Alla Tavola rotonda del Cavalier Berlusconi
Metti una sera a cena col Cavaliere
Cavalier Berlusconi, se come Re Artù avesse alleati fedeli, come governerebbe l'Italia?
Ed è ancora e sempre D'Alema il leader della sinistra che stima di più?
Intervista onirica di Giuliana D'Olcese quota rosa di LiberoReporter
Nel castello di Arcore, dove vive con la bellissima moglie Veronica, Re Silvio, su consiglio del Mago Dell'Utri e del fido Sir John John Letta, istituisce la Tavola Rotonda con i più valorosi, e i più infidi, cavalieri del Paese. Uniti dallo stesso ideale, essi giurano di porre la loro spada a difesa del Popolo degli oppressi dalle tasse del perfido
Tiranno Sir Padoa Schioppa
Tra cacce ai comunisti, conflitti di interessi, rocambolesche avventure giudiziarie, guerre intestine perdenti, emozionanti tornei di scopa, canzoni e lasagne napoletane un giorno, a turbare Re Silvio, i prodi Cavalieri e la legge elettorale, arriva il mitico Lancillotto D'Alema che, servendosi dei favori dell'infido scudiero Wolter Bipartisan,
zac! e si fa una Bicamera con vista proprio sulla Tavola rotonda di Silvio & Wolter
LiberoReporter, Gennaio 2008
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La  splendida Reggia di Camelot in quel di Arcore
Re Artù e la splendida Regina Ginevra Veronica
 
 
Metti una sera a cena un comune cittadino con il Gran Capo del neo Partito del Popolo delle libertà, cosa chiederebbe al Cavalier Berlusconi?
Cosa rimprovererebbe al suo ex governo, il primo nella storia della Repubblica sorretto da una maggioranza schiacciante ed il primo che abbia governato per l'intero arco della legislatura? Quali garanzie chiederebbe per ridare, o dare, il voto al Partito del Popolo delle libertà?
Cavaliere, è vero che lei è il più simpatico bugiardo del Reame?
Beh, questo lo dice Scalfari... Oddio, qualche menzognetta ogni tanto me la concedo. Mai con mia moglie!
Cavaliere, visto a che punto il nostro Paese si ritrova in mutande e preda di una recessione economica mai verificatasi prima, e che fu il suo ad ereditare dal governo Prodi Ciampi la sciagurata entrata nella unificazione della moneta unica europea, realizzata dal governo Prodi da veri incoscienti - o ignoranti? - per le modalità, più che da statisti, da ragionieri in mezze maniche, e per i tassi capestro imposti dalla BCE accettati supinamente dall'accoppiata Ciampi Prodi, le chiedo: Perchè ne' lei ne' il suo superministro dell'Economia, Giulio Tremonti, governaste ne' regolaste, come invece promesso, il fenomeno, visibilissimo peraltro, della speculazione selvaggia in atto sul cambio dell'euro - un euro uguale a mille lire - mentre ne valeva, e dovrebbe valerne, duemila?
Speculazione che ha arricchito le banche ma ha impoverito l'Italia fino a dimezzare il potere di acquisto dei salari e delle pensioni non solo, ma ha creato dieci milioni di nuovi poveri. Fu forse per compiacere le corporazioni di esercenti e commercianti che vi avevano votato in massa?
Ha letto il sondaggio che indica un povero su cinque nel Lazio che certo non ha mai figurato tra le aree depresse?
E il Cav, se pur disponibile ed amabilissimo commensale risponde: A questa domanda preferisco non rispondere.
Caro Cavaliere, con i cinque anni del suo governo, e con lei che ne ha avuto esperienza diretta e dolorosa, com'è che il funzionamento della macchina Giustizia è rimasta all'annozero continuando ad ingenerare totale sfiducia, troppo spesso rabbia impotente, disperazione, qualche volta suicidi, in ogni cittadino sia esso di destra o di sinistra? Non crede che più che infognarsi nella riforma della separazione delle carriere dei magistrati - come vi infognaste con la riforma dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori - bisognava dare la priorità ad una decisiva e profonda riforma del sistema giudiziario e carcerario?
Con la penuria e l'insufficienza di carceri lamentata dal suo ministro della Giustizia Castelli, come mai non sono entrate in funzione ben cinquanta nuove carceri costruite con i soldi di noi contribuenti ma mai abitate bensì abbandonate al degrado? Domanda che si è posta per prima, e ha posto al Paese, Striscia la notizia che certo un Network di sinistra non è, ma è una autorevole voce di Canale5, una delle sue reti, Cavaliere.
E il Cavaliere:
Beh, sì, in effetti anche il mio governo non è stato riformista e liberale quanto io volevo, e promesso al Paese. Ma sa, governare è difficile, in una ampia coalizione mettere tutti d'accordo è impossibile. Chi la vuole cotta, chi la vuole cruda... Mi consenta, è un casino. Ecco perchè ho deciso di promuovere nel Paese un solido bipartitismo.
Mi consenta, è che mi sono rotto le balle. Ed ecco la necessità della riforma del sistema elettorale tentata con il leader del Partito democratico Walter Veltroni.
E mi consenta, finalmente anche la sinistra riformista s'è rotta le balle! Il tentativo di accordo con la maggioranza attuale non è un "inciucio", come strillazzano ideologisti, anime belle della politica e avversari miei e di Veltroni, ma è l'esigenza che sale dal basso di un rimodellamento del sistema politico. Lo esige il popolo
che corre in avanti più della politica che invece ristagna. Popolo che non va deluso ancora una volta. Questa spinta della gente va incoraggiata e realizzata.
Con Veltroni c'è stata una visione comune dei problemi da affrontare e risolvere, un leale impegno reciproco.
In quanto all'euro ha ragione lei, ci siamo fidati... forse troppo. Insomma lo ammetto, sulla categoria degli esercenti non abbiamo vigilato quanto dovevamo per tutelare il potere di acquisto delle famiglie italiane. Ma alcune tasse le abbiamo ridotte, o no?
Cavaliere, è stato proprio il "lassismo" sull'euro la causa della vostra sconfitta, in quanto alle tasse sì, vabbe', ma da una parte avete dato, e da un'altra tolto... E la spesa pubblica non ne parliamo, è corsa allegramente anche con voi al governo. Anche voi, tanto per dirne una, avete calato le braghe davanti ai "fannulloni di Stato", categoria parassitaria, sempre tutelata pro domo governi, a danno del bene comune del Paese. Diciamolo Cavaliere, su.
Per non parlare della legge Bossi Fini sull'immigrazione. Ora gridate al ladro! al ladro! Ma ne sono entrati e lasciati indisturbati di clandestini durante il vostro governo o no?
Mi consenta lei egregio Cavaliere, e le privatizzazioni? La sussidiarietà, e il federalismo fiscale, che fine fecero?
Le dicono qualcosa i recenti squilli secessionisti del Nordest, come il partito di Eva Klotz, il Suedtiroler Freiheit, che su tutti i valichi di confine dell'Alto Adige, compresi i sentieri di montagna, colloca cartelli con scritto in tedesco "Suedtirol ist nicht Italien" cioè "Il Sudtirol non è Italia"?
Beh Cavaliere, ora lasciamo le dolenti note e mi consenta altre due domande. C'è qualcosa di cui si pente di non aver fatto?
Beh...,  hum... hem..., insomma... beh... Un atto politico di cui mi pento è di aver calato le braghe con i "benpensanti" che affollavano la mia coalizione, sa, quei rompiballe tipo i Teodem e i comunisti croce dell'Unione, o i transfughi alla Follini croce della CdL, rinunciando ad allearmi con i Radicali perdendo così ben 500 mila voti che avrebbero fatto vincere noi ed evitato al Paese la sciagura del governo Prodi. E poi sa, mi creda, anche quando trovo insopportabile la sua caparbietà radicale,  riconosco ad Emma Bonino un piglio da autentico leader e, mi consenta, un paio di palle grandi così!
Peccato, è una Lady di ferro, più che di la' starebbe bene di qua, con il Popolo delle libertà, ma, per ora - non si sa mai cosa riserva la politica - mi accontento di Capezzone che c'ha una capa tanta e, mi consenta, pure le palle. E' una promessa della politica che ha bisogno di riforme innovative e coraggiose cose di cui necessita anche il mio schieramento, non creda, sono realista, pragmatico. Sono un uomo ed un politico liberale, laico.
Ma mi consenta lei Cavaliere! Laico lei? Suvvia! Quale laico d'Eggitto! Ma se sta sempre culo & camicia con Porporati e Cardinali...
Eh... sa..., la politicaaaaaa.......
Un'ultima domanda Cavaliere, poi parliamo di donne e di pallone.
La sua Croce & Delizia, l'Odio e l'Amore, è ancora e sempre D'Alema? Ed è sempre e ancora D'Alema il leader della sinistra che stima di più?
Cavaliere, con D'Alema forewer? La farebbe un'altra Bicamerale con D'Alema?
E l'amabile Cavaliere forewer risponde:
Mi consenta, a questa domanda, per ora, preferisco non rispondere. Sa, si rischia il casino, ed io di casini ne ho già troppi.
Complimenti Cavaliere, poteva rispondere con una menzognetta e invece no. E auguri.
 
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Berlusconi e Brambilla: era tutto già previsto
Credo che sia interessante ricostruire, con una semplice indagine, la genesi del nuovo partito di Berlusconi, "Il Popolo della Libertà". Tutto sembra nascere nel novembre 2007. Rileggendo gli articoli, si scopre che il Cavaliere ci pensava da tre mesi (lo scrive il Corriere). Ma i conti non tornano. Se torniamo indietro di tre mesi arriviamo all'agosto 2007. E qui scatta l'indagine, che chiunque può fare. Il dominio internet "ilpopolodellaliberta.it", a cui corrisponde ora il sito ufficiale del nuovo "partito", è stato registrato dal NIC (l'ente che gestisce in Italia i nomi di dominio) molto prima: il 20 marzo 2007. E sapete a che nome è registrato questo dominio?
A quello di una certa Michela Brambilla. Che, per sicurezza, il 2 maggio registra anche il dominio "ilpartitodellaliberta.it". E infatti a novembre Berlusconi propone le due alternative per il nome del nuovo soggetto politico. Se si considerano i tempi tecnici per la registrazione, ne viene fuori che il novello partito "Il Popolo della Libertà" è in gestazione da un anno. Ma lo sapevano in pochi, molto pochi. Il tutto poi è stato presentato come il parto quasi improvviso del Cavaliere in un freddo giorno di novembre in piazza San Babila. Mauro Ghislandi
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"Camelot": intervista a Re Berlusconi
E non ricominciate subito a rompere le scatole con le storielle imbecilli su Silvio Berlusconi!!!!!
Ce ne sono ancora troppe da scrivere su Romano Prodi e su tutti voi comunisti anacronisti, buoni solo ad andare contro la cultura, la libertà e contro la democrazia!!!!
Crescete e datevi una ripulita che è ora! Michela Santoni
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Ma compra il giornale e leggila!
è fatta proprio per te, non hai capito un tubo!! Ti piacerà moltissimo e dillo agli amici che la leggano. Ciao. gd'o (,-)
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Ho letto meglio. Ops!!! Scusa!!!
Comprerò LiberoReporter grazie!!!!!!! M.S.
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*D'Alema mon amour, D'Alema forever*
Brava D'Olcese, come sempre vedi la realtà delle cose proprio come sono... (io pensavo infatti ad una specie di tentata riedizione modernizzata dei governi craxiani...)
abbracci Francesco C
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*D'Alema mon amour, D'Alema forever*
Perchè non succede niente? Auguri gd'o! tuo LZ
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Camelot?
Insomma servono giornalisti sferzanti e senza peli sulla lingua e soprattutto sullo stomaco senno' chi li legge più i giornali?
Andremo direttamente sui blog che Battista definisce border line... A volte meglio border line che kept in line (controllato) ;-) Zazzà
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Peccato sì...
peccato che il Corriere che con le inchieste di Dario Di Vico sembrava squarciare quel velo di ipocrisia nel Belpaese adesso si muova con i piedi di piombo.
E' vero che il primo quotidiano di una nazione non può indulgere allo sfascismo ma un pizzico di coraggio in più ci vorrebbe, stiamo andando veramente verso la catastrofe. Correggimi se sbaglio e se la mia è una percezione troppo soggettiva. E' un paese triste con incertezze e sfiducia. Abbiamo la stessa impressione in molti.
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Peccato che tanti, troppi giornalisti stanno diventando giornalai,
attenti a non dispiacere nessuno e vendere i giornali. Ma il loro, e quello degli editori quindi, è un metodo sbagliato, per vendere bisogna, se pur garbatamente e con rigore, superare internet cosa che è oramai un'impresa. Troppo tardi, ma comunque tentar non nuoce. Anche l'ultimo articolo di Stella, quello di domenica, era trattenutissimo e si vedeva lontano un miglio, era assai sciapito. Puveriello pure a isso......(),-)
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Veltroni e Partito democratico
Walter Veltroni ha aperto la campagna elettorale del Partito democratico confermando la decisione di correre da solo anche al Senato.
L'ipotesi, circolata su diversi giornali circa un eventuale accordo tecnico con i partiti della "cosa rossa", è stata stroncata dal segretario del PD con queste parole: "Abbiamo fatto una scelta coraggiosa. Non credo abbia ragion d'essere qualcosa che appaia pasticciato perché gli italiani hanno bisogno di chiarezza. È venuto il tempo per questo Paese di iniziare a rischiare". Il PD cercherà convergenze sul programma "con forze che si collocano nel campo della sinistra riformista" - ha spiegato Veltroni - "non in quello della sinistra radicale". Un sondaggio de "La Repubblica" circa le alleanze elettorali del PD ha raccolto oltre 85 mila voti. Il 77% ritiene che il PD deva correre da solo o allearsi con la sinistra riformista. Il 22% è favorevole all'alleanza, tecnica o politica, con la sinistra radicale. - (ADL/Inform).
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Alle elezioni!!!
Ora che il peggior governo della nostra vita se ne è andato, si riaprono i giochi elettorali. Spero che il centrodestra non ripeta gli errori passati ove i cattolicisti [se a destra ci sono i laicisti come il sottoscritto, ci saranno pure anche i cattolicisti!] avevano iniziato una campagna di propaganda vaticanista, sì che molti laici e laicisti di centrodestra si sono sentiti traditi sopratutto da F.I. (e non l'hanno votata, o non hanno votato) che liberal e laica avrebbe dovuto essere. E le esternazioni dei cattolicisti nella destra sono purtroppo proseguite fino ad oggi, vedi legge 40, moratoria sull'aborto, antiproibizionismo, questione gay, divorzio breve, legalizzazione della prostituzione, ecc. L' Italia è un paese sempre più laico, ove le chiese sono vuote e le vocazioni inesistenti. La legge sull'aborto fa ormai parte del sistema di vita quotidiano, è stata assorbita senza traumi dalla mentalità corrente. Se le pillole del giorno dopo, o le RU, semplificano la vita alle donne ed evitano il ricorso alla legge sull'aborto, ben vengano. Solo politici e giornalisti distratti non si rendono conto di questi cambiamenti e seguitano a blaterare su argomenti che alla gente non può fregar di meno, quali rimettere in discussione la legge sull'aborto. Ma anche della legge elettorale alla gente non frega niente, tanto con qualsiasi legge si vada a votare, Berlusconi vince! Occorre dunque ridimensionare il potere (solo blablabla e cartaceo)  dei cattolicisti all'interno del nuovo "Popolo delle libertà" e auspico volti nuovi all'interno delle liste. Nella mia città (Lucca) girano sulla stampa i nomi dei "soliti", mi auguro invece grandi cambiamenti; con questa legge elettorale non siamo noi cittadini a scegliere, pertanto toccherebbe alla vecchia nomenclatura operare i cambiamenti. Difficile però!!! Forse organizzando primarie...
Vittorio Baccelli
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Punto debole di Veltroni la carenza di una strategia per il dopo
Il Punto di Stefano Folli Il Sole24Ore 8 febbraio 2008
Il punto forte della strategia solitaria di Veltroni consiste nel valorizzare la "coerenza " e il coraggio temerario di una scelta che azzera i vecchi rapporti con la sinistra comunista, nonché i vincoli tipici dell'alleanza prodiana. Sul piano mediatico è un modo per colpire la fantasia dell'opinione pubblica. Quanto al terreno politico, l'operazione offre un vantaggio tattico rispetto all'avversario di sempre, Berlusconi, alle prese con gli appetiti di una coalizione sterminata. Il punto debole, naturalmente, è la solitudine in se stessa: opzione anomala, dato che la legge elettorale premia le coalizioni. I critici del sindaco di Roma hanno già detto che un Partito Democratico che corre da solo equivale a dire "cavaliere, si accomodi a Palazzo Chigi". E come osserva Emma Bonino, "alle elezioni si va per vincere, non per partecipare".
C'è un altro elemento di debolezza e riguarda la prospettiva post-elettorale. Quale uso faranno i vertici del Pd dei voti raccolti il 13 aprile?
Con chi pensano di allearsi per governare? Sono domande per ora prive di risposte convincenti. Gli altri contendenti sanno già cosa faranno. La destra è una coalizione che punta a ottenere i premi di maggioranza sia alla Camera sia al Senato: il che, in caso di vittoria, la metterà in grado di governare immediatamente.
La "Cosa rossa" non punta al governo, ma a ricostruire un'opposizione "di classe", a costo di apparire residuale. Chi deve precisare il suo futuro percorso è proprio il partito veltroniano, desideroso di costituire un'importante forza di centro.
Poniamo che la campagna del Pd abbia molto successo e che le sue liste raccolgano fra il 32 e il 35 per cento. Troppo pochi per governare, visto che gli altri prenderebbero il premio di maggioranza; troppi per andare in Parlamento senza idee chiare sul che fare e sul come farlo. Se le percentuali fossero queste, Veltroni sarebbe con ogni probabilità il leader del partito di maggioranza relativa. Ma non avrebbe alleati a cui rivolgersi per tentare un progetto di governo condiviso: sarebbe - in un certo senso - prigioniero della solitudine che gli ha giovato sul piano elettorale.
Quando questi interrogativi vengono sollevati, gli esponenti del Pd rispondono: "noi puntiamo a prendere il 51 per cento". Frase adatta a una campagna elettorale, ma del tutto elusiva. Ovviamente il Pd non può aspirare al 51 per cento, ma ciò non lo esime dall'indicare quale uso intende fare della sua forza parlamentare. Il punto è decisivo, perché la Democrazia Cristiana, baricentro moderato a cui il progetto di Veltroni si ispira, era tutto tranne che un partito solitario: anzi, trovava nella sua rete di alleanze, anche mutevoli, il fondamento della sua forza.
Ci sarebbe una risposta, ma è proprio quella che il Pd non può dare prima del 13 aprile. L'alleanza possibile per Veltroni, l'unica capace di far valere il peso elettorale del partito e di conferirgli una sorta di "centralità", è con il centrodestra di Berlusconi. Soprattutto se la campagna si svolgesse nel rispetto reciproco che tutti auspicano. Potrebbe essere un governo di unità nazionale, come va sostenendo una voce fuori dal coro, quella del senatore Polito. Oppure una solidarietà nazionale vissuta sul terreno parlamentare in nome delle riforme. Non a caso un giornale influente come "Avvenire" auspicava ancora ieri nell'editoriale "una legislatura profondamente riformista". Il domani di Veltroni come leader moderato passa attraverso un'intesa di legislatura con Berlusconi.
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Forma e sostanza
Tolto di mezzo il prodismo, l'occasione costituente è a portata di mano. Già se ne colgono i segni, positivi, in quel che precede la campagna elettorale. Cerchiamo di non sprecare l'occasione, perché sono le forze politiche che cambiano le istituzioni, e sono le forme istituzionali a modellare le forze politiche. Il divenire è continuo, non deterministicamente positivo, e non consente d'oziare domandandosi se viene prima l'uovo o la gallina.
La scelta di Veltroni, l'idea di portare il pd alle elezioni da solo, senza lavorare ad alleanze tanto vaste quanto false, non è coraggiosa, è saggia. Elezioni che partono perse sono un'ottima occasione per cambiare forma politica e classe dirigente. La rottura nella sinistra, inoltre, porta con sé la distruzione dell'assetto istituzionale che Berlusconi (meritoriamente) impose nel 1994. Quel bipolarismo tramonta, perché uno dei due poli, dopo essersi massacrato, ha deciso di non stare più al gioco. In queste condizioni il centro destra può anche presentarsi ricoalizzando tutti ed assicurandosi la vittoria. Ma rischia d'attardarsi in una partita che si rivolge al passato. Inoltre, ne ho già scritto, i due elettorati di riferimento sono assai più avanti, nel processo di unificazione, dei gruppi dirigenti. E' tempo, dunque, che anche nel centro destra si prenda atto della realtà: il maggioritario non è stato introdotto dalla legge Mattarella, e neanche dalla Calderoli, che pure prevede un premio di maggioranza, ma sarà frutto della scelta veltroniana. Questo, a sua volta, renderà necessario un cambio istituzionale, mettendo i vincitori nelle condizioni di governare, veramente, e consegnando agli sconfitti l'essenziale ruolo di vigilare e denunciare, veramente. Mentre tutti dovranno sapere che le elezioni successive non potranno essere la continuazione galleggiante del passato, ma la vittoria o la sconfitta di precise proposte politiche. Il compito della prossima legislatura, se non vorrà essere altro tempo perso, sarà quello di trascinare le istituzioni dove la realtà è già arrivata. Chi si attarda perde, o perderà. Per questo il centro destra non dovrebbe adagiarsi su forma e personale tradizionali, con i quali cogliere l'ultima vittoria, ma fare spazio a quelli che consentano di gareggiare, e vincere, anche in futuro.
 Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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La carta di D'Alema: subito il referendum
La strategia del vicepremier: alle urne ad aprile per modificare con il sì la legge elettorale. Così si andrebbe al voto non prima nel 2009. E si metterebbe in difficoltà la Cdl
di Maria Teresa Meli - Corriere.it  31-01-2008
E' la carta segreta che spiazzerà il centrodestra. L'idea l'ha avuta Massimo D'Alema. Una mossa degna di un politico abile qual è lui per sparigliare la partita che si sta giocando con Berlusconi. Non riesce il tentativo Marini? O comunque riesce per il rotto della cuffia? Bene, il ministro degli Esteri ha in serbo un'iniziativa che difficilmente il Cavaliere potrà contrastare. D'Alema l'ha suggerita a Giorgio Napolitano, che in queste ore la sta vagliando: indire il referendum elettorale in aprile. Dopodiché si vada pure alle elezioni. Ovviamente, come minimo in giugno, se non oltre.
La Corte costituzionale ha annunciato che il sistema elettorale vigente ha delle "carenze". Il che, tradotto in parole povere, significa che secondo la Consulta la legge aveva bisogno di aggiustamenti anche a prescindere dal referendum. Una spinta in più per fare una riforma: e per centrare l'obiettivo di un sistema elettorale compiuto si potrebbe arrivare fino al 2009.
Una mossa, quella di D'Alema, che creerà qualche problema nel centrosinistra (anche se Rifondazione ha già lasciato intendere che è pronta anche ad affrontare questo appuntamento). Ma che, sicuramente, provocherà uno sconquasso dall'altra parte della barricata. Nella Casa delle Libertà, infatti, c'è Fini, che quel referendum l'ha firmato. C'è Berlusconi, che finora è riuscito a non esprimersi in proposito. C'è la Lega che è contraria. Ma, soprattutto, c'è quell'Udc che avrebbe dovuto essere l'interlocutore del centrosinistra sulle riforme - e sul prolungamento della legislatura - che vede nel referendum la certificazione della fine della propria autonomia (e, forse, anche, della propria sopravvivenza).
Non è un caso che appena il tam tam sulla mossa escogitata da D'Alema giunge alle orecchie di Berlusconi, il Cavaliere resti interdetto: "Certamente questa è una mossa insidiosa", dice Berlusconi a Fini e Letta. Non è la prima volta e non sarà l'ultima che D'Alema prende in mano le redini del gioco per scongiurare una fine prematura per il centrosinistra. E Veltroni, che pure teme che questa operazione serva ad andare avanti e a indebolirlo, non può certo contrastarla.
Qualche mese in più serve soprattutto a lui. E comunque un referendario della prima ora come il sindaco deve comportarsi di conseguenza. Perché è vero che il leader del Pd non ha firmato il referendum, come invece hanno fatto Parisi e Bindi, ma è anche vero che non può essere colui che lo ostacola. La sua storia politica non lo permette. Il che non significa che Veltroni non abbia dei dubbi. Primo, "anche se passerà la legge del referendum io mi rifiuto di fare un'ammucchiata in cui tutti stanno con tutti, con le conseguenze che si sono viste con questa coalizione e questo governo". Per Veltroni questo è un punto fermo. Di più. Il sindaco aveva sfidato Berlusconi, anche nel loro secondo incontro riservato, ad andare da solo alle elezioni, anche nel caso in cui si fosse fatto il referendum.
Ma c'è un altro dubbio che assilla Veltroni, il quale è scettico sulla riuscita della consultazione. E' già accaduto per gli altri due referendum elettorali: il quorum non è stato raggiunto. Chi ha detto che questa volta accada il contrario?
Eppure, tra scetticismi, dubbi e tentativi di Marini, quella di D'Alema si rivela come l'unica mossa capace di mettere in difficoltà il Cavaliere e di dare del filo da torcere al centrodestra. "Perché - è il ragionamento del ministro degli Esteri - dovremmo togliere agli italiani questa occasione per esprimersi?".
Dunque, forte di 800 mila firme in calce ai quesiti referendari, il Quirinale potrebbe indire la data del referendum. E non è un caso che i vertici del Prc, avvertiti anzitempo di questa eventualità, non alzino le barricate, ma facciano sapere: "In fondo con il referendum non andrebbe tanto male neanche a noi". E soprattutto non andrebbe male al centrosinistra che prenderebbe fiato e tempo per rinserrare le fila e tentare una campagna elettorale che altrimenti sarebbe persa in partenza.
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L'ultimo niet del Cavaliere a D'Alema "Troppo tardi, dialogheremo dopo il voto"
di Claudio Tito La Repubblica del 30 gennaio 2008
L'ultimo tentativo l'ha fatto Massimo D'Alema. Ha provato a spendere le sue capacità di persuasione con il centrodestra per un governo di "scopo". Per un esecutivo guidato da Franco Marini e sostenuto anche dall'intera Casa delle libertà. Ha alzato il telefono e si è messo in contatto con i big dell'opposizione. Con Silvio Berlusconi attraverso i "canali diplomatici" che si attivano trai due più grandi partiti italiani nei momenti più delicati. Ossia attraverso la mediazione di Gianni Letta.
A loro il ministro degli Esteri ha proposto un percorso "breve". Con un unico obiettivo: la legge elettorale. Lo stesso ragionamento che poi ha svolto davanti alle telecamere del Tg1. Quindi, rinviare le elezioni solo di "qualche settimana" per non negare al Paese il "diritto" di andare alle urne con un sistema elettorale efficace.
Una soluzione per aprire un varco nella diffidenza reciproca tra i due poi e superare il difficile tornante istituzionale che sta impegnando il Paese. Per instaurare, insomma, un clima che possa preludere ad un dialogo più organico nella prossima legislatura.
Ma non c'è stato niente da fare. La risposta di Via del Plebiscito è stata cortese ma secca. "Il dialogo per le riforme - ha spiegato il Cavaliere negli incontri avuti nel pomeriggio a Palazzo Grazioli con gli alleati - lo riprenderemo dopo le elezioni". Tant'è che negli ultimi giorni il capo forzista ha persino prospettato l'idea di consegnare comunque all'opposizione la presidenza di una Camera dopo le elezioni. Dell'offerta di D'Alema l'ex premier ha parlato con lo stato maggiore di An e con Umberto Bossi. Una rapida consultazione e poi il "niet" definitivo per bloccare pure le eventuali tentazioni dell'Udc di Casini. Che da Gerusalemme - dove si trova in missione - ha fatto pervenire a Roma la sua nota ufficiale per schierarsi a favore delle elezioni anticipate e far capire che la sua disponibilità si era ormai esaurita. Con la consapevolezza, forse, che il progetto della "Cosa Bianca" può essere sterilizzato adesso con il voto subito. Ma se la legislatura prosegue, il progetto di Pezzotta e Tabacci (insieme a Di Pietro) pescherà proprio nell'elettorato centrista.
Al resto, poi, ci ha pensato il "fantasma" che il Cavaliere ha fatto aleggiare sui palazzi della politica. Il timore che il centrosinistra potesse pensare ad una "forzatura". "Napolitano ci proverà fino alla fine, dobbiamo tenere duro", ha raccontato con preoccupazione ai suoi fedelissimi. E già, in effetti pure il colloquio al Quirinale ha seguito i binari che non piacevano alla delegazione di Forza Italia. Compreso il rilievo fatto dal capo dello Stato alla "marcia su Roma" evocata da Berlusconi nei giorni scorsi.
Alla fine, però, anche il clima di sospetto si è sciolto e Berlusconi ha saluto Napolitano con una barzelletta.
Sta di fatto che l'estremo tentativo compiuto da D'Alema ha messo in fibrillazione il centrodestra. Prima di ricevere la risposta finale della Cdl, il capo dello Farnesina ha incontrato il presidente del Senato per aggiornarlo sul suo "giro d'orizzonte". E a Marini ha chiesto di "non rinunciare", di provare fino in fondo, di accogliere il mandato del Colle con spirito "non rinunciatario". Un consiglio che anche Francesco Rutelli ha fatto pervenire a Palazzo Madama dopo aver "consultato" anche lui gli interlocutori della Cdl. Alla fine, però, la lieve ventata di ottimismo si è rapidamente infilata nel canale del realismo. Persino sul Colle l'idea di affidare un incarico pieno a Marini è stata ridotta alla necessità di assegnare una "esplorazione" senza nemmeno scartare la possibilità che alla fine la scelta cada su Giuliano Amato.
"Se il presidente della Repubblica me lo chiede - è il ragionamento che fa in queste ore la seconda carica dello Stato - cercherò di verificare se è possibile fare le riforme, ma con una larga base parlamentare". Insomma, niente governicchi e niente ricerca di 2 o 3 voti per conquistare una maggioranza. Non è un caso che lo stesso Napolitano durante i colloqui di ieri abbia precisato di non voler esporre il presidente del Senato al rischio di un fallimento. Un modo per dire che Marini non si presenterà in Parlamento se non con un accordo amplissimo, che comprenda pure Forza Italia. Altrimenti rinuncerà e difficilmente il Quirinale esperirà un altro tentativo per evitare le elezioni anticipate.
 
Blog di Beppe Grillo: il bamboccione
Perchè siamo diventati poveri
di Massimiliano Romiti
 
Blog di Beppe Grillo: Il bamboccione 17 Ottobre 2007
Mi scrive un bamboccione. Uno di quei venti-trentenni che sfruttano la casa dei genitori come un albergo e la loro pensione per le mancette. Mi ha inviato una lettera per il ministro dipendente Padoa Schioppa. Per comprare la sua prima casa il bamboccione PRIMA deve pagare 12.800 € di: tasse, notaio e allacciamenti.
Lo Stato non gli dà nessun aiuto. Una proposta per il nostro dipendente da inserire in Finanziaria: elimini le tasse sulla prima casa, l'Ici sulla prima casa, i costi del notaio (per gli atti basta un funzionario comunale) e degli allacciamenti. Su acqua, gas e elettricità già paghiamo a peso d'oro il servizio, l'allacciamento sia a carico delle società concessionarie e dell'Enel che fanno utili enormi sui bisogni primari.
"Gentile Ministro Padoa Schioppa,
Sono un ragazzo di 30 anni. Lavoro come operaio e vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei miei. L'altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente identificato in coloro che lei definisce "bamboccioni", quei trentenni che lei vorrebbe "mandar fuori da casa".
Mi son detto: "Grande Ministro, Lei ha ragione". Così mi sono rivolto alla mia Banca per poter ottenere un mutuo. "Grande Ministro, avrò finalmente una casetta tutta mia", ho pensato! Guadagno 1.140 € al mese + 13esima e 14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.330
Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 443 € al mese.
Con questa rata mi viene concesso un mutuo di € 85.850 Euro in 30 anni (se aspettavo un altro po', vista l'età, non me lo concedevano un mutuo trentennale...
Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!)
Con il mio bel preventivo in tasca, ho deciso di rivolgermi immediatamente ad uno studio notarile, per farmi preventivare le spese che dovrò sostenere per acquistare una casa. Dagli 85.000 € dovrò infatti togliere:
- 4.000 Eu circa di tasse in fase d'acquisto. "Solo" 4.000 € visto che è la mia Prima Casa! (Grande Ministro, grazie)
- 3.300 € circa di Notaio per l'acquisto
- 2.500 € circa di Notaio per il mutuo
- 3.000 € circa di allacciamenti alle utenze acqua, gas, enel
Per un totale di 12.800 € circa. Beh... ho ancora a disposizione ben 73.050 € per la mia casetta!
La dovrò arredare, ovviamente, mica posso dormire per terra... Mi sono rivolto così ad un mobilificio come ce ne sono tanti, per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 4 sedie, un divano a due posti, un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini... il minimo indispensabile. Mi conosco, mi saprò adattare.
7.500 € circa se i mobili me li monto io! Beh... pensavo peggio! Ho ancora a disposizione ben 65.550 € per la mia casettina, sono sempre 130erottimilioni di una volta! (Grande Ministro, grazie!). Entro gasatissimo in un'agenzia immobiliare, è arrivato il momento. Con 65.550 € mi dicono che posso acquistare:
- 2 garage di 28 mq. al livello - 2 di un condominio di 16 piani
- 2 ampi locali (non comunicanti tra di loro) di mq. 21 ciascuno, nel seminterrato del condominio adiacente.
- Per l'abitazione più piccola ed economica - un bilocale trentennale di 55 mq. al 1° piano di uno stabile a 18/20 km dalla città - dovrei spendere 110.000 !
- Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente! Ho fatto quattro conti: per potermi permettere quel bilocale, dovrei:
- - o indebitarmi per altri 53 anni, quindi l'ultima rata la verserò finalmente a 83 anni (ammesso che ci arrivi)! - oppure dovrei guadagnare 2.000 € al mese!
- Grande Ministro, grazie!" Un bamboccione
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1) Se gente come Padoa Schioppa o Andreotti se ne andassero finalmente in pensione, penso che ci sarebbero meno bamboccioni a casa.
2) 2) I figli dei politici sono i più bamboccioni di tutti, perchè senza la "raccomandazione" dei loro paparini non farebbero un fico secco!!!
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Perché siamo diventati poveri
Scritto da Massimiliano Romiti, Coordinatore nazionale Vp venerdì 14 dicembre 2007
Italiani, siamo diventati poveri. A tal proposito abbondano ricerche, indagini, articoli che fotografano una realtà veramente drammatica: famiglie che non riescono più ad arrivare a fine mese, a pagare il mutuo, si risparmia sulla spesa, i discount e i negozi dei cinesi sono presi d'assalto, ormai anche le classi medie devono rinunciare al loro abituale standard di vita per far quadrare i conti. Il futuro delle nuove generazioni è stato ipotecato alle banche, negli ultimi 5 anni l'indebitamento delle famiglie italiane è aumentato dell'81,5% arrivando ad un livello medio di 14.800 Euro. Una volta eravamo un popolo di risparmiatori, adesso siamo costretti ad indebitarci per andare avanti. I salari in Italia sono tra i più bassi in Europa, e in termini di potere d'acquisto addirittura inferiori a quelli della Grecia e superiori, in Europa, solo a quelli del Portogallo.
E' quanto emerge da una ricerca dell'Eurispes intitolata "Povero lavoratore". Fortunatamente, in questo scenario desolante c'è ancora una nota positiva.
Non tutti gli italiani, infatti, sono ridotti con le pezze al culo, c'è ancora una categoria che resiste ed anzi è primissima in tutte le classifiche: i politici. Loro battono tutti.
Guadagnano quasi il doppio di tedeschi e inglesi, quasi il triplo dei francesi, quasi il quadruplo degli spagnoli, addirittura quindici volte di più degli ungheresi.
E poi sono di più, hanno più macchine blu, più privilegi, più impunità. Insomma, sono imbattibili. Basti pensare che quel pidocchioso di Bush alla Casa Bianca per gestire il mondo si deve accontentare di 500 addetti, Napolitano al Quirinale per fare cosa non si sa ne ha 2158.
Beh, come si suol dire, la qualità si paga. E andiamoci a guardare allora i risultati questa "classe politica di qualità":
il potere d'acquisto degli stipendi italiani come abbiamo visto è penultimo in Europa (ultimo Portogallo); Italia fanalino di coda dell'Europa per la crescita del Pil: 1,8% quest'anno contro il 2,5-3,0% previsto per l'area Euro; penultimi in Europa nell'innovazione tecnologica (ultima Grecia); ultimi nel benessere sociale tra i paesi industrializzati; siamo penultimi anche negli indici di percezione e propensione alla Corruzione (ultima Grecia); siamo ultimi e unico paese in Europa la cui informazione è classificata solo "partly free" (parzialmente libera). Ultimi in Europa nella classifica OCSE sulla scuola.
Le scuole private addirittura risultano tra le ultime al mondo; siamo tra i primi in Europa per gli incidenti sul lavoro (1 morto su 5 è italiano), 1400 caduti sul lavoro è la stima per il 2007; primi, anzi primissimi nelle condanne della Cor te europea alla Giustizia civile e penale: su un totale di 5688 condanne 2612 sono per l'Italia. Un record.
Altri risultati disastrosi emergono dalle statistiche su sicurezza, criminalità organizzata, evasione fiscale, ambiente, occupazione giovanile, meritocrazia, fiducia nel futuro. Vogliamo farci due conti di quanto ci costano questi disastri? Magari così capiamo anche perché siamo diventati poveri? Alcuni numeri sono disponibili, altri purtroppo no: sprechi e privilegi: una timida, ma comunque lodevole proposta di legge dei senatori Salvi e Villone consentirebbe di tagliare i costi della politica di 6 miliardi di euro l'anno, vale a dire 275 euro a famiglia; la corruzione ci costa 50 miliardi di euro secondo Transparency International, riducendola ad un livello degno di un paese civile, diciamo almeno della metà, si risparmierebbero 25 miliardi che fanno 1146 euro a famiglia; le mafie fatturano 90 miliardi di euro all'anno, il 7% del Pil, numeri semplicemente impensabili negli altri paesi europei, dove in molti casi la criminalità organizzata praticamente non esiste. Se lo Stato la smettesse di dare filo da torcere ai magistrati antimafia - vedi de Magistris - e cominciasse a darlo ai mafiosi, magari riusciremmo a ridurre il fenomeno mafioso ad un comunque "dignitosissimo" fatturato di 30 mld l'anno, restituendo 2752 euro a famiglia.
E quanto ci costano la fuga dei cervelli? La piaga delle raccomandazioni? L'impunità sostanziale per tutti i reati finanziari e contro la pubblica amministrazione?
Il mostruoso assenteismo e gli stipendi d'oro dei "manager" nel pubblico impiego? I reati ambientali? I conflitti di interessi?
L'Italia è un paese potenzialmente ricco e pieno di risorse, ma purtroppo una Casta formata da politici, poteri forti dell'economia, giornalisti, certi magistrati, in alcuni casi la criminalità organizzata si sono impadroniti delle leve del potere e delle risorse economiche del paese. L'Italia non è più una res pubblica, è diventata una res privata a uso e consumo della Casta che siede ai posti di comando.
Qui non si tratta più di scegliere tra Prodi e Berlusconi: questa classe politica oramai non è più capace di riformarsi, hanno le mani legate da troppi inciuci, compromessi, ricatti reciproci. Questa classe politica va azzerata. Non lo dico io, lo ha detto il più noto politologo italiano al mondo: Giovanni Sartori. La Casta sta distruggendo l'Italia. Ma una parte della società civile non ci sta. E prova a resistere. Volontà Popolare è tra questi. Per favore smettiamola di farci fregare!
Fonte: http://www.volontapopolare.it/index.php