al Parlamento e al Governo
Riflessioni di un lettore: l'Homo ridens e il
Professore
Quale fine avremmo fatto
Professore?
Dalle mie parti
si dice: cchiù nnera da mezzanotte nun po' veni'
Si va diffondendo sempre di più l'opinione, a mio
avviso errata, che un "demagogus ridens" abbia rovinato l'Italia e che adesso si
debba correre ai ripari, magari con elezioni anticipate. Nulla di più falso. In
realtà Costui non ha fatto granché per rovinare l'Italia, che era già messa male
per conto suo con un debito pubblico titanico e con quella gestione delle
risorse comuni, clientelare ed inefficiente, che diede luogo alla ventata
giustizialista e moralizzatrice di mani pulite.
Semplicemente, la
gestione della cosa pubblica durante questi ultimi anni non è stata l'oggetto
principale dell'azione di governo o, almeno, non è stata l'oggetto esclusivo.
La colpa più grande di questo governo è stata l'inazione, la mancanza di
progetti, il cedimento ai ricatti degli alleati, il compromesso non finalizzato
a un risultato ma solo teso a preservare il potere. Un nulla evidenziato, per
contrasto, da una inusitata vanteria e da demagogici proclami: milioni di posti
di lavoro, opere faraoniche, ponti, energia ecc.
Certamente l'inazione è un
male gravissimo quando si governano i destini di 57 e passa milioni di abitanti.
Sicuramente, questo governo è colpevole di omissione più che per aver agito
male, perché l'unica cosa che sembra aver fatto è il bene di una ristrettissima
cerchia di persone e di imprese, Mediaset in primis. Ma questo non basta ad
accusare l'homo ridens dei mali d'Italia e della situazione obiettivamente
drammatica in cui il nostro Paese versa.
Prima del nulla, invece, c'è stata
la spartizione partitocratrica, il depauperamento sistematico della cosa
pubblica a vantaggio di politici, associazioni sindacali, imprese politicamente
connotate: giusto per fare alcuni esempi la Parmalat era "democristiana"
(una sede molto importante è a Nusco), Capitalia pure, anche se con qualche
apertura di credito ecumenica nei confronti degli amici che la pensavano
diversamente; la Fiat anche era governativa ed ecumenica, le Cooperative invece
erano in prevalenza rosse (cosa se ne fregheranno oggi i consumatori se il
prodotto viene da destra o da sinistra?).
E poi c'era l'IRI, onore e
vanto dell'industria nazionale con tante realtà produttive di eccellenza che
qualcuno ha inteso svendere, senza piani industriali, solo per far cassa (Prodi
era llievo di Andreatta? Mah..), col risultato che mentre Francia e Germania
sono impegnati in progetti di grande respiro come in AIRBUS, nell'industria
meccanica, nell'energia ecc., l'Italia ha completamente dismesso i panni del
produttore pur avendone le capacità tecnologiche e la tradizione industriale.
E' forse utile ricordare che a quei tempi Prodi era il presidente dell'IRI
ed era lì per volontà di quelli che hanno portato l'economia italiana al
dissesto in cui si trova ora (negli ultimi decenni s'intende, nel dopoguerra non
so, non ero ancora nato).
Ora non mi sento affatto rassicurato dal ritorno di
quella faccia paciosa e sorniona di chi sa il fatto suo, da chi spaccia
l'entrata nell'Euro come una grande conquista, perché se a quest'ora non fossimo
entrati chissà quale fine avremmo fatto.
Quale fine avremmo fatto Professore? Dalle mie
parti si dice: cchiù nnera da mezzanotte nun po'
venì,.
Paolo Manfredi
Caroeuro
"percepito" &
Attività im-produttive: dentro Billè fuori Marzano?
Dalla
padella nella bottega
Ripresa
del Sud & Ministero per il Mezzogiorno:
Dalla brace al crematorio
Cordialmente
Giuliana D'Olcese