Donne e
Internet
Progresso
o regresso dell'«eterno femminino»?
Internet come l'Isola dei morti
L'Isola dei morti di Harold Bocklin 1880 Basilea
Kunstmuseum
Italia, poche donne su Internet
Roma martedì 04 dicembre 2007
Un quadro desolante quello tracciato da
Eurostat: le donne del Belpaese, anche quelle più giovani, non tengono il
passo degli altri grandi paesi europei. Niente da fare: da più parti si canta
l'aumento delle donne italiane in rete ma la realtà, quella tracciata dalle
statistiche europee, parla un'altra lingua. La quantità di donne che in Italia
ha accesso abituale alla rete impallidisce rispetto alle
medie fatte segnare nei maggiori paesi europei.
A offrire un nuovo sconfortante dato dell'arretratezza
telematica del paese e dell'inadeguatezza delle strategie di alfabetizzazione
è questa volta Eurostat, secondo cui le donne tra i 16 e i 24 anni
che si sono collegate ad Internet nei primi 3 mesi del 2007, sono state il
57% del totale che hanno avuto accesso mediamente una volta alla settimana.
Il che indica che l'Italia si colloca nelle ultime posizioni per diffusione
di Internet tra le giovani donne. Il Belpaese fa comunque meglio
della Grecia la cui percentuale per le donne di quell'età non arriva
al 53% e della Romania 48%. In questa "categoria",
l'Italia fa un testa a testa con Cipro, il che forse non sorprende considerando
che secondo altre stime Eurostat, la diffusione dell'accesso a Internet
nelle case italiane è solo di poco superiore a quella cipriota.
Tornando alle donne,
il quadro è preoccupante, forse lo è ancora di più, quando si analizzano
altre fasce d'età.
Nel nostro paese, infatti, tra i 25 e i 54 anni accede ad
Internet almeno 1 volta alla settimana il 34% delle donne. Se si pensa che
la media europea veleggia per questa fascia sul 55% si ha la percezione dell'enorme
ritardo del nostro paese. Sempre i dati Eurostat indicano che sebbene l'Italia
non primeggi nella banda larga, il suo tasso di diffusione è nella media rispetto
agli altri paesi.
Volendo combinare i
dati se ne potrebbe trarre che questa arretratezza sia di tipo culturale:
pur potendo accedere alla rete, meno della metà delle donne italiane ne approfittano.
Anche per queste ragioni ci si può spiegare come oltre i 55 anni solo il 6%
delle donne italiane trovi la via della rete, contro un 19% di media europea.
Un dato simile a quello
della Bulgaria, della Slovenia e della Grecia.
Ciò che colpisce più di altri dati, più della media europea, è che vi sono
paesi dell'Europa del Nord dove la presenza femminile in rete è massiccia,
con percentuali di accesso tra le giovanissime che si avvicinano al 100% per
paesi come Olanda, Finlandia e Danimarca. Sono ragazze impegnate su tutti
i fronti della scolarizzazione e del lavoro e che sono destinate a conoscere
mediamente molto di più la rete e gli orizzonti che apre rispetto alle "colleghe"
italiane.
Il 27 Luglio 2007 avevo
scritto
Donne e
Internet. Progresso o
regresso dell'«eterno
femminino»? Internet come l'Isola dei
morti
Massimo Mantellini, a mio parere, è «l'ultimo giapponese»
dei galanti alla maniera che fù - galanteria che conquistava anche le più arcigne
- che difenda, anzi esalti il ruolo e il modo di stare in rete del mondo femminile
italiano, infatti, è con l'articolo «La rete delle Donne» che
ne ha esaltato pregi, virtù e virtuosismi telematici.
Mantellini, che ha partecipato al Barcamp tematico del FemCamp.it ospitato dal
laboratorio Technèdonne.it, scrive:
«Di certo l'universo femminile in rete non è mai stato così vivace e produttivo.
I tempi maturano, e con loro la rete, grazie anche alla partecipazione attiva
delle donne.
Mai come da quando esiste la rete possiamo osservare lo scarto netto fra chi
fa e chi pensa, l'analisi sociologica dell'impatto tecnologico sull'universo
femminile dal racconto delle esperienze concrete, editoriali e imprenditoriali
di donne che hanno scelto Internet per valorizzare le proprie competenze.
Molti i progetti femminili in rete, come Style.it, capaci di coniugare gli aspetti
sociali (fornire loro uno strumento di informazione e pubblicazione a propria
misura) con quelli commerciali (creare una comunità di utenti a margine di progetti
editoriali femminili come i magazine di Condè Nast): luoghi della rete utili
per quelle migliaia di navigatrici che anche nella Internet italiana non solo
sono in rapida silenziosa ascesa numerica ma che, sempre più spesso, decidono
di partecipare alla «grande conversazione» aprendo un blog, discutendo su forum,
magazine elettronici e liste di discussione, cercando ambiti di interattività
a propria misura.
Internet resta una grande arena di «valore assoluto» senza biglietto d'ingresso
dove le donne con la loro mai abbastanza sottolineata sensibilità ed intelligenza
la faranno presto da padrone».
A differenza della rosea e galante quanto generosa visione di Mantellini - che
vede in rete un universo femminile mai stato così vivace e produttivo come ora
- invece, tranne lo sparuto eroico drappello costituito dalle «solite note»,
donne che vanno dal giornalismo alle nuove tecnologie e via via fino all'imprenditoria,
alla politica ed al commercio, è proprio in Internet che si ha il desolante
impatto con la mancanza quasi totale di donne che, a differenza degli uomini,
manifestino interessi «elevati» dell'universo femminile italiano, o perlomeno
di curiosità allargata a temi non specificamente femminili. Desolante è l'assenza
di interesse, o di partecipazione attiva, intellettuale, o solo dell'anima,
a qualsiasi problema concernente la partecipazione alla cosa pubblica, alla
cittadinanza, alla politica, al sociale, alla curiosità verso la scienza, la
tecnologia, al cinema ed al teatro come storia del costume o, almeno, verso
lo strumento Computer-Internet, ed il suo uso.
Dai cosìdetti temi «elevati» o dagli argomenti cosìdetti «per uomini», l'assenza
delle donne italiane è pressochè totale.
Questo distacco dalla cosa pubblica è l'unica ragione che sta alla base, quindi
poche balle su quote rosa o non rosa, della macroscopica differenza numerica
che distingue, e sottolinea impietosamente, parlamentari, ministri, sottosegretari
e segretari di partito uomini dalle donne elette o preposte alle medesime funzioni.
Le donne amano il Potere, ma non vogliono e non sanno prenderselo
da sole. Sono gregarie, per natura o per soggezione durata secoli non lo si
sa ma certo è che, lo si vede in politica, si accucciano sempre all'ombra del
Potere detenuto dal maschio detto, da loro, «misogino! maschilista!». Lo servono
come chierichette all'Altare. Ammucciano ad ogni suo ordine, ad ogni stravaganza
nefasta per il popolo terrorizzate, qualora disobbedienti, di non essere ricandidate,
rielette.
Di non godere più dell'Ombra del Potere mentre, standosene in
ombra, ne godono, ne divengono le Vestali, le Grandi complici.
Ma non è solo nella cosa pubblica e nella politica che l'universo femminile
italiano non anela a ruoli e responsabilità, e non se li assume almeno di opinione,
bensì laddove c'è da impegnarsi, da far sentire la propria voce l'universo femminile
italiano è assente. Muto. E' l'Isola dei morti.
E tranne le note eccezioni, che
confermano la triste desolante regola, ciò ha il suo spietato specchio in
Internet ove, statisticamente, le donne sono in numero pari agli uomini, se non
maggiore, per frequentazione di siti porno e chat per incontri «ravvicinati».
Perchè?
Pornografia, scambi e chat sex sostituiscono la
mancanza di sesso da parte della massa, massa oramai davvero impressionante in
Italia, di donne obese che, giustamente, dato il senso di repulsione che
suscitano nei maschi, nessuno si «fila».
Internet ed i suoi strumenti, quindi
non sono, come sogna il galante generoso Mantellini, la Grande frontiera
conquistata, anche, dalle donne dalle quali, invece, è rarissimo che arrivi una
iniziativa interessante, una proposta originale, una battaglia sociale o
politica da condurre coralmente e con la forza della convinzione, e della
tecnologia che è immensa ma la cui efficacia e forza è capita da pochi. Le
donne, salvo rare eccezioni, tengono i propri pc come sgabuzzini da
rottamatt e, salvo lamentarsi e non fare alcuno sforzo per capire pc e
Internet, e così usarne le relative difese, navigano come se
facessero un giro dal parrucchiere beccandosi cimici, pulci, hackers, virus e
spioni.
Donne sveglia! Stop all'Isola dei morti. Stop al regresso dell'eterno
femminino, e avanti con il progresso dell'impegno e della
tecnologia!
Giuliana
D'Olcese
quota rosa di Internet e di LiberoReporter
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Storia e simbologia
del dipinto di Arnold Böcklin
Arnold Böcklin artista
svizzero (Basilea 1827 - Fiesole 1901). Allievo di Schirmer a Dusseldorf, visitò
Parigi (1848) e Roma (1850) ove si rivelò pienamente la vocazione artistica.
Lavorò a Basilea, a Monaco di Baviera, e a Weimar ove insegnò paesaggio presso
la scuola di belle arti. Böcklin è considerato il padre dei Simbolisti.
In uno dei suoi capolavori, L'isola dei morti del 1880 (Basilea Kunstmuseum),
la malinconia, in forma della paura della morte, è espressa in modo molto suggestivo.
Böcklin si è andato confrontando fin dagli anni di studio a Düsseldorf con la
tematica della morte e della caducità e il quadro, che fin da quando fu esposto
per la prima volta raggiunse una fama sensazionale come nessun altro dipinto
dell'Ottocento.
Nel 1880 Böcklin scrisse
alla sua committente: «Lei potrà sognare, immersa nel buio mondo delle ombre,
fino a quando non crederà di avvertire il leggero, tiepido alito che increspa
il mare, fino a quando non esiterà a turbare il solenne silenzio anche con una
sola parola». Il pittore evitò di dare ulteriori interpretazioni, poiché voleva
che fosse lo spettatore stesso, guardando intensamente, a trovare il significato
dei suoi quadri. La rappresentazione diede adito a interpretazioni che andavano
dall'elegia all'antichità morente fino a diventare un'esperienza-chiave per
i pazienti di C.G. Jung. L'isola venne paragonata alle piramidi, univoche e
inavvicinabili, e vista come una sorta di formulazione riassuntiva della storia
del mondo, interpretando in questo senso le forme abbreviate di cratere e cipressi,
e le tracce dell'uomo.
Ci volle solo la fantasia
dell'artista per animare il primo piano con la barca di Caronte, in cui la figura
in piedi, avvolta di bianco come una mummia, con un feretro infiorato dinanzi
a sé, sembra incongruamente allontanarsi dall'isola.
L'isola forma un cerchio
quasi concluso di pareti rocciose e cipressi scuri. Nelle rocce sono state ricavate
delle tombe.
La morte viene intesa
da Böcklin come una scissione, una cesura, un viaggio in un regno sconosciuto
i cui servi senza voce e senza volto compiono autonomamente il loro dovere.
Artisti di ogni epoca si sono confrontati con L'isola dei morti di Böcklin,
trasponendola graficamente, come Max Klinger (1857-1920), parafrasandola come
fece Salvador Dalì o anche trasportandola in musica, come Sergej Rachmaninoff
e Max Reger. L'isola dei morti ha ossessionato molti protagonisti del secolo
XX, tra questi Freud che aveva nel suo studio 22 riproduzioni di quadri famosi
e molti rappresentavano «L’isola dei morti». Jung scrisse del quadro a proposito
del suo paziente «Henry» del quale il quadro costituiva l'elemento chiave dei
suoi sogni. Hitler acquistò a un’asta, nel 1936, la versione ora al Museo
d'arte moderna di Berlino. In una fotografia, riprodotta nella copertina del
libro «Nazionalsocialismo esoterico» di Marco Dolcetta, Hitler è ritratto nel
suo studio, insieme a Molotov e Ribbentrop, dopo la firma del patto russo-tedesco:
alle sue spalle si trova il quadro di Bocklin. Lenin teneva nella sua abitazione
di Zurigo una versione originale della stessa opera.
*****
Purtroppo
debbo darti ragione. Ma non basta dire "donne svegliatevi".
Se tu prendessi sul serio la statistica che è la prima
quantificazione del sessismo: "Le donne svolgono i 2/3 del lavoro nel mondo,
ricevono il 5% dei guadagni e posseggono l'1% delle proprietà", dati ONU, più
che credere che le donne siano addormentate, crederesti che siamo delle schiave,
e che per uscire dalla schiavitù non bastano gli atti di eroismo di pochi geni,
ma occorre, credo una presa di coscienza di massa come è stata, nel mondo, lo
Sciopero Globale delle Donne.
Da oltre un anno ho lasciato il mio lavoro su Internet a causa di gravi problemi
famigliari. Come me la maggioranza delle donne non sogna neppure di stare un
pomeriggio su Internet. Ho chiesto a personaggi potenti un aiuto che mi permettesse
di dedicarmi nuovamente ai Diritti delle Donne, ma non ho ricevuto alcuna risposta.
Questo è quanto. Carissimi saluti e a presto (problemi permettendo) Anna Costantin.
P.S. vedrò, se possibile, di mandarti le fonti ILO (International Labour Office)
delle statistiche citate.
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Donne e Internet? Ecco i responsabili della Security
Internet
Arpa è l'acronimo di Advanced Research Projects Agency.
Agenzia del governo Eisenhower, fondata alla fine degli anni '50. Ad essa si
deve la nascita di Internet, che ha in seguito acquisito una propria individualità.
Nel 1969 venne istituita ARPAnet poichè, il Dipartimento della Difesa americano,
voleva collegare in rete i computers delle sue installazioni militari utilizzando
una struttura reticolare e non stellare. La prima avrebbe resistito alle bombe
atomiche, non essendoci un centro ed una gerarchia, la funzionalità non sarebbe
venuta a mancare nel caso una parte di essa fosse stata, deliberatamente o no,
distrutta. Nel 1983 venne fondata Milnet, rete riservata per scopi militari.
Nel frattempo crescevano altre reti, grazie all'invito della National Science
Foundation, rivolto alle università ed enti scientifici non commerciali.
Nel 1990 ARPAnet cessa di esistere e nasce Internet. Nel 1991 nasce nei laboratori
svizzeri del Cern il World Wide Web.
Ecco l'IP che mi ha attaccato: IP = 208.66.64.132 - Ecco il suo nome Host =
132.64.66.208.in-addr.arpa
Allora, solo casi? Guardate di cosa si occupano quelli dell'ARPA http://www.arpa.emr.it/
Paola Bianco
*****
*Donne e Internet, l'"eterno femminino"*???????
Ma chi cazzo ti autorizza a scrivere simili stronzate
su noi donne?
forse tu sarai come scrivi... ma soprattutto ho già abbastanza cose serie da
fare piuttosto che leggere le tue follie... cancellami!
Rosanna Tortuelli
*****
*Donne e Internet, l'"eterno femminino"*
Cara Giuliana, le lancio una sfida, anche se temo continuerà
ad ignorarmi. Lei tocca un argomento molto importante, ma anche lei rischia
di invocare un impegno astratto, di astenersi dall'esercizio concreto del potere,
di lasciarlo alla casta maschile. Dunque ci dica, mi dica, per favore, quale
modello femminile, quale donna di potere concretamente vissuta, lei ritiene
di poter indicare quale esperimento positivo e da imitare.
Io sono un maschio disponibile ad aiutarla. Il mio sito web è www.queendido.org.
Da anni mi occupo di questi temi, in maniera molto concreta.
Nella nostra organizzazione le donne non fanno le Vestali. Tuttavia il nostro
è un ambito culturale e gradirei, gradiremmo una seria collaborazione con una
"donna di potere", una donna in politica. Sia gentile, la prego, e mi dedichi
una riga del suo tempo. Grazie, Salvatore Conte
*****
Gentile Salvatore Conte
1. Non tema il fatto che continuerò ad ignorarla dal momento
che questa è la prima lettera, e la prima risposta che ricevo da lei. Mai ricevuto
nulla, e sappia che rispondo sempre alle lettere ed ai commenti, almeno un Letto,
o Read, all'apposita opzione ma seguita da un mio grazie e da una controrisposta.
2. Cosa intende allora sull'ignorarla se mai ho ricevuto da lei alcunchè?
3. Un esperimento di esercizio del vero potere, ed onesto, sono stati sicuramente
quello di Marisa Bellisario e di Nilde Iotti
4. Se nella vostra organizzazione le donne non fanno le Vestali, mi rallegra,
infatti, ho scritto tre volte "tolte le solite note e le dovute eccezioni".
5. Di indicazioni per una collaborazione con una donna di potere in politica,
non so chi indicarle, purtroppo ...........................................................................
Cordialmente da Giuliana D'Olcese
*****
Emma Bonino e i conservatori
Bene ha fatto il Ministro Emma Bonino a rimettere il suo
mandato nelle mani di Prodi. Era ora che qualcuno, oltre a Daniele Capezzone,
mettesse in discussione la linea conservatrice di questo Governo che preferisce
tutelare coloro i quali sono già tutelati secondo il dettato della sinistra
"ridicola" (altro che radicale, ridicola davvero).
O si sta con gli innovatori o con i conservatori comunisti ed i loro sodali
insomma. "La spesa che se ne va per previdenza, malattie e salute è il 93%,
mentre casa, disoccupati e famiglie si dividono il restante 6%", questo è ciò
che ha rilevato Emma Bonino e noi con lei. Non si può pensare di abbassare l'età
pensionabile.
Pena l'impossibilità di garantire un futuro certo alle giovani generazioni nonché
un welfare che tuteli chi oggi è escluso dal sistema produttivo. Ne consegue
che non è possibile mediare con i massimalisti sostenuti financo dai sindacati
conservatori. Occorro pertanto escluderli da qualsiasi maggioranza di governo.
Daniele Capezzone, il quale ha recentemente fondato il network Decidere.net,
ha lanciato due date: il 22 settembre a Roma una manifestazione a favore della
riforma delle pensioni ed il 29 settembre a Milano a favore di un consistente
abbassamento delle tasse al fine di favorire lo sviluppo. Farò di tutto per
essere presente ad entrambe o quantomeno le sosterrò. E' proprio da qui, io
penso, che potrebbe nascere un movimento più ampio: riformista, liberale e autenticamente
liberalsocialista al di là degli schieramenti oggi presenti. Un movimento per
le riforme di cui il nostro Paese ha urgente bisogno e di cui sentono il bisogno
soprattutto gli "esclusi", i non "sindacalizzati", ovvero il Terzo Stato del
nostro tempo. Luca Bagatin www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
*****
*Donne e Internet, l'"eterno femminino"* Gentile
signora D'Olcese.
Mi inchino, ammirato, davanti la sua analisi estremamente
realistica. Condivido e aggiungerei che il vero tallone d'Achille delle signore
sta nel volersi proporre, comunque e sempre, prima di tutto gnocche piuttosto
che intelligenti. Ricordo l'intervento in TV di una giornalista, probabilmente
più che settantenne, con tre menti e pelle del viso che cascava da tutte le
parti ma con dei boccoloni biondi giù per le spalle da fare invidia ad una quindicenne!
Non che tanti maschi con la testa siano da meno ma, almeno non mettono subito
in favore di telecamera prosciutti e celluliti. Continuo ad ammirarla e leggo
con molto interesse ogni suo intervento.
Visto il periodo, le auguro di vivere delle belle vacanze. La saluto cordialmente.
Sandro Chines
*****
Grazie Chines, sempre assai incoraggiante.
In quanto all'eterno gnocchino, ha ragione, ma
non ho voluto infierire fino in fondo. Già così ho ricevuto vivaci quanto stizzite
gnocchissime proteste.
A presto, gd'o
*****
*Donne e Internet, l'"eterno femminino"*? Ogni cosa
a suo tempo.
Metta anche Mantellini sotto la lente del microscopio
e scoverà un modo mantelliniano di essere obeso... ed un po' cucciolo.......
Lei può... la Sua lente è più "concreta" della mia. Talvolta la mia - come in
questo caso, ovvero quando l'ho utilizzata su Mantellini - è più "istintiva"
(tra virgolette)...
Le porgo un saluto. hanto.it
*****
*Donne e Internet, l'"eterno femminino"* Parole sante!
Parole sante! Che poi, di "donne in carriera" che abbiano
mantenuto la propria femminilità, non ricordo di averne conosciuta neanche una;
solo determinazione feroce a prevaricare e, appunto, a "fare carriera". Sarebbe
proprio ora di finirla. Lavorare e vivere con gioia; questo messaggio, questo
esempio, che tutti ci aspettavamo dalla cosiddetta "emancipazione femminile",
non è arrivato. Cerchiamo di essere ottimisti: non è "ancora" arrivato.
Ciao, e tanti auguri. Paolo S
*****
*Donne e Internet, l'"eterno femminino"*
Condivido!
Condivido a pieno quanto dici e credimi la scelta faticosa
di non essere ''gregaria'' ma sola responsabile delle mie idee e delle mie scelte
l'ho pagata cara in politica e dalle donne non ho trovato ne simpatia ne aiuto
se non in alcune sparutissime e anche in questa ultima battaglia per la modifica
dell'art 1 che nella sua impostazione può essere, di fondamentale importanza
per le donne e benchè abbia cercato di coinvolgere le associazioni femminili
fino ad ora è un tiepido e quasi timoroso interesse!
Laura
*****
Grazie, guarda è una vergogna x le donne. Allora che facciano le cuoche...
Per non parlare delle "associazioni" femminili. Una doppia
vergogna, uno squallore. gd'o
*****
Carissima D'Olcese, finalmente posso farmi sentire,
tutti i gli articoli arrivano puntuali, pregevoli e ricchi
di informazioni e di varia cultura. Riguardo il partito radicale che si sta
ripiegando sempre più su se stesso con la stupida visione ecumenica e messianica
che lo allontana sempre più dalla realtà, disperdendo un patrimonio di voci
e intelligenze che si sono allontanate o sono state cacciate. Sappi che i tuo
articoli sono tutti letti e conservati. Cordiali Saluti Franco Bivona
*****
*Donne e Internet, l'"eterno femminino"*
La sua nota mi ha fatto riflettere, non sono d'accordo
sulla sua prospettiva: secondo me in rete ci sono davvero delle voci di donne
importanti. Però la rete non è il paradiso, ha i suoi meccanismi che molto spesso
sono simili a quelli della "terra ferma".
Ecco il link di una rivista ideata e curata dalla sottoscritta, che forse è
in tema con quanto ha scritto. - www.monologhidellavarechina.net
Cordialmente Silvana Rigobon
*****
Decidere.net già più di mille adesioni: e non è che l'inizio!
Nel marasma generale, nelle orribili quotidiane
denunce di cose malfatte di cui vengono additati con nome e cognome i responsabili
ma di cui nessuno si cura, nel degrado civile e morale che ci circonda e per
noi romani nel degrado costante del cittadino vivere sotto ogni aspetto (grazie
ad un sindaco che non sa neppure dove sia la città che dovrebbe amministrare
ma che pensa esclusivamente ai suoi interessi ed alle sue velleitarie manie
di grandezza) credo che Daniele Capezzone, licenziato dal rinco... Pannella
e dall'ormai esaurita e patetica Bonino, sia uno dei pochi da cui si sentono
dire cose sensate, e che sembra avere qualche idea più degli altri unita ad
una cultura e ad una intelligenza fuori dal comune. Perchè non tentare questa
ennesima via, che non vuol certo dire fare una scelta politica ma solo dare
una chance a questo giovane politico, e vedere cosa succede aderendo a <decidere.net?>.
Il che tra l'altro non costa nulla?
Un saluto a tutti, Lucio
*****
Cara D'Olcese, Donne ed internet....
Nel mio pur molto raffazzonato http://www.digitalexpert.it/hall_of_fame.html,
in mezzo a pur tanti blasonati maschi, ci sono (poche
ma buone) alcune donne... orbene, a ben leggere ti renderai facilmente conto
che sebbene i maschi abbiano fatto tanti piccoli passi per produrre le moderne
tecnologie informatiche, le cose più toste, più argute, più elevate filosoficamente
e dalla ricaduta ENORME nel mondo dei computer, sono state fatte da donne.
Chi fa il mio lavoro (l'informatico) lo sa benone e i più sapienti sanno che
ci sono anche altri nomi femminili di rango e di grandissimo valore ed importanza.
E sempre chi fa questo lavoro sa benissimo che la capacità di mettere logica,
passione, tenacia e voglia di concretezza, tipica dell'universo femminile, la
fanno da padrone nel settore. Per cui, fatto salvo che quanto dici è giusto,
ricordati che senza donne i computer chissà come andrebbero e chissà cosa farebbero!!!!
Saremmo forse all'età del pallottoliere o giù di lì, lo dico da uomo e con un
pizzico di piacevole gelosia nei confronti delle donne che, lasciamelo ribadire,
ci sanno fare molto ma molto di più degli uomini nel settore ottimo stimolo
comunque per darsi da fare, no? Salutissimi CAC
*****
Caro Casartor,
naturalmente ho scritto "tolte le dovute eccezioni".
Ma in questo paese si può vivere eternamente di eccezioni? (,-)
*****
D'Olcese,
visti i tempi, è già eccezionale che si possa
parlare di queste cose. Avanti tutta!!!!
*****
Gentile Giuliana D'Olcese, E' comunque ormai
diverso tempo che lei mi invia i suoi articoli. Ed io non sono capace di leggere
e basta.
Meno male! Se tutti si limitassero a leggere e mai commentare come
si terrebbero le rubriche e come si saprebbe cosa pensa davvero la gente?
A proposito,
dove ha reperito il mio indirizzo e perché ha cominciato ad inoltrarmi i suoi
articoli, peraltro interessanti? Io non mi sono iscritto a nessun servizio o
lista.
Semplicemente ero inserita nella lista Arpc, l'ho tenuta, ed a cui
invio a mia volta i miei msg.
2. Obiezione ritirata. 3. Andando
un po' più indietro, chi riterrebbe di segnalare?
Non so proprio, non è che poi sono proprio dei tempi di
Pappagone..... anche se non di primo pelo.
4. Condivido il richiamo alla ritrosia della donna dall'esercizio
del potere. 5. Lei non ritiene di svolgere politica con i suoi acuminati interventi?
Altro
che! E proprio ciò che voglio fare, politica, ma in una maniera accettabile,
comprensibile e sopratutto condivisibile dai cittadini.
Indubbiamente lei ha molto coraggio, molta incoscienza, o solide
spalle, o forse tutte queste cose insieme.
Pare che in effetti le abbia. Ciò a detta di giornalisti
e lettori che mi rispondono molto grazie e dio. In quanto alle spalle coperte,
sono sì coperte ma interamente ed esclusivamente coperte solo da me perchè non
racconto mai balle ne' iperboli fantasiose, mi documento e così nessuno può
attaccarmi. Aggredisco per prima ma solo se c'è trippa per gatti se no taccio.
Quindi non può non risultarmi simpatica.
Grazie! Allora la trasferisco
alla listona a cui invio per primi i miei scritti e tutti.
Se ha voglia di dare un'occhiata al nostro sito che è un
programma ed un consuntivo d'azione www.queendido.org potrebbe poi indicarci cosa ci divide. Grazie.
Grazie
lo farò.
Quanto
al potere, l'aiuteremo a conoseguirlo, se ritiene di fare meglio di chi il potere
ce l'ha già.
Io del potere me ne sbatto, l'ho vissuto, visto molto da
vicino e praticato, ma finisce che ti scogliona, il potere.
Saluti cordialissimi gd'o
Grazie
per la cordialità, a presto, Salvatore Conte
P.S.: legge per conoscenza la mia socia-amica Loredana Marano,
Latinista e Sacerdotessa Massima, senza quindi Pontefici (Massimi) sulle spalle.
*****
Donne,
parlamentari e calendari
Cinquantadue parlamentari donna si sono messe in posa per fare un calendario.
Nobile la causa, dedicata alla lotta contro il cancro, ma, scusate, pessima
l'idea. Già giungevano segnali inquietanti dal mondo dei più giovani, con fanciulle
disposte a dire: meglio sexi che intelligenti (ed è l'alternativa a lasciar
perplessi). Già si sprecavano moralismi un tanto al chilo sul fatto che fossero
le "veline" il mito di tante ragazze. Ci mancava solo che anche le parlamentari
si mettessero a dimostrare che ogni via è buona pur di arrivare a coronare il
sogno esibizionista di apparire in un calendario.
Si sono visti, in passato, calendari con donne disposte a spogliarsi per scopi
benefici. Non attrici, non famose, ma le abitanti di un quartiere o di un paese,
o magari le giocatrici di una squadra. Realizzati in modo sorridente, con ironia
ed autoironia, facendo il verso alle pulzelle da camion e ben sapendo che proprio
in quel verso era il valore dell'idea. Le parlamentari, accidenti, si prendono
maledettamente sul serio. Ci tengono a far sapere: sono donna, sono sul calendario
(straevviva), ma sono l'onorevole Tal dei Tali.
Non so quante copie venderanno e, quindi, quanto contribuiranno a combattere
il cancro (poco, credo), ma ero convinto che compito del legislatore fosse anche
quello di difendere la salute pubblica senza farne un'occasione d'esibizione
personale. Inoltre molte di queste parlamentari dovranno rassegnarsi al fatto
che il loro nome è letto per la prima volta, essendo fino al giorno prima sconosciute
a quasi tutti, compresi i loro elettori. Ed il debutto verso il grande pubblico
non avviene per una proposta di legge, per un'interrogazione, per una battaglia
politica, per un'idea o una proposta, no: per l'essersi messe in posa.
Lo strillo del Corriere della Sera precisa: "Niente bikini, siamo onorevoli".
Perché, sarebbe oscena una chiappa e non l'inutilità del mandato? Sarebbe disonorevole
un po' di ciccia e non il mostrarsi accanto all'uomo potente per guadagnarci
in identità? Se è per la giusta causa della beneficenza poteva anche scendere
una spallina, che differenza fa? Va bene, a questo punto sono pronto a prendermi
l'accusa di sessismo. Però la respingo.
Di parlamentari inutili alla funzione e sconosciuti ai cittadini ce ne sono
a carrettate e di tutti i sessi. Di gente eletta senza avere alcuna competenza,
senza avere maturato convinzioni proprie, senza avere sofferto nel difenderle,
ce n'è a vagonate. Gli esibizionisti senza costrutto si sono cimentati con la
telecamera anche per farci sapere che non leggono un giornale da anni ed i libri
li usano per arredare casa. Non me ne importa un fico secco di quale sesso riporta
il loro certificato anagrafico, ma osservo che chi combatte una battaglia per
avere le quote rosa garantite per legge, cioè un numero minimo di parlamentari
donna frutto non della scelta degli elettori ma di un obbligo, rischia, in questo
modo, di far pensare che vi sia un solo problema: fare il calendario con foto
giornaliere.
Davide Giacalone 20 dicembre 2007 www.davidegiacalone.it
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Le
donne escluse dal potere
di
Chiara Saraceno - La Stampa 23 luglio 2007
E' più scandaloso e sconfortante che la comunicazione pubblica italiana usi
i quarti di carne (giovane) femminile come veicolo tutto fare di comunicazione,
o che ogni volta che è in gioco una qualche posizione di potere delle donne
non ci sia quasi traccia delle donne?
È più sconfortante l'esibizione ossessiva di cosce/tette/labbroni, o la presenza
ossessiva di corpi (per lo più brutti e in età) maschili che dilaga ogni volta
che si parla e si prendono decisioni su cose che toccano la vita di ciascuno?
Il fatto che alcune parlamentari nelle loro esibizioni pubbliche usino provocatoriamente
tecniche da "velina", o il fatto che alcuni giornali nostrani si permettano
servizi sulle più belle tra loro con un linguaggio a metà tra una cronaca di
miss Italia e l'ammiccamento da bar sport? Possiamo prendercela con il Financial
Times che con tempismo estivo irride ai difetti e agli stereotipi nazionali.
Se non è la mafia, è il guardonismo maschile e la stupidità femminile. Eppure,
forse c'è del vero nel nesso che suggerisce tra ossessione per il corpo femminile
e l'assenza di donne dalla sfera pubblica in Italia.
Certo, una maggiore presenza di donne nella sfera pubblica non protegge automaticamente
dalla mancanza di rispetto e dalla stupidità (maschile, prima che femminile),
in Italia come in Inghilterra o altrove. Ma l'assenza di rispetto testimoniata
da quell'ossessione trova perfetta corrispondenza nella spudorata disinvoltura
con cui puntualmente le donne vengono escluse, e si fanno escludere, da ogni
competizione importante, accontentandosi della promessa che prima o poi, meglio
poi, verrà anche il loro turno. Si scaldano i muscoli ai lati della corsia,
talvolta sembrano lì lì per essere chiamate per correre, ma poi rinunciano a
favore del corridore scelto dalla scuderia.
È davvero incredibile quello che è successo per il ticket dato per favorito
- e comunque prescelto dalle "scuderie che contano", ovvero dai partiti - per
la candidatura alla leadership del futuro partito democratico. Incredibile non
solo per come è avvenuta la scelta, non solo per il fatto che, essendoci "solo"
due posti, sono stati "naturalmente" riservati a due uomini nell'alchimia tra
i due partiti fondatori maggiori. Ancora più scandaloso è che le donne dei partiti
non abbiano protestato per questa ennesima presa in giro, in nome della fedeltà
ai propri partiti e della real politik. Ma sono davvero sicure che è questo
il realismo politico?
Che l'elettorato, non solo quello femminile, non verrà ulteriormente allontanato
da questa mancanza di coraggio e fantasia?
Che il loro silenzio e accettazione non spezzerà l'ormai fragile filo che le
lega ai movimenti di donne che, a prescindere da quello che pensa il giornalista
del Financial Times, sono diventati sempre più impazienti e organizzati? Che
le giovani donne, già umiliate dalle immagini femminili presenti nella comunicazione
pubblica, non troveranno in questo loro atteggiamento l'ennesima prova di un'emancipazione
impossibile (specie a sinistra) e gli uomini la conferma della subalternità
femminile?
Onore, da questo punto di vista, a Bindi e Bonino, che se non altro cercano,
ciascuna a suo modo, di trovare uno spazio autonomo, anche se con esiti più
simbolici che reali. Bindi in particolare sembra aver capito che, per le donne,
la troppa fedeltà al partito non paga. Che anche lì, più ancora che nelle professioni,
c'è un infrangibile soffitto di cristallo. Anche se la sua candidatura più che
a stanare altre donne in perenne pole position, o a esplicitare lo scandalo
di un partito che si dichiara nuovo e che è invece appesantito da una vecchissima
(in ogni senso) zavorra, inclusa l'altissima quota maschile, servirà probabilmente
a legittimare la messa in pista di qualche altra candidatura maschile. Per ricondurre
la competizione ad una faccenda tra uomini, che non possono farsi sfidare da
una donna, anche sul piano del coraggio a rompere l'omertà di partito.
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In un paese normale, ma non lo siamo, Massimo D'alema
baffino,
Pietro Fassino grissino, Nicola La Torre e con
loro Luigi Grillo, Romano Comincioli, e Salvatore Cicu, dovrebbero essere in
prima linea a chiedere chiarezza sull'inchiesta UNIPOL. A farsi interrogare
e dimostrare o cercare di dimostrare la loro innocenza (perchè ogni imputato
è presunto innocente fino a prova contraria!), di fronte a evidenti ipotesi
di reato frutto non dell'invenzione di un magistrato, ma di intercettazioni,
vere e non preconfezionate, in cui disquisivano di scalate bancarie con i vari
Giovanni, Consorte, Giampiero Fiorani, e C. Invece preferiscono mettere sulla
graticola il gip (q.cuno è giunto ad accusarla di simpatizzare per AN, come
x buttare ulteriore fango su di lei!), Clementina FORLEO. A cui va tutta la
nostra solidarietà. Preferiscono l'ombra che resterà sul loro comportamento,
sulle loro azioni.
Preferiscono
farsi difendere come "casta", loro, i "furbetti del parlamento". Ieri è giunto
in loro soccorso, poteva risparmiarselo, perfino il Presidente Napolitano.
Tutti garantisti, quando gli conviene.
Ma in passato non lo furono affatto, anzi i più garantisti di oggi furono i
più giustizialisti di ieri. Dicevamo in soccorso della "casta", di questa "casta"
da voltastomaco, casta intoccabile, erano già scattati all'unisono da venerdì
scorso la 2 e 3 carica di questa repubblica, MARINI e BERTINOTTI che alquanto
a digiuno di diritto, avevano protestato per la pubblicità data all'ordinanza
della FORLEO. Poco ci mancava che si appellassero al Supremo Ordine per la tutela
della privacy, il buon PIZZETTI!
Infatti, secondo la legge non scritta di qualsiasi "mandarinato" si pretendeva
infatti che tale atto giudiziario fosse "segretato" in qualche cassetto, pardon,
cassaforte dei palazzi del potere e poi reso pubblico dai diretti interessasti.
Ma dove, ma quando e in che film?
Irricevibile.
se mai, proprio perchè atti riguardanti parlamentari è richiesta dal popolo
sovrano (di che?), più trasparenza che mai. Per poter giudicare. Sulla base
di fatti inoppugnabili: le intercettazioni. Ma non è bastato: il ministro alla
giustizia (sic!), Clemente MASTELLA, è partito come l'orlando furioso o novello
Cid, contro la povera Clementina (Clemente contro Clementina, davvero una bella
sfida!). Non risultano, a memoria, agli atti tempestività analoghe per casi
analoghi di cui la ns. storia è piena negli ultimi 30 anni. Silenzio da parte
degli altri mandarinati, sindacati, magistrati, tutti in ferie, e si sa, visto
che siamo a luglio.
E poi loro, quello che volevano ottenere, la controriforma della giustizia l'hanno
ottenuta nei giorni scorsi, dunque tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare!
ora anche il ns. presidente, che ha tutto il diritto di manifestare il suo pensiero,
liberamente, ma non è cittadino comune ma bensì in qualità di Presidente del
CSM dovrebbe tutelare e difendere il giudici da ogni ingerenza esterna, al pari
di come fa coi parlamentari del suo ex (ex?) partito. Che poi la FORLEO abbia
aggiunto nella sua ordinanza alcune considerazioni forsi discutibili, come in
ogni atto giudiziario, è possibile. Ma ciò non giustifica la sua lapidazione
o i tentativi di insabbiare tutto, ma anzi dovrebbe spingerci a ricercare la
verità, per il bene di tutti, delle istituzioni in primis. Nelle intercettazioni
ormai di dominio pubblico, molti sono gli elementi che fanno dubitare di un
comportamento retto da parte degli intercettati, parlamentari e finanzieri d'assalto.
E' nell'interesse della verità e solo di questo, e di tutti i cittadini che
è necessario una indagine seria, che non guardi in faccia nessuno, senza sconti.
Al fine che si comprenda alla fine come il sospetto fosse anche solo abbaglio.
E noi lo speriamo, per carità di patria. Perchè se così non fosse, l'Italia
sarebbe sempre più un paese in mano ad una banda di mariuoli, dediti ai propri
interessi. Ma che saremo certamente in grado di fermare nel momento stesso in
cui le loro malefatte diventino di pubblico dominio. Ma oggi il sospetto è giustificato
e corroborato dagli atti. La reazione mostrata non è nuova. Ricorda tanto da
vicino quella dei potenti della prima repubblica. Ormai sepolta. Sepolta?
Galgano Palaferri Presidente Nazionale UpL
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*Donne e Internet, l'"eterno femminino"*
Cara Giuliana, anch'io, confidando nell'eterno femminino,
ho sperato che - complici le nuove tecnologie (tra cui anche Internet) - le
donne conquistassero maggiore spazio nella società perché, e da uomo mi duole
dirlo, mai come in questa "società alla frutta" c'è bisogno di più donne. C'è
bisogno però di donne in prima linea, che si prendano quelle responsabilità
che i maschietti non vogliono o non sanno amministrare. Purtroppo come dici
tu le donne preferiscono rimanere dietro le quinte, nel cono d'ombra (quante
volte si è detto che dietro ogni uomo c'è una grande donna... dietro però, o
al massimo al fianco, non davanti).
E questo io lo capisco: è più comodo. Non ci si sporca le mani. Come diceva
un mio amico ciociaro "magnanu la murtadella senza assaggia lo pane", ergo,
raccolgono i frutti facendo fare il lavoro sporco agli altri. Come biasimarle
per questo, le donne? Non applicano forse il principale assioma dell'intelligenza
che si misura nella capacità di ottenere il massimo del risultato col minimo
sforzo? In realtà, e questo lo sappiamo bene entrambi, tutte queste pratiche
più o meno cortesi, più o meno civili, non sono altro che in fondo un modo molto
sofisticato per camuffare quella che alla fine è semplicemente una forma surrettizia
di prostituzione. Se è vero - come è vero - che "quello" è il mestiere più antico
del mondo, è perché sin dalla notte dei tempi gli uomini hanno utilizzato la
loro forza fisica e il loro prestigio sociale per imporsi sulle donne, e parallelamente
le donne hanno utilizzato la debolezza e la sensibilità degli uomini per certi
"argomenti" per ottenere da loro quello che non potevano avere né con la forza
né col prestigio sociale. In guerra e in amore - si sa - tutto è permesso, e
nella grande guerra per la sopravvivenza, come ci insegna spesso la Storia,
ognuno combatte con le armi che ha. Ciò non toglie che alla fine tutto questo
"do ut des" si concretizza perché c'è un vero e proprio rapporto di scambio
ed in definitiva vale la famosa vecchia legge della domanda e dell'offerta:
non esiste offerta se non c'è una domanda che la sostiene e per lo stesso motivo
la domanda si esaurirebbe prima o poi, se l'offerta scarseggiasse al punto di
scoraggiare la domanda.
Le eventuali lamentele "perché così va il mondo" a me sembrano soltanto uno
sterile esercizio di ipocrisia allo stato puro. La prima ragione è data dal
fatto che, per un dato squisitamente "commerciale", non mi risulta che le donne
abbiano fatto molto, per quanto fosse in loro potere, per abbassare l'offerta
(sia in termini di quantità che in termini di qualità) allo scopo di scoraggiare
la domanda che la sosteneva.
La seconda ragione però è, secondo me, ancora più preoccupante, in quanto non
investe il dato commerciale ma quello culturale. Vale a dire: gli uomini che
sorreggono in massa una tale domanda, sono a loro volta figli di un padre, ma
anche di una madre. E cosa hanno fatto le madri in questi anni per insegnare
ai loro figlioli il rispetto del gentil sesso, la parità (e in questo però ha
ragione anche Vittorio Feltri quando si lamenta che in alcuni settori le donne
vogliono la parità dei diritti ma si guardano bene dal chiedere anche quella
dei doveri), la considerazione della donna come qualcosa che vada oltre i classici
stereotipi maschili del bel culo o delle belle tette? Insomma, questi figlioli
che sfruttano le donne, alla fine sono anche figli di donne: e dove erano le
donne mentre allevavano delle personalità così aberranti?
Perché lamentarsi con la società, i mass media, quando in fondo si raccoglie
ciò che si è seminato abdicando, chi più volontariamente chi meno, al proprio
ruolo di educatore?
Alla fine però è la classica pratica tipicamente italiana dello scaricabarile:
le colpe - se ci sono - sono sempre di altri (la politica, la società, le istituzioni,
gli uomini, o anche le donne purché non siamo noi). Le Leggi - se ci sono -
devono essere implacabilmente ed inflessibilmente applicate per gli altri, ma
mai per sé stessi. Insomma, siamo proprio sicuri sicuri che, facendosi un piccolo
esame di coscienza, in tutto questo squallore della condizione femminile attuale,
le donne non abbiano avuto neanche un minimo di corresponsabilità? Siamo sicuri
voi donne possiate anche stavolta lavarvene le mani e dare tutta la colpa al
"maschio porco e sciovinista"?
Forse la mia riflessione sarà impopolare e impietosa presso il popolo femminile,
ma l'unica risposta che riesco a dare è un "No" secco.
Una volta questo poteva essere attribuibile all'ignoranza e all'analfabetismo,
ma ora, nelle società occidentali, con alte percentuali di donne diplomate e
laureate, spesso più alte di quelle dei colleghi di sesso maschile, questa scusa
non regge più, e rende il panorama in prospettiva assai più desolante.
un abbraccio (né maschile né femminile, fa un pò te). Per fortuna non si può
(e non si deve) generalizzare. Oggi esiste almeno una donna che è ancora in
grado di prendersi direttamente le proprie responsabilità con le beghe accessorie,
e questa è Emma Bonino. Ammirevole davvero nel suo gesto estremo di coerenza,
sia la Bonino un vivo esempio al popolo femminile, per il quale purtroppo la
coerenza non sempre è considerato un valore da perseguire.
Andy Favilli
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