Bravi! Travaglio! S.Guzzanti! BRAVI! A Piazza
Navona mi siete piaciuti! Grazie! Bravissimi.
Graziella Iaccarino
Idelson
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La piega che hanno preso gli eventi politici,
infatti, è estremamente pericolosa per la Lega perché è la negazione di tutto
ciò in cui il partito di Bossi ha creduto e per cui continua a battersi: meno
tasse, più sicurezza, federalismo fiscale. Per adesso l'elettorato leghista
aspetta e spera, ma fra qualche mese - se nulla si sarà mosso - potrebbe perdere
la pazienza e indurre Bossi a qualche sterzata. Apparentemente non sta
succedendo granché, salvo la baruffa sui guai giudiziari del premier.
Ma non è così, perché proprio sui tre temi che
interessano la Lega si sentono i primi scricchiolii. Alla Lega interessa la
riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle piccole imprese, mentre il
Dpef (Documento di programmazione economico-finanziaria) prevede cinque anni di
pressione fiscale inchiodata al 43 per cento, ossia al livello lasciato da Visco
e Prodi.
Una scelta grave, che contraddice il programma
elettorale del centro destra e non è mai stata spiegata in modo convincente.
Alla Lega interessa la sicurezza.
Ma sia la norma blocca-processi (nella versione
originaria), sia il ddl sulle intercettazioni non sono congegnati per aumentare
la sicurezza, ma per tutelare Berlusconi.
Il blocco dei processi, se non dovessero
intervenire le modifiche di cui giusto ieri si è cominciato finalmente a
discutere, avrebbe il solo effetto di aumentare il caos dei tribunali, mentre il
giro di vite sulle intercettazioni (pur essendo sacrosanto come strumento di
tutela della privacy) non potrà non creare ostacoli alle indagini. L'elettorato
spera ancora che la maggioranza, a un certo punto, finisca di occuparsi di
Berlusconi e cominci a occuparsi seriamente dei problemi del Paese. Ma se questo
non dovesse accadere, o finisse per generare risultati modesti, Bossi potrebbe
ritrovarsi - fra qualche mese - nella posizione assai scomoda in cui già si
trova Veltroni. Forse anche per questo, almeno sul federalismo, Bossi sembra
guardare più a sinistra che a destra. Quel che non si capisce è perché Veltroni
non colga l'occasione al volo.
Attacchi costantemente la sinistra come una
Berlusconiana d.o.c. ma poi velatamente menzioni aspetti di una sinistra
perduta, come una vaga nostalgia di qualcosa irrimediabilmente andato. Nei tuoi
articoli sembra sempre che tu sia una cavallerizza che cavalca furibondamente la
riga che divide la destra dalla sinistra.
INTERCETTAZIONI:
INTELLIGENCE, MASTER ALL'UNIVERSITA' DELLA CALABRIA
Con cortese
preghiera di attenzione giornalistica e televisiva. Mario Caligiuri
320.4349223 e-mail
caligiuri caligiuri.itParte la
seconda edizione. Francesco Cossiga Presidente Onorario del Comitato
Scientifico. Riservato a 35 iscritti.
RENDE (9.7.2008) - Dopo il successo
della prima edizione che ha recentemente assegnato in Italia i primi 33 titoli
di "dottore in intelligence", sono iniziate le iscrizioni alla seconda edizione
del Master di 2° livello sull'intelligence, promosso dall'Università della
Calabria. Riservato a massimo 35 partecipanti, i termini di presentazione delle
domande scadono il 15 settembre 2008 e sono possibili solo on line sul sito
www.segreterie.unical.it alla voce
Master oppure sul sito
www.masterintelligence.net ricco di
utili informazioni sulla prima edizione. Altre informazioni si trovano anche sul
sito
www.caligiuri.it, di cui è titolare
il Direttore del Master Mario Caligiuri, dell'Università della Calabria. Le
lezioni inizieranno sabato 4 ottobre 2008 e gli esami finali sono previsti nel
giugno del 2009. La tassa di iscrizione è di 4.000 euro, con uno sconto del 5%
per i rappresentanti delle forze dell'ordine e dei loro familiari. Il Master
prevede 19 giornate d'aula di 8 ore, 100 ore di stage presso strutture abilitate
e l'integrazione delle lezioni frontali con l'educazione a distanza, attraverso
un'innovativa piattaforma di e-learning.
Si prevede l'assegnazione di 60
crediti. Il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che ha sempre
considerato l'intelligence uno strumento fondamentale per la democrazia, è il
Presidente onorario del Comitato Scientifico, di cui fanno parte il Direttore
Mario Caligiuri, ed i professori dell'Università della Calabria Giuseppe
Spadafora e Viviana Burza. Del comitato didattico fanno parte Marco Valentini,
Carlo Jean, Fabio Mini, Vittorio Stelo, Pino Buongiorno ed altri.
Di recente il Dipartimento di Scienze
dell'Educazione dell'Università della Calabria ha istituito il Centro Studi
sull'Intelligence, primo del genere in Italia, confermando l'interesse delle
università per questo settore strategico per la sicurezza ed il benessere
nazionale. Presidente del Centro Studi è il Presidente Emerito Francesco Cossiga
e Direttore Mario Caligiuri, che lo ha promosso. Caligiuri ha dichiarato che
"uno dei compiti prioritari del Centro Studi sull'intelligence è quello di
contrastare in modo efficace l'emergenza criminale, che rappresenta nella nostra
regione il più evidente limite allo sviluppo, mentre la seconda edizione del
master, che vedrà tra i docenti i più importanti esperti e studiosi del settore,
approfondirà l'intelligence economica e le nuove tecnologie, anche in relazione
al tema caldo delle intercettazioni".
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Nerbate
Piazza Navona era il luogo adatto, per
le ragioni spiegate da Giuseppe Gioacchino Belli: "Cqua ss'arza er cavalletto
che ddispenza / Sur culo a cchi le vo' ttrenta nerbate, / E ccinque poi pe la
bbonifiscenza". Era il luogo dove, nei giorni di mercato, una giustizia neanche
lontanamente tale infliggeva le punizioni corporali, con il boia che ne
aggiungeva di sue. Quale posto migliore per ospitare l'esibizione di un Di
Pietro che riassume in sé le spiegazioni umane, professionali e politiche del
perché la giustizia italiana è la peggiore d'Europa. Le nerbate di questa
giornata fischiano sfregiando le terga della sinistra, il cui martirio non ha
nulla di divertente.
La maggioranza è in affanno, avendo commesso un errore
grave. L'opposizione non ne approfitta mostrando una maggiore capacità
riformista ed un più alto senso dello Stato, ma finisce prigioniera di
sentimenti reazionari, di fazioni che la buttano in caciara, con le solite
parole d'ordine perdenti.
La trappola scatta sempre perché la sinistra tutta
è prigioniera della propria storia, anche recentissima. Il passato pesa, ed in
questo caso impiomba.
I sinistri carnefici della sinistra scorrazzano
indisturbati perché figli di una modificazione genetica, della presunzione
morale, della berlingueriana allucinazione sulla diversità etica. Piuttosto che
fare i conti con la storia seppelliscono il futuro, così andando a rimorchio del
giustizialismo e del corporativismo, fingendo d'ignorare quale dramma nazionale
e popolare sia la malagiustizia.
Neanche reagiscono quando il segretario
dell'Associazione Nazionale Magistrati, papale papale, dice che sono pronti a
scendere in piazza, ma per i soldi e la carriera. Loro, che sono i magistrati
più protetti e pagati d'Europa, amministrandone il risultato peggiore. E si
potrebbe anche capire, leninianamente parlando, se servisse a far fuori l'odiato
nemico. Ma dopo quindici anni d'assalti a vuoto, dopo che la giustizia non è
riuscita ad accertare un solo reato in capo a Berlusconi, anche un mulo si
farebbe cogliere dal dubbio che quella non sia la strada migliore. Non ne
prendono un'altra perché non ne sono capaci, non sanno essere diversi da quel
che furono e sono stati, privando così l'Italia di due cose indispensabili: una
buona sinistra ed una buona opposizione.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da
Libero
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MOVIMENTO NO PROVILEGI
POLITICI
Nonostante il comitato "Sì Dal Molin" abbia
incamerato il via libera alla costruzione della "Ederle Due" da parte del capo
del Governo, domani e per tutto il mese di luglio fino alla sentenza del
Consiglio di Stato continuerà la raccolta firme non solo per fermare le
stancanti bizzarrie dei comitati dei "No" ma soprattutto per prendere
provvedimenti contro questo Sindaco di Vicenza e i suoi "scoop" a favore del
tendone abusivo di Ponte Marchese. Pensavamo di avere il Sindaco di tutti e
invece ci siamo ritrovati il Sindaco del No Dal Molin. La città non si può
permettere e non può tollerare un Sindaco e un Consiglio comunale che mette in
pericolo e a repentaglio 750 dipendenti che operano nella base, duemila
lavoratori che tutti i giorni chiedono il "pass" per operare in caserma,
centinaia di ditte che già operano e si preparano ad per un impegno economico di
oltre un miliardo di dollari. La città non può tollerare i neurodeliri di un
piccolo gruppo di scalmanati il cui appoggio o cedimento da parte del Comune
avrebbe ripercussioni catastrofiche nel futuro della città di
Vicenza.
L'inspiegabile proroga al tendone abusivo di Ponte Marchese dovrebbe
essere un segno premonitore utile a comprendere che questo Sindaco e questo
Consiglio comunale non hanno più diritto a sedere in Sala Bernarda.
Disgraziatamente mi sono accorto e molti di noi ci siamo accorti di aver votato
una minestra riscaldata di ex comunisti e di ex democristiani lontana anni luce
dalle vere necessità dei vicentini e incapace di comprendere il futuro di cui ha
bisogno questa città.
Martedì 8 luglio il gazebo raccolta firme "Sì Dal
Molin" è in Corso Palladio angolo Via Cavour dalle ore 10.00 alle ore
12.00.
Silvano Giometto.
In questo momento Vicenza ha bisogno degli
americani più di quanto gli americani non abbiano bisogno di Vicenza. Moira
Furlan - Coordinatrice "Sì Dal Molin"
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Ultimo suicidio a
sinistra. Seppelliti da una risata
di
Jacopo Iacoboni - La Stampa 14 luglio 2008
Distruggeva partiti, è
finita come un partito; oltretutto, c'è chi ritiene, l'unico di sinistra,
rissoso, facile al populismo, serioso. Una risata ci ha seppellito.
Prima
non era così, la satira. Esisteva una sinistra; e poi esisteva chi la prendeva
in giro. Cose distinte. Ora no, tutto si mischia, invettive e ragionamenti,
risate e (para)politica. Le filippiche di Beppe Grillo in piazza Navona contro
il presidente della Repubblica (il primo presidente ex comunista!). Sabina
Guzzanti che parla male di Curzio Maltese (già autore di Serena Dandini).
Michele Serra che scrive pacato sostenendo di condividere Maltese. Vauro che va
con Santoro. Paolo Flores che attacca il Manifesto. Nanni Moretti che dice
"sporcano tutto", anche la satira. Dario Fo che invece sta con Sabina, "la
satira ha il diritto di insultare, è sempre stato così".
Stefano Benni che a
cena si mostra disgustato e scrive sempre meno, via da Bologna, giù a Roma,
meglio pensare al figlio diciottenne che cullarsi nell'autodistruzione. Daniele
Luttazzi, pur pratico di coprofagia in tv, che scrive sul suo blog "stiamo
attenti", non varchiamo il confine che dallo sberleffo anche hard porta
all'urlo, dalla satira alla politica dei tribuni. Sfotti il Papa, e sei il primo
a pontificare.
Nella deriva terminale della politica spettacolo, dove lo
show prende il posto dell'opposizione (era accaduto ormai da tempo) e di ogni
altro discorso pubblico (accade ora nelle piazze, e peggio ancora su Internet),
è surreale osservare cos'è capitato alla più geniale generazione di satirici che
l'Italia abbia conosciuto negli ultimi trent'anni. Quelli che "ci conosciamo
tutti", quelli usciti da esperienze di vita simili, e poi dal Male, da Tango, da
Cuore, o i più giovani, fratelli minori che avevano creato la stagione già
televisiva della Tv delle ragazze, della Rai tre tv-verità, della ridotta del
teatro Ambra Jovinelli.
Avevano sepolto di sberleffi (Il Male) l'austerità
ottusa del Pci del '77, incapace di capire i giovani, umorismo e satira cochon
vicina agli sfottò geniali degli indiani metropolitani, quelli di "Lama non
lama". Dieci anni dopo avevano assestato il colpo di grazia al partito morente
di Natta, lo raffiguravano come scimmietta ammaestrata ai piedi di Craxi e
Andreotti (la copertina feroce su "Nattango").
Avevano quindi campato (Cuore)
sul Psi craxiano dell'Italia da bere e di Tangentopoli, "Scatta l'ora legale:
panico tra i socialisti". E poi, nella tv di Dandini e dei fratelli Guzzanti
(anche loro ormai divisissimi), irriso alla pari Silvio e Romano. Finiscono,
adesso, in un mesto tramonto italiano, lontanissimi gli uni dagli
altri.
Seppelliti da una risata, nel frattempo degradata a ghigno.
"Tango
- ha raccontato Staino - finì perché non voleva diventare così". E ieri
sull'Unità si tirava fuori un po' sconsolato nella vignetta su Funari: "Funari
ci ha lasciato?" "Non ha retto questa volgarità". E dire che quel giornale
satirico - che raccolse Altan, Pazienza, Vincino, Angese, Ellekappa, Panebarco,
più Sergio Saviane, Michele Serra, Stefano Benni, Gino & Michele - era stato
feroce, aveva, lui sì, cantato il requiem a un partito, liberando il mondo
comunista dalla drammatica assenza di autoironia.
Per la prima volta la
sinistra irrideva la sinistra, con lievità e senza andare in piazza; ai tempi di
Fortebraccio, o del Don Basilio anticlericale, o delle rubriche sull'Unità, "Il
fesso del giorno" e "Il dito nell'occhio", o dei disegni di Gal, i comunisti
sfottevano il nemico, non se stessi. Tango cambiò tutto, uscito grazie a un
politico "di destra", Emanuele Macaluso, capace di dare tutta la libertà a quei
giovani che sfottevano Natta, buttavano giù dal piedistallo gli intellettuali
leggendari del Pci (alla morte di Renato Guttuso titolarono "Dio c'è... e vuole
la sua parte d'eredità"), prendevano per i fondelli il giovane D'Alema, capo
della Fgci, che per loro era e rimarrà sempre "Minimo", non Massimo... "Nessuno
pensò mai di fare il leaderino", ricorda sempre Alessandro Robecchi, assieme a
Serra pilastro di Cuore.
Sono i più intelligenti; quelli che avevano capito
dove si stava andando a parare. La slavina è proseguita nolente loro.
Fu
proprio "Minimo" D'Alema che chiuse Tango, magari non stracciandosi le vesti.
Eppure satira e politica (e sinistra) s'erano già allora a tal punto confuse che
proprio "Minimo" sancì la fusione quando nel novembre '99, da presidente del
Consiglio, fece causa a Giorgio Forattini chiedendo tre miliardi di risarcimento
per una vignetta che lo raffigurava intento a cancellare con il bianchetto dei
nomi da una lista del Kgb. Anche quella querela fondeva i generi: ciò che oggi i
"compagni di scuola" ex Fgci imputano a Grillo e Guzzanti.
Sostiene Serra
che Cuore decise di sciogliersi perché "ogni altro possibile sbocco (ma perché
non fate un partito? perché non vi presentate alle elezioni?) ci sembrò
esiziale", tra i due linguaggi, politica e satira, rappresentanza e
rappresentazione, occorre "provare disperatamente a ristabilire ambiti e
competenze".
E come opporsi all'età della tecnica, al tramonto della
politica, a Britney Spears che s'impasticca, dinanzi a Beppe Grillo che da mesi
ti chiama "scrittore prezzolato", o Sabina Guzzanti che dà del "sicario" ai suoi
amici d'un tempo, tutti sotto le macerie di una risata che avrebbe dovuto
seppellire altri, e invece ha fatto a pezzi noi.
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Quell'accusa alla Carfagna
di Filippo Ceccarelli - La Repubblica 9 luglio 2008
A
Piazza Navona, all'imbrunire, il testacoda dell'antiberlusconismo che prima
curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda
nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si
rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale,
teologico e pagliaccesco.
E addio politica, allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti. Sul proscenio della manifestazione contro le leggi
vergogna restano così solo i comici, i predicatori, gli arcangeli del sarcasmo e
le poesie anche rimarchevoli, ma pur sempre pregiudizialmente "incivili" di
Camilleri.
Sono loro, beninteso, che riempiono le piazze. Ma poi, dopo
l'incendio?
Divampa tutto in meno di un'ora. Camilleri, in versi, accenna
alle "sgualdrinelle che confortano le sue notti" e pizzica appena il Vaticano
che lo ha invitato: "Pecunia, antica saggezza, non olet". Il cabaret avvelenato
di Marco Travaglio riesce ancora tenersi all'interno di un discorsi su di "Lui",
il Cavaliere, le mogli, la richiesta di poter fare la comunione, i modi in cui
promuove la classe dirigente, specie quella femminile, "le sue quote rosa". Poi
"Pronto? Pronto?", ecco Grillo, gli è saltato il collegamento video. Perizia
d'attore lo porta a denunciare un incidente sospetto. E' una voce, la sua,
sempre più esagitata, come dall'aldilà. "Italiani!" grida, e in crescendo
strappa il velo della grande menzogna.
Lui veramente grida: "E' tutta una
presa per il culo!", lo Stato è fallito, il paese non c'è più, la politica è
finita, gli assassini sul lavoro, i licenziamenti in arrivo, i veleni Ogm, il
disastro energetico alle porte, ce n'è pure per la "fica in leasing", le
ministre che la danno, Fini in barca con Tronchetti Provera, "le rovine, le
rovine...", il compleanno di Morfeo Napolitano a Capri, "io non ne voglio più
sapere", "fatevi un bel passaporto e andate tutti a fanculo!".
Folle
accaldate e cariche di aspettative esprimono il loro pieno consenso. Fino a quel
momento si sono un po' annoiate. I comizi politici lasciano ormai il tempo che
trovano. La televisione impone protagonismi, euforia, emozioni e anche
volgarità, se è il caso. Ma sotto il palco Di Pietro comincia a fremere; e Paolo
Flores si fa più pallido del solito. Nel cielo, sopra la fontana dei fiumi in
restauro, volteggiano terribili e rumorosi gabbiani, così diversi da quelli che
i notabili dell'Italia dei Valori esibiscono all'occhiello in forma di
civettuola spilletta.
In una vita pubblica che sempre più vive di spettacoli
la rivalità fra gli attori, la gara a chi è la prima donna, è una variabile che
gli organizzatori della manifestazione non hanno evidentemente calcolato. Perciò
Sabina Guzzanti raggiunge il podio, saluta, si schiarisce la gola, sorride
appena e attacca un paio di strofe di canzoni d'osteria.
Si capisce subito
che le intercettazioni sono un bocconcino prelibato e che la questione Carfagna
verrà portata alle estreme conseguenze in un vorticoso giro di parti anatomiche,
pratiche innominabili, storielle di sesso, rimandi a dicerie sul coccolone di
Bossi. Si capisce che si va a parare sulle Pari Opportunità, ma lei riesce lo
stesso a sorprendere il pubblico gridando il suo iroso sdegno contro le assai
primarie motivazioni che hanno spinto Berlusconi ad assegnare alla Carfagna
quell'incarico.
Al confronto Beppe Grillo sembra un'educanda. Sul Papa la
Guzzanti è già planata, valutandone il trapasso all'inferno e ricostruendone la
probabile pena laggiù, con demoni omosessuali ("attivissimi" specifica) che lo
tormentino.
Si avvicina intanto il temerario presentatore Mattia Stella, nel
ruolo del bravo ragazzo, e lei praticamente lo caccia, "non ho finito, ho
aspettato là dietro sette ore...".
Di Pietro si aggira nel backstage come una
fiera al bioparco. Deve ancora affrontare la faccenda dei potenti che vanno con
le prostitute perché si drogano, perché "pippano", ma Berlusconi no, lui si
strafà di Viagra. In questo "porco paese". Nulla del genere si era mai visto e
ascoltato, a memoria di osservatore.
Ci si sorprende a pensare che continuano a
spostarsi e a strapparsi i confini della vita pubblica. Dall'indignazione
all'incazzatura con divagazioni sessuali e religiose è un passaggio che
trascende il linguaggio per un movimento senza nome, senza destino e senza
confini. Una piazza evoluta e insieme regressiva. Un frullatore di storie di
pubblica intimità. Berlusconi è lo specchio di tutto questo. Forse farebbe bene
a preoccuparsi. Ma forse potrebbe perfino
compiacersene.
****
Un autogol prevedibile che
ridimensiona la "vera opposizione"
di
Massimo Franco - Corriere della Sera 9 luglio 2008
La piazza che
doveva segnare l'apoteosi dell'opposizione di Antonio Di Pietro gli ha regalato
un brutto autogol. Il tentativo di concentrare strali e insulti su Silvio
Berlusconi è fallito miseramente. I reduci dei "girotondi" hanno affiancato,
fino a sostituirlo, il bersaglio del premier con il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, e papa Benedetto XVI, oltre che Walter Veltroni. E l'epilogo
della manifestazione di ieri è un rosario di dissociazioni imbarazzate dagli
attacchi arrivati dal palco alle istituzioni politiche e religiose; ed un
applauso tardivo per farli dimenticare. Ma era un finale parzialmente
prevedibile dagli organizzatori, chiamati a governare un magma di malumori per
definizione incontrollabili: al punto che c'è da chiedersi se il capo dell'Idv
si sia illuso o abbia in qualche modo soffiato sul fuoco, tranne poi prendere le
distanze dagli eccessi più volgari.
Il saldo è comunque disastroso. La
scelta del Pd veltroniano, che ha preferito non aderire alla manifestazione, si
è rivelata a posteriori azzeccata: anche se probabilmente era stata osservata
con apprensione; e considerata rischiosa e foriera di una competizione
elettorale ancora più infuocata nel centrosinistra.
Per quanto minoritario,
l'antiberlusconismo girotondino e giudiziario ha costretto l'opposizione a
indurire i toni contro palazzo Chigi in Parlamento.
L'attacco sferrato dal Pd
al presidente dell'assemblea di Montecitorio, Gianfranco Fini, per aver concesso
poco spazio alla discussione sul "lodo Alfano", è un'altra promessa di
scontro.
E finisce per restringere ulteriormente i margini di mediazione che
una parte della maggioranza, Lega in testa, e settori dell'opposizione stanno
cercando sulla giustizia.
Piazza Navona, però, ha ridato quasi di rimbalzo
credibilità alla strategia di un Pd fra due fuochi; ed ha delegittimato i suoi
avversari interni. Ieri sera è ap parsa ancora più fondata la preoccupazione
attribuita al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per una situazione
slabbrata; e per la crescente difficoltà di riportare i contendenti se non al
dialogo, almeno a rapporti più civili. Il Quirinale ha osservato perplesso il
crescendo polemico dell'Idv, e la tentazione di inseguirlo su quel terreno da
parte di alcuni settori del Pd. Quando Veltroni ha ironizzato sulla rapidità con
la quale il governo sta per approvare le norme sulla sicurezza, in votazione
giovedì prossimo, Di Pietro ha subito rilanciato parlando di "truffa elettorale"
di Berlusconi ed evocando una "P2 di ritorno".
I vuoti notati ieri in
piazza, e la solita coda polemica sul numero dei presenti, sono secondari. La
novità è la spaccatura fisica dell'opposizione, che riflette due strategie
concorrenti; ma forse anche la difficoltà a conciliarle in nome di un
antiberlusconismo dal sapore antico. La sensazione è che, al di là delle parole
ufficiali, il centrosinistra tema di essere risucchiato su una trincea perdente
dal punto di vista elettorale, oltre che delle categorie culturali. Fino a ieri
sera sembrava rassegnato a schierarsi comunque contro palazzo Chigi per non
essere infilzato da Di Pietro, perché i malumori contro il Cavaliere lievitano.
Ma quanto è successo additai pericoli e le incognite di una deriva estremistica.
Fa riaffiorare infatti pulsioni del passato, che finora hanno sempre premiato il
leader del centrodestra.
L'universo dipietrista e l'estrema sinistra hanno
accusato Veltroni di avere resuscitato un Berlusconi destinato altrimenti al
tramonto. Non sembrano nemmeno sfiorati dal dubbio che il presidente del
Consiglio sia stato favorito proprio dal radicalismo annidato nell'Unione
prodiana; ed esasperato fino alla caricatura ed alle frasi offensive contro
Napolitano e il Papa proprio da quella che ieri si voleva presentare come "la
vera opposizione" al Cavaliere.
In realtà, il reducismo girotondino si è
confermato il miglior alleato di Berlusconi. Alla fine, è apparso giustificato
il modo liquidatorio col quale dal Giappone il premier ha bollato la protesta,
convinto che rifletta un'Italia "che ama flagellarsi". Ed ha contrapposto a
quella piazza romana l'esigenza governativa di "rimediare al disastro dei
rifiuti" in Campania. Anche se la sua impazienza e le sue forzature in materia
di giustizia finiscono per alimentare proprio l'estremismo; e non aiutano i
fautori di un compromesso in Parlamento.
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Nella battaglia per l'egemonia a sinistra c'è chi ha
esagerato
di Stefano Folli - Il Sole 24
Ore 9 luglio 2008
Le bandiere del Partito democratico a piazza Navona
avevano ieri sera un evidente significato politico, nell'assenza dei dirigenti
di quel partito. E il significato è che sul terreno della difesa della legalità
repubblicana, della Costituzione, sul tema della salvaguardia della magistratura
e del "no al regime berlusconiano incombente" il Partito democratico non ha
molti strumenti per distinguersi dalla piazza. Ma l'enfasi retorica fa brutti
scherzi e alla fine l'impressione era che Di Pietro avesse perso il controllo
della situazione. Gli attacchi a Napolitano e anche al Papa; gli insulti a
tutti, avversari ma anche amici "tiepidi": tutto è finito in un calderone di
cattivo gusto, da cui - ad esempio - uno degli organizzatori, Furio Colombo, ha
preso le distanze con indignazione.
Chi aveva preparato l'incontro di Roma,
primo fra tutti l'ex Pm, non intendeva polemizzare con Veltroni. Altri lo hanno
fatto con asprezza, a cominciare da Grillo, tra quelli che hanno parlato dal
palco e fra coloro che erano in piazza. Per cui alla fine gli interrogativi
prevalgono sulle certezze. La verità è che i "girotondi", nella loro versione
aggiornata, hanno lanciato una battaglia d'opinione dentro i confini
dell'opposizione. E hanno qualche probabilità di vincerla, al grido di "è
tornata la P2".
Del resto, il punto di vista su Berlusconi che Di Pietro ha
illustrato a piazza Navona è ampiamente diffuso da anni nel centro-sinistra.
Fino a ieri era impersonato alla perfezione da Romano Prodi, presidente del
Consiglio, la cui opinione sull'attuale premier coincide all'incirca con quella
di Travaglio.
Oggi l'Italia dei valori su questa base si proietta nei
sondaggi verso l'8 per cento. È poco?
È un'Italia di estrema minoranza quella
che si è espressa in piazza, come sostengono i collaboratori di Berlusconi?
Forse sì, ma non è questo il punto.
Il fatto è che la vittoria di opinione
dei "girotondi" è, virtualmente, la sconfitta dell'altra opposizione. Che
vorrebbe essere moderata e costruttiva e non ci riesce.
Ma una piazza
volgare e insultante, priva di freni inibitori, incapace di separare Berlusconi
da Napolitano, dimostra l'assoluta immaturità di chi pretende di guidare i
processi politici. Sotto questo aspetto, il mezzo infortunio di Di Pietro può
essere una fortuna per il Pd. Sarà capace di approfittarne? Non si sa.
Senza
dubbio il partito veltroniano è fragile, ma ciò non significa che Veltroni o
D'Alema siano pronti a fare "scambi" con Berlusconi sui nodi della
giustizia.
La prima pagina del "Manifesto" dedicata agli "scambisti" era
divertente, ma ingiusta. Semmai il vertice del Pd, stretto in una dolorosa
tenaglia, non sa bene cosa fare. Certo, è fuori della realtà che il Pd possa
sostenere in qualsiasi forma il lodo Alfano. La polemica aperta con il
presidente della Camera lo dimostra.
E tuttavia il maggior partito
d'opposizione dovrà pur tornare a fare politica, anche accettando l'idea che in
Italia "esiste un problema della giustizia", come dice D'Alema.
In fondo la speranza è che sia Umberto Bossi a
cavare le castagne dal fuoco al Pd. Veltroni lo dice a chiare lettere
nell'intervista alla "Stampa".
La speranza che Bossi risolva lui l'anomalia
Berlusconi. Cioè trovi il modo di eliminare dalla scena il sovrano del
centrodestra, in modo tale da aprire la strada a un accordo con il
centro-sinistra: a cominciare dal federalismo fiscale.
Ma questo baratto,
anzi questo scambio (stavolta sì), ovviamente non è plausibile. Non siamo nel
'94, ma nel 2008. E anche la sinistra stavolta dovrà inventarsi
diversa.
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Emergenza
ingiustizia
di Filippo Facci - Il
Giornale 9 luglio 2008
Chiedetelo ai beoti di Piazza Navona,
chiedetelo ai centinaia di sottovuoto-spinto che ieri erano indecisi se
ascoltare Beppe Grillo o fare lo struscio in corso Vittorio: di quale giustizia
dovremmo parlare? Di quella evocata dal pitecantropo molisano che associa un
governo democratico a "magnaccia" e "stile mafioso" e "stuprare i bambini"? O
quella di un pluriomicida, Michelangelo D'Agostino, che i bambini intanto li
sorvegliava in un parco giochi?
Dopo che aveva già ammazzato quindici
persone? Dopo che aveva già preso un bambino in ostaggio? Qual è il problema
della giustizia in Italia?
Il Lodo Alfano? Quel pateracchio inesistente che è
il processo Mills, che finirà in niente come sanno tutti? La Carfagna? La moglie
di Willer Bordon?
Sono gli scatti professionali dei magistrati, il problema?
Loro sfilano, giocano con le bandierine, si trincerano nel nulla internettiano
come alternativa alla Playstation, incassano grano da libri e dvd: chissà quanti
di loro parleranno di Michelangelo D'Agostino, oggi. Chissà quanti chiederanno
conto all'intoccabile terzo potere italiano di un signore di 53 anni che è stato
libero di ammazzare un'altra volta dopo averne spazzati via 15. Bella la vita
del pirlacchione che manifesta a piazza Navona. E bella la vita dei Michelangelo
D'Agostino, una vita al massimo.
Non è lui il problema. È già un camorrista,
nell'aprile 1983, e in un conflitto a fuoco coi carabinieri viene beccato:
finisce dentro. Non è un problema. Era già un killer, faceva parte della Nuova
Camorra Organizzata e nel 1985 si accodò alla messe di pentiti che dal nulla
accusarono Enzo Tortora di essere uno di loro, un infame: disse che il
giornalista faceva parte del clan di Cutolo e contribuì sensibilmente a farlo
condannare in primo grado: "Ho firmato i verbali senza leggerli, speravo in
qualche beneficio", dirà anni dopo. Torna in galera, ma nel 1997 ecco la
semilibertà. In fondo era uno che aveva semplicemente detto ai magistrati che
"uccidere è quasi un gioco, ho cominciato per caso, poi ci ho preso gusto e ho
continuato. Prendevo a calci i cadaveri; baciavo la pistola sporca di sangue".
In libertà.
Esce e subito due rapine, "spatascia" un'auto contro un semaforo,
sequestra una madre col figlioletto in carrozzina; cede alle forze dell'ordine
solo dopo essersi preso due proiettili in corpo. Passa un po' di tempo ed eccoti
un'altra licenza premio (premio di che?) che lui utilizza immediatamente per
rapinare un bar e fottersi 4.000 euro: per quel che sappiamo. Poi, essendo
palesemente una persona seria e affidabile, nell'aprile scorso ottiene una bella
licenza lavorativa e lascia il carcere Calstelfranco Emilia, vicino a Modena, e
se ne va a Pescara improvvisandosi guardiano del parco giochi Villa De Riseis,
dove pure dorme e fa lavoretti vari.
Era un lavoro regolare? No. Aveva un
contratto? No: la cooperativa che gestisce il parco lo lasciava fare al pari dei
Servizi sociali cittadini. È passato anche dalla Caritas: "Ma dalla
magistratura", ha detto il direttore don Marco Pagnillo al Corriere della Sera,
"non ho mai ricevuto nessuna disposizione". Non lo controllava nessuno.
E
nessuno, invero, aveva ricevuto mai nessuna comunicazione da nessuno. Si sono
limitati ad allontanarlo anche dalla Caritas, perché non stava alle
regole.
Tra due settimane avrebbe dovuto tornare in carcere, ma probabilmente
non ci pensava nemmeno. Ed ecco dunque che lui, un uomo che aveva compiuto
oltretutto quindici omicidi in tre mesi, domenica scorsa decide di emanciparsi
dalla sua "licenza trattamentale" e, dopo una lite da niente, spara in testa e
all'addome di Mario Pagliaro, 64 anni, moglie e figli, trucidato tra le mamme e
i bambini. Avevano litigato, sapete. È rimasto libero fino a ieri pomeriggio e
ha vagato tranquillo per il nostro Paese, armato. E non una parola: silenzio da
un mondo politico e giornalistico tutto concentrato su una banda di cialtroni
intenti a spiegare come il problema, tra questo porco assassino e Silvio
Berlusconi, sia il secondo. Perché è ancora libero.
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La ghigliottina in mano ai comici
di Mario Ajello - Il Messaggero 9 luglio 2008
L'unica
cosa confortante è che i quattro super-eroi di piazza Navona, mezza vuota e
mezza piena e rimbombante soprattutto degli insulti della Guzzanti al Papa e di
Grillo a Napolitano, non faranno la brutta fine toccata ai grandi eroi cui forse
vorrebbero somigliare. Chi è il terribile Robespierre, capace d'ogni
giustizialismo a buon mercato? Ovvio - è Di Pietro. Che però è anche un po'
Torquemada, l'uomo dell'inquisizione: diciamo metà e metà. E Saint-Just, anzi
Louis Antonine Lèon de Richebourg de Saint-Just? Naturale: è Paolo Flores
d'Arcais, il più intellettuale del gruppo, a sua volta con un cognome lungo e
altisonante. Ma il rivoluzionario francese venne ghigliottinato, mentre il
filosofo italiano grida tutto contento dal palco: "Qui in piazza, c'è l"altra
Italia"". Cioè quella che loro definiscono "non berlusconianamente alle vongole"
e tanto manipulitista. Anche se una giornalista televisiva grida a un certo
punto: "M'hanno rubato il portafoglio dalla borsetta!".
E chi recita, in
questo Festival dell'indignazione un po' da Italietta profonda e un po' da
fighettismo combat di tipo televisivo e radicalchic, la parte del super-sbirro
Joseph Fouché? Tanti vorrebbero interpretarla e chissà se questi tanti, come
Fouché, non tradiscano prima o poi l'amico molisano Robespierre, che ora di nome
fa Antonio. Anzi: "Andonio, Andonio... ", così lo acclamano i paesani portati
qui in piazza (dalle truppe mastellate alle truppe dipietrate?) a bordo di
pullman.
Manca il quarto, arriva alla fine, tramite video: è l'"Amico del
popolo", cioè Danton, cioè Grillo. Grilleggia lui, guzzanteggia la Guzzanti e la
coppia oscura tutti gli altri. Solo se ci fosse stato Nanni Moretti non si
sarebbe fatto sopraffare dalla retorica del "Vaffa", perché il regista era molto
più politico di questi anti-politici spettacolari.
Alla Grillo, che fa fuoco
e fiamme: "Topo Gigio Walter alleato dello Psiconano!".
Ci sono tutti loro,
che insultano e non risparmiano neppure Napolitano, e c'è la piazza. E,
guardandola, viene da dire: povero Walter. Perché non sarà tanto gremita, ma
molti dei presenti hanno votato non Italia dei Valori ma Pd. Qualcuno lo
rifarebbe. Molti, no. Una signora di mezza età, elegante. Gli si chiede: lei per
chi ha votato? Risposta: "Per Veltroni". Che cosa vorrebbe da lui? "Che fosse
qui in piazza". E un'altra cosa viene da dire: beato Berlusconi. Perché, in
fondo, questa piazza è anche la solita piazza già altre volte rivelatasi
incapace di "spallata". Tante bandiere rosse (oltre a tre del Pd), tanti
vessilli bianchi e italovaloriali, un po' di popolo moralmente indignato e molta
gente di partito pronta a sfruttare politicamente l'evento.
Rispetto a quando
i girotondi li guidava Nanni Moretti, stavolta ci sono molti più giovani. E fa
impressione vedere i ragazzi in divisa da no-global, un po' guevaristi, un po'
tatuati, e urlanti "Voglio un Paese sano, senza il Caimano", i quali manifestano
spalla a spalla con vecchi marpioni da notabilato democristiano del Sud, che si
sono riciclati in italovaloriali. Magari solo per conservare l'autoblù e
l'appellativo di "Eccellenza" da rivendersi nelle sale da biliardo dell'Italia
periferica.
Un disoccupato si fionda su Di Pietro: "Tonino, voglio un
posto!". Lui lo respinge una volta, due, tre. Poi s'arrabbia e quello lo
abbraccia scoppiandogli a piangere sulla spalla. Tonino gli dà una carezza. E
chissà se anche un'occupazione. Intorno, cartelli e striscioni anche non
elegantissimi, come questo illustrato da un nudo: "Presidente, che cuccagna la
Carfagna!!". Un altro: "Alfano, servo del Caimano". Oppure: "Famolo contento,
aboliamo la giustizia".
C'è anche gente di destra in piazza? No. Molti
giovani hanno votato Rifondazione, ma poi hanno detto "Vaffa!" pure a Bertinotti
e compagni. I quali, rieccoli a caccia di visibilità, nonostante gli sfottò:
"Toh, chi si rivede, i comunisti!". E i turisti, come quella zitella inglese in
visita nel Belpaese, genialmente inventata a suo tempo da Enrico Montesano,
vedendo le bandiere rosse commentano: "Pittorescoooooo, molto pittorescoooo ...
".
Dunque una strana piazza, perfino più grillante che dipietresca. E se
questa piazza vince, cioè si afferma ai danni della sinistra moderata, sarà il
trionfo di una nuova forma di populismo, dannoso come tutte le altre, che farà
sembrare vecchio, polveroso e barboso il politicismo autoreferenziale degli
oligarchi democrat.
I quali, però, grazie agli attacchi di questa piazza a
Napolitano, possono tirare un sospiro di sollievo: "E noi avremmo dovuto
mescolarci con questi professionisti del pernacchio anti-istituzionale"?
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La tenaglia che stringe il
Pd
di Paolo Franchi - Corriere della Sera
9 luglio 2008
Meritano molto rispetto, Veltroni e il Pd. Le ore che
stanno vivendo sono le più difficili da quando la loro nave ha preso il largo,
peggiori ancora di quelle successive alla sconfitta. E da come supereranno
questa prova dipenderà moltissimo del futuro dell'opposizione e della
legislatura. Meritano molto rispetto, Walter Veltroni e il Pd, perché queste ore
le vivono stretti in una tenaglia.
Di qua, Antonio Di Pietro. Dopo averlo
voluto unico alleato nelle scorse elezioni, adesso Veltroni se lo ritrova nei
panni non ancora dell'avversario dichiarato, ma certo del concorrente duro e
spregiudicato; che non si fa scrupolo, anzi, di far ricorso, e con successo alla
piazza, contro Silvio Berlusconi, certo, ma anche contro di lui.
Di là,
ovviamente, Berlusconi. Dopo gli scambi di cordialità, e le reciproche 'promesse
di dialogo, adesso Veltroni si trova di fronte un capo del governo che per
difendere i propri interessi non si preoccupa affatto di metterlo in gravissime
difficoltà, al punto di offrire lui stesso, chissà quanto consapevolmente,
munizioni all'offensiva dipietrista, quasi che, a farsi rappresentare come il
Caimano, cominciasse a riprenderci gusto. Meritano molto rispetto, Walter
Veltroni e il Pd, perché questo su cui sono costretti a muoversi in un contesto
così sfavorevole è diventato, per loro, un terreno minato. Tanto minato da
rendere poco plausibile venirne fuori con qualche accorgimento tattico, facendo
affidamento sulla sola manovra parlamentare, visto, oltretutto, che su questo
piano governo e maggioranza (nonostante i mal di pancia della Lega) concedono
poco o, per essere più precisi, nulla.
Bisogna, in una parola, scegliere, e
farlo mettendo in conto che scelte indolori, che non comportino rotture e
comunque prezzi pesanti, non ce ne sono.
E bisognerebbe scegliere (qui il
condizionale diventa d'obbligo) tenendo fede a quelle che sono state
rappresentate, a suo tempo, come le ragioni di fondo nel cui nome entravano in
scena un nuovo partito e un nuovo leader. Non solo per limitare il danno in una
prova elettorale comunque destinata alla sconfitta, ma, si è detto, per
inaugurare una pagina nuova nella vita politica italiana. Se Walter Veltroni e
il Pd riuscissero a farlo, non meriterebbero solo rispetto, ma anche
apprezzamento.
E riconoscenza.
Archiviare l'idea antica, forse
inconfessabile ma sicuramente assai radicata, secondo cui l'iniziativa
giudiziaria è una sorta di prosecuzione della politica con altri mezzi;
liberarsi dell'idea più antica ancora, e ancora più radicata, secondo la quale
l'avversario non è soltanto politicamente deprecabile, ma è anche e soprattutto
un furfante che vince giocando nel modo più scorretto e sleale per abbindolare
il popolo bue, e poi della politica e del potere si avvale soltanto per tutelare
in dispregio di ogni regola i propri sordidi interessi; abbandonare la
presunzione di essere, quasi per definizione, detentori di una superiore
moralità. Tutto questo non è difficile.
Se lo si vuol fare davvero, è
difficilissimo. Tanto più se l'avversario in questione fa di tutto (basta vedere
quanto sta capitando con il cosiddetto lodo Alfano) per confortarti in questi
cattivi pensieri; se tanta parte della tua- gente continua a nutrirli; se
l'antiberlusconismo è stato per un quindicennio almeno il collante del tuo
inondo.
Ma senza una simile rivoluzione, infinitamente più impegnativa delle
chiacchiere sulla necessità del dialogo, che un giorno compare, il giorno dopo
si inabissa e il terzo torna a fare capolino, tutte le promesse sull'avvento del
tempo nuovo del bipolarismo o addirittura del bipartitismo finalmente dispiegato
perdono peso e valore.
E perdono quota anche le speranze di mettere in piedi
in tempi utili, un'opposizione che ambisca finalmente a sottrarre al
centrodestra - dopo quindici anni! - la maggioranza del voto popolare.
Forse
più che verso la cosiddetta sinistra radicale, che ha tanti difetti e tanti
guai, ma almeno da quello che impropriamente chiamiamo giustizialismo è in larga
misura immune, è nei confronti delle bravissime persone che ieri si sono date
numerose convegno a piazza Navona che andrebbe condotta quella che un tempo si
chiamava una battaglia politica e ideale. Per sottrarne quante più è possibile
all'egemonia di culture, chiamiamole così, e di leader che con il riformismo e
la sinistra così come mediamente si intendono sotto ogni cielo non hanno niente
da spartire.
Non c'è riformista sulla faccia della terra a cui potrebbero
passare per la testa le volgarità inaudite di Beppe Grillo sul presidente
Napolitano, non c'è donna di sinistra che pronuncerebbe le parole riservate a
un'altra donna, ancorché ministro del governo Berlusconi, da Sabina Guzzanti: e
suonano un po' ipocrite le parole di dissociazione che, a cose fatte, alcuni
illustri partecipanti alla manifestazione si sono sentiti in dovere di dire.
Veltroni, prendendo le distanze da Di Pietro, ha detto nei giorni scorsi che
delle alleanze si giudicano gli esiti, ma non ci si pente.
Anche se
pentimento in politica è una parola stupida e un po' equivoca, sbaglia. Quello
fu un errore. Un errore serio e grave, destinato in partenza a produrre i guai
che ha prodotto e che non riguardano solo quella buona creanza per cui non si dà
del magnaccia al presidente del Consiglio. Riconoscerlo e tirarne le conseguenze
(che non significa affatto alzare bandiera bianca sulla giustizia) sarà
impopolare, ma è necessario. E i leader veri, e convinti delle proprie idee,
sanno
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La deriva del talk
show
di Edmondo Berselli - La Repubblica
9 luglio 2008
C'è un'Italia che vuole esprimere la sua indignazione,
contro le leggi canaglia, contro i provvedimenti ad personam, contro la
manipolazione spregiudicata della Costituzione repubblicana. E questa Italia fa
fatica a trovare una voce. Per questo ieri a Piazza Navona è venuta tanta gente.
Persone che volevano far sentire la loro esasperazione, che cercavano di uscire
dal cerchio stregato della frustrazione civile, provando a far risuonare nel
paese la protesta contro l'improntitudine del potere berlusconiano. Era per
molti aspetti una testimonianza di dignità democratica e di civiltà politica: il
tentativo di uscire dal recinto dell'impotenza.
Ha rischiato di finire male.
Di diventare la parodia di un talk show deteriore, un Bagaglino di sinistra
aggravato dal turpiloquio e dalla malevolenza gossippara.
Peggio ancora, di
trasformarsi in un attacco distruttivo alla chiave di volta istituzionale della
nostra democrazia. Perché quando il microfono finisce nelle mani di un Beppe
Grillo, non è più la politica a esprimersi. È una torsione populista che attacca
ogni istituzione, che rifiuta di avere fiducia anche nelle istituzioni di
garanzia costituzionale. Che alla fine sottrae legittimazione alla
Repubblica.
Difficile dire che cosa volesse significare, politicamente,
l'attacco vernacolare portato da Grillo a Giorgio Napolitano. Qualcuno può
davvero credere che la soluzione di un momento ad altissimo rischio per gli
equilibri democratici possa passare per l'umiliazione pubblica e spettacolare
del garante della Costituzione?
Eppure dovrebbe essere chiaro a chi ha un
minimo di intelligenza politica che il Quirinale è l'ultimo delicatissimo
diaframma che si frappone all'assalto delle truppe berlusconiane: svilire
Napolitano, ridurlo a un presidente fantoccio, a un'ombra senza qualità,
significa né più né meno consegnare la Carta costituzionale a coloro che
vorrebbero ritagliarla a proprio uso e consumo.
In sostanza, è accaduto che
tutta la gente convenuta a Piazza Navona è stata espropriata delle sue
intenzioni. Da protagonista di una denuncia, è stata ridotta in pochi minuti a
spettatrice di uno show, uno dei tanti allestiti da Grillo, uno dei violenti
"vaffa" antipolitici portati sulle piazze italiane. Con il risultato che tutti
coloro che erano venuti a rappresentare le ragioni di un'opposizione civile alle
leggi carogna, al "lodo Alfano", ai tentativi gaglioffi di mettere la museruola
all'informazione, si sono ritrovati all'improvviso in un altro ruolo. Tutti
improvvisamente ammutoliti, indotti a risate a denti stretti, e anche
percepibilmente imbarazzati, mentre Sabina Guzzanti enunciava come verità di
fatto e criteri di giudizio politico le dicerie sui comportamenti erotici del
Cavaliere.
Ciò che colpisce è in primo luogo il sequestro delle oneste
ragioni che hanno portato in piazza un'opposizione presente nella nostra società
e poco o per nulla rappresentata nelle istituzioni politiche. Un'occasione di
presenza e di vivacità democratica è stata confiscata, almeno per qualche
minuto, da un accesso di varie volgarità, prive di qualsiasi finalità che non
fossero quelle dello spettacolo in sé. Perché non dovrebbero esserci dubbi: un
conto è la pratica di un'opposizione combattiva, con tutti i mezzi disponibili
(per dire, con l'ostruzionismo nelle Camere e con gli slogan nelle piazze); e un
altro conto è lo sputtanamento generale, che getta fango su tutto e tutti, a
cominciare da quelli che dovrebbero essere compagni di strada.
Perché c'è un
altro aspetto da mettere a fuoco. Per le piazze ingrillite, per i contestatori
che trattano il presidente della Repubblica come un addormentatore delle
coscienze, si realizza rapidamente uno spettacolare transfert politico, un
trasferimento freudiano di capi d'accusa: l'avversario, anzi, il "nemico" non è
più la figura del capo del governo depositario del conflitto d'interessi, il
manipolatore che cambia le regole per tutelare la propria posizione. Per gli
autori degli show più incendiari, va da sé che Berlusconi è il male: ma è
l'alterità assoluta, e quindi costituisce un male contingente, un male
materiale, ideologicamente insignificante, culturalmente inesistente.
Secondo
questo schema, la destra padrona è una disgrazia che ci è capitata, l'ultima
incarnazione della mediocrità italiana, ma con cui non vale la pena
prendersela.
Più colpevoli sono i suoi elettori, semmai. E più colpevoli
ancora, secondo una lista inesorabile di concatenazioni, sono i rappresentanti
della sinistra moderata, coloro che hanno accettato di trattare con il
Cavaliere, che hanno creduto nel "dialogo" e ancora adesso non si sono accorti
di essere diventati complici della malattia, soci di un virus, partecipi di una
metastasi. Il vero nemico, insomma, è il tuo compagno.
Si corre il rischio
che una parte della sinistra, ed è la parte maggioritaria, si riduca al
silenzio, fino a non riuscire a dire nulla, in nessuna occasione, fino
all'ammutolimento più totale. E che un'altra parte, un'altra sinistra, venga
consegnata a un furore astratto, televisivo, mediaticamente estremo, incapace
tuttavia di trovare strade che conducano alla politica.
Ieri Furio Colombo e
poi anche Antonio Di Pietro hanno cercato di uscire dal reality show che si
stava realizzando (e che avevano contribuito a organizzare, prima che gli
scappasse di mano), e di riportare la gente alla realtà. Ma in futuro occorrerà
riflettere con severità radicale. Se prosegue l'assopimento della politica, se
frange significative della società italiana si confermeranno nell'idea di essere
escluse e di non avere voce, l'attrazione del nichilismo spettacolare di Grillo
e compagni risulterà irresistibile.
E non è una prospettiva gradevole quella
di una sinistra divisa fra l'ammutolimento e l'ipnosi cattiva generata da un
talk show permanente. Dove si va da cittadini, e si torna da spettatori di uno
spettacolo deprimente, dove tutti sono colpevoli, dunque la politica e anche
l'opposizione diventano inutili e resta solo il "vaffa".
Chi ha deciso di
muoversi contro le leggi ad personam merita qualcosa di più, e la politica deve
darglielo.
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Quindici anni di "Forza
DS"
dal Blog di Beppe Grillo. Riporto il
testo del mio intervento di ieri, in piazza Navona a Roma:
"Italiani!
Non siamo collegati per un incidente "tecnico". Ero collegato fino a quattro,
dieci minuti fa. Andava tutto bene. Poi, stranamente, manca il segnale. Allora,
voi vi dovete immaginare. Io mi devo immaginare voi e voi dovete immaginare me.
Non immaginatemi più grasso, cattivo, sudante e che spara parolacce. Ho fatto un
corso "gandhiano" e la parola più schifosa che mi è uscita negli ultimi sei mesi
è: "belin!". Quindi, immaginatemi più snello, dimagrito e molto "per bene". Non
ho intenzione di offendere nessuno. Io voglio cercare di immaginare voi; il
perché siete lì. Voi che siete quaranta, settantamila - la Questura dirà 2.500 -
perché siete li?
Siete lì anche per dimostrare la vostra esistenza, cari
amici. Io forse ce l'ho più con voi che con gli psiconani, ballerini e affini.
Io ce l'ho con questa grande, straordinaria presa per il culo, che da quindici
anni fanno ai cittadini italiani. Una grandissima presa per il culo di questo
governo finto e di questa opposizione finta.
Ecco perché ci troviamo in
questa situazione. Voi siete lì e io sono qua a parlare, non so a chi. Ormai c'è
un delirio totale.
Lo psiconano, Berlusconi, è andato in Giappone per il G8
e ha collezionato un'altra figura di merda, in nome e per conto del popolo
italiano. Io con questa parola, "Popolo Italiano", non mi ci identifico più,
cari signori. E io vorrei - ho parlato anche col mio avvocato - che ogni volta
che Berlusconi nomina il popolo italiano, faccia una postilla: "tranne la
famiglia Grillo!".
Bene, ma non è neanche colpa dello psiconano. Lo psiconano
è solo l'effetto. La causa è quella che ho detto prima. C'è stato un partito
unico. Un partito unico per quindici anni. Hanno fatto finta. Prodi, Berlusconi,
D'Alema, Berlusconi. È tutta una presa per il culo. Allora, cosa bisogna fare?
Non lo so cosa bisogna fare.
Questo è un governo, cari amici, che vive con
marchette televisive. In qualsiasi popolo, in qualsiasi paese del mondo,
totalitario o democratico, se un premier avesse telefonato per vendere della
fica in leasing, come ha fatto il nostro premier, per corrompere dei senatori,
per far cadere il governo, sarebbe arrestato per colpo di stato. Non è
importante la fica, cari amici, è importante quello che vuole la gente. E lui dà
quello che vuole la gente. Un certo tipo di gente.
In nessuno Stato del mondo
ci sarebbe un premier che ha corrotto col suo legale, Previti, un giudice per
acquistare la più grande compagnia editoriale del Paese.
Che Paese è
diventato questo? Ecco perché ce l'ho.
Conflitto di interessi. Cazzo. La
Sinistra e il conflitto di interessi. La prima cosa che doveva fare era la legge
sul conflitto di interessi. Ma è un conflitto che riguarda anche i loro
interessi. Ecco perché io sono così alterato. Ma è dir poco, alterato.
Sono
andati oltre. Non so chi sia questo Veltroni-Topo Gigio. È il nuovo Mastella?
Chi è? Chi è questo grande personaggio? Non è neanche un uomo. È un soggetto!
Cos'è? È un avverbio! Che cos'è? Non riesco a capire neanche cosa siano i suoi
discorsi. Mette un aggettivo e dei sostantivi. Lui non ha né cuore, né polmoni,
né cervello. Ha solo dei sostantivi. Come i suoi discorsi. Ha fatto delle cose
memorabili e sarà ricordato nella storia. In tre mesi. La prima cosa che ha
fatto, da statista, è andare a parlare di istituzioni con lo psiconano: un
prescritto iscritto alla P2, invece che con i suoi collaboratori e i suoi
alleati. In tre mesi ha fatto cose straordinarie Topo Gigio-Veltroni. In tre
mesi ha: sciolto il governo, perso il Comune di Roma e disintegrato tutti
partiti di sinistra. È il più grande alleato della nanoparticella tossica che
esista in natura. E allora, allora io voglio capire in che Paese siamo e perché
siamo lì.
Perché siamo qui a parlarci? C'è stato solo un partito. Solo un
partito in Italia: Forza DS. E questo ha sfasciato lo Stato. Allora, ci vorrebbe
una persona chiara.
Ci vorrebbe un curatore fallimentare, in Italia. Perché
lo Stato è fallito!
Italiani! Lo Stato è fallito! Vi do due dati, così, a
caso. Abbiamo uno dei debiti pubblici più grandi del mondo: 1.647 miliardi di
euro. Ogni anno aumenta di 80 miliardi per gli interessi. Solo a Marzo abbiamo
pagato 23 miliardi di interessi sul debito. Nel 2008 chiuderanno 300.000
aziende. 300.000. E le altre piccole aziende sono in mano alle banche con dei
debiti che arrivano a 780 miliardi di euro. Non fallirà solo lo Stato.
Falliranno le banche e ve ne accorgerete quando l'Esercito, invece
dell'immondizia di Napoli, presiederà l'Unicredit e le banche vicine.
Allora
che cosa dobbiamo fare? Io non lo so cosa dobbiamo fare.
Lì parlate di
giustizia. Abbiamo avuto delle votazioni ignobili, completamente illegali,
nessuno poteva dare il voto di preferenza. C'erano delle coalizioni di partiti
improbabili. Avevano lo stesso piano industriale. Lo psiconano è il garante di
un comitato d'affari, ve lo mettete in testa, che è la stessa cosa?
Parliamo
di giustizia o di che cosa? Abbiamo 18 condannati in via definitiva in
Parlamento. Cazzo, 18 condannati sono ancora lì e se Mangano, lo stalliere di
Arcore, era un eroe questi 18 condannati in Parlamento sono i supereroi. Grandi
supereroi con i super poteri. Sapete qual è il loro super potere?
È il
silenzio: non parleranno mai contro il loro padrone. Io che sono un comico devo
incazzarmi e devo dire questo, devo dire che questo Paese non c'è più!
Quale
giustizia? Dov'eravate voi? Vi vorrei guardare in faccia DS e Margherita,
dov'eravate quando hanno fatto l'indulto? Che differenza c'è tra le leggi di
Berlusconi che ammazza 100 mila processi e l'indulto? Non c'è nessuna
differenza.
Abbiamo tre Regioni in preda alla Mafia. Quando siamo andati
all'Euro Parlamento a Strasburgo, de Magistris ha spiegato benissimo ai nostri
parlamentari da 20 mila euro al mese. Ha spiegato che 8 miliardi di euro se li
erano disintegrati tre Regioni. Solo la Calabria 5 miliardi in depuratori, la
Campania in impianti per lo smaltimento rifiuti mai fatti. Che cosa sta
succedendo a questo Paese? Non c'è più niente.
1.300 morti. Non sono morti,
così, sul lavoro. Sono assassinati sul lavoro perché non investiamo nulla sulla
sicurezza sul lavoro. Parlate con Renzo Piano.
Preventivano le morti dei
grandi lavori: nel Ponte sullo Stretto è stato statisticamente provato che in 10
anni potrebbero morire 23 persone, è già nella statistica.
Andate a vedere
quante persone muoiono in un cantiere in Giappone. Renzo Piano ha fatto un
aeroporto in Giappone in 10 anni e non è morto nessuno.
Nessuno è
morto.
Invito un po' a pensare ai cittadini, perché la politica è finita. I
partiti si sono suicidati tutti e i cittadini si devono riprendere in mano la
loro vita, con i loro risparmi, i loro soldi, la loro vita sentimentale
familiare, la loro vita di consumatori e di azionisti. Riprendersela in mano. E
invece cosa succede? La nano particella impazzita tossico nociva va in Giappone
e dice che a Vicenza amplierà la base militare americana perché il suo amico
menomato mentale Bush gli ha detto di ampliarla.
C'è un referendum in atto a
Vicenza: decideranno i cittadini se ampliarla o no e non un psiconano. Dove sono
andati i cittadini? Esclusi da tutto.
Un altro ministro, che non so da dove
è uscito, si chiama Zaia. È un organismo modificato geneticamente lui e parla
degli OGM dicendo cose da fantascienza.
Dice che dato che l'80% dei cittadini
è contro gli OGM, "faremo una verifica e un controllo per fare una prova con gli
OGM in Italia". Ecco la prova che noi non contiamo più niente. Facciamo il
referendum sulla la Legge Elettorale e prima facciamo le elezioni e poi il
referendum. Portiamo un milione e mezzo di firme l'11 luglio a Roma e li
butteranno nel cesso. Non ci siamo più come cittadini. Non c'è rimasto più
niente.
Vi chiedo una cosa, per cortesia. Ritornate a cominciare a vedere di
riprendervi la vostra vita. Cazzo, spostano giudici, spostano processi, spostano
qualsiasi cosa. Fanno la banda dei quattro: la legge Schifo-Alfano. Le quattro
più alte cariche dello Stato sono immuni da ogni tipo di giustizia. Potranno
delinquere e non gli succederà nulla. Chi sono questi quattro? Abbiamo Schifani
che, come dice Travaglio e i libri di Abbate, si vede chi era. Ha delle amicizie
per lo meno dubbie di mafiosi post datati. Berlusconi, uno prescritto iscritto
alla P2. Ma chi sono queste persone qua? Com'è potuto succedere?
Chi è Fini,
la badante di Berlusconi? L'hanno fotografato sullo yacht di Tronchetti
Provera.
Ora vai a vedere che sullo yacht di Tronchetti Provera c'è la terza
carica dello Stato. Quando, nel momento in cui sale sulla barca, la Telecom
manda sulla strada oltre 20 mila famiglie. È questa l'Italia che dobbiamo
preparare ai nostri figli?
Che cosa sta succedendo? Questo è uno Stato
fallito. La Telecom ne licenzierà 20 mila, l'Alitalia 8 mila, con Air France
erano 2 mila.
Poi gli altri, come la Fiat che a piacere licenzierà. Sono anni
che dico che fanno insider trading, che truccano bilanci. È il trucco del
bilancio, ormai.
Sono le falsificazioni che fanno normalmente. E allora
dovremmo avere il coraggio di prendere un curatore fallimentare che ci dica:
"Signori, è finita. Signori, il debito va congelato per 5, 6 anni. Signori,
bisogna abolire le province, bisogna raggruppare i comuni sotto i 10.000
abitanti, bisogna snellire lo Stato.
Bisogna rilanciare le piccole imprese,
che pagano prima l'IVA, pagano prima le tasse dell'anno dopo, invece noi cosa
facciamo? Impronte digitali ai Rom e allora nessuno vi ha mai detto perché
abbiamo i Rom qui?
Allora non ve l'ha detto la Bonino, non ve l'ha detto
Frattini. Noi abbiamo fatto un bel baratto, cari signori.
Abbiamo barattato
22.000 imprese italiane in Romania, finanziate con i nostri soldi, attraverso i
fondi europei, dove ci sono i nostri soldi. Abbiamo finanziato 22.000 imprese
là, contro i 220.000 rumeni qua. Uno scambio di flussi. La Confindustria non
dice nulla, i sindacati non dicono nulla. Cazzo non dicono nulla!
Dovevamo
fare una fare una manifestazione. Dovevamo fare una fare una manifestazione.
Dovevamo fare una fare una manifestazione il 25 luglio. Era un "Gita su Roma".
Era una cosa goliardica con le biciclette, i monopattini, le carrozzelle. E fare
un itinerario e passare davanti alle rovine, intese come le sedi dei nostri ex
partiti.
Le rovine. Con una guida che spiegava chi erano e cosa facevano. Da
Azzurro Caltagirone, alla nanoparticella psicotica. Potevamo divertirci anche un
po'.
E allora la Questura, dato che hanno un accordo - non è un legge, è un
accordo - la Questura di Roma ha un accordo con i sindacati e i partiti, per non
far fare manifestazioni davanti alle sedi dei sindacati e alle sedi dei partiti.
Che sono luoghi pubblici, finanziati dai cittadini italiani. E allora che cosa
volete che vi dica io?
Dicono che offendo il Presidente della Repubblica. Io
Morfeo non l'ho mai offeso. Sonnecchia. Firma delle cose.
Questo patto della
"Banda dei 4". Ha firmato una cosa... Ve lo immaginate voi Pertini che firmava
una legge che lo rendeva immune dalla giustizia italiana?
Ma io non mi
immagino neanche Ciampi, non riesco neanche a immaginarmi Scalfaro a fare una
cosa così. E allora chi è questo uomo qua? Chi difende?
È un primo cittadino
o un uno che difende i partiti politici? Chi è?
Quando c'era Chiaiano, la
discarica: la Polizia contro le famiglie, a Napoli, la sua città. Lui dove
festeggiava? Dove andava? È andata da una famiglia di Chiaiano a festeggiare
qualcosa? Era a Capri a sentire della musica con due inquisiti: Bassolino e la
moglie di Mastella.
E allora, che esempio ho io da questa gente? Quale
esempio ho?
Non ne voglio più sapere di questa gente. Non ne voglio più
sapere! E c'è una cosa che farà giustizia, cari amici. E non sarà più la
politica, la destra, la sinistra, i comici, l'antipolitica, la demagogia. Farà
giustizia l'economia. Il petrolio cambierà il mondo. Lo sta cambiando.
E
questa gente non riesce a capire. E parla di nucleare. Oggi sul Corriere c'era
un articolo sul nucleare, a favore del nucleare. Se raddoppiassimo tutte le
centrali, avremmo il 15% dell'energia mondiale prodotta dal nucleare. Nucleare,
che se non è sovvenzionato dalle tasse dei cittadini, non l'avrebbe fatto
nessuno.
Nucleare che è sicuro! E allora, se è sicuro, come mai non c'è
nessuna compagnia di assicurazione che offre una assicurazione su una centrale
nucleare?
C'è il problema delle scorie. Non si sa dove metterle. L'uranio
finirà tra cinquant'anni. Questa è gente che non sa. Oltre a essere disonesti
culturalmente, sono meschini come persone. Non ne voglio più sapere.
Bene,
il prossimo anno ci saranno le elezioni amministrative. Cominciamo dal basso. Io
sosterrò tutte le liste civiche che vorranno occuparsi del loro Comune e della
loro Regione. Io sarò in prima fila.
Mi dispiace per questa manifestazione
che era una cosa pacifica. Abbiamo fatto 140.000 persone a Torino, non è
successo nulla. Abbiamo messo 40.000 persone a Bologna. Un milione e mezzo in
tutte le città italiane. Non è successo un incidente. Loro vogliono l'incidente.
Avrebbero voluto che io la facessi lo stesso la manifestazione, il 25. Perché
magari ci scappa il morto. La colpa è dell'antipolitica, del Grillo. Me li vedo
già i titoli di domani, sui giornali.
Allora, voglio dire ai ragazzi che
hanno preso biglietti, organizzato pullman, di non buttarsi giù. Organizzeremo
qualcosa. Nemmeno più in Italia. Andremo a Strasburgo, andremo a Brussel, se ci
danno il permesso. Faremo dei pullmann e andremo a manifestare all'estero come è
ridotto il nostro Paese. Quindi, coraggio.
E a tutti quelli che hanno causato
questa disintegrazione del nostro Paese, tutti quelli che l'hanno fatto fallire,
io do solo un consiglio: "Fatevi un passaporto, un gran bel passaporto, e andate
tutti a 'fanculo!"
Postato da Beppe Grillo il 09.07.08 14:55 | Politica |
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*Sinistre rosa di Potta & di
Vraghetta*
Giuliana, le tue
note non sono mai chiare, non si capisce mai quanto approvi l'uno e quanto
disapprovi l'altro. Non si capisce mai se sei di sinistra o di destra.
Il
pressappochismo italiano ti ha contaminata. Licio Gelli ha voluto, nel corso
degli anni, arrivare alla situazione attuale: eliminare le due ali estreme del
parlamento italiano per concentrare Tutta la politica italiana in due ali
centrali (centro-destra e centro-sinistra). Si sono persi, ahimé, i concetti
fondamentali degli schieramenti puri. Si sono persi i precetti della destra come
i precetti della sinistra.
Tu stessa nelle tue note non fai mai capire se sei
di destra o di sinistra. Attacchi costantemente la sinistra come una
Berlusconiana d.o.c. ma poi velatamente menzioni aspetti di una sinistra
perduta, come una vaga nostalgia di qualcosa irrimediabilmente andato. Nei tuoi
articoli sembra sempre che tu sia una cavallerizza che cavalca furibondamente la
riga che divide la destra dalla sinistra. In Italia ormai sembra che prenda
sempre più piede il cosiddetto "Moderato" (maledetto termine), altro non è che
un indeciso, uno che tiene il piede in due staffe, uno che non prende
posizione.
Ed ecco l'italiano medio gridare "EVVIVA" alla bella figura
ambigua. Questo è quello che gli italiani vogliono: una figura ambigua. Nessuno
ha più le palle per dire (anzi per urlare) "SONO DI DESTRA!" oppure "SONO DI
SINISTRA!" Macché...! Tutti mediocri. Tutti contenti di una mediocrità assurda
senza spina dorsale!
Invece per fortuna ci sono quelli che hanno le palle per
dire "Berlusconi vattene fuori dal cazzo!" Ci sono eccome!
Ci sono persone
che hanno il coraggio di dire che Berlusconi continua a schierare i suoi stretti
collaboratori (e chi collabora di più al bene del premier se non colei che da
vicino lo aiuta a svuotarsi le palle quando il bisogno è impellente?) E allora,
veramente, FUORI... fuori dal parlamento tutte queste mezze calzette di idioti
in cravatta che non distinguono la differenza fra risparmio, speculazione e
spesa pubblica.
Fuori dal parlamento questi mediocri che non trovano altro
spazio che Montecitorio per le loro scorribande furfantesche.
FUORI dal
parlamento questi quattro gatti maledetti e menasfiga che stanno affossando
questo paese. Evviva la faccia di chi ha il coraggio di dire veramente quello
che è! Evviva la Guzzanti! Evviva la "intellighentia" popolare che ha il fegato
di sputare in faccia il MARCIUME che infetta le posizioni politiche più
importanti dello stato quando la classe politica che dovrebbe farlo non lo
fa.
EVVIVA il Grillo che pur con voce ormai non più tanto squillante ha il
coraggio di graffiare ancora un presidente della repubblica che ha il Potere di
fermare questo scempio e non lo fa (mai e poi mai sarebbe successo che un
PdR avrebbe dato il placet a queste SCHIFEZZE IMMONDE che il nostro "caro"
premier propone. Non uno Scalfaro, non un Pertini, non un Ciampi avrebbe MAI
permesso questa caduta di democrazia, questa vomitosa e palese sozzeria che
serve solo a parare il culo di queste merde maledette che sono state messe a
governare un paese già in ginocchio).
Evviva un Camilleri, moderno Pasolini
che ha il coraggio di sputare in faccia tutta la merda che questi schifosi
stanno rimestando alle spese di questo sciagurato paese, evviva quest'uomo di 85
anni con lucidità non indifferente, che non ha niente da perdere e quindi ha il
coraggio di affondare il coltello nelle viscere di un potere malato. Ma si sa...
Quando non si può attaccare la sostanza di quello che una persona dice (in
quanto sacrosanta verità), si attacca il modo in cui viene detta.
E allora
addosso alla Guzzanti (per aver detto la verità) perché si esprime in questo
modo. Addosso al Grillo (per aver detto la verità) perché si esprime in questo
modo. Addosso al Camilleri (per aver detto la verità) perché si esprime in
questo modo.
Il nostro "Amatissimo" premier ha fatto tante di quelle merdate
che ci si potrebbe concimare il Sahara, ma giammai a menzionarle,
nooooooo!!!!
Continuiamo a pensare che sia l'unto del Signore che salverà
questo malaugurato paese.
Nessuno ricorda più quello che nel 92 fece appena
eletto presidente del consiglio, quando decretò subito una legge che prevedesse
il "non toccare" il presidente del consiglio finché è in carica così facendo
riuscì a far scadere i termini di procedura contro di lui evitando la galera
certa.
Non parliamo MAI di come la sua bella invenzione (Lo scudo fiscale)
abbia fatto rientrare dalle isole Cayman e da Montecarlo tutti i soldi che i
suoi "amichetti" hanno sottratto al fisco.
Non parliamo MAI di come in realtà
lui sia amico intimo dei Neo-Fascisti e Neo-Nazisti (particolare, però, che si è
dimenticato di riferire al congresso americano).
Non parliamo MAI di come
abbassando dell'1% le tasse dirette abbia costretto comuni, province e regioni
ad aumentare le tasse locali del 45% per tenere aperti asili, trasporti, servizi
sociali essenziali.
Non parliamo MAI del fatto che avesse già in passato
candidato 13, DICO TREDICI, persone già condannate con sentenza passata in
giudicato.
Non parliamo MAI del fatto che ha modificato la legge elettorale
in modo che siano le segreterie di partito a scegliere gli eletti e non più i
cittadini.
Non parliamo MAI del fatto che ha omesso qualsiasi controllo
sull'entrata in vigore dell'EURO permettendo a negozianti e professionisti (COME
LUI) di raddoppiare i prezzi in barba a pensionati e lavoratori a reddito
fisso.
Non parliamo MAI del fatto che ha abolito la tassa di successione per
i patrimoni miliardari e subito dopo ha cointestato le sue aziende ai
figli.
Non parliamo MAI del fatto che ha quadruplicato il suo patrimonio
personale e salvato le sue aziende dalla bancarotta da quando è al governo e che
dice che è entrato in politica gratis per il bene degli italiani.
Non
parliamo MAI della Ex-Cirelli, la Cirami e la salva-Previti.
Non parliamo MAI
della voragine che ha fatto nei conti dello stato e del fatto che ha cambiato
TRE volte ministro del tesoro.
Non parliamo MAI del fatto che ha dato, a
spese degli italiani, il contributo per il decoder digitale terrestre per
permettere al fratello di fare soldi con una società che li produceva (senza
contare che l'unica piattaforma che attualmente trasmette sul digitale terrestre
è Mediaset).
Non parliamo MAI del fatto che ha depenalizzato il falso in
bilancio (a scopo di evasione: ASSURDO!) e che nello stesso tempo ha introdotto
la galera per chi masterizza un CD o un DVD.
Non parliamo MAI del fatto che
ha permesso alla Francia (BNP Paribas) di saccheggiare la BNL e si è fatto
prendere a pesci in faccia quando l'ENEL ha tentato di acquistare una società
francese.
NOOOO!!! MAI!!!!! Pensiamo invece che sia Il Salvatore!!!! È
arrivato il Messia!... Il Cristo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Questo maledetto sta
facendo uno scempio della nostra economia, e tutto per ingrassare le sue tasche
e per non finire in galera!
E noi??? "BRAVOOOO!!!!"
Anzi... addosso a
chiunque dice la verità. Addosso a chi ha il coraggio di dire le cose come
stanno! Tutti pronti a dire "Non si dice 'succhiare l'uccello', svergognata!" Ma
nessuno dice che quello che Berlusconi fa è una vergogna! Quando la Carfagna con
aria sorniona come una maliziosetta liceale si esprime con termini come "...come
mi ha detto il premier, mentre eravamo di là da quest'ora a quest'ora... mi ha
confidato..." tanto per far capire che l'uccello oltre che succhiarglielo lo
prende anche dietro, nessuno ha battuto ciglio! Invece TUTTI addosso alla
Guzzanti perché l'ha detto palesemente.
Cara Giuliana, mi spiace per i toni
accesi di questo commento, ma sono molte volte che leggendo le tue note non
riesco a definire la tua posizione. Come ho detto all'inizio sembra sempre che
tu voglia rabbonirti sia l'uno che l'altro schieramento. Sembra che tu NON
voglia dichiarare il tuo colore. È esattamente questa mediocrità tanto amata
dall'italiano medio che io non riesco più ad accettare.
Ti prego, fammi
sapere in tutta onestà se quello che ho scritto con grande veemenza trova
riscontro in quello che pensi. E se sei veramente di sinistra, non aver paura di
ammetterlo solo perché abbiamo avuto una sinistra "mediocre" come il resto del
paese. Non è la mediocrità di uno schieramento che deve determinare la scelta di
pensiero di una persona. Io sono di sinistra. Io sono Anarchico, e ho il
coraggio di dirlo. Non sono contro tutto e tutti come stanno diventando gli
italiani.
Il coraggio di dire che nei miei pensieri albergano i concetti
della storica sinistra socialista e anarchica mi fa onore!
A presto
Giuliana, un bacione... ti voglio sempre bene! :-) Gabriele
---
Non è pressapochismo...... Tu sai bene dove stare e con
chi e perdippiù ci vuoi stare con qualcuno?
Io sono per la
cosiddetta "gggente", non di certo per i partiti.......
P.S. Ti voglio
mooolto bene anch'io, come a un figlio degenere.
(;-)