D'Avanzo, «La seconda che hai detto»
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All'Italia,
e p.c., al Capo dello Stato, ai magistrati Clementina Forleo, Luigi de Magistris, Ferdinando Imposimato
 
D'Avanzo, «La seconda che hai detto»
NOU6phNZ'
 
La popolarissima sublime comicità dei fratelli Guzzanti con Sabina nella parte di D'Alema che quando lo imita vedi D'Alema al vero tanto che quando vedi il vero non è lui ma è il D'Alema di Sabina Guzzanti, mi stimola ad esprimere l'opinione dei più rispondendo ad uno dei due casi ipotizzati da Giuseppe D'Avanzo su La Repubblica di mercoledì 31 ottobre, sui fatti accaduti e sulle polemiche in atto tra politici, magistrati come Clementina Forleo, Luigi de Magistris ed altri, il ministro della Giustizia Mastella, istituzioni, Forze dell'ordine e media.
Per D'Avanzo, il primo caso è che «Paragonare quel che accade oggi nella magistratura con quanto accadde a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino 15 anni fa è, per quel che se ne sa, iperbolico. Sentir parlare di tritolo, minacce istituzionali, poteri occulti e assassini in un Paese che ha visto i suoi uomini migliori uccisi dal tritolo o è una beffarda farsa che offende le autentiche tragedie, scimmiottandole, o è una spaventevole emergenza da affrontare subito. In questo secondo caso se ne vorrebbe sapere di più. Che cosa sta accadendo? Chi minaccia o ha minacciato Clementina Forleo?
Quale potere occulto assedia Luigi de Magistris? Questo si vorrebbe sapere».
D'Avanzo, «La seconda che hai detto». Un esempio egregio D'Avanzo?
Un certo clima istituzionale e sociale che da tempo, troppo tempo, si respira nel Paese - clima che ciascuno avverte ma che a pochi fa comodo porre rimedio e ad affrontare a viso aperto - lo avete ineccepibilmente illustrato, per mesi, lei e Carlo Bonini su La Repubblica a proposito dell'affaire Telecom e di suoi esponenti di primo piano coinvolti nelle intercettazioni illecite subite da centinaia di migliaia di onesti cittadini per mano degli Spioni di Telecom tra cui ex ed attuali esponenti delle Forze dell'ordine, ex carabinieri come Tavaroli ed altri, Cipriani e Ghioni e la loro banda criminale, pezzi di primo piano dell'ex Sismi come Mancini, Pompa, ecc. ecc.
«Una sorta di nuova P2. Quali finalità si proponeva?» avete scritto più volte.
La domanda inquietante, egregio D'Avanzo, che ci si pone è la seguente: quella «sorta di nuova P2» dove ha origine, come e perchè e per cosa è nata, tra e intorno a quali interessi ruota, dove ha i suoi gangli principali, fino a dove arrivano le sue postazioni terminali?
Egregi D'Avanzo e Bonini, non è che le intercettazioni lecite della Forleo su Unipol, BNL e Antonveneta, e su esponenti politici e leaders del centrosinistra, da qualche
"consigliano" di "dimenticare" le intercettazioni illecite?
Che fine ha fatto l'inchiesta ora che Ghioni, Mancini e Tavaroli sono usciti dalle patrie galere? Attenti a quei tre, ai tabulati in loro possesso, ai ricattabili, e ai loro pc.
Per non parlare, poi, dell'avocazione dell'inchiesta di de Magistris ove sono indagati il Capo dell'esecutivo e il Ministro della Giustizia che, guarda caso, ogni mattina che la sera va in onda AnnoZero, urlacchia a destra e a manca di ricevere proiettili. Una ennesima sceneggiata-avvertitoria questa di Mastella?
Per la verità, e visti i recenti precedenti, gli intrecci tra i proiettili a Mastella e i proiettili a de Magistris e alla Forleo, ai normali cittadini sembrano proiettili ad usun delfini.
Cosa pensare altrimenti quando il teatro ambientale dei fatti gravita attorno al meridione d'Italia?
Cosa pensare quando sono in ballo i voti conquistati con l'assistenzialismo incontrollato ed altro che non nomino? Da buona napoletana, conosco i miei pullaster...
Sulle minacce subite dal magistrato Forleo, le denunce ai carabinieri, sul rifiuto della scorta e sulle sue esternazioni scrive La Repubblica:
«Milano - Nella caserma di via Moscova, teatro di molte storie strane, (vedi per es. «il salto nel vuoto dell'anarchico Pinelli», il processo e l'uccisione del commissario Calabresi ndr) la parola più usata in questi giorni è «sconcerto», come, «sconcertante», è la genericità dell'accusa ai carabinieri».
Egregio D'Avanzo, su questo ennesimo schifoso intollerabile scandalo di regime le interessa sapere quale è l'opinione dei comuni cittadini-contribuenti-elettori che si informano e che da anni seguono appassionatamente le disgustose storie di certa politica italiana? E' «La seconda che hai detto» e scrivo perchè.
Conoscendo il clima approfittatorio maschilista e misogino in voga tra istituzioni varie, politici di ogni schieramento e tra la stampa - vedi la foto della Forleo al trucco Tv pubblicata con perfida e faziosa sottigliezza a mo' di scandalo quando tutti i politici che vanno in Tv si lasciano truccare e nessun giornale ne pubblica la foto.
Un magistrato, e per di più donna, che indaga sugli scandali bancari non è così impreparato, ingenuo, uterino, vanitoso ne' tanto coglione da spargere ai quattro venti opinioni e fatti passibili di misure disciplinari o inchieste quali quella già presa, giustamente, dal Consiglio Superiore della Magistratura che indagherà sulle denunce della Forleo. Indagini che, lei per prima, aveva richiesto al CSM.
Analoghe considerazioni, se pur non donna, vanno all'operato del magistrato de Magistris ed alle feroci critiche provenienti, guarda caso soltanto da politici e da certi  esponenti della magistratura acquiescente e insabbiatrice, alla «sovraesposizione mediatica» della Forleo e di de Magistris.
Già..., la «sovraesposizione mediatica»...
La «sovraesposizione mediatica» della Forleo e di de Magistris, esimi politici, magistrati e giornalisti, da troppi di voi avversata e condannata è la legittima estrema conseguenza dell'insegnamento tratto dai tragici fatti accaduti ai giudici Falcone e Borsellino. Quindi, il riferimento della Forleo e di de Magistris a Falcone e Borsellino non è «iperbolico» come lei scrive egregio D'Avanzo. In questo oscuro Paese, infatti, i giudici che denunciano le corruzioni a tutti i livelli, anche istituzionali e dei poteri forti, che fanno il proprio dovere rispettando i cittadini con i tributi dei quali essi sono pagati, l'unica chance per salvare la propria pelle è l'«esposizione mediatica».
In certe condizioni disperate, infatti, l'unica possibilità per non soccombere è fare pubblica denuncia, testimonianza a presente e futura memoria, delle minacce e dei pericoli che incombono su di se'. O NO? Chi lo nega finge di non conoscere questo Paese. Anzi, ne approfitta. O NO?
Quindi, Violante, eserciti la memoria, si passi la mano sulla coscienza o taccia.
E' con questi ed altri orribili precedenti che si ha la sfrontatezza di parlare di Antipolitica? E' con questi precedenti che soverchiatori e corrotti condannano le piazze di Grillo che invocano «Parlamento pulito»? E' con questi precedenti che si delegittimano e intimidiscono trasmissioni come AnnoZero?
Bando a necrofori e funerals, bando alle pietà postume e pelose di quanti vogliono tappare bocca e orecchie a chi, in nome del Popolo italiano, compie il proprio dovere.
Chi ha occhi, orecchie e megafoni per far sentire la propria voce, quindi, non aspetti il tempo fatale delle sirene spiegate delle Forze di polizia e delle Autoambulanze che arrivano, in ritardo, a raccogliere la propria morte e lo strazio dei suoi cari con un mazzolin di fiori, una pietosa candela e il solito Amen.
NOU6phNZ'  Amen 
 Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet e di Liberoreporter
    www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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 All'Italia,
NOU6phNZ'Amen
E p.c., al Capo dello Stato, ai magistrati Clementina Forleo, Luigi de Magistris, Ferdinando Imposimato
D'Avanzo, «La seconda che hai detto»
Complimenti cara Giuliana, è davvero la seconda che ha detto D'Avanzo!
Credo che lo stesso non creda a quello che ha scritto... Complimenti cara Giuliana, ho infatti letto con molta preoccupazione l'articolo di D'Avanzo, e mi chiedevo: ma come può improvvisamente un giornalista attento e intelligente scrivere simili baggianate? Come si possono dimenticare tutte le trasversalità e le colpevoli connivenze ed omissioni che emergono da anni in Italia? Cosa ci sta dietro tutto questo?... Credo che lo stesso D'Avanzo non creda a quello che ha scritto. Ma ciò non giustifica e non spiega la cosa. Complimenti condivido le sue considerazioni e se me lo permette vorrei riportare le sue osservazioni nella mia prossima Miscellanea, che via email arriva a circa 3700 persone. Grazie, ancora complimenti e cordiali saluti. Luigi Sedita
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Grazie per la condivisione caro Sedita, e x i compliments.
Sì, diffonda la mia nota e la inserisca nella misc., le invio la versione perfezionata. cordialmente gd'o
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D'Avanzo, "La seconda che hai detto"
Cara giuliana non potevi mancare nella notte di halloween .....e 'solo scherzetti' niente dolcetti!!!
Laura
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D'Avanzo, "La seconda che hai detto"
BRAVISSIMA GIULIANA, HAI FATTO UNA FOTO PERFETTA DELLA REALTA' DI QUESTO PAESE.
abbracci Francesco Martin
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D'Avanzo, "La seconda che hai detto"
... Ogni giorno quaranta notizie, cinquanta ingiustizie, lo Stato, che fà, si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità...
(Fabrizio De André)
Ciao, Paolo Severi
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Cara D'Olcese,
Sono tutte considerazioni giuste e condivisibili, un forte lavoro sulla psicologia individuale può essere molto meno costoso, rischioso ed evidente del metter mano a metodi da "mala". Quando ti senti accerchiato, quando il lavoro "ai fianchi" ti ha isolato, quando la stranezza delle situazioni e lo status "paranoico" in cui entri forzatamente ti portano "lontano" dalle possibilità di comprensione del prossimo sei non solo facile preda di lor signori dal punto di vista materiale, ma sei ancora di più facile preda del terrore e della disperazione.. Sei in "cattive acque", hai la sensazione di esserti infilato inconsapevolmente in un grosso guaio, ti arriva qualche minaccia, poi un giorno ti si affianca una persona, estrae un'arma e, senza usarla realmente, te la punta addosso e ti fa con la bocca "pum", mettendosi a ridere sguaiatamente, allontanandosi e sparendo dalla tua vista senza farti nulla di male. C'è chi si incazza e reagisce, ma c'è chi invece si sente sprofondare nel baratro e si vede irrimediabilmente perduto da quel momento sai che nulla e nessuno può difenderti potresti sparire, cambiare continente e forse ti ritroverebbero comunque, immagini.
E magari puoi anche denunciare l'episodio ma, decisamente, qualcuno può anche pensare che ti sei un po' sciroccato il cervello chiunque ti direbbe: "ma se qualcuno vuole realmente ucciderti, avrebbe avuto l'occasione per farlo!" altri ti direbbero: "no, è solo uno che ti ha fatto uno scherzo!" ma ti potresti sentir replicare anche un "lei vede nemici dappertutto?" insomma, ci sono tecniche per portarti psicologicamente sull'orlo del baratro.
Angelo Rocacci
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Clementina, la pazza
Non sono un tifoso di Clementina Forleo, non mi batterei per la sua santità e rimango convinto che non è adatto a fare il magistrato chi non sfugge alla calamita delle telecamere. Non mi piace la giustizia usata per far politica, mi ripugna lo sputtanamento mediatico degli indagati (oramai estesosi anche ai passanti per caso), considero miserrimi quanti confondono gli atti giudiziari con i verdetti e sicario senza onore il giornalismo velinaro. La sinistra pratica questi vizzi, fascistoidi, da molti anni.
Poi, quand'è sotto accusa, riscopre le virtù del garantismo. Non facciamo prendere per i fondelli e diciamola tutta. La Forleo non doveva scrivere che Fassino e D'Alema erano ben consapevoli di favorire Consorte nella scalata bancaria? E' prova del suo squilibrio la lite con poliziotti che avrebbero maltrattato un extracomunitario?
Può darsi che quei due preferiscano passare per scemi manipolati, segno di come si seleziona la classe di governo, ma i conti non tornano.
Quando il pm Di Pietro ed il gip Ghitti si scambiavano pizzini per suggerirsi chi, come e quando accusare, in violazione di quasi tutte le nostre leggi, ci fu azione disciplinare? No, anzi, elessero Ghitti al csm, così poteva giudicare gli altri magistrati. Quando dalla procura di Milano spedirono la Guardia di Finanza per sequestrare, alla Camera, i bilanci dei partiti, pubblicati su tutti i giornali, ci fu reazione proporzionata? No, anzi l'allora presidente, Napolitano, destinatario di lettere scritte da suicidi inascoltati, chiuse presto l'"incidente". Quante cose ci tocca dimenticare, del nostro Presidente, talché neanche il compleanno potremo festeggiargli.
E poi, fateci caso: se un magistrato femmina s'occupa di malaffari riconducibili alla piovra berlusconiana, trattasi di donna coraggiosa, riservata e dal ciglio asciutto, se capita rivolga lo sguardo a sinistra, eccole là, esibizioniste, isteriche e piagnone. Sarà una vendetta contro le corbellerie dette su donne e shopping.
E' ingiusto, oggi, anche solo per indagare, immaginare che certuni siano stati consapevoli. Ma era giusto, ieri, condurre processi a sentenza sulla base del bestiale "non poteva non sapere". Tutto questo è rivoltante, da condannarsi con ogni forza. E' la barbarie arrogante di un Paese che ha ammazzato la giustizia.
 Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero il 29 Novembre 2007.
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Controllo telefonico
Cara D'Olcese, forse sai come si fa a sapere se si ha il telefono sotto controllo? Ho amici preoccupati per questo: se non si è sotto indagine della magistratura non si può avere il telefono sotto controllo? Tu dici che sono centinaia di migliaia di telefoni che la Telecom tiene abusivamente sotto controllo. Come si fa a sapere se il proprio numero telefonico fa parte di questo gruppo di "sorvegliati abusivi"? Grazie. Graziella
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Piccolo semplice Vademecum alla portata di tutti x Intercettazioni e Controllo telefonico
1) Si scrive una RR con ricevuta di ritorno a Telecom chiedendo quali sono i dati privati e personali in loro possesso e per quali fini sono conservati nel loro database.
2) In contemporanea: Analoga richiesta, per tre volte in tre giorni, al 187. Ciò perchè finge sempre che non hai mai chiamato.....
3) Siccome la Telecom, i tecnici corrotti e i suoi spioni non te lo dicono di certo se sei intercettato, il modo migliore per accorgersene è stare in internet perchè dal solo telefono è molto difficile rendersene conto.
4) Te ne rendi conto bene se hai un ottimo Firewall, non Free, ma a pagamento perchè ti da rapporti che i prodotti Free non danno, e se segui bene le tue navigazioni andando a verificare, ogni volta, da chi e da dove partono gli attacchi di alto livello.
5) Ne tieni tutta la documentazione, la copi e la incolli, ed ogni volta segnali alla casa produttrice del Firewal, tramite l'apposito link- bottone rosso incorporato nel rapporto Hacker ID, che riporta anche la postazione geografica del pirata informatico, le tentate violazioni che, attenzione, non sono da confondere con i normali avvisi-allarmi dovuti al traffico di rete. Quanto hai copiato e incollato lo invii all'abuse dell'hacker che trovi nel rapporto e negli header dell'intrusore.
Poi lo conservi come prova delle tue segnalazioni inviate sia all'Abuse che alla Polizia postale.
6) Appena si è certi di essere intercettati si porta l'intera documentazione alla Polizia postale, si sporge denuncia badando bene che il funzionario scriva in calce che in caso di archiviazione la Procura ti avverta.
Contemporaneamente però, la denuncia alla Procura della Repubblica devi farla anche tu, con il tuo avvocato: denuncia penale, e civile per i danni. Nel caso tu vinca la causa, se ti accontenterai di mille euro di risarcimento dei danni, puoi fare la causa davanti al Giudice di pace e la', se sei bravo e ben documentato, puoi anche fare tutto da solo senza bisogno di prendere un avvocato. Risparmi & cumparisci!
Ma se fai la causa in Tribunale con l'avvocato, e la vinci, i milioni di danni sono tanti.
7) Chi ha consuetudine con internet ed ha acquisito una certa sensibilità alla rete ed ai suoi fenomeni, individua subito se sono attacchi sporadici di semplici hackers, o normali ricognizioni della rete o se, invece, sono intercettazioni perchè i normali attacchi, per esempio, arrivano dopo un po' che sei collegato mentre chi è intercettato vede immediatamente, come si collega, arrivare un attacco e ripetersi sempre con gli stessi header. E' come se ci fosse un congegno automatico che scatta appena ti sei collegato. E' il mezzo tecnologico per le intercettazioni applicato alla tua linea e che entra in azione in automatico.
Spero di essere stata chiara ed esauriente ma se hai dubbi scrivimi. E spero molto che tu abbia diffuso il mio ultimo articolo con la mappa della postazione dell'ENAV ed i links ai miei precedenti articoli sulle intercettazioni.

Saluti e buona caccia allo spione, gd'o
P.S.: Mai usare Firewal, Antivirus, AntiSpiware, AntiDialer di tipo "Free". Non servono a nulla che sia davvero utile e dia la massima sicurezza in rete. Sicurezza che purtroppo, come si vede dalle intercettazioni illegali ed abusive, è indispensabile e consigliata oramai a tutti, anche ai normalissimi cittadini.
Links agli articoli precedenti sono su
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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Domanda: Cara D'Olcese, puoi aiutarmi ad avere una risposta a quanto scritto da Zeusnews?
**Gli Antispyware sono davvero utili?**
Il mondo di malware è sempre più evoluto. Servono ancora a qualcosa i "semplici" programmi antispyware?
http://forum.zeusnews.com/viewtopic.php?t=26313
Ho letto la pagina di Zeusnews che mi hai indicato, anche perchè chi scrive fa riferimento a dettagli tecnici tutto sommato solo in parte sensati e condivisibili, entra nella questione tecnica solo in piccola parte e si vede che non ha esperienze solide. Fare distinzioni su specifici sistemi operativi mi sembra insensato, non c'è alcuna differenza tra sistemi vecchi e nuovi, direi che c'è solo un'evoluzione "di facciata" e solo di una parte dei dettagli tecnici critici. Per certi aspetti tutti i sistemi Windows hanno la stessa identica criticità e anche ragionare su specifici sistemi operativi è fuori luogo. Ci sono dei programmi commerciali tramite le cui tecnologie si riesce a fare cose impensabili, tipo "prendere il controllo di un computer, dandogli in esecuzione questo o quel sistema operativo ma sempre avendo il controllo a monte (faccio l'esempio dell'ottimo WMWARE) con questi prodotti in sostanza hai un programma che sta "sopra" il sistema operativo, al quale vengono concessi "spazi operativi autonomi", pur mantenendo un controllo complessivo su tutto per cui pensa a quanto poco sicuro è un sistema operativo che può operare in un contesto controllato da un altro programma, e senza che il sistema operativo abbia alcun modo di accorgersi di questa intromissione tra se e l'hardware!
Da questo punto di vista ogni prodotto di controllo (antivirus, antispyware, firewall eccetera) che si vada a lanciare dall'interno di un sistema operativo, ovviamente, vede solo quello che gli viene concesso di vedere. E, naturalmente, non ho nemmeno parlato di tutto il software che già gira "sopra il sistema operativo" (il bios della scheda madre, ad esempio) e tutto ciò che gira "di fianco" su alcune periferiche connesse al pc, ad esempio il modem, il router, gli apparati di rete, eccetera.
Sei realmente convinta (faccio un esempio) di avere da un adaware, spybot, norton eccetera un qualche controllo su quello che "combina" un modem opportunamente e sapientemente modificato?
Se da una parte parrebbe fantascienza, dall'altra pensa semplicemente al tipo di operazione che esegue un firewall hardware (uno scatolino da connettere tra il tuo pc e la rete) in pratica fa vedere all'uno (pc) e all'altro (rete) solo ciò che un programma inserito nello scatolino stesso e opportunamente configurato decide di far vedere reciprocamente... addirittura (è una banalissima opportunità presente anche nei router da "quattro soldi", è possibile dirgli "senti: tutti i siti che contengono nell'URL la parola "sesso", non farli vedere all'utente e in parallelo lo stesso scatolino può dire a chiunque si presenti sul tuo indirizzo IP: "guarda che io non esisto! Non ho alcun servizio da scardinare"!
E allora, questa sicurezza, come si può avere? E' realmente raggiungibile? Mi sembra di no, tutto sommato e non è certo perchè non si usa il prodotto X o il sistema Z. non è raggiungibile perchè c'è troppa roba che manipola in modo da noi non percepibile ne' misurabile le informazioni che maneggiamo.
E, chiaramente, sto affrontando solo una parte delle problematiche di sicurezza con la S maiuscola. Pensa al fatto che modificando "opportunamente" un unico pezzo del sistema operativo (il kernel) e "taroccandolo" (faccio un esempio  di tipo divulgativo) tutti i programmi che tu vai ad installare nel computer, lavorano sotto "le forche caudine" di quell'unico programma "taroccato" (perchè tutto passa per il kernel di un sistema operativo).
E chi è in grado di accorgersi se il proprio kernel è taroccato? Chi è veramente in grado di valutarne la totale "pulizia"? Pensa che con Linux, il kernel ha i sorgenti su cui mettono le mani centinaia di persone (e spesso sconosciute o obbiettivamente irrintracciabili). Che garanzie abbiamo che non ci siano "scherzetti" o "scherzoni" dentro? (e non sto criticando Linux, anzi, perchè lì almeno i sorgenti sono consultabili e, per metterci qualche "scherzo", si deve per lo meno "travestirlo" da pezzo di programma "normale". Eppure, nonostante tutto ciò che ti ho riferito, troverai scarriolate di "esperti" che, ignorando totalmente tutto ciò che ho detto, continueranno a pensare (e a suggerire) il prodotto x o la versione y come "toccasana definitivo" per la sicurezza! Purtroppo la disinformazione non è l'arma tipica solo di Bin Laden, delle BR, "dei comunisti" o di chissà che gruppo di potere occulto "privato" ma è anche l'arma di un sistema che ci racconta tante belle favole e noi ci "caschiamo".
E così ci beviamo di tutto "oggi si vive meglio di una volta", "i mari oggi sono più puliti di dieci anni fa'"... "le rotatorie costano meno dei semafori e migliorano il traffico" "la benzina verde è meno inquinante"... "i cibi di oggi sono più sani"... "il grande problema del mondo è il fondamentalismo islamico"... "la Russia è il male" (qualche decina di anni fa' Bush non si sarebbe sicuramente fatto vedere a stringere la mano e scherzare amabilmente con Putin ne' avrebbe discusso "apertamente" delle logiche di spartizione del mondo con lui c'era la guerra fredda ma com'è finita la guerra fredda? o c'è ancora? Dove sono puntati i missili nucleari?
Insomma ci sarebbero tante "paranoiche" domande da farsi ma sono appunto paranoiche, perchè mettono in crisi il modello del mondo che abbiamo in testa e che per la maggior parte delle persone non è un modello ma è l'esatta realtà!
Per cui, tornando all'informatica, un ragazzino di dodici anni, facendo un virus, può mandare in tilt milioni di computer per il semplice motivo che i sistemi sono "bucati" e "bucabili" e "sono stati fatti male". E i virus vengono oggi identificati dai programmi antivirus "solo dopo" che qualcuno ne ha visto uno ed è riuscito a spiegare ai programmi antivirus come riconoscerlo. Ad aggiornamenti effettuati su tutti i pc del mondo, il virus è quindi identificabile e "affrontabile" nei modi adatti.
Diversamente, anche se è un virus, non c'è alcuna prova che esso lo sia, quindi non esiste e non è un virus! E' una barzelletta!!! Ma comunque crediamoci, a questa barzelletta almeno si vive tranquilli e felici (e non ti rompono troppo le scatole)!!!
PapaLeo Leoni
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Telecom e la continuità da spezzare
Non era e non è in discussione, almeno non qui e non da parte mia, la persona di Carlo Buora. Semmai la sua posizione in Telecom Italia. C'è voluto un lunghissimo tempo perché il nuovo azionista che controlla Telecom, la Telco, ed in questo le banche che lo dominano in attesa si evolva la posizione degli spagnoli, riuscisse ad indicare i nuovi amministratori: Galateri e Bernabé. Nel corso di quest'interminabile sospensione temporale non solo Buora ha mantenuto la guida della società, ma si è ripetutamente ed autorevolmente parlato di una sua permanenza in quella posizione. Ed era questo a destare le mie perplessità.
Carlo Buora giunse in Telecom al seguito di Tronchetti Provera, e, quale suo uomo di fiducia per la finanza. Ha ininterrottamente condiviso le responsabilità di vertice.
Le responsabilità penali sono esclusiva competenza della magistratura, e comunque nessuno le ha contestate né a lui né a Tronchetti. Ma la corresponsabilità amministrativa e strategica nell'azienda che ha visto crescere al suo interno un settore spionaggio, e che in Brasile ne ha combinate di cotte e di crude, sono evidenti.
Un altro tempo infinito, quello giudiziario, stabilirà se il gruppo addetto alla sicurezza abbia agito sempre di testa propria, senza mai riferire ai vertici, creando una rete spionistica di cui gli altri erano inconsapevoli. Sarebbe fantastico ed ai miei occhi incredibile, ma se anche così fosse chi dirigeva l'azienda si è dimostrato incapace di accorgersi di cosa accadeva qualche stanza più in là. Non certo una performance ammirevole.
Sono anni che scrivo dell'intreccio oggettivo e non chiarito fra le vicende di Cirio, Parmalat e Telecom Italia, ed è difficile credere che si litigassero lo stesso amministratore, Grisendi, perché trattavasi dell'unico conoscitore del mercato brasiliano. Le cose vengono fuori a poco a poco, ma il quadro d'insieme credo d'averlo descritto per tempo, senza che nessuno sentisse il bisogno di smentirmi. Anni fa raccontai della strana posizione di un consulente libanese operante in Brasile, Nahas, che era pagato da Telecom ma di cui l'ufficio legale di Telecom negava anche solo l'esistenza. Può ben darsi che le povere cose da noi scritte, per giunta su fogli schietti e non letti, non interesassero a nessuno, ma se poi si dimostrano vere, se poi s'accerta che per le vie di San Paolo viaggiavano camionette colme di contanti, se si appura che il destinatario era lo sconosciuto consulente pagato per decine di milioni di dollari, è lecito chiedersi: e di questo nulla sapevano, ai vertici di Telecom?
Buora potrebbe rispondere, se parlasse: no, non lo sapevo, non m'interessava, non me ne occupavo (la sua risposta reale potrebbe essere leggermente diversa: se ne occupava personalmente Tronchetti Provera), ma, in questo caso, vi pare che una tale condotta sia da salvaguardarsi come patrimonio di continuità?
Un tempo fu Gherardo Colombo, allora magistrato presso la procura milanese, a dire che occorreva trovare una "soluzione politica" alle inchieste giudiziarie sulla corruzione, onde evitare che finissero per alimentare un immenso mercato dei ricatti. Non se ne fece nulla, come è noto. Resta il fatto che se gli unici controlli funzionanti sono quelli penali, se, ed è inevitabile, questi partono solo dopo che i fatti si sono compiuti, e se impiegano decenni per arrivare a conclusioni che siano individuabili come verità giudiziaria, l'intero corpo sociale, quindi anche economico e politico, si corrompe e corrode. E' questa la ragione per cui non smettiamo di denunciare la bancarotta della giustizia, che è, in fondo, il prodotto tribunalizio di una vasta bancarotta etica. Davide Giacalone 29 Novembre 2007

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Le tangenti di Telecom Italia
Con una tempistica inquietante, il malaffare di Telecom Italia s'avvicina lentamente a quello che descrivemmo. Attenti, adesso, a quel che succede. Il protagonista è sempre Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza, uomo di fiducia di Marco Tronchetti Provera, solo che questa volta è lui a prendere l'iniziativa. Dovrà difendersi da accuse penali, e per quelle l'unica sede è il tribunale. Qui mi limito a ripetere che la presunzione d'innocenza non ammette eccezioni. Tavaroli precisa: non ho mai agito per mio tornaconto; ho sempre lavorato per l'azienda; ho sempre avuto un capo; "ogni pratica aveva un committente interno (...) non c'è pratica che non venisse data integralmente a chi la richiedeva". E' quello che abbiamo scritto, immaginandolo fin dal primo giorno. Inizia il chiarimento anche sulle faccende brasialiane: Telecom pagò delle tangenti, Tavaroli conferma. Il contratto di consulenza con Naji Nahas, libanese che lavora in Brasile, in contatto costante con Tronchetti Provera, "serviva a giustificare il primo pagamento e quelli successivi". Lo dice Marco Bonera, responsabile sicurezza di Telecom in Brasile. Noi raccontammo sia la singolare figura di Nahas, sia gli anomali spostamenti di pacchi di denaro contante. E' tutto ne "Il grande intrigo", pubblicato da Libero.
Dunque: a. Tavaroli agiva su ordinazione, riferendo tutto; b. con soldi aziendali, irregolarmente distratti, si pagavano tangenti all'estero; c. anche in questo caso eseguendo ordini aziendali.
Chi governava l'azienda? Risposta: Tronchetti Provera e Carlo Buora. La società è quotata, ma nessuna autorità di garanzia ha mai chiesto spiegazioni sulle cose che scrivemmo. E' arrivata la magistratura penale, ma la lentezza congenita s'è accompagnata ai lunghi mesi assorbiti dal passaggio di proprietà, il tutto a dirigenza immutata. La struttura di vertice è ancora la stessa che governava il settore sicurezza ed operava in Brasile. Considerato che da lì è passato anche l'avvocato Rossi, sarà il caso di misurare l'opacità del nostro mercato e l'inesistenza di controlli, anche semplicemente contabili.
Tavaroli lamenta d'essere stato definito "mascalzone", il che gli ricorda il "mariuolo" rivolto a Chiesa. Craxi la pagò cara. Tronchetti Provera ha incassato.
Da non dimenticare, quando si parla di "poteri". Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Il governo e Telecom Italia
Il governo non riesce a non impicciarsi degli affari di Telecom Italia. Gli autori della peggiore privatizzazione possibile, i responsabili di un enorme impoverimento ai danni dei cittadini, i tifosi di scalate predatorie che hanno inginocchiato l'azienda, non mollano la presa. Il ministro Bersani fa "pressing" sui soci della finanziaria Telco, affinché nominino al più presto i vertici di Telecom. Ed a che titolo se ne occupa, con che responsabilità parla di una società quotata?
Dice Bersani che il governo, nel solito interesse del Paese, che poi un giorno ce lo spiega, è "pronto a fare la sua parte", ma che è difficile se la più grande società non torna ad essere pienamente operativa. Bel modo di ragionare! Il governo faccia quel che deve, ovvero apra il mercato alla concorrenza, lo regoli e lo controlli, ma tolga le mani dalle società private.
Telecom l'hanno rovinata loro, ed ora s'appresta a finire in bocca agli spagnoli. E' evidente, infatti, che le banche possono essere il supporto per un imprenditore, ma non possono essere le artefici delle telecomunicazioni. Lì dentro gli unici che sanno di cosa si parla sono quelli di Telefonica, quindi l'azienda è loro. Ciò dopo che il governo Prodi ha scatenato una guerra personale contro Tronchetti Provera, costringendolo a mollare. Quest'ultimo ha commesso errori e porcherie, che noi non abbiamo taciuto, attirandoci addosso i tigrotti al suo guinzaglio, e che abbiamo indicato nell'interesse stesso di Telecom. Il governo, all'opposto, usò tutte le difficoltà di Tronchetti per ottenere l'unica cosa che gli interessava: il suo allontanamento. Da quel momento, ed è passato più di un anno, l'azienda non ha più avuto una direzione, mancando di strategia e restando nelle mani dei medesimi che avevano condiviso le responsabilità di Tronchetti. Perché parla oggi, Bersani?
Cosa gli prude nello scontro di potere fra banche, mentre un gioiello italiano finisce all'estero per un tozzo di pane?
Il compito dello Stato è ben diverso, e ben diversa dovrebbe essere la dirittura morale del governo. Si occupi della giustizia che va a rilento, del mercato protetto, dei controlli che fanno ridere, dei risparmiatori rapinati, delle gare farlocche. Non saltabecchi da una scalata all'altra, e stia zitto. Di danni ne ha già fatti abbastanza.
Davide Giacalone
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IntercetteRai. Questo è un Paese davvero straordinario:
qualche mese fa il Parlamento è corso ad approvare, a larghissima maggioranza, una legge di dubbia costituzionalità, con la quale s'impone la distruzione d'intercettazioni telefoniche ed atti d'indagine realizzati abusivamente, il che, comunque, accadeva dopo che parte di quelli era finita sui giornali.
Allora si sostenne fosse uno sconcio che persone neanche indagate si trovassero con le proprie conversazioni in atti giudiziari e, per quella via, sputtanate a mezzo stampa. Fu il caso, tanto per non tacerlo, di Piero Fassino. Passa poco tempo e ci ritroviamo, provenienti da atti giudiziari, con la pubblicazione d'intercettazioni telefoniche che non solo riguardano persone non indagate, ma hanno un'attinenza del tutto ipotetica con l'indagine nel corso della quale sono state realizzate (un caso di bancarotta). Oggi, però, si discute nel merito delle cose che i malcapitati dicono, omettendo la ripulsa per l'inciviltà. Bella roba.
E veniamo al merito. Emergerebbe che uomini del presidente, intendendosi per tale il capo del governo, che allora era Berlusconi (notoriamente proprietario di un gruppo televisivo), s'occupavano attivamente di "manipolare" l'informazione Rai. Roba grossa, se non fosse anche roba ovvia ed irrilevante.
Roba ovvia, perché la Rai è governata dai partiti. Così è e così sarà fino a quando non si farà l'unica cosa giusta: venderla. Lo era allora e lo è oggi. Governata dai partiti significa che sono uomini dei partiti a nominare direttori, capistruttura e via scendendo per li rami. Era così per Rossella, lo è per Riotta. I giornalisti della Rai che oggi si sentono tanto offesi farebbero una bella ed utile cosa se comunicassero, a titolo d'esempio, da chi ciascuno di loro fu raccomandato.
Essendo governata dai partiti è ovvio che la struttura risponda a pressioni politiche. C'è poco da scandalizzarsi, semmai si dovrebbe rompere il circolo vizioso.
Se non fosse che il vizio piace a tutti.
Oltre ad essere ovvia, è anche roba irrilevante, perché alcune delle "manipolazioni" sono francamente ridicole. Esempio: mi raccomando, ritarda la trasmissione dei dati elettorali sfavorevoli a Berlusconi. Idea geniale e lungimirante, rimedio sicuro per le sconfitte elettorali. Oppure: per la morte del papa parla Ciampi, fate parlare anche Berlusconi. Accidenti, che trovata! Sono pronto a scommettere che è successa cosa analoga anche in altri Paesi, per giunta nemmeno cattolici. E lo scandalo viene menato facendo passare in secondo piano la dura realtà dei fatti: stracomandando su Rai e Mediaset, asservendo tante libere coscienze e grandi professionalità, il diabolico Berlusconi perse un'elezione appresso all'altra. Straordinario, non vi pare?
Oh, naturalmente se i direttori dei principali quotidiani, pur essendo concorrenti e seguendo solo il lume della propria morale, si sono ritrovati più e più volte a concordare il modo in cui porgere al pubblico questa o quella notizia giudiziaria, in quel caso si deve dire che trattasi di mirabile esempio di senso di responsabilità ed alto giornalismo. Al quale, di tanto in tanto, fa piacere non appartenere. Davide Giacalone 
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Tangenti Telecom ed omertà politica
Leggete questa storiella brasiliana e sforzatevi di tradurla in italiano. Capirete molte cose che vi sono passate sotto al naso, capirete perché oggi si fa finta di scoprire quel che noi scriviamo da anni. Allora: c'era una volta il Parlamento brasiliano, dove leggendo i giornali di quel Paese si viene a sapere che quelli di Telecom Italia pagavano delle tangenti a governanti, politici e poliziotti brasiliani. Leggono anche le dichiarazioni di Luciane Araújo, un'interprete che per gli italiani ha tradotto telefonate e ricevute dei corrotti locali. Scandalo, indignazione, e la solita gnagnera: fuori i nomi. Due deputati dell'opposizione annunciano: andremo alla procura di Milano a farci dare l'elenco degli infedeli alla Patria. Li intercetta Piero Marini Garavini, italiano residente in Brasile, che da anni accumula documenti sul malaffare, e suggerisce ai due di risparmiare tempo e soldi, giacché basterà andare presso la procura generale, a Brasilia, accedere ai 32 volumi delle sue denunce e troveranno tutti i nomi.
Quelli vanno, ci trovano i nomi della sinistra e degli amici di Lula, ma ci trovano anche quelli degli amici loro.
Dopo di che l'indignazione ha messo il silenziatore, e caipirinha per tutti. La favola funziona anche da noi: ogni tanto le inchieste hanno un sussulto, i giornali strillano qualche incredibile novità, ma è tutta roba che si sa da anni. Funziona come nei racconti del tenente Colombo, dove l'assassino si conosce all'inizio ed il divertimento consiste nello scoprire come fa l'investigatore a riconoscerlo. Questi fattacci si verificarono durante la gestione di Colaninno, sponsorizzato da D'Alema.
La security di Telecom era guidata da Tavaroli in nome e per conto di Tronchetti Provera. Gli aspetti penali sono di competenza di un tribunale che non si vede manco all'orizzonte. L'elenco degli indagati è, al momento, leggermente distante da quello dei reali protagonisti. Mano a mano che si farà luce sotto lo splendore del sole, almeno, ci sia risparmiata l'aria meravigliata del "chi l'avrebbe mai detto". A proposito, ecco uno scoop: i vertici che governavano l'azienda all'epoca dei tigrotti scatenati e spianti sono in larga parte gli stessi che la governano oggi. E trattasi di società quotata. Abbiate pazienza, e vedrete che se ne accorgeranno.
 Davide Giacalone
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Telecom, lo scandalo non sono gli spioni
I vertici di Telecom Italia erano informati "in tempo reale" di tutto quello che gli spioni facevano. Parola di Fabio Ghioni, collaboratore di Tavaroli, a sua volta uomo di fiducia di Tronchetti Provera. Le implicazioni penali sono evidenti, ma non di nostra competenza. E, del resto, lo abbiamo già scritto tante volte.
Le scene dello scontro spionistico sono sempre più dettagliate, ma la polvere della battaglia rischia di far dimenticare il perché della guerra. Perché si scatenò l'inferno? Gli italiani rispondono: per difenderci dagli attacchi della Kroll, assoldata dai brasiliani. Risposta esatta, ma largamente elusiva. Lo scandalo è assai più grosso.
In Brasile gli italiani hanno apparentemente perso un sacco di soldi, in realtà li hanno fatti sparire.
La storia di Telecom s'intreccia saldamente con quelle di Cirio e Parmalat, raccontando di fondi illecitamente costituiti all'estero ed altrettanto illecitamente sottratti ai risparmiatori, al mercato ed ai bilanci di società quotate. Quei soldi sono serviti per finanziare forze politiche straniere, ma non solo. Ricordate?
Anche dal conto All Iberian uscirono soldi diretti ad Arafat, ma questo non impedì d'indagare occhiutamente sul resto. I soldi di Tim sono defluiti anche verso la Tecnosistemi, incaricata, senza contratto (e poi fallita), di realizzarne la rete. Solo che, in Brasile, Tim e Tecnosistemi erano parenti nella proprietà ed amministrate dalla stessa persona, che aveva prima amministrato Cirio e Parmalat. Com'è piccolo, il mondo. Presi da delirio di potenza gli italiani pensarono di potere fare di tutto, compreso soffiar via Brasil Telecom ad un bahiano, Dantas, fregandolo in casa. Lì comincia la guerra, ma, come si vede, ben altro ne è la causa.
Si scandagli pure il mondo degli spioni, ma guai a non capire perché li si mosse. Guai, perché è in quel passaggio precedente che sta tutta l'arretratezza e l'opacità del mercato italiano, tutta l'inconsistenza delle nostre autorità di controllo. Magari gli spioni saranno processati e puniti, ma son solo gli stracci, gente che obbediva ad ordini. Mentre interessi e protagonisti reali restano sullo sfondo, fiduciosi nel tempo che scorre. Poi, un giorno, si parlerà di "ulteriore mistero", di storia non scritta, fingendo sia tenebra la brillante luce del sole. Davide Giacalone
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Nasce il centro unico per le intercettazioni
Il Senato approva la costituzione di un unico ente che gestisca le intercettazioni telefoniche, ambientali o di altre forme di comunicazione.
ZEUS News -
www.zeusnews.it - 18-11-2007
Il Senato ha dato il via libera (con 160 voti a favore e 154 contrari) all'articolo 23 della Finanziaria 2008. L'articolo 23 riguarda la "razionalizzazione del sistema delle intercettazioni telefoniche, ambientali e altre forme di comunicazioni informatica o telematica": la parola chiave in questa lunga presentazione è "razionalizzazione".
A partire dal 31 gennaio 2008, infatti, verrà costituito un sistema unico a livello nazionale per le intercettazioni di tutti i tipi; il nuovo sistema sarà diviso su base distrettuale di corte d'appello. Nella pratica, la gestione sarà affidata a Finmeccanica. La costituzione di un solo ente a livello nazionale fa nascere in qualcuno le solite preoccupazioni: mettere il potere di invadere la privacy dei cittadini nelle mani di un solo soggetto, per quanto questi possa operare soltanto dietro ordine della magistratura, non espone al rischio di abusi? Come ogni volta che c'è in gioco la riservatezza delle comunicazioni (telefoniche, ma non solo: anche le e-mail, per esempio, saranno di competenza del nuovo centro) c'è sempre il sospetto che qualcuno possa usare gli strumenti a disposizione per trarne illeciti vantaggi, sospetto avvalorato anche dalla popolarità che il tema delle intercettazioni telefoniche ha avuto non molto tempo fa. Al momento, per la legge italiana l'uso di intercettazioni è limitato dall'articolo 266 del Codice di Procedura Penale e richiede un decreto motivato del giudice per le indagini preliminari. Fortunatamente non esiste ancora, come si rischia in America, una proposta per raccogliere i dati di tutti i cittadini e istituire lo "spione di Stato".

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La commedia italiana delle nomine Telecom
di Orazio Carabini - Il Sole 24 Ore 16 novembre 2007
Georges Feydeau non avrebbe saputo scrivere una pochade degna del passaggio di consegne a Telecom Italia. Intrighi, colpi bassi, fantasmi che si aggirano nei corridoi e poi si dileguano, gente che aspetta nei salotti e viene fatta entrare solo per "assistere", nomi illustri messi alla berlina per settimane. Un vero capolavoro del teatro comico moderno. Il drammaturgo francese si sarebbe sbizzarrito a descrivere lo scorno, o forse la rabbia, degli spagnoli di Telefonica che nell'aprile scorso hanno accettato di pagare un premio di maggioranza di quasi il 40% per rilevare una parte delle azioni detenute dalla Pirelli e da Edizione Holding (Benetton) nella compagnia telefonica italiana. Dopo mesi di trattative, prima da soli poi con le banche investite dal Governo del sacro compito di difendere l'italianità, gli spagnoli hanno rilevato il 10% circa di Telecom Italia conferendolo a Telco, la holding cui fa capo il 23,5% del capitale.
Risolti, non senza fatica, i problemi antitrust brasiliani, i nuovi soci di controllo (Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo, Benetton, oltre a Telefonica) hanno perfezionato l'acquisto delle azioni a sei mesi di distanza dalla firma del contratto preliminare. Il mercato si aspettava che dopo poche ore, o qualche giorno al massimo, sarebbero stati comunicati i nomi del presidente e dell'amministratore delegato designati dai nuovi azionisti. E invece nulla. I soci italiani, Mediobanca-Generali da una parte e Intesa Sanpaolo dall'altra, non trovando un accordo si sono ficcati in una situazione di stallo.
Gli spagnoli assistono allibiti, anche perché la scelta del management, secondo i patti parasociali, non spetta a loro. Sentono raccontare dagli amici banchieri e leggono sui giornali che i candidati di una banca non vanno bene all'altra perché il capitalismo italiano è come paralizzato dal conflitto UniCredit-Intesa. E addirittura che dentro Mediobanca si scontrano varie fazioni (si veda "Il Sole-24 Ore" dell'1 novembre).
Ma Telefonica ha fatto un investimento importante in Telecom Italia. Conta sulle sinergie tra le due società e soprattutto non esclude, nel medio periodo, di arrivare a una fusione. Superato lo scoglio brasiliano, bisogna andare avanti.
E così Cesar Alierta e Julio Linares, presidente e direttore generale di Telefonica, si presentano puntuali al primo consiglio di amministrazione della nuova era Telecom. Dovrebbero essere cooptati al posto dei rappresentanti Pirelli che si sono dimessi. I due manager si accomodano nel salottino vicino alla sala del consiglio. Passano le ore, ma spunta un ostacolo, giustamente sollevato dai consiglieri indipendenti: l'articolo 2390 del codice civile prevede che gli amministratori di società concorrenti non possano essere nominati "salvo autorizzazione dell'assemblea".
I giuristi interpellati confermano che è proprio così: è necessario convocare un'assemblea. Altrimenti la nomina comporta dei rischi perché gli amministratori potrebbero andare incontro ad azioni di responsabilità. Ma con l'assemblea il problema è risolto. Come insegnano tanti precedenti. Per esempio, il 10 settembre scorso il presidente dell'Eni, Roberto Poli, è stato nominato amministratore "non esecutivo" dall'assemblea della Maire Tecnimont, una società che sta per essere quotata in Borsa e che opera nei settori dell'impiantistica. Dove l'Eni ha Saipem e Snamprogetti.
Ma convocare oggi un'assemblea straordinaria degli azionisti solo per "convalidare" la cooptazione di Alierta e Linares senza un accordo sulle posizioni di vertice significherebbe, per i soci di Telecom Italia, farsi ridere dietro dal mondo intero. E così è nata (vedere l'articolo di Antonella Olivieri sul Sole 24 Ore di ieri) l'idea di "sterilizzare" gli spagnoli che non dovrebbero partecipare ai Cda in cui si discutono argomenti "sensibili". Quisquilie come il budget o il piano industriale. Con il risultato paradossale che, mentre si attende l'esito del braccio di ferro tra i banchieri, il primo azionista di Telecom Italia non ha voce in capitolo sulle più importanti decisioni della società. Ma come? Non era Telefonica il socio "industriale" che doveva affiancare le banche nel nucleo degli azionisti forti?
Quanto dovranno aspettare fuori dalla porta prima di apportare il loro contributo di competenza e di visione strategica?
Feydeau comunque aveva previsto tutto: volle infatti essere sepolto con il suo telefono per restare in contatto con gli esseri umani anche dopo morto.
O forse per immaginare la migliore delle sue commedie.

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TLC: BELTRANDI (RNP), "INDISPENSABILE LA SEPARAZIONE DELLA RETE PER USCIRE DAL PERSISTENTE QUASI MONOPOLIO DI TELECOM ITALIA..."
Dichiarazione di Marco Beltrandi (radicale de La Rosa nel Pugno), Vicepresidente della Commissione parlamentare Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
Roma, 9 novembre 2007. "Occorre constatare che a dieci anni dall'avvio della liberalizzazione il mercato delle telecomunicazioni su rete fissa in Italia appare ancora eccessivamente concentrato nelle mani dell'ex monopolista di Stato Telecom Italia, che detiene ancora ben il 90% di tale mercato per quanto riguarda la telefonia, e il 70% del mercato della banda larga, mentre nel resto dell'Europa le percentuali in media sono inferiori al 50%.
Evidentemente le misure asimmetriche fin qui adottare per favorire la concorrenza non sono state sufficienti, con danno complessivo per il Paese, sia in termini di scarsa diffusione della banda larga, sia per la permanenza del digital divide, con conseguenti ritardi competitivi rispetto anche soltanto agli altri Paesi europei.
Proprio alla vigilia della riforma della regolamentazione della Commissione UE, è importante ribadire come in Italia  sia indispensabile procedere sulla strada della separazione, quantomeno funzionale, della Rete fissa, così come previsto dalla attuale normativa UE, quando altre misure asimmetriche non producono effetti, come in questo caso".

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L'Europa dei telefoni e l'Italia declassata
L'Europa dei telefoni guarda al futuro, alla separazione fra fornitori di rete e fornitori di contenuti, alla diffusione della banda larga, al compimento del tragitto iniziato con le direttive di fine anni ottanta, quelle sulle reti aperte. L'Italia dei telefoni si guarda l'ombelico, litiga su quale banca deve comandare all'interno dell'operatore ex monopolista, Telecom Italia, che nel frattempo è stato massacrato da una privatizzazione pessima, è stato impoverito da gestioni predatorie e s'accinge ad essere consegnato agli spagnoli di Telefonica. Se qualcuno volesse un riassunto del perché perdiamo colpi e quote di mercato potrebbe tranquillamente attaccarsi al telefono.
Anche da noi si è lungamente parlato di separazione delle reti, ma lo si è fatto con gli occhi puntati ai bilanci da salvare e non al mercato da aprire. Il tutto mentre le autorità di garanzia assistevano inerti, e talora complici, al pompaggio di ricchezza dal mercato per lasciarla defluire nei canali oscuri, e fiscalmente esenti, delle finanziarie lussemburghesi od esotiche. Noi reclamavamo l'adesione alle direttive europee per rendere più forte il mercato, per favorire i consumatori ed anche per far crescere gli operatori capaci di reggere la concorrenza. Nella realtà si è approfittato della destatalizzazione per favorire il ladrocinio, protetto anche con azioni direttamente criminali.
Nel pacchetto presentato dalla commissaria europea, Viviane Reding, è compresa l'istituzione di un'autorità europea di controllo. Per noi sarebbe una buona cosa. Cederemmo sovranità in cambio di regole non influenzabili dalla preponderante forza di operatori ancora in grado di spendere miliardi in comunicazione e, quindi, in condizionamento del mercato politico interno. Ci guadagnerebbero gli italiani che, come la Reding osserva, dispongono di servizi arretrati rispetto ad altri cittadini europei. Ci perderebbe la voglia di conservare un operatore italiano capace di giocare sui mercati mondiali. Ma quello è un sogno che noi stessi abbiamo infranto, trasformandolo nell'incubo di una Telecom sconfitta quasi ovunque, costretta a vendere ed arretrare per far fronte ai debiti, gettatasi in battaglie nel corso delle quali le armi utilizzate non sempre andavano d'accordo con le leggi nostre e quelle altrui. L'Italia delle telecomunicazioni era, nei primi anni novanta, nelle condizioni di aprire la concorrenza nel proprio mercato interno e portarla in altri mercati. Oggi è un mercato da sfruttare, i veri operatori sono i cittadini e le aziende, che telefonano, si connettono e pagano.
Ci siamo declassati. Almeno si abbia la lucidità di comprenderlo e difendere gli interessi che ancora esistono, non quelli dei morti che sopravvivono a dispetto della loro sconfitta. Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
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TELECOM ITALIA DENUNCIATA PER ESTORSIONE E INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO
Telecom Italia spa mantiene il monopolio del servizio di telefonia fissa in vaste zone d'Italia, non concedendo l'abilitazione ad altri operatori, impedendo di scegliere in modo esclusivo il servizio delle aziende sul mercato, costringendo gli utenti a ricorrere alle stesse imprese in modo sussidiario ed a svantaggio della propria economia.
In queste zone non è possibile contrarre "un tutto incluso, canone-chiamate-internet-dati", di circa 40 euro al mese, con Tele 2, Infostrada, ecc., a fronte dei circa 50 euro al mese del rispettivo Telecom per il medesimo servizio ma si contrae obbligatoriamente con due operatori: A Telecom si paga il canone, agli altri i servizi scelti. Telecom viola l'art. 629 c.p. Inoltre, l'azienda, in stato di monopolio, omette la riparazione del guasto, immediato e necessario, previsto in 24/48 ore dai termini contrattuali, intervenendo decine di giorni dopo la segnalazione. L'omesso ripristino impedisce, di fatto interrompe, l'erogazione del servizio pubblico, violando l'art. 331 o 340 c.p.
A tutto questo si aggiunge che gli operatori dei call center, spesso, sono inadeguati a fornire l'assistenza richiesta. L'inconveniente della mancata assistenza materiale colpisce una moltitudine di utenti in tutta Italia. Ciò è riscontrabile da notizie di stampa e blog tematici su internet.
Dr Antonio Giangrande Presidente ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE -
www.associazionecontrotuttelemafie.org  www.malagiustizia.eu
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Telecom, il fisco ed i soci occulti
Secondo il fisco chi scalò Telecom (se italiano) ha evaso alla grande, e dovrebbe pagare 1 miliardo937 milioni. Secondo Consorte fu lui a trattare con Tronchetti Provera non tanto la vendita, come fin qui si era saputo, quanto la fase successiva, quando il compratore s'accorse di avere pagato troppo e prese coscienza di com'era stata fin lì amministrata la società, malaffare brasiliano in testa. Ora partono i ricorsi e le inchieste fuori tempo massimo, che più di tanto non m'interessano: gli evasori hanno buone possibilità di non pagare e la presunzione d'innocenza prevale, ma noi questa storia l'abbiamo già raccontata ed il tempo porta solo conferme.
Vediamole, perché è lì che sta il problema politico ed istituzionale. La Bell, società lussemburghese, serviva per non pagare le tasse. E' una pratica normale, anche se, quando la condotta è smaccatamente evasiva (come in questo caso) il fisco si mostra più occhiuto e sollecito. Ma la Bell serviva anche ad ospitare soci occulti e ad avere disponibilità finanziarie all'estero. Un fiume di soldi che non sappiamo dov'è finito e che può avere alimentato pagamenti illeciti. Fra i soci cui neanche il fisco chiede soldi c'è il Fondo Oak (Quercia), domiciliato nei paradisi fiscali e di cui sarebbe interessante sapere di più, se non altro per individuare il mattacchione che volle chiamare con il simbolo di un partito il socio di una scalata sponsorizzata dal leader di quello stesso partito. Ciò fu possibile perché la Consob, allora presieduta da un altro esponente della Quercia, non fece il suo dovere. E non parlo con il senno di poi, queste cose le dicemmo subito.
La mostruosità allora non fermata consentì poi di vendere fuori Borsa ed all'estero. QuandoTronchetti, non particolarmente avveduto, s'accorse della fregatura chiese uno "sconto". Roba da ridere. Perché lo trattò con Consorte? E quest'ultimo, chi rappresentava?
Se era lì per Unipol, socia al 3,5% della lussemburghese, non c'era ragione di pagarlo (50 milioni), se era lì per conto di altri avrebbe dovuto avere un regolare mandato. Possibile che Tronchetti, reduce da una turlupinatura, abbia accettato di trattare "sulla parola"? E' tutto un racconto surreale e mendace, che segnala l'inaffidabilità di un mercato senza seri controlli, e con controllori controllati. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Telecom, un anno dopo
Orazio Carabini, sul Sole 24 Ore, ha ragione: un anno fa molti parlavano di Telecom Italia, ora solo poche righe a descrivere una situazione apparentemente paradossale, che fa dipendere tutto dalle decisioni di un'autorità brasiliana. Quando descrissi l'importanza di quel che avveniva in Brasile mi presero per matto, o peggio. Poi, lo ammetto, anch'io ho scritto meno, temendo fosse scambiata per una fissazione. Ma mentre qui si tace i tribunali federali brasiliani hanno avviato procedimenti per corruzione nei confronti di ministri non estranei alle vicende telefoniche, il che s'intreccia con le decisioni che spettano all'Anatel, in un Paese la cui telefonia mobile è in mano ad operatori stranieri, ma non per questo intende essere considerato una colonia.
Le inchieste giudiziarie italiane seguono il consueto copione: vivono sui giornali e poi spariscono nei tribunali. Tutti gli indagati sono presunti innocenti, nel mentre all'opinione pubblica è già stata consegnata la loro colpevolezza. Solo che, in questo modo, s'erge un monumentale contrasto fra quel che si sa e quel che accade, essendo irragionevole supporre che le condotte devianti (comprendenti un morto) derivino solo dalle manie giocherellone di taluni.
Non parliamo poi del piano industriale. Un anno fa il governo voleva scorporare la rete Telecom (con presupposti e procedura non condivisibili), oggi s'appresta a consentirgli di gareggiare e vincere anche le reti WiMax (con scelte opposte a quelle di altri Paesi europei). Il tutto nel mentre l'operatore è da tempo senza guida e i dirigenti più importanti s'occupano prevalentemente di come saranno liquidati.
Impedendo a Tronchetti Provera di vendere si è consegnata la proprietà alle banche, le quali, a loro volta, l'hanno consegnata agli spagnoli di Telefonica. Questi ultimi, che hanno pagato salato, si riservano di chiudere una volta valutate le convenienze. L'Italia, però, ne esce umiliata e derisa, non perché entra lo "straniero", ma perché tutto questo è avvenuto ed avverrà fuori dal mercato, facendo marameo agli azionisti e con l'unica autorità che conta residente in Brasile. Lo scrivo fin da quando D'Alema volle favorire una cordata lussemburghese (la stessa che poi pagò Consorte): non si tratta solo di un'azienda, ma dell'idea che l'Italia ha di sé.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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4 Giugno 2007 INTERROGAZIONI DEL DEPUTATO MAURIZIO TURCO (RNP): PERCHE' TELECOM GESTIVA "SICUREZZA INFORMATICA ITALIA"?
Da tre anni Telecom Italia, grazie a un accordo firmato il 15 settembre 2004 da Gianni De Gennaro e Marco Tronchetti Provera, è partner della polizia postale per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture strategiche di telecomunicazioni. Recita il testo del comunicato, ancora presente sul sito della polizia, che l'intesa mira a "migliorare la prevenzione dei crimini informatici a danno delle infrastrutture tecnologiche di telecomunicazione".
Il testo, reso pubblico dal deputato radicale Maurizio Turco attraverso una interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dell'Interno, pone più di un problema alla luce delle inchieste degli ultimi mesi sulle attività illegali del cosiddetto Tiger Team, i "commandos" della sicurezza Telecom accusati, tra l'altro, di aver messo sotto controllo la posta della Rcs-Corriere della Sera. "Il governo Prodi e quello Berlusconi dovrebbero chiarire molte cose - sostiene Turco - Bisognerebbe rendere pubblici i dettagli di questo accordo, far sapere all'opinione pubblica se è ancora valido e se, visto che è in scadenza, si intende rinnovarlo". Secondo il parlamentare radicale sarebbe anche il caso che il Viminale spiegasse "se è stato accertato un uso fraudolento, da parte di dipendenti o dirigenti di Telecom Italia, di dati sensibili di utenti privati o istituzionali, non impossibile visto quanto riportato dalla stampa" e ancora "se la Polizia postale abbia preso qualche provvedimento per prevenire, controllare e contrastare eventuali abusi" da parte del personale Telecom Italia. "Mi sembra paradossale - aggiunge Turco - che la polizia anziché controllare la società allora guidata da Tronchetti Provera firmasse con quell'azienda accordi sulla sicurezza che le avrebbero reso più facili le violazioni. Quella di Telecom è una storia ancora tutta da scrivere. A questo proposito il Parlamento europeo si sta chiedendo perché il governo Prodi abbia apposto sulla vicenda Abu Omar un segreto di Stato ancor più stringente di quello utilizzato da Berlusconi".
Alla luce di questa "scoperta" il deputato della Rnp, in una seconda interrogazione preceduta da un corposo dossier, chiede al governo di spiegare tutte le anomalie registrate nella gestione delle ultime elezioni politiche, in particolare quelle riguardanti la gestione informatica dei risultati (recentemente rilanciate da "Gli imbroglioni", secondo documentario sul tema del direttore de "Il diario" Enrico Deaglio): "Questo esecutivo e il precedente devono chiarire cosa è accaduto nella notte tra il 9 e il 10 aprile: il perché delle tre interruzioni nella trasmissione dei dati elettorali; chi e per quale motivo ha tentato più volte di infiltrarsi nel sistema del Viminale nel corso della giornata come risulta da più fonti". Come si ricorderà fu Fabio Ghioni, capo del Tiger Team di Telecom che aveva effettuato dei test sulla sicurezza informatica del Viminale, a informare delle molte falle trovate il giornalista de "la Repubblica" Luca Fazzo, che ne diede conto in un articolo pubblicato il 6 aprile 2006, a pochi giorni dal voto. Insomma, si chiede Turco, "i dipendenti Telecom che gestirono la vicenda vennero controllati? Da chi e come? E soprattutto: perché il Viminale per proteggere i dati elettorali non si è rivolta al GAT, il nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza, e ha preferito un partner privato?
Ho l'impressione che anche questa sia una storia tutta da scrivere".
Di sotto parte del testo delle due interrogazioni a risposta scritta presentate dall'on. Maurizio Turco:

"Interrogazione a risposta scritta n.1" presentata da MAURIZIO TURCO versione definitiva presentata giovedì 31 maggio 2007 nella seduta n.162
9) Se risponde al vero che la polizia postale attivò un servizio 24 ore su 24 per raccogliere le denunce di incursioni, se era un numero verde, se era pubblico e come era stato pubblicizzato, quante denunce ha raccolto e di che tipo; quali sono le due importanti aziende di comunicazione le cui incursioni hanno paralizzato i siti web;
10) Perché il Viminale non si è rivolto al GAT, il nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza che, nel sito ufficiale scrive che "Oltre a tirar fuori dai guai Ministeri, Enti pubblici e importanti imprese... i super-esperti di questo Nucleo Speciale sono stati attori di una delle più mirabolanti investigazioni che ha assicurato alla giustizia gli hacker colpevoli di aver violato il Pentagono, la NASA e diversi governi stranieri".
11) chi e con quali strumenti era preposto a controllare che Telecom non abusasse dei compiti istituzionali affidatigli e della disponibilità della rete;
12) se, a seguito delle attività di spionaggio illegale messe in atto dai massimi dirigenti della sicurezza Telecom ha preso provvedimenti, e quali, nei confronti della società; se e quali controlli ha predisposto, se e quali misure ha preso per evitare il ripetersi dei fatti citati.

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