Martedì 21 maggio 2008
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A proposito dell'articolo
di Ostellino apparso sul Corsera sabato 24 Maggio
Roma,
24 Maggio 2008
A proposito dell'articolo
di Piero Ostellino apparso oggi sul Corsera, a chi l'ha già
letto, e a chi no, faccio notare il paragrafo aggiunto ieri
in calce alla mia nota di Martedì 21 maggio.
Tempi biblici, 10 mesi, perchè
il comando di Polizia Trevi Roma centro storico, fermasse
il raket di rumeni che fino allo scorso 8 Maggio, giorno del blitz,
metteva in strada per l'accattonaggio giovanissimi ragazzi
e ragazze storpiati ad hoc con efferate operazioni chirurgiche
(vedi il CorSera, Cronaca di Roma, pag. 7, Paolo Brogi - Libero,
Cronaca di Roma, pag. 41-49 - il Messaggero - Il Tempo ecc.).
Tre anni perchè togliessero dalla strada la ragazza rumena perennemente incinta schiava del raket che a scopo del commercio di neonati accattonava in via dei Giubbonari a due passi dalla sezione dei DS e a venti metri dal Comando dei Carabinieri di Piazza del Monte della Pietà. Le due "anomalie" erano state segnalete INVANO, più volte, anche pubblicamente mediante note che sicuramente molti giornalisti ricordano, tra cui Ostellino. L'accattonaggio dei giovani storpi nel Novembre 2007, nell'Agosto 2007 il commercio di neonati. Passando alle dolenti note del degrado inaudito di Roma, ritengo che le sanzioni promesse dal ministro Brunetta a carico dei fannulloni di Stato, e non, vanno applicate anche ai tantissimi scopini dell'AMA che con le tasse salatissime pagate dai romani percepiscono lo stipendio per pulire la città, non certo per recarsi, dopo sole due ore, al lavoro nero cosa che abitualmente molti di loro fanno. Quando quelli del quartiere in cui abito non si recano al lavoro nero, sostano per ore all'edicola di Largo Arenula occupandone per ore i varchi riservati a chi compra i giornali tanto da costrigere i clienti a fare la fila lungo uno solo dei varchi o chiacchierano tra loro, o stanno seduti al bar. Largo Arenula, come tantissime strade di Roma, è invaso da rifiuti e cicche vecchie e nuove che mai nessuno rimuove. Ai tempi di Tabacchiera, detto dai romani Sputazziera - il Presidente dell'AMA a cui fu data in appalto la vendita di tutti i nuovi chioschi delle edicole (costati ad ogni edicolante 170 milioni di lire) - tra i tantissimi impegni presi, mai rispettati, durante "la politica degli annunci" della sindacatura Veltroni, fu annunciato l'acquisto di 5000 cestoni per i rifiuti dei passanti, ma i cestoni invece di aumentare sono diminuiti. E tra le spese folli e clientelari, del Comune, fu riacquistato un enorme numero di scopatrici elettriche di piccole dimensioni in quanto, quelle che l'AMA aveva appena fatto acquistare dalle Giunte Rutelli - Veltroni, le giudicava ingombranti. Accadde perfino che gli stessi operatori dell'AMA distrussero per ben tre volte le tre panche in pietra poste sullo spiazzo antistante i giardinetti di Largo Cairoli: di notte vi andavano contro a tutta velocità con i camion dei rifiuti. Il motivo? Le tre panche PAGATE, E RIPAGATE TRE VOLTE, DAI CONTRIBUENTI ROMANI, infastidivano il loro lavoro. Ma, una volta distrutte le panche, in Largo Cairoli non si è più vista una scopatrice elettrica ne' grande ne' piccola, ed è da anni che il parco macchine rimane nelle rimesse. In centro storico, come altrove, non se ne vede una. Il neo Sindaco Alemanno, giustamente, aveva annunciato che avrebbe sostituito l'intero vertice dell'AMA, municipalizzata che a cominciare dai dirigenti fino agli scopini, è oramai insanabile nel suo clientelismo, corruzione ed interessi privati. E, inoltre, mai si vede un ispettore che ne controlli orari e qualità di lavoro. Il Sindaco Alemmanno non cada, come Veltroni, nella politica degli annunci, o dei falsi sondaggi del CorRoma pro sindaco Veltroni, perchè è nelle piccole-grandi cose che si acquista o si perde credibilità, e quindi i voti. Si è ben visto con la scelta osannante di Alemanno, votato anche da tantissimi elettori di sinistra, com'è finito "l'alto gradimento da parte di romani e stranieri per la città di Roma giudicata la più vivibile d'Italia", come martellava il CorRoma... Quando una città è imbarbarita al punto irreversibile in cui lo è Roma, sì, im bar ba ri ta, sono indispensabili misure decise anche contro l'inciviltà di romani e stranieri come, per fare uno tra i tanti esempi, è necessario vietare a tutti i bar, non solo in Campo de' Fiori, la vendita di bibite da consumare in strada con la conseguenza che Roma è un tappeto di vetri rotti, bicchieri di plastica, cicche, tovaglioli, fioriere colme di rifiuti, di griglie e tombini otturati, quintali di ferri vecchi come vecchie cartellonistiche stradali che le imprese sostituiscono non asportando le vecchie ma abbandonandole sui marciapiedi per anni e anni, e di paletti e reti arancione attorno alle buche stradali che diventano discariche nauseabonde come quella abbandonata da mesi di fronte al civico 16 di via delle Botteghe Oscure. Uno schifo. Proprio davanti al museo della Cripta Balbi. Giuliana D'Olcese
Salve
signor Colosimo,
ho letto sul Corsera la sua, e la lettera di
una militonta scemoide inviata a La Repubblica.
Le invio la nota diramata martedì
21 maggio ed una lettera inviata
al sindaco Alemanno (ed a tutte le redazioni della cronaca di
Roma). Nota e lettera che alla luce dell'intervista di Carlo Bonini,
pubblicata oggi su La Repubblica, fatta all'autore dei fatti svoltisi
al Pigneto volevano essere un avvertimento ed un appello
ai giornali a che la smettessero di pubblicare falsità ideologiche seminando il
falso e strumentale allarme su xenofobia, razzismo e compagnia
cantante.
Vuole che le dica cosa penso, e mi preoccupa, dei falsi ideologici che grottescamente, da quando è sindaco Alemanno, sta operando la grancassa di certi giornali? Che la vera Apologia di fascismo la fanno loro, i giornalisti militonti di Rutelli e di Veltroni, non i "nostalgici picchiatori fascisti". Cordialmente Giuliana D'Olcese ***Signor Cronista, leggo che i nomadi sinti di via Vallenari sono qui stanzianti dal 1968: cioè da 40 anni! Ma allora, che nomadi sono? E poi leggo che “si tratta di persone perfettamente integrate”, a detta del Sindaco. Ma se dopo 40 anni vivono ancora nella roulotte e mandano i figli a scuola, come si sono integrati? Qualsiasi persona che è venuta a Venezia negli ultimi 40 anni per lavorare o ha acquistato un appartamento, oppure vive in una casa d’affitto: quella persona sì che si è integrata! Nel 1976 c’è stato il tremendo terremoto in Friuli (otto anni dopo l’arrivo dei nomadi sinti a Venezia…), e in pochi anni il Friuli è rinato e hanno ricostruito e costruito case, scuole, chiese, ecc. Ma invece questi nomadi da accogliere dopo 40 anni non hanno costruito nemmeno una piccola baracca per espletare i loro bisogni corporali! Nei super mercati gli addetti trovano negli scaffali pacchi di pasta aperti con pochi grammi mancanti: sono dei vecchietti che hanno fame e rubano quel minimo che serve a loro per sostenersi! Gli addetti se ne accorgono, ma fanno finta di nulla! E invece di donare ai nostri vecchietti qualche pacco di pasta, il nostro sindaco e i suoi colleghi buttano via 3milioni di euro per gli sinti “già integrati”, e con la benedizione dei preti! Quello che poi fa da ridere sono le affermazioni di Caccia! Quando dice che Boraso deve dimettersi per la sua presa di posizione! Bene! E quando fu lui a gettarsi in acqua (inquinando il Canal Grande?...) per protestare contro un ministro austriaco contrario alla sua politica? Ma già: lui ha fatto solo l’assessore e non rappresentava la città di Venezia… oppure no? Gigio Zanon *** Signor Sindaco Cacciari, ma se come scrive il Prof. Zanon, questi nomadi da accogliere dopo 40 anni non hanno costruito nemmeno una piccola baracca per espletare i loro bisogni corporali, ha voglia a dire che “si tratta di persone perfettamente integrate”, ma tra i venexiani chi ci crede? Lei è una voce reale, spesso, non ci dia il dispiacere di vederla assomigliare sempre più a Veltrozzio. Che a furia di dire "si tratta di persone perfettamente integrate”, ha fatto perdere il posto a Rutelli. E poi, mi perdoni l'ardire se le faccio i conti in tasca, ma la storia dei vecchietti pensionati e dei 3milioni di euri dati ai rom,..... Cordialmente gd'o ***
Elettrodi ai testicoli, Media
& Ue, già, proprio così
e ben visibile alla luce del sole.
Al solito, siamo in Italia dove molte persone
non hanno ancora ben compreso che il comunismo è finito
anche in Russia e in Cina. Quando un'ideologia planetaria del
genere fallisce, sarebbe bene che i suoi cultori e angeli custodi intellettuali,
come minimo, sparissero dalla scena e si dedicassero, magari, a coltivare
un orto (che è una buona terapia mentale), ringraziando ancora
che, come avviene quando le rivoluzioni precipitano, non venga storicamente
tagliata loro la testa. Invece, appunto, essendo in Italia, i sopraffini
pensatori sinistrorsi italiani, sempre più simili ad intramontabili
veline mediatiche ubiquitarie, pretendono adesso più che mai
di calcare la scena, di fare le primedonne, di avere ancora da insegnare,
da bacchettare e da criticare su tutto, come se fossero ancora negli
anni '70.
Poi dicono delle mafie e delle camorre. E che cosa è questo intellettualismo mediatico da strapazzo, ripetitivo e fuori del tempo e dello spazio, ma ben retribuito economicamente e con rendite di posizione, se non a sua volta una specie di cartello e di circolo chiuso, sostenuto dagli amici degli amici che, facendo casino in piazza e rivoluzioni di cartapesta, si sono infilati in tutti i posti buoni delle università, delle case editrici, dei giornali e delle tv, che sono peraltro finanziati, direttamente o indirettamente da tutti noi? Ma il fatto più incredibile è che ci siano adesso anche esponenti della destra che li vanno a cercare, e li invitano a collaborare, magari come consulenti culturali... Siamo proprio alla quadratura del cerchio, e ben oltre la frutta! Qui mi fermo, altrimenti inizio anch'io a scrivere un libro. Il cielo me ne guardi. Abbracci Francesco Martin ***
B R A
V A!!!!
QUANDO
NON CI SEI CI MANCHI!!!!!!
Russo *** Elettrodi ai testicoli, Media & Ue Di tutto un po'. Dalle "Purghe collettive" ai "Linciaggi al diverso", dalle "Cacce ai rom" ai "Metodi da Ghestapo" fino alle "Leggi di Norimberga"... Ma tornasse veramente la Gestapo a spazzare via quelli della "sinistra radicale" e non solo (falsi cattolici compresi e cattocomunisti) che paragonano degli alberghi a dei Lager, loro che si dimenticano sempre dei GuLag e del Comunismo. E poi in Sudafrica bruciano vivi gli immigrati e nesuno dice mai nulla del razzimso dei negri contro i bianchi... etc! Saluti 2+2 *** Hai ragione 2+2, ma nel mare di merda del conformismo politically correct italiota non si può dire. è la prima volta che mi scrivi un tuo commento, si vede che questo ti ha finalmente fatto girare le palle, o sbaglio? (,-) *** Elettrodi ai testicoli, Media & Ue Cara Giuliana, è sempre un piacere sentirti. In una delle recenti puntate della mia trasmissione televisiva "IL FARO" (in onda nel salernitano), nella scenografia virtuale ho evidenziato quanto segue: ABORTO...... nel rispetto di tutti! AL REFERENDUM: favorevoli circa l'88 per cento; ALLE ULTIME ELEZIONI (con la lista "Aborto, no grazie!): contrari solo lo 0,3 per cento. Chiunque ignori questi numeri, espressione di democrazia, calpesta la volontà sovrana dei cittadini italiani. Ciao Enzo Mellano *** Elettrodi ai testicoli, Media & Ue! Ma che razza di droghe usi????? Cronaca Messina *** Per vedere dapertutto l'enfatizzazione di Elettrodi ai testicoli, Media & Ue? Occhi, orecchie & intelligenza........ *** mahhhhhhhhhhhhhhhhhh..... *** e sì, è proprio così. ed altre hatouts..... Scrivo per alcuni giornali, quindi, non racconterei balle. e non ne racconto mai. Ma tu che sei un simpaticone-a come ti chiami? (,-) Ti aggiungo un particolare finale, leggi. l'ho aggiunto oggi, scoperto ieri dopo la scoperta di febbraio su via dei Giubbonari. *** Io sono Enzo Mignosi, redattore del Gds e corrispondente del Corsera. Ovviamente ero in vena di celie e tu, del resto, ti sei prestata da donna intelligente e spiritosa quale sei. Ti conosco, apprezzo il tuo impegno sociale anche se talvolta dissento da alcune posizioni. Spero, comunque, di leggere ancora le tue vivaci esternazioni sui temi dell'attualità. Un caro saluto. *** Elettrodi ai testicoli, Media & Ue Piacere di conoscerti, grazie per le lodi e non per gli imbrodi. Spero di risentirci ancora, magari per baruffare; cosa che come napoletana-veneta adoro fare.(,-) un caro saluto e salute anche a te. gd'o *** Elettrodi ai testicoli, Media & Ue? Mi dica, di grazia, dove sono finiti tutti i discorsi in difesa della vita e della famiglia, tirati fuori dall'armata brancaleone della destra clericaldivorzista in occasione dei dibattiti su procreazione assistita e sui pacs o sui dico e non dico, di fronte alla tragedia umana di donne sequestrate dai clan del racket e costrette a prostituirsi, di badanti a prezzo scontato, di domestiche vitto alloggio e una pacca sul culo, di vu cumprà sfruttati prima dai caporali e poi nei campi e nei cantieri edili, di immigrati cheseseineropaghifittodoppio... e già... tutti stupratori, tutti spacciatori, tutti assassini... alla faccia anche del garantismo di destra... sì, garantisce che i loro la facciano sempre franca. Mi stia bene, cara sotuttomì. Eviti pure la risposta. non la leggerò. Non so neanche perché le scrivo. boh Gazzetta Matera *** Salve, caro collega. Ha fatto benissimo a scrivermi, perciò la ringrazio di cuore visto, anche, che è così incazzato. Vede, che i discorsi in difesa della vita e della famiglia, tirati fuori dall'armata brancaleone della destra clericaldivorzista in occasione dei dibattiti su procreazione assistita e sui pacs o sui dico e non dico siano finiti nel cesso è un bene per l'umanità intera, sopratutto in era di esplosione demografica, e di "implosione democratica". Si figuri, se mi segue da anni, ha ben visto che ho fatto la pazza (con la tastiera) per far votare il Ref. sulla Legge 40, votare Sì o No, ma votare, non astenersi prevedendo, fin da allora, che sotto si nascondeva il futuro attacco alla legge 194 sull'aborto. Inoltre, non ho scritto che tutti i rom, i rumeni e gli extracomunitari sono assassini e stupratori ma che certo va posto un argine preciso e severo a tutto quello che succede e che vede e legge anche lei. Non è insultando il governo con l'evocare fascismo, nazismo e tutto ciò che ho semplicemente trascritto, che si fa chiarezza e si difende la causa, ma si ottengono effetti diametralmente opposti, purtroppo. Le ultime elezioni, e il caso Roma, lo hanno dimostrato. Ne' si può sostenere che oltre la metà degli italiani siano dei cazzoni. O no? Il pacchetto sicurezza Maroni, invece, farà si che emergano i datori di lavoro italiani che frodano sia i lavoratori clandestini extracomunitari che il fisco italiano. Non le pare di prendere così due piccioni con una fava? Allora, perchè incazzarsi tanto invece di aiutare le barca a solcare il mare dell'illegalità e vincerla? Si legga cosa ho aggiunto ieri in calce alla nota di martedì scorso che ha ricevuto e che allego qua. Io mi chiamo e mi firmo Giuliana D'Olcese, e lei come si chiama? A Matera arriva nella sua dicola LiberoReporter? Legga il numero di Giugno di LiberoReporter e se non lo trova scriva fin d'ora a segreteria @ liberoreporter.it e chieda di inviarglielo. Molto cordialmente gd'o (,-) *** Più tafazzisti che razzisti Al Parlamento europeo non hanno capito niente, gli spagnoli l’hanno fatta fuori dal vaso, ma noi ce la mettiamo tutta per svergognarci. Il reato d’immigrazione clandestina c’è in molti Paesi civili. Andrà bene anche da noi, salvo che non riusciamo a punire neanche il borseggio. Passi che s’invochi il pugno di ferro, ma dato che si è varato, a larghissima maggioranza, l’indulto che mise fuori migliaia di quelli sui quali si vorrebbe farlo pesare, temo sarà opportuno darselo sulle parti basse. L’immigrazione in generale, e quella clandestina in particolare, è un problema di tutto il mondo sviluppato, affrontato con diffusa severità. Nessuno chiude le frontiere, perché l’immigrazione è ricchezza, nessuno le tiene aperte, perché gli squilibri di benessere sono così grandi che si provocherebbe una disastrosa alluvione. Solo i moralmente deboli sollevano questioni razziali, ma solo gli incoscienti le affrontano con il mantra del siamo tutti uguali. L’equilibrio non è mai perfetto, e la storia alterna avanzate e rinculi, ma noi siamo nei guai seri perché ci prendiamo in giro da soli. Aumentiamo le pene ed i reati facendo finta di non sapere che la nostra giustizia è in stato di morte apparente. Ci vorrebbe determinazione assoluta per farla funzionare, essendo questione urgentissima ed ineludibile, invece coccoliamo le corporazioni togate, anziché frustarle. Finiremo con il prevedere quaranta anni di galera per lo scippo, mettendocene cinquanta per stabilire se il vegliardo era colpevole da ragazzo, quando derubò la signora già morta da tempo. Intanto espelleremo la donna che ci teneva in vita il nonno o ci puliva la casa. Parliamo degli zingari come se fossero nomadi, ed invece sono fermi sempre nello stesso posto. La camorra gli brucia le baracche e noi parliamo di rivolta popolare, passando per razzisti. Discutiamo di xenofobia, mentre, per farsi girare le balle, è sufficiente abitare accanto ad un campo dove un terzo della gente vive di crimine, dove la fogna è a cielo aperto, dove all’entrata del supermercato una madre bambina ti chiede i soldi tenendo un pargolo al seno, in attesa di farlo accattonare, ed alla cassa fai la fila dietro una matrona puzzolente. Così creiamo le condizioni perché da Strasburgo ci diano una lezione sul violino zigano, che c’è un posto con la rima dove potrebbero riporlo. Davide Giacalone www.davidegiacalone.it ***
Immigrazione,
come farsi del male
Becco e bastonato, o, nella versione meridionale, cornuto e mazziato. Questa è la figura che il governo sta facendo, sull’immigrazione clandestina. In un crescendo rossiniano di parole che provocano dissensi eguali ed opposti, rischiando di portare conseguenze alquanto sgradevoli. L’Italia è un Paese largamente penetrato dall’immigrazione clandestina, anche (non solo) a causa della sua geografia. Dovremmo porre all’Europa il problema di aiutarci, invece riusciamo a farci criticare sia che entrino sia che li si fermi. Molti passano da noi e poi vanno altrove. Troppi delinquenti si fermano, perché la nostra giustizia fa ridere. Un numero elevato lavora onestamente, ma in clandestinità, perché le quote governative sono fuori dalla realtà e le procedure sadomasochiste. Se così non fosse come potrebbero i ministri avere delle preoccupazioni per le badanti cui hanno affidato le loro mamme? Dopo tanti anni di lassismo, con clandestini che aprono commerci davanti alle questure, si decide che ora basta, è il momento di fare la voce grossa ed il governo presenta un disegno di legge che introduce il reato d’immigrazione clandestina. E’ già così in Francia, Germania, Gran Bretagna e Grecia. Scritto il ddl via libera alle chiacchiere ed ai proclami, al punto che qualche osservatore internazionale, più in mala fede che sprovveduto, dice: gli italiani sono diventati xenofobi. Il fatto è che qualche conto non torna: se contesto un reato devo poi arrivare ad una condanna, il che presuppone un processo, che da noi fa pena e dura lustri. Se c’è il reato arresto l’accusato e me lo tengo lì per anni: se è colpevole ho speso inutilmente, perché poi lo butto fuori; se, invece, ho acchiappato l’ingegnere indiano che stava andando all’Eni mi svergogno davanti a tutti. Allora, meglio: butto fuori i clandestini, subito, con provvedimento amministrativo, e contesto l’aggravante di clandestinità a chi ha commesso altri reati. A quel punto, però, molti gridano: vigliacchi, indietreggiate. Morale: non è successo un accidente, ci siamo beccati prima l’accusa come carnefici, ora rendiamo noto il pentimento, mostriamo l’impotenza e segnaliamo una mollezza che c’è quanto la durezza precedente. Spediamo un messaggio rassicurante ai criminali, e ancora neanche è cominciato il dibattito parlamentare! Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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E' vero, nel mondo c'è
fame ed ingiustizia, sfruttamento e balordaggine; la cattiveria regna
sovrana e molti popoli non hanno ciò che possediamo noi.Carissimo Davide, sono certissimo di attirare con questa mia le sicure invettive dei soliti brontoloni, eppure non esito a dire il mio punto di vista. Ci sono persone, in Italia, e non solo, che poco hanno da fare, nel concreto del mondo produttivo, ed allora si ingegnano a salvarsi l'anima o la coscienza, a seconda dei casi, con l'occupare il proprio tempo libero ad intervenire dove "il bisogno" li chiama. Asetticamente mi esprimo, al di là dei risultati positivi o meno, che queste loro attività possono avere. Mi domando: Ma quello che posseggo, me lo ha forse regalato qualcuno, oppure me lo sono guadagnato. Renato Traquandi
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Immigrazione, come farsi del male Gli squilibri economici, però, hanno anche radici storiche, che precedono i meriti e le responsabilità dei contemporanei. Molto di quello che è nostro non ce lo siamo guadagnato, il che ci pone il dovere di lavorare perché il benessere e la libertà siano di tutti. Davide
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Perché la sinistra
vuole la fine degli Italiani? http://www.italianiliberi.it/Edito08/sinistravuolefine.html
di Ida Magli - il Giornale 22 Maggio 2008 Perché gli italiani di sinistra odiano tanto se stessi? Perché odiano i propri genitori, i propri figli, la propria terra, la propria lingua, la propria cultura, al punto da volerne la fine a tutti i costi? La violenza con la quale impongono, ormai da molti anni, l’invasione dell’Italia da parte degli stranieri ha questo solo significato: la prossima fine del popolo italiano. Ed essi lo sanno bene, anche se fingono di non saperlo. È stata la sinistra, infatti, a importare le scienze umane, a far conoscere agli italiani la sociologia, l'antropologia, la linguistica, l'etnologia, la fenomenologia, la etnopsichiatria; sono stati gli editori di sinistra, da Einaudi a Feltrinelli fino al Saggiatore, a tradurre e a divulgare nelle Università i testi più famosi di Marcel Mauss, di Robert Hertz, di Bachofen, di Boas, di Lévi-Strauss, di Margaret Mead, di Wittgenstein... Le scienze umane hanno messo definitivamente in chiaro che quello che conta nel comportamento dei popoli come degli individui è l'ambiente complessivo formato dalla lingua, dai costumi, dalla religione, dalla tradizione, dalla storia, insomma da ciò che oggi tutti chiamano con disinvoltura «cultura», dimenticandosi che l’accezione odierna del termine «cultura» è appunto quella immessa nel linguaggio comune dalle scienze umane. L’intelligenza critica e aperta ai nuovi saperi, che è stata attribuita sempre alla sinistra e di cui abbiamo partecipato in tanti (io stessa non posso dimenticare il piacere e la libertà con i quali ho scritto di questi argomenti per quasi venti anni sul quotidiano La Repubblica), dipendeva soprattutto dal suo aver «iniziato» le cattedre universitarie, fino ad allora arroccate nella filologia, ai nuovi strumenti metodologici; strumenti che hanno reso possibile comprendere nel senso pieno del termine - ossia renderceli contemporanei - il mondo di Omero come quello degli Inca. Ebbene questa intelligenza sembra essere stata cancellata di colpo nel momento in cui i politici hanno deciso di prendere in mano e di servirsi del vecchio progetto di unione europea per azzerare la storia dell'Europa mescolando nel suo territorio tutti i popoli esistenti oggi nel mondo. Da allora la sinistra è diventata ottusa e cieca e si è comportata come se quelle stesse scienze umane che avevano entusiasmato i giovani e che l'avevano fatta amare dalla maggioranza degli intellettuali e degli artisti, non fossero mai esistite. Avrebbe dovuto essere la sinistra a impedire un progetto distruttivo come quello europeo. Avrebbe dovuto essere la sinistra a «sottrarre la storia alla violenza della politica». Non soltanto non l’ha fatto, ma si è lanciata nella realizzazione europea odiando se stessa e gli italiani. Perché? Siamo in tanti a chiedercelo. Perché la sinistra desidera la fine degli italiani, la fine della lingua, della musica, della poesia, del pensiero italiano? Perché nelle sue file anche i più intelligenti, i più colti, fingono di essere stupidi? Sanno bene che nessuno zingaro amerà la lingua italiana né scriverà le melodie di Puccini. Sanno bene che nessun musulmano lascerà in piedi le cattedrali gotiche né ammetterà che si cantino le Messe di Palestrina o di Rossini. È questo il punto. Sono gli uomini che fanno vivere le culture. Gli stranieri, giustamente, faranno vivere la propria. *** Risposta: Chiariamo una cosa. Cosa significa destra e sinistra? Quando sono nate queste categorie? Secondo me la distinzione avvenne all'epoca della rivoluzione francese. La Destra si rifà al concetto di DIFFERENZA. La sinistra a quello di UGUAGLIANZA. Inoltre di Destra è la concezione sacrale, cioè fondata su valori trascendenti, della politica, e la concezione organica della società.Di Sinistra lo Stato laico e l'individualismo, cioè il ritenere gli individui sostanzialmente uguali e quindi soggetti assoluti della politica. La modernità e il progresso sono state categorie di sinistra. Perchè hanno negato qualunque valore al concetto di Natura come sede di forze sacre da rispettare e come equilibri a cui prestare attenzione. La modernità è stata sovversiva dell'ordine tradizionale e popoli e razze sono sempre stati visti come ostacoli all'edificazione dell'"uomo nuovo" che sarebbe nato solo quando grazie all'uguaglianza ogni essere umano sarebbe stato uguale al modello fissato dagli intellettuali di regime. Per questo oggi la sinistra è così accanita nel difendere la società multirazziale anche a costo di rinnegare la storica difesa delle condizioni lavorative della classe operaia. Infatti chiunque abbia studiato la storia del movimento sindacale americano sa che se negli USA non si è mai affermato un partito socialista è perchè grazie alle continue ondate migratorie i lavori più faticosi e le condizioni più dure le hanno sempre fatte i nuovi arrivati. La lotta di classe è stata disinnescata grazie al fatto che la classe operaia subiva un continuo ricambio e la solidarietà difficilmente si formava tra gruppi umani etnicamente diversi e in concorrenza tra loro. Ebbene la sinistra pur essendo sindacalmente consapevole delle gravi ripercussioni sociali dei movimenti migratori ha scelto di appoggiarli. Pur di non rinnegare la sua ragion d'essere basilare. Cioè il mito egualitario. La Destra è stata sconfitta ai tempi della rivoluzione francese. E a parte la parentesi fascista non c'è più stata in occidente una forza politica coerentemente differenzialista. L'occidente è tutto a Sinistra, sia nella versione liberale che in quella marxista-socialista. ***
Razzisti
e antirazzisti
di Gian Antonio Stella - Corriere della Sera 29 maggio 2008 «Noi non vuole andare a squola, vuole portare sacchi di malta, mangiare polenta sulle impalcature. Ricevere soldini il sabato essere molto meglio». Questa, strafalcioni compresi, era la frase messa in bocca ai nostri bambini emigrati a Zurigo in una vignetta anti-italiana in cui i piccoli muratori immigrati in Svizzera venivano presi per l’orecchio e portati, recalcitranti, a studiare. Era il 1898. E le autorità elvetiche avevano già chiaro un punto: l’integrazione passa attraverso la scuola. Eppure, un secolo e passa dopo, la deputata forzista Isabella Bertolini, commentando il rapporto annuale dell’Istat, che cosa ha messo tra gli spettri che offrono un «quadro allarmante che va monitorato continuamente per evitare pericolose degenerazioni dei fenomeni legati all’immigrazione»? Il «dato preoccupante» del «boom di alunni stranieri nelle scuole italiane». Ora, che i motivi di preoccupazione generati dall’ondata di immigrati siano molti non c’è dubbio. Basti dire che, a dispetto delle rassicurazioni di Paolo Ferrero e altri suoi colleghi nei due anni del governo Prodi, «il saldo netto stimato per il 2007 è di oltre 454 mila unità (pari a un tasso migratorio del 7,7 per mille), più che doppio di quello osservato nel 2006», soprattutto a causa di «consistenti ingressi di cittadini neo-comunitari, in particolare romeni» i quali sono «aumentati di quasi 300 mila unità, raggiungendo al 1° gennaio 2008 i 640 mila residenti». Il che certo non tranquillizza chi, per quanto dotato di solidi principi anti-razzisti, abbia letto il rapporto riservato dei Carabinieri di qualche mese fa, dove si diceva che a Roma nei primi mesi del 2007 erano stati arrestati 91 albanesi, 94 algerini, 135 bosniaci, 179 marocchini e 1.439 romeni. Una sproporzione che confermava i numeri del 2006, quando i romeni finiti in manette erano stati 4.033: cioè 16 volte più dei secondi classificati, i marocchini. Così come giustamente preoccupa leggere nel dossier Istat che «un terzo dei reati è compiuto da stranieri: si va dal 39% dei denunciati per violenze sessuali al 36% degli omicidi consumati e al 27% dei denunciati per lesioni dolose». E anche se certi xenofobi dovrebbero riflettere sul fatto che l’Italia ha l’umiliante record europeo delle rapine in banca ma solo in tre casi su cento il bandito è immigrato, è sacrosanto ribellarsi a una realtà in cui i borseggi (reato che semina a torto o a ragione allarme sociale nella popolazione) sono «praticati in sette casi su dieci da uno straniero». Sono numeri. E i volonterosi pasticcioni anti-razzisti, se si fossero preoccupati davvero di non consegnare questi temi al manganello di certi razzisti nostrani che mostrano i muscoli in questi giorni avrebbero dovuto farsene carico. Evitando le battutine insulse su una percezione di insicurezza collettiva salita nel Nordest in una manciata di anni, dice l’Istat, dal 27 al 37°%. Detto questo, il rapporto smonta inequivocabilmente un paio di callosi stereotipi. Il primo è che non c’è affatto, se mai c’è stata, un’«invasione di islamici», che nel complesso sono una minoranza tale che si potrebbe paradossalmente sostenere che siamo invasi da anti-islamici molto più anti-islamici (si pensi ai polacchi, ai romeni, ai serbi, agli indù...) di quanto siano mediamente gli italiani. Il secondo è che l’«alta criminalità di sangue», marchio spaventoso usato contro i nostri nonni in Argentina da razzisti quali il professor Cornelio Moyano Gacitúa, non è affatto una caratteristica quasi «genetica» degli immigrati. Anzi, dice l’Istat, «sul totale dei denunciati nel 2006, la quota di stranieri in regola con il permesso di soggiorno è del 6%». Una percentuale bassissima. Tanto che «la propensione a delinquere degli stranieri regolari è di poco superiore a quella della popolazione italiana; del resto la quota di stranieri regolari denunciati sul totale degli stranieri regolari in Italia si ferma al 2 per cento circa». Andiamo oltre? Visto che gli immigrati hanno mediamente 31 anni (cioè dodici meno di noi) e quelli con più di 65 anni sono solo il 2% contro il nostro 30% e che insomma il paragone andrebbe all’interno delle fasce d’età statisticamente più esposte alla devianza, si può ragionevolmente sostenere che gli immigrati regolari rigano diritti mediamente più degli italiani loro coetanei. «Meditate, gente, meditate...», direbbe il Renzo Arbore di una vecchia pubblicità. Ed è lì che vedi quanto sia fondamentale l’integrazione dei nuovi arrivati. Quanto conti che si «sentano» italiani. Lo scriveva già, a proposito dei nostri nonni la grande giornalista e sociologa Amy Bernardy: «L’italiano emigra in America. Lo volete italiano? Sarà infelice. Lo volete felice? Sarà americano». Sono i figli, da sempre, che «tirano dentro» fino in fondo i genitori nel Paese che hanno scelto. Per questo non solo gli svizzeri del 1898 (svizzeri che solo due anni prima avevano scatenato a Zurigo una sanguinosa caccia all’italiano costringendo ad allestire treni speciali per portar in salvo i nostri emigrati) ma anche gli americani e gli australiani, i francesi e i belgi e tutti gli altri popoli che ci hanno accolto per decenni, pretendevano che i nostri bambini andassero a scuola: per farne dei buoni cittadini americani e australiani, francesi e belgi. Destinati a diventare padri della patria come l’argentino Manuel Belgrano, capi di governo come il francese Leon Gambetta, presidenti della repubblica come il cileno Arturo Alessandri, grandi sindaci di San Francisco come Angelo Rossi e di New York come Fiorello La Guardia. Dei quali, nonostante i nomi italianissimi, non sarebbe mai venuto in mente a nessuno che non fossero americani.
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Alemanno si occupi di faccende
più serie
di Massimo Teodori - Il Giornale 28 maggio 2008 La vicenda delle vie di Roma intitolate ai leader dei partiti della prima Repubblica - insieme ad Almirante anche Craxi, Fanfani e Berlinguer - sembra essere un altro festival dell’effimero su cui è inciampato il nuovo sindaco Gianni Alemanno, facendo quasi il verso al suo predecessore Veltroni. Per anni i cittadini romani hanno dovuto sopportare la gestione del comune come politica dell’immagine mentre restavano irrisolti i grandi problemi della vita quotidiana di una città bellissima ma convulsa, deteriorata, e mai all’altezza delle sue funzioni. Noi intellettuali del centro storico apprezzavamo sì le iniziative culturali di Veltroni anche se orientate in maniera «strabicamente corretta», ma sapevamo anche che dietro di esse si nascondeva la realtà di un traffico impossibile, di trasporti pubblici primitivi, di una pulizia a singhiozzo, e di tanti altri gravi e meno gravi disservizi elementari che hanno reso Roma più vicina a Istanbul e al Cairo che non a Parigi, Londra e Berlino. Con l’elezione di Gianni Alemanno, definitosi o definito il «Robespierre conservatore», speravamo che le fresche energie del sindaco si indirizzassero a quei problemi da sempre irrisolti, cominciando con il calibrare in tal senso le prime dichiarazioni che sono sempre significative del modo in cui un nuovo potere intende indirizzare la sua azione. Ed invece ecco che siamo qui a discutere dei nomi delle strade in un sorta di riffa tra gli eredi politici, ognuno dei quali vuole santificare anzitempo il suo illustre antenato. Il tutto condito con una retorica che non ha nulla da invidiare al veltronismo: «Città della solidarietà combinata alla sicurezza», «Roma città del festival del cinema, quello vero», «Città aperta al Mediterraneo» per finire con l’invocazione «Viva l’Urbe eterna» che ha il sapore del già sentito. In linea di principio non abbiamo nulla in contrario sui nomi delle strade attribuite a politici contemporanei. Il buon gusto e il senso storico vorrebbe però che passassero un certo numero di decenni dalla morte prima di scegliere le figure pubbliche - statisti riconosciuti, benemeriti della nazione, grandi scienziati, e intellettuali che si sono fatti onore in Italia e nel mondo, non per meriti partitici - a cui intitolare i siti della città di modo che la loro memoria rimanga alle future generazioni. Questo semplice buon senso è stato in passato infranto nella toponomastica da non poche amministrazioni locali comuniste, non solo in Emilia ma anche a Roma, che hanno dedicato stradine e stradoni a Togliatti e persino a Stalin e Lenin. Ora, se vi fosse un minimo di etica pubblica e di coscienza storica in quest’era post-comunista orientata verso il centro-destra, si dovrebbe lanciare senza complessi una campagna per cancellare i nomi delle strade intitolate a personaggi che hanno compiuto assassini, anche di massa, o ne sono stati silenziosi complici. Fare insomma su scala politica quello che ha fatto Giampaolo Pansa con i suoi libri recenti. D’altra parte i post-comunisti del Pd non sono più tali, e dunque non sarebbe fuori luogo chiedere loro di rompere con un passato nel quale hanno osannato Stalin e non hanno avuto mai una parola critica sul Togliatti complice dei grandi misfatti del Comintern e del Cominform, ultimo dei quali l’Ungheria. Ora è singolare che Alemanno si comporti in maniera diametralmente opposta. Ossia che per glorificare il suo antenato Almirante, il quale avrebbe il merito di avere evitato chissà quale guerra civile, si carica anche l’ex segretario del Pci. Il suo ragionamento è un nonsenso storico poiché dopo la guerra civile del 1943-45, in Italia c’è stata, pur se con tutti i limiti, solo una Repubblica democratica che si è difesa dagli eversori di destra e di sinistra. Non ha perciò l’intera operazione di elevare alla toponomastica Almirante bilanciandolo non solo con Fanfani e Craxi ma anche con quel Berlinguer che non ebbe gran coraggio nel tagliare il cordone ombelicale con l’Unione Sovietica. La verità dell’intera vicenda capitolina è che nella classe politica italiana, quali che siano le svolte lontane e vicine dei singoli esponenti e dei partiti, non è mai penetrata - e chissà se mai penetrerà - la consapevolezza che il Novecento è stato, in Europa e in Italia, il secolo dello scontro tra totalitarismi e libertà. Uno scontro in cui al primo campo sono appartenuti il nazismo, il fascismo e il comunismo, e al secondo la democrazia liberale nelle sue diverse forme. ***
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