*Adamo, scia di sangue di Tim Brasil?*
Memorie e qualche riflessione
Corruzione * Ricatto * Tecnologia
Ma «chi» è Marco Tronchetti Provera?
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E' con Rete4 che sabato 10 novembre 2007 è andato in onda su Tempi moderni il triplo salto mortale di Giuliano Tavaroli, detto Tavola, l'ex Carabiniere voluto da Marco Tronchetti Provera a capo della «Security» di Telecom protagonista di una delle «Spy Story» più inquietanti dallo scandalo «Sifar» fino al «Golpe della Loggia P2» passando per il «Golpe dell'Immacolata» del Principe Junio Valerio Borghese avvenuto a Roma nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 mentre l'Italia del pallone era incollata alla Tv per l'ingresso in finale della nazionale di calcio e il mitico Rivera conquistava il punteggio per 4 a 3 contro la Germania.
II mitico Tavola è riuscito a convincere l'Italia dei gonzi, coloro che navigano in Rete privi delle più elementari cognizioni e difese come antivirus, antispyware, software
e programmi efficaci per il monitoraggio di Internet, e l'Italia dei pavidi che preferiscono mettere testa e pc sotto la sabbia piuttosto che affrontare il problema?
La versione del mitico ex Carabiniere avrà convinto le centinaia di migliaia di utenti Telecom, e non Telecom, del fatto che ne' lui ne' Telecom hanno spiato italiani e brasiliani ma non solo questi?
Cosa faceva il «Tiger Team» da lui diretto e affidato alla «Premiata ditta Preatoni Jannone Ghioni & Melloni» ora chi ai domiciliari chi in galera, Tavaroli non lo ha detto.
Come durante la lunga intervista non ha dato spiegazione alcuna del suo operato ne' dei tanti reati per cui sono sotto indagine o agli arrestati tanti suoi collaboratori.
Vaghezze, discolpe e santificanti autoparagoni con San Paolo è stato il light motiv dell'intervista.
Nello stesso giorno su Rep, a pag. 22, Giovanni Valentini aveva scritto: «conviene concentrare l'attenzione su un passaggio cruciale di tutta la «Spy Story» di Telecom, cioè la rimozione forzata di due dirigenti della vecchia Telecom, Vittorio Nola e Piero Gallina costretti a dimettersi con una macchinazione diabolica -con la pistola alla tempia scrive Valentini- per fare posto alla "Banda degli Spioni" che puntavano a impossessarsi della Telecom per le loro manovre.
Giuliano Tavaroli ha fatto tutto da solo? O riceveva ed eseguiva ordini impartiti dall'alto?
Chi ha autorizzato quella vasta attività di spionaggio (illecito ndr) che dal 2001 è andato avanti fino al 2006?» conclude Valentini.
Ora passiamo alla tragedia di Adamo Bove.
Era lui, il capo responsabile della «Security» Tim, che nel Luglio 2006, a Napoli, fu rinvenuto cadavere ai piedi di un cavalcavia. In alto, accostata al guard rail la sua auto. I fari accesi, i quattro sportelli spalancati. Il perchè Adamo Bove percorresse quella tangenziale per rientrare a casa, è ancora un mistero.
Da ex poliziotto distintosi nell'anticrimine e nell'antiterrorismo non girava mai disarmato. Quel giorno non aveva con se' la pistola dalla quale non si separava mai. Perchè quel giorno era disarmato? Un appuntamento patteggiato? Le cronache commentarono: «Un suicidio anomalo».
«Perchè tornare a casa passando da quel raccordo fuori dal suo percorso abituale?
Aveva forse un appuntamento con qualcuno di cui non aveva parlato neanche a sua moglie lasciata poco prima per ritrovarsi a casa di lì a poco?».
Fu durante la gestione di Adamo Bove che per il controllo di Tim, la rete mobile di Telecom, la «Security» Tim mise a punto il «Sistema Radar» mentre, negli stessi anni, della «Security» Telecom, e del Cnag - il Centro nazionale di ascolto per le intercettazioni legali - capo e responsabile era Giuliano Tavaroli.
Alla testa di Tim Brasile Marco De Benedetti, primogenito dell'"Ingegnere". Presidente e amministratore delegato Gianni Grisendi, uomo di Cragnotti per Cirio e di Tanzi per Parmalat e, a sentire Tavaroli, «attraverso società off-shore in Uruguai, primo azionista di Tecnosistemi» la società fornitrice di Tim Brasile «a cui aveva falsificato
fatture per milioni di euro» e dispensatrice di grosse tangenti a politici brasiliani per la guerra contro la Kroll, la società di 007 privati che, sostiene Tavaroli, indagavano per conto di Tim Brasile sugli appalti per la rete mobile concessi a Tecnosistemi ma ritenuti sovrastimati.
Fu così che la Kroll venne in possesso di un cd rom contenente i nomi dei politici corrotti da Tecnosistemi, cd poi sottrattole dagli hackers di Telecom.
Sempre a detta di Tavaroli, Marco De Benedetti subì indagini dalla Kroll per una presunta tangente di sei milioni di dollari pagata a Tim da Ote Grecia perchè Tim non partecipasse alla gara per la privatizzazione o il rilascio della licenza per la telefonia mobile in Bulgaria.
E' nel pieno di questo fosco ed inquietante groviglio di interessi, un mostro dalle cento teste fatto di «Securitys», società di investigazioni e grandi aziende rivali fra loro come Tecnosistemi, Tim, Telecom, Kroll, grandi managers, politici, istituzioni, hackers, corruttori, corrotti e imprenditori senza scrupoli che negli anni della proprietà e della presidenza Telecom di Marco Tronchetti Provera, che cova, matura ed esplode la tragedia di Adamo Bove e avviene quel «suicidio anomalo» del capo della «Security» di Tim Italia responsabile del «Sistema Radar». Muore colui che stava collaborando alla inchiesta di Milano su Telecom.
Guerre tecnologiche senza esclusioni di colpi per il potere economico e industriale, corruzione, ricatti, spioni internazionali, tecnologie incrociate, politici corrotti e un mare di miliardi investiti in operazioni di intelligence illegale, questo il mondo e il contesto industriale e umano in cui si è trovato ad operare Adamo Bove.
Particolarmente significative ed eloquenti al riguardo le deposizioni e le interviste di Marco Bernardini titolare della «Global» una delle agenzie di investigazioni private a cui, con la società «Polis d'Istinto» di Emanuele Cipriani, erano commissionate le investigazioni private di Telecom e Pirelli.
Nella inchiesta su Telecom condotta dal giudice Gennari della Procura di Milano, una teste straniera ex dipendente della «Global» ha dichiarato di aver tradotto intercettazioni abusive verificatesi in Brasile su colloqui avvenuti tra alti dirigenti Telecom Brasile e Telecom Italia riguardanti operazioni di bilancio falsificate, prestanome, appalti, movimentazioni di denaro, ecc. ecc. mentre l'uomo della «Security» di Telecom Brasile, l'ex colonnello del Ros Angelo Jannone arrestato il 5 Novembre scorso, curava i rapporti con esponenti del governo brasiliano e l'imprenditore informatico Roberto Preatoni, «tecnico» del «Tiger Team» il gruppo di attacco informatico di Telecom, forniva - così dice l'accusa del mandato di arresto a Preatoni- uomini e mezzi a Giuliano Tavaroli.
Jannone, Preatoni, e Melloni l'hacker 22enne del «Tiger Team» già arrestato una prima volta per l'attacco informatico alla Rcs, sono stati arrestati per associazione per delinquere finalizzata alla pirateria informatica avendo fatto spiare dal 2003 al 2005 con una pesante attività di hackeraggio diversi agenti della Kroll sottraendone tutto il gigantesco archivio. Sottrazione operata con le tecnologie fornite dalla «Pit», la società di Preatoni con sede legale a Milano e sede operativa nei pressi di Varese.
Durante la seconda testimonianza, la teste straniera traduttrice della «Global» ha dichiarato agli inquirenti di «aver subito intimidazioni dopo l'audizione del 14 ottobre da un uomo che dopo averla seguita più volte le avrebbe intimato di non parlare».
Se ancora oggi si verifacano eventi e intimidazioni del genere, dopo che di molti attori delle «Spy Story» di Telecom e Tim Brasil sembra conoscersi tutto, appare chiaro che dopo tutto il marcio emerso in due anni di indagini, molto ancora c'è da scoprire. Non ultimi le circostanze che hanno portato alla tragedia di Adamo Bove.
A quel «suicidio anomalo».
          Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet e di LiberoReporter
           www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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*Se la morte è una equazione*
<<Commenti>>
Davide Giacalone opinionista di Libero
Tangenti Telecom ed omertà politica
Leggete questa storiella brasiliana e sforzatevi di tradurla in italiano. Capirete molte cose che vi sono passate sotto al naso, capirete perché oggi si fa finta di scoprire quel che noi scriviamo da anni. Allora: c'era una volta il Parlamento brasiliano, dove leggendo i giornali di quel Paese si viene a sapere che quelli di Telecom Italia pagavano delle tangenti a governanti, politici e poliziotti brasiliani. Leggono anche le dichiarazioni di Luciane Araújo, un'interprete che per gli italiani ha tradotto telefonate e ricevute dei corrotti locali. Scandalo, indignazione, e la solita gnagnera: fuori i nomi. Due deputati dell'opposizione annunciano: andremo alla procura di Milano a farci dare l'elenco degli infedeli alla Patria. Li intercetta Piero Marini Garavini, italiano residente in Brasile, che da anni accumula documenti sul malaffare, e suggerisce ai due di risparmiare tempo e soldi, giacché basterà andare presso la procura generale, a Brasilia, accedere ai 32 volumi delle sue denunce e troveranno tutti i nomi.
Quelli vanno, ci trovano i nomi della sinistra e degli amici di Lula, ma ci trovano anche quelli degli amici loro.
Dopo di che l'indignazione ha messo il silenziatore, e caipirinha per tutti. La favola funziona anche da noi: ogni tanto le inchieste hanno un sussulto, i giornali strillano qualche incredibile novità, ma è tutta roba che si sa da anni. Funziona come nei racconti del tenente Colombo, dove l'assassino si conosce all'inizio ed il divertimento consiste nello scoprire come fa l'investigatore a riconoscerlo. Questi fattacci si verificarono durante la gestione di Colaninno, sponsorizzato da D'Alema.
La security di Telecom era guidata da Tavaroli in nome e per conto di Tronchetti Provera. Gli aspetti penali sono di competenza di un tribunale che non si vede manco all'orizzonte. L'elenco degli indagati è, al momento, leggermente distante da quello dei reali protagonisti. Mano a mano che si farà luce sotto lo splendore del sole, almeno, ci sia risparmiata l'aria meravigliata del "chi l'avrebbe mai detto". A proposito, ecco uno scoop: i vertici che governavano l'azienda all'epoca dei tigrotti scatenati e spianti sono in larga parte gli stessi che la governano oggi. E trattasi di società quotata. Abbiate pazienza, e vedrete che se ne accorgeranno.
 Davide Giacalone 
www.davidegiacalone.it
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*Adamo, scia di sangue di Tim Brasil?* Memorie e qualche riflessione
Corruzione *Ricatto* Tecnologia Ma "chi" è Marco Tronchetti Provera?
Purtroppo storie di malaffare "all'italiana"... Di queste storie purtroppo ho fatto indigestione e il contesto di cui si parla mi fa venire più o meno il voltastomaco, l'ho provato in prima persona e riascoltare queste cose non mi fa bene. Proverò comunque ad ascoltare quello che dice questo signore.
Come in altre vicende, vorrei sottolinearlo, c'è anche qualcuno che non è più tornato a casa...
Renato Valli
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*Adamo, scia di sangue di Tim Brasil?* BRAVA !
La prima che hai detto tu! Brava! diffondo anch'o! Mi fanno pena Forleo e De Magistris! Siamo governati da bande di delinquenti assassini?
Ho diffuso La Seconda che hai detto al PG Cassazione a ANM al CSM alle Procure a Violante a Diliberto, a Pecorella e GIOVANARDI! BRAVA! sono entusiasta!
GRAZ Graz
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*Adamo, scia di sangue di Tim Brasil?*
Ciao Giuliana, no.. purtroppo (o per fortuna) non ho sentito Tavaroli a Rete4
"purtroppo" dici tante cose sensate. Avrei fatto un po' fatica ad ascoltare questo personaggio, perchè sarebbe stata una reimmersione in un contesto che conosco e che ho vissuto, anche se non ho nulla a che fare direttamente con questa vicenda e con questi fatti. Sono il primo a sospettare che dietro determinati suicidi ci siano "persone che sono state suicidate". Però, in base all'esperienza personale, non mi stupirebbe che venisse accertato che Bove si sia suicidato. E' possibile. Ma questo a causa di pressioni fortissime e di un contesto che lascia ben poco spazio alla forza individuale. Anche se dal punto di vista strumentale emergesse che si tratta di un suicidio, sarebbe sempre stato provocato e indotto con i metodi che "lor signori" sanno benissimo come mettere in pratica. Psicologicamente, chimicamente, "ambientalmente", facendo leva sugli elementi più deboli delle persone.
Non cambierebbe una virgola quindi nella sostanza: una persona "non torna a casa", e questo per colpa di determinate persone che la mettono ineluttabilmente nelle condizioni di "cedere", mettendo in atto tutti quegli artifici che servono per fiaccare la resistenza umana, la fiducia nel poter resistere alle pressioni psicologiche, il mettere in atto manovre che spingono ad un demenziale terrore che ti spinge a fare le cose più assurde, illogiche, controproducenti e pericolose, se non a compiere gesti estremi di disperazione.
La letteratura in materia è vastissima e non occorre certo che ti racconti nel dettaglio come si "opprime" una persona, come la si perseguita, come si fa in modo di farla "impazzire" chiunque è in grado di capire poi tecnicamente il tutto si svolgerà nei modi più vari e "personalizzati" al caso specifico ma non ha poi molta importanza alla fine comunque questa persona è morta per mano altrui, questa è la sintesi. Quello che mi preoccupa molto è il velo di sicurezza in cui da un certo punto di vista "lor signori" vogliono farci credere di vivere e il velo di una loro presunta affidabilità che cercano di propinarci, ma questo è un problema collettivo.
Io per lavoro mi occupo tra le varie cose di sicurezza informatica e, pur senza ricorrere a tecniche da hacker e pur senza lavorare con chissà che tecnologie, posso dirti che a livello di sicurezza la rete è il massimo della schifezza, i sistemi sono dei colabrodi e lo sono secondo me "volutamente" c'è un sistema economico e organizzativo che continua a dirci di usare determinati strumenti (antivirus, firewall) per "essere al sicuro" e poi di fatto si sperimenta senza difficoltà la vacuità di determinati strumenti, se non per infezioni e tentativi di accesso "da parco giochi", più che altro degli specchietti delle allodole dei segnali psicologici per farci pensare che siamo "al sicuro" usando determinati strumenti, salvo poi essere assolutamente "esposti" agli attacchi "veri", ai furti di privacy, alle intrusioni "per chissà che motivi" e da parte di "chissà chi"... Insomma verrebbe da dire che è un po' un'operetta più che una roba seria.
E così, da buon "esperto", tanti anni fa', studiando alcune questioni, mi sono accorto che la sicurezza informatica è una barzelletta e che gli antivirus (tanto per fare un esempio) probabilmente hanno scopi ed obbiettivi non proprio conformi alle attese come pure tutto il mercato che ci sta dietro.
Allora ho realizzato uno strumentino di cui un piccolissimo assaggio è disponibile in rete, se ti interessa (è anche scaricabile gratuitamente on line all'indirizzo
http://www.digitalexpert.it/articoli/virus/intruder.zip) il quale fa', con estrema semplicità e senza grandi fronzoli (ma solo a livello dimostrativo perchè è disattivato) quello che chiunque può fare sul nostro computer, quand'anche protetto con i più "formidabili" strumenti di difesa: entrare in un computer con un virus senza che le difese se ne accorgano!!! Il tutto (non troppo ben descritto nella paginetta apposita http://www.digitalexpert.it/articoli/virus/test_funz_antivirus.html perchè l'importante è soprattutto "divulgare" le problematiche più che lanciare allarmi anche se opportuni) è un banale esempio quindi di quanto siamo realmente esposti.
E mi chiedo: è possibile che tutti questi sofisticati sistemi informatici siano così vulnerabili da essere completamente in balia dell'hacker di turno? Non è un po' eccessivo??? Quanti "taroccamenti" occulti e silenti avrà subito ognuno di noi a nostra insaputa (beh... qualcuno se ne sarà anche accorto...)?
Quanti magari in nome di questo o quel gravissimo problema (il terrorismo internazionale, quello nostrano, la mafia, eccetera)?
Quando vai dal medico e cambi per la decima volta la cura, ti viene logicamente il dubbio che non sia poi un bravo medico o che la medicina non funzioni bene.... ma qui abbiamo delle istituzioni che lottano contro determinati fenomeni e, passano gli anni, i "fenomeni" sono sempre lì abbiamo letto non so quante volte che è stato dato un formidabile "colpo" alla mafia, al terrorismo, alla delinquenza quante volte è stata "sgominata" la tal banda? Ma alla fine, via una, ne arriva un'altra (almeno così dovrebbe essere) e così passiamo le giornate ad essere assaltati di notizie che ci fanno oscillare in continuazione sulla sensazione di paura e di uno stato che le tenta tutte per darci sicurezza ma non ci riesce perchè i "cattivi" sono ovunque e dall'altra registriamo peraltro una serie di "operazioni" eccezionali, a fronte delle quali (questa è la sensazione che ci viene "instillata") dovremmo poter dormire sonni tranquilli. Insomma (anche inconsapevolmente per gli stessi operatori del settore che magari si prodigano nel loro compito) forse il sistema "ce la smena" e alla fine c'è semplicemente uno "spettacolo" che procede incessantemente, noi stiamo a guardare, ci concentriamo, ci distraiamo, ce la "facciamo raccontare" anche perchè vogliamo sentircela raccontare (dobbiamo anche riconoscere le nostre manchevolezze di bassa sorveglianza nei confronti del prossimo) e per il resto sottobanco accadono queste ed altre faccende, dove, cosa molto importante, alla fine si fa anche molta fatica a capire chi e' il buono e chi è il cattivo. E probabilmente chi ad un certo momento si ritrova dentro ingranaggi di cui comincia a comprendere la difficile collocazione troppo tardi, non mi stupisce di ritrovarlo poi nella cronaca nera, sia esso ammazzato, sia esso "stato suicidato" sia abbia "ceduto" per un contesto che lo vuole portare (senza clamore) a farsi del male nei modi più "normali" e non sospetti. E mi sa che anche questa volta è andata proprio così.
Ecco Giuliana non so cosa pensi di questa mia folle galoppata di ragionamenti te la faccio a quattr'occhi (spero, anche se non ci credo molto) e mi piacerebbe molto un tuo parere "esperto". Intanto ti saluto. Victor
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Archivi: 23 Luglio 2006
312.Un giallo per l'estate: Bortocal indaga
da Bortocal @ 23. 07. 06 - 20:12:22. In una situazione metereologica nella quale si vorrebbe che il blog facesse di tutto per assomigliare a una bibita fresca, io ci provo. Della mia vicinanza al poliziesco su questo blog si è accennato più volte, è vero che sono non solo sordastro, miope e presbite, ma anche quasi totalmente privo di olfatto tanto che per la mia assoluta mancanza di fiuto in senso poliziesco sono stato accostato all'ispettore Clouzot e alla Pantera Rosa. L'unica cosa che posso imbastire per tenere attaccati al mio blog i lettori superstiti è appunto un giallo dell'estate in cui travestirmi da blogger indagatore che niente riesce a distogliere dalla sua pericolosa missione. Neppure il misterioso guasto dei giorni scorsi al mio sterzo, che poteva ammazzarmi, dopo settimane di piccoli sfregi di avvertimento alla mia auto, fino al furto dei tergicristalli. In particolare mi rendo ben conto di quanto questa possa sembrare una mia trovata comica, ma invece è reale.
Se mi manca il fiuto, non mi manca l'ostinazione e una volta che addento un osso non lo mollo fino a che l'ho sbriciolato tutto. Le mie ricerche hanno già avuto ampio spazio sul blog: dalla vera identità di Zoccolandia al fratello gemello di Jehoshua, per terminare ad alcune non trascurabili notizie annidate nel mio inconscio.
Ma se Clouzot si distingueva - oltre che per la goffaggine - per l'impermeabile indossato nella canicola estiva degli anni 70, il blogger indagatore Bortocal conduce le sue indagini in mutande da casa sua attraverso internet.
Tra un gelato al cioccolato e uno alla fragola il blogger Bortocal ha digitato in google un nome: Adamo Bove, vi dirò poi perché.
Il primo link che gli è uscito è a questo sito: http://www.generazioneelle.it/notizia.asp?n=1522, un articolo di Giuliana D'Olcese su "Generazione L", un periodico on line. Ignoro tutto dell'una e dell'altro, ma questo articolo della D'Olcese si occupa di intercettazioni abusive telefoniche e in internet. Cioè non autorizzate dalla magistratura, in particolare ai danni di giornalisti del Corriere della Sera, ma anche di centinaia di ignari cittadini.
La documentazione di questi abusi è impressionante. Eccola:
Giuliana D'Olcese ha denunciato la Telecom per questo, dopo avere "segnalato", invano, una lunga e nutrita serie di tentati abusi quotidiani", e in particolare "al responsabile capo dell'Ufficio legale di Telecom Italia sede di Roma, Dottor Gugliemo Bove".
Guglielmo Bove? Un momento, ma non si stava parlando di Adamo Bove? Bortocal, hai già cominciato a incasinarti come sempre?
No no, nessuna confusione inconsapevole, per ora: Guglielmo Bove, il capo dell'Ufficio legale della Telecom a Roma è il fratello gemello di Adamo Bove, a sua volta "capo e responsabile del coordinamento delle attività di sicurezza Telecom". Il secondo link che mi presenta google è proprio il suo curricolo e la sua fotografia, intendo di Adamo Bove, ricavati dal sito "Il programma ELIS Fellow" http://www.elis.org/Fellow/curricula.asp.
ELIS è un'iniziativa condotta dall'AVEL, orientata al coinvolgimento a titolo di volontariato nelle attività ELIS di dirigenti, quadri, docenti universitari e altri personaggi di rilievo nella società. Nel sito campeggia in apertura un detto memorabile di Robert Joss Rettore dell'Università di Stanford:
"Se hai avuto successo nella vita è merito tuo, ma devi restituire qualcosa alla società che te lo ha consentito".
Simpaticamente modesto, direi. Insomma "il fellow è un manager d'impresa che favorisce la sinergia tra scuola, università e mondo del lavoro. I Fellow apportano la loro esperienza in percorsi formativi altamente qualificati, destinati alla formazione di professionisti e cittadini". Il linguaggio è l'aziendalese oggi in voga e vorrebbe avere un certo sapore promozionale, riuscendo tale almeno tanto quanto lo è il profumo del gorgonzola, ma almeno il concetto è abbastanza chiaro.
E questo è il profilo del fellow "Adamo Bove, Responsabile della Funzione Security Governance di Telecom Italia": Anni 40, laureato in Giurisprudenza presso all'Università La Sapienza di Roma. Attualmente è Responsabile della Funzione Security Governance, nell'ambito dell'Unità di Servizio Security. Dal marzo 2000 al febbraio 2006 è stato Responsabile Security TIM - Telecom Italia Mobile S.p.A.
Dal gennaio 2003 è anche Responsabile Funzione Coordinamento Internazionale Security del Gruppo Telecom Italia. Da novembre 1998 a febbraio 2000 lavora nella Direzione Generale di Telecom Italia con incarichi di Security Management a livello nazionale. Fino all'ottobre 1998 Funzionario della Polizia di Stato (Commissario Capo). Dal 1995 al 1998 ha svolto la sua carriera nelle Forze dell'ordine.
Sarà, quello che ho capito è che Adamo, dopo essere stato Commissario Capo di Polizia dall'età di 29 anni a quella di 32, è stato assunto alla Telecom, dove già era dirigente il suo gemello come Responsabile di diversi uffici legati alla sicurezza, e lì ha lavorato fino al febbraio 2006.
Guglielmo e Adamo, due gemelli che lavoravano fianco a fianco fino all'altroieri. Già, perché l'altro ieri Adamo Bove è morto, improvvisamente. E su questo ha iniziato la sua indagine in internet il blogger indagatore.
Non possiamo dirlo proprio un incidente la morte di Adamo Bove, infatti, come ci informa Caltanet il sito preferito dai mouse, e qui sento odore di gorgonzola,
http://www.caltanet.it/article/articleview/152709/1/4/?PHPSESSID=7d3e78c30a32b96ce77b82e82abc6cc5:
Napoli, 21 lug. (Adnkronos) - Si è suicidato Adamo Bove, ex poliziotto e responsabile security governance. Secondo le prime ricostruzioni il dirigente si sarebbe gettato da un cavalcavia a Napoli. (segue) più estesa la notizia in Repubblica dell'altroieri:
NAPOLI - Intorno alle ore 12, il dirigente ha parcheggiato l'auto a lato della strada e si è gettato dal cavalcavia di via Cilea nel quartiere del Vomero a Napoli.
Dopo un volo di una ventina di metri, si è schiantato su una carreggiata della tangenziale ed è morto sul colpo. Secondo i familiari, Bove non avrebbe mai manifestato intenti suicidi. Non sono nemmeno stati trovati messaggi scritti lasciati ai parenti o agli amici.
Gli investigatori hanno tuttavia rivelato che, per alcuni membri della famiglia, ultimamente appariva preoccupato di essere coinvolto in delicate vicende giudiziarie.
Gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. "E' una prassi in questi casi" ha spiegato una fonte interna alla procura.
Una prassi? Sicuri che sia una prassi? In ambienti giudiziari si sottolinea però che questa iniziativa sarebbe stata presa anche perché il nome di Bove sarebbe spuntato nel corso di accertamenti collegati ad inchieste giudiziarie relative allo spionaggio. La notizia è arrivata alle redazioni direttamente dall'Adnkronos:
http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Cronaca&loid=1.0.504065704. Il suicidio è avvenuto intorno alle 12. Bove è rimasto ucciso sul colpo. Il cadavere, e le successive operazioni di rimozione, hanno bloccato completamente il traffico nella zona collinare. (Ahh ahh, che uso bastardo della lingua italiana: è il cadavere che ha bloccato completamente il traffico nella zona collinare, secondo voi? Ma che dimensioni aveva?). Appena si è scoperto il presunto suicidio, qualcuno ha cominciato a far girare la voce che Bove fosse indagato a Milano per l'affare Tavaroli-Telecom. Ne trovate la traccia ancora fresca nelle notizie di agenzia riprese dai giornali di ieri, che ho citato sopra. In realtà la notizia è falsa, e ce lo spiega il Corriere oggi.
Adamo Bove, il responsabile della sicurezza delle intercettazioni di Tim e Telecom che è morto l'altro ieri in circostanze misteriose (la Procura di Napoli indaga per "istigazione al suicidio"), è invece l'uomo che ha incastrato il Sismi per il sequestro di Abu Omar.
A questo punto mi immagino che i miei tre lettori abbiano fatto un salto sulla sedia, come Bortocal, che si è rovesciato addosso l'ultima cucchiaiata di gelato alle fragole. Bove lavorava nello stesso settore dell'azienda del quale è stato a lungo responsabile Giuliano Tavaroli, il cui nome è emerso più volte negli accertamenti della procura di Milano nell'inchiesta sulle intercettazioni telefoniche non autorizzate. Tali accertamenti, tra l'altro, si sono spesso incrociati con quelli relativi al caso Abu Omar.
In effetti bastava leggere la notizia di Repubblica dell'altro ieri con più attenzione, finiva così: "Tavaroli è stato legato da lunga amicizia con Marco Mancini, uno degli 007 del Sismi indagati per il sequestro dell'ex imam di Milano rapito dalla Cia".
Mi pare che siamo giunti al punto giusto di suspense, per poter dire: fine della prima puntata.
(continua davvero) Lascia un commento | Trackback (0) | Permalink | Scrivi un e-mail a questo post  Etichette:
Foto di Adamo Bove http://data2.blog.de/media/208/706208_a47dee9ce2_m.jpeg