«Camelot» 16 Dicembre 2007 * Intervista a Re
Berlusconi
In edicola sul numero di Gennaio
di LiberoReporter
E, dalla splendida
Reggia di Antigua, su www.corriere.it - archivio, l'intervista di Marco
Galluzzo di mercoledì 9 Gennaio 2008
Nel castello
di Arcore, dove vive con la bellissima moglie Veronica, Re
Silvio, su consiglio del Mago Dell'Utri e del fido Sir John John Letta,
istituisce la Tavola Rotonda con i più valorosi, e i più
infidi, cavalieri del Paese. Uniti dallo stesso ideale,
essi giurano di porre la loro spada a difesa del
Popolo degli oppressi dalle
tasse del perfido
Tiranno Sir
Padoa Schioppa
Tra cacce ai comunisti, conflitti di interessi,
rocambolesche avventure giudiziarie, guerre intestine perdenti, emozionanti
tornei di scopa, canzoni e lasagne napoletane un giorno, a turbare Re
Silvio, i prodi Cavalieri e la legge elettorale arriva il mitico
Lancillotto D'Alema che, servendosi dei favori dell'infido scudiero Wolter
Bipartisan,
zac! e si fa
una Bicamera con vista proprio sulla Tavola rotonda di Silvio
& Wolter
*
La splendida Reggia di Camelot
di Re Silvio e della Regina Veronica
*
Alla Tavola rotonda
del Cavalier Berlusconi
Cavalier
Berlusconi, se come Re Artù avesse alleati fedeli, come governerebbe l'Italia?
<<Lettere -
Commenti - Articoli correlati>>
di
R.
Guidetti - M. Pazzo - D. Giacalone - F. Ragusa - Radicali - F. Martin - M. G.
Maglie - G. D'Avano - P. Franchi - F. Cammarano - G. Da Empoli
Quel
che non sanno di Rudy Giuliani di Maria Giovanna Maglie
Sicurezza e serietà di Giuseppe D'Avanzo
La legalità nell'Italia che si divide sui lavavetri di Paolo
Franchi
Vetri sporchi di Fulvio Cammarano
E' giunto il momento di recuperare
il valore dell'autorità di Giuliano Da Empoli
Egregia
D'Olcese, ha una bella immaginazione!
Soltanto a lei poteva
venire in mente di nobilitare le miserrime cronache politiche attuali ambientando trame e
tradimenti che si fanno quelli dell'Unione a Camelot brava.... Ci vuole un bello
stomaco a far passare la feccia della politica attuale per la Tavola Rotonda
di Re Artù e dei suoi nobili cavalieri! Impareggiabile Olcese....
Auiguri! Giovanni Malagutti
----
"Camelot": intervista a Re Berlusconi
Oltre agli auguri ti mando anche un grosso "complimenti".
Tu se vai avanti così ti ritrovi obbligata a collaborare con i famigerati bravissimi
fratelli Guzzanti!!!!!!!
Ma dove le trovi? Sono spassosità megagalattiche!!!! Sei bravissima!!!! Anche
se a molti dei personaggi in questione la satira solitamente quasi conviene,
perchè li rende più umani, direi che per come li descrivi tu probabilmente vorranno
autoseppellirsi... come diceva Forattini "portare la matita al cuore dello stato!"
beh, nel tuo caso è una penna anzi un programma di posta!!!!! Evvaiiiiii
Giuliana carissima tantissimi auguri per l'anno nuovo te li meriti tutti (e
te li guadagni, anche!!!)!!!! Ciaoooooo
----
"Camelot":
intervista a Re Berlusconi
in edicola dal 21 Gennaio su LiberoReporter
Il tuo articolo /avviso è online qui: http://www.reportonline.it/article6022.html
Renato
----
Pensierino della Domenica in risposta al Senatur.
Nisba schei se la Serenissima secede
Non dimenticando che i Veneti i xe anca Austriaci, se
la Serenissima secede son dolori. Niet sicurezza? Nisba schei del Nordest allo
Stato italiano. Quindi, conviene continuare a fare incazzare i Sindaci veneti
e padani? Il ministro tanto Amato da teorici & intellettuali si svegli e
invece che a Blair pensi agli italiani (,-)
Se pur con qualche distinguo, il fenomeno
Nordest non è da prendersi sottogamba, sintetizza sul Corsera Gian Antonio Stella.
----
Il regalo di Natale agli italiani? Varato
il "Pacchetto Insicurezza"
Una cosa è certa: se espellere clandestini
e stranieri che delinquono equivale a notificargli il foglio di via intimandogli
di lasciare il nostro Paese con i propri mezzi e la propria volontà... del foglio
di via i clandestini si fanno quello che Bossi faceva del Tricolore e chi ha
subito la violenza, la rapina o l'assassinio di un congiunto, è fisiologico,
purtroppo, che si faccia giustizia da solo.
Mentre il sindaco DS di Salerno dichiara "Ho cacciato abusivi e irregolari con
vigili e manganelli", su Rep Scalfari tuona "Delinquenti e squadristi tolleranza
zero, il decreto del governo è uno strumento adatto?", di rimando Ostellino
sul Corsera "Provate a immaginare cosa succederebbe negli Stati Uniti se il
sindaco di Washington - con la città ridotta come Roma - si candidasse al Governo
del Paese. L'opinione pubblica lo massacrerebbe. Da noi, si è sollevato un gran
polverone sulla criminalità romena. Per stornare l'attenzione da chi non sa
governare" e cita il capo del Partito degli immigrati romeni che dichiara "Nel
mondo criminale il vostro Paese è considerato quello dove tutto è permesso,
ecco perchè tanti delinquenti vengono qui" e "Della stessa opinione sono i delinquenti
italiani", aggiunge Ostellino, (...)
Giuliana
D'Olcese (continua sul numero di Dicembre 2008 di LiberoReporeter).
----
Lettera al Corriere -
Potere d'acquisto
Caro Romano, nel leggere la lettera sull'inconfutabile
perdita di potere d'acquisto dopo l'introduzione dell'euro, mi sono meravigliato
della sua mancanza di precisazioni in merito ad alcune illogiche affermazioni.
Noto infatti che l'abile bombardamento mediatico circa le gravi di Prodi nel
consentire un cambio lira-euro a 1936 piuttosto che a 1500, sembra aver fatto
breccia nell'elettorato meno preparato. Difatti, teorizzare un cambio a 1500
lire significa, semplicemente, non aver mai letto neanche la prefazione di un
qualunque compendio di macroeconomia.
Prescindendo dalla circostanza che le parità furono fissate con l'accordo (e
lo scontro) degli altri membri Ue, e che i valori non potevano certo discostarsi
molto dall'andamento dei cambi nel biennio precedente, sarebbe curioso immaginare
la reazione di imprese e di tutto il settore produttivo votato all'export circa
una repentina rivalutazione della moneta di quasi il 25%! Praticamente una catastrofe,
con immaginabili conseguenze sull'intero sistema Paese. Stupisce, al contrario,
che si ignori la mancata attivazione da parte del ministero delle Finanze degli
appositi, e già previsti, nuclei di controllo sulla corretta conversione lira-euro
da parte della grande e piccola distribuzione e dei lavoratori autonomi (veri
beneficiari, infatti, di quella svolta monetaria). Infine, a tutt'oggi, ancora
non si è riusciti a capire perché il ministro Tremonti, primo in Italia, abbia
sancito la parità 1000 lire = 1 euro, nel decretare il 31 dicembre 2001 il raddoppio
della giocata minima del gioco del Lotto. Come dire: se lo fa lo Stato, possiamo
farlo tutti. Ed infatti, chi ha potuto, purtroppo lo ha fatto.
Vincenzo Zagarola, Roma,
----
Nella mia risposta non ho ricordato i suoi
argomenti sul cambio perché il problema era stato trattato più volte in questa
rubrica. Ho sbagliato.
Repetita iuvant.
----
Bicamera con
svista, l'amarcord di D'Alema*
Ho scritto questo che ti mando sotto, ma, come al solito,
nessuno si sogna di rispondere. E' tutto vero, anche questa schifezza?
Non che mi meravigli più di tanto ormai! Ero una convinta elettrice di sinistra,
ma ora, a dirti il vero, non saprei più per chi votare! Che ne pensi del ricatto
di Berlusconi sulla collaborazione per la legge elettorale a patto che non si
tocchi l'attuale legge sulle televisioni e il conflitto di interesse?
Credo che con questo se non abbiamo toccato il fondo poco ci manca! Che schifezza!
Non avevo dubbi sul fatto che non si toccano l'un l'altro, e credo che questa
richiesta sia del tutto inutile perchè nessuno ha intenzione di intervenire.
Ma il resto del mondo come è?
Ciao e buona giornata Claudia Spagnuolo. ecco la lettera
----
Spett. Redazione,
Sono rimasta allibita e vorrei sapere se è vero che il
gioco è debitore verso lo stato di 98 milioni di euro perchè se fosse vero sarebbe
da chiedersi il perchè ci spremete come limoni se invece i soldi per far funzionare
le cose ci sono e in abbondanza. Ci chiedete perchè non abbiamo più fiducia
nella politica e, se questo è vero, questo è uno dei tanti motivi. Abbiamo i
figli precari, se non disoccupati, tutto aumenta, le tasse sono alle stelle,
anche noi, che prima eravamo considerati ceto medio, non riusciamo più ad arrivare
alla fine del mese e poi sentiamo notizie di questo genere. Vi prego rispondetemi
e ditemi che non è vero e che sono solo chiacchiere e forse chissà potrei tornare
a votarvi e vi chiederò scusa per questo, ma se invece mi dite che è vero mi
vergogno perchè questa Italia a di cui ero orgogliosa oggi non mi appartiene
più. Grazie da una probabile ex elettrice.
Claudia Spagnuolo
----
Cara Claudia, da chi e da quanti ti aspettavi una
risposta?
Che schifezza?????? e non avevi dubbi
sul fatto che non si toccano l'un l'altro, e credi che questa richiesta di Berlusconi
sia del tutto inutile perchè nessuno ha intenzione di intervenire. Sì, hai ragione.
Ignoravi che la storiella, meglio la pantomima, del cosìdetto "conflitto di
interesse" va avanti da anni per sola propaganda di sinistra e centrosinistra?
Sono stati due volte al governo, e con questa fanno tre, e non l'hanno mai toccata......,
poi, al momento del "bisogno" la tirano fuori come una clava. E, Berlusconi,
lo sa benissimo e ci sguazza.
Ma il resto del mondo com'è? mi chiedi. Il resto del mondo ha popolazioni e
cittadini più dignitosi, e meno disposti ad accettare di farsi fare fessi da
governi & poilitici. Reagiscono, si fanno sentire, vanno, e creano le sedi
apposite a far sentire le proteste popolari, quindi, noi ci meritiamo questo
ed altro.
Nel caso tu non l'abbia ricevuto ti invio la penultima news letter, Camelot.
Ti divertirà, anche se il riso è amaro. Abbracci gd'o (,-)
----
Bicamera con svista, l'amarcord
di D'Alema*
Come al solito, sei sempre una persona gentilissima
che si prende cura in modo squisito dei propri lettori come se fossero degli
amici di lunga data.
Ti ringrazio per questo e quando parlo con te, anche non conoscendoti di persona,
mi sembra di parlare con una vecchia amica. L'intelligenza e la sensibilità
sono gli attributi necessari per chi lavora nel pubblico in qualsiasi modo ed
è ciò che manca nei nostri politici, o almeno in quasi tutti, che si sentono
depositari del verbo e si tengono sul loro piedistallo con tutte le loro "redditizie
e indebite acquisizioni" non volendo, perpaura di perderne anche una sola, scenderne
anche solo per parlare a qualche cittadino che fa loro una domanda. Come si
può cambiare questo stato di cose? Cosa possiamo fare noi?
Non vedo soluzioni anche perchè vedo nel popolo italiano una cecità paurosa
e una passività felice e quindi ancora non vedo chi e come potebbe rivoluzionare
tutto.
Ciao, ti ringrazio anche dei tuoi articoli che scavano sempre molto a fondo,
sempre con la classe innata che ti contraddistingue.
Claudia Spagnuolo
----
Uno scandalone da far scoppiare
Europa? Non ne sapevo nemmeno l'esistenza. Vende 5000
copie? A volte bisogna comprarli per forza sti giornali come le luminarie nei
giorni di festa a Napoli e provincia... Ciao P
----
[Repubblicani] dal Blog di Beppe Grillo: commento di un lettore.
E come mi ha fatto ridere Prodi, l'uomo più spassoso dell'anno,
che nella nuova Finanziaria ci incita a fare economia sulla carta!
A NOI?!?
Di quale carta dovremmo fare economia? Della carta igienica? Quando lo Stato
ripaga le copie non vendute dai vari giornali con rimborsi così onerosi da costringere
la povera Unità a produrre ogni notte 16.000 copie in più di scarto sicuro,
che saranno buttate al macero, per poter intascare 250.000 euro l'anno per contributi
per copie stampate e non vendute? Ma le cifre sono anche peggio: sa che ne vende
solo 60.000, ne manda in edicola 80.000 e ne stampa 120.000. A che scopo?
Per
distruggere qualche foresta in più? E poi ci dicono A NOI di risparmiare?!?!
Europa, il quotidiano della Margherita che non compra nessuno, vende meno di
5.000 copie ma ne stampa 30.000 per usufruire di 3 milioni di euro l'anno di
contributi pubblici. 3 milioni di euro sono la cifra stanziata a Milano per
rottamare caldaie o auto inquinanti. Quante spese utili si potrebbero fare con
questa carta destinata al macero ma profumatamente pagata dallo Stato?
E almeno contenesse qualcosa di utile! Non un solo foglio contiene qualcosa
che possa essere conservato come notizia di valore. cartaccia, che a va ad aumentare
lo spreco parassitario. E a fronte di tanto scialo non un solo aumento dei giornali
letti in Italia IN SESSANTA ANNI!
Sarebbe stato meglio comprarci computer per le scuole o pagarci insegnanti inglesi
di madrelingua o ristrutturare i nostri fatiscenti istituti scolastici o dare,
come in Germania e in Francia, dei contributi pe ri mutui-casa delle giovani
coppie! Ma lo sapete che rimborsiamo anche le spedizioni postali del giornaletto
di Sky-tv di Murdock?
25 milioni di euro l'anno! che nell'ultina Finanaria corrispondono all'integrazione
nazionale per gli asili!
dal blog di Beppe Grillo, commento di Riccardo Guidetti 31.12.07 15:48
----
Via i rifiuti dalla Campania in 24 ore? impossibile!
In 24 ore è impossibile! Bisognerà videosorvegliare le
discariche, ispezionare TUTTE le IMPRESE d'Italia per sapere DOVE E COME SMALTISCONO
i loro liquami e rifiuti tossici, far pagare a tali Imprese ed alla camorra
e politici collusi i DANNI ARRECATICI a noi stessi, all'agricoltura, alle FALDE
ACQIUIFERE.
Insomma è un lavoro enorme che prevede costruzione di inceneritori e termovalorizzatori
che non si costruiscono in 24 ore!
E' UN DISASTRO! altro che 24 ore! Siamo disperati e arrabbiatissimi! VERGOGNA!
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
----
*i Sindaci con la gente, lo Stato con il...
Per adesso la priorità è Prodi. Poi vedremo se ci si ricorderà
di certe battaglie.
Ciao Stefano.
----
Cara Giuliana, grazie per tutti i bellissimi messaggi che mi invii.
Per rappresentarti la condizione femminile, sappi che
sto rischiando di dormire fuori casa solo per stare su Internet. Ti mando per
conoscenza il messaggio da me inviato a Enzo Marzo, eccolo: Gentile Enzo Marzo,
ho ricevuto uno strano messaggio molto sgradito da "Corriere.net", tendente
a denigrare le insegnanti. Certe notizie dovrebbero restare lì dove sono nate,
e non essere diffuse per il mondo. I mass-media continuano ad interpetrare al
meglio l'intramontabile maschilismo italiano: le donne fanno notizia solo se
fanno sesso o se ammazzano qualcuno, mentre la criminalità ed il malcostume
maschili, estremamente più gravi e diffusi, raramente interessano a qualcuno.
Dato che la malizia maschile non ha limiti, ci tengo a precisare che la mia
richiesta d'aiuto a te rivolta significava solo ed esclusivamente avere l'intervento
di un avvocato o di persone capaci di fare luce su un fatto grave, significativo
e rappresentativo degli innumerevoli abusi di potere che avvengono ogni giorno
in Italia.
La vicenda ha anche uno sfondo politico, in quanto il notaio, di destra, giustificava
l'accaduto accusando la sinistra di chiedere più tasse ai cittadini per la prima
casa.
Mi sono permessa di chiederti aiuto perché so che hai le conoscenze giuste.
Anna Costantin
----
La tara meridionale
Nel mentre Napolitano conclude le vacanze capresi, a dir
poco inopportune, Bassolino fa sapere che non ha intenzione di dimettersi, di
sentirsi in dovere di "continuare la battaglia". Un potere arrogante sostituisce
l'altro, un mondo di clientele emigra da un potente all'altro, il popolino tributa
plebisciti a rotazione, il senso civico brucia tanto nel governo della cosa
pubblica quanto nella protesta di piazza, la camorra fa affari. C'è di che urlare
la rabbia, perché tutto questo sembra confermare la tara genetica della napoletanità,
l'inferiorità civile di un popolo e, in definitiva, di grandissima parte del
Sud. In questa lettura, ripugnante, vi sono tracce di verità.
E' vero che molti meridionali, quale io sono, si rivolgono all'amministrazione
pubblica per un proprio tornaconto, raramente per il bene comune. E' vero che
i politici più zozzi sono visti con maggior favore, perché considerati fra i
più efficaci nel garantire la spartizione dei beni collettivi. E' vero che i
salari derivanti dalla spesa pubblica sono considerati un diritto indipendente
dal lavoro. Tali malcostumi sono diffusi ovunque, ma al Sud il principio di
legalità fa più difetto che altrove.
E' messa in dubbio la sovranità stessa dello Stato, quindi della legge, e gli
onesti soccombono. Così si può consentire a Bassolino di affermare, svergognato,
di non essere mai venuto meno al dovere, nel mentre la spazzatura avvelena l'aria
e la vita civile. Si può consentire all'amministrazione prefettizia di riutilizzare
discariche che la legge aveva chiuso. Si può alimentare con denari pubblici
la camorra, mettendo sui terreni da questa intermediati la mondezza che non
si smaltisce altrove. Si possono consentire proteste di piazza che regolarmente
violano diritti collettivi. Il Sud e l'Italia tutta hanno un disperato bisogno
di legalità. Il che comporta etica civile e coraggio politico. Non mi spaventa
la sinistra della "spazzatura sulla città", mi terrorizza che l'opposizione
non sappia partorire altro che proteste chiassose. I primi andrebbero cacciati
via a calci, ma non dai secondi che vogliono prendere il loro posto. Le soluzioni
ci sono, a Napoli come nel resto del mondo, ma si deve proporle se si vuole
essere migliori dei Bassolino, delle Iervolino e dei Pecoraro Scanio. E ci vuol
pure poco.
Davide Giacalone Pubblicato da Libero http://www.davidegiacalone.it
-----
Emergenza rifiuti? Una soluzione esiste! Ci viene
proposta proprio dal CNR:
Rifiuti: arriva Thor, il sistema di riciclaggio
'indifferenziato'. Quanto sia oneroso
e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la "tragedia" della Campania
alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione
in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com'è noto, possono rappresentare
anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio
Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette
di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare
e in combustibile dall'elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti
separati della raccolta differenziata.
Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui
i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore
a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio
completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente
in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo
di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i
quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze
dannose o inservibili.
Come un 'mulino' di nuova generazione, l'impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni
microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell'intero
processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto
calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona
qualità... continua:
Marco Pazzo http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews.html?IDn=1758
-----
Il viceré ed il Partito Democratico
Bassolino non è solo l'arrogante viceré napoletano, un
Tommaso Aniello ribaltato, che incassa dalle tasse anziché abbassarle, non è
solo il responsabile di una tragedia che ci svergogna in mondovisione, e non
ha solo amministrato soldi finiti alla camorra, è anche uno dei fondatori del
Partito Democratico. Un partito che ha un capo ma non un gruppo dirigente, non
ha struttura e manca di democrazia interna, che è la somma di correnti ed individualità,
mancando di un'identità realmente condivisa.
Un clone di Forza Italia, insomma, con la differenza che il modello originale
è già stato molte volte votato da un numero enorme d'italiani, mentre il clone
mai.
Il
problema del viceré si pone, e per molte e serie ragioni.
Tenersi Bassolino fra i fondatori significa pensare al Sud in un modo che farà
sembrare l'era laurina quale empireo del pensiero e della passione democratica.
La sua capacità di moltiplicare i voti nel mentre abbandonava a se stessa la
spazzatura e dilapidava ricchezze pubbliche evoca il peggiore clientelismo,
con la significativa differenza che nell'italietta liberale servì anche a consolidare
la democrazia, nel dopoguerra anche a distribuire ricchezza, ora solo a mantenere
in vita una macchina di potere fine a se stessa. Se ci si tiene Bassolino per
non perdere il suo feudo elettorale, i legami intessuti e le relazioni coltivate,
il nuovo partito non puzza di vecchio, ma di morto. Se una parte del partito
lo vuol tenere perché utile nelle dinamiche interne, vuol dire che la nuova
cosa non nasce con le correnti, ma direttamente con la loro degenerazione. Se
a Napoli non c'è una sinistra che reclama le sue dimissioni e la sua cacciata,
vuol dire che s'è avvelenato il corpo, ma anche la terra e le acque. Se taluni
mostrano disagio (e li capisco) per la Binetti, ma non per Bassolino, vuol dire
che il moralismo senza etica li ha rincitrulliti.
Per il pd, insomma, Bassolino è un ineludibile problema politico. Ma lo è anche
per gli avversari: se, in queste condizioni, non riescono ad essere credibilmente
alternativi, se riescono ancora a lungo a star zitti od a gridare senza dire,
vuol dire che la politica s'è ridotta a ribalta di mentecatti incapaci di far
altro.
E, allora, sarà il caso d'osservare che Bassolino non è migliore, ma neanche
peggiore di altri.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato
da Libero
----
Agonia istituzionale
La nomina di De Gennaro è il suggello della fine, l'inabissamento
di un sistema politico inetto. Lo applaudono tutti, a destra e sinistra, perché
incaricato di salvarli tutti.
La spazzatura è solo un dettaglio, un fastidio passeggero. Da qualche parte
la si metterà. Ma le fauci dell'inferno, la condanna della storia, si aprono
per accogliere una seconda Repubblica nata storpia, da genitori infami, acclamata
dall'ipocrisia e da un mondo intellettuale che si conferma vile ed ottuso.
In quattro mesi, dotato di super poteri, un commissario dovrebbe risolvere un
problema che la politica e gli altri commissari palleggiano da quindici anni.
I predecessori, quindi, prima che in galera si dovrebbe mandarli al manicomio.
In quattro mesi troverà il buco dove far sparire il pattume, come altri hanno
già fatto prima di lui.
Forse prenderà epocali decisioni su cosa fare e dove, in quanto ad impianti,
come atri fecero prima di lui. E poi? Poi la questione è questa: lo Stato ha
perso sovranità territoriale, legalità ed ordine pubblico non esistono, la politica
quando non è inutile è collusa. Quindi tutte le decisioni dei meravigliosi quattro
mesi lasceranno il tempo e la puzza che trovano. Meno male che c'è la camorra,
così si può dare la colpa a qualcuno. Il fatto è che le cose stanno all'opposto:
non è la spazzatura che si accumula perché è la camorra che lo vuole, è la camorra
che accresce il suo potere perché la politica fa schifo. Ed è a pezzi lo Stato,
visto che per la procura (e per i giornali) è più interessante sapere a chi
l'ha data un'attricetta.
La politica avrebbe il dovere di creare il consenso attorno alle soluzioni possibili.
Il politicume prima fa gli affari poi manda il supercommissario a far finta
che ci sia l'autorità. La democrazia delega il potere mediante le elezioni.
Nella parodia che viviamo i meno autorevoli sono gli eletti, sempre sostituiti
da surrogati tecnocratici che, senza lo Stato alle spalle, sono foglie di fico.
La spazzatura è una bazzecola, mentre questi sono sussulti agonici di un sistema
finito. Torneremo a discutere del sistema elettorale, certo. Lo faccio anch'io.
Discuteremo la politica come se fosse una cosa vera, con protagonisti autentici.
Così andando le cose, però, sapremo come eleggere chi, ma non sapremo più a
cosa e perché. Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da
Libero
----
Tra il Referendum elettorale e la Veltroneide...
meglio il Referendum
Riforme
Istituzionali L'editoriale di Franco Ragusa - Riforme.net - 9 gennaio 2008 www.riforme.net
Di fronte alle continue sortite dell'entourage veltroniano circa la legge elettorale
e le riforme istituzionali, viene immediatamente alla mente un noto spot pubblicitario:
Walter Veltroni un giorno sì... e un giorno sì. Diversamente dallo spot pubblicitario,
però, il "Veltroni quotidiano" sta avendo l'effetto di lasciare con il
palato amaro.
Non
a tutti, è vero. Ma anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un'anomalia,
se così possiamo definire la circostanza che vede tutti gli alleati di governo
contrariati e il maggior partito di opposizione (che "un giorno sì... e un giorno
sì" le prova tutte per far cadere il Governo Prodi) favorevolmente disposto
di fronte alle "diverse" soluzioni elettorali provenienti da Veltroni. Una sorta
di giro dell'oca che ad oggi ha procurato solo divisioni all'interno del centrosinistra
e che, a seconda della casella occupata, qualche volta ha accontentato Fini,
quasi sempre Berlusconi.
Un giorno il Vassallum, il giorno dopo può andar bene anche la Bozza Bianco,
il giorno dopo ancora, invece, diritti verso il doppio turno francese e, per
l'elezione diretta del capo del governo, vediamo come butta; per poi ricominciare
dall'inizio con la minaccia del referendum elettorale.
Una vera e propria veltroneide rispetto alla quale è bene prepararsi ad altri
colpi di scena. Il più imprevedibile di questi, paradossalmente, sarebbe lo
scoprire che il primo a temere il referendum potrebbe essere proprio Veltroni.
"Life is now", per rimanere in tema di citazioni pubblicitarie, e Veltroni sa
bene di essere ora il Leader di quello che dovrebbe essere il primo o secondo
partito italiano: e se dopo essersi consumati nell'attesa della fine naturale,
o prematura, del Governo Prodi, alle prossime elezioni il Partito Democratico
non dovesse conquistare il governo del paese, la via per il dimenticatoio sarebbe
la fine più onorevole che potrebbe capitargli.
Ma perché mai Veltroni dovrebbe temere di perdere le elezioni con la legge elettorale
che risulterebbe "approvata" (virgolette d'obbligo per i cultori della materia)
dal referendum? Ma il problema non è questo. O meglio, è questo nella misura
in cui, per non far vincere le elezioni al centro destra, si riproporrà la questione
delle alleanze.
Non sta infatti scritto da nessuna parte che, una volta cancellati dalla legge
elettorale i riferimenti alle coalizioni, Berlusconi andrà alle prossime elezioni
senza trovare forme di accordo con gli attuali ex-soci della casa della libertà.
Rimanendo in piedi la logica del premio di maggioranza, ciò che conta è arrivare
primi, e tra le intenzioni dei referendari e i timori degli aspiranti vincitori
c'è di mezzo la politica. Per cui, se Berlusconi si accorda, Veltroni che fa?
Ma prima di proseguire è il caso di riapprofondire gli effetti del referendum.
L'attuale legge elettorale per la Camera dei Deputati prevede un premio di maggioranza
variabile per la lista o la coalizione che ottiene più voti. Un premio che potrebbe
assumere proporzioni assurde, in quanto vincere al 49%, al 40% o al 30% non
farebbe differenza. In tutti questi casi verrebbero comunque assegnati 340 seggi.
Il sistema di voto prevede quindi la possibilità, per l'elettore, di votare
o per una singola lista, o per una coalizione attraverso il voto dato ad una
delle liste collegate.
Per le liste collegate alle coalizioni ammesse al riparto dei seggi (nell'insieme
la coalizione deve ottenere il 10%) vige lo sbarramento del 2%, con il recupero
del miglior risultato al di sotto del 2%. Per le liste non collegate lo sbarramento
è al 4%.
Il risultato del referendum lo si ottiene facilmente cancellando, da questa
breve sintesi dell'attuale legge elettorale, ogni riferimento alle coalizioni.
Continua a persistere il premio di maggioranza, nelle stesse identiche proporzioni,
da assegnare però ad una singola lista. Altresì, venute meno le coalizioni,
potranno partecipare alla distribuzione dei seggi le sole liste che supereranno
lo sbarramento del 4%.
Ovviamente, come per tutte le leggi, ci può scappare l'inganno, in tutte le
direzioni.
Di fatto, gli unici a rimetterci saranno gli elettori.
Premesso che l'attuale legge elettorale è un maggioritario di lista o di coalizione,
agli elettori è oggi data la possibilità di disegnare la composizione parlamentare
delle coalizioni attraverso il voto ad una lista collegata piuttosto che un'altra.
Sono state cioè le scelte degli elettori a determinare il numero dei deputati
da assegnare ad ogni singola forza politica che oggi sostiene il Governo Prodi.
Con l'attuale legge non sono possibili accordi a tavolino per imporre agli elettori
dei numeri piuttosto che altri nell'ambito della distribuzione dei seggi all'interno
della coalizione.
Diversamente, abolendo i riferimenti alle coalizioni e avendo così a disposizione
un solo simbolo, l'eventuale accordo fra i diversi partiti per marciare uniti
comporterà, necessariamente, un ulteriore accordo per la collocazione dei candidati
nelle lista elettorale.
Trattandosi infatti di liste bloccate, l'elettore vota solo e soltanto l'unico
simbolo a disposizione e i candidati vengono eletti in ordine di successione.
I primi della lista avranno praticamente il posto assicurato, da una certa posizione
in poi no. In altre parole, gli elettori non avranno più alcuna possibilità
d'intervento per modificare gli equilibri predeterminati tra i partiti.
Ma vediamo ora la cosa dalla parte delle singole forze politiche.
Per le minori, ovviamente, non trovare l'accordo con altre forze politiche potrebbe
comportare il rischio del non superamento della soglia di sbarramento del 4%.
E il rischio di non ottenere seggi verrebbe certamente usato dalle forze maggiori
per imporre condizioni pesanti per l'eventuale accordo (qualche posto sicuro
qua e là, per il resto in coda). In tal senso, non correndo rischi di estinzione,
per le forze intermedie rimarrebbe invece la possibilità di salvaguardare la
propria identità rifiutando forme di accordo insoddisfacenti.
Tutt'altre aspirazioni per le forze maggiori. Secondo l'idea dei referendari,
infatti, il sistema dovrebbe stimolare il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo:
uno scontro alla pari tra i partiti maggiori e chi arriva primo si accaparra
(ed è un eufemismo, considerato che in una simile ipotesi si tratterebbe di
un premio di maggioranza nell'ordine delle 2 cifre percentuali) il governo del
paese.
Ma come sopra accennato, tra le aspirazioni dei referendari (consegnare il paese
ad una forza politica che ad oggi, "Berlusconi" o PD che sia, sì e no può raggiungere
il 30-35% dei voti validi) e i timori degli aspiranti vincitori, c'è di mezzo
la politica.
E' sufficiente infatti che una delle forze maggiori decida e trovi l'accordo
con una forza minore o addirittura intermedia per reinnescare lo spettacolo
avvilente della rincorsa agli accordi elettorali (ovviamente infiocchettati
con espressioni del tipo "accordo di programma") e il "mercato delle vacche"
per l'assegnazione dei posti migliori nelle liste elettorali. Quale che sarà
l'esito di questo teatrino, di sicuro addio sogni di onnipotenza per chi, come
Veltroni, sta lavorando per arrivare a governare senza l'intralcio costituito
da quel 10-15% di elettorato che non vota a destra ma che neanche si riconosce
nel PD.
Per questo motivo, sarebbe quanto mai curioso che, per evitare i rischi di un
referendum che potrebbe risultare fortemente negativo proprio per chi sostiene
che ne trarrebbe il massimo del risultato, si finisse per consegnare il massimo
del risultato cedendo su una delle varie bozze, oggi Vassallum, domani Bianco
e dopodomani doppio turno alla francese. Si tratta, certamente, di una scelta
difficile, ma le attuali alternative al referendum non lasciano scelta: si vada
al referendum con il massimo della determinazione per impedirne la vittoria.
In ogni caso, meglio il caos del dopo referendum che la resa su una delle proposte
di legge elettorale sino ad ora avanzate.
Indice Editoriali - Indice "Speciale legge elettorale"
-----
Nota della delegazione Radicale in occasione
del vertice di maggioranza del 10 Gennaio 2008 illustrata da Roberto Cicciomessere.
"Oltre al Mezzogiorno, la povertà è la nuova grande questione
sociale e civile del nostro Paese"
Roma, 10 gennaio 2008
1 - NESSUNA DECISIONE DI SPESA FINO ALLA TRIMESTRALE DI
CASSA.
Fino a quando non sarà nota la trimestrale di cassa, ovvero
fino a quando non saranno note e certe le risorse disponibili, riteniamo come
pregiudiziale che non possa essere presa alcuna decisione sugli interventi di
riduzione fiscale richiesti dai sindacati e da Confindustria.
2 - SALARI. La questione dei
salari è di competenza delle parti sociali, e tale deve restare. Il governo
ha, invece, il dovere di intervenire per quanto riguarda il potere d'acquisto,
nei limiti delle compatibilità di bilancio. È possibile prevedere degli interventi
per il recupero del drenaggio fiscale, anche in previsione dell'aumento dell'inflazione,
ma le misure più efficaci sono quelle finalizzate a liberalizzare il mercato,
e in particolare i servizi pubblici. Il basso livello salariale in Italia è
determinato dalla bassa crescita della produttività delle imprese e dagli effetti
distorsivi dei contratti collettivi nazionali, che sono livellati verso il basso
per adeguarsi ai bassi livelli di produttività delle microimprese, e marginali
e inefficaci sono gli interventi sul cuneo fiscale per il recupero del calo
del salario reale che si è registrato nel Paese negli ultimi quindici anni.
Parimenti inefficaci sono gli interventi fiscali per aumentare la produttività,
che invece è strettamente connessa al basso livello di innovazione e competitività
delle imprese italiane.
3 - MEZZOGIORNO E POVERTA'.
Le due grande questioni che il governo deve affrontare
e risolvere sono quelle del Mezzogiorno, che ha visto il fallimento di tutte
le politiche adottate per decenni a favore del suo sviluppo, e, in generale,
quella della povertà, che riguarda almeno 7,5 milioni di persone che vivono
al di sotto della soglia minima di sopravvivenza, che sono rimasti esclusi da
tutti i provvedimenti sinora adottati.
Non solo la questione meridionale, e a prezzo carissimo, non è stata risolta,
ma stiamo assistendo ad un fenomeno di progressiva e generalizzata "meridionalizzazione"
dei ceti medi in tutto il Paese. L'Italia sempre più si va allontanando dall'Europa,
e si avvicina pericolosamente al sud del Mediterraneo.
4 - LIBERALIZZAZIONI: BERSANI, LANZILLOTTA, SANTAGATA.
È necessario che i provvedimenti di liberalizzazione che
sono stati bloccati o snaturati in Parlamento vengano ripristinati nella loro
forza riformatrice originaria e portati rapidamente alla approvazione.
5 - RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO.
La riduzione del debito pubblico, che sottrae risorse
al mercato, rimane una priorità, così come la necessità di ridurre la spesa
pubblica e in particolare quella determinata dai costi della politica. A questo
fine è necessario e urgente, a nostro avviso, procedere come prima misura alla
abolizione delle province.
----
Un Nobel a Luttazzi?
Casualmente ripensavo al caso recente
del comico Luttazzi espulso anche dalla presunta "tv-amica" La7, ed al ruolo
che hanno in generale i media nella costruzione e diffusione della quantità,
qualità, forma e struttura dell'informazione che trasmettono nel Belpaese che
l'accetta troppo spesso supinamente ormai scambiando tv e giornali come assoluta
bocca della verità cui fare riferimento per consolidare o addirittura per creare
le proprie opinioni condivise. In definitiva, l'informazione corrisponde alla
realtà e alla verità delle cose?
Questo bisogna domandarsi per prima cosa. Secondo: nell'arrivismo ormai generalizzato
per il quale quasi tutti (per fortuna esiste il "quasi") farebbero qualunque
cosa pur di apparire nei media, (altrimenti non si esiste, dice la voce del
popolo imbeccata dai media stessi, mentre in realtà si esiste egualmente, e
spegnendo la tv, è essa a non esistere) cosa diventa troppo spesso l'apparato
informativo se non una specie di circo mediatico da spettacolizzare ed enfatizzare
ad uso e consumo di una parte del popolo sottomessa e adorante nei confronti
dei piccoli e grandi miti che vengono spesso creati dal nulla e mantenuti sul
piedistallo della credulità popolare finchè fa comodo ai gestori della carta
stampata e dell'ondata televisiva anomala?
E quanto spesso quei gestori sono stati accuratamente scelti e messi nelle posizioni
che occupano da apparati politico-economici rappresentativi di grandi potentati
che possono così esprimere al meglio i loro interessi cercando di addomesticare
le coscienze?
Ormai questo meccanismo è ben noto e nulla di nuovo appare sotto il vecchio
sole. Servirebbero altre mille tv alternative in aggiunta e concorrenza, e che
non fossero una ripetizione le une delle altre. Anche lo stesso apparato della
cosiddetta cultura in genere non appare oggi altro che un semplice strumento,
anche quando è il più sofisticato possibile, nelle mani di un'accurata regìa
finalizzata a scopi ben precisi, il primo dei quali è fare cassa, il secondo
servire gli amici degli amici, anche quando sono abilmente travestiti e presentati
come nemici.
L'intellettuale, anche se un poco demodè oggigiorno, viene fatto apparire come
una specie di spirito libero, così come il comico, che addirittura surclassa
il cervellone medagliato nelle menti più semplici della gente in generale, che
afferra in parole e semplici battute di spirito concetti altrimenti complicati
da comprendere.
L'intero spettacolo usa e getta, fatto e rifatto, rigenerato e riproposto ogni
volta come novità, si riproduce, tuttavia, entro margini ben precisi, tecnicamente
determinati e, soprattutto, orientati politicamente, anche quando a prima vista
sembra il contrario. La frecciata e la battuta al concorrente politico viene
amplificata, mentre quella all'amico sponsor e protettore molto meno, quando
addirittura diventa proibita per autocensura dell'attore. E' come dire: si può
beffeggiare il Papa, ma non Maometto. Mettere alla berlina il solito Berlusconi
va bene, ma qualcuno ha mai sentito fare battute e commenti su De Benedetti?
Il comico Luttazzi ha dimostrato, come al solito, e al di là del caso in questione
accaduto su La7, di essere uno spirito libero, per il quale, appunto per quel
suo particolare modo di essere, non c'è posto nel circo mediatico eterodiretto.
Se il fatto fosse accaduto sotto il governo della controparte avremmo subito
visto fior di intellettuali gonfiati di livore come palloncini della fiera delle
vanità fuoriuscire dai recinti a rilasciare interviste scandalizzate e fare
sit-in di protesta permanenti di durata quasi-eterna. Invece nulla, tutti zitti
e muti, loro che sono sempre così occhiuti tuttologi ed esperti ciarlieri. Un
pochino come il popolo arcobaleno-pacifista a comando per le questioni di guerra:
qualcuno li ha più visti, da qualche parte?
Povero Luttazzi, è sempre stato così da che mondo e mondo: è lecito criticare,
parodiare e beffeggiare solo in una certa direzione, secondo i periodi storici,
e sapendosi destreggiare tra i pericoli di una politica mutevole dalle mille
facce ed essendo capaci di scorgere nel caos dell'informazione dove si dice
tutto e il contrario di tutto le maniglie giuste cui attaccarsi, ma essendo
svelti ad abbandonarle quando il vento cambia... così si resiste e si fa carriera,
apparendo allo stesso tempo contestatore e anche conservatore, un poco di sinistra,
un poco di destra, parte ateo e parte clericale, salvando la pelle, anche, a
volte, e riuscendo ad arricchire, e non solo, magari vincendo, con l'aiuto di
qualche santo protettore, anche il Premio Nobel per la letteratura. Capito,
Sig. Luttazzi?
Se continua così, lei, quel Nobel non lo vincerà mai, così come non le daranno
nemmeno una laurea honoris causa come premio di consolazione.
Francesco Martin, cittadino europeo
*******
Quel che non sanno di Rudy Giuliani di Maria Giovanna
Maglie
Sicurezza e serietà di Giuseppe D'Avanzo
La legalità nell'Italia che si divide sui lavavetri di Paolo Franchi
Vetri sporchi di Fulvio Cammarano
E' giunto il momento di recuperare il valore dell'autorità di Giuliano Da Empoli
*******
Quel
che non sanno di Rudy Giuliani
di Maria Giovanna Maglie - Il Giornale 6 settembre 2007
Blame America first, per prima cosa prenditela con l'America,
look up to America when you are lost, ricorri all'America quando sei alla frutta.
Solo così riesco a spiegarmi la spudoratezza con la quale il governo Prodi,
nella persona del ministro Giuliano Amato, con una piroetta da acrobata sia
passato dal lassismo del "meglio il velo delle veline", dalle pacche sulle spalle
ai fondamentalisti dell'Ucoii, dai colti dibattiti sui piromani terroristi,
insomma da una politica di indifferenza e lassismo verso i crimini enormi, alla
tolleranza zero, sul modello di Rudy Giuliani.
O forse è proprio per questo, perché di quel modello prima i sindaci dell'alleanza
di governo, poi lo stesso governo, hanno pretestuosamente deciso di prendere
solo le scelte pur sacrosante sulla microcriminalità, facendole passare per
sufficienti, pensando così di ottenere un duplice risultato: allontanare l'attenzione
dalla grande criminalità organizzata e dalla resa del Paese all'Islam estremista,
riguadagnare consensi popolari che sono confermati ogni giorno in perdita anche
nei numeri dei loro sondaggisti. Questa disinvolta operazioncina avviene naturalmente
nell'ulteriore finzione sulla natura composita e fortemente radicalizzata dell'alleanza
di governo.
Tacerò sul paragone che Walter Veltroni ha sognato di fare tra il Partito Democratico
chissà come nascituro e la vittoria di Bill Clinton nel 1992, non per pudore,
perché spero presto di dedicargli un articolo tutto suo.
Qui vorrei solo ricordare chi è stato Rudy Giuliani per New York, chi potrebbe
ancora essere nel 2008, tanto per cominciare un avversario all'altezza di Hillary
Clinton, se il partito repubblicano non lo farà stupidamente fuori, ascoltando
i bigotti e i teocon che infestano pure casa nostra.
1) Spesa pubblica: Rudy Giuliani da sindaco ha risanato le casse di New York,
eliminando programmi inutili. Ha ridotto del 20 per cento la burocrazia cittadina,
ma non ha toccato il numero di insegnanti e poliziotti.
2) Tasse: Giuliani ha tagliato 23 volte le tasse cittadine. I contribuenti hanno
risparmiato oltre 9 miliardi di dollari. Anche oggi Rudy Giuliani è l'unico
campione della reaganomics, "perché l'ha attuata e ha visto che funziona".
3) Guerra al terrorismo: la pensa proprio come Bush, si deve insistere e andare
avanti perché "la libertà vincerà questa guerra di idee, l'America vincerà la
guerra contro il terrorismo".
4) Irak: proprio per questo, Giuliani pensa che "fissare un calendario artificioso
per il ritiro dall'Irak sarebbe un errore gravissimo, perché incoraggerebbe
i nostri nemici. L'Irak è solo un fronte del più ampio conflitto contro il terrorismo.
Un fallimento in Irak condurrebbe a una guerra regionale ancora più estesa e
più sanguinosa".
5) Sicurezza: siamo al punto che tanto piace ad Amato, come se potesse essere
estrapolato, sradicato da tutto il resto. Quando nel novembre del 1993 Giuliani
è stato eletto sindaco, a New York c'erano 2000 omicidi all'anno. Mandando molti
poliziotti nelle strade, sottratti a lavori d'ufficio, scorte neanche a parlarne,
e molti più delinquenti in carcere, Rudy ha dimezzato i crimini e ridotto di
due terzi i morti. I vagabondi che nelle amministrazioni democratiche precedenti
si piazzavano gratis nei dormitori e mangiavano a sbafo con i food-stamps, i
buoni gratuiti della City, sono stati invitati ad andare a lavorare, a pulire
parchi e strade, oppure a trovarsi un altro posto. Scomparsi. Sotto l'amministrazione
Giuliani, New York è diventata la metropoli più sicura degli Stati Uniti, ma
se la cava molto bene anche nelle classifiche mondiali. Da allora i molto liberal
abitanti di New York hanno scelto un altro repubblicano, Michael Bloomberg,
per due volte.
6) Educazione: come sindaco, Giuliani ha riformato il più grande sistema scolastico
pubblico del Paese, più di un milione di studenti. Lo ha fatto sostenendo la
libertà di scelta nell'educazione, pubblica e privata sullo stesso piano, perché
è uno dei più importanti diritti civili contemporanei.
7) Aborto: Giuliani è favorevole, anzi è pro choice, a favore della scelta della
donna, che ritiene un dilemma morale da rispettare. Perciò la destra religiosa
non lo ha mai amato. Da sindaco non se ne preoccupava, oggi tiene a ricordare
che durante i suoi due mandati "è orgoglioso di aver visto aumentare del 66
per cento il numero delle adozioni e diminuire gli aborti del 16 per cento".
8) Diritto al porto d'armi: Giuliani si dichiara un deciso sostenitore del diritto
al porto d'armi dei cittadini americani.
10) Matrimonio gay: pur preservando la santità del matrimonio tra un uomo e
una donna, Giuliani sostiene che debbano essere garantiti diritti e tutele a
quelle coppie che convivono in modo stabile.
Potrei anche raccontare di quella volta che c'era l'Assemblea delle Nazioni
Unite e Yasser Arafat era invitato d'onore, con il rango di presidente. Ma la
sera a teatro l'ospite era il sindaco di New York, e Giuliani non lo fece entrare.
"Per me lei è un capo terrorista, che ha ordinato l'uccisione di un cittadino
americano". Si misero in mezzo diplomatici di mezzo mondo, Washington in testa.
Niente da fare. Di tutte le volte che ha marciato con Israele e per Israele
con la kippa in testa, lui cattolico, quando nel resto del mondo non era ancora
di moda. Di quando ingaggiò un braccio di ferro che sapeva suicida con il Moma,
il museo d'arte moderna, per una Madonna con sterco d'elefante che a lui sembrava
solo oltraggio e oscenità, altro che arte. Infine, di una volta che a passo
di marcia percorremmo la Fifth Avenue per una delle tante parate. Lui era stato
appena eletto, conservo la fotografia, discutiamo animatamente sulla pena di
morte. Lui argomenta bene, anche raccontando il suo mito americano, la vita
del padre venuto da Avellino a scavare per costruire la ferrovia, a vivere fra
la polvere nella strada, perché il figlio doveva diventare un grande avvocato.
Io me la cavai bene a controbattere, oggi ho molte meno certezze di allora.
Meglio che non ne coltivi anche Giuliano Amato. La teoria delle finestre rotte,
partire dal basso per colpire in alto, non si ferma a lavavetri e graffitari.
*******
Sicurezza e serietà
di Giuseppe D'Avanzo La Repubblica 7 settembre 2007
Prima che un Paese normale, dovremmo essere in grado di
diventare - ne è una pre-condizione - un Paese serio, e serio vuol dire capace,
responsabile, attendibile.
Può essere utile affrontare alla luce di queste categorie - responsabilità,
capacità, attendibilità - le iniziative che il governo progetta di contrapporre
a una diffusa ondata di panico morale provocata da quella che viene definita
"microcriminalità" e concentrata, in quest'occasione, contro i miserabili che
occupano spazi pubblici - lavavetri, vagabondi, mendicanti - e il piccolo mondo
criminale che vende beni e servizi alla società "per bene": prostitute, piccoli
spacciatori di droga. Per necessità semplificatoria, si farà a meno di quel
che, nel nuovo senso comune penale, il governo cinicamente giudica superfluo.
Per un momento, allora, lasciamo in un canto qualche questione pur assai essenziale:
come, ad esempio, che le politiche pubbliche in tema di sicurezza ridisegnano
il profilo stesso della società (e varrebbe la pena discuterne, no?); che molte
esperienze hanno messo in dubbio l'efficacia delle politiche criminali nel controllo
dei conflitti e dei fenomeni illeciti; che il senso di insicurezza non è necessariamente
connesso all'esistenza di pericoli "concreti", ma spesso ha a che fare con il
genere, l'età, l'esperienza di vita, la familiarità con l'ambiente in cui si
vive, il senso di appartenenza a una comunità.
Via tutto questo. E via (anche se magari leggendolo scopriremmo che l'utopista
era molto pragmatico al punto da sostenere che "la grandezza delle pene deve
essere relativa allo stato della nazione"), via pure la lezione di Cesare Beccaria
che credeva gli uomini liberi e uguali: in fondo nei think tanks (Heritage Foundation,
Manhattan Institute), che furono la fucina della ragione penale dei neoconservatori,
avevano già in odio "la perversione dell'ideale ugualitario apparso con la Rivoluzione
francese".
Via questa roba da filosofi. Affidiamoci soltanto al programma del governo.
Non al programma originario: quello, prevedeva il carcere solo per i reati più
gravi e mai il carcere per violazione di disposizioni amministrative (come sono
le ordinanze di un sindaco). Occupiamoci soltanto del disegno annunciato, ex
novo. Nel ripensamento affiora subito un primo indizio di inattendibilità perché
non c'è risposta alla domanda: che cosa è cambiato rispetto a un anno fa? Pare
niente, se il ministro dell'Interno scrive al Corriere della Sera (30 agosto):
"Troppo spesso la politica costruisce polemiche su uno stato della sicurezza
che amplificano stati d'animo che non possono valere come giudizi generali.
I dati ci dicono un'altra cosa".
Epperò, senza un'esplicita ragione, Giuliano Amato annuncia "tolleranza zero",
"una lotta all'illegalità così come fece Rudolph Giuliani da sindaco di New
York".
La mossa svela, quanto meno, un'inversione di rotta e quindi un'incapacità nelle
scelte del passato. Per farla corta. Ci sono, in competizione tra loro, due
modi di fare polizia: "polizia intensiva" (a "tolleranza zero") e "polizia comunitaria"
(o community policing o "polizia di prossimità"). Fino ad oggi in modo condiviso
e inaugurata addirittura dal centro-destra di Berlusconi, la nostra scelta era
caduta sulla "polizia di prossimità" che ha il suo "caso di scuola" a San Diego,
negli stessi anni del governo newyorchese di Giuliani. In tre anni in quella
città della California, con l'aumento degli effettivi di polizia di solo il
6 per cento, il numero degli arresti diminuì del 15 per cento. Al contrario,
New York - che nelle classifiche della criminalità dell'Fbi in quel 1993 (Giuliani
diventa sindaco) si collocava all'87esimo posto su 107 città (non era poi tanto
malmessa) - sceglie il metodo della "polizia intensiva" che fece aumentare gli
arresti del 24 per cento (314.292 persone soltanto nel 1996); i poliziotti di
12 mila unità; il budget della polizia del 40 per cento (2,6 miliardi di dollari,
un importo quattro volte superiore ai fondi concessi agli ospedali pubblici)
con un'opzione che provocò il taglio di un terzo dei finanziamenti ai servizi
sociali della città e il licenziamento di 8.000 addetti. Con il nuovo indirizzo
di "tolleranza zero" fa capolino una traccia di inattendibilità. Anche fingendo
di non sapere che la "polizia intensiva" non colpisce singoli delinquenti, ma
alcuni gruppi sociali, e per di più alla lunga non è efficace come si crede,
dove sono i soldi? Le casse dello Stato permettono di far crescere del 10/20/30
per cento le risorse delle polizie centrali e comunali?
Troverà consenso, in caso contrario, una manovra che, per assicurare quei finanziamenti,
riduca nelle città del 10/20/30 per cento il bugdet dei servizi sociali, già
stressati dalla "cura Berlusconi"?
Contro queste difficoltà si è già, peraltro, scontrato il centro-sinistra quando,
nel 1999, il governo D'Alema, dopo la consueta ondata di panico provocata da
alcuni assassinii a Milano, adottò una serie di misure repressive (criminalizzazione
di alcuni illeciti minori, poteri rafforzati per la polizia, pugno di ferro
nelle carceri) che non mutarono di un pelo né la percezione della sicurezza
né la sicurezza (il centro-sinistra perse le elezioni). L'oblio di quell'esperienza
fallimentare può essere un indizio di irresponsabilità. D'incapacità tocca invece
discutere, quando si affronta quel che, per Amato, è "uno dei maggiori problemi
di sicurezza nel nostro Paese, in questo momento": la criminalità romena.
La leva per scardinarla c'è. Dice Amato: "Ogni cittadino comunitario (i romeni
lo sono) può registrarsi all'anagrafe di un altro Paese solo se ha i mezzi leciti
di sostentamento. Se non li ha, va a casa". Quel che Amato non dice è che il
governo italiano (inattendibilità), per rendere esecutiva questa norma europea
(direttiva numero 38), deve definire qual è la soglia minima richiesta al cittadino
immigrato. Quanto deve guadagnare per definirsi "in grado di sostenersi"? 500
euro al mese? 800? L'esecutivo, in un anno, non ne è venuto a capo (incapacità).
Sarà per questo che, molto sottilmente, il ministro dell'Interno si defila e
chiama in causa il ministro della Giustizia come ha fatto a Telese Terme, il
29 agosto: "Quando uno viene arrestato poi non te lo puoi ritrovare davanti
dopo tre mesi. Questo si chiama certezza della pena. E questo compito tocca
al ministro della Giustizia".
La certezza della pena è una litania, buona per tutti gli usi, a destra come
a sinistra, ma semanticamente povera. Non costa niente evocarla, ma lascia le
cose come sono nel congegno - il processo - che dovrebbe assicurarla. Ora, in
Italia, il processo è inefficiente e interminabile. Ha incrociato e moltiplicato
nel tempo i difetti di tutti i modelli a disposizione. E' un ordigno perverso
e maligno che, al più sanziona prima dell'accertamento e, quando accerta le
responsabilità, non riesce a punirle.
Lasciamo cadere allora quelle iniziative che vogliono ripristinare antichi reati
già cancellati dal centro-sinistra (i mestieri girovaghi) o già censurati come
illegittimi dalla Corte Costituzionale (è il caso del reato di mendicità). Occupiamoci
soltanto del processo, unico padre possibile dell'effettività della pena. Per
rianimarlo ci sarebbe voluto un Giustiniano e una coesa volontà politica e non
un Parlamento impotente dinanzi alla pressioni delle lobby dei magistrati, dei
politici, degli avvocati.
Il ministro di Giustizia, da buon democristiano, si è mosso come ha potuto con
l'ambizione di chiudere i tempi del giudizio in cinque anni. Ha anticipato qualche
proposta già pronta. Il consiglio dei ministri l'ha approvata. Il disegno di
legge è incagliato da cinque mesi alla Camera dove pure il governo può contare
su una larga maggioranza (incapacità). Quel che si annuncia - l'inversione dell'onere
della motivazione (il giudice deve motivare perché scarcera non perché "carcera"),
un processo "speciale" per furti, rapine, stupri etc, nuove regole di carcere
preventivo - renderà soltanto quel ferro più arrugginito, storto, inutilizzabile
di quanto già oggi non sia (irresponsabilità).
Per tenere in carcere chi lo merita e ridurre il danno, si poteva correre ai
ripari con una banale tecnologia applicando le leggi che già ci sono.
Oggi capita che, condannato a Milano, un imputato risulta incensurato perché
il giudice che decide se tenerlo in carcere fin dal primo giudizio (come è possibile)
non sa che quello è già stato condannato a Pescara, magari per lo stesso reato.
Sarebbe necessario un casellario giudiziario aggiornato e una banca dati efficiente,
ma non ci sono né alcuno sembra ci stia lavorando (incapacità).
Già c'è - pare - materia sufficiente per dire della serietà della discussione
di questi giorni, ma c'è un ultimo, definitivo argomento: il Parlamento da oggi
a fine anno non ha sedute a disposizione per approvare il "progetto sicurezza"
del governo. Il Senato, per i prossimi 45 giorni, si occuperà di Finanziaria.
Che, per i successivi trenta, sarà all'ordine del giorno della Camera per poi
ritornare al Senato, prima delle ferie natalizie. In ogni caso se il "pacchetto"
prevede anche soltanto una lira di spesa in più non può essere discusso durante
la sessione di bilancio. Il governo potrebbe muoversi con un decreto legge,
è vero, ma è difficile che voglia tirarsi addosso un'altra rogna, dopo le difficili
mediazioni in programma per tagli, tasse e tesoretto. Per sapere della serietà
bisognerà dunque aspettare l'anno prossimo.
*******
La legalità nell'Italia che si divide sui
lavavetri
di Paolo Franchi Il Riformista 3 settembre 2007
Sabato pomeriggio mi ha telefonato Mimì La Cavera,
grande amico mio e del Riformista. Ha 91 anni, vive a Palermo, è stato il primo
presidente di Sicindustria, e adesso è presidente onorario della Confindustria
siciliana. Ma di "onorario" ha ben poco: è un pezzo vivente di storia dell'isola,
un uomo che di battaglie giuste ne ha date molte e purtroppo ne ha perse parecchie,
ma non ha smarrito mai il suo spirito di combattente. Non lo avevo mai sentito
così felice, non lo avevo mai sentito così commosso. Come ho capito dopo qualche
secondo, ce n'erano tutti i motivi. E non soltanto perché la decisione (per
nulla scontata, anzi, per molti aspetti storica) di sbattere fuori dalla Confindustria
gli imprenditori che pagano il pizzo alla mafia, presa lo stesso giorno all'unanimità,
a Caltanissetta, dal direttivo degli industriali siciliani, realizza una speranza
antica e in passato sempre delusa dell'ingegner Mimì. Il fatto è che l'ingegner
Mimì può a pienissimo titolo andare fiero del gruppo dirigente profondamente
rinnovato della Confindustria siciliana, e parlare dei suoi esponenti, a cominciare
dal presidente Ivan Lo Bello, un po' come fossero suoi figli, o nipoti: gente
seria, coraggiosa, che non si limita a fare delle prediche e a lanciare richieste
d'aiuto, ma sa assumersi le proprie responsabilità.
In Sicilia la regola consolidata, anche quando di mezzo non c'era la collusione,
o qualcosa di peggio, era quella di chinare la testa, tenere la bocca chiusa
e voltarsi dall'altra se qualcuno che non ci stava, come Libero Grassi, finiva
morto ammazzato. Adesso il costruttore Andrea Vecchio, quattro intimidazioni
in quattro giorni al ritorno delle ferie dopo gli attentati subiti a luglio,
sa di non essere solo. Si è spezzata, con un deliberato atto di rottura, una
continuità opaca, e poco importa se a una scelta così importante e impegnativa
è stata collegata una richiesta molto meno convincente, come quella di chiamare
l'esercito a garantire e a proteggere i Vespri siciliani del Terzo Millennio.
Assai più rilevante è che si sia prodotto un fatto nuovo, visibile, impegnativo,
di cui non dovranno tenere conto solo gli industriali siciliani, ma tutta la
Sicilia, e anzi, viene da dire, tutta l'Italia. E si è pure regalato un giorno
di gioia (non è poco, in mezzo a tante amarezze) a tutti quei siciliani, come
Mimì La Cavera, che non si sono mai adattati all'idea che l'unico vero problema
fosse quello di imparare ad adattarsi.
C'è un altro motivo, credo, per il quale tutti i siciliani come Mimì, e noi
con loro, dovrebbero essere molto contenti: contenti per la Sicilia, voglio
dire. Da giorni e giorni siamo afflitti da uno dei più incredibili e ridicoli
dibattiti che si ricordino, quello sui lavavetri extracomunitari ascesi a loro
insaputa al rango di grande questione nazionale, sulle quali andrebbero misurate,
oltre che le politiche della sicurezza, le diverse concezioni in campo a proposito
di convivenza civile e di legalità, anzi, come suol dirsi, di cultura della
legalità, nonché, abbiamo appreso non senza qualche stupore, anche le diverse
idee di sinistra in circolazione e, per soprammercato, le difficili relazioni
che la sinistra medesima intrattiene con gli intellettuali storicamente a lei
vicini. Temevo, lo confesso, di dover dedicare queste righe all'argomento che
non accenna ancora a lasciarsi archiviare come decenza vorrebbe. Ringrazio la
Confindustria siciliana per avermi sottratto, con la sua scelta, a una simile
tentazione. Ma credo che dovremmo ringraziarla tutti (non solo i siciliani)
perché la sua decisione, dirompente anche da un punto di vista culturale, ci
ha ricordato bruscamente che legalità e sicurezza sono cose serie, che vanno
affrontate molto, ma molto seriamente.
*********
Vetri sporchi
di Fulvio Cammarano Corriere adriatico 3 settembre 2007
Non accenna a diradarsi il polverone polemico sollevatosi
con l'ordinanza del sindaco di Firenze che vieta l'attività di lavavetri d'auto
agli angoli delle strade, punendola con la denuncia penale. La misura, al di
là dell'applicazione concreta e delle effettive ricadute giudiziarie, ha scatenato
non pochi contrasti tra le forze politiche, soprattutto a Sinistra, sul tema
dei valori. Da una parte, diversi intellettuali hanno puntato l'indice contro
questa cultura "da sceriffi" che da un po' di tempo caratterizza le scelte anche
di molte amministrazioni della Sinistra, dall'altra troviamo sindaci ed amministratori
che devono dar conto a cittadini sempre più insofferenti nei confronti del disagio
urbano alimentato da fenomeni di illegalità diffusa. Questi, infatti, non di
rado si riproducono grazie anche a veri e propri racket che controllano le diverse
forme di accattonaggio. Sfrondato dagli eccessi polemici, il nodo centrale
dello scontro rimane quello dell'eterno contrasto tra le esigenze della solidarietà
e quelle della sicurezza. Se la misura ha già avuto un impatto molto diretto
e crudo, il dibattito invece sembra, dunque, bloccato sul terreno morale. Pochi,
sinora, l'hanno interpretato nell'ottica della civiltà giuridica liberale, cioè
riflettendo in termini di diritti individuali e rigettando, di conseguenza,
qualunque richiesta di restrizioni a carico di gruppi ed entità collettive.
Non discuto qui l'esigenza politica o l'esasperazione "civica" di un sindaco,
di fronte al moltiplicarsi delle proteste dei propri concittadini. Né, in generale,
si critica il diritto del primo cittadino di emettere ordinanze vincolanti e
sanzionatorie nei confronti di comportamenti incivili. La strada della decisione
drastica può essere compresa anche da chi non l'approva.
Tutto ciò, però, non ci fa dimenticare che quando il controllo del territorio
e la gestione dell'ordine pubblico arrivano a richiedere misure di repressione
di "categorie", si è già prodotta una smagliatura della cultura liberale, la
quale si basa sul principio che i reati sono commessi da individui e non da
gruppi o settori sociali.
Non essere in grado di punire quella specifica persona che, con la scusa di
lavare il parabrezza dell'auto, aggredisce e importuna i cittadini o non riuscire
a smantellare l'eventuale racket (cioè delinquenti gerarchicamente associati)
che controlla gruppi di lavavetri, indica la debolezza del potere.
Forse a Firenze si è giunti alla conclusione che tutti i lavavetri sono membri
di associazioni a delinquere, nel qualcaso sarebbe stato opportuno partire dall'arresto
dei vertici di un simile racket. Se però così non è, tale misura sembra più
un segnale d'impotenza della forza pubblica che sfocia poi in indiscriminate
misure preventive.
Una comunità sana e coesa colpisce sempre e solo gli individui che infrangono
le leggi, una società timorosa e in difficoltà se la prende con gli "insiemi".
Per eliminare qualche pesce pericoloso posso svuotare tutto lo stagno, anche
se questo comporta la fine di molti pacifici pesci rossi, però tale operazione
di pulizia, semplice e netta, apparentemente autorevole, segnala a tutti che
non ci sono volontà e/o mezzi (risorse, tempo ed energie) da investire nella
selettiva impresa di catturare quelli dannosi. Per questo, anche i cittadini
amanti dell'ordine ad ogni costo hanno poco da essere soddisfatti di tali misure:
mostrano istituzioni prive di strumenti investigativi e incerte sulla repressione
dei reati. In questa riflessione, il solidarismo e la compassione per i poveri
non c'entrano nulla.
Il fatto che una persona, ad un incrocio, si offra di pulire i vetri della vostra
auto in cambio di una libera offerta non si configura in alcun modo come offesa
alle libertà di qualcuno e quindi non esiste motivo di vietarlo (tutt'al più
si può regolarizzare l'attività). Non vale parlare dell'esistenza di lavavetri
ostaggi di racket malavitosi o aggressivi e violenti. Non basta, per vietare
a tutti di offrire la propria prestazione. Pensiamoci. La strada della prevenzione
sembra ragionevole, ma non si sa dove può condurre.
Ad esempio, visto che sappiamo che nelle discoteche si spaccia cocaina ed ecstasy,
perché a qualcuno non viene in mente di chiuderle tutte?
Di questo passo la resistenza alle misure preventive dipenderebbe unicamente
dalla forza degli interessi lesi. Se è così, si mette male per quel piccolo
esercito di individui armato di bottiglie d'acqua e spazzoloni che staziona
agli incroci delle nostre strade.
********
E' giunto il momento di recuperare il valore
dell'autorità
di Giuliano Da Empoli Il Riformista 3 settembre 2007
La cosa non è piaciuta a Emesto Galli della Loggia che,
sul Corriere della Sera, si è scagliato contro la mania dei politici italiani
di andare a cercare idee all'estero.
E però il combinato disposto degli interventi di Giuliano Amato sul metodo Giuliani
e di Francesco Rutelli sul ripristino del principio di autorità segnalano un
elemento di novità nel dibattito politico che sarebbe ingiusto condannare per
violazione del copyright (nonché assurdo ridurre alla dimensione della polemica
sui lavavetri fiorentini).
Il fatto è che, dopo un'estate trascorsa all'insegna delle scarcerazioni facili
e degli scioperi fiscali, dominata dagli exploit mondani di ricattatori e bancarottieri
e funestata dagli scioperi bianchi e dai bagagli smarriti, qualcuno comincia
a chiedersi se, a sinistra, sia possibile porre la questione di un'etica pubblica
della responsabilità che strappi ai giacobini a senso unico alla Flores D'Arcais
e alla Travaglio il monopolio della questione della legalità. Il momento è quello
giusto. Non solo perché, in Italia, il livello di preoccupazione dell'opinione
pubblica su questo tema ha ormai da tempo superato il livello di guardia. Ma
anche perché, a quasi quarant'anni dal '68, è arrivato il momento di fare i
conti con la questione dell'autorità. A giudicare dalle patetiche celebrazioni
che hanno accompagnato il trentennale di una delle stagioni più buie della nostra
storia recente, il 77, è evidente che per l'anniversario del '68 si prepara
uno tsunami di nostalgia da far tremare le vene nei polsi.
Basta fare un giro nelle redazioni delle case editrici per farsi un'idea dell'onda
anomala di memorie, di pamphlet e di album fotografici che si abbatterà su di
noi a partire dall'inizio dell'anno prossimo.
E allora tanto vale cogliere l'occasione per fare i conti con un problema di
fondo. Nel bene e nel male, il '68 (che, da noi, com'è noto, non è mai finito)
ha rimesso in discussione le forme tradizionali dell'autorità. Così facendo,
ha abbattuto molti totem arcaici e superati. E però, ha anche travolto istituzioni
che non sono mai più riuscite a trovare un loro equilibrio: prime tra tutte
la scuola e l'università. In quell'ambito, l'abolizione delle gerarchie, i diciotto
politici, l'immissione in ruolo di precari senza concorso e mille altre misure
ispirate o mascherate dal ribellismo anti-autoritario sessantottesco hanno fatto
danni incalcolabili. Oggi, dopo i video di You Tube e i libri di Houellebecq,
si comincia di nuovo a discutere sul ruolo formativo della disciplina, sull'esigenza
di ricostruire un'autorità fondata sul merito.
L'idea di fondo è che alla pars destruens rappresentata dall'interminabile '68
italiano possa e debba succedere una pars construens che reinventi un principio
di autorità capace di mettere le regole e la responsabilità al servizio della
società nel suo insieme. Il discorso vale per la scuola, ma vale anche per altri
settori: dalla pubblica amministrazione (si pensi al dibattito sui fannulloni,
meritoriamente inaugurato da Pietro Ichino) alla giustizia. In tutti i campi,
il dilagare dell'irresponsabilità e dell'impunità impone alla sinistra di andare
al di là dell'anti-autoritarismo per costruire un concetto di autorità che non
coincida con il puro e semplice ripristino del notabilato pre-sessantottesco,
ma che consenta pur sempre di punire chi sbaglia e di proteggere i più deboli
dagli abusi di prevaricatori di ogni genere. Non sono parole astratte.
A costo di far venire l'orticaria a Galli della Loggia, si potrebbe citare uno
studio recente della London School of Economics che dimostra quanto la reintroduzione
di regole di comportamento e di sanzioni disciplinari abbia migliorato la performance
degli studenti dei quartieri a rischio delle città inglesi.
D fatto è che, per quanto provinciale, il riferimento a esempi stranieri, ai
nostri riformisti è indispensabile per una ragione molto semplice: perché dimostrano
che sono possibili su questa terra cose che in Italia sembrano relegate al regno
della fantascienza più spericolata. Come, ad esempio, un nuovo primo ministro
laburista che, in Gran Bretagna, inaugura il suo mandato con tre parole d'ordine
in materia di politica scolastica: behaviour, behaviour, behaviour. Condotta,
condotta, condotta.
*********
on
line le lettere, i commenti e gli articoli correlati alle ultime note
di Giuliana
D'Olcese
quota rosa di Internet e di LiberoReporter mensile di attualità, politica,
costume.
Bicamera
con svista, l'amarcord di D'Alema* Lettere e Commenti
Sindaci? Lettera aperta a
Giulia Maria Crespi e a Vittorio Sgarbi Lettere e Commenti
Welfare. Marco Biagi, l'anima del Comitato e della Tavola rotonda di Giuliano
Cazzola - Intervista a Giuliano Cazzola per LiberoReporter
*I Sindaci
con la gente, lo Stato col delinquente
Tremate!
Tremate! i Cacicchi son tornati! Lettere - Commenti - Articoli correlati
Sondaggio
Sicurezza: Che ne dici del PS*? Risposte - Lettere - Commenti
Sondaggio
Privacy: Unica privacy? Nel letto con la moglie. Risposte - Lettere -
Commenti
Rai.
Deriottizziamo il Tg1: Canone bugiardo e irragionevole
Il
Vaff-Day di Grillo il Terribile & il Vaff-Day after del nuovo Partito
dei Sindaci - All'Italia: Nel Suk di Veltrozzio - Lettere - Commenti -
Articoli correlati
*A quando
il Media Vaffanq-Day?* *Un Virus detto Miss Frenda* a Presidenza Repubblica
Quirinale. Lettere - Commenti - Articoli correlati
I Vicerè
cacio sui maccheroni dei Vaffa-day. Lettere - Commenti - Articoli correlati
Donne
e Internet, Progresso o regresso dell'«eterno femminino»? - Lettere - Commenti -
Articoli correlati
*Adamo,
scia di sangue di Tim Brasil?* Lettere - Commenti - Articoli correlati
*Chiamo
Telecom, Tavola risponde*
D'Avanzo,
«La seconda che hai detto». Lettere - Commenti - Articoli correlati