Grazie, cordialmente Giuliana D'Olcese
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Unica privacy?
Nel letto con la moglie
Sono superfavorevole!!!!!!!!
Speciamente poi nel caso di Mastella che è una vera vergogna che sia in Parlamento
e, se non bastasse, Ministro della Giustizia!!!!
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Unica privacy? Nel letto con la moglie
E se Luxuria va a letto con Sircana: Privacy o non Privacy?
E se Mastella va a letto con un Monsignore, come un tempo il sig. Mariano
Rumor? UN BEL DILEMMA....
Nono Gigio
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Unica privacy? Nel letto con la moglie
Giuliana, sei grande... sono d'accordissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ricordati che c'è sempre la necessità di indagare sui parlamentari in merito
alle loro proprietà (case etc) ed ad un controllo di tutti loro sul consumo
di droga.
Abbiamo nel nostro parlamento un terzo di parlamentari che si droga... ma
a parte il nostro Casini che voleva proporre un'apposita legge, nessuno di
loro la vuole appoggiare!!! Carlo Costa
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Unica privacy? Nel letto con la moglie. Parole "SANTE"! Chi conosce
la rettitudine non ha da temere.
E' troppo facile tramare nell'ombra. Persino l'illusionista si fa chiamare
tale. Silvana Alliri
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Unica privacy? Nel letto con la moglie
sono favorevole, favorevolissimo, anche perchè, se passa la regola
della totale pubblicità delle azioni dei nostri "dipendenti" il banco salta
subito e vanno tutti a casa.
E se lo Schipppa va a letto con un altra che non sia sua moglie, sono azzi
suoi, ma si deve sapere! Se tradisce la moglie figurati i suoi elettori :-)))
Ciao carissima! Franco Celtical
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Unica privacy? Nel letto con la moglie
NO! La privacy va rispettata sempre e comunque. Essere famosi o importanti
non è e non deve diventare sinonimo di "finire sulla graticola". Se un parlamentare
svolge bene il proprio lavoro (e qui potremmo avere decine di dubbi), non
occorre guardare alla sua vita come a qualcosa di morboso.
Fabrizio
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Unica privacy? Nel letto con la moglie
Riguardo la legge sulla privacy, io sono per la sua abolizione e basta. Perseguendo,
naturalmente, le persone che creino danni ad altri in base a comportamenti
contrari alla logica e al buon senso comune. Semplice, no? Francesco Martin
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Unica privacy? Nel letto con la moglie
Sono favorevole e concordo pienamente con quanto espresso! I politici, nell'ottica
di "trasparenza" non devono temere le intercettazioni. Se non hanno nulla
da nascondere il problema intercettazioni non sussisterebbe. Roberto Guerri
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Unica privacy? Nel letto con la moglie
Certo che sono favorevole, ma mi sembra che le nostre opinioni non valgano
molto, siamo le ultime ruote del carro se, addirittura, non vengono sentiti
coloro che avrebbero il potere di cambiare le cose vergognose che vengono
fatte in nome dell'"Italia" anzi del "popolo". Sono corrotti, sono condannati
si permettono di contestare la magistratura quando sta per coglierli col dito
nella marmellata e riescono a mettere tutto a tacere e a fare considerare
un "sovversivo" il magistrato inquirente. Cosa dovremmo pensare noi, persone
che nella loro vita non si sono sognate nemmeno di infrangere la legge non
pagando una multa?
Possiamo solo essere arrabbiati ma più che altro arrabbiati con quella "massa"
che si fa strumentalizzare, che sta a bocca aperta nelle piazze a sentire
l'ultima stronza del reality e che poi vota contro se stessa. Noi non dovremmo
più votare, ma questo succederebbe solo in un paese maturo e cosciente, perchè,
se noi non voteremo, la solita massa informe voterà e ci riporterà nelle mani
dei soliti noti che continueranno la loro opera di distruzione.
La politica ha perso perchè la Politica, quella vera con la P maiuscola, è
una parola sconosciuta a chi ci governa e quello che conta sono leggi e leggine
ad hoc per se stessi, chiunque siano, visto che non si toccano più di tanto.
Forse prima erano corrotti, ma politici e comunque qualcosa per noi la facevano,
ma ora dall'entrata delle Tv in ballo siamo scesi talmente in basso che per
la prima volta, specie quando mi trovo a parlare con qualche amico di mio
figlio inglese o di altre razze, mi vergogno di essere italiana perchè so
che le loro critiche verso le nostre scelte politiche, mi riferisco in particolare
a quelle di un quinquennio fa, sono giuste.
Purtroppo non vedo una soluzione perchè ci sarà sicuramente chi vale e potrebbe
ridarci fiducia nel futuro, ma non gli sarà permesso di entrare in un gioco
in cui i giocatori sono i soliti e difendono i loro "beni acquisiti". Parlo
come donna di 69 anni, che ha visto molte cose nella sua vita e che è anche
la madre di un poliziotto, che vive oggi al limite della povertà, di una precaria
che ha quasi 40 anni e non ha una certezza di un futuro e di un disoccupato.
Claudia Spagnuolo
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Quanto mi hai scritto è profondamente vero,
l'unica cosa da fare è seminare in rete opinione e informazione,
alla fine un risultato si avrà, i tempi stanno maturando con accelerazione
quindi non perdiamo la speranza. Abbracci e grazie gd'o.
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Ciao Giuliana, sono Luca (di Milano)...
Sei sempre grande!!! Volevo salutarti & mandarti un grosso bacione &
un forte abbraccio:-) Ciao, Luca.
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Gentile Sig.ra Olcesa, leggo volentieri le sue note.
Come sempre sono argute ed intelligentemente provocanti. Ciò detto, il mio
parere è favorevole alla abrogazione del diritto alla privacy per i politici.
Mi consenta: si
fa un gran baccano ogni volta che si spulcia qualcuno appigliandosi (pretestuosamente)
ai diritti fondamentali garantiti dalle democrazie ai suoi cittadini, ovverosia...
LA PRIVACY. La faccio breve e le faccio una domanda, anzi due: - Perchè eliminare
uno dei pochi strumenti che mi permette di conoscere le malefatte, per non
dire le corruttele, dei nostri governanti? Ricorda come è stato utile sapere
le porcate di vallettopoli e delle ragazze che pur di apparire in TV dovevano
finire a letto con uomini vicini alla casta dei politici per non parlare dell'aspirante
al trono di monarca Vittorio Emanuele? - La privacy è nata subito dopo tangentopoli,
è un caso?
A noi gente comune ci controllano tutto, dai siti internet che visitiamo,
a ciò che ci diciamo per telefono; e loro invece che fanno? agitano il diritto
alla priv...
Tra l'altro, di queste benedette o maledette intercettazioni, non emerge mai
un dialogo o rapporto di carattere puramente privatistico. Si sa solo la cacca,
il letame e la merda di quello che combinano di nascosto lor signori alle
nostre spalle ed alle nostre tasche. Per questa ragione io credo giusto che
vi sia l'abrogazione di questa legge che tutela la privacy. Il politico deve
avere a sua tutela (come tutti i cittadini), la tutela della sua affettività,
della sua salute e la segretezza della sua sessualità, insomma solo le cose
che riguardano l'aspetto intimo di una persona il resto tutto alla luce del
sole. lei è d'accordo?
Grazie Claudio De Giglio
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Certo che sono d'accordo!
Come potrei non esserlo se ho dichiarato guerra aperta al ddl Mastella, agli
spioni di Telecom e a Telecom? e pure a quel bel pezzo di m di Tronchetto?
(,-)
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Non esageriamo. Unica privacy nel letto con la moglie?
Il diritto alla privacy è di tutti. Certamente non riguarda le conversazioni
dei politici sulle banche sulla RAI, Mediaset, etc... E' ovvio. Ma il problema
vero è che anche se le intercettazioni dimostrano che un politico ha agito
scorrettamente non per questo gli italiani lo manderanno a casa anzi magari
lo rieleggeranno con più voti.
Date retta a un insegnante di educazione civica con esperienza trentennale:
il problema è l'educazione alla legalità degli italiani, la maggioranza dei
quali ignora il significato di tale termine. I politici si prendono gioco
della gente solo se la gente non prende sul serio la politica. Ed è dura convincere
gli italiani a prendere sul serio la politica. Giovanni Caruselli
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Centrodestra, puttane e ipocrisia.
Mele... marce
Il test antidroga effettuato in piazza Montecitorio sui deputati dell'UDC
che hanno scelto la «prova-saliva». Grattare la rogna è un mestiere ingrato:
viene fuori il fetore dell'animo umano. E il peggio non è quello che appare,
ma quello che sta dietro. La boccaccesca storia di Cosimo Mele, il parlamentare
UDC beccato in un festino hard con sesso e droga in una suite dell'Hotel Flora
di Roma, dopo che una delle ragazze che era con lui si è sentita male a causa
del micidiale cocktail di alcool e cocaina, è sintomatica.
Cosimo Mele, detto Mimmo, è un onorevole...
che deriva da onore. Ma sarebbe più appropriato chiamarlo «odorevole», perché
l'odore di questa vicenda è disgustoso.
Si sa che la carne è debole e che se sali sull'ottovolante, è difficile che
la testa non ti giri: probabilmente un metro e venti di cosce su quindici
di tacchi a spillo fanno venire le vertigini a chiunque non abbia il testosterone
a zero. Con certa «fauna», finire all'hotel Flora - scusate il bisticcio -
è naturale.
Una volta ci veniva insegnato a «fuggire le occasioni prossime di peccato»,
oggi non più. Il vecchio catechismo parlava di temperanza, il nuovo di tolleranza.
L'onorevole deve averla interpretata come un'allusione esortativa. Risultato:
una ragazza è finita in ospedale, Cosimo Mele screditato e l'UDC è finito
nei... Casini.
Ben gli sta, a tutti e tre.
Luca Volontè, il capogruppo dell'UDC alla Camera, appena saputa la notizia,
aveva tuonato: «Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento
della prostituzione non può parlare di famiglia, figli, diritti umani. Un
deputato al droga-party con due prostitute? Si faccia avanti».
Poi, quando Mele il passo avanti l'ha fatto, Volontè ha abbozzato: «Spero
che Mele ora passi molto tempo con la sua famiglia. Certo ognuno di noi ha
una vita privata e può fare degli errori. Ma bisogna pure vedere quali sono
questi errori soprattutto ora che Mele ha chiarito di non avere fatto uso
di stupefacenti».
Stamattina, alla Camera, il segretario UDC Cesa, il presidente Casini, lo
stesso Volontè e tutti gli altri parlamentari del gruppo si sono messi in
fila a fare pipì davanti all'ambulatorio allestito dal partito per fare il
test antidroga ai parlamentari, dopo che la Commissione Affari Costituzionali
ha di recente bocciato una proposta di legge in tal senso presentata dall'UDC.
Il fatto è che questi sono tutti uguali: stessa faccia di bronzo.
Il segretario UDC Cesa ha invitato ad avere comprensione per la solitudine
dei parlamentari e - secondo quanto hanno riferito le agenzie - ha proposto
addirittura un incentivo per ricongiungere i parlamentari alle rispettive
famiglie.
Vorremmo che adesso il gruppo dirigente dell'UDC non cadesse dalle nuvole
e che l'onorevole (si fa per dire) Cesa ci spiegasse perchè alle ultime elezioni
politiche è stato inserito nelle liste UDC Cosimo Mele, ex vicesindaco di
Carovigno, riguardo a cui Il Corriere della Sera del 6 Gennaio 1999 riportava
la seguente notizia:
«Arrestati sindaco e vice di un
paese nel Brindisino. Il giro di soldi si è protratto per 4 anni.
Amministratori riciclavano al casinò le mazzette delle tangenti.
Carovigno (Brindisi). Lo stipendio da sindaco
proprio non bastava a Vito Angelo Perrino (Forza Italia) e al suo vice Cosimo
Mele (Cdl) per tentare la fortuna, insieme, ogni fine settimana, negli esclusivi
casinò di Montecarlo e Venezia» [...].
La cosa insopportabile del «caso Mele» è che è stato derubricato a vicenda
personale. Il che è assurdo innanzitutto perchè l'uso di droghe presuppone
traffico e commercio, che sono reato. Poi è ora di finirla con i parlamentari
della «destra» che sono antiproibizionisti ed esaltano i valori della famiglia
e poi di famiglie ne hanno come minimo due e inoltre vanno pure a prostitute,
in festini a base di coca. Sì, perché Cosimo Mele è sposato due volte e la
seconda moglie sta pure aspettando un figlio. E' chiaro che il segretario
dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto, commentando il caso, gioisce: «E'
il trionfo della doppia morale, dell'ipocrisia e dei bacchettoni.
Non se ne può più. Ora voglio proprio vedere
come voterà uno beccato a un festino hard, il giorno che voteremo in Parlamento
sulla sacralità della famiglia».
Come dargli torto?
E' ora di finirla con questi cialtroni che nominano il nome di Dio invano
e poi pensano di cavarsela facendo outing. E la cosa più disgustosa del caso
Mele non è tanto che questo «miserabile onorevole" abbia fatto quello che
ha fatto e che l'abbia fatto coi soldi da parlamentare che noi gli paghiamo
(una suite in quell'Hotel, stando ai telegiornali, costa tra i 1.000 e i 1.500
euro a notte, cioè più dello stipendio medio mensile di un impiegato).
La cosa più disgustosa, che rende appieno la mediocrità dell'individuo, sono
gli insopportabili piagnistei del giorno dopo: «Ho sbagliato, sono pentito».
Un pentimento talmente falso che precisa: «Sono stato sfigato perché se la
ragazza non si fosse sentita male non sarebbe successo nulla».
Addirittura poi si compiace di sé: «Sono anche orgoglioso. Sì, orgoglioso
di me stesso. Quando ho avvertito la reception e poi chiesto di chiamare un'ambulanza
ho capito che il mio nome poteva uscire. Molti altri se la sarebbero data
a gambe».
Pensa pure di farci fessi, volendoci far credere che la colpa è della ragazza
e, meschino, scarica su di lei la colpa: «E' stata lei che ha cominciato a
parlarmi...»
«Non avevo capito che fosse una prostituta. Pensavo fosse la ragazza che cercava
un'avventura. Ho capito solo quando siamo arrivati all'Hotel Flora».
«L'ha pagata?» - gli hanno chiesto.
«Pagata... non proprio» - ha risposto.
«Le ho fatto un regalo, una somma in denaro. Poi siamo saliti su, siamo stati
insieme, e dopo io mi sono addormentato. Io non ho preso cocaina né altri
tipi di droga. Non ho visto se quella ragazza l'ha presa oppure no. Forse
sì, ma magari prima di incontrarmi oppure mentre dormivo».
F. Z., la ragazza squillo finita all'ospedale lo smentisce su tutto.
Alla domanda «L'onorevole Mele ha detto: «Non sapevo che fosse una squillo».
«E' vero?» risponde ironicamente: «Certo, come no? Ma se la prima cosa che
ha fatto è stata quella di darmi i soldi, ma andiamo...!!».
E poi: «Nessuno ha mai dormito quella notte. Siamo rimasti dalle 2 alle 5
del mattino, in tre in una stanza. E poi alla fine mi sono sentita male, ho
visto delle cose che mi hanno fatto paura».
Anche lo sbandierato orgoglio dell'onorevole di non essere fuggito, finisce
nel water: «L'onorevole Mele - dice la ragazza - ha cercato di strapparmi
il cellulare di mano. Io ho telefonato al mio compagno e poi a mio fratello».
«Lei ha portato la droga? Cosa ha preso? Pasticche? cocaina?» - le chiedono.
«Io non ho portato assolutamente nulla. Mai. E le pasticche non le ho mai
prese in vita mia, tra l'altro mi fanno paura. E poi ci sono le analisi che
parlano chiaro».
La droga lei non l'ha portata, l'onorevole nemmeno! «Ascolti, come sono andate
le cose lo so io e lo sa la polizia» - commenta la ragazza.
Oggi la procura della Repubblica di Roma ha formalizzato all'«onorevole» il
reato di cessione di sostanze stupefacenti. Basta che adesso non ci costringano
a sorbire qualche predica sulla necessità di educare i giovani ai pericoli
delle droghe. La droga va combattuta, ma la droga dello Stato sono loro.
Ieri Mele, un anno fa l'inchiesta de «Le Iene» sull'uso di droga in Parlamento,
due anni fa l'ultraottantenne senatore Colombo beccato per uso di droga, qualche
giorno fa Gustavo Selva che usava un'ambulanza per farsi trasportare ad un
dibattito televisivo, qualche mese fa Sircana, portavoce di Prodi, fotografato
mentre s'intratteneva con un trans, durante «Vallettopoli» un misterioso politico
che avrebbe partecipato ad un altro festino a base di coca e sesso con un
trans.
Questa è la classe nostra dirigente, la classe dirigente di un Paese marcio.
Loro sono lo specchio di una società civile che scarica ogni giorno con le
urine quattro chili di cocaina nel Po e che lascia in sospensione nell'aria
di Roma tracce di marijuana e cocaina. Non sono peggiori della cosiddetta
società civile, sono solo i politici che ci meritiamo. Ma loro dovrebbero
essere l'esempio.
Come sempre «piscis a capite foetet».
Domenico Savino 2 Agosto 2007 http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2181¶metro=politica
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Il caso Mele e l'abbrutimento etico.
Spariamo sulla croce rossa. M'illumino di
Kenzo. I Valori dell'Occidente che Lavora nella Sacralità della Famiglia,
Chi è causa del suo mal, scagli la prima pietra.
Sparare sull'UDC dopo la Family Night di Mele è troppo facile, ma ci sono
alcune cose che vanno dette. Di per se, il fatto -prudereccio- del tizio che
si trombava le due ragazze dopo averne strafatta una di cocaina mi lascia
piuttosto freddo. Credo che persone come Grillini sapranno fare fin troppo
ad ironizzare su questi partecipanti al Family Day che poi fanno la Family
Night. Ci sono però da dire alcune cose che invece secondo me sono passate
sottogamba, tutti impegnati a mordere la ciccia dove è più cicciosa. Qualcuno
ha cercato di giustificare la cosa dicendo «era lontano da casa, e se un uomo
è lontano da casa -si sa- la bagascia ci sta tutta».
Bisogna pagare il ricongiungimento per la moglie, che ovviamente è il posto
giusto ove svuotarsi le palle.
Sul primo punto, che dire: i miei ricordi di geometria dicono che se A è lontano
da B, di solito B è lontano da A.
Dunque, Mele si portava due squinzose a casa perchè era lontano dalla moglie.
Poichè è umano che lontani dal partner si faccia così, va abbastanza bene
che la moglie di Mele fosse -in quel momento- a letto con due nerboruti signori
senegalesi. Correct?
Cioè, se iniziassimo a contare le corna di questi signori -così comprensivi
se un uomo fuori casa si trova a letto con due squinzie e dicessimo «eh, sì,
la solitudine è dura, queste povere mogli hanno diritto alla nostra comprensione»,
andrebbe altrettanto bene?
Il secondo punto, la soluzione del problema è chiara: quando un uomo è fuori
da casa deve svuotarsi le palle, poco importa con chi; fosse anche una operatrice
del settore, ogni buco va bene, purchè le si svuoti.
Stabilito che non si tratta di amore e neanche di sesso, ma di un semplice
bisogno, ergo un semplice svuotare le palle, ecco la risposta: si chiamino
le mogli a Roma per adempiere al dovere.
Ora, di solito (se le cose vanno bene) le mogli non hanno troppi problemi
a fare del sesso coi mariti: per come conosco le donne italiane, non credo
veramente alla gag del «ho mal di testa, caro». Il dato secondo me è questo:
alla moglie/partner media va benissimo di fare sesso.
Ma c'è una grossa differenza tra fare sesso come moglie/compagna e fare sesso
al posto di chiunque altra.
«Al posto di chiunque altra» probabilmente va bene se si tratta di mera ginnastica.
Può andare bene se si fa una sveltina, se si paga una puttana (una vale l'altra,
suppongo); ma «al posto di chiunque altra» non va tanto bene se ci sono i
tanto strombazzati valori non dico della famiglia, ma almeno di una coppia.
E così la soluzione (e nessuno ha nulla da ridire se non considerazioni economiche/politiche)
delle «alte cariche del Family Day» è quella di dire: «al posto di chiunque
altra, chiamiamo le mogli a Roma, vi sfogherete su di loro, al posto di qualunque
altra».
Tutto questo non è qualcosa di distinto col resto, esso avviene in solido,
è un blocco unico , con una generale distruzione del rispetto per l'essere
umano che si sta facendo sempre più evidente nella cultura italiana.
Sia donna su cui svuotare le palle, al posto di chiunque altra, sia lavoratore
da sfruttare, sia un gay da umiliare, un compagno di classe da sfottere, quello
che sta avvenendo è una reductio ad bestiam della persona; reductio per la
quale ogni volta che un problema etico si manifesta le soluzioni proposte
non sono mai eticamente migliori del problema stesso.
L'abbrutimento dell'umanità italiana arriva a livelli tali che di fronte al
fatto di per se pecoreccio ed alle sue implicazioni (una miseria umana dalla
quale tutti dovrebbero prendere le distanze) la risposta del sistema è una
evidente dimostrazione... di una bruttezza umana ancora peggiore.
«Se proprio devi svuotare le palle fallo con tua moglie, che è lei di guardia,
al posto di qualsiasi altra, chettefrega chi è?».
E tutto passa nel silenzio, perchè ormai tutto il paese nuota in questa melma
di bruttezza umana, al punto che una fontana di melma si distingue dall'altra
solo perchè dopotutto «moglie» suona meglio di «squillo» ma nessuno dice una
cosa semplice: che magari un uomo non è un animale che ha bisogno di svuotarsi
le palle su chiunque possieda un buco. Che la differenza tra l'essere umano
e l'animale(1) sta nella capacità di inserire un momento di ratio fra lo stimolo
a fare qualcosa e il gesto di farla. E che quindi no, non esiste alcun bisogno
di svuotare le palle. Può esistere lo stimolo a farlo, ma se sei un essere
umano inserisci un istante di ratio prima dell'atto.
Ma tutto questo scivola via, coperto da una filosofia melmosa secondo la quale
il peggio è «la verità con cui fare i conti», mentre il meglio è sempre e
solo intollerante utopia...
Uriel 31 Luglio 2007 http://www.wolfstep.cc/index.php?subaction=showfull&id=1185875987&archive=&start_from=&ucat=39,41,43&
(1) In realtà il mio cane e i miei gatti fanno i bisogni nella sabbietta o
fuori casa, esercitando quindi un istante di ratio fra gesto ed istinto (devono
almeno richiamare alla mente la maniera giusta di fare le cose compreso il
raschiare alla porta per uscire, nel caso del cane) per cui nemmeno loro andrebbero
classificati come animali, in senso stretto. Buffamente, questo rende ancora
più robusta la mia definizione, e più pesante il giudizio su certi «uomini».
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