Tremate! Tremate! i Cacicchi son tornati!
Dal Laboratorio dei Sindaci Serenissimi una lezione al Governo e all'Italia
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«Daghe dentro, Cacicchi, che i butemo a fondi!»
 
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25 novembre 2007
Pellagra e gozzo, polenta e latte e, la domenica, osso e polenta. Questa, quando vi arrivai per restituire all'antico splendore uno dei Monumenti più affascinanti della «Nathion veneta», la condizione della popolazione più povera d'Italia. Fu grande amore con i veneti, anni dopo con i Sindaci, dell'unica parte d'Italia che dalla miseria e dal signoraggio DC della Balena bianca, in pochi anni è divenuta una delle tre regioni più moderne, industrializzate, civili e ricche del Paese. Il Veneto.
L'antica Serenissima Repubblica Veneta. «Uomini di ferro su navi di legno, hanno sconfitto uomini di legno su navi di ferro», così l’Ammiraglio Willelm von Tegetthoff il vincitore della celeberrima Battaglia di Lissa, 18-20 luglio 1866, l'ultima grande vittoria della Marina Veneziana prima che con il Referendum-burletta - come lo definì Montanelli nella sua «Storia d'Italia» - il Veneto fosse annesso all'Italia. «Daghe dentro, Nino, che i butemo a fondi!» gridò von Tegetthoff a Vincenzo Vianello, detto «el Graton», il nocchiero di Pellestrina al timone della «Ferdinand Maximilian» l'ammiraglia Austriaca che speronò, affondandola, l'ammiraglia Sardo-Ligure-Siculo-Napoletana «Re d'Italia».
Della Battaglia di Lissa, in un affascinante articolo del Prof. Luigi Gigio Zanon, chi desidera saperne di più mi scriva e glielo invio via e-mail.
E' con Daghe dentro, Cacicchi, che i butemo a fondi! che vanno incoraggiati a continuare nell'opera intrapresa i Sindaci veneti, di destra e di sinistra, scesi in campo contro le pasticciate, ambigue misure varate dal Governo Prodi con il famigerato «Pacchetto sicurezza». Pacchetto insicurezza targato Amato, il nostro ministro dell'Interno che lo sciapo Casini ha definito «Più che uomo di polso uomo di polsino».
Il Pacchetto insicurezza Amato, purtroppo, è figlio degenere e bugiardo del Pacchetto propaganda Primarie. Iniziato, vedi caso, proprio in prossimità delle Primarie di Ottobre al grido «Intolleranza zero verso clandestini, rachet che contrabbandano droga, merci contraffatte, donne e minori ridotti in schiavitù, verso chi non ha fissa dimora e un lavoro per mantenersi dignitosamente, contro chi delinque, stupra e ammazza, contro quanti rendono le nostre città lupanari ove non circolare dopo le sette di sera», il «Pacchetto sicurezza» è stato la cinghia di trasmissione tra regioni e comuni, la grancassa elettorale delle Primarie, per eleggere plebiscitariamente il sindaco di Roma, Walter Veltroni, segretario del PD.
Per far votare alle Primarie, ed eleggere, segretari regionali e locali una marea dei quali sono Assessori e Consiglieri regionali, provinciali e comunali che, al grido Sicurezza Sicurezza!, hanno condotto la campagna elettorale pro domo sua, non certo pro sicurezza dei cittadini.
Una volta eletti, finito il santo finita la festa. Da «Pacchetto sicurezza» è divenuto il Pacchetto insicurezza. E, se si considera che 4000 Comuni si avviano alle Amministrative, il voto degli extracomunitari, circa tre milioni di anime, lo agognano tutti. Destra e sinistra. Quindi, «Pacchetto sicurezza» elettorale.
Del quale, però, non vogliono esserne le vittime sacrificali ne' i cittadini veneti ne' i loro sindaci che, in massa, hanno deciso di esercitare i propri poteri e di allargarli a norme confacenti alla drammatica situazione nazionale attuale.
A differenza dei sindaci come Veltroni che al puro scopo di ramazzare voti hanno piazzato nei Comuni Assessori alla sicurezza congolesi - quindi Assessori e Consiglieri di straparte - i sindaci veneti sono ben consci che la «Nathion veneta», da regione tra le più moderne, industrializzate, civili e ricche del Paese, con il «Pacchetto sicurezza» Amato si riavvia sulla strada della «Nathion» della Pellagra, del gozzo, della polenta e latte e, la domenica, la «Nathion» dell'osso e polenta. Via "maestra" sulla quale si è avviata la Capitale con il «Modello Roma» del sindaco Veltrozzio.
Se anche questa volta un D'Alemoni o un Dalemiano apostroferà i sindaci veneti come «Una mobilitazione da sindaci Cacicchi», a D'Alemoni & Dalemiani, siamo tutti autorizzati a fare una gigantesca pernacchia.
Il Pacchetto insicurezza? Daghe dentro, Cacicchi, che i butemo a fondi! Quindi avanti prodi Cacicchi!
                       Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet e di LiberoReporter
                                  www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
                                             http://blog.bamboccioni.net/
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Sondaggio Sicurezza: Che ne dici del PS*?
Salve, come valuti il "Pacchetto sicurezza" varato dal Governo?
Ti soddisfa?J se ti soddisfa esprimi un commento
Non ti soddisfa? L Perchè? Cosa cambieresti? Quali norme aggiungeresti?
Quale provvedimento ti sta più a cuore per la sicurezza della tua città e del tuo quartiere?
Grazie, cordialmente Giuliana D'Olcese
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Quant'è Bello o' Liòne int' a Bamboccione!!!!!!!!!!! (,-) (,-) (,-)
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e si' o lion' ce vuleva ;-))
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Che ne dici del PS*?
Mi sono trasferito in Tibet per meditare su questo mondo di merda... Vi risponderò al mio ritorno, se ritornerò.
"Una volta, i potenti, per sottomettere il popolo usavano la forza, le leggi e la religione; Ora dispongono anche del calcio e della televisione".
- Brown Carl William -
         Luca A
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Che ne dici del PS*?
Cara D'Olcese, sono ben lieto di rispondere al tuo sondaggio, perchè penso da tempo che il tema "sicurezza" sia stato troppo a lungo scioccamente snobbato dalla sinistra e letteralmente "regalato" ai vari teorici del "law & order", che ci hanno sguazzato in tutti questi anni, raccogliendo consensi per la destra più ottusa e retriva.
Purtroppo, non ho sottomano il testo del provvedimento, per poterlo sensatamente giudicare. Potresti gentilmente inviarmelo via mail?
Cordiali saluti Nicola Triggiani
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Che ne dici del PS*?
Non è affatto soddisfacente (il No ridicolo di espulsioni ad oggi lo dimostra): troppe concessioni fatte come al solito ai ricatti della sinistra estrema (pervasa dal solito inopportuno, autolesionista e nocivo buonismo) che l'ineffabile presidente del consiglio preferisce alla chiara volontà della maggioranza degli italiani, della quale chiaramente se ne frega anche se ha indotto nel Paese un clima orribile con la sua ostinazione a governare lo stesso. Cosa fare?
1) Controlli molto più capillari sui permessi di soggiorno e/o verifica sui mezzi di sostentamento e un lavoro.
2) chi non è in regola e/o non soddisfa a tali 3 requisiti deve essere accompagnato fuori dal Paese.
3) incarichi affidati ai giudici di pace;
4) limite programmato al max numero di ingressi in Italia.
5) creazione di una struttura dello stato ad hoc per la supervisione e il controllo della immigrazione, con il potere di disporre delle forze dell'ordine, il cui numero va comunque sostanzialmente aumentato. Cordiali saluti Enzo Vitali
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Che ne dici del PS*?
Una norma che io vorrei sarebbe l'istituzione di campi di lavoro di utilità pubblica ove far soggiornare i trasgressori delle norme per la sicurezza in modo che questi possano risarcire la collettività dei danni provocati. Ciò aiuterebbe anche gli immigrati. Grazie Piero Ponti
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Che ne dici del PS*? Non ti soddisfa? esprimi i motivi, cosa cambieresti, quali norme aggiungeresti
No! Non mi soddisfa affatto, questa è la mia opinione. Il pacchetto sicurezza licenziato dal Governo suscita più di una perplessità circa la sua efficacia.
La tipizzazione di nuovi reati e l'individuazione di nuove fattispecie criminose, quale ad esempio lo sfruttamento di minori nella pratica dell'accattonaggio, sembra concepita apposta per ingolfare i nostri già saturi tribunali. Pur animata dal cristiano principio di difesa dei minori dalla brutalità degli adulti, una simile misura porterebbe ad attribuire tout court la patente di criminale a gruppi nazionali che adottano questa biasimevole pratica -sia pure a volte per necessità - come stile di vita. Immaginiamo soltanto l'impatto delle decine di migliaia di procedimenti giudiziari per attribuire l'infame patente, per accertare la commissione del delitto e per retribuirlo con una pena adeguata. Inoltre, figuriamoci il carico di lavoro giudiziario necessario a sottrarre la patria potestà ai genitori che sfruttano i figli e quello per l'eventuale procedimento di affidamento di questi ultimi.
Per non parlare dei problemi connessi all'accoglienza di migliaia di minori in centri che al momento o non esistono proprio o sono sottodimensionati.
Non è con la ritualizzazione giudiziaria di nobili affermazioni di principio che si risolvono i problemi. Anzi, il differimento della loro soluzione all'interno di lunghe procedure non fa altro che aggravarli. Per la commissione di reati connessi all'"immigrazione" all'interno di paesi UE andrebbe ricercata una nuova competenza giudiziaria, legata alla provenienza dei flussi migratori, posto che ciascuno Stato europeo possiede rappresentanza ed istituzioni proporzionali ed adeguati alla consistenza numerica della propria cittadinanza. Per fronteggiare il fenomeno delle migrazioni incontrollate sarebbe opportuno ed efficace, invece, l'uso estensivo di provvedimenti amministrativi come l'espulsione con accompagnamento coatto e l'istituzione di centri di partenza dove alloggiare temporaneamente e con tutte le cure del caso, e per non più di una decina di giorni -come è accaduto a Ginevra-i destinatari dei provvedimenti. I principi costituzionali di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione, applicabili ai cittadini italiani, sarebbero anche per gli altri cittadini comunitari un buon presidio (perchè dubitarlo?) e una sufficiente garanzia dei loro diritti.
Ciao P
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Che ne dici del PS*?
Mi soddisferebbe ma sono sicura che, come al solito il problema non sia questo ma il fatto che poi le norme vengono disattese e non cambia nulla e siamo sempre noi, cittadini per bene, a subirne le conseguenze. Grazie Claudia Spagnolo
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Roma è sommersa da stranieri che s'improvvisano negozianti stendendo un lenzuolo per terra.
Questo fenomeno è stato favorito dal crescente numero di immigrati che di giorno in giorno confluisce nella capitale. Il centro storico appare sommerso dagli abusivi.
Per contrastare questo problema e facilitare l'attività dei lavoratori onesti è necessaria una maggiore vigilanza, possibile solo con l'incremento di forza lavoro tra le file dei vigili urbani. Le 600mila unità oggi presenti a Roma non bastano considerando anche che i venditori abusivi non seguono, come i vigili, gli orari di ufficio. Da una parte gli ambulanti che pagano regolarmente le tasse, dall'altra i vigili che, non riuscendo a contrastare il fenomeno, allargano le braccia. Sono d'accordo con il lavoro intrapreso dall'assessore al commercio, Gaetano Rizzo, l'aggiornamento della mappa che riguarda le zone di maggior pregio artistico, contribuirà a contrastare l'abusivismo. Roberto Soldà Segretario Romano Italia dei Valori
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Che ne dici del PS? Mi convince e non mi convince,
mentre il provvedimento che introduce anche l'aggravante per le violenze sessuali a danno di conviventi o coniugi e pene più severe per i maltrattamenti in famiglia (dai 5 anni di reclusione previsti a 6 anni mi pare buono come trovo ottimo quello sulla sicurezza urbana con l'estensione dell'articolo 18 sull'immigrazione anche alle extracomunitarie vittime di violenza domestica. Grazie a questa misura le clandestine che denunceranno mariti o parenti violenti otterranno il permesso di soggiorno ed un percorso di assistenza presso i centri anti-violenza. Rimane ai prefetti il potere di espulsione dei cittadini comunitari, ma la misura, contestata dai ministri Ferrero del Prc (Solidarietà sociale) e Bindi della Margherita (Famiglia), è stata mitigata: esclusi i minori e i cittadini comunitari residenti in Italia da più di 10 anni.
Sull'argomento sicurezza, sindaci e immigrati ho letto sul Corriere un articolo di Giannantonio Stella e anche di quello una parte mi convince altre no, comunque lo posto, pubblicalo è interessante. Ciao un saluto da Posillipo da Emma Liguori
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Che ne dici del PS*?
Il pacchetto sicurezza non mi soddisfa ma è meglio di niente. Il nostro sistema gattopardesco non ci può proporre nulla di nuovo, i mali atavici del nostro paese non potranno cambiare, i palliativi sono solo fumo negli occhi per i media. Nei fatti, chi espellerà i delinquenti dal nostro paese?
I nostri tribunali saranno ingolfati da nuovi processi? Ciò che mi sta più a cuore è la certezza della pena, e come principio partirei dai nostri delinquenti, ne abbiamo talmente tanti, fatti un giro al Quarto raggio (Quarto Oggiaro) a Baggio, allo Stadera, a Buccinasco, Corsico, Trezzano s/n nelle zone franche di Milano e periferia, non di Napoli, Palermo o Reggio Calabria e vedrai che il malessere è anche qui.
A presto Vittorio
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Il PS*?
Credo che se chi di dovere applicasse le leggi esistenti con sano buon senso non ci sarebbe bisogno di pacchetti sicurezza, che poi non vengono applicati!
Laura
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Non sono d'accordo sulle norme varate dal Governo in quanto non sono severe e ferme.
Si andrà come il solito per le lunghe con la solita giustizia italiana che non conclude e tutto rimarrà come prima non ne sei convinta?
Credo che i Rom (gli zingari) dovrebbero tornare nel loro paese mentre gli altri romeni, a meno che non siano delinquenti e/o prostitute e/o spacciatori sono i benvenuti sempre che trovino un lavoro, altrimenti via. Indietro: questo atteggiamento lo stanno assumendo i tedeschi e gli austriaci da parecchi mesi.
Noi siamo i soliti fessi italiani con il nostro buonismo che ci ha rovinato. Gli zingari non si integreranno mai e quindi stanno bene in Romania dove invece non li vogliono e ringraziano il cielo che ci sono i fessi italiani che se li sono presi!! Se non sei d'accordo esprimi il tuo giudizio. Carlo Miranda
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Buongiorno, ho letto l'articolo nel suk di Veltrozzio....
La stessa scena succede a Milano nei mercati rionali. Il sabato in viale Papiniano numerosi extracomunitari con e senza permesso di soggiorno vendono indisturbati (senza licenza) le loro mercanzie contraffatte. I vigili assistono con indifferenza, scherzano e aspettano la fatidica ora di fine turno. Tra loro alcune macchiette che potresti vedere in qualche film di Totò. Il panzone in divisa quando un turista vorrebbe avere una semplice informazione lo manda quasi a cagare; mentre per bere una bibita (1euro) a gratis si cimenta in discorsi melliflui con l'ambulante. Ore 16.00 i tutori dell'ordine sgommando con le loro auto se ne vanno, comincia il caos.
I nordafricani espongono i prodotti tra il marciapiede e la strada creando notevole disagio alla circolazione, scene isteriche tra automobilisti, negri e italioti. Cinema!!!
Il guaio è che troppi stronzi e corruttori ci sono in italia!!
Sicuramente Veltrozzio (vedi intervista apparsa oggi su Repubblica è pure un grande impostore di fintobuonismocattocomunistaintellettuale!!
Poveri noi!!! "il nuovo che avanza". Ho terminato di leggere una splendida autobiografia di Carlo Lavezzari: pag.168. Nel luglio 1992, a seguito dei contrasti creatisi tra me, gli amministratori della società e i componenti del Comitato Iri, sono stato bruscamente ma devo dire che è stata una gioia-esautorato dalla mia carica.
Non condividevo certe scelte, per me assurde, quali il ponte sullo stretto di Messina, l'alta velocità ed altri dispendiosi progetti. Agli italiani serve ben altro: rifacimento degli acquedotti, idroelettricità, una navigazione costiera creando delle vere e proprie "autostrade del mare", tunnel ferroviari che attraversino il Gran San Bernardo e il Moncenisio per il trasporto dei mezzi pesanti, investimenti per la salvaguardia dell'ambiente e tanti altri progetti utili per distribuire il lavoro, su tutto il territorio nazionale, alle piccole e medie imprese, che sono il vero potenziale italiano. Queste imprese dovrebbero anche essere aiutate con la concessione di prestiti a tassi super-agevolati in modo che possano vendere la loro produzione ma soprattutto i loro "mestieri", richiesti in tutte le parti del mondo, dando in questo modo un valido apporto alla nostra bilancia commerciale. Finora sono state favorite solo le grandi corporazioni e, oggi ne vediamo i risultati!
Coraggio e saluti Paolo Scaccabarozzi
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Che ne dici del PS*?
Non sono soddisfatto. Per come vanno le cose in Italia sarei molto, ma molto, ma molto più restrittivo.
Lucio Russo
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Che ne dico del PS? Questione sicurezza:
Le misure del Governo sono molto fumo con poco arrosto, come sempre in Italia. Servirebbe un'unica forza di polizia nazionale modernizzata, che ridurrebbe così al minimo la proliferazione burocratica e la moltiplicazione dei comandi con più risparmio nei costi complessivi e migliore gestione delle risorse.
La magistratura andrebbe aggiornata ai tempi, mandando in pensione le vecchie rocce che la mantengono bloccata nella morsa dei poteri forti. Le leggi ridotte al numero minimo utile x funzionare, e comprensibili per tutti. Quindi iniziare con il problema extracomunitari secondo l'azione pratica del sindaco di Cittadella (PD) che, infatti, non a caso è stato subito inquisito da un giudice, avendo provato nella pratica a far funzionare le cose. Luigi Andreolo
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Che ne dici del PS*?

Sinceramente non so cosa contenga. Io sarei per tracciare tutti gli stranieri e i condannati in una banca dati DNA.
Saluti Piero Frasson
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Che ne dici del PS*?
Vi ricordo che vige tuttora la Bossi-Fini, che avrebbe dovuto risolvere ogni problema e invece è riuscita solo ad aumentare l'emigrazione clandestina, viste le ulteriori difficoltà che pone a quella regolare; che la norma in essa contenuta di sottoporre a carcerazione chi entra clandestinamente, oltre che iniqua (non si può porre sullo stesso piano un reato amministrativo e uno penale) è anche cretina, perchè affolla le nostre carceri; che le espulsioni vengono attuate ma evidentemente sono misura inefficace data l'ampiezza delle nostre coste e lo erano anche col precedente governo; che a sollevare obiezioni sul PS italiano è stata l'Unione europea (tutti buonisti di estrema sinistra?) parlando di diritti umani a rischio; che il numero programmato c'era con la Turco-Napolitano, con la Bossi Fini e c'è tuttora, ma sono gli industriali del nord che ogni anno chiedono di "sforarlo" perchè hanno bisogno di mano d'opera; che la situazione è peggiorata, soprattutto a Roma, con l'arrivo massiccio di romeni che sono a tutti gli effetti cittadini europei (l'ingresso della Romania nella UE è avvenuta con Berlusconi premier, Fini ministro degli esteri, Frattini commissario UE e nessuno ha chiesto, per dire, neppure una moratoria per Scenghen, e adesso accusano Prodi per non averlo fatto..) e quindi non si possono espellere tout court.
Comunque, se il clima vi sembra così irrespirabile, potete sempre correre a ossigenarvi sotto i gazebo di Berlusconi; lì sì che si respira aria buona, di libertà e democrazia e si ascoltano le sagge parole del CAPO: lui sì che ha a cuore i destini del popolo italiano, ai quali è pronto a sacrificare ogni suo interesse personale, come ha dimostrato nei 5 anni del suo governo, sorretto da un senso dello stato e da un'etica personale senza confronto.
R.
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Che ne dici del PS*?
Mi scuso se ormai per attitudine mentale, considero tutto ciò che è in varo per questo governo come aleatorio, suscettibile di mille modifiche.
Pertanto, non mi pronuncio sul progetto. Sulle cose che chiedo, essendo la giornata contro la violenza, in primo luogo metterei una pena severa per persecuzione minacciosa e per azione persecutoria. Per gli immigrati darei i visti solo alle nazionalità che non rappresentano un pericolo sociale, e vorrei vedere un po' di gente in galera subito dopo il delitto e non dopo vent'anni. Stefano.
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Che ne dici del PS*?
Mi sembra che sia già abbastanza fascista così senza aggiungere altro! Mauro Gonzo
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Che ne dici del PS*?
Il pacchetto sicurezza non mi piace, così come non mi piace il clima generale del paese e la continua evocazione di sistemi basati sulla "tolleranza zero", sulle espulsioni e via "fascistizzando". Il problema della sicurezza viene sventolato un po' da tutti i partiti, per cavalcare l'onda dell'intolleranza e del razzismo che attraversa il paese (ovviamente ben fomentata dai principali media). Se un italiano commette un reato la cosa passa in secondo piano, mentre se il reato è compiuto da un extracomunitario diventa immediatamente un evento mediatico da prima pagina. Basti pensare al problema delle donne, ridotto a problema legato alla presenza di Rumeni, Rom ed extracomunitari vari sul territorio, senza considerare che la maggior parte degli abusi e delle violenze avviene proprio tra le mura di casa ad opera di mariti, compagni, parenti, conoscenti (ma come si sa, nel nostro paese la "famiglia" non si tocca!).
Ho sentito dire ad un deputato di rifondazione (non ricordo il nome) che il problema degli extracomunitari è sentito soprattutto nelle periferie dove abitata l'elettorato storico della sinistra e a parer suo il partito deve riconsiderare la sua linea politica sulla base di questa evidenza... Inutile dire che da convinto anti-razzista quale io sono, la cosa mi ha dato più che fastidio. La sicurezza si raggiunge lavorando sulle ragioni del malessere sociale, non certo con la chiusura, la repressione e l'intolleranza.
Siamo sempre più spaventati, chiusi, razzisti ed infelici... che tristezza. Spero veramente che si possa invertire la rotta, non tanto per me quanto per i miei figli.
Un saluto da uno che non la pensa quasi mai come te, ma ti legge spesso. Roberto Rizzi Lopresti
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Che ne dico del PS? Non mi soddisfa.
Più Polizia per le strade, ad esclusione dello scemo di Arezzo. Per gli stranieri, a casa dopo tre mesi se non lavorano.
C. Crubei
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Che ne dico del PS?

Mmhh forse sono un po' severo nei giudizi sull'operato del governo, ma al momento mi trovo in Svizzera e come puoi immaginare... ogni confronto sotto il profilo della buona amministrazione ci fa sfiguramerdare! Secondo me il PS è un mix di tanta buona volontà e buona fede da parte del ministro degli interni, persona di una certa serietà e credibilità oltre che di intelligenza, un pizzico di buonogarantismo di troppo da parte della sinistra della coalizione (in certi casi estremi, dove è in gioco la vita e la morte di vittime e carnefici certi principi vanno a farsi benedire) e qualche indulgenza verso il decisionismo dell'opposizione leghista e nazionalista in stile detto-fatto (Fini parlava di espellere 200.000 immigrati irregolari in un 'intervista con Lucia Annunziata... è una parola! Ci vorrebbe la NATO tutta insieme per una misura del genere!).
Insomma è un bene che se ne cominci a parlare ma il PS è solo una presa di coscienza di certi problemi, un punto di partenza non di arrivo.
Adesso dopo i centri di prima accoglienza bisogna mettere su i centri di partenza, come hanno fatto qua in Svizzera.
E ci sarebbe molto altro da dire ancora. Ma a che punto sta il ps?
Tanta ammuina sulla scia dell'emozione per il fatto di Roma e poi niente più? Ci pigliano proprio per minchioni! e forse lo siamo pure se riusciamo a sfogarci con un liberatorio Vaff.. e facciamo sbollire la nostra rabbia con un po' di pettegolezzo e qualche scritto in internet. Dovremmo prendere esempio dai francesi,  che quando s'incazzano, a torto o a ragione -come accaduto con gli ultimi scioperi- mettono a soqquadro il paese.
P
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Belle domande! Avrà sicuramente la mia risposta al più presto.
Emmanuel Zagbla
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PD: cambia la carrozzeria, ma il motore rimane rotto.
Ci si chiede se, per un'auto con il motore rotto sia sufficiente riverniciarne la carrozzeria. La risposta appare ovvia ed è evidentemente no.
Ciò che tuttavia appare logico a tutti noi, purtuttavia non lo è per il "neonato" Partito Democratico: si è cambiato nome e simbolo (una volta mandati "in pensione" Ds e Margherita e prima ancora Pds e Ppi e prima ancora Pci e Dc), ma non si è cambiato il contenitore fatto ancora della solita classe politica degli ultimi 15-20 anni: Veltroni (già Vice di Prodi nel '96), Rosy Bindi, Ciriaco De Mita, D'Alema, Fassino. E, quanto al contenuto (il programma), questo non ci è dato di conoscere a parte la vaghezza del "tutto ed il contrario di tutto". Il motore, ovvero la maggioranza di Governo di cui il Partito Democratico fa parte, continua infatti ad essere, per così dire, "rotto", ovvero incapace di affrontare seriamente ed efficacemente i problemi del nostro Paese. Come si pensa infatti di farlo abbassando l'età pensionabile a 58 anni (quando la media europea è tra i 62 ed i 65 anni)? Come aumentando le imposte sulle imprese e quindi riducendone i margini di sviluppo e d'investimento?
Come senza ridurre la spesa pubblica improduttiva? Come senza applicare pienamente la Legge Biagi (anzi, volendo addirittura abolirla !) con adeguati ammortizzatori sociali per i lavoratori temporaneamente senza lavoro? Come tutelando unicamente chi un lavoro già ce l'ha?
Come continuando a sostenere l'immigrazione irregolare senza far applicare le leggi? Come continuando a dare contributi alle parrocchie ed alle scuole private?
Come continuando ad essere proni di fronte ai voleri del Vaticano per quanto concerne la ricerca scientifica e i diritti individuali, in barba allo Stato laico?
Potremmo continuare, ma ci fermiamo lasciando eventualmente ad altri di proseguire nell'elenco delle domande senza risposta da porre al Partito Democratico, espressione, nei fatti, del vecchio cattocomunismo degli ultimi 15 anni. Nulla di nuovo, insomma. Per quanto i mass media vorrebbero farci credere diversamente.
Trattasi dell'ennesimo "specchietto per le allodole". Ma, come si dice a Napoli: "Ccà nisciuno è fesso"!
Luca Bagatin - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
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Il tassametro di Caronte
Non è bello che il becchino aspetti con la pala in mano, perciò il comune di Venezia ha deliberato un aumento delle tariffe dei servizi funebri: in sostanza, si multeranno i morti poco rispettosi dei limiti di velocità, un autovelox al contrario per chi indugerà nei saluti al caro estinto, mai così caro come nel caso di un'omelia prolissa o di una lacrima di troppo. In fondo, sarà davvero come prendere il taxi, per adeguarsi al paragone usato dall'assessore competente: se ritarda l'automedonte, liberalizzato oppure no, te lo paghi tu in base alla cifra sul tassametro.
Ci vorrebbe il genio di Brassens ('Les funérailles d'antan') per cantare la filosofia mortuaria del sindaco Max Cacciari, che già di suo ha l'aria del necroforo - sia detto senza offesa per la categoria. Il grande intellettuale, che dovrebbe aver bazzicato un po' con certe questioncelle riguardanti l'ultimo approdo dell'uomo, ha protestato di non sapere nulla della determina comunale, però mica ha aggiunto di trovare disdicevole questo modo di far cassa. Indubbiamente, in Magna Grecia c'è più dimestichezza con le faccende legate ai trapassati, e anche una maggiore sensibilità: infatti, si scazzottano quelli delle imprese di pompe funebri concorrenti, cercando di sfilare loro la bara, giusto per non far mancare ai parenti affranti, il conforto di accompagnare il congiunto quasi fino allo zerbino di San Pietro.
Un funerale al prezzo di due, con la concreta possibilità che ci scappi il morto in più a causa della violenta contesa per il cadavere. Estorsione pubblica in laguna, estorsione privata in terra di camorra: morire non è mai un bell'affare. Giovanni Maria Mischiati
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Che ne dico del PS? Il cosiddetto pacchetto sicurezza non cambierà molto le cose.
Le cose potrebbero cambiare alle seguenti condizioni.1) Occorrerebbe verificare il profilo penale di coloro che chiedono permessi per turismo o per altre ragioni alle nostre ambasciate e ai nostri consolati nei paesi dell'Est e del Sud. Ciò è affidato a personale locale facilmente corrompibile date le condizioni di vita di questi paesi e quindi tali verifiche non hanno alcun effetto. Anzi hanno un effetto perverso perché è più facile ad un criminale procurarsi i soldi per corrompere un funzionario locale che a una signora 40enne perbene e timorata di Dio che vuole venire qui a fare la badante per fare studiare i figli.
Basta parlare con una delle decine di migliaia di badanti ukraine, moldove o rumene che vivono e lavorano in Italia per sapere che un visto d'entrata "regolare" costa circa 2.000 euro acquistato tramite la mafia locale, comprensivo di viaggio di solo andata in pulmino da 4 persone (di quelli che si vedono il sabato e la domenica presso tutte le stazioni delle maggiori città italiane). Tuttavia va osservato che in questi ultimi tempi in Brianza le badanti trovano sempre più difficoltà a uscire dall'Italia (normalmente per tornare a casa una o due settimane a vedere i figli) e rientrare anche sborsando migliaia di euro. Non è detto che ciò sia legato a provvedimenti legislativi comunque il dato è positivo. 2) Bisogna espellere sempre e non sporadicamente (e non consegnare fogli di via) coloro che vanno espulsi, cioè, secondo me quelli che non possono dimostrare entro 12 ore di avere un lavoro e di essere regolarizzati con la prossima sanatoria/flussi (fra le due cose ormai non c'è differenza dal momento che i clandestini in Italia sono quelli che "entrano" con i flussi. I fogli di via valgono quanto il 2 di briscola.
3) Bisogna creare vere e proprie agenzie di collocamento nei paesi da cui vengono gli immigrati, agenzie italiane che non si affidino a personale locale inaffidabile.
Se ne parla da anni ma non lo si fa (forse per ragioni economiche, oppure per la solita inefficienza).
4) Bisogna eliminare i flussi che non corrispondono mai alla effettiva richiesta di lavoro (basta guardare gli ultimi dati) e fare entrare tante persone quante sono richieste alle agenzie di collocamento che dovrebbero trovarsi sul territorio a cura dei comuni ed essere in collegamento diretto con le agenzie dei paesi da cui arrivano i lavoratori, in modo che se una vecchietta ha bisogno della badante rumena possa farsela arrivare a casa per un periodo di prova chiedendo al Comune nel giro di una settimana (non come accade ora). Infine bisogna colpire molto duramente chi da lavoro nero agli stranieri, perché questo sta alla radice di tutto. Faccio notare in proposito che attraversare il confine italo svizzero non è difficile, ma pochi lo fanno per la semplice ragione che una volta in Svizzera restano senza lavoro e devono consegnarsi essi stessi alla polizia (o tornare in Italia).
La repressione, invece, richiede mezzi, uomini, tecnologie cioè, in un parola, soldi. Il problema non è prendere i delinquenti ma cosa farne. Le procedure giudiziarie sono lentissime e bloccano le espulsioni. Bisognerebbe assicurare il diritto di ricorso ma a espulsione avvenuta a giudizio insindacabile del magistrato (fermo restando l'obbligo di motivare analiticamente il suo provvedimento). Chi commette reati e va in galera non deve essere rimesso fuori scontata la pena ma espulso.
Il rientro clandestino in Italia ripetuto andrebbe punito con qualche anno di detenzione da scontare nel paese di provenienza, come si fa già per i libici.
Per quanto riguarda i rumeni il problema è un altro. I criminali rumeni e rom (come di altre nazionalità) stanno in Italia perché in Italia le maglie della giustizia sono infinitamente più larghe che in altri paesi. Bisogna stringere le maglie e andranno a delinquere altrove (magari anche in Romania).
Salutoni Giovanni Caruselli
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Che ne dico del PS?
Cara Giuliana, innanzitutto ti ringrazio di esserci, per quello che scrivi e per quello che fai, che in Italia oggigiorno non è poco.
Vivo in un paesino della Toscana dove succede poco o nulla (per fortuna). Magari scoprirei di colpo il problema della sicurezza, come sta succedendo in questi giorni, se qui a Poggio a Caiano (PO) si verificasse uno di quegli episodi raccapriccianti di cronaca nera, come quello di Garlasco, di Perugia, o in passato di Cogne o di Tortona, per scoprire che forse la ridente provincia non c'ha poi tanto da ridere. Sono anni che reputo quello della sicurezza un falso problema, o ancora peggio un problema creato ad arte. Perché purtroppo certe cose (assassinii, rapine, stupri, ecc.) sono sempre esistite, e forse purtroppo continueranno ad esistere per molto, ma molto tempo.
Però ci sono dei periodi in cui la stampa nazionale e talvolta anche a quella locale, ognuna per il proprio tornaconto, si divertono a gettare benzina sul fuoco, contribuendo a creare la psicosi dell'"oddio siamo tutti in pericolo".
C'è il periodo in cui va di moda il guidatore ubriaco e allora ogni giorno trovi l'articolo in cronaca al TG che ti dice che uno è stato ammazzato da un guidatore ubriaco (se è per questo c'è un'intera classe politica di ubriachi che guida questo paese, e che probabilmente fa più danni del morto di turno sulla strada, ma nessuno - a parte Beppe Grillo - sembra essersi posto questo problema). C'è il periodo in cui va di moda il maniaco omicida e allora ecco che appena scema l'interesse per il delitto di Garlasco esce fuori quello di Perugia (quando poi non ci sono anche gli emuli, come è successo non so dove che una ragazza, dopo aver letto di Meredith, suggestionata dal delitto della britannica ha sedotto un ragazzo 25enne e poi gli ha piantato un coltello nella carotide).
Potrei continuare con l'elenco, ma preferisco fermarmi qui, che tanto se hai capito il filo del mio ragionamento, di esempi siffatti ne trovi anche tu a centinaia, e se vuoi puoi proporlo anche come giochino ai tuoi lettori. Ora per esempio va di moda anche il poliziotto assassino dopo la tragedia di Sandri (che se aveva delle pietre in tasca proprio a posto con la coscienza non doveva essere, con buona pace del dolore pur giusto dei familiari)... si parla tanto della violenza negli stadi, ma da vecchio frequentatore dei medesimi rimpiango sentitamente i tempi della "violenza negli stadi", perché allora ci si picchiava allo stadio, ma almeno solo là.
Oggi gli stadi sono blindatissimi, e dentro lo stadio non succede più nulla (al massimo tolgono qualche seggiolino in curva). Invece di fuori dallo stadio succede il finimondo. E siccome il calcio è un pass-partout, in nome degli interessi che smuove, qualunque stronzo con la scusa del calcio può distruggere auto, negozi, spaccare la testa a passanti, tirare oggetti o persino sparare.
Tu ti fermi all'autogrill per una pisciatina o un caffé, e ti becchi una pallottola in capo solo perché hai la sfiga che nel frattempo ci sono tre o quattro persone che si stanno scannando... per cosa? Per la fame nel mondo? Per la Giustizia o la Libertà? No... per la Juve e per la Lazio!
Io sono un tifoso della Nazionale Scozzese di calcio, e purtroppo anche il prossimo anno guarderemo la competizione internazionale degli Europei alla TV, dopo che l'Italia ci ha buttato fuori vincendo a Glasgow (tralascio considerazioni sulla meritorietà del risultato ai cronisti sportivi, sperando che non abbiano il prosciutto sugli occhi). Pur essendo estromessi dalla competizione "Scozia-Italia" ti faccio notare queste poche cose: 1) nessuno ha fischiato l'inno di Mameli durante l'esecuzione (cosa che non si può certo dire sia avvenuta durante le recenti partite casalinghe dell'Italia); 2) pur avendo perso, gli Scozzesi hanno incassato con discreto fair play (anche se avevano parecchio di che lamentarsi di qualche decisione arbitrale, non ultima quella che ha concesso agli Azzurri di segnare il gol decisivo) e al termine della gara sono andati al pub insieme ai tifosi italiani. Tranne rarissimi casi, non sono stati segnalati incidenti tra le due tifoserie. 3) A campi invertiti, se la Scozia avesse giocato in Italia la partita decisiva e (orrore!) l'avesse pure vinta sarebbe successo: 4) inno nazionale scozzese fischiato da mezzo stadio (vabbé, a questo ormai ci siamo abituati);
5) bottigliette e altri oggetti vari lanciati verso la curva che ospita i tifosi Scozzesi dopo che la Scozia segnasse il gol decisivo (ce li tirate quando vincete, figuriamoci se siete pure incazzati perché state perdendo...);
6) a fine partita ultrà italiani che partono con la caccia allo Scozzese da sprangare, accoltellare, abbottigliare in testa, ecc. Lascio il resto alla fantasia e all'estro italico, che in queste occasioni non manca di palesarsi.
7) Tutto questo per dire cosa? Che i pacchetti sicurezza non si fanno militarizzando la società, e da buona radicale antiproibizionista questo sicuramente lo sai meglio di me, così come sai che più si militarizza, più si esasperano gli animi (che magari per tanti altri motivi sociali sono già in zona rossa).
8) II miglior pacchetto sicurezza è quello che investe nella cultura, nell'educazione e nella qualità della vita, perché quando ci sono queste tre cose insieme, come nel caso della Scozia, la voglia di andare a giro a fare il bischero, e ti passa! Purtroppo al momento non vedo governo in Italia capace di adottare una politica del genere, visto che persino la Sinistra che dovrebbe avere sull'argomento una sensibilità diversa, sull'onda emozionale cavalca gli slogan e le politiche della Destra.
9) Certo è che se sei perennemente stressato dal lavoro, e poi non arrivi alla fine del mese, ce l'hai col mondo intero, con la Casta, con Gesù Cristo e la Madonna e arrivi la domenica con la bile che te la porti dietro con la carriola... quello che si legge nella cronaca è il raccolto di ciò che si semina per tutta la settimana, tutti i giorni, a cominciare dalla sottocultura televisiva che ci fa il lavaggio del cervello un giorno sì e l'altro pure. Ma di questo ha voglia di occuparsene la politica o no?
10) L'Italia ha vinto sul campo, non so quanto meritatamente, ma ora parteciperà agli Europei e buona fortuna. Speriamo che li vinca, perché per come stanno messi gli Italiani hanno bisogno di quello per poter gioire in po', e allora ben venga il regalo che v'ha fatto la Scozia sabato scorso. Perché altrimenti, se gli Italiani si guardano intorno, hanno ben poco di che essere contenti, e se l'avessero non verrebbero nel dopopartita sui blog Scozzesi a sfottere chi ha perso con una squadra tecnicamente superiore, ma penserebbero a godersi la vita. 11) Il fatto, cara Giuliana, è che al momento qui in Italia c'è assai poco da godere. ANDY
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Caro Andy,
ti rispondo con un articolo che ho scritto per il mensile LiberoReporter, in edicola a dicembre. Ciao gd'o
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E' un bell'articolo in effetti, che però, come dici anche tu, uscirà a Dicembre,
quando ormai l'opinione pubblica sarà già stata deviata "ad arte" da qualche altro "caso" (a proposito, ora s'è alzata la moda del polverone per lo scandalo della RAI Mediasettizzata... ma ci volevano le intercettazioni per capirlo o bastava vedere i palinsesti della TV pubblica che da anni è impegnata a rincorrere il suo diretto concorrente con una corsa verso il basso in termini di presenze televisive e di qualità della programmazione? Per non parlare del continuo scambio di starlette, conduttori, ecc.. che erano il miglior esempio del principio fisico dei vasi comunicanti! A me sembra un "segreto di Pulcinella", conoscendo Berlusconi e la RAI.
Tu non ne sapevi nulla?
Mi spiace che questo articolo, arrivando quando si parlerà d'altro, rischia di aver il sapore di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Mi dici Scrivi cose molto sensate, è la civiltà che manca agli italiani, e quindi ai loro simil interfaccia: ai politici italiani... Politica e calcio sono due cartine di tornasole, due punte dell'iceberg che riflettono il marcio che c'è sotto a tutti i livelli nella società italiana. Ma ti dirò di più: con che faccia pretendiamo di far rispettare a chi viene qua le nostre leggi se noi siamo i primi a farcene beffa? E' la stessa indignazione che ho provato quando ho sentito degli Italiani invitare gli Scozzesi all'osservanza e al rispetto delle regole (in quel caso si trattava di regolamento calcistico), scusami sa... ma quando l'ho letta io non c'ho visto più!!! Io non demonizzerei in toto il "modello Roma" di Veltroni, perché dato che entrambi ammettiamo che non è militarizzando le nostre metropoli che risolveremo il problema della sicurezza (e da antiproibizionisti DOC questo lo sappiamo bene: la repressione tout-court non ha MAI funzionato per estirpare alcunché, a cominciare dalla droga, dalla prostituzione, per finire a tutto il resto).
Anzi, spesso trovarsi a gomito con rappresentanti della Legge, che spesso con eccesso di zelo finiscono col vessare anche chi fuorilegge non è, rischia di esacerbare gli animi e peggiorare le cose.
Posto dunque che la civiltà si cura con la cultura, è questo quello che cerca di fare Veltroni (con risultati discutibili, certo, ma l'intento è quello). Poi magari dietro quello non c'è un cazzo, e lo so perché nella Roma veltroniana ci ho vissuto fino a 4 anni fa. Ma allora è meglio quello che fa qui a Firenze Domenici, che oltre a non fare un cazzo, non fa nemmeno i Festival, e si permette di far passare una bella tramvia tra il Battistero e Santa Maria del Fiore? Se vuoi fare a cambio con Domenici, ma anche con Formentini, io vengo lì a Roma e te li porto a spalla! Certo, magari per la sicurezza da sola non basta... ciao ANDY
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Quei muri alzati dai sindaci del Nord
di Gad Lerner La Repubblica 4 dicembre 2007
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Cornuti e scontenti
Può sembrare una cosa secondaria, ma nasconde un modo d'intendere il rispetto della legalità. Ci si può sposare, in Italia, pur se non si ha il diritto di trovarsi in Italia? Pare ovvio che se il soggetto non ha il permesso di soggiorno, o non è ad altro titolo (magari turistico) legittimamente in Italia, non può comparire davanti ad un pubblico ufficiale per compiere un quale che sia atto. In questo caso per contrarre matrimonio. Anzi, direi che se quella presenza è in sé una violazione della legge, il pubblico ufficiale non ha il diritto, bensì il dovere di denunciarla alle autorità competenti. In via di fatto, invece, le cose vanno diversamente: dato che per sposare un cittadino straniero gli si chiede solo il passaporto, o documento equipollente rilasciato dalle autorità, anche diplomatiche, del suo Paese, ne deriva che si uniscono in matrimonio persone che, in quel preciso istante, in Italia non dovrebbero neanche esserci.
Il sindaco di Caravaggio, provincia di Bergamo, ha detto: ora basta, al pubblico ufficiale si deve presentare anche il permesso di soggiorno (o il visto, immagino), e chi è qui clandestinamente non può sposarsi. Il che mi pare semplicissimo buon senso. Siccome, però, detto sindaco, Giuseppe Prevedini, è leghista, e siccome da quelle parti la Lega prende molti voti, e siccome non siamo nel ravennate, dove il voto massiccio e non scalfibile trasloca dai comunisti ai post comunisti essendo considerato un legittimo, ed anche ammirevole, sentimento popolare, ne deriva che il provvedimento preso è da archiviarsi nel file del razzismo e della xenofobia.
Non conosco il signor Prevedini, cui auguro ogni bene e di conservarsi sindaco democratico in un Paese democratico, ma quel che egli ha fatto andrebbe segnalato al ministero degli Interni affinché intervenga, nel senso che suggerisca a tutte le altre municipalità di fare altrettanto.
Altrimenti siamo un Paese di matti. Ci sono, ovunque, venditori ambulanti che vendono merce contraffatta, e nessuno li ferma, ma se io compero una borsa da venti euro mi appioppano una multa da cinquecento. In questo caso dovrei denunciare tutti i vigili urbani passati lì davanti, assieme a polizia e carabinieri, perché non intervenendo m'hanno istigato a delinquere. E se, per disgrazia, finisco sotto la macchina degli sposi, presi dall'euforia, e scopro che il pilota appena convolato è un clandestino denuncio tutti quelli del comune, perché se non avessero omesso di fare il loro dovere non sarei stato arrotato. Non è segno di civiltà, ma di rincitrullimento varare dei decreti legge per far finta d'espellere i clandestini e, contemporaneamente, consentire loro di presentarsi negli uffici pubblici per chiedere questo o quello. Il tutto, sia detto senza moralismo alcuno. Se l'anziano della bassa ha trovato la giovine che lo impalma per ottenere la cittadinanza, che il cielo lo conservi cornuto e contento.
Ma che il fatto avvenga facendo ratificare l'illegalità da un pubblico ufficiale fa sì che la collettività condivida la sua prima condizione, non giovandosi della seconda.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it
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Cittadella a Ellis Island
di Gian Antonio Stella - Corriere della Sera 26 novembre 2007
Anche l'immigrato Edoardo "Edward" Corsi, il futuro direttore di Ellis Island, non avrebbe potuto avere la residenza a New York con le regole di Cittadella: "La nostra vita a East Side era simile alle vite di migliaia e migliaia di famiglie di immigrati. Una lotta continua.
"C'erano molte volte in cui in casa non avevamo nulla da mangiare. Ci fu un periodo in cui il mio patrigno rimase senza lavoro per diciotto mesi".
Bartolomeo Vanzetti, nei suoi primi mesi americani, la casa non l'aveva neppure. Dormiva sotto gli alberi, coprendosi coi cartoni, e scriveva alla sorella che "i poveri dormivano all'aperto e rivoltavano le immondizie nei barili per trovare una foglia di cavolo o una mela marcia. Per tre mesi percorsi New York per lungo e per largo, senza riuscire a trovare un lavoro".
Sono due testimonianze, ma se ne potrebbero citare a migliaia. Tutta la letteratura autobiografica della nostra emigrazione, vastissima, trabocca di racconti simili.
E dimostra che la tesi risuonata in questi giorni, secondo cui "quando gli emigranti eravamo noi" andavano solo là dove c'era il lavoro e una casa già assegnata, è una stupidaggine dovuta all'ignoranza. Peggio: all'ipocrita rimozione del nostro passato. Riletto e aggiustato a uso e consumo della politica.
Sia chiaro: la valutazione giuridica dell'ordinanza del sindaco di Cittadella, che pretende di poter scegliere a chi concedere e a chi no la residenza sulla base di una valutazione del suo reddito e della casa in cui abita, va lasciata ai giuristi. Che, a riprova di quanto il problema sia complesso, si sono spaccati tra chi la considera una mostruosità e chi invece una decisione forse forzata ma comunque poggiata su norme europee. E anche se fanno sorridere le sparate del leghista Federico Bricolo secondo cui "prima", con la legge Bossi-Fini "si poteva entrare nel nostro Paese solo avendo già un lavoro e una casa" (col governo di destra, secondo l'Istat, dal 2001 al 2004 gli immigrati sono in realtà saliti da 1.334.889 a 2.402.157) è impossibile dare torto a quei sindaci che, davanti ad afflussi massicci, si sentono soli.
Com'è inaccettabile il modo in cui una certa sinistra, primo fra tutti Alfonso Pecoraro Scanio, ha liquidato il senso di insicurezza dei cittadini veneti: "Il tono del dibattito sulla sicurezza è ormai da sceneggiata all'italiana, da barzelletta".
Se un rapporto riservato del Comando carabinieri del Lazio dice che a Roma nei primi mesi del 2007 sono stati arrestati 91 albanesi, 94 algerini, 135 bosniaci, 179 marocchini e 1.439 romeni (dati che confermano l'andamento del 2006 con 4.033 romeni in manette: 16 volte più dei secondi classificati, i marocchini) è stupido che gli antirazzisti scansino il tema con cicalecci sociologici.
Il problema c'è. E chi combatte il razzismo deve farsene carico proprio per non lasciare spazio ai razzisti. A Roma come nel Veneto. Dove ieri anche il governatore Giancarlo Galan, che pure ha la Lega come socio forte nella maggioranza e aveva appoggiato le proteste dei sindaci Veneti contro Roma, si è sentito in dovere di prendere le distanze dai toni usati a Cittadella "che incitano al razzismo e all'odio sociale".
E lì si torna: un conto è la fermezza, un altro la xenofobia. Un conto è la sacrosanta durezza contro la criminalità, un altro l'invito alla pulizia etnica.
Un conto è prendere le impronte digitali, un altro sbraitare di "bingo bongo" come Umberto Bossi o teorizzare come Erminio Boso che vanno prese le impronte dei piedi "perché si può risalire a "tracciati particolari" delle tribù".
Insomma: occorre sempre e comunque avere rispetto degli altri. Sennò non si ha rispetto neppure della propria storia.
Quanti nostri emigranti non sarebbero stati in grado di dimostrare di guadagnare l'equivalente dei 10.123 euro chiesti oggi a Cittadella a un emigrato con due persone a carico? Milioni, forse. Almeno nella prima fase del loro insediamento. Si pensi ai nostri minatori vittime del massacro di Calumet, nel Michigan, del 1913: prendevano 8 dollari la settimana in anni in cui, dicono le memorie di Samuele Battista Turri, una bistecca in trattoria costava un dollaro e mezzo.
Per non dire dei "requisiti minimi di salubrità ambientale previsti dalla legislazione vigente anche e soprattutto in correità con i limiti di affollamento" chiesti dal sindaco padovano. Rileggiamo quanto scriveva Jacob Riis di un block di Bayard Street nella Little Italy di New York? "In un solo isolato di caseggiati che totalizzava 132 stanze, vivevano 1.324 italiani". E il regio ispettore dell'emigrazione Giacomo Pertile, un vicentino di Roana? "Nella maggior parte dei nostri operai non è per nulla sviluppato il sentimento della pulizia e della decenza (..) L'operaio che viene dalla Basilicata o dal Napoletano, dove abita in piccole, poverissime case simili ad alveari, talvolta scavate sotto terra (..) o dalle campagne venete e lombarde, ove abita in casolari intessuti di fango e vimini; o dalle pendici alpine; (..) l'operaio, dico, che arriva da questi luoghi, ha dei bisogni limitatissimi da soddisfare; egli non sente nessuna necessità di elevarsi un po'. (...) Domandate un po' a questi operai perché vivono così male ed essi vi risponderanno invariabilmente che a casa loro vivevano assai peggio". Era il 1914.
Medioevo? No; partivano allora i primi voli di linea e c'era da 90 anni il treno, da 60 il motore a scoppio, da 51 la metropolitana di Londra, da 49 il fax nelle poste francesi, da 38 il primo grattacielo, da 35 l'elettricità...
E' un peccato, perdere la memoria. I veneti potrebbero ricordare, ad esempio, quanto scriveva il Veneto Giuseppe Sanson, emigrato in Belgio mezzo secolo fa: "Eravamo in 120-130. (...) Il mangiare era deplorevole, le stanze e la pulizia erano qualcosa di spaventoso. (..) I gabinetti non funzionavano ed erano sempre sporchi.
Le lenzuola erano fatte lavare dal cantiniere ogni quindici giorni". O raccontava il Veneto Tarcisio Carlet a Oggi nel 1964: "A Zurigo a noi italiani danno le cantine, i pollai, le stamberghe per gli attrezzi. Si lamentano perché siamo sporchi, perché lasciamo le camere come delle stalle, quando ce ne andiamo. Si lamentano perché in una camera gli italiani vanno a starci in sette od otto". O i dati del sociologo Ulderico Bernardi sulle case del Veneto nel 1961: il 48% era senza acqua corrente, il 52% senza gabinetto, il 72% senza bagno.
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La sicurezza a singhiozzo
di Piero Ostellino - Corriere della Sera 9 novembre 2007
È finita con la vittoria dell'Italia (minoritaria) - di Romano Prodi e della sinistra radicale - che pensa di poter convivere con le baraccopoli e di gestire in modo indolore l'immigrazione irregolare, sempre ai confini, se non oltre, del crimine, e la sconfitta dell'Italia (maggioritaria) di Walter Veltroni, della sinistra riformista e della stessa opposizione, che avrebbe voluto un'applicazione più stringente delle direttive dell'Unione Europea in materia di immigrazione. Sarà espulso solo chi delinque o rappresenta, genericamente, un pericolo per la convivenza civile, a giudizio della magistratura ordinaria, invece di chi, entro tre mesi, non riesca a dimostrare di avere un domicilio e un lavoro, a giudizio del giudice di pace. Una misura, quella adottata, già presente nel Codice penale - ci mancherebbe che non fosse punito chi delinque - o nelle disposizioni generali di ordine pubblico. Ha vinto la Romania - che, di fatto, espelle i propri delinquenti, sottoponendoli alla sanzione di leggi più severe delle nostre e ha perso l'Italia che li accoglie con il lassismo della sua classe politica, con le proprie leggi, pasticciate e contraddittorie, con una magistratura troppo propensa all'indulgenza. Si è sacrificato il rigore del "governo della Legge" all'ambigua esigenza di salvare gli equilibri del governo degli uomini. Non è stato un bello spettacolo.
Eppure, era cominciata con un successo dell'Italia che, a fine partita, ha perso. Veltroni, dopo l'efferato assassinio di Tor di Quinto, era riuscito nella sua prima uscita importante da neosegretario del Partito democratico a imporre al governo un decreto d'urgenza sulla sicurezza in luogo del disegno di legge che si trascinava stancamente in Parlamento. Era proseguita con la disponibilità dell'opposizione a non respingere per principio l'intero decreto del governo, ma a collaborare con la maggioranza in Parlamento attraverso qualche emendamento che ne avrebbe rafforzato la portata. Ma, nella prospettiva di un accordo bipartisan, il presidente del Consiglio aveva opposto subito, nei confronti dell'opposizione, un radicale "facciano quello che vogliono"; come dire "da parte mia, farò quello che reputo conveniente"
(salvo precisare ora di aspettarsi proposte concrete). Si è conclusa come ha illustrato il nostro Giannelli nella vignetta di ieri. Con Prodi che, davanti al presidente romeno, si sveste della sua precedente condizione di poliziotto armato di tutto punto.
La direttiva dell'Unione Europea si presta all'equivoco là dove il principio di legalità-l'espulsione, per legge, se entro tre mesi non si prova di avere un domicilio e un lavoro - si scontra con quello di legittimità, il diritto naturale dell'Individuo di non essere sanzionato se non in presenza di un reato. Da noi, con l'articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale. Su questa ambiguità ha giocato la sinistra radicale, presentandosi come garante dello Stato di diritto di fronte a possibili arbitrii del potere esecutivo.
Il rischio, in queste circostanze, era che si sacrificasse una libertà - quella dell'immigrato in via di espulsione - in nome di un'altra, il diritto alla sicurezza dei cittadini italiani. Ma, in uno Stato che voglia dirsi liberale, c'è sempre una gerarchia di valori, per quanto incommensurabili, con la quale bisogna che il governo pur faccia i conti. Invece, è esattamente ciò che il presidente del Consiglio ha mostrato di non voler fare, arroccandosi in una decisione tanto equivoca quanto utile solo a se stesso.
E che lascia le cose come stavano. Molto rumore per nulla.
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Crozza lo imita, Veltroni s'infuria
di Luca Telese - Il Giornale 8 novembre 2007
Maurizio Crozza lo imita, e Walter Veltroni ci resta male, folgorato da primi piani impietosi di Ballarò. O almeno così sembra, guardando alla moviola la puntata di martedì sera, in cui si è rivelato platealmente uno dei pochi talloni d'Achille noti del nuovo leader del Pd: uno scarsissimo senso dell'autoironia quando viene motteggiato in pubblico.
Una prima avvisaglia, ad essere filologici, c'era già stata alla festa di Azione Giovani (settembre scorso, a Roma) quando i ragazzi di An gli avevano preparato la domanda trabocchetto posta da un militante così: "Cosa ha fatto lei, in concreto, per la Borgata Pinarelli?". Veltroni aveva iniziato a rispondere tenendosi sul vago, ma dilungandosi assai sul "risanamento delle periferie intrapreso dall'amministrazione". Finché Giorgia Meloni, leader di Ag che conduceva il dibattito, lo aveva fermato: "Sindaco, ci scuserai, ma è uno scherzo: la borgata Pinarelli esiste solo nei film di Tomas Milian!". Risate corali, espressione interdetta di Veltroni.
Fin qui nulla di strano: i goliardi di Ag avevano "pizzicato" anche Silvio Berlusconi (con un finto dittatore Pai Mei tratto da Kill Bill), e Gianfranco Fini, con un inesistente profugo della minoranza cattolica "kazara" (inventato di sana pianta) che chiedeva aiuto all'allora ministro degli Esteri. Senonché Veltroni, invece di prenderla con la stessa ironia di Fini ("siete dei kazzari con due zeta"!) aveva iniziato ad arrampicarsi sugli specchi: "Ma io non stavo rispondendo a lui...". E poi: "Conosco più borgate io che molti altri messi insieme". E ancora: "Sono stato alla Borgata Cerquette Grandi, che tu forse non sai nemmeno dov'è!". E persino alla fine, anziché sdrammatizzare, aveva tenuto a ribadire: "Comunque nello scherzo non c'ero caduto!".
Con Crozza, da Ballarò si è fatto il bis. Tutto è successo in otto roventi minuti, sei di imitazione, otto primi piani di Walter che passa dal sorriso allo sconcerto, sotto il bombardamento del comico. E dire che poco prima di lui, Pier Ferdinando Casini, spontaneo o no (sembrava scioltissimo), aveva riso di gusto, facendo bellissima figura. Crozza lo aveva sfottuto sul matrimonio con Azzurra: "Si è sposato solo una settimana fa, grazie per essere venuto in luna di miele a Ballarò!". E il leader dell'Udc si divertiva come se non si parlasse nemmeno di lui. Al secondo affondo di Crozza ("è vero che la prima notte di nozze l'avete passata a letto con Bruno Vespa, che doveva scrivere l'ultimo capitolo del suo libro sull'amore?") si era persino aggiunto all'applauso dello studio.
Veltroni invece parte bene e finisce male. Alla prima battuta, quando il comico gli dice che suo figlio non sa dirgli chi è il suo migliore amico "perché non ha fatto le primarie" ride con singulto. Alla seconda peggiora: "È vero che per rispondere al problema della criminalità ha organizzato un festival del cinema romeno?" (lui ride, ma si morde anche le labbra). Alla terza, con Crozza che gli chiede se anche sua moglie scriverà una lettera a La Repubblica come la Lario batte gli occhi.
Alla quarta, quando Crozza imita la voce di Berlusconi ("ho più donne di lui!") batte gli occhi come per dire: dove vai a parare? Alla sesta, quando il comico dice che in caso di "spallata" e crisi di Prodi lui "organizzerà un festival, l'inaugurazione di un asilo, o la presentazione di un libro" sospira e gli si legge in viso: ce n'è ancora per molto? Il comico lo martella. La regia adesso proietta un Crozza truccato da Veltroni che parla male dei comunisti ("non sanno chi è Pizzaballa, non amano l'Equipe '84!") e sostiene la tesi inverosimile che lui è stato comunista solo per errore: "Ero iscritto al Pci, ma credevo che fosse la Polisportiva Canottieri Italia!".
Il Veltroni-Crozza dice che lui aveva scambiato "le vittime dei Gulag per le Ombre rosse di John Ford". Il vero Veltroni in studio è inquadrato di profilo. Terreo.
Il Veltroni-Crozza chiude con una battutaccia sul ma-anchismo del leader, la tendenza a tenere insieme tutto: "Leggete questo libro di Amalia Frignazza: mi è piaciuto molto, ma, pacatamente, mi ha anche fatto cagare". Veltroni ha gli occhi spalancati. Si passa la lingua fra i denti. "Si riconosce?", chiede Crozza.
E lui: "Ma manco per niente". Comunicazione di servizio: nello staff, oltre ai sei portavoce, urge sparring partner anti-satira.
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Una settimana a tutta sicurezza
Veltroni sindaco-di-Roma-leader-del-Pd, forse, non poteva fare altrimenti. In ogni caso, ha scelto una mossa marchiata dalla caratteristica regina del Pd che sta costruendo. E cioè, "a vocazione maggioritaria".
di Tommaso Labate - Il Riformista - Novembre 2007
Se non ci fossero di mezzo, nell'ordine, il brutale assassinio di Giovanna Reggiani, un allarme sociale salito ben oltre il livello di guardia e le avvisaglie di una crisi diplomatica tra due stati membri dell'Unione europea (su cui anche Bruxelles potrebbe far sentire la sua voce); se non ci fosse tutto questo e se stessimo semplicemente parlando delle solite schermaglie di una politica con cui spesso e volentieri si gioca, allora potremmo giudicare la prima prova di leadership di Walter Veltroni come si fa con un motivetto. Di quelli che piacciono tanto. Una canzone di quelle presentate a Sanremo: a prescindere dalla vittoria del festival (ininfluente), piace al pubblico pagante (e all'elettorato attivo che vota) ma viene bastonata dalla critica per le sue tante imperfezioni.
Nella ricostruzione della storia che ha portato al decreto legge sulle espulsioni, prima dell'affondo veltroniano, c'è una telefonata. È il 31 ottobre. Mentre la politica sta preparando le valigie per il ponte di Ognissanti, le agenzie di stampa battono la notizia dell'aggressione manu rumena di cui è vittima la signora Reggiani.
Walter è al telefono con Romano, il segretario e il presidente del Pd e del consiglio, i due protagonisti di un dualismo che, soprattutto dal 15 ottobre, viene evidenziato da tutti. "Romano - dice Walter - hai visto cos'è successo? Non posso rimanere fermo. Vado a parlare con Giuliano Amato". "Va bene - risponde Romano - per me nessun problema". Ma il sindaco di Roma fa di più. Chiede a mezzo stampa l'intervento del governo per il decreto legge. E il giorno dopo è tutto un fiorire di "Blitz di Veltroni, via alle espulsioni" (la Stampa), "Sicurezza, Veltroni impone il decreto" (Il Sole 24ore), "L'ira di Veltroni, la mossa di Prodi" (Repubblica), "Affondo di Veltroni sul governo romeno" (Corriere della sera). Un circo mediatico tale da trasformare, per gli uomini comunicazione di palazzo Chigi, un dì di festa in un incubo.
"Tra Prodi e Veltroni non c'è nessun dualismo. Tutto il resto sono chiacchiere di voi giornalisti. Certo, c'è stata una gara indegna a intestarsi quel provvedimento a cui noi non abbiamo partecipato", parole di Silvio Sircana riportate dal Corsera venerdì.
Venerdì tre rumeni vengono aggrediti manu italiana a Tor Bella Monaca. Il capo del governo rumeno, prima costernato, insorge. Veltroni dice "assolutamente no alle ronde dei cittadini", chiede "giustizia, non vendetta" mentre altri (che, va detto, non fanno i segretari del Pd) rilevano, giustamente, il carattere squadrista e xenofobo dell'evento.
Nel Palazzo non c'è solo lo scontro mediatico tra segretario del Pd e presidente del Consiglio. Non c'è solo quella che i detrattori chiamano "una certa sinistra", con Valentino Parlato che arriva al punto di pronunciare persino il fatidico allora aridatece il Berlusca. Non c'è soltanto il direttore di Liberazione Piero Sansonetti, che riferendosi a Veltroni, parla di "un cinismo mai visto in politica". Non ci sono soltanto l'allarme garantista di Stefano Rodotà ed Eugenio Scalfari che il giorno dopo gli risponde: "temo, caro Stefano, che anche a te sfugga la pericolosità della situazione". Veltroni sindaco-di-Roma-leader-del-Pd, forse, non poteva fare altrimenti.
In ogni caso, ha scelto una mossa marchiata dalla caratteristica regina del Pd che sta costruendo. E cioè, "a vocazione maggioritaria". Almeno per come la vocazione maggioritaria viene intesa nel loft. Ricadute ce ne sono state e ce ne saranno. Basta guardare a chi non la pensa come Veltroni ma lo stima. Tipo Fausto Bertinotti.
Chi ha raccolto le confidenze del presidente della Camera giura che "per Fausto sarebbe stato meglio se sulla sicurezza avesse deciso solo Prodi".
Il che è tutto dire, visto che tra Bertinotti e il Professore non corre buon sangue da tempo.
Fuori dai confini del Pd, non cedono all'endorsement pro-Walter nemmeno quelli che il decreto legge sulle espulsioni lo difendono così com'è. "Su Veltroni non c'è nulla da commentare", spiega Antonio Di Pietro. "Da sempre - aggiunge il ministro ex pm - io e il mio partito insistiamo sull'allarme sicurezza e sul fatto che un tema come questo non può essere certo regalato al centrodestra. Il segretario del Pd? Mi sembra che su questo fronte sia arrivato buon secondo".
Anche sotto il Campanile mastelliano difendono a spada tratta il decreto espulsioni. "L'intervento di Veltroni - è l'annotazione del capogruppo Mauro Fabris - è stato senz'altro determinante. Mi domando però se non ci abbia danneggiati, visto che ha creato alla coalizione un problema con tutto il resto d'Italia. Sarebbe successo tutto questo se il caso fosse scoppiato a Milano e non a Roma?".
E qui torna il problema della doppia veste veltroniana: leader del Pd e sindaco di Roma. Per le critiche sulla gestione delle periferie della Capitale, Veltroni ha rimproverato, ieri alla Camera, il capogruppo del Prc Gennaro Migliore e ha smentito l'ipotesi secondo cui il decreto porterà a "espulsioni di massa".
Stessa garanzia offerta, pare in accordo col segretario del Pd, da Giuliano Amato. Intanto Prodi ha incontrato il premier rumeno Tariceanu ed entrambi hanno annunciato "misure comuni". Il capo dello Stato ha fatto un appello affinché la politica coniughi "asilo e sicurezza". Le baracche di Tor di Quinto sono state abbattute, i rom sgomberati, qualcuno ha ripreso la via di Bucarest. Tra qualche mese, forse, non se ne riparlerà più. E la prima mossa a vocazione maggioritaria del leader del partito a vocazione maggioritaria, almeno per come la vocazione maggioritaria viene intesa nel loft, verrà forse giudicata ex post come la mossa più scontata per rispondere a un allarme.
O come il modo più agevole per aggirare il primo ostacolo di una lunga campagna elettorale (guardare Fini). O, più semplicemente, come un motivetto che piaceva tanto.
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Cioni Assessore anti lavavetri testimonial della Toscana
di Nicola Cariglia 13 Settembre 2007
Conosco bene (e ne sono amico) l'assessore di Firenze Graziano Cioni, ispiratore dell'ordinanza anti lavavetri firmata dal sindaco Leonardo Domenici.
Assieme, lui ed io, fummo protagonisti tantissimi anni fa del primo «scandalo» che coinvolse i rapporti tra immigrati ed un comune: quello di Firenze, appunto.
Correva (quanto velocemente, ahimè) l'anno 1989 ed era d'estate. Da quattro anni ero vicesindaco in una giunta anomala per l'epoca: PCI, PSI, PSDI, PLI. La guidava Massimo Bogianckino, intellettuale musicologo, socialista, che proprio in quei giorni si sarebbe dimesso in seguito ad un malore che lo aveva colto in Svizzera e che sarebbe poi stato sostituito da Giorgio Morales. Cioni ne faceva parte, e già si era guadagnato la nomea di «sceriffo».
A Firenze, fra le prime città in Italia, si erano verificati episodi di insofferenza tra residenti ed immigrati. Qui, infatti, a causa dell'enorme flusso di turisti, si era concentrata una quantità rilevante di «vucumprà» e la cosa infastidiva soprattutto i commercianti.
Preoccupati delle tensioni, Graziano ed io, prendemmo una iniziativa per tentare una maggiore integrazione. E in poco tempo, superando non poche difficoltà dovute ad una legislazione totalmente carente riguardo al fenomeno immigrazione, la giunta potè varare un mercato etnico per ambulanti, qualche intervento che impiegasse cooperative di stranieri ed una opera di sensibilizzazione verso gli imprenditori affinché assumessero lavoratori stranieri.
A distanza di tempo devo ammettere che si trattava di interventi improvvisati, dettati da una situazione di emergenza che si stava profilando non solo a Firenze, ma in tutto il Paese, impreparato di fronte al fenomeno epocale di grandi migrazioni e della convivenza in una società che diventava multietnica.
Ma lo spirito che le animava, attraverso il quale Graziano ed io pensavamo di governare il fenomeno, era quello della solidarietà. Doveroso per entrambi, visto che appartenevamo alla sinistra, ancorché a partiti diversi e fieramente contrapposti: comunista lui, socialdemocratico io.
Oggi lo «sceriffo» ha imboccato la via della repressione. La cosa non mi meraviglia ed anzi voglio testimoniare, proprio io, della sua coerenza e buona fede.
Cioni vive e compie le sue scelte politiche e amministrative in assoluta simbiosi con gli umori popolari che è capace di cogliere come pochi altri.
Nell'89 la convinzione che si potesse giocare la carta della solidarietà era largamente diffusa nel «popolo della sinistra». Oggi, quello stesso popolo, ammesso che esista ancora, invoca il pugno di ferro, non si cura da tempo di concetti quali garanzie e stato di diritto, identifica la legalità con la repressione.
Graziano non solo intercetta ed interpreta questi umori. Li condivide, mantenendo un consenso che è reale e che gli permette, dopo essere stato assessore alla Provincia, al Comune, deputato, senatore, di nuovo assessore e vicesindaco di Firenze, di continuare ad essere decisivo negli assetti fiorentini e toscani.
Ed è, in questo, una sorta di «testimonial» della storia della Toscana. Dove dal dopoguerra, cioè da quando lo sceriffo è nato, i suoi partiti, PCI-PDS-DS e prossimamente PD, hanno mantenuto inalterato il loro potere coprendo un arco di posizioni oscillanti tra demagogismo ed autoritarismo, capitalismo e cooperativismo, ateismo e confessionalesimo. Senza mai aver bisogno di spendere le parole liberale, laico, riformista.
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Cofferati smemorato sui lavavetri
di Paolo Del Debbio Il Giornale 10 settembre 2007
Oggi, nel 2007, Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, sui lavavetri non la pensa più come la pensava nel 1999, quando era segretario della Cgil. In quell'anno il Comune di Milano (era sindaco Albertini) fece una proposta per togliere i lavavetri dalle strade e offrirgli un lavoro per la pulizia della città. L'idea fu elaborata da Stefano Parisi, allora city manager, e il sempre più compianto professor Marco Biagi. Al tempo Cofferati disse un netto no alla proposta. Senza appello. Affermò che Albertini «pensava più a una Milano degli hamburger che a una Milano della Bocconi» e che il piano-pilota conteneva «perfino un'idea dello Stato nello Stato». Disse che Albertini era un razzista. Sul Corriere di allora Guido Gentili spiegava così la vicenda: «Meglio un lavavetri in più o un immigrato al quale sono stati insegnati l'italiano e un mestiere?
Dice l'amministrazione: noi ci mettiamo la formazione e la garanzia del patto, le imprese le assunzioni, il sindacato la flessibilità, banche e fondazioni il sostegno finanziario, lo Stato procedure rapide per regolarizzare gli immigrati che ne hanno diritto per legge».
Cosa c'era che non andava, ci chiediamo oggi? Tutto, secondo il Sergio Cofferati di allora perché, in una risposta sempre sul Corriere della Sera, sosteneva che (ovviamente, diciamo noi) la proposta era troppo semplice, banale. Bisognava fare un discorso più generale sulla formazione delle giovani generazioni, senza distinguere tra immigrati e non immigrati. Si doveva pensare al futuro formativo di intere generazioni e non occuparsi di quattro straccioni di lavavetri.
Oggi, quei lavavetri, il sindaco Cofferati se li trova sulle strade di Bologna, e non parla più al popolo del sindacato, un po' lontanuccio, ma deve parlare ai cittadini che sono a lui molto vicini. Tutti intorno al Municipio. Allora oggi va bene la soluzione anche del sindaco-sceriffo. Di quello che dovrebbe, in qualche modo, riportare in campo quella tolleranza zero nei confronti dei reati che quando fu invocata dal sindaco di Milano Albertini suscitò nella sinistra di Cofferati indignazione, facili umorismi e disprezzo. Che differenza occuparsi dei problemi nello scontro ideologico e doverli poi affrontare nella realtà...
Se fosse andata avanti la proposta a Milano, se non ci fosse stata tutta quella furia ideologica successiva, se Biagi fosse ancora vivo, probabilmente il problema dei lavavetri si sarebbe avviato verso delle soluzioni. Certo, i lavavetri non sono tutto il problema. Ma, come si sa, quando si inizia a dare una soluzione concreta anche a una parte di un problema, si crea - quasi automaticamente - una scia nella quale altri adottano le stesse soluzioni e, quindi, di fronte a risultati positivi, si crea consenso.
Non si tratta di una questione ideologica: non è che tutti cambino idee sul mondo e sulla vita. Le cambiano su un piccolo particolare, che però fa da cavallo di Troia di soluzioni positive all'interno di un mare magnum di grossi problemi.
Abbiamo voluto riportare questi fatti perché qualche volta occorre anche fare un po' di pulizia nella storia e nelle parole che vengono usate.
Oggi, quando sentiamo a sinistra parlare di problemi di questo tipo, dopo che per anni non si sono voluti vedere, nominare con i loro nomi, cercare soluzioni possibili, ci viene sempre il dubbio che si confondano due parole. Queste due parole hanno molte lettere uguali, ma hanno significati profondamente diversi. Esse sono: convinzione e convenienza. La convinzione resiste nel tempo, perché radica le soluzioni all'interno di una visione dei problemi e le ancora ad alcuni diritti fondamentali. In questo caso il diritto alla libertà della paura, che dal lontano '94 il centrodestra indica come uno dei diritti fondamentali. La convenienza, come si direbbe in Toscana, sta un po' sulle corna delle chiocciole. Va e viene. E questo ci pare il modo con il quale oggi la sinistra si pone nei confronti della sicurezza. Saremo anche un po' perfidi, ma non crediamo che loro credano profondamente a queste soluzioni che oggi indicano. Non ci meraviglieremmo se tra qualche tempo rivedessimo il Cofferati del '99.
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