Madame Ceausescu in Prodi e Intolerance? Sì.
Sabato 2 Giugno 2007, ascoltando increduli, Flavia Prodi, non solo Blondet, ma tutti gli italiani che hanno letto o seguito l'intervista su Raitre, la pensano esattamente allo stesso modo di Blondet. Ne', a questo punto, si meravigliano dell'Affaire Telecom Serbja. «Presidente, nulla da dichiarare?»
       Giuliana D'Olcese quota rosa di internet www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
 
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Madame Ceausescu in Prodi, e lOccidente
di Maurizio Blondet 01/06/2007
Romano Prodi e la moglie Flavia Franzoni Prodi
 
La signora Prodi ha rilasciato un’intervista ad un giornale (non ricordo quale: l’ho colta per radio, nella rassegna-stampa di RAI3), molto addolorata per la rivolta degli italiani contro il centro-sinistra e il governo di suo marito. E’ che la gente non vuol pagare le tasse, ha detto.
«I cittadini non sanno quanto costano allo Stato per l’istruzione, la sanità…».
Prego notare la mentalità che rivela qui madame Prodi. Per lei, non sono i politici e i parassiti pubblici che costano ai cittadini; sono i cittadini che costano troppo a loro. Madame Ceausescu, la consorte e ispiratrice del dittatore rumeno, non avrebbe detto meglio.
Questo genere di lamentela era certo argomento comune tra le signore del Sud schiavista, all’ora del te:
«Non sanno quanto ci costano per alloggiarli, nutrirli, mantenerli in salute. Ingrati, questi negri. Appena possono, rubano. O scappano».
Non evoco a caso la memoria di madame Ceausescu: la dittatura rumena è stata l’ultimo esempio di come il sistema comunista -o un sistema statale parassitario chiuso, come quello italiano- sbocchi nel despotismo orientale.
Mentre il suo popolo sfinito moriva di fame e di terrore sotto la polizia politica, Ceausescu si costruiva un palazzo esteso su molti ettari, di complicatissima pianta e inverosimilmente ornato: un palazzo di Cnosso, di stile burocratico-babilonese, affascinante nel suo lussuoso pessimo gusto orientale.
La sede del potere del despota divinizzato. Il socialismo reale è sboccato, al suo estremo, nel culto del despota: Stalin, Mao in Cina, Kim Il-Sung in Corea del Nord, con complessi rituali di adulazione e di esaltazione a cui erano (sono) obbligate folle de-personalizzate, e soggiogate, «le masse».
Il comunismo è stato una revivescenza -ma spinta all’estremo patologico- di ciò che vi è di «orientale» nell’autocrazia russa di sempre e insieme, nell’«oriente» dispotico, il solo concepibile dai suoi capi ebraici, il Terrore. Giudeo-bolscevismo, era fin dall’inizio tendente all’Oriente.
Il parassitismo delle burocrazie inadempienti come sistema totale ci sta riducendo ad «orientali» nello stesso senso?
Il tema mi è stato sollecitato da una rivista serba che mi ha intervistato per il mio «Stare con Putin?».
I cortesi giornalisti mi hanno chiesto tra l’altro «Lei è molto critico nei confronti di un regime asiatico, come la Cina. Sfinito il golem americano, saremo nelle mani impietose di un drago-gigante esperto nei commerci? Oppure c’è il motivo di essere ottimisti sperando in una unione eurasiatica futura?».
Ho risposto d’impulso: no, la Cina no. Ma ora sento che devo spiegare meglio agli amici serbi:......... (...).
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Non so se sia divertente o inquetante.
Stefano.
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*Madame Ceausescu in Prodi*
Cara D'Olcese,
non mi stupisce affatto la «sparata» di Flavia Prodi, che sempre è stata dirigenziale nella Famiglia Prodi. Né mi stupiscono le risposte «nulla da dichiarare» oppure «non è successo niente» e infine «o si fa come voglio io o me ne vado» del capofamiglia. Secondo il dizionario italiano, lo Zingarelli, prode vuol dire coraggioso e il suo contrario è codardo. E lui lo è! Ma quel che è peggio è che il suo atteggiamento attuale, deriva dalla sua natura di contadino della montagna reggina, cioè la sua palesata sicurezza e la sua dichiarata fermezza vanno interpretate come una vantata tranquillità ma anche una chiara minaccia ai suoi che, se lui se ne va, tutti loro debbono andare a casa, senza avere maturato la pensione di legislatura e con scarsissime possibilità per molti di essere rieletti. Quindi il Desso si manifesta furbo e vigliacco:
«O con me o morte!». Vorrebbe essere paragonato a Sansone che morì con il maggior numero possibile di filistei. Direbbe Totò: «fusse che fusse la volta bbona!».
Perciò dovremmo da ora in avanti chiamarlo Noprodi, cioè non coraggioso ma furbissimo codardo! Credimi, Giuliana, che io l'ho conosciuto bene e ho saputo non cadere nelle sue trappole e mandarlo... a quel paese, cornuto e contento... e me ne vanto. Cari saluti ed auguri Giò
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Grazie, ora mi ritocca occuparmi degli spioni e di Telecom.
Leggiti Rep, D'Avanzo oggi è grande, come sempre e, proprio sugli spioni, fa a pezzi il governo e Prodi. Ma la ricordi quella puttanata del ddl Mastella sulle intercettazioni?... Mastella è la versione democristian-ripulita di quella mezacazetta del senatore De Gregorio, quello che salta da un polo all'altro
Gd'o
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*Madame Ceausescu in Prodi*
Lei, Madame, ha del tempo da perdere, il guaio è che lo fa perdere anche ad altri. Aldo Villa
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Lei, naturalmente. (,-)
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*Madame Ceausescu in Prodi*
Carissima, Madame Ceausescu ha avuto una degnissima compagna (in tutti i sensi, tranne nel... riconoscimento pubblico) in Madame Milosevich, non dimenticarlo.
E anche se mi pare che il tribunale dell'Aia non l'ha neanche citata in giudizio, sarebbe il caso di ricordarsi che la vera musa ispiratrice della orribile vicenda balcanica è stata proprio lei. Non se ne parla mai, manco adesso, ma insomma l'intellighenzia iugoslava post-titina (a cominciare da quella serba che si teneva ben stretto il potere e mandava all'estero i soldi e i figli in «previsione» di ciò che è poi avvenuto, magari con risultati non proprio quelli che avrebbe voluto) ne era perfettamente al corrente e ben prona agli ordini di Madame... Il buon (si fa per dire) Slobo ne è stato l'ottimo (si fa sempre per dire) «braccio armato»...
Sarei davvero curiosa di sapere che fine ha fatto la signora... dopo che il suo grande marito è così opportunamente sfuggito alle grinfie di un processo in cui la sua colpevolezza era così manifesta da essere quasi pleonastico. E anche che fine hanno fatto i soldi accumulati dai signori Milosevich e&C derubando il popolo...
Magari qualcosa ne sai, tu che sei una emerita ficcanaso ;-)) Grazie per i tuoi interventi Alba
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Carissima Alba,
altro che l'Affaire Telecom Serbja, con tutto quello che sta emergendo con la storia Visco-Finanza-TelecomItalia, me tocca de ricomincià a fa' la «tu che sei una emerita ficcanaso» ;-)).........
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*Madame Ceausescu in Prodi*
Almeno la povera Helena, si è riscattata con una morte eroica e crepuscolare, che ricorda altri casi della storia.
Questa in di$Ku$$ione, COL BELINO che sarebbe disposta a morire dignitosamente insieme al suo uomo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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Sì, proprio col belino di quel bruco di marito che si ritrova. Dio prima li fa e poi li accoppia. (,-)
 
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Se un italiano su tre vuole fuggire all'estero non si può dargli torto

Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, della segreteria della Rosa nel pugno:
Sento che Silvio Berlusconi continua a tenere comizi a favore della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Mi sorgono spontanee due domande. La prima. Se è a favore, perché affossò il referendum radicale del 2000 (era uno dei referendum che ebbe il coraggio -in Italia è successo anche questo...- di definire "referendum comunisti»? La seconda. Perché non ha approvato questa norma nella legislatura appena conclusa, quando disponeva di una maggioranza immensa, con "più 100 deputati" e "più 50 senatori» rispetto all'opposizione? Come si dice in questi casi: domandare è lecito, rispondere è cortesia...
ANM. CAPEZZONE A CONGRESSO MAGISTRATI: SEPARAZIONE CARRIERE, CASO ITALIA, AMNISTIA, DROGA
Berlusconi dice che siete tutti comunisti? Ma lui considera tutti comunisti, o ex comunisti, o possibili comunisti. Tranne Putin e Sandro Bondi... Definì comunista perfino il referendum radicale per la separazione delle carriere... Intervenendo al Congresso dell'ANM, Daniele Capezzone (segretario di Radicali italiani, della segreteria della Rosa nel pugno) ha dichiarato: Se Berlusconi dice che tutti i magistrati sono «comunisti», sappiate che anche i nostri referendum per (sottolineo: per) la separazione delle carriere furono definiti «comunistI» da Berlusconi... E poi lui considera tutti comunisti, o ex comunisti, o possibili comunisti. Tranne Putin e Sandro Bondi...
Detto questo, però, va sottolineata una cosa. Il «caso Berlusconi» esiste, ma è solo l'ultimo capitolo di un più complessivo «caso Italia», fatto di un'Italia primatista di condanne davanti alle corti internazionali, fatto di duecentomila leggi delle quali non si sa neppure quali siano in vigore, fatto di una sistematica illegalità ad ogni livello istituzionale. Questa realtà va guardata negli occhi, anche dai magistrati italiani, che ne sono stati e ne sono parte: perchè l'Italia pre-94, cioè prima di Berlusconi, non era certo la Valle dell'Eden prima del peccato originale. Ed è bene dirlo e dirselo, per evitare di ingannare e di essere ingannati.
INTOLERANCE
Grandi epopee storiche, Eroi popolari, il Grande cinema rapportato alle realtà socio-politiche attuali
 
Grandi epopee storiche, Eroi popolari, il Grande cinema rapportato alle realtà socio-politiche attuali. Ecco le suggestioni che inducono il lettore medio - che rappresenta la grande maggioranza dei lettori - ad interessarsi, ancora, dei temi oramai saltati a piè pari a causa dell'enfasi e della scarsa credibilità con cui vengono veicolati da troppi opinionisti, ed editori, legati a ideologismi politici e sociali. Ideologismi frutto dei propri esclusivi interessi economici tanto da rappresentare materia non credibile con il fine esclusivo dell'indotto politico. Indotto fuori contesto storico oramai, tanto insistito ed esasperato da allontanare milioni di persone da giornali e Tv e da orientarle su internet alla ricerca di libere, pluralistiche, autentiche opinioni. Il più grande quotidiano del mondo, il New York Time, infatti, sta progettando la sua edizione esclusivamente su internet, non più su carta stampata.
«Intolerance», il colosso del padre del cinema americano, David Wark Griffith, il più grande film dell'era del film muto uscito a New York nel 1916, induce a riflettere sulle condizioni di vita in cui è prigioniera la nostra società, sull'asservimento in cui è precipitata una parte, ed un'altra parte che, invece, ha sviluppato le difese «naturali», gli «anticorpi» contro le frodi socio-politico-mediatiche astenendosi da ogni partecipazione attiva alla cosa pubblica, all'esercizio della Cittadinanza. Uno tsumani che ha colpito il cuore stesso della democrazia. 
«Intolerance» si snoda in quattro momenti storici di trionfo dell'intolleranza. Quattro quadri in cui sontuose scenografie e migliaia di comparse fanno del film un monumento del cinema con il fine di dimostrare come intolleranza, fanatismo, odio, avidità e tutti i vizi capitali siano sempre esistiti in qualunque epoca o uomo e come siano costantemente presenti e inamovibili. Infatti, la trama del film più discusso di Griffith, ha un soggetto apparente: La metafora della intolleranza.
Ed un soggetto reale: La rappresentazione della lotta per la vita.
I° episodio «La caduta di Babilonia». Nel 539 avanti Cristo il Sommo Sacerdote di Babilonia, invidioso del re Nabonicus e di suo figlio Belshazzar, per sete di potere tradisce i regnanti e si allea con Ciro il grande determinando l'ingresso dell'esercito persiano a Babilonia e la sua distruzione.
II° episodio «La passione di Cristo». Gesù prima di essere crocefisso partecipa alle nozze di Cana, perdona l'adultera e ammonisce i farisei.
III° episodio «La notte di San Bartolomeo». 1527: Carlo IX è Re di Francia sotto la tutela di Caterina dei Medici che ordisce la congiura della «Notte di San Bartolomeo» facendo uccidere tutti i rivali al trono.
IV° episodio «La madre e la legge». America, 1914: Jenkins è padrone delle industrie più importanti e sfrutta i lavoratori che reagiscono scioperando ma intervengono le guardie private e ne fanno strage. Il tema del film è la lotta per la vita e la sua originalità è nel modo in cui emerge l'ideologia del film che Griffith costruisce con la consapevolezza di chi ha elaborato lungamente un pensiero, la sua disincantata concezione della vita: Nonostante la lotta senza tregua che oppone gli uomini tra loro, essi non si dividono in buoni e cattivi. Anche i «cattivi» meritano rispetto se affrontano l'esistenza coraggiosamente. Nessuno merita una condanna senza appello. Significativo in questo senso l'incontro di Gesù con la Maddalena.
Tutti sono vincolati al rapporto drammatico con il mondo, e con le contingenze sociali che ne derivano, nelle grandi prospettive del futuro dell'umanità e quindi vincolati alla fiducia religiosa in un utopico ma realizzabile «paradiso» non arcadico ma assolutamente umano.
La metafora di «Intolerance», se pur con storie diverse tra loro, ha forti analogie con un altro capolavoro del cinema muto, «Un sogno di febbre del futuro», che è «Metropolis» la spettacolare città ideata e realizzata da Fritz Lang nel 1926. Una città del 2000 orgogliosa dei suoi grattacieli e della sua immensa ricchezza dove il popolo è diviso fra gli operai che vivono nell'oscurità del sottosuolo ed i ricchi che godono la città del potere e del benessere ma sotto le cui fondamenta vi è un'altra città. Una città sotterranea dove un popolo di uomini-schiavi lavora a macchinari giganteschi e a colossali centrali ove Freder, il signore di «Metropolis», obbliga uno scienziato a rapire Maria, una operaia amata da John figlio ed erede di Freder, e a trasferirne l'anima e il fisico su un robot, un robot che manipoli e domini la classe operaia. La Maria robot si mette alla testa del popolo della città sotterranea che affascinato dal suo carisma distrugge le fabbriche ma poi, avendo capito quali disastri e perdite esso abbia provocato, mette al rogo l'idolo-robot.
Siamo nel XXII secolo ma, tra metafore e negative certezze, è ancora l'intolleranza ad imperare ad ogni livello sociale e politico, perciò tra le tante, troppe intolleranze ed ipocrisie vigenti, una riflessione va fatta su quanto ha detto Anna Maffei, autorevole Presidente dell'Unione delle Chiese Evangeliche Italiane, al convegno «Il mito della famiglia naturale, la rivoluzione dell'amore civile». «Sul tema della famiglia - ha dichiarato - si è scatenata nel nostro paese la più grottesca delle commedie, una simulazione collettiva che ha continuato a contagiare tanti. Un esempio? Paladini della famiglia tradizionale al loro secondo o terzo rapporto coniugale e non, con figli sparsi fra le varie mogli e compagne, parlamentari strenui difensori del matrimonio e oppositori di Pacs e Dico che convivono sfruttando una legge ad hoc che garantisce diritti e tutele dei conviventi. Per non parlare di una chiesa la cui classe dirigente è formata da soli uomini la quale mentre santifica il matrimonio, lo proibisce ai suoi fedeli e dunque tuona e pontifica su ciò che non conosce, anzi vieta. C'è qualcuno che dice che in queste famiglie nuove, atipiche, che sorgono magari non al primo tentativo non può esserci Dio. Io non so chi sia questo dio, per quanto mi riguarda io credo nel Dio che in Cristo fa rinascere le persone a vita nuova proprio a partire dall'errore, dalla sofferenza, dal perdono. Pensare di proteggere la famiglia tradizionale allontanando Dio dalla famiglia degli altri, di quelli che ci riprovano, è ingiusto e sbagliato. Crea le caste, fomenta divisioni. Allontanare la gente da Dio è una grande responsabilità».
«Resta, come manifesto vero della manifestazione del Coraggio laico, il principio fondamentale dei liberali, come disse Malagodi 33 anni fa alla vigilia del referendum sul divorzio: «Lo Stato italiano deve mantenersi integro e autonomo, libero da ogni integralismo e totalitarismo, e deve riaffermare il principio di Cavour:
«Stato e Chiesa sono indipendenti e sovrani ciascuno nel suo ordine». «In caso contrario - rincalzò Ugo La Malfa - l'Italia rimane l'eterno Paese della Controriforma, del Sillabo di Pio IX, la pecora nera fra le stesse nazioni cattoliche. E si allontana dall’Europa». Mai come il 12 maggio, glorioso anniversario della più bella vittoria laica della Repubblica italiana, la contrapposizione tra le due piazze, una con la Controriforma e l’altra con la Riforma, mette in luce una terza piazza, virtuale, costituita dai molti che non parteciperanno né all’una né all’altra continuando ad esercitarsi nel vizio solitario della «tricotesserotomia», l’arte di dividere un capello in quattro.
E certo, tra di loro non ci dovrebbero essere, statisticamente, i migliori né moralmente né politicamente. A Porta Pia, per dire, si sarebbero ritirati. D’altra parte, la Storia la fanno gli attori, non gli spettatori» ha scritto Luca Valerio.
 
L'Italia agli Italiani di Ida Magli - ItalianiLiberi 21 Aprile 2007
http://www.italianiliberi.it/Edito07/italiaitaliani.html
Roma, 15 Aprile 2007. Esiste un solo popolo tanto odiato dai propri governanti da essere condannato alla morte: il popolo italiano. Io non so se si sia ancora in tempo per salvare qualche cosa della terra chiamata Italia, della sua storia, della sua lingua, delle opere create nel susseguirsi dei secoli dagli innumerevoli geni che da lei sono nati, celebrandola, amandola e facendola amare con la forza dell'arte, della musica, della poesia, della scienza, della bellezza. Non posso però non gridare ancora una volta, dopo averci provato inutilmente da oltre venti anni, che non si può aspettare neanche un momento di più.
Guardiamolo con uno sforzo di oggettività il panorama che abbiamo sotto gli occhi e convinciamoci che non si tratta di episodi scollegati l'uno dall'altro, ma delle metastasi di un cancro ormai profondamente radicato ed esteso a quasi tutti gli organi vitali; un cancro che era non soltanto prevedibile già molti anni or sono ma che è stato volutamente inoculato, alimentato, immettendo di continuo le dosi cancerogene ovunque potevano essere assorbite e lasciandole libere di agire intersecandosi e confluendo l'una nell'altra così che nulla potesse impedirne la circolazione in tutto il corpo moltiplicandone e sommandone gli effetti letali.
Ripeto che la distruzione della cultura italiana, la consegna del territorio dell'Italia agli stranieri, è stata perseguita con ostinata pervicacia dai governanti proprio per raggiungere lo scopo della cosiddetta «società multi-etnica» (quindi non italiana) che è di per sé una «non-società» in quanto è intrinseco alla ragione e ai sentimenti della specie umana il raggrupparsi in base a dei legami di somiglianza, di parentela, di reciproca identità. E' di ieri l'episodio della sommossa cinese, ma questa è appunto la manifestazione di una metastasi nella quale il tessuto organico italiano è già stato sopraffatto. Del resto se esistono le China-town, le Little-Italy è perché appunto gli esseri umani, tutti gli esseri umani, si riuniscono secondo le proprie somiglianze, formando «gruppo» nei confronti di tutti gli altri gruppi. E' naturale che sia così, è stato ed è ovunque così. Di solito si pensa agli Stati Uniti d'America come ad una nazione multietnica e tuttavia forte e solidale. Ma l'America possiede un territorio immenso, che ha conquistato sconfiggendo e riducendo alla morte culturale oltre che fisica i legittimi proprietari e non ha alle spalle nessuna altra storia salvo appunto quella della Conquista. Lo stesso faranno gli stranieri che si stanno appropriando dell'Europa.
Si sente dire sottovoce che è la Massoneria, unita alle Comunità ebraiche presenti in tutto il mondo, a perseguire l'ideale della formazione di un unico gruppo umano, diretto da un unico governo mondiale così come da un mercato mondiale. Di questa «famiglia» universale il popolo israelitico sarebbe il solo sacerdote, riunendo sotto le tavole della legge mosaica tutti i credenti nelle varie fedi religiose, cosa che spiegherebbe, perciò, anche il comportamento del Papato, all'improvviso così condiscendente verso il plateale falso delle cosiddette radici giudaico-cristiane dell'Europa e l'affermazione del rispetto del Vangelo nei confronti della Torah. Comunque stiano le cose, però, e malgrado si sia costretti dal costume generale ad osservare in questo campo una strana specie di «segreto», il risultato sicuro ed inevitabile è la fine del popolo italiano e della nazione Italia.
Il primo passo in questa direzione era già stato compiuto con il progetto dell'unificazione europea. Se oggi i Romeni, presenti a migliaia nel territorio italiano, hanno formato un partito che si presenterà alle prossime elezioni, questo avviene in base alle norme stabilite dall'Unione Europea per tutti i suoi cittadini.
Così faranno, ovviamente, tutti gli stranieri, per legge non più «stranieri». Ma sono i nostri governanti quelli che hanno voluto con tutte le loro forze che si realizzasse il progetto europeo: senza l'Italia l'Unione europea non si sarebbe potuta fare. Non mi soffermo sulle centinaia di altri esempi che testimoniano il tradimento dei politici italiani nei confronti di coloro di cui avrebbero dovuto difendere e assicurare la terra, il nome, la storia, i beni, i valori, la vita perché l'importante adesso è decidere se vogliamo lasciarci uccidere, e suicidarci senza emettere neanche un lamento, oppure tentare un'ultima disperata ribellione. Volendo rimanere nell'ambito delle regole democratiche, siamo costretti a constatare che non sembra esista nessun Partito deciso a emettere immediatamente e senza eccezioni le leggi indispensabili a tentare di salvare gli Italiani. Proviamo, tuttavia, ad elencarle prima di convincerci che dovremo fare appello a qualcuno che possieda le forze e le ricchezze che sono necessarie per formare un movimento di liberazione dell'Italia, anche se noi non abbiamo nessun Sean Connery deciso a non mettere piede nella sua Scozia se non quando sarà riuscito a vederla indipendente. (Io avevo pregato Alberto Sordi di intervenire, ma, per quanto commosso, non ne ha avuto il coraggio perché - mi ha detto - «Io non mi sono mai messo contro il Potere»).
Il programma immediato è questo: chiusura dei confini (sospendendo il trattato di Schengen), fine delle quote di ingresso per gli stranieri con sospensione a tempo indeterminato delle normative precedenti, quale che ne sia il motivo (non ci devono essere lavori cui gli italiani non possano provvedere studiando gli eventuali incentivi), nessuno straniero può acquisire la cittadinanza italiana (né con il matrimonio, né con la nascita in Italia), nessuno straniero può acquistare immobili in territorio italiano o ereditarli; l'ingresso in territorio italiano senza passaporto e senza permesso è reato penale; sono vietati i campi nomadi: gli zingari residenti in Italia da oltre cinque anni si uniformeranno ai costumi di vita italiani, smettendo di fingere di essere nomadi perché vivono in roulottes, oppure saranno costretti ad andarsene in altri paesi e non saranno permessi altri ingressi.
Né si obietti che gli Italiani fanno pochi figli: nessuno desidera fare figli quando è privo di speranze per il futuro. Il principio che guiderà le nuove normative è quello del rispetto per gli Italiani alla stregua del rispetto tanto sbandierato per tutti gli altri popoli. Non si rispettano gli Africani con la beneficenza, ma, se proprio vogliamo interessarcene, gli insegneremo a sfruttare le immense ricchezze dei loro territori, faremo capire ai maschi musulmani che ciò che conta davanti a Dio non è conservare «pure» le mani non lavorando la terra, ma produrre gli alimenti per le proprie donne e i propri figli. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri popoli condannati alla povertà dall'osservanza delle norme islamiche. Possiedono territori sterminati in confronto ai quali quello italiano non è neanche un fazzoletto. Noi vogliamo conservarcelo, amarlo e coltivarlo con la stessa passione con cui lo hanno amato e coltivato per millenni coloro che ci hanno preceduto e non ci stancheremo di gridare «l'Italia agli Italiani».
 
Come è stata svenduta l'Italia di Antonella Randazzo - 12 Marzo 2007 Fonte: Disinformazione
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=9465
Era il 1992, all'improvviso un'intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarant'anni era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul clientelismo. Ma nulla aveva potuto scalfirlo. Né le denunce, né le proteste popolari (talvolta represse nel sangue), né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla cronaca. Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava.
Cos'era successo da fare in modo che gli italiani potessero avere, inaspettatamente, la soddisfazione di constatare che i loro sospetti sulla corruzione del sistema politico erano reali? Mentre l'attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese.
Con l'uragano di "Tangentopoli" gli italiani credettero che potesse iniziare un periodo migliore per l'Italia. Ma in segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d'Italia sarà messa in vendita. La svendita venne chiamata "privatizzazione".
Il 1992 fu un anno di allarme e di segretezza. L'allora Ministro degli Interni Vincenzo Scotti, il 16 marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attacchi contro la democrazia italiana. Gli attacchi previsti da Scotti erano eventi come l'uccisione di politici o il rapimento del presidente della Repubblica.
Gli attacchi ci furono, e andarono a buon fine, ma non si trattò degli eventi previsti dal Ministro degli Interni. L'attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante. Nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Falcone aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi, se Falcone non fosse stato ucciso.
Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro. La gente intuiva che le istituzioni non lo avevano protetto.
Ciò emerse anche durante il suo funerale, quando gli agenti di polizia si posizionarono davanti alle bare, impedendo a chiunque di avvicinarsi. Qualcuno gridò: "Vergognatevi, dovete vergognarvi, dovete andare via, non vi avvicinate a queste bare, questi non sono vostri, questi sono i nostri morti, solo noi abbiamo il diritto di piangerli, voi avete solo il dovere di vergognarvi". Che la mafia stesse utilizzando metodi per colpire il paese intero, in modo da spaventarlo e fargli accettare passivamente il "nuovo corso" degli eventi, lo si vedrà anche dagli attentati del 1993. Gli attentati del 1993 ebbero caratteristiche assai simili agli attentati terroristici degli anni della "strategia della tensione", e sicuramente avevano lo scopo di spaventare il paese, per indebolirlo. Il 4 maggio 1993, un'autobomba esplode in via Fauro a Roma, nel quartiere Parioli. Il 27 maggio un'altra autobomba esplode in via dei Georgofili a Firenze, cinque persone perdono la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, ancora un'autobomba esplode in via Palestro a Milano, uccidendo cinque persone.
I responsabili non furono mai identificati, e si disse che la mafia volesse "colpire le opere d'arte nazionali", ma non era mai accaduto nulla di simile. I familiari delle vittime e il giudice Giuseppe Soresina saranno concordi nel ritenere che quegli attentati non erano stati compiuti soltanto dalla mafia, ma anche da altri personaggi dalle "menti più fini dei mafiosi".[1]
Falcone era un vero avversario della mafia. Le sue indagini passarono a Borsellino, che venne assassinato due mesi dopo. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull'economia italiana, e costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria.
Mentre il ministro Scotti faceva una dichiarazione che suonava quasi come una minaccia: "la mafia punterà su obiettivi sempre più eccellenti e la lotta si farà sempre più cruenta, la mafia vuole destabilizzare lo stato e piegarlo ai propri voleri", Borsellino lamentava regole e leggi che non permettevano una vera lotta contro la mafia.
Egli osservava: "non si può affrontare la potenza mafiosa quando le si fa un regalo come quello che le è stato fatto con i nuovi strumenti processuali adatti ad un paese che non è l'Italia e certamente non la Sicilia. Il nuovo codice, nel suo aspetto dibattimentale, è uno strumento spuntato nelle mani di chi lo deve usare.
Ogni volta, ad esempio, si deve ricominciare da capo e dimostrare che Cosa Nostra esiste".[2]
I metodi statali di sabotaggio della lotta contro la mafia sono stati denunciati da numerosi esponenti della magistratura. Ad esempio, il 27 maggio 1992, il Presidente del tribunale di Caltanissetta Placido Dall'Orto, che doveva occuparsi delle indagini sulla strage di Capaci, si trovò in gravi difficoltà: "Qui è molto peggio di Fort Apache, siamo allo sbando. In una situazione come la nostra la lotta alla mafia è solo una vuota parola, lo abbiamo detto tante volte al Csm".[3]
Anche il Pubblico Ministero di Palermo, Roberto Scarpinato, nel giugno del 1992 disse: "Su un piatto della bilancia c'è la vita, sull'altro piatto ci deve essere qualcosa che valga il rischio della vita, non vedo in questo pacchetto un impegno straordinario da parte dello Stato, ad esempio non vedo nulla di straordinario sulla caccia e la cattura dei grandi latitanti".[4]
Nello stesso anno, il senatore Maurizio Calvi raccontò che Falcone gli confessò di non fidarsi del comando dei carabinieri di Palermo, della questura di Palermo e nemmeno della prefettura di Palermo.[5] Che gli assassini di capaci non fossero tutti italiani, molti lo sospettavano. Il Ministro Martelli, durante una visita in Sudamerica, dichiarò: "Cerco legami tra l'assassinio di Falcone e la mafia americana o la mafia colombiana".[6]
Lo stesso presidente del consiglio Amato, durante una visita a Monaco, disse: "Falcone è stato ucciso a Palermo ma probabilmente l'omicidio è stato deciso altrove".
Probabilmente, le tecniche d'indagine di Falcone non piacevano ai personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell'anno. Quel considerare la lotta alla mafia soprattutto un dovere morale e culturale, quel coinvolgere le persone nel candore dell'onestà e dell'assenza di compromessi, gli erano valsi la persecuzione e i metodi di calunnia tipici dei servizi segreti inglesi e statunitensi. Tali metodi mirano ad isolare e a criminalizzare, cercando di fare apparire il contrario di ciò che è.
Cercarono di far apparire Falcone un complice della mafia. Antonino Caponnetto dichiarò al giornale La Repubblica: "Non si può negare che c'è stata una campagna (contro Falcone), cui hanno partecipato in parte i magistrati, che lo ha delegittimato. Non c'è nulla di più pericoloso per un magistrato che lotta contro la mafia che l'essere isolato".[7]
L'omicidio di due simboli dello Stato così importanti come Falcone e Borsellino significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell'élite di potere internazionale, e questi omicidi brutali lo testimoniavano. Ciò è stato intuito anche da Charles Rose, Procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli attentati: "Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell'attentato terroristico è un gesto di paura... Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi... è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove".[8]
Infatti, quell'anno gli italiani capirono che c'era qualcosa di nuovo, e scesero in piazza contro la mafia. Si formarono due fronti: la gente comune contro la mafia, e le istituzioni, che si stavano sottomettendo all'élite che coordina le mafie internazionali. Quell'anno l'élite anglo-americana non voleva soltanto impedire la lotta efficace contro la mafia, ma voleva rendere l'Italia un paese completamente soggiogato ad un sistema mafioso e criminale, che avrebbe dominato attraverso il potere finanziario. Come segnalò il presidente del Senato Giovanni Spadolini, c'era in atto un'operazione su larga scala per distruggere la democrazia italiana: "Il fine della criminalità mafiosa sembra essere identico a quello del terrorismo nella fase più acuta della stagione degli anni di piombo: travolgere lo stato democratico nel nostro paese. L'obiettivo è sempre lo stesso: delegittimare lo Stato, rompere il circuito di fiducia tra cittadini e potere democratico...se poi noi scorgiamo - e ne abbiamo il diritto - qualche collegamento internazionale intorno alla sfida mafia più terrorismo, allora ci domandiamo: ma forse si rinnovano gli scenari di dodici-undici anni fa?
Le minacce dei centri di cospirazione affaristico-politica come la P2 sono permanenti nella vita democratica italiana. E c'è un filone piduista che sopravvive, non sappiamo con quanti altri. Mafia e P2 sono congiunte fin dalle origini, fin dalla vicenda Sindona".[9]
Anche Tina Anselmi aveva capito i legami fra mafia e finanza internazionale: "Bisogna stare attenti, molto attenti... Ho parlato del vecchio piano di rinascita democratica di Gelli e confermo che leggerlo oggi fa sobbalzare. E' in piena attuazione... Chi ha grandi mezzi e tanti soldi fa sempre politica e la fa a livello nazionale ed internazionale. Ho parlato in questi giorni con un importante uomo politico italiano che vive nel mondo delle banche. Sa cosa mi ha detto?
Che la mafia è stata più veloce degli industriali e che sta già investendo centinaia di miliardi, frutto dei guadagni fatti con la droga, nei paesi dell'est... Stanno già comprando giornali e televisioni private, industrie e alberghi... Quegli investimenti si trasformeranno anche in precise e specifiche azioni politiche che ci riguardano, ci riguardano tutti. Dopo le stragi di Palermo la polizia americana è venuta ad indagare in Sicilia anche per questo, sanno di questi investimenti colossali, fatti regolarmente attraverso le banche".[10]
Anni dopo, l'ex ministro Scotti confesserà a Cirino Pomicino: "Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti di governo". Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c'erano alcuni appartenenti all'élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).
In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d'Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell'Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell'Iri Riccardo Galli. Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c'erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani.
La stampa martellava su "Mani pulite", facendo intendere che da quell'evento sarebbero derivati grandi cambiamenti. Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell'Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.
Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l'élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare. L'inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell'élite. L'incarico di far crollare l'economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
Soros ebbe l'incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall'élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni. Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull'Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d'Italia. C'erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell'élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d'Italia. La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest'ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l'Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell'Europa e dell'Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa.
In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L'accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani. La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà: Abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell'economia produttiva e l'esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi, quando l'Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico.[11]
Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo. Nell'ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un'inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L'attacco speculativo di Soros, gli aveva permesso di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l'attacco, l'allora governatore della Banca d'Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48000 miliardi di lire. Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d'Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete. Spiegano il Presidente e il segretario generale del "Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà", durante l'esposto contro Soros: È stata... annotata nel 1992 l 'esistenza... di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell'apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria "Goldman Sachs & co." come presidente dei consiglieri internazionali.
La Goldman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della "Albertini e co. SIM" di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del "Quantum Fund" di Soros. III. L'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht "Britannia" della regina Elisabetta II d'Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell'industria di stato italiana. A seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell'economia nazionale e dell'occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all'incontro del Britannia avevano già ottenuto l'autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L'agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l'intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.[12]
I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l'allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l'allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all'allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori. Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la "necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo", pur sapendo che l'Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni. Gli attacchi all'economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell'élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini disse: I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo... è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell'unificazione monetaria.[13] Il giorno dopo, il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, riferiva che l'Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché "se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco". Le nostre autorità denunciavano il potere dell'élite internazionale, ma gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell'élite anglo-americana. Il Movimento Solidarietà fu l'unico a denunciare quello che stava effettivamente accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell'economia italiana. Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato.[14]
Il 6 novembre 1993, l 'allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare "le procedure relative al delitto previsto all'art. 501 del codice penale ("Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"), considerato nell'ipotesi delle aggravanti in esso contenute". Anche a Ciampi era evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende. Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore.
Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia. Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell'elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio. Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva "risanare il bilancio pubblico", ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri). Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani. Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell'élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l'acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell'ottobre del 1997.
Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%. Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell'élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers, si fecero avanti per attuare un'opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l'Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L'Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno. Il titolo, che durante l'opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro. Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit). Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita. La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.
La Telecom , come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all'interno società con sede alle isole Cayman, che, com'è noto, sono un paradiso fiscale. Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull'esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema. Mettere un'azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com'è emerso negli ultimi anni.
Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere. La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l'onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti. I Benetton hanno incassato un bel po' di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste dell'Unione Europea e alla politica del Presidente del Consiglio. Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati.
La società Trenitalia è stata portata sull'orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al personale (ad esempio, non c'è più il secondo conducente), si sono verificati diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l 'amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al fallimento. Nell'ottobre del 2006, il Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro denaro pubblico ad un'azienda privatizzata ridotta allo sfacelo.
Dietro tutto questo c'era l'élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell'economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate.
E' simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: "Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom".[15] Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie ("Bond") con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò.
Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci. Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l'agenzia di rating, Standard & Poor's, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti. I risparmiatori truffati hanno avviato una procedura giudiziaria contro Calisto Tanzi, Fausto Tonna, Coloniale S.p.a. (società della famiglia Tanzi), Citigroup, Inc. (società finanziaria americana), Buconero LLC (società che faceva capo a Citigroup), Zini & Associates (una compagnia finanziaria americana), Deloitte Touche Tohmatsu (organizzazione che forniva consulenza e servizi professionali), Deloitte & Touche SpA (società di revisione contabile), Grant Thornton International (società di consulenza finanziaria) e Grant Thornton S.p.a. (società incaricata della revisione contabile del sottogruppo Parmalat S.p.a.). La Cirio era gestita dalla Cragnotti & Partners.
I "Partners" non erano altro che una serie di banche nazionali e internazionali. La Cirio emise Bond per circa 1.125 milioni di Euro. Molte di queste obbligazioni venivano utilizzate dalle banche per spillare denaro ai piccoli risparmiatori. Tutto questo avveniva in perfetta armonia col sistema finanziario, che non offre garanzie di onestà e di trasparenza. Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all'élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero.
Agli italiani venne dato il contentino di "Mani Pulite", che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere. A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia. Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come "autorevoli" (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell'interesse di questa élite, e non in quello del paese. Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona.
Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006), La Nuova Democrazia.
Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007). [1] http://www.reti-invisibili.net/georgofili/ [2] La Repubblica, 27 maggio 1992. [3] La Repubblica, 28 maggio 1992. [4] La Repubblica, 10 giugno 1992. [5] La Repubblica, 23 giugno 1992. [6] La Repubblica, 23 giugno 1992. [7] La Repubblica, 25 giugno 1992. [8] La Repubblica, 27 maggio 1992. [9] La Repubblica, 11 agosto 1992. [10] L'Unità, 12 agosto 1992. [11] Solidarietà, anno IV n. 1, febbraio 1996.
[12] Esposto della Magistratura contro George Soros presentato dal Movimento solidarietà al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995. [13] Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, Rivista N. 4 gennaio-aprile 1996. [14] Solidarietà, anno 1, n. 1, ottobre 1993. (15] La Repubblica, 5 settembre 1999. Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it  

Sistema Finanziario e Potere di Antonella Randazzo - 16 Marzo 2007 - Fonte: Disinformazione http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=9571 

Molte persone credono che le banche siano istituzioni che investono i risparmi dei clienti per produrre profitti. Non immaginano neppure lontanamente la vera natura dell'istituzione bancaria. Non associano affatto le crisi economiche, la disoccupazione o le guerre, al sistema finanziario, e quindi non comprendono la vera natura del potere che oggi vessa il mondo intero. Per giungere alla verità basterebbe sapere che il denaro prestato dalle banche non esiste, è "moneta virtuale", che pur non esistendo viene caricata di interessi. La banca crea denaro semplicemente scrivendo la cifra sullo schermo del computer, ma i pagamenti del debito devono essere puntuali, altrimenti si impadronisce dell'automobile o della casa, che sono beni reali. Le banche hanno il potere di stampare denaro. Tale potere viene esercitato in segretezza. I mass media utilizzano parole e concetti per nascondere tale realtà.

Ad esempio, parlano della Banca Europea come fosse legata all'Europa, e non dicono che essa è un'istituzione controllata da pochi privati. Lo stesso avviene per la Federal Reserve , il cui presidente viene nominato dal presidente americano, per dare ad intendere che si tratta di un'istituzione governativa. E invece essa è nelle mani di un gruppo di banchieri privati. Oggi le banche hanno lo scopo principale di saccheggiare i paesi, fornendo banconote con su scritto "Pagabile a vista al portatore", che in realtà non hanno alcun valore, ma producono debito. Le banche indebitano gli Stati senza dare nulla se non pezzi di carta stampati. E i popoli si impoveriscono per pagare il debito pubblico che in realtà è una truffa. Ciò significa che noi paghiamo oltre l'1% del nostro Pil annuo ad un gruppo di persone che agiscono e dominano con metodi mafiosi. Le leggi che regolano il sistema bancario occidentale sono irrazionali e disumane. Si persegue un profitto illimitato, a danno degli esseri umani. L'élite finanziaria ha acquisito questo enorme potere attraverso i secoli, utilizzando tutti i mezzi possibili, compresi la guerra, lo sterminio e la criminalità. Con le guerre, le banche acquisiscono ulteriore potere, perché possono concedere prestiti ai paesi in guerra, e dopo la guerra finanzieranno la ricostruzione, ricavando altri profitti. Il potere finanziario è stato sempre un potere imperiale, che mira ad assoggettare i popoli e ad accrescere il proprio dominio nel mondo. Nel Settecento il potere finanziario era nelle mani dell'Olanda, che lo rafforzava con metodi violenti e predatori: commerciava schiavi e attuava altri commerci (zucchero, spezie ecc.) che fiorivano grazie alla manodopera schiavile. In seguito alle guerre napoleoniche, l'Inghilterra iniziò a rafforzarsi e a sottrarre all'Olanda il monopolio del commercio degli schiavi. I banchieri inglesi puntarono alla rivoluzione industriale. L'industria avrebbe accresciuto notevolmente i loro profitti, e li avrebbe trasformati in creditori, persino verso gli Stati Uniti. Questi ultimi utilizzeranno le due guerre mondiali per indebolire l'Europa e piegarla alle loro regole finanziarie. Lo sfruttamento dell'Africa, dell'Asia e del Sud America aveva permesso ai paesi europei e agli Stati Uniti di sviluppare la propria economia. Come spiega Maurizio Zenezini: E' sostanzialmente durante il secolo inglese che nasce il "terzo mondo". Sono soprattutto i paesi asiatici e africani che perdono terreno rispetto all'Europa.

E' difficile negare che la crescita economica dei paesi occidentali a partire dal secolo diciannovesimo abbia contribuito in maniera netta a rallentare la crescita industriale dei paesi del Terzo Mondo.... L'esperienza coloniale ha effettivamente rappresentato un potente fattore di blocco dello sviluppo dei paesi in ritardo economico... un paese industriale come l'India fu trasformato nel XIX secolo nella "fattoria della Gran Bretagna". I paesi europei e gli Stati Uniti, pur aprendosi ai commerci internazionali nel corso del XIX secolo, poterono evitare il declino economico anche grazie a politiche protezionistiche e di difesa delle industrie nazionali... Stati Uniti, Regno Unito e Germania sono i protagonisti della storia economica del periodo che va dal 1870 alla prima guerra mondiale... La Gran Bretagna , com'è noto, manteneva persistenti avanzi commerciali verso l'India, che dopo il 1870 divenne il primo mercato per le esportazioni industriali inglesi - le quali non trovavano sbocchi nei paesi europei e negli Stati Uniti, che adottarono politiche protezionistiche fino ai primi anni del XX secolo. Agli avanzi commerciali inglesi corrispondevano afflussi di capitali che la Gran Bretagna investiva con elevati rendimenti soprattutto negli Stati Uniti e impiegava per finanziare le importazioni dagli Stati Uniti e dalla Germania che stavano sviluppando industrie competitive al riparo delle tariffe protezionistiche in settori importanti come la chimica, la siderurgia e la meccanica... l'India poté diventare esportatrice di oppio verso la Cina e di materie prime verso la Gran Bretagna smantellando l'industria artigianale locale. Nello stesso momento in cui queste triangolazioni commerciali e finanziarie distruggevano le basi industriali dei paesi asiatici l'incorporamento dei piccoli contadini nei circuiti internazionali finanziari e delle materie prime e l'estensione della superficie destinata a produrre merci cash crops per l'esportazione a spese dell'agricoltura di sussistenza avviarono cicli di carestie e generarono situazioni di indigenza endemica.[1] L'economia reale si basa sulla quantità di denaro in circolazione. Se c'è poco denaro la gente deve ridurre la spesa, le industrie riducono la produzione e licenziano, e questo riduce ancora di più il denaro da spendere. In questo modo si apre una crisi. I grandi banchieri decidono se creare una crisi oppure no. Nel 1929, fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L'aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l'interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero più potuto pagare i debiti.

L'aumento o il ribasso azionario sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa. Nell'ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi. Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune di esse si suicidarono. La truffa del crollo del 1929 era stata compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l'8 febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: "Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione".[2] I banchieri avevano agito in modo da bloccare l'economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929. La quantità di denaro da mettere in circolazione viene decisa dalle banche. Le banche possono alzare o abbassare il tasso di sconto, e così favorire o impedire i prestiti. I banchieri sono guidati da logiche di potere e di profitto. Il crollo di Wall Street doveva servire anche a mettere in crisi alcuni paesi europei, come la Germania , in modo tale da portare la popolazione alla disperazione, e aumentare le probabilità di un governo dittatoriale.[3] Lo scorso 27 febbraio, il crollo della borsa di Shanghai, che ha fatto perdere al mercato cinese 107 miliardi di dollari, e ha causato in Europa la perdita di 270 miliardi e di 210 miliardi alla Borsa statunitense, è stato prodotto da informazioni e da speculazioni. Alan Greespan aveva parlato di una grave e imminente recessione negli Usa, e questo non poteva non produrre reazioni. I grandi banchieri manovrano le informazioni finanziarie e possono orientarle come vogliono, favorendo alcuni mercati e distruggendone altri. L'élite finanziaria statunitense si è imposta attraverso le due guerre mondiali. Nel 1944, le autorità statunitensi organizzarono la conferenza finanziaria internazionale di Bretton Woods (New Hampshire, Usa), per imporre al mondo il sistema valutario a loro favorevole. Il dollaro venne posto al centro del sistema finanziario, e poteva essere convertito in oro. Il prezzo del dollaro, fissato nel 1934, era di 35 dollari l'oncia (circa 1,1 $ al grammo), e rimase invariato fino al 1971.

Porre il dollaro al centro del sistema finanziario voleva dire poter condizionare e controllare l'economia di tutti i paesi del mondo. Molti di essi, alla fine della guerra, non avevano dollari nelle casse, e dovettero vendere parte del proprio oro al Tesoro americano, per avere i dollari per comprare generi alimentari, materie prime o macchine industriali. Nel 1948, la Francia negoziò la convertibilità della propria valuta in oro, e nel giro di alcuni anni anche gli altri paesi europei e il Giappone fecero altrettanto. Tutti i paesi furono costretti a versare al Fmi 1/4 della quota di partecipazione in oro, o il 10% delle proprie riserve d'oro in dollari. Il Fmi si appropriò in breve tempo di una quantità enorme di oro. Le autorità americane riuscirono ad impadronirsi del 70% di tutte le riserve mondiali di oro. Ma con lo sviluppo economico del Giappone e dell'Europa, le riserve diminuirono. Nel 1960 erano scese al 44% e nel 1971 si erano ridotte al 21%. Per questo motivo, le banche americane decisero di sganciare il dollaro dall'oro. Nell'agosto del 1971, l'amministrazione Nixon, unilateralmente, decise di abolire la convertibilità del dollaro in oro. Il prezzo del petrolio salì. Ciò provocò una crisi del sistema monetario internazionale e l'inflazione colpì soprattutto i paesi più poveri. Nel 1979, nacque il sistema monetario europeo, che imponeva ai paesi membri di versare il 20% delle riserve in oro e il 20% delle riserve in dollari in cambio di Ecu, che poi diventeranno Euro. Di tutto questo beneficiava un sistema finanziario centrale, che era gestito da privati. Firmando il trattato di Maastricht., anche l'Italia si è sottomessa a questo sistema, che oggi costa gran parte del nostro Pil, e impedisce al nostro paese un reale progresso economico. Nel 1992, il governo Amato, per privatizzare la Banca d'Italia si rivolse alle tre grandi banche americane: la Merril Lynch , la Goldman Sachs e la Salomon Brothers. Il nostro paese venne messo nelle mani dei centri del potere finanziario, con tutto quello che ne sarebbe derivato. Il nuovo sistema finanziario americano rendeva difficile per i paesi il controllo dei cambi, che diventarono fluttuanti e rendevano possibili speculazioni di ogni genere. I banchieri americani avrebbero acquisito un potere mai avuto prima, producendo a volontà banconote senza alcun valore, che nel circuito finanziario avrebbero conservato il valore avuto in precedenza. Ciò ha creato una finanza selvaggia, sganciata da qualsiasi parametro reale, all'interno della quale tutto poteva diventare possibile e lecito.

La Federal Reserve non notifica più l'ammontare delle banconote stampate e messe in circolazione. Le famiglie americane si sono indebitate sempre di più, anche a causa della diminuzione dei salari, e molte di esse rischiano di non riuscire a pagare e di perdere casa e automobile, che saranno rilevate dalle banche. I banchieri americani sono disposti a fare nuove guerre per impedire il crollo definitivo di un'economia basata sul debito. Essi hanno trasformato l'economia in un sistema assurdo e irreale, in cui le speculazioni permettono l'accumulazione di denaro, che non corrisponde a nessuna ricchezza reale e non è stato prodotto dal lavoro. L'élite dominante ha cancellato il valore del lavoro e ha distrutto ogni riferimento economico e finanziario reale, per poter esercitare senza limiti un potere basato sull'arbitrio e sul crimine. Il sistema finanziario oggi ha accentrato il potere come mai prima, distruggendo il potere dei governi nazionali, e acquisendo potenzialità distruttive enormi. Le banche hanno interesse a indebitare gli Stati e i singoli cittadini, per poter incassare il guadagno sul denaro prestato, e per avere il potere di condizionare le scelte politiche ed economiche. Per realizzare questi obiettivi, l'élite finanziaria ha messo in pratica una serie di strategie per indurre a privatizzare i beni pubblici. Ad esempio, utilizza le Borse per attuare speculazioni attraverso le quali controllare le aziende pubbliche, per farle crollare e rilevarle. La logica è sempre la stessa: prima indebolisci, rendi una società assai mal ridotta, fai in modo da indebitarla, infine la rilevi, e nel giro di alcuni anni puoi trarre profitti. E se i profitti non dovessero arrivare, puoi sempre chiedere denaro pubblico. Le grandi banche hanno nelle loro mai il potere speculativo della Borsa. Il sistema borsistico è irrazionale e senza regole certe. La prevedibilità di questo sistema è nelle mani di chi lo controlla dall'alto, cioè dei grandi istituti bancari. Il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. Queste banche si valgono di conoscenze di natura sociologica e psicologica per condizionare i mercati e controllare l'economia. Il loro obiettivo principale è quello di accrescere ancora di più i loro capitali, spogliando i cittadini e le istituzioni. Come osserva l'Economist, i banchieri hanno sempre più ragioni per far si che il potere "torni nell'ombra". Le esigenze di accrescimento del capitale si accaniscono contro i salari, contro lo Stato Sociale e contro gli stessi risparmiatori.

Le guerre nel Terzo Mondo hanno avuto (e hanno) la funzione di seminare disperazione e miseria, per fare in modo che le corporation si appropriassero delle materie prime e della manodopera a basso costo. Il settore finanziario non deve essere separato da quello produttivo, perché in realtà si tratta delle stesse persone, che posseggono denaro per investire nell'industria, o produrre beni e servizi. La globalizzazione neoliberista era il progetto delle banche di accentrare nelle loro mani la ricchezza del mondo. Negli ultimi secoli, le regole su cui l'intera economia si è basata sono state stabilite dai grandi banchieri. Ad esempio, nei primi decenni dell'Ottocento, i governi inglesi approvarono una serie di leggi che permettevano di espropriare i contadini per favorire lo sviluppo industriale, come avevano richiesto i banchieri e la Corona. Migliaia di contadini finirono in miseria o nelle galere, istituite appositamente per rinchiudere coloro che si sarebbero impoveriti e che costituivano manodopera in eccesso. Nel 1914, il ministro inglese Edward Grey disse ai Comuni: "E' nostro dovere sostenere, nella misura dei nostri mezzi, l'autentico capitale inglese, dovunque esso ricerchi concessioni e si espanda nel mondo". Già da allora c'era il progetto di espansione nel mondo intero. La crisi economica viene creata dalle banche, che cercano di fare in modo che vi sia quanto meno possibile denaro in circolazione. Ciò serve ad accrescere il loro potere, e ad indurre le persone ad avere uno stato d'animo depresso o assorbito dai problemi economici. Una tale condizione assoggetta ancora di più gli individui al sistema. Negli ultimi decenni, con la liberalizzazione, il settore finanziario si è rafforzato, permettendo ad alcuni alti guadagni, che in altri settori è più difficile avere. Per questo motivo, molti industriali hanno preferito abbandonare la propria attività per dedicarsi alle speculazioni finanziarie. Le fusioni e le acquisizioni di gruppi multinazionali o banche, hanno prodotto guadagni per miliardi di dollari, e hanno concentrato la ricchezza nelle mani di poche famiglie. Oggi, l'80% delle ricchezze del mondo sono nelle mani del 2% delle famiglie. Attraverso le guerre e le crisi finanziarie, le banche hanno ricolonizzato il Terzo Mondo, e hanno ridotto in miseria milioni di persone.

Ad esempio, lo Zambia è un paese ricco di risorse minerarie. I contadini, già nel periodo del colonialismo inglese, furono indotti ad abbandonare le terre per lavorare nelle miniere. Ma i salari erano bassi, e la povertà cresceva. Per "aiutarlo" intervennero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (istituti creati nel 1944 a Bretton Woods). Il debito aumentò, ma la povertà rimase, e anzi si aggravò. Il debito serviva ad assoggettare il paese, e non ad aiutare i poveri. Infatti, il denaro elargito era finito, in gran parte, nelle tasche di funzionari corrotti. Oggi lo Zambia è uno dei paesi più indebitati del mondo. Il suo debito pubblico ammonta a 6.758 milioni di dollari, dei quali il 55% deve essere restituito alle banche di paesi stranieri, e il 42% alla Bm e al Fmi (che sono istituti finanziari i cui azionisti sono per il 60% i banchieri anglo-americani). Il 70-80% degli zambiani vive sotto il limite della povertà (1 dollaro al giorno), mentre la ricchezza prodotta dal paese viene saccheggiata dalle banche. In condizioni analoghe sono stati ridotti parecchi altri paesi del Terzo Mondo, indebitati per alzare i profitti delle banche. Il potere finanziario sta distruggendo le possibilità di sviluppo economico ovunque. Il sistema occidentale, diversamente da quello islamico, si basa sul profitto ricavato dal denaro stesso. Le guerre contro i popoli arabi devono la loro ragione d'essere, oltre che al saccheggio delle risorse energetiche, anche al timore che il sistema bancario arabo possa essere riconosciuto come migliore di quello occidentale. La cultura islamica non accetta il sistema bancario di tipo occidentale. I musulmani accettano l'idea del profitto che proviene dal proprio lavoro, ma rifiutano l'addebito degli interessi. La Shari'ah proibisce di guadagnare denaro sul denaro. Dato che anche i musulmani hanno bisogno dei servizi bancari (per finanziare nuove imprese commerciali, per comprare una casa, per comprare una macchina, ecc.), è stato creato il sistema bancario islamico, che oggi ha oltre 100 banche in 40 paesi. Questo sistema è in espansione in Medio oriente, in Arabia Saudita e in molti altri paesi del mondo. La banca islamica nasce alla fine dell'Ottocento, ma inizia ad affermarsi 30 anni fa, per poter applicare la Shari'ah anche nella gestione delle finanze. Le ricchezze delle banche islamiche, in forma di deposito, nel 1985, ammontavano a circa 5 bilioni di dollari, e nel 1994 erano salite a 60 bilioni di dollari. Le banche islamiche esigono principi di trasparenza e di rispetto dei principi etici. Ad esempio, viene proibita la speculazione con un alto margine di incertezza, per proteggere i risparmiatori più deboli. Quindi speculazioni azionarie o futures sono considerati non-islamici. Inoltre vengono banditi commerci considerati immorali, come il commercio di alcol o la costruzione di casinò. Le banche islamiche non concedono prestiti per attività considerate immorali dal Corano.

Oggi si stanno diffondendo nel mondo sportelli bancari speciali per clienti musulmani, e anche le banche italiane stanno considerando questa possibilità. Persino grandi banche come la Dresdner , la Citibank e la Abn-Amro, hanno istituito rami aziendali che rispettano i principi della Shari'ah. Le banche islamiche non finanziano il terrorismo perché è contrario ai loro principi etici, e sono soggette ai controlli delle autorità internazionali. Non sono mai stati dimostrati collegamenti fra banche islamiche e reti terroristiche, mentre sono emersi legami fra gli istituti di beneficenza in Arabia Saudita e il finanziamento ad al Qaeda. Anche gli Stati Uniti partecipano attivamente a finanziare al Qaeda attraverso la Cia. Spesso il finanziamento è mascherato da beneficenza o filantropia. Vengono utilizzati enti di beneficenza non soggetti a controlli o a regolamentazioni finanziarie. Ad esempio, il governo saudita ha fondato "La Lega Mondiale dei Musulmani" che ufficialmente sarebbe una fondazione con fini benefici, come dare assistenza ai musulmani. Ma in realtà si tratta di organizzazioni nate per sostenere finanziariamente e dal punto di vista organizzativo le reti terroristiche. La famiglia reale saudita e gli uomini più ricchi del paese versano somme notevoli per il terrorismo. Le autorità americane aggiungono altro sostegno organizzativo e altri finanziamenti. Il "terrorismo" islamico è un'invenzione dell'élite occidentale, ed ha come obiettivo principale quello di dividere gli occidentali dagli arabi, criminalizzando la cultura araba attraverso i vecchi stereotipi coloniali dell'arabo fanatico e nemico dell'Occidente. L'élite finanziaria ha creato al Qaeda per additare un nuovo nemico che giustificasse le guerre, e per produrre diffidenza e razzismo verso i musulmani. Attraverso il "terrorismo islamico", si cerca di impedire che gli occidentali si avvicinino alla cultura araba, e comprendano il sistema delle banche islamiche. Il controllo delle banche è soltanto apparentemente esercitato dai direttori delle banche, come il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. In realtà dietro di essi ci sono i proprietari, che decidono le politiche da imporre. Si tratta delle famiglie dei grandi banchieri europei, come i Rockefeller o i Rothschild. Sono persone che non appaiono mai nei media, nemmeno quando riviste come Forbes fanno la classifica dei più ricchi. Queste persone sono talmente ricche e potenti da dover rimanere nascoste, perché se i popoli scoprissero le loro responsabilità sulla morte o sulla miseria di milioni di persone, il loro potere sarebbe in pericolo. L'élite finanziaria sceglie anche l'assetto economico e lo modifica a proprio piacimento. Decide su cosa e come investire. Decide cosa produrre e dove.

Sono i banchieri di Wall Street a decidere le guerre americane, e questo spiega anche perché si accaniscano così ferocemente contro gli arabi, che oggi sono gli unici a poter contrastare efficacemente il loro sistema di potere, attraverso l'alternativa delle banche islamiche. Per garantirsi un potere duraturo, i banchieri controllano anche il settore energetico e bellico. Le guerre imperiali anglo-americane (sostenute da altri paesi europei come l'Italia), servono a distruggere la cultura islamica, ritenuta nemica del sistema bancario occidentale, e ad impedire ai popoli di scegliere un sistema alternativo che li liberi dalla schiavitù del sistema imposto dall'élite. Le banche hanno un ruolo assai importante anche per quanto riguarda l'esistenza e la forza della criminalità organizzata. Il sistema bancario internazionale ricicla giornalmente almeno 300 milioni di dollari provenienti dal mondo del crimine organizzato. Le banche considerano questo denaro allo stesso modo del denaro ricavato da attività lecite. Come osserva Jean Ziegler, c'è ormai una "simbiosi pressoché totale tra capitali accumulati in maniera criminale e capitali legali".[4] Grazie al facile riciclaggio del denaro sporco, negli ultimi decenni, le mafie internazionali si sono notevolmente rafforzate ed estese. L'Ufficio per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine delle Nazioni Unite, ha promosso il "Programma Globale per la lotta al riciclaggio di danaro ''sporco". Ma l'azione non potrà mai essere efficace senza la collaborazione delle banche. Oggi le grandi banche speculano su tutti i settori economici, in tutto il mondo. Ad esempio, nel 2006, la Goldman Sachs ha aumentato del 69% le proprie entrate, grazie a investimenti e guadagni commerciali dovuti ad attività che sfruttano in modo disumano la manodopera asiatica. Si è arricchita ulteriormente sulla sofferenza e sulla miseria umana. Così hanno fatto anche altre banche, come la Lehman Brothers e la Merril Lynch. Il potere raggiunto dalle banche ai nostri giorni è senza precedenti. Nemmeno i grandi dittatori della Storia passata avevano nelle loro mani così tanto potere. Le banche hanno acquisito la capacità di sovrastare i poteri statali, e di imporre politiche favorevoli soltanto ai loro interessi.

I dirigenti delle banche guadagnano cifre astronomiche. Ad esempio, il direttore generale della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, ha guadagnato nel 2006 ben 53,4 milioni di dollari. Il mondo di queste persone è completamente avulso dalla realtà del lavoratore comune, che con poche migliaia di dollari deve sopravvivere e mantenere la famiglia. Le banche sottraggono ai popoli le ricchezze materiali, il valore del lavoro e i vantaggi delle attività produttive. Rendono l'esistenza umana sempre più soggetta al problema della sopravvivenza, impedendo lo sviluppo culturale e umano dei popoli. Le banche di Wall Street, come la Carlyle Group o la Goldman Sachs , finanziano e organizzano le campagne elettorali dei politici, e scelgono soltanto quei candidati che appoggeranno le loro politiche. Negli ultimi decenni le banche non hanno più trovato ostacoli nell'imporre la loro linea politica, che vede tagli nella spesa sociale, e privilegi di ogni genere soltanto per la classe ricca. A causa di ciò, la qualità della vita della maggior parte della popolazione è peggiorata. La disoccupazione è aumentata, e questo ha fatto abbassare i salari. La classe media si è impoverita, a causa della precarizzazione del lavoro e della disoccupazione. Nel mondo di oggi, la più grave minaccia proviene dall'attuale sistema finanziario, che permette ad un gruppo di persone di agire senza alcun limite morale o legislativo. Oggi queste persone vorrebbero colpire l'Iran per estendere la guerra in Asia e a tutto il mondo islamico. L'obiettivo è distruggere coloro che avversano il loro sistema economico-finanziario, e avere nelle loro mani tutto il potere possibile. Lo stretto connubio fra banchieri, produzione bellica e politici, concentra un potere distruttivo mai avuto prima. Le banche acquisiscono maggiore potere e ricchezza imponendo occupazioni militari o sistemi dittatoriali. Ad esempio, la Esso Mobil ha aumentato nel 2006, del 26% i suoi profitti grazie allo sfruttamento dei pozzi del Kuwait e dell'Arabia Saudita, paesi in cui sono state imposte dittature. I maggiori azionisti della Esso Mobil sono le grandi banche come JP Morgan & Co., Barclays e Mellon. La Total-Fina -Elf, gruppo petrolifero che sta producendo profitti in Iraq, è controllato da grandi banche come Mellon e Citigroup.La qualità della vita di tutti i lavoratori tende ad abbassarsi, e le istituzioni sono sempre meno centrate sul cittadino, dovendo pagare buona parte dei guadagni nazionali alle banche. I tagli alla spesa pubblica incidono sulla qualità dell'istruzione e dell'assistenza medica, e producono differenze fra chi può permettersi servizi a pagamento e chi no. Le banche, dunque, esercitano oggi un potere enorme su tutta la popolazione mondiale, e intralciano in vari modi lo sviluppo culturale, morale, materiale e spirituale dei popoli. Nel Terzo Mondo fomentano guerre per produrre profitti, mentre nel Primo Mondo impediscono un maggiore benessere e reggono le redini della situazione economica. I politici sono subordinati a questo assetto, e oggi la loro abilità non consiste nel governare bene, ma nell'ingannare i popoli facendo credere di essere a loro vvizio. Le banche non sono istituzioni asettiche e neutrali come ci hanno fatto credere. Esse sono un canale attraverso cui un gruppo di persone ci controlla e crea una realtà funzionale ai loro interessi. La realtà attuale è condizionata in modo inimmaginabile da queste strutture, che dettano leggi e valori. Dal sistema finanziario deriva l'intera realtà economica, politica e sociale. Una realtà distorta, disumana, in cui le risorse umane trovano blocchi nei disvalori che producono estraneazione da se stessi. Una realtà in cui tutto dovrebbe ruotare intorno al profitto e all'interesse materiale, come se la vita umana potesse essere ridotta al meccanicismo e al materialismo. Il sistema finanziario è stato creato da un gruppo di persone che hanno l'obiettivo di dominare sui popoli. Questo gruppo di persone ha creato le regole di base e le ha poste come assiomi, in modo tale che noi fossimo indotti a capire "come" funziona il sistema e non "chi lo ha creato così e perché". Coloro che pongono le regole e i parametri da cui non si potrebbe prescindere, sono anche coloro che ci inducono ad assumere i valori della realtà messa in gioco, condizionandoci attraverso presupposti impliciti, assunti come immodificabili. Il sistema è maggiormente condizionante quanto più se ne assumono i parametri di base in modo inconsapevole. Per questo è necessario capire questo sistema di dominio, imposto con la disinformazione e l'inganno. Un sistema che nessuno sceglierebbe liberamente. Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007). "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA"

[1] Zenezini Maurizio, "La globalizzazione prima della globalizzazione", Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche Università di Trieste, Febbraio 2003, http://studieur.economia.uniba.it/Sezioni_sito/Novit%C3%A0/globalizzazione_prima.pdf., [2] Moreau Emile, Memorie di un governatore della Banca di Francia, Cariplo-Laterza, Roma-Bari 1986. www.centrostudimonetari.org [3] Vedi Antonella Randazzo, Dittature. La storia occulta, Il Nuovo Mondo Edizioni, Padova 2007. [4] Ziegler Jean, I signori del crimine, Marco Tropea Editore, Milano 2000, p. 9. su www.ariannaeditrice.it