*Cossiga, CSM a orologeria pro Prodi - Mastella?*
«Why not?»
di Giuliana D'Olcese quota rosa di LiberoReporter, aderente a Giornalisti Senza Bavaglio

Allegate le dichiarazioni dell'Agenzia di stampa Apcom, Giornalisti Senza Bavaglio, Unione Nazionale Cronisti Italiani, gli articoli
di Cristiana Cimmino, Davide Giacalone, Pino Nicotri, i commenti dei lettori, la Lettera aperta di
Francesco Cossiga al Capo dello Stato Giorgio Napolitano
<<<<
Lettere - Commenti - Articoli correlati>>>>
di
Gruppo "Senza Bavaglio" - Unione Nazionale Cronisti Italiani - P. M - Davide Giacalone - Cristiana Cimmino - Pino Nicotri - Francesco Cossiga

 
Il Senatore a vita Francesco Cossiga, già Presidente della Repubblica e Capo del Consiglio Superiore della Magistratura, in una intervista apparsa sul Corriere della Sera sabato 19 gennaio 2008 - intervista seguita sabato 21 gennaio sullo stesso quotidiano da un appello al Presidente della Repubblica Napolitano in cui espone i medesimi concetti espressi nell'intervista in cui aveva dichiarato: «Ma i primi mafiosi stanno al Csm, sono loro che hanno ammazzato Giovanni Falcone negandogli la Dna e prima sottoponendolo a un interrogatorio. Quel giorno lui uscì dal Csm e venne da me piangendo».
E più avanti: «La politica è trattativa. Alla Disciplinare del Csm non trattano ("se mi condanni questo non ti assolvo quello")? Era così quando ne ero presidente. E credo che oggi sia peggio». Luigi de Magistris però è stato trasferito - fa notare il giornalista che lo intervista - e Cossiga risponde: «Lui ha fatto un'imprudenza. Che facciamo, indaghiamo sul Presidente del Consiglio di sinistra?».
Visti i provvedimenti presi dal Csm sul magistrato Luigi de Magistris proprio nei giorni del "Mastellopoligate", che, fa intuire Cossiga, hanno tutta l'aria di essere provvedimenti "a orologeria", gli italiani si chiedono: Ma se indagare sul Presidente del Consiglio di sinistra Prodi e sul suo Ministro della Giustizia Mastella è stata solo ''un'imprudenza'' (un'ingenuità politica che fa solo onore a de Magistris ndr) perchè alla magistratura ordinaria, quindi al Pm de Magistris, non è concesso indagare su un Presidente del Consiglio e su un suo ministro?
E' in seguito alle pressioni e alla denuncia di Mastella che a de Magistris prima è stata sottratta l'inchiesta «Why not» ed è proprio in seguito alla stessa che poi il Csm con azione disciplinare non solo gli ha inibito la funzione di Pubblico Ministero sottraendogliela per sempre ma decretandone il futuro trasferimento da Catanzaro ad altra sede.
Quindi, dato che anche l'ex Pm di Tangentopoli Di Pietro dice: «Come ho fatto io, ci si difende nei processi, non dai processi. Si va dal magistrato e si espongono i fatti», perchè inibire ad un Pm, a un magistrato, di indagare Prodi e Mastella? Why not?
In America, nazione democratica a prova di bomba, hanno indagato, e fatto dimettere, il Presidente Nixon. Chi sono Prodi e Mastella quindi?
E facendo tutto questo casino su de Magistris, quali interessi, cosa si vuole nascondere? Il dubbio del Paese è legittimo.
Non si può non essere solidali e d'accordo con de Magistris quando dice: «Questo è un messaggio devastante per i colleghi che verranno. E poi, perchè un processo così veloce, sommario, contro di me? Quel che più inquieta è che la Disciplinare sia intervenuta su inchieste ancora in fase di indagine preliminare. Cose che a Milano non si sono mai viste: Borrelli quando gli ispettori del ministero gli andarono a chiedere i fascicoli li denunciò e li fermò» e aggiunge «Utilizzerò ogni strumento previsto dall'ordinamento democratico per dimostrare la correttezza del mio operato e quanto sia grave la decisione del Csm»..
Domanda: come mai ne' Csm ne' Associazione Nazionale dei Magistrati si sono mai allertati ne' hanno mai emesso provvedimenti disciplinari sui magistrati che hanno indagato sul Presidente del Consiglio di destra Berlusconi nè sui magistrati che lo fanno ora che è capo dell'opposizione? Why not?
Queste sono domande a cui dare risposte. Sono domande che pone l'intero Paese. Domande a cui vanno date precise risposte.
Nel corso dell'intervista il giornalista chiede a Cossiga: «Perchè accusa di eversione Anm e Csm?».
Già, questo dell'eversione di Anm e Csm è un vecchio pallino di Cossiga il quale, tra l'altro, inoltrò al Senato un disegno di legge in cui per esercitare la funzione di magistrato si richiedeva "Il test di idoneità psichica e attitudinale". Ddl che è interamente su www.virusilgiornaleonline.com
Alla luce di quanto scritto dalla Federazione Nazionale della Stampa, dai giornalisti di Senza Bavaglio e dall'Unione Nazionale Cronisti Italiani riportato qua da Giornalisti Senza Bavaglio, gruppo a cui partecipo, non può sfuggire quanto sia grave, e confusionale, lo stato in cui versano le istituzioni per un verso, e l'informazione per un altro.
              www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm

APCOM / Una perquisizione che puzza di bavaglio (da FNSI)
Giovedì 17 Gennaio 2008 15:25 - Da: "Senza Bavaglio" 
http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/4bf516054ffd5c38?hl=it
Adesso basta, basta e basta. L'ennesima perquisizione, stavolta ai danni della redazione romana dell'agenzia di stampa Apcom, ha dell'inaudito.
Stanotte, infatti, carabinieri del comando provinciale di Caserta sono venuti nella Capitale ed hanno bloccato il lavoro della redazione per oltre due ore su ordine del Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che guida le indagini sull'Udeur in Campania.
La Procura ha invitato, inoltre, il caporedattore del servizio politico a comparire negli uffici di Santa Maria Capua Vetere questa mattina stessa come persona informata dei fatti. Ci sembra che ormai esista un vero e proprio corto circuito tra chi fa informazione ed una parte predominante della magistratura.
Il sistema dei media non può essere sottoposto a comportamenti che sembrano essere frutto di problemi interni ad alcune procure.
Ricordiamo con forza e con orgoglio che il compito di chi fa informazione è quello di dare le notizie da qualunque parte queste arrivino per il diritto-dovere costituzionale di informare i cittadini. Vogliamo puntualizzare comunque che la responsabilità non è di chi le pubblica ma, semmai, di chi le fa pervenire al giornalista.
La Fnsi rinnova a questo punto la richiesta, già più volte avanzata, di un incontro urgente con il Vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e con i vertici dell'Associazione nazionale magistrati.  
FNSI

***
Gruppo "Senza Bavaglio
APCOM / Cari giudici: No al bavaglio (di Senza Bavaglio) Giovedì 17 Gennaio 2008 15:29 - Da: "Senza Bavaglio"  
http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/05c73c3d39f27bbd?hl=it
Dopo l'assurda perquisizione, ai colleghi di ApCom va la più completa solidarietà di Senza Bavaglio. Ai magistrati ricordiamo il nostro slogan che in questi casi diventa una bandiera: "Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda" (Horacio Verbitsky). Vi promettiamo che con queste parole martelleremo politica e magistratura.
Senza Bavaglio
***

APCOM / Cronisti vittime dei potenti (da UNCI)
http://groups.google.it/group/senzabavaglio/browse_thread/thread/2d5a3348078e44a5?hl=it
CRONISTI VITTIME DELLO SCONTRO POLITICO TRA I POTENTI Data: Giovedì 17 Gennaio 2008 15:36 - Da: "Senza Bavaglio"  
Come sempre, quando i potenti si scontrano tra loro si sfogano contro i cronisti. Lo schema consueto si sta ripetendo in queste ore con i provvedimenti giudiziari contro Giovanni Tortorolo, caporedattore del servizio politico della agenzia ApCom. Il ruolo professionale esclude che Tortorolo frequenti il Tribunale di S. Maria Capua Vetere che ha disposto gli arresti domiciliari per Sandra Lonardo, moglie del ministro Clemente Mastella, e indaga lo stesso Mastella e molti esponenti dell'Udeur.
Il collega, quindi, non ha appreso la notizia da magistrati, cancellieri, esponenti delle forze di polizia, avvocati. Con grande probabilità l'ha appresa in ambienti politici dove la notizia girava e veniva adoperata per le consuete manovre di potere.
I provvedimenti della magistratura - che non ha avuto nulla da eccepire quando la signora Lonardo è stata definita dal marito "ostaggio" in un Aula del Parlamento - contro Tortorolo, sono gli stessi che magistrati di tutte le Procure adottano contro i cronisti che svolgono il lavoro al quale sono tenuti dalla legge professionale e dalla Costituzione: scoprire le notizie, verificarle, riferirle ai cittadini. Un compito e un dovere che i giornalisti italiani svolgono e continueranno a svolgere nonostante tutti i tentativi di farli tacere. Unione Nazionale Cronisti Italiani

***
CSM a orologeria pro Prodi?
Insomma servono giornalisti sferzanti e senza peli sulla lingua e soprattutto sullo stomaco senno' chi li legge più i giornali?

Andremo direttamente sui blog che Battista definisce border line... A volte meglio border line che kept in line (controllato) ;-) Zazzà
***
Peccato sì...
peccato che il Corriere che con le inchieste di Dario Di Vico sembrava squarciare quel velo di ipocrisia nel Belpaese adesso si muova con i piedi di piombo.
E' vero che il primo quotidiano di una nazione non può indulgere allo sfascismo ma un pizzico di coraggio in più ci vorrebbe, stiamo andando veramente verso la catastrofe. Correggimi se sbaglio e se la mia è una percezione troppo soggettiva. E' un paese triste con incertezze e sfiducia. Abbiamo la stessa impressione in molti.
***
Peccato che tanti, troppi giornalisti stanno diventando giornalai,
attenti a non dispiacere nessuno e vendere i giornali. Ma il loro, e quello degli editori quindi, è un metodo sbagliato, per vendere bisogna, se pur garbatamente e con rigore, superare internet cosa che è oramai un'impresa. Troppo tardi, ma comunque tentar non nuoce. Anche l'ultimo articolo di Stella, quello di domenica, era trattenutissimo e si vedeva lontano un miglio, era assai sciapito. Puveriello pure a isso......(),-)
***
*Cossiga, CSM a orologeria pro Prodi?*
Sei forte! Complimenti. I tuoi articoli sono subito su google e sui motori di ricerca, sei pubblicata anche qui http://www.nuovapoesia.it/ultime.htm
***
Ceglie rimane alla Procura di Santamaria Capua Vetere?
La stampa dice che il PM Ceglie rimarrà a Santa Maria Capua Vetere: le sue indagini sui rifiuti tossici in Campania (Chernobyl-Italia e tante altre) famose per il suo interessamento all'Ambiente ormai al collasso e le interrelazioni tra rifiuti tossici e cocaina è troppo importante per desistere!
Molti politici sono ormai interessati sia ai rifiuti tossici che alla cocaina. GRAZIE dottor Ceglie!
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli

***
De Magistris si dimette. la Boccassini, Agostino Cordova si son dimessi.
Dall'ANM si dimettono tutti. Qualcosa non va? Io ero iscritta alla CGIL della Regione Campania e quando feci un esposto in Procura per i torti subiti mi CANCELLAI.
Ho subito di tutto e, come si vede dalle recenti indagini di SANTA MARIA CAPUA VETERE, nessuno mi ha MAI protetto perchè viene premiato chi SERVE il POTERE, non chi protesta perchè dà fastidio al potere stesso. Fanno le associazioni Anti-MOBBING sulla carta MA IINUTILI. Gli Assessorati e i Ministri Anti Mobbing inutili!
De Magistris pregherò per lei. Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
***
Scandalo Mastella e post elezioni.
E, dulcis in fundo, un nuovo ministero importante sarà dato a Mastella non solo, ma qualche sottosegretario udierrino in più del Governo prodi e la moglie al posto di Bassolino. Questo che si profila è il capolavoro di Mastella e come Giorgino nostro non lo abbia capito strabilia. Quando il popolo lo saprà strabilierà.
Se anche D'Alema, per una volta è d'accordo con Uolter, a me non dispiace la combination ma farla digerire agli italiani sarà dura e saranno sempre più incazzati.
Non ci resta che combattere per de Magistris & Forleo. E scoprire chi ha ammazzato Adamo Bove. gd'o
***
Quando il popolo lo saprà strabilierà, scrivi.
Non credo che il popolo strabilierà, il livello è quello e non so se nei tribunali può cambiare qualcosa, sono molto sfiduciato. Per quello che mi riguarda l'unica soluzione è il "fuitevenne". Questa è una lettera che avevo mandato al Corriere qualche giorno fa
Caro Romano,
un ennesimo "scandalo" si è abbattuto sulla vita pubblica italiana con la vicenda di Mastella. Premetto che ritengo la parola "scandalo" impropria, perchè essa presuppone un fatto che devia dalla moralità corrente scuotendo il candore e la buona fede dell'opinione pubblica. Mi sembra, invece, che la disaffezione e il disincanto dei più siano oltremodo evidenti: penso ai milioni di persone che hanno letto "La Casta", a quelli che frequentano i vari blog di denuncia, a quelli che scrivono alla sua rubrica ecc... Ne risulta che ai nostri giorni il motto latino "omnia munda mundis", tutto è puro agli occhi dei puri, non va più di moda. L'opinione pubblica è smaliziata, non si meraviglia più di niente e tuttavia ama la gogna e i capri espiatori vedendoli come una vera e propria catarsi per l'immoralità imperante, anche se poi resta semplicemente spettatrice e non attrice di queste lotte intestine tra istituzioni e vari centri di potere. Stavolta è toccata all'untore Mastella, un evento da prima serata TV!
Finita questa gogna mediatica, nei tribunali sarà difficile tramutare in sentenze di condanna i comportamenti contestati ai politici indagati: in primis, perchè la nostra pletorica e farraginosa legislazione consente comportamenti sociali che sono "legalmente plausibili" anche se "moralmente inaccettabili"; secondariamente, ammesso che nelle aule di giustizia si giudichi anche di moralità, perchè questi comportamenti non rappresentano l'eccezione ai nostri "tempora et mores" (tempi e costumi). Rispetto a quale morale questi comportamenti sarebbero inaccettabili se questi sono i "mores" dei nostri tempi?
E' facile persino intuire la piega che prenderà l'iter giudiziario. Forse si dirà che le "designazioni" sono una parte senza autonomia funzionale nel procedimento amministrativo di nomina di un dirigente dell'ASL e che esse necessitano di ulteriori atti amministrativi, emessi da altri soggetti, come complemento. In pratica si cercherà la deresponsabilizzazione nella divisione dei ruoli. O forse si parlerà di scelte insindacabili inerenti alla sfera politica, allo spoil system "ragu' style".
E' altresì probabile che gli altri soggetti del procedimento amministrativo avalleranno questa tesi e tutte le accuse crolleranno come un castello di carta mostrando il Paese in tutta la sua risibile nudità nascosto dietro la sua "foglia di fico" legale e istituzionale. P

***
Sedici anni dopo
Sedici anni dopo il 1992 un'Italia più povera, più sporca e più disordinata, affonda nuovamente nel marasma giudiziario. Dando ragione a Marx, che, al contrario dei marxisti, fu pensatore potente: la prima volta come tragedia e la seconda come farsa. Nel biennio giustizialista 1992-1994, dal quale non siamo mai usciti, una classe politica democratica e capace di non perdere mai la maggioranza assoluta dei consensi elettorali, fu travolta dalla propria incapacità di comprendere le conseguenze del nuovo ordine mondiale, succeduto alla fine della guerra fredda, dalla propria perdita di moralità, e da un'azione giudiziaria che ebbe nella procura di Milano la propria intelligenza e pianificazione, capace di diffondere l'eco nelle altre procure. Il crollo di quel sistema si accompagnò al crollo del diritto e ad un imponente travaso di ricchezza dalle casse pubbliche a poche tasche private, anche non italiane. Quando si riscriverà quella storia non si tratterà d'essere "revisionisti", ma di leggere, per la prima volta, la realtà senza mascherarla con il pregiudizio e la propaganda. Ora le cose vanno diversamente.
La magistratura riafferma il proprio potere, ma ha perso funzione unitaria e centro motore. Ciascuno va per i fatti propri, organizzando lo spionaggio di massa e l'istruzione di procedimenti ridicoli. Non saprei come altro definire le inchieste sulle attricette in una città avvelenata da rifiuti e malaffare, o quelle sulle presunte concussioni dove il concusso non si ritiene tale e la malapratica della lottizzazione è prevista dalla legge. Il mondo politico, del resto, ha perso i partiti e le idee (buone o cattive) ed è popolato da abusivi che si autoconservano senza disporre di consenso democratico. Da quattordici anni gli italiani votano non per, ma contro qualcuno. Ancora un poco e dimenticheranno il perché. L'opposizione rimprovera al governo le famiglie che s'indebitano ed affamano, salvo le due parti scambiarsi il posto ed anche il copione. Restano clientelismo e corruzione, senza che sia possibile fare appello alla giustizia, oramai ridotta ad inquisizione fine a se stessa. La seconda Repubblica, mai nata istituzionalmente, è riuscita a morire. Ora basta. Il confine fra decadimento e immiserimento, fra rifiuto e cattiveria, è sottile. Ed è pericoloso.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
***
GIORNALISTI SENZA BAVAGLIO. CASO MASTELLA. Determinazione contro gli scatti. Ma anche a difesa dell'etica
CHI DI MAGISTRATURA FERISCE DI MAGISTRATURA... PERISCE

di Cristiana Cimmino 23 Gennaio 2008 gazzettamezzogiorno.it Senza Bavaglio Bari Candidata sindaco all'INPGI
So che in questi giorni l'attenzione della nostra categoria è tutta puntata sulle elezioni dell'Inpgi e sul rinnovo del contratto. La difesa degli scatti di anzianità è cosa buona e giusta, per salvaguardare non solo la vita economica ma anche l'indipendenza della nostra categoria.
Ed è proprio su questo punto che mi vorrei soffermare. Come tutti noi cerco di leggere almeno cinque o sei giornali al giorno. E ho trovato disturbante l'insistente piaggeria con cui molti di noi hanno affrontato il caso Mastella. Avendo seguito la cronaca parlamentare del Paese per una ventina di anni, conosco bene Mastella e anche tutti gli altri leader di governo ed opposizione. E quello che è stato presentato, spesso, troppo spesso, come un martire, San Clemente da Ceppaloni, un martire davvero non è.
Nostro signore delle clientele non ha mai nemmeno fatto mistero sulla natura della sua attività politica. Non capisco i fiumi d'inchiostro spesi a difesa dell'ex ministro e gentile consorte, che fanno da contraltare agli articoletti scarni sul <martirio> di alcuni magistrati, Forleo e de Magistris in prima linea.
Ma come? Non era San Clemente, nemico acerrimo delle toghe e dei giornalisti non organici, a voler condannare la nostra categoria al silenzio, con la barbare legge sulle intercettazioni? Non era contro questa legge che i giornalisti hanno manifestato a Roma, nei giorni scorsi?
Sinceramente, credo che sarà difficile difendere le prerogative economiche di questa categoria se prima non ne difendiamo le prerogative etiche. So perfettamente, come lo sappiamo tutti, che la linea dei giornali la decide l'editore e non i giornalisti. Ma, per dio, questo non significa che ci dobbiamo autocensurare.
Perchè la nostra categoria è sempre così pronta a giustificare le magagne dei nostri politici, il Times l'ha definita la peggior classe politica d'Europa, e non si trova mai al fianco dei magistrati che si battono da anni contro la corruzione di questa dinasty politica che strangola il Paese?
Questo atteggiamento mi fa ricordare il povero Giovanni Falcone. Ora tutti lo glorificano, compresi gli stessi giornali che hanno ignorato gli appelli più volte lanciati dal magistrato, prima di essere ucciso. D'altronde questo è il Paese dove la tivù preferisce dedicare le fiction ai Padrini che ai magistrati. E di questo Paese, purtroppo, la nostra categoria è specchio. Al congresso di Castellaneta ebbi occasione di lamentarmi di queste stesse cose. Applaudita ma inascoltata. Non pretendo di essere ascoltata neanche ora. So che siamo molto presi da altri temi.
Sono convinta che si devono difendere con tutta la fermezza necessaria gli scatti di anzianità, ma d'altro canto mi domando: perché con la stessa determinazione non riusciamo ad essere la coscienza critica di questo paese? Perché ci dimentichiamo che il giornalista è, prima di tutto, colui che dà le notizie e dice cose che il potere non vorrebbe ascoltare? I politici ci hanno dimostrato, nella vicenda del rinnovo del contratto, in quale magra considerazione tengano la nostra categoria.
Perchè noi dobbiamo continuare a suonar sempre la gran cassa, anche quando le campane dovrebbero suonare a morto?
Cristiana Cimmino, Gazzetta del Mezzogiorno Direttivo Assostampa Puglia. Candidata Sindaco dell'INPGI 1 Senza Bavaglio

***
CRISI DI GOVERNO / Il nostro collega Mastella
di Pino Nicotri Giornalisti senza bavaglio - Ven 25 Gennaio 2008
Guarda guarda chi si rivede: Clemente Mastella. Proprio lui, il nostro ex collega giornalista della Rai della Campania, accorso ormai "long time ago" al Capranica di Roma per portarci la sua solidarietà e amicizia contro gli editori che la tirano per le lunghe riguardo il finora mancato rinnovo del nostro contratto nazionale di lavoro.
Mentre lo ascoltavo, il disagio che da qualche tempo provo a fare il giornalista aumentava: se quello era un collega, più o meno ex, mi dicevo, allora stiamo freschi...
La sua carriera come giornalista e i suoi esordi nella vita politica sono stati infatti ampiamenti descritti da lui stesso in varie interviste.
Sappiamo così che l'assunzione alla Rai di Mastella sarebbe stata agevolata da una raccomandazione dell'allora potentissimo democristiano Ciriaco De Mita, tanto che ne seguirono ben 3 giorni di sciopero della redazione locale.
In vista delle elezioni politiche del 1976, come ha raccontato lui stesso, nelle pause pranzo dei dipendenti della Rai, chiedeva "ai centralinisti di telefonare nei comuni del mio collegio elettorale. Mi facevo introdurre come direttore della Rai e segnalavo questo nostro bravo giovane da votare: Clemente Mastella. Funzionò".
Ecco perché la solidarietà di Mastella mi faceva senso. E non capivo come mai Paolo Serventi Longhi e Franco Siddi, all'epoca rispettivamente segretario generale e presidente della Fnsi, si sbracciassero così tanto per un presenza che avrebbe dovuto fare storcere il naso anche se si trattava del ministro della Giustizia del governo Prodi. Anzi, proprio per questo il naso avrebbe dovuto storcersi di più: uno così, che si vanta dell'uso a fini personali del personale della Rai, pagato con i soldi del canone, cioè pagato da tutti noi, per fare il salto in politica, non può fare il ministro della Giustizia.
Serventi e Siddi devono essersi pentiti dell'accoglienza calorosa non solo perché alle chiacchiere mastelliane non è poi seguito un bel nulla da parte del governo, contrariamente ai soliti riti che hanno ridotto il giornalismo a fare da sponda al sistema dei partiti, che come è sempre più evidente non è un bel sistema. Ma si devono essersi pentiti anche e soprattutto per il tentativo di Mastella di mettere il bavaglio alla stampa col disegno di legge contro la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. Davvero un gran bel collega, un fior di giornalista...
Alla luce delle intercettazioni telefoniche dei discorsi maneggioni suoi e della moglie, oggi siamo in grado di capire meglio il perché di quella fregola di Mastella, il perché di quel suo voler mettere la mordacchia alla libertà di stampa e alla completezza dell'informazione.
Colleghi: possibile che a nessuno venga in mente che il ministero della Giustizia venne a suo tempo dato a uno come Claudio Martelli, bene al corrente che era del suo partito, e alimentato con i soldi delle tangenti, il conto in banca in Svizzera su cui da tempo tentavano di vederci chiaro i magistrati di Mani Pulite?
Possibile che nessuno si ricordi che Silvio Berlusconi ha tentato di mettere il ministero della Giustizia al suo avvocato di fiducia aziendale, quel Cesare Previti compra sentenze e alla fine condannato nonostante le abbia tentate tutte, e anche di più, per sottrarsi alla giustizia?
Se si perde la memoria, se non si spiega ai lettori che l'Italia è da tempo un Paese nel quale si usa mettere le mani sul ministero della Giustizia per farla franca, per poter continuare a "fare affari" e a "fare carriera", anche politica, nei modi che ormai vanno per la maggiore anche ad alto livello, allora siamo su una brutta china.
Molto brutta. Come del resto dimostra il potere di gente come Mastella di colare a picco un governo e magari un intero parlamento della nostra sempre più agitata Italia.
Pino Nicotri Senza Bavaglio - Candidato per il rinnovo del Consiglio generale dell'Inpgi.
***

Lettera aperta al capo dello Stato
di Francesco Cossiga Senatore della Repubblica - Corriere della Sera 21 gennaio 2008
Signor Presidente, mi permetto scriverLe questa lettera aperta con il rispetto dovuto al Capo dello Stato e con l'amicizia di lunga data che ci lega, da ex Capo dello Stato e da amico, dopo aver letto la richiesta di porre all'ordine del giorno del plenum del Consiglio superiore della Magistratura, che sarà da Lei presieduto, da parte di 19 membri del Consiglio stesso, una condanna delle dichiarazioni rese alla Camera dei Deputati dal senatore Clemente Mastella, ancora ministro della giustizia in carica quando, a motivo dell'arresto della sua consorte e di suo suocero e praticamente di gran parte della dirigenza del suo partito, annunciava le sue dimissioni: dichiarazioni salutate da una ovazione non solo da parte dell'opposizione ma anche da parte della maggioranza.
È la ripetizione di una storia già accaduta quando io, per disgrazia mia e dell'Italia! sedevo al Quirinale. La maggioranza del Csm, con la complicità dell'allora suo vice presidente, voleva porre all'ordine del giorno una sorta di mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri che criticava la inaccuratezza delle indagini condotte dai pubblici ministeri per l'uccisione del giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi. Io inviai un messaggio al Consiglio, inibendo l'iscrizione all'ordine del giorno di una siffatta mozione, ma il vile vice presidente del Csm di allora mi disse che egli non si sarebbe potuto opporre alla decisione di iscrivere l'argomento all'ordine del giorno "in via d'urgenza".
Feci sapere al vice presidente, con il mandato di darne comunicazione ai membri del Consiglio, che se ciò fosse avvenuto, io mi sarei immantinenti recato al Palazzo dei Marescialli, avrei cancellato d'autorità l'argomento dall'ordine del giorno del Consiglio, e in caso di reazioni scomposte avrei tolto la seduta e se la maggioranza dei membri del Consiglio avesse occupato l'aula Vittorio Bachelet, l'avrei con i poteri di polizia propri del presidente del collegio fatta sgomberare dalla forza pubblica, espellendo i membri riottosi e se necessario facendo sgomberare con la forza il Palazzo dei Marescialli.
A tal fine, disposi che i carabinieri del nucleo del Consiglio Superiore che normalmente prestavano servizio in borghese indossassero il giorno seguente la divisa d'ordinanza e che il Battaglione Mobile dell'Arma dei Carabinieri, in assetto anti-sommossa, si schierasse autocarrato davanti al Palazzo dei Marescialli, pronti ad intervenire per sgomberare se necessario l'Aula ed anche il palazzo. Le unità precettate dell'Arma dei Carabinieri presero regolarmente posizione di fronte al Palazzo dei Marescialli dalle sei del mattino. L'argomento non fu iscritto all'ordine del giorno.
Vedo che la storia si ripete, ma aggravata. Ora si vuole censurare il discorso di un membro del Parlamento Nazionale, ministro della giustizia, pronunziato alla Camera dei Deputati. Ho letto anche la condanna del direttivo della più potente lobby politico-sindacale d'Italia, l'Associazione Nazionale Magistrati, da me definita a metà strada tra l'associazione sovversiva e l'associazione di stampo mafioso: condanna che molto mi onora come ex capo dello Stato, cittadino, come democratico e come sostenitore di uno stato di diritto e del primato della "rule of law".
Per rompere l'accerchiamento da cui si sente minacciata, dal centrosinistra e dal centrodestra, la lobby più potente d'Italia, ha ordinato ai membri del Consiglio da essa dipendenti, di condannare pesantemente il pm De Magistris; e poi sarà la volta del gip di Milano Forleo. Ed indi il "pacchetto di mischia" capitanato dal pm Paolo Mancuso, ha incriminato per cercare di ingraziarsi il centrosinistra il leader di Forza Italia on. Silvio Berlusconi.
Il Paolo Mancuso è il fratello del più tristemente noto magistrato Libero Mancuso, già pm a Bologna, e le cui oscure iniziative contro il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, subito contrastate con onestà e rigore da Giovanni Falcone, furono all'origine della caduta in disgrazia e dell'abbandono del probo magistrato, che io ricevetti piangente al Quirinale, subito dopo esser uscito da un mortificante interrogatorio da parte del Csm, poco prima che venisse assassinato. Io non Le chiedo, signor Presidente, di fare ciò che io feci.
Ormai il Csm si è appropriato di poteri che non gli sono mai stati attribuiti dalla Costituzione e dalla legge. E poi io ero appoggiato dalla stragrande maggioranza del Parlamento. Ricordo che, dopo che la maggioranza dei membri del Consiglio si erano dimessi per protesta per la mia iniziativa, il Giudice Costituzionale di designazione e militante del Pci Alberto Malagugini e il Presidente del Gruppo dei Senatori Comunisti, inviatimi dalla segreteria del Pci, mi invitarono a cercare di far rientrare le dimissioni della maggioranza del Consiglio, che non era ancora totalmente asservito all'Anm, ma che mi manifestarono altresì la solidarietà del Pci: e l'amico senatore Perna, singolare figura di comunista "liberal" napoletano, mi disse: "Francesco, per carità! resisti, altrimenti questi (intendeva dire: i magistrati) ci travolgono!".
Quello che rispettosamente Le chiedo, signor Presidente, è che Lei con la sua presenza non avalli così scandalosa e incostituzionale iniziativa.
Lasci, La prego, che se la sbrighi il vice presidente, che seguirà, come sempre ha fatto, per convinzione o per paura non lo so, le istruzioni dell'Associazione Nazionale Magistrati. Con rispetto, cordialità e amicizia
Francesco Cossiga senatore della Repubblica
*****************************************************