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D'Olcese ha
perfettamente ragione su Le Loro Eccellenze,
anche a me certe cose solo a leggerle mi viene da
vomitare!!!!!
S.C.
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09-02-2008 Senatore
Pasquale Viespoli PDL
"La posizione della Lega, rispetto
all'ingresso di Mastella nel centrodestra, esprime l'opinione della stragrande
maggioranza degli elettori. Da Nord a Sud.
Anziché interrogarsi, Mastella
continua a riproporre l'idea aritmetica delle coalizioni, a rilanciarsi come
forza di interdizione e a perseguire il potere di condizionamento e di ricatto
dell'unità marginale". E quanto dichiara, in una nota, il senatore Pasquale
Viespoli, componente dell'esecutivo nazionale di Alleanza Nazionale.
"Il Sud,
come afferma Mastella, non può essere rappresentato da Bossi, che, peraltro, non
credo ne abbia l'ambizione, ma neanche da Mastella che, invece, ne coltiva
l'ambizione. Mastella si ostina a non capire che il suo meridionalismo -
prosegue il senatore sannita - proietta l'immagine di un Sud legato
all'assistenzialismo, alla lottizzazione e al clientelismo, con il risultato di
alimentare l'antimeridionalismo anzichè proporre un sano e positivo
meridionalismo". "Mastella ha il diritto - dovere di partecipare a una fase che
lui stesso definisce nuova. Ma la novità, per essere tale, richiede -conclude
Viespoli - rottura e discontinuità da parte di tutti.
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Benvenuto nella Rubrica
di Giuliana D'Olcese
Se io mi
candidassi alla carica di Deputato o Senatore della Repubblica? Ve lo siete mai
chiesto? Come vi comportereste? Volete sapere cosa farei io?
Innanzitutto
prenderei questa carica sul serio, molto sul serio, tanto da considerarla una
missione e quindi, ne consegue che mi considererei al servizio dei
cittadini.
Vorrei percepire lo stesso stipendio di un operaio per
comprenderne le difficoltà. Mi imporrei un tetto massimo di 1500 euro mensili
nette e mi batterei affinché tutti i miei colleghi facessero altrettanto. In
caso di spese sostenute durante l'esercizio delle mie funzioni, presenterei la
lista per il rimborso, come si fa in ogni azienda.
Frequenterei in caso di
necessità le strutture ospedaliere utilizzate dai miei connazionali e non andrei
all'estero per curarmi, pur ammettendo tale possibilità per chi non è
parlamentare. Utilizzerei treni e aerei al prezzo più basso possibile, per non
pesare eccessivamente sul bilancio dello Stato.
In Parlamento siederei in "religioso silenzio" ad
ascoltare ciò che hanno da dire i colleghi, dibatterei, spiegherei le mie
ragioni, ma mai mi lascerei andare ad atteggiamenti da stadio (applausi quando
cade il governo se io sono all'opposizione, men che meno sputerei in faccia a
chi la pensa in modo diverso dal mio, non lo insulterei, ma anzi lo ringrazierei
per avermi dato l'opportunità di vedere un altro lato della questione che si sta
dibattendo). Eviterei di fare la "primadonna" in televisione e dedicherei il mio
tempo totalmente al bene del Paese. Lascerei i comunicati stampa agli appositi
uffici, ma eviterei di mettermi troppo in mostra. Quando si è in tv si racconta
ma non si fa. Farei la sintesi tra due frasi: "farsi prossimo, partendo dagli
ultimi" (Card. Carlo Maria Martini) e "da ciascuno secondo le proprie
possibilità ad ognuno secondo le proprie necessità" (Karl Marx). Dopo 2 mandati
abbandonerei la politica per dare ad altri la possibilità di servire il nostro
Paese. Mi batterei affinché in caso di elezioni anticipate nessun parlamentare
potesse ripresentarsi. Abolirei tutti i privilegi.
Credete sia impossibile?
Io no, basta volerlo... Fabrizio Dalla Villa
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Le email agli arresti domiciliari
Alessandra Lonardo Mastella ha dichiarato di aver ricevuto
centinaia di email. Ci chiediamo se leggerle durante gli arresti domiciliari sia
legale.
Alessandra Lonardo Mastella (dal blog alessandralonardo.it) ZEUS News
- www.zeusnews.it - 30-01-2008
Quando si è stati colpiti da una misura
cautelativa restrittiva della libertà personale, come gli arresti domiciliari,
non si possono ricevere persone diverse dagli avvocati e dai familiari, non si
possono ricevere telefonate e non si dovrebbero poter inviare e ricevere email.
Sembrerebbe che la legge non sia proprio uguale per tutti, o non applicata
troppo rigidamente. Infatti la signora Sandra Lonardo Mastella, moglie dell'ex
ministro della Giustizia e presidente del Consiglio Regionale della Campania, ha
dichiarato ai giornalisti in una conferenza stampa, fuori dalla sua villa a
Ceppaloni, dopo che gli arresti domiciliari erano stati revocati: "Ho ricevuto
centinaia di lettere e di email di solidarietà". Le email di cui parla la
signora Mastella sono state lette da lei stessa o da qualche familiare che le ha
ricevute per lei? Nel primo caso la signora Mastella avrebbe compiuto un reato,
che potrebbe portare a una sua incriminazione e alla conferma degli arresti
domiciliari revocati o addirittura al trasferimento in prigione. Nel caso di
cose lette e riferite da familiari non è così, anche se ci si può domandare se è
lecito che un familiare acceda alla casella di posta elettronica di un arrestato
e se non sia un qualche reato anche questo.
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Cara Giuliana, direi
tutto sacrosanto e tutto condivisibile.
Il "puttano" è merce
reietta per entrambi gli schieramenti e rappresenta comunque il "peggio" per la
politica.
Del resto, in quanto a responsabilità politica, il puttano ha
dimostrato che, a fronte di una sua disgrazia personale e familiare, deve cadere
il governo!!! Non male!!!
Da persone così, l'Italia non ha nulla da imparare,
per cui, "aria"!!!
CarloAlberto
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Cara Giuliana,
si tratta di vedere se è nato prima l'uovo o la gallina. E' il popolo
meridionale a produrre simili "puttani" a sua immagine e somiglianza o sono i
personaggi che cavalcano quel popolo? Il dubbio è legittimo, ma neanche tanto,
lo sarebbe se Mastella fosse l'unico rappresentante del profondo Sud ad essersi
comportato così. In realtà è solo l'unico che è stato messo in croce. Mah!
Un
salutone Franco
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In una certa misura
sì,
è il popolo meridionale a produrre simili "puttani" ma
non a sua immagine e somiglianza ma specularmente al suo essere straccione e
abituato alle sudditanze dai Borboni in poi. Hai visto poi il magnifico I
Vicerè? Spiega molte cose, proprio sui personaggi che cavalcano quel
popolo.
Mastella non è certamente l'unico rappresentante del profondo Sud ad
essersi comportato così ma primo non è solo l'unico che è stato messo in croce,
secondo ma a te ti pare che uno, e suoi elettori, a ogni elezione cambiano
totalmente schieramento?
Allora sono servi dei regimi in cambio di un tozzo di pane e non hanno
dignità ne' volontà per risollevarsi e risollevare le loro sorti, piangono,
fottono e si fanno fottere.
E' come se tu, e tutti i tuoi amici e conoscenti, o militanti se ne avessi
avuti, dall'essere leghisti duri puri e convinti foste diventati
alternativamente comunisti, poi leghisti, poi comunisti, poi leghisti,....o no?
Un grande abbraccio gd'o
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Cara Giuliana,
Sono i
meridionali come te che fanno vacillare tante mie certezze, ma forse è solo
perchè ti abbiamo inquinato :-)))
Con stima Franco
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Ciao Giuliana,
grazie per
l'e-mail, complimenti per la tua attività artistica ricca di spunto per
riflessioni di carattere politico-culturale.
Ti auguro un ancor più grande
successo. Un abbraccio da Iarro Bino
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Ceglie rimane alla Procura
di Santamaria Capua Vetere?
La stampa dice che
il PM Ceglie rimarrà a Santa Maria Capua Vetere: le sue indagini sui rifiuti
tossici in Campania (Chernobyl-Italia e tante altre) famose per il suo
interessamento all'Ambiente ormai al collasso e le interrelazioni tra rifiuti
tossici e cocaina è troppo importante per desistere!
Molti politici sono
ormai interessati sia ai rifiuti tossici che alla cocaina. GRAZIE dottor
Ceglie!
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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La Rete del Grillo
(((dal Blog di Beppe Grillo)))
Achille Lauro, un vecchio
politico napoletano, per ogni voto dava in cambio due scarpe. Una prima e una
dopo le elezioni. La politica italiana si è laurizzata.
Cuffaro è stato
eletto per i 300.000 posti di lavoro che ruotano intorno alla Regione Sicilia.
Mastella è amato in Ceppalonia per lo stesso motivo. Sono dei benefattori con i
soldi degli altri. I politici sono diventati datori di lavoro dei loro datori di
lavoro. Un voto, uno stipendio.
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Al Presidente della
Repubblica Napolitano NO COCAINOMANI AL GOVERNO
Al Presidente
della Repubblica Napolitano. A Stampa e TV via e mail. Oggetto: mai più
cocainomani nel Governo: soffrono di mania di persecuzione!
Gentile
Presidente,
La cocaina (come si legge nell'Enciclopedia Medica Uses) crea
dipendenza per una mania di persecuzione: chi la assume ritiene di esser
perseguitato dai Giudici (senza pensare ai REATI commessi), dai Giornalisti
(senza pensare che Giudici e Giornalisti debbano PUR lavorare), se vengono
arrestati (non hanno avuto l'INDULTO!) se sono di un Partito piccolo (senza
pensare che possono fondersi con altri come fanno le BANCHE che si fondono
allegramente a DANNO NOSTRO senza che i politici intervengano), se sono
all'opposizione (senza pensare ai danni che potrebbe fare o ha fatto un loro
Governo), se si chiede loro Giustizia o lavoro (siamo scoccianti e PIANTAGRANE
perché li perseguitiamo con le richieste), se si chiede di non sottostare a
Mafia e Camorra (non potevano fare altro né potevano dimettersi), se vi sono i
Beppe Grillo (senza pensare che è un diritto-dovere di Beppe Grillo e dei suoi
grilli parlare e fare richieste).
Basta quindi comportamenti da cocainomani
nel prossimo Governo; grazie Presidente. Siamo sicuri che Lei non è mai stato
cocainomane per cui ci comprenderà.
Graziella Iaccarino Idelson Napoli 29
genn
2007
CITTADINI NAPOLETANI DISPERATI
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Sostegno a Mastella
= cacciare i
Giudici?
Il sostegno richiesto al Governo da Mastella &
Udeur significa CACCIARE I GIUDICI che indagano o rinviano a giudizio lui, sua
moglie e gli Assessori della Campania?
E' democrazia questa? Che sostegno si
può dare a chi è sotto inchiesta?
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson
Napoli
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Le dimissioni di
Mastella
repubblica.it Dichiarazione di Antonio Di Pietro
leader di Italia dei Valori
Esprimo la mia umana comprensione per la vicenda
che riguarda la moglie del ministro Mastella. E' altresì apprezzabile il senso
di responsabilità e la correttezza istituzionale che hanno portato il ministro
della Giustizia ad annunciare in Parlamento le sue dimissioni, gesto che, siamo
certi, contribuirà a rasserenare il clima ed a sgomberare il campo da basse
strumentalizzazioni.
Ciò non di meno, come Italia dei Valori, non possiamo
non prendere le distanze dalla parole pronunciate dal Guardasigilli, nei
passaggi in cui parla di giustizia ad orologeria, di giudici che cercano di
abbattere i loro nemici politici, o di magistrati che fanno ostaggi. Queste
parole non le abbiamo tollerate quando erano altri ad invocare queste
argomentazioni, non possiamo ora, per la nostra coerenza, accettarle da chi è
ministro della Giustizia in carica, anche perché, quando si pensano queste cose
della Magistratura italiana, diventa veramente difficile svolgere con equilibrio
un ruolo delicato come quello del Guardasigilli.
Ribadisco, infine, anche in
questa occasione, il concetto per cui quando si ha a che fare con la giustizia
ci si difende nelle aule dei tribunale e non al di fuori di
esse.
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*Mastellopoligate: Why not?*
questa la giro sul meetup alessandrino. Ciao
carissima!
http://beppegrillo.meetup.com/437/boards/view/viewthread?thread=4068251&pager.offset=10&lastpage=yes#14374021Francodellalba Alessandria, IT 983rd Post da Giuliana, una
donna tosta e capace che stimo e che ho avuto il piacere di conoscere
personalmente. Ce ne fossero....
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Ammazzala! che complimenti!!!!!!!!! Grazie per la girata,
gd'o
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Perfetto!
Mastellopoli è on line. ;-) P
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*Mastellopoligate: Why not?*
Ha! Ha! Ha! Giuliana, forse in quanto molti
di loro si vedono nel nostro eroe specchiati.
Abbracci Francesco
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Sì, specchio delle mie brame.
Brame di tutti... brame bipartisan!
(,-)
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Tutti colpevoli, nessun
colpevole Cronache 18 Gennaio 2008 Dichiarazione di Rino
Formica
Il discorso tenuto ieri dall'ex ministro della
Giustizia Clemente Mastella alla Camera ha di fatto segnato la fine della
seconda Repubblica. La contrapposizione tra la politica e la magistratura, gli
applausi quasi incondizionati alla criminalizzazione dei giudici da parte dei
deputati sono la replica, quindici anni dopo, del 1992, il discorso di Bettino
Craxi a Montecitorio dei "Tutti colpevoli, nessun colpevole" e la chiamata a
correo dei partiti di Mastella sono, nella sostanza, identici.
7% e 93%,
queste sono le percentuali del recente sondaggio di Renato Mannheimer sulla
fiducia degli italiani nei politici. Il 7% ha molta fiducia in loro, il 93% non
ha alcuna fiducia. I politici non possono rinchiudersi a riccio di fronte a
questi dati.
Oggi, in neppure ventiquattro ore, Cuffaro è stato
condannato a 5 anni senza l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra e interdetto
dai pubblici uffici, Silvio Berlusconi capo dell'opposizione è stato rinviato a
giudizio per corruzione a seguito della telefonata con Agostino Saccà,
presidente di RAI Fiction, e il presidente della Regione Molise, Michele Iorio,
di Forza Italia, è indagato dalla Procura della Repubblica di Campobasso per
concussione e abuso d'ufficio. Cuffaro ha dichiarato: "Resto Presidente della
Sicilia. Da domani al lavoro", Forza Italia ha definito le accuse mosse al suo
leader "risibili" e l'UDEUR ha dato ultimatum al Governo: "Mozione pro-Mastella
o è fine della maggioranza". Mi appello ai politici responsabili che hanno come
riferimento i cittadini e non le loro segreterie. Non è possibile andare allo
scontro con le leggi di questo Paese e con i suoi cittadini senza gravi
conseguenze. La magistratura va rispettata insieme agli elettori ai quali va
restituito al più presto, con una legge elettorale, il voto di preferenza e
subito dopo si vada alle elezioni.
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Mastellopoligate: Why
not? L'applauso bipartisan
Devo dire che il discorso di
Mastella mi ricorda il famoso discorso di Craxi al Parlamento che giustificava
il sistema. Siamo avviati a una Tangentopoli2?
Avrà esito migliore? Non c'è
che da sperare che questo nostro povero paese sia avviato a una vera resa dei
conti con le mafie politico-criminali, la palla alla piede dello sviluppo, dette
Klotz am bein, in tedesco, ceppo che uno si tira dietro incatenato alla
caviglia.
Sheikh Spir
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Giuliana!
Aspettavo con ansia il tuo commento
volevo vedere come
andava, cosa dicevi. Sposo al 100% ogni riga, punto e virgola che hai messo. Ti
dirò che non ho simpatie per Mastella, posso anche partecipare alle sofferenze
private di un cittadino che vede avvenimenti "pesanti" di questo tipo accadere
nei suoi confronti ma qui c'è di mezzo il ministro (e della giustizia, per
giunta) che non può comportarsi così si dimetta, tenga pareri e opinioni per se'
come può pretendere (ed aver preteso) un rispetto della magistratura se poi, lui
per primo, si scaglia in questo modo contro la sua "creatura"??? Tutti i sagaci
applauditori (che hanno peraltro dei secondi fini evidenti, nell'applaudire,
visto che se Mastella fa il salto della quaglia... salta anche il governo!!!)
non mi meravigliano seguendo le varie dirette parlamentari di radio radicale
abbiamo un quadro esatto della levatura morale della media di deputati e
senatori. Nemmeno capaci di rispettare le regole del parlamento, figurati come
possono essere seri nel loro mandato!
L'ennesima occasione per fare brutta
figura all'estero, l'ennesima occasione per far vedere come i nostri problemi di
"spazzatura" sono in realtà presenti nel nostro DNA. Non siamo una nazione
depressa, siamo una nazione deprimente. Grazie, Giuliana, per aver riassunto il
pensiero di tanti e per aver detto cose forti e giuste.
CharlyAlbert
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Mastella's
gate?
Mi sembra tu voglia regalare a Mastella una statura
fuori misura paragonandolo addirittura a Nixon!
Laura
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Mastellopoligate: Why
not?
Quello che ho provato io quando ho sentito tutte quelle
offese alla magistratura e le battute di mani da parte di tutti o quasi è stato
che abbiamo toccato veramente il fondo o che forse il peggio ancora deve venire.
Credo che questa gente, di destra o di sinistra indifferentemente, non ha capito
che è pericoloso tirare troppo la corda perchè la gente esasperata può essere
capace di tutto. Mi auguro di non dover tornare a un 68. Ma Whi not? La violenza
non è mai auspicabile.
Ciao Claudia
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Mastellopoligate sì, è
veramente uno spettacolo penoso.
Personalmente non sono
d'accordo sul fatto che con un avviso di garanzia o in una fase preliminare di
indagini la stampa deve criminalizzare l'inquisito, ma è altrettanto vero che i
signori parlamentari come fanno ad essere assolutamente certi dell'innocenza
della moglie di Mastella & Co.?
questo francamente mi preoccupa, ma
tant'è.
Ciao Giuliana, Vittorio
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I
carnefici delle verità scomode
VI PRESENTIAMO I CARNEFECI
DELLE VERITA' SCOMODE: Lettera Aperta a S.E. il Sen. Nicola Mancino - Le sviste
del democristiano S.E. il Procuratore Generale della Corte di Cassazione Mario
Delli Priscoli, Il corrotto, indegno Gen. Rolando Mosca Moschini "benvoluto"
dalle massime autorità del malaffare di stato protettore di corruttori e
corrotti. POVERA ITALIA!!!
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Che
personaggi!
In giro si vede troppa gente mediocre ma di
successo. La colpa del loro successo, purtroppo, è di quelle persone inclini a
riconoscergli meriti e qualità che non hanno, per pura adulazione e servilismo
nei confronti del potere, o forse nella speranza di riceverne qualche beneficio.
Pochi, forse per pigrizia, si prendono la briga di vedere chi veramente merita e
chi invece è solo baciato dalla fortuna o ha avuto una carriera costruita a
tavolino, da un editore o da uno sponsor per esempio.
Io ne ho scoperti
alcuni meritevoli, peraltro già molto conosciuti nella rete, e mi fa piacere
farli conoscere anche ad altri. Sono certo che Mr Google, l'unico sincero
democratico (almeno per ora) sulla faccia della terra -uno dei pochi che ancora
credono nell'eguaglianza delle condizioni- provvederà a rimbalzare questa
presentazione e, se interrogato, vi rimanderà ai loro scritti o siti: Ettore
Frangipane -(www.frangipane.it) noto
giornalista professionista in pensione.
Pier Luigi Baglioni - a leggere il
suo profilo e i suoi scritti sembra veramente un personaggio.
Gianni Pardo -
anche lui un prolifico (a volte anche troppo) scrittore.
Se poi avete un
pomeriggio libero andate pure a cercare come funziona la serpentina di Schietti,
e se lo capite fatemi il favore di mandarmi un e mail con la spiegazione. Una
volta il Corriere della Sera ha creduto in lui veicolando la raccolta dei fondi
per lo tsunami attraverso il suo sito, perchè non dovreste crederci
voi?
Viva, comunque, le persone normali!
Bamboccione ----
Mastella paga i
propri errori
Il ministro Mastella non aveva altra scelta che
le dimissioni. Non esiste la possibilità che si resti a capo del dicastero della
giustizia nel mentre la moglie finisce agli arresti, per giunta a causa di
un'inchiesta sull'attività politica. A Mastella va tutta la solidarietà umana,
ma non quella politica. No, perché quel che succede è anche frutto dei suoi
silenzi e dei suoi errori. Egli, come il governo di cui fa parte, ha in ogni
modo tentato di lisciare la corporazione dei magistrati per il verso del
pelo.
Oramai siamo giunti all'assurdo che le voci più critiche verso la
corporazione si levano dal suo interno. E va ripetuto, senza dimenticare le
gravi colpe della coalizione avversa, che ha invece condotto una legislatura
all'insegna dello scontro e della polemica, senza, però, essere capace di
portare a casa apprezzabili risultati legislativi, che valgano per tutti.
Mastella ha creduto che, in fondo, si possa tirare a campare, magari facendo
evaporare la pressione, di tanto in tanto, con provvedimenti di clemenza. Non è
così. Il presidente della giunta campana, sua moglie, ha saputo degli arresti
domiciliari dalla televisione. Non è la prima, non sarà l'ultima, è comunque la
dimostrazione che la giustizia non esiste. Ed è anche la dimostrazione che quei
provvedimenti di violenta limitazione della libertà personale, nei confronti di
cittadini che abbiamo il dovere di considerare innocenti, sono inutili, quando
non illegittimi. Ci sono solo tre ragioni per cui un cittadino può essere
privato della propria libertà in assenza di una condanna, mentre, invece, questi
arresti si susseguono in una litania di formule burocratiche sempre uguali, e
sempre prive di senso del diritto.
Ogni volta che abbiamo indicato il
problema, ogni volta che abbiamo documentato che il diritto dei cittadini è
calpestato, la corporazione togata ha sostenuto che volessimo legargli le mani e
tappargli la bocca, mentre il mondo politico la bocca se l'è tappata da solo,
per timore, per insipienza, per coscienza sporca.
Mastella compreso.
Il
caso della signora Mastella non è isolato, anzi, è in compagnia di migliaia di
altri casi simili. Il ministro si dimette, perché lo colpisce nella famiglia.
Avrebbe dovuto considerare prima che il compito assegnatogli non consentiva le
solite relazioni, scritte dagli uffici, avrebbe dovuto, fin dall'inizio, essere
il ministro dei cittadini che chiedono giustizia. Ha perso l'occasione, noi non
perderemo quella di considerare il caso che direttamente lo riguarda come tutti
gli altri. Non la perdiamo mai, questa occasione, nei confronti di nessuno, e
nei confronti di tutti difendiamo i diritti ed il diritto. Peccato Mastella sia
costretto ad accorgersene una volta persa la funzione. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it----
A Lucca Forza Italia celebra il suo
Congresso provinciale. Ma ha senso tutto questo?
Mentre il
popolo del centro-destra prepara il nuovo partito come superamento dei vecchi
ectoplasmi, qui si cerca di rivitalizzare una cosa che se non c'è più, non ci
sarà più a brevissima scadenza. Ma come al solito oggi la politica è lontana dai
pensieri della gente. Pensiamo alla 194, che la popolazione ha ben assorbito da
anni: ebbene ci sono dei politici fuori dal mondo che fanno di questa legge il
problema di base. Pensiamo alla legge elettorale ove ci si spreca in balletti e
giravolte. Alla gente della legge elettorale non può interessar di meno, ormai
anche i paracarri sanno che con qualsiasi legge si vada a votare, Berlusconi
vincerà comunque!
Le chiese sono vuote e le vocazioni sono sparite in Italia,
nonostante questo la maggior parte dei politici seguita a non capire che il
nostro paese è profondamente laico, che la religione è un fatto privato, che la
laicità o il laicismo è vincente. E che delle ingerenze della chiesa non se ne
può più. Ha già fatto danni con la legge 40 e con il rimettere in discussione la
194; per non parlare dell'antiproibizionismo nelle droghe (droga=satana) o delle
unioni civili. Finti laici si prestano a questa cordata.
Possibile che la
destra debba rimanere legata alle gerarchie della chiesa? Io sono di destra e
grazie a dio, sono ateo! E se le religioni e il petrolio sparissero, forse
sparirebbero anche tutte (o buona parte) delle guerre.
Tornando a noi, tra
poco di deciderà se i referendum elettorali saranno ammissibili. Io penso che la
decisione sia per il SI, pertanto i partiti-cespugli staccheranno la spina che
mantiene in vita il peggior governo del dopoguerra. Lo faranno cadere perchè si
torni immediatamente a votare, altrimenti i partiti-cespugli sparirebbero
subito.
Vittorio Baccelli
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Le Loro Eccellenze. Forse, ha
ragione Bossi, non li vuole nella CdL
Ricevo ed inoltro.
Commento ricevuto con il post
"A me viene da vomitare... che
vergogna!!!!!!!!!!!!!!!"
Storia di un giornale di partito e di una "bella
famiglia come le altre", raccontata dal Direttore del Corriere d'Italia, Mauro
Montanari:
L'ex Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e
sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è
sposato a sua volta con Alessia Camilleri.
Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa
in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più
informati sanno, si chiama Udeur.
L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli
italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico.
Si
chiama "Il Campanile nuovo", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale
tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi
sempre buttate.
Lo testimoniano al collega Marco Lillo
dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San
Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo
Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho
mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!".
A che serve allora -direte voi- un giornale come
quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa.
Ogni anno Il Campanile nuovo incassa un milione e
331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede
in una vita intera di lavoro?
insisterete ancora voi. Che farà? Anzitutto
l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di
grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione
vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto.
Un contratto da 40mila euro all'anno. Sapete con
chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti,
opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che
c'entra? Se è bravo... non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche.
Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio,
bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla
gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile nuovo ha speso, nel 2005, 98mila euro per
viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio
Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine. Tra l'altro, Elio Mastella è
appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di
Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente
Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco
Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull'aereo di Stato?
L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello
ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare
il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile nuovo? Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha
finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che
andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur.
Siamo nell'aprile del 2006. Da allora -assicura l'editore- non ci sono più stati
viaggi a carico del giornale. Forse anche perché
è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris,
sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le
inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile
nuovo.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a
cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei
controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate?
Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la
propria immagine.
Infatti Il Campanile nuovo ha speso 141mila euro
per rappresentanza e 22 mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai
conoscenti.
Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria
Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati
del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato
Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli
spostamenti.
La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di
proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una
volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al
distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio
dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la
piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile
nuovo, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della
compravendita della sede del giornale.
A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario,
l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente
Mastella.
Chi l'ha comprata, chiedete? Due giovani
immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
Mauro
Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS
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la Rete del Grillo 16 Gennaio
2008
Hanno arrestato l'UDEUR!
Ricevo e pubblico
una lettera di Marco Travaglio: "Caro Beppe,
siamo tutti costernati e
affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia
Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è
la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile
sorte che sta toccando a tante brave persone. Infatti, oltre alla signora
Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli
arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli
assessori regionali campani dell'Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea
Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell'Udeur, Fausto Pepe, e il
capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale
dell'Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell'Udeur. In pratica,
hanno arrestato l'Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l'unico
sottosegretario dell'Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma,
mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in
galera prima dell'estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera
era entrato nell'Udeur per meriti penali). Mastella, ancora a piede libero, è
indagato a Catanzaro nell'inchiesta "Why Not" avviata da Luigi de Magistris e
avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che
intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai
piedi de Magistris. S'è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto
appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che -
pare incredibile - ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua
signora, invece, non s'è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c'è perfino il
rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di
capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della
villa di Ceppaloni.
Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono
mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l'intero Parlamento - con l'eccezione,
mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani - s'è stretto intorno al suo uomo
più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation
mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive
anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una
cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli
arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero,
nerissimo, in diretta tv.
Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s'è
domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie
sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel
discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com'è che gli
arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti?
E perché gli
arrestandi non sono stati prelevati all'alba, per evitare il rischio che
qualcuno si desse alla fuga?
Anche stavolta, la fuga di notizie è servita
agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.Il
vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei
giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al
ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e
del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per de
Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l'occasione
per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre
mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è
stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena
interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l'ennesimo attacco ai
valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità
parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora
Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, "questo è l'amaro prezzo che,
insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in
politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed
estremismo". Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?
Marco Travaglio
*****
17 Gennaio 2008 La Rete del
Grillo
Applausi...
La Camera ha applaudito più
volte Mastella mentre attaccava la magistratura. Una solidarietà convinta di chi
può rischiare di fare la stessa fine. L'Italia dei Valori e il PDCI sono rimasti
in silenzio. Il ceppalonico si è dimesso insieme al suo partito.
Prodi è a
interim alla Giustizia. Dia il ministero a Antonio Di Pietro. E' forse l'unica
via per sopravvivere alla rabbia degli italiani.
Applausi
ah ah ah ah ah
ah, ah ah ah ah ah ah ah ah, ah ah ah ah ah ah ah, applausi della Casta (1)
intorno a me applausi tu sola Sandra (2) non ci sei ma dove sei chissà dove sei
tu, agli arresti forse tu perché cantare cantare ma perché se canto tutta la
Casta va in galera insieme a me ah ah ah ah ah ah ah, applausi oceano di mani
sporche intorno a me ma le tue mani Sandra non le vedrò mai più ho un nodo in
gola, arrestatemi con lei (3) perché cantare fare la spia ma perché se canto la
Cosca non mi applaude più. ah ah ah ah ah ah ah un magistrato non è non è un
robot senz'anima, Prodi (4) io per te son stato come un disco che fa l'indulto
(5) e poi si getta via applausi della Cosca intorno a me applausi tu sola Sandra
non ci sei chissà dove sei tu agli arresti forse tu, perché cantare cantare ma
perché cantare ma perché se de Magistris (6) più non c'è, ah ah ah ah cantare ma
perché cantare ma perché, perché cantare se la Casta ama me perché cantare se la
Casta applaude me
(1) Applausi di tutta la Camera il 16 gennaio 2008
all'attacco di Mastella alla magistratura con l'unica eccezione dell'Italia dei
Valori e del PDCI
(2) Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella e
presidente del Consiglio regionale della Campania, agli arresti
domiciliari
(3) Clemente Mastella è indagato per sette ipotesi di reato, tra
cui la tentata concussione al Governatore della Campania Antonio
Sassolino
(4) Prodi ha espresso a Mastella la sua solidarietà e ha respinto
le sue dimissioni
(5) L'indulto del 2006 proposto da Mastella che ha evitato
il carcere ai responsabili di reati finanziari e contro la Pubblica
amministrazione
(6) Luigi de Magistris ha indagato su Mastella e su Prodi
fino all'avocatura dell'inchiesta Why Not sulla distribuzione dei fondi
europei
*****
Alle urne, o si finisce
nell'urna
di Davide Giacalone Libero 17 Gennaio
2008
Da destra e sinistra s'applaude Mastella. E' la concordia
dell'impotenza. Prodi ne attende il ritorno, per rimetterlo assieme a quelli che
gli inquisiti li volevano civilmente morti. Invece Mastella ha fatto male il
ministro, le dimissioni sono il minimo. A questo punto, non esiste altro serio
sbocco che le elezioni anticipate.
La plaudente concordia, che ha
accompagnato l'uscita di un ministro incapace di fare in un anno e mezzo quel
che ha detto da sconfitto, può far credere che esista lo spazio, in questa
legislatura, per uno sforzo riformatore. Non è così. Nelle stesse ore la Corte
Costituzionale, dissipando molte diffidenze (comprese le mie), o intuendo i
pericoli di una diversa condotta, ha ammesso i tre quesiti referendari sul
sistema elettorale. In via teorica esiste lo spazio tecnico per non convocare i
referendum, riformando la legge.
In via pratica e politica sarebbe un
suicidio, perché lo scopo dei referendum è quello di creare un maggioritario
secco e chiaro, nel quale il partito (non la coalizione) che prende un voto più
degli altri conquista la maggioranza assoluta degli eletti e governa, da solo.
Anche una tale norma può essere aggirata e, in generale, non esiste alcun
sistema elettorale capace di rendere seria e coerente una politica che non lo
sia di suo. Ma, comunque, l'approdo sarebbe maggioritario.
Il trucco di cancellare l'appuntamento referendario
cancellando la legge, e approvandone una che non va nella stessa direzione, è
già funambolico di suo, diventa irrealizzabile per una classe politica la cui
credibilità precipita a vista d'occhio. Napolitano può incaponirsi, ma otterrà
solo l'avanzare della decomposizione.
I guasti di questa legislatura li
vedemmo fin dall'inizio, indovinandone l'esito. Prolungandola si finirà con il
distruggere quel che di promettente è emerso, compreso l'ancora fumoso disegno
del partito democratico. Meglio far tesoro dell'esperienza, impostare le cose in
modo che, nella prossima legislatura, l'applauso della consapevolezza serva ad
aprire e non a chiudere una nuova stagione, adoperandosi affinché, anche con
l'attuale sistema, non si sia condannati alla falsa stabilità del non governo.
Salviamo il salvabile, chiudiamo la seconda Repubblica del bipolarismo
taroccato, fermiamone l'agonia. Meglio le urne dell'urna.
Davide
Giacalone www.davidegiacalone.it******
La Caporetto della politica
di Gabriele Polo Il Manifesto 17 gennaio
2008,
Non c'è nulla di cui rallegrarsi nelle cronache politiche di
ieri. Nel giorno in cui la Consulta da il via libera a un referendum che
potrebbe dare il colpo finale alla centralità del Parlamento, nell'emiciclo
della Camera va in scena l'arringa furiosa e cieca di una classe politica che si
difende con argomenti da casta, tratta alla stessa stregua un'altra istituzione
del paese - la magistratura - e, in questo modo delegittima la rappresentanza
democratica più di quanto possa fare il più estremo vaffa di Beppe Grillo. E
questo avviene mentre sui giornali leggiamo una quasi unanime alzata di scudi
contro chi ha osato mettere in discussione l'opportunità di una visita vaticana
alla Sapienza, più che per difendere il diritto del papa a parlare, per bollare
come delinquente chiunque prenda la parola contro quell'evento. La lesa maestà
sembra nuovamente il delitto supremo da combattere.
L'effetto è devastante,
non tanto per i protagonisti diretti delle vicende in corso, quanto per le
istituzioni che rappresentano. Ed è questo che preoccupa di più. Perché una
classe dirigente che ha un simile riflesso corporativo, lancia un messaggio
castale, facendo coincidere la politica con il suo personale. Se un Parlamento
interpreta le accuse giudiziarie fatte a un ministro come la persecuzione
giudiziaria prodotta da una bassa lotta di potere, a uscirne distrutti in
credibilità sono due pilastri su tre del nostro ordinamento, quello legislativo
e quello giudiziario. E' la peggior "riforma" costituzionale che si possa
immaginare, un suicidio istituzionale che spalanca le porte a revisioni
autoritarie imprevedibili.
E' "curioso" che quella magistratura, cui molti
degli attuali protagonisti della politica poco più di un decennio fa assegnarono
un compito rivoluzionario, oggi sia dipinta come un soggetto eversivo. Caricata
di un ruolo politico innovatore allora, oggi viene attaccata nelle sue
prerogative istituzionali da un fronte sempre più ampio: Berlusconi non si sente
più solo. Ma è ancora più "curioso" che lo schieramento di centrosinistra che
aveva difeso l'indipendenza dei giudici di fronte agli sproloqui sulle "toghe
rosse", ieri non abbia fatto la sola cosa sensata che poteva fare: accettare le
dimissioni del ministro inquisito per permettergli di difendersi liberamente e
augurargli buona fortuna. Non avrebbe mancato di rispetto a Mastella - poteva
persino dirsi sicuro della sua innocenza - e avrebbe difeso la credibilità delle
istituzioni. Più forte è stato il riflesso corporativo, più peso ha avuto la
tenuta della maggioranza e del governo: ha vinto la contingenza. Ma in questo
modo anche il terzo pilastro del nostro ordinamento - il potere esecutivo - ha
dato un nuovo colpo alla propria credibilità. E popolarità. Che invece cresce
per soluzioni extraistituzionali. Quando, a salvare la patria, sarà invocato un
nuovo uomo della provvidenza, un altro unto dal signore o un autoritario
tecnocrate. Se non un papa.
*******
Il
Palazzo teme che si rialzi l'onda delle Procure
di Stefano Cappellini - Il Riformista 17 gennaio 2008
Il
ciclone giudiziario che ha travolto Clemente Mastella, e che minaccia di
travolgere altro ancora, è cominciato con ventiquattr'ore di anticipo rispetto
alla sua esplosione ufficiale, ovvero quando alle nove di ieri mattina le
agenzie hanno battuto la notizia degli arresti domiciliari a Sandra Lonardo,
moglie del ministro. Mastella sapeva dal giorno prima dei provvedimenti emessi
dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere non solo contro la consorte, ma anche
contro lui stesso e i vertici dell'Udeur campano. E la riunione dello Stato
maggiore del Campanile dell'altroieri, singolarmente convocata a casa Mastella,
non era - come immaginato - un summit per preparare le mosse in vista della
sentenza della Corte costituzionale sulla ammissibilità dei referendum. Né era
un colloquio di routine quello che Mastella ha avuto la sera stessa con Giorgio
Napolitano e che era stato spiegato in vista della relazione in Parlamento sullo
stato della Giustizia che il ministro avrebbe dovuto tenere ieri.
Nei palazzi
la bomba era già scoppiata e Mastella ha avuto una notte per buttare il discorso
già pronto, riflettere sul da farsi e preparare la dura orazione pronunciata a
Montecitorio contro "le frange estremiste" della magistratura. Ha avuto il tempo
anche di informare Romano Prodi dell'entità dell'azione giudiziaria, che
inizialmente pareva limitarsi alla signora Mastella, per concordare col
Professore le mosse successive. Già nella prima telefonata tra i due, precedente
al j'accuse del Guardasigilli alla Camera, il premier ha offerto al suo ministro
totale solidarietà: "Se vuoi restare al tuo posto, hai il mio appoggio", ha
garantito Prodi. Mastella ha incassato la sponda del Prof, ma ha deciso comunque
di andare all'attacco e di annunciare le dimissioni, per testare le reazioni
politiche. Che sono state - con l'eccezione di Antonio Di Pietro nella
maggioranza e di Gianfranco Fini e Francesco Storace nell'opposizione - di
solidarietà più o meno forte.
Nel frattempo anche i vertici del Pd si
esponevano, con una dichiarazione di Walter Veltroni ("Mastella vada avanti") e
il discorso in aula di Dario Franceschini (sebbene più tiepido di quello
ipermastelliano pronunciato da Sandro Bondi). A quel punto anche Prodi - assente
a Montecitorio perché impegnato in un faccia a faccia con Gianni De Gennaro - ha
invitato pubblicamente il ministro a restare. Ma lentamente la situazione è
sfuggita dal controllo di tutti, sia per l'imponderabilità della slavina
giudiziaria che rischia di estendersi e contagiare altre Procure sia perché
Mastella, dopo un nuovo incontro con Prodi, si è rifugiato a Ceppaloni senza
sciogliere la riserva sulle sue intenzioni. "Rifletterò", le sue uniche
parole.
Prodi si è chiuso a palazzo Chigi con i collaboratori più stretti per
studiare tutte le possibili soluzioni al dossier. Ma il Prof, rassicurato dalla
cogestione della crisi col diretto interessato, continua a considerare il
reintegro di Mastella non solo il miglior esito della faccenda, ma anche una
soluzione politicamente praticabile. "Non dimentichiamo che Mastella era già
nella condizione di Guardasigilli indagato", ha spiegato il premier ai suoi
interlocutori facendo riferimento all'inchiesta "Why not".
Di certo, il
presidente del Consiglio è pronto a prendere in considerazione tutte le vie
d'uscita pur di mettere alle spalle l'incidente, dallo scambio di pedine nella
squadra di governo, per ricollocare altrove Mastella, a una sostituzione di
area. Preferirebbe però evitare l'interim. A confortare Prodi c'è anche un altro
filo diretto, quello con Massimo D'Alema, che a sua volta ha sentito Mastella e
successivamente ha consigliato il Prof di tener duro sul rientro delle
dimissioni. Secondo il vicepremier, se le imputazioni a carico del Guardasigilli
sono quelle filtrate finora - e che riguardano in sostanza questioni di
lottizzazione di enti pubblici - non sussiste la gravità necessaria a motivare
un passo indietro del ministro.
Parallelamente, Veltroni si è chiuso nel loft
con Franceschini e i due capigruppo Soro e Finocchiaro, preoccupato anche da
quanto succedeva nel campo opposto.
Gli incontri che Silvio Berlusconi ha
accumulato in poche ore, tra cui quello con Pierferdinando Casini, hanno
allarmato non poco il leader del Pd: "Si prepara alle elezioni", si è detto
convinto Veltroni, che ha cercato di capire al telefono con palazzo Chigi quali
margini sussistono per scongiurare il default. Il sindaco di Roma teme che
Mastella, anche sull'onda del via libera della Consulta ai quesiti referendari,
possa decidere di giocarsi la partita "con le mani libere" e favorire
accelerazioni impreviste. Non che Veltroni abbia in animo di arrivare al 2011,
ma questa è l'ultima finestra per elezioni anticipate in primavera e la
precipitazione degli eventi verso questa soluzione coglierebbe il leader
democrat del tutto impreparato, con troppi nemici in casa (cosa farebbe a quel
punto Prodi?) e destinato alla sconfitta. In più, il Pd deve camminare sul filo:
ufficialmente, rilancia l'invito a Mastella a tornare al suo posto, però non può
sposarne le accuse alla magistratura, come Finocchiaro si è affrettata a
precisare uscendo in serata dal loft.
Ma il dubbio che assilla tutti e che
aleggiava ieri su un Transatlantico spaurito è un altro. Le coincidenze con il
1992 sono sempre più forti - dall'antipolitica dilagante all'invocazione delle
manette sui quotidiani, dal sistema istituzionale paralizzato e inefficiente ai
capipopolo che affilano le armi (stavolta sui blog).
Il timore generale è che
un filo possa legare l'Asi di Benevento, teatro della presunta concussione
operata da Mastella, al Pio Albergo Trivulzio di Mario Chiesa, primo focolaio di
Tangentopoli. Ma questo è un altro film. E nessuno a Palazzo può prevederne la
sceneggiatura.
*******
Gli applausi
affrettati della casta
di Riccardo Barenghi La
Stampa 17 gennaio 2008
La notizia che fa più impressione -
politicamente parlando - non è l'arresto di Sandra Mastella e di altre 23
persone. E neanche l'indagine a carico del ministro della Giustizia, di cui si è
saputo solo nel pomeriggio. È invece la reazione che tutto questo ha suscitato
nel mondo politico, a destra, al centro e a sinistra.
L'applauso bipartisan
che ha salutato il furioso e anche commosso discorso di Mastella contro la
magistratura, gli interventi che si sono succeduti in aula, la preghiera che
tutti - a cominciare da Prodi e a finire con Rifondazione, che ha corretto il
tiro solo dopo l'intervento di Bertinotti dal Venezuela - hanno rivolto al
ministro affinché restasse al suo posto, dimostrano una cosa sola: guai a chi
tocca la casta della politica. La quale si difende senza neanche aspettare
qualche ora per capire meglio che cosa stia succedendo, si ribella e spara a
zero contro i giudici senza aver letto le carte (dalle quali si spera che
arrivino ipotesi di reato più solide della concussione nei confronti di
Bassolino). Senza informarsi. A prescindere. Fa quadrato, si schiera a difesa
del suo esponente sotto accusa (peraltro ieri mattina era sotto accusa solo sua
moglie), arriva fino al punto di respingere dimissioni indispensabili, anzi
doverose, da parte del responsabile della Giustizia.
Eppure chiunque con un
minimo di buon senso sa che Mastella non poteva restare al suo posto mentre il
suo partito, la sua famiglia e lui direttamente venivano colpiti dalla giustizia
stessa, fosse stato ministro dei Beni culturali ancora ancora...
Ma questo
semplice buon senso politico non ha minimamente sfiorato i nostri uomini di
governo e di maggioranza: un coro di dichiarazioni, un pellegrinaggio di
solidarietà, una sequela di telefonate sono arrivate a Mastella. Non stiamo
parlando di solidarietà umana, ché quella non si nega a nessuno: bensì di quella
politica (e di governo). E se l'opposizione non sorprende, visto che al
centrodestra le toghe non sono mai piaciute (mentre dall'altra parte sì), e
visto pure che un'occasione del genere per acchiapparsi Mastella e chiudere così
l'era Prodi non si presenta tutti giorni, la domanda va rivolta al premier.
Perché ha respinto le dimissioni di un suo ministro che evidentemente non può
più svolgere serenamente le sue funzioni, se non diventando ostaggio dei
magistrati che lo indagano (e viceversa)?
E perché tutto il centrosinistra,
escluso Di Pietro, ha seguito il suo premier su una strada che rischia di
trasformarsi in un vicolo cieco?
La risposta non è solo quella più evidente,
appunto la casta che difende se stessa. Qui entra in gioco un altro fattore,
ossia la vita del governo. La paura, diciamo pure il terrore, che Mastella
approfittasse della contingenza per chiudere la sua avventura con il
centrosinistra, ha scatenato una reazione istintiva, primordiale: primum
sopravvivere. E allora non importa la morale, l'etica, l'immagine peraltro già
logora che si trasmette al Paese e alla propria opinione pubblica. Non importa
nemmeno il rispetto della regola elementare che il centrosinistra sbandiera
contro Berlusconi solo quando gli fa comodo: il conflitto di interessi. Che in
questo caso, al di là di quelle che siano le sue colpe (se ci sono), Mastella
incarna in un sol uomo. Importa solo restare dove si sta, ad ogni costo,
nonostante tutto e tutti. Sempre meno credibili, sempre più deboli e sempre più
esposti al rischio di crollare da un minuto all'altro.
Sarebbe facile dire
che se un comportamento del genere l'avesse tenuto il governo Berlusconi,
l'opposizione di allora avrebbe occupato il Parlamento, sarebbe scesa in piazza,
si sarebbe appellata al Presidente della Repubblica, avrebbe gridato al colpo di
Stato. Ma si sa che l'abito fa il monaco, in politica purtroppo non conta la
coerenza bensì il ruolo che in quel dato momento si ricopre e il potere che si
gestisce. Anche se questo modo di fare può provocare - e probabilmente
provocherà - una reazione di disgusto in gran parte degli elettori del
centrosinistra. Che oggi hanno tutto il diritto di chiedersi dove si trovi sul
serio l'antipolitica: nel Paese o nel Palazzo?
*****
Perseguitati per i valori? Questa ci
mancava
Il Riformista 18 gennaio
2008
In questa gravissima e anche un po' surreale vicenda
dell'inchiesta di Santa Maria Capua a Vetere su Mastella, sua moglie e il loro
partito, destinata probabilmente ad essere ridimensionata dal Riesame, c'è un
elemento di involontaria comicità introdotto prima da lady Sandra, poi dallo
stesso (per il momento ex) Guardasigilli.
E cioè che il presunto complotto ai loro danni
abbia anche parecchio da spartire con l'anticlericalismo e l'antipapismo
dilaganti: arresti e avvisi di garanzia sarebbero stati ordinati per punire il
cattolicesimo praticante di rito romano dei coniugi Mastella e dell'intera
Udeur. Come se il procuratore capo casertano fosse anche la guida occulta della
setta degli Illuminati, Per carità, capiamo benissimo che nel clima creato
dall'annullamento della visite del papa alla Sapienza tutto sommato l'etichetta
di martire e perseguitato può pure tornare utile. Ma nel caso di Mastella chi è
il persecutore della sua fede cristiana? Forse i magistrati di Santa Maria Capua
a Vetere nella loro inchiesta sono stati condizionati anche dal mancato sostegno
dell'Udeur ai Dico?
Noi pensiamo di no, ma potremmo sbagliare. In questo
caso, se Mastella riuscirà a dimostrare di essere un perseguitato per motivi di
fede, non solo ci scuseremo pubblicamente con lui, ma organizzeremo una veglia
laica e garantista in difesa del cattolicesimo praticante suo e
dell'Udeur.
Forse sarebbe il caso di fare uno sforzo per essere più seri.
Tutti. Noi laici per primi, si capisce. Ma non solo noi. Perché il rischio di
regredire a un anticlericalismo che pensavamo fosse consegnato alla storia c'è.
Ma c'è pure, per restare alla cronaca, la possibilità che per la prima volta
nella storia del papato di Roma, domenica prossima, si assista al primo Angelus
trasformato in una manifestazione politica. Noi speriamo con tutto il cuore che
non succeda. Perché, se succedesse, vorrebbe dire che ci siamo messi su una
china pericolosissima per tutti. Laici e cattolici.
******
La metà di una svolta
di Piero Ostellino Corriere della Sera 18 gennaio
2008
Fino a poco tempo fa, accusare la magistratura inquirente di
"eversione " era stata una cattiva abitudine degli inquisiti del centrodestra.
Poi, negli ultimi mesi, con le inchieste Forleo e de Magistris su rappresentanti
del centrosinistra, la cattiva abitudine aveva contagiato anche questi ultimi.
Ma si era trattato di casi che, pur dividendo il Parlamento fra chi accusava e
chi difendeva la magistratura sulla base della collocazione politica dei propri
inquisiti di turno, non avevano ancora assunto la natura di un generalizzato
conflitto fra potere politico (legislativo e esecutivo) e ordine giudiziario.
Con il caso Mastella ad accusare i magistrati è stato addirittura il
Guardasigilli, cioè uno dei ministri più importanti del governo (di
centrosinistra), inquisito anch'egli, con la moglie e alcuni dirigenti del suo
partito. E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole.
Ma, questa volta, il
Parlamento non si è diviso. Ad accogliere con una ovazione le parole di Mastella
è stata la grande maggioranza della Camera dei deputati, senza distinzioni fra
centrodestra e centrosinistra.
Si è trattato solo del riflesso condizionato
della Casta che, di fronte al crescente dinamismo della magistratura, ha difeso
uno dei propri rappresentanti per difendere se stessa? Ovvero si può parlare di
una reale svolta politica destinata a produrre un serio ripensamento dei
rapporti fra potere politico e ordine giudiziario?
A chiarirlo dovrebbe
essere il dibattito che si aprirà in Parlamento dopo il rapporto sullo stato
della Giustizia che Prodi farà fra qualche giorno come Guardasigilli ad interim.
Ma le premesse non inducono all'ottimismo e qualche interrogativo sembra lecito.
Nel rinnovargli la fiducia e invitandolo a ritirare le dimissioni, il presidente
del Consiglio ha inteso condividere i severi giudizi del suo ministro della
Giustizia sulla magistratura? Sarebbe interessante saperlo. Ma nel suo breve
intervento alla Camera, Prodi, auspicando che l'Udeur, il partito di Mastella,
non faccia ora mancare il suo sostegno al governo, era parso più preoccupato
della propria sopravvivenza a Palazzo Chigi che di dare una risposta
all'interrogativo. Prodi - ha detto al riguardo Casini subito dopo - ha rimosso,
ha derubricato il caso Mastella "a scopo privato".
Del resto, nell'aula di
Montecitorio, durante tutto il dibattito, sono aleggiati, a seconda del colore
politico degli interventi, più il timore ovvero l'auspicio della caduta di
governo che la responsabile consapevolezza della gravità della crisi e il
concreto impegno a risolverla. La sindrome che paralizza il sistema politico
rischia di affogare nelle chiacchiere anche questa inderogabile esigenza.
Eppure, il problema, a questo punto, non è più la durata del governo, ma la
stessa sopravvivenza della democrazia. Ciò che ci si aspetta è che il Parlamento
faccia finalmente una riforma del sistema giudiziario che ponga definitivamente
fine a una situazione ormai giunta a un punto di rottura dopo il fallimento
della riforma Mastella, approvata, anche, nell'illusione di compiacere la
corporazione dei magistrati.
È troppo chiederlo?
******
L'inizio della stagione degli interim
brutto segnale per Prodi
di Stefano Folli Il
Sole 24 Ore 18 gennaio 2008
Clemente Mastella si è guadagnato ieri
l'onore delle armi e il rispetto che si deve a chi non si limita ad annunciare
le dimissioni, ma le rende effettive. In un Paese in cui tali gesti sono quasi
sconosciuti, anche quando sarebbero doverosi, l'ex ministro della Giustizia ha
saputo compiere una dignitosa e seria uscita di scena. Non è da tutti. Si dirà
che le dimissioni erano ormai inevitabili dopo la giornata di mercoledì: gli
arresti, gli avvisi di garanzia, l'Udeur travolto in Campania,, cioè nella sua
terra. Ma nulla è così scontato nella politica italiana, soprattutto dopo il
singolare omaggio "bipartisan" che era stato tributato al ministro quasi
dall'intero Parlamento.
Più importanti, in termini politici, sono altri due
aspetti. Il primo: Mastella non ha ripetuto l'arringa contro la magistratura che
aveva pronunciato in aula. Ieri, pur fra le lacrime di una forte e comprensibile
commozione, ha usato altri toni e altri argomenti. "Italiani fidatevi dei
giudici seri e non di certi gip": una frase ben più equilibrata di quelle
pronunciate l'altro giorno come ministro della Giustizia in carica e tali da
prefigurare un conflitto fra politica e magistratura che nell'attuali condizioni
sarebbe suicida per il centro-sinistra. Secondo: l'Udeur non fa colpi di testa e
non lascia la maggioranza. Il che è logico: perché dovrebbe? Mastella deve
cercare piuttosto di gestire con freddezza una situazione dirompente. Non è il
momento di pensare a clamorosi passaggi di campo. Più avanti si vedrà, anche se
è facile immaginare una presenza più puntigliosa, qualcuno direbbe più
ricattatoria, dell'Udeur nel centro-sinistra. Una sorta di spina nel fianco,
l'ennesima, all'interno di una coalizione sempre più frastagliata, in cui tutto
è serio e niente lo è. Quanto a Prodi, il discorso con cui ha preso l'interim
della Giustizia era di basso profilo, quasi sussurrato. E anche questo è
comprensibile. Il presidente del Consiglio ha tutto l'interesse a minimizzare, a
stemperare la tensione. Uscito di scena Mastella, si tratta di procedere con
cautela.
Senza aizzare scontri istituzionali che questa maggioranza, nello
stato in cui è, non è in grado di reggere. L'"interim" al premier era quindi la
mossa obbligata. Naturalmente, quando Prodi si augura di vedere Mastella presto
reintegrato in via Arenula, si limita a pronunciare una frase di cortesia da non
prendere alla lettera.
Quello che davvero preme a Palazzo Chigi è di non
perdere l'appoggio parlamentare dell'Udeur, E di non irritare oltremodo la
magistratura, a meno di non accettare l'idea (che è dell'opposizione e del
Mastella di mercoledì) che esiste in Italia un'emergenza giustizia. Un'emergenza
che ieri il vicepresidente del Csm, Mancino, ha smentito: opinione che di sicuro
il premier in questa contingenza ha tutto l'interesse a condividere.
Certo,
il governo esce molto indebolito dalla vicenda Mastella. Quando il presidente
del Consiglio comincia a fare collezione di "interini", è sempre un brutto
segnale. L'impressione di una paralisi progressiva è sempre più evidente. La
Campania, con i suoi drammi e le sue ignominie, sta diventando una sorta di
metafora del governo nazionale. Forse perché il Consiglio regionale di quella
regione governata dal centro-sinistra (di cui costituisce, anzi, uno dei veri
centri di potere) rappresenta bene, nella sua impotenza, le contraddizioni e
l'asfissia dello Stato centrale. E quando si parla di contraddizioni, non si può
non notare che ieri l'opposizione ha perso alla Camera, in modo sorprendente,
una buona occasione. La mozione anti-Bassolino di Calderoli è stata sconfitta,
nonostante il sì dei diniani, a causa delle falle nel centro-destra, a
cominciare da Forza Italia. Niente di nuovo sotto il sole.
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L'Italia ridotta a un lavandino
intasato
di Giordano Bruno Guerri Il Giornale 18
gennaio 2008
L'immagine dell'Italia di oggi è quella di un lavandino
intasato. Acqua stagnante, con il suo carico di lordure, detriti e batteri.
L'immondizia che sommerge Napoli è solo l'esempio più efficace di questa
metafora, e il suo peregrinare da un punto all'altro del lavandino-Italia
rappresenta più il diffondersi di un cancro che un rimedio.
Lo dimostra la
resistenza dei cittadini di altre regioni a assumersi anche quel pattume, così
concreto, oltre a quello politico, economico e sociale che ammorba il Paese
intero. Non si tratta più della "semplice" stagnazione economica, che da sola
basterebbe a incupire le nostre giornate: l'Italia è ferma ben di più della sua
economia.
A bloccarla, prima di tutto, è quello che - non a torto - è stato
definito il peggior governo nella storia dell'Italia repubblicana. Un governo
che è riuscito davvero in un'impresa soltanto, difficile e complessa, cioè
scontentare tutti: poveri e ricchi, conservatori e innovatori, vecchi e giovani,
amministrazioni pubbliche e imprese private, lavoratori e disoccupati. Contratti
mai rinnovati, aumento dei prezzi, diminuzione del potere d'acquisto,
inflazione, finte liberalizzazioni e vero statalismo, degrado delle scuole, una
magistratura nella quale non si può più avere fiducia e che non ne ha più
neppure in se medesima, scandali che battono sulle nostre teste con il ritmo
implacabile di una pioggia tropicale, una maggioranza e un governo perennemente
in lotta contro se stessi. E, sotto, soffocati, gli italiani.
Ma sarebbe
ingiusto e fazioso attribuire ogni colpa a Prodi e compagnia. Anche il
centrodestra ha le sue responsabilità, soprattutto quella di avere governato a
colpi di risse interne quando aveva una maggioranza infrangibile, facendo anche
del buono ma mancando la rivoluzione liberale che aveva promesso.
Se
guardiamo il lavandino occluso come lo guarderanno gli storici del futuro, è
facile capire che il male ha origini più lontane degli ultimi due governi: non
ci siamo ancora ripresi da Tangentopoli.
Il rinnovamento che doveva nascerne
si è trasformato in un fallimento, in quel tappo che blocca tutto. Il
bipolarismo - che avrebbe dovuto garantire la governabilità e l'alternanza - è
diventato un gioco al massacro, nel quale ogni governo in carica si è impegnato,
anzitutto, a distruggere quello che aveva fatto il governo precedente,
accumulando macerie invece di costruire. Da quasi quindici anni viviamo in
un'atmosfera da post-guerra civile, con i vincitori che negano ogni dignità ai
vinti, con i vinti che giurano vendetta ai vincitori. Questo governo è il
peggiore della serie anche perché è l'ultimo della serie, dunque agonizza nelle
macerie dei precedenti e in quelle nuove che ha provocato. E non basterà una
nuova legge elettorale, quale che sia, a migliorare la situazione, se non
cambierà lo spirito della lotta politica, così carica di odio e quindi odiosa,
di disprezzo reciproco e quindi disprezzabile.
Beninteso, neppure noi - noi
popolo - siamo innocenti, con la nostra plurisecolare tendenza a dividerci in
bianchi e neri, guelfi e ghibellini, e con la nostra accidia da delusi. Però le
nostre colpe sono niente rispetto al danno che espiamo, alla punizione che
dobbiamo subire: il fetido lavandino otturato, appunto; con il ministro della
Giustizia inquisito che attacca la magistratura e viene applaudito da tutto il
Parlamento; con il ministro dell'Economia che offende e umilia un'intera
generazione economicamente impotente anche a causa sua; con un branco di
professori universitari che si batte per impedire al Papa di parlare alla
Sapienza, invece di scendere in piazza per come funzionano le nostre università,
anche a causa loro; con il trio Bassolino-Iervolino-Pecoraro che dovrebbe
scomparire in un bip, come l'acronimo dei loro nomi, e che invece si vantano di
rimanere al loro posto; con magistrati che indagano su tutto tranne che sulla
spazzatura in Campania, mentre più di un quinto del Paese è preda della
criminalità organizzata; con il nostro continuo retrocedere in ogni classifica
mondiale; con un'opposizione che si oppone prima di tutto a se stessa.
Se vi
regge lo stomaco, continuate voi. La sensazione finale è che - in questo clima
di emergenza - stiamo per assistere al crollo di un sistema.
O, per
continuare la metafora, a qualcosa che dia la stura al lavandino: nel caso
peggiore una drammatica crisi economica di tipo argentino, che ormai tutti
temiamo; nel caso migliore, un'altra serie di scandali, fallimenti, inettitudini
e idiozie che, messi tutti insieme, determineranno l'effetto Tangentopoli.
Purtroppo il rischio è che, con l'acqua sporca, vada a finire nello scarico
anche il bambino. Noi.
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Così fan
tutti
di Lucia Annunziata La Stampa del 18
gennaio 2008
Per il bene di Sandra e Clemente, ma ancora di più delle
istituzioni (sarebbe davvero uno scandalo di proporzioni enormi un processo nei
confronti di un ministro della Giustizia), siamo fra coloro che sperano che le
accuse di queste ore si sciolgano al sole di una verifica. Ma mentre il governo
e il premier attendono questo giudizio (che può venire solo dalla legge), sia
chiaro che la difesa di Mastella davanti ai cittadini non può essere basata
sull'idea che non ha fatto altro che "far politica".
È questa infatti più o
meno la voce dal sen fuggita dal Parlamento già ieri, e ripresa da molti
commenti. Il profilo del caso, così come esce da queste prime intercettazioni,
si dice, non sembra avere un gran peso "penale" in quanto manca "il passaggio di
denaro" o "la presenza di potenziali intermediazioni di affari", volgarmente
dette tangenti. In effetti, si ripete, Mastella e l'Udeur non facevano altro che
trattare incarichi pubblici, applicare in maniera magari un po' drastica, e con
frasi troppo colorite (confermo: è vero che in Campania quando si dice "quello
per noi è morto", significa che ha chiuso con te) gli accordi dentro la sua
coalizione.
E chi non fa questo? Mastella e l'Udeur insomma,
non facevano altro che "far politica".
Con grande efficacia, il concetto è
stato illustrato, con uno di quei colpi di genio mediatici che vengono solo a
chi non fa parte del circuito mediatico, dai sindaci presentatisi a sostenere
Mastella con le fasce tricolore orgogliosamente indossate.
Ma che questa sia
o no la politica, è esattamente il dilemma e il problema intorno a cui la classe
dirigente si sta giocando la sua stessa esistenza. È proprio vero infatti che
nella realtà Mastella non ha fatto nulla che non facciano proprio tutti. Tanto
per non andar lontano, le nomine di cui si discute con tale passione nelle
telefonate politiche dell'Udeur sono in buona parte quelle della Sanità, le
maledette nomine Asl, cui negli ultimi anni hanno legato il proprio nome i
peggiori scandali del Paese, a destra e a sinistra. È nel giro delle nomine Asl
e degli Ospedali che ha origine in Calabria prima un omicidio, quello di
Fortugno, e poi un'immensa faida dentro un pezzo della Margherita.
A Genova
il governatore della Regione, Burlando, Ds, è stato di recente quasi travolto
dalla denuncia di medici genovesi contro l'eccesso di ingerenza dei politici
nelle nomine dei medici. Scandali anche per il centro destra nella Sanità del
Lazio; enorme macchina di potere la Sanità della Lombardia. L'influenza sulla
spartizione del pubblico e dei suoi servizi è in Italia da tempo la radice e la
ragione di un enorme cambiamento del fare politico. I partiti sono imprigionati
in coalizioni obbligate, gli eletti sono scelti dai partiti, e il potere sulla
macchina pubblica è la misura dell'influenza politica nel suo complesso. Un
tutto che si tiene, e che ha permesso il lievitare, fuori da ogni credibilità di
funzionamento, sia dei costi che della dimensione della gestione pubblica. La
politica come macina-nomine, e suprema agenzia di collocamento.
Perché allora
giudicare Mastella così duramente, si dice? In fondo il suo agire è solo parte
di un trend, di un modo di essere, i suoi sono insomma non più che una serie di
peccati veniali. Questa è la convinzione che ha fatto scattare l'applauso
bipartisan del Parlamento; e questo è in gioco nella partita che la politica
pensa di avere aperta con la giustizia. Senza mascherarlo neanche troppo, la
politica sostiene infatti che una cosa sono le infrazioni vere e proprie
(interessi legati ai soldi, corruzioni private etc), altro è l'esercizio
dell'influenza politica e delle trattative politiche. Ma se questa distinzione
passa, passa un'intera visione della società. Si parla, ad esempio, tanto di
camorra in questi giorni. Ma cos'è la camorra se non l'idea che gruppi privati
possano piegare le regole del gioco grazie alla forza? Cos'è la camorra, la
malavita, la corruzione vera, se non la ricerca di una zona franca che permetta
ai legami familiari, di gruppo, di sangue, o di convinzione ideologica, di
contare più delle regole comuni della società? Con ciò non vogliamo dire che la
politica è diventata camorrista, o malavitosa. Ma se è vero che la criminalità è
innanzitutto una cultura, tanto per richiamarci all'eterno Sciascia, la politica
non può non vedere l'affermarsi di una cultura pubblica che si nutre di alibi,
scuse e scorciatoie come sostituto della legalità.
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Così fan tutti
di Francesco Merlo La Repubblica 18 gennaio 2008,
A noi,
scettici scanzonati che pensavamo di avere visto tutto, quel che più ci allarma
nella pochade mastellare è l'avere appreso dalle intercettazioni telefoniche che
i ginecologi in Campania sono laureati da Mastella e nelle sedi dei partiti.
Che per un amministratore di Asl l'essere parente di un consuocero politico
vale più di un expertise; e che la cuginanza con la signora Mastella è, nella
scienza oncologica, un titolo più qualificante di un corso pluriennale di
specializzazione. Insomma, finalmente sappiamo cosa chiedere al primario che ci
vista in ospedale: non se è animato dalla passione di Ippocrate, e neppure in
quale università si è laureato, ma da quale parentela è garantito, quale moglie
di partito certifica le sue competenze.
Per il resto, fateci caso, il giudice
e il suo imputato si somigliano: nella facondia, nell'uso forte
dell'indignazione, probabilmente nell'inadeguatezza, sicuramente negli accenti
di sincerità che sono, in entrambi i casi, convincenti e disarmanti. E
soprattutto si somigliano la vacuità di una giustizia montata sull'umore
antipolitico e la vacuità di una politica montata sull'amore familiare. Il
giudice è sincero quando veste di Diritto la secrezione biliosa dell'uomo
qualunque contro la politica.
Ma anche Mastella è sincero perché davvero non
capisce cosa c'è di male a vestire da statista la propria moglie.
Dice
Mastella, profondamente scandalizzato: "Non capisco perché non indagano anche
sulle mogli degli altri!". Davvero crede che sia normale scambiare e confondere
la propria famiglia con lo Stato: non più "l'Etat, c'est moi" ma "l'Etat, c'est
ma femme". Così stando le cose, è evidente che per un vero, grande statista è
meglio essere ammogliati. Non puoi gestire un territorio né governare una
Regione se sei single, se sei solo. Chi ci metti nel posto di maggiore
responsabilità?
Chi fai eleggere presidente del Consiglio regionale se non
hai neppure una moglie, una fedele Sandra?
La disperazione di Mastella
intenerisce anche noi, ma al tempo stesso ci lascia sbigottiti. Ci smonta
l'ingenuità infantile del "così fan tutti, perché perseguitate solo me?". Ma c'è
di più: non solo Mastella pensa di fare quel che tutti fanno, ma pensa anche che
sia giusto. Con tutta l'anima crede che la politica, la buona politica, sia
controllare la macchina, surrogare competenze anche di ginecologia e di
oncologia, impossessarsi della leva, non stabilire direzioni e marce ma
sistemarsi e sistemare nella cabina di comando tutti i propri familiari, il
proprio clan, la propria tribù: "E' possibile che noi dell'Udeur non abbiamo un
ginecologo?
Come possiamo permettere che si vada da un medico che è fratello
di uno di Forza Italia?".
Certo, è sincera la disperazione di Mastella, ma è
anche disperante perché Mastella, come dice spesso, si sente Mastellik, un apota
che nessuno si mette in tasca, che nessuno può imbrogliare, il più ganzo e il
più ganzamente specchiato, onestissimo italiano ruspante, familista fatto in
casa come le torte di Ceppaloni: "Mi dimetto perché tra la famiglia e il potere
scelgo la famiglia".
Ecco: Mastella è disperante perché neppure gli passa per
la mente di essere, lui, proprio in virtù di questo eccitato familismo di Stato
di cui va fiero - lo stesso che travolse il governatore e la governatora della
Banca d'Italia - uno dei protagonisti dello sfascio del paese. E' difficile
essere ottimisti ma mai l'Italia potrà risollevarsi se non comincia a dividere
le ragioni dello stato dalle ragioni della famiglia. Attenzione alla giustizia,
però. E' vero che la politica continua a perdere la faccia.
Ad ogni
intercettazione, ad ogni retroscena, ad ogni rivelazione non viene fuori il
reato della politica, ma la mancanza di dignità della politica. E la dignità,
almeno per noi, vale più del Diritto. Dietro la foglia di ogni banale fatto di
cronaca, troppo spesso spacciato per delitto, sta sempre e comunque nascosto il
fico groviglioso di sciatteria e di immondizia politiche. E qui, nella
mastelleide, abbiamo addirittura la prova che non c'è più differenza tra un
ospedale e il Tg1, che l'occupazione del potere è la stessa dappertutto, dalla
Rai sino all'ultimo spazzino comunale. L'importante è allocare uomini di
fiducia, come una volta i campieri agli angoli del latifondo.
Ormai la
politica, parafrasando Lenin, sostituisce anche l'elettrificazione. Ma può un
giudice dar corpo giudiziario all'umore popolare - e qualunquista - contro lo
strapotere della politica? Le considerazioni etico politiche che sembrano
animare le motivazioni di quest'inchiesta, anche nell'uso terribile
dell'arresto, sono probabilmente in sintonia con il cattivo sangue del Paese; ma
un umore, anzi un malumore, non è la fucina del Diritto.
Diciamo la verità:
da quel che sinora è venuto fuori, quest'inchiesta sembra appartenere alla
famiglia delle inchieste di Potenza, a quelle indagini italiane, sempre più
frequenti, che non al codice penale rimandano ma al moralismo ideologico e alla
giustizia spettacolo, alla ruota del pavone. Perciò, come dicevamo, in questa
vicenda giudice e imputato finiscono con il somigliarsi.
Abbiamo visto
Mariano Maffei, il procuratore capo di santa Maria Capua a Vetere in una
straordinaria performance a Matrix, la trasmissione di Enrico Mentana.
Anche
Maffei sembrava sincero, come Mastella. Anch'egli ha parlato a lungo, scandendo
- come Mastella - la propria indignazione, con il tono, lo stesso di Mastella
alla Camera, di chi sta pronunziando un testamento spirituale. Ma solo si capiva
che Maffei era indignato: "sono servitore dello Stato da 44 anni", "sono un
funzionario della giustizia", "hanno offeso la mia onorata reputazione", "il
ministro Mastella ha insultato la mia professionalità...". Ecco: una volta il
qualunquismo gianniniano voleva, contro la politica pervasiva e prepotente, per
battere i fronzoli e le vischiosità della democrazia, mandare un ragioniere a
capo dello Stato.
Oggi contro il familismo di Stato, contro i cugini delle
mogli, contro gli oncologi di partito, sembra che il qualunquismo abbia scelto
le procure. Alle fine tutti pensano di essere lo Stato. Dobbiamo rassegnarci che
non ci sia lo Stato, ma un affollamento di surrogati di Stato?
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Così fan tutti
di Gian Antonio Stella Corriere della Sera 18 gennaio
2008
"Cercasi radiologo targato Ds". "AAA. Cercasi pediatra vicino
An". "AAA. Cercasi neurochirurgo convintamente Udc". Dovrebbero avere l'onestà
di pubblicare annunci così, i partiti: sarebbero più trasparenti. Perché questo
emerge dalle intercettazioni della "Mastella Dynasty": la conferma che la
politica ha allungato le mani sulla sanità. Padiglione per padiglione, reparto
per reparto, corsia per corsia. A donna Alessandrina, che oltre a preparare
cicatielli con ragù di tracchiole si diletta di spartizione di poltrone,
sarebbero servite "due cortesie: una in Neurochirurgia e una in Cardiologia". Il
marito invece, a sentire lo sfogo telefonico del consuocero Carlo Camilleri, si
sarebbe arrabbiato assai per "l'incarico di primario a ginecologia al fratello
di Mino Izzo... Ma ti pare... Proprio il fratello di uno di Forza Italia che è
di Benevento ed è contro di me... Ma non teniamo un altro ginecologo a cui dare
questo incarico?". Vi chiederete: che se ne fa Clemente d'un ginecologo
"suo"?
E poi, con nove milioni di processi pendenti e i tagli folli ai
bilanci dei tribunali e i giudici che si portano la carta igienica da casa, come
faceva il ministro della Giustizia a trovare il tempo di occuparsi della bottega
clientelare?
Ecco il punto: è in corso da anni, ma diventa sempre più
combattuto e feroce, un vero e proprio assalto dei segretari, dei padroni delle
tessere, dei capicorrente al mondo della sanità. Visto come un territorio dove
distribuire piaceri per raccogliere consensi. Vale per il Sud, vale per il Nord.
Per le regioni d'un colore o di un altro. Nella Vibo Valentia in mano al
centrosinistra ardono le polemiche sulla decisione di distribuire 40 primariati
(di cui 38 a compaesani vibonesi: evviva l'apertura alle intelligenze mondiali),
85 "primariati junior" e 153 bollini d'"alta specializzazione" in coincidenza
con le primarie del Pd e il consolidamento del Partito Democratico Meridionale
di Loiero, capace di folgorare un uomo noto in città come il primario del 118
Antonio Talesa, prima con An. Nel Veneto divampano quelle sull'"arroganza"
(parola del capogruppo leghista in Regione Franco Manzato) di Giancarlo Galan.
Il quale è messo in croce da un paio di settimane dai suoi stessi alleati del
centro-destra per le nomine dei direttori generali nelle Asl. "Poltrone per la
Lega, una. Per An, zero. Per l'Udc, zero. Per i fedelissimi del presidente,
tutte le altre", ha riassunto un giornale non sinistrorso come Libero. "Un
sistema feudale", secondo Raffaele Zanon, di An. In pratica, accusa Stefano
Biasioli, il segretario della Cimo, la più antica delle sigle sindacali dei
medici ospedalieri, additata come vicina ai moderati, "Galan ha nominato 23
fedelissimi su 24 direttori. Tranne che a Bussolengo (lì ha dovuto cederne uno
al sindaco di Verona Tosi) sono tutti suoi. Di Forza Italia...".
Ma non
diverse sono le accuse, a parti rovesciate, contro la gestione delle Asl
"unioniste" toscane, umbre, emiliano-romagnole, "solo che lì il "partito" è così
forte che se ne stanno tutti quieti e zitti", rincara Biasioli. Per non dire dei
veleni intorno alla distribuzione di cariche nella sanità campana, cuore delle
inchieste di oggi.
O degli scontri interni alla destra per l'accaparramento
dei posti in Sicilia, dove su tutti svetta l'Udc di Totò Cuffaro. Il quale non
casualmente è un medico in una terra in cui i medici (compresi quelli legati
alla mafia come Michele Navarra o più recentemente Giuseppe Guttadauro) hanno
sempre pesato tantissimo.
Quanto questo peso sia attuale si è visto, del
resto, alle ultime comunali di Messina. Quando tra i candidati c'erano almeno
111 medici. In buona parte ospedalieri.
Tra i quali, in particolare, una
ventina del "Papardo", la più importante struttura peloritana: il primario di
oculistica e quello del laboratorio analisi, il primario di medicina e quello di
neurologia, il primario di pneumologia e quelli di chirurgia vascolare,
cardiologia, rianimazione. Quasi tutti schierati con An.
E indovinate a che
partito apparteneva il direttore generale? Esatto: An. "Li hanno militarizzati
tutti", accusò indignato Nunzio Romeo, il candidato del Mpa. Peccato che lui
stesso fosse medico e presidente dell'Ordine dei Medici e guidasse a nome del
medico Raffaele Lombardo una lista con 41 medici.
Pietro Marrazzo, il
governatore del Lazio, dice che basta, per quanto lo riguarda è ora di finirla:
"Se vogliamo marcare una svolta di sistema io ci sto. Sono qui. Disposto a
rinunciare già domani mattina alla facoltà di nominare i direttori generali". Ma
quanti colleghi lo seguirebbero? E cosa direbbero i partiti che sostengono la
sua giunta all'idea di rinunciare alla possibilità di incidere su un settore
chiave come questo? E' una tentazione comune a tutti, accusa Carlo Lusenti,
segretario dell'Anao: "Se non sempre, la politica mette il naso 9 volte su 10.
Per carità, non c'è solo la politica. Ci sono le lobby universitarie, le
cordate, i sindacati... Però...". "E' un'intrusione massiccia. Capillare",
conferma Biasioli, presidente della Società ligure di chirurgia Edoardo Berti
Riboli: "Nel nostro ambiente si procede soltanto grazie al partito.
Fra
destra o sinistra non faccio differenze. Hanno la stessa voracità, solo che la
sinistra è molto più strutturata".
Capita nell'"azzurra" Lombardia dove la
stessa Padania scatenò due anni fa una campagna contro "lo strapotere di
Comunione e Liberazione negli ospedali regionali". Arrivando a pubblicare un
elenco di "primari ciellini" e un'indimenticabile lettera di Raffaele Pugliese.
Lettera in cui il primario del Niguarda ricordava ai "suoi" pazienti quanto
fosse fantastica la sanità lombarda. Quindi? "Mi permetto di suggerirLe di
sostenere la rielezione dell'attuale presidente della giunta regionale Roberto
Formigoni". E torniamo al tema: alcuni saranno bravi, altri geniali, altri
straordinari. Ma perché dovremmo affidare la nostra pelle a un medico scelto per
la tessera?
E se il "mio" chirurgo fosse un fedelissimo trombone?
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"Così fan tutti" Clemente tra Moro e Totò
di Oscar Giannino Libero 18 gennaio
2008
Un pizzico di Aldo Moro, del famoso discorso "noi de non ci
faremo processare nelle piazze". L'aveva esplicitamente citato, a New York, lo
scorso 8 novembre. Un pizzico di Bettino Craxi, nell'inascoltata arringa a
difesa di politica e partiti, alla Camera che lo considerava Belzebù. Ma anche
un pizzico di Totò, quando ammette che parla un po' da terrone ed è un tipo sui
generis. Così Clemente si autodifende, ieri. Stretto tra l'abbraccio dei suoi,
fuori dall'ufficialità dell'aula parlamentare. Non più ministro, ma anzi
annunciando la conferma a Prodi della volontà di tenersi le mani libere. Ogni
tanto la lingua gli slitta sulla frizione, se giunge a paragonare Clemente e
Sandra martirizzati alla coppia Clinton, Bill e Hillary. L'Arkansas degli affari
immobiliari che tanto oscurarono all'inizio la carriera della coppia
presidenziale americana non sono proprio eguali alla monnezza, alla malasanità e
al clientelismo epidemico che gravano sulla palude della politica campana.
Ma
al di là di qualche comprensibile eccesso di tono più che di parole - più
misurate, ieri, nei confronti della magistratura di quanto fossero state il
giorno prima annunciando le dimissioni - non si può negare che Gemente si batta
con vigore. Si atteggia a un certo punto ad agnello sacrificale, parla
addirittura di "Pasqua dolorosa", ed è tutto quel che resta dell'esplicito
accostamento ai valori cattolici che Donna Sandra il giorno prima aveva indicato
come vero motivo della presunta persecuzione giudiziaria ai danni della
famiglia, affiancata a Benedetto XVI bandito dalla romana La Sapienza. Clemente
è più accorto, solidarizza col Papa e domenica sarà naturalmente a San Pietro
coi suoi udeurrini tutti intorno, come ieri a Benevento e a Ceppaloni, in
raccolta solidarietà con il leader che li ha condotti oltre il 10% in Campania e
dritti dritti a essere pilastro essenziale - da ieri ancor più essenziale, con
le mani rese mezze libere dall'appoggio esterno - dell'intero centrosinistra.
Ma, dopo aver dato a Cossiga del profeta veterotestamentario che ben lo aveva
avvisato, appena assunto l'incarico di Guardasigilli, della famelica ondata di
intercettazioni che la magistratura avversa gli avrebbe riservato, pur di
scalzarlo dalla carica, dalla politica e dall'onor del mondo, ecco che Clemente
abbandona le parabole evangeliche.
Inizia rudemente a rivendicare l'onore
proprio, della famiglia e dell'Udeur: immedesimandoli in un solo abbraccio, che
da solo rende giustizia e ragione dell'estrazione meridionale che Mastella non
nega e anzi rivendica. Di fronte alle accuse di quell'imbarazzante figuretta da
commedia vernacolare che si è rivelato davanti alle telecamere il procuratore
capo di Santa Maria Capua Vetere Maffei, la rivendicazione mastelliana
dell'immedesimazione assoluta famiglia-partito è la sua personale e sublime
ripulsa di quel familismo amorale del Sud che esattamente cinquant'anni fa il
discusso sociologo americano Edward C. Banfield descrisse nel suo "Le basi
morali di una società arretrata". Per Banfield, la tendenza tipica della cultura
meridionale e mediterranea, secondo la quale gli individui di una comunità
appartenente a tale cultura cercano di massimizzare solamente i vantaggi
materiali e immediati del proprio nucleo familiare, era la dannazione simbolo e
limite dell'arretratezza del nostro Sud. La piccola cittadina del Sud Italia,
tutta famiglia e niente corpi intermedi della società civile, Banfield la chiamò
convenzionalmente "Montegrano". Forse, oggi la chiamerebbe Ceppaloni, dove la
famiglia-partito dei Clinton sanniti ha più del 50% dei voti. Ma i Mastella
reagiscono con durezza a questi luoghi comuni. Altro che familismo "amorale"
perché manca di morale pubblica. Viste e considerate le intercettazioni
telefoniche su cui è costruito l'atto di accusa che ha portato alle ordinanze di
custodia cautelare e agli avvisi di garanzia, Mastella afferma fuori dai denti
che di nomine e patronage è fatta la politica in quanto tale: al Nord, come al
Sud e come dovunque. "Non ho preso un solo denaro in tangenti in tutta la mia
vita", scandisce Clemente. "Vorrei sapere perché per una nomina io sarei
concussore, mentre per tutte le altre non ci sarebbero né concussi né
concussori". E poi vai con la moralità di Sandra, "che proprio per questo è
stata pure vittima di un attentato". E poi ancora ad attestare la moralità del
partito, "il mio gruppo parlamentare non ha alcuna persona attualmente inquisita
in Parlamento, ed è uno dei pochi".
"Può non piacere il sistema che sta
dietro ai giochi della politica, ma questo è", declama Mastella. Evocando
scientemente il "voi come noi" di Bettino. Ha ragione, Mastella? Sì, se le carte
e le prove della Procura che lo indaga come partito-famiglia son solo quelle che
sinora si è visto. Può non piacere. A noi non piace, per esempio. È chiarissimo
a tutti noi che in Italia interi segmenti della pubblica amministrazione come
dei servizi pubblici, dai vertici delle aziende sanitarie a quelle degli
ottomila enti e società pubbliche, siano di nomina politica e partitica. Il
problema è che poi i nominati dovrebbero essere in grado di risolvere almeno
decentemente i problemi. Cosa che la politica e l'amministrazione, la sanità e
la nettezza urbana campana patologicamente sono invece incapaci di fare: a danno
dei cittadini locali e di noi tutti contribuenti, che ce ne sobbarchiamo il
costo. La difesa della politica come essa concretamente si fa in Italia, fuori
da ogni velleitarismo ideale, quella di Clemente, il martire da ieri a mani
libere. Lui è sempre stato così, all'idealismo preferisce la realtà, per quanto
spiacevole e gretta possa apparire. In questo, è più onesto di Prodi e di
tantissimi nobili cavalieri dell'ideale del centrosinistra. Parla del suo caso
come di "ben più di una crisi politica: una crisi di sistema". E ha ragione
Clemente, se s'intende che "certi gip" si riservano di abbattere a colpi di
manette solo questo o quello indicandoli come cricca di delinquenti, se alla
base delle inchieste non c'è altro che la regola generale della relazione di
fedeltà personale e partitica in cui si risolve il 90% della politica italiana.
Però Mastella non può davvero illudersi, proprio perché è un uomo pratico, che
questo centrosinistra ferito a morte possa riservargli l'udienza e il rispetto
negati a Moro e a Bettino, con tutto il rispetto per paragoni troppo sopra le
righe. Il rischio per lui è di finire come il sindaco del rione Sanità di
Eduardo, ferito a morte e neppure compianto da sodali che praticano regole ormai
drammaticamente diverse dal quel malinteso senso di onore in cui Mastella
risolve la sua credibilità di uomo, marito e leader di un'idea che si è fatta
clan.
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Tempi sospetti
di Paolo Guzzanti Il Giornale 17 gennaio
2008
I tempi: bisogna avere l'occhio sull'orologio altrimenti
rischiate di non capire. Ricordate? Berlusconi dice che vuole convincere alcuni
senatori della sinistra a lasciare Prodi. E subito i candidati vengono pedinati,
intercettati e persino interrogati. I tempi. Berlusconi parla con Saccà e tutto
è registrato, tutto è verbalizzato da giornali che agiscono come succursali
delle procure. Tutto come in uno spartito musicale, nei tempi giusti. Noi non
sappiamo nulla sulla validità delle accuse che si sono scaricate ieri
sull'intera famiglia Mastella fino alla sedicesima generazione con notificazione
televisiva. Non sta a noi. Ma quel che conosciamo sono i tempi: Clemente
Mastella negli ultimi giorni stava rompendo con il governo Prodi e lo aveva
annunciato. L'altro ieri, (attenti ai tempi) le agenzie di stampa diffondevano
la notizia secondo cui a casa Mastella si svolgeva una riunione per uscire dalla
maggioranza. Prodi aveva le ore contate. Invece le ore contate ce le aveva
Mastella. Che capolavoro.
Passano ancora alcune ore e la signora Mastella
passeggiando per strada apprende di trovarsi invece agli arresti domiciliari.
Per suo marito viaggiava un avviso di garanzia che però salterà fuori nel
pomeriggio. Il centro sinistra affondava intanto nell'imbarazzo al punto che il
vicepresidente del Senato Gavino Angius, l'abbiamo udito con le nostre orecchie,
arrivava a chiedere la separazione delle carriere per i magistrati. Cose da
riforma Castelli.
Una parte della sinistra sente dunque ormai un'aria di
golpe giudiziario. Il resto è cronaca delle ultime e delle prossime ore, ma ci
corre l'obbligo di porre una domanda: la nausea per sequenza temporale l'hanno
avvertita tutti e i partiti dell'opposizione hanno manifestato subito
solidarietà al ministro Mastella esprimendo forte preoccupazione. I partiti di
governo parlavano con parole identiche a quelle del centro destra. Tutte le
forze politiche hanno dunque fiutato un odore di marcio e hanno riconosciuto che
quel che accadeva al ministro della Giustizia non è accettabile al di là delle
diversità politiche e di schieramento. Ora, abbiamo una domanda obbligata che è
questa: si è mai vista una equivalente o simile solidarietà quando ad essere
pestato a sangue era Silvio Berlusconi, a cominciare dal famoso avviso di
garanzia di Napoli, consegnato a mezzo stampa dal Corriere della Sera? La
risposta ovviamente è no. E anche di questo vergognoso peccato originale ieri la
sinistra era consapevole. Vedremo se ne trarrà le conseguenze.
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Mastella per Formica "Non è come
Craxi"
di Alessandro De Angelis - Il Riformista
18 gennaio 2008
"Mastella e Craxi? Guardi le due situazioni non sono
paragonabili. In comune c'è solo il tentativo di una parte della magistratura di
indebolire la politica.
Per il resto è tutto diverso". L'ex ministro Rino
Formica, una vita in prima linea nel Psi, non vede, a differenza di altri,
grandi analogie tra il caso Mastella e il caso Craxi, anzi. E in questa
conversazione col Riformista spiega: "Il discorso di Craxi alla Camera, nel
luglio del '92, fu un intervento di grande nobiltà. Fu un'assunzione di
responsabilità della politica su un elemento fondativo della costituzione
materiale del paese attorno a cui si era strutturata la democrazia bloccata:
l'uso generalizzato e politico del finanziamento illecito - ho detto: illecito,
non illegale - ai partiti". E il discorso di Mastella? "È un segno della crisi
di un'Italia che oggi, molto più di allora, sembra un paese organizzato per
feudi. Mastella ha presentato una relazione sulla giustizia in Italia, e in
aggiunta, il suo discorso che ha dato una torsione drammatizzante alla
relazione. E ieri ha proseguito sulla stessa linea. Ora delle due l'una: o si
tratta di uno sfogo dettato dall'amarezza oppure siamo all'emergenza
democratica".
Ma Formica vuole prenderla in termini più generali: "Nel
biennio 90-92 si apre una fase di transizione, mai maturata completamente, dalla
democrazia bloccata alla democrazia dell'alternanza. Una parte della sinistra
usò il giustizialismo per rompere il blocco del sistema politico".
"E si
saldò - prosegue Formica - con quelle forze economiche, dell'informazione,
generazionali - penso ai sessantottini diventati classe dirigente - in nome
della società civile. L'obiettivo: penetrare nella democrazia dell'alternanza
seguendo una linea di sfondamento". E oggi?
"Oggi il tutto è più miserabile.
Lasciamo stare le carte, o il procuratore di Santa Maria Capua Vetere... Più o
meno tutte le forze politiche sono entrate nel circuito delle responsabilità di
governo compresi quelli che furono extraparlamentari di destra e di sinistra. E
più o meno tutti si sono confrontati e contaminati col governo e col potere,
ovvero con elementi che mettono a dura prova santi e beati. E più o meno tutti,
nottetempo o all'alba, hanno compiuto trasgressioni che ne hanno compromesso
l'innocenza. In fondo questa storia di Mastella ci parla di un malcostume
diffuso, e non solo in Campania".
E il malcostume di quella che chiama
"l'Italia dei feudi", per l'ex ministro, è dovuto a due cause: "La prima è il
decentramento della gestione del potere che prima era centralizzato. Significa
amministrazione di soldi, risorse, tributi in sede locale. Con la conseguenza
che le bocche di contaminazione del potere si sono spostate dal centro alla
periferia. Il risultato è che l'Italia è un insieme di feudi che gestiscono le
risorse e il rapporto col centro è quello che aveva una volta il feudatario con
l'imperatore. Si è chiesto perché i leader di tutti i partiti hanno applaudito
coralmente Mastella? Non tanto perché il centro dell'impero non può offendere il
feudatario Tizio, il feudatario Caio o, se vuole, il feudatario Mastella, quanto
perché non può mettere in discussione l'istituto del feudo".
Prosegue
Formica: "La crisi attuale è la crisi dello Stato unitario. Non è un caso che
quello di Mastella sia un partito regional-familiare. Il titolo quinto della
Costituzione è cambiato senza che cambiasse l'organizzazione costituzionale
dello Stato. E, aggiungo, mentre continua a perdurare un'irrisolta questione
meridionale e anche settentrionale. Conseguenza: mancano gli elementi unificanti
dello Stato unitario. Prima c'erano un centro dominante e una periferia
ossequiosa. Oggi si è rovesciato il rapporto: comanda il feudatario". La seconda
causa della crisi di oggi - dice Formica - "sono le leggi elettorali che si sono
succedute dal '93, che hanno bloccato le coalizioni rendendole incomunicabili e
hanno spaccato il paese, col risultato di rafforzare il potere marginale dei
feudatari con rappresentanza nazionale. Faccio presente che Mastella nel suo
feudo campano elegge quattro senatori".
Conclusione: "Nel '92 il sistema
politico non era affatto debole. Anche se era in ritardo nel cogliere i
cambiamenti del biennio 90-92. Il Caf fu un elemento di arretratezza. Si disse
che era una cupola. Non era vero, e in ogni caso fu meno cupola di quelle di
oggi. Fu un errore, perché era il tentativo di governare le trasformazioni
restando dentro la democrazia bloccata quando il problema era di aprire la
strada alla democrazia dell'alternanza. La politica era ancora forte ma in via
di indebolimento.
Oggi è debole e in via di scomparsa. Lì non si colse
l'elemento strutturale del cambiamento, adesso ci occupiamo di miserie. E,
insisto, di feudi. Mastella lo ha ricordato ancora ieri: c'è una proliferazione
di poteri esterni alla politica, cari feudatari state attenti".
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Bettino Craxi a otto anni dalla
morte
di Luca Bagatin
Otto anni fa
moriva Bettino Craxi, uno fra i più grandi statisti che l'Italia abbia mai
conosciuto. Moriva ad Hammamet, in Tunisia, in esilio forzato a causa della
Falsa Rivoluzione giustizialista che aveva colpito in particolare lui: il nemico
da abbattere, colui il quale era inviso ai Poteri Forti, alla sinistra
democristiana, ai postcomunisti, ai "maitre à penser au caviar", ai postfascisti
ed ai leghisti. Bettino Craxi: protagonista dell'Italia degli anni '80, quella
"cha cambia", tanto per citare lo slogan del Psi di quegli anni. Un'Italia che
allora entrava fra i Grandi della Terra, famosa per il "Made in Italy", con
un'inflazione ridotta ad una cifra. Un'Italia di Pentapartito (retta infatti da
una coalizione comprendente Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli) con la voglia di nuova
modernizzazione proprio grazia a Craxi che resse uno fra i governi più longevi
della Repubblica (dal 4 agosto 1983 all'1 agosto 1986).
Politico dal pugno di
ferro e dal piglio genuinamente autoritario, fu l'unico leader socialista capace
di trasformare il Psi in un partito autenticamente europeo ed europeista,
innovativo ed interclassista, capace di coniugare i simboli della tradizione
(con il Garofano, simbolo della Comune di Parigi) con quelli della modernità (si
pensi alle sfarzose scenografie dei Congressi del Psi di quegli anni realizzate
dall'architetto Filippo Panseca).
Vilipeso dai conservatori si ogni colore
sin dalla sua affermazione in politica alla fine degli anni '70, Craxi riuscì a
tenere testa sia ai Poteri Forti rappresentati dalla grande industira (Fiat in
primis), dai grandi gruppi bancari ed editoriali; sia all'ingerenza degli Stati
Uniti nel nostro Paese con l'"affaire Sigonella"; sia alla sinistra
conservatrice rappresentata dal più forte Partito Comunista d'Occidente, quello
del moralista Enrico Berlinguer; sia al terrorismo internazionale; sia alla
logora e vetusta Rai Tv, arrivando a contrapporle le nascenti e frizzanti reti
Fininvest di Silvio Berlusconi, agevolando la loro ascesa.
Senza Bettino
Craxi, poi, il Partito Socialista Italiano sarebbe sicuramente morto alla metà
degli anni '70, fagocitato dai comunisti ai quali i predecessori di Bettino
strizzavano l'occhio da tempo. Ed invece, la nuova generazione autonomista dei
quarantenni, i nenniani, quella che aveva conosciuto la Rivoluzione
anticomunista ed antiautoritaria d'Ungheria del '56, riuscì a conquistare e a
ricostruire il partito. Dal '76 al '92, Bettino Craxi fu leader indiscusso del
socialismo italiano, mediterraneo (quello più anticomunista ed antiautoritario
dei Gonzales, dei Soares e dei Papandreu) ed internazionale.
Il resto, è
storia recente: vilipeso dal conservatorismo e dall'autoritarismo italiano,
nonostante avesse denunciato in Parlamento (fu l'unico a farlo, nel silenzio più
totale dell'Aula) che il sistema di finanziamento ai partiti era illegale per
TUTTI i partiti e che non riguardava solamente i partiti democratici di governo
(anzi, i comunisti erano abbondantemente foraggiati, non solo da codesto
sistema, ma addirittura dalla dittatura sovietica), per evitare il linciaggio
(alimentato dai mass media) ed il carcere quale unico capro espiatorio, decise
di abbandonare l'Italia per raggiungere la Tunisia, Paese che lo aveva sempre
amato ed accolto, ove possedeva una casa tutt'altro che faraonica (altro che
villa, come spacciato dai mass media dell'epoca !).
Oggi Betttino Craxi è
stato, per così dire, "riabilitato" e non c'è libreria che non ospiti sue
biografie o volumi a lui dedicati. Personalmente non penso che egli abbia mai
avuto bisogno di fantomatiche "riabilitazioni". Il Nostro fu vero leader e seppe
dimostrarlo sino alla fine. Di fronte a lui fanno davvero sorridere i vari
Veltroni, Berlusconi, Prodi, tutti i traditori dell'"Italia che cambia",
dell'Italia craxiana della Prima Repubblica: quella dell'innovazione.
Oggi,
non a caso, il nostro Paese è ad un punto morto: il lavoro è sempre più raro e
precario; i prezzi e le imposte aumentano sempre di più e la presenza dello
Stato nella vita privata dei cittadini è sempre più insostenibile. Diciamocela
tutta: l'Italia sta diventando davvero un Paese di serie B.
Quanto al
socialismo oggi esistono sin troppi partitini che si richiamano al Psi di Craxi,
ma nessuno può dirsene vero erede. Coloro i quali li hanno costituiti, o non
sono ancora veri leader a causa della loro giovane età, oppure, nella maggior
parte dei casi, sono vetusti arnesi che già ai tempi gloriosi del Garofano hanno
avuto tutto dal partito (fama, danaro, potere), ma hanno abbandonato Bettino nel
momento del bisogno per poi ricomparire nella Seconda Repubblica quando i
cattocomunisti o i clericofascisti, saliti al Potere, hanno avuto loro da dare
qualche cadrega (sic !).
Gli unici socialisti che personalmente stimo
moltissimo sono davvero pochi: Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano, che ho
avuto modo di conoscere personalmente qualche anno fa nella redazione milanese
del quotidiano l'Opinione e che da tempo si è ritirato dalla politica per
dedicarsi al giornalismo, nonché recentissimamente ha pubblicato la biografia
degli anni giovanili di Craxi: "Quando Benedetto divenne Bettino"; Carlo
Tognoli, altro ex sindaco di Milano ed ottimo storico del Socialismo italiano e
per finire Aldo Chiarle, mio amico personale, ex partigiano e fervente
opinionista dell'Avanti dal 1945. Tutte persone che furono sempre vicine a
Craxi, sino all'ultimo.
Ciò che possiamo augurarci, proprio grazie al
materiale che oggi abbiamo sulla storia del Psi di Craxi, è che le nuove
generazioni abbiano la voglia e la pazienza di approfondire questa storia
italiana. Mai come oggi c'è bisogno di spirito
craxiano (ma anche lamalfiano, degasperiano, einaudiano, saragattiano), ovvero
politicamente e genuinamente appassionato per ridare al nostro Paese la dignità
che merita.
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it*******
Nessuno tocchi de Magistris!!!
Sud
Libero. Tutti a Catanzaro. Si va a sostenere i meridionali impegnati per una
Giustizia vera.
Ai tanti partiti-associazioni e comitati del sud,
dai borbonici ai meridionalisti, dai disoccupati alla gente giusta meridionale
sino a quella emigrata in tutto il mondo per poter vivere liberamente. Alle
tante realtà che lottano quotidianamente contro il potere delinquenziale che ha
ridotto il paese in una vera pattumiera, dove tutto è consentito, dalle scorie
radioattive alle discariche piene di rifiuti tossici, dalle aziende inquinanti
ai termovalorizzatori e inceneritori che producono diossina, dalle basi militari
a quelle navali con testate nucleari e quant'altro di negativo e
antidemocratico.
Ai tantissimi naviganti telematici sostenitori di una
informazione libera e non manipolata e di qualunque altra realtà penalizzata da
questo Stato
Antidemocratico-Affarista&Clientelare, gestito dal Fascio
dei Partiti il Comitato Nazionale di Sud Libero Vi invita a partecipare il 19
gennaio 2008
Un pubblico ministero, che vorrebbe dimostrare concretamente che
"la legge è uguale per tutti" Cosa, che fino ad oggi "Non lo è stata".
Gli
intoccabili, La Casta, i Politici di questo Regime Partitocratico avevano il
Privilegio di poter strafare sempre e tutto, senza essere né indagati, né
processati, figurati poi di essere condannati (vedi Unipol, fallimento di
Taranto e quant'altro).
Guai a voler imbavagliare o sostituire questi
magistrati coraggiosi. Noi meridionali, Vogliamo dimostrare che la Legge deve
essere attuata senza alcun privilegio e sconto, soprattutto nei confronti dei
Politici presenti nelle Istituzioni, in tutti luoghi, iniziando dai vertici del
Centro sino alle periferie. Attualmente il Programma è quello di far conoscere
le nostre volontà e di manifestare per le vie e piazze di Catanzaro, per
incontrare Associazioni, Magistrati e cittadini, mentre nel pomeriggio un
incontro informale con tutte le forze meridionaliste, presenti e attive in
Italia e non solo.
Ora è il tempo per manifestare in tanti (vi comunicheremo
ogni giorno i partecipanti che confermeranno l'adesione a questo
avvenimento).
Iniziamo da Catanzaro. Con un Grande raduno In Piazza
Prefettura alle ore 9.00 del 19 gennaio 2008
E' preferibile venire con propri
cartelli e strumenti che provocano attenzione. E' questo il tempo di far sentire
la nostra voce.
Cerca di non mancare!! Passa parola e non tentare ancora di
voler divisioni tra noi meridionali, sottomessi, colonizzati, briganti.
FORZA
GENTE DEL SUD QUALCOSA SI MUOVE, I PARTITOCRATICI-COLONIZZATORI HANNO INIZIATO
AD AGIRE TRA DI NOI
Ricordatevi che qualcuno ha già iniziato la sua campagna
di denigrazione, così come fanno i colonizzatori, i settari, i delinquenti
politici, nel voler tenere Lontano il nuovo che arriva "l'unità meridionale che
spazzerà via tutti i furbi che bivaccano nel nostro ambiente e non vogliono
simili iniziative". Il risultato è chiaro, parecchi già tendono a non voler
ricevere più notizie da sud libero. Riflettete attentamente gente del
Sud
Siamo certi, della vostra determinazione, così come della Vostra
partecipazione (anche se questa, molte volte è impossibilitata dalla distanza ed
anche dai pregiudizi che si hanno, quando si è così estremisti come lo siamo
noi, è come tutti Voi, certamente lo siete quando l'ingiustizia è tale da farvi
infuriare) nell'attesa di incontrarci a Catanzaro il 19 mattina, ti invitiamo di
dare risposta, facendoci sapere la quantità dei partecipanti.
Noi del
Comitato Nazionale Vi salutiamo. Quaranta e i componenti del Comitato Nazionale
Taranto,10 Gennaio 2008
Movimento Politico Sud Libero - Avetrana (Taranto)
Piazza Vittorio Veneto 13 Tel. 32 80 56 25 81 - Fax 099 955 1448 - email:
mis(et)sudlibero.it
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Emergenze
italiane. Una sconfitta?
di Antonio Greco
1. Le Emergenze - La Giustizia? In
crisi da un decennio, dice il suo ministro. A che serve un brava polizia,
stimata in Europa, se poi la Giustizia non è capace di punire la delinquenza,
nell'epoca del lassismo nazionale? - Il Paese? In crisi da tempo si sa, prima
sociale, poi economica. Paese depresso, grigio, senza ambizione!
- La Sanità? In certe regioni la Malasanità è divenuta
routine. Il motivo è sempre lo stesso: gestione incapace! - E l'Alitalia? Se la
compreranno, o è troppo lottizzata? - Le istituzioni ? Tra esse, molte non
funzionano da tempo! Ma possono funzionare le istituzioni, sa la gestione fatta
dai politici italiani (bravi a parole, piuttosto impegnati in shows TV, ma
incapaci di risultati) è un fallimento, anche perché troppo spesso legata ad
interessi di clan e a nefaste ideologie viscerali e vetuste? - La spazzatura in
Campania?
As usual; è un esempio fra tanti di gestione all'italiana.
2. Le
vere Sconfitte E fermiamoci qui. E' già un bollettino di guerra, nella sua fase
finale: la sconfitta. Sconfitta dei politici , che hanno creduto di gabellare
gli elettori sulla loro capacità professionale. Sconfitta degli elettori, i
quali scoprono, ahimé, che gente che parla bene (gli adepti della Commedia
dell'Arte politica) poi non sa fare. Sconfitta degli imprenditori, i quali, pur
se interessati alla competitività, trovano ostacoli enormi in un sistema di
lacci, regole, gabelle, talora punitive o troppo complesse. Essi non hanno
ritenuto necessario spingere i politici a fare almeno tre cose serie ed urgenti:
a) creare un Patto Sociale (non esiste) ed una società nazionale (non fu mai
creata, anche se fu detto, all'unificazione: "Fatta l'Italia, bisogna fare gli
Italiani"). Che sostituisca i clans e le congreghe b) una inchiesta neutrale per
identificare le cause per cui le istituzioni non funzionano a livello europeo
(il contributo di chi come me ha paragonato l'Italia all'Europa per anni,
sarebbe molto utile per l'analisi delle cause); c) indicare ai politici (visto
che loro sanno solo parlare) quali sono le condizioni sociali che
permetterebbero al Paese di iniziare a funzionare; con quali strumenti e con
quali competenze (inesistenti oggi). Il problema alla radice: nelle istituzioni
si lavora a all'italiana. Il che impedisce di avere risultati. In tale
situazione un espatriato come me (con decenni di paragoni fra Italia ed Europa)
ha tratto le seguenti conclusioni:
1. Un popolo con mentalità da
sottosviluppo non creerà mai sviluppo e occupazione! Dunque la prima riforma
urgente è quella della mentalità, cioé della scuola.
2. Un coacervo di
individui, cui non è stata mai data educazione sociale, non abbandonerà
spontaneamente una vita sociale di clans e tribù, per divenire una società
nazionale (colle sue fondamenta) che possa funzionare;
3. Generazioni di
Italiani, cui la P.I. ha mancato di insegnare metodi di lavoro, organizzazione,
struttura mentale finalizzata ai risultati ("problem solving", dicono gli
Inglesi"), capacità sociali costruttive (abbiamo quelle distruttive),
difficilmente diverranno efficienti. E quindi capaci di competitività, di
risultati, di costruzione di strutture funzionanti.
4. E' una fatua illusione
che una società cha ha eliminato i Bastoni e le Carote sia in grado di far
funzionare le istituzioni e la vita civile!
5. E' un'altra fatua illusione
pensare di garantire la sicurezza del Paese Confuso, dopo aver accettato che la
Giustizia sia in crisi per un decennio (per incapacità di gestione o perché fa
comodo a qualcuno?).
6. E' una fatua illusione immaginare che una rovinosa
genia di politici, che vive in sella al doppio scenario, al furbismo e al
lassismo, che è attiva nella gestione degli interessi di clans, possa esser
capace di far funzionare il sistema Italia!
7. E' una fatua illusione pensare
che un popolo confuso, senza adeguata cultura, senza adeguata educazione
sociale, che non conosce le capacità gestionali di "eccellenza", possa capire
quali sono le condizioni perché le leggi e la Costituzione possano applicarsi
uniformemente e con sicurezza. Di conseguenza, continuiamo colla
plutocrazia...
8. E' un'illusione immaginare che un popolo che chiama
democrazia un'oligarchia, che è ideologicamente accecato dall'assenza di
realismo, dall'ipocrisia fatta routine, possa pretendere e collaborare al
raddrizzamento del sistema Italia.
9. E' un'illusione immaginare che un
sistema socio-economico che produce ormai merci e servizi a costi troppo elevati
rispetto all'Europa, possa restare in piedi nell'epoca della competizione
globale. Rischierà anzi che resti da lottizzare, fra breve, solo la
povertà.
10. E' deprimente che solo gli espatriati si rendano conto
dell'esigenza di una P.I. valida, moderna, di una formazione professionale a
livello europeo, per permettere agli Italiani, finalmente un giorno, di divenire
efficienti, capaci di valutazioni realistiche e di risultati. Tal che l'Italia è
appunto: un Bel Paese, una mala gestione, un'assenza di ambizione, un Paese
governato dai cinque dittatori: la Confusione, l'Allegra Gestione, il Lassismo,
la Corruzione e la Rassegnazione.
11. E' una fatua illusione immaginare che
le gestioni pubbliche siano corrette, efficaci e soddisfacenti, per permettere
la costruzione di una democrazia, se il criterio di selezione dei responsabili
(inclusi i ministri) è quello del comparaggio e della cooptazione, anziché, come
in tanti Paesi europei, la professionalità!
12. E' fatua illusione pensare
che il sistema Italia possa stare in piedi, quando (a seguito dell'eliminazione
dei valori) il lassismo e la complicità diffusi accettano che la Giustizia sia
influenzata da pressioni di partiti o di clans.
13. Il Grigio Futuro I
cittadini, abusati per decenni, non reagiscono al fatto che la casta dei
politici non abbia di fronte un contropotere, faccia pressioni sui magistrati,
si muova da IMPUNITA.
E come potrebbero, col basso livello di istruzione e
cultura diffuse e con l'ignoranza dei propri diritti? Come potrebbero gli
elettori fare qualcosa di più solido che affidare le loro lamentele ad un
comico, se il livello e la frequenza delle sopraffazioni imposte dalle
istituzioni e dai padrini indica un ambiente sociale latino-americano?
Fine
di un sogno, nato il giorno dell'unificazione del regno, di divenire uno stato
nazionale, costruttivo, capace, procacciatore di benessere e di
democrazia?
La sconfitta è totale ed ha molti milioni di colpevoli (coscienti
o incoscienti). Non ci si aspettano rivincite possibili, nell'era del Villaggio
Globale che impone serietà ed efficienza, visto che: a) i politici si occupano
degli interessi di clan; b) gli elettori, senza educazione sociale, non hanno la
capacità di proteggere i propri interessi, di fare una proposta nell'interesse
del Paese.
La non riflessione, la non conoscenza del problema sociale, fanno
si che adeguate contromisure non possano essere individuate. Proprio in quel
Paese che ha bisogno urgente di una rivoluzione mentale. IL TITANIC/SISTEMA
ITALIA NAVIGA NELLA NOTTE, senza radar. Un espatriato, dopo lunga inchiesta sul
problema sociale italiano, fornisce (un saggio e molte valutazioni pubblicate)
qualche valutazione oggettiva per inquadrare il problema. Ed è disponibile, su
invito, a presentare le cause del degrado, che continueranno a far danno, se il
sistema sociale e la mentalità restano sottosviluppati.
********
L'akkalappiapolli tdschermaniko ovvero: De'
Distinti Signori italiani che preferiscono
la Partitokrazzia
Ovvero: De l'applikatione de il motello
tetesko a l'italika derrra ti peoti
di Luca
Zampetti
Siamo alle solite: gli Italiani e le loro "sedicenti leggi",
ovvero norme che non lo sono, in quanto non lo possono essere. Il sistema
politico italiano non è riuscito a superare il trauma di Tangentopoli. I partiti
dell'ex arco costituzionale, quelli che hanno "fondato" la repubblika della
partitokrazzia nel 1946-47, non esistono più, ne sono rimasti solo brandelli e
spezzoni, ma il sistema politico italiano dal 1993-1994 ad oggi, ovvero in anni
14, non solo è riuscito a non cambiare veramente, ma ha accelerato il proprio
decadimento ed il proprio degrado. Eh sì, perchè Tangentopoli non è stata la
causa, ma solo l'effetto di un processo di decadimento del sistema politico
iniziato già nell'immediato dopoguerra, tra il 1944 ed il 1946, portato a
termine da De Gasperi e dalla Democrazia Cristiana. "Una legge, una legge!!!"
tutti gridano, tutti vogliono leggi elettorali nuove, come se non ce ne fossero
in Italia. Quante leggi elettorali ci sono in Italia?
Sono 6, tutte diverse
tra loro: legge elettorale comunale, legge elettorale provinciale, legge
elettorale regionale, legge elettorale della camera, legge elettorale del
senato, legge elettorale per le europee.
Mi chiedo: come è possibile che
questa selva di leggi e di sistemi elettorali differenti possa essere conforme
con la norma costituzionale che impone l'eguaglianza politica tra i Cittadini
italiani? Come è possibile che il voto di un Cittadino - sempre lo stesso,
sempre quello - in un'elezione comunale possa avere un altro "peso" che in
un'elezione nazionale, per non parlare delle "europee"? Chi è che ha escogitato
questo bizantino sistema di ponderazione elettorale e perchè
esiste?
A chi serve?
Ovviamente serve a
tutti quelli che "vivono" esclusivamente di politica, ma al Cittadino italiano
tipo standard, i cui diritti politici vengono violentati in modo altrettanto
impercettibile quanto audace da questo sistema, che non è un sistema, ma un
puzzle che non si riesce più a risolvere, no, non serve assolutamente.
Eppur
non basta! Ce ne vuole un'altra di legge! Un'altra legge elettorale, che tolga
il sistema politico italiano dall'impasse in cui l'ha manovrato il governo Prodi
ma il sistema politico italiano in questa impasse non è stato manovrato dal
Berlusconcellum (la "legge" elettorale scritta per mano di colui che scese a
camminare sulle acque - torbide - della prima repubblika dall'alto dei suoi
eteri ed ora (pre-) siede alla Destra del padre). Ci è andato a finire in quanto
in 14 anni non ha saputo risolvere neanche mezzo dei problemi che hanno condotto
al fenomeno di Tangentopoli.
La scoperta del "sistema tedesco", una scoperta
che non è una scoperta, è un tema di cui si discute dai tempi di Tangentopoli,
tempi in cui alcuni certi "imprenditori politici" italiani sono giunti perfino
all'ardire di voler arginare la crisi totale del sistema politico battezzando
dei partiti nuovi fatti dalle stesse persone di quelli vecchi con le sigle
italianizzate dei partiti tedeschi CDU, CSU, bisogna capire il tedesco per
capire certe sottigliezze, ma al Vaticano non è un problema, parlano tutte le
lingue, se necessario anche quelle di Babele e, quando si tratta di soldi, anche
il geroglifico poi, siccome è saltato fuori che anche il cancelliere Kohl si è
dimenticato di dichiarare certe spesucce che passavano per conti cifrati
svizzeri sotto la sua immediate disposizione, la cosa momentaneamente è stata
lasciata cadere... ma non per sempre, i veri elefanti non dimenticano
mai...
Eh sì, cari miei Concittadini amatissimi, specialmente voi che mi
odiate perchè dico (e scrivo) queste cose, perchè la cosa più importante che i
nuovi predicatori del sistema tedesko elegantemente glissano, sapendo che
intanto praticamente non c´è nessuno nei mass media italiani in grado o con la
voglia di contraddirli, è che "o´ sistema tedesko" è un sistema PARTITOKRATICO
ESATTAMENTE COME QUELLO ITALIANO. Ma questo, amatissimi, specialmente voi
amatissimi che mi odiate di più, gli italiani che hanno vissuto Tangentopoli lo
dovrebbero sapere, non dovrebbe essere un´informazione tanto
stupefacente.
Alcune delle voci che chiedono la legge elettorale alla tedesca
invece sono veramente stupefacenti. Come quella del presidente di Confindustria
Montezemolo e di ex anti-politici diventati parte organica de "o´ sistema",
quali il sig. Berlusconi (Silvio) o il sig. Bossi. Qual´è l´interesse di
Confindustria ad una legge elettorale alla tedeska?
Per poter rispondere a
questa domanda, bisogna prima sforzarsi di capire il sistema elettorale alla
tedeska. La mia ovviamente è una spiegazione "personale", ovvero è una
spiegazione di un politologo (quale io per accidente di vita sono venuto al
mondo), che per amore dei suoi Concittadini vorrebbe far loro capire che "o´
sistema tedesko" è un sistema akkalappiapolli, che non funziona più neanche in
Germania. Questo in Germania lo sanno già da un pezzo, lo sanno perfino i
Cittadini tedeschi, che si sono solfeggiati 14 anni di politiche economiche
sballate causate dalla gestione a dir poco fantasiosa della riunificazione
tedesca, ma soprattutto lo sanno politologi come Hans Herbert von Arnim o Erwin
e Ute Scheuch ed altri della stessa professione, che hanno cominciato a
"parlare" de "o´ sistema tedesko" DOPO che gli Scheuch e von Arnim hanno
cominciato a farlo proprio all'inizio degli anni '90, quando anche in Germania
si stava profilando una crisi (guarda caso!) della partitokrazzia tedesca. Il
sistema politico tedesco non è più ne' "bipolare" ne' "bipartitico" da un pezzo,
i partiti "fondatori" della BRD non riescono più a mettere insieme neanche
lontanemente in tre (CDU/CSU, SPD) una maggioranza assoluta dei voti in elezioni
federali, è diventato ormai un sistema penta-partitico (Verdi, FDP, WASG-Die
Linken-PDS), che oggi si trova sull'orlo di una "crisi di sistema" in quanto una
libera associazione di elettori di sinistra, la WASG, il partito di Lafontaine
(Die Linken) ed i rimasugli della DDR (PDS) si sono fusi e sono sul punto di
riempire gli spazi persi dai vecchi partiti "conservatori" fondatori della BRD
(CDU/CSU, SPD). Aleggia la paura di un possibile "Linksruck", ovvero di uno
"scivolamento a sinistra" dell'intero sistema politico, di "comunisti" che
starebbero per arrivare per mangiarsi i bambini tedeschi, anche se non ci sono
Berlusconi in vista in Germania o ci sono ma non si vedono la cosa preoccupa
perfino in America!
C´è in vista una molto evidente psicosi da insicurezza
attiva e passiva, interna ed esterna, indotta dal ministro federale per gli
interni democristiano Schäuble, che sta tentando di "ripolarizzare"
l'impolarizzabile con proposte di legge assurde quali quella dell'abbattimento
di aeri civili in volo sopra la Germania in caso di dirottamento o con
l'introduzione legale di "trojans" nei computer di tutti i Cittadini tedeschi,
che copiano il contenuto degli hard disk e lo mandano ai servizi segreti
(Verfassungsschutz, BKA, BND). Ormai il Cittadino tedesco tipo standard non ne
vuole più sapere di partitokrazzia e tantomeno del SoliZ (Solidaritätszuschlag),
l´imposta addizionale sui redditi introdotta da Kohl per la riunificazione
tedesca ed ancora in vigore.
La situazione economica e sociale in Germania, a
14 anni dalla riunificazione, è a tratti drammatica, ma appena più sopportabile
che in Italia, malgrado attualmente la disoccupazione abbia raggiunto il minimo
storico dalla riunificazione: ci sono ca. 3 milioni di bambini in età scolare
che non riescono a essere più nutriti a sufficienza dai loro genitori e
dipendono da refezioni scolastiche, spesso finanziate "in natura" con donazioni.
Ca. 5 milioni di tedeschi sono diventati dei "working poor", ovvero sono
costretti a richiedere sussidi federali o locali in quanto i loro redditi da
lavoro sono insufficienti per se´ stessi e per le loro famiglie. Il governo
federale si è imposto una camicia di ferro per fare rientrare il debito pubblico
federale nei parametri di Maastricht: le conseguenze sono una marea di cause
contro le amministrazioni federali e locali presso il Sozialgericht, il
tribunale che amministra il Sozialgesetzbuch, la legge dir origine bismarckiana
che regolamenta gli aiuti sociali.
La crisi di fiducia dei tedeschi nella
politica e nei propri partiti non è in nulla inferiore a quella dell'Italia
post-Tangentopoli.
La crisi della partitokrazzia in Germania è diventata nel
frattempo un tema di discussione aperta, anche se non troppo. Onde non
dilungarmi più del necessario, riporto brevemente il contenuto di cinque
articoli comparsi sulla rivista ufficiale della fondazione conservatrice
democristiana bavarese Hans Seidel Stiftung, che, sul numero (quasi) monografico
di Politische Studien di Luglio/Agosto 2007, è uscita con il titolo "Haben die
Volksparteien Zukunft?" (I partiti di massa hanno un futuro?).
Gli articoli
sono stati pubblicati sotto forma di una gara a premio organizzata dal
Nachtwuchsförderpreis Politische Publizistik, una specie di premio Strega per
giovani scrittori politici, dallo stesso titolo. Evidentemente tra i
protagonisti stessi della partitokrazzia tedesca si sta facendo largo
l'insicurezza.
Il primo articolo è di Heinrich Oberreuter, professore
democristiano (CSU) di politologia all'università di Passau, il cuore, forse
l'antro più profondo del conservatorismo democristiano bavarese. Oberreuter
descrive apertamente una crisi dei partiti politici di massa tedeschi, che
secondo lui sarebbero stati superati dal processo di trasformazione sociale,
culturale ed economico. Interessante è che il prof. nel suo articolo menziona la
difficoltà che oggi trova il Cittadino a partecipare alla politica.
Qui
infatti sta il paradosso di tutte le partitokrazzie: i partiti vorrebbero essere
di massa, si misurano sulla base degli iscritti e dei voti che riescono ad
attirare su di se, ma non riescono più a "radicare" la propria presenza nella
società, che comincia a respingerli. Secondo Oberreuter i partiti possono
riassumere le funzioni che hanno avuto in passato solo se da attori passivi
diventano protagonisti del processo di trasformazione culturale, sociale ed
economico, che ha condotto alla loro, crisi, ma non spiega come. Infatti, ma
questo lo aggiungo io, ciò è impossibile.
Vengono poi quattro
articoli di giovani politologi, in parte laureandi in politologia: Johann Osel,
Matthias Bauer, Timm Betz e Maxim Gatsov.
Il primo apre il suo
contributo con una citazione da un libro di Jürgen Rüttgers del 1993. L´autore,
un ex governatore democristiano del Land Hessen, si chiedeva appunto gia´ allora
se i partiti politici tedeschi, che secondo lui assomigliano a volte ai
dinosauri e altre a dei predatori, avessero un future. Anche Osel, dopo aver
cantato la solita litania sulle trasformazioni socio-economiche a cui i partiti
fanno fatica a stare dietro e aver notato l'avanzata di partiti estremistici in
Germania, dice che la soluzione del problema sta nella soluzione del problema
della disoccupazione in Germania. Aggiunge ovviamente che non ci sono ricette
pronte per la soluzione di questo problema, ma secondo lui non si tratta di un
problema di conoscenza, ma di implementazione delle politiche economiche.
Tuttavia, insiste Osel, se i partiti riusciranno a risolvere il problema della
disoccupazione e della previdenza, ritornerà anche la fiducia.
Matthias Bauer
apre il suo contributo dicendo che i partiti tedeschi hanno le spalle al muro e
che il popolo fa a gara per scappare, non per avvicinarsi ad essi. Bauer propone
di migliorare le possibilità di partecipazione interna dei membri dei partiti,
di aprire le liste dei candidate a livello dei Länder con metodi definiti di
"democrazia diretta" (ma non descritti in modo dettagliato), per mezzo del voto
per corrispondenza o del voto elettronico o "al congresso di partito" stesso.
Contrariamente a Osel, Bauer afferma che le oligarchie ai vertici dei partiti
soffrono di "Konzeptionslosigkeit", ovvero, in italiano, non sanno cosa fanno o
debbano fare.
La ricetta di Bauer: migliorare le condizioni di
lavoro politico a livello locale (comunale), lasciare più posto agli
"scienziati" a livello federale.Anche l'articolo di Timm Betz è centrato
sull'argomento della incapacità dei partiti ex-dominanti di proporre e di
implementare soluzioni soddisfacenti per i problemi della sanità, della
previdenza e del mercato del lavoro. Tuttavia secondo Betz, poichè la causa dei
problemi sono i partiti stessi, se i partiti si rifanno a quelle che second Betz
sono le loro "vere funzioni" sociali, le possibilità di superare questa crisi
sono ottime.
Maxim Gatsov è l'unico del gruppo a non farsi troppe illusioni
sulla "sostenibilità" attuale del sistema dei partiti tedesco. Secondo lui non
esiste una ricetta per consentire una riforma del sistema. L'unica cosa che si
sa per certo è che una tale riforma non può rimanere a livello di cosmetica.
Conseguentemente chiude il suo articolo con un pladoyer per una "dieta
dimagrante", la riduzione delle spese elettorali e l'aumento della disponibilità
a cooperare con più sincerità e senso di responsabilità tra i rappresentanti dei
partiti. Tuttavia chiude pessimisticamente prendendo nota del fatto che tutti i
partiti ancora devono iniziare a fare i primi passi di adattamento alla nuova
situazione.
Completo il quadretto con lavori di Hans Herbert von Arnim, che è
professore di diritto pubblico e di scienza dell'amministrazione pubblica
all'Accademia di Speyer e ormai è diventato uno dei punti di riferimento
scientifici, ma anche terra terra delle correnti di opinione "contro o´ sistema
tedesko" in Germania (è anche lui membro dell'associazione per la democrazia
diretta in Germania, Mehr Demokratie e.V., www.mehrdemokratie.de. Von Arnim è un
giurista specializzato in una legge tedesca poco studiata ma molto utilizzata:
il Parteiengesetz (PartG), la legge federale sui partiti politici. Nel suo
volume "Das System" (Die Machenschaften der Macht, Knaur, München 2004) von
Arnim descrive un sistema politico che "funziona" maledettamente in modo del
tutto simile a quello dell'Italia e uno dei motivi addotti è proprio la sua
LEGGE ELETTORALE! Del tutto simile il volume successivo da lui curato del 2005:
"Die Deutsche Krankheit - Organisierte Unverantwortlichkeit (Duncker &
Humblot, Berlin 2005, La malattia tedesca - L'irresponsabilità organizzata). I
primi a porre all'attenzione del pubblico i fenomeni di decadimento del sistema
dei partiti in Germania sono stati, non a caso agli inizi degli anni 90, i
sociologhi Erwin e Ute Scheuch (Cliquen, Klüngen und Karrieren - Eine Studie
über den Verfall der politischen Parteien, RoRoRo, Hamburg 1992, Cricche,
inciuci e carriere - Uno studio sulla decadenza dei partiti politici).
Il
sistema elettorale tedesco ha già tutti i difetti del "Berlusconcellum": anche
qui siamo di fronte a liste chiuse prodotte dall´alto della sapienza delle
oligarchie di partito, anche qui siamo di fronte ad una casta, anche qui siamo
di fronte ad un sistema fatto per rappresentare persone auto-elettesi e
formalmente elette dagli elettori.
La "soglia" non cambia un accidente alla
sostanza partitokratica della legge elettorale tedesca, che almeno è però
omogenea dal quartiere fino al livello federale.
Anche qui siamo di fronte ad
un universo in cui la dinamica spartitoria trai partiti non trova alcun limite:
nella composizione del Bundesverfassungsgericht così come nelle burocrazie
federali e dei Länder, nella politica agli aiuti allo sviluppo così come nella
costruzione degli impianti di depurazione delle acque di scarico in un
comune.
Ora, "o´ sistema" elettorale tedesko non può essere valutato
indipendentemente dal contesto di dove è stato "inventato", ovvero il sistema
politico Tedesco del second dopoguerra. Sopra ho tratteggiato brevemente alcuni
degli "sviluppi" dell´era Kohl-post Kohl, in cui la democrazia politica anche in
Germania ha conosciuto un processo di decadimento analogo a quello italiano. A
ben guardare, il sistema elettorale Tedesco è fondato sulla pregiudiziale di una
"democrazia limitata", in cui gli autoelettisi a guardiani della stessa
ritengono di avere IL DOVERE di over tagliare le ali del discorso politico sia a
destra sia a sinistra. Ovviamente senza riuscirci, come ben vediamo oggi. A ben
guardare tuttavia, in tutti i paesi dove "o´ sistema" della partitokrazzia si è
sovrapposto ed in parte ha rimpiazzato le strutture organizzative politiche
regolamentate dalle costituzioni formali, eccetto che in Svizzera (ma anche
negli USA), si può osservare un analogo decadimento.
Allora, perchè distinti
signori italiani come Montezemolo e Berlusconi pensano che sia un bene che
l´Italia sia stata "distolta" dall´approfondirsi delle conseguenze della
"ribellione maggioritaria" del 1994 e riavvicinata al mainstream del
proporzionalismo continentale? E il cicchetto di Schnaps che ci sta a fare
dentro a questo contesto? Perchè è questo il quadro della situazione, no?
Mi
pare che la risposta sia retorica, date le premesse: L'OBIETTIVO COMUNE, POCO
DICHIARATO MA MOLTO PRATICATO, ANCHE DI DISTINTI SIGNORI MOLTO DISTANTI TRA LORO
COME PERSONE, E' LA RESTAURAZIONE DELLA PARTITOKRAZZIA ENTRATA IN CRISI CON
TANGENTOPOLI.
Che il sistema alla fin fine assomigli più o meno a
quello tedesko, alla fine dei conti è lo stesso. Quel che importa a chi lo
propone è il risultato macropolitico.
Questo tentativo di restaurazione non è
stato iniziato dal PD e dai nuovi profeti del sistema elettorale alla tedeska,
ma dal governo Berlusconi, che con una botta di reni, poco prima della sua
scadenza naturale, ha voluto annullare le conseguenze dei referendum elettorali
del 1994. Il problema è che le coalizioni di governo, che dovrebbero far finta
di alternarsi, non stanno in piedi (anche Berlusconi è caduto per strada, non ce
lo dimentichiamo solo perchè si è rialzato subito al richiamo di "Lazzaro´..."),
ne' a destra, ne' a sinistra, hanno quella antica malattia di tutti i governi di
coalizione identificata dal vecchio mago dell´applicazione della teoria dei
giochi alla scienza politica, William Riker, che consiste nel voler "allargare"
sempre di più coalizioni già di per se eterogenee in modo da conferire loro una
maggiore "legittimità" sociale, politica, culturale, economica e simultaneamente
di diventare pIù deboli e incapaci di governare veramente ed ecco il sugo del
problema, siamo venuti al dunque:
I Cittadini italiani non considerano più la
partitokrazzia un sistema di governo legittimo o legittimabile, coloro che ne
hanno approfittato di più in passato vorrebbero mporglielo di nuovo in quanto a)
non sono capaci di pensarne un altro e b) continuano a ritenere che sia
possibile governare solo ottenendo e dando favori discriminatori di carattere
politico, sociale, economico, finanziario, sociale ecc. ecc. a spese di tutta la
società a chi pare a loro. Così è sempre stato, così deve continuare ad essere.
Per i c.d. "poteri forti" e per gli "alleati" stranieri dell´Italia
pre-Tangentopoli è ovviamente molto più semplice manipolare un sistema
partitokratiko proporzionalistico, con o senza le ali tarpate, che cercare di
imparare a governare un paese di Cittadini adulti e vaccinati, magari imparando
qua e la' qualcosa, invece di venirci sempre a raccontare come, quanto e perchè
dobbiamo avere il diritto di vivere in Italia.
A questo serve o deve servire
il "tagliare le ali" dei "piccoli" e dei "microscopici" partitelli che se la
suonano e se la cantano sia a destra sia a sinistra del bipolarismo italiota.
Putroppo nessuno dei più "grandi", che sono sempre essi stessi dei nani sia in
termini quantitativi sia in termini di potenziale elettorale, ha in verità il
potere di imporre un tale taglio, ovvero una soglia elettorale secca del 5% come
in Germania. Ed ecco che si profilano i famosi "compromessi all'Italiana",
ovvero scuse ed elucubrazioni varie su come fare applicare una soglia elettorale
secca in modo tale che nessuno ne venga toccato, e se sì, che almeno ci sia una
rete di salvataggio, un sistema di ammortizzatori sociali per poveri politici
che non sanno più cosa fare, dove farsi intervistare, che cosa dire, se non
superano la soglia, almeno che continuino ad avere i "rimborsi" elettorali
infatti dopo Tangentopoli in Italia si è propagata ed affermata una nuova
versione della vecchia teoria della "centralità del parlamento", che in parole
povere ma più chiare si può tradurre in una teoria (senza fondamento
costituzionale) della centralità dei partiti politici, secondo la quale i
partiti sono delle "culture" e che la perdita di rappresentanza in istituzioni,
incapaci peraltro di funzionare ai sensi definiti dalla costituzione,
costituisca un crimine comparabile al genocidio o almeno ai più generici crimini
contro l´umanità quindi: vai delirio sulle ali veloci e continua la tua opera di
improduttività!
La partitokrazzia è un sistema di potere malato, alla fine
dei suoi giorni. Non ha più alcun futuro, almeno non uno democratico, cioè
basato SUL CONSENSO di chi lo deve sopportare. Ne può avere uno anti-democratico
ovviamente sotto le vesti di premierato, di presidenzialismo all´italiana, di
oligarchia di potere per il potere. Ma non può avere un futuro democratico.
Quanto durerà, è tutto da vedere.
Se vogliamo dare un futuro democratico
all´Italia, dobbiamo dargli un futuro basato su un sistema costituzionale non
più rigido ma falso come quello attuale, bensì uno flessibile. Certamente non
flessibile nello stesso senso della legge Biagi, ovvero un sistema in cui chi ha
un minimo di potere in più di un altro si può permettere di ignorarne i diritti,
l'esistenza, la persona. Deve essere un sistema flessibile, ma sotto l'impulso e
l´energia di una forza unitaria della società civile, di una forza che voglia
finalmente superare il mostro giuridico e storico creato dai Savoia in questo
paese, ma nella direzione di uno stato a dimensione dell'uomo (e della donna);
veramente e sinceramente rispettoso dei diritti fondamentali, politici,
economici e sociali; un paese più maturamente democratico, più libero;
finalmente indipendente da politicanti inutili e da religioni saccenti; un paese
padrone delle proprie risorse economiche e sociali, capace di metterle a
disposizione di chiunque sia in grado di aumentarle e di migliorarle; un paese i
cui Cittadini abbiamo poteri di controllo effettivi ed efficaci sulle proprie
istituzioni politiche ed economiche; un paese in cui il diritto sia un diritto
vivente del Cittadino;
In un tal paese sarebbe del tutto indifferente se la
legge elettorale fosse proporzionale o maggioritaria. Questo aut-aut a cui ci ha
abituato il martellamento continuo degli epigoni della partitokrazzia è un
mulino a vento, è uno dei tanti mulini a vento con cui la partitokrazzia ci
costringe ad occuparci mentalmente tutti i giorni ed inutilmente a combatterlo.
Se vogliamo veramente un paese più democratico, non possiamo più limitare i
processi elettorali solo agli organi legislativi: li dobbiamo e possiamo
estendere a più organi esecutivi a livello locale, nazionale ed internazionale,
li dobbiamo e possiamo estendere anche al potere giudiziario. Li dobbiamo
estendere al potere costituente, che deve diventare permanente, se vogliamo che
una costituzione una volta ratificata venga veramente attuata.
Se vogliamo
cambiare finanziariamente e fiscalmente esattamente come politicamente questo
paese, dobbiamo introdurre - nella misura del possibile e del ragionevole - il
principio di voto popolare anche sui bilanci e sulle leggi tributarie di tutte
le istituzioni e gli enti pubblici di questo paese. Se vogliamo che a governare
le burocrazie ci siano le persone più adatte, dobbiamo introdurre il diritto di
revoca singola e collegiale. Se vogliamo che le burocrazie diventino
trasparenti, dobbiamo permettere la partecipazione popolare alle corti dei
conti, i cui giudici, tutti o in parte, dovrebbero diventare elettivi. Se
vogliamo un potere giudiziario credibile, giusto ed efficiente, dobbiamo
renderci conto che la formazione dei giudici non può essere delegata a dei quiz
inventati da un ministro della giustizia che non sa di che cosa sta parlando, e
tantomeno ai troppi maestri universitari che tali sono diventati per grazia di
segretari di partito invece che del popolo italiano. La giustizia per essere
indipendente, credibile e giusta, oggi ancora di più che in passato, ha bisogno
prima di tutto di leggi giuste, poi di mezzi finanziari e personali adeguati,
ingenti in quanto commensurati alla densità delle leggi e della complessitá
delle società postmoderne. Questo non può essere raggiunto da un Consiglio
Superiore di alcunchè e tantomeno da un ministero della disgrazia e
dell'ingiustizia, ma solo per mezzo di un'apposita imposta diretta o indiretta,
che sottragga il potere giudiziario ai cambiamenti di direzione di parlamenti e
di poteri forti. Eleggere non può essere un rito fine a se stesso, non si può
risolvere in una farsa in cui i giochi sono fatti da altri ancora prima che
cominci l´elezione, neanche in nome di una fantomatica "ragion di stato". Quando
e dove lo diventa, diventa la maschera di un'ipocrisia istituzionale, che non
distingue in nulla un regime costituzionale democratico da una autocrazia, da un
dispotismo, da una oligarchia, da un'associazione di manipolatori forse neanche
da un associazione criminale. La partitokrazzia è morta? Evviva la
partitokrazzia!
Luca Zampetti
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