Petrus et Paulus
----
"Episodio agghiacciante. Bisogna rimpatriare
tutti i delinquenti stranieri" dice l'On. Bertolini del
PdL
“L’inaudita aggressione e la violenza sessuale
subita da una donna italiana in pieno giorno a Vignola in Provincia di Modena,
per mano di un marocchino senza fissa dimora, conferma che l’allarme
criminalità, dovuto all’immigrazione irregolare, ha raggiunto ormai livelli
insostenibili. I Modenesi non sono più liberi e la loro vita è ogni giorno
minacciata da orde di immigrati senza scrupoli chiamati in Italia dalle
politiche sciagurate del governo Prodi. Le nostre strade sono piene di
extracomunitari disperati e non integrati, pronti ad aggredire e ad uccidere per
nulla. Serve un’opera radicale di bonifica territoriale per estirpare alla
radice questo problema sociale.
Allo straordinario lavoro delle Forze
dell’Ordine a cui va plauso e gratitudine per aver assicurato alla giustizia il
violentatore, serve far seguire pene certe e condanne esemplari. Questi
delinquenti vanno rispediti subito al loro Paese. La sicurezza dei cittadini è
la priorità, senza sicurezza non c’è libertà.
Sarà quindi uno sforzo
straordinario quello che ci aspetta al governo, ma è necessario e noi siamo
pronti a garantire ai cittadini il nostro massimo impegno"
----
Roma, una sconfitta che
viene dal popolo
Movimento per la società di giustizia e per
la speranza Lecce. Documento da inviare e diffondere se
condiviso.
Cari amici, il Movimento ha preparato questo intervento sulla
sconfitta romana, per il quale chiede il vostro aiuto. Gl'indirizzi:
Al
Segretario Walter Veltroni, segreteria.veltroni@partitodemocratico.it - al Vicesegretario Dario Franceschini, d.franceschini/partitodemocratico.it
all’On.
Francesco Rutelli, f.rutelli
/partitodemocratico.it - al Presidente Fausto Bertinotti, bertinotti_f/camera.it
Roma, una
sconfitta che viene dal popolo. In queste settimane si è discusso molto
della sconfitta romana del Centrosinistra, del fatto mai
accaduto che la Destra vincesse a Roma, delle possibili cause. Si è parlato di
un effetto “trascinamento” che avrebbe avuto
la vittoria nazionale della Destra, e che certo non può essere escluso. Si è
parlato anche di una possibile volontà di
“discontinuità”, dopo due amministrazioni Rutelli e due
Veltroni, pure da non escludersi.
La ragione più profonda, il punto decisivo
e dolente deve invece essere indicato nel “modello”
perseguito da Rutelli e soprattutto da Veltroni: un modello che
è stato chiamato “radical scic”. Il modello della grandi opere
pubbliche (la nuova linea metropolitana C, il raddoppio della
Roma-Fiumicino) e delle grandi manifestazioni culturali (i
concerti al Colosseo, la Festa del cinema, la Notte bianca), di cui non si
disconosce certo il valore.
Ma questo modello trascurava le borgate,
e trascurava quindi la gente, il popolo. Con uno strano
rovesciamento di prospettiva perché al popolo era sempre andata
e doveva andare l’attenzione di una classe politica ch’era nata ed era cresciuta
nella Sinistra, e si era nutrita dei principi della Sinistra: la
costruzione di una società di radicale giustizia, la promozione del
lavoratore, la redenzione del povero e dell’emarginato. E con un
grossolano errore di strategia in quanto proprio quel
popolo era il detentore della sovranità, del potere sovrano, del voto
che di quel potere è l’espressione decisiva, anche se ridotta e minimale, nella
nostra democrazia dominata da partiti e gruppi di potere.
La stampa ha messo
in risalto questa trascuratezza: l’assenza quasi totale di un’edilizia
popolare, l’assenza di una conservazione dignitosa delle
borgate (le buche nelle strade, il marciapiede dissestato, le piccole
discariche abusive, l’invasione degli ambulanti, la negligenza dei servizi
sociali).
L’invasione degl’immigrati come
rottura di un’identità popolare, di una comunità (così l’Esquilino abbandonato
ai cinesi). E infine la violenza, quegli stupri da cui la periferia è stata
colpita proprio in tempi recenti e che l’hanno lasciata ferita, il problema
della sicurezza, il problema della certezza della
pena. Problemi avversati, quasi si trattasse solo di repressione. Una
trascuratezza che ha generato disaffezione, e anche rabbia contro quella
amministrazione, come contro un governo e una classe politica che sembrava
incapace di affrontare l’emergenza.
Lo stesso errore che
Centrosinistra e Sinistra hanno commesso nell’intera nazione, di cui la
gente ha sofferto, e Roma in modo particolare.
Questo errore indica
la linea da cui deve partire una nuova coscienza, una nuova azione, una
nuova classe politica.
Un saluto fraterno da Arrigo
Colombo
Lecce, il 5 maggio 2008 per il Movimento il Responsabile Prof. Arrigo
Colombo Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia, Università di Lecce
Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160 E-mail arribo/libero.it Pag web
http://digilander.libero.it/ColomboUtopia
----
Per 7 italiani su dieci
è allarme sicurezza
di Guido Ruotolo La Stampa 8 maggio
2008
Ci sono due dati nel rapporto Istat che colpiscono: nel contesto europeo
l’Italia è uno dei Paesi più sicuri per numero di omicidi commessi (10,3 omicidi
per milione di abitanti nel 2005. Media europea: 14 omicidi). Ma aumentano le
denunce dei delitti: 44 ogni mille abitanti, il 15,6% in più rispetto al 2002.
Naturalmente anche l’Istat conferma che la percezione della sicurezza rimane il
vero problema per gli italiani: oltre la metà, il 58,7%, si dichiara preoccupata
per la criminalità.
Ma qui c’è un dato nuovo,
significativo. Nell’immaginario collettivo (ma anche tra i politologi)
si è sempre sostenuto (anche per spiegare la vittoria della Lega) che il tema
della sicurezza (che si porta dietro quello dell’immigrazione clandestina) è
avvertito soprattutto al Nord. L’Istat smentisce questo dato: il tema sicurezza
è più sentito nel Mezzogiorno (61,6%), segue il Nord-Ovest (60,2%).
Proprio
nel giorno in cui l’Istat pubblica «100 statistiche per il Paese, indicatori per
conoscere e valutare», un focus sull’Italia, capitolo importante quello sulla
sicurezza (i dati di riferimento sono congelati al 2005), esce un sondaggio Swg
per «Donna Moderna»: 7 italiani su 10 ritengono che la criminalità sia in
aumento, 6 su 10 chiedono giustizia rapida e senza sconti, oltre la metà delle
donne temono gli stupri.
E’ vero, nonostante i numeri - non solo questi
dell’Istat ma anche gli ultimi rapporti del Viminale - confermino un trend di
diminuzione di certi reati (omicidi, scippi, furti di auto e nelle abitazioni) -
mentre aumentano soprattutto i delitti commessi in famiglia - il problema per
l’opinione pubblica rimane quello della insicurezza.
Su queste paure si è giocata anche la campagna
elettorale, e lo ha ribadito ieri la segretaria dei Radicali, deputata Pd, Rita
Bernardini: «Si è confusa ignobilmente la politica della sicurezza con quella
della giustizia». Anche a Roma.
Ieri il prefetto Carlo Mosca, al termine del
Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, presenti il sindaco Gianni
Alemanno e il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, ha fornito alcune
cifre significative: per capirci, sono in forte diminuzione i furti. Negli
ultimi due mesi del 2007 son stati 36.042, nei primi due mesi di quest’anno,
19.631. Raffronto: - 45,53%. Zingaretti ha voluto sottolineare questo aspetto:
«Ognuno deve fare la sua parte. L’azione delle forze dell’ordine in questi anni
è stata positiva, registriamo un calo dei delitti, dai 224 mila del 2006 ai 177
mila previsti per il 2008. Ma anche gli enti locali devono fare la loro parte,
innanzitutto lavorando per combattere il degrado urbano». E il sindaco Alemanno:
«Lo sforzo dev’essere legato a un’azione congiunta (enti locali e forze di
polizia, ndr) contro l’illegalità diffusa e la criminalità di strada».
Meno
omicidi, spiega l’Istat, perché «diminuiscono gli omicidi della criminalità
organizzata nelle regioni del Sud e delle Isole»: Puglia dai 20,8 per milione di
abitanti del 2000 agli 8,6 del 2005, Calabria da 41,5 a 34,4. Anche se poi è nel
Mezzogiorno che si registrano la gran parte degli omicidi. A proposito
dell’aumento delle denunce dei delitti, le regioni con un maggior incremento
sono il Piemonte, la Lombardia, la Liguria, l’Emilia Romagna, la Toscana e il
Lazio. Solo per appagare la curiosità: i Paesi europei dove si registra il
maggior numero di omicidi sono la Lituania (118,3 per milione di abitanti);
l’Estonia (83,9) e la Lettonia (55,2).
----
"La casta? Alla fine è rimasta dov’era"
La
Stampa 5 maggio 2008
Gian Antonio Stella gira per Roma in sella ad un vecchio
Vespone bianco, di aspetto popolare e assai poco morettiano. E con lo stesso
understatement di marca veneta si porta dietro la responsabilità di aver
contribuito a demolire l’immagine della politica italiana con un
libro.
«La Casta» non è stato solo uno dei più grandi
successi della saggistica di sempre: 1.200.000 di copie e l’invidia perenne di
ogni editore che non sia Rizzoli.
Quel titolo è entrato anche nel nostro gergo
quotidiano e nella cronaca di questi mesi, accompagnando il crollo del governo
Prodi e la rinnovata ascesa di Berlusconi. Tanto che incontrandolo nel giorno in
cui esce il nuovo libro che ha scritto con Sergio Rizzo («La deriva. Perché
l’Italia rischia il naufragio», pp.308, euro 19,50) corre l’obbligo di
chiedergli se non abbia l’impressione di aver vinto un po’ anche lui queste
elezioni.
«Niente affatto, né io né Sergio Rizzo ci sentiamo tra i vincitori.
Al contrario, sapevamo già che saremmo stati sconfitti con una legge elettorale
che ha permesso ad una parte della casta di rimanere indisturbata in Parlamento,
sia nel centrodestra che nel centrosinistra. D’altra parte ho l’impressione che
la politica abbia sottovalutato l’energia esplosiva che si è sprigionata nel
paese intorno al tema dei privilegi, soprattutto a sinistra dove pure avrebbero
avuto molti argomenti da usare a proprio vantaggio. Uno tra tutti: l’aumento del
39% nelle spese del Senato è avvenuto nella legislatura 2001-2006, a guida
berlusconiana. Invece la cecità ideologica di chi non riesce a distinguere tra i
meriti e gli abusi del professionismo politico ha impedito di presentare una
buona legge per la riduzione dei costi della politica, mentre il nostro libro è
stato accusato di fomentare il qualunquismo».
Un’accusa che
respinge?
«Assolutamente sì. Verso il qualunquismo provo ribrezzo.
Io e Sergio non c’entriamo niente con quella roba là. Il nostro è un lavoro di
inchiesta civile e giornalistica animato dall’amore per l’Italia, perché ci si
addolora (e ci si arrabbia) solo verso ciò che si ama profondamente. Se non
fossimo spinti dalla passione per il nostro paese, dalla convinzione che
l’Italia possa tornare a farcela, ci saremmo dedicati a tutt’altro. La verità
che i nostri libri sono mossi dalla richiesta di una politica più forte,
autorevole, rispettata. Perché il problema non sono i privilegi di questo o quel
politico, ma il bisogno di un’azione di governo che sia credibile. E non può
essere credibile chi predica la necessità di una severa riforma delle pensioni -
come è necessario di fronte all’aumento dell’aspettativa di vita - ma conserva
la possibilità che un deputato vada in pensione a cinquant’anni e un dipendente
del Senato a cinquantatre».
Il vostro nuovo libro è soprattutto la
fotografia di un declino nazionale, collocato sullo sfondo di un passato spesso
migliore del presente. Nostalgia di quando eravamo
poveri?
«Nostalgia di quando eravamo dinamici. Tra gli anni
Cinquanta e Settanta l’Italia ha conosciuto una stagione di straordinaria
rinascita, in cui niente sembrava impossibile. Ricordo un titolo della Stampa:
“L’ortopedico sconsiglia la danza del twist”, evidentemente temendo
ripercussioni alle vertebre. Eppure l’Italia ballava eccome, rivelando un vigore
incontenibile. Molte zone del paese che avevano conosciuto secoli di miseria
crescevano a ritmi esponenziali. Da qualche anno siamo scivolati agli ultimi
posti per produttività e il rischio che corriamo è quello di un declino
inarrestabile. Quello che mi colpisce di più, di fronte a questo scenario, è
l’incapacità della politica di rendersi conto della gravità della
situazione».
Non sarà che anche i partiti non sono più quelli di una
volta?
«Spesso ho l’impressione che i partiti abbiano rinunciato ad
interrogarsi sulla realtà. Guardo alla mia amatissima Sicilia e ricordo come il
PCI si riunisse a Palma di Montechiaro per domandarsi perché la mafia fosse così
potente anche là dove i comunisti erano così radicati. Da quanto tempo la
sinistra non riflette sulla propria incapacità di parlare ai siciliani? Oggi a
Catania, in quella che era la Milano del sud per la sua tradizione industriale,
tutta la sinistra nel suo insieme non riesce a superare l’otto per cento. Anna
Finocchiaro sarà forse adatta per fare la capogruppo parlamentare ma come
interprete della sinistra siciliana non sembra proprio aver funzionato. D’altra
parte alle regionali di due anni fa Rita Borsellino, dopo una campagna
all’insegna della moralità, è riuscita a vincere nella sola provincia di Enna e
grazie al sostegno di quel Mirello Crisafulli che rimane - a torto o a ragione -
uno dei protagonisti locali più discussi».
Lasciamo la politica,
anche perché nel vostro nuovo libro ce n’è davvero per tutti: porti, scuole,
ferrovie, sanità. E anche per coloro che dovrebbero essere i guardiani della
legalità, quei magistrati di cui sottolineate mancanze e inadempienze.
«La giustizia funziona male come gran parte della macchina statale, anche
qui per l’assenza di qualsiasi criterio meritocratico. Con un’aggravante
fondamentale: le sue pecche si fanno sentire sulla pelle viva dei cittadini.
Posso anche attendere per mesi una licenza edilizia senza esserne travolto, ma
il rinvio di una sentenza per anni e anni rappresenta un’umiliazione
intollerabile per la mia dignità di essere umano. Oltre ad ostacolare il buon
funzionamento dell’economia: perché mai dovrei investire in un paese dove il
bidonato non avrà mai indietro i soldi e il truffatore non farà un giorno di
galera?».
Ma se dovesse indicare un tema dal quale ripartire per
invertire la deriva?
«Partirei naturalmente dalla scuola, dal
ripristino dell’educazione civica. Fatta sul serio. E lì che si può ricostruire
il nostro senso di cittadinanza e responsabilità. Innanzitutto cancellando la
logica delle sanatorie che ha dominato questi ultimi decenni. L’unico che ci ha
provato è stato Luigi Berlinguer, che alla fine è stato scaricato persino dal
proprio partito. Ricordo una manifestazione del sindacato Gilda contro il suo
tentativo di introdurre criteri di valutazione meritocratica degli
insegnanti.
In una sola giornata alla Gilda arrivò la
solidarietà di tutti i partiti, da AN fino a Rifondazione. Perché l’unica
preoccupazione era e rimane quella di tutelare gli insegnanti come portatori di
voti. Il risultato qual è? Che di tutti gli
sforzi di introdurre un po’ di meritocrazia è rimasto un ridicolo sistema di
autogiudizio volontario e provvisorio, per cui solo i dirigenti che lo
desiderano possono compilare una scheda con cui darsi da soli dei voti. Oltre al
fatto, tanto per fare un altro esempio, che le statistiche Ocse-Pisa valutano la
preparazione dei ragazzi siciliani ad un livello quattro volte più basso
dell’Azerbaigian. I loro professori evidentemente non se ne sono accorti, perché
proprio in Sicilia i bocciati alla maturità 2006 sono stati solo l’1,3%. I più
somari e più promossi, questo il risultato delle politiche scolastiche degli
ultimi anni».
Riflettendo sul successo dei libri ispirati dalla
Casta, Gianfranco Marrone ha scritto sulla Stampa che in Italia si è passati
dall’opinione pubblica all’emozione pubblica. Non vede in giro una potente
rinascita dell’antico vizio della lagna italica?
«È vero, sono anni
di grandi lamenti collettivi. Ma non è stato sempre così, nemmeno in periodi in
cui il paese stava peggio. Dinanzi alle macerie lasciate dal fascismo De Gasperi
non si limitò ad accusare Mussolini. Si rimboccò le maniche e si diede da fare.
Quella classe dirigente fu straordinaria. Pur essendo attraversata da conflitti
politici devastanti, riuscì a mettersi d’accordo perché voleva mettersi
d’accordo. Aveva l’autorevolezza necessaria e sapeva farsi rispettare. È ciò di
cui oggi sentiamo maggiormente la mancanza. Dell’autorevolezza indispensabile
per cambiare il paese, di una politica che sia in grado di farsi
rispettare».
----
Sinistra, un po' di realismo
di Emanuele Macaluso - La
Stampa 6 maggio 2008
Sono trascorsi tre anni da quando in Italia si svolsero
le elezioni che segnarono un grande successo del centrosinistra in quasi tutte
le regioni e particolarmente nel Sud continentale. Sono trascorsi due anni dalle
elezioni politiche che diedero la vittoria di misura all'Unione prodiana. E solo
due anni addietro, nelle elezioni comunali di Roma, Veltroni ottenne il 67 per
cento dei voti, mentre Alemanno si fermò al 33 per cento. Eppure, a leggere
alcune analisi dei risultati elettorali del mese scorso, sembra che la destra
abbia vinto non tanto per gli errori politici e di comportamento dei partiti del
centrosinistra e del governo che esprimevano, ma perché il mondo che li circonda
e condiziona è radicalmente cambiato.
Eugenio Scalfari nel suo editoriale
domenicale ha scritto: «Io credo che l'emergere elettorale del centrodestra e la
rivoluzione parlamentare che ne è seguita siano state largamente determinate dal
nuovo atteggiarsi delle forze produttive, lo sgretolarsi dei tradizionali
blocchi sociali, la scomparsa delle classi, il frazionarsi degli interessi fino
alla loro completa polverizzazione». Dubito che le classi siano scomparse, e mi
chiedo se i processi a cui accenna Scalfari siano emersi in questi ultimi
due-tre anni. Nei giorni scorsi nella trasmissione «Otto e mezzo» ho ascoltato
Nichi Vendola che analizzando le ragioni della sconfitta ha parlato di
sconvolgimenti economici, sociali e civili «epocali» tali da mettere in
discussione tutto l'assetto politico-culturale della sinistra. Eppure tre anni
addietro Vendola, dirigente di Rifondazione comunista, vinse le primarie nel
confronto con un esponente dell'Ulivo e vinse il ballottaggio con l'ex
presidente della Regione, Fitto, leader di Fi.
In quell'occasione si disse
che Vendola aveva interpretato bene i mutamenti profondi che si erano verificati
nella società. Oggi lo stesso Vendola ci dice che la sinistra non è stata in
grado di capire quei mutamenti.
La verità è che in questi due-tre anni si
sono verificati alcuni fatti politici di cui non si parla con sufficiente
realismo e spirito critico.
Anzitutto il governo Prodi di cui nella campagna
elettorale si esaltavano i risultati sul terreno del risanamento dei conti
pubblici (i risanatori però Prodi, Padoa Schioppa, Visco non erano candidati),
si denunciavano i limiti sociali della sua opera ma non si capiva qual era il
giudizio complessivo che ne dava il Pd.
L'Arcobaleno vantava la fedeltà a
Prodi ma denunciava con violenza il «massacro sociale» consumato in questi anni.
Non si può fare una campagna elettorale senza un giudizio chiaro, netto,
comprensibile sul governo di cui si fa parte.
L'altro fatto politico
verificatosi alla vigilia delle elezioni è stato la nascita del Pd, del Pdl e
dell'Arcobaleno: una «rivoluzione» nelle forze politiche senza un processo
politico-culturale e una partecipazione reale che l'accompagnasse. La destra,
con Berlusconi, non ha questi problemi. La sinistra sì, e si è visto.
Queste
osservazioni servono per dire che le questioni che debbono affrontare le forze
politiche del centrosinistra sono squisitamente politiche e sono due:
ridefinirsi come partiti e attrezzarsi per fare un'opposizione «normale»
rispetto a un governo che, come dice Marcello Sorgi, dovrebbe essere anch'esso
«normale».
Il malessere che serpeggia nel Pd non è dovuto solo a un risultato
deludente, ma al fatto che quel risultato è ascritto all'incerta identità di un
partito che oggi non è in grado di definire le sue alleanze, necessarie, come
dice D'Alema, per condurre un'opposizione più incisiva. Un partito che, a un
anno dalle elezioni, non sa ancora dove collocarsi nel Parlamento europeo.
Ma
un dibattito politico su questi temi non si è ancora aperto. Nella sinistra
Arcobaleno e nei socialisti la confusione è grande e non si vede una via
d'uscita.
Quel che ormai dovrebbe essere chiaro a tutti è una cosa: non è
pensabile e non è serio che forze politiche con l'uno, due, tre per cento o poco
più si definiscano socialiste o comuniste. Un partito socialista in tutto il
mondo è tale se ha un consenso largo di popolo. E in Italia anche il partito
comunista ebbe carattere di massa.
La Costituente socialista doveva partire
da questo punto per essere credibile. Nei giorni scorsi Pannella ha promosso un
dibattito con pezzi dell'Arcobaleno sul futuro della sinistra. Tuttavia non mi
pare che si esca da una logica e una visione minoritarie: comprensibile per un
partito radicale, ma non per una forza socialista. Insomma, una forza di
sinistra in competizione virtuosa col Pd è utile solo se ha consistenza e si
colloca nell'ambito del socialismo europeo.
Oggi, invece, tutto è confuso e
incerto. Sono queste le ragioni per cui penso che le analisi «epocali» possono
essere fuorvianti se non si affrontano i veri nodi politici messi in forte
evidenza dal risultato elettorale.
----
8 aprile 2008, in Marco Travaglio
Due persone
serie
Se l’Italia fosse
un paese serio, sia il centrodestra sia il centrosinistra si impegnerebbero
prima delle elezioni, in caso di vittoria, a confermare come ministro
dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Cioè l’unico ministro
dell’Economia, dopo Ciampi, che nei vertici internazionali non viene
preso a pesci in faccia, ma anzi viene rispettato e
ascoltato.
Questo signore d’altri tempi, questo economista colto e spiritoso,
discreto e competente, ha rimesso in sesto in un anno e mezzo i
disastrati conti dello Stato sfasciati dai suoi predecessori
(vedi l'illuminante documento che allego qui, preparato da un gruppo di
studenti di Economia che hanno a cuore i fatti e i dati concreti non le balle
elettorali). Se l’Italia fosse un paese serio, sia il centrodestra sia il
centrosinistra si impegnerebbero prima delle elezioni, in caso di vittoria, a
confermare come ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa.
Cioè l’unico ministro dell’Economia, dopo Ciampi, che nei vertici internazionali
non viene preso a pesci in faccia, ma anzi viene rispettato e
ascoltato. Ha fatto levare all’Italia la procedura d’infrazione
aperta dall’Europa ai tempi del miracolo berlusconiano; ha recuperato
insieme al suo vice Vincenzo Visco una ventina di miliardi di
euro di evasione fiscale. Insomma, ha riempito la botte che ora
Berlusconi e i suoi boys torneranno a prosciugare. Perché
naturalmente Padoa Schioppa è visto come il fumo negli occhi dal centrodestra
delle spese folli, ma anche dal Pd alla Veltroni, tutto
paillettes e cotillons, dunque allergico alle persone serie.
Nel caravanserraglio di nani e ballerine, a metà strada fra
“Uomini e donne” e una sfilata di moda, messo insieme da Uòlter, una persona
seria come Padoa stonerebbe. Infatti l’hanno rimosso come un
ferrovecchio ingombrante, fanno finta di non conoscerlo,
sottosotto gli rimproverano la lotta all’evasione fiascale (far pagare le tasse
agli evasori è un peccato mortale e “fa perdere voti”). Anziché elogiare e
rivendicare i suoi successi, c’è pure qualche somaro che gli rinfaccia la
crescita zero dell’economia, come se fossimo in Unione Sovietica dove
l’industria era di Stato e di partito, come se le performance deprimenti delle
nostre imprese private fossero colpa del governo.
Rimozione forzata per Padoa
Schioppa, ma anche per Romano Prodi, altro politico troppo
serio e competente per piacere ai berlusconiani “de sinistra” del nuovo
Pd. Non è telegenico nemmeno lui. Non parla di sogni, non dice “I care”
e nemmeno “We can”. Ma sgobba e sa far di conto. L’altro giorno, con un
comunicato di tre righe, ha annunciato l’addio alla politica nel
silenzio generale. Nel ’96 ha battuto Berlusconi e nel ’98 ha portato
l’Italia in Europa; tre mesi dopo, per ringraziarlo, quei gran geni di
D’Alema e Bertinotti l’han rovesciato, riconsegnando l’Italia a
Berlusconi. Lui intanto è andato a presiedere la Commissione europea.
Nel 2006 l’han richiamato per sconfiggere
Berlusconi, cosa che lui puntualmente ha fatto per la seconda volta. Dopo un
anno e mezzo l’han rispedito a casa senza nemmeno un grazie. Lui se n’è tornato a Bologna, da dove era venuto, senza una parola
polemica, mentre l’ultima ballerina di Uòlter, l’impresario-falco
Massimo Calearo, andava in tv a ringraziare “San
Clemente” Mastella per “averci liberato da Prodi”.
Vedremo che cosa saran capaci di fare
questi giganti del pensiero che reggono il Pd e il Pdl, a parte
candidare mogli, figlie, portaborse, pregiudicati e qualche camicia nera, e
chiacchierare per ore senza dire nulla. Personalmente già rimpiango
Prodi e Padoa Schioppa. Due signori che han saputo uscire di scena con
dignità ed eleganza. Due signori che, quando non avevano niente da dire, non
parlavano. Due signori.
***
| Web |
Risultati 1 - 10 su
circa 107.000 per rutelli condannato a pagare. (0,29
secondi) |
Rutelli e la sua ex Giunta
condannati a pagare 10 miliardi e mezzo di lire all'Erario. "IL
CASO S.T.A". Cosa ne è stato della condanna della Corte dei Conti
... orpheus.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1878874 -
63k - Copia cache - Pagine
simili |
Chi sta con Rutelli? La Roma ladrona
& la STA No a Rutelli Sindaco di Roma:Rutelli e la sua
ex Giunta condannati a pagare 10 miliardi e mezzo di lire all’
... latavolarotonda.blog.kataweb.it/ - 81k -
Copia cache - Pagine
simili |
La Suprema Corte ha riscontrato profili
evidenti "di colpa grave" nelle deliberazioni della giunta comunale di
Roma nell'era Rutelli. Non. www.autopareri.com/forum/off-topics/18812-rutelli-condannato-dalla-cassazione.html
- 54k - Copia cache - Pagine
simili |
Il candidato a sindaco di Roma, Francesco
Rutelli, definisce così la ... E tra gli assessori
condannati a pagare figurava anche la responsabile del Bilancio
... www.ilvelino.it/articolo.php?Id=534437 - 1 ora
fa - Pagine
simili |
In particolare, a Rutelli fu chiesto di
restituire un miliardo e 251 milioni ... E tra gli assessori
condannati a pagare figurava anche la responsabile del
... www.ilvelino.it/articolo.php?Id=534436 - 1 ora
fa - Pagine simili Altri risultati in
www.ilvelino.it » |
SCANDALO CONSULENZE “D’ORO” AL COMUNE DI ROMA,
RUTELLI CONDANNATO A PAGARE IL RISARCIMENTO, Andatevi a leggere la
sentenza della Corte dei Conti, ... kennedy84hastalagiobbasiempre.wordpress.com/2008/02/21/rutelli-sindaco-di-roma-nooooo/
- 98k - Copia cache - Pagine
simili |
La Corte dei conti Condanna i suddetti
appellanti a pagare a favore del Comune .... Ma i "debiti"
della Giunta Rutelli e di Rutelli, condannati a
risarcire ... www.virusilgiornaleonline.com/coccodrillibianchi.htm -
35k - Copia cache - Pagine
simili |
appellanti a pagare, a favore del
Comune di Roma complessive Lire 1.090.547.564, ribadendo però la
sussistenza del reato. «Rutelli e gli altri condannati
... www.nntp.it/newsgroups-politica/1130610-la-condanna-definitiva-di-rutelli.html
- 73k - 23 ore fa - Copia cache - Pagine
simili |
10 apr 2008 ... La condanna a
pagare 50.000 euro è stata inflitta al termine di un procedimento che
alla ... 7Rutelli e Alemanno verso il ballottaggio .
... www.corriere.it/.../08_aprile_10/sarzanini_condanne_fannulloni_6f27c2ce-06c0-11dd-b573-00144f486ba6.shtml
- 65k - Copia cache - Pagine
simili |
Rutelli e la sua ex Giunta
condannati a pagare 10 miliardi e mezzo di lire all'Erario.
Meraviglia, e sconcerta, la "meraviglia" dei politici per il successo
... www.nicolita.it/Detail.asp?Id=14704 - 8k -
Copia cache - Pagine
simili |