D'Avanzo, «La seconda che hai detto». Un
esempio egregio D'Avanzo?
Un certo clima istituzionale
e sociale che da tempo, troppo tempo, si respira nel Paese - clima
che ciascuno avverte ma che a pochi fa comodo porre rimedio e ad affrontare
a viso aperto - lo avete ineccepibilmente illustrato, per mesi, lei e Carlo
Bonini su La Repubblica a proposito dell'affaire Telecom e di suoi esponenti
di primo piano coinvolti nelle intercettazioni illecite subite da centinaia di migliaia
di onesti cittadini per mano degli Spioni di Telecom tra cui ex ed attuali
esponenti delle Forze dell'ordine, ex carabinieri come Tavaroli ed altri,
Cipriani e Ghioni e la loro banda criminale, pezzi di primo piano dell'ex
Sismi come Mancini, Pompa, ecc. ecc.
«Una
sorta di nuova P2. Quali finalità si proponeva?»
avete scritto più
volte.
La domanda inquietante,
egregio D'Avanzo, che ci si pone è la seguente: quella
«sorta di nuova P2» dove ha origine, come e perchè e per cosa è
nata, tra e intorno a quali interessi ruota, dove ha i suoi gangli principali,
fino a dove arrivano le sue postazioni terminali?
Egregi D'Avanzo
e Bonini, non è che le intercettazioni lecite della Forleo su Unipol, BNL e
Antonveneta, e su esponenti politici e leaders del centrosinistra, da qualche
"consigliano" di
"dimenticare" le intercettazioni illecite?
Che fine ha fatto
l'inchiesta ora che Ghioni, Mancini e Tavaroli sono usciti dalle patrie
galere? Attenti a quei tre, ai tabulati in loro possesso, ai ricattabili, e
ai loro pc.
Per non parlare, poi, dell'avocazione
dell'inchiesta di de Magistris ove sono indagati il Capo dell'esecutivo
e il Ministro della Giustizia che, guarda caso, ogni mattina che la sera va
in onda AnnoZero, urlacchia a destra e a manca di ricevere proiettili.
Una ennesima sceneggiata-avvertitoria questa di Mastella?
Per la verità, e visti i recenti
precedenti, gli intrecci tra i proiettili a Mastella e i proiettili a de Magistris
e alla Forleo, ai normali cittadini sembrano proiettili ad usun delfini.
Cosa pensare altrimenti quando il teatro
ambientale dei fatti gravita attorno al meridione d'Italia?
Cosa pensare quando sono in ballo
i voti conquistati con l'assistenzialismo incontrollato ed altro che non nomino?
Da buona napoletana, conosco i miei pullaster...
Sulle minacce subite dal
magistrato Forleo, le denunce ai carabinieri, sul rifiuto della scorta
e sulle sue esternazioni scrive La Repubblica:
«Milano
-
Nella caserma di via Moscova, teatro di molte storie strane, (vedi
per es. «il salto nel vuoto dell'anarchico Pinelli», il processo e l'uccisione
del commissario Calabresi ndr) la parola più usata in questi
giorni è «sconcerto», come, «sconcertante», è la genericità dell'accusa ai
carabinieri».
Egregio D'Avanzo,
su questo ennesimo schifoso intollerabile scandalo di regime le interessa
sapere quale è l'opinione dei comuni cittadini-contribuenti-elettori
che si informano e che da anni seguono appassionatamente le disgustose
storie di certa politica italiana? E' «La
seconda che hai detto»
e scrivo perchè.
Conoscendo
il clima approfittatorio maschilista e misogino in voga tra istituzioni varie, politici
di ogni schieramento e tra la stampa - vedi la foto della Forleo al trucco
Tv pubblicata con perfida e faziosa sottigliezza a mo' di scandalo quando
tutti i politici che vanno in Tv si lasciano truccare e nessun giornale
ne pubblica la foto.
Un magistrato,
e per di più donna, che indaga sugli scandali bancari non è così impreparato,
ingenuo, uterino, vanitoso ne' tanto coglione da spargere ai quattro venti
opinioni e fatti passibili di misure disciplinari o inchieste quali quella
già presa, giustamente, dal Consiglio Superiore della Magistratura che
indagherà sulle denunce della Forleo. Indagini che, lei per prima, aveva richiesto
al CSM.
Analoghe considerazioni,
se pur non donna, vanno all'operato del magistrato de Magistris ed
alle feroci critiche provenienti, guarda caso soltanto da politici e da certi
esponenti della magistratura acquiescente e insabbiatrice, alla «sovraesposizione
mediatica» della Forleo e di de Magistris.
Già...,
la «sovraesposizione mediatica»...
La «sovraesposizione
mediatica» della Forleo e di de Magistris, esimi politici, magistrati e giornalisti, da
troppi di voi avversata e condannata è la legittima estrema conseguenza dell'insegnamento
tratto dai tragici fatti accaduti ai giudici Falcone e Borsellino. Quindi,
il riferimento della Forleo e di de Magistris a Falcone e Borsellino
non è «iperbolico» come lei scrive egregio D'Avanzo. In questo oscuro Paese,
infatti, i giudici che denunciano le corruzioni a tutti i livelli, anche istituzionali
e dei poteri forti, che fanno il proprio dovere rispettando i cittadini
con i tributi dei quali essi sono pagati, l'unica chance per salvare
la propria pelle è l'«esposizione mediatica».
In certe
condizioni disperate, infatti, l'unica possibilità per non soccombere
è fare pubblica denuncia, testimonianza a presente e futura memoria,
delle minacce e dei pericoli che incombono su di se'. O NO?
Chi lo nega finge di non conoscere questo Paese. Anzi, ne approfitta.
O NO?
Quindi, Violante,
eserciti la memoria, si passi la mano sulla coscienza o taccia.
E' con
questi ed altri orribili precedenti che si ha la sfrontatezza di parlare di
Antipolitica? E' con questi precedenti che soverchiatori e corrotti condannano
le piazze di Grillo che invocano «Parlamento pulito»? E' con questi precedenti
che si delegittimano e intimidiscono trasmissioni come AnnoZero?
Bando
a necrofori e funerals, bando alle pietà postume e pelose di quanti vogliono
tappare bocca e orecchie a chi, in nome del Popolo italiano, compie
il proprio dovere.
Chi
ha occhi, orecchie e megafoni per far sentire la propria voce, quindi, non
aspetti il tempo fatale delle sirene spiegate delle Forze di polizia e delle
Autoambulanze che arrivano, in ritardo, a raccogliere la propria morte e lo
strazio dei suoi cari con un mazzolin di fiori, una pietosa candela
e il solito Amen.
NOU6phNZ' Amen
Giuliana D'Olcese quota rosa di
Internet e di Liberoreporter
<<Lettere - Commenti - Articoli correlati di Giacalone - Zeus News
- Carabini - Beltrandi - Giangrande - Turco>>
All'Italia,
NOU6phNZ'Amen
E
p.c., al Capo dello Stato, ai magistrati Clementina Forleo, Luigi de Magistris,
Ferdinando Imposimato
D'Avanzo, «La seconda che hai detto»
Complimenti
cara Giuliana, è davvero la seconda che ha detto D'Avanzo!
Credo che lo
stesso non creda a quello che ha scritto... Complimenti cara Giuliana, ho
infatti letto con molta preoccupazione l'articolo di D'Avanzo, e mi chiedevo:
ma come può improvvisamente un giornalista attento e intelligente scrivere
simili baggianate? Come si possono dimenticare tutte le trasversalità e
le colpevoli connivenze ed omissioni che emergono da anni in Italia? Cosa
ci sta dietro tutto questo?... Credo che lo stesso D'Avanzo non creda a
quello che ha scritto. Ma ciò non giustifica e non spiega la cosa. Complimenti
condivido le sue considerazioni e se me lo permette vorrei riportare le
sue osservazioni nella mia prossima Miscellanea, che via email arriva a
circa 3700 persone. Grazie, ancora complimenti e cordiali saluti. Luigi
Sedita
----
Grazie per la condivisione caro Sedita, e x i compliments.
Sì, diffonda la mia nota e la inserisca nella misc.,
le invio la versione perfezionata. cordialmente gd'o
----
D'Avanzo, "La seconda che hai detto"
Cara giuliana non potevi mancare nella
notte di halloween .....e 'solo scherzetti' niente dolcetti!!!
Laura
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D'Avanzo, "La seconda che hai detto"
BRAVISSIMA GIULIANA, HAI FATTO UNA FOTO PERFETTA
DELLA REALTA' DI QUESTO PAESE.
abbracci Francesco Martin
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D'Avanzo, "La seconda che hai detto"
... Ogni giorno quaranta notizie, cinquanta
ingiustizie, lo Stato, che fà, si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta
la spugna con gran dignità...
(Fabrizio
De André)
Ciao, Paolo Severi
----
Cara D'Olcese,
Sono tutte considerazioni giuste e condivisibili,
un forte lavoro sulla psicologia individuale può essere molto meno costoso,
rischioso ed evidente del metter mano a metodi da "mala". Quando ti senti
accerchiato, quando il lavoro "ai fianchi" ti ha isolato, quando la stranezza
delle situazioni e lo status "paranoico" in cui entri forzatamente ti portano
"lontano" dalle possibilità di comprensione del prossimo sei non solo facile
preda di lor signori dal punto di vista materiale, ma sei ancora di più
facile preda del terrore e della disperazione.. Sei in "cattive acque",
hai la sensazione di esserti infilato inconsapevolmente in un grosso guaio,
ti arriva qualche minaccia, poi un giorno ti si affianca una persona, estrae
un'arma e, senza usarla realmente, te la punta addosso e ti fa con la bocca
"pum", mettendosi a ridere sguaiatamente, allontanandosi e sparendo dalla
tua vista senza farti nulla di male. C'è chi si incazza e reagisce, ma c'è
chi invece si sente sprofondare nel baratro e si vede irrimediabilmente
perduto da quel momento sai che nulla e nessuno può difenderti potresti
sparire, cambiare continente e forse ti ritroverebbero comunque, immagini.
E magari puoi anche denunciare l'episodio ma, decisamente, qualcuno può
anche pensare che ti sei un po' sciroccato il cervello chiunque ti direbbe:
"ma se qualcuno vuole realmente ucciderti, avrebbe avuto l'occasione per
farlo!" altri ti direbbero: "no, è solo uno che ti ha fatto uno scherzo!"
ma ti potresti sentir replicare anche un "lei vede nemici dappertutto?"
insomma, ci sono tecniche per portarti psicologicamente sull'orlo del baratro.
Angelo Rocacci
-----
Clementina, la pazza
Non sono un tifoso di Clementina Forleo, non mi batterei
per la sua santità e rimango convinto che non è adatto a fare il magistrato
chi non sfugge alla calamita delle telecamere. Non mi piace la giustizia
usata per far politica, mi ripugna lo sputtanamento mediatico degli indagati
(oramai estesosi anche ai passanti per caso), considero miserrimi quanti
confondono gli atti giudiziari con i verdetti e sicario senza onore il giornalismo
velinaro. La sinistra pratica questi vizzi, fascistoidi, da molti anni.
Poi, quand'è sotto accusa, riscopre le virtù del garantismo. Non facciamo
prendere per i fondelli e diciamola tutta. La Forleo non doveva scrivere
che Fassino e D'Alema erano ben consapevoli di favorire Consorte nella scalata
bancaria? E' prova del suo squilibrio la lite con poliziotti che avrebbero
maltrattato un extracomunitario?
Può darsi che quei due preferiscano passare per scemi manipolati, segno
di come si seleziona la classe di governo, ma i conti non tornano.
Quando il pm Di Pietro ed il gip Ghitti si scambiavano pizzini per suggerirsi
chi, come e quando accusare, in violazione di quasi tutte le nostre leggi,
ci fu azione disciplinare? No, anzi, elessero Ghitti al csm, così poteva
giudicare gli altri magistrati. Quando dalla procura di Milano spedirono
la Guardia di Finanza per sequestrare, alla Camera, i bilanci dei partiti,
pubblicati su tutti i giornali, ci fu reazione proporzionata? No, anzi l'allora
presidente, Napolitano, destinatario di lettere scritte da suicidi inascoltati,
chiuse presto l'"incidente". Quante cose ci tocca dimenticare, del nostro
Presidente, talché neanche il compleanno potremo festeggiargli.
E poi, fateci caso: se un magistrato femmina s'occupa di malaffari riconducibili
alla piovra berlusconiana, trattasi di donna coraggiosa, riservata e dal
ciglio asciutto, se capita rivolga lo sguardo a sinistra, eccole là, esibizioniste,
isteriche e piagnone. Sarà una vendetta contro le corbellerie dette su donne
e shopping.
E' ingiusto, oggi, anche solo per indagare, immaginare che certuni siano
stati consapevoli. Ma era giusto, ieri, condurre processi a sentenza sulla
base del bestiale "non poteva non sapere". Tutto questo è rivoltante, da
condannarsi con ogni forza. E' la barbarie arrogante di un Paese che ha
ammazzato la giustizia.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato
da Libero il 29 Novembre 2007.
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Controllo
telefonico
Cara D'Olcese, forse sai come si fa a sapere se si
ha il telefono sotto controllo? Ho amici preoccupati per questo: se non
si è sotto indagine della magistratura non si può avere il telefono sotto
controllo? Tu dici che sono centinaia di migliaia di telefoni che la Telecom
tiene abusivamente sotto controllo. Come si fa a sapere se il proprio numero
telefonico fa parte di questo gruppo di "sorvegliati abusivi"? Grazie. Graziella
----
Piccolo semplice Vademecum alla portata di tutti
x Intercettazioni e Controllo telefonico
1) Si
scrive una RR con ricevuta di ritorno a Telecom chiedendo quali sono i dati
privati e personali in loro possesso e per quali fini sono conservati nel
loro database.
2) In contemporanea: Analoga richiesta, per tre volte in
tre giorni, al 187. Ciò perchè finge sempre che non hai mai chiamato.....
3) Siccome la Telecom, i tecnici corrotti e i suoi spioni
non te lo dicono di certo se sei intercettato, il modo migliore per accorgersene
è stare in internet perchè dal solo telefono è molto difficile rendersene
conto.
4) Te ne rendi conto bene se hai un ottimo Firewall, non
Free, ma a pagamento perchè ti da rapporti che i prodotti Free non danno,
e se segui bene le tue navigazioni andando a verificare, ogni volta, da
chi e da dove partono gli attacchi di alto livello.
5) Ne tieni tutta la documentazione, la copi e la incolli,
ed ogni volta segnali alla casa produttrice del Firewal, tramite l'apposito
link- bottone rosso incorporato nel rapporto Hacker ID, che riporta anche
la postazione geografica del pirata informatico, le tentate violazioni che,
attenzione, non sono da confondere con i normali avvisi-allarmi dovuti al
traffico di rete. Quanto hai copiato e incollato lo invii all'abuse dell'hacker
che trovi nel rapporto e negli header dell'intrusore.
Poi lo conservi come prova delle tue segnalazioni inviate sia all'Abuse
che alla Polizia postale.
6) Appena si è certi di essere intercettati si porta l'intera
documentazione alla Polizia postale, si sporge denuncia badando bene che
il funzionario scriva in calce che in caso di archiviazione la Procura ti
avverta.
Contemporaneamente però, la denuncia alla Procura della Repubblica devi
farla anche tu, con il tuo avvocato: denuncia penale, e civile per i danni.
Nel caso tu vinca la causa, se ti accontenterai di mille euro di risarcimento
dei danni, puoi fare la causa davanti al Giudice di pace e la', se sei bravo
e ben documentato, puoi anche fare tutto da solo senza bisogno di prendere
un avvocato. Risparmi & cumparisci!
Ma se fai la causa in Tribunale con l'avvocato, e la vinci, i milioni di
danni sono tanti.
7) Chi ha consuetudine con internet ed ha acquisito una
certa sensibilità alla rete ed ai suoi fenomeni, individua subito se sono
attacchi sporadici di semplici hackers, o normali ricognizioni della rete
o se, invece, sono intercettazioni perchè i normali attacchi, per esempio,
arrivano dopo un po' che sei collegato mentre chi è intercettato vede immediatamente,
come si collega, arrivare un attacco e ripetersi sempre con gli stessi header.
E' come se ci fosse un congegno automatico che scatta appena ti sei collegato.
E' il mezzo tecnologico per le intercettazioni applicato alla tua linea
e che entra in azione in automatico.
Spero di essere stata chiara ed esauriente ma se hai dubbi scrivimi.
E spero molto che tu abbia diffuso il mio ultimo articolo con la mappa della
postazione dell'ENAV ed i links ai miei precedenti articoli sulle intercettazioni.
Saluti e buona caccia allo spione, gd'o
P.S.:
Mai usare Firewal, Antivirus, AntiSpiware, AntiDialer di tipo "Free". Non
servono a nulla che sia davvero utile e dia la massima sicurezza in rete.
Sicurezza che purtroppo, come si vede dalle intercettazioni illegali ed
abusive, è indispensabile e consigliata oramai a tutti, anche ai normalissimi
cittadini.
Links agli articoli precedenti sono su www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
----
Domanda: Cara D'Olcese, puoi aiutarmi ad avere una risposta a quanto scritto
da Zeusnews?
**Gli Antispyware
sono davvero utili?**
Il mondo di malware è sempre più evoluto. Servono
ancora a qualcosa i "semplici" programmi antispyware? http://forum.zeusnews.com/viewtopic.php?t=26313
Ho letto la pagina di Zeusnews che mi hai indicato,
anche perchè chi scrive fa riferimento a dettagli tecnici tutto sommato
solo in parte sensati e condivisibili, entra nella questione tecnica solo
in piccola parte e si vede che non ha esperienze solide. Fare distinzioni
su specifici sistemi operativi mi sembra insensato, non c'è alcuna differenza
tra sistemi vecchi e nuovi, direi che c'è solo un'evoluzione "di facciata"
e solo di una parte dei dettagli tecnici critici. Per certi aspetti tutti
i sistemi Windows hanno la stessa identica criticità e anche ragionare su
specifici sistemi operativi è fuori luogo. Ci sono dei programmi commerciali
tramite le cui tecnologie si riesce a fare cose impensabili, tipo "prendere
il controllo di un computer, dandogli in esecuzione questo o quel sistema
operativo ma sempre avendo il controllo a monte (faccio l'esempio dell'ottimo
WMWARE) con questi prodotti in sostanza hai un programma che sta "sopra"
il sistema operativo, al quale vengono concessi "spazi operativi autonomi",
pur mantenendo un controllo complessivo su tutto per cui pensa a quanto
poco sicuro è un sistema operativo che può operare in un contesto controllato
da un altro programma, e senza che il sistema operativo abbia alcun modo
di accorgersi di questa intromissione tra se e l'hardware!
Da questo punto di vista ogni prodotto di controllo (antivirus, antispyware,
firewall eccetera) che si vada a lanciare dall'interno di un sistema operativo,
ovviamente, vede solo quello che gli viene concesso di vedere. E, naturalmente,
non ho nemmeno parlato di tutto il software che già gira "sopra il sistema
operativo" (il bios della scheda madre, ad esempio) e tutto ciò che gira
"di fianco" su alcune periferiche connesse al pc, ad esempio il modem, il
router, gli apparati di rete, eccetera.
Sei realmente convinta (faccio un esempio) di avere da un adaware, spybot,
norton eccetera un qualche controllo su quello che "combina" un modem opportunamente
e sapientemente modificato?
Se da una parte parrebbe fantascienza, dall'altra pensa semplicemente al
tipo di operazione che esegue un firewall hardware (uno scatolino da connettere
tra il tuo pc e la rete) in pratica fa vedere all'uno (pc) e all'altro (rete)
solo ciò che un programma inserito nello scatolino stesso e opportunamente
configurato decide di far vedere reciprocamente... addirittura (è una banalissima
opportunità presente anche nei router da "quattro soldi", è possibile dirgli
"senti: tutti i siti che contengono nell'URL la parola "sesso", non farli
vedere all'utente e in parallelo lo stesso scatolino può dire a chiunque
si presenti sul tuo indirizzo IP: "guarda che io non esisto! Non ho alcun
servizio da scardinare"!
E allora, questa sicurezza, come si può avere? E' realmente raggiungibile?
Mi sembra di no, tutto sommato e non è certo perchè non si usa il prodotto
X o il sistema Z. non è raggiungibile perchè c'è troppa roba che manipola
in modo da noi non percepibile ne' misurabile le informazioni che maneggiamo.
E, chiaramente, sto affrontando solo una parte delle problematiche di sicurezza
con la S maiuscola. Pensa al fatto che modificando "opportunamente" un unico
pezzo del sistema operativo (il kernel) e "taroccandolo" (faccio un esempio
di tipo divulgativo) tutti i programmi che tu vai ad installare nel computer,
lavorano sotto "le forche caudine" di quell'unico programma "taroccato"
(perchè tutto passa per il kernel di un sistema operativo).
E chi è in grado di accorgersi se il proprio kernel è taroccato? Chi è veramente
in grado di valutarne la totale "pulizia"? Pensa che con Linux, il kernel
ha i sorgenti su cui mettono le mani centinaia di persone (e spesso sconosciute
o obbiettivamente irrintracciabili). Che garanzie abbiamo che non ci siano
"scherzetti" o "scherzoni" dentro? (e non sto criticando Linux, anzi, perchè
lì almeno i sorgenti sono consultabili e, per metterci qualche "scherzo",
si deve per lo meno "travestirlo" da pezzo di programma "normale". Eppure,
nonostante tutto ciò che ti ho riferito, troverai scarriolate di "esperti"
che, ignorando totalmente tutto ciò che ho detto, continueranno a pensare
(e a suggerire) il prodotto x o la versione y come "toccasana definitivo"
per la sicurezza! Purtroppo la disinformazione non è l'arma tipica solo
di Bin Laden, delle BR, "dei comunisti" o di chissà che gruppo di potere
occulto "privato" ma è anche l'arma di un sistema che ci racconta tante
belle favole e noi ci "caschiamo".
E così ci beviamo di tutto "oggi si vive meglio di una volta", "i mari oggi
sono più puliti di dieci anni fa'"... "le rotatorie costano meno dei semafori
e migliorano il traffico" "la benzina verde è meno inquinante"... "i cibi
di oggi sono più sani"... "il grande problema del mondo è il fondamentalismo
islamico"... "la Russia è il male" (qualche decina di anni fa' Bush non
si sarebbe sicuramente fatto vedere a stringere la mano e scherzare amabilmente
con Putin ne' avrebbe discusso "apertamente" delle logiche di spartizione
del mondo con lui c'era la guerra fredda ma com'è finita la guerra fredda?
o c'è ancora? Dove sono puntati i missili nucleari?
Insomma ci sarebbero tante "paranoiche" domande da farsi ma sono appunto
paranoiche, perchè mettono in crisi il modello del mondo che abbiamo in
testa e che per la maggior parte delle persone non è un modello ma è l'esatta
realtà!
Per cui, tornando all'informatica, un ragazzino di dodici anni, facendo
un virus, può mandare in tilt milioni di computer per il semplice motivo
che i sistemi sono "bucati" e "bucabili" e "sono stati fatti male". E i
virus vengono oggi identificati dai programmi antivirus "solo dopo" che
qualcuno ne ha visto uno ed è riuscito a spiegare ai programmi antivirus
come riconoscerlo. Ad aggiornamenti effettuati su tutti i pc del mondo,
il virus è quindi identificabile e "affrontabile" nei modi adatti.
Diversamente, anche se è un virus, non c'è alcuna prova che esso lo sia,
quindi non esiste e non è un virus! E' una barzelletta!!! Ma comunque crediamoci,
a questa barzelletta almeno si vive tranquilli e felici (e non ti rompono
troppo le scatole)!!!
PapaLeo Leoni
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Telecom
e la continuità da spezzare
Non era e non è in discussione, almeno non qui e non da parte mia, la
persona di Carlo Buora. Semmai la sua posizione in Telecom Italia. C'è
voluto un lunghissimo tempo perché il nuovo azionista che controlla
Telecom, la Telco, ed in questo le banche che lo dominano in attesa si
evolva la posizione degli spagnoli, riuscisse ad indicare i nuovi amministratori:
Galateri e Bernabé. Nel corso di quest'interminabile sospensione temporale
non solo Buora ha mantenuto la guida della società, ma si è ripetutamente
ed autorevolmente parlato di una sua permanenza in quella posizione. Ed
era questo a destare le mie perplessità.
Carlo Buora giunse in Telecom al seguito di Tronchetti Provera, e, quale
suo uomo di fiducia per la finanza. Ha ininterrottamente condiviso le
responsabilità di vertice.
Le responsabilità penali sono esclusiva competenza della magistratura,
e comunque nessuno le ha contestate né a lui né a Tronchetti. Ma la corresponsabilità
amministrativa e strategica nell'azienda che ha visto crescere al suo
interno un settore spionaggio, e che in Brasile ne ha combinate di cotte
e di crude, sono evidenti.
Un altro tempo
infinito, quello giudiziario, stabilirà se il gruppo addetto alla sicurezza
abbia agito sempre di testa propria, senza mai riferire ai vertici, creando
una rete spionistica di cui gli altri erano inconsapevoli. Sarebbe fantastico
ed ai miei occhi incredibile, ma se anche così fosse chi dirigeva l'azienda
si è dimostrato incapace di accorgersi di cosa accadeva qualche stanza più
in là. Non certo una performance ammirevole.
Sono anni che scrivo dell'intreccio oggettivo e non chiarito fra le vicende
di Cirio, Parmalat e Telecom Italia, ed è difficile credere che si litigassero
lo stesso amministratore, Grisendi, perché trattavasi dell'unico conoscitore
del mercato brasiliano. Le cose vengono fuori a poco a poco, ma il quadro
d'insieme credo d'averlo descritto per tempo, senza che nessuno sentisse
il bisogno di smentirmi. Anni fa raccontai della strana posizione di un
consulente libanese operante in Brasile, Nahas, che era pagato da Telecom
ma di cui l'ufficio legale di Telecom negava anche solo l'esistenza. Può
ben darsi che le povere cose da noi scritte, per giunta su fogli schietti
e non letti, non interesassero a nessuno, ma se poi si dimostrano vere,
se poi s'accerta che per le vie di San Paolo viaggiavano camionette colme
di contanti, se si appura che il destinatario era lo sconosciuto consulente
pagato per decine di milioni di dollari, è lecito chiedersi: e di questo
nulla sapevano, ai vertici di Telecom?
Buora potrebbe rispondere, se parlasse: no, non lo sapevo, non m'interessava,
non me ne occupavo (la sua risposta reale potrebbe essere leggermente diversa:
se ne occupava personalmente Tronchetti Provera), ma, in questo caso, vi
pare che una tale condotta sia da salvaguardarsi come patrimonio di continuità?
Un tempo fu Gherardo Colombo, allora magistrato presso la procura milanese,
a dire che occorreva trovare una "soluzione politica" alle inchieste giudiziarie
sulla corruzione, onde evitare che finissero per alimentare un immenso mercato
dei ricatti. Non se ne fece nulla, come è noto. Resta il fatto che se gli
unici controlli funzionanti sono quelli penali, se, ed è inevitabile, questi
partono solo dopo che i fatti si sono compiuti, e se impiegano decenni per
arrivare a conclusioni che siano individuabili come verità giudiziaria,
l'intero corpo sociale, quindi anche economico e politico, si corrompe e
corrode. E' questa la ragione per cui non smettiamo di denunciare la bancarotta
della giustizia, che è, in fondo, il prodotto tribunalizio di una vasta
bancarotta etica. Davide Giacalone 29 Novembre 2007
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Le tangenti di Telecom Italia
Con una tempistica inquietante, il malaffare di Telecom Italia s'avvicina
lentamente a quello che descrivemmo. Attenti, adesso, a quel che succede.
Il protagonista è sempre Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza, uomo
di fiducia di Marco Tronchetti Provera, solo che questa volta è lui a prendere
l'iniziativa. Dovrà difendersi da accuse penali, e per quelle l'unica sede
è il tribunale. Qui mi limito a ripetere che la presunzione d'innocenza
non ammette eccezioni. Tavaroli precisa: non ho mai agito per mio tornaconto;
ho sempre lavorato per l'azienda; ho sempre avuto un capo; "ogni pratica
aveva un committente interno (...) non c'è pratica che non venisse data
integralmente a chi la richiedeva". E' quello che abbiamo scritto, immaginandolo
fin dal primo giorno. Inizia il chiarimento anche sulle faccende brasialiane:
Telecom pagò delle tangenti, Tavaroli conferma. Il contratto di consulenza
con Naji Nahas, libanese che lavora in Brasile, in contatto costante con
Tronchetti Provera, "serviva a giustificare il primo pagamento e quelli
successivi". Lo dice Marco Bonera, responsabile sicurezza di Telecom in
Brasile. Noi raccontammo sia la singolare figura di Nahas, sia gli anomali
spostamenti di pacchi di denaro contante. E' tutto ne "Il grande intrigo",
pubblicato da Libero.
Dunque: a.
Tavaroli agiva su ordinazione, riferendo tutto; b. con
soldi aziendali, irregolarmente distratti, si pagavano tangenti all'estero;
c. anche in questo caso eseguendo ordini aziendali.
Chi governava l'azienda? Risposta: Tronchetti Provera e Carlo Buora. La
società è quotata, ma nessuna autorità di garanzia ha mai chiesto spiegazioni
sulle cose che scrivemmo. E' arrivata la magistratura penale, ma la lentezza
congenita s'è accompagnata ai lunghi mesi assorbiti dal passaggio di proprietà,
il tutto a dirigenza immutata. La struttura di vertice è ancora la stessa
che governava il settore sicurezza ed operava in Brasile. Considerato che
da lì è passato anche l'avvocato Rossi, sarà il caso di misurare l'opacità
del nostro mercato e l'inesistenza di controlli, anche semplicemente contabili.
Tavaroli lamenta d'essere stato definito "mascalzone", il che gli ricorda
il "mariuolo" rivolto a Chiesa. Craxi la pagò cara. Tronchetti Provera ha
incassato.
Da non dimenticare, quando si parla di "poteri". Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
Pubblicato da Libero
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Il governo e Telecom Italia
Il governo non riesce a non impicciarsi degli affari di Telecom Italia.
Gli autori della peggiore privatizzazione possibile, i responsabili di un
enorme impoverimento ai danni dei cittadini, i tifosi di scalate predatorie
che hanno inginocchiato l'azienda, non mollano la presa. Il ministro Bersani
fa "pressing" sui soci della finanziaria Telco, affinché nominino al più
presto i vertici di Telecom. Ed a che titolo se ne occupa, con che responsabilità
parla di una società quotata?
Dice Bersani che il governo, nel solito interesse del Paese, che poi un
giorno ce lo spiega, è "pronto a fare la sua parte", ma che è difficile
se la più grande società non torna ad essere pienamente operativa. Bel modo
di ragionare! Il governo faccia quel che deve, ovvero apra il mercato alla
concorrenza, lo regoli e lo controlli, ma tolga le mani dalle società private.
Telecom l'hanno rovinata loro, ed ora s'appresta a finire in bocca agli
spagnoli. E' evidente, infatti, che le banche possono essere il supporto
per un imprenditore, ma non possono essere le artefici delle telecomunicazioni.
Lì dentro gli unici che sanno di cosa si parla sono quelli di Telefonica,
quindi l'azienda è loro. Ciò dopo che il governo Prodi ha scatenato una
guerra personale contro Tronchetti Provera, costringendolo a mollare. Quest'ultimo
ha commesso errori e porcherie, che noi non abbiamo taciuto, attirandoci
addosso i tigrotti al suo guinzaglio, e che abbiamo indicato nell'interesse
stesso di Telecom. Il governo, all'opposto, usò tutte le difficoltà di Tronchetti
per ottenere l'unica cosa che gli interessava: il suo allontanamento. Da
quel momento, ed è passato più di un anno, l'azienda non ha più avuto una
direzione, mancando di strategia e restando nelle mani dei medesimi che
avevano condiviso le responsabilità di Tronchetti. Perché parla oggi, Bersani?
Cosa gli prude nello scontro di potere fra banche, mentre un gioiello italiano
finisce all'estero per un tozzo di pane?
Il compito dello Stato è ben diverso, e ben diversa dovrebbe essere la dirittura
morale del governo. Si occupi della giustizia che va a rilento, del mercato
protetto, dei controlli che fanno ridere, dei risparmiatori rapinati, delle
gare farlocche. Non saltabecchi da una scalata all'altra, e stia zitto.
Di danni ne ha già fatti abbastanza.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato
da Libero
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IntercetteRai. Questo è un Paese davvero straordinario:
qualche mese fa il Parlamento è corso
ad approvare, a larghissima maggioranza, una legge di dubbia costituzionalità,
con la quale s'impone la distruzione d'intercettazioni telefoniche ed atti
d'indagine realizzati abusivamente, il che, comunque, accadeva dopo che
parte di quelli era finita sui giornali.
Allora si sostenne fosse uno sconcio che persone neanche indagate si trovassero
con le proprie conversazioni in atti giudiziari e, per quella via, sputtanate
a mezzo stampa. Fu il caso, tanto per non tacerlo, di Piero Fassino. Passa
poco tempo e ci ritroviamo, provenienti da atti giudiziari, con la pubblicazione
d'intercettazioni telefoniche che non solo riguardano persone non indagate,
ma hanno un'attinenza del tutto ipotetica con l'indagine nel corso della
quale sono state realizzate (un caso di bancarotta). Oggi, però, si discute
nel merito delle cose che i malcapitati dicono, omettendo la ripulsa per
l'inciviltà. Bella roba.
E veniamo al merito. Emergerebbe che uomini del presidente, intendendosi
per tale il capo del governo, che allora era Berlusconi (notoriamente proprietario
di un gruppo televisivo), s'occupavano attivamente di "manipolare" l'informazione
Rai. Roba grossa, se non fosse anche roba ovvia ed irrilevante.
Roba ovvia, perché la Rai è governata dai partiti. Così è e così sarà fino
a quando non si farà l'unica cosa giusta: venderla. Lo era allora e lo è
oggi. Governata dai partiti significa che sono uomini dei partiti a nominare
direttori, capistruttura e via scendendo per li rami. Era così per Rossella,
lo è per Riotta. I giornalisti della Rai che oggi si sentono tanto offesi
farebbero una bella ed utile cosa se comunicassero, a titolo d'esempio,
da chi ciascuno di loro fu raccomandato.
Essendo governata dai partiti è ovvio che la struttura risponda a pressioni
politiche. C'è poco da scandalizzarsi, semmai si dovrebbe rompere il circolo
vizioso.
Se non fosse che il vizio piace a tutti.
Oltre ad essere ovvia, è anche roba irrilevante, perché alcune delle "manipolazioni"
sono francamente ridicole. Esempio: mi raccomando, ritarda la trasmissione
dei dati elettorali sfavorevoli a Berlusconi. Idea geniale e lungimirante,
rimedio sicuro per le sconfitte elettorali. Oppure: per la morte del papa
parla Ciampi, fate parlare anche Berlusconi. Accidenti, che trovata! Sono
pronto a scommettere che è successa cosa analoga anche in altri Paesi, per
giunta nemmeno cattolici. E lo scandalo viene menato facendo passare in
secondo piano la dura realtà dei fatti: stracomandando su Rai e Mediaset,
asservendo tante libere coscienze e grandi professionalità, il diabolico
Berlusconi perse un'elezione appresso all'altra. Straordinario, non vi pare?
Oh, naturalmente se i direttori dei principali quotidiani, pur essendo concorrenti
e seguendo solo il lume della propria morale, si sono ritrovati più e più
volte a concordare il modo in cui porgere al pubblico questa o quella notizia
giudiziaria, in quel caso si deve dire che trattasi di mirabile esempio
di senso di responsabilità ed alto giornalismo. Al quale, di tanto in tanto,
fa piacere non appartenere. Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
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Tangenti Telecom ed omertà politica
Leggete questa storiella brasiliana
e sforzatevi di tradurla in italiano. Capirete molte cose che vi sono passate
sotto al naso, capirete perché oggi si fa finta di scoprire quel che noi
scriviamo da anni. Allora: c'era una volta il Parlamento brasiliano, dove
leggendo i giornali di quel Paese si viene a sapere che quelli di Telecom
Italia pagavano delle tangenti a governanti, politici e poliziotti brasiliani.
Leggono anche le dichiarazioni di Luciane Araújo, un'interprete che per
gli italiani ha tradotto telefonate e ricevute dei corrotti locali. Scandalo,
indignazione, e la solita gnagnera: fuori i nomi. Due deputati dell'opposizione
annunciano: andremo alla procura di Milano a farci dare l'elenco degli infedeli
alla Patria. Li intercetta Piero Marini Garavini, italiano residente in
Brasile, che da anni accumula documenti sul malaffare, e suggerisce ai due
di risparmiare tempo e soldi, giacché basterà andare presso la procura generale,
a Brasilia, accedere ai 32 volumi delle sue denunce e troveranno tutti i
nomi.
Quelli vanno, ci trovano i nomi della sinistra e degli amici di Lula, ma
ci trovano anche quelli degli amici loro.
Dopo di che l'indignazione ha messo il silenziatore, e caipirinha per tutti.
La favola funziona anche da noi: ogni tanto le inchieste hanno un sussulto,
i giornali strillano qualche incredibile novità, ma è tutta roba che si
sa da anni. Funziona come nei racconti del tenente Colombo, dove l'assassino
si conosce all'inizio ed il divertimento consiste nello scoprire come fa
l'investigatore a riconoscerlo. Questi fattacci si verificarono durante
la gestione di Colaninno, sponsorizzato da D'Alema.
La security di Telecom era guidata da Tavaroli in nome e per conto di Tronchetti
Provera. Gli aspetti penali sono di competenza di un tribunale che non si
vede manco all'orizzonte. L'elenco degli indagati è, al momento, leggermente
distante da quello dei reali protagonisti. Mano a mano che si farà luce
sotto lo splendore del sole, almeno, ci sia risparmiata l'aria meravigliata
del "chi l'avrebbe mai detto". A proposito, ecco uno scoop: i vertici che
governavano l'azienda all'epoca dei tigrotti scatenati e spianti sono in
larga parte gli stessi che la governano oggi. E trattasi di società quotata.
Abbiate pazienza, e vedrete che se ne accorgeranno.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
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Telecom, lo
scandalo non sono gli spioni
I vertici di Telecom Italia erano informati "in tempo reale" di tutto
quello che gli spioni facevano. Parola di Fabio Ghioni, collaboratore
di Tavaroli, a sua volta uomo di fiducia di Tronchetti Provera. Le implicazioni
penali sono evidenti, ma non di nostra competenza. E, del resto, lo
abbiamo già scritto tante volte.
Le scene dello scontro spionistico sono sempre più dettagliate, ma la
polvere della battaglia rischia di far dimenticare il perché della guerra.
Perché si scatenò l'inferno? Gli italiani rispondono: per difenderci
dagli attacchi della Kroll, assoldata dai brasiliani. Risposta esatta,
ma largamente elusiva. Lo scandalo è assai più grosso.
In Brasile gli italiani hanno apparentemente perso un sacco di soldi,
in realtà li hanno fatti sparire.
La storia di Telecom s'intreccia saldamente con quelle di Cirio e Parmalat,
raccontando di fondi illecitamente costituiti all'estero ed altrettanto
illecitamente sottratti ai risparmiatori, al mercato ed ai bilanci di
società quotate. Quei soldi sono serviti per finanziare forze politiche
straniere, ma non solo. Ricordate?
Anche dal conto All Iberian uscirono soldi diretti ad Arafat, ma questo
non impedì d'indagare occhiutamente sul resto. I soldi di Tim sono defluiti
anche verso la Tecnosistemi, incaricata, senza contratto (e poi fallita),
di realizzarne la rete. Solo che, in Brasile, Tim e Tecnosistemi erano
parenti nella proprietà ed amministrate dalla stessa persona, che aveva
prima amministrato Cirio e Parmalat. Com'è piccolo, il mondo. Presi
da delirio di potenza gli italiani pensarono di potere fare di tutto,
compreso soffiar via Brasil Telecom ad un bahiano, Dantas, fregandolo
in casa. Lì comincia la guerra, ma, come si vede, ben altro ne è la
causa.
Si scandagli pure il mondo degli spioni, ma guai a non capire perché
li si mosse. Guai, perché è in quel passaggio precedente che sta tutta
l'arretratezza e l'opacità del mercato italiano, tutta l'inconsistenza
delle nostre autorità di controllo. Magari gli spioni saranno processati
e puniti, ma son solo gli stracci, gente che obbediva ad ordini. Mentre
interessi e protagonisti reali restano sullo sfondo, fiduciosi nel tempo
che scorre. Poi, un giorno, si parlerà di "ulteriore mistero", di storia
non scritta, fingendo sia tenebra la brillante luce del sole. Davide
Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato
da Libero
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Nasce il centro unico per le intercettazioni
Il Senato approva la costituzione di un unico ente che gestisca
le intercettazioni telefoniche, ambientali o di altre forme di comunicazione.
ZEUS News - www.zeusnews.it - 18-11-2007
Il Senato ha dato il via libera (con 160 voti a favore e 154 contrari)
all'articolo 23 della Finanziaria 2008. L'articolo 23 riguarda la "razionalizzazione
del sistema delle intercettazioni telefoniche, ambientali e altre forme
di comunicazioni informatica o telematica": la parola chiave in questa
lunga presentazione è "razionalizzazione".
A partire dal 31 gennaio 2008, infatti, verrà costituito un sistema
unico a livello nazionale per le intercettazioni di tutti i tipi; il
nuovo sistema sarà diviso su base distrettuale di corte d'appello. Nella
pratica, la gestione sarà affidata a Finmeccanica. La costituzione di
un solo ente a livello nazionale fa nascere in qualcuno le solite preoccupazioni:
mettere il potere di invadere la privacy dei cittadini nelle mani di
un solo soggetto, per quanto questi possa operare soltanto dietro ordine
della magistratura, non espone al rischio di abusi? Come ogni volta
che c'è in gioco la riservatezza delle comunicazioni (telefoniche, ma
non solo: anche le e-mail, per esempio, saranno di competenza del nuovo
centro) c'è sempre il sospetto che qualcuno possa usare gli strumenti
a disposizione per trarne illeciti vantaggi, sospetto avvalorato anche
dalla popolarità che il tema delle intercettazioni telefoniche ha avuto
non molto tempo fa. Al momento, per la legge italiana l'uso di intercettazioni
è limitato dall'articolo 266 del Codice di Procedura Penale e richiede
un decreto motivato del giudice per le indagini preliminari. Fortunatamente
non esiste ancora, come si rischia in America, una proposta per raccogliere
i dati di tutti i cittadini e istituire lo "spione di Stato".
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La commedia italiana delle nomine Telecom
di Orazio Carabini - Il Sole 24 Ore 16 novembre 2007
Georges Feydeau non avrebbe saputo scrivere una pochade degna del passaggio
di consegne a Telecom Italia. Intrighi, colpi bassi, fantasmi che si
aggirano nei corridoi e poi si dileguano, gente che aspetta nei salotti
e viene fatta entrare solo per "assistere", nomi illustri messi alla
berlina per settimane. Un vero capolavoro del teatro comico moderno.
Il drammaturgo francese si sarebbe sbizzarrito a descrivere lo scorno,
o forse la rabbia, degli spagnoli di Telefonica che nell'aprile scorso
hanno accettato di pagare un premio di maggioranza di quasi il 40% per
rilevare una parte delle azioni detenute dalla Pirelli e da Edizione
Holding (Benetton) nella compagnia telefonica italiana. Dopo mesi di
trattative, prima da soli poi con le banche investite dal Governo del
sacro compito di difendere l'italianità, gli spagnoli hanno rilevato
il 10% circa di Telecom Italia conferendolo a Telco, la holding cui
fa capo il 23,5% del capitale.
Risolti, non senza fatica, i problemi antitrust brasiliani, i nuovi
soci di controllo (Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo, Benetton,
oltre a Telefonica) hanno perfezionato l'acquisto delle azioni a sei
mesi di distanza dalla firma del contratto preliminare. Il mercato si
aspettava che dopo poche ore, o qualche giorno al massimo, sarebbero
stati comunicati i nomi del presidente e dell'amministratore delegato
designati dai nuovi azionisti. E invece nulla. I soci italiani, Mediobanca-Generali
da una parte e Intesa Sanpaolo dall'altra, non trovando un accordo si
sono ficcati in una situazione di stallo.
Gli spagnoli assistono allibiti, anche perché la scelta del management,
secondo i patti parasociali, non spetta a loro. Sentono raccontare dagli
amici banchieri e leggono sui giornali che i candidati di una banca
non vanno bene all'altra perché il capitalismo italiano è come paralizzato
dal conflitto UniCredit-Intesa. E addirittura che dentro Mediobanca
si scontrano varie fazioni (si veda "Il Sole-24 Ore" dell'1 novembre).
Ma Telefonica ha fatto un investimento importante in Telecom Italia.
Conta sulle sinergie tra le due società e soprattutto non esclude, nel
medio periodo, di arrivare a una fusione. Superato lo scoglio brasiliano,
bisogna andare avanti.
E così Cesar Alierta e Julio Linares, presidente e direttore generale
di Telefonica, si presentano puntuali al primo consiglio di amministrazione
della nuova era Telecom. Dovrebbero essere cooptati al posto dei rappresentanti
Pirelli che si sono dimessi. I due manager si accomodano nel salottino
vicino alla sala del consiglio. Passano le ore, ma spunta un ostacolo,
giustamente sollevato dai consiglieri indipendenti: l'articolo 2390
del codice civile prevede che gli amministratori di società concorrenti
non possano essere nominati "salvo autorizzazione dell'assemblea".
I giuristi interpellati confermano che è proprio così: è necessario
convocare un'assemblea. Altrimenti la nomina comporta dei rischi perché
gli amministratori potrebbero andare incontro ad azioni di responsabilità.
Ma con l'assemblea il problema è risolto. Come insegnano tanti precedenti.
Per esempio, il 10 settembre scorso il presidente dell'Eni, Roberto
Poli, è stato nominato amministratore "non esecutivo" dall'assemblea
della Maire Tecnimont, una società che sta per essere quotata in Borsa
e che opera nei settori dell'impiantistica. Dove l'Eni ha Saipem e Snamprogetti.
Ma convocare oggi un'assemblea straordinaria degli azionisti solo per
"convalidare" la cooptazione di Alierta e Linares senza un accordo sulle
posizioni di vertice significherebbe, per i soci di Telecom Italia,
farsi ridere dietro dal mondo intero. E così è nata (vedere l'articolo
di Antonella Olivieri sul Sole 24 Ore di ieri) l'idea di "sterilizzare"
gli spagnoli che non dovrebbero partecipare ai Cda in cui si discutono
argomenti "sensibili". Quisquilie come il budget o il piano industriale.
Con il risultato paradossale che, mentre si attende l'esito del braccio
di ferro tra i banchieri, il primo azionista di Telecom Italia non ha
voce in capitolo sulle più importanti decisioni della società. Ma come?
Non era Telefonica il socio "industriale" che doveva affiancare le banche
nel nucleo degli azionisti forti?
Quanto dovranno aspettare fuori dalla porta prima di apportare il loro
contributo di competenza e di visione strategica?
Feydeau comunque aveva previsto tutto: volle infatti essere sepolto
con il suo telefono per restare in contatto con gli esseri umani anche
dopo morto.
O forse per immaginare la migliore delle sue commedie.
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TLC: BELTRANDI (RNP), "INDISPENSABILE
LA SEPARAZIONE DELLA RETE PER USCIRE DAL PERSISTENTE QUASI MONOPOLIO
DI TELECOM ITALIA..."
Dichiarazione di Marco Beltrandi (radicale de La Rosa nel Pugno), Vicepresidente
della Commissione parlamentare Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
Roma, 9 novembre 2007. "Occorre
constatare che a dieci anni dall'avvio della liberalizzazione il mercato
delle telecomunicazioni su rete fissa in Italia appare ancora eccessivamente
concentrato nelle mani dell'ex monopolista di Stato Telecom Italia,
che detiene ancora ben il 90% di tale mercato per quanto riguarda la
telefonia, e il 70% del mercato della banda larga, mentre nel resto
dell'Europa le percentuali in media sono inferiori al 50%.
Evidentemente le misure asimmetriche fin qui adottare per favorire la
concorrenza non sono state sufficienti, con danno complessivo per il
Paese, sia in termini di scarsa diffusione della banda larga, sia per
la permanenza del digital divide, con conseguenti ritardi competitivi
rispetto anche soltanto agli altri Paesi europei.
Proprio alla vigilia della riforma della regolamentazione della Commissione
UE, è importante ribadire come in Italia sia indispensabile procedere
sulla strada della separazione, quantomeno funzionale, della Rete fissa,
così come previsto dalla attuale normativa UE, quando altre misure asimmetriche
non producono effetti, come in questo caso".
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L'Europa
dei telefoni e l'Italia declassata
L'Europa dei telefoni guarda al futuro, alla separazione fra fornitori
di rete e fornitori di contenuti, alla diffusione della banda larga,
al compimento del tragitto iniziato con le direttive di fine anni ottanta,
quelle sulle reti aperte. L'Italia dei telefoni si guarda l'ombelico,
litiga su quale banca deve comandare all'interno dell'operatore ex monopolista,
Telecom Italia, che nel frattempo è stato massacrato da una privatizzazione
pessima, è stato impoverito da gestioni predatorie e s'accinge ad essere
consegnato agli spagnoli di Telefonica. Se qualcuno volesse un riassunto
del perché perdiamo colpi e quote di mercato potrebbe tranquillamente
attaccarsi al telefono.
Anche da noi si è lungamente parlato di separazione delle reti, ma lo
si è fatto con gli occhi puntati ai bilanci da salvare e non al mercato
da aprire. Il tutto mentre le autorità di garanzia assistevano inerti,
e talora complici, al pompaggio di ricchezza dal mercato per lasciarla
defluire nei canali oscuri, e fiscalmente esenti, delle finanziarie
lussemburghesi od esotiche. Noi reclamavamo l'adesione alle direttive
europee per rendere più forte il mercato, per favorire i consumatori
ed anche per far crescere gli operatori capaci di reggere la concorrenza.
Nella realtà si è approfittato della destatalizzazione per favorire
il ladrocinio, protetto anche con azioni direttamente criminali.
Nel pacchetto presentato dalla commissaria europea, Viviane Reding,
è compresa l'istituzione di un'autorità europea di controllo. Per noi
sarebbe una buona cosa. Cederemmo sovranità in cambio di regole non
influenzabili dalla preponderante forza di operatori ancora in grado
di spendere miliardi in comunicazione e, quindi, in condizionamento
del mercato politico interno. Ci guadagnerebbero gli italiani che, come
la Reding osserva, dispongono di servizi arretrati rispetto ad altri
cittadini europei. Ci perderebbe la voglia di conservare un operatore
italiano capace di giocare sui mercati mondiali. Ma quello è un sogno
che noi stessi abbiamo infranto, trasformandolo nell'incubo di una Telecom
sconfitta quasi ovunque, costretta a vendere ed arretrare per far fronte
ai debiti, gettatasi in battaglie nel corso delle quali le armi utilizzate
non sempre andavano d'accordo con le leggi nostre e quelle altrui. L'Italia
delle telecomunicazioni era, nei primi anni novanta, nelle condizioni
di aprire la concorrenza nel proprio mercato interno e portarla in altri
mercati. Oggi è un mercato da sfruttare, i veri operatori sono i cittadini
e le aziende, che telefonano, si connettono e pagano.
Ci
siamo declassati. Almeno si abbia la lucidità di comprenderlo e difendere
gli interessi che ancora esistono, non quelli dei morti che sopravvivono
a dispetto della loro sconfitta. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
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TELECOM ITALIA DENUNCIATA PER ESTORSIONE
E INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO
Telecom Italia spa mantiene il monopolio del servizio di telefonia fissa
in vaste zone d'Italia, non concedendo l'abilitazione ad altri operatori,
impedendo di scegliere in modo esclusivo il servizio delle aziende sul
mercato, costringendo gli utenti a ricorrere alle stesse imprese in
modo sussidiario ed a svantaggio della propria economia.
In queste zone non è possibile contrarre "un tutto incluso, canone-chiamate-internet-dati",
di circa 40 euro al mese, con Tele 2, Infostrada, ecc., a fronte dei
circa 50 euro al mese del rispettivo Telecom per il medesimo servizio
ma si contrae obbligatoriamente con due operatori: A Telecom si paga
il canone, agli altri i servizi scelti. Telecom viola l'art. 629 c.p.
Inoltre, l'azienda, in stato di monopolio, omette la riparazione del
guasto, immediato e necessario, previsto in 24/48 ore dai termini contrattuali,
intervenendo decine di giorni dopo la segnalazione. L'omesso ripristino
impedisce, di fatto interrompe, l'erogazione del servizio pubblico,
violando l'art. 331 o 340 c.p.
A tutto questo si aggiunge che gli operatori dei call center, spesso,
sono inadeguati a fornire l'assistenza richiesta. L'inconveniente della
mancata assistenza materiale colpisce una moltitudine di utenti in tutta
Italia. Ciò è riscontrabile da notizie di stampa e blog tematici su
internet.
Dr Antonio Giangrande Presidente ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
- www.associazionecontrotuttelemafie.org
www.malagiustizia.eu
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Telecom, il fisco ed i soci occulti
Secondo il fisco chi scalò Telecom (se italiano) ha evaso alla grande,
e dovrebbe pagare 1 miliardo937 milioni. Secondo Consorte fu lui a trattare
con Tronchetti Provera non tanto la vendita, come fin qui si era saputo,
quanto la fase successiva, quando il compratore s'accorse di avere pagato
troppo e prese coscienza di com'era stata fin lì amministrata la società,
malaffare brasiliano in testa. Ora partono i ricorsi e le inchieste
fuori tempo massimo, che più di tanto non m'interessano: gli evasori
hanno buone possibilità di non pagare e la presunzione d'innocenza prevale,
ma noi questa storia l'abbiamo già raccontata ed il tempo porta solo
conferme.
Vediamole, perché è lì che sta il problema politico ed istituzionale.
La Bell, società lussemburghese, serviva per non pagare le tasse. E'
una pratica normale, anche se, quando la condotta è smaccatamente evasiva
(come in questo caso) il fisco si mostra più occhiuto e sollecito. Ma
la Bell serviva anche ad ospitare soci occulti e ad avere disponibilità
finanziarie all'estero. Un fiume di soldi che non sappiamo dov'è finito
e che può avere alimentato pagamenti illeciti. Fra i soci cui neanche
il fisco chiede soldi c'è il Fondo Oak (Quercia), domiciliato nei paradisi
fiscali e di cui sarebbe interessante sapere di più, se non altro per
individuare il mattacchione che volle chiamare con il simbolo di un
partito il socio di una scalata sponsorizzata dal leader di quello stesso
partito. Ciò fu possibile perché la Consob, allora presieduta da un
altro esponente della Quercia, non fece il suo dovere. E non parlo con
il senno di poi, queste cose le dicemmo subito.
La mostruosità allora non fermata consentì poi di vendere fuori Borsa
ed all'estero. QuandoTronchetti, non particolarmente avveduto, s'accorse
della fregatura chiese uno "sconto". Roba da ridere. Perché lo trattò
con Consorte? E quest'ultimo, chi rappresentava?
Se era lì per Unipol, socia al 3,5% della lussemburghese, non c'era
ragione di pagarlo (50 milioni), se era lì per conto di altri avrebbe
dovuto avere un regolare mandato. Possibile che Tronchetti, reduce da
una turlupinatura, abbia accettato di trattare "sulla parola"? E' tutto
un racconto surreale e mendace, che segnala l'inaffidabilità di un mercato
senza seri controlli, e con controllori controllati. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato
da Libero
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Telecom, un anno dopo
Orazio Carabini, sul Sole 24 Ore, ha ragione: un anno fa molti parlavano
di Telecom Italia, ora solo poche righe a descrivere una situazione
apparentemente paradossale, che fa dipendere tutto dalle decisioni di
un'autorità brasiliana. Quando descrissi l'importanza di quel che avveniva
in Brasile mi presero per matto, o peggio. Poi, lo ammetto, anch'io
ho scritto meno, temendo fosse scambiata per una fissazione. Ma mentre
qui si tace i tribunali federali brasiliani hanno avviato procedimenti
per corruzione nei confronti di ministri non estranei alle vicende telefoniche,
il che s'intreccia con le decisioni che spettano all'Anatel, in un Paese
la cui telefonia mobile è in mano ad operatori stranieri, ma non per
questo intende essere considerato una colonia.
Le inchieste giudiziarie italiane seguono il consueto copione: vivono
sui giornali e poi spariscono nei tribunali. Tutti gli indagati sono
presunti innocenti, nel mentre all'opinione pubblica è già stata consegnata
la loro colpevolezza. Solo che, in questo modo, s'erge un monumentale
contrasto fra quel che si sa e quel che accade, essendo irragionevole
supporre che le condotte devianti (comprendenti un morto) derivino solo
dalle manie giocherellone di taluni.
Non parliamo poi del piano industriale. Un anno fa il governo voleva
scorporare la rete Telecom (con presupposti e procedura non condivisibili),
oggi s'appresta a consentirgli di gareggiare e vincere anche le reti
WiMax (con scelte opposte a quelle di altri Paesi europei). Il tutto
nel mentre l'operatore è da tempo senza guida e i dirigenti più importanti
s'occupano prevalentemente di come saranno liquidati.
Impedendo a Tronchetti Provera di vendere si è consegnata la proprietà
alle banche, le quali, a loro volta, l'hanno consegnata agli spagnoli
di Telefonica. Questi ultimi, che hanno pagato salato, si riservano
di chiudere una volta valutate le convenienze. L'Italia, però, ne esce
umiliata e derisa, non perché entra lo "straniero", ma perché tutto
questo è avvenuto ed avverrà fuori dal mercato, facendo marameo agli
azionisti e con l'unica autorità che conta residente in Brasile. Lo
scrivo fin da quando D'Alema volle favorire una cordata lussemburghese
(la stessa che poi pagò Consorte): non si tratta solo di un'azienda,
ma dell'idea che l'Italia ha di sé.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
Pubblicato da Libero
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4 Giugno 2007 INTERROGAZIONI DEL DEPUTATO MAURIZIO
TURCO (RNP): PERCHE' TELECOM GESTIVA "SICUREZZA INFORMATICA ITALIA"?
Da tre anni Telecom Italia, grazie
a un accordo firmato il 15 settembre 2004 da Gianni De Gennaro e Marco
Tronchetti Provera, è partner della polizia postale per quanto riguarda
la protezione delle infrastrutture strategiche di telecomunicazioni.
Recita il testo del comunicato, ancora presente sul sito della polizia,
che l'intesa mira a "migliorare la prevenzione dei crimini informatici
a danno delle infrastrutture tecnologiche di telecomunicazione".
Il testo, reso pubblico dal deputato radicale Maurizio Turco attraverso
una interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dell'Interno,
pone più di un problema alla luce delle inchieste degli ultimi mesi
sulle attività illegali del cosiddetto Tiger Team, i "commandos" della
sicurezza Telecom accusati, tra l'altro, di aver messo sotto controllo
la posta della Rcs-Corriere della Sera. "Il governo Prodi e quello Berlusconi
dovrebbero chiarire molte cose - sostiene Turco - Bisognerebbe rendere
pubblici i dettagli di questo accordo, far sapere all'opinione pubblica
se è ancora valido e se, visto che è in scadenza, si intende rinnovarlo".
Secondo il parlamentare radicale sarebbe anche il caso che il Viminale
spiegasse "se è stato accertato un uso fraudolento, da parte di dipendenti
o dirigenti di Telecom Italia, di dati sensibili di utenti privati o
istituzionali, non impossibile visto quanto riportato dalla stampa"
e ancora "se la Polizia postale abbia preso qualche provvedimento per
prevenire, controllare e contrastare eventuali abusi" da parte del personale
Telecom Italia. "Mi sembra paradossale - aggiunge Turco - che la polizia
anziché controllare la società allora guidata da Tronchetti Provera
firmasse con quell'azienda accordi sulla sicurezza che le avrebbero
reso più facili le violazioni. Quella di Telecom è una storia ancora
tutta da scrivere. A questo proposito il Parlamento europeo si sta chiedendo
perché il governo Prodi abbia apposto sulla vicenda Abu Omar un segreto
di Stato ancor più stringente di quello utilizzato da Berlusconi".
Alla luce di questa "scoperta" il deputato della Rnp, in una seconda
interrogazione preceduta da un corposo dossier, chiede al governo di
spiegare tutte le anomalie registrate nella gestione delle ultime elezioni
politiche, in particolare quelle riguardanti la gestione informatica
dei risultati (recentemente rilanciate da "Gli imbroglioni", secondo
documentario sul tema del direttore de "Il diario" Enrico Deaglio):
"Questo esecutivo e il precedente devono chiarire cosa è accaduto nella
notte tra il 9 e il 10 aprile: il perché delle tre interruzioni nella
trasmissione dei dati elettorali; chi e per quale motivo ha tentato
più volte di infiltrarsi nel sistema del Viminale nel corso della giornata
come risulta da più fonti". Come si ricorderà fu Fabio Ghioni, capo
del Tiger Team di Telecom che aveva effettuato dei test sulla sicurezza
informatica del Viminale, a informare delle molte falle trovate il giornalista
de "la Repubblica" Luca Fazzo, che ne diede conto in un articolo pubblicato
il 6 aprile 2006, a pochi giorni dal voto. Insomma, si chiede Turco,
"i dipendenti Telecom che gestirono la vicenda vennero controllati?
Da chi e come? E soprattutto: perché il Viminale per proteggere i dati
elettorali non si è rivolta al GAT, il nucleo speciale frodi telematiche
della Guardia di Finanza, e ha preferito un partner privato?
Ho l'impressione che anche questa sia una storia tutta da scrivere".
Di sotto parte del testo delle due interrogazioni a risposta scritta
presentate dall'on. Maurizio Turco:
"Interrogazione a risposta scritta n.1"
presentata da MAURIZIO TURCO versione definitiva presentata giovedì
31 maggio 2007 nella seduta n.162
9) Se risponde al vero che la polizia postale attivò un servizio 24
ore su 24 per raccogliere le denunce di incursioni, se era un numero
verde, se era pubblico e come era stato pubblicizzato, quante denunce
ha raccolto e di che tipo; quali sono le due importanti aziende di comunicazione
le cui incursioni hanno paralizzato i siti web;
10) Perché il Viminale non si è rivolto al GAT, il nucleo speciale frodi
telematiche della Guardia di Finanza che, nel sito ufficiale scrive
che "Oltre a tirar fuori dai guai Ministeri, Enti pubblici e importanti
imprese... i super-esperti di questo Nucleo Speciale sono stati attori
di una delle più mirabolanti investigazioni che ha assicurato alla giustizia
gli hacker colpevoli di aver violato il Pentagono, la NASA e diversi
governi stranieri".
11) chi e con quali strumenti era preposto a controllare che Telecom
non abusasse dei compiti istituzionali affidatigli e della disponibilità
della rete;
12) se, a seguito delle attività di spionaggio illegale messe in atto
dai massimi dirigenti della sicurezza Telecom ha preso provvedimenti,
e quali, nei confronti della società; se e quali controlli ha predisposto,
se e quali misure ha preso per evitare il ripetersi dei fatti citati.
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