Pensate proprio che non se lo immaginasse che così
rendeva molto più difficile la cosa? Nicola Cariglia
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*Quel Tram chiamato Conscio
collettivo* di Vittorio Baccelli Agli amici radicali, oggi rosa nel
pugno, che mi hanno tirato in ballo per le prossime elezioni in Provincia,
vorrei fare pubblicamente delle considerazioni a beneficio sia loro che della
cittadinanza lucchese. Non sono più referente di alcuna organizzazione
d'ispirazione radicale, dato che il Centro Studi AZIONE LIBERTARIA si è
autosciolto due mesi fa e che il Comitato Provinciale dei Diritti Civili ha
deciso l'anno passato di cessare la propria operatività. (entrambi le notizie
sono state riportate sulla stampa locale) Premesso questo, alle recenti elezioni
politiche sono stato contattato per essere in lista, al Senato dai radicali nel
polo (per il primo posto in Toscana), da Italia Moderata (per il 2° posto) e
dalla rosa nel pugno, in posizione defilata. Ho accettato Italia Moderata,
premettendo come ho fatto coi radicali nel polo, che non avrebbero fatto in
tempo a raccogliere le firme necessarie: così è stato. Riguardo alle prossime
elezione in Provincia sarò presente nella lista di Italia Moderata poichè questo
raggruppamento ha recepito nel proprio programma alcuni dei punti fondamentali
per i qulai da tempo mi batto: 1. Lucca Provincia Autonoma; 2. Riacquisizione
della Valdinievole; 3. Casinò stagionali a rotazione tra Bagni di Lucca,
Montecatini e Viareggio; 4. Metropolitana di superficie tra Pisa e Piazza al
Serchio; 5. Strada Versilia Modena; 5. Ospedale unico della Valle del Serchio.
Ed è proprio in virtù di questi punti programmatici che invito gli amici
radicali, oggi rosa nel pugno, gli amici della Lega a partecipare a questa
lista, così come rivolgo un caloroso invito a Grabau, a Spadaro e all'ex sindaco
di Villa Basilica, Ansaldi. Riguardo poi alle elezioni passate, il pareggio
ottenuto non permette certo a Prodi di poter governare dato anche il suo
programma è folle in politica estera e disastroso in quella economica - sì che è
definito il partito della tasse - L'unica soluzione sarà quella di una grande
coalizione, a meno che...
Già, chi voleva cancellare Berlusconi, mi sembra
che ne sia uscito malconcio: il Berlusconi è a capo del più forte partito
d'Italia e, pur all'opposizione, mi sembra sia più forte che mai. in 15 giorni è
riuscito a ribaltare ogni previsione che lo dava sotto dal 10 al 7 per cento.
Fossi il Presidente, lui convocherei, perchè formi un governo. Come si faceva un
tempo: si convocava il presidente del partito di maggioranza relativa. E sono
sicuro che lui lo formerebbe. Prodi da solo crollerà alla prima finanziaria, o
anche prima, o forse non ci sarà neppure... Vittorio Baccelli Lucca
http://baccelli1.interfree.it
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Concordo
in generale, ma secondo me l'analisi andrebbe per alcuni aspetti forse corretta. di Luigi Melillie per altri approfondita. Sarebbe bello
che si trattasse davvero di coscienza o consapevolezza, ma non ne sono molto
convinto, purtroppo. Come dice un mio amico, pessimista ma realista, in quasi
tutta la popolazione della terra, c'è un 50% che si sente responsabile e
partecipe, e un 50% qualunquista, incapace per sua stessa natura - potremmo
parlare di categorie evolutive spirituali? - di proiettarsi in un collettivo. Ma
anche loro votano e il loro voto nell'urna vale lo stesso che quello di un
filosofo.
Questo semmai potrebbe essere un limite della democrazia, non la
testimonianza di una coscienza collettiva matura.
I sondaggi un mese prima
delle elezioni davano il 5% a vantaggio dell'Unione, che ancora solo tre giorni
prima del voto, aveva 2 punti di differenza. Cosa succede: che il popolo della
sinistra vota, sempre e compatto - dice sempre quel mio amico - è gente che ha
pagato nelle primarie per esercitare il proprio diritto/dovere di votare. Anche
sull'altra sponda c'è una fetta convinta, ma buona parte è qualunquista, quando
sono scontenti loro semplicemente non vanno a votare - e quale governo può
evitare di scontentare un popolo individualista, soprattutto in una congiuntura
di crisi internazionale? Lo ha capito bene Berlusconi che prima di lanciarsi
nella campagna disse: "Se riesco a far votare l'85%, vinco!". E ci è quasi
riuscito, accendendo uno spirito di chiamata alle armi - e di tornaconto
personale - in questo popolo amorfo; insomma, li ha fatto votar tutti. Popolo
diviso? Governo di unità nazionale?
Ricordiamo G. W. Bush J. Ha governato il
mondo con una differenza di 650 voti circa su 230 milioni di persone. E nessuno
si è scandalizzato, perché il bipolarismo funziona così, le alternanze
funzionano così. Con poche manciate di voti in più il cancelliere Shroeder ha
governato per due legislature, e nessuno si è scandalizzato. Berlusconi ha
governato scontentando l'altra metà del popolo - con una briciola di voti in
più. Se così non fosse, che bisogno ci sarebbe di premi di maggioranza?
E
credo che neanche D'Alema & C.sarebbero disponibili a una grande alleanza,
sarebbe l'ennesimo tradimento verso il proprio elettorato. Gli accordi di
programma sono stati chiari: niente accordo, piuttosto si rivà alle urne.
La
visione politica che oggi propongono alcuni non è comunque nuova: era quella dei
DC morotei e del compromesso storico di Berlinguer. Poiché il paese è diviso in
due, vediamo cosa si può fare. Ma non sarebbe certo praticabile con questa
attuale destra. Ricordiamo che D'Alema concesse loro la Bicamerale e il premio
di maggioranza che li portò a vincere e ad essere il primo governo stabile che
ha governato per 5 anni di fila. Non mi pare che gli sono stato molto
riconoscenti. Hanno legiferato tutto o quasi solo con i decreti legge. Sarà
difficile che la sinistra oggi faccia alleanza con loro. In conclusione, e a
malincuore, protendo più per motivazioni dettate da banali suggestioni e piccoli
egoismi, che per un effettivo salto di coscienza. Spero di sbagliarmi.
Luigi
Melilli
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E/lezione. di Vito De Russis
I lavori per le elezioni
politiche 2006 sono finiti. Ma le/lezioni restano tante. Vediamone alcune. E'
aumentata l'affluenza alle urne ed è crollato (oltre il 60 %) il numero delle
schede nulle e di quelle bianche Motivo: bastava fare una semplice croce su uno
dei tanti segni. E' quello che fanno gli analfabeti ed i popoli "in tensione",
cioè quelli non liberi dalla paura, dai bisogni, di parlare e di essere laici.
La popolazione italiana si è divisa a metà. Motivo: chi vive di paura (sotto
numerosa scorta) ha seminato paura tra i ricchi e semi-ricchi; chi doveva essere
semplice e comprensibile ha seminato confusione e complicato le cose semplici
tra coloro che già hanno la vita complicata. E' quello che normalmente fanno i
gestori del potere ed i loro amici. Le previsioni e le proiezioni dei risultati
sono state sbagliate. Motivo: le persone interpellate (analfabeti e "in
tensione") non sono state sincere. Come lo sono sempre state nelle tornate
elettorali quando vinceva la DC (Democrazia Cristiana): era eccezionale trovare
la persona che aveva votato per la DC. Pertanto, si è registrato quello che,
normalmente, avviene da 60 anni esatti (Prima elezione il 2 giugno del 1946) Chi
vince deve governare ma, se... Motivo: la maggioranza è quella minima e,
quindi,... Se c'è la volontà politica i politici riescono a fare le cose anche
in tempi rapidi. Nel 1982, per scippare al popolo "in tensione" il referendum
per il ripristino della contingenza nella "Liquidazione" dettero vita al TFR
(Trattamento di Fine Rapporto) con 8 voti di fiducia consecutivi. Questo Governo
(uscente), come quello precedente, spesso ha usato lo strumento della
fiducia.
Fiducia (in Parlamento) e partecipazione popolare (nelle piazze) /
si può governare (il Paese). Ci si domanda dove si prendono i soldi per coprire
le spese da deliberare. Motivo: le casse dello Stato sono al verde (come quelle
dei lavoratori e dei pensionati nella quarta settimana di ogni mese) e il debito
pubblico è ad oltre il 106 % del PIL. Purtuttavia, tutti i partiti e i movimenti
passeranno alla cassa dello Stato a riscuotere la loro quota parte del rimborso
spese elettorali di 5 euro per ogni iscritto alle liste elettorali.
Si
dimenticheranno di ridurre al lumicino le spese militari (rientro immediato in
Italia di tutti i militari sparsi nel mondo), quelle delle ambasciate (bastano
poche persone e qualche auto), quelle delle scorte e delle auto blindate (a meno
che non dichiarino lo stato di guerra con il coprifuoco), quelle delle
consulenze (cioè il riciclaggio degli amici non eletti); si dimenticheranno di
applicare la legge detta "delle manette agli evasori fiscali" (si chiamano così
i ladri eccellenti).
E, per ora (vista l'ora!), buona notte. Vito De Russis
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Aborto
TerapeuticoL'Italia è governata da tempo da una
oligarchia trasversale ed intersecata a svariati livelli con massoneria ed
Opus Dei, la dialettica ufficiale tra gli schieramenti assomiglia sempre più ad
un incontro di wrestling e di bipartisan c'è solo la quotidiana spartizione di
tangenti e privilegi con i conseguenti molteplici ricatti incrociati. In questa
imprescindibile cornice la maggioranza risicata che dovrebbe sostenere il
governo Prodi non ha ne' i numeri (al Senato) ne' i requisiti etici e di
indipendenza da condizionamenti essenziali per assicurare una politica non
velleitaria ma all'altezza delle impellenti necessità del Paese e che dovrà
affrontare con efficacia tematiche quali: la riforma elettorale, la lotta alla
corruzione, fenomeno mai menzionato in tutta la campagna elettorale nonostante
che l'Italia sia al 40° posto nella classifica mondiale della trasparenza con un
danno annuale di 70 miliardi di euro e con gravissima influenza sulla mancata
competitività (47° posto), la lotta alla criminalità organizzata con confisca
dei beni delle mafie stimabili in 1.000 miliardi di euro (fonti Confcommercio,
Economy, Procura antimafia), l'eliminazione di svariati conflitti di interesse,
assicurare alla Rai l'indipendenza dai partiti, la cancellazione delle leggi ad
personam, una riforma fiscale e previdenziale improntata a maggiore equità; la
riforma sanitaria, una nuova legge per gli appalti pubblici e tanti altri che,
dovendo colpire gli interessi di parti coinvolte nel giro di collusioni e
ricatti, non potranno essere di fatto adottati.
Non occorre la sfera di
cristallo per prevedere questo scenario, bastano un minimo di capacità di
analisi e la conoscenza di quanto è accaduto nella precedente esperienza di
governo dell'Ulivo specialmente alla luce di quanto descritto ne Il topino
intrappolato (Elio Veltri, Ed. Riuniti), con l'aggravante che negli ultimi
cinque anni di governo di centro destra si sono aggiunte altre porcherie
bipartisan e quindi altri ricatti. Gran parte degli elettori hanno avuto modo di
constatarlo ed hanno votato, turandosi il naso per l'ennesima volta, coloro che
l'oscena legge elettorale ha permesso alle segreterie dei partiti di imporre tra
uno specchietto per le allodole e l'altro, ma i voti raccolti da questi partiti
di CS in questa anomala e frustrante situazione non devono e non possono essere
scambiati per consenso bensì come l'unico modo per liberare il Paese e l'Europa
dall'incubo Berlusconi (copyright D'Alema & Bertinotti). Per il bene del
Paese e per senso di responsabilità e pragmatismo occorrerebbero l'approvazione
immediata di una legge elettorale e nuove elezioni entro sei mesi, auspicando
nel frattempo la nascita di un nuovo soggetto politico liberalsocialista o
social democratico, "il partito, o movimento che non c'è, formato da persone
provenienti dalla società civile che si mettano subito a lavorare a tavoli
tematici per un programma per la politica internazionale, nazionale e locale. La
nascita di un nuovo soggetto politico di centrosinistra non ingannevole come gli
attuali e libero da condizionamenti sarebbe di stimolo affinché possa avvenire
altrettanto nel centro destra, con immenso beneficio alla qualità della politica
in generale e quindi per il Paese tutto.
Andrea Di Paola
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"Partito della
Democrazia" di Luca
BagatinDa tempo rifletto sulla necessità della presenza nella
politica e nel tessuto sociale italiano di un Partito della
Democrazia.
Ovverosia l'antico sogno degli Azionisti dello storico Partito
d'Azione (fondato nel 1942) che ebbe fra i suoi esponenti di spicco i fratelli
Rosselli, Guido Calogero, Ugo La Malfa, Gaetano Salvemini, Ferruccio Parri e
molti altri militanti, intellettuali e partigiani dell'epoca. Lo storico Partito
d'Azione racchiudeva al suo interno concezioni politiche di Sinistra spesso
contrastanti e ciò fu il principale motivo della sua prematura scomparsa dalla
scena politica (nel 1947). Tre erano i filoni politico-culturali principali sui
quali si reggeva l'Azionismo: una concezione socialista a tratti influenzata dal
marxismo; una liberaldemocratica influenzata dagli insegnamenti di Benedetto
Croce ed una liberalsocialista che cercava di coniugare le istanze sociali con
la libertà individuale. Queste tre concezioni si trovarono spesso a scontrarsi e
ciò determinò lo scioglimento del Partito politico più intransigente,
integerrimo e moralmente onesto della storia politica italiana. Ora siamo nel
2006 ed un Partito d'Azione rinnovato, per quanto piccolo, esiste ancora, ovvero
il Partito d'Azione Liberalsocialista guidato dal Prof. Nicola Terracciano e
rifondato nel 1998 da Bruno Zevi, Giorgio Parri e da altri storici militanti
azionisti. Lo ritengo una presenza importante nel panorama politico della
sinistra italiana, non di mera testimonianza ma di presenza attiva in alcuni
Comuni nei quali stiamo tentando di radicarci, in una posizione di Sinistra
libera di opposizione al centrodestra e a questo falso
centrosinistra.
Abbiamo aderito al progetto del Polo Laico-Liberalsocialista
lanciato dal Gruppo dei Centouno - il cui appello si può trovare consultando il
sito
www.pensalibero.it - e vorrei
rilanciare all'interno di questo progetto la nascita del Partito della
Democrazia.
Un Partito nel quale possano convivere istanze socialiste,
liberaldemocratiche e repubblicane che, per quanto diverse fra loro, sappiano
dialogare con intelligenza e pragmatismo. Il tutto nell'unica collocazione
possibile per un movimento di questa portata e cioé la Sinistra. Una Sinistra
vera e moderna che nulla abbia a che vedere con Unioni o Ulivi di sorta che al
loro interno comprendono di tutto e di più. Un Partito della Democrazia di
Sinistra contro le istanze provenienti da una destra confessionale e fintamente
liberale capitanata dal Cav. Berlusconi, un "parvenu" estraneo alla cultura
democratica propria di un Paese civile.
Questo è il sogno che personalmente
coltivo sin da ragazzino e che trovo possa essere utile all'attuale momento
storico-politico che stiamo vivendo.
Luca Bagatin - Segretario del
Partito d'Azione Liberalsocialista del Friuli Venezia Giulia
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
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Voto con pareggio, perde l'Italia. -
di Guido Gentili - Il Sole 24Ore - 4 aprile 2006
Diceva
Giulio Andreotti parlando di calcio che il pareggio, in fondo, non è proprio da
buttar via. "Si muove la classifica", spiegava il senatore. Si può dire la
stessa cosa di un sostanziale pareggio politico come risultato delle elezioni
del 9 e 10 aprile?
L'ipotesi, grazie anche alla nuova legge elettorale di
stampo proporzionalista, non è da escludere. Sotto traccia, i sondaggi a
disposizione dei due schieramenti in lizza indicherebbero che al momento si
viaggia sul filo del raspio di pochissimi punti di differenza. La partita la
farebbero gli indecisi dell'ultima ora e in ogni caso è difficile pronosticare
una vittoria piena della Casa delle Libertà o dell'Unione sia al Senato che alla
Camera. Sempre che non si finisca addirittura con due maggioranze diverse nelle
due Camere. Al pareggio, del resto, aspirano (più o meno segretamente) in molti.
Mentre non è poi così facile dire che in questo caso, come ha chiesto Romano
Prodi due giorni fa, si tornerà subito a rivotare per ottenere un verdetto più
netto.
Il pareggio avrebbe l'effetto, soprattutto in prospettiva, di
"elidere" i due contendenti principali, Berlusconi e Prodi, che si sono
riproposti agli italiani per la seconda volta in dieci anni. La non prevalenza
di entrambi segnerebbe comunque un declino parallelo. Nel caso del Professore di
Bologna, sfidante partito con un grande vantaggio sul premier uscente, la parità
suonerebbe anzi come una sconfitta sonante. Alle spalle di Berlusconi e Prodi,
al di là delle posizioni ufficiali, si muovono interessi forti. In gioco ci sono
le leadership dei due schieramenti: da un lato premono Fini e Casini, dall'altro
si allunga sull'Unione l'ombra del nuovo Partito democratico di Rutelli e
Veltroni. E in entrambi i casi un pareggio Berluscopìni-Prodi farebbe tutto
sommato assai comodo, consentendo maggiori spazi di manovra per ridisegnare la
scacchiera politica. L'operazione di tornare, eventualmente, subito alle urne
sarebbe la via maestra.
Ma non così agevole come potrebbe apparire a prima
vista. Perché la decisione spetta comunque al capo dello Stato (si vota anche
per il presidente della Repubblica) e perché è facile pronosticare che i
neosenatori e i neodeputati (che devono cumulare un'anzianità legislativa minima
di due anni e mezzo per maturare la pensione) non sarebbero poi così felici di
rimettersi presto in gioco. Il problema vero è che un pareggio, con relativo
post-dibattito su ipotesi di Governi tecnici o istituzionali, di "Grande
coalizione" o "Governissimo", non sarebbe, per un sistema economico in attesa di
una ripartenza rapida dopo una lunghissima campagna elettorale, un risultato
provvidenziale. E non muoverebbe, per dirla con Andreotti, nemmeno la
classifica.
Basta scorrere le statistiche dell'Ocse per rendersi conto che
l'Italia ha bisogno comunque di terapie precise e non di politiche economiche
calibrate sulla base di compromessi politici, più o meno grandi, e
sull'attendismo di chi scommette su una generale ricomposizione del quadro
politico. Bisogna riprendere a crescere e quel calo della produttività totale
(-0,3% annuo a partire dal '95) indica senza margini di dubbio che la perdita di
competitività del sistema-Italia può essere colmata solo con politiche che
indichino una direzione di marcia trasparente. E' evidente che una vittoria
netta di uno dei schieramenti renderà più agevole un percorso definito. Che
potrà anche non piacere, ma che se non altro avrà il pregio di essere chiaro. E
ferma restando la possibilità (anzi l'esigenza) di scelte condivise su alcuni
temi fondamentali, come la politica estera, a sua volta l'opposizione avrà modo
di far valere il suo punto di vista. Per muovere davvero la classifica
dell'Italia, insomma, è meglio non accontentarsi di un pareggio.
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Cara Giuliana, una volta tanto, purtroppo,
non sono d'accordo con
te.
Premesso che ho votato convintamente su entrambe le
schede (Camera e Senato) per la Rosa nel Pugno (tanto per far capire che non
sono né un bolscevico, né un no-global, ecc.) vorrei dire la mia su questa
faccenda dell'Italia spaccata in due.
Che Rutelli e Fassino non avessero un
sufficiente appeal neanche per gli elettori di centrosinistra era cosa ormai
risaputa.
E dobbiamo solo alla spocchia di una certa sinistra (non tutta per
fortuna, ma parecchia sì) se l'Unione s'è presentata alle elezioni con LA STESSA
classe dirigente che 5 anni fa era stata trombata alla grande. Se la squadra che
vince non la cambia neanche Gesù Cristo, forse dovrebbe essere vero anche il
contrario, e cioè che quella che prende una batosta dovrebbe avere la dignità di
farsi da parte. Chi ricorda l'accorato e sincero appello di Nanni Moretti a
Piazza Navona? L'unica vera novità di queste elezioni, a Sinistra, era proprio
la Rosa nel Pugno, che però è stata lasciata dai suoi alleati fuori dall'uscio
(e - a proposito - vorrei sapere quanto ha preso Mastella, che ha sempre
mantenuto nei confronti della RNP un atteggiamento di ostracismo, perché mi
chiedo a che titolo uno che porta l'1,4% possa permettersi di aver qualcosa da
ridire su chi ha portato almeno il doppio di lui).
Non è stata data
abbastanza visibilità a questa forza politica, che molti hanno scambiato per gli
avanzi dei Radicali, mentre sia sul piano elettorale che su quello politico
credo che siano molto di più. In compenso credo che non pochi hanno potuto
ammirare lo spessore di gente come Emma Bonino, che forse è una dei pochi
politici con la testa sulle spalle. Detto questo, bisogna anche analizzare più a
fondo il voto: chi aveva dato per spacciato Berlusconi si è dovuto ricredere, e
a quanti erano scesi in piazza per festeggiare la fine del Cavaliere, il grido è
rimasto strozzato in gola. A scanso di brogli elettorali (che, però, nella
migliore tradizione dovrebbero - nell'eventualità che ci fossero - più
avvantaggiare chi ha le mani in pasta - cioè il governo uscente - piuttosto che
chi deve ancora prendere il potere) risulta evidente che l'Unione non ha avuto
la vittoria ampia che si aspettava.
Molto ci ha messo di suo la legge
elettorale, concepita da chi sapeva già di perdere e fatta apposta perché "muoia
Sansone con tutti i Filistei". Ne vogliamo parlare?
E non tanto per lo
scandalo della legge elettorale in quanto tale, quanto per il principio
sacrosanto che in una competizione ci si mette al tavolino con le stesse regole
per tutti, e non si cambiano le regole a partita in corso a seconda delle
proprie convenienze!
Se poi fosse davvero come tu dici sarebbe ancora più
preoccupante, perché dimostrerebbe che gli Italiani, apostrofati da Berlusconi
con l'epiteto di "coglioni" (almeno metà di essi), hanno dimostrato ahimé di non
averne, rimanendo ancorati al loro eterno cerchiobottismo che da anni (o
secoli?) non porta questo Paese da nessuna parte salvo in malora, e a rimanere
con la nave alla mercè delle tempeste mondiali, preferendo di più il ruolo più
comodo e deresponsabilizzante del mozzo che quello del timoniere. A Roma, la
saggezza popolare, direbbe che chi ha votato per non far vincere nessuno ha
fatto come quello che i coglioni se li tagliò per far dispetto alla moglie.
Purtroppo invece bisognerebbe dare - ahimé - al voto un'altra lettura,
sicuramente non più nobile e lusinghiera per il popolo italiano di quella
descritta da te. Quello che è preoccupante non è che Berlusconi abbia ottenuto
quasi la metà dei voti, ma che l'abbia ottenuti dopo i 5 anni in cui ha mostrato
ampiamente di cosa è capace e del concetto che abbia del potere politico, ben
lungi da quello di servire gli interessi di un Popolo o una Nazione, ma
semplicemente quelli di servire i propri e al massimo quelli dei propri sodali.
Il Berlusconi politico è forse stato sconfitto (attendiamo il conforto dei
numeri, si fa per dire), ma il Berlusconismo è ancora ben lungi dall'essere
debellato. E per berlusconismo si intende proprio quella "filosofia di vita" che
nel leader della CdL trova la massima espressione e incarnazione: l'arrivismo,
il qualunquismo, il menefreghismo e in buona sostanza l'italianissimo anteporre
i propri interessi personali al bene della collettività.
Non stupirebbe se
Berlusconi prendesse i voti dei capitani di industria, che come lui si impastano
la bocca con l'Orgoglio Nazionale ma portano i propri soldi alle Cayman o in una
cassetta di sicurezza in Svizzera (viva la coerenza). Quello che stupisce - e
preoccupa - è che Berlusconi prenda i voti dell'operaio che crede ad "aboliamo
le tasse" senza chiedersi con cosa gli pagheranno la cassa integrazione o i
servizi sanitari. Prende i voti della massaia che crede che se vincerà la
Sinistra le toglieranno Rete4 e quindi non potrà più vedere le sue amate soap
(TUTTO VERO! Non posso fare nomi e cognomi per il rispetto della
privacy).
Tanto poi, quando è partito il contingente italiano in Iraq ci
hanno spedito quel comunistaccio perdigiorno del figlio della vicina di casa,
mica il suo caro nipotino, imboscato al servizio militare grazie all'amico
colonnello e bivaccante universitario fuori sede (e fuori corso) a spese di
mamma e papà. E ovviamente vota Forza Italia anche lui, che ha qualcosa da farsi
perdonare, in primis quello di frequentare a scrocco (e con scarso profitto)
l'Università mentre il suo amico figlio di una casalinga vedova non se la può
neanche permettere. Che vi piaccia o no, questa è l'Italia di Berlusconi. E il 9
e il 10 Aprile ha bussato alla porta e ha detto "ci siamo anche noi, e siamo
tanti quanto voi". E se questo è il seme della futura classe dirigente c'è poco
da stare allegri, ed aver mancato (l'ennesima!) opportunità per voltare pagina
con tutto questo schifo è qualcosa che ci dovrebbe più coprire di vergogna che
qualcosa di cui andare fieri.
Andrea Favilli
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Dopo le elezioni politiche 2006 Nessun Vincitore, Tutti
Sconfitti.
L'editoriale di Gabriele Pagliuzzi, candidato
sindaco alle amministrative di Milano.
Il sistema elettorale dell'imbroglio
ha partorito un mostro. L'Italia divisa e paralizzata, senza più un esercito
degno di questo nome, senza più sovranità sulla propria moneta, si vede
espropriata anche della capacità autonoma di esprimere un governo che abbia una
sufficiente base di consenso popolare. La sconsiderata richiesta di osservatori
Onu per controllare la democraticità delle elezioni avanzata dal centro-destra
non sfocerà presto nell'invocazione agli Stati Uniti di un protettorato modello
Iraq?
Sono scenari oscuri, drammatici, ma non così sinistramente fantasiosi.
Di chi la colpa? Di tanti. A partire dal Presidente Ciampi che ha firmato questa
legge elettorale non capendo la perversa strumentalità dei suoi obiettivi: il
mirare a perpetuare un sistema di potere fatto di monopoli incrociati, di
partitocrazia sempre più coriacea che si alimenta del debito pubblico in
crescita incontrollata, di un'economia asfittica perchè illiberale, di un
sistema in definitiva che ci avvicina rapidamente al peggiore Sud
America.
Bene ha fatto il nostro movimento a lanciare la protesta del non
voto: una scelta dolorosa, contingente, che però ha il pregio della chiarezza e
della dignità (leggi --->>). Di fronte all'intruppamento servile e
opportunistico di quanti speravano di trarre profitto dalla situazione,
avvallando il mostro illiberale e raccattando percentuali infinitesime, la voce
flebile e nascosta degli italiani perbene che pensano al proprio Paese e non ai
loro affari personali e che non si abbandonano al piacere livoroso della fazione
deve trovare un punto di riferimento. Oggi questa voce non ha potuto esprimersi
che nella marginalità e nella delusione, per noi liberali di destra ancora più
cocente perché vediamo sprecato il patrimonio politico del moderatismo italiano,
da sempre complessivamente superiore ad ogni sinistrismo coalizzato, scomposto
nel rifiuto verso questo centro-destra per una somma di errori che vanno
dall'arroganza delle leggi ad personam al "tricolore nel cesso" di
Bossi.
Purtroppo o per fortuna, per la drammaticità della situazione, non è
più solo questione di "liberali", pur essendo già di per sé questo un problema
di vitale importanza per la sopravvivenza attiva della nostra coscienza di
uomini liberi. Non è più possibile infatti rimandare ancora il momento dell'
incontro e della riorganizzazione non servile di un movimento nazionale degno di
questo nome.