*Mastellopoligate: Why not?*
A munnezza campana munnezza e mezza parlamentar ceppalonica
Editoriale di Giuliana D'Olcese
L'applauso bipartisan
Forse, ha ragione Bossi, non li vuole nella CdL Gli applausi affrettati della casta. Questa ci mancava, perseguitati per i valori...
Ma così fan tutti con l'Italia intasata come un lavandino!
 
Penoso, immorale, mafioso, e inaccettabile dagli italiani, lo spettacolo del Parlamento, di destra e di sinistra, che ha applaudito, sbracciandosi dai banchi, il discorso del Ministro della Giustizia contro la magistratura quando ancora governo, maggioranza e opposizione non erano a conoscenza che, assieme a sua moglie e a 23 esponenti dell'UDEUR campano, compreso un Prefetto, un sindaco e una serie di alti amministatori campani, era indagato lo stesso Ministro della Giustizia.
Penoso, allarmante ed inquietante lo spettacolo e la conferma dell'asservimento politico dei Tg di Stato, e non di Stato, Tg che dalla mattina, fino alle edizioni delle 18 e delle 19 mandavano in onda con enfasi le notizie e gli applausi bipartisan tributati dal Parlamento al Ministro indagato. Applausi bipartisan che i Tg, via via che le notizie arrivavano, erano costretti, loro malgrado, a smorzare fino a farli scomparire dall'audio e dal video.
Spettacolo Tv davvero penoso, degradante per l'informazione televisiva.
Penosa, infine, la conferenza stampa tenuta questa mattina dall'ex Ministro della Giustizia Mastella. Non di una conferenza stampa si è trattato ma di un comizio elettorale di partito. Quando mai, infatti, si odono applausi a scena aperta ad ogni passaggio di chi ha convocato una conferenze stampa?
Alle conferenze stampa partecipano giornalisti delle agenzie di stampa e inviati delle testate giornalistiche, non militanti di partito, simpatizzanti e aficionados.
O, vista e udita la clac presente e plaudente, si voleva far credere che tutta l'informazione stampa e Tv è al servizio e milita, entusiasta, per il Mastella'sgate?
Sul penoso, immorale, mafioso, inaccettabile spettacolo dato ieri da governo, maggioranza e opposizione esemplari gli editoriali di oggi di Riccardo Barenghi, su La Stampa, e di Stefano Folli su Il Sole 24Ore.
Che dopo Tangentopoli sia la volta di Mastellopoli e del Mastella'sgate? Whi not?
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di
B. Grillo - M. Travaglio - D. Giacalone - M. Montanari - G. Polo - S. Cappellini - R. Barenghi - Il Riformista - P. Ostellino - S. Folli - G. Bruno Guerri - L. Annunziata
F. Merlo - G.A. Stella - O. Giannino - P. Guzzanti - A. De Angelis - L. Bagatin - Sud Libero - A. Greco - L. Zampetti
Solidarizziamo con Te
e ti invitiamo a segnalare queste tue riflessioni sul nostro Blog di PER IL SUD www.perilsud.it
Saluti Ettore d'Alessandro di Pescolanciano
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D'Olcese ha perfettamente ragione su Le Loro Eccellenze,
anche a me certe cose solo a leggerle mi viene da vomitare!!!!!
S.C.
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09-02-2008 Senatore Pasquale Viespoli PDL
"La posizione della Lega, rispetto all'ingresso di Mastella nel centrodestra, esprime l'opinione della stragrande maggioranza degli elettori. Da Nord a Sud.
Anziché interrogarsi, Mastella continua a riproporre l'idea aritmetica delle coalizioni, a rilanciarsi come forza di interdizione e a perseguire il potere di condizionamento e di ricatto dell'unità marginale". E quanto dichiara, in una nota, il senatore Pasquale Viespoli, componente dell'esecutivo nazionale di Alleanza Nazionale.
"Il Sud, come afferma Mastella, non può essere rappresentato da Bossi, che, peraltro, non credo ne abbia l'ambizione, ma neanche da Mastella che, invece, ne coltiva l'ambizione. Mastella si ostina a non capire che il suo meridionalismo - prosegue il senatore sannita - proietta l'immagine di un Sud legato all'assistenzialismo, alla lottizzazione e al clientelismo, con il risultato di alimentare l'antimeridionalismo anzichè proporre un sano e positivo meridionalismo". "Mastella ha il diritto - dovere di partecipare a una fase che lui stesso definisce nuova. Ma la novità, per essere tale, richiede -conclude Viespoli - rottura e discontinuità da parte di tutti.
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Benvenuto nella Rubrica di Giuliana D'Olcese
Se io mi candidassi alla carica di Deputato o Senatore della Repubblica? Ve lo siete mai chiesto? Come vi comportereste? Volete sapere cosa farei io?
Innanzitutto prenderei questa carica sul serio, molto sul serio, tanto da considerarla una missione e quindi, ne consegue che mi considererei al servizio dei cittadini.
Vorrei percepire lo stesso stipendio di un operaio per comprenderne le difficoltà. Mi imporrei un tetto massimo di 1500 euro mensili nette e mi batterei affinché tutti i miei colleghi facessero altrettanto. In caso di spese sostenute durante l'esercizio delle mie funzioni, presenterei la lista per il rimborso, come si fa in ogni azienda.
Frequenterei in caso di necessità le strutture ospedaliere utilizzate dai miei connazionali e non andrei all'estero per curarmi, pur ammettendo tale possibilità per chi non è parlamentare. Utilizzerei treni e aerei al prezzo più basso possibile, per non pesare eccessivamente sul bilancio dello Stato.
In Parlamento siederei in "religioso silenzio" ad ascoltare ciò che hanno da dire i colleghi, dibatterei, spiegherei le mie ragioni, ma mai mi lascerei andare ad atteggiamenti da stadio (applausi quando cade il governo se io sono all'opposizione, men che meno sputerei in faccia a chi la pensa in modo diverso dal mio, non lo insulterei, ma anzi lo ringrazierei per avermi dato l'opportunità di vedere un altro lato della questione che si sta dibattendo). Eviterei di fare la "primadonna" in televisione e dedicherei il mio tempo totalmente al bene del Paese. Lascerei i comunicati stampa agli appositi uffici, ma eviterei di mettermi troppo in mostra. Quando si è in tv si racconta ma non si fa. Farei la sintesi tra due frasi: "farsi prossimo, partendo dagli ultimi" (Card. Carlo Maria Martini) e "da ciascuno secondo le proprie possibilità ad ognuno secondo le proprie necessità" (Karl Marx). Dopo 2 mandati abbandonerei la politica per dare ad altri la possibilità di servire il nostro Paese. Mi batterei affinché in caso di elezioni anticipate nessun parlamentare potesse ripresentarsi. Abolirei tutti i privilegi.
Credete sia impossibile? Io no, basta volerlo... Fabrizio Dalla Villa
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Le email agli arresti domiciliari
Alessandra Lonardo Mastella ha dichiarato di aver ricevuto centinaia di email. Ci chiediamo se leggerle durante gli arresti domiciliari sia legale.
Alessandra Lonardo Mastella (dal blog alessandralonardo.it) ZEUS News -
www.zeusnews.it - 30-01-2008
Quando si è stati colpiti da una misura cautelativa restrittiva della libertà personale, come gli arresti domiciliari, non si possono ricevere persone diverse dagli avvocati e dai familiari, non si possono ricevere telefonate e non si dovrebbero poter inviare e ricevere email. Sembrerebbe che la legge non sia proprio uguale per tutti, o non applicata troppo rigidamente. Infatti la signora Sandra Lonardo Mastella, moglie dell'ex ministro della Giustizia e presidente del Consiglio Regionale della Campania, ha dichiarato ai giornalisti in una conferenza stampa, fuori dalla sua villa a Ceppaloni, dopo che gli arresti domiciliari erano stati revocati: "Ho ricevuto centinaia di lettere e di email di solidarietà". Le email di cui parla la signora Mastella sono state lette da lei stessa o da qualche familiare che le ha ricevute per lei? Nel primo caso la signora Mastella avrebbe compiuto un reato, che potrebbe portare a una sua incriminazione e alla conferma degli arresti domiciliari revocati o addirittura al trasferimento in prigione. Nel caso di cose lette e riferite da familiari non è così, anche se ci si può domandare se è lecito che un familiare acceda alla casella di posta elettronica di un arrestato e se non sia un qualche reato anche questo.

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Cara Giuliana, direi tutto sacrosanto e tutto condivisibile.
Il "puttano" è merce reietta per entrambi gli schieramenti e rappresenta comunque il "peggio" per la politica.
Del resto, in quanto a responsabilità politica, il puttano ha dimostrato che, a fronte di una sua disgrazia personale e familiare, deve cadere il governo!!! Non male!!!
Da persone così, l'Italia non ha nulla da imparare, per cui, "aria"!!!
CarloAlberto
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Cara Giuliana,
si tratta di vedere se è nato prima l'uovo o la gallina. E' il popolo meridionale a produrre simili "puttani" a sua immagine e somiglianza o sono i personaggi che cavalcano quel popolo? Il dubbio è legittimo, ma neanche tanto, lo sarebbe se Mastella fosse l'unico rappresentante del profondo Sud ad essersi comportato così. In realtà è solo l'unico che è stato messo in croce. Mah!
Un salutone Franco
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In una certa misura sì,
è il popolo meridionale a produrre simili "puttani" ma non a sua immagine e somiglianza ma specularmente al suo essere straccione e abituato alle sudditanze dai Borboni in poi. Hai visto poi il magnifico I Vicerè? Spiega molte cose, proprio sui personaggi che cavalcano quel popolo.
Mastella non è certamente l'unico rappresentante del profondo Sud ad essersi comportato così ma primo non è solo l'unico che è stato messo in croce, secondo ma a te ti pare che uno, e suoi elettori, a ogni elezione cambiano totalmente schieramento?
Allora sono servi dei regimi in cambio di un tozzo di pane e non hanno dignità ne' volontà per risollevarsi e risollevare le loro sorti, piangono, fottono e si fanno fottere.
E' come se tu, e tutti i tuoi amici e conoscenti, o militanti se ne avessi avuti, dall'essere leghisti duri puri e convinti foste diventati alternativamente comunisti, poi leghisti, poi comunisti, poi leghisti,....o no? Un grande abbraccio gd'o
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Cara Giuliana,
Sono i meridionali come te che fanno vacillare tante mie certezze, ma forse è solo perchè ti abbiamo inquinato :-)))
Con stima Franco
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Ciao Giuliana,
grazie per l'e-mail, complimenti per la tua attività artistica ricca di spunto per riflessioni di carattere politico-culturale.
Ti auguro un ancor più grande successo. Un abbraccio da Iarro Bino
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Ceglie rimane alla Procura di Santamaria Capua Vetere?
La stampa dice che il PM Ceglie rimarrà a Santa Maria Capua Vetere: le sue indagini sui rifiuti tossici in Campania (Chernobyl-Italia e tante altre) famose per il suo interessamento all'Ambiente ormai al collasso e le interrelazioni tra rifiuti tossici e cocaina è troppo importante per desistere!
Molti politici sono ormai interessati sia ai rifiuti tossici che alla cocaina. GRAZIE dottor Ceglie!
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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La Rete del Grillo (((dal Blog di Beppe Grillo)))
Achille Lauro, un vecchio politico napoletano, per ogni voto dava in cambio due scarpe. Una prima e una dopo le elezioni. La politica italiana si è laurizzata.
Cuffaro è stato eletto per i 300.000 posti di lavoro che ruotano intorno alla Regione Sicilia. Mastella è amato in Ceppalonia per lo stesso motivo. Sono dei benefattori con i soldi degli altri. I politici sono diventati datori di lavoro dei loro datori di lavoro. Un voto, uno stipendio.
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Al Presidente della Repubblica Napolitano NO COCAINOMANI AL GOVERNO
Al Presidente della Repubblica Napolitano. A Stampa e TV via e mail. Oggetto: mai più cocainomani nel Governo: soffrono di mania di persecuzione!
Gentile Presidente,
La cocaina (come si legge nell'Enciclopedia Medica Uses) crea dipendenza per una mania di persecuzione: chi la assume ritiene di esser perseguitato dai Giudici (senza pensare ai REATI commessi), dai Giornalisti (senza pensare che Giudici e Giornalisti debbano PUR lavorare), se vengono arrestati (non hanno avuto l'INDULTO!) se sono di un Partito piccolo (senza pensare che possono fondersi con altri come fanno le BANCHE che si fondono allegramente a DANNO NOSTRO senza che i politici intervengano), se sono all'opposizione (senza pensare ai danni che potrebbe fare o ha fatto un loro Governo), se si chiede loro Giustizia o lavoro (siamo scoccianti e PIANTAGRANE perché li perseguitiamo con le richieste), se si chiede di non sottostare a Mafia e Camorra (non potevano fare altro né potevano dimettersi), se vi sono i Beppe Grillo (senza pensare che è un diritto-dovere di Beppe Grillo e dei suoi grilli parlare e fare richieste).
Basta quindi comportamenti da cocainomani nel prossimo Governo; grazie Presidente. Siamo sicuri che Lei non è mai stato cocainomane per cui ci comprenderà.
Graziella Iaccarino Idelson Napoli 29 genn 2007
      CITTADINI NAPOLETANI DISPERATI 
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Sostegno a Mastella = cacciare i Giudici?
Il sostegno richiesto al Governo da Mastella & Udeur significa CACCIARE I GIUDICI che indagano o rinviano a giudizio lui, sua moglie e gli Assessori della Campania?
E' democrazia questa? Che sostegno si può dare a chi è sotto inchiesta?
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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Le dimissioni di Mastella
repubblica.it Dichiarazione di Antonio Di Pietro leader di Italia dei Valori
Esprimo la mia umana comprensione per la vicenda che riguarda la moglie del ministro Mastella. E' altresì apprezzabile il senso di responsabilità e la correttezza istituzionale che hanno portato il ministro della Giustizia ad annunciare in Parlamento le sue dimissioni, gesto che, siamo certi, contribuirà a rasserenare il clima ed a sgomberare il campo da basse strumentalizzazioni.
Ciò non di meno, come Italia dei Valori, non possiamo non prendere le distanze dalla parole pronunciate dal Guardasigilli, nei passaggi in cui parla di giustizia ad orologeria, di giudici che cercano di abbattere i loro nemici politici, o di magistrati che fanno ostaggi. Queste parole non le abbiamo tollerate quando erano altri ad invocare queste argomentazioni, non possiamo ora, per la nostra coerenza, accettarle da chi è ministro della Giustizia in carica, anche perché, quando si pensano queste cose della Magistratura italiana, diventa veramente difficile svolgere con equilibrio un ruolo delicato come quello del Guardasigilli.
Ribadisco, infine, anche in questa occasione, il concetto per cui quando si ha a che fare con la giustizia ci si difende nelle aule dei tribunale e non al di fuori di esse.
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*Mastellopoligate: Why not?*
questa la giro sul meetup alessandrino. Ciao carissima!
http://beppegrillo.meetup.com/437/boards/view/viewthread?thread=4068251&pager.offset=10&lastpage=yes#14374021
Francodellalba Alessandria, IT 983rd Post da Giuliana, una donna tosta e capace che stimo e che ho avuto il piacere di conoscere personalmente. Ce ne fossero....
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Ammazzala! che complimenti!!!!!!!!! Grazie per la girata, gd'o
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Perfetto! Mastellopoli è on line. ;-) P
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*Mastellopoligate: Why not?*
Ha! Ha! Ha! Giuliana, forse in quanto molti di loro si vedono nel nostro eroe specchiati.
Abbracci Francesco
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Sì, specchio delle mie brame. Brame di tutti... brame bipartisan! (,-)

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Tutti colpevoli, nessun colpevole Cronache 18 Gennaio 2008 Dichiarazione di Rino Formica
Il discorso tenuto ieri dall'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella alla Camera ha di fatto segnato la fine della seconda Repubblica. La contrapposizione tra la politica e la magistratura, gli applausi quasi incondizionati alla criminalizzazione dei giudici da parte dei deputati sono la replica, quindici anni dopo, del 1992, il discorso di Bettino Craxi a Montecitorio dei "Tutti colpevoli, nessun colpevole" e la chiamata a correo dei partiti di Mastella sono, nella sostanza, identici.
7% e 93%, queste sono le percentuali del recente sondaggio di Renato Mannheimer sulla fiducia degli italiani nei politici. Il 7% ha molta fiducia in loro, il 93% non ha alcuna fiducia. I politici non possono rinchiudersi a riccio di fronte a questi dati.
Oggi, in neppure ventiquattro ore, Cuffaro è stato condannato a 5 anni senza l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra e interdetto dai pubblici uffici, Silvio Berlusconi capo dell'opposizione è stato rinviato a giudizio per corruzione a seguito della telefonata con Agostino Saccà, presidente di RAI Fiction, e il presidente della Regione Molise, Michele Iorio, di Forza Italia, è indagato dalla Procura della Repubblica di Campobasso per concussione e abuso d'ufficio. Cuffaro ha dichiarato: "Resto Presidente della Sicilia. Da domani al lavoro", Forza Italia ha definito le accuse mosse al suo leader "risibili" e l'UDEUR ha dato ultimatum al Governo: "Mozione pro-Mastella o è fine della maggioranza". Mi appello ai politici responsabili che hanno come riferimento i cittadini e non le loro segreterie. Non è possibile andare allo scontro con le leggi di questo Paese e con i suoi cittadini senza gravi conseguenze. La magistratura va rispettata insieme agli elettori ai quali va restituito al più presto, con una legge elettorale, il voto di preferenza e subito dopo si vada alle elezioni.
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Mastellopoligate: Why not? L'applauso bipartisan
Devo dire che il discorso di Mastella mi ricorda il famoso discorso di Craxi al Parlamento che giustificava il sistema. Siamo avviati a una Tangentopoli2?
Avrà esito migliore? Non c'è che da sperare che questo nostro povero paese sia avviato a una vera resa dei conti con le mafie politico-criminali, la palla alla piede dello sviluppo, dette Klotz am bein, in tedesco, ceppo che uno si tira dietro incatenato alla caviglia.
Sheikh Spir
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Giuliana! Aspettavo con ansia il tuo commento
volevo vedere come andava, cosa dicevi. Sposo al 100% ogni riga, punto e virgola che hai messo. Ti dirò che non ho simpatie per Mastella, posso anche partecipare alle sofferenze private di un cittadino che vede avvenimenti "pesanti" di questo tipo accadere nei suoi confronti ma qui c'è di mezzo il ministro (e della giustizia, per giunta) che non può comportarsi così si dimetta, tenga pareri e opinioni per se' come può pretendere (ed aver preteso) un rispetto della magistratura se poi, lui per primo, si scaglia in questo modo contro la sua "creatura"??? Tutti i sagaci applauditori (che hanno peraltro dei secondi fini evidenti, nell'applaudire, visto che se Mastella fa il salto della quaglia... salta anche il governo!!!) non mi meravigliano seguendo le varie dirette parlamentari di radio radicale abbiamo un quadro esatto della levatura morale della media di deputati e senatori. Nemmeno capaci di rispettare le regole del parlamento, figurati come possono essere seri nel loro mandato!
L'ennesima occasione per fare brutta figura all'estero, l'ennesima occasione per far vedere come i nostri problemi di "spazzatura" sono in realtà presenti nel nostro DNA. Non siamo una nazione depressa, siamo una nazione deprimente. Grazie, Giuliana, per aver riassunto il pensiero di tanti e per aver detto cose forti e giuste.
CharlyAlbert
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Mastella's gate?
Mi sembra tu voglia regalare a Mastella una statura fuori misura paragonandolo addirittura a Nixon!
Laura
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Mastellopoligate: Why not?
Quello che ho provato io quando ho sentito tutte quelle offese alla magistratura e le battute di mani da parte di tutti o quasi è stato che abbiamo toccato veramente il fondo o che forse il peggio ancora deve venire. Credo che questa gente, di destra o di sinistra indifferentemente, non ha capito che è pericoloso tirare troppo la corda perchè la gente esasperata può essere capace di tutto. Mi auguro di non dover tornare a un 68. Ma Whi not? La violenza non è mai auspicabile.
Ciao Claudia
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Mastellopoligate sì, è veramente uno spettacolo penoso.
Personalmente non sono d'accordo sul fatto che con un avviso di garanzia o in una fase preliminare di indagini la stampa deve criminalizzare l'inquisito, ma è altrettanto vero che i signori parlamentari come fanno ad essere assolutamente certi dell'innocenza della moglie di Mastella & Co.?
questo francamente mi preoccupa, ma tant'è.
Ciao Giuliana, Vittorio
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I carnefici delle verità scomode
VI PRESENTIAMO I CARNEFECI DELLE VERITA' SCOMODE: Lettera Aperta a S.E. il Sen. Nicola Mancino - Le sviste del democristiano S.E. il Procuratore Generale della Corte di Cassazione Mario Delli Priscoli, Il corrotto, indegno Gen. Rolando Mosca Moschini "benvoluto" dalle massime autorità del malaffare di stato protettore di corruttori e corrotti. POVERA ITALIA!!!
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Che personaggi!
In giro si vede troppa gente mediocre ma di successo. La colpa del loro successo, purtroppo, è di quelle persone inclini a riconoscergli meriti e qualità che non hanno, per pura adulazione e servilismo nei confronti del potere, o forse nella speranza di riceverne qualche beneficio. Pochi, forse per pigrizia, si prendono la briga di vedere chi veramente merita e chi invece è solo baciato dalla fortuna o ha avuto una carriera costruita a tavolino, da un editore o da uno sponsor per esempio.
Io ne ho scoperti alcuni meritevoli, peraltro già molto conosciuti nella rete, e mi fa piacere farli conoscere anche ad altri. Sono certo che Mr Google, l'unico sincero democratico (almeno per ora) sulla faccia della terra -uno dei pochi che ancora credono nell'eguaglianza delle condizioni- provvederà a rimbalzare questa presentazione e, se interrogato, vi rimanderà ai loro scritti o siti: Ettore Frangipane -(www.frangipane.it) noto giornalista professionista in pensione.
Pier Luigi Baglioni - a leggere il suo profilo e i suoi scritti sembra veramente un personaggio.
Gianni Pardo - anche lui un prolifico (a volte anche troppo) scrittore.
Se poi avete un pomeriggio libero andate pure a cercare come funziona la serpentina di Schietti, e se lo capite fatemi il favore di mandarmi un e mail con la spiegazione. Una volta il Corriere della Sera ha creduto in lui veicolando la raccolta dei fondi per lo tsunami attraverso il suo sito, perchè non dovreste crederci voi?
Viva, comunque, le persone normali! Bamboccione
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Mastella paga i propri errori
Il ministro Mastella non aveva altra scelta che le dimissioni. Non esiste la possibilità che si resti a capo del dicastero della giustizia nel mentre la moglie finisce agli arresti, per giunta a causa di un'inchiesta sull'attività politica. A Mastella va tutta la solidarietà umana, ma non quella politica. No, perché quel che succede è anche frutto dei suoi silenzi e dei suoi errori. Egli, come il governo di cui fa parte, ha in ogni modo tentato di lisciare la corporazione dei magistrati per il verso del pelo.
Oramai siamo giunti all'assurdo che le voci più critiche verso la corporazione si levano dal suo interno. E va ripetuto, senza dimenticare le gravi colpe della coalizione avversa, che ha invece condotto una legislatura all'insegna dello scontro e della polemica, senza, però, essere capace di portare a casa apprezzabili risultati legislativi, che valgano per tutti. Mastella ha creduto che, in fondo, si possa tirare a campare, magari facendo evaporare la pressione, di tanto in tanto, con provvedimenti di clemenza. Non è così. Il presidente della giunta campana, sua moglie, ha saputo degli arresti domiciliari dalla televisione. Non è la prima, non sarà l'ultima, è comunque la dimostrazione che la giustizia non esiste. Ed è anche la dimostrazione che quei provvedimenti di violenta limitazione della libertà personale, nei confronti di cittadini che abbiamo il dovere di considerare innocenti, sono inutili, quando non illegittimi. Ci sono solo tre ragioni per cui un cittadino può essere privato della propria libertà in assenza di una condanna, mentre, invece, questi arresti si susseguono in una litania di formule burocratiche sempre uguali, e sempre prive di senso del diritto.
Ogni volta che abbiamo indicato il problema, ogni volta che abbiamo documentato che il diritto dei cittadini è calpestato, la corporazione togata ha sostenuto che volessimo legargli le mani e tappargli la bocca, mentre il mondo politico la bocca se l'è tappata da solo, per timore, per insipienza, per coscienza sporca.
Mastella compreso.
Il caso della signora Mastella non è isolato, anzi, è in compagnia di migliaia di altri casi simili. Il ministro si dimette, perché lo colpisce nella famiglia. Avrebbe dovuto considerare prima che il compito assegnatogli non consentiva le solite relazioni, scritte dagli uffici, avrebbe dovuto, fin dall'inizio, essere il ministro dei cittadini che chiedono giustizia. Ha perso l'occasione, noi non perderemo quella di considerare il caso che direttamente lo riguarda come tutti gli altri. Non la perdiamo mai, questa occasione, nei confronti di nessuno, e nei confronti di tutti difendiamo i diritti ed il diritto. Peccato Mastella sia costretto ad accorgersene una volta persa la funzione. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
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A Lucca Forza Italia celebra il suo Congresso provinciale. Ma ha senso tutto questo?
Mentre il popolo del centro-destra prepara il nuovo partito come superamento dei vecchi ectoplasmi, qui si cerca di rivitalizzare una cosa che se non c'è più, non ci sarà più a brevissima scadenza. Ma come al solito oggi la politica è lontana dai pensieri della gente. Pensiamo alla 194, che la popolazione ha ben assorbito da anni: ebbene ci sono dei politici fuori dal mondo che fanno di questa legge il problema di base. Pensiamo alla legge elettorale ove ci si spreca in balletti e giravolte. Alla gente della legge elettorale non può interessar di meno, ormai anche i paracarri sanno che con qualsiasi legge si vada a votare, Berlusconi vincerà comunque!
Le chiese sono vuote e le vocazioni sono sparite in Italia, nonostante questo la maggior parte dei politici seguita a non capire che il nostro paese è profondamente laico, che la religione è un fatto privato, che la laicità o il laicismo è vincente. E che delle ingerenze della chiesa non se ne può più. Ha già fatto danni con la legge 40 e con il rimettere in discussione la 194; per non parlare dell'antiproibizionismo nelle droghe (droga=satana) o delle unioni civili. Finti laici si prestano a questa cordata.
Possibile che la destra debba rimanere legata alle gerarchie della chiesa? Io sono di destra e grazie a dio, sono ateo! E se le religioni e il petrolio sparissero, forse sparirebbero anche tutte (o buona parte) delle guerre.
Tornando a noi, tra poco di deciderà se i referendum elettorali saranno ammissibili. Io penso che la decisione sia per il SI, pertanto i partiti-cespugli staccheranno la spina che mantiene in vita il peggior governo del dopoguerra. Lo faranno cadere perchè si torni immediatamente a votare, altrimenti i partiti-cespugli sparirebbero subito.
Vittorio Baccelli
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Le Loro Eccellenze. Forse, ha ragione Bossi, non li vuole nella CdL
Ricevo ed inoltro.
Commento ricevuto con il post
"A me viene da vomitare... che vergogna!!!!!!!!!!!!!!!"
Storia di un giornale di partito e di una "bella famiglia come le altre", raccontata dal Direttore del Corriere d'Italia, Mauro Montanari:
L'ex Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri.
Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur.
L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico.
Si chiama "Il Campanile nuovo", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate.
Lo testimoniano al collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!".
A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa.
Ogni anno Il Campanile nuovo incassa un milione e 331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro?
insisterete ancora voi. Che farà? Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto.
Un contratto da 40mila euro all'anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che c'entra? Se è bravo... non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile nuovo ha speso, nel 2005, 98mila euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine. Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull'aereo di Stato?
L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile nuovo? Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur. Siamo nell'aprile del 2006. Da allora -assicura l'editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile nuovo.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine.
Infatti Il Campanile nuovo ha speso 141mila euro per rappresentanza e 22 mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti.
Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti.
La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile nuovo, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale.
A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella.
Chi l'ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS
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la Rete del Grillo 16 Gennaio 2008
Hanno arrestato l'UDEUR!
Ricevo e pubblico una lettera di Marco Travaglio: "Caro Beppe,
siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone. Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali campani dell'Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell'Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell'Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell'Udeur. In pratica, hanno arrestato l'Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l'unico sottosegretario dell'Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in galera prima dell'estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera era entrato nell'Udeur per meriti penali). Mastella, ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell'inchiesta "Why Not" avviata da Luigi de Magistris e avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi de Magistris. S'è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che - pare incredibile - ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece, non s'è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c'è perfino il rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della villa di Ceppaloni.
Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l'intero Parlamento - con l'eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani - s'è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.
Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s'è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com'è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti?
E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all'alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga?
Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per de Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l'occasione per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l'ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, "questo è l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo". Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?
Marco Travaglio
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17 Gennaio 2008 La Rete del Grillo
Applausi...
La Camera ha applaudito più volte Mastella mentre attaccava la magistratura. Una solidarietà convinta di chi può rischiare di fare la stessa fine. L'Italia dei Valori e il PDCI sono rimasti in silenzio. Il ceppalonico si è dimesso insieme al suo partito.
Prodi è a interim alla Giustizia. Dia il ministero a Antonio Di Pietro. E' forse l'unica via per sopravvivere alla rabbia degli italiani.
Applausi
ah ah ah ah ah ah, ah ah ah ah ah ah ah ah, ah ah ah ah ah ah ah, applausi della Casta (1) intorno a me applausi tu sola Sandra (2) non ci sei ma dove sei chissà dove sei tu, agli arresti forse tu perché cantare cantare ma perché se canto tutta la Casta va in galera insieme a me ah ah ah ah ah ah ah, applausi oceano di mani sporche intorno a me ma le tue mani Sandra non le vedrò mai più ho un nodo in gola, arrestatemi con lei (3) perché cantare fare la spia ma perché se canto la Cosca non mi applaude più. ah ah ah ah ah ah ah un magistrato non è non è un robot senz'anima, Prodi (4) io per te son stato come un disco che fa l'indulto (5) e poi si getta via applausi della Cosca intorno a me applausi tu sola Sandra non ci sei chissà dove sei tu agli arresti forse tu, perché cantare cantare ma perché cantare ma perché se de Magistris (6) più non c'è, ah ah ah ah cantare ma perché cantare ma perché, perché cantare se la Casta ama me perché cantare se la Casta applaude me
(1) Applausi di tutta la Camera il 16 gennaio 2008 all'attacco di Mastella alla magistratura con l'unica eccezione dell'Italia dei Valori e del PDCI
(2) Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella e presidente del Consiglio regionale della Campania, agli arresti domiciliari
(3) Clemente Mastella è indagato per sette ipotesi di reato, tra cui la tentata concussione al Governatore della Campania Antonio Sassolino
(4) Prodi ha espresso a Mastella la sua solidarietà e ha respinto le sue dimissioni
(5) L'indulto del 2006 proposto da Mastella che ha evitato il carcere ai responsabili di reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione
(6) Luigi de Magistris ha indagato su Mastella e su Prodi fino all'avocatura dell'inchiesta Why Not sulla distribuzione dei fondi europei
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Alle urne, o si finisce nell'urna
di Davide Giacalone Libero 17 Gennaio 2008
Da destra e sinistra s'applaude Mastella. E' la concordia dell'impotenza. Prodi ne attende il ritorno, per rimetterlo assieme a quelli che gli inquisiti li volevano civilmente morti. Invece Mastella ha fatto male il ministro, le dimissioni sono il minimo. A questo punto, non esiste altro serio sbocco che le elezioni anticipate.
La plaudente concordia, che ha accompagnato l'uscita di un ministro incapace di fare in un anno e mezzo quel che ha detto da sconfitto, può far credere che esista lo spazio, in questa legislatura, per uno sforzo riformatore. Non è così. Nelle stesse ore la Corte Costituzionale, dissipando molte diffidenze (comprese le mie), o intuendo i pericoli di una diversa condotta, ha ammesso i tre quesiti referendari sul sistema elettorale. In via teorica esiste lo spazio tecnico per non convocare i referendum, riformando la legge.
In via pratica e politica sarebbe un suicidio, perché lo scopo dei referendum è quello di creare un maggioritario secco e chiaro, nel quale il partito (non la coalizione) che prende un voto più degli altri conquista la maggioranza assoluta degli eletti e governa, da solo. Anche una tale norma può essere aggirata e, in generale, non esiste alcun sistema elettorale capace di rendere seria e coerente una politica che non lo sia di suo. Ma, comunque, l'approdo sarebbe maggioritario.
Il trucco di cancellare l'appuntamento referendario cancellando la legge, e approvandone una che non va nella stessa direzione, è già funambolico di suo, diventa irrealizzabile per una classe politica la cui credibilità precipita a vista d'occhio. Napolitano può incaponirsi, ma otterrà solo l'avanzare della decomposizione.
I guasti di questa legislatura li vedemmo fin dall'inizio, indovinandone l'esito. Prolungandola si finirà con il distruggere quel che di promettente è emerso, compreso l'ancora fumoso disegno del partito democratico. Meglio far tesoro dell'esperienza, impostare le cose in modo che, nella prossima legislatura, l'applauso della consapevolezza serva ad aprire e non a chiudere una nuova stagione, adoperandosi affinché, anche con l'attuale sistema, non si sia condannati alla falsa stabilità del non governo. Salviamo il salvabile, chiudiamo la seconda Repubblica del bipolarismo taroccato, fermiamone l'agonia. Meglio le urne dell'urna.
 Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
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La Caporetto della politica
di Gabriele Polo Il Manifesto 17 gennaio 2008,
Non c'è nulla di cui rallegrarsi nelle cronache politiche di ieri. Nel giorno in cui la Consulta da il via libera a un referendum che potrebbe dare il colpo finale alla centralità del Parlamento, nell'emiciclo della Camera va in scena l'arringa furiosa e cieca di una classe politica che si difende con argomenti da casta, tratta alla stessa stregua un'altra istituzione del paese - la magistratura - e, in questo modo delegittima la rappresentanza democratica più di quanto possa fare il più estremo vaffa di Beppe Grillo. E questo avviene mentre sui giornali leggiamo una quasi unanime alzata di scudi contro chi ha osato mettere in discussione l'opportunità di una visita vaticana alla Sapienza, più che per difendere il diritto del papa a parlare, per bollare come delinquente chiunque prenda la parola contro quell'evento. La lesa maestà sembra nuovamente il delitto supremo da combattere.
L'effetto è devastante, non tanto per i protagonisti diretti delle vicende in corso, quanto per le istituzioni che rappresentano. Ed è questo che preoccupa di più. Perché una classe dirigente che ha un simile riflesso corporativo, lancia un messaggio castale, facendo coincidere la politica con il suo personale. Se un Parlamento interpreta le accuse giudiziarie fatte a un ministro come la persecuzione giudiziaria prodotta da una bassa lotta di potere, a uscirne distrutti in credibilità sono due pilastri su tre del nostro ordinamento, quello legislativo e quello giudiziario. E' la peggior "riforma" costituzionale che si possa immaginare, un suicidio istituzionale che spalanca le porte a revisioni autoritarie imprevedibili.
E' "curioso" che quella magistratura, cui molti degli attuali protagonisti della politica poco più di un decennio fa assegnarono un compito rivoluzionario, oggi sia dipinta come un soggetto eversivo. Caricata di un ruolo politico innovatore allora, oggi viene attaccata nelle sue prerogative istituzionali da un fronte sempre più ampio: Berlusconi non si sente più solo. Ma è ancora più "curioso" che lo schieramento di centrosinistra che aveva difeso l'indipendenza dei giudici di fronte agli sproloqui sulle "toghe rosse", ieri non abbia fatto la sola cosa sensata che poteva fare: accettare le dimissioni del ministro inquisito per permettergli di difendersi liberamente e augurargli buona fortuna. Non avrebbe mancato di rispetto a Mastella - poteva persino dirsi sicuro della sua innocenza - e avrebbe difeso la credibilità delle istituzioni. Più forte è stato il riflesso corporativo, più peso ha avuto la tenuta della maggioranza e del governo: ha vinto la contingenza. Ma in questo modo anche il terzo pilastro del nostro ordinamento - il potere esecutivo - ha dato un nuovo colpo alla propria credibilità. E popolarità. Che invece cresce per soluzioni extraistituzionali. Quando, a salvare la patria, sarà invocato un nuovo uomo della provvidenza, un altro unto dal signore o un autoritario tecnocrate. Se non un papa.
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Il Palazzo teme che si rialzi l'onda delle Procure
di Stefano Cappellini - Il Riformista 17 gennaio 2008
Il ciclone giudiziario che ha travolto Clemente Mastella, e che minaccia di travolgere altro ancora, è cominciato con ventiquattr'ore di anticipo rispetto alla sua esplosione ufficiale, ovvero quando alle nove di ieri mattina le agenzie hanno battuto la notizia degli arresti domiciliari a Sandra Lonardo, moglie del ministro. Mastella sapeva dal giorno prima dei provvedimenti emessi dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere non solo contro la consorte, ma anche contro lui stesso e i vertici dell'Udeur campano. E la riunione dello Stato maggiore del Campanile dell'altroieri, singolarmente convocata a casa Mastella, non era - come immaginato - un summit per preparare le mosse in vista della sentenza della Corte costituzionale sulla ammissibilità dei referendum. Né era un colloquio di routine quello che Mastella ha avuto la sera stessa con Giorgio Napolitano e che era stato spiegato in vista della relazione in Parlamento sullo stato della Giustizia che il ministro avrebbe dovuto tenere ieri.
Nei palazzi la bomba era già scoppiata e Mastella ha avuto una notte per buttare il discorso già pronto, riflettere sul da farsi e preparare la dura orazione pronunciata a Montecitorio contro "le frange estremiste" della magistratura. Ha avuto il tempo anche di informare Romano Prodi dell'entità dell'azione giudiziaria, che inizialmente pareva limitarsi alla signora Mastella, per concordare col Professore le mosse successive. Già nella prima telefonata tra i due, precedente al j'accuse del Guardasigilli alla Camera, il premier ha offerto al suo ministro totale solidarietà: "Se vuoi restare al tuo posto, hai il mio appoggio", ha garantito Prodi. Mastella ha incassato la sponda del Prof, ma ha deciso comunque di andare all'attacco e di annunciare le dimissioni, per testare le reazioni politiche. Che sono state - con l'eccezione di Antonio Di Pietro nella maggioranza e di Gianfranco Fini e Francesco Storace nell'opposizione - di solidarietà più o meno forte.
Nel frattempo anche i vertici del Pd si esponevano, con una dichiarazione di Walter Veltroni ("Mastella vada avanti") e il discorso in aula di Dario Franceschini (sebbene più tiepido di quello ipermastelliano pronunciato da Sandro Bondi). A quel punto anche Prodi - assente a Montecitorio perché impegnato in un faccia a faccia con Gianni De Gennaro - ha invitato pubblicamente il ministro a restare. Ma lentamente la situazione è sfuggita dal controllo di tutti, sia per l'imponderabilità della slavina giudiziaria che rischia di estendersi e contagiare altre Procure sia perché Mastella, dopo un nuovo incontro con Prodi, si è rifugiato a Ceppaloni senza sciogliere la riserva sulle sue intenzioni. "Rifletterò", le sue uniche parole.
Prodi si è chiuso a palazzo Chigi con i collaboratori più stretti per studiare tutte le possibili soluzioni al dossier. Ma il Prof, rassicurato dalla cogestione della crisi col diretto interessato, continua a considerare il reintegro di Mastella non solo il miglior esito della faccenda, ma anche una soluzione politicamente praticabile. "Non dimentichiamo che Mastella era già nella condizione di Guardasigilli indagato", ha spiegato il premier ai suoi interlocutori facendo riferimento all'inchiesta "Why not".
Di certo, il presidente del Consiglio è pronto a prendere in considerazione tutte le vie d'uscita pur di mettere alle spalle l'incidente, dallo scambio di pedine nella squadra di governo, per ricollocare altrove Mastella, a una sostituzione di area. Preferirebbe però evitare l'interim. A confortare Prodi c'è anche un altro filo diretto, quello con Massimo D'Alema, che a sua volta ha sentito Mastella e successivamente ha consigliato il Prof di tener duro sul rientro delle dimissioni. Secondo il vicepremier, se le imputazioni a carico del Guardasigilli sono quelle filtrate finora - e che riguardano in sostanza questioni di lottizzazione di enti pubblici - non sussiste la gravità necessaria a motivare un passo indietro del ministro.
Parallelamente, Veltroni si è chiuso nel loft con Franceschini e i due capigruppo Soro e Finocchiaro, preoccupato anche da quanto succedeva nel campo opposto.
Gli incontri che Silvio Berlusconi ha accumulato in poche ore, tra cui quello con Pierferdinando Casini, hanno allarmato non poco il leader del Pd: "Si prepara alle elezioni", si è detto convinto Veltroni, che ha cercato di capire al telefono con palazzo Chigi quali margini sussistono per scongiurare il default. Il sindaco di Roma teme che Mastella, anche sull'onda del via libera della Consulta ai quesiti referendari, possa decidere di giocarsi la partita "con le mani libere" e favorire accelerazioni impreviste. Non che Veltroni abbia in animo di arrivare al 2011, ma questa è l'ultima finestra per elezioni anticipate in primavera e la precipitazione degli eventi verso questa soluzione coglierebbe il leader democrat del tutto impreparato, con troppi nemici in casa (cosa farebbe a quel punto Prodi?) e destinato alla sconfitta. In più, il Pd deve camminare sul filo: ufficialmente, rilancia l'invito a Mastella a tornare al suo posto, però non può sposarne le accuse alla magistratura, come Finocchiaro si è affrettata a precisare uscendo in serata dal loft.
Ma il dubbio che assilla tutti e che aleggiava ieri su un Transatlantico spaurito è un altro. Le coincidenze con il 1992 sono sempre più forti - dall'antipolitica dilagante all'invocazione delle manette sui quotidiani, dal sistema istituzionale paralizzato e inefficiente ai capipopolo che affilano le armi (stavolta sui blog).
Il timore generale è che un filo possa legare l'Asi di Benevento, teatro della presunta concussione operata da Mastella, al Pio Albergo Trivulzio di Mario Chiesa, primo focolaio di Tangentopoli. Ma questo è un altro film. E nessuno a Palazzo può prevederne la sceneggiatura.
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Gli applausi affrettati della casta
di Riccardo Barenghi La Stampa 17 gennaio 2008
La notizia che fa più impressione - politicamente parlando - non è l'arresto di Sandra Mastella e di altre 23 persone. E neanche l'indagine a carico del ministro della Giustizia, di cui si è saputo solo nel pomeriggio. È invece la reazione che tutto questo ha suscitato nel mondo politico, a destra, al centro e a sinistra.
L'applauso bipartisan che ha salutato il furioso e anche commosso discorso di Mastella contro la magistratura, gli interventi che si sono succeduti in aula, la preghiera che tutti - a cominciare da Prodi e a finire con Rifondazione, che ha corretto il tiro solo dopo l'intervento di Bertinotti dal Venezuela - hanno rivolto al ministro affinché restasse al suo posto, dimostrano una cosa sola: guai a chi tocca la casta della politica. La quale si difende senza neanche aspettare qualche ora per capire meglio che cosa stia succedendo, si ribella e spara a zero contro i giudici senza aver letto le carte (dalle quali si spera che arrivino ipotesi di reato più solide della concussione nei confronti di Bassolino). Senza informarsi. A prescindere. Fa quadrato, si schiera a difesa del suo esponente sotto accusa (peraltro ieri mattina era sotto accusa solo sua moglie), arriva fino al punto di respingere dimissioni indispensabili, anzi doverose, da parte del responsabile della Giustizia.
Eppure chiunque con un minimo di buon senso sa che Mastella non poteva restare al suo posto mentre il suo partito, la sua famiglia e lui direttamente venivano colpiti dalla giustizia stessa, fosse stato ministro dei Beni culturali ancora ancora...
Ma questo semplice buon senso politico non ha minimamente sfiorato i nostri uomini di governo e di maggioranza: un coro di dichiarazioni, un pellegrinaggio di solidarietà, una sequela di telefonate sono arrivate a Mastella. Non stiamo parlando di solidarietà umana, ché quella non si nega a nessuno: bensì di quella politica (e di governo). E se l'opposizione non sorprende, visto che al centrodestra le toghe non sono mai piaciute (mentre dall'altra parte sì), e visto pure che un'occasione del genere per acchiapparsi Mastella e chiudere così l'era Prodi non si presenta tutti giorni, la domanda va rivolta al premier. Perché ha respinto le dimissioni di un suo ministro che evidentemente non può più svolgere serenamente le sue funzioni, se non diventando ostaggio dei magistrati che lo indagano (e viceversa)?
E perché tutto il centrosinistra, escluso Di Pietro, ha seguito il suo premier su una strada che rischia di trasformarsi in un vicolo cieco?
La risposta non è solo quella più evidente, appunto la casta che difende se stessa. Qui entra in gioco un altro fattore, ossia la vita del governo. La paura, diciamo pure il terrore, che Mastella approfittasse della contingenza per chiudere la sua avventura con il centrosinistra, ha scatenato una reazione istintiva, primordiale: primum sopravvivere. E allora non importa la morale, l'etica, l'immagine peraltro già logora che si trasmette al Paese e alla propria opinione pubblica. Non importa nemmeno il rispetto della regola elementare che il centrosinistra sbandiera contro Berlusconi solo quando gli fa comodo: il conflitto di interessi. Che in questo caso, al di là di quelle che siano le sue colpe (se ci sono), Mastella incarna in un sol uomo. Importa solo restare dove si sta, ad ogni costo, nonostante tutto e tutti. Sempre meno credibili, sempre più deboli e sempre più esposti al rischio di crollare da un minuto all'altro.
Sarebbe facile dire che se un comportamento del genere l'avesse tenuto il governo Berlusconi, l'opposizione di allora avrebbe occupato il Parlamento, sarebbe scesa in piazza, si sarebbe appellata al Presidente della Repubblica, avrebbe gridato al colpo di Stato. Ma si sa che l'abito fa il monaco, in politica purtroppo non conta la coerenza bensì il ruolo che in quel dato momento si ricopre e il potere che si gestisce. Anche se questo modo di fare può provocare - e probabilmente provocherà - una reazione di disgusto in gran parte degli elettori del centrosinistra. Che oggi hanno tutto il diritto di chiedersi dove si trovi sul serio l'antipolitica: nel Paese o nel Palazzo?
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Perseguitati per i valori? Questa ci mancava
Il Riformista 18 gennaio 2008
In questa gravissima e anche un po' surreale vicenda dell'inchiesta di Santa Maria Capua a Vetere su Mastella, sua moglie e il loro partito, destinata probabilmente ad essere ridimensionata dal Riesame, c'è un elemento di involontaria comicità introdotto prima da lady Sandra, poi dallo stesso (per il momento ex) Guardasigilli.
E cioè che il presunto complotto ai loro danni abbia anche parecchio da spartire con l'anticlericalismo e l'antipapismo dilaganti: arresti e avvisi di garanzia sarebbero stati ordinati per punire il cattolicesimo praticante di rito romano dei coniugi Mastella e dell'intera Udeur. Come se il procuratore capo casertano fosse anche la guida occulta della setta degli Illuminati, Per carità, capiamo benissimo che nel clima creato dall'annullamento della visite del papa alla Sapienza tutto sommato l'etichetta di martire e perseguitato può pure tornare utile. Ma nel caso di Mastella chi è il persecutore della sua fede cristiana? Forse i magistrati di Santa Maria Capua a Vetere nella loro inchiesta sono stati condizionati anche dal mancato sostegno dell'Udeur ai Dico?
Noi pensiamo di no, ma potremmo sbagliare. In questo caso, se Mastella riuscirà a dimostrare di essere un perseguitato per motivi di fede, non solo ci scuseremo pubblicamente con lui, ma organizzeremo una veglia laica e garantista in difesa del cattolicesimo praticante suo e dell'Udeur.
Forse sarebbe il caso di fare uno sforzo per essere più seri. Tutti. Noi laici per primi, si capisce. Ma non solo noi. Perché il rischio di regredire a un anticlericalismo che pensavamo fosse consegnato alla storia c'è. Ma c'è pure, per restare alla cronaca, la possibilità che per la prima volta nella storia del papato di Roma, domenica prossima, si assista al primo Angelus trasformato in una manifestazione politica. Noi speriamo con tutto il cuore che non succeda. Perché, se succedesse, vorrebbe dire che ci siamo messi su una china pericolosissima per tutti. Laici e cattolici.
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La metà di una svolta
di Piero Ostellino Corriere della Sera 18 gennaio 2008
Fino a poco tempo fa, accusare la magistratura inquirente di "eversione " era stata una cattiva abitudine degli inquisiti del centrodestra. Poi, negli ultimi mesi, con le inchieste Forleo e de Magistris su rappresentanti del centrosinistra, la cattiva abitudine aveva contagiato anche questi ultimi. Ma si era trattato di casi che, pur dividendo il Parlamento fra chi accusava e chi difendeva la magistratura sulla base della collocazione politica dei propri inquisiti di turno, non avevano ancora assunto la natura di un generalizzato conflitto fra potere politico (legislativo e esecutivo) e ordine giudiziario. Con il caso Mastella ad accusare i magistrati è stato addirittura il Guardasigilli, cioè uno dei ministri più importanti del governo (di centrosinistra), inquisito anch'egli, con la moglie e alcuni dirigenti del suo partito. E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole.
Ma, questa volta, il Parlamento non si è diviso. Ad accogliere con una ovazione le parole di Mastella è stata la grande maggioranza della Camera dei deputati, senza distinzioni fra centrodestra e centrosinistra.
Si è trattato solo del riflesso condizionato della Casta che, di fronte al crescente dinamismo della magistratura, ha difeso uno dei propri rappresentanti per difendere se stessa? Ovvero si può parlare di una reale svolta politica destinata a produrre un serio ripensamento dei rapporti fra potere politico e ordine giudiziario?
A chiarirlo dovrebbe essere il dibattito che si aprirà in Parlamento dopo il rapporto sullo stato della Giustizia che Prodi farà fra qualche giorno come Guardasigilli ad interim. Ma le premesse non inducono all'ottimismo e qualche interrogativo sembra lecito. Nel rinnovargli la fiducia e invitandolo a ritirare le dimissioni, il presidente del Consiglio ha inteso condividere i severi giudizi del suo ministro della Giustizia sulla magistratura? Sarebbe interessante saperlo. Ma nel suo breve intervento alla Camera, Prodi, auspicando che l'Udeur, il partito di Mastella, non faccia ora mancare il suo sostegno al governo, era parso più preoccupato della propria sopravvivenza a Palazzo Chigi che di dare una risposta all'interrogativo. Prodi - ha detto al riguardo Casini subito dopo - ha rimosso, ha derubricato il caso Mastella "a scopo privato".
Del resto, nell'aula di Montecitorio, durante tutto il dibattito, sono aleggiati, a seconda del colore politico degli interventi, più il timore ovvero l'auspicio della caduta di governo che la responsabile consapevolezza della gravità della crisi e il concreto impegno a risolverla. La sindrome che paralizza il sistema politico rischia di affogare nelle chiacchiere anche questa inderogabile esigenza. Eppure, il problema, a questo punto, non è più la durata del governo, ma la stessa sopravvivenza della democrazia. Ciò che ci si aspetta è che il Parlamento faccia finalmente una riforma del sistema giudiziario che ponga definitivamente fine a una situazione ormai giunta a un punto di rottura dopo il fallimento della riforma Mastella, approvata, anche, nell'illusione di compiacere la corporazione dei magistrati.
È troppo chiederlo?
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L'inizio della stagione degli interim brutto segnale per Prodi
di Stefano Folli Il Sole 24 Ore 18 gennaio 2008
Clemente Mastella si è guadagnato ieri l'onore delle armi e il rispetto che si deve a chi non si limita ad annunciare le dimissioni, ma le rende effettive. In un Paese in cui tali gesti sono quasi sconosciuti, anche quando sarebbero doverosi, l'ex ministro della Giustizia ha saputo compiere una dignitosa e seria uscita di scena. Non è da tutti. Si dirà che le dimissioni erano ormai inevitabili dopo la giornata di mercoledì: gli arresti, gli avvisi di garanzia, l'Udeur travolto in Campania,, cioè nella sua terra. Ma nulla è così scontato nella politica italiana, soprattutto dopo il singolare omaggio "bipartisan" che era stato tributato al ministro quasi dall'intero Parlamento.
Più importanti, in termini politici, sono altri due aspetti. Il primo: Mastella non ha ripetuto l'arringa contro la magistratura che aveva pronunciato in aula. Ieri, pur fra le lacrime di una forte e comprensibile commozione, ha usato altri toni e altri argomenti. "Italiani fidatevi dei giudici seri e non di certi gip": una frase ben più equilibrata di quelle pronunciate l'altro giorno come ministro della Giustizia in carica e tali da prefigurare un conflitto fra politica e magistratura che nell'attuali condizioni sarebbe suicida per il centro-sinistra. Secondo: l'Udeur non fa colpi di testa e non lascia la maggioranza. Il che è logico: perché dovrebbe? Mastella deve cercare piuttosto di gestire con freddezza una situazione dirompente. Non è il momento di pensare a clamorosi passaggi di campo. Più avanti si vedrà, anche se è facile immaginare una presenza più puntigliosa, qualcuno direbbe più ricattatoria, dell'Udeur nel centro-sinistra. Una sorta di spina nel fianco, l'ennesima, all'interno di una coalizione sempre più frastagliata, in cui tutto è serio e niente lo è. Quanto a Prodi, il discorso con cui ha preso l'interim della Giustizia era di basso profilo, quasi sussurrato. E anche questo è comprensibile. Il presidente del Consiglio ha tutto l'interesse a minimizzare, a stemperare la tensione. Uscito di scena Mastella, si tratta di procedere con cautela.
Senza aizzare scontri istituzionali che questa maggioranza, nello stato in cui è, non è in grado di reggere. L'"interim" al premier era quindi la mossa obbligata. Naturalmente, quando Prodi si augura di vedere Mastella presto reintegrato in via Arenula, si limita a pronunciare una frase di cortesia da non prendere alla lettera.
Quello che davvero preme a Palazzo Chigi è di non perdere l'appoggio parlamentare dell'Udeur, E di non irritare oltremodo la magistratura, a meno di non accettare l'idea (che è dell'opposizione e del Mastella di mercoledì) che esiste in Italia un'emergenza giustizia. Un'emergenza che ieri il vicepresidente del Csm, Mancino, ha smentito: opinione che di sicuro il premier in questa contingenza ha tutto l'interesse a condividere.
Certo, il governo esce molto indebolito dalla vicenda Mastella. Quando il presidente del Consiglio comincia a fare collezione di "interini", è sempre un brutto segnale. L'impressione di una paralisi progressiva è sempre più evidente. La Campania, con i suoi drammi e le sue ignominie, sta diventando una sorta di metafora del governo nazionale. Forse perché il Consiglio regionale di quella regione governata dal centro-sinistra (di cui costituisce, anzi, uno dei veri centri di potere) rappresenta bene, nella sua impotenza, le contraddizioni e l'asfissia dello Stato centrale. E quando si parla di contraddizioni, non si può non notare che ieri l'opposizione ha perso alla Camera, in modo sorprendente, una buona occasione. La mozione anti-Bassolino di Calderoli è stata sconfitta, nonostante il sì dei diniani, a causa delle falle nel centro-destra, a cominciare da Forza Italia. Niente di nuovo sotto il sole.
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L'Italia ridotta a un lavandino intasato
di Giordano Bruno Guerri Il Giornale 18 gennaio 2008
L'immagine dell'Italia di oggi è quella di un lavandino intasato. Acqua stagnante, con il suo carico di lordure, detriti e batteri. L'immondizia che sommerge Napoli è solo l'esempio più efficace di questa metafora, e il suo peregrinare da un punto all'altro del lavandino-Italia rappresenta più il diffondersi di un cancro che un rimedio.
Lo dimostra la resistenza dei cittadini di altre regioni a assumersi anche quel pattume, così concreto, oltre a quello politico, economico e sociale che ammorba il Paese intero. Non si tratta più della "semplice" stagnazione economica, che da sola basterebbe a incupire le nostre giornate: l'Italia è ferma ben di più della sua economia.
A bloccarla, prima di tutto, è quello che - non a torto - è stato definito il peggior governo nella storia dell'Italia repubblicana. Un governo che è riuscito davvero in un'impresa soltanto, difficile e complessa, cioè scontentare tutti: poveri e ricchi, conservatori e innovatori, vecchi e giovani, amministrazioni pubbliche e imprese private, lavoratori e disoccupati. Contratti mai rinnovati, aumento dei prezzi, diminuzione del potere d'acquisto, inflazione, finte liberalizzazioni e vero statalismo, degrado delle scuole, una magistratura nella quale non si può più avere fiducia e che non ne ha più neppure in se medesima, scandali che battono sulle nostre teste con il ritmo implacabile di una pioggia tropicale, una maggioranza e un governo perennemente in lotta contro se stessi. E, sotto, soffocati, gli italiani.
Ma sarebbe ingiusto e fazioso attribuire ogni colpa a Prodi e compagnia. Anche il centrodestra ha le sue responsabilità, soprattutto quella di avere governato a colpi di risse interne quando aveva una maggioranza infrangibile, facendo anche del buono ma mancando la rivoluzione liberale che aveva promesso.
Se guardiamo il lavandino occluso come lo guarderanno gli storici del futuro, è facile capire che il male ha origini più lontane degli ultimi due governi: non ci siamo ancora ripresi da Tangentopoli.
Il rinnovamento che doveva nascerne si è trasformato in un fallimento, in quel tappo che blocca tutto. Il bipolarismo - che avrebbe dovuto garantire la governabilità e l'alternanza - è diventato un gioco al massacro, nel quale ogni governo in carica si è impegnato, anzitutto, a distruggere quello che aveva fatto il governo precedente, accumulando macerie invece di costruire. Da quasi quindici anni viviamo in un'atmosfera da post-guerra civile, con i vincitori che negano ogni dignità ai vinti, con i vinti che giurano vendetta ai vincitori. Questo governo è il peggiore della serie anche perché è l'ultimo della serie, dunque agonizza nelle macerie dei precedenti e in quelle nuove che ha provocato. E non basterà una nuova legge elettorale, quale che sia, a migliorare la situazione, se non cambierà lo spirito della lotta politica, così carica di odio e quindi odiosa, di disprezzo reciproco e quindi disprezzabile.
Beninteso, neppure noi - noi popolo - siamo innocenti, con la nostra plurisecolare tendenza a dividerci in bianchi e neri, guelfi e ghibellini, e con la nostra accidia da delusi. Però le nostre colpe sono niente rispetto al danno che espiamo, alla punizione che dobbiamo subire: il fetido lavandino otturato, appunto; con il ministro della Giustizia inquisito che attacca la magistratura e viene applaudito da tutto il Parlamento; con il ministro dell'Economia che offende e umilia un'intera generazione economicamente impotente anche a causa sua; con un branco di professori universitari che si batte per impedire al Papa di parlare alla Sapienza, invece di scendere in piazza per come funzionano le nostre università, anche a causa loro; con il trio Bassolino-Iervolino-Pecoraro che dovrebbe scomparire in un bip, come l'acronimo dei loro nomi, e che invece si vantano di rimanere al loro posto; con magistrati che indagano su tutto tranne che sulla spazzatura in Campania, mentre più di un quinto del Paese è preda della criminalità organizzata; con il nostro continuo retrocedere in ogni classifica mondiale; con un'opposizione che si oppone prima di tutto a se stessa.
Se vi regge lo stomaco, continuate voi. La sensazione finale è che - in questo clima di emergenza - stiamo per assistere al crollo di un sistema.
O, per continuare la metafora, a qualcosa che dia la stura al lavandino: nel caso peggiore una drammatica crisi economica di tipo argentino, che ormai tutti temiamo; nel caso migliore, un'altra serie di scandali, fallimenti, inettitudini e idiozie che, messi tutti insieme, determineranno l'effetto Tangentopoli. Purtroppo il rischio è che, con l'acqua sporca, vada a finire nello scarico anche il bambino. Noi.
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Così fan tutti
di Lucia Annunziata La Stampa del 18 gennaio 2008
Per il bene di Sandra e Clemente, ma ancora di più delle istituzioni (sarebbe davvero uno scandalo di proporzioni enormi un processo nei confronti di un ministro della Giustizia), siamo fra coloro che sperano che le accuse di queste ore si sciolgano al sole di una verifica. Ma mentre il governo e il premier attendono questo giudizio (che può venire solo dalla legge), sia chiaro che la difesa di Mastella davanti ai cittadini non può essere basata sull'idea che non ha fatto altro che "far politica".
È questa infatti più o meno la voce dal sen fuggita dal Parlamento già ieri, e ripresa da molti commenti. Il profilo del caso, così come esce da queste prime intercettazioni, si dice, non sembra avere un gran peso "penale" in quanto manca "il passaggio di denaro" o "la presenza di potenziali intermediazioni di affari", volgarmente dette tangenti. In effetti, si ripete, Mastella e l'Udeur non facevano altro che trattare incarichi pubblici, applicare in maniera magari un po' drastica, e con frasi troppo colorite (confermo: è vero che in Campania quando si dice "quello per noi è morto", significa che ha chiuso con te) gli accordi dentro la sua coalizione.
E chi non fa questo? Mastella e l'Udeur insomma, non facevano altro che "far politica".
Con grande efficacia, il concetto è stato illustrato, con uno di quei colpi di genio mediatici che vengono solo a chi non fa parte del circuito mediatico, dai sindaci presentatisi a sostenere Mastella con le fasce tricolore orgogliosamente indossate.
Ma che questa sia o no la politica, è esattamente il dilemma e il problema intorno a cui la classe dirigente si sta giocando la sua stessa esistenza. È proprio vero infatti che nella realtà Mastella non ha fatto nulla che non facciano proprio tutti. Tanto per non andar lontano, le nomine di cui si discute con tale passione nelle telefonate politiche dell'Udeur sono in buona parte quelle della Sanità, le maledette nomine Asl, cui negli ultimi anni hanno legato il proprio nome i peggiori scandali del Paese, a destra e a sinistra. È nel giro delle nomine Asl e degli Ospedali che ha origine in Calabria prima un omicidio, quello di Fortugno, e poi un'immensa faida dentro un pezzo della Margherita.
A Genova il governatore della Regione, Burlando, Ds, è stato di recente quasi travolto dalla denuncia di medici genovesi contro l'eccesso di ingerenza dei politici nelle nomine dei medici. Scandali anche per il centro destra nella Sanità del Lazio; enorme macchina di potere la Sanità della Lombardia. L'influenza sulla spartizione del pubblico e dei suoi servizi è in Italia da tempo la radice e la ragione di un enorme cambiamento del fare politico. I partiti sono imprigionati in coalizioni obbligate, gli eletti sono scelti dai partiti, e il potere sulla macchina pubblica è la misura dell'influenza politica nel suo complesso. Un tutto che si tiene, e che ha permesso il lievitare, fuori da ogni credibilità di funzionamento, sia dei costi che della dimensione della gestione pubblica. La politica come macina-nomine, e suprema agenzia di collocamento.
Perché allora giudicare Mastella così duramente, si dice? In fondo il suo agire è solo parte di un trend, di un modo di essere, i suoi sono insomma non più che una serie di peccati veniali. Questa è la convinzione che ha fatto scattare l'applauso bipartisan del Parlamento; e questo è in gioco nella partita che la politica pensa di avere aperta con la giustizia. Senza mascherarlo neanche troppo, la politica sostiene infatti che una cosa sono le infrazioni vere e proprie (interessi legati ai soldi, corruzioni private etc), altro è l'esercizio dell'influenza politica e delle trattative politiche. Ma se questa distinzione passa, passa un'intera visione della società. Si parla, ad esempio, tanto di camorra in questi giorni. Ma cos'è la camorra se non l'idea che gruppi privati possano piegare le regole del gioco grazie alla forza? Cos'è la camorra, la malavita, la corruzione vera, se non la ricerca di una zona franca che permetta ai legami familiari, di gruppo, di sangue, o di convinzione ideologica, di contare più delle regole comuni della società? Con ciò non vogliamo dire che la politica è diventata camorrista, o malavitosa. Ma se è vero che la criminalità è innanzitutto una cultura, tanto per richiamarci all'eterno Sciascia, la politica non può non vedere l'affermarsi di una cultura pubblica che si nutre di alibi, scuse e scorciatoie come sostituto della legalità.
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Così fan tutti
di Francesco Merlo La Repubblica 18 gennaio 2008,
A noi, scettici scanzonati che pensavamo di avere visto tutto, quel che più ci allarma nella pochade mastellare è l'avere appreso dalle intercettazioni telefoniche che i ginecologi in Campania sono laureati da Mastella e nelle sedi dei partiti.
Che per un amministratore di Asl l'essere parente di un consuocero politico vale più di un expertise; e che la cuginanza con la signora Mastella è, nella scienza oncologica, un titolo più qualificante di un corso pluriennale di specializzazione. Insomma, finalmente sappiamo cosa chiedere al primario che ci vista in ospedale: non se è animato dalla passione di Ippocrate, e neppure in quale università si è laureato, ma da quale parentela è garantito, quale moglie di partito certifica le sue competenze.
Per il resto, fateci caso, il giudice e il suo imputato si somigliano: nella facondia, nell'uso forte dell'indignazione, probabilmente nell'inadeguatezza, sicuramente negli accenti di sincerità che sono, in entrambi i casi, convincenti e disarmanti. E soprattutto si somigliano la vacuità di una giustizia montata sull'umore antipolitico e la vacuità di una politica montata sull'amore familiare. Il giudice è sincero quando veste di Diritto la secrezione biliosa dell'uomo qualunque contro la politica.
Ma anche Mastella è sincero perché davvero non capisce cosa c'è di male a vestire da statista la propria moglie.
Dice Mastella, profondamente scandalizzato: "Non capisco perché non indagano anche sulle mogli degli altri!". Davvero crede che sia normale scambiare e confondere la propria famiglia con lo Stato: non più "l'Etat, c'est moi" ma "l'Etat, c'est ma femme". Così stando le cose, è evidente che per un vero, grande statista è meglio essere ammogliati. Non puoi gestire un territorio né governare una Regione se sei single, se sei solo. Chi ci metti nel posto di maggiore responsabilità?
Chi fai eleggere presidente del Consiglio regionale se non hai neppure una moglie, una fedele Sandra?
La disperazione di Mastella intenerisce anche noi, ma al tempo stesso ci lascia sbigottiti. Ci smonta l'ingenuità infantile del "così fan tutti, perché perseguitate solo me?". Ma c'è di più: non solo Mastella pensa di fare quel che tutti fanno, ma pensa anche che sia giusto. Con tutta l'anima crede che la politica, la buona politica, sia controllare la macchina, surrogare competenze anche di ginecologia e di oncologia, impossessarsi della leva, non stabilire direzioni e marce ma sistemarsi e sistemare nella cabina di comando tutti i propri familiari, il proprio clan, la propria tribù: "E' possibile che noi dell'Udeur non abbiamo un ginecologo?
Come possiamo permettere che si vada da un medico che è fratello di uno di Forza Italia?".
Certo, è sincera la disperazione di Mastella, ma è anche disperante perché Mastella, come dice spesso, si sente Mastellik, un apota che nessuno si mette in tasca, che nessuno può imbrogliare, il più ganzo e il più ganzamente specchiato, onestissimo italiano ruspante, familista fatto in casa come le torte di Ceppaloni: "Mi dimetto perché tra la famiglia e il potere scelgo la famiglia".
Ecco: Mastella è disperante perché neppure gli passa per la mente di essere, lui, proprio in virtù di questo eccitato familismo di Stato di cui va fiero - lo stesso che travolse il governatore e la governatora della Banca d'Italia - uno dei protagonisti dello sfascio del paese. E' difficile essere ottimisti ma mai l'Italia potrà risollevarsi se non comincia a dividere le ragioni dello stato dalle ragioni della famiglia. Attenzione alla giustizia, però. E' vero che la politica continua a perdere la faccia.
Ad ogni intercettazione, ad ogni retroscena, ad ogni rivelazione non viene fuori il reato della politica, ma la mancanza di dignità della politica. E la dignità, almeno per noi, vale più del Diritto. Dietro la foglia di ogni banale fatto di cronaca, troppo spesso spacciato per delitto, sta sempre e comunque nascosto il fico groviglioso di sciatteria e di immondizia politiche. E qui, nella mastelleide, abbiamo addirittura la prova che non c'è più differenza tra un ospedale e il Tg1, che l'occupazione del potere è la stessa dappertutto, dalla Rai sino all'ultimo spazzino comunale. L'importante è allocare uomini di fiducia, come una volta i campieri agli angoli del latifondo.
Ormai la politica, parafrasando Lenin, sostituisce anche l'elettrificazione. Ma può un giudice dar corpo giudiziario all'umore popolare - e qualunquista - contro lo strapotere della politica? Le considerazioni etico politiche che sembrano animare le motivazioni di quest'inchiesta, anche nell'uso terribile dell'arresto, sono probabilmente in sintonia con il cattivo sangue del Paese; ma un umore, anzi un malumore, non è la fucina del Diritto.
Diciamo la verità: da quel che sinora è venuto fuori, quest'inchiesta sembra appartenere alla famiglia delle inchieste di Potenza, a quelle indagini italiane, sempre più frequenti, che non al codice penale rimandano ma al moralismo ideologico e alla giustizia spettacolo, alla ruota del pavone. Perciò, come dicevamo, in questa vicenda giudice e imputato finiscono con il somigliarsi.
Abbiamo visto Mariano Maffei, il procuratore capo di santa Maria Capua a Vetere in una straordinaria performance a Matrix, la trasmissione di Enrico Mentana.
Anche Maffei sembrava sincero, come Mastella. Anch'egli ha parlato a lungo, scandendo - come Mastella - la propria indignazione, con il tono, lo stesso di Mastella alla Camera, di chi sta pronunziando un testamento spirituale. Ma solo si capiva che Maffei era indignato: "sono servitore dello Stato da 44 anni", "sono un funzionario della giustizia", "hanno offeso la mia onorata reputazione", "il ministro Mastella ha insultato la mia professionalità...". Ecco: una volta il qualunquismo gianniniano voleva, contro la politica pervasiva e prepotente, per battere i fronzoli e le vischiosità della democrazia, mandare un ragioniere a capo dello Stato.
Oggi contro il familismo di Stato, contro i cugini delle mogli, contro gli oncologi di partito, sembra che il qualunquismo abbia scelto le procure. Alle fine tutti pensano di essere lo Stato. Dobbiamo rassegnarci che non ci sia lo Stato, ma un affollamento di surrogati di Stato?
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Così fan tutti
di Gian Antonio Stella Corriere della Sera 18 gennaio 2008
"Cercasi radiologo targato Ds". "AAA. Cercasi pediatra vicino An". "AAA. Cercasi neurochirurgo convintamente Udc". Dovrebbero avere l'onestà di pubblicare annunci così, i partiti: sarebbero più trasparenti. Perché questo emerge dalle intercettazioni della "Mastella Dynasty": la conferma che la politica ha allungato le mani sulla sanità. Padiglione per padiglione, reparto per reparto, corsia per corsia. A donna Alessandrina, che oltre a preparare cicatielli con ragù di tracchiole si diletta di spartizione di poltrone, sarebbero servite "due cortesie: una in Neurochirurgia e una in Cardiologia". Il marito invece, a sentire lo sfogo telefonico del consuocero Carlo Camilleri, si sarebbe arrabbiato assai per "l'incarico di primario a ginecologia al fratello di Mino Izzo... Ma ti pare... Proprio il fratello di uno di Forza Italia che è di Benevento ed è contro di me... Ma non teniamo un altro ginecologo a cui dare questo incarico?". Vi chiederete: che se ne fa Clemente d'un ginecologo "suo"?
E poi, con nove milioni di processi pendenti e i tagli folli ai bilanci dei tribunali e i giudici che si portano la carta igienica da casa, come faceva il ministro della Giustizia a trovare il tempo di occuparsi della bottega clientelare?
Ecco il punto: è in corso da anni, ma diventa sempre più combattuto e feroce, un vero e proprio assalto dei segretari, dei padroni delle tessere, dei capicorrente al mondo della sanità. Visto come un territorio dove distribuire piaceri per raccogliere consensi. Vale per il Sud, vale per il Nord. Per le regioni d'un colore o di un altro. Nella Vibo Valentia in mano al centrosinistra ardono le polemiche sulla decisione di distribuire 40 primariati (di cui 38 a compaesani vibonesi: evviva l'apertura alle intelligenze mondiali), 85 "primariati junior" e 153 bollini d'"alta specializzazione" in coincidenza con le primarie del Pd e il consolidamento del Partito Democratico Meridionale di Loiero, capace di folgorare un uomo noto in città come il primario del 118 Antonio Talesa, prima con An. Nel Veneto divampano quelle sull'"arroganza" (parola del capogruppo leghista in Regione Franco Manzato) di Giancarlo Galan. Il quale è messo in croce da un paio di settimane dai suoi stessi alleati del centro-destra per le nomine dei direttori generali nelle Asl. "Poltrone per la Lega, una. Per An, zero. Per l'Udc, zero. Per i fedelissimi del presidente, tutte le altre", ha riassunto un giornale non sinistrorso come Libero. "Un sistema feudale", secondo Raffaele Zanon, di An. In pratica, accusa Stefano Biasioli, il segretario della Cimo, la più antica delle sigle sindacali dei medici ospedalieri, additata come vicina ai moderati, "Galan ha nominato 23 fedelissimi su 24 direttori. Tranne che a Bussolengo (lì ha dovuto cederne uno al sindaco di Verona Tosi) sono tutti suoi. Di Forza Italia...".
Ma non diverse sono le accuse, a parti rovesciate, contro la gestione delle Asl "unioniste" toscane, umbre, emiliano-romagnole, "solo che lì il "partito" è così forte che se ne stanno tutti quieti e zitti", rincara Biasioli. Per non dire dei veleni intorno alla distribuzione di cariche nella sanità campana, cuore delle inchieste di oggi.
O degli scontri interni alla destra per l'accaparramento dei posti in Sicilia, dove su tutti svetta l'Udc di Totò Cuffaro. Il quale non casualmente è un medico in una terra in cui i medici (compresi quelli legati alla mafia come Michele Navarra o più recentemente Giuseppe Guttadauro) hanno sempre pesato tantissimo.
Quanto questo peso sia attuale si è visto, del resto, alle ultime comunali di Messina. Quando tra i candidati c'erano almeno 111 medici. In buona parte ospedalieri.
Tra i quali, in particolare, una ventina del "Papardo", la più importante struttura peloritana: il primario di oculistica e quello del laboratorio analisi, il primario di medicina e quello di neurologia, il primario di pneumologia e quelli di chirurgia vascolare, cardiologia, rianimazione. Quasi tutti schierati con An.
E indovinate a che partito apparteneva il direttore generale? Esatto: An. "Li hanno militarizzati tutti", accusò indignato Nunzio Romeo, il candidato del Mpa. Peccato che lui stesso fosse medico e presidente dell'Ordine dei Medici e guidasse a nome del medico Raffaele Lombardo una lista con 41 medici.
Pietro Marrazzo, il governatore del Lazio, dice che basta, per quanto lo riguarda è ora di finirla: "Se vogliamo marcare una svolta di sistema io ci sto. Sono qui. Disposto a rinunciare già domani mattina alla facoltà di nominare i direttori generali". Ma quanti colleghi lo seguirebbero? E cosa direbbero i partiti che sostengono la sua giunta all'idea di rinunciare alla possibilità di incidere su un settore chiave come questo? E' una tentazione comune a tutti, accusa Carlo Lusenti, segretario dell'Anao: "Se non sempre, la politica mette il naso 9 volte su 10. Per carità, non c'è solo la politica. Ci sono le lobby universitarie, le cordate, i sindacati... Però...". "E' un'intrusione massiccia. Capillare", conferma Biasioli, presidente della Società ligure di chirurgia Edoardo Berti Riboli: "Nel nostro ambiente si procede soltanto grazie al partito.
Fra destra o sinistra non faccio differenze. Hanno la stessa voracità, solo che la sinistra è molto più strutturata".
Capita nell'"azzurra" Lombardia dove la stessa Padania scatenò due anni fa una campagna contro "lo strapotere di Comunione e Liberazione negli ospedali regionali". Arrivando a pubblicare un elenco di "primari ciellini" e un'indimenticabile lettera di Raffaele Pugliese. Lettera in cui il primario del Niguarda ricordava ai "suoi" pazienti quanto fosse fantastica la sanità lombarda. Quindi? "Mi permetto di suggerirLe di sostenere la rielezione dell'attuale presidente della giunta regionale Roberto Formigoni". E torniamo al tema: alcuni saranno bravi, altri geniali, altri straordinari. Ma perché dovremmo affidare la nostra pelle a un medico scelto per la tessera?
E se il "mio" chirurgo fosse un fedelissimo trombone?
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"Così fan tutti" Clemente tra Moro e Totò
di Oscar Giannino Libero 18 gennaio 2008
Un pizzico di Aldo Moro, del famoso discorso "noi de non ci faremo processare nelle piazze". L'aveva esplicitamente citato, a New York, lo scorso 8 novembre. Un pizzico di Bettino Craxi, nell'inascoltata arringa a difesa di politica e partiti, alla Camera che lo considerava Belzebù. Ma anche un pizzico di Totò, quando ammette che parla un po' da terrone ed è un tipo sui generis. Così Clemente si autodifende, ieri. Stretto tra l'abbraccio dei suoi, fuori dall'ufficialità dell'aula parlamentare. Non più ministro, ma anzi annunciando la conferma a Prodi della volontà di tenersi le mani libere. Ogni tanto la lingua gli slitta sulla frizione, se giunge a paragonare Clemente e Sandra martirizzati alla coppia Clinton, Bill e Hillary. L'Arkansas degli affari immobiliari che tanto oscurarono all'inizio la carriera della coppia presidenziale americana non sono proprio eguali alla monnezza, alla malasanità e al clientelismo epidemico che gravano sulla palude della politica campana.
Ma al di là di qualche comprensibile eccesso di tono più che di parole - più misurate, ieri, nei confronti della magistratura di quanto fossero state il giorno prima annunciando le dimissioni - non si può negare che Gemente si batta con vigore. Si atteggia a un certo punto ad agnello sacrificale, parla addirittura di "Pasqua dolorosa", ed è tutto quel che resta dell'esplicito accostamento ai valori cattolici che Donna Sandra il giorno prima aveva indicato come vero motivo della presunta persecuzione giudiziaria ai danni della famiglia, affiancata a Benedetto XVI bandito dalla romana La Sapienza. Clemente è più accorto, solidarizza col Papa e domenica sarà naturalmente a San Pietro coi suoi udeurrini tutti intorno, come ieri a Benevento e a Ceppaloni, in raccolta solidarietà con il leader che li ha condotti oltre il 10% in Campania e dritti dritti a essere pilastro essenziale - da ieri ancor più essenziale, con le mani rese mezze libere dall'appoggio esterno - dell'intero centrosinistra. Ma, dopo aver dato a Cossiga del profeta veterotestamentario che ben lo aveva avvisato, appena assunto l'incarico di Guardasigilli, della famelica ondata di intercettazioni che la magistratura avversa gli avrebbe riservato, pur di scalzarlo dalla carica, dalla politica e dall'onor del mondo, ecco che Clemente abbandona le parabole evangeliche.
Inizia rudemente a rivendicare l'onore proprio, della famiglia e dell'Udeur: immedesimandoli in un solo abbraccio, che da solo rende giustizia e ragione dell'estrazione meridionale che Mastella non nega e anzi rivendica. Di fronte alle accuse di quell'imbarazzante figuretta da commedia vernacolare che si è rivelato davanti alle telecamere il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere Maffei, la rivendicazione mastelliana dell'immedesimazione assoluta famiglia-partito è la sua personale e sublime ripulsa di quel familismo amorale del Sud che esattamente cinquant'anni fa il discusso sociologo americano Edward C. Banfield descrisse nel suo "Le basi morali di una società arretrata". Per Banfield, la tendenza tipica della cultura meridionale e mediterranea, secondo la quale gli individui di una comunità appartenente a tale cultura cercano di massimizzare solamente i vantaggi materiali e immediati del proprio nucleo familiare, era la dannazione simbolo e limite dell'arretratezza del nostro Sud. La piccola cittadina del Sud Italia, tutta famiglia e niente corpi intermedi della società civile, Banfield la chiamò convenzionalmente "Montegrano". Forse, oggi la chiamerebbe Ceppaloni, dove la famiglia-partito dei Clinton sanniti ha più del 50% dei voti. Ma i Mastella reagiscono con durezza a questi luoghi comuni. Altro che familismo "amorale" perché manca di morale pubblica. Viste e considerate le intercettazioni telefoniche su cui è costruito l'atto di accusa che ha portato alle ordinanze di custodia cautelare e agli avvisi di garanzia, Mastella afferma fuori dai denti che di nomine e patronage è fatta la politica in quanto tale: al Nord, come al Sud e come dovunque. "Non ho preso un solo denaro in tangenti in tutta la mia vita", scandisce Clemente. "Vorrei sapere perché per una nomina io sarei concussore, mentre per tutte le altre non ci sarebbero né concussi né concussori". E poi vai con la moralità di Sandra, "che proprio per questo è stata pure vittima di un attentato". E poi ancora ad attestare la moralità del partito, "il mio gruppo parlamentare non ha alcuna persona attualmente inquisita in Parlamento, ed è uno dei pochi".
"Può non piacere il sistema che sta dietro ai giochi della politica, ma questo è", declama Mastella. Evocando scientemente il "voi come noi" di Bettino. Ha ragione, Mastella? Sì, se le carte e le prove della Procura che lo indaga come partito-famiglia son solo quelle che sinora si è visto. Può non piacere. A noi non piace, per esempio. È chiarissimo a tutti noi che in Italia interi segmenti della pubblica amministrazione come dei servizi pubblici, dai vertici delle aziende sanitarie a quelle degli ottomila enti e società pubbliche, siano di nomina politica e partitica. Il problema è che poi i nominati dovrebbero essere in grado di risolvere almeno decentemente i problemi. Cosa che la politica e l'amministrazione, la sanità e la nettezza urbana campana patologicamente sono invece incapaci di fare: a danno dei cittadini locali e di noi tutti contribuenti, che ce ne sobbarchiamo il costo. La difesa della politica come essa concretamente si fa in Italia, fuori da ogni velleitarismo ideale, quella di Clemente, il martire da ieri a mani libere. Lui è sempre stato così, all'idealismo preferisce la realtà, per quanto spiacevole e gretta possa apparire. In questo, è più onesto di Prodi e di tantissimi nobili cavalieri dell'ideale del centrosinistra. Parla del suo caso come di "ben più di una crisi politica: una crisi di sistema". E ha ragione Clemente, se s'intende che "certi gip" si riservano di abbattere a colpi di manette solo questo o quello indicandoli come cricca di delinquenti, se alla base delle inchieste non c'è altro che la regola generale della relazione di fedeltà personale e partitica in cui si risolve il 90% della politica italiana. Però Mastella non può davvero illudersi, proprio perché è un uomo pratico, che questo centrosinistra ferito a morte possa riservargli l'udienza e il rispetto negati a Moro e a Bettino, con tutto il rispetto per paragoni troppo sopra le righe. Il rischio per lui è di finire come il sindaco del rione Sanità di Eduardo, ferito a morte e neppure compianto da sodali che praticano regole ormai drammaticamente diverse dal quel malinteso senso di onore in cui Mastella risolve la sua credibilità di uomo, marito e leader di un'idea che si è fatta clan.
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Tempi sospetti
di Paolo Guzzanti Il Giornale 17 gennaio 2008
I tempi: bisogna avere l'occhio sull'orologio altrimenti rischiate di non capire. Ricordate? Berlusconi dice che vuole convincere alcuni senatori della sinistra a lasciare Prodi. E subito i candidati vengono pedinati, intercettati e persino interrogati. I tempi. Berlusconi parla con Saccà e tutto è registrato, tutto è verbalizzato da giornali che agiscono come succursali delle procure. Tutto come in uno spartito musicale, nei tempi giusti. Noi non sappiamo nulla sulla validità delle accuse che si sono scaricate ieri sull'intera famiglia Mastella fino alla sedicesima generazione con notificazione televisiva. Non sta a noi. Ma quel che conosciamo sono i tempi: Clemente Mastella negli ultimi giorni stava rompendo con il governo Prodi e lo aveva annunciato. L'altro ieri, (attenti ai tempi) le agenzie di stampa diffondevano la notizia secondo cui a casa Mastella si svolgeva una riunione per uscire dalla maggioranza. Prodi aveva le ore contate. Invece le ore contate ce le aveva Mastella. Che capolavoro.
Passano ancora alcune ore e la signora Mastella passeggiando per strada apprende di trovarsi invece agli arresti domiciliari. Per suo marito viaggiava un avviso di garanzia che però salterà fuori nel pomeriggio. Il centro sinistra affondava intanto nell'imbarazzo al punto che il vicepresidente del Senato Gavino Angius, l'abbiamo udito con le nostre orecchie, arrivava a chiedere la separazione delle carriere per i magistrati. Cose da riforma Castelli.
Una parte della sinistra sente dunque ormai un'aria di golpe giudiziario. Il resto è cronaca delle ultime e delle prossime ore, ma ci corre l'obbligo di porre una domanda: la nausea per sequenza temporale l'hanno avvertita tutti e i partiti dell'opposizione hanno manifestato subito solidarietà al ministro Mastella esprimendo forte preoccupazione. I partiti di governo parlavano con parole identiche a quelle del centro destra. Tutte le forze politiche hanno dunque fiutato un odore di marcio e hanno riconosciuto che quel che accadeva al ministro della Giustizia non è accettabile al di là delle diversità politiche e di schieramento. Ora, abbiamo una domanda obbligata che è questa: si è mai vista una equivalente o simile solidarietà quando ad essere pestato a sangue era Silvio Berlusconi, a cominciare dal famoso avviso di garanzia di Napoli, consegnato a mezzo stampa dal Corriere della Sera? La risposta ovviamente è no. E anche di questo vergognoso peccato originale ieri la sinistra era consapevole. Vedremo se ne trarrà le conseguenze.
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Mastella per Formica "Non è come Craxi"
di Alessandro De Angelis - Il Riformista 18 gennaio 2008
"Mastella e Craxi? Guardi le due situazioni non sono paragonabili. In comune c'è solo il tentativo di una parte della magistratura di indebolire la politica.
Per il resto è tutto diverso". L'ex ministro Rino Formica, una vita in prima linea nel Psi, non vede, a differenza di altri, grandi analogie tra il caso Mastella e il caso Craxi, anzi. E in questa conversazione col Riformista spiega: "Il discorso di Craxi alla Camera, nel luglio del '92, fu un intervento di grande nobiltà. Fu un'assunzione di responsabilità della politica su un elemento fondativo della costituzione materiale del paese attorno a cui si era strutturata la democrazia bloccata: l'uso generalizzato e politico del finanziamento illecito - ho detto: illecito, non illegale - ai partiti". E il discorso di Mastella? "È un segno della crisi di un'Italia che oggi, molto più di allora, sembra un paese organizzato per feudi. Mastella ha presentato una relazione sulla giustizia in Italia, e in aggiunta, il suo discorso che ha dato una torsione drammatizzante alla relazione. E ieri ha proseguito sulla stessa linea. Ora delle due l'una: o si tratta di uno sfogo dettato dall'amarezza oppure siamo all'emergenza democratica".
Ma Formica vuole prenderla in termini più generali: "Nel biennio 90-92 si apre una fase di transizione, mai maturata completamente, dalla democrazia bloccata alla democrazia dell'alternanza. Una parte della sinistra usò il giustizialismo per rompere il blocco del sistema politico".
"E si saldò - prosegue Formica - con quelle forze economiche, dell'informazione, generazionali - penso ai sessantottini diventati classe dirigente - in nome della società civile. L'obiettivo: penetrare nella democrazia dell'alternanza seguendo una linea di sfondamento". E oggi?
"Oggi il tutto è più miserabile. Lasciamo stare le carte, o il procuratore di Santa Maria Capua Vetere... Più o meno tutte le forze politiche sono entrate nel circuito delle responsabilità di governo compresi quelli che furono extraparlamentari di destra e di sinistra. E più o meno tutti si sono confrontati e contaminati col governo e col potere, ovvero con elementi che mettono a dura prova santi e beati. E più o meno tutti, nottetempo o all'alba, hanno compiuto trasgressioni che ne hanno compromesso l'innocenza. In fondo questa storia di Mastella ci parla di un malcostume diffuso, e non solo in Campania".
E il malcostume di quella che chiama "l'Italia dei feudi", per l'ex ministro, è dovuto a due cause: "La prima è il decentramento della gestione del potere che prima era centralizzato. Significa amministrazione di soldi, risorse, tributi in sede locale. Con la conseguenza che le bocche di contaminazione del potere si sono spostate dal centro alla periferia. Il risultato è che l'Italia è un insieme di feudi che gestiscono le risorse e il rapporto col centro è quello che aveva una volta il feudatario con l'imperatore. Si è chiesto perché i leader di tutti i partiti hanno applaudito coralmente Mastella? Non tanto perché il centro dell'impero non può offendere il feudatario Tizio, il feudatario Caio o, se vuole, il feudatario Mastella, quanto perché non può mettere in discussione l'istituto del feudo".
Prosegue Formica: "La crisi attuale è la crisi dello Stato unitario. Non è un caso che quello di Mastella sia un partito regional-familiare. Il titolo quinto della Costituzione è cambiato senza che cambiasse l'organizzazione costituzionale dello Stato. E, aggiungo, mentre continua a perdurare un'irrisolta questione meridionale e anche settentrionale. Conseguenza: mancano gli elementi unificanti dello Stato unitario. Prima c'erano un centro dominante e una periferia ossequiosa. Oggi si è rovesciato il rapporto: comanda il feudatario". La seconda causa della crisi di oggi - dice Formica - "sono le leggi elettorali che si sono succedute dal '93, che hanno bloccato le coalizioni rendendole incomunicabili e hanno spaccato il paese, col risultato di rafforzare il potere marginale dei feudatari con rappresentanza nazionale. Faccio presente che Mastella nel suo feudo campano elegge quattro senatori".
Conclusione: "Nel '92 il sistema politico non era affatto debole. Anche se era in ritardo nel cogliere i cambiamenti del biennio 90-92. Il Caf fu un elemento di arretratezza. Si disse che era una cupola. Non era vero, e in ogni caso fu meno cupola di quelle di oggi. Fu un errore, perché era il tentativo di governare le trasformazioni restando dentro la democrazia bloccata quando il problema era di aprire la strada alla democrazia dell'alternanza. La politica era ancora forte ma in via di indebolimento.
Oggi è debole e in via di scomparsa. Lì non si colse l'elemento strutturale del cambiamento, adesso ci occupiamo di miserie. E, insisto, di feudi. Mastella lo ha ricordato ancora ieri: c'è una proliferazione di poteri esterni alla politica, cari feudatari state attenti".
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Bettino Craxi a otto anni dalla morte
di Luca Bagatin
Otto anni fa moriva Bettino Craxi, uno fra i più grandi statisti che l'Italia abbia mai conosciuto. Moriva ad Hammamet, in Tunisia, in esilio forzato a causa della Falsa Rivoluzione giustizialista che aveva colpito in particolare lui: il nemico da abbattere, colui il quale era inviso ai Poteri Forti, alla sinistra democristiana, ai postcomunisti, ai "maitre à penser au caviar", ai postfascisti ed ai leghisti. Bettino Craxi: protagonista dell'Italia degli anni '80, quella "cha cambia", tanto per citare lo slogan del Psi di quegli anni. Un'Italia che allora entrava fra i Grandi della Terra, famosa per il "Made in Italy", con un'inflazione ridotta ad una cifra. Un'Italia di Pentapartito (retta infatti da una coalizione comprendente Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli) con la voglia di nuova modernizzazione proprio grazia a Craxi che resse uno fra i governi più longevi della Repubblica (dal 4 agosto 1983 all'1 agosto 1986).
Politico dal pugno di ferro e dal piglio genuinamente autoritario, fu l'unico leader socialista capace di trasformare il Psi in un partito autenticamente europeo ed europeista, innovativo ed interclassista, capace di coniugare i simboli della tradizione (con il Garofano, simbolo della Comune di Parigi) con quelli della modernità (si pensi alle sfarzose scenografie dei Congressi del Psi di quegli anni realizzate dall'architetto Filippo Panseca).
Vilipeso dai conservatori si ogni colore sin dalla sua affermazione in politica alla fine degli anni '70, Craxi riuscì a tenere testa sia ai Poteri Forti rappresentati dalla grande industira (Fiat in primis), dai grandi gruppi bancari ed editoriali; sia all'ingerenza degli Stati Uniti nel nostro Paese con l'"affaire Sigonella"; sia alla sinistra conservatrice rappresentata dal più forte Partito Comunista d'Occidente, quello del moralista Enrico Berlinguer; sia al terrorismo internazionale; sia alla logora e vetusta Rai Tv, arrivando a contrapporle le nascenti e frizzanti reti Fininvest di Silvio Berlusconi, agevolando la loro ascesa.
Senza Bettino Craxi, poi, il Partito Socialista Italiano sarebbe sicuramente morto alla metà degli anni '70, fagocitato dai comunisti ai quali i predecessori di Bettino strizzavano l'occhio da tempo. Ed invece, la nuova generazione autonomista dei quarantenni, i nenniani, quella che aveva conosciuto la Rivoluzione anticomunista ed antiautoritaria d'Ungheria del '56, riuscì a conquistare e a ricostruire il partito. Dal '76 al '92, Bettino Craxi fu leader indiscusso del socialismo italiano, mediterraneo (quello più anticomunista ed antiautoritario dei Gonzales, dei Soares e dei Papandreu) ed internazionale.
Il resto, è storia recente: vilipeso dal conservatorismo e dall'autoritarismo italiano, nonostante avesse denunciato in Parlamento (fu l'unico a farlo, nel silenzio più totale dell'Aula) che il sistema di finanziamento ai partiti era illegale per TUTTI i partiti e che non riguardava solamente i partiti democratici di governo (anzi, i comunisti erano abbondantemente foraggiati, non solo da codesto sistema, ma addirittura dalla dittatura sovietica), per evitare il linciaggio (alimentato dai mass media) ed il carcere quale unico capro espiatorio, decise di abbandonare l'Italia per raggiungere la Tunisia, Paese che lo aveva sempre amato ed accolto, ove possedeva una casa tutt'altro che faraonica (altro che villa, come spacciato dai mass media dell'epoca !).
Oggi Betttino Craxi è stato, per così dire, "riabilitato" e non c'è libreria che non ospiti sue biografie o volumi a lui dedicati. Personalmente non penso che egli abbia mai avuto bisogno di fantomatiche "riabilitazioni". Il Nostro fu vero leader e seppe dimostrarlo sino alla fine. Di fronte a lui fanno davvero sorridere i vari Veltroni, Berlusconi, Prodi, tutti i traditori dell'"Italia che cambia", dell'Italia craxiana della Prima Repubblica: quella dell'innovazione.
Oggi, non a caso, il nostro Paese è ad un punto morto: il lavoro è sempre più raro e precario; i prezzi e le imposte aumentano sempre di più e la presenza dello Stato nella vita privata dei cittadini è sempre più insostenibile. Diciamocela tutta: l'Italia sta diventando davvero un Paese di serie B.
Quanto al socialismo oggi esistono sin troppi partitini che si richiamano al Psi di Craxi, ma nessuno può dirsene vero erede. Coloro i quali li hanno costituiti, o non sono ancora veri leader a causa della loro giovane età, oppure, nella maggior parte dei casi, sono vetusti arnesi che già ai tempi gloriosi del Garofano hanno avuto tutto dal partito (fama, danaro, potere), ma hanno abbandonato Bettino nel momento del bisogno per poi ricomparire nella Seconda Repubblica quando i cattocomunisti o i clericofascisti, saliti al Potere, hanno avuto loro da dare qualche cadrega (sic !).
Gli unici socialisti che personalmente stimo moltissimo sono davvero pochi: Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano, che ho avuto modo di conoscere personalmente qualche anno fa nella redazione milanese del quotidiano l'Opinione e che da tempo si è ritirato dalla politica per dedicarsi al giornalismo, nonché recentissimamente ha pubblicato la biografia degli anni giovanili di Craxi: "Quando Benedetto divenne Bettino"; Carlo Tognoli, altro ex sindaco di Milano ed ottimo storico del Socialismo italiano e per finire Aldo Chiarle, mio amico personale, ex partigiano e fervente opinionista dell'Avanti dal 1945. Tutte persone che furono sempre vicine a Craxi, sino all'ultimo.
Ciò che possiamo augurarci, proprio grazie al materiale che oggi abbiamo sulla storia del Psi di Craxi, è che le nuove generazioni abbiano la voglia e la pazienza di approfondire questa storia italiana.
Mai come oggi c'è bisogno di spirito craxiano (ma anche lamalfiano, degasperiano, einaudiano, saragattiano), ovvero politicamente e genuinamente appassionato per ridare al nostro Paese la dignità che merita.
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
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Nessuno tocchi de Magistris!!!
Sud Libero. Tutti a Catanzaro. Si va a sostenere i meridionali impegnati per una Giustizia vera.
Ai tanti partiti-associazioni e comitati del sud, dai borbonici ai meridionalisti, dai disoccupati alla gente giusta meridionale sino a quella emigrata in tutto il mondo per poter vivere liberamente. Alle tante realtà che lottano quotidianamente contro il potere delinquenziale che ha ridotto il paese in una vera pattumiera, dove tutto è consentito, dalle scorie radioattive alle discariche piene di rifiuti tossici, dalle aziende inquinanti ai termovalorizzatori e inceneritori che producono diossina, dalle basi militari a quelle navali con testate nucleari e quant'altro di negativo e antidemocratico.
Ai tantissimi naviganti telematici sostenitori di una informazione libera e non manipolata e di qualunque altra realtà penalizzata da questo Stato
Antidemocratico-Affarista&Clientelare, gestito dal Fascio dei Partiti il Comitato Nazionale di Sud Libero Vi invita a partecipare il 19 gennaio 2008
Un pubblico ministero, che vorrebbe dimostrare concretamente che "la legge è uguale per tutti" Cosa, che fino ad oggi "Non lo è stata".
Gli intoccabili, La Casta, i Politici di questo Regime Partitocratico avevano il Privilegio di poter strafare sempre e tutto, senza essere né indagati, né processati, figurati poi di essere condannati (vedi Unipol, fallimento di Taranto e quant'altro).
Guai a voler imbavagliare o sostituire questi magistrati coraggiosi. Noi meridionali, Vogliamo dimostrare che la Legge deve essere attuata senza alcun privilegio e sconto, soprattutto nei confronti dei Politici presenti nelle Istituzioni, in tutti luoghi, iniziando dai vertici del Centro sino alle periferie. Attualmente il Programma è quello di far conoscere le nostre volontà e di manifestare per le vie e piazze di Catanzaro, per incontrare Associazioni, Magistrati e cittadini, mentre nel pomeriggio un incontro informale con tutte le forze meridionaliste, presenti e attive in Italia e non solo.
Ora è il tempo per manifestare in tanti (vi comunicheremo ogni giorno i partecipanti che confermeranno l'adesione a questo avvenimento).
Iniziamo da Catanzaro. Con un Grande raduno In Piazza Prefettura alle ore 9.00 del 19 gennaio 2008
E' preferibile venire con propri cartelli e strumenti che provocano attenzione. E' questo il tempo di far sentire la nostra voce.
Cerca di non mancare!! Passa parola e non tentare ancora di voler divisioni tra noi meridionali, sottomessi, colonizzati, briganti.
FORZA GENTE DEL SUD QUALCOSA SI MUOVE, I PARTITOCRATICI-COLONIZZATORI HANNO INIZIATO AD AGIRE TRA DI NOI
Ricordatevi che qualcuno ha già iniziato la sua campagna di denigrazione, così come fanno i colonizzatori, i settari, i delinquenti politici, nel voler tenere Lontano il nuovo che arriva "l'unità meridionale che spazzerà via tutti i furbi che bivaccano nel nostro ambiente e non vogliono simili iniziative". Il risultato è chiaro, parecchi già tendono a non voler ricevere più notizie da sud libero. Riflettete attentamente gente del Sud
Siamo certi, della vostra determinazione, così come della Vostra partecipazione (anche se questa, molte volte è impossibilitata dalla distanza ed anche dai pregiudizi che si hanno, quando si è così estremisti come lo siamo noi, è come tutti Voi, certamente lo siete quando l'ingiustizia è tale da farvi infuriare) nell'attesa di incontrarci a Catanzaro il 19 mattina, ti invitiamo di dare risposta, facendoci sapere la quantità dei partecipanti.
Noi del Comitato Nazionale Vi salutiamo. Quaranta e i componenti del Comitato Nazionale Taranto,10 Gennaio 2008
Movimento Politico Sud Libero - Avetrana (Taranto) Piazza Vittorio Veneto 13 Tel. 32 80 56 25 81 - Fax 099 955 1448 - email: mis(et)sudlibero.it
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Emergenze italiane. Una sconfitta?
di Antonio Greco
1. Le Emergenze - La Giustizia? In crisi da un decennio, dice il suo ministro. A che serve un brava polizia, stimata in Europa, se poi la Giustizia non è capace di punire la delinquenza, nell'epoca del lassismo nazionale? - Il Paese? In crisi da tempo si sa, prima sociale, poi economica. Paese depresso, grigio, senza ambizione! -
 La Sanità? In certe regioni la Malasanità è divenuta routine. Il motivo è sempre lo stesso: gestione incapace! - E l'Alitalia? Se la compreranno, o è troppo lottizzata? - Le istituzioni ? Tra esse, molte non funzionano da tempo! Ma possono funzionare le istituzioni, sa la gestione fatta dai politici italiani (bravi a parole, piuttosto impegnati in shows TV, ma incapaci di risultati) è un fallimento, anche perché troppo spesso legata ad interessi di clan e a nefaste ideologie viscerali e vetuste? - La spazzatura in Campania?
As usual; è un esempio fra tanti di gestione all'italiana.
2. Le vere Sconfitte E fermiamoci qui. E' già un bollettino di guerra, nella sua fase finale: la sconfitta. Sconfitta dei politici , che hanno creduto di gabellare gli elettori sulla loro capacità professionale. Sconfitta degli elettori, i quali scoprono, ahimé, che gente che parla bene (gli adepti della Commedia dell'Arte politica) poi non sa fare. Sconfitta degli imprenditori, i quali, pur se interessati alla competitività, trovano ostacoli enormi in un sistema di lacci, regole, gabelle, talora punitive o troppo complesse. Essi non hanno ritenuto necessario spingere i politici a fare almeno tre cose serie ed urgenti: a) creare un Patto Sociale (non esiste) ed una società nazionale (non fu mai creata, anche se fu detto, all'unificazione: "Fatta l'Italia, bisogna fare gli Italiani"). Che sostituisca i clans e le congreghe b) una inchiesta neutrale per identificare le cause per cui le istituzioni non funzionano a livello europeo (il contributo di chi come me ha paragonato l'Italia all'Europa per anni, sarebbe molto utile per l'analisi delle cause); c) indicare ai politici (visto che loro sanno solo parlare) quali sono le condizioni sociali che permetterebbero al Paese di iniziare a funzionare; con quali strumenti e con quali competenze (inesistenti oggi). Il problema alla radice: nelle istituzioni si lavora a all'italiana. Il che impedisce di avere risultati. In tale situazione un espatriato come me (con decenni di paragoni fra Italia ed Europa) ha tratto le seguenti conclusioni:
1. Un popolo con mentalità da sottosviluppo non creerà mai sviluppo e occupazione! Dunque la prima riforma urgente è quella della mentalità, cioé della scuola.
2. Un coacervo di individui, cui non è stata mai data educazione sociale, non abbandonerà spontaneamente una vita sociale di clans e tribù, per divenire una società nazionale (colle sue fondamenta) che possa funzionare;
3. Generazioni di Italiani, cui la P.I. ha mancato di insegnare metodi di lavoro, organizzazione, struttura mentale finalizzata ai risultati ("problem solving", dicono gli Inglesi"), capacità sociali costruttive (abbiamo quelle distruttive), difficilmente diverranno efficienti. E quindi capaci di competitività, di risultati, di costruzione di strutture funzionanti.
4. E' una fatua illusione che una società cha ha eliminato i Bastoni e le Carote sia in grado di far funzionare le istituzioni e la vita civile!
5. E' un'altra fatua illusione pensare di garantire la sicurezza del Paese Confuso, dopo aver accettato che la Giustizia sia in crisi per un decennio (per incapacità di gestione o perché fa comodo a qualcuno?).
6. E' una fatua illusione immaginare che una rovinosa genia di politici, che vive in sella al doppio scenario, al furbismo e al lassismo, che è attiva nella gestione degli interessi di clans, possa esser capace di far funzionare il sistema Italia!
7. E' una fatua illusione pensare che un popolo confuso, senza adeguata cultura, senza adeguata educazione sociale, che non conosce le capacità gestionali di "eccellenza", possa capire quali sono le condizioni perché le leggi e la Costituzione possano applicarsi uniformemente e con sicurezza. Di conseguenza, continuiamo colla plutocrazia...
8. E' un'illusione immaginare che un popolo che chiama democrazia un'oligarchia, che è ideologicamente accecato dall'assenza di realismo, dall'ipocrisia fatta routine, possa pretendere e collaborare al raddrizzamento del sistema Italia.
9. E' un'illusione immaginare che un sistema socio-economico che produce ormai merci e servizi a costi troppo elevati rispetto all'Europa, possa restare in piedi nell'epoca della competizione globale. Rischierà anzi che resti da lottizzare, fra breve, solo la povertà.
10. E' deprimente che solo gli espatriati si rendano conto dell'esigenza di una P.I. valida, moderna, di una formazione professionale a livello europeo, per permettere agli Italiani, finalmente un giorno, di divenire efficienti, capaci di valutazioni realistiche e di risultati. Tal che l'Italia è appunto: un Bel Paese, una mala gestione, un'assenza di ambizione, un Paese governato dai cinque dittatori: la Confusione, l'Allegra Gestione, il Lassismo, la Corruzione e la Rassegnazione.
11. E' una fatua illusione immaginare che le gestioni pubbliche siano corrette, efficaci e soddisfacenti, per permettere la costruzione di una democrazia, se il criterio di selezione dei responsabili (inclusi i ministri) è quello del comparaggio e della cooptazione, anziché, come in tanti Paesi europei, la professionalità!
12. E' fatua illusione pensare che il sistema Italia possa stare in piedi, quando (a seguito dell'eliminazione dei valori) il lassismo e la complicità diffusi accettano che la Giustizia sia influenzata da pressioni di partiti o di clans.
13. Il Grigio Futuro I cittadini, abusati per decenni, non reagiscono al fatto che la casta dei politici non abbia di fronte un contropotere, faccia pressioni sui magistrati, si muova da IMPUNITA.
E come potrebbero, col basso livello di istruzione e cultura diffuse e con l'ignoranza dei propri diritti? Come potrebbero gli elettori fare qualcosa di più solido che affidare le loro lamentele ad un comico, se il livello e la frequenza delle sopraffazioni imposte dalle istituzioni e dai padrini indica un ambiente sociale latino-americano?
Fine di un sogno, nato il giorno dell'unificazione del regno, di divenire uno stato nazionale, costruttivo, capace, procacciatore di benessere e di democrazia?
La sconfitta è totale ed ha molti milioni di colpevoli (coscienti o incoscienti). Non ci si aspettano rivincite possibili, nell'era del Villaggio Globale che impone serietà ed efficienza, visto che: a) i politici si occupano degli interessi di clan; b) gli elettori, senza educazione sociale, non hanno la capacità di proteggere i propri interessi, di fare una proposta nell'interesse del Paese.
La non riflessione, la non conoscenza del problema sociale, fanno si che adeguate contromisure non possano essere individuate. Proprio in quel Paese che ha bisogno urgente di una rivoluzione mentale. IL TITANIC/SISTEMA ITALIA NAVIGA NELLA NOTTE, senza radar. Un espatriato, dopo lunga inchiesta sul problema sociale italiano, fornisce (un saggio e molte valutazioni pubblicate) qualche valutazione oggettiva per inquadrare il problema. Ed è disponibile, su invito, a presentare le cause del degrado, che continueranno a far danno, se il sistema sociale e la mentalità restano sottosviluppati.
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L'akkalappiapolli tdschermaniko ovvero: De' Distinti Signori italiani che preferiscono la Partitokrazzia
Ovvero: De l'applikatione de il motello tetesko a l'italika derrra ti peoti
di Luca Zampetti
Siamo alle solite: gli Italiani e le loro "sedicenti leggi", ovvero norme che non lo sono, in quanto non lo possono essere. Il sistema politico italiano non è riuscito a superare il trauma di Tangentopoli. I partiti dell'ex arco costituzionale, quelli che hanno "fondato" la repubblika della partitokrazzia nel 1946-47, non esistono più, ne sono rimasti solo brandelli e spezzoni, ma il sistema politico italiano dal 1993-1994 ad oggi, ovvero in anni 14, non solo è riuscito a non cambiare veramente, ma ha accelerato il proprio decadimento ed il proprio degrado. Eh sì, perchè Tangentopoli non è stata la causa, ma solo l'effetto di un processo di decadimento del sistema politico iniziato già nell'immediato dopoguerra, tra il 1944 ed il 1946, portato a termine da De Gasperi e dalla Democrazia Cristiana. "Una legge, una legge!!!" tutti gridano, tutti vogliono leggi elettorali nuove, come se non ce ne fossero in Italia. Quante leggi elettorali ci sono in Italia?
Sono 6, tutte diverse tra loro: legge elettorale comunale, legge elettorale provinciale, legge elettorale regionale, legge elettorale della camera, legge elettorale del senato, legge elettorale per le europee.
Mi chiedo: come è possibile che questa selva di leggi e di sistemi elettorali differenti possa essere conforme con la norma costituzionale che impone l'eguaglianza politica tra i Cittadini italiani? Come è possibile che il voto di un Cittadino - sempre lo stesso, sempre quello - in un'elezione comunale possa avere un altro "peso" che in un'elezione nazionale, per non parlare delle "europee"? Chi è che ha escogitato questo bizantino sistema di ponderazione elettorale e perchè esiste?
A chi serve?
Ovviamente serve a tutti quelli che "vivono" esclusivamente di politica, ma al Cittadino italiano tipo standard, i cui diritti politici vengono violentati in modo altrettanto impercettibile quanto audace da questo sistema, che non è un sistema, ma un puzzle che non si riesce più a risolvere, no, non serve assolutamente.
Eppur non basta! Ce ne vuole un'altra di legge! Un'altra legge elettorale, che tolga il sistema politico italiano dall'impasse in cui l'ha manovrato il governo Prodi ma il sistema politico italiano in questa impasse non è stato manovrato dal Berlusconcellum (la "legge" elettorale scritta per mano di colui che scese a camminare sulle acque - torbide - della prima repubblika dall'alto dei suoi eteri ed ora (pre-) siede alla Destra del padre). Ci è andato a finire in quanto in 14 anni non ha saputo risolvere neanche mezzo dei problemi che hanno condotto al fenomeno di Tangentopoli.
La scoperta del "sistema tedesco", una scoperta che non è una scoperta, è un tema di cui si discute dai tempi di Tangentopoli, tempi in cui alcuni certi "imprenditori politici" italiani sono giunti perfino all'ardire di voler arginare la crisi totale del sistema politico battezzando dei partiti nuovi fatti dalle stesse persone di quelli vecchi con le sigle italianizzate dei partiti tedeschi CDU, CSU, bisogna capire il tedesco per capire certe sottigliezze, ma al Vaticano non è un problema, parlano tutte le lingue, se necessario anche quelle di Babele e, quando si tratta di soldi, anche il geroglifico poi, siccome è saltato fuori che anche il cancelliere Kohl si è dimenticato di dichiarare certe spesucce che passavano per conti cifrati svizzeri sotto la sua immediate disposizione, la cosa momentaneamente è stata lasciata cadere... ma non per sempre, i veri elefanti non dimenticano mai...
Eh sì, cari miei Concittadini amatissimi, specialmente voi che mi odiate perchè dico (e scrivo) queste cose, perchè la cosa più importante che i nuovi predicatori del sistema tedesko elegantemente glissano, sapendo che intanto praticamente non c´è nessuno nei mass media italiani in grado o con la voglia di contraddirli, è che "o´ sistema tedesko" è un sistema PARTITOKRATICO ESATTAMENTE COME QUELLO ITALIANO. Ma questo, amatissimi, specialmente voi amatissimi che mi odiate di più, gli italiani che hanno vissuto Tangentopoli lo dovrebbero sapere, non dovrebbe essere un´informazione tanto stupefacente.
Alcune delle voci che chiedono la legge elettorale alla tedesca invece sono veramente stupefacenti. Come quella del presidente di Confindustria Montezemolo e di ex anti-politici diventati parte organica de "o´ sistema", quali il sig. Berlusconi (Silvio) o il sig. Bossi. Qual´è l´interesse di Confindustria ad una legge elettorale alla tedeska?
Per poter rispondere a questa domanda, bisogna prima sforzarsi di capire il sistema elettorale alla tedeska. La mia ovviamente è una spiegazione "personale", ovvero è una spiegazione di un politologo (quale io per accidente di vita sono venuto al mondo), che per amore dei suoi Concittadini vorrebbe far loro capire che "o´ sistema tedesko" è un sistema akkalappiapolli, che non funziona più neanche in Germania. Questo in Germania lo sanno già da un pezzo, lo sanno perfino i Cittadini tedeschi, che si sono solfeggiati 14 anni di politiche economiche sballate causate dalla gestione a dir poco fantasiosa della riunificazione tedesca, ma soprattutto lo sanno politologi come Hans Herbert von Arnim o Erwin e Ute Scheuch ed altri della stessa professione, che hanno cominciato a "parlare" de "o´ sistema tedesko" DOPO che gli Scheuch e von Arnim hanno cominciato a farlo proprio all'inizio degli anni '90, quando anche in Germania si stava profilando una crisi (guarda caso!) della partitokrazzia tedesca. Il sistema politico tedesco non è più ne' "bipolare" ne' "bipartitico" da un pezzo, i partiti "fondatori" della BRD non riescono più a mettere insieme neanche lontanemente in tre (CDU/CSU, SPD) una maggioranza assoluta dei voti in elezioni federali, è diventato ormai un sistema penta-partitico (Verdi, FDP, WASG-Die Linken-PDS), che oggi si trova sull'orlo di una "crisi di sistema" in quanto una libera associazione di elettori di sinistra, la WASG, il partito di Lafontaine (Die Linken) ed i rimasugli della DDR (PDS) si sono fusi e sono sul punto di riempire gli spazi persi dai vecchi partiti "conservatori" fondatori della BRD (CDU/CSU, SPD). Aleggia la paura di un possibile "Linksruck", ovvero di uno "scivolamento a sinistra" dell'intero sistema politico, di "comunisti" che starebbero per arrivare per mangiarsi i bambini tedeschi, anche se non ci sono Berlusconi in vista in Germania o ci sono ma non si vedono la cosa preoccupa perfino in America!
C´è in vista una molto evidente psicosi da insicurezza attiva e passiva, interna ed esterna, indotta dal ministro federale per gli interni democristiano Schäuble, che sta tentando di "ripolarizzare" l'impolarizzabile con proposte di legge assurde quali quella dell'abbattimento di aeri civili in volo sopra la Germania in caso di dirottamento o con l'introduzione legale di "trojans" nei computer di tutti i Cittadini tedeschi, che copiano il contenuto degli hard disk e lo mandano ai servizi segreti (Verfassungsschutz, BKA, BND). Ormai il Cittadino tedesco tipo standard non ne vuole più sapere di partitokrazzia e tantomeno del SoliZ (Solidaritätszuschlag), l´imposta addizionale sui redditi introdotta da Kohl per la riunificazione tedesca ed ancora in vigore.
La situazione economica e sociale in Germania, a 14 anni dalla riunificazione, è a tratti drammatica, ma appena più sopportabile che in Italia, malgrado attualmente la disoccupazione abbia raggiunto il minimo storico dalla riunificazione: ci sono ca. 3 milioni di bambini in età scolare che non riescono a essere più nutriti a sufficienza dai loro genitori e dipendono da refezioni scolastiche, spesso finanziate "in natura" con donazioni. Ca. 5 milioni di tedeschi sono diventati dei "working poor", ovvero sono costretti a richiedere sussidi federali o locali in quanto i loro redditi da lavoro sono insufficienti per se´ stessi e per le loro famiglie. Il governo federale si è imposto una camicia di ferro per fare rientrare il debito pubblico federale nei parametri di Maastricht: le conseguenze sono una marea di cause contro le amministrazioni federali e locali presso il Sozialgericht, il tribunale che amministra il Sozialgesetzbuch, la legge dir origine bismarckiana che regolamenta gli aiuti sociali.
La crisi di fiducia dei tedeschi nella politica e nei propri partiti non è in nulla inferiore a quella dell'Italia post-Tangentopoli.
La crisi della partitokrazzia in Germania è diventata nel frattempo un tema di discussione aperta, anche se non troppo. Onde non dilungarmi più del necessario, riporto brevemente il contenuto di cinque articoli comparsi sulla rivista ufficiale della fondazione conservatrice democristiana bavarese Hans Seidel Stiftung, che, sul numero (quasi) monografico di Politische Studien di Luglio/Agosto 2007, è uscita con il titolo "Haben die Volksparteien Zukunft?" (I partiti di massa hanno un futuro?).
Gli articoli sono stati pubblicati sotto forma di una gara a premio organizzata dal Nachtwuchsförderpreis Politische Publizistik, una specie di premio Strega per giovani scrittori politici, dallo stesso titolo. Evidentemente tra i protagonisti stessi della partitokrazzia tedesca si sta facendo largo l'insicurezza.
Il primo articolo è di Heinrich Oberreuter, professore democristiano (CSU) di politologia all'università di Passau, il cuore, forse l'antro più profondo del conservatorismo democristiano bavarese. Oberreuter descrive apertamente una crisi dei partiti politici di massa tedeschi, che secondo lui sarebbero stati superati dal processo di trasformazione sociale, culturale ed economico. Interessante è che il prof. nel suo articolo menziona la difficoltà che oggi trova il Cittadino a partecipare alla politica.
Qui infatti sta il paradosso di tutte le partitokrazzie: i partiti vorrebbero essere di massa, si misurano sulla base degli iscritti e dei voti che riescono ad attirare su di se, ma non riescono più a "radicare" la propria presenza nella società, che comincia a respingerli. Secondo Oberreuter i partiti possono riassumere le funzioni che hanno avuto in passato solo se da attori passivi diventano protagonisti del processo di trasformazione culturale, sociale ed economico, che ha condotto alla loro, crisi, ma non spiega come. Infatti, ma questo lo aggiungo io, ciò è impossibile.
Vengono poi quattro articoli di giovani politologi, in parte laureandi in politologia: Johann Osel, Matthias Bauer, Timm Betz e Maxim Gatsov.
Il primo apre il suo contributo con una citazione da un libro di Jürgen Rüttgers del 1993. L´autore, un ex governatore democristiano del Land Hessen, si chiedeva appunto gia´ allora se i partiti politici tedeschi, che secondo lui assomigliano a volte ai dinosauri e altre a dei predatori, avessero un future. Anche Osel, dopo aver cantato la solita litania sulle trasformazioni socio-economiche a cui i partiti fanno fatica a stare dietro e aver notato l'avanzata di partiti estremistici in Germania, dice che la soluzione del problema sta nella soluzione del problema della disoccupazione in Germania. Aggiunge ovviamente che non ci sono ricette pronte per la soluzione di questo problema, ma secondo lui non si tratta di un problema di conoscenza, ma di implementazione delle politiche economiche. Tuttavia, insiste Osel, se i partiti riusciranno a risolvere il problema della disoccupazione e della previdenza, ritornerà anche la fiducia.
Matthias Bauer apre il suo contributo dicendo che i partiti tedeschi hanno le spalle al muro e che il popolo fa a gara per scappare, non per avvicinarsi ad essi. Bauer propone di migliorare le possibilità di partecipazione interna dei membri dei partiti, di aprire le liste dei candidate a livello dei Länder con metodi definiti di "democrazia diretta" (ma non descritti in modo dettagliato), per mezzo del voto per corrispondenza o del voto elettronico o "al congresso di partito" stesso. Contrariamente a Osel, Bauer afferma che le oligarchie ai vertici dei partiti soffrono di "Konzeptionslosigkeit", ovvero, in italiano, non sanno cosa fanno o debbano fare.
La ricetta di Bauer: migliorare le condizioni di lavoro politico a livello locale (comunale), lasciare più posto agli "scienziati" a livello federale.Anche l'articolo di Timm Betz è centrato sull'argomento della incapacità dei partiti ex-dominanti di proporre e di implementare soluzioni soddisfacenti per i problemi della sanità, della previdenza e del mercato del lavoro. Tuttavia secondo Betz, poichè la causa dei problemi sono i partiti stessi, se i partiti si rifanno a quelle che second Betz sono le loro "vere funzioni" sociali, le possibilità di superare questa crisi sono ottime.
Maxim Gatsov è l'unico del gruppo a non farsi troppe illusioni sulla "sostenibilità" attuale del sistema dei partiti tedesco. Secondo lui non esiste una ricetta per consentire una riforma del sistema. L'unica cosa che si sa per certo è che una tale riforma non può rimanere a livello di cosmetica. Conseguentemente chiude il suo articolo con un pladoyer per una "dieta dimagrante", la riduzione delle spese elettorali e l'aumento della disponibilità a cooperare con più sincerità e senso di responsabilità tra i rappresentanti dei partiti. Tuttavia chiude pessimisticamente prendendo nota del fatto che tutti i partiti ancora devono iniziare a fare i primi passi di adattamento alla nuova situazione.
Completo il quadretto con lavori di Hans Herbert von Arnim, che è professore di diritto pubblico e di scienza dell'amministrazione pubblica all'Accademia di Speyer e ormai è diventato uno dei punti di riferimento scientifici, ma anche terra terra delle correnti di opinione "contro o´ sistema tedesko" in Germania (è anche lui membro dell'associazione per la democrazia diretta in Germania, Mehr Demokratie e.V.,
www.mehrdemokratie.de. Von Arnim è un giurista specializzato in una legge tedesca poco studiata ma molto utilizzata: il Parteiengesetz (PartG), la legge federale sui partiti politici. Nel suo volume "Das System" (Die Machenschaften der Macht, Knaur, München 2004) von Arnim descrive un sistema politico che "funziona" maledettamente in modo del tutto simile a quello dell'Italia e uno dei motivi addotti è proprio la sua LEGGE ELETTORALE! Del tutto simile il volume successivo da lui curato del 2005: "Die Deutsche Krankheit - Organisierte Unverantwortlichkeit (Duncker & Humblot, Berlin 2005, La malattia tedesca - L'irresponsabilità organizzata). I primi a porre all'attenzione del pubblico i fenomeni di decadimento del sistema dei partiti in Germania sono stati, non a caso agli inizi degli anni 90, i sociologhi Erwin e Ute Scheuch (Cliquen, Klüngen und Karrieren - Eine Studie über den Verfall der politischen Parteien, RoRoRo, Hamburg 1992, Cricche, inciuci e carriere - Uno studio sulla decadenza dei partiti politici).
Il sistema elettorale tedesco ha già tutti i difetti del "Berlusconcellum": anche qui siamo di fronte a liste chiuse prodotte dall´alto della sapienza delle oligarchie di partito, anche qui siamo di fronte ad una casta, anche qui siamo di fronte ad un sistema fatto per rappresentare persone auto-elettesi e formalmente elette dagli elettori.
La "soglia" non cambia un accidente alla sostanza partitokratica della legge elettorale tedesca, che almeno è però omogenea dal quartiere fino al livello federale.
Anche qui siamo di fronte ad un universo in cui la dinamica spartitoria trai partiti non trova alcun limite: nella composizione del Bundesverfassungsgericht così come nelle burocrazie federali e dei Länder, nella politica agli aiuti allo sviluppo così come nella costruzione degli impianti di depurazione delle acque di scarico in un comune.
Ora, "o´ sistema" elettorale tedesko non può essere valutato indipendentemente dal contesto di dove è stato "inventato", ovvero il sistema politico Tedesco del second dopoguerra. Sopra ho tratteggiato brevemente alcuni degli "sviluppi" dell´era Kohl-post Kohl, in cui la democrazia politica anche in Germania ha conosciuto un processo di decadimento analogo a quello italiano. A ben guardare, il sistema elettorale Tedesco è fondato sulla pregiudiziale di una "democrazia limitata", in cui gli autoelettisi a guardiani della stessa ritengono di avere IL DOVERE di over tagliare le ali del discorso politico sia a destra sia a sinistra. Ovviamente senza riuscirci, come ben vediamo oggi. A ben guardare tuttavia, in tutti i paesi dove "o´ sistema" della partitokrazzia si è sovrapposto ed in parte ha rimpiazzato le strutture organizzative politiche regolamentate dalle costituzioni formali, eccetto che in Svizzera (ma anche negli USA), si può osservare un analogo decadimento.
Allora, perchè distinti signori italiani come Montezemolo e Berlusconi pensano che sia un bene che l´Italia sia stata "distolta" dall´approfondirsi delle conseguenze della "ribellione maggioritaria" del 1994 e riavvicinata al mainstream del proporzionalismo continentale? E il cicchetto di Schnaps che ci sta a fare dentro a questo contesto? Perchè è questo il quadro della situazione, no?
Mi pare che la risposta sia retorica, date le premesse: L'OBIETTIVO COMUNE, POCO DICHIARATO MA MOLTO PRATICATO, ANCHE DI DISTINTI SIGNORI MOLTO DISTANTI TRA LORO COME PERSONE, E' LA RESTAURAZIONE DELLA PARTITOKRAZZIA ENTRATA IN CRISI CON TANGENTOPOLI.
Che il sistema alla fin fine assomigli più o meno a quello tedesko, alla fine dei conti è lo stesso. Quel che importa a chi lo propone è il risultato macropolitico.
Questo tentativo di restaurazione non è stato iniziato dal PD e dai nuovi profeti del sistema elettorale alla tedeska, ma dal governo Berlusconi, che con una botta di reni, poco prima della sua scadenza naturale, ha voluto annullare le conseguenze dei referendum elettorali del 1994. Il problema è che le coalizioni di governo, che dovrebbero far finta di alternarsi, non stanno in piedi (anche Berlusconi è caduto per strada, non ce lo dimentichiamo solo perchè si è rialzato subito al richiamo di "Lazzaro´..."), ne' a destra, ne' a sinistra, hanno quella antica malattia di tutti i governi di coalizione identificata dal vecchio mago dell´applicazione della teoria dei giochi alla scienza politica, William Riker, che consiste nel voler "allargare" sempre di più coalizioni già di per se eterogenee in modo da conferire loro una maggiore "legittimità" sociale, politica, culturale, economica e simultaneamente di diventare pIù deboli e incapaci di governare veramente ed ecco il sugo del problema, siamo venuti al dunque:
I Cittadini italiani non considerano più la partitokrazzia un sistema di governo legittimo o legittimabile, coloro che ne hanno approfittato di più in passato vorrebbero mporglielo di nuovo in quanto a) non sono capaci di pensarne un altro e b) continuano a ritenere che sia possibile governare solo ottenendo e dando favori discriminatori di carattere politico, sociale, economico, finanziario, sociale ecc. ecc. a spese di tutta la società a chi pare a loro. Così è sempre stato, così deve continuare ad essere. Per i c.d. "poteri forti" e per gli "alleati" stranieri dell´Italia pre-Tangentopoli è ovviamente molto più semplice manipolare un sistema partitokratiko proporzionalistico, con o senza le ali tarpate, che cercare di imparare a governare un paese di Cittadini adulti e vaccinati, magari imparando qua e la' qualcosa, invece di venirci sempre a raccontare come, quanto e perchè dobbiamo avere il diritto di vivere in Italia.
A questo serve o deve servire il "tagliare le ali" dei "piccoli" e dei "microscopici" partitelli che se la suonano e se la cantano sia a destra sia a sinistra del bipolarismo italiota. Putroppo nessuno dei più "grandi", che sono sempre essi stessi dei nani sia in termini quantitativi sia in termini di potenziale elettorale, ha in verità il potere di imporre un tale taglio, ovvero una soglia elettorale secca del 5% come in Germania. Ed ecco che si profilano i famosi "compromessi all'Italiana", ovvero scuse ed elucubrazioni varie su come fare applicare una soglia elettorale secca in modo tale che nessuno ne venga toccato, e se sì, che almeno ci sia una rete di salvataggio, un sistema di ammortizzatori sociali per poveri politici che non sanno più cosa fare, dove farsi intervistare, che cosa dire, se non superano la soglia, almeno che continuino ad avere i "rimborsi" elettorali infatti dopo Tangentopoli in Italia si è propagata ed affermata una nuova versione della vecchia teoria della "centralità del parlamento", che in parole povere ma più chiare si può tradurre in una teoria (senza fondamento costituzionale) della centralità dei partiti politici, secondo la quale i partiti sono delle "culture" e che la perdita di rappresentanza in istituzioni, incapaci peraltro di funzionare ai sensi definiti dalla costituzione, costituisca un crimine comparabile al genocidio o almeno ai più generici crimini contro l´umanità quindi: vai delirio sulle ali veloci e continua la tua opera di improduttività!
La partitokrazzia è un sistema di potere malato, alla fine dei suoi giorni. Non ha più alcun futuro, almeno non uno democratico, cioè basato SUL CONSENSO di chi lo deve sopportare. Ne può avere uno anti-democratico ovviamente sotto le vesti di premierato, di presidenzialismo all´italiana, di oligarchia di potere per il potere. Ma non può avere un futuro democratico. Quanto durerà, è tutto da vedere.
Se vogliamo dare un futuro democratico all´Italia, dobbiamo dargli un futuro basato su un sistema costituzionale non più rigido ma falso come quello attuale, bensì uno flessibile. Certamente non flessibile nello stesso senso della legge Biagi, ovvero un sistema in cui chi ha un minimo di potere in più di un altro si può permettere di ignorarne i diritti, l'esistenza, la persona. Deve essere un sistema flessibile, ma sotto l'impulso e l´energia di una forza unitaria della società civile, di una forza che voglia finalmente superare il mostro giuridico e storico creato dai Savoia in questo paese, ma nella direzione di uno stato a dimensione dell'uomo (e della donna); veramente e sinceramente rispettoso dei diritti fondamentali, politici, economici e sociali; un paese più maturamente democratico, più libero; finalmente indipendente da politicanti inutili e da religioni saccenti; un paese padrone delle proprie risorse economiche e sociali, capace di metterle a disposizione di chiunque sia in grado di aumentarle e di migliorarle; un paese i cui Cittadini abbiamo poteri di controllo effettivi ed efficaci sulle proprie istituzioni politiche ed economiche; un paese in cui il diritto sia un diritto vivente del Cittadino;
In un tal paese sarebbe del tutto indifferente se la legge elettorale fosse proporzionale o maggioritaria. Questo aut-aut a cui ci ha abituato il martellamento continuo degli epigoni della partitokrazzia è un mulino a vento, è uno dei tanti mulini a vento con cui la partitokrazzia ci costringe ad occuparci mentalmente tutti i giorni ed inutilmente a combatterlo. Se vogliamo veramente un paese più democratico, non possiamo più limitare i processi elettorali solo agli organi legislativi: li dobbiamo e possiamo estendere a più organi esecutivi a livello locale, nazionale ed internazionale, li dobbiamo e possiamo estendere anche al potere giudiziario. Li dobbiamo estendere al potere costituente, che deve diventare permanente, se vogliamo che una costituzione una volta ratificata venga veramente attuata.
Se vogliamo cambiare finanziariamente e fiscalmente esattamente come politicamente questo paese, dobbiamo introdurre - nella misura del possibile e del ragionevole - il principio di voto popolare anche sui bilanci e sulle leggi tributarie di tutte le istituzioni e gli enti pubblici di questo paese. Se vogliamo che a governare le burocrazie ci siano le persone più adatte, dobbiamo introdurre il diritto di revoca singola e collegiale. Se vogliamo che le burocrazie diventino trasparenti, dobbiamo permettere la partecipazione popolare alle corti dei conti, i cui giudici, tutti o in parte, dovrebbero diventare elettivi. Se vogliamo un potere giudiziario credibile, giusto ed efficiente, dobbiamo renderci conto che la formazione dei giudici non può essere delegata a dei quiz inventati da un ministro della giustizia che non sa di che cosa sta parlando, e tantomeno ai troppi maestri universitari che tali sono diventati per grazia di segretari di partito invece che del popolo italiano. La giustizia per essere indipendente, credibile e giusta, oggi ancora di più che in passato, ha bisogno prima di tutto di leggi giuste, poi di mezzi finanziari e personali adeguati, ingenti in quanto commensurati alla densità delle leggi e della complessitá delle società postmoderne. Questo non può essere raggiunto da un Consiglio Superiore di alcunchè e tantomeno da un ministero della disgrazia e dell'ingiustizia, ma solo per mezzo di un'apposita imposta diretta o indiretta, che sottragga il potere giudiziario ai cambiamenti di direzione di parlamenti e di poteri forti. Eleggere non può essere un rito fine a se stesso, non si può risolvere in una farsa in cui i giochi sono fatti da altri ancora prima che cominci l´elezione, neanche in nome di una fantomatica "ragion di stato". Quando e dove lo diventa, diventa la maschera di un'ipocrisia istituzionale, che non distingue in nulla un regime costituzionale democratico da una autocrazia, da un dispotismo, da una oligarchia, da un'associazione di manipolatori forse neanche da un associazione criminale. La partitokrazzia è morta? Evviva la partitokrazzia!
Luca Zampetti
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