Mi interessa il discorso della svendita delle
aziende italiane. Carlo G.
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Il neo di Draghi.
Lettera a il Riformista
Caro direttore, sarà pure una scelta
di alto profilo, mi chiedo però se tra i tanti elogi per il curriculum
prestigioso di Mario Draghi possa trovare spazio un neo da 456 milioni di euro.
E' la somma che nel giugno 1997 Telecom Italia, allora azienda di Stato in mano
al Tesoro, versò per l'acquisto di Telekom Serbia direttamente nei conti bancari
di Slobodan Milosevic, come accertato dalla Procura di Torino. Draghi in qualità
di direttore generale del Tesoro (1991-2001) si fece passare sotto il naso quel
denaro.
Interrogato dalla procura come persona informata dei fatti, ammise di
essersi accorto solo nell'ottobre 1997, ben quattro mesi dopo la sua
conclusione, dell'affaire subito denunciato dai radicali Milio e Manfredi
(autore del libro "Telekom Serbia - Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?").
Scellerato l'operato della Commissione parlamentare d'inchiesta, che alla
ricerca di fantomatiche responsabilità penali (poi del tutto escluse dalla
Procura) per incastrare i leader del centrosinistra, finì per trascurare di
ricostruire le responsabilità politiche di un'operazione - catastrofica sotto il
profilo finanziario e della politica estera - che permise al dittatore serbo di
mantenersi al potere. Federico Punzi
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Metanopoli
Mentre buona parte di quei circa 57
milioni di fessacchiotti si perde in sterili ed anacronistiche contrapposizioni
del tipo "fascisti vs comunisti, Prodi vs Berlusconi, finanza laica vs finanza
cattolica (?)" e via discorrendo, i nodi vengono al pettine.
C'è un paese con deficit strutturali gravi:una
totale dipendenza energetica, una cronica carenza di centri decisionali e
strategici, una finanza succube dei poteri forti - intendendo per tali quelli
laici, cattolici, massonici o semplicemente i furbetti del quartierino - e
soprattutto c'è mancanza di credibilità e di onestà. E non passerà molto tempo
che vedremo i mafiosi del nostro ceto politico bazzicare con i mafiosi russi,
cinesi o altri mentre i cittadini italiani dovranno chiedere l'elemosina anche a
questi ultimi per ottenere qualcosa. E sì perchè
tra poco i vari Ladronvic siederanno nei consigli di amministrazione delle
società dell'ENI e tutto il resto seguirà di conseguenza. La minaccia di Putin
di tagliare le forniture all'Ucraina (!?) è concreta ed imminente e stavolta la
Russia avrà, quasi certamente, la sua contropartita. La nostra dipendenza
energetica ci rende potenzialmente ricattabili e i nostri padroni dell'energia
sono i russi da una parte, con oleodotti che transitano nei paesi della CSI, e
nordafricani dall'altra con il gasdotto algerino. Non che ci sia qualcosa di
male a comprare ciò di cui si ha bisogno ma la politica di questi paesi non è
delle più affidabili. I nostri partners europei ci forniranno energia con le
loro centrali nucleari fino ad un certo punto, poi ognuno dovrà pur guardarsi i
fatti propri. In fondo noi abbiamo il sole, da loro fa più freddo, e mal che
vada potremmo risparmiare energia vivendo 52 notti bianche all'anno nelle nostre
magnifiche piazze, una per settimana. Intanto Schroeder si prende milioni di
rubli come consulente del gas russo e come gestore delle enormi pipelines che
vanno dalla Russia alla mitteleuropa. Come Paolo Ostellino sul Corriere ha ben
messo in evidenza, quello di Schroeder appare come un macroscopico conflitto
d'interessi, perchè la sua carica non sembra assimilabile a una figura di
garanzia, anzi in questa vicenda emergerebbe bello e buono il suo personale e
venale interesse. Di questo conflitto d'interessi ne saprà qualcosa
l'eurodeputato kapò Schultz? Saluti e buon anno! Che l'anno nuovo ti porti tanta
energia, gratis, per rompere le scatole ai fetentoni. Paolo
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Prima pagina. Gentile
Direttore del Corsera,
tutto bene anzi benissimo per come
state seguendo le vicende di questi presunti (per ora) ladri di cui
evidentemente è piena l'Italia e per come avete messo in luce l'assoluta
"indegnità" di Fazio, che potrà anche essere ancora giudicato probo e onesto,
come asserisce Berlusconi, ma che dovrebbe comunque provare profonda vergogna
per i suoi comportamenti inadeguati.
Ma i titoli Direttore! Chi fa i titoli
al Corriere? Avendo visto ieri le notizie su Televideo (non seguo più nessun
telegiornale, fanno pena quasi tutti, di qualsiasi colore siano). Ero sicuro,
ancor prima di dare un'occhiata alla Vs prima pagina odierna che il titolo
grosso sarebbe stato dedicato all'Antitrust e al Premier. E, naturalmente, senza
citare nemmeno a caratteri piccoli la replica, immediata, di Bonaiuti. Che
peccato Direttore! Un bel giornale consegnato alla sinistra. Come e più di
Repubblica.
A Lei buon lavoro e sinceri auguri di buon Natale e sereno anno
nuovo, Lucio Russo
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Caso Unipol: Il Silenzio dei
Conniventi
Caro/a amico/a, a Prima Pagina, faziosa quanto
interessante rubrica di Radio 3, il tema che appassiona oggi di più è l'assenza
degli scrittori di sinistra dal dibattito riguardante lo scandalo Unipol su
quotidiani e media della penisola. Uno stupore che, in tutta sincerità, mi
stupisce alquanto. Intellettuali come, ad esempio, Camilleri e Trabucchi, Eco e
Fuksas, Augias e Magris sono mai stati in una cooperativa? Conoscono forse da
vicino i sacrifici che comporta far nascere una società apparentemente non
profit e nel contempo battersi con tutte le forze per incrementarne gli utili,
salvaguardando in tutti i modi la qualità dei servizi e, soprattutto, il
mantenimento dei posti di lavoro per i soci? Conoscono la rabbia di quelle
persone che hanno da decenni la tessera di un certo partito di sinistra perché
ne condividevano i valori? Sono persone che ora scoprono di essere state
buggerate di molti loro legittimi averi da certi compagni furbetti, complici
coloro che sono stati eletti per ben altri motivi e che solo oggi vengono
sorpresi, secondo le note intercettazioni telefoniche, con le manine ficcate
nella marmellata delle plusvalenze. La mia riposta è: no!
Questi sono intellettualoidi militanti che della
sinistra conoscono solo i vantaggi. Mi riferisco ai troppi soldi guadagnati
immeritatamente perché appartenenti alle lobby editoriali giuste e non certo
perché sono grandi scrittori, anzi, Trabucchi, Eco, Camilleri e compagnia bella
sono mediocri scribacchini e nulla più! Possono costoro disquisire da esperti
del movimento delle cooperative, cioè di gente che per lo più si sbatte da
mattina a sera per far quadrare gli sforzi delle proprie attività, se la loro
occupazione principale è quella di cazzeggiare ben retribuiti qua e là per
l'Italia dei salotti progressisti sul terribile regime berlusconiano o di
mietere consulenze principesche da questa o quella fondazione amica anzi ...
compagna? Per me sono solo dei vecchietti terribilmente viziati! Non ci saranno mai loro articoli, statene certi, su Consorte e
sulle sue consulenze da 50 milioncini di euro ricevuti, forse con il benestare
di segretario e presidente della Quercia. Perché gl'intellettualoidi della
sinistra italica, come ben scriveva il grande Leo Longanesi, sono italiani di
una ben nota categoria: quelli che tengono famiglia!!! - Renato Tubère
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Guarda che
anche senza i tuoi articoli le assurdità italiane si vedono
chiaramente.
Ti scrive un precario del lavoro che vede
raccomandazioni e nepotismi quotidianamente e per elementi che valgono meno di
zero. Lavori a tempo indeterminato in Italia solo per raccomandati, compreso
forze dell'"ordine" e Stato in generale! Nella mia città non si può più girare
dalla feccia straniera presente, la prostituzione è ai massimi storici, così
come lo spaccio di droga ed intanto un assessore guadagna 3000 "euri" (così li
chiamano) al mese! Il problema a mio avviso sono proprio gli italiani però, che,
con o senza i tuoi articoli, continueranno ad essere dei SERVI VOLONTARI! Stai
quieta. Adriano P.
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Salve Adriano
P,
Tra 77.000 lettori sei il primo
che ritiene che i miei articoli sono assurdi. Gli altri, ritengono, diciamo
"assurde", le infinite ed impunite porcate e schifezze che avvengono in Italia
che, solo un cieco, e sordo, non vede e non sente.
Anche un militonto, mo'
che ci penso.. Ariauguri gd'o
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Quella strana merenda sul
Britannia
Se si legge QN a pagina 5 c'è un articolo su Draghi
di Alberto Mazzuca che parla proprio della privatizzazione seguita alla
colazione sul Britannia, naturalmente in chiave positiva. Ineffabile Mazzuca,
riesce a non far figurare Romano Prodi in nessuna posizione rispetto a questa
nomina, perfino quando menziona l'IRI, che era guidata da anni da Prodi quando
Draghi arrivò sulla poltrona di direttore del Tesoro, lo salta a pié pari e ne
parla come regno di Giuseppe Petrilli, che la presidenza dell'Iri l'aveva
lasciata 13 anni prima! Mazzuca poi per il resto la dice tutta, compreso il
conflitto d'interessi rappresentato dai suoi rapporti con la Goldman Sachs, che
lo ha fatto vice presidente per l'Europa dopo che alla stessa Goldman Draghi
aveva fatto vendere tutto il patrimonio immobiliare dell'ENI! E adesso ci
riprendiamo questo nobile servitore dello Stato e lo facciamo Governatore della
Bd'I, l'ideale per servire gli interessi dei nostri padroni banchieri
mondialisti. La vera lettura di tutto questo la dà un altro articolo: non sono
le privatizzazioni ma la svendita dell'Italia che deve continuare. Fazio & C
non sono stati fatti fuori perché avevano tentato la scalata al Corriere, come
si affannano tutti a ripetere, ma perché si erano messi ad ostacolare il
programma di svendita che prevedeva che Banco di Bilbao e la banca olandese di
cui non ricordo il nome comprassero Antonveneta e Bnl. Adesso è chiaro che Fazio
non era animato da sentimenti nazionalistici, ma si poneva contro
l'accentramento del potere nelle mani dei pochi banchieri (i proprietari, in cima alla filiera, delle banche centrali) e
finanzieri (Soros) che muovono le pedine a livello mondiale. Alex N
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Su Quella strana
merenda sul Britannia
quello che diceAlex è molto vicino alla
verità perchè raccontatami qualche mese fa anche da un membro autorevole del
consiglio della Banca d'Italia ed in effetti la lega è stata l'unica a puntare i
piedi. Quello che mi chiedo qual'è il pensiero di Berlusconi?
Laura
Lodigiani
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Quella strana merenda sul Britannia
Questo vuol
dire che il Draghi non è un cuor di leone, bensì è uso a obbedir tacendo (quanto
al morire, ha chiaro l'istinto di sopravvivenza e il tenere famiglia). Un gran
paraculo, adatto a fare il curatore fallimentare di Bankitalia. E ti capisco che
non dispiaccia a nessuno, quantunque l'Azeglia preferisse il Padoa Schioppa,
altra tempra di meraviglioso combattente! GMM
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Quella strana merenda
sul Britannia?
Osservazioni puntualissime le tue e forse hai
ragione in effetti l'europa e gli europei sono messi così male che indubbiamente
potrebbe esserne capo anche il massone livornese...... Mario Cuomo
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Quella strana merenda
sul Britannia
Secondo me il signore sul colle è a capo di
tutta Europa. E' il Mazzini dei nostri giorni. Tutti quanti lo temono, di
destra e di sinistra. Lui dice che bisogna vendere le armi alla Cina e nessuno
fiata, e poco dopo la Commissione europea delibera di vendere armi alla Cina.
Lui ha detto guardate che bisogna rassegnarsi, la Bce non può non aumentare il
tasso di sconto?
E, nel giro di una settimana, la Bce aumenta il tasso
di sconto. E' il capo assoluto. Alessio Neri
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Quella strana merenda sul Britannia
perfetto Alessio, inoltre il signore che grazie a Berlusconi sta sul colle
(cosa che non fa onore a Berlusconi) ha insegnato ad alcuni apprendisti stregoni
come fiorani come si possono sistemare le cose e lucrare alle spalle degli
ignari cittadini o clienti con il furto di quel 6x1000 che attuò insieme ad
amato ! un insegnamento che giustifica secondo me tutti i fiorani dato la
carriera e gli onori poi attribuiti al pirata livornese......... Mimmo Domenici
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Quella strana merenda sul Britannia
Una ricostruzione molto utile. Quel Draghi... Nessuno che
si meravigli di quanto sia sempre contigua la Goldman Sachs al mondo degli
affari italiano. Ricordo che poco prima che diventasse presidente del consiglio,
Specchio della Stampa definì Romano Prodi, in un servizio fotografico sugli
uomini che contano nell'economia italiana, "l'uomo della Goldman Sachs". Ma
fra i candidati a governatore c'è poco da scegliere, o è massone e di sinistra
o è massone punto e basta. Inoltre: "Nessuno ha chiamato il Governatore in
carica nel 1992 a rendere conto del fatto che, nell'autunno di quell'anno,
per sua propria decisione, bruciò in due settimane inutilmente ben settantamila
miliardi di Lire per ritardare di due settimane il crollo della Lira, quando
si sapeva con certezza che la Lira stava per perdere ineluttabilmente circa
il 25-30 per cento sulle principali monete europee a causa del differenziale
di svalutazione accumulato tra queste e la Lira italiana, nel corso di diversi
anni, per i quali i rapporti di cambio tra le monete comunitarie erano stati
bloccati, anche se le diverse monete si svalutavano a tassi molto diversi
tra loro, sicché la Lira aveva perso il 30 % del potere d'acquisto rispetto
al Marco tedesco. Eppure l'errore o abuso era clamoroso,e il danno per lo
Stato è stato enorme e noi ne paghiamo ogni giorno le conseguenze di tasca
nostra, mentre quei settantamila miliardi, denari dei contribuenti italiani,
si trasferirono bellamente nelle tasche degli speculatori internazionali.
Non solo nessuno lo chiamò a rispondere del suo operato, o a giustificarlo,
fosse anche in sede politica come si sarebbe fatto con un ministro che avesse
cagionato un tal disastro nazionale: Lo fecero superministro dell'economia,
capo del Governo e infine capo dello Stato.[...] da Euroschiavi p 50 Alessandro
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Privatizzazioni o svendita?
Così il Belpaese perse i suoi pezzi pregiati di Gianluca Savoini old.lapadania.com/2002/ottobre/17/17102002p05a1.htm
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Di tutto si può parlare, in questo paese. Tornarci e ritornarci sopra a distanza
di anni, riaprire dibattiti su questioni anche vecchie di decenni. Caso Moro,
caso Ustica, stragi, attentati mafiosi, Falcone e Borsellino, servizi segreti
deviati e chi più ne ha più ne metta. Ma se si parla di certe cose, di privatizzazioni,
di svendita delle grandi aziende pubbliche ai gruppi stranieri, di incontri
tra i "boiardi" di stato e i magnati dell'alta finanza fatti a bordo di un
panfilo di Sua Maestà britannica, è immediatamente pronta l'accusa: complottismo.
È forse rifacendosi a questa accusa che i giornalisti Fabio Andriola e Massimo
Arcidiacono hanno scelto come titolo per un loro interessante libro la parola
incriminata. "L'anno dei complotti" è stato stampato dall'editore Baldini
& Castoldi nel 1995 ed è dedicato all'anno Domini 1993. Quello dei "complotti",
appunto. Il volume, suddiviso in nove parti distinte, affronta anche la vicenda
della riunione del 2 giugno 1992 sul panfilo inglese "Britannia", di cui ci occupiamo sul
nostro giornale.
Nel vostro libro ricordate come il
direttore generale del Tesoro, Mario Draghi,
scese ad un certo punto dal "Britannia" per
evitare di partecipare a quella riunione.
"La riunione del "Britannia" va contestualizzata
nel suo periodo storico" - spiega Fabio Andriola, scrittore, giornalista e
autore della trasmissione su La 7 Stargate, linea di confine. "Nel 1992 accaddero alcune cose: la crisi della Prima
Repubblica, le privatizzazioni, l'attacco alla lira di quel "pescecane"
dell'alta finanza George Soros. E il "caso Britannia" si mostrò perfettamente
congruente a quello che accade prima e dopo. Peraltro importanti protagonisti di
quella operazione sono ancora in auge al giorno d'oggi".
Di chi sta
parlando?
"Dell'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato.
Dell'allora ministro del Tesoro, già governatore di Bankitalia e futuro
presidente del Consiglio e presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Del presidente dell'Iri, futuro presidente del Consiglio e presidente della
commissione Ue, Romano Prodi. In quel famoso anno persino importanti esponenti
politici di primo piano non ebbero il timore di parlare dell'esistenza di un
complotto contro l'Italia, contro la nostra struttura economica".
Nel
vostro libro sottolineate come la vicenda del
"Britannia" anticipa il susseguirsi di una serie
di avvenimenti che trasformarono il 1992 - 93 in un
periodo veramente molto speciale.
"Torniamo per un momento con la
mente a quel periodo. Vi fu una specie di "colpo di stato" interno alla
massoneria italiana, con il Gran Maestro Di Bernardo preoccupato per l'offensiva
scatenata dagli incappucciati del Grande Oriente d'Italia capitanati da Armando
Corona; la magistratura si spaccò in due tronconi ben distinti "idelogicamente";
ricominciarono ad esplodere bombe che soltanto anime belle possono credere
piazzate per eliminare Maurizio Costanzo; esplode con tutta la sua virulenza
Tangentopoli; e, dulcis in fundo, finisce in prima pagina quel singolare
scandalo, con connotati pecorecci, che ebbe come protagonista "Lady Golpe", al
secolo Donatella Di Rosa, che però andò a mettere nei guai, guarda caso, il
comandante di uno dei pochissimi reparti operativi dell'esercito, il generale
Monticone".
Nel vostro libro ricordate come il direttore generale del
Tesoro, Mario Draghi, scese ad un certo punto
dal "Britannia" per evitare di partecipare a
quella che sembrava diventare una svendita delle grandi aziende pubbliche
italiane alle multinazionali americane e britanniche.
"Sì, in
seguito fu lo stesso Draghi ad ammettere il suo imbarazzo. Dopo il "Britannia"
le privatizzazioni vennero effettuate a ritmi serratissimi. Parlando soltanto
del settore agroalimentare, ad esempio, un settore tradizionalmente importante
per la nostra economia, furono numerose le ditte che vennero acquistate dagli
stranieri: Locatelli, Invernizzi, Buitoni, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni,
Moretti, Fini, Perugina, Mira Lanza e tante altre".
C'è chi sostiene
però che i magnati della grande finanza hanno ben altre e più rinomate sedi per
riunirsi quando ne hanno voglia. Che bisogno ci sarebbe quindi
di salire a bordo di un panfilo?
"Sono d'accordo a metà con questa
osservazione. Nel caso del 2 giugno 1992 non si trattava di lobbies che
lavoravano per il controllo di miniere di diamanti sudafricane e nemmeno di
finanzieri di Zurigo. In quel caso il meeting venne organizzato da un ben
preciso gruppo di potere londinesi. Sul "Britannia" si trasferì in
quell'occasione un pezzo della City di Londra. Senza dimenticare che
storicamente la Gran Bretagna ha sempre cercato di ostacolare il rafforzamento
di qualsiasi paese europeo".
Praticamente nessuno,
allora, cercò spiegazioni sul perché di una simile riunione al
largo di Civitavecchia. Come mai?
"Perché i
governanti, specie quelli di sinistra, hanno cercato di accreditarsi nel "mondo
che conta" recandosi in pellegrinaggio alla City di Londra come a Wall Street.
Assicurando ovviamente la loro disponibilità per non disturbare troppo il
manovratore. Il terminale dei politici italiani che dovevano garantirsi sul
fronte internazionale è stata, fino a pochissimo tempo fa, proprio la City di
Londra".
Andriola, voi avete scritto questo libro
sette anni fa. Ma qualcuno dei nomi citati vi ha contattati per
smentire o rettificare quanto da voi pubblicato? Qualcuno vi ha
querelati?
"No, nessuno. Va anche detto che quando uscì il libro non
ottenne pubblicità. Ma posso affermare senza tema di smentita che questo libro
ancora oggi viene consultato dai colleghi giornalisti. Ricordo peraltro che
Bettino Craxi, nell'"esilio" di Hammamet, citò "L'anno dei complotti" in una
serie di interviste, giudicandolo molto interessante e utile per capire il
decennio da poco trascorso".
Tornando al tema iniziale di questa
intervista, dobbiamo credere alla tesi di un
"complotto" mondialista contro il nostro
paese, o no?
"Le risponderò citando una frase di
Jean Paul Marat del 1791, in piena Rivoluzione Francese. "Per credere a un
complotto - scriveva Marat - voi avete bisogno di prove giuridiche: a me basta
l'andamento della situazione generale, le relazioni dei nemici della libertà,
gli andirivieni di certi agenti del potere. Che ne sapete voi, se ciò che
prendete per falsa notizia non è invece uno scritto di cui avevo bisogno per
parare qualche colpo funesto e conseguire il mio
scopo?".
Già. Che ne sappiamo noi veramente di quel
che avvenne sul "Britannia" il 2 giugno di
dieci anni fa?
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Gentile vice Direttore del Corsera,
vorrei
poter dire ad Ernesto Galli della Loggia che io e molti miei amici e conoscenti
lettori del Corriere ci sentiamo fortissimamemnte parte della società civile e
che dissentiamo completamente da quanto lui scrive oggi (ne abbiamo letto solo
la prima pagina, ben capendo <dove voleva andare a parare>. Di Biagi,
anche lui come sempre in prima pagina, leggiamo di solito addirittura soltanto
il titolo...). Mi rincresce dirlo ma il grande Professore dottor Galli della
Loggia di cui abbiamo apprezzato molti interventi in passato dà la sensazione di
cambiare toni ed idee al cambio di Direttore. E l'ultimo cambio mi pare, posso
sbagliare, sia stato voluto fortemente da Prodi (che prima col Corriere non
faceva che lamentarsi) e da una grossa parte della finanza italiana. Noi Società
civile non siamo d'accordo con gli avvisi di garanzia ad un Presidente del
Consiglio durante eventi internazionali.
Non siamo d'accordo con centinaia di
indagini indirizzate verso un solo individuo che certo e purtroppo non ci
sarebbero state se questo individuo non fosse sceso in politica e che certo e
purtroppo non ci sono state verso altre centinaia di individui che viceversa non
sono scesi in politica. Non siamo d'accordo con un Governatore della Banca
d'Italia che guadagni per quindici anni due miliardi l'anno di solo stipendio
(quattro volte quel che guadagna il Presidente della Federal Reserve americana)
e che consenta quello che ha consentito (bond Argentini, Parmalat, Cirio,
Fiorani, Consorte, il bacio in fronte, la pugnetta, e chissà quante altre
malefatte di cui noi Società civile nulla sappiamo ma che certo i grandi
editori, i direttori di grandi giornali, i grandi banchieri, i grandi
finanzieri, i grandi industriali, tutta gente da due miliardi l'anno a salire
vertiginosamente sanno ma tacciono quando fa comodo a loro e parlano quando fa
comodo a loro). Non siamo d'accordo su quel che apprendiamo solo oggi è accaduto
per anni alla Confcommercio col consenso certo e o col silenzio assenso di tutti
i predetti signori. E chissà quante altre gestioni e ladronerie simili ci sono
di cui i predetti signori sanno e noi non sappiamo. Noi Società civile non siamo
d'accordo con tutti costoro che nei dibattiti pubblici o nei loro articoli e o
conferenze si ergono a difensori degli interessi del Paese, a difensori delle
classi lavoratrici e dei meno abbienti, dall'alto dei loro tre alberi e del loro
lusso sfrenato. D'altronde come dar loro torto in un paese dove il Presidente
del partito dei lavoratori paga una piccola rata mensile di leasing da 16
milioni delle vecchie lire per la sua piccola barca e il segretario dello stesso
partito si riunisce a Roma con il suo staff nel lussuosissimo hotel de Russie,
laddove Rutelli invece predilige riunirsi in non so quale altro ristorante di
lusso, e Rizzo e Pecoraro Scanio in altrettanti ritrovi esclusivi e Bertinotti
sparge la sua erre moscia in tutti i salotti bene della capitale, quelli che non
piacciono a Prodi. E sono tutti contro Berlusconi, perchè la ricchezza e il
potere chiamano ricchezza e potere e rende avidi e loro sono assetati di ancor
più potere e di ancor più ricchezza, non certo perchè hanno a cuore gli
interessi di noi Società civile. E non hanno uno straccio di idea e sono solo
buoni a parlare in negativo di quel che Berlusconi fa e che il suo povero
governo fa. Ma come si fa a governare l'Italia così piena di egoisti e di gente
che bada solo al proprio interesse personale, Galli della Loggia, forse anche se
non primo tra tanti? Cordialmente, Lucio Russo
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Pannella: Le ragioni e le scelte dell'ultimo Craxi, con 20 anni di
anticipo.
Urge più che mai la lotta contro le commistioni e
le illegalità di oggi. Bene che si scoprano (o coprano?) i guai di ieri. E non
si finga di non riconoscersi in perfetta contiguità in quelli di oggi. Forse
peggiori... La "Rosa nel Pugno" è l'unica forza di alternativa e di riforma
democratica e laico-liberal-socialista per il dopo-Berlusconi.
Su "Notizie Radicali", il giornale telematico di
Radicali Italiani www.radicali.it
"L'attualità di Bettino
Craxi (che c'è) o è volutamente ignorata è, ben peggio, colpevolmente
mistificata e svilita. Bettino Craxi uscì di fatto e ufficialmente dalla realtà
istituzionale ed anche politica italiana con il suo ultimo intervento
parlamentare di chiamate di correo, di denuncia e di accusa (ben più che di
difesa) con la quale illustrò e documentò la realtà di un regime partitocratico
fondato su una comune convinzione e unità ideologica (quella della
ineluttabilità e della convenienza) di un uso di parte, fazioso, delle
istituzioni e dei cittadini italiani, incompatibile con uno Stato di diritto e
una democrazia costituzionale. Se ve ne fosse stato bisogno per coscienze libere
e forti, abbiamo oggi la conferma che la caduta di Craxi, del Psi, della Dc, del
Pri, del Pli e dello Psdi fu lo strumento attraverso il quale quel regime alla
fine denunciato da Bettino potesse proseguire e resistere a quello che per un
democratico, socialista, liberale, laico, radicale è il destino di un potere
oligarchico costretto a radicarsi sempre nell' intimo della società ed in
contraddizione con i propri valori ufficialmente fondanti. Bettino Craxi in
realtà, si trovò a pagare un alto costo per una scelta che aveva come obiettivo
una possibile vittoria di una politica di "Socialisti" (non "socialista")
attraverso una tattica politica non liberale, non socialista, non laica,
nell'illusione che questo "mezzo" potesse provocare una affermazione storica di
quei valori che tatticamente abbandonava e - provvisoriamente, nei fatti -
rinnegava. Alla fine, in quelle settimane, apparve chiaro - ma quasi solamente a
lui - che quella sua scelta aveva portato al disastro il suo partito e lui. E
cercò di far propria e di rilanciare la politica socialista, liberale, laica,
alternativa che aveva malauguratamente abbandonata: quella socialista e radicale
di Loris Fortuna e mia, in gran parte fatta propria da Claudio Martelli. E,
com'è noto a molti, per settimane egli cercò di convincermi (e convincere) che:
"... ora è il turno tuo, della tua politica, se non vogliamo lasciar travolgere
il nostro tentativo e le nostre speranze di fondo".
Potremmo dire, oggi, che
formalmente aveva intuito e prescelto il necessario e il "nuovo" con 20 anni di
anticipo! Quello che lui tentò in extremis era di ottenere che, con lui,
crollasse tutto il tempio "filisteo", che il diluvio spazzasse via coloro che
con la crudeltà di autentici barbari lo immolavano e immolavano la politica di
quel centro-sinistra da lui voluto e dagli altri partiti della coalizione,
usando anche quella politica "barbara" ormai con evidenza senza remore per
installarsi dalla parte dei vincitori urlando "Guai ai Vinti". Per un attimo
sembrò che da quelle rovine potesse scaturire con il primissimo Berlusconi una
alternativa liberale e antioligarchica. Da tempo tutti sappiamo che Silvio
Berlusconi è stato ed è l'ultimo - per ora - di loro e non l'alternativa a
loro.
La Rosa nel Pugno oggi rappresenta la rinascita e
la radicalità anche di quella speranza, oltre che di tutti coloro che ormai non
possono più non prendere atto dell'unità profondamente partitocratica e
oligarchica, politicamente mafiosa di "palermitani" e di "corleonesi" nelle
alterne fortune del loro delittuoso affermarsi. E, oggi, continuiamo a sperare
del loro "convertirsi". La Rosa nel Pugno è la leva con la quale si può sperare
di risollevare quel mondo di speranze democratiche e laiche, dopo quasi un
secolo di tragedia, di sconfitte di declino del nostro paese e dio non voglia,
come in passato esportandolo in tutta l'Europa.
"Lo si sa: il passato che non
s'affronta vive e incombe ineluttabilmente come persistente presente/futuro. O,
per dirla chiaramente, condanna il presente a metastasi inarrestabili e letali
d'un tumore che ci si era illusi di poter battere semplicemente nascondendolo a
se ed agli altri, con l'aiuto illusorio dei soliti palliativi. Questo vale per
il regime attuale per tutto il ceto dominante del nostro monopartitismo
imperfetto dell'oligarchia, di destra o sinistra che appaia. Oltre ai 31 punti
di Fiuggi, che non sono stati presi nemmeno in burocratica attenzione, ve ne
sono altri che non possono non connotare - a mio personale avviso - la politica
e i programmi adottati e difesi dalla Rosa nel Pugno, per l'Unione, il
Centrosinistra, o come lo si voglia individuare.
In primo luogo la concezione
statolatrica che è alla base di pretese nuove legittimità per le quali vengono
finanziati dai contribuenti, a loro spese, e senza controlli, malgrado il popolo
italiano si sia pronunciato plebiscitariamente (oltre il 90% dei Sì) contro, il
finanziamento pubblico dei partiti, e probabilmente di sindacati, corporazioni
di settore mentre oggi li si deruba, ripeto: li si truffa e si deruba, con una
operazione illegale, violenta, secondo le leggi eccezionalmente vigenti
dette di "rimborso spese", anche se mai avvenute, conosciute, controllate.
Abbiamo così (e dobbiamo cancellarli) l'uso e l'abuso di "servizi pubblici" ai
fini di interessi "privati" che si aggiungono alle migliaia di milioni in
contanti, non di rado usati per costituire patrimoni immobiliari, uso fruttifero
e speculativo in banche o borse, in operazioni che da qualche anno vengono
sempre più duramente e chiaramente alla luce come costitutive della, "nuova
legalità" italiota. In secondo luogo va assolutamente affrontata la sistematica
violazione di dettati costituzionali democratici, e dei Trattati comunitari
internazionali in tema di diritto, di diritti e in particolare di elezioni, di
elettorato passivo e di Costituzione stessa dei singoli momenti elettorali.
Occorre progettare l'impegno, immediatamente, o non resterebbe che da constatare
che fra centrodestra e centrosinistra resistono e si aggravano tutt'al più
differenze solo quantitative nell'uso e per l'uso delittuoso delle istituzioni e
degli interessi in essi dominanti, ripetiamolo: oligarchici e partitocratrici,
sideralmente distanti dalle realtà sociali e dalle regole costitutive di uno
Stato di diritto....
Potrei continuare - ahimé - a lungo. Ed è interessante
che a fronte del lancio incidentale di un sassolino nello stagno oligarchico a
titolo d'esempio e del tutto in via personale, si sia alzato un coro di rane, di
moniti, di sdegnate reprimende. Pari, soltanto, al consenso popolare davvero
generalizzato che, nei loro stessi "popoli", tribù o, spesso, famiglie, mi si è,
subito e ovviamente, manifestato: "Bonino for Presidente, magari!". Ma dove e
quando, oltre che nella e dalla Rosa nel Pugno, si comincerà a discutere, a
trattare compromessi, a governare retromarcie su tutto, dagli embrioni ai
detenuti, alla crisi della giustizia e quella delle piovra mafioso-politica?".
Ora si griderà a Pannella che attacca e rompe con il centro-sinistra :-)? Da
ridere; o da piangere?
Per mio conto, cerco così di scongiurare debolezze,
errori, cattive coscienze, illusioni, che realisticamente fanno della
prospettiva elettorale un momento di altissimo rischio di dissipazione di un
patrimonio di alternanza e di alternativa che a troppi era parso inesistente a
fronte di anni e anni di successi che, accade a volte, accecano più che gli
insuccessi
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Oltre la Verità Ufficiale.
Mario Draghi & la lobbies bancaria
di Marcello Pamio - 30/12/2005 www.disinformazione.it
La Goldman Sachs & Co. è sicuramente una delle banche d'affari private
più potenti del mondo. Sorta nel 1869 a Manhattan (New York) grazie a due
immigrati tedeschi: Marcus Goldman e Samuel Sachs. In questi giorni Mario
Draghi è stato nominato governatore di Bankitalia, al posto del dimissionario
Antonio Fazio. Cosa c'entra, direte voi, Mario Draghi con il colosso bancario?
C'entra eccome: Mario Draghi è vicepresidente della Goldman Sachs per l'Europa,
la cui sede centrale ha gli uffici nel miglio quadrato più ricco (e potente)
del mondo: la City di Londra. Questa cittadella grande all'incirca 2.6 km
quadrati, è certamente piccola di dimensione ma non per influenza, visto che
nelle sue street hanno sede le più importanti multinazionali e/o banche del
globo! Come mai un uomo legato e stipendiato molto bene da una banca privata
così potente viene nominato direttore della Banca più influente d'Italia?
Quella banca, per intenderci, che s'incamera il Signoraggio monetario nazionale
e una parte del Signoraggio europeo? Ma chi è questo Mario Draghi? Facciamo
un passo indietro. Il professor Draghi è stato dal 1991 al 2001 Direttore
Generale del Tesoro e presiede dal 1993 il Comitato per le Privatizzazioni,
egli infatti è l'artefice delle grandi privatizzazioni statali (dall'IRI alla
Telecom, Enel, Eni e altre grandi aziende dello Stato). Quindi un personaggio
di tutto rispetto! Talmente di rispetto che fu uno dei privilegiati ospiti
alla colazione (non da Tiffany) ma a bordo del panfilo reale della regina
Elisabetta, il "Britannia". Siamo nel 1992, e ci troviamo al largo di Civitavecchia,
ma non su territorio italiano ma inglese. Qui vennero decise le sorti economiche
dell'Italia. (vedi precedente articolo). Il 1992 fu un anno molto particolare:
crisi Prima Repubblica, uragano Tangentopoli, attacco alla lira da parte del
filantropo George Soros che Carlo Azeglio Ciampi non riuscì o non volle impedire.
E non è tutto, sentite a tal proposito cosa disse in quegli anni Reginald
Bartholomew (ambasciatore americano a Roma e futuro presidente di Merril Lynch
Italia): "Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la
necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo
spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri"[2]
Avete capito?
Rimuovere ogni barriera per gli investimenti esteri!!!
E' proprio quello che hanno fatto Draghi & C.
Ha talmente lavorato bene, che oggi Draghi è stato premiato con la direzione
della Banca d'Italia. "Una scelta di alto profilo"[3] dice Romano Prodi in
merito al nuovo capo di Palazzo Koch! E ci credo: il leader della sinistra
è stato (e forse lo è ancora) consulente guarda caso proprio della Goldman
Sachs (nonché presidente dell'Iri per ben due volte), e uno dei protagonisti
della svendita italiana. In tredici anni decine e decine di grosse aziende
nostrane passarono in mani straniere (per esempio Buitoni, Invernizzi, Locatelli,
Ferrarelle, e moltissime altre).[4] Quindi non è poi strano che Mario Draghi
piaccia tanto a Prodi, anche perché sembrerebbe, e qui il condizionale è d'obbligo,
che la campagna elettorale di Romano sia finanziata da una certa Linda Costamagna[5],
una privata signora. Fin qui nulla di male. Ma se venisse fuori che questa
signora è la moglie di Claudio Costamagna, Amministratore delegato della Goldman
Sachs per l'Europa[6], la cosa cambierebbe? Certo che sì. Ma allora...non
è che questo colosso - membro della potentissima lobbies bancaria internazionale
- ha tutte le intenzioni di privatizzare l'intero Stato, aprendo ulteriormente
all'estero (alle sorelle) e controllando il sistema monetario del nostro paese?
Questa preoccupazione non è campata in aria, visto che dopo l'incontro sul
"Britannia" (tra le cui banche ospiti c'erano proprio i vertici della Goldman)
sono iniziate quelle mega privatizzazioni e acquisizioni che hanno depredato
e svenduto i patrimoni pubblici. E poi come non preoccuparsi, se il nuovo
controllore del sistema monetario e/o bancario (governatore di Bankitalia)
italiano e il capo del governo (prossimo) sono finanziati e controllati dalla
stessa banca d'affari privata? L'unica cosa certa è che i vertici delle lobbies
bancarie internazionali, gli stessi che stanno controllando le economie planetarie,
avranno un altro ottimo motivo per festeggiare a capodanno.
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Oltre la Verità Ufficiale
www.disinformazione.it
Antonio Fazio e lo scontro tra Opus Dei & Rothschild... di Marcello Pamio - 22/12/2005
Antonio Fazio si è dimesso da governatore di Bankitalia. Qualcuno ancora
festeggia, qualcun altro invece - magari nelle oscure stanze dell'Opus Dei
di via Bruno Buozzi 73 a Roma - si asciuga le lacrime. Dopo 12 anni di
mandato lascia Palazzo Koch di Via Nazionale "per il bene del paese"
dicono all'unisono i nostri umili governanti. Cosa farà adesso? Con
quale incarico verrà premiato per i suoi servigi alla società e soprattutto
per sopperire allo stipendio miliardario (2 miliardi di vecchie lire, pari
a oltre 160 milioni al mese)? Al suo illustre predecessore è andata molto
bene. Carlo Azeglio Ciampi oggi ricopre la prestigiosa carica di Presidente
della Repubblica. (Ricordiamo che è stato lo stesso Ciampi a voler Fazio come
successore. All'epoca Fazio era vicedirettore generale e ha "magicamente"
scavalcato il direttore generale che era Lamberto Dini...) Eppure...
l'attuale capo dello Stato ha nel suo armadio qualche scheletruccio di troppo.
Nel settembre 1992, quando dirigeva la Banca Centrale nel governo, guarda
caso, di Giuliano Amato, ritardò una speculazione della sterlina da parte
del filantropo George Soros contro la lira che ne causò la sua svalutazione
del 30%. Nel vano tentativo di arginare l'attacco, l'esperto di finanza Ciampi
prosciugò le riserve in valuta estera della Banca d'Italia: ben 48 miliardi
di dollari (quasi 100 mila miliardi di vecchie lire)!!! Stranamente pochi
mesi prima di questa speculazione criminale, per l'esattezza il 2 giugno 1992,
avvenne un incontro segreto a bordo del panfilo reale della regina Elisabetta
II d'Inghilterra, il Britannia, al largo di Civitavecchia.
A bordo vi erano esponenti del mondo bancario e finanziario
e lo scopo era quello di complottare la completa privatizzazione delle
partecipazioni statali e dell'industria di Stato a prezzi stracciati a seguito
proprio della svalutazione della lira provocata da Soros & Co. Nel mega
yacht vi salirono i rappresentati delle banche Barings, Warburg, Barclays, ecc.;
personaggi come Mario Draghi, il direttore generale del ministero del Tesoro
dell'epoca, Beniamino Andreatta, George Soros e la stessa regina Elisabetta che
si è occupata dei saluti ufficiali. Il miliardario ungaro-statunitense Soros,
abituato a far crollare le economie di interi paesi (vedi la crisi delle Tigri
asiatiche), è lo stesso che ha incontrato recentemente Francesco Rutelli e
Romano Prodi (ex consulente della Goldman Sachs). Forse i 2 navigati politici
avevano bisogno di qualche consiglio su come gestire al meglio il prossimo
governo, dal punto di vista economico? Se a Ciampi, che ha lasciato svuotare le
casse della Banca d'Italia, gli hanno regalato il Quirinale, cosa mai offriranno
a Fazio per i suoi servigi? In fin dei conti non ha controllato quello che
doveva, non ha impedito quello che doveva impedire (Cirio, Parmalat & co),
e ha tentato di scalare quello che non doveva scalare. Per non parlare
delle tonnellate di oro (tra le 450 e le 1500 tonnellate) che la Banca d'Italia
avrebbe iscritto in bilancio ma che risultano sparite... Insomma diciamolo: un
curriculum di tutto rispetto! Gli stessi che stanno decidendo il premio di
produzione per Fazio, stanno anche decidendo il suo sostituto (e non mi
riferisco al governo fantoccio di Berlusconi). Alcuni nomi già circolano e sono
molto interessanti: Mario Draghi (Banca Mondiale, gruppo Bilderberg, vice
presidente della Goldman Sachs), Mario Monti (Bilderberg, appena "assunto" dalla
Goldman Sachs), Tommaso Padoa Schioppa (Aspen Institute, Commissione
Trilaterale, Bilderberg), Domenico Siniscalco (RIIA, Royal Institute for
International Affairs, il governo invisibile britannico), Vittorio Grilli (Aspen
Institute), Lamberto Dini (ex vice presidente della BIS, la Banca per i
Regolamenti Internazionali, Cavaliere di Gran Croce, Fondo Monetario
Internazionale). Ci siamo capiti, vero?
Il posto vacante di governatore, una
delle poltrone più potenti e prestigiose dello scenario italiano, sarà
prontamente occupata da uno di questi personaggi: una persona vicina a quelle
che il ricercatore del Centro Studi Monetari, Marco Saba, definisce le Brigate
Rothschild! Membro quindi del gruppo elitario dei Bilderberg o della Commissione
Trilaterale (commissione elitaria che lega USA, Europa, Giappone), o per che no,
della banca d'affari più potente al mondo la Goldman Sachs. Quindi il
religiosissimo Antonio (è andato a stringere la mano al capo dell'Opus Dei:
Benedetto XVI), è il capro espiatorio dello scontro al vertice tra l'Opera
(Obra), comunemente noto come Opus Dei, e quelle fazioni vicine agli imperi
anglo-ebraici come Rothschild, Warburg, Barings, Goldman Sachs, ecc. Chi
vincerà? Lo sapremo tra qualche giorno, e
mentre attendiamo trepidanti, il governo, burattino dei Poteri Forti, ha
blindato il disegno di legge sul risparmio in discussione alla Camera, mettendo
la fiducia su due emendamenti: l'articolo 19.100 su Bankitalia (mandato a
termine di 6 anni per il governatore) e il 30.100 - guarda caso - sul falso in
bilancio.
Evviva i marpioni e la finanza
creativa!!!
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Britannia Draghi e Massoni.
L'uomo degli altri
Una limpida, esauriente, interessantissima
indagine su Mario Draghi fatta da sinistra.
31 dicembre: nel plauso a denti stretti della destra e più convinto della
"sinistra" a Mario Draghi governatore della Banca d'Italia, si chiude l'annus
horribilis berlusconian-dalemiano.bertinottiano 2005. Vince la finanza anglo-israeliana,
massonica e laica (si fa per dire), perde la finanza cattolica e, in specie,
la massoneria Opus Dei. Vincono anche coloro che 13 anni prima hanno
avviato la bancarotta italiana, assassinato la politica e
fatto trionfare un'economia in gran parte straniera di rapina e per il resto
quella che impesta l'aria di questi tempi. La posta in gioco?
Tra le altre il famigerato Partito Democratico filoclintoniano, filoisraeliano,
filobilderberghiano, massonico,
di Rutelli, Veltroni e aggregati vari.
Uomo di Soros, ma anche dei Rothschild, dei
briganti globali Goldman Sachs (la più grande banca d'affari del capitalismo con
le zanne), dei Chicago Boys, delle organizzazioni mafioso-massoniche Bilderberg
e Trilateral (alle cui conventicole insieme a Henry Kissinger non manca mai),
cioè di tutta quella che a buon diritto si può chiamare la mafia economica
ebraico-laica (con l'accento sul primo termine) in contrapposizione - e a volte
in combutta - con la mafia finanziaria cattolica, quella dei Mercinkus, Sindona,
Calvi e, infine, di Fazio. Uomo con alle spalle uno dei più colossali tradimenti
nazionali, tradimenti che sono essenzialmente quelli a danno dei lavoratori,
quando nel 1992 fu complice di quell'assalto all'economia italiana, guidata dal
più grande delinquente della speculazione filosionista, George Soros, che
sfasciò per sempre il sistema produttivo del nostro paese. Le forze di cui
Draghi fu l'operativo in Italia, sia con il sabotaggio del '92, sia
sovrintendendo ai successivi saccheggi nella qualità di presidente del Comitato
per le privatizzazioni (dal 1993), sono le stesse che in Palestina fucilano o
torturano pacifisti e oppositori, rimuovono un popolo, con l'assassinio e il
massacro sociale, dal primo lembo di un obiettivo strategico chiamato "Grande
Israele"; le stesse che in Iraq hanno cercato, invano, di decapitare un polo
antimperialista, nazionale e socialmente alternativo ai modelli del vampirismo
capitalista e del nuovo colonialismo; le stesse che, a partire dai progetti di
una masnada di nazisionisti covati da Reagan e Bush padre a Washington, si
propongono il dominio e il saccheggio planetari. A volte si opera con il
fosforo, a volte con le manifestazioni colorate, a volte con il terrorismo, a
volte con la moneta. (....)
Oggi la stampa di sinistra
(di quella di destra, con I suoi automatismi
dell'allineamento, non mette conto parlare) di
tutto questo non fa menzione. C'è questa intermittenza della
memoria, ormai strutturale e,
forse, condizione di sopravvivenza in un esistente considerato
ineluttabile, che ha già consentito alla sinistra cosiddetta
radicale di allinearsi su alcune questioni dirimenti per la nostra storia e il
nostro futuro. Ne cito solo alcuni, ma cruciali: il terrorismo dalle
Brigate Rosse ad Al Qa'ida, la demonizzazione dei "nemici" da Cuba alla
Jugoslavia, dall'Algeria alla Corea del Nord, dall'Iraq alla Siria e all'Iran; e
poi il cristianesimo papista e non, la non violenza, I diritti umani e la
democrazia, tutti sussunti nei termini esatti che convenivano al potere
capitalista nella sua fase finale dell'imperialismo economico e bellico con
salmerie al seguito. Qualche accenno all'"uomo delle privatizzazioni" sul
"Manifesto", con Parlato da sempre affettuoso con la Banca d'Italia, perfino con
suoi pontefici più maleodoranti, e, con più energia, su "Liberazione" dove,
ricordando la svendita operata da Draghi dei cosiddetti "gioielli di famiglia",
Enel, Eni, Telecom, IMI, Comit, BNL, tutto il sistema bancario italiano, si
parla del neo-governatore della Banca d'Italia come del responsabile del
processo che "consegnò l'economia del paese in mano alla finanza e alle sue
speculazioni, accompagnando e accelerando in modo vistoso il declino industriale
del nostro paese; che ha segnato definitivamente il tramonto dell'etica, se mai
ve n'è stata una, nell'economia di mercato; che ha precostituito il terreno per
le scorrerie dei vari raiders di ogni colore..." E dici niente! Roba che, se un
ciarlatano biscazziere non avesse disintegrato il sistema giudiziario e la
sensibilità morale universale, dovrebbe imporre al personaggio una specie di
Norimberga per crimini contro il pezzo italiano dell'umanità.
Ma la
metastasi entrista del giornaletto del rampichino Bertinotti rimedia
subito, aprendo le porte alla possibilità che il Dilapidatore
Massimo della nostra storia si ravveda. Per cui "non vi è nulla di
personale contro Mario Draghi. Anzi, la sua biografia intellettuale è di tutto
rispetto, a cominciare dal suo essere stato uno degli allievi di Federico Caffè,
uno degli economisti più innovativi e socialmente sensibili della storia del
nostro paese..." E che vuol dire? Non è forse Fassino allievo di Togliatti e il
Panzerpapa allievo di Gesù? Ma l'eulogia va avanti a vele spiegate visto che il
Nostro "ha una notevole dimestichezza con il funzionamento degli organi dello
Stato, maturata lungo un decennio nelle funzioni di direttore generale del
Tesoro.
La sua esperienza internazionale è fuori di dubbio,
visti I suoi incarichi nel G7 e nel G10, nonché la recentissima attività presso
un'istituzione globale come la Goldman Sachs... E' dunque una nomina di alto
profilo, come è stato autorevolmente commentato..." Insomma, un quasi santo. "Il
Manifesto", accennato anch'esso alle privatizzazioni, segue a ruota: "Nel lavoro
però Draghi non ama la solitudine. Ama il dialogo, il lavoro di staff, la
discussione, circondarsi di intelligenze (di quali è detto in apertura di questo
scritto. N.d.r.). In questa ottica in Banca d'Italia si attendono molto". Poi,
detto correttamente delle sue sciagurate svendite degli organi vitali del paese,
si sale addirittura al diapason: "Draghi non è uomo di sinistra, anche se
certamente non è di destra.
O almeno di questa destra. Credo che possa essere
definito un liberal nell'accezione Usa". Gore Vidal, Noam Chomsky, Luther King,
Robert Redford, Gorge Clooney, Sean Penn, Norman Mailer si voltano dall'altra
parte colpiti da spasmi.
La frase da lapide sulla magione dove Draghi
è nato è sempre del "Manifesto": "E' stato un ottimo
servitore dello Stato... e quando ha avuto in mano i conti pubblici, le cose
andavano decisamente meglio di oggi". Mancano solo la corona d'alloro e la banda
dei granatieri. Vediamolo, allora, questo "ottimo servitore dello Stato" e
colmiamo qualche vuoto che, certo inavvertitamente, i nostri controinformatori
intestatari del termine "comunismo", hanno lasciato nelle citate biografie
(attingiamo in buona misura a quanto pubblicato e mai smentito nei siti
telematici in calce). L'uomo che ha sconfitto il capofila della finanza
cattolica (ma il Papa si è subito rifatto sull'embrione e sulle donne) e ha
aggiunto sulle torrette di Palazzo Koch uno svettante vessillo a bande bianche e
azzurre, emerge dal grigiore della burocrazia ministeriale poco dopo essere
stato chiamato a dirigere il Tesoro. (...)
Al largo di Civitavecchia
veleggia il panfilo più lussuoso e prestigioso del mondo:
il "Britannia" della regina
Elisabetta. Oltre che la sovrana Hannover-Windsor, la cui presenza a
bordo rimase confinata nelle voci, tra i passeggeri figurano i rappresentanti
delle banche più importanti e manovriere della finanza ebraico-massonica,
Barings, Barclay's e Warburg, lo speculatore internazionale Gorge Soros,
titolare del Fondo Quantum collocato nelle Antille Olandesi e, secondo indagini
statunitensi, sospettato di essere gonfio di dollari da riciclaggio nell'ambito
del traffico di droga colombiana, e, per l'Italia, Mario Draghi, Beniamino
Andreatta, collaboratore di Romano Prodi e, privo però di conferma, il ministro
del Tesoro Barucci. Tutta gente che, se i procedimenti aperti dalle procure di
Roma e Napoli non fossero svaporati nelle nebbie, avrebbe rischiato fino a
quattro anni di carcere - e l'esclusione in perpetuo dal mondo finanziario e
dall'ambito delle persone perbene - per aver provocato la svalutazione con mezzi
illeciti della moneta nazionale e dei titoli di Stato, aprendo poi le porte alla
cannibalizzazione dell'economia italiana da parte delle forze finanziarie
ispirate dalla City di Londra e da Sion. I due massimi responsabili della lira
erano in quel momento Carlo Azeglio Ciampi, governatore e Lamberto Dini,
direttore generale della banca centrale, poi diventati presidenti del consiglio
dei due governi tecnici responsabili delle privatizzazioni su tutto il fronte e
di tagli micidiali alla spesa pubblica, come suggerito da
Maastricht.
Dallo yacht regale, pronube Mario
Draghi (che poi pigolerà flebili rincrescimenti,
peraltro poco credibili visto il successivo accanimento
svenditore), si sprigiona quella nube tossica che,
nel successivo settembre, farà dell'economia
italiana, soprattutto degli italiani altri dai connazionali
speculatori, avanzi da rottamazione. Entra in scena
George Soros, l'anfitrione del "Britannia", punta di lancia delle guerre di
sterminio contro paesi, piuttosto popoli, che si fanno gli affari loro, fuori
dalla garrota imperialista-sionista, o che comunque offrono banchetti da
consumare. Con svendite a rotta di collo e a vastissimo raggio della nostra
valuta nazionale viene lanciato un attacco speculativo che porta a una
svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca
d'Italia con Ciampi che, per arginare la catastrofe, arriva a bruciare 48
miliardi di dollari. Una crisi che portò anche alo scioglimento del Sistema
Monetario Europeo (SME). Nell'incontro segreto sulla barca della regina si era
complottata la completa privatizzazione delle partecipazioni statali - asse
portante dell'economia italiana - a prezzi stracciati grazie alla svalutazione.
Presidente del Consiglio e, dunque, principale di Draghi e di Andreatta, è
Giuliano Amato, oggi candidato di punta per la presidenza della Repubblica
italiana. Prodi governa lo smantellamento dell'IRI. Passano in mani straniere,
oltre a buona parte del sistema bancario, i colossi dell'energia e delle
comunicazioni, l'IRI, Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Neuroni,
Ferrarelle, Peroni, Moretti, Perugina, Mira Lanza e molte altre aziende dei
settori strategici. L'Italia diventa quella colonia buona per tutte le rapine,
esterne e interne, che funsero da banco di prova per i gangsters delle scalate
odierne, a partire dal dalemiano Colaninno a Gnutti, a Fiorani, a Consorte, con
alle spalle, a tirarsi trabocchetti e inciuci, le opposte grandi coalizioni
partitiche (vedi "L'anno dei complotti" di Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono,
per Baldini & Caastoldi).
Ci si mise anche, in
bella combutta, l'agenzia di rating Moody's,
la stessa che declassò più tardi la Fiat da comprare.
Si accanì
contro l'Italia declassando i Bot e contribuendo così allo tsunami sorosiano
sulla nostra moneta. Effetto collaterale della cospirazione: lo smantellamento
dello SME e, quindi, una botta micidiale all'Europa che Bettino Craxi attribuì a
"potenti interessi, avversari dell'Unione Europea, che pare si siano mossi allo
scopo di spezzare le maglie dello SME". A seguito di questa sprangata sui denti
all'Europa, utile sia agli angloamericani che alla loro quinta colonna
israeliana, arriva in Italia, ambasciatore USA, Reginald Bartholomew che, a
complotto riuscito, insisterà:"Continueremo a sottolineare ai nostri
interlocutori italiani la necessità di privatizzare, di proseguire in modo
spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri". Cinque
anni dopo Bartholomew diventerà presidente di Merryl Linch Italia, in parallelo
con il compare Mario Draghi, sponda italiana dello sfascio nazionale, che
arriverà addirittura a vicepresidente della più sionista di tutte le realtà
finanziarie del mondo, la Goldman Sachs, instaurando un conflitto d'interessi da
ridurre quello di Berlusconi a truffa da Monopoli, conflitto tra questa sua
affiliazione (e affiliazioni del genere, lo sappiamo, sono per sempre, come i
diamanti) e quello che dovrebbe essere il suo ruolo di salvaguardia della nostra
moneta e, dunque, della nostra economia. Non saranno certo gli oggi plaudenti
D'Alema e Rutelli a farglielo pesare, visto come si precipitarono ad
accreditarsi nei salottini intimi della City, proprio quelli dell'assalto del
1992, proprio presso quella idra finanziaria che aveva rovinato il paese nel
1992 e seguenti.
Se Draghi era la sponda italiana della loggia
orchestrata da George Soros, quest'ultimo ne era e tuttora lo
stratega e l'operativo. Alla manovra sull'Italia, ne seguirono altre,
su Tailandia, Malaisia (dove Soros fu processato e da cui fu cacciato a calci),
Indonesia, Singapore e fu la fine, o almeno il ridimensionamento di quelle
"tigri asiatiche" che tanto avevano disturbato il manovratore imperiale di
Washington. Noi l'avevamo incrociato in Jugoslavia, nella parallela capacità di
sovvertitore geopolitico, di destabilizzatore di paesi. E mentre "La
Repubblica", organo del filoisraeliano De Benedetti, per la penna di un Giorgio
Ruffolo o di un Vargas Llosa, ne cantava le lodi di "filantropo" e vessillifero
no-global contro le asprezze del capitalismo, Soros, infiltrandosi sotto le
mentite spoglie di educatore con i suoi istituti "Open Society", Società Aperta,
e corrompendo a forza di miliardi i corruttibili dei paesi da destabilizzare,
provocava via via i regime change indicatigli da USA-Sion, a volte con, a volte
senza l'adolescente imperialismo europeo (non è nuovo, del resto, il foglio
scandalistico di De Benedetti a fiancheggiamenti avventuristici degli squadroni
della morte israelo-statunitensi; basta ricordare le oscene fandonie dell'allora
suo Magdi Allam a promozione della guerra all'Iraq, o la recente
campagna-canaglia contro il settore "nazionale" dei servizi, impersonato da
Nicola Calipari e Nicolò Pollari). Tra i paesi da "democratizzare", ovvero
colonizzare: Jugoslavia (e nella presunta "democratizzazione" ci cascarono le
Tute Bianche guidate da Luca Casarini), Ucraina, Georgia, Kirghizistan,
Uzbekistan (dove gli è andata male), fino all'attuale "rivoluzione dei cedri" in
Libano. Tutti paesi la cui ricchezza è stata fatta passare per il settaccio
delle privatizzazioni e dei tagli sociali, con la crusca per il popolo e i grani
per i ladroni. In Libano, dove la "rivoluzione colorata" cara a Israele e
Francia, non è ancora conclusa, alla faccia degli osceni incoraggiamenti forniti
da un cantore delle imprese israeliane contro il "terrorismo islamico" come
Guido Caldiron di "Liberazione", la posta è l'ulteriore squartamento del mondo
arabo, allargando il fronte dall'Iraq irriducibile e ormai vittorioso
politicamente, se non militarmente, allo stesso Libano e alla Siria. Da queste
operazioni lo speculatore ungherese non è mai lontano: fondi, fogli, radio,
istituti della destabilizzazione sono sistematicamente cosa sua, "cosa nostra"
se si guarda all'insieme.
Soros non lavora solo in proprio, anche se da un
giochino fatto con Draghi, come quello dell'assalto alla lira, ha intascato la
bella commissione di due milioni di dollari. Per esempio un anno dopo la vicenda
del "Britannia", scatenò un acquisto in massa di oro, dicendo che la Cina stava
rimpinguando le sue riserve. Tutti dietro a comprare, con il risultato che il
prezzo salì del 20%. A questo punto, insieme al compare sionista Jimmy
Goldsmith, si disfece segretamente dei suoi acquisti realizzando delle
plusvalenze stratosferiche (www.movisol.org/soros2.htm). Il suo Quantum Fund di
Curacao, oggetto di tanti interventi legali per la vicinanza ai flussi del
narcotraffico, è legato ai Rothschild, sovrani secolari della finanza ebraica,
attraverso i Rothschild di Ginevra (direttore Karlweis), quelli d'Italia (già
direttore Katz e dirigente del Quantum), quelli di Londra (direttore e
consigliere del Quantum Fund, Taube). Questi legami risalgono a quando, negli
anni '70, Soros lavorava per il Bleichroeder Fund, finanziaria che opera in
sintonia con i Rothschild. Oggi la Bleichroeder di New York è, insieme alla
Citibank, la principale fiduciaria del Quantum Fund. Insieme a Soros, a
organizzare il raduno sul "Britannia" si impegnò un gruppo di finanzieri
anglo-israeliani chiamati British Invisibles. Uno dei massimi esponenti di
questo gruppo è Sir Derek Thomas, ambasciatore britannico a Roma nel 1987-89 e
dal 1990 direttore della Rothschild Italia e consigliere europeo per la
N.M.Rothschield & Sons. Accanto a lui Richard Katz, già direttore di
Ropthschild Italia, è consigliere del Quantum Fund. Va notato incidentalmente
che nella direzione della Rothschild Bank AG di Zurigo troviamo Juergen Heer
che, nel 1992, dichiarò di aver pagato ai killer mafiosi di Roberto Calvi 5
milioni di collari. Del resto, secondo la relazione di minoranza della
commissione parlamentare P2, il 22 aprile del 1981 la banca Rothschild di Zurigo
fondò a Monrovia (Liberia) una società di nome Zirka per conto dei piduisti
Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din. Otto giorni dopo il Banco Ambrosiano
Overseas di Calvi erogò a favore della Zirka 95 milioni di dollari che vennero
subito trasferiti a Zurigo presso la Rothschild . Di questi 95 milioni sembra
che 45 siano scomparsi durante la detenzione di Calvi nella primavera-estate
1981 (Carlo Palermo, "Il quarto livello"). La P2 sembra aver costituito un
momento di collusione nell'altalena dei rapporti tra finanze di opposto segno
confessionale.
Ce n'è per concludere che all'ombra della finanza
anglosassone-ebraica, rappresentata dai
Rothschild, dalla City, da un Soros con amici
come Draghi, l'Italia subì quell'attacco che
finì, dopo tre lustri di banditesca e antipopolare politica
condotta indistintamente da tutti gli schieramenti e tutti i protagonisti
politici alternatisi alla guida del paese, nel verminaio
attuale, con a capo,
coerentemente, Mario Draghi. Un verminaio
politico-economico dove il migliore ha la rogna e dove, al piano di sotto, si
vive il day after delle classi escluse dal gioco. E' un caso che, in
concomitanza con l'ascesa del partner di Soros, nella coalizione che si presume
vada a governare dopo l'estinzione dell'avanspettacolista d'annata, sia spuntata
nientemeno che la "Sinistra per Israele"?
O è un caso anche che alla
rimozione di Berlusconi contribuisca con cannoneggiamenti giudiziari in prima
pagina il giornale in mano a due sodali di Israele del calibro di Paolo Mieli e
Magdi Allam?
Siamo al punto che tutto si svolge sopra le nostre
teste, appunto nel verminaio. Il conflitto è tra i padroni e noi, dal basso,
osserviamo, non capiamo, applaudiamo o piangiamo in un angolo: "un volgo
disperso che nome non ha".
Qualcuno cerca anche di arrampicarsi. E
pensare che una volta c'era la lotta di classe.
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Crack in vista (e cominciano
a dirlo) di Maurizio Blondet http://www.effedieffe.com/
30/12/2005
"Il crack imminente come l'uragano Katrina: non possiamo farci niente,
arriverà" (Adam Posen)
Fino a ieri, i giornali finanziari anglo-americani non facevano che esaltare
la continua salita delle borse, il "trionfo" e i "successi" del sistema capitalista
globale, il "miracolo" della eterna ripresa americana, che si regge nonostante
l'astronomico debito pubblico e privato. Ciò è normale: bisogna attrarre gli
ingenui alla giostra della finanza creativa e tenerli legati al Luna Park
globale, perché i pescecani possano spolparli ancora un po'. Solo, da alcune
ore, il clima è cambiato. Ora, non parlano più di "successi" né di "miracolo".
Anzi, il Financial Times ha un allarme esplicito: "chiudere le paratie stagne
prima dell'uragano economico" (1).
E questo non è normale. Vuol dire che l'uragano in arrivo sarà così tremendo,
che conviene ormai far passare agli ingenui il messaggio: ve l'avevamo detto.
Non vi abbiamo ingannato. Se siete rovinati, è colpa vostra: non avete "diversificato".
Probabilmente, il crack mondiale sarà tale, da far temere rivolte di massa.
Un segno sinistro nei giorni scorsi: i frutti dei Buoni del Tesoro americano
a scadenza decennale sono scesi sotto i frutti dei BOT USA biennali. Di solito,
sono i BOT decennali a "dover" rendere di più, a compenso del rischio e degli
incerti di un prestito a tasso fisso prolungato nel tempo. Quando accade il
contrario, quando sono i tassi dei bond a breve a salire, vuol dire che gli
speculatori si aspettano che i tassi d'interesse crollino: ciò che avviene
in caso di recessione e, perciò, di bassa inflazione.
A prima vista ciò è impossibile: la Federal Riserve è obbligata a retribuire
chi presta all'America con tassi d'interesse crescenti, quanto più cresce
il debito USA, a scanso di una rovinosa fuga di capitali dal dollaro. Ma questa
tendenza al rialzo è anche insostenibile, e bisogna che i tassi americani,
ora altissimi (5%) prima o poi scendano. Ecco qui un esempio lampante dei
vicoli ciechi, delle contraddizioni impossibili, in cui si è avvolto il capitalismo
finanziario terminale. Quello della finanza sarà, nel 2006, un mondo più fantastico
de "Le Cronache di Narnia", rileva sarcastico Frank Partnoy, ex banchiere
della Morgan Stanley che s'è messo al sicuro facendo il docente di diritto
alla San Diego University (2). Per esempio, dice, nel 2006 il mercato dei
"prodotti derivati" crescerà vorticosamente fino a raggiungere la cifra di
mezzo quadrilione di dollari (mille trilioni, una cifra con 14 zeri). Ciò
rappresenta dieci volte il prodotto interno lordo del pianeta. Ironizza Partnoy:
anche ammesso che i fautori della finanza derivata abbiano ragione a dire
che i loro fantasiosi "derivati" siano un bene per l'economia, e servano soprattutto
ad assicurare contro i rischi finanziari e a disperderli fra masse di clienti
(hedging), non si vede perché qualcuno voglia "coprirsi" dal "rischio" rappresentato
dal prodotto lordo globale del pianeta più di una volta. La verità è che questa
finanza non ha più alcun rapporto con l'economia reale, ma è una minaccia
reale per tutti: perchéquell'enorme flusso di derivati da mezzo quadrilione
è, in ultima analisi, un immenso debito, o accumulo di montagne debitorie,
per nove decimi inesigibile.
Così, nel 2006, la speculazione globale sintetizzerà una nuova generazione
di animali fantastici, chimere e OGM della finanza, per celare ancora per
qualche settimana la sua insolvenza colossale. Spunteranno, per offrirli a
risparmiatori e pensionati, "fondi d'investimento virtuali": ossia fondi che
non possiedono alcun attivo finanziario, né azioni né obbligazioni, ma usano
i derivati per "simulare" di averli. Già sono nati in laboratorio due prodotti,
i "portable alpha" e le "obbligazioni con collaterale a debito sintetico",
che pretendono di replicare le rendite dei Buoni del Tesoro, senza possedere
Buoni del Tesoro.
E già sono sul mercato gli "Ecaps", ibridi di azioni e obbligazioni: centauri,
ircocervi e chimere inesistenti nel mondo reale, "scatole nere" illusioniste
di effetti imprevedibili sui mercati. Voi magari non li comprerete. Ma li
compreranno in tutto il mondo i fondi d'investimento e soprattutto i fondi
pensione, e persino le Banche Centrali. Istituzioni "tecnicamente in bancarotta",
dice Portnoy, che vi fanno credere di essere ancora in grado di pagarvi la
pensione, e per reggere l'illusione ancora per un po' acquistano questi cloni
e ibridi: ciò che equivale a "fare scommesse a rischio crescente". Come il
giocatore rovinato, che aumenta le puntate alla roulette con denaro preso
in prestito, nella illusione di "rifarsi". Cerca di essere tranquillizzante
Adam Posen, analista massimo dell'Institute for International Economics di
Washington, paragonando il crack imminente all'uragano Katrina che ha devastato
New Orleans: non possiamo farci niente, arriverà; ma almeno possiamo alzare
qualche diga per ridurre le perdite umane.
Naturalmente lui, da liberista selvaggio, propone come medicina dosi più alte
dei noti veleni. Gli preme soprattutto tenere aperto il mercato globale del
nulla finanziario, ciò che teme è "un grave trauma" prodotto "da un rinnovato
protezionismo e da un aggiustamento del dollaro", dove "aggiustamento" è un
eufemismo per "crollo". La bolla immobiliare americana unita ai deficit pubblici
produce una situazione "insostenibile", che mette a rischio "l'intero sistema
commerciale". Posen riconosce la "fragilità finanziaria" (la colossale insolvenza
mondiale) che è "l'elemento primario per cui collassi limitati (di qualche
banca o fondo) possono diventare crisi macroeconomiche" (leggi: crack globale
tipo '29). Basta un rialzo anche piccolo dei tassi di altri Paesi, per far
defluire dagli USA di colpo tutti i capitali prestati all'America. Ciò può
portare a "un istantaneo declino degli attivi" (leggi: immobili, azioni e
obbligazioni non valgono più nulla per mancanza di compratori) e "perciò del
settore finanziario" (bancarotte a catena). Perciò, consiglia le Banche Centrali
di USA, Europa e Giappone di obbligare le banche ad accantonare maggiori riserve.
La Banca Europea dovrebbe premere a fondo sugli "stabilizzatori automatici":
insomma Posen propone una più spietata applicazione del famigerato tetto del
3% del deficit pubblico, misura di per se recessionaria. Ma il fatto è che
i debiti sono già troppi, e i finanzieri consigliano di salvare i loro business,
prima delle vite delle popolazioni. Le Banche Centrali devono salvare gli
speculatori, anzitutto, impedendo "eccessivi movimenti dei prezzi verso l'alto
o vero il basso"; quanto alla gente comune, basterà approntare "sussidi di
disoccupazione sufficienti" in USA e Giappone. Posen prevede dunque milioni
di disoccupati dai primi mesi del 2006. Prevede selvagge fluttuazioni dei
prezzi: o rincari (inflazione) o ribassi eccessivi (deflazione). Il grave
è che non sappia prevedere la direzione dei movimenti. Non lo sa nessuno.
Una recessione come quella che si aspettano i finanzieri, con milioni di nuovi
disoccupati nei Paesi avanzati, provocherebbe deflazione, calo dei prezzi.
Ma c'è in giro tanta di quella massa monetaria, con i trilioni di dollari
stampati dagli USA per pagare i suoi consumi a forza di carta straccia, che
l'effetto probabile sarà l'inflazione. Un'inflazione esplosiva, tipo Germania
anni 20, quando un francobollo costava 30 miliardi di marchi. Potremmo vedere
persino uno scenario inaudito di deflazione-inflazione contemporanea: calo
(deflazione) dei prezzi immobiliari e rincaro (inflazione) del petrolio. I
poveri esseri umani, messi alla fame da pensioni tagliate e salari scomparsi,
e in più senza risparmi (volatilizzati nel crac o, come in USA, da tempo sostituiti
dai debiti per il consumo) non avranno più nemmeno il beneficio deflazionistico
dei prezzi generalmente calanti. Un paesaggio economico atroce, mai prima
sperimentato. La fine del capitalismo terminale. Persino la Banca d'Inghilterra,
tempio dell'ortodossia liberista, ritiene opportuno invitare alla prudenza,
con parole inaudite: "l'affannosa caccia al profitto finanziario a breve (yeld)
può indurre alcuni investitori a sottovalutare il rischio. Le attuali condizioni
possono aver generato un eccessivo ottimismo sul rischio sottostante certi
prodotti finanziari". Fuori di eufemismo: sotto quei prodotti non c'è nulla.
Allegria, allegria, dice il Financial Times: dopotutto, la crisi imminente
avrà almeno un vantaggio: toglierà di mezzo i fondi speculativi sui derivati
"meno efficienti e che rendono meno". Distruzione creativa, allegria. Un accenno
fuggevole al problema più preoccupante per lorsignori: l'enorme crescita,
nell'ultimo anno, di fusioni e acquisizioni (M&A) "finanziate dal debito".
Queste fusioni sono un bella cosa, le banche d'affari che le preparano, trovando
il denaro a credito, ci guadagnano miliardi in commissioni. Ma il troppo stroppia.
Comprare un'azienda concorrente con denaro preso in prestito prosciuga la
cassa e può avere "un impatto deleterio nella diffusione e nella qualità del
credito"; lo dice persino Standard & Poors. Certo, tali debiti sono "coperti"
dal valore delle aziende comprate, e che si possono rivendere a pezzi e bocconi.
"Ma non c'è patrimonio meno liquido di un'azienda che nessuno vuol più comprare",
come accadrà quando la crisi sarà tra noi. Insomma: i privati hanno comprato
a carissimo prezzo case che varranno molto meno; e i grandi manager hanno
strapagato aziende che fra poco varranno nulla. E gli uni e gli altri, stanno
pagando interessi sui debiti contratti per quelle operazioni (3). Debiti insostenibili,
appena i tassi d'interesse saliranno.
Allegria, allegria. Sta per crollare tutto? "Non ancora, ma diversificate",
consiglia la rivista Bloomberg in un articolo che vuole essere allegro (4).
Cita una newsletter della finanziaria Liman-Gregory che dice, per rassicurare:
"attualmente i rischi più grossi coinvolgono scenari di collasso economico
assoluto (meltdown scenarios: dunque è vero, sta per crollare tutto), il più
pericoloso dei quali è un periodo di prolungata e grave deflazione. Riteniamo
questo rischio reale, ma abbastanza remoto da non doverci coprire contro di
esso attivamente". Per ora. Cosa volete farci, sorride Bloomberg: "questa
è la vita dell'investitore nel 21mo secolo, sempre sull'orlo del disastro".
Allegria, allegria. La vera questione, per chi ha messo quattrini nei fondi
d'investimento, "non è se questi rischi esistono, ma cosa fare. Per fortuna,
esistono strategie che possono aiutarci". Quali? "Diversificare". Un po' meno
azioni e un po' più BOT e attivi monetari. Anche oro, benché ormai sia caro.
Investire ancora in Cina?
"Economia cresciute troppo rapidamente sono suscettibili di crescenti dolori":
un po' tardi, ma finalmente lo si dice.
Non sembrano consigli particolarmente sagaci. E non lo sono. Il fatto è che
nessuno sa cosa consigliare, di fronte al ciclone in arrivo. "Diversificare"
ormai, di fronte alla prospettiva di un crack del sistema complessivo, è un
consiglio scemo, e persino Bloomberg se ne rende conto: "non esiste una copertura
perfetta" da ogni rischio. E ricorda: "a volte, gli investitori più diversificati
devono fronteggiare problemi simultanei in molti mercati diversi". Crack contemporanei
su tanti mercati diversi: è l'esatta descrizione del collasso sistemico, del
"meltdown", della fusione del nocciolo di una centrale atomica, contro cui
non si può far niente se non attendere l'inevitabile innesco della reazione
a catena. Se hanno cominciato a dirlo, vuol dire che sta per accadere. Anzi
che sta già accadendo, e lorsignori si sono messi in qualche modo al riparo;
non restano scialuppe di salvataggio per le persone comuni.
Note. 1) Adam Posen, "Batten down the hatches in case the economic storm hits",
Financial Times, 28 dicembre 2005.
2) Frank Partnoy, "Investing in fantasy land", Financial Times, 28 dicembre
2005.
3) Può in parte consolare che gli italiani sono meno indebitati degli altri,
il che è un bene in tempi di crack sistemico. Solo il 10 % delle famiglie
italiane fa debiti per concedersi consumi, contro il 50% dei britannici, il
28 % dei francesi e il 16 % dei tedeschi. L'indebitamento degli italiani è
pari "solo" al 40% del loro reddito disponibile (per lo più mutuo per la casa),
contro i francesi che sono indebitati per il 62% dei loro redditi, e i tedeschi
per il 100%. La "crescita" europea, per quanto asfittica, è tutta a credito.
Il "successo" americano, meno asfittico, è dovuto all'indebitamento colossale
per consumi; e così il "successo" britannico.
4) "Is the sky falling? Not yet, but diversify", Bloomberg News, ripreso dall'Herald
Tribune, 28 dicembre 2005.
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Economia: "Duri e Puri" aprite gli occhi
- di Eugenio Benetazzo 15/12/2005
"Evitate di contrarre debiti, cominciate a risparmiare e ad accantonare qualcosa
ogni mese" Ecco cosa fare in prima battuta. Potete ormai fidarvi del sistema
bancario? Potete credere nelle promesse e nelle aspettative che vi trasmettono?
Chi vi assicura che quello che vi consigliano agli sportelli faccia veramente
i vostri interessi? Il sistema capitalistico italiano, ormai un capitalismo
senza capitali, un fragile castello di carte tenuto in piedi da prestiti obbligazionari
e debiti con il mercato, è strettamente collegato e contiguo al sistema bancario
italiano, un intreccio di banche private che ha dimostrato e sta dimostrando
a tutto il mondo la sua marcia consistenza. Il Titanic Italia ormai ha da
tempo iniziato ad imbarcare acqua, le sue stive ormai si stanno riempiendo,
vana sarà la ricerca per quegli illusi che attendono una scialuppa di salvataggio
per sè e per la propria famiglia.
Il nostro Paese, un debole organismo ormai morente colpito da una emorragia
senza precedenti di posti di lavoro, ha al suo interno un grande cancro purtroppo
terminale: il suo stesso sistema bancario, la bomba con la miccia accesa che
deve ancora scoppiare, ma che sta facendo vedere solo qualche scintilla. I
titoli dei giornali di ieri non lasciano ormai più nulla alla fantasia: "Fiorani
arrestato", "Italia bocciata dalla UE", "produzione in calo dello 0,9 %",
"Irap: nuova udienza a Bruxelles", "divario tassi ormai insostenibile". A
chi pensa che questo momento sia solo passeggero, ahimè, non mi resta che
dargli l'estrema unzione. Duri e puri si diventa e non si nasce. A tutti coloro
che in queste settimane mi hanno chiesto come posizionarsi sul mercato, o
come ristrutturare i propri risparmi sulla minaccia (ormai sempre più concreta)
di un nuovo 1929, mi permetto di elencare qui sotto alcuni dei punti chiave
per sperare di uscirne indenni: - fuggite dal dollaro: scappate dagli asset
quotati in USD;
- fuggite dai BOT, o da qualsiasi altro prodotto emesso dal Ministero del
Tesoro; - uscite dai mercati azionari italiani e non (anche se potrebbe esserci
ancora qualche mese di rialzo); - fuggite dall'immobile: la bolla è già scoppiata
(tranne che per il tetto che avete sulla testa); - allontanatevi velocemente
dai corporate bond (specialemente da quelli emessi dalle Telecom, Enel, Fiat
& company);
- puntate su prodotti a capitale protetto e a rendimento garantito; - frammentate
le vostre disponibilità in più istituti di credito (ma solo in quelli di piccole
dimensioni); - mettete la liquidità in CHF (franchi svizzeri) e chi se lo
può permettere compri oro fisico (qualche kilo); - state alla larga dalle
major (Capitalia, Unicredito, San Paolo, Intesa) e dai loro promotori; - non
fidatevi dei mass media e delle istituzioni: la festa è finita, e adesso qualcuno
dovrà pagare il conto; - evitate di contrarre debiti, cominciate a risparmiare
e ad accantonare qualcosa ogni mese; - prendete in considerazione anche le
banche on-line degli altri Paesi comunitari; - chi ha terreni se li tenga
stretti: chi se lo può permettere li comperi, specie se agricoli; - fatevi
erogare solo mutui a tasso fisso, per durate superiori a 20 anni. Termino
con questa frase: a vostro modo di vedere, è preferibile spendere qualche
centinaio di euro per ristrutturare il proprio patrimonio per renderlo immune,
il più possibile, da eventuali (e molto probabili) scenari monetari e borsistici
ribassisti, oppure è più conveniente non fare nulla, aspettare che cosa succederà
e poi agire di conseguenza?
Prevenire è meglio che curare: il problema è che questa volta potrebbe non
esserci nè il tempo e nè i modi per curarsi (vedasi la serrata bancaria in
Argentina). A voi, ora, le sorti del vostro destino (finanziario, ma non solo):
e cercate per una volta tanto di essere simili un po' ai giapponesi, ovvero
cercate di trasformare una crisi in un'opportunità. Buoni investimenti e buona
sorte a tutti.
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E la borsa si impenna? No, tentenna e poi sprofonda... basta solo aspettare
di Eugenio Benetazzo Eugenio
Benetazzo operatore di borsa indipendente - 12/12/2005
Risparmiatori in preda
al panico a Wall Street dopo l'incidente di borsa del 29/10/1929. Uno scenario
borsistico pesantemente ribassista ci attende, non per i prossimi anni, ma per i
prossimi mesi. Le motivazioni macroeconomiche che trasmettono profondo sgomento
e preoccupazione su tutto il pianeta sono note, dalla difficoltà del
dollaro americano, al sovradimensionamento del deficit statunitense, alla corsa
del prezzo del petrolio sino all'affacciarsi sulla scena produttiva mondiale di
due giganti dalle risorse ed opportunità infinite. Come ho più volte
sottolineato nel saggio "Duri e puri", le proiezioni sulla base di queste
aspettative trasmettono uno scenario pesantemente ribassista con il declino
economico di una parte del pianeta a fronte della prosperità e trasferimento di
ricchezza per un'altra: detonatore di questo mutamento di scenario dovrebbe
essere proprio un nuovo 1929 sui mercati borsistici. Stiamo assistendo, ormai da
quasi tre anni, ad una emorragia inarrestabile di capitali e posti di lavoro che
migrano dall'occidente all'oriente: la globalizzazione multinazionale, ormai
vanto del capitalismo sfrenato ed allo sbando senza più regole, comporta queste
sfaccettature: il denaro va dove è più conveniente che sia investito. Proprio
come più di settant'anni fa, si stanno disegnando con molta precisione le
condizioni che portarono i mercati americani al più grande crack della storia
economica: il 1929. E sono noti quali siano i sintomi che viviamo oggi e che
come allora rischiano di anticipare un altro catastrofico shock borsistico, con
successive ripercussioni sulle variabili macroeconomiche: "saturazione del
mercato immobiliare, insostenibile debito pubblico in USA, rialzi di Borsa
ingiustificati ed irrazionali, povertà e limitazione del consumo di massa,
limitato potere di acquisto e diminuzione progressiva dei profitti
aziendali".
Questi elementi accomunano due epoche così distanti, eppure così
vicine, tanto da confermare l'idea diffusa che i mercati abbiano memoria e
ripropongano nel tempo comportamenti e dinamiche con la stessa evoluzione. Sulla
base delle esperienza storiche della civiltà umana e in considerazione del fatto
che i mercati tendano a replicare un comportamento del passato (su questo
presupposto si basa l'analisi tecnica) possiamo valutare molto attendibile
l'ipotesi che un nuovo 1929 si riproponga sui mercati, magari con dinamiche del
tutto nuove ed inusuali. E se non volete credere a me, almeno date retta ai
grafici di Borsa ed alle leggi su cui si basano: come potrete voi stessi
desumere dal commento in essi contenuto le prospettive che vi aspettano sono
allarmanti. Cercatevi una scialuppa, prima che non ce ne siano più in
circolazione, o che non siano alla portata di tutti: il continuo ed incessante
rialzo dell'oro (che ha come obiettivo i 750/800 USD l'oncia per la fine del
2006) è il termometro che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. La corsa
al metallo giallo, unico bene reale su cui si basano le riserve delle Banche
Centrali, dimostra che molti operatori ed investitori,istituzionali e non,
stanno cercando rifugio e protezione con questo asset per i mesi a venire. I
mercati si sono apprezzati, dopo i minimi di due anni fa, più per ragioni
tecniche che razionali: adesso vi aspetta una drammatica discesa (forse direi
anche inaspettata) che spazzolerà per bene i vostri dossier titoli ed i vostri
portafogli (vi basta osservare il grafico che proietta l'indice italiano SPMIB40
ben oltre sotto i 30.000 punti).
Termino lanciandovi un ultimo allarme che
darebbe ancor più adito alle ipotesi di discesa: il rialzo dei tassi. Il livello
dei tassi di interesse, sia in America che in Europa, è tra i minimi storici
degli ultimi 30 anni: gli Stati Uniti, con Alan Greenspan, hanno già iniziato a
rialzarli velocemente, dopo una drammatica discesa negli ultimi quattro anni.
L'Europa presto inizierà a seguire questa strada, per forza di cose. Ma a quel
punto i mercati obbligazionari a breve termine diventeranno un' attrattiva molto
stuzzicante, che drenerà liquidità dai mercati azionari. Questo meccanismo
osmotico di migrazione dei capitali attraverso switch di portafoglio diventa un
elemento aggiuntivo che può confermare la tendenza a scendere, per i prossimi
anni, dei mercati azionari. Ricordo, infatti, che proprio a causa della discesa dei livelli di
rendimento dei BOT, dal 1997 al 2001, Piazza Affari è stata invasa da un'ondata
di liquidità inaspettata che ha consentito di alimentare la speculazione
irrazionale sui rialzi dei corsi azionari negli anni passati (e ci ricordiamo
tutti come andò a finire). Non posso fare a meno di pensare che si possa
verificare anche l'opposto quando i BOT si riporteranno magari al 5 % di
rendimento dagli attuali miseri due punti. L'abbaglio per il denaro facile e per
il profitto indiscriminato insegna che la Borsa è un grande incubatore di
sogni e di ricchezza, ma questa indiscriminata rappresentazione ci fa
dimenticare che la Borsa sia soggetta, come qualsiasi altro prodotto della
natura umana, alla sua stessa fragilità e debolezza.
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Quel popolo che piace agli
usurai - di Maurizio Blondet 13/12/2005
Molti debitori statunitensi, schiacciati da debiti insanabili creati da interessi
del 18-23%, sono i migliori clienti per le banche: fedeli o meglio "incatenati",
sono una perenne fonte di guadagno. "Ogni giorno mi offrono 2 o 3 nuove carte
di credito, American Express, Diner's, Mastercard: è una tentazione", dice
Laura Fogle. Eppure Laura è proprio la persona da cui le banche dovrebbero
star lontane: la donna, nubile con 2 figli, era così indebitata che ha fatto
(come permette la legge americana) fallimento personale: ossia ha ottenuto
di non pagare i precedenti debiti contratti con le carte di credito. E chi,
sano di mente, le offre di indebitarsi di nuovo?
Le banche USA. I falliti
personali (oltre 2 milioni in USA solo quest'anno) sono ritenuti dai banchieri i
migliori clienti, da indebitare di nuovo a basso rischio, perché la nuova legge
sul debito privato, entrata in vigore ad ottobre, li obbliga a non dichiarare
fallimento per i prossimi 8 anni. Soprattutto ora che la nuova legge rende molto
più difficile i futuri fallimenti privati, è quasi impossibile farsi cancellare
i debiti completamente (1). Sembra assurdo? Lo è, ma fino a un certo punto. E'
ovvio che sono le banche a soffrire dei fallimenti privati: sono loro a doversi
accollare i debiti dei falliti. Ma se li sono già scontati e strapagati in
anticipo: il debito sulle carte di credito è gravato da interessi del 18%, vera
e propria usura se si pensa che un mutuo, in USA, costa il 3%. E indebitare di
nuovo i falliti promette buoni profitti, perché sono i falliti la categoria di
persone che vivono mese per mese "al limite" del proprio reddito, e che più
facilmente s'indebitano sulle carte di credito. Il tasso usurario del 18% viene
quindi estratto ai poveri.
"L'intero business delle carte
di credito si basa sull'agganciare il debitore in un circolo vizioso: più paga e
più s'indebita, senza fine", dice Ellen Schloemer, del Centro per il Prestito
Responsabile di Durham (North Carolina): "è il solo business dove i clienti che
pagano puntuali ogni mese sono considerati una sciagura".
In pratica, è
l'applicazione ai privati della "trappola debitoria" ampiamente praticata agli
Stati del Terzo Mondo: se non possono pagare il debito, la banca offre di aprire
un nuovo credito, su cui pagherà gli interessi cumulati del primo e
secondo.
E così via, fino alla fine dei tempi. Laura Fogle è, socialmente, il
tipico essere umano che viene così spremuto. Infermiera professionale, ha un
lavoro fisso e pagato abbastanza bene per gli standard USA (16 dollari l'ora,
sui 2.500 dollari mensili); ha anche l'assicurazione sanitaria. Ma l'anno scorso
ha dovuto subire un'operazione per cancro all'utero, perdendo ore di lavoro e
quindi reddito. Le sue carte di credito l'hanno tenuta a galla. Fino a un debito
accumulato di 15 mila dollari, 6 volte il suo stipendio mensile. Lo scorso
agosto Laura ha presentato la richiesta di fallimento al tribunale, e quel suo
debito è stato cancellato. Ora le banche la tempestano di offerte di nuove carte
di credito: anche se, visto che è già fallita, al 23 % d'interesse. Sono 85
milioni gli americani che possiedono almeno una carta di credito. Di questi, il
60 % è "in rosso", ossia non paga interamente il debito contratto ogni mese. Il
debito medio di ciascuno di loro si aggira sui 9 mila dollari. Non è una cifra
enorme. Ma, ha calcolato la Federazione dei Consumatori USA, basta per
agganciarli nella trappola. Le banche consentono di pagare solo il 2% mensile
del "rosso": il che significa che per ripagare i 9 mila dollari, ci vogliono -
al tasso del 18% - ben 42 anni. Per gli usurai è questo il cliente ideale:
quello che lavora tutta la vita per arricchire loro.
E infatti, anche se
nell'ultimo decennio i fallimenti sulle carte sono cresciuti del 17%, i profitti
delle banche su questo business sono cresciuti del 163 % in 8 anni. Oggi
superano i 30 miliardi di dollari. I privati americani, nel complesso, sono in
rosso sulle carte di credito per 800 miliardi di dollari, cifra pari a quasi una
volta e mezzo il PIL della Cina. E questo debito è aumentato del 31% nei soli
ultimi cinque anni. Varie inchieste hanno appurato che un terzo degli americani
a reddito basso o medio-basso ha usato la carta di credito per acquistare beni
necessari: alimenti, generi di uso casalingo, e per pagare gli affitti. Restando
"in rosso" quattro mesi su 12. Ad aggiudicarsi il primato dei "migliori"
debitori sono gli individui fra i 50 e i 64 anni, con un debito ciascuno di
9.124 dollari in media. Ecco perché le banche estere ardono dal desiderio di
impiantarsi in Italia: qui gli italiani hanno ancora un polmone di risparmi,
benché in diminuzione. Vogliono fare di noi un popolo di allegri debitori, ora
che la maggior parte del ceto medio restringe le spese nella quarta settimana.
Perché restringersi? Ecco qui una carta di credito, comprate quel che volete. Un
popolo che non s'indebita fa rabbia agli usurai, scrisse Ezra Pound. E gli
usurai vogliono amarci.
Note. 1) Timothy Egan, "Newly bankrupt raking in
piles of credit offers", New York Times, 11 dicembre 2005. I debiti finora
cancellabili sono quelli "uninsured", ossia non coperti da un bene patrimoniale:
non dunque i mutui ("insured", ossia garantiti dall'immobile) ma i debiti al
consumo, da carta di credito. Copyright (c) - EFFEDIEFFE - all rights
reserved.
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Destra
sinistra e questione morale: C'era
una volta il novecento. Pubblicate e diffondete,
se credete.
Repubblicani: Attolico presidente Democrazia Sociale
Euromediterranea Puglia - D.S.E.Puglia
Amministrative 2006 ad Adelfia e provincia di Bari: chi è
interessato ad impegnarsi scriva a attolico.dsepuglia@tele2.it
Rispondere al questionario A, B, o C, a margine del testo.
Destra e sinistra sempre più uguali, anche sulla questione morale? C'era una
volta il novecento, con una distinzione profonda tra destra e sinistra, forze
della tradizione o del progresso, mondo liberale o socialista, capitale o
lavoro. L' orientamento popolare al voto era relativamente semplificato, per
ragioni di appartenenza e ascrittive, al più integrate da ragioni ideali e
culturali.
Nella nostra società complessa invece le esigenze
egemoniche dei "partiti pigliatutto" si ispirano a tutto e al suo contrario, per
non precludersi schegge e nicchie di elettorato. Ne derivano ambivalenze,
"schizofrenie" o, più semplicemente, duplicità al passo con i tempi: abbondano
velleità liberal-progressiste, liberal-socialiste, capital-operaiste e via
discorrendo con i presidenti-operai, gli ex comunisti con lo yacht (o in
sacrestia), le ex camicie nere "folgorate" al muro del pianto, i radical-chic in
kashmir, i chierici con moralità altalenante, sapendo che chi non pecca
preoccupa "per lesa maestà" e dà "l'assalto al cielo". Ricordiamo gli anni '70
con i volti austeri di Enrico Berlinguer e Ugo La Malfa (la Cassandra), maestri
della questione morale, a cui seguirono per contrappasso, gli anni un po' beoti,
edonisti e scanzonati, lassisti e rilassati sulle onde del riflusso degli anni
'80, con un ottimismo facilone e di superficie. Per taluni un tasso fisiologico
di ruberie e corruzione erano funzionali al sistema e quindi andavano quasi
incoraggiati. Tangentopoli e il patatrac del 1992 hanno "resettato" e azzerato
tutte le vecchie credenze popolari e rimesso tutto in discussione. Nostalgici e
spettri di varie generazioni si affacciano oggi alla finestra, "minestre
riscaldate" che sperano di puntare sul cavallo giusto e su un "ideologia"
emergente per rimettersi in gioco.
Non tutto va per il peggio e dal peggio
spesso nasce il bene: si scopre che non tutti quelli dell'altra sponda sono
"canaglie", credenza settaria degli anni '70, non tutti i propri alleati sono
"stinchi di santo" e non si può far finta di niente per tatticismo o
opportunismo. Dietro destra, sinistra, centro e vecchie geometrie novecentesche
si affacciano tratti che possono rappresentare la "conditio sine qua non" della
nuova politica dei prossimi anni. Contro il nuovo che avanza le vecchie élites
farebbero carte false in una congiunta analisi bipartisan, per giustificare
l'arroccamento conservativo ai loro privilegi.
Economia d'impresa, mondo
della finanza, della politica e della cultura dovrebbero fare un patto per
importare etica nei loro mondi rigettando un machiavellismo volgare e non
relegando moralità ed etica al mondo "astratto" di religione e filosofia.
Un
autoregolamentazione ridarebbe lustro a questi ruoli professionali e
allenterebbe la tensione sulle attività criminose che spesso scuotono l'élite
dei "colletti bianchi", su cui la magistratura non può fare a meno d'indagare,
con effetto di spaesamento e, nel frattempo, di "morboso" interesse da parte del
"popolo-bue", alleviato un po' dalle ansie della quarta settimana.
Paghiamo
oggi il peso di un gattopardismo e di una operazione mimetica e di
omogeneizzazione forzata in cui è necessario capire se gli alfieri affaristi
Primo Greganti ieri e Consorte oggi, rappresentano la regola o l'eccezione,
delle teste di ponte verso il vecchio affarismo becero e diffuso, mai
definitivamente sconfitto, o le schegge impazzite di un circuito e ambienti
sempre più invaghiti dalla ideologia dominante del laissez-faire.
Prof.
Francesco Attolico (presidente Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia) tel.
338.3156505 attolico.dsepuglia@tele2.it
257°
scritto Per una politica tra scienza e arte: Come la pensate voi? A, B, o
C?
a) "Il moralismo della sinistra ha finalmente gettato la maschera".
b)
"Anche se eccezione, a sinistra squilla un campanello d'allarme. Bisogna
sconfiggere gli inquinamenti per non gettare a mare due secoli di storia".
c)
"Combattere il male dell'affarismo politico ovunque si presenti, senza se e
senza ma, senza sconti e ipocrisie".
Sul portale www.nuvolarossa.org è possibile
interloquire con il sottoscritto, moderatore del forum su "giustizia,
federalismo, Sud"
La politica vecchia fa massa? Noi il lievito! Per una
politica nuova e fuori dal bipolarismo antisociale, D.S.E., l'unica alternativa
al liberismo (di destra, di sinistra, di centro). Oltre la I^ e la II^
repubblica, i demosociali guardano avanti.D.S.E.PUGLIA: dal 20.02.2002 al Vs.
servizio, la nuova politica con profonde radici.
Meteore politiche si perdono
nei cieli? Noi maratoneti con il passo lungo e costante.
Adelfia. Costruire
l'ALLEANZA per la DEMOCRAZIA SOCIALE, localmente e a livello
nazionale.
Primarie anche per i candidati sindaci. Segnaliamo i nostri
scritti:
1)" 3° anno per Democrazia sociale Euromediterranea
pubbl."nuvolarossa.org" 21.02.05
2) Rivoluzione culturale a Sud: guerra alle
raccomandazioni pubbl. "nuvolarossa.org" 13.10.05; Barimia news 14.10.05
3)
"Puglia - laboratorio e più sociale (riduzione indennità per i consiglieri)
pubbl. "Nuvolarossa.org" 31.03.05
4) "Primarie o.k. anche per i sindaci"
pubbl. Nuvola Rossa 25.06.05
5) "D.S.: III° congresso liberal - riformista
pubbl. "nuvolarossa.org" 7.02.05
6) "Democrazia compiuta, primarie per tutti"
pubbl. "nuvolarossa.org" 3.10.05; Notizie on line 7.10.05
7) "Bipolarismo,
lavori in corso, ma non si governa con il 51%" pubbl. nuvolarossa.org
19.04.05
8) Germania: crolla il bipolarismo, avanza la democrazia pluralista
pubbl. nuvolarossa.org 2.07.05
9) "Primarie ovunque per la democrazia" pubbl.
"nuvolarossa.org" 28.10.05; Barimia news 29.10.05
Chi è interessato ad averne
copia può farne richiesta a attolico.dsepuglia@tele2.it
Tel. 338.3156505
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L'euro:
La rovina dell'Italia.
Tre anni dopo l'introduzione
Forzata dell'Euro in Italia si stanno evidenziando i tragici effetti per il
tessuto sociale ed economico del nostro paese. Per l'Italia possiamo parlare di
Introduzione Forzata poiché il nostro paese è stato fra i pochissimi che ha
adottato l'Euro senza un adeguato Referendum e quindi senza la scelta popolare.
Infatti negli ultimi anni siamo stati chiamati ad esprimerci su una serie di
quesiti referendari al limite del ridicolo. Al contrario altri paesi di alta
civiltà democratica e sociale (vedi Danimarca e Svezia) hanno posto alla propria
gente il quesito se accettare o meno un cambiamento di moneta con esiti ben
noti.
E' sotto gli occhi di
tutti, anche dei più ostinati sostenitori dell'Euro, che dalla introduzione
i prezzi sono lievitati, l'economia sta rallentando paurosamente, la
competitività delle nostre aziende è scesa e le prospettive occupazionali sono
sempre più deboli:
1 - I costi delle nostre
aziende sono cresciuti; gli aumenti sono quindi la necessità delle aziende di
coprire i costi.
2 - L'Italia subisce l'invasione del suo mercato
da altri paesi dell'area Euro (latte e derivati da Germania e Austria,
prodotti da forno e ortofrutta dalla Spagna, cioccolato dal Belgio, ecc.) e
dall'area asiatica. Ciò grazie alla maggior competitività della manodopera.
3
- Multinazionali e imprenditori stanno chiudendo le proprie unità produttive in
Italia per migrare verso mercati dove il lavoro è più competitivo con
drammatiche conseguenze sull'occupazione.
4 - Oggi la nostra classe politica
non ha più gli strumenti per rilanciare l'economia o per difendere il nostro
mercato dagli stessi partner europei (mai come oggi sarebbe necessaria una
svalutazione di una moneta italiana)
5 - Con l'avvento dell'Euro si è
completata l'appropriazione della moneta di pochi banchieri privati senza alcun
consenso della classe politica che rappresenta nel bene o nel male il cittadino.
Il grande errore commesso dalla classe politica italiana è stato quello di
aderire sin dall'inizio all'Euro rinunciando quindi ad un arma fondamentale per
il nostro paese: la gestione della moneta. Il Movimento No Euro dei Banchieri è
nato sotto la spinta popolare: a - per dare un segnale forte
alla classe politica;
b - per dare
una speranza agli italiani; c - per frenare lo sfascio del
tessuto economico - sociale del paese;
d - per salvare dal
fallimento aziende e famiglie italiane; e - per togliere la
proprietà dell'Euro ai privati e riconsegnarla ai cittadini.
Il Movimento No
Euro dei Banchieri sarà presente alle prossime Elezioni con liste proprie
ASSOLUTAMENTE NON SCHIERATE CON I DUE POLI, formati da una classe politica ormai
lontana dalla gente, che bada a tutelare i propri interessi e quelli delle
lobbies che rappresenta, invitando fin d'ora i cittadini a non credere più nelle
false promesse dei politicanti.
La Proposta del Movimento NO
EURO
L'Italia deve uscire dall'area Euro prima del fallimento totale
di questa moneta.
Oggi più che mai occorre una moneta nazionale da svalutare
per difendere i nostri mercati dall'invasione dei prodotti soprattutto dell'area
Euro (Francia e Germania in testa). Solo così si potrà difendere l'occupazione
destinata a crollare con la permanenza dell'Euro, in quanto nessuna azienda
produttiva può e potrà ancora competere con le aziende
straniere.
Vero - Falso: Come non farci più prendere in giro dalla
classe politica e da chi ha speculato sull'Euro
VERO
Nessun Partito, gruppo o singolo
politico in Italia si è opposto all'introduzione dell'Euro in Italia. Al momento
di votare l'adozione dell'Euro in Italia non vi è stato nemmeno un voto
contrario neanche quello dell'On. Alessandra Mussolini e tantomeno dei
parlamentari della Lega Nord che oggi si ergono a paladini
antieuro.
FALSO
In Italia non
si possono fare Referendum in materia economica e fiscale. Non si possono
effettuare referendum su iniziativa popolare cioè tramite raccolta firme, invece
si possono effettuare referendum su iniziativa Parlamentare, cioè su richiesta
del Parlamento.
FALSO
L'Euro è
la moneta di tutta l'Unione Europea. L'Euro è la moneta di soli 12 Stati Europei
su un totale di 36 di cui 11 già aderenti all'Unione Europea peraltro salvo
alcune eccezioni non prevedono anche in futuro l'adozione ufficiale
dell'Euro.
VERO
L'Euro è di
esclusiva proprietà privata. La banca Centrale Europea che "stampa" l'Euro non è
soggetta ad alcun controllo pubblico, né dell'Unione Europea, né dei singoli
Stati
FALSO
Uscire dall'Euro
vuol dire uscire dall'Europa. L'Unione Europea riconosce l'Euro come una delle
tante monete che circolano sul proprio territorio, alla stessa stregua della
Sterlina Inglese, delle Corone Svedesi e Danesi, dello Sloty Polacco,
ecc.
VERO
Il Sistema bancario
e finanziario e l'unico che si sta arricchendo. Da quando l'Italia ha adottato
l'Euro si è verificato un pesante indebitamento privato. Sono più poche le
famiglie, le aziende o gli imprenditori che non sono indebitati con il sistema
finanziario o con mutui, o con leasing, o con fidi e affidamenti o peggio ancora
con prestiti al limite dell'usura.
FALSO
E' meglio un Euro forte che un Euro
debole. Solo per il grande capitale e per i ceti abbienti, che hanno interessi
economici in aree economiche legate al dollaro, alla sterlina o ad altre monete
di valore internazionale.
VERO
La vera Crisi dell'Euro deve ancora
arrivare. I danni reali dell'adozione dell'Euro da parte dell'Italia devono
ancora arrivare: con l'arrivo dei paesi dell'Est nell'Unione Europea senza che
questi ultimi adottino l'Euro, tutti i settori produttivi italiani saranno
destinati a soccombere.
FALSO
L'Economia del nostro Paese potrà essere
rilanciata. Qualsiasi governo, sia di destra, sia di sinistra non potrà
rilanciare l'Economia poiché non controlla un questione essenziale: la moneta.
Con il debito pregresso dello Stato italiano non vi sono vie di
uscita.
FALSO
L'Aumento dei
prezzi: è colpa dei commercianti. I prezzi sono aumentati in generale, anzi i
primi ad aver adeguato i prezzi in alto sono stati gli Enti Pubblici pensiamo
agli aumenti delle tariffe (Raccolta Rifiuti, Bus e Trasporti, ecc.) e delle
tasse locali (ICI,, ecc.). I cosiddetti controlli non sono stati effettuati né a
livello centrale tanto meno a livello locale: i controlli sul mercati rionali
sono di competenza della polizia municipale (generalmente controllata da giunte
di centrosinistra).
VERO
La
crisi economica diventa anche sociale. Famiglie e individui in difficoltà
economica sprofondano nel disagio sociale
FALSO
Commercianti e ambulanti sono
speculatori. Se così fosse in questi anni si sarebbero arricchiti a dismisura,
invece sempre più negozi chiudono e i banchi sui mercati sono sempre
meno.