Tra le centinaia di lettere che ricevetti in risposta all'Appello da
inviare al Presidente Ciampi, tutte bellissime, ne riporto una ma sono tutte
sulla mia rubrica on line assieme ai periodici e ripetuti Appelli inviati a
Ciampi. Scrisse il lettore Roberto Vitale:
Ho sofferto quando Fabrizio fu rapito, ho palpitato attendendo buone
notizie, pur sapendo che con quella gente là c'è poco da sperare... Ho
visto con rabbia, disgusto e voglia di vendetta ciò che gli
hanno fatto: Divorato dai cani.
Ho quasi vomitato per la "Marcia su Roma" dei pacifinti. Ho avuto uno
scatto d'orgoglio, invidiando il suo modo di affrontare la morte. Non ho potuto
essere in S.Lorenzo (anche se abito a Genova) perchè cammino con molta
difficoltà, altrimenti ci andavo di certo! Quindi medaglia al valor civile sì,
eccome. Quella al valor militare no. Non era un militare italiano e non ha
compiuto un gesto di valor militare. Allora ai 13 carabinieri di Nassirya
dovremmo intitolare, ad esempio, Piazza Montecitorio! Peraltro, a me starebbe
benissimo. Un grazie cara D'Olcese da Roberto Vitale.
Ecco l'Appello
del 16 Aprile 2004 che, chi ritiene, può
riinoltrare a Ciampi non dimenticando di allegare nome,
cognome, indirizzo, città,
e-mail.
Al Capo
dello Stato -
presidenza.repubblica@quirinale.it
L'"Ordine" dei
lavoratori per le scorte e la sicurezza in Iraq - in cui prestava servizio
Fabrizio Quattrocchi - ha subìto un empio, scellerato e facinoroso attacco da
parte di frange estremiste che ritroviamo, ahinoi, sparse sia nella
cosidetta "società civile", in certa "informazione" al servizio di certa
politica e - come scrisse il vicedirettore del Corsera Gianni Riotta -
"Nei bassifondi di internet per cui Quattrocchi era "uno schifoso mercenario".
Frange che si sono vilmente attaccate, per meri motivi politicanti ed
elettoralistici, alla parola "mercenari" al fine ignobile di sputtanarne il duro
lavoro giocando sul sacrificio della vita di Fabrizio Quattrocchi trucidato e
ripreso in Tv dai suoi boia mentre ne avveniva l'atroce esecuzione. E
ciò al fine di fare girare nel mondo, a mo' di monito, le immagini dei
colpi alla tempia e alla nuca e della sua morte. Video che, come hanno chiesto
Francesco Merlo su la Repubblica, Aldo Grasso sul Corsera e Antonio Padellaro su
l'Unità, noi italiani dobbiamo vedere al posto delle falsità che sono in
circolo. Perciò piena, grata condivisione del Movimento popolare per la Medaglia
d'Oro al valor civile a Fabrizio Quattrocchi a quanto dichiarò il Capo
dello Stato Carlo Azeglio Ciampi:
<Gli Italiani lo ricorderanno
per lo scatto di coraggio e di orgoglio patriottico con cui seppe sfidare i suoi
carnefici>.
Sì, caro Ciampi, gli Italiani lo ricordano per lo scatto di coraggio e di
orgoglio patriottico con cui seppe sfidare i suoi carnefici e vogliono che,
finalmente, sia conferita la Medaglia d'Oro al valor civile a Fabrizio
Quattrocchi.
Brava Giuliana.
Ho letto il tuo appello per Fabrizio
Quatrocchi e naturalmente l'ho inoltrato al Capo dello Stato con tutti i miei
dati.
Argomenti precisi, riferimenti inpeccabili, testo chiaro, idee
civilissime. Complimenti.
A proposito di "pacifisti", ti invio un articolo da
me scritto nel 2003 (periodo di marce "pacifiste" - bandiere ai balconi - chi
non è pacifista è fascista - guerriglie varie - etcc..). Non sono un giornalista
(sono un pensionato di 66 anni) ma scrivo articoletti per un giornalino della
mia città (Milano) che viene distribuito in tre quartieri (il mio quartiere si
chiama Precotto). Quando l'avrai letto, potrai immaginare le reazioni del
gregge. - Tullio Re
------
Gentilissima grazie.
Ho inoltrato l'appello al capo dello stato… teniamo alto il valore dei
cittadini come Quattrocchi
Grazie Cinzia Boschiero
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Quei bastardi di Al Jazeera,
hanno sempre mostrato i video dove si vedevano gli ostaggi implorare di non
esser ammazzati e le conseguente esecuzione di questi. Quattrocchi morì poiché
gli americani avevano disarmato sia lui che gli altri sequestrati altrimenti
sarebbe stata differente la situazione. Per il Video di Fabrizio Quattrocchi,
quelli di Al Jazeera, si rifiutarono di mandarlo in onda, da veri son of
bitches, dissero che era troppo cruento, il che non è vero, visto che anche gli
altri erano cruenti, solo che in quegli altri c'era la paura da poter estendere,
in quello di Quattroccchi no. Lì c'era invece solo il coraggio, ed il coraggio
secondo quei RAZZISTI, di Al Jazeera, non doveva esser mostrato. Da noi invece
hanno tentato di insozzarlo quel coraggio, tutti coloro che volevano scambiare
il suo atto per un proclama di un camerata esaltato, questo perché a certi topi
di fogna rossi, come quelli del MANIFESTO, non piace molto il coraggio, poiché
non lo conoscono. Sono solo dei vigliacchi come quei loro eroi, quelle ultime
luride Br che andarono in 5 o 6 ad ammazzare un uomo lasciato solo dalla Stato,
che rientrava a casa disarmato ed in bicicletta. E che schifo che mi fanno! Una
medaglia da Ciampi, non credo, che voglia darla, forse con un nuovo Pres. Della
Repubblica. Ciampi questa medaglia doveva darla subito e senza petizioni! Non lo
ha fatto dunque non credo lo faccia, ci vediamo alle urne delle elezioni con i
pacifinti!
Un Bravissima gigantesco a Giuliana D'Olcese che onora la sua professione e
non si nasconde mai come tanti altri signori/e invece fanno. Francesco
Reiki
-----
Carissima ti ringrazio per questa tua nota, ma non sono d'accordo
con le menzogne riportate nel
tuo scritto, nessun gruppo di rilievo ha apostrofato Quattrocchi "schifoso" e
così via dicendo, per noi pacifisti un mercenario é un uomo come un altro degno
di rispetto. Se vi piace fare le vittime infamando milioni di persone perchè
qualche deficiente si esprime non da pacifista siete liberissimi, noi andiamo
per quella strada dove nessun Quattrocchi debba morire, come nessun soldato, per
non parlare della società civile quella per intenderci che non ha nessuna
dimestichezza con le armi, la violenza ecc...i bambini, gli anziani i più deboli
poi... Se dobbiamo dare una medaglia ad un lavoratore morto nell'esercizio del
suo mandato, mandiamo una lettera a Ciampi dove tutti i lavoratori (uno al
giorno di media in Italia) i corridori di macchine, i calciatori, gli sciatori
ecc.. abbiano lo stesso riconoscimento; o ci sono i morti di serie A secondo
voi. Una volta le medaglie si davano a chi salvava la vita a qualcun altro, tipo
Callipari. Un abbraccio di pace, e scusa la mia franchezza. Fabrizia
-----
Gentilissima
Fabrizia, ti ringrazio molto per il commento al mio
articolo-appello. Sono sempre dell'opinione che tra cittadini è una sana pratica
lo scambio di idee e di valutazioni sui fatti sociali e politici e, sopratutto,
quando in merito ai fatti le idee sono diverse.
Per chiarezza e comodità di
interazione, se permetti, ti rispondo intercalando le mie osservazioni ai vari
punti da te evidenziati in modo che sia un dialogo. Grazie ancora per l'impegno
con cui mi hai risposto e spero tu voglia farlo sempre quando ritieni di far
sentire la tua voce sia nelle osservazioni critiche che in quelle di consenso.
Grata, Giuliana D'Olcese
Risposte: Carissima ti ringrazio
per questa tua, ma non sono d'accordo con le menzogne riportate nel tuo scritto,
nessun gruppo di rilievo ha apostrofato Quattrocchi "schifoso".
Per nessun gruppo di rilievo, non so a quali
gruppi tu alluda ma, ai tempi, commentato
positivamente o negativamente, erano su tutta la stampa e su
tutta internet "Quattrocchi era uno schifoso mercenario" e, in
contemporanea, prima di morire ha esclamato "Vi faccio vedere
come muore un camerata!". Quindi, non sono mie
menzogne ma mi sono limitata a riportare quanto era su tutta
l'informazione, di destra e di sinistra.
e così via
dicendo, per noi pacifisti un mercenario é un uomo come un altro degno di
rispetto. Per voi pacifisti sì, per i pacifinti no. Infatti,
ho scritto: "pacifisti", no global e
certa sinistra estremista. Non ho scritto "i
pacifisti". Ho scritto "pacifisti" nel senso di
alcuni, non la categoria dei pacifisti in
assoluto.
Se vi piace fare le vittime infamando milioni di persone
perchè qualche deficiente si esprime non da pacifista siete liberissimi, noi
andiamo per quella strada dove nessun Quattrocchi debba morire, come nessun
soldato, per non parlare della società civile quella per intenderci che non ha
nessuna dimestichezza con le armi, la violenza ecc...i bambini, gli anziani i
più deboli poi...
Per questo vale la risposta
precedente.
Se dobbiamo dare una medaglia ad un lavoratore morto
nell'esercizio del suo mandato, mandiamo una lettera a Ciampi dove tutti i
lavoratori (uno al giorno di media in Italia) i corridori di macchine, i
calciatori, gli sciatori ecc.. abbiano lo stesso riconoscimento; o ci sono i
morti di serie A secondo voi. Una volta le medaglie si davano a chi salvava la
vita a qualcun altro, tipo Callipari .
Diamola anche a quelli
ma, anche a Quattrocchi. Perchè
no?
-----
Brava Giuliana
Ho letto il
tuo appello per Fabrizio Quattrocchi e naturalmente l'ho inoltrato al Capo dello
Stato con tutti i miei dati.
Argomenti precisi, riferimenti impeccabili,
testo chiaro, idee civilissime. Complimenti. A proposito di "pacifisti" ti invio
un articolo da me scritto nel 2003 (periodo di marce "pacifiste" - bandiere ai
balconi - chi non è pacifista è fascista - guerriglie varie - etc..).
Non
sono un giornalista (sono un pensionato di 66 anni) ma scrivo articoletti per un
giornalino della mia città (Milano) che viene distribuito in tre quartieri (il
mio quartiere si chiama Precotto). Quando l'avrai letto, potrai immaginare le
reazioni del gregge.
Ciao - Tullio Re
PACIFISTA
Durante il fascismo c'era la
disposizione di abolire il pronome personale, terza persona singolare, il lei
sostituito con il voi. Vietato dire: "Lei è una persona corretta" ma: "Voi siete
una persona corretta". Caduto il fascismo fu considerata una ridicola iniziativa
del regime. Con la democrazia la lingua italiana ha finalmente ripreso tutta la
sua purezza. Ma ho qualche dubbio. Certe parole vengono ancora manipolate ad uso
di chi ne ha la convenienza o per renderne meno "crudo" il significato, o per
ipocrisia personale o di gruppo, spesso dando loro un significato che è in
contrasto con il dizionario. Tutte le lingue hanno, nel tempo, una evoluzione,
ma non accetto le manipolazioni linguistiche artificiali. Qualche esempio.
"Lavoratore" è divenuto sinonimo di una certa categoria sindacale ma allora il
negoziante, il dentista, il meccanico, l'idraulico e perché no il dirigente,
l'amministratore di condominio e tanti altri non sono persone che lavorano? O
sono forse dei nullafacenti parassiti sociali? "Sordo", "Cieco", non si devono
più usare per non offendere chi soffre di tali mali. Bisogna dire "Non udente" e
"Non vedente" salvo passare per persone con poco tatto.
Spero che nessuno noti che ho una protesi dentaria, altrimenti, per non
offendermi, mi chiameranno "non masticante".
Guai dire "Negro", è offensivo, bisogna dire "persona di colore".
Attenzione anche a non offendere delinquenti e mafiosi reclusi!
Non sono più
dei carcerati, sono "ospiti delle case circondariali". Ridicola era la
trasformazione linguista durante il fascismo ma altrettanto ridicole sono quelle
della nostra epoca democratica. C'è inoltre una parola che, recentemente, ogni
giorno sentiamo infinite volte, una parola di cui non riesco più a capire che
significato abbia e quindi mi fa sentire ignorante e mi fa chiedere a quale
categoria umana appartengo. Si tratta della parola "pacifista".
Una volta
avrei risolto il problema consultando il dizionario ma ora non mi è di nessuna
utilità. "Amante della pace" non è più una risposta sufficiente. Siamo stati
subissati da dibattiti televisivi, da commenti sulla stampa, da inviti a marce
per la pace, dalla parola del Papa, dalle opinioni più disparate comprese quelle
dei parenti, degli amici e dei conoscenti, per non parlare dei messaggi e-mail.
La guerra in Iraq ha ridestato coscienze, ideologie, interessi, simpatie e odi
ed ha rispolverato la parola "pacifista" ripetuta ossessivamente in un
conformismo da cui nessuno si è distaccato. Tutti, ma proprio tutti, hanno
declamato di essere pacifisti e quasi tutti hanno dichiarato di esserlo.. però..
ma.. se.. bisogna distinguere.. dovremmo fare.. dovrebbero fare.. facciamo..
fate.. va considerato che..! Insomma gruppi di pacifisti dichiarati, sulla pace,
la pensano diversamente da altri gruppi di altrettanto dichiarati pacifisti e la
confusione sul significato di pacifista aumenta ad ogni dibattito ed ad ogni
marcia. Provo a chiarirmi le idee.
- Pacifista n°1 (mai la guerra). E' il
gruppo di pacifisti che rifiuta la guerra per qualsiasi motivo ed in ogni
circostanza. Si appella al principio Cristiano ed alle parole del Papa. Per
loro, la guerra, non ha mai una giustificazione. - Pacifista n°2 (si alla guerra
solo in casi estremi). E' il gruppo che pur amando la pace, ritiene che in rare
circostanze, la guerra risolva un male peggiore quando le trattative falliscono.
- Pacifista n°3 (no alla guerra per opposizione al governo che ne ha dato
sostegno morale ). Non è chiaro se vogliono o no la guerra, l'importante è fare
opposizione su qualsiasi argomento che riguardi chi ci governa. - Pacifista n°4
(no alla guerra per odio verso gli Stati Uniti). Pacifismo e guerra sono per
loro fatti secondari, l'importante è scagliarsi contro gli USA.
- Pacifista
n°5 (no alla guerra perché sono contro tutti e contro tutto). Si tratta di quei
"Soloni" disubbidienti che marciano "per la pace" per poter fare la guerriglia
nelle città.
Poi ci sono i pacifisti che non vogliono la guerra per timore
delle reazioni e del terrorismo islamico.
Poi ci sono i pacifisti conformisti
che mettono al balcone la bandiera della pace perché l'ha messa il
vicino.
Poi ci sono i pacifisti che manifestano condividendo le idee di più
gruppi. Poi... Poi...Insomma, la confusione impera e quindi non sono mai andato
a nessuna manifestazione né ho appeso al balcone una bandiera della pace dal
dubbio significato. Non riesco inoltre a spiegarmi questo movimento contro la
guerra in Irak. Come mai non c'è stato nessun movimento pacifista quando gli
aerei (anche italiani) bombardavano Sarajevo? Come mai il movimento pacifista
(spontaneo? Occultamente indotto dai media?) non si è mai occupato delle più che
decennali guerre in Africa e nel Sud America? Sono disposti i pacifisti contro
la guerra in Iraq ad assumersi la responsabilità morale degli eccidi,
assassinii, torture che Saddam, senza la guerra, avrebbe continuato a
perpetrare?
Mi appello ad alcuni fatti storici. Abramo Lincoln si definiva
pacifista e come tale fece opposizione alla guerra contro il Messico per il
territorio del Texas (senza successo). Ma quando divenne Presidente degli Stati
Uniti, non esitò troppo a dichiarare guerra agli stati del sud (nel 1863) per
l'abolizione della schiavitù. Chiedo a quei pacifisti del "mai alla guerra":
"Era meglio lasciare che i negri (pardon - le persone di colore) rimanessero
schiavi in nome del pacifismo?
In un dibattito tv un politico disse:
"Premesso che Saddam è un dittatore crudele, è giusto imporre la democrazia con
una guerra?". Credo che quel politico abbia dimenticato la storia recente. La
democrazia in Italia ed in Europa l'hanno portata gli americani che non avevano
nessun interesse ad entrare in guerra contro la Germania. Senza il loro
intervento armato oggi l'Europa sarebbe una colonia di Hitler o di Stalin,
sarebbe ancora sotto dittatura. Signori pacifisti l'avreste preferito in nome
della pace?
Non si offendano i partigiani Italiani, hanno avuto morti ed
eroi, ma l'Italia non l'hanno liberata loro, l'esercito tedesco non l'hanno
sconfitto loro, la loro è stata una guerra di disturbo. Come diceva Indro
Montanelli "La lotta partigiana è stata ininfluente per la sconfitta dei
tedeschi e la liberazione d'Italia". Sono curioso di sapere a quale gruppo di
pacifisti appartengono gli ex partigiani: non credo al gruppo n°1 (mai alla
guerra!), non credo che oggi vogliano ripudiare i loro morti ed i loro
sacrifici, e voi?
Nel corso delle manifestazioni e cortei "per la pace"
abbiamo visto tutti cose dubbiose e talvolta esecrabili.
Abbiamo visto (oltre
alle bandiere della pace), bandiere dell'Iraq e palestinesi, una grande foto di
Che Guevara, bandiere di partiti politici e di sindacati, di associazioni sé
dicenti "ambientaliste", bandiere di cassintegrati e no, abbiamo visto bruciare
bandiere americane e israeliane e inoltre (questa è la cosa più esecrabile)
abbiamo visto bambini condotti in gruppo a cui erano state messe in mano
bandiere di vario genere. Abbiamo visto bambini intervistati che ripetevano
pappagallescamente le parole che gli erano state messe in bocca. Vergogna.
Vergogna. E poi perennemente vergogna. Da ragazzino, volevo crescere in fretta
per diventare un balilla. Non capivo e non sapevo cosa volesse dire, ma mi era
stato inculcato che era una cosa nobile ed importante. Manipolare la mente dei
un bambini, inculcargli prepotentemente le proprie idee prima che se le formino
da soli, plagiarli e irreggimentarli in corteo come strumenti della propria
volontà è più che esecrabile, è una violenza. Ogni volta che vedo
strumentalizzare un bambino mi viene un raptus di rabbia, se non di odio (Dio mi
perdoni). Gli stessi "conduttori" di bambini in file ordinate (in qualsiasi tipo
di corteo) sono poi quelli che quando vogliono offendere qualcuno gli danno del
fascista. Sempre nei cortei "per la pace" abbiamo poi visto (nell'ultimo corteo,
a guerra finita!) "pacifisti" col passamontagna devastare bancomat, vetrine,
negozi e declamare il boicottaggio contro la Esso, naturalmente sempre in nome
della pace.
Abbiamo sentito il pacifista ed altruista Gino Strada declamare
che: "Non accetto soldi da chi porta bombe". Caro Gino, quante gambe e quante
mani di adulti e bambini saltati sulle mine hai dovuto amputare in Afghanistan?
Non mi dire che non sai che la stragrande maggioranza di quelle mine sono di
produzione italiana. Eppure i soldi dagli italiani li accetti. Pacifismo
antiamericano!
E' noto, per taluni, tutte le colpe ed i mali del mondo sono dell'America,
compreso la polmonite atipica, le bizze del tempo, le eclissi solari e l'embargo
contro l'Iraq che impedisce ai bambini di avere le medicine. Non è vero.
L'embargo è stato imposto dall'ONU e se Saddam non si fosse appropriato di
miliardi di dollari, non si fosse fatto costruire per uso personale decine di
lussuosissimi palazzi, se non avesse speso per sostenere il terrorismo, di soldi
per le medicine ce ne sarebbero stati tanti da dover ingrandire i magazzini
degli ospedali per contenere ogni tipo di farmaco. La guerra in Iraq, non va
dimenticato, ha causato meno morti di quanti Saddam ne abbia provocati, anche
dietro tortura, in uno solo dei suoi troppi anni di dittatura.
"Tu parli così
perché non sai quali conseguenze porta la guerra. Morti, famiglie distrutte,
fame, bambini traumatizzati per sempre ecc.." Questo mi è stato detto da una
persona che non ha i capelli bianchi come i miei ma che parla per sentito
dire, con molta retorica e poco sentimento. Quando ero bambino, venivo
affannosamente svegliato di notte, avvolto in una coperta e correndo mia madre
mi portava in braccio fuori casa perché Milano era sotto bombardamento notturno
e le prime esplosioni si sentivano prima di arrivare al rifugio. Non erano bombe
più o meno intelligenti, cadevano a grappolo dove capitava e furono colpite
scuole, abitazioni, il Teatro Alla Scala e la Galleria Vittorio Emanuele nonché
la Stazione Centrale. Non infrequentemente a pranzo (non a colazione) c'era una
tazza di latte in polvere e, quando eravamo fortunati, un po' di costosissimo
surrogato di caffè. Davanti alle stazioni ed ai luoghi frequentati, ragazzi e
ragazzini facevano i lustrascarpe per guadagnarsi i soldi per mangiare (i famosi
sciuscià. Altro che i figli e le figlie di "buona famiglia" di oggi con il
motorino o la macchina ed i soldi per lo spinello e la "canna" da "farsi" di
nascosto (più o meno) dai genitori, nei giardini o nei parcheggi di Precotto! La
guerra la conosco e come. L'ho subìta ed ho avuto un morto in famiglia. Ricordo
agli antiamericani che se dopo "quella" guerra gli Stati Uniti non avessero
attivato il piano Marshall per ricostituire l'economia italiana ed europea,
altro che settima potenza industriale del mondo, saremmo ancora a scavar patate
per mangiare, come negli anni 30, quando oltre il 60% degli italiani erano
contadini "senza terra" e lavoravano nei latifondi.
Se oggi Trieste è ancora una città italiana è grazie agli Stati Uniti,
altrimenti l'avremmo persa, come abbiamo perso l'Istria ed alcune isole del mar
egeo che erano italiane sin dall'epoca della Repubblica di Venezia. Si,
appartengo al gruppo dei pacifisti n°2 (Sì alla guerra solo come soluzione
estrema) e questa guerra è una soluzione estrema. La gioia degli iracheni in
festa (che sono gli unici ad avere il diritto di decidere) ne è stata la
dimostrazione.
Concludo ricordando le parole pronunciate in televisione da un
rifugiato iracheno nel corso della trasmissione Porta a Porta:
"Thank you
America!".
Tullio Re
------
Cara Signora D'Olcese, se permette, voglio spiegare le
ragioni
per le quali non sono d'accordo con questo
appello per il conferimento di una decorazione al valore civile a Fabrizio
Quattrocchi. Cercherò di essere schematico per ragioni di brevità. Premetto che
non sono ne' "pacifista" ne' "antiamericano", ho orrore della guerra ma ho
condiviso, con dolore, le ragioni della guerra del golfo del 1991, della guerra
del Kossovo, della guerra in Afganistan. Invece non sono mai stato d'accordo con
il sostegno dato dal nostro governo alle ragioni della guerra contro l'Irak del
2003 e con la partecipazione, in una seconda fase, all'invasione dell'Irak
fortemente voluta dall'attuale amministrazione USA, per le seguenti ragioni: 1.)
L'Irak dopo la dura sconfitta subita nel 1991 non rappresentava alcuna seria
minaccia internazionale perchè non vi erano in quel paese riserve di armi di
distruzione di massa. Ciò è attualmente dimostrato senza alcun dubbio. Le
disposizioni dell'ONU in tal senso non risultavano violate (com'era sostenuto
dai capi degli ispettori H.Blix e da El Baradei) e le cosiddette "prove" portate
all'ONU dal segretario di stato USA non risultavano convincenti (com'è stato poi
dimostrato erano false). L'invasione dell'Irak dunque non ha, giustamente,
ricevuto nessuna approvazione dall'ONU, com'era logico. 2.) L'Irak non era uno
stato implicato negli atti terroristici compiuti da Al Qaida. Non veniva data
alcuna protezione agli integralisti islamici in quel paese (anzi erano
perseguiti dal regime di Saddam Hussein). 3.) Il regime di Saddam Hussein era
oppressivo, criminale, fascista quanto si vuole ma ciò non costituisce una
ragione di per sè valida a giustificare una guerra di invasione di un paese
sovrano.
La democrazia non è, per me, esportabile, può solo nascere spontaneamente e
va aiutata, sul nascere.
4.) Se si voleva, a livello internazionale, favorire la progressiva crisi
di un regime attualmente ostile agli occidentali (ma fino a qualche anno fa
sostenuto, armato, vezzeggiato quasi da tutti i paesi occidentali) ci sono
sempre stati altri mezzi, compresi gli intrighi dei servizi, le azioni
economiche di isolamento ecc. 5.) Non c'era e non c'è tuttora nessuna seria
prospettiva di un duraturo equilibrio politico nel medio oriente a seguito di
una guerra d'invasione di un'alleanza occidentale in quella altamente strategica
e fortemente islamizzata. Tre grandi paesi europei (Francia, Germania e Spagna)
hanno infine evitato il coinvolgimento, con saggia avvedutezza. 6.) Credo che
vada riconosciuta l'onorificenza militare massima ai nostri militari caduti in
Irak nel compimento della missione loro affidata (missione secondo me sbagliata,
voluta dal nostro governo per seguire a tutti i costi gli USA in uno sbaglio, ma
comunque missione militare). Ciò premesso veniamo alla vicenda di Fabrizio
Quattrocchi: risulta che lui e i suoi colleghi si sono recati in Irak di loro
iniziativa, per svolgervi il loro mestiere (guardia del corpo) con l'obiettivo,
lecito, di guadagnare qualcosa di più di quanto era possibile qui in Italia.
Trattandosi di un'area trasformata dalla guerra in una zona ad alto rischio,
infatti, le prestazioni di una guardia del corpo sono più richieste e più
pagate. La definizione di "mercenario" non capisco bene perchè debba così
indignare: c'è, è vero, qualcosa di spregiativo in questa parola ma il suo
significato letterale è quello di definire chi esercita il "mestiere delle armi"
a pagamento. Quattrocchi, per professione, esercitava la difesa in armi di chi
lo ingaggiava. Non era lì per scopi umanitari, non era lì per compiere una
"missione" neanche simbolica, era lì per scopi suoi privati. Per fare quelle
scelte ci vuole, naturalmente, una mentalità "avventurosa", ci vuole coraggio,
ma anche, certamente, un po' di cinismo. Non c'è niente di male ma un po' di
cinismo ci vuole per approfittare di una guerra che, come sappiamo per
ammissione di Bush, è costata circa 30.000 vite innocenti. Quattrocchi era un
uomo coraggioso e ha avuto un coraggio non comune di fronte ai suoi carnefici.
Ha avuto la forza di mantenere la sua dignità ed integrità di essere umano di
fronte ai suoi assassini.
Questo però, a mio avviso, non basta per meritare
un'onorificenza civile. Morire con coraggio, anche straordinario, merita
ammirazione e rispetto da parte di tutti, però per meritare un'onorificenza,
bisogna che quel coraggio sia stato usato per un'azione di valore civile,
bisogna che la molla che ha fatto scattare l'azione che poi ha determinato la
perdita della vita sia stata l'esigenza morale di agire per migliorare la
condizione di altri o salvare la vita o l'integrità di altre persone. A causa
del fatto che la nostra classe politica è di bassissimo livello mentale e
culturale anche questo fatto diventa oggetto di tentativi di speculazione
elettoralistica. Questo è molto triste, cercare di approfittare della morte di
una persona e di "appropriarsi" di un gesto di coraggio allo scopo di
giustificare in clima pre-elettorale una guerra evidentemente sbagliata è
disonesto. Fabrizio Quattrocchi ha fatto appello alla sua italianità perchè
questo gli ha dato, in quel momento tremendo, più forza, lo ha aiutato a
mantenere la sua identità di uomo coraggioso, a cui teneva (l'identità vale più
dell'immortalità). Non è però morto per aver compiuto un gesto eroico, non è
morto per l'Italia, è morto perchè, nello svolgersi della sua "avventura"
liberamente scelta, è stato catturato e poi scelto come vittima "esemplare" da
un terrorismo spietato e assassino. Questo non basta a farne un eroe civile. E'
più giusto intitolargli una strada, a memoria di un uomo coraggioso e sfortunato
e a memoria di un'avventura italiana sbagliata, piuttosto che conferirgli
un'onorificenza immotivata. Con cordiali saluti, Dr Fabio Massimo Corsi
-----
Quattrocchi: un lavoratore
morto da soldato
di Dino Cofrancesco - il 'Secolo XIX'
Viviamo in un paese strano, ma soprattutto instabile, in cui i simboli e i
valori non stanno mai fermi ma si muovono continuamente da sinistra verso destra
e viceversa. Negli anni della mia giovinezza, sulla scia di dissacratori come
Umberto Eco, a sinistra, veniva demistificata la figura dell'eroe morto in
guerra per la patria: anche il minatore vittima del grisou, si diceva, va
considerato come un benemerito della nazione, giacché anche il lavoro
contribuisce alla sua 'grandezza'. Di qui la proposta goliardica di affiancare
all'Inno di Mameli anche un Inno del minatore che <quando scende giù in
miniera, tiene sempre in bocca un fiore>.
Il caso dello sventurato
Fabrizio Quattrocchi fa pensare a una vera e propria 'rivoluzione culturale'.
Sul quotidiano di una sinistra rimasta in parte trinaricciuta, l'Unità', si
legge che stiamo diventando ridicoli agli occhi del mondo, strumentalizziamo
<la morte di un uomo facendolo diventare un eroe: per quale ideale è morto?
Quali vite ha salvato con la sua morte?>.
Beh! la stessa domanda avrebbe
potuto essere rivolta al cantore dell'eroico minatore perito non per amore della
comunità politica ma per assicurare il pane ai suoi familiari: <per quale
ideale è morto? Quali vite ha salvato con la sua morte?>.
Per l'Unità, la
categoria dell'eroe dovrebbe comprendere solo chi muore in un'attività svolta ad
esclusivo beneficio degli altri.
Si può essere d'accordo purché si riconosca che si ritorna, in tal modo, a
una filosofia che non vede più nel lavoro, in quanto tale, una prestazione
richiesta dall'interesse superiore della comunità e, pertanto, oggettivamente
altruistica, ma riserva l'immortalità unicamente al sacrificio disinteressato.(A
prescindere, poi, dal fatto che la sinistra radicale non pensa alla guerra ma
soprattutto alla rivoluzione o al missionarismo laico dei 'medici senza
frontiere!). In tal modo, però, si rimette in soffitta quell'idea della non
inferiore 'dignità del lavoro' alla cui nobile retorica proletaria tutti i
regimi illiberali degli anni trenta rendevano omaggio ('La battaglia del grano!
Ecco la guerra che preferiamo!')? No problem, comunque! L'essenziale è
intendersi bene sull'uso dei termini.
La pratica sarebbe già archiviata se il
'lavoratore' Fabrizio Quattrocchi non avesse avuto la bell'idea di morire come
un 'soldato'.
Nel pronunciare le sue ultime parole ha cambiato, per così dire, casacca:
da body guard, al servizio di una società commerciale, è diventato l'orgoglioso
esponente della dignità nazionale. E' una circostanza, questa, che rende del
tutto inadeguate le tre letture facili date della sua vicenda umana. La prima è
quella di cancellare il lavoratore nel soldato, facendo del secondo un simbolo
bieco e detestabile. E' la posizione della sinistra antagonista che in un suo
sito internet non ha esitato a scrivere che < l'italiano in questione è morto
come un COGLIONE, in una guerra sporca, in una guerra per il petrolio>.
La seconda è quella, di cancellare, sì, il lavoratore nel soldato ma
all'interno di una filosofia patriottarda, su cui aleggia il fumus della
strumentalizzazione politica.
E' la posizione di Fini e di AN intesa a mostrare in Quattrocchi una sorta
di Enrico Toti dei nostri tempi, dimenticando che l'eroe della stampella non era
andato in trincea per la casa e il conto in banca. La terza posizione è
quella di cancellare il soldato nel lavoratore: Quattrocchi, si dice, era in
Iraq, in un paese ad altissimo rischio, per ragioni di lavoro, come ogni
emigrante disposto a varcare gli oceani e ad affrontare lavori pericolosi pur di
sopravvivere.
Nessun monumento, quindi, non essendo comparabile il suo sacrificio a
quello di un Cesare Battisti, di un Giacomo Matteotti, di un Guido
Rossa.
Nelle tre letture, lavoratore e soldato, come si vede, vengono
disgiunti, dimenticando che, dinanzi alla morte, la guardia privata Quattrocchi
si è comportato proprio come uno di quegli 'eroi'. Tale comportamento non lo fa
certo entrare nel loro Pantheon ma non consente neppure di assimilarlo alla
vittima della miniera assassina. Per queste ragioni un esponente della sinistra
così sensibile ai moti dell'opinione pubblica, come Walter Veltroni, ha deciso
di dedicargli una strada a Roma e Giuliano Ferrara, sul'Foglio', ha proposto che
venisse conferito alla sua memoria il più alto riconoscimento del Quirinale
(proposta, questa, che mi convince più dell'altra). Nella figura di un
lavoratore che muore come un soldato, in effetti, un paese civile potrebbe
ritrovare quella comunanza di valori che è indispensabile ad ogni democrazia
liberale. Purtroppo, due anni fa a Genova, nel giorno del funerale, la classe
dirigente cittadina, lungi dal cogliere l'occasione, rivelò pesanti ipoteche
ideologiche. La pubblicizzazione del video di Quattrocchi potrebbe essere una
buon'occasione per un'ammenda sia pure tardiva.
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