Nel girone delle investigazioni, dai
tabulati degli ex clienti Telecom passati a Fastweb fino alle
intercettazioni abusive, ci sono finiti centinaia di migliaia di
abbonati Telecom. Qualche semplice utente se
n'è accorto ed ha preso provvedimenti mediatici e giudiziari
allargando così, a milioni di utenti internet,
l'informazione sullo scandalo Telecom.
Sui tabulati di Fastweb in suo possasso
Telecom sostiene di averli presi da archivi
pubblici, dalle Pagine Bianche e dall'elenco dei clienti Fastweb su internet, ma
il giudice Lamanna accertata la falsità delle
dichiarazioni, ha scritto: "Le Pagine Bianche non
contengono informazioni sulle caratteristiche dei clienti e sulla loro
propensione al consumo o sull'uso della banda larga.
Il sito Fastweb ha
consentito fino alla primavera 2005 di trovare il numero di un abbonato, ma
soltanto conoscendone già il nome". Dove ha pescato le sue informazioni
Telecom allora?
Il perchè e come i tabulati di Fastweb e
tantissimi cittadini rispettabili e incensurati siano finiti nelle sporche
mani di Tavaroli e Cipriani, è tutto da stabilire. La Magistratura ha il dovere
di rendere loro chiarezza e giustizia e di risarcire i danni morali e
materiali infertigli da Telecom, dal Cnag e da Tavaroli e Cipriani.
Sul "TavaroliGate", Tronchetti Provera, Presidente
e Amministratore di Telecom Italia e "Padre Nobile" delle
intercettazioni, ha scritto una lettera aperta ai
suoi 85.000 dipendenti in cui sostiene che lui e l'azienda
sono estranei a ogni deviazione di singoli
soggetti. "Cari colleghe e colleghi, da
qualche tempo un gruppo editoriale (riferito al gruppo L'Espresso - La
Repubblica di Carlo De Bendetti) mostra un persistente accanimento contro la
nostra Azienda accusandola di presunte attività illecite, quali intercettazioni,
creazioni di "dossier" e schedature di clienti". (...).
"Esimio Presidente del Menga, - commentano sui
Forum di internet, nei bar e nelle case - se il padrone di una azienda a
cui sono affidati compiti ed organi così delicati come il suo
Cnag, ignora ciò che da Tavaroli e Cipriani fino ai tecnici
e impiegati fanno, se è in buona fede lei va interdetto dai privati e
pubblici uffici per incapacità psichica a gestire una grande azienda. O, se è in
malafede, deve andare dritto in galera con i suoi compari e comparielli. Noi
utenti ce ne freghiamo della lotta tra lei e De Benedetti nonchè del suo
dissesto finanziario compreso il progetto di fusione tra la sua Telecom e
Mediaset del Dottor Berlusconi.
Caro tronchetto, di Mediacom ha in mente
di farne il colosso delle intercettazioni forse?".
Finora nessuno ha
fatto i nomi delle medie e piccole società di telefonia e di internet corrotte e
complici di Tavaroli e Cipriani, i quali, "subappaltavano" loro ogni
sorta di scorribande informatiche fino a "lavorarsi" in proprio gli
intercettati come, per esempio, hanno fatto società che hanno sede nel
territorio di Licio Gelli la cui famiglia, e lui stesso, è grande amica di
Cipriani. Un vero blind trust a delinquere. Gente da galera che, già
dai tempi delle Loggia P2, non è estranea all'uso delle intercettazioni, dallo
spionaggio politico, aziendale, ecc. ecc., fino a estorsioni
e ricatti. Quindi, gente non estranea
ma allenata e avvezza alle intercettazione e alle piraterie informatiche di
ogni genere e tipo. Di tutto ciò, e di ulteriori
succosi particolari inediti corredati di eloquenti IP e di immagini
digitali inequivocabili, se ne parla su internet e altrove
mentre "patrons" degli spioni e informazione "amica"
appaiono ridicoli e grotteschi mezzi di disinformazione autoprotetti
dalla sicumera che la gente sia informata, solamente, di ciò che decidono
loro di far sapere. Quindi evviva l'informazione
e il "giornalismo" su internet. Per 30 denari non vende se stesso ai cosìdetti
poteri forti, non spaccia bufale, informazione falsa, aggiustata o
carente e non umilia se stesso e i propri lettori con illecite e sporche
connivenze e complicità mafiose.
"Le illecite intercettazioni, come ha scritto
GunsRoses su Anti digital Divide a proposito di Telecom Italia e i danni a Fastweb ed a migliaia di utenti, rappresentano solo
la punta dell'iceberg di un avvincente thriller e di uno scandalo finanziario di
dimensioni stratosferiche. Scandalo che vede come protagonista Telecom Italia e
il gruppo del patron Marco Tronchetti Provera.
A informare sulla Spy story di Telecom e del
suo patron ci pensa la Repubblica con gli ottimi D'Avanzo e Bonini che snocciolano dati e
contenuti agghiaccianti". Del perchè, da un certo punto in poi, il Corsera
ha taciuto, tace o sciacqua le notizie in Arno, se ne è chiaroil motivo. La
presenza azionaria di Tronchetti Provera in Rcs e, quindi, nella proprietà
del Corsera. Fino al punto che una giornalista di
razza come Fiorenza Sarzanini, nota per essere una punta di diamante
del giornalismo di inchiesta,dopo avere scritto a fine aprile che
l'inchiesta sulle intercettazioni di Telecom Italia si avviava verso
l'istituzione di una Commissione parlamentare, ora tace nonostante tutto il
can can che c'è da settimane su la Repubblica.
Questo silenzio è penosamente imbarazzante anche per chi legge e ama il
Corriere della Sera.
Il "Padre Nobile delle intercettazioni" spera forse in una Commissione
parlamentare amica?
Telecom
Italia e la Spy Story Infinitadi GunsRoses Anti
digital Divide Associazione utenti internet e TCL
Anti Digital Divide dice la sua sulle nuove violazione delle norme in
materia di concorrenza e privaci, poste in essere da Telecom Italia e propone lo
scorporo della rete di Telecom Italia come soluzione necessaria a far cessare
gli abusi dell'incumbent. Commento: Il tronchetto dovrebbe solo
vergognarsi. Lui che parla di Etica,
trasparenza....
*********
Le illecite
intercettazioni di dati attuate da Telecom Italia ai
danni di Fastweb e di migliaia di utenti rappresentano solo la punta
dell'iceberg di un avvincente thriller che vede come protagonista Telecom Italia
e il gruppo del patron Marco Tronchetti Provera.
A tenerci informati sulla
storia ci pensa
la Repubblica con l'ottimo Giuseppe D'Avanzo, che
snocciola dati e contenuti davvero interessanti. Si va dallo spionaggio contro
Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini, passando per l'Inter, in anticipo di
circa 3 anni sullo scandalo calciopoli e sul "metodo Moggi", dalla scalata del
1999 alla Telecom compresi i politici e i finanziere che guardarono con
interesse a quella operazione, al caso Bpi - Antonveneta e Unipol - Bnl, per
arrivare più o meno ai nomi dell'intera classe dirigente - politico, economica,
finanziaria - del Paese. Si parla di un numero elevatissimo di intercettazione
che potrebbe arrivare addirittura a 100.000 fascicoli. "Gli spioni privati,
ingaggiati e pagati da Pirelli e dalla sua controllata Telecom Italia, hanno
raccolto migliaia di "fascicoli" sul conto di politici, uomini di finanza,
banchieri e su arbitri e manager di calcio". L'intero archivio è al vaglio
della procura di Milano grazie alla collaborazione di
Emanuele
Cipriani, uno dei principali indagati, che ha fornito l'ultima password
per entrare in un file presente su un computer e superare un sistema di difesa
con dieci livelli di protezione.
Emanuele Cipriani, è a capo di un'importante
agenzia d'investigazione, la
Polis d'Istinto, da alcuni anni al
centro di un network d'intelligence messo su da
Giuliano
Tavaroli, già responsabile della sicurezza di
Telecom
Italia. "Entrambi sono accusati di "associazione per delinquere
finalizzata alla rivelazione del segreto istruttorio" (da una costola di
quest'inchiesta sono già saltate fuori le manovre storte contro Piero Marrazzo e
Alessandra Mussolini).
"Decine e decine di migliaia di fascicoli"
("centomila"?) svelano un lavoro accuratissimo portato avanti con pubblici
funzionari infedeli capaci di violare le banche dati del Viminale, della Banca
d'Italia, degli uffici della pubblica amministrazione. Le schede hanno un loro
preciso canone. Si interrogano le conservatorie dei registri immobiliari, gli
archivi notarili, il pubblico registro automobilistico, il registro navale,
l'anagrafe tributaria. Si scava negli istituti di credito, nei fondi di
investimento, nelle società finanziarie. Si annotano i soggiorni all'estero, la
presenza in luoghi di villeggiatura. Quasi sempre, gli accertamenti sono
estesi al coniuge o ai figli, alle persone fisiche o giuridiche, società,
consorzi, associazioni del cui patrimonio il povero "schedato" risulta poter
disporre "in tutto o in parte, direttamente o indirettamente". I file si
arricchiscono dei tabulati telefonici del maggiore gestore italiano di telefonia
- sono documenti che permettono di ricostruire l'intera mappa dei contatti del
"soggetto di interesse" - in qualche caso, delle intercettazioni della
magistratura perché Giuliano Tavaroli ha controllato, fino a qualche tempo fa,
il Centro nazionale autorità giudiziaria (Cnag) dove transitano tutte le
richieste d'intercettazione dell'autorità giudiziaria".
Ora i punti da
chiarire sono, perché si sono effettuate tali intercettazioni chi le ha
"commissionate" che uso ne è stato fatto e/o se ne voleva fare.
Emanuele
Cipriani sostiene che il suo lavoro è stato regolarmente commissionato,
attraverso
Giuliano Tavaroli,
dal presidente Marco
Tronchetti Provera. Ma è vero? O è vero che, confidando nel loro
incarico ufficiale,
Cipriani e Tavaroli si sono messi, con il
tempo, in proprio schedando obiettivi ("soggetti di interesse") selezionati di
volta in volta da altri misteriosi "clienti" o così fragili da poter essere
ricattati e "condizionati"?"
Emanuele Cipriani rintuzza i dubbi
mostrando le fatture regolarmente emesse da
Pirelli-Telecom,
anche se per prestazioni definite negli archivi delle società in modo molto
generico.
Più o meno 14 milioni di euro, anche se Cipriani preferisce farsi pagare in
sterline e a Londra. Da dove curiosamente il denaro comincia a muoversi come in
un vortice. Montecarlo. Svizzera. Infine, l'approdo in un conto della Deutsche
Bank del Lussemburgo, intestato alla Plus venture management, società off shore
con base nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche.
Che necessità c'è di far fare a quel denaro, compenso di regolare contratto
di consulenza/collaborazione, il giro del mondo?
Per quel che se ne sa, non è la sola domanda che non trova
ancora risposta. Ce n'è un'altra, più importante. Se è Marco Tronchetti
Provera a commissionare quei dossier, perché alcuni fascicoli riguardano lo
stesso Tronchetti e gli affari di sua moglie Afef?
Anche loro, i "padroni" della Telecom, potevano essere sottoposti a
pressioni? In questo caso, chi davvero muoveva la mano degli spioni. Soltanto
l'avidità personale o altri "clienti" desiderosi di indirizzare le mosse del
presidente di Pirelli/Telecom?
La storia del grande archivio spionistico e illegale della Seconda
Repubblica è ancora tutta da scrivere.
Volendo attenerci ad un
tipica trama di un film thriller, potrebbe essere possibile che quei documenti
magari siano proprio una valvola di sicurezza per Tronchetti Provera, che così
può impostare un'autodifesa molto convincente, del tipo, se ero io il mandante
perché ci sono delle intercettazioni a mio carico? Quindi sarebbe da valutare il
"valore" delle intercettazioni riguardanti Tronchetti Provera e confrontarle con
le altre. Ma questa è solo una digressione teorica, puramente cinematografica,
toccherà ai magistrati fare luce su quanto veramente accaduto. In un altro
articolo la Repubblica mette in luce l'operazione di
distorsione della realtà attuata da Telecom Italia, che tende a negare e
minimizzare fatti evidenti e di elevata gravità.
Poi pone l'accento sullo
scarso risalto che i media e la politica hanno dato alle questioni
intercettazioni, nonostante la gravità di quanto successo. Infine sprona i
politici a reagire a quanto accaduto, augurandosi che non si faccia finta di
niente.
"L'ordinanza della magistratura ci dice che se ne è abusato per fini
commerciali. Domanda ragionevole: se ne può abusare e se ne abusa per altri
fini? Come è chiaro, sono questioni di interesse vitale per libertà, diritti e
democrazia, ma Telecom Italia non sembra darsene per inteso. Quando il 16 maggio
diffonde una nota per dar conto delle severe conclusioni del giudice, nega
l'evidenza e scrive: "Sulle strategie applicate da Telecom Italia, la società
precisa che non sono mai stati utilizzati i dati di ex-clienti...".
E'
l'esatto contrario di quanto si legge nell'ordinanza del giudice milanese. E',
diciamo, una variazione falsaria.
Dunque, si deve concludere che conviene
diffidare delle prese di posizione di Telecom (sono state necessarie quasi dieci
ore per avere nessuna risposta a qualche domandina di routine). La società
controllata dalla Pirelli pare mettere insieme i difetti dell'impresa pubblica e
le debolezze dell'impresa privata. Della prima conserva l'arroganza del
monopolista che non deve rendere conto di quel che fa. Della seconda,
l'autoreferenzialità del proprio interesse".
Telecom non ha
digerito gli articoli apparsi su Repubblica, e ha
annunciato azioni civili e penali, inoltre il patron Marco Tronchetti Provera ha
scritto, per la prima volta,
una lettera ai dipendenti Telecom Italia, per
rassicurarli sull'estraneità dell'azienda sulla questione intercettazioni. Non è
la prima volta che Telecom mette in atto questo comportamento per difendere la
propria immagine da quelle che, secondo l'incumbent, sono illazioni tutte da
confermare. Telecom dovrebbe pensare alla propria immagine, non solo quando ci
sono di mezzo procedimenti penali, ma anche per temi, come trasparenza, etica,
rapporti con gli utenti che vanno sempre più
deteriorandosi. Telecom vuole difendere la propria
immagine, è in ritardo, perché il pensiero che gli italiani hanno sulla Telecom,
lo si intuisce guardando alcune puntate delle trasmissioni che si sono occupate
dell'incumbent, come Mi Manda Rai Tre oppure le Iene o Striscia la Notizia e non
si discosta molto
da questo.
Quello che è chiaro è che siamo di fronte a questioni gravissime, sia per
quanto riguarda l'aspetto della violazioni delle norme sulla concorrenza sia per
le intercettazioni. Pare quindi evidente che le politiche fin ora attuate per
garantire un mercato delle Telecomunicazioni che rispetti i principi di
correttezza, concorrenza e trasparenza siano state errate o comunque non
sufficientemente idonee. La decisione di una mera divisione contabile della
società Telecom Italia, al fine di garantire il rispetto della concorrenza, si è
rivelata del tutto inadatta ed anche le procedure
sanzionatorie non sono servite a far cessare le
condotte scorrette dell'incumbent. Tattiche di concorrenza scorretta che Telecom
ha perpetrato con costanza per anni tanto che è stato possibile
schematizzarle, (sarebbe sufficiente leggere il
documento e tener conto delle soluzioni ma Agcom non lo fa).
Una delle tattiche scorrette è costituita dall'esclusione dei concorrenti
da un nuovo mercato, l'ultimo esempio, è la violazione della
delibera 34/06 e il tentativo di non far accedere
alla nuova rete IP di Telecom i suoi competitor. E' chiaro quindi che si debbano
assumere seri provvedimenti affinché il mercato venga finalmente liberalizzato e
venga garantita una reale concorrenza. Condizione necessaria perché questo
avvenga è lo scorporo della rete di Telecom Italia, chiesto in passato da Mario
Monti ex presidente dell'Antitrust europea, da Giuseppe Tesauro ex presidente
dell'antitrust italiana, da illustri economisti, dalla corte dei conti e
addirittura nel 2001 da Gasparri, ma "stranamente"
mai posto in essere.
Deve quindi essere attuata la divisione di Telecom Italia in due società
distinte, sul modello inglese, una che si occupi della rete e della vendita
all'ingrosso, con tariffe uguali per tutti gli operatori, l'altra della vendita
dei servizi al dettaglio, servizi che acquisterebbe alle stesse condizioni dei
competitor, dalla prima società. Infatti nonostante la quota di mercato di
British Telecom nei collegamenti a larga banda fosse pari al 25%, contro il 73%
in Italia dell'operatore dominante, Telecom Italia, (Dati: COCOM 2005 ,
Communications Committee, e ERG 2005, European Regulators Group), British
Telecom è stata obbligata dall'autorità delle comunicazioni inglesi (OFCOM) a
garantire ai concorrenti la "market equivalence": parità di trattamento tecnico
e commerciale nella fornitura all'ingrosso rispetto a BT Retail attiva sul
mercato della clientela finale. BT Retail è il maggior cliente di BT Wholesale,
la struttura che fornisce all'ingrosso anche i concorrenti. L'autorità ha
stabilito che questa azienda avrà il solo compito di rivendere all'ingrosso
l'accesso alla rete di BT e sarà governata da un consiglio di amministrazione
composto da una maggioranza di amministratori indipendenti. Indipendenti non
come gli amministratori di Telecom che da una parta hanno dichiarato che il
modello inglese avrebbe ricalcato quello italiano e dell'altra che lo scorporo
della rete non esiste in nessuna nazione, questo sempre per la correttezza e
trasparenza delle informazioni.
Altro provvedimento fondamentale consiste nel far tornare ultimo miglio e
centrali telefoniche di proprietà statale.
Si porrebbe così finalmente rimedio all'errore fatto dal governo D'Alema
nella privatizzazione della Sip. Si parla solo di doppini e centrali
telefoniche, quindi la rete di trasporto rimarrebbe di Telecom, così come tutti
gli apparati montati in centrale e le nuove reti costruite dall'incumbent, anche
tutti i clienti attuali rimarrebbero di Telecom, passerebbero invece alla stato
le centrali, il doppino e l'obbligo del servizio universale. Telecom ha
effettuato pochissimi investimenti per l'ammodernamento delle centrali, che sono
rimaste, nella maggior parte dei casi, come erano al tempo della Sip. Così come
per i doppini, Telecom si è limitata a collegare quelli già disponibili, e solo
raramente ha effettuato scavi/lavori per portare doppini nuovi agli utenti
e in questi casi i costi sostenuti dagli utenti erano molto elevati.
Inoltre questi erano ampiamente coperti dagli introiti derivanti dal canone
Telefonico, che Telecom richiede proprio per la manutenzione e ammodernamento
delle linee. Oltre al canone Telefonico di 15 euro mensili per 26.000.000 di
linee, Telecom chiede in Italia tariffe salatissime per l'adsl, nonostante
questo, circa 10 milioni di italiani non possono usufruire della banda larga.
Infatti i canoni e le tariffe spropositate non servono per manutenere e
ammodernare la rete, ma per la maggior parte vengono utilizzate per
ripagare i debiti derivati dalla finanza creativa del dottor Tronchetti
Provera.
http://www.antidigitaldivide.org/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=86&pageno=2
Tutti gli operatori, alle stesse condizioni, riscatterebbero all'ingrosso
il canone telefonico dallo stato, che dovrà fissarne l'entità calcolandolo con
il metodo cost plus, basandosi sui costi effettivi sostenuti per fornire il
servizio di accesso. Così si premierebbero gli operatori che hanno investito
nella costruzione di una rete di accesso proprietaria e si incentiverebbero
tutti gli operatori a investire in una propria infrastruttura, questo porterebbe
ampi benefici agli utenti, che avrebbero maggiori possibilità di scelta, con
tariffe minori e qualità dei servizi più elevata, grazie all'aumento della
concorrenza. Telecom continuerebbe a dover essere notificato come operatore
dominante almeno finché la sua quota di mercato non risulti inferiore al
50%.
In seguito alla sentenza con cui la Corte d'Appello Civile di Milano ha
condannato il principale operatore di telecomunicazioni in Italia per
"trattamento illecito di dati riservati", il garante della privaci ha avviato
una
procedura d’urgenza per far luce
sull'accaduto.
Anche l'AGCOM sta
indagando sull’accaduto: Della vicenda si occuperà
quanto prima anche l'Authority per le Comunicazioni che ha fatto sapere di aver
acquisiti i primi elementi del caso e che valuterà il risultato degli
accertamenti in corso. Non solo: Agcom ha precisato come Telecom - già nei mesi
scorsi - sia stata diffidata a non attivare azioni unilaterali di rientro di
utenti di altri operatori senza rispettare le procedure condivise con altri
gestori e con la stessa Autorità. Inoltre, Agcom ha ricordato come tutti i
principali operatori - proprio per indagare su possibili violazioni a danno
degli utenti e per accertare eventuali comportamenti abusivi - siano stati
ispezionati da funzionari dell'Autorità, dalla polizia postale e dalla
Guardia di Finanza".
Si parla anche di un'indagine politica con l'istituzione
di una
commissione parlamentare. Intanto il responsabile della
sicurezza di Telecom Italia e di quella personale del suo presidente Marco
Tronchetti Provera, ha rassegnato le
proprie dimissioni.
ADD da tempo si batte perché ci
sia lo scorporo della rete, in seguito agli ultimi avvenimenti che coinvolgono
Telecom Italia e palesano l'inadeguatezza degli interventi fin ora attuati dalle
autorità garanti, ritiene che questa decisione non sia più
rimandabile.
Diffide, multe, divisione contabile di Telecom Italia, non sono
servite a far rispettare le norme per una corretta concorrenza, per Telecom
regna l'anarchia, anche l'ultima delibera la 34/06 che doveva portare ad una
maggiore concorrenza nel mercato adsl è stata palesemente violata, Anti Digital
Divide
ha scritto per questo all'AGCOM da cui però non è
arrivata risposta quindi l'associazione di provider AIIP ha presentato
ricorso al TAR perché venga fatta rispettare tale
delibera. Scriveremo alle autorità garanti ed al nuovo ministro delle
comunicazioni Paolo Gentiloni, proprio per chiedere di attuare questo
provvedimento.
Discuti la notizia sul forum.
http://www.antidigitaldivide.org/index.php?name=MDForum&file=viewtopic&p=38783Terremo
aggiornato questo documento sugli svilluppi della vicenda.
*********
Il silenzio sulle
schedature Telecom
di Giuseppe D'Avanzo La Repubblica 25 maggio
2006
"È sufficientemente provato che Telecom ha posto in essere
pratiche abusive attraverso l'impiego sistematico di informazioni privilegiate,
acquisite in violazione di precisi obblighi". Lo scrive in un'ordinanza la Corte
d'Appello di Milano, appena venti giorni fa. Accade questo. Il vecchio
monopolista delle comunicazioni controlla ancora in modo esclusivo la Base Dati
Unica, l'archivio informatico che custodisce le informazioni su tutti i clienti
di telefonia fissa e mobile del Paese. In teoria, l'accesso alla banca dati è
legittimo soltanto "per finalità di sicurezza e gestione". Telecom, al
contrario, cede alla tentazione del passo storto. Ci mette le mani per difendere
i suoi affari. Quando un concorrente si fa troppo intraprendente, i tecnici di
Telecom fanno qualche ricerca abusiva nella banca dati. Estraggono dati
anagrafici e patrimoniali. Li selezionano per volume di traffico e propensione
al consumo. Selezionano in "microfasce" i consumatori più preziosi che hanno
rinunciato ai servizi della società. Partono alla riconquista.
In possesso di
informazioni e dati che non dovrebbe avere, la rete di vendita contatta il
cliente trasmigrato e propone servizi a condizione di favore. I giudici hanno
ordinato ora alla Telecom di astenersi da questi "comportamenti abusivi". In
attesa di valutare i possibili reati penali, la decisione della magistratura
protegge, per il momento, solo la corretta concorrenza ma propone anche altre
più gravi questioni. In ragione di qualche fatto. E' possibile per la Telecom
una sorveglianza, per campione, su vasta scala o generale, delle
telecomunicazioni dei cittadini e il controllo delle tracce tecnologiche che
lasciamo nel corso delle nostre giornate (telefono fisso, cellulare, internet,
e-mail) quindi di consumi, trasferimenti e contatti. L'accesso a questi dati
dovrebbe essere possibile soltanto per "finalità di sicurezza".
Ma non è
chiaro (soprattutto con l'abuso che si è fatto in questi anni delle "ragioni di
sicurezza") chi decide e chi controlla che siano rispettate le condizioni
indispensabili affinché l'accesso sia legittimo.
L'ordinanza della
magistratura ci dice che se ne è abusato per fini commerciali. Domanda
ragionevole: se ne può abusare e se ne abusa per altri fini? Come è chiaro, sono
questioni di interesse vitale per libertà, diritti e democrazia, ma Telecom
Italia non sembra darsene per inteso. Quando il 16 maggio diffonde una nota per
dar conto delle severe conclusioni del giudice, nega l'evidenza e scrive: "Sulle
strategie applicate da Telecom Italia, la società precisa che non sono mai stati
utilizzati i dati di ex-clienti...".
E' l'esatto contrario di quanto si legge
nell'ordinanza del giudice milanese. E', diciamo, una variazione
falsaria.
Dunque, si deve concludere che conviene diffidare delle prese di
posizione di Telecom (ieri sono state necessarie quasi dieci ore per avere
nessuna risposta a qualche domandina di routine). La società controllata dalla
Pirelli pare mettere insieme i difetti dell'impresa pubblica e le debolezze
dell'impresa privata. Della prima conserva l'arroganza del monopolista che non
deve rendere conto di quel che fa. Della seconda, l'autoreferenzialità del
proprio interesse.
La stessa trama si scorge quando salta fuori che
un'agenzia d'investigazione (la Polis d'Istinto), per lunghi anni al servizio
ben retribuito di Telecom, ha raccolto illegalmente decine di migliaia di files
(forse addirittura centomila). La reazione di Telecom è stravagante. Minacciando
azioni legali "inflessibili" invita i media a non riprendere "le illazioni",
formula farfallina per definire la notizia che c'è un'inchiesta in corso e che
la magistratura sta cercando di capire chi ha ordinato e pagato e per quale fine
le schedature abusive (finanche di gente del calcio). Telecom conclude
"auspicando che l'autorità giudiziaria possa fare quanto prima la dovuta
chiarezza". Altra stravaganza. Ci si sarebbe potuto aspettare che Telecom
rivelasse la sua attiva e attuale collaborazione all'indagine o l'impegno
pubblico a iniziarla, al più presto e con efficacia. In fondo, la Polis
d'Istinto è stato un "fornitore" Telecom. Per di più, infedele perché nel tempo
ha schedato anche gli affari di famiglia della moglie del presidente Marco
Tronchetti Provera. Invece, niente di tutto questo. Soltanto quel ditino
minaccioso nell'aria che ottiene lo scopo. Del pasticcio, la stampa italiana non
se ne occupa (se si esclude il comitato di redazione della "7"). Ci si potrebbe
attendere almeno l'interesse del ceto politico e l'avvio di una discussione
pubblica. Niente anche da questa parte. Encefalogramma piatto.
Abituali
chiacchieroni scelgono il silenzio. Chi apre la bocca, come il ministro Clemente
Mastella, lo fa soltanto per dirsi dispiaciuto di quanto è accaduto "alla sua
amica Afef" (che sarebbe poi la moglie del presidente di Pirelli/Telecom). E le
altre vittime?
E i prossimi "obiettivi" degli spioni? E il controllo o
l'autoregolamentazione del "sistema"? La politica italiana non sembra
interessata a comprendere come possono cambiare (e come si possono proteggere) i
comportamenti individuali e collettivi sottoposti allo sguardo onnipresente
della tecnologia. Come si possono mettere in sicurezza i nostri spazi di libertà
assediati dalla sorveglianza continua. Da queste colonne Stefano Rodotà lo
ripete da anni, la deriva tecnologica trasforma non soltanto le forme
dell'organizzazione sociale, ma incide sul sistema delle libertà e dei diritti e
dunque sulla qualità della democrazia.
Non è il caso di avere su questi temi
- e a partire da una conoscenza meno manipolata di quanto è accaduto e accade -
una discussione pubblica, politica e istituzionale? O il ceto politico crede che
davvero ogni cosa andrà al posto giusto per le dinamiche di mercato e con
qualche delega a volenterose autorità di garanzia?
O si crede di poter
affidare ogni controllo di legalità, salvo poi lamentarsene, a una magistratura
che interviene quando il danno è già stato combinato e
patito?
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"Telecom
schedava gli ex clienti"
di Carlo Bonini La Repubblica 25
maggio 2006
Telecom Italia ha schedato migliaia di ex clienti
passati ad altri operatori telefonici. Ha acquisito e utilizzato informazioni
privilegiate che li riguardavano (profili anagrafici, domicili, utenze, consumi
telefonici, propensioni alla spesa) "in violazione di precisi obblighi legali e
regolamentari". Lo ha fatto "con pratiche abusive", "in violazione delle norme
sulla concorrenza" e "con mezzi non obiettivamente giustificabili". Così sono
andate le cose nella più grande azienda telefonica del Paese. Quantomeno a fini
commerciali. Per spezzare l'offensiva di un aggressivo concorrente, Fastweb. Lo
scrive nella sua ordinanza, firmata il 2 maggio scorso e depositata il 16,
Filippo Lamanna, giudice della prima sezione della Corte di appello civile di
Milano. Quarantaquattro pagine che documentano un abuso ai danni di migliaia di
consumatori. Ne ordinano "l'immediata cessazione". Fissano una sanzione di 500
euro per ogni singolo illecito che dovesse ripetersi. Avvisano Telecom del
possibile approdo dell'affare:
"Poiché il trattamento illecito di dati riservati è fonte di molteplici
fattispecie di reato, punibili anche con la reclusione, ci si riserva la
decisione di comunicare o meno quanto emerso alla competente autorità di
indagine penale". Vale a dire alla Procura di Milano che - come ha rivelato
"Repubblica" il 23 maggio scorso - dell'uso di informazioni riservate e
violazione della privacy si sta già occupando nell'indagine a carico di Emanuele
Cipriani, investigatore privato a contratto liquidato da Telecom con 14 milioni
di euro su conti esteri e nei cui computer sono saltati fuori migliaia di
dossier abusivi sull'intera classe dirigente italiana.
Ma veniamo
dunque a quanto documentato nell'ordinanza di Lamanna.
Tra il
dicembre 2005 e il marzo di quest'anno, Fastweb e Telecom Italia finiscono in
tribunale. I due operatori telefonici si accusano a vicenda di concorrenza
sleale e di abuso di posizione dominante nel mercato della telefonia fissa.
All'apparenza è materia per addetti che ha a che fare con il dumping sulle
tariffe tra i due maggiori concorrenti sul mercato. In realtà, al nocciolo della
storia c'è dell'altro. Il giudice Lamanna acquisisce un'intervista rilasciata
nella primavera 2004 da Leonardo Mangiavacchi, responsabile del "Customer
insight Management" di Telecom, a "Insight", periodico on-line di "Business
intelligence". Il manager spiega: "Telecom ha avviato un'attività diretta a
ottenere segmentazioni estremamente spinte della clientela. Siamo arrivati a
ragionare su "cluster" molto piccoli incrociando un enorme numero di
informazioni. La nostra prima attività è stata la razionalizzazione dei processi
informativi, in particolare relativi al traffico telefonico".
Le coordinate
indicate dal dirigente Telecom, nello svelare una strategia aziendale per il
recupero di quote di mercato fotografano quel che in concreto, da mesi, avviene
nelle case di migliaia di consumatori che hanno disdetto il loro contratto con
Telecom e sono passati a Fastweb. Ricevono telefonate dai call center Telecom
con l'invito a tornare al vecchio operatore. Per convincerli, i venditori
Telecom offrono tariffe che calzano come un guanto sulle loro esigenze. Chi
chiama da quei call center - documenta l'ordinanza - dimostra di conoscere
perfettamente oltre ai nominativi, "i consumi pregressi e i profili di
propensione alla spesa dei clienti passati alla concorrenza". Di loro, gli
uomini del "recupero clienti" Telecom sanno tutto. Quanto telefonano, verso
quali apparecchi, in quale zona d'Italia. Se utilizzano o meno la banda larga
internet. Conoscono, soprattutto, a quale nuovo operatore si sono
affidati.
Come è possibile? Il giudice Lamanna si fa curioso. Scrive: "Un
cliente Fastweb cessa di avere rapporti con il gestore di provenienza, Telecom.
Infatti, sia la linea, quanto il traffico, sono gestiti ex novo dal nuovo
operatore, che ha realizzato una propria infrastruttura. Nuova ed autonoma, di
cui fa parte anche il "doppino in rame" del cosiddetto ultimo miglio. Telecom
non dovrebbe dunque sapere che quel doppino è attivo con un altro operatore". E
invece lo sa. Perché? "Se lo sa - scrive il giudice - sta abusando di
un'informazione acquisita altrimenti". Dove?
Telecom sostiene di aver attinto
ad "archivi pubblici": "le Pagine Bianche" e "l'elenco dei clienti Fastweb su
internet".
Il giudice Lamanna accerta le due circostanze come false. Scrive:
"Le Pagine Bianche non contengono alcuna informazione sulle caratteristiche dei
clienti e sulla loro propensione al consumo o sull'uso della banda larga".
Aggiunge: "Il sito Fastweb ha consentito fino alla primavera 2005 di trovare il
numero di un abbonato, ma soltanto conoscendone già il nome". E dunque e ancora:
dove ha pescato le sue informazioni Telecom? Se ne era già in possesso, la legge
gli avrebbe imposto di distruggerle a contratto rescisso. Se non le aveva, deve
averle pescate nella "Base Dati Unica", che raccoglie i dati sui consumatori
così come comunicati da tutti gli operatori con licenza di rete fissa o mobile.
Ma a quell'archivio si può accedere "esclusivamente per finalità di sicurezza e
gestione". Se è qui che Telecom ha attinto, la violazione diventa
doppia.
Delle conclusioni di Lamanna abbiamo detto. La replica di Telecom
arriva nella serata di ieri. In mattinata, Repubblica aveva formulato quattro
domande: "Quali sono le regole per la trattazione dei dati sensibili?" "Le
informazioni sugli ex clienti vengono distrutte e in questo caso con quale
cadenza temporale?" "Quali uffici aziendali hanno accesso a queste
informazioni?"
"I responsabili della sicurezza Telecom hanno accesso alla Base Dati
Unica?". Ecco la risposta: "Si sta valutando l'eventuale impugnazione
dell'ordinanza e dunque non abbiamo altro da aggiungere a quanto già comunicato
il 16 maggio.
Non sono mai stati utilizzati i dati degli ex clienti e l'azienda non ha
promosso alcuna campagna riservata all'attuale clientela Fastweb". Una sola
annotazione di fatto. Agli atti del processo di Milano, figurano due documenti
riservati della Divisione commerciale Telecom: "Lista di marketing su 7732
clienti residenziali romani Fastweb"; "Lista di marketing su clienti business
platinum". I clienti sono classificati in "fasce".
Per volume di traffico telefonico, spesa e, naturalmente, gestore cui si
sono rivolti. Fastweb, appunto.
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