Bicamera con svista
L'amarcord di D'Alema
«Dieci anni dopo. D'Alema disse: è la rivincita della Bicamerale»
www.corriere.it >
archivio
<<Con Commenti-Articoli correlati>>
 
Dieci anni dopo
l'amarcord di D'Alema è il mio. Quell'amarcord che emerge dalla "biografia" che ha fatto della Bicamerale di D'Alema e Berlusconi uno dei commenti politici più evocativi, nostalgici e struggenti letti finora sulle pagine di un quotidiano.
«Dieci anni dopo. D'Alema disse: è la rivincita della Bicamerale» scrive Francesco Verderami sul Corsera. E per quanti parteciparono a quell'evento straordinario l'amarcord è lo stesso. E' l'amarcord struggente e doloroso di un intero Paese che ha visto fuggire invano dieci anni di riforme mancate ed il perverso instaurarsi dello stato di degrado politico, sociale, economico e umano in cui oggi versa l'Italia. L'Italia onesta, non quella stolta e misera che di ogni innovazione ne fa propaganda politica nefastal'Italia intelligente, l'Italia dei politici, dei cittadini e degli opinionisti che rifuggono da termini populisti, demagogici, rozzi e cafoni quali "inciucio" - parola che nessun politico decente ne' giornalista avveduto dovrebbe più pronunciare o scrivere - si riconosce nella tempesta dei sentimenti che ancora oggi pervadono D'Alema e nelle speranze nel nuovo dialogo sulle riforme voluto da Veltroni e Berlusconi. E' il benessere, infatti, che preme ai cittadini, non l'ideologia.
Nella parte di D'Alema e Berlusconi, però, Berlusconi e Veltroni soffrono della pregiudiziale, che tutti auspicano che i fatti dimostrino errata, che come dichiara l'onesto Cesare Salvi di Sinistra democratica, ad affondare la Bicamerale non fu Berlusconi come il centrosinistra favoleggia da anni. Ma, diciamolo caro Verderami, furono una folta schiera di ulivisti, Prodi, e Veltroni allora vicepremier di Prodi che vivevano la Bicamerale come una minaccia al loro governo. Governo che cadde di lì a poco per cause assai differenti dall'"inciucio" ordito, secondo Prodi e Veltroni, in Bicamerale da D'Alema e Berlusconi.
«Siamo dinanzi alla classica vendetta della Storia -osserva l'ex direttore de l'Unità Peppino Caldarola- ora il clima politico è diverso e Veltroni sposa la linea del suo avversario (D'Alema ndr) e lo emargina. Ma la Bicamerale resta l'idea geniale di D'Alema. L'eco di quella battaglia non è mai cessato, il ministro degli Esteri ormai non se ne cura, confida solo che questa occasione non vada sprecata». «Anche perchè siamo tornati al punto di partenza» dichiara Salvi.
E' vero, forse la colpa di D'Alema, e di quanti come me si impegnarono non nel Reame dei «salotti rossi» come hanno scritto ne «la Casta» Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, ma buttandosi a capofitto nella realizzazione delle riforme, è di aver precorso i tempi come dieci anni fa fondando il Movimento per le Riforme che vide l'adesione trasversale di 16 parlamentari tra i più significativi in Bicamerale, di costituzionalisti come Sartori e Barbera, di presidenti di Regioni e Province, di una miriade di sindaci e di amministratori locali, di migliaia di cittadini ed in primis, tra i media, l'attenzione di Ferruccio de Bortoli e di Stefano Folli allora direttore il primo, notista politico il secondo, del Corriere della Sera. Movimento che ha rappresentato una significativa esperienza politica dal basso ed un segnale chiaro del quale oggi fare tesoro.
Per non fallire, ancora, la strategia dei riformatori dovrebbe accentrarsi sulla partecipazione attiva della forza propulsiva legata al territorio ed alle sue istituzioni locali aggregate, però, non da un politico ma da un cittadino disposto a sacrificare tempo, danaro, ed a saper esercitare cocciutamente e quotidianamente la legittima pressione sui media. Dai e dai alla fine il muro dell'informazija asservita al Palazzo cede.
Il mio è un auspicio ed un augurio a chi vorrà riprendersi questa gatta a pelare. Ma Dieci anni dopo la rivincita della Bicamerale vale ancora la fatica di cimentarsi.
Ci sarà una Brambilla di destra o di sinistra che abbia passione, grinta e credo necessari a scendere orgogliosamente in campo per le Riforme?
Spero di sì.
Se le Riforme messe in cantiere da Berlusconi e da Veltroni escluderanno la spinta popolare, ancora una volta, non vi sarà la New age delle Riforme. E se il messaggio riformatore arriverà da rappresentazioni sceniche sepolcrali come l'immagine che Gad Lerner fu costretto a dare su Rai1 della Bicamerale di D'Alema e Berlusconi, le Riforme, ancora una volta, non si faranno. E magari, tra dieci anni, la rivincita della Bicamerale vedrà in campo l'ennesima svista sulle Riforme, l'ennesima coppia riformatrice sconfitta, non solo, ma un Popolo reso schiavo, non sovrano, arresosi alla maledizione di Tutankhamòn. E, infine, l'ennesimo amarcord di D'Alema.
                Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet e di LiberoReporter
                             http://blog.bamboccioni.net/
                                            www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
<<Commenti-Articoli correlati>>
Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema*
B R A V A!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
L'ho letto su http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=1726
Ingegner Russo
----
Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema*
notizia diffusa da agipress, agenzia quotidiana di stampa nazionale anche su www.agipress.it
Francesco Canosa
----
Chi ha affossato la Bicamerale?
Martedì 4 dicembre 2007. Rimando alla lettura dell'articolo:
Bicamera con svista. L'amarcord di D'Alema. E, a corredo, ri-pubblico il mio Fare D'Alema senza essere D'Alema. A ristabilimento della verità storica dei fatti, diciamo.
Fare D'Alema senza essere D'Alema
L'iniziativa politica di Veltroni - almeno quella di questi giorni (fine anno 2007) - si riassume così: fare D'Alema senza essere D'Alema. Non è un caso, infatti, che le cose che sta dicendo (non solo sul piano istituzionale ma anche nell'immagine del maggiore - forse - partito della sinistra italiana) sono vecchie di 10 anni e ci riportano ai tempi della Bicamerale, di cui era Presidente, guarda caso, D'Alema. Il commento più naturale sarebbe dunque che abbiamo, perlomeno, perso tempo. Invece no, si sottolinea come finalmente sia possibile, perchè c'è Veltroni. La grande diversità di quest'ultimo dal leader Massimo non è, dunque, nient'altro se non l'idea di fare D'Alema senza essere D'Alema, dire le stesse cose, ma con un altro accento, senza sarcasmo, con gentilezza, in modo pacato, come chi è simpatico ma anche no, perchè in fondo sta dicendo cose serie. Per molti questa formula è il principale merito di Veltroni. Ma è veramente così?
Guardate che il fare D'Alema senza essere D'Alema significa anche riuscire ad avere quel vantaggio giornalistico/economico/bancario che a questi - comunque la si pensi sulle note vicende - non è stato concesso.
Blog Psichicamente decisivo. Tempi moderni di una modernità ancora da venire
http://psichicamente-decisivo.blogspot.com/2007/12/chi-ha-affossato-la-bicamerale.html
---- 
Un invito a Berlusconi e a Veltroni. Ed ora, non vorrete fermarvi qui
Non è usuale, ma, ha volte capita, di leggere un articolo il venerdì, e continuare a pensarci per tutto il weekend. Mi riferisco ad un'intervista di Ugo Magri, su La Stampa che, nel giorno del fatidico incontro tra Berlusconi e Veltroni, ha chiesto ad un noto politico italiano: «Si attende dai due leader un patto sulla riforma elettorale?»
La sorprendente risposta è stata: «Non tanto su quella, che io considero tema sostanzialmente marginale. A me interessa che il Partito democratico e Forza Italia, o come si chiamerà in futuro, s'intendano sulla sostanza delle questioni che preoccupano gli italiani: la sicurezza, l'economia, il potere d'acquisto, le tasse, la scuola, gli ospedali. Tutti problemi su cui hanno fallito entrambe le coalizioni, di sinistra e di destra». Il giornalista ha incalzato: «Ma un programma così vasto presuppone addirittura un governo di larghe intese...». La risposta è stata: «E perché no? In Germania a cosa si sono affidati, se non a un governo di grande coalizione? E in Francia cosa sta facendo Sarkozy se non allargare la sua base politica nella direzione dei socialisti per affrontare guai che, nel loro caso, sono meno gravi dei nostri».
A questo punto giunge la domanda nevralgica che, secondo il giornalista avrebbe messo in crisi il suo intervistato, visto che appartiene ad un piccolo partito: «L'idea di un abbraccio Pd-Pdl fa venire il mal di pancia ai partiti piccoli. Perché a lei no?»
Risposta secca: «Perché gli unici interessi da difendere sono quelli del Paese, non della propria bottega». E da venerdì che provo un invidia profonda per quel politico e per il partito cui appartiene. Sono sempre più convinto che io non avrei risposto allo stesso modo, e me ne pento.
PriTeviso
----
Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema*
Il fascismo, che un così grosso spazio occupò nella storia, durò in tutto un ventennio. Qui si aspetta mezzo ventennio per rimettere mano alle riforme.
Stefano Cattaneo
----
Cara D'Olcese,
al di la del contenuto di questo articolo (bellissimo), c'è una cosa che mi fa letteralmente (e costantemente) impazzire nei tuoi articoli: i titoli!!!
Giuro!!! E' improbabile (altamente improbabile), che io possa diventare un magnate dell'editoria... ma se ciò incredibilmente accadesse, giuro e stragiuro che i titoli del mio network li farai sempre ed invariabilmente tu!!!!!!
Riesci mai a non azzeccarli???
Carlo Alberti
----
Grazie, sei sempre incoraggiantissimo,
a me sembra di metterci tutto per azzeccarli, ma non sta a me giudicarne l'effetto. Da quanto dici tu si, ma anche altri che amano gli articoli, non si accorgono forse dei titoli azzeccati. Però li leggono il che vuol dire che i titoli "tirano". Ciao ciao gd'o
----
Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema con una musica che è... musica per le mie orecchie.
L'articolo è online anche su http://www.reportonline.it/article5521.html
Renato Forlani
----
Ho preparato una lettera per Beppe Grillo: Beppe Grillo! Che ne dici della Costituzione?
In mezza giornata hai raccolto 300.000 firme, nel tuo Blog ci sono tanto ottime idee quanto cavolate. I tuoi referendum vanno bene per cominciare. Anche darsi da fare a livello locale è sacrosanto. Ma non basterà. Non vuoi fare un partito? Hai ragione! Porteresti in Parlamento gente nuova con buone intenzioni che però rapidamente si lascerebbe corrompere dal resto della casta. Gente nuova ed onesta ci vuole certamente, ma bisogna impedire che il "sistema" poi la guasti.
Forse la nostra Costituzione era bella quando è nata ed è anche vero che non è stata completamente attuata. Ma non è stata capace di imporre ai politici di farsi attuare. E poi è vecchia: quando è nata il mondo non era globalizzato, non c'era Internet, la difficoltà stava nel produrre beni, mica nel consumarli (come oggi succede nella fetta ricca del mondo), neppure c'era scarsità di petrolio né l'effetto serra. Oggi molti politici la vogliono cambiare, ma la vogliono cambiare al comodo loro, mica al nostro! Perché non ci pensi tu Beppe, a promuovere l'ideazione di una nuova e migliore Costituzione e poi di usare il tuo carisma per darle voce?
Per intenderci meglio, eccoti una bozza. Sintetizza le regole costituzionali principali e si allarga a questioni prima lasciate alla legislazione ordinaria ma che è meglio sottrarre all'arbitrio dei politici di professione secondo il noto principio "fidarsi bene, non fidarsi è meglio". Mi pare sarebbe un sistema ragionevole per fare la "democrazia diretta" che molti vorrebbero, ma non si estende alla gestione quotidiana dove produrrebbe solo caos. Spero pure che altri contribuiranno. Spero pure che qualcuno m'aiuti a contattarti. Ma al momento non è tanto il "contenuto" che bisognerebbe discutere, quanto il fatto se l'idea in sé è buona o non lo è. Io credo si debba partire dalla fonte dei problemi, altrimenti, salvo un miracolo, salvo una rivoluzione o salvo un disastro così grande da farci rinsavire tutti, anche tu e i tuoi grillini farete la fine che hanno fatto girotondini e compagnia bella.
Gino Selmi
----
Gentile Giuliana D'Olcese, fare D'Alema senza essere D'Alema è durissima...
A a proposito della Bicamerale e a corredo del Suo articolo ho scritto un post dal titolo "Fare D'Alema senza essere D'Alema".
Paolo Dinci
----
Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema?
Mai più BICAMERALI in Italia!
Graziella Jaccarino Idelson
----
 Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema*
«... se escluderanno la spinta popolare...» scrivi cara D'Olcese. E invece sì, carissima, sono "ri-forme" proprio per quello, per tentare di smontare la «spinta popolare» che inesorabile sta trasformandosi in uno tsunami e ri-tornare a quello che c'era prima di Tangentopoli perchè la parola maggioritario è stata cancellata dal Devoto-Oli sia a destra sia a sinistra sia al centro del Padre?
Si sta facendo invece il referendum elettorale, quatto quatto zitto zitto i due "nuovi" partiti sono nulla altro che la vecchia partitokrazzia con altri nomi, con la solita storiella di voler ridistribuire, ma prima di tutti a se stessa ed ai sindacati dopo il prossimo referendum elettorale verrà fuori tutta la verità sugli ultimi 150 anni della storia d'Italia - una storia da fare VOMITARE ma non abbiamo ancora vomitato abbastanza avremo un'altra legge elettorale "sotto dettatura" alla partitokrazzia - e la partitokrazzia non dimenticherà mai questo nuovo AFFRONTO da parte del (la) Cittadino/a italiano/a, esausto/a, ma sempre più maturo/a, più consapevole di sè stesso/a: preparatevi alla vendetta, Italiani ed Italiane, perchè la vendetta è cosa certa, la specie in via di estinzione non se ne andrà senza battere un ultimo colpo di coda, a costo di infamare gli Italiani in tutto il mondo per tutto il resto dei tempi...
Luca Zampetti - http://fainotizia.radioradicale.it/2007/12/02/commento-a-giuliana
----
Proporre la soluzione?
Forse perchè sono un tecnico forse perchè un cittadino distratto, forse perchè ogni giorno sono a contatto con la gente, ma mi accorgo che l'Italia il vero problema non è il sistema politico che d'altronde altre alternative a queste persone paleozoiche non ci sono, ma il vero problema è il degrado della nostra società sia in senso civico sia in senso intellettuale, come qualcuno diceva ogni popolo ha il governo che si merita, una altra piccola considerazione è che mi rattrista ancor di più che le altre nazioni per quanto che si dica non che si trovano in una situazione migliore della nostra, le problematiche italiane rispecchiano tranquillamente quelle europee, auspicherei l'analisi della nostra vecchia Italia di creare una tabella tecnica di raffronto tra l'Italia, la Francia, l'Inghilterra, chi la farà si accorgerà, che le similitudine dei problemi sono tantissimi. Troppo prime donne poco umiltà il vero problema!!!!
----
Bicamera con svista, l'amarcord di D'Alema
Chissà poi chi è questa D'Olcese. Una provocatrice? Una quinta colonna?
Gino Selmi
----
Boh? Non credo, penso invece che voglia educarsi al ragionamento politologico, che c'è di male ad essere autodidatti?
Luca Zampetti
----
Sei tu il "...Brambilla di destra o di sinistra che abbia passione, grinta e credo necessari a scendere orgogliosamente in campo per le Riforme?"
Sfodera la tua "proposta", se è meglio della mia o se è passabile e ha già dei consensi, mica ti negherò il mio. Ne è arrivata una tua che si conclude: In futuro credo che la crisi delle istituzioni statali che ha travolto il socialismo reale porterà anche al travolgimento delle istituzioni dello "stato sociale", con tutte le loro partitokrazzie ed orpelli vari, in quanto ormai patentemente ipocrite e insostenibili. Non sarà la fine dell'umanità, ma l'opportunità per creare qualcosa di meglio per noi e per chi verrà dopo di noi. Io credo che sarà uno "stato" molto più mite e democratico di quelli che conosciamo noi. Il resto non l'ho ancora letto bene, ma direi che proponi di stare alla finesta a guardare il botto. Beh, se ho ben inteso, perchè perdere tempo a scrivere a destra e a manca?
Gino Selmi
----
Giuliana D'Olcese è una provocatrice,
e di sinistra estrema. Non di estrema sinistra. Una Radicale. Una Dalemona. Una Macalusiana - EM.MA per intenderci.
Una quinta colonna di se stessa.
You remember Vittorio Olcese repubblicano? L'Espresso? And you remember Spadolino's Governement dear Gino Selmi? (,-)
----
Superare lo stallo
Gianni Letta ha ragione, serve la sospensione delle ostilità per propiziare le riforme, ma sono fondamentali i tempi ed i modi dell'iniziativa politica.
Non si tratta di archiviare il bipolarismo, ma di renderlo capace di produrre governabilità, laddove, al contrario, se continua a regalare stallo ed immobilità è destinato ad essere seppellito. La ricetta di Letta è corretta, e fa appello al senso di responsabilità delle forze maggiori. La diagnosi è esatta, ma è determinante sapere se stiamo parlando di questa, o della prossima legislatura. Questa è iniziata con il pareggio elettorale e l'offerta di larghe intese, respinta da Prodi. Non per capriccio, ma perché il governo si regge solo nello schema del bipolarismo ottuso, altrimenti si polverizza. Quando scrivevo che l'opposizione non può limitarsi a reclamare le urne era proprio perché più la contrapposizione è muscolare e più la debolezza governativa si puntella. Capisco l'interesse di Prodi, mi sfugge quello altrui.
Questo non toglie che il tempo di Prodi è già finito, il governo è già in crisi, tenuto artificialmente al suo posto dal vuoto che lo circonda.
Veltroni ha elaborato una proposta di riforma elettorale che è incompatibile con la sopravvivenza del governo, perché incompatibile con la sua maggioranza. Ha anche esposto idee di riforme costituzionali che non sono significativamente diverse da quelle varate nella scorsa legislatura. I tempi sono stretti, a meno che non si propugni il colpo di mano costituzionale contro i referendum. Si può avviare subito il lavoro? Se sì, benissimo, ma ne dubito. Perché al reggersi vicendevole dei due poli dovrebbe sostituirsi la cooperazione dei due partiti maggiori, sfasciando tanto il governo quanto le coalizioni esistenti. Tale iniziativa spetterebbe a Veltroni. In caso contrario spetta a Berlusconi parlare della prossima legislatura, chiedendone l'inizio ravvicinato, come di una fase costituente, per uscire dal pantano. Quei due possono ritessere una trama istituzionale, sempre che, per miopia, paura o coazione a ripetere gli errori, non si facciano fregare il gomitolo da Prodi. Il resto è fuffa politicante, e quando i dialoganti a tempo perso si faranno spiegare bene cosa significa la proposta di Veltroni, vedrete che corsa a rimpiattarsi sotto le gonne di mamma.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
----
Il Censis: "L'Italia è una maciullagine
E' un'analisi che noi abbiamo fatto da decenni. Dico noi in relazione del sindacalismo dei Quadri. La Società italiana avrebbe potuto progredire armoniosamente qualora questo processo fosse stato assecondato dalle Classi dirigenti. In realtà noi non abbiamo classi dirigenti (escludiamo i cosiddetti mestieranti della politica che non possono essere considerati classe dirigente, sono al massimo ladri di polli), ma alcuni poteri tardo-borghesi incapaci di assecondare la trasformazione perchè ancorati alla loro incapacità imprenditoriale non riescono a vedere come far coincidere la modernizzazione con il loro interesse generale.
Di qui la stasi (che non è la famosa polizia segreta della Germania Est, ma molto peggio, perchè rappresenta morte e desolazione). In assenza di una direttiva comune, la società non può che spezzettarsi in un numero infinito di interessi particolari che erodono, lo capirebbe uno scemo, (ma certa gente è men che scema) il tessuto connettivo nazionale. Perchè gli italiani possono essere passivi di fronte alle imposizioni minacciose ma non sono cretini. Di qui l'evasione fiscale, che è una giusta risposta alla disfunzione del sistema statuale, l'accanimento nel difendere interessi individuali oltre il limite della Legge, ma in un paese nel quale una comune causa giudiziaria dura anche 30-40 anni, cosa deve fare il cittadino ossequioso delle leggi, aspettare? Morire prima? Senza dover aggiungere che le cause penali durano a sufficienza per arrivare all'estinzione prima della condanna). A tutto ciò si aggiungono le ideologie che sottintendono i "poteri forti", come il papismo o la massoneria, ai quali aderisce per fini di carriera buona parte dei parlamentari che dovrebbero fare le leggi. Sono ideologie statiche, ferme, finite da tempo, incapaci di modernizzazione, asservite anzi al puro e brutale potere finanziario globalista. Di qui la società di rapido disfacimento notata con allarme dal Censis.
Giorgio Vitali
----
La maledizione dei riformisti
L'Italia, diceva Ugo La Malfa, è il Paese delle controriforme. Spesso si parte bene e finisce male, corrompendo in pratica quel che si afferma in teoria.
E' il rischio che corre l'odierno sforzo di riformare il sistema istituzionale, dandogli ossatura e legge elettorale più seri. A questo concorre la maledizione dei riformisti, timidi e rimpiattati, affetti da un'idea d'inferiorità che li ha colpiti già agli albori della nostra democrazia.
Certo: il Risorgimento non compiuto, l'unità nazionale giunta tardi, il dominio delle forze ideologiche, il peso non trascurabile ed antiunitario del Vaticano, un capitalismo asfittico, la guerra fredda, e tutto quello che si vuole e che in effetti fu. Ma qualche colpa i riformisti, fra i quali annovero me stesso, gli esponenti della cultura politica che è sempre stata democratica e non ha creduto in nessuna rivoluzione, ce l'hanno in proprio. Intanto perché si pensano e concepiscono come una minoranza.
Sentono che solo corrompendosi potrebbero aspirare ad essere maggioranza, così condannandosi alla sudditanza. Una grande stagione riformista fu quella centrista, quando l'alleanza obbligata con la dc creò le condizioni per lo sviluppo economico e civile. Promise bene e mantenne poco il centro sinistra, perché puntando alle "riforme di struttura" si scimmiottò il socialismo possibile, che in Italia non fu nemmeno socialdemocratico, ma un incrocio fra sindacalismo e partecipazioni statali.
La solidarietà nazionale fu una parentesi d'emergenza, che diede frutti positivi (lotta al terrorismo) consegnandone di avvelenati (consociativismo e spesa pubblica incontrollata). Il pentapartito raddrizzò la politica internazionale, ma non seppe rimediare al disfacimento statale. Finite le ideologie, era giunta l'ora della riscossa.
Ma non si colmava la frattura civile, la pretesa di mandare in galera l'avversario, la presunzione di non fare i conti con il proprio presente. Nacquero, inventate da Berlusconi (fortunatamente), le coalizioni obbligate e disomogenee, con i riformisti divisi ed in minoranza, da una parte e dall'altra. Ora che ci sono sintomi di disgelo i riformisti temono che si perda quel che non c'è mai stato: l'alternanza. Sempre a rimorchio, perché tremuli nel pensarsi alla guida. Pavidi loro, debole l'Italia delle riforme.
 Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
----
Riflessioni politiche
di Luca Bagatin - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
Da diverso tempo rifletto sulla relazione fra la politica italiana di oggi e quella di ieri e fra la politica di ieri, quella di oggi e l'attuale società italiana.
Perché, infatti, mentre nel 1892 ci fu l'esigenza di costituire un grande partito dei lavoratori denominato Partito Socialista e nel 1895 si costituì un'altro grande partito della democrazia e del lavoro che prese il nome di Partito Repubblicano, con moltitudini di iscritti e simpatizzanti disposti financo a morire per il proprio ideale, oggi abbiamo solo dei contenitori mediocri fatti di parole vuote, composti da molti generali e da poco esercito e soprattutto fondati sullo slogan e su mirate campagne di marketing fini a sé stesse? Per carità, non ho nulla contro il marketing: figuriamoci, ne sono un sostenitore. Ma, nel momento in cui, per avere "appeal" si fa un uso pressoché unico di tale strumento di comunicazione allora significa non avere, nei fatti, alcun contenuto.
Ora, sappiamo tutti che le ideologie sono crollate, e che per varie vicissitudini si è passati da una Prima ad una Seconda Repubblica.
Non voglio però qui entrare nello specifico, in quanto rischierei di andare anche troppo fuori tema.
Ritorno quindi a bomba: mentre alla fine dell'800 sono sorti dei partiti che miravano all'emancipazione dell'individuo e che sorgevano spesso dalla base dei lavoratori, dei cooperatori, dei piccoli produttori, di intellettuali borghesi... dagli anni '90 ad oggi abbiamo assistito alla nascita di "partiti di plastica", con pochi militanti e molti generali. Partiti basati spesso su figure carismatiche e appoggiati da grandi gruppi industriali, bancari e della comunicazione mediatica.
Questo tanto a "destra" quanto a "sinistra".
Peraltro bisognerebbe aprire una parentesi: dagli anni '90 ad oggi l'Italia conobbe e conosce una strana "destra", tutt'altro che liberale, costituita dagli eredi del fascismo, dai leghisti e da un partito non meglio definito ideologicamente guidato da un imprenditore estraneo alla politica. Allo stesso identico modo il nostro Paese conobbe e conosce una strana "sinistra" capitanata ed egemonizzata da ex comunisti ed ex democristiani.
Le forze della democrazia laica e liberale (Liberali, Socialisti, Repubblicani) erano completamente stati spazzati via, come nel fascismo e tutt'ora faticano a riemergere.
Ecco che oggi assistiamo ad un'ulteriore "mutazione genetica" nei cosiddetti "partiti di massa", ulteriormente svuotati da qualsiasi radice storica e culturale italiana ed europea: da una parte abbiamo un Partito Democratico (fusione fra post comunisti e post democristiani) e dall'altra un Partito delle Libertà.
Curiosa mutazione davvero se pensiamo che questi due "supermercati" di "libertà" e "democrazia" si trovano ad operare in un Paese a scarsa vocazione democratica e liberale: si pensi specialmente alla sua storia recente e relativamente recente fatta anche di divieti a particolari settori della ricerca scientifica, di regole non certe per quanto concerne la giustizia, di impossibilità per le coppie non sposate di vedersi riconosciuti diritti naturali, di mantenimento di aziende di Stato tutt'altro che in ottima salute, di scarso rispetto ed applicazione della Costituzione Repubblicana e si potrebbe continuare.
Ho cercato così di fotografare la situazione attuale che potrei allargare anche alle varie Costituenti socialiste e liberaldemocratico-repubblicane.
Che senso ha continuare ad affannarsi senza una base militante solida? La base militante si forma o si dovrebbe di norma formare su esigenze concrete.
Oggi la base militante è scarsa. In compenso abbiamo moltissimi individui che inseguono facili slogan, promesse di futuri radiosi, e tutto quanto si fa loro bere per mezzo dei mass media. Un tempo ci si aggregava attorno ad un'idea, ad un progetto, ad un 'iniziativa.
Oggi ci si disgrega di fronte al telegiornale, alla partita di calcio, e nei vari centri commerciali: ciascuno alla ricerca dell'ultimo modello di telefonino.
Ed i prezzi, intanto, aumentano. E nessuno si chiede il perché e ciascuno continua a votare il suo Partito Democratico del Popolo Libero di Bananas.
Mi chiedo quante persone riflettano su queste semplici questioni quante abbiano veramente la volontà di approfondire la storia e la cultura financo politica del nostro Paese: dal glorioso Risorgimento sino all'Involuzione della Seconda Repubblica. Già sarebbe qualcosa, credetemi.
In questi giorni sul mio blog, non a caso, ho postato un brano tratto da "Lo straniero misterioso" di Mark Twain. In esso si spiega chiaramente come in generale la "maggioranza" sia facilmente preda di una "minoranza" di individui che fanno più baccano e di come proprio in questo modo le monarchie, le oligarchie politiche e le religioni istituzionalizzate abbiano preso tanto piede nella Storia al punto di soggiogare il popolo bue.
Mi chiedo quanto ancora dovremo vedere ripetersi questa emblematica scena specie un un Paese medievale come il nostro ove si preferisce lanciare il sasso e nascondere la mano e soprattutto tenersi saldo il prosciutto sugli occhi per evitare, spesso, di pensare.
Luca Bagatin - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
-----
Il PD non nasce male ne' bene. In realtà non si capisce bene cosa sia
e di conseguenza cosa farà; anzi dipende da quello che vorrà fare, per capire che cosa è. Veltroni è il solito ambiguo: da un lato parla della necessità di una discontinuità e dall'altro difende il governo e l'operato di Prodi. E' evidente però che il governo Prodi non potrà fare le riforme per il ricatto dell'estrema sinistra pesantemente presente al suo interno. Allora per Veltroni verrà il momento della scelta: darà l'appoggio ancora a Prodi e quindi rinuncerà alle riforme, che vuol fare o cercherà un colloquio con forze del centrodestra. E' auspicabile che tra le due alternative prevalga la seconda; però per prevalere ci dev'essere il concorso del centrodestra.
Se questo però continua a difendere la linea berlusconiana: a casa il governo e subito elezioni anticipate, senza dar ascolto a nessuno, non si va molto avanti.
Berlusconi dovrebbe rinunciare ai suoi personalismi, rinunciare a volere a tutti i costi tornare alla guida del governo, tanto poi è tutto da dimostrare che ce la faccia a tornare in sella. L'Italia ha bisogno di tante riforme, che solo un governo forte appoggiato dalla forze moderate di destra e di sinistra può portare avanti.
Questa è al linea che dovrebbe adottare ogni buon repubblicano...Cesare Marchetti Forum Repubblicani Groups
----
Dato: senza l'ala socialista non riuscirà a volare
"Senza l'ala socialista difficilmente il Partito democratico riuscirà a volare". Lo dice Cinzia Dato, ex Margherita ed ora impegnata nella Costituente socialista.
"Il nuovo partito - aggiunge Dato - ha lasciato vuoto lo spazio del socialismo liberale, spostandosi su posizioni neocentriste con forti caratterizzazioni clericali, quando invece dovrebbe essere un grande contenitore plurale e modernizzatore con confini più ampi di quelli che erano dell'Ulivo e in grado di garantire il giusto protagonismo al socialismo liberale. E' stato bello vedere la straordinaria voglia di partecipazione che c'è ancora nella gente, anche se le primarie del Pd tutto era già predeterminato.
Ma non si possono non rilevare alcune contraddizioni del nuovo soggetto politico: si parla di apertura alla società civile, ma questa non può essere solo aprire le porte a qualche amico o ai figli degli amici. Se davvero il Pd vuole aprire alla società civile deve attivare un vero canale di contatto con i cittadini, deve garantire una partecipazione alla scelta da parte degli elettori. E una vera partecipazione alla scelta, con le primarie dall'esito scontato, non c'è stata.
C'è bisogno di una nuova classe dirigente, non di una classe dominante. E i cittadini devono essere tali e non dei sudditi. L'apertura alla società civile, che è un portato storico del socialismo, deve essere vera, reale. Un'altra contraddizione evidente - conclude Dato - riguarda il sistema elettorale. Il Pd si ispira ad una logica 'americana': ebbene, in questo caso non ha molto senso parlare di meccanismi elettorali basati sul sistema proporzionale".
----
Angius: hanno votato in tre milioni ma non sanno per che partito
"E' giusto sottolineare il dato partecipativo per le primarie del Pd, ma quando si parla di consapevole partecipazione io assegno un valore simbolico ai 5 milioni di lavoratori che si sono espressi per il referendum sul welfare". Lo ha detto Gavino Angius parlando del Pd nel corso della registrazione di Porta a porta.
"E' difficile non sottolineare questo dato democratico rispetto ai 3 milioni che hanno scelto un leader ma non sanno che partito hanno votato", ha aggiunto l'esponente del Partito socialista parlando, per le primarie del Pd, di un "percorso inedito: eleggere prima il dirigente e poi i dirigenti. Le motivazioni di una forza grande devono essere forti, non basta l'inquietudine. Bisogna dare risposte. Io non ho aderito a questo progetto perchè non lo considero vincente. Io sono rimasto nel campo del socialismo europeo dove ci sono valori e ideali e dove ci sono risposte alle domande della società di oggi.
Sono rimasto colpito dalla prudenza del discorso di Veltroni, (vai al video ) ho apprezzato che abbia parlato di un dialogo fecondo con l'area socialista.
Veltroni avrà un lavoro immane, quello di costruire il Pd e tenere insieme la coalizione. Il Pd avrà bisogno di allearsi con altre forze ed è importante che il centrosinistra sia animato dal Pd che nasce ma anche da uno spirito di coalizione unitario perchè questa idea di rappresentare tutto in un partito a me non piace.
C'è un problema di aggiornamento del programma io non uso la parola verifica ma, approvata la Finanziaria e il protocollo sul welfare, bisogna porre il problema politico perchè con la politica dei ricatti non si va da nessuna parte". Lo ha detto Gavino Angius, nel corso della registrazione di Porta a Porta. "Se la sinistra organizza una manifestazione per contestare l'accordo sul welfare che raggiunge l'obiettivo mondiale di essere contraria al governo, ai sindacati e a 5 milioni di italiani, vuol dire che un problema politico c'è. Sarebbe sbagliato non affrontare questo problema mettendo la testa sotto la sabbia. Mi chiedo se non sia il caso di riprendere la proposta di Veltroni per un nuovo programma e un nuovo governo, io questa proposta la rivolgo a Prodi perchè il toro deve essere preso per le corna".
*******