*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Big-Bang del Sistema
il Virus disinformazija ha i giorni contati
 
    NIl Virus disinformazija
                                                                                                                                   
Domenica 10 settembre 2007                                                        «Copyright» Giuliana D'Olcese per Beppe Grillo
                                                                                                     Mentre il Corriere della Sera titolava «il Nemico in Casa» il Popolo diessino
                                                                                              decretava: «Sì al Vaffanculo-Day contro il finanziamento pubblico a giornali e Tv».
                                                                                Appunto, contro il Nemico in Casa.
  NUn virus chiamato Missis Frenda
                                 Il Virus disinformazija colpisce ancora Grillo e Grillanti, e l'ineffabile Missis Frenda, Regina dell'Asilo Mariuccia...
<<Lettere - Commenti - Articoli correlati di Grillo - Castelnuovo - il Riformista - Sartori - Stella - D'Avanzo - Ricolfi - S.Guzzanti - Merlo - Cammarano>>
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Mercoledì 19 settembre a Presidenza.repubblica.quirinale.it
«La discussione è aperta», fa sapere dalle colonne di quotidiani e Tv il Presidente della Repubblica. E mentre chiede ai Mass media di «evitare facili sensazionalismi», il politologo Giovanni Sartori, ragionando sulla realtà italiana E sull'evento promosso da Beppe Grillo, il Vaff-Day, dalla prima pagina del Corsera www.corriere.it risponde con parole ineccepibili. Scrive Sartori: «lo stato di putrefazione del Paese è tale...». Al celebre politologo va riconosciuto di aver dato la risposta più sensata e priva di grossolane partigianerie lette finora sul quotidiano diretto da Paolo Mieli, sul quale, se ne son lette di tutti i colori contro Grillo come il titolo del 9 settembre «Insulti a Biagi». Falso mediatico che gridava vendetta poi platealmente smentito nel corso della trasmissione Annozero diretta da Michele Santoro.
A Piazza Maggiore nessun insulto è stato lanciato aI giusvalorista assassinato dalle BR Marco Biagi
Da vecchia amica e da cittadina che egli stesso ha visto più volte impegnata nelle battaglie civiche e civili, comprese le Riforme Istituzionali, voglio dire al Presidente Napolitano Caro Giorgio,
quando i buoi son scappati dalle stalle, i tardivi, se pur autorevoli ''tappi" istituzionali, hanno sortito effetti contrarissimi a quanto si proponevano di ottenere.
Oggi ottengono, se pur possibile perchè la misura del Paese è stracolma, l'effetto di aizzare ancor più gli animi esasperati, e schifati, di noi cittadini-elettori.
Caro Presidente, sei una persona di cultura e intelligenza politica tali, che sai bene, purtroppo, che moniti e tappi istituzionali non è più il tempo in cui funzionano.
Sei la persona, e con te Clio, più perbene, leale ed onesta che abbia frequentato nella vita, quindi credimi Giorgio, questo Paese è alla frutta ma, sono certa, che la tua rettitudine ed il tuo senso dello Stato sono tali che possono, se vuoi, investire il Paese di un vento nuovo, fresco, pulito, lindo, respirabile.
Hai un grande lavoro davanti a te ma te lo chiedono 60 milioni di italiani perchè non serve alludere, purtroppo. Non basta lanciare avvertimenti corretti, chiari, mirati a chi e a quanti ben sanno che arrivano a redazioni, associazioni, movimenti, cittadini, istituzioni. La correttezza verbale viene scambiata per debolezza, insulsaggine.
Chi deve capire finge di non capire.
Si sente il più furbo, o la più furba, del Reame così che a stretto giro di ore, rivomita sulle pagine del suo giornale il prodotto adulterato e adulterante. L'odioso subdolo indotto politico che compiace e serve l'area politica di riferimento. Del lettore-elettore chi se ne frega! La sbobba la passa il convento. O così o pomì.
Ordine di scuderia compiacere e arruffianarsi - nell'occasione - Fassino e D'Alema. E Bersani, e Latorre - non proprio eburneo secondo il giudice Forleo - che su Beppe Grillo vaneggiano di fascismi e totalitarismi, Mussolinismi e Togliattismi, Giannettismi e populismi. Un Grande Festival degli ismi più obsoleti, i più usurati.
Sì, politici e grandi firme che paventano fascismi e totalitarismi hanno perso il ben dell'intelletto. So' juti 'a acito diciamo a Napoli, caro Giorgio.
La popolarità debordante, il consenso socio-politico che circonda Grillo hanno fatto perdere la trebisonda a media e politici. Compreso Vincino il cui libero spirito di acuto vignettista deve essersi sciolto nell'acido muriatico della militonza redazional antigrillante. Roba per water e mafia.
Il Paese ride, si incazza, e condanna. Si sottrae sempre più a quanto politici & media si sforzano di dominare: il consenso di parte. Il consenso, cieco, coatto.
Svalutare, Azzerare, Polverizzare l'affermazione e la strabiliante aggregazione ottenute, anche all'estero, dal Vaff-Day di Grillo - vedi il commento dell'Herald Tribune - evento organizzato senza soccorsi rossi o azzurri di giornali, radio e Tv, è la «mission» che sembra essersi data, e perseguire, il Corrierume militante anti Grillante.
Vedi, tra gli altri, Missis Frenda Signorina grandi firme del Corrierone nazionale, che al mio post di domenica 16 settembre *A quando il Media Vaffanq-Day?* deve aver prestato l'attenzione concessa a prose e rime di petulanti signorine di buona famiglia. Irrilevante. Roba per figlie di Maria.
Il Virusdisinformazija che sembra possedere Missis Frenda è ad uno stato irreversibile tale che il lunedì successivo, la zelante reporter del Corriere della Sera, precisa come il Ragioniere dello Stato, presenta a pagina 2 - con tra virgolette le intere frasi - un circostanziatissimo conto della serva con ben 12 dichiarazioni di Grillanti non in linea con le Liste civiche proposte da Grillo. Alla puntigliosa trascrizione virgolettata dei 12 dissensi, però, Missis Frenda non fa seguire un'altrettanto ragionieristica lista dei messaggi di consenso. Niet virgolettati. Niet consensi. Nisba conto della serva. In fiscale sequenza soltanto gli sconsensi.
Decisa quanto perentoria la Ragioniera grandi firme dell'Asilo Mariuccia ha liquidato gli innumerevoli consensi alle liste civiche con un telegrafico quanto arcigno e severo: «Un coro di no alla nascita delle liste civiche. Accompagnato, ovviamente, da messaggi di consenso». Punto.
Ovviamente, quell'«ovviamente» concesso dall'arcignosa reporter ai consensi espressi dai Grillanti svela tutta la furbetteria mediatica della ineffabile Missis Frenda nella doppia parte di ragioniera antigrillante e di maestrina con la penna rossa dell'Asilo Mariuccia.
Questo è solo un esempio, tra i mille, della subdola arma dell'indotto politico esercitato per interessi di parte dai Media su lettori e spettatori.
L'indotto politico che piace e compiace, e serve, il politico. Serve la partitocrazia, il Potere, i conservatori, le lobby, le corporazioni.
Non stupisca ne' scandalizzi, perciò, la proposta di Grillo di un Vaff-Day contro i Media. Proposta applaudita ed approvata a furor di popolo diessino con un coro di 9.000 «Sì al Vaffanculo-Day contro il finanziamento pubblico a giornali e Tv».
Appunto. Contro il Nemico in Casa ovverosia i Media finanziati attraverso leggi assurde che spremono i contribuenti. Nella coscienza collettiva, quindi, non è Grillo il Nemico in Casa - così definito da Sergio Romano sulla prima pagina del Corriere della Sera - sono i Media. Il Nemico in Casa è il Virusdisinformazija.
Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet e di LiberoReporter mensile di politica, costume, attualità.
                    www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
Spero che queste tue righe facciano il giro del mondo!
Giuliana lasciatelo dire, SEI GRANDE!!!!!!! Lo ripeto subito, comunque GRANDISSIMA!
Il "vaff-media day" è un'occasione d'oro per dire a chiare lettere che non ne possiamo più di questa informazione che ci ammannisce le più grandi bufale senza mai pagare pegno
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Hai ragionissima! Andrebbe fatto anche quello! Un poderoso Media Vaffanq-Day.
Leonardo Facco Editore
www.libertari.org IL VIDEOGIORNALE
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Caro Giorgio, un Virus detto Miss Frenda...
Sono d'accordo su tutto quello che hai scritto. Complimenti e un caro abbraccio da Maria G. Santini.
Allora a quando il Media Vaffanq-Day?
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Caro Beppe Grillo, a quando il Day sull'Informazione?
Dalla Casta in poi abbiamo capito che i giornalisti scrivono libri per poter parlare ma nei Media si dice ben poco!
Votiamo per avere un Giornale e TG libero (almeno uno!). 50 Carceri vuote! Nessuno ce lo disse. Per es. quando si parlò della necessità dell'Indulto nessuno disse che vi sono 50 Carceri vuote ed inutilizzate (con grande spreco di soldi): il DAP che fa? Stipendi inutili? Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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Amici, No al DDL Levi-Prodi!
Ho inviato ai signori onorevoli la petizione-protesta (fra il serio e il faceto) allegata per dire NO al Disegno di Legge governativo del 3 agosto 2007 (Levi-Prodi), che vorrebbe imporre a tutti i siti web (grandi e piccoli) e ai blog la registrazione al tribunale, nel Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC), con l'obbligo di un giornalista (che vuole essere pagato) che si assuma la responsabilità di ciò che viene diffuso in rete e che ottemperi alle leggi sulla stampa.
Le opinioni espresse nella e-mail allegata sono ovviamente personali e non vi chiedo quindi di condividerle o di avversarle. Non desidero alcun commento. Se volete, potete protestare anche voi o approvare l'operato del governo, ma non a me, fatelo con gli autori del disegno di legge! Io ho fatto quello che ho ritenuto giusto e la tessera elettorale (diversamente da quanto espresso nella mia e-mail) l'ho strappata da parecchi mesi! Saluti. Antonio Giannone
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V-day di ieri e di domani
Il prossimo V-day si terrà il 25 aprile del 2008. Sarà il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione. Stay tuned.
Dal (((
Blog di Beppe Grillo: V-day di ieri e di domani ))) 2007.10.27 20:27:13 http://www.beppegrillo.it/2007/10/vday_di_ieri_e.html
Oggi voglio fare il punto della situazione. Al V-day sono state raccolte circa 350.000 firme uniche e autenticate di maggiorenni italiani. I comuni di residenza dei firmatari stanno certificando le firme. E' un iter lungo, e non a caso. In Italia le leggi popolari vanno scoraggiate. Sto ricevendo dai comitati e dai meet up scatoloni su scatoloni con i moduli. A fine novembre andrò a Roma a depositare le firme in Cassazione. Se non verranno sollevate eccezioni, quando le proposte arriveranno in Parlamento, chiederò di illustrarle alla Camera, in diretta. I 24 parlamentari condannati in via definitiva sono sereni, lavorano tutti i giorni, insieme ai loro colleghi, per mettere il bavaglio alla Rete e ai magistrati. Di dimettersi non ci pensano proprio, un posto così con la loro fedina penale dove lo trovano?
Bisognerà dargli un aiutino perchè traslochino. Il prossimo V-day sarà sull'informazione, chiederemo di eliminare i finanziamenti pubblici all'editoria e di abolire l'albo dei giornalisti. Il V-day ha fatto venire allo scoperto i media, i cani da guardia del potere. Sono invecchiati di 10 anni. I giornalisti hanno sostituito l'esercito e i cannoni di Bava Beccaris.Nelle ultime settimane, prima hanno ignorato il milione e mezzo di persone del V-day, poi hanno cercato di diffamarmi e ora vogliono mettere tutto a tacere.
Un disegno di legge e centinaia di migliaia di italiani che chiedono pulizia e trasparenza sono diventati l'antipolitica. Il rovesciamento delle parti attraverso l'informazione è la tecnica collaudata di questi partiti. Il prossimo V-day si terrà il 25 aprile del 2008. Sarà il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione. Stay tuned.
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Antipolitica
Se la prendono con Grillo che butta loro in faccia la cacca che essi stessi producono. Anziché ringraziarlo, perché cerca di svegliarli, sia pure brutalmente, dal torpore in cui si crogiolano da tre lustri, sperando di riuscire a stimolare le forze sane, che pur dovrebbero esserci nei vari partiti di governo e dell'opposizione, a fare politica seria, trasparente, responsabile finalizzata al bene del Paese e non da supporto gli uni, o da penosi miagolii gli altri all'ingombrante presenza del caimano, e, invece, lo accusano di qualunquismo. Vivono da tre lustri condizionati dall'antipolitica di un personaggio senza scrupoli e senza principi, che ci disonora tutti e ci rende ridicoli, e la minaccia dell'antipolitica la vedono arrivare da Grillo. E' complicità con il caimano? O viltà? Pasquale Iacopino
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E' sempre interessante udire le piazzate,
i bandi e le grida mediatiche di alcuni nostri più o meno esperti manovratori dell'arte politica all'italiana. Superlativo Veltroni quando dandosi arie, come usano fare anche altri della sua parte politica, da modernista, e guarda caso solo dopo la caduta rovinosa del Muro di Berlino, propone a destra e a manca la riduzione del numero dei parlamentari. Certo, c'è affollamento, nel mondo globale, e in tutti i settori, dalla sovrabbondanza della popolazione umana alla ridondanza, proprio per effetto di quel postulato, degli esuberi nei posti di lavoro che diventano sempre più superflui e assistiti, alla esagerata proliferazione del traffico automobilistico e quant'altro possiamo considerare in più rispetto ad un pianeta che diventerebbe certamente più vivibile e meno dissipativo, ricordando che, infatti, nessuno è realmente indispensabile per la salvezza del pianeta Terra.
Orbene, il Walter nazionale così ragiona considerandosi già alla testa di un partito con vari milioni di elettori probabili, ma non so se farebbe tali affermazioni se facesse parte di una forza politica di qualche centinaio di migliaia di iscritti, magari di quelle forze realmente innovative e che proprio per quel motivo restano bloccate, in quanto snobbate dall'attenzione dei media opportunamente e interessatamente calamitata verso altri miti da presentare in continuazione al popolo fino a convincerlo della ottimale bontà dei medesimi, nel limbo dell'immobilità in modo che sia lasciato posto alle forze maggiori e più "furbe", quelle che hanno capito come funziona da sempre il sistema Italia e che terranno il paese nella medesima situazione in cui si trova oggi, magari con qualche infinitesimale cambiamento di facciata spacciato per immensa rivoluzione. Tuttavia, per questione proprio di coerenza politica (ma esiste ancora da qualche parte?), se io fossi Veltroni e credessi fermamente in quello che dico, immediatamente dopo la pronuncia gnomica darei immediatamente le dimissioni, tanto per dimostrare che credo realmente in quello che dico, e per dare un esempio di visibilità nazionale una volta tanto, non contradditoria. Io lo farei, e senza alcun rimpianto. Francesco Martin cittadino europeo
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Comico ribelle
Visti dagli altri a cura di Internazionale - Prima Pagina
C'è un clima di agitazione in questi giorni in Italia. La coalizione di centrosinistra guidata dal premier Romano Prodi è visibilmente in difficoltà.
"Prodi durerà poco" è il pronostico che va per la maggiore. A provocare tanto trambusto è stato un fenomeno senza precedenti, che potrebbe portare un cambiamento significativo nel panorama nazionale. Si tratta di Beppe Grillo, il comico lo scorso 8 settembre ha riempito le piazze italiane di gente al grido di "V...!".
Clarín, Argentina
http://www.clarin.com:80/diario/2007/09/24/elmundo/i-02015.htm
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Caro Giorgio, un Virus detto Miss Frenda
Grazie della comunicazione, anche se mi pare sia rivolta a un certo Giorgio e non a me personalmente... vabbe'...
Piuttosto, già che ci siamo colgo l'occasione per chiedere: a quando un Vaffa contro il Vaticano (in particolare) e contro tutte le influenze religiose sulla vita civile italiana? O, come al solito da queste parti, si spara sui fanti, ma nessuno ha il fegato di dire una parola contro i "santi", per paura di perdere clienti?
Che mo' c'è pure un papa che fà il comico al posto di Beppe e lancia battute sulle tasse, lui che le tasse non le ha mai pagate, visto che qui in Italia preti et similia sono esentasse, qualunque cosa facciano, attività commerciali comprese e si beccano pure l'8xmille in omaggio?
Magari un Vaffa contro il Vaticano potrebbe organizzarlo il Grillo col suo tanto frequentato blog, se anche lui non è di quelli che temono di perdere pubblico pagante cattolico? Giancarlo Goria
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*A quando il Media Vaffanq-Day?* Ma quale giornalismo dei miei stivali?!
Il minimo che potevamo fare è pubblicare questo atto d'accusa nei confronti dei giornalisti, certo, la categoria a cui appartengo non ci fa una bella figura, anzì.
LiberoReporter è qui a disposizione. Per il momento è stato pubblicato in internet, fateci avere il materiale necessario per informare delle Vostre iniziative corredate di foto, ove è possibile, e lo inseriamo anche sulla rivista cartacea. Sono Gaetano Baldi, responsabile della Redazione di LiberoReporter, mensile di attualità, cultura, Costume e politica, edito a Padova e distribuito in tiratura Nazionale, in edicola e su abbonamento in tutto il Nord e una parte del Sud (siamo nati da un anno e mezzo, non finanziati da alcun partito politico o istituzione, quindi tutto a carico nostro) e prevediamo a fine anno di coprire l'intera nazione. In Internet vantiamo 400.000 visitatori/mese, che ci permette spesso di essere tra i primi fornitori di notizie su google news (33esimi in Italia, non male per dei neofiti dell'informazione).
Quindi ben vengano iniziative a favore dei cittadini. Le nostre pagine, online e cartacee, sono anche le Vostre!
Cordialmente Gaetano Baldi Resp. Redazione LiberoReporter
www.liberoreporter.it
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Tempi moderni
Dalle battute di Beppe Grillo sui politici che pare non abbiano idea di cosa sia l'open source, una e-mail e che si domandano se vi sono portatili senza il "coperchio", abbiamo finalmente trovato la risposta all'assillante domanda del perchè l'onorevole Bertinotti stia sempre in TV: non è in grado di valutarne le conseguenze... http://www.dilontano.it/index.php
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Riotta non esiste! 4 Ottobre 2007
Il nostro dipendente Gianni Riotta, pagato con il nostro canone, ha dedicato la scorsa domenica sera sul Tg1 un servizio di un minuto e 23 secondi al blog.
Nel servizio, che ripropongo per chi se lo fosse perso, si associa il blog al nazismo e al negazionismo. Riotta si ispira al giornalismo anglosassone, parla inglese correttamente ed è stato pure a New York. E' un giornalista vero, uno che dà le notizie con il tipico
understatement britannico. Infatti la sera dell'otto settembre ha dedicato 29 secondi netti al V-day. Nessuna segreteria politica lo aveva avvertito. E' il giornalista del "panino", quello che fa commentare ogni sera i politici su qualunque fatto, in rigorosa sequenza senza che si capisca mai un c...o. Le notizie buone le tiene per sé. Evita di divulgare fatti incresciosi come le sentenze su Rete 4 che occupa abusivamente le frequenze televisive o i 98 miliardi di euro di evasione contestati alle concessionarie delle slot machine.
I messaggi dei negazionisti in rete sono decine di migliaia, è gente molto organizzata, hanno siti e blog, non si nascondono.
La cancellazione dei loro messaggi dal mio blog è comunque continua. Lo scorso febbraio ho chiesto ai miei avvocati se si poteva intervenire per vie legali, ma non sembra che vi siano gli estremi per ipotesi di reato. Gli avvocati hanno allora telefonato al ministero di Grazia e Giustizia e poi scritto in modo molto ossequioso al sottosegretario e al ministro perchè intervenissero. Nessuna risposta. Allego lettera e ricevuta di avvenuta ricezione.
Chiedo un piccolo aiuto ai frequentatori del blog. Esiste una funzione "cestino" per cancellare i commenti che non rispettano le regole del blog. Usatela contro i negazionisti. Il cestino non esiste in televisione, ma per il Tg1 è sufficiente cambiare canale.

Copia email inviata al ministero di Giustizia e ricevuta.
1 Ps: Firmate l’appello per la Giustizia e la Legalità in Calabria. Diffondi la petizione per De Magistris, copia il codice e inserisci il banner nel tuo blog
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Blog perigliosi / 23 Settembre 2007
La Rete è nata libera. Una delle sue leggi è la trasparenza. Non si può nascondere nulla in Rete e non si possono raccontare balle. La Rete è la fine dei politici che dichiarano una cosa e ne fanno un'altra. Chi apre un blog dovrebbe saperlo. Un politico può finire come Gentiloni sommerso dalla marea di richieste (inevase) su Rete4 (è sempre a giocare a tennis con Ermete) o, peggio, come Mastella. Parlare di Mastella è come sparare su un tonno in scatola. Non riesco più a stargli dietro.
Ha aperto un blog, clementemastella.blogspot.com, per dialogare con i cittadini, ma non pubblica le migliaia di commenti negativi. Quelli positivi arrivano solo da Ceppaloni. La Rete non tollera questo tipo di comportamento. Un blogger ha scritto: "Mastella ha uno sguardo da banconota falsificata male".
Altri si sono spinti oltre e hanno clonato il suo blog per poter commentare. Quando il Ministro dell'Indulto pubblica un post lo pubblicano subito anche loro consentendo i commenti. Tra i più popolari
dementemastella.blogspot.com, clementepastella.blogspot.com e ceppalonisburning.blogspot.com.
La ceppalonata di giornata: Il ceppalonico: "Ha chiesto al Csm di disporre il trasferimento cautelare d'ufficio nei confronti del pm di Catanzaro Luigi de Magistris". Secondo alcuni: "L'iniziativa giunge proprio nel momento in cui il pm De Magistris sta valutando se iscrivere il ministro nel registro degli indagati". da Repubblica.it
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Favoloso o' mostro disinformazja! E il "missis Frenda" post è come al solito eccezionale, una carica di energia per la giornata. Hai ragione la maestrina... certo che.. da via San Nicola alla dogana a via Solferino... e ..la signora Cafiero... e lo sfarzo della corte di Montezumolo.. insomma.. chiunque resterebbe abbacinato...
Non il dissacrante Virus, per il quale non ci stanno santi né madonne!
OER
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Prima riforma della casta parlamentare. Sono tutti uguali?
Cara D'Olcese, in tempi di V-Day e libri sulla Casta da 1 milione di copie vendute, la notizia dell'approvazione di riforme del bilancio della Camera dei Deputati volte al risparmio dei soldi dei cittadini, all'innovazione tecnologica, alla conoscibilità di bilanci, di presenze e assenze dei deputati e in generale a una maggiore trasparenza dell'attività parlamentare, dovrebbe essere di una qualche interesse per la stampa. Così tuttavia non è, forse perché autori di quelle proposte sono stati i parlamentari radicali. La Camera dei Deputati ha approvato ieri alcune delle proposte (qui puoi trovarle tutte ) presentate dai radicali in ottemperanza alla mozione del Comitato di Radicali Italiani del 30 giugno scorso . Invece di andare in vacanza, i radicali hanno lavorato per far sì che alla riapertura della Camera dei deputati dopo la pausa estiva, quella mozione fosse tradotta in realtà. Sono tutti uguali?
Sembra insomma che la colpa dei radicali sia quella di non essere come tutti gli altri. Lo scrive anche Gian Antonio Stella nel suo libro: "Esclusi i radicali, gli unici che hanno speso sempre più di quanto poi incassavano: l'eccezione per una regola che dimostra in modo abbagliante come le forze politiche, negli ultimi anni, abbiano davvero esagerato". "La Casta", di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Rizzoli - 2007. Anche per te quindi "tanto sono tutti uguali"? I ladri e chi è derubato?
Chi corrompe e chi denuncia la corruzione? Chi vaffa day e chi concretamente fa qualcosa per far cambiare le cose?
Rita Bernardini-Elisabetta Zamparutti RomaThursday 20 Settembre 2007
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Articolo su evento Grillo
Ma spiegami chi cazz'è tutta sta' gente. Chi so' i Cafiero, che succedeva a via San Nicola, che è 'a dogana, 'a Corte 'e Montezzummolo, nun c' capisco niente! gd'o
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Pensavo che sul Corriere del Mezzogiorno tu ne sapessi qualcosa. Non so molto, solo chiacchiere senza riscontro. Frenda è la napoletana che stava al Corriere del Mezzogiorno? Passare al Corriere della Sera è una bella promozione. Prima leggevo spesso sul Corriere del Mezzogiorno i suoi articoli come notista politico, un lavoro svolto molto onestamente e anche fatto bene. Tra l'altro ho sentito dire che la Missis è una gran brava persona, dispiace che sia stata messa in trincea contro Grillo per "Svalutare, Azzerare, Polverizzare".
Sono convinto che su molte cose è anche in sintonia con Grillo, ma le è stata assegnata questa mission... peccato! Penso che non ci creda nemmeno lei.
OER
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Eh'- .. sistemato Giannino Riotta...
Eh'-... sistemato il governator Grisou..
Eh'-.... mpizzato TPS ...
Eh'-... riabilitato MTP...
Diretto'.. lo so.. le istituzioni... il consiglio di amministrazione, i poteri forti come l'acqua do'... ma quann'è che ci sistemate pure a nnuje napulitan'?
Mi auguro che il Corrierone riprenda lo spirito che aveva ai tempi delle inchieste di Dario Di Vico, non perda lo spirito caustico degli Stella e Rizzo e dia meno risalto alle paternali fatte da uomini di spettacolo (Pippo Baudo, Pannella ecc.) nei confronti di uomini come Beppe Grillo, che al momento di tutto può essere accusato tranne che di fare avanspettacolo.
I toni di Beppe possono pure essere a volte sopra le righe, semplicemente perchè in fondo non conosce le regole del gioco, anzi vuole cambiarle. E' un soggetto eversivo e pericoloso per il sistema. C'è da temere per Beppe perchè, come ha detto il bravissimo presentatore democristiano Pippo Baudo, rischia di farsi male.
Paolo M. 1= da estendersi a tutti i cittadini
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
TELEMAX è stata l'unica tv in Abruzzo a trasmettere in diretta in collegamento da Bologna il V-day, anche se non interamente per ragioni di palinsesto.
Cordialità. Leda D'Alonzo Direttore responsabile
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Visti dagli altri. A cura di Internazionale - Prima Pagina
Confindustria denuncia i costi della politica. In un rapporto di 287 pagine preparato dal suo centro studi, la Confindustria denuncia, statistiche alla mano, i privilegi di una classe politica "incapace di rispondere alle urgenze del momento". "L'Italia è il paese europeo in cui i costi della politica sono maggiori", scrivono gli imprenditori italiani. Senza riprendere le argomentazioni populiste del comico Beppe Grillo, che ogni giorno continua a bersagliare il Palazzo, la confederazione degli industriali ha stilato una lista eloquente dei privilegi dei parlamentari. Ciascun parlamentare costa in media alle casse pubbliche 1 milione e 531mila euro, "poco meno del doppio del costo complessivamente sostenuto da Francia e Germania e quasi sei volte superiore a quello sostenuto dalla Spagna".
Le Figaro, Francia
http://www.lefigaro.fr/international/20070920.FIG000000275_le_patronat_italien_denonce_le_cout_exorbitant_des_parlementaires.html
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
E chi glie la fa poi la festa dell'Unità? Sono soci delle Coop senza mai chiedere o poter chiedere un dividendo anche quando queste fanno le scalate alla banche e finanziano le barche e le scarpe del loro Presidente e poi applaudono Grillo ? Ho sempre pensato che essere comunista fosse sintomo di pazzia ora ne ho la certezza e anche una pazzia un poco bamba! Cmq la vignetta di Giannelli oggi sul Corriere è perfetta!
Laura

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Il monito del Presidente Napolitano contro la Passarella dei politici in tv,
di per sé apprezzabile rispetto all'invasione di marchette politiche e di tv spazzatura, è però reticente su questioni fondamentali delle quali sarebbe urgente che il Presidente si occupasse: 1) La violazione delle regole esistenti, in particolare all'eliminazione illegale delle tribune politiche (che dovrebbero proprio servire a ospitare con regole precise e in contesti appropriati il dibattito politico) e alla violazione - da noi radicali ampiamente documentata e denunciata - dell'obbligo di correttezza e completezza dell'informazione; se Napolitano si informasse meglio, scoprirebbe così che oltre a politici onnipresenti per comparsate e risse varie, ce ne sono anche altri banditi dalle televisioni, come Marco Pannella, o marginalizzati, come Emma Bonino.
2) L'invasione del Vaticano nelle televisioni, che ospitano quotidianamente attacchi alle leggi dello Stato, alle libertà individuali e alla libertà religiosa senza che mai sia ospitato un serio confronto teologico e contraddittorio politico, ad esempio coinvolgendo altre voci all'interno del Cristianesimo e di altre religioni pur socialmente significative. Senza occuparsi di questi problemi, si rischia di fornire un quadro amputato, più utile al populismo che non all'affermazione della legalità nel sistema dell'informazione. Marco Cappato, Deputato europeo radicale
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SUL V. DAY
Combattendo le mafie e le illegalità, con la cognizione acquisita e le ritorsioni subite, affermo: "Il Sistema Italia" è marcio in tutte le sue componenti sociali ed istituzionali, nessuna esclusa. Alle denunce penali presentate da giurista è conseguito ingiustamente il reato di calunnia e sempre l'insabbiamento giudiziario.
Agli articoli di denuncia redatti da pubblicista è conseguito il reato di diffamazione e di violazione della privacy dei delinquenti. Agli articoli di denuncia redatti da giornalista il reato di violazione del segreto istruttorio, quando la notizia non era passata sottobanco dall'ambiente giudiziario.
Agli studi sociologici pubblicati da ricercatore, l'illecito civile del mancato compenso a titolo di diritto d'autore degli articoli di stampa citati.
Nonostante tutti gli impedimenti citati, da mie e altre coraggiose inchieste giornalistiche e non giudiziarie, si è provato che, per la maggior parte, i nostri parlamentari sono: pregiudicati, drogati, evasori fiscali, ignoranti, falsi, insabbiatori, e puttanieri. Tenendo conto che il Parlamento è lo specchio della società civile italiana e che gli italiani hanno i rappresentanti che si meritano, a questo punto non farei una rivoluzione, che nessuno vuole, nemmeno la massa che prima ti applaude e poi ti lascia solo. A me basterebbe avere in Parlamento non solo tutori di lobby, caste e furbi, ma qualcuno che rappresentasse, veramente e non solo a parole, gli interessi e le aspettative dei disabili, dei disoccupati, dei carcerati e delle vittime del crimine. Mi basterebbe che i partiti non fossero proprietà occulta o palese di qualcuno, ma veri strumenti di emancipazione sociale ed economica con perenne ricambio generazionale di competenze. Quindi, il V. DAY, va dedicato a tutti o a nessuno.
Dr Antonio Giangrande Presidente "Associazione contro tutte le mafie" di Promozione Sociale (ONLUS) Tel.-fax 099/9708396

www.associazionecontrotuttelemafie.org  - www.malagiustizia.eu
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Cara D'Olcese, probabilmente non lo sa, noi non facciamo parte di quella "Casta" di editori che si inciulano milioni di euri all'anno sulla legge dell'editoria. Qui si lavora e si fatica per il pane! Peraltro ne' destra, ne' centro, ne' sinistra hanno MAI saputo apprezzare il nostro lavoro di freelance reporter.
Ciao Sarah
Emmegi_Press_Agency_Redazione
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Cara Sarah e cari di Emmegi_Press_Agency_Redazione,
naturale che, anche proprio a voi invii la mia nota, no? Siete in causa proprio per i motivi opposti e quindi combattete per gli stessi fini. Segue il mio articolo di oggi in cui rispondo a Napolitano, ma non solo..... Buon lavoro, gd'o
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A quando il Media Vaffanq-Day?* Big-Bang del Sistema il Virus disinformazija ha i giorni contati
Virus disinformazija "Copyright" Giuliana D'Olcese per Beppe Grillo
Mentre il Corriere della Sera titolava "il Nemico in Casa" il Popolo diessino decretava: "Sì al Vaffanculo-Day contro il finanziamento pubblico a giornali e Tv".
Appunto, contro il Nemico in Casa.
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Grandissimo titolo!!! Mitica!!!! Si'... spero proprio si possa organizzare un "Day" di questo tipo. Salutissimi!!!! A.C
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Cara Giuliana, ti propongo due note, una qui sotto a l'altra allegata. Sui politici italiani, che gli Italiani si meritano, credo...
Molti saluti da Parigi. Antonio Greco (analista del degrado italiano).
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Hemmm... speravo in un tuo approfondimento sulla Grillomania, a parte quelli cervellotici, ermetici e arruffatici, il resto è sempre stimolante! Ciao carissima.
Forse qualcosa si muove..... o no?! FRanco
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Ipse dixit Politica antipolitica
"Non è solo una reazione alla politica... il problema è più grave e più serio... Con i suoi metodi, i suoi privilegi, la sua chiusura nel Palazzo, il suo essere impermeabile a qualsiasi voce cerchi di penetrarla, la sua totale autoreferenzialità, inefficacia, incomprensibilità... la politica continuerà a barcamenarsi, cercando risposte difensive e contingenti, dimostrandosi sempre più debole, incapace di affrontare sul serio la sua crisi. A meno che non riesca miracolosamente a fare un'operazione di verità, prendendo atto di un fatto doloroso ma ormai palese: cioè di essere essa stessa l'antipolitica". - Riccardo Barenghi
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Da Grillo proposte innocue per la partitocrazia
Dopo anni di critica corrosiva e spesso anche intelligente su assurdità, sprechi e ingiustizie del sistema politico ed economico del nostro Paese, la montagna di consenso e simpatia attorno al comico genovese ha prodotto il topolino di tre proposte di legge assolutamente innocue per la partitocrazia.
La reintroduzione delle preferenze - alternativa a una riforma elettorale anglosassone che renda centrale il ruolo della persona candidata - eleggerebbe col proporzionale qualche burocrate in meno e qualche signore delle preferenze in più (nella cosiddetta "prima repubblica" si trattava spesso di signori del voto di scambio e delle tangenti). Il limite alla rielezione dopo due mandati consegnerebbe ancora più potere ai partiti, perché li renderebbe gestori degli avvicendamenti e della gestione di incarichi parastatali alternativi. Quanto all'epurazione dei condannati, la giustizia già oggi dispone degli strumenti giuridici, ma sono i tempi biblici dei tribunali a garantire l'impunità, e dunque gli impuniti di regime. L'improvvisa apertura dei media nazionali non sarebbe stata possibile se, invece di proposte innocue, Grillo ne avesse presentata qualcuna contro i profitti di regime delle corporazioni partitiche, sindacali, imprenditoriali, giudiziarie, giornalistiche, o magari del Vaticano (Otto per mille, privilegi fiscali e varie). Se volesse impegnarsi su questi fronti, Grillo troverebbe, come da qualche decennio, il Partito radicale.
Marco Cappato, Deputato europeo radicale
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Caro Giorgio, un Virus detto Miss Frenda
Sai cosa ti dico? Che sono d'accordo: Stefano.
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*Caro Giorgio, un Virus detto Missis Frenda*
Carissima D'Olcese, che piacere rileggerti, finalmente!!
Bianca Maria
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Caro Giorgio, un Virus detto Miss Frenda FS
VAFFANCULO. Università Aperta Imola
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*A quando il Media Vaffanq-Day?*
Cara D'Olcese, Speriamo che hai ragione. Stefano.
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Benvenuto nella Rubrica di Giuliana D'Olcese Commento:
Cara Giuliana, tutto giusto ciò che scrivi tranne un dettaglio mica da poco che mette in forse la tua imparzialità. Ti chiedo: il Napolitano che apprezzi e stimi con tanto vigore è lo stesso che sta in Parlamento da una vita? E' lo stesso che ha vissuto e vive dall'interno il marciume che lo pervade senza aver mai alzato un dito o per fermarlo o anche solo per denunciarlo? Perchè se è così allora viene da chiedersi da che pulpito arriva la predica. Se gli sei amica avvertilo in privato, non ti ascolterà ma tu eviterai di aprire una falla nel tuo curriculum che, per quel che ti conosco, è di tutto rispetto.
Un abbraccio con la stima di sempre Franco
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Il fatto è, caro Franco,
che purtroppo in Italia il Presidente della Repubblica sulla politica ha pochissimi poteri. Quasi esclusivamente la "moral suasion".
Napolitano quando era al Parlamento, poi all'europeo, tra i partiti italiani era circondato da una grande ostilità, lo osteggiavano senza tregua. Perchè lui era uno che rompeva gli schemi e le balle tanto che lo classificavano come la destra del pc, poi pds e infine ds, "il migliorista". Lui nel marciume che dici non ci ha mai sguazzato e proprio per quello si è fatto mille nemici. Poi, proprio per farsene un fiore all'occhiello, lo hanno voluto Presidente della Repubblica perchè è di grande dirittura morale ed insospettabile. Quindi, ai partiti dell'Unione, dopo una vita di averlo isolato, gli è venuto buono per il Quirinale.......
Grazie per la stima di sempre e alla prossima. Abbracci gd'o
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Un virus chiamato Missis Frenda
Il Virus disinformazija colpisce ancora Grillo e Grillanti, e l'ineffabile Missis Frenda, Regina dell'Asilo
Mariuccia....
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Polemica Ciampi-Grillo: Ciampi non merita il Premio Cavour
Ha avallato sia Telekom Serbia sia il decreto legge anticostituzionale con la controriforma "Fini-Giovanardi" sulle droghe e la fine dell'embargo delle armi alla Cina!
Martedì 25 settembre, l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è stato insignito a Santena (To) del Premio "Camillo Cavour". Ciampi non lo merita e non può nemmeno ergersi, come fa oggi sulla stampa, a difensore della legalità costituzionale contro le picconate di Grillo. Pesano sull'ex presidente almeno due pesanti spade di Damocle: l'aver avallato implicitamente (dieci anni fa, come ministro del Tesoro) l'affaire Telekom Serbia, 456 milioni di euro dei cittadini italiani finiti nei conti correnti di Milosevic; l'aver avallato con la sua firma presidenziale l'operazione anticostituzionale attuata dal passato governo di centrodestra, che inserì nel decreto-legge relativo al finanziamento delle Olimpiadi Invernali di Torino la controriforma sulla droga, sottraendo tale tema all'esame del Parlamento.
Dulcis in fundo, Carlo Azeglio Ciampi, nel suo viaggio in Cina nel dicembre 2004, si espresse pubblicamente per la fine dell'embargo delle armi alla Cina, varato dopo i fatti di Tienanmen; una palese invasione di campo anticostituzionale, essendo la politica estera di competenza del governo e non del Presidente della Repubblica!".
Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:Torino, 22 settembre 2007
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Cara Giuliana,
mi sono permesso di scrivere al presidente dell'ordine dei medici di Roma per dirgli della mia osservazione fatta ad un giornale "DOCTOR NEWS" che si è permesso di diffondere ai medici simili interpretazioni, circa le reali intenzioni di un uomo coraggioso e giusto, quale Beppe Grillo.
Al Dott.Mario Falconi" Da: doctor news: "Grillo venga a comprendere l'Alzheimer". Così il ministro della Salute risponde ai giornalisti che le chiedono un commento sull'ultimo attacco di Beppe Grillo: "Grillo? Venga al ministero della Salute e capirà cosa significa Alzheimer, dubito che lo sappia". Così il ministro della Salute Livia Turco, nel corso di una conferenza sul progetto 'Guadagnare Salute' a Roma, risponde ai giornalisti che le chiedono un commento sull'ultimo attacco di Beppe Grillo, il comico genovese che ha dato del 'malato di Alzheimer' al premier Romano Prodi. "Se Grillo viene qui - incalza il ministro - scoprirà che esiste anche una politica dedicata agli altri. Ieri ho trascorso la mia giornata tra i malati di sclerosi laterale amiotrofica e le persone con disagio mentale - afferma Turco - Se vuole, venga pure a rendersi conto". Davanti alle domande dei giornalisti sulle ultime provocazioni del comico genovese, Turco ironizza "a dire il vero non sono una lettrice appassionata delle sue dichiarazioni. Ho questa mancanza: mi sfuggono spesso le sue affermazioni". Ed io ho risposto: Penso che la Turco, non comprenda sino in fondo le problematiche dei disagi della sanità in Italia e non basta andare a visitare i malati di sclerosi per dimostrare della sua sensibilità in materia Sanitaria. Dopotutto non è medico e non conosce realmente il calvario prodotto dalle malattie e da una Sanità di Merda di cui ella è la direttrice responsabile. Pensasse ai mesi di attesa per risolvere i problemi dell'espletamento di visite, RMN, Tac, Ecografie etc...
E non rompesse il c prendendosela con chi la mette in evidenza, per le mancanze di una appropriata assistenza sanitaria, dovuta agli Italiani che per questa, pagano TASSE/VERGOGNA, VERGOGNA, anche per voi che date queste notizie ad una classe medica che si è ROTTA di bla..bla...bla...da anni. Vergogna.
Non sono i medici, disposti a sentire ancora cazzate di questo tipo e vorrebbero lavorare, mantenendo fede a quel giuramento che a causa della Turco e di altri in precedenza, non possono più mantenere con la gran parte dei loro pazienti ammalati. Che si sappia in giro.
Dott. Claudio Capozza. Medicina Olistica
http://www.omeonet.info/
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Spero che queste tue righe facciano il giro del mondo!
Giuliana lasciatelo dire, SEI GRANDE!!!!!!! Lo ripeto subito, comunque GRANDISSIMA!

Il "vaff-media day" è un'occasione d'oro per dire a chiare lettere che non ne possiamo più di questa informazione che ci ammannisce le più grandi bufale senza mai pagare pegno. Un po' di tempo fa (mi sembra il Corriere) distribuiva i mitici film di Totò e quindi si poteva vedere stacchetti pubblicitari dove di volta in volta Totò era intento a qualche malaffarata, la stampa dei biglietti da 15.000 lire, la vendita di questo o quel monumento, insomma una delle tante scenette che Totò aveva tratto dalla vita reale, da personaggi reali, dalle malefatte italiche "reali" e mi veniva da ridere (ma anche da piangere) al pensiero che questo tipo di film venisse proprio commercializzato da un giornale (uno dei tanti, spesso tutti uguali) che avrebbe per lo meno dovuto pensare che probabilmente molte volte Totò, descrivendoci questo o quel malaffare cinematografico, parlava e scornacchiava in realtà anche gli stessi media autori di bufale non certo meno pesanti di quelle dei personaggi immaginari che ci ha così ben descritto. Il destino è spesso perverso ma le persone lo sono spesso molto di più.
Ora su Beppe Grillo si può aprire anche un bel dibattito, e magari a lungo andare una seria analisi potrebbe anche ridimensionarne relativamente la valenza, però una cosa è certa. Negli States abbiamo visto attori fare i presidenti degli Stati Uniti, diventare governatori, per carità, "magari hanno fatto anche qualcosa di buono" (dirà qualcuno...) qualcun altro dirà che "hanno fatto solo cavolate, mediocri attori erano, mediocri politici sono stati" ma in ogni caso nella cosìdetta "civilissima America", nessuno batte ciglio se un venditore di noccioline, lustrascarpe, attore, petroliere, cowboy eccetera diventa presidente degli Stati Uniti o politico di spicco.
Qui da noi fanno politica gli inquisiti (e si fanno pure le leggi ad personam) ma un comico non può "fare sul serio" e darsi anche solo minimamente alla politica soprattutto se dice cose per lo più intelligenti, sensate, e a maggior ragione se raccoglie consensi per le sue propensioni alle analisi spassionate (e anche sottilmente canzonatorie) dei vari e allucinanti aspetti della realtà politica ed economica italiana. Ricordare che Grillo è stato interrogato come testimone (anzi, come "preveggente") dell'affaire
Parmalat, è estremamente utile e dovrebbe ricordare che determinati limiti nel malaffare non dovrebbero essere superati da determinati "signori", in una società in cui si pretende, spesso a vanvera, di parlare di diritto, di giustizia, di polizia internazionale.
Certo, che in un'Italia come questa siano i comici a fare (seppur solo idealmente) "giustizia" è una cosa sicuramente gravissima e del resto il mercato dei "comici-politici" è nato proprio grazie ad un certo tipo di uomo-politico che è per primo l'icona della comicità (tragica, peraltro).
Da questo punto di vista, il grillismo è esattamente l'alter ego di questo modo inverecondo di fare politica, di fare (mal)affari, di esercitare un potere personale in nome del popolo e non un potere del popolo come democrazia prescriverebbe. Per cui, ai politici che si incavolano della scomoda presenza di Grillo, vorrei ricordare che quando di te si occupa seriamente un comico, allora c'è seriamente da preoccuparsi, e ben poco da ridere... Sarei ben contento di avere intorno una classe politica che potesse avere dei critici molto più seri di un comico ma purtroppo non è così. E allora, piuttosto di avere il tempo di piangere, meglio riderci su amaramente magari, ma almeno ci si mantiene di buon umore. Nel frattempo mandateci i vari "potenti" a fare la pubblicità allo yogurth!!!! Buon lavoro a te Casartor
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Che tristezza, la politica vuota ed impaurita di questi tempi
Non è tanto la sostanza delle questioni, ad indispettire, ma la saccente strafottenza, l'incurante boria, l'arrogante supponenza di gente che ha perso il senso della realtà e del ridicolo. Fassino è fuori dal mondo: chiede che cessino gli automatismi nell'aumento degli emolumenti parlamentari ed il presidente della Camera gli risponde: già fatto. Lui non se n'è accorto perché di un paio di centinaia di euro in più od in meno non riesce neanche a tenere la contabilità.
Come dicono i ricchi con qualcosa da nascondere: di certe cose si occupa mia moglie. Con quella proposta strampalata e mal concepita sperava di rincorrere la protesta di piazza, ha, invece, finito con il dargli un ulteriore pretesto. I nostri parlamentari sono i più pagati d'Europa. Il punto non è come aumentano i soldi che prendono, ma quanto è produttiva la loro esistenza. Siccome non mi piego al qualunquismo, anche se di moda, specifico subito che non mi riferisco, in maniera generica, alla funzione politica, ma allo specifico dei compiti parlamentari. Nelle Aule si discutono quasi solamente proposte del governo, mentre le iniziative dei singoli parlamentari restano, nella grandissima maggioranza dei casi, lettera morta. I tempi per la discussione ed il varo di nuove leggi è spropositatamente lungo.
La gran parte del lavoro parlamentare resta del tutto sconosciuto al pubblico, talché i parlamentari più famosi non sono quelli che lavorano di più, ma quelli che passano strategicamente nel piazzale antistante per farsi intercettare, del tutto casualmente, dalle televisioni. E' vero, infine, che la rappresentanza parlamentare non è un concorso a premi, ma è anche vero che certi livelli d'ignoranza si supponeva fossero stati superati con l'alfabetizzazione di massa.
Gli automatismi che infastidiscono Fassino (dopo essersene giovato per lustri) permangono al Senato. Dice Marini, che fu sindacalista ed ora siede sulla sedia più alta di quel ramo: per fermarli occorrerebbe cambiare la legge. E chi crede che debba cambiarla? Non è lui il presidente del Senato? Non è tanto la sostanza delle questioni, ad indispettire, ma la saccente strafottenza, l'incurante boria, l'arrogante supponenza di gente che ha perso il senso della realtà e del ridicolo. Il problema non è quello di ridurre i loro privilegi, ma di rimediare ai guasti mentali prodotti dall'averne usufruito per una vita. Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
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Su il Riformista Il 20 ottobre c'è posto per Beppe
 di Alessandro De Angelis
"Caro Beppe, vieni con noi in piazza il 20 ottobre". Firmato: Leoncavallo. Certo, nel testo dell'invito pubblicato sabato su Liberazione ci sono una serie di critiche a Grillo sul tema della giustizia: la condanna, di per sé, non può essere un discrimine, visto che non si può mettere sullo stesso piano, ad esempio, il "condannato" Mandela con un 'condannato' per mafia. Ciò premesso, l'idea di far incontrare la piazza rossa con quella del V day rimane. Infatti uno dei promotori della manifestazione del 20 ottobre,
il direttore di Liberazione Piero Sansonetti, spiega: "Sono contento che il Leoncavallo abbia invitato Grillo. Il 20 ottobre può venire chi vuole.
È una manifestazione di popolo". E, anche in questo caso, vale la formula dell'invito con critica annessa: "Non condivido che per iscriversi a un partito si debba vedere la fedina penale". Ci saranno pure delle divisioni. Ma, forse, potrebbe scattare qualcosa tra il popolo rosso del 20 ottobre e quello del V day.
Ciò che li unisce, e non è poco, è il tema della precarietà. Nel suo libro Schiavi moderni Grillo ha scritto: "La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato.
Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli". Almeno per una parte del popolo rosso si tratta di giudizi condivisibili. Il capogruppo di Rifondazione al Senato, ad esempio, racconta: "In molte nostre assemblee ho incontrato molti simpatizzanti di Rifondazione che dicevano di essere d'accordo con Grillo". Ma ci sono anche elementi che dividono. Prosegue Russo Spena: "In Grillo c'è una ambivalenza molto forte. Sui contenuti (legge 30, no Tav) non si può essere in disaccordo. Ma sul giustizialismo è distante da noi. Quando poi vuole mettere i bollini alle liste si arriva al cesarismo".
E il 20 ottobre? "La manifestazione sarà per una Finanziaria ambientale e sociale. Se si riconosce nella piattaforma ben venga".
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Ai giovani conviene protestare
Il raduno bolognese, consacrato alla protesta generalizzata, è stato annunciato e sostenuto da stampa e televisione. Poi il labbruzzo della politica è divenuto tremulo quando ci si è accorti che le parole forti erano niente rispetto alla forza del rifiuto e della piazza. Della manifestazione convocata, da un meritevole Capezzone, per sabato prossimo, invece, non parla nessuno. Lì si protesta contro un fatto specifico: si prendono soldi ai più giovani ed ai meno garantiti, per darli a chi già ha altri privilegi.
Si prende ai figli per dare ai padri. Quando se ne accorgeranno, le proteste che oggi definiamo "antipolitica" saranno ricordate come garbata critica.
In tutta Europa l'età pensionabile sale, da noi la si è fatta scendere. O gli altri sono scemi o qui qualcuno ci rimette: i giovani. Li si prende in giro dicendo che si deve combattere il precariato, in realtà si toglie al loro salario per trasferire ricchezza a chi va in pensione avendo lavorato troppo poche ore per troppo pochi anni.
Si fa credere che il lavoro dipenda dalle leggi che vincolano l'impresa, mentre quelle servono solo a finanziare la baracca corporativa che consegna potere ai sindacati e clientele alla politica. Il lavoro, per esserci, ha bisogno dell'esatto contrario. In Francia Sarkozy dice che si deve lavorare di più per reggere lo Stato sociale, che si devono cambiare criteri di rappresentanza e finanziamento dei sindacati, che si deve incrementare l'assicurazione sanitaria integrativa. Per questo avvia incontri con le parti sociali, che devono durare due settimane. Da noi si parla per decenni, ed alla fine una politica sempre più esangue cede ai sindacati facendo finta che siano rappresentanti dei lavoratori. Il moralismo senza etica e la condanna in piazza quel che fa in privato può creare imbarazzo, specie ad una politica senza forza morale e ideale. Ma la rabbia generata dall'impoverimento sarà devastante. Il prossimo 22 non so quanti saremo a manifestare, ma se la gara fosse fra idee e non fra masse, fra proposte e non fra proteste, allora quel giorno sarebbe l'occasione per acchiappare la politica per i capelli ed evitarle d'affogare nella costosa inutilità.
Si dica, ai tanti giovani che non ci saranno, che rimettere le mani nella politica, non rassegnarsi, è un loro interesse.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
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RAI 1 stravolge il palinsesto per censurare lo spazio
dedicato ad una associazione riconosciuta dal Ministero dell'Interno e che combatte in prima linea tutte le mafie. 10 minuti, il programma dell'accesso, previsto il 23 novembre alle 10.40, non è andato in onda. Inoltre, dal sito www.RaiParlamento.Rai.it risulta che il servizio non è stato programmato in altra data per la messa in onda. Nessun avviso, o comunicato, o motivazione è pervenuto all'associazione, ne' dalla RAI ne' dalla Commissione di Vigilanza.
Questo fatto fa il paio con la presa di posizione della Procura di Brindisi, che, con violazione del diritto di difesa, ha oscurato il sito dell'Associazione Contro Tutte le Mafie, con un decreto di sequestro mai convalidato dal GIP, oltretutto pretestuoso e infondato in fatto e in diritto.
Che questa censura sia da collegare alla presa di posizione a favore del giudice Clementina Forleo, o alle tante collaborazioni con testate giornalistiche, o alle innumerevoli inchieste sui poteri forti? Questo trattamento stride con la reputazione che l'associazione vanta. Se la RAI e la Procura di Brindisi impediscono artatamente la conoscenza dell'attività dell'associazione, dall'altra parte la Commissione Parlamentare di Vigilanza dei servizi radiotelevisivi ne autorizza la divulgazione. Non Basta.
Il presidente dell'Associazione è stato invitato a Napoli, il 19 novembre 2007 a partecipare alla conferenza interregionale dei Prefetti del Sud Italia, con la presenza del Sottosegretario alla Giustizia e con il Commissario Straordinario del Governo per la lotta alla Mafia. Incontro che verteva sulle iniziative adottate per la sicurezza e la lotta alla mafia. Logica deduzione: l'associazione è da censurare o da appoggiare?
Basta visionare le inchieste catalogate in 50 "opoli" sul sito per dare degna risposta. Poi si meravigliano che la gente scenda in piazza per il Vaffanculo Day.
Grazie dell'attenzione. Presidente Dr Antonio Giangrande
www.malagiustizia.eu  -  www.illegalita.altervista.org
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<<Rassegna stampa articoli correlati>>
La Rete del Grillo: Stop ai fondi europei all'Italia - 13 Novembre 2007 Clicca il video
Questo pomeriggio ho partecipato a un incontro presso l'Unione Europea a Strasburgo, su invito di Giulietto Chiesa, insieme a Marco Travaglio e Luigi De Magistris. In questo incontro si è discusso di fondi europei. Di seguito ne riporto un riassunto. Nei prossimi giorni pubblicherò il mio video e quello di De Magistris e Travaglio. "Sono venuto qui, fino a Strasburgo, per chiedervi aiuto. Per supplicare la Comunità Europea di non erogare più finanziamenti all'Italia. I soldi che arrivano dall'Europa aumentano la metastasi che sta divorando il mio Paese.
Nel 2006 l'Italia ha ottenuto fondi illeciti dall'Unione europea, l'ha quindi truffata, per 318 milioni e 104 mila euro con 1.221 casi denunciati. Ha migliorato in un solo anno la sua performance di 90 milioni di euro. Siamo primi in Europa. Primi nel calcio. Primi nelle frodi. L'Italia froda nei fondi agricoli. Froda nei fondi strutturali per lo sviluppo delle aree più arretrate. E mi sto riferendo unicamente alle frodi accertate.
Dalla Comunità Europea arrivano ogni anno in Italia miliardi di euro. Che fine fanno? I cittadini italiani non lo sanno. Per avere informazioni possono solo rivolgersi ai giudici. Ma i giudici, quando intervengono, vengono sempre bloccati dal Governo, dai partiti. E allora rimaniamo sempre all'oscuro di tutto.
I finanziamenti della Comunità Europea sono in fin dei conti soldi nostri. L'Italia partecipa con gli altri Paesi a un fondo comune che viene ridistribuito. Soldi che vanno e che tornano indietro. Un po' come il riciclaggio senza controllo del denaro sporco. Le nostre tasse finanziano i finanziamenti europei del cui utilizzo i cittadini italiani non sanno mai nulla. Se servono, se non servono, che benefici portano, quando si concludono. Il vice presidente della Comunità Frattini e il ministro alle Politiche Comunitarie Bonino sono persone molto riservate. A Prodi non hanno detto che Barroso aveva stanziato 275 milioni di euro per l'integrazione della comunità Rom.
L'Italia non ha chiesto nulla, la Spagna ha avuto 52 milioni e la Polonia 8,5 milioni. La Polonia? I rom sono andati anche in Polonia? Pensavo che fossero tutti in Italia. Per una volta che potevamo usare i fondi per una buona ragione non li abbiamo chiesti. Ed è strano. Perchè a Bruxelles perfino le nostre Regioni hanno aperto uffici comunitari faraonici, pagati da noi, per accedere ai fondi. Hanno più impiegati di tutti gli altri Stati.
I miliardi di euro che entrano in Italia hanno portato a opere inutili, viadotti, rotonde supermercati a tema come il tunnel della Tav in Val di Susa e Mediapolis in Piemonte. Hanno finanziato progetti mai portati a termine, depuratori, energia alternativa. Sono finiti in tasca a quella zona grigia che collega i partiti alle imprese, ai gruppi criminali. E' meglio che l'Italia non dia più contributi al fondo comune europeo e, in cambio, non abbia nessun finanziamento. Questi soldi possono essere usati dal nostro Governo in altri modi. Per ridurre il nostro debito pubblico, il più grande di Europa, uno dei più imponenti del mondo. Un debito che rischia di travolgerci. Possono essere usati per ridurre le tasse. Per incentivare le imprese a investire in Italia invece di incoraggiare le imprese italiane a trasferirsi all'estero. O anche per ridurre la povertà che in Italia esiste o aumentare le pensioni da fame dei nostri anziani. Il riciclaggio sporco dei nostri soldi attraverso Bruxelles non ci sta più bene. Serve solo a ingrassare le mafie, a far crescere la criminalità nel nostro Paese.
Qui con me è presente il giudice Luigi De Magistris. A De Magistris è stata tolta senza alcuna ragione un'inchiesta che toccava i vertici della Regione Calabria e del Governo italiano: Mastella, ministro della Giustizia, e Prodi, presidente del Consiglio. L'inchiesta gli è stata avocata senza motivo. I documenti dell'inchiesta sono stati prelevati dalla cassaforte della Procura di Catanzaro senza avvertirlo e inviati a Roma. L'inchiesta si chiama Why Not e riguarda anche l'utilizzo di fondi comunitari. In Calabria sono attesi cinque miliardi di euro di finanziamenti europei, che fine faranno?
La magistratura è stata fermata dalla politica. Una volta, nel 1992, con Falcone e Borsellino si usava il tritolo. Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia.
I fondi europei non servono all'Italia. Servono ai partiti e alla criminalità organizzata. Non li vogliamo. Teneteveli, per favore. Fatelo per un'Italia migliore".
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((Blog di Bepe Grillo Noam Chomsky al World Social Forum di Porto Alegre (Brasile))
           Avram Noam Chomsky (Philadelphia7 dicembre 1928) è uno scienziato e teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito di statunitense al Massachusetts Institute of Technology è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo. La teoria della grammatica generativa, alcuni dei cui elementi essenziali sono già presenti nell'opera Syntactic Structures del 1957, si caratterizza per la ricerca delle strutture innate del linguaggio naturale, elemento distintivo dell'uomo come specie animale, superando la concezione della linguistica tradizionale incentrata sullo studio delle peculiarità dei linguaggi parlati. L'influenza del pensiero di Chomsky va ben al di là della stessa linguistica, fornendo interessanti e fecondi spunti di riflessione anche nell'ambito della filosofia, della psicologia, delle teorie evoluzionistiche, della neurologia e della scienza dell'informazione.
A partire da una forte presa di posizione contro la guerra del Vietnam a metà degli anni sessanta, all'attività accademica Chomsky affianca un notevole impegno politico e sociale. La costante e acuta critica nei confronti della politica estera di diversi paesi e, in particolar modo, degli Stati Uniti, così come l'analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali, lo hanno reso uno degli intellettuali più celebri e seguiti della sinistra radicale americana e mondiale.
15 Ottobre 2007 Chomsky e le macchine di produzione di candidati

Noam Chomsky mi ha rilasciato un'intervista sul V-day e sulle reazioni dei partiti e dei media.
Chomsky dice: "L'attività politica dei partiti ora consiste nel produrre candidati attraverso meccanismi che sono controllati da concentrazioni di potere economico che emarginano la popolazione". Sei solo un elettore "che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà" come cantava Giorgio Gaber. Chomsky esprime una forte preoccupazione per la libertà di informazione e per il futuro di Internet.
Il prossimo V-day sarà sull'informazione. Nelle prossime settimane la data. Stay tuned!
"V-Day. Parlamento Pulito. Nulla è stato detto [prima] dalla stampa. E' davvero incredibile che sia stato possibile e ciò riflette la chiara, se non travolgente, necessità della popolazione che chiede sia fatto qualcosa di concreto per risolvere il persistente problema della politica italiana.
Dimostra che [Grillo] ha toccato un nervo scoperto; la reazione riflette, io penso, un senso di colpevolezza e paura. Quello che stanno facendo è molto importante e, per il potere, preoccupante. Tralasciamo l'accusa di terrorismo, che non ha senso. Ma l'accusa di populismo è interessante.
Cos'è il populismo? Populismo significa appellarsi alla popolazione; è un'accusa grave se viene da chi guida l'opinione pubblica. Pensano che la popolazione debba essere tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici. Pensano che la popolazione dovrebbe essere spettatrice e non partecipe.
Secondo questo punto di vista è sbagliato provare a coinvolgere la gente nella gestione della cosa pubblica. Forse il più grande intellettuale USA del XX secolo, Walter Lippman, pensava che la maggioranza della popolazione fosse ignorante e inaffidabile; le persone responsabili che dovrebbero guidare il Paese devono essere tenute al riparo dalle sue iniziative, dalla sua rabbia. Non è una posizione inusuale; è comune tra i liberal, gli intellettuali democratici e, da loro, si trasferisce alle classi dirigenti... E' chiaro, quindi, perché le persone al potere non agiscono secondo i desideri della popolazione; questo è l'opposto di una democrazia funzionante. Penso che la vera democrazia sarebbe molto più efficace senza quelli che chiamiamo partiti politici, che funzionano solo come macchine per la produzione di candidati.
L'unica forma di partecipazione è radunarsi ogni tanto e scegliere tra candidati e programmi che vengono presentati loro. Le persone sono escluse dalla formazione delle posizioni politiche dei candidati.
Alcune figure che sono in grado di raccogliere finanziamenti, il che vuol dire che sono "create" dal mondo economico, arrivano nelle città e dicono "Vota per me perché so io cosa fare" e la gente decide se votarli o meno. Una società democratica dovrebbe funzionare diversamente. Cosa dovrebbe accadere in una democrazia vera?
La gente si radunerebbe pubblicamente e deciderebbe quale politica preferisce e direbbe ai candidati: "Questa è la politica che desideriamo; se sei in grado di portarla avanti bene, altrimenti vai a casa". Questa sarebbe una democrazia effettiva, il che è molto lontano dalla situazione attuale. L'attività politica dei partiti ora consiste nel produrre candidati attraverso meccanismi che sono controllati da concentrazioni di potere economico che emarginano la popolazione.
Un grande commentatore americano del XX secolo, John Dewey, evidenziò correttamente come "la politica è l'ombra che il potere economico ha posto sulla società". Sembra proprio così, e non è democrazia.
C'è una nuova battaglia da combattere: se Internet debba rimanere libera e gratuita, come lo è se rimane in mani pubbliche, o se debba essere controllata. Controllare Internet non è facile ma ci sono i modi per farlo. Ci sono pochi sistemi per accedere alla Rete: se venissero privatizzati li vorrebbero controllare. Questa è una delle più grandi battaglie negli Stati Uniti, ora". Noam Chomsky.
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Così la Casta spese i soldi del terremoto
di Marco Castelnuovo - La Stampa 15 ottobre 2007
Che cosa c'entrano i 27 scolari di San Giuliano di Puglia morti il giorno del terremoto, con le api di Trivento? E che relazione c'è fra gli edifici rasi al suolo dalla scossa sismica di cinque anni fa, e la patata turchesca di Pesche? Che cosa unisce il pianto di chi il 31 ottobre 2002 ha perso un figlio o una casa, con lo svago che gli impianti di risalita di Capracotta offrono agli sciatori?" Queste domande si trovano sul sito Primonumero.it. Le risposte anche e sono molto inquietanti.
Ma partiamo dall'inizio, cioè da una triste mattina di cinque anni fa. Terremoto a San Giuliano di Puglia, 31 ottobre 2002: trenta morti di cui ventisette bambini sotto le macerie, circa 100 feriti e 2.925 sfollati nella sola provincia di Campobasso. L'Italia sconvolta si mise in moto. Fiumi di denaro vennero raccolti per aiutare "le popolazioni colpite". Nel giro di una settimana la Soprintendenza dei beni culturali stilò una lista dei Comuni che avevano riportato danni a abitazioni ed edifici storici: 32 nella sola provincia di Campobasso, 9 in quella di Foggia e uno in quella di Isernia. A febbraio un'alluvione colpì, di nuovo, i territori già devastati. A marzo 2003 l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con l'ordinanza n. 3268 conferì al Governatore molisano Michele Iorio (Forza Italia) pieni poteri per gestire la ricostruzione.
È passato un lustro e cosa si scopre? Che alcuni dei fondi (per un totale di 123 milioni di euro) che servivano per ricostruire i centri colpiti sono andati a tutt'altro.
O meglio: negli oltre 500 decreti di finanziamento firmati dal Commissario-Governatore ci sono denari per 136 Comuni del Molise. E quanti sono i Comuni della regione? 136, ovviamente.
Una serie di contributi a pioggia, anche ai Comuni che non hanno subito un solo graffio o una sola crepa dal terremoto. Un esempio? Il Comune di Campochiaro, 80 chilometri da San Giuliano, che i periti avevano dichiarato indenne subito dopo il sisma. Tanto che anche Iorio, quando nella primavera del 2003 stilò l'elenco delle zone terremotate non lo inserì. Ma visto che numerosi centri anche più lontani dall'epicentro avevano fatto richiesta di finanziamenti, ecco il dietrofront. Da alcune perizie successive risultò che il campanile era leggermente lesionato per cui venne aggiunto alla lista per una richiesta di 11.115.030,03 euro. in lettere, undici milioni di euro per un campanile leggermente lesionato.
Il commissario ha potuto concedere questi finanziamenti in base all'articolo 15 dell'ordinanza del 2003: "La regione (...) predispone un programma pluriennale di interventi diretti a favorire la ripresa produttiva nel territorio della regione Molise colpito dagli eccezionali eventi sismici del 31 ottobre 2002 (...) anche con il concorso delle risorse nazionali e comunitarie destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate". Ecco qua. Un fondo unico per ricostruzione post-terremoto e programma pluriennale per la ripresa produttiva che riguarda l'intera regione e non solo le zone terremotate, nella quale confluiscono anche i fondi stanziati dal Governo e dall'Europa per le cosiddette aree sottoutilizzate, e soprattutto gestito da un unica persona. Iorio, in qualità di "Commissario Delegato emergenza sisma e alluvione" è l'intestatario del conto numero 3098 della contabilità speciale presso la Tesoreria provinciale di Campobasso della Banca d'Italia a cui solo lui ha accesso.
Dall'inizio del 2006 al settembre del 2007 per più di 200 volte ha attinto a quel fondo prima di firmare altrettanti decreti a favore dei Comuni molisani distribuendo oltre 123 milioni e 200 mila euro. Per finanziare cosa? Basta spulciare i decreti che si trovano sul sito della Regione. Per esempio il museo del profumo di Sant'Elena Sannita (200 mila euro, decreto n. 203 del 16 ottobre 2006), o per valorizzare la rete sentieristica del bosco Cerreto di Monacilioni (250 mila euro, decreto n. 52 del 23 febbraio 2007), o per ripristinare il sito archeologico "de jumento albo" di Civitanova del Sannio (275 mila euro, decreto n. 60 del 2 marzo 2007), o per sperimentare il ripopolamento della seppia nelle acque del mare molisano (250 mila euro, decreto n. 169 del 24 agosto 2006), o per incentivare la "vocazione produttiva della patata turchesca di Pesche" (100 mila euro, decreto n. 171 del 24 agosto 2006), o il "piano di monitoraggio dell'apis mellifera ligustica", cioè lo spostamento delle api della zona di Trivento (90 mila euro, decreto del 27 aprile 2007), o per finanziare uno studio (765 mila euro, decreto n. 55 del 31 marzo 2006) per la progettazione della metropolitana leggera che dovrebbe unire Matrice, Campobasso e Bojano.
San Giuliano è ben lungi dall'essere completamente ricostruita, eppure il Commissario ha stanziato fondi per il museo della Zampogna di Scapoli (300 mila euro), o per la riqualificazione del canneto di Roccavivara (300 mila euro), o per l'officina del gusto di Pizzone (330 mila euro), o per "l'itinerario sentimentale Morunni" di Ururi (750 mila euro). Rispondendo ad una interrogazione regionale dello scorso aprile, Il presidente Iorio disse che i soldi per la ricostruzione ammontavano a 551 milioni e 72 mila euro, compresi gli 86 milioni di euro stanziati dal governo per il 2007. Di questi 551 milioni ne sono stati spesi 380 milioni 531 mila, mentre gli altri 170 milioni e 547 mila restano in attesa di essere investiti.
Se si sommano tutti i finanziamenti reperiti nei 508 decreti a firma del Commissario, destinati esclusivamente alla ricostruzione dei Comuni terremotati, la cifra ammonta a 176 milioni 143 mila 677 euro, compresi i due milioni per i tecnici che hanno eseguito le perizie, i 320 mila euro andati a una ditta di Campobasso per la cartografia dell'area sismica, e i 14 milioni e 579 mila euro devoluti a chiese e istituti di culto o religiosi. Una cinquantina di milioni in più quindi rispetto a quanti il Commissario ne ha spesi per il "programma di ripresa produttiva" destinata a tutti i Comuni molisani. Soprattutto quelli della provincia di Isernia. Nonostante per la Soprintendenza solo un Comune della provincia di Isernia fosse da considerare "colpito" infatti,i residenti della stessa hanno ricevuto, pro capite, 445 euro, più dei residenti della provincia di Campobasso - San Giuliano compresa - considerata, in toto, "territorio danneggiato" (330 euro). Sarà un caso, ma va ricordato che Iorio è stato Assessore ai lavori pubblici della provincia, nonché sindaco del capoluogo.
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Grillo stabilisce le regole. Quel che manca è la politica
Il Riformista 11 ottobre 2007
È soltanto un inizio, presto arriveranno altre informazioni. Però come inizio è curioso. Parliamo della iniziativa di Beppe Grillo di favorire la nascita di liste civiche da presentare alle elezioni amministrative dopo che una apposita certificazione ne attesti la corrispondenza a una serie di requisiti. Il punto è proprio questo: i requisiti.
Il comico genovese ha pubblicato ieri l'elenco di quelli necessari per ottenere la certificazione oltre alla lista degli impegni che i candidati dovranno assumere.
Senza entrare nel merito di ciascuno dei punti, ciò che colpisce è la mancanza di indicazioni sul programma che tali liste civiche dovranno proporre. Grillo, insomma, definisce una cornice, mette paletti, fa l'elenco delle caratteristiche che liste e candidati dovranno avere per potersi schierare ai nastri di partenza. Però ancora non si capisce di quale gara si tratti.
La politica non è fatta soltanto di regole ma anche di contenuti. E, come c'è assoluto bisogno delle prime, c'è altrettanto bisogno di contenuti. Anzi, la crisi di credibilità della politica nasce anche dalla mancanza di nuove idee dopo che, a cavallo degli anni '80 e '90, quelle "vecchie" sono state spazzate via. Per questa prima puntata, però, Grillo parla d'altro, parla soltanto delle regole e degli impegni. Ad esempio, "all'atto della propria candidatura, la lista provvederà a pubblicare in Rete, in un apposito e adeguato spazio web, l'elenco dei componenti e il loro curriculum vitae secondo uno standard che andremo a definire, con il proprio programma di governo e istituirà contemporaneamente un blog aperto a tutti i cittadini che consenta il libero scambio di opinioni e critiche con i componenti della lista civica".
Ora, di certo quella resa nota ieri è semplicemente una prima puntata alla quale seguirà il resto. Eppure, appare significativo che all'esordio si punti tutto su un solo aspetto, quello delle regole, senza dare anche qualche idea anche di ciò che si intende fare nel caso si ottenesse qualche seggio nei comuni, nelle regioni o, in futuro, chissà, anche in Parlamento. Insomma: ottenuta la certificazione "morale", e una volta eletto, come si comporterà il candidato vidimato da Grillo?
Si batterà in nome di Beppe per cacciare i rom dall'Italia? O per la pena di morte agli ubriachi al volante? Ecco, ci saremmo aspettati indicazioni simili, piuttosto che informazioni del tipo: "ogni candidato dovrà risiedere nella circoscrizione del Comune o della Regione (a seconda che si tratti di elezioni comunali o regionali) per il quale intende avanzare la propria candidatura".
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La terra trema sotto la casta
di Giovanni Sartori - Corriere della Sera 19 settembre 2007
La terra trema ormai sotto i piedi della Casta. Per la prima volta il popolo bue la minaccia davvero. Finora i signori del potere se ne sono infischiati della rabbia crescente di un elettorato che si sente irretito nell'impotenza (a dispetto dei rombanti discorsi che lo proclamano, poverello, sempre più sovrano). Ma ecco che, inaspettatamente, Beppe Grillo entra nella tana del nemico e, alla festa dell'Unità di Milano, spara a mitraglia contro gli ottimati Ds. Fino a meno di un anno fa Grillo sarebbe stato subissato dai fischi; invece, è stato subissato da applausi. Un episodio che richiama alla mente la caduta della Bastiglia. Di per sé quell'evento della rivoluzione francese fu un nonnulla; ma ne divenne il simbolo. Forse sto forzando troppo i fatti. Forse. Vediamo perché. Intanto, e in premessa, cosa si deve intendere per "antipolitica"?
La dizione è ambigua: sta per "uscire" dalla politica, estraniarsi; oppure per "entrare" a tutta forza nella politica per azzerarla (il caso di Grillo). Ciò premesso, le novità sono due. Primo, Grillo entra in politica avendo prima creato una infrastruttura tecnologica di supporto e di rilancio: Internet, blog, e un radicamento territoriale assicurato, ad oggi, dai 224 meet up (gruppi di incontro) che in un giorno raccolsero 300 mila sottoscrittori per una legge di iniziativa popolare. Ora, né la satira politica di altri bravissimi comici (Luttazzi, per esempio), né i girotondini hanno mai dispiegato un armamentario del genere.
Dal che ricavo che misurare la forza di Grillo con riferimento ai suoi predecessori sarebbe una grave sottovalutazione. Secondo. Grillo ci sa fare. Non propone un nuovo partito (il 32°, come ironizzano a torto gli altri 31), ma un movimento spontaneo che li spazzi tutti via. Inoltre ha messo subito il dito sul ventre sensibile della Casta: il controllo dei voti. Se vogliamo davvero sapere quale sia lo stato di putrefazione del Paese, la fonte non è Grillo ma il libro La Casta di Stella e Rizzo.
Quel libro ha venduto un milione di copie-un record di successo mai visto - eppure non ha smosso nulla. Gli italiani dovrebbero esprimere la loro protesta "razionale" continuando a comprarlo. Ma anche così dubito che la Casta ascolterebbe. Perché Stella e Rizzo non controllano voti. Invece Grillo sì. Lo ha già dimostrato e si propone di rincarare la dose al più presto. Per le prossime elezioni amministrative Grillo sosterrà liste civiche spontanee "certificate " (da lui) che escludano iscritti ai partiti e personaggi penalmente sporchi. Ne potrebbe risultare uno tsunami. Anche perché il grillismo capitalizza, oggi, sulla retorica (ipocrita) di esaltazione dello "spontaneismo" dispensata da anni sia da Prodi come da Berlusconi. Hegel elogiava la guerra come un colpo di vento che spazza via i miasmi dalle paludi. Io non elogio la guerra, e nemmeno approvo le ricette politiche "al positivo" del grillismo (a cominciare dalla stupidata della ineleggibilità di tutti dopo due legislature; stupidata che l'oramai infallibile incompetenza del nostro presidente del Consiglio ha già approvato). Ciò fermamente fermato, confesso che una ventata - solo una ventata - che spazzi via i miasmi di questa imputridita palude che è ormai la Seconda Repubblica, darebbe sollievo anche a me. E certo questa ventata non verrà fermata dalla ormai logora retorica del gridare al qualunquismo, al fascismo, e simili.
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L'Italia dei trasformisti.
In anteprima il film di Roberto Faenza tratto dal romanzo di Federico De Roberto: un affresco storico su potere, Stato e Chiesa. Sembra di oggi l'atto d'accusa ai politici: "I Viceré" divide ancora prima del debutto
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di Gian Antonio Stella - Corriere della Sera 10 ottobre, 2007
"Io auguro la formazione di un partito capace di darci l'ordine all'interno e la pace con l'estero. Che protegga i laici ma anche la Chiesa. Che realizzi riforme ma conservi anche le tradizioni. Il passato e l'avvenire. Machiavelli ma anche Bacone. E dopo aver studiato Proudhon sono convinto che la proprietà è un furto.
Ci sono tuttavia delle proprietà che dobbiamo riconoscere legittime. Viva il Re! Viva la Rivoluzione! Viva Sua Santità!". Vaglielo a spiegare, a certi permalosi professionisti della politica di oggi, che lo strepitoso comizio elettorale di Consalvo Uzeda di Francalanza, l'ultimo discendente degli antichi viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V, comizio che tiene insieme tutto e il contrario di tutto e chiude il nuovo film di Roberto Faenza, non è un attacco alla democrazia, nella quale presuntuosamente si identificano.
Vaglielo a spiegare che non è una puntata dell'immaginario "complotto" ordito da misteriose forze contro la casta cui appartengono. Vaglielo a spiegare che Federico De Roberto scrisse "I Viceré", dal quale è tratta la pellicola proiettata nelle sale italiane dal 9 novembre, un secolo abbondante prima che Beppe Grillo lanciasse il "Vaffa-day". Macché. Come minimo, inarcando sospettosi il sopracciglio, sibileranno: e proprio adesso doveva uscire?
Difficile negarlo: il Fato ci ha messo lo zampino. L'idea di portare sugli schermi il capolavoro dello scrittore catanese che come forse nessun altro disegna con ironia laica e feroce la storia di una grande famiglia di potere, era già stata accarezzata infatti da molti registi. Prima Luchino Visconti, che si sarebbe in seguito dedicato al meno ustionante "Gattopardo" di Giuseppe Tomasi de Lampedusa. Poi Roberto Rossellini, che stese anche un abbozzo di sceneggiatura. Poi Sandro Bolchi, che si fece aiutare da Gesualdo Bufalino per tessere la trama d'uno sceneggiato ("racconterò questa Dynasty di nobili come mi consigliarono Sciascia e Visconti") per il quale aveva già scelto ogni dettaglio.
Tutti progetti evaporati nel nulla. E sul più bello, nel divampare delle polemiche sull'uso cinico della politica, il film di Faenza arriva come fosse stato fatto apposta: eccoli qua, per dirla con una definizione cara a Luigi Einaudi, gli antenati dei "padreterni" di oggi. Va da sé che, nella scia della tradizione secolare, l'opera è stata accolta da un impasto di diffidenza e ostilità. Prima ancora di vederlo. Prima di scoprire quanto sia stata sobria, felice e rispettosa la mano del regista torinese.
Quanto Lando Buzzanca sia mostruosamente bravo nella parte del principe Giacomo. Quanto sia straordinaria Lucia Bosè nelle vesti austere e insieme eccentriche di Donna Ferdinanda e quanto siano credibili Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi, Guido Caprino e Giselda Volodi e gli altri ancora. Tutto secondario. Tutto accantonato davanti al tema: può dare fastidio, oggi? A chi può giovare? Chi può danneggiare?
Ed ecco che la commissione censura (in un'Italia in cui la televisione è arrivata a trasmettere in prima serata programmi volgarissimi come "Distraction" dove i concorrenti orbati da lenti spessissime palpeggiano poppe e natiche di sventurati disposti a smutandarsi per andare in onda) si interroga pensosa: non sarà blasfema la definizione "porci di Cristo" che De Roberto attribuiva a un gruppo di monaci del convento dove lui stesso aveva fatto il bibliotecario?
Non sarà offensiva la scena coi frati benedettini, ricchi, che "subappaltano" ai cappuccini, poveri, la preghiera notturna così da non doversi svegliare?
Non saranno sconci quei piedi intrecciati (i piedi: si vedono solo i piedi!) nella prima notte di nozze tra il bamboccione peloso Michele Radalì e la fragile Teresa che ha dovuto cedere al matrimonio combinato? Ed ecco che la Festa internazionale del cinema di Roma, che pure dovrebbe essere incuriosita dall' uscita di un film destinato a dividere e a sollevare polemiche, sta alla larga dal mettere I Viceré in cartellone. Ecco che alla "prima" mondiale al Parlamento europeo, a Bruxelles, i deputati degli altri Paesi sono un bel po' e quelli italiani tre: Vittorio Prodi, Giulietto Chiesa e Nicola Zingaretti. Fine.
Ecco l'Ansa attaccare il servizio così: "È il film che i politici non vorranno vedere, che la Chiesa attaccherà e che farà storcere il naso anche alle associazioni delle famiglie". Come se il duca Gaspare, canzonando il perplesso Consalvo stupefatto dalla sua scelta di buttarsi a sinistra, parlasse di oggi, tra Mastella e Dini, Di Gregorio e Pallaro, in questo autunno del 2007: "Ma non t'hanno insegnato proprio niente a tia. Destra Sinistra, oggi non significano più niente! Di questi tempi tutto cangia talmente velocemente che non possiamo più stare appresso alle etichette...".
Eppure, è tutta farina di Federico De Roberto. Scritta oltre un secolo fa. È da allora, dai tempi in cui, come scrisse Vitaliano Brancati, "le carrozze si arrampicavano sulle strade portando lentissimamente in alto le famiglie sepolte dentro le proprie vesti di seta", che "I Viceré" si tirano addosso le stesse diffidenze, le stesse ostilità.
Da parte della Chiesa, che si sentì trattata con poco rispetto. Della scuola, che non ha mai indicato lo scrittore catanese tra i grandi da studiare. Dei critici, plasmati (con poche eccezioni tra cui Carlo Bo e lo stesso Brancati, che su De Roberto si laureò) dalla stroncatura di Benedetto Croce, secondo il quale si trattava di "un'opera pesante, che non illumina l'intelletto come non fa mai battere il cuore". Un giudizio che Leonardo Sciascia, pur ammettendo che "era difficile, nella scuola di allora, mandare al diavolo Croce e i crociati", non condivideva affatto. Al punto di sostenere che "I Viceré" sono, "dopo i Promessi sposi, il più grande romanzo che conti la letteratura italiana".
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I falsi allarmi
di Giuseppe D'Avanzo - La Repubblica 8 ottobre 2007
Clemente Mastella sbanda, straparla. Quasi posseduto da una "follia" narcisistica che non gli permette di vedere al di là del suo naso e del suo destino politico, della sua famiglia, della sua Ceppaloni, del suo piccolo partito, sovrappone errore a errore, cantonata a strafalcione incurante degli esiti che possono danneggiare il governo e la maggioranza di cui fa parte. Questo fino a ieri. Ieri è andato oltre da New York, dove era per festeggiare il Columbus Day (ma era proprio necessario mettere in mostra altri viaggi, altre spese pubbliche, altre presenze familiari come se un ministro di Giustizia, con i tempi che corrono dalle nostre parti, non avesse altro da fare che passeggiare nei dintorni di Central Park). Mastella ha voluto dare così un altro giro di vite al cupio dissolvi che si è impadronito di lui combinando un altro pasticcio, molto più grave di un gravissimo abbaglio.
Quel che il ministro ha deciso di muovere è un giudizio politico di dubbia responsabilità. Ha ipotizzato che in Italia si annuncia addirittura una nuova stagione di terrorismo. Lo aveva già bofonchiato, in verità nel disinteresse generale, qualche giorno dopo essere stato colpito sotto la cintura negli studi di Ballarò.
"Chiederò al ministro di avere una tutela, cioè una scorta, più adatta a me", aveva detto e non si era capito che cosa chiedesse al Viminale perché la sua scorta è già più che robusta. I suoi dell'Udeur avevano spiegato che "dopo l'allarme lanciato dall'ex ministro Pisanu sulla potenziale recrudescenza del pericolo terrorista e i rigurgiti Br delle ultime settimane, chiediamo ufficialmente al ministro dell'Interno Amato di garantire la massima sicurezza al ministro Mastella e alla sua famiglia, vittime di questa infame aggressione".
Suoni sconnessi che erano caduti nel nulla. Rigurgiti delle Br? Quando, dove? Come ministro avrebbe dovuto sapere che Cristoforo Piancone era soltanto un rapinatore e non un brigatista in cerca di finanziamenti. E poi perché evocare gli allarmi di Pisanu e non le più serene analisi del ministro in carica, Giuliano Amato.
Insomma, una sortita alquanto penosa che nessuno ha preso molto sul serio, nemmeno nel suo governo. Ma evidentemente Mastella non si è perso d'animo e ieri ha denunciato che in Italia c'è clima politico che "rischia di essere un terreno di coltura di un neo-terrorismo che da noi non è mai stato eliminato completamente", neppure dopo l'attentato a Marco Biagi. "Questo clima rischia di essere uguale a quello della prima volta in cui venne messa in discussione la legittimità di un governo della Dc".
E con tutta evidenza il ministro pensava al 1978, all'anno in cui le Brigate rosse rapirono Aldo Moro.
Si potrebbe liquidare il tutto come un'ennesima sciocchezza di uomo, forse scoraggiato da linciaggio mediatico che ha dovuto subire nelle ultime settimane.
Ma sarebbe un errore. Le parole di Mastella sono gravissime. Dove sono le tracce, anche nascoste, di questo terrorismo che incombe? Quali sono gli indizi, gli annunci? Ne sa qualcosa il ministro dell'Interno? La verità è che non c'è alcuna traccia di una nuova stagione di terrorismo, ma soltanto un diffuso malessere che attraversa il Paese, un'insoddisfazione radicale che separa larghi strati della società dalla politica, dai politici, dal governo.
Questa irritazione si è concentrata su Mastella per la sua esibita spensieratezza nell'uso privato di risorse pubbliche. È diventata rabbia per le mosse improprie decise dal ministro contro un pubblico ministero che indaga anche sul conto del capo del governo. Ora reagire a queste legittime proteste criminalizzandole, dicendole eversive, dipingendole - per di più dall'estero - come potenzialmente assassine è un atto irresponsabile che Prodi e, per quel che gli compete Amato, farebbero bene a smentire già nelle prossime ore.
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Grillini, brambillini e pardini
di Luca Ricolfi - La Stampa 8 ottobre 2007
Nascono come funghi. Sarà perché è autunno, sarà perché a Roma è piovuto, ma nell'ultimo fine settimana il ritmo è diventato davvero impressionante.
Anziché diminuire di numero, i partiti italiani aumentano di mese in mese, di settimana in settimana, e ora di giorno in giorno. Quest'estate abbiamo sentito parlare soprattutto di liste Grillo (quelle con il bollino di garanzia del comico), di Partito della libertà (i circoli di Michela Vittoria Brambilla), e della "lista civica nazionale" dei girotondini. Poi è toccato all'ex presidente del Consiglio Lamberto Dini annunciare la (ri)nascita di una sua lista, a suo tempo denominata Rinnovamento italiano, oggi ribattezzata Liberaldemocratici. Nell'ultimo weekend, infine, le cronache hanno registrato tre eventi: il primo incontro nazionale dei Circoli della Libertà, il ritorno in piazza dei Girotondi sotto la guida di Pancho Pardi, l'ennesimo tentativo di far rinascere un partito socialista "con tutti quanti dentro": i detentori di varie sigle socialiste più alcuni diessini cui sta stretto il nascente Partito democratico.
Perché tanto attivismo?
Ognuno dei protagonisti, naturalmente, ha i suoi buoni motivi. Ci sono gli indignati "da sinistra" per i comportamenti del ceto politico (pardini).
Ci sono i nemici giurati di tutti i partiti (grillini). Ci sono gli aspiranti rinnovatori del centro-destra (brambillini). Ci sono i nostalgici del socialismo, che ne temono la scomparsa nel grande calderone del nascente Partito democratico (neosocialisti). Ci sono i "veri liberali" preoccupati della sudditanza di Prodi a Rifondazione (neodiniani). I nobili motivi di tutti si mescolano, come è ovvio, a motivi contingenti (odore di elezioni a primavera) e a motivi meno nobili, come il desiderio di visibilità di vari leader e il disperato bisogno di sopravvivenza di tanti individui che, letteralmente, vivono di politica e solo di politica.
Ma proviamo a guardare il quadro un po' più da lontano. Alla base di questo proliferare di funghi ci sono cause note, come l'esasperato individualismo degli italiani, o le norme che stimolano la nascita di partiti personali (basse soglie elettorali di sbarramento, regolamenti parlamentari, rimborsi generosi a partiti e giornali di partito).
Oltre a queste cause, tuttavia, ve n'è forse un'altra che a quanto pare non attira l'attenzione di nessuno: in Italia sono gli elettori stessi, i media, gli studiosi che appaiono assuefatti a un'idea di partito che legittima la proliferazione dei partiti stessi. Quest'idea di partito pare basarsi su tre assunti, o meglio su tre presupposti mai messi veramente in discussione.
Il primo presupposto è che per fondare un partito basti una singola ossessione. L'Italia è il regno dei partiti monotematici, o single-issue, come li chiamano gli specialisti: c'è il partito dell'ambiente, il partito della giustizia, il partito della laicità, il partito dei pensionati, il partito delle casalinghe, il partito dei consumatori, il partito del Nord, per non parlare delle innumerevoli "leghe di fatto" regionali (in Valle d'Aosta, in Trentino Alto Adige, in Veneto, in Sardegna, in Sicilia, per citare solo le più note). Naturalmente anche in altri paesi moderni esistono partiti monotematici, ma solo in Italia il loro numero è così elevato e sono così tanti i partiti artificiali, nati nei laboratori di ristrette élite politiche, economiche o intellettuali.
Il secondo presupposto è che, quando si è in minoranza in un partito, la via maestra per far valere le proprie opinioni sia fondare un nuovo partito (anziché costituire una corrente, o combattere una battaglia politico-culturale). È questo il meccanismo che fa naufragare tutte le fusioni fra partiti: se il partito A e il partito B decidono di unirsi, le loro minoranze estreme - ossia le correnti che per opposti motivi non gradiscono la fusione - rinunciano a combattere la loro battaglia all'interno del nuovo partito (AB) e trovano naturale "dar vita" a due nuove formazioni politiche, la prima (a) che presume di conservare incontaminata l'eredità di A, la seconda (b) che presume la stessa cosa per l'eredità di B. Di qui la ferrea legge empirica: A + B = AB + a + b. Ovvero: ogni tentativo di fondere 2 partiti tende a farne nascere altri 2, così anziché passare da 2 a 1 si rischia di passare da 2 a 3.
È esattamente quello che sta succedendo in questi giorni con la nascita del Partito democratico: mentre Fassino e Rutelli "danno morte" ai rispettivi partiti (Margherita e Ds) per fonderli in un unico partito, gli scontenti di Margherita e Ds "danno vita", rispettivamente, al Partito liberaldemocratico (a) e al Partito socialista (b), ossia a due formazioni politiche la cui missione è resuscitare lo spirito più autentico dei due partiti originari, colpevolmente uccisi dai loro leader.
Ma non basta, perché c'è anche un terzo presupposto mentale che favorisce la proliferazione di partiti e movimenti: la credenza che qualsiasi idea politica abbia esistenza in almeno due varianti incompatibili, una di destra e una di sinistra. Supponete che a qualcuno venga un'idea di senso comune, ad esempio che dobbiamo preservare l'ambiente, o sostenere i valori della famiglia, o difendere i consumatori, o favorire lo spirito civico e la partecipazione politica. In Italia non solo scatta il riflesso condizionato di fare subito un partito o una lista che reclama i nostri voti in nome di quella più o meno brillante idea, ma l'idea stessa tende a replicarsi in due o tre varianti, una di sinistra, una di destra, e talora persino una terza, né di destra né di sinistra. Avremo così due o più liste verdi, due o più liste cattoliche, due o più liste dei consumatori, due o più liste civiche. Anche qui, è esattamente quel che si sta ripetendo sotto i nostri occhi proprio ora. In molti si sono accorti del distacco fra i cittadini e "la casta", ma da questa consapevolezza rischiano di scaturire ben tre liste elettorali distinte: a sinistra i pardini, a destra i brambillini, in mezzo i grillini.
Richiamando l'attenzione su questi meccanismi, non voglio in nessun modo addossare ogni colpa ai "creativi" che inventano un partito al giorno.
Se i nuovi soggetti politici proliferano come funghi d'autunno, è anche perché nei partiti maggiori la partecipazione è soffocata, i burocrati imperano, il dibattito è astratto e poca, pochissima, è la voglia di capire, di ascoltare, di misurarsi davvero con i problemi dell'Italia. Forse, la verità è che burocrati e creativi sono solo due facce della stessa medaglia, la triste medaglia della democrazia italiana.
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Sabina Guzzanti 7 Ottobre 2007
"Blog di Beppe Grillo". Il blog ha intervistato Sabina Guzzanti, anche lei presente sul palco di Bologna, che ha dato il suo parere sul TG1 di Riotta.
"Uso questo spazio per avere la possibilità di replicare agli attacchi e insulti ricevuti dopo il V-Day e dopo il mio intervento ad Annozero sulla questione del TG1, in particolare, e la polemica con Riotta nata da una battuta nel mio film in cui facevo dell'ironia sul fatto che Riotta, prima di diventare direttore del TG1, ha scritto sul Corriere una serie di articoli sempre più di destra per dimostrare di essere affidabile e di poter fare il direttore del TG1. Riotta si è arrabbiato per questa battuta e ha replicato con un articolo su L'Espresso in cui ha fatto una disquisizione su cosa sia il vero giornalismo, elencando tutti i professori che ha avuto all'università in America, tra cui il povero Sartori che non so quanto sia contento del suo allievo, l'importanza dei fatti e dell'obiettività. Da Santoro, allora, ho di nuovo replicato dicendo che una persona che dirige il TG1 che vediamo tutte le sere non si può permettere di dare lezioni di giornalismo a nessuno perché quello non è giornalismo.
Il TG1 non è al servizio dei cittadini ma dei politici che hanno scelto lui e i giornalisti che parlano. Portando degli argomenti ho detto che, ad esempio, il giorno del V-Day ha dato alla notizia uno spazio ridicolo, 29 secondi. "Ieri sera manifestazione organizzata da Beppe Grillo, il cosiddetto V-Day, a sostegno della legg