Berlusconi:
dialogo e priorità alla crescita
"Rimettiamo subito in moto il Paese, l'Italia non ha più tempo da perdere"
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Paolo Severi - Beppe Grillo - Davide Giacalone - Stefano Folli - L'Opinione - Gianni Baget Bozzo - Silvio Berlusconi - "Per Il Bene Comune" - Eugenio Benetazzo

 
Quante firme raccolte per i Referendum?
A quanto siamo con le firme per i Referendum sulla Libertà di Stampa? Quando si raccoglie a Napoli? A quando il Referendum sulla "giustizia"?
a.g.j i
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Crisi dell'Ordine dei Giornalisti
Cara D'Olcese, le invio un mio commento sulla paventata abolizione dell'Ordine dei Giornalisti. Con tanti auguri e simpatia, Paolo Severi
Crisi. Non credo che sia possibile uscire dalle crisi appellandosi ai valori antichi, facendo dei "distinguo" fra possibili interpretazioni di cose che, al grande pubblico, interessano poco. Le crisi vanno affrontate come occasione di autocritica e di crescita. In questi periodi di frenetico cambiamento, è veramente difficile avere dei punti fermi, dei valori inalienabili cui fare riferimento. Belle parole come "deontologia", in un mondo sempre più globalizzato diventano di difficile comprensione.
Parlare in tono critico e negativo di un singolo personaggio italiano, senza una adeguata documentazione, è un atteggiamento deontologicamente scorretto; fino qui, siamo tutti d'accordo. Le cose si complicano quando si parla della politica internazionale, dei poteri più o meno occulti di molte "agenzie", di cosa sta dietro ai fondamentalismi religiosi, di quanto siano effettivamente potenti molte multinazionali, il papato, le banche centrali, il commercio internazionale di armi e di droga, le varie mafie, le varie "filiere" dell'energia, dei cibi, dei medicinali, degli aiuti internazionali, per non parlare della politica, eccetera eccetera.
È semplicemente impossibile documentarsi adeguatamente su fenomeni così ampi. Il risultato? Disinformazione su moltissimi aspetti della nostra vita, giornalismo selvaggio che vende "controinformazione" a tinte forti, come di moda in un mercato dove, per vendere, bisogna offrire "lacrime e sangue".
L'"Ordine dei Giornalisti" italiano, ritengo che abbia fatto molto, ma non abbastanza. Non esiste, purtroppo, un "Giornalismo DOC". Non mi risulta che esista un valido organo internazionale che riunisca, sotto un ombrello di valori condivisi, i giornalisti di tutto il mondo. Esiste qualcosa di simile per i salami e i formaggi, e con essi funziona pure. Per l'informazione, che per il momento non può ancora essere prodotta a basso costo in Cina, siamo fermi a molti decenni fa; non è il caso di vantarsene, anche se ci sono stati personaggi esemplari. A Torino, nella kermesse contro un'editoria serva, si sono mossi anche giornalisti noti.
Sia questo genere di kermesse, sia questo genere di giornalisti, guazzano nella facile critica distruttiva, senza proporre nulla di nuovo e costruttivo, quindi, anche se dicessero cose valide, lo sarebbero solo a metà, perché manca la vitale parte propositiva e costruttiva. Ho sottolineato due lacune dell'informazione che potrebbero essere dei veri punti di riferimento per una nuova informazione, anche globalizzata.
Buon lavoro. Paolo Severi Tessera dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti n. 60118
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Grazie caro Severi, ogni tanto fa bene sentirla ed avere la sua fiducia. Saluti carissimi gd'o
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"Stampa squadrista" e articolo
Ma avete sentito Mastella che ha apostrofato "stampa squadrista" Corsera e il giornalista che lo ha intervistato ieri?
Che ne pensate del passaggio dell'intera Udeur calabra nell'Italia del Valori e dell'indagine su Loiero & Calabria? gd'o
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"Stampa squadrista" e articolo?
Gli USA possono insegnarci qualcosa, non sono il massimo della democrazia partecipativa (sono ancora in pochi quelli che votano) ma forse sono il top tra i paesi così
detti democratici, nonostante eccessi di lobbies con interessi a volte troppo brutali. Del passaggio dell'UDEUR calabra in IDV non so molto, vado a vedè chi come e perchè. Ma forse mi dovrei meravigliare? Io sono del SUD e non solo capisco ma vivo questa realtà di cui ho una conoscenza profonda, non per meriti di studio ma per istinto, per aver contezza degli animal spirits dei miei conterranei, epitome della umanità con tutti i suoi "se, ma, oggi sì, domani no, tira a campà, accussì adda 'ì.
Ho vissuto 4 anni all'estero e forse ripartirò ma le mie radici le conosco bene... Paolo
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Topo Gigio e le ombre - dal Blog di Beppe Grillo 10 Maggio 2008
Topo Gigio ha nominato i 21 ministri ombra del governo ombra. Bisogna capirlo. Dopo aver consegnato Roma a Alemanno è diventato l'ombra di sé stesso.
Se il governo di Testa d'Asfalto è il governo del Bagaglino, l'opposizione è un'ombra che cammina. Dead mouse shadow walking. Le ombre non daranno fastidio al manovratore, al massimo gli faranno ombra. Topo Gigio ha scelto con cura. C'è l'ombra Enrico Letta al Welfare, Enrico è nipote dello zio Gianni Letta, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Per i Letta l'Italia è un affare di famiglia. C'è Unipol-Fassino cinque legislature agli Esteri. C'è il partito ombra degli inceneritori composto dal trio Colaninno-Bersani-Realacci. Al ministero della Giustizia per contrastare le leggi vergogna del passato e le leggi del vomito prossime venture c'è il celebre Lanfranco Tenaglia. Antonio "Kriptonite" Di Pietro lo hanno lasciato fuori, hanno paura anche della sua ombra. Se a Testa d'Asfalto e a testolina di vitello Bondi Di Pietro fa orrore, a Veltroni deve fare una paura folle. Una funzione il governo ombra di Topo Gigio comunque ce l'ha. Fare emergere nuovi talenti che possano prendere in futuro le redini della Nazione. Gente nuova come Garavaglia, Minniti, Lanzillotta. Nel governo ombra, che assomiglia a un club Med dei trombati, mancano alcuni ministri ombra. Bassolino, ministro dei rifiuti ombra, e Violante e D'Alema, ministri ombra di Mediaset, una risorsa per il Paese e per la democrazia, che hanno protetto per quindici lunghi anni contro tutte le sentenze dei tribunali. I tempi sono cambiati. Una volta l'opposizione dura e pura entrava in clandestinità.
Oggi l'opposizione entra in un cono d'ombra. E' l'Italia del partito unico. Un governo con le ombre di sostegno. L'opposizione è nelle mani dei cittadini. Stay tuned!
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Veltroni dice a SAVIANO dalla SICILIA: sono contro il voto di scambio!
Grazie Veltroni! ma qui a Napoli il voto di scambio c'è alla grande! Il CSM ha nominato Procuratore di Nola Mancuso che andava a caccia nell'aereo di un grosso camorrista di Nola in Albania! Chiacchieratissimo per tale motivo. Come possiamo votare? Ci asteniamo facendo annullare la scheda elettorale.
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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Contesto radicalmente quanto afferma Pansa,
perchè prescinde completamente dal risultato elettorale, anzi irride il ruolo stesso dell'elettore. Pansa è un giornalista che mi dà la nausea, ma si tratta di opinioni personali, molto grave invece è che qualcuno, come questo signore, ci dica che le elezioni sono tutta una farsa, perchè nessuno sta raccontando la verità, e che per affrontare la crisi, il malcontento, scelte impopolari, bisogna fare una grande coalizione che vanifichi sostanzialmente il confronto elettorale, quale che sia il risultato.
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Pansa?!
Pansa è un giornalista che, invece, mi dà la certezza che esista il giornalismo non leccone, altro che nausea. La nausea la danno coloro che, pagati, non vogliono vedere e sentire, e, la nausea, ce l'hanno da anni quelli che leggono costoro. Realistico e pragmatico, altro che grave, è che qualcuno, come questo signore, Pansa, ci dica che le elezioni sono tutta una farsa, perchè nessuno sta raccontando la verità, e che per affrontare la crisi, il malcontento, scelte impopolari, bisogna fare una grande coalizione che vanifichi sostanzialmente il confronto elettorale, quale che sia il risultato. ESATTO, NON FA UNA PIEGA. HA RAGIONE PANSA.
Accludo in calce due ricordini dedicati a quelli che urlazzano Antipoliticaaaaa....! Antipoliticaaaaa....! gd'o
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A Napoli e Campania odiano politici e giornalisti nello stesso modo
Non ci hanno informato che siamo il RIFIUTO TOSSICO d'Italia e Bassolino è talmente inviso a tutti che NESSUNO si spiega perchè non si sia dimesso (i commenti li tralascio!) e tutti dicono le stesse parole: meglio andarsene! Alcuni ce l'hanno anche con i Giudici che non hanno processato i colpevoli del DISASTRO AMBIENTALE. Tutti disperati! Come si vota? Chi si vota? Non si va a votare. Graz
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*Ma "Bassolindo" è un uomo d'onore?*
Certo, tutte le opinioni sono rispettabili, però quello che lei ha scritto su Bassolino è diciamo sorprendente... specialmente la parte sulla Las Vegas del Sud (è possibile che la ricchezza al sud debba venire dallo sfruttamento dei peggiori istinti?) ovviamente è da discutere se questo "Rinascimento di Napoli" ci sia poi mai stato, del resto sarebbe stato strano, dal momento che il movimento Napoli '99 si rifà ad ideali elitari che già fecero tanto male a Napoli allora (1799) come successivamente (entrambi però furono e sono strombazzati come esempi illuminati, nonostante sia ben noto non lo siano mai stati, in realtà).
Io penso che molti avrebbero voluto credere alla "rinascita" di Napoli, e molti, anche in buona fede, ci hanno infatti creduto, come stanno le cose, però, è oggi sotto gli occhi di tutti... forse non poteva andare altrimenti, e se così fosse, ha ragione il suo lettore, meglio andarsene, a meno di non voler scendere a compromessi con quella politica e con quegli intellettuali. Speriamo che entrambi cambino, e la direzione nella quale si dovrebbe lavorare, secondo me, è quella di liberarci di entrambi.
Carmine Colacino
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Grazie x la risposta, anche io ero aderente e socia di Napoli 99
ma poi, nonostante i Barracco fossero amici da tempo, mi dimisi vedendo l'andazzo generale, e l'andazzo tra Bassolino, loro e Romiti.
Mi risponda più spesso, scambiarsi opinioni è importante, apre nuove prospettive. Invii, se le pare, il mio articolo alla sua mailing.
Alla prossima, cordialmente gd'o
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Intervista a FASSINO
Grazie a Mineo per la Campania! I Giudici non fanno nulla qui! I Giudici si sono appiattiti da quando cacciarono il Procuratore Cordova, le Procure fanno il minimo, la Corte dei Conti NON fa un conto, i sequestri non si fanno, 400 camorristi non vanno in carcere perchè i Giudici NON hanno tempo e organico! Il Procuratore Generale Gargano è però traquillo! E' una situazione MARCIA di cui la "MUNNEZZA" è solo l'emblema. AIUTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Caro Mineo, vista da Napoli la situazione posso dire che il Pd non ha fatto nulla per far cambiare, almeno per la munnezza, Bassolino.
E' vero che è difficile perchè molti pensano Bassolino si sia pure rimbecillito. Ma Fassino, D'Alema ci potrebbero provare! Come votiamo il Pd noi napoletani?
Ci hanno DELUSO ALLA GRANDE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja
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Un pastore per ogni gregge
Persone come voi, capaci di dialogare su argomenti di una certa forza dottrinale, le sto cercando da almeno una decina d'anni, da quando cioè il mio giornale si è trasformato nel primo web-media d'Italia dopo 35 anni di carta stampata. L'idea di un forum - termine latino scalzato in seguito dal vocabolo inglese "blog" - non era ancora passato per la mente di Beppe Grillo, un istrione che ci ha fatto capire come sia possibile coniugare la comicità con la politica. E' una grottesca confusione della quale ci siamo accorti solo da pochi anni, con la quale abbiamo convissuto senza accorgercene dai tempi di Alcide De Gasperi in poi.
Siete dunque un gruppo, probabilmente senza alcun collegamento, ma raccolto e che sta tentando di esprimere i propri pensieri, giudizi e opinioni dietro questo o quel tema o argomento. Così si può procedere indefinitamente - o meglio sino a quando non prevale la stanchezza che diventa indifferenza - senza un costrutto.
C'è un'alternativa? C'è ed è quella di individuare uno di voi capace di estrarre dalla variegata problematica la questione dominante sulla quale raccogliere la massima adesione ed esortare tutti ad inondare la casella elettronica o postale di tutti coloro che concorrono alla carica di presidente del nuovo governo. Sono lieto di porre a concorso per la selezione anche le mie idee elencate nelle varie rubriche di cui è composto il sito di Popoli Nuovi
www.popolinuovi.it
Saluti a tutti, forza e coraggio Furio Porzia
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L'altra casta - Autore: L'altra casta Edizioni: Bompiani
"Le allegre finanze del sindacato: la sola Cgil ha un giro d'affari valutato in un miliardo di euro. I delegati delle tre centrali sindacali sono 700 mila, sei volte più dei Carabinieri. I loro permessi equivalgono a un milione di giornate lavorative al mese. E costano al sistema-paese un miliardo e 854 milioni di euro l'anno".
I sindacati sono oggi nel pieno di una profonda crisi di legittimità, che rischia di cancellare anche i loro meriti storici. Lo strapotere e l'invadenza delle tre grandi centrali confederali, e le sempre più scoperte ambizioni politiche dei loro leader, hanno prodotto nel paese un senso di rigetto. Lo documentano tutti i più recenti sondaggi d'opinione: solo un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia. Da rilevare che tutto questo è raccontato da una delle firme più note de "L'Espresso", che da oltre venti anni si occupa di economia e di politica con inchieste, interviste e reportage".
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Brava Clementina FORLEO
Report ci fa capire che tra Derivati, swap e collusioni con politici sporchi le BANCHE faranno andare al fallimento l'Italia entro pochi anni; poi le mafie, tonnellate di
COCAINA e di RIFIUTI TOSSICI, gare d'APPPALTO ai camorristi, collusione di giudici, giornalisti e altrì per soldi o Mobbing. NON abbiamo scampo anche perchè nessun politico di nessun partito ne parla. Stiamo andando alla rovina! Meno male che la Gabanelli lo spiega e BRAVA Clementina Forleo! Pregheremo per te! Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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Il partito che non c'è. Il terzo partito italiano. Queste le cifre.
Camera: italiani aventi diritto di voto: 47.126.326. Voti validi: 36.452.305. Astenuti + schede bianche e nulle: 10.674.021, il 22,6%. Senato: italiani aventi diritto di voto: 43.133.946. Voti validi: 32.771.227. Astenuti + schede bianche e nulle: 10.362.719, il 24%. La diminuzione più importante, rispetto alle elezioni del 2006, meno 2.109.734, si è avuta al Senato. Quasi un italiano su quattro ha rifiutato le elezioni incostituzionali. Il terzo partito italiano.
Blog di Beppe Grillo
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L'ultima gaffe di Padoa Schioppa
Tutte le gaffes del ministro dimostrano quanto sia arma a doppio taglio l'utilizzazione di tecnici, soprattutto se, come Padoa Schioppa, troppo contigui ai santuari dei poteri economici e finanziari. Leggi l'articolo
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Allarme insolvenze: crescono le difficoltà delle famiglie
Servono nuove misure di tutela. La questione dell'ammortamento dei mutui sta diventando un vero problema sociale. di Angelo De Mattia Leggi l'articolo
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Lo Stato che costa e non serve
Ma davvero basta che si sposti qualche punto percentuale, nelle urne, per far partire il circo dei falsi pensosi, di quelli che discettano di Nord e di Sud?
I tanti che oggi si stropicciano gli occhi sono gli stessi che non hanno voluto vedere, perché accecati dal pregiudizio e dall'ideologia. Non esiste una "questione del Nord", così come non esiste una "questione meridionale". La spaccatura è più insidiosa, perché separa gli italiani fra quanti vivono di trasferimenti pubblici ed economia assistita e quanti strappano il reddito alla concorrenza di un mercato assai più vasto di quello nazionale. I primi s'illudono di poter conservare il passato, i secondi di potere fare a meno dei primi. In realtà abitano nelle stesse famiglie.Non è il federalismo fiscale che può scassare l'Italia, giacché il principio secondo il quale chi spende deve anche riscuotere è più che giusto. Lo Stato affonda quando la spesa per mantenerlo non corrisponde al beneficio della sua esistenza.
Lo Stato non è minacciato dal desiderio delle zone più ricche di non vedere partire i propri soldi per destinazione ignota, è distrutto nelle zone più disagiate, dove viene meno ai suoi doveri più elementari. Leggete i temi dei ragazzi napoletani, che ad undici o tredici anni sanno benissimo d'essere circondati dalla camorra.
Lasciate perdere il sociologismo d'accatto, quel che conta non è che i bambini ragionino sulla "protezione", ma che sappiano con certezza chi sono e dove si trovano i camorristi. E lo Stato? Se lo sanno i bambini, com'è che non sono in galera? Risposta: perché la giustizia fa pena, le carceri sono alberghi di passaggio, la repressione senza giustizia è solo violenza momentanea e, infine, la camorra controlla il territorio meglio dello Stato. Se la spesa pubblica fosse indirizzata a far valere le leggi e la sovranità dello Stato, sarebbero soldi benedetti. Ma se finiscono in burocrazia regionale, che con gli stipendi lenisce la miseria degli assunti e propizia quella di tutti gli altri, allora la protesta è d'obbligo. Gran parte della spesa pubblica destinata al Sud serve a conservare il sottosviluppo. Va fermata, non aumentata.
Assicurare sicurezza e giustizia, però, è un dovere dello Stato. Esponenti importanti della Lega hanno avuto ed avranno ruoli chiave. Se ne ricordino.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Per una sinistra che non c'è
Ora, dopo la sconfitta, tocca alla sinistra cambiare. Rompere con la conservazione e guardare al futuro. L'occasione si presentò già nel 2001, ma la sprecarono.
Allora si compattarono nell'antiberlusconismo ed imboccarono la via berlusconiana della coalizione "contro". Poi si sono messi nelle mani di Veltroni, uomo che ha assorbito il linguaggio ed i canoni di Berlusconi e, forse, proprio per questo in grado di spianare il terreno, liberarlo dalle macerie ed immaginare una storia diversa.
I passi da compiersi sono netti, e devono succedersi uno dopo l'altro, senza interruzioni. Il comunismo va archiviato fra gli orrori della storia, come una malattia politica e morale, e si deve aggiungere che ne fu partecipe quello italiano: non solo Togliatti e Longo, ma anche Berlinguer e Napolitano, come D'Alema e Veltroni.
La nuova identità non può essere socialista, né quella che odiarono, la socialdemocratica, perché non esistono più. Il socialismo era finito già prima di Craxi, che seppe anticipare il moderno laburismo. La sinistra d'oggi deve porsi il problema dei non garantiti, di quanti sono esposti, da soli, alle intemperie di un mercato che deve essere governato, non adorato. Deve abbandonare il sindacato reazionario e riflettere sulla solidarietà sociale nell'era del nuovo lavoro, non stabile ed a vita. Deve vedere nella spesa pubblica non il rimedio alla disuguaglianza, ma il malanno che punisce il merito, la forza, la voglia di rischiare ed innovare. Deve combattere rendite e privilegi, opponendosi all'immobilismo sociale, premiando i più bravi. Impari che la disuguaglianza per merito è un valore positivo.
Si ponga il tema della libertà, che significa lotta contro le dittature, non appoggio ad ogni criminale che si proclami anti-americano. Si prepari a festeggiare la morte di Castro come la fine tardiva di un despota, affamatore ed assassino. Sarà solo un simbolo, ma il segno che comincia a capire di aver simpatizzato per un mostro, ed i suoi simili. La democrazia italiana ha bisogno di una buona sinistra, che stia dentro l'occidente e sia contrappeso al liberismo scolastico. Di una sinistra metà comunista e metà affarista, ruffiana con salotti ed arrivisti d'ogni colore, bugiarda per orrore di sé, non sappiamo che farcene. Merita di perdere, decomporsi e sparire.
 Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it  Pubblicato da Libero
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22 milioni di italiani voltano le spalle a Pd-PdL
Nonostante tutto, nonostante la stampa di "maniera" e conformista, che finge di stupirsi e di commentare una finta partita PdL-Pd, terminata esattamente come ci si aspettava ( forse peggio, per loro, 37+33 dei votanti, 70% che, al netto dell'astensionismo, in gran parte di protesta, diventa un misero 56%, almeno un 20% meno delle aspettative dei protagonisti). D'altronde i numeri non lasciano spazio ad opinioni fantasiose, tranne i professionisti della disinformazione, abili propagandisti di parte, quanto fallaci commentatori. E' un fatto che 12.400.000 italiani (400.000 più dei voti del Pd) votino fuori della diarchia Pd-PdL, e solo la scandalosa legge-truffa consente unicamente alla lista Udc di essere la voce fuori dal coro e l'opposizione parlamentare più credibile.
E' un fatto che, nonostante la censura condivisa della stampa in ginocchio al nuovo re, il vincente Berlusconi, con tutti gli alleati, fa registrare un numero di consensi alla premiership inferiore di oltre due milioni rispetto alle elezioni del 2006 (meno di 17 milioni rispetto agli oltre 19 milioni di due anni fa).
Le uniche sorprese sono date dal flop della Sinistra Arcobaleno, operazione elettorale mal riuscita che fa perdere il 70% dei consensi (110 parlamentari), il successo oltremisura della Lega Nord, che diventa il fenomeno politico più interessante dei nostri tempi, non più spiegabile superficialmente e propagandisticamente e un discreto successo dell' "Italia dei Valori", anch'esso non più spiegabile con i vecchi slogan come realtà "giustizialista e antipolitica".
La sinistra esce di scena dalle aule parlamentari e dovrà rigenerarsi in profondità, negli uomini, nelle idee, nell'approccio alla politica. I vecchi miti dell'operaismo e del vetero-sindacalismo hanno fatto il loro tempo (più che la simbolica falce e martello), il popolarismo, culturale più che economico, viene meglio interpretato dalla Lega e dal linguaggio più diretto di Berlusconi e meno dagli intellettuali della sinistra radical-chic.
La logica "classista" economica è inadatta a spiegare ceti sociali trasversali alle categorie marxiane, continuare ad avere i complessi del "fratello minore" verso una sinistra più utile e maggioritaria ha comportato una emorragia inutile verso il Pd, ed una miserabile funzione di ruota di scorta.
Non c'è più spazio per vecchie chimere laiche e liberalsocialiste (sommare 0,... a 0,... non porta a niente, per cui necessita scegliere strategicamente i campi di possibile collaborazione (sinistra, cattolici, federalisti, conservatori?). Con ogni probabilità la preferenza non andrà fatta su base ideologica, ma sulla base di una onesta, negoziabile trattativa con onestà intellettuale e pari dignità, senza padroni di casa e ospiti, dando spazio ai quarantenni con capacità e lungimiranza.
Francesco Attolico (pres. Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia) 338.3156505 D.S.E. Puglia
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Riflessioni sulla sconfitta del Centrosinistra. Documento da inviare e diffondere se condiviso
Cari amici, il Movimento ha preparato queste riflessioni sulla vicenda elettorale, diretta al Pd e alla Sinistra; per le quali chiede il vostro aiuto. Gli indirizzi:
Al leader del Partito democratico Walter Veltroni - al Vicesegretario  Dario Franceschini - al leader della Sinistra Fausto Bertinotti - ai Segretari Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Fabio Mussi.
Il Pd non ha voluto con sé la Sinistra. Ha pensato che per attingere al grande granaio di voti che sono i "moderati", e così vincere, bisognava disfarsi della Sinistra che i moderati non accettano. Ma chi sono i "moderati"? Sono quelli che non vogliono il mutamento radicale del sistema, ma solo qualche moderata correzione.
Il sistema è ingiusto, ma non importa loro che resti tale; gli bastano alcune correzioni che li aiutino a vivere meglio, pensano: sui salari, sulle pensioni, sul precariato.
E non riflettono che se il sistema resta ingiusto quelle correzioni non si potranno fare o non dureranno. Il Pd ha scelto il moderatismo, di lasciare intatto il sistema ingiusto, lasciare che l'umanità continui a vivere e soffrire nell'ingiustizia. E ha perso. La Sinistra è rimasta fedele ai grandi e inderogabili principi, alla costruzione di una società di radicale giustizia, al rifiuto del capitalismo che di questa ingiustizia è la causa precipua. Ma è divisa in quattro, cinque, sette, otto partiti.
Il grande scandalo, la grande sciagura: che coloro che amano e cercano la giustizia siano in conflitto tra loro; siano divisi in partiti e partitelli, e quindi piccoli, deboli, impari alla lotta. Divisi da una pretesa di purezza ideologica, divisi da mortali nostalgie staliniste o trocksiste, dall'ambizione dei capi, dal feticismo dei simboli, quella falce e martello che sono certo un simbolo glorioso ma che oggi hanno perso il loro senso: oggi che il lavoro contadino è solo una piccola quota, e neppure usa la falce ma piuttosto la falciatrice; e anche il lavoro operaio è una minoranza. Il lavoro essendosi spostato nel settore terziario. L'obiettivo più urgente è l'unità della Sinistra.
È intervenuto infine l'astensionismo, il 20% dei voti perduti cioè circa mezzo milione, se il totale della perdita è di 2.400.000. L'astensionismo degl'individualisti, dei presuntuosi, degli estremisti, degli scettici, dei disfattisti. La Sinistra deve resistere, deve ricompattarsi, deve ritrovare l'unità che l'ha resa grande in passato.
Il 15 aprile 2005, il Responsabile Prof. Arrigo Colombo Centro interdipartimentale di ricerca sull'utopia, Università di Lecce Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160
http://digilander.libero.it/ColomboUtopia
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CI MANCAVANO I MIRACOLI DI PANNELLA
Siamo abituati alle contorsioni di Pannella. Grazie alle quali riesce a conciliare il dire una cosa e farne un'altra contraria: essere contro il finanziamento pubblico, ma non sentirsi obbligato a rinunciarvi, dirsi per Israele e l'America ed allearsi con chi li considera alla stregua di due Stati criminali, combattere vigorosamente per un servizio pubblico radiotelevisivo sottratto ai partiti e voler imporre alla RAI format, scaletta e conduttore (un giornalista radicale) di un nuovo programma.
Ma Giacinto, quando è lanciato non ha limiti e supera ogni aspettativa (anche sua, dato che talvolta in lui la parola è più veloce del pensiero). E ci sorprende nel suo appello elettorale e nella motivazione che ne da. Nella lettera-lenzuolo che ha inviato al popolo radicale, il noto equilibrista invita "tutti gli elettori come noi (cioè né Pd né PdL), per votare insieme Veltroni". E qui, l'uomo supera se stesso, perché magicamente trasforma Veltroni, il dirigente prima FGCI, poi PCI, poi PdS e DS che non è mai stato comunista, il nuovo che non è mai stato vice-presidente del consiglio né sindaco di Roma, in uomo che è tutt'altra cosa rispetto al Pd, partito di cui è presidente. Miracoli da grande laico, che lo pongono a un'incollatura da quel giovanotto coi capelli lunghi, bravo a moltiplicare pani e pesci, al quale, del resto, Pannella continua ad ispirarsi. Tuttocchiali, Pensalibero.it
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Ultimi ed inerti
Si litiga sulla bandiera, mentre il pennone si sbriciola. L'allarme dei dati Ocse dovrebbe essere una sirena capace di spaccarci i timpani, invece arriva come l'eco moscio da un quartiere lontano. Parliamo di crisi e declino da tempo, nulla accade, ed ora quei dati sembrano doversi aggiungere al pacco delle cose ininfluenti.
Invece fanno paura: l'Italia è ultima in classifica in quanto a produttività generale ed anche in quanto a produttività per ora lavorata. Siamo al ventesimo posto, fra i Paesi industrializzati, per quel che riguarda il prodotto pro capite. Non è una bella posizione, ma ancora testimonia della nostra accumulata ricchezza.
Quella stessa ricchezza che ci droga, che corrompe l'anima del ceto più ricco, da cui proviene una classe sempre meno dirigente. E questo è il vero cuore del problema: la nostra politica non rappresenta più gli interessi del Paese, ma solo quelli di chi vive di rendita o di protezione.
La produttività non cresce perché i sindacati difendono solo i diritti acquisiti e non quelli del lavoro. Le organizzazioni imprenditoriali difendono gli affari e non il mercato. La politica si difende dalla realtà inscenando scontri di rara inutilità. Intanto la scuola e l'università affondano, condannando i giovani alla marginalità.
La giustizia agonizza, togliendo al mercato certezza del diritto. La legislazione del lavoro è quella del secolo scorso. In compenso si fa scendere l'età pensionabile e la si promette alle casalinghe. Tanto il debito è talmente grande che non è neanche il caso di parlarne. E questo scenario demenziale è possibile solo perché dal palcoscenico pubblico sono spariti gli interessi dei giovani, dei lavoratori, delle imprese che lavorano nel mercato vero. I primi condannati dalla loro debolezza, le seconde sempre più interessate a quel che accade altrove. Anche in questa campagna elettorale, manca la rappresentanza degli interessi vitali. C'è gran caciara sul passato, ma un silenzio angoscioso sul futuro. I cittadini non sono sfessati perché non si litiga, ma perché faticano a trovare qualche cosa di pertinente.
Voteranno contro, come al solito. Ma lo faranno senza avere trovato un'idea, un linguaggio, una concreta serietà con cui ribaltare la realtà di questi dati, di questo progressivo scivolare che c'incattivisce. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Informateci su una RIFORMA della GIUSTIZIA!
Quale partito ha in programma una riforma della Giustizia? Ho avuto tante sentenze errate che voterò solo quel partito!
Camorristi e BOSS scarcerati, anni per fare sentenze (a me le fanno subito contro!) il CSM che perseguita i Magistrati che lavorano e premia chi non fa nulla!
BASTA! Fateci sapere chi VOGLIA RIFORMARE QUESTA GIUSTIZIA altrimenti mandiamo tutti in PRESCRIZIONE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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Scandalo delle Auto Blu
La follia delle "auto blu". Cari amici, in Italia circolano oggi 570.000 "auto blu" (comprese quelle di Regioni, Province e degli Enti locali). Negli Stati Uniti, le auto blu sono complessivamente circa 70.000. Lasciamone pure circolare 70.000, come negli Usa, e mettiamo all'asta le 500.000 vetture in esubero a partire da 10.000 euro l'una. (500.000 auto) x (10.000 euro/auto) = 5.000.000.000 di euro (cinque MILIARDI di euro). Con questi cinque miliardi possiamo installare GRATIS non meno di 5 milioni di metri quadrati di pannelli solari fotovoltaici sui tetti delle case degli italiani, per cominciare ad autoprodurci l'energia elettrica e risparmiare così sulle bollette elettriche. Ogni auto blu costa allo Stato (cioè a noi) circa 70.000 euro all'anno (benzina, pedaggi, garage, manutenzione, revisioni, bollo, assicurazione, bollino, blu ecc.), secondo un'indagine realizzata nel 2001 dal consulente Luigi Cappugi, su incarico dell'allora Presidente del Consiglio. Sono dati ufficiali.
(500.000 auto blu) x (70.000 euro/auto/anno) = 35.000.000.000 euro/anno (trentacinque miliardi di euro all'anno). In altre parole, ogni anno per le sole auto blu, viene speso l'equivalente di una grossa manovra finanziaria (che per noi contribuenti significa sempre una cosa sola, cioè "tasse").
Ora chiediamo. Se una finanziaria, che a noi costa tanto lavoro, non è nemmeno sufficiente a mantenere le auto blu in circolazione, dove vogliamo andare?
La lista civica nazionale PER IL BENE COMUNEpresente in tutta Italia alle elezioni politiche 2008, si è messa a fare i conti e ha individuato questa enorme voragine nel bilancio dello Stato. Nostra premura, una volta eletti, sarà quella di eliminare questo spreco (e tanti altri ancora) e di cominciare finalmente a lavorare con coscienza sulla qualità della spesa pubblica. Se le nostre idee vi piacciono, aiutateci a divulgarle! Vi preghiamo di inviare queste poche righe per e-mail a tutte le persone che conoscete, per far sapere che alle elezioni ci siamo anche noi!
Grazie, Lista civica nazionale PER IL BENE COMUNE Da oggi, vota per te!
www.perilbenecomune.net
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Da inoltrare a tutti
I TG CORROTTI E PREZZOLATI NON LO DICONO, I GIORNALI NEMMENO, SOLO INTERNET PERMETTE DI CONOSCERE QUESTA SCHIFEZZA.
Scandaloso e vergognoso è veramente dire poco. La scelta della data del 13 aprile, per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è affatto: Votando il 6 aprile, infatti, I parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione. Votando invece come stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione. E poi parlano di voler fare l'election day per ridurre i costi della politica - ironizza -.
Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perchè questo è il tipico esempio di come è fatta la legge viene subito trovato l'inganno. Morale della favola 300.000.000 TRECENTOMILIONI DI EURO di costi per questa gentaccia che dopo pochi mesi, senza far nulla, ha già la pensione (alla faccia dei pensionati che dopo una vita di lavoro per mangiare raccattano la verdura rimasta a terra nei mercati).
Fate girare queste informazioni TUTTI DEVONO SAPERE. Leggi qua in calce Il Signore senza anelli di Eugenio Benetazzo
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Flores d'Arcais: voto PD per evitare 5 anni di Belusconi
Caro Flores, potrebbe succedere che il Governo Berlusconi cada subito per mancanza di maggioranza al Senato, che debba subire ricatti come Prodi per gli stessi problemi. Noi da Napoli abbiamo i gravi problemi creatici da Bassolino e Jervolino: come possiamo votare Pd? "munnezza" non solo TOSSICA ma anche in tutta la società comprata da Bassolino con CONSULENZE ed assunzioni alla Regione di figli di magistrati e giornalisti, con grosse cariche a magistrati e figli di Professori universitari e Primari! Insomma è una SOCIETA' INCIVILE, collusa e comprata: ora BASTA!
arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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Il Partito dei Fessi
La denuncia contro i "Papponi di Stato", condotta per giorni e giorni dal quotidiano "Libero", è doverosa e meritoria, ma attenti a non dimenticare i "Papponi di mercato".
Ci sono manager che intascano cifre scandalose, ed anche che s'arricchiscono impoverendo le aziende che guidano ed i risparmiatori che v'investono. E' un grosso errore credere che non si possano sindacare le scelte private, perché parlo di società quotate in Borsa, d'interesse collettivo. Ed un mercato senza etica è criminale.
In questi giorni molti si sollazzano guardano un filmato, su internet
http://it.youtube.com/watch?v=D5FSE_m3OOU dove si assiste all'esibizione del direttore generale di Telecom Italia. Tolto il turpiloquio, tolti gli errori di sintassi, tolte le minchionerie storiche, non ci rimane nulla, se non l'immagine pettinata e sartorialmente definita del vuoto assoluto. Questo signore, che è stato anche assistente personale di Tronchetti Provera (c'è sempre una spiegazione!), è assai ben pagato.
Lo è molto meno dell'ex amministratore delegato e dell'ex vicepresidente, che se ne vanno coperti di milioni dopo avere ulteriormente scassato l'azienda, impoverito gli investitori e fatto crollare l'utile. Ed il caso Telecom non è isolato. Questi "Papponi di mercato" guadagnano in un anno quel che la quasi totalità dei lavoratori non guadagnano in una vita, e la loro retribuzione non solo è indipendente dalla buona sorte delle aziende, ma spesso cresce assieme ai guai. Questo, dunque, non è "mercato", ma assenza di regole e di responsabilità. Basta incistarsi in una nicchia protetta, essere nel giro giusto e coprire gli interessi della proprietà, a dispetto delle leggi e delle regole, che sol per questo si diventa ricchi sfondanti, magari sfoggiando anche un'ignoranza raccapricciante. Rischi? Praticamente nessuno.
Che fine ha fatto, ad esempio, l'inchiesta giudiziaria sugli spioni Telecom? Sparita, inabissata. Eppure lì si doveva stabilire se il vertice della società era abitato da complici o da imbecilli. Invecchieremo con il dubbio. I "Papponi di Stato" sono il risvolto politico dei "Papponi di mercato", mettendo in evidenza la mancanza di spessore morale e l'inesistenza di controlli e sanzioni. Noi siamo i fessi, che continuano a denunciare. Ci vorrà il Partito dei Fessi, nel senso di quelli che si son rotti e strarotti. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Eresie cattoliche
In Inghilterra, alla morte di Elisabetta I, aveva preso la corona Giacomo, figlio di Maria Stuarda, che aveva unito la corona di Scozia a quella d'Inghilterra.
Paolo V aveva scritto, nel luglio 1606, un'amichevole lettera al novello monarca, per complimentarsi dell'ascesa al trono, chiedendogli di non pressare i cattolici, allo stesso tempo chiedeva ai cattolici di sottomettersi lealmente al sovrano in tutte le leggi non opposte all'onore di Dio.
Purtroppo il re emanò il Giuramento di fedeltà imposto anche ai cattolici, nel quale si dichiarava, fra l'altro che la dottrina che attribuisce al papa il diritto di deporre i principi e ai sudditi il diritto di deporre e uccidere i sovrani scomunicati, era empia ed eretica. Il pontefice condannò aspramente tale giuramento e i cattolici inglesi si trovarono divisi sulla liceità dell'imposizione reale. Sheikh Spir
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Non solo in caso di pareggio
Veltroni ha detto una cosa giusta, inserendola in un contesto sbagliato. In caso di pareggio al Senato, ha sostenuto, sarà necessaria una stagione costituente.
No, sarà comunque indispensabile. E' impossibile non vedere che questa gara elettorale si svolge nell'indifferenza, e spesso nel fastidio dei cittadini.
Sono evidenti i sintomi di una generale distanza, che non è qualunquismo o disinteresse, ma convinta condanna di un sistema che non funziona. Ed è impossibile non constatare che, da molti anni, le elezioni producono vincitori, ma non governanti. Tutto questo porta assai male, ed è indispensabile mettere mano alle riforme costituzionali e ad una rivoluzione del costume politico, in modo da ridare fiato ad un Paese soffocato dal non governo, dal corporativismo e da un'incapacità impastata di cinismo. Questo comporta non solo la deposizione delle armi da guerra civile, come sta in parte avvenendo, ma anche una riqualificazione della classe politica, dalla quale, invece, siamo lontani. Il prossimo Parlamento sarà composto secondo le porzioni di consenso elettorale e seguendo gli effetti delle leggi che lo regolano, ma non sarà rappresentativo dell'Italia, bensì dello stato asfittico delle forze politiche. Saranno debolmente presenti idealità e progettualità e, come ha osservato De Rita, mancheranno all'appello gli interessi. Non ci saranno i germi dell'Italia futura, ma i postumi della passata. Proprio per questo è ancora più urgente prendere atto che in tale modo non dovremo votare mai più, né con questi costumi di superficialità e propagandismo provinciale. Abbiamo ancora una grande forza, abbiamo giovani ed imprese che possono farsi valere, abbiamo una cultura che va riscattata da conformismo e panciafichismo, ma abbiamo prima di tutto bisogno di ridare impulso al cuore democratico, alle istituzioni. Le elezioni che ci apprestiamo a celebrare non serviranno a questo.
Sebbene vivano nel futuro immediato sono il compimento di una storia iniziata quattordici anni fa. Ma subito dopo occorre mettere mano al futuro vero, che ci riguarda tutti. E non solo in caso di pareggio, quindi non solo nel caso ci sia da guadagnarci per un mondo politico esausto e spompato.
Una ricostituente ci vuole comunque, se non vogliamo trasformarci nel museo dei nostri errori.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Rifiuti: parte da Napoli la sperimentazione
del primo sistema di raccolta differenziata in grado anche di compattare i rifiuti prodotti dagli studenti. Partirà nei primi giorni di aprile da una scuola superiore di Napoli la sperimentazione dell'Eurocompact, il primo sistema di raccolta differenziata in grado anche di compattare i rifiuti prodotti dagli studenti.
La macchina che, sarà istallata gratuitamente in una scuola napoletana, raccoglie e separa carta, plastica, lattine e vetro comprimendo i rifiuti e rendendoli disponibili per la raccolta con il minor volume possibile. Su di un monitor i ragazzi vedranno le immagini del ciclo, o meglio del riciclo a cui il loro rifiuto è destinato.
La macchina prodotta dall'azienda veneta Euromeccanica punta a risolvere alla radice uno dei problemi che affligge la Campania creando un punto di incontro decisamente educativo tra scuola e vita quotidiana.
Ufficio stampa (è disponibile l'immagine della macchina): Diesis Group: 02626931 euromeccanica @ diesis.it  Tel 3339064533 - 3470885233
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Un lettore mi scrive
Ciao Giuliana. Questo tuo (se non mi sbaglio io) leggero errore di sigla (IMPS invece di INPS) mi suggerisce una variante al significato della stessa: Istituto Manipolazione dei Pubblici Soldi. Ma ovviamente ce n'è a iosa... Senti non so se ti è giunta la notizia. Qui (dicono, perchè tutto è sotterraneo e quindi non si vede) c'è un oleodotto che pare parta da La Spezia e pare arrivi fino in Friuli nulla di "civico", serve per alimentare tutti gli aeroporti militari. Insomma qualche giorno fa il "tubo" si è rotto è uscito cherosene da un po' di tombini, sottosuolo "in ammollo" insomma ovviamente tutti minimizzano ma sorge il dubbio che ci sia un bel mini-disastro ecologico. intanto c'è un mucchio di gente che non può più utilizzare l'acqua e poi chissà che sfacelo che ci sarà sotto... vabbe' che il petrolio si prende dal sottosuolo e che questo potrebbe essere visto come "un rientro" però... Ci voleva per rianimare la questione Dal Molin una bella fiammata... Poi se uno sbadatamente avesse buttato una cicca in uno dei tombini "militarizzati" la fiammata ci sarebbe stata veramente ma pazienza... viva l'Italia!!! Amico Fritz
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No, mai letta questa notizia. In genere le notizie vere non sono mai pubblicate. Sarà vera?? (:- ) PP
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Terza Repubblica: cosa cambierà?
"Di che ci lamentiamo allora? In realtà dietro la voglia italiana di cambiamento si nasconde un'unica richiesta: riuscire a campare degnamente. Se verso la fine della prima repubblica, nella foga di "Mani pulite" si inneggiava alla procura di Milano come al Messia, con il passare del tempo, gli italiani ben presto si occorsero che quella "operazione di pulizia" oltre a colpire solo poche persone, ben determinate e non l'intero sistema politico italiano, decretò la fine di un periodo in cui, diciamolo con franchezza, non si stava per niente male. Si arrivava ben oltre la fine del mese. Ergo: mangiavano nei palazzi della politica, ma facevano mangiare anche noi".
Non c'è nulla di italiano in questo, basta guardare le statistiche UE sulla povertà in Europa. Nella prima repubblika il benessere apparante è stato "comprato" con due trucchi: 1) il debito pubblico 2) l'emigrazione (che ha fatto crescere solo statisticamente il reddito pro capite interno).
Luca Zampetti
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Anche io talvolta non sopporto tante e'mail
ma chi ti scrive non merita quanto hai scritto. Però apprezzo quanto viene fatto e portato in discussione per parlare dei privilegi, della mancata applicazione della meritocrazia, delle ingiustizie, della lentezza della nostra giustizia, e tante altre cose che i nostri rappresentanti non cercano di cambiare. C'è tanta ignoranza in giro e tanto vassallaggio!! Vuoi che non se ne parli oppure che se ne parli e tu stai a guardare??
Non credo che la storia giudicherà bene coloro che non hanno reagito a questo sfacelo. Qui si sta discutendo affinché il nostro paese porti avanti un cambiamento radicale che assomigli di più alle grandi democrazie europee (Scandinavia, Germania) invece che Cuba o Rep Pop Cinese o quant'altro simile.
Distruggiamo la corruzione ed i corrotti!! almeno cerchiamo di farlo con serietà. Ed internet è il mezzo più efficace per farlo. Carlo Costa
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La Rete del Grillo dal Blog di Beppe Grillo
Nerone Prodi ha deciso che SETTEMILIONIDITONNELLATE di "ecoballe" devono essere bruciate nel termodistruttore di Acerra. Nessuno sa con certezza cosa c'è nelle "ecoballe". Sono state sigillate senza verificare il contenuto. Possono contenere qualunque cosa. Rifiuti tossici, medicinali scaduti, scorie radioattive.
Bruciarle vuol dire accelerare la condanna a morte delle persone che vivono nel territorio di Acerra e in quelli vicini. Infatti, la zona è già chiamata "Triangolo della morte" per la diffusione dei tumori.
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Mastella è fuori dai giochi.
Un bel risultato, una soddisfazione per me che non gli ho mai perdonato le dichiarazioni sull'indulto. Sembrava impossibile che lo stereotipo di quel tipo di politica, potesse scomparire... Adesso ce ne sono molti altri da tenere sotto controllo. La pressione funziona! A livello nazionale e a livello locale.
A Reggio Emilia, stiamo facendo un sondaggio per verificare se le scelte dell'amministrazione sul centro storico sono in linea con i desideri dei cittadini, che nessuno ha mai interpellato. A proposito... domani è la ricorrenza del primo V-day. 6 mesi fa è iniziato il nuovo rinascimento italiano! Unitevi a noi!!!
Stefano.
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Insegnamento di Beppe Grillo: FATE da VOI! Non date fiducia a nessuno
Dopo Beppe Grillo dobbiamo muoverci noi stessi su tutto: munnezza, discariche, (abusive e non) Pubblica Amministrazione sporca e collusa con CONSULENZE SPORCHE, Stampa e TV collusi (idem), Giudici impauriti o collusi. FORLEO e DE MAGISTRIS volevano fare il loro DOVERE!!!!!! poverini!
Creiamo MOVIMENTI per ogni cosa e opponiamoci ad ogni politica. NON fidatevi! Grazie Beppe!
arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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Duello in TV: La grande mistificazione
Ipocrisia bella e buona. Non si può definire altrimenti il balletto (con tanto di finta polemica) sul duello in TV tra Berlusconi e Veltroni. Lasciamo da parte l'ovvia considerazione che i duelli in TV si fanno quando l'esito di una competizione elettorale è incerto; e che, invece, quando c'è un favorito questi evita e ed il suo competitore lo incalza. Ma sono le ragioni addotte a favore dello scontro in TV che sono scandalosamente di parte. E' del tutto evidente che il duello si potrebbe fare e che nessuna norma lo vieta: basta inserirlo in un qualsiasi programma giornalistico, non in una tribuna elettorale regolamentata, per intenderci.
Ma sostenere che Veltroni e Berlusconi devono misurarsi due, tre, quattro volte in TV davanti a milioni di persone perché solo così si offrirebbe loro l'opportunità di compiere una scelta informata e motivata è una grandissima e spudorata mistificazione. Perché se è vero che ad oggi solo Berlusconi e Veltroni hanno possibilità di vincere, la partita non è a due. E potrebbe succedere che entrambi escano sconfitti da queste elezioni: una possibilità che il duello occulterebbe e che è il vero motivo per il quale lo si vorrebbe fare. Si vuole cioè nascondere, tramite il faccia a faccia, che la vera incognita non è se vince Berlusconi o Veltroni ma, piuttosto se uno dei due riuscirà a vincere. Perché il risultato di Sinistra arcobaleno e UDC potrebbe impedirlo.
Nicola Cariglia
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Fra i due litiganti il terzo s'arrabbia

Non mi piace il grillismo, non mi piace il qualunquismo, non credo che il problema sia quanto intascano i parlamentari. Purtroppo si è allevata un'intera classe d'insipienti, che vive fuori dal mondo. Sono convinto che la politica richieda professionalità forti, addestramento duro, selezione feroce. Facendone una professione ci si rimette in libertà, ma ne vale la pena se ci si guadagna in competenza. Purtroppo molti sono solo mestieranti. Prendete il surreale scontro fra Fini e Veltroni: tutti e due guadagnano moltissimo e tutti e due non hanno lavorato un solo giorno della loro vita. Uno dice che dà i soldi della pensione in beneficenza, e neanche si rende conto di star comunicando che è talmente ricco sfondato da potere spendere, mensilmente, la metà di un reddito familiare annuo in carità pelosa. L'altro gli rimprovera di prendere la pensione, ma non s'accorge che quei soldi sono elargiti per legge, e che le leggi le fa il legislatore, cioè lui stesso. Provi ad indagare su quanti ex parlamentari della sua parte politica sono nella medesima condizione.
Litigano, ma nel darsi sulla voce non s'accorgono che lo spettacolo è micidiale, perché con quelle cifre e quelle condizioni nessuno avrà poi la credibilità per parlare seriamente delle pensioni vere, quelle che prendono i lavoratori, che non solo sono assai meno ricche, ma si deve convincerli che occorre incassarle sempre più tardi.
E non basta: Berlusconi ha spiegato che in Parlamento è inutile ci vadano i troppo bravi, perché il mestiere consiste nell'avere il culo di pietra e nel premere un bottone, per giunta a comando. Non è una bella immagine, ma non è priva di realismo. Solo che quando i giornali pubblicano le dichiarazioni dei redditi di questi signori, considerata la qualità del lavoro che svolgono, si versa su di loro una marea di pubblica indignazione. Il che fa male alla democrazia, perché ben altra dovrebbe essere la considerazione delle istituzioni e la caratura di chi le abita. I costi della politica sono un tema serio, solo marginalmente relativo ai guadagni dei parlamentari.
Che lo si agiti propagandisticamente è il segno di una politica chiusa in se stessa, dialogante da un ristorante all'altro, fuori dall'Italia reale, abitata da cittadini dimenticati ed elettori trattati come parco buoi. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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"Per Il Bene Comune"
Ciao, vorrei chiederti di aiutarmi a divulgare un'informazione che, in quanto "scomoda" ai soliti potenti, non è stata e non sarà divulgata attraverso i mass media, e che solo attraverso il passaparola su internet potremo far arrivare liberamente a tutti: E' presente alle elezioni il vero ed unico secondo polo della politica italiana, il polo alternativo alle vecchie facce nei vecchi partiti (più o meno rinnovati nel nome e/o nel simbolo), quello del buon senso delle persone comuni.
Questa informazione riguarda tutti noi, e soprattutto:
<!--[if !supportLists]-->  <!--[endif]-->coloro che sono stanchi di votare contro qualcuno, e che vogliono votare per qualcuno. Finalmente, qualcuno che lo rappresenti, che abbia un forte senso etico, che abbia un programma scritto dai cittadini attraverso il web, e che non abbia paura di farlo rispettare.
<!--[if !supportLists]-->  <!--[endif]-->coloro che non si riconoscono in nessuna delle attuali coalizioni, e che magari avevano deciso di non andare a votare (ma non votare significa lasciar decidere gli altri per il proprio futuro!).
<!--[if !supportLists]-->  <!--[endif]-->coloro che sono giunti alla conclusione che gli ideali politici delle tre principali coalizioni (PD, PDL, SA), sono diversi in tutto, tranne che nei temi fondamentali: informazione, legalità, etica, ambiente/salute. Intendo dire che nessuno di loro vuole veramente la chiusura degli inceneritori*, vuole realmente la legge sul conflitto di interessi, la fine della nostra partecipazione a guerre (missioni di pace) che non ci appartengono.
 *l'alternativa c'è, non è deleteria per la salute ed è molto più vantaggiosa, vedi Maurizio Pallante su Youtube o le domande/risposte nei miei appunti in allegato
Parlo della lista civica nazionale Per il Bene Comune http://perilbenecomune.net
La lista è formata da persone "comuni", persone come noi, persone che hanno i nostri stessi problemi quotidiani e il nostro stesso interesse nel bene comune.
La lista civica nasce da un'idea di Stefano Montanari, ricercatore e responsabile scientifico della Nanodiagnostics e guerriero delle battaglie di informazione sull'assalto alla nostra salute degli inceneritori (termovalorizzatori). Stefano è capolista PER IL BENE COMUNE alla camera dei deputati e candidato premier della lista (leggi l'intervista a Stefano Montanari). Stefano ha trovato nella collaborazione con il Sen. Fernando Rossi, senatore eletto per la prima volta nel 2006, espulso dal PdCI per essere stato coerente con gli elettori votando contro il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan (una delle promesse dell'attuale sinistra arcobaleno in campagna elettorale). Il lavoro della lista è dedicato a coloro che hanno voglia di una VERA ventata di nuovo nella politica italiana. E' possibile votare diverso, è possibile dare un segnale forte, è persino possibile sostituire i politici in parlamento con persone normali ma diverse. La possibilità è REALE. Renderla concreta dipende da ognuno di noi. Finalmente abbiamo un'alternativa! Ulteriori informazioni: Per il Bene Comune --> Programma | Chi siamo | Manifesto Etico
Mentre rifletti su chi merita il tuo voto alle prossime elezioni politiche 2008, ti chiedo di far girare questa e-mail per amore della libera informazione democratica.
Nota bene: non è una lista civica promossa da Beppe Grillo. Il Beppe nazionale sta esortando all'astensionismo. Io sono un fan di Beppe, sono un impegnato "grillino" di Bologna e approvo molte delle sue iniziative, compresa quella di incentivare la formazione di liste civiche alle amministrative. Ma quella di esortare la cittadinanza all'astensionismo è una di quelle che non approvo, nonostante questa legge elettorale sia incostituzionale. Delegittimarla spetta ai tribunali, non è l'astensionismo che la delegittimerà. Votare è il primo diritto di ogni cittadino di ogni stato democratico.
http://perilbenecomune.net
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Un messaggio: il ritorno dello Stato
di Stefano Folli - Il Sole 24 Ore 22 maggio 2008
Silvio Berlusconi ha offerto a Napoli un saggio di come un Governo può compiere il primo passo del suo cammino in modo corretto, efficace e convincente. Di come una legislatura può prendere forma nel segno della concretezza e non della confusione. Si poteva temere il peggio: e cioè che la gita dei ministri nella città del Vesuvio si risolvesse in una passerella mediatica priva di risvolti pratici. Qualcosa di simile alla terribile riunione del Governo Prodi nella reggia di Caserta, Capodanno 2007.
Ma non è stato così. Ieri abbiamo visto che il "nuovo" Berlusconi è assai diverso da quello di sette anni fa, per non dire da quello del'94. Lo osserveremo all'opera, s'intende, per verificare se i fatti saranno all'altezza delle parole. Ma non si può non rilevare che il presidente del Consiglio ha mandato al Paese un segnale politico molto forte. Era quello che ci si attendeva. Un messaggio facile da decifrare e quindi comprensibile per tutti: a Napoli e altrove lo Stato è tornato. E questo grazie ad una maggioranza che non vuole, forse, perdere l'occasione storica che le si presenta.
Qui è il valore simbolico dell'emergenza spazzatura. Che va al di là degli stessi provvedimenti annunciati con chiarezza e determinazione dal Governo, proprio sulla scorta di quel piano Bertolaso che il precedente esecutivo ebbe il gravissimo torto di accantonare insieme al suo ideatore. Fu un peccato imperdonabile di incompetenza e di indifferenza e su quello il centrosinistra cominciò a morire. Ora Guido Bertolaso torna in auge, con il titolo di sottosegretario, e gli sono conferiti i pieni poteri che un tempo gli erano stati negati. Ma quei poteri rimarrebbero sulla carta, come troppe volte è successo, se non fossero sostenuti da una ferrea volontà politica. Ed è proprio questa volontà che ci è sembrato di cogliere nel presidente del Consiglio. In quel suo assumersi tutte le responsabilità in prima persona, fino ad affermare che il nuovo sottosegretario risponde in via diretta a lui. Ecco allora che la questione napoletana assume un significato emblematico.
Al par ie forse più del tema della sicurezza. É lo spartiacque rispetto a un certo andazzo del passato, che non riguarda solo il governo Prodi ma lo stesso precedente governo Berlusconi: Rimanda a un lungo, lento degrado in cui le responsabilità degli amministratori locali si sono intrecciate a quelle, non meno gravi, dei ministri nazionali. In cui l'autorità dello Stato è andata via via sbiadendo nella distrazione generale. E in cui le montagne di spazzatura dimenticate nelle strade erano la metafora di un declino collettivo, di una complessiva perdita di dignità.
Ieri qualcosa è cambiato, se non altro nell'approccio, nello stile, nel modo di rivolgersi alla pubblica opinione. Come una scossa benefica, la politica intesa come iniziativa di governo è tornata a esistere. Si è avvertito il peso delle istituzioni e persino - ma è meglio dirlo a bassa voce per scaramanzia - di una leadership.
Era quello che si voleva: che l'esecutivo fondato su di una maggioranza esplicita e coesa non sbagliasse il suo primo passo. Non era affatto scontato che ci riuscisse.
Ora si vedrà il seguito. Avremo modo di analizzare il "pacchetto sicurezza", che in qualche parte riecheggia le misure decise da Amato e in altre va oltre.
Si capirà se il reato di immigrazione clandestina, così controverso e discutibile, è davvero una priorità del governo, ovvero se averlo affidato alla navigazione lenta del disegno di legge tradisce Il desiderio di individuare un compromesso con l'opposizione. Valuteremo la portata dei primi provvedimenti economici presentati da Tremonti, ma già fin d'ora si coglie la novità di quei mutui a tasso variabile che vengono modificati d'intesa con le banche in modo da non rappresentare più uno spauracchio per le famiglie.
Tuttavia è fin troppo chiaro che sul piano della comunicazione il governo Berlusconi mostra un altro passo rispetto alla coalizione allargata e paralizzata di Romano Prodi. E anche l'opposizione, specie il governo ombra di Veltroni e l'Udc, dovrà riflettere. Sui singoli aspetti dei provvedimenti la dialettica politica è ovviamente aperta.
Ma sul nodo di fondo, che è il ripristino dell'autorità politica, di pari passo con il principio di legalità e di responsabilità, il presidente del Consiglio a Napoli ha segnato un punto importante. E' una svolta che non investe solo la maggioranza, proprio perché riguarda l'efficienza dello Stato e il modo di esprimerla nella vita pubblica.
Di qui occorre partire per dare un senso davvero riformatore a questa legislatura.
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Finalmente lo Stato si riprende il territorio
di Gianni Baget Bozzo - Il Giornale 22 maggio 2008
Ritornano i prefetti. Ritornano nelle candidature a parlamentare. Ritornano ovunque il problema della legalità si scontri con quello dell'ordine pubblico e la vocazione recente del nostro popolo all'anarchia appare ormai come una cattiva abitudine. Ritorna dunque Giovanni Giolitti, uomo che seppe fare dei prefetti il passaggio dalla posizione reazionaria di Umberto I all'apertura verso i sindacati e i socialisti del primo regno di Vittorio Emanuele III. Giovanni Giolitti andrebbe ricordato come il vero difensore sia dello Stato unitario che della democrazia. Fu contro la sua maggioranza parlamentare, a lui sempre fedelissima, che Vittorio Emanuele III firmò in segreto il trattato di Londra che lo impegnava a intervenire in guerra contro l'Austria con la Francia e l'Inghilterra. Fu lui che mandò i soldati a chiudere la Reggenza del Carnaro, la prima forma di fascismo in chiave solo immaginaria, con il "vate" Gabriele D'Annunzio. Fu lui, con la sua maggioranza, che chiese a re Vittorio di proclamare lo stato d'assedio e di impedire la marcia su Roma.
È ora che il Popolo della libertà ritrovi le sue radici nel liberale che cercò di far convivere la monarchia dei Savoia con la democrazia e impedire il fascismo.
È ora che Berlusconi vada oltre De Gasperi e Sturzo e anche oltre Matteotti e Turati per trovare il suo fondamento liberale dell'uomo che più cercò di salvare la democrazia italiana: prima dalla guerra delle trincee e poi dal fascismo. Togliatti ne capì il significato e fece un celebre "discorso su Giolitti", ma poi cambiò idea e rimase l'uomo dei Patti Lateranensi confermati nella Costituzione. Ma perché tornano i prefetti? Perché le regioni hanno fallito. L'ente regione entrò nella politica italiana con don Luigi Sturzo, che lo volle proprio contro Giovanni Giolitti e lo Stato dei prefetti. Così fu accolto dalla Costituzione, ma, da veri liberali, De Gasperi e Scelba videro che lo Stato delle regioni non era possibile in un regime di guerra fredda e di contrasto ideologico. La sinistra, che avversò le regioni, le ha poi adottate sino a farne il punto nodale delle istituzioni: aumentando, con una riforma costituzionale, le loro competenze persino in concorrenza con quelle dello Stato. Le regioni oggi fanno acqua, ritornano i prefetti. E ritornano perché l'odiato Stato di polizia è la premessa della democrazia, solo dove la polizia mantiene la legalità è possibile che nasca il regime di libertà. Le regioni non sono servite a mantenere il controllo dello Stato sul territorio: e il vero problema è quello di ristabilire il governo del territorio. Ora intervengono i grandi commissari: Bertolaso, De Gennaro, la Contini. Lo Stato cerca di riprendere il suo spazio.
Gianni De Gennaro è accusato per i fatti di Genova del G8, l'amplesso tra sinistra antagonista e magistratura lo vuole colpevole, ma è la figura centrale dello Stato, Prodi governante, quando i rifiuti di Napoli sbarcano in Sardegna e quando la monnezza grava sulla Campania. E così Bertolaso, direttore della Protezione civile, anche per il centrosinistra è la mano della provvidenza, a cui vengono affidati i casi più difficili. Senza però dargli il potere di usare la polizia per disperdere coloro che occupano abusivamente i territori e impediscono le vie di comunicazione. La democrazia non ha il coraggio di ricordare che essa suppone lo stato di polizia.
Il governo Berlusconi del 2008 ha avuto un chiaro mandato per dare allo Stato la sovranità sul territorio e far sì che la polizia possa disperdere i manifestanti illegali o violenti con la forza. Lo spirito di Mario Scelba, il più democratico e antifascista dei ministri democristiani, lui che stabilì lo Stato di polizia in Italia, dopo gli anni della violenza partigiana postfascista, indica che, senza il controllo della piazza da parte della polizia e dei carabinieri, non vi è legalità né democrazia.
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La sofferenza dei radicali dentro il Pd
L'Opinione 22 maggio 2008
Non sono convinti dal governo-ombra. Né sono soddisfatti della struttura-partito del Pd. Nella quale quindi non confluiranno. Vogliono invece contribuire alla creazione di un soggetto "aperto", che non sia "ideologizzato e monotessera". Ma una cosa è certa: quel percorso non lo faranno con l'Italia dei Valori, "l'esatto contrario di quello che noi intendiamo per Partito democratico". La sofferenza - all'interno dei gruppi parlamentari del Pd - dei pochi Radicali eletti nelle liste "democratiche" emerge chiaramente dalle parole con cui Maurizio Turco, deputato ed ex presidente della commissione Attività produttive della Camera, fa il punto della situazione dopo le prime sedute parlamentari della nuova legislatura. Ruolo del governo-ombra, questione Alitalia, proposte di riforma dei sistema elettorale, rapporti con Antonio Di Pietro e battaglie sui diritti civili sono i terreni sui quali le divergenze con Walter Veltroni appaiono più lampanti. Piccoli malumori, ma che danno il senso delle difficoltà che il Pd incontra nell'organizzare in Parlamento l'opposizione.
"Un governo-ombra ha senso solo se è organizzato in un contesto in cui vige un sistema elettorale maggioritario uninominale", osserva Turco. "Noi non ci accontentiamo del modello a doppio turno francese, preferiamo un turno secco e il metodo uninominale". Ma dissenso c'è anche su come è impostato il ruolo dell'opposizione.
Non si può, secondo il parlamentare radicale, evitare di dare rappresentanza anche ad altre voci. Per il momento non convince nemmeno la struttura-partito dei democratici: "Noi vogliamo contribuire alla nascita di un partito aperto, dove non è obbligatorio avere un'unica tessera, ma dove sia possibile arrivare attraverso movimenti o sindacati". Una critica su tutta la linea di cui il Pd proprio non sentiva il bisogno. (da Il Velino)
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Berlusconi: dialogo e priorità alla crescita
di Stefano Folli - Il Sole 24Ore 14 maggio 2008
Il discorso di Silvio Berlusconi va giudicato dal tono, più che dai singoli contenuti. E il tono è stato innovativo come forse mai in passato. Si è avuta l'impressione quasi fisica che un lungo percorso fosse ormai concluso. In appena venticinque minuti, asciutti ed efficaci, il presidente del Consiglio ha delineato la "missione" della sua maggioranza, riassunta nell'urgenza di riprendere la via della crescita economica. Non si è trattato della solita lista burocratica delle cose da fare, secondo il vecchio rito dei discorsi programmatici: il premier ha preferito dare il segno della svolta politica, consapevole che il mandato del 13 aprile è molto preciso e non può essere disatteso. C'è un'Italia che vuole concretezza e intende essere rassicurata nelle sue esigenze di fondo, a cominciare dalla sicurezza. Il governo che nasce, a giudicare dalla giornata di ieri, è in sintonia con tali bisogni.
Al tempo stesso, Berlusconi si è calato fino in fondo nella cornice del bipolarismo. Ha parlato da vincitore, ma ha avuto l'accortezza di tendere la mano agli sconfitti, in particolare al Partito Democratico di Veltroni. Si dirà che la mossa era attesa. Tuttavia il segnale è stato apprezzato da buona parte dell'opposizione, soprattutto dal Partito Democratico. Non poteva essere altrimenti. Per quante insidie si annidino nella mano tesa del capo del governo, e senza dubbio ce ne sono, conviene a Veltroni (e a Casini) verificare sul campo i vantaggi dell'offerta.
In primo luogo perché ciò consente al Pd, ma potremmo dire anche all'Udc, di evitare i rischi dell'arroccamento. Non è un caso che Fassino, intervenendo in aula, abbia usato proprio questo termine per definire il pericolo a cui gli sconfitti di aprile devono sottrarsi.
La verità è che nell'Italia bipolare il "fair play" parlamentare è quasi un obbligo. Il riconoscimento reciproco e la fine della conflittualità permanente sono gli inevitabili corollari del nuovo clima, preludio forse a un più equilibrato e maturo assetto istituzionale. Questo spiega il passo di Berlusconi e la risposta del maggiore partito d'opposizione. Si vedrà poi nei fatti se il dialogo ha una prospettiva. È chiaro che ci vuole prudenza: oggi la maggioranza è ampia e salda, viceversa l'opposizione è debole e deve ritrovare la strada dopo il trauma elettorale. Sbaglierebbe Berlusconi se pensasse di coinvolgere il Partito Democratico al solo scopo di dividerlo e di neutralizzarlo sul terreno parlamentare. Ma non è pensabile che Veltroni e Casini rifiutino il loro contributo al processo di generale rinnovamento delle istituzioni e dello Stato che coincide con l'orizzonte strategico di questa legislatura.
Quali che siano le paure e le inquietudini dell'opposizione, la sfida è questa. A meno di non voler rifluire sul terreno intransigente già presidiato con un certo successo da Di Pietro, ex alleato del Pd nella campagna elettorale e ormai incamminato lungo una via solitaria. Come si dice in questi casi: vedremo i fatti.
Ma non c'è da stupirsi se Veltroni è tentato di verificare le intenzioni del presidente del Consiglio. La materia per alimentare il dialogo è abbondante, come ricordava ieri sera Calderoli.
E sullo sfondo c'è quella riforma della legge elettorale per il voto europeo (fra un anno) che aiuterebbe non poco il Pd contro la sinistra radicale in cerca di rivincite.
Certo, se si apre, o meglio, se si riapre il vaso di Pandora delle riforme istituzionali, dobbiamo attenderci una rapida marcia verso il presidenzialismo.
Tutta l'esperienza del berlusconismo, anche in questa versione matura e pacificata del 2oo8, porta in tale direzione. Ma d'altra parte: il presidenzialismo non è insito anche nell a scelta veltroniana del Partito Democratico, costruito intorno a un forte leader? Il bipolarismo Pdl-Pd non può non avere come approdo finale una miscela di federalismo e presidenzialismo. Bossi, Fini e Berlusconi sono uniti da questo patto. E lo ha ben compreso un anti-presidenzialista come Tabacci, Udc, che difatti ha svolto ieri un intervento di fiera opposizione.
Quel che è certo, la giornata del 13 maggio, giusto un mese dopo il voto, può segnare uno spartiacque per la nostra democrazia. La maggioranza sembra determinata come mai in passato, l'urgenza di mandare subito segnali innovativi all'opinione pubblica è sotto gli occhi di tutti. Berlusconi ha bene intepretato il passo d'avvio e ora il Paese lo attende all'opera sui rifiuti di Napoli, sull'Alitalia, sugli straordinari detassati. C'è solo da augurarsi che in tema di contrasto all'immigrazione clandestina non si perda di vista l'Europa. Bene ha fatto il ministro Tremonti, nei giorni scorsi, a ricordare che esistono i vincoli dell'Unione. Esistono per l'economia, ma non sono meno rigidi su altre questioni. La severità deve essere sempre conciliata con le regole comuni e con il rispetto dei diritti. Senza dimenticare che c'è un Trattato europeo che l'Italia deve ancora ratificare.
In ogni caso, quella che comincia potrebbe essere una legislatura decisiva per l'ammodernamento delle istituzioni. E c'è da augurarsi che tutte le forze presenti in Parlamento, ciascuna nel proprio ambito, sentano la responsabilità di servire il bene comune. Senza retorica, ma con autentica passione civile. 

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"Rimettiamo subito in moto il Paese l'Italia non ha più tempo da perdere"
di Silvio Berlusconi - Il Giornale 14 maggio 2008
Ecco i passi salienti del discorso tenuto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere la fiducia alla Camera. 
Signor presidente, onorevoli colleghi,
il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all'Italia richiede ottimismo e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e controllabile il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la frammentazione politica e hanno scelto con nettezza una maggioranza di governo e una opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la propria leadership. Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente, è stato la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie. Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l'Italia e non crede nel suo futuro. (...)
E hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a voi non deluderci. Dividetevi, hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi slealmente.
Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il dissenso e tutelate le minoranze, che si esprimono dentro e fuori del Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell'azione di governo. Fate uno sforzo comune perché chi governa e chi esercita il controllo parlamentare sul governo possano fare, ciascuno nel suo ambito, il proprio mestiere.
Fate funzionare le istituzioni della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori, riducete l'area della vanità e della cosiddetta visibilità della politica dei partiti, realizzate quanto avete promesso di realizzare, e realizzatelo in fretta. Perché una cosa è sicura: l'Italia non ha più tempo da perdere.
Nella società italiana è maturata una nuova consapevolezza, dopo anni difficili e per certi aspetti tormentati. Si respira un nuovo clima, che si esprime nella nuova composizione delle Camere chiamate oggi a discutere della fiducia al governo. La parte maggiore dell'opposizione ha creato un suo strumento di osservazione e di interlocuzione con il governo: il gabinetto ombra di tradizione anglosassone, che può essere d'aiuto nel fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale.
L'aspirazione generale è che un confronto di idee e di interessi anche severo, anche rigoroso, non generi nuove risse ma una consultazione alla luce del sole, un dialogo concreto e trasparente, e poi scelte e decisioni ferme che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del Paese.(...)
Il Paese non ci chiede compromessi al ribasso, confabulazioni segrete o mercanteggiamenti, ci spinge invece ad assumerci ciascuno la nostra parte di responsabilità con un metodo e una cultura che mettano il rispetto al posto della faziosità, che mettano una polemica vivace al posto della guerriglia paralizzante, che mettano la bellezza della politica capace di cambiare le cose e di migliorarle al posto della demagogia, del chiacchiericcio, del teatrino e dell'inganno.
Noi faremo la parte che un forte consenso democratico ci ha assegnato. Non abbiamo promesso miracoli, ma intendiamo realizzare piccole e grandi cose.
Partiremo da interventi di alto valore, insieme simbolico e concreto, come quelli che definiremo nel prossimo Consiglio dei ministri che terremo a Napoli.
Punto primo. Lo scandalo dei rifiuti non smaltiti deve finire e finirà. Nessun grande Paese può convivere a lungo con una simile ferita al suo ambiente, all'igiene pubblica e al prestigio della sua immagine dentro e fuori i confini della nazione.
Punto secondo. La casa è un bene primario intorno al quale prendono radici l'identità familiare, la capacità lavorativa e la stessa identità sociale stabile dei cittadini, e la tassazione sulla prima casa va definitivamente cancellata.
Punto terzo. Il reddito di chi lavora va sostenuto anche dalla fiscalità generale, soprattutto in una fase in cui il divario tra prezzi e potere d'acquisto dei salari e degli stipendi si è fatto in certi casi intollerabile, e chi si impegna a lavorare di più e a contribuire alla competitività delle imprese va incoraggiato con una sensibile detassazione dei suoi guadagni.
Punto quarto. La sicurezza della vita quotidiana deve essere pienamente ristabilita con norme di diritto e comportamenti preventivi e repressivi delle forze dell'ordine che siano in grado di riaffermare la sovranità della legge sul territorio dello Stato.
Noi non cavalchiamo la paura, al contrario: noi vogliamo liberare dalla paura i cittadini, e in particolare le donne e gli anziani. (...) La sicurezza è un sinonimo della libertà, ed è proprio sulla tutela della sicurezza individuale che si fondano il patto di unione dei cittadini e la stessa legittimazione del potere pubblico. (...)
Non mi attarderò sul lungo elenco delle cose da fare (...) Vorrei piuttosto collegare tutti i temi cruciali che abbiamo di fronte, anche al di là dei primi adempimenti di cui ho già parlato, alla vera grande questione che può determinare una svolta dal pessimismo paralizzante che circola oggi a quel vitale ottimismo e a quello spirito di missione comune di cui ho parlato all'inizio. Questo Paese deve rialzarsi, nel senso che ha tutte le potenzialità per rimettersi rapidamente in corsa e per tagliare il traguardo decisivo di un nuovo tempo della Repubblica: il tempo della crescita.
Il problema principale del nostro Paese è di ricominciare a crescere dopo una lunga fase, e deludente, di riduzione delle prestazioni del nostro sistema economico e sociale. (...) Crescere significa anche rilanciare il Paese e i suoi talenti, significa formare nuove generazioni di lavoratori altamente qualificati, significa dare una "frustata" vitale alla ricerca e all'istruzione, significa ricominciare a padroneggiare il proprio destino senza lasciare indietro nessuno.
Crescere vuol dire ascoltare il grido di dolore che si leva dal Nord e dai suoi standard europei di lavoro e di produzione, vuol dire incentivare forme di autogoverno federalista indispensabili a un'evoluzione unitaria della Repubblica, a partire dal federalismo fiscale solidale.
Crescere significa promuovere il Sud del Paese considerandolo come una formidabile risorsa per lo sviluppo e sradicare il peso delle cattive abitudini e della criminalità organizzata (...) a vantaggio della libera creatività e della voglia di fare di tante intelligenze e volontà di cui sono ricche le regioni meridionali.
Crescere significa rinnovare il paesaggio delle nostre infrastrutture, significa tornare ad essere un sistema di convenienze per gli investimenti degli altri Paesi del mondo, significa fornire a tutti gli italiani un nuovo potere di conoscenza e di uso delle tecnologie, significa ringiovanire l'Italia e farla uscire dal rischio della denatalità.
Crescere significa promuovere la famiglia come nucleo di spinta dell'intera organizzazione sociale, significa dare alle donne nel lavoro e negli altri ruoli sociali, un sostegno per la loro autonomia, significa rimuovere le cause materiali dell'aborto e varare un grande piano nazionale per la vita e per la tutela dell'infanzia, destinando nuove e consistenti risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico.
Crescere vuol dire aumentare la nostra capacità di scambio con il resto del mondo, vuol dire assorbire e integrare con ordine e saggezza le migrazioni interne ed esterne alla comunità di Paesi europei di cui facciamo parte, senza lasciarci penetrare da un senso oggi avvertibile di sconfitta e di chiusura di fronte alle difficoltà e ai rischi dell'immigrazione selvaggia e non regolata, e restando padroni in casa nostra ma fieri dell'antico spirito di accoglienza e dell'antica capacità di integrazione del nostro popolo. (...)
Crescere vuol dire rivalutare il lavoro, renderlo più sicuro e qualificato, vuol dire fare subito e bene tutto ciò che è necessario per mettere fine alla infinita, dolorosa e inaccettabile teoria delle morti bianche.
Crescere vuol dire contrastare la rassegnazione ad alcune forme di precariato particolarmente instabili e penalizzanti, ma senza ripararci nella logica del posto fisso e mal pagato, dell'immobilità sociale, della pigrizia educativa, della tolleranza verso forme abusive di mancato impegno nella realizzazione del lavoro come vocazione e come missione nella vita personale, particolarmente in alcuni settori della pubblica amministrazione.
Per crescere dobbiamo affrontare una situazione difficile dei mercati finanziari, sfruttando la posizione di relativo vantaggio del nostro sistema bancario e chiedendo agli istituti di credito uno sforzo. (...)
Dobbiamo fare una politica estera e di cooperazione allo sviluppo che sia idonea ad assicurare la capacità contrattuale del nostro sistema nel turbolento mercato delle materie prime, senza mai rinunciare a far sentire e a far pesare la nostra voce in Europa e nel mondo. (...)
Dobbiamo tenere i conti in ordine, ridurre il peso del debito pubblico in proporzione al fatturato del Paese. Dobbiamo accrescere la volontà e la capacità di contrastare l'evasione fiscale, ristabilendo però il principio liberale secondo il quale le tasse non sono "belle in sé" e neppure un tributo moralistico al potere indiscusso dello Stato. Le imposte sono il corrispettivo che i cittadini devono allo Stato per i servizi che ricevono e sono quindi il presupposto e la garanzia del buon funzionamento dei servizi pubblici e la tutela di un equilibrio sociale responsabile, mai punitivo verso chi produce la ricchezza da ridistribuire con equità.
Dobbiamo contrastare il calo di competitività del sistema economico. (...)
Dobbiamo colpire i corporativismi e le chiusure difensive che in passato hanno tutelato soltanto i bisogni castali di un sistema assistenziale e dirigista che non ha fiducia nella libertà e nell'autonomia della società.
Dobbiamo risolvere positivamente, contemperando l'interesse nazionale e le regole del mercato, una rilevante questione industriale come la crisi dell'Alitalia, senza svendere e senza rinazionalizzare, facendo appello al contributo decisivo della finanza e dell'impresa italiane. (...)
La crescita della prosperità e del ruolo dell'Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale e della ricerca di vie credibili alla pace, saranno la bussola della nostra politica come Paese fondatore del progetto europeo, come grande nazione mediterranea naturalmente chiamata alla cooperazione tra le due sponde del nostro mare, e come pilastro dell'amicizia tra Europa e Stati Uniti d'America.
Solo un Paese in crescita, che dia segnali chiari di uno slancio e di un metodo nuovi per affermare la sua presenza sulla scena mondiale, può rinsaldare le proprie ambizioni, può sostenere le imprese di pacificazione e di promozione della libertà in cui sono impegnati migliaia di soldati italiani nel mondo. (...)
È nostro vitale interesse ridurre i focolai di tensione in Medio oriente e contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele, il cui diritto alla pace si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente. (...)
La riforma dettata dal voto del 13 e del 14 di aprile ha lineamenti che ai miei occhi, e non solo ai miei occhi, risultano chiarissimi. Innanzitutto nuova moralità nella politica e contrasto fermo e deciso nella piena unità civile del Paese nei confronti della criminalità organizzata. Riduzione di ogni forma di privilegio indebito e lotta a ogni forma di spreco del denaro pubblico. Efficienza nella spesa, riduzione del costo della pubblica amministrazione e moderazione nelle pretese fiscali dello Stato, che deve riuscire a semplificare e ridurre, sensibilmente e gradualmente, la pressione delle imposte sull'apparato produttivo e sui redditi familiari.
Sicurezza dei cittadini e affermazione di una giustizia che abbia risorse e personale adatti a un moderno Stato di diritto. E qui il mio pensiero, riconoscente, il nostro pensiero va alle Forze dell'ordine e ai tanti magistrati che compiono in silenzio il proprio dovere.
Per realizzare questo progetto di riscatto e di rilancio occorre che una volontà comune proceda a modifiche istituzionali che oggi, dopo la lunga fase di divisione del passato, sono sostanzialmente condivise da una larga maggioranza in questo Parlamento. (...) Noi siamo a disposizione, noi siamo pronti.
Il dialogo può e deve cominciare da subito, non appena il governo sarà nel pieno possesso delle sue attribuzioni, all'indomani del voto di fiducia che vi chiediamo e che ci attendiamo da voi. Nessuno deve sentirsi escluso.
Nella mia ormai consistente esperienza della vita pubblica e politica, seguita agli anni spesi nell'impegno di costruire impresa e ricchezza sociale, ho avuto qualche delusione e molte soddisfazioni. Non sono e non sono mai stato un uomo solo al comando. Ho sempre avuto fortissimo il senso della squadra, delle relazioni personali all'insegna della gentilezza e del garbo che sono i veri giacimenti culturali dell'identità italiana, all'insegna della solidarietà e della compattezza di un lavoro tipicamente collettivo com'è quello di guidare lo Stato. Ho sempre cercato di mostrare e di praticare, anche quando su di me soffiava il vento dell'acrimonia personale e la bufera della faziosità, il massimo possibile di rispetto per gli avversari politici.
Non solo intendo continuare in questo sforzo, qualche volta fallito forse anche per una mia stanchezza o disattenzione, ma vorrei che questa disponibilità divenisse una regola, una buona, nuova regola della politica italiana. (...)
Lo scontro per così dire "antropologico", tra diverse classi di umanità che si ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle, deve restare alle nostre spalle. Abbiamo finalmente realizzato l'alternanza di forze diverse alla guida del governo, sottomettendoci alla logica del consenso e imparando con fatica che la Repubblica, i luoghi della sua memoria, i simboli della sua storia, sono patrimonio comune di tutti gli italiani, anche di quelli che si sono battuti per molti anni da parti opposte della barricata della storia.
Facciamo tesoro di questa aria nuova, respiriamola a pieni polmoni. Se un governo è messo in grado di decidere, nel rispetto del mandato che gli hanno conferito gli elettori, non ha interesse a comportarsi in modo invasivo, a considerare colleghi e avversari come nemici.
Se un'opposizione non trova intralci alla sua delicata funzione di controllo, se è messa in grado di costruire un suo progetto alternativo, non avrà interesse alcuno a mostrare un profilo negativo e muscolare in modo sistematico e irriflessivo, trasformando in cattiva propaganda la buona politica.
Le sfide, signor Presidente, cari colleghi, sono sempre anche delle scommesse, degli azzardi. E ad aiutare tutti noi, invochiamo l'aiuto di Dio.
Speriamo anche di avere fortuna. (...)
Auguro a chi ci ascolta fuori da quest'aula di ritrovare l'orgoglio di sentirsi italiani, la fiducia in questa Nazione e l'amore per le nostre cento città.
Auguro a tutti gli italiani di riprovare e condividere l'ammirazione che un'Italia in robusta ripresa e in corsa per i suoi primati saprà suscitare in futuro intorno a sé.
Vi ringrazio, viva il Parlamento, viva l'Italia!
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Soru, L'Unità e la politica
Renato Soru ha acquistato il quotidiano L'Unità. Lo fa con soldi propri, la società editrice è in gravi difficoltà, la redazione si era opposta ad altri editori, mentre altri imprenditori amici del Pd avevano più di una perplessità a mettere la mano in tasca. Un lieto fine? Per chi ci lavora sì, ma, forse, qualche altra osservazione è necessaria.
Soru non è solo un imprenditore divenuto ricco grazie a Tiscali, è anche il governatore della Sardegna, eletto con i voti della sinistra ma, a suo tempo, non desiderato dal Partito Democratico, che gli aveva preferito il senatore Antonello Cabras. Investe il proprio denaro non (solo) a sostegno di un'impresa editoriale, non (solo) per simpatia verso certe idee politiche, ma (anche) a sostegno della propria attività politica. Comperando L'Unità rafforza la propria posizione, giacché l'apparato del partito non può che essergli grato. Tutto più che lecito, per carità, ma denota il diffondersi della concezione proprietaria della politica.
Per chi, come me, è cresciuto accanto a uomini come Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini, non è possibile dimenticare con quanta cura ripetevano che il denaro ricevuto non avrebbe mai potuto condizionare la loro attività politica. E, tanto per non girarci attorno, si trattava spesso di denaro irregolare, non conforme alla legge, ma sicurissimamente né frutto di reati né destinato a comperarne le opinioni e le posizioni. Era, questa, la cifra della loro onestà politica. Quando scoppiò lo scandalo dei soldi dati, segretamente, dai petrolieri La Malfa voleva andare dal magistrato per sostenere che la responsabilità era tutta e solo sua. Lo faceva anche perché sapeva che quella era la prova della sua onestà (era il capo di un partito nuclearista, i cui esponenti coerenti non hanno, oggi, nulla di cui pentirsi).
La raccolta dei fondi è fondamentale, per l'autonomia e la rispettabilità politica. E' fondamentale che il leader sia capace di raggranellarli, direttamente o tramite persone di fiducia, senza che nuocciano alla sua libertà. Il nostro è un sistema ipocrita, e, ancora oggi, gli stessi donatori preferiscono restare nell'ombra. Dove la democrazia ha una caratura superiore gli elenchi sono pubblici, proprio perché gli elettori non abbiano dubbi sul rapporto fra denari presi e parole dette. E' successo, però, che la follia antidemocratica del manipulitismo ha, da un parte, consentito i più vistosi ladrocini ai danni della collettività e, dall'altra, tagliato i canali di finanziamento della politica.
E siccome i soldi servono, ecco che s'avanza la politica proprietaria: i protagonisti che li hanno li spendono per rafforzarsi, ai danni di chi non ne dispone, e se li raccoglie è facilmente accusabile di nefandezze varie.
Tutto questo non è illecito, naturalmente, ma è il segno di una stortura nel rapporto fra la politica e gli interessi che rappresenta. Passi per la fine della retorica della militanza, passi che non si sostenga più siano le salamele a finanziare L'Unità (da sempre finanziata anche dall'Unione Sovietica, così come Paese Sera), ma, forse, non tutto quello che è trasparente è anche apprezzabile.
Naturalmente so bene che il rapporto proprietario fra Soru e L'Unità è ben poca cosa rispetto a quel che nel centro destra è rappresentato dal fatto che la forza principale è stata creata ed alimentata dalla capacità economica del suo leader. Ma è significativo, benché non confortante, che si passi dall'eccezione alla regola.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
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Televisione, una storia senza fine
Ci faremo del male con le televisioni come con gli zingari. Ci danneggiamo con le nostre stesse ipocrisie, raccontando come rivolta razzista l'incapacità di far funzionare la giustizia, e raccontando che ci sono problemi di pluralismo nel Paese che ha la migliore offerta televisiva d'Europa.
Leggo, infatti, che sull'emendamento governativo che "salva" Rete 4 si rischia d'infrangere il clima di dialogo e collaborazione parlamentare. E me la rido, perché (perdonate il disgustoso autosbrodolamento) sta succedendo esattamente quel che qui prevedemmo. La destra e la sinistra non possono dividersi su quello di cui sono corresponsabili. E aggiungo: di Rete 4 si parla a sproposito. Riassunto delle precedenti puntate: a. radio e televisioni private si svilupparono nel caos solo perché la politica ha, fino all'ultimo, tentato di tutelare il monopolio Rai, ovvero la greppia lottizzata; b. era talmente scandaloso cercare di mettere ordine che quando ci si provò seriamente, nel 1991, la sinistra acclamò l'intervento moralizzatore delle procure (il laureato Di Pietro compreso), salvo che tutto si dimostrò limpido e pulito, ma era già sventato il rischio di applicare una legge dello Stato; c. senza piano delle frequenze vennero assegnate delle concessioni che ne erano prive, che è come dare il permesso d'edificare senza indicare il terreno; d. chi il terreno lo aveva tirò su o abbellì i palazzi, chi non lo aveva, come Europa 7, avviò cause su cause, naturalmente vincendole, anche in sede europea; e. l'Italia condannata cominciò a campare di proroghe, fin quando la sinistra inventò, nel 2001, che tutto restava com'era fino al passaggio al digitale, fissato per il 2006; f. scrivemmo che era una cretinata, ma di tale fascino che la destra la copiò, inserendola nella Gasparri e facendola divenire una cretinata bipartisan; g. non ci crederete, ma il 2006 è passato, e da allora si aricampa di proroghe, come l'ultima, concessa da Prodi; h. le proroghe risolvono le nostre serate, ma non il problema di diritto, quindi, ogni tanto, si correggono le leggi. Scandaloso? Certamente, ma nel senso che impiccandoci a quelle concessioni tarocche facciamo divenire fuorilegge un mercato ricco ed invidiato, ed impiccandoci alla Rai congeliamo il duopolio. Melodramma con note di violino zigano.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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IL SIGNORE SENZA ANELLI
di Eugenio Benetazzo www.eugeniobenetazzo.com/recensioni.html
Ecco come sta finendo quest'epoca: con il padre di famiglia che porta al banco dei pegni gli anelli di fidanzamento, le fedi nuziali della mamma e gli orecchini della nonna. Pur di racimolare qualcosa, ora si è disposti a tutto. Si vendono i gioielli di famiglia per pagare le rate del mutuo, le bollette di casa e la borsa della spesa.
Un comportamento che testimonia il capolinea di un viaggio iniziato circa 3/4 anni fa: un viaggio intrapreso quando i tassi di interesse toccavano il loro minimo storico, un viaggio che aveva illuso molti faciloni che consumare ed acquistare a debito era possibile e conveniente, addirittura facile.
Non mi dilungo più di tanto, i miei due bestsellers, Duri e Puri assieme a Best Before, hanno con largo anticipo profetizzato quanto si sta verificando in questo periodo storico (trovate anche i redazionali precedenti su www.eugeniobenetazzo.com/recensioni.html).
I recenti crash di prestiose banche d'affari stanno dimostrando quanto sia marcio il sistema. Northern Rock, Nomura, UBS, Citi Bank, Fannie Mac, Societe Generale, Bear Stearns, Lehman Brothers. E chi sarà il prossimo? Ma credete veramente che il nostro paese ne sia indenne? Falliranno anche banche italiane, basta solo aspettare: alla faccia di tutti quegli analisti comprati, che se ne uscivano e se ne escono tutt'ora con affermazioni del tipo: non vi preoccupate perchè l'Europa è immune da tutto questo. Già, come se fosse possibile non essere contagiati dal più grande bubbone finanziario di tutti i tempi. Debiti sfrenati, perizie gonfiate, mutui farlocchi, derivati dinamite e per finire bilanci cabriolet.
Molti risparmiatori e correntisti avranno presto un'amara sorpresa: cucù il denaro non c'è più! Il rischio di polverizzazione dei conti correnti è alle porte, avrei anche il nome di tre istituti di credito italiani in pole position per affiancarsi alla lista delle morti bancarie negli USA. Mi piacerebbe farne il nome, ma è troppo rischioso.
Il consiglio che vi posso dare è quello di estinguere al più presto il proprio appoggio bancario aperto presso il tal gruppo bancario di turno e migrare verso qualche piccola cassa rurale o banca di credito cooperativo. Non fidatevi delle grandi dimensioni: le recenti cronache finanziarie dimostrano che sono proprio le grandi realtà ad essere in grave crisi, a causa del ricorso al profitto indiscriminato ed al dividendo civetta.
Cercatevi una piccola realtà bancaria con poche filiali e senza manie di grandezza. Pregate in ogni caso che questo basti. L'effetto domino potrebbe travolgere chiunque ed arrivare ovunque in ogni caso. Chi sta per acquistare un suv, ci rinunci e consideri l'idea di comprarsi un kilo di oro fisico. Sarà una delle poche certezze che vi rimangono. Sempre per restare in tema di certezze farlocche presto scoppierà anche la seconda crisi per il sistema bancario, quella dei crediti iscritti in bilancio come poste esigibili, quando nella realtà ormai sono imprenditorialmente inesigibili. Ricordate che rispetto all'Inghilterra ed agli Stati Uniti, la situazione di noi europei è tutt'altro che rassicurante: infatti ogni paese dell'Unione è privo di una banca nazionale che possa intervenire e trasformarsi in prestatore di ultima istanza. Dubito che in caso si verifichi una Northern Rock in Italia, la Banca Centrale Europea possa prestare denaro a fondo perduto proprio come fece la Banca Centrale d'Inghilterra con la Northern Rock.
Le redini del sistema finanziario globale sono sfuggite di mano: immaginabile conseguenza collaterale della globalizzazione. Il diabolico volano sperequativo che ha spudoratamente arricchito pochi soggetti (solitamente gruppi multinazionali) a scapito della classe medio borghese, adesso sta presentando il conto: la perdita dei posti di lavoro a tempo indeterminato ha generato una nuova classe sociale che può continuare a vivere solo ricorrendo al debito. Debiti per tutto: per la casa, per l'auto, per i vestiti, per le vacanze e per la busta della spesa.
Soluzioni non ne esistono. Purtroppo. Dimostrazione palese sono proprio i continui interventi delle Banche Centrali, seguiti dai relativi commenti ridicoli a non preoccuparsi. Nemmeno i burattinai (ammesso che siano tali) sanno come intervenire per curare il malato moribondo. Nel frattempo molti di voi perderanno la casa, il lavoro, la dignità e la speranza di vita per se ed i propri figli, oltre ai quei quattro soldi che si trovavano giacenti e dormienti sui conti correnti.
Temo che questa volta non si accetteranno e subiranno passivamente le spiacevoli conseguenze delle prossime ed imminenti tempeste finanziarie (come ad esempio il fallimento della propria banca o la perdita dei propri risparmi). La rabbia sarà tale che sprigionerà in sentimenti ed impulsi di linciaggio e vendetta, stile quelli visti in Argentina otto anni fa. Qualcuno potrà sorridere a queste mie affermazioni o chiavi di lettura, proprio come sorrise e mi derise quando diciotto mesi fa parlai di un nuovo 1929 alle porte. Mai come prima, in quest'epoca, ognuno di voi sarà veramente artefice del proprio destino.
Eugenio Benetazzo
www.eugeniobenetazzo.com/tour.html   www.youtube.com/eugeniobenetazzo
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