2009: Per non dimenticare "Why Not"

"De Magistris è l'emblema del Magistrato che
la Costituzione e i cittadini vogliono"

 

 

 

Luigi De Magistris (LaPresse) 
Gennaio 2009 Il marcio nella magistratura.
Aumenta la sfiducia degli italiani nelle istituzioni: Magistratura, Parlamento, Governi locali   e regionali, Presidenza della Repubblica».
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 Luigi de Magistris, già Pm a Catanzaro per le inchieste
«Poseidone
» 
«Toghe lucane» «Why Not»

di GD'O quota rosa di LiberoReporter

Se dei tanti mali che ci angosciano, e le troppe storture che ci si abbattono sulla testa lasciandoci allibiti, frustrati ed impotenti è possibile farne una graduatoria, direi che ciò che ha più colpito l'opinione pubblica, e ferito a morte l'immagine di istituzioni e magistratura, è la vicenda giudiziaria di «Why Not» e del magistrato Luigi de Magistris sottoposto a procedimento disciplinare dal Csm e trasferito da Catanzaro a Napoli, e le sorti, per la verità assai equivoche, che hanno subìto le sue inchieste avocategli dai capi della procura di Catanzaro.
Non solo, ma inquietudine e sdegno sono arrivati al diapason quando il caso de Magistris è riesploso con gli avvisi di garanzia e le perquisizioni di uffici e abitazioni ordinate dalla Procura di Salerno nei confronti del procuratore generale di Catanzaro Enzo Jannelli, dell'avvocato generale dello Stato Dolcino Favi, dei sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo e del pm Salvatore Curcio, dell'ex procuratore Mariano Lombardi, del procuratore aggiunto vicario di Catanzaro Salvatore Murone.
Il 3 dicembre 2008 scriveva Carlo Vulpio sul Corse per cui seguiva le inchieste «Whi Not» e «Poseidone» (il giorno dopo il direttore Paolo Mieli lo "solleva" dall'incarico):
Non era mai accaduto prima in Italia, che una procura della Repubblica fosse «circondata» come un fortino della malavita. Ieri è successo alla procura di Catanzaro, che per tutta la giornata e fino a tarda sera è stata letteralmente accerchiata da cento carabinieri e una ventina di poliziotti, tutti arrivati da Salerno. Con i carabinieri del Reparto operativo e i poliziotti della Digos, sono entrati in procura ben sette magistrati, tra i quali il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e i titolari dell'inchiesta, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Hanno notificato avvisi di garanzia e perquisito case e uffici dei magistrati calabresi che hanno scippato le inchieste «Poseidone» e «Why Not» all'ex pm Luigi de Magistris (ora giudice del Riesame a Napoli) e dei magistrati che queste inchieste hanno ereditato «per smembrarle, disintegrarle e favorire alcuni indagati», scrivono i pm salernitani. Tra gli indagati «favoriti» l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa, l'ex governatore di Calabria nonché ex procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Chiaravalloti, il generale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo, l'ex sottosegretario con delega al Cipe Giuseppe Galati, Udc, Giancarlo Pittelli deputato di Forza Italia, il ras della Compagnia delle Opere per il Sud Italia Antonio Saladino.
Ma questo è solo il troncone calabro. Gli stessi magistrati salernitani indagano in altre due direzioni. La prima riguarda uno stuolo di giudici lucani coinvolti nella «madre di tutte le inchieste» sul marcio nella magistratura (l'inchiesta «Toghe Lucane», che de Magistris è riuscito a «chiudere» prima di essere frettolosamente trasferito).
La seconda andrebbe diritta verso alcuni membri del Csm: per esempio, il vicepresidente Nicola Mancino e i presunti legami con Antonio Saladino, figura chiave di «Why Not», il procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli andato in pensione qualche giorno fa, e il sostituto procuratore generale della Cassazione, nonchè governatore (Ds) delle Marche per dieci anni, Vito D' Ambrosio, che in Csm sostenne l'accusa per far trasferire de Magistris.
Ce n'è anche per l'Associazione nazionale magistrati e per il suo presidente Simone Luerti. Molto amico di diversi indagati eccellenti quando faceva il magistrato in Calabria, Luerti non ha mai perso occasione di esternare contro de Magistris. Quando poi, qualche mese fa, si è scoperto che incontrava regolarmente Saladino e Mastella nella sede del ministero della Giustizia, mentre lui negava, Luerti s'è dovuto dimettere dalla carica di presidente dell'Anm.
Nel decreto di perquisizione eseguito ieri, 1.700 pagine, i pm di Salerno accusano di concorso in corruzione in atti giudiziari - per aver tolto «illegalmente» a de Magistris «Why Not» e «Poseidone» - il procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto Salvatore Murone, il procuratore generale reggente Dolcino Favi, il parlamentare Giancarlo Pittelli e «l'uomo ovunque» Antonio Saladino.
Ma accusano anche il sostituto procuratore generale Alfredo Garbati, il sostituto procuratore generale presso la Corte d'Appello Domenico De Lorenzo e il pm Salvatore Curcio di aver preso in eredità quelle scottanti inchieste al solo scopo di farle a pezzi.
Mentre il procuratore generale Vincenzo Iannelli e il presidente di Sezione del tribunale Bruno Arcuri si sarebbero dati da fare non solo «per archiviare illegalmente» la posizione di Mastella («la cui iscrizione tra gli indagati era invece doverosa»), ma anche «per calunniare de Magistris e disintegrarlo professionalmente.
Poi, dicono i pm campani, Iannelli, per una causa che gli sta a cuore, fa intervenire Chiaravalloti su Patrizia Pasquin giudice del tribunale di Vibo Valentia che poi sarebbe stata arrestata. Così, da magistrato a magistrato, come da compare a compare. conclude Vulpio.
Contemporaneamente, si apprese del coinvolgimento di manager, imprenditori, militari della Gdf, politici, magistrati, massoni ed alti prelati vaticani che, sin dagli anni 90, costituivano una nuova P2 come affermato da de Magistris che poi dichiarava «Attendo con immutata fiducia che la Procura di Salerno evidenzi le illeceità di rilevanza penale poste a fondamento del decreto di archiviazione nei confronti di Clemente Mastella emesso dal giudice di Catanzaro, in modo da impedire anche ulteriori condotte illegali da parte di persone preposte ai procedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati». Gli fa eco l'ex magistrato Luciano Violante, da anni parlamentare della sinistra «Lo scontro tra Salerno e Catanzaro è la conseguenza del fatto che per anni la politica ha omesso di affrontare seriamente il tema della magistratura come potere.
Il centrodestra il problema se l'è posto, ma in modo ch'è apparso ritorsivo, non riformatore. Il centrosinistra non ne ha parlato per timore di limitare l'indipendenza dei magistrati, eppure, il potere delle diverse magistrature è cresciuto a dismisura, in modo spesso autoreferenziale. Ecco perchè, è evidente, che è necessario fare la riforma subito».
Allora, il caso de Magistris, ha voluto essere una lezione esemplare data ai magistrati e cioè non vi azzardate più ad indagare su politici centrali, regionali, provinciali, comunali? O a cosa è servito? E a cosa servirà? Speriamo bene, ma non è detto che...
Quando si dice Vox populi vox Dei. Sul Corriere.it, in un tripudio di ovazioni e solidarietà all'ex Pm de Magistris, scriveva il Lettore_712970:
«Che schifo. Se ciò che si profila risulterà vero, c'è da chiedersi se i componenti della nostra magistratura sono Magistrati o mafiosi della peggior specie che agiscono nel modo più sporco e scorretto. La mia convinzione è che in Italia governano Caste e Cosche. E qui ce n'è un bell'esempio (sempre se risulterà vero)».
Infine il Lettore_10174 «Se quando uno fa inchieste scottanti che toccano il potere invece di ricevere elogi viene trasferito, c'è del marcio anche nella magistratura, di de Magistris ne occorrerebbero 200.000».
Questo lo stato d'animo del Paese mentre sulla «Guerra delle Procure» si versavano fiumi di inchiostro e, scrivendo di "Guerra", si è fatta una gran confusione (pilotata?) nella testa della gente perchè era Salerno ad indagare su Catanzaro dopo che l'inchiesta «Why Not», in cui, tra gli altri, si indagava su Prodi e sul leader dell'Udeur Mastella - indagato perchè i traffici telefonici documentati dall'uomo di fiducia di de Magistris, lo 007 Gioacchino Genchi dotato di un curriculum di successi eccezionali, e perito e consulente delle Procure italiane - svelarono il rapporto affaristico tra Mastella e l'imprenditore Saladino coinvolgendo i vertici dei Servizi Segreti, poliziotti e finanzieri, massoni, imprenditori e mezzo Parlamento italiano. Inchiesta scippata a de Magistris. E' così che ingiustizia fu fatta.
«Nel mio percorso ho dovuto prendere atto, purtroppo, che molti carabinieri passati al Ros avevano contrabbandato per finalità poco commendevoli il loro giuramento di fedeltà allo Stato ed alle sue Leggi. Altri hanno fatto la stessa cosa nelle diverse fasi di entrata ed uscita dai Servizi di Sicurezza» dichiara lo 007a La Stampa.
Ora, rifiutando le Cassandre che non credono agli annunci del Governo, quindi che le riforme vere della giustizia si fermeranno a meri annunci, preferiamo credere che, almeno, con le riforme promesse, che però per non ritrovarsi col q per terra questa volta vanno ben spiegate al popolo, i Pm saranno eletti dal popolo, vengano separate le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, che il potere investigativo venga restituito alla polizia giudiziaria e non più concentrato nella mani dei Pm e che venga tolto loro l'obbligo dell'azione penale con cui, purtroppo, se ne son viste troppe e di troppo grosse, Pm arbitri incontrollabili delle leggi e degli accusati.
Infatti, Gustavo Zagrebelsky presidente della Corte costituzionale afferma: «Non sempre la magistratura ha usato con la responsabilità necessaria l'indipendenza massima». Insomma, magistrati e macchina della giustizia siamo noi contribuenti a pagarli e questi sono i risultati che dovremmo accettare?
Quale Giustizia allora? Q
uali riforme?

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"De Magistris è l'emblema del Magistrato che
la Costituzione e i cittadini vogliono"

Violentando la giustizia
di Davide Giacalone Libero 27 Gennaio 2009
Politici e magistrati s’affrettino a sentire il soffio di barbarie, che arruffa l’Italia. Da loro stessi generato, intenti a curare i fatti propri ed incapaci di capire quale danno hanno arrecato ed arrecano alla giustizia ed alla convivenza civile. Nel mentre la guerra per bande corporative alimenta l’ennesima sceneggiata, c’è un popolo che s’industria alla giustizia autogestita, un mondo politico che, incoscientemente, si scaglia contro misure cautelari, scambiate per pene, ed una casta togata che, irresponsabilmente, pretende di non avere controlli, lavorando quando e dove capita, senza mai rispondere dei numerosi e terribili errori.
Lo scandalo non è che un presunto violentatore, presunto reo confesso, sia mandato, in via cautelare, agli arresti domiciliari, ma che, in quelle condizioni, non si pronunci la sentenza definitiva, in un giusto tribunale, condannando a meritata pena, da scontarsi. I politici che oggi s’indignano, facendo piedino alla baldracca giustizialista, sono gli stessi che domani taceranno, quando quel signore tornerà libero per decorrenza dei termini. Ed i magistrati, che oggi scoprono le sole buone ragioni per togliere la libertà prima del giudizio, sono gli stessi che tengono in galera per sei mesi chi è sospettato di una bancarotta o di un qualsiasi intrallazzo che attiri i riflettori, rilasciando una raffica di dichiarazioni alla stampa, salvo poi perdere il tempo necessario affinché il giudizio si trasformi in una prescrizione, autoassolvendosi.

Nel tempo in cui ciascuno recita la sua sciocca parte, fioriscono desideri di farsi giustizia, di punire chi è violento, subito, di marciare sui presunti covi. Ed a nulla serve presentare dati che dimostrano una realtà diversa (la gran parte delle violenze alle donne avviene in famiglia!), laddove il richiamo alla “giustizia” suona più stupido che retorico. Tanto non c’è. Per ottenere l’immunità delle alte cariche statali s’è ingaggiata un’accesa battaglia politica, mentre per l’immunità dei “piccoli” delinquenti, che sono una marea, basta non muovere un dito. La rabbia che ne nasce è utilizzata dalla magistratura contro la politica, e dalla politica contro la magistratura.
Si è superato il limite. Il soffio fetido può divenire vento. La giustizia cerca truppe, per cacciare i lanzichenecchi.

De Magistris accusa: Una nuova P2 fra Vaticano, Gdf, politici e ...

Italia Oggi 9 dic 2008... Numero 292 pag. 1 del 9/12/2008 | Indietro. Il vero caso De Magistris. Primo Piano Di Franco Bechis ...
www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?id=1582961&codiciTestate=1 - 14 ore fa - Pagine simili
De Magistris | RadioRadicale.it Il linciaggio, quello vero, è andato in onda ieri sera sulle frequenze di Rai uno, nel salotto più ... Caso De Magistris. Di Franco Bechis - 10 ottobre 2007 ... www.radioradicale.it/argomenti-storico/de-magistris - 24k - Copia cache - Pagine simili
 
De Magistris: Attacchi eversivi contro Magistratura
19 Gennaio 2009, 08:04 ROMA - "E' tempo di opporsi alla deriva autoritaria di questo Paese e al consolidarsi di nuove forme di 'eliminazionè dei magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere": è quanto scrive Luigi De Magistris in un articolo pubblicato oggi su www.micromega.net. "Senza paura di intimidazioni istituzionali o 'clavè disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana. La libertà e l'indipendenza della giustizia si difendono senza calcoli e ad ogni costo. L'amore della verità può costare l'esistenza. Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno".
In questi mesi, prosegue il magistrato, "si consolidano nuove forme di 'eliminazionè di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo".
Apicella, respinta l'istanza di ricusazione (10 gen. 2009)
Alfano: «Via sette magistrati» Ma il procuratore capo ricusa il Csm (9 gen. 2009)
Caso De Magistris, la richiesta al Csm «Via il procuratore di Salerno» (29 dic. 2008)

L’articolo di De Magistris su Micromega
L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo

 

19 gennaio 2009. L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana. Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta. Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.
Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo. Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese. Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.
In attesa di quel fresco profumo di libertà - del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese - che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni. In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi - che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito - sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi. Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela - anche con il sistema dell’autogoverno - tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.
Ma non bisogna avere timore. La storia - ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici - ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente). Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale - nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori - della salvaguardia dei valori costituzionali. Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui.
E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana. Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose - con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni - avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro - vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.
Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione - nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione - anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.
Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario? Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura – innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro –, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia. In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”.
Non avremo svenduto la nostra indipendenza, non avremo piegato la nostra coscienza, non avremo abdicato al nostro ruolo, non avremo abbassato la testa: ci ritroveremo con la schiena dritta, con il morale alto, con il rispetto di tutti (anche dei nostri avversari). Questo ci chiedono le persone oneste: di non “consegnarci” e mantenere alto il prestigio dell’ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra libertà ed il nostro destino. Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro.
Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana. Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono - magari in modo subdolo e maldestro - a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei cd. “poteri forti”.
Le riforme - anzi le controriforme - ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia. L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza.
Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.
Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire. La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.
Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.
Luigi De Magistris è giudice del Riesame a Napoli

Beppe Grillo il 14 Dicembre 2008
Carlo Vulpio e il telefono caldo di Paolo Mieli e l'informazione a luci rosse.
Carlo Vulpio è un giornalista. Dall'inizio del 2007 seguiva le inchieste "Poseidon", "Why Not" e "Toghe Lucane" per il Corriere della Sera. Dal 3 dicembre non può più farlo. Nel suo ultimo articolo ha fatto i nomi di magistrati, di politici e di imprenditori coinvolti nell'inchiesta della Procura di Salerno in seguito alla denuncia di Luigi De Magistris. Subito dopo ha ricevuto una telefonata in cui è stato sollevato dall'incarico da Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera. I nomi erano troppi, il tanfo era insopportabile anche per i lettori del Corriere. Mieli, lo dica qui in Rete prima che sia ridotta come i giornali servi del potere con la legge fotti blogger di Cassinelli.
Ci dica chi ha telefonato a lei per invitarla a disfarsi di Vulpio? Uno della lista? Un membro del consiglio di amministrazione di RCS?
O ha fatto tutto da solo? Altrove, in altri Paesi, in Francia o negli Stati Uniti, un gesto come il suo non sarebbe stato apprezzato. L'avrebbero cacciata. Qui la premieranno, magari con la direzione del Tg1. Leggere l'elenco di Vulpio, dal CSM, alla Corte d'Appello, alla Corte di Cassazione è come sollevare il tombino di una fogna. In Italia siamo tutti al di sotto di ogni sospetto.

La rana nella pentola. Gelli contestato a Sanremo 11/12/2008
Licio Gelli, condannato per tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna, la più grave nella storia della Repubblica, ci dà lezioni. Viene fatto passare da saggio. Tiene programmi televisivi. Il calore aumenta. Il Meetup di Sanremo e la Casa della Legalità lo hanno costretto a entrare dalla porta di servizio a un suo comizio/intervista. Gelli è stato protetto dalla Polizia. Grandi ragazzi! Se non vogliamo finire bolliti dobbiamo muoverci. Basta con le lezioni di democrazia impartite da farabutti e da pregiudicati grazie alla copertura dei media. Il popolo italiano è una rana nella pentola. All'inizio l'acqua era tiepida, quasi rinfrescante.
Un grado alla volta e in vent'anni siamo arrivati al punto di cottura. La rana è intorpidita e non si accorge che viene bollita viva. Basta ancora qualche fiammata e sarà cotta e defunta. Un attacco alla Costituzione, il controllo della magistratura, il bavaglio alla Rete e il programma della P2 è realizzato.
L'informazione è ormai sotto controllo. Le inchieste Why Not e Poseidon insabbiate. La Procura di Salerno, che indagava sulla Procura di Catanzaro su denuncia di Luigi De Magistris, è stata commissariata. I media cialtroni e servi equiparano Catanzaro e Salerno, parlano di Guerra delle Procure. Ma è una sola, quella di Salerno, che indagava sull'altra, in quanto competente per legge. I media tacciono sulle inchieste di De Magistris e sui NOVEMILIARDIDIEURO delle nostre tasse, trasformati in fondi europei con un giro conto, inghiottiti ogni anno dai partiti e dalle mafie nel Sud. Il Paese si inabissa e noi sentiamo un teporino. Siamo abituati alla febbre a 40 gradi.
I 98 miliardi di euro di sanzione alla concessionarie delle slot machine non sono stati citati da nessun tg. Neppure per dieci secondi.
Quanti politici ci sono dietro a quei soldi? Taranto muore. La diossina provoca migliaia di tumori all'anno con 1.300 morti. C'è più diossina a Taranto che in Austria e Svizzera messe insieme. I giornali parlano del maiale alla diossina, ma noi siamo avanti, abbiamo i bambini alla diossina. Respirano, si diossinano e muoiono.
La gente si abitua. La temperatura sale di due decimi, si può sopportare. Qual è il limite? Il punto in cui l'italiano è cotto? (...).

Mercoldì 28 Gennaio a Roma davanti al CSM Sonia Alfano organizza una manifestazione di soliderietà contro il trasferimento di Apicella.
Chi può è invitato a partecipare. Ulteriori info su facebook di Sonia Alfano:
http://www.facebook.com/s.php?k=100000080&id=1395194705&sid=6751dcf2be2abd56543b57f4ece11df4


Corriere della Sera > Cronache  http://www.corriere.it/ Caso De Magistris, avvisi di garanzia per molti magistrati di Catanzaro
S'indaga sul presunto piano per delegittimare l'ex pm del capoluogo calabrese
Caso De Magistris, avvisi di garanzia per molti magistrati di Catanzaro.
Perquisizioni, sequestri e notifiche da parte dei pm della procura di Salerno
CATANZARO
- Gli atti dell'avocazione dell'inchiesta Why not e della revoca di Poseidone sono stati sequestrati dai carabinieri nella perquisizione disposta dalla procura di Salerno negli uffici della procura generale e della procura della Repubblica di Catanzaro. Le inchieste erano condotte dall'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris.
I carabinieri hanno perquisito gli uffici del procuratore generale Enzo Jannelli; dell'avvocato generale dello Stato Dolcino Favi; dei sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo e del pm Salvatore Curcio; dell'ex procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi; del procuratore aggiunto vicario di Catanzaro Salvatore Murone. Le perquisizioni hanno riguardato anche le abitazioni di alcuni indagati dalle quali sono stati prelevati anche computer.
L'inchiesta parte dalla denuncia dell'attuale giudice del riesame di Napoli, trasferito d'ufficio dal Csm da suo posto di pm a Catanzaro, dopo che le sue inchieste che avevano scosso il mondo politico e giudiziario erano state avocate dagli stessi capi della procura di Catanzaro. Alla procura di Salerno sono aperti più fascicoli, tra cui alcuni che riguardano una serie di denunce presentate contro De Magistris e altre, invece, su un presunto piano per delegittimare lo stesso De Magistris, poi trasferito dal Csm a Napoli al termine di un procedimento disciplinare.
CSM - La prima commissione del Csm si appresta a vagliare «la situazione complessiva» del caso Catanzaro dopo aver ricevuto la comunicazione ufficiale dei provvedimenti presi dalla procura di Salerno. Presso la prima commissione sono già stati aperti dei fascicoli sulla situazione degli uffici giudiziari calabresi.
02 dicembre 2008 (ultima modifica: 03 dicembre 2008)
Che schifo
2.12|17:05 Lettore_712970
Se ciò che si sta profilando risulterà vero, c'è da chiedersi se i componenti della nostra magistratura sono Magistrati o mafiosi della peggior specie che agiscono nel modo più sporco e scorretto possibile. La mia convinzione è che in Italia governano Caste e Cosche. E qui ce n'è un bell'esempio (sempre se risulterà vero).

SPERIAMO BENE!!
2.12|21:43 carlol
SPERIAMO CHE SI ABBIA FINALMENTE IL CORAGGIO DI ANDARE FINO IN FONDO ALTRIMENTE ALTRI MAGISTRATI ONESTI TIPO DE MAGISTRIS CAPIREBBERO CHE E' INUTILE METTERSI CONTRO I POTENTI PERCHE' ESSI SONO INTOCCABILI!!

 Tutti complici
2.12|21:43 Lettore_734431
Scrivo dalla California, dove sono scappato per il disgusto insopportabile del vivere in una terra in cui di De Magistris ne occorrerebbero 200.000.
 
MAGISTRATI CONTRO
2.12|19:48 rudolf
Ottimo esempio viene dato agli italiani dalla nostra magistratura. Se tanto mi dà tanto, che fiducia si può avere? Odio fra magistrati? Invidie? Problemi di carriera?
Motivi politici o di appartenenza politica? Sembrano gli ingredienti di un romanzo "noir" ma è purtroppo la realtà in cui viviamo dove anche nelle supreme stanze vi sono scontri senza esclusione di colpi. E i cittadini? Cosa pensano: CHE SCHIFO.
Dimenticavo: che dirà mai Di Pietro, il fustigatore, il moralizzatore, il PM senza macchia e senza paura, di tutto sto' popo' di fanghiglia puzzolente che dilaga nelle supreme aule dei PM e dei Tribunali italiani che, in nome del popolo italiano, amministrano e somministrano la legge?? Da che parte sta? Ma non era quello che voleva riformare radicalmente tutto il corpus magistrati? E se qualcun altro lo facesse al suo posto, che direbbe? COLPO DI STATO COLPO DI STATO. Sbaglio?
 
La Giustizia in Italia rispetta le regole democratiche???
2.12|19:42 Lettore_734356
io ho avuto a che fare con il PM Annunziata Cazzetta, allora sostituto procuratore a Palmi calabra. Questo magistrato mi ha incriminato per fatti non corrispondenti al vero... cioè ha affermato il falso. Inoltre, dopo aver ricevuto lo scrivente lettere estorsive, mi ha incriminato per simulazione di reato. Dopo circa 4 anni quello che avevo indicato come il presunto estortore delle missive, fu preso e in seguito condannato con la condizionale. Nel fascicolo del processo che si basava su intercettazioni telefoniche non comparivano ne'  finora mi sono state date, sebbene richieste, le bobine e le trascrizioni delle intercettazioni. Le accuse si basavano sul brogliaccio dei carabinieri. In questi giorni si assiste allo scempio del concorso in magistratura. Nel passato si sono verificati casi analoghi e non sono stati mai denunciati??
L'Italia ha bisogno di magistrati come De Magistris che ha avuto il coraggio di dimettersi dall'ANM e la giustizia ha necessità urgente di profonde riforme strutturali.

Consiglio di visionare il mio sito "La Giustizia e Gaetano Maruca" o quello che è rimasto: http://utenti.lycos.it/gmaruca1/index.html
2.12|21:43 carlol
SPERIAMO CHE SI ABBIA FINALMENTE IL CORAGGIO DI ANDARE FINO IN FONDO ALTRIMENTI ALTRI MAGISTRATI ONESTI TIPO DE MAGISTRIS CAPIREBBERO CHE E' INUTILE METTERSI CONTRO I POTENTI PERCHE' ESSI SONO INTOCCABILI!!
 
La ghigliottina di Robespierre
2.12|19:38 Lettore_734357
Il magistrato Luigi De Magistris si è reso colpevole di una serie di irregolarità e abusi di potere durante la sua permanenza alla procura di Catanzaro; Nessuno di coloro che ha commentato a favore di questa ennesima boutade della magistratura sembra aver letto le ragioni che hanno portato il CSM a trasferire il Pm De Magistris.
In un sistema democratico il potere spetta al popolo che lo esercita nelle forme previste dalla costituzione... ovvero il voto, guai a sperare che sia un altra istituzione a fare piazza pulita della classe dirigente. Il giustizialismo non ha mai prodotto una classe dirigente più democratica anzi... la storia recente del nostro paese dovrebbe insegnarlo oramai...
 
Viva DeMagistris!
2.12|19:38 Lettore_725856
Speriamo che la Giustizia finalmente trionfi!
 
Conseguenze della coerenza
2.12|19:38 Lettore_733543
Ogniqualvolta il Presidente della Repubblica ha rilasciato dichiarazioni forti su questioni morali, si è scatenato il coro dei consensi a destra come a sinistra, ma con scarsi risvolti concreti. Ora che Napolitano ha stigmatizzato apertamente, a Napoli, l'inettitudine ed altri difetti dei governanti del sud, sarebbe più che auspicabile cambiare, come chiede il nostro primo cittadino. La sua statura politica, la sua lunga appartenenza ad una classe politica illuminata, la sua popolarità e la sua indiscutibile preminenza fra i politici di sinistra non dovrebbero lasciare alcun dubbio negli attuali governanti campani sulla opportunità di lasciare il campo libero a figure meno compromesse con l'inefficienza, sarebbe la loro iniziativa politica più significativa dei fatidici ultimi quindici anni e potrebbe, hai visto mai, aprire la strada al nuovo che non potrà mai ripetere lo sfascio passato.
 
Il solito polverone
2.12|19:24 gblang
Possibile che non riusciamo mai a diventare adulti in questo Paese, che non possiamo mai ricordarci di dovere al comune cittadino quel minimo di rispetto dovuto a chi assiste impietrito a questa guerra fra bande da parte delle istituzioni che dovrebbero essere le più rappresentative di una nazione degna di questo nome?
Che non si riesca mai a capire chi è l'indegno di ricoprire una carica, se l'accusato o l'accusatore? Intanto il polverone al suo epilogo si infittisce ulteriormente, all'italiana purtroppo, come ormai si afferma ai quattro punti cardinali ....
 
Magistropoli
2.12|19:17 Lettore_10174
c'è del marcio anche nella magistratura, se quando uno fa inchieste scottanti che toccano il potere invece di ricevere elogi viene trasferito.
 
Prodi non c'entrava mica?
2.12|19:09 paolodellasala
Vedo che subito i benpensanti progre tirano fuori dal cilindro il solito coniglio bianco Berlusconi, anche in questo caso. Se non ricordo male, però, la questione toccava piuttosto l'area legata al governo di centrosinistra per fortuna ora naufragato.
 
Lotta fratricida
2.12|19:09 Lettore_18120
la verità è una sola, ma quando cade in mano a certi Azzeccagarbugli diventa come la plastilina. Mi piaceva credere nell'onestà del Dr De Magistris e non in quella dei suoi accusatori. Ora qualcuno si muove per rimettere il campanile al centro del villaggio. Lotta fratricida! Quanta fatica che si annullerebbe se tutti i magistrati cercassero davvero e solo la verità!
 
FORZA DE MAGISTRIS!!
2.12|19:09 Argenia
Siamo con TE!!
 
Usque tandem.......
2.12|19:04 silvio
Sembrano dei cani, messi in un recinto senza sbobba e che si azzannano l'uno con l'altro. La giustizia in Italia è uno schifo, questo lo sanno tutti, anzi più che saperlo lo si tocca quotidianamente, ma che ci si debba sorbire anche questi teatrini, disonorevoli per un'istituzione dello stato, è proprio deprimente.
Gli addetti ormai li conosciamo, ma almeno il concetto di civiltà e democrazia, salviamolo......

Finalmente!
2.12|19:04 Lettore_733536
Finalmente! Speriamo bene! Speriamo di sapere la verità! Non so dire altro, perchè l'ipotesi di corruzione dei magistrati è la cosa che più mi sconvolge come cittadino che crede nella democrazia. Quanto più la magistratura viene meno ai suoi doveri, e non solo sul piano penale, ma anche dell'efficienza e dell'impegno, tanto più offre il fianco ai suoi detrattori per delegittimarla.
 
W L'Italia
2.12|18:57 Lettore_734315
Molto spesso ultimamente non mi sento molto orgoglioso di essere Italiano, poichè sembra che la "Patria" esista solo quando gioca la nazionale di calcio; poi però viene fuori qualche notizia dal passato, oppure sui beni archeologici in Italia, le bellezze del paesaggio ed artistiche e qualche rara volta esce... una notizia come questa!!
W L'Italia G. Caccia
 
Finalmente.. speranze di giustizia
2.12|18:50 Lettore_733605
è una speranza, ma ci accontentiamo di poco in questi giorni neri... sicuramente la mano lunga del governo del sign. B interverrà.. godiamoci la speranza
 
De Magistris: ai posteri l'ardua sentenza?!
2.12|18:42 Lettore_5195
Argomento abbastanza spinoso, ma, se si sono mossi più magistrati, che probabilmente hanno esaminato le carte a favore di De Magistris, forse, anzi, quasi sicuramente, qualcosa di nuovo e di importante c'è!!!
 
TEMPO AL TEMPO... CHE LA VERITA' EMERGA!!! "MAGISTROPOLI"?
2.12|18:36 GBP2008
Sarebbe sempre troppo tardi, in questo Paese, vedere qualche magistrato in manette o in galera...per come loro stessi hanno utilizzato la Giustizia così la dovranno subire.. chi di spada... prima o poi và a finire sempre così! Non è per partito preso contro la Magistratura è per il modo scorretto, politicizzato e strumentale in cui il potere giudiziario è stato tropo spesso utilizzato in Italia, quindi auspichiamo una "magistropoli" che faccia pulizia e riconduca la Magistratura nel suo corretto posizionamento che è quello di garantire la Giustizia al Popolo italiano senza protagonismi, personalismi e inchieste spettacolo.
 
Vogliamo la verità
2.12|18:29 Lettore_734109
Finalmente qualcosa si smuove, ci sono delle speranze concrete che i continui soprusi subiti da De Magistris e dall'intera Calabria onesta vengano a galla.
Tuttavia i poteri forti hanno colpito ancora senza che la stampa se ne accorga, continua la scia dei magistrati onesti che non riescono a finire l'indagine Why Not.
Notizia di pochi giorni fa è che due magistrati della procura di Paola sono stati sollevati dall'inchiesta Why Not pochi giorni prima che iniziassero gli interrogatori.
La verità è che la Calabria e i suoi finanziamenti fanno comodo a tutto il sistema occulto italiano. La speranza è che si arrivi alla verità, perchè De Magistris è l'emblema del magistrato che la Costituzione e i cittadini vogliono.
 
Il diritto alla legalità
2.12|18:00 Lettore_734194
Ogni tanto penso di poter ormai assistere al funerale della giustizia e della legalità. Però poi davanti a queste notizie, mi riprendo e ricomincio a credere che non tutto è perduto! Forza De Magistris, molti cittadini avevano capito cosa stavi stanando e il perchè ti avevano bloccato.
 
De Magistris
2.12|17:49 Lettore_3599
Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e secondo me siamo al rush finale: forza Luigi!

 
2.12|17:49 ottone ii
E' una triste vicenda, come tante accadute in questo Paese. Spero che la verità venga a galla e chi ha sbagliato paghi e di brutto.
 
Era ora
2.12|17:39 Lettore_734263
Era ora. Vincenzo Iurillo
 
Non ci sono parole
2.12|17:13 Lettore_733989
Cosa dovremo commentare. aleone
 
Che schifo
2.12|17:05 Lettore_712970
Se ciò che si sta profilando risulterà vero, c'è da chiedersi se i componenti della nostra magistratura sono Magistrati o mafiosi della peggior specie che agiscono nel modo più sporco e scorretto possibile. La mia convinzione è che in Italia governano Caste e Cosche. E qui ce n'è un bell'esempio (sempre se risulterà vero).
 
FINALMENTE
2.12|17:01 Lettore_734234
Finalmente qualche autorità si ribella a quello che un magistrato ha dovuto subire solo perchè aveva scoperto un'intesa tra mafie e politiche.. Da oggi sono più orgoglioso di essere salernitano, spero che questa inchiesta non vada a finire nel vuoto come tante altre in questa direzione.
 
Forleo, De Magistris ed i politici famosi
2.12|16:55 Lettore_5189
Mi par di vedere quei film dove piccoli e grandi eroi combattono contro il prepotente di turno. Purtroppo, nella realtà, hanno spesso la meglio i 'malvagi'. In che paese corrotto e senza morale viviamo!
 
Il tempo è galantuomo
2.12|16:21 Lettore_734160
Le battaglie in nome della giustizia spesso lasciano sul terreno il tremendo segno del loro passaggio. Il tempo è galantuomo e renderà merito ai giusti.
 
Ho sempre avuto fiducia in De Magistris
2.12|16:21 rocky
Sono contento, spero che una volta tanto si scoperchi la pentola e si puniscano i veri colpevoli. De Magistris stava facendo un lavoro eccellente ed è stato colpito come nelle peggiori dittature del quarto mondo. Adesso, in questo momento di crisi, speriamo venga fuori la verità, così vedremo chi ha veramente remato contro in questa inchiesta scottante, in cui sono passati e scomparsi migliaia di miliardi.
 
Tutti sono uguali davanti alla legge
2.12|15:49 silvano169
domanda che giro a tutti: come mai in ogni parte del mondo chiunque investito di una carica pubblica se indagato a qualunque titolo viene sospeso dalla suddetta carica e si deve sottoporre al processo che non è come in Italia una sorta di caccia alle streghe a salvaguardia della verginità di persone che quando sono colpevoli il massimo che fanno è stare un attimo in silenzio in disparte e poi ritornare con un altro partito sempre con incarichi istituzionali?
Non sarebbe il caso che in Italia i processi si facciano quando si devono fare e si comincia, nel contempo, ad avere pazienza nell'attesa delle sentenza senza influenzarle? Non sembra che stiamo rasentando il ridicolo? Possibile che si indaga su Fassino e D'Alema e si trasferisce il giudice? E se quel giudice aveva scoperto cose davvero serie? No, aveva toccato dei santuari ed ecco che abbiamo quello che abbiamo... Scusate lo sfogo.....
 
Meglio tardi...
2.12|15:49 Lettore_727411
La domanda nasce spontanea: perchè hanno impiegato così tanto ad intervenire???
Il dubbio che nel frattempo chi di "dovere" abbia fato sparire i documenti più scomodi resta... Fin quando non si avrà una effettiva indipendenza della magistratura dalla politica, fornendole tutti i mezzi e i fondi per ben operare senza sottostare ai ricatti della politica stessa, sarà difficile avere piena fiducia delle istituzioni. Grazie.
 
Politica e magistratura
2.12|15:21 Max Fortis
Spero che la politica smetta di fare presto la guerra alla magistratura e che giudici capaci come De Magistris siano lasciati in pace a fare il loro lavoro di pulizia. Di lavoro di pulizia penso c'è molto da fare, purtroppo molto di più che la situazione rifiuti in Campania.
 
re
2.12|15:15 Lettore_734115
Un magistrato scopre truffe e diventa una toga rossa, la classe politica sperpera denaro e risorse pubbliche a proprio uso e interesse, ed è chiamata a difendere la democrazia. Questo paese non è malato è solo preda di gruppi e centri di potere, che grazie a l'uso privato delle istituzioni fanno i propri interessi.
 
Tarmaggioni
2.12|15:04 tarcisio
speriamo che finalmente si possa fare piazza pulita della corruzione a Catanzaro ed in calabria in generale. non sono mai stato un sostenitore dei giudici in Italia, ma della giustizia si. Ora spero che si riesca a dare fiducia anche ai giudici se avranno il coraggio di andare fino in fondo contro i loro colleghi
 
De Magistris
2.12|15:04 Lettore_734064
Finalmente una buona notizia!!!!! La magistratura deve avere le mani libere. E' l'unica istituzione che può difendere i cittadini dai soprusi dei potenti e dei corrotti!!!!!

Radicali Rassegna stampa.it - Forum Carlo Vulpio.it

L'avviso di garanzia o la custodia cautelare non sono neanche indizi di colpevolezza
Prendete l'ignoranza, impastatela con la malafede ed avrete la sostanza dei titoloni che i giornali (quelli che vogliono far credere d'essere seri) sparano sulle inchieste giudiziarie. Aggiungete una buona dose di paura, e capirete anche il senso della proposta fatta dal ministro ombra, ds, della giustizia: a disporre il carcere preventivo non sia più un solo giudice, ma tre. Il tribunale della libertà, a Potenza, ha annullato la richiesta d'arresto, prima avallata dal gip, di un parlamentare ds. E subito tutti a scrivere che l'"impianto accusatorio" s'è ridimensionato e indebolito. Stessa commedia, con diverso copione, a Pescara, dove è il gip stesso ad averci ripensato, dopo avere incarcerato un sindaco, sempre ds. Commenti frettolosi, e non innocenti, dimenticano che:
a. l'avviso di garanzia o la custodia cautelare non sono neanche indizi di colpevolezza;
b. la privazione cautelare della libertà è possibile, secondo la legge, solo se c'è concreto pericolo di fuga, rischio di reiterazione, per reati di sangue e pericolosi, o di effettivo inquinamento delle prove;
c. sia la disposizione che il venir meno delle misure cautelari non hanno nulla a che vedere con l'accertamento dei fatti, che spetta ad un tribunale vero (fra anni!).
Gli "impianti", di cui tanti straparlano, se li dovrebbero fare al cervello.
A vigilare sulle richieste della procura sono stati posti due livelli: il gip ed il tribunale della libertà. Due fallimenti. Dice Tenaglia, magistrato, già membro del Csm, ed ora ministro nella zona oscura: mettiamocene tre, al posto di uno. Ce ne può mettere un'assemblea, magari sperando di averne almeno uno nella corrente amica, ma sarà sempre un obbrobrio, perché il pm, il gip, il gup e gli altri sono tutti colleghi. Se lo ricorda, il non soleggiato, quel gip milanese che si faceva la campagna elettorale, in modo da raggiungerlo a Palazzo dei Marescialli, grazie ad un pm? Ecco, questo è il motivo per cui non funziona. L'Italia vive, da molti anni, senza giustizia, ciucciando un succedaneo velenoso, il giustizialismo. Siamo ancora qui, con Napolitano che vuole le "riforme condivise" ed auspica il "dialogo", alimentando conservazione e chiacchiere. Nella Costituzione c'è scritto come si fanno le riforme. Peccato la trascurino, anche alla Corte Costituzionale.
  Davide Giacalone - Pubblicato da Libero

 
Radicali Rassegna stampa Carlo Vulpio
Notizie Radicali il giornale telematico di Radicali Italianiradicali.it radicalparty.org lucacoscioni.it radioradicale.it mercoledì 17 dicembre 2008
Direttore: Gualtiero Vecellio scrivi alla redazione
Il caso Vulpio: i primi commenti alla sua lettera, con la quale annuncia di essere stato sollevato dall'incarico di seguire l'inchiesta De Magistris.
di Pier Vincenzo Uleri, Claudio Mori, Condor, Giuseppe Giulietti, Maria Eliantonio, Maurizio Bolognetti
Nell'edizione di "Notizie Radicali" di lunedì 15 dicembre, assieme a "Fai la Notizia" sul sito di "Radio Radicale" abbiamo pubblicato la lettera di Carlo Vulpio, giornalista del "Corriere della Sera", che raccontava come il suo direttore Paolo Mieli lo abbia sollevato dall'incarico di seguire l'inchiesta De Magistris che seguiva da un paio d'anni; e questo per aver scritto cose veritiere ma evidentemente non gradite. Volutamente ci siamo astenuti da ogni commento, perché la lettera da sola si commenta; e abbiamo sollecitato l'opinione dei lettori. Ecco i primi commenti che ci sono giunti:
 
A proposito di Carlo Vulpio, giornalista del "Corriera della Sera" e de Il Caso "Calabria, Lucania, Italia"
di PierVincenzo Uleri
Questa estate, vero l'8 o il 9 di agosto, appena chiuso con una cosa che avevo da fare e che trascinavo da qualche mese ma dalla quale non riuscivo a staccarmi, per "rilassarmi" un po' sono andato in libreria: due o tre libretti di Camilleri che non leggevo più da anni e poi "qualcosa di forte": Roba Nostra, di Carlo Vulpio (nonostante la prefazione di Marco Travaglio), [Milano, Il Saggiatore, 2008, 254 pagine] e Il Caso De Magistris di Antonio Massari[Roma, Aliberti, 2008, 444 pagine].
"Calabria, Lucania, Italia" sono le tre parole dell'Introduzione al libro di Vulpio: non si tratta del Caso De Magistris ma de Il Caso "Calabria, Lucania, Italia". Non si tratta a mio avviso di semplici casi di malaffare, corruzione, concussione. I Radicali farebbero molto bene a chiedersi e a discutere se i fatti narrati in quei libri non trattino di un capitolo de "Il Caso Italia". Inutile dire che la lettura dei due libri non mi ha per niente "rilassato", piuttosto direi che mi ha lasciato sgomento. Conoscevo gli articoli scritti da Vulpio per il Corriere della Sera, non conoscevo quelli di Massari, giornalista de La Stampa. Leggere i due libri fa ben altro effetto che leggere da semplice e smemorato lettore gli articoli sui giornali, diluiti nel tempo.
I due libri si integrano, anche se per ragioni di narrazione, mi sembra tuttavia preferibile leggere prima quello di Vulpio e poi quello di Massari.
Tra le tante cose incredibili e allucinanti, più o meno tutte legate a tre inchieste cui lavorava il Pubblico Ministero Luigi De Magistris, mi ha colpito anche un breve passaggio che riguarda da vicino i Radicali:
«... Ma tra i politici quasi nessuno parla. Dice cose sensate e coraggiose Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali lucani, ma a un certo punto viene lasciato solo anche dai suoi compagni, a cominciare da Marco Pannella ed Emma Bonino, più interessati a fare i "giapponesi di Prodi" e a ottener uno spazio nel Pd" (p. 150).
Grazie a "Radio Radicale" (grazie davvero), sabato pomeriggio sdraiato sul divano per un forte mal di schiena e con un umore nivuro nivuro come direbbe Montalbano ho sentito per caso la parte finale di intervista di Sergio Scandura a Carlo Vulpio ed ho così appreso la notizia il giornalista del "Corriere" era stato rimosso dall'incarico di seguire la vicenda in corso che è stata denominata da alcuni come «Guerra tra Procure della Repubblica». Sono andato subito a controllare il sito di Vulpio. Leggere che il Direttore ha sollevato Vulpio dicendogli che sarebbe un cattivo giornalista mi ha lasciato esterrefatto.
Grazie quindi a "Notizie Radicali" per aver ripubblicato l'articolo di Vulpio. Spero che questa vicenda non passi sottosilenzio e che "Notizie Radicali" e "Radio Radicale" prestino moltissima attenzione.
Non so dire, per mia disattenzione, quale e quanta attenzione alle vicende de «Il caso Calabria, Lucania, Italia» abbiano dedicato in precedenza "Notizie Radicali", "Radio Radicale" e i dirigenti politici Radicali, dentro e fuori il Parlamento. Non dubito che sui siti web Radicali vi siano tracce e documenti e non solo ad opera di Maurizio Bolognetti.
Non sono in grado di decifrare il significato degli scambi di battute che credo in qualche occasione vi siano stati nelle conversazioni domenicali tra Marco Pannella e il Direttore di "Radio Radicale" Massimo Bordin. Direi, semplificando, così: Pannella prudente annusa l'aria, non chiude le porte e aspetta di capire quale sia la porta giusta da imboccare, Bordin sempre e comunque contro i pubblici ministeri, da Guariniello in giù, considerati più o meno tutti della stessa pasta dei due Di Pietro, per non dire di quello che avrebbe un nome intraducibile in italiano.
Del resto anche l'espressione «molto interessante» per definire il libro di Vulpio mi sembra denotare un certa prudenza. Troppa a mio giudizio.
Facciamo pure nostra la prudenza per cui Antonio Massari scrive ripetutamente in molte note del suo libro: «Nel momento in cui scriviamo, per il personaggio in questione, e le vicende trattate in questo volume, non è stato provato alcun reato, e quindi vale l'assoluta presunzione della sua non colpevolezza».
Rimango tuttavia convinto che i fatti narrati nei libri di Vulpio e Massari, delineino un contesto di assoluta cancrena rispetto alla quale è auspicabile che vi siano precise e puntuali azioni politiche, dentro e fuori dal Parlamento. Senza alcun occhio riguardo, anzi, per colleganze di partito e gruppo parlamentare.
 
Claudio Mori
Carissimi, è ovvio stare dalla parte del Robin Hood Carlo Vulpio, le azioni e reazioni delle tre Procure di Matera, Catanzaro e Salerno dimostrano la deviazione che la giustizia italiana sta subendo. Non si bada ad amministrare la giustizia, specialmente quella con la g minuscola, ma una guerra per bande distrugge il prestigio di una classe dirigente di cui nessuno può sinceramente fidarsi. Dalle indagini truffa di molti processi-spettacolo, approdati regolarmente a "Porta a Porta", alle carenze di legalità fino alle condanne della Comunità Europea per ritardi, ritardi apparentemente brevi per casi da prima pagina, ma assurdamente penalizzanti per il comune cittadino, l'uso distorto della legge, interpretata secondo pregiudizi, la assoluta incapacità di accettare critiche e di cogliere il senso di profonda insoddisfazione dell'opinione pubblica, quella vera, non quella di sondaggi addomesticati dalla proposizione di domande tranello, che prevedono comunque la vittoria di tesi preconfezionate.
Tutto questo mentre qualsiasi indagato, indiziato, sospettato, dichiara di fidarsi ciecamente della giustizia, ben sapendo che una frase diversa potrebbe scatenargli addosso l'attacco di certa stampa edulcorata e lecchina, pronta a cercare il mostro che non si pente... di ciò che magari non ha fatto. Ho seguito per lavoro per anni il CSM e ne ho tratto la convinzione di un consociativismo antilegale che pervadeva TUTTE le decisioni prese nelle sedute più importanti.
Una concezione del decoro della classe giudicante e inquirente che bada SOLO alla forma e MAI alla sostanza. La cosa più insultante per il cittadino è la trasandatezza e la confusione in cui le decisioni di giustizia civile vengono prese, e la causa è certo nel fatto che la classe che amministra la giustizia è troppo occupata a badare a mantenere posizioni di privilegio, aiutare gli "amici", sostenere le rispettive parti politiche, per amministrare quella cosa semplice e difficile che è la Giustizia, quella con la G maiuscola. Su tutto ciò si innesta l'intervento censorio di un direttore di giornale che ho stimato tanto, ma che evidentemente, invecchiando, non vuole grane e, forse, ha subito l'influenza dei suoi vice, nel momento che si candidano alla guida di una forza oltranzista e confessionale: un cognome che per i Gay è simbolo di affermazione di libertà, quello che apparteneva a Mario Mieli, ora comincia a significare altro, purtroppo. Domandina finale: FNSI e Ordine hanno detto/fatto nulla su un loro associato così brutalmente colpito nel buon lavoro che stava svolgendo?
 
Condor
Gentile Signor Vulpio, è con grande rammarico che apprendo della notizia della sua vacanza anticipata. Verrebbe quasi da dire "Ispettore Vulpio, il caso De Magistris non è più suo!" Si conceda un periodo di meritato riposo e ringrazi il Suo Direttore per il regalo di Natale, che Le consentirà di scrivere un libro, oppure riassumere (su queste pagine?) i fatti salienti di questa complicata storia. Il sottoscritto non è un acquirente del "Prestigioso Quotidiano" per il quale Lei scrive(va) e quindi è colpevolmente curioso di apprendere della sua "viva penna" le trame e gli orditi di questa vicenda. Confesso di essere pure responsabile delle Sue ferie forzate in quanto, col mio mancato acquisto - ho contribuito al serio disequilibrio finanziario del Suo datore di lavoro che ha dovuto tagliare i costi e riportarla a casa. Me scuso con Lei e col Suo principale, qui ed in ritardo. Ora però, ci racconti come è iniziato questo "caso", quale è stata la prima goccia di una pioggia senza fine... come è nata l'inchiesta, se lo ricorda? Che cosa le disse quel giorno il Pacato Direttore del Rinomato Quotidiano? Cordialità.
Giuseppe Giulietti
 
Carlo Vulpio è un bravo e coraggioso giornalista del "Corriere della Sera".
Per anni ha seguito vicende giudiziarie scottanti senza mai guardare in faccia a nessuno. In particolare ci ha puntualmente informato su quanto stava accadendo nei tribunali di Salerno, Catanzaro, Potenza e dintorni. Sulla cosiddetta vicenda De Magistris non si è mai accontentato delle comode verità preconfezionate.
I fatti di questi giorni non lo hanno certo smentito. Da qualche giorno sul suo blog ha pubblicato la lettera con la quale il direttore Mieli lo ha rimosso dall'incarico.
In altri tempi sarebbe scoppiato il finimondo. Invece la vicenda, almeno sino ad oggi, sembra circondata da un singolare silenzio. La lettera e la replica di Vulpio circolano in rete, si trovano sul sito di "Micromega" e sul blog di Marco Travaglio. Abbiamo deciso di fare questo link perchè vorremmo che si aprisse una pubblica discussione.
Il sindacato ha nulla da dire? E l'Ordine? Oppure sono in possesso di elementi che hanno sconsigliato una pubblica polemica?
Ci attendiamo che questa vicenda esca dalla clandestinità e che tutti i protagonisti possano raccontare la loro versione dei fatti. Troppi sono i misteri che circondano la "guerra tra le procure", non è davvero il caso di aggiungere oscurità a oscurità. (da "Articolo 21)
 
Maria Eliantonio
Andiamo avanti! Raccontiamo al mondo le innumerevoli ingiustizie con i pochi mezzi che ci lasciano a disposizione. Continuo a leggere fatti vergognosi vorrei che certi funzionari dello stato fossero almeno licenziati. Non credo che il giornalista si sia inventato fiabe. I delinquenti assassini devono pagare.
 
Maurizio Bolognetti
Penso che tutti coloro che si sono occupati di questa vicenda magistrati, giornalisti, politici stanno subendo ritorsioni. A Carlo Vulpio ho già espresso personalmente la mia solidarietà. E' un peccato che non possa più occuparsi di certe vicende.
Tutto questo temo servirà come propellente per riformare pesantemente il Potere Giudiziario e gli equilibri costituzionali tra i diversi Poteri dello Stato.
 
Andrea Romanet
Cortese Carlo Vulpio, il suo trasferimento è dovuto probabilmente non per l'articolo che Lei ritiene scomodo, ma per uno dei motivi di seguito descritti: 1) Trasferimento per normale avvicendamento: è una pura coincidenza quindi che sia capitato proprio a Lei. 2) Trasferimento senza sostituto: è probabile che le vendite dei quotidiani o la riduzione delle entrate pubblicitarie come al "Correre della Sera" siano più che validi motivi per una riorganizzazione interna anche per le redazioni dei quotidiani. 3) Trasferimento in altra sezione della redazione. A volte può capitare che un giornalista non sia tagliato a scrivere articoli di cronaca. E preferibile scrivere articoli sull'arte o lo sport o addirittura sul tempo libero, sono più attraenti 4) Trasferimento e in altra redazione, generalmente gli articoli come l'inchiesta di Catanzaro è affidata ai direttori di testata, che scrivono e rispondono a nome della testata giornalistica che rappresentano. Comunque vedrà che una figura con un'esperienza come la Sua troverà impiego presso qualche altra redazione. Auguri di Buon Natale.
 
Giovanna Canigiula
A Catanzaro succede una cosa pericolosissima: non solo, come finora è accaduto, la politica bipartisan tace e rifiuta persino la vetrina televisiva, ma tutti, in generale, invitano a riacquistare il senno e a non parteggiare in nome del buon nome - mi si perdoni il bisticcio - della regione, della giustizia non giustizialista, del decoro pubblico. A Catanzaro, la guerra tra le due procure è presentata come guerra di quel De Magistris che, anche per chi lo sosteneva, è ora lo sceriffo cattivo, che tradisce i principi a cui si ispirava e getta fango impunemente su tutto. Tant'è che si manda ripetutamente in onda una sua intervista di qualche anno fa, quando una delle inchieste era stata appena avviata, si profilava nelle sue parole il temporale ma non se ne immaginava la portata. Non la immaginava neppure lui. Era fiducioso, pacato, garantista.
Ha sbagliato parlando troppo questo magistrato? Forse. La stessa accusa la rivolgevano a Falcone.
Dalla procura, tutti contro uno, dicono cose inquietanti e scontate: nessuna delle inchieste di De Magistris era destinata ad andare a buon fine, come la sua storia personale insegna (e del resto si è provato a scoperchiare anche le magagne del sistema scolastico, dimenticando che colleghi e superiori hanno mogli, sorelle, cugine di ogni ordine e grado all'interno del suddetto sistema); non è un magistrato preparato; è uno che, per godere dei primi piani, fa tutto ciò che un bravo magistrato mai farebbe. Allora, ragionando sulla sua buona fede, altrimenti sarebbe lunga: - mettiamo che De Magistris sia una specie di don Chisciotte moderno che, animato da principi nobili, getta ogni cosa in un calderone, travisa la realtà, scambia gli utili mulini a vento per nemici da combattere; - mettiamo che il folle cavaliere, vittima di un progetto più grande di lui, finisce prigioniero del gioco delle scatole cinesi che gli era piaciuto tanto: ne apre una, poi un'altra, poi un'altra e annega senza trovare una via d'uscita; - mettiamo che in procura abbiano ragione: le sue inchieste sono solo contenitori vuoti che, però, arrecano danni a chi vi si è trovato suo malgrado dentro. Messo tutto ciò e anche altro, le cose pur tuttavia non tornano: - se le sue inchieste sono contenitori vuoti, perché sottrargliele quando dice di essere in dirittura d'arrivo? -Se le sue inchieste non valgono un fico secco, perché il magistrato crotonese Bruni, chiamato a condividerne una, litiga coi magistrati catanzaresi, se ne tira fuori e dichiara che sarebbe meglio passarne la competenza a Salerno?
E perché se ne tira fuori anche Facciolla, attuale sostituto procuratore di Paola che all'epoca aveva denunciato la solitudine e gli ostacoli che, dall'interno, colpiscono chi intende onorare il mestiere? - Se le sue inchieste sono scatole cinesi illusorie, perché rifiutare a Salerno ciò che la procura chiede? -
Se le sue inchieste andavano chiuse, visto che non contengono nulla di nulla, perché al CSM ora dicono che Salerno le voleva scippare avendo saputo che si profilavano arresti eccellenti?
E così: la politica tace (tutti collusi?); il Presidente della Repubblica tace (a chi lo rende questo putrido servigio? Non a noi); il giornalista è sollevato dall'incarico (i tagli all'editoria che si invocano non toccherebbero le grosse testate sorrette e condizionate dai poteri forti, o sbaglio?); i magistrati lucani siedono sulle loro belle e grasse poltrone; a Catanzaro continuerà l'oscura commistura di poteri mafiosi di ogni lega. Si chiede un commento, ma quale? Dovrebbero dirci dove sono finiti gli oltre 700 milioni di finanziamenti spariti e magari, per alleggerire il tema, spiegarci pure perché il potentissimo Chiaravalloti aveva già senza pudore alcuno tracciato il futuro dell'ex pm. E' il momento in cui un'intera regione dovrebbe sentirsi chiamata alla rivolta ma guardiamo la miserevole fine: il dubbio, come un tarlo, comincia a farsi largo nelle menti. E vogliamo che sia così. Certo La Qualunque vince e io parteggio. Per De Magistris. Perché qui la vicenda è legata al suo nome.
 
Dal Forum Carlo Vulpio, www.carlovulpio.it
Innanzitutto, GRANDISSIMA SOLIDARIETA'. Punto.
Secondo: conosci il mensile LiberoReporter edito a Padova e distribuito in tutta Italia?
Forse no, non importa, lo conoscerai.
Terzo: Ti faremo una sorpresa nel mese della Befana (;-)
Giuliana D'Olcese quota rosa di LiberoReporter

12/12/2008 18.39 - Autore: paolo
grazie Carlo
Che dire? Per fortuna abbiamo la rete dove esiste ancora, per quanto non lo sappiamo, la libera informazione. Fin che dura dobbiamo solo aspettare per assistere alla prevedibile fine della informazione sulla carta stampata. E per gli ipocriti del sistema come Mieli l'augurio di diventare alla fine della carriera un freelance per una freePRESS d.

Re: Si, a chillu grandissimo scurnacchiato gli auguriamo una postcarriera come freelance per una Guantanamo PRESS. GD'O

20/12/2008 16.39 - Autore: GD'O
Guaie 'e nott!!
Hai visto http://blog.bamboccioni.net/ ?
 

Grazie Vulpio!
A poco a poco stanno facendo terra bruciata intorno alle persone oneste, che tristezza! A lei un sentitissimo grazie perché ci mette a disposizione ogni giorno la sua professionalità e la sua onestà intellettuale. Paola Mangiarotti
 
14/12/2008 22.10 - Autore: Luigi GRAX
mi associo... GRAZIE VULPIO !!!! SIAMO TANTI in Italia a doverla ringraziare. solo gente come lei riesce con grandi sacrifici a dare un ESEMPIO di ONESTà ed CORAGGIO ai giovani. NON TEMA. IL FUTURO é VOSTRO. Lei appartiene di DIRITTO alla nuova generazione... quella di coloro che VINCERANNO.

Vulpio, DeMagistris, Forleo, Ingroia, Travaglio, e tanti altri... LORO SONO VECCHI E CERCANO DI TAPPAR BUCHI DI UNA VECCHIA ZATTERA CHE DEVE AFFONDARE... RESISTETE CON IL SORRISO SULLE LABRA e la SERENITà del GIUSTO STAMPATA SUL VOLTO.
saluti grax org beppegrillo.meetup/664

 
14/12/2008 22.22
Grazie Vulpio!
mi associo... GRAZIE VULPIO!!!! ANCORA ESISTON0 GIORNALISTI LIBERI!! un saluto giorgio
 
14/12/2008 22.38 - Autore: Redazione
I pachidermi schiacciano con il loro piede pesante ma scappano davanti a un topolino.
swan
 
14/12/2008 22.34 - Autore: Giada Costa
cosa aggiungere più!?! l'onestà in questo paese viene premiata con l'allontanamento e l'isolamento..!! ovvio non abitiamo in un paese democratico...
Ma prima o poi reagiremo?!? Intanto grazie per l'esempio d'integrità!! almeno ogni tanto persone come Lei, ci dicono che forse una speranza c'è!
Grazie di nuovo, la gente onesta è con Lei, lo sappia! Giada
 
15/12/2008 2.38 - Autore: enzo sellaro
è sempre stato così e non so che dire sul futuro ma una cosa è certa: qualcuno è a posto con la coscienza, qualche altro no. Però è bellissimo poter essere paragonati ad importanti filantropi come Cristo in croce, Che Guevara liberatore di popoli, i sognatori Don Chischiotte e Cyrano.
Gli altri? saranno paragonati al popolo che vota Barabba...
enzo sellaro
 
15/12/2008 4.49 - Autore: Massimo Mera
Caro Vulpio, un milione di grazie per farci ancora vedere che ci sono giornalisti onesti che non si piegano alla casta. Vale poco, ma hai tutta la mia solidarietà.
Massimo Mera
 
15/12/2008 5.46 - Autore: Mario. Milano
Grazie Vulpio! Tu sei anche la mia voce, la voce di tutti noi! Mario.
 
Da: Post inserito: venerdì 12 dicembre 2008 15.09
Oggetto: Grazie Vulpio!
A poco a poco stanno facendo terra bruciata intorno alle persone oneste, che tristezza! A lei un sentitissimo grazie perché ci mette a disposizione ogni giorno la sua professionalità e la sua onestà intellettuale. Grazie per quello che ha fatto e per quello che farà da UN CITTADINO ONESTO!
David Macchi
 
15/12/2008 11.36 - Autore: Grazia
Grazie! non ci sono parole per esprimere la nostra gratitudine. Grazia
 
15/12/2008 19.08 - Autore: stefano
grazie... da parte di chi fa lo stesso nel suo lavoro... coraggio non siamo pochi... dobbiamo solo riconoscerci!!!
stefano
 
15/12/2008 23.00 - Autore: Luca B.
MI associo anch'io a questa forza solidale per il sig. VULPIO e a tutte le persone che ogni giorno tra mille difficoltà fanno il proprio lavoro con onestà e impegno...
ma mi domando perchè dobbiamo vivere in un paese dove il furbo, il corrotto, il mafioso... viene quasi sempre SALVATO!!! E PEGGIO ANCORA CI GOVERNANO!!!

E GLI ITALIANI NON SI ACCORGONO DI QUESTO...???
Luca B.

 
16/12/2008 0.45 - Autore: Valentina Moavero
grazie e ancora grazie per averci fatto sentire la tua voce. Valentina Moavero
 
16/12/2008 10.02 - Autore: Enzo D.
Grazie Dott. Vulpio, fino a quando anche la rete non sarà imbavagliata, potenzi il suo blog ed i link incrociati, i lettori di giornali sono sempre meno, quelli della rete sempre di più! La verità ha inoltre una forza intrinseca, più tenti di comprimerla, più acquista energia.
Enzo D.
 
16/12/2008 10.51 - Autore: Elia Tamburella
Grazie anche da parte mia a Carlo Vulpio per onestà intellettuale e professionalità. Elia da Roma
 
16/12/2008 12.06 - Autore: Alessio Pagnucco
Mio fliglio leggerà il Coraggio di Carlo e comprenderà che NON siamo sudditi.
Grazie Carlo! Alessio Pagnucco
 
19/12/2008 14.14 - Autore: Nunzio Di Santi
Grazie di aver raccontato i fatti! Sono anche io del parere che alla fine chi vincerà saranno i Vulpino, i Travaglio, i De magistris e i Forleo e tutti coloro che hanno veri ideali, già noi cittadini stiamo man mano cambiando anche se troppo lentamente ma secondo me qualcosa si muove. E' vero che le hanno tolto il "caso" ma il sito è sempre qui a sua disposizione... buon lavoro!!! Nunzio Di Santi
 
20/12/2008 8.11 - Autore:
Concordo su tutto. Grazie
Dal Blog di Beppe Grillo

Dal Blog di Beppe Grillo - Why not non s’ha da fare.
E’ toccato al pm Luigi De Magistris, a cui fu avocata l’indagine e poi trasferito. E’ toccato al procuratore capo di Salerno Luigi Apicella con sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. E’ toccato infine, con un trasferimento cautelare, ai due pm di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, che indagavano sulle ragioni per cui era stato impedito da De Magistris di fare il suo lavoro. Quello che sta avvenendo sa dell’incredibile, e quella su Apicella è una decisione senza precedenti. il Consiglio Superiore della Magistratura che ha eseguito gli ordini del ministro dell’Ingiustizia Angelino Alfano.
Le ragioni della richiesta di sospensione per bocca di Alfano sono “gli atti abnormi - riferendosi al decreto di perquisizione e sequestro disposto dai pm di Salerno gli atti dell’indagine Why Not, atti mai rilasciati alla Procura di Salerno da quella di Catanzaro - nell'ottica di una acritica difesa del De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi a lui avocati”. Parole senza senso, che un uomo di legge, quale lui dovrebbe essere, non avrebbe mai pronunciato.
In sostanza Angelino Alfano ha messo in discussione il contenuto di un atto, la perquisizione e il sequestro chiesti dal Procuratore capo di Salerno Luigi Apicella, invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti. Atto (decreto di perquisizione e sequestro) che per lo più, successivamente, il tribunale del Riesame di Salerno, nel silenzio mediatico più assordante, ha ritenuto legittimo. Quanto accaduto è un fatto gravissimo. Unico nella storia della nostra democrazia. Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 Italia dei Valori ed io personalmente parteciperemo unitamente all’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ad altre associazioni e ai cittadini alla manifestazione in Piazza Farnese a Roma a sostegno del Procuratore Capo di Salerno, Luigi Apicella. Chi ci vuole stare batta un colpo. Iscrivetevi alla Manifestazione su Facebook (link).
 

ILCOGLIONEITALICO | 23.01.09 15:11
Invito tutti a leggere, all'indirizzo di sopra, la lettera tanto forte quanto commovente, che il pm Gabriella Nuzzi ha scritto al presidente dell'ANM.
Vi troverete la sua anima di magistrato ferita da un provvedimento ingiusto e scandaloso.
Vi troverete il coraggio e l'indignazione di fronte a dei poteri non tanto occulti, che della Giustizia fanno scempio, quando invece dovrebbero esserne gli strenui difensori.
Vi troverete il grido di dolore che non riesce e non vuole soffocare, sperando che riesca a svegliare le coscienze anestetizzate, affinché, una volta presenti a se stesse, si accorgano di quale mostro stia venendo fuori da una bellissima donna che tutti i cittadini onesti ammiravano: la GIUSTIZIA.
Angela Vita http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it

 
AMMAZZIAMOLITUTTI | 22.01.09 14:22
la decisione del csm di sospendere il procuratore Apicella è vergognosa perchè dimostra la mancanza di rispetto prima di tutto verso la magistratura che il csm dovrebbe rappresentare, poi verso la costituzione e i suoi principi, infine verso la giustizia e quindi i cittadini che ne hanno diritto. pur non potendo partecipare alla manifestazione di cui almeno voi e pochi altri date notizia esprimo la mia solidarietà e il mio sostegno. dal momento che tale iniziativa non avrà grande risonanza mediatica (le schiene dritte nel mondo dell'informazione scarseggiano) dobbiamo trovare un modo per far giungere alle istituzioni la nostra contrarietà: propongo di inondare di fax ed e-mail il CSM (n°fax 064457175 mail
webmaster@cosmag.it) e la presidenza della repubblica (andare sul sito e cliccare su "posta").
Napolitano del csm è il presidente e non può continuare a girarsi dall'altra parte per mantenere in vita un sistema marcio ed immorale. tutte le persone oneste di questo paese che credono ancora nella giustizia, nell'uguaglianza, nella libertà e nella democrazia hanno il dovere di farlo. il mio paese sta diventando una figna e io non voglio affogarci dentro e se finirà così almeno potremo dire di aver lottato.

di A. M.
Io so che in Calabria viene giù tutto.
Io so che l’informazione, la politica, la magistratura, l’imprenditorìa, quelle sane, faticano ad emergere quando non vengono completamente annientate.
Io so che se un Giudice, indagando, scopre il peggiore scandalo della Repubblica deve essere trasferito per “incompatibilità ambientale”.
Io so che se un fatto diventa scomodo per un cartello editoriale, vicino ad un gruppo politico trasversale e senza colore, viene cancellato dalle colonne dei giornali.
Io so che se il mare della Calabria è pieno di liquami e zozzerìe è colpa di chi ha fatto sparire 800 milioni di euro di finanziamenti europei.
Io so che se molti calabresi della mia età lasciano questa regione la colpa è di chi ha compromesso ogni opportunità di crescita culturale e professionale.
Io so che se cerchi lavoro e non hai un amico, che magari si chiama Antonino Saladino, è più facile vincere al superenalotto.
Io so che un Vescovo, un Magistrato, un giornalista e non si sa quanti altri, sono stati allontanati a vario titolo dalla Calabria per avere ficcato il naso nel verminaio affaristico e masso-mafioso alimentato in Calabria.
Io so che se un giornalista scrive su un blog la carriera politica e giudiziaria di un politico non dovrebbe subire il sequestro dell’intero blog.
Io so che se un Procuratore della Repubblica sente al telefono dieci volte al giorno un membro del Parlamento indagato da un suo sostituto siamo di fronte ad un fatto grave e non c’è bisogno di sapere cosa si sono detti. E’ grave e basta.
Io so che se il CSM lascia per 20 anni un magistrato nella stessa sede ignorando tutto quello che, negli anni, accade in un distretto giudiziario e poi d’improvviso liquida Luigi De Magistris, Clementina Forleo e Luigi Apicella con un tratto dipenna, vuol dire che qualcosa non va nella magistratura. In una parte di essa.
Io so che chi ha paura di essere intercettato, ha qualcosa da nascondere.
Io so che i magistrati di Catanzaro stanno facendo “ammuina” e che hanno smembrato le inchieste Why Not e Poseidone che erano di De Magistris,
Io so che non è vero che il Procuratore Generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, voleva difendere l’inchiesta Why Not controsequestrando gli atti sequestrati dalla Procura di Salerno, ma che avrebbe dovuto consegnare prima i documenti che gli furono richiesti in almeno due - documentate - occasioni.
Siccome so tutte queste cose. Siccome le so pure io, sarò a Roma, a Piazza Farnese, alla manifestazione a sostegno del Procuratore di Salerno, Luigi Apicella, organizzata dall’Associazione Nazionale Familiari delle Vittime della Mafia, al fianco di Sonia Alfano, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Carlo Vulpio, Aldo Pecora, Gioacchino Genchi, Salvatore Borsellino.


Io so.
Io so che la criminalità organizzata e la massoneria comandano in Calabria e anche a Roma.
Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova Tangentopoli.
Io so che nove miliardi di euro di fondi europei, di cui i cittadini non hanno alcun controllo, finanziano ogni anni le mafie, i partiti e sono all’origine del voto di scambio nel Sud.
Io so che i padri di questa Repubblica, la seconda Repubblica, sono i mandanti morali dell’omicidio di Paolo Borsellino.
Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza.
Io so che la Procura di Salerno deve essere lasciata libera di indagare la Procura di Catanzaro.
Io so che il tribunale per il Riesame ha dichiarato corretto il comportamento tenuto dalla procura di Salerno e dal suo Procuratore Apicella.
Io so che non esiste alcuna guerra tra Procure, ma una Procura indagata, quella di Catanzaro, e una che ha indagato nel rispetto della legge e dei regolamenti, quella di Salerno.
Io so tutto questo, ma non ho le prove. Solo una montagna, una colossale montagna di indizi.
Io so che Alfano ha il compito di proteggere Berlusconi dalla Giustizia e non la Giustizia da Berlusconi.
Io so che quattro cariche dello Stato sono al di sopra della legge, come neppure i re e i principi del Medio Evo, per non essere soggette alla legge, per non farsi processare, per non finire in galera.
Io so che le cariche dello Stato al di sopra della legge e, quindi, fuorilegge si chiamano, in ordine alfabetico: Berlusconi, Fini, Napolitano e Schifani.
Io so che un giornalista del Corriere della Sera, Vulpio, è stato rimosso dal suo incarico dal direttore Mieli per aver riportato nei suoi articoli i nomi eccellenti delle persone coinvolte dalle indagini in corso a Catanzaro da parte della Procura di Salerno, e tra questi Nicola Mancino, vice presidente del CSM.
Io so che Paolo Borsellino incontrò a Roma Mancino, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio.
Io so che Apicella non deve essere rimosso da Alfano, il maggiordomo di Ghedini, l’avvocato di Berlusconi che lo difende mentre percepisce i soldi da deputato della Repubblica.
Io so, e lo sanno in tanti, che la Seconda Repubblica è nata per salvare dalla galera, e forse dalla morte, molti politici contigui alla criminalità organizzata.
Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del ’93 e su accordi occulti.
Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Luigi Apicella va difeso.
Io so che Napolitano sa, nel suo ruolo di presidente del CSM, ma preferisce voltarsi, ogni volta, dall’altra parte. Dalla parte dei partiti e della tenuta del Sistema.
Io so che ci sono 18 condannati in via definitiva in Parlamento, e un centinaio tra inquisiti e condannati in primo o secondo grado.
Io so che le ultime elezioni sono state illegali e che i parlamentari sono stati scelti dai capi dei partiti a tavolino e che non rispondono agli elettori, ma agli interessi di partito o delle persone che controllano il partito.
Io so che Luigi Apicella non può essere lasciato solo, che non può essere sospeso da nessun politico.
Io so che Luigi De Magistris deve continuare le sue inchieste “Why Not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane”.
Io so che Clementina Forleo deve rientrare in possesso dell’inchiesta sull’Unipol ed essere libera di poter interrogare chiunque, anche Massimo D’Alema.
Io so che se la magistratura sarà soggetta al potere politico, se perderà la sua indipendenza, quella che le rimane, per l’Italia non ci sarà nessun futuro e, forse, non ci sarà più neppure l’Italia.
Io so che, per queste ragioni, il 28 gennaio 2009 sarò a Roma alle ore 9, in piazza Farnese, insieme all’
Associazione dei familiari delle vittime di mafia.
Io so che, per queste ragioni, ogni cittadino italiano dovrebbe testimoniare a Roma con la sua presenza.

Sommario della puntata:
Alfano chiede di cacciare il capo della procura di Salerno
Un pericoloso precedente
Nemmeno durante il fascismo
Una notizia che avrete solo da Passaparola
De Magistris non può avere ragione Testo: "Buongiorno a tutti.
Mi dispiace, ma devo ancora parlarvi del cosiddetto caso Salerno-Catanzaro perché ci sono delle clamorose novità e, visto che sono clamorose, voi non le avete sapute.
Dove altro le potete trovare se non nella rubrica “Passaparola”? Proprio per questo è nata la nostra rubrica, quindi anche oggi parliamo di una notizia molto importante che è a disposizione delle redazioni dei giornali e delle agenzie da venerdì sera e che non è stata riportata da nessun quotidiano italiano.
Ricorderete l'ultimo episodio, l'ultimo anello di una lunga catena iniziata un anno e mezzo fa con l'esproprio e le avocazioni delle due principali inchieste di Luigi De Magistris. L'ultimo atto è che, la settimana scorsa, il ministro Alfano - il cosiddetto ministro della Giustizia Alfano - ha sparato fuori i capi di incolpazione contro il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, e contro i suoi due sostituti, Gabriella Nuzi e Dionigio Verasani, che hanno il torto di essere titolari dell'indagine nata dalle denunce di De Magistris che ha portato, a metà dicembre, al provvedimento di sequestro e perquisizione per acquisire a Catanzaro le carte dell'inchiesta Why Not, che la procura di Catanzaro non consegnava da mesi e mesi, nonostante le richieste della procura di Salerno.

Alfano chiede di cacciare il capo della procura di Salerno

Il ministro Alfano ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di cacciare dalla magistratura - non di spostare in un altro ufficio, proprio di cacciare dalla magistratura - il procuratore capo di Salerno. E' la sanzione più grave che si possa immaginare, di solito la si dovrebbe dare ai magistrati che hanno rapporti con la mafia, o che rubano, o che si vendono le sentenze. Bene, questo signore non ha avuto rapporti con la mafia, non si è venduto nessuna sentenza. E' un anziano magistrato che all'improvviso è balzato agli onori delle cronache semplicemente per aver lasciato lavorare i suoi sostituti su un'indagine che, evidentemente, gli pareva ben fatta e fondata. E' colpevole di non avere bloccato i suoi sostituti e di avere coperto e avallato le loro decisioni.
Il ministro lo vuole far cacciare dal Consiglio Superiore della Magistratura, via, fuori dalla magistratura, e in più ha chiesto al CSM di levargli lo stipendio subito.
Di privarlo immediatamente dello stipendio. Manca soltanto il plotone di esecuzione per la fucilazione. Invece, bontà sua, il ministro chiede di trasferire a un'altra sede i due magistrati che hanno materialmente condotto l'inchiesta, e cioè Verasani e Nuzzi. Nel motivare questa gravissima sanzione per l'incompatibilità ambientale di questi due magistrati, il ministro scrive, sulla base dei rapporti dei suoi ispettori, che Apicella e i sostituti Nuzzi e Verasani si sono macchiati di “assoluta spregiudicatezza, mancanza di equilibrio e atti abnormi nell'ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi che sono stati a lui avocati” e sottratti.
I giornali hanno registrato - Poi vi dirò qual è la notizia che non vi è stata data - con ampio risalto queste motivazioni del ministro Alfano con una tecnica che nelle democrazie non viene mai impiegata: quella dell'ipse dixit. Visto che il ministro dice che questi magistrati sono dei farabutti, noi prendiamo atto che questi magistrati sono dei farabutti. Non c'è di fianco alla notizia un commento per dire “sarà poi vero che questi magistrati sono dei farabutti?”.
Può il ministro della giustizia scrivere quello che ha scritto? E' mai successo che un ministro della giustizia scrivesse quello che ha scritto il ministro Alfano?
Se si fossero posti queste domande, cioè se i giornali svolgessero ancora la funzione critica per la quale sono nati e per la quale esistono - altrimenti non ce ne sarebbe bisogno, basterebbero i comunicati stampa del governo e dell'opposizione, non servirebbero i giornali - avrebbero scoperto che non esiste nella storia dell'Italia unita, né repubblicana né monarchica, una così grave lesione del principio dell'autonomia e indipendenza della magistratura. Io non sono fra quelli che pensano che i magistrati debbano essere intoccabili e non debbano pagare per i loro errori, infatti il CSM punisce molti magistrati, non abbastanza ma molti magistrati, e altri si dimettono poco prima di essere puniti. E non esiste un ordine professionale che abbia un così alto numero di punizioni per le violazioni deontologiche dei propri membri: non quello degli avvocati, non quello dei medici, non quello dei giornalisti, figuriamoci. Qui non si tratta, però, di violazioni deontologiche o professionali: qui lo scrive il ministro.
I magistrati di Salerno devono essere cacciati - il capo dalla magistratura, i sostituti da Salerno - perché hanno compiuto “atti abnormi nell'ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.
Cosa sta facendo il ministro? Una cosa che non si può fare in nessuna democrazia dove viga la divisione dei poteri: sta sindacando il contenuto, il merito, di un provvedimento giudiziario. Lo può fare il ministro? Assolutamente no! Pensate, se passasse questo precedente vorrebbe dire che in futuro, ogni volta che un giudice fa una sentenza che non piace al governo, ogni volta che un Pubblico Ministero fa un'ipotesi investigativa che non piace al governo, quel giudice viene mandato via o viene trascinato davanti al Consiglio Superiore a discolparsi per avere scritto una cosa che non piace al governo.
Sono infallibili i giudici nelle cose che scrivono? Assolutamente no, infatti in Italia esistono una serie di appelli, di ricorsi, per andare a sindacare nel merito delle cose scritte dai giudici. Non ti piace quello che hanno scritto i magistrati di Salerno nel provvedimento di perquisizione e sequestro per andare a prendere le carte al Tribunale di Catanzaro? Benissimo, i magistrati di Catanzaro, se non gradiscono quello che hanno scritto i loro colleghi di Salerno, competenti a indagare su Catanzaro, si rivolgeranno al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere che annulli quel decreto di perquisizione e sequestro.
Se poi ritengono, l'abbiamo già detto ma è bene ripeterlo, che i colleghi di Salerno abbiano commesso dei reati in quella vicenda, faranno un esposto o una denuncia alla procura competente per giudicare i magistrati di Salerno, cioè Napoli. Se poi ritengono che i magistrati di Salerno abbiano commesso delle colpe deontologiche, si rivolgeranno all'ispettorato del ministero o alla procura generale della Cassazione che sono titolari dell'azione disciplinare.
E se ritengono che i magistrati di Salerno abbiano delle incompatibilità con la città di Salerno, perché hanno delle parentele con qualcuno che non è il caso avere in quella città, verranno ovviamente giudicati per incompatibilità ambientale e spostati.

Un pericoloso precedente

Ma qui stiamo parlando di altro, stiamo parlando del fatto che quello che è stato scritto nel decreto di perquisizione e sequestro della procura di Salerno non piace al ministro, e il ministro, per questa ragione, chiede di spostare i magistrati. Voi vi rendete conto che siamo di fronte a un pericolosissimo precedente: pericolosissimo tanto più in quanto nessuno lo ha notato e nessuno lo ha denunciato. Nel 2001, il Tribunale di Milano emise due ordinanze nei processi in cui si stavano giudicando Berlusconi e Previti per le famose corruzioni dei giudici Squillante, Metta, etc... i processi Mondadori, Sme, Imi-Sir... e stabilirono una certa interpretazione sulla legge delle rogatorie che di fatto la vanificava e stabilirono anche una certa interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale che dichiarava nulle alcune udienze nelle quali Previti non aveva partecipato perché dichiarava di essere impegnato in Parlamento.
Quelle ordinanze interpretative emesse dal Tribunale di Milano furono denunciate in Parlamento da esponenti del centrodestra e alla fine, credo fosse il 5 o il 6 dicembre del 2001 ma lo trovate nel libro “Mano Sporche” dove abbiamo raccontato bene questa vicenda, il Senato votò una mozione che criticava, censurava queste ordinanze del Tribunale di Milano. L'Associazione Magistrati, all'epoca un po' più vigile e reattiva di quella attuale che ha l'encefalogramma piatto, si rese conto della gravità di quello che stava accadendo, perché era la prima volta nella storia repubblicana che il Senato metteva ai voti un provvedimento di un giudice. La giunta dell'Associazione Magistrati si dimise all'istante, ricordando che la cosa era avvenuta un'altra sola volta nel 1924 dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria di Mussolini.

Nemmeno durante il fascismo

Tenete presente che il fascismo non osò manomettere formalmente l'indipendenza della magistratura: il fascismo recepì i codici precedenti e aggiunse ai Tribunali ordinari il famigerato Tribunale Speciale per i delitti politici. Istituì i delitti politici e li fece giudicare dal Tribunale speciale, ma per i delitti ordinari la giustizia continuò a fare il suo corso, anche se ovviamente il clima era tale per cui la giustizia divenne un capolavoro di conformismo, per compiacere. Ma formalmente il fascismo non fece atti concreti per mettere le mani e impossessarsi della giustizia. Oggi, quello che sta facendo Alfano - probabilmente non se ne rende nemmeno conto, stiamo parlando di uno che letteralmente non sa quello che fa - è pensare di poter sindacare il contenuto di un atto invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti.
Interviene lui e chiede di cacciare i magistrati perché hanno scritto nel provvedimento una cosa che non gli garba. La differenza rispetto al 2001 è che stavolta il provvedimento è più grave perché entra non in una questione interpretativa ma in una di merito. I magistrati di Salerno sono colpevoli di avere scoperto, nella loro indagine, che De Magistris aveva ragione. Non so se mi spiego: Alfano scrive “atti abnormi - cioè il decreto di perquisizione e sequestro - nell'ottica di una acritica difesa del De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi a lui avocati”. Intanto questa frase contiene un falso clamoroso, macroscopico: non è vero, e chiunque lo vuole vedere lo trova sul nostro blog o quello di Carlo Vulpio.
L'ordinanza di perquisizione e sequestro di Salerno non contiene una acritica difesa di De Magistris: i magistrati hanno ascoltato più volte le denunce di De Magistris, il racconto di De Magistris, e poi hanno cominciato a interrogare un sacco di testimoni per vedere se De Magistris aveva ragione o torto.
E le parole di De Magistris sono state confermate da consulenti che sono stati allontanati, ma anche da magistrati in servizio in Calabria a cominciare dal Dott. Bruni, dal Dott. Mollace, da un giovane uditore giudiziario che fu immediatamente subornato e messo sotto controllo dal procuratore aggiunto dopo che era stata tolta l'inchiesta Why Not a De Magistris. Ci sono decine di riscontri oggettivi fatti dalla polizia giudiziaria in questo documento: non è vero niente che i PM di Salerno hanno preso per oro colato quello che dice De Magistris in maniera acritica. Ma sopratutto: non spetta al ministro stabilire se è giusto o non è giusto quello che hanno ipotizzato nella loro inchiesta i magistrati, sarebbe gravissimo se il vaglio delle inchieste fosse affidato al ministero della giustizia, cioè al governo, cioè alla maggioranza politica e non, invece, ai regolari gradi di giudizio.

Una notizia che avrete solo da Passaparola

Contro questo decreto di perquisizione e sequestro, l'unica cosa da fare per farlo dichiarare illegittimo, nullo, infondato, abnorme, macroscopico, spregiudicato, mancante di equilibrio, acritico era l'impugnazione del provvedimento davanti al Riesame. Bene: arriviamo alla notizia che non avete letto e che non leggerete mai sulla stampa e sulla TV di regime. Alcuni imputati, a cominciare dall'ex procuratore Lombardi, accusato di corruzione giudiziaria, dalla moglie dell'ex procuratore Lombardi e dal figlio, Pier Paolo Greco, che era socio di uno dei principali indagati dell'inchiesta Why Not, il senatore di Forza Italia Pittelli, ma anche Antonio Saladino, il famoso capo della Compagnia delle Opere in Calabria, faccendiere, trafficone, in rapporti con tutta la politica di tutti i colori, hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l'annullamento del decreto di perquisizione.
Bene, venerdì sera intorno alle 22 il Tribunale del Riesame di Salerno ha respinto i ricorsi dei quattro indagati che vi ho appena enumerato e ha dichiarato dunque fondato, legittimo, impeccabile - adesso aspettiamo le motivazioni, naturalmente - il provvedimento. Vi leggo il dispositivo, perché non l'avete letto da nessuna parte e non lo leggerete da nessuna parte: “Letti gli articoli del codice, il Tribunale del Riesame di Salerno rigetta le istanze di Riesame avverso il decreto di perquisizione e sequestro e conferma l'impugnato provvedimento. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali”. Cioè hanno fatto perdere tempo alla giustizia, devono pagare.
Questo è l'unico luogo dove gli indagati potevano andare a lamentarsi di quello che hanno fatto i PM di Salerno.
Ci sono andati e il Tribunale del Riesame, in un clima pazzesco che dire ostile è dire poco, in un clima dove il Capo dello Stato, il Consiglio Superiore della Magistratura, il governo, l'opposizione, l'Associazione Nazionale Magistrati, tutta la stampa di destra e di sinistra, tutte le televisioni, dicono che Salerno ha torto e che a Salerno ci sono dei farabutti che vogliono dare ragione a quell'altro farabutto di De Magistris.
E che questi di Salerno hanno scritto un decreto di perquisizione troppo lungo - vi ricordate le polemiche sulle 1400 pagine? - e che hanno fatto denudare Tizio e Caio.
E che hanno infilato dei particolari attinenti la privacy di un magistrato della confraternita di CL Memores Domini. Che insomma ne hanno combinate di tutti i colori e quindi vanno massacrati, puniti, cacciati, trasferiti, fucilati, garrotati. Bene, si sono trovati ancora in questo Paese tre giudici del Riesame a Salerno che hanno valutato, estraniandosi dai condizionamenti pazzeschi che ci sono tutto intorno a loro, il provvedimento esaminato impeccabile e hanno respinto i ricorsi di chi aveva fatto appello al Riesame. Questo che cosa significa? Significa intanto che hanno confermato i presupposti di legittimità di questo provvedimento, nel senso che evidentemente rispetta le forme, la casistica, i limiti previsti dalla legge in questi casi.
Ma naturalmente conferma anche il merito del decreto di sequestro e perquisizione perché evidentemente hanno trovato che i PM, quelli che devono essere fucilati, hanno motivato bene; hanno ipotizzato dei reati tipo la corruzione giudiziaria a Catanzaro che sono applicabili e configurabili ai danni degli indagati che sono stati perquisiti; hanno motivato le esigenze probatorie, cioè le necessità di andare a prendere quelle carte per dimostrare certe ipotesi accusatorie.
Insomma, detto molto chiaramente, hanno dato ragione alla procura di Salerno, la quale però viene trascinata davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per essere punita a causa di quello stesso provvedimento che il Tribunale del Riesame ha trovato impeccabile respingendo tutti i ricorsi. Perché? Perché la politica, e nella politica ci mettiamo anche, purtroppo, i vertici dell'Associazione Magistrati sempre più sensibili alle sirene della politica, ha deciso che quel provvedimento non va bene perché da ragione a De Magistris.

De Magistris non può avere ragione

Uno dice: e se avesse ragione De Magistris? Ecco: De Magistris non può avere ragione. E chiunque informi, non chiunque stia con De Magistris, chiunque informi o si occupi di De Magistris senza massacrarlo pregiudizialmente, deve essere cacciato. Voi vedete che la storia di questo anno e mezzo, leggetevi i libri di Vulpio e di Massari sui casi della Calabria e della Lucania, è la storia dei “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Viene cacciato il Vescovo Bregantini perché denuncia certi malaffari tra politica e malavita. Viene esautorato il Pubblico Ministero De Magistris, gli tolgono le inchieste, poi tolgono lui.
Poi tolgono i suoi consulenti, uno dopo l'altro. Poi cacciano il Carabiniere, il capitano Zaccheo, che viene trasferito in Abruzzo.
Poi cacciano la Forleo che ha avuto il coraggio di andare in televisione a difendere De Magistris. Poi il Corriere della Sera non fa più scrivere sul caso De Magistris Carlo Vulpio, che ci aveva dedicato pure un libro e che quindi qualcosa ne capiva. Poi i magistrati di Salerno scoprono che De Magistris potrebbe avere ragione e trovano i riscontri alle sue denunce e vogliono cacciare pure i magistrati di Salerno. Adesso vedremo se cacceranno i tre giudici del Riesame che hanno appena confermato l'ordinanza, ma naturalmente per cacciarli bisognerebbe prima parlarne di questa ordinanza.
E di questa ordinanza nessuno ne ha parlato, perché altrimenti immediatamente il CSM dovrebbe rispondere del perché stia accettando di esaminare la possibilità di mandar via dei magistrati a Salerno per via di un provvedimento che l'unica sede legittima per valutarlo, il Riesame, ha confermato in toto stabilendo che è fondato e impeccabile. Abbiamo aspettato sabato, sui giornali. Abbiamo aspettato domenica. Abbiamo aspettato lunedì, ma non è uscita da nessuna parte questa notizia.
Adesso la sapete anche voi. Passate parola."

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