e la
Congiura della Caffettiera
Così si può stigmatizzare, a futura memoria,
lo Storico 3 Giugno dell'Anno Domini 2005. Presi
tre piccioni con una fava.
Data Storica che ha visto prima l'apoteosi
delle Assemblee della Cultura del Pisello, alias dei Colonnelli - Fratelli
- Piselli - Coltelli, di AN e UDC con spruzzi dei lunghi Piselli sparsi a pieno
pisello dal Patto della Pera & del Casino e, a stretto giro di Pisello,
postumi & commenti dell'Ateo Devoto. Il Pisellutissimo Giulianone Ferrara.
Due domande: Ma se non ci fosse stato
il Referenda tutti questi Fratelli - Piselli - Coltelli come avrebbero
fatto, tosto tosto, a tirare fuori le Pudenda toste toste viste e castrate tosto
tosto nell'altrettanto Storica Giornata della Congiura della
Caffettiera?
Congiura della Caffettiera fritta e magnata dai "fedelissimi" La
Russa, Matteoli e Gasparri presi in flagranza di Congiura da uno stagista del
quotidiano il Tempo mentre sorseggiavano l'Aperol della sommossa
rimasta nel gargarozzo con la purga inflittagli tosto tosto da Fini
che da Colonnelli li ha retrocessi sul campo a caporal sergenti di
complemento
Ed ora, la terza Repubblica sarà la Repubblica dei
Congiurati della Caffettiera e dei lunghi Piselli dei Colonnelli - Fratelli
- Coltelli benedetti dall'accoppiata Ruini-Ratzinger?
Ha ragione Francesco Merlo che lucidamente, e
coltamente, ha scritto: "(....) la voglia di proseguire nel suo "disordine"
(disordine Ruiniano s'intende) oltre che "castigliano", prima ancora che
pretesto politico dell'eterna campagna elettorale italiana, è roba da
psicoanalisi, una sorta di inconscio outing pubblico delle proprie
ripulse private. (leggi fobie sessuali). (...)".
Nel rinomato Patto della Pera, benedetto tosto
tosto dall'accoppiata Ruini-Ratzinger & dall'Ateo Devoto il
Pisellutissimo Ferrara, si è distinto, benedetto dall'accoppiata Ruini-Ratzinger
& dall'Ateo Devoto il Pisellutissimo Ferrara, il re dei Casini -
Fratelli - Piselli - Mezzotosti per il lungimirante outing su li
cazzarielli sua privati giustificandoli con il fatto che
"talora è difficile fare quel che si dovrebbe fare nella
sessualità e nella famiglia" e, dall'alto
del 5% del suo UDC, ha deciso per tutti gli italiani, tranne che
per se' autorizzato a Divinis a costituire coppia di fatto e a figliare tosto tosto fuori dal
matrimonio, che tutti gli italiani devono de-laicizzarsi, fustigarsi e
clericalizzarsi in massa. Parola di Frà - Casini
- Pisello - Coltello in Messaggero da Calta Girone.
Tra Frà - Casini - Pisello - Coltello in Messaggero
da Calta Girone e Frà - Colonnello - Coltello - Pisello - Alemanno chi è er
mejo Pisello - Coltello Tosto Tosto de la Checca?
Io voto per Frà - Alemanno - Colonnello -
Pisello - Coltello che, a pisellate toste toste in faccia a Fini, è er mejo
Pisello - Coltello de la Checca di AN e che così ha spiegato ai militanti la
mancata defenestrazione di Fini da capo di AN, e conseguente riinvio della presa
del potere dei Colonnelli Tosti Tosti: "Vi devo una
spiegazione. Devo spiegarvi perchè dopo avere armato le truppe (leggi truppe
armate contro Fini) non abbiamo (leggi noi
colonnelli) dato il colpo decisivo (leggi colpo decisivo a Fini) ma abbiamo
deciso di aspettare. Undici mesi. Al Randez Vous (leggi elezioni) dobbiamo arrivare in modo
unitario.
C'è il tempo dei colpi ai fianchi (leggi colpi
ai fianchi di Fini) e verrà il tempo del colpo finale".
(leggi colpo finale a Fini).
Certo è che stì Colonnelli - Piselli -
Coltelli so' proprio Piselluti e Tosti Tosti assai.
Azzo!!!
Ecco i Maestri Piselluti Tosti Tosti che fanno
scuola politica a peones e caporali - pisellini -
coltellini alla maniera dell'"onorevole" Vascon che, se una cittadina
elettrice si azzarda a solidarizzare con Fini, la manda a cagare di
brutto subbito subbito subbito.
Conclusione psico-medico-sanitaria: A quanto ha
scritto Francesco Merlo sulle esternazioni di Pera, "è roba da psicoanalisi", va
aggiunto che, come è stato richiesto in sede legislativa per i Magistrati, va
fatta subbito subbito subbito una legge per il test psico-attitudinale,
preventivo, da fare anche a chi entra in politica e si candida al
Parlamento e al Governo dello sventurato Paese.
In caso contrario, rischiamo tutti di ritrovarci un
popolo di piselluti caporali mosci mosci. Popolo che, magari, sarà a immagine e
somiglianza di certi fenomeni fobico - cripto - anal - piselluto che si
nascondono nel Patto della Pera & dei Casini
di Ferrara.
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*il Giorno dei lunghi Piselli*
Gentile Signora Giuliana D'Olcese Lei
così intelligente, Lei che fa parte del bel mondo dell'alta borghesia milanese,
abituata a stare dalla parte della "gente", del "popolo", che in cuor suo
disprezza perchè considera misero, analfabeta ed ignorante, lasci perdere. Certi
scritti non fanno ridere, ma semplicente piangere e non fanno neppure onore alla
sua indubbia intelligenza.
Il referendum è stato perso, il dolore è stato
grande, mi rendo conto, ma questa è la democrazia: vince chi ha più
voti.
Scrivere certe stupidaggini va solo a suo totale svantaggio. Non si
faccia prendere troppo la mano dal suo evidente livore perchè fa solo brutta
figura. Auguri. Gian Cattani
----
Ma perchè se la prende tanto Signor Cattani?!!!!!!
E' FORSE UN COLONNELLO-COLTELLO-PISELLUTO? O E' PERA? O E' CASINI CASIN DE'
CASINI?
Io volevo proprio fare piangere. Mica ridere! Piangere dalla
vergogna. Beh, ci sono riuscita.
Auguroni anche a lei. E, se lo conosce, mi
saluti la purga Vascon (,-) gd'o
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Il Paese di merda ovverosia il Paese che se ne
fotte di ricerca scientifica e statuti della vita.
L'esito del Referendum è un'ulteriore prova che,
al di là delle convinzioni delle singole persone, noi viviamo in un Paese di
merda. Questa è una nazione che non capisce un cazzo in massa, snobba i minimali
della strumentazione democratica, se ne fotte di problemi fondamentali quali
ricerca scientifica e statuti della vita. E' un Paese il cui Sud persiste nel
fare da zavorra elettorale di fronte ai momenti politicamente decisivi e il cui
Nord è capitanato da idioti sfatti dal benessere crasso e da ragiunatt che
chiedono il ritorno alla lira ma sognano la Cermhania. Questo è uno Stivale
bucato, la portaerei nel Mediterraneo ormai in secca, una landa in cui si
affittano le spiagge e, se non si affittano, è tutto un Riminiriccione identico
alle spiagge affittate. E' una provincia vaticana che pensa che spettrali e
ossuti ominidi, con la zucchetta color porpora in testa, ancora abbiano ragioni
civili da esprimere.
E' la melma dell'occidente e una disgrazia che l'oriente
non si augura, quest'avanguardia del provincialismo e dello scazzo, che si sente
invasa dalle scarpe cinesi ed è manipolata da lesbiche roche che nel tivvì
spacciano spazzatura per realtà.
Mi vergogno profondamente di viverci, in questa merda, a poche ore
dall'esito dei referendum. Dice: erano quesiti troppo difficili, esposti in
forme astruse, la gente non capisce. Come se la gente, quest'odiosa palta
sociologica a cui si è ridotta la comunità, non avesse il dovere e il diritto di
farsi un'idea di un tema tanto centrale, tanto pressante, tanto radicato nel
cuore del futuro di ognuno di noi. Fecondazione assistita e ricerca con le
staminali: orizzonti terapeutici e statuti filosofici e civili
fondamentali.
Ma la gente non ci ha la voglia, capisce solo i Costantini, le Melisse, i
Valentinirossi che ciacolano le quattro regole di grammatica che hanno appreso e
soloneggiano in un'azzurrina nullità.
La gente è ignorante e allora non deve
decidere sui limiti della vita, sui vantaggi e gli svantaggi della bioetica e
della manipolazione sperimentale. Fare uno sforzo per leggersi una paginata di
Corriere della Sera su che cavolo è un embrione? Macché.
E' da tempo che vivo
ogni mattina al bar situazioni da cappuccino mainstream e generalista, con gente
che scambia embrioni per spermatozoi e chiude con battute chiaverecce. Non vivo
a Milano, ma in una fiction con la Ferilli. Il pressapochismo e il disimpegno
hanno raggiunto livelli sconfortanti. Anziché cogliere l'immensa possibilità di
una decisione che, per una volta, sbaraglia le divisioni ideologiche,
costringendo ammiratori dei gerarchi fascisti ad assumere posizioni
superprogressiste ed ex bravi ragazzi radicali a esprimersi come Pio IX, questo
Paese volta le spalle allo strumento della consultazione diretta, si accoccola
nell'obnubilante torpore della parodia di democrazia a cui hanno ridotto mezzo
continente. La dice lunga, la percentuale dei votanti al referendum, sulle
chance di reinvenzione politica di questo Paese. Era una chance. Il risultato è
che essa ha di fatto mostrato la pervicace inanità politica di ciò che si
pretende trasversale e liberatorio, confermando al tempo stesso la funerea
persistenza di punti di riferimento ormai sorpassati, schiacciati dal tempo e
dagli errori commessi.
Un giornalista del servizio pubblico, che dovrebbe
essere una persona dedita all'obbiettività, ha intervistato, con modulazioni che
andavano dalla moquette allo zucchero filato alla prostrazione dei valvassini,
un importante gerarca italiano della Chiesa cattolica. Questo cardinale, che è
prossimo a essere sostituito dal nuovo Papa e non per colpa della prostata,
enunciava logiche istituzionali che nulla hanno a che vedere con la fede e
appartengono in toto a una prospettiva politica sull'esistenza.
Del resto,
questo è un Paese che, pur professandosi cattolico, non crede assolutamente più
a paradisi e inferni e, se interrogato mediante sondaggi dal quorum assicurato,
non è davvero in grado di dire se l'ostia che saltuariamente ingurgita sia
simbolica o davvero la carne fisica del Cristo. La Chiesa di questo Paese è
cieca e perennemente parkinsonizzata, cristallizzata al momento in cui aprirono
la breccia di Porta Pia. I vescovi italiani si pronunciano sul calcio e
sull'Alzheimer. E' una Chiesa che non capisce davvero cosa sia e cosa stia
dicendo il suo Pontefice, al di là delle superficiali apparenze. E' una Curia
con tanto di giornale e versamento delle tasse. Si dovrebbe dare a Cesare quel
che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio, ma questi vogliono sia quel che è di
Cesare sia quel che è di Dio. Dimenticano che per ogni Cesare c'è un
Bruto.
Non si discute qui del "sì" e del "no". Si discute delle incredibili
prese di posizione di vertici istituzionali che caldeggiano il non ricorso alle
urne, che spacciano doveri elementari (su cui la democrazia si regge e
attraverso i quali viene sentita propria) con diritti da zapping televisivo.
Tatticismi, strategie minuscolissime rispetto all'enormità dei problemi
affrontati, dinieghi a mezza voce, roboanti appelli da ex democristiani pronti a
sfruttare una sconfitta totale dei cittadini, oltre che delle coppie sterili e
dei ricercatori scientifici. Salvo poi, sulle stesse pagine che hanno imposto un
martellamento surreale circa l'astensione (mai così prossima, in questo caso,
all'astinenza) leggere le parole enfatiche di retori nazionalisti fuori tempo,
che lamentano la fuga dei cervelli all'estero. Stiamo scherzando? Fossi un
genetista, partirei stanotte per la California. Considerazioni ulteriori che non
vengono fatte o si fanno a voce bassissima, mentre si vocifera mediaticamente
sullo storico pellegrinaggio ciellino per l'astensione. Anzitutto è una
elementare questione di fantastico. E' mai esistito un frangente del fantastico
in cui l'umanità, intravvedendo una possibilità pratica di intervenire sulla
materia, se ne sia astenuta? La materia su cui si votava doveva essere il pane
di scrittori, artisti, intellettuali: gente che, a diverso titolo, si dovrebbe
occupare di fantastico. Il fantastico è lo spalancamento delle possibilità nella
storia.
L'assordante silenzio che in occasione del referendum la comunità
intellettuale italiana ha fatto pervenire ai nostri padiglioni auricolari è
sintomatico: non esiste una comunità intellettuale e, se esiste, è una comunità
di gente che non si rende più conto che, in quanto intellettuali, ci si occupa
precisamente di queste cose qui. Philip Dick se ne è occupato in tempi non
sospetti, i nostri scrittori non se ne occupano manco in tempi sospetti. Ancora.
Il ruolo vicario della politica. E' plausibile che l'arco costituzionale venga
terremotato da questioni tanto centrali?
A cosa pensavano i rappresentanti politici quando stendevano o
votavano quella legge?
Uno può considerare la legge 40 infame o legittima, ma
ha il diritto di chiedersi a cosa pensavano i rappresentanti del popolo,
democraticamente eletti, mentre votavano quegli articoli. Farsi trovare così
impreparati, così spensieratamente approssimativi costituisce un sintomo di
assoluta gravità. E' incancrenita più che mai la macchina della rappresentanza.
I richiami della retorica ciampista sono ridicoli o deleteri, rispetto a questa,
che è una realtà di fatto. L'istituzionalizzazione diviene un meccanismo
pericolosamente vuoto e incerto, quando è privo del sentimento di appartenenza,
cioè di validità, di rapporto tra popolo e politica.
Lo stato
confusionale della classe cosiddetta dirigente, sovrapponibile a quello che ha
colto i rappresentanti della Chiesa rispetto a cosa sia Dio, è il segnale di una
debolezza intrinseca del processo democratico. Nell'indifferenza, e non negli
applausi, cresce il rischio del collasso delle repubbliche. La strategia
tecnocratica, che prevede un progressivo allontanamento del citoyen dalla
politica, vive in questo momento il suo buco nero. E', storicamente, il momento
in cui si fanno sentire le pressioni dei lumpen e che queste vengono
intercettate e reinterpretate dalle destre estreme. Lo scivolamento nel coma
prepolitico da parte degli italiani è uno stato di incertezza cronica: dove sarà
direzionata quest'inerzia, non si sa. Non si sa nemmeno se verrà direzionata.
Certo è che non si tratta di un segnale di salute. La febbre della democrazia si
sta rovesciando una febbre e basta.
Urge una risposta di movimento. E' a
coloro che sanno cercare, scavare, reperire ragioni che, a questo punto, si può
rivolgere un appello. La mobilitazione di immaginario deve crescere di
gradiente. Deve commistionarsi, cogliere ogni possibilità e suggestione che
offra la comunità, nazionale o internazionale. Non si può affidare
all'elaborazione di un odontotecnico brianzolo l'enorme dimostrazione di civiltà
che la Francia ha fornito in occasione di un altro referendum, quello sulla
Costituzione europea.
Bisogna comprendere che le battute grottesche degli odontoiatri brianzoli
sono una sfida sul piano dell'immaginario, dell'interpretazione, della
ricezione. Bisogna sottrarre terreno a chi direziona l'immaginario secondo
traiettorie reazionarie.
In quest'opera, noi di Carmilla ci proviamo, ci abbiamo provato,
continueremo a provarci.
di Giuseppe Genna Pubblicato il 13 Giugno
2005
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Pera, Ruini
e un dialogo senza vie d'uscita
Intervenendo insieme al
cardinale Camillo Ruini alla presentazione del libro del Papa "L'Europa di
Benedetto", il presidente del Senato Marcello Pera ha dichiarato di accettare la
sfida lanciata da Ratzinger ai laici, di agire cioè "come se Dio esistesse", pur
precisando di non essersi convertito né di essere divenuto clericale. Il suo
vorrebbe essere un crociano "non possiamo non dirci cristiani", ma Luigi
Castaldi ha già suggerito di "lasciar riposare in pace Benedetto Croce".
Il
laico devoto Pera lancia a sua volta una sfida al credente: "E' disposto a
de-istituzionalizzarsi, a pensare che quella religione per lui irrinunciabile
possa diventare una religione cristiana civile? La Chiesa è disposta a uscire
dai privilegi" degli accordi concordatari e "farsi missione all'interno della
società?". La domanda è stringente e coglie una contraddizione non da poco nella
condotta della Chiesa e nelle argomentazioni di Ratzinger e Ruini, le cui
risposte apparentemente ambigue a uno sguardo più attento appaiono ben più
precise; anche se a Pera conviene tenere aperto il dialogo in vista della corsa
al Quirinale.
E' Ratzinger stesso nel libro "Senza radici", ricorda Pera, a
lodare il modello delle chiese libere americane, che predicano nella società,
competono, e si fanno missionarie. "E' questa la via che la Chiesa e i credenti
intendono perseguire?".
Una via per forza di cose a-concordataria? Secondo Pera la risposta sta
nelle parole pronunciate dal cardinale Ruini l'11 febbraio scorso, all'Opera
romana pellegrinaggi: "La cosiddetta religiosità civile americana, di carattere
non confessionale ma di chiara impronta cristiana, sembra il modello meglio in
grado di garantire, nell'attuale società libera e democratica, i fondamenti
morali della convivenza e in ultima analisi una comune visione del mondo,
cosicché la promozione della democrazia appaia un imperativo morale in sintonia
con la fede religiosa". Tuttavia, la risposta del cardinale non si è fatta
attendere ed è stata un garbato e velato no, non è disposta: "La Chiesa deve
vivere in una società aperta. Ma è anche vero che non può essere solo religione
civile perché perderebbe l'essenza profonda del suo essere comunità di
fede".
Come in America si giura "Under God" senza che ciò costituisca una
minaccia per la separazione fra Stato e Chiesa, anche in Europa il nuovo
Trattato costituzionale potrebbe accogliere il riferimento alle radici cristiane
(giudaico- si è perso per strada) se la Chiesa accettasse di rinunciare all'art.
52. Pera osserva che nel suo nuovo libro il Papa sembra richiamare proprio
l'art. 52 del Trattato costituzionale europeo, che riconosce i concordati
nazionali, come se fosse stato un errore da parte della Chiesa Cattolica
ritenerlo sufficiente a compensare la perdita della menzione delle radici
cristiane nel preambolo. Il prezzo che le chiese pagano per veder riconosciuti i
rapporti concordatari che garantiscono diritti istituzionali e privilegi
temporali, è l'esclusione del loro contenuto religioso dalle basi e dalla sfera
pubblica dell'Europa. Ruini sostiene però che la Chiesa non ha potuto scegliere
tra l'art. 52 e l'inclusione delle radici cristiane: "Non volevano darci né
l'uno né l'altro". Strana obiezione. Alla fine, il riferimento alle radici
cristiane non c'è, mentre l'art. 52 sì, dunque qualcuno la scelta deve pur
averla fatta. Ruini si rammarica di aver dovuto accontentarsi del "piccolo"
obiettivo e rinunciare al "grande". Verrebbe voglia di proporre uno
scambio.
Dunque, il richiamo al modello americano di religiosità civile è
strumentale. Per un verso Ratzinger e Ruini, lamentando "l'esclusione di Dio
dalla coscienza pubblica" europea, rivendicano per la Chiesa cattolica la stessa
rilevanza pubblica e la stessa libertà d'azione evangelizzatrice riconosciute
alle religioni nella società americana. I laici non arroccati su vecchi princìpi
dovrebbero convenire, ma del modello americano non si può prendere solo ciò che
fa comodo. Infatti, per altro verso, la Chiesa rifiuta il presupposto
inderogabile di quel modello: il rapporto a-concordatario fra Stato e chiese.
Citando Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi, potremmo affermare che Ratzinger e
Ruini "reclamano la loro libertà in nome dei nostri principi" per negarla agli
altri "in nome dei principi loro".
In cambio della non ingerenza della Chiesa
cattolica nella vita politica e istituzionale dello Stato italiano, il
concordato le assegna privilegi e benefici dovuti al fatto che è riconosciuta
come religione degli italiani. Così, per esempio, riceve i finanziamenti
dell'otto per mille e ottiene l'inserimento in ruolo degli insegnanti di
religione. Cose intollerabili negli Stati Uniti, dove il primo emendamento vieta
espressamente qualsiasi riconoscimento e sostegno di una religione da parte
dello Stato.
Questo dialogo fra Pera e Ratzinger, fra laici e cattolici,
dovrebbe essere necessario per aggiustare i confini di separazione fra Stato e
Chiesa, mai "fissati in astratto e una volta per tutte". Trova la sua ragion
d'essere nelle presunte difficoltà di entrambi a riconoscerli, mentre entrambi,
a parole, quei confini non fanno che affermarli. Allora a quale scambio, a quale
venirsi incontro, il dialogo dovrebbe approdare? A cosa porta questo dialogo se
Pera chiede alla Chiesa cattolica di accettare la sfida di farsi religione
civile sul modello americano a-concordatario ma Ratzinger-Ruini rispondono con
altro? Il loro ambizioso progetto è sì quello di affermare il ruolo della Chiesa
nella sfera pubblica, quindi di avere mani libere nella vita politica e
istituzionale degli Stati, ma senza rinunciare ai privilegi concordatari,
costituendo anzi a partire dall'Italia un nuovo modello da esportare in tutta
Europa.
E' la conferma che Pera e Ratzinger si usano a vicenda: l'uno per
ottenere il favore degli ambienti cattolici nella corsa al Quirinale, l'altro
per far breccia nel mondo laico, indebolendone le capacità di difesa, e poter
esercitare ingerenze senza dover mettere in discussione il regime concordatario:
"Vedete che parte del mondo laico, quello perbene, non laicista, non
relativista, accetta il dialogo per un nuovo ruolo della Chiesa?"
E' quindi
lecito chiedersi se il progetto della Chiesa sia davvero una missione
ri-evangelizzatrice per la rinascita della religiosità cristiana nella società
europea sul modello della religione civile americana. Se così fosse infatti,
dovrebbe prendere atto di alcuni recenti e autorevoli studi sulla religiosità
nel mondo ("U.S. Stands Alone in its Embrace of Religion", Pew Research Center,
2002; "Sacred and Secular. Religion and Politics Worldwide" e "God, guns, and
gays: Religion and Politics in the US and Western Europe", di Ronald Inglehart e
Pippa Norris, 2004), che spiegano come mai la forza permanente dei valori
religiosi e la vitalità della vita spirituale contraddistinguono gli Stati Uniti
dalle altre nazioni ricche. La teoria del mercato religioso dimostra come
l'intensa competizione tra una pluralità di confessioni libere e rivali possa
generare tale fermento. Negli Stati Uniti le diverse religioni si fanno
concorrenza per rispondere alla domanda di senso religioso esattamente come nel
libero mercato le imprese competono tra loro per aggiudicarsi i clienti,
cercando cioè di migliorare la qualità dei loro prodotti. Più concorrenza tra le
religioni, migliore qualità dei servizi religiosi offerta, maggiore il numero
dei credenti. La libertà religiosa e l'assenza di una chiesa concordataria che,
come in Italia, detiene il monopolio sulle anime, contribuiscono
all'affermazione del senso religioso come valore importante nella società
americana. La Chiesa dovrebbe far propria l'intera lezione del modello americano
e di classici del pensiero liberale come Alexis de Tocqueville, Adam Smith e
Thomas Jefferson, che intuirono due secoli fa che il senso religioso, necessario
per la libertà e le istituzioni democratiche, avrebbe tratto beneficio dalla
completa separazione fra Stato e Chiesa.
Legando la propria autorevolezza
alle leggi che regolano la convivenza civile e ai poteri terreni, "sacrifica
l'avvenire in vista del presente e, ottenendo un potere che non le spetta, mette
a repentaglio il suo potere legittimo". Ancora: divenendo potere politico, la
religione "aumenta il suo potere su alcuni uomini, ma perde la speranza di
regnare su tutti".
Come ha scritto Giuseppe Di Leo su il Riformista, "la
separazione fra Stato e Chiesa negli Usa è espressione della tutela della
religione dall'ingerenza statale; mentre in Europa essa vuole tutelare la
politica da influenze religiose". In America, osservò il cattolico e liberale
Tocqueville quasi due secoli fa, la libertà trova nel sentimento religioso i
limiti e il ritegno morale che la rendono praticabile. Di più: è "necessario
alla conservazione delle istituzioni democratiche". Il suo indebolimento,
viceversa prepara i cittadini alla servitù: "E' il dispotismo che può non
curarsi della fede, non la libertà". Tuttavia, se fin dalle origini, in America,
politica e religione "furono d'accordo, e non cessano di esserlo, sulla
separazione delle rispettive autorità", così non avvenne in Europa. Mentre qui
"lo spirito di religione e lo spirito di libertà" procedevano "in senso
contrario", negli Stati Uniti "regnavano intimamente uniti". I laici anche oggi
combattono la Chiesa come apparato di potere mondano e nemico politico, non come
avversario religioso; odiano la fede quando diviene l'opinione di un partito,
non come una erronea credenza; e nel clero combattono l'amico del potere, non il
rappresentante di Dio.
<di Federico Punzi>
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Volete abrogare una legge? Sì, no, non vale...
Della serie, perchè stupirsi dell'astensione al referendum.
All'indomani dell'ultimo referendum evitato dalla
maggioranza degli elettori (per la precisione dal 75% degli aventi diritto),
molte le analisi e molte le colpe come pure le recriminazioni, ma anche molte le
felicitazioni e i canti di vittoria. Da osservatorio sui lavori parlamentari
aggiungiamo un dettaglio non da poco conto. I referendum che erano riusciti a
superare il quorum e anche la maggioranza dei Si' necessaria per abrogare le
leggi, che poi sono stati "disattesi" o "traditi" dai legislatori, che hanno
deciso di far rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta. Queste
considerazioni nascono in seguito alla visione della Proposta di Legge n.5620
depositata il 14 febbraio 2005 e dal titolo "Istituzione del Ministero per le
politiche del turismo", il primo firmatario è l'on. Strano, ma a fargli
compagnia ci sono anche da Biondi a Sgarbi, da Buontempo a Fiori, e molti altri.
Il 18 aprile 1993 si tennero 8 referendum con una partecipazione del 77% e
vennero abrogati 3 ministeri: le Partecipazioni Statali (SI' 90,1%), Agricoltura
e Foreste (SI' 70,2%), Turismo e Spettacolo (SI' 82,3%), nonchè il finanziamento
pubblico ai partiti (Si' 90,3%). Il finanziamento ai partiti è stato
reintrodotto sotto la farsa del rimborso delle spese elettorali, il ministero
dell'Agricoltura e Foreste è stato reintrodotto con il nome di Politiche
agricole e forestali, e ora si tenta con l'Istituzione del Ministero per le
politiche del turismo.
La nota più deludente è per la relazione di
accompagnamento alla proposta di legge, neppure una riga dedicata a spiegare il
perchè se ne chiede la re-introduzione. Si scrive solo che tale ministero è nato
nel 59, è stato abrogato nel 93 e le competenze sono finite al Dipartimento del
turismo presso la presidenza del consiglio dei ministri, dal 99 sono passate al
ministero delle Attività Produttive, e con questa proposta se ne chiede la
ri-nascita. Punto. Neppure una parola per dire che i cittadini avevano sbagliato
nel 93 ad abrogare quel ministero, oppure a che le cose sono cambiate e che se
nel 93 se ne poteva fare a meno, oggi non è più così.
Nulla. Il silenzio. E'
indicativo del comportamento del Parlamento rispetto alle applicazioni dei
referendum, e al rispetto della volontà elettorale. La conseguenza, inutile
stupirsi, indignarsi o rallegrarsi del flop dell'ultimo referendum. Era negli
atti.
Ci viene un dubbio: non è che negli stessi atti parlamentari era già
stata depositata anche una proposta di legge per reintrodurre le parti di quella
legge sulla procreazione assistita che è stata sottoposta a referendum lo
scorso12/13 giugno?
Pronta per essere approvata qualora il referendum avesse
visto una vittoria dei Si'? Non ci stupirebbe...
di Donatella
PorettiStupidario Parlamentare
http://www.aduc.it/dyn/stupidario/
, quindicinale curato da Donatella Poretti responsabile dell'ufficio stampa
dell'Aduc, è edito sul portale dell'Associazione per i diritti degli utenti e
consumatori, è un osservatorio sui lavori nelle Istituzioni in Europa, con
particolare attenzione al Parlamento italiano e a quello europeo, con tutti i
documenti integrali.
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La nuova vita nel nome di Allah, i
convertiti.
Questo articolo spiega bene che cosa ha potuto spingere le persone ad una
scelta masochista comew l'aderire al monoteismo.
Si tratta della fuga dalla libertà. Che accanto alle opportunità da anche
la difficoltà di scegliere.
La gran parte delle persone sono animali da allevamento. Non sanno che
farsene della possibilità di restare o di tornare liberi.
Preferiscono le
certezze della gabbia. La rimozione della complessità della vita.
Ma non per
avere un punto di vista più alto, come per i cammini iniziatici, bensì per
chiudere gli occhi e non pensare più.
E in questa gabbia vorrebbero che
entrassi anche tu perchè la sottomissione ai voleri del dio padrone diventa
complicità con la sua pretesa di desertificare tutto e rendere tutti pecore. La
libidine di servilismo si trasforma sempre in lussuria di dominio.
La
donna inglese che ora si fa chiamare Umm Rashid dice che una cosa decisiva è
stata non dovere più perdere tanto tempo ed energie per scegliere che cosa
mettersi addosso, comprare le scarpe giuste, abbinare la borsa. Ora: tunica nera
e velo.
Per l´abbigliamento come per ogni altro aspetto della vita ha un
precetto che la guida. Per un uomo olandese che aveva ricevuto un'educazione
cattolica è stato un cartello appeso all'esterno di una chiesa di Amsterdam.
Diceva: "Dedica 15 minuti a Dio". Spesso questi soggetti vengono
strumentalizzati dagli estremisti. Una donna irlandese "assordata" dalle troppe
opinioni, sceglie la voce di Maometto. Molti vengono da una vita sregolata e
trovano equilibrio in una religione più severa.
di Gabriele Romagnoli La Repubblica - Domenica 17 luglio
2005