I
Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day
Brava Giuliana, questa è
attualissima, è un'attualissima e perfetta foto del Belpaese-Italia...
Il Veltrozzio, poi, ha raggiunto il massimo: a parole attaccano
tanto Berlusconi, ma sono pronti a comportarsi anche peggio. Con
l'aggravante.
Con l'aggravante che, mentre il Cavaliere ha solo una faccia,
i veltroniani ne hanno cento. Hanno imparato bene la lezione,
nonchè il culto del dominio e del Potere, proprio loro che apparentemente
lo schifavano... altro che compagni (MAGARI DI MERENDE!).
Ciao Francesco Martin
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I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day?
Splendido redazionale, complimenti!
Fra i nuovi fermenti politici, ce n'è anche qualcuno che mi sembra
pulito. Alludo al tentativo che si è formalizzato a Roma (mi sembra
l'8 ottobre) per coagulare la "Lista Civica Nazionale". La riunione
è stata accompagnata dalla pioggia, ma c'erano ugualmente più
di tremila ombrelli.
I media ufficiali non ne hanno quasi dato notizia; questo, mi
sembra un buon segno. Tu, che ne dici?
Con tanti auguri, Paolo Severi
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Grazzzzieeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sei incoraggiante come sempre. CONTINUA!
Che i media ufficiali non ne hanno quasi dato notizia ti sembra
un buon segno e io che ne dico? Ottimo splendido segno!
(,-)
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V-day di
ieri e di domani
Il prossimo V-day si terrà il 25 aprile
del 2008. Sarà il giorno della liberazione degli italiani dalla
disinformazione. Stay tuned.
Dal ((( Blog di Beppe Grillo: V-day di ieri e di domani ))) 2007.10.27
20:27:13 http://www.beppegrillo.it/2007/10/vday_di_ieri_e.html
Nel video il discorso della madre di Federico
Aldrovandi l'otto settembre a Bologna.
Oggi voglio fare il punto della situazione. Al V-day sono state
raccolte circa 350.000 firme uniche e autenticate di maggiorenni
italiani. I comuni di residenza dei firmatari stanno certificando
le firme. E' un iter lungo, e non a caso. In Italia le leggi popolari
vanno scoraggiate. Sto ricevendo dai comitati e dai meet up scatoloni
su scatoloni con i moduli. A fine novembre andrò a Roma a depositare
le firme in Cassazione. Se non verranno sollevate eccezioni, quando
le proposte arriveranno in Parlamento, chiederò di illustrarle
alla Camera, in diretta. I 24 parlamentari condannati in via definitiva
sono sereni, lavorano tutti i giorni, insieme ai loro colleghi,
per mettere il bavaglio alla Rete e ai magistrati. Di dimettersi
non ci pensano proprio, un posto così con la loro fedina penale
dove lo trovano?
Bisognerà dargli un aiutino perchè traslochino. Il prossimo V-day
sarà sull'informazione, chiederemo di eliminare i finanziamenti
pubblici all'editoria e di abolire l'albo dei giornalisti. Il
V-day ha fatto venire allo scoperto i media, i cani da guardia
del potere. Sono invecchiati di 10 anni. I giornalisti hanno sostituito
l'esercito e i cannoni di Bava Beccaris.Nelle ultime settimane,
prima hanno ignorato il milione e mezzo di persone del V-day,
poi hanno cercato di diffamarmi e ora vogliono mettere tutto a
tacere.
Un disegno di legge e centinaia di migliaia di italiani che chiedono
pulizia e trasparenza sono diventati l'antipolitica. Il rovesciamento
delle parti attraverso l'informazione è la tecnica collaudata
di questi partiti. Il prossimo V-day si terrà il 25 aprile del
2008. Sarà il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione.
Stay tuned.
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Clementina
Forleo piange davanti al CSM! Mobbing?
Non c'è una legge anti-mobbing altrimenti
Clementina sarebbe rispettata e tutelata da tutti (Governo, indagati,
CSM, Media etc). Ora si capisce perchè, come dice la sentenza
della Cassazione, il mobbing non è reato: ammazzateli tutti! Clementina
preghiamo per te! Non ti preoccupare!
Imposimato: Avvocati del diavolo. Rimettiamo De Magistris subito
al lavoro. Lasciamo lavorare in pace Clementina Forleo! Preghiamo
perchè si faccia una legge anti-mobbing e perchè si lascino lavorare
i Giudici senza avocazioni! Beppe aiutaci! Il grande merito di
Beppe Grillo è che ha fatto capire a tutti gli italiani depressi,
che NON si governa e non si fa opposizione così: infatti molti
italiani non sopportano più le interviste del tipo: il Governo
é alla frutta, il Governo sta per cadere etc.
Noi
paghiamo i deputati e senatori della Dx e della SIN con i nostri
soldi e devono collaborare a governare senza inciuci, per cui
se ne devono andare TUTTI i condannati ed anche coloro che sono
sotto indagini della Magistratura e bisogna rispettare la Magistratura.
Ora Basta con il teatrino altrimenti il teatrino lo fa bene Beppe.
Grazie Beppe! Ci stai dando molto. Graziella
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RAI 1 stravolge il
palinsesto per censurare lo spazio
dedicato ad una associazione riconosciuta
dal Ministero dell'Interno e che combatte in prima linea tutte
le mafie. 10 minuti, il programma dell'accesso, previsto il 23
novembre alle 10.40, non è andato in onda. Inoltre, dal sito
www.RaiParlamento.Rai.it risulta
che il servizio non è stato programmato in altra data per la messa
in onda. Nessun avviso, o comunicato, o motivazione è pervenuto
all'associazione, ne' dalla RAI ne' dalla Commissione di
Vigilanza.
Questo fatto fa il paio con la presa di posizione della Procura
di Brindisi, che, con violazione del diritto di difesa, ha oscurato
il sito dell'Associazione Contro Tutte le Mafie, con un decreto
di sequestro mai convalidato dal GIP, oltretutto pretestuoso e
infondato in fatto e in diritto.
Che questa censura sia da collegare alla presa di posizione a
favore del giudice Clementina Forleo, o alle tante collaborazioni
con testate giornalistiche, o alle innumerevoli inchieste sui
poteri forti? Questo trattamento stride con la reputazione che
l'associazione vanta. Se la RAI e la Procura di Brindisi impediscono
artatamente la conoscenza dell'attività dell'associazione, dall'altra
parte la Commissione Parlamentare di Vigilanza dei servizi radiotelevisivi
ne autorizza la divulgazione. Non Basta.
Il presidente dell'Associazione è stato invitato a Napoli, il
19 novembre 2007 a partecipare alla conferenza interregionale
dei Prefetti del Sud Italia, con la presenza del Sottosegretario
alla Giustizia e con il Commissario Straordinario del Governo
per la lotta alla Mafia. Incontro che verteva sulle iniziative
adottate per la sicurezza e la lotta alla mafia. Logica deduzione:
l'associazione è da censurare o da appoggiare?
Basta visionare le inchieste catalogate in 50 "opoli" sul sito
per dare degna risposta. Poi si meravigliano che la gente scenda
in piazza per il Vaffanculo Day.
Grazie dell'attenzione. Presidente Dr Antonio Giangrande
www.malagiustizia.eu - www.illegalita.altervista.org
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I Vicerè cacio
sui maccheroni dei Vaffaday - Sempre con i Borbone (e non
Borboni) ce la si deve prendere...
Come se mancassero gli esempi di corruzione,
caste, privilegi e compagnia bella dopo il 1860... La solita propaganda
antimeridionale (perché, ci piaccia o no, sia giusto o no, Borbone
è sinonimo di meridionale, e da sempre parlare male dei Borbone
è parlare male del Sud e dei meridionali). Questa volta lo si
spaccia come protesta, come Vaffa-Day, credo sia ipocrita e dispregiativo
per i meridionali. A quando qualche bel film (o anche magari solo
semplice informazione) sugli scandali finanziari post-unitari?
Sulle caste economiche che da un secolo e mezzo colonializzano
il sud?
Perché mai la protesta
dovrebbe passare attraverso la denigrazione del Sud e del suo
passato quando questa Italia ha materiale a iosa per quanto riguarda
privilegi, ingiustizie, caste, poteri occulti e meno occulti...
E invece si torna al tempo dei Borbone, un tempo da sempre considerato
negativo e retrogrado, chi si meraviglierà mai che le cose a quel
tempo andavano cosí male come vengono presentate nel film? Chi
mai farà l'associazione tra "quei" tempi e quelli odierni?
Io credo nessuno, è una denuncia fallita in partenza che ha il
solo fine di parlare ancora male del sud e dei meridionali.
Certo i meridionali staranno a guardare, anzi i soliti ascari
elogeranno e presenteranno il film con toni trionfalistici. Da
tempo manca una classe intellettuale meridionale non asservita
agli interessi del nord (ma anche semplicemente intellettualmente
indipendente sarebbe un passo avanti), questo film servirà per
buttare altra polvere negli occhi dei meridionali, per dire ancora
una volta che erano (eravamo, e siamo) un popolo inferiore e che
solo la "liberazione" da parte del nord ci ha salvati dall'ingiustizia
e povertà. Che poi i dati storici e la realtà odierna dimostrino
esattamente il contrario, questo, interessa a pochi.
Carmine Colacino 2 Sicilie.it
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I Vicerè cacio sui maccheroni dei
Vaffa-day
Hai letto l'articolo. Carceri:
ospitano abusivi e mucche; sperpero in Calabria?
Potreste farci sapere di chi è la colpa di 50 CARCERI ABBANDONATE
in Italia?
Con così grave spreco di denaro pubblico per costruirle? Il DAP
(Dipartimento amministrativo Penitenziario) cosa fa?
I Direttori DAP si occupano di mettere in funzione tali carceri
o istituti penitenziari? O non fanno nulla? Come si difendono
da tali giuste richieste dei cittadini?
Aboliamo subito la legge INDULTO che elimina 3 anni su ogni pena
per cui assassini (non volontari) NON VANNO NEPPURE IN CARCERE
un solo giorno!
e mettiamo in funzione subito tali 50 istituti di pena! Arch.
Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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Scrivilo su bamboccioni!
Già, a quale grandissimo pirito lo chiediamo?
A tutti i grandissimo piriti che sono stati ministri della giustizia
negli ultimi 30 anni? Sono d'accordo su mettiamo in funzione subito
tali 50 istituti di pena! Ma a chi lo chiediamo? A quale grandissimo
pirito? Intanto scriviamolo su http://www.bamboccioni.net/ ciao
gd'o
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Articolo Interessante I Vicerè cacio
sui maccheroni dei Vaffa-day.
Grazie. Stefano.
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Brava bravissima!!! Bellissimo "pezzo"
I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day,
uno spaccato della "malapolitica
italiana"... come sempre del resto. Ormai ci hai abituati alla
qualità, nonostante gli scarsissimi punti di riferimento esistenti
a livello di stampa e di pensiero. L'antipolitica è nel palazzo?
Verissimo e sacrosanto. E purtroppo controlla tutto, perfino le
scarse possibilità di fare politica! Insomma un buco nero che
aspira tutto ciò che di buono possono avere le persone, i singoli.
Non so se c'è un rimedio a tutto ciò, vorrei pensare e credere
che non possa tutto finire qui per cui spero che ci sia una qualche
possibilità di cambiamento.
Se ci sarà, emergerà sicuramente sotto lo sprone di quanto leggiamo
di buono e di valido come le note che ci invii tu. Ma al di la
dell'augurio "alto", nei miei sogni c'è anche un desiderio "piccolo",
un tuo articolo senza citazioni (dotte e assolutamente meritate,
sia ben chiaro) di Telecom... forse l'antipolitica è anche lì,
nelle aziende che contano nella politica (e ci si lamenta sempre
che è la politica che mette troppo le mani nelle imprese, ma mi
sa che è il contrario). Bene... con molta fatica è bene pensare
ad un futuro migliore e diverso, chissà che anche con il "tuo
pensiero tra i piedi", ci siano più possibilità di realizzarlo!
Salutissimi C.A.Casartor
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Cara
Giuliana,
se anche tu ti metti a fare la beppegrillina,
vuol dire che siamo proprio alla frutta. Ne riparleremo.
Un abbraccio da un 'qualunquista vero' (e non taroccato) che sottopone
alla tua riflessione uno degli articoli settimanali che va pubblicando
su 'L'Occidentale'.
Dino Cofrancesco
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Brogli. La cosa più
inquietante è che esista una "casa del mutilato", e che qui si
voti...
Davide Giacalone. Ricevo la nota allegata.
Comunicato stampa
Primarie. Lista "Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro"
Coordinamento campano Pd: Brogli a Nola Napoli 14 ottobre 2007.
Durante lo svolgimento delle operazioni di voto si sono riscontrati
episodi di grande gravità nel collegio di Nola. Il presidente
di seggio, indicato dalla lista Letta, sta impedendo dalle 15
lo svolgimento delle operazioni di voto nel seggio "Casa del mutilato"
nascondendo i plichi con le schede presenti e rifiutando le altre
schede consegnate dall'Utar. Sul seggio dalle 15 e 30 sono presenti
i Carabinieri e dalle 16 la Polizia. Nei pressi del seggio sono
presenti centinaia di persone che reclamano il diritto al voto.
Ufficio stampa: Roberto Race 3470885...
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Brogli? Che vergogna! Meno male che non sono andata a votare!
Diffondo!
Dopo La Casta Cuffaro dovrebbe dimettersi
da Governatore della Regione! Pensiamo che chi, come Cuffaro,
sia stato condannato ad 8 anni di carcere per associazione
mafiosa dopo La Casta e il V-day dovrebbe dimettersi! Casini e
Berlusconi si dovrebbero esimere dal confortarlo e da fargli le
congratulazioni!
Questo pensano molti italiani! Forse i politici non ci capiscono
più! Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli Graziella
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I Vicerè cacio sui maccheroni
dei Vaffa-day
Cara giuliana, ho il piacere di invitarti
il 29 novembre (giovedì) alle ore 18.30 presso la libreria Bibli
in via dei Fienaroli 28, alla presentazione di un saggio di spunti
storici e politici che ho scritto, dal titolo "Il femminismo nel
pensiero politico: un saggio di storia dimenticata". Sei una donna
impegnata che potrebbe intervenire con la sua testimonianza. Grazie
mille Katiuscia Giubilei
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Che dice il PD sul caso
Calabria?
di Emanuele Macaluso Il Riformista
A proposito
della vicenda che coinvolge il pm Luigi de Magistris e il ministro
della Giustizia Mastella, scorrendo i giornali di ieri dopo che
il procuratore generale di Catanzaro ha avocato a norma di legge
il caso, si può leggere la seguente ricostruzione.
Primo: il procuratore avrebbe agito su sollecitazione
del ministro indagato dal pm a cui è stata sottratta l'inchiesta.
Cioè un magistrato anziché servire la legge servirebbe il ministro.
Secondo: l'inchiesta promossa da de Magistris,
che coinvolge il sistema inquinato e corrotto con politici, faccendieri,
magistrati, se sarà condotta da un altro pm, si legge, sarà insabbiata
perché l'avocazione è finalizzata a questo.
Terzo: in Italia ci sarebbe un regime fascistoide
che perseguita i magistrati onesti difesi solo dall'onesto Di
Pietro. Io non credo, come qualcuno insinua, che de Magistris
abbia costruito un castello di carta per protagonismo.
Ci sarà anche del protagonismo ma su fatti che in Calabria sono
più che verosimili. Quel sistema, però, si regge sulla politica
che tace e i dirigenti del Pd, che dicono di voler rinnovare tutto,
tacciono anch'essi. Eppure il nuovo segretario regionale del Pd
è il viceministro degli Interni. Che dire?
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((( Blog di Beppe
Grillo: La soluzione finale ))) 2007.10.21
Mastella è
indagato per abuso d'ufficio, finanziamento illecito ai partiti, concorso in
truffa nell'ambito di finanziamenti europei e nazionali da de Magistris. Appena
lo sa ne chiede il trasferimento. Non ci riesce. de Magistris diventa
l'indagato. Qualcuno fa uscire...
Clicca sul link seguente per Visualizza il
post: http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_soluzione_fi.html
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"De Magistris è stato colpito
dalla magistratura organizzata, grande profittatrice di regime".
Dichiarazione di Marco Cappato,
Deputato europeo radicale Roma 20 Ottobre 2007
Negli anni di Tangentopoli bastava un avviso di garanzia per far
dimettere un Ministro. Oggi invece basta indagare su un Ministro
per vedersi ritirata un'indagine seria ed importante, nel silenzio
o nella complicità dei giustizialisti di allora. E infatti oggi
una parte consistente della "mafia vincente" di Tangentopoli -
in particolare post-fascisti e post-comunisti, oltre ai leghisti
e a qualche post-democristiano - si è accanita contro un magistrato
serio che cerca di fare il proprio lavoro. Ma l'offensiva non
avrebbe potuto essere portata a termine senza la complicità attiva
della magistratura organizzata, che non ha fatto nemmeno quanto
era dovere minimo sindacale per difendere la possibilità per de
Magistris di condurre decentemente le sue inchieste. Non è un
caso che tutte le correnti togate - come insieme a Maurizio Turco
e Maurizio Bolognetti abbiamo ampiamente documentato - abbiano
piazzato i propri rappresentanti ai massimi livelli di governo
dello Stato, in particolare al Ministero di Giustizia.
Tutte si sono perfezionate e strutturate come grandi profittatrice
di questo regime dell'anti-democrazia italiana, a spese dei singoli
magistrati come de Magistris.
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La tragedia della Giustizia
Italiana ha raggiunto il suo apice
Non si era mai visto, in 147 anni
dall'unità d'Italia, quello cui queesta disgraziata generazione
d'Italiani ha assistito negli ultimi 30 giorni. Un Ministro della
Repubblica che chiede il trasferimento di un magistrato che indaga
sul Presidente del Consiglio dei Ministri e che è "attenzionato"
per una serie di rapporti che potrebbero preludere alla sua stessa
iscrizione. Sembrava fosse già un vulnus gravissimo, solo parzialmente
mitigato dalla decisione del CSM di procrastinare la decisione
sul trasferimento, disinnescando così il potenziale "interesse
privato" della richiesta ministeriale che sembrava implicito nell'urgenza
dell'istanza cautelare.
Oggi, 20 Ottobre 2007, assistiamo allibiti "all'esproprio" del
procedimento "Why Not", operato dal Procuratore Generale di Catanzaro
non appena è stata resa nota l'iscrizione nel registro degli indagati,
proprio nell'ambito del procedimento "Why Not", del Ministro della
Giustizia. Motivo? Pare sia l'incompatibilità del dr. Luigi de
Magistris che non avrebbe potuto procedere contro il Ministro
in virtù del procedimento di trasferimento pendente al CSM su
richiesta del politico di Ceppaloni.
Non ci vuole la scienza giuridica del diritto per capire l'assurdità
(e la violenza) che il provvedimento trasuda. É vero l'esatto
contrario. Era il Ministro che non poteva chiedere il trasferimento
del dr. de Magistris titolare dell'inchiesta che vedeva indagato
il suo capo di governo e, potenzialmente come poi si confermerà
nell'iscrizione nel registro, lui stesso. Se la decisione del
dr. Dolcino Favi (Procuratore Generale di Catanzaro che ha disposto
la revoca) non verrà immediatamente annullata, siamo di fronte
alla fine dell'indipendenza della magistratura e cioè alla fine
dello Stato di Diritto. Resterà facoltà di ciascuno, decidere
se non sia il caso di rinunciare alla cittadinanza italiana e
chiedere asilo politico negli Stati Uniti d'America.
Personalmente trasmetterò
(entro lunedì mattina) la mia scheda elettorale al Presidente
Napoletano. Attendo che il Ministro Mastella, indignato, mi deferisca
ad una qualche procura. Mi fa un baffo, perché io non mi ritengo
più soggetto alla giustizia di questo paese meraviglioso che si
ostinano a definire Repubblica e che, viceversa, è proprietà privata
di una casta di potenti-ignoranti). Pur rinunciando alla cittadinanza
italiana, non ho intenzione di stabilire la mia residenza fuori
dall'Italia. Non si facciano illusioni quei pochi che pensano
di poter impedire e limitare la mia libertà esercitando arroganza
e sopruso. Martedì, avanzerò richiesta di asilo politico negli
Stati Uniti d'America. Scelgo gli Stati Uniti d'America perché
è la terra della libertà, non per consonanze ideali e politiche.
Ritengo, infatti, che uno Stato meriti la fiducia e persino il
sacrificio dei suoi cittadini a condizione che ne garantisca la
libertà, bene supremo.
Nicola Piccenna già cittadino italiano il 20 Ottobre 2007
Via Eraclea, 4 75100 Matera. Leggi Lo Stato di Diritto nella monnezza!
La fine dell'indipendenza della Magistratura
http://www.vergogna-italiana.org/indexdos.htm
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La prima pagina di Repubblica di Domenica 14 Ottobre 2007
c.att. Ezio Mauro
Bravo lei gentile Direttore,
che sulla prima pagina di Repubblica di ieri mette a grossi titoli
l'insulto di Storace a Napolitano e nello stesso spazio sottotitola
"Alleanza Nazionale invade Roma". Quasi a creare una subdola connessione
tra i due eventi. Altro che informazione.
Questo è puro inganno per i suoi lettori. Ed è il modo con cui
il nuovo organo del partito comunista italiano che lei dirige
e che ha da tempo soppiantato l'Unità è aduso dare notizie in
una tradizione rigorosamente rispettata. Ma si consoli Direttore,
c'è chi ha fatto peggio di lei che, quanto meno, ha editori privati.
Gianni Riotta ex editorialista dell'altro giornale di sinistra
(ma siete tutti di sinistra? Ma è per ideologia o per puro bieco
interesse che lo siete? Ed è questo che state facendo lo sfacelo
di cui siete capaci?) che ha ieri sera requisito il primo canale
TV che ora dirige e con i denari pubblici quindi di tutti gli
italiani, attualmente tra l'altro, a chiara maggioranza di centro
destra, ha imbastito un elogio del PD con Prodi (vergogna!) Fassino
(poverino) Rutelli (il niente assoluto) Veltroni (il furbastro
comunicatore che ha portato Hollywood nella cloaca massima in
cui ha ridotto Roma, cloaca di sporcizia, di maleducazione, di
arroganza, di tutto) ed espone gli abiti di Valentino nel gigantesco
"cesso" disegnato ed eretto dal Meier e voluto dal suo predecessore
Rutelli, ad occultare i tesori del più bel centro storico del
mondo. Unico presente per il contraddittorio l'ex ministro Pisanu.
Vergogna!
E Veltroni a dire che 3 milioni al voto significava un'Italia
che non urla, serena, bla, bla, bla, che vuole un profondo cambiamento
(lui che fa politica da centinaia di anni ed ha fatto di tutto
e male di tutto tranne i suoi annunci ad inganno garantito),
senza considerare che erano alla fine solo 3 (della quindicina
di milioni di margherite e DS sparsi per l'Italia), senza considerare
che in Italia si fanno brogli anche alle elezioni nazionali o
alle votazioni nelle fabbriche, figurarsi se non si fanno in quelle
come dire, casarecce come le cosiddette primarie... Senza considerare
che in Italia sono tutti i cittadini e quindi una cinquantina
di milioni (e non solo i 3 che lo hanno votato) a voler il cambiamento
e a sognare che gente come lui se ne vada in Africa come aveva
promesso. E alfine senza considerare che il giorno prima AN aveva
registrato una partecipazione di 5cento mila nella sola Roma!
Altro che 3 milioni in tutta Italia al seggio sotto casa!!
Vergogna Direttore. Fate tutti assolutamente pena. Ma voi ve fregate
di far pena e ve ne fregate dei cittadini frustrati e allibiti
dai vostri riprovevoli comportamenti giornalistici, tanto avete
succosi conti in banca ville al mare, SUV a volontà e gestite
il vostro potere in una fitta commistione con altri altrettanti
poteri. Siete pertanto al sicuro. Cordiali saluti, Lucio Russo
*****
L'Italia dei
trasformisti.
In anteprima il film di Roberto Faenza tratto dal romanzo di
Federico De Roberto: un affresco storico su potere, Stato e Chiesa
Sembra di
oggi l'atto d'accusa ai politici: "I Viceré" divide ancora prima del
debutto.
di Gian Antonio Stella - Corriere della
Sera10 ottobre, 2007
"Io auguro la formazione di un partito capace di darci l'ordine
all'interno e la pace con l'estero. Che protegga i laici ma anche
la Chiesa. Che realizzi riforme ma conservi anche le tradizioni.
Il passato e l'avvenire. Machiavelli ma anche Bacone. E dopo aver
studiato Proudhon sono convinto che la proprietà è un furto.
Ci sono tuttavia delle proprietà che dobbiamo riconoscere legittime.
Viva il Re! Viva la Rivoluzione! Viva Sua Santità!". Vaglielo
a spiegare, a certi permalosi professionisti della politica di
oggi, che lo strepitoso comizio elettorale di Consalvo Uzeda di
Francalanza, l'ultimo discendente degli antichi viceré spagnoli
della Sicilia ai tempi di Carlo V, comizio che tiene insieme tutto
e il contrario di tutto e chiude il nuovo film di Roberto Faenza,
non è un attacco alla democrazia, nella quale presuntuosamente
si identificano.
Vaglielo a spiegare che non è una puntata dell'immaginario "complotto"
ordito da misteriose forze contro la casta cui appartengono. Vaglielo
a spiegare che Federico De Roberto scrisse "I Viceré", dal quale
è tratta la pellicola proiettata nelle sale italiane dal 9 novembre,
un secolo abbondante prima che Beppe Grillo lanciasse il "Vaffa-day".
Macché. Come minimo, inarcando sospettosi il sopracciglio, sibileranno:
e proprio adesso doveva uscire?
Difficile negarlo: il Fato ci ha messo lo zampino. L'idea di portare
sugli schermi il capolavoro dello scrittore catanese che come
forse nessun altro disegna con ironia laica e feroce la storia
di una grande famiglia di potere, era già stata accarezzata infatti
da molti registi. Prima Luchino Visconti, che si sarebbe in seguito
dedicato al meno ustionante "Gattopardo" di Giuseppe Tomasi de
Lampedusa. Poi Roberto Rossellini, che stese anche un abbozzo
di sceneggiatura. Poi Sandro Bolchi, che si fece aiutare da Gesualdo
Bufalino per tessere la trama d'uno sceneggiato ("racconterò questa
Dynasty di nobili come mi consigliarono Sciascia e Visconti")
per il quale aveva già scelto ogni dettaglio.
Tutti progetti evaporati nel nulla. E sul più bello, nel divampare
delle polemiche sull'uso cinico della politica, il film di Faenza
arriva come fosse stato fatto apposta: eccoli qua, per dirla con
una definizione cara a Luigi Einaudi, gli antenati dei "padreterni"
di oggi. Va da sé che, nella scia della tradizione secolare, l'opera
è stata accolta da un impasto di diffidenza e ostilità. Prima
ancora di vederlo. Prima di scoprire quanto sia stata sobria,
felice e rispettosa la mano del regista torinese.
Quanto Lando Buzzanca sia mostruosamente bravo nella parte del
principe Giacomo. Quanto sia straordinaria Lucia Bosè nelle vesti
austere e insieme eccentriche di Donna Ferdinanda e quanto siano
credibili Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi, Guido Caprino
e Giselda Volodi e gli altri ancora. Tutto secondario. Tutto accantonato
davanti al tema: può dare fastidio, oggi? A chi può giovare? Chi
può danneggiare?
Ed ecco che la commissione censura (in un'Italia in cui la televisione
è arrivata a trasmettere in prima serata programmi volgarissimi
come "Distraction" dove i concorrenti orbati da lenti spessissime
palpeggiano poppe e natiche di sventurati disposti a smutandarsi
per andare in onda) si interroga pensosa: non sarà blasfema la
definizione "porci di Cristo" che De Roberto attribuiva a un gruppo
di monaci del convento dove lui stesso aveva fatto il bibliotecario?
Non sarà offensiva la scena coi frati benedettini, ricchi, che
"subappaltano" ai cappuccini, poveri, la preghiera notturna così
da non doversi svegliare?
Non saranno sconci quei piedi intrecciati (i piedi: si vedono
solo i piedi!) nella prima notte di nozze tra il bamboccione peloso
Michele Radalì e la fragile Teresa che ha dovuto cedere al matrimonio
combinato? Ed ecco che la Festa internazionale del cinema di Roma,
che pure dovrebbe essere incuriosita dall' uscita di un film destinato
a dividere e a sollevare polemiche, sta alla larga dal mettere
I Viceré in cartellone. Ecco che alla "prima" mondiale al Parlamento
europeo, a Bruxelles, i deputati degli altri Paesi sono un bel
po' e quelli italiani tre: Vittorio Prodi, Giulietto Chiesa e
Nicola Zingaretti. Fine.
Ecco l'Ansa attaccare il servizio così: "È il film che i politici
non vorranno vedere, che la Chiesa attaccherà e che farà storcere
il naso anche alle associazioni delle famiglie". Come se il duca
Gaspare, canzonando il perplesso Consalvo stupefatto dalla sua
scelta di buttarsi a sinistra, parlasse di oggi, tra Mastella
e Dini, Di Gregorio e Pallaro, in questo autunno del 2007: "Ma
non t' hanno insegnato proprio niente a tia. Destra Sinistra,
oggi non significano più niente! Di questi tempi tutto cangia
talmente velocemente che non possiamo più stare appresso alle
etichette...".
Eppure, è tutta farina di Federico De Roberto. Scritta oltre un
secolo fa. È da allora, dai tempi in cui, come scrisse Vitaliano
Brancati, "le carrozze si arrampicavano sulle strade portando
lentissimamente in alto le famiglie sepolte dentro le proprie
vesti di seta", che "I Viceré" si tirano addosso le stesse diffidenze,
le stesse ostilità.
Da parte della Chiesa, che si sentì trattata con poco rispetto.
Della scuola, che non ha mai indicato lo scrittore catanese tra
i grandi da studiare. Dei critici, plasmati (con poche eccezioni
tra cui Carlo Bo e lo stesso Brancati, che su De Roberto si laureò)
dalla stroncatura di Benedetto Croce, secondo il quale si trattava
di "un'opera pesante, che non illumina l'intelletto come non fa
mai battere il cuore". Un giudizio che Leonardo Sciascia, pur
ammettendo che "era difficile, nella scuola di allora, mandare
al diavolo Croce e i crociati", non condivideva affatto. Al punto
di sostenere che "I Viceré" sono, "dopo i Promessi sposi, il più
grande romanzo che conti la letteratura italiana".
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Il vero antipolitico? È il Palazzo
di Barbara Spinelli - La Stampa 23
settembre 2007
Forse la cosa più intelligente su Beppe Grillo l'ha detta Raffaele
Bonanni, segretario generale della Cisl, lunedì in un incontro
televisivo con Romano Prodi.
La sua idea è che "finché ci saranno molti politici che vogliono
fare a tutti i costi i piacioni, divenendo un po' comici, è chiaro
che i comici tenderanno a far politica".
Il che è poi simile a quello che disse un giorno nel 2001 il giornalista-investigatore
Travaglio, quando la trasmissione Satyricon parlò di un'ultima
intervista di Borsellino girata per Rai News 24 e contenente
precisi accenni ai legami tra Berlusconi, Dell'Utri e il mafioso
Mangano, stalliere di Berlusconi che i telegiornali Rai ignoravano
da mesi: "La Rai invita giornalisti che non parlano così Travaglio
dunque è naturale che le domande di politica le facciano i comici
satirici".
A quell'epoca fu il comico Luttazzi a rompere il silenzio, e subito
fu allontanato dalla Rai. Adesso allontanare Grillo non si può,
perché tante cose son cambiate intorno a noi. Né la politica né
le televisioni né i giornali hanno il potere di estromettere il
nuovo mondo della comunicazione e della denuncia che si chiama
blogosfera e che include siti come quello di Grillo o di YouTube.
Qui è una delle novità che si accampano davanti ai poteri costituiti,
non solo politici ma anche giornalistici: la blogosfera, i movimenti
alla Grillo, i giovani diffidenti che firmano proposte di legge
perché sono abituati a rispondere a sondaggi-votazioni su Internet
sono nuovi poteri che fanno apparizione in una democrazia non
più veramente rappresentativa, né veramente rappresentata.
Politici e giornalisti ne discutono animosamente ma non sembrano
comprendere tali fenomeni, e di conseguenza ne sottovalutano la
forza. Più precisamente, non vedono i tre ingredienti che hanno
dato fiato e potenza al fenomeno Grillo. Primo ingrediente, la
complicità che lega il giornalista classico al politico, e che
ha chiuso ambedue in una sorta di recinto inaccessibile: il giornalista
parla al politico e per il politico, il politico parla al giornalista
di se stesso e per se stesso, e nessuno parla della società, che
ha l'impressione di non aver più rappresentanti.
Secondo ingrediente: l'esclusione da tale recinto dell'informazione
alternativa che sempre più possente cresce attorno a esso e non
è più emarginabile.
Oggi essa disvela e denuncia le complicità esistenti, non solo
in Italia ma in molte democrazie. Terzo ingrediente: la domanda
di politica e non di anti-politica che emana da blog e movimenti
alternativi. Pochi sembrano capire che Grillo in realtà denuncia
l'anti-politica, e non la politica. Pochi sembrano capire che
egli invoca la politica.
Forse non lo capisce nemmeno lui.
Uno dei motivi per cui si discute senza guardare in faccia questi
tre elementi è la cecità peculiare dei giornali dell'establishment
(i giornali mainstream).
Essi vengono processati allo stesso modo in cui sono processati
politici e partiti. È sotto processo la loro complicità con i
politici, ed è questo nesso che si tende a occultare: il nesso
fra marasma della politica e marasma della stampa. Il fenomeno
ha cominciato ad amplificarsi in America, tra l'11 settembre 2001
e la guerra in Iraq: fu la blogosfera a raccogliere i documenti
che certificavano l'enorme imbroglio concernente le armi di distruzione
di massa e i legami di Saddam con Al Qaeda.
La menzogna del potere politico fu accettata da giornali indipendenti
come il New York Times, che nel frattempo ha chiesto scusa ai
lettori perché di copie ne perse molte. Fu quella l'ora in cui
l'antipolitica dei blog divenne politica: quando la politica degenerò
in antipolitica e fallì, cavalcando sondaggi e paure.
Non serve molto dunque cercar paragoni, evocare l'Uomo Qualunque.
La figura del buffone che dice la verità senza esser creduto perché
appunto considerato buffone è già nell'Aut-Aut di Kierkegaard.
"Accadde, in un teatro, che le quinte presero fuoco. Il Buffone
uscì per avvisare il pubblico. Credettero che fosse uno scherzo
e applaudirono; egli ripetè l'avviso: la gente esultò ancora di
più. Così mi figuro che il mondo perirà fra l'esultanza generale
degli spiritosi, che crederanno si tratti di uno scherzo".
Quel che Grillo dice non è uno scherzo, perché con toni buffoneschi
è proprio l'incendio dell'anti-politica che denuncia: l'incendio
delle cose dette e non fatte, l'incendio del politico che pretende
governare e in realtà s'azzuffa con l'alleato ed è in permanente
campagna elettorale, l'incendio di una stampa che non indaga né
spiega ma fa politica in prima persona, creando o disfacendo governi
con sicumera senza precedenti. Né ha torto quando aggiunge: l'anti-politica
non sono io, ma è al potere.
È a quest'accusa che urge rispondere, non limitandosi a dire al
comico: mettiti in politica anche tu, e vedrai come diverrai simile
a noi. Difficile che Grillo imbocchi questa via. La sua è piuttosto
contro-politica o, come spiega lo studioso Rosanvallon, democrazia
negativa: è l'ambizione a rappresentare nuovi poteri di controllo,
di vigilanza e denuncia che s'aggiungono alla democrazia rappresentativa
e che riempiono il vuoto di partecipazione creatosi fra un'elezione
e l'altra (Pierre Rosanvallon, La contro-Democrazia, Parigi 2006).
Questo significa che l'antipolitica nasce prima di Grillo, e non
a causa di Mani Pulite ma perché Mani Pulite non è riuscita a
eliminare immoralità e cinismi ma li ha anzi dilatati. Il male
dell'anti-politica è cominciato con la Lega, per culminare nell'ascesa
di Berlusconi e nel patto d'oblio che egli strinse con parte dell'ex-Dc,
dell'ex-Psi, dell'ex-Pri (oltre che con la sinistra nella Bicamerale).
È un male che ha contaminato parte della stampa e televisione:
da anni quest'ultima dedica dibattiti sul pigiama della Franzoni,
e mai ne dedica uno sulle carte scomparse dopo gli assassinii
di Falcone e Borsellino. Il male è la carriera politica di un
magnate televisivo alla cui origine sono denari di misteriosa
provenienza, sono le leggi ad personam fatte approvare quando
il magnate ha governato, ed è l'omertà su tutto ciò. La sua certezza
di non esser colpito dal grillismo è lungi dall'esser fondata.
Per questo impressiona l'indignazione che d'un tratto Grillo suscita
in molti politici e giornalisti, come se nulla prima di lui fosse
accaduto (un'eccezione è Eugenio Scalfari, che critica Grillo
senza mai sottovalutare il pericolo Berlusconi). Si dice che alla
diffidenza che dilaga si deve replicare con politiche bipartisan
su quasi tutte le riforme, senza capire che gli entusiasti di
Grillo non chiedono la fine dell'alternanza ma politiche che trasformino
le alternanze in alternative.
Degli errori fatti a sinistra si parla molto, e non stupisce:
perché tanti fedeli del sito Grillo vengono da quel campo, e perché
la sinistra si è fatta dettare l'agenda da Berlusconi anche dopo
la vittoria del 2006. Una porzione notevole del proprio tempo
la passa mimetizzandosi con la destra su tasse, lavavetri, tolleranza
zero, e anch'essa è in permanente campagna elettorale, imitando
il leader dell'opposizione. Anche Veltroni sembra impegnato nella
conquista della presidenza del Consiglio, più che d'un partito.
Se ci son colpe a sinistra è di non aver denunciato quest'antipolitica
nata ai vertici della politica ben prima di Grillo, non di averla
troppo denunciata.
Quel che la sinistra ha mancato di fare è rispondere a domande
che riguardano legalità, moralità, giustizia. Altro che "blandire
e coccolare il moralismo legalitario", come scrive Angelo Panebianco
sul Corriere della Sera di ieri. Per la terza volta Berlusconi
sta per tornare al governo (il potere ce l'ha ancora) e per la
terza volta la sinistra sta perdendo l'occasione di varare una
legge sul conflitto d'interessi.
Naturalmente tutte le ansie di redenzione hanno un lato oscuro,
politico-religioso. E la contro-politica può diventare simile
all'anti-politica che denuncia.
Può generare populismo, e fantasticare un Popolo compatto, non
più diviso in parti (dunque in partiti). Può mettere tutti sullo
stesso piano: mafia, gravi corruzioni, e Burlando che evita la
multa mostrando il tesserino di parlamentare. Ma questa è l'elettricità
della denuncia, come si diceva all'inizio della Rivoluzione francese
quando Marat costruì il suo sito di denuncia e sorveglianza: allora
era un giornale, si chiamava L'amico del popolo. È un'elettricità
rischiosa, che può spingere il cittadino a farsi delatore. Ed
è elettricità che comporta grida, insulti pesanti. Quel che mi
piace di meno in Grillo è il suo urlare, che per forza genera
tali insulti.
L'urlo perfino quello dipinto da Munch è qualcosa che non dà forza
al pensiero. Tucholsky fu trattato come un buffone dai benpensanti
della repubblica di Weimar, quando fin dal 1931 scrisse che quel
che più l'indisponeva in Hitler era il suo urlare. Fu trattato
come un buffone anche lui, nonostante avesse visto bene l'incendio,
e tanti spiritosi credettero si trattasse di uno scherzo. Grillo
ha più risorse di lui. Urlare sempre non gli serve.
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