Il resto del
mondo ha popolazioni e cittadini più dignitosi, e meno disposti
ad accettare di farsi fare fessi da governi & politici. Reagiscono,
si fanno sentire, vanno, e creano le sedi apposite a far sentire le proteste
popolari, quindi, noi ci meritiamo questo ed altro. Nel caso tu non l'abbia
ricevuto ti invio la penultima news letter, Camelot. Ti divertirà,
anche se il riso è amaro. Abbracci gd'o (,-)
---
Il
Papa e Galileo
Sono d'accordissimo con il tuo efficacissimo
articolo. Al massimo, se proprio volessero dimostrare qualcosa, potrebbero
accoglierlo con una pernacchia. Una pernacchia laica. No? Se il Cardinal
Ruini quando era Presidente della Cei si è preso fischi e pernacchie
perche Ratzinger no? (,-)
---
Grazie
Giuliana,
infatti,
tra l'altro, a fare pernacchie in una certa direzione, ma con i giusti
appoggi, agganci e santi protettori, si può anche vincere il premio
nobel... (che, a questo punto, perde quasi completamente di valore e
prestigio...). Ciao, se vuoi guardare una versione leggermente ampliata
dell'intervento, è tra i commenti di Micromega online (le ultime
parole famose) http://micromega.repubblica.it
Abbracci Francesco
****
Roma/Adesioni
bipartisan all'Appello dei Comitati e dei
Radicali al Sindaco Veltroni e al Presidente Coratti
"A
seguito delle sollecitazioni arrivate in seno al Consiglio, come pure
delle lettere e gli appelli ricevuti dai comitati dei cittadini, il Presidente
del Consiglio comunale, in una risposta sommaria, ha detto che provvederà
a calendarizzare in una seduta tutte le delibere popolari all'ordine
dei lavori". Lo ha annunciato Marco Marsilio, capogruppo di Alleanza
Nazionale al Consiglio Comunale di Roma, commentando ai microfoni di
Radio Radicale i primi risultati dell'iniziativa del comitato "Legalità
e Partecipazione", coordinamento di cittadini e comitati civici
che ha indirizzato una lettera aperta al Sindaco Veltroni e al Presidente
del Consiglio Comunale Coratti, in cui si chiede di "predisporre
tempestivamente la calendarizzazione nelle sedute del Consiglio comunale
di tutte le Proposte di Delibera di Iniziativa Popolare ancora giacenti".
"Da parte nostra - ha aggiunto l'esponente di AN - nessuna ostilità
ad una sessione speciale dedicata alla partecipazione popolare".
Gianluca
Quadrana, Consigliere Comunale della Rosa nel Pugno a Roma, commenta,
sottoscrivendola, l'iniziativa dei cittadini. Poi spiega: "Nulla
di formale è emerso, ma da una chiacchierata con il Presidente
del Consiglio Comunale mi è parso che da parte sua ci fosse la
volontà di coinvolgere in tempi strettissimi i capigruppo di maggioranza
e opposizione per calendarizzare le proposte e dare quindi una risposta
alle 90.000 firme che giacciono da anni in Consiglio Comunale".
Adesione convinta anche da parte del capogruppo verde in consiglio comunale
Ferdinando Bonessio: "Lo statuto deve essere rispettato, tutte le
proposte devono essere discusse. L'argomentazione di chi sostiene che
il termine di 6 mesi per la calendarizzazione delle delibere sia solo
indicatorio è completamente pretestuosa".
Adriana Spera,
capogruppo di Rifondazione Comunista, dopo aver denunciato "una
reticenza che c'è da sempre a votare le delibere popolari",
spiega che "occorrerà pure cambiare i termini entro cui il
Consiglio deve discutere le proposte, rendendoli perentori da ordinatori
che sono". "Riprenderemo questa battaglia a partire dalla delibera
sul piano regolatore delle antenne - ha annunciato ai microfoni di Radio
Radicale - Speriamo non finisca come per il registro delle unioni civili".
Tra
le adesioni anche quella di Giovanni Quarzo, consigliere liberale di
Forza Italia: "Il problema sollevato dal coordinamento dei cittadini
è fondato e reale. Da quando sono in Consiglio ho dovuto prendere
atto di un deficit di legalità e di attenzione alle richieste
dei cittadini". Intanto il Comitato Legalità e Partecipazione,
per bocca del coordinatore Simone Sapienza, di RadioRadicale.it, conferma
che per fine gennaio è prevista una manifestazione in Campidoglio.
Obiettivo, "calendarizzare il ripristino della legalità all'interno
dell'Aula Giulio Cesare".
All'appello si può aderire online
sul sito www.legalitaepartecipazione.org Per
informazioni Simone Sapienza RadioRadicale.it Tel 06 488781simone.sapienza(et)gmail.com
****
Cara D'Olcese,
in
risposta al suo articolo Dietro Ratzinger Prodi? No, i romani, che dice
molte verità, le invio la lettera aperta al presidente del Senato,
Marini. Così lei ha l'opinione di un esperto sulle cause
del Male Oscuro Italiano. Allego anche una mia lettera a Prodi di qualche
mese fa. Cordiali saluti da Parigi. Antonio Greco
Egregio Presidente,
Lei ha detto di recente: "O si fanno le riforme o finiamo in serie
B". Fra le sue dichiarazioni politiche, più rare di quelle
di tanti galli politici ma più sensate, questa è quella
che mi è più piaciuta.
In un Paese pieno di galli non
realisti e con troppi politici irresponsabili, è bene che ci sia
un presidente del senato realista. Prodi ha detto "Siamo un Paese
civile; serve coesione". Prodi mi ha dato quindi un'altro segno
che abbiamo un premier che naviga ad occhi chiusi. Lo avevo avvertito
prima delle elezioni che lui sarebbe andato a governare un Paese ingestibile
(non certo civile) e che la prima cosa da fare è affrontare la
gigantesca Questione Sociale, la quale attende da decenni.
(Quali
le cause delle nostre incapacità e dei nostri ritardi e fallimenti).
La lettera a Prodi non ebbe alcuna reazione e lui non ne tenne conto.
Mal glie ne incolse.
Le riforme si dovevano fare almeno quattro anni
fa, quelle giuste, non quelle di cui parla qualche politicante da strapazzo.
Abbiamo lasciato ruzzolare giù il sistema Italia, per non aver
capito quali riforme andavano fatte, da circa un decennio..., cioé
quando esse servivano per evitare il ruzzolone.
Molte e svariate cose
urgenti e necessarie non ha fatto il sistema Italia, quando servivano.
La domanda è: "Perché tanti Paesi europei avanzati
preparano il loro futuro con strategie e riforme fatte in anticipo rispetto
alle necessità, mentre gli Italiani discutono, discutono e discutono
ancora mentre il ruzzolone continua?". In un'inchiesta decennale
da me fatta ho trovato molti motivi per questa terribile stranezza e
incapacità italiana. Ne segnalo uno solo (e potente) "Metodi
e Risultati", che mostra come la colpa dei ritardi e delle incapacità
non si ferma ai politici, ma riguarda tutto un popolo. Altre risposte
alla detta domanda sono nel libro "Gli Italiani" che Barzini
pubblicò nel '65; risposte di Barzini di questo tipo: la testa
degli Italiani non garantisce un pensiero né lucido né
realista, ma un pensiero "alla pressappoco". Una dimostrazione?
In
pratica noi cittadini, coi politici che abbiamo, accettiamo di non veder
soddisfatte le nostre necessità di ogni tipo, o di vederle soddisfatte
con molto ritardo.
Non ne abbiamo ancora scoperto e detto chiaro il
motivo. I motivi reali sono però da me presentati nell'All. "Emergenze
italiane", che dice la cruda verità. Gli Italiani da troppo
tempo accettano di risolvere i problemi del giorno, senza pensare al
futuro, accettando le emergenze. Inoltre, non Le sembra strano che non
abbiamo strategie né la capacità di applicare sempre e
dovunque la costituzione e le leggi; nei riguardi di tutti? Di combattere
la corruzione e il lassismo, sempre più diffusi?
Lei ritiene
che, in tali condizioni (numero di emergenze in crescita) gli Italiani
possano chiamarsi europei? Non Le è balzato all'occhio che la
differenza più importante fra l'Italia e tanti Paesi dell'Europa
occidentale sta nelle capacità di gestione?
I motivi e le caratteristiche
dei fallimenti del sistema Italia sono almeno dieci e sono una spada
di Damocle che pesa sullo Stivale. Li condenso:
1. Gli Italiani non
hanno una società nazionale, ma sono un coacervo di individui
inquadrati in clans e cordate varie. Veda lettera a Prodi di ago 07 allegata.
Prezzolini
definì gli Italiani "pecore anarchiche". L'inesistenza
di metodi a livello europeo per la costruzione del consenso nelle assemblee,
ha prodotto negli ultimi anni effetti devastanti, in pratica ha collaborato
a negare un futuro ai nostri figli (un'estesa presentazione del problema
è nel saggio indicato nell'All. "Recensione").
2.
Di Pietro ci ha spiegato che i costi unitari delle infrastrutture italiane
sono doppi di quelli europei. Lo stesso succede per il costo del KWh.
I motivi sono molti (li ho analizzati negli anni che ho lavorato in Europa),
ma quello principale è: gli Italiani non hanno ancora imparato
l'organizzazione (credendo che sia normale vivere nell'anarchia e nel
casino, e ciò nell'epoca del Villaggio Globale e della competitività).
Troverà nell' allegato "La Favola" una presentazione
di questo aspetto.
3. L'istruzione elargita da una P.I. è
stata povera, inadeguata ai tempi, foriera di problemi diffusi a tutto
il Paese (io ho imparato a lavorare nell'efficienza quando sono espatriato
in Europa). Le conseguenze di una P.I. arretrata sono fra l'altro:
- l'inefficienza è la routine nelle istituzioni, talora anche
in settori economici. La spiacevole conseguenza è l'incapacità
di applicare la costituzione e le leggi in maniera tempista, precisa,
affidabile e neutrale.
- l'aumento recente delle emergenze
e fallimenti non solo rischia di far arrivare in Italia, come dittatore,
il Caos (sta già entrando nella Giustizia); ma ha portato ad una
pessima opinione acquisita in Europa: chi ci conosce dice questa verità
"Gli Italiani sono inaffidabili".
- la difficoltà
degli Italiani di capire con realismo i problemi, in tanti settori sociali,
è anche (ma non solo) legata agli insegnamenti poveri e incompleti
della P.I..
Nei Paesi europei avanzati le decisioni sociali vengono
prese in base a studi, paragoni, analisi realiste. In Italia esse vengono
spesso improvvisate, con intuito approssimato e tempismo ritardato.
4.
Le conseguenze del modo di lavorare "all'italiana" (che è
peggiorato colla decadenza attuale, anche sotto la spinta di alcuni politici
sprovveduti ma ciarloni) sono sotto gli occhi di tutti. Si chiamano:
a) fallimenti; b) emergenze; c) gestioni di terza qualità. Un
problema aggiuntivo e gigante è l'accecamento ideologico diffuso
che porta a:
- considerare normale che cittadino e stato siano nemici
e non collaborino (come ai tempi degli Austriaci e degli Spagnoli)
-
dire che in Italia ci sarebbe la democrazia, quando il modello è
chiaramente una plutocrazia.
- non analizzare le CAUSE DEL DEGRADO
(cosa invece vitale in epoca di Villaggio Globale)
- non parlare di
corruzione nel Paese più corrotto dell'Europa occid.
- non
parlare degli sprechi in notevole aumento, anche se sono essi che determinano
il calo potere d'acquisto.
Se non si conoscono le cause del degrado,
sarebbe un po' difficile eliminarle, non Le pare?
Nell'inviarle i
miei migliori auguri le propongo il mio auspicio:
- spero che
gli Italiani, dopo capito che dai politici attuali non arriva niente
di buono, si sveglino, e si affidino a persone realiste e capaci (imprenditori
che non siano passati alla scuola della "Commedia dell'Arte Politica"),
e li sorveglino con realismo e senza superficialità. Sono gli
imprenditori, interessati alla competitività, che hanno l'abitudine
di guardare i numeri! Molti saluti da un Paese che sa gestirsi, con tempismo
e precisione.
Antonio Greco (analista delle cause) e-mail angrema
(et) wanadoo.fr
****
15
Gennaio 2008 Il Papa e Galileo
A quanto sembra, l'acqua
sotto i ponti scorre per niente, e il tempo che passa cambia le cose
e la realtà solo in apparenza.
Il contrasto tra i dogmi della
Chiesa e la libera ricerca scientifica, come tra il pensiero liberale
e l'assolutismo ha radici antiche in un'Italia che, nonostante la sua
composizione finale in forma di Stato, continua spesso a dimostrarsi
ancora divisa in staterelli diversi e litigiosi tra loro, a causa del
pensare troppo a se stessi e al proprio tornaconto che, oggi più
che mai, deve essere immediato. Il fantasma di Galileo, eroe italiano
della scienza che tuttavia abiurò alla fine la sua teoria scientifica
per salvarsi la vita, mentre Giordano Bruno andò fino in fondo
e finì sul rogo, continua ad aggirarsi per il nostro paese come
fosse appena apparso ieri su questo pianeta. Alcuni furbetti del quartierino
intellettuale nostrano continuano ad evocare quel fantasma, a mettergli
il proprio cappello sopra, come se nessuno ne conoscesse la storia ormai
datata, e a rappresentarlo nel teatro mediatico attuale più che
altro per ricavarne, infine, un poco di personale visibilità aggiuntiva.
Chi
osserva con un minimo di attenzione il funzionamento dei massmedia sa
bene che la provocazione, l'attacco verbale e la rissa, sia fisica che
intellettuale, attira sempre l'attenzione di un grande numero di persone,
altrimenti distratte nella contemplazione delle cose proprie, parcheggiate
nei pressi della Fiera della Vanità, e paga un buon interesse
aggiunto, in termini di share, nel bene e nel male, che sono comunque
concetti relativi, persino relativistici, direi a questo punto. Tanto,
in ogni caso e per quanto a lungo si polemizzi, i guelfi e i ghibellini,
se sono realmente convinti, resteranno sempre e comunque delle loro idee,
e si contrasteranno all'infinito, per ritrovarsi magari poi all'happy
hour tutti insieme appassionatamente.
Il Papa, che, se andiamo a fare
i conti, è comunque un personaggio che ha almeno un miliardo di
fans nel mondo, viene a parlare in un'università italiana, e allora?
Il
Papa è una persona come le altre persone, è stato invitato
dall'università stessa, e perchè non dovrebbe di conseguenza
parlare, se lo desidera?
Siamo in democrazia, in questo presente,
e tutti hanno diritto alla parola, così come tutti hanno diritto
ad un'educata contestazione, se lo ritengono opportuno, nei confronti
di tutti. Non c'è oggi nessun Re: casomai, il Re è il cittadino,
che decide come meglio crede sulle proprie idee e riguardo alle proprie
azioni.
Evidentemente certi professori e studenti non hanno compreso
bene questi concetti democratici di base: guardiamoci bene da loro, in
quanto, se la Chiesa dei tempi che furono fu assolutista, e anche infame
in alcuni suoi comportamenti, anche una certa propagandata ideologia
e cultura laica della "Libertà" ha portato a storiche
dittature, e anche un uso esaltato della Scienza, pronta con la guida
di alcuni personaggi a diventare a sua volta religione, può condurre
a nuove, imprevedibili, forme di tirannide. In quanto anche la Scienza,
a volte, commette errori. Anzi, procede per somma e sottrazione di osservazioni,
esperimenti, errori e contraddizioni, mi pare di capire.
Quando si
continua a guardare al passato, significa che si sta perdendo di vista
il futuro, che è più importante, e il presente, nel quale
occorre impegnarsi, studiare e lavorare e creare con intelligenza per
costruire quel futuro.
Non è meglio per gli scienziati, tra
l'altro pagati con pubblico denaro proprio per quello scopo, usare il
tempo per studiare e dedicarsi a scoprire cose nuove, se ne sono capaci,
anzichè perderlo in inutili polemiche mediatiche, che sono fine
a se stesse? In Italia, comunque, abbiamo la libertà di credere
o non credere a tutto quello che vogliamo, e anche di cambiare opinione.
Possiamo persino attaccare e farci beffa della religione piuttosto impunemente,
mentre, se solo fossimo geograficamente un poco più in là,
saremmo obbligati a credere per forza, ad inchinarci davanti alle autorità
religiose e stare zitti, meglio ancora muti, in quanto appena una testa
si alza per dissentire, viene subito tagliata nel plauso generale conformista
tipico di ogni regime tirannico che si rispetti. In quei paesi, e lo
ricordino bene i nostri intellettuali delle scienze esatte, la libera
ricerca scientifica, così come la libertà di opinione NON
ESISTONO.
Francesco Martin cittadino europeo
****
Associazione
Nazionale del Libero Pensiero "Giordano
Bruno"
Comunicato
Stampa della Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
* romalaica(et)gmail.com
Roma
14 gennaio 2008. Non siamo d'accordo con la presenza del Papa alla Sapienza.
Non perché non avrebbe dovuto accettare l'invito ma perché
non avrebbe dovuto essere invitato. Risulta del tutto incomprensibile
che all'inaugurazione dell'anno accademico 2007-2008, dedicata alla lotta
contro la pena di morte, si inviti il capo della Chiesa cattolica (romana),
che nel suo Catechismo ancora la ritiene legittima 1. Sconcerta poi che
un'istituzione che dovrebbe promuovere la libertà di ricerca,
il libero pensiero, il metodo scientifico e la società aperta
della ricerca si rivolgano ad uno dei massimi esponenti del pensiero
dogmatico ed antiscientifico.
Il problema non è se si voglia
censurare o meno il Papa ma a quale titolo sia stato invitato. Qualcuno
ha detto che il Papa ha diritto di inaugurare l'anno accademico come
ogni cittadino 2. Nessuno è tanto cieco da credere che sia stato
invitato un comune cittadino. Invitare il capo della Chiesa cattolica
(romana), come quello di qualsiasi altra fazione politica, è una
scelta di divisione. Si tratta del capo di una confessione religiosa
e tale scelta, oltre a discriminare chi non crede e chi crede altrimenti,
mette fortemente in dubbio la neutralità dell'istituzione pubblica,
che dev'essere laica.
Il protocollo e le precedenze faranno il resto,
mettendo moralmente in ginocchio la più grande istituzione culturale
della città di Roma.
1 Al par. 2267 del Catechismo della Chiesa
Cattolica si legge infatti: "L'insegnamento tradizionale della Chiesa
non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della
responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando
questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore
ingiusto la vita di esseri umani. Se, invece, i mezzi incruenti sono
sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza
delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché
essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune
e sono più conformi alla dignità della persona umana.
Oggi,
infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per
reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha
commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi,
i casi di assoluta necessità di soppressione del reo "sono
ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti".
2
Sarebbe interessante domandarsi se il Papa goda della libertà
di manifestazione del pensiero che l'art. 21 della Costituzione italiana
parrebbe, secondo alcuni, riservare ai soli cittadini. Essendo egli cittadino
tedesco e quindi comunitario ne godrebbe probabilmente uti civis. Non
certo come Sovrano dello Stato del Vaticano né della Santa Sede,
in quella veste esercita poteri, non diritti.
*L'Associazione Nazionale
del Libero Pensiero Giordano Bruno è organo costitutivo di detta
Consulta aderente a Union Mondiale des Libres Penseurs e International
Humanist and Ethical Union 3297481111 - e.mail: liberopensiero.giordanobruno(et)fastwebnet.it
www.liberopensiero.20m.com
www.periodicoliberopensiero.it
****
DEGRADO
ROMANO?
A chi mi dice del degrado di Roma (dove vado
spesso), rispondo: verissimo! Ma non è qui che occorre fermarsi.
L'Italia è oggi il primo Paese latino-europeo.
Ecco perché. Emergenze
italiane. Unasconfitta?
1.
Le Emergenze
- La Giustizia? In crisi da un decennio,
dice il suo ministro. A che serve un brava polizia, stimata in Europa,
se poi la Giustizia non è capace di punire la delinquenza, nell'epoca
del lassismo nazionale? - Il Paese? In crisi da tempo si sa, prima sociale,
poi economica. Paese depresso, grigio, senza ambizione. - La Sanità?
In certe regioni la Malasanità è divenuta routine. Il motivo
è sempre lo stesso: gestione incapace. - E l'Alitalia? Se la compreranno,
o è troppo lottizzata? - Le istituzioni?
Tra
esse, molte non funzionano da tempo. Ma possono funzionare le istituzioni,
sa la gestione fatta dai politici italiani (bravi a parole, piuttosto
impegnati in shows TV, ma incapaci di risultati) è un fallimento,
anche perché troppo spesso legata ad interessi di clan e a nefaste
ideologie viscerali e vetuste?
- La spazzatura in Campania? As usual;
è un esempio fra tanti di gestione all'italiana.
2.
Le vere Sconfitte
E fermiamoci qui. E' già
un bollettino di guerra, nella sua fase finale: la sconfitta! Sconfitta
dei politici , che hanno creduto di gabellare gli elettori sulla loro
capacità professionale. Sconfitta degli elettori, i quali scoprono,
ahimé, che gente che parla bene (gli adepti della Commedia dell'Arte
politica) poi non sa fare.
Sconfitta degli imprenditori, i quali,
pur se interessati alla competitività, trovano ostacoli enormi
in un sistema di lacci, regole, gabelle, talora punitive o troppo complesse.
Essi non hanno ritenuto necessario spingere i politici a fare almeno
tre cose serie ed urgenti:
a) creare un Patto Sociale (non esiste)
ed una società nazionale (non fu mai creata, anche se fu detto,
all'unificazione: "Fatta l'Italia, bisogna fare gli Italiani").
Che
sostituisca i clans e le congreghe. b) una inchiesta neutrale per
identificare le cause per cui le istituzioni non funzionano a livello
europeo (il contributo di chi come me ha paragonato l'Italia all'Europa
per anni, sarebbe molto utile per l'analisi delle cause); c) indicare
ai politici (visto che loro sanno solo parlare) quali sono le condizioni
sociali che permetterebbero al Paese di iniziare a funzionare; con quali
strumenti e con quali competenze (inesistenti oggi).
Il problema alla
radice: nelle istituzioni si lavora all'italiana. Il che impedisce di
avere risultati!!! In tale situazione un espatriato come me (con
decenni di paragoni fra Italia ed Europa) ha tratto le seguenti conclusioni:
Un
popolo con mentalità da sottosviluppo non creerà mai sviluppo
e occupazione. Dunque la prima riforma urgente è quella della
mentalità, cioé della scuola.
1. Un coacervo di individui,
cui non è stata mai data educazione sociale, non abbandonerà
spontaneamente una vita sociale di clans e tribù, per divenire
una società nazionale (colle sue fondamenta) che possa funzionare;
2. Generazioni di Italiani, cui la P.I. ha mancato di insegnare metodi
di lavoro, organizzazione, struttura mentale finalizzata ai risultati
("problem solving", dicono gli Inglesi"), capacità
sociali costruttive (abbiamo quelle distruttive), difficilmente diverranno
efficienti. E quindi capaci di competitività, di risultati, di
costruzione di strutture funzionanti.
3. E' una fatua illusione
che una società cha ha eliminato i Bastoni e le Carote sia in
grado di far funzionare le istituzioni e la vita civile.
4. E'
un'altra fatua illusione pensare di garantire la sicurezza del Paese
Confuso, dopo aver accettato che la Giustizia sia in crisi per un decennio
(per incapacità di gestione o perché fa comodo a qualcuno?).
5. E' una fatua illusione immaginare che una rovinosa genia di politici,
che vive in sella al doppio scenario, al furbismo e al lassismo, che
è attiva nella gestione degli interessi di clans, possa esser
capace di far funzionare il sistema Italia!
6. E' una fatua illusione
pensare che un popolo confuso, senza adeguata cultura, senza adeguata
educazione sociale, che non conosce le capacità gestionali di
"eccellenza", possa capire quali sono le condizioni perché
le leggi e la Costituzione possano applicarsi uniformemente e con sicurezza.
Di conseguenza, continuiamo colla plutocrazia.
7. E' un'illusione
immaginare che un popolo che chiama democrazia un'oligarchia, che è
ideologicamente accecato dall'assenza di realismo, dall'ipocrisia fatta
routine, possa pretendere e collaborare al raddrizzamento del sistema
Italia.
8. E' un'illusione immaginare che un sistema socio-economico
che produce ormai merci e servizi a costi troppo elevati rispetto all'Europa,
possa restare in piedi nell'epoca della competizione globale. Rischierà
anzi che resti da lottizzare, fra breve, solo la povertà.
9.
E' deprimente che solo gli espatriati si rendano conto dell'esigenza
di una P.I. valida, moderna, di una formazione professionale a livello
europeo, per permettere agli Italiani, finalmente un giorno, di divenire
efficienti, capaci di valutazioni realistiche e di risultati.
10.
Tal che l'Italia è appunto: un Bel Paese, una mala gestione, un'assenza
di ambizione, un Paese governato dai cinque dittatori: la Confusione,
l'Allegra Gestione, il Lassismo, la Corruzione e la Rassegnazione.
11.
E' una fatua illusione immaginare che le gestioni pubbliche siano corrette,
efficaci e soddisfacenti, per permettere la costruzione di una democrazia,
se il criterio di selezione dei responsabili (inclusi i ministri) è
quello del comparaggio e della coptazione, anziché, come in tanti
Paesi europei, la professionalità!
12. E' fatua illusione pensare
che il sistema Italia possa stare in piedi, quando (a seguito dell'eliminazione
dei valori) il lassismo e la complicità diffusi accettano che
la Giustizia sia influenzata da pressioni di partiti o di clans.
13.
3. Il Grigio Futuro
14.
I cittadini, abusati per decenni, non reagiscono al fatto che la casta
dei politici non abbia di fronte un contropotere, faccia pressioni sui
magistrati, si muova da IMPUNITA. E come potrebbero, col basso livello
di istruzione e cultura diffuse e con l'ignoranza dei propri diritti?
15.
Come potrebbero gli elettori fare qualcosa di più solido che affidare
le loro lamentele ad un comico, se il livello e la frequenza delle sopraffazioni
imposte dalle istituzioni e dai padrini indica un ambiente sociale latino-americano?
16.
Fine di un sogno, nato il giorno dell'unificazione del regno, di divenire
uno stato nazionale, costruttivo, capace, procacciatore di benessere
e di democrazia?
17. La sconfitta è totale ed ha molti
milioni di colpevoli (coscienti o incoscienti). Non ci si aspettano rivincite
possibili, nell'era del Villaggio Globale che impone serietà ed
efficienza, visto che:
18. a) i politici si occupano degli interessi
di clan; 19. b) gli elettori, senza educazione sociale, non hanno la
capacità di proteggere i propri interessi, di fare una proposta
nell'interesse del Paese. 20. La non riflessione, la non conoscenza del
problema sociale, fanno sì che adeguate contromisure non possano
essere individuate.
Proprio in quel Paese che ha bisogno urgente di
una rivoluzione mentale. 21. IL TITANIC/SISTEMA ITALIA NAVIGA NELLA NOTTE,
senza radar!
22. Un espatriato, dopo lunga inchiesta sul problema
sociale italiano, fornisce (un saggio e molte valutazioni pubblicate)
qualche valutazione oggettiva per inquadrare il problema. Ed è
disponibile, su invito, a presentare le cause del degrado, che continueranno
a far danno, se il sistema sociale e la mentalità restano sottosviluppati.
Antonio
Greco
****
Papa / De Lucia (Radicali): Anche
Veltroni alimenta la mistificazione vaticana; se il Papa teme le manifestazioni
di dissenso è un problema suo, ma i dissenzienti non possono essere
trattati come dissidenti.
Roma, 17 gennaio
2008 Dichiarazione di Michele De Lucia, componente della Direzione
nazionale di Radicali italiani e della Rosa nel Pugno
Oggi il sindaco
Veltroni, intervenendo all'inaugurazione dell'anno accademico, ha detto
a proposito dell'invito declinato da Benedetto XVI che "ciò
che è successo, per un democratico, è inaccettabile...
mai può accadere, per nessun motivo, che l'intolleranza tolga
la parola a qualcuno. Men che meno se si tratta di discorsi sui diritti
universali e se si tratta di papa Benedetto XVI, un punto di riferimento
culturale, spirituale e morale per milioni di persone".
Il sindaco
di Roma, che da Democratico vero ritiene di poter dare patenti di non-democrazia
a chi non la pensa come lui, partecipa quindi pienamente al coro dei
mistificatori di centro (clericale), di destra (clericale) e di sinistra
(clericale) che hanno trasformato con un vero e proprio bombardamento
mediatico i dissenzienti in dissidenti, come nei peggiori regimi totalitari.
Se il Papa non gradisce manifestazioni di dissenso è un problema
suo, di questo si tratta.
D'altra parte, il discorso preparato per
l'occasione da Ratzinger contiene diverse "perle", come l'affermazione
di "non voler imporre in modo autoritario la fede". Pronunciata
da Benedetto XVI, questa frase ha la stessa credibilità che avrebbe
Ezechiele Lupo se dicesse di non voler mangiare i tre porcellini. Certo,
se per dare esempio di sincerità e buona volontà il Vaticano
rinunciasse all'otto per mille, ai privilegi fiscali, al Concordato,
a dettare a deputati e senatori le leggi che devono approvare e quelle
che non devono passare, un passo in avanti sulla strada della libertà
e della democrazia, si farebbe.
Ma si può star certi che, rappresentando
il Vaticano la negazione ortodossa della libertà individuale e
della democrazia, non lo farà.
****
Intolleranza
e laicità
di Giulio Anselmi -
La Stampa.it 15 gennaio 2008
Lasciamo parlare il Papa alla
Sapienza e ascoltiamo con civile rispetto quello che dirà, liberi,
subito dopo, di approvare o criticare le sue affermazioni: l'invito ad
andare gli è stato rivolto, nella piena osservanza delle regole,
dal rettore e dal senato accademico dell'ateneo romano; Joseph Ratzinger
ha tutti i titoli per intervenire in una cattedrale della cultura, come
hanno fatto del resto alcuni suoi predecessori, e al pari di altre eminenti
personalità. Recenti incidenti, come quelli avvenuti a Ratisbona
e in Vaticano, renderanno del resto particolarmente cauti i ghost-writers
della Santa Sede e lo stesso Pontefice.
Il caso che ha scatenato qualche
decina di professori e un certo numero di studenti contro la visita papale
ha tutta l'aria di rappresentare uno di quegli episodi tipicamente italiani
che vengono cavalcati con furore ideologico e animo goliardico, al riparo
di qualche motivazione strumentale (questa volta è la persecuzione
ai danni di Galileo e l'abiura alle sue convinzioni cui lo scienziato
fu a suo tempo costretto). Grandi polveroni, senza vera importanza. Tutt'altro
rilievo ebbe la visita di Giovanni Paolo II alla Camera dei deputati,
che il Papa polacco utilizzò per chiedere al Parlamento italiano
di varare un provvedimento di clemenza in favore dei carcerati.
Ma
allora, forse per il carisma di Wojtyla che nessuno ardiva criticare
nella fase finale del suo pontificato, forse per il diverso clima politico,
furono pochissime e flebili le voci di contestazione per quella che invece
aveva il sapore di un'ingerenza. La verità è che nel nostro
Paese assistiamo a una crescente invadenza della Chiesa, accentuatasi
durante la lunga presidenza della conferenza episcopale da parte del
cardinale Ruini. La Repubblica italiana, come hanno rilevato studiosi
illustri, da Arturo Carlo Jemolo a Gian Enrico Rusconi, deve fare conti
sempre più complicati con l'enorme rilevanza della Chiesa-istituzione
e della sua immagine pubblica, in gran parte monopolizzata dalla figura
e dal ruolo del Pontefice. La strategia della Chiesa investe gran parte
delle sue energie sulla società civile, che si sforza di guidare.
E ciò dilata e porta a un livello insostenibile di tensione l'antica
questione della laicità dello Stato.
Di fronte a un magistero
ecclesiale che, secondo molti, si concentra nella guida dei comportamenti
interpersonali, spaziando dalla scuola alla famiglia alla bioetica fino
ai temi complessi della genetica (cavalcati con determinazione da quegli
efficaci alleati della gerarchia ecclesiastica che vanno sotto il nome
di atei devoti) lo Stato vacilla. La Chiesa parla con la voce della certezza:
Extra ecclesiam nulla vox. Lo Stato si trova esposto a pressioni di settori
importanti dei suoi cittadini che si ispirano alla dottrina cattolica.
Misurando la diversa capacità di fornire risposte sulle questioni
fondamentali della vita, la Politica indietreggia: per convinzione, calcolo
o subordinazione culturale ministri e segretari di partito aderiscono,
si sottomettono o traccheggiano.
La complessità di questi problemi
- che la posizione del Papa come vescovo di Roma moltiplica in infiniti
equivoci - aiuta a capire perché il nostro Paese riesca con fatica
a difendere l'equilibrio che si era espresso nella lunga stagione democristiana
della Prima repubblica, imperniata sulla pratica conciliante di uno Stato
sostanzialmente imparziale in cui nessuno poteva pretendere di imporre
agli altri le proprie convinzioni. Chi si afferma laico oggi dovrebbe
riflettere sulle ragioni di questo arretramento e, magari, impegnarsi
a contrastarle. Senza immaginare laicità militanti alla francese,
ma cercando di realizzare condizioni favorevoli alla convivenza.
Chi
si accontenta di imbrattare la facoltà di Fisica della Sapienza
con cartelli in cui si annuncia la "settimana anticlericale"
non è un laico. E nemmeno un tardo epigono del laicismo ottocentesco.
Ma solo un intollerante pericoloso.
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Ben
venga il dissenso anticlericale
di Luca Bagatin www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
Evviva
il risveglio dell'intelligenza! E meno male che siamo ancora un Paese
democratico in cui la libertà di pensiero è ritenuta valore
da conquistare con orgoglio.
Evviva, quindi, gli studenti dell'Università
La Sapienza di Roma che hanno democraticamente espresso il loro dissenso
per la visita che avrebbe dovuto fare il Sig. Ratzinger presso il loro
ateneo. Altro che ideologia! Altro che settarismo, On. Berlusconi!
Qui
si parla di giovani consapevoli che l'essere anticlericali, oggi come
ieri, equivale ad essere veri difensori della libertà da ogni
ingerenza dogmatica ed autoritaria (così come essere anticomunisti
ed antifascisti). Il Papa dei cattolici Ratzinger ha peraltro raggiunto
il picco dell'impopolarità nel nostro Paese anche fra i cattolici
stessi.
Fra un voler tornare all'aborto clandestino attraverso fantomatiche
moratorie alla Legge 194 utilizzando come grancassa mediatica Ferrara,
Bondi e Pera; fra una benedizione a questo o quel leader di partito (specie
se di sinistra avete notato?); fra un monito politico e l'altro sul come
legiferare financo sul comportamento che i cittadini italiani devono
tenere sotto le lenzuola... non possiamo certo biasimare il dissenso
nei confronti del Vaticano.
E poi, ovvia: si pensava che i giovani
d'oggi fossero tutti (o quasi) dei fancazzisti dediti solo al telefonino,
ai programmini della De Filippi ed invece si scopre, o meglio, si riscopre
una generazione nuova: che si è stancata di vivere nel Medioevo
dei Ratzinger, dei Berlusconi, dei Veltroni, dei Bertinotti, dei Fini
e compagnia briscola.
Il nuovo dissenso giovanile seppellirà
con una grassa risata codesta fuffa che non ha alcun valore da insegnare
ad alcuno (anzi...)?
Lo auspichiamo vivamente: nell'interesse di chi
in Italia c'è e ci sarà e di libero pensiero si nutre e
si nutrirà.
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7/01/08
- Ratzinger e la comica finale dell'Epifanìa, che tutte
le altre si porta via.
Nel solito discorsetto domenicale
adeguatamente pompato da tutti i TG del regime vaticaliano, Ratzinger
ha tuonato contro la globalizzazione concludendo paradossalmente con
un inno roboante a un altro particolare tipo di globalizzazione, quella
della sua religione, l' unica che secondo lui, fra le tante della Menzogna
Globale, sarebbe vera e certificata dall'immaginaria entità soprannaturale
di cui si proclama il vicario in terra. Ma per favore! Siamo davvero
arrivati come nel "Marziano a Roma" di Ennio Flaiano alla battuta
comica finale: "a' Marzia, facce ride!". "Occorre essere
sostenuti, ha osservato il Papa, da una "grande speranza",
che "può essere solo Dio, e non un qualsiasi dio, ma quel
Dio che possiede un volto umano, il Dio che si è manifestato nel
Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto".
7/01/08 - Prete
scopereccio mette in crisi una sana famiglia tradizionale. Denunciato
dal marito tradito il prete (ci sono anche preti eterosessuali, evidentemente)
che si cucca sua moglie. Su www.nogod.it
e su www.resistenzalaica.it
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Se ritorna il Papa re
di
Adriano Prosperi - La Repubblica 18 gennaio 2008
Le piogge
degli ultimi giorni hanno gonfiato le acque del Tevere. Ma la distanza
tra le due rive resta quella di sempre. Sta cambiando invece la distanza
immateriale che divide le due Rome. Quella che ha la vetta più
alta nel colle del Quirinale e quella su cui si protendono le ampie braccia
del colonnato di San Pietro.
L'appello del cardinal Ruini riapre clamorosamente
un antico problema della storia dell'Italia unita: come regolare la compresenza
di due autorità politiche nella stessa città, quella del
Papa-Re e quella del capo dello Stato italiano. L'appello a varcare il
Tevere per gridare la parola "Libertà" al Papa ritiratosi
davanti alla contestazione universitaria è rivolto a tutti i cattolici
italiani al di sopra e al di là dei loro legittimi rappresentanti.
Con questo l'incidente casuale che speravamo chiuso dall'invito alla
pazienza e dai modi gentili e spesso anche eccessivamente contriti delle
generali condoglianze, si ingigantisce, fa sospettare una provocazione
tattica e rivela un sicuro disegno strategico: il Papa qui non è
più il mite professore tedesco esperto di studi e di libri a cui
alcuni di noi hanno immaginato diretto l'invito, né "quell'erede
di una grande tradizione etica" (cosi, se non erro, ha detto il
cardinal Bertone) cioè una specie di Dalai Lama che in quanto
tale poteva avere qualcosa da insegnare agli studenti universitari: è
il "Papa Re", colui che lo storico Paolo Prodi ha descritto
come chi alberga nel suo corpo di uomo le due anime del sommo potere
spirituale e del supremo potere di indirizzo degli uomini sulla terra.
L'urgenza
della convocazione a San Pietro per domenica prossima contraddice la
pacatezza dell'esortazione del cardinal Bagnasco a guardare lontano -
o forse aiuta a capire finalmente a quale orizzonte lontano si stia guardando
da parte di alcuni. Con la pubblica uscita di Ruini l'appuntamento di
domenica si configura come il secondo atto di quel duro avvertimento
del Papa al sindaco di Roma sul degrado della città di pochi giorni
fa: e già lì alcuni avevano intravisto per un attimo la
reincarnazione di Pio XII "protector civitatis" disceso tra
i cittadini di una Roma bombardata e vilmente disertata dai Savoia a
rincuorarli come loro vero e paterno sovrano.
Ma la Roma attuale non
è abbandonata dal governo legittimo. Perciò quelle parole
avevano avuto un suono strano. Poi altre voci avevano cercato di dissipare
quell'impressione. Oggi è difficile avere dubbi: è il popolo
cattolico che deve risarcire il Papa dell'affronto subito, non bastano
le parole pacate del Presidente Napolitano né il dolore che ha
incavato le rughe sul volto del primo ministro Prodi. Ruini è
di Reggio Emilia, concittadino di Prodi. Un'altra città li ospita
e li divide: quella Roma "onde Cristo è romano", come
disse qualcuno. Ma li divide anche la concezione del rapporto tra le
due città del cristiano, quella terrena e quella del Regno dei
Cieli.
Da un lato c'è l'idea che si possa agire come cittadini
obbedendo alle leggi dello Stato democratico anche se dispiacciono al
Papa, dall'altra si avanza il progetto di scardinare la formazione delle
leggi buttando sul piatto politico moltitudini incitate folle fanatizzate
da improvvisati ayatollah cristiani. L'Italia non è l'Iran, si
dirà; ma anche l'Iran ha messo del tempo per diventare quello
che è.
Resta il fatto che dietro il contrasto dei due reggiani,
il laico e l'ecclesiastico, si riconosce il destino politico dell'Italia
nel primo secolo del millennio.
E' un destino che si gioca sulla parola
"libertà": quella parola - molti lo ricorderanno - fu
riesumata dai gonfaloni dei Comuni medievali per l'atto di nascita del
primo partito politico dei cattolici. Quel partito è morto. Non
morremo democristiani, si disse allora con soddisfazione. Oggi ci tocca
rimpiangere quel partito?
La sua eredità è incerta:
un partito si è aggiudicato faticosamente l'aggettivo "democratico".
L'altro aggettivo - "cristiano" - resta al centro di una confusa
partita tra aspiranti che appaiono, per la verità, tanto arroganti
nelle rivendicazioni quanto poco rappresentativi della grande "tradizione
etica". Dietro di loro si avverte l'impazienza di chi vuole regolare
direttamente la partita, approfittando della crisi che l'età della
globalizzazione e dell'informatica ha portato nei lenti processi tradizionali
di formazione del consenso e di funzionamento degli organi del potere
legislativo ed esecutivo.
Ma se questo è vero, o almeno se
queste impressioni hanno qualche base di verità, allora si tratta
di richiamare con fermezza tutti alla sostanza della partita in gioco.
L'Italia è, con tutti i suoi problemi, un grande paese moderno.
La lotta politica che la divide è una schiuma superficiale rispetto
alle cose che stanno a cuore quotidianamente ai suoi cittadini. Il cattolicesimo
vissuto della maggioranza è un adattamento tranquillo di principi
generali alla complessità delle situazioni di vita e di morte
che tutti debbono affrontare.
La legge sul divorzio e quella sull'aborto
furono frutto anche di questo adattamento, governato con saggezza dal
partito democristiano di allora. La libertà che si chiede per
il Papa è garantita dalle leggi italiane nel modo più ampio.
In cambio, si chiede solo al sovrano dello Stato della Città del
Vaticano di mostrare altrettanto rispetto per la Repubblica italiana,
per i suoi rappresentanti, come pure per le dinamiche dell'autonomia
della ricerca e dell'insegnamento nelle moderne università, che
includono anche il diritto di contestare ogni professore troppo sicuro
della sua verità.
****
L'attacco
del papa al modello Roma
di Fabrizio
d'Esposito - L'Avvenire dei lavoratori
la
più antica testata della sinistra italiana, fondata nel 1897 -
Redazione e amministrazione: Casella 8965 - CH 8036 Zurigo La Newsletter
è trasmessa a 5'019 utenti - Sito
web L'ADL su Wikipedia
Walter,
il papa e il degrado di Roma. Il caso scoppia durante la tradizionale
udienza del pontefice con gli amministratori della capitale, sindaco
in testa.
Uno dopo l'altro, Benedetto XVI ha affrontato in chiave
critica quattro temi che sono sembrati altrettanti colpi bassi a quel
Veltroni che, proprio qualche settimana fa, ha stoppato l'istituzione
del registro delle unioni civili al Campidoglio: l'aumento della povertà
nelle periferie, l'emergenza sicurezza dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani
a Tor di Quinto, la drammatica situazione delle strutture sanitarie cattoliche,
il pericolo che gli enti locali insidino la famiglia. Al punto che gran
parte del centrodestra, sic et simpliciter, a eccezione di Casini e Fini,
ha interpretato le parole ratzingeriane come la liquidazione politica
del cosìdetto modello Roma.
Per i veltroniani di strettissima
osservanza, invece, il caso quasi non esiste e lo stesso sindaco ha poi
invitato a non strumentalizzare il discorso del papa.
Come che sia,
la doppia veste di sindaco e segretario del Pd, ha costretto Veltroni
ancora una volta sulla difensiva. Stavolta addirittura nel mirino del
Vaticano, nonostante la bocciatura delle unioni civili al comune di Roma
e le lettere al Foglio per discutere sulla moratoria dell'aborto.
Dice
Paola Binetti, senatrice teodem del Pd: "Mi rendo conto che quanto
più uno va incontro alle esigenze dell'altro tanto più
ci rimane male, soprattutto se l'altro ti mette sotto gli occhi la verità.
Ma il papa non ha fatto un attacco politico. Benedetto XVI è anche
il vescovo di Roma e ha voluto ricordare a noi cattolici che viviamo
nella capitale l'importanza della carità, che deve anche intercettare
le leggi.
Ormai Roma sta diventando una megalopoli e bisogna fare
i conti con la grande questione dell'immigrazione, che può portare
disagio sociale e violenza".
All'udienza era presente anche il
laico veltroniano Vincenzo Vita, assessore alla provincia di Roma. Dice
Vita: "Non me l'aspettavo. Sono rimasto molto colpito dalle parole
di Benedetto XVI. Certo, il papa è il papa ma io che faccio parte
di un'amministrazione vicina a quella del comune non mi sento di cogliere
la stessa immagine di Roma che ha dato Ratzinger". Linea, questa,
che è la stessa dell'onnipotente veltroniano Goffredo Bettini,
coordinatore nazionale del Pd e inventore del modello Roma: "Malgrado
il giudizio di Benedetto XVI, Roma adesso è una città più
vivibile".
****
3/01/08
- Cristianisti all'attacco dei diritti civili.
Con
un'esperienza nei meccanismi della propaganda superiore di duemila anni
rispetto a quella del dilettante Goebbels, i cristianisti arrivano al
terrorismo psicologico contro chiunque abbia un'idea diversa dalla loro
del concetto di famiglia. E adesso le conquiste di civiltà del
pensiero laico, che riconosce la pari dignità a tutte le coppie
che si amano e che, sorrette delle leggi, si impegnano a sostenersi in
un solido e duraturo rapporto affettivo, diventano una sorta di attentato
alla "pace mondiale".
Da qui ad esortare alla persecuzione
di chi attenta alla pace nel mondo il passo è breve. Ma nell'immediato
con queste parole si esercita e si alimenta di fatto la caccia alle streghe
laiche, quelle persone cioè che si ispirano a una concezione del
mondo non coincidente con il pensiero unico, totalitario e totalizzante,
spacciato come proveniente da una immaginaria entità soprannaturale
a cui tutti devono uniformarsi. "Quest'anno ho voluto porre in luce
lo stretto rapporto che esiste tra la famiglia e la costruzione della
pace nel mondo" in quanto "la famiglia naturale, fondata sul
matrimonio tra un uomo e una donna, è culla della vita e dell'amore
e la prima e insostituibile educatrice alla pace. Proprio per questo
la famiglia è la principale agenzia di pace e la negazione o anche
la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità
dell'uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace"... "Poiché
l'umanità è una grande famiglia, se vuole vivere in pace
non può non ispirarsi a quei valori sui quali si fonda e si regge
la comunità familiare". (Ratzinger, Omelìa di capodanno).
E qui un commento tratto da Resistenza Laica.
3/01/08 - E intanto
si sposano legalmente in USA le coppie gay.
Succede in New Hampshire
dove dalla mezzanotte del 31 dicembre 2007 è entrata in vigore
la legge che parifica le unioni delle coppie omosessuali a quelle etero
con l'unica differenza che non si chiamano "matrimonio". I
preti di tutte le religioni omofobe rosicano.
Questo ed altro su www.nogod.it
e su www.resistenzalaica.it
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2/01/08 - VIVA ZAPATERO!!!!
Mentre
in Italia i clericali di destra e di sinistra si inchinano riverenti
a qualunque tonaca, da Gelmini a Ratzinger, nella civilissima Spagna
di Zapatero le arroganti pretese delle gerarchie cattoliche si beccano
le risposte che si meritano.
2/01/08 - Ferrara, Ruini, Bondi, Binetti
alla testa della nuova Santa Crociata contro il diritto delle donne a
decidere sul proprio corpo.
La legge 194 che ha consentito in Italia
la possibilità di interrompere la gravidanza è diventata
il terreno di un nuovo violento scontro politico. Vi proponiamo il commento
di Tiziana Ficacci su www.resistenzalaica.it
Questo ed altro su www.nogod.it
Diritti
Umani nei paesi islamici, e altro su www.nogod.it
10/12/07
- A commento della storica Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
di cui ricorre oggi il 59° anniversario, vediamo un po' come si comportano
i paesi integralisti islamici in cui vige la sharìa, la legge
coranica. In questa giornata dedicata alla storica ricorrenza Tiziana
Ficacci ci offre una opportuna panoramica.
10/12/07
- Diritti umani in piazza.
Numero speciale di Resistenza
Laica dedicato ai Diritti Umani sanciti dalla Dichiarazione Universale
firmata il 10 dicembre 1948.
La Manifestazione che si è svolta
ieri a Roma è stata promossa da UAAR Circolo di Roma, Resistenza
Laica, Arci Gay, SOS Razzismo, Emergency, No God, Dì Gay Project,
Rosa arcobaleno, Federazione dei Giovani Socialisti. LEGGI - Qui il resoconto
della Manifestazione curato da Francesco Paoletti, Coordinatore del Circolo
UAAR di Roma.
10/12/07 - La laicità
dello Stato è "un bene non negoziabile" per la sinistra/l'arcobaleno.
Il
nuovo soggetto politico nato ieri a Roma non arriva però a ribadire
il valore costituzionale della separazione fra Stato e Chiesa Cattolica.
Peccato, perché sul tema della laicità le premesse della
"non negoziabilità" erano pienamente condivisibili.
Sarà per un'altra volta.
10/12/07
- Lo sfogo di Daniele Luttazzi
Con il siluramento
di Luttazzi annullata anche la prossima puntata di Decameron in cui era
prevista una satira sul papa.
10/12/07
- Il caso Tosti.
Prosegue l'accanimento giudiziario
contro il magistrato che chiede di rispettare la laicità nei tribunali
contro l'obbligo di amministrare la giustizia sotto il simbolo di una
religione ritenuta maggioritaria. In attesa che fra pochi anni si amministri
la giustizia sotto i simboli di Allah, quando questo sarà il dio
creduto dalla maggioranza dei cittadini. Da Cristo ad Allah... addio
laicità!
Leggi Questo ed altro su www.nogod.it
e su www.resistenzalaica.it
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Intellettuali
& Fiducia? Jettammoli int a'
munnezza 'e Napule! Non se ne può
più!
Maestri in realtà nell'arte del
riciclo, del taglia- incolla, dello spacciare come cose proprie idee
spesso altrui, lesti nel cambiare opinione e casacca dimostrando inoltre
che non sono loro ma che sono gli ascoltatori a non avere compreso i
concetti professoralmente spiegati, ad affermare e negare contemporaneamente
qualunque cosa, a scambiare il vero con il falso e viceversa come fosse
un semplice paio di scarpe usa e getta. Professori nel culto massmediatico
pronti a mettersi in mostra come veline in qualunque programma di alta
e bassa tv, non disdegnando, alla bisogna, nemmeno la tv-spazzatura,
purchè in qualche modo faccia cassetta e tornaconto pubblicitario
per i loro scopi, che non sono tanto quelli di risolvere realmente i
problemi, in quanto costoro ben difficilmente hanno capacità pratiche,
bensì risultando bravi managers nel promuovere le proprie pubblicazioni
e le conferenze dove spesso mettono il personale berretto a tre punte
su concetti altrui, purchè risultino redditizi in qualche modo
a loro stessi mentre si autopromuovono sotto la protezione del sistema
politico di turno.
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Intellettuali
& Fiducia
Qualche anno fa avevo letto su un quotidiano
la notizia secondo la quale gli americani, politici e industriali in
generale, NON si fidavano degli intellettuali, i quali, al contrario,
nel nostro paese poco aperto alle novità e al confronto internazionale,
e tendenzialmente ancora succube di certe fascinazioni reverenziali rimaste
nel fondo dell'animo di una popolazione con scarso culto della libertà
individuale (che non è l'anarchismo) e della coscienza produttiva
delle proprie capacità, vengono in Italia incensati, blanditi,
chiamati a fare i tuttologi per tutti i problemi di qualsivoglia genere,
e per risolvere a parole anche le questioni più intricate della
società, della politica, dell'economia, del tempo che fa e di
qualunque altra questione possibile e immaginabile, disperdendosi in
verbosi dibattiti fine a se stessi di cui si nutrono la tv e i giornali
che quindi la propinano con sapiente regia a quei telespettatori che
le seguono mentalmente sottomessi come fosse il buon pane quotidiano
irrinunciabile.
Allorquando leggevo una grande quantità di
libri, riviste e giornali, non riuscivo a comprendere la diffidenza degli
americani, maestri della libertà, del progresso e dell'economia
mondiale nei confronti dei loro ed altrui intellettuali che si presentavano
ad un mondo immaginario e fantastico lontano dalla realtà dei
fatti concreti come i nuovi demiurghi, i coraggiosi capitani del progresso
ed i taumaturghi di tutte le cose che non andavano.
Maestri in realtà
nell'arte del riciclo, del taglia- incolla, dello spacciare come cose
proprie idee spesso altrui, lesti nel cambiare opinione e casacca dimostrando
inoltre che non sono loro ma che sono gli ascoltatori a non avere compreso
i concetti professoralmente spiegati, ad affermare e negare contemporaneamente
qualunque cosa, a scambiare il vero con il falso e viceversa come fosse
un semplice paio di scarpe usa e getta. Professori nel culto massmediatico
pronti a mettersi in mostra come veline in qualunque programma di alta
e bassa tv, non disdegnando, alla bisogna, nemmeno la tv-spazzatura,
purchè in qualche modo faccia cassetta e tornaconto pubblicitario
per i loro scopi, che non sono tanto quelli di risolvere realmente i
problemi, in quanto costoro ben difficilmente hanno capacità pratiche,
bensì risultando bravi managers nel promuovere le proprie pubblicazioni
e le conferenze dove spesso mettono il personale berretto a tre punte
su concetti altrui, purchè risultino redditizi in qualche modo
a loro stessi mentre si autopromuovono sotto la protezione del sistema
politico di turno.
La prova elementare del tutto e della parte è
che, anche quando essi sono bravi e scrivono il solito libro di ricerca
sui mali del Belpaese, dopo enfatiche ovazioni, ridondanti interviste,
pompose riverenze e vendite del solito libro-denuncia, mentre essi rimangono
a loro volta comunque riverenti al potere di turno che servono ed il
quale si serve di loro, nulla realmente cambia nella vita di tutti i
giorni, se non un poco in positivo il bilancio delle case editrici e
un poco di share per le tv.
Dovremmo dunque dedurre che si tratta
di un gioco delle teorie redditizio per qualcuno, basato sui massimi
sistemi dell'inutilità pratica. Per farla breve, oggi comprendo
molto bene perchè gli americani, senza l'esistenza dei quali,
pensiamoci un attimo, il mondo intero sarebbe nell'anno di grazia 2008
ancora sotto il peso di immani dittature, magari delle quali il 90% di
quegli intellettuali farebbero i professionisti delle lodi mediatiche,
pur di rimanere protetti e beneficiati dal sistema reciproco del dare-avere,
non si fidano di loro. Oggi non mi fido di loro nemmeno io, nel mio piccolo,
e così non compero più i loro libri, ne' li leggo, e se
me ne regalano uno lo riciclo direttamente ed ecologicamente nel cassonetto
della carta. Appena li vedo apparire in tv con il codazzo di assistenti
e pubblico plaudente cambio canale: meglio, a questo punto, i cartoni
animati, che, almeno, non disturbano, sono rilassanti e non hanno le
pretese spocchiose di cambiare un paese che non cambia mai.
Francesco
Martin, cittadino europeo
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