Roma. Case popolari su
discariche?
Pare, che "Il piano case popolari", progettato
dalla ex Giunta del Sindaco di Roma Veltroni, piano ereditato e gestito da
Rutelli qualora venisse eletto a suo successore, ne preveda l'ubicazione in
prossimità di discariche non solo ma, da quanto si vocifera, pare, trattasi di
discariche tossiche.
Come tutti ben sappiamo, le case popolari non si possono
scegliere, ma, se ne hai bisogno, sei costretto ad accettarle nel posto in cui
sono ubicate.
Pare, che all'inchiesta su questa ennesima "performance" del
"Modello Roma" di Veltroni, cui dovrebbe subentrare la Giunta Rutelli, stia
lavorando un giornalista della carta stampata. Un organo di stampa non
simpatizzante per lo schieramento del Popolo delle libertà, quindi, un giornale
che certamente non sponsorizza Alemanno.
Si preannuncia l'ennesimo "Coup de
theatre" sulle Amministrazioni di centrosinistra che hanno sostenuto Veltroni e
che ora sostengono Rutelli sindaco di Roma?
GD'O
(,-)
Note precedenti *I votifici magnaccioni di
Rutelli* - *Con Rutelli? La Roma ladrona & la STA*
http://www.movimentiamoci.ilcannocchiale.it - http://blog.bamboccioni.net/ -
http://www.google.itTgEu - Il Pensiero Libero della Rete
La
Stampa vergognosamente tace sulla condanna di Rutelli a pagare, secondo
i dati di lista, è stato proprio il Pd che non ha eguagliato il dato
delle...
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Notti
bianche, conti in rosso.
Dal Blog di
Beppe Grillo, 20 Giugno 2008. Se il vostro amministratore di condominio
spendesse in spese straordinarie un milione di euro senza interpellare i
condomini.
E se il
milione di euro di buco lo pagasse la collettività attraverso le tasse. In
questo caso dovreste farvi due domande: perché l'amministratore può spendere i
soldi che non ha? Perchè deve pagare la collettività? E' quello che succede ogni
giorno con i sindaci dei nostri comuni. Più dilapidi i soldi che non hai, più
voti prenderai in campagna elettorale. Se James Bond aveva il diritto di
uccidere, Topo Gigio Veltroni e i suoi colleghi hanno il diritto di
spendere.
La Ragioneria generale dello Stato ha trovato una voragine
nel bilancio del Comune di Roma. Tra debiti di 8.151 milioni di euro accumulati
a fine 2007, finanziamenti sul mercato, completamento metropolitane, debiti
fuori bilancio e debiti di società partecipate, il comune capitolino ha
raggiunto 10.709 milioni. Un K2 alla romana. Tecnicamente
parlando il comune di Roma è fallito, non potrebbe pagare i suoi
impiegati.
Marco Causi, assessore al bilancio nei due mandati di Veltroni, ha
dichiarato: "Non abbiamo occultato un bel nulla. Nel 2001 abbiamo ereditato uno
stock di debito pesante, pari a 6,1 miliardi, aggravato dagli investimenti per
costruire le nuove metropolitane. E' un bluff". Insomma, la colpa del debito è
al 60% di Er Cicoria e al 40% di Topo Gigio. Un bluff di 10 miliardi a
carico dei contribuenti di tutta Italia. Notti bianche e conti in
rosso.
Gli ispettori hanno rilevato che: "L'andamento delle entrate e delle
spese non garantisce la sostenibilità finanziaria nemmeno nel breve periodo".
Tremonti, senza dare troppo nell'occhio, sta finanziando con qualche centinaio
di milioni di euro dello Stato le casse vuote della Capitale dei debiti.
I
sindaci devono essere messi sotto controllo, non possono spendere i
soldi che non hanno. Se lo fanno, paghino loro non i contribuenti. Nel
2009 ci saranno le amministrative. E' bene prepararsi da ora. Roma è solo la
punta dell'iceberg. Da oggi pubblicherò le segnalazioni sui Comuni con le mani
bucate. Leggete i bilanci comunali, indagate, scrivete e inviate
i documenti al blog.
P.S. Il 21 giugno si tiene a Gambettola (FC) il
Convegno Internazionale dei "Centri Europei per l'Energia e
l'Ambiente" e il progetto "Transition Towns". Intervengono Maurizio
Pallante, il parlamentare danese Ole Vagn Christensen e i
rappresentanti dei principali centri europei: Preben Maegaard e Jane Kruse del
Folkecenter, Danimarca; Paul Allen del Centre for alternative technology,
Galles; Werner Kiwit del centro Artef!
Io interverrò in videoconferenza nel
pomeriggio.
---
Roma. Case
popolari su discariche?
Beh cara Giuliana... la gente ha
capito ed il piacione me sa' che un piace più :) si leccano le ferite... e
parlano di profonde riflessioni....
Su cosa dovranno mai riflettere? Non
l'hanno mai fatto! Intanto un applauso ai romani che si sono rimboccati le
maniche per ricominciare a vivere.
Una fiorentina che non si sente fiorentina
e che ti ringrazia per i tuoi salatissimi articoli!!!
Ely
---
Sì carissima,
un
applauso ai romani che si sono rimboccati le maniche per ricominciare a vivere e
ti giuro che in quanto a maniche ho fatto quanto ed oltre è nel mio mio potere
internettaro per sconfiggere Ruttello perchè lui e Veltroni sindaco sono due
vergogne, hanno distrutto Roma e i romani. Ma quali riflessioni?!
Sia loro che il PD, e tanti, troppi giornalisti, mi
fanno ridere che ancora non hanno capito le ragioni semplicissime dei cittadini
e del perchè votano o no un sindaco.
Non hanno capito che i sindaci che studiano da
futuri leader nazionali li rifuggono perchè hanno ben visto che quei sindaci a
tutto si dedicano tranne che a governare le città e i loro problemi come ha
fatto Veltroni che li ha fatti esplodere perchè tutto faceva tranne il sindaco.
Loro stanno sempre a pensare "alle scelte ideologiche" dei cittadini e ancora
non hanno capito che scegliendo un sindaco dell'ideologia se ne fottono tutti.
Quindi ben gli sta che 52.000 elettori di centrosinistra hanno votato Alemanno.
EVVIVAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!! Grazie mille per il tuo assenso ai miei
"salatissimi articoli". Abbracci gd'o
---
Il
piano delle case popolari, cara signora,
progettato da
Veltroni e prossimamente gestito da Rutelli sindaco (me lo auguro), non credo
che sia stato reso noto proprio a lei. Questa sua dichiarazione mi sa tanto di
propaganda elettorale in favore del noto picchiatore post fascista Alemanno,
detto "l'Unno". Rondine
---
Conoscendo la
serietà della giornalista Giuliana de Cesare D'Olcese non credo che voglia fare
propaganda anti ciccio-bello.......
Staremo a vedere Roma chi
eleggerà tra i due. Auguri..., Rinaldo in campo
---
A Rondine rispondo "chi vivrà vedrà".
Al secondo
messaggio rispondo: ben detto. Io, non faccio propaganda, ma opere di bene. Ai
cittadini che si sveglino, non certo ai politici.
(,-)
---
Roma. Case popolari su
discariche?
è "il Modello Roma" ih! ih!! ih!!!
(,-)
---
Roma. Case popolari su discariche?
Pare? Che
significa “pare”? Dovresti dare notizie certe e non presunzioni…Di certo ti
posso dire che quando entro in un ospedale pubblico della Lombardia (sai chi
governa in Lombardia?) mi sento morire…Personale impreparato, strutture
fatiscenti…Insomma sei lì che devi fare un controllo per il quale devi stare a
digiuno e poi ti rinviano il controllo! Sai che bello? La verità è un’altra: se
hai i soldi ti compri tutto, se non li hai…Peggio per te, e questo
indipendentemente dal colore politico di chi ti governa. Cambia disco e dacci
notizie certe. Che fine ha fatto la “mondezza” di Napoli? E’ bastato che Silvio
vincesse le elezioni per farla sparire?
Allora mi auguro che tutto fili
liscio… ahaha! Fabrizio
---
e
già,... per dartele a te "le notizie certe" mi espongo e
rischio io... Verificatele da te le notizie, già è tanto che
scrivo "pare", accontentati.
Ciao ciao gd'o
---
Roma. Case
popolari su discariche?
Giro la nota. Saluti, L. Q. Associazione Culturale
"Maestro Rodolfo Lipzer" ONLUS Via don Giovanni Bosco 91 I-34170 Gorizia -
Italia Tel. 0039-0481 - 547863 - 280345 - Cell. 347-9236285 Tel./Fax. 0039-0481
- 536710 - www.lipizer.it - lipizer @ lipizer.it
---
Grazie mille per averla diffusa. L'inchiesta uscirà e la
avvertirò con una mia nota. gd'o
---
Case popolari su
discariche?
Cara Giuliana, io ho apprezzato e pubblicato
sempre i tuoi interessanti e condivisibili interventi ma, non riesco proprio a
parlare negativamente di Rutelli, non tanto per le sue qualità di politico,
quanto per non favorire Alemanno, a mio parere un fascista e una nullità di
politico! Come dire:"tra i due mali scegliere il minore"!
Io preferirei che
venisse eletto a Sindaco di Roma Rutelli, anche in continuità con Veltroni,
potrei anche sbagliare ma un fascista alleato della Lega proprio non mi farebbe
piacere... ANZI! un caro saluto Gigi La Monaca
---
Cara Dolcese,
le propongo di inquadrare la
notizia rovinosa che mi da, nel modo di lavorare diffuso fra i dipendenti
pubblici. In nessun Paese europeo credo ci siano dipendenti pubblici cosi
incapaci. La dimostrazione che sono incapaci è nell'Allegato che le propongo
"Barca va". La rovina del Paese ha, come fattore scatenante, anche il modo di
lavorare dei funzionari (i quali lavorano in ambienti senza bastoni, né carote,
né meritocrazia). Se ne vuole sapere di più, legga il testo allegato
"Recensione".
Cordiali saluti. Antonio Greco
---
Perché in Italia è così rischioso comprare casa? Soldi tanti e
case a fortissimo rischio Da qualche tempo le cose non
funzionavano come si deve nella coop «Garibaldina». I conti in rosso e i debiti
pregressi hanno condotto la Lega delle Cooperative, a cui aderisce la coop di
San Giuliano, a decretare la fine dell’attività. Sembra imminente la nomina del
liquidatore da parte del ministero competente che dovrà liquidare le risorse
residue della coop. pagare i creditori e, per ultimi, se ne avanzano restituire
i soldi alle giovani famiglie coinvolte loro malgrado nel dissesto.
Le
iniziative coinvolte riguardano complessivamente 26 famiglie, per lo più giovani
e pensionati. Le situazioni più drammatiche sono a Casaletto Lodigiano (11
famiglie con abitazioni non ancora abitabili e già pagate) e Carpianello dove vi
abitano ma 6 non potranno più rogitare. Le rimanenti 9 famiglie hanno rogitato
ma mancano di alcuni requisiti essenziali per l’abitabilità (non c’è
dichiarazione di fine lavori). La drammaticità della situazione è sotto gli
occhi di tutti: la famiglia di Issa Khaled, ad esempio, immigrato che lavora
disegnando costumi di scena, con tre bimbi piccoli ha venduto la sua casa, ha
pagato interamente la nuova (che non gli è stata consegnata ovviamente) e ora è
costretto a vivere a Lodi in un locale di 35 mq… Di fronte all’ennesimo
fallimento ASSOCOND CONAFI chiede che si trovi al più presto una soluzione al
caso specifico attraverso una forte assunzione di responsabilità da parte della
Lega delle Cooperative e sottolinea la necessità che gli strumenti di legge
ormai pienamente in vigore quanto a tutela degli acquirenti (dlgs 122 con
l’obbligatorietà della fideussione per coop e imprese) siano altrettanto
rigorosamente applicati. Gli acquirenti e i soci non possono continuare a essere
vittime incolpevoli di gestioni scriteriate e irresponsabili
Paolo Cottini
http://www.vittimegaribaldina.org--- TgEu - Il Pensiero Libero della Rete
La Stampa vergognosamente tace sulla
condanna di Rutelli a pagare, secondo i dati di lista, è stato proprio
il Pd che non ha eguagliato il dato delle...
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---
*I
votifici magnaccioni di Rutelli*
Grandissima Giuliana: Si
attaccano al comune di Roma come la mignatta delle paludi. Già vedo il duro
D'Alema muovere il baffo e mentre finge di patrocinare il rutellone assestare
pedate nel peraltro bluastro deretano di Walter. Si arriva a dire: "la
responsabilità della violenza nella capitale è del precedente governo
Berlusconi!!!!!!!!!!!!, ma questi hanno deciso di inanellare con l'Italia una
serie infinita di figure di m.... con ogni tipo di elettorato. Siamo sulla buona
strada, già i ridicoli e nostalgici Diliberto, Bertinotti e Pegoraro vari ce li
siamo tolti dalle palle, adesso è il turno di Fassino, D'Alema, Walter e
company. Ma non saremo noi a farli fuori, molto più semplicemente si
autoelimineranno da soli. Una sorta di onanismo della scomparsa
politica!!!!!!!!
Le bacio la mano Marcello Bruno (da
Bologna)
---
Hai visto com'è finito il
"Modello Roma" e i suoi magnaccioni?.... dove e come avevo predetto io. ih! ih!!
ih!!! (,-)
---
D'Alema rovina tutto! Anche tu lo pensi?
D'Alema permise che arrivasse Berlusconi con il suo conflitto di interessi
(che ormai in Italia si è espanso a tal punto che sono tutti "in
conflitto").
Poi è venuto a Napoli a sponsorizzare Bassolino ed ha fatto
perdere voti al PD e ci ha lasciato nella "MUNNEZZA". Insomma è UN DISASTRO! ma
alcuni del suo partito lo considerano un dio!!!!!!!! Graz
---
Adesso che tutto ciò che avevo scritto su i sindaci
Veltrozzio & Rutello si è avverato,
D'Alema farà cadere Veltrozzio e al posto della
banca d'affari del Campidoglio farà una bella ed efficientissima Merchant Bank
nel Pd.
---
Ho firmato per il V-DAY
dell'informazione. Molti MEDIA CONTRO!
Ci sono molti Media
contro Beppe Grillo ed anche il suo V-Day: o non capiscono che LAVORA PER NOI e
per loro o sono talmente inseriti nel "sistema" che hanno paura di perdere
quanto hanno o di essere perseguitati e mobbizzati perchè troppo onesti per la
"politica sistema"! GRAZIE BEPPE GRILLO! continua! Grazie!
Grillo ha fatto
capire molte cose a tutti ma è stato molto attaccato. Forse non risponde perchè
non vi conosce? Architetto Graziella Iaccarino Idelson
---
Ho firmato per il V-DAY dell'informazione. Molti MEDIA
CONTRO!
Grillo ha ricevuto copie del giornale e varie lettere
ed e-mail. Può essere che mi sbagli, ma il fatto che ci si accorga solo del
catastrofismo e della cattiva informazione, non palesando le realtà fattive e
corrette nel dare notizie, ma soprattutto spazio alla gente, mi lascia pensare
che sia tutto preorganizzato per scopi personali.
Spero di essere smentito,
non per il bene del giornale che difendo a spada tratta ma per il bene del
paese. Non abbiamo finanziamenti pubblici e siamo un giornale libero. Peccato
che Grillo non si è mai occupato di noi. E' molto più facile gridare allo
scandalo ma non rispondere ai mezzi che fanno informazione seria.
Mi sorge il
dubbio che Grillo protesti, ma che faccia solo pubblicità per se stesso visto
che più volte sollecitato non risponde. Ci troviamo tutti i giorni a lottare
contro i "mostri" dell'informazione, che se ne infischiano di dare notizie reali
e corrette, ma fanno "comunicazione" di questa o quella parte politica, che,
dietro facciate di comodo, rappresentano. Siamo boicottati dalla distribuzione,
fanno di tutto per non farci arrivare nelle edicole, non abbiamo, per scelta,
appoggi politici, tutto è autofinanziato e vogliono farci passare come
invisibili. Ma siamo Liberi: questo conta più di ogni altra cosa.
Apprezzo
molto i suoi brevi messaggi, costanti e ben assestati. Non bisogna più tacere.
Grazie Architetto. Gaetano, LiberoReporter
---
Elezioni a Roma - IO NON SONO D'ACCORDO
di Lanfranco Turci
L'arroganza del PD è arrivata al
punto di negare ai Socialisti il diritto di mettere il loro simbolo a fianco
della miriade di altri simboli politici che sosterranno Rutelli.
La
dichiarazione di un ampio gruppo di socialisti romani a favore di Rutelli per il
ballottaggio di domenica prossima non mi trova assolutamente d'accordo.
Il PD
ha rifiutato l'apparentamento che i Socialisti gli avevano offerto, senza porre
nessuna condizione politica se non quella di riconoscere lo specifico contributo
socialista a favore di Rutelli. L'arroganza del PD è arrivata al punto di negare
ai Socialisti il diritto di mettere il loro simbolo a fianco della miriade di
altri simboli politici che sosterranno Rutelli. Di fronte a questo atteggiamento
il candidato sindaco Grillini e la capolista socialista Daniela Brancati avevano
giustamente invitato gli elettori socialisti a votare secondo coscienza.
Evidentemente ci sono invece altri dirigenti socialisti che preferiscono gli
schiaffi e ringraziano pure. Questa scelta esprime una subalternità nei
confronti del PD che è più grave di quella che ha indotto altri dirigenti
socialisti a confluire nel PD alla vigilia del voto. Il Partito Socialista si
appresta ad andare al Congresso dopo la grave sconfitta delle ultime elezioni
politiche. Sarà quella l'occasione per un confronto decisivo fra chi ritiene
ancora valida l'ipotesi di una autonoma formazione socialista laica liberale,
quale abbiamo proposto con l'Assemblea Costituente del luglio scorso, e chi
invece pensa che sia venuto il momento di chiudere l'esperienza
socialista.
Ma in questo caso si abbia l'onestà intellettuale di proporlo con
chiarezza e di decidere alla luce del sole insieme a tutti gli iscritti del
Partito Socialista.
Caro Turci,
in primo luogo: non può
esserci neutralità rispetto a un candidato come Alemanno, che gira con la croce
celtica "per ragioni affettive". In secondo luogo: non potete decidere o non
decidere di "chiudere l'esperienza socialista". In terzo luogo: ciò con cui
potreste "chiudere" fare è con la lunga e variopinta teoria di estenuazioni
tattiche, alleanze e abboccamenti, con Berlusconi, Dini, Segni, Mastella, Milly
D'Abbraccio... - La red dell'ADL
---
Ad un
passo dalla vittoria! Alemanno. Domenica e lunedì Roma si gioca il
futuro.
E' una partita che si vince o si perde per 100 voti,
non farci mancare il tuo, chiama parenti amici e conoscenti per trovare gli
altri 99!
Rutelli e "compagni di merenda" sono alla frutta, non sono in
grado di giustificare il loro passato nell'amministrazione comunale, parlano di
un futuro che gli apparteneva nel 1994. Come ultima risorsa utilizzano la
calunnia ed il vecchio repertorio dell'antifascismo, tutto tranne che parlare di
Roma, dei suoi problemi e di come affrontarli.
Ha ragione Alemanno quando li
chiama "Gruppo di Potere", questo sono una banca di "malaffare", per loro Roma è
il "bancomat" con cui pagare le campagne elettorali del PD. Rutelli si difende
dicendo che lui ha avuto una "multa" non è stato condannato da nessun tribunale
per le consulenze d'oro, alla vergogna non c'è limite.
Rutelli sindaco di
Roma assegna 1 miliardo in consulenze tecniche ad una serie di "analfabeti"
funzionari del PCI, per "pagare" il loro sostegno alla sua candidatura, la Corte
dei Conti lo indaga e condanna per "danno all'erario". Rutelli si vede rifiutato
il ricorso in cassazione, deve pagare una multa di 64mila euro, non è stato
condannato? Si siamo d'accordo anche noi, non è stato condannato come avrebbe
dovuto. La tabellina mostrata a ballarò sul "miracolo economico" di Roma è un
capolavoro di ipocrisia e falsità. Per prima cosa si paragona un dato nazionale
del 2001 con uno di Roma del 2007, poi non si tiene conto e non si spiega perché
Roma, grazie a Dio, comunque cresce di più rispetto al dato nazionale: la
risorsa di Roma è un "signore" che si chiama Papa, "signore" che se va a New
York si blocca la 5 strada, se vuole parlare nella prima università di Roma
Velroni Rutelli e Prodi non lo consentono!
Ma vediamola questa economia
Romana sotto le giunte Rutelli+Rutelli+Veltroni+Veltroni, ecco i risultati di 15
di gestione del gruppo di potere:
INA
Assitalia
via da Roma
IMI Istituto Mobil.
Ital.
via da Roma
Direzione
Telecom
via da Roma
Controllo
BNL
via da Roma
Candidatura alle Olimpiadi
2004
persa
CAPITALIA
scomparsa
Centrale del
Latte
venduta a Cragnotti per 1 miliardo, che 6 mesi dopo la rivende a Tanzi
(parmalat) per 100
Le infrastrutture per
Roma?
Non pervenute
L'elenco può essere ancora allungato, ma già così risulta
evidente che: sono spariti dalla città centri decisionali di grandi aziende, con
forte impoverimento del tessuto economico, dell'occupazione, dell'indotto. Una
serie di insuccessi che hanno relegato la Capitale a ruolo sempre più marginale
e anche l'Alitalia era sulla stessa strada. Però abbiamo la festa del cinema che
non promuove l'industria locale, ma consente ai piacioni Veltroni e Rutelli le
passerelle con le stars americane.
E' ora per destra e sinistra di dire
basta, non è una questione di destra o sinistra, questa banda di miserabili deve
andare a casa!!!!
Fai girare più che puoi questo doc, aggiungi di tuo,
contatta tutte le persone per bene che conosci. QUESTA VOLTA SI PUO'
VINCERE!!!
Comitato civico per Alemanno.
---
Facciamoci del
bene
Carissimi amici, il degrado di Roma non è solo fatto di
strade piene di buche, aiuole ricoperte di erbacce, campi rom improponibili,
traffico ai limiti del blocco totale, disorganizzazione a tutti i livelli,
assenza completa del nuovo e del moderno. Il degrado di Roma è, credo siate
tutti d'accordo, anche degrado morale e ancor più maleducazione civile
dilagante. Maleducazione e arroganza soffocano la nostra vita quotidiana,
limitano il nostro benessere e la nostra libertà.
Alla radice di tali mali
stanno gli 8 anni Rutelli sindaco ed i 5 di Veltroni. Veltroni perchè, come in
tutta la sua lunga carriera politica, non si sa neppure se stesse a Roma tanto
era impegnato per se stesso, per la sua carriera, i suoi hobbies, l'Africa,
Hollywood, i CD, i libri, gli improbabili gemellaggi con altre capitali vere, le
notti bianche, ecc., ecc. Rutelli perché assolutamente insipiente, si potrebbe
dire "incapace di intendere e di volere", semplice "tabula rasa", "piacione",
"cipria", lanciato tanti anni orsono nell'agone politico dal suo padrino e..
amico Pannella, maritato con una che portava lei sì quel che a lui
mancava...
Talchè a Roma non ha potuto dare nulla dal suo niente assoluto ma
solo disastri dovuti a chi mal lo consigliava. Dopo questo periodo di
oscurantismo assoluto abbiamo bisogno di una scossa se vogliamo recuperare un
po' dello splendore di questa meravigliosa città e se diminuendone il degrado
materiale e morale vogliamo vivere un tantino meglio noi e preparare un futuro
migliore ai nostri figli che ci vivranno nei molti anni a venire. Alemanno è
persona capace e determinata, è un ingegnere preparato ed intelligente, ed è
l'unico nuovo possibile. Rivogliamo Rutelli che dopo i suoi lunghi 8 anni e i 5
anni del suo amico Veltroni si propone con frasi come "Roma ha bisogno di...?".
Ma esiste a vostro avviso una faccia più tosta di tali dimensioni, senza pudore
e senza vergogna?
E allora ciascuno di noi cerchi di convincere qualcuno
degli indecisi a votare Alemanno per il nostro bene comune!
Cordialmente,
Lucio
---
La società dei
magnaccioni
"Addolorano e sconcertano, perciò, i richiami e
lo schierarsi a favore di Rutelli di una certa Chiesa Romana, del Partito
radicale e dell'Italia dei valori di Di Pietro, l'Idv. Tutte entità che fanno
dell'onestà il loro Primo comandamento, la loro bandiera di partito. Non certo
la bandiera del magna magna. Eppure..."
hai scritto, ...e c'hai raggione. Ma
senti 'n pò 'na cosa... A parte Rutelli, a Roma chi se pò votà? Alemanno? E
Alemanno e i suoi sodali secondo te er "magna magna" nun lo fanno? Stanno là a
guardà l'artri che magneno? O s'accontenteno delle briciole? A me me pare che
Storace (tanto pe dìnne uno...) la faccia da morto de fame nun ce l'ha... E
quanto ar caporione che ha vinto da poco l'Elezioni, te devo ricordà come ha
fatto fortuna? Rutelli avrà pure rubbato quarcosa ai cittadini de Roma, come
rubbeno TUTTI i politici der resto (tranne i Radicali, e questo lo sai mejo de
me). Però, da ex cittadino romano all'epoca de Rutelli, me pare de potè dì che
quarcosa l'ha fatta. Certo, se pò sempre fa de più e mejo... Roma nun è
diventata Los Angeles o Parigi, ma nemmeno stamo messi come Napoli (tanto pe fà
un esempio parecchio in voga de sti tempi).
Ma Berlusconi che ha fatto, a
parte riciclà i sordi sporchi della Mafia che puzzano de sangue, de droga, de
traffico d'armi e de mignotte (tutte cose che...guarda caso, er Sor Alemanno
vorrebbe combatte... e che se mette a fà la guèra dentro casa sua? Se er Padrino
ce l'ha a palazzo Chigi che fà? Je manna i pizzardoni a faje a murta?). Me pare
che tra sistemà quarche parente in quarche posto pubblico, e riciclà i sordi
guadagnati ammazzando quarcheduno, ce sta 'na bella differenza.
Se pe tte sta
differenza nun ce sta, dormi pure in pace co la coscenza e metti pure la X su
ALEMANNO SINDACO.
A Giulià, ma da romano (a Roma, io, ce sò nato) a romana:
ma che me vòi fà crede che 'a mmerda è bbona?
E' tanto bbona che io, che a
Roma ce sò nato, dopo che è diventata un letamaio soprattutto pe corpa de chi ce
vive (nun ce pijamo per culo: nemmeno se fanno sindaco Gesù Cristo se pònno
cambià 2.500.000 d'abbitanti!), ho dovuto arzà li tacchi e scappàmmene in
Toscana. Se ve lamentate 'n artra vorta de Rutelli e Veltroni, me li vengo a
caricà a spalla e in cambio ve porto Domenici, che ha ridotto una delle città
più belle d'Italia (Firenze) a dormitorio e non contento vòle pure fà passà 'na
tranvia in PIAZZA DELLA SIGNORIA!
Roma è diventata
un cesso soprattutto pe corpa dei romani, che dicheno dicheno ma strigni strigni
alla fine nun fanno mai un cazzo. Hanno dato ospitalità a un sacco de gente
(mica solo stranieri, io parlo anche de chiunque è venuto a Roma a cercà fortuna
perché ar paesello suo se puzzava de fame). Roma l'ha accolti, 'sta gente qua,
j'ha dato da magnà, da beve, da dormì e seddercaso pure da scopà. E parecchia de
sta gente nun solo nun ha detto nemmeno "Grazie", ma c'ha generosamente
ricambiato trasformànno Roma nostra (perché, anche se nun ce nasci, Roma è de
chi la ama. Ma figurate quanto la pò amà uno che c'è nato!) in un cesso a cielo
aperto. E i romani però (li scrivo con la minuscola, perché i Romani de cui ce
parla anche la Storia, quelli veri, nun l'avrebbero presa così bene...), zitti e
mosca.
Come diceva un'illustre Romano, Ettore Petrolini, a chi lo fischiava a
teatro: "Io nun ce l'ho co te che fischi, ma co quelli che te stanno seduti
accanto e che nun te butteno de sotto!" Ecco, io nun me la pijo coi burini, che
sò burini e se sa che sò burini, e se sa pure che burini ce rimàngheno, anche se
vengheno a Roma a fà i signori co 'n pozzo de quadrini! Io me la pijo coi
romani, che quando arrivano 'sti burini come quell'artri lanzichenecchi della
Lega che vanno in giro a dì "Roma Ladrona" ma a Roma ce vengheno a pià 'no
stipendio a nove zeri e manco se ne vergogneno, nun pijeno 'sta gente de merda e
la rispedischeno ar paesello loro a son de carci ner culo! Che si a Roma ce
stanno tanto male, nessuno ce l'ha voluti!!!
P.S.: visto come sò annate le
Elezioni, se dopo avémme fatto scappà dalla città dove sò nato, ora me volete fà
scappà pure dar paese dove vivo, fateme 'n fischio, armeno me dò 'na regolata e
comincio subito a rifà le valigie. Però, ce terrei a fà mette a verbale che a 36
anni, de stà sempre co la valiggia 'n mano perché 'na manica de pupazzi
lobotomizzati dalla TV se diverteno a rende er posto dove vivo 'na cloaca a
cielo aperto, me sarei quasi rotto li cojoni...
E se invece da fà le valigie
io, tutta sta gente se ne tornasse tanto romanamente affanculo da ndove è
venuta, nun sarebbe mejo?
(Pe loro credo de no, ma pe i romani de sicuro
sì!). Andy Favilli
---
La società dei
magnaccioni
Roma è diventata un cesso soprattutto pe corpa
dei romani, che dicheno dicheno ma strigni strigni alla fine nun fanno mai un
cazzo.
E' vero ma bisogna fa' finta che so' l'altri... Comunque mejo
Alemanno che la cricca dei tre: Vertrozzio, Ruttello & Bettini
(,-)
P.S.:Domenici è UNA M, lo conosco dal PDS, è UNA VERA M. gd'o
---
Roma è diventata
un cesso soprattutto pe corpa dei romani, che dicheno dicheno ma strigni strigni
alla fine nun fanno mai un cazzo.
"E' vero ma bisogna fa'
finta che so' l'altri...." scrivi. Quello fa parte del "politically correct"
cara Giuliana, ma la verità io e te la sappiamo qual'è. Oggi m'è arrivata una
lettera da parte di Marco Pannella che mi invita a Chianciano per l'assemblea
dei 1000. Molto romanamente, e con immutata stima, gli ho risposto: e che ce
vengo a ffà? Ci sono Romano Prodi, Mauro Del Bue, Marco Pannella, Biagio De
Giovanni... con tutti questi figurati se vogliono ascoltare come la pensa e che
c'ha da dire Andy!!!
Ma è proprio questo il punto: i voti non l'hanno presi
non per colpa di Di Pietro, della Lega, della Sinistra radicale (i comunisti,
per capirci). Queste sono cazzate Giuliana cara, come sono soliti fare gli
Italiani quando perdono per cui la colpa è sempre dell'arbitro cornuto, della
sfiga, dei pali e delle traverse... ecc.
A nessuno sorge il minimo dubbio
che, quando si perde, forse qualcosina, ma anche più di qualcosina, si sia
sbagliato noi! Ce l'hanno tanto con Grillo, che però ha fatto solo una cosa: ha
riempito un vuoto. Un vuoto lasciato DAI POLITICI! Se i politici si riuniscono a
Chianciano, invece di scendere nelle piazze accanto ai cittadini a raccogliere
le firme per battaglie che - una volta (sic!) - erano anche le loro, come fanno
poi a lamentarsi che alle elezioni vengono trombati??
La gente, soprattutto
quella chiamata da loro con disprezzo "la ggente" (una volta per queste persone
persino intellettuali come Pasolini avevano più rispetto...), non si sente
rappresentata da loro. Per questo, e non per altro, non li ha votati.
Punto.
E non è stata la gente a voltare le spalle alla Sinistra, ma la
Sinistra a voltare le spalle alla gente, e nel segreto dell'urna la gente non ha
fatto altro che rendergli pan per focaccia. Aver consegnato il paese in mano a
Berlusconi è già abbastanza grave. Non aver ancora capito perché ciò sia
successo è - secondo me - ancora più grave! Comunque mejo Alemanno che la cricca
dei tre: Vertrozzio, Ruttello & Bettini (,-)
Su questo non ne sarei così
sicuro. Hai visto a Ostia come si sono già messi avanti col lavoro? (lapide in
memoria dei martiri alle Fosse Ardeatine distrutta e imbrattata con frasi
inneggianti al Duce). Guarda, fanno schifo tutti. Ma almeno i soldi di
Veltrozzio, Ruttello & C. non puzzano né di morte né di Mafia.
Spero che
tu conosca la differenza, perché se non la conosci rischi di scoprirla quando è
troppo tardi.
P.S.: Domenici è UNA M, lo conosco dal PDS, è UNA VERA M. Vuoi
venire a rubbà a casa del ladro? Domenici ho imparato a conoscerlo a mie
spese... per questo te dico che se nun volete Rutelli in cambio de Domenici
vengo pure a pijammelo a spalla!! Un abbraccio radicale
ANDY
---
E che ne dici di questa
notizia?!
"L'agenzia delle entrate, negli ultimi giorni di
Pompei di Visco, ha messo on line tutti i redditi dichiarati dai cittadini
italiani nel 2005. Chiunque può accedere liberamente, senza essere identificato.
Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra
Corona Unita. Padoa Schioppa e Visco, con la benedizione di Prodi e del centro
sinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito. I rapimenti di persone
saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato.
La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a
colpo sicuro collegandosi al sito dell'agenzia delle entrate".
Questo l'ha
scritto Beppe Grillo ed ha come sempre perfettamente ragione. Rol
****
***ANALISI DEL VOTO: VEDI, VICI, VINSI!***
CIRCOLO LIBERTA' EINAUDI April 15, 2008 9:51 AM
Primissima analisi del voto in attesa dei risultati definitivi,
memore dell'ultima volta quando tutto o quasi cambiò più volte nel corso della
notte, possiamo affermare a risultato acquisito, a parte la vittoria del
PDL-LEGA su tutta la linea, che:
VINCE L'ITALIA BIPOLARE TENDENZIALMENTE BIPARTITICA
- VINCE L'ITALIA DELL'ANTIPOLITICA "UTILE" O RAGIONATA - VINCE L'ITALIA DELLA
GENTE - VINCE LO "SPIRITO" DEI CIRCOLI - VINCE L'ITALIA DEL CAMBIAMENTO E DEL
RINNOVAMENTO -
E' una svolta storica per il nostro paese. Se da un
lato sparisce dal Parlamento, finalmente, la falce e il martello, dall'altro
sparisce pure la destra nostalgica (rappresentata da Storace e dalla Santanchè.
Ma allo stesso tempo spariscono tutti i partitini e partitucoli che tutti
assieme hanno un risultato davvero risibile (con l'eccezione dell' UDC che
comunque raggiunge una percentuale del tutto modesta. E' la vittoria del
bipolarismo tutto italiano, tendente al bipartitismo: ciò che i partiti non
hanno voluto fare per via legislativa, la semplificazione per assicurare
"Governabilità" è stata fatta d'imperio, dagli italiani, attraverso il voto.
Ancora una volta noi italiani abbiamo dimostrato di essere più avanti dei nostri
governanti e rappresentanti (tenetene conto per il futuro, voi che andrete
a Roma, eletti dalle segreterie!).
Ma gli italiani hanno fatto di più: hanno
dato forza alla LEGA da un lato e all'IDV dall'altro. Hanno premiato
l'antipolitica "utile" o ragionata quei partiti da sempre vicini alla gente,
attenti alle loro esigenze, sul territorio (tutto ciò è vero soprattutto per la
LEGA, in parte anche per l'IDV, partito anni luce distante dalle mie idee, ma la
realtà credo sia questa). E tutto ciò ci fa capire quanto noi dei Circoli
avessimo visto giusto dando vita all'Associazione Circolo della Libertà un
movimento dalla parte degli italiani, stufi di un certo modo di far politica,
stufi di politici che una volta a Roma si disinteressavano del territorio, stufi
della politica fatta di parole, parole, parole e pochi fatti, stufi di una Roma
sempre più lontana dai problemi veri, dai problemi reali della gente. Ecco
perchè parlavo della vittoria dello "spirito" dei Circoli, della vittoria della
voglia di cambiare, della vittoria della voglia di rinnovamento. Quindi che
fare, a conclusione di questa breve sintesi?
Ripartire di slancio per la
nostra strada, continuando a credere e a batterci per il rinnovamento, la
Rivoluzione Liberale, oggi possibile, nella certezza, oggi come non mai, che le
nostre idee sono la nostra forza e la nostra forza, la nostra coesione la nostra
compattezza ci porterà dopo avere liberato l'Italia da Prodi, Veltroni e
compagnia bella, a liberare anche la nostra Torino e la nostra Regione da
Chiamparino, Saitta e la Bresso.
E di tale "Rivoluzione Liberale" saremo i
guardiani e le sentinelle: nessuno degli eletti pensi di fare i soliti giochetti
cui i politici sono abituati, non glielo permetteremo, questa volta prenderemo i
forconi, statene certi, meglio esser chiari fin dall'inizio. Con questa
maggioranza dovete fare una cosa sola: Governare nell'interesse di tutti,
nell'interesse dell'Italia e degli italiani. E risolvere i tanti troppi problemi
ereditati in un tempo ragionevolmente breve, compatibilmente coi tempi tecnici
necessari. Nessuno ha la bacchetta magica, per carità. E questa sarà la nostra
nuova missione. Da oggi fino alla vittoria, di nuovo possibile, anche alle
Amministrative, e, se lo sarà per davvero, dipenderà solo da noi.
Galgano
Palaferri Presidente Circolo della Libertà Città di Torino Luigi Einaudi -
Membro esecutivo Provinciale Circoli della Libertà: 3406703498 - 3936410240
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La sinistra del
nord
Discutono, a sinistra, sul capire o meno il nord. Strano modo
di voler rimediare ad una sconfitta, visto che hanno perso anche al sud. Si
fermino, per favore, evitino di far ancora sciocchezze nel tentativo di
scimmiottare la Lega, che già, così facendo, ci hanno imposto una riforma
costituzionale (nel 2001) che scassa lo Stato, non introduce il federalismo, e
produce effetti disgregativi cui è stata poi anche la Lega, semmai, a cercar di
rimediare. La smettano, a sinistra, di produrre una sottomarca del
berlusconismo, buttino fuori dalla finestra gli studi commissionati per capire
il voto e fuori dalla porta i sondaggisti che spiegano la politica.
Usino
qualche sana e forte categoria marxiana, e cerchino di capacitarsi che hanno
perso, così come avevano già preso meno voti nel 2006, perché rappresentano gli
interessi dell'Italia assistita ed arretrata. Rappresentano la spesa pubblica,
naturalmente senza averne l'esclusiva (dato che cresce anche con i governi di
destra).
Rappresentano i ceti assistiti, anche qui senza l'esclusiva, perché
poi sono le stesse persone aggredite fuori dalle stazioni periferiche, quindi
insicure e poco inclini a festeggiare il mescolarsi delle etnie. Dal nord sono
fuori perché non hanno nulla da dire a quanti sono esposti al mercato ed alla
concorrenza. Non hanno neanche dirigenti, al nord. Ammiro Bresso e Chiamparino,
ma sono eredi di una (nobile) tradizione comunista ed operaista piemontese. Per
il resto è il vuoto.
Illy non è di sinistra, infatti lo eleggevano senza
ascoltarlo. Cacciari è cacciariano, ininfluente ed eccentrico. Cofferati arriva
dal sindacato, può fare il padano quanto gli pare, può anche andare in
pellegrinaggio sul po, ma resterà il prodotto della sinistra che è giusto perda.
Quando si è l'incarnazione d'interessi che appartengono al passato, che fanno
paura anche a chi ne vive, quando si pensa avendo in mente un mondo che non c'è
più, non si devono chiamare gli esperti di marketing politico, piuttosto gli
psicanalisti. Una sinistra "nordista" farebbe solo più pena, anche
crozzianamente umana. Confondono il guscio con l'uovo, pensano all'immagine
quando il problema è la sostanza. Continuano a sforzarsi per sistemare il loro
passato, mentre dovrebbero azzerare il gruppo dirigente ed affrontare le sfide
del futuro.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da
Libero
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Il loft e il
Paese
di Luca Ricolfi - La Stampa 30 aprile
2008
La cosa che più colpisce, in questi giorni, non è quel che si
dice sulle cause della doppia disfatta Veltroni-Rutelli, ma lo stupore con cui
se ne parla. Non si può dire che la sconfitta fosse perfettamente prevedibile,
ma sembra che le sue dimensioni abbiano preso un po' tutti alla sprovvista, come
se politici, giornalisti, commentatori, studiosi non si fossero accorti di quel
che passava per la testa della gente.
Tale stato d'animo degli osservatori
rischia di portare fuori strada nella ricerca delle ragioni di questo improvviso
ribaltamento degli orientamenti politici dei cittadini.
Chi è stupito va a
caccia di cause nascoste, sottili, difficilmente visibili a occhio nudo. C'è chi
dice che Veltroni avrebbe copiato Berlusconi, inducendo gli elettori a snobbare
la copia e preferire l'originale. C'è chi dice che Rutelli avrebbe strizzato
l'occhio ai preti, e troppo disdegnato i temi laici: il consiglio è di fare come
Zapatero.
C'è chi invoca l'effetto band wagon: da sempre gli italiani hanno
il vizio di saltare sul carro del vincitore. C'è chi, in modo vagamente
tautologico, invoca un generico "vento di destra": l'Italia va a destra perché
così soffia il vento. C'è chi, infine, si rammarica che solo Berlusconi sappia
"interpretare la pancia del Paese": a quanto pare quando vince la destra è la
pancia che parla, quando vince la sinistra è la testa che ragiona.
Ma forse,
più semplicemente, abbiamo trascurato due fatti macroscopici, che non hanno
attirato su di sé l'attenzione proprio per la loro ovvietà ed evidenza.
Il
primo fatto macroscopico è il discredito del governo Prodi, legato all'indulto,
all'esplosione della criminalità, agli aggravi fiscali e burocratici, al
drammatico aumento delle famiglie in difficoltà (+57% negli ultimi 12 mesi). A
quanto pare i dirigenti del Pd non si sono resi conto di quel che la gente ha
passato negli ultimi due anni. Naturalmente gli sbagli del governo non sono
l'unica causa delle sofferenze e delle paure degli italiani, ma ignorarne la
portata è stato una imperdonabile leggerezza politica. Giusto o sbagliato che
fosse, dopo due anni di governo dell'Unione gli italiani sentivano il bisogno di
voltar pagina: come si poteva pensare che si affidassero a chi instancabilmente
ripeteva che quel governo aveva ben operato?
Il secondo fatto macroscopico è
in realtà un non fatto, ovvero una clamorosa omissione. La sinistra italiana, a
differenza della sinistra inglese a metà degli Anni 90, non ha ancora voluto
compiere la sua rivoluzione antisnob, ossia quel percorso di rottura con il
mondo dei salotti che - secondo Klaus Davi - fu una delle carte vincenti con cui
Tony Blair riuscì a resuscitare il consunto Labour Party, riavvicinandolo alla
gente comune e riportandolo al governo del Paese dopo il lungo regno della
Thatcher (Di' qualcosa di sinistra, Marsilio, 2004). Omissione curiosa, visto
che - sul piano comunicativo - il primo problema della sinistra italiana è la
sua immagine elitaria e anti-popolare, il suo presentarsi come una squadra di
autocrati illuminati, di seriosi e impermeabili custodi del bene.
Di questa
drammatica distanza dalla sensibilità popolare, di questo deficit di radici
sociali, Veltroni è parso del tutto ignaro. Cercando di conciliare tutto e
tutti, nascondendo sistematicamente le difficoltà in cui il governo uscente
aveva cacciato il Paese, pensando di maneggiare con semplici esercizi verbali la
protesta delle regioni più operose, Veltroni ha mostrato di non aver capito né
quanto profondamente il governo Prodi avesse diviso l'Italia, né quanto i
simboli del Palazzo e della politica romana siano invisi alla gente comune (era
proprio il caso di chiamare Loft la nuova sede del Partito democratico? E di
chiamare "caminetti" le riunioni dei dirigenti che contano?).
Con l'immagine
salottiera e poco ruspante che la sinistra post-berlingueriana si ritrova
addosso, con la sua mancanza di radicamento nel territorio, con la sua distanza
culturale dalle regioni del Nord, presentarsi alle elezioni con un candidato
premier che è la quintessenza del bel mondo di Roma, delle sue terrazze e dei
suoi salotti, era già un azzardo notevole. Non rendersi conto dell'azzardo, e
non prendere alcuna contromisura compensatrice, è stata un'incomprensibile
follia.
Qualcuno, già me lo sento, dirà che la politica seria è un'altra
cosa, e che è da qualunquisti rimproverare a Bertinotti le frequentazioni
mondane, o ai dirigenti del Pd di riunirsi davanti a un caminetto, in un
appartamento che amano chiamare il Loft. È vero, quel che conta è capire la
realtà, e se ti riesce meglio davanti a un caminetto non c'è niente di male. Il
punto, però, è che questi signori il contatto con la realtà sembrano averlo
perso completamente. A forza di parlarsi tra loro non sanno più in che Paese
vivono. Se la gente li vede come una casta, non è tanto per i loro privilegi, ma
perché i loro simboli sono quelli di un mondo inarrivabile e separato, lontano
mille miglia dal mondo di tutti noi.
****
La sinistra torni su questa terra
di Davide Giacalone - Libero 30 aprile
2008
Stiano a sentire, i signori della sinistra: oscillando fra
depressione e prosopopea si rendono ridicoli, la sconfitta consegna nelle loro
mani la possibilità di far nascere una sinistra sana, democratica ed
occidentale. Già c'è chi affila le lame del regolamento dei conti, ma se pensano
di rifare una coalizione sventolando le bandiere rosse con su la faccia di
Casini, o quelle arcobaleno con la faccia di Vendola, non hanno capito un bel
niente. Sono fuori dal mondo.La sconfitta romana è limpida, chiarissima: basta
con i bellimbusti che non sanno cosa dire, ma lodicono bene; con l'apparenza a
dispetto della sostanza; con professionisti della politica che si vestono
facendo il verso ai miliardari; con l'imitazione degli americani senza sapere
una sega dell'America. L'elettore di sinistra si è strarotto di votare
succedanei di quel che della destra detesta. La borghesia agiata ed annoiata se
ne frega delle cravatte chiare su botton down, resta al ristorante e non va a
votare (mitica la previsione di Vanzina!), mentre quelli che fanno la fila
all'ipermercato (e che a sinistra chiamano "borgatari", perché neanche sanno più
cosa e dove sono le borgate) s'arrabbiano a vedere che c'è chi paga l'ombrellone
quanto loro pagano d'affitto. Detto in breve: la sinistra è guidata da una
classe dirigente vuota d'idee e composta da mantenuti della politica.
E tale
disastro capita per due ragioni: a. perché la sinistra che fu comunista si
ostina a non volere fare i conti con il proprio ieri, condannandosi a non avere
idee e valori per il domani; b.perché nel vuoto di coerenza ed ideali si
selezionano arrampicatori, cercatori di rendite, tendenzialmente nullafacenti
dalla nascita. Bene! la strasconfitta, l'essere stati infilzati da un avversario
per niente centrista o buonista, dovrebbe aiutarli a cambiare musica. Comincino
dal comunismo e terminino con il moralismo, non tralasciando nessuno dei loro
orrori. Provino, magari per gioco, a campare una settimana con il salario medio
di un mese. Facciano la fila, non dico per la pensione, ma almeno per il cinema,
la domenica. Scopriranno un mondo, quello reale, che non si vede dalle ville
degli amichetti loro, arricchitisi con municipalizzate e sottogoverno.
E'
un'occasione preziosa, almeno quanto le loro scarpe. Non la sprechino. www.davidegiacalone.it Pubblicato da
Libero
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L'identità
smarrita
di Paolo Franchi - Corriere della Sera
30 aprile 2008
A sentir snocciolare in tanti commenti i mille e un
motivo per cui il centrosinistra ha perso alle politiche e a Roma, verrebbe da
dire che mai catastrofe fu tanto annunciata. Si dà il caso, però, che la maggior
parte degli analisti e dei commentatori in questione non la abbiano affatto
prevista. Anzi, abbiano in molti casi sostenuto addirittura il contrario. E cioè
prima che la partita nazionale era aperta, apertissima, grazie soprattutto
all'epocale novità rappresentata dal Partito democratico impegnato, sotto la
guida di Walter Veltroni, in uno straordinario recupero in virtù del quale per
lo meno al Senato sarebbe riuscito a strappare un pareggio. E poi, alla vigilia
del ballottaggio per il Campidoglio, che in ogni caso il modello Roma aveva
possibilità buone, per non dire ottime, di resistere alla bufera. Di più: che
dalla ridotta capitolina sarebbe partita la riscossa.
Soltanto i pochi,
anzi, i pochissimi, che, pur senza farsi profeti di sciagura, non hanno cantato
in questo coro, magari pagandone dazio (lo scrive uno che ha qualche competenza
nel ramo), potrebbero forse levarsi a rivendicare: lo avevamo detto. Farebbero
malissimo. Non solo per questioni di stile, o perché non servirebbe a niente. Ma
perché qui non si tratta solo delle scelte degli ultimi mesi, o degli ultimi
anni. Questo voto, anzi, questi voti vengono da lontano. E alla sinistra dicono
che sono venuti al pettine (come capita spesso: tutti insieme) nodi lasciati
colpevolmente irrisolti per un quindicennio e passa. Nodi che non si possono
tagliare con l'accetta né dipanare con qualche botta di fantasia. Nodi così
aggrovigliati che non si lasciano spiegare da considerazioni giuste, sì, ma
tutto sommato parziali e contingenti, si tratti dell'opportunità o meno di
puntare su un candidato come Francesco Rutelli, che oltre tutto in Campidoglio
era già stato dal 1993 al 2001, e prima ancora di sceglierlo (ma non si era
fatta l'apologia del metodo delle primarie?) come si trattasse di una questione
privata tra lui e il sindaco forzatamente uscente Veltroni.
Nodi così
intricati, in ogni caso, da autorizzare chi davvero si voglia provare a
scioglierli persino a tacere in attesa di qualche illuminazione, ma non a
promuovere una tragicomica e autodistruttiva caccia alla quinta colonna (la
sinistra radicale? i perfidi dalemiani in agguato?) che, per isteria ideologica
o, per vendetta o per tendere una trappola al leader del Pd o per chissà quale
altro infame disegno, avrebbe colpito alle spalle il povero Rutelli. Se qualche
decina di migliaia di elettori romani ha votato per Gianni Alemanno al Comune, e
per Nicola Zingaretti alla Provincia, non è per qualche oscuro complotto, ma più
semplicemente e se vogliamo più drammaticamente perché la maionese della
sinistra è impazzita. E non bastano certo a recuperarla gli appelli a rispettare
nelle urne quella che un tempo si chiamava la clausola antifascista.
C'è,
gigantesca, una questione irrisolta di identità. Quelle vecchie non ci sono più,
di nuove non se ne vedono. Silvio Berlusconi, intelligentemente, ha (quasi)
smesso di gridare al pericolo comunista. Ma la questione è antica, e ha ragione
chi sostiene che è stato il Pci a lasciarcela in eredità. La sinistra italiana
di matrice comunista se la porta appresso da prima ancora del fatidico
Ottantanove, certo. Ma l'Ottantanove avrebbe dovuto imporre di prenderla,
seppure in extremis, per le corna.
Non per distruggere tutta intera una
storia, o per rimuoverla furbescamente, ma per salvare quanto di vivo e vitale
questa storia nonostante tutto ancora esprimeva nel solo modo possibile:
facendone una componente essenziale della formazione di un grande partito
socialista, popolare, democratico e riformatore. Questo sì, sarebbe stato un
grande fatto nuovo, davvero epocale non solo per la sinistra ma per il Paese: un
fatto destinato a ravvicinarci all'Europa.
Le cose, però, sono andate come è
noto, e per mille motivi, in modo totalmente diverso, la storia italiana ha
preso tutt'altra piega. Quindi, si dice, è inutile continuare a ragionarci su
quasi venti anni dopo. Meglio, molto meglio prendere atto che, seppure in grave
ritardo, in Italia una grande forza dichiaratamente riformista, emancipata da
qualsiasi ipoteca massimalista, dotata di una vocazione maggioritaria,
finalmente c'è, e si chiama Partito Democratico: quando occorre, variante
nostrana dei grandi partiti socialisti europei, più spesso, sempre più spesso,
qualcosa di infinitamente più originale, più avanzato, più americano. Alla prima
uscita ha fatto quanto ha potuto, diamogli tempo e fiducia, incrociando intanto
le dita nella speranza che il neonato Pd non si lasci andare a pulsioni suicide,
abbandonandosi a una guerra intestina senza sbocchi.
Si tratta di
considerazioni sagge e realistiche, che è giusto tenere nel dovuto conto: Walter
Veltroni e il Pd hanno diritto a qualcosa di più di una prova
d'appello.
Qualche domanda, però, è pur giusto formularla lo stesso, sempre
che non ci accontenti di compiacersi per i voti comunque ottenuti e di incolpare
della sconfitta Romano Prodi o la sinistra radicale o il destino cinico e baro.
L'identità, si diceva. Non più comunista, non socialista o socialdemocratica
o laburista, e, se è per questo, nemmeno di sinistra in senso proprio ma, grazie
alla contaminazione tra postcomunisti e postdemocristiani prima e alla
leadership di Veltroni poi, semplicemente riformista, perché il resto sono
"ossessioni ideologiche del Novecento". Benissimo. Ma di che pasta è fatta, a
quale Italia fa riferimento l'identità riformista del Duemila di un partito che,
nato per presidiare il centro della società italiana, ottiene sì, in nome del
voto utile, ampi consensi (non importa qui quanto entusiasti) nell'elettorato
della sinistra radicale, contribuendo a rendere extraparlamentare la medesima,
ma proprio al centro non ne guadagna, e anzi ne perde? E non avrà per caso seri
problemi di identità, oltre che di radicamento popolare, un partito nuovo e
novista la cui caduta nella Capitale che aveva eretto a modello, e che fino a
ieri era guidata dal suo leader, viene salutata da tanti elettori (a torto o a
ragione, non è questo il punto) alla stregua di una liberazione?
Non sarà
forse che dalla maggioranza dei romani e degli italiani questa sinistra
dichiaratamente non di sinistra che però parla a nome della sinistra viene
percepita soprattutto come una forza di conservazione (di potere, di interessi,
di casta, di status, di posti), per soprammercato fastidiosamente supponente e
gratuitamente moraleggiante, piuttosto che di trasformazione e di cambiamento, e
che tutto questo ha qualcosa da spartire sia con la cosiddetta "antipolitica"
sia con lo spostamento a destra politicamente e culturalmente così profondo,
socialmente così trasversale, del Paese? Si tratta, è ovvio, di domande
sgradevoli. Ma a non porsele, a non cercare delle risposte, a limitarsi a dire,
come ha fatto Goffredo Bettini sollecitato dai cronisti: "Tutto il mondo mi
rompe i c...", si rischia a sinistra qualcosa di ancora peggiore di quel che è
capitato in questo aprile impietoso. La storia non è finita qui, tempo per
ragionare ce n'è. Ma non tanto.
****
Dalla pioggia alla grandine
di Stefano Folli - Il Sole 24 Ore 29 aprile
2008
Dopo il 13 aprile, ecco il 27 aprile. Per il Partito Democratico
la disfatta di Roma è pesante e drammatica. Francesco Rutelli è stato
impietosamente respinto dai romani e ha pagato anche per colpe non sue.
E'
diventato suo malgrado il simbolo di un Pd privo d'identità, incapace di
interpretare sul serio, e non solo sul piano retorico-mediatico, un modo nuovo
di fare politica.
Un partito persino spento che dopo il 13 aprile si è come
ripiegato su, se stesso, silente, al punto che proprio ieri il suo leader Walter
Veltroni parlava di "una reazione alla sconfitta (nel voto politico, ndr)
dominata dalla malinconia".
Ma c'è dell'altro e di peggio. Il Pd dimostra di
aver perso il contatto con la realtà quotidiana della gente proprio in una
città, Roma, che avrebbe dovuto costituire il suo "cortile di casa". E così è
stato per quindici anni, fin quando si è spezzato l'incantesimo. Ci si è accorti
all'improvviso che la città negli ultimi anni di Veltroni non era bene
amministrata e che nei cittadini prevaleva ormai un senso d'insicurezza e
l'inquietudine che ne derivava. L'omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto
ha assunto un valore simbolico: una discriminante al di là della quale nulla
avrebbe più dovuto essere come prima. Invece non è cambiato quasi nulla. Sul
piano nazionale e locale i temi della sicurezza sono stati negletti.
Roma è
apparsa soprattutto come la pedina di un gioco di potere. Rutelli nel 2001 aveva
ceduto il posto a Veltroni, che nel 2008 ha provato a restituirglielo.
Quasi
un'investitura per diritto divino. Nessuna novità, nessuna idea capace di
coinvolgere e affascinare l'elettorato. Il Pd nella capitale ha offerto,
diciamolo, il suo viso più stanco e più legato alle vecchie logiche di una
nomenklatura politica. Peccato per Rutelli, che nel suo periodo, fra il 1993 e
il 2001, era stato un buon sindaco.
Ma l'operazione rientro non poteva essere
organizzata in modo peggiore. Fra il primo e il secondo turno si sono perse
decine di migliaia di voti: per disillusione, per scetticismo, per inerzia. E
certo i consensi della Sinistra Arcobaleno, all'indomani del collasso del 13
aprile, non sono andati a rafforzare il candidato del Pd.
Anzi, sembra
proprio che molti elettori abbiano disgiunto il loro suffragio, votando per
Nicola Zingaretti alla Provincia e per il candidato del centrodestra al Comune.
E così proprio Gianni Alemanno, il candidato perdente, il predestinato
all'insuccesso, è apparso più credibile sul nodo cardine della sicurezza. Di
più: è risultato il volto affidabile cui affidare le speranze di cambiamento.
Alemanno ha regalato ad Alleanza Nazionale una vittoria preziosa, in un certo
senso storica, che restituisce vigore politico al partito di Fini, proprio nelle
ore in cui questi viene eletto presidente della Camera. Perché non c'è dubbio
che nella capitale ha vinto An, non Berlusconi.
Ed è evidente che il voto
pro-Alemanno segna l'inevitabile ricomposizione dei rapporti con la destra di
Storace. Vedremo con quali conseguenze.
Certo, non basta la scalata al
Campidoglio per bilanciare il peso politico della Lega nel centro-destra. L'asse
del governo Berlusconi è solido ed è quello che si va delineando in questi
giorni. Tuttavia il successo di Alemanno è così vistoso (oltre sette punti...)
da infliggere un colpo terribile al partito veltroniano. Che non ha vinto al
Nord, è arretrato al Sud e ora frana a Roma, nel cuore dell'Italia centrale
considerata fino a ieri il fortino inespugnabile del centrosinistra.
È l'onda
lunga del 13 aprile, si è detto. Ed è senz'altro vero. Ma è soprattutto il
riflesso di una strategia fallita a metà. Veltroni ha avuto il merito di rompere
con l'estrema sinistra, affrancandosi dai suoi ricatti permanenti. Ma poi non è
riuscito a conquistare l'elettorato moderato, i ceti produttivi che nel
settentrione si sono divisi fra la Lega e il Pdl. Si poteva immaginare che nella
capitale le cose sarebbero andate meglio, anche in virtù del voto cattolico cui
Rutelli ha prestato sempre una particolare attenzione. Viceversa, la rivincita
auspicata non c'è stata e ora il Pd è all'anno zero.
Dovrà affrontare una
delicata riflessione interna che non potrà non investire, passata l'ondata
emotiva, la stessa leadership di Veltroni e del suo gruppo dirigente. Ossia il
modo con cui il partito dovrà organizzarsi, il profilo dell'opposizione
parlamentare, l'orizzonte politico di medio periodo, il tipo di confronto da
avviare con la sinistra rimasta fuori del Parlamento. Per quanto lo si voglia
negare, il voto di Roma suona come sanzione per l'ex sindaco. Ed equivale a un
atto di profonda sfiducia verso un Pd la cui natura politica appare ancora
indistinta, troppo legata a un logoro blocco di potere nonostante la patina
"nuovista". Si dovrà ripartire di qui.
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Casta a sinistra
di Lucia Annunziata - La Stampa 30 aprile 2008
Per chi
suona la campana della Casta?, Ci siamo chiesti per quasi un anno intero, mentre
il fenomeno ingrossava le rendite delle librerie e le piazze. Avevamo risposto
un po' in coro (ché il mondo intellettual-giornalistico-politico non è vittima,
come dice Grillo, di servitù, ma di conformismo) che suonava per tutti. Certo
l'attacco arrivava dritto contro il centro-sinistra, veniva riconosciuto, ma, si
aggiungeva: "Solo perché è al governo". Il centro-destra del resto si sentiva
ugualmente impaurito da quelle piazze insultanti. In una intervista proprio a
questo quotidiano Gianfranco Fini, allora presidente di An, appena tornato dalle
vacanze, diceva "le critiche toccano anche noi", e che solo "la buona politica
in futuro ci può far affrontare meglio queste sfide".
Ma il famoso sermone
di John Donne, citato da Hemingway, quello secondo il quale nessun uomo è
un'"isola", rispondeva alla domanda più precisamente: "... non chiedere per chi
suoni la campana. Essa suona per te". Per ciascuno di noi. Questa campana (di
morte perché in inglese "to toll" si riferisce al tocco del lutto) non è cioè un
avviso generico, ma una specifica attribuzione di responsabilità individuale. Un
anno dopo la comparsa del fenomeno, e a voti consolidati, possiamo allora forse
oggi attribuire questa responsabilità: la Casta che veniva attaccata dal
malumore popolare non era l'intera classe politica, ma solo quella del
centro-sinistra.
Questo ce lo dicono intanto i numeri. Un tale dislivello di
fiducia fra centro-destra e centro-sinistra non può essere spiegato da
conversione ideologica, ma solo, come ormai tutti paiono accettare, da una crisi
di rappresentanza. Concetto centrale della filosofia politica dalla Rivoluzione
Francese in poi, la rappresentanza politica è il rapporto fra individuo e
istituzione, la possibilità del singolo di vedere affettivamente soddisfatta la
volontà espressa nella sua delega. L'antipolitica, al di là degli insulti con
cui ha condito i suoi attacchi, ha sollevato appunto questo problema: la
frustrazione dei cittadini, il distacco fra elettori ed eletti. Con una aggiunta
che solo il voto ci ha reso visibile: questa frustrazione ha colpito più il
blocco di centro-sinistra che quello di centro-destra.
Il perché, a questo
punto, non è poi difficile da capire, anche solo prendendo in considerazione le
parti più banali di questo processo. L'antipolitica ha battuto nei mesi scorsi
su una pubblicistica moralisteggiante, descrivendo le élite politiche con
categorie ineffabili, e crudeli - salotti, radical-chic, distanza - descrivendo
una società divisa in due, con da una parte un luogo dorato e quieto, di scambi
di parti, di ruoli e di favori, dall'altra il luogo dei bisogni reali, concreti,
banali e solidi, della gente "comune". La divisione, pur semplificante, è
diventata una potente ed efficace arma di attacco, perché ha messo il dito su
una delle principali malattie del mondo contemporaneo: il privilegio.
E cosa
è il privilegio, oggi? Non la ricchezza - che si può acquisire; non la
professionalità - che si può acquisire. E' la capacità di avere accesso facile
alle risorse: cioè avere molto, a sforzo minimo. Da dove nasce questo
privilegio? Dalla capacità di lavorare nel sistema, usarne le pieghe,
manipolarlo.
I nuovi "cattivi" sono infatti oggi i finanzieri, i manager
delle stock option, i mandarini delle istituzioni, i gestori della proprietà
pubblica, e, infine, i politici.
Un intero mondo di chierici che dovrebbe
essere il garante delle risorse pubbliche e ne diviene invece il facilitatore
per un piccolo gruppo di "privilegiati" appunto.
E' un fenomeno che sulla
carta dovrebbe accomunare destra e sinistra. Ma, come si diceva, porta sotto
accusa invece solo il centro-sinistra. Perché?
Primo perché la sinistra
promette nel suo programma l'uguaglianza; secondo perché la classe politica di
sinistra è statalista: promette dunque uno Stato amico e padre. Quando il
centro-sinistra trasforma la sua rappresentanza in un mestiere del privilegio, e
vive alle spese dei cittadini, commette un tradimento doppio.
Mentre il
centro-destra, percepito come rappresentante di un mondo e di una ideologia
della ricchezza, è caricato di meno attese. Agli occhi di chi sceglie a sinistra
le pensioni parlamentari, le macchine blu, il balletto di incarichi nazionali
che si avvicendano tra poche persone, sempre le stesse, le liste bloccate e
decise dall'alto, il verticismo, agli occhi degli elettori del centro-sinistra
diventano i simboli, per nulla irrilevanti, della disparità del loro rapporto
con chi li rappresenta. Il privilegio contro cui si è scagliata in Italia
l'anticasta, il rimprovero nato dentro la sinistra dalla sua stessa base contro
le élite al suo interno - politici, giornalisti, manager - è lo specchio non di
un collasso di gestione, ma del collasso di una comunità di intenti.
La Casta
è stata dunque trovata. Per questo diciamo che per il centro-sinistra quella di
oggi non è solo una sconfitta elettorale, ma il rischio che il suo mondo
scompaia. Capire chi e come rappresentare sarà il lungo lavoro di ricostruzione
della prossima opposizione. Ricordando che in altri Paesi un processo così
disarticolante è già avvenuto: dopo Clinton e dopo Blair ad esempio, e dopo
Jospin. E che i segni di recupero non sono esattamente dietro l'angolo.
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Il tramonto di
razza piaciona
di Federico Geremicca - La Stampa
29 aprile 2008
Dalle terrazze al garage. Più che una sconfitta è il
tramonto della sinistra al sushi. La fine di Roma piaciona. Appena nel 2006
sembrava impossibile, lo Strega santificava Sandro Veronesi contro Rossana
Rossanda, lo scrittore, aitante e inseguito dalle ragazzine
anche-io-scrivo-qualcosa-sai, girava per il Ninfeo con la telecamerina,
ringraziava i giurati, conosceva tutti... Stavolta, potenza dei simboli, nel
sabato elettorale era rifugiato nella sobria Torino di Baricco, a un tavolo di
una festa della scuola Holden, con quasi il presentimento che a Roma tutto
stesse per finire, e (relativamente) poche ragazzine intorno.
Alessandro
Baricco da quel mondo alla Ettore Scola (nel senso del film La terrazza) s'è
allontanato perché "non ho mai saputo fare politica, e questa è una stagione in
cui ognuno dovrà fare quello che sa fare, mettere il suo mattoncino per il
progetto che conosce". La Roma piaciona l'aveva pur avvicinato, "loro però non
volevano cambiare...", quasi sussurra lo scrittore di Seta reduce da una lezione
sull'Hemingway di Un posto pulito, illuminato bene. Lo scollamento però lo
respirava anche lui, "io che sono il primo a essere scollato dalla
realtà".
Gaio Fratini nel '96, alla vittoria veltroniana, se la rise,
"Venditti, Dalla, Morandi, Vecchioni:/ sia Roma un Paradiso di ultrasuoni,/ tra
il Foro e il Colosseo, canta Veltroni". E allora Festival di Massenzio, Casa
delle letterature, Zètema, la società che ha il pacchetto chiavi in mano della
cultura "de Roma", le case di produzione televisivo-cinematografiche,
l'Auditorium, la Festa del Cinema che Pasquale Squitieri annuncia già di voler
mutilare, cosa tramonta e cosa resta di tutto questo? Sostiene Carlo Freccero
che "finalmente ci sarà anche tra loro un po' di gioco della verità, qualcuno
che rifletta su come mai c'è in città quest'odio così forte per tutto ciò che sa
di intellettuale... Avrebbero dovuto capire dal primo sondaggio che quel mondo,
quel modo di fare le liste col bilancino, aveva stufato; quand'è che si è
bloccata la rimonta? Alla composizione delle liste con le Madie. Se io nel mio
esilio di Raisat faccio flop con 5 film ad aprile, mi vado a prendere lo share,
regione per regione, e inizio la riunione della mattina dicendo "la colpa è mia,
ho sbagliato". Loro non lo fanno mai, da quindici anni...".
Anni cominciati,
in realtà, nel '92: alle ultime politiche della prima repubblica. In campagna
elettorale Francesco Rutelli si presenta con Barbara Palombelli alla festa nella
casa romana di una celebre giornalista, dove comincia a distribuire volantini.
Al che lei lo stoppa e gli fa, beffarda: "Please no, it's a private party", è
una festa privata.
Ma tutto è stato festa, nella Roma bellona che Ilaria
D'Amico non rinnega: "Aver costruito un'identità culturale alla città è il dato
iper-positivo, che rimarrà". Resterà anche quel che di chiuso di luoghi come
Rai3, l'Ambra Jovinelli, il divano di Serena Dandini, il mondo guzzantiano. Dice
lo scrittore Niccolò Ammaniti che "quella vitalità culturale e anche mondana ha
reso vivace la città, però quell'identità è solo borghese, fatta e pensata per
delle persone che hanno un certo stile di vita, faticosa da capire per altri".
Una signora dell'industria culturale democratica assicura: "Gli affari di
Zètema, o dell'Auditorium, continueranno; se non si fossero già riposizionati,
secondo lei chi l'avrebbe votato Alemanno?". L'ultimo evento in calendario alla
Casa della letteratura, il 30 maggio, prevede cose come il faccia a faccia tra
Bernardo e Giuseppe Bertolucci; e prima impazzavano Vincenzo Cerami e il
compositore Nicola Piovani (che baciò galeotto Giovanna Melandri). Adesso
qualcuno già pensa di fargli seguire una serata con il romanziere Pietrangelo
Buttafuoco. "E vedrete lo Strega di quest'anno", sibila uno degli influenti
giurati.
La Roma piaciona muore, ma sa sopravvivere sotto le ceneri. Le case
di produzione come Bernabei e Lux sono già bipartisan. Pietro Valsecchi, ospite
fisso a Sabaudia di Giovanni Malagò, è andato alla riunione dei cinematografari
con Luca Barbareschi e lì ha detto: "Utilissimo, ho sentito ottime
idee".
Cene si organizzano tra i partecipanti, il produttore Riccardo Tozzi,
marito di Cristina Comencini, che preparava spaghettate in festa per l'assemblea
del Pd; e poi Michele Placido con Angelo Barbagallo (il socio storico di Nanni
Moretti), Andrea Purgatori, Moira Mazzantini, la sorella di Margaret, attrice e
moglie, a sua volta, di Sergio Castellitto... Roma piaciona con un link a
destra, le due sono figlie di Carlo, ex combattente nella Repubblica sociale.
Vai a sapere.
Perché le terrazze mettono il lutto; ma sono anche piene di
risorse, capaci di potenti digestioni. "È una tragedia", assicura Paolo Virzì,
il regista di Ferie d'agosto, che ci aveva fatto ridere canonizzando la sinistra
terrazzata contro la destra cafona. O forse una fonte d'ispirazione. Chiami
Francesco De Gregori e senti che oggi dice "no, non commento 'sto disastro". Un
disastro, sì. Oppure l'ultima canzone. Rutelli paga gli errori di un partito
senza identità.
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ROMA. Il 13 Aprile. Cosa faremo? Prime riflessioni sulle
elezioni del 13 e 14 Aprile
Il commento de "Il
13 Aprile" sui risultati delle elezioni pubblicato sul nostro blog
http://questavoltano.splinder.com/ - Tel 3469418148
Elettori:
47.126.601 - Votanti: 37.899.566 - Nulle e bianche: 1.437.261 - Voti validi:
36.452.305.
1. Il primo macroscopico dato su cui ragionare è questo: 9
Milioni e 236mila cittadini si sono rifiutati di recarsi alle urne. Un milione
mezzo di cittadini circa in più rispetto alle elezioni di solo due anni fa -
quasi il 4%: dato rilevantissimo anche tenendo conto che rispetto alle elezioni
del 2006 gli aventi diritto sono aumentati di quasi 130mila unità. Se a questi
aggiungessimo bianche e nulle, abbiamo che più di 10 milioni e mezzo di italiani
non si ritengono rappresentati da alcun partito, da alcun simbolo, da alcuna
lista. Si tratta, vista la tradizione italiana, di un fenomeno gigantesco. 2.
Non c'è stata la valanga astensionista che ci sarebbe voluta (e che ci
auguravamo) affinché la diffusa protesta popolare diventasse il dato più
eclatante, che avrebbe effettivamente terremotato l'oligarchia politica, in
tutte le sue sfumature.
Una slavina tuttavia si è manifestata, ed questo per
noi il primo fenomeno su cui concretamente riflettere e agire per ricostruire
un'opposizione antagonista in questo paese. Un dato che ci rincuora poiché
mostra che chi come noi ha avuto il coraggio di chiamare all'astensionismo non
ha compiuto una scelta elitaria o minoritaria, che ha saputo invece interpretare
più di chiunque altro il comune sentire di quella parte di popolo che non
rifiuta qualunquisticamente la politica, quanto piuttosto il sistema politico,
la sua pretesa di rappresentare i bisogni, le pene, le idee e le speranze del
popolo.
Una manifestazione di quello che nel nostro appello "QUESTA VOLTA
NO", definivamo "Aventino popolare", ovvero non solo il distacco dei cittadini
dalla "casta", l'esodo di massa dal sistema politico oligarchico e bipolare in
quanto tale.
3. Sotto la spinta di una crisi economica senza precedenti,
dell'impoverimento di massa crescente, delle politiche antipopolari del governo
Prodi; la la protesta, la rabbia, il bisogno di cambiare radicalmente, non
hanno preso solo la strada dell'astensione. Una parte non meno consistente si è
riversata nelle urne, ha premiato l'ala destra dell'oligarchia. Eccetto i
modestissimi risultati delle liste comuniste, il flusso della protesta ha
premiato infatti la coalizione guidata da Berlusconi, anzitutto la Lega Nord. Il
segno di questa protesta è reazionario, securitario, xenofobo. Un segno di
quanto consistente sia lo spappolamento del vecchio tessuto sociale, e quindi lo
spostamento a destra maturato in Italia negli ultimi due decenni. Un fosco
presagio delle difficoltà future, sui tempi durissimi che ogni opposizione
anticapitalista dovrà affrontare di qui in avanti. Ma anche uno sprone per
chiunque abbia a cuore un'alternativa di sistema a rompere definitivamente coi
cascami della sinistra, a rinnovare pensiero e prassi, a ricostruire un
orizzonte rivoluzionario, a ridefinire una strategia politica che indici come
dalla Resistenza sarà possibile passare un domani al contrattacco.
4. La
Caporetto della Sinistra arcobaleno non è solo una sconfitta di immense
proporzioni. E' una disfatta storica. Non solo la sinistra, per la prima volta
nella storia di questo paese, non ha saputo intercettare la protesta popolare:
essa è stata travolta dal "bombardamento del quartier generale. Di questa
catastrofe è anzitutto responsabile la consorteria bertinottiana, che ha
sacrificato tutto sull'altare della governabilità e sulla difesa ad oltranza del
governo più antipopolare e inviso degli ultimi decenni. Bertinotti aveva
affermato che l'alternanza, ovvero il pieno appoggio al bipolarismo avrebbe
preparato le condizioni per l'alternativa. Il risultato catastrofico è sotto gli
occhi di tutti. Bertinotti non avrebbe potuto fare i disastri che ha compiuto
senza il sostegno dei suoi sodali (i forchettoni rossi), interni ed esterni a
PRC e PdCi,
senza la connivenza e la sponda che per anni e anni alcune
correnti del movimento no global, contro la guerra e sindacale gli hanno
fornito. Oltre ai diretti responsabli ci sono i corresponsabili. Tutta gente a
cui dovrà essere impedito di rifarsi una verginità, magari rilanciando l'idea di
un nuovo identitario partito comunista in sostanziale continuità con l'eredità
elettoralistica e governista di quelli vecchi.
5. L'Oligarchia è attraversata
da un fremito di pelosa preoccupazione. Le urne non erano ancora chiuse che
c'era già chi si chiedeva: "chi incanalerà nei binari delle compatibilità
sistemiche la lotta sociale"? In maniera ancora più sfrontata: "Con la sinistra
fuori dalle istituzioni chi reciterà la sua parte in commedia?" (Ida
Dominijanni, Il manifesto del 16 aprile). La risposta deve essere secca e
limpida: nessuno! Una opposizione antagonista certamente risorgerà sulle ceneri
della sinistra, ma non cercherà affatto come ragion d'essere di rappresentarsi
istituzionalmente o, quantomeno, mai più la modalità di rappresentanza che sia
di puntello o un sostegno alle istituzioni medesime. La Resistenza inizia la sua
lunga marcia fuori dalle istituzioni oligarchiche.
6. Il risultato più
pericoloso dell'ultima tornata elettorale è evidente: il processo di
americanizzazione della società e della politica, di cui la sinistra si è fatta
campione e portatrice, premiando il blocco reazionario-populista, ne esce
rafforzato in maniera decisa. Con o senza accordo bipartizan - più probabilmente
con, visto che Berlusconi, con l'assenso di Veltroni, ha fatto subito appello
alla nascita di una nuova Bicamerale - questo blocco vorrà procedere più
speditamente sulla strada già tracciata.
Quella che dalla democrazia
parlamentare e costituzionale conduce ad un sistema presidenzialista e
bipartitico, in cui il Parlamento da organo della sovranità popolare diventi un
parlatoio ostaggio dell'Esecutivo. Non si tratterebbe solo di un'operazione di
facciata.
Si tratterebbe di una svolta istituzionale reazionaria tesa non
solo a seppellire la democrazia politica, ma a passare ad un più efficiente
Stato di polizia capace di soffocare col pugno di ferro ogni opposizione sociale
e politica antagonista.
7. Cosa fare? Intanto ci pare doveroso esprimere il
nostro rifiuto delle due possibili vie d'uscita che verranno avanzate. Non
parteciperemo a nessun tentativo che sotto qualsiasi veste voglia riproporre
l'immediata costituzione di un nuovo partito comunista. Ci opporremo anzitutto
ad ogni scorciatoia politicista di autosalvataggio, a coloro che col pretesto di
ripresentare un simbolo vorranno ripropinarci riverniciata la vecchia tradizione
elettoralistica e riformistica. Ma contesteremo pure ogni concezione
movimentista, l'idea per cui, siccome è crollata la vecchia forma di
rappresentanza politica, non varrebbe la pena ricostruirne una nuova e adeguata,
nell'illusione che le lotte sociali e il conflitto quali che siano,
rappresentino una panacea per ogni male.
Un movimento politico democratico,
federativo, popolare e rivoluzionario, non solo è necessario, è indispensabile.
Esso dovrà stare dentro alla nuova Resistenza che sorgerà nei prossimi anni, ma
dovrà starci in maniera propositiva, proponendo una nuova visione politica e una
nuova prassi, cominciando dall'imprescindibile, dalla difesa della democrazia
sostanziale e dei diritti, sociali, di libertà e di cittadinanza.
Di questo
inizieremo a discutere domenica 4 maggio a Roma.
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