|
Sì,«Villa dei Vescovi, un'osmosi continua»,dice
Giuliana D'Olcese, già Olcese,
passeggiando tra i Colli Euganei che avvolgono la splendida
creatura cui ha ridato vita nel 1962, la Villa dei Vescovi, Primo
Premio nel mondo per l'anno 1968 per il miglior
restauro e arredo di un Monumento d'Arte.
Scriveva La
Repubblica Venerdì 20 Ottobre 2006
«Acquistata 21anni fa da Giuliana D'Olcese, la villa è stata ceduta al Fai. Una volta restaurata, dal 2007, verrà aperta al pubblico» Intervista
a Giuliana D'Olcese di Daniela Russo LiberoReporter
Articoli correlati di La Repubblica - Corriere della Sera Archivio - Paola di Caro - Maria Latella - Finesettimana - LiberoReporter - Giuliana D'Olcese - Luca de Leone ![]() Luvigliano di
Torreglia (Padova) - Giovedì 5 Marzo 2009 «Sì, ha
ragione Elisabetta Saccomani, docente di Storia dell'Arte Moderna
all'Università di Padova, questa creatura che abbiamo salvato dalla
rovina, e che ho abitato per lunghi anni, è realmente una osmosi continua
tra la magia che emana questo storico monumento di Giovanni Maria
Falconetto ed il fascino del paesaggio incantato dei Colli
Euganei. L'intreccio
tra paesaggio, interni ed esterni monumentali della Villa dei
Vescovi avvolgono in una dimensione magica tutti coloro che
girano tra le magnifiche stanze
del piano nobile e le logge
affrescate dal Sustris, ammirano gli
stucchi del Vittoria incastonati tra i timpani delle tre facciate
principali e si inoltrano nel gioco architettonico esistente tra i
terrazzati e le superbe scalinate, nell'intreccio del brolo con il pozzo in marmo di
Verona e i portali monumentali che conducono ai vigneti, ai suoi orti ed al
ninfeo disegnati da Andrea della Valle. Via via fino al piano terra
con le 'volte a vela' disegnato dal Falconetto assieme al suo allievo
diciottenne Andrea Palladio» dice Giuliana D'Olcese che nel 1962,
assieme a
suo marito Vittorio Olcese, acquistò la Villa dal Vescovo di
Padova, Monsignor Bordignon, la restaurò e l'arredò in modo talmente
esemplare da meritare, nel 1968, dall'American National Society of Interiors
Decorators Foundation, il Primo Premio nel mondo per
il miglior restauro ed il miglior arredo di un Monumento
d'Arte.
«Sono molto felice - continua Giuliana
D'Olcese ammirando la Villa dall'alto di un colle - che dopo che gli ho
dedicato tanto amore, tanta parte della mia vita e dei miei sacrifici, questo
splendido monumento avviato ad una nuova fatale decadenza,
Vittorio l'abbia donato al FAI realizzando così la decisione comune di
lasciarlo in eredità allo Stato o ad una Fondazione come il FAI che,
ne sono certa, lo conserverà con l'attenzione e l'amore necessari che
avrei avuto io stessa». Signora D'Olcese, le è
universalmente riconosciuto il fatto che, oltre ad essere già comproprietaria
dell'intero complesso monumentale di Villa dei Vescovi, di averla
restaurata anche con il mutuo e la supervisione dell'Ente Ville Venete e con il
suo celebre gusto interamente arredata e decorata.
Come spiega, allora, che ne' il FAI, ne' la presidente Giulia
Maria Mozzoni Crespi, non l'abbiano mai citata negli
articoli, nei libri, nelle news letter e sul sito internet del
FAI?
E' come se
l'avessero cancellata dalla storia della Villa dei Vescovi: Giuliana
Olcese? Mai esistita. Eppure tutto il mondo sa che il FAI conosce bene
sia lei, sia la grande amicizia che legava lei e Vittorio alla
signora Crespi, più volte ospite di entrambi, oltre che a Milano, anche in
Villa.
Non le sembra un po' grottesco?
Un noir ottocentesco?
«Tutto vero. Vede, in quanto allo staff
del FAI, fare informazione è un mestiere che non s'improvvisa. E'
necessaria una rigorosa deontologia professionale che non tutti seguono
o osservano.
Indispensabili sono rigore professionale, il documentarsi sui
fatti così che la narrazione appaia fedele al modo in cui si sono
svolti realmente. Oggi, con l'informazione, il rigore sono in pochi ad esercitarlo, si tira via, non c'è il gusto della ricerca, quindi si rischiano dei gran pasticci. In questo caso, però, basta consultare l'archivio della Conservatoria di Padova e si trova tutta la documentazione dei passaggi di proprietà della Villa».
E la presidente del
FAI?
«Cosa vuole, Giulia Maria è una persona
eccezionale, è l'anima del FAI, ma è gravata da mille responsabilità, da
un lavoro davvero incessante. Se dovesse occuparsi anche di comunicati,
redazione dei depliants, articoli, internet, news letter e testi dei libri
non so se mi spiego... Sono compiti questi che spettano allo staff. Immagino il
sangue amaro che si fa Vittorio da lassù; era così orgoglioso, e lo
esternava a tutti, del rigore con cui feci restaurare e poi arredai la
Villa. E' anche per questo che sono felice
di essere intervistata da un giornale nazionale edito a Padova, città che
con il Veneto, considero la mia seconda Patria».
Ma se le
cronache de La Repubblica l'hanno indicata come già comproprietaria
dei Vescovi - proprietaria effettiva, non in quanto moglie di Olcese - quale
ritiene sia il motivo del perseverare nel cancellare la sua persona dalla storia
della Villa, nel tacere i fatti clamorosi che
la riguardano?
Eppure il FAI la conosce
bene, lei ne è anche socio sostenitore, ha diramato
un appello del FAI a favore dei restauri della
Villa.
«Non so cosa pensare, vede, a La
Repubblica mi conoscono tutti. Eugenio e Simonetta Scalfari erano nostri amici sin dai tempi in cui, appena sposati,
vivevano a Milano. Poi, quando Vittorio fu alla vice presidenza del
Consiglio dei ministri nel I° Governo Spadolini, e nel II° vice ministro alla
Difesa ed io detti due gran pranzi per lui, ministri e Spadolini compresi,
ci siamo felicemente ritrovati tutti a Roma».
A quel tempo, Vittorio Olcese
era al secondo matrimonio? «Sì, ma dopo le sfuriate della rottura del nostro matrimonio, eravamo in rapporti idilliaci. Della prima riconciliazione ne fu artefice proprio la nostra amica Giulia Maria Crespi che assieme a due grandi amici comuni, lo scrittore Gianni Testori e Carlo Ripa di Meana, invitò Vittorio e me nella sua casa di Milano e ci pregò di ritornare assieme perchè, disse, «la nostra città non deve perdere una coppia come siete voi due, noi amici vi vogliamo assieme». E, sul momento di andare via tutti e tre ci infilarono nell'ascensore in modo che rimanessimo da soli. Carlo Ripa di Meana se lo ricorda ancora. A Roma, finchè è rimasto in Parlamento - dopodichè lasciò Milano e si stabilì ai Vescovi ove si ammalò - assieme a nostra figlia Carolina ci frequentavamo molto e lui mi raccontava le segrete cose della politica, scandalo della P2 compreso. Andavamo per musei, gallerie d'arte, case dei comuni amici. E ripensavamo e commentavamo gli eventi che mi avevano condotta a cedergli la mia parte di proprietà dei Vescovi ed alle condizioni, non reali, con cui ne fu redatta la scrittura notarile. Condizioni da me accettate pro bono pacis, per chiudere le questioni ereditarie. A quei tempi, il diritto di famiglia non era stato ancora riformato. Trascorso del tempo e ritrovatici a Roma, Vittorio mi diceva con infinita tristezza che Villa dei Vescovi nessuno mai l'avrebbe amata e curata quanto me. E' avviata al declino, mi diceva, il nostro capolavoro devo salvarlo. Non avresti dovuto cedermi la tua metà a quelle condizioni capestro, oggi tutto ciò per me è un'angoscia».Circa la donazione il FAI, per anni, ha diffuso notizie contraddittorie. Una volta la donazione era attribuita a Vittorio Olcese, la volta dopo invece alla vedova ed al figlio Pierpaolo, la volta dopo ancora a Vittorio Olcese e così via. Conosce il motivo di questo giallo nel giallo?
«E' un giallo, infatti. Forse,
scambiando esecutori testamentari per donatori, o forse per altri
obiettivi, non so. Consideri che per il passaggio di
proprietà dei Vescovi al FAI, nostra figlia Carolina ha dovuto firmare. E'
lì che ha appreso di essere coerede, tra l'altro, della collezione d'arte
tra cui erede di uno splendido quadro di Francis Bacon. E tutto ciò con
strascichi legali. Quindi, immagino, che se la Villa fosse fosse stata donata dagli eredi del secondo matrimonio non si sarebbe resa necessaria la firma dell'erede del primo. Lapalissiano no?».
Sua nipote Ilaria de
Cesare donerà qualche opera al FAI?
«No, non più. Sa come sono i giovani, orgogliosi fino al midollo, se gli salta la mosca al naso non sono come noi adulti, pazienti, tolleranti. Credo che donerà opere di Martini al Museo di Brera, a Milano. Ilaria e
mia sorella Stella infatti hanno trascorso molti anni a Milano ed ai
Vescovi con me, Vittorio e Carolina. Penso che i Martini li donerà a Brera
in nostra memoria. La sua famiglia, per Ilaria, è sacra e poi mi è molto
affezionata».
E lei?
«Intende donazioni al
FAI?».
Daniela
Russo
<<>>
La Repubblica Cronaca - Venerdì 20 Ottobre 2006 Pag
6
IL GRAN GALA' DEL FAI SALVA LA
VILLA DEI VESCOVI
Acquistata 21 anni fa da Giuliana D'Olcese, la villa è stata ceduta lo scorso
anno al Fai
L'evento. Il FAI Fondo italiano per l'ambiente è presieduto da Giulia Maria Mozzoni Crespi Quattrocento gli invitati.
L'asta battuta da Sotheby Milano, il gran galà
del Fai salva la Villa dei Vescovi
Quattrocento commensali, quaranta tavoli, 400.000 euro incassati solo per la partecipazione alla cena di gala, tutti da devolvere al restauro della cinquecentesca Villa dei Vescovi di Luvigliano di Torreglia, in provincia di Padova. Ieri sera, per una delle sue iniziative di conservazione del patrimonio artistico, il Fai, Fondo per l'ambiente italiano, ha scelto per una volta un'occasione mondana, di quelle che a Milano un tempo aprivano, in autunno, la stagione dei ricevimenti. Al restauro della Villa dei Vescovi sarà destinato anche il ricavato dell'asta battuta da Sotheby's che si è tenuta ieri nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, sede del ricevimento. Uomini in smoking, signore in lungo, secondo il desiderio di un comitato promotore tutto al femminile, messo insieme dalla presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi. Ne fanno parte Silvia De Benedetti, che lo presiede, Stefania Alessandri, Natalia Aspesi, Elena Bazoli, Silvia Boeri, Laura Colnaghi, Emmanuelle De Benedetti, Lilli Gruber, Olivia Magnoni, Miuccia Prada, Giulia Puri e Sabina Ratti Profumo. Alla serata hanno dato la loro adesione, fra gli altri, personaggi del mondo dell'economia come Giovanni Bazoli, Carlo De Benedetti, Francesco Micheli, Alessandro Profumo e Carlo Puri Negri, della moda come Patrizio Bertelli e Mariuccia Mandelli, della cultura come Inge Feltrinelli, il giornalista Gad Lerner, l'architetto Gae Aulenti. Alcuni di loro hanno donato dei ricordi personali da battere all'asta. Asta che ha visto il battitore di Sotheby's coadiuvato da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. Un contributo è giunto dallo stesso Comune di Milano, che
ha messo a disposizione gratuita mente la Sala delle Cariatidi. Villa dei
Vescovi, costruita fra il 1535 e il 1542 per la Curia padovana, è una
delle più belle ville del Veneto.
«Quando la comprammo», racconta Giuliana D'Olcese che ne è stata proprietaria per ventuno anni, «era in rovina, non c'erano nemmeno i vetri». Restaurata, la Villa divenne crocevia di artisti e intellettuali. Ora, ceduta al Fai nuovamente bisognosa di cure, tornerà a rivivere grazie al Fondo per l'ambiente, che dal 2007 l'aprirà al pubblico. Ad oggi il Fai ha 36 beni sotto la sua tutela e conta circa 70.000 aderenti. Villa dei Vescovi, costruita tra il1535 e il 1542, si trova a Luvigliano di Torreglia (Padova). Acquistata 21anni
fa da Giuliana D'Olcese, la villa è stata ceduta lo
scorso anno al Fai. Una volta
restaurata, dal 2007, verrà aperta
al
pubblico. <<>>
4 lug 1997
... Lei è Giuliana Olcese, nata de
Cesare, contessa "un po' napoletana ... Sposatasi a 18 anni
con Vittorio Olcese, industriale e
poi esponente ...
archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/04/contessa_dell_Ulivo_debole_per_co Corriere della
Sera Archivio storico
4 Luglio 1997 Pagina 2
PARLA GIULIANA
OLCESE
La contessa dell'Ulivo:
ho un debole per Andreatta e Ciampi
"Come è piaciuto il mio ceci e cozze ai
professori"
ROMA - Per prima cosa tiene a precisare che nel suo salotto "entrano solo
la politica, l'arte e la cultura". Subito dopo che i grandi leader di partito
non sono bene accetti nella sua casa: "Limitano la libertà di ognuno di
esprimere ciò che vuole". Infine, che la politica è la sua vera, grande, immensa
passione. Da giocare a sinistra:
"Una delle cose di cui vado maggiormente fiera è una lettera da Palazzo
Chigi in cui mi si nomina "grande elettrice dell'Ulivo", al pari del
sottosegretario Parisi".
Lei è Giuliana Olcese, nata de Cesare, contessa "un po' napoletana, un
po' irlandese, un po' tedesca", animatrice di uno dei salotti più ambiti della
capitale nonchè coordinatrice del Movimento per le Riforme costituzionali,
gruppo di cui fanno parte sindaci, politici, professori di area Ulivo (ma non
solo), impegnato nella battaglia per "riformare la riforma" partorita dalla
Bicamerale. Attivissima, ciarliera, energica. Il suo salotto romano ha ospitato,
dice orgogliosa, "tutti i presidenti del Consiglio dall'80 ad oggi", Berlusconi
escluso. "Come facevo a invitarlo? Io stavo organizzando l'Ulivo!".
In passato, le frequentazioni non erano da meno. Sposatasi a 18 anni con Vittorio Olcese, industriale e poi esponente del Pri, si trasferisce a Milano e li' con il marito riceve il bel mondo laico e di sinistra dell'epoca: da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini, da Giulia Maria Crespi a Alberto Mondadori, da Giangiacomo Feltrinelli a Nanni Ballestrini. "Insomma, il centrosinistra nacque a casa nostra", dice lei convinta. E aggiunge: "La Crespi e La Malfa si conobbero a casa mia, e lei per averlo fatto scrivere sul Corriere venne accusata di comunismo". Ma in quel salotto passavano anche i nomi dell'arte e della cultura: "Ricevevo Allen Ginsberg, Andy Warhol, Truman Capote e poi Giacometti, Otto Dix, Francis Bacon: Milano un tempo era una città viva, ora è in mano ai sarti...". Più tardi, il divorzio dal marito e l'esperienza "più dura della mia
vita: fui processata davanti al Santo Uffizio per adulterio. Fui l'ultima donna
italiana, alla fine degli anni 70, a dover subire un trattamento del genere.
Dopo quell'esperienza niente mi fa paura: figuriamoci i
politici...".
La sua attività politica recente ha radici non a Montecitorio, ma nel
movimento referendario di Segni prima, e nella Convenzione dei sindaci
democratici da lei organizzata e da lei tenuta in piedi grazie al legame con
l'Associazione nazionale dei sindaci, l'Anci, presieduta da Enzo Bianco, suo
grande amico. E proprio dei sindaci, e delle "sindache" ("Ce ne sono tante in
trincea, soprattutto al Sud") la Olcese parla con più trasporto: "Nelle loro
mani c'è il futuro del Paese".
Quelli di centrosinistra li adora tutti. Ma due più degli altri:
"Bassolino, che è un grande re borbonico democratico di sinistra e
Fistarol, il "piccolo" sindaco di Belluno che ha la stoffa del leader".
Poi ci sono i politici: "A casa mia vengono praticamente tutti i ministri del
governo Prodi: da Ciampi e Dini, in onore dei quali ho dato due pranzi poco
tempo fa, da Bassanini alla Finocchiaro, da Napolitano a Maccanico, a Treu, a
Fantozzi. I preferiti?
"Andreatta più di tutti: ironico, un cervello libero, anticonformista,
per niente attaccato alla poltrona. Poi Ciampi, la vera grande testa del governo
Prodi.
Giorgio e Clio (i Napolitano, ndr), sono miei carissimi amici.
Veltroni? Lasciamo perdere... mi ha deluso. Prodi? Meglio non
commentare... Giudizio sospeso".
I leader di partito no, da lei non vanno: "Non li chiamo". Ma ci sono i vice: "Marco Minniti e Gianni Letta vengono spesso". Non solo sinistra dunque in casa Olcese: "Macchè: ci sono Urbani, Calderisi, Rebuffa". E poi il mondo economico: "Da Padoa Schioppa a Fabiano Fabiani, da Monorchio a Draghi". E che si mangia in cotanti pranzi?
"Quando posso, cucino io personalmente. Una specialità? Ceci e cozze, ieri i professori le hanno divorate...". Di Caro Paola Pagina 2 <<>>
Anche nei migliori pensatoi romani la
delusione è forte. Giuliana Olcese rivela un
dato che le fu premonitore: «Ho capito che il quorum non ci sarebbe stato
...
archiviostorico.corriere.it/2000/maggio/23/Salotti_testimonial_tramonto_ Corriere della Sera
Salotti e testimonial,
tramonto referendario Archivio
storico 23 Maggio 2000 Pagina
2
PROPAGANDA
Salotti e testimonial, tramonto
referendario
REFERENDUM & PROPAGANDA Salotti e
fiancheggiatori, la via del
tramonto
ROMA - E dire che si era impegnato anche
Michele Mirabella, l'unico centauro della tv italiana, metà intellettuale e metà
telenavigatore tra bronchi e apparato digerente, in più - talvolta - attore di
teatro. Pure Mirabella aveva aderito all'appello lanciato dagli storici Lucio
Villari e Carlo Vallauri e da Tamara Borghini, sorella «de sinistra» di quel
Gianluigi che fu sfortunato candidato del Polo alle ultime comunali romane. «Non
astenerti, decidi tu» invitavano i tre e via con i banchetti al
Pantheon.
Aderirono Arbore e De Crescenzo,
naturalmente coinvolti a cena, e poi un pugno di attrici e attori, Gassman e
Proietti, Ferilli e Koll. La gente di cinema, si sa, è il serbatoio residuo del
cosiddetto impegno civile, sono loro gli ultimi generosi dispensatori di firme.
Gli intellettuali, stavolta, più che mobilitarsi sono rimasti immobili, come se
il crampo dello scrivano avesse impedito ciò che un tempo non si negava a
nessuno. Una bella firma in calce, per l'appunto. Paolo Sylos Labini, Vittorio
Foa, Ernesto Galli della Loggia: loro sì, loro l'hanno fatto sapere che
sarebbero andati a votare, né potevano fare altrimenti Dario Fo e Franca Rame,
Antonio Tabucchi, Stefano Benni, ma nessun altro è arrivato, sia pure per caso,
in piazza del Pantheon o in piazza Mignanelli, laddove vigilavano sempre e
soltanto Mario Segni e l'ex presidente della Consulta Caianiello, il pugile Nino
Benvenuti e la referendaria ultrà Giuliana Olcese. Per lo storico Lucio Villari
c'è di che riflettere sulle bizzarre e singolari circostanze che hanno spinto il
70 per cento degli italiani su posizioni opposte alle sue. I colpevoli, almeno,
sono sotto gli occhi di tutti: «Pannella e i suoi compagni di partito. Non hanno
capito che questa sollecitazione continua e costante irrita e stanca gli
elettori».
Villari a trascinare ci ha provato, ma i
trascinati sono stati pochi, anche perché - ed ecco individuato il colpevole
numero due - «tutta l'informazione politica, quella che un tempo si sarebbe
chiamata propaganda, era totalmente nelle mani degli avversari, col consapevole
supporto della Rai». Individuati i colpevoli della massiccia defezione popolare,
rimane da capire come mai la figura dell'Intellettuale Firmatario si sia
rivelata, stavolta, davvero demodè. Villari sospira: «Sa, quando gli stessi
politici si impegnano così e così...». Come
«così e così»? Vuol dire forse che Veltroni e Folena non si sono
impegnati?
«Certo, però continuavano a dire:
sappiamo bene che il quorum non ci sarà. Ma che si fa così in
politica?».
Ah, i bei tempi in cui tra
intellettuali e referendum si stringevano affinità elettive, i tempi in cui tra
Roma e Milano litigavano la presenza di Mario Segni a un garden party, a un
cocktail, a un incontro «per carità non definitelo
pranzo».
Correva il dicembre del 1991,
Segni era appena stato ospite di Giulia Maria Crespi,
«un incontro per capire come si può trasformare il volto delle
istituzioni». Il referendum? diceva Giulia Maria, «può essere un piccolo inizio
di rinnovamento» e il filosofo Salvatore Veca, benché più a sinistra,
sognava lo sbarco di Segni a Milano: «Candidarlo qui indicherebbe che i
dirigenti della Dc hanno intercettato il desiderio collettivo di cambiare
pagina». La pagina, come si sa, fu poi voltata. Eccome, se è stata voltata, a
Milano, quella pagina. Le milanesi oggi a voltarla di nuovo non ci credono più,
«qui ci si vede solo tra di noi» il Bocca, la Rosellina (Archinto), la Milly
(Moratti). A Milano, pare di capire, non c'è stata una singola, significativa
iniziativa in favore del referendum e loro, gli intellettuali, i finanzieri
illuminati, gli imprenditori del petrolio con mogli che non si danno per vinte
rispetto al vittorioso Berlusconi, si sono sentiti in balìa del loro destino.
Anche nei migliori pensatoi romani la
delusione è forte.
Giuliana Olcese rivela un
dato che le fu premonitore: «Ho capito che il quorum non ci sarebbe stato
all'ultima manifestazione, a piazza Mignanelli. C'erano Occhetto, c'era Segni,
ma non c'era Luigi Abete. Si vede che, avendo mangiato la foglia, ha preferito
defilarsi. Non si sa mai: dovesse ritrovarsi candidato della coalizione di
centro sinistra». Ma è stato Abete a commentare i dati in
tv.
Nove anni fa, comunque, era tutto un
raccogliere firme. Per Mariotto. Da Carla von Stohler, sorella di Antonio
Martino e come lui referendaria devota, rastrellavano firme su una preziosa
scrivania Biedermeier, fine ' 800 e alla presenza del cancelliere: firmavano,
allora, Domietta Del Drago e la duchessa Serra Capriolo, ma anche l'ingegner
Filippo Fratalocchi, detto Pippo, titolare di premiata industria nel ramo
armamenti. Dati forniti dai giornali dell'epoca. Autentico rappresentante della
società civile, nel ' 91 l'ingegner Pippo si entusiasmò talmente per il
referendum da imporre la raccolta delle firme pure ai suoi operai.
Chissà se
l'ingegnere questa volta li ha lasciati in
pace.
Maria
Latella
<<>>
FAI, a Milano un gran galà
per salvare la Villa dei Vescovi
Monumento nazionale donato al FAI da Vittorio
Olcese
LBEROREPORTER - PADOVA
- OTTOBRE 2006
<>
Racconta Giuliana
D'Olcese - che ne è stata proprietaria e l'ha curata
per ventuno anni fino al momento in cui, trasferitasi a Roma,
ha venduto la sua metà all'ex marito Vittorio Olcese -
«Quando Vittorio ed io la comprammo in proprietà proindiviso, la
Villa dei Vescovi era in completa rovina, non c'erano nemmeno i vetri, poi
la restaurammo, la arredammo in un sontuoso 'minimum
style' e l'American National Society of Interiors Decorators
Foundation conferì a me e Vittorio il Primo Premio per l'anno 1968
per il miglior restuaro nel mondo ed il miglior arredo di un
Monumento d'Arte.
Trecento
furono gli architetti, gli interiors decorators, i presidenti ed i
rappresentanti della Fondazione che dagli Stati Uniti arrivarono in Italia
per visitare Villa dei Vescovi e premiarci
ufficialmente a Venezia all'Accademia Querini
Stampalia».
«Uomini in smoking, - hanno scritto le pagine di La Repubblica - signore in lungo secondo il desiderio di un comitato promotore tutto al femminile messo insieme dalla presidente del FAI, Giulia Maria Mozzoni Crespi. Ne fanno parte Silvia De Benedetti, Stefania Alessandri, Natalia Aspesi, Elena Bazoli, Silvia Boeri, Laura Colnaghi, Emmanuelle De Benedetti, Lilli Gruber, Olivia Magnoni, Miuccia Prada, Giulia Puri e Sabina Ratti Profumo. Alla serata hanno dato la loro adesione, fra gli altri, personaggi del mondo dell'economia come Giovanni Bazoli, Carlo De Benedetti, Francesco Micheli, Alessandro Profumo e Carlo Puri Negri, della moda come Patrizio Bertelli e Mariuccia Mandelli, della cultura come Inge Feltrinelli, il giornalista Gad Lerner, l'architetto Gae Aulenti. Quattrocento commensali,
quaranta tavoli, 400.000 euro incassati per la partecipazione alla
cena di gala da devolvere al restauro della cinquecentesca Villa dei
Vescovi di Luvigliano di Torreglia, in provincia di Padova. Al restauro
della Villa dei Vescovi sarà destinato anche il ricavato dell'asta di
Sotheby's che si è tenuta nella stessa serata nella Sala delle
Cariatidi di Palazzo Reale, sala che il Comune di Milano ha
messo a disposizione del FAI gratuitamente.
Villa dei Vescovi,
disegnata e costruita fra il 1535 e il 1542 da Giovanni Maria Falconetto
per il Vescovo di Padova Francesco Pisani, è una delle più belle ville del
Veneto. «Quando la comprammo», racconta Giuliana D'Olcese che ne è stata
proprietaria e l'ha curata per ventuno anni, «era in completa rovina, non
c'erano nemmeno i vetri». Acquistata, restaurata e splendidamente arredata
da Vittorio e Giuliana, la Villa, -distante un'ora dalla Biennale
d'Arte di Venezia-, divenne crocevia di collezionisti, artisti, galleristi
ed intellettuali nazionali ed internazionali come Peggy Guggenheim, Francis Bacon, Alberto
Giacometti, Otto Dix, Truman Capote, Luchino Visconti e tantissimi
altri.
Ora, grazie al
FAI che come i due ex proprietari la riaprirà al pubblico, la
Villa tornerà a rivivere come la vivevano Vittorio, Giuliana e
Carolina Olcese.
<<>> Ottobre 2006
Villa dei Vescovi http://www.finesettimana.it/villa.asp?id=00073
A pianta quadrata, fu costruita per volontà del Nobil veneziano Alvise Cornaro, collaterale di Caterina Cornaro Regina di Cipro, che ne commissionò il progetto architettonico a Giovanni Maria Falconetto ed al suo giovane apprendista di bottega Andrea Palladio. Per l'occasione Falconetto e Palladio si recarono a Roma e, dopo aver eseguito i rilievi architettonici delle maggiori antichità romane, progettarono il «Palazzo dei Vescovi». Qualche anno dopo è ad
Andrea della Valle che fu commissionato il progetto delle imponenti
scalinate e terrazze che circondano l'intero complesso monumentale e che
costituiscono un mirabile esempio architettonico di stile rinascimentale
veneto che si distingue dalle Ville Venete per il suggestivo gioco di
gradinate, terrazze, sottostanti fornici, un ninfeo e da un doppio ordine
di bellissime arcate intervallate da eleganti paraste su cui poggia un
fregio ornamentale del Vittoria ornato con metope, triglifi, bucrani e
figure mitologiche in stucco bianco che si stagliano sul magico fondo rosa
delle facciate in un magico effetto di luci ed ombre. La barchessa, o
rustico, ha un lungo porticato ad archi comprendente uno dei tre portali
timpanati che si affacciano sul brolo recintato ed arricchito da tre
portali monumentali ornati con lo stemma della famiglia Pisani che
immettono in una splendida area all'italiana con un antico pozzo in marmo
di Verona.
Il piano nobile e le
splendide logge sono interamente affrescate con decorazioni floreali e
paesaggi, vigneti, figure umane e scene mitologiche opera del pittore
fiammingo Lambert Sustris, metà del sec. XVI, mentre il piano terra è
caratterizzato dalle volte a botte e a vela, dalle finestre dette «a bocca
di lupo», e da splendide vasche da bagno e lavabi in marmi colorati.
Gioiello architettonico edificato nel
'500, la Villa dei Vescovi donata al FAI da
Vittorio Olcese, fu ceduta dal Vescovo di Padova
Monsignor Bordignon e acquistata e interamente restaurata da Vittorio e
Giuliana Olcese con il reciproco impegno che un giorno divenisse Bene
pubblico culturale e museografico. Il complesso monumentale è
recentemente divenuto «Bene del FAI» Fondo per l'Ambiente Italiano. Come
si raggiunge: In auto: A13 Bologna-Padova, uscita TermeEuganee, direzione
Abano Terme fino a MontegrottoTerme, quindi indicazioni per
Torreglia.
<<>>
LiberoReporter - n° 6 - Ottobre 2006
- Attualità
Come salvare un
Monumento d'Arte con il 5x100 devoluto al FAI
Un Monumento FAI da te
La Villa dei Vescovi del Cardinal Francesco Pisani gioiello
architettonico del XVI
secolo
raccontata da Giuliana D'Olcese.
Storia di un acquisto, un restauro e un amore
eterno.
*****
La Villa dei Vescovi, gioiello architettonico edificato
nel '500 e donata al FAI da Vittorio Olcese,
imprenditore, amante delle arti, collezionista, uomo politico e
Sottosegretario al Consiglio dei Ministri nei due Governi
Spadolini, fu venduta dal Vescovo di Padova Monsignor Bordignon e
acquistata in comproprietà, e interamente restaurata con il contributo
dell'Ente Ville Venete, da Vittorio e Giuliana Olcese con
il reciproco impegno che un giorno divenisse Bene pubblico
museografico e culturale. Vittorio affidò alla
moglie Giuliana la supervisione dei lavori di restauro durati
due anni, la cura, la scelta degli arredi e degli ornamenti e la
regia scenografica della Villa. Già negli anni in cui Vittorio e
Giuliana vi soggiornavano con la figlia Carolina la Villa era
aperta al pubblico ed ospitava eventi pubblici, concerti, rappresentazioni
teatrali, convegni letterari e mostre d'arte.
La Villa era frequentata da critici come
Roberto Longhi, David Carret, Franco Russoli e Giuseppe Fiocco,
artisti, commediografi e scrittori come Truman Capote, Gianni Testori,
Pierpaolo Pasolini, Guido Piovene ed Elio Vittorini, architetti come
Ignazio Gardella e Ludovico Caccia Dominioni, scultori come Henry Moore e
Alberto Giacometti, pittori come Andy Warhol, Renato Guttuso e Francis
Bacon, imprenditori ed editori come Giangiacomo Feltrinelli, Valentino
Bompiani, Alberto Mondadori, Carlo Caracciolo e Nino Cerruti, politici
italiani e stranieri, di destra e di sinistra da Sir Desmond e Lady Diana
Guinness, fino ai repubblicani Ugo la Malfa e Giovanni Spadolini, da
Gianni de Michelis a Sir Oswald Mosley - leader delle "Camicie nere"
inglesi fondatore e capo della British Union of Fascists - con la
leggendaria moglie, Lady Diana Mitford Mosley, scrittrice, detta da
Winston Churchill «Lady Dinamite», ed editrice del Guinness of Records
avendo sposato in prime nozze il miliardario Brian Walter Guinness. Lady
Diana era tanto amica e ammiratrice del Führer che chiamò il suo bassotto
«Svastica».
E inoltre da sua sorella Lady Deborah con il marito duca
di Devonshire, «il Principe nero» Valerio Junio Borghese, già Comandante
della X Flottiglia MAS e passato alla storia come autore de «il golpe
dell'Immacolata», o «il golpe Borghese», Mario Capanna leader di Lotta
Continua e i «terroristi» Toni Negri e Nanni Sabbatini fino a registi come
Luchino Visconti, Beni Montresor e Nando Scarfiotti, attori come Monica
Vitti, Marcello Mastroianni, Claudia Mori e Adriano Celentano, e tante
altre personalità che hanno segnato le cronache e la storia degli ultimi
decenni.
La Villa dei Vescovi, i cui frontoni poggiano su maestose mezze colonne ioniche, è immersa nel verde dei Colli Euganei e fu edificata nel 1527 come residenza estiva del Patrizio veneziano Cardinal Francesco Pisani Vescovo di Padova. A pianta quadrata, fu costruita per volontà del Nobil veneziano Alvise Cornaro, collaterale di Caterina Cornaro Regina di Cipro, che ne commissionò il progetto architettonico a Giovanni Maria Falconetto ed al suo giovane apprendista di bottega Andrea Palladio. Per l'occasione Falconetto e Palladio si recarono a Roma e, dopo aver eseguito i rilievi architettonici delle maggiori antichità romane, progettarono il «Palazzo dei Vescovi» a «pianta di Vitruvio» con cortile interno a cielo aperto, colonnato, arcate e loggette perimetrali ed un pozzo centrale alimentato dalle sorgenti degli Euganei. Qualche anno dopo è ad Andrea della Valle
che fu commissionato il progetto delle imponenti scalinate e terrazze che
circondano l'intero complesso monumentale e che costituiscono un mirabile
esempio architettonico di stile rinascimentale veneto che si distingue
dalle Ville Venete per il suggestivo gioco di gradinate, terrazze,
sottostanti fornici, un ninfeo e da un doppio ordine di bellissime arcate
intervallate da eleganti paraste su cui poggia un fregio ornamentale del
Vittoria ornato con metope, triglifi, bucrani e figure mitologiche in
stucco bianco che si stagliano sul fondo rosa delle facciate in un
magico effetto di luci ed ombre.
Fu nel Settecento che il cortile interno fu
chiuso per creare il tradizionale salone centrale veneziano e quattro
nuove stanze.
La barchessa, o rustico, ha un lungo porticato ad ampi
archi comprendente uno dei tre portali timpanati che si affacciano sul
brolo recintato ed arricchito da tre portali monumentali ornati con lo
stemma della famiglia Pisani che immettono in una
splendida area all'italiana con un antico pozzo in mattoni di cotto e
marmo di Verona. Il piano nobile e le splendide logge esterne sono
interamente affrescate con decorazioni floreali e paesaggi, vigneti,
figure umane e scene mitologiche opera del pittore fiammingo
Lambert Sustris - metà del sec. XVI - mentre il piano
terra, ove si avverte la pianta originale a «pianta di Vitruvio», è
caratterizzato dalle volte a botte e a vela, dalle finestre palladiane
dette «a bocca di lupo», dai resti dell'antico pozzo che era posto al
centro del cortile interno in marmo rosa di Verona e da splendide vasche
da bagno e lavabi in marmi colorati di Vicenza alimentati da getti d'acqua
zampillanti da antiche maschere cinquecentesche in terracotta a bocca di
leone. La Villa dei Vescovi, assai più che una villa veneta, ricorda le
architetture del Rinascimento Romano come il Palazzo di Caprarola, la
Villa Lante della Rovere a Bagnaia, entrambe in provincia di Viterbo, e il
Palazzo Farnese a Roma.
Il complesso monumentale della Villa dei Vescovi è
recentemente divenuto "Bene del FAI" Fondo per l'Ambiente
Italiano e, in attesa di nuovi indispensabili
restauri, le visite sono sospese. La riapertura è prevista
entro il 2007.
Invito e proposta di
Giuliana D'Olcese
La Villa dei Vescovi, il più
grande amore artistico della mia vita, è stata per me un'occasione unica
di poter riportare agli antichi splendori una grande opera
d'arte.
Un Monumento italiano, e
veneto, da salvare e tramandare ai posteri. Per non commettere errori
filologici mi applicai giorno e notte allo studio de «I
quattro Libri delle Architetture» di Andrea Palladio. Già l'acquisto
della Villa fu una vera avventura. La Villa era bene della Chiesa
perciò non alienabile ma, Monsignor Bordignon, una delle tante
vittime di «Giuffrè il banchiere di Dio», avendo perso il
patrimonio prestato al Giuffrè, patrimonio mai
reso con gli interessi
promessigli, fu costretto a venderla. Con quell'investimento la Curia di Padova sperava di
donare alla città l'asilo per i bambini
minorati.
E potrei raccontare delle mie
visite in Vaticano per ottenere con l'aiuto di Novello Papafava, cugino di
Giulio Sacchetti Cameriere segreto del Papa, «il rilascio» e l'uso della
Villa. Bordignon l'aveva venduta senza l'autorizzazione del
Vaticano e il Vaticano ci negava il permesso di entrarne in
possesso.
Da quando la Villa fu edificata
come residenza estiva del Vescovo di Padova Cardinal Francesco Pisani,
sono stata la prima donna ad abitarla facendone un vero capolavoro di
atmosfere e di regia tanto che l'Associazione degli architetti e degli
interiors decorators USA mi assegnò il premio annuale per il
miglior restauro nel mondo consegnatomi all'Accademia Querini
Stampalia, Venezia, con una suggestiva cerimonia.
Tra architetti e interior decorators, vennero in Italia in trecentocinquanta con due aerei speciali e organizzarono una lunga sfilata di gondole con musici, serenate, corolle di fiori, cartelli del premio, il nome della Villa e i nomi di Vittorio Olcese e mio. Non si può immaginare quale avventura meravigliosa furono per me i restauri della Villa. Del magnifico edificio ricordo e conosco ogni pietra, ogni mattone, ogni tubo, ogni segreto. Tra muratori, idraulici, stuccatori, affrescatori, falegnami, maestri vetrai, maestri del marmo e intagliatori della pietra, vi lavorarono 60 operai al giorno per due anni. Ed io sempre la' con loro. E, quando i restauri furono ultimati, reinventai la «Vita in Villa» come la aveva magnificata e immortalata il Ruzzante grande amico e maestro di vita di Alvise Cornaro. Scrive il Vasari: «Se vuoi vivere da Principe, vieni nel Palazzo dei Vescovi a Luvigliano». Dalla Villa dei Vescovi passavano tutti e di tutto. Giulia Maria Crespi, ora Presidente del FAI, fu nostra ospite e se ne innamorò. Una delle mie grandi gioie è stata che un'altra famiglia milanese
sia entrata in possesso della Villa dei Vescovi perchè, anche se è del
FAI, moralmente la Villa è
molto di Giulia Maria.
E lei ha il grande merito
di averla salvaguardata rendendola al mondo come volemmo Vittorio
Olcese ed io che, quando la acquistammo, decidemmo di comune accordo che
l'avremmo lasciata in eredità ad una Fondazione o allo Stato perchè si
conservasse per sempre. Perchè il sogno, e non solo quello
di Villa dei Vescovi, continui, si può aderire al al FAI e
all'appello "un Monumento FAI da te
xTe" contribuedo così a salvare il patrimonio artistico
dell'Italia più bella senza rinunciare a destinare l'8x1000 allo Stato o alle Confessioni
religiose. Il 5x1000, infatti, non sostituisce
in alcun modo l'8x1000. Giuliana D'Olcese
<<>> Milano, il
gran galà del Fai salva la Villa dei Vescovi
«Quando la comprammo», racconta Giuliana D'Olcese che ne è stata proprietaria per ventuno anni, «era in rovina, non c'erano nemmeno i vetri». La Repubblica - 20 ottobre 2006
pagina 41 sezione: CRONACA
MILANO - Quattrocento commensali, quaranta tavoli, 400.000 euro incassati solo per la partecipazione alla cena di gala, tutti da devolvere al restauro della cinquecentesca Villa dei Vescovi di Luvigliano di Torreglia, in provincia di Padova. Ieri sera, per una delle sue iniziative di conservazione del patrimonio artistico, il Fai, Fondo per l'ambiente italiano, ha scelto per una volta un'occasione mondana, di quelle che a Milano un tempo aprivano, in autunno, la stagione dei ricevimenti. Al restauro della Villa dei Vescovi sarà destinato anche il ricavato dell' asta battuta da Sotheby's che si è tenuta ieri nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, sede del ricevimento. Uomini in smoking, signore in lungo, secondo il desiderio di un comitato promotore tutto al femminile, messo insieme dalla presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi. Ne fanno parte Silvia De Benedetti, che lo presiede, Stefania Alessandri, Natalia Aspesi, Elena Bazoli, Silvia Boeri, Laura Colnaghi, Emmanuelle De Benedetti, Lilli Gruber, Olivia Magnoni, Miuccia Prada, Giulia Puri e Sabina Ratti Profumo. Alla serata hanno dato la loro
adesione, fra gli altri, personaggi del mondo dell'economia come Giovanni
Bazoli, Carlo De Benedetti, Francesco Micheli, Alessandro Profumo e Carlo
Puri Negri, della moda come Patrizio Bertelli e Mariuccia Mandelli, della
cultura come Inge Feltrinelli, il giornalista Gad Lerner, l'architetto Gae
Aulenti. Alcuni di loro hanno donato dei ricordi personali da battere
all'asta. Asta che ha visto il battitore di Sotheby's coadiuvato da Fabio
Fazio e Luciana Littizzetto. Un contributo è giunto dallo stesso Comune di
Milano, che ha messo a disposizione gratuitamente la Sala delle Cariatidi.
Villa dei Vescovi, costruita fra il 1535 e il 1542 per la Curia padovana,
è una delle più belle ville del Veneto. «Quando la comprammo», racconta
Giuliana D'Olcese che ne è stata proprietaria per ventuno anni, «era in
rovina, non c'erano nemmeno i vetri». Restaurata, la Villa divenne
crocevia di artisti e intellettuali. Ora, nuovamente bisognosa di cure,
tornerà a rivivere grazie al Fondo per l'ambiente, che dal 2007 l'aprirà
al pubblico.
<<<<>>>>>
"Villa dei
Vescovi, un'osmosi continua", 1968: Primo Premio dell'anno per il miglior
restauro e arredo nel mondo di un Monumento d'Arte, in una nota di Giuliana D'Olcese La Villa
dei Vescovi fatta erigere dal Cardinal Francesco Pisani nel XVI
secolo donata al FAI da Vittorio Olcese
Un Monumento innalzato su un
terrapieno che domina i Colli Euganei fatto restaurare nel
1962 da Vittorio e Giuliana Olcese
|