APCOM / Una perquisizione che
puzza di bavaglio (da FNSI)
Giovedì 17 Gennaio 2008
15:25 - Da: "Senza Bavaglio" http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/4bf516054ffd5c38?hl=it
Adesso
basta, basta e basta. L'ennesima perquisizione, stavolta ai danni della
redazione romana dell'agenzia di stampa Apcom, ha dell'inaudito.
Stanotte,
infatti, carabinieri del comando provinciale di Caserta sono venuti nella
Capitale ed hanno bloccato il lavoro della redazione per oltre due ore
su ordine del Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere
che guida le indagini sull'Udeur in Campania.
La Procura ha invitato,
inoltre, il caporedattore del servizio politico a comparire negli uffici
di Santa Maria Capua Vetere questa mattina stessa come persona informata
dei fatti. Ci sembra che ormai esista un vero e proprio corto circuito
tra chi fa informazione ed una parte predominante della magistratura.
Il
sistema dei media non può essere sottoposto a comportamenti che
sembrano essere frutto di problemi interni ad alcune procure.
Ricordiamo
con forza e con orgoglio che il compito di chi fa informazione è
quello di dare le notizie da qualunque parte queste arrivino per il diritto-dovere
costituzionale di informare i cittadini. Vogliamo puntualizzare comunque
che la responsabilità non è di chi le pubblica ma, semmai,
di chi le fa pervenire al giornalista.
La Fnsi rinnova a questo
punto la richiesta, già più volte avanzata, di un incontro
urgente con il Vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e con i vertici
dell'Associazione nazionale magistrati.
FNSI
***
Gruppo "Senza
Bavaglio"
APCOM / Cari giudici: No al bavaglio
(di Senza Bavaglio) Giovedì 17 Gennaio 2008 15:29 - Da:
"Senza Bavaglio"
http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/05c73c3d39f27bbd?hl=it
Dopo
l'assurda perquisizione, ai colleghi di ApCom va la più completa
solidarietà di Senza Bavaglio. Ai magistrati ricordiamo il nostro
slogan che in questi casi diventa una bandiera: "Giornalismo è
diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è
propaganda" (Horacio Verbitsky). Vi promettiamo che con queste parole
martelleremo politica e magistratura.
Senza Bavaglio
***
APCOM / Cronisti
vittime dei potenti (da UNCI)
http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/2d5a3348078e44a5?hl=it
CRONISTI
VITTIME DELLO SCONTRO POLITICO TRA I POTENTI Data: Giovedì 17
Gennaio 2008 15:36 - Da: "Senza Bavaglio"
Come
sempre, quando i potenti si scontrano tra loro si sfogano contro i cronisti.
Lo schema consueto si sta ripetendo in queste ore con i provvedimenti
giudiziari contro Giovanni Tortorolo, caporedattore del servizio politico
della agenzia ApCom. Il ruolo professionale esclude che Tortorolo frequenti
il Tribunale di S. Maria Capua Vetere che ha disposto gli arresti domiciliari
per Sandra Lonardo, moglie del ministro Clemente Mastella, e indaga lo
stesso Mastella e molti esponenti dell'Udeur.
Il collega, quindi,
non ha appreso la notizia da magistrati, cancellieri, esponenti
delle forze di polizia, avvocati. Con grande probabilità l'ha
appresa in ambienti politici dove la notizia girava e veniva adoperata
per le consuete manovre di potere.
I provvedimenti della magistratura
- che non ha avuto nulla da eccepire quando la signora Lonardo è
stata definita dal marito "ostaggio" in un Aula del Parlamento
- contro Tortorolo, sono gli stessi che magistrati di tutte le Procure
adottano contro i cronisti che svolgono il lavoro al quale sono tenuti
dalla legge professionale e dalla Costituzione: scoprire le notizie,
verificarle, riferirle ai cittadini. Un compito e un dovere che i giornalisti
italiani svolgono e continueranno a svolgere nonostante tutti i tentativi
di farli tacere. Unione Nazionale Cronisti Italiani ***
CSM
a orologeria pro Prodi?
Insomma servono giornalisti
sferzanti e senza peli sulla lingua e soprattutto sullo stomaco senno'
chi li legge più i giornali? Andremo
direttamente sui blog che Battista definisce border line... A volte
meglio border line che kept in line (controllato) ;-)
Zazzà
***
Peccato
sì...
peccato che il Corriere che con le
inchieste di Dario Di Vico sembrava squarciare quel velo di ipocrisia
nel Belpaese adesso si muova con i piedi di piombo.
E' vero che
il primo quotidiano di una nazione non può indulgere allo sfascismo
ma un pizzico di coraggio in più ci vorrebbe, stiamo andando
veramente verso la catastrofe. Correggimi se sbaglio e se la mia è
una percezione troppo soggettiva. E' un paese triste con incertezze
e sfiducia. Abbiamo la stessa impressione in molti.
***
Peccato
che tanti, troppi giornalisti stanno diventando giornalai,
attenti
a non dispiacere nessuno e vendere i giornali. Ma il loro, e quello
degli editori quindi, è un metodo sbagliato, per vendere bisogna,
se pur garbatamente e con rigore, superare internet cosa che è
oramai un'impresa. Troppo tardi, ma comunque tentar non nuoce. Anche
l'ultimo articolo di Stella, quello di domenica, era trattenutissimo
e si vedeva lontano un miglio, era assai sciapito. Puveriello pure
a isso......(),-)
***
*Cossiga,
CSM a orologeria pro Prodi?*
Sei forte! Complimenti.
I tuoi articoli sono subito su google e sui motori di ricerca, sei pubblicata
anche qui http://www.nuovapoesia.it/ultime.htm
***
Ceglie rimane
alla Procura di Santamaria Capua Vetere?
La stampa
dice che il PM Ceglie rimarrà a Santa Maria Capua Vetere: le
sue indagini sui rifiuti tossici in Campania (Chernobyl-Italia e tante
altre) famose per il suo interessamento all'Ambiente ormai al collasso
e le interrelazioni tra rifiuti tossici e cocaina è troppo importante
per desistere!
Molti politici sono ormai interessati sia ai rifiuti
tossici che alla cocaina. GRAZIE dottor Ceglie!
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson
Napoli
***
De Magistris
si dimette. la Boccassini, Agostino Cordova si son dimessi.
Dall'ANM
si dimettono tutti. Qualcosa non va? Io ero iscritta alla CGIL della
Regione Campania e quando feci un esposto in Procura per i torti subiti
mi CANCELLAI.
Ho subito di tutto e, come si vede dalle recenti indagini
di SANTA MARIA CAPUA VETERE, nessuno mi ha MAI protetto perchè
viene premiato chi SERVE il POTERE, non chi protesta perchè dà
fastidio al potere stesso. Fanno le associazioni Anti-MOBBING sulla
carta MA IINUTILI. Gli Assessorati e i Ministri Anti Mobbing inutili!
De
Magistris pregherò per lei. Arch. Graziella Iaccarino-Idelson
Napoli
***
Scandalo Mastella
e post elezioni.
E, dulcis in fundo, un nuovo ministero
importante sarà dato a Mastella non solo, ma qualche sottosegretario
udierrino in più del Governo prodi e la moglie al posto di Bassolino.
Questo che si profila è il capolavoro di Mastella e come Giorgino
nostro non lo abbia capito strabilia. Quando il popolo lo saprà
strabilierà.
Se anche D'Alema, per una volta è d'accordo
con Uolter, a me non dispiace la combination ma farla digerire agli
italiani sarà dura e saranno sempre più incazzati.
Non
ci resta che combattere per de Magistris & Forleo. E scoprire chi
ha ammazzato Adamo Bove. gd'o
***
Quando
il popolo lo saprà strabilierà, scrivi.
Non
credo che il popolo strabilierà, il livello è quello e
non so se nei tribunali può cambiare qualcosa, sono molto sfiduciato.
Per quello che mi riguarda l'unica soluzione è il "fuitevenne".
Questa è una lettera che avevo mandato al Corriere qualche giorno
fa
Caro Romano,
un ennesimo "scandalo"
si è abbattuto sulla vita pubblica italiana con la vicenda di
Mastella. Premetto che ritengo la parola "scandalo" impropria,
perchè essa presuppone un fatto che devia dalla moralità
corrente scuotendo il candore e la buona fede dell'opinione pubblica.
Mi sembra, invece, che la disaffezione e il disincanto dei più
siano oltremodo evidenti: penso ai milioni di persone che hanno letto
"La Casta", a quelli che frequentano i vari blog di denuncia,
a quelli che scrivono alla sua rubrica ecc... Ne risulta che ai nostri
giorni il motto latino "omnia munda mundis", tutto è
puro agli occhi dei puri, non va più di moda. L'opinione pubblica
è smaliziata, non si meraviglia più di niente e tuttavia
ama la gogna e i capri espiatori vedendoli come una vera e propria catarsi
per l'immoralità imperante, anche se poi resta semplicemente
spettatrice e non attrice di queste lotte intestine tra istituzioni
e vari centri di potere. Stavolta è toccata all'untore Mastella,
un evento da prima serata TV!
Finita questa gogna mediatica, nei
tribunali sarà difficile tramutare in sentenze di condanna i
comportamenti contestati ai politici indagati: in primis, perchè
la nostra pletorica e farraginosa legislazione consente comportamenti
sociali che sono "legalmente plausibili" anche se "moralmente
inaccettabili"; secondariamente, ammesso che nelle aule di giustizia
si giudichi anche di moralità, perchè questi comportamenti
non rappresentano l'eccezione ai nostri "tempora et mores"
(tempi e costumi). Rispetto a quale morale questi comportamenti sarebbero
inaccettabili se questi sono i "mores" dei nostri tempi?
E'
facile persino intuire la piega che prenderà l'iter giudiziario.
Forse si dirà che le "designazioni" sono una parte
senza autonomia funzionale nel procedimento amministrativo di nomina
di un dirigente dell'ASL e che esse necessitano di ulteriori atti amministrativi,
emessi da altri soggetti, come complemento. In pratica si cercherà
la deresponsabilizzazione nella divisione dei ruoli. O forse si parlerà
di scelte insindacabili inerenti alla sfera politica, allo spoil system
"ragu' style".
E' altresì probabile che gli altri
soggetti del procedimento amministrativo avalleranno questa tesi e tutte
le accuse crolleranno come un castello di carta mostrando il Paese in
tutta la sua risibile nudità nascosto dietro la sua "foglia
di fico" legale e istituzionale. P
***
Sedici
anni dopo
Sedici anni dopo il 1992 un'Italia più
povera, più sporca e più disordinata, affonda nuovamente
nel marasma giudiziario. Dando ragione a Marx, che, al contrario dei
marxisti, fu pensatore potente: la prima volta come tragedia e la seconda
come farsa. Nel biennio giustizialista 1992-1994, dal quale non siamo
mai usciti, una classe politica democratica e capace di non perdere
mai la maggioranza assoluta dei consensi elettorali, fu travolta dalla
propria incapacità di comprendere le conseguenze del nuovo ordine
mondiale, succeduto alla fine della guerra fredda, dalla propria perdita
di moralità, e da un'azione giudiziaria che ebbe nella procura
di Milano la propria intelligenza e pianificazione, capace di diffondere
l'eco nelle altre procure. Il crollo di quel sistema si accompagnò
al crollo del diritto e ad un imponente travaso di ricchezza dalle casse
pubbliche a poche tasche private, anche non italiane. Quando si riscriverà
quella storia non si tratterà d'essere "revisionisti",
ma di leggere, per la prima volta, la realtà senza mascherarla
con il pregiudizio e la propaganda. Ora le cose vanno diversamente.
La
magistratura riafferma il proprio potere, ma ha perso funzione unitaria
e centro motore. Ciascuno va per i fatti propri, organizzando lo spionaggio
di massa e l'istruzione di procedimenti ridicoli. Non saprei come altro
definire le inchieste sulle attricette in una città avvelenata
da rifiuti e malaffare, o quelle sulle presunte concussioni dove il
concusso non si ritiene tale e la malapratica della lottizzazione è
prevista dalla legge. Il mondo politico, del resto, ha perso i partiti
e le idee (buone o cattive) ed è popolato da abusivi che si autoconservano
senza disporre di consenso democratico. Da quattordici anni gli italiani
votano non per, ma contro qualcuno. Ancora un poco e dimenticheranno
il perché. L'opposizione rimprovera al governo le famiglie che
s'indebitano ed affamano, salvo le due parti scambiarsi il posto ed
anche il copione. Restano clientelismo e corruzione, senza che sia possibile
fare appello alla giustizia, oramai ridotta ad inquisizione fine a se
stessa. La seconda Repubblica, mai nata istituzionalmente, è
riuscita a morire. Ora basta. Il confine fra decadimento e immiserimento,
fra rifiuto e cattiveria, è sottile. Ed è pericoloso.
Davide
Giacalone www.davidegiacalone.it
Pubblicato da Libero
***
GIORNALISTI
SENZA BAVAGLIO. CASO MASTELLA. Determinazione contro gli scatti. Ma anche
a difesa dell'etica
CHI DI MAGISTRATURA FERISCE DI MAGISTRATURA...
PERISCE
di
Cristiana Cimmino 23 Gennaio 2008 gazzettamezzogiorno.it Senza Bavaglio
Bari Candidata sindaco all'INPGI
So che in questi giorni l'attenzione
della nostra categoria è tutta puntata sulle elezioni dell'Inpgi
e sul rinnovo del contratto. La difesa degli scatti di anzianità
è cosa buona e giusta, per salvaguardare non solo la vita economica
ma anche l'indipendenza della nostra categoria.
Ed è proprio
su questo punto che mi vorrei soffermare. Come tutti noi cerco di leggere
almeno cinque o sei giornali al giorno. E ho trovato disturbante l'insistente
piaggeria con cui molti di noi hanno affrontato il caso Mastella. Avendo
seguito la cronaca parlamentare del Paese per una ventina di anni, conosco
bene Mastella e anche tutti gli altri leader di governo ed opposizione.
E quello che è stato presentato, spesso, troppo spesso, come un
martire, San Clemente da Ceppaloni, un martire davvero non è.
Nostro
signore delle clientele non ha mai nemmeno fatto mistero sulla natura
della sua attività politica. Non capisco i fiumi d'inchiostro
spesi a difesa dell'ex ministro e gentile consorte, che fanno da contraltare
agli articoletti scarni sul <martirio> di alcuni magistrati, Forleo
e de Magistris in prima linea.
Ma come? Non era San Clemente, nemico
acerrimo delle toghe e dei giornalisti non organici, a voler condannare
la nostra categoria al silenzio, con la barbare legge sulle intercettazioni?
Non era contro questa legge che i giornalisti hanno manifestato a Roma,
nei giorni scorsi?
Sinceramente, credo che sarà difficile difendere
le prerogative economiche di questa categoria se prima non ne difendiamo
le prerogative etiche. So perfettamente, come lo sappiamo tutti, che
la linea dei giornali la decide l'editore e non i giornalisti. Ma, per
dio, questo non significa che ci dobbiamo autocensurare.
Perchè
la nostra categoria è sempre così pronta a giustificare
le magagne dei nostri politici, il Times l'ha definita la peggior classe
politica d'Europa, e non si trova mai al fianco dei magistrati che si
battono da anni contro la corruzione di questa dinasty politica che strangola
il Paese?
Questo atteggiamento mi fa ricordare il povero Giovanni
Falcone. Ora tutti lo glorificano, compresi gli stessi giornali che hanno
ignorato gli appelli più volte lanciati dal magistrato, prima
di essere ucciso. D'altronde questo è il Paese dove la tivù
preferisce dedicare le fiction ai Padrini che ai magistrati. E di questo
Paese, purtroppo, la nostra categoria è specchio. Al congresso
di Castellaneta ebbi occasione di lamentarmi di queste stesse cose. Applaudita
ma inascoltata. Non pretendo di essere ascoltata neanche ora. So che
siamo molto presi da altri temi.
Sono convinta che si devono difendere
con tutta la fermezza necessaria gli scatti di anzianità, ma d'altro
canto mi domando: perché con la stessa determinazione non riusciamo
ad essere la coscienza critica di questo paese? Perché ci dimentichiamo
che il giornalista è, prima di tutto, colui che dà le notizie
e dice cose che il potere non vorrebbe ascoltare? I politici ci hanno
dimostrato, nella vicenda del rinnovo del contratto, in quale magra considerazione
tengano la nostra categoria.
Perchè noi dobbiamo continuare
a suonar sempre la gran cassa, anche quando le campane dovrebbero suonare
a morto?
Cristiana Cimmino, Gazzetta del Mezzogiorno Direttivo Assostampa
Puglia. Candidata Sindaco dell'INPGI 1 Senza Bavaglio
***
CRISI DI GOVERNO
/ Il nostro collega Mastella
di
Pino Nicotri Giornalisti senza bavaglio - Ven 25 Gennaio 2008
Guarda
guarda chi si rivede: Clemente Mastella. Proprio lui, il nostro ex collega
giornalista della Rai della Campania, accorso ormai "long time ago"
al Capranica di Roma per portarci la sua solidarietà e amicizia
contro gli editori che la tirano per le lunghe riguardo il finora mancato
rinnovo del nostro contratto nazionale di lavoro.
Mentre lo ascoltavo,
il disagio che da qualche tempo provo a fare il giornalista aumentava:
se quello era un collega, più o meno ex, mi dicevo, allora stiamo
freschi...
La sua carriera come giornalista e i suoi esordi nella
vita politica sono stati infatti ampiamenti descritti da lui stesso in
varie interviste.
Sappiamo così che l'assunzione alla Rai di
Mastella sarebbe stata agevolata da una raccomandazione dell'allora potentissimo
democristiano Ciriaco De Mita, tanto che ne seguirono ben 3 giorni di
sciopero della redazione locale.
In vista delle elezioni politiche
del 1976, come ha raccontato lui stesso, nelle pause pranzo dei dipendenti
della Rai, chiedeva "ai centralinisti di telefonare nei comuni del
mio collegio elettorale. Mi facevo introdurre come direttore della Rai
e segnalavo questo nostro bravo giovane da votare: Clemente Mastella.
Funzionò".
Ecco perché la solidarietà di
Mastella mi faceva senso. E non capivo come mai Paolo Serventi Longhi
e Franco Siddi, all'epoca rispettivamente segretario generale e presidente
della Fnsi, si sbracciassero così tanto per un presenza che avrebbe
dovuto fare storcere il naso anche se si trattava del ministro della
Giustizia del governo Prodi. Anzi, proprio per questo il naso avrebbe
dovuto storcersi di più: uno così, che si vanta dell'uso
a fini personali del personale della Rai, pagato con i soldi del canone,
cioè pagato da tutti noi, per fare il salto in politica, non può
fare il ministro della Giustizia.
Serventi e Siddi devono essersi
pentiti dell'accoglienza calorosa non solo perché alle chiacchiere
mastelliane non è poi seguito un bel nulla da parte del governo,
contrariamente ai soliti riti che hanno ridotto il giornalismo a fare
da sponda al sistema dei partiti, che come è sempre più
evidente non è un bel sistema. Ma si devono essersi pentiti anche
e soprattutto per il tentativo di Mastella di mettere il bavaglio alla
stampa col disegno di legge contro la pubblicazione delle intercettazioni
telefoniche. Davvero un gran bel collega, un fior di giornalista...
Alla
luce delle intercettazioni telefoniche dei discorsi maneggioni suoi e
della moglie, oggi siamo in grado di capire meglio il perché di
quella fregola di Mastella, il perché di quel suo voler mettere
la mordacchia alla libertà di stampa e alla completezza dell'informazione.
Colleghi:
possibile che a nessuno venga in mente che il ministero della Giustizia
venne a suo tempo dato a uno come Claudio Martelli, bene al corrente
che era del suo partito, e alimentato con i soldi delle tangenti, il
conto in banca in Svizzera su cui da tempo tentavano di vederci chiaro
i magistrati di Mani Pulite?
Possibile che nessuno si ricordi che
Silvio Berlusconi ha tentato di mettere il ministero della Giustizia
al suo avvocato di fiducia aziendale, quel Cesare Previti compra sentenze
e alla fine condannato nonostante le abbia tentate tutte, e anche di
più, per sottrarsi alla giustizia?
Se si perde la memoria,
se non si spiega ai lettori che l'Italia è da tempo un Paese nel
quale si usa mettere le mani sul ministero della Giustizia per farla
franca, per poter continuare a "fare affari" e a "fare
carriera", anche politica, nei modi che ormai vanno per la maggiore
anche ad alto livello, allora siamo su una brutta china.
Molto brutta.
Come del resto dimostra il potere di gente come Mastella di colare a
picco un governo e magari un intero parlamento della nostra sempre più
agitata Italia.
Pino Nicotri Senza Bavaglio - Candidato per il rinnovo
del Consiglio generale dell'Inpgi.
***
Lettera aperta
al capo dello Stato
di Francesco
Cossiga Senatore della Repubblica - Corriere della Sera 21 gennaio 2008
Signor
Presidente, mi permetto scriverLe questa lettera aperta con il rispetto
dovuto al Capo dello Stato e con l'amicizia di lunga data che ci lega,
da ex Capo dello Stato e da amico, dopo aver letto la richiesta di porre
all'ordine del giorno del plenum del Consiglio superiore della Magistratura,
che sarà da Lei presieduto, da parte di 19 membri del Consiglio
stesso, una condanna delle dichiarazioni rese alla Camera dei Deputati
dal senatore Clemente Mastella, ancora ministro della giustizia in carica
quando, a motivo dell'arresto della sua consorte e di suo suocero e praticamente
di gran parte della dirigenza del suo partito, annunciava le sue dimissioni:
dichiarazioni salutate da una ovazione non solo da parte dell'opposizione
ma anche da parte della maggioranza.
È la ripetizione di una
storia già accaduta quando io, per disgrazia mia e dell'Italia!
sedevo al Quirinale. La maggioranza del Csm, con la complicità
dell'allora suo vice presidente, voleva porre all'ordine del giorno una
sorta di mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio
dei Ministri che criticava la inaccuratezza delle indagini condotte dai
pubblici ministeri per l'uccisione del giornalista del Corriere della
Sera Walter Tobagi. Io inviai un messaggio al Consiglio, inibendo l'iscrizione
all'ordine del giorno di una siffatta mozione, ma il vile vice presidente
del Csm di allora mi disse che egli non si sarebbe potuto opporre alla
decisione di iscrivere l'argomento all'ordine del giorno "in via
d'urgenza".
Feci sapere al vice presidente, con il mandato di
darne comunicazione ai membri del Consiglio, che se ciò fosse
avvenuto, io mi sarei immantinenti recato al Palazzo dei Marescialli,
avrei cancellato d'autorità l'argomento dall'ordine del giorno
del Consiglio, e in caso di reazioni scomposte avrei tolto la seduta
e se la maggioranza dei membri del Consiglio avesse occupato l'aula Vittorio
Bachelet, l'avrei con i poteri di polizia propri del presidente del collegio
fatta sgomberare dalla forza pubblica, espellendo i membri riottosi e
se necessario facendo sgomberare con la forza il Palazzo dei Marescialli.
A
tal fine, disposi che i carabinieri del nucleo del Consiglio Superiore
che normalmente prestavano servizio in borghese indossassero il giorno
seguente la divisa d'ordinanza e che il Battaglione Mobile dell'Arma
dei Carabinieri, in assetto anti-sommossa, si schierasse autocarrato
davanti al Palazzo dei Marescialli, pronti ad intervenire per sgomberare
se necessario l'Aula ed anche il palazzo. Le unità precettate
dell'Arma dei Carabinieri presero regolarmente posizione di fronte al
Palazzo dei Marescialli dalle sei del mattino. L'argomento non fu iscritto
all'ordine del giorno.
Vedo che la storia si ripete, ma aggravata.
Ora si vuole censurare il discorso di un membro del Parlamento Nazionale,
ministro della giustizia, pronunziato alla Camera dei Deputati. Ho letto
anche la condanna del direttivo della più potente lobby politico-sindacale
d'Italia, l'Associazione Nazionale Magistrati, da me definita a metà
strada tra l'associazione sovversiva e l'associazione di stampo mafioso:
condanna che molto mi onora come ex capo dello Stato, cittadino, come
democratico e come sostenitore di uno stato di diritto e del primato
della "rule of law".
Per rompere l'accerchiamento da cui
si sente minacciata, dal centrosinistra e dal centrodestra, la lobby
più potente d'Italia, ha ordinato ai membri del Consiglio da essa
dipendenti, di condannare pesantemente il pm De Magistris; e poi sarà
la volta del gip di Milano Forleo. Ed indi il "pacchetto di mischia"
capitanato dal pm Paolo Mancuso, ha incriminato per cercare di ingraziarsi
il centrosinistra il leader di Forza Italia on. Silvio Berlusconi.
Il
Paolo Mancuso è il fratello del più tristemente noto magistrato
Libero Mancuso, già pm a Bologna, e le cui oscure iniziative contro
il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, subito contrastate con
onestà e rigore da Giovanni Falcone, furono all'origine della
caduta in disgrazia e dell'abbandono del probo magistrato, che io ricevetti
piangente al Quirinale, subito dopo esser uscito da un mortificante interrogatorio
da parte del Csm, poco prima che venisse assassinato. Io non Le chiedo,
signor Presidente, di fare ciò che io feci.
Ormai il Csm si
è appropriato di poteri che non gli sono mai stati attribuiti
dalla Costituzione e dalla legge. E poi io ero appoggiato dalla stragrande
maggioranza del Parlamento. Ricordo che, dopo che la maggioranza dei
membri del Consiglio si erano dimessi per protesta per la mia iniziativa,
il Giudice Costituzionale di designazione e militante del Pci Alberto
Malagugini e il Presidente del Gruppo dei Senatori Comunisti, inviatimi
dalla segreteria del Pci, mi invitarono a cercare di far rientrare le
dimissioni della maggioranza del Consiglio, che non era ancora totalmente
asservito all'Anm, ma che mi manifestarono altresì la solidarietà
del Pci: e l'amico senatore Perna, singolare figura di comunista "liberal"
napoletano, mi disse: "Francesco, per carità! resisti, altrimenti
questi (intendeva dire: i magistrati) ci travolgono!".
Quello
che rispettosamente Le chiedo, signor Presidente, è che Lei con
la sua presenza non avalli così scandalosa e incostituzionale
iniziativa.
Lasci, La prego, che se la sbrighi il vice presidente,
che seguirà, come sempre ha fatto, per convinzione o per paura
non lo so, le istruzioni dell'Associazione Nazionale Magistrati. Con
rispetto, cordialità e amicizia
Francesco Cossiga senatore
della Repubblica
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