"Villa dei Vescovi, un'osmosi continua", 1968: Primo Premio dell'anno per il miglior
restauro e arredo nel mondo di un Monumento d'Arte, in 
una nota di Giuliana D'Olcese

La Villa dei Vescovi fatta erigere dal Cardinal Francesco Pisani nel XVI secolo donata al FAI da Vittorio Olcese

Un Monumento innalzato su un terrapieno che domina i Colli Euganei fatto restaurare nel 1962 da Vittorio e Giuliana Olcese 
Villa dei Vescovi, un'osmosi continua
Intervista a Elisabetta Saccomani
di Luca de Leone pubblicata sul sito internet del FAI Fondo Ambiente Italiano
 

Una sensazione di diletto e rassicurazione dai mali quotidiani. Queste le emozioni che gli splendidi affreschi di Villa dei Vescovi a Luviglaino (PD) realizzati da Lamberto Sustris sono in grado di suscitare ai visitatori. Come sottolinea Elisabetta Saccomani, docente docente di Storia dell'Arte Moderna all'Università degli Studi di Padova, , il ciclo di affreschi recentemente restaurato dal FAI “è di grandissima importanza perché, in un periodo in cui Padova si poneva all'avanguardia nella diffusione del linguaggio della Maniera centroitaliana, anticipò e contribuì all'esplosione del fenomeno della decorazione delle ville nel Veneto”.
La luce del sole penetra dalle finestre fino a sfiorare i paesaggi dipinti che sfondano illusionisticamente le pareti e si aprono nelle finte arcate delle logge che duplicano quelle reali, in un'osmosi continua tra interno ed esterno. L'aria risuona di antichità classica, rievocata dai trofei, le finte statue nelle nicchie, le grottesche. Ieri, come oggi, gli splendidi affreschi di 
Villa dei Vescovi a Luvigliano (PD) sono in grado di infondere in chi li guarda una sensazione di diletto e rassicurazione dai mali quotidiani della vita cittadina, spingendo a quel prezioso “otium” e alle passeggiate filosofiche raccontati da Vitruvio.
Una magia moderna resa possibile dall'impegnativo lavoro di restauro realizzato grazie al sostegno di Arcus e affidato dal FAI a Pinin Brambilla Barcilon, che ha permesso di riportare all'originario splendore il ciclo di affreschi a opera dell'olandese Lamberto Sustris, emersi da un oblio di secoli a metà degli anni '60, quando Vittorio Olcese acquistò la Villa padovana progettata da Giovanni Maria Falconetto e la fece restaurare.
Provate da oltre quattro secoli di storia e gravemente mutilate da un lavoro di ristrutturazione molto cospicuo e pesante a metà del Settecento, che aveva sacrificato vaste porzioni degli affreschi a vantaggio di una redistribuzione degli spazi, le pitture si presentavano in una situazione piuttosto grave, con sollevamenti, strati di sporco, cadute e forti alterazioni cromatiche.
Grazie all'intervento del FAI, è stato possibile far emergere le pitture originali, restituendo buona leggibilità al ciclo di affreschi. Un ciclo che, come spiega Elisabetta Saccomani, docente di Storia dell'Arte Moderna all'Università degli Studi di Padova e membro del comitato scientifico istituito dal FAI per l'occasione, “è di grandissima importanza perché, in un periodo in cui Padova si poneva all'avanguardia nella diffusione del linguaggio della Maniera centroitaliana, anticipò e contribuì all'esplosione del fenomeno della decorazione delle ville nel Veneto. Un fenomeno che avrà il suo culmine negli affreschi di Paolo Veronese a Maser, nella marca trevigiana, e che si basava sulla grande sintonia tra architettura e decorazione, tra esterni e interni, all'insegna di un sapore antichizzante molto forte e dichiarato. Pressoché unica testimonianza rimasta delle decorazioni di villa degli anni quaranta del Cinquecento, il ciclo di affreschi di Villa dei Vescovi esprime proprio questa assoluta sintonia tra la villa e il luogo incontaminato tra i colli Euganei in cui è immersa”.
Non è un caso che, probabilmente convocato da Alvise Cornaro, amministratore della curia padovana, fu proprio un artista come Lamberto Sustris a decorare la Villa di Luvigliano, dispiegando sulle pareti tutti i motivi decorativi propri del repertorio ornamentale di gusto classicistico, messo a punto e fatto rivivere da Raffaello a Roma, e diffuso poi a Genova da Perin del Vaga e a Mantova da Giulio Romano.
“Lamberto Sustris - conferma Elisabetta Saccomani - era l'interprete ideale per affrescare una villa così all'antica. L'artista olandese, pittore moderno alfiere del raffaellismo che era stato da poco in visita a Roma, fu un interprete molto originale, capace di realizzare continue variazioni sul tema, fondendo il paesaggio romano vitruviano, con l'inserzione di rovine della Roma antica immerse nella natura, con il paesaggio più arcadico e agreste di Tiziano.
Una fusione che costituì un elemento di novità e di fascino”.
Il tema del paesaggio, molto praticato nell'antichità, era stato resuscitato da Raffaello nel contesto di un generale recupero delle tipologie decorative antiche, scaturito dalla scoperta della Domus Aurea di Nerone. “Proprio a partire da Sustris - conclude la Saccomani - il tema del paesaggio diventa un elemento qualificante di quel revival dell'antico, che permea tutta la cultura artistica dei decenni centrali del Cinquecento nel campo specifico delle decorazioni parietali della villa”. Un tema che, dunque, si sposa alla perfezione con il compito pensato originariamente per Villa dei Vescovi: un luogo dove coltivare le necessità dell'intelletto, un rifugio di pace e tranquillità armoniosamente immerso nella natura.

<<Nota postuma di Giuliana D'Olcese de Cesare>>
La Villa dei Vescovi magicamente poggiata su di una altura dei Colli Euganei, in località Luvigliano di Torreglia, Padova, nel 1962 fu venduta dal Vescovo di Padova Monsignor Bordignon a Vittorio Olcese e a Giuliana Olcese de Cesare - allora moglie di Vittorio - come 'Proprietà pro indiviso' con atti del notaio Segre della Curia di Padova. La Villa fu restaurata interamente con la supervisione dell'Ente Ville Venete, presidente il marchese Boso Roi, ente che, oltre ad un mutuo ciascuno, erogò a Vittorio e Giuliana anche un fondo perduto per il restauro degli affreschi consistente in 19 milioni di lire diviso in 9 milioni e mezzo per ciascuno dei due contraenti. Gli atti notarili inerenti la compravendita ed il contributo erogato dall'Ente trovansi presso le Conservatorie di Padova e Venezia.
Per il restauro dell'intero ciclo degli affreschi, interni ed esterni, ed in concerto tra Ente e proprietari, fu scelto il 'Metodo filologico' (le parti mancanti, infatti, non vennero ricostruite proprio per evitare, negli anni, l"'effetto distacco" tra parti originali e false, cioè ricostruite e ridipinte) e il lavoro di restauro fu affidato all'equipe degli allievi restauratori del Professor Tiozzo dell'Accademia di Venezia.
Il restauro degli splendidi stucchi opera del Vittoria, che con bucrani, metope e triglifi, ornano timpani, arcate e colonnati delle tre facciate principali della Villa, fu opera dei Maestri stuccatori della Scuola di Vicenza.

I lavori di risistemazione muraria furono affidati all'architetto Marcello Checchi e seguiti passo per passo da Giuliana Olcese che a restauro ultimato ideò, scelse e realizzò l'intero arredo interno ed esterno della Villa. Restauro e arredo che nel 1968 meritarono il Primo Premio per il miglior restauro ed il miglior arredo nel mondo di un Monumento d'Arte dall'American National Society of Interiors Decorators Foundation.

Trecento, tra architetti, interiors decorators, presidenti e rappresentanti della Fondazione che dagli Stati Uniti arrivarono in Italia per visitare Villa dei Vescovi. Poi tutti a Venezia per la consegna ufficiale del premio a Vittorio e Giuliana Olcese che avvenne all'Accademia Querini Stampalia.

Famose nel mondo le stanze da bagno della Villa realizzate con antiche vasche in marmo giallo di Vicenza e antichi lavabi in marmo rosso di Verona ornati da rubinetterie e mascheroni rinascimentali. Stanze da bagno realizzate laddove, antecedentemente ai restauri Olcese, trovavansi soltanto file di latrine alla turca.
E fu proprio con l'imponente restauro degli anni 62 - 64 che fu scoperta la pianta originale della Villa progettata da Giovanni Maria Falconetto.
Valsosi della collaborazione del suo allievo preferito, l'allora diciottenne Andrea Palladio con cui si recò a Roma per prenderne i rilievi delle antichità, G. M. Falconetto progettò e costruì la Villa a Pianta di Vitruvio. Con cortile interno a cielo scoperto, impluvio e pozzetto centrale in marmo rosso di Verona e due loggette simmetriche alle due grandi logge esterne splendidamente affrescate da Lamberto Sustris e dai suoi allievi.
Il grande restauro della
Villa dei Vescovi voluto, commissionato e curato da Vittorio e Giuliana Olcese, fu festeggiato e inaugurato con un gran ballo svoltosi nella notte di Capodanno con il passaggio dal 1964 all'anno 1965.

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