Draghi e l'anno dei Boiardi & dei Complotti sul "Britannia"
Lettere e Commenti. Ora Governo di Salute Pubblica per governare l'emergenza
Privatizzazioni o svendita? Così il Belpaese perse i suoi pezzi pregiati. Intervista ai giornalisti Andriola e Arcidiacono
Pannella: Le ragioni e le scelte dell'ultimo Craxi. Con vent'anni di anticipo
Mario Draghi & la lobbies bancaria
Antonio Fazio e lo scontro tra Opus Dei & Rothschild...
Britannia Draghi e Massoni. L'uomo degli altri. Una esauriente indagine su Draghi fatta da sinistra
Crack in vista (e cominciano a dirlo)
Economia: "Duri e Puri" aprite gli occhi
E la borsa si impenna? No, tentenna e poi sprofonda... basta solo aspettare
Quel popolo che piace agli usurai

Destra sinistra e questione morale: C'era una volta il novecento
L'euro: La rovina dell'Italia
 
Archeologie & Filosofie di attualità
1993, l'anno dei Boiardi & dei Complotti sul "Britannia"
il panfilo di Sua Maestà la regina Elisabetta d'Inghilterra
C'erano tutti, da Prodi a Draghi e, dopo la merenda sul Britannia le privatizzazioni vennero fatte a ritmi serratissimi
il1993, l'anno dell'incontro sul "Britannia"
fu
l'anno in cui l'Italia e la sua classe politica persero l'ultimo brandello di dignità
Dieci anni fa Prodi & C. cominciarono la svendita. Passarono in mani straniere: Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini Perufine, Mira Lanza e molte altre aziende italiane 
di Mauro Bottarelli
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Ieri non era un giorno normale. Ieri, 7 gennaio 2003, ricorreva l'anniversario di quello che in molti - ma non moltissimi, in fondo l'Italia è fatta così - ricorderanno come l'anno dei complotti, ovvero il 1993. Già, esattamente 10 anni fa si diede il via alla svendita delle grandi aziende pubbliche ai gruppi stranieri, si tennero incontri tra i "Boiardi" di Stato e i magnati dell'alta finanza a bordo di un panfilo di Sua Maestà Britannica. Riguardo quell'annus horribilis della sovranità nazionale ed economica italiana, i giornalisti Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono hanno scritto un libro, "L'anno dei complotti" appunto, pubblicato da Baldini & Castoldi.
Accaddero tante cose, in quei 365 giorni in fondo così anonimi, e paradossalmente la riunione sul Britannia rappresentò nulla più che una ciliegina sulla torta. Ne parleremo, ma ora è interessante fare un breve excursus per conoscere i presupposti che resero possibile e determinante quella riunione del 2 giugno 1992 sul panfilo di Sua Maestà la regina Elisabetta d'Inghilterra.

Nel 1992 accaddero alcuni fatti: la crisi della Prima Repubblica e il successivo ciclone Tangentopoli (Kohl lo pagò in ritardo, esattamente dopo il niet all’operazione in Kosovo nel 1999), le privatizzazioni, l’attacco alla lira da parte del “pescecane” dell’alta finanza ora riciclatosi come icona no-global - George Soros. Dieci anni fa Prodi & C. cominciarono la svendita
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Passarono in mani straniere Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini Perufine, Mira Lanza e molte altre aziende. Nel settembre '92, soprattutto, l'agenzia di rating Moody's, la stessa che ha declassato la Fiat poche settimane fa, si accanì particolarmente contro l'Italia: un suo declassamento dei Bot italiani diede infatti il via a una spaventosa speculazione sulla nostra moneta che ci portò fuori dallo Sme. Ecco cosa disse l'allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, al riguardo: "Esiste un intreccio di forze e circostanze diverse". Parlò di "quantità di capitali speculativi provenienti sia da operatori finanziari che da gruppi economici", di "potenti interessi che pare si siano mossi allo scopo di spezzare le maglie dello Sme", di "avversari dell'Unione Europea". Craxi lo disse allora, ma oggi non può ripeterlo. Craxi non c'è più. Ci sono in compenso altri personaggi che entrano e che escono come caselle perfettamente inserite di un domino. C'è ad esempio Reginald Bartholomew, figlio naturale del caso del 1993 che nel mese di giugno diventerà ambasciatore americano a Roma. Un anno dopo, siamo nel giugno 1994, con la scorpacciata del Britannia bella e consumata, ecco cosa dirà Bartholomew: "Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri". Et voilà, il caso Italia è chiuso.
Bartholomew era amico di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: quest'ultimo si recò spesso negli Usa in nome della lotta alla mafia. Strano caso, come tutto è strano ciò che nacque e accadde nel 1993, cinque anni dopo Bartholmew diventerà presidente di Merryl Linch Italia. Il quadro è completo, nitido, cristallino. Successe di tutto in quell'anno, capace di trasformare in maniera indolore (fu un tracollo, un disastro senza precedenti ma non si videro carrarmati nelle strade né deportazioni) l'Italia in una sorta di repubblica centrafricana. Punta di diamante dell'intera operazione di svendita fu, quindi, il caso Britannia, riunione che si mostrò perfettamente congruente a quello che accade prima e dopo. Guarda caso, a differenza di Craxi, importanti protagonisti di quella operazione sono ancora in auge al giorno d'oggi. L'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato, per esempio.
L'allora ministro del Tesoro, già governatore di Bankitalia e futuro presidente del Consiglio e presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente dell'Iri, futuro presidente del Consiglio e presidente della commissione Ue, Romano Prodi.
Stando a quanto dichiarato dal giornalista Fabio Andriola, "in quel periodo vi fu una specie di colpo di stato interno alla massoneria italiana, con il Gran Maestro Di Bernardo preoccupato per l'offensiva scatenata dagli incappucciati del Grande Oriente d'Italia capitanati da Armando Corona. La magistratura si spaccò in due tronconi ben distinti ideologicamente. Ricominciarono ad esplodere bombe che solo anime belle possono credere piazzate per eliminare quel fuffarolo di Maurizio Costanzo.
Esplode con tutta la sua virulenza Tangentopoli e, dulcis in fundo, finisce in prima pagina quel singolare scandalo, con connotati pecorecci, che ebbe come protagonista Lady Golpe, al secolo Donatella Di Rosa (vero che l'avevate dimenticata?), che però andò a mettere nei guai, guarda caso, il comandante di uno dei pochissimi reparti operativi dell'esercito, il generale Monticone".
Accuse precise, come preciso fu per l'ennesima volta il comportamento del direttore generale del Tesoro, Mario Draghi.
Il quale, infatti, scese dal Britannia per evitare di partecipare a quella che sembrava diventare una svendita delle grandi aziende pubbliche italiane alle multinazionali americane e britanniche. , in seguito fu lo stesso Draghi ad ammettere il suo imbarazzo. Guarda caso dopo la merenda sul Britannia le privatizzazioni vennero effettuate a ritmi serratissimi.
Parlando solo del settore agroalimentare, ad esempio, un settore tradizionalmente importante per la nostra economia, furono numerose le ditte che vennero acquistate dagli stranieri: Locatelli, Invernizzi, Buitoni, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini, Perugina, Mira Lanza e tante altre. Il meeting venne organizzato da un ben preciso gruppo di potere londinesi: sul Britannia si trasferì infatti in quell'occasione un pezzo della City di Londra. Nulla di strano né di pittoresco, quindi: tanto più che storicamente la Gran Bretagna ha sempre cercato di ostacolare il rafforzamento di qualsiasi Paese europeo. All'epoca i governanti italiani, specie quelli di sinistra, hanno cercato di accreditarsi nel mondo che conta recandosi in pellegrinaggio alla City di Londra come a Wall Street. Assicurando ovviamente la loro disponibilità per non disturbare troppo il manovratore. Il terminale dei politici italiani che dovevano garantirsi sul fronte internazionale è stato, fino a pochissimo tempo fa, proprio la City di Londra: D'Alema docet, Rutelli pure. In effetti, i britannici d'Oltremanica e quelli svezzati d'Oltreoceano non potevano che essere soddisfatti del comportamento tenuto dai loro amici italiani: l'operazione Britannia, infatti, garantì ai soli anglo-americani di accaparrarsi quasi il 50% (precisamente il 48%: 34 agli americani e 14 ai britannici) delle aziende italiane finite in mano straniera.
Questo è stato il 1993, anno in cui l'Italia e la sua classe politica persero l'ultimo brandello di dignità.
<Lettere e Articoli>
Governo di Salute Pubblica per governare l'emergenza
Fra pochi mesi il Paese si dedicherà "alle danze elettorali" per eleggere i deputati ed i senatori che dovrebbero proteggerlo dai rischi mortali cui è esposto. Ma saranno gli eletti all'altezza dell'arduo compito che li attende?
O non suoneranno ignari l'orchestra a bordo del Titanic? Il Paese non può attendere e deve assicurarsi la stabilità del presente e la conquista del futuro. Per questo è necessario che la "classe dirigente italiana" si impegni a fondo in modo unitario, superando le vecchie divisioni, e persegua esclusivamente il bene comune. Gli schemi della politica corrente, basati sulle anacronistiche divisioni  fra destra, sinistra e centro sono ormai obsoleti e vanno spazzati via, come relitti di ingloriose epoche passate. Sotto la spinta dell'emergenza, si dovrebbero sin d'ora formare coalizioni o alleanze fra tutte le forze politiche sane e democratiche del Paese, senza rivalità e senza tentazioni egemoniche, al fine di proporre agli elettori un programma elettorale finalizzato alla soluzione concreta dei problemi che assillano il Paese, fra i quali in via prioritaria quelli relativi ai rapporti internazionali, perché da questi dipendono sostanzialmente lo sviluppo e la stessa sopravvivenza del Paese: Salvatore Custodero
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Come ha ragione!!!!!!!
E' quello che penso da due anni. Non hanno assolutamente più nessun senso ne' tempo le divisioni ideologiche e moraliste.
Nella politica e nel governo l'unica regola, attuale, è un sano pragmatismo. GD'O
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Bozza di programma elettorale 2006
Gentile Signora Giuliana D'Olcese, sono molto lieto che Lei approvi la proposta di governo di salute pubbica, già da Lei auspicata due anni fa. Sto cercando di diffondere questa idea negli ambienti della politica e del giornalismo, suscitando fin d'ora un interesse superiore a quanto mi sarei aspettato. Le sarei grato se volesse, con la Sua ammirevole capacità di divulgazione politico-culturale, far conoscere questa proposta all'ampia cerchia dei Suoi interlocutori. Si tratta certo di una provocazione, ma quando falliranno le altre soluzioni, questa potrà risultare vincente. La terrò informata se nasceranno iniziative in merito.
Con i più cordiali saluti Salvatore Custodero
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Quella strana merenda sul Britannia
Cara D'Olcese, sei un vero segugio e sai sempre tutto di tutti. Superinformata creatura posso far girare il pezzo?
Mi interessa il discorso della svendita delle aziende italiane. Carlo G.
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Il neo di Draghi. Lettera a il Riformista
Caro direttore, sarà pure una scelta di alto profilo, mi chiedo però se tra i tanti elogi per il curriculum prestigioso di Mario Draghi possa trovare spazio un neo da 456 milioni di euro. E' la somma che nel giugno 1997 Telecom Italia, allora azienda di Stato in mano al Tesoro, versò per l'acquisto di Telekom Serbia direttamente nei conti bancari di Slobodan Milosevic, come accertato dalla Procura di Torino. Draghi in qualità di direttore generale del Tesoro (1991-2001) si fece passare sotto il naso quel denaro.
Interrogato dalla procura come persona informata dei fatti, ammise di essersi accorto solo nell'ottobre 1997, ben quattro mesi dopo la sua conclusione, dell'affaire subito denunciato dai radicali Milio e Manfredi (autore del libro "Telekom Serbia - Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?"). Scellerato l'operato della Commissione parlamentare d'inchiesta, che alla ricerca di fantomatiche responsabilità penali (poi del tutto escluse dalla Procura) per incastrare i leader del centrosinistra, finì per trascurare di ricostruire le responsabilità politiche di un'operazione - catastrofica sotto il profilo finanziario e della politica estera - che permise al dittatore serbo di mantenersi al potere. Federico Punzi
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Metanopoli
Mentre buona parte di quei circa 57 milioni di fessacchiotti si perde in sterili ed anacronistiche contrapposizioni del tipo "fascisti vs comunisti, Prodi vs Berlusconi, finanza laica vs finanza cattolica (?)" e via discorrendo, i nodi vengono al pettine.
C'è un paese con deficit strutturali gravi:una totale dipendenza energetica, una cronica carenza di centri decisionali e strategici, una finanza succube dei poteri forti - intendendo per tali quelli laici, cattolici, massonici o semplicemente i furbetti del quartierino - e soprattutto c'è mancanza di credibilità e di onestà. E non passerà molto tempo che vedremo i mafiosi del nostro ceto politico bazzicare con i mafiosi russi, cinesi o altri mentre i cittadini italiani dovranno chiedere l'elemosina anche a questi ultimi per ottenere qualcosa. E sì perchè tra poco i vari Ladronvic siederanno nei consigli di amministrazione delle società dell'ENI e tutto il resto seguirà di conseguenza. La minaccia di Putin di tagliare le forniture all'Ucraina (!?) è concreta ed imminente e stavolta la Russia avrà, quasi certamente, la sua contropartita. La nostra dipendenza energetica ci rende potenzialmente ricattabili e i nostri padroni dell'energia sono i russi da una parte, con oleodotti che transitano nei paesi della CSI, e nordafricani dall'altra con il gasdotto algerino. Non che ci sia qualcosa di male a comprare ciò di cui si ha bisogno ma la politica di questi paesi non è delle più affidabili. I nostri partners europei ci forniranno energia con le loro centrali nucleari fino ad un certo punto, poi ognuno dovrà pur guardarsi i fatti propri. In fondo noi abbiamo il sole, da loro fa più freddo, e mal che vada potremmo risparmiare energia vivendo 52 notti bianche all'anno nelle nostre magnifiche piazze, una per settimana. Intanto Schroeder si prende milioni di rubli come consulente del gas russo e come gestore delle enormi pipelines che vanno dalla Russia alla mitteleuropa. Come Paolo Ostellino sul Corriere ha ben messo in evidenza, quello di Schroeder appare come un macroscopico conflitto d'interessi, perchè la sua carica non sembra assimilabile a una figura di garanzia, anzi in questa vicenda emergerebbe bello e buono il suo personale e venale interesse. Di questo conflitto d'interessi ne saprà qualcosa l'eurodeputato kapò Schultz? Saluti e buon anno! Che l'anno nuovo ti porti tanta energia, gratis, per rompere le scatole ai fetentoni. Paolo
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Prima pagina. Gentile Direttore del Corsera,
tutto bene anzi benissimo per come state seguendo le vicende di questi presunti (per ora) ladri di cui evidentemente è piena l'Italia e per come avete messo in luce l'assoluta "indegnità" di Fazio, che potrà anche essere ancora giudicato probo e onesto, come asserisce Berlusconi, ma che dovrebbe comunque provare profonda vergogna per i suoi comportamenti inadeguati.
Ma i titoli Direttore! Chi fa i titoli al Corriere? Avendo visto ieri le notizie su Televideo (non seguo più nessun telegiornale, fanno pena quasi tutti, di qualsiasi colore siano). Ero sicuro, ancor prima di dare un'occhiata alla Vs prima pagina odierna che il titolo grosso sarebbe stato dedicato all'Antitrust e al Premier. E, naturalmente, senza citare nemmeno a caratteri piccoli la replica, immediata, di Bonaiuti. Che peccato Direttore! Un bel giornale consegnato alla sinistra. Come e più di Repubblica.
A Lei buon lavoro e sinceri auguri di buon Natale e sereno anno nuovo, Lucio Russo
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Caso Unipol: Il Silenzio dei Conniventi
Caro/a amico/a, a Prima Pagina, faziosa quanto interessante rubrica di Radio 3, il tema che appassiona oggi di più è l'assenza degli scrittori di sinistra dal dibattito riguardante lo scandalo Unipol su quotidiani e media della penisola. Uno stupore che, in tutta sincerità, mi stupisce alquanto. Intellettuali come, ad esempio, Camilleri e Trabucchi, Eco e Fuksas, Augias e Magris sono mai stati in una cooperativa? Conoscono forse da vicino i sacrifici che comporta far nascere una società apparentemente non profit e nel contempo battersi con tutte le forze per incrementarne gli utili, salvaguardando in tutti i modi la qualità dei servizi e, soprattutto, il mantenimento dei posti di lavoro per i soci? Conoscono la rabbia di quelle persone che hanno da decenni la tessera di un certo partito di sinistra perché ne condividevano i valori? Sono persone che ora scoprono di essere state buggerate di molti loro legittimi averi da certi compagni furbetti, complici coloro che sono stati eletti per ben altri motivi e che solo oggi vengono sorpresi, secondo le note intercettazioni telefoniche, con le manine ficcate nella marmellata delle plusvalenze. La mia riposta è: no!
Questi sono intellettualoidi militanti che della sinistra conoscono solo i vantaggi. Mi riferisco ai troppi soldi guadagnati immeritatamente perché appartenenti alle lobby editoriali giuste e non certo perché sono grandi scrittori, anzi, Trabucchi, Eco, Camilleri e compagnia bella sono mediocri scribacchini e nulla più! Possono costoro disquisire da esperti del movimento delle cooperative, cioè di gente che per lo più si sbatte da mattina a sera per far quadrare gli sforzi delle proprie attività, se la loro occupazione principale è quella di cazzeggiare ben retribuiti qua e là per l'Italia dei salotti progressisti sul terribile regime berlusconiano o di mietere consulenze principesche da questa o quella fondazione amica anzi ... compagna? Per me sono solo dei vecchietti terribilmente viziati! Non ci saranno mai loro articoli, statene certi, su Consorte e sulle sue consulenze da 50 milioncini di euro ricevuti, forse con il benestare di segretario e presidente della Quercia. Perché gl'intellettualoidi della sinistra italica, come ben scriveva il grande Leo Longanesi, sono italiani di una ben nota categoria: quelli che tengono famiglia!!! - Renato Tubère
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Guarda che anche senza i tuoi articoli le assurdità italiane si vedono chiaramente.
Ti scrive un precario del lavoro che vede raccomandazioni e nepotismi quotidianamente e per elementi che valgono meno di zero. Lavori a tempo indeterminato in Italia solo per raccomandati, compreso forze dell'"ordine" e Stato in generale! Nella mia città non si può più girare dalla feccia straniera presente, la prostituzione è ai massimi storici, così come lo spaccio di droga ed intanto un assessore guadagna 3000 "euri" (così li chiamano) al mese! Il problema a mio avviso sono proprio gli italiani però, che, con o senza i tuoi articoli, continueranno ad essere dei SERVI VOLONTARI! Stai quieta. Adriano P.
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Salve Adriano P,
Tra 77.000 lettori sei il primo che ritiene che i miei articoli sono assurdi. Gli altri, ritengono, diciamo "assurde", le infinite ed impunite porcate e schifezze che avvengono in Italia che, solo un cieco, e sordo, non vede e non sente.
Anche un militonto, mo' che ci penso.. Ariauguri gd'o
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Quella strana merenda sul Britannia
Se si legge QN a pagina 5 c'è un articolo su Draghi di Alberto Mazzuca che parla proprio della privatizzazione seguita alla colazione sul Britannia, naturalmente in chiave positiva. Ineffabile Mazzuca, riesce a non far figurare Romano Prodi in nessuna posizione rispetto a questa nomina, perfino quando menziona l'IRI, che era guidata da anni da Prodi quando Draghi arrivò sulla poltrona di direttore del Tesoro, lo salta a pié pari e ne parla come regno di Giuseppe Petrilli, che la presidenza dell'Iri l'aveva lasciata 13 anni prima! Mazzuca poi per il resto la dice tutta, compreso il conflitto d'interessi rappresentato dai suoi rapporti con la Goldman Sachs, che lo ha fatto vice presidente per l'Europa dopo che alla stessa Goldman Draghi aveva fatto vendere tutto il patrimonio immobiliare dell'ENI! E adesso ci riprendiamo questo nobile servitore dello Stato e lo facciamo Governatore della Bd'I, l'ideale per servire gli interessi dei nostri padroni banchieri mondialisti. La vera lettura di tutto questo la dà un altro articolo: non sono le privatizzazioni ma la svendita dell'Italia che deve continuare. Fazio & C non sono stati fatti fuori perché avevano tentato la scalata al Corriere, come si affannano tutti a ripetere, ma perché si erano messi ad ostacolare il programma di svendita che prevedeva che Banco di Bilbao e la banca olandese di cui non ricordo il nome comprassero Antonveneta e Bnl. Adesso è chiaro che Fazio non era animato da sentimenti nazionalistici, ma si poneva contro l'accentramento del potere nelle mani dei pochi banchieri
(i proprietari, in cima alla filiera, delle banche centrali) e finanzieri (Soros) che muovono le pedine a livello mondiale. Alex N
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Su Quella strana merenda sul Britannia
quello che diceAlex è molto vicino alla verità perchè raccontatami qualche mese fa anche da un membro autorevole del consiglio della Banca d'Italia ed in effetti la lega è stata l'unica a puntare i piedi. Quello che mi chiedo qual'è il pensiero di Berlusconi?
Laura Lodigiani
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Quella strana merenda sul Britannia
Questo vuol dire che il Draghi non è un cuor di leone, bensì è uso a obbedir tacendo (quanto al morire, ha chiaro l'istinto di sopravvivenza e il tenere famiglia). Un gran paraculo, adatto a fare il curatore fallimentare di Bankitalia. E ti capisco che non dispiaccia a nessuno, quantunque l'Azeglia preferisse il Padoa Schioppa, altra tempra di meraviglioso combattente! GMM
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Quella strana merenda sul Britannia?
Osservazioni puntualissime le tue e forse hai ragione in effetti l'europa e gli europei sono messi così male che indubbiamente potrebbe esserne capo anche il massone livornese...... Mario Cuomo
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Quella strana merenda sul Britannia
Secondo me il signore sul colle è a capo di tutta Europa. E' il Mazzini dei nostri giorni. Tutti quanti lo temono, di destra e di sinistra. Lui dice che bisogna vendere le armi alla Cina e nessuno fiata, e poco dopo la Commissione europea delibera di vendere armi alla Cina. Lui ha detto guardate che bisogna rassegnarsi, la Bce non può non aumentare il tasso di sconto?
E, nel giro di una settimana, la Bce aumenta il tasso di sconto. E' il capo assoluto. Alessio Neri
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Quella strana merenda sul Britannia
perfetto Alessio, inoltre il signore che grazie a Berlusconi sta sul colle (cosa che non fa onore a Berlusconi) ha insegnato ad alcuni apprendisti stregoni come fiorani come si possono sistemare le cose e lucrare alle spalle degli ignari cittadini o clienti con il furto di quel 6x1000 che attuò insieme ad amato ! un insegnamento che giustifica secondo me tutti i fiorani dato la carriera e gli onori poi attribuiti al pirata livornese......... Mimmo Domenici
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Quella strana merenda sul Britannia
Una ricostruzione molto utile. Quel Draghi... Nessuno che si meravigli di quanto sia sempre contigua la Goldman Sachs al mondo degli affari italiano. Ricordo che poco prima che diventasse presidente del consiglio, Specchio della Stampa definì Romano Prodi, in un servizio fotografico sugli uomini che contano nell'economia italiana, "l'uomo della Goldman Sachs". Ma fra i candidati a governatore c'è poco da scegliere, o è massone e di sinistra o è massone punto e basta. Inoltre: "Nessuno ha chiamato il Governatore in carica nel 1992 a rendere conto del fatto che, nell'autunno di quell'anno, per sua propria decisione, bruciò in due settimane inutilmente ben settantamila miliardi di Lire per ritardare di due settimane il crollo della Lira, quando si sapeva con certezza che la Lira stava per perdere ineluttabilmente circa il 25-30 per cento sulle principali monete europee a causa del differenziale di svalutazione accumulato tra queste e la Lira italiana, nel corso di diversi anni, per i quali i rapporti di cambio tra le monete comunitarie erano stati bloccati, anche se le diverse monete si svalutavano a tassi molto diversi tra loro, sicché la Lira aveva perso il 30 % del potere d'acquisto rispetto al Marco tedesco. Eppure l'errore o abuso era clamoroso,e il danno per lo Stato è stato enorme e noi ne paghiamo ogni giorno le conseguenze di tasca nostra, mentre quei settantamila miliardi, denari dei contribuenti italiani, si trasferirono bellamente nelle tasche degli speculatori internazionali. Non solo nessuno lo chiamò a rispondere del suo operato, o a giustificarlo, fosse anche in sede politica come si sarebbe fatto con un ministro che avesse cagionato un tal disastro nazionale: Lo fecero superministro dell'economia, capo del Governo e infine capo dello Stato.[...] da Euroschiavi p 50 Alessandro
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Privatizzazioni o svendita?
Così il Belpaese perse i suoi pezzi pregiati
di Gianluca Savoini old.lapadania.com/2002/ottobre/17/17102002p05a1.htm  - 9k -
Di tutto si può parlare, in questo paese. Tornarci e ritornarci sopra a distanza di anni, riaprire dibattiti su questioni anche vecchie di decenni. Caso Moro, caso Ustica, stragi, attentati mafiosi, Falcone e Borsellino, servizi segreti deviati e chi più ne ha più ne metta. Ma se si parla di certe cose, di privatizzazioni, di svendita delle grandi aziende pubbliche ai gruppi stranieri, di incontri tra i "boiardi" di stato e i magnati dell'alta finanza fatti a bordo di un panfilo di Sua Maestà britannica, è immediatamente pronta l'accusa: complottismo. È forse rifacendosi a questa accusa che i giornalisti Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono hanno scelto come titolo per un loro interessante libro la parola incriminata. "L'anno dei complotti" è stato stampato dall'editore Baldini & Castoldi nel 1995 ed è dedicato all'anno Domini 1993. Quello dei "complotti", appunto. Il volume, suddiviso in nove parti distinte, affronta anche la vicenda della riunione del 2 giugno 1992 sul panfilo inglese "Britannia", di cui ci occupiamo sul nostro giornale.
Nel vostro libro ricordate come il direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, scese ad un certo punto dal "Britannia" per evitare di partecipare a quella riunione.
"La riunione del "Britannia" va contestualizzata nel suo periodo storico" - spiega Fabio Andriola, scrittore, giornalista e autore della trasmissione su La 7 Stargate, linea di confine. "Nel 1992 accaddero alcune cose: la crisi della Prima Repubblica, le privatizzazioni, l'attacco alla lira di quel "pescecane" dell'alta finanza George Soros. E il "caso Britannia" si mostrò perfettamente congruente a quello che accade prima e dopo. Peraltro importanti protagonisti di quella operazione sono ancora in auge al giorno d'oggi".
Di chi sta parlando?
"Dell'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato. Dell'allora ministro del Tesoro, già governatore di Bankitalia e futuro presidente del Consiglio e presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Del presidente dell'Iri, futuro presidente del Consiglio e presidente della commissione Ue, Romano Prodi. In quel famoso anno persino importanti esponenti politici di primo piano non ebbero il timore di parlare dell'esistenza di un complotto contro l'Italia, contro la nostra struttura economica".
Nel vostro libro sottolineate come la vicenda del "Britannia" anticipa il susseguirsi di una serie di avvenimenti che trasformarono il 1992 - 93 in un periodo veramente molto speciale.
"Torniamo per un momento con la mente a quel periodo. Vi fu una specie di "colpo di stato" interno alla massoneria italiana, con il Gran Maestro Di Bernardo preoccupato per l'offensiva scatenata dagli incappucciati del Grande Oriente d'Italia capitanati da Armando Corona; la magistratura si spaccò in due tronconi ben distinti "idelogicamente"; ricominciarono ad esplodere bombe che soltanto anime belle possono credere piazzate per eliminare Maurizio Costanzo; esplode con tutta la sua virulenza Tangentopoli; e, dulcis in fundo, finisce in prima pagina quel singolare scandalo, con connotati pecorecci, che ebbe come protagonista "Lady Golpe", al secolo Donatella Di Rosa, che però andò a mettere nei guai, guarda caso, il comandante di uno dei pochissimi reparti operativi dell'esercito, il generale Monticone".
Nel vostro libro ricordate come il direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, scese ad un certo punto dal "Britannia" per evitare di partecipare a quella che sembrava diventare una svendita delle grandi aziende pubbliche italiane alle multinazionali americane e britanniche.
"Sì, in seguito fu lo stesso Draghi ad ammettere il suo imbarazzo. Dopo il "Britannia" le privatizzazioni vennero effettuate a ritmi serratissimi. Parlando soltanto del settore agroalimentare, ad esempio, un settore tradizionalmente importante per la nostra economia, furono numerose le ditte che vennero acquistate dagli stranieri: Locatelli, Invernizzi, Buitoni, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini, Perugina, Mira Lanza e tante altre".
C'è chi sostiene però che i magnati della grande finanza hanno ben altre e più rinomate sedi per riunirsi quando ne hanno voglia. Che bisogno ci sarebbe quindi di salire a bordo di un panfilo?
"Sono d'accordo a metà con questa osservazione. Nel caso del 2 giugno 1992 non si trattava di lobbies che lavoravano per il controllo di miniere di diamanti sudafricane e nemmeno di finanzieri di Zurigo. In quel caso il meeting venne organizzato da un ben preciso gruppo di potere londinesi. Sul "Britannia" si trasferì in quell'occasione un pezzo della City di Londra. Senza dimenticare che storicamente la Gran Bretagna ha sempre cercato di ostacolare il rafforzamento di qualsiasi paese europeo".
Praticamente nessuno, allora, cercò spiegazioni sul perché di una simile riunione al largo di Civitavecchia. Come mai?
"Perché i governanti, specie quelli di sinistra, hanno cercato di accreditarsi nel "mondo che conta" recandosi in pellegrinaggio alla City di Londra come a Wall Street. Assicurando ovviamente la loro disponibilità per non disturbare troppo il manovratore. Il terminale dei politici italiani che dovevano garantirsi sul fronte internazionale è stata, fino a pochissimo tempo fa, proprio la City di Londra".
Andriola, voi avete scritto questo libro sette anni fa. Ma qualcuno dei nomi citati vi ha contattati per smentire o rettificare quanto da voi pubblicato? Qualcuno vi ha querelati?
"No, nessuno. Va anche detto che quando uscì il libro non ottenne pubblicità. Ma posso affermare senza tema di smentita che questo libro ancora oggi viene consultato dai colleghi giornalisti. Ricordo peraltro che Bettino Craxi, nell'"esilio" di Hammamet, citò "L'anno dei complotti" in una serie di interviste, giudicandolo molto interessante e utile per capire il decennio da poco trascorso".
Tornando al tema iniziale di questa intervista, dobbiamo credere alla tesi di un "complotto" mondialista contro il nostro paese, o no?
"Le risponderò citando una frase di Jean Paul Marat del 1791, in piena Rivoluzione Francese. "Per credere a un complotto - scriveva Marat - voi avete bisogno di prove giuridiche: a me basta l'andamento della situazione generale, le relazioni dei nemici della libertà, gli andirivieni di certi agenti del potere. Che ne sapete voi, se ciò che prendete per falsa notizia non è invece uno scritto di cui avevo bisogno per parare qualche colpo funesto e conseguire il mio scopo?".
Già. Che ne sappiamo noi veramente di quel che avvenne sul "Britannia" il 2 giugno di dieci anni fa?
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Gentile vice Direttore del Corsera,
vorrei poter dire ad Ernesto Galli della Loggia che io e molti miei amici e conoscenti lettori del Corriere ci sentiamo fortissimamemnte parte della società civile e che dissentiamo completamente da quanto lui scrive oggi (ne abbiamo letto solo la prima pagina, ben capendo <dove voleva andare a parare>. Di Biagi, anche lui come sempre in prima pagina, leggiamo di solito addirittura soltanto il titolo...). Mi rincresce dirlo ma il grande Professore dottor Galli della Loggia di cui abbiamo apprezzato molti interventi in passato dà la sensazione di cambiare toni ed idee al cambio di Direttore. E l'ultimo cambio mi pare, posso sbagliare, sia stato voluto fortemente da Prodi (che prima col Corriere non faceva che lamentarsi) e da una grossa parte della finanza italiana. Noi Società civile non siamo d'accordo con gli avvisi di garanzia ad un Presidente del Consiglio durante eventi internazionali.
Non siamo d'accordo con centinaia di indagini indirizzate verso un solo individuo che certo e purtroppo non ci sarebbero state se questo individuo non fosse sceso in politica e che certo e purtroppo non ci sono state verso altre centinaia di individui che viceversa non sono scesi in politica. Non siamo d'accordo con un Governatore della Banca d'Italia che guadagni per quindici anni due miliardi l'anno di solo stipendio (quattro volte quel che guadagna il Presidente della Federal Reserve americana) e che consenta quello che ha consentito (bond Argentini, Parmalat, Cirio, Fiorani, Consorte, il bacio in fronte, la pugnetta, e chissà quante altre malefatte di cui noi Società civile nulla sappiamo ma che certo i grandi editori, i direttori di grandi giornali, i grandi banchieri, i grandi finanzieri, i grandi industriali, tutta gente da due miliardi l'anno a salire vertiginosamente sanno ma tacciono quando fa comodo a loro e parlano quando fa comodo a loro). Non siamo d'accordo su quel che apprendiamo solo oggi è accaduto per anni alla Confcommercio col consenso certo e o col silenzio assenso di tutti i predetti signori. E chissà quante altre gestioni e ladronerie simili ci sono di cui i predetti signori sanno e noi non sappiamo. Noi Società civile non siamo d'accordo con tutti costoro che nei dibattiti pubblici o nei loro articoli e o conferenze si ergono a difensori degli interessi del Paese, a difensori delle classi lavoratrici e dei meno abbienti, dall'alto dei loro tre alberi e del loro lusso sfrenato. D'altronde come dar loro torto in un paese dove il Presidente del partito dei lavoratori paga una piccola rata mensile di leasing da 16 milioni delle vecchie lire per la sua piccola barca e il segretario dello stesso partito si riunisce a Roma con il suo staff nel lussuosissimo hotel de Russie, laddove Rutelli invece predilige riunirsi in non so quale altro ristorante di lusso, e Rizzo e Pecoraro Scanio in altrettanti ritrovi esclusivi e Bertinotti sparge la sua erre moscia in tutti i salotti bene della capitale, quelli che non piacciono a Prodi. E sono tutti contro Berlusconi, perchè la ricchezza e il potere chiamano ricchezza e potere e rende avidi e loro sono assetati di ancor più potere e di ancor più ricchezza, non certo perchè hanno a cuore gli interessi di noi Società civile. E non hanno uno straccio di idea e sono solo buoni a parlare in negativo di quel che Berlusconi fa e che il suo povero governo fa. Ma come si fa a governare l'Italia così piena di egoisti e di gente che bada solo al proprio interesse personale, Galli della Loggia, forse anche se non primo tra tanti? Cordialmente, Lucio Russo
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Pannella: Le ragioni e le scelte dell'ultimo Craxi, con 20 anni di anticipo.
Urge più che mai la lotta contro le commistioni e le illegalità di oggi. Bene che si scoprano (o coprano?) i guai di ieri. E non si finga di non riconoscersi in perfetta contiguità in quelli di oggi. Forse peggiori... La "Rosa nel Pugno" è l'unica forza di alternativa e di riforma democratica e laico-liberal-socialista per il dopo-Berlusconi.
Su "Notizie Radicali", il giornale telematico di Radicali Italiani www.radicali.it
"L'attualità di Bettino Craxi (che c'è) o è volutamente ignorata è, ben peggio, colpevolmente mistificata e svilita. Bettino Craxi uscì di fatto e ufficialmente dalla realtà istituzionale ed anche politica italiana con il suo ultimo intervento parlamentare di chiamate di correo, di denuncia e di accusa (ben più che di difesa) con la quale illustrò e documentò la realtà di un regime partitocratico fondato su una comune convinzione e unità ideologica (quella della ineluttabilità e della convenienza) di un uso di parte, fazioso, delle istituzioni e dei cittadini italiani, incompatibile con uno Stato di diritto e una democrazia costituzionale. Se ve ne fosse stato bisogno per coscienze libere e forti, abbiamo oggi la conferma che la caduta di Craxi, del Psi, della Dc, del Pri, del Pli e dello Psdi fu lo strumento attraverso il quale quel regime alla fine denunciato da Bettino potesse proseguire e resistere a quello che per un democratico, socialista, liberale, laico, radicale è il destino di un potere oligarchico costretto a radicarsi sempre nell' intimo della società ed in contraddizione con i propri valori ufficialmente fondanti. Bettino Craxi in realtà, si trovò a pagare un alto costo per una scelta che aveva come obiettivo una possibile vittoria di una politica di "Socialisti" (non "socialista") attraverso una tattica politica non liberale, non socialista, non laica, nell'illusione che questo "mezzo" potesse provocare una affermazione storica di quei valori che tatticamente abbandonava e - provvisoriamente, nei fatti - rinnegava. Alla fine, in quelle settimane, apparve chiaro - ma quasi solamente a lui - che quella sua scelta aveva portato al disastro il suo partito e lui. E cercò di far propria e di rilanciare la politica socialista, liberale, laica, alternativa che aveva malauguratamente abbandonata: quella socialista e radicale di Loris Fortuna e mia, in gran parte fatta propria da Claudio Martelli. E, com'è noto a molti, per settimane egli cercò di convincermi (e convincere) che: "... ora è il turno tuo, della tua politica, se non vogliamo lasciar travolgere il nostro tentativo e le nostre speranze di fondo".
Potremmo dire, oggi, che formalmente aveva intuito e prescelto il necessario e il "nuovo" con 20 anni di anticipo! Quello che lui tentò in extremis era di ottenere che, con lui, crollasse tutto il tempio "filisteo", che il diluvio spazzasse via coloro che con la crudeltà di autentici barbari lo immolavano e immolavano la politica di quel centro-sinistra da lui voluto e dagli altri partiti della coalizione, usando anche quella politica "barbara" ormai con evidenza senza remore per installarsi dalla parte dei vincitori urlando "Guai ai Vinti". Per un attimo sembrò che da quelle rovine potesse scaturire con il primissimo Berlusconi una alternativa liberale e antioligarchica. Da tempo tutti sappiamo che Silvio Berlusconi è stato ed è l'ultimo - per ora - di loro e non l'alternativa a loro.
La Rosa nel Pugno oggi rappresenta la rinascita e la radicalità anche di quella speranza, oltre che di tutti coloro che ormai non possono più non prendere atto dell'unità profondamente partitocratica e oligarchica, politicamente mafiosa di "palermitani" e di "corleonesi" nelle alterne fortune del loro delittuoso affermarsi. E, oggi, continuiamo a sperare del loro "convertirsi". La Rosa nel Pugno è la leva con la quale si può sperare di risollevare quel mondo di speranze democratiche e laiche, dopo quasi un secolo di tragedia, di sconfitte di declino del nostro paese e dio non voglia, come in passato esportandolo in tutta l'Europa.
"Lo si sa: il passato che non s'affronta vive e incombe ineluttabilmente come persistente presente/futuro. O, per dirla chiaramente, condanna il presente a metastasi inarrestabili e letali d'un tumore che ci si era illusi di poter battere semplicemente nascondendolo a se ed agli altri, con l'aiuto illusorio dei soliti palliativi. Questo vale per il regime attuale per tutto il ceto dominante del nostro monopartitismo imperfetto dell'oligarchia, di destra o sinistra che appaia. Oltre ai 31 punti di Fiuggi, che non sono stati presi nemmeno in burocratica attenzione, ve ne sono altri che non possono non connotare - a mio personale avviso - la politica e i programmi adottati e difesi dalla Rosa nel Pugno, per l'Unione, il Centrosinistra, o come lo si voglia individuare.
In primo luogo la concezione statolatrica che è alla base di pretese nuove legittimità per le quali vengono finanziati dai contribuenti, a loro spese, e senza controlli, malgrado il popolo italiano si sia pronunciato plebiscitariamente (oltre il 90% dei Sì) contro, il finanziamento pubblico dei partiti, e probabilmente di sindacati, corporazioni di settore mentre oggi li si deruba, ripeto: li si truffa e si deruba, con una operazione  illegale, violenta, secondo le leggi eccezionalmente vigenti dette di "rimborso spese", anche se mai avvenute, conosciute, controllate. Abbiamo così (e dobbiamo cancellarli) l'uso e l'abuso di "servizi pubblici" ai fini di interessi "privati" che si aggiungono alle migliaia di milioni in contanti, non di rado usati per costituire patrimoni immobiliari, uso fruttifero e speculativo in banche o borse, in operazioni che da qualche anno vengono sempre più duramente e chiaramente alla luce come costitutive della, "nuova legalità" italiota. In secondo luogo va assolutamente affrontata la sistematica violazione di dettati costituzionali democratici, e dei Trattati comunitari internazionali in tema di diritto, di diritti e in particolare di elezioni, di elettorato passivo e di Costituzione stessa dei singoli momenti elettorali. Occorre progettare l'impegno, immediatamente, o non resterebbe che da constatare che fra centrodestra e centrosinistra resistono e si aggravano tutt'al più differenze solo quantitative nell'uso e per l'uso delittuoso delle istituzioni e degli interessi in essi dominanti, ripetiamolo: oligarchici e partitocratrici, sideralmente distanti dalle realtà sociali e dalle regole costitutive di uno Stato di diritto....
Potrei continuare - ahimé - a lungo. Ed è interessante che a fronte del lancio incidentale di un sassolino nello stagno oligarchico a titolo d'esempio e del tutto in via personale, si sia alzato un coro di rane, di moniti, di sdegnate reprimende. Pari, soltanto, al consenso popolare davvero generalizzato che, nei loro stessi "popoli", tribù o, spesso, famiglie, mi si è, subito e ovviamente, manifestato: "Bonino for Presidente, magari!". Ma dove e quando, oltre che nella e dalla Rosa nel Pugno, si comincerà a discutere, a trattare compromessi, a governare retromarcie su tutto, dagli embrioni ai detenuti, alla crisi della giustizia e quella delle piovra mafioso-politica?". Ora si griderà a Pannella che attacca e rompe con il centro-sinistra :-)? Da ridere; o da piangere?
Per mio conto, cerco così di scongiurare debolezze, errori, cattive coscienze, illusioni, che realisticamente fanno della prospettiva elettorale un momento di altissimo rischio di dissipazione di un patrimonio di alternanza e di alternativa che a troppi era parso inesistente a fronte di anni e anni di successi che, accade a volte, accecano più che gli insuccessi
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Oltre la Verità Ufficiale. Mario Draghi & la lobbies bancaria
di Marcello Pamio - 30/12/2005 www.disinformazione.it
La Goldman Sachs & Co. è sicuramente una delle banche d'affari private più potenti del mondo. Sorta nel 1869 a Manhattan (New York) grazie a due immigrati tedeschi: Marcus Goldman e Samuel Sachs. In questi giorni Mario Draghi è stato nominato governatore di Bankitalia, al posto del dimissionario Antonio Fazio. Cosa c'entra, direte voi, Mario Draghi con il colosso bancario? C'entra eccome: Mario Draghi è vicepresidente della Goldman Sachs per l'Europa, la cui sede centrale ha gli uffici nel miglio quadrato più ricco (e potente) del mondo: la City di Londra. Questa cittadella grande all'incirca 2.6 km quadrati, è certamente piccola di dimensione ma non per influenza, visto che nelle sue street hanno sede le più importanti multinazionali e/o banche del globo! Come mai un uomo legato e stipendiato molto bene da una banca privata così potente viene nominato direttore della Banca più influente d'Italia? Quella banca, per intenderci, che s'incamera il Signoraggio monetario nazionale e una parte del Signoraggio europeo? Ma chi è questo Mario Draghi? Facciamo un passo indietro. Il professor Draghi è stato dal 1991 al 2001 Direttore Generale del Tesoro e presiede dal 1993 il Comitato per le Privatizzazioni, egli infatti è l'artefice delle grandi privatizzazioni statali (dall'IRI alla Telecom, Enel, Eni e altre grandi aziende dello Stato). Quindi un personaggio di tutto rispetto! Talmente di rispetto che fu uno dei privilegiati ospiti alla colazione (non da Tiffany) ma a bordo del panfilo reale della regina Elisabetta, il "Britannia". Siamo nel 1992, e ci troviamo al largo di Civitavecchia, ma non su territorio italiano ma inglese. Qui vennero decise le sorti economiche dell'Italia. (vedi precedente articolo). Il 1992 fu un anno molto particolare: crisi Prima Repubblica, uragano Tangentopoli, attacco alla lira da parte del filantropo George Soros che Carlo Azeglio Ciampi non riuscì o non volle impedire. E non è tutto, sentite a tal proposito cosa disse in quegli anni Reginald Bartholomew (ambasciatore americano a Roma e futuro presidente di Merril Lynch Italia): "Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri"[2] Avete capito?
Rimuovere ogni barriera per gli investimenti esteri!!! E' proprio quello che hanno fatto Draghi & C.
Ha talmente lavorato bene, che oggi Draghi è stato premiato con la direzione della Banca d'Italia. "Una scelta di alto profilo"[3] dice Romano Prodi in merito al nuovo capo di Palazzo Koch! E ci credo: il leader della sinistra è stato (e forse lo è ancora) consulente guarda caso proprio della Goldman Sachs (nonché presidente dell'Iri per ben due volte), e uno dei protagonisti della svendita italiana. In tredici anni decine e decine di grosse aziende nostrane passarono in mani straniere (per esempio Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle, e moltissime altre).[4] Quindi non è poi strano che Mario Draghi piaccia tanto a Prodi, anche perché sembrerebbe, e qui il condizionale è d'obbligo, che la campagna elettorale di Romano sia finanziata da una certa Linda Costamagna[5], una privata signora. Fin qui nulla di male. Ma se venisse fuori che questa signora è la moglie di Claudio Costamagna, Amministratore delegato della Goldman Sachs per l'Europa[6], la cosa cambierebbe? Certo che sì. Ma allora...non è che questo colosso - membro della potentissima lobbies bancaria internazionale - ha tutte le intenzioni di privatizzare l'intero Stato, aprendo ulteriormente all'estero (alle sorelle) e controllando il sistema monetario del nostro paese? Questa preoccupazione non è campata in aria, visto che dopo l'incontro sul "Britannia" (tra le cui banche ospiti c'erano proprio i vertici della Goldman) sono iniziate quelle mega privatizzazioni e acquisizioni che hanno depredato e svenduto i patrimoni pubblici. E poi come non preoccuparsi, se il nuovo controllore del sistema monetario e/o bancario (governatore di Bankitalia) italiano e il capo del governo (prossimo) sono finanziati e controllati dalla stessa banca d'affari privata? L'unica cosa certa è che i vertici delle lobbies bancarie internazionali, gli stessi che stanno controllando le economie planetarie, avranno un altro ottimo motivo per festeggiare a capodanno.
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Oltre la Verità Ufficiale www.disinformazione.it
Antonio Fazio e lo scontro tra Opus Dei & Rothschild... di Marcello Pamio - 22/12/2005
Antonio Fazio si è dimesso da governatore di Bankitalia. Qualcuno ancora festeggia, qualcun altro invece - magari nelle oscure stanze dell'Opus Dei di via Bruno Buozzi 73 a Roma - si asciuga le lacrime. Dopo 12 anni di mandato lascia Palazzo Koch di Via Nazionale "per il bene del paese" dicono all'unisono i nostri umili governanti. Cosa farà adesso?
Con quale incarico verrà premiato per i suoi servigi alla società e soprattutto per sopperire allo stipendio miliardario (2 miliardi di vecchie lire, pari a oltre 160 milioni al mese)? Al suo illustre predecessore è andata molto bene. Carlo Azeglio Ciampi oggi ricopre la prestigiosa carica di Presidente della Repubblica. (Ricordiamo che è stato lo stesso Ciampi a voler Fazio come successore. All'epoca Fazio era vicedirettore generale e ha "magicamente" scavalcato il direttore generale che era Lamberto Dini...) Eppure... l'attuale capo dello Stato ha nel suo armadio qualche scheletruccio di troppo. Nel settembre 1992, quando dirigeva la Banca Centrale nel governo, guarda caso, di Giuliano Amato, ritardò una speculazione della sterlina da parte del filantropo George Soros contro la lira che ne causò la sua svalutazione del 30%. Nel vano tentativo di arginare l'attacco, l'esperto di finanza Ciampi prosciugò le riserve in valuta estera della Banca d'Italia: ben 48 miliardi di dollari (quasi 100 mila miliardi di vecchie lire)!!! Stranamente pochi mesi prima di questa speculazione criminale, per l'esattezza il 2 giugno 1992, avvenne un incontro segreto a bordo del panfilo reale della regina Elisabetta II d'Inghilterra, il Britannia, al largo di Civitavecchia.
A bordo vi erano esponenti del mondo bancario e finanziario e lo scopo era quello di complottare la completa privatizzazione delle partecipazioni statali e dell'industria di Stato a prezzi stracciati a seguito proprio della svalutazione della lira provocata da Soros & Co. Nel mega yacht vi salirono i rappresentati delle banche Barings, Warburg, Barclays, ecc.; personaggi come Mario Draghi, il direttore generale del ministero del Tesoro dell'epoca, Beniamino Andreatta, George Soros e la stessa regina Elisabetta che si è occupata dei saluti ufficiali. Il miliardario ungaro-statunitense Soros, abituato a far crollare le economie di interi paesi (vedi la crisi delle Tigri asiatiche), è lo stesso che ha incontrato recentemente Francesco Rutelli e Romano Prodi (ex consulente della Goldman Sachs). Forse i 2 navigati politici avevano bisogno di qualche consiglio su come gestire al meglio il prossimo governo, dal punto di vista economico? Se a Ciampi, che ha lasciato svuotare le casse della Banca d'Italia, gli hanno regalato il Quirinale, cosa mai offriranno a Fazio per i suoi servigi? In fin dei conti non ha controllato quello che doveva, non ha impedito quello che doveva impedire (Cirio, Parmalat & co), e ha tentato di scalare quello che non doveva scalare. Per non parlare delle tonnellate di oro (tra le 450 e le 1500 tonnellate) che la Banca d'Italia avrebbe iscritto in bilancio ma che risultano sparite... Insomma diciamolo: un curriculum di tutto rispetto! Gli stessi che stanno decidendo il premio di produzione per Fazio, stanno anche decidendo il suo sostituto (e non mi riferisco al governo fantoccio di Berlusconi). Alcuni nomi già circolano e sono molto interessanti: Mario Draghi (Banca Mondiale, gruppo Bilderberg, vice presidente della Goldman Sachs), Mario Monti (Bilderberg, appena "assunto" dalla Goldman Sachs), Tommaso Padoa Schioppa (Aspen Institute, Commissione Trilaterale, Bilderberg), Domenico Siniscalco (RIIA, Royal Institute for International Affairs, il governo invisibile britannico), Vittorio Grilli (Aspen Institute), Lamberto Dini (ex vice presidente della BIS, la Banca per i Regolamenti Internazionali, Cavaliere di Gran Croce, Fondo Monetario Internazionale). Ci siamo capiti, vero?
Il posto vacante di governatore, una delle poltrone più potenti e prestigiose dello scenario italiano, sarà prontamente occupata da uno di questi personaggi: una persona vicina a quelle che il ricercatore del Centro Studi Monetari, Marco Saba, definisce le Brigate Rothschild! Membro quindi del gruppo elitario dei Bilderberg o della Commissione Trilaterale (commissione elitaria che lega USA, Europa, Giappone), o per che no, della banca d'affari più potente al mondo la Goldman Sachs. Quindi il religiosissimo Antonio (è andato a stringere la mano al capo dell'Opus Dei: Benedetto XVI), è il capro espiatorio dello scontro al vertice tra l'Opera (Obra), comunemente noto come Opus Dei, e quelle fazioni vicine agli imperi anglo-ebraici come Rothschild, Warburg, Barings, Goldman Sachs, ecc. Chi vincerà?
 Lo sapremo tra qualche giorno, e mentre attendiamo trepidanti, il governo, burattino dei Poteri Forti, ha blindato il disegno di legge sul risparmio in discussione alla Camera, mettendo la fiducia su due emendamenti: l'articolo 19.100 su Bankitalia (mandato a termine di 6 anni per il governatore) e il 30.100 - guarda caso - sul falso in bilancio.
Evviva i marpioni e la finanza creativa!!!
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Britannia Draghi e Massoni. L'uomo degli altri
Una limpida
, esauriente, interessantissima indagine su Mario Draghi fatta da sinistra.
31 dicembre: nel plauso a denti stretti della destra e più convinto della "sinistra" a Mario Draghi governatore della Banca d'Italia, si chiude l'annus horribilis berlusconian-dalemiano.bertinottiano 2005. Vince la finanza anglo-israeliana, massonica e laica (si fa per dire), perde la finanza cattolica e, in specie, la massoneria Opus Dei. Vincono anche coloro che 13 anni prima hanno avviato la bancarotta italiana, assassinato la politica e fatto trionfare un'economia in gran parte straniera di rapina e per il resto quella che impesta l'aria di questi tempi. La posta in gioco? Tra le altre il famigerato Partito Democratico filoclintoniano, filoisraeliano, filobilderberghiano, massonico, di Rutelli, Veltroni e aggregati vari.
Uomo di Soros, ma anche dei Rothschild, dei briganti globali Goldman Sachs (la più grande banca d'affari del capitalismo con le zanne), dei Chicago Boys, delle organizzazioni mafioso-massoniche Bilderberg e Trilateral (alle cui conventicole insieme a Henry Kissinger non manca mai), cioè di tutta quella che a buon diritto si può chiamare la mafia economica ebraico-laica (con l'accento sul primo termine) in contrapposizione - e a volte in combutta - con la mafia finanziaria cattolica, quella dei Mercinkus, Sindona, Calvi e, infine, di Fazio. Uomo con alle spalle uno dei più colossali tradimenti nazionali, tradimenti che sono essenzialmente quelli a danno dei lavoratori, quando nel 1992 fu complice di quell'assalto all'economia italiana, guidata dal più grande delinquente della speculazione filosionista, George Soros, che sfasciò per sempre il sistema produttivo del nostro paese. Le forze di cui Draghi fu l'operativo in Italia, sia con il sabotaggio del '92, sia sovrintendendo ai successivi saccheggi nella qualità di presidente del Comitato per le privatizzazioni (dal 1993), sono le stesse che in Palestina fucilano o torturano pacifisti e oppositori, rimuovono un popolo, con l'assassinio e il massacro sociale, dal primo lembo di un obiettivo strategico chiamato "Grande Israele"; le stesse che in Iraq hanno cercato, invano, di decapitare un polo antimperialista, nazionale e socialmente alternativo ai modelli del vampirismo capitalista e del nuovo colonialismo; le stesse che, a partire dai progetti di una masnada di nazisionisti covati da Reagan e Bush padre a Washington, si propongono il dominio e il saccheggio planetari. A volte si opera con il fosforo, a volte con le manifestazioni colorate, a volte con il terrorismo, a volte con la moneta. (....)
Oggi la stampa di sinistra (di quella di destra, con I suoi automatismi dell'allineamento, non mette conto parlare) di tutto questo non fa menzione. C'è questa intermittenza della memoria, ormai strutturale e, forse, condizione di sopravvivenza in un esistente considerato ineluttabile, che ha già consentito alla sinistra cosiddetta radicale di allinearsi su alcune questioni dirimenti per la nostra storia e il nostro futuro. Ne cito solo alcuni, ma cruciali: il terrorismo dalle Brigate Rosse ad Al Qa'ida, la demonizzazione dei "nemici" da Cuba alla Jugoslavia, dall'Algeria alla Corea del Nord, dall'Iraq alla Siria e all'Iran; e poi il cristianesimo papista e non, la non violenza, I diritti umani e la democrazia, tutti sussunti nei termini esatti che convenivano al potere capitalista nella sua fase finale dell'imperialismo economico e bellico con salmerie al seguito. Qualche accenno all'"uomo delle privatizzazioni" sul "Manifesto", con Parlato da sempre affettuoso con la Banca d'Italia, perfino con suoi pontefici più maleodoranti, e, con più energia, su "Liberazione" dove, ricordando la svendita operata da Draghi dei cosiddetti "gioielli di famiglia", Enel, Eni, Telecom, IMI, Comit, BNL, tutto il sistema bancario italiano, si parla del neo-governatore della Banca d'Italia come del responsabile del processo che "consegnò l'economia del paese in mano alla finanza e alle sue speculazioni, accompagnando e accelerando in modo vistoso il declino industriale del nostro paese; che ha segnato definitivamente il tramonto dell'etica, se mai ve n'è stata una, nell'economia di mercato; che ha precostituito il terreno per le scorrerie dei vari raiders di ogni colore..." E dici niente! Roba che, se un ciarlatano biscazziere non avesse disintegrato il sistema giudiziario e la sensibilità morale universale, dovrebbe imporre al personaggio una specie di Norimberga per crimini contro il pezzo italiano dell'umanità.
Ma la metastasi entrista del giornaletto del rampichino Bertinotti rimedia subito, aprendo le porte alla possibilità che il Dilapidatore Massimo della nostra storia si ravveda. Per cui "non vi è nulla di personale contro Mario Draghi. Anzi, la sua biografia intellettuale è di tutto rispetto, a cominciare dal suo essere stato uno degli allievi di Federico Caffè, uno degli economisti più innovativi e socialmente sensibili della storia del nostro paese..." E che vuol dire? Non è forse Fassino allievo di Togliatti e il Panzerpapa allievo di Gesù? Ma l'eulogia va avanti a vele spiegate visto che il Nostro "ha una notevole dimestichezza con il funzionamento degli organi dello Stato, maturata lungo un decennio nelle funzioni di direttore generale del Tesoro.
La sua esperienza internazionale è fuori di dubbio, visti I suoi incarichi nel G7 e nel G10, nonché la recentissima attività presso un'istituzione globale come la Goldman Sachs... E' dunque una nomina di alto profilo, come è stato autorevolmente commentato..." Insomma, un quasi santo. "Il Manifesto", accennato anch'esso alle privatizzazioni, segue a ruota: "Nel lavoro però Draghi non ama la solitudine. Ama il dialogo, il lavoro di staff, la discussione, circondarsi di intelligenze (di quali è detto in apertura di questo scritto. N.d.r.). In questa ottica in Banca d'Italia si attendono molto". Poi, detto correttamente delle sue sciagurate svendite degli organi vitali del paese, si sale addirittura al diapason: "Draghi non è uomo di sinistra, anche se certamente non è di destra.
O almeno di questa destra. Credo che possa essere definito un liberal nell'accezione Usa". Gore Vidal, Noam Chomsky, Luther King, Robert Redford, Gorge Clooney, Sean Penn, Norman Mailer si voltano dall'altra parte colpiti da spasmi.
La frase da lapide sulla magione dove Draghi è nato è sempre del "Manifesto": "E' stato un ottimo servitore dello Stato... e quando ha avuto in mano i conti pubblici, le cose andavano decisamente meglio di oggi". Mancano solo la corona d'alloro e la banda dei granatieri. Vediamolo, allora, questo "ottimo servitore dello Stato" e colmiamo qualche vuoto che, certo inavvertitamente, i nostri controinformatori intestatari del termine "comunismo", hanno lasciato nelle citate biografie (attingiamo in buona misura a quanto pubblicato e mai smentito nei siti telematici in calce). L'uomo che ha sconfitto il capofila della finanza cattolica (ma il Papa si è subito rifatto sull'embrione e sulle donne) e ha aggiunto sulle torrette di Palazzo Koch uno svettante vessillo a bande bianche e azzurre, emerge dal grigiore della burocrazia ministeriale poco dopo essere stato chiamato a dirigere il Tesoro. (...)
Al largo di Civitavecchia veleggia il panfilo più lussuoso e prestigioso del mondo: il "Britannia" della regina Elisabetta. Oltre che la sovrana Hannover-Windsor, la cui presenza a bordo rimase confinata nelle voci, tra i passeggeri figurano i rappresentanti delle banche più importanti e manovriere della finanza ebraico-massonica, Barings, Barclay's e Warburg, lo speculatore internazionale Gorge Soros, titolare del Fondo Quantum collocato nelle Antille Olandesi e, secondo indagini statunitensi, sospettato di essere gonfio di dollari da riciclaggio nell'ambito del traffico di droga colombiana, e, per l'Italia, Mario Draghi, Beniamino Andreatta, collaboratore di Romano Prodi e, privo però di conferma, il ministro del Tesoro Barucci. Tutta gente che, se i procedimenti aperti dalle procure di Roma e Napoli non fossero svaporati nelle nebbie, avrebbe rischiato fino a quattro anni di carcere - e l'esclusione in perpetuo dal mondo finanziario e dall'ambito delle persone perbene - per aver provocato la svalutazione con mezzi illeciti della moneta nazionale e dei titoli di Stato, aprendo poi le porte alla cannibalizzazione dell'economia italiana da parte delle forze finanziarie ispirate dalla City di Londra e da Sion. I due massimi responsabili della lira erano in quel momento Carlo Azeglio Ciampi, governatore e Lamberto Dini, direttore generale della banca centrale, poi diventati presidenti del consiglio dei due governi tecnici responsabili delle privatizzazioni su tutto il fronte e di tagli micidiali alla spesa pubblica, come suggerito da Maastricht.
Dallo yacht regale, pronube Mario Draghi (che poi pigolerà flebili rincrescimenti, peraltro poco credibili visto il successivo accanimento svenditore), si sprigiona quella nube tossica che, nel successivo settembre, farà dell'economia italiana, soprattutto degli italiani altri dai connazionali speculatori, avanzi da rottamazione. Entra in scena George Soros, l'anfitrione del "Britannia", punta di lancia delle guerre di sterminio contro paesi, piuttosto popoli, che si fanno gli affari loro, fuori dalla garrota imperialista-sionista, o che comunque offrono banchetti da consumare. Con svendite a rotta di collo e a vastissimo raggio della nostra valuta nazionale viene lanciato un attacco speculativo che porta a una svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d'Italia con Ciampi che, per arginare la catastrofe, arriva a bruciare 48 miliardi di dollari. Una crisi che portò anche alo scioglimento del Sistema Monetario Europeo (SME). Nell'incontro segreto sulla barca della regina si era complottata la completa privatizzazione delle partecipazioni statali - asse portante dell'economia italiana - a prezzi stracciati grazie alla svalutazione. Presidente del Consiglio e, dunque, principale di Draghi e di Andreatta, è Giuliano Amato, oggi candidato di punta per la presidenza della Repubblica italiana. Prodi governa lo smantellamento dell'IRI. Passano in mani straniere, oltre a buona parte del sistema bancario, i colossi dell'energia e delle comunicazioni, l'IRI, Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Neuroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Perugina, Mira Lanza e molte altre aziende dei settori strategici. L'Italia diventa quella colonia buona per tutte le rapine, esterne e interne, che funsero da banco di prova per i gangsters delle scalate odierne, a partire dal dalemiano Colaninno a Gnutti, a Fiorani, a Consorte, con alle spalle, a tirarsi trabocchetti e inciuci, le opposte grandi coalizioni partitiche (vedi "L'anno dei complotti" di Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono, per Baldini & Caastoldi).
Ci si mise anche, in bella combutta, l'agenzia di rating Moody's, la stessa che declassò più tardi la Fiat da comprare.
Si accanì contro l'Italia declassando i Bot e contribuendo così allo tsunami sorosiano sulla nostra moneta. Effetto collaterale della cospirazione: lo smantellamento dello SME e, quindi, una botta micidiale all'Europa che Bettino Craxi attribuì a "potenti interessi, avversari dell'Unione Europea, che pare si siano mossi allo scopo di spezzare le maglie dello SME". A seguito di questa sprangata sui denti all'Europa, utile sia agli angloamericani che alla loro quinta colonna israeliana, arriva in Italia, ambasciatore USA, Reginald Bartholomew che, a complotto riuscito, insisterà:"Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di privatizzare, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri". Cinque anni dopo Bartholomew diventerà presidente di Merryl Linch Italia, in parallelo con il compare Mario Draghi, sponda italiana dello sfascio nazionale, che arriverà addirittura a vicepresidente della più sionista di tutte le realtà finanziarie del mondo, la Goldman Sachs, instaurando un conflitto d'interessi da ridurre quello di Berlusconi a truffa da Monopoli, conflitto tra questa sua affiliazione (e affiliazioni del genere, lo sappiamo, sono per sempre, come i diamanti) e quello che dovrebbe essere il suo ruolo di salvaguardia della nostra moneta e, dunque, della nostra economia. Non saranno certo gli oggi plaudenti D'Alema e Rutelli a farglielo pesare, visto come si precipitarono ad accreditarsi nei salottini intimi della City, proprio quelli dell'assalto del 1992, proprio presso quella idra finanziaria che aveva rovinato il paese nel 1992 e seguenti.
Se Draghi era la sponda italiana della loggia orchestrata da George Soros, quest'ultimo ne era e tuttora lo stratega e l'operativo. Alla manovra sull'Italia, ne seguirono altre, su Tailandia, Malaisia (dove Soros fu processato e da cui fu cacciato a calci), Indonesia, Singapore e fu la fine, o almeno il ridimensionamento di quelle "tigri asiatiche" che tanto avevano disturbato il manovratore imperiale di Washington. Noi l'avevamo incrociato in Jugoslavia, nella parallela capacità di sovvertitore geopolitico, di destabilizzatore di paesi. E mentre "La Repubblica", organo del filoisraeliano De Benedetti, per la penna di un Giorgio Ruffolo o di un Vargas Llosa, ne cantava le lodi di "filantropo" e vessillifero no-global contro le asprezze del capitalismo, Soros, infiltrandosi sotto le mentite spoglie di educatore con i suoi istituti "Open Society", Società Aperta, e corrompendo a forza di miliardi i corruttibili dei paesi da destabilizzare, provocava via via i regime change indicatigli da USA-Sion, a volte con, a volte senza l'adolescente imperialismo europeo (non è nuovo, del resto, il foglio scandalistico di De Benedetti a fiancheggiamenti avventuristici degli squadroni della morte israelo-statunitensi; basta ricordare le oscene fandonie dell'allora suo Magdi Allam a promozione della guerra all'Iraq, o la recente campagna-canaglia contro il settore "nazionale" dei servizi, impersonato da Nicola Calipari e Nicolò Pollari). Tra i paesi da "democratizzare", ovvero colonizzare: Jugoslavia (e nella presunta "democratizzazione" ci cascarono le Tute Bianche guidate da Luca Casarini), Ucraina, Georgia, Kirghizistan, Uzbekistan (dove gli è andata male), fino all'attuale "rivoluzione dei cedri" in Libano. Tutti paesi la cui ricchezza è stata fatta passare per il settaccio delle privatizzazioni e dei tagli sociali, con la crusca per il popolo e i grani per i ladroni. In Libano, dove la "rivoluzione colorata" cara a Israele e Francia, non è ancora conclusa, alla faccia degli osceni incoraggiamenti forniti da un cantore delle imprese israeliane contro il "terrorismo islamico" come Guido Caldiron di "Liberazione", la posta è l'ulteriore squartamento del mondo arabo, allargando il fronte dall'Iraq irriducibile e ormai vittorioso politicamente, se non militarmente, allo stesso Libano e alla Siria. Da queste operazioni lo speculatore ungherese non è mai lontano: fondi, fogli, radio, istituti della destabilizzazione sono sistematicamente cosa sua, "cosa nostra" se si guarda all'insieme.
Soros non lavora solo in proprio, anche se da un giochino fatto con Draghi, come quello dell'assalto alla lira, ha intascato la bella commissione di due milioni di dollari. Per esempio un anno dopo la vicenda del "Britannia", scatenò un acquisto in massa di oro, dicendo che la Cina stava rimpinguando le sue riserve. Tutti dietro a comprare, con il risultato che il prezzo salì del 20%. A questo punto, insieme al compare sionista Jimmy Goldsmith, si disfece segretamente dei suoi acquisti realizzando delle plusvalenze stratosferiche (www.movisol.org/soros2.htm). Il suo Quantum Fund di Curacao, oggetto di tanti interventi legali per la vicinanza ai flussi del narcotraffico, è legato ai Rothschild, sovrani secolari della finanza ebraica, attraverso i Rothschild di Ginevra (direttore Karlweis), quelli d'Italia (già direttore Katz e dirigente del Quantum), quelli di Londra (direttore e consigliere del Quantum Fund, Taube). Questi legami risalgono a quando, negli anni '70, Soros lavorava per il Bleichroeder Fund, finanziaria che opera in sintonia con i Rothschild. Oggi la Bleichroeder di New York è, insieme alla Citibank, la principale fiduciaria del Quantum Fund. Insieme a Soros, a organizzare il raduno sul "Britannia" si impegnò un gruppo di finanzieri anglo-israeliani chiamati British Invisibles. Uno dei massimi esponenti di questo gruppo è Sir Derek Thomas, ambasciatore britannico a Roma nel 1987-89 e dal 1990 direttore della Rothschild Italia e consigliere europeo per la N.M.Rothschield & Sons. Accanto a lui Richard Katz, già direttore di Ropthschild Italia, è consigliere del Quantum Fund. Va notato incidentalmente che nella direzione della Rothschild Bank AG di Zurigo troviamo Juergen Heer che, nel 1992, dichiarò di aver pagato ai killer mafiosi di Roberto Calvi 5 milioni di collari. Del resto, secondo la relazione di minoranza della commissione parlamentare P2, il 22 aprile del 1981 la banca Rothschild di Zurigo fondò a Monrovia (Liberia) una società di nome Zirka per conto dei piduisti Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din. Otto giorni dopo il Banco Ambrosiano Overseas di Calvi erogò a favore della Zirka 95 milioni di dollari che vennero subito trasferiti a Zurigo presso la Rothschild . Di questi 95 milioni sembra che 45 siano scomparsi durante la detenzione di Calvi nella primavera-estate 1981 (Carlo Palermo, "Il quarto livello"). La P2 sembra aver costituito un momento di collusione nell'altalena dei rapporti tra finanze di opposto segno confessionale.
Ce n'è per concludere che all'ombra della finanza anglosassone-ebraica, rappresentata dai Rothschild, dalla City, da un Soros con amici come Draghi, l'Italia subì quell'attacco che finì, dopo tre lustri di banditesca e antipopolare politica condotta indistintamente da tutti gli schieramenti e tutti i protagonisti politici alternatisi alla guida del paese, nel verminaio attuale, con a capo, coerentemente, Mario Draghi. Un verminaio politico-economico dove il migliore ha la rogna e dove, al piano di sotto, si vive il day after delle classi escluse dal gioco. E' un caso che, in concomitanza con l'ascesa del partner di Soros, nella coalizione che si presume vada a governare dopo l'estinzione dell'avanspettacolista d'annata, sia spuntata nientemeno che la "Sinistra per Israele"?
O è un caso anche che alla rimozione di Berlusconi contribuisca con cannoneggiamenti giudiziari in prima pagina il giornale in mano a due sodali di Israele del calibro di Paolo Mieli e Magdi Allam?
Siamo al punto che tutto si svolge sopra le nostre teste, appunto nel verminaio. Il conflitto è tra i padroni e noi, dal basso, osserviamo, non capiamo, applaudiamo o piangiamo in un angolo: "un volgo disperso che nome non ha".
Qualcuno cerca anche di arrampicarsi. E pensare che una volta c'era la lotta di classe.
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Crack in vista (e cominciano a dirlo) di Maurizio Blondet http://www.effedieffe.com/  30/12/2005
"Il crack imminente come l'uragano Katrina: non possiamo farci niente, arriverà" (Adam Posen)
Fino a ieri, i giornali finanziari anglo-americani non facevano che esaltare la continua salita delle borse, il "trionfo" e i "successi" del sistema capitalista globale, il "miracolo" della eterna ripresa americana, che si regge nonostante l'astronomico debito pubblico e privato. Ciò è normale: bisogna attrarre gli ingenui alla giostra della finanza creativa e tenerli legati al Luna Park globale, perché i pescecani possano spolparli ancora un po'. Solo, da alcune ore, il clima è cambiato. Ora, non parlano più di "successi" né di "miracolo". Anzi, il Financial Times ha un allarme esplicito: "chiudere le paratie stagne prima dell'uragano economico" (1).
E questo non è normale. Vuol dire che l'uragano in arrivo sarà così tremendo, che conviene ormai far passare agli ingenui il messaggio: ve l'avevamo detto. Non vi abbiamo ingannato. Se siete rovinati, è colpa vostra: non avete "diversificato".
Probabilmente, il crack mondiale sarà tale, da far temere rivolte di massa. Un segno sinistro nei giorni scorsi: i frutti dei Buoni del Tesoro americano a scadenza decennale sono scesi sotto i frutti dei BOT USA biennali. Di solito, sono i BOT decennali a "dover" rendere di più, a compenso del rischio e degli incerti di un prestito a tasso fisso prolungato nel tempo. Quando accade il contrario, quando sono i tassi dei bond a breve a salire, vuol dire che gli speculatori si aspettano che i tassi d'interesse crollino: ciò che avviene in caso di recessione e, perciò, di bassa inflazione.
A prima vista ciò è impossibile: la Federal Riserve è obbligata a retribuire chi presta all'America con tassi d'interesse crescenti, quanto più cresce il debito USA, a scanso di una rovinosa fuga di capitali dal dollaro. Ma questa tendenza al rialzo è anche insostenibile, e bisogna che i tassi americani, ora altissimi (5%) prima o poi scendano. Ecco qui un esempio lampante dei vicoli ciechi, delle contraddizioni impossibili, in cui si è avvolto il capitalismo finanziario terminale. Quello della finanza sarà, nel 2006, un mondo più fantastico de "Le Cronache di Narnia", rileva sarcastico Frank Partnoy, ex banchiere della Morgan Stanley che s'è messo al sicuro facendo il docente di diritto alla San Diego University (2). Per esempio, dice, nel 2006 il mercato dei "prodotti derivati" crescerà vorticosamente fino a raggiungere la cifra di mezzo quadrilione di dollari (mille trilioni, una cifra con 14 zeri). Ciò rappresenta dieci volte il prodotto interno lordo del pianeta. Ironizza Partnoy: anche ammesso che i fautori della finanza derivata abbiano ragione a dire che i loro fantasiosi "derivati" siano un bene per l'economia, e servano soprattutto ad assicurare contro i rischi finanziari e a disperderli fra masse di clienti (hedging), non si vede perché qualcuno voglia "coprirsi" dal "rischio" rappresentato dal prodotto lordo globale del pianeta più di una volta. La verità è che questa finanza non ha più alcun rapporto con l'economia reale, ma è una minaccia reale per tutti: perchéquell'enorme flusso di derivati da mezzo quadrilione è, in ultima analisi, un immenso debito, o accumulo di montagne debitorie, per nove decimi inesigibile.
Così, nel 2006, la speculazione globale sintetizzerà una nuova generazione di animali fantastici, chimere e OGM della finanza, per celare ancora per qualche settimana la sua insolvenza colossale. Spunteranno, per offrirli a risparmiatori e pensionati, "fondi d'investimento virtuali": ossia fondi che non possiedono alcun attivo finanziario, né azioni né obbligazioni, ma usano i derivati per "simulare" di averli. Già sono nati in laboratorio due prodotti, i "portable alpha" e le "obbligazioni con collaterale a debito sintetico", che pretendono di replicare le rendite dei Buoni del Tesoro, senza possedere Buoni del Tesoro.
E già sono sul mercato gli "Ecaps", ibridi di azioni e obbligazioni: centauri, ircocervi e chimere inesistenti nel mondo reale, "scatole nere" illusioniste di effetti imprevedibili sui mercati. Voi magari non li comprerete. Ma li compreranno in tutto il mondo i fondi d'investimento e soprattutto i fondi pensione, e persino le Banche Centrali. Istituzioni "tecnicamente in bancarotta", dice Portnoy, che vi fanno credere di essere ancora in grado di pagarvi la pensione, e per reggere l'illusione ancora per un po' acquistano questi cloni e ibridi: ciò che equivale a "fare scommesse a rischio crescente". Come il giocatore rovinato, che aumenta le puntate alla roulette con denaro preso in prestito, nella illusione di "rifarsi". Cerca di essere tranquillizzante Adam Posen, analista massimo dell'Institute for International Economics di Washington, paragonando il crack imminente all'uragano Katrina che ha devastato New Orleans: non possiamo farci niente, arriverà; ma almeno possiamo alzare qualche diga per ridurre le perdite umane.
Naturalmente lui, da liberista selvaggio, propone come medicina dosi più alte dei noti veleni. Gli preme soprattutto tenere aperto il mercato globale del nulla finanziario, ciò che teme è "un grave trauma" prodotto "da un rinnovato protezionismo e da un aggiustamento del dollaro", dove "aggiustamento" è un eufemismo per "crollo". La bolla immobiliare americana unita ai deficit pubblici produce una situazione "insostenibile", che mette a rischio "l'intero sistema commerciale". Posen riconosce la "fragilità finanziaria" (la colossale insolvenza mondiale) che è "l'elemento primario per cui collassi limitati (di qualche banca o fondo) possono diventare crisi macroeconomiche" (leggi: crack globale tipo '29). Basta un rialzo anche piccolo dei tassi di altri Paesi, per far defluire dagli USA di colpo tutti i capitali prestati all'America. Ciò può portare a "un istantaneo declino degli attivi" (leggi: immobili, azioni e obbligazioni non valgono più nulla per mancanza di compratori) e "perciò del settore finanziario" (bancarotte a catena). Perciò, consiglia le Banche Centrali di USA, Europa e Giappone di obbligare le banche ad accantonare maggiori riserve. La Banca Europea dovrebbe premere a fondo sugli "stabilizzatori automatici": insomma Posen propone una più spietata applicazione del famigerato tetto del 3% del deficit pubblico, misura di per se recessionaria. Ma il fatto è che i debiti sono già troppi, e i finanzieri consigliano di salvare i loro business, prima delle vite delle popolazioni. Le Banche Centrali devono salvare gli speculatori, anzitutto, impedendo "eccessivi movimenti dei prezzi verso l'alto o vero il basso"; quanto alla gente comune, basterà approntare "sussidi di disoccupazione sufficienti" in USA e Giappone. Posen prevede dunque milioni di disoccupati dai primi mesi del 2006. Prevede selvagge fluttuazioni dei prezzi: o rincari (inflazione) o ribassi eccessivi (deflazione). Il grave è che non sappia prevedere la direzione dei movimenti. Non lo sa nessuno.
Una recessione come quella che si aspettano i finanzieri, con milioni di nuovi disoccupati nei Paesi avanzati, provocherebbe deflazione, calo dei prezzi. Ma c'è in giro tanta di quella massa monetaria, con i trilioni di dollari stampati dagli USA per pagare i suoi consumi a forza di carta straccia, che l'effetto probabile sarà l'inflazione. Un'inflazione esplosiva, tipo Germania anni 20, quando un francobollo costava 30 miliardi di marchi. Potremmo vedere persino uno scenario inaudito di deflazione-inflazione contemporanea: calo (deflazione) dei prezzi immobiliari e rincaro (inflazione) del petrolio. I poveri esseri umani, messi alla fame da pensioni tagliate e salari scomparsi, e in più senza risparmi (volatilizzati nel crac o, come in USA, da tempo sostituiti dai debiti per il consumo) non avranno più nemmeno il beneficio deflazionistico dei prezzi generalmente calanti. Un paesaggio economico atroce, mai prima sperimentato. La fine del capitalismo terminale. Persino la Banca d'Inghilterra, tempio dell'ortodossia liberista, ritiene opportuno invitare alla prudenza, con parole inaudite: "l'affannosa caccia al profitto finanziario a breve (yeld) può indurre alcuni investitori a sottovalutare il rischio. Le attuali condizioni possono aver generato un eccessivo ottimismo sul rischio sottostante certi prodotti finanziari". Fuori di eufemismo: sotto quei prodotti non c'è nulla.
Allegria, allegria, dice il Financial Times: dopotutto, la crisi imminente avrà almeno un vantaggio: toglierà di mezzo i fondi speculativi sui derivati "meno efficienti e che rendono meno". Distruzione creativa, allegria. Un accenno fuggevole al problema più preoccupante per lorsignori: l'enorme crescita, nell'ultimo anno, di fusioni e acquisizioni (M&A) "finanziate dal debito".
Queste fusioni sono un bella cosa, le banche d'affari che le preparano, trovando il denaro a credito, ci guadagnano miliardi in commissioni. Ma il troppo stroppia. Comprare un'azienda concorrente con denaro preso in prestito prosciuga la cassa e può avere "un impatto deleterio nella diffusione e nella qualità del credito"; lo dice persino Standard & Poors. Certo, tali debiti sono "coperti" dal valore delle aziende comprate, e che si possono rivendere a pezzi e bocconi. "Ma non c'è patrimonio meno liquido di un'azienda che nessuno vuol più comprare", come accadrà quando la crisi sarà tra noi. Insomma: i privati hanno comprato a carissimo prezzo case che varranno molto meno; e i grandi manager hanno strapagato aziende che fra poco varranno nulla. E gli uni e gli altri, stanno pagando interessi sui debiti contratti per quelle operazioni (3). Debiti insostenibili, appena i tassi d'interesse saliranno.
Allegria, allegria. Sta per crollare tutto? "Non ancora, ma diversificate", consiglia la rivista Bloomberg in un articolo che vuole essere allegro (4). Cita una newsletter della finanziaria Liman-Gregory che dice, per rassicurare: "attualmente i rischi più grossi coinvolgono scenari di collasso economico assoluto (meltdown scenarios: dunque è vero, sta per crollare tutto), il più pericoloso dei quali è un periodo di prolungata e grave deflazione. Riteniamo questo rischio reale, ma abbastanza remoto da non doverci coprire contro di esso attivamente". Per ora. Cosa volete farci, sorride Bloomberg: "questa è la vita dell'investitore nel 21mo secolo, sempre sull'orlo del disastro". Allegria, allegria. La vera questione, per chi ha messo quattrini nei fondi d'investimento, "non è se questi rischi esistono, ma cosa fare. Per fortuna, esistono strategie che possono aiutarci". Quali? "Diversificare". Un po' meno azioni e un po' più BOT e attivi monetari. Anche oro, benché ormai sia caro. Investire ancora in Cina?
"Economia cresciute troppo rapidamente sono suscettibili di crescenti dolori": un po' tardi, ma finalmente lo si dice.
Non sembrano consigli particolarmente sagaci. E non lo sono. Il fatto è che nessuno sa cosa consigliare, di fronte al ciclone in arrivo. "Diversificare" ormai, di fronte alla prospettiva di un crack del sistema complessivo, è un consiglio scemo, e persino Bloomberg se ne rende conto: "non esiste una copertura perfetta" da ogni rischio. E ricorda: "a volte, gli investitori più diversificati devono fronteggiare problemi simultanei in molti mercati diversi". Crack contemporanei su tanti mercati diversi: è l'esatta descrizione del collasso sistemico, del "meltdown", della fusione del nocciolo di una centrale atomica, contro cui non si può far niente se non attendere l'inevitabile innesco della reazione a catena. Se hanno cominciato a dirlo, vuol dire che sta per accadere. Anzi che sta già accadendo, e lorsignori si sono messi in qualche modo al riparo; non restano scialuppe di salvataggio per le persone comuni.
Note. 1) Adam Posen, "Batten down the hatches in case the economic storm hits", Financial Times, 28 dicembre 2005.
2) Frank Partnoy, "Investing in fantasy land", Financial Times, 28 dicembre 2005.
3) Può in parte consolare che gli italiani sono meno indebitati degli altri, il che è un bene in tempi di crack sistemico. Solo il 10 % delle famiglie italiane fa debiti per concedersi consumi, contro il 50% dei britannici, il 28 % dei francesi e il 16 % dei tedeschi. L'indebitamento degli italiani è pari "solo" al 40% del loro reddito disponibile (per lo più mutuo per la casa), contro i francesi che sono indebitati per il 62% dei loro redditi, e i tedeschi per il 100%. La "crescita" europea, per quanto asfittica, è tutta a credito. Il "successo" americano, meno asfittico, è dovuto all'indebitamento colossale per consumi; e così il "successo" britannico.
4) "Is the sky falling? Not yet, but diversify", Bloomberg News, ripreso dall'Herald Tribune, 28 dicembre 2005.
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Economia: "Duri e Puri" aprite gli occhi
- di Eugenio Benetazzo 15/12/2005
"Evitate di contrarre debiti, cominciate a risparmiare e ad accantonare qualcosa ogni mese" Ecco cosa fare in prima battuta. Potete ormai fidarvi del sistema bancario? Potete credere nelle promesse e nelle aspettative che vi trasmettono?
Chi vi assicura che quello che vi consigliano agli sportelli faccia veramente i vostri interessi? Il sistema capitalistico italiano, ormai un capitalismo senza capitali, un fragile castello di carte tenuto in piedi da prestiti obbligazionari e debiti con il mercato, è strettamente collegato e contiguo al sistema bancario italiano, un intreccio di banche private che ha dimostrato e sta dimostrando a tutto il mondo la sua marcia consistenza. Il Titanic Italia ormai ha da tempo iniziato ad imbarcare acqua, le sue stive ormai si stanno riempiendo, vana sarà la ricerca per quegli illusi che attendono una scialuppa di salvataggio per sè e per la propria famiglia.
Il nostro Paese, un debole organismo ormai morente colpito da una emorragia senza precedenti di posti di lavoro, ha al suo interno un grande cancro purtroppo terminale: il suo stesso sistema bancario, la bomba con la miccia accesa che deve ancora scoppiare, ma che sta facendo vedere solo qualche scintilla. I titoli dei giornali di ieri non lasciano ormai più nulla alla fantasia: "Fiorani arrestato", "Italia bocciata dalla UE", "produzione in calo dello 0,9 %", "Irap: nuova udienza a Bruxelles", "divario tassi ormai insostenibile". A chi pensa che questo momento sia solo passeggero, ahimè, non mi resta che dargli l'estrema unzione. Duri e puri si diventa e non si nasce. A tutti coloro che in queste settimane mi hanno chiesto come posizionarsi sul mercato, o come ristrutturare i propri risparmi sulla minaccia (ormai sempre più concreta) di un nuovo 1929, mi permetto di elencare qui sotto alcuni dei punti chiave per sperare di uscirne indenni: - fuggite dal dollaro: scappate dagli asset quotati in USD;
- fuggite dai BOT, o da qualsiasi altro prodotto emesso dal Ministero del Tesoro; - uscite dai mercati azionari italiani e non (anche se potrebbe esserci ancora qualche mese di rialzo); - fuggite dall'immobile: la bolla è già scoppiata (tranne che per il tetto che avete sulla testa); - allontanatevi velocemente dai corporate bond (specialemente da quelli emessi dalle Telecom, Enel, Fiat & company);
- puntate su prodotti a capitale protetto e a rendimento garantito; - frammentate le vostre disponibilità in più istituti di credito (ma solo in quelli di piccole dimensioni); - mettete la liquidità in CHF (franchi svizzeri) e chi se lo può permettere compri oro fisico (qualche kilo); - state alla larga dalle major (Capitalia, Unicredito, San Paolo, Intesa) e dai loro promotori; - non fidatevi dei mass media e delle istituzioni: la festa è finita, e adesso qualcuno dovrà pagare il conto; - evitate di contrarre debiti, cominciate a risparmiare e ad accantonare qualcosa ogni mese; - prendete in considerazione anche le banche on-line degli altri Paesi comunitari; - chi ha terreni se li tenga stretti: chi se lo può permettere li comperi, specie se agricoli; - fatevi erogare solo mutui a tasso fisso, per durate superiori a 20 anni. Termino con questa frase: a vostro modo di vedere, è preferibile spendere qualche centinaio di euro per ristrutturare il proprio patrimonio per renderlo immune, il più possibile, da eventuali (e molto probabili) scenari monetari e borsistici ribassisti, oppure è più conveniente non fare nulla, aspettare che cosa succederà e poi agire di conseguenza?
Prevenire è meglio che curare: il problema è che questa volta potrebbe non esserci nè il tempo e nè i modi per curarsi (vedasi la serrata bancaria in Argentina). A voi, ora, le sorti del vostro destino (finanziario, ma non solo): e cercate per una volta tanto di essere simili un po' ai giapponesi, ovvero cercate di trasformare una crisi in un'opportunità. Buoni investimenti e buona sorte a tutti.
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E la borsa si impenna? No, tentenna e poi sprofonda... basta solo aspettare
di Eugenio Benetazzo Eugenio Benetazzo operatore di borsa indipendente - 12/12/2005
Risparmiatori in preda al panico a Wall Street dopo l'incidente di borsa del 29/10/1929. Uno scenario borsistico pesantemente ribassista ci attende, non per i prossimi anni, ma per i prossimi mesi. Le motivazioni macroeconomiche che trasmettono profondo sgomento e preoccupazione su tutto il pianeta sono note, dalla difficoltà del dollaro americano, al sovradimensionamento del deficit statunitense, alla corsa del prezzo del petrolio sino all'affacciarsi sulla scena produttiva mondiale di due giganti dalle risorse ed opportunità infinite. Come ho più volte sottolineato nel saggio "Duri e puri", le proiezioni sulla base di queste aspettative trasmettono uno scenario pesantemente ribassista con il declino economico di una parte del pianeta a fronte della prosperità e trasferimento di ricchezza per un'altra: detonatore di questo mutamento di scenario dovrebbe essere proprio un nuovo 1929 sui mercati borsistici. Stiamo assistendo, ormai da quasi tre anni, ad una emorragia inarrestabile di capitali e posti di lavoro che migrano dall'occidente all'oriente: la globalizzazione multinazionale, ormai vanto del capitalismo sfrenato ed allo sbando senza più regole, comporta queste sfaccettature: il denaro va dove è più conveniente che sia investito. Proprio come più di settant'anni fa, si stanno disegnando con molta precisione le condizioni che portarono i mercati americani al più grande crack della storia economica: il 1929. E sono noti quali siano i sintomi che viviamo oggi e che come allora rischiano di anticipare un altro catastrofico shock borsistico, con successive ripercussioni sulle variabili macroeconomiche: "saturazione del mercato immobiliare, insostenibile debito pubblico in USA, rialzi di Borsa ingiustificati ed irrazionali, povertà e limitazione del consumo di massa, limitato potere di acquisto e diminuzione progressiva dei profitti aziendali".
Questi elementi accomunano due epoche così distanti, eppure così vicine, tanto da confermare l'idea diffusa che i mercati abbiano memoria e ripropongano nel tempo comportamenti e dinamiche con la stessa evoluzione. Sulla base delle esperienza storiche della civiltà umana e in considerazione del fatto che i mercati tendano a replicare un comportamento del passato (su questo presupposto si basa l'analisi tecnica) possiamo valutare molto attendibile l'ipotesi che un nuovo 1929 si riproponga sui mercati, magari con dinamiche del tutto nuove ed inusuali. E se non volete credere a me, almeno date retta ai grafici di Borsa ed alle leggi su cui si basano: come potrete voi stessi desumere dal commento in essi contenuto le prospettive che vi aspettano sono allarmanti. Cercatevi una scialuppa, prima che non ce ne siano più in circolazione, o che non siano alla portata di tutti: il continuo ed incessante rialzo dell'oro (che ha come obiettivo i 750/800 USD l'oncia per la fine del 2006) è il termometro che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. La corsa al metallo giallo, unico bene reale su cui si basano le riserve delle Banche Centrali, dimostra che molti operatori ed investitori,istituzionali e non, stanno cercando rifugio e protezione con questo asset per i mesi a venire. I mercati si sono apprezzati, dopo i minimi di due anni fa, più per ragioni tecniche che razionali: adesso vi aspetta una drammatica discesa (forse direi anche inaspettata) che spazzolerà per bene i vostri dossier titoli ed i vostri portafogli (vi basta osservare il grafico che proietta l'indice italiano SPMIB40 ben oltre sotto i 30.000 punti).
Termino lanciandovi un ultimo allarme che darebbe ancor più adito alle ipotesi di discesa: il rialzo dei tassi. Il livello dei tassi di interesse, sia in America che in Europa, è tra i minimi storici degli ultimi 30 anni: gli Stati Uniti, con Alan Greenspan, hanno già iniziato a rialzarli velocemente, dopo una drammatica discesa negli ultimi quattro anni. L'Europa presto inizierà a seguire questa strada, per forza di cose. Ma a quel punto i mercati obbligazionari a breve termine diventeranno un' attrattiva molto stuzzicante, che drenerà liquidità dai mercati azionari. Questo meccanismo osmotico di migrazione dei capitali attraverso switch di portafoglio diventa un elemento aggiuntivo che può confermare la tendenza a scendere, per i prossimi anni, dei mercati azionari.
Ricordo, infatti, che proprio a causa della discesa dei livelli di rendimento dei BOT, dal 1997 al 2001, Piazza Affari è stata invasa da un'ondata di liquidità inaspettata che ha consentito di alimentare la speculazione irrazionale sui rialzi dei corsi azionari negli anni passati (e ci ricordiamo tutti come andò a finire). Non posso fare a meno di pensare che si possa verificare anche l'opposto quando i BOT si riporteranno magari al 5 % di rendimento dagli attuali miseri due punti. L'abbaglio per il denaro facile e per il profitto indiscriminato insegna che la Borsa è un grande incubatore di sogni e di ricchezza, ma questa indiscriminata rappresentazione ci  fa dimenticare che la Borsa sia soggetta, come qualsiasi altro prodotto della natura umana, alla sua stessa fragilità e debolezza.
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Quel popolo che piace agli usurai - di Maurizio Blondet 13/12/2005
Molti debitori statunitensi, schiacciati da debiti insanabili creati da interessi del 18-23%, sono i migliori clienti per le banche: fedeli o meglio "incatenati", sono una perenne fonte di guadagno. "Ogni giorno mi offrono 2 o 3 nuove carte di credito, American Express, Diner's, Mastercard: è una tentazione", dice Laura Fogle. Eppure Laura è proprio la persona da cui le banche dovrebbero star lontane: la donna, nubile con 2 figli, era così indebitata che ha fatto (come permette la legge americana) fallimento personale: ossia ha ottenuto di non pagare i precedenti debiti contratti con le carte di credito. E chi, sano di mente, le offre di indebitarsi di nuovo?
Le banche USA. I falliti personali (oltre 2 milioni in USA solo quest'anno) sono ritenuti dai banchieri i migliori clienti, da indebitare di nuovo a basso rischio, perché la nuova legge sul debito privato, entrata in vigore ad ottobre, li obbliga a non dichiarare fallimento per i prossimi 8 anni. Soprattutto ora che la nuova legge rende molto più difficile i futuri fallimenti privati, è quasi impossibile farsi cancellare i debiti completamente (1). Sembra assurdo? Lo è, ma fino a un certo punto. E' ovvio che sono le banche a soffrire dei fallimenti privati: sono loro a doversi accollare i debiti dei falliti. Ma se li sono già scontati e strapagati in anticipo: il debito sulle carte di credito è gravato da interessi del 18%, vera e propria usura se si pensa che un mutuo, in USA, costa il 3%. E indebitare di nuovo i falliti promette buoni profitti, perché sono i falliti la categoria di persone che vivono mese per mese "al limite" del proprio reddito, e che più facilmente s'indebitano sulle carte di credito. Il tasso usurario del 18% viene quindi estratto ai poveri.
"L'intero business delle carte di credito si basa sull'agganciare il debitore in un circolo vizioso: più paga e più s'indebita, senza fine", dice Ellen Schloemer, del Centro per il Prestito Responsabile di Durham (North Carolina): "è il solo business dove i clienti che pagano puntuali ogni mese sono considerati una sciagura".
In pratica, è l'applicazione ai privati della "trappola debitoria" ampiamente praticata agli Stati del Terzo Mondo: se non possono pagare il debito, la banca offre di aprire un nuovo credito, su cui pagherà gli interessi cumulati del primo e secondo.
E così via, fino alla fine dei tempi. Laura Fogle è, socialmente, il tipico essere umano che viene così spremuto. Infermiera professionale, ha un lavoro fisso e pagato abbastanza bene per gli standard USA (16 dollari l'ora, sui 2.500 dollari mensili); ha anche l'assicurazione sanitaria. Ma l'anno scorso ha dovuto subire un'operazione per cancro all'utero, perdendo ore di lavoro e quindi reddito. Le sue carte di credito l'hanno tenuta a galla. Fino a un debito accumulato di 15 mila dollari, 6 volte il suo stipendio mensile. Lo scorso agosto Laura ha presentato la richiesta di fallimento al tribunale, e quel suo debito è stato cancellato. Ora le banche la tempestano di offerte di nuove carte di credito: anche se, visto che è già fallita, al 23 % d'interesse. Sono 85 milioni gli americani che possiedono almeno una carta di credito. Di questi, il 60 % è "in rosso", ossia non paga interamente il debito contratto ogni mese. Il debito medio di ciascuno di loro si aggira sui 9 mila dollari. Non è una cifra enorme. Ma, ha calcolato la Federazione dei Consumatori USA, basta per agganciarli nella trappola. Le banche consentono di pagare solo il 2% mensile del "rosso": il che significa che per ripagare i 9 mila dollari, ci vogliono - al tasso del 18% - ben 42 anni. Per gli usurai è questo il cliente ideale: quello che lavora tutta la vita per arricchire loro.
E infatti, anche se nell'ultimo decennio i fallimenti sulle carte sono cresciuti del 17%, i profitti delle banche su questo business sono cresciuti del 163 % in 8 anni. Oggi superano i 30 miliardi di dollari. I privati americani, nel complesso, sono in rosso sulle carte di credito per 800 miliardi di dollari, cifra pari a quasi una volta e mezzo il PIL della Cina. E questo debito è aumentato del 31% nei soli ultimi cinque anni. Varie inchieste hanno appurato che un terzo degli americani a reddito basso o medio-basso ha usato la carta di credito per acquistare beni necessari: alimenti, generi di uso casalingo, e per pagare gli affitti. Restando "in rosso" quattro mesi su 12. Ad aggiudicarsi il primato dei "migliori" debitori sono gli individui fra i 50 e i 64 anni, con un debito ciascuno di 9.124 dollari in media. Ecco perché le banche estere ardono dal desiderio di impiantarsi in Italia: qui gli italiani hanno ancora un polmone di risparmi, benché in diminuzione. Vogliono fare di noi un popolo di allegri debitori, ora che la maggior parte del ceto medio restringe le spese nella quarta settimana. Perché restringersi? Ecco qui una carta di credito, comprate quel che volete. Un popolo che non s'indebita fa rabbia agli usurai, scrisse Ezra Pound. E gli usurai vogliono amarci.
Note. 1) Timothy Egan, "Newly bankrupt raking in piles of credit offers", New York Times, 11 dicembre 2005. I debiti finora cancellabili sono quelli "uninsured", ossia non coperti da un bene patrimoniale: non dunque i mutui ("insured", ossia garantiti dall'immobile) ma i debiti al consumo, da carta di credito. Copyright (c) - EFFEDIEFFE - all rights reserved.
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Destra sinistra e questione morale: C'era una volta il novecento. Pubblicate e diffondete, se credete.
Repubblicani: Attolico presidente Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia - D.S.E.Puglia
Amministrative 2006 ad Adelfia e provincia di Bari: chi è interessato ad impegnarsi scriva a attolico.dsepuglia@tele2.it
Rispondere al questionario A, B, o C, a margine del testo.
Destra e sinistra sempre più uguali, anche sulla questione morale? C'era una volta il novecento, con una distinzione profonda tra destra e sinistra, forze della tradizione o del progresso, mondo liberale o socialista, capitale o lavoro. L' orientamento popolare al voto era relativamente semplificato, per ragioni di appartenenza e ascrittive, al più integrate da ragioni ideali e culturali.
Nella nostra società complessa invece le esigenze egemoniche dei "partiti pigliatutto" si ispirano a tutto e al suo contrario, per non precludersi schegge e nicchie di elettorato. Ne derivano ambivalenze, "schizofrenie" o, più semplicemente, duplicità al passo con i tempi: abbondano velleità liberal-progressiste, liberal-socialiste, capital-operaiste e via discorrendo con i presidenti-operai, gli ex comunisti con lo yacht (o in sacrestia), le ex camicie nere "folgorate" al muro del pianto, i radical-chic in kashmir, i chierici con moralità altalenante, sapendo che chi non pecca preoccupa "per lesa maestà" e dà "l'assalto al cielo". Ricordiamo gli anni '70 con i volti austeri di Enrico Berlinguer e Ugo La Malfa (la Cassandra), maestri della questione morale, a cui seguirono per contrappasso, gli anni un po' beoti, edonisti e scanzonati, lassisti e rilassati sulle onde del riflusso degli anni '80, con un ottimismo facilone e di superficie. Per taluni un tasso fisiologico di ruberie e corruzione erano funzionali al sistema e quindi andavano quasi incoraggiati. Tangentopoli e il patatrac del 1992 hanno "resettato" e azzerato tutte le vecchie credenze popolari e rimesso tutto in discussione. Nostalgici e spettri di varie generazioni si affacciano oggi alla finestra, "minestre riscaldate" che sperano di puntare sul cavallo giusto e su un "ideologia" emergente per rimettersi in gioco.
Non tutto va per il peggio e dal peggio spesso nasce il bene: si scopre che non tutti quelli dell'altra sponda sono "canaglie", credenza settaria degli anni '70, non tutti i propri alleati sono "stinchi di santo" e non si può far finta di niente per tatticismo o  opportunismo. Dietro destra, sinistra, centro e vecchie geometrie novecentesche si affacciano tratti che possono rappresentare la "conditio sine qua non" della nuova politica dei prossimi anni. Contro il nuovo che avanza le vecchie élites farebbero carte false in una congiunta analisi bipartisan, per giustificare l'arroccamento conservativo ai loro privilegi.
Economia d'impresa, mondo della finanza, della politica e della cultura dovrebbero fare un patto per importare etica nei loro mondi rigettando un machiavellismo volgare e non relegando moralità ed etica al mondo "astratto" di religione e filosofia.
Un autoregolamentazione ridarebbe lustro a questi ruoli professionali e allenterebbe la tensione sulle attività criminose che spesso scuotono l'élite dei "colletti bianchi", su cui la magistratura non può fare a meno d'indagare, con effetto di spaesamento e, nel frattempo, di "morboso" interesse da parte del "popolo-bue", alleviato un po' dalle ansie della quarta settimana.
Paghiamo oggi il peso di un gattopardismo e di una operazione mimetica e di omogeneizzazione forzata in cui è necessario capire se gli alfieri affaristi Primo Greganti ieri e Consorte oggi, rappresentano la regola o l'eccezione, delle teste di ponte verso il vecchio affarismo becero e diffuso, mai definitivamente sconfitto, o le schegge impazzite di un circuito e ambienti sempre più invaghiti dalla ideologia dominante del laissez-faire.
Prof. Francesco Attolico (presidente Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia) tel. 338.3156505 attolico.dsepuglia@tele2.it
257° scritto Per una politica tra scienza e arte: Come la pensate voi? A, B, o C?
a) "Il moralismo della sinistra ha finalmente gettato la maschera".
b) "Anche se eccezione, a sinistra squilla un campanello d'allarme. Bisogna sconfiggere gli inquinamenti per non gettare a mare due secoli di storia".
c) "Combattere il male dell'affarismo politico ovunque si presenti, senza se e senza ma, senza sconti e ipocrisie".
Sul portale www.nuvolarossa.org è possibile interloquire con il sottoscritto, moderatore del forum su "giustizia, federalismo, Sud"
La politica vecchia fa massa? Noi il lievito! Per una politica nuova e fuori dal bipolarismo antisociale, D.S.E., l'unica alternativa al liberismo (di destra, di sinistra, di centro). Oltre la I^ e la II^ repubblica, i demosociali guardano avanti.D.S.E.PUGLIA: dal 20.02.2002 al Vs. servizio, la nuova politica con profonde radici.
Meteore politiche si perdono nei cieli? Noi maratoneti con il passo lungo e costante.
Adelfia. Costruire l'ALLEANZA per la DEMOCRAZIA SOCIALE, localmente e a livello nazionale.
Primarie anche per i candidati sindaci. Segnaliamo i nostri scritti:
1)" 3° anno per Democrazia sociale Euromediterranea pubbl."nuvolarossa.org" 21.02.05
2) Rivoluzione culturale a Sud: guerra alle raccomandazioni pubbl. "nuvolarossa.org" 13.10.05; Barimia news 14.10.05
3) "Puglia - laboratorio e più sociale (riduzione indennità per i consiglieri) pubbl. "Nuvolarossa.org" 31.03.05
4) "Primarie o.k. anche per i sindaci" pubbl. Nuvola Rossa 25.06.05
5) "D.S.: III° congresso liberal - riformista pubbl. "nuvolarossa.org" 7.02.05
6) "Democrazia compiuta, primarie per tutti" pubbl. "nuvolarossa.org" 3.10.05; Notizie on line 7.10.05
7) "Bipolarismo, lavori in corso, ma non si governa con il 51%" pubbl. nuvolarossa.org 19.04.05
8) Germania: crolla il bipolarismo, avanza la democrazia pluralista pubbl. nuvolarossa.org 2.07.05
9) "Primarie ovunque per la democrazia" pubbl. "nuvolarossa.org" 28.10.05; Barimia news 29.10.05
Chi è interessato ad averne copia può farne richiesta a  attolico.dsepuglia@tele2.it Tel.  338.3156505
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L'euro: La rovina dell'Italia.
Tre anni dopo l'introduzione Forzata dell'Euro in Italia si stanno evidenziando i tragici effetti per il tessuto sociale ed economico del nostro paese. Per l'Italia possiamo parlare di Introduzione Forzata poiché il nostro paese è stato fra i pochissimi che ha adottato l'Euro senza un adeguato Referendum e quindi senza la scelta popolare. Infatti negli ultimi anni siamo stati chiamati ad esprimerci su una serie di quesiti referendari al limite del ridicolo. Al contrario altri paesi di alta civiltà democratica e sociale (vedi Danimarca e Svezia) hanno posto alla propria gente il quesito se accettare o meno un cambiamento di moneta con esiti ben noti.
E' sotto gli occhi di tutti, anche dei più ostinati sostenitori dell'Euro, che dalla introduzione i prezzi sono lievitati, l'economia sta rallentando paurosamente, la competitività delle nostre aziende è scesa e le prospettive occupazionali sono sempre più deboli:
1 - I costi delle nostre aziende sono cresciuti; gli aumenti sono quindi la necessità delle aziende di coprire i costi.
2 - L'Italia subisce l'invasione del suo mercato da altri paesi dell'area Euro (latte e derivati da Germania e Austria, prodotti da forno e ortofrutta dalla Spagna, cioccolato dal Belgio, ecc.) e dall'area asiatica. Ciò grazie alla maggior competitività della manodopera.
3 - Multinazionali e imprenditori stanno chiudendo le proprie unità produttive in Italia per migrare verso mercati dove il lavoro è più competitivo con drammatiche conseguenze sull'occupazione.
4 - Oggi la nostra classe politica non ha più gli strumenti per rilanciare l'economia o per difendere il nostro mercato dagli stessi partner europei (mai come oggi sarebbe necessaria una svalutazione di una moneta italiana)
5 - Con l'avvento dell'Euro si è completata l'appropriazione della moneta di pochi banchieri privati senza alcun consenso della classe politica che rappresenta nel bene o nel male il cittadino. Il grande errore commesso dalla classe politica italiana è stato quello di aderire sin dall'inizio all'Euro rinunciando quindi ad un arma fondamentale per il nostro paese: la gestione della moneta. Il Movimento No Euro dei Banchieri è nato sotto la spinta popolare: a - per dare un segnale forte alla classe politica;
b - per dare una speranza agli italiani; c - per frenare lo sfascio del tessuto economico - sociale del paese;
d - per salvare dal fallimento aziende e famiglie italiane; e - per togliere la proprietà dell'Euro ai privati e riconsegnarla ai cittadini.
Il Movimento No Euro dei Banchieri sarà presente alle prossime Elezioni con liste proprie ASSOLUTAMENTE NON SCHIERATE CON I DUE POLI, formati da una classe politica ormai lontana dalla gente, che bada a tutelare i propri interessi e quelli delle lobbies che rappresenta, invitando fin d'ora i cittadini a non credere più nelle false promesse dei politicanti.
La Proposta del Movimento NO EURO
L'Italia deve uscire dall'area Euro prima del fallimento totale di questa moneta.
Oggi più che mai occorre una moneta nazionale da svalutare per difendere i nostri mercati dall'invasione dei prodotti soprattutto dell'area Euro (Francia e Germania in testa). Solo così si potrà difendere l'occupazione destinata a crollare con la permanenza dell'Euro, in quanto nessuna azienda produttiva può e potrà ancora competere con le aziende straniere.
Vero - Falso: Come non farci più prendere in giro dalla classe politica e da chi ha speculato sull'Euro
VERO
Nessun Partito, gruppo o singolo politico in Italia si è opposto all'introduzione dell'Euro in Italia. Al momento di votare l'adozione dell'Euro in Italia non vi è stato nemmeno un voto contrario neanche quello dell'On. Alessandra Mussolini e tantomeno dei parlamentari della Lega Nord che oggi si ergono a paladini antieuro.
FALSO
In Italia non si possono fare Referendum in materia economica e fiscale. Non si possono effettuare referendum su iniziativa popolare cioè tramite raccolta firme, invece si possono effettuare referendum su iniziativa Parlamentare, cioè su richiesta del Parlamento.
FALSO
L'Euro è la moneta di tutta l'Unione Europea. L'Euro è la moneta di soli 12 Stati Europei su un totale di 36 di cui 11 già aderenti all'Unione Europea peraltro salvo alcune eccezioni non prevedono anche in futuro l'adozione ufficiale dell'Euro.
VERO
L'Euro è di esclusiva proprietà privata. La banca Centrale Europea che "stampa" l'Euro non è soggetta ad alcun controllo pubblico, né dell'Unione Europea, né dei singoli Stati
FALSO
Uscire dall'Euro vuol dire uscire dall'Europa. L'Unione Europea riconosce l'Euro come una delle tante monete che circolano sul proprio territorio, alla stessa stregua della Sterlina Inglese, delle Corone Svedesi e Danesi, dello Sloty Polacco, ecc.
VERO
Il Sistema bancario e finanziario e l'unico che si sta arricchendo. Da quando l'Italia ha adottato l'Euro si è verificato un pesante indebitamento privato. Sono più poche le famiglie, le aziende o gli imprenditori che non sono indebitati con il sistema finanziario o con mutui, o con leasing, o con fidi e affidamenti o peggio ancora con prestiti al limite dell'usura.
FALSO
E' meglio un Euro forte che un Euro debole. Solo per il grande capitale e per i ceti abbienti, che hanno interessi economici in aree economiche legate al dollaro, alla sterlina o ad altre monete di valore internazionale.
VERO
La vera Crisi dell'Euro deve ancora arrivare. I danni reali dell'adozione dell'Euro da parte dell'Italia devono ancora arrivare: con l'arrivo dei paesi dell'Est nell'Unione Europea senza che questi ultimi adottino l'Euro, tutti i settori produttivi italiani saranno destinati a soccombere.
FALSO
L'Economia del nostro Paese potrà essere rilanciata. Qualsiasi governo, sia di destra, sia di sinistra non potrà rilanciare l'Economia poiché non controlla un questione essenziale: la moneta. Con il debito pregresso dello Stato italiano non vi sono vie di uscita.
FALSO
L'Aumento dei prezzi: è colpa dei commercianti. I prezzi sono aumentati in generale, anzi i primi ad aver adeguato i prezzi in alto sono stati gli Enti Pubblici pensiamo agli aumenti delle tariffe (Raccolta Rifiuti, Bus e Trasporti, ecc.) e delle tasse locali (ICI,, ecc.). I cosiddetti controlli non sono stati effettuati né a livello centrale tanto meno a livello locale: i controlli sul mercati rionali sono di competenza della polizia municipale (generalmente controllata da giunte di centrosinistra).
VERO
La crisi economica diventa anche sociale. Famiglie e individui in difficoltà economica sprofondano nel disagio sociale
FALSO
Commercianti e ambulanti sono speculatori. Se così fosse in questi anni si sarebbero arricchiti a dismisura, invece sempre più negozi chiudono e i banchi sui mercati sono sempre meno.