delicato per le intercettazioni e i rapporti con la magistratura, ha cambiato indirizzo.
L'ufficio diretto da Andrea Galletta non dipende più dalla sicurezza, ma è passato sotto la supervisione dell'ufficio legale, com'era fino a tre anni fa. Prima dell'arrivo di Tavaroli al comando dei security manager del gruppo telefonico.
 
E della Spy Story di Telecom and c/o cosa ne pensano lo Stato, i comuni cittadini, utenti,
abbonati Telecom e Associazioni dei consumatori?
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Tutto vero quanto ha scritto GunsRoses sul sito Anti digital Divide Associazione utentiinternet e TCL, l'articolo qua in calcea
proposito di Telecom Italia e della Spy Story infinita delle intercettazioni, www.antidigitaldivide.org/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=88. Ma, ne' la Repubblica ne' altri, hanno approfondito, finora, la parte più inquietante della orrenda faccenda delle intercettazioni fatte da Telecom: Lo scandalo dilagante sulla ferita inferta allo Stato di Diritto e alla Democrazia con le intercettazioni illegali inflitte a migliaia di cittadini ignari, per troppo tempo, con le violente piraterie informatiche e le intercettazioni abusive ordite ai loro danni con il pretesto e la "copertura" della Security di Telecom, e del Cnag l'organo diretto da Giuliano Tavaroli a cui facevano capo le intercettazioni ordinate dalla Magistratura. Tavaroli, e Cipriani dai cui computer sono emersi migliaia di dossier abusivi sull'intera classe dirigente italiana, intercettavano a destra e a manca anche senza autorizzazione e con il pieno avallo, è logico immaginare, di Tronchetti Provera. Il Presidente, l'Amministratore e il gruppo dirigente di una azienda, infatti, non è credibile che siano ignari di quanto eseguono uomini al loro soldo, da loro diretti e pagati con cifre da capogiro per effettuare investigazioni e intercettazioni internet e telefoniche. E Telecom, tramite Cipriani e Tavaroli, e una pletora di managers e dipendenti corrotti tutti avvinti nella centrale spionistica, intercettava anche per conto di organi posti ai vertici politici, finanziari e sportivi facendosi pagare fior di miliardi.
Nel girone delle investigazioni, dai tabulati degli ex clienti Telecom passati a Fastweb fino alle intercettazioni abusive, ci sono finiti centinaia di migliaia di abbonati Telecom. Qualche semplice utente se n'è accorto ed ha preso provvedimenti mediatici e giudiziari allargando così, a milioni di utenti internet, l'informazione sullo scandalo Telecom.
Sui tabulati di Fastweb in suo possasso Telecom sostiene di averli presi da archivi pubblici, dalle Pagine Bianche e dall'elenco dei clienti Fastweb su internet, ma il giudice Lamanna accertata la falsità delle dichiarazioni, ha scritto: "Le Pagine Bianche non contengono informazioni sulle caratteristiche dei clienti e sulla loro propensione al consumo o sull'uso della banda larga.
Il sito Fastweb ha consentito fino alla primavera 2005 di trovare il numero di un abbonato, ma soltanto conoscendone già il nome". Dove ha pescato le sue informazioni Telecom allora?
Il perchè e come i tabulati di Fastweb e tantissimi cittadini rispettabili e incensurati siano finiti nelle sporche mani di Tavaroli e Cipriani, è tutto da stabilire. La Magistratura ha il dovere di rendere loro chiarezza e giustizia e di risarcire i danni morali e materiali infertigli da Telecom, dal Cnag e da Tavaroli e Cipriani.
Sul "TavaroliGate", Tronchetti Provera, Presidente e Amministratore di Telecom Italia e "Padre Nobile" delle intercettazioni, ha scritto una lettera aperta ai suoi 85.000 dipendenti in cui sostiene che lui e l'azienda sono estranei a ogni deviazione di singoli soggetti. "Cari colleghe e colleghi, da qualche tempo un gruppo editoriale (riferito al gruppo L'Espresso - La Repubblica di Carlo De Bendetti) mostra un persistente accanimento contro la nostra Azienda accusandola di presunte attività illecite, quali intercettazioni, creazioni di "dossier" e schedature di clienti". (...).
"Esimio Presidente del Menga, - commentano sui Forum di internet, nei bar e nelle case - se il padrone di una azienda a cui sono affidati compiti ed organi così delicati come il suo Cnag, ignora ciò che da Tavaroli e Cipriani fino ai tecnici e impiegati fanno, se è in buona fede lei va interdetto dai privati e pubblici uffici per incapacità psichica a gestire una grande azienda. O, se è in malafede, deve andare dritto in galera con i suoi compari e comparielli. Noi utenti ce ne freghiamo della lotta tra lei e De Benedetti nonchè del suo dissesto finanziario compreso il progetto di fusione tra la sua Telecom e Mediaset del Dottor Berlusconi.
Caro tronchetto, di Mediacom ha in mente di farne il colosso delle intercettazioni forse?".
Finora nessuno ha fatto i nomi delle medie e piccole società di telefonia e di internet corrotte e complici di Tavaroli e Cipriani, i quali, "subappaltavano" loro ogni sorta di scorribande informatiche fino a "lavorarsi" in proprio gli intercettati come, per esempio, hanno fatto società che hanno sede nel territorio di Licio Gelli la cui famiglia, e lui stesso, è grande amica di Cipriani. Un vero blind trust a delinquere. Gente da galera che, già dai tempi delle Loggia P2, non è estranea all'uso delle intercettazioni, dallo spionaggio politico, aziendale, ecc. ecc., fino a estorsioni e ricatti. Quindi, gente non estranea ma allenata e avvezza alle intercettazione e alle piraterie informatiche di ogni genere e tipo. Di tutto ciò, e di ulteriori succosi particolari inediti corredati di eloquenti IP e di immagini digitali inequivocabili, se ne parla su internet e altrove mentre "patrons" degli spioni e informazione "amica" appaiono ridicoli e grotteschi mezzi di disinformazione autoprotetti dalla sicumera che la gente sia informata, solamente, di ciò che decidono loro di far sapere. Quindi evviva l'informazione e il "giornalismo" su internet. Per 30 denari non vende se stesso ai cosìdetti poteri forti, non spaccia bufale, informazione falsa, aggiustata o carente e non umilia se stesso e i propri lettori con illecite e sporche connivenze e complicità mafiose.
"Le illecite intercettazioni, come ha scritto GunsRoses su Anti digital Divide a proposito di Telecom Italia e 
i danni a Fastweb ed a migliaia di utenti, rappresentano solo la punta dell'iceberg di un avvincente thriller e di uno scandalo finanziario di dimensioni stratosferiche. Scandalo che vede come protagonista Telecom Italia e il gruppo del patron Marco Tronchetti Provera.
A informare sulla Spy story di Telecom e del suo patron ci pensa la Repubblica con gli ottimi D'Avanzo e Bonini che snocciolano dati e contenuti agghiaccianti". Del perchè, da un certo punto in poi, il Corsera ha taciuto, tace o sciacqua le notizie in Arno, se ne è chiaroil motivo. La presenza azionaria di Tronchetti Provera in Rcs e, quindi, nella proprietà del Corsera. Fino al punto che una giornalista di razza come Fiorenza Sarzanini, nota per essere una punta di diamante del giornalismo di inchiesta,dopo avere scritto a fine aprile che l'inchiesta sulle intercettazioni di Telecom Italia si avviava verso l'istituzione di una Commissione parlamentare, ora tace nonostante tutto il can can che c'è da settimane su la Repubblica.
Questo silenzio è penosamente imbarazzante anche per chi legge e ama il Corriere della Sera.
Il "Padre Nobile delle intercettazioni" spera forse in una Commissione parlamentare amica?
               Giuliana D'Olcese - 6 Articoli correlati su   www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
 
Telecom Italia e la Spy Story Infinita
di GunsRoses Anti digital Divide Associazione utenti internet e TCL
Anti Digital Divide dice la sua sulle nuove violazione delle norme in materia di concorrenza e privaci, poste in essere da Telecom Italia e propone lo scorporo della rete di Telecom Italia come soluzione necessaria a far cessare gli abusi dell'incumbent. Commento: Il tronchetto dovrebbe solo vergognarsi. Lui che parla di Etica, trasparenza....
Mi viene il vomito a pensarci. Siamo stanchi di essere presi per il c... Vogliamo lo scorporo della rete
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Le illecite intercettazioni di dati attuate da Telecom Italia ai danni di Fastweb e di migliaia di utenti rappresentano solo la punta dell'iceberg di un avvincente thriller che vede come protagonista Telecom Italia e il gruppo del patron Marco Tronchetti Provera.
A tenerci informati sulla storia ci pensa la Repubblica con l'ottimo Giuseppe D'Avanzo, che snocciola dati e contenuti davvero interessanti. Si va dallo spionaggio contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini, passando per l'Inter, in anticipo di circa 3 anni sullo scandalo calciopoli e sul "metodo Moggi", dalla scalata del 1999 alla Telecom compresi i politici e i finanziere che guardarono con interesse a quella operazione, al caso Bpi - Antonveneta e Unipol - Bnl, per arrivare più o meno ai nomi dell'intera classe dirigente - politico, economica, finanziaria - del Paese. Si parla di un numero elevatissimo di intercettazione che potrebbe arrivare addirittura a 100.000 fascicoli. "Gli spioni privati, ingaggiati e pagati da Pirelli e dalla sua controllata Telecom Italia, hanno raccolto migliaia di "fascicoli" sul conto di politici, uomini di finanza, banchieri e su arbitri e manager di calcio". L'intero archivio è al vaglio della procura di Milano grazie alla collaborazione di Emanuele Cipriani, uno dei principali indagati, che ha fornito l'ultima password per entrare in un file presente su un computer e superare un sistema di difesa con dieci livelli di protezione.
Emanuele Cipriani, è a capo di un'importante agenzia d'investigazione, la Polis d'Istinto, da alcuni anni al centro di un network d'intelligence messo su da Giuliano Tavaroli, già responsabile della sicurezza di Telecom Italia. "Entrambi sono accusati di "associazione per delinquere finalizzata alla rivelazione del segreto istruttorio" (da una costola di quest'inchiesta sono già saltate fuori le manovre storte contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini).
"Decine e decine di migliaia di fascicoli" ("centomila"?) svelano un lavoro accuratissimo portato avanti con pubblici funzionari infedeli capaci di violare le banche dati del Viminale, della Banca d'Italia, degli uffici della pubblica amministrazione. Le schede hanno un loro preciso canone. Si interrogano le conservatorie dei registri immobiliari, gli archivi notarili, il pubblico registro automobilistico, il registro navale, l'anagrafe tributaria. Si scava negli istituti di credito, nei fondi di investimento, nelle società finanziarie. Si annotano i soggiorni all'estero, la presenza in luoghi di villeggiatura. Quasi sempre, gli accertamenti sono estesi al coniuge o ai figli, alle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi, associazioni del cui patrimonio il povero "schedato" risulta poter disporre "in tutto o in parte, direttamente o indirettamente". I file si arricchiscono dei tabulati telefonici del maggiore gestore italiano di telefonia - sono documenti che permettono di ricostruire l'intera mappa dei contatti del "soggetto di interesse" - in qualche caso, delle intercettazioni della magistratura perché Giuliano Tavaroli ha controllato, fino a qualche tempo fa, il Centro nazionale autorità giudiziaria (Cnag) dove transitano tutte le richieste d'intercettazione dell'autorità giudiziaria".
Ora i punti da chiarire sono, perché si sono effettuate tali intercettazioni chi le ha "commissionate" che uso ne è stato fatto e/o se ne voleva fare. Emanuele Cipriani sostiene che il suo lavoro è stato regolarmente commissionato, attraverso Giuliano Tavaroli, dal presidente Marco Tronchetti Provera. Ma è vero? O è vero che, confidando nel loro incarico ufficiale, Cipriani e Tavaroli si sono messi, con il tempo, in proprio schedando obiettivi ("soggetti di interesse") selezionati di volta in volta da altri misteriosi "clienti" o così fragili da poter essere ricattati e "condizionati"?" Emanuele Cipriani rintuzza i dubbi mostrando le fatture regolarmente emesse da Pirelli-Telecom, anche se per prestazioni definite negli archivi delle società in modo molto generico.
Più o meno 14 milioni di euro, anche se Cipriani preferisce farsi pagare in sterline e a Londra. Da dove curiosamente il denaro comincia a muoversi come in un vortice. Montecarlo. Svizzera. Infine, l'approdo in un conto della Deutsche Bank del Lussemburgo, intestato alla Plus venture management, società off shore con base nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche.
Che necessità c'è di far fare a quel denaro, compenso di regolare contratto di consulenza/collaborazione, il giro del mondo?
Per quel che se ne sa, non è la sola domanda che non trova ancora risposta. Ce n'è un'altra, più importante. Se è Marco Tronchetti Provera a commissionare quei dossier, perché alcuni fascicoli riguardano lo stesso Tronchetti e gli affari di sua moglie Afef?
Anche loro, i "padroni" della Telecom, potevano essere sottoposti a pressioni? In questo caso, chi davvero muoveva la mano degli spioni. Soltanto l'avidità personale o altri "clienti" desiderosi di indirizzare le mosse del presidente di Pirelli/Telecom?
La storia del grande archivio spionistico e illegale della Seconda Repubblica è ancora tutta da scrivere.
Volendo attenerci ad un tipica trama di un film thriller, potrebbe essere possibile che quei documenti magari siano proprio una valvola di sicurezza per Tronchetti Provera, che così può impostare un'autodifesa molto convincente, del tipo, se ero io il mandante perché ci sono delle intercettazioni a mio carico? Quindi sarebbe da valutare il "valore" delle intercettazioni riguardanti Tronchetti Provera e confrontarle con le altre. Ma questa è solo una digressione teorica, puramente cinematografica, toccherà ai magistrati fare luce su quanto veramente accaduto. In un altro articolo la Repubblica mette in luce l'operazione di distorsione della realtà attuata da Telecom Italia, che tende a negare e minimizzare fatti evidenti e di elevata gravità.
Poi pone l'accento sullo scarso risalto che i media e la politica hanno dato alle questioni intercettazioni, nonostante la gravità di quanto successo. Infine sprona i politici a reagire a quanto accaduto, augurandosi che non si faccia finta di niente.
"L'ordinanza della magistratura ci dice che se ne è abusato per fini commerciali. Domanda ragionevole: se ne può abusare e se ne abusa per altri fini? Come è chiaro, sono questioni di interesse vitale per libertà, diritti e democrazia, ma Telecom Italia non sembra darsene per inteso. Quando il 16 maggio diffonde una nota per dar conto delle severe conclusioni del giudice, nega l'evidenza e scrive: "Sulle strategie applicate da Telecom Italia, la società precisa che non sono mai stati utilizzati i dati di ex-clienti...".
E' l'esatto contrario di quanto si legge nell'ordinanza del giudice milanese. E', diciamo, una variazione falsaria.
Dunque, si deve concludere che conviene diffidare delle prese di posizione di Telecom (sono state necessarie quasi dieci ore per avere nessuna risposta a qualche domandina di routine). La società controllata dalla Pirelli pare mettere insieme i difetti dell'impresa pubblica e le debolezze dell'impresa privata. Della prima conserva l'arroganza del monopolista che non deve rendere conto di quel che fa. Della seconda, l'autoreferenzialità del proprio interesse".
Telecom non ha digerito gli articoli apparsi su Repubblica, e ha annunciato azioni civili e penali, inoltre il patron Marco Tronchetti Provera ha scritto, per la prima volta, una lettera ai dipendenti Telecom Italia, per rassicurarli sull'estraneità dell'azienda sulla questione intercettazioni. Non è la prima volta che Telecom mette in atto questo comportamento per difendere la propria immagine da quelle che, secondo l'incumbent, sono illazioni tutte da confermare. Telecom dovrebbe pensare alla propria immagine, non solo quando ci sono di mezzo procedimenti penali, ma anche per temi, come trasparenza, etica, rapporti con gli utenti che vanno sempre più deteriorandosi. Telecom vuole difendere la propria immagine, è in ritardo, perché il pensiero che gli italiani hanno sulla Telecom, lo si intuisce guardando alcune puntate delle trasmissioni che si sono occupate dell'incumbent, come Mi Manda Rai Tre oppure le Iene o Striscia la Notizia e non si discosta molto da questo.
Quello che è chiaro è che siamo di fronte a questioni gravissime, sia per quanto riguarda l'aspetto della violazioni delle norme sulla concorrenza sia per le intercettazioni. Pare quindi evidente che le politiche fin ora attuate per garantire un mercato delle Telecomunicazioni che rispetti i principi di correttezza, concorrenza e trasparenza siano state errate o comunque non sufficientemente idonee. La decisione di una mera divisione contabile della società Telecom Italia, al fine di garantire il rispetto della concorrenza, si è rivelata del tutto inadatta ed anche le procedure sanzionatorie non sono servite a far cessare le condotte scorrette dell'incumbent. Tattiche di concorrenza scorretta che Telecom ha perpetrato con costanza per anni tanto che è stato possibile schematizzarle, (sarebbe sufficiente leggere il documento e tener conto delle soluzioni ma Agcom non lo fa).
Una delle tattiche scorrette è costituita dall'esclusione dei concorrenti da un nuovo mercato, l'ultimo esempio, è la violazione della delibera 34/06 e il tentativo di non far accedere alla nuova rete IP di Telecom i suoi competitor. E' chiaro quindi che si debbano assumere seri provvedimenti affinché il mercato venga finalmente liberalizzato e venga garantita una reale concorrenza. Condizione necessaria perché questo avvenga è lo scorporo della rete di Telecom Italia, chiesto in passato da Mario Monti ex presidente dell'Antitrust europea, da Giuseppe Tesauro ex presidente dell'antitrust italiana, da illustri economisti, dalla corte dei conti e addirittura nel 2001 da Gasparri, ma "stranamente" mai posto in essere.
Deve quindi essere attuata la divisione di Telecom Italia in due società distinte, sul modello inglese, una che si occupi della rete e della vendita all'ingrosso, con tariffe uguali per tutti gli operatori, l'altra della vendita dei servizi al dettaglio, servizi che acquisterebbe alle stesse condizioni dei competitor, dalla prima società. Infatti nonostante la quota di mercato di British Telecom nei collegamenti a larga banda fosse pari al 25%, contro il 73% in Italia dell'operatore dominante, Telecom Italia, (Dati: COCOM 2005 , Communications Committee, e ERG 2005, European Regulators Group), British Telecom è stata obbligata dall'autorità delle comunicazioni inglesi (OFCOM) a garantire ai concorrenti la "market equivalence": parità di trattamento tecnico e commerciale nella fornitura all'ingrosso rispetto a BT Retail attiva sul mercato della clientela finale. BT Retail è il maggior cliente di BT Wholesale, la struttura che fornisce all'ingrosso anche i concorrenti. L'autorità ha stabilito che questa azienda avrà il solo compito di rivendere all'ingrosso l'accesso alla rete di BT e sarà governata da un consiglio di amministrazione composto da una maggioranza di amministratori indipendenti. Indipendenti non come gli amministratori di Telecom che da una parta hanno dichiarato che il modello inglese avrebbe ricalcato quello italiano e dell'altra che lo scorporo della rete non esiste in nessuna nazione, questo sempre per la correttezza e trasparenza delle informazioni.
Altro provvedimento fondamentale consiste nel far tornare ultimo miglio e centrali telefoniche di proprietà statale.
Si porrebbe così finalmente rimedio all'errore fatto dal governo D'Alema nella privatizzazione della Sip. Si parla solo di doppini e centrali telefoniche, quindi la rete di trasporto rimarrebbe di Telecom, così come tutti gli apparati montati in centrale e le nuove reti costruite dall'incumbent, anche tutti i clienti attuali rimarrebbero di Telecom, passerebbero invece alla stato le centrali, il doppino e l'obbligo del servizio universale. Telecom ha effettuato pochissimi investimenti per l'ammodernamento delle centrali, che sono rimaste, nella maggior parte dei casi, come erano al tempo della Sip. Così come per i doppini, Telecom si è limitata a collegare quelli già disponibili, e solo raramente ha effettuato scavi/lavori per portare doppini nuovi agli utenti e in questi casi i costi sostenuti dagli utenti erano molto elevati. Inoltre questi erano ampiamente coperti dagli introiti derivanti dal canone Telefonico, che Telecom richiede proprio per la manutenzione e ammodernamento delle linee. Oltre al canone Telefonico di 15 euro mensili per 26.000.000 di linee, Telecom chiede in Italia tariffe salatissime per l'adsl, nonostante questo, circa 10 milioni di italiani non possono usufruire della banda larga. Infatti i canoni e le tariffe spropositate non servono per manutenere e ammodernare la rete, ma per la maggior parte  vengono utilizzate per ripagare i debiti derivati dalla finanza creativa del dottor Tronchetti Provera.
http://www.antidigitaldivide.org/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=86&pageno=2
Tutti gli operatori, alle stesse condizioni, riscatterebbero all'ingrosso il canone telefonico dallo stato, che dovrà fissarne l'entità calcolandolo con il metodo cost plus, basandosi sui costi effettivi sostenuti per fornire il servizio di accesso. Così si premierebbero gli operatori che hanno investito nella costruzione di una rete di accesso proprietaria e si incentiverebbero tutti gli operatori a investire in una propria infrastruttura, questo porterebbe ampi benefici agli utenti, che avrebbero maggiori possibilità di scelta, con tariffe minori e qualità dei servizi più elevata, grazie all'aumento della concorrenza. Telecom continuerebbe a dover essere notificato come operatore dominante almeno finché la sua quota di mercato non risulti inferiore al 50%.
In seguito alla sentenza con cui la Corte d'Appello Civile di Milano ha condannato il principale operatore di telecomunicazioni in Italia per "trattamento illecito di dati riservati", il garante della privaci ha avviato una procedura d’urgenza per far luce sull'accaduto.
Anche l'AGCOM sta indagando sull’accaduto: Della vicenda si occuperà quanto prima anche l'Authority per le Comunicazioni che ha fatto sapere di aver acquisiti i primi elementi del caso e che valuterà il risultato degli accertamenti in corso. Non solo: Agcom ha precisato come Telecom - già nei mesi scorsi - sia stata diffidata a non attivare azioni unilaterali di rientro di utenti di altri operatori senza rispettare le procedure condivise con altri gestori e con la stessa Autorità. Inoltre, Agcom ha ricordato come tutti i principali operatori - proprio per indagare su possibili violazioni a danno degli utenti e per accertare eventuali comportamenti abusivi - siano stati ispezionati da funzionari dell'Autorità, dalla polizia postale e dalla Guardia di Finanza".
Si parla anche di un'indagine politica con l'istituzione di una commissione parlamentare. Intanto il responsabile della sicurezza di Telecom Italia e di quella personale del suo presidente Marco Tronchetti Provera, ha rassegnato le proprie dimissioni.
ADD da tempo si batte perché ci sia lo scorporo della rete, in seguito agli ultimi avvenimenti che coinvolgono Telecom Italia e palesano l'inadeguatezza degli interventi fin ora attuati dalle autorità garanti, ritiene che questa decisione non sia più rimandabile.
Diffide, multe, divisione contabile di Telecom Italia, non sono servite a far rispettare le norme per una corretta concorrenza, per Telecom regna l'anarchia, anche l'ultima delibera la 34/06 che doveva portare ad una maggiore concorrenza nel mercato adsl è stata palesemente violata, Anti Digital Divide ha scritto per questo all'AGCOM da cui però non è arrivata risposta quindi l'associazione di provider AIIP ha presentato ricorso al TAR perché venga fatta rispettare tale delibera. Scriveremo alle autorità garanti ed al nuovo ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, proprio per chiedere di attuare questo provvedimento.
Discuti la notizia sul forum. http://www.antidigitaldivide.org/index.php?name=MDForum&file=viewtopic&p=38783
Terremo aggiornato questo documento sugli svilluppi della vicenda.
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Il silenzio sulle schedature Telecom
di Giuseppe D'Avanzo La Repubblica 25 maggio 2006

"È sufficientemente provato che Telecom ha posto in essere pratiche abusive attraverso l'impiego sistematico di informazioni privilegiate, acquisite in violazione di precisi obblighi". Lo scrive in un'ordinanza la Corte d'Appello di Milano, appena venti giorni fa. Accade questo. Il vecchio monopolista delle comunicazioni controlla ancora in modo esclusivo la Base Dati Unica, l'archivio informatico che custodisce le informazioni su tutti i clienti di telefonia fissa e mobile del Paese. In teoria, l'accesso alla banca dati è legittimo soltanto "per finalità di sicurezza e gestione". Telecom, al contrario, cede alla tentazione del passo storto. Ci mette le mani per difendere i suoi affari. Quando un concorrente si fa troppo intraprendente, i tecnici di Telecom fanno qualche ricerca abusiva nella banca dati. Estraggono dati anagrafici e patrimoniali. Li selezionano per volume di traffico e propensione al consumo. Selezionano in "microfasce" i consumatori più preziosi che hanno rinunciato ai servizi della società. Partono alla riconquista.
In possesso di informazioni e dati che non dovrebbe avere, la rete di vendita contatta il cliente trasmigrato e propone servizi a condizione di favore. I giudici hanno ordinato ora alla Telecom di astenersi da questi "comportamenti abusivi". In attesa di valutare i possibili reati penali, la decisione della magistratura protegge, per il momento, solo la corretta concorrenza ma propone anche altre più gravi questioni. In ragione di qualche fatto. E' possibile per la Telecom una sorveglianza, per campione, su vasta scala o generale, delle telecomunicazioni dei cittadini e il controllo delle tracce tecnologiche che lasciamo nel corso delle nostre giornate (telefono fisso, cellulare, internet, e-mail) quindi di consumi, trasferimenti e contatti. L'accesso a questi dati dovrebbe essere possibile soltanto per "finalità di sicurezza".
Ma non è chiaro (soprattutto con l'abuso che si è fatto in questi anni delle "ragioni di sicurezza") chi decide e chi controlla che siano rispettate le condizioni indispensabili affinché l'accesso sia legittimo.
L'ordinanza della magistratura ci dice che se ne è abusato per fini commerciali. Domanda ragionevole: se ne può abusare e se ne abusa per altri fini? Come è chiaro, sono questioni di interesse vitale per libertà, diritti e democrazia, ma Telecom Italia non sembra darsene per inteso. Quando il 16 maggio diffonde una nota per dar conto delle severe conclusioni del giudice, nega l'evidenza e scrive: "Sulle strategie applicate da Telecom Italia, la società precisa che non sono mai stati utilizzati i dati di ex-clienti...".
E' l'esatto contrario di quanto si legge nell'ordinanza del giudice milanese. E', diciamo, una variazione falsaria.
Dunque, si deve concludere che conviene diffidare delle prese di posizione di Telecom (ieri sono state necessarie quasi dieci ore per avere nessuna risposta a qualche domandina di routine). La società controllata dalla Pirelli pare mettere insieme i difetti dell'impresa pubblica e le debolezze dell'impresa privata. Della prima conserva l'arroganza del monopolista che non deve rendere conto di quel che fa. Della seconda, l'autoreferenzialità del proprio interesse.
La stessa trama si scorge quando salta fuori che un'agenzia d'investigazione (la Polis d'Istinto), per lunghi anni al servizio ben retribuito di Telecom, ha raccolto illegalmente decine di migliaia di files (forse addirittura centomila). La reazione di Telecom è stravagante. Minacciando azioni legali "inflessibili" invita i media a non riprendere "le illazioni", formula farfallina per definire la notizia che c'è un'inchiesta in corso e che la magistratura sta cercando di capire chi ha ordinato e pagato e per quale fine le schedature abusive (finanche di gente del calcio). Telecom conclude "auspicando che l'autorità giudiziaria possa fare quanto prima la dovuta chiarezza". Altra stravaganza. Ci si sarebbe potuto aspettare che Telecom rivelasse la sua attiva e attuale collaborazione all'indagine o l'impegno pubblico a iniziarla, al più presto e con efficacia. In fondo, la Polis d'Istinto è stato un "fornitore" Telecom. Per di più, infedele perché nel tempo ha schedato anche gli affari di famiglia della moglie del presidente Marco Tronchetti Provera. Invece, niente di tutto questo. Soltanto quel ditino minaccioso nell'aria che ottiene lo scopo. Del pasticcio, la stampa italiana non se ne occupa (se si esclude il comitato di redazione della "7"). Ci si potrebbe attendere almeno l'interesse del ceto politico e l'avvio di una discussione pubblica. Niente anche da questa parte. Encefalogramma piatto.
Abituali chiacchieroni scelgono il silenzio. Chi apre la bocca, come il ministro Clemente Mastella, lo fa soltanto per dirsi dispiaciuto di quanto è accaduto "alla sua amica Afef" (che sarebbe poi la moglie del presidente di Pirelli/Telecom). E le altre vittime?
E i prossimi "obiettivi" degli spioni? E il controllo o l'autoregolamentazione del "sistema"? La politica italiana non sembra interessata a comprendere come possono cambiare (e come si possono proteggere) i comportamenti individuali e collettivi sottoposti allo sguardo onnipresente della tecnologia. Come si possono mettere in sicurezza i nostri spazi di libertà assediati dalla sorveglianza continua. Da queste colonne Stefano Rodotà lo ripete da anni, la deriva tecnologica trasforma non soltanto le forme dell'organizzazione sociale, ma incide sul sistema delle libertà e dei diritti e dunque sulla qualità della democrazia.
Non è il caso di avere su questi temi - e a partire da una conoscenza meno manipolata di quanto è accaduto e accade - una discussione pubblica, politica e istituzionale? O il ceto politico crede che davvero ogni cosa andrà al posto giusto per le dinamiche di mercato e con qualche delega a volenterose autorità di garanzia?
O si crede di poter affidare ogni controllo di legalità, salvo poi lamentarsene, a una magistratura che interviene quando il danno è già stato combinato e patito?
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"Telecom schedava gli ex clienti"
di Carlo Bonini La Repubblica 25 maggio 2006
Telecom Italia ha schedato migliaia di ex clienti passati ad altri operatori telefonici. Ha acquisito e utilizzato informazioni privilegiate che li riguardavano (profili anagrafici, domicili, utenze, consumi telefonici, propensioni alla spesa) "in violazione di precisi obblighi legali e regolamentari". Lo ha fatto "con pratiche abusive", "in violazione delle norme sulla concorrenza" e "con mezzi non obiettivamente giustificabili". Così sono andate le cose nella più grande azienda telefonica del Paese. Quantomeno a fini commerciali. Per spezzare l'offensiva di un aggressivo concorrente, Fastweb. Lo scrive nella sua ordinanza, firmata il 2 maggio scorso e depositata il 16, Filippo Lamanna, giudice della prima sezione della Corte di appello civile di Milano. Quarantaquattro pagine che documentano un abuso ai danni di migliaia di consumatori. Ne ordinano "l'immediata cessazione". Fissano una sanzione di 500 euro per ogni singolo illecito che dovesse ripetersi. Avvisano Telecom del possibile approdo dell'affare:
"Poiché il trattamento illecito di dati riservati è fonte di molteplici fattispecie di reato, punibili anche con la reclusione, ci si riserva la decisione di comunicare o meno quanto emerso alla competente autorità di indagine penale". Vale a dire alla Procura di Milano che - come ha rivelato "Repubblica" il 23 maggio scorso - dell'uso di informazioni riservate e violazione della privacy si sta già occupando nell'indagine a carico di Emanuele Cipriani, investigatore privato a contratto liquidato da Telecom con 14 milioni di euro su conti esteri e nei cui computer sono saltati fuori migliaia di dossier abusivi sull'intera classe dirigente italiana.
Ma veniamo dunque a quanto documentato nell'ordinanza di Lamanna.
Tra il dicembre 2005 e il marzo di quest'anno, Fastweb e Telecom Italia finiscono in tribunale. I due operatori telefonici si accusano a vicenda di concorrenza sleale e di abuso di posizione dominante nel mercato della telefonia fissa. All'apparenza è materia per addetti che ha a che fare con il dumping sulle tariffe tra i due maggiori concorrenti sul mercato. In realtà, al nocciolo della storia c'è dell'altro. Il giudice Lamanna acquisisce un'intervista rilasciata nella primavera 2004 da Leonardo Mangiavacchi, responsabile del "Customer insight Management" di Telecom, a "Insight", periodico on-line di "Business intelligence". Il manager spiega: "Telecom ha avviato un'attività diretta a ottenere segmentazioni estremamente spinte della clientela. Siamo arrivati a ragionare su "cluster" molto piccoli incrociando un enorme numero di informazioni. La nostra prima attività è stata la razionalizzazione dei processi informativi, in particolare relativi al traffico telefonico".
Le coordinate indicate dal dirigente Telecom, nello svelare una strategia aziendale per il recupero di quote di mercato fotografano quel che in concreto, da mesi, avviene nelle case di migliaia di consumatori che hanno disdetto il loro contratto con Telecom e sono passati a Fastweb. Ricevono telefonate dai call center Telecom con l'invito a tornare al vecchio operatore. Per convincerli, i venditori Telecom offrono tariffe che calzano come un guanto sulle loro esigenze. Chi chiama da quei call center - documenta l'ordinanza - dimostra di conoscere perfettamente oltre ai nominativi, "i consumi pregressi e i profili di propensione alla spesa dei clienti passati alla concorrenza". Di loro, gli uomini del "recupero clienti" Telecom sanno tutto. Quanto telefonano, verso quali apparecchi, in quale zona d'Italia. Se utilizzano o meno la banda larga internet. Conoscono, soprattutto, a quale nuovo operatore si sono affidati.
Come è possibile? Il giudice Lamanna si fa curioso. Scrive: "Un cliente Fastweb cessa di avere rapporti con il gestore di provenienza, Telecom. Infatti, sia la linea, quanto il traffico, sono gestiti ex novo dal nuovo operatore, che ha realizzato una propria infrastruttura. Nuova ed autonoma, di cui fa parte anche il "doppino in rame" del cosiddetto ultimo miglio. Telecom non dovrebbe dunque sapere che quel doppino è attivo con un altro operatore". E invece lo sa. Perché? "Se lo sa - scrive il giudice - sta abusando di un'informazione acquisita altrimenti". Dove?
Telecom sostiene di aver attinto ad "archivi pubblici": "le Pagine Bianche" e "l'elenco dei clienti Fastweb su internet".
Il giudice Lamanna accerta le due circostanze come false. Scrive: "Le Pagine Bianche non contengono alcuna informazione sulle caratteristiche dei clienti e sulla loro propensione al consumo o sull'uso della banda larga". Aggiunge: "Il sito Fastweb ha consentito fino alla primavera 2005 di trovare il numero di un abbonato, ma soltanto conoscendone già il nome". E dunque e ancora: dove ha pescato le sue informazioni Telecom? Se ne era già in possesso, la legge gli avrebbe imposto di distruggerle a contratto rescisso. Se non le aveva, deve averle pescate nella "Base Dati Unica", che raccoglie i dati sui consumatori così come comunicati da tutti gli operatori con licenza di rete fissa o mobile. Ma a quell'archivio si può accedere "esclusivamente per finalità di sicurezza e gestione". Se è qui che Telecom ha attinto, la violazione diventa doppia.
Delle conclusioni di Lamanna abbiamo detto. La replica di Telecom arriva nella serata di ieri. In mattinata, Repubblica aveva formulato quattro domande: "Quali sono le regole per la trattazione dei dati sensibili?" "Le informazioni sugli ex clienti vengono distrutte e in questo caso con quale cadenza temporale?" "Quali uffici aziendali hanno accesso a queste informazioni?"
"I responsabili della sicurezza Telecom hanno accesso alla Base Dati Unica?". Ecco la risposta: "Si sta valutando l'eventuale impugnazione dell'ordinanza e dunque non abbiamo altro da aggiungere a quanto già comunicato il 16 maggio.
Non sono mai stati utilizzati i dati degli ex clienti e l'azienda non ha promosso alcuna campagna riservata all'attuale clientela Fastweb". Una sola annotazione di fatto. Agli atti del processo di Milano, figurano due documenti riservati della Divisione commerciale Telecom: "Lista di marketing su 7732 clienti residenziali romani Fastweb"; "Lista di marketing su clienti business platinum". I clienti sono classificati in "fasce".
Per volume di traffico telefonico, spesa e, naturalmente, gestore cui si sono rivolti. Fastweb, appunto.
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E' plausibile che uno Stato deleghi la libertà dei cittadini alla gestione di un signore privato? La cosa si fa pesante