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Chi ha affossato
la Bicamerale?
Martedì 4 dicembre 2007. Rimando alla lettura
dell'articolo: Bicamera con svista. L'amarcord di D'Alema. E, a corredo, ri-pubblico il mio Fare
D'Alema senza essere D'Alema. A ristabilimento della verità storica dei fatti,
diciamo.
Fare D'Alema senza essere
D'Alema
L'iniziativa politica di Veltroni - almeno quella di questi
giorni (fine anno 2007) - si riassume così: fare D'Alema senza essere D'Alema.
Non è un caso, infatti, che le cose che sta dicendo (non solo sul piano
istituzionale ma anche nell'immagine del maggiore - forse - partito della
sinistra italiana) sono vecchie di 10 anni e ci riportano ai tempi della
Bicamerale, di cui era Presidente, guarda caso, D'Alema. Il commento più
naturale sarebbe dunque che abbiamo, perlomeno, perso tempo. Invece no, si
sottolinea come finalmente sia possibile, perchè c'è Veltroni. La grande
diversità di quest'ultimo dal leader Massimo non è, dunque, nient'altro se non
l'idea di fare D'Alema senza essere D'Alema, dire le stesse cose, ma con un
altro accento, senza sarcasmo, con gentilezza, in modo pacato, come chi è
simpatico ma anche no, perchè in fondo sta dicendo cose serie. Per molti questa
formula è il principale merito di Veltroni. Ma è veramente così?
Guardate che
il fare D'Alema senza essere D'Alema significa anche riuscire ad avere quel
vantaggio giornalistico/economico/bancario che a questi - comunque la si pensi
sulle note vicende - non è stato concesso.
Blog Psichicamente decisivo. Tempi
moderni di una modernità ancora da venire
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Un invito a
Berlusconi e a Veltroni. Ed ora, non vorrete fermarvi qui
Non è
usuale, ma, ha volte capita, di leggere un articolo il venerdì, e continuare a
pensarci per tutto il weekend. Mi riferisco ad un'intervista di Ugo Magri, su La
Stampa che, nel giorno del fatidico incontro tra Berlusconi e Veltroni, ha
chiesto ad un noto politico italiano: «Si attende dai due leader un patto sulla
riforma elettorale?»
La sorprendente risposta è stata: «Non tanto su quella,
che io considero tema sostanzialmente marginale. A me interessa che il Partito
democratico e Forza Italia, o come si chiamerà in futuro, s'intendano sulla
sostanza delle questioni che preoccupano gli italiani: la sicurezza, l'economia,
il potere d'acquisto, le tasse, la scuola, gli ospedali. Tutti problemi su cui
hanno fallito entrambe le coalizioni, di sinistra e di destra». Il giornalista
ha incalzato: «Ma un programma così vasto presuppone addirittura un governo di
larghe intese...». La risposta è stata: «E perché no? In Germania a cosa si sono
affidati, se non a un governo di grande coalizione? E in Francia cosa sta
facendo Sarkozy se non allargare la sua base politica nella direzione dei
socialisti per affrontare guai che, nel loro caso, sono meno gravi dei
nostri».
A questo punto giunge la domanda
nevralgica che, secondo il giornalista avrebbe messo in crisi il suo
intervistato, visto che appartiene ad un piccolo partito: «L'idea di un
abbraccio Pd-Pdl fa venire il mal di pancia ai partiti piccoli. Perché a lei
no?»
Risposta secca: «Perché gli unici interessi da difendere sono quelli
del Paese, non della propria bottega». E da venerdì che provo un invidia
profonda per quel politico e per il partito cui appartiene. Sono sempre più
convinto che io non avrei risposto allo stesso modo, e me ne
pento.
PriTeviso
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Bicamera con
svista, l'amarcord di D'Alema*
Il fascismo, che un così grosso spazio
occupò nella storia, durò in tutto un ventennio. Qui si aspetta mezzo ventennio
per rimettere mano alle riforme.
Stefano Cattaneo
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Cara D'Olcese,
al di la del contenuto di questo
articolo (bellissimo), c'è una cosa che mi fa letteralmente (e costantemente)
impazzire nei tuoi articoli: i titoli!!!
Giuro!!! E' improbabile (altamente
improbabile), che io possa diventare un magnate dell'editoria... ma se ciò
incredibilmente accadesse, giuro e stragiuro che i titoli del mio network li
farai sempre ed invariabilmente tu!!!!!!
Riesci mai a non
azzeccarli???
Carlo Alberti
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Grazie, sei sempre
incoraggiantissimo,
a me sembra di metterci tutto per azzeccarli, ma
non sta a me giudicarne l'effetto. Da quanto dici tu si, ma anche altri che
amano gli articoli, non si accorgono forse dei titoli azzeccati. Però li leggono
il che vuol dire che i titoli "tirano". Ciao ciao gd'o
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Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema con una
musica che è... musica per le mie orecchie.
L'articolo è online
anche su http://www.reportonline.it/article5521.html
Renato
Forlani
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Ho preparato una lettera
per Beppe Grillo: Beppe Grillo! Che ne dici della Costituzione?
In
mezza giornata hai raccolto 300.000 firme, nel tuo Blog ci sono tanto ottime
idee quanto cavolate. I tuoi referendum vanno bene per cominciare. Anche darsi
da fare a livello locale è sacrosanto. Ma non basterà. Non vuoi fare un partito?
Hai ragione! Porteresti in Parlamento gente nuova con buone intenzioni che però
rapidamente si lascerebbe corrompere dal resto della casta. Gente nuova ed
onesta ci vuole certamente, ma bisogna impedire che il "sistema" poi la
guasti.
Forse la nostra Costituzione era bella quando è nata ed è anche vero
che non è stata completamente attuata. Ma non è stata capace di imporre ai
politici di farsi attuare. E poi è vecchia: quando è nata il mondo non era
globalizzato, non c'era Internet, la difficoltà stava nel produrre beni, mica
nel consumarli (come oggi succede nella fetta ricca del mondo), neppure c'era
scarsità di petrolio né l'effetto serra. Oggi molti politici la vogliono
cambiare, ma la vogliono cambiare al comodo loro, mica al nostro! Perché non ci
pensi tu Beppe, a promuovere l'ideazione di una nuova e migliore Costituzione e
poi di usare il tuo carisma per darle voce?
Per intenderci meglio, eccoti una
bozza. Sintetizza le regole costituzionali principali e si allarga a questioni
prima lasciate alla legislazione ordinaria ma che è meglio sottrarre
all'arbitrio dei politici di professione secondo il noto principio "fidarsi
bene, non fidarsi è meglio". Mi pare sarebbe un sistema ragionevole per fare la
"democrazia diretta" che molti vorrebbero, ma non si estende alla gestione
quotidiana dove produrrebbe solo caos. Spero pure che altri contribuiranno.
Spero pure che qualcuno m'aiuti a contattarti. Ma al momento non è tanto il
"contenuto" che bisognerebbe discutere, quanto il fatto se l'idea in sé è buona
o non lo è. Io credo si debba partire dalla fonte dei problemi, altrimenti,
salvo un miracolo, salvo una rivoluzione o salvo un disastro così grande da
farci rinsavire tutti, anche tu e i tuoi grillini farete la fine che hanno fatto
girotondini e compagnia bella.
Gino Selmi
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Gentile Giuliana D'Olcese, fare D'Alema senza
essere D'Alema è durissima...
A a
proposito della Bicamerale e a corredo del Suo articolo ho scritto un post dal
titolo "Fare D'Alema senza essere D'Alema".
Paolo Dinci
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Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema?
Mai più BICAMERALI in
Italia!
Graziella Jaccarino Idelson
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Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema*
«... se escluderanno la spinta
popolare...» scrivi cara
D'Olcese. E invece sì, carissima, sono "ri-forme" proprio per quello, per
tentare di smontare la «spinta popolare» che inesorabile sta trasformandosi in
uno tsunami e ri-tornare a quello che c'era prima di Tangentopoli perchè la
parola maggioritario è stata cancellata dal Devoto-Oli sia a destra sia a
sinistra sia al centro del Padre?
Si sta facendo invece il referendum
elettorale, quatto quatto zitto zitto i due "nuovi" partiti sono nulla altro che
la vecchia partitokrazzia con altri nomi, con la solita storiella di voler
ridistribuire, ma prima di tutti a se stessa ed ai sindacati dopo il prossimo
referendum elettorale verrà fuori tutta la verità sugli ultimi 150 anni della
storia d'Italia - una storia da fare VOMITARE ma non abbiamo ancora vomitato
abbastanza avremo un'altra legge elettorale "sotto dettatura" alla
partitokrazzia - e la partitokrazzia non dimenticherà mai questo nuovo AFFRONTO
da parte del (la) Cittadino/a italiano/a, esausto/a, ma sempre più maturo/a, più
consapevole di sè stesso/a: preparatevi alla vendetta, Italiani ed Italiane,
perchè la vendetta è cosa certa, la specie in via di estinzione non se ne andrà
senza battere un ultimo colpo di coda, a costo di infamare gli Italiani in tutto
il mondo per tutto il resto dei tempi...
Luca Zampetti - http://fainotizia.radioradicale.it/2007/12/02/commento-a-giuliana
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Proporre la soluzione?
Forse
perchè sono un tecnico forse perchè un cittadino distratto, forse perchè ogni
giorno sono a contatto con la gente, ma mi accorgo che l'Italia il vero problema
non è il sistema politico che d'altronde altre alternative a queste persone
paleozoiche non ci sono, ma il vero problema è il degrado della nostra società
sia in senso civico sia in senso intellettuale, come qualcuno diceva ogni popolo
ha il governo che si merita, una altra piccola considerazione è che mi rattrista
ancor di più che le altre nazioni per quanto che si dica non che si trovano in
una situazione migliore della nostra, le problematiche italiane rispecchiano
tranquillamente quelle europee, auspicherei l'analisi della nostra vecchia
Italia di creare una tabella tecnica di raffronto tra l'Italia, la Francia,
l'Inghilterra, chi la farà si accorgerà, che le similitudine dei problemi sono
tantissimi. Troppo prime donne poco umiltà il vero problema!!!!
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Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema
Chissà poi chi è questa D'Olcese. Una
provocatrice? Una quinta colonna?
Gino Selmi
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Boh? Non credo, penso invece che voglia
educarsi al ragionamento politologico, che c'è di male ad essere
autodidatti?
Luca Zampetti
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Sei tu il "...Brambilla di destra o di
sinistra che abbia passione, grinta e credo necessari a scendere orgogliosamente
in campo per le Riforme?"
Sfodera la tua "proposta", se è meglio
della mia o se è passabile e ha già dei consensi, mica ti negherò il mio. Ne è
arrivata una tua che si conclude: In futuro credo che la crisi delle istituzioni
statali che ha travolto il socialismo reale porterà anche al travolgimento delle
istituzioni dello "stato sociale", con tutte le loro partitokrazzie ed orpelli
vari, in quanto ormai patentemente ipocrite e insostenibili. Non sarà la fine
dell'umanità, ma l'opportunità per creare qualcosa di meglio per noi e per chi
verrà dopo di noi. Io credo che sarà uno "stato" molto più mite e democratico di
quelli che conosciamo noi. Il resto non l'ho ancora letto bene, ma direi che
proponi di stare alla finesta a guardare il botto. Beh, se ho ben inteso, perchè
perdere tempo a scrivere a destra e a manca?
Gino Selmi
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Giuliana D'Olcese è una provocatrice,
e di sinistra
estrema. Non di estrema sinistra. Una Radicale.
Una Dalemona. Una Macalusiana - EM.MA per
intenderci.
Una quinta colonna
di se stessa.
You remember Vittorio Olcese repubblicano? L'Espresso? And you
remember Spadolino's Governement dear Gino Selmi? (,-)
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Superare lo stallo
Gianni Letta ha ragione,
serve la sospensione delle ostilità per propiziare le riforme, ma sono
fondamentali i tempi ed i modi dell'iniziativa politica.
Non si tratta di archiviare il bipolarismo, ma di renderlo
capace di produrre governabilità, laddove, al contrario, se continua a regalare
stallo ed immobilità è destinato ad essere seppellito. La ricetta di Letta è
corretta, e fa appello al senso di responsabilità delle forze maggiori. La
diagnosi è esatta, ma è determinante sapere se stiamo parlando di questa, o
della prossima legislatura. Questa è iniziata con il pareggio elettorale e
l'offerta di larghe intese, respinta da Prodi. Non per capriccio, ma perché il
governo si regge solo nello schema del bipolarismo ottuso, altrimenti si
polverizza. Quando scrivevo che l'opposizione non può limitarsi a reclamare le
urne era proprio perché più la contrapposizione è muscolare e più la debolezza
governativa si puntella. Capisco l'interesse di Prodi, mi sfugge quello
altrui.
Questo non toglie che il tempo di Prodi è già finito, il governo
è già in crisi, tenuto artificialmente al suo posto dal vuoto che lo
circonda.
Veltroni ha elaborato una proposta di riforma elettorale che è
incompatibile con la sopravvivenza del governo, perché incompatibile con la sua
maggioranza. Ha anche esposto idee di riforme costituzionali che non sono
significativamente diverse da quelle varate nella scorsa legislatura. I tempi
sono stretti, a meno che non si propugni il colpo di mano costituzionale contro
i referendum. Si può avviare subito il lavoro? Se sì, benissimo, ma ne dubito.
Perché al reggersi vicendevole dei due poli dovrebbe sostituirsi la cooperazione
dei due partiti maggiori, sfasciando tanto il governo quanto le coalizioni
esistenti. Tale iniziativa spetterebbe a Veltroni. In caso contrario spetta a
Berlusconi parlare della prossima legislatura, chiedendone l'inizio ravvicinato,
come di una fase costituente, per uscire dal pantano. Quei due possono ritessere
una trama istituzionale, sempre che, per miopia, paura o coazione a ripetere gli
errori, non si facciano fregare il gomitolo da Prodi. Il resto è fuffa
politicante, e quando i dialoganti a tempo perso si faranno spiegare bene cosa
significa la proposta di Veltroni, vedrete che corsa a rimpiattarsi sotto le
gonne di mamma.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it Pubblicato da
Libero
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Il Censis: "L'Italia è una maciullagine
E'
un'analisi che noi abbiamo fatto da decenni. Dico noi in relazione del
sindacalismo dei Quadri. La Società italiana avrebbe potuto progredire
armoniosamente qualora questo processo fosse stato assecondato dalle Classi
dirigenti. In realtà noi non abbiamo classi dirigenti (escludiamo i cosiddetti
mestieranti della politica che non possono essere considerati classe dirigente,
sono al massimo ladri di polli), ma alcuni poteri tardo-borghesi incapaci di
assecondare la trasformazione perchè ancorati alla loro incapacità
imprenditoriale non riescono a vedere come far coincidere la modernizzazione con
il loro interesse generale.
Di qui la stasi (che non è la famosa polizia
segreta della Germania Est, ma molto peggio, perchè rappresenta morte e
desolazione). In assenza di una direttiva comune, la società non può che
spezzettarsi in un numero infinito di interessi particolari che erodono, lo
capirebbe uno scemo, (ma certa gente è men che scema) il tessuto connettivo
nazionale. Perchè gli italiani possono essere passivi di fronte alle imposizioni
minacciose ma non sono cretini. Di qui l'evasione fiscale, che è una giusta
risposta alla disfunzione del sistema statuale, l'accanimento nel difendere
interessi individuali oltre il limite della Legge, ma in un paese nel quale una
comune causa giudiziaria dura anche 30-40 anni, cosa deve fare il cittadino
ossequioso delle leggi, aspettare? Morire prima? Senza dover aggiungere che le
cause penali durano a sufficienza per arrivare all'estinzione prima della
condanna). A tutto ciò si aggiungono le ideologie che sottintendono i "poteri
forti", come il papismo o la massoneria, ai quali aderisce per fini di carriera
buona parte dei parlamentari che dovrebbero fare le leggi. Sono ideologie
statiche, ferme, finite da tempo, incapaci di modernizzazione, asservite anzi al
puro e brutale potere finanziario globalista. Di qui la società di rapido
disfacimento notata con allarme dal Censis.
Giorgio Vitali
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La maledizione dei riformistiL'Italia,
diceva Ugo La Malfa, è il Paese delle controriforme. Spesso si parte bene e
finisce male, corrompendo in pratica quel che si afferma in teoria.
E' il
rischio che corre l'odierno sforzo di riformare il sistema istituzionale,
dandogli ossatura e legge elettorale più seri. A questo concorre la maledizione
dei riformisti, timidi e rimpiattati, affetti da un'idea d'inferiorità che li ha
colpiti già agli albori della nostra democrazia.
Certo: il Risorgimento non
compiuto, l'unità nazionale giunta tardi, il dominio delle forze ideologiche, il
peso non trascurabile ed antiunitario del Vaticano, un capitalismo asfittico, la
guerra fredda, e tutto quello che si vuole e che in effetti fu. Ma qualche colpa
i riformisti, fra i quali annovero me stesso, gli esponenti della cultura
politica che è sempre stata democratica e non ha creduto in nessuna rivoluzione,
ce l'hanno in proprio. Intanto perché si pensano e concepiscono come una
minoranza.
Sentono che solo corrompendosi potrebbero aspirare ad essere
maggioranza, così condannandosi alla sudditanza. Una grande stagione riformista
fu quella centrista, quando l'alleanza obbligata con la dc creò le condizioni
per lo sviluppo economico e civile. Promise bene e mantenne poco il centro
sinistra, perché puntando alle "riforme di struttura" si scimmiottò il
socialismo possibile, che in Italia non fu nemmeno socialdemocratico, ma un
incrocio fra sindacalismo e partecipazioni statali.
La solidarietà nazionale
fu una parentesi d'emergenza, che diede frutti positivi (lotta al terrorismo)
consegnandone di avvelenati (consociativismo e spesa pubblica incontrollata). Il
pentapartito raddrizzò la politica internazionale, ma non seppe rimediare al
disfacimento statale. Finite le ideologie, era giunta l'ora della
riscossa.
Ma non si colmava la frattura civile, la pretesa di mandare in
galera l'avversario, la presunzione di non fare i conti con il proprio presente.
Nacquero, inventate da Berlusconi (fortunatamente), le coalizioni obbligate e
disomogenee, con i riformisti divisi ed in minoranza, da una parte e dall'altra.
Ora che ci sono sintomi di disgelo i riformisti temono che si perda quel che non
c'è mai stato: l'alternanza. Sempre a rimorchio, perché tremuli nel pensarsi
alla guida. Pavidi loro, debole l'Italia delle riforme.
Davide
Giacalone
www.davidegiacalone.it
Pubblicato da Libero
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Da diverso tempo rifletto sulla relazione fra la politica
italiana di oggi e quella di ieri e fra la politica di ieri, quella di oggi e
l'attuale società italiana.
Perché, infatti, mentre nel 1892 ci fu l'esigenza
di costituire un grande partito dei lavoratori denominato Partito Socialista e
nel 1895 si costituì un'altro grande partito della democrazia e del lavoro che
prese il nome di Partito Repubblicano, con moltitudini di iscritti e
simpatizzanti disposti financo a morire per il proprio ideale, oggi abbiamo solo
dei contenitori mediocri fatti di parole vuote, composti da molti generali e da
poco esercito e soprattutto fondati sullo slogan e su mirate campagne di
marketing fini a sé stesse? Per carità, non ho nulla contro il marketing:
figuriamoci, ne sono un sostenitore. Ma, nel momento in cui, per avere "appeal"
si fa un uso pressoché unico di tale strumento di comunicazione allora significa
non avere, nei fatti, alcun contenuto.
Ora, sappiamo tutti che le ideologie
sono crollate, e che per varie vicissitudini si è passati da una Prima ad una
Seconda Repubblica.
Non voglio però qui entrare nello specifico, in quanto
rischierei di andare anche troppo fuori tema.
Ritorno quindi a bomba: mentre
alla fine dell'800 sono sorti dei partiti che miravano all'emancipazione
dell'individuo e che sorgevano spesso dalla base dei lavoratori, dei
cooperatori, dei piccoli produttori, di intellettuali borghesi... dagli anni '90
ad oggi abbiamo assistito alla nascita di "partiti di plastica", con pochi
militanti e molti generali. Partiti basati spesso su figure carismatiche e
appoggiati da grandi gruppi industriali, bancari e della comunicazione
mediatica.
Questo tanto a "destra" quanto a "sinistra".
Peraltro
bisognerebbe aprire una parentesi: dagli anni '90 ad oggi l'Italia conobbe e
conosce una strana "destra", tutt'altro che liberale, costituita dagli eredi del
fascismo, dai leghisti e da un partito non meglio definito ideologicamente
guidato da un imprenditore estraneo alla politica. Allo stesso identico modo il
nostro Paese conobbe e conosce una strana "sinistra" capitanata ed egemonizzata
da ex comunisti ed ex democristiani.
Le forze della democrazia laica e
liberale (Liberali, Socialisti, Repubblicani) erano completamente stati spazzati
via, come nel fascismo e tutt'ora faticano a riemergere.
Ecco che oggi
assistiamo ad un'ulteriore "mutazione genetica" nei cosiddetti "partiti di
massa", ulteriormente svuotati da qualsiasi radice storica e culturale italiana
ed europea: da una parte abbiamo un Partito Democratico (fusione fra post
comunisti e post democristiani) e dall'altra un Partito delle
Libertà.
Curiosa mutazione davvero se pensiamo che questi due "supermercati"
di "libertà" e "democrazia" si trovano ad operare in un Paese a scarsa vocazione
democratica e liberale: si pensi specialmente alla sua storia recente e
relativamente recente fatta anche di divieti a particolari settori della ricerca
scientifica, di regole non certe per quanto concerne la giustizia, di
impossibilità per le coppie non sposate di vedersi riconosciuti diritti
naturali, di mantenimento di aziende di Stato tutt'altro che in ottima salute,
di scarso rispetto ed applicazione della Costituzione Repubblicana e si potrebbe
continuare.
Ho cercato così di fotografare la situazione attuale che potrei
allargare anche alle varie Costituenti socialiste e
liberaldemocratico-repubblicane.
Che senso ha continuare ad affannarsi senza
una base militante solida? La base militante si forma o si dovrebbe di norma
formare su esigenze concrete.
Oggi la base militante è scarsa. In compenso
abbiamo moltissimi individui che inseguono facili slogan, promesse di futuri
radiosi, e tutto quanto si fa loro bere per mezzo dei mass media. Un tempo ci si
aggregava attorno ad un'idea, ad un progetto, ad un 'iniziativa.
Oggi ci si
disgrega di fronte al telegiornale, alla partita di calcio, e nei vari centri
commerciali: ciascuno alla ricerca dell'ultimo modello di telefonino.
Ed i
prezzi, intanto, aumentano. E nessuno si chiede il perché e ciascuno continua a
votare il suo Partito Democratico del Popolo Libero di Bananas.
Mi chiedo
quante persone riflettano su queste semplici questioni quante abbiano veramente
la volontà di approfondire la storia e la cultura financo politica del nostro
Paese: dal glorioso Risorgimento sino all'Involuzione della Seconda Repubblica.
Già sarebbe qualcosa, credetemi.
In questi giorni sul mio blog, non a caso,
ho postato un brano tratto da "Lo straniero misterioso" di Mark Twain. In esso
si spiega chiaramente come in generale la "maggioranza" sia facilmente preda di
una "minoranza" di individui che fanno più baccano e di come proprio in questo
modo le monarchie, le oligarchie politiche e le religioni istituzionalizzate
abbiano preso tanto piede nella Storia al punto di soggiogare il popolo
bue.
Mi chiedo quanto ancora dovremo vedere ripetersi questa emblematica
scena specie un un Paese medievale come il nostro ove si preferisce lanciare il
sasso e nascondere la mano e soprattutto tenersi saldo il prosciutto sugli occhi
per evitare, spesso, di pensare.
Luca Bagatin -
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
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Il PD non nasce male ne' bene. In realtà non si capisce
bene cosa sia
e di conseguenza cosa farà; anzi dipende da quello
che vorrà fare, per capire che cosa è. Veltroni è il solito ambiguo: da un lato
parla della necessità di una discontinuità e dall'altro difende il governo e
l'operato di Prodi. E' evidente però che il governo Prodi non potrà fare le
riforme per il ricatto dell'estrema sinistra pesantemente presente al suo
interno. Allora per Veltroni verrà il momento della scelta: darà l'appoggio
ancora a Prodi e quindi rinuncerà alle riforme, che vuol fare o cercherà un
colloquio con forze del centrodestra. E' auspicabile che tra le due alternative
prevalga la seconda; però per prevalere ci dev'essere il concorso del
centrodestra.
Se questo però continua a difendere la linea berlusconiana: a
casa il governo e subito elezioni anticipate, senza dar ascolto a nessuno, non
si va molto avanti.
Berlusconi dovrebbe rinunciare ai suoi personalismi,
rinunciare a volere a tutti i costi tornare alla guida del governo, tanto poi è
tutto da dimostrare che ce la faccia a tornare in sella. L'Italia ha bisogno di
tante riforme, che solo un governo forte appoggiato dalla forze moderate di
destra e di sinistra può portare avanti.
Questa è al linea che dovrebbe
adottare ogni buon repubblicano...Cesare Marchetti Forum Repubblicani
Groups
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Dato: senza l'ala
socialista non riuscirà a volare
"Senza l'ala socialista
difficilmente il Partito democratico riuscirà a volare". Lo dice Cinzia Dato, ex
Margherita ed ora impegnata nella Costituente socialista.
"Il nuovo partito -
aggiunge Dato - ha lasciato vuoto lo spazio del socialismo liberale, spostandosi
su posizioni neocentriste con forti caratterizzazioni clericali, quando invece
dovrebbe essere un grande contenitore plurale e modernizzatore con confini più
ampi di quelli che erano dell'Ulivo e in grado di garantire il giusto
protagonismo al socialismo liberale. E' stato bello vedere la straordinaria
voglia di partecipazione che c'è ancora nella gente, anche se le primarie del Pd
tutto era già predeterminato.
Ma non si possono non rilevare alcune
contraddizioni del nuovo soggetto politico: si parla di apertura alla società
civile, ma questa non può essere solo aprire le porte a qualche amico o ai figli
degli amici. Se davvero il Pd vuole aprire alla società civile deve attivare un
vero canale di contatto con i cittadini, deve garantire una partecipazione alla
scelta da parte degli elettori. E una vera partecipazione alla scelta, con le
primarie dall'esito scontato, non c'è stata.
C'è bisogno di una nuova classe dirigente, non di una classe
dominante. E i cittadini devono essere tali e non dei sudditi. L'apertura alla
società civile, che è un portato storico del socialismo, deve essere vera,
reale. Un'altra contraddizione evidente - conclude Dato - riguarda il sistema
elettorale. Il Pd si ispira ad una logica 'americana': ebbene, in questo caso
non ha molto senso parlare di meccanismi elettorali basati sul sistema
proporzionale".
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Angius: hanno
votato in tre milioni ma non sanno per che partito
"E' giusto
sottolineare il dato partecipativo per le primarie del Pd, ma quando si parla di
consapevole partecipazione io assegno un valore simbolico ai 5 milioni di
lavoratori che si sono espressi per il referendum sul welfare". Lo ha detto
Gavino Angius parlando del Pd nel corso della registrazione di Porta a
porta.
"E' difficile non sottolineare questo dato democratico rispetto ai 3
milioni che hanno scelto un leader ma non sanno che partito hanno votato", ha
aggiunto l'esponente del Partito socialista parlando, per le primarie del Pd, di
un "percorso inedito: eleggere prima il dirigente e poi i dirigenti. Le
motivazioni di una forza grande devono essere forti, non basta l'inquietudine.
Bisogna dare risposte. Io non ho aderito a questo progetto perchè non lo
considero vincente. Io sono rimasto nel campo del socialismo europeo dove ci
sono valori e ideali e dove ci sono risposte alle domande della società di
oggi.
Sono rimasto colpito dalla prudenza del discorso di Veltroni,
(vai al
video ) ho
apprezzato che abbia parlato di un dialogo fecondo con l'area socialista.
Veltroni avrà un lavoro immane, quello di costruire il Pd e
tenere insieme la coalizione. Il Pd avrà bisogno di allearsi con altre forze ed
è importante che il centrosinistra sia animato dal Pd che nasce ma anche da uno
spirito di coalizione unitario perchè questa idea di rappresentare tutto in un
partito a me non piace.
C'è un problema di aggiornamento del programma io non uso la
parola verifica ma, approvata la Finanziaria e il protocollo sul welfare,
bisogna porre il problema politico perchè con la politica dei ricatti non si va
da nessuna parte". Lo ha detto Gavino Angius, nel corso della registrazione di
Porta a Porta. "Se la sinistra organizza una manifestazione per contestare
l'accordo sul welfare che raggiunge l'obiettivo mondiale di essere contraria al
governo, ai sindacati e a 5 milioni di italiani, vuol dire che un problema
politico c'è. Sarebbe sbagliato non affrontare questo problema mettendo la testa
sotto la sabbia. Mi chiedo se non sia il caso di riprendere la proposta di
Veltroni per un nuovo programma e un nuovo governo, io questa proposta la
rivolgo a Prodi perchè il toro deve essere preso per le corna".
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