Perchè Roma deve dire NO a Rutelli
 
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Paolo Franchi - Stefano Folli - Lucia Annunziata - Federico Geremicca - "Il 13 Aprile">>
 
Alla luce degli ultimissimi fatti di sangue verificatisi a Roma, le cui vittime ancora una volta sono state due donne, sconcerta la "meraviglia" mostrata dai politici per il successo della Lega. Lo stupore che emana dall'informazione, invece, scandalizza e indigna, e non convince nessuno.
Chi come me conosce bene, ha scritto negli anni e scrive tuttora del Nordest, ha visto profilarsi chiaramente lo strasuccesso elettorale ed il consenso sociale che avrebbe raccolto la Lega. Lo ha visto quel giorno fatidico del Dicembre scorso a Bergamo dove il suo stato maggiore ed i suoi sindaci si presentarono sul palco con lo slogan ed il gigantesco striscione «I Sindaci con la gente, lo Stato con il delinquente!» proprio mentre il ministro dell'Interno del Governo Prodi, Giuliano Amato, emanava il "Pacchetto insicurezza" e i ministri della sinistra massimalista ed estrema andavano in piazza contro il Governo, e contro se stessi, quindi.
No, chi ha visto, e ricorda bene, la povertà del Veneto dominato dalla Balena bianca in cui una intera classe sociale a preminenza agricola mangiava polenta e latte, e la domenica polenta strusciata sull'osso di prociutto, non può, a meno che sia un disonesto o un ebete, pensare che quanti hanno magicamente tramutato in soli 15 anni la loro estrema povertà in benessere e ricchezza, tanto da classificarsi una delle due regioni più ricche d'Italia, vada a votare quei partiti, compreso il PD ed i suoi Sindaci, che hanno inscenato «la tolleranza zero» contro i crimini di clandestini e rumeni giusto nel periodo tra le Primarie e la formazione del PD e che già durante la campagna elettorale, la tolleranza zero se l'erano scordata. Gli operai, anche quelli di sinistra, non sono così fessi come pensano i dirigenti politici egemonici della sinistra, e del centrosinistra, di cui, Rutelli, è l'esatto rovescio della medaglia del Veltroni Sindaco: è la sua continuità.
No a Rutelli Sindaco di Roma quindi. Parassitismo, corruzione, clientelismo sfrenato, un esercito di consulenti, sotto e vice per distribuire danaro pubblico a clientele, partiti della Giunta e fannulloni di Stato, demonizzazione dell'avversario politico (vedansi le dichiarazije-cazzate che rilascia la PRC Sentinelli candidata in pectore Rutelli a vice sindaca di Roma). No, Roma non merita altri 5 anni della peggior amministrazione che ne ha fatto, assieme a Napoli, il Comune più corrotto d'Italia.
Un gigantesco suk. La fabbrica della delinquenza di ogni risma e nazionalità.
    Giuliana D'Olcese
Roma. Case popolari su discariche?
Pare, che "Il piano case popolari", progettato dalla ex Giunta del Sindaco di Roma Veltroni, piano ereditato e gestito da Rutelli qualora venisse eletto a suo successore, ne preveda l'ubicazione in prossimità di discariche non solo ma, da quanto si vocifera, pare, trattasi di discariche tossiche.
Come tutti ben sappiamo, le case popolari non si possono scegliere, ma, se ne hai bisogno, sei costretto ad accettarle nel posto in cui sono ubicate.
Pare, che all'inchiesta su questa ennesima "performance" del "Modello Roma" di Veltroni, cui dovrebbe subentrare la Giunta Rutelli, stia lavorando un giornalista della carta stampata. Un organo di stampa non simpatizzante per lo schieramento del Popolo delle libertà, quindi, un giornale che certamente non sponsorizza Alemanno.
Si preannuncia l'ennesimo "Coup de theatre" sulle Amministrazioni di centrosinistra che hanno sostenuto Veltroni e che ora sostengono Rutelli sindaco di Roma?
     GD'O (,-)
Note precedenti *I votifici magnaccioni di Rutelli* - *Con Rutelli? La Roma ladrona & la STA*
http://www.movimentiamoci.ilcannocchiale.it - http://blog.bamboccioni.net/ - http://www.google.it
TgEu - Il Pensiero Libero della Rete
La Stampa vergognosamente tace sulla condanna di Rutelli a pagare, secondo i dati di lista, è stato proprio il Pd che non ha eguagliato il dato delle...
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Notti bianche, conti in rosso.
Dal Blog di Beppe Grillo, 20 Giugno 2008. Se il vostro amministratore di condominio spendesse in spese straordinarie un milione di euro senza interpellare i condomini.
E se il milione di euro di buco lo pagasse la collettività attraverso le tasse. In questo caso dovreste farvi due domande: perché l'amministratore può spendere i soldi che non ha? Perchè deve pagare la collettività? E' quello che succede ogni giorno con i sindaci dei nostri comuni. Più dilapidi i soldi che non hai, più voti prenderai in campagna elettorale. Se James Bond aveva il diritto di uccidere, Topo Gigio Veltroni e i suoi colleghi hanno il diritto di spendere.
La Ragioneria generale dello Stato ha trovato una voragine nel bilancio del Comune di Roma. Tra debiti di 8.151 milioni di euro accumulati a fine 2007, finanziamenti sul mercato, completamento metropolitane, debiti fuori bilancio e debiti di società partecipate, il comune capitolino ha raggiunto 10.709 milioni. Un K2 alla romana. Tecnicamente parlando il comune di Roma è fallito, non potrebbe pagare i suoi impiegati.
Marco Causi, assessore al bilancio nei due mandati di Veltroni, ha dichiarato: "Non abbiamo occultato un bel nulla. Nel 2001 abbiamo ereditato uno stock di debito pesante, pari a 6,1 miliardi, aggravato dagli investimenti per costruire le nuove metropolitane. E' un bluff". Insomma, la colpa del debito è al 60% di Er Cicoria e al 40% di Topo Gigio. Un bluff di 10 miliardi a carico dei contribuenti di tutta Italia. Notti bianche e conti in rosso.
Gli ispettori hanno rilevato che: "L'andamento delle entrate e delle spese non garantisce la sostenibilità finanziaria nemmeno nel breve periodo". Tremonti, senza dare troppo nell'occhio, sta finanziando con qualche centinaio di milioni di euro dello Stato le casse vuote della Capitale dei debiti.
I sindaci devono essere messi sotto controllo, non possono spendere i soldi che non hanno. Se lo fanno, paghino loro non i contribuenti. Nel 2009 ci saranno le amministrative. E' bene prepararsi da ora. Roma è solo la punta dell'iceberg. Da oggi pubblicherò le segnalazioni sui Comuni con le mani bucate. Leggete i bilanci comunali, indagate, scrivete e inviate i documenti al blog.
P.S. Il 21 giugno si tiene a Gambettola (FC) il Convegno Internazionale dei "Centri Europei per l'Energia e l'Ambiente" e il progetto "Transition Towns". Intervengono Maurizio Pallante, il parlamentare danese Ole Vagn Christensen e i rappresentanti dei principali centri europei: Preben Maegaard e Jane Kruse del Folkecenter, Danimarca; Paul Allen del Centre for alternative technology, Galles; Werner Kiwit del centro Artef!
Io interverrò in videoconferenza nel pomeriggio.
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Roma. Case popolari su discariche?
Beh cara Giuliana... la gente ha capito ed il piacione me sa' che un piace più :) si leccano le ferite... e parlano di profonde riflessioni....
Su cosa dovranno mai riflettere? Non l'hanno mai fatto! Intanto un applauso ai romani che si sono rimboccati le maniche per ricominciare a vivere.
Una fiorentina che non si sente fiorentina e che ti ringrazia per i tuoi salatissimi articoli!!! Ely
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Sì carissima,
un applauso ai romani che si sono rimboccati le maniche per ricominciare a vivere e ti giuro che in quanto a maniche ho fatto quanto ed oltre è nel mio mio potere internettaro per sconfiggere Ruttello perchè lui e Veltroni sindaco sono due vergogne, hanno distrutto Roma e i romani. Ma quali riflessioni?!
Sia loro che il PD, e tanti, troppi giornalisti, mi fanno ridere che ancora non hanno capito le ragioni semplicissime dei cittadini e del perchè votano o no un sindaco.
Non hanno capito che i sindaci che studiano da futuri leader nazionali li rifuggono perchè hanno ben visto che quei sindaci a tutto si dedicano tranne che a governare le città e i loro problemi come ha fatto Veltroni che li ha fatti esplodere perchè tutto faceva tranne il sindaco. Loro stanno sempre a pensare "alle scelte ideologiche" dei cittadini e ancora non hanno capito che scegliendo un sindaco dell'ideologia se ne fottono tutti. Quindi ben gli sta che 52.000 elettori di centrosinistra hanno votato Alemanno. EVVIVAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!! Grazie mille per il tuo assenso ai miei "salatissimi articoli". Abbracci gd'o
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Il piano delle case popolari, cara signora,
progettato da Veltroni e prossimamente gestito da Rutelli sindaco (me lo auguro), non credo che sia stato reso noto proprio a lei. Questa sua dichiarazione mi sa tanto di propaganda elettorale in favore del noto picchiatore post fascista Alemanno, detto "l'Unno". Rondine
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Conoscendo la serietà della giornalista Giuliana de Cesare D'Olcese non credo che voglia fare propaganda anti ciccio-bello.......
Staremo a vedere Roma chi eleggerà tra i due. Auguri..., Rinaldo in campo
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A Rondine rispondo "chi vivrà vedrà".
Al secondo messaggio rispondo: ben detto. Io, non faccio propaganda, ma opere di bene. Ai cittadini che si sveglino, non certo ai politici. (,-)
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Roma. Case popolari su discariche?
è "il Modello Roma" ih! ih!! ih!!! (,-)
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Roma. Case popolari su discariche?
Pare? Che significa “pare”? Dovresti dare notizie certe e non presunzioni…Di certo ti posso dire che quando entro in un ospedale pubblico della Lombardia (sai chi governa in Lombardia?) mi sento morire…Personale impreparato, strutture fatiscenti…Insomma sei lì che devi fare un controllo per il quale devi stare a digiuno e poi ti rinviano il controllo! Sai che bello? La verità è un’altra: se hai i soldi ti compri tutto, se non li hai…Peggio per te, e questo indipendentemente dal colore politico di chi ti governa. Cambia disco e dacci notizie certe. Che fine ha fatto la “mondezza” di Napoli? E’ bastato che Silvio vincesse le elezioni per farla sparire?
Allora mi auguro che tutto fili liscio… ahaha! Fabrizio
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e già,... per dartele a te "le notizie certe" mi espongo e rischio io... Verificatele da te le notizie, già è tanto che scrivo "pare", accontentati.
Ciao ciao gd'o
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Roma. Case popolari su discariche?
Giro la nota. Saluti, L. Q. Associazione Culturale "Maestro Rodolfo Lipzer" ONLUS Via don Giovanni Bosco 91 I-34170 Gorizia - Italia Tel. 0039-0481 - 547863 - 280345 - Cell. 347-9236285 Tel./Fax. 0039-0481 - 536710 - www.lipizer.it - lipizer @ lipizer.it
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Grazie mille per averla diffusa. L'inchiesta uscirà e la avvertirò con una mia nota. gd'o
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Case popolari su discariche?
Cara Giuliana, io ho apprezzato e pubblicato sempre i tuoi interessanti e condivisibili interventi ma, non riesco proprio a parlare negativamente di Rutelli, non tanto per le sue qualità di politico, quanto per non favorire Alemanno, a mio parere un fascista e una nullità di politico! Come dire:"tra i due mali scegliere il minore"!
Io preferirei che venisse eletto a Sindaco di Roma Rutelli, anche in continuità con Veltroni, potrei anche sbagliare ma un fascista alleato della Lega proprio non mi farebbe piacere... ANZI! un caro saluto Gigi La Monaca
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Cara Dolcese,
le propongo di inquadrare la notizia rovinosa che mi da, nel modo di lavorare diffuso fra i dipendenti pubblici. In nessun Paese europeo credo ci siano dipendenti pubblici cosi incapaci. La dimostrazione che sono incapaci è nell'Allegato che le propongo "Barca va". La rovina del Paese ha, come fattore scatenante, anche il modo di lavorare dei funzionari (i quali lavorano in ambienti senza bastoni, né carote, né meritocrazia). Se ne vuole sapere di più, legga il testo allegato "Recensione".
Cordiali saluti. Antonio Greco
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Perché in Italia è così rischioso comprare casa? Soldi tanti e case a fortissimo rischio
Da qualche tempo le cose non funzionavano come si deve nella coop «Garibaldina». I conti in rosso e i debiti pregressi hanno condotto la Lega delle Cooperative, a cui aderisce la coop di San Giuliano, a decretare la fine dell’attività. Sembra imminente la nomina del liquidatore da parte del ministero competente che dovrà liquidare le risorse residue della coop. pagare i creditori e, per ultimi, se ne avanzano restituire i soldi alle giovani famiglie coinvolte loro malgrado nel dissesto.
Le iniziative coinvolte riguardano complessivamente 26 famiglie, per lo più giovani e pensionati. Le situazioni più drammatiche sono a Casaletto Lodigiano (11 famiglie con abitazioni non ancora abitabili e già pagate) e Carpianello dove vi abitano ma 6 non potranno più rogitare. Le rimanenti 9 famiglie hanno rogitato ma mancano di alcuni requisiti essenziali per l’abitabilità (non c’è dichiarazione di fine lavori). La drammaticità della situazione è sotto gli occhi di tutti: la famiglia di Issa Khaled, ad esempio, immigrato che lavora disegnando costumi di scena, con tre bimbi piccoli ha venduto la sua casa, ha pagato interamente la nuova (che non gli è stata consegnata ovviamente) e ora è costretto a vivere a Lodi in un locale di 35 mq… Di fronte all’ennesimo fallimento ASSOCOND CONAFI chiede che si trovi al più presto una soluzione al caso specifico attraverso una forte assunzione di responsabilità da parte della Lega delle Cooperative e sottolinea la necessità che gli strumenti di legge ormai pienamente in vigore quanto a tutela degli acquirenti (dlgs 122 con l’obbligatorietà della fideussione per coop e imprese) siano altrettanto rigorosamente applicati. Gli acquirenti e i soci non possono continuare a essere vittime incolpevoli di gestioni scriteriate e irresponsabili
Paolo Cottini http://www.vittimegaribaldina.org
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TgEu - Il Pensiero Libero della Rete 
La Stampa vergognosamente tace sulla condanna di Rutelli a pagare,
secondo i dati di lista, è stato proprio il Pd che non ha eguagliato il dato delle...
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*I votifici magnaccioni di Rutelli*
Grandissima Giuliana: Si attaccano al comune di Roma come la mignatta delle paludi. Già vedo il duro D'Alema muovere il baffo e mentre finge di patrocinare il rutellone assestare pedate nel peraltro bluastro deretano di Walter. Si arriva a dire: "la responsabilità della violenza nella capitale è del precedente governo Berlusconi!!!!!!!!!!!!, ma questi hanno deciso di inanellare con l'Italia una serie infinita di figure di m.... con ogni tipo di elettorato. Siamo sulla buona strada, già i ridicoli e nostalgici Diliberto, Bertinotti e Pegoraro vari ce li siamo tolti dalle palle, adesso è il turno di Fassino, D'Alema, Walter e company. Ma non saremo noi a farli fuori, molto più semplicemente si autoelimineranno da soli. Una sorta di onanismo della scomparsa politica!!!!!!!!
Le bacio la mano Marcello Bruno (da Bologna)
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Hai visto com'è finito il "Modello Roma" e i suoi magnaccioni?.... dove e come avevo predetto io. ih! ih!! ih!!! (,-)
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D'Alema rovina tutto! Anche tu lo pensi?
D'Alema permise che arrivasse Berlusconi con il suo conflitto di interessi (che ormai in Italia si è espanso a tal punto che sono tutti "in conflitto").
Poi è venuto a Napoli a sponsorizzare Bassolino ed ha fatto perdere voti al PD e ci ha lasciato nella "MUNNEZZA". Insomma è UN DISASTRO! ma alcuni del suo  partito lo considerano un dio!!!!!!!! Graz
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Adesso che tutto ciò che avevo scritto su i sindaci Veltrozzio & Rutello si è avverato,
D'Alema farà cadere Veltrozzio e al posto della banca d'affari del Campidoglio farà una bella ed efficientissima Merchant Bank nel Pd.
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Ho firmato per il V-DAY dell'informazione. Molti MEDIA CONTRO!
Ci sono molti Media contro Beppe Grillo ed anche il suo V-Day: o non capiscono che LAVORA PER NOI e per loro o sono talmente inseriti nel "sistema" che hanno paura di perdere quanto hanno o di essere perseguitati e mobbizzati perchè troppo onesti per la "politica sistema"! GRAZIE BEPPE GRILLO! continua! Grazie!
Grillo ha fatto capire molte cose a tutti ma è stato molto attaccato. Forse non risponde perchè non vi conosce? Architetto Graziella Iaccarino Idelson
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Ho firmato per il V-DAY dell'informazione. Molti MEDIA CONTRO!
Grillo ha ricevuto copie del giornale e varie lettere ed e-mail. Può essere che mi sbagli, ma il fatto che ci si accorga solo del catastrofismo e della cattiva informazione, non palesando le realtà fattive e corrette nel dare notizie, ma soprattutto spazio alla gente, mi lascia pensare che sia tutto preorganizzato per scopi personali.
Spero di essere smentito, non per il bene del giornale che difendo a spada tratta ma per il bene del paese. Non abbiamo finanziamenti pubblici e siamo un giornale libero. Peccato che Grillo non si è mai occupato di noi. E' molto più facile gridare allo scandalo ma non rispondere ai mezzi che fanno informazione seria.
Mi sorge il dubbio che Grillo protesti, ma che faccia solo pubblicità per se stesso visto che più volte sollecitato non risponde. Ci troviamo tutti i giorni a lottare contro i "mostri" dell'informazione, che se ne infischiano di dare notizie reali e corrette, ma fanno "comunicazione" di questa o quella parte politica, che, dietro facciate di comodo, rappresentano. Siamo boicottati dalla distribuzione, fanno di tutto per non farci arrivare nelle edicole, non abbiamo, per scelta, appoggi politici, tutto è autofinanziato e vogliono farci passare come invisibili. Ma siamo Liberi: questo conta più di ogni altra cosa.
Apprezzo molto i suoi brevi messaggi, costanti e ben assestati. Non bisogna più tacere. Grazie Architetto. Gaetano, LiberoReporter
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Elezioni a Roma - IO NON SONO D'ACCORDO
di Lanfranco Turci
L'arroganza del PD è arrivata al punto di negare ai Socialisti il diritto di mettere il loro simbolo a fianco della miriade di altri simboli politici che sosterranno Rutelli.
La dichiarazione di un ampio gruppo di socialisti romani a favore di Rutelli per il ballottaggio di domenica prossima non mi trova assolutamente d'accordo.
Il PD ha rifiutato l'apparentamento che i Socialisti gli avevano offerto, senza porre nessuna condizione politica se non quella di riconoscere lo specifico contributo socialista a favore di Rutelli. L'arroganza del PD è arrivata al punto di negare ai Socialisti il diritto di mettere il loro simbolo a fianco della miriade di altri simboli politici che sosterranno Rutelli. Di fronte a questo atteggiamento il candidato sindaco Grillini e la capolista socialista Daniela Brancati avevano giustamente invitato gli elettori socialisti a votare secondo coscienza.
Evidentemente ci sono invece altri dirigenti socialisti che preferiscono gli schiaffi e ringraziano pure. Questa scelta esprime una subalternità nei confronti del PD che è più grave di quella che ha indotto altri dirigenti socialisti a confluire nel PD alla vigilia del voto. Il Partito Socialista si appresta ad andare al Congresso dopo la grave sconfitta delle ultime elezioni politiche. Sarà quella l'occasione per un confronto decisivo fra chi ritiene ancora valida l'ipotesi di una autonoma formazione socialista laica liberale, quale abbiamo proposto con l'Assemblea Costituente del luglio scorso, e chi invece pensa che sia venuto il momento di chiudere l'esperienza socialista.
Ma in questo caso si abbia l'onestà intellettuale di proporlo con chiarezza e di decidere alla luce del sole insieme a tutti gli iscritti del Partito Socialista.
Caro Turci,
in primo luogo: non può esserci neutralità rispetto a un candidato come Alemanno, che gira con la croce celtica "per ragioni affettive". In secondo luogo: non potete decidere o non decidere di "chiudere l'esperienza socialista". In terzo luogo: ciò con cui potreste "chiudere" fare è con la lunga e variopinta teoria di estenuazioni tattiche, alleanze e abboccamenti, con Berlusconi, Dini, Segni, Mastella, Milly D'Abbraccio... - La red dell'ADL
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Ad un passo dalla vittoria! Alemanno. Domenica e lunedì Roma si gioca il futuro.
E' una partita che si vince o si perde per 100 voti, non farci mancare il tuo, chiama parenti amici e conoscenti per trovare gli altri 99!
Rutelli e "compagni di merenda" sono alla frutta, non sono in grado di giustificare il loro passato nell'amministrazione comunale, parlano di un futuro che gli apparteneva nel 1994. Come ultima risorsa utilizzano la calunnia ed il vecchio repertorio dell'antifascismo, tutto tranne che parlare di Roma, dei suoi problemi e di come affrontarli.
Ha ragione Alemanno quando li chiama "Gruppo di Potere", questo sono una banca di "malaffare", per loro Roma è il "bancomat" con cui pagare le campagne elettorali del PD. Rutelli si difende dicendo che lui ha avuto una "multa" non è stato condannato da nessun tribunale per le consulenze d'oro, alla vergogna non c'è limite.
Rutelli sindaco di Roma assegna 1 miliardo in consulenze tecniche ad una serie di "analfabeti" funzionari del PCI, per "pagare" il loro sostegno alla sua candidatura, la Corte dei Conti lo indaga e condanna per "danno all'erario". Rutelli si vede rifiutato il ricorso in cassazione, deve pagare una multa di 64mila euro, non è stato condannato? Si siamo d'accordo anche noi, non è stato condannato come avrebbe dovuto. La tabellina mostrata a ballarò sul "miracolo economico" di Roma è un capolavoro di ipocrisia e falsità. Per prima cosa si paragona un dato nazionale del 2001 con uno di Roma del 2007, poi non si tiene conto e non si spiega perché Roma, grazie a Dio, comunque cresce di più rispetto al dato nazionale: la risorsa di Roma è un "signore" che si chiama Papa, "signore" che se va a New York si blocca la 5 strada, se vuole parlare nella prima università di Roma Velroni Rutelli e Prodi non lo consentono!
Ma vediamola questa economia Romana sotto le giunte Rutelli+Rutelli+Veltroni+Veltroni, ecco i risultati di 15 di gestione del gruppo di potere:
INA Assitalia                                                     via da Roma
IMI Istituto Mobil. Ital.                                         via da Roma
Direzione Telecom                                             via da Roma
Controllo BNL                                                    via da Roma
Candidatura alle Olimpiadi 2004                          persa
CAPITALIA                                                       scomparsa
Centrale del Latte                                              venduta a Cragnotti per 1 miliardo, che 6 mesi dopo la rivende a Tanzi (parmalat) per 100
Le infrastrutture per Roma?                                Non pervenute
L'elenco può essere ancora allungato, ma già così risulta evidente che: sono spariti dalla città centri decisionali di grandi aziende, con forte impoverimento del tessuto economico, dell'occupazione, dell'indotto. Una serie di insuccessi che hanno relegato la Capitale a ruolo sempre più marginale e anche l'Alitalia era sulla stessa strada. Però abbiamo la festa del cinema che non promuove l'industria locale, ma consente ai piacioni Veltroni e Rutelli le passerelle con le stars americane.
E' ora per destra e sinistra di dire basta, non è una questione di destra o sinistra, questa banda di miserabili deve andare a casa!!!!
Fai girare più che puoi questo doc, aggiungi di tuo, contatta tutte le persone per bene che conosci. QUESTA VOLTA SI PUO' VINCERE!!!
Comitato civico per Alemanno.
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Facciamoci del bene
Carissimi amici, il degrado di Roma non è solo fatto di strade piene di buche, aiuole ricoperte di erbacce, campi rom improponibili, traffico ai limiti del blocco totale, disorganizzazione a tutti i livelli, assenza completa del nuovo e del moderno. Il degrado di Roma è, credo siate tutti d'accordo, anche degrado morale e ancor più maleducazione civile dilagante. Maleducazione e arroganza soffocano la nostra vita quotidiana, limitano il nostro benessere e la nostra libertà.
Alla radice di tali mali stanno gli 8 anni Rutelli sindaco ed i 5 di Veltroni. Veltroni perchè, come in tutta la sua lunga carriera politica, non si sa neppure se stesse a Roma tanto era impegnato per se stesso, per la sua carriera, i suoi hobbies, l'Africa, Hollywood, i CD, i libri, gli improbabili gemellaggi con altre capitali vere, le notti bianche, ecc., ecc. Rutelli perché assolutamente insipiente, si potrebbe dire "incapace di intendere e di volere", semplice "tabula rasa", "piacione", "cipria", lanciato tanti anni orsono nell'agone politico dal suo padrino e.. amico Pannella, maritato con una che portava lei sì quel che a lui mancava...
Talchè a Roma non ha potuto dare nulla dal suo niente assoluto ma solo disastri dovuti a chi mal lo consigliava. Dopo questo periodo di oscurantismo assoluto abbiamo bisogno di una scossa se vogliamo recuperare un po' dello splendore di questa meravigliosa città e se diminuendone il degrado materiale e morale vogliamo vivere un tantino meglio noi e preparare un futuro migliore ai nostri figli che ci vivranno nei molti anni a venire. Alemanno è persona capace e determinata, è un ingegnere preparato ed intelligente, ed è l'unico nuovo possibile. Rivogliamo Rutelli che dopo i suoi lunghi 8 anni e i 5 anni del suo amico Veltroni si propone con frasi come "Roma ha bisogno di...?". Ma esiste a vostro avviso una faccia più tosta di tali dimensioni, senza pudore e senza vergogna?
E allora ciascuno di noi cerchi di convincere qualcuno degli indecisi a votare Alemanno per il nostro bene comune!
Cordialmente, Lucio
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La società dei magnaccioni
"Addolorano e sconcertano, perciò, i richiami e lo schierarsi a favore di Rutelli di una certa Chiesa Romana, del Partito radicale e dell'Italia dei valori di Di Pietro, l'Idv. Tutte entità che fanno dell'onestà il loro Primo comandamento, la loro bandiera di partito. Non certo la bandiera del magna magna. Eppure..."
hai scritto, ...e c'hai raggione. Ma senti 'n pò 'na cosa... A parte Rutelli, a Roma chi se pò votà? Alemanno? E Alemanno e i suoi sodali secondo te er "magna magna" nun lo fanno? Stanno là a guardà l'artri che magneno? O s'accontenteno delle briciole? A me me pare che Storace (tanto pe dìnne uno...) la faccia da morto de fame nun ce l'ha... E quanto ar caporione che ha vinto da poco l'Elezioni, te devo ricordà come ha fatto fortuna? Rutelli avrà pure rubbato quarcosa ai cittadini de Roma, come rubbeno TUTTI i politici der resto (tranne i Radicali, e questo lo sai mejo de me). Però, da ex cittadino romano all'epoca de Rutelli, me pare de potè dì che quarcosa l'ha fatta. Certo, se pò sempre fa de più e mejo... Roma nun è diventata Los Angeles o Parigi, ma nemmeno stamo messi come Napoli (tanto pe fà un esempio parecchio in voga de sti tempi).
Ma Berlusconi che ha fatto, a parte riciclà i sordi sporchi della Mafia che puzzano de sangue, de droga, de traffico d'armi e de mignotte (tutte cose che...guarda caso, er Sor Alemanno vorrebbe combatte... e che se mette a fà la guèra dentro casa sua? Se er Padrino ce l'ha a palazzo Chigi che fà? Je manna i pizzardoni a faje a murta?). Me pare che tra sistemà quarche parente in quarche posto pubblico, e riciclà i sordi guadagnati ammazzando quarcheduno, ce sta 'na bella differenza.
Se pe tte sta differenza nun ce sta, dormi pure in pace co la coscenza e metti pure la X su ALEMANNO SINDACO.
A Giulià, ma da romano (a Roma, io, ce sò nato) a romana: ma che me vòi fà crede che 'a mmerda è bbona?
E' tanto bbona che io, che a Roma ce sò nato, dopo che è diventata un letamaio soprattutto pe corpa de chi ce vive (nun ce pijamo per culo: nemmeno se fanno sindaco Gesù Cristo se pònno cambià 2.500.000 d'abbitanti!), ho dovuto arzà li tacchi e scappàmmene in Toscana. Se ve lamentate 'n artra vorta de Rutelli e Veltroni, me li vengo a caricà a spalla e in cambio ve porto Domenici, che ha ridotto una delle città più belle d'Italia (Firenze) a dormitorio e non contento vòle pure fà passà 'na tranvia in PIAZZA DELLA SIGNORIA!
Roma è diventata un cesso soprattutto pe corpa dei romani, che dicheno dicheno ma strigni strigni alla fine nun fanno mai un cazzo. Hanno dato ospitalità a un sacco de gente (mica solo stranieri, io parlo anche de chiunque è venuto a Roma a cercà fortuna perché ar paesello suo se puzzava de fame). Roma l'ha accolti, 'sta gente qua, j'ha dato da magnà, da beve, da dormì e seddercaso pure da scopà. E parecchia de sta gente nun solo nun ha detto nemmeno "Grazie", ma c'ha generosamente ricambiato trasformànno Roma nostra (perché, anche se nun ce nasci, Roma è de chi la ama. Ma figurate quanto la pò amà uno che c'è nato!) in un cesso a cielo aperto. E i romani però (li scrivo con la minuscola, perché i Romani de cui ce parla anche la Storia, quelli veri, nun l'avrebbero presa così bene...), zitti e mosca.
Come diceva un'illustre Romano, Ettore Petrolini, a chi lo fischiava a teatro: "Io nun ce l'ho co te che fischi, ma co quelli che te stanno seduti accanto e che nun te butteno de sotto!" Ecco, io nun me la pijo coi burini, che sò burini e se sa che sò burini, e se sa pure che burini ce rimàngheno, anche se vengheno a Roma a fà i signori co 'n pozzo de quadrini! Io me la pijo coi romani, che quando arrivano 'sti burini come quell'artri lanzichenecchi della Lega che vanno in giro a dì "Roma Ladrona" ma a Roma ce vengheno a pià 'no stipendio a nove zeri e manco se ne vergogneno, nun pijeno 'sta gente de merda e la rispedischeno ar paesello loro a son de carci ner culo! Che si a Roma ce stanno tanto male, nessuno ce l'ha voluti!!!
P.S.: visto come sò annate le Elezioni, se dopo avémme fatto scappà dalla città dove sò nato, ora me volete fà scappà pure dar paese dove vivo, fateme 'n fischio, armeno me dò 'na regolata e comincio subito a rifà le valigie. Però, ce terrei a fà mette a verbale che a 36 anni, de stà sempre co la valiggia 'n mano perché 'na manica de pupazzi lobotomizzati dalla TV se diverteno a rende er posto dove vivo 'na cloaca a cielo aperto, me sarei quasi rotto li cojoni...
E se invece da fà le valigie io, tutta sta gente se ne tornasse tanto romanamente affanculo da ndove è venuta, nun sarebbe mejo?
(Pe loro credo de no, ma pe i romani de sicuro sì!). Andy Favilli
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La società dei magnaccioni
Roma è diventata un cesso soprattutto pe corpa dei romani, che dicheno dicheno ma strigni strigni alla fine nun fanno mai un cazzo.
E' vero ma bisogna fa' finta che so' l'altri... Comunque mejo Alemanno che la cricca dei tre: Vertrozzio, Ruttello & Bettini (,-)
P.S.:Domenici è UNA M, lo conosco dal PDS, è UNA VERA M. gd'o
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Roma è diventata un cesso soprattutto pe corpa dei romani, che dicheno dicheno ma strigni strigni alla fine nun fanno mai un cazzo.
"E' vero ma bisogna fa' finta che so' l'altri...." scrivi. Quello fa parte del "politically correct" cara Giuliana, ma la verità io e te la sappiamo qual'è. Oggi m'è arrivata una lettera da parte di Marco Pannella che mi invita a Chianciano per l'assemblea dei 1000. Molto romanamente, e con immutata stima, gli ho risposto: e che ce vengo a ffà? Ci sono Romano Prodi, Mauro Del Bue, Marco Pannella, Biagio De Giovanni... con tutti questi figurati se vogliono ascoltare come la pensa e che c'ha da dire Andy!!!
Ma è proprio questo il punto: i voti non l'hanno presi non per colpa di Di Pietro, della Lega, della Sinistra radicale (i comunisti, per capirci). Queste sono cazzate Giuliana cara, come sono soliti fare gli Italiani quando perdono per cui la colpa è sempre dell'arbitro cornuto, della sfiga, dei pali e delle traverse... ecc.
A nessuno sorge il minimo dubbio che, quando si perde, forse qualcosina, ma anche più di qualcosina, si sia sbagliato noi! Ce l'hanno tanto con Grillo, che però ha fatto solo una cosa: ha riempito un vuoto. Un vuoto lasciato DAI POLITICI! Se i politici si riuniscono a Chianciano, invece di scendere nelle piazze accanto ai cittadini a raccogliere le firme per battaglie che - una volta (sic!) - erano anche le loro, come fanno poi a lamentarsi che alle elezioni vengono trombati??
La gente, soprattutto quella chiamata da loro con disprezzo "la ggente" (una volta per queste persone persino intellettuali come Pasolini avevano più rispetto...), non si sente rappresentata da loro. Per questo, e non per altro, non li ha votati. Punto.
E non è stata la gente a voltare le spalle alla Sinistra, ma la Sinistra a voltare le spalle alla gente, e nel segreto dell'urna la gente non ha fatto altro che rendergli pan per focaccia. Aver consegnato il paese in mano a Berlusconi è già abbastanza grave. Non aver ancora capito perché ciò sia successo è - secondo me - ancora più grave! Comunque mejo Alemanno che la cricca dei tre: Vertrozzio, Ruttello & Bettini (,-)
Su questo non ne sarei così sicuro. Hai visto a Ostia come si sono già messi avanti col lavoro? (lapide in memoria dei martiri alle Fosse Ardeatine distrutta e imbrattata con frasi inneggianti al Duce). Guarda, fanno schifo tutti. Ma almeno i soldi di Veltrozzio, Ruttello & C. non puzzano né di morte né di Mafia.
Spero che tu conosca la differenza, perché se non la conosci rischi di scoprirla quando è troppo tardi.
P.S.: Domenici è UNA M, lo conosco dal PDS, è UNA VERA M. Vuoi venire a rubbà a casa del ladro? Domenici ho imparato a conoscerlo a mie spese... per questo te dico che se nun volete Rutelli in cambio de Domenici vengo pure a pijammelo a spalla!! Un abbraccio radicale ANDY
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E che ne dici di questa notizia?!
"L'agenzia delle entrate, negli ultimi giorni di Pompei di Visco, ha messo on line tutti i redditi dichiarati dai cittadini italiani nel 2005. Chiunque può accedere liberamente, senza essere identificato. Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita. Padoa Schioppa e Visco, con la benedizione di Prodi e del centro sinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito. I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell'agenzia delle entrate".
Questo l'ha scritto Beppe Grillo ed ha come sempre perfettamente ragione. Rol
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***ANALISI DEL VOTO: VEDI, VICI, VINSI!*** CIRCOLO LIBERTA' EINAUDI April 15, 2008 9:51 AM
Primissima analisi del voto in attesa dei risultati definitivi, memore dell'ultima volta quando tutto o quasi cambiò più volte nel corso della notte, possiamo affermare a risultato acquisito, a parte la vittoria del PDL-LEGA su tutta la linea, che:
VINCE L'ITALIA BIPOLARE TENDENZIALMENTE BIPARTITICA - VINCE L'ITALIA DELL'ANTIPOLITICA "UTILE" O RAGIONATA - VINCE L'ITALIA DELLA GENTE - VINCE LO "SPIRITO" DEI CIRCOLI - VINCE L'ITALIA DEL CAMBIAMENTO E DEL RINNOVAMENTO - 
E' una svolta storica per il nostro paese. Se da un lato sparisce dal Parlamento, finalmente, la falce e il martello, dall'altro sparisce pure la destra nostalgica (rappresentata da Storace e dalla Santanchè. Ma allo stesso tempo spariscono tutti i partitini e partitucoli che tutti assieme hanno un risultato davvero risibile (con l'eccezione dell' UDC che comunque raggiunge una percentuale del tutto modesta. E' la vittoria del bipolarismo tutto italiano, tendente al bipartitismo: ciò che i partiti non hanno voluto fare per via legislativa, la semplificazione per assicurare "Governabilità" è stata fatta d'imperio, dagli italiani, attraverso il voto. Ancora una volta noi italiani abbiamo dimostrato di essere più avanti dei nostri governanti e  rappresentanti (tenetene conto per il futuro, voi che andrete a Roma, eletti dalle segreterie!).
Ma gli italiani hanno fatto di più: hanno dato forza alla LEGA da un lato e all'IDV dall'altro. Hanno premiato l'antipolitica "utile" o ragionata quei partiti da sempre vicini alla gente, attenti alle loro esigenze, sul territorio (tutto ciò è vero soprattutto per la LEGA, in parte anche per l'IDV, partito anni luce distante dalle mie idee, ma la realtà credo sia questa). E tutto ciò ci fa capire quanto noi dei Circoli avessimo visto giusto dando vita all'Associazione Circolo della Libertà un movimento dalla parte degli italiani, stufi di un certo modo di far politica, stufi di politici che una volta a Roma si disinteressavano del territorio, stufi della politica fatta di parole, parole, parole e pochi fatti, stufi di una Roma sempre più lontana dai problemi veri, dai problemi reali della gente. Ecco perchè parlavo della vittoria dello "spirito" dei Circoli, della vittoria della voglia di cambiare, della vittoria della voglia di rinnovamento. Quindi che fare, a conclusione di questa breve sintesi?
Ripartire di slancio per la nostra strada, continuando a credere e a batterci per il rinnovamento, la Rivoluzione Liberale, oggi possibile, nella certezza, oggi come non mai, che le nostre idee sono la nostra forza e la nostra forza, la nostra coesione la nostra compattezza ci porterà dopo avere liberato l'Italia da Prodi, Veltroni e compagnia bella, a liberare anche la nostra Torino e la nostra Regione da Chiamparino, Saitta e la Bresso.
E di tale "Rivoluzione Liberale" saremo i guardiani e le sentinelle: nessuno degli eletti pensi di fare i soliti giochetti cui i politici sono abituati, non glielo permetteremo, questa volta prenderemo i forconi, statene certi, meglio esser chiari fin dall'inizio. Con questa maggioranza dovete fare una cosa sola: Governare  nell'interesse di tutti, nell'interesse dell'Italia e degli italiani. E risolvere i tanti troppi problemi ereditati in un tempo ragionevolmente breve, compatibilmente coi tempi tecnici necessari. Nessuno ha la bacchetta magica, per carità. E questa sarà la nostra nuova missione. Da oggi fino alla vittoria, di nuovo possibile, anche alle Amministrative, e, se lo sarà per davvero, dipenderà solo da noi.
Galgano Palaferri Presidente Circolo della Libertà Città di Torino Luigi Einaudi - Membro esecutivo Provinciale Circoli della Libertà: 3406703498 - 3936410240
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La sinistra del nord
Discutono, a sinistra, sul capire o meno il nord. Strano modo di voler rimediare ad una sconfitta, visto che hanno perso anche al sud. Si fermino, per favore, evitino di far ancora sciocchezze nel tentativo di scimmiottare la Lega, che già, così facendo, ci hanno imposto una riforma costituzionale (nel 2001) che scassa lo Stato, non introduce il federalismo, e produce effetti disgregativi cui è stata poi anche la Lega, semmai, a cercar di rimediare. La smettano, a sinistra, di produrre una sottomarca del berlusconismo, buttino fuori dalla finestra gli studi commissionati per capire il voto e fuori dalla porta i sondaggisti che spiegano la politica.
Usino qualche sana e forte categoria marxiana, e cerchino di capacitarsi che hanno perso, così come avevano già preso meno voti nel 2006, perché rappresentano gli interessi dell'Italia assistita ed arretrata. Rappresentano la spesa pubblica, naturalmente senza averne l'esclusiva (dato che cresce anche con i governi di destra).
Rappresentano i ceti assistiti, anche qui senza l'esclusiva, perché poi sono le stesse persone aggredite fuori dalle stazioni periferiche, quindi insicure e poco inclini a festeggiare il mescolarsi delle etnie. Dal nord sono fuori perché non hanno nulla da dire a quanti sono esposti al mercato ed alla concorrenza. Non hanno neanche dirigenti, al nord. Ammiro Bresso e Chiamparino, ma sono eredi di una (nobile) tradizione comunista ed operaista piemontese. Per il resto è il vuoto.
Illy non è di sinistra, infatti lo eleggevano senza ascoltarlo. Cacciari è cacciariano, ininfluente ed eccentrico. Cofferati arriva dal sindacato, può fare il padano quanto gli pare, può anche andare in pellegrinaggio sul po, ma resterà il prodotto della sinistra che è giusto perda. Quando si è l'incarnazione d'interessi che appartengono al passato, che fanno paura anche a chi ne vive, quando si pensa avendo in mente un mondo che non c'è più, non si devono chiamare gli esperti di marketing politico, piuttosto gli psicanalisti. Una sinistra "nordista" farebbe solo più pena, anche crozzianamente umana. Confondono il guscio con l'uovo, pensano all'immagine quando il problema è la sostanza. Continuano a sforzarsi per sistemare il loro passato, mentre dovrebbero azzerare il gruppo dirigente ed affrontare le sfide del futuro.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Il loft e il Paese
di Luca Ricolfi - La Stampa 30 aprile 2008
La cosa che più colpisce, in questi giorni, non è quel che si dice sulle cause della doppia disfatta Veltroni-Rutelli, ma lo stupore con cui se ne parla. Non si può dire che la sconfitta fosse perfettamente prevedibile, ma sembra che le sue dimensioni abbiano preso un po' tutti alla sprovvista, come se politici, giornalisti, commentatori, studiosi non si fossero accorti di quel che passava per la testa della gente.
Tale stato d'animo degli osservatori rischia di portare fuori strada nella ricerca delle ragioni di questo improvviso ribaltamento degli orientamenti politici dei cittadini.
Chi è stupito va a caccia di cause nascoste, sottili, difficilmente visibili a occhio nudo. C'è chi dice che Veltroni avrebbe copiato Berlusconi, inducendo gli elettori a snobbare la copia e preferire l'originale. C'è chi dice che Rutelli avrebbe strizzato l'occhio ai preti, e troppo disdegnato i temi laici: il consiglio è di fare come Zapatero.
C'è chi invoca l'effetto band wagon: da sempre gli italiani hanno il vizio di saltare sul carro del vincitore. C'è chi, in modo vagamente tautologico, invoca un generico "vento di destra": l'Italia va a destra perché così soffia il vento. C'è chi, infine, si rammarica che solo Berlusconi sappia "interpretare la pancia del Paese": a quanto pare quando vince la destra è la pancia che parla, quando vince la sinistra è la testa che ragiona.
Ma forse, più semplicemente, abbiamo trascurato due fatti macroscopici, che non hanno attirato su di sé l'attenzione proprio per la loro ovvietà ed evidenza.
Il primo fatto macroscopico è il discredito del governo Prodi, legato all'indulto, all'esplosione della criminalità, agli aggravi fiscali e burocratici, al drammatico aumento delle famiglie in difficoltà (+57% negli ultimi 12 mesi). A quanto pare i dirigenti del Pd non si sono resi conto di quel che la gente ha passato negli ultimi due anni. Naturalmente gli sbagli del governo non sono l'unica causa delle sofferenze e delle paure degli italiani, ma ignorarne la portata è stato una imperdonabile leggerezza politica. Giusto o sbagliato che fosse, dopo due anni di governo dell'Unione gli italiani sentivano il bisogno di voltar pagina: come si poteva pensare che si affidassero a chi instancabilmente ripeteva che quel governo aveva ben operato?
Il secondo fatto macroscopico è in realtà un non fatto, ovvero una clamorosa omissione. La sinistra italiana, a differenza della sinistra inglese a metà degli Anni 90, non ha ancora voluto compiere la sua rivoluzione antisnob, ossia quel percorso di rottura con il mondo dei salotti che - secondo Klaus Davi - fu una delle carte vincenti con cui Tony Blair riuscì a resuscitare il consunto Labour Party, riavvicinandolo alla gente comune e riportandolo al governo del Paese dopo il lungo regno della Thatcher (Di' qualcosa di sinistra, Marsilio, 2004). Omissione curiosa, visto che - sul piano comunicativo - il primo problema della sinistra italiana è la sua immagine elitaria e anti-popolare, il suo presentarsi come una squadra di autocrati illuminati, di seriosi e impermeabili custodi del bene.
Di questa drammatica distanza dalla sensibilità popolare, di questo deficit di radici sociali, Veltroni è parso del tutto ignaro. Cercando di conciliare tutto e tutti, nascondendo sistematicamente le difficoltà in cui il governo uscente aveva cacciato il Paese, pensando di maneggiare con semplici esercizi verbali la protesta delle regioni più operose, Veltroni ha mostrato di non aver capito né quanto profondamente il governo Prodi avesse diviso l'Italia, né quanto i simboli del Palazzo e della politica romana siano invisi alla gente comune (era proprio il caso di chiamare Loft la nuova sede del Partito democratico? E di chiamare "caminetti" le riunioni dei dirigenti che contano?).
Con l'immagine salottiera e poco ruspante che la sinistra post-berlingueriana si ritrova addosso, con la sua mancanza di radicamento nel territorio, con la sua distanza culturale dalle regioni del Nord, presentarsi alle elezioni con un candidato premier che è la quintessenza del bel mondo di Roma, delle sue terrazze e dei suoi salotti, era già un azzardo notevole. Non rendersi conto dell'azzardo, e non prendere alcuna contromisura compensatrice, è stata un'incomprensibile follia.
Qualcuno, già me lo sento, dirà che la politica seria è un'altra cosa, e che è da qualunquisti rimproverare a Bertinotti le frequentazioni mondane, o ai dirigenti del Pd di riunirsi davanti a un caminetto, in un appartamento che amano chiamare il Loft. È vero, quel che conta è capire la realtà, e se ti riesce meglio davanti a un caminetto non c'è niente di male. Il punto, però, è che questi signori il contatto con la realtà sembrano averlo perso completamente. A forza di parlarsi tra loro non sanno più in che Paese vivono. Se la gente li vede come una casta, non è tanto per i loro privilegi, ma perché i loro simboli sono quelli di un mondo inarrivabile e separato, lontano mille miglia dal mondo di tutti noi.
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La sinistra torni su questa terra
di Davide Giacalone - Libero 30 aprile 2008
Stiano a sentire, i signori della sinistra: oscillando fra depressione e prosopopea si rendono ridicoli, la sconfitta consegna nelle loro mani la possibilità di far nascere una sinistra sana, democratica ed occidentale. Già c'è chi affila le lame del regolamento dei conti, ma se pensano di rifare una coalizione sventolando le bandiere rosse con su la faccia di Casini, o quelle arcobaleno con la faccia di Vendola, non hanno capito un bel niente. Sono fuori dal mondo.La sconfitta romana è limpida, chiarissima: basta con i bellimbusti che non sanno cosa dire, ma lodicono bene; con l'apparenza a dispetto della sostanza; con professionisti della politica che si vestono facendo il verso ai miliardari; con l'imitazione degli americani senza sapere una sega dell'America. L'elettore di sinistra si è strarotto di votare succedanei di quel che della destra detesta. La borghesia agiata ed annoiata se ne frega delle cravatte chiare su botton down, resta al ristorante e non va a votare (mitica la previsione di Vanzina!), mentre quelli che fanno la fila all'ipermercato (e che a sinistra chiamano "borgatari", perché neanche sanno più cosa e dove sono le borgate) s'arrabbiano a vedere che c'è chi paga l'ombrellone quanto loro pagano d'affitto. Detto in breve: la sinistra è guidata da una classe dirigente vuota d'idee e composta da mantenuti della politica.
E tale disastro capita per due ragioni: a. perché la sinistra che fu comunista si ostina a non volere fare i conti con il proprio ieri, condannandosi a non avere idee e valori per il domani; b.perché nel vuoto di coerenza ed ideali si selezionano arrampicatori, cercatori di rendite, tendenzialmente nullafacenti dalla nascita. Bene! la strasconfitta, l'essere stati infilzati da un avversario per niente centrista o buonista, dovrebbe aiutarli a cambiare musica. Comincino dal comunismo e terminino con il moralismo, non tralasciando nessuno dei loro orrori. Provino, magari per gioco, a campare una settimana con il salario medio di un mese. Facciano la fila, non dico per la pensione, ma almeno per il cinema, la domenica. Scopriranno un mondo, quello reale, che non si vede dalle ville degli amichetti loro, arricchitisi con municipalizzate e sottogoverno.
E' un'occasione preziosa, almeno quanto le loro scarpe. Non la sprechino.
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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L'identità smarrita
di Paolo Franchi - Corriere della Sera 30 aprile 2008
A sentir snocciolare in tanti commenti i mille e un motivo per cui il centrosinistra ha perso alle politiche e a Roma, verrebbe da dire che mai catastrofe fu tanto annunciata. Si dà il caso, però, che la maggior parte degli analisti e dei commentatori in questione non la abbiano affatto prevista. Anzi, abbiano in molti casi sostenuto addirittura il contrario. E cioè prima che la partita nazionale era aperta, apertissima, grazie soprattutto all'epocale novità rappresentata dal Partito democratico impegnato, sotto la guida di Walter Veltroni, in uno straordinario recupero in virtù del quale per lo meno al Senato sarebbe riuscito a strappare un pareggio. E poi, alla vigilia del ballottaggio per il Campidoglio, che in ogni caso il modello Roma aveva possibilità buone, per non dire ottime, di resistere alla bufera. Di più: che dalla ridotta capitolina sarebbe partita la riscossa.
Soltanto i pochi, anzi, i pochissimi, che, pur senza farsi profeti di sciagura, non hanno cantato in questo coro, magari pagandone dazio (lo scrive uno che ha qualche competenza nel ramo), potrebbero forse levarsi a rivendicare: lo avevamo detto. Farebbero malissimo. Non solo per questioni di stile, o perché non servirebbe a niente. Ma perché qui non si tratta solo delle scelte degli ultimi mesi, o degli ultimi anni. Questo voto, anzi, questi voti vengono da lontano. E alla sinistra dicono che sono venuti al pettine (come capita spesso: tutti insieme) nodi lasciati colpevolmente irrisolti per un quindicennio e passa. Nodi che non si possono tagliare con l'accetta né dipanare con qualche botta di fantasia. Nodi così aggrovigliati che non si lasciano spiegare da considerazioni giuste, sì, ma tutto sommato parziali e contingenti, si tratti dell'opportunità o meno di puntare su un candidato come Francesco Rutelli, che oltre tutto in Campidoglio era già stato dal 1993 al 2001, e prima ancora di sceglierlo (ma non si era fatta l'apologia del metodo delle primarie?) come si trattasse di una questione privata tra lui e il sindaco forzatamente uscente Veltroni.
Nodi così intricati, in ogni caso, da autorizzare chi davvero si voglia provare a scioglierli persino a tacere in attesa di qualche illuminazione, ma non a promuovere una tragicomica e autodistruttiva caccia alla quinta colonna (la sinistra radicale? i perfidi dalemiani in agguato?) che, per isteria ideologica o, per vendetta o per tendere una trappola al leader del Pd o per chissà quale altro infame disegno, avrebbe colpito alle spalle il povero Rutelli. Se qualche decina di migliaia di elettori romani ha votato per Gianni Alemanno al Comune, e per Nicola Zingaretti alla Provincia, non è per qualche oscuro complotto, ma più semplicemente e se vogliamo più drammaticamente perché la maionese della sinistra è impazzita. E non bastano certo a recuperarla gli appelli a rispettare nelle urne quella che un tempo si chiamava la clausola antifascista.
C'è, gigantesca, una questione irrisolta di identità. Quelle vecchie non ci sono più, di nuove non se ne vedono. Silvio Berlusconi, intelligentemente, ha (quasi) smesso di gridare al pericolo comunista. Ma la questione è antica, e ha ragione chi sostiene che è stato il Pci a lasciarcela in eredità. La sinistra italiana di matrice comunista se la porta appresso da prima ancora del fatidico Ottantanove, certo. Ma l'Ottantanove avrebbe dovuto imporre di prenderla, seppure in extremis, per le corna.
Non per distruggere tutta intera una storia, o per rimuoverla furbescamente, ma per salvare quanto di vivo e vitale questa storia nonostante tutto ancora esprimeva nel solo modo possibile: facendone una componente essenziale della formazione di un grande partito socialista, popolare, democratico e riformatore. Questo sì, sarebbe stato un grande fatto nuovo, davvero epocale non solo per la sinistra ma per il Paese: un fatto destinato a ravvicinarci all'Europa.
Le cose, però, sono andate come è noto, e per mille motivi, in modo totalmente diverso, la storia italiana ha preso tutt'altra piega. Quindi, si dice, è inutile continuare a ragionarci su quasi venti anni dopo. Meglio, molto meglio prendere atto che, seppure in grave ritardo, in Italia una grande forza dichiaratamente riformista, emancipata da qualsiasi ipoteca massimalista, dotata di una vocazione maggioritaria, finalmente c'è, e si chiama Partito Democratico: quando occorre, variante nostrana dei grandi partiti socialisti europei, più spesso, sempre più spesso, qualcosa di infinitamente più originale, più avanzato, più americano. Alla prima uscita ha fatto quanto ha potuto, diamogli tempo e fiducia, incrociando intanto le dita nella speranza che il neonato Pd non si lasci andare a pulsioni suicide, abbandonandosi a una guerra intestina senza sbocchi.
Si tratta di considerazioni sagge e realistiche, che è giusto tenere nel dovuto conto: Walter Veltroni e il Pd hanno diritto a qualcosa di più di una prova d'appello.
Qualche domanda, però, è pur giusto formularla lo stesso, sempre che non ci accontenti di compiacersi per i voti comunque ottenuti e di incolpare della sconfitta Romano Prodi o la sinistra radicale o il destino cinico e baro.
L'identità, si diceva. Non più comunista, non socialista o socialdemocratica o laburista, e, se è per questo, nemmeno di sinistra in senso proprio ma, grazie alla contaminazione tra postcomunisti e postdemocristiani prima e alla leadership di Veltroni poi, semplicemente riformista, perché il resto sono "ossessioni ideologiche del Novecento". Benissimo. Ma di che pasta è fatta, a quale Italia fa riferimento l'identità riformista del Duemila di un partito che, nato per presidiare il centro della società italiana, ottiene sì, in nome del voto utile, ampi consensi (non importa qui quanto entusiasti) nell'elettorato della sinistra radicale, contribuendo a rendere extraparlamentare la medesima, ma proprio al centro non ne guadagna, e anzi ne perde? E non avrà per caso seri problemi di identità, oltre che di radicamento popolare, un partito nuovo e novista la cui caduta nella Capitale che aveva eretto a modello, e che fino a ieri era guidata dal suo leader, viene salutata da tanti elettori (a torto o a ragione, non è questo il punto) alla stregua di una liberazione?
Non sarà forse che dalla maggioranza dei romani e degli italiani questa sinistra dichiaratamente non di sinistra che però parla a nome della sinistra viene percepita soprattutto come una forza di conservazione (di potere, di interessi, di casta, di status, di posti), per soprammercato fastidiosamente supponente e gratuitamente moraleggiante, piuttosto che di trasformazione e di cambiamento, e che tutto questo ha qualcosa da spartire sia con la cosiddetta "antipolitica" sia con lo spostamento a destra politicamente e culturalmente così profondo, socialmente così trasversale, del Paese? Si tratta, è ovvio, di domande sgradevoli. Ma a non porsele, a non cercare delle risposte, a limitarsi a dire, come ha fatto Goffredo Bettini sollecitato dai cronisti: "Tutto il mondo mi rompe i c...", si rischia a sinistra qualcosa di ancora peggiore di quel che è capitato in questo aprile impietoso. La storia non è finita qui, tempo per ragionare ce n'è. Ma non tanto.
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Dalla pioggia alla grandine
di Stefano Folli - Il Sole 24 Ore 29 aprile 2008
Dopo il 13 aprile, ecco il 27 aprile. Per il Partito Democratico la disfatta di Roma è pesante e drammatica. Francesco Rutelli è stato impietosamente respinto dai romani e ha pagato anche per colpe non sue.
E' diventato suo malgrado il simbolo di un Pd privo d'identità, incapace di interpretare sul serio, e non solo sul piano retorico-mediatico, un modo nuovo di fare politica.
Un partito persino spento che dopo il 13 aprile si è come ripiegato su, se stesso, silente, al punto che proprio ieri il suo leader Walter Veltroni parlava di "una reazione alla sconfitta (nel voto politico, ndr) dominata dalla malinconia".
Ma c'è dell'altro e di peggio. Il Pd dimostra di aver perso il contatto con la realtà quotidiana della gente proprio in una città, Roma, che avrebbe dovuto costituire il suo "cortile di casa". E così è stato per quindici anni, fin quando si è spezzato l'incantesimo. Ci si è accorti all'improvviso che la città negli ultimi anni di Veltroni non era bene amministrata e che nei cittadini prevaleva ormai un senso d'insicurezza e l'inquietudine che ne derivava. L'omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto ha assunto un valore simbolico: una discriminante al di là della quale nulla avrebbe più dovuto essere come prima. Invece non è cambiato quasi nulla. Sul piano nazionale e locale i temi della sicurezza sono stati negletti.
Roma è apparsa soprattutto come la pedina di un gioco di potere. Rutelli nel 2001 aveva ceduto il posto a Veltroni, che nel 2008 ha provato a restituirglielo.
Quasi un'investitura per diritto divino. Nessuna novità, nessuna idea capace di coinvolgere e affascinare l'elettorato. Il Pd nella capitale ha offerto, diciamolo, il suo viso più stanco e più legato alle vecchie logiche di una nomenklatura politica. Peccato per Rutelli, che nel suo periodo, fra il 1993 e il 2001, era stato un buon sindaco.
Ma l'operazione rientro non poteva essere organizzata in modo peggiore. Fra il primo e il secondo turno si sono perse decine di migliaia di voti: per disillusione, per scetticismo, per inerzia. E certo i consensi della Sinistra Arcobaleno, all'indomani del collasso del 13 aprile, non sono andati a rafforzare il candidato del Pd.
Anzi, sembra proprio che molti elettori abbiano disgiunto il loro suffragio, votando per Nicola Zingaretti alla Provincia e per il candidato del centrodestra al Comune.
E così proprio Gianni Alemanno, il candidato perdente, il predestinato all'insuccesso, è apparso più credibile sul nodo cardine della sicurezza. Di più: è risultato il volto affidabile cui affidare le speranze di cambiamento. Alemanno ha regalato ad Alleanza Nazionale una vittoria preziosa, in un certo senso storica, che restituisce vigore politico al partito di Fini, proprio nelle ore in cui questi viene eletto presidente della Camera. Perché non c'è dubbio che nella capitale ha vinto An, non Berlusconi.
Ed è evidente che il voto pro-Alemanno segna l'inevitabile ricomposizione dei rapporti con la destra di Storace. Vedremo con quali conseguenze.
Certo, non basta la scalata al Campidoglio per bilanciare il peso politico della Lega nel centro-destra. L'asse del governo Berlusconi è solido ed è quello che si va delineando in questi giorni. Tuttavia il successo di Alemanno è così vistoso (oltre sette punti...) da infliggere un colpo terribile al partito veltroniano. Che non ha vinto al Nord, è arretrato al Sud e ora frana a Roma, nel cuore dell'Italia centrale considerata fino a ieri il fortino inespugnabile del centrosinistra.
È l'onda lunga del 13 aprile, si è detto. Ed è senz'altro vero. Ma è soprattutto il riflesso di una strategia fallita a metà. Veltroni ha avuto il merito di rompere con l'estrema sinistra, affrancandosi dai suoi ricatti permanenti. Ma poi non è riuscito a conquistare l'elettorato moderato, i ceti produttivi che nel settentrione si sono divisi fra la Lega e il Pdl. Si poteva immaginare che nella capitale le cose sarebbero andate meglio, anche in virtù del voto cattolico cui Rutelli ha prestato sempre una particolare attenzione. Viceversa, la rivincita auspicata non c'è stata e ora il Pd è all'anno zero.
Dovrà affrontare una delicata riflessione interna che non potrà non investire, passata l'ondata emotiva, la stessa leadership di Veltroni e del suo gruppo dirigente. Ossia il modo con cui il partito dovrà organizzarsi, il profilo dell'opposizione parlamentare, l'orizzonte politico di medio periodo, il tipo di confronto da avviare con la sinistra rimasta fuori del Parlamento. Per quanto lo si voglia negare, il voto di Roma suona come sanzione per l'ex sindaco. Ed equivale a un atto di profonda sfiducia verso un Pd la cui natura politica appare ancora indistinta, troppo legata a un logoro blocco di potere nonostante la patina "nuovista". Si dovrà ripartire di qui. 
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Casta a sinistra
di Lucia Annunziata - La Stampa 30 aprile 2008
Per chi suona la campana della Casta?, Ci siamo chiesti per quasi un anno intero, mentre il fenomeno ingrossava le rendite delle librerie e le piazze. Avevamo risposto un po' in coro (ché il mondo intellettual-giornalistico-politico non è vittima, come dice Grillo, di servitù, ma di conformismo) che suonava per tutti. Certo l'attacco arrivava dritto contro il centro-sinistra, veniva riconosciuto, ma, si aggiungeva: "Solo perché è al governo". Il centro-destra del resto si sentiva ugualmente impaurito da quelle piazze insultanti. In una intervista proprio a questo quotidiano Gianfranco Fini, allora presidente di An, appena tornato dalle vacanze, diceva "le critiche toccano anche noi", e che solo "la buona politica in futuro ci può far affrontare meglio queste sfide".
Ma il famoso sermone di John Donne, citato da Hemingway, quello secondo il quale nessun uomo è un'"isola", rispondeva alla domanda più precisamente: "... non chiedere per chi suoni la campana. Essa suona per te". Per ciascuno di noi. Questa campana (di morte perché in inglese "to toll" si riferisce al tocco del lutto) non è cioè un avviso generico, ma una specifica attribuzione di responsabilità individuale. Un anno dopo la comparsa del fenomeno, e a voti consolidati, possiamo allora forse oggi attribuire questa responsabilità: la Casta che veniva attaccata dal malumore popolare non era l'intera classe politica, ma solo quella del centro-sinistra.
Questo ce lo dicono intanto i numeri. Un tale dislivello di fiducia fra centro-destra e centro-sinistra non può essere spiegato da conversione ideologica, ma solo, come ormai tutti paiono accettare, da una crisi di rappresentanza. Concetto centrale della filosofia politica dalla Rivoluzione Francese in poi, la rappresentanza politica è il rapporto fra individuo e istituzione, la possibilità del singolo di vedere affettivamente soddisfatta la volontà espressa nella sua delega. L'antipolitica, al di là degli insulti con cui ha condito i suoi attacchi, ha sollevato appunto questo problema: la frustrazione dei cittadini, il distacco fra elettori ed eletti. Con una aggiunta che solo il voto ci ha reso visibile: questa frustrazione ha colpito più il blocco di centro-sinistra che quello di centro-destra.
Il perché, a questo punto, non è poi difficile da capire, anche solo prendendo in considerazione le parti più banali di questo processo. L'antipolitica ha battuto nei mesi scorsi su una pubblicistica moralisteggiante, descrivendo le élite politiche con categorie ineffabili, e crudeli - salotti, radical-chic, distanza - descrivendo una società divisa in due, con da una parte un luogo dorato e quieto, di scambi di parti, di ruoli e di favori, dall'altra il luogo dei bisogni reali, concreti, banali e solidi, della gente "comune". La divisione, pur semplificante, è diventata una potente ed efficace arma di attacco, perché ha messo il dito su una delle principali malattie del mondo contemporaneo: il privilegio.
E cosa è il privilegio, oggi? Non la ricchezza - che si può acquisire; non la professionalità - che si può acquisire. E' la capacità di avere accesso facile alle risorse: cioè avere molto, a sforzo minimo. Da dove nasce questo privilegio? Dalla capacità di lavorare nel sistema, usarne le pieghe, manipolarlo.
I nuovi "cattivi" sono infatti oggi i finanzieri, i manager delle stock option, i mandarini delle istituzioni, i gestori della proprietà pubblica, e, infine, i politici.
Un intero mondo di chierici che dovrebbe essere il garante delle risorse pubbliche e ne diviene invece il facilitatore per un piccolo gruppo di "privilegiati" appunto.
E' un fenomeno che sulla carta dovrebbe accomunare destra e sinistra. Ma, come si diceva, porta sotto accusa invece solo il centro-sinistra. Perché?
Primo perché la sinistra promette nel suo programma l'uguaglianza; secondo perché la classe politica di sinistra è statalista: promette dunque uno Stato amico e padre. Quando il centro-sinistra trasforma la sua rappresentanza in un mestiere del privilegio, e vive alle spese dei cittadini, commette un tradimento doppio.
Mentre il centro-destra, percepito come rappresentante di un mondo e di una ideologia della ricchezza, è caricato di meno attese. Agli occhi di chi sceglie a sinistra le pensioni parlamentari, le macchine blu, il balletto di incarichi nazionali che si avvicendano tra poche persone, sempre le stesse, le liste bloccate e decise dall'alto, il verticismo, agli occhi degli elettori del centro-sinistra diventano i simboli, per nulla irrilevanti, della disparità del loro rapporto con chi li rappresenta. Il privilegio contro cui si è scagliata in Italia l'anticasta, il rimprovero nato dentro la sinistra dalla sua stessa base contro le élite al suo interno - politici, giornalisti, manager - è lo specchio non di un collasso di gestione, ma del collasso di una comunità di intenti.
La Casta è stata dunque trovata. Per questo diciamo che per il centro-sinistra quella di oggi non è solo una sconfitta elettorale, ma il rischio che il suo mondo scompaia. Capire chi e come rappresentare sarà il lungo lavoro di ricostruzione della prossima opposizione. Ricordando che in altri Paesi un processo così disarticolante è già avvenuto: dopo Clinton e dopo Blair ad esempio, e dopo Jospin. E che i segni di recupero non sono esattamente dietro l'angolo.
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Il tramonto di razza piaciona
di Federico Geremicca - La Stampa 29 aprile 2008
Dalle terrazze al garage. Più che una sconfitta è il tramonto della sinistra al sushi. La fine di Roma piaciona. Appena nel 2006 sembrava impossibile, lo Strega santificava Sandro Veronesi contro Rossana Rossanda, lo scrittore, aitante e inseguito dalle ragazzine anche-io-scrivo-qualcosa-sai, girava per il Ninfeo con la telecamerina, ringraziava i giurati, conosceva tutti... Stavolta, potenza dei simboli, nel sabato elettorale era rifugiato nella sobria Torino di Baricco, a un tavolo di una festa della scuola Holden, con quasi il presentimento che a Roma tutto stesse per finire, e (relativamente) poche ragazzine intorno.
Alessandro Baricco da quel mondo alla Ettore Scola (nel senso del film La terrazza) s'è allontanato perché "non ho mai saputo fare politica, e questa è una stagione in cui ognuno dovrà fare quello che sa fare, mettere il suo mattoncino per il progetto che conosce". La Roma piaciona l'aveva pur avvicinato, "loro però non volevano cambiare...", quasi sussurra lo scrittore di Seta reduce da una lezione sull'Hemingway di Un posto pulito, illuminato bene. Lo scollamento però lo respirava anche lui, "io che sono il primo a essere scollato dalla realtà".
Gaio Fratini nel '96, alla vittoria veltroniana, se la rise, "Venditti, Dalla, Morandi, Vecchioni:/ sia Roma un Paradiso di ultrasuoni,/ tra il Foro e il Colosseo, canta Veltroni". E allora Festival di Massenzio, Casa delle letterature, Zètema, la società che ha il pacchetto chiavi in mano della cultura "de Roma", le case di produzione televisivo-cinematografiche, l'Auditorium, la Festa del Cinema che Pasquale Squitieri annuncia già di voler mutilare, cosa tramonta e cosa resta di tutto questo? Sostiene Carlo Freccero che "finalmente ci sarà anche tra loro un po' di gioco della verità, qualcuno che rifletta su come mai c'è in città quest'odio così forte per tutto ciò che sa di intellettuale... Avrebbero dovuto capire dal primo sondaggio che quel mondo, quel modo di fare le liste col bilancino, aveva stufato; quand'è che si è bloccata la rimonta? Alla composizione delle liste con le Madie. Se io nel mio esilio di Raisat faccio flop con 5 film ad aprile, mi vado a prendere lo share, regione per regione, e inizio la riunione della mattina dicendo "la colpa è mia, ho sbagliato". Loro non lo fanno mai, da quindici anni...".
Anni cominciati, in realtà, nel '92: alle ultime politiche della prima repubblica. In campagna elettorale Francesco Rutelli si presenta con Barbara Palombelli alla festa nella casa romana di una celebre giornalista, dove comincia a distribuire volantini. Al che lei lo stoppa e gli fa, beffarda: "Please no, it's a private party", è una festa privata.
Ma tutto è stato festa, nella Roma bellona che Ilaria D'Amico non rinnega: "Aver costruito un'identità culturale alla città è il dato iper-positivo, che rimarrà". Resterà anche quel che di chiuso di luoghi come Rai3, l'Ambra Jovinelli, il divano di Serena Dandini, il mondo guzzantiano. Dice lo scrittore Niccolò Ammaniti che "quella vitalità culturale e anche mondana ha reso vivace la città, però quell'identità è solo borghese, fatta e pensata per delle persone che hanno un certo stile di vita, faticosa da capire per altri". Una signora dell'industria culturale democratica assicura: "Gli affari di Zètema, o dell'Auditorium, continueranno; se non si fossero già riposizionati, secondo lei chi l'avrebbe votato Alemanno?". L'ultimo evento in calendario alla Casa della letteratura, il 30 maggio, prevede cose come il faccia a faccia tra Bernardo e Giuseppe Bertolucci; e prima impazzavano Vincenzo Cerami e il compositore Nicola Piovani (che baciò galeotto Giovanna Melandri). Adesso qualcuno già pensa di fargli seguire una serata con il romanziere Pietrangelo Buttafuoco. "E vedrete lo Strega di quest'anno", sibila uno degli influenti giurati.
La Roma piaciona muore, ma sa sopravvivere sotto le ceneri. Le case di produzione come Bernabei e Lux sono già bipartisan. Pietro Valsecchi, ospite fisso a Sabaudia di Giovanni Malagò, è andato alla riunione dei cinematografari con Luca Barbareschi e lì ha detto: "Utilissimo, ho sentito ottime idee".
Cene si organizzano tra i partecipanti, il produttore Riccardo Tozzi, marito di Cristina Comencini, che preparava spaghettate in festa per l'assemblea del Pd; e poi Michele Placido con Angelo Barbagallo (il socio storico di Nanni Moretti), Andrea Purgatori, Moira Mazzantini, la sorella di Margaret, attrice e moglie, a sua volta, di Sergio Castellitto... Roma piaciona con un link a destra, le due sono figlie di Carlo, ex combattente nella Repubblica sociale. Vai a sapere.
Perché le terrazze mettono il lutto; ma sono anche piene di risorse, capaci di potenti digestioni. "È una tragedia", assicura Paolo Virzì, il regista di Ferie d'agosto, che ci aveva fatto ridere canonizzando la sinistra terrazzata contro la destra cafona. O forse una fonte d'ispirazione. Chiami Francesco De Gregori e senti che oggi dice "no, non commento 'sto disastro". Un disastro, sì. Oppure l'ultima canzone. Rutelli paga gli errori di un partito senza identità.
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ROMA. Il 13 Aprile. Cosa faremo? Prime riflessioni sulle elezioni del 13 e 14 Aprile
Il commento de "Il 13 Aprile" sui risultati delle elezioni pubblicato sul nostro blog
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Elettori: 47.126.601 - Votanti: 37.899.566 - Nulle e bianche: 1.437.261 - Voti validi: 36.452.305.
1. Il primo macroscopico dato su cui ragionare è questo: 9 Milioni e 236mila cittadini si sono rifiutati di recarsi alle urne. Un milione mezzo di cittadini circa in più rispetto alle elezioni di solo due anni fa - quasi il 4%: dato rilevantissimo anche tenendo conto che rispetto alle elezioni del 2006 gli aventi diritto sono aumentati di quasi 130mila unità. Se a questi aggiungessimo bianche e nulle, abbiamo che più di 10 milioni e mezzo di italiani non si ritengono rappresentati da alcun partito, da alcun simbolo, da alcuna lista. Si tratta, vista la tradizione italiana, di un fenomeno gigantesco. 2. Non c'è stata la valanga astensionista che ci sarebbe voluta (e che ci auguravamo) affinché la diffusa protesta popolare diventasse il dato più eclatante, che avrebbe effettivamente terremotato l'oligarchia politica, in tutte le sue sfumature.
Una slavina tuttavia si è manifestata, ed questo per noi il primo fenomeno su cui concretamente riflettere e agire per ricostruire un'opposizione antagonista in questo paese. Un dato che ci rincuora poiché mostra che chi come noi ha avuto il coraggio di chiamare all'astensionismo non ha compiuto una scelta elitaria o minoritaria, che ha saputo invece interpretare più di chiunque altro il comune sentire di quella parte di popolo che non rifiuta qualunquisticamente la politica, quanto piuttosto il sistema politico, la sua pretesa di rappresentare i bisogni, le pene, le idee e le speranze del popolo.
Una manifestazione di quello che nel nostro appello "QUESTA VOLTA NO", definivamo "Aventino popolare", ovvero non solo il distacco dei cittadini dalla "casta", l'esodo di massa dal sistema politico oligarchico e bipolare in quanto tale.
3. Sotto la spinta di una crisi economica senza precedenti, dell'impoverimento di massa crescente, delle politiche antipopolari del governo Prodi; la  la protesta, la rabbia, il bisogno di cambiare radicalmente, non hanno preso solo la strada dell'astensione. Una parte non meno consistente si è riversata nelle urne, ha premiato l'ala destra dell'oligarchia. Eccetto i modestissimi risultati delle liste comuniste, il flusso della protesta ha premiato infatti la coalizione guidata da Berlusconi, anzitutto la Lega Nord. Il segno di questa protesta è reazionario, securitario, xenofobo. Un segno di quanto consistente sia lo spappolamento del vecchio tessuto sociale, e quindi lo spostamento a destra maturato in Italia negli ultimi due decenni. Un fosco presagio delle difficoltà future, sui tempi durissimi che ogni opposizione anticapitalista dovrà affrontare di qui in avanti. Ma anche uno sprone per chiunque abbia a cuore un'alternativa di sistema a rompere definitivamente coi cascami della sinistra, a rinnovare pensiero e prassi, a ricostruire un orizzonte rivoluzionario, a ridefinire una strategia politica che indici come dalla Resistenza sarà possibile passare un domani al contrattacco.
4. La Caporetto della Sinistra arcobaleno non è solo una sconfitta di immense proporzioni. E' una disfatta storica. Non solo la sinistra, per la prima volta nella storia di questo paese, non ha saputo intercettare la protesta popolare: essa è stata travolta dal "bombardamento del quartier generale. Di questa catastrofe è anzitutto responsabile la consorteria bertinottiana, che ha sacrificato tutto sull'altare della governabilità e sulla difesa ad oltranza del governo più antipopolare e inviso degli ultimi decenni. Bertinotti aveva affermato che l'alternanza, ovvero il pieno appoggio al bipolarismo avrebbe preparato le condizioni per l'alternativa. Il risultato catastrofico è sotto gli occhi di tutti. Bertinotti non avrebbe potuto fare i disastri che ha compiuto senza il sostegno dei suoi sodali (i forchettoni rossi), interni ed esterni a PRC e PdCi,
senza la connivenza e la sponda che per anni e anni alcune correnti del movimento no global, contro la guerra e sindacale gli hanno fornito. Oltre ai diretti responsabli ci sono i corresponsabili. Tutta gente a cui dovrà essere impedito di rifarsi una verginità, magari rilanciando l'idea di un nuovo identitario partito comunista in sostanziale continuità con l'eredità elettoralistica e governista di quelli vecchi.
5. L'Oligarchia è attraversata da un fremito di pelosa preoccupazione. Le urne non erano ancora chiuse che c'era già chi si chiedeva: "chi incanalerà nei binari delle compatibilità sistemiche la lotta sociale"? In maniera ancora più sfrontata: "Con la sinistra fuori dalle istituzioni chi reciterà la sua parte in commedia?" (Ida Dominijanni, Il manifesto del 16 aprile). La risposta deve essere secca e limpida: nessuno! Una opposizione antagonista certamente risorgerà sulle ceneri della sinistra, ma non cercherà affatto come ragion d'essere di rappresentarsi istituzionalmente o, quantomeno, mai più la modalità di rappresentanza che sia di puntello o un sostegno alle istituzioni medesime. La Resistenza inizia la sua lunga marcia fuori dalle istituzioni oligarchiche.
6. Il risultato più pericoloso dell'ultima tornata elettorale è evidente: il processo di americanizzazione della società e della politica, di cui la sinistra si è fatta campione e portatrice, premiando il blocco reazionario-populista, ne esce rafforzato in maniera decisa. Con o senza accordo bipartizan - più probabilmente con, visto che Berlusconi, con l'assenso di Veltroni, ha fatto subito appello alla nascita di una nuova Bicamerale - questo blocco vorrà procedere più speditamente sulla strada già tracciata.
Quella che dalla democrazia parlamentare e costituzionale conduce ad un sistema presidenzialista e bipartitico, in cui il Parlamento da organo della sovranità popolare diventi un parlatoio ostaggio dell'Esecutivo. Non si tratterebbe solo di un'operazione di facciata.
Si tratterebbe di una svolta istituzionale reazionaria tesa non solo a seppellire la democrazia politica, ma a passare ad un più efficiente Stato di polizia capace di soffocare col pugno di ferro ogni opposizione sociale e politica antagonista.
7. Cosa fare? Intanto ci pare doveroso esprimere il nostro rifiuto delle due possibili vie d'uscita che verranno avanzate. Non parteciperemo a nessun tentativo che sotto qualsiasi veste voglia riproporre l'immediata costituzione di un nuovo partito comunista. Ci opporremo anzitutto ad ogni scorciatoia politicista di autosalvataggio, a coloro che col pretesto di ripresentare un simbolo vorranno ripropinarci riverniciata la vecchia tradizione elettoralistica e riformistica. Ma contesteremo pure ogni concezione movimentista, l'idea per cui, siccome è crollata la vecchia forma di rappresentanza politica, non varrebbe la pena ricostruirne una nuova e adeguata, nell'illusione che le lotte sociali e il conflitto quali che siano, rappresentino una panacea per ogni male.
Un movimento politico democratico, federativo, popolare e rivoluzionario, non solo è necessario, è indispensabile. Esso dovrà stare dentro alla nuova Resistenza che sorgerà nei prossimi anni, ma dovrà starci in maniera propositiva, proponendo una nuova visione politica e una nuova prassi, cominciando dall'imprescindibile, dalla difesa della democrazia sostanziale e dei diritti, sociali, di libertà e di cittadinanza.
Di questo inizieremo a discutere domenica 4 maggio a Roma.
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