*Adamo, scia di sangue di Tim
Brasil?*
Memorie e qualche
riflessione
Corruzione * Ricatto * Tecnologia
Ma «chi»
è Marco Tronchetti Provera?
*******
E' con Rete4 che sabato 10 novembre
2007 è andato in onda su Tempi moderni il triplo salto mortale di
Giuliano Tavaroli, detto Tavola, l'ex Carabiniere voluto
da Marco Tronchetti Provera a capo della «Security» di
Telecom protagonista di una delle «Spy Story» più
inquietanti dallo scandalo «Sifar» fino al
«Golpe della Loggia P2» passando per
il «Golpe dell'Immacolata» del Principe Junio
Valerio Borghese avvenuto a Roma nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970
mentre l'Italia del pallone era incollata alla Tv per l'ingresso in finale
della nazionale di calcio e il mitico Rivera conquistava il
punteggio per 4 a 3 contro la Germania.
II mitico Tavola è riuscito a
convincere l'Italia dei gonzi, coloro che navigano in Rete privi delle più
elementari cognizioni e difese come antivirus, antispyware,
software
e programmi efficaci per il monitoraggio
di Internet, e l'Italia dei pavidi che preferiscono mettere testa
e pc sotto la sabbia piuttosto che affrontare il problema?
La versione del mitico ex
Carabiniere avrà convinto le centinaia di migliaia di utenti Telecom,
e non Telecom, del fatto che ne' lui ne' Telecom hanno spiato italiani e brasiliani ma non solo
questi?
Cosa faceva il «Tiger
Team» da lui diretto e affidato alla «Premiata ditta Preatoni
Jannone Ghioni & Melloni» ora chi ai domiciliari chi in galera, Tavaroli
non lo ha detto.
Come durante la lunga
intervista non ha dato spiegazione alcuna del suo operato ne' dei
tanti reati per cui sono sotto indagine
o agli arrestati tanti suoi
collaboratori.
Vaghezze, discolpe e santificanti
autoparagoni con San Paolo è stato il light
motiv dell'intervista.
Nello stesso giorno su Rep, a
pag. 22, Giovanni Valentini aveva scritto: «conviene concentrare l'attenzione su un passaggio cruciale di tutta
la «Spy Story» di Telecom, cioè la rimozione forzata di due dirigenti della
vecchia Telecom, Vittorio Nola e Piero Gallina costretti a dimettersi con
una macchinazione diabolica -con la pistola alla tempia scrive Valentini- per fare posto alla "Banda degli Spioni" che
puntavano a impossessarsi della Telecom per le loro manovre.
Giuliano Tavaroli ha fatto tutto da
solo? O riceveva ed eseguiva ordini impartiti
dall'alto?
Chi ha autorizzato quella vasta attività
di spionaggio (illecito ndr) che dal 2001 è andato avanti fino al
2006?» conclude Valentini.
Ora passiamo alla tragedia
di Adamo Bove.
Era lui, il capo responsabile
della «Security» Tim, che nel Luglio 2006, a Napoli, fu rinvenuto
cadavere ai piedi di un cavalcavia. In alto, accostata al guard rail la sua
auto. I fari accesi, i quattro sportelli spalancati. Il perchè Adamo Bove percorresse quella tangenziale per
rientrare a casa, è ancora un mistero.
Da ex poliziotto distintosi
nell'anticrimine e nell'antiterrorismo non girava mai disarmato. Quel
giorno non aveva con se' la pistola dalla quale non si separava mai.
Perchè quel giorno era disarmato? Un appuntamento patteggiato? Le cronache commentarono: «Un suicidio
anomalo».
«Perchè tornare a casa passando da quel raccordo fuori dal suo
percorso abituale?
Aveva forse un
appuntamento con qualcuno di cui non aveva parlato neanche a sua moglie lasciata
poco prima per ritrovarsi a casa di lì a poco?».
Fu durante la
gestione di Adamo Bove che per il controllo di Tim, la rete mobile di
Telecom, la «Security» Tim mise a punto il «Sistema Radar» mentre,
negli stessi anni, della «Security» Telecom, e del Cnag
- il Centro nazionale di ascolto per le intercettazioni legali -
capo e responsabile era Giuliano Tavaroli.
Alla testa
di Tim Brasile Marco De Benedetti, primogenito dell'"Ingegnere".
Presidente e amministratore delegato Gianni Grisendi, uomo di Cragnotti per
Cirio e di Tanzi per Parmalat e, a sentire
Tavaroli, «attraverso società off-shore in Uruguai, primo azionista di
Tecnosistemi» la società fornitrice di Tim Brasile «a cui
aveva falsificato
fatture per milioni di euro» e dispensatrice di grosse
tangenti a politici brasiliani per la guerra contro la
Kroll, la società di 007 privati che, sostiene
Tavaroli, indagavano per conto di Tim Brasile sugli appalti per la
rete mobile concessi a Tecnosistemi ma ritenuti
sovrastimati.
Fu così che la
Kroll venne in possesso di un cd rom contenente i nomi dei politici corrotti da
Tecnosistemi, cd poi sottrattole dagli hackers di
Telecom.
Sempre a detta di Tavaroli, Marco De
Benedetti subì indagini dalla Kroll per una presunta tangente di sei
milioni di dollari pagata a Tim da Ote Grecia
perchè Tim non partecipasse alla gara per la privatizzazione o il rilascio
della licenza per la telefonia mobile in Bulgaria.
E' nel pieno di questo fosco ed
inquietante groviglio di interessi, un mostro dalle cento teste fatto di
«Securitys», società di investigazioni e grandi aziende rivali fra loro
come Tecnosistemi, Tim, Telecom, Kroll, grandi managers, politici,
istituzioni, hackers, corruttori, corrotti e
imprenditori senza scrupoli che negli anni della proprietà e della presidenza
Telecom di Marco Tronchetti Provera, che cova, matura ed esplode la
tragedia di Adamo Bove e avviene quel
«suicidio anomalo» del capo della «Security» di Tim Italia responsabile del
«Sistema Radar». Muore colui che stava collaborando alla inchiesta di
Milano su Telecom.
Guerre tecnologiche senza esclusioni di
colpi per il potere economico e industriale, corruzione, ricatti, spioni
internazionali, tecnologie incrociate, politici corrotti e un mare di
miliardi investiti in operazioni di intelligence illegale, questo il mondo e il
contesto industriale e umano in cui si è trovato ad operare Adamo
Bove.
Particolarmente significative ed
eloquenti al riguardo le deposizioni e le interviste di Marco Bernardini
titolare della «Global» una delle agenzie di
investigazioni private a cui, con la società «Polis
d'Istinto» di Emanuele Cipriani, erano commissionate le
investigazioni private di Telecom e Pirelli.
Nella
inchiesta su Telecom condotta dal giudice Gennari della Procura di
Milano, una teste straniera ex dipendente della «Global» ha
dichiarato di aver tradotto intercettazioni abusive verificatesi in Brasile
su colloqui avvenuti tra alti dirigenti Telecom
Brasile e Telecom Italia riguardanti operazioni di bilancio falsificate,
prestanome, appalti, movimentazioni di
denaro, ecc. ecc. mentre l'uomo della
«Security» di Telecom Brasile, l'ex colonnello del Ros Angelo Jannone arrestato
il 5 Novembre scorso, curava i rapporti con esponenti del governo brasiliano e
l'imprenditore informatico Roberto Preatoni, «tecnico» del «Tiger Team» il
gruppo di attacco informatico di Telecom, forniva - così dice l'accusa del
mandato di arresto a Preatoni- uomini e mezzi a Giuliano
Tavaroli.
Jannone, Preatoni, e
Melloni l'hacker 22enne del «Tiger Team» già arrestato una
prima volta per l'attacco informatico alla Rcs, sono stati
arrestati per associazione per delinquere finalizzata alla pirateria informatica
avendo fatto spiare dal 2003 al 2005 con una pesante attività di hackeraggio
diversi agenti della Kroll sottraendone tutto il gigantesco archivio.
Sottrazione operata con le tecnologie fornite dalla «Pit»,
la società di Preatoni con sede legale a Milano e sede operativa nei pressi
di Varese.
Durante la seconda testimonianza,
la teste straniera traduttrice della «Global» ha dichiarato agli
inquirenti di «aver subito intimidazioni dopo l'audizione del 14 ottobre da un
uomo che dopo averla seguita più volte le avrebbe intimato di non
parlare».
Se ancora oggi si verifacano eventi e
intimidazioni del genere, dopo che di molti attori delle «Spy Story» di Telecom
e Tim Brasil sembra conoscersi tutto, appare chiaro che dopo tutto il marcio emerso in
due anni di indagini, molto ancora c'è da scoprire. Non ultimi le
circostanze che hanno portato alla tragedia di Adamo Bove.
A quel «suicidio anomalo».
Giuliana D'Olcese quota
rosa di Internet e di LiberoReporter
Note correlate all'articolo
Davide Giacalone opinionista di
Libero
Tangenti Telecom
ed omertà politica
Leggete questa storiella brasiliana e sforzatevi di tradurla in italiano.
Capirete molte cose che vi sono passate sotto al naso, capirete perché oggi
si fa finta di scoprire quel che noi scriviamo da anni. Allora: c'era una
volta il Parlamento brasiliano, dove leggendo i giornali di quel Paese si
viene a sapere che quelli di Telecom Italia pagavano delle tangenti a governanti,
politici e poliziotti brasiliani. Leggono anche le dichiarazioni di Luciane
Araújo, un'interprete che per gli italiani ha tradotto telefonate e ricevute
dei corrotti locali. Scandalo, indignazione, e la solita gnagnera: fuori
i nomi. Due deputati dell'opposizione annunciano: andremo alla procura di
Milano a farci dare l'elenco degli infedeli alla Patria. Li intercetta Piero
Marini Garavini, italiano residente in Brasile, che da anni accumula documenti
sul malaffare, e suggerisce ai due di risparmiare tempo e soldi, giacché
basterà andare presso la procura generale, a Brasilia, accedere ai 32 volumi
delle sue denunce e troveranno tutti i nomi.
Quelli vanno, ci trovano i nomi
della sinistra e degli amici di Lula, ma ci trovano anche quelli degli amici
loro.
Dopo di che l'indignazione ha
messo il silenziatore, e caipirinha per tutti. La favola funziona anche
da noi: ogni tanto le inchieste hanno un sussulto, i giornali strillano
qualche incredibile novità, ma è tutta roba che si sa da anni. Funziona
come nei racconti del tenente Colombo, dove l'assassino si conosce all'inizio
ed il divertimento consiste nello scoprire come fa l'investigatore a riconoscerlo.
Questi fattacci si verificarono durante la gestione di Colaninno, sponsorizzato
da D'Alema.
La security di Telecom era guidata
da Tavaroli in nome e per conto di Tronchetti Provera. Gli aspetti penali
sono di competenza di un tribunale che non si vede manco all'orizzonte.
L'elenco degli indagati è, al momento, leggermente distante da quello dei
reali protagonisti. Mano a mano che si farà luce sotto lo splendore del
sole, almeno, ci sia risparmiata l'aria meravigliata del "chi l'avrebbe
mai detto". A proposito, ecco uno scoop: i vertici che governavano l'azienda
all'epoca dei tigrotti scatenati e spianti sono in larga parte gli stessi
che la governano oggi. E trattasi di società quotata. Abbiate pazienza,
e vedrete che se ne accorgeranno.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
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*Adamo, scia di sangue
di Tim Brasil?* Memorie e qualche riflessione
Corruzione *Ricatto* Tecnologia Ma "chi" è Marco
Tronchetti Provera?
Purtroppo storie di malaffare "all'italiana"... Di queste storie purtroppo
ho fatto indigestione e il contesto di cui si parla mi fa venire più o
meno il voltastomaco, l'ho provato in prima persona e riascoltare queste
cose non mi fa bene. Proverò comunque ad ascoltare quello che dice questo
signore.
Come in altre vicende, vorrei sottolinearlo, c'è anche qualcuno che non
è più tornato a casa...
Renato Valli
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*Adamo, scia di sangue di Tim Brasil?* BRAVA !
La prima che
hai detto tu! Brava! diffondo anch'o! Mi fanno pena Forleo e De Magistris!
Siamo governati da bande di delinquenti assassini?
Ho diffuso La Seconda che hai detto al PG Cassazione a ANM al CSM alle
Procure a Violante a Diliberto, a Pecorella e GIOVANARDI! BRAVA! sono
entusiasta!
GRAZ Graz
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*Adamo,
scia di sangue di Tim Brasil?*
Ciao
Giuliana, no.. purtroppo (o per fortuna) non ho sentito Tavaroli a Rete4
"purtroppo" dici tante cose sensate. Avrei fatto un po' fatica ad ascoltare
questo personaggio, perchè sarebbe stata una reimmersione in un contesto
che conosco e che ho vissuto, anche se non ho nulla a che fare direttamente
con questa vicenda e con questi fatti. Sono il primo a sospettare che
dietro determinati suicidi ci siano "persone che sono state suicidate".
Però, in base all'esperienza personale, non mi stupirebbe che venisse
accertato che Bove si sia suicidato. E' possibile. Ma questo a causa
di pressioni fortissime e di un contesto che lascia ben poco spazio
alla forza individuale. Anche se dal punto di vista strumentale emergesse
che si tratta di un suicidio, sarebbe sempre stato provocato e indotto
con i metodi che "lor signori" sanno benissimo come mettere in pratica.
Psicologicamente, chimicamente, "ambientalmente", facendo leva sugli
elementi più deboli delle persone.
Non cambierebbe una virgola quindi nella sostanza: una persona "non
torna a casa", e questo per colpa di determinate persone che la mettono
ineluttabilmente nelle condizioni di "cedere", mettendo in atto tutti
quegli artifici che servono per fiaccare la resistenza umana, la fiducia
nel poter resistere alle pressioni psicologiche, il mettere in atto
manovre che spingono ad un demenziale terrore che ti spinge a fare le
cose più assurde, illogiche, controproducenti e pericolose, se non a
compiere gesti estremi di disperazione.
La letteratura in materia è vastissima e non occorre certo che ti racconti
nel dettaglio come si "opprime" una persona, come la si perseguita,
come si fa in modo di farla "impazzire" chiunque è in grado di capire
poi tecnicamente il tutto si svolgerà nei modi più vari e "personalizzati"
al caso specifico ma non ha poi molta importanza alla fine comunque
questa persona è morta per mano altrui, questa è la sintesi. Quello
che mi preoccupa molto è il velo di sicurezza in cui da un certo punto
di vista "lor signori" vogliono farci credere di vivere e il velo di
una loro presunta affidabilità che cercano di propinarci, ma questo
è un problema collettivo.
Io per lavoro mi occupo tra le varie cose di sicurezza informatica e,
pur senza ricorrere a tecniche da hacker e pur senza lavorare con chissà
che tecnologie, posso dirti che a livello di sicurezza la rete è il
massimo della schifezza, i sistemi sono dei colabrodi e lo sono secondo
me "volutamente" c'è un sistema economico e organizzativo che continua
a dirci di usare determinati strumenti (antivirus, firewall) per "essere
al sicuro" e poi di fatto si sperimenta senza difficoltà la vacuità
di determinati strumenti, se non per infezioni e tentativi di accesso
"da parco giochi", più che altro degli specchietti delle allodole dei
segnali psicologici per farci pensare che siamo "al sicuro" usando determinati
strumenti, salvo poi essere assolutamente "esposti" agli attacchi "veri",
ai furti di privacy, alle intrusioni "per chissà che motivi" e da parte
di "chissà chi"... Insomma verrebbe da dire che è un po' un'operetta
più che una roba seria.
E così, da buon "esperto", tanti anni fa', studiando alcune questioni,
mi sono accorto che la sicurezza informatica è una barzelletta e che
gli antivirus (tanto per fare un esempio) probabilmente hanno scopi
ed obbiettivi non proprio conformi alle attese come pure tutto il mercato
che ci sta dietro.
Allora ho realizzato uno strumentino di cui un piccolissimo assaggio
è disponibile in rete, se ti interessa (è anche scaricabile gratuitamente
on line all'indirizzo http://www.digitalexpert.it/articoli/virus/intruder.zip)
il quale fa', con estrema semplicità e senza grandi
fronzoli (ma solo a livello dimostrativo perchè è disattivato) quello
che chiunque può fare sul nostro computer, quand'anche protetto con
i più "formidabili" strumenti di difesa: entrare in un computer con
un virus senza che le difese se ne accorgano!!! Il tutto (non troppo
ben descritto nella paginetta apposita http://www.digitalexpert.it/articoli/virus/test_funz_antivirus.html
perchè l'importante è soprattutto "divulgare"
le problematiche più che lanciare allarmi anche se opportuni) è un banale
esempio quindi di quanto siamo realmente esposti.
E mi chiedo: è possibile che tutti questi sofisticati sistemi informatici
siano così vulnerabili da essere completamente in balia dell'hacker
di turno? Non è un po' eccessivo??? Quanti "taroccamenti" occulti e
silenti avrà subito ognuno di noi a nostra insaputa (beh... qualcuno
se ne sarà anche accorto...)?
Quanti magari in nome di questo o quel gravissimo problema (il terrorismo
internazionale, quello nostrano, la mafia, eccetera)?
Quando vai dal medico e cambi per la decima volta la cura, ti viene
logicamente il dubbio che non sia poi un bravo medico o che la medicina
non funzioni bene.... ma qui abbiamo delle istituzioni che lottano contro
determinati fenomeni e, passano gli anni, i "fenomeni" sono sempre lì
abbiamo letto non so quante volte che è stato dato un formidabile "colpo"
alla mafia, al terrorismo, alla delinquenza quante volte è stata "sgominata"
la tal banda? Ma alla fine, via una, ne arriva un'altra (almeno così
dovrebbe essere) e così passiamo le giornate ad essere assaltati di
notizie che ci fanno oscillare in continuazione sulla sensazione di
paura e di uno stato che le tenta tutte per darci sicurezza ma non ci
riesce perchè i "cattivi" sono ovunque e dall'altra registriamo peraltro
una serie di "operazioni" eccezionali, a fronte delle quali (questa
è la sensazione che ci viene "instillata") dovremmo poter dormire sonni
tranquilli. Insomma (anche inconsapevolmente per gli stessi operatori
del settore che magari si prodigano nel loro compito) forse il sistema
"ce la smena" e alla fine c'è semplicemente uno "spettacolo" che procede
incessantemente, noi stiamo a guardare, ci concentriamo, ci distraiamo,
ce la "facciamo raccontare" anche perchè vogliamo sentircela raccontare
(dobbiamo anche riconoscere le nostre manchevolezze di bassa sorveglianza
nei confronti del prossimo) e per il resto sottobanco accadono queste
ed altre faccende, dove, cosa molto importante, alla fine si fa anche
molta fatica a capire chi e' il buono e chi è il cattivo. E probabilmente
chi ad un certo momento si ritrova dentro ingranaggi di cui comincia
a comprendere la difficile collocazione troppo tardi, non mi stupisce
di ritrovarlo poi nella cronaca nera, sia esso ammazzato, sia esso "stato
suicidato" sia abbia "ceduto" per un contesto che lo vuole portare (senza
clamore) a farsi del male nei modi più "normali" e non sospetti. E mi
sa che anche questa volta è andata proprio così.
Ecco Giuliana non so cosa pensi di questa mia folle galoppata di ragionamenti
te la faccio a quattr'occhi (spero, anche se non ci credo molto) e mi
piacerebbe molto un tuo parere "esperto". Intanto ti saluto. Victor
-----
Archivi:
23 Luglio 2006
312.Un giallo per l'estate: Bortocal
indaga
da
Bortocal @ 23. 07. 06 - 20:12:22. In una
situazione metereologica nella quale si vorrebbe che il blog facesse
di tutto per assomigliare a una bibita fresca, io ci provo. Della
mia vicinanza al poliziesco su questo blog si è accennato più volte,
è vero che sono non solo sordastro, miope e presbite, ma anche quasi
totalmente privo di olfatto tanto che per la mia assoluta mancanza
di fiuto in senso poliziesco sono stato accostato all'ispettore
Clouzot e alla Pantera Rosa. L'unica cosa che posso imbastire per
tenere attaccati al mio blog i lettori superstiti è appunto un giallo
dell'estate in cui travestirmi da blogger indagatore che niente
riesce a distogliere dalla sua pericolosa missione. Neppure il misterioso
guasto dei giorni scorsi al mio sterzo, che poteva ammazzarmi, dopo
settimane di piccoli sfregi di avvertimento alla mia auto, fino
al furto dei tergicristalli. In particolare mi rendo ben conto di
quanto questa possa sembrare una mia trovata comica, ma invece è
reale.
Se mi manca il fiuto, non mi manca l'ostinazione e una volta che
addento un osso non lo mollo fino a che l'ho sbriciolato tutto.
Le mie ricerche hanno già avuto ampio spazio sul blog: dalla vera
identità di Zoccolandia al fratello gemello di Jehoshua, per terminare
ad alcune non trascurabili notizie annidate nel mio inconscio.
Ma se Clouzot si distingueva - oltre che per la goffaggine - per
l'impermeabile indossato nella canicola estiva degli anni 70, il
blogger indagatore Bortocal conduce le sue indagini in mutande da
casa sua attraverso internet.
Tra
un gelato al cioccolato e uno alla fragola il blogger Bortocal ha
digitato in google un nome: Adamo Bove, vi dirò
poi perché.
Il
primo link che gli è uscito è a questo sito:
http://www.generazioneelle.it/notizia.asp?n=1522,
un articolo di Giuliana D'Olcese
su "Generazione L", un periodico on line. Ignoro
tutto dell'una e dell'altro, ma questo articolo della D'Olcese
si occupa di intercettazioni abusive telefoniche e in internet.
Cioè non autorizzate dalla magistratura, in particolare ai danni
di giornalisti del Corriere della Sera, ma anche
di centinaia di ignari cittadini.
La
documentazione di questi abusi è impressionante. Eccola:
Giuliana D'Olcese ha denunciato la Telecom
per questo, dopo avere "segnalato", invano,
una lunga e nutrita serie di tentati abusi quotidiani", e in
particolare "al responsabile capo dell'Ufficio legale di Telecom
Italia sede di Roma, Dottor Gugliemo Bove".
Guglielmo
Bove? Un momento, ma non si stava parlando di Adamo Bove? Bortocal,
hai già cominciato a incasinarti come sempre?
No
no, nessuna confusione inconsapevole, per ora: Guglielmo Bove, il
capo dell'Ufficio legale della Telecom a Roma è il fratello
gemello di Adamo Bove, a sua volta "capo e responsabile
del coordinamento delle attività di sicurezza Telecom". Il
secondo link che mi presenta google è proprio il suo curricolo e
la sua fotografia, intendo di Adamo Bove, ricavati dal sito "Il
programma ELIS Fellow"
http://www.elis.org/Fellow/curricula.asp.
ELIS
è un'iniziativa condotta dall'AVEL, orientata al coinvolgimento
a titolo di volontariato nelle attività ELIS di dirigenti, quadri,
docenti universitari e altri personaggi di rilievo nella società.
Nel sito campeggia in apertura un detto memorabile di Robert
Joss Rettore dell'Università di Stanford:
"Se hai avuto successo nella vita è merito tuo, ma devi restituire
qualcosa alla società che te lo ha consentito".
Simpaticamente
modesto, direi. Insomma "il fellow è un manager d'impresa che favorisce
la sinergia tra scuola, università e mondo del lavoro. I Fellow
apportano la loro esperienza in percorsi formativi altamente qualificati,
destinati alla formazione di professionisti e cittadini". Il linguaggio
è l'aziendalese oggi in voga e vorrebbe avere un certo sapore promozionale,
riuscendo tale almeno tanto quanto lo è il profumo del gorgonzola,
ma almeno il concetto è abbastanza chiaro.
E
questo è il profilo del fellow "Adamo Bove,
Responsabile della Funzione Security Governance di Telecom Italia":
Anni 40, laureato in Giurisprudenza presso all'Università La Sapienza
di Roma. Attualmente è Responsabile della Funzione Security Governance,
nell'ambito dell'Unità di Servizio Security. Dal marzo 2000 al febbraio
2006 è stato Responsabile Security TIM - Telecom Italia Mobile S.p.A.
Dal
gennaio 2003 è anche Responsabile Funzione Coordinamento Internazionale
Security del Gruppo Telecom Italia. Da novembre 1998 a febbraio
2000 lavora nella Direzione Generale di Telecom Italia con incarichi
di Security Management a livello nazionale. Fino all'ottobre 1998
Funzionario della Polizia di Stato (Commissario Capo). Dal 1995
al 1998 ha svolto la sua carriera nelle Forze dell'ordine.
Sarà, quello che ho capito è che Adamo, dopo essere stato Commissario
Capo di Polizia dall'età di 29 anni a quella di 32, è stato assunto
alla Telecom, dove già era dirigente il suo gemello come Responsabile
di diversi uffici legati alla sicurezza, e lì ha lavorato fino al
febbraio 2006.
Guglielmo e Adamo, due gemelli che lavoravano fianco a fianco fino
all'altroieri. Già, perché l'altro ieri Adamo Bove è morto, improvvisamente.
E su questo ha iniziato la sua indagine in internet il blogger indagatore.
Non possiamo dirlo proprio un incidente la morte di Adamo Bove,
infatti, come ci informa Caltanet il sito
preferito dai mouse, e qui sento odore di gorgonzola, http://www.caltanet.it/article/articleview/152709/1/4/?PHPSESSID=7d3e78c30a32b96ce77b82e82abc6cc5:
Napoli, 21 lug. (Adnkronos) - Si è
suicidato Adamo Bove, ex poliziotto e responsabile security
governance. Secondo le prime ricostruzioni il dirigente si sarebbe
gettato da un cavalcavia a Napoli. (segue) più estesa la notizia
in Repubblica dell'altroieri:
NAPOLI - Intorno alle ore 12, il dirigente ha parcheggiato l'auto
a lato della strada e si è gettato dal cavalcavia di via
Cilea nel quartiere del Vomero a Napoli.
Dopo un volo di una ventina di metri, si è schiantato su una carreggiata
della tangenziale ed è morto sul colpo. Secondo i familiari, Bove
non avrebbe mai manifestato intenti suicidi. Non sono nemmeno stati
trovati messaggi scritti lasciati ai parenti o agli amici.
Gli investigatori hanno tuttavia rivelato che, per alcuni membri
della famiglia, ultimamente appariva preoccupato di essere coinvolto
in delicate vicende giudiziarie.
Gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per istigazione al suicidio.
"E' una prassi in questi casi" ha spiegato una fonte interna alla
procura.
Una prassi? Sicuri che sia una prassi? In ambienti giudiziari si
sottolinea però che questa iniziativa sarebbe stata presa anche
perché il nome di Bove sarebbe spuntato nel corso di accertamenti
collegati ad inchieste giudiziarie relative allo spionaggio. La
notizia è arrivata alle redazioni direttamente dall'Adnkronos:
http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Cronaca&loid=1.0.504065704.
Il suicidio è avvenuto intorno alle 12. Bove è rimasto ucciso sul
colpo. Il cadavere, e le successive operazioni di rimozione, hanno
bloccato completamente il traffico nella zona collinare. (Ahh ahh,
che uso bastardo della lingua italiana: è il cadavere che ha bloccato
completamente il traffico nella zona collinare, secondo voi? Ma
che dimensioni aveva?). Appena si è scoperto il presunto suicidio,
qualcuno ha cominciato a far girare la voce che Bove fosse indagato
a Milano per l'affare Tavaroli-Telecom. Ne trovate la traccia ancora
fresca nelle notizie di agenzia riprese dai giornali di ieri, che
ho citato sopra. In realtà la notizia è falsa, e ce lo spiega il
Corriere oggi.
Adamo Bove, il responsabile della sicurezza delle
intercettazioni di Tim e Telecom che è morto l'altro ieri in circostanze
misteriose (la Procura di Napoli indaga per "istigazione al suicidio"),
è invece l'uomo che ha incastrato il Sismi per il sequestro
di Abu Omar.
A questo punto mi immagino che i miei tre lettori abbiano fatto
un salto sulla sedia, come Bortocal, che si è rovesciato addosso
l'ultima cucchiaiata di gelato alle fragole. Bove lavorava nello
stesso settore dell'azienda del quale è stato a lungo responsabile
Giuliano Tavaroli, il cui nome è emerso più volte negli accertamenti
della procura di Milano nell'inchiesta sulle intercettazioni telefoniche
non autorizzate. Tali accertamenti, tra l'altro, si sono spesso
incrociati con quelli relativi al caso Abu Omar.
In effetti bastava leggere la notizia di Repubblica dell'altro ieri
con più attenzione, finiva così: "Tavaroli è stato legato
da lunga amicizia con Marco Mancini, uno degli 007 del Sismi indagati
per il sequestro dell'ex imam di Milano rapito dalla Cia".
Mi pare che siamo giunti al punto giusto di suspense, per poter
dire: fine della prima puntata.