Gli "Avanzi" di d'Avanzo e Magistrati
Avanzi, Politica e
Magistratura
Alla faccia
dell'osannata obbligatorietà dell'azione penale
Focus Giustizia - L’indipendenza dei
magistrati, la libertà di
autoassolversi
il Disegno di Legge
Cossiga:
Sottoporre candidati e magistrati ad un preventivo esame
psichiatrico e
psico-attitudinale
Rispondo alle note di Bruno
Aprile, Luciano Barone, Giovanni M. Mischiati, Paolo
Manfredi, Marco Pannella, Paolo Carotenuto.
Da quello a cui si sta
assistendo, tra scioperi, assemblee, congressi, dichiarazije ecc. ecc., e si
segue sui media su quanto avviene nella stretta e ferrea corporazija dei
magistrati, tra cui quelli con la m minuscola, si evince, chiaramente, che a
certi lorsignori della Giustizia da amministrare e far funzionare per noi
cittadini <si salvi chi può!> appare un aspetto del tutto
insignificante, remoto, inesistente e che, invece, tutto si concentri negli EGO
ipertrofici di questi strani esseri che a noi cittadini, oramai, appaiono più
come dei Capibastone che come funzionari pagati dallo Stato, quindi da
noi contribuenti, onde dipanare
le nostre questioni legali. Li sentiamo
tutti, da vent'anni e siamo stufi, ripetere la stranota surreale demagogica
litanìa "Bisogna fare funzionare la Giustizia per i cittadini". Ma va
la'?! Ma, siccome al male non c'è mai fine, oltre ad essere trattati
alla stregua di avanzi, noi cittadini contribuenti subiamo
anche la bassissima considerazione dei media, i quali media, vedi d'Avanzo il
9/2/2004
su la Repubblica, ci considerano
talmente avanzi da indurli con inaudito disprezzo per il diritto del lettore di
capire, a scrivere ed argomentare in magistralese, in giustizialese ed in
politichese riferendosi, solo, ad un arcano elitario kafkiano organismo
riservato agli addetti ai lavori del Castello, ai partiti, alllo schieramento
politico di militonza ed alle politiche dell'editore di
riferimento.
Tanto, lettori e contribuenti, non
è che devono capire e allora i nostri media si concentrano tutti assieme
appassionatamente sul fatto che l'elettore-lettore deve assimilare l'indotto
politico che in chiave ermetichese-politichese-giustizialese si propina al
disgraziato acquirente dell'informazija, suddito, pagante, del
giornalistese-magistralese-giustizialese. O NON E' COSI'?
Allora, ben venga
Piero Ostellino che domenica 8/2/2004, sul Corriere della Sera, con
deontologia e correttezza professionale,
e per conto di noi
cittadini, ha posto alla magistratura chiare ed ineccepibili
domande (cosa che ha inorridito e scandalizzato d'Avanzo che il lunedì seguente
lo ha cazziato su la Repubblica), su quali ruoli e rappresentazione vuole dare
di sè la magistratura.
(l'articolo è in archivio Corsera on line). Certo, visto e considerato tutto ciò
che è affiorato nei giorni del congresso dell'ANM
-Associazione Nazionale Magistrati-
svoltosi a Venezia, nonchè l'ultimo sciopero di maggio e tutto ciò che
da troppo tempo viene a galla, fanno tremare le vene dei polsi. Con
ciò che è emerso dal congresso e dall'asemblea preparatoria dello sciopero
dell'ANM si ha la eclatante certezza, non l'impressione, che siano stati
tutti in frenetica campagna elettorale. La DS Anna Finocchiaro, Commissione
Giustizia alla Camera, nel corso di una intervista non aveva torto, ma aveva
previsto giusto, nel temere che quel congresso di Venezia e lo sciopero
seguente allontanasse ancor più, se è possibile, i cittadini dalla fiducia nella
giustizia.
Spiace dirlo, ma non si creda che i
cittadini siano privi di occhi e di orecchie o che diano tanta importanza a
queste icone di Stato, quando le sentono così distanti dai loro interessi e
bisogni. cominciamo a temerle queste icone e ad esserne oltremodo
inquieti e terrorizzati. Che abbia visto giusto
l'Emerito Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a presentare una
proposta di legge che prevede la visita psichiatrica obbligatoria per tutti
coloro che si apprestano ad entrare in magistratura?
A naso, e per esperienze
dirette, civili senza arrivare al penale, direi proprio di sì. Se ne riparlerà, stiamone
certi.
Giuliana D'Olcese.
Politica e
Magistratura. di Bruno
Aprile
Le dichiarazioni del Ministro della Giustizia: "Non esistono
magistrati intoccabili" e ancora "mandare ispezioni è un mio dovere" dovrebbero
essere condivisibili da tutti i cittadini. E' l'unico che può chieder conto
dell'operato dei magistrati (art. 107 Cost.).
I cittadini devono
sorbirsi un sempre più accentuato scontro fra i poteri dello Stato che non
giova alla fiducia e al rispetto che viene loro richiesto (spesso e
tassativamente). Tutti (magistrati e politici) rivendicano l'indipendenza e il
rispetto ma tutti dimenticano che esistono per servire i cittadini sovrani
(art. 1 Cost.) ed è quindi impensabile e contrario al principio della sovranità
popolare se tanto il Parlamento quanto la Magistratura, pur mantendendo la loro
indipendenza, possano essere intoccabili. Tanto i parlamentari quanto i
magistrati devono poter essere giudicati e puniti in caso di inadempienze e/o
reati, specie dopo gli scandali che hanno visto coinvolti alcuni di essi e
perché chi si lamneta sull'operato di entrambi i poteri sono proprio i
cittadini. Peccato che il Ministro mandi ispettori solo quando ci sono di mezzo
interessi legati ai politici... Rammento le sospirate ispezioni (mai
inviate) in alcuni Tribunali per i Minorenni che adottano la discutibile,
discussa e condannata prassi causa della distruzione di centinaia di
migliaia di famiglie. Il Ministro avrebbe l'appoggio di moltissime famiglie
poiché è ciò che chiedono da tempo e il suo intervento farebbe parte
del suo mandato. La giustizia o la mala giustizia deve essere scossa a
tutela dei cittadini e non esclusivamente dei politici che si
ritengono "ingiustamente perseguitati" dai magistrati. Bruno Aprile - tel. 347 2954867
Judices
scioperantes Judices in manicus ciurlantes di Luciano Barone
I giudici che scioperano contro la Riforma della
Giustizia dovrebbero, invece, scioperare con il fine di una vera, profonda,
Riforma delle leggi, della burocrazia, del fisco e della Pubblica
Amministrazione. Questo sciopero ha il sapore più del ciurlar nel manico
antigovernativo, e dell'ennesima trovata elettorale, che quello di scioperare a
favore di una giustizia giusta e funzionante.
Tutti militanti oramai. L'avvilimento e la
frustrazione generati nei cittadini contribuenti da uno sciopero della
magistratura è pari allo svilimento che questo organismo statale, mantenuto
dalla comunità, genera e provoca su se stesso. Luciano Barone
I Giudici: Uomini che possono disporre della vita
altrui, quasi semidei in
definitiva. di
Paolo Man
Uomini nella stragrande
maggioranza onesti ma in gran parte incompetenti. Molti di
loro, concordo, hanno sacrificato la loro vita
al servizio delle Istituzioni e perciò
vengono severamente puniti dal CSM come Agostino Cordova. "hanno due
udienze la settimana
e arrivano costantemente in ritardo"
quando vanno al lavoro. Poi, quando vengono, aggiornano le udienze per mille e
mille motivi. Ed è incredibile che vi siano persone, anche moderatamente
intelligenti, che difendono questi privilegi credendo di difendere l'autonomia e
l'indipendenza della magistratura. Mah. Prima o poi capiterà anche a loro una
causa civile e aspetteranno 10 anni per una sentenza di primo grado per liti
intorno ad un valore di 3 -4 mila euro. Se poi dovesse capitare loro un
giudizio penale.. lasciamo perdere. Paolo Manfredi
La
Corte Costituzionale? Custode della partitocrazia di
Marco Pannella
La Corte è organo che da decenni opera per conto dei
poteri di volta in volta vincenti, contro la Costituzione e i diritti civili e
politici dei cittadini. Fermo restando che certamente non è con leggi come il
"lodo Schifani" che si pone rimedio all’assoluto arbitrio della magistratura
italiana, derivante dal combinato disposto dell’obbligatorietà - alias
discrezionalità - dell’azione penale e del conseguente strapotere del pubblico
ministero, la canea che si è levata dalla "Casa della Libertà" può essere
rubricata alla voce "lacrime di coccodrillo": le decisioni della Corte
costituzionale, da decenni e specie quando riguardano l’esercizio dei diritti
civili e politici dei cittadini, possono essere pronunciate secondo Costituzione
solo quando il diritto venga incidentalmente a coincidere con le convenienze
politiche dei committenti (meglio: mandanti) partitocratici di turno. Questa è
la Corte costituzionale che i cittadini italiani conoscono: gli stessi che, a
milioni, hanno sottoscritto i referendum radicali, per poi vedere quesiti
legittimissimi bocciati con sentenze definite dagli stessi Presidenti emeriti
della Corte politiche e anticostituzionali, o che hanno votato all’80%
quesiti che il Parlamento ha potuto cestinare in tutta tranquillità. Il problema
Corte costituzionale è tutt’altra cosa tanto rispetto al coro da préfiche
lamentose del Presidente del Consiglio e dei suoi, quanto alle grida di
giubilo dei Bertinotti e dei Rutelli: è il problema della democrazia in questo
paese, estraneo agli uni come agli altri. Sul lodo Schifani, nessuno ha colpito
lo stato di diritto, perché la Repubblica italiana, anche "grazie" alla corte
costituzionale, non lo è: al suo posto abbiamo invece, come unica certezza,
l’assoluta incertezza del diritto. Marco Pannella
Alla faccia dell'osannata obbligatorietà dell'azione penale. di
Giovanni Maria Mischiati
Fa piacere leggere che un garantista della prima
ora qual è Filippo Facci, non perde occasione per punzecchiare i signori
procuratori per la loro renitenza a muoversi quando mancano i
riflettori. L''Appunto' del dì della festa della Repubblica su il
Giornale prende le mosse dalla morte di un signor nessuno, dedito a sniffare la
stessa polvere bianca che 3 mesi e mezzo fa portò al Creatore un mito dei nostri
giorni, il Pantani Marco da Cesenatico. L'Italia dei guarinielli non ha fatto né
'ah' né 'bah' di fronte all'incidente cardiaco di un giovanotto romano che si
dava la carica con la cocaina, ben sapendo che non vi sarebbe stata alcuna
mitragliata di flash, né alcun microfono
brandito dai soliti cronisti da tartufo, per l'eventuale arresto di anonimi
pusher incastrabili con la mirabolante accusa di procurata morte di un
consumatore abituale della nefasta sostanza. Il parce sepulto è stato rispettato
alla lettera. Alla faccia dell'osannata obbligatorietà dell'azione penale.
Filippo Facci ha l'improntitudine di commentare siffatta stranezza,
sottintendendo che i giustizieri in toga non hanno tempo da
perdere con certi sterili esercizii da braccio violento della legge catodica.
Alla fine della fiera, rimane sospesa solo una domanda: ci dobbiamo rallegrare
di ciò?
E se qualcuno avesse mancato il colpaccio di far
finire nei guai i soliti eccellenti, magari gravitanti nell'orbita di qualche
politico di maggioranza, oppure la serenagrandi di turno? Ma forse proprio il
caso Pantani ha messo sul 'chi vive' i prodi inquirenti latitanti: sai che
smacco, dopo tanto intercettare e controllare tabulati telefonici, arrivare a
una misera ex cubista dell'Est e fermarsi lì.
Nelle questioni di coca, ci vuole fiuto. Per una
volta, i soldi dei contribuenti sono salvi. E Facci ha poco da caragnare: si
accontenti di avere avuto ragione anche stavolta. Giovanni Maria Mischiati
- Torino
Cosa è il
Giustizialismo? E le gogne mediatiche? di Giovanni Maria
Mischiati
E' pretendere di cambiare la società
attraverso il ricorso sistematico alle sentenze dei giornalisti e dei
giudici.
Come ci sono giornalisti che distruggono l'onorabilità di persone
oneste, ci sono giudici che non vanno per il sottile nel mettere
alla gogna chi ancora non è arrivato al processo,
fregandosene del principio della presunzione di innocenza. Se mi tiri in mezzo
Goebbels, io posso ribattere con Dreyfuss e Zola? Non c'è solo la politica ad
avvelenare i comportamenti della magistratura: la campagna contro Scattone e
Ferraro, o quella contro Pacciani, o la vicenda del giudice di Tortona che ha
falsificato gli atti nel processo contro gli assassini del cavalcavia, o la
persecuzione di Contrada, a chi dobbiamo imputarle, se non alla
superficialità
e all'arroganza di una corporazione onnipotente? Il
reato di concorso esterno è un'aberrazione giuridica, suscettibile di colpire
persone integerrime, il cui unico torto è di vivere e operare in situazioni
ambientali difficilissime. Giustizialismo è pretendere di cambiare la società
attraverso il ricorso sistematico alle sentenze dei giudici. Mi si parla di
'intoccabili', che alcuni magistrati avrebbero cominciato a toccare: Purtroppo,
di intoccabili ne restano un fottìo, quasi tutti a sinistra. Non dice nulla
questo strabismo generalizzato della magistratura? La truffa del lattaio di
Collecchio sarà la cartina di tornasole per comprendere fin dove le toghe,
rosse, verdi o a pois, si spingeranno. Con Tanzi hanno applicato non il giudice
naturale, ma la regola stravagante del 'doppio binario' delle procure. Per dirla
con Tonino il Questurino, che ci azzeccava Milano con lo scandalo Parmalat?
GMM.
FOCUS GIUSTIZIA - L’indipendenza dei
magistrati, la libertà di
autoassolversi. di Paolo Carotenuto
Nel maggio 2004 sono state emesse 30 sentenze su
procedimenti disciplinari avviati nei confronti di magistrati. Le condanne
più gravi sono state 2 ammonimenti e una censura.
Questa consolidata prassi di auto assoluzione dei giudici è indicativa
circa
il potere che essi hanno e denota la necessità di
separare controllori e controllati. Un paradosso: per rispettare il principio
della indipendenza dei magistrati si è generato un mostro tutelato dalla
Costituzione che è costituito dall’autogoverno della “categoria”. Eppure sono
gli stessi magistrati ad appellarsi all’uguaglianza dinanzi alla legge di tutti
i cittadini, ma stranamente il dettato non deve valere per
loro. I magistrati sono giudicati dai loro colleghi ed ogni tentativo
di riforma avanzato timidamente dai governi passati ha trovato la resistenza di
una delle più potenti lobby del nostro Paese. Negli ultimi 10 anni, poi, il
potere dei giudici è cresciuto talmente che questi non si limitano più al
controllo assoluto della propria funzione ma si ritengono investiti
di
un potere “universale” tale da bloccare anche
proposte legislative avanzate da chi è nominato dal popolo proprio per
l’esercizio della funzione legislativa. Figurarsi l’idea che il Csm possa
arrivare a censurare l’operato di propri colleghi: nello stesso
decennio
si contano circa 1000 sentenze quasi tutte concluse
con l’assoluzione o il non luogo al dibattimento, con solo un caso di dispensa
dal servizio, nel 1995, e una decina di sentenze sulla temporanea riduzione
dello stipendio. Ovviamente prima di arrivare al singolare caso Cordova che
costituisce una triste eccezione. Con tutto ciò si sono moltiplicate le
incredibili violazioni compiute da magistrati nel corso di indagini e processi
con errori che denotano una imperizia grave e continuata. Non vedremo mai un
magistrato pagare per i propri errori finché continuerà a perdurare un sistema
che è l’aberrazione dello Stato di diritto e lo scontro che si è acuito non
promette la soluzione di un problema che anche il Governo, nonostante i
proclami, non riesce ad affrontare.
Paolo Carotenuto
SEGUE IN ORIGINALE IL DISEGNO DI LEGGE D'INIZIATIVA DEL
SENATORE COSSIGA
GIUSTIZIA: COSSIGA, SOTTOPORRE I MAGISTRATI A ESAMI PSICHICI.
DDL AL SENATO, CONTROLLI PRIMA DEL CONCORSO E DURANTE LA
CARRIERA
(ANSA) - ROMA, 6 DIC - Sottoporre i candidati al concorso in
magistratura ad un preventivo ''esame psichiatrico e psico-attitudinale'':
lo propone un disegno di legge presentato al Senato dall'ex presidente
della Repubblica Francesco Cossiga. ''L'esercizio delle
funzioni di magistrato dell'ordine giudiziario, giudice e pubblico ministero -
scrive il senatore a vita nella - incide così profondamente e talvolta
irreversibilmente sui diritti della persona e sulla sua stessa vita
psichico-fisica che particolare equilibrio mentale e specifiche attitudini
psichiche debbono essere richieste per la assunzione della qualità di magistrato
e per la permanenza nella carriera''. Dunque, chi venga dichiarato inabile
psichiatricamente o non idoneo psico-attitudinalmente non sarebbe ammesso al
concorso. Inoltre, in qualunque momento il Csm, ''di sua iniziativa o su
richiesta del Ministro della Giustizia, del Procuratore Generale della
Repubblica presso la Corte di Cassazione o di un Procuratore Generale della
Repubblica presso una Corte d'Appello, può sottoporre qualunque magistrato
all'esame psichiatrico e psico-attitudinale''. Sarebbero nominato dal Csm i
componenti di questa commissione medico-psicologica, il cui giudizio ''deve
esser valutato, e respinto o approvato, dallo stesso
Consiglio Superiore della Magistratura''. Chi venga giudicato inabile
psichiatricamente o non idoneo psico-attitudinalmente è dichiarato decaduto e
collocato in pensione o sospeso dall'esercizio delle funzioni e collocato
in aspettativa, al termine della quale è di nuovo
sottoposto a visita medico-psicologica''. Il provvedimento prevede inoltre
che ''un ufficiale di polizia giudiziaria incaricato di eseguire un ordine da
parte di un giudice o di un pubblico ministero, qualora ritenga che questo
ordine sia stato impartito dal magistrato in condizioni di non equilibrio
psichico o di non normalità psicologica, deve sospendere la esecuzione
dell'ordine stesso, facendone immediatamente rapporto al Procuratore Generale
della Repubblica del distretto giudiziario competente, che decide immediatamente
o ordinando sotto la sua responsabilità l'esecuzione dell'ordine o autorizzando
la sospensione dell'esecuzione di esso'' e disponendo per il magistrato l'esame
psico-attitudinale''. ''Qualora venga emesso dal Csm
giudizio negativo, anche solo limitatamente all'atto di cui si tratta, sul
giudice o pubblico ministero che ha emanato l'ordine, esso trasmette gli atti al
giudice del riesame competente che provvede immediatamente a annullarlo''.
(ANSA).
SENATO DELLA
REPUBBLICA
———–
XIV LEGISLATURA ———–
N. 2629
DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa del senatore COSSIGA
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA
IL 9 DICEMBRE 2003
Esame per la valutazione della
capacità mentale sotto il profilo psichiatrico e della idoneità psicologica
a esercitare le funzioni di magistrato dell’ordine giudiziario
Onorevoli Senatori.
– L’esercizio delle funzioni di magistrato dell’ordine giudiziario,
giudice e pubblico ministero, incide così profondamente e talvolta
irreversibilmente su i diritti della persona e sulla sua stessa vita
psico-fisica che particolare equilibrio mentale e specifiche attitudini
psichiche debbono essere richieste per la assunzione della qualità
di magistrato e per la permanenza nella carriera. A
ciò si provvede con il presente disegno di legge in modo conforme
alla tutela della indipendenza e della inamovibilità propria dei magistrati.
DISEGNO
DI LEGGE
Art. 1. 1.
I candidati al concorso per la carriera di magistrato dell’ordine giudiziario
sono sottoposti per l’ammissione al concorso stesso ad esame psichiatrico
e psico-attitudinale da parte di una commissione medico-psicologica,
composta da medici e da psicologi, nominata dalla stessa commissione
di esame designata dal Consiglio superiore della magistratura. 2.
Il giudizio della commissione medico-psicologica deve essere valutato,
approvato o respinto dalla commissione di esame di cui al comma 1. I
soggetti dichiarati inabili psichiatricamente, o non idonei sotto il
profilo psico-attitudinale, non sono ammessi al concorso.
Art. 2. 1. In qualunque momento il
Consiglio superiore della magistratura, di sua iniziativa o su richiesta
del Ministro della giustizia, del Procuratore generale della Repubblica
presso la Corte di cassazione o di un Procuratore generale della Repubblica
presso una corte d’appello, può sottoporre qualunque magistrato all’esame
psichiatrico e psicoattitudinale di cui all’articolo 1, comma 1. 2. Il Consiglio superiore della magistratura nomina all’inizio di ogni
anno giudiziario la commissione medico-psicologica di cui all’articolo
1 per gli esami di cui al presente articolo. 3. Il giudizio della
commissione medico-psicologica deve essere valutato, e respinto o
approvato, dal Consiglio superiore della magistratura. I soggetti
giudicati inabili psichiatricamente o non idonei sotto il profilo
psico-attitudinale sono dichiarati decaduti e collocati in pensione
o sospesi dall’esercizio delle funzioni e collocati in aspettativa;
al termine del periodo di aspettativa, tali soggetti sono nuovamente
sottoposti a visita medico-psicologica.
Art.
3. 1. Un ufficiale di polizia
giudiziaria incaricato di eseguire un ordine da parte di un giudice
o di un pubblico ministero, qualora ritenga che questo ordine sia
stato impartito dal magistrato in condizioni di non equilibrio psichico
o di non normalità psicologica, deve sospendere la esecuzione dell’ordine
stesso, facendone immediatamente rapporto al Procuratore generale
della Repubblica del distretto giudiziario competente, che decide
immediatamente o ordinando sotto la sua responsablità l’esecuzione
dell’ordine, ovvero autorizzando la sospensione della sua esecuzione
di esso e adottando contemporaneamente le iniziative previste dall’articolo
2, comma 1. 2. Qualora venga emesso dal
Consiglio superiore della magistratura giudizio negativo, sul giudice
o pubblico ministero che ha emanato l’ordine, anche solo limitatamente
all’atto di cui si tratta, il Consiglio superiore della magistratura
trasmette gli atti al giudice del riesame competente che provvede
immediatamente a annullarlo. 3. L’ufficiale di polizia giudiziaria
non è responsabile della sospensione dell’esecuzione dell’ordine prevista
dalla presente legge, nè in sede penale, salvo che il fatto non costituista
reato ad altro titolo, nè in sede disciplinare, salvo che per gravissima
negligenza.
Art.
4. 1. La presente legge
entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale.
A cura dell'amministrazione del Senato
della Repubblica XIV
Legislatura Atto Senato 2629.
Esame per la valutazione
della capacità mentale sotto il profilo psichiatrico e della idoneità
psicologica a esercitare le funzioni di magistrato dell'ordine giudiziario
9 Gennaio 2004 Iniziativa Parlamentare Sen. Francesco
Cossiga