Elettrodi ai testicoli,
Media & Ue
Come i giornali “deformano” il mondo

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Martedì 21 maggio 2008

Di tutto un po'. Dalle "Purghe collettive" ai "Linciaggi al diverso", dalle "Cacce ai rom" ai "Metodi da Ghestapo" fino alle "Leggi di Norimberga",
questo l'armamentario politico-mediatico messo su, finora, per infilzare il neonato pacchetto sicurezza Maroni. Sì, con le "autorevoli" dikiarazije di politici nostrani, e Ue, e finirlo annegandolo nell'informazione-munnezza come fu con il pacchetto Amato gettato nelle discariche delle sinistre estreme e radicali, e nei liquami dei media "amici".
Al coro del Circo Barnum dei media sinistrorsi, & della Ue, sono mancati, finora, soltanto gli elettrodi ai testicoli e l'acqua bollente infilata nel popò ma si può esser certi che nel prosieguo politico-mediatico il copione sarà completo, sicuramente non mancheranno i Dracula dei pacchetti sicurezza, e dei cittadini.
Venghino! venghino! militari e ragazzi metà prezzo!
Chissà, c'è il caso che tra Ministre spagnole olè!, Radicali olè!, Zapateri olè!, qualche Cardinale e qualche Vescovo olè!, Eurodeputate rom ungheresi olè!, Rifondaroli olè! direttori di Manifesti olè!, Liberazioni olè!, Unità & Soru olè!, e Crozza Italia olè!, l'enterramiento del pacchetto sicurezza Maroni riesca davvero e, ai poveri italiani, non rimarrà che seguirne il funerale al ritmo del passo doble del cornuto e mazziato dal fandango dei media "amici" e della Ue.
Poveri rom rapitori e venditori di neonati e minori! Poveri assassini e stupratori rumeni! Poveri comunitari e extracomunitari rapinatori! Poveri racket torturatori e sfruttatori di giovani uomini e donne a cui storpiano gambe, piedi, braccia, mani, stortano occhi, nasi e orecchie e li gettano sulle strade a mendicare! A questo punto ci diventano simpatici e li vogliamo proteggere dalla speculazione selvaggia con cui politici nostrani ed europei, media, cronisti ed "autorevoli opinionisti" di sinistra li strumentalizzano sfruttandoli mediaticamente al solo scopo di lavorare ai fianchi il Governo ed eroderne il consenso ottenuto nelle urne del 13 Aprile.
La "bomba a orologeria" della munnezza napoletana, bomba paventata da Berlusconi qualora fallisse nella titanica impresa di risolvere l'emergenza campana, è rose e fiori a confronto della bomba innescata sotto il pacchetto sicurezza Maroni dai media ''amici'' delle sinistre, pezzi dell'opposizione in cerca di visibilità mediatica come Radicali, Cattocomunisti, Verdi, Rifondaroli e frattaglie politiche varie.
Ecco come vertici del PD, Radicali e le sinistre hanno regalato milioni di voti al centrodestra, non solo, ma continuano a regalarli. BRAVI!!!
E c'è da aggiungere, però, che a proposito di racket che ancora agiscono nel pieno centro storico della Capitale, quello della fecondazione forzata, poi della vendita di neonati - segnalato l'autunno scorso anche in via dei Giubbonari - agisce perfino nella via più frequentata da deputati, senatori e cronisti parlamentari. Proprio davanti al bar dove tutti loro vanno a prendere caffè e gelati.
Quelle minorenni che mostrando un gran pancione praticano l'accattonaggio vengono fecondate forzatamente sopratutto per il commercio di neonati. Questa è la verità.
Auguri Maroni! Sei tu il nostro angelo custode
none Giuliana D'Olcese
 
A proposito dell'articolo di Ostellino apparso sul Corsera sabato 24 Maggio
Roma, 24 Maggio 2008
A proposito dell'articolo di Piero Ostellino apparso oggi sul Corsera, a chi l'ha già letto, e a chi no, faccio notare il paragrafo aggiunto ieri in calce alla mia nota di Martedì 21 maggio.
Tempi biblici, 10 mesi, perchè il comando di Polizia Trevi Roma centro storico, fermasse il raket di rumeni che fino allo scorso 8 Maggio, giorno del blitz, metteva in strada per l'accattonaggio giovanissimi ragazzi e ragazze storpiati ad hoc con efferate operazioni chirurgiche (vedi il CorSera, Cronaca di Roma, pag. 7, Paolo Brogi - Libero, Cronaca di Roma, pag. 41-49 - il Messaggero - Il Tempo ecc.).
Tre anni perchè togliessero dalla strada la ragazza rumena perennemente incinta schiava del raket che a scopo del commercio di neonati accattonava in via dei Giubbonari a due passi dalla sezione dei DS e a venti metri dal Comando dei Carabinieri di Piazza del Monte della Pietà.
Le due "anomalie" erano state segnalete INVANO, più volte, anche pubblicamente mediante note che sicuramente molti giornalisti ricordano, tra cui Ostellino. L'accattonaggio dei giovani storpi nel Novembre 2007, nell'Agosto 2007 il commercio di neonati.
Passando alle dolenti note del degrado inaudito di Roma, ritengo che le sanzioni promesse dal ministro Brunetta a carico dei fannulloni di Stato, e non, vanno applicate anche ai tantissimi scopini dell'AMA che con le tasse salatissime pagate dai romani percepiscono lo stipendio per pulire la città, non certo per recarsi, dopo sole due ore, al lavoro nero cosa che abitualmente molti di loro fanno. Quando quelli del quartiere in cui abito non si recano al lavoro nero, sostano per ore all'edicola di Largo Arenula occupandone per ore i varchi riservati a chi compra i giornali tanto da costrigere i clienti a fare la fila lungo uno solo dei varchi o chiacchierano tra loro, o stanno seduti al bar. Largo Arenula, come tantissime strade di Roma, è invaso da rifiuti e cicche vecchie e nuove che mai nessuno rimuove.
Ai tempi di Tabacchiera, detto dai romani Sputazziera - il Presidente dell'AMA a cui fu data in appalto la vendita di tutti i nuovi chioschi delle edicole (costati ad ogni edicolante 170 milioni di lire) - tra i tantissimi impegni presi, mai rispettati, durante "la politica degli annunci" della sindacatura Veltroni, fu annunciato l'acquisto di 5000 cestoni per i rifiuti dei passanti, ma i cestoni invece di aumentare sono diminuiti.
E tra le spese folli e clientelari, del Comune, fu riacquistato un enorme numero di scopatrici elettriche di piccole dimensioni in quanto, quelle che l'AMA aveva appena fatto acquistare dalle Giunte Rutelli - Veltroni, le giudicava ingombranti.
Accadde perfino che gli stessi operatori dell'AMA distrussero per ben tre volte le tre panche in pietra poste sullo spiazzo antistante i giardinetti di Largo Cairoli: di notte vi andavano contro a tutta velocità con i camion dei rifiuti. Il motivo? Le tre panche PAGATE, E RIPAGATE TRE VOLTE, DAI CONTRIBUENTI ROMANI, infastidivano il loro lavoro. Ma, una volta distrutte le panche, in Largo Cairoli non si è più vista una scopatrice elettrica ne' grande ne' piccola, ed è da anni che il parco macchine rimane nelle rimesse. In centro storico, come altrove, non se ne vede una.
Il neo Sindaco Alemanno, giustamente, aveva annunciato che avrebbe sostituito l'intero vertice dell'AMA, municipalizzata che a cominciare dai dirigenti fino agli scopini, è oramai insanabile nel suo clientelismo, corruzione ed interessi privati. E, inoltre, mai si vede un ispettore che ne controlli orari e qualità di lavoro.
Il Sindaco Alemmanno non cada, come Veltroni, nella politica degli annunci, o dei falsi sondaggi del CorRoma pro sindaco Veltroni, perchè è nelle piccole-grandi cose che si acquista o si perde credibilità, e quindi i voti.
Si è ben visto con la scelta osannante di Alemanno, votato anche da tantissimi elettori di sinistra, com'è finito "l'alto gradimento da parte di romani e stranieri per la città di Roma giudicata la più vivibile d'Italia", come martellava il CorRoma...
Quando una città è imbarbarita al punto irreversibile in cui lo è Roma, sì, im bar ba ri ta, sono indispensabili misure decise anche contro l'inciviltà di romani e stranieri come, per fare uno tra i tanti esempi, è necessario vietare a tutti i bar, non solo in Campo de' Fiori, la vendita di bibite da consumare in strada con la conseguenza che Roma è un tappeto di vetri rotti, bicchieri di plastica, cicche, tovaglioli, fioriere colme di rifiuti, di griglie e tombini otturati, quintali di ferri vecchi come vecchie cartellonistiche stradali che le imprese sostituiscono non asportando le vecchie ma abbandonandole sui marciapiedi per anni e anni, e di paletti e reti arancione attorno alle buche stradali che diventano discariche nauseabonde come quella abbandonata da mesi di fronte al civico 16 di via delle Botteghe Oscure.
Uno schifoProprio davanti al museo della Cripta Balbi.
    Giuliana D'Olcese
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Salve signor Colosimo,
ho letto sul Corsera la sua, e la lettera di una militonta scemoide inviata a La Repubblica.
Le invio la nota diramata martedì 21 maggio ed una lettera inviata al sindaco Alemanno (ed a tutte le redazioni della cronaca di Roma). Nota e lettera che alla luce dell'intervista di Carlo Bonini, pubblicata oggi su La Repubblica, fatta all'autore dei fatti svoltisi al Pigneto volevano essere un avvertimento ed un appello ai giornali a che la smettessero di pubblicare falsità ideologiche seminando il falso e strumentale allarme su xenofobia, razzismo e compagnia cantante.
Vuole che le dica cosa penso, e mi preoccupa, dei falsi ideologici che grottescamente, da quando è sindaco Alemanno, sta operando la grancassa di certi giornali?
Che la vera Apologia di fascismo la fanno loro, i giornalisti militonti di Rutelli e di Veltroni, non i "nostalgici picchiatori fascisti".
  Cordialmente Giuliana D'Olcese
***Signor Cronista,
leggo che i nomadi sinti di via Vallenari sono qui stanzianti dal 1968: cioè da 40 anni! Ma allora, che nomadi sono? E poi leggo che “si tratta di persone perfettamente integrate”, a detta del Sindaco. Ma se dopo 40 anni vivono ancora nella roulotte e mandano i figli a scuola, come si sono integrati?
Qualsiasi persona che è venuta a Venezia negli ultimi 40 anni per lavorare o ha acquistato un appartamento, oppure vive in una casa d’affitto: quella persona sì che si è integrata! Nel 1976 c’è stato il tremendo terremoto in Friuli (otto anni dopo l’arrivo dei nomadi sinti a Venezia…), e in pochi anni il Friuli è rinato e hanno ricostruito e costruito case, scuole, chiese, ecc.
Ma invece questi nomadi da accogliere dopo 40 anni non hanno costruito nemmeno una piccola baracca per espletare i loro bisogni corporali!
Nei super mercati gli addetti trovano negli scaffali pacchi di pasta aperti con pochi grammi mancanti: sono dei vecchietti che hanno fame e rubano quel minimo che serve a loro per sostenersi! Gli addetti se ne accorgono, ma fanno finta di nulla! E invece di donare ai nostri vecchietti qualche pacco di pasta, il nostro sindaco e i suoi colleghi buttano via 3milioni di euro per gli sinti “già integrati”, e con la benedizione dei preti! Quello che poi fa da ridere sono le affermazioni di Caccia! Quando dice che Boraso deve dimettersi per la sua presa di posizione! Bene! E quando fu lui a gettarsi in acqua (inquinando il Canal Grande?...) per protestare contro un ministro austriaco contrario alla sua politica? Ma già: lui ha fatto solo l’assessore e non rappresentava la città di Venezia… oppure no?
Gigio Zanon
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Signor Sindaco Cacciari,
ma se come scrive il Prof. Zanon, questi nomadi da accogliere dopo 40 anni non hanno costruito nemmeno una piccola baracca per espletare i loro bisogni corporali, ha voglia a dire che “si tratta di persone perfettamente integrate”, ma tra i venexiani chi ci crede?
Lei è una voce reale, spesso, non ci dia il dispiacere di vederla assomigliare sempre più a Veltrozzio. Che a furia di dire "si tratta di persone perfettamente integrate”, ha fatto perdere il posto a Rutelli.
E poi, mi perdoni l'ardire se le faccio i conti in tasca, ma la storia dei vecchietti pensionati e dei 3milioni di euri dati ai rom,.....
 Cordialmente gd'o
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Elettrodi ai testicoli, Media & Ue, già, proprio così e ben visibile alla luce del sole.
Al solito, siamo in Italia dove molte persone non hanno ancora ben compreso che il comunismo è finito anche in Russia e in Cina. Quando un'ideologia planetaria del genere fallisce, sarebbe bene che i suoi cultori e angeli custodi intellettuali, come minimo, sparissero dalla scena e si dedicassero, magari, a coltivare un orto (che è una buona terapia mentale), ringraziando ancora che, come avviene quando le rivoluzioni precipitano, non venga storicamente tagliata loro la testa. Invece, appunto, essendo in Italia, i sopraffini pensatori sinistrorsi italiani, sempre più simili ad intramontabili veline mediatiche ubiquitarie, pretendono adesso più che mai di calcare la scena, di fare le primedonne, di avere ancora da insegnare, da bacchettare e da criticare su tutto, come se fossero ancora negli anni '70.
Poi dicono delle mafie e delle camorre. E che cosa è questo intellettualismo mediatico da strapazzo, ripetitivo e fuori del tempo e dello spazio, ma ben retribuito economicamente e con rendite di posizione, se non a sua volta una specie di cartello e di circolo chiuso, sostenuto dagli amici degli amici che, facendo casino in piazza e rivoluzioni di cartapesta, si sono infilati in tutti i posti buoni delle università, delle case editrici, dei giornali e delle tv, che sono peraltro finanziati, direttamente o indirettamente da tutti noi? Ma il fatto più incredibile è che ci siano adesso anche esponenti della destra che li vanno a cercare, e li invitano a collaborare, magari come consulenti culturali... Siamo proprio alla quadratura del cerchio, e ben oltre la frutta! Qui mi fermo, altrimenti inizio anch'io a scrivere un libro. Il cielo me ne guardi.
Abbracci Francesco Martin
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B R A V A!!!!
QUANDO NON CI SEI CI MANCHI!!!!!!
Russo
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Elettrodi ai testicoli, Media & Ue
Di tutto un po'. Dalle "Purghe collettive" ai "Linciaggi al diverso", dalle "Cacce ai rom" ai "Metodi da Ghestapo" fino alle "Leggi di Norimberga"...
Ma tornasse veramente la Gestapo a spazzare via quelli della "sinistra radicale" e non solo (falsi cattolici compresi e cattocomunisti) che paragonano degli alberghi a dei Lager, loro che si dimenticano sempre dei GuLag e del Comunismo. E poi in Sudafrica bruciano vivi gli immigrati e nesuno dice mai nulla del razzimso dei negri contro i bianchi... etc! Saluti 2+2
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Hai ragione 2+2, ma nel mare di merda del conformismo politically correct italiota non si può dire.
è la prima volta che mi scrivi un tuo commento, si vede che questo ti ha finalmente fatto girare le palle, o sbaglio? (,-)
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Elettrodi ai testicoli, Media & Ue
Cara Giuliana, è sempre un piacere sentirti. In una delle recenti
puntate della mia trasmissione televisiva "IL FARO" (in onda nel salernitano), nella scenografia virtuale ho evidenziato quanto segue:
ABORTO...... nel rispetto di tutti! AL REFERENDUM: favorevoli circa l'88 per cento; ALLE ULTIME ELEZIONI (con la lista "Aborto, no grazie!): contrari solo lo 0,3 per cento. Chiunque ignori questi numeri, espressione di democrazia, calpesta la volontà sovrana dei cittadini italiani.
Ciao Enzo Mellano
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Elettrodi ai testicoli, Media & Ue! Ma che razza di droghe usi?????
 Cronaca Messina
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Per vedere dapertutto l'enfatizzazione di Elettrodi ai testicoli, Media & Ue?
Occhi, orecchie & intelligenza........
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mahhhhhhhhhhhhhhhhhh.....
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e sì, è proprio così. ed altre hatouts.....
Scrivo per alcuni giornali, quindi, non racconterei balle. e non ne racconto mai. Ma tu che sei un simpaticone-a come ti chiami? (,-)
Ti aggiungo un particolare finale, leggi. l'ho aggiunto oggi, scoperto ieri dopo la scoperta di febbraio su via dei Giubbonari.
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Io sono Enzo Mignosi, redattore del Gds e corrispondente del Corsera.
Ovviamente ero in vena di celie e tu, del resto, ti sei prestata da donna intelligente e spiritosa quale sei. Ti conosco, apprezzo il tuo impegno sociale anche se talvolta dissento da alcune posizioni. Spero, comunque, di leggere ancora le tue vivaci esternazioni sui temi dell'attualità. Un caro saluto.
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Elettrodi ai testicoli, Media & Ue
Piacere di conoscerti, grazie per le lodi e non per gli imbrodi.
Spero di risentirci ancora, magari per baruffare; cosa che come napoletana-veneta adoro fare.(,-) un caro saluto e salute anche a te. gd'o
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Elettrodi ai testicoli, Media & Ue?
Mi dica, di grazia, dove sono finiti tutti i discorsi in difesa della vita e della famiglia, tirati fuori dall'armata brancaleone della destra clericaldivorzista in occasione dei dibattiti su procreazione assistita e sui pacs o sui dico e non dico, di fronte alla tragedia umana di donne sequestrate dai clan del racket e costrette a prostituirsi, di badanti a prezzo scontato, di domestiche vitto alloggio e una pacca sul culo, di vu cumprà sfruttati prima dai caporali e poi nei campi e nei cantieri edili, di immigrati cheseseineropaghifittodoppio... e già... tutti stupratori, tutti spacciatori, tutti assassini... alla faccia anche del garantismo di destra... sì, garantisce che i loro la facciano sempre franca. Mi stia bene, cara sotuttomì. Eviti pure la risposta. non la leggerò. Non so neanche perché le scrivo. boh
Gazzetta Matera
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Salve, caro collega. Ha fatto benissimo a scrivermi, perciò la ringrazio di cuore visto, anche, che è così incazzato.
Vede, che i discorsi in difesa della vita e della famiglia, tirati fuori dall'armata brancaleone della destra clericaldivorzista in occasione dei dibattiti su procreazione assistita e sui pacs o sui dico e non dico siano finiti nel cesso è un bene per l'umanità intera, sopratutto in era di esplosione demografica, e di "implosione democratica".
Si figuri, se mi segue da anni, ha ben visto che ho fatto la pazza (con la tastiera) per far votare il Ref. sulla Legge 40, votare Sì o No, ma votare, non astenersi prevedendo, fin da allora, che sotto si nascondeva il futuro attacco alla legge 194 sull'aborto.
Inoltre, non ho scritto che tutti i rom, i rumeni e gli extracomunitari sono assassini e stupratori ma che certo va posto un argine preciso e severo a tutto quello che succede e che vede e legge anche lei. Non è insultando il governo con l'evocare fascismo, nazismo e tutto ciò che ho semplicemente trascritto, che si fa chiarezza e si difende la causa, ma si ottengono effetti diametralmente opposti, purtroppo. Le ultime elezioni, e il caso Roma, lo hanno dimostrato. Ne' si può sostenere che oltre la metà degli italiani siano dei cazzoni. O no?
Il pacchetto sicurezza Maroni, invece, farà si che emergano i datori di lavoro italiani che frodano sia i lavoratori clandestini extracomunitari che il fisco italiano.
Non le pare di prendere così due piccioni con una fava? Allora, perchè incazzarsi tanto invece di aiutare le barca a solcare il mare dell'illegalità e vincerla?
Si legga cosa ho aggiunto ieri in calce alla nota di martedì scorso che ha ricevuto e che allego qua. Io mi chiamo e mi firmo Giuliana D'Olcese, e lei come si chiama?
A Matera arriva nella sua dicola LiberoReporter? Legga il numero di Giugno di LiberoReporter e se non lo trova scriva fin d'ora a segreteria @ liberoreporter.it e chieda di inviarglielo. Molto cordialmente gd'o (,-)
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Più tafazzisti che razzisti
Al Parlamento europeo non hanno capito niente, gli spagnoli l’hanno fatta fuori dal vaso, ma noi ce la mettiamo tutta per svergognarci.
Il reato d’immigrazione clandestina c’è in molti Paesi civili. Andrà bene anche da noi, salvo che non riusciamo a punire neanche il borseggio. Passi che s’invochi il pugno di ferro, ma dato che si è varato, a larghissima maggioranza, l’indulto che mise fuori migliaia di quelli sui quali si vorrebbe farlo pesare, temo sarà opportuno darselo sulle parti basse. L’immigrazione in generale, e quella clandestina in particolare, è un problema di tutto il mondo sviluppato, affrontato con diffusa severità. Nessuno chiude le frontiere, perché l’immigrazione è ricchezza, nessuno le tiene aperte, perché gli squilibri di benessere sono così grandi che si provocherebbe una disastrosa alluvione. Solo i moralmente deboli sollevano questioni razziali, ma solo gli incoscienti le affrontano con il mantra del siamo tutti uguali. L’equilibrio non è mai perfetto, e la storia alterna avanzate e rinculi, ma noi siamo nei guai seri perché ci prendiamo in giro da soli.
Aumentiamo le pene ed i reati facendo finta di non sapere che la nostra giustizia è in stato di morte apparente. Ci vorrebbe determinazione assoluta per farla funzionare, essendo questione urgentissima ed ineludibile, invece coccoliamo le corporazioni togate, anziché frustarle. Finiremo con il prevedere quaranta anni di galera per lo scippo, mettendocene cinquanta per stabilire se il vegliardo era colpevole da ragazzo, quando derubò la signora già morta da tempo. Intanto espelleremo la donna che ci teneva in vita il nonno o ci puliva la casa.
Parliamo degli zingari come se fossero nomadi, ed invece sono fermi sempre nello stesso posto. La camorra gli brucia le baracche e noi parliamo di rivolta popolare, passando per razzisti. Discutiamo di xenofobia, mentre, per farsi girare le balle, è sufficiente abitare accanto ad un campo dove un terzo della gente vive di crimine, dove la fogna è a cielo aperto, dove all’entrata del supermercato una madre bambina ti chiede i soldi tenendo un pargolo al seno, in attesa di farlo accattonare, ed alla cassa fai la fila dietro una matrona puzzolente. Così creiamo le condizioni perché da Strasburgo ci diano una lezione sul violino zigano, che c’è un posto con la rima dove potrebbero riporlo. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
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Immigrazione, come farsi del male
Becco e bastonato, o, nella versione meridionale, cornuto e mazziato. Questa è la figura che il governo sta facendo, sull’immigrazione clandestina. In un crescendo rossiniano di parole che provocano dissensi eguali ed opposti, rischiando di portare conseguenze alquanto sgradevoli. L’Italia è un Paese largamente penetrato dall’immigrazione clandestina, anche (non solo) a causa della sua geografia. Dovremmo porre all’Europa il problema di aiutarci, invece riusciamo a farci criticare sia che entrino sia che li si fermi. Molti passano da noi e poi vanno altrove. Troppi delinquenti si fermano, perché la nostra giustizia fa ridere.
Un numero elevato lavora onestamente, ma in clandestinità, perché le quote governative sono fuori dalla realtà e le procedure sadomasochiste. Se così non fosse come potrebbero i ministri avere delle preoccupazioni per le badanti cui hanno affidato le loro mamme?
Dopo tanti anni di lassismo, con clandestini che aprono commerci davanti alle questure, si decide che ora basta, è il momento di fare la voce grossa ed il governo presenta un disegno di legge che introduce il reato d’immigrazione clandestina. E’ già così in Francia, Germania, Gran Bretagna e Grecia. Scritto il ddl via libera alle chiacchiere ed ai proclami, al punto che qualche osservatore internazionale, più in mala fede che sprovveduto, dice: gli italiani sono diventati xenofobi.
Il fatto è che qualche conto non torna: se contesto un reato devo poi arrivare ad una condanna, il che presuppone un processo, che da noi fa pena e dura lustri.
Se c’è il reato arresto l’accusato e me lo tengo lì per anni: se è colpevole ho speso inutilmente, perché poi lo butto fuori; se, invece, ho acchiappato l’ingegnere indiano che stava andando all’Eni mi svergogno davanti a tutti. Allora, meglio: butto fuori i clandestini, subito, con provvedimento amministrativo, e contesto l’aggravante di clandestinità a chi ha commesso altri reati. A quel punto, però, molti gridano: vigliacchi, indietreggiate. Morale: non è successo un accidente, ci siamo beccati prima l’accusa come carnefici, ora rendiamo noto il pentimento, mostriamo l’impotenza e segnaliamo una mollezza che c’è quanto la durezza precedente.
Spediamo un messaggio rassicurante ai criminali, e ancora neanche è cominciato il dibattito parlamentare!
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Carissimo Davide,
sono certissimo di attirare con questa mia le sicure invettive dei soliti brontoloni, eppure non esito a dire il mio punto di vista. Ci sono persone, in Italia, e non solo, che poco hanno da fare, nel concreto del mondo produttivo, ed allora si ingegnano a salvarsi l'anima o la coscienza, a seconda dei casi, con l'occupare il proprio tempo libero ad intervenire dove "il bisogno" li chiama. Asetticamente mi esprimo, al di là dei risultati positivi o meno, che queste loro attività possono avere.
E' vero, nel mondo c'è fame ed ingiustizia, sfruttamento e balordaggine; la cattiveria regna sovrana e molti popoli non hanno ciò che possediamo noi.
Mi domando: Ma quello che posseggo, me lo ha forse regalato qualcuno, oppure me lo sono guadagnato.
Renato Traquandi
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Immigrazione, come farsi del male
Gli squilibri economici, però, hanno anche radici storiche, che precedono i meriti e le responsabilità dei contemporanei. Molto di quello che è nostro non ce lo siamo guadagnato, il che ci pone il dovere di lavorare perché il benessere e la libertà siano di tutti.
Davide
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Perché la sinistra vuole la fine degli Italiani? http://www.italianiliberi.it/Edito08/sinistravuolefine.html
di Ida Magli - il Giornale 22 Maggio 2008
Perché gli italiani di sinistra odiano tanto se stessi? Perché odiano i propri genitori, i propri figli, la propria terra, la propria lingua, la propria cultura, al punto da volerne la fine a tutti i costi?
La violenza con la quale impongono, ormai da molti anni, l’invasione dell’Italia da parte degli stranieri ha questo solo significato: la prossima fine del popolo italiano.
Ed essi lo sanno bene, anche se fingono di non saperlo. È stata la sinistra, infatti, a importare le scienze umane, a far conoscere agli italiani la sociologia, l'antropologia, la linguistica, l'etnologia, la fenomenologia, la etnopsichiatria; sono stati gli editori di sinistra, da Einaudi a Feltrinelli fino al Saggiatore, a tradurre e a divulgare nelle Università i testi più famosi di Marcel Mauss, di Robert Hertz, di Bachofen, di Boas, di Lévi-Strauss, di Margaret Mead, di Wittgenstein...
Le scienze umane hanno messo definitivamente in chiaro che quello che conta nel comportamento dei popoli come degli individui è l'ambiente complessivo formato dalla lingua, dai costumi, dalla religione, dalla tradizione, dalla storia, insomma da ciò che oggi tutti chiamano con disinvoltura «cultura», dimenticandosi che l’accezione odierna del termine «cultura» è appunto quella immessa nel linguaggio comune dalle scienze umane.
L’intelligenza critica e aperta ai nuovi saperi, che è stata attribuita sempre alla sinistra e di cui abbiamo partecipato in tanti (io stessa non posso dimenticare il piacere e la libertà con i quali ho scritto di questi argomenti per quasi venti anni sul quotidiano La Repubblica), dipendeva soprattutto dal suo aver «iniziato» le cattedre universitarie, fino ad allora arroccate nella filologia, ai nuovi strumenti metodologici; strumenti che hanno reso possibile comprendere nel senso pieno del termine - ossia renderceli contemporanei - il mondo di Omero come quello degli Inca.
Ebbene questa intelligenza sembra essere stata cancellata di colpo nel momento in cui i politici hanno deciso di prendere in mano e di servirsi del vecchio progetto di unione europea per azzerare la storia dell'Europa mescolando nel suo territorio tutti i popoli esistenti oggi nel mondo. Da allora la sinistra è diventata ottusa e cieca e si è comportata come se quelle stesse scienze umane che avevano entusiasmato i giovani e che l'avevano fatta amare dalla maggioranza degli intellettuali e degli artisti, non fossero mai esistite. Avrebbe dovuto essere la sinistra a impedire un progetto distruttivo come quello europeo.
Avrebbe dovuto essere la sinistra a «sottrarre la storia alla violenza della politica». Non soltanto non l’ha fatto, ma si è lanciata nella realizzazione europea odiando se stessa e gli italiani.
Perché? Siamo in tanti a chiedercelo. Perché la sinistra desidera la fine degli italiani, la fine della lingua, della musica, della poesia, del pensiero italiano?
Perché nelle sue file anche i più intelligenti, i più colti, fingono di essere stupidi? Sanno bene che nessuno zingaro amerà la lingua italiana né scriverà le melodie di Puccini. Sanno bene che nessun musulmano lascerà in piedi le cattedrali gotiche né ammetterà che si cantino le Messe di Palestrina o di Rossini. È questo il punto. Sono gli uomini che fanno vivere le culture. Gli stranieri, giustamente, faranno vivere la propria.
***
Risposta: Chiariamo una cosa. Cosa significa destra e sinistra?
Quando sono nate queste categorie? Secondo me la distinzione avvenne all'epoca della rivoluzione francese.
La Destra si rifà al concetto di DIFFERENZA. La sinistra a quello di UGUAGLIANZA.
Inoltre di Destra è la concezione sacrale, cioè fondata su valori trascendenti, della politica, e la concezione organica della società.Di Sinistra lo Stato laico e l'individualismo, cioè il ritenere gli individui sostanzialmente uguali e quindi soggetti assoluti della politica.
La modernità e il progresso sono state categorie di sinistra. Perchè hanno negato qualunque valore al concetto di Natura come sede di forze sacre da rispettare e come equilibri a cui prestare attenzione. La modernità è stata sovversiva dell'ordine tradizionale e popoli e razze sono sempre stati visti come ostacoli all'edificazione dell'"uomo nuovo" che sarebbe nato solo quando grazie all'uguaglianza ogni essere umano sarebbe stato uguale al modello fissato dagli intellettuali di regime.
Per questo oggi la sinistra è così accanita nel difendere la società multirazziale anche a costo di rinnegare la storica difesa delle condizioni lavorative della classe operaia. Infatti chiunque abbia studiato la storia del movimento sindacale americano sa che se negli USA non si è mai affermato un partito socialista è perchè grazie alle continue ondate migratorie i lavori più faticosi e le condizioni più dure le hanno sempre fatte i nuovi arrivati. La lotta di classe è stata disinnescata grazie al fatto che la classe operaia subiva un continuo ricambio e la solidarietà difficilmente si formava tra gruppi umani etnicamente diversi e in concorrenza tra loro.
Ebbene la sinistra pur essendo sindacalmente consapevole delle gravi ripercussioni sociali dei movimenti migratori ha scelto di appoggiarli. Pur di non rinnegare la sua ragion d'essere basilare. Cioè il mito egualitario. La Destra è stata sconfitta ai tempi della rivoluzione francese. E a parte la parentesi fascista non c'è più stata in occidente una forza politica coerentemente differenzialista. L'occidente è tutto a Sinistra, sia nella versione liberale che in quella marxista-socialista.
***
Razzisti e antirazzisti
di Gian Antonio Stella - Corriere della Sera 29 maggio 2008
«Noi non vuole andare a squola, vuole portare sacchi di malta, mangiare polenta sulle impalcature. Ricevere soldini il sabato essere molto meglio». 
Questa, strafalcioni compresi, era la frase messa in bocca ai nostri bambini emigrati a Zurigo in una vignetta anti-italiana in cui i piccoli muratori immigrati in Svizzera venivano presi per l’orecchio e portati, recalcitranti, a studiare. Era il 1898. E le autorità elvetiche avevano già chiaro un punto: l’integrazione passa attraverso la scuola.
Eppure, un secolo e passa dopo, la deputata forzista Isabella Bertolini, commentando il rapporto annuale dell’Istat, che cosa ha messo tra gli spettri che offrono un «quadro allarmante che va monitorato continuamente per evitare pericolose degenerazioni dei fenomeni legati all’immigrazione»?
Il «dato preoccupante» del «boom di alunni stranieri nelle scuole italiane».
Ora, che i motivi di preoccupazione generati dall’ondata di immigrati siano molti non c’è dubbio. Basti dire che, a dispetto delle rassicurazioni di Paolo Ferrero e altri suoi colleghi nei due anni del governo Prodi, «il saldo netto stimato per il 2007 è di oltre 454 mila unità (pari a un tasso migratorio del 7,7 per mille), più che doppio di quello osservato nel 2006», soprattutto a causa di «consistenti ingressi di cittadini neo-comunitari, in particolare romeni» i quali sono «aumentati di quasi 300 mila unità, raggiungendo al 1° gennaio 2008 i 640 mila residenti». Il che certo non tranquillizza chi, per quanto dotato di solidi principi anti-razzisti, abbia letto il rapporto riservato dei Carabinieri di qualche mese fa, dove si diceva che a Roma nei primi mesi del 2007 erano stati arrestati 91 albanesi, 94 algerini, 135 bosniaci, 179 marocchini e 1.439 romeni. Una sproporzione che confermava i numeri del 2006, quando i romeni finiti in manette erano stati 4.033: cioè 16 volte più dei secondi classificati, i marocchini.
Così come giustamente preoccupa leggere nel dossier Istat che «un terzo dei reati è compiuto da stranieri: si va dal 39% dei denunciati per violenze sessuali al 36% degli omicidi consumati e al 27% dei denunciati per lesioni dolose». E anche se certi xenofobi dovrebbero riflettere sul fatto che l’Italia ha l’umiliante record europeo delle rapine in banca ma solo in tre casi su cento il bandito è immigrato, è sacrosanto ribellarsi a una realtà in cui i borseggi (reato che semina a torto o a ragione allarme sociale nella popolazione) sono «praticati in sette casi su dieci da uno straniero».
Sono numeri. E i volonterosi pasticcioni anti-razzisti, se si fossero preoccupati davvero di non consegnare questi temi al manganello di certi razzisti nostrani che mostrano i muscoli in questi giorni avrebbero dovuto farsene carico. Evitando le battutine insulse su una percezione di insicurezza collettiva salita nel Nordest in una manciata di anni, dice l’Istat, dal 27 al 37°%.
Detto questo, il rapporto smonta inequivocabilmente un paio di callosi stereotipi. Il primo è che non c’è affatto, se mai c’è stata, un’«invasione di islamici», che nel complesso sono una minoranza tale che si potrebbe paradossalmente sostenere che siamo invasi da anti-islamici molto più anti-islamici (si pensi ai polacchi, ai romeni, ai serbi, agli indù...) di quanto siano mediamente gli italiani. Il secondo è che l’«alta criminalità di sangue», marchio spaventoso usato contro i nostri nonni in Argentina da razzisti quali il professor Cornelio Moyano Gacitúa, non è affatto una caratteristica quasi «genetica» degli immigrati.
Anzi, dice l’Istat, «sul totale dei denunciati nel 2006, la quota di stranieri in regola con il permesso di soggiorno è del 6%». Una percentuale bassissima. Tanto che «la propensione a delinquere degli stranieri regolari è di poco superiore a quella della popolazione italiana; del resto la quota di stranieri regolari denunciati sul totale degli stranieri regolari in Italia si ferma al 2 per cento circa».
Andiamo oltre? Visto che gli immigrati hanno mediamente 31 anni (cioè dodici meno di noi) e quelli con più di 65 anni sono solo il 2% contro il nostro 30% e che insomma il paragone andrebbe all’interno delle fasce d’età statisticamente più esposte alla devianza, si può ragionevolmente sostenere che gli immigrati regolari rigano diritti mediamente più degli italiani loro coetanei. «Meditate, gente, meditate...», direbbe il Renzo Arbore di una vecchia pubblicità.
Ed è lì che vedi quanto sia fondamentale l’integrazione dei nuovi arrivati. Quanto conti che si «sentano» italiani. Lo scriveva già, a proposito dei nostri nonni la grande giornalista e sociologa Amy Bernardy: «L’italiano emigra in America. Lo volete italiano? Sarà infelice. Lo volete felice? Sarà americano».
Sono i figli, da sempre, che «tirano dentro» fino in fondo i genitori nel Paese che hanno scelto. Per questo non solo gli svizzeri del 1898 (svizzeri che solo due anni prima avevano scatenato a Zurigo una sanguinosa caccia all’italiano costringendo ad allestire treni speciali per portar in salvo i nostri emigrati) ma anche gli americani e gli australiani, i francesi e i belgi e tutti gli altri popoli che ci hanno accolto per decenni, pretendevano che i nostri bambini andassero a scuola: per farne dei buoni cittadini americani e australiani, francesi e belgi. Destinati a diventare padri della patria come l’argentino Manuel Belgrano, capi di governo come il francese Leon Gambetta, presidenti della repubblica come il cileno Arturo Alessandri, grandi sindaci di San Francisco come Angelo Rossi e di New York come Fiorello La Guardia.
Dei quali, nonostante i nomi italianissimi, non sarebbe mai venuto in mente a nessuno che non fossero americani.
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Alemanno si occupi di faccende più serie
di Massimo Teodori - Il Giornale 28 maggio 2008
La vicenda delle vie di Roma intitolate ai leader dei partiti della prima Repubblica - insieme ad Almirante anche Craxi, Fanfani e Berlinguer - sembra essere un altro festival dell’effimero su cui è inciampato il nuovo sindaco Gianni Alemanno, facendo quasi il verso al suo predecessore Veltroni.
Per anni i cittadini romani hanno dovuto sopportare la gestione del comune come politica dell’immagine mentre restavano irrisolti i grandi problemi della vita quotidiana di una città bellissima ma convulsa, deteriorata, e mai all’altezza delle sue funzioni. Noi intellettuali del centro storico apprezzavamo sì le iniziative culturali di Veltroni anche se orientate in maniera «strabicamente corretta», ma sapevamo anche che dietro di esse si nascondeva la realtà di un traffico impossibile, di trasporti pubblici primitivi, di una pulizia a singhiozzo, e di tanti altri gravi e meno gravi disservizi elementari che hanno reso Roma più vicina a Istanbul e al Cairo che non a Parigi, Londra e Berlino.
Con l’elezione di Gianni Alemanno, definitosi o definito il «Robespierre conservatore», speravamo che le fresche energie del sindaco si indirizzassero a quei problemi da sempre irrisolti, cominciando con il calibrare in tal senso le prime dichiarazioni che sono sempre significative del modo in cui un nuovo potere intende indirizzare la sua azione. Ed invece ecco che siamo qui a discutere dei nomi delle strade in un sorta di riffa tra gli eredi politici, ognuno dei quali vuole santificare anzitempo il suo illustre antenato. Il tutto condito con una retorica che non ha nulla da invidiare al veltronismo: «Città della solidarietà combinata alla sicurezza», «Roma città del festival del cinema, quello vero», «Città aperta al Mediterraneo» per finire con l’invocazione «Viva l’Urbe eterna» che ha il sapore del già sentito.
In linea di principio non abbiamo nulla in contrario sui nomi delle strade attribuite a politici contemporanei. Il buon gusto e il senso storico vorrebbe però che passassero un certo numero di decenni dalla morte prima di scegliere le figure pubbliche - statisti riconosciuti, benemeriti della nazione, grandi scienziati, e intellettuali che si sono fatti onore in Italia e nel mondo, non per meriti partitici - a cui intitolare i siti della città di modo che la loro memoria rimanga alle future generazioni.
Questo semplice buon senso è stato in passato infranto nella toponomastica da non poche amministrazioni locali comuniste, non solo in Emilia ma anche a Roma, che hanno dedicato stradine e stradoni a Togliatti e persino a Stalin e Lenin. Ora, se vi fosse un minimo di etica pubblica e di coscienza storica in quest’era post-comunista orientata verso il centro-destra, si dovrebbe lanciare senza complessi una campagna per cancellare i nomi delle strade intitolate a personaggi che hanno compiuto assassini, anche di massa, o ne sono stati silenziosi complici. Fare insomma su scala politica quello che ha fatto Giampaolo Pansa con i suoi libri recenti.
D’altra parte i post-comunisti del Pd non sono più tali, e dunque non sarebbe fuori luogo chiedere loro di rompere con un passato nel quale hanno osannato Stalin e non hanno avuto mai una parola critica sul Togliatti complice dei grandi misfatti del Comintern e del Cominform, ultimo dei quali l’Ungheria.
Ora è singolare che Alemanno si comporti in maniera diametralmente opposta. Ossia che per glorificare il suo antenato Almirante, il quale avrebbe il merito di avere evitato chissà quale guerra civile, si carica anche l’ex segretario del Pci. Il suo ragionamento è un nonsenso storico poiché dopo la guerra civile del 1943-45, in Italia c’è stata, pur se con tutti i limiti, solo una Repubblica democratica che si è difesa dagli eversori di destra e di sinistra. Non ha perciò l’intera operazione di elevare alla toponomastica Almirante bilanciandolo non solo con Fanfani e Craxi ma anche con quel Berlinguer che non ebbe gran coraggio nel tagliare il cordone ombelicale con l’Unione Sovietica.
La verità dell’intera vicenda capitolina è che nella classe politica italiana, quali che siano le svolte lontane e vicine dei singoli esponenti e dei partiti, non è mai penetrata - e chissà se mai penetrerà - la consapevolezza che il Novecento è stato, in Europa e in Italia, il secolo dello scontro tra totalitarismi e libertà.
Uno scontro in cui al primo campo sono appartenuti il nazismo, il fascismo e il comunismo, e al secondo la democrazia liberale nelle sue diverse forme.
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Su L'Opinione di venerdi 23 maggio il testo di La Genova da bere
Comunque la si metta, questi giorni hanno posto una pietra tombale su un'intera classe politica ligure. Con i cinque arresti di due giorni fa Burlando e la Vincenzi subiscono un duro colpo. La condanna politica risuona nelle parole del senatore Musso (F.I.) nell'aula del Consiglio comunale a Genova. La "SuperMarta" della mediolatria ha perso proprio là dove più predicava "quell'odioso senso di superiorità morale di cui la sinistra così volentieri si ammanta, assai poco fondato nella realtà dei fatti". Finisce la "Genova da bere" gestita dai giacobini del Bene Assoluto. La sindrome affarista dunque colpisce ovunque, anche tra coloro che mandarono al macero il sistema craxiano. Siamo garantisti e siamo convinti della separazione sacrosanta delle responsabilità tra chi è inquisito e incarcerato e chi gli ha dato incarichi di rilievo. Vale anche la presunzione di innocenza, infine, nonostante le 600 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare non lascino molte ombre di dubbio su una storia poco commendevole, soprattutto perché legata alle mense di scuole e ospedali.

Questo quadro lede la leadership delle amministrazioni di Comune e Regione, e comunque gli elettori avevano già emesso il loro duro giudizio, con le ultime elezioni. Quanto alle vicende politiche della Vincenzi, a Sestri Levante ancora ricordano il suo impegno massivo nella realizzazione della Fondazione Mediaterraneo, intestata a Comune e Provincia, una cattedrale nel deserto costata decine di miliardi (la cifra precisa è inconoscibile). Sempre nel Levante si cita come esempio della Genova-da-bere la festa di inaugurazione di Nua Natua, due piccoli casolari contadini, ristrutturati a spese pubbliche e destinati a ristorante-agriturismo-centrocongressi.
Purtroppo il centro era posto in una zona bella ma del tutto scollegata, lillipuziana, posta tra due ex gallerie del treno, priva di parcheggi. Le gare per l'aggiudicazione del centro andavano deserte per mancanza di prospettive economiche. Per ovviare furono acquistati un bus navetta e una barca (poi forse finita al Porto Antico).
I due mezzi costarono la bellezza di 123.000 euro.
Il rinfresco di inaugurazione di Nua Natua comportò la bellezza di una spesa di 45.287 euro (più del matrimonio della regina d'Inghilterra), come fu denunciato da un articolo de Il Giornale nell'aprile del 2002. Quasi nessuno fiatò per lo sperpero: libri come La Casta erano ancora di là da essere scritti. Sic transit pecunia italianorum. Negli anni trascorsi a Bruxelles come eurodeputata la Vincenzi seguiva le pratiche di erogazione dei finanziamenti, il che è commendevole, ma con ciò forse privilegiava gli amministratori della sua parte politica.
La sindaca di Genova un anno fa subì anche una dura querelle riguardo il "conflitto di interessi" del marito Bruno Marchese, il quale è stato ed è a capo di diverse società di impiantistica e consulenza amministrativa, alcune delle quali avrebbero finanziato il partito dei DS.
 Saluti Daniele
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Ipse dixit Solone sa
«Anche Solone sa (lo sa?) che c'è l'art. 2 del Codice Penale secondo il quale nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato; e siccome questa nuova legge non c'era quando i 650.000 sono entrati; ecco che i nostri clandestini possono stare tranquilli.
Loro sono entrati clandestinamente quando la cosa non era reato. Certo, possono essere espulsi, ripescati, denunciati perché non hanno obbedito all'ordine di espulsione, tutto come prima. Però per il reato di immigrazione clandestina non possono essere processati.
I nuovi, quelli che entreranno dopo l'entrata in vigore della legge, questi sì, dovranno essere sottoposti a processo. E siccome non dovrebbero essere del tutto cretini, o comunque i loro difensori qualcosa gli suggeriranno, certamente ci diranno che è vero che sono clandestini, ma sono entrati nel 2007 (a fare tanto) e da allora mai nessuno li ha fermati». - Bruno Tinti, procuratore aggiunto della Repubblica, Torino. 
dal quotidiano La Stampa - vai all'articolo
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Splendido articolo
Su La stampa di oggi grandi scoop su Genova, appena disponibili vi mando tutto. Un avvocato di 36 anni, vicino ai DS, arrestato, dice in una telefonata: per la nomina aspetto fno a mercoledì, giovedi vado in Forza Italia! Credo non servano commenti... Buon week end Marco
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Malessere diffuso
Ciao Marco, dici "non servono commenti".
Ma io ce ne ho uno, come domanda: "Pensi che il marcio che ci segnalano i vari articoli possa essere un di eliminato, senza capire tre cose?
a) che il marcio è molto diffuso e non riguarda solo socialisti o il PD o F.I.; b) che la capacità di progetto serio, nell'Italia sociale, è stata ammazzata; c) che non si può rimediare niente senza un esame sociologico e senza il parere di espatriati qualificati???? (per definire le misure urgenti necessarie).
Se la tua risposta fosse che concordi, allora dimmi: chi se ne occupa?
Antonio Greco Allegato: l'Italia Desnuda
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Caro Antonio,
se vivessimo in un sistema dittatoriale, potrei concordare che la cattiva politica e il potere corrotto stanno soffocando il Paese
Anche se non si tratta di democrazia perfetta e compiuta, viviamo comunque in un sistema democratico: il livello della classe dirigente politica rispecchia ne' più ne' meno la moralità media, le aspirazioni medie, la cultura e il senso civico medio del paese.
Come potrete verificare dall'articolo di G A Stella in allegato, in questi ultimi 50 anni le qualità dei parlamentari sono precepitate... ma sono persone che non vengono dallo spazio, ma dal Paese reale... con le dovute eccezioni sono una fotografia della realtà. Se ci sono ristoratori di successo che dichiarano al fisco meno di un dipendente neoassunto, imprese edili che lavorano in nero, magari con clandestini, gare vinte con mazzette, banche che vendono carta straccia, persone che scalano concorsi e graduatorie con raccomandazioni, carriere in aziende pubbliche e private costruite in base a logiche clientelari o di lobby, non ci si può aspettare che la politica rappresenti SOLO la minoranza che non accetta questa situazione... testimonia un po' tutto, la normalità, il meglio, il peggio. Non voglio essere disfattista, perchè continuano ad esserci esempi di assoluta dedizione alla cosa pubblica, persone che rischiano la vita, sacrificandosi per le istituzioni, ma sono una minoranza. Ci potrebbe essere una conventio dei migliori, una somma di minoranze integre e con spirito di servizio nei confronti della comunità, che decidano di dare una svolta alla situazione di declino: il meglio del sindacato, con il meglio del mondo imprenditoriale, gli intellettuali non di regime, alcuni media e giornalisti liberi, raccolti sotto le bandiere di un partito e guidati da politici al di sopra di ogni sospetto
Ma quale caratteristica comune dovrebbe essere sufficiente ad animare costoro? Solo non essere corrotti, solo l'onestà?
Concordi sul fatto che siamo un paese corrotto e in declino, lavoro e impresa, professionisti e burocrati, intellettuali e politici, sarebbero dopo pochi istanti in divergenza quasi su tutto... Unica caratterista comune è di essere esponenti di minoranze oneste, un po' poco per fare un programma organico e alternativo
Mentre gli altri, seppur divisi su tutto, pongono una strenua barriera a qualsiasi tipo di concorrenza, per tutelare i propri affari... magari si disprezzano, nel passato si sono pure combattuti, ma il mantenimento di rendite di posizione li convince a mettere da parte le idealità (se mai ne avessero avute), e reciproche idiosincrasie per tutelare l'unico e ultimo riferimento di condotta, i propri privilegi! Se hai qualche idea concreta su come invertire questa tendenza, sarebbe opportuno iniziare a discuterne Film consigliato GOMORRA 
http://trovacinema.repubblica.it/film/scheda/Gomorra/346299
A presto Marco
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Malessere diffuso
Caro Marco, da tutte le cose che scrivi, mi rendo conto: che hai delle ottime intenzioni, ma non hai avuto (io la ho avuta all'estero) quegli strumenti e quelle abitudini nel campo sociale che siano costruttive; - forse tu sai che in campo sociale, per costruire, ci vogliono non solo la valutazione lucida, ma anche la struttura mentale capace di creare risultati. Ho l'impressione che navighi nelle situazioni negative (nello Stivale è la regola); che non hai ancora fatto una sintesi per: a) capire che quello che serve non è l'addizione di eventi tragici, ma una strada che funzioni per trovare la via d'uscita. Per adesso sono impegnato nella traduz. del mio saggio. Quando finirò, forse chiederò il tuo aiuto perché ho capito che sei il possessore dell'informazione dello Stivale. Infatti ho intenzione un giorno di contattare tutte quelle persone di cui mi hai fornito l'indirizzo.
L'unico punto di partenza che permetta di trovare la strada per passare dall'inefficienza diffusa alla capacità dei risultati e delle efficienze a livello europeo, è: prendere atto della realtà effettiva perché tu vivi nel Paese del doppio scenario. Tipo: - i politici fingono di lavorare per il Paese, ma lavorano per il clan o per sé stessi;
- tu mi dici "democrazia inperfetta". Io sostengo che non è democrazia, ma plutocrazia quel Paese ove i cittadini hanno dei diritti solo sulla carta; ove le leggi non si- applicano; ove i padrini possono generare sprrechi diffusi a scapito di cittadini fiduciosi...
La realtà io la condenserei cosi: (è un modo imperfetto) - doppio scenario aiutando, le persone che lavorano nelle istituzioni imbrogliano il Paese, come minimo fornendo un lavoro di bassa qualità in cambio dell'impunità, se non peggio...; - il lav. di bassa qualità diffuso inceppa le istituzioni;
- le istituzioni inceppate spingono i cittadini a contattare padrini (molti hanno la fedina penale intatta, ma agiscono al buio); - i padrini fanno alleanzze con mafie;
- lo stato perde potere, che le mafie recuperano. Sono entrate al parlamento?
Ci sono altri aspetti importanti, che trascuro. Ma la cultura di basso livello e l'ignoranza aiutano tale scenario a progredire (in peggio).
Chiedi quale strada potrebbe... Eppure ti avevo inviato il testo "Realtà"; te lo invio di nuovo perché ritengo che è l'unico guscio che potrebbe contenere azioni efficaci (che non ti descrivo ora, ma sono pronto a discutere con chi voglia). Gli allegati che ti invio questa volta sono DI BASE. Potresti leggerli e diffonerli se li trovi chiari e condivisibili? La situazione disgraziata è: tante persone di buone intenzioni, che sarebbero pronte a fare qualcosa di buono, non la fanno perché non sanno cosa vada fatto...! Non è facile passare da un doppio scenario diffuso all'efficienza necessaria per far girare le ruote di una società. Ma, con l'aiuto di qualche espatriato qualificato, chissà, si potrebbe...! Saluti. Antonio - Allegati importanti (anche CULTURA AL.. )
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Malessere diffuso
Cari Amici
Rispondo in breve ed in modo molto generico per evitare di essere logorroico e qualunquista. Ho letto le vostre post e contropost ma onestamente non ho trovato niente di nuovo se non i soliti piagnistei di come siamo sfigati e di come bisogna essere. Vorrei tanto che qualcuno elogiasse l'eccellenze italiane per esempio in questi giorni sono stato a Torvergata per un convegno d'aggiornamento si parlava di tecnologia THOR invidiata dall'america e che dire del centro di terzo livello del'AUXOLOGICO in merito alla ricerca sul motoneurone o sulla SLA dove i cari francesi rispetto a noi sono anni luce, oppure cosa dire della nostra cara FIAT che era sull'orlo del fallimento ed ha superato i francesi, ci sarebbe tanto da dire e tanto da fare.
Siamo un tantino ottimisti e non sputiamo sul nostro caro stivale, ci stà molto di peggio, iniziamo a prendere come base i lati positivi, ed evitiamo paragone con i nostri cari cugini o amici europei. NOI SIAMO ITALIANI. Evitiamo d'essere qualunquisti, tutti riescono a colpire la croce rossa, ma poi riescono a salvare i malati?
A proposito cosa dire del gruppo ALENIA SPAZIALE? Che fornisce tecnologia alla NASA!!! Antonio Luppino
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Malessere diffuso in un Paese senza controlli
Antonio, qualcosa che tu racconti è esatta.
Quanto tu dici mi sembra quello che un giorno una mia carissima amica, nel raccontargli il degrado di Napoli che avevo appena visitato, mi disse forse dispiaciuta di quanto Le dicevo: ma Carlo non sei andato a vedere il Vomero!!
Mi sono cadute le braccia... ma questo atteggiamento è comune a molte persone che non vogliono svegliarsi e rendersi conto di cosa stà accadendo nel nostro paese.
Non essere quindi ingenuo e guarda anche le tante cose brutte ed infamanti che da molti anni ci circondano.
Ricorda il Parini... Il grande poeta e scrittore non andava nei salotti buoni e tra la gente ricca e famosa (il salotto che piace ai nostri comunisti italiani) bensì cercava di raccontare la sua visione della vita girando nelle zone povere raccontando la vita dei poveri e del popolo in generale.
Se tu non vedi il degrado allora sei come molti cari miei amici che non notano.. e purtroppo io come altri lo notano bene perché viaggiamo nel nord europa dove le cose ed i fatti che vediamo a Roma lì non sussistono.
Qui c'è di tutto, accattonaggio straniero, bambini sfuttati malavita estera (in aggiunta a quella italiana) zingari a iosa. Mia moglie è danese ma nel suo paese gli zingari sono controllati e a causa di tale ferreo controllo se ne scappano tutti in Italia.. Il mio paese così come è non va non c’è attualmente nessun controllo su nulla.
La intellighenzia italiana che tu vedi potrebbe essere decuplicata ma sappi che molti nostri giovani (mio genero compreso che è andato in Spagna a lavorare) scappa da questo paese. Facciamo qualcosa per migliorare il nostro paese e rendiamolo almeno simile a quanto avviene oltre le Alpi.
Si hai ragione, se vivi come un benestante (anche io modestamente lo potrei fare!) allora ti chiudi nella tua villa, vai nei bei ristoranti, vai a fare vancanze da sogno, hai la servitù... e poi guardati intorno, c'è la miseria che i nostri politici con il loro lascia fare... ci hanno creato.
Scrivendo sul web cerchiamo di far notare il problema dell'Italia ma sicuramente siamo italiani, amiamo il nostro paese ed è per questo che siamo allarmati e sconcertati e cerchiamo di trovare una via d'uscita od almeno di convincere la gente a svegliarsi dal loro torpore maligno. Pensaci su!!
Carlo
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Malessere diffuso in un Paese senza controlli
eh...... sì, noi napoloni siamo fetenti, vili, asserviti e fiacchi proprio come la tua amica napolona...., del Vomero magari del quartiere Arenella. Sono i peggiori.
e in questo oceano di merda Antonio Luppino pensa alle eccellenze italiane... ma ci facci il piacere e legga "Elettrodi ai testicoli, Media & Ue", ed il sondaggio che segue "La morte dei giornali cartacei". Invito tutti a leggere anche gli articoli di Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini apparsi su La Repubblica di martedì 27 Aprile 2008. Ipercritici, straordinari, reali, niente a che vedere con certe melasse del Corsera che ha sempre coperto il malgoverno del sindaco Veltroni.
Giuliana D'Olcese
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I cittadini, la plebe e la legalità
di Davide Giacalone 27 Maggio 2008
Toccherebbe ad un meridionale fondare il partito dell’ordine e della legalità, sperando d’avere adepti per ogni dove, senza confini politici o geografici.
E’ al Sud che la trasformazione dei cittadini in plebe ha il colore della marmaglia mobilitata a difesa dell’indifendibile. Visto, però, quel che succede al Pigneto romano, visto lo straparlare di zingari e rumeni, visto il rondismo che certifica la paura senza aumentare la sicurezza, è evidente che la realtà del declino economico innesca ovunque il degrado civile. Toccherebbe ad un meridionale, comunque, perché qui la cancrena avanza, qui lo Stato si decompone.
Guardando avanti, si deve chiedere, mentre si scavano le buche delle discariche, che si garantisca, anche con l’esercito, la liceità di quanto vi sarà gettato, evitando d’essere il modo occulto per diminuire i costi industriali del Nord. E si devono chiedere investimenti e tempistiche serie per la creazione d’impianti di smaltimento, perché il pattume sia un affare onesto e non criminale. Guardando ancora più avanti: diverso costo del lavoro, fiscalità di favore per far emergere una solida economia nera, infrastrutture per il turismo. Una cosa prima delle altre: legalità. La bancarotta giudiziaria trasforma il Sud in una giungla delinquenziale. Le forze politiche che vogliano essere credibili al Nord agiscano al Sud, quelle che vogliono il bene del Sud agiscano in Parlamento, restituendo credibilità ad una funzione essenziale dello Stato.
Fossi capo di quel partito conoscerei i nemici. I criminali, certo, da mandare in galera, ma anche il tessuto civile inquinato, che attende le villette edificate grazie alla legge del fucile, la borghesia smidollata che ciuccia privilegi ed inciucia amicizie bassoliniane, o che, anche solo, è incapace di rivolta morale, di dire che Bassolino e Iervolino devono andarsene. Subito. Senza cultura e senza palle, nella Napoli che conta (i soldi). Sono nemici anche quelli che fingono di ricordare Falcone, sperando che se ne dimentichi la vera storia. Quelli che: “sono siciliano ma non mafioso”. La ricca isola arranca, grazie anche ai parolai. Sono nemici i gruppi calabresi che inseguono i soldi della sanità, veleggiando in una politica senza etica. Troppi nemici? Già, è per questo che la “questione meridionale” è ancora lì.
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Ma la paura è una cosa seria
di Ilvo Diamanti - La Repubblica.it 26 maggio 2008
E' VERO: c'è una distorsione elevata fra percezione e realtà. Fra l'insicurezza e i motivi usati, normalmente, per spiegarla. Ormai è quasi uno slogan che echeggia in ogni discorso. Quasi un riflesso pavloviano. Proviamo crescente paura della criminalità anche se la criminalità diminuisce oppure, comunque, non aumenta.
Una considerazione banale. Osservare che non c'è motivo di avere paura. Però se abbiamo paura qualche motivo c'è. E comunque: abbiamo paura.
Questa è l'unica realtà. Per l'uomo politico, l'amministratore; il "responsabile" della nostra sicurezza, la soluzione migliore è, dunque, di assecondare le nostre paure. Fornirci immagini, a modo loro, rassicuranti per curare la nostra insicurezza. Dirci che non è colpa "nostra", ma degli "altri". I 'microcriminali' ('tanto piccoli che quando ci muoviamo richiamo di calpestarli', ironizzava Marco Paolini, in una pièce di qualche anno fa: il Bestiario Veneto). Gli immigrati. Gli zingari. Gli altri che ci minacciano. Perché violano, anzitutto, la nostra nostalgia. Il nostro senso di comunità spezzato. Il nostro piccolo mondo schiacciato dal mondo più grande che grava, incombe su di noi. Valutazioni realistiche e perfino scontate. Dette così, tra persone colte e ragionevoli, come siamo noi, possono risultare convincenti. Però vi sfido a fare lo stesso discorso alla gente che incontrate ai supermercati. All'uscita oppure all'ingresso. Mendicanti, accattoni, zingari, stranieri. Magari i tossici.
Provate a dire alla "gente comune": sbagliate a temere queste figure. I marginali, gli ultimi del nostro piccolo mondo. Voi non vi rendete conto, ma in effetti, è il mondo "in grande" che vi spaventa. La vostra insicurezza è "ontologica", come direbbe Bauman. O forse Giddens. Nasce da lontano. Dalla crisi dei riferimenti cognitivi, dei fondamenti di valore, dell'ordine globale. E' questo che mina il senso della vostra vita. Poi, verificate le reazioni dei vostri interlocutori. Nel migliore dei casi, vi guarderanno con compassione. Come dei matti. O dei poveracci. Al pari di quelli che stazionano all'ingresso (all'uscita) del supermercato. Dipende dai punti di vista.
Il problema è questo: le spiegazioni più "radicali", quelle che isolano e individuano i problemi "alla radice" e permetterebbero, quindi, di "sradicarli", sono anche le più difficile da attuare. Perché richiedono tempi lunghi. Perché fanno riferimento a ragioni lontane da noi. Nel tempo, nello spazio. Ma, soprattutto, queste spiegazioni sono comunque complesse. Difficili da chiarire e da capire. E quand'anche vi foste riusciti, quando, cioè, il vostro interlocutore avesse compreso che sì, la fonte della sua insicurezza non è (solo) lo zingaro, l'immigrato, l'accattone, lo sfigato, il tossico. Ma è la globalizzazione. Oppure la perdita della comunità. La scomparsa del territorio.
L'urbanizzazione sconvolgente che sconvolge le menti e le solidarietà. Quand'anche foste riusciti a chiarirlo bene, al vostro interlocutore - e, se fate politica oppure un amministratore: al vostro elettore. Poi, che cosa gli dite? Quale soluzione gli proponete? Di tornare indietro nel tempo? Al passato tanto bello in confronto a questo presente desolante? Oppure di distruggere palazzi, condomini e piazze per ricostruire l'ambiente umano di un tempo? Anche voi, dei "ragazzi della via Gluck", dediti a constatare, in modo poetico e dolente, che "là dove c'era l'erba ora c'è una città" (e campi nomadi, baracche, ecc.)?
Questo mi pare il problema maggiore per quanti avversano, giustamente, una concezione dell'insicurezza che tutto riduce alle "minacce nei confronti dell'incolumità personale". E diffidano di politiche securitarie che, invece di curare l'insicurezza, la moltiplicano. Politiche e provvedimenti miopi, incapaci di vedere (e pre-vedere) oltre la punta del naso. Ma se non hai soluzioni diverse, concrete, che, comunque, promettano (a torto o a ragione, non importa) risultati reali e realistici, rischi di passare per un "nane" (si direbbe dalle parti mie). Tradotto: un idealista un po' sciocco. Un poco tonto. A cui pochi si affiderebbero per risolvere problemi veri e drammatici, come la sicurezza.
Per questo occorre prendere le percezioni sul serio. Senza contrapporle alla realtà. Perché sono più reali della realtà reale. Prendere le percezioni sul serio.
Ma senza crederci seriamente. Senza indossare, anche no, gli stessi occhiali deformanti. Come fanno molti uomini di governo centrale e locale che - ormai senza distinzione politica - inseguono le spiegazioni facili e semplici. Non solo operano per ristabilire la pulizia e la polizia dell'ambiente, contro zingari, accattoni, tossici e immigrati - naturalmente irregolari. Per le ragioni che ho scritto: è comprensibile. Ma neppure credibile che il problema stia lì. Che la causa siano gli "altri". Ma se non è credibile, meglio non crederci e non farlo credere alla gente.
Le percezioni: sono reali. Vanno prese sul serio. Trattate con rispetto. Tanto più le persone che esprimono. I "portatori sani" di giudizi indimostrati. Di pre-giudizi.
Vanno prese sul serio. Però fingere di crederci. Anzi: crederci davvero. Questo no. Rispettare chi crede a una realtà irreale. Rispettare l'irrealtà come una forma di realtà. Tutto questo va bene. Ma considerare reale la realtà irreale. Anzi: l'unica realtà possibile. Dare ragione a chi la considera "vera". Ribadirne le convinzioni in modo convinto. No. E' troppo. Il divario tra percezioni e realtà, va ridotto, se possibile. Ma non solo e non necessariamente dalla parte della percezioni. Meglio lavorare per verificarle. Se necessario: smentirle e contraddirle. Senza rassegnarsi al "senso comune". Alle verità date per scontate, quando scontate non sono.
Anche se e quando le "nostre" verità provate sono poco visibili, frustranti da accettare. Se contraddicono le verità percepite e i miracoli promessi. Se evocano soluzioni lontane e sgradevoli, perché coinvolgono "noi" e non solo gli "altri".
Se le nostre ragioni appaiono poco ragionevoli alla gente, meglio essere prudenti e umili. Senza rinunciare alle nostre ragioni, per il timore di passare da "nane".
Meglio nane che mona.
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Buonanotte all’informazione
Con un sistema dei media ridotto così, l’Italia dei misteri può dormire sonni tranquilli
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di Stefano Vaccara America Oggi 25 maggio 2008
Immaginate succeda negli Stati Uniti: qualcuno afferma di essere un ex agente segreto dei servizi militari e tira fuori anche un documento top secret sull’omicidio del presidente John Kennedy. Quel documento porta l’intestazione del Pentagono, o della Cia, o dell’Fbi e nessuna perizia riesce a provare che sia un falso.
In quel documento si evince che alcuni dei più importanti apparati della Difesa Usa sapessero del complotto per uccidere il presidente a Dallas due settimane prima che Oswald premesse il grilletto. Andrebbe quel documento sulle prime pagine del “New York Times” e del “Washington Post”? Verrebbe discusso, dibattuto e ridiscusso in televisione e su tutti i network tv? La casa dell’agente segreto verrebbe circondata da telecamere puntate giorno e notte in attesa di X0X?
Invece accade da oltre dieci anni in Italia che un agente segreto, anzi un militare appartenente ad un corpo militare segreto italiano all’interno della Nato, la cosiddetta Gladio delle centurie, spaventato da certi “suicidi” accaduti ai suoi ex commilitoni, vuole parlare, ma ha delle difficoltà a farsi ascoltare. E’ fortunato però, è stato inventato l’internet e lui ci mette dentro molto di quello che sa. Ma trovare un giornalista italiano che possa pubblicare in un giornale la sua storia è un’impresa, lo trova solo attraversando l’oceano, a New York dieci anni fa. Così racconta al sottoscritto che pubblica tutto su questo giornale di quella Gladio militare che operava all’estero, “behind” le linee nemiche, quella gladio che per il governo italiano non è mai esistita. Niente, l’articolone intervista che esce a New York nell’estate del ’98 sbatte sulle pagine di gomma del “sistema informazione” italiano. Però il gladiatore è soddisfatto, dice che il giornalista gli ha salvato la vita, ucciderlo ora avvalorerebbe ciò che ha raccontato e torna nella sua Sardegna…
Intanto c’è almeno un ex presidente della Commissione Difesa della Camera, l’ammiraglio Falco Accame, che si occupa di cercare la verità per i familiari delle vittime del terrorismo, che comincia a fare pressanti domande al governo per sapere se questa Gladio segreta sia esistita, ma dalle autorità ottiene solo silenzio o smentite.
Poi passa qualche anno, e G71, questo il nome in codice del “gladiatore”, tira fuori un documento bomba sul rapimento Moro. Il giornalista italiano a New York, appena lo riceve lo pubblica immediatamente, questa volta fa lo stesso anche in Italia il settimanale “Famiglia Cristiana” seguito subito dal quotidiano comunista “Liberazione:”Anche i quotidiani della Sardegna, dove è nato e vive l’agente G71 alias Antonino Arconte, non trascurano il gladiatore. Ma i cosiddetti grandi giornali a tiratura nazionale? Niente. L’ammiraglio Falco Accame presenta appelli al governo, ai ministri, agli ex capi di governo, e già cinque anni fa gli scriveva:
“Di particolare rilievo in questa attività appare un documento in cui viene ordinato, il 2 marzo 78 cioè due settimane prima del rapimento dell’On. Moro, al “gladiatore” Antonino Arconte (G 71) di portare a mano dei documenti a Beirut ad un altro agente (G 219) operante alle dipendenze del capo centro per il Medio Oriente (G 216), in vista della liberazione dell’on. Moro che non era stato ancora rapito. Il capo centro a Beirut era il colonnello Stefano Giovannone il cui nome è stato citato nelle lettere dell’On. Moro che ne sollecitava il rientro in Italia. A Beirut ha operato pure il colonnello Mario Ferraro...”.
Niente, nulla. Anzi tutti i ministri della Difesa che si susseguono insistono che G71 non è mai esistito, che non è mai esistita la Gladio militare e quindi quel documento deve essere falso, ma non riescono mai a provarlo...
Ora, questa storia ve l’avevamo raccontata di nuovo due settimane fa in occasione dell’anniversario di Moro, ma ecco che questa settimana Arconte rilascia altri documenti, una sua corrispondenza avuta con l’Ammiraglio Fulvio Martini, allora direttore del Sismi (il servizio segreto militare), in cui Martini nel febbraio del ’91 scrive con questo tono al suo gladiatore esortandolo a restare zitto: “Rivivo quei giorni e quegli anni tumultuosi, terribili e magnifici, certo sofferti e vissuti con la vita stretta tra i denti. Anni in cui abbiamo visto tanti di noi lasciarci in silenzio e senza una tomba dove deporre una corona, un fiore. Nemmeno un nome da poter onorare”.
Martini rivendica la guida di questo nucleo operativo della Gladio militare: “A me l’onore e il privilegio di avere conosciuto e guidato, per una parte della mia vita, uomini impetuosi, tenaci e valorosi che hanno saputo gettare la loro giovinezza dietro le linee di un nemico subdolo e invadente, dando un esempio di amor patrio che niente può eguagliare”. E poi conclude la lettera così: “posso solo garantirti il mio personale impegno per regolarizzare la tua posizione di servizio e che questo mi è stato espressamente ordinato dal governo in cambio del silenzio”.
Così Accame presenta un ennesimo esposto alla procura militare, deve indagare... Proprio venerdì il governo Berlusconi ha nominato i nuovi capi dei servizi segreti, con in testa il super capo Gianni De Gennaro, che passa dalla monnezza di Napoli ad occuparsi di roba che fetore ne emanerà molto di più.
Su quello che ha svelato Arconte qualcuno risponderà? Il ministro La Russa? De Gennaro? Il premier Berlusconi? Ma figuriamoci. L’Ansa poverina qualche lancio lo fa, ma la “grande” stampa dorme, la televisione è in coma, e allora perché rispondere? Con un sistema dei media ridotto così, l’Italia dei misteri può dormire sonni tranquilli.
Come i giornali “deformano” il mondo
La morte dei giornali cartacei
e la sua influenza
Un lungo articolo di Eric Alterman sul New Yorker (età media dei lettori, 55 anni; una fiducia nel prodotto precipitata al 20%, un valore di borsa in calo del 42% in tre anni, un quarto dei posti di lavoro tagliati in meno di 20 anni) ha riaperto il dibattito sul declino della stampa scritta - Con internet torna il conflitto nel mondo del giornalismo fra “dispotismo illuminato” e democrazia - La produzione delle notizie di base, che internet duplica, aggrega e discute, finirà sempre di più nelle mani delle fonti del potere o si farà sentire anche la voce dei cittadini?
http://www.lsdi.it/2008/04/02/ancora-sulla-morte-dei-giornali-cartacei-e-dei-loro-modelli-economici/
Sta facendo discutere molto, in questi giorni, un lungo articolo di Eric Alterman sul New Yorker sulla morte dei giornali di carta e dei loro modelli economici ed editoriali.
Età media dei lettori, 55 anni; una fiducia nel prodotto precipitata al 20%; un valore di borsa in calo del 42% in tre anni; un quarto dei posti di lavoro tagliati in meno di 20 anni. Questo il bilancio della stampa scritta americana fatto dal New Yorker.
Di fronte a tutto questo, come sottolinea Benoit Raphael su “Demain tous journalistes”, l’Huffington Post, un sito esclusivamente online lanciato nel 2005 da Arianna Huffington (nel disegno qui sopra), si piazza nei posti d’onore delle classifiche (annunciando 11 milioni di visitatori unici al mese). E supera di un pelo il Los Angeles Times, ma con un numero di giornalisti inferiore di 40 volte.
Il principio cardine dell’Huffington Post: aggregazione e conversazione. Aperto ai commenti, il sito ospita il meglio che di quello che si dice nei media e basa la sua forza editoriale sul dibattito, grazia a forte una squadra di blogger politici. Il seguito?
Se i soldi continueranno a migrare verso l’online (e continueranno a farlo), HuffPost proporrà sempre di più dei reportage online (…). Dei servizi ampi e vigorosi, che includeranno anche del ‘giornalismo partecipativo’, predice Arianna Huffington, che crede a una convergenza dei modelli carta e web.
Il New Yorker racconta come Internet sta per far risorgere un vecchio conflitto che, nella prima metà del ventesimo secolo, aveva visto affrontarsi due concetti dell’informazione e dell’opinione pubblica.
Walter Lippman, grande giornalista, militava per una sorta di "dispotismo illuminato" del giornalismo. Una élite che rivelava, a una massa di lettori considerati come passivi di fronte all’attualità (e quindi facilmente manipolabile da parte del potere), i legami e i meccanismi degli avvenimenti. All’opposto, il filosofo John Dewey se non credeva affatto nella saggezza popolare innata, credeva però nelle virtù del dibattito e della conversazione.
"Mentre Lippman vedeva l’opinione pubblica come una somma di opinioni individuali, un po’ come un sondaggio, Dewey l’affrontava invece come un focus group", aggiunge il New Yorker. Soprattutto, Dewey rimetteva in discussione in sapere delle elite, troppo lontane dale preoccupazioni quotidiane di quelli che non sono della loro casta. "L’uomo che calza delle scarpe sa meglio di chiunque se gli fanno male, anche se l’esperto in calzature sarebbe il meglio attrezzato per sapere come risolvere il problema”. 70 anni dopo, Internet - prosegue Raphael - ha fatto vacillare il modello Lippman (informazione dall’alto, esperti), modello dominante fino ad ora, verso una visione più vicina a quella di Dewey (conversazione e condivisione di esperienza). E dunque fa vacillare il modello della stampa scritta.
Ed ecco, conclude, Raphael, che si apre un vero dibattito: 50 giornalisti + 1 comunità possono sostituire 500 giorrnalisti?
Ma l’articolo del New Yorker pone anche un altro grosso problema: quello della produzione dell’informazione di base. In parole povere, chi produrrà le notizie?
Su Agoravox.fr, Francois Guillot rileva giustamente che internet duplica prevalentemente l’information prodotta dai media tradizionali, e la commenta. In altre parole, la poduzione di informazione di base dap arte dei media online (professionali o ‘cittadini’) è relativamente marginale.
Emmanuel Parody - nota Guillot - lo sottolinea nei commenti al post di Benoît Raphaël: la riuscita di un sito come Huffington Post si basa sull’aggregazione e i commenti di informazioni prodotte da altri. Problema: in un ambiente economicamente precario, chi produce l’informazione di base?
Quella che gli altri media riprendono, quella che interet duplica e commenta?
Avevamo avuto un inizio di risposta con l’inchiesta dell’università di Cardiff  sul contenuto della stampa britannica seria (vedi Lsdi, L’indipendenza sta diventando un lusso): già oggi più del 50% del contenuto è fabbricato principalmente da altre fonti giornalistiche, le agenzie di stampa; e quasi il 20% dei contenuti sono prodotti da uffici di PR e Uffici stampa, e cioè a partire da informazioni fornite da fonti come i pubblici poteri, le istituzioni, le imprese, ecc. La minaccia economica che pesa sulla stampa scritta - prosegue  Guillot - può avere come conseguenza quella di accrescere il ruolo delle agenzie di stampa e delle altre fonti di informazioni.
Un viale spianato per le pubbliche relazioni? Non ne sono sicuro, nessuno può gioire dell’indebolimento del ruolo del giornalista nella società. E al contrario, a questa analisi “favorevole” alle fonti di informazione, si può opporre una analisi che è loro più “sfavorevole”: la presa di parola da parte dei cittadini pone al contrario dei problemi seri a poteri pubblici, istituzioni, imprese.

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