25 novembre
2007
Pellagra e gozzo, polenta e latte
e, la domenica, osso e polenta. Questa, quando vi arrivai per
restituire all'antico splendore uno dei Monumenti più affascinanti della
«Nathion veneta», la condizione della popolazione più povera d'Italia. Fu grande
amore con i veneti, anni dopo con i Sindaci, dell'unica parte d'Italia
che dalla miseria e dal signoraggio DC della Balena bianca, in pochi
anni è divenuta una delle tre regioni più moderne, industrializzate, civili
e ricche del Paese. Il
Veneto.
L'antica Serenissima Repubblica
Veneta. «Uomini di ferro su navi di
legno, hanno sconfitto uomini di
legno su navi di ferro», così l’Ammiraglio
Willelm von Tegetthoff il vincitore della celeberrima Battaglia di Lissa, 18-20 luglio 1866, l'ultima grande
vittoria della Marina Veneziana prima che con il Referendum-burletta - come
lo definì Montanelli nella sua «Storia d'Italia» - il Veneto fosse
annesso all'Italia. «Daghe dentro, Nino, che i
butemo a fondi!» gridò von Tegetthoff a Vincenzo Vianello, detto «el
Graton», il nocchiero di Pellestrina al timone della «Ferdinand
Maximilian» l'ammiraglia Austriaca che speronò, affondandola, l'ammiraglia
Sardo-Ligure-Siculo-Napoletana «Re
d'Italia».
Della Battaglia di Lissa, in un affascinante articolo del
Prof. Luigi Gigio Zanon, chi desidera saperne di più mi scriva e glielo invio
via e-mail.
E' con Daghe dentro,
Cacicchi, che i butemo a fondi! che vanno incoraggiati a
continuare nell'opera intrapresa i Sindaci veneti, di destra e di
sinistra, scesi in campo contro le pasticciate, ambigue misure varate dal
Governo Prodi con il famigerato «Pacchetto
sicurezza». Pacchetto insicurezza targato Amato, il nostro
ministro dell'Interno che lo sciapo Casini ha definito «Più che uomo di
polso uomo di polsino».
Il Pacchetto insicurezza Amato,
purtroppo, è figlio degenere e bugiardo del Pacchetto propaganda
Primarie. Iniziato, vedi caso, proprio in prossimità delle Primarie di
Ottobre al grido «Intolleranza zero verso clandestini, rachet che
contrabbandano droga, merci contraffatte, donne e minori ridotti in
schiavitù, verso chi non ha fissa dimora e un lavoro per mantenersi
dignitosamente, contro chi delinque, stupra e ammazza, contro quanti rendono le
nostre città lupanari ove non circolare dopo le sette di sera», il
«Pacchetto sicurezza» è stato la cinghia di trasmissione
tra regioni e comuni, la grancassa elettorale delle Primarie, per eleggere
plebiscitariamente il sindaco di Roma, Walter Veltroni, segretario del
PD.
Per far votare alle Primarie, ed
eleggere, segretari regionali e locali una marea dei quali sono Assessori e
Consiglieri regionali, provinciali e comunali che, al grido Sicurezza
Sicurezza!, hanno condotto la campagna elettorale pro domo sua, non
certo pro sicurezza dei cittadini.
Una volta eletti, finito il santo
finita la festa. Da «Pacchetto sicurezza» è divenuto
il Pacchetto insicurezza. E, se si considera che
4000 Comuni si avviano alle Amministrative, il voto degli extracomunitari,
circa tre milioni di anime, lo agognano tutti. Destra e sinistra. Quindi,
«Pacchetto sicurezza»
elettorale.
Del quale, però, non vogliono esserne le
vittime sacrificali ne' i cittadini veneti ne' i loro sindaci che, in massa,
hanno deciso di esercitare i propri poteri e di allargarli a norme confacenti
alla drammatica situazione nazionale attuale.
A differenza dei sindaci come
Veltroni che al puro scopo di ramazzare voti hanno piazzato nei Comuni
Assessori alla sicurezza congolesi - quindi Assessori e Consiglieri di straparte
- i sindaci veneti sono
ben consci che la «Nathion veneta», da regione
tra le più moderne, industrializzate, civili e ricche del Paese,
con il «Pacchetto sicurezza» Amato si riavvia sulla strada
della «Nathion» della Pellagra, del gozzo, della polenta e latte e, la
domenica, la «Nathion» dell'osso e polenta. Via "maestra" sulla quale si è
avviata la Capitale con il «Modello Roma» del sindaco
Veltrozzio.
Se anche questa volta un D'Alemoni
o un Dalemiano apostroferà i sindaci veneti come «Una
mobilitazione da sindaci Cacicchi», a D'Alemoni & Dalemiani, siamo
tutti autorizzati a fare una gigantesca pernacchia.
Il Pacchetto insicurezza?
Daghe dentro, Cacicchi, che i butemo a fondi! Quindi avanti prodi Cacicchi!
Giuliana D'Olcese quota
rosa di Internet e di LiberoReporter
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Sicurezza: Che ne dici del PS*?
Salve, come valuti il
"Pacchetto sicurezza" varato dal Governo?
Ti soddisfa?J se ti soddisfa esprimi un
commento
Non
ti soddisfa? L Perchè? Cosa
cambieresti? Quali norme aggiungeresti?
Quale provvedimento ti sta
più a cuore per la sicurezza della tua città e del tuo quartiere?
Grazie, cordialmente
Giuliana D'Olcese
*
Quant'è Bello o' Liòne int' a
Bamboccione!!!!!!!!!!! (,-) (,-) (,-)
----
e si' o lion' ce vuleva ;-))
----
Che ne dici del PS*?
Mi sono trasferito in
Tibet per meditare su questo mondo di merda... Vi risponderò al mio ritorno, se
ritornerò.
"Una volta, i potenti, per sottomettere il popolo usavano la
forza, le leggi e la religione; Ora dispongono anche del calcio e della
televisione".
- Brown Carl William
-
Luca A
----
Che ne dici del
PS*?
Cara D'Olcese, sono ben lieto di rispondere al tuo sondaggio,
perchè penso da tempo che il tema "sicurezza" sia stato troppo a lungo
scioccamente snobbato dalla sinistra e letteralmente "regalato" ai vari teorici
del "law & order", che ci hanno sguazzato in tutti questi anni, raccogliendo
consensi per la destra più ottusa e retriva.
Purtroppo, non ho sottomano il
testo del provvedimento, per poterlo sensatamente giudicare. Potresti
gentilmente inviarmelo via mail?
Cordiali saluti Nicola
Triggiani
----
Che ne
dici del PS*?
Non è affatto soddisfacente (il No ridicolo di
espulsioni ad oggi lo dimostra): troppe concessioni fatte come al solito ai
ricatti della sinistra estrema (pervasa dal solito inopportuno, autolesionista e
nocivo buonismo) che l'ineffabile presidente del consiglio preferisce alla
chiara volontà della maggioranza degli italiani, della quale chiaramente se ne
frega anche se ha indotto nel Paese un clima orribile con la sua ostinazione a
governare lo stesso. Cosa fare?
1) Controlli molto più capillari sui permessi
di soggiorno e/o verifica sui mezzi di sostentamento e un lavoro.
2) chi non
è in regola e/o non soddisfa a tali 3 requisiti deve essere accompagnato fuori
dal Paese.
3) incarichi affidati ai giudici di pace;
4) limite programmato
al max numero di ingressi in Italia.
5) creazione di una struttura dello
stato ad hoc per la supervisione e il controllo della immigrazione, con il
potere di disporre delle forze dell'ordine, il cui numero va comunque
sostanzialmente aumentato. Cordiali saluti Enzo Vitali
----
Che ne dici del
PS*?
Una norma che io vorrei sarebbe l'istituzione di campi di
lavoro di utilità pubblica ove far soggiornare i trasgressori delle norme per la
sicurezza in modo che questi possano risarcire la collettività dei danni
provocati. Ciò aiuterebbe anche gli immigrati. Grazie Piero Ponti
----
Che ne dici del PS*? Non
ti soddisfa? esprimi i motivi, cosa cambieresti, quali norme
aggiungeresti
No! Non mi soddisfa
affatto, questa è la mia opinione. Il
pacchetto sicurezza licenziato dal Governo suscita più di una perplessità circa
la sua efficacia.
La tipizzazione di nuovi reati e l'individuazione di nuove
fattispecie criminose, quale ad esempio lo sfruttamento di minori nella pratica
dell'accattonaggio, sembra concepita apposta per ingolfare i nostri già saturi
tribunali. Pur animata dal cristiano principio di difesa dei minori dalla
brutalità degli adulti, una simile misura porterebbe ad attribuire tout court la
patente di criminale a gruppi nazionali che adottano questa biasimevole pratica
-sia pure a volte per necessità - come stile di vita. Immaginiamo soltanto
l'impatto delle decine di migliaia di procedimenti giudiziari per attribuire
l'infame patente, per accertare la commissione del delitto e per retribuirlo con
una pena adeguata. Inoltre, figuriamoci il carico di lavoro giudiziario
necessario a sottrarre la patria potestà ai genitori che sfruttano i figli e
quello per l'eventuale procedimento di affidamento di questi ultimi.
Per non
parlare dei problemi connessi all'accoglienza di migliaia di minori in centri
che al momento o non esistono proprio o sono sottodimensionati.
Non è con la
ritualizzazione giudiziaria di nobili affermazioni di principio che si risolvono
i problemi. Anzi, il differimento della loro soluzione all'interno di lunghe
procedure non fa altro che aggravarli. Per la commissione di reati connessi
all'"immigrazione" all'interno di paesi UE andrebbe ricercata una nuova
competenza giudiziaria, legata alla provenienza dei flussi migratori, posto che
ciascuno Stato europeo possiede rappresentanza ed istituzioni proporzionali ed
adeguati alla consistenza numerica della propria cittadinanza. Per fronteggiare
il fenomeno delle migrazioni incontrollate sarebbe opportuno ed efficace,
invece, l'uso estensivo di provvedimenti amministrativi come l'espulsione con
accompagnamento coatto e l'istituzione di centri di partenza dove alloggiare
temporaneamente e con tutte le cure del caso, e per non più di una decina di
giorni -come è accaduto a Ginevra-i destinatari dei provvedimenti. I principi
costituzionali di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione,
applicabili ai cittadini italiani, sarebbero anche per gli altri cittadini
comunitari un buon presidio (perchè dubitarlo?) e una sufficiente garanzia dei
loro diritti.
Ciao P
----
Che ne dici del
PS*?
Mi soddisferebbe ma sono sicura che, come al solito il problema
non sia questo ma il fatto che poi le norme vengono disattese e non cambia nulla
e siamo sempre noi, cittadini per bene, a subirne le conseguenze. Grazie Claudia
Spagnolo
----
Roma è
sommersa da stranieri che s'improvvisano negozianti stendendo un lenzuolo per
terra.
Questo fenomeno è stato favorito dal crescente numero di
immigrati che di giorno in giorno confluisce nella capitale. Il centro storico
appare sommerso dagli abusivi.
Per contrastare questo problema e facilitare
l'attività dei lavoratori onesti è necessaria una maggiore vigilanza, possibile
solo con l'incremento di forza lavoro tra le file dei vigili urbani. Le 600mila
unità oggi presenti a Roma non bastano considerando anche che i venditori
abusivi non seguono, come i vigili, gli orari di ufficio. Da una parte gli
ambulanti che pagano regolarmente le tasse, dall'altra i vigili che, non
riuscendo a contrastare il fenomeno, allargano le braccia. Sono d'accordo con il
lavoro intrapreso dall'assessore al commercio, Gaetano Rizzo, l'aggiornamento
della mappa che riguarda le zone di maggior pregio artistico, contribuirà a
contrastare l'abusivismo. Roberto Soldà Segretario Romano Italia dei
Valori
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Che ne
dici del PS? Mi convince e non mi convince,
mentre il provvedimento
che introduce anche l'aggravante per le violenze sessuali a danno di conviventi
o coniugi e pene più severe per i maltrattamenti in famiglia (dai 5 anni di
reclusione previsti a 6 anni mi pare buono come trovo ottimo quello sulla
sicurezza urbana con l'estensione dell'articolo 18 sull'immigrazione anche alle
extracomunitarie vittime di violenza domestica. Grazie a questa misura le
clandestine che denunceranno mariti o parenti violenti otterranno il permesso di
soggiorno ed un percorso di assistenza presso i centri anti-violenza. Rimane ai
prefetti il potere di espulsione dei cittadini comunitari, ma la misura,
contestata dai ministri Ferrero del Prc (Solidarietà sociale) e Bindi della
Margherita (Famiglia), è stata mitigata: esclusi i minori e i cittadini
comunitari residenti in Italia da più di 10 anni.
Sull'argomento sicurezza,
sindaci e immigrati ho letto sul Corriere un articolo di Giannantonio Stella e
anche di quello una parte mi convince altre no, comunque lo posto, pubblicalo è
interessante. Ciao un saluto da Posillipo da Emma Liguori
----
Che ne dici del
PS*?
Il pacchetto sicurezza non mi soddisfa ma è meglio di niente.
Il nostro sistema gattopardesco non ci può proporre nulla di nuovo, i mali
atavici del nostro paese non potranno cambiare, i palliativi sono solo fumo
negli occhi per i media. Nei fatti, chi espellerà i delinquenti dal nostro
paese?
I nostri tribunali saranno ingolfati da nuovi processi? Ciò che mi sta
più a cuore è la certezza della pena, e come principio partirei dai nostri
delinquenti, ne abbiamo talmente tanti, fatti un giro al Quarto raggio (Quarto
Oggiaro) a Baggio, allo Stadera, a Buccinasco, Corsico, Trezzano s/n nelle zone
franche di Milano e periferia, non di Napoli, Palermo o Reggio Calabria e vedrai
che il malessere è anche qui.
A presto Vittorio
----
Il PS*?
Credo che se
chi di dovere applicasse le leggi esistenti con sano buon senso non ci sarebbe
bisogno di pacchetti sicurezza, che poi non vengono
applicati!
Laura
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Non sono d'accordo sulle norme
varate dal Governo in quanto non sono severe e ferme.
Si andrà come
il solito per le lunghe con la solita giustizia italiana che non conclude e
tutto rimarrà come prima non ne sei convinta?
Credo che i Rom (gli zingari)
dovrebbero tornare nel loro paese mentre gli altri romeni, a meno che non siano
delinquenti e/o prostitute e/o spacciatori sono i benvenuti sempre che trovino
un lavoro, altrimenti via. Indietro: questo atteggiamento lo stanno assumendo i
tedeschi e gli austriaci da parecchi mesi.
Noi siamo i soliti fessi italiani
con il nostro buonismo che ci ha rovinato. Gli zingari non si integreranno mai e
quindi stanno bene in Romania dove invece non li vogliono e ringraziano il cielo
che ci sono i fessi italiani che se li sono presi!! Se non sei d'accordo esprimi
il tuo giudizio. Carlo Miranda
----
Buongiorno, ho letto l'articolo nel suk di
Veltrozzio....
La stessa scena succede a Milano nei mercati rionali.
Il sabato in viale Papiniano numerosi extracomunitari con e senza permesso di
soggiorno vendono indisturbati (senza licenza) le loro mercanzie contraffatte. I
vigili assistono con indifferenza, scherzano e aspettano la fatidica ora di fine
turno. Tra loro alcune macchiette che potresti vedere in qualche film di Totò.
Il panzone in divisa quando un turista vorrebbe avere una semplice informazione
lo manda quasi a cagare; mentre per bere una bibita (1euro) a gratis si cimenta
in discorsi melliflui con l'ambulante. Ore 16.00 i tutori dell'ordine sgommando
con le loro auto se ne vanno, comincia il caos.
I nordafricani espongono i
prodotti tra il marciapiede e la strada creando notevole disagio alla
circolazione, scene isteriche tra automobilisti, negri e italioti.
Cinema!!!
Il guaio è che troppi stronzi e corruttori ci sono in
italia!!
Sicuramente Veltrozzio (vedi intervista apparsa oggi su Repubblica è
pure un grande impostore di fintobuonismocattocomunistaintellettuale!!
Poveri
noi!!! "il nuovo che avanza". Ho terminato di leggere una splendida
autobiografia di Carlo Lavezzari: pag.168. Nel luglio 1992, a seguito dei
contrasti creatisi tra me, gli amministratori della società e i componenti del
Comitato Iri, sono stato bruscamente ma devo dire che è stata una
gioia-esautorato dalla mia carica.
Non condividevo certe scelte, per me
assurde, quali il ponte sullo stretto di Messina, l'alta velocità ed altri
dispendiosi progetti. Agli italiani serve ben altro: rifacimento degli
acquedotti, idroelettricità, una navigazione costiera creando delle vere e
proprie "autostrade del mare", tunnel ferroviari che attraversino il Gran San
Bernardo e il Moncenisio per il trasporto dei mezzi pesanti, investimenti per la
salvaguardia dell'ambiente e tanti altri progetti utili per distribuire il
lavoro, su tutto il territorio nazionale, alle piccole e medie imprese, che sono
il vero potenziale italiano. Queste imprese dovrebbero anche essere aiutate con
la concessione di prestiti a tassi super-agevolati in modo che possano vendere
la loro produzione ma soprattutto i loro "mestieri", richiesti in tutte le parti
del mondo, dando in questo modo un valido apporto alla nostra bilancia
commerciale. Finora sono state favorite solo le grandi corporazioni e, oggi ne
vediamo i risultati!
Coraggio e saluti Paolo Scaccabarozzi
----
Che
ne dici del PS*?
Non sono soddisfatto. Per come vanno le cose in
Italia sarei molto, ma molto, ma molto più restrittivo.
Lucio
Russo
----
Che ne dico
del PS? Questione sicurezza:
Le misure del Governo sono molto fumo
con poco arrosto, come sempre in Italia. Servirebbe un'unica forza di polizia
nazionale modernizzata, che ridurrebbe così al minimo la proliferazione
burocratica e la moltiplicazione dei comandi con più risparmio nei costi
complessivi e migliore gestione delle risorse.
La magistratura andrebbe
aggiornata ai tempi, mandando in pensione le vecchie rocce che la mantengono
bloccata nella morsa dei poteri forti. Le leggi ridotte al numero minimo utile x
funzionare, e comprensibili per tutti. Quindi iniziare con il problema
extracomunitari secondo l'azione pratica del sindaco di Cittadella (PD) che,
infatti, non a caso è stato subito inquisito da un giudice, avendo provato nella
pratica a far funzionare le cose. Luigi Andreolo
----
Che ne dici del PS*?
Sinceramente non
so cosa contenga. Io sarei per tracciare tutti gli stranieri e i condannati in
una banca dati DNA.
Saluti Piero Frasson
----
Che ne dici del
PS*?
Vi ricordo che vige tuttora la Bossi-Fini, che avrebbe dovuto
risolvere ogni problema e invece è riuscita solo ad aumentare l'emigrazione
clandestina, viste le ulteriori difficoltà che pone a quella regolare; che la
norma in essa contenuta di sottoporre a carcerazione chi entra clandestinamente,
oltre che iniqua (non si può porre sullo stesso piano un reato amministrativo e
uno penale) è anche cretina, perchè affolla le nostre carceri; che le espulsioni
vengono attuate ma evidentemente sono misura inefficace data l'ampiezza delle
nostre coste e lo erano anche col precedente governo; che a sollevare obiezioni
sul PS italiano è stata l'Unione europea (tutti buonisti di estrema sinistra?)
parlando di diritti umani a rischio; che il numero programmato c'era con la
Turco-Napolitano, con la Bossi Fini e c'è tuttora, ma sono gli industriali del
nord che ogni anno chiedono di "sforarlo" perchè hanno bisogno di mano d'opera;
che la situazione è peggiorata, soprattutto a Roma, con l'arrivo massiccio di
romeni che sono a tutti gli effetti cittadini europei (l'ingresso della Romania
nella UE è avvenuta con Berlusconi premier, Fini ministro degli esteri, Frattini
commissario UE e nessuno ha chiesto, per dire, neppure una moratoria per
Scenghen, e adesso accusano Prodi per non averlo fatto..) e quindi non si
possono espellere tout court.
Comunque, se il clima vi sembra così
irrespirabile, potete sempre correre a ossigenarvi sotto i gazebo di Berlusconi;
lì sì che si respira aria buona, di libertà e democrazia e si ascoltano le sagge
parole del CAPO: lui sì che ha a cuore i destini del popolo italiano, ai quali è
pronto a sacrificare ogni suo interesse personale, come ha dimostrato nei 5 anni
del suo governo, sorretto da un senso dello stato e da un'etica personale senza
confronto.
R.
----
Che ne dici del
PS*?
Mi scuso se ormai per attitudine mentale, considero tutto ciò
che è in varo per questo governo come aleatorio, suscettibile di mille
modifiche.
Pertanto, non mi pronuncio sul progetto. Sulle cose che chiedo,
essendo la giornata contro la violenza, in primo luogo metterei una pena severa
per persecuzione minacciosa e per azione persecutoria. Per gli immigrati darei i
visti solo alle nazionalità che non rappresentano un pericolo sociale, e vorrei
vedere un po' di gente in galera subito dopo il delitto e non dopo vent'anni.
Stefano.
----
Che ne
dici del PS*?
Mi sembra che sia già abbastanza fascista così senza
aggiungere altro! Mauro Gonzo
----
Che ne dici del
PS*?
Il pacchetto sicurezza non mi piace, così come non mi piace il
clima generale del paese e la continua evocazione di sistemi basati sulla
"tolleranza zero", sulle espulsioni e via "fascistizzando". Il problema della
sicurezza viene sventolato un po' da tutti i partiti, per cavalcare l'onda
dell'intolleranza e del razzismo che attraversa il paese (ovviamente ben
fomentata dai principali media). Se un italiano commette un reato la cosa passa
in secondo piano, mentre se il reato è compiuto da un extracomunitario diventa
immediatamente un evento mediatico da prima pagina. Basti pensare al problema
delle donne, ridotto a problema legato alla presenza di Rumeni, Rom ed
extracomunitari vari sul territorio, senza considerare che la maggior parte
degli abusi e delle violenze avviene proprio tra le mura di casa ad opera di
mariti, compagni, parenti, conoscenti (ma come si sa, nel nostro paese la
"famiglia" non si tocca!).
Ho sentito dire ad un deputato di rifondazione
(non ricordo il nome) che il problema degli extracomunitari è sentito
soprattutto nelle periferie dove abitata l'elettorato storico della sinistra e a
parer suo il partito deve riconsiderare la sua linea politica sulla base di
questa evidenza... Inutile dire che da convinto anti-razzista quale io sono, la
cosa mi ha dato più che fastidio. La sicurezza si raggiunge lavorando sulle
ragioni del malessere sociale, non certo con la chiusura, la repressione e
l'intolleranza.
Siamo sempre più spaventati, chiusi, razzisti ed infelici...
che tristezza. Spero veramente che si possa invertire la rotta, non tanto per me
quanto per i miei figli.
Un saluto da uno che non la pensa quasi mai come te,
ma ti legge spesso. Roberto Rizzi Lopresti
----
Che ne dico del PS? Non mi
soddisfa.
Più Polizia per le strade, ad esclusione dello scemo di
Arezzo. Per gli stranieri, a casa dopo tre mesi se non lavorano.
C.
Crubei
----
Che ne dico del PS?
Mmhh forse
sono un po' severo nei giudizi sull'operato del governo, ma al momento mi trovo
in Svizzera e come puoi immaginare... ogni confronto sotto il profilo della
buona amministrazione ci fa sfiguramerdare! Secondo me il PS è un mix di tanta
buona volontà e buona fede da parte del ministro degli interni, persona di una
certa serietà e credibilità oltre che di intelligenza, un pizzico di
buonogarantismo di troppo da parte della sinistra della coalizione (in certi
casi estremi, dove è in gioco la vita e la morte di vittime e carnefici certi
principi vanno a farsi benedire) e qualche indulgenza verso il decisionismo
dell'opposizione leghista e nazionalista in stile detto-fatto (Fini parlava di
espellere 200.000 immigrati irregolari in un 'intervista con Lucia Annunziata...
è una parola! Ci vorrebbe la NATO tutta insieme per una misura del
genere!).
Insomma è un bene che se ne cominci a parlare ma il PS è solo una
presa di coscienza di certi problemi, un punto di partenza non di
arrivo.
Adesso dopo i centri di prima accoglienza bisogna mettere su i centri
di partenza, come hanno fatto qua in Svizzera.
E ci sarebbe molto altro da
dire ancora. Ma a che punto sta il ps?
Tanta ammuina sulla scia dell'emozione
per il fatto di Roma e poi niente più? Ci pigliano proprio per minchioni! e
forse lo siamo pure se riusciamo a sfogarci con un liberatorio Vaff.. e facciamo
sbollire la nostra rabbia con un po' di pettegolezzo e qualche scritto in
internet. Dovremmo prendere esempio dai francesi, che quando s'incazzano,
a torto o a ragione -come accaduto con gli ultimi scioperi- mettono a soqquadro
il paese.
P
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Belle domande! Avrà sicuramente
la mia risposta al più presto.
Emmanuel Zagbla
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PD: cambia la carrozzeria, ma il motore rimane
rotto.
Ci si chiede se, per un'auto con il motore rotto sia
sufficiente riverniciarne la carrozzeria. La risposta appare ovvia ed è
evidentemente no.
Ciò che tuttavia appare logico a tutti noi, purtuttavia non
lo è per il "neonato" Partito Democratico: si è cambiato nome e simbolo (una
volta mandati "in pensione" Ds e Margherita e prima ancora Pds e Ppi e prima
ancora Pci e Dc), ma non si è cambiato il contenitore fatto ancora della solita
classe politica degli ultimi 15-20 anni: Veltroni (già Vice di Prodi nel '96),
Rosy Bindi, Ciriaco De Mita, D'Alema, Fassino. E, quanto al contenuto (il
programma), questo non ci è dato di conoscere a parte la vaghezza del "tutto ed
il contrario di tutto". Il motore, ovvero la maggioranza di Governo di cui il
Partito Democratico fa parte, continua infatti ad essere, per così dire,
"rotto", ovvero incapace di affrontare seriamente ed efficacemente i problemi
del nostro Paese. Come si pensa infatti di farlo abbassando l'età pensionabile a
58 anni (quando la media europea è tra i 62 ed i 65 anni)? Come aumentando le
imposte sulle imprese e quindi riducendone i margini di sviluppo e
d'investimento?
Come senza ridurre la spesa pubblica improduttiva? Come senza
applicare pienamente la Legge Biagi (anzi, volendo addirittura abolirla !) con
adeguati ammortizzatori sociali per i lavoratori temporaneamente senza lavoro?
Come tutelando unicamente chi un lavoro già ce l'ha?
Come continuando a
sostenere l'immigrazione irregolare senza far applicare le leggi? Come
continuando a dare contributi alle parrocchie ed alle scuole private?
Come
continuando ad essere proni di fronte ai voleri del Vaticano per quanto concerne
la ricerca scientifica e i diritti individuali, in barba allo Stato
laico?
Potremmo continuare, ma ci fermiamo lasciando eventualmente ad altri
di proseguire nell'elenco delle domande senza risposta da porre al Partito
Democratico, espressione, nei fatti, del vecchio cattocomunismo degli ultimi 15
anni. Nulla di nuovo, insomma. Per quanto i mass media vorrebbero farci credere
diversamente.
Trattasi dell'ennesimo "specchietto per le allodole". Ma, come
si dice a Napoli: "Ccà nisciuno è fesso"!
Luca Bagatin - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
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Il tassametro di Caronte
Non è bello che il becchino
aspetti con la pala in mano, perciò il comune di Venezia ha deliberato un
aumento delle tariffe dei servizi funebri: in sostanza, si multeranno i morti
poco rispettosi dei limiti di velocità, un autovelox al contrario per chi
indugerà nei saluti al caro estinto, mai così caro come nel caso di un'omelia
prolissa o di una lacrima di troppo. In fondo, sarà davvero come prendere il
taxi, per adeguarsi al paragone usato dall'assessore competente: se ritarda
l'automedonte, liberalizzato oppure no, te lo paghi tu in base alla cifra sul
tassametro.
Ci vorrebbe il genio di Brassens ('Les funérailles d'antan') per
cantare la filosofia mortuaria del sindaco Max Cacciari, che già di suo ha
l'aria del necroforo - sia detto senza offesa per la categoria. Il grande
intellettuale, che dovrebbe aver bazzicato un po' con certe questioncelle
riguardanti l'ultimo approdo dell'uomo, ha protestato di non sapere nulla della
determina comunale, però mica ha aggiunto di trovare disdicevole questo modo di
far cassa. Indubbiamente, in Magna Grecia c'è più dimestichezza con le faccende
legate ai trapassati, e anche una maggiore sensibilità: infatti, si scazzottano
quelli delle imprese di pompe funebri concorrenti, cercando di sfilare loro la
bara, giusto per non far mancare ai parenti affranti, il conforto di
accompagnare il congiunto quasi fino allo zerbino di San Pietro.
Un funerale
al prezzo di due, con la concreta possibilità che ci scappi il morto in più a
causa della violenta contesa per il cadavere. Estorsione pubblica in laguna,
estorsione privata in terra di camorra: morire non è mai un bell'affare.
Giovanni Maria Mischiati
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Che ne dico del PS? Il
cosiddetto pacchetto sicurezza non cambierà molto le cose.
Le cose
potrebbero cambiare alle seguenti condizioni.1) Occorrerebbe verificare il
profilo penale di coloro che chiedono permessi per turismo o per altre ragioni
alle nostre ambasciate e ai nostri consolati nei paesi dell'Est e del Sud. Ciò è
affidato a personale locale facilmente corrompibile date le condizioni di vita
di questi paesi e quindi tali verifiche non hanno alcun effetto. Anzi hanno un
effetto perverso perché è più facile ad un criminale procurarsi i soldi per
corrompere un funzionario locale che a una signora 40enne perbene e timorata di
Dio che vuole venire qui a fare la badante per fare studiare i figli.
Basta
parlare con una delle decine di migliaia di badanti ukraine, moldove o rumene
che vivono e lavorano in Italia per sapere che un visto d'entrata "regolare"
costa circa 2.000 euro acquistato tramite la mafia locale, comprensivo di
viaggio di solo andata in pulmino da 4 persone (di quelli che si vedono il
sabato e la domenica presso tutte le stazioni delle maggiori città italiane).
Tuttavia va osservato che in questi ultimi tempi in Brianza le badanti trovano
sempre più difficoltà a uscire dall'Italia (normalmente per tornare a casa una o
due settimane a vedere i figli) e rientrare anche sborsando migliaia di euro.
Non è detto che ciò sia legato a provvedimenti legislativi comunque il dato è
positivo. 2) Bisogna espellere sempre e non sporadicamente (e non consegnare
fogli di via) coloro che vanno espulsi, cioè, secondo me quelli che non possono
dimostrare entro 12 ore di avere un lavoro e di essere regolarizzati con la
prossima sanatoria/flussi (fra le due cose ormai non c'è differenza dal momento
che i clandestini in Italia sono quelli che "entrano" con i flussi. I fogli di
via valgono quanto il 2 di briscola.
3) Bisogna creare vere e proprie agenzie
di collocamento nei paesi da cui vengono gli immigrati, agenzie italiane che non
si affidino a personale locale inaffidabile.
Se ne parla da anni ma non lo si
fa (forse per ragioni economiche, oppure per la solita inefficienza).
4)
Bisogna eliminare i flussi che non corrispondono mai alla effettiva richiesta di
lavoro (basta guardare gli ultimi dati) e fare entrare tante persone quante sono
richieste alle agenzie di collocamento che dovrebbero trovarsi sul territorio a
cura dei comuni ed essere in collegamento diretto con le agenzie dei paesi da
cui arrivano i lavoratori, in modo che se una vecchietta ha bisogno della
badante rumena possa farsela arrivare a casa per un periodo di prova chiedendo
al Comune nel giro di una settimana (non come accade ora). Infine bisogna
colpire molto duramente chi da lavoro nero agli stranieri, perché questo sta
alla radice di tutto. Faccio notare in proposito che attraversare il confine
italo svizzero non è difficile, ma pochi lo fanno per la semplice ragione che
una volta in Svizzera restano senza lavoro e devono consegnarsi essi stessi alla
polizia (o tornare in Italia).
La repressione, invece, richiede mezzi,
uomini, tecnologie cioè, in un parola, soldi. Il problema non è prendere i
delinquenti ma cosa farne. Le procedure giudiziarie sono lentissime e bloccano
le espulsioni. Bisognerebbe assicurare il diritto di ricorso ma a espulsione
avvenuta a giudizio insindacabile del magistrato (fermo restando l'obbligo di
motivare analiticamente il suo provvedimento). Chi commette reati e va in galera
non deve essere rimesso fuori scontata la pena ma espulso.
Il rientro
clandestino in Italia ripetuto andrebbe punito con qualche anno di detenzione da
scontare nel paese di provenienza, come si fa già per i libici.
Per quanto
riguarda i rumeni il problema è un altro. I criminali rumeni e rom (come di
altre nazionalità) stanno in Italia perché in Italia le maglie della giustizia
sono infinitamente più larghe che in altri paesi. Bisogna stringere le maglie e
andranno a delinquere altrove (magari anche in Romania).
Salutoni Giovanni
Caruselli
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Che ne dico del
PS?
Cara Giuliana, innanzitutto ti ringrazio di esserci, per quello
che scrivi e per quello che fai, che in Italia oggigiorno non è poco.
Vivo in
un paesino della Toscana dove succede poco o nulla (per fortuna). Magari
scoprirei di colpo il problema della sicurezza, come sta succedendo in questi
giorni, se qui a Poggio a Caiano (PO) si verificasse uno di quegli episodi
raccapriccianti di cronaca nera, come quello di Garlasco, di Perugia, o in
passato di Cogne o di Tortona, per scoprire che forse la ridente provincia non
c'ha poi tanto da ridere. Sono anni che reputo quello della sicurezza un falso
problema, o ancora peggio un problema creato ad arte. Perché purtroppo certe
cose (assassinii, rapine, stupri, ecc.) sono sempre esistite, e forse purtroppo
continueranno ad esistere per molto, ma molto tempo.
Però ci sono dei periodi in cui la stampa nazionale e talvolta anche a
quella locale, ognuna per il proprio tornaconto, si divertono a gettare benzina
sul fuoco, contribuendo a creare la psicosi dell'"oddio siamo tutti in
pericolo".
C'è il periodo in cui va di moda il guidatore ubriaco e allora
ogni giorno trovi l'articolo in cronaca al TG che ti dice che uno è stato
ammazzato da un guidatore ubriaco (se è per questo c'è un'intera classe politica
di ubriachi che guida questo paese, e che probabilmente fa più danni del morto
di turno sulla strada, ma nessuno - a parte Beppe Grillo - sembra essersi posto
questo problema). C'è il periodo in cui va di moda il maniaco omicida e allora
ecco che appena scema l'interesse per il delitto di Garlasco esce fuori quello
di Perugia (quando poi non ci sono anche gli emuli, come è successo non so dove
che una ragazza, dopo aver letto di Meredith, suggestionata dal delitto della
britannica ha sedotto un ragazzo 25enne e poi gli ha piantato un coltello nella
carotide).
Potrei continuare con l'elenco, ma preferisco fermarmi qui, che
tanto se hai capito il filo del mio ragionamento, di esempi siffatti ne trovi
anche tu a centinaia, e se vuoi puoi proporlo anche come giochino ai tuoi
lettori. Ora per esempio va di moda anche il poliziotto assassino dopo la
tragedia di Sandri (che se aveva delle pietre in tasca proprio a posto con la
coscienza non doveva essere, con buona pace del dolore pur giusto dei
familiari)... si parla tanto della violenza negli stadi, ma da vecchio
frequentatore dei medesimi rimpiango sentitamente i tempi della "violenza negli
stadi", perché allora ci si picchiava allo stadio, ma almeno solo là.
Oggi
gli stadi sono blindatissimi, e dentro lo stadio non succede più nulla (al
massimo tolgono qualche seggiolino in curva). Invece di fuori dallo stadio
succede il finimondo. E siccome il calcio è un pass-partout, in nome degli
interessi che smuove, qualunque stronzo con la scusa del calcio può distruggere
auto, negozi, spaccare la testa a passanti, tirare oggetti o persino
sparare.
Tu ti fermi all'autogrill per una pisciatina o un caffé, e ti becchi una
pallottola in capo solo perché hai la sfiga che nel frattempo ci sono tre o
quattro persone che si stanno scannando... per cosa? Per la fame nel mondo? Per
la Giustizia o la Libertà? No... per la Juve e per la Lazio!
Io sono un
tifoso della Nazionale Scozzese di calcio, e purtroppo anche il prossimo anno
guarderemo la competizione internazionale degli Europei alla TV, dopo che
l'Italia ci ha buttato fuori vincendo a Glasgow (tralascio considerazioni sulla
meritorietà del risultato ai cronisti sportivi, sperando che non abbiano il
prosciutto sugli occhi). Pur essendo estromessi dalla competizione
"Scozia-Italia" ti faccio notare queste poche cose: 1) nessuno ha fischiato
l'inno di Mameli durante l'esecuzione (cosa che non si può certo dire sia
avvenuta durante le recenti partite casalinghe dell'Italia); 2) pur avendo
perso, gli Scozzesi hanno incassato con discreto fair play (anche se avevano
parecchio di che lamentarsi di qualche decisione arbitrale, non ultima quella
che ha concesso agli Azzurri di segnare il gol decisivo) e al termine della gara
sono andati al pub insieme ai tifosi italiani. Tranne rarissimi casi, non sono
stati segnalati incidenti tra le due tifoserie. 3) A campi invertiti, se la
Scozia avesse giocato in Italia la partita decisiva e (orrore!) l'avesse pure
vinta sarebbe successo: 4) inno nazionale scozzese fischiato da mezzo stadio
(vabbé, a questo ormai ci siamo abituati);
5) bottigliette e altri oggetti
vari lanciati verso la curva che ospita i tifosi Scozzesi dopo che la Scozia
segnasse il gol decisivo (ce li tirate quando vincete, figuriamoci se siete pure
incazzati perché state perdendo...);
6) a fine partita ultrà italiani che
partono con la caccia allo Scozzese da sprangare, accoltellare, abbottigliare in
testa, ecc. Lascio il resto alla fantasia e all'estro italico, che in queste
occasioni non manca di palesarsi.
7) Tutto questo per dire cosa? Che i
pacchetti sicurezza non si fanno militarizzando la società, e da buona radicale
antiproibizionista questo sicuramente lo sai meglio di me, così come sai che più
si militarizza, più si esasperano gli animi (che magari per tanti altri motivi
sociali sono già in zona rossa).
8) II miglior pacchetto sicurezza è quello
che investe nella cultura, nell'educazione e nella qualità della vita, perché
quando ci sono queste tre cose insieme, come nel caso della Scozia, la voglia di
andare a giro a fare il bischero, e ti passa! Purtroppo al momento non vedo
governo in Italia capace di adottare una politica del genere, visto che persino
la Sinistra che dovrebbe avere sull'argomento una sensibilità diversa, sull'onda
emozionale cavalca gli slogan e le politiche della Destra.
9) Certo è che se
sei perennemente stressato dal lavoro, e poi non arrivi alla fine del mese, ce
l'hai col mondo intero, con la Casta, con Gesù Cristo e la Madonna e arrivi la
domenica con la bile che te la porti dietro con la carriola... quello che si
legge nella cronaca è il raccolto di ciò che si semina per tutta la settimana,
tutti i giorni, a cominciare dalla sottocultura televisiva che ci fa il lavaggio
del cervello un giorno sì e l'altro pure. Ma di questo ha voglia di
occuparsene la politica o no?
10) L'Italia ha vinto sul campo, non so quanto
meritatamente, ma ora parteciperà agli Europei e buona fortuna. Speriamo che li
vinca, perché per come stanno messi gli Italiani hanno bisogno di quello per
poter gioire in po', e allora ben venga il regalo che v'ha fatto la Scozia
sabato scorso. Perché altrimenti, se gli Italiani si guardano intorno, hanno ben
poco di che essere contenti, e se l'avessero non verrebbero nel dopopartita sui
blog Scozzesi a sfottere chi ha perso con una squadra tecnicamente superiore, ma
penserebbero a godersi la vita. 11) Il fatto, cara Giuliana, è che al momento
qui in Italia c'è assai poco da godere. ANDY
----
Caro Andy,
ti rispondo
con un articolo che ho scritto per il mensile LiberoReporter, in edicola a
dicembre. Ciao gd'o
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E' un bell'articolo in
effetti, che però, come dici anche tu, uscirà a Dicembre,
quando
ormai l'opinione pubblica sarà già stata deviata "ad arte" da qualche altro
"caso" (a proposito, ora s'è alzata la moda del polverone per lo scandalo della
RAI Mediasettizzata... ma ci volevano le intercettazioni per capirlo o bastava
vedere i palinsesti della TV pubblica che da anni è impegnata a rincorrere il
suo diretto concorrente con una corsa verso il basso in termini di presenze
televisive e di qualità della programmazione? Per non parlare del continuo
scambio di starlette, conduttori, ecc.. che erano il miglior esempio del
principio fisico dei vasi comunicanti! A me sembra un "segreto di Pulcinella",
conoscendo Berlusconi e la RAI.
Tu non ne sapevi nulla?
Mi spiace che
questo articolo, arrivando quando si parlerà d'altro, rischia di aver il
sapore di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Mi dici Scrivi
cose molto sensate, è la civiltà che manca agli italiani, e quindi ai loro simil
interfaccia: ai politici italiani... Politica e calcio sono due cartine di
tornasole, due punte dell'iceberg che riflettono il marcio che c'è sotto a tutti
i livelli nella società italiana. Ma ti dirò di più: con che faccia pretendiamo
di far rispettare a chi viene qua le nostre leggi se noi siamo i primi a farcene
beffa? E' la stessa indignazione che ho provato quando ho sentito degli Italiani
invitare gli Scozzesi all'osservanza e al rispetto delle regole (in quel caso si
trattava di regolamento calcistico), scusami sa... ma quando l'ho letta io non
c'ho visto più!!! Io non demonizzerei in toto il "modello Roma" di Veltroni,
perché dato che entrambi ammettiamo che non è militarizzando le nostre metropoli
che risolveremo il problema della sicurezza (e da antiproibizionisti DOC questo
lo sappiamo bene: la repressione tout-court non ha MAI funzionato per estirpare
alcunché, a cominciare dalla droga, dalla prostituzione, per finire a tutto il
resto).
Anzi, spesso trovarsi a gomito con rappresentanti della Legge, che spesso
con eccesso di zelo finiscono col vessare anche chi fuorilegge non è, rischia di
esacerbare gli animi e peggiorare le cose.
Posto dunque che la civiltà si
cura con la cultura, è questo quello che cerca di fare Veltroni (con risultati
discutibili, certo, ma l'intento è quello). Poi magari dietro quello non c'è un
cazzo, e lo so perché nella Roma veltroniana ci ho vissuto fino a 4 anni fa. Ma
allora è meglio quello che fa qui a Firenze Domenici, che oltre a non fare un
cazzo, non fa nemmeno i Festival, e si permette di far passare una bella tramvia
tra il Battistero e Santa Maria del Fiore? Se vuoi fare a cambio con Domenici,
ma anche con Formentini, io vengo lì a Roma e te li porto a spalla! Certo,
magari per la sicurezza da sola non basta... ciao ANDY
*****
*****
Cornuti e scontenti
Può sembrare una cosa
secondaria, ma nasconde un modo d'intendere il rispetto della legalità. Ci si
può sposare, in Italia, pur se non si ha il diritto di trovarsi in Italia? Pare
ovvio che se il soggetto non ha il permesso di soggiorno, o non è ad altro
titolo (magari turistico) legittimamente in Italia, non può comparire davanti ad
un pubblico ufficiale per compiere un quale che sia atto. In questo caso per
contrarre matrimonio. Anzi, direi che se quella presenza è in sé una violazione
della legge, il pubblico ufficiale non ha il diritto, bensì il dovere di
denunciarla alle autorità competenti. In via di fatto, invece, le cose vanno
diversamente: dato che per sposare un cittadino straniero gli si chiede solo il
passaporto, o documento equipollente rilasciato dalle autorità, anche
diplomatiche, del suo Paese, ne deriva che si uniscono in matrimonio persone
che, in quel preciso istante, in Italia non dovrebbero neanche esserci.
Il
sindaco di Caravaggio, provincia di Bergamo, ha detto: ora basta, al pubblico
ufficiale si deve presentare anche il permesso di soggiorno (o il visto,
immagino), e chi è qui clandestinamente non può sposarsi. Il che mi pare
semplicissimo buon senso. Siccome, però, detto sindaco, Giuseppe Prevedini, è
leghista, e siccome da quelle parti la Lega prende molti voti, e siccome non
siamo nel ravennate, dove il voto massiccio e non scalfibile trasloca dai
comunisti ai post comunisti essendo considerato un legittimo, ed anche
ammirevole, sentimento popolare, ne deriva che il provvedimento preso è da
archiviarsi nel file del razzismo e della xenofobia.
Non conosco il signor
Prevedini, cui auguro ogni bene e di conservarsi sindaco democratico in un Paese
democratico, ma quel che egli ha fatto andrebbe segnalato al ministero degli
Interni affinché intervenga, nel senso che suggerisca a tutte le altre
municipalità di fare altrettanto.
Altrimenti siamo un Paese di matti. Ci
sono, ovunque, venditori ambulanti che vendono merce contraffatta, e nessuno li
ferma, ma se io compero una borsa da venti euro mi appioppano una multa da
cinquecento. In questo caso dovrei denunciare tutti i vigili urbani passati lì
davanti, assieme a polizia e carabinieri, perché non intervenendo m'hanno
istigato a delinquere. E se, per disgrazia, finisco sotto la macchina degli
sposi, presi dall'euforia, e scopro che il pilota appena convolato è un
clandestino denuncio tutti quelli del comune, perché se non avessero omesso di
fare il loro dovere non sarei stato arrotato. Non è segno di civiltà, ma di
rincitrullimento varare dei decreti legge per far finta d'espellere i
clandestini e, contemporaneamente, consentire loro di presentarsi negli uffici
pubblici per chiedere questo o quello. Il tutto, sia detto senza moralismo
alcuno. Se l'anziano della bassa ha trovato la giovine che lo impalma per
ottenere la cittadinanza, che il cielo lo conservi cornuto e contento.
Ma che il fatto avvenga facendo ratificare l'illegalità da un
pubblico ufficiale fa sì che la collettività condivida la sua prima condizione,
non giovandosi della seconda.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it ******
Cittadella a Ellis Island
di
Gian Antonio Stella - Corriere della Sera 26 novembre 2007
Anche l'immigrato
Edoardo "Edward" Corsi, il futuro direttore di Ellis Island, non avrebbe potuto
avere la residenza a New York con le regole di Cittadella: "La nostra vita a
East Side era simile alle vite di migliaia e migliaia di famiglie di immigrati.
Una lotta continua.
"C'erano molte volte in cui in casa non avevamo nulla da
mangiare. Ci fu un periodo in cui il mio patrigno rimase senza lavoro per
diciotto mesi".
Bartolomeo Vanzetti, nei suoi primi mesi americani, la casa
non l'aveva neppure. Dormiva sotto gli alberi, coprendosi coi cartoni, e
scriveva alla sorella che "i poveri dormivano all'aperto e rivoltavano le
immondizie nei barili per trovare una foglia di cavolo o una mela marcia. Per
tre mesi percorsi New York per lungo e per largo, senza riuscire a trovare un
lavoro".
Sono due testimonianze, ma se ne potrebbero citare a migliaia. Tutta
la letteratura autobiografica della nostra emigrazione, vastissima, trabocca di
racconti simili.
E dimostra che la tesi risuonata in questi giorni, secondo
cui "quando gli emigranti eravamo noi" andavano solo là dove c'era il lavoro e
una casa già assegnata, è una stupidaggine dovuta all'ignoranza. Peggio:
all'ipocrita rimozione del nostro passato. Riletto e aggiustato a uso e consumo
della politica.
Sia chiaro: la valutazione giuridica dell'ordinanza del
sindaco di Cittadella, che pretende di poter scegliere a chi concedere e a chi
no la residenza sulla base di una valutazione del suo reddito e della casa in
cui abita, va lasciata ai giuristi. Che, a riprova di quanto il problema sia
complesso, si sono spaccati tra chi la considera una mostruosità e chi invece
una decisione forse forzata ma comunque poggiata su norme europee. E anche se
fanno sorridere le sparate del leghista Federico Bricolo secondo cui "prima",
con la legge Bossi-Fini "si poteva entrare nel nostro Paese solo avendo già un
lavoro e una casa" (col governo di destra, secondo l'Istat, dal 2001 al 2004 gli
immigrati sono in realtà saliti da 1.334.889 a 2.402.157) è impossibile dare
torto a quei sindaci che, davanti ad afflussi massicci, si sentono
soli.
Com'è inaccettabile il modo in cui una certa sinistra, primo fra tutti
Alfonso Pecoraro Scanio, ha liquidato il senso di insicurezza dei cittadini
veneti: "Il tono del dibattito sulla sicurezza è ormai da sceneggiata
all'italiana, da barzelletta".
Se un rapporto riservato del Comando
carabinieri del Lazio dice che a Roma nei primi mesi del 2007 sono stati
arrestati 91 albanesi, 94 algerini, 135 bosniaci, 179 marocchini e 1.439 romeni
(dati che confermano l'andamento del 2006 con 4.033 romeni in manette: 16 volte
più dei secondi classificati, i marocchini) è stupido che gli antirazzisti
scansino il tema con cicalecci sociologici.
Il problema c'è. E chi combatte
il razzismo deve farsene carico proprio per non lasciare spazio ai razzisti. A
Roma come nel Veneto. Dove ieri anche il governatore Giancarlo Galan, che pure
ha la Lega come socio forte nella maggioranza e aveva appoggiato le proteste dei
sindaci Veneti contro Roma, si è sentito in dovere di prendere le distanze dai
toni usati a Cittadella "che incitano al razzismo e all'odio sociale".
E lì
si torna: un conto è la fermezza, un altro la xenofobia. Un conto è la
sacrosanta durezza contro la criminalità, un altro l'invito alla pulizia
etnica.
Un conto è prendere le impronte digitali, un altro sbraitare di
"bingo bongo" come Umberto Bossi o teorizzare come Erminio Boso che vanno prese
le impronte dei piedi "perché si può risalire a "tracciati particolari" delle
tribù".
Insomma: occorre sempre e comunque avere rispetto degli altri. Sennò
non si ha rispetto neppure della propria storia.
Quanti nostri emigranti non
sarebbero stati in grado di dimostrare di guadagnare l'equivalente dei 10.123
euro chiesti oggi a Cittadella a un emigrato con due persone a carico? Milioni,
forse. Almeno nella prima fase del loro insediamento. Si pensi ai nostri
minatori vittime del massacro di Calumet, nel Michigan, del 1913: prendevano 8
dollari la settimana in anni in cui, dicono le memorie di Samuele Battista
Turri, una bistecca in trattoria costava un dollaro e mezzo.
Per non dire dei
"requisiti minimi di salubrità ambientale previsti dalla legislazione vigente
anche e soprattutto in correità con i limiti di affollamento" chiesti dal
sindaco padovano. Rileggiamo quanto scriveva Jacob Riis di un block di Bayard
Street nella Little Italy di New York? "In un solo isolato di caseggiati che
totalizzava 132 stanze, vivevano 1.324 italiani". E il regio ispettore
dell'emigrazione Giacomo Pertile, un vicentino di Roana? "Nella maggior parte
dei nostri operai non è per nulla sviluppato il sentimento della pulizia e della
decenza (..) L'operaio che viene dalla Basilicata o dal Napoletano, dove abita
in piccole, poverissime case simili ad alveari, talvolta scavate sotto terra
(..) o dalle campagne venete e lombarde, ove abita in casolari intessuti di
fango e vimini; o dalle pendici alpine; (..) l'operaio, dico, che arriva da
questi luoghi, ha dei bisogni limitatissimi da soddisfare; egli non sente
nessuna necessità di elevarsi un po'. (...) Domandate un po' a questi operai
perché vivono così male ed essi vi risponderanno invariabilmente che a casa loro
vivevano assai peggio". Era il 1914.
Medioevo? No; partivano allora i primi
voli di linea e c'era da 90 anni il treno, da 60 il motore a scoppio, da 51 la
metropolitana di Londra, da 49 il fax nelle poste francesi, da 38 il primo
grattacielo, da 35 l'elettricità...
E' un peccato, perdere la memoria. I
veneti potrebbero ricordare, ad esempio, quanto scriveva il Veneto Giuseppe
Sanson, emigrato in Belgio mezzo secolo fa: "Eravamo in 120-130. (...) Il
mangiare era deplorevole, le stanze e la pulizia erano qualcosa di spaventoso.
(..) I gabinetti non funzionavano ed erano sempre sporchi.
Le lenzuola erano
fatte lavare dal cantiniere ogni quindici giorni". O raccontava il Veneto
Tarcisio Carlet a Oggi nel 1964: "A Zurigo a noi italiani danno le cantine, i
pollai, le stamberghe per gli attrezzi. Si lamentano perché siamo sporchi,
perché lasciamo le camere come delle stalle, quando ce ne andiamo. Si lamentano
perché in una camera gli italiani vanno a starci in sette od otto". O i dati del
sociologo Ulderico Bernardi sulle case del Veneto nel 1961: il 48% era senza
acqua corrente, il 52% senza gabinetto, il 72% senza bagno.
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La sicurezza a
singhiozzo
di Piero Ostellino - Corriere della Sera 9 novembre
2007
È finita con la vittoria dell'Italia (minoritaria) - di Romano Prodi e
della sinistra radicale - che pensa di poter convivere con le baraccopoli e di
gestire in modo indolore l'immigrazione irregolare, sempre ai confini, se non
oltre, del crimine, e la sconfitta dell'Italia (maggioritaria) di Walter
Veltroni, della sinistra riformista e della stessa opposizione, che avrebbe
voluto un'applicazione più stringente delle direttive dell'Unione Europea in
materia di immigrazione. Sarà espulso solo chi delinque o rappresenta,
genericamente, un pericolo per la convivenza civile, a giudizio della
magistratura ordinaria, invece di chi, entro tre mesi, non riesca a dimostrare
di avere un domicilio e un lavoro, a giudizio del giudice di pace. Una misura,
quella adottata, già presente nel Codice penale - ci mancherebbe che non fosse
punito chi delinque - o nelle disposizioni generali di ordine pubblico. Ha vinto
la Romania - che, di fatto, espelle i propri delinquenti, sottoponendoli alla
sanzione di leggi più severe delle nostre e ha perso l'Italia che li accoglie
con il lassismo della sua classe politica, con le proprie leggi, pasticciate e
contraddittorie, con una magistratura troppo propensa all'indulgenza. Si è
sacrificato il rigore del "governo della Legge" all'ambigua esigenza di salvare
gli equilibri del governo degli uomini. Non è stato un bello
spettacolo.
Eppure, era cominciata con un successo dell'Italia che, a fine
partita, ha perso. Veltroni, dopo l'efferato assassinio di Tor di Quinto, era
riuscito nella sua prima uscita importante da neosegretario del Partito
democratico a imporre al governo un decreto d'urgenza sulla sicurezza in luogo
del disegno di legge che si trascinava stancamente in Parlamento. Era proseguita
con la disponibilità dell'opposizione a non respingere per principio l'intero
decreto del governo, ma a collaborare con la maggioranza in Parlamento
attraverso qualche emendamento che ne avrebbe rafforzato la portata. Ma, nella
prospettiva di un accordo bipartisan, il presidente del Consiglio aveva opposto
subito, nei confronti dell'opposizione, un radicale "facciano quello che
vogliono"; come dire "da parte mia, farò quello che reputo conveniente"
(salvo
precisare ora di aspettarsi proposte concrete). Si è conclusa come ha illustrato
il nostro Giannelli nella vignetta di ieri. Con Prodi che, davanti al presidente
romeno, si sveste della sua precedente condizione di poliziotto armato di tutto
punto.
La direttiva dell'Unione Europea si presta all'equivoco là dove il
principio di legalità-l'espulsione, per legge, se entro tre mesi non si prova di
avere un domicilio e un lavoro - si scontra con quello di legittimità, il
diritto naturale dell'Individuo di non essere sanzionato se non in presenza di
un reato. Da noi, con l'articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale.
Su questa ambiguità ha giocato la sinistra radicale, presentandosi come garante
dello Stato di diritto di fronte a possibili arbitrii del potere
esecutivo.
Il rischio, in queste
circostanze, era che si sacrificasse una libertà - quella dell'immigrato in via
di espulsione - in nome di un'altra, il diritto alla sicurezza dei cittadini
italiani. Ma, in uno Stato che voglia dirsi liberale, c'è sempre una gerarchia
di valori, per quanto incommensurabili, con la quale bisogna che il governo pur
faccia i conti. Invece, è esattamente ciò che il presidente del Consiglio ha
mostrato di non voler fare, arroccandosi in una decisione tanto equivoca quanto
utile solo a se stesso.
E che lascia le cose
come stavano. Molto rumore per nulla.
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Crozza lo imita, Veltroni s'infuria
di Luca
Telese - Il Giornale 8 novembre 2007
Maurizio Crozza lo imita, e Walter
Veltroni ci resta male, folgorato da primi piani impietosi di Ballarò. O almeno
così sembra, guardando alla moviola la puntata di martedì sera, in cui si è
rivelato platealmente uno dei pochi talloni d'Achille noti del nuovo leader del
Pd: uno scarsissimo senso dell'autoironia quando viene motteggiato in
pubblico.
Una prima avvisaglia, ad essere filologici, c'era già stata alla
festa di Azione Giovani (settembre scorso, a Roma) quando i ragazzi di An gli
avevano preparato la domanda trabocchetto posta da un militante così: "Cosa ha
fatto lei, in concreto, per la Borgata Pinarelli?". Veltroni aveva iniziato a
rispondere tenendosi sul vago, ma dilungandosi assai sul "risanamento delle
periferie intrapreso dall'amministrazione". Finché Giorgia Meloni, leader di Ag
che conduceva il dibattito, lo aveva fermato: "Sindaco, ci scuserai, ma è uno
scherzo: la borgata Pinarelli esiste solo nei film di Tomas Milian!". Risate
corali, espressione interdetta di Veltroni.
Fin qui nulla di strano: i
goliardi di Ag avevano "pizzicato" anche Silvio Berlusconi (con un finto
dittatore Pai Mei tratto da Kill Bill), e Gianfranco Fini, con un inesistente
profugo della minoranza cattolica "kazara" (inventato di sana pianta) che
chiedeva aiuto all'allora ministro degli Esteri. Senonché Veltroni, invece di
prenderla con la stessa ironia di Fini ("siete dei kazzari con due zeta"!) aveva
iniziato ad arrampicarsi sugli specchi: "Ma io non stavo rispondendo a lui...".
E poi: "Conosco più borgate io che molti altri messi insieme". E ancora: "Sono
stato alla Borgata Cerquette Grandi, che tu forse non sai nemmeno dov'è!". E
persino alla fine, anziché sdrammatizzare, aveva tenuto a ribadire: "Comunque
nello scherzo non c'ero caduto!".
Con Crozza, da Ballarò si è fatto il bis.
Tutto è successo in otto roventi minuti, sei di imitazione, otto primi piani di
Walter che passa dal sorriso allo sconcerto, sotto il bombardamento del comico.
E dire che poco prima di lui, Pier Ferdinando Casini, spontaneo o no (sembrava
scioltissimo), aveva riso di gusto, facendo bellissima figura. Crozza lo aveva
sfottuto sul matrimonio con Azzurra: "Si è sposato solo una settimana fa, grazie
per essere venuto in luna di miele a Ballarò!". E il leader dell'Udc si
divertiva come se non si parlasse nemmeno di lui. Al secondo affondo di Crozza
("è vero che la prima notte di nozze l'avete passata a letto con Bruno Vespa,
che doveva scrivere l'ultimo capitolo del suo libro sull'amore?") si era persino
aggiunto all'applauso dello studio.
Veltroni invece parte bene e finisce
male. Alla prima battuta, quando il comico gli dice che suo figlio non sa dirgli
chi è il suo migliore amico "perché non ha fatto le primarie" ride con singulto.
Alla seconda peggiora: "È vero che per rispondere al problema della criminalità
ha organizzato un festival del cinema romeno?" (lui ride, ma si morde anche le
labbra). Alla terza, con Crozza che gli chiede se anche sua moglie scriverà una
lettera a La Repubblica come la Lario batte gli occhi.
Alla quarta, quando
Crozza imita la voce di Berlusconi ("ho più donne di lui!") batte gli occhi come
per dire: dove vai a parare? Alla sesta, quando il comico dice che in caso di
"spallata" e crisi di Prodi lui "organizzerà un festival, l'inaugurazione di un
asilo, o la presentazione di un libro" sospira e gli si legge in viso: ce n'è
ancora per molto? Il comico lo martella. La regia adesso proietta un Crozza
truccato da Veltroni che parla male dei comunisti ("non sanno chi è Pizzaballa,
non amano l'Equipe '84!") e sostiene la tesi inverosimile che lui è stato
comunista solo per errore: "Ero iscritto al Pci, ma credevo che fosse la
Polisportiva Canottieri Italia!".
Il Veltroni-Crozza dice che lui aveva
scambiato "le vittime dei Gulag per le Ombre rosse di John Ford". Il vero
Veltroni in studio è inquadrato di profilo. Terreo.
Il Veltroni-Crozza chiude
con una battutaccia sul ma-anchismo del leader, la tendenza a tenere insieme
tutto: "Leggete questo libro di Amalia Frignazza: mi è piaciuto molto, ma,
pacatamente, mi ha anche fatto cagare". Veltroni ha gli occhi spalancati. Si
passa la lingua fra i denti. "Si riconosce?", chiede Crozza.
E lui: "Ma manco
per niente". Comunicazione di servizio: nello staff, oltre ai sei portavoce,
urge sparring partner anti-satira.
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Una settimana a tutta sicurezza
Veltroni
sindaco-di-Roma-leader-del-Pd, forse, non poteva fare altrimenti. In ogni caso,
ha scelto una mossa marchiata dalla caratteristica regina del Pd che sta
costruendo. E cioè, "a vocazione maggioritaria".
di Tommaso Labate -
Il Riformista - Novembre 2007
Se non ci fossero di mezzo, nell'ordine, il
brutale assassinio di Giovanna Reggiani, un allarme sociale salito ben oltre il
livello di guardia e le avvisaglie di una crisi diplomatica tra due stati membri
dell'Unione europea (su cui anche Bruxelles potrebbe far sentire la sua voce);
se non ci fosse tutto questo e se stessimo semplicemente parlando delle solite
schermaglie di una politica con cui spesso e volentieri si gioca, allora
potremmo giudicare la prima prova di leadership di Walter Veltroni come si fa
con un motivetto. Di quelli che piacciono tanto. Una canzone di quelle
presentate a Sanremo: a prescindere dalla vittoria del festival (ininfluente),
piace al pubblico pagante (e all'elettorato attivo che vota) ma viene bastonata
dalla critica per le sue tante imperfezioni.
Nella ricostruzione della storia
che ha portato al decreto legge sulle espulsioni, prima dell'affondo
veltroniano, c'è una telefonata. È il 31 ottobre. Mentre la politica sta
preparando le valigie per il ponte di Ognissanti, le agenzie di stampa battono
la notizia dell'aggressione manu rumena di cui è vittima la signora
Reggiani.
Walter è al telefono con Romano, il segretario e il
presidente del Pd e del consiglio, i due protagonisti di un dualismo che,
soprattutto dal 15 ottobre, viene evidenziato da tutti. "Romano - dice Walter -
hai visto cos'è successo? Non posso rimanere fermo. Vado a parlare con Giuliano
Amato". "Va bene - risponde Romano - per me nessun problema". Ma il sindaco di
Roma fa di più. Chiede a mezzo stampa l'intervento del governo per il decreto
legge. E il giorno dopo è tutto un fiorire di "Blitz di Veltroni, via alle
espulsioni" (la Stampa), "Sicurezza, Veltroni impone il decreto" (Il Sole
24ore), "L'ira di Veltroni, la mossa di Prodi" (Repubblica), "Affondo di
Veltroni sul governo romeno" (Corriere della sera). Un circo mediatico tale da
trasformare, per gli uomini comunicazione di palazzo Chigi, un dì di festa in un
incubo.
"Tra Prodi e Veltroni non c'è nessun dualismo.
Tutto il resto sono chiacchiere di voi giornalisti. Certo, c'è stata una gara
indegna a intestarsi quel provvedimento a cui noi non abbiamo partecipato",
parole di Silvio Sircana riportate dal Corsera venerdì.
Venerdì tre rumeni
vengono aggrediti manu italiana a Tor Bella Monaca. Il capo del governo rumeno,
prima costernato, insorge. Veltroni dice "assolutamente no alle ronde dei
cittadini", chiede "giustizia, non vendetta" mentre altri (che, va detto, non
fanno i segretari del Pd) rilevano, giustamente, il carattere squadrista e
xenofobo dell'evento.
Nel Palazzo non c'è solo lo scontro mediatico tra
segretario del Pd e presidente del Consiglio. Non c'è solo quella che i
detrattori chiamano "una certa sinistra", con Valentino Parlato che arriva al
punto di pronunciare persino il fatidico allora aridatece il Berlusca. Non c'è
soltanto il direttore di Liberazione Piero Sansonetti, che riferendosi a
Veltroni, parla di "un cinismo mai visto in politica". Non ci sono soltanto
l'allarme garantista di Stefano Rodotà ed Eugenio Scalfari che il giorno dopo
gli risponde: "temo, caro Stefano, che anche a te sfugga la pericolosità della
situazione". Veltroni sindaco-di-Roma-leader-del-Pd, forse, non poteva fare
altrimenti.
In ogni caso, ha scelto una mossa marchiata dalla
caratteristica regina del Pd che sta costruendo. E cioè, "a vocazione
maggioritaria". Almeno per come la vocazione maggioritaria viene intesa nel
loft. Ricadute ce ne sono state e ce ne saranno. Basta guardare a chi non la
pensa come Veltroni ma lo stima. Tipo Fausto Bertinotti.
Chi ha raccolto le
confidenze del presidente della Camera giura che "per Fausto sarebbe stato
meglio se sulla sicurezza avesse deciso solo Prodi".
Il che è tutto dire, visto che tra Bertinotti e il
Professore non corre buon sangue da tempo.
Fuori dai confini del Pd, non
cedono all'endorsement pro-Walter nemmeno quelli che il decreto legge sulle
espulsioni lo difendono così com'è. "Su Veltroni non c'è nulla da commentare",
spiega Antonio Di Pietro. "Da sempre - aggiunge il ministro ex pm - io e il mio
partito insistiamo sull'allarme sicurezza e sul fatto che un tema come questo
non può essere certo regalato al centrodestra. Il segretario del Pd? Mi sembra
che su questo fronte sia arrivato buon secondo".
Anche sotto il Campanile mastelliano difendono a
spada tratta il decreto espulsioni. "L'intervento di Veltroni - è l'annotazione
del capogruppo Mauro Fabris - è stato senz'altro determinante. Mi domando però
se non ci abbia danneggiati, visto che ha creato alla coalizione un problema con
tutto il resto d'Italia. Sarebbe successo tutto questo se il caso fosse
scoppiato a Milano e non a Roma?".
E qui torna il problema della doppia veste
veltroniana: leader del Pd e sindaco di Roma. Per le critiche sulla gestione
delle periferie della Capitale, Veltroni ha rimproverato, ieri alla Camera, il
capogruppo del Prc Gennaro Migliore e ha smentito l'ipotesi secondo cui il
decreto porterà a "espulsioni di massa".
Stessa garanzia offerta, pare in accordo col
segretario del Pd, da Giuliano Amato. Intanto Prodi ha incontrato il premier
rumeno Tariceanu ed entrambi hanno annunciato "misure comuni". Il capo dello
Stato ha fatto un appello affinché la politica coniughi "asilo e sicurezza". Le
baracche di Tor di Quinto sono state abbattute, i rom sgomberati, qualcuno ha
ripreso la via di Bucarest. Tra qualche mese, forse, non se ne riparlerà più. E
la prima mossa a vocazione maggioritaria del leader del partito a vocazione
maggioritaria, almeno per come la vocazione maggioritaria viene intesa nel loft,
verrà forse giudicata ex post come la mossa più scontata per rispondere a un
allarme.
O come il modo più agevole per aggirare il primo ostacolo di una
lunga campagna elettorale (guardare Fini). O, più semplicemente, come un
motivetto che piaceva tanto.
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Cioni Assessore anti lavavetri testimonial
della Toscana
di Nicola Cariglia 13 Settembre 2007
Conosco bene (e ne sono amico) l'assessore di Firenze Graziano
Cioni, ispiratore dell'ordinanza anti lavavetri firmata dal sindaco Leonardo
Domenici.
Assieme, lui ed io, fummo protagonisti tantissimi
anni fa del primo «scandalo» che coinvolse i rapporti tra immigrati ed un
comune: quello di Firenze, appunto.
Correva (quanto velocemente, ahimè)
l'anno 1989 ed era d'estate. Da quattro anni ero vicesindaco in una giunta
anomala per l'epoca: PCI, PSI, PSDI, PLI. La guidava Massimo Bogianckino,
intellettuale musicologo, socialista, che proprio in quei giorni si sarebbe
dimesso in seguito ad un malore che lo aveva colto in Svizzera e che sarebbe poi
stato sostituito da Giorgio Morales. Cioni ne faceva parte, e già si era
guadagnato la nomea di «sceriffo».
A Firenze, fra le prime città in Italia,
si erano verificati episodi di insofferenza tra residenti ed immigrati. Qui,
infatti, a causa dell'enorme flusso di turisti, si era concentrata una quantità
rilevante di «vucumprà» e la cosa infastidiva soprattutto i
commercianti.
Preoccupati delle tensioni, Graziano ed io, prendemmo una
iniziativa per tentare una maggiore integrazione. E in poco tempo, superando non
poche difficoltà dovute ad una legislazione totalmente carente riguardo al
fenomeno immigrazione, la giunta potè varare un mercato etnico per ambulanti,
qualche intervento che impiegasse cooperative di stranieri ed una opera di
sensibilizzazione verso gli imprenditori affinché assumessero lavoratori
stranieri.
A distanza di tempo devo ammettere che si trattava di interventi
improvvisati, dettati da una situazione di emergenza che si stava profilando non
solo a Firenze, ma in tutto il Paese, impreparato di fronte al fenomeno epocale
di grandi migrazioni e della convivenza in una società che diventava
multietnica.
Ma lo spirito che le animava, attraverso il quale Graziano ed io
pensavamo di governare il fenomeno, era quello della solidarietà. Doveroso per
entrambi, visto che appartenevamo alla sinistra, ancorché a partiti diversi e
fieramente contrapposti: comunista lui, socialdemocratico io.
Oggi lo
«sceriffo» ha imboccato la via della repressione. La cosa non mi meraviglia ed
anzi voglio testimoniare, proprio io, della sua coerenza e buona fede.
Cioni
vive e compie le sue scelte politiche e amministrative in assoluta simbiosi con
gli umori popolari che è capace di cogliere come pochi altri.
Nell'89 la
convinzione che si potesse giocare la carta della solidarietà era largamente
diffusa nel «popolo della sinistra». Oggi, quello stesso popolo, ammesso che
esista ancora, invoca il pugno di ferro, non si cura da tempo di concetti quali
garanzie e stato di diritto, identifica la legalità con la
repressione.
Graziano non solo intercetta ed interpreta questi umori. Li
condivide, mantenendo un consenso che è reale e che gli permette, dopo essere
stato assessore alla Provincia, al Comune, deputato, senatore, di nuovo
assessore e vicesindaco di Firenze, di continuare ad essere decisivo negli
assetti fiorentini e toscani.
Ed è, in questo, una sorta di «testimonial»
della storia della Toscana. Dove dal dopoguerra, cioè da quando lo sceriffo è
nato, i suoi partiti, PCI-PDS-DS e prossimamente PD, hanno mantenuto inalterato
il loro potere coprendo un arco di posizioni oscillanti tra demagogismo ed
autoritarismo, capitalismo e cooperativismo, ateismo e confessionalesimo. Senza
mai aver bisogno di spendere le parole liberale, laico, riformista.
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Cofferati smemorato sui
lavavetri
di Paolo Del Debbio Il Giornale 10 settembre 2007
Oggi,
nel 2007, Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, sui lavavetri non la pensa più
come la pensava nel 1999, quando era segretario della Cgil. In quell'anno il
Comune di Milano (era sindaco Albertini) fece una proposta per togliere i
lavavetri dalle strade e offrirgli un lavoro per la pulizia della città. L'idea
fu elaborata da Stefano Parisi, allora city manager, e il sempre più compianto
professor Marco Biagi. Al tempo Cofferati disse un netto no alla proposta. Senza
appello. Affermò che Albertini «pensava più a una Milano degli hamburger che a
una Milano della Bocconi» e che il piano-pilota conteneva «perfino un'idea dello
Stato nello Stato». Disse che Albertini era un razzista. Sul Corriere di allora
Guido Gentili spiegava così la vicenda: «Meglio un lavavetri in più o un
immigrato al quale sono stati insegnati l'italiano e un mestiere?
Dice
l'amministrazione: noi ci mettiamo la formazione e la garanzia del patto, le
imprese le assunzioni, il sindacato la flessibilità, banche e fondazioni il
sostegno finanziario, lo Stato procedure rapide per regolarizzare gli immigrati
che ne hanno diritto per legge».
Cosa c'era che non andava, ci chiediamo
oggi? Tutto, secondo il Sergio Cofferati di allora perché, in una risposta
sempre sul Corriere della Sera, sosteneva che (ovviamente, diciamo noi) la
proposta era troppo semplice, banale. Bisognava fare un discorso più generale
sulla formazione delle giovani generazioni, senza distinguere tra immigrati e
non immigrati. Si doveva pensare al futuro formativo di intere generazioni e non
occuparsi di quattro straccioni di lavavetri.
Oggi, quei lavavetri, il
sindaco Cofferati se li trova sulle strade di Bologna, e non parla più al popolo
del sindacato, un po' lontanuccio, ma deve parlare ai cittadini che sono a lui
molto vicini. Tutti intorno al Municipio. Allora oggi va bene la soluzione anche
del sindaco-sceriffo. Di quello che dovrebbe, in qualche modo, riportare in
campo quella tolleranza zero nei confronti dei reati che quando fu invocata dal
sindaco di Milano Albertini suscitò nella sinistra di Cofferati indignazione,
facili umorismi e disprezzo. Che differenza occuparsi dei problemi nello scontro
ideologico e doverli poi affrontare nella realtà...
Se fosse andata avanti la
proposta a Milano, se non ci fosse stata tutta quella furia ideologica
successiva, se Biagi fosse ancora vivo, probabilmente il problema dei lavavetri
si sarebbe avviato verso delle soluzioni. Certo, i lavavetri non sono tutto il
problema. Ma, come si sa, quando si inizia a dare una soluzione concreta anche a
una parte di un problema, si crea - quasi automaticamente - una scia nella quale
altri adottano le stesse soluzioni e, quindi, di fronte a risultati positivi, si
crea consenso.
Non si tratta di una questione ideologica: non è che tutti
cambino idee sul mondo e sulla vita. Le cambiano su un piccolo particolare, che
però fa da cavallo di Troia di soluzioni positive all'interno di un mare magnum
di grossi problemi.
Abbiamo voluto riportare questi fatti perché qualche
volta occorre anche fare un po' di pulizia nella storia e nelle parole che
vengono usate.
Oggi, quando sentiamo a sinistra parlare di
problemi di questo tipo, dopo che per anni non si sono voluti vedere, nominare
con i loro nomi, cercare soluzioni possibili, ci viene sempre il dubbio che si
confondano due parole. Queste due parole hanno molte lettere uguali, ma hanno
significati profondamente diversi. Esse sono: convinzione e convenienza. La
convinzione resiste nel tempo, perché radica le soluzioni all'interno di una
visione dei problemi e le ancora ad alcuni diritti fondamentali. In questo caso
il diritto alla libertà della paura, che dal lontano '94 il centrodestra indica
come uno dei diritti fondamentali. La convenienza, come si direbbe in Toscana,
sta un po' sulle corna delle chiocciole. Va e viene. E questo ci pare il modo
con il quale oggi la sinistra si pone nei confronti della sicurezza. Saremo
anche un po' perfidi, ma non crediamo che loro credano profondamente a queste
soluzioni che oggi indicano. Non ci meraviglieremmo se tra qualche tempo
rivedessimo il Cofferati del '99.
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