Peio el taccon del
buso
Roma. Consiglio Regionale del Lazio La Sinistra - Movimento per la
Sinistra -
Verdi - Sinistra Democratica
- CGIL?
Un giallo a delinquere "a
Cura" di Gruppo Unico La Sinistra and
Co
"Col favore delle tenebre", come da copione del mai
superato best seller del novecento italiano, La Cena delle
Beffe, questa notte è nato un fungo velenoso partorito dalle
viscere viscerose di alcuni gruppi della Regione Lazio che, forse,
"sollecitati" dalla stessa CGIL, hanno apposto la firma sullo
sfregio - sfregio voluto e oggi reiterato - inferto al Sindaco Alemanno, al
Campidoglio, al Palazzo - Monumento Nazionale
- della famiglia Pecci Blunt, ai
condomini ed ai cittadini romani,
TUTTI.
Per non parlare degli ulteriori danni, estetici e pecuniari,
procurati alla facciata dello stabile, e quindi ai condomini di Piazza dell'Ara
Coeli 1.
Danni delinquenziali che tra le notti del 26 e del 27 Febbraio si
sono moltiplicati con l'aggiungere e l'incollare alla facciata dello
storico palazzo, sempre sotto la targa del Divieto di
Affissione, ben due cartelloni, uno della CGIL, l'altro
con la seguente dicitura:
A Cura di Gruppo Unico
"La Sinistra" del Consiglio Regionale del Lazio -
Movimento per la
Sinistra - Verdi - Sinistra
Democratica
Giuliana D'Olcese, 27 Febbraio
2009
<<Lettere - Commenti - Articoli correlati>>
CGIL, sfregio a Sindaco e Pecci
Blunt
Ke Epifani migri in Africa insieme a
Veltroni e ci lasci vivere in pace!!!!!!!!! (J)
Saluti e avanti così! Orso errante
---
***Ebbene sì, io sono
una ronda,***
Arrivederci! Mi sono assentato dal PRC in modo
permanente! Arrivederci!
Gianluca Serafini
---
***Ebbene sì, io sono una
ronda,***
Nel caso le
interessasse, ho chiuso con la comune amica Ferrotto (vecchio).
Mi ha deluso
con le sue belinate e l'ho invitata, per dignità, a mandare a quel paese quel
suo Partito di quaquaraquà. Le ho citato "Il giorno della civetta" con gli òmini
(Almirante) ominicchi e quaquaraquà. Mi ha risposto che lei è fedele al Partito
(ma forse non si è accorta che quello di adesso è più vicino al pensiero di
D'Alema che al nostro) e che bisogna avere pazienza perchè si va avanti con le
gambe di chi c'è adesso. Io le ho risposto che l'Homo Italicus è noto per il
culo basso e la gamba corta e che, quindi, il passo è quello lì. Fine delle
trasmissioni. Volendo ci sarebbe da scrivere dieci volumi sulle cose delle quali
nessuno dice una parola... su Ciampi, Scalfaro, Prodi, Nomisma, Cossutta, sui
soldi dei comunisti a Lugano, sui soldi che ci ha fregato Bersani con i suoi
decreti, sui soldi delle Olimpiadi della neve, su Napolitano che si è
dimenticato che tanta gente è stata buttata in foiba dai suoi comunisti e non è
inciampata e volata giù da sola. Su noi poveri coglioni che paghiamo le tasse in
anticipo su guadagni ipotetici, eventuali e forse futuri. Che Paese, che
tristezza. Un abbraccio (ce ne fossero di donne come lei cara D'Olcese
...).
Lupo da Morlupo
---
S'è ammollata pure la Ferrotto?!? è diventata un ferro vecchio vecchio Regime?!?
Caro Lupo da Morlupo, non c'è più
religione! Sembrava così tosta! E' la solita quota rosa pappamolla (;-)
---
***Ebbene sì, io sono una ronda,***
Siamo certi che tu vuoi il suicidio:
l'albero c'è già, la Lega ti offre, forse a tua insaputa, la corda.
Usala!!!
saluti! Claudio Palle Rotte
---
Grazie, ma allora sei il solito ideologggico...
quindi non userò la corda che mi offri. Ecco perchè il Pd continua a perdere a
rotta di collo: è il malriposto cieco senso di irrealtà ideologica dei
militanti. Povero Walter, eppure lui aveva pensato ad un partito nuovo,
innovativo. gd'o
---
***Ebbene sì, io sono una ronda,***
Scusami,
avevo ho letto solo il titolo, il sangue si è ribellato. Il mio invito è dunque
per ogni nazifascistaleghista ronda e dintorni, non per te. Mi sono tormentato a
leggere tutto. Ritorno ab ovo: tu che hai becero orrore delle ideologie, tu che
conosci necrosi, paranoie di pulizie, schizofrenie tra PD e il povero Walter,
che non conosci l'immondizia del tuo habitat, salvaci dall'impiccagione, dalle
contraddizioni di una laica in nome di Dio (pure maiuscolo l'hai scritto),
salvami e cancellami.
Tuo per amor di laica o religiosa carità. Claudio
Pell
---
***Ebbene sì, io sono una ronda,***? Gentile ronda,
Le sarei grato se
riservasse le sue elucubrazioni a qualcun altro ed eliminasse il mio indirizzo
dalla sua mailing list.
Cordiali saluti, Francesco TagliaRoccia
---
S'ì, la cancello. Era,
però, un puro e semplice scambio di cortesie.
Infatti, sono
insieme a lei nella lista Partito democratico di Bruxelles, quindi, ricevo
regolarmente le news, anche da Bruxelles.
Cortesia scambievole, quindi.
gd'o
---
***Ebbene sì, io sono una ronda,***
Non me ne voglia per la mia reazione, ma
per me è l'ennesima conferma che è ormai un partito dalle tante anime e troppo
diverse per poter convivere sotto lo stesso tetto ... cordialità,
Francesco
---
O forse è l'ennesima
conferma
che ormai il partito è migliore dei militanti
rimasti arroccati alle vecchie ideologie senza sapersi inventare, con coraggio,
una benchè minima innovazione?
Un partito, è fatto anche da iscritti e
militanti, palla al piede di Veltroni che, infatti, ha perso.
---
*Ebbene sì, io sono
una ronda, una ronda di terra e del web*
Scusa ma allora lo Stato non esiste più? E'
un palese riconoscimento di incapacità a difendere i cittadini. E'
gravissimo!
Saluti antonino147
---
Sì che esiste, ma ancora
per quanto?
Che io creda allo Stato è palese, infatti è alle
istituzioni dello Stato che con l'email rivolgo le mie indicazioni, mica ad un
clan di giustizieri della notte (;-)
---
***Ebbene sì, io sono una
ronda,***
Scusa, con questa tua
ultima fesseria, sei pregato di interrompere la comunicazione. Se sei per le
ronde sei un fascista e leghista che non sa quello che dice.
Sei uno che fa
il ventriloquo riportando sensazioni e non cerca di analizzare i processi. Non
ho voglia di spiegarti la mia contrarietà alle ronde. Non mi sembra il caso
visto la tua ideologia fondata sull'emotività di stampo peronista.
un saluto
Tersi
---
Qua se c'è un Peronista totalitar
fascista sembra proprio che sei tu. E vai pure parlando di "analisi dei
processi"?
Va la', ma quale analisi dei processi se è evidente che prima di
rispondere non hai neppure letto l'articolo ma ti sei fermato al titolo come un
torello bamba davanti alla muleta. A' ideologgico! gd'o
---
*Ebbene sì, io sono una
ronda,*
Gentilissima sig.ra Giuliana, personalmente non credo
che il problema vero siano gli immigrati. Purtroppo il vero problema è
l'Italia.
Questo è un Paese che ha un territorio (Sicilia, Campania, Calabria
e Puglia e molte realtà di periferia anche al nord) che non controlla più.
Le organizzazioni criminali gestiscono e controllano il territorio. IN
questo clima di diffusa illegalità tollerata e per molti versi protetta si
aggiungono le altre forme di illegalità. Le ronde già le fanno la mafia e la
camorra. Il vero Stato. Cordialmente Giorgio Pironalli
---
ehm..... forse hai ragione tu.......
(;-)
---
*Ebbene sì, io sono una ronda, una ronda di terra e del
web*
OTTIMA QUESTA, GIULIANA!
Stiamo tutti vivendo in un paese incredibile, ma vero! abbracci F.
Martin
---
Autostrade.it ------ Risposta a
--------
***Ebbene sì, io sono una
ronda,***
NO
---
No? e vabbe'...
(:-((:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::,,,,,,,,,,,
---
***Ebbene sì, io sono
una ronda,***
Gentilissima sig.ra Giuliana,
io sono
profondamente preoccupato per la piega che sta prendendo questo
Paese.
Saluti fraterni Antonio Orlando
---
Anche io lo sono, ma
allora attrezziamoci, non ci resta che
questo......,(;-)
facciamo le "singol ronde" no? Quindi faccia girare che in giro di
volonterosi ce ne sono ancora, grazie a Dio.
---
il Difensore civico? Stessa
battaglia, caro Stella
Leggo oggi uno tra i tanti pregevoli interventi con
cui lei si spende da anni per la buona amministrazione dei Comuni d'Italia,
contro la corruzione delle realtà regionali, provinciali e comunali ed i loro
parossistici sprechi & derivati: gli scandali anmministrativi che devastano
e succhiano risorse al territorio, ai cittadini tutti.
Sono anni, caro
Stella, sin dai tempi in cui avevo fondato i Comitati del Movimento dei Sindaci,
poi fondato e coordinato il Movimento per le Riforme Istituzionali, che mi batto
anche per la questione del Difensore civico. Questione per cui si battono,
sempre da anni, giornalisti e cittadini veneti come Enzo Trentin, Ettore
Beggiato e non ultimo "el Liòn de Venexia" il Prof. Gigio Zanon che certo
non difettano in passione civica e costanza esemplare.
Difensore civico che,
in Primis, dovrebbe essere eletto con lo strumento dei Referendum locali.
Referendum previsti da tutti gli statuti comunali ma che Tutti, si guardano bene
dal praticare, e quindi far praticare......
Così che, nella stragrande
maggioranza dei casi, il tanto demagogicamente celebrato Difensore civico, non è
altro che un parassita tra i parassiti. Per cui, caro Governatore Tondo, se uno
dei tanti Difensori civici parassita di cui è infestata l'Italia viene a
mancare, sarebbe il momento che tutti se ne accorgerebbero(;-)
O no? Quello di
Roma, per esempio, è una autentica barzelletta come lo era il Comune
dell'Imperatore Veltrozzio I°. E ultimo, grazie a Dio.
Giuliana D'Olcese
---
Ronde, Coop o Case
chiuse? Pari sono
Cè chi, come l'ex ministro Livia
Turco nel fu governo dell'Ulivo, le voleva chiamare "coop" (in sinistrese) e
chi, come il capo dell'attuale governo, le chiama "case chiuse". Non
mettiamo le mutande alle parole, non aggrappiamoci alla solita
malafede, alla credulità, all'ignoranza di cittadini ed elettori che
dovrebbero fare questi sottili distinguo lessical-Zingarelliani e plaudire, o
scomunicare, le parole e non i contenuti che poi sono le regole. Sono queste
infatti che contano, non come ci si esprime nel linguaggio corrente che certo
non determina (se la sinistra ha questa convinzione sbaglia di grosso ahinoi!)
il maggiore o minore consenso delle "masse plaudenti".
Così anche per l'esemplificazione con
cui Berlusconi si è espresso sulla "pulizia delle nostre strade" che ha tanto
fatto storcere il naso alla sinistra come avesse parlato di pulizie etniche e
forni crematori nazisti.
Suvvia... "pulire le strade" dai rachet, dai
clandestioni, dai papponi, dagli sfruttatori, dagli spacciatori di droga, dai
preservativi usati, dalle siringhe che inondano le nostre strade ed evitare che
i commercianti ci lascino la pelle con le rapine, non è un termine ed un
programma che ci sta bene a tutti, siamo noi di destra o di
sinistra?
Negli altri paesi europei, tanto per
rimanere in Europa nessuno si scandalizza. E nessuno ha speculato inondando
i giornali della faccenda per giorni e giorni.
Anna Gargiulo
---
***Ebbene sì, io sono una ronda,***
Non vedo figure, gruppi ideologici, classi
sociali portatrici di valori nuovi e veri. C'è molta confusione, grandi
appetiti, la barca affonda e allora: si salvi chi può.
Parafrasando un
vecchio adagio di Lenin: "l'immaginazione al potere". In italia: "I furbetti al
potere".
Naturalmente non farò mancare il mio apporto di umile cittadino,
sono per lo stato etico. Cordiali saluti Antonino
---
*Ebbene sì, io sono una ronda,*
Cara D'Olcese, grazie per le sue news che
leggo sempre con interesse. Anch'io rondo quando sono per strada e qualche
successo l'ho avuto. Con gli zingari un paio di volte ho recuperato e restituito
due portafogli che due anziani in modo abbastanza gnocco si erano fatti soffiare
davanti a me. Ma, entro certi limiti (con un Tyson confesso che avrei qualche
problema), mi muovo agevolmente perchè sono abituato al contatto e visto che
insegno karate non ho tanta paura come normalmente ha la gente comune. Vorrei
però dire due parole a chi si improvvisa "rondo". Questa mattina, mentre ero in
auto, ho ascoltato la telefonata di un signore che ha raccontato la sua
esperienza di "soccorritore" in aiuto di una ragazza aggredita da un
extracomunitario. Poichè ha usato un bastone per contrastare il delinquente che
gli si era rivoltato contro, ora si trova sotto processo per eccesso colposo di
legittima difesa. Purtroppo viviamo in un Paese le cui leggi stabiliscono che se
un Tyson ti tira pugni, tu non puoi sparargli un missile per tirarlo giù ma devi
contrastarlo pure tu con i pugni. Capirai...
Il fatto è che sino a che non ti
vola addosso tu non hai idea di come possa essere pericoloso il tipo e forse il
giudice che ti inquisirà non ha ben chiaro di quanto tempo serva per fare questo
genere di valutazioni. Regola generale: chi aggredisce è un delinquente. I
delinquenti sono SEMPRE pericolosi perchè hanno una testa diversa dalla tua.
Brava. Continua. Un caro saluto. Alessandro C.
---
*Ebbene sì, io sono una ronda,*
Grazie! Vedi che funziona? Allora fai come
me, tutto legale. (;-)
---
***Ebbene sì, io sono
una ronda,***
Gentile signora, la prego vivamente di non
inviarmi mai più suoi messaggi, peraltro non sollecitati, quindi passibili di
essere considerati come "spamming". Tra l'altro, trovo le idee da lei espresse
completamente deliranti. La prego di evitare ogni ulteriore messaggio o mi vedró
costretta a segnalare le sue coordinate al garante per la privacy, di cui pare
che lei conosca il ruolo e la funzione. Cordiali saluti. F. Panzotta
---
Esimia signora
Panzarotta
1) Non è spamming ma è puro e semplice scambio di
cortesie. Infatti, sono insieme a lei nella lista Partito democratico di
Bruxelles e quindi ricevo regolarmente le vostre news. Cortesia scambievole,
quindi, non "spamming".
2) In quanto alla illuminata, e illuminante,
qualifica di "delirante" il suo, forse, è un delirio di spocchia, oltre che di
distrazione, verso quanti ricevono news anche da Bruxelles. Al Garante, quindi,
potrà dire che protesta per il fatto di ricevere posta da un membro interno alla
medesima lista da cui lei stessa riceve le news.
Non male come protesta da
inviare al Garante....(J)
---
*Ebbene sì, io sono una ronda, una ronda di terra e del
web
Fa bene a segnalare senza intervenire fisicamente. Vorrei
anche, se ne ha il tempo o la volontà, che intervenisse su alcuni problemi che
io trovo assurdi per il modo in cui vengono gestiti dallo Stato:
1) Non
riesco a capire per quale motivo le nostre navi da guerra vadano fino in Libia a
"soccorrere" le così dette carrette del mare per traghettare fino a casa
nostra i "disperati migranti" invece di lasciarli navigare fin qua e rispedirli
indietro col loro mezzo oppure riportarli dove sono partiti. In Australia,
quando si presentò la prima boat people di clandestini, uscì una
cannoniera che sparò un colpo (uno : Euri 150,00)) davanti alla prua della barca
che fece dietro front e non ne arrivarono altre. Noi, popolo, spendiamo miliardi
soltanto per per "soccorrerli" identificarli e rimandarli (quanti?) indietro in
aereo.
2) A Lampedusa, aiutati dai comunisti locali, i clandestini hanno
distrutto col fuoco una costosa struttura. Mi sarei aspettato una reazione molto
severa dal governo.
Ma non mi pare che ci sia stata. Invece, si sarebbe
dovuto dare un segnale durissimo, individuare i responsabili, punirli molto
severamente, e far loro ricostruire insieme con i clandestini, senza compenso,
ospitandoli a casa loro, quanto avevano distrutto. E invece, la ricostruzione la
paghiamo noi che, in questo momento, non abbiamo poi tanti soldi da sprecare.
Non mi sembra giusto che questa gente ci costi tutti questi soldi. I bamba non
dicevano che gli emigranti avrebbero "salvato" i conti dell'INPS con i loro
contributi e avrebbero rappresentato una ricchezza per il Paese??? Un caro e
cordiale saluto. Alex Mandelli
---
Candidata a Sindaco di
Firenze. La mia candidatura per Palazzo Vecchio?
La
situazione della città è così disperata che quando la Lega mi ha offerto la
candidatura non ho saputo dire di no anche se a Firenze per ora la Lega non
esiste pertanto è ''innocente'' ma i dati ne indicano una buona affermazione con
le prossime amministrative.
Il programma è semplice e senza troppi voli, con
il passivo accumulato c'è poco da progettare. La situazione politica, nel
degrado della città, ha lati veramante insoliti e se ti interessa t'invio alcune
informazioni che i giornali evitano di riportare.
Laura Torrigiani
---
Ma che bravissima!
Braaavaaaaaaaaaaaa!!!!!!
hai fatto strabene. Mandami i
documenti della candidatura, su finestra per favore, il mio pc non apre nessun
tipo di allegato. Grazie gd'o
---
Delinquenza e Ronde. La tenuta della legalità lettera al Corriere
della Sera
La delinquenza fa tremare i polsi alla gente
comune. Lo Stato ha certamente mezzi per controllare il territorio ma non può
arrivare dapertutto.
Le ronde di quartiere danno un contributo alla buona
tenuta della legalità. Non vedo ragione d'indignarsi. Le Forze dell'ordine, alle
quali siamo grati, garantiscono la sicurezza e assicurano alla giustizia i
trasgressori. Questo è un principio ineliminabile. Ma i fatti lo sconfessano. Se
le ronde affiancano le Forze dell'ordine, non credo ci sia nulla da obiettare.
Anzi, ogni mezzo è buono per tenere alla larga la microcriminalità, che spesso
diventa pure macro.
Fabio Sicari Bergamo
---
***Ebbene sì, io sono
una ronda,***
Bene. Mi sa che di buon senso ne ho poco
secondo i suoi parametri: io non voglio né lei né il suo zietto, con camicia
verde o bruna a vegliare sul mio quartiere.
La mia città non è ridotta come
tutte le altre come ha detto lei: non ci sono rom che delinquono, né rumeni che
violentano. Il maggior fastidio me lo danno i vicini italiani e le mail come la
sua. Intanto, allora, buona guardia e occhi aperti! Così magari si
tranquillizza, guardando meno tv.
Prima di uscire, please, mi cancelli dalla
sua rubrica. Grazie Gianpietro
---
"Mi sa che di buon senso ne ho poco secondo i suoi
parametri:" mi scrive.
Forse, ha
ragione lei. Chissà.
A me, per la verità, il maggior fastidio non me lo danno
i vicini italiani e le mail come quelli che hanno la mente sgombre da ideologia,
ma quelli che stuprano le nostre donne, adolescenti, giovani e pure le
ottantatreenni (che poi muoiono) o assassinano la gente che lavora raccogliendo
affitti. Ed altri ancora.
E non è che vedo troppa tv la detesto, quindi la
vedo il meno possibile. A quell'eterno ritornello che il 60% delle violenze
sulle donne è compiuto da uomini italiani, o che io penso che quel fantastico
strumento delle ronde potrà realmente aiutare, le rispondo: aiutati che dio ti
aiuta. Ma quali giornali legge lei? Sono pieni di statistiche che danno ragione
a me, quindi sembra che tra lei e me chi legge sono io. Certo che l'avevo
cancellata. Con migliaia di destinatari non è che me ne tengo uno a forza...(;-)
---
Richiesto da: Silvio
Amato
Commento: Benvenuto nella Rubrica di Giuliana D'Olcese
Dai vicoli di Palermo alla security di Obama curiosa associazione tra il
Parlamento mondiale di Palermo ed un istituto diplomatico di Lugano http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=192
divertitevi
un po' e divulgate
---
Grazie, molto
interessante per un on line che è stato minacciato, e costretto a pubblicare una
precisazione in home page (non una smentita così che Monsù è rimasto di merda
perchè non è stata mai cancellata la pagina delle sue minacce). Su la Voce delle
voci cercherò la pagina sul Telecom-plotto.
Cordialmente gd'o
---
***Ebbene sì, io sono una ronda,***
Vorrei anche, se ne ha il tempo o la
volontà, che lei intervenisse su alcuni problemi che io trovo assurdi per il
modo in cui vengono gestiti dallo Stato:
A Lampedusa i clandestini hanno
incendiato una costosa struttura edificata a spese dei contribuenti italiani. Mi
sarei aspettato una reazione molto severa dal governo. Ma non mi pare che ci sia
stata. Invece, si sarebbe dovuto dare un segnale durissimo, individuare i
responsabili, punirli molto severamente, e far loro ricostruire insieme con i
clandestini, senza compenso, ospitandoli a casa loro, quanto avevano distrutto.
E invece, la ricostruzione la paghiamo noi che, in questo momento, non abbiamo
soldi da sprecare. Le sinistre dicevano che gli emigranti avrebbero "salvato" i
conti dell'INPS con i loro contributi e che rappresentano una ricchezza per il
Paese. Invece l'INPS resta il carrozzone passivo che è sempre stato.
Disponibile, forse ancora adesso, a liquidare i contributi agli extracomunitari
ma di una onerosa severità senza eguali verso il contribuente italiano che,
magari in difficoltà, effettua i versamenti con un po' di ritardo.
Qualsiasi
titolare di azienda, quando le cose vanno male, tira fuori il portafoglio
riempito quando le cose andavano bene e cerca di tacconare. Per quale motivo la
Fiat quando le cose vanno bene si comporta come un'azienda privata e quando
vanno male diventa un'azienda pubblica?
Un caro e cordiale saluto. Fabio
Montini Se capita da queste parti, sarò onorato di stringerle la mano (e
invitarla a pranzo :-))
---
A 'Gianni Alemanno' <Studio Russo giovedì
26 febbraio 2009
Pincio, piazza delle Muse, ponte
della musica, piscina in viale della Moschea!!!!!!!! Che disastro hanno fatto i
suoi predecessori
Gentile Sindaco,
ma con
gli immani problemi e l'immane immondizia e l'immane vomitosa situazione del
traffico che opprimono Roma lei pensa ad un Gran Premio di formula1?
Mi scusi
ma mi sembra di sognare e mi sembra di aver malriposto la mia fiducia.
Ha
sospeso la cortesia di un qualsivoglia cenno di interessamento e di risposta ai
suoi cittadini? cordiali saluti, Lucio Russo
---
A 'Gianni Alemanno' <Studio Russo lunedì 23
febbraio 2009
Pincio, piazza delle Muse, ponte
della musica, piscina in viale della Moschea!!!!!!!! Che disastro hanno fatto i
suoi predecessori
Gentile Sindaco,
Roma
non sta cambiando, il che vuol dire che di giorno in giorno sta peggiorando.
Letteralmente sommersa dall'immondizia, e funestamente nella mortale morsa
dell'indisciplina del suo traffico, incredibilmente sprecona nel perseguire
progetti assolutamente inutili!! E poi non ci aveva forse dato assicurazione che
le piazze di Roma sarebbero state utilizzate solo per eventi istituzionali? E
quindi restituite ai cittadini e alla normalità e magari un tantino rese più
vive e più belle e più vivibili?
E forse il Carnevale e i cavalli che hanno
infestato piazza del Popolo nei giorni scorsi era un evento istituzionale? Se
continuerà cosi perderà il nostro consenso gentile Sindaco e siamo forti e
tantissimi!!!! Glielo assicuro!!!!! Spero che lei cambi in fretta e cambi Roma
come ci aveva promesso e in meglio non in peggio!!!
Cordialmente, Lucio
Russo
---
A 'Gianni Alemanno' <Studio Russo
lunedì 2 febbraio 2009
Pincio, piazza delle
Muse, ponte della musica, piscina in viale della Moschea!!!!!!!! Che disastro
hanno fatto i suoi predecessori
Gentile
Sindaco,
era un po' che non andavo al Pincio. Stefano Folli, grande
persona, mi ha detto: vada a dare un'occhiata come l'hanno ridotto. Sono andato.
Che pena!
Chi ci darà più il Pincio di una volta anche se lei,
meritoriamente, è riuscito a limitarne lo scempio? Chi ci darà più la bella
piazza delle Muse?
Letteralmente devastata per far posto ad un parcheggio per
miliardari costruito da altri miliardari? A quali immensi guasti gentile Sindaco
dovrebbe metter riparo!
E la rutelliana "sistemazione" dell'Ara Pacis? E il
veltroniano ponte della musica? Veltroni che lamentava di non aver soldi e poi
lavorava in gran segreto al più grande spreco di denaro pubblico mai concepito
(grande non per l'importo, di soli (!!) dieci milioni di Euro, ma per l'assoluta
inutilità dell'opera)?
E cosa dire della mostruosa piscina, assolutamente
mostruosa, organizzata da Gianni Malagò l'amico di Veltroni, Palombelli e del
piacione Rutelli, in viale della Moschea? E ai vigili Signor Sindaco, diamo
un'arma? Ma Signor Sindaco pensi invece a farli lavorare. Son buoni solo a far
pigramente e in coppia contravvenzioni per sosta vietata e trascurano i pazzi
che corrono, passano col rosso e uccidono. Ma lo sa che dentro Roma, dico dentro
Roma, ci sono stati nel 2007 257 morti per incidenti stradali? E c'è bisogno che
i vigili siano armati per impedire tali stragi o non piuttosto che facciano
appieno il loro dovere?
Contiamo su di lei gentile Sindaco, ma non ci deluda,
cordialmente, Lucio Russo
---
L'AVVENIRE DEI LAVORATORI
EDITRICE SOCIALISTA
FONDATA NEL 1897 Direttore: Andrea Ermano
Redazione e amministrazione:
Casella 8965 - CH 8036 Zurigo
Telefono +41 (0)44 2914521 - Telefax +41 (0)44
2914522 E-mail - www.avvenirelavoratori.eu - L'ADL su Wikipedia
PUBBLICAZIONI - La Newsletter
dell'ADL esce in rete quotidianamente, dal lunedì al venerdi, e viene inviata a
oltre 6'500 utenti. - I Quaderni dell'ADL escono su carta con cadenza
trimestrale e vengono inviati a circa 1'000 lettrici e lettori. - La collana
Tragelaphos ospita monografie dedicate alla storia e alla teoria della pluralità
culturale, anch'esse inviate di norma a circa 1'000 lettrici e
lettori.
Gentile signora
Olcese,
abbiamo ricevuto la Sua comunicazione. In essa Lei
scrive tra l'altro: "Personalmente mi ritengo una ronda singol, e se tutti i
cittadini dedicassero cinque minuti al giorno alla propria città ed al proprio
quartiere l'Italia sarebbe un paradiso di legalità. Infatti dall'illegalità che
noto girando la città alla criminalità in Rete non ne faccio passare una". Se di
Ronda in Ronda le cose in Italia andranno avanti così, temo che alla fin dei
conti si giungerà alla formazione di Gruppi civici Matteotti che verosimilmente
si incaricherebbero di svolgere pattugliamenti di legalità costituzionale.
L'inizio simbolico di tali pattugliamenti avrebbe luogo a Milano, Piazzale
Loreto.
Lo dico con la massima consapevolezza del fatto che a Piazzale Loreto
accaddero sconci di cadaveri che noi socialisti giudicammo già all'epoca
orribili e disumani. Fermo restando però che la condanna a morte per Mussolini
era all'epoca perfettamente legale secondo il Codice Militare di Guerra.
Tale condanna a morte, tenuto conto anche dell'assassinio di Giacomo
Matteotti di cui il duce aveva rivendicato pubblicamente la responsabilità nel
1925, venne confermata nel 1945 anche dal nostro Pietro Nenni. Dato che nella
Sua comunicazione Lei fa riferimento alla legalità in rete, penso che Lei
potrebbe far cancellare gli insulti dei quale ci ha fatto oggetto alcuni anni fa
e lì rimasti. Non mi pare che sia propriamente legale coprire di contumelie una
testata rea soltanto di avere pubblicato una Sua lettera e una lettera di
risposta pervenuta da un altro lettore dalla Germania. Si trattava di due
posizioni alle quali la testata diede semplicemente spazio.
Mi rendo conto
che scrivendo queste righe a una gentildonna come Lei, dotata di alta
consapevolezza di sé ma facile anche all'ira e al tono sprezzante, vengo ad
espormi a un'altra eventuale reazione brusca, ma la mia richiesta di togliere la
pagina dal Suo sito è motivata dal fatto che in centotredici anni di attività
questa nostra piccola testata di emigrati socialisti italiani ha scritto molte
cose che altri sottacevano e per le quali sono stati pagati alti costi anche
personali. Trovo pertanto ingiusto che questo lungo impegno ideale venga
collegato al concetto di "prostituzione" a causa di una diatriba ormai superata
e nella quale la ragione non sta solo dalla Sua parte, se non altro a causa
della violenza verbale nella quale Lei si è prodotta.
Insomma, La invito a
mettersi una mano sulla coscienza e a soddisfare per gentilezza la mia
richiesta. In tal caso La prego di accogliere i sensi della nostra gratitudine.
Con i migliori saluti e auguri Dr. Andrea Ermano
---
Gentilissimo dottor Ermano,
non vorrei
sembrarle leggera, anche perchè sono tanti anni che ci conosciamo e scambiamo le
nostre news, e tante vostre le ho pubblicate, ma non le sembra di drammatizzare
citando Matteotti, Mussolini e Piazzale Loreto?
Bonariamente, molto
bonariamente, le dico che la sua è un po un'enfasi ideologica. Sono certa che
lei legge anche il Riformista, lo legga oggi e vedrà come la pensano tantissimi
a sinistra, come per es., Zingaretti e Penati, quindi non solo la odiata
vituperatissima Lega.
In quanto al concetto, alto, che avrei di me stessa,
all'essere facile anche all'ira e al tono sprezzante, si sbaglia di
grosso.
Sono napoletana, quindi umanissima ed accomodante, e gentile. Perciò
al suo "La invito a mettersi una mano sulla coscienza e a soddisfare per
gentilezza la mia richiesta. In tal caso La prego di accogliere i sensi della
nostra gratitudine" non posso che rispondere certamente sì, anche perchè ho
moltissima stima di voi, sono stata socialista per tantissimi anni, e socialista
convintissima, mentre mio marito era repubblicano, ma non sono certo passata a
destra, e ciò solo perchè non mi convince su troppe cose. Io sarò tutto ma mai
"ideologggica" e ciò perchè esserlo lo trovo infantile ed ignorante,
politicamente primitivo, quindi fuorviante. E pericoloso.
Convengo con il
fatto che la vostra testata di emigrati socialisti italiani ha scritto molte
cose che altri sottacevano e per le quali sono stati pagati alti costi anche
personali, la rispetto e l'ammiro da tempo, ma tutti possiamo, anche, sbagliare,
o no? E con quel vostro pezzo non ero proprio d'accordo
Ma per la stima che
ho per voi al prossimo aggiornamento, che non avverrà tanto presto però,
volentieri cancellerò la "pietra dello scandalo", e dell'offesa.
Ritornando
al dunque forse vivendo lei in una città non italiana, ma vivendo proprio in una
città come Zurigo esempio, tra l'altro, della Svizzera e dell'Europa più civili,
lei non conosce l'estremo degrado legale e di tantissimo altro di cui si soffre
nelle nostre città. Quindi cerchi e cercate di essere più distaccati, non troppo
ideologici e di guardare le cose con gli occhi di tutti i comuni cittadini. Ciò,
sopratutto oggi, è indispensabile a tutti, a politici e cittadini.
Saluti e
cordialità da gd'o
---
Cittadini, non sudditi http://www.officinademocrazia.eu/
Un
minuto di attenzione, un appello da far girare. Sto scrivendo a giornali, a
conoscenti ed amici della mia rubrica.
Scrivo al cittadino qualunque, alla
casalinga di Voghera, all'operaio.
Siamo convinti di essere cittadini liberi,
di avere il possesso della sovranità dettata dalla Costituzione. Non è così.
Nella vita di ogni giorno, che ci piaccia o no, siamo sudditi, soggetti alla
volontà ed agli "umori" di altri. Sudditi, ma con l'illusione di essere
"liberi", perché "votiamo". Siamo convinti che, ogni giorno, attraverso coloro
che dovrebbero rappresentare la nostra volontà, noi scegliamo ciò che riteniamo
sia meglio o giusto per il nostro futuro. Ma è davvero questo ciò che
accade?
«Ogni sfruttamento è basato sulla collaborazione, volontaria o
forzata, dello sfruttato. Per quanto ci possa ripugnare ammetterlo, rimane il
fatto che non vi sarebbe sfruttamento se la gente rifiutasse di ubbidire allo
sfruttatore. Ma ecco intervenire l'interesse e noi abbracciamo le catene che ci
legano» (Mohandas K. Gandhi - detto il Mahatma)
Tante cose si possono fare.
Ammesso che si sia prima constatata e quindi accettata una realtà amara ma
evidente: quella di non essere liberi ma sudditi.
La prima condizione per
iniziare una cura è ammettere di essere malati. Se pensiamo che Democrazia,
Giustizia e Libertà siano concetti che vivono solo a condizione che qualcuno
ogni giorno si batta e rischi per loro, se siamo disposti a lottare oggi, in
modo che i nostri figli, i nostri cari, un domani, non ci chiedano MAI "Perché
avete permesso che succedesse tutto questo?!?", allora vi prego di dare
un'occhiata sul web a questo appello: Cittadini, non sudditi http://www.officinademocrazia.eu/
Se,
dopo aver letto cosa stiamo tentando di fare, riterrete che sia giusto ed
urgente promuovere i punti che indichiamo, per favore aderite e poi diffondete
l'appello alle persone che ritenete possano condividere. Se non lo ritenete
opportuno pazienza, continuiamo tristemente a lamentarci ed a sperare che
qualcuno, una volontà divina o l'uomo forte a suon di manganelli (e ci stiamo
arrivando velocemente), ci risolva i problemi.
Un cordiale saluto Franco
Dell'Alba - Alessandria
<<Articoli
correlati>>
Gli stranieri
e la Mecca del crimine
di Luca Ricolfi La
Stampa 21 Febbraio 2009
Periodicamente l'opinione pubblica si allarma
per il problema della criminalità e della violenza. I giornali soffiano sul
fuoco. Il governo tenta di fare qualcosa (è di ieri l'approvazione in Consiglio
dei ministri del decreto anti-stupri). Maggioranza e opposizione tirano acqua ai
rispettivi mulini. Quando al governo c'è la sinistra e all'opposizione c'è la
destra, il copione è già scritto: la sinistra minimizza e la destra drammatizza.
Quando invece, come oggi, i ruoli di governo e opposizione sono invertiti, il
copione va in crisi. La sinistra vorrebbe cavalcare la paura, ma non può farlo
perché i suoi riflessi condizionati buonisti le suggeriscono di
sdrammatizzare.
La destra, per contro, vorrebbe tanto
drammatizzare, ma deve trattenersi perché è al governo e teme di essere
considerata responsabile di quel che succede.
Dopo i recenti casi di stupro a danno di
donne italiane e straniere siamo dunque tornati a farci le solite domande. La
criminalità è in aumento?
Gli stranieri delinquono di più degli italiani? I
romeni hanno una speciale vocazione per i reati di violenza sessuale? O sono
tutte «percezioni»?
Sull'andamento della criminalità non si può dire molto.
Con i dati finora disponibili (non definitivi e fermi al 1° semestre 2008)
possiamo solo fissare qualche punto.
La criminalità è aumentata molto subito dopo
l'indulto: +15,1% in un anno, fra il primo semestre 2006 e il primo semestre
2007. Nel primo semestre del 2008 è diminuita rispetto al 2007, presumibilmente
a causa dell'elevato numero di "indultati" recidivi, liberati e poi riacciuffati
dalle forze dell'ordine.
Ma la diminuzione non è stata sufficiente a
compensare l'impennata del 2007, cosicché due anni dopo l'indulto il numero di
delitti era un po' maggiore di quello pre-indulto. Per esempio abbiamo più
rapine (+4,9%), più omicidi volontari consumati (+7,7%), più truffe e frodi
informatiche (+10,7%). In breve: le carceri sono strapiene, esattamente come lo
erano prima dell'indulto (60 mila detenuti), e il numero di delitti è un po'
maggiore di allora. Sul tasso di criminalità dei cittadini stranieri è difficile
lavorare con statistiche precise, perché si ignora il numero esatto degli
irregolari, però la situazione è piuttosto chiara.
Il tasso di criminalità
degli stranieri regolari è 3-4 volte quello degli italiani, il tasso di
criminalità degli stranieri irregolari è circa 28 volte quello degli italiani
(dati 2005-6). Fino a qualche anno fa la pericolosità degli stranieri, pur
restando molto superiore a quella degli italiani, era in costante diminuzione,
ma negli ultimi anni questa tendenza sembra essersi invertita: la pericolosità
degli stranieri non solo resta molto superiore a quella degli italiani, ma il
divario tende ad accentuarsi.
Resta il problema della violenza sessuale e
degli stupri. Qui la prima cosa da dire è che i mass media sono morbosamente
attratti dalle violenze inter-etniche - lo straniero che stupra un'italiana,
l'italiano che stupra una straniera - e riservano pochissima attenzione alle
violenze intra-etniche, che a loro volta sono spesso intra-famigliari (donne
violentate da padri, zii, suoceri, partner più o meno ufficiali). Ma i mass
media, a loro volta, amplificano una distorsione che è già presente nelle
denunce: l'assalto di un branco di adolescenti a una ragazzina all'uscita da
scuola ha molte più probabilità di essere denunciato di quante ne abbiano le
vessazioni di un padre-padrone, non importa qui se dentro un campo nomadi o in
una linda villetta piccolo borghese. Basandosi esclusivamente sulle denunce,
quel che si può dire è che la propensione allo stupro degli stranieri è 13-14
volte più alta di quella degli italiani (dato 2007), e che - anche qui - il
divario si sta allargando: l'ultimo dato disponibile (2007) indicava un rischio
relativo (stranieri rispetto a italiani) cresciuto di circa il 20% rispetto a
tre anni prima (2004).
Infine, i romeni. In base ai pochi dati fin qui resi
pubblici, la loro propensione allo stupro risulta circa 17 volte più alta di
quella degli italiani, e una volta e mezza quella degli altri stranieri presenti
in Italia. Lo stupro non è però il reato in cui i romeni primeggiano rispetto
agli altri stranieri. Nella rapina sono 2 volte più pericolosi degli altri
stranieri (e 15 volte rispetto agli italiani), nel furto sono 3-4 volte più
pericolosi degli altri stranieri (e 42 volte rispetto agli italiani).
Nel
tentato omicidio e nelle lesioni dolose, invece, sono leggermente meno
pericolosi degli altri stranieri, ma comunque molto più pericolosi degli
italiani (7 e 5 volte di più rispettivamente).
Si può discettare all'infinito
sul perché il tasso di criminalità degli stranieri, anche regolari, sia così più
alto di quello degli italiani. Razzisti e xenofobi diranno che l'alta
propensione al crimine di determinate etnie dipende dai loro usi e costumi, se
non dal loro Dna.
Ma la spiegazione più solida, a mio parere, è tutta
un'altra: se gli stranieri delinquono tanto più degli italiani non è perché noi
siamo buoni e loro cattivi, ma perché i cittadini stranieri che arrivano in
Italia non sono campioni rappresentativi dei popoli di provenienza. Con la sua
giustizia lentissima, con le sue leggi farraginose, con le sue carceri al
collasso, l'Italia è diventata la Mecca del crimine. Un luogo che, oltre a una
maggioranza di stranieri per bene, attira ingenti minoranze criminali
provenienti da un po' tutti i Paesi, e così facendo crea l'illusione prospettica
dello straniero delinquente. Perciò hanno perfettamente ragione gli italiani che
hanno paura degli immigrati, ma hanno altrettanto ragione gli stranieri onesti
che si sentono ingiustamente guardati con sospetto. I cittadini italiani privi
di paraocchi ideologici non possono sorvolare sul fatto che uno straniero è
dieci volte più pericoloso di un italiano. Ma farebbero ancor meglio a rendersi
conto che ogni comunità straniera è costituita da due sottopopolazioni distinte:
gli onesti attirati dalle opportunità di lavoro, e i criminali attirati dalla
debolezza delle nostre istituzioni. Il problema è che le due sottopopolazioni
non si possono distinguere a occhio nudo, e quindi - in mancanza di segnali che
consentano di separarle - la diffidenza diventa l'unico atteggiamento
razionale.
Un atteggiamento che non si supera con lezioncine di democrazia,
tolleranza e senso civico, ma solo rendendo l'Italia un paradiso per gli
stranieri di buona volontà e un inferno per i criminali, stranieri o italiani
che siano.
***
Focus Immigrazione e
criminalità
di Maria Antonietta Calabrò
Corriere della Sera 23 Febbraio 2009
La mappa Nella Capitale gli
insediamenti sono cominciati prima dell' ingresso della Romania nell'Unione
europea. Roma è la Bucarest italiana: 157 mila presenze.
E sulla costa toscana arrivi in aumento del
200%. Integrazione difficile. Il Lazio, secondo il rapporto del Cnel, è la
regione italiana all'ultimo posto per la possibilità di inserimento degli
stranieri.
Roma è la capitale dei romeni. Nella Capitale e nella sua
provincia, infatti, vivono 157 mila romeni, pari al 15,5 per cento di quel
milione che si ritiene si sia trasferito in Italia. Quando la Romania è entrata
nella Ue, secondo Caritas Migrantes, c'è stato, nel nostro Paese, un incremento
della presenza complessiva dei romeni dell' 82,7 per cento. Nella provincia di
Roma l'incremento è stato "solo" del 64,8 per cento. La crescita, insomma, è
stata meno forte, ma semplicemente per un fenomeno di "saturazione", perché
quest' area già negli anni passati aveva conosciuto un massiccio insediamento di
romeni, molto più importante di altre zone del paese.
Questo stesso dato
spiega anche come mai, a partire dal 2007 e fino agli ultimi efferati delitti
dei giorni scorsi, nella Capitale ci sia stato un incremento dell'allarme per
fatti di criminalità ascrivibili a romeni. Il Lazio infatti è, secondo l'ultimo
rapporto del Cnel sugli indici di integrazione degli immigrati, la regione
italiana all'ultimo posto per la possibilità di inserimento per gli stranieri.
Dalla marginalità alla devianza il passo è breve. Anche in considerazione del
processo di trasformazione subito in questi ultimi anni dalla criminalità romena
che col tempo si è «organizzata» specializzandosi in reati gravi come la
tratta degli esseri umani, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico di
stupefacenti.
I romeni in particolare per conto degli
albanesi (che sono quasi monopolisti nello sfruttamento della prostituzione)
avviano e controllano su strada le donne ridotte in schiavitù, e si sono
specializzati nel reclutamento violento delle ragazze, in Romania. Tutti reati,
come si vede, «ideali» per l'area che gravita intorno alla
Capitale.
Anche in Toscana i romeni oscillano «tra
inserimento lavorativo e rischio marginalità», come scrive Francesco Paletti,
della Caritas di Pisa, nel dossier «Romania. Immigrazione e lavoro in Italia»
curato da Franco Pittau, Antonio Ricci e Alessandro Silj. «Il bacino di disagio
potenziale è cresciuto in modo particolarmente acuto nelle province di Massa
Carrara, Livorno e Pisa dove i romeni sono praticamente triplicati (realizzando
aumenti del 227,3%, del 222,3% e del 189,3 per cento»), afferma. Queste tre
province costiere (che prima erano considerate poco appetibili per gli
immigrati) oggi si collocano tra le prime dieci dell' Italia
centrosettentrionale per ritmo di incremento dei romeni. Si tratta di «nuovi»
arrivi e non di ricongiungimenti familiari, o delle cosiddette «catene
migratorie» di chi si appoggia su amici o conoscenti che già sono sul
territorio. E questo aumenta i rischi di devianza e marginalità. Mentre la
presenza romena in Piemonte e Emilia Romagna si conferma stabile, nonostante che
quest'ultima regione presenti (rapporto Cnel) le maggiori possibilità di
inserimento lavorativo, un caso a sè è quello del Veneto, dove la presenza dei
cittadini di Bucarest è da considerarsi, secondo Bruno Baratto, vicedirettore
dell'Ufficio di Treviso della Fondazione Migrantes, effetto, già da anni, delle
politiche di delocalizzazione delle nostre industrie in Romania. Ma anche qui
nel 2007 l'incremento dei romeni è stato (+60 per cento) inferiore alla media
nazionale.
Neanche in Lombardia e in particolare a Milano, sostiene Meri
Salati, coordinatrice del Centro studi della Caritas ambrosiana, «si è
verificata la temuta invasione romena in seguito al loro ingresso nella
Ue».
***
Giustizia fai da
te
di Luca Ricolfi La Stampa 14 Maggio
2008
Polizia costretta a intervenire a Napoli per evitare il
linciaggio di una rom sospettata di aver tentato di rapire una bambina. Baracche
(fortunatamente vuote) di un campo rom incendiate nel quartiere Ponticelli di
Napoli. Molotov contro un altro campo nomadi a Novara. Ronde di ogni specie e
colore che sorgono un po' dappertutto per proteggere i cittadini da ladri e
malviventi. È bastato che il centro-destra vincesse le elezioni, e il clima del
Paese è cambiato quasi all'istante. Anziché aspettare il varo dei provvedimenti
del governo, molti sembrano aver deciso di fare da sé. Né si può dire che a
questo spirito vagamente autoreferenziale si sottragga completamente il governo
stesso, almeno a giudicare dal semplicismo di varie ricette di cui si sente
parlare in questi giorni.
Non sono buone notizie, perché la giustizia «fai da
te» non risolve i problemi, è pericolosa, spesso porta con sé abusi,
prevaricazioni, vendette private, in breve genera altra ingiustizia. Ma proprio
perché è una strada sbagliata, dobbiamo capire che cosa la alimenta. Il modo
migliore per farlo, a mio parere, è leggersi Non sulle mie scale (ed. Donzelli
2001), un piccolo libro in cui Italo Fontana, psicoanalista torinese, racconta
come, alla fine degli Anni 90, la vita della sua famiglia sia stata devastata da
una doppia calamità: l'installarsi di decine di criminali immigrati nelle
soffitte del suo condominio, e la completa sordità delle istituzioni cittadine.
Perché è utile leggere o rileggere quel testo? Perché vi si trova una
spiegazione profonda di quanto sia difficile, per chi crede nella legalità,
nella democrazia, nella solidarietà, nella libertà individuale, mantenere nel
tempo l'animo sereno e la mente aperta, senza farsi prendere dalle peggiori
pulsioni. Il cocktail micidiale, che richiede sforzi disumani per non esplodere,
è fatto di tre ingredienti:
a)la scoperta che molti immigrati clandestini non
sono poveretti alla ricerca di un lavoro dignitoso ma persone arroganti,
prepotenti, violente;
b)la scoperta che le attività criminali e i luoghi del
loro esercizio sono perfettamente noti alle autorità;
c)la scoperta che,
anche di fronte alle vessazioni più drammatiche, le autorità non intervengono e
non rispondono, opponendo il classico «muro di gomma».
Se ci riflettiamo un
attimo, non è difficile rendersi conto che i tre ingredienti sono tutti presenti
nella situazione attuale. I cittadini sono esasperati perché le attività
criminali si svolgono sotto i loro occhi, perché si sa perfettamente dove si
spaccia, dove si arruolano manovali in nero, dove si viene derubati, dove non si
può camminare senza pericolo, ma si sa pure che - per i motivi più diversi - le
istituzioni non interverranno.
Le istituzioni talora non intervengono perché
le leggi non glielo consentono, e da questo punto di vista non si può che
augurare al nuovo governo di riuscire a cambiare le norme che impediscono di
perseguire efficacemente il crimine. Ma nella maggior parte dei casi le
istituzioni non intervengono per due altri ordini di motivi, che ben poco hanno
a che fare con le leggi. Il primo è l'inerzia amministrativa, ossia l'incapacità
di capire che la libertà di espressione diventa una presa in giro se non c'è
anche il diritto dei cittadini a ottenere risposte. Il secondo è la mancanza di
risorse organizzative, fisiche, materiali: personale, uffici efficienti, banche
dati, processi rapidi, carceri all'altezza di un paese civile. Il rischio, in
questo momento, è che il governo si illuda che l'azione chiave sia
l'inasprimento delle pene. Non è così: se c'è un risultato solido della ricerca
empirica sulla devianza è che la gravità delle pene ha un effetto deterrente
minimo, mentre ne ha uno molto più incisivo la probabilità di essere condannati,
catturati o anche semplicemente disturbati. Ciò è tanto più vero in una
situazione in cui è noto a tutti, e in primis ai criminali, che in Italia le
pene sono e resteranno ancora a lungo puramente virtuali, visto che la
magistratura è ingolfata di pratiche e mancano almeno 30 mila posti nelle
carceri.
È per questo che il nostro Paese è diventato
la mecca del crimine.
Ecco perché oggi, con la gente che tende ad
autoorganizzarsi, la capacità delle istituzioni di «esserci» diventa la
variabile fondamentale. Ma esserci come?
In attesa che i processi diventino
più brevi e l'edilizia carceraria faccia il suo corso, a me pare che le uniche
strade che possono dare risultati immediati siano il ripristino del controllo
del territorio (non solo nelle regioni di mafia, ma anche in tante aree del
Nord) e una massiccia opera di interferenza negli affari illegali della
criminalità, dalla chiusura di attività al sequestro di beni alla confisca di
patrimoni. Senza questa nuova visibilità dello Stato e delle istituzioni temo
che il cambiamento delle leggi darà ben pochi risultati, e la «giustizia fai da
te» verrà sempre più percepita come l'unica strada percorribile. Perché la
«giustizia fai da te», come la mafia, prospera dove lo Stato si ritira o non fa
il suo dovere. Abbiamo già un primo Stato, quello legale, e un secondo Stato, la
criminalità mafiosa. Forse non è il caso di preparare le condizioni che
potrebbero far sorgere il terzo Stato, quello dei cittadini
esasperati.
***
Stupri e
fisco
di Davide Giacalone Libero 17
Febbraio 2009
C'è un filo rosso che lega gli stupri al fisco, quello
dell'impotenza e dell'incattivimento sociale. Meno si è capaci di rimediare, più
si sollecitano esagerazioni.
Circa gli stupri le si spara sempre più grosse:
ma sì, lasciamo che la gente metta le mani addosso a questi animali,
castriamoli, così volendo tener duro rispetto al dilagare dell'immigrazione
clandestina, volendo preservare le nostre specificità culturali, accediamo
direttamente alle punizioni corporali, di marca islamica. Alziamo il tiro, lo
dice anche il governo: niente arresti domiciliari per gli stupratori. Giusto,
bene, in galera, e buttiamo la chiave. Già, ma chi sono, gli stupratori?
Di
norma, nel mondo civilizzato, sono quelli di cui è stata riconosciuta la
colpevolezza, a seguito di un regolare processo. E quelli, anche da noi ed a
legislazione vigente, non stanno a casa, ma in carcere.
Solo che, piccolo
particolare, noi il processo non sappiamo farglielo. Le condanne, se arrivano,
raggiungono persone libere, che magari hanno stuprato altre volte.
E non
importa un fico secco se la custodia cautelare l'hanno fatta in carcere od a
casa, tanto saranno poi liberati. Far funzionare la giustizia, però, richiede
riforme serie,
risposte dure alle corporazioni, che hanno strarotto l'anima.
Non se ne è capaci? Allora si fa credere al popolo irato che inasprendo le pene
si otterrà qualche cosa. Falso. La Cgil vuol aumentare le tasse ai redditi alti.
Non sono sindacalisti, piuttosto cimeli della lotta di classe. I redditi alti,
oggi, non sono tassati, sono espropriati.
I cittadini onesti lasciano al
fisco più della metà di quel che guadagnano. Ma che ne sanno, i papaveri
sindacali?
Campano a spese della collettività, facendo i nababbi scarrozzati,
con redditi falsamente bassi. La progressività della tassazione è un principio
giusto, oltre che costituzionalizzato, ma le aliquote sono da rapina. Se
avessero sale in zucca, questi burocrati della rendita, dovrebbero chiedere meno
tasse per tutti, a cominciare dai più disagiati. Il che comporta meno spesa
pubblica e riforme serie. Siccome non sanno neanche pensarle, ecco che soffiano
sul fuoco dell'invidia sociale.
La congrega degli incapaci sollecita la
rabbia collettiva, per indirizzarla contro fantocci ideali. Allevano un mostro,
che non sapranno gestire.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
***
La ronda
scomunicata
Da Udine a Roma, dalle tonache importune a quelle
opportune, alla faccia dei puri e duri del NO VAT senza se e senza ma. Eppure,
mentre nel caso Englaro qualche titolo per dire la sua (non certo per dettare
linee di condotta) la Chiesa ce l'aveva, non sembra proprio sia così - almeno
nella scelta delle argomentazioni prodotte - per
quanto riguarda la lotta al
decreto governativo contenente, fra l'altro, il "via libera" alle famigerate
ronde di cittadini a supporto dell'azione di polizia per limitare il crimine
nelle città e nei paesi d'Italia.
Ronde che nascono molto più che azzoppate
nel testo licenziato dal Consiglio dei Ministri, e che rimarranno tutt'al più
l'ennesima patacca simbolica sul petto di politici che, lungi dal conoscere
l'antico detto 'fra il dire e il fare...', manco ci provano a immergere l'alluce
nel vasto mare periglioso oltre il bagnasciuga della sopravvivenza elettorale. E
ben si meritano, pertanto, la ridicola intemerata di monsignor Marchetto,
segretario del dicastero per la pastorale delle migrazioni, pertanto alto
papavero della gerarchia vaticana, il quale tuona contro 'l'abdicazione dello
stato di diritto', che si concretizzerebbe nell'affidare a sparuti drappelli di
'vigilantes' anzianotti e presumibilmente affetti dai piccoli acciacchi
dell'età, muniti solo di ricetrasmittente, il pattugliamento serale di alcune
zone, magari nemmanco le più a rischio, di quelle città i cui sindaci fossero
disposti ad accollarsi l'onere anche economico di creare tali 'commandos' deboli
di prostata. Ergo, la Chiesa si scopre statalista pochi giorni dopo avere
fiammeggiato contro l'invadenza dello stato nelle questioni morali,
sottintendendo nelle ipotetiche guardie giurate vecchiette uno strumento del
demonio per scardinare il monopolio del Leviathan sulla sicurezza dei cittadini,
che dovrebbero rimanere pecorelle a tutti gli effetti.
Insomma, l'alleanza
fra il Manganello e l'Altare. Purtroppo, per questioni anagrafiche, ci
ricordiamo ancora gli anatemi del Centro Cattolico Cinematografico sui film di
James Bond, che pure era al servizio di Sua Maestà, e che, pertanto, non poteva
venire bollato di anarchismo; nel campo del fumetto, poi, i preti condannavano
alle caldaie di Satanasso un difensore della giustizia come Tex Willer, che
usava metodi troppo sbrigativi e non lasciava alle anime prave il tempo di
pentirsi per sfuggire al castigo divino. Considerato che i nuovi giustizieri
della notte saranno più coetanei dell'ultimo Charles Bronson e di Kit Carson,
forse i timori di monsignor Agostino non sono così infondati. Tuttavia, è
significativo - e oltre Tevere dovrebbero essere abbastanza smaliziati da
rendersene conto - che stavolta nessun laicista a tutto tondo si sia inalberato
per questa intromissione nella faccende italiote. Per chi non avesse di queste
remore, il consiglio è di incominciare una riflessione sul ruolo dei privati
nella gestione della sicurezza, in attesa che maturino i tempi per proporre
agenzie di giustizia che sbrighino i processi penali di piccolo cabotaggio. Da
cosa nasce cosa.
Giovanni Maria Mischiati Sunday, February 22,
2009
***
Dopo Eluana meno fiducia in Chiesa e
magistratura
di Renato Mannheimer
Corriere della Sera 16 febbraio 2009
Quali effetti ha avuto la vicenda
di Eluana Englaro sugli orientamenti degli italiani? Sono mutati gli equilibri
politici e la fiducia nelle istituzioni?
Contrariamente a quanto ipotizzato
da alcuni, l'influenza sull'entità del seguito elettorale dei diversi partiti
sembra essere stata piuttosto limitata. In realtà, l'ipotesi del manifestarsi dì
conseguenze rilevanti sulla distribuzione delle scelte politiche e su altri
atteggiamenti degli italiani nasceva anche dal fatto che è spesso accaduto in
passato che questioni etiche e, comunque, direttamente legate alla vita
personale degli individui (ma, proprio per questo, spesso più vicine
all'esperienza quotidiana dei cittadini di quanto non siano le posizioni
politiche in quanto tali) abbiano operato significativamente sugli orientamenti
di voto. Lo si è visto più di trent'anni fa ai tempi del referendum sul
divorzio: esso fu, come si sa, la prima occasione in cui si sperimentò
concretamente una scelta elettorale difforme dalle appartenenze
consolidate.
E finì col rappresentare di fatto l'inizio di un periodo di
un'intensa mobilità.
Ma, come si è detto, in occasione della vicenda che ha
riguardato Eluana - e malgrado la drammaticità e l'intensità del dibattito
politico che, specie negli ultimi giorni, è arrivato addirittura a sovrapporsi
ed ad offuscare le valutazioni (e le emozioni) legate alla specificità umana del
caso - le conseguenze immediate sulle intenzioni di voto parrebbero meno
eclatanti e sembrerebbero solo avere accentuato alcuni trend in corso da tempo.
Salvo un significativo e rilevante incremento di chi oggi si dichiara indeciso
su cosa votare e afferma di essere sempre più scontento della politica - e dei
partiti - nel suo complesso. La vicenda di Eluana ha dunque avuto una influenza
non tanto sull'intensità dell'orientamento di voto verso questa o quella forza
politica, quanto sul clima complessivo del Paese e sul giudizio nei confronti
delle istituzioni. Con un calo di fiducia generalizzato. Nello specifico, si è
manifestato negli ultimi giorni un trend particolarmente negativo verso alcune:
si è verificata, ad esempio, una diminuzione dì fiducia nei confronti della
televisione (sia Rai che Mediaset), del Parlamento, della magistratura, della
Chiesa. Sono tendenze provenienti spesso da settori diversi della società e
dell'opinione pubblica: questo o quel segmento è rimasto in qualche modo
scontento o deluso per il comportamento o per le scelte attuati dall'una o
dall'altra istituzione. Accentuando gli effetti, già fortemente negativi, della
crisi economica sul clima dell'opinione pubblica. Che vede un continuo
peggioramento del clima psicologico e una sempre maggiore diffusione del
pessimismo e delle valutazioni negative.
***
Ora don Gelmini accusa il Vaticano; certi cardinali sembrano dei
cuculi
di Andrea Bevilacqua Italia Oggi
20 febbraio 2009
In Vaticano la grana don Pierino Gelmini non è stata
ancora disinnescata. L'ultima, infatti, viene proprio da Amelia dove don Gelmini
risiede. Dalla sua abitazione don Gelmini ha accusato pesantemente il Vaticano
in questo modo: «Il Vaticano - ha detto testuale - ha perso la fede, segue
regole rigide di potere».
E ancora: Al cristianesimo è la religione del sì,
non del divieto. Certi cardinali facciano un passo indietro, sembrano dei
cuculi».
E la prima volta che don Gelmini parla dopo che è stato ridotto allo
stato laicale a seguito dello scandalo dei presunti abusi sessuali su ospiti
delle sue comunità di recupero. Sul sito religioso Pontifex, il «J'accuse!»
contro la Santa Sede è durissimo. La Santa Sede, dice, «non sa perdonare!». E
ancora: «In Vaticano non hanno più la fede e trasformano il cristianesimo in una
cosa burocratica. Troppi documenti confusi e poche idee».
Don Gelmini ha
raccontato anche le sue giornate ad Amelia: «Quando la sera mi addormento - dice
- benedico il Nord, il Sud, l'Est e l'Ovest pensando ai miei figli che
soffrono». E poi il racconto dei compleanni festeggiati in convention via
satellite con leader politici e cardinali, una fiction Mediaset in lavorazione
sull'«eroica epopea del prete anti-droga!», il Mulino Silla trasformato da
rudere nella campagna di Amelia in sfavillante «città della speranza», casa
madre di una multinazionale della speranza che nei cinque continenti assiste
emarginati e accumula crediti nei palazzi del potere civile ed ecclesiastico, il
seggio all'Onu come ong. «Abbiamo trovato dice - una casa distrutta e da qui
abbiamo iniziato. Eravamo talmente poveri che mangiavamo pane, mortadella e una
mela».
Tra i mille impegni, don Pierino, «prete non per caso», si è pure
conquistato i galloni di cappellano e guida spirituale della Casa della libertà.
Del resto chiama tutti «figli!»: Silvio Berlusconi che gli dona pubblicamente 5
milioni di euro, i profughi del Sud-est asiatico soccorsi per lo tsunami e
Alfredo il primo ragazzo incontrato per caso a piazza Navona nel 1963 e
strappato alla droga: «Non voleva soldi, ma una prospettiva!». Da allora don
Pierino ha rinunciato «alla carriera in Vaticano per imbarcarmi in una corriera
piena di balordi». Adesso ad ogni festa della comunità si affollano decine di
ministri e parlamentari, arcivescovi, personaggi dello spettacolo, vip di curia
come il vicario papale Angelo Comastri e il cardinale Jorge Mejia. «Grazie
Gianfranco per la legge anti-droga! Affido a voi di An il compito di difendere i
principi cristiani», disse a Fini alla conferenza programmatica, davanti alla
platea di partito in piedi ad applaudirlo. «Sono con voi - spiegò -, non potevo
essere altrove. Credo negli ideali che difendete». Poi lanciò la crociata contro
le unioni di fatto: «Esiste un solo matrimonio, sacro ed inviolabile.
Difendetelo!».
Quando due anni fa il premier Berlusconi, accompagnato dai
ministri Buttiglione, Lunardi e Gasparri, varcò la soglia dell'auditorium
Incontro, don Pierino lo fece accogliere da un sacrale «Alleluja!» cantato a
tremila voci. Eppure, in pieno Giubileo, aveva bacchettato i «ragazzi!» per
l'accordo diabolico tra il Polo e l'antiproibizionista Pannella: «Casini,
Buttiglione, guardatemi in faccia: ci tradite per un piatto di lenticchie?»,
tuonò don Pierino. Ci fu bisogno di un «vis-à-vis» chiarificatore con «il buon
cristiano Silvio!» per esorcizzare l'avvicinamento.
Questo è don Gelmini,
prete anti-droga che su Pontifex ha voluto condurre la sua ultima battaglia,
quella contro il
Vaticano.