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Una Repubblica fondata su Ferillopoli |
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Cronaca di una morte annunciata |
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di Giuliana D'Olcese Quota rosa di LiberoReporter |
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LiberoReporter Marzo 2009 |
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Se Atene piange Sparta non
ride, Lega compresa Sulla crisi economica che ci attanaglia tutti, Berlusconi fin dalla campagna elettorale del Pdl della primavera 2008, aveva annunciato lacrime e sangue. Veltroni, imponendo al nascente Pd la sua visione del partito, aveva rotto con la tradizione fatale alle sinistre italiane: la destra e Berlusconi sono il nemico da distruggere, non l'avversario politico con cui misurarsi. Veltroni aveva progettato un partito maggioritario, riformista, liberato dalle sinistre estreme. Un partito che rappresentasse, finalmente, un tuffo nel futuro: il bipartitismo. Bando alla demonizzazione dell'avversario e patto politico con Berlusconi. Patto strategico per il Paese che aveva convinto il suo elettorato, ma non solo, dimostratosi più avanzato dei suoi leaders, di quei leaders del Pd che una volta all'opposizione se lo sono spolpato a mo' di piragna e con lui Veltroni come dimostrato dal tragico epilogo della disfatta sarda. Lunedì 17 Febbraio Veltroni ha dato forfait lasciando, giustamente, compagni e compagnucci nella merda. Quanti hanno goduto, e ancora godono per la disfatta del Pd e la rinuncia di Veltroni alla leadership della sua fragile creatura, progettano la morte del bipartismo e il ritorno ai vecchi riti del pluripartitismo dello 0,2 che, finora, ha disastrato i governati, mai i governanti, trascinandoli di crisi in crisi con una "soluzione di continuità" davvero impressionante. Ma per la disfatta di Veltroni, e proprio ai fini del bipartitismo, non ha da stare allegra neanche la destra. Con chi è che lo fa il bipartitismo? E la Lega con chi lo fa il federalismo fiscale? Se Atene piange, quindi Sparta non ride. Per il Pdl meglio era un Veltroni oggi, maggioritario ed alleato federalista, che un Pd allo sbando domani. Pd riavviato - D'Alema in testa - a quel coacervo di partiti e correnti che prima di costituirsi in Pd, ed estrometterne le sue ali estreme, più che responsabilità di Governo ha dimostrato - salvo Prodi, se pur per grandi linee, s'intende, - un'insaziabile fame di potere. Il Pd, del resto, prima di imporne la leadership con le primarie farlocche, ben sapeva di quale pasta fosse Veltroni. E ben conscio di quale pessima prova avesse dato come sindaco di Roma. Alemanno ha in eredità una città da raccogliere col cucchiaino. Una città sovrana dell'illegalità ad ogni livello, clientelare, partitocratica, corrotta fino all'osso, disastrata fino al midollo, divenuta negli anni dominati da Rutelli e Veltroni il regno dell'inciviltà, della prevaricazione sistematica verso ogni regola del vivere civile. Un territorio materialmente e moralmente a pezzi ove si è lasciate prosperare bande di delinquenti di ogni risma, di ogni paese, perfino la Camorra. Una terra di nessuno con i cittadini ostaggio del piagnisteo di Sinistre, Pd e Radicali sui "poveri clandestini, rom e rumeni" che delinquono. Un governo di Roma, e una coalizione nazionale, l'Unione, le cui politiche erano pubblicizzate, poi dettate, da comici, registi, menestrelli, guitti, attrici e attori di mezza tacca, intellettuali falliti, cantanti e cantautori, mezzi busti militanti alla Gruber, salotti romani. Di tutto un po' alla Corte dei Miracoli di Uolter, una ferillopoli squinziopoli rampante e famelica in servizio permanente effettivo. Gente che, finito il potere delle sinistre, disastratasi l'immagine del partito e del suo leader, ha preso il largo come Sabrina Ferilli che per propagandare Rutelli sindaco di Roma dichiarò «De fronte a Alemanno me sento Schopenahauer!» ma, a disfatta avvenuta di Veltroni e del Pd, affermava «Non mi riconosco più nella sinistra, la gente di sinistra è schifata!». Queste sono le boccucce d'oro, le "teste d'uovo" a cui il Pd ha affidato fortune e propaganda. «Sabrina Ferilli? Roba da bar dello sport» ebbe a dire Biscardi denunciato dalla Ferilli "offesa" dal Processo del venerdì in cui, indicata «voltagabbana al puro scopo di farsi pubblicità» diventando madrina della Roma contro la sua fede laziale, chiese a Biscardi 1,5 milioni di euro per danni. Peccato. Veltroni era partito con il progetto di un partito innovativo. Bipartitismo, e sulle grandi questioni del Paese, riforme in collaborazione con la maggioranza imprimendo così al Pd una dimensione internazionale, non gretta, non provinciale in cui invece si è via via cacciato a dispetto del suo elettorato maturo per scelte come il testamento biologico, le riforme sindacali, la condivisione di responsabilità nel fronteggiare la crisi che minaccia di durare oltre il 2010. E con la battaglia per l'osservanza della laicità dello Stato? Veltroni e Pd assenti. E nel fermare le ingerenze continue di uno Stato ospite dello Stato italiano, il Vaticano, e controbattere agli altolà di Monsignor Fisichella? Pd e Veltroni latitanti. Dunque una ambigua codarda commistione con Cei e Vaticano costata cara a laici e cattolici del centrosinistra e ad un Partito democratico dimostratosi ne' carne ne' pesce. E come giudicare il mare di falsità che sindacati, opposizione e stampa partigiana hanno diffuso sulla riforma della scuola e sul ministro Gelmini? E come la questione morale che ha devastato il Pd convinto della superiorità etica della sinistra?: Un partito ed un leader incapaci di esercitare autorevolezza e poteri. E il capitolo liberalizzazioni economiche? Desparecidos come nel Febbraio scorso al convegno intitolato "La libertà economica è in crisi? Presentazione italiana dell'Index of Economic Freedom 2009" quando l'Istituto Bruno Leoni ha discusso per l'Italia l'Indice della libertà economica pubblicato dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal in collaborazione con un pool di think tank. «Tanti gli imprenditori, i politici, gli studiosi ritrovatisi a Roma per riflettere non solo sul risultato ancora una volta deludente dell'Italia che, se pur in una situazione generale caratterizzata da forti spinte protezioniste e interventiste, nell'ultima classifica è scivolata dal 64° posto del 2008 al 76°, sul pessimo score del nostro Paese valutato libero al 61,4%, meno del 2008 e molto vicino ai paesi poco liberi, si colloca in un quadro generale molto fosco, nel quale ad una seria crisi finanziaria va assommandosi il ritorno di un interventismo economico massiccio che pare avere il suo epicentro negli Stati Uniti della nuova presidenza Obama. Un'Italia che purtroppo continua a rinviare quelle riforme strutturali - mercato del lavoro e liberalizzazioni - necessarie per affrontare quel ripensamento della nostra economia indispensabile in un momento di crisi ed evitare che il dissesto finanziario sia utilizzato dalle classi politiche di tutto il mondo per riaffermare il loro controllo sulla vita economica» è stato il commento di Alberto Mingardi direttore dell'lstituto. In un periodo di crisi e insicurezza devastanti che minacciano ripercussioni tragiche sulle tasche di milioni di italiani la gente ha bisogno di certezze, di sapere dove il timoniere dirige la nave invece di assistere impotente a politiche stantie, demagogiche, ideologico-propagandare alla Ferilli and C/o. La causa del fallimento di Veltroni e del suo Pd dunque? Un timoniere dotato di tutti i poteri legittimati dal Popolo delle Primarie ma assente da tutte le questioni scottanti del Paese. Un capo del coro senza voce. Un leader fattosi imprigionare dalle ambizioni distruttive dei vecchi cacicchi ai vertici del Pd. E non certo per "buonismo", ma per incapacità decisionale di fronte alle scelte determinanti. Con tutto ciò va ricordato anche che Veltroni il suo momento di "grandeur" l'ha avuto quando al momento dell'addio ha riacquistato dignità politica con quel geniale «Non ce l'ho fatta, scusatemi». Di questi tempi, non è poco. Volete mettere il confronto con un Mastella?... |
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