I VICERE' DI ROBERTO FAENZA

Nota del 13 Ottobre 2007
*I Vicerè il cacio sui maccheroni dei Vaffa-day*
Sepolti dai Sepolcri imbiancati di media & politici
scendono in campo i giovani
 Lo scandalo nello scandalo del Comune di Roma? Il rifiuto di Veltrozzio & C al film I Vicerè
 
Parlamento Pulito: un Parlamento senza condannati
Parlamento pulito hanno invocato centinaia di migliaia di giovani facendo incazzare, e tremare, politici e palazzi
«Il vero antipolitico? E' il palazzo»
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Da Novembre tutti al cinema a vedere il padre del Vaffa-day!
Arriva il cacio sui maccheroni: «I Vicerè», il capolavoro letterario di Federico De Roberto. Il film che Luchino Visconti ne' altri registi riuscirono mai a realizzare.
Con la regia di Roberto Faenza, i costumi del premio Oscar Milena Canonero, Lando Buzzanca e Alessandro Preziosi nei rispettivi ruoli del principe padre l'uno, l'altro del figlio Consalvo, giovane dalle idee rivoluzionarie ed ultimo erede della casata degli Uzeda di Francalanza discendente dei Vicerè di Spagna, che si trova ad affrontare la fine del Regno dei Borboni e l'Unità d'Italia. «i Vicerè», fedele allo spirito laico del celebre affascinante romanzo, denuncia privilegi e scandali delle «Caste» del tempo: il Potere politico, lo Stato, la Chiesa.
Teatro la Sicilia dell'ottocento, è il primo Vaffa-day dell'era moderna quindi, non a caso, l'opera di Faenza, on line su «YouTube i Vicerè», è stata rifiutata dal Festival del Cinema di Roma presieduto dall'onorevole Goffredo Bettini, detto «er capoccia» e longa mano dell'onnivoro sindaco Veltrozzio leader del PD che, semper fidelis alla sua nota tradizione di lottizzatore, dopo Fabiani nel Cda Rai, nel Cda del Festival c'ha infilato pure Pietro Calabrese, detto «er maneggione», ex direttore di Messaggero e Panorana. Il rifiuto opposto al film dalla combriccola veltrozziana, è l'ennesimo scandalo del Comune «Modello Roma».
«Walter a pranzo con l'operaio, a cena con Afef», scrive la Stampa.it. E Gian Antonio Stella sul Corsera: «Nei Vicerè l'Italia dei trasformisti». I Trasformisti 
Per le idee attuali del tipo «Destra, sinistra, oggi non significano più niente» espresse dal giovane Consalvo durante il suo memorabile comizio, «I Vicerè» è il film che i politici fuggiranno e la Chiesa attaccherà per le scene notturne nel Monastero di Catania ove i giovani siciliani del tempo erano inviati a studiare e dove la notte i benedettini ospitavano le loro donne.
«I Vicerè», o «L'impietosa autobiografia di uno Stato», titolo con cui Roberto Faenza avrebbe voluto chiamarlo, è destinato a sollevare le polemiche dell'Italia dipinta da Beppe Grillo. Per i trailer-maker con «I Vicerè» nasce «Crea il tuo trailer per i Vicerè».
Ed ora veniamo ai giovani.
Protagonisti degli eventi che da un po' scuotono istituzioni, politica & media, sono i giovani. Centinaia di migliaia di giovani che si son desti e che, c'è da sperare, divengano milioni. Giovani marchiati a fuoco come «Bamboccioni» dal ministro (!) Padoa Schioppa che inferociti per tanto ministerial cazzeggio, si vendicano sul Blog Bamboccioni.net
E
' La V-Generation, (felice definizione di Monica Guerzoni del Corsera) che
come da copione i Sepolcri imbiancati del potere mediatico & politico hanno finto, e tuttora fingono, di non vedere, non sentire, non registrarne l'esistenza rendendone note le legittime istanze, programmi, di segnalarsi come futura classe dirigente. Giovani di cui servirsi per la propaganda, ma giovani usa e getta.
Cancellarli dall'opinione pubblica e dal Paese come inquietanti fastidiosi fantasmi da sempre è la complicità perversa tra politica & media che ne parlano o ne scrivono soltanto in merito a droga, stragi del sabato sera e via con il noto armamentario funerario-bacchettone-strappalacrime.
A partire dai giovani studenti che da Padova hanno raccolto in tutta Italia decine di migliaia di firme contro la restaurazione degli esami di riparazione, chi ha sentito dai Tg o letto un intervento di uno solo delle centinaia di migliaia di giovani che hanno partecipato ai recenti eventi, anche di «Annozero», demonizzati come «antipolitica»?
Vissuti e cancellati come inquietanti fantasmi i giovani calabresi e napoletani che nel corso di «Annozero» hanno detto finalmente no a ndrangheta, camorra, politici collusi e a quei magistrati, diciamo acquiescenti, raccogliendo 100.000 firme sfavorevoli alle misure disciplinari contro il giudice Luigi de Magistris chieste al Csm da toghe dell'Anm, dal ministro Mastella ecc.
Per Francesco Merlo, che da La rincorsa del Palazzo li rimuove come innominabile tabù, sovversiva e volgare la travolgente marea (dei giovani.ndr) che ha fatto tracimare le piazze d'Italia del Vaffa-day di Beppe Grillo. Piazze con cui «si sta perpetrando sui cittadini un'altra truffa cercando di far passare per sovversiva «antipolitica» il malessere popolare del quale il successo di un libro (La Casta) e di un comico (Grillo) sono solo la spia degli sprechi di uno Stato ipertrofico», scrive Piero Ostellino.
Per Tv e stampa comparse reggibandiera i giovani di ogni regione che hanno affollato la Convention dei Circoli delle libertà. Si sono sgolati «i giovani azzurri», ma invano: i volti visti in Tv, le voci riportate dalla stampa sono voci settantenni e quarantenni. Sono le voci dei Patron politici.
E che fine hanno fatto «i giovani rossi» del neonato PD? Spariti. Ingoiati da Polifemo-Veltrozzio. Trasferiti agli inferi d'ufficio.
Minacciosi ectoplasmi le nutrite rappresentanze trasversali dei giovani che in ansia per il loro futuro rivendicano la riforma delle pensioni animando dal Nord al Sud raduni e piazze di Decidere.net. Giovani non in riga con la militanza ad uno schieramento, quindi, notiziola da relegare nelle remote pagine dell'economia.
Liquidati da politica e media come «antipolitica», invece, questa rinata Agorà è politica a 360 gradi. Ma che siano i giovani a farla, e con i loro stilemi, non è tollerato dai Sepolcri imbiancati del potere mediatico & politico. Tremano al venir meno dell'egemonia finora esercitata sulle masse. Masse che non controllano più.
Masse che, finalmente, si sono ribellate alla strage politica che soffoca e annulla le meritocrazie ed allo scandalo con cui politici e media governano e informano.
Masse che hanno espresso rabbia e frustrazione verso criminalità e immigrazione incontrollate finora sottovalutate. Masse che hanno urlato contro una giustizia il cui ministro «ignora» che in Italia esistono 50 Carceri confortevoli e moderne ma disabitate che vanno in malora con un danno alla collettività di miliardi di euro.
E ciò mentre si fanno indulti per il sovraffollamento e le condizioni disumane in cui versano le Carceri in funzione.
Che l'«ignoranza», do' ministro 'e Ceppaloni House, tutti da Clemente il sabato sera sia un rito antjettatorio visto che nell'inchiesta «Why not» è inquisito con Prodi
proprio da de Magistris e dal Pm Donato Ceglie della Procura di Santa Maria Capua Vetere nell'operazione Chernobyl sui rifiuti tossici in Campania?
Ministro ignorante della Costituzione, che parla a vanvera, infila strafalcioni uno via l'altro e dichiara «in Italia non si costruiscono Carceri da vent'anni, il mio ministero non ha i fondi per farlo» provocando l'unica domanda possibile davanti a tanta ministeriale «ignoranza»: Quali interessi politici, quali imprese, quali amici, quali amici degli amici, quali affari inconfessabili si nascondono dietro tanta ignoranza? Quali trame, quali finanziamenti, e a chi, si celano dietro la tracotante disinformazione verso i contribuenti le cui tasse sono state impiegate per costruire quelle Carceri mai adoperate? Cui prodest?
Giovani magistrati sovversivi, e secondo i Sepolcri imbiancati da zittire, sono la Forleo e De Magistris YouTube - Forleo e De Magistris: 'Isolati e minacciati' che, invece,
nell'interesse della collettività indagano per «scoperchiare le pentole del potere e della corruzione politica esistente nel Paese».
Allora ben venga la Vaffa-Generation delle Forleo e dei de Magistris.
Giovani e attempati giornalisti - sadici maniaci secondo i Sepolcri imbiancati del potere mediatico & politico - sono i Sartori, Travaglio, Rizzo e Stella, Ruotolo, i Santoro, i Barenghi, la Spinelli Il vero antipolitico? E' il palazzo che affamati di piazze, sangue e forche «perseguitano» i poveri politici, i ministri affaristi, i furbetti dei Palazzi e delle banche, spioni e vertici di Telecom collusi col Palazzo e con pezzi deviati dei Servizi segreti.
Un Paese corrotto e gerontocratico com'è il nostro può prosperare e soddisfare le moderne esigenze di 58 milioni di abitanti? No. Proprio no.
Quindi si faccia spazio alle Vaffa-Generations non rassegnate a tanto sfacelo istituzionale, sociale, morale e materiale. Con i mezzi di comunicazione disponibili si può.
E si deve. Facendo ciascuno la sua parte perchè, finora, gli italiani hanno dormito e si son fatti fare fessi oltre il consentito.
L'aria che tira è favorevole, lo si percepisce dalle esche lanciate, certo non per improvvisi soprassalti di democratico pluralismo ma per disperazione, da politici & media con offerte di «siti interattivi, blog e forum dove porre domande e ottenere risposte da politici e giornalisti». Cappero! quanta grazia!
Politici & media sono a caccia di spettatori e lettori, quindi elettori, trasmigrati in massa su Internet per l'informazione pluralista, corretta, visibilità, interattività e la miriade di notizie brevi ma esaustive che offre la Rete mentre stampa ed etere ci sommergono di insopportabili lenzuolate con gli eterni mamozzi protagonisti del vacuum politico cancellando miriadi di realtà che si muovono nel Paese. Giovani compresi.
L'offerta speciale di «dialogo e interattività con la società civile» è iniziata da Mastella (e te pareva...) poi dal Tg1 che con un «ragazzi, non era mai successo che in un Tg1 il governo venisse criticato» il direttore Riotta si è messo il suo fiore all'occhiello. Fiore di cui, però, s'è accorto lui e qualche giardiniere di Viale Mazzini.
Al Tg1 sono seguiti a ruota Corriere della Sera, Tg2 e il leader di AN Gianfranco Fini ed altri arriveranno offrendo «dialogo e interattività» con la brutta e cattiva, e odiata, società civile. La quale, finora, nonostante il ricco paniere offerto dal mercato della democrazia, la si continua a vedere e sentire soltanto nella parte di ali di folla, folla vociante o silente, attorno alle gazzelle o alla Procura di Garlasco. E attorno a contorni e dintorni.
Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet e di LiberoReporter mensile di politica, costume, attualità. In edicola € 2
           http://blog.bamboccioni.net/
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Vacca ha sbagliato! Clementina Forleo parli quando vuole e continui a lavorare!
Il Presidente Napolitano si farà sicuramente sentire per salvare Clementina dalle grinfie del CSM: Vacca ha sbagliato: I GIUDICI POSSONO e DEVONO PARLARE! Chi ha detto che debbano star zitti? Così non si farà mai una legge anti-mobbing! Cacciare chi dà fastidio è divenuto uno SPORT NAZIONALE.
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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La Rete del Grillo - dal Blog di Beppe Grillo
Ve lo ricordate il giudice Carnevale? L'amico dei mafiosi? Bhe! lui è stato reintegrato... e Clementina Forleo trasferita. L'Italia continua ad affondare...
leggi il post di Mauro Anceschi
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Ciao Giuliana quello che ti può dire una cittadina come me,
che da bel po' di tempo non si sente più orgogliosa di essere italiana, è che, prescindendo dal fatto, molto dubbio, che de Magistris e Forleo abbiano detto o fatto qualcosa di formale non consono al loro ruolo, delle loro inchieste si è persa notizia. La stessa cosa è stata per il magistrato di Potenza Woodcock.
Quando qualche magistrato coraggioso mette mano a qualcosa di scottante riguardante le caste, e per caste intendo anche quella vergognosa dei Savoia, succede subito qualcosa che impedisce loro di continuare a scavare nel torbido e portare alla luce la verità. Come possiamo sentirci orgogliosi di vivere in questa Italia noi, popolo dai figli precari o disoccupati, specie se, a nostra volta, siamo stati figli di chi avrebbe potuto appartenere a una casta ma per onestà intellettuale propria, che qualcuno "deviato" potrebbe chiamare idiozia, non ne ha approfittato per arricchirsi o per fare arricchire qualcuno della propria famiglia?
   Claudia Spagnuolo
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Cara Grazielle e cara Claudia a proposito di quanto mi scrivete quanto capita alla Forleo è vergognoso
Io lo trovo allucinante, da Torquemada, da Medioevo, da Inquisizione, è veramente vergognoso, e chissà cosa sta per capitare a de Magistris....
Bisognerebbe che Santoro facesse un'altra trasmissione su AnnoZero per spiegare e stigmatizzare a tutta l'Italia le puttanate che stanno facendo a quei giudici.
Quando si pensa che come dice Claudia i disonesti ingrassano, beh! c'è da farsi venire il torcibudella. Sconfortatamente vi saluto e vi abbraccio Giuliana
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I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day
Brava Giuliana, questa è attualissima, è un'attualissima e perfetta foto del Belpaese-Italia...
Il Veltrozzio, poi, ha raggiunto il massimo: a parole attaccano tanto Berlusconi, ma sono pronti a comportarsi anche peggio. Con l'aggravante.
Con l'aggravante che, mentre il Cavaliere ha solo una faccia, i veltroniani ne hanno cento. Hanno imparato bene la lezione, nonchè il culto del dominio e del Potere, proprio loro che apparentemente lo schifavano... altro che compagni (MAGARI DI MERENDE!).
Ciao Francesco Martin
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I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day?
Splendido redazionale, complimenti! Fra i nuovi fermenti politici, ce n'è anche qualcuno che mi sembra pulito. Alludo al tentativo che si è formalizzato a Roma (mi sembra l'8 ottobre) per coagulare la "Lista Civica Nazionale". La riunione è stata accompagnata dalla pioggia, ma c'erano ugualmente più di tremila ombrelli.
I media ufficiali non ne hanno quasi dato notizia; questo, mi sembra un buon segno. Tu, che ne dici?
Con tanti auguri, Paolo Severi
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Grazzzzieeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sei incoraggiante come sempre. CONTINUA!
Che i media ufficiali non ne hanno quasi dato notizia ti sembra un buon segno e io che ne dico? Ottimo splendido segno! (,-)
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V-day di ieri e di domani
Il prossimo V-day si terrà il 25 aprile del 2008. Sarà il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione. Stay tuned.
Dal ((( Blog di Beppe Grillo: V-day di ieri e di domani ))) 2007.10.27 20:27:13
http://www.beppegrillo.it/2007/10/vday_di_ieri_e.html
Nel video il discorso della madre di Federico Aldrovandi l'otto settembre a Bologna.
Oggi voglio fare il punto della situazione. Al V-day sono state raccolte circa 350.000 firme uniche e autenticate di maggiorenni italiani. I comuni di residenza dei firmatari stanno certificando le firme. E' un iter lungo, e non a caso. In Italia le leggi popolari vanno scoraggiate. Sto ricevendo dai comitati e dai meet up scatoloni su scatoloni con i moduli. A fine novembre andrò a Roma a depositare le firme in Cassazione. Se non verranno sollevate eccezioni, quando le proposte arriveranno in Parlamento, chiederò di illustrarle alla Camera, in diretta. I 24 parlamentari condannati in via definitiva sono sereni, lavorano tutti i giorni, insieme ai loro colleghi, per mettere il bavaglio alla Rete e ai magistrati. Di dimettersi non ci pensano proprio, un posto così con la loro fedina penale dove lo trovano?
Bisognerà dargli un aiutino perchè traslochino. Il prossimo V-day sarà sull'informazione, chiederemo di eliminare i finanziamenti pubblici all'editoria e di abolire l'albo dei giornalisti. Il V-day ha fatto venire allo scoperto i media, i cani da guardia del potere. Sono invecchiati di 10 anni. I giornalisti hanno sostituito l'esercito e i cannoni di Bava Beccaris.Nelle ultime settimane, prima hanno ignorato il milione e mezzo di persone del V-day, poi hanno cercato di diffamarmi e ora vogliono mettere tutto a tacere.
Un disegno di legge e centinaia di migliaia di italiani che chiedono pulizia e trasparenza sono diventati l'antipolitica. Il rovesciamento delle parti attraverso l'informazione è la tecnica collaudata di questi partiti. Il prossimo V-day si terrà il 25 aprile del 2008. Sarà il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione. Stay tuned.
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Clementina Forleo piange davanti al CSM! Mobbing?
Non c'è una legge anti-mobbing altrimenti Clementina sarebbe rispettata e tutelata da tutti (Governo, indagati, CSM, Media etc). Ora si capisce perchè, come dice la sentenza della Cassazione, il mobbing non è reato: ammazzateli tutti! Clementina preghiamo per te! Non ti preoccupare!
Imposimato: Avvocati del diavolo. Rimettiamo De Magistris subito al lavoro. Lasciamo lavorare in pace Clementina Forleo! Preghiamo perchè si faccia una legge anti-mobbing e perchè si lascino lavorare i Giudici senza avocazioni! Beppe aiutaci! Il grande merito di Beppe Grillo è che ha fatto capire a tutti gli italiani depressi, che NON si governa e non si fa opposizione così: infatti molti italiani non sopportano più le interviste del tipo: il Governo é alla frutta, il Governo sta per cadere etc.
Noi paghiamo i deputati e senatori della Dx e della SIN con i nostri soldi e devono collaborare a governare senza inciuci, per cui se ne devono andare TUTTI i condannati ed anche coloro che sono sotto indagini della Magistratura e bisogna rispettare la Magistratura.
Ora Basta con il teatrino altrimenti il teatrino lo fa bene Beppe. Grazie Beppe! Ci stai dando molto. Graziella
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RAI 1 stravolge il palinsesto per censurare lo spazio
dedicato ad una associazione riconosciuta dal Ministero dell'Interno e che combatte in prima linea tutte le mafie. 10 minuti, il programma dell'accesso, previsto il 23 novembre alle 10.40, non è andato in onda. Inoltre, dal sito www.RaiParlamento.Rai.it risulta che il servizio non è stato programmato in altra data per la messa in onda. Nessun avviso, o comunicato, o motivazione è pervenuto all'associazione, ne' dalla RAI ne'  dalla Commissione di Vigilanza.
Questo fatto fa il paio con la presa di posizione della Procura di Brindisi, che, con violazione del diritto di difesa, ha oscurato il sito dell'Associazione Contro Tutte le Mafie, con un decreto di sequestro mai convalidato dal GIP, oltretutto pretestuoso e infondato in fatto e in diritto.
Che questa censura sia da collegare alla presa di posizione a favore del giudice Clementina Forleo, o alle tante collaborazioni con testate giornalistiche, o alle innumerevoli inchieste sui poteri forti? Questo trattamento stride con la reputazione che l'associazione vanta. Se la RAI e la Procura di Brindisi impediscono artatamente la conoscenza dell'attività dell'associazione, dall'altra parte la Commissione Parlamentare di Vigilanza dei servizi radiotelevisivi ne autorizza la divulgazione. Non Basta.
Il presidente dell'Associazione è stato invitato a Napoli, il 19 novembre 2007 a partecipare alla conferenza interregionale dei Prefetti del Sud Italia, con la presenza del Sottosegretario alla Giustizia e con il Commissario Straordinario del Governo per la lotta alla Mafia. Incontro che verteva sulle iniziative adottate per la sicurezza e la lotta alla mafia. Logica deduzione: l'associazione è da censurare o da appoggiare?
Basta visionare le inchieste catalogate in 50 "opoli" sul sito per dare degna risposta. Poi si meravigliano che la gente scenda in piazza per il Vaffanculo Day.
Grazie dell'attenzione. Presidente Dr Antonio Giangrande
www.malagiustizia.eu  -  www.illegalita.altervista.org
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I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffaday - Sempre con i Borbone (e non Borboni) ce la si deve prendere...
Come se mancassero gli esempi di corruzione, caste, privilegi e compagnia bella dopo il 1860... La solita propaganda antimeridionale (perché, ci piaccia o no, sia giusto o no, Borbone è sinonimo di meridionale, e da sempre parlare male dei Borbone è parlare male del Sud e dei meridionali). Questa volta lo si spaccia come protesta, come Vaffa-Day, credo sia ipocrita e dispregiativo per i meridionali. A quando qualche bel film (o anche magari solo semplice informazione) sugli scandali finanziari post-unitari? Sulle caste economiche che da un secolo e mezzo colonializzano il sud?
Perché mai la protesta dovrebbe passare attraverso la denigrazione del Sud e del suo passato quando questa Italia ha materiale a iosa per quanto riguarda privilegi, ingiustizie, caste, poteri occulti e meno occulti... E invece si torna al tempo dei Borbone, un tempo da sempre considerato negativo e retrogrado, chi si meraviglierà mai che le cose a quel tempo andavano cosí male come vengono presentate nel film? Chi mai farà l'associazione tra "quei" tempi e quelli odierni?
Io credo nessuno, è una denuncia fallita in partenza che ha il solo fine di parlare ancora male del sud e dei meridionali.
Certo i meridionali staranno a guardare, anzi i soliti ascari elogeranno e presenteranno il film con toni trionfalistici. Da tempo manca una classe intellettuale meridionale non asservita agli interessi del nord (ma anche semplicemente intellettualmente indipendente sarebbe un passo avanti), questo film servirà per buttare altra polvere negli occhi dei meridionali, per dire ancora una volta che erano (eravamo, e siamo) un popolo inferiore e che solo la "liberazione" da parte del nord ci ha salvati dall'ingiustizia e povertà. Che poi i dati storici e la realtà odierna dimostrino esattamente il contrario, questo, interessa a pochi.
Carmine Colacino 2 Sicilie.it
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I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day
Hai letto l'articolo. Carceri: ospitano abusivi e mucche; sperpero in Calabria?
Potreste farci sapere di chi è la colpa di 50 CARCERI ABBANDONATE in Italia?
Con così grave spreco di denaro pubblico per costruirle? Il DAP (Dipartimento amministrativo Penitenziario) cosa fa?
I Direttori DAP si occupano di mettere in funzione tali carceri o istituti penitenziari? O non fanno nulla? Come si difendono da tali giuste richieste dei cittadini?
Aboliamo subito la legge INDULTO che elimina 3 anni su ogni pena per cui assassini (non volontari) NON VANNO NEPPURE IN CARCERE un solo giorno!
e mettiamo in funzione subito tali 50 istituti di pena! Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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Scrivilo su bamboccioni!
Già, a quale grandissimo pirito lo chiediamo?
A tutti i grandissimo piriti che sono stati ministri della giustizia negli ultimi 30 anni? Sono d'accordo su mettiamo in funzione subito tali 50 istituti di pena! Ma a chi lo chiediamo? A quale grandissimo pirito? Intanto scriviamolo su
http://www.bamboccioni.net/ ciao gd'o
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Articolo Interessante I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day.
Grazie. Stefano.
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Brava bravissima!!! Bellissimo "pezzo" I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day,
uno spaccato della "malapolitica italiana"... come sempre del resto. Ormai ci hai abituati alla qualità, nonostante gli scarsissimi punti di riferimento esistenti a livello di stampa e di pensiero. L'antipolitica è nel palazzo? Verissimo e sacrosanto. E purtroppo controlla tutto, perfino le scarse possibilità di fare politica! Insomma un buco nero che aspira tutto ciò che di buono possono avere le persone, i singoli.
Non so se c'è un rimedio a tutto ciò, vorrei pensare e credere che non possa tutto finire qui per cui spero che ci sia una qualche possibilità di cambiamento.
Se ci sarà, emergerà sicuramente sotto lo sprone di quanto leggiamo di buono e di valido come le note che ci invii tu. Ma al di la dell'augurio "alto", nei miei sogni c'è anche un desiderio "piccolo", un tuo articolo senza citazioni (dotte e assolutamente meritate, sia ben chiaro) di Telecom... forse l'antipolitica è anche lì, nelle aziende che contano nella politica (e ci si lamenta sempre che è la politica che mette troppo le mani nelle imprese, ma mi sa che è il contrario). Bene... con molta fatica è bene pensare ad un futuro migliore e diverso, chissà che anche con il "tuo pensiero tra i piedi", ci siano più possibilità di realizzarlo! Salutissimi C.A.Casartor
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Cara Giuliana,
se anche tu ti metti a fare la beppegrillina, vuol dire che siamo proprio alla frutta. Ne riparleremo.
Un abbraccio da un 'qualunquista vero' (e non taroccato) che sottopone alla tua riflessione uno degli articoli settimanali che va pubblicando su 'L'Occidentale'.
Dino Cofrancesco
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Brogli. La cosa più inquietante è che esista una "casa del mutilato", e che qui si voti...
Davide Giacalone. Ricevo la nota allegata.
Comunicato stampa
Primarie. Lista "Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro" Coordinamento campano Pd: Brogli a Nola Napoli 14 ottobre 2007. Durante lo svolgimento delle operazioni di voto si sono riscontrati episodi di grande gravità nel collegio di Nola. Il presidente di seggio, indicato dalla lista Letta, sta impedendo dalle 15 lo svolgimento delle operazioni di voto nel seggio "Casa del mutilato" nascondendo i plichi con le schede presenti e rifiutando le altre schede consegnate dall'Utar. Sul seggio dalle 15 e 30 sono presenti i Carabinieri e dalle 16 la Polizia. Nei pressi del seggio sono presenti centinaia di persone che reclamano il diritto al voto.
Ufficio stampa: Roberto Race 3470885... 
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Brogli? Che vergogna! Meno male che non sono andata a votare! Diffondo!
Dopo La Casta Cuffaro dovrebbe dimettersi da Governatore della Regione! Pensiamo che chi, come Cuffaro, sia stato condannato ad 8 anni di carcere per associazione  mafiosa dopo La Casta e il V-day dovrebbe dimettersi! Casini e Berlusconi si dovrebbero esimere dal confortarlo e da fargli le congratulazioni!
Questo pensano molti italiani! Forse i politici non ci capiscono più! Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli Graziella
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I Vicerè cacio sui maccheroni dei Vaffa-day
Cara giuliana, ho il piacere di invitarti il 29 novembre (giovedì) alle ore 18.30 presso la libreria Bibli in via dei Fienaroli 28, alla presentazione di un saggio di spunti storici e politici che ho scritto, dal titolo "Il femminismo nel pensiero politico: un saggio di storia dimenticata". Sei una donna impegnata che potrebbe intervenire con la sua testimonianza. Grazie mille Katiuscia Giubilei
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Che dice il PD sul caso Calabria?
di Emanuele Macaluso Il
Riformista 
A proposito della vicenda che coinvolge il pm Luigi de Magistris e il ministro della Giustizia Mastella, scorrendo i giornali di ieri dopo che il procuratore generale di Catanzaro ha avocato a norma di legge il caso, si può leggere la seguente ricostruzione.
Primo: il procuratore avrebbe agito su sollecitazione del ministro indagato dal pm a cui è stata sottratta l'inchiesta. Cioè un magistrato anziché servire la legge servirebbe il ministro.
Secondo: l'inchiesta promossa da de Magistris, che coinvolge il sistema inquinato e corrotto con politici, faccendieri, magistrati, se sarà condotta da un altro pm, si legge, sarà insabbiata perché l'avocazione è finalizzata a questo.
Terzo: in Italia ci sarebbe un regime fascistoide che perseguita i magistrati onesti difesi solo dall'onesto Di Pietro. Io non credo, come qualcuno insinua, che de Magistris abbia costruito un castello di carta per protagonismo.
Ci sarà anche del protagonismo ma su fatti che in Calabria sono più che verosimili. Quel sistema, però, si regge sulla politica che tace e i dirigenti del Pd, che dicono di voler rinnovare tutto, tacciono anch'essi. Eppure il nuovo segretario regionale del Pd è il viceministro degli Interni. Che dire?

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((( Blog di Beppe Grillo: La soluzione finale ))) 2007.10.21
Mastella è indagato per abuso d'ufficio, finanziamento illecito ai partiti, concorso in truffa nell'ambito di finanziamenti europei e nazionali da de Magistris. Appena lo sa ne chiede il trasferimento. Non ci riesce. de Magistris diventa l'indagato. Qualcuno fa uscire...
Clicca sul link seguente per Visualizza il post: http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_soluzione_fi.html
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"De Magistris è stato colpito dalla magistratura organizzata, grande profittatrice di regime".
Dichiarazione di Marco Cappato, Deputato europeo radicale Roma 20 Ottobre 2007
Negli anni di Tangentopoli bastava un avviso di garanzia per far dimettere un Ministro. Oggi invece basta indagare su un Ministro per vedersi ritirata un'indagine seria ed importante, nel silenzio o nella complicità dei giustizialisti di allora. E infatti oggi una parte consistente della "mafia vincente" di Tangentopoli - in particolare post-fascisti e post-comunisti, oltre ai leghisti e a qualche post-democristiano - si è accanita contro un magistrato serio che cerca di fare il proprio lavoro. Ma l'offensiva non avrebbe potuto essere portata a termine senza la complicità attiva della magistratura organizzata, che non ha fatto nemmeno quanto era dovere minimo sindacale per difendere la possibilità per de Magistris di condurre decentemente le sue inchieste. Non è un caso che tutte le correnti togate - come insieme a Maurizio Turco e Maurizio Bolognetti abbiamo ampiamente documentato - abbiano piazzato i propri rappresentanti ai massimi livelli di governo dello Stato, in particolare al Ministero di Giustizia.
Tutte si sono perfezionate e strutturate come grandi profittatrice di questo regime dell'anti-democrazia italiana, a spese dei singoli magistrati come de Magistris.
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La tragedia della Giustizia Italiana ha raggiunto il suo apice
Non si era mai visto, in 147 anni dall'unità d'Italia, quello cui queesta disgraziata generazione d'Italiani ha assistito negli ultimi 30 giorni. Un Ministro della Repubblica che chiede il trasferimento di un magistrato che indaga sul Presidente del Consiglio dei Ministri e che è "attenzionato" per una serie di rapporti che potrebbero preludere alla sua stessa iscrizione. Sembrava fosse già un vulnus gravissimo, solo parzialmente mitigato dalla decisione del CSM di procrastinare la decisione sul trasferimento, disinnescando così il potenziale "interesse privato" della richiesta ministeriale che sembrava implicito nell'urgenza dell'istanza cautelare.
Oggi, 20 Ottobre 2007, assistiamo allibiti "all'esproprio" del procedimento "Why Not", operato dal Procuratore Generale di Catanzaro non appena è stata resa nota l'iscrizione nel registro degli indagati, proprio nell'ambito del procedimento "Why Not", del Ministro della Giustizia. Motivo? Pare sia l'incompatibilità del dr. Luigi de Magistris che non avrebbe potuto procedere contro il Ministro in virtù del procedimento di trasferimento pendente al CSM su richiesta del politico di Ceppaloni.
Non ci vuole la scienza giuridica del diritto per capire l'assurdità (e la violenza) che il provvedimento trasuda. É vero l'esatto contrario. Era il Ministro che non poteva chiedere il trasferimento del dr. de Magistris titolare dell'inchiesta che vedeva indagato il suo capo di governo e, potenzialmente come poi si confermerà nell'iscrizione nel registro, lui stesso. Se la decisione del dr. Dolcino Favi (Procuratore Generale di Catanzaro che ha disposto la revoca) non verrà immediatamente annullata, siamo di fronte alla fine dell'indipendenza della magistratura e cioè alla fine dello Stato di Diritto. Resterà facoltà di ciascuno, decidere se non sia il caso di rinunciare alla cittadinanza italiana e chiedere asilo politico negli Stati Uniti d'America.
Personalmente trasmetterò (entro lunedì mattina) la mia scheda elettorale al Presidente Napoletano. Attendo che il Ministro Mastella, indignato, mi deferisca ad una qualche procura. Mi fa un baffo, perché io non mi ritengo più soggetto alla giustizia di questo paese meraviglioso che si ostinano a definire Repubblica e che, viceversa, è proprietà privata di una casta di potenti-ignoranti). Pur rinunciando alla cittadinanza italiana, non ho intenzione di stabilire la mia residenza fuori dall'Italia. Non si facciano illusioni quei pochi che pensano di poter impedire e limitare la mia libertà esercitando arroganza e sopruso. Martedì, avanzerò richiesta di asilo politico negli Stati Uniti d'America. Scelgo gli Stati Uniti d'America perché è la terra della libertà, non per consonanze ideali e politiche. Ritengo, infatti, che uno Stato meriti la fiducia e persino il sacrificio dei suoi cittadini a condizione che ne garantisca la libertà, bene supremo.
Nicola Piccenna già cittadino italiano il 20 Ottobre 2007
Via Eraclea, 4 75100 Matera. Leggi Lo Stato di Diritto nella monnezza! La fine dell'indipendenza della Magistratura
http://www.vergogna-italiana.org/indexdos.htm
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La prima pagina di Repubblica di Domenica 14 Ottobre 2007
c.att. Ezio Mauro
Bravo lei gentile Direttore, che sulla prima pagina di Repubblica di ieri mette a grossi titoli l'insulto di Storace a Napolitano e nello stesso spazio sottotitola "Alleanza Nazionale invade Roma". Quasi a creare una subdola connessione tra i due eventi. Altro che informazione.
Questo è puro inganno per i suoi lettori. Ed è il modo con cui il nuovo organo del partito comunista italiano che lei dirige e che ha da tempo soppiantato l'Unità è aduso dare notizie in una tradizione rigorosamente rispettata. Ma si consoli Direttore, c'è chi ha fatto peggio di lei che, quanto meno, ha editori privati.
Gianni Riotta ex editorialista dell'altro giornale di sinistra (ma siete tutti di sinistra? Ma è per ideologia o per puro bieco interesse che lo siete? Ed è questo che state facendo lo sfacelo di cui siete capaci?) che ha ieri sera requisito il primo canale TV che ora dirige e con i denari pubblici quindi di tutti gli italiani, attualmente tra l'altro, a chiara maggioranza di centro destra, ha imbastito un elogio del PD con Prodi (vergogna!) Fassino (poverino) Rutelli (il niente assoluto) Veltroni (il furbastro comunicatore che ha portato Hollywood nella cloaca massima in cui ha ridotto Roma, cloaca di sporcizia, di maleducazione, di arroganza, di tutto) ed espone gli abiti di Valentino nel gigantesco "cesso" disegnato ed eretto dal Meier e voluto dal suo predecessore Rutelli, ad occultare i tesori del più bel centro storico del mondo. Unico presente per il contraddittorio l'ex ministro Pisanu. Vergogna!
E Veltroni a dire che 3 milioni al voto significava un'Italia che non urla, serena, bla, bla, bla, che vuole un profondo cambiamento (lui che fa politica da centinaia di anni ed ha fatto di tutto e male di tutto tranne i suoi  annunci ad inganno garantito), senza considerare che erano alla fine solo 3 (della quindicina di milioni di margherite e DS sparsi per l'Italia), senza considerare che in Italia si fanno brogli anche alle elezioni nazionali o alle votazioni nelle fabbriche, figurarsi se non si fanno in quelle come dire, casarecce come le cosiddette primarie... Senza considerare che in Italia sono tutti i cittadini e quindi una cinquantina di milioni (e non solo i 3 che lo hanno votato) a voler il cambiamento e a sognare che gente come lui se ne vada in Africa come aveva promesso. E alfine senza considerare che il giorno prima AN aveva registrato una partecipazione di 5cento mila nella sola Roma! Altro che 3 milioni in tutta Italia al seggio sotto casa!!
Vergogna Direttore. Fate tutti assolutamente pena. Ma voi ve fregate di far pena e ve ne fregate dei cittadini frustrati e allibiti dai vostri riprovevoli comportamenti giornalistici, tanto avete succosi conti in banca ville al mare, SUV a volontà e gestite il vostro potere in una fitta commistione con altri altrettanti poteri. Siete pertanto al sicuro. Cordiali saluti, Lucio Russo

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L'Italia dei trasformisti.
In anteprima il film di Roberto Faenza tratto dal romanzo di Federico De Roberto: un affresco storico su potere, Stato e Chiesa
Sembra di oggi l'atto d'accusa ai politici: "I Viceré" divide ancora prima del debutto
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di Gian Antonio Stella - Corriere della Sera10 ottobre, 2007
"Io auguro la formazione di un partito capace di darci l'ordine all'interno e la pace con l'estero. Che protegga i laici ma anche la Chiesa. Che realizzi riforme ma conservi anche le tradizioni. Il passato e l'avvenire. Machiavelli ma anche Bacone. E dopo aver studiato Proudhon sono convinto che la proprietà è un furto.
Ci sono tuttavia delle proprietà che dobbiamo riconoscere legittime. Viva il Re! Viva la Rivoluzione! Viva Sua Santità!". Vaglielo a spiegare, a certi permalosi professionisti della politica di oggi, che lo strepitoso comizio elettorale di Consalvo Uzeda di Francalanza, l'ultimo discendente degli antichi viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V, comizio che tiene insieme tutto e il contrario di tutto e chiude il nuovo film di Roberto Faenza, non è un attacco alla democrazia, nella quale presuntuosamente si identificano.
Vaglielo a spiegare che non è una puntata dell'immaginario "complotto" ordito da misteriose forze contro la casta cui appartengono. Vaglielo a spiegare che Federico De Roberto scrisse "I Viceré", dal quale è tratta la pellicola proiettata nelle sale italiane dal 9 novembre, un secolo abbondante prima che Beppe Grillo lanciasse il "Vaffa-day". Macché. Come minimo, inarcando sospettosi il sopracciglio, sibileranno: e proprio adesso doveva uscire?
Difficile negarlo: il Fato ci ha messo lo zampino. L'idea di portare sugli schermi il capolavoro dello scrittore catanese che come forse nessun altro disegna con ironia laica e feroce la storia di una grande famiglia di potere, era già stata accarezzata infatti da molti registi. Prima Luchino Visconti, che si sarebbe in seguito dedicato al meno ustionante "Gattopardo" di Giuseppe Tomasi de Lampedusa. Poi Roberto Rossellini, che stese anche un abbozzo di sceneggiatura. Poi Sandro Bolchi, che si fece aiutare da Gesualdo Bufalino per tessere la trama d'uno sceneggiato ("racconterò questa Dynasty di nobili come mi consigliarono Sciascia e Visconti") per il quale aveva già scelto ogni dettaglio.
Tutti progetti evaporati nel nulla. E sul più bello, nel divampare delle polemiche sull'uso cinico della politica, il film di Faenza arriva come fosse stato fatto apposta: eccoli qua, per dirla con una definizione cara a Luigi Einaudi, gli antenati dei "padreterni" di oggi. Va da sé che, nella scia della tradizione secolare, l'opera è stata accolta da un impasto di diffidenza e ostilità. Prima ancora di vederlo. Prima di scoprire quanto sia stata sobria, felice e rispettosa la mano del regista torinese.
Quanto Lando Buzzanca sia mostruosamente bravo nella parte del principe Giacomo. Quanto sia straordinaria Lucia Bosè nelle vesti austere e insieme eccentriche di Donna Ferdinanda e quanto siano credibili Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi, Guido Caprino e Giselda Volodi e gli altri ancora. Tutto secondario. Tutto accantonato davanti al tema: può dare fastidio, oggi? A chi può giovare? Chi può danneggiare?
Ed ecco che la commissione censura (in un'Italia in cui la televisione è arrivata a trasmettere in prima serata programmi volgarissimi come "Distraction" dove i concorrenti orbati da lenti spessissime palpeggiano poppe e natiche di sventurati disposti a smutandarsi per andare in onda) si interroga pensosa: non sarà blasfema la definizione "porci di Cristo" che De Roberto attribuiva a un gruppo di monaci del convento dove lui stesso aveva fatto il bibliotecario?
Non sarà offensiva la scena coi frati benedettini, ricchi, che "subappaltano" ai cappuccini, poveri, la preghiera notturna così da non doversi svegliare?
Non saranno sconci quei piedi intrecciati (i piedi: si vedono solo i piedi!) nella prima notte di nozze tra il bamboccione peloso Michele Radalì e la fragile Teresa che ha dovuto cedere al matrimonio combinato? Ed ecco che la Festa internazionale del cinema di Roma, che pure dovrebbe essere incuriosita dall' uscita di un film destinato a dividere e a sollevare polemiche, sta alla larga dal mettere I Viceré in cartellone. Ecco che alla "prima" mondiale al Parlamento europeo, a Bruxelles, i deputati degli altri Paesi sono un bel po' e quelli italiani tre: Vittorio Prodi, Giulietto Chiesa e Nicola Zingaretti. Fine.
Ecco l'Ansa attaccare il servizio così: "È il film che i politici non vorranno vedere, che la Chiesa attaccherà e che farà storcere il naso anche alle associazioni delle famiglie". Come se il duca Gaspare, canzonando il perplesso Consalvo stupefatto dalla sua scelta di buttarsi a sinistra, parlasse di oggi, tra Mastella e Dini, Di Gregorio e Pallaro, in questo autunno del 2007: "Ma non t' hanno insegnato proprio niente a tia. Destra Sinistra, oggi non significano più niente! Di questi tempi tutto cangia talmente velocemente che non possiamo più stare appresso alle etichette...".
Eppure, è tutta farina di Federico De Roberto. Scritta oltre un secolo fa. È da allora, dai tempi in cui, come scrisse Vitaliano Brancati, "le carrozze si arrampicavano sulle strade portando lentissimamente in alto le famiglie sepolte dentro le proprie vesti di seta", che "I Viceré" si tirano addosso le stesse diffidenze, le stesse ostilità.
Da parte della Chiesa, che si sentì trattata con poco rispetto. Della scuola, che non ha mai indicato lo scrittore catanese tra i grandi da studiare. Dei critici, plasmati (con poche eccezioni tra cui Carlo Bo e lo stesso Brancati, che su De Roberto si laureò) dalla stroncatura di Benedetto Croce, secondo il quale si trattava di "un'opera pesante, che non illumina l'intelletto come non fa mai battere il cuore". Un giudizio che Leonardo Sciascia, pur ammettendo che "era difficile, nella scuola di allora, mandare al diavolo Croce e i crociati", non condivideva affatto. Al punto di sostenere che "I Viceré" sono, "dopo i Promessi sposi, il più grande romanzo che conti la letteratura italiana".
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Il vero antipolitico? È il Palazzo
di Barbara Spinelli - La Stampa 23 settembre 2007
Forse la cosa più intelligente su Beppe Grillo l'ha detta Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, lunedì in un incontro televisivo con Romano Prodi.
La sua idea è che "finché ci saranno molti politici che vogliono fare a tutti i costi i piacioni, divenendo un po' comici, è chiaro che i comici tenderanno a far politica".
Il che è poi simile a quello che disse un giorno nel 2001 il giornalista-investigatore Travaglio, quando la trasmissione Satyricon parlò di un'ultima intervista di Borsellino  girata per Rai News 24 e contenente precisi accenni ai legami tra Berlusconi, Dell'Utri e il mafioso Mangano, stalliere di Berlusconi che i telegiornali Rai ignoravano da mesi: "La Rai invita giornalisti che non parlano così Travaglio dunque è naturale che le domande di politica le facciano i comici satirici".
A quell'epoca fu il comico Luttazzi a rompere il silenzio, e subito fu allontanato dalla Rai. Adesso allontanare Grillo non si può, perché tante cose son cambiate intorno a noi. Né la politica né le televisioni né i giornali hanno il potere di estromettere il nuovo mondo della comunicazione e della denuncia che si chiama blogosfera e che include siti come quello di Grillo o di YouTube.
Qui è una delle novità che si accampano davanti ai poteri costituiti, non solo politici ma anche giornalistici: la blogosfera, i movimenti alla Grillo, i giovani diffidenti che firmano proposte di legge perché sono abituati a rispondere a sondaggi-votazioni su Internet sono nuovi poteri che fanno apparizione in una democrazia non più veramente rappresentativa, né veramente rappresentata.
Politici e giornalisti ne discutono animosamente ma non sembrano comprendere tali fenomeni, e di conseguenza ne sottovalutano la forza. Più precisamente, non vedono i tre ingredienti che hanno dato fiato e potenza al fenomeno Grillo. Primo ingrediente, la complicità che lega il giornalista classico al politico, e che ha chiuso ambedue in una sorta di recinto inaccessibile: il giornalista parla al politico e per il politico, il politico parla al giornalista di se stesso e per se stesso, e nessuno parla della società, che ha l'impressione di non aver più rappresentanti.
Secondo ingrediente: l'esclusione da tale recinto dell'informazione alternativa che sempre più possente cresce attorno a esso e non è più emarginabile.
Oggi essa disvela e denuncia le complicità esistenti, non solo in Italia ma in molte democrazie. Terzo ingrediente: la domanda di politica e non di anti-politica che emana da blog e movimenti alternativi. Pochi sembrano capire che Grillo in realtà denuncia l'anti-politica, e non la politica. Pochi sembrano capire che egli invoca la politica.
Forse non lo capisce nemmeno lui.
Uno dei motivi per cui si discute senza guardare in faccia questi tre elementi è la cecità peculiare dei giornali dell'establishment (i giornali mainstream).
Essi vengono processati allo stesso modo in cui sono processati politici e partiti. È sotto processo la loro complicità con i politici, ed è questo nesso che si tende a occultare: il nesso fra marasma della politica e marasma della stampa. Il fenomeno ha cominciato ad amplificarsi in America, tra l'11 settembre 2001 e la guerra in Iraq: fu la blogosfera a raccogliere i documenti che certificavano l'enorme imbroglio concernente le armi di distruzione di massa e i legami di Saddam con Al Qaeda.
La menzogna del potere politico fu accettata da giornali indipendenti come il New York Times, che nel frattempo ha chiesto scusa ai lettori perché di copie ne perse molte. Fu quella l'ora in cui l'antipolitica dei blog divenne politica: quando la politica degenerò in antipolitica e fallì, cavalcando sondaggi e paure.
Non serve molto dunque cercar paragoni, evocare l'Uomo Qualunque. La figura del buffone che dice la verità senza esser creduto perché appunto considerato buffone è già nell'Aut-Aut di Kierkegaard. "Accadde, in un teatro, che le quinte presero fuoco. Il Buffone uscì per avvisare il pubblico. Credettero che fosse uno scherzo e applaudirono; egli ripetè l'avviso: la gente esultò ancora di più. Così mi figuro che il mondo perirà fra l'esultanza generale degli spiritosi, che crederanno si tratti di uno scherzo".
Quel che Grillo dice non è uno scherzo, perché con toni buffoneschi è proprio l'incendio dell'anti-politica che denuncia: l'incendio delle cose dette e non fatte, l'incendio del politico che pretende governare e in realtà s'azzuffa con l'alleato ed è in permanente campagna elettorale, l'incendio di una stampa che non indaga né spiega ma fa politica in prima persona, creando o disfacendo governi con sicumera senza precedenti. Né ha torto quando aggiunge: l'anti-politica non sono io, ma è al potere.
È a quest'accusa che urge rispondere, non limitandosi a dire al comico: mettiti in politica anche tu, e vedrai come diverrai simile a noi. Difficile che Grillo imbocchi questa via. La sua è piuttosto contro-politica o, come spiega lo studioso Rosanvallon, democrazia negativa: è l'ambizione a rappresentare nuovi poteri di controllo, di vigilanza e denuncia che s'aggiungono alla democrazia rappresentativa e che riempiono il vuoto di partecipazione creatosi fra un'elezione e l'altra (Pierre Rosanvallon, La contro-Democrazia, Parigi 2006).
Questo significa che l'antipolitica nasce prima di Grillo, e non a causa di Mani Pulite ma perché Mani Pulite non è riuscita a eliminare immoralità e cinismi ma li ha anzi dilatati. Il male dell'anti-politica è cominciato con la Lega, per culminare nell'ascesa di Berlusconi e nel patto d'oblio che egli strinse con parte dell'ex-Dc, dell'ex-Psi, dell'ex-Pri (oltre che con la sinistra nella Bicamerale). È un male che ha contaminato parte della stampa e televisione: da anni quest'ultima dedica dibattiti sul pigiama della Franzoni, e mai ne dedica uno sulle carte scomparse dopo gli assassinii di Falcone e Borsellino. Il male è la carriera politica di un magnate televisivo alla cui origine sono denari di misteriosa provenienza, sono le leggi ad personam fatte approvare quando il magnate ha governato, ed è l'omertà su tutto ciò. La sua certezza di non esser colpito dal grillismo è lungi dall'esser fondata.
Per questo impressiona l'indignazione che d'un tratto Grillo suscita in molti politici e giornalisti, come se nulla prima di lui fosse accaduto (un'eccezione è Eugenio Scalfari, che critica Grillo senza mai sottovalutare il pericolo Berlusconi). Si dice che alla diffidenza che dilaga si deve replicare con politiche bipartisan su quasi tutte le riforme, senza capire che gli entusiasti di Grillo non chiedono la fine dell'alternanza ma politiche che trasformino le alternanze in alternative.
Degli errori fatti a sinistra si parla molto, e non stupisce: perché tanti fedeli del sito Grillo vengono da quel campo, e perché la sinistra si è fatta dettare l'agenda da Berlusconi anche dopo la vittoria del 2006. Una porzione notevole del proprio tempo la passa mimetizzandosi con la destra su tasse, lavavetri, tolleranza zero, e anch'essa è in permanente campagna elettorale, imitando il leader dell'opposizione. Anche Veltroni sembra impegnato nella conquista della presidenza del Consiglio, più che d'un partito. Se ci son colpe a sinistra è di non aver denunciato quest'antipolitica nata ai vertici della politica ben prima di Grillo, non di averla troppo denunciata.
Quel che la sinistra ha mancato di fare è rispondere a domande che riguardano legalità, moralità, giustizia. Altro che "blandire e coccolare il moralismo legalitario", come scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di ieri. Per la terza volta Berlusconi sta per tornare al governo (il potere ce l'ha ancora) e per la terza volta la sinistra sta perdendo l'occasione di varare una legge sul conflitto d'interessi.
Naturalmente tutte le ansie di redenzione hanno un lato oscuro, politico-religioso. E la contro-politica può diventare simile all'anti-politica che denuncia.
Può generare populismo, e fantasticare un Popolo compatto, non più diviso in parti (dunque in partiti). Può mettere tutti sullo stesso piano: mafia, gravi corruzioni, e Burlando che evita la multa mostrando il tesserino di parlamentare. Ma questa è l'elettricità della denuncia, come si diceva all'inizio della Rivoluzione francese quando Marat costruì il suo sito di denuncia e sorveglianza: allora era un giornale, si chiamava L'amico del popolo. È un'elettricità rischiosa, che può spingere il cittadino a farsi delatore. Ed è elettricità che comporta grida, insulti pesanti. Quel che mi piace di meno in Grillo è il suo urlare, che per forza genera tali insulti.
L'urlo perfino quello dipinto da Munch è qualcosa che non dà forza al pensiero. Tucholsky fu trattato come un buffone dai benpensanti della repubblica di Weimar, quando fin dal 1931 scrisse che quel che più l'indisponeva in Hitler era il suo urlare. Fu trattato come un buffone anche lui, nonostante avesse visto bene l'incendio, e tanti spiritosi credettero si trattasse di uno scherzo. Grillo ha più risorse di lui. Urlare sempre non gli serve.

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