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Berlusconi e Brambilla: era tutto già previsto
Credo che sia interessante ricostruire, con una semplice indagine,
la genesi del nuovo partito di Berlusconi, "Il Popolo della Libertà". Tutto
sembra nascere nel novembre 2007. Rileggendo gli articoli, si scopre che il
Cavaliere ci pensava da tre mesi (lo scrive il Corriere). Ma i conti non
tornano. Se torniamo indietro di tre mesi arriviamo all'agosto 2007. E qui
scatta l'indagine, che chiunque può fare. Il dominio internet
"ilpopolodellaliberta.it", a cui corrisponde ora il sito ufficiale del nuovo
"partito", è stato registrato dal NIC (l'ente che gestisce in Italia i nomi di
dominio) molto prima: il 20 marzo 2007. E sapete a che nome è registrato questo
dominio?
A quello di una certa Michela Brambilla. Che, per sicurezza, il 2
maggio registra anche il dominio "ilpartitodellaliberta.it". E infatti a
novembre Berlusconi propone le due alternative per il nome del nuovo soggetto
politico. Se si considerano i tempi tecnici per la registrazione, ne viene fuori
che il novello partito "Il Popolo della Libertà" è in gestazione da un anno. Ma
lo sapevano in pochi, molto pochi. Il tutto poi è stato presentato come il parto
quasi improvviso del Cavaliere in un freddo giorno di novembre in piazza San
Babila. Mauro Ghislandi
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"Camelot": intervista a Re
Berlusconi
E non ricominciate subito a rompere le scatole con
le storielle imbecilli su Silvio Berlusconi!!!!!
Ce ne sono ancora troppe da
scrivere su Romano Prodi e su tutti voi comunisti anacronisti, buoni solo ad
andare contro la cultura, la libertà e contro la democrazia!!!!
Crescete e
datevi una ripulita che è ora! Michela Santoni
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Ma compra il giornale e leggila!
è
fatta proprio per te, non hai capito un tubo!! Ti piacerà moltissimo e dillo
agli amici che la leggano. Ciao. gd'o
(,-)
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Ho letto meglio. Ops!!!
Scusa!!!
Comprerò LiberoReporter grazie!!!!!!! M.S.
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*D'Alema mon amour, D'Alema
forever*
Brava D'Olcese, come
sempre vedi la realtà delle cose proprio come sono... (io pensavo infatti ad una
specie di tentata riedizione modernizzata dei governi craxiani...)
abbracci
Francesco C
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*D'Alema
mon amour, D'Alema forever*
Perchè
non succede niente? Auguri gd'o! tuo LZ
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Camelot?
Insomma
servono giornalisti sferzanti e senza peli sulla lingua e soprattutto sullo
stomaco senno' chi li legge più i giornali?
Andremo direttamente sui blog che Battista definisce border
line... A volte meglio border line che kept in line (controllato) ;-) Zazzà
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Peccato
sì...
peccato che il Corriere che con le inchieste di Dario
Di Vico sembrava squarciare quel velo di ipocrisia nel Belpaese adesso si muova
con i piedi di piombo.
E' vero che il primo quotidiano di una nazione non può
indulgere allo sfascismo ma un pizzico di coraggio in più ci vorrebbe, stiamo
andando veramente verso la catastrofe. Correggimi se sbaglio e se la mia è una
percezione troppo soggettiva. E' un paese triste con incertezze e sfiducia.
Abbiamo la stessa impressione in molti.
---
Peccato che tanti,
troppi giornalisti stanno diventando giornalai,
attenti a non
dispiacere nessuno e vendere i giornali. Ma il loro, e quello degli editori
quindi, è un metodo sbagliato, per vendere bisogna, se pur garbatamente e con
rigore, superare internet cosa che è oramai un'impresa. Troppo tardi, ma
comunque tentar non nuoce. Anche l'ultimo articolo di Stella, quello di
domenica, era trattenutissimo e si vedeva lontano un miglio, era assai sciapito.
Puveriello pure a isso......(),-)
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Veltroni e Partito
democratico
Walter Veltroni ha aperto la campagna elettorale
del Partito democratico confermando la decisione di correre da solo anche al
Senato.
L'ipotesi, circolata su diversi giornali circa un eventuale accordo
tecnico con i partiti della "cosa rossa", è stata stroncata dal segretario del
PD con queste parole: "Abbiamo fatto una scelta coraggiosa. Non credo abbia
ragion d'essere qualcosa che appaia pasticciato perché gli italiani hanno
bisogno di chiarezza. È venuto il tempo per questo Paese di iniziare a
rischiare". Il PD cercherà convergenze sul programma "con forze che si collocano
nel campo della sinistra riformista" - ha spiegato Veltroni - "non in quello
della sinistra radicale". Un sondaggio de "La Repubblica" circa le alleanze
elettorali del PD ha raccolto oltre 85 mila voti. Il 77% ritiene che il PD deva
correre da solo o allearsi con la sinistra riformista. Il 22% è favorevole
all'alleanza, tecnica o politica, con la sinistra radicale. -
(ADL/Inform).
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Alle
elezioni!!!
Ora che il peggior governo della nostra
vita se ne è andato, si riaprono i giochi elettorali. Spero che il centrodestra
non ripeta gli errori passati ove i cattolicisti [se a destra ci sono i laicisti
come il sottoscritto, ci saranno pure anche i cattolicisti!] avevano iniziato
una campagna di propaganda vaticanista, sì che molti laici e laicisti di
centrodestra si sono sentiti traditi sopratutto da F.I. (e non l'hanno votata, o
non hanno votato) che liberal e laica avrebbe dovuto essere. E le esternazioni
dei cattolicisti nella destra sono purtroppo proseguite fino ad oggi, vedi legge
40, moratoria sull'aborto, antiproibizionismo, questione gay, divorzio breve,
legalizzazione della prostituzione, ecc. L' Italia è un paese sempre più laico,
ove le chiese sono vuote e le vocazioni inesistenti. La legge sull'aborto fa
ormai parte del sistema di vita quotidiano, è stata assorbita senza traumi dalla
mentalità corrente. Se le pillole del giorno dopo, o le RU, semplificano la vita
alle donne ed evitano il ricorso alla legge sull'aborto, ben vengano. Solo
politici e giornalisti distratti non si rendono conto di questi cambiamenti e
seguitano a blaterare su argomenti che alla gente non può fregar di meno, quali
rimettere in discussione la legge sull'aborto. Ma anche della legge elettorale
alla gente non frega niente, tanto con qualsiasi legge si vada a votare,
Berlusconi vince! Occorre dunque ridimensionare il potere (solo blablabla e
cartaceo) dei cattolicisti all'interno del nuovo "Popolo delle libertà" e
auspico volti nuovi all'interno delle liste. Nella mia città (Lucca) girano
sulla stampa i nomi dei "soliti", mi auguro invece grandi cambiamenti; con
questa legge elettorale non siamo noi cittadini a scegliere, pertanto
toccherebbe alla vecchia nomenclatura operare i cambiamenti. Difficile però!!!
Forse organizzando primarie...
Vittorio Baccelli
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Punto debole di Veltroni la carenza di una
strategia per il dopo
Il Punto di Stefano
Folli Il Sole24Ore 8 febbraio 2008
Il punto forte della strategia
solitaria di Veltroni consiste nel valorizzare la "coerenza " e il coraggio
temerario di una scelta che azzera i vecchi rapporti con la sinistra comunista,
nonché i vincoli tipici dell'alleanza prodiana. Sul piano mediatico è un modo
per colpire la fantasia dell'opinione pubblica. Quanto al terreno politico,
l'operazione offre un vantaggio tattico rispetto all'avversario di sempre,
Berlusconi, alle prese con gli appetiti di una coalizione sterminata. Il punto
debole, naturalmente, è la solitudine in se stessa: opzione anomala, dato che la
legge elettorale premia le coalizioni. I critici del sindaco di Roma hanno già
detto che un Partito Democratico che corre da solo equivale a dire "cavaliere,
si accomodi a Palazzo Chigi". E come osserva Emma Bonino, "alle elezioni si va
per vincere, non per partecipare".
C'è un altro elemento di debolezza e
riguarda la prospettiva post-elettorale. Quale uso faranno i vertici del Pd dei
voti raccolti il 13 aprile?
Con chi pensano di allearsi per governare? Sono
domande per ora prive di risposte convincenti. Gli altri contendenti sanno già
cosa faranno. La destra è una coalizione che punta a ottenere i premi di
maggioranza sia alla Camera sia al Senato: il che, in caso di vittoria, la
metterà in grado di governare immediatamente.
La "Cosa rossa" non punta al
governo, ma a ricostruire un'opposizione "di classe", a costo di apparire
residuale. Chi deve precisare il suo futuro percorso è proprio il partito
veltroniano, desideroso di costituire un'importante forza di centro.
Poniamo che la campagna del Pd abbia molto successo e che le sue liste
raccolgano fra il 32 e il 35 per cento. Troppo pochi per governare, visto che
gli altri prenderebbero il premio di maggioranza; troppi per andare in
Parlamento senza idee chiare sul che fare e sul come farlo. Se le percentuali
fossero queste, Veltroni sarebbe con ogni probabilità il leader del partito di
maggioranza relativa. Ma non avrebbe alleati a cui rivolgersi per tentare un
progetto di governo condiviso: sarebbe - in un certo senso - prigioniero della
solitudine che gli ha giovato sul piano elettorale.
Quando questi
interrogativi vengono sollevati, gli esponenti del Pd rispondono: "noi puntiamo
a prendere il 51 per cento". Frase adatta a una campagna elettorale, ma del
tutto elusiva. Ovviamente il Pd non può aspirare al 51 per cento, ma ciò non lo
esime dall'indicare quale uso intende fare della sua forza parlamentare. Il
punto è decisivo, perché la Democrazia Cristiana, baricentro moderato a cui il
progetto di Veltroni si ispira, era tutto tranne che un partito solitario: anzi,
trovava nella sua rete di alleanze, anche mutevoli, il fondamento della sua
forza.
Ci sarebbe una risposta, ma è proprio quella che il Pd non può dare
prima del 13 aprile. L'alleanza possibile per Veltroni, l'unica capace di far
valere il peso elettorale del partito e di conferirgli una sorta di
"centralità", è con il centrodestra di Berlusconi. Soprattutto se la campagna si
svolgesse nel rispetto reciproco che tutti auspicano. Potrebbe essere un governo
di unità nazionale, come va sostenendo una voce fuori dal coro, quella del
senatore Polito. Oppure una solidarietà nazionale vissuta sul terreno
parlamentare in nome delle riforme. Non a caso un giornale influente come
"Avvenire" auspicava ancora ieri nell'editoriale "una legislatura profondamente
riformista". Il domani di Veltroni come leader moderato passa attraverso
un'intesa di legislatura con Berlusconi.
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Forma e sostanzaTolto di
mezzo il prodismo, l'occasione costituente è a portata di mano. Già se ne
colgono i segni, positivi, in quel che precede la campagna elettorale. Cerchiamo
di non sprecare l'occasione, perché sono le forze politiche che cambiano le
istituzioni, e sono le forme istituzionali a modellare le forze politiche. Il
divenire è continuo, non deterministicamente positivo, e non consente d'oziare
domandandosi se viene prima l'uovo o la gallina.
La scelta di Veltroni,
l'idea di portare il pd alle elezioni da solo, senza lavorare ad alleanze tanto
vaste quanto false, non è coraggiosa, è saggia. Elezioni che partono perse sono
un'ottima occasione per cambiare forma politica e classe dirigente. La rottura
nella sinistra, inoltre, porta con sé la distruzione dell'assetto istituzionale
che Berlusconi (meritoriamente) impose nel 1994. Quel bipolarismo tramonta,
perché uno dei due poli, dopo essersi massacrato, ha deciso di non stare più al
gioco. In queste condizioni il centro destra può anche presentarsi ricoalizzando
tutti ed assicurandosi la vittoria. Ma rischia d'attardarsi in una partita che
si rivolge al passato. Inoltre, ne ho già scritto, i due elettorati di
riferimento sono assai più avanti, nel processo di unificazione, dei gruppi
dirigenti. E' tempo, dunque, che anche nel centro destra si prenda atto della
realtà: il maggioritario non è stato introdotto dalla legge Mattarella, e
neanche dalla Calderoli, che pure prevede un premio di maggioranza, ma sarà
frutto della scelta veltroniana. Questo, a sua volta, renderà necessario un
cambio istituzionale, mettendo i vincitori nelle condizioni di governare,
veramente, e consegnando agli sconfitti l'essenziale ruolo di vigilare e
denunciare, veramente. Mentre tutti dovranno sapere che le elezioni successive
non potranno essere la continuazione galleggiante del passato, ma la vittoria o
la sconfitta di precise proposte politiche. Il compito della prossima
legislatura, se non vorrà essere altro tempo perso, sarà quello di trascinare le
istituzioni dove la realtà è già arrivata. Chi si attarda perde, o perderà. Per
questo il centro destra non dovrebbe adagiarsi su forma e personale
tradizionali, con i quali cogliere l'ultima vittoria, ma fare spazio a quelli
che consentano di gareggiare, e vincere, anche in futuro.
Davide
Giacalone
www.davidegiacalone.it
Pubblicato da Libero
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La carta di D'Alema:
subito il referendum
La strategia del vicepremier: alle urne
ad aprile per modificare con il sì la legge elettorale. Così si andrebbe al voto
non prima nel 2009. E si metterebbe in difficoltà la Cdl
di Maria Teresa Meli - Corriere.it 31-01-2008
E'
la carta segreta che spiazzerà il centrodestra. L'idea l'ha avuta Massimo
D'Alema. Una mossa degna di un politico abile qual è lui per sparigliare la
partita che si sta giocando con Berlusconi. Non riesce il tentativo Marini? O
comunque riesce per il rotto della cuffia? Bene, il ministro degli Esteri ha in
serbo un'iniziativa che difficilmente il Cavaliere potrà contrastare. D'Alema
l'ha suggerita a Giorgio Napolitano, che in queste ore la sta vagliando: indire
il referendum elettorale in aprile. Dopodiché si vada pure alle elezioni.
Ovviamente, come minimo in giugno, se non oltre.
La Corte costituzionale ha
annunciato che il sistema elettorale vigente ha delle "carenze". Il che,
tradotto in parole povere, significa che secondo la Consulta la legge aveva
bisogno di aggiustamenti anche a prescindere dal referendum. Una spinta in più
per fare una riforma: e per centrare l'obiettivo di un sistema elettorale
compiuto si potrebbe arrivare fino al 2009.
Una mossa, quella di D'Alema, che
creerà qualche problema nel centrosinistra (anche se Rifondazione ha già
lasciato intendere che è pronta anche ad affrontare questo appuntamento). Ma
che, sicuramente, provocherà uno sconquasso dall'altra parte della barricata.
Nella Casa delle Libertà, infatti, c'è Fini, che quel referendum l'ha firmato.
C'è Berlusconi, che finora è riuscito a non esprimersi in proposito. C'è la Lega
che è contraria. Ma, soprattutto, c'è quell'Udc che avrebbe dovuto essere
l'interlocutore del centrosinistra sulle riforme - e sul prolungamento della
legislatura - che vede nel referendum la certificazione della fine della propria
autonomia (e, forse, anche, della propria sopravvivenza).
Non è un caso che
appena il tam tam sulla mossa escogitata da D'Alema giunge alle orecchie di
Berlusconi, il Cavaliere resti interdetto: "Certamente questa è una mossa
insidiosa", dice Berlusconi a Fini e Letta. Non è la prima volta e non sarà
l'ultima che D'Alema prende in mano le redini del gioco per scongiurare una fine
prematura per il centrosinistra. E Veltroni, che pure teme che questa operazione
serva ad andare avanti e a indebolirlo, non può certo contrastarla.
Qualche mese in più serve soprattutto a lui. E comunque un referendario
della prima ora come il sindaco deve comportarsi di conseguenza. Perché è vero
che il leader del Pd non ha firmato il referendum, come invece hanno fatto
Parisi e Bindi, ma è anche vero che non può essere colui che lo ostacola. La sua
storia politica non lo permette. Il che non significa che Veltroni non abbia dei
dubbi. Primo, "anche se passerà la legge del referendum io mi rifiuto di fare
un'ammucchiata in cui tutti stanno con tutti, con le conseguenze che si sono
viste con questa coalizione e questo governo". Per Veltroni questo è un punto
fermo. Di più. Il sindaco aveva sfidato Berlusconi, anche nel loro secondo
incontro riservato, ad andare da solo alle elezioni, anche nel caso in cui si
fosse fatto il referendum.
Ma c'è un altro dubbio che assilla Veltroni, il quale è scettico sulla
riuscita della consultazione. E' già accaduto per gli altri due referendum
elettorali: il quorum non è stato raggiunto. Chi ha detto che questa volta
accada il contrario?
Eppure, tra scetticismi, dubbi e tentativi di Marini,
quella di D'Alema si rivela come l'unica mossa capace di mettere in difficoltà
il Cavaliere e di dare del filo da torcere al centrodestra. "Perché - è il
ragionamento del ministro degli Esteri - dovremmo togliere agli italiani questa
occasione per esprimersi?".
Dunque, forte di 800 mila firme in calce ai
quesiti referendari, il Quirinale potrebbe indire la data del referendum. E non
è un caso che i vertici del Prc, avvertiti anzitempo di questa eventualità, non
alzino le barricate, ma facciano sapere: "In fondo con il referendum non
andrebbe tanto male neanche a noi". E soprattutto non andrebbe male al
centrosinistra che prenderebbe fiato e tempo per rinserrare le fila e tentare
una campagna elettorale che altrimenti sarebbe persa in partenza.
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L'ultimo niet del Cavaliere a
D'Alema "Troppo tardi, dialogheremo dopo il
voto"
di Claudio Tito La Repubblica del 30 gennaio
2008
L'ultimo tentativo l'ha fatto Massimo D'Alema. Ha provato a
spendere le sue capacità di persuasione con il centrodestra per un governo di
"scopo". Per un esecutivo guidato da Franco Marini e sostenuto anche dall'intera
Casa delle libertà. Ha alzato il telefono e si è messo in contatto con i big
dell'opposizione. Con Silvio Berlusconi attraverso i "canali diplomatici" che si
attivano trai due più grandi partiti italiani nei momenti più delicati. Ossia
attraverso la mediazione di Gianni Letta.
A loro il ministro degli Esteri ha
proposto un percorso "breve". Con un unico obiettivo: la legge elettorale. Lo
stesso ragionamento che poi ha svolto davanti alle telecamere del Tg1. Quindi,
rinviare le elezioni solo di "qualche settimana" per non negare al Paese il
"diritto" di andare alle urne con un sistema elettorale efficace.
Una
soluzione per aprire un varco nella diffidenza reciproca tra i due poi e
superare il difficile tornante istituzionale che sta impegnando il Paese. Per
instaurare, insomma, un clima che possa preludere ad un dialogo più organico
nella prossima legislatura.
Ma non c'è stato niente da fare. La risposta di
Via del Plebiscito è stata cortese ma secca. "Il dialogo per le riforme - ha
spiegato il Cavaliere negli incontri avuti nel pomeriggio a Palazzo Grazioli con
gli alleati - lo riprenderemo dopo le elezioni". Tant'è che negli ultimi giorni
il capo forzista ha persino prospettato l'idea di consegnare comunque
all'opposizione la presidenza di una Camera dopo le elezioni. Dell'offerta di
D'Alema l'ex premier ha parlato con lo stato maggiore di An e con Umberto Bossi.
Una rapida consultazione e poi il "niet" definitivo per bloccare pure le
eventuali tentazioni dell'Udc di Casini. Che da Gerusalemme - dove si trova in
missione - ha fatto pervenire a Roma la sua nota ufficiale per schierarsi a
favore delle elezioni anticipate e far capire che la sua disponibilità si era
ormai esaurita. Con la consapevolezza, forse, che il progetto della "Cosa
Bianca" può essere sterilizzato adesso con il voto subito. Ma se la legislatura
prosegue, il progetto di Pezzotta e Tabacci (insieme a Di Pietro) pescherà
proprio nell'elettorato centrista.
Al resto, poi, ci ha pensato il "fantasma"
che il Cavaliere ha fatto aleggiare sui palazzi della politica. Il timore che il
centrosinistra potesse pensare ad una "forzatura". "Napolitano ci proverà fino
alla fine, dobbiamo tenere duro", ha raccontato con preoccupazione ai suoi
fedelissimi. E già, in effetti pure il colloquio al Quirinale ha seguito i
binari che non piacevano alla delegazione di Forza Italia. Compreso il rilievo
fatto dal capo dello Stato alla "marcia su Roma" evocata da Berlusconi nei
giorni scorsi.
Alla fine, però, anche il clima di sospetto si è sciolto e
Berlusconi ha saluto Napolitano con una barzelletta.
Sta di fatto che
l'estremo tentativo compiuto da D'Alema ha messo in fibrillazione il
centrodestra. Prima di ricevere la risposta finale della Cdl, il capo dello
Farnesina ha incontrato il presidente del Senato per aggiornarlo sul suo "giro
d'orizzonte". E a Marini ha chiesto di "non rinunciare", di provare fino in
fondo, di accogliere il mandato del Colle con spirito "non rinunciatario". Un
consiglio che anche Francesco Rutelli ha fatto pervenire a Palazzo Madama dopo
aver "consultato" anche lui gli interlocutori della Cdl. Alla fine, però, la
lieve ventata di ottimismo si è rapidamente infilata nel canale del realismo.
Persino sul Colle l'idea di affidare un incarico pieno a Marini è stata ridotta
alla necessità di assegnare una "esplorazione" senza nemmeno scartare la
possibilità che alla fine la scelta cada su Giuliano Amato.
"Se il presidente
della Repubblica me lo chiede - è il ragionamento che fa in queste ore la
seconda carica dello Stato - cercherò di verificare se è possibile fare le
riforme, ma con una larga base parlamentare". Insomma, niente governicchi e
niente ricerca di 2 o 3 voti per conquistare una maggioranza. Non è un caso che
lo stesso Napolitano durante i colloqui di ieri abbia precisato di non voler
esporre il presidente del Senato al rischio di un fallimento. Un modo per dire
che Marini non si presenterà in Parlamento se non con un accordo amplissimo, che
comprenda pure Forza Italia. Altrimenti rinuncerà e difficilmente il Quirinale
esperirà un altro tentativo per evitare le elezioni anticipate.
Blog di
Beppe Grillo: il bamboccione
Perchè
siamo diventati poveri
di
Massimiliano Romiti
Blog di Beppe Grillo: Il bamboccione 17
Ottobre 2007
Mi scrive un bamboccione. Uno di quei
venti-trentenni che sfruttano la casa dei genitori come un albergo e la loro
pensione per le mancette. Mi ha inviato una lettera per il ministro dipendente
Padoa Schioppa. Per comprare la sua prima casa il bamboccione PRIMA deve pagare
12.800 € di: tasse, notaio e
allacciamenti.
Lo Stato non gli dà nessun aiuto. Una proposta per il nostro
dipendente da inserire in Finanziaria: elimini le tasse sulla prima casa, l'Ici
sulla prima casa, i costi del notaio (per gli atti basta un funzionario
comunale) e degli allacciamenti. Su acqua, gas e elettricità già paghiamo a peso
d'oro il servizio, l'allacciamento sia a carico delle società concessionarie e
dell'Enel che fanno utili enormi sui bisogni primari.
"Gentile
Ministro Padoa Schioppa,
Sono un ragazzo di 30 anni. Lavoro come
operaio e vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei
miei. L'altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente
identificato in coloro che lei definisce "bamboccioni", quei trentenni che lei
vorrebbe "mandar fuori da casa".
Mi son detto: "Grande Ministro, Lei ha ragione". Così mi sono
rivolto alla mia Banca per poter ottenere un mutuo. "Grande Ministro, avrò
finalmente una casetta tutta mia", ho pensato! Guadagno 1.140 € al mese + 13esima e 14esima, le quali
spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.330 €
Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi
posso permettere una rata di 443 € al mese.
Con questa rata mi viene
concesso un mutuo di € 85.850
Euro in 30 anni (se aspettavo un altro po', vista l'età, non me lo concedevano
un mutuo trentennale...
Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!)
Con il mio
bel preventivo in tasca, ho deciso di rivolgermi immediatamente ad uno studio
notarile, per farmi preventivare le spese che dovrò sostenere per acquistare una
casa. Dagli 85.000 € dovrò
infatti togliere:
- 4.000 € Eu
circa di tasse in fase d'acquisto. "Solo" 4.000 € visto che è la mia Prima Casa! (Grande
Ministro, grazie)
- 3.300 € circa di Notaio per l'acquisto
- 2.500
€ circa di Notaio per il
mutuo
- 3.000 € circa di
allacciamenti alle utenze acqua, gas, enel
Per un totale di 12.800
€ circa. Beh... ho ancora a
disposizione ben 73.050 € per
la mia casetta!
La dovrò arredare, ovviamente, mica posso dormire per
terra... Mi sono rivolto così ad un mobilificio come ce ne sono tanti, per ora
posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 4 sedie, un divano a due posti,
un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini... il minimo
indispensabile. Mi conosco, mi saprò adattare.
7.500 € circa se i mobili me li monto io! Beh...
pensavo peggio! Ho ancora a disposizione ben 65.550 € per la mia casettina, sono sempre
130erottimilioni di una volta! (Grande Ministro, grazie!). Entro gasatissimo in
un'agenzia immobiliare, è arrivato il momento. Con 65.550 € mi dicono che posso acquistare:
- 2
garage di 28 mq. al livello - 2 di un condominio di 16 piani
- 2 ampi locali
(non comunicanti tra di loro) di mq. 21 ciascuno, nel seminterrato del
condominio adiacente.
- Per l'abitazione più piccola ed economica - un
bilocale trentennale di 55 mq. al 1° piano di uno stabile a 18/20 km dalla città
- dovrei spendere 110.000 €!
- Me
ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente! Ho fatto quattro conti:
per potermi permettere quel bilocale, dovrei:
- - o indebitarmi per altri 53
anni, quindi l'ultima rata la verserò finalmente a 83 anni (ammesso che ci
arrivi)! - oppure dovrei guadagnare 2.000 € al mese!
- Grande Ministro, grazie!" Un
bamboccione
---
1) Se
gente come Padoa Schioppa o Andreotti se ne andassero finalmente in
pensione, penso che ci sarebbero meno bamboccioni a casa.
2) 2) I figli dei
politici sono i più bamboccioni di tutti, perchè senza la "raccomandazione" dei
loro paparini non farebbero un fico secco!!!
****
Perché siamo diventati
poveriScritto da Massimiliano Romiti,
Coordinatore nazionale Vp venerdì 14 dicembre 2007Italiani, siamo
diventati poveri. A tal proposito abbondano ricerche, indagini, articoli che
fotografano una realtà veramente drammatica: famiglie che non riescono più ad
arrivare a fine mese, a pagare il mutuo, si risparmia sulla spesa, i discount e
i negozi dei cinesi sono presi d'assalto, ormai anche le classi medie devono
rinunciare al loro abituale standard di vita per far quadrare i conti. Il futuro
delle nuove generazioni è stato ipotecato alle banche, negli ultimi 5 anni
l'indebitamento delle famiglie italiane è aumentato dell'81,5% arrivando ad un
livello medio di 14.800 Euro. Una volta eravamo un popolo di risparmiatori,
adesso siamo costretti ad indebitarci per andare avanti. I salari in Italia sono
tra i più bassi in Europa, e in termini di potere d'acquisto addirittura
inferiori a quelli della Grecia e superiori, in Europa, solo a quelli del
Portogallo.
E' quanto emerge da una ricerca dell'Eurispes intitolata "Povero
lavoratore". Fortunatamente, in questo scenario desolante c'è ancora una nota
positiva.
Non tutti gli italiani, infatti, sono ridotti con le pezze al culo,
c'è ancora una categoria che resiste ed anzi è primissima in tutte le
classifiche: i politici. Loro battono tutti.
Guadagnano quasi il doppio di
tedeschi e inglesi, quasi il triplo dei francesi, quasi il quadruplo degli
spagnoli, addirittura quindici volte di più degli ungheresi.
E poi sono di
più, hanno più macchine blu, più privilegi, più impunità. Insomma, sono
imbattibili. Basti pensare che quel pidocchioso di Bush alla Casa Bianca per
gestire il mondo si deve accontentare di 500 addetti, Napolitano al Quirinale
per fare cosa non si sa ne ha 2158.
Beh, come si suol dire, la qualità si
paga. E andiamoci a guardare allora i risultati questa "classe politica di
qualità":
il potere d'acquisto degli stipendi italiani come abbiamo visto è
penultimo in Europa (ultimo Portogallo); Italia fanalino di coda dell'Europa per
la crescita del Pil: 1,8% quest'anno contro il 2,5-3,0% previsto per l'area
Euro; penultimi in Europa nell'innovazione tecnologica (ultima Grecia); ultimi
nel benessere sociale tra i paesi industrializzati; siamo penultimi anche negli
indici di percezione e propensione alla Corruzione (ultima Grecia); siamo ultimi
e unico paese in Europa la cui informazione è classificata solo "partly free"
(parzialmente libera). Ultimi in Europa nella classifica OCSE sulla
scuola.
Le scuole private addirittura risultano tra le ultime al mondo; siamo
tra i primi in Europa per gli incidenti sul lavoro (1 morto su 5 è italiano),
1400 caduti sul lavoro è la stima per il 2007; primi, anzi primissimi nelle
condanne della Cor te europea alla Giustizia civile e penale: su un totale di
5688 condanne 2612 sono per l'Italia. Un record.
Altri risultati disastrosi
emergono dalle statistiche su sicurezza, criminalità organizzata, evasione
fiscale, ambiente, occupazione giovanile, meritocrazia, fiducia nel futuro.
Vogliamo farci due conti di quanto ci costano questi disastri? Magari così
capiamo anche perché siamo diventati poveri? Alcuni numeri sono disponibili,
altri purtroppo no: sprechi e privilegi: una timida, ma comunque lodevole
proposta di legge dei senatori Salvi e Villone consentirebbe di tagliare i costi
della politica di 6 miliardi di euro l'anno, vale a dire 275 euro a famiglia; la
corruzione ci costa 50 miliardi di euro secondo Transparency International,
riducendola ad un livello degno di un paese civile, diciamo almeno della metà,
si risparmierebbero 25 miliardi che fanno 1146 euro a famiglia; le mafie
fatturano 90 miliardi di euro all'anno, il 7% del Pil, numeri semplicemente
impensabili negli altri paesi europei, dove in molti casi la criminalità
organizzata praticamente non esiste. Se lo Stato la smettesse di dare filo da
torcere ai magistrati antimafia - vedi de Magistris - e cominciasse a darlo ai
mafiosi, magari riusciremmo a ridurre il fenomeno mafioso ad un comunque
"dignitosissimo" fatturato di 30 mld l'anno, restituendo 2752 euro a
famiglia.
E quanto ci costano la fuga dei cervelli? La piaga delle
raccomandazioni? L'impunità sostanziale per tutti i reati finanziari e contro la
pubblica amministrazione?
Il mostruoso assenteismo e gli stipendi d'oro dei
"manager" nel pubblico impiego? I reati ambientali? I conflitti di
interessi?
L'Italia è un paese potenzialmente ricco e pieno di risorse, ma
purtroppo una Casta formata da politici, poteri forti dell'economia,
giornalisti, certi magistrati, in alcuni casi la criminalità organizzata si sono
impadroniti delle leve del potere e delle risorse economiche del paese. L'Italia
non è più una res pubblica, è diventata una res privata a uso e consumo della
Casta che siede ai posti di comando.
Qui non si tratta più di scegliere tra
Prodi e Berlusconi: questa classe politica oramai non è più capace di
riformarsi, hanno le mani legate da troppi inciuci, compromessi, ricatti
reciproci. Questa classe politica va azzerata. Non lo dico io, lo ha detto il
più noto politologo italiano al mondo: Giovanni Sartori. La Casta sta
distruggendo l'Italia. Ma una parte della società civile non ci sta. E prova a
resistere. Volontà Popolare è tra questi. Per favore smettiamola di farci
fregare!
Fonte:
http://www.volontapopolare.it/index.php