Oche dal Campidoglio
da Il blog di Bamboccione (06/05/2008 - 17:46)
Le oche del Campidoglio
C'è chi gongola per l'avvicendamento al Campidoglio... vedete un po' perchè....
Oche in fuga dal Campidoglio
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Oche dal Campidoglio
 
Essere anarchici
Essere anarchici è spesso frainteso e si parla di "anarchia" sempre in termine dispregiativo. In realtà mi ispiro molto di più a concetti anarchici come quelli esposti da Michail Bakunin, Pierre Josephe Proudon, John Godwin e molti atri pensatori anarchici che hanno fatto la storia dell'anarchia.
Vorrei farle vedere una cosa molto interessante. Io come molti sinistroidi sono stato fra quelli che hanno gridato al mostro quando dopo poco più di un anno Prodi sembrava non riscuotere più tanti consensi. Poi ho letto queste informazioni e mi sono messo il cappello da asino, e mi sono detto che la prossima volta invece di seguire la corrente farò bene a fare quello che ho sempre predicato alla massa e cioè: "USARE IL CERVELLO". (Dico mea culpa)
:-) Cordialmente Gabry
(Notevolmente illuminante e la invito a considerare, alla fine della serie di diapositive, la fonte delle statistiche).
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?TAG=padoa%20schioppa
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E l'essere anarchici "civicamente" cosa significa?
Guardi Gabriele che io sono favorevole al PD e faccio ogni sorta di scongiuri contro i troppi che, proprio nel PD, vogliono la testa di Veltroni perchè, il centrosinistra, privato del potere clientelar corporativo si sente perduto ed è pronto, pari pari a prima della batosta elettorale subita, a rifare le stesse puttanate politiche e sociali che l'hanno portato al cappotto da parte della destra ed ora, con la più stupida delle reazioni, i
nvece di costruire e consolidare il PD cerca il modo più veloce per affossarlo e, sputtanandolo, sostituire Veltroni. Pensi, gentile Gabry, quanto sono fessi ed impotenti contro i loro stessi vizi politici e quanto lo sono nel capire come stanno realmente le cose nel Paese. Non hanno capito ancora nulla di cosa è accaduto: Una rivoluzione in piena regola, anche se in chiave democratica, moderna.
Ma per tornare all'anarchia, nonostante sia favorevole al PD, e come hanno fatto decine di migliaia di elettori di centrosinistra, ho dato il famoso "voto disgiunto" quindi  Alemanno sindaco e Zingaretti alla provincia ma non per questo sono un'anarchica. Ho soltanto un incorreggibile senso della Giustizia.
Sono contro la corruzione, il lassismo ed il parassitismo clientelare, contro l'apologia di sporcizia, di sciammannataggine, del lavarsi poco, del tenere sporche le case così come strade e piazze, contro il concetto che nella propria città tutto è permesso (sì, a sinistra e dintorni, la sporcizia, il permissivismo, il degrado cittadino, il lasciar delinquere, il moltiplicarsi e il prosperare di extracomunitari delinquenti e di ambulanti clandestini, vengono ritenuti valori moral radical shic, un modo di affermare la propria superiorità intellettuale, politica, civile, 'culturale'.
Quindi, nonostante gli scandali di ogni risma nel cui brodo prospera un certo centrosinistra -quello che conta peraltro- è la maniera, secondo loro, di distinguersi ideologicamente, culturalmente e socialmente dalle destre "fasciste". E' il modo con cui esso opera perdendo così, tra il suo stesso popolo, milioni di consensi.
Per tutto ciò, e molto altro ancora, la continuità ereditaria tra Veltroni e Rutelli andava interrotta e cacciata dal Campidoglio a pedate nel culo.
Cosa che, grazie a Dio, e agli uomini e alle donne del centrosinistra, è avvenuta.
             Grazie Gabry per il suo commento, cordialmente gd'o
P.S.: Che il nuovo Sindaco di Roma non dimentichi, neanche per un giorno, che per i cittadini contribuenti, il Sindaco è il Sindaco, il Comune è la sede del Governo della città e dei suoi abitanti, quindi, non è ne' il trampolino di lancio per un futuro leader di schieramento ne' la sala da studio per il Premier in pectore, ne', per dirla alla Guido Rossi, la Marchant Bank dei partiti fedeli al Sindaco.
Ci auguriamo, tra l'altro, che questa volta, la moglie del Sindaco sia una donna che tiene pulita la sua casa quindi con l'occhio giusto per vedere se la propria città è pulita o lercia. E, se occorre, prima di assumere i netturbini per farne un proprio votificio, insegnare loro, almeno, come si tiene la scopa in mano.
 Movimentiamoci! http://movimentiamoci.ilcannocchiale.it/
   Radio Cittàfutura http://www.radiocitta.net/newsrc/page/visNews.php?idNews=15429
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Il tuo commento è quanto meno chiarificante sulla posizione che assumi.
Rilevo ancora una nota di dispregio parlando dell'anarchia. La prego di considerare l'anarchia non come la filosofia dell'"ognuno fa quello che gli passa per la testa" ma come la filosofia de "la mia libertà è sacra quanto la tua e finisce dove inizia la tua". Uno degli esperimenti meglio riusciti della nostra epoca è stato "Porto Alegre" primo comune totalmente anarchico della storia dell'umanità. L'esperimento è riuscito così bene che paesi come la conservatrice Inghilterra, la pseudo-illuminata Francia e l'indiscutibilmente neutrale Svizzera hanno preso in considerazione la possibilità di ripetere l'esperimento anche da loro.
Per essere anarchici ci vuole una dose di autodisciplina e civiltà non indifferente. L'anarchico non è un "iconoclasta" è una persona che non accetta un governo che despoti sul popolo ma considera il governo un'istituzione delegata dal popolo per amministrare gli interessi del popolo. L'anarchico non vuole un governo di cui aver paura, l'anarchico vuole un governo che abbia paura del popolo. L'anarchico non vuole un governo che detti legge, l'anarchico vuole un popolo che detti legge e un governo che umilmente ubbidisca. L'anarchico vuole un governo che abbia il timore di essere spodestato DAL POPOLO e non dall'opposizione. "Il popolo legislatore e padrone", "Il governo umile servo devoto e coscienzioso".
Utopia? Forse sì... pazienza! Almeno i sogni ce li lasceranno, che dice? O prima o poi vedremo tassare anche quelli? ;-))) Ciao Gabe
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"Per essere anarchici ci vuole una dose di autodisciplina e civiltà non indifferente". ecc. ecc. ecc.
Se ricordo bene questi sono principi alla base del Federalismo di Proudon. Allora siccome è il teorico del Federalismo che prediligo, - la DD - come lo prediligeva il Professor Gianfranco Miglio, tra la sua e la mia anarchia mi pare ci sia poca differenza. gd'o(,-)
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Alemanno ringrazia
Ringrazio tutti voi che con le vostre parole mi avete sostenuto in questa che ho definito una bella e difficile battaglia.
Ringrazio coloro che hanno scritto messaggi di augurio e di apprezzamento, a volte estremamente sintetici, ma sempre ricchi di significato.
Ringrazio coloro che hanno scritto per suggerire uno slogan, un manifesto, per dare un consiglio su come comportarmi durante i “faccia a faccia”.
Ringrazio coloro che hanno scritto per segnalare i problemi dei propri quartieri e della città, o alle volte, troppe volte, per denunciare un disagio personale o un vero e proprio dramma. Non solo, ringrazio anche quelli che hanno perso tempo per scrivere un insulto.
Con tutti rinnovo l’impegno ad essere il Sindaco di tutti, perché questa deve essere la vittoria di Roma. Sono convinto, e il dato elettorale lo ha confermato, che molti cittadini romani abbiano scelto al di là ed oltre le proprie, solite, appartenenze politiche. Anche per questo ribadisco la mia volontà di lavorare per la città, perché credo che per essere il sindaco di Roma non può bastare il solo fatto di aver ottenuto la maggioranza dei voti, bisogna costruire un consenso che si rinnova giorno dopo giorno e che può fondarsi solo su una salda fiducia reciproca.
 Ancora grazie Gianni Alemanno Roma 5 maggio 2008
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Cara D'Olcese, ha letto su l'Espresso la risposta di Isabella Alemanno a Barbara Palombelli Rutelli?
Venerdì 9 maggio, da un'intervista fatta dall'Espresso alla moglie del neo sindaco di Roma si capisce bene come la moglie del sindaco trombato, Rutelli, e tutto il centrosinistra, e quindi il PD, siano arcisicuri di avere a che fare con una popolazione, i cittadini romani, di ebeti non solo ma per di più disinformati degli scandali accaduti durante le quattro sindacature di Rutelli e di Veltroni scandali che i romani ben conoscono. Sulla schiacciante sconfitta del marito, la Palombelli, ha detto che è dovuta ai 'poteri forti' che, all'ultimo momento, si sono schierati per Alemanno. E Isabella Alemanno: "Se lo avessero fatto vorrebbe dire che, prima, stavano dall'altra parte. Ma credo che questi poteri forti sappiano che con il nuovo sindaco dovranno stare fermi per un giro. Altrimenti dove andrebbe a finire il rinnovamento che è stato promesso?".
Certo che cara D'Olcese la Palombelli ha una gran faccia di corno a tirare in ballo proprio lei i poteri forti. Poteri forti dei quali si è sempre servita lei, hanno servito e di cui si sono serviti Rutelli e Veltroni. Della Palombelli in Rutelli si raccontano alcuni coinvolgimenti in prima persona in alcuni scandali - 'storie metropolitane' dice lei - tra le quali quella dei 'parcheggi d'oro di Roma' e dell'acquisto a zero lire di un'area edificabile, rivenduta per miliardi, per costruirci su il grande Centro commerciale di Guidonia. Se non trattasi di poteri forti..... quali poteri deboli saranno stati mai? Adelaide Perretti, Roma
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Campa cavallo che lerba cresce!
Questa maggioranza sta facendo esattamente come la precedente: Alemanno che afferma che sarà il sindaco di tutti i romani, come se i suoi predecessori abbiano fatto un’affermazione diversa. La tivù della libertà che continua ad accusare la precedente maggioranza, come hanno fatto gli ex nei confronti di chi ci dovrà governare per i prossimi 5 (o 50) anni! Insomma niente di nuovo sotto il sole!
Io credo che occorra iniziare a creare una nuova classe politica: meno “Magnona” e più produttiva. Non mi interessa il numero dei ministri, dei deputati o dei senatori se poi magnano e la povera gente rimane povera! Che inizino a percepire uno stipendio in linea con l’Unione europea e che facciano in modo che anche operai e impiegati percepiscano lo stesso salario e lo stesso stipendio dei loro colleghi europei! Altro che bla bla bla….
Fabrizio
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Beh cara Giuliana....
la gente ha capito e er piacione me sa' che un se piace più :) si leccano le ferite... e parlano di profonde riflessioni ehm su cosa dovranno mai riflettere?
Non l'hanno mai fatto! Intanto un applauso ai romani che si sono rimboccati le maniche per ricominciare a vivere.
Da una fiorentina che non si sente fiorentina e che ti ringrazia per i tuoi salatissimi articoli!!! Ely
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Si carissima, 
un applauso ai romani che si sono rimboccati le maniche per ricominciare a vivere e ti giuro che in quanto a maniche ho fatto quanto ed oltre in mio internettaro potere per sconfiggere Ruttello perchè lui e Veltroni sindaco sono due vergogne, hanno distrutto Roma e i romani.
Ma quali riflessioni?! Sia loro che il PD, e i giornalisti, mi fanno ridere che ancora non hanno capito le ragioni semplicissime dei cittadini e del perchè votano o no un sindaco. Non hanno capito che i sindaci tipo leader nazionali li rifuggono perchè hanno ben visto che quei sindaci a tutto si dedicano tranne che a governare le città e i loro problemi come ha fatto Veltroni che li ha fatti esplodere perchè tutto faceva tranne il sindaco. Loro stanno sempre a pensare "alle scelte ideologiche" dei cittadini e ancora non hanno capito che scegliendo un sindaco dell'ideologia se ne fottono tutti. Quindi ben gli sta che 52.000 elettori di centrosinistra hanno votato Alemanno. EVVIVAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!
Era tantissimo che non mi scrivevi, come mai non ti sei fatta più sentire? Grazie mille per le tue parole di assenso ai miei salatissimi articoli.
Abbracci gd'o
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Acidi muriatici
Carissima Giuliana non ti ho più risposto anche se ho letto sempre i tuoi fornmidabili articoli, per pigrizia o, diciamo che avendo una vita movimentata, (anche se ora meno dato che ho lasciato il comitato che portavo avanti), un po' per stanchezza! Tante troppe cose ci sarebbero da dire! Adesso mi è presa la mamia di mandare sms a un quotidiano ehm e non ridere!!!! Intanto prega perchè Firenze si salvi dalla tragedie tramvia e Alta Velocità meglio conosciuta come TAV... che questo sciagurato di Domenici intende portare avanti. E' e sarà un massacro per questa delicatissima città accidentaccio!!
Prometto che ti risponderò d'ora in avanti, ma non per dovere di educazione, ma per il piacere di commentare il delicato acido muriatico di cui sono permeati i tuoi articoli! Un sincero abbraccio Ely
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Nun' te preoccupa'
è già molto soddisfacente e incoraggiante che leggi tutti i miei articoli all'acido muriatico, così sono sicura che leggi anche quello diramato oggi.
Ma Domenici lo detestano tutti i suoi concittadini o mi sbaglio? Ne ricevo parecchie di critiche sul suo operato e sul suo modo di governare Firenze. Domenici lo incontravo a Botteghe oscure quando era un oscuro funzionarietto del PDS, poi DS, assurto a Sindaco di Firenze e Presidente dell'Anci per volere del solito D'Alema... e mi ha fatto sempre una pessima impressione e molta antipatia umana, umanamente è pessimo, e per giunta è ofano.
Chi poi pensa di mettere la TAV a Firenze è inqualificabile quindi Domenici lo è. Inqualificabile.
Ma che sms mandi a un quotidiano? Con insulti vari diretti a vari personaggi spero! Abbracci gd'o
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*Oche dal Campidoglio*
Non so, cara D'Olcese, forse hai ragione tu, ma a me pare tanto la storia di quello che per far dispetto alla moglie si tagliò la fava.
Credo che anche questa sia l'ennesima cartina al tornasole del famoso "Caso Italia" di cui parla il buon Marco Pannella. Potere politico, potere economico e potere giudiziario, in Italia (e a quanto dici soprattutto a Roma) sono fusi in un modo che non lascia intravedere dove inizia uno e finisce l'altro. E così si usano mezzi politici (trombata alle elezioni) per interrompere dei reati (l'abuso del potere pubblico a scopo clientelare), mentre viceversa altri utilizzano il potere giudiziario (denunce ed inchieste ad orologeria) per distruggere un potere politico. Qual'è la differenza? Ho un po' di domande a riguardo:
Se (e sottolineo SE) ci sono delle prove concrete del malaffare in Campidoglio sotto le giunte Veltroni e Rutelli, non bastava una regolare denuncia presso una qualsiasi Procura della Repubblica riportante fatti e circostanze corredate di nomi e cognomi?
Era proprio necessario far eleggere un sindaco di Destra (neanche centrodestra, che sarebbe stato anche digeribile), per di più ex-fascista (e fino a che punto ex è ancora tutto da chiarire)? Ora che alla cupola di Veltrozzo e Rutellazzo, avete sostituito quella dei consociati di Mangano & C. vi sentite meglio?
Roma è una città più sicura? Più vivibile? Più onesta e pulita?
Pensate che al posto della Festa del Cinema Alemanno vi porterà la Festa della Cultura, o la Festa dell'Arte, o più semplicemente si limiterà a metterci qualche sua amichetta scollacciata sostituendo George Clooney col Bagaglino? (bell'affare avete fatto...)
Se almeno ad una di queste domande avete risposto NO (a meno che non siate in malafede) allora fate festa: avete vinto la brace al posto della padella e buon pro vi faccia! Per mia fortuna, da Roma, me ne sono andato in tempo....
La cosa triste del centrosinistra è che ora che l'hanno tirato tutti nel culo a Veltroni si sentono tutti più ganzi e più furbi. Ma non c'è peggior bischero di quello che si crede più furbo degli altri.
ANDY
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Cosa faremo noi romani?
Se il goverrno Alemanno sarà più corrotto, e la città più sporca, dei governi di Veltrozzio & Ruttello, daremo una pedata nel culo pure ad Alemanno.
(,-) parola di gd'o.
Regolari denuncie presso una qualsiasi Procura della Repubblica riportanti fatti e circostanze corredate di nomi e cognomi le hanno fatte in parecchi. Tra gli altri, se hai letto il mio articolo precedente corredato di tutta la documentazione e le sentenze *Con Rutelli? la Roma ladrona & la STA*, anche la Corte dei Conti tanto che la Cassazione ha dato ragione alla Corte dei Conti ed ha definitivamente condannato Rutelli, e la sua intera Giunta, a pagare all'Erario 10 miliardi di vecchie lire.
Scrive Il Velino "Rutelli condannato per le consulenze d'oro ma candidato lo stesso".
"Vecchi guai ma, sembra, ancora esistenti per il candidato alla carica di sindaco di Roma Francesco Rutelli. Infatti, a seguito della condanna, confermata in Cassazione nel gennaio del 2006 con sentenza n. 1379, RiCiccio risulta condannato per aver utilizzato più di un miliardo delle vecchie lire per conferire incarichi a persone che non avevano i titoli richiesti. A nulla valgono tutti i proclami sulla non accettazione di candidati che abbiamo carichi pendenti, quando proprio il candidato sindaco rientra nella "lista dei cattivi". Sul banco degli imputati una serie di consulenze ed incarichi che Rutelli avrebbe dato senza tener conto delle effettive perizie delle persone chiamate a dare il loro contributo all'amministrazione della città. Nulla da fare, la Corte dei Conti e la Cassazione poi, hanno rispettivamente eccepito la mancanza dei requisiti e in un secondo tempo rigettato (la Cassazione) il ricorso presentato proprio da Rutelli".
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Il lettore di internet non è un cetriolo come lo spettatore di TG4
Vuoi lo storico souvenir delle oche del Campidoglio? Vai su http://blog.bamboccioni.net/post/1206937402/Le+oche+del+Campidoglio#commenti
Petrus et Paulus
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"Episodio agghiacciante. Bisogna rimpatriare tutti i delinquenti stranieri" dice l'On. Bertolini del PdL
 “L’inaudita aggressione e la violenza sessuale subita da una donna italiana in pieno giorno a Vignola in Provincia di Modena, per mano di un marocchino senza fissa dimora, conferma che l’allarme criminalità, dovuto all’immigrazione irregolare, ha raggiunto ormai livelli insostenibili. I Modenesi non sono più liberi e la loro vita è ogni giorno minacciata da orde di immigrati senza scrupoli chiamati in Italia dalle politiche sciagurate del governo Prodi. Le nostre strade sono piene di extracomunitari disperati e non integrati, pronti ad aggredire e ad uccidere per nulla. Serve un’opera radicale di bonifica territoriale per estirpare alla radice questo problema sociale.
Allo straordinario lavoro delle Forze dell’Ordine a cui va plauso e gratitudine per aver assicurato alla giustizia il violentatore, serve far seguire pene certe e condanne esemplari. Questi delinquenti vanno rispediti subito al loro Paese. La sicurezza dei cittadini è la priorità, senza sicurezza non c’è libertà.
Sarà quindi uno sforzo straordinario quello che ci aspetta al governo, ma è necessario e noi siamo pronti a garantire ai cittadini il nostro massimo impegno"
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Roma, una sconfitta che viene dal popolo
Movimento per la società di giustizia e per la speranza Lecce. Documento da inviare e diffondere se condiviso.
Cari amici, il Movimento ha preparato questo intervento sulla sconfitta romana, per il quale chiede il vostro aiuto. Gl'indirizzi:
Al Segretario Walter Veltroni,
segreteria.veltroni@partitodemocratico.it - al Vicesegretario Dario Franceschini, d.franceschini/partitodemocratico.it
all’On. Francesco Rutelli, f.rutelli /partitodemocratico.it - al Presidente Fausto Bertinotti, bertinotti_f/camera.it
Roma, una sconfitta che viene dal popolo. In queste settimane si è discusso molto della sconfitta romana del Centrosinistra, del fatto mai accaduto che la Destra vincesse a Roma, delle possibili cause. Si è parlato di un effettotrascinamento” che avrebbe avuto la vittoria nazionale della Destra, e che certo non può essere escluso. Si è parlato anche di una possibile volontà di “discontinuità”, dopo due amministrazioni Rutelli e due Veltroni, pure da non escludersi.
La ragione più profonda, il punto decisivo e dolente deve invece essere indicato nel “modelloperseguito da Rutelli e soprattutto da Veltroni: un modello che è stato chiamato “radical scic”. Il modello della grandi opere pubbliche (la nuova linea metropolitana C, il raddoppio della Roma-Fiumicino) e delle grandi manifestazioni culturali (i concerti al Colosseo, la Festa del cinema, la Notte bianca), di cui non si disconosce certo il valore.
Ma questo modello trascurava le borgate, e trascurava quindi la gente, il popolo. Con uno strano rovesciamento di prospettiva perché al popolo era sempre andata e doveva andare l’attenzione di una classe politica ch’era nata ed era cresciuta nella Sinistra, e si era nutrita dei principi della Sinistra: la costruzione di una società di radicale giustizia, la promozione del lavoratore, la redenzione del povero e dell’emarginato. E con un grossolano errore di strategia in quanto proprio quel popolo era il detentore della sovranità, del potere sovrano, del voto che di quel potere è l’espressione decisiva, anche se ridotta e minimale, nella nostra democrazia dominata da partiti e gruppi di potere.
La stampa ha messo in risalto questa trascuratezza: l’assenza quasi totale di un’edilizia popolare, l’assenza di una conservazione dignitosa delle borgate (le buche nelle strade, il marciapiede dissestato, le piccole discariche abusive, l’invasione degli ambulanti, la negligenza dei servizi sociali).
L’invasione degl’immigrati come rottura di un’identità popolare, di una comunità (così l’Esquilino abbandonato ai cinesi). E infine la violenza, quegli stupri da cui la periferia è stata colpita proprio in tempi recenti e che l’hanno lasciata ferita, il problema della sicurezza, il problema della certezza della pena. Problemi avversati, quasi si trattasse solo di repressione. Una trascuratezza che ha generato disaffezione, e anche rabbia contro quella amministrazione, come contro un governo e una classe politica che sembrava incapace di affrontare l’emergenza.
Lo stesso errore che Centrosinistra e Sinistra hanno commesso nell’intera nazione, di cui la gente ha sofferto, e Roma in modo particolare. 
Questo errore indica la linea da cui deve partire una nuova coscienza, una nuova azione, una nuova classe politica.
Un saluto fraterno da Arrigo Colombo
Lecce, il 5 maggio 2008 per il Movimento il Responsabile Prof. Arrigo Colombo Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia, Università di Lecce Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160 E-mail
arribo/libero.it  Pag web http://digilander.libero.it/ColomboUtopia
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Per 7 italiani su dieci è allarme sicurezza
di Guido Ruotolo La Stampa 8 maggio 2008
Ci sono due dati nel rapporto Istat che colpiscono: nel contesto europeo l’Italia è uno dei Paesi più sicuri per numero di omicidi commessi (10,3 omicidi per milione di abitanti nel 2005. Media europea: 14 omicidi). Ma aumentano le denunce dei delitti: 44 ogni mille abitanti, il 15,6% in più rispetto al 2002. Naturalmente anche l’Istat conferma che la percezione della sicurezza rimane il vero problema per gli italiani: oltre la metà, il 58,7%, si dichiara preoccupata per la criminalità. 
Ma qui c’è un dato nuovo, significativo. Nell’immaginario collettivo (ma anche tra i politologi) si è sempre sostenuto (anche per spiegare la vittoria della Lega) che il tema della sicurezza (che si porta dietro quello dell’immigrazione clandestina) è avvertito soprattutto al Nord. L’Istat smentisce questo dato: il tema sicurezza è più sentito nel Mezzogiorno (61,6%), segue il Nord-Ovest (60,2%).
Proprio nel giorno in cui l’Istat pubblica «100 statistiche per il Paese, indicatori per conoscere e valutare», un focus sull’Italia, capitolo importante quello sulla sicurezza (i dati di riferimento sono congelati al 2005), esce un sondaggio Swg per «Donna Moderna»: 7 italiani su 10 ritengono che la criminalità sia in aumento, 6 su 10 chiedono giustizia rapida e senza sconti, oltre la metà delle donne temono gli stupri.
E’ vero, nonostante i numeri - non solo questi dell’Istat ma anche gli ultimi rapporti del Viminale - confermino un trend di diminuzione di certi reati (omicidi, scippi, furti di auto e nelle abitazioni) - mentre aumentano soprattutto i delitti commessi in famiglia - il problema per l’opinione pubblica rimane quello della insicurezza.
Su queste paure si è giocata anche la campagna elettorale, e lo ha ribadito ieri la segretaria dei Radicali, deputata Pd, Rita Bernardini: «Si è confusa ignobilmente la politica della sicurezza con quella della giustizia». Anche a Roma.
Ieri il prefetto Carlo Mosca, al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, presenti il sindaco Gianni Alemanno e il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, ha fornito alcune cifre significative: per capirci, sono in forte diminuzione i furti. Negli ultimi due mesi del 2007 son stati 36.042, nei primi due mesi di quest’anno, 19.631. Raffronto: - 45,53%. Zingaretti ha voluto sottolineare questo aspetto: «Ognuno deve fare la sua parte. L’azione delle forze dell’ordine in questi anni è stata positiva, registriamo un calo dei delitti, dai 224 mila del 2006 ai 177 mila previsti per il 2008. Ma anche gli enti locali devono fare la loro parte, innanzitutto lavorando per combattere il degrado urbano». E il sindaco Alemanno: «Lo sforzo dev’essere legato a un’azione congiunta (enti locali e forze di polizia, ndr) contro l’illegalità diffusa e la criminalità di strada».
Meno omicidi, spiega l’Istat, perché «diminuiscono gli omicidi della criminalità organizzata nelle regioni del Sud e delle Isole»: Puglia dai 20,8 per milione di abitanti del 2000 agli 8,6 del 2005, Calabria da 41,5 a 34,4. Anche se poi è nel Mezzogiorno che si registrano la gran parte degli omicidi. A proposito dell’aumento delle denunce dei delitti, le regioni con un maggior incremento sono il Piemonte, la Lombardia, la Liguria, l’Emilia Romagna, la Toscana e il Lazio. Solo per appagare la curiosità: i Paesi europei dove si registra il maggior numero di omicidi sono la Lituania (118,3 per milione di abitanti); l’Estonia (83,9) e la Lettonia (55,2).
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"La casta? Alla fine è rimasta dovera"
La Stampa 5 maggio 2008
Gian Antonio Stella gira per Roma in sella ad un vecchio Vespone bianco, di aspetto popolare e assai poco morettiano. E con lo stesso understatement di marca veneta si porta dietro la responsabilità di aver contribuito a demolire l’immagine della politica italiana con un libro.
«La Casta» non è stato solo uno dei più grandi successi della saggistica di sempre: 1.200.000 di copie e l’invidia perenne di ogni editore che non sia Rizzoli.
Quel titolo è entrato anche nel nostro gergo quotidiano e nella cronaca di questi mesi, accompagnando il crollo del governo Prodi e la rinnovata ascesa di Berlusconi. Tanto che incontrandolo nel giorno in cui esce il nuovo libro che ha scritto con Sergio Rizzo («La deriva. Perché l’Italia rischia il naufragio», pp.308, euro 19,50) corre l’obbligo di chiedergli se non abbia l’impressione di aver vinto un po’ anche lui queste elezioni.
«Niente affatto, né io né Sergio Rizzo ci sentiamo tra i vincitori. Al contrario, sapevamo già che saremmo stati sconfitti con una legge elettorale che ha permesso ad una parte della casta di rimanere indisturbata in Parlamento, sia nel centrodestra che nel centrosinistra. D’altra parte ho l’impressione che la politica abbia sottovalutato l’energia esplosiva che si è sprigionata nel paese intorno al tema dei privilegi, soprattutto a sinistra dove pure avrebbero avuto molti argomenti da usare a proprio vantaggio. Uno tra tutti: l’aumento del 39% nelle spese del Senato è avvenuto nella legislatura 2001-2006, a guida berlusconiana. Invece la cecità ideologica di chi non riesce a distinguere tra i meriti e gli abusi del professionismo politico ha impedito di presentare una buona legge per la riduzione dei costi della politica, mentre il nostro libro è stato accusato di fomentare il qualunquismo».
Un’accusa che respinge?
«Assolutamente sì. Verso il qualunquismo provo ribrezzo. Io e Sergio non c’entriamo niente con quella roba là. Il nostro è un lavoro di inchiesta civile e giornalistica animato dall’amore per l’Italia, perché ci si addolora (e ci si arrabbia) solo verso ciò che si ama profondamente. Se non fossimo spinti dalla passione per il nostro paese, dalla convinzione che l’Italia possa tornare a farcela, ci saremmo dedicati a tutt’altro. La verità che i nostri libri sono mossi dalla richiesta di una politica più forte, autorevole, rispettata. Perché il problema non sono i privilegi di questo o quel politico, ma il bisogno di un’azione di governo che sia credibile. E non può essere credibile chi predica la necessità di una severa riforma delle pensioni - come è necessario di fronte all’aumento dell’aspettativa di vita - ma conserva la possibilità che un deputato vada in pensione a cinquant’anni e un dipendente del Senato a cinquantatre».
Il vostro nuovo libro è soprattutto la fotografia di un declino nazionale, collocato sullo sfondo di un passato spesso migliore del presente. Nostalgia di quando eravamo poveri?
«Nostalgia di quando eravamo dinamici. Tra gli anni Cinquanta e Settanta l’Italia ha conosciuto una stagione di straordinaria rinascita, in cui niente sembrava impossibile. Ricordo un titolo della Stampa: “L’ortopedico sconsiglia la danza del twist”, evidentemente temendo ripercussioni alle vertebre. Eppure l’Italia ballava eccome, rivelando un vigore incontenibile. Molte zone del paese che avevano conosciuto secoli di miseria crescevano a ritmi esponenziali. Da qualche anno siamo scivolati agli ultimi posti per produttività e il rischio che corriamo è quello di un declino inarrestabile. Quello che mi colpisce di più, di fronte a questo scenario, è l’incapacità della politica di rendersi conto della gravità della situazione».
Non sarà che anche i partiti non sono più quelli di una volta?
«Spesso ho l’impressione che i partiti abbiano rinunciato ad interrogarsi sulla realtà. Guardo alla mia amatissima Sicilia e ricordo come il PCI si riunisse a Palma di Montechiaro per domandarsi perché la mafia fosse così potente anche là dove i comunisti erano così radicati. Da quanto tempo la sinistra non riflette sulla propria incapacità di parlare ai siciliani? Oggi a Catania, in quella che era la Milano del sud per la sua tradizione industriale, tutta la sinistra nel suo insieme non riesce a superare l’otto per cento. Anna Finocchiaro sarà forse adatta per fare la capogruppo parlamentare ma come interprete della sinistra siciliana non sembra proprio aver funzionato. D’altra parte alle regionali di due anni fa Rita Borsellino, dopo una campagna all’insegna della moralità, è riuscita a vincere nella sola provincia di Enna e grazie al sostegno di quel Mirello Crisafulli che rimane - a torto o a ragione - uno dei protagonisti locali più discussi».
Lasciamo la politica, anche perché nel vostro nuovo libro ce n’è davvero per tutti: porti, scuole, ferrovie, sanità. E anche per coloro che dovrebbero essere i guardiani della legalità, quei magistrati di cui sottolineate mancanze e inadempienze.
«La giustizia funziona male come gran parte della macchina statale, anche qui per l’assenza di qualsiasi criterio meritocratico. Con un’aggravante fondamentale: le sue pecche si fanno sentire sulla pelle viva dei cittadini. Posso anche attendere per mesi una licenza edilizia senza esserne travolto, ma il rinvio di una sentenza per anni e anni rappresenta un’umiliazione intollerabile per la mia dignità di essere umano. Oltre ad ostacolare il buon funzionamento dell’economia: perché mai dovrei investire in un paese dove il bidonato non avrà mai indietro i soldi e il truffatore non farà un giorno di galera?».
Ma se dovesse indicare un tema dal quale ripartire per invertire la deriva?
«Partirei naturalmente dalla scuola, dal ripristino dell’educazione civica. Fatta sul serio. E lì che si può ricostruire il nostro senso di cittadinanza e responsabilità. Innanzitutto cancellando la logica delle sanatorie che ha dominato questi ultimi decenni. L’unico che ci ha provato è stato Luigi Berlinguer, che alla fine è stato scaricato persino dal proprio partito. Ricordo una manifestazione del sindacato Gilda contro il suo tentativo di introdurre criteri di valutazione meritocratica degli insegnanti.
In una sola giornata alla Gilda arrivò la solidarietà di tutti i partiti, da AN fino a Rifondazione. Perché l’unica preoccupazione era e rimane quella di tutelare gli insegnanti come portatori di voti. Il risultato qual è? Che di tutti gli sforzi di introdurre un po’ di meritocrazia è rimasto un ridicolo sistema di autogiudizio volontario e provvisorio, per cui solo i dirigenti che lo desiderano possono compilare una scheda con cui darsi da soli dei voti. Oltre al fatto, tanto per fare un altro esempio, che le statistiche Ocse-Pisa valutano la preparazione dei ragazzi siciliani ad un livello quattro volte più basso dell’Azerbaigian. I loro professori evidentemente non se ne sono accorti, perché proprio in Sicilia i bocciati alla maturità 2006 sono stati solo l’1,3%. I più somari e più promossi, questo il risultato delle politiche scolastiche degli ultimi anni».
Riflettendo sul successo dei libri ispirati dalla Casta, Gianfranco Marrone ha scritto sulla Stampa che in Italia si è passati dall’opinione pubblica all’emozione pubblica. Non vede in giro una potente rinascita dell’antico vizio della lagna italica?
«È vero, sono anni di grandi lamenti collettivi. Ma non è stato sempre così, nemmeno in periodi in cui il paese stava peggio. Dinanzi alle macerie lasciate dal fascismo De Gasperi non si limitò ad accusare Mussolini. Si rimboccò le maniche e si diede da fare. Quella classe dirigente fu straordinaria. Pur essendo attraversata da conflitti politici devastanti, riuscì a mettersi d’accordo perché voleva mettersi d’accordo. Aveva l’autorevolezza necessaria e sapeva farsi rispettare. È ciò di cui oggi sentiamo maggiormente la mancanza. Dell’autorevolezza indispensabile per cambiare il paese, di una politica che sia in grado di farsi rispettare».
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Sinistra, un po' di realismo
di Emanuele Macaluso - La Stampa 6 maggio 2008
Sono trascorsi tre anni da quando in Italia si svolsero le elezioni che segnarono un grande successo del centrosinistra in quasi tutte le regioni e particolarmente nel Sud continentale. Sono trascorsi due anni dalle elezioni politiche che diedero la vittoria di misura all'Unione prodiana. E solo due anni addietro, nelle elezioni comunali di Roma, Veltroni ottenne il 67 per cento dei voti, mentre Alemanno si fermò al 33 per cento. Eppure, a leggere alcune analisi dei risultati elettorali del mese scorso, sembra che la destra abbia vinto non tanto per gli errori politici e di comportamento dei partiti del centrosinistra e del governo che esprimevano, ma perché il mondo che li circonda e condiziona è radicalmente cambiato.
Eugenio Scalfari nel suo editoriale domenicale ha scritto: «Io credo che l'emergere elettorale del centrodestra e la rivoluzione parlamentare che ne è seguita siano state largamente determinate dal nuovo atteggiarsi delle forze produttive, lo sgretolarsi dei tradizionali blocchi sociali, la scomparsa delle classi, il frazionarsi degli interessi fino alla loro completa polverizzazione». Dubito che le classi siano scomparse, e mi chiedo se i processi a cui accenna Scalfari siano emersi in questi ultimi due-tre anni. Nei giorni scorsi nella trasmissione «Otto e mezzo» ho ascoltato Nichi Vendola che analizzando le ragioni della sconfitta ha parlato di sconvolgimenti economici, sociali e civili «epocali» tali da mettere in discussione tutto l'assetto politico-culturale della sinistra. Eppure tre anni addietro Vendola, dirigente di Rifondazione comunista, vinse le primarie nel confronto con un esponente dell'Ulivo e vinse il ballottaggio con l'ex presidente della Regione, Fitto, leader di Fi.
In quell'occasione si disse che Vendola aveva interpretato bene i mutamenti profondi che si erano verificati nella società. Oggi lo stesso Vendola ci dice che la sinistra non è stata in grado di capire quei mutamenti.
La verità è che in questi due-tre anni si sono verificati alcuni fatti politici di cui non si parla con sufficiente realismo e spirito critico.
Anzitutto il governo Prodi di cui nella campagna elettorale si esaltavano i risultati sul terreno del risanamento dei conti pubblici (i risanatori però Prodi, Padoa Schioppa, Visco non erano candidati), si denunciavano i limiti sociali della sua opera ma non si capiva qual era il giudizio complessivo che ne dava il Pd.
L'Arcobaleno vantava la fedeltà a Prodi ma denunciava con violenza il «massacro sociale» consumato in questi anni. Non si può fare una campagna elettorale senza un giudizio chiaro, netto, comprensibile sul governo di cui si fa parte.
L'altro fatto politico verificatosi alla vigilia delle elezioni è stato la nascita del Pd, del Pdl e dell'Arcobaleno: una «rivoluzione» nelle forze politiche senza un processo politico-culturale e una partecipazione reale che l'accompagnasse. La destra, con Berlusconi, non ha questi problemi. La sinistra sì, e si è visto.
Queste osservazioni servono per dire che le questioni che debbono affrontare le forze politiche del centrosinistra sono squisitamente politiche e sono due: ridefinirsi come partiti e attrezzarsi per fare un'opposizione «normale» rispetto a un governo che, come dice Marcello Sorgi, dovrebbe essere anch'esso «normale».
Il malessere che serpeggia nel Pd non è dovuto solo a un risultato deludente, ma al fatto che quel risultato è ascritto all'incerta identità di un partito che oggi non è in grado di definire le sue alleanze, necessarie, come dice D'Alema, per condurre un'opposizione più incisiva. Un partito che, a un anno dalle elezioni, non sa ancora dove collocarsi nel Parlamento europeo.
Ma un dibattito politico su questi temi non si è ancora aperto. Nella sinistra Arcobaleno e nei socialisti la confusione è grande e non si vede una via d'uscita.
Quel che ormai dovrebbe essere chiaro a tutti è una cosa: non è pensabile e non è serio che forze politiche con l'uno, due, tre per cento o poco più si definiscano socialiste o comuniste. Un partito socialista in tutto il mondo è tale se ha un consenso largo di popolo. E in Italia anche il partito comunista ebbe carattere di massa.
La Costituente socialista doveva partire da questo punto per essere credibile. Nei giorni scorsi Pannella ha promosso un dibattito con pezzi dell'Arcobaleno sul futuro della sinistra. Tuttavia non mi pare che si esca da una logica e una visione minoritarie: comprensibile per un partito radicale, ma non per una forza socialista. Insomma, una forza di sinistra in competizione virtuosa col Pd è utile solo se ha consistenza e si colloca nell'ambito del socialismo europeo.
Oggi, invece, tutto è confuso e incerto. Sono queste le ragioni per cui penso che le analisi «epocali» possono essere fuorvianti se non si affrontano i veri nodi politici messi in forte evidenza dal risultato elettorale.
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 8 aprile 2008, in Marco Travaglio
Due persone serie
Se l’Italia fosse un paese serio, sia il centrodestra sia il centrosinistra si impegnerebbero prima delle elezioni, in caso di vittoria, a confermare come ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Cioè l’unico ministro dell’Economia, dopo Ciampi, che nei vertici internazionali non viene preso a pesci in faccia, ma anzi viene rispettato e ascoltato.
Questo signore d’altri tempi, questo economista colto e spiritoso, discreto e competente, ha rimesso in sesto in un anno e mezzo i disastrati conti dello Stato sfasciati dai suoi predecessori (vedi l'illuminante documento che allego qui, preparato da un gruppo di studenti di Economia che hanno a cuore i fatti e i dati concreti non le balle elettorali). Se l’Italia fosse un paese serio, sia il centrodestra sia il centrosinistra si impegnerebbero prima delle elezioni, in caso di vittoria, a confermare come ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Cioè l’unico ministro dell’Economia, dopo Ciampi, che nei vertici internazionali non viene preso a pesci in faccia, ma anzi viene rispettato e ascoltato. Ha fatto levare all’Italia la procedura d’infrazione aperta dall’Europa ai tempi del miracolo berlusconiano; ha recuperato insieme al suo vice Vincenzo Visco una ventina di miliardi di euro di evasione fiscale. Insomma, ha riempito la botte che ora Berlusconi e i suoi boys torneranno a prosciugare. Perché naturalmente Padoa Schioppa è visto come il fumo negli occhi dal centrodestra delle spese folli, ma anche dal Pd alla Veltroni, tutto paillettes e cotillons, dunque allergico alle persone serie.
Nel caravanserraglio di nani e ballerine, a metà strada fra “Uomini e donne” e una sfilata di moda, messo insieme da Uòlter, una persona seria come Padoa stonerebbe. Infatti l’hanno rimosso come un ferrovecchio ingombrante, fanno finta di non conoscerlo, sottosotto gli rimproverano la lotta all’evasione fiascale (far pagare le tasse agli evasori è un peccato mortale e “fa perdere voti”). Anziché elogiare e rivendicare i suoi successi, c’è pure qualche somaro che gli rinfaccia la crescita zero dell’economia, come se fossimo in Unione Sovietica dove l’industria era di Stato e di partito, come se le performance deprimenti delle nostre imprese private fossero colpa del governo.
Rimozione forzata per Padoa Schioppa, ma anche per Romano Prodi, altro politico troppo serio e competente per piacere ai berlusconiani “de sinistra” del nuovo Pd. Non è telegenico nemmeno lui. Non parla di sogni, non dice “I care” e nemmeno “We can”. Ma sgobba e sa far di conto. L’altro giorno, con un comunicato di tre righe, ha annunciato l’addio alla politica nel silenzio generale. Nel ’96 ha battuto Berlusconi e nel ’98 ha portato l’Italia in Europa; tre mesi dopo, per ringraziarlo, quei gran geni di D’Alema e Bertinotti l’han rovesciato, riconsegnando l’Italia a Berlusconi. Lui intanto è andato a presiedere la Commissione europea.
Nel 2006 l’han richiamato per sconfiggere Berlusconi, cosa che lui puntualmente ha fatto per la seconda volta. Dopo un anno e mezzo l’han rispedito a casa senza nemmeno un grazie. Lui se n’è tornato a Bologna, da dove era venuto, senza una parola polemica, mentre l’ultima ballerina di Uòlter, l’impresario-falco Massimo Calearo, andava in tv a ringraziare “San Clemente” Mastella per “averci liberato da Prodi”.
Vedremo che cosa saran capaci di fare questi giganti del pensiero che reggono il Pd e il Pdl, a parte candidare mogli, figlie, portaborse, pregiudicati e qualche camicia nera, e chiacchierare per ore senza dire nulla. Personalmente già rimpiango Prodi e Padoa Schioppa. Due signori che han saputo uscire di scena con dignità ed eleganza. Due signori che, quando non avevano niente da dire, non parlavano. Due signori.
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