*Dietro l'uovo del "Serpente"*
Egregi GP. Pansa e
GF. Fini, Gentili lettori...
e
+il "Jihad" del
Cardinal Ruini+
Gentile D'Olcese,
al suo fiuto politico che, come sempre è
piuttosto singolare, non sarà sfuggita la ghiottoneria di Bruxelles. Che ci sarà
andato a fare nella capitale del Belgio e dell'Europa, sotto una tenda, sfidando
la clemenza del tempo, quel Mohammar Gheddafi che ha colloquiato con Romano
Prodi? Se il Professore, come accusa <L'Economist>, è ormai un politico
italiano, questa notizia ne è la conferma. La tradizione italiana, che vuole il
dialogo mediterraneo con la sponda araba, ne è uscita consolidata nella sua
interezza, come Andreotti ha insegnato. Ora a prestar
ascolto a certe voci, pare che la Libia, non solo aspiri a una leadership
nell'area a settentrione dell'Africa e del Medio Oriente, ma sia l'unico
strumento attivo per captare quelle sensazioni profonde dai meandri della
politica musulmana, utili e necessarie all'Italia come agli altri Paesi
coinvolti nella sfortunata missione in Iraq.
Se è giusta la
massima andreottiana, secondo cui a pensar male non si fa peccato, allora si
dovrebbe convenire che la svolta con il mondo panarabo arriva o arriverà non
tanto dagli attuali governanti italiani, ma solo seguendo le strade della
vecchia politica.
E la tela
prodiana comincia a stendersi lungo lo stivale. Arrivederci, agli sviluppi
della ghiottoneria di Bruxelles.
Maurice de Bergeton
Egregio Maurice de Bergeton, no, non mi è sfuggito
questo evento, direi di portata storica mondiale, anche se su parecchi
quotidiani era molto avanti nella foliazione, il che, già mi ha fatto rizzare le
antenne......, come ho notato anche il grande significato simbolico, che si è
voluto dare all'evento, approntando per ospitare "il Colonnello" una tenda sulla
collina davanti alla sede della Commissione Europea. Si delineano, così, due
futuri blocchi mondiali politici e commerciali? Il blocco Mediterraneo ed
il blocco Atlantico? Oriente ed Occidente? A parte che, Gheddafi, è l'unica autorità politica musulmana che può avere reali possibilità di intelligence nella
situazione bellica e terroristica attuale, (di terrorismo se ne intende...) è
anche colui a cui l'Iislam può prestare ascolto e fiducia sia nel
campo della politica che, ancor più determinante, negli scambi commerciali tra i
due blocchi che si delineerebbero. Gheddafi per entrare nella comunità
internazionale intanto vuole dialogare con
l'Europa contribuendo alla stabilità
dei paesi Mediterranei sostenendoli nella
lotta al terrorismo del fondamentalismo islamico, anche per arrivare, come ha
chiesto in cambio e senza perifrasi, ad un "aiuto" occidentale per modernizzare
e migliorare gli impianti per l'estrazione di gas e petrolio.
Più chiaro di così. Les affaires son les affaires, no?
Arrivederci de Bergeton, agli sviluppi
dell'affaire-affare Islam-Occidente. GD'O
GP. PANSA E GF.
FINI. Gentili lettori, stampa, radio e Tv, Egregi Governo e Opposizione,
sul Forum dei lettori della
rubrica il Bestiario del vicedirettore del settimanale
l'Espresso, Giampaolo Pansa, opinionista e scrittore non
certo di destra ma di sinistra fin dalla culla, su www.espressoedit.it ho postato l'appello
al Capo dello Stato affinchè decori Fabrizio Quattrocchi con la Medaglia
d'Oro al Valor Civile e Militare. Chi condivide l'appello può fare
altrettanto.
Martedì 27 aprile su il
Giornale, il vicepresidente del Consiglio
Gianfranco Fini, ha chiamato gli ostaggi e Quattrocchi -
Lavoratori -.
Mi fa
piacere perchè l'appello al Capo dello Stato, lanciato martedi l'altro, non
quest'ultimo, iniziava così:
L'"Ordine" dei
lavoratori per le scorte e la sicurezza in
Iraq
in cui prestava il suo servizio Fabrizio Quattrocchi
ha subìto, e continua a subire,
un empio, scellerato e facinoroso attacco da parte di alcune frange
estremiste italiane che
ritroviamo,
ahinoi, sparse sia nella cosidetta "società civile", in certa
"informazione" al servizio militonto di certa politica, sia
"Nei bassifondi di
internet per cui Quattrocchi era "uno schifoso mercenario" - gd'o
L'eroe ci piace se la pensa come noi. Che cosa nasconde la
campagna politica contro i quattro ostaggi italiani catturati in Iraq.
di Giampaolo
Pansa
All'inizio della guerra in Iraq comparve
a Roma, sulla via Nomentana, un grande striscione che diceva: "Saddam regalaci
un altro Vietnam". La firma era di un gruppo di estrema destra che aveva
riesumato il fascio littorio. Ma anche a sinistra tanti speravano che Bush
affondasse in un pantano neo-vietnamita. Nomi illustri si auguravano che Saddam
Hussein ce la facesse.
Era un despota spietato? Pazienza, visto
che si batteva contro gli Stati Uniti. Quando Saddam cadde, le speranze si
trasferirono sulla guerriglia islamica. Con campagne politiche e di stampa, ma
anche con raccolte di denaro. Se riflettiamo su questo primo anno di guerra e di
stragi, risulta evidente che esiste una bipartizione nell'area contraria al
conflitto irakeno. Accanto a un settore pacifista, il più vasto e composito, ce
n'è un secondo che voglio chiamare paciguerrista, più ristretto, però molto
compatto.
I paciguerristi vanno al di là del
pacifismo immacolato. Non stanno al di sopra delle parti, bensì militano per una
parte. Ieri per quella di Saddam, oggi per chiunque cerchi di mandare al tappeto
il nazista Bush e i suoi alleati. Questi due settori di opinione pubblica hanno
ritrovato un punto di contatto dopo la cattura dei quattro italiani presi in
ostaggio dalle Brigate verdi di Maometto.
Un contatto che non si è dissolto
neppure con l'esecuzione di uno dei prigionieri, Fabrizio Quattrocchi. Anzi, la
loro campagna ha preso forza dopo le parole che Quattrocchi avrebbe pronunciato
prima di essere ucciso: "Vi faccio vedere come muore un italiano".
Scrivo
'avrebbe' perché il video della sua esecuzione è conosciuto soltanto da
pochissime persone. Sto peccando di un eccesso di prudenza? Penso di no. Sono
disposto a credere ai testimoni, ma la vita mi ha insegnato che è sempre meglio
sentire con le proprie orecchie e vedere con i propri occhi. Allo stesso modo
ritengo che in quel dramma ci siano aspetti da spiegare, lati ancora nel buio.
Tuttavia, quel che mi sembra chiaro è il motivo che aveva spinto in Iraq i
quattro italiani. Non per combattere una guerra da irregolari, da mercenari.
Bensì per fare un mestiere che si sta diffondendo in tutto il mondo: gli addetti
alla sicurezza, le guardie del corpo private.
Anche in Italia ci sono
migliaia di uomini che fanno questo lavoro. Li incontriamo ogni giorno, nelle
banche, negli uffici, negli aeroporti. Tutelano le nostre vite, a Roma o a
Milano come a Baghdad. Mi ha colpito per l'estrema chiarezza l'esempio che, nel
Ballarò di Rai3, martedì 20 aprile, ha fatto Paolo Mieli. Ha detto: se volessi
aprire in Iraq un'azienda editoriale, per pubblicare giornali o libri, e in
questo modo contribuire alla nascita di una democrazia irachena, dovrei
difendere i miei giornalisti e i miei tipografi con guardie armate come, salvo
sorprese, erano gli italiani presi in ostaggio. Sono del tutto d'accordo con
Mieli.
Eppure, su Quattrocchi e i suoi
compagni, è subito partito, ed è ancora in corso, un linciaggio mediatico di una
violenza che mi ha angosciato, ma non sorpreso. Mi ha angosciato perché l'accusa
numero uno ("Mercenari!") è stata sparata subito.
Quando il gruppo stava in mano ai
sequestratori e Quattrocchi era ancora vivo. Potrei citare decine di articoli,
dichiarazioni, commenti, lettere ai giornali. Non lo faccio perché tutta questa
robaccia, sfornata anche da intellettuali e da politici, mi sollecita ricordi
cattivi. Ricordi che mi turbano, poiché mi riportano a un tempo feroce che ho
vissuto da testimone: quello del terrorismo italiano. Anche allora chi veniva
sequestrato o ucciso dalle Brigate rosse subiva l'offesa di vedersi imporre una
maschera che snaturava la sua figura. È accaduto a tutti. Carlo Casalegno venne
dipinto come "un agente della controguerriglia attiva, prezzolato
e cosciente", praticamente un
mercenario. Guido Rossa fu liquidato come uno spione. L'ingegner Giuseppe
Taliercio perché faceva morire gli operai di cancro. Il magistrato Francesco
Coco perché mandava in galera i proletari senza prove... Ecco perché non mi
sorprende la campagna di oggi contro Quattrocchi e i suoi compagni. Pattume già
visto, schifezze che ritornano. Come una febbre malarica da cui non sappiamo
guarire. Insomma, gli eroi ci piacciono soltanto se la pensano come noi. se
appartengono alla nostra stessa parrocchia politica, se ci confermano in quella
che Luciano Violante ha chiamato 'pigrizia aristocratica' (io direi
ideologica): "La convinzione che il nostro pensiero interpreti così bene la
realtà da poter fare a meno di guardarla".
Ecco il vizio che infetta troppa gente:
una masochistica cecità. Ma chi chiude gli occhi rischia sempre di finire in
malo modo.
E, soprattutto, non ha futuro.
+il "Jihad" del Cardinal Ruini+
Il Cardinal Ruini, Segretario di Stato Vaticano
e Presidente della Conferenza Episcopale dei Vescovi, non si tira mai indietro
nella lucida responsabilità che il suo ruolo richiede ed è, così, un
esempio per gli italiani. FA
Al
controappello di Loredana Morandi sul suo sito teso a negare la medaglia a Fabrizio
Quattrocchi, rispondo:
Leggo con sconforto che hai scritto un
controappello, ed appellandoti ai valori dei Primi Padri Costituzionali... Sappi
che, il primo valore difeso dalla nostra Costituzione, è il LAVORO su cui la
nostra Repubblica è fondata. Quindi, a meno che non si rubi o si truffi o si
faccia parte di associazioni a delinquere, qualsiasi attività lavorativa è
sacrosanta, e non può essere denigrata al solo scopo di guadagnare punti
politici. Tu sai che Quattrocchi e gli altri, non erano malfattori
scappati dall'Italia all'estero, ma semplici cittadini che avevano fatto della
difesa dell'incolumità altrui il proprio lavoro, e che sono assimilabili alle
guardie giurate che proteggono le banche, o alle guardie del corpo che fanno
scudo ai VIP... Non vedo quindi il motivo di tanta acrimonia contro un
lavoratore andato in Iraq per lavorare e che per sfortuna (o perchè un tassista mercenario ha venduto la vita di 4 uomini
per danaro) ha portato nelle mani di una banda e che poi, davanti alla morte, ha
avuto un impeto che non è stato l'umiliazione del
pianto, ma che ha voluto affermare la dignità degli
italiani. No, il nostro Presidente della
Repubblica rappresenta la Nazione, l'immagine dell'Italia nel mondo, e non
concede medaglie a chi rovina onesti lavoratori devastando e saccheggiando
città per "pacifismo", no, lui, difendendo in primis il lavoro su cui è
fondata l'Italia, tutela chi non ha paura di affrontare la morte sapendo di
essere Italiano.
Ettore Lomaglio
Silvestri
Come muore un
italiano Le tragiche ma bellissime parole lanciate contro i suoi
assassini da Fabrizio Quattrocchi non sono solo
la conferma di quanto sia forte quel sentimento
patriottico che dopo la strage di Nassirya aveva attraversato la spina
dorsale del
Paese. Esse, lette di rimbalzo al minaccioso e
arrogante messaggio di bin Laden (o chi per lui), stanno finalmente facendo
capire, anche a chi si rifiutava di farlo, che oggi la nostra storia si trova di
fronte a una nuova guerra mondiale. La si può considerare la 3^ dell'era moderna
o invece la 4^, mettendo nel conto anche la guerra fredda: sta di fatto che
il carattere inedito del conflitto (non cè un
nemico identificabile con uno Stato o un'alleanza di Stati) non ne cancella né
la mortale pericolosità né l'estensione planetaria. Ora lo sappiamo: dopo
l'11 settembre abbiamo detto niente sarà più come prima,
e avevamo ragione. Solo che alcuni, passato il tempo dall'atto di guerra contro New York, hanno preferito richiudere
gli occhi, cullandosi nell'illusione che, viceversa, tutto potesse tornare come
prima. Non è così: Questa guerra non l'abbiamo dichiarata noi e non
sta nella nostra disponibilità evitarla.
Noi possiamo solo decidere qual'è il modo migliore
di difenderci. Ebbene, quali sono oggi gli obiettivi di Al Qaeda?
Sono 3, tutti rivendicati: il ritiro delle truppe
dall'Iraq, l'isolamento politico-morale degli Stati Uniti e dei suoi alleati, il
blocco del cammino di Bagdhad verso la democrazia. Al Qaeda, come accadde
con le Br da noi, vuole entrare nel gioco politico internazionale obbligando gli
Stati a cedere ai suoi ricatti e cercando di dividere l'Europa dagli Stati
Uniti. Il Terrorismo combatte militarmente e, nello stesso tempo, fa politica.
Semina morte ma, insieme, detta condizioni.
E' il classico macabro scenario di ogni politica
del terrore. FA.
Sono d'accordo con Luciano Violante. Aggiungo che
il gesto di Fabrizio Quattrocchi non ha nulla a che spartire col mestiere che
faceva. E' il gesto di un individuo di fronte a degli assassini e di fronte alla
morte. E per tale va valutato. Un gesto di grande,
non comune dignità. Non c'è eroismo nel senso
nazionalistico del termine. C'è eroismo nel senso esistenziale. FC
Dov'erano gli Arabi, a
Lepanto? Se mai, nella flotta ottomana che combatté a Lepanto
c'erano parecchi Italiani, tra cui quel Giovanni Dionigi Galeni che ricevette
dal Sultano Selim II il titolo di "Spada dell'Islam" e la nomina a kapudan
pascià (grand'ammiraglio) della flotta imperiale. Dopo aver guidato quella parte
della flotta riuscì a resistere e addirittura minacciò da vicino lo stesso
Don Giovanni d'Austria, il nostro connazionale catturò un paio di navi
cristiane, condusse in salvo un centinaio di navi ottomane e portò a
Istanbul, come trofeo, lo stendardo dei Cavalieri di Malta.
CM
Esprimo il mio
compiacemento per l'iniziativa di conferire
una medaglia all'eroico nostro compatriota Fabrizio Quattrocchi ritenendola
giusta ed opportuna e mi rendo disponibile ad ogni altra quasivoglia azione che
eventualmente si intenda adottare in memoria ed in onore di questo intrepido
giovane italiano. Andrea
Catalfamo Falcone
(Messina).
Condivido pienamente
l'iniziativa per cui attendo
ulteriori elementi per sostenerla Letizia
Pirrami
Ho letto sulla rubrica delle
lettere di Libero la proposta di conferire a Fabrizio
Quattrocchi la medaglia d'oro al valor civile e militare che mi trova
pienamente d'accordo. Quello che lei dice D'Olcese é una, se non l'unica, delle
cose più giuste che ho sentito e letto in questo triste momento. Grazie Maurizio
Meletti
Onore a Fabrizio
Quattrocchi
Condivido interamente le motivazioni presentate da
Giuliana D'olcese con le quali viene richiesta la medaglia d'oro
al valor civile e militare a Fabrizio Quattrocchi. Sig. Presidente
l'ho seguita, sempre, lungo il suo costante sforzo di ridare al nostro
Paese, come entità storica e ai nostri cittadini come individui, quella
dignità che tanti scellerati sforzi comunisteggianti hanno tentato di toglier
loro. Questo doveroso riconoscimento ad un Siciliano-Italico, che
tanta iconografia fasulla ha sempre cercato di degradare a imbelle e
mafioso, ci onorerebbe tutti e ci farebbe sentire con Lei degni di
poter operare dicendo "Questo è un italiano la cui anima non muore mai".
Con rispetto, stima a cui aggiungo i personali voti per Lei e la sua
famiglia. Aldo
Moltifiori.
Ho a mia volta inoltrato moltissimi
appelli
e sto ricevendo lettere di approvazione
da parte di gente normale e
insulti feroci da parte di Feroci Saladini amici di Adel
Smith.
Mi pronunceranno una fatwa... spero che non ci troveremo alle costole
anche il Mullah Omar). Complimenti a Lei! ha toccato un tasto importante. L'Islam sta
prendendo piede anche da noi. Non ho letto Libero e le note
di Ruini, bisogna che mi informi. el
Non sono mercenari i
4 connazionali
rapiti in Iraq dalle squadracce fedeli a Saddam. Il
lavoro di Quattrocchi, Stefio, Cupertino e Agliana è "operatore della
sicurezza", che non è un modo stucchevole per dire operatore ecologico invece di
spazzino o verticalmente svantaggiato invece di nano.
Essi non sono soldati di ventura ma "cosa
completamente diversa", spiega a Vanity Fair Biffani amministratore di
Startsicurezza
una delle società italiane che offre questi
servizi. Il mercenario, regolato dalla Convenzione di Ginevra, è un
cittadino privato che combatte armi in pugno al soldo di una delle parti. Gli
italiani di Falluja non combattevano né per la coalizione né per i picciotti di
Saddam. Esistono 2 tipi di società di sicurezza. La legge italiana ammette solo
le Psc, Private Security Corporations, mentre vieta le Pmc, Private
Military Corporations, società private militari. Le prime svolgono lavoro di assistenza e di protezione, le seconde
forniscono servizi militari e di addestramento alla guerra. In soldoni vuol
dire: se un'impresa italiana vuole concludere un affare in un paese straniero a
rischio di terrorismo o solo di criminalità o aprire attività commerciale, si
rivolge a questi operatori che offrono consulenze e progetti per diminuire
i rischi in terra straniera. Spiega la Start: "I clienti ci chiamano e noi facciamo indagini, diamo dettagli su cosa fare in loco, come muoversi, come contattare
l'ambasciata, di quali autisti servirsi, a chi
rivolgersi e cosa chiedere alle amministrazioni locali, quindi, mandiamo nostri
uomini a fare la ricognizione". Ma c'è di più, e
arriviamo al caso degli italiani rapiti: "In situazioni estreme e ad alto
rischio, ormai solo in Iraq e in qualche posto del Sudamerica, i clienti ci chiedono anche un team di protezione
ravvicinata". Che, tradotto, vuol dire guardie del corpo, vigilantes. Sui
giornali si leggono cifre da capogiro, 1000euro il giorno, ma "Mille euro il
giorno è il lordo, che i clienti pagano alla società che fornisce il
servizio. Il 40% serve a pagare l'assicurazione sulla vita". Poi c'è la quota
per l'agenzia, alla guardia del corpo restano tra i 6 e i 10.000 euro il
mese.
Cristian
Rocca
Ciampi e Fabrizio Quattrocchi.
Gentile Signora Giuliana D'Olcese, plaudo alla Sua iniziativa ma credo che Ciampi sia
troppo impegnato per la concessione di grazie a mandanti di assassinî e per la
"riapertura del dialogo con l'Islam" (sono parole sue) dialogo che mi chiedo
quando si sarebbe interrotto o il Presidente è incorso in un lapsus freudiano
(magari).
Mi perdoni per la polemica e mi consideri a Sua
disposizione affinché la Sua iniziativa possa avere uno esito
positivo.
Con cordialità e simpatia,
Enzo Todaro
Porza/Svizzera
Di fronte alla prova senza
appello
di fronte alla morte, Quattrocchi ci ha ricordato che ci sono degli
ITALIANI che hanno un profondo senso di dignità e lo ringraziamo per questo!
Sono profondamente vicina a quanti lo hanno giustamente amato e che sempre lo
ameranno.
Dott.ssa Letizia
Pirrami