Caro Cav, se "puttano" e No a 194 sottraggono voti
(una valanga, uno tsunami al Nord)
Sì al Nuovo Cinema Veltrusconi
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Martedì 12 Febbraio
Che lei, caro Cav, a stretto giro faccia sapere al Paese «con Mastella perdo solo voti» e che dipendesse da lei non perderebbe tempo a inseguire defatiganti, e mi consenta Cavaliere, obsolete sputtananti mediazioni a causa dei voti al Senato, l'equazione è lapalissiana: Primo lei ha un formidabile ufficio stampa, secondo che i suoi osservatori tengono gli occhi ben aperti su Internet, e ne tengono il giusto conto. Terzo che che coglie l'occasione per colloquiare con noi Popolo e con quanti ne osservano l'evoluzione. Popolo tutto, destrorso e sinistrorso.
Quarto che è la stampa, non la Tv, il mezzo interlocutorio tra popolo e politici (quando la stampa non fa mera propaganda peraltro riconoscibile dai più sprovveduti).
Quinto la invitiamo a collegarsi con «C'è vita al Sud oltre Mastella?» http://blog.bamboccioni.net/ 
Nello stesso tempo però vorremmo che il suo leale antagonista, il candidato Premier Veltroni, non arrivasse ultimo nel dare risposte, dirette, e che le desse ora, in questo rinnovato esercizio del far politica. Perciò, caro Walter, fai sapere al tuo Popolo, anzi al Popolo, proposte e programmi del Pd meno sfumati ed elettoralistici di quanto abbiamo sentito da Spello «abbassare le tasse, aumentare i salari». Primo perchè il "Tesoretto" non c'è, secondo perchè il compito riservato ai Governi è di aumentare i salari dei dipendenti pubblici, e ai "fannulloni di Stato". Stop. Non è certo compito dei Governi quello di aumentare i salari delle rimanenti categorie del lavoro che rappresentano la stragrande maggioranza dei salari del Paese.
Consenta Cavaliere se con l'occasione rafforziamo qualche considerazione mandatale a dire domenica scorsa e assieme testimoniamo il convinto incoraggiamento alle
sue dichiarazioni circa la Legge 194 sull'aborto. Primo: La notizia che la Lega raddoppia i suoi voti è l'effetto Bossi NO al "puttano" Mastella.
Secondo: Bene, proceda sulla via della «Libertà di coscienza sull'aborto» che lei e la sua compagine politica vi impegnate a praticare e rispettare. Avanti così Cavaliere!
E lasci perdere le cazzatelle bulimiche autopromozionali dei vari (pochissimi per la verità) moratoristi sull'aborto. Hanno il 52% dell'elettorato contro: Le donne.
E un esercito di uomini. Quindi, le minoranze bulimiche, le lasci perdere, ciascuno faccia el su' meste' o no?
I giornalisti facciano i giornalisti, i politici i politici. I tuttofare non ci convincono. E tu, caro Walter, cosa ci dici della moratoria sull'aborto?
Vabbe' che il silenzio è d'oro ma, in piena campagna elettorale la parola è di diamante. Allora?
Quindi, caro Cav, non dimentichi quanto ci siamo detti nell'"intervista onirica" che le ho fatto per il numero di Gennaio di LiberoReporter. Ricorda cosa mi disse?
«Capezzone che c'ha una capa tanta e, mi consenta, pure le palle, è una promessa della politica che ha bisogno di riforme innovative e coraggiose cose di cui necessita anche il mio schieramento, non creda, sono realista, pragmatico. Sono un uomo ed un politico liberale, laico»
Ma mi consenta lei Cavaliere! Laico lei? Suvvia! Quale laico d'Eggitto! Ma se sta sempre culo & camicia con Porporati e Cardinali....
le risposi, e lei: «Eh... sa..., la politicaaaaaa.......»
E poi caro Cavaliere e caro Walter, se sono 2 su 76.000 i "benpensanti" che si sono cancellati dalla lista indignati dal fatto che nel mio sermoncino domenicale (chi lo vuole me lo chieda) si apostrofasse "puttano" l'uomo di Ceppaloni, la realtà che emerge chiara e nitida è come la pensa il Popolo tutto. Realtà che incoraggia a perseverare sulla via da voi intrapresa. Il fatto nuovo e storico è che il Nuovo Cinema Veltrusconi piace agli italiani. Allora avanti così.
Bando ai nostalgici del Vecchio Cinema finto Paradiso.
              Buon lavoro da Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet e di LiberoReporter www.liberoreporter.it
C'è vita al Sud oltre Mastella? http://blog.bamboccioni.net/ - Per il Sud http://www.perilsud.net/blog/ - http://www.perilsud.it
Radiocittà Benevento www.radiocitta.net - La Rubrica di Nuvolarossa http://www.nuvolarossa.org/modules/newbb_plus/viewtopic.php?topic_id=750&forum=6
Le mie Rubricheonline  http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm - Movimentiamoci http://movimentiamoci.ilcannocchiale.it/
 
Giovedì 14 Febbraio 2008 Disinformazione politica
informazionepolitica.jpg
 
Giovedì 14 Febbraio
Mi scrive un meridionale "indignato" dalla mia nota *Caro Cav, se "puttano" e 194...
Evidentemente, quindi, a sud del Garigliano ci si "indigna" quando si perseguono illegalità, cosche e malaffare e si difende il popolo, non, viceversa, quando si invoca la legalità. Da campana, napoletana verace, penso che poco, pochissimo c'è da fare per il Sud, purtroppo. Marcio, corruzione, clientelismo, monnezza e sudditanza hanno portato i cervelli e le coscienze all'ammasso. Non solo i cervelli e le coscienze dei politici, purtroppo. Il virus si è infiltrato nella Società civile e la cloroformizza, ne
annienta la volontà, il senso del riscatto, della dignità, della partecipazione civica. Dunque Società civile del Sud rialzati? Mah.....
Se è vero che nel frattempo Veltroni ha detto No a Di Pietro alla candidatura nelle liste dell'Idv dell'ex PM di Catanzaro Luigi de Magistris a cui, manu militari, è stata tolta l'inchiesta Why Not in cui indagava su Mastella e Prodi, caro Walter Why Not? Caro Cav, Sud rialzati? Mah....
C'è però da dire che, letta la notizia, de Magistris dichiara all'AGI: "Catanzaro, 14 Feb. - Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, Pm, fino a poco tempo addietro, delle inchieste "Why Not" e "Toghe Lucane", non ha alcuna intenzione di entrare in politica.
Le ricostruzioni giornalistiche relative ad una sua possibile discesa in campo con l'Italia dei Valori, anzi, non gli sono piaciute ed all'AGI dichiara: "In relazione all'articolo pubblicato sul 'Corriere della Sera' di oggi, che solo adesso ho letto, con riferimento al quale mi rivolgerò all'autorità giudiziaria, in quanto si utilizza a sproposito il mio nominativo, ribadisco per l'ennesima volta che voglio fare il magistrato e non entrare in politica. Il dott. Di Pietro - afferma - diversi giorni fa mi ha chiesto, con cortesia, se volessi candidarmi in Parlamento con Idv. Con altrettanta cortesia - aggiunge - gli ho risposto di no, dicendogli che intendo continuare a fare il magistrato".
Saluti gd'o
----- Original Message -----
From: "<Anonimous.it>"
To: <Giuliana D'Olcese.it>
Sent: Wednesday, February 13, 2008 5:29 PM
Subject: R: *Caro Cav, se "puttano" e 194... <SL
PREGO CANCELLARMI DALLA MAIL LIST COME DA NORME VIGENTI
Rispondo:
CERTAMENTE LA CANCELLO COME HA CHIESTO DOPO ANNI CHE RICEVE LE MIE NOTE.
A proposito di Mastella, ha letto che ieri, COME DA NORME VIGENTI, hanno arrestato un personaggio "eccellente" dell'UDEUR l'assessore al turismo della giunta regionale della Calabria tale Pasquale Tripodi?
Arrestato dal Ros dopo due anni di indagini per concorso con mafia e ndrangheta in lucrose attività in Umbria e in altre regioni e nell'affare della riapertura della vecchia centrale idroelettrica di Bivongi.
In Umbria, secondo la Procura di Perugia, i "casalesi" e le cosche reggine facevano affari insieme: dal traffico di stupefacenti a investimenti nell'edilizia, all'acquisto di appalti pubblici e di aziende decotte per il riciclo del danaro sporco.
Secondo il Gip di Perugia, sarebbe proprio l'assessore Tripodi che avrebbe messo insieme tutti gli "elementi" appartenenti alle varie cosche coinvolti nell'affare.
Però, a proposito dello sfrenato e lucroso clientelismo illegale praticato in Calabria non solo ma anche in Campania..., si da il caso che, a proposito delle ASL corrotte e corruttrici di cui si è scritto e parlato circa i rapporti tenuti dalla Mastella's Family, o vasa vasa Family, il Tripodi è proprio un medico otorino, un primario, all'ospedale di
Melito Porto Salvo, e fedelissimo di Mastella, delegato nella giunta Loiero alle attività produttive oltre che al turismo. Attività davvero produttive.....
Fa bene lei, quindi, esimio lettore, ad indignarsi e, COME DA NORME VIGENTI, a cancellarsi dalla Newsletter "pro" Mastella: dimostra di avere cultura legale non solo, ma alto il senso delle NORME VIGENTI.
Cordialmente GD'O allegata la
Dichiarazione del Senatore Pasquale Viespoli, PDL, del 09-02-2008
"La posizione della Lega, rispetto all'ingresso di Mastella nel centrodestra, esprime l'opinione della stragrande maggioranza degli elettori. Da Nord a Sud.
Anziché interrogarsi, Mastella continua a riproporre l'idea aritmetica delle coalizioni, a rilanciarsi come forza di interdizione e a perseguire il potere di condizionamento e di ricatto dell'unità marginale".
E' quanto dichiara, in una nota, il senatore Pasquale Viespoli, componente dell'esecutivo nazionale di Alleanza Nazionale.
"Il Sud, come afferma Mastella, non può essere rappresentato da Bossi, che, peraltro, non credo ne abbia l'ambizione, ma neanche da Mastella che, invece, ne coltiva l'ambizione. Mastella si ostina a non capire che il suo meridionalismo - prosegue il senatore sannita - proietta l'immagine di un Sud legato all'assistenzialismo, alla lottizzazione e al clientelismo, con il risultato di alimentare l'antimeridionalismo anzichè proporre un sano e positivo meridionalismo". "Mastella ha il diritto - dovere di partecipare a una fase che lui stesso definisce nuova. Ma la novità, per essere tale, richiede -conclude Viespoli - rottura e discontinuità da parte di tutti.
Caro Cav, NO al "puttano", ascolta Bossi*
E un appello tecnico agli internauti:
Combatti anche tu le truffe on line e lo spam
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Domenica 10 Febbraio
Consiglio per gli acquisti al leader del Popolo delle Libertà e a Michela Brambilla.
Che da ampi settori del centrosinistra ci sia condivisione e convergenza con il discorso tenuto sabato 9 Febbraio da Berlusconi al neonato partito del Popolo delle Libertà è una svolta epocale che conferma la validità della strategia riformista del leader del Partito democratico Veltroni e del Cavaliere.
Convinti entrambi della indispensabilità di riformare il sistema politico italiano riunendo in due grandi formazioni non più antagoniste ma democraticamente concorrenti, il fatto di averlo realizzato è un evento che rimarrà nella Storia democratica del nostro Paese non solo, ma è la presa d'atto, il riconoscimento del rispetto dovuto all'intellige nza del Popolo italiano. E', finalmente, la presa di coscienza di un atto politico dovuto ad una società che, grazie a Dio, corre in avanti rispetto ad un sistema politico da troppo tempo squalificato, sputtanato, detestato, concentrato sul proprio particulare: Quindi sistema impotente del quale tre cittadini su quattro sono schifati.
Ciò premesso ecco il "Consiglio per gli acquisti al leader del Popolo delle Libertà e a Michela Brambilla", ed il monito, "Vox populi Vox Dei", dei cittadini italiani:
Caro Cav, cara Michela Brambilla, date retta a Bossi che il popolo lo conosce: NO ad inglobare nel Popolo delle Libertà Mastella il "puttano" così condannato al pubblico ludibrio non già da una reazione scomposta della maggioranza del Governo Prodi caduto per mano del "puttano", ma bensì marchiato "puttano" "mercante delle vacche", in piena Camera dei deputati, dalla maggioranza del Cavalier Berlusconi allorquando il "puttano" tradì Casini e CdL e passò al centrosinistra.
Perciò, Caro Cav e cara Michela Brambilla, è suonato fazioso, menzognero ed immorale, e diretto a miseri sudditi più che ad un Popolo che si rispetta, quell'incitamen
to del Cav «A Mastella va la gratitudine ed il ringraziamento del Popolo delle Libertà per aver fatto cadere il Governo Prodi».
Pur se la caduta del Governo Prodi è stata vissuta con un senso di sollievo e di liberazione anche da una gran parte dell'Unione, caro Cav e cara Michaela Brambilla, da qua ad erigere un monumento alla gratitudine dovuta al vostro ex "puttano" ce ne corre. E' questo, purtroppo, il tracotante propagandistico incitamento che ha guastato la festa a milioni di italiani tornati così al punto di partenza dell'eterno stop and go nella credibilità della democrazia e della classe politica nostrana.
E, inoltre, sapete cosa c'è?
C'è che a fronte di quei 300.000 voti straccioni di un popolo del Sud assoggettato a mendicare e sottostare al tacco del clientelismo e della corruzione che domina il Sud d'Italia in cambio di un tozzo di pane o di una visita medica in una ASL, al partito del Popolo delle Libertà, il "puttano", farà perdere il quadruplo dei voti.
Sì, carissimi, saranno le centinaia di migliaia di voti del Popolo delle Libertà del Nord. Quel Popolo delle Libertà capace di indignarsi ed uscire schifato da una manifestazione che poteva essere entusiasmante e credibile ove, invece, inneggiando all'icona del malcostume, ufficializzando ed incitando al malgoverno corrotto del Mezzogiorno, e quindi sdoganando il "puttano", sono stati traditi buon senso e morale del Popolo tutto.
Sì, Caro Cav e cara Michela Brambilla, sdoganando il malcostume e i miserrimi metodi di vassallaggio con cui i "puttani" del Sud tengono sotto al tacco il popolo ceppalonico e campano: I disgraziati del Sud come è emerso da AnnoZero in cui si è sentito con le proprie orecchie che un povero cristo per ottenere un qualsiasi servizio pubblico, dovutogli, deve "parlare" con i maggiorenti di Mastella, con gli scagnozzi del consuocero Camilleri o con i sottopancia della moglie "vasa vasa" alla Cuffaro. Uno schifo, una miserrima monnezza politica ceppalonica che va in onda su giornali e Tv estere.
Monnezza politica che rischia di contaminare l'intera Italia. Da buoni campani, e da italiani come ha fatto emblematicamente Bossi, non si può non dissociarsi da tale genere di alleanza con il "puttano" Mastella.
         Buon lavoro da Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet e di LiberoReporter
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<<<SUD LIBERO?>>> B R A V A!!!!!! COME SEMPRE!!!!!!!!
Russo Russo Russo tre volte entusiasta!
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<<<SUD LIBERO?>>>
Parole sacrosante, grazie Giuliana per quel tuo essere napoletana diversa dai luoghi comuni, sono contento di leggere i tuoi articoli.
Ciao, Vittorio
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<<<SUD LIBERO?>>>
Cara Giuliana, da napoletano a napoletana, non tutta la gente del sud è uguale ci sono i suddisti (pochini) e i sudditi (in maggioranza). Quello che in altre parti del mondo è un diritto, dalle nostre parti è una concessione dei feudatari di turno, o meglio, da circa 33 anni dello stesso feudatario. Sarà difficile convincere la gente a vivere di luce propria ma io, finchè avrò forza e me lo consentiranno, ci proverò.
Il meridionale che dissente da te....mandalo a fare in cu......di grilliana memoria.
Gigi la Monaca
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Postato Sud libero. Ma chi è che tenta d'intimidirti?
Certo che con tutte le verità che scrivi qualcuno si romperà le scatole..:-))))
E' vero che chi fa ragionare le persone costituisce un pericolo però... there shouldn't be any major problems. Freedom of speech... finchè abbiamo da mangiare e bere concediamoci almeno questo sfizio. Ma chi m' l'ha fatt fà 'e turnà int' a sta munnezza?
Il SUD mi piace come terra, ma culturalmente i' song nu milord anglosassone ;-)
Pasqualino Maragià
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Ti ho inviato quello fresco di rettifica demagistriana, sostituiscilo, ci tiene, puvriello......
2. Dicono di essere la Pol..... sarà la vera, o sarannno sicari mafiosi?
Freedom of speech...sì, finchè abbiamo da mangiare e bere concediamoci almeno questo sfizio. Vabbe' Pasqualino, ma si si' culturalmente nu' milord anglosassone pcchè nun staje a Buchingam Palace a fa' 'o cronista da' Reggina? ;-)
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<<<SUD LIBERO?>>> Non c'è più nulla da fare a Napoli:
la società "civile" si è corrotta ed è stata comprata TUTTA! Non c'è più niente da fare: la camorra impera con la "MUNNEZZA". Leggi la Voce della Campania.
Alla prossima, Graz Z
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 <<<SUD LIBERO?>>> Sì!
Certo, le cose stanno proprio così e il Veltrusconi dimostra ancora una volta che la sua corsa alla carriera politica è dettata solo da purissima sete di potere, altro che alternativo, nuovo, rivoluzionario e altre panzane cui ormai non crede più nessuno! Ciao Francesco
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Cara D'Olcese, sono d'accordo con quanto dici:
la società in Campania e a Napoli PUZZA di "MUNNEZZA" e purtroppo NON SE NE ACCORGE.
Ma io sono nata a Roma e vivo a Napoli dove mi trovo molto male ed ho combattuto per anni per essere stata espulsa dalla Giunta Regionale dove PERDO TUTTE LE  CAUSE e non trovo un Giudice che mi dia ragione! Solo ora ho scoperto le TRASTOLE mastelliane, ingenuamente pensavo di riuscire ad avere giustizia in questo sporco mondo. Lo devo a Mariano MAFFEI proc. di Santa Maria CV. Graziella Iaccarino-Idelson
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Emma Bonino: Vicina alle donne a difesa della 194
Sono vicina alle donne che oggi in molte città italiane scenderanno in piazza per manifestare il loro sdegno per l'inqualificabile episodio di Napoli e a difesa della legge 194 ha dichiarato Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e per le Politiche Europee, commentando le numerose manifestazioni di oggi in tutta Italia. Viviamo in un periodo in cui si tenta di far dimenticare gli straordinari passi avanti realizzati, grazie alla 194, nella società italiana per sconfiggere la piaga dell'aborto clandestino e per una maternità responsabile. La 194, simile peraltro alla gran parte della legislazione europea in materia e che in nessun altro paese viene messa in discussione, senza essere perfetta non va strumentalizzata come, invece, si cerca di fare in questi giorni con le conseguenze aberranti che abbiamo sotto gli occhi.
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Poveri noi,
ci vorrà l'assalto alla Bastiglia - che oggi è rappresentata simbolicamente dai salotti tipo Porta a Porta - Suggerimento per Beppe Grillo??
Sheikh Spir
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Solidarizziamo con Te
e ti invitiamo a segnalare queste tue riflessioni sul nostro Blog di PER IL SUD www.perilsud.it
Saluti Ettore d'Alessandro di Pescolanciano
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*Mastellopoligate: Why not?*
Cosa ne pensi della proposta di Pannella di candidare Emma Bonino e di unirsi al PD. Io penso che la Bonino sia una persona in gamba, decisa e perbene e non mi dispiacerebbe che entrasse nella coalizione anche mantenendo il proprio simbolo. Ti dirò che non ci sto capendo molto in tutta questa agitazione di acque, tra affogati e salvati all'ultimo momento, non riesco bene a capire a chi sarà data una zattera e a chi sarà legato un macigno al piede per mandarlo a fondo.
Non è tanto quello l'importante è il capire il perchè e quanto potrà portare a noi di bene, per bene intendo sempre le briciole che ci potrebbero venire destinate dopo la grande spartizione. Io sarei sempre dell'avviso di cambiare quasi tutti anche perchè sarebbe giusto far mangiare anche i più giovani che fino adesso sono solo stati a guardare. Sono un po' disfattista, ma da un po' di tempo non vedo la situazione molto rosea per nessuno, ma vedo un inserimento sempre maggiore della mafia e affini in tutte le cose della vita quotidiana. Sono sicura che mia figlia, chiunque venga, continuerà ad essere precaria in una piccola società dove sono assunti col solito finto contratto a progetto e che ogni beneficio, ammesso che ce ne saranno, non riguarderà mai quelli come lei, che sono tanti, anche perchè se dovessero, per esempio, aumentare il loro salario, o aumentare le tasse del datore di lavoro, una buona parte di loro verrebbe sicuramente licenziata.
Tu che ne pensi della situazione? Diamo retta a Celentano? Ciao Claudia
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Sì, senz'altro la Bonino l'apprezzo e la stimo.
Ma Pannella ha troppe impossibili pretese, non si rassegna al tramonto, invece dovrebbe pensare solo ad Emma che un giorno potrebbe essere Premier.
In quanto alla situazione attuale, più schifezza di così... Poveri figli, che brutto destino nascere in questo secolo. (,-)
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No all'azione di lobby politica dell'episcopato
Al Romano Pontefice Benedetto XVI - al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone - al Presidente della CEI Card. Angelo Bagnasco - ai Cardinali Poletto, Ruini, Scola, Tettamanzi - all'Episcopato e alla Chiesa italiana: No all'azione di lobby politica dell'episcopato.
Va apertamente denunziata e condannata l'azione di lobby politica del Card. Ruini e - secondo la stampa - anche dei vertici della CEI, intervenuti a sostenere l'alleanza dell'Unione di Centro col cosiddetto Popolo delle libertà di Berlusconi. Si parla di pressioni su Berlusconi e il suo consigliere Gianni Letta, di telefonate, di contatti vari. Dove l'Unione di Centro compare, tra l'altro, come partito in cui i cristiani possono riconoscersi, partito che avrebbe sostenuto la dottrina sociale cristiana.
Ma quando mai? Questo partito porterà la croce nel suo simbolo, ma ha votato tutte le leggi inique che Berlusconi ha fatto approvare dal Parlamento per sottrarsi ai giusti processi di cui era carico, e a beneficio delle sue imprese; abusando così del Parlamento, che è l'organo della legge.
Casini, il leader di quel partito, ha dichiarato che avrebbe accolto al Senato l'ex-presidente siciliano Cuffaro, condannato a cinque anni e interdetto dai pubblici uffici; sottraendolo così alla giustizia attraverso l'immunità parlamentare. E quando mai questo partito si è preoccupato di problemi sociali, dei disoccupati, dei poveri, degl'immigrati? Un partito che disprezza la giustizia e ignora l'amore fraterno, è questo un partito cristiano? E la croce che porta, e le sue professioni di fede  sono verità o ipocrisia? L'azione di lobby costituisce inoltre una grave intromissione nelle vicende e beghe della partitocrazia; in collusione poi con personaggi e gruppi che non corrispondono ai fondamentali principi del cristianesimo, e che non fanno certo onore all'episcopato; il quale dovrebbe piuttosto vergognarsene e tenersene lontano. Tutto ciò fa molto male al cristianesimo e alla Chiesa.
Movimento per la Società di Giustizia e per la Speranza Lecce 11 febbraio 2008 il responsabile Prof. Arrigo Colombo Centro interdipartimentale di ricerca sull'utopia, Università di Lecce Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160 Pag web http://xoomer.alice.it/arrigocolombo_utopia
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Santo Versace: «Grillo? Ha ragione»
«Classe politica fa più danni dei criminali»
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Caro Cav, NO al "puttano", ascolta Bossi*
Non posso di certo darti torto. Ma credo che per far cadere il governo abbia avuto un preaccordo con Berlusconi.
In compenso, forse ci libereremo del casinista:-)) Ciao Stefano.
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Cara Giuliana, direi tutto sacrosanto e tutto condivisibile.
Il "puttano" è merce reietta per entrambi gli schieramenti e rappresenta comunque il "peggio" per la politica.
Del resto, in quanto a responsabilità politica, il puttano ha dimostrato che, a fronte di una sua disgrazia personale e familiare, deve cadere il governo!!! Non male!!!
Da persone così, l'Italia non ha nulla da imparare, per cui, "aria"!!! CarloAlberto
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Cara Giuliana,
si tratta di vedere se è nato prima l'uovo o la gallina. E' il popolo meridionale a produrre simili "puttani" a sua immagine e somiglianza o sono i personaggi che cavalcano quel popolo? Il dubbio è legittimo, ma neanche tanto, lo sarebbe se Mastella fosse l'unico rappresentante del profondo Sud ad essersi comportato così. In realtà è solo l'unico che è stato messo in croce. Mah! Un salutone Franco
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In una certa misura sì,
è il popolo meridionale a produrre simili "puttani" ma non a sua immagine e somiglianza ma specularmente al suo essere straccione e abituato alle sudditanze dai Borboni in poi. Hai visto poi il magnifico I Vicerè? Spiega molte cose, proprio sui personaggi che cavalcano quel popolo.
Mastella non è certamente l'unico rappresentante del profondo Sud ad essersi comportato così ma primo non è solo l'unico che è stato messo in croce, secondo ma a te ti pare che uno, e suoi elettori, a ogni elezione cambiano totalmente schieramento?
Allora sono servi dei regimi in cambio di un tozzo di pane e non hanno dignità ne' volontà per risollevarsi e risollevare le loro sorti, piangono, fottono e si fanno fottere.
E' come se tu, e tutti i tuoi amici e conoscenti, o militanti se ne avessi avuti, dall'essere leghisti duri puri e convinti foste diventati alternativamente comunisti, poi leghisti, poi comunisti, poi leghisti,....o no? Un grande abbraccio gd'o
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Cara Giuliana,
Sono i meridionali come te che fanno vacillare tante mie certezze, ma forse è solo perchè ti abbiamo inquinato :-)))
Con stima Franco
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09-02-2008 Senatore Pasquale Viespoli PDL
"La posizione della Lega, rispetto all'ingresso di Mastella nel centrodestra, esprime l'opinione della stragrande maggioranza degli elettori. Da Nord a Sud.
Anziché interrogarsi, Mastella continua a riproporre l'idea aritmetica delle coalizioni, a rilanciarsi come forza di interdizione e a perseguire il potere di condizionamento e di ricatto dell'unità marginale". E quanto dichiara, in una nota, il senatore Pasquale Viespoli, componente dell'esecutivo nazionale di Alleanza Nazionale.
"Il Sud, come afferma Mastella, non può essere rappresentato da Bossi, che, peraltro, non credo ne abbia l'ambizione, ma neanche da Mastella che, invece, ne coltiva l'ambizione. Mastella si ostina a non capire che il suo meridionalismo - prosegue il senatore sannita - proietta l'immagine di un Sud legato all'assistenzialismo, alla lottizzazione e al clientelismo, con il risultato di alimentare l'antimeridionalismo anzichè proporre un sano e positivo meridionalismo". "Mastella ha il diritto - dovere di partecipare a una fase che lui stesso definisce nuova. Ma la novità, per essere tale, richiede -conclude Viespoli - rottura e discontinuità da parte di tutti.
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Ciao Giuliana,
grazie per l'articolo, complimenti per la tua attività artistica ricca di spunto per riflessioni di carattere politico-culturale.
Ti auguro un ancor più grande successo. Un abbraccio da Iarro Bino
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*Caro Cav, se "puttano" e 194...
Cara Giuliana,
dici giustamente che Walter dovrebbe svelare i programmi. Io, elettore dell'Unione, inizio a sospettare di quanto dice Veltroni ("possiamo abbassare le tasse!").
Come si fa a dire una cosa simile, in un Paese ove gli sprechi per cattiva gestione aumentano vertiginosamente e dove nessun analizza gli sprechi giganteschi ?
LO spiego solo cosi: Accecamento ideologico, Italiani divenuti ignoranti o incapaci!! Guardate il bilancio nazionale!!! Antonio Greco
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Già, come fa a dirlo proprio lui che gioca tutto sulla sua credibilità? Nessuno ci crede. (,-)
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Caro Cav, NO al "puttano", ascolta Bossi*?
Gliè come chiedere un pollo arrosto a un morto di fame nel Bangladesh. Ma perché, pensi che Dell'Utri, Mangano e Provenzano siano meglio di Mastella?
Ognuno "vasa vasa" chi si merita. Quando ascolto Bossi parlare mi verrebbe voglia di caricarmi tutto il "nordest" operoso sulle spalle, rimpacchettarlo e riconsegnarlo all'Austria (mica gratis ovviamente). A parte per un paio di perle come Venezia, Verona e Mantova, non credo ne sentirei tanto la mancanza.
Viceversa credo che loro sentirebbero parecchio la mancanza di uno stato cialtrone dove vengono a gridare "Roma Ladrona" ma intanto vengono a Roma a papparsi lo stipendio da parlamentari come tutti gli altri. E anche peggio degli altri, visto che poi in culo ai vari referendum, si fanno anche le leggi per aumentarsi lo stipendio (se Roma Ladrona non li paga abbastanza, perché non li chiedono al ricchissimo Parlamento del Nord?). Se fossi un romano, accetterei più volentieri un rumeno che uno come Bossi: tanto sono entrambi delinquenti, però almeno il rumeno non sputa nel piatto dove mangia (e fa pure la "scarpetta", e chi è di Roma sa cosa significa).
Onore a Marco Pannella, unico vero faro della Politica Italiana (con la P maiuscola), campione di coerenza e per questo bistrattato da questo circo di pagliacci.
Cara Giuliana, gli fai troppo onore. Questa gente non si merita che tu sprechi il tuo prezioso inchiostro (digitale) per loro. Tentar non nuoce, dici tu. Ma un altro detto dice anche: "Non discutere mai con un idiota. Qualcuno potrebbe non notare la differenza".
Un abbraccio, e ancora una volta nella cabina sarò a fianco della premiata ditta Marco & Emma. Magari non si vincerà, però loro non m'hanno mai deluso.
Abbracci Andy
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Che personaggi!
In giro si vede troppa gente mediocre ma di successo. La colpa del loro successo, purtroppo, è di quelle persone inclini a riconoscergli meriti e qualità che non hanno, per pura adulazione e servilismo nei confronti del potere, o forse nella speranza di riceverne qualche beneficio. Pochi, forse per pigrizia, si prendono la briga di vedere chi veramente merita e chi invece è solo baciato dalla fortuna o ha avuto una carriera costruita a tavolino, da un editore o da uno sponsor per esempio.
Io ne ho scoperti alcuni meritevoli, peraltro già molto conosciuti nella rete, e mi fa piacere farli conoscere anche ad altri. Sono certo che Mr Google, l'unico sincero democratico (almeno per ora) sulla faccia della terra -uno dei pochi che ancora credono nell'eguaglianza delle condizioni- provvederà a rimbalzare questa presentazione e, se interrogato, vi rimanderà ai loro scritti o siti: Ettore Frangipane -(www.frangipane.it) noto giornalista professionista in pensione.
Pier Luigi Baglioni - a leggere il suo profilo e i suoi scritti sembra veramente un personaggio.
Gianni Pardo - anche lui un prolifico (a volte anche troppo) scrittore.
Se poi avete un pomeriggio libero andate pure a cercare come funziona la serpentina di Schietti, e se lo capite fatemi il favore di mandarmi un e mail con la spiegazione. Una volta il Corriere della Sera ha creduto in lui veicolando la raccolta dei fondi per lo tsunami attraverso il suo sito, perchè non dovreste crederci voi?
Viva, comunque, le persone normali! Bamboccione
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Benvenuto nella Rubrica di Giuliana D'Olcese
Se io mi candidassi alla carica di Deputato o Senatore della Repubblica? Ve lo siete mai chiesto? Come vi comportereste? Volete sapere cosa farei io?
Innanzitutto prenderei questa carica sul serio, molto sul serio, tanto da considerarla una missione e quindi, ne consegue che mi considererei al servizio dei cittadini.
Vorrei percepire lo stesso stipendio di un operaio per comprenderne le difficoltà. Mi imporrei un tetto massimo di 1500 euro mensili nette e mi batterei affinché tutti i miei colleghi facessero altrettanto. In caso di spese sostenute durante l'esercizio delle mie funzioni, presenterei la lista per il rimborso, come si fa in ogni azienda.
Frequenterei in caso di necessità le strutture ospedaliere utilizzate dai miei connazionali e non andrei all'estero per curarmi, pur ammettendo tale possibilità per chi non è parlamentare. Utilizzerei treni e aerei al prezzo più basso possibile, per non pesare eccessivamente sul bilancio dello Stato.
In Parlamento siederei in "religioso silenzio" ad ascoltare ciò che hanno da dire i colleghi, dibatterei, spiegherei le mie ragioni, ma mai mi lascerei andare ad atteggiamenti da stadio (applausi quando cade il governo se io sono all'opposizione, men che meno sputerei in faccia a chi la pensa in modo diverso dal mio, non lo insulterei, ma anzi lo ringrazierei per avermi dato l'opportunità di vedere un altro lato della questione che si sta dibattendo). Eviterei di fare la "primadonna" in televisione e dedicherei il mio tempo totalmente al bene del Paese. Lascerei i comunicati stampa agli appositi uffici, ma eviterei di mettermi troppo in mostra. Quando si è in tv si racconta ma non si fa. Farei la sintesi tra due frasi: "farsi prossimo, partendo dagli ultimi" (Card. Carlo Maria Martini) e "da ciascuno secondo le proprie possibilità ad ognuno secondo le proprie necessità" (Karl Marx). Dopo 2 mandati abbandonerei la politica per dare ad altri la possibilità di servire il nostro Paese. Mi batterei affinché in caso di elezioni anticipate nessun parlamentare potesse ripresentarsi. Abolirei tutti i privilegi.
Credete sia impossibile? Io no, basta volerlo... Fabrizio Dalla Villa
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Il bipolarismo che conviene solo a Silvio
di Emanuele Macaluso Il Riformista
Nei partiti di centrodestra si sono verificate due scissioni, con motivazioni e obiettivi diversi, il cui significato va però segnalato. Mi riferisco a Storace e Santanchè che hanno fondato un partito più a destra di An, più legato alla tradizione fascio-missina staccandosi dalla destra moderata di An, per ruotare nell'orbita del "centrista liberaldemocratico" Berlusconi. Un capolavoro. Ora però Fini, Storace, Santanchè, la Mussolini, Rauti ecc. si ritrovano tutti nella Casa delle "Libertà". Le parole non hanno più senso. Diverso è il caso di Tabacci e Baccini che si sono staccati da Casini proprio per non ruotare più, come aveva dichiarato Casini, attorno al Cavaliere.
Il rientro nella casa berlusconiana dell'Udc testimonia la difficile ipotesi centrista.
Ma Tabacci e Baccini, con Pezzotta e altri possono aggregare una forza di centro se resta in piedi il bipolarismo coatto? Difficile. Ma questo travaglio al centro mette in evidenza l'errore di Veltroni di puntare sul bipolarismo coatto, anche se il Pd si presenta da solo. Beneficiario è solo Berlusconi. I processi politici, caro Walter, a volte contraddicono desideri e disegni e bisognerebbe pigliarne atto, altrimenti si sbatte la testa al muro.
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Vetrusconi? La sfida lanciata da Veltroni
pare abbia suscitato in seno a tutte le forze politiche, di destra, di centro e di sinistra, la consapevolezza (Vera?! Apparente?!) che sia giunta l'ora di uscire dal tunnel dello scontro mutuato dalla becera cultura da "Curva Sud", per cercare di "scoprire" la politica fondata sul dialogo e sul confronto di proposte che abbiano come obiettivo il bene dell'Italia e di  tutti i suoi cittadini. Senza né risse, né demonizzazioni. Dico "scoprire" perché a me non pare si possa dire: "ritornare". Ritornare dove?
A mia memoria, la politica in Italia, anche in passato, si è quasi sempre esercitata in un clima di risse, minacce, demonizzazioni.
Dire "ritornare alla politica", quindi, significherebbe, praticamente, ritornare alla defunta cultura che aveva creato quel clima, sulle cui ceneri è nata l'ancora più squallida cultura da "Curva Sud". Infatti la cultura da "Curva Sud" è nata dalle macerie del "Muro di Berlino" per colpa sia di chi non ha accettato la morte del "fantasma" che vi era rimasto sepolto, sia di chi lo ha riesumato per usarlo come spauracchio e, così distrarre la gente dagli affari, secondo "certi magistrati", poco puliti che egli amava poter sbrigare in "libertà". Parola magica questa "libertà", te l'appiccica dappertutto. Non vive che per essa. E, anche se è un modo di vivere che non si concilia con il codice penale, branchi di ammiratori lo imitano. Non stiamo qui ad approfondire, per non disattendere il messaggio veltroniano, che invita al dialogo e non alle polemiche ed alle incriminazioni: ma con tanti "gatti e volpi" in circolazione, che dicono di voler dialogare, raccomandare un po' d'attenzione credo non guasti.
Ai compagni della Sinistra, cui auguro riescano ad unirsi sotto un'unica insegna e ad associarsi al PD, voglio dire che anche a me piacerebbe la vecchia "Falce e Martello" e il nome "Comunismo", simboli per i quali abbiamo lottato rischiato la vita e tanti sono morti, ma nell'immaginario collettivo, ormai, hanno perso il significato ideale per il quale erano nati, e quindi si sono resi impresentabili. E poiché qualcuno ha costruito la propria fortuna politica ed economica sfruttando il richiamo ai regimi cui quel simbolo e quel nome sono associati: eliminiamoli e facciamo in modo che non possano essere sfruttarli ancora.
Ciò non impedisce di continuare a perseguire i Vecchi Ideali. A condizione, però, che si conferisca alla "Libertà" (in passato calpestata)  un valore concreto e, inoltre, si ripudi  sia il richiamo alla "Dittatura" e sia al "Proletariato". La "Dittatura", perché da chiunque sia esercitata non può che essere oppressiva e reazionaria.
"Proletario", letteralmente significa "padrone soltanto dei propri figli": i padri padroni non mi sembra si concilino con un ideale di progresso e di libertà.
Al posto di "Proletario": "Lavoratore" basta e avanza. Cordiali saluti Pasquale Iacopino
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Aborto: "Il Caso Basilicata", da anni boicottata la 194. Il 93% dei medici è obbiettore:
già denunciato dai radicali e Ass. Coscioni l'Ospedale San Carlo di Potenza. In Lucania la legge 194 è quotidianamente boicottata da un esercito di obiettori.
Ad oggi la Basilicata detiene il record italiano di medici obiettori di coscienza all'aborto con una percentuale vicina al 93 per cento. Nell'ambito di questo primato registriamo le situazioni della più grande azienda ospedaliera della Basilicata, l'ospedale San Carlo di Potenza, dove la percentuale di obiettori è del 95 per cento e dell'ospedale di Lagonegro, che vanta un primato nel primato, con il cento per cento di obiettori. L'ospedale San Carlo di Potenza, come detto, è la più grande azienda ospedaliera della Basilicata, ed è proprio occupandoci dall'applicazione della legge 194 che abbiamo potuto riscontrare come questa struttura sia letteralmente occupata dai militanti di organizzazioni antiabortiste vicine al Vaticano. Due le convenzioni tutt'ora operative: la prima, quasi decennale, con il Cav(Centro di aiuto alla vita); la seconda, stipulata con l'associazione "Difendere la vita con Maria". Oggi, dopo una dura battaglia condotta dall'Associazione Radicali Lucani e dall'Associazione Coscioni, non è più consentito ai militanti del Cav violare disinvoltamente la privacy delle donne che scelgono il San Carlo per le interruzioni di gravidanza.
Fino al gennaio del 2007, in base a quanto previsto dalla convenzione San Carlo-Cav, i militanti dell'associazione antiabortista potevano deambulare liberamente nei reparti di ostetricia e ginecologia nei giorni previsti per la prenotazione e l'espletamento dell'iter per l'intervento di IVG.
Oggi, pur permanendo all'interno del San Carlo una presenza militante, la direzione si è vista costretta a porre dei paletti, circoscrivendo l'azione del Cav fuori dai reparti di Ostetricia e Ginecologia. Una piccola conquista in un contesto che rimane comunque militarizzato da chi, essendo legittimamente antiabortista e contrario all'utilizzo dei più comuni metodi anticoncezionali, dovrebbe svolgere la sua opera militante fuori dalle strutture pubbliche e da un ospedale della Repubblica Italiana.
Al San Carlo di Potenza, come a Lagonegro, come in tutta la Basilicata è stato messo in piedi un potente apparato dissuasivo finalizzato al boicottaggio della legge 194.
Non è un caso che il 50 per cento delle donne lucane che decidono di praticare l'IVG si rechi fuori regione, ed è ragionevole pensare che, grazie a questa incredibile situazione, ci sia ancora aborto clandestino, magari praticato proprio da qualche medico che nelle strutture pubbliche si dichiara obiettore.
Per me, per noi militanti radicali, tutto questo costituisce una pratica violenta, tesa a distruggere la libertà di scelta, alla quale non vogliamo e non possiamo rassegnarci.
Ed è proprio per ripristinare un minimo di legalità in seno all'Azienda ospedaliera San Carlo che il 26 gennaio del 2007 abbiamo depositato una denuncia presso la Procura della Repubblica di Potenza. Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto risposte, ma non disperiamo, pur sapendo che in terra di Lucania toccare la Curia e le sue organizzazioni paramilitari significa di fatto essere messi all'indice.
Roma 14 Febbraio 2008. Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Consigliere Associazione Coscioni e Segretario Associazione Radicali Lucani.
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PETIZIONE PER UNA POLITICA DELLA FELICITA'
To: Società Civile, Istituzioni, Organi d'Informazione
Viviamo in Italia una fase politica molto difficile. I governi cadono e i politici non riescono ad accordarsi per cambiare una legge elettorale "carente". Abbiamo di fronte una democrazia seriamente ammalata in cui esplodono a raffica difficoltà e tensioni sociali, e in cui è profondamente intaccato il rapporto di lealtà tra cittadini e politici.
C'è ancora qualcosa che si può fare per fermare il declino e invertire la rotta?
Studi scientifici sulle emozioni dimostrano che gli istituti di democrazia diretta incrementano la felicità personale: i cittadini svizzeri sono più soddisfatti nei cantoni dove possono influenzare maggiormente le decisioni politiche. Ci vorrebbe in Italia un nuovo strumento di partecipazione democratica allargata, che riavvicini gli elettori alla politica e che consenta loro di provare nuovamente fiducia nei confronti dei politici, senza più considerarli come appartenenti ad una casta privilegiata e intoccabile.
Lo strumento per rispondere validamente alla crisi della politica e alle denunce dell'antipolitica sono le DOPARIE, ossia, le "primarie" svolte dopo le elezioni e vertenti su questioni e decisioni di governo. Il termine "doparie" ha un significato duplice: si collega al termine primarie: mentre le primarie si fanno prima delle elezioni, le doparie si fanno dopo elezioni, quando è maggiore lo scollamento tra politica e problemi dei cittadini; fa venire in mente il fenomeno del doping, però in questo caso si tratta di doping positivo: come il movimento del corpo fa bene al cervello, così i movimenti della società civile e la partecipazione democratica possono aiutare i partiti a governare.
Attraverso una doparia, le coalizioni al potere potrebbero consultare i propri elettori a proposito di questioni non previste al momento della redazione del programma di governo, oppure riguardo a questioni previste dal programma ma che spaccano la coalizione. Si veda, ad esempio, la tassazione al 20% delle rendite finanziarie, che era nel programma dell'Unione ma che ha spaccato la coalizione di governo. Una doparia consultiva su questo tema avrebbe degli effetti sicuramente positivi: gli elettori si sentirebbero spinti a interessarsi delle questioni pubbliche e si sentirebbero finalmente coinvolti e ascoltati dai politici per le decisioni più importanti; i politici stessi riacquisterebbero una parte della fiducia degli elettori; il governo avrebbe la forza e il consenso per prendere decisioni difficili.
Ma le doparie oltre a essere consultive, potrebbero anche essere propositive. Qualora i cittadini si accorgessero di un problema sociale per loro importante ma assente dall'agenda politica, essi potrebbero spingere la propria coalizione di governo a indire una doparia. Un esempio? Il doppio cartellino dei prezzi in euro e in lire. Se ci fossero state le doparie nel 2002, quando dopo il cambio lire-euro è iniziata la speculazione sui prezzi dei beni al consumo, i cittadini avrebbero potuto costringere i politici a rendere obbligatorio il doppio cartellino, con un chiaro effetto deterrente contro l'aumento sconsiderato dei prezzi. Altri esempi? L'istituzione di un salario di disoccupazione. La Tav in Val di Susa. L'innalzamento dei fondi per la ricerca scientifica e per la cultura...
Questo strumento di democrazia partecipativa nelle mani dei cittadini costituirebbe una continuazione ideale di movimenti e processi associativi della società civile, che sono nati, sono cresciuti dal punto di vista mediatico e poi sono sfioriti proprio per l'assenza di strumenti di partecipazione.
Hanno già aderito alla proposta delle doparie semplici cittadini, politici e intellettuali tra cui Oliviero Beha, Tana de Zulueta, Antonello Falomi, Clara Sereni, Mario Staibano, Clotilde Pontecorvo, Francesco Scardamaglia, Carlo Siliotto, Elio Veltri, Sabrina Paravicini, Gualtiero Rosella, Filippo La Porta, Antonio Di Pietro, Alfonso Berardinelli, Mimmo Locasciulli, Ammazzateci tutti ragazzi di Locri...
Le doparie rappresentano un'idea forte di democrazia e una discontinuità effettiva rispetto alla vecchia politica. Un tentativo di cambiamento, con uno slogan divertente: "Doparie. *Fatti* di vera Democrazia Partecipata". Per creare finalmente una politica felice, noi abbiamo deciso di dargli vita.
Sincerely
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Il Pd non è più solo, ma con di Pietro l'immagine è un'altra
di Stefano Folli Il Sole 24 Ore 14 febbraio 2008
Nei fatti, l'opinione pubblica aveva apprezzato la scelta. Se la Terza Repubblica deve nascere su basi bipartitiche - si diceva -, l'iniziativa veltroniana è appropriata; serve a scuotere l'albero, costringendo tutti a darsi nuove regole. E giustamente si faceva notare che la spinta della politica si rivelava più forte delle costrizioni indotte da una brutta legge elettorale. Abbiamo visto nei giorni seguenti che anche Berlusconi si era adeguato in fretta al ritmo bipartitico imposto dal suo competitore.
A parte l'intesa territoriale con la Lega, il partito berlusconiano ha assorbito Alleanza Nazionale e poi ha cominciato a disboscare la foresta dei piccoli e medi alleati.
Fino alla rottura di ieri sera con l'Udc di Casini, costola storica della tradizione democristiana e uno dei fondatori del vecchio Polo del'94.
C'era una logica in questa sorta di pulizia politica messa in atto con evidente simmetria da Berlusconi e Veltroni: l'obiettivo era far emergere la novità dei due grossi partiti (Popolo delle Libertà e Partito democratico), finalmente affrancati dai ricatti dei soci minori. "Basta con la frammentazione" era il messaggio rivolto da entrambi, all'unisono, agli elettori.
Bisogna dire che Berlusconi è stato fin qui coerente con la premessa: in pochi giorni si è liberato dell'equivalente in voti di quasi 9-10 punti percentuali. Prima la Rosa Bianca di Pezzotta-Tabacci-Baccini che se è andata di sua volontà, poi Storace, infine l'Udc. Se si sommano tra loro, raggiungono sulla carta una quota ragguardevole. Segno che Berlusconi ha davvero molta fiducia in se stesso, nei suoi sondaggi e nella bontà dell'operazione di sfoltimento. Del resto, non ha detto "sono ancora indispensabile"?
Viceversa, Veltroni ha cessato di correre da solo. Ha sacrificato l'effetto mediatico della scelta originaria all'alleanza con Di Pietro. Sul piano dei numeri l'Italia dei Valori vale, a quanto sembra, 4-5 punti. Ma è solo quantitativa la logica veltroniana? Ieri sera erano in molti a dichiararsi sorpresi. In fondo, Di Pietro è un personaggio estraneo a quelle tradizioni "riformiste" a cui Veltroni afferma di volersi rivolgere. L'Idv è un "one man show", un partito di potere che pesca nell'oceano dell'anti-politica.
È chiaro che alleandosi con l'ex magistrato il leader del Pd spera di recuperare una parte dei sostenitori di Beppe Grillo. Ma il prezzo da pagare è il legame con un certo mondo giustizialista che potrebbe non integrarsi con il resto del Partito democratico.
Tanto più che la porta è stata chiusa - salvo candidature isolate - davanti ai radicali di Pannella ed Emma Bonino, nonché ai socialisti di Boselli. Interpreti, loro sì, di un filone importante della storia italiana. Nel campo dei diritti civili, o se si vuole sul terreno delle riforme economiche, sembra curioso che si rinunci al loro apporto, nel momento in cui si accoglie quello di Di Pietro. Come dire che, dovendo smentire la promessa iniziale ("andiamo da soli"), sarebbe stato più coerente trattare seriamente anche con loro. Invece si sono messi sulla bilanciai voti di Di Pietro: valutando poi che radicali e socialisti sanno essere scomodi quando si discute di temi etici.
Tutto legittimo, ma l'immagine del Pd da oggi è un po' diversa.
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Nuovo cinema Walter
di Luigi La Spina La Stampa 11 febbraio 2008
Finora non ci siamo annoiati e anche il futuro, almeno quello prossimo, sembra promettente. Il Pd spezza l'alleanza con la sinistra radicale, Berlusconi convince Fini alla lista comune. Gli altri rimangono spiazzati e comincia quel balletto dei piccoli alleati che, ricordando la famosa battuta di Moretti, potrebbe sintetizzarsi così: "Conto di più se entro nel partito del più forte o se rimango da solo?". Da una parte, il dubbio angoscia Di Pietro e i radicali; dall'altra, affligge Storace e, soprattutto, Casini. Insomma, lo spettacolo della campagna elettorale è partito in modo più avvincente del solito e la ricerca della "novità" pare la parola d'ordine per conquistare gli italiani.
Se dovessimo tradurre nel linguaggio degli economisti il fenomeno che sta avvenendo in questi giorni, si potrebbe osservare che sul mercato della politica, di fronte al rischio della disaffezione del cliente per la scarsa efficacia del prodotto che è stato presentato, si sta cercando di cambiare l'offerta. Per rianimare le vendite, c'è chi scommette su una nuova denominazione della ditta e su un nuovo capoazienda; c'è chi, invece, si limita a una diversa confezione.
Tutti accusano la concorrenza di riciclare, in realtà, la vecchia merce, con una dose, maggiore o minore, di fantasia e di inganno. Ma, rovesciando il punto di vista dal quale si osserva il mercato della politica, forse si potrebbe scorgere più facilmente la vera novità di questa neonata campagna elettorale: la scommessa su un cambiamento della domanda.
Da 15 anni, da quando, in sostanza, è cominciata la cosiddetta Seconda Repubblica, c'è stato un tale congelamento degli italiani in due schieramenti, fieramente opposti e assolutamente non comunicanti, da provocare sempre lo stesso fenomeno elettorale: la vittoria andava a chi, di volta in volta, riusciva a portare alle urne il maggior numero dei suoi tifosi. Mai si è riusciti a far breccia in campo avverso. Ecco perché "comunisti" e "forzitalioti" si sono combattuti a colpi di slogan sempre più feroci, tali da aprire sempre di più il fossato tra i due accampamenti e impedire qualsiasi sconfinamento. Come dimostra il discorso d'apertura della campagna elettorale pronunciato ieri da Veltroni, per la prima volta, affiora la possibilità, e la voglia, di scongelare quel blocco di ghiaccio che ha immobilizzato la politica e la società italiana negli ultimi tre lustri. Il leader del Pd punta a convincere anche parte degli italiani che finora hanno votato per il centrodestra, non ritenendo più immutabile la domanda sul mercato della politica.
I cambiamenti di linguaggio, di comportamento, persino della scenografia nella quale Veltroni ha voluto ambientare il suo intervento in Umbria non derivano solo, come superficialmente si dice, dalle caratteristiche del suo modo di far politica, dal suo temperamento e dalla sua cultura. Sono obbligati dalla strategia, l'unica possibile per tentare di vincere o di perdere il più onorevolmente possibile. Sono possibili perché ora, ha osservato il leader Pd, non tanto "siamo soli, quanto liberi".
Da quei condizionamenti ideologici che, evidentemente, impedivano finora mosse così innovative. Sono plausibili se si riconosce che non è giusto "mettere le bandierine" sulla testa degli italiani.
Il "nuovo cinema Veltroni" non imita l'America per passioni adolescenziali, ma perché crede, come sta dimostrando la battaglia per le primarie negli Stati Uniti, che si possa conquistare il centro dei due campi, sfondando le linee avversarie e non solo rinsaldando le proprie. Così come McCain si atteggia a repubblicano moderato e sia Obama sia Hillary smussano le audacie liberal dei loro programmi. Proprio secondo le classiche regole delle competizioni politiche americane.
È probabile che Veltroni, anche in questo caso, trascini l'avversario Berlusconi a quel comportamento imitativo che ha indotto il Cavaliere a rompere gli indugi sulla costituzione del partito unico dei moderati. Del resto, il significato originario della mossa da lui annunciata sul predellino dell'auto a Milano, quando decretò il de profundis per Forza Italia e la nascita del "popolo o partito della libertà", era proprio quello di allargare i consensi in un'area più vasta e composita di quella a cui faceva riferimento il berlusconismo della prima ora. Ecco perché anche il centrodestra cercherà, questa volta, di non voler solo convincere quelli che erano già convinti.
Non è detto che un cambio di formazioni, nella classe politica, produca necessariamente migliori risultati per i cittadini italiani. Forse migliori speranze si potrebbero coltivare se gli elettori si strappassero quelle maglie un po' logore che da troppi anni indossano e provassero a giudicare i candidati senza pregiudizi.
Sarebbe proprio bello se risuonasse, in campagna elettorale, quel grido di "liberi tutti" che allietava il finale dei nostri vecchi giochi di bambini.
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I tre giorni che sconvolsero il mondo
di Paolo Franchi Il Riformista 11 febbraio 2008
Volevo tornare brevemente sulla discussione che si è aperta sul Riformista a proposito dell'identità del Pd, partito di centro o di centrosinistra o della sinistra riformista tout court, come sostiene Eugenio Scalfari. Volevo. Ma questo fine settimana, dopo le forti scosse dei giorni precedenti, ci ha riservato una specie di terremoto che dovrebbe cambiare in profondità tutta la scena politica. Dunque da qui, dal terremoto, bisogna partire.
Per quindici anni siamo stati prigionieri di un bipolarismo forzato e muscolare, fondato su coalizioni tirate su mettendo assieme, per vincere, tutto e il contrario di tutto, e proprio per questo dannate, dopo la vittoria, alla rissosità interna e assieme all'impotenza. Bene. A prendere alla lettera quanto è avvenuto tra venerdì e domenica, dovremmo dire che questa stagione stiamo lasciandocela, se dio vuole, alle spalle. In luogo di coalizioni composte di un'infinità di partiti, partitini e sottopartitini, ci attende una sorta di bipartitismo temperato. Di qua (cioè dalle parti nostre) il Partito democratico, che con la decisione di Walter Veltroni di correre da solo ha avuto per primo il coraggio di rompere le vecchie catene, anche se forse non ci guadagnerà un mondo. Di là (cioè dalle parti loro) il Partito delle libertà, che è stato al gioco di Walter e anzi ha rilanciato alla grande, grazie alla riscoperta, da parte di Silvio Berlusconi, dello spirit of the running board (per i più semplici: dello spirito del predellino): una riscoperta che gli ha consentito di indurre a notissimi consigli Gianfranco Fini e molto probabilmente gli consentirà di placare senza troppi problemi anche Pier Ferdinando Casini, peraltro già rinfrancato dalle buone parole del cardinal vicario. Dimenticavamo: a far da contorno ci saranno, nella misura in cui lo permetteranno elettori e legge elettorale, una Cosina Bianca in luogo del centro postdemocristiano, una Cosetta Rossa in luogo della sinistra neo, vetero o post comunista e, a quanto pare, una Cosuccia Nera. Dei socialisti, dei radicali, dei laici vil razza dannata, naturalmente non è il caso di occuparsi.
Chi vincerà, anche se a occhio e croce continueremmo a dire Berlusconi, naturalmente non lo sappiamo. Ma, se abbiamo capito bene, la cosa non è poi così importante. L'importante è che si volti pagina. Deve proprio essere così, se Berlusconi, che è uomo notoriamente di sostanza, arringando il popolo della Brambilla ha voluto ricordare l'inutilità, anzi, la pericolosità di ogni voto che non finisca al Pdl o al Pd: non un voto vada disperso, non un voto vada perduto, come diceva il Pd quando eravamo ragazzi. Deve essere proprio così, se l'idea di dar vita, dopo il voto, a una Grande Coalizione che faccia le riforme (e non solo) non è più tabù, e in ogni caso non viene più rappresentata alla stregua di un inciucione o di un'immonda ammucchiata. Scalfari esprime sì la sua contrarietà, ma molto, molto pacatamente, e Renato Mannheimer ci rende noto, sul Corriere, che già adesso un italiano su tre sarebbe favorevole. In ogni caso, il tempo delle coalizioni "contro" sta proprio finendo.
Un terremoto?
Di più: una rivoluzione, seppure, si capisce, nelle forme proprie di un Paese dove le rivoluzioni non si fanno perché ci conosciamo tutti.
Noi, fessacchiotti, ci eravamo premurati di avvisare che, avvicinandosi le elezioni, probabilmente avrebbero cominciato a volare anche i cazzotti, primo perché le campagne elettorali sono fatte così, e secondo perché se c'è in giro tanta voglia di procedere insieme ai cambiamenti elettorali e istituzionali necessari non si capisce bene come mai sia stato fatto rapidamente fallire il tentativo affidato da Giorgio Napolitano a Franco Marini. Prendiamo atto che questo week end sembra smentire le nostre previsioni, ma teniamo il punto. Per tigna, ovviamente, ma anche perché molti conti non ci tornano. Prima di tutti quelli che riguardano i protagonisti del bipartitismo temperato prossimo venturo. Il bombardamento mediatico è fortissimo. Ma non così forte da far automaticamente dimenticare che il Pd ha un leader, investito dal voto di milioni di italiani, e poco più, a parte il fatto che, per dargli vita, Ds e Margherita si sono comunque sciolti. E che il Pdl un leader ce l'ha pure lui, eccome, ma per costituirlo non si è sciolto nessuno, e allo stato attuale non sappiamo neanche se stiamo parlando di un partito, sia pure allo stato nascente, o di un listone elettorale. Quisquilie, per carità, quando si fanno le rivoluzioni non si sta lì andare tanto per il sottile. Ma che ci volete fare, i riformisti sono fatti così. Gli cambia il mondo attorno, e loro spaccano in quattro il capello.
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La fiducia perduta nei politici
di Giancarlo Bosetti La Repubblica 6 febbraio 2008
Perché i politici sono detestati in democrazia? E perché gli italiani più degli altri? L'onda lunga del disincanto, il cosiddetto "declino della deferenza", è cominciata nel '68 e poi si è ravvivata negli anni Novanta. Corruzione e malefatte in genere provocano una ovvia reazione di rabbia: via i mascalzoni, getout the rascals! Oltre che una questione umana elementare, è anche un principio di teoria democratica. Ma in questa stagione da noi c'è qualcosa di più paralizzante e nebuloso e cresce la frustrazione per non riuscire in nessun modo a voltare pagina. Altri ci riescono.
Molti politici dovrebbero cambiare stile o cambiare lavoro. Quando ascoltiamo uno di loro a caso in tv, la nostra reazione - più o meno consapevole - è quella di valutarlo istintivamente per il "noi" che quel politico sottintende, suggerisce. Drew Westen, stratega della comunicazione vicino ai Democratici americani (The Political Brain Public
Affairs, 2007) propone di fare sempre questo esperimento, da elettori: chiedersi "come mi sento quando parla questo leader?". L'esito è nefasto. Nessun politico italiano quando parla nei Tg si preoccupa di come ci sentiamo.
Un leader in ascesa, portatore di novità e di futuro, è quello che trasmette l'idea che il suo "noi" siamo proprio "noi", "tutti noi" cittadini, e che sarà al nostro servizio in quanto eletto; si identifica naturalmente con il "noi" che è la sua stessa missione, e anche il motore del suo successo. Nella carica di entusiasmo che mette, nella sua carriera di nostro rappresentante professionale, noi ci riconosciamo, sentiamo che la sua ambizione contiene del buono, siamo anche contenti che sia ambizioso, perché la sostanza della sua ambizione è un progetto che ha futuro, non solo per lui, anche per noi. Non è il professionismo che ci preoccupa. È il "noi".
In questi giorni di consultazioni istituzionali sono comparsi in tv partiti così piccoli che se ne ignorava la esistenza, e che parlano di crisi del sistema politico, di "distacco" - udite! - tra le istituzioni e la gente, e che non sono neanche in grado di affidarsi a un unico portavoce. Parlano in due. Il sistema politico sono sempre "gli altri", tutti e nessuno. Altrove, dicevamo, va meglio. Il "noi" che abbiamo visto in gioco con Obama, Hillary, McCain, ma anche con Sarkozy e Ségolène, o con Zapatero è vivo sulla scena. Certo Barack riesce ad allargarlo immensamente. Di lui Ted Kennedy ha potuto dire, sollevando ovazioni, che "rinnova la nostra fede in un principio: i giorni migliori del nostro paese devono ancora arrivare". E proprio quella "chiamata al futuro" (De Rita) che manca all'Italia.
Retorica? Certamente. E si tratta di una retorica che è parte costitutiva del sistema democratico americano. Ma non basta alzare i toni lirici dei discorsi perché funzioni, bisogna essere credibili. Nella retorica quotidiana dei nostri politici prevale la carogneria verso altri politici o il gergo delle comunicazioni interne. E solo una cieca ingenuità impedisce loro di vedere il danno che infliggono a se e a noi. Non perfidia ma ingenuità, come già per Craxi, Forlani e gli altri caduti di Mani Pulite. Quos Deus vult perdere prius dementat.
Da ogni accento, allusione, smorfia altezzosa dei politici di oggi si ricava la conferma che il "noi" micragnoso che stanno mettendo in scena non ci comprende affatto, è un "noi" di "loro", entourage di fedelissimi. Perché? Non hanno vere sfide da lanciare, ma posizioni da difendere, la loro camera è alle spalle. Da Bassolino a Berlusconi, da Casini a Prodi, passando per tanti ex Pci, ex De, ex Psi, e decine e centinaia di minori, da Rifondazione ad An, sono tutti la testimonianza di parabole che hanno toccato il loro apice e che, (non nel caso di Prodi, che ha annunciato la sua uscita di scena) cercano di mantenersi in quota e bloccano gli ingressi. A nessuno verrebbe in mente che siano capaci di incarnare il principio "che i giorni migliori del nostro paese devono ancora arrivare".
Una idea della politica così forte è stata accantonata. La tendenza dei politici rentier - ovvero la "casta" - ha le sue radici nella storia degli ultimi decenni.
Una recente analisi comparativa, condotta da Colin Hay, Why We Hate Politics (Polity Press, 2007) ha cercato di far luce su questa contraddittoria e suicida tendenza che affligge il ceto politico. Gli italiani sono tra i peggiori. Se si scorrono le tabelle dei costi della politica, dei parlamenti, della corruzione, il risultato è per noi catastrofico. Non è una novità, ma il nostro contributo è stato per così dire di rilievo internazionale: le tabelle degli stipendi dei parlamentari sono state pubblicate non su riviste specialistiche, ma sulle prime pagine dei tabloids di tutta Europa, dal Sun alla Bild Zeitung, e hanno dato un contributo pesante al fallimento del progetto costituzionale dell'Unione, all'epoca dei referendum. Vero che ciascun paese paga la base di stipendio dei suoi, ma vero anche che quello era il simbolo di un'Europa che doveva portarsi dietro i paesi più fantasiosi nella spesa pubblica.
I sondaggi raccolti da Hay dicono però anche che i cittadini dei paesi Ocse continuano a considerare la democrazia un sistema politico affidabile e di gran lunga preferibile a tutti gli altri. Il tasso di apprezzamento si avvicina al 100 per cento (in Italia 97%); ma non hanno più fiducia nei politici e nei partiti.
Qui si precipita a livelli infimi, con un collasso dagli anni Settanta a oggi di meno 30-50% per i governi, si va vicini allo zero per i partiti. Il mestiere dei politici è diventato sinonimo di doppiezza, corruzione, dogmatismo, inefficienza. La scissione nel giudizio-democrazia sì, politici no - viene certamente dalla globalizzazione, che riduce le facoltà degli attori politici nazionali, dal disincanto degli elettori, ma anche dalla politica stessa, che si autodenigra: la nobile attività che dovrebbe avere come ragion d'essere il bene comune viene rappresentata dagli stessi protagonisti come il regno machiavellico delle tecniche del potere. E questo accade non solo quando cercano di mettere in cattiva luce gli avversari, ma anche quando illustrano cinicamente i propri "meriti". Ma ha avuto un gran peso anche l'insistenza neoliberale nel predicare la inefficienza di tutto quello che è pubblico, che è Stato, che è politica: pensate ai "centristi" nel governo Prodi per esempio parlavano di riforme liberali e intanto nominavano i ginecologi di partito.
E pensate alla lezione "liberale" di cinque anni di Berlusconi: il suo fatturato. C 'è autolesionismo nella perversione per cui le élite politiche insistono sul fatto che ci vuole meno politica, ma si abbarbicano a quel che ne resta per mungerla.
Le contromisure urgenti sono relativamente semplici (da descrivere): i cittadini non si accontentino di forme non istituzionali di attività politica, come il volontariato o le scelte impegnate che fanno da consumatori, cerchino la politica anche nei partiti. I politici che non hanno carattere e idee per imbarcarsi in un grande e affascinante futuro, lascino perdere. Facciamoli smettere. Sulle dosi di cinismo che hanno inquinato la vita politica riflettano sia la destra (altri cinque anni di business politico berlusconiano?) sia la sinistra, specialmente l'area riformistica e moderata, quella che, pur con tante ragioni, ha dato più corda ai discorsi neoliberali sull'arretramento della politica. Non basta assumere le parti del realismo. Deve entrare in scena una forma nuova di politica, con un futuro e un "noi" ben chiaro.
In fin dei conti quello che non finisce di stupire è che gli elettori continuino ad amare la democrazia, e che si riprendano dopo ogni ciclo di delusione. Si ripresentano pronti ad investire in un nuovo capitale di speranza.
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Tasse e salari, a Paperopoli
Far diminuire le tasse ed aumentare i salari, come chiede Veltroni, è una portentosa ricetta, di sicuro successo. Appartiene alla scuola degli esperti che Paperon de Paperoni chiamava a consulto, quando vedeva diminuire il livello della piscina, solitamente colma di monete: "diminuire le uscite ed aumentare le entrate", sentenziavano quelli dopo averci ragionato ("mumble mumble"). Ma qui non siamo a Paperopoli e le tasse sono aumentate. In un interessante studio Renato Brunetta ha dimostrato quel che, a naso, già scrivevamo: la spesa pubblica se ne frega del colore dei governi e cresce per i fatti suoi, da ultimo divorando il tesoretto, ovvero le maggiori tasse pagate. Fin quando non si metterà mano ai tagli della spesa, e lo si farà senza il trucco di diminuire i trasferimenti agli enti locali, che si rifanno alzando le tasse, la pressione fiscale non diminuirà, anzi, com'è accaduto, crescerà. Allora, guardiamo il lato positivo delle cose: destra e sinistra indichino cosa tagliare e quali tasse fare scendere, chi vince lo fa, e chi perde non protesta e non arruffa la piazza. E' bene, come dice Veltroni, che i salari aumentino, ma perché questo non sia un suicidio inflativo, modello punto unico di contingenza, occorre che gli aumenti seguano la produttività. Il contratto dei metalmeccanici va in direzione opposta.
Noi lo abbiamo scritto, lui l'ha festeggiato quale successo del governo Prodi. Fosse solo incoerenza, ne abbiamo viste di peggiori, ma il punto è diverso: la sinistra deve ficcarsi in testa che il benessere non viene dalla redistribuzione, ma dalla produzione. La seconda senza la prima è ingiusta, la prima senza la seconda è demenziale.
E la produzione, per viaggiare più velocemente, quindi per rendere tutti più ricchi, ha bisogno di meritocrazia, produttività, libertà di scelta per ciascuno, operai compresi. Mettiamola in positivo: chi vince lo faccia, chi perde non si metta di traverso, difendendo rendite e corporazioni. L'Italia non sa che farsene di una campagna elettorale in cui ci si sente coraggiosi nel dire tre parolette o nel cantare una canzone, e gli italiani non perdono il sonno domandandosi dove cavolo si candida Mastella.
Serve una legislatura di fatti, costituenti e ricostituenti, senza nulla in comune con il mastellismo giudiziario.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Le mani sulla Sanità: Togliamo ai partiti la scelta dei Direttori Generali delle Aziende Sanitarie Regionali
I Deputati Radicali hanno presentato la proposta di legge N. 3419 d'iniziativa dei deputati radicali Mellano, Poretti, Beltrandi, D'Elia, Turco presentata il 4 febbraio 2008. Riforma Procedure di Selezione dei Direttori Generali delle Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere.
Dopo aver letto l'ennesima denuncia giornalistica degli ennesimi episodi di spartizione partitocratrica dei posti nelle aziende sanitarie regionali (questa volta in Piemonte e Liguria), Bruno Mellano (deputato radicale del Gruppo "Socialisti e Radicali - RNP) e Giulio Manfredi (Giunta di segreteria Radicali Italiani) hanno dichiarato:
"Esiste un formidabile banco di prova per i politici che si accingono ad affrontare la campagna elettorale al grido "Occorre cambiare modi e contenuti della politica":
Le nomine dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e ospedaliere, da cui dipendono poi gran parte delle nomine sottostanti nelle ASR.
Fra gli ultimi provvedimenti presentati alla Camera dai deputati radicali vi è anche la Proposta di Legge n. 3419 (Mellano ed altri) su "Riforma procedure di selezione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e ospedaliere" (vedi testo allegato, la PDL non è ancora presente sul sito della Camera).
La nostra PDL scardina completamente il meccanismo delle "nomine", ora di competenza delle giunte regionali e quindi dei partiti: la selezione dei manager delle aziende sanitarie viene affidata totalmente a una commissione costituita da cinque membri scelti fra i rappresentanti delle maggiori società di interesse nazionale nel campo del consulting manageriale, prese in considerazione in base alla media ponderata dei seguenti fattori: fatturato, numero delle sedi sul territorio, numero personale inquadrato e a progetto. La commissione suddetta stila una graduatoria in base alla quale sono assegnati i vari posti in palio, tenendo conto anche delle indicazioni dei candidati e delle valutazioni della commissione. Al fine di contemperare l'esigenza di avere a capo delle aziende sanitarie regionali manager senza vincoli di partito con quella di assicurare comunque una gestione sanitaria coesa e con obiettivi univoci a livello regionale, è lasciata inalterata la possibilità per la regione di non confermare i direttori regionali alla scadenza del loro incarico nonché di farli decadere in corso d'opera - motivando pubblicamente le ragioni della revoca - quando ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo o in caso di violazione di leggi o del principio di buon andamento e di imparzialità dell'amministrazione.
Si provvede alla sostituzione di uno o più direttori generali attingendo alla graduatoria. Presenteremo la Proposta di Legge radicale durante i lavori del 6° Congresso dell'Associazione Luca Coscioni, che si terrà a Salerno da venerdì 15 a domenica 17 febbraio; i diritti dei malati si tutelano anche così, a partire dalla Campania di Mastella, regione per regione".
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Perché Veltroni può aver ragione (se ha coraggio)
di Oscar Giannino Libero 29 gennaio 2008
Sinora Veltroni non mi ha convinto, da leader. Troppo "liquido", per dirla come oggi usa. Troppo svelto a sottrarsi al fuoco. Si candida a segretario invece di D'Alema, vince ma si sottrae. Fa il numero due di Prodi al governo, ma poi si rifugia in Campidoglio e si sottrae. Sempre così. Come un film di Salvatores. Oggi però dico: è il tuo giorno, facci vedere. È proprio sull'attitudine di Veltroni a sottrarsi al fuoco, che fanno conto i suoi tanti critici. All'interno del Partito democratico, come nell'intero centrosinistra.
Lo considerano caratterialmente portato alle fughe in avanti, imbattibile nel suscitare emozioni e nell'evocare sentimenti. Ma iperprudente al limite della vigliaccheria, quando si tratta di affrontare a spada tratta i rischi di contrasti frontali, e delle conseguenti avversioni imperiture che dagli scontri politici tra grandi personalità a volte derivano per decenni e vite intere. Vuole troppo essere amato, Veltroni, per affrontare il fuoco amico. È proprio per questo imbattibile in campagna elettorale e per costruire consensi trasversali, nei più diversi ed apparentemente eterogenei ambienti intellettuali, accademici e professionali. Ma cosa ben diversa è che tenga una posizione a costo di versare il sangue. Come il mitico, inarrivabile D'Alema: anche se a questo proposito ci sarebbe pure molto da dire, perché di solito D'Alema non deflette - si tratti l'altroieri contro Cofferati sulle pensioni, o ieri contro la Forleo su Unipol - ma poi il sangue finisce sempre che lo versano i suoi, lui no.
Del resto, è da secoli che non si chiede più ai grandi generali di morire alla testa delle proprie truppe. In questo, nel Pd molti restano convinti che D'Alema resti il grande generale seguace di Sun Tzu. Veltroni serve per fare non le guerre ma le paci, una segretario generale dell'Onu in sedicesimo.
I PROBLEMI DELLA LIQUIDITA'
Ed è vero, tutto questo l'ho sempre pensato anch'io. Tanto è vero che pur da esterno ho scritto e continuerò a scrivere anche su Leftwing, il sito che per il Pd si è impegnato ventre a terra, ma sempre serbando una solida lettura dalemiana delle vicende del centrosinistra. Diciamo - per usare una clausola classicamente dalemiana - che li conosco bene, gli argomenti critici contro Veltroni. Quelli che sono risuonati nel ruvido intervento di Roberto Gualtieri dalla tribuna del decennale di Italianieruropei, sabato scorso all'Auditorium romano della musica che del festival veltronian-capitolino è palcoscenico d'elezione. Veltroni ha sbagliato perché ha puntato su un partito un po' come lui, troppo "liquido" mentre servono solide sezioni e iscritti tradizionali. Sbaglia perché non capisce che la crisi economica in atto è figlia della finanziarizzazione americana, e invece lui scimmiotta troppo i democratici Usa amici del grande capitale. Sbaglia perché si ostina a non capire che il sistema elettorale alla tedesca - caro a D'Alema, e terreno d'elezione per una convergenza con Udc, Udeur, Cosa bianca, formazioni minori sempre fedeli al modello "iperproporzionale e mani libere sulle alleanze" - non è affatto così male come il leader del Pd si ostina a credere. E non è neanche una dolorosa necessità, tanto per vincere tenendo il centrosinistra unito, senza più prodiani - e hai detto niente, liberarsi di Parisi e della Bindi - ma imbarcando centristi e cattolico-sociali veri al loro posto.
Molto più di tutto questo, dice chi ce l'ha con Veltroni, il sistema elettorale tedesco è il compromesso ideale per l'incontro tra socialisti e cattolici di cui il Pd è lo strumento necessario.
LA STORIA NON FA SALTI
Mentre, a Veltroni, si imputa di pensare che la storia  possa fare salti. Che, per il solo fatto che c'è lui alla guida, si possa diventare democratici americani pluri-identitari, o spagnoli bipartici alla Vassallum, o addirittura secondo lo schema referendario che avvicina Veltroni all'odiatissimo Berlusconi. Tutte critiche che hanno un fondamento, badate. A questo punto vi chiederete: facci capire, stai solo criticando Veltroni anche tu, com'è che allora in testa d'articolo ti hanno messo un titolo che dice che il leader del Pd ha ragione se ha coraggio? Ora ve lo dico. Mi ha convinto Giuliano Ferrara. Che dichiara - e io ci credo - di essere un tifoso di Walter, perché il Pd è una bella novità nella morta gora della politica italiana, avvilita dalla leadership combattentistica e lunare di Prodi, e ci vorrebbe qualcosa di simile anche nel centrodestra. Condivido. Ma quando ho visto che Ferrara è andato al Tg1 per candidare Veltroni al governo  e bruciarlo - è immediato, dopo che D'Alema sabato aveva invitato Veltroni a guardarsi dai consiglieri di Berlusconi, e Baffino intendeva proprio Ferrara - allora mi sono detto: caro Veltroni, ora devi proprio farci vedere. Se hai fegato e coerenza, ridì oggi a Napolitano quel che hai detto sinora. Che al compromesso iperproporzionalista a mani libere tu non ti pieghi. Che ai pasticci sono preferibili le urne.
Che non hai paura. E guiderai il Pd da solo, senza più alleanze eterogenee con Rifondazioni purpuree, Cose rosse e Relitti viola.
E' il momento di tirar fuori le palle. Altrimenti avrà ancora una volta ragione chi dice che Veltroni va bene per bande e processioni, non per pugne e trincee.
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Fai girare: 
Gli spammer? Quattro gatti. Facciamoli fuori
Appello tecnico agli internauti: Combatti anche tu le truffe on line e lo spam, non essere pigro, rendi un prezioso servizio a te stesso e alla Rete.
Lo spam ogni giorno brucia enormi quantità di risorse sia per il tempo e il danaro perso dagli utenti per dotarsi e mantenere filtri antispam, sia per la massiccia occupazione di banda sulle reti dei provider causata dal massivo invio di email e, attenzione, anche dai PC zombie (magari anche il tuo) trasformati in nodi sparaspam tramite proxy e pc "sottratti al controllo" dei legittimi possessori, appunto, gli ormai notissimi PC zombie.
Il problema dello spam, quindi, è individuare e fermare le organizzazioni criminali e truffaldine o semplicemente fastidiose che ti riempiono di spam.
E' da mesi che giornali, Tv e funzionari della GdF e della Pol postale allarmano ripetutamente e mettono in guardia gli internauti italiani dalle truffe on line e dal pericolosissimo Phishyng ma nessuno, dico nessuno, si prende la briga di informare come procedere per denunciare e ripulire la Rete dal Cybercrime.
Essendomi molto occupata delle intercettazioni illecite in Internet ho chiesto ad un perito tecnico come fare ad individuare, e poter denunciare alle autorità ed ai servizi preposti dei providers oltre agli Hackers, come fu per il "Tiger Tim" di Telecom, anche i responsabili delle truffe on line.
Ecco in sequenza il metodo semplice, rapido e sicuro che chiunque, anche un principiante, può seguire rendendo un prezioso servizio a se stesso e alla Rete.
Quando arriva una mail dal Subject sospetto, e se la mail reca un invito a clikkare un link, selezionarla (diventa blu) clik con il tasto destro del mouse - si apre una finestra - clik sull'ultima voce in basso Proprietà - copia il contenuto, l'Header "carta di identità del mittente, - apri l'email - scrivi sul Subject PHISHYNG - incolla gli Header in alto - copia il numero di IP, è sulla seconda riga "Received" tra due parentesi tipo questa:
Received: from User (71-91-232-10.static.stls.mo.charter.com [71.91.232.10])
incolla il numero di IP nella finestra - clik su Search - si apre la pagina con i dati del provider - scorrila - trova - copia e incolla sul campo del destinatario A: l'email dell'abuse del provider dello spammer, per es. abuse@verizon.net e postmaster@verizon.net - incolla nel campo Cc: l'email dell'abuse del tuo provider attraverso cui è passata la mail di spam seguita dai seguenti destinatari addetti alle indagini e alla Security:
Se invece volete segnalare lo spam commerciale, pornografico o d'altro tipo, eseguire la stessa identica operazione ma non segnalarlo a: