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Se un italiano
su tre vuole fuggire all'estero non si può dargli
torto
Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, della segreteria
della Rosa nel pugno:
Sento che Silvio Berlusconi continua a tenere comizi a favore della separazione
delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Mi sorgono spontanee
due domande. La prima. Se è a favore, perché affossò il referendum
radicale del 2000 (era uno dei referendum che ebbe il coraggio -in Italia
è successo anche questo...- di definire "referendum comunisti»? La
seconda. Perché non ha approvato questa norma nella legislatura appena conclusa,
quando disponeva di una maggioranza immensa, con "più 100 deputati" e "più
50 senatori» rispetto all'opposizione? Come si dice in questi casi:
domandare è lecito, rispondere è cortesia...
ANM.
CAPEZZONE A CONGRESSO MAGISTRATI: SEPARAZIONE CARRIERE,
CASO ITALIA, AMNISTIA, DROGA
Berlusconi dice che siete tutti comunisti? Ma lui considera tutti
comunisti, o ex comunisti, o possibili comunisti. Tranne Putin e Sandro
Bondi... Definì comunista perfino il referendum radicale per la separazione
delle carriere... Intervenendo al Congresso dell'ANM, Daniele Capezzone
(segretario di Radicali italiani, della segreteria della Rosa nel pugno)
ha dichiarato: Se Berlusconi dice che tutti i magistrati sono «comunisti»,
sappiate che anche i nostri referendum per (sottolineo: per) la separazione
delle carriere furono definiti «comunistI» da Berlusconi... E poi lui
considera tutti comunisti, o ex comunisti, o possibili comunisti. Tranne
Putin e Sandro Bondi...
Detto questo,
però, va sottolineata una cosa. Il «caso Berlusconi» esiste, ma è solo
l'ultimo capitolo di un più complessivo «caso Italia», fatto di un'Italia
primatista di condanne davanti alle corti internazionali, fatto di duecentomila
leggi delle quali non si sa neppure quali siano in vigore, fatto di una
sistematica illegalità ad ogni livello istituzionale. Questa realtà va
guardata negli occhi, anche dai magistrati italiani, che ne sono stati
e ne sono parte: perchè l'Italia pre-94, cioè prima di Berlusconi, non
era certo la Valle dell'Eden prima del peccato originale. Ed è bene dirlo
e dirselo, per evitare di ingannare e di essere ingannati.
INTOLERANCE
Grandi
epopee storiche, Eroi popolari, il Grande cinema rapportato alle
realtà socio-politiche attuali
Grandi epopee storiche, Eroi
popolari, il Grande cinema rapportato alle realtà socio-politiche attuali.
Ecco le suggestioni che inducono il lettore medio -
che rappresenta la grande maggioranza dei lettori - ad interessarsi,
ancora, dei temi oramai saltati a
piè pari a causa dell'enfasi e della scarsa credibilità con
cui vengono veicolati da troppi opinionisti, ed editori, legati a
ideologismi politici e sociali. Ideologismi frutto dei propri esclusivi
interessi economici tanto da rappresentare materia non credibile
con il fine esclusivo dell'indotto politico. Indotto fuori contesto
storico oramai, tanto insistito ed esasperato da allontanare milioni
di persone da giornali e Tv e da orientarle su internet alla ricerca di
libere, pluralistiche, autentiche opinioni. Il più grande quotidiano del
mondo, il New York Time, infatti, sta progettando la sua edizione esclusivamente
su internet, non più su carta stampata.
«Intolerance», il colosso del padre del
cinema americano, David Wark Griffith, il più grande film dell'era del film muto uscito a
New York nel 1916, induce a riflettere sulle condizioni di vita in cui è
prigioniera la nostra società, sull'asservimento in cui è precipitata una
parte, ed un'altra parte che, invece, ha sviluppato le difese
«naturali», gli «anticorpi» contro le frodi
socio-politico-mediatiche astenendosi da ogni partecipazione attiva alla cosa
pubblica, all'esercizio della Cittadinanza. Uno tsumani che ha colpito il cuore stesso della
democrazia.
«Intolerance» si snoda in quattro momenti storici di trionfo dell'intolleranza.
Quattro
quadri in cui sontuose scenografie e
migliaia di comparse fanno del film un monumento del cinema con il fine di dimostrare come intolleranza, fanatismo, odio,
avidità e tutti i vizi capitali siano sempre esistiti in qualunque epoca o uomo
e come siano costantemente presenti e inamovibili. Infatti, la trama del film più discusso di Griffith, ha
un soggetto apparente: La metafora della intolleranza.
Ed un soggetto reale: La
rappresentazione della lotta per la vita.
I° episodio «La caduta di
Babilonia». Nel 539 avanti Cristo il Sommo Sacerdote di Babilonia,
invidioso del re Nabonicus e di suo figlio Belshazzar, per sete di potere
tradisce i regnanti e si allea con Ciro il grande determinando l'ingresso
dell'esercito persiano a Babilonia e la sua
distruzione.
II° episodio «La passione
di Cristo». Gesù prima di essere crocefisso partecipa alle nozze di
Cana, perdona l'adultera e ammonisce i farisei.
III° episodio «La notte di
San Bartolomeo». 1527: Carlo IX è Re di Francia sotto la tutela di
Caterina dei Medici che ordisce la congiura della «Notte di San Bartolomeo»
facendo uccidere tutti i rivali al trono.
IV° episodio «La madre e
la legge». America, 1914: Jenkins è padrone
delle industrie più importanti e sfrutta i lavoratori che reagiscono
scioperando ma intervengono le guardie private e ne
fanno strage. Il
tema del film è la lotta per la vita e la sua originalità è nel modo in cui
emerge l'ideologia del film che Griffith costruisce
con la consapevolezza di chi ha
elaborato lungamente un pensiero, la sua disincantata concezione della
vita: Nonostante la lotta senza tregua che oppone gli uomini tra loro, essi
non si dividono in buoni e cattivi. Anche i «cattivi»
meritano rispetto se affrontano l'esistenza coraggiosamente. Nessuno merita una condanna senza appello.
Significativo in questo senso l'incontro di Gesù con la
Maddalena.
Tutti sono vincolati al rapporto
drammatico con il mondo, e con le contingenze sociali che ne derivano,
nelle grandi prospettive del
futuro dell'umanità e quindi vincolati alla fiducia religiosa in un utopico ma realizzabile
«paradiso» non arcadico ma assolutamente
umano.
La metafora di
«Intolerance», se pur con storie diverse tra loro, ha
forti analogie con un altro capolavoro del
cinema muto, «Un sogno di febbre del
futuro», che
è «Metropolis» la spettacolare
città ideata e realizzata da Fritz Lang nel 1926. Una
città del 2000 orgogliosa dei suoi grattacieli e della sua immensa ricchezza
dove il popolo è diviso fra gli operai che vivono nell'oscurità del
sottosuolo ed i ricchi che godono la città del potere e del benessere
ma sotto le cui fondamenta vi è un'altra città. Una città
sotterranea dove un popolo di uomini-schiavi lavora a macchinari
giganteschi e a colossali centrali ove Freder, il
signore di «Metropolis»,
obbliga uno scienziato a rapire Maria, una operaia amata da
John figlio ed erede di Freder, e a
trasferirne l'anima e il fisico su un robot, un robot che manipoli e domini la classe operaia.
La Maria robot si mette
alla testa del popolo della città sotterranea
che affascinato dal suo carisma distrugge le fabbriche ma poi, avendo
capito quali disastri e perdite esso abbia provocato, mette al
rogo l'idolo-robot.
Siamo nel XXII secolo ma, tra metafore e
negative certezze, è ancora l'intolleranza ad imperare ad ogni livello
sociale e politico, perciò tra le tante, troppe intolleranze ed
ipocrisie vigenti, una riflessione va fatta su quanto ha detto Anna Maffei,
autorevole Presidente dell'Unione delle Chiese Evangeliche Italiane, al
convegno «Il mito della famiglia naturale, la rivoluzione dell'amore civile».
«Sul tema della famiglia - ha dichiarato - si è scatenata nel nostro
paese la più grottesca delle commedie, una simulazione collettiva che ha
continuato a contagiare tanti. Un esempio? Paladini della famiglia
tradizionale al loro secondo o terzo rapporto coniugale e non, con figli sparsi
fra le varie mogli e compagne, parlamentari strenui difensori del matrimonio e
oppositori di Pacs e Dico che convivono sfruttando una legge ad hoc che
garantisce diritti e tutele dei conviventi. Per non parlare di una chiesa la cui
classe dirigente è formata da soli uomini la quale mentre santifica il
matrimonio, lo proibisce ai suoi fedeli e dunque tuona e pontifica su ciò che
non conosce, anzi vieta. C'è qualcuno che dice che in queste famiglie
nuove, atipiche, che sorgono magari non al primo tentativo non può esserci Dio.
Io non so chi sia questo dio, per quanto mi riguarda io credo nel Dio che in
Cristo fa rinascere le persone a vita nuova proprio a partire dall'errore, dalla
sofferenza, dal perdono. Pensare di proteggere la famiglia tradizionale
allontanando Dio dalla famiglia degli altri, di quelli che ci riprovano, è
ingiusto e sbagliato. Crea le caste, fomenta divisioni. Allontanare la gente da
Dio è una grande responsabilità».
«Resta, come manifesto vero della
manifestazione del Coraggio laico, il principio fondamentale dei liberali, come
disse Malagodi 33 anni fa alla vigilia del referendum sul divorzio: «Lo
Stato italiano deve mantenersi integro e autonomo, libero da ogni integralismo e
totalitarismo, e deve riaffermare il principio di Cavour:
«Stato e Chiesa sono indipendenti e
sovrani ciascuno nel suo ordine». «In caso contrario - rincalzò Ugo La
Malfa - l'Italia rimane l'eterno Paese della Controriforma, del Sillabo di Pio
IX, la pecora nera fra le stesse nazioni cattoliche. E si allontana
dall’Europa». Mai come il 12 maggio, glorioso anniversario della più bella
vittoria laica della Repubblica italiana, la contrapposizione tra le due piazze,
una con la Controriforma e l’altra con la Riforma, mette in luce una terza
piazza, virtuale, costituita dai molti che non parteciperanno né all’una né
all’altra continuando ad esercitarsi nel vizio solitario della
«tricotesserotomia», l’arte di dividere un capello in quattro.
E certo, tra di loro non ci dovrebbero
essere, statisticamente, i migliori né moralmente né politicamente. A Porta Pia, per dire, si sarebbero ritirati. D’altra parte,
la Storia la fanno gli attori, non gli spettatori» ha scritto Luca
Valerio.
L'Italia agli Italiani di Ida Magli - ItalianiLiberi 21
Aprile 2007
Roma,
15 Aprile 2007. Esiste un solo popolo tanto odiato dai propri governanti
da essere condannato alla morte: il popolo italiano. Io non so se si sia ancora
in tempo per salvare qualche cosa della terra chiamata Italia, della sua storia,
della sua lingua, delle opere create nel susseguirsi dei secoli dagli
innumerevoli geni che da lei sono nati, celebrandola, amandola e facendola amare
con la forza dell'arte, della musica, della poesia, della scienza, della
bellezza. Non posso però non gridare ancora una volta, dopo averci provato
inutilmente da oltre venti anni, che non si può aspettare neanche un momento di
più.
Guardiamolo con uno sforzo
di oggettività il panorama che abbiamo sotto gli occhi e convinciamoci che non
si tratta di episodi scollegati l'uno dall'altro, ma delle metastasi di un
cancro ormai profondamente radicato ed esteso a quasi tutti gli organi vitali;
un cancro che era non soltanto prevedibile già molti anni or sono ma che è stato
volutamente inoculato, alimentato, immettendo di continuo le dosi cancerogene
ovunque potevano essere assorbite e lasciandole libere di agire intersecandosi e
confluendo l'una nell'altra così che nulla potesse impedirne la circolazione in
tutto il corpo moltiplicandone e sommandone gli effetti
letali.
Ripeto che la distruzione
della cultura italiana, la consegna del territorio dell'Italia agli stranieri, è
stata perseguita con ostinata pervicacia dai governanti proprio per raggiungere
lo scopo della cosiddetta «società multi-etnica» (quindi non italiana) che è di
per sé una «non-società» in quanto è intrinseco alla ragione e ai sentimenti
della specie umana il raggrupparsi in base a dei legami di somiglianza, di
parentela, di reciproca identità. E' di ieri l'episodio della sommossa cinese,
ma questa è appunto la manifestazione di una metastasi nella quale il tessuto
organico italiano è già stato sopraffatto. Del resto se esistono le China-town,
le Little-Italy è perché appunto gli esseri umani, tutti gli esseri umani, si
riuniscono secondo le proprie somiglianze, formando «gruppo» nei confronti di
tutti gli altri gruppi. E' naturale che sia così, è stato ed è ovunque così. Di
solito si pensa agli Stati Uniti d'America come ad una nazione multietnica e
tuttavia forte e solidale. Ma l'America possiede un territorio immenso, che ha
conquistato sconfiggendo e riducendo alla morte culturale oltre che fisica i
legittimi proprietari e non ha alle spalle nessuna altra storia salvo appunto
quella della Conquista. Lo stesso faranno gli stranieri che si stanno
appropriando dell'Europa.
Si sente dire sottovoce che
è la Massoneria, unita alle Comunità ebraiche presenti in tutto il mondo, a
perseguire l'ideale della formazione di un unico gruppo umano, diretto da un
unico governo mondiale così come da un mercato mondiale. Di questa «famiglia»
universale il popolo israelitico sarebbe il solo sacerdote, riunendo sotto le
tavole della legge mosaica tutti i credenti nelle varie fedi religiose, cosa che
spiegherebbe, perciò, anche il comportamento del Papato, all'improvviso così
condiscendente verso il plateale falso delle cosiddette radici
giudaico-cristiane dell'Europa e l'affermazione del rispetto del Vangelo nei
confronti della Torah. Comunque stiano le cose, però, e malgrado si sia
costretti dal costume generale ad osservare in questo campo una strana specie di
«segreto», il risultato sicuro ed inevitabile è la fine del popolo italiano e
della nazione Italia.
Il primo passo in questa
direzione era già stato compiuto con il progetto dell'unificazione europea. Se
oggi i Romeni, presenti a migliaia nel territorio italiano, hanno formato un
partito che si presenterà alle prossime elezioni, questo avviene in base alle
norme stabilite dall'Unione Europea per tutti i suoi
cittadini.
Così faranno, ovviamente,
tutti gli stranieri, per legge non più «stranieri». Ma sono i nostri governanti
quelli che hanno voluto con tutte le loro forze che si realizzasse il progetto
europeo: senza l'Italia l'Unione europea non si sarebbe potuta fare. Non mi
soffermo sulle centinaia di altri esempi che testimoniano il tradimento dei
politici italiani nei confronti di coloro di cui avrebbero dovuto difendere e
assicurare la terra, il nome, la storia, i beni, i valori, la vita perché
l'importante adesso è decidere se vogliamo lasciarci uccidere, e suicidarci
senza emettere neanche un lamento, oppure tentare un'ultima disperata
ribellione. Volendo rimanere nell'ambito delle regole democratiche, siamo
costretti a constatare che non sembra esista nessun Partito deciso a emettere
immediatamente e senza eccezioni le leggi indispensabili a tentare di salvare
gli Italiani. Proviamo, tuttavia, ad elencarle prima di convincerci che dovremo
fare appello a qualcuno che possieda le forze e le ricchezze che sono necessarie
per formare un movimento di liberazione dell'Italia, anche se noi non abbiamo
nessun Sean Connery deciso a non mettere piede nella sua Scozia se non quando
sarà riuscito a vederla indipendente. (Io avevo pregato Alberto Sordi di
intervenire, ma, per quanto commosso, non ne ha avuto il coraggio perché - mi ha
detto - «Io non mi sono mai messo contro il Potere»).
Il programma immediato è
questo: chiusura dei confini (sospendendo il trattato di Schengen), fine delle
quote di ingresso per gli stranieri con sospensione a tempo indeterminato delle
normative precedenti, quale che ne sia il motivo (non ci devono essere lavori
cui gli italiani non possano provvedere studiando gli eventuali incentivi),
nessuno straniero può acquisire la cittadinanza italiana (né con il matrimonio,
né con la nascita in Italia), nessuno straniero può acquistare immobili in
territorio italiano o ereditarli; l'ingresso in territorio italiano senza
passaporto e senza permesso è reato penale; sono vietati i campi nomadi: gli
zingari residenti in Italia da oltre cinque anni si uniformeranno ai costumi di
vita italiani, smettendo di fingere di essere nomadi perché vivono in roulottes,
oppure saranno costretti ad andarsene in altri paesi e non saranno permessi
altri ingressi.
Né si obietti che gli
Italiani fanno pochi figli: nessuno desidera fare figli quando è privo di
speranze per il futuro. Il principio che guiderà le nuove normative è quello del
rispetto per gli Italiani alla stregua del rispetto tanto sbandierato per tutti
gli altri popoli. Non si rispettano gli Africani con la beneficenza, ma, se
proprio vogliamo interessarcene, gli insegneremo a sfruttare le immense
ricchezze dei loro territori, faremo capire ai maschi musulmani che ciò che
conta davanti a Dio non è conservare «pure» le mani non lavorando la terra, ma
produrre gli alimenti per le proprie donne e i propri figli. Lo stesso discorso
vale per tutti gli altri popoli condannati alla povertà dall'osservanza delle
norme islamiche. Possiedono territori sterminati in confronto ai quali quello
italiano non è neanche un fazzoletto. Noi vogliamo conservarcelo, amarlo e
coltivarlo con la stessa passione con cui lo hanno amato e coltivato per
millenni coloro che ci hanno preceduto e non ci stancheremo di gridare «l'Italia
agli Italiani».
Era il 1992, all'improvviso
un'intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini
giudiziarie. Da oltre quarant'anni era stata al potere. Gli italiani avevano
sospettato a lungo che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul
clientelismo. Ma nulla aveva potuto scalfirlo. Né le denunce, né le proteste
popolari (talvolta represse nel sangue), né i casi di connivenza con la mafia,
che di tanto in tanto salivano alla cronaca. Ma ecco che, improvvisamente, il
sistema crollava.
Cos'era successo da fare in
modo che gli italiani potessero avere, inaspettatamente, la soddisfazione di
constatare che i loro sospetti sulla corruzione del sistema politico erano
reali? Mentre l'attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle
tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il
futuro del paese.
Con l'uragano di
"Tangentopoli" gli italiani credettero che potesse iniziare un periodo migliore
per l'Italia. Ma in segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero
peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la
Banca d'Italia sarà messa in vendita. La svendita venne chiamata
"privatizzazione".
Il 1992 fu un anno di
allarme e di segretezza. L'allora Ministro degli Interni Vincenzo Scotti, il 16
marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attacchi
contro la democrazia italiana. Gli attacchi previsti da Scotti erano eventi come
l'uccisione di politici o il rapimento del presidente della
Repubblica.
Gli attacchi ci furono, e
andarono a buon fine, ma non si trattò degli eventi previsti dal Ministro degli
Interni. L'attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante. Nel
maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando
sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano
collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Falcone
aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano
affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche
diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva
parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi,
se Falcone non fosse stato ucciso.
Su Falcone erano state
diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato
integro. La gente intuiva che le istituzioni non lo avevano
protetto.
Ciò emerse anche durante il
suo funerale, quando gli agenti di polizia si posizionarono davanti alle bare,
impedendo a chiunque di avvicinarsi. Qualcuno gridò: "Vergognatevi, dovete
vergognarvi, dovete andare via, non vi avvicinate a queste bare, questi non sono
vostri, questi sono i nostri morti, solo noi abbiamo il diritto di piangerli,
voi avete solo il dovere di vergognarvi". Che la mafia stesse utilizzando metodi
per colpire il paese intero, in modo da spaventarlo e fargli accettare
passivamente il "nuovo corso" degli eventi, lo si vedrà anche dagli attentati
del 1993. Gli attentati del 1993 ebbero caratteristiche assai simili agli
attentati terroristici degli anni della "strategia della tensione", e
sicuramente avevano lo scopo di spaventare il paese, per indebolirlo. Il 4
maggio 1993, un'autobomba esplode in via Fauro a Roma, nel quartiere Parioli. Il
27 maggio un'altra autobomba esplode in via dei Georgofili a Firenze, cinque
persone perdono la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, ancora un'autobomba
esplode in via Palestro a Milano, uccidendo cinque persone.
I responsabili non furono
mai identificati, e si disse che la mafia volesse "colpire le opere d'arte
nazionali", ma non era mai accaduto nulla di simile. I familiari delle vittime e
il giudice Giuseppe Soresina saranno concordi nel ritenere che quegli attentati
non erano stati compiuti soltanto dalla mafia, ma anche da altri personaggi
dalle "menti più fini dei mafiosi".[1]
Falcone era un vero
avversario della mafia. Le sue indagini passarono a Borsellino, che venne
assassinato due mesi dopo. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema
mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull'economia italiana, e
costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria.
Mentre il ministro Scotti
faceva una dichiarazione che suonava quasi come una minaccia: "la mafia punterà
su obiettivi sempre più eccellenti e la lotta si farà sempre più cruenta, la
mafia vuole destabilizzare lo stato e piegarlo ai propri voleri", Borsellino
lamentava regole e leggi che non permettevano una vera lotta contro la
mafia.
Egli osservava: "non si può
affrontare la potenza mafiosa quando le si fa un regalo come quello che le è
stato fatto con i nuovi strumenti processuali adatti ad un paese che non è
l'Italia e certamente non la Sicilia. Il nuovo codice, nel suo aspetto
dibattimentale, è uno strumento spuntato nelle mani di chi lo deve
usare.
Ogni volta, ad esempio, si
deve ricominciare da capo e dimostrare che Cosa Nostra
esiste".[2]
I metodi statali di
sabotaggio della lotta contro la mafia sono stati denunciati da numerosi
esponenti della magistratura. Ad esempio, il 27 maggio 1992, il Presidente del
tribunale di Caltanissetta Placido Dall'Orto, che doveva occuparsi delle
indagini sulla strage di Capaci, si trovò in gravi difficoltà: "Qui è molto
peggio di Fort Apache, siamo allo sbando. In una situazione come la nostra la
lotta alla mafia è solo una vuota parola, lo abbiamo detto tante volte al
Csm".[3]
Anche il Pubblico Ministero
di Palermo, Roberto Scarpinato, nel giugno del 1992 disse: "Su un piatto della
bilancia c'è la vita, sull'altro piatto ci deve essere qualcosa che valga il
rischio della vita, non vedo in questo pacchetto un impegno straordinario da
parte dello Stato, ad esempio non vedo nulla di straordinario sulla caccia e la
cattura dei grandi latitanti".[4]
Nello stesso anno, il
senatore Maurizio Calvi raccontò che Falcone gli confessò di non fidarsi del
comando dei carabinieri di Palermo, della questura di Palermo e nemmeno della
prefettura di Palermo.[5] Che gli assassini di capaci non fossero tutti
italiani, molti lo sospettavano. Il Ministro Martelli, durante una visita in Sudamerica, dichiarò: "Cerco
legami tra l'assassinio di Falcone e la mafia americana o la mafia
colombiana".[6]
Lo stesso presidente del
consiglio Amato, durante una visita a Monaco, disse: "Falcone è stato ucciso a
Palermo ma probabilmente l'omicidio è stato deciso altrove".
Probabilmente, le tecniche
d'indagine di Falcone non piacevano ai personaggi con cui il governo italiano
ebbe a che fare quell'anno. Quel considerare la lotta alla mafia soprattutto un
dovere morale e culturale, quel coinvolgere le persone nel candore dell'onestà e
dell'assenza di compromessi, gli erano valsi la persecuzione e i metodi di
calunnia tipici dei servizi segreti inglesi e statunitensi. Tali metodi mirano
ad isolare e a criminalizzare, cercando di fare apparire il contrario di ciò che
è.
Cercarono di far apparire
Falcone un complice della mafia. Antonino Caponnetto dichiarò al giornale La
Repubblica: "Non si può negare che c'è stata una campagna (contro Falcone), cui
hanno partecipato in parte i magistrati, che lo ha delegittimato. Non c'è nulla
di più pericoloso per un magistrato che lotta contro la mafia che l'essere
isolato".[7]
L'omicidio di due simboli
dello Stato così importanti come Falcone e Borsellino significava qualcosa di
nuovo. Erano state toccate le corde dell'élite di potere internazionale, e
questi omicidi brutali lo testimoniavano. Ciò è stato intuito anche da Charles
Rose, Procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli
attentati: "Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire
personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno
benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell'attentato
terroristico è un gesto di paura... Credo che una mafia che si mette a sparare
ai simboli come fanno i terroristi... è condannata a perdere il bene più
prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità
attiva o passiva della popolazione entro la quale si
muove".[8]
Infatti, quell'anno gli
italiani capirono che c'era qualcosa di nuovo, e scesero in piazza contro la
mafia. Si formarono due fronti: la gente comune contro la mafia, e le
istituzioni, che si stavano sottomettendo all'élite che coordina le mafie
internazionali. Quell'anno
l'élite anglo-americana non voleva soltanto impedire la lotta efficace contro la
mafia, ma voleva rendere l'Italia un paese completamente soggiogato ad un
sistema mafioso e criminale, che avrebbe dominato attraverso il potere
finanziario. Come segnalò il presidente del Senato Giovanni Spadolini, c'era in
atto un'operazione su larga scala per distruggere la democrazia italiana: "Il
fine della criminalità mafiosa sembra essere identico a quello del terrorismo
nella fase più acuta della stagione degli anni di piombo: travolgere lo stato
democratico nel nostro paese. L'obiettivo è sempre lo stesso: delegittimare lo
Stato, rompere il circuito di fiducia tra cittadini e potere democratico...se
poi noi scorgiamo - e ne abbiamo il diritto - qualche collegamento
internazionale intorno alla sfida mafia più terrorismo, allora ci domandiamo: ma
forse si rinnovano gli scenari di dodici-undici anni fa?
Le minacce dei centri di
cospirazione affaristico-politica come la P2 sono permanenti nella vita
democratica italiana. E c'è un filone piduista che sopravvive, non sappiamo con
quanti altri. Mafia e P2 sono congiunte fin dalle origini, fin dalla vicenda
Sindona".[9]
Anche Tina Anselmi aveva
capito i legami fra mafia e finanza internazionale: "Bisogna stare attenti,
molto attenti... Ho parlato del vecchio piano di rinascita democratica di Gelli
e confermo che leggerlo oggi fa sobbalzare. E' in piena attuazione... Chi ha
grandi mezzi e tanti soldi fa sempre politica e la fa a livello nazionale ed
internazionale. Ho parlato in questi giorni con un importante uomo politico
italiano che vive nel mondo delle banche. Sa cosa mi ha
detto?
Che la mafia è stata più
veloce degli industriali e che sta già investendo centinaia di miliardi, frutto
dei guadagni fatti con la droga, nei paesi dell'est... Stanno già comprando
giornali e televisioni private, industrie e alberghi... Quegli investimenti si
trasformeranno anche in precise e specifiche azioni politiche che ci riguardano,
ci riguardano tutti. Dopo le stragi di Palermo la polizia americana è venuta ad
indagare in Sicilia anche per questo, sanno di questi investimenti colossali,
fatti regolarmente attraverso le banche".[10]
Anni dopo, l'ex ministro
Scotti confesserà a Cirino Pomicino: "Tutto nacque da una comunicazione
riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di
intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali,
parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni
destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei
confronti dei leaders dei partiti di governo". Una delle riunioni di cui parlava
Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione
lungo le coste siciliane. Sul panfilo c'erano alcuni appartenenti all'élite di
potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle
banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle
privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).
In quella riunione si
decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d'Italia, e come far
crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente
manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi
italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro,
il dirigente dell'Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell'Iri Riccardo
Galli. Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli
anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali
c'erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la
Galbani.
La stampa martellava su
"Mani pulite", facendo intendere che da quell'evento sarebbero derivati grandi
cambiamenti. Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si
trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad
appropriarsi dell'Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si
affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre
grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon
Brothers.
Appena salito al potere,
Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto
Legge 386/1991, in modo tale che l'élite finanziaria li potesse controllare, e
in seguito rilevare. L'inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale,
che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e
svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario
dell'élite. L'incarico di far crollare l'economia italiana venne dato a George
Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild,
con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra
moneta e le azioni di molte aziende italiane.
Soros ebbe l'incarico, da
parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni,
efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall'élite finanziaria. Egli
fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di
questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e
anche negli anni successivi subì svalutazioni. Le reti della Banca Rothschild,
attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull'Eni, che venne
svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre
privatizzazioni, compresa quella della Banca d'Italia. C'erano stretti legami
fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri
membri dell'élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C.
Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della
Banca d'Italia. La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild
& Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz.
Quest'ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle
speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di
attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per
destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi
committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi
asiatici, come l'Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria
dell'Europa e dell'Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la
diffusione degli stupefacenti in Europa.
In seguito, i Rothschild,
fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del
crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli
pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la
Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L'accusa non
reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese
italiane andarono agli anglo-americani. La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora
continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà: Abbiamo avuto anni
di privatizzazione, saccheggio dell'economia produttiva e l'esplosione della
bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione
riparte oggi, quando l'Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se
non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di
infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo
Eurasiatico.[11]
Qualche anno dopo la
magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo.
Nell'ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti
Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per
aprire un'inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano
colpito la lira. L'attacco speculativo di Soros, gli aveva permesso di
impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l'attacco, l'allora
governatore della Banca d'Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48000
miliardi di lire. Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di
Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d'Italia nel periodo
del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading,
avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con
sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
Spiegano il Presidente e il segretario generale del "Movimento Internazionale
per i Diritti Civili - Solidarietà", durante l'esposto contro Soros: È stata...
annotata nel 1992 l 'esistenza... di un contatto molto stretto e particolare del
sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New
York, che fa parte dell'apparato della Banca centrale americana, luogo di
massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale,
stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente
assunto a tempo pieno dalla finanziaria "Goldman Sachs & co." come
presidente dei consiglieri internazionali.
La Goldman Sachs è uno dei
centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale.
La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle
privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla
strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli
agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della "Albertini e
co. SIM" di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati.
Albertini è membro del consiglio di amministrazione del "Quantum Fund" di Soros.
III. L'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto
e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht "Britannia" della
regina Elisabetta II d'Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza
internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei
derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la
controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero
del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la
privatizzazione dell'industria di stato italiana. A seguito dell'attacco
speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta
privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della
grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano
e dell'economia nazionale e dell'occupazione. Stranamente, gli stessi
partecipanti all'incontro del Britannia avevano già ottenuto l'autorizzazione da
parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le
privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla
Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L'agenzia stampa EIR
(Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida
operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari
e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione
l'intero procedimento, alquanto singolare, di
privatizzazione.[12]
I complici italiani furono
il ministro del Tesoro Piero Barucci, l'allora Direttore di Bankitalia Lamberto
Dini e l'allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre
responsabilità vanno all'allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore
Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il
doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli
speculatori. Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale
non conveniente ai lavoratori, per la "necessità di rimanere nel Sistema
Monetario Europeo", pur sapendo che l'Italia ne sarebbe uscita a causa delle
imminenti speculazioni. Gli attacchi all'economia italiana andarono avanti per
tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano
non cadde sotto il completo controllo dell'élite. Nel gennaio del 1996, nel
rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente
del Consiglio Lamberto Dini disse: I mercati valutari e le borse delle
principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni
della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita
politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate
riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle
periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo... è possibile attendersi la
reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di
una fase congiunturale interna e le scadenze dell'unificazione monetaria.[13] Il
giorno dopo, il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, riferiva che
l'Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei
cambi, perché "se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di
fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la
dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di
fuoco". Le nostre autorità denunciavano il potere dell'élite internazionale, ma
gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro
economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter
fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell'élite anglo-americana. Il
Movimento Solidarietà fu l'unico a denunciare quello che stava effettivamente
accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell'economia italiana. Il
28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui
rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era
derivato.[14]
Il 6 novembre 1993, l
'allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al
procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare "le
procedure relative al delitto previsto all'art. 501 del codice penale ("Rialzo e
ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"),
considerato nell'ipotesi delle aggravanti in esso contenute". Anche a Ciampi era
evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la
lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende. Anche negli anni
successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di
favore.
Che stesse cambiando
qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era
diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia.
Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende
energetiche. Nel settore del gas e dell'elettricità apparvero numerose aziende
private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane
diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi
postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con
contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti
aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio. Le nostre autorità
giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva "risanare
il bilancio pubblico", ma non specificavano che si trattava di pagare altro
denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia.
A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già
ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende,
ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il
rimedio è stato pagato dai cittadini italiani. Le nostre aziende sono state
svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell'élite
finanziaria, da cui ricevevano le somme per l'acquisto. La privatizzazione della
Telecom avvenne nell'ottobre del 1997.
Fu venduta a 11,82 miliardi
di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu
rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro
rimase una quota del 3,5%. Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia
nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin
& Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Alla fine del 1998, il
titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell'élite, la Chase Manhattan
e la Lehman Brothers, si fecero avanti per attuare un'opa. Attraverso Colaninno,
che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l'Olivetti diventò
proprietaria di Telecom. L'Olivetti era controllata dalla Bell, una società con
sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e
Roberto Colaninno. Il titolo, che durante l'opa era stato fatto salire a 20
euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro. Nel
2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a
scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a
Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente
di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom,
attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da
Banca Intesa e Unicredit). Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom,
il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono
state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai
risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per
truffare i piccoli azionisti.
La Telecom , come molte
altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse
allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati
anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava
la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all'interno società con
sede alle isole Cayman, che, com'è noto, sono un paradiso fiscale. Gli
speculatori finanziari basano la loro attività sull'esistenza di questi paradisi
fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità
giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere
le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo
problema. Mettere un'azienda importante come quella telefonica in mani private
significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più
volte calpestata, com'è emerso negli ultimi anni.
Anche per le altre
privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate
le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori,
degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e
problemi di vario genere. La famiglia Benetton è diventata azionista di
maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade
dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l'onere della
manutenzione sulle spalle dei contribuenti. I Benetton hanno incassato un bel
po' di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis.
La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un
vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, Ministro
delle Infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste
dell'Unione Europea e alla politica del Presidente del Consiglio. Nonostante i
disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna
intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad
utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai
privati.
La società Trenitalia è
stata portata sull'orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato
sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti
continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al
personale (ad esempio, non c'è più il secondo conducente), si sono verificati
diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l 'amministratore delegato di
Trenitalia, Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione
Lavori Pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un
miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al
fallimento. Nell'ottobre del 2006, il Ministro dei Trasporti, Alessandro
Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro
denaro pubblico ad un'azienda privatizzata ridotta allo
sfacelo.
Dietro tutto questo c'era
l'élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg,
Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione
dell'economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e
di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le
società possono assumere il controllo di altre società o banche. Questo
significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società
privatizzate.
E' simile al gioco delle
scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: "Colaninno & soci controllano
al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della
Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della
Telecom".[15] Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal
sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste
aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie ("Bond")
con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7
miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative,
e si indebitò.
Per non far scendere il
valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci. Le banche
nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro
vantaggiosa, e l'agenzia di rating, Standard & Poor's, si è decisa a
declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti. I
risparmiatori truffati hanno avviato una procedura giudiziaria contro Calisto
Tanzi, Fausto Tonna, Coloniale S.p.a. (società della famiglia Tanzi), Citigroup,
Inc. (società finanziaria americana), Buconero LLC (società che faceva capo a
Citigroup), Zini & Associates (una compagnia finanziaria americana),
Deloitte Touche Tohmatsu (organizzazione che forniva consulenza e servizi
professionali), Deloitte & Touche SpA (società di revisione contabile),
Grant Thornton International (società di consulenza finanziaria) e Grant
Thornton S.p.a. (società incaricata della revisione contabile del sottogruppo
Parmalat S.p.a.). La Cirio era gestita dalla Cragnotti &
Partners.
I "Partners" non erano
altro che una serie di banche nazionali e internazionali. La Cirio emise Bond
per circa 1.125 milioni di Euro. Molte di queste obbligazioni venivano
utilizzate dalle banche per spillare denaro ai piccoli risparmiatori. Tutto
questo avveniva in perfetta armonia col sistema finanziario, che non offre
garanzie di onestà e di trasparenza. Grazie alle privatizzazioni, un gruppo
ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all'élite
economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui
cittadini, sulla politica e sul paese intero.
Agli italiani venne dato il
contentino di "Mani Pulite", che si risolse con numerose assoluzioni e qualche
condanna a pochi anni di carcere. A causa delle privatizzazioni e del controllo
da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme
molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di
pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la
povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il
potere della mafia. Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone,
che impongono, attraverso istituti propagandati come "autorevoli" (Fondo
Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa
pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non
convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell'interesse
di questa élite, e non in quello del paese. Antonella Randazzo ha scritto Roma
Predona.
Il colonialismo italiano in
Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006), La Nuova
Democrazia.
Illusioni di civiltà
nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia
Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007). [1] http://www.reti-invisibili.net/georgofili/
[2] La Repubblica, 27 maggio 1992. [3] La Repubblica, 28 maggio 1992. [4]
La Repubblica, 10 giugno 1992. [5] La Repubblica, 23 giugno 1992. [6] La
Repubblica, 23 giugno 1992. [7] La Repubblica, 25 giugno 1992. [8] La Repubblica,
27 maggio 1992. [9] La Repubblica, 11 agosto 1992. [10] L'Unità, 12 agosto
1992. [11] Solidarietà, anno IV n. 1, febbraio 1996.
[12] Esposto della
Magistratura contro George Soros presentato dal Movimento solidarietà
al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995. [13] Servizio
per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, Rivista N. 4 gennaio-aprile
1996. [14] Solidarietà, anno 1, n. 1, ottobre 1993. (15] La Repubblica,
5 settembre 1999. Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it
Sistema
Finanziario e Potere di Antonella Randazzo - 16 Marzo 2007 - Fonte: Disinformazione
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=9571
Molte persone credono che le banche
siano istituzioni che investono i risparmi dei clienti per produrre profitti.
Non immaginano neppure lontanamente la vera natura dell'istituzione bancaria.
Non associano affatto le crisi economiche, la disoccupazione o le guerre,
al sistema finanziario, e quindi non comprendono la vera natura del potere
che oggi vessa il mondo intero. Per giungere alla verità basterebbe sapere
che il denaro prestato dalle banche non esiste, è "moneta virtuale", che
pur non esistendo viene caricata di interessi. La banca crea denaro semplicemente
scrivendo la cifra sullo schermo del computer, ma i pagamenti del debito
devono essere puntuali, altrimenti si impadronisce dell'automobile o della
casa, che sono beni reali. Le banche hanno il potere di stampare denaro.
Tale potere viene esercitato in segretezza. I mass media utilizzano parole
e concetti per nascondere tale realtà.
Ad esempio, parlano della Banca
Europea come fosse legata all'Europa, e non dicono che essa è un'istituzione
controllata da pochi privati. Lo stesso avviene per la Federal Reserve
, il cui presidente viene nominato dal presidente americano, per dare
ad intendere che si tratta di un'istituzione governativa. E invece essa
è nelle mani di un gruppo di banchieri privati. Oggi le banche hanno lo
scopo principale di saccheggiare i paesi, fornendo banconote con su scritto
"Pagabile a vista al portatore", che in realtà non hanno alcun valore,
ma producono debito. Le banche indebitano gli Stati senza dare nulla se
non pezzi di carta stampati. E i popoli si impoveriscono per pagare il
debito pubblico che in realtà è una truffa. Ciò significa che noi paghiamo
oltre l'1% del nostro Pil annuo ad un gruppo di persone che agiscono e
dominano con metodi mafiosi. Le leggi che regolano il sistema bancario
occidentale sono irrazionali e disumane. Si persegue un profitto illimitato,
a danno degli esseri umani. L'élite finanziaria ha acquisito questo enorme
potere attraverso i secoli, utilizzando tutti i mezzi possibili, compresi
la guerra, lo sterminio e la criminalità. Con le guerre, le banche acquisiscono
ulteriore potere, perché possono concedere prestiti ai paesi in guerra,
e dopo la guerra finanzieranno la ricostruzione, ricavando altri profitti.
Il potere finanziario è stato sempre un potere imperiale, che mira ad
assoggettare i popoli e ad accrescere il proprio dominio nel mondo. Nel
Settecento il potere finanziario era nelle mani dell'Olanda, che lo rafforzava
con metodi violenti e predatori: commerciava schiavi e attuava altri commerci
(zucchero, spezie ecc.) che fiorivano grazie alla manodopera schiavile.
In seguito alle guerre napoleoniche, l'Inghilterra iniziò a rafforzarsi
e a sottrarre all'Olanda il monopolio del commercio degli schiavi. I banchieri
inglesi puntarono alla rivoluzione industriale. L'industria avrebbe accresciuto
notevolmente i loro profitti, e li avrebbe trasformati in creditori, persino
verso gli Stati Uniti. Questi ultimi utilizzeranno le due guerre mondiali
per indebolire l'Europa e piegarla alle loro regole finanziarie. Lo sfruttamento
dell'Africa, dell'Asia e del Sud America aveva permesso ai paesi europei
e agli Stati Uniti di sviluppare la propria economia. Come spiega Maurizio
Zenezini: E' sostanzialmente durante il secolo inglese che nasce il "terzo
mondo". Sono soprattutto i paesi asiatici e africani che perdono terreno
rispetto all'Europa.
E' difficile negare che la
crescita economica dei paesi occidentali a partire dal secolo diciannovesimo
abbia contribuito in maniera netta a rallentare la crescita industriale
dei paesi del Terzo Mondo.... L'esperienza coloniale ha effettivamente
rappresentato un potente fattore di blocco dello sviluppo dei paesi in
ritardo economico... un paese industriale come l'India fu trasformato
nel XIX secolo nella "fattoria della Gran Bretagna". I paesi europei e
gli Stati Uniti, pur aprendosi ai commerci internazionali nel corso del
XIX secolo, poterono evitare il declino economico anche grazie a politiche
protezionistiche e di difesa delle industrie nazionali... Stati Uniti,
Regno Unito e Germania sono i protagonisti della storia economica del
periodo che va dal 1870 alla prima guerra mondiale... La Gran Bretagna
, com'è noto, manteneva persistenti avanzi commerciali verso l'India,
che dopo il 1870 divenne il primo mercato per le esportazioni industriali
inglesi - le quali non trovavano sbocchi nei paesi europei e negli Stati
Uniti, che adottarono politiche protezionistiche fino ai primi anni del
XX secolo. Agli avanzi commerciali inglesi corrispondevano afflussi di
capitali che la Gran Bretagna investiva con elevati rendimenti soprattutto
negli Stati Uniti e impiegava per finanziare le importazioni dagli Stati
Uniti e dalla Germania che stavano sviluppando industrie competitive al
riparo delle tariffe protezionistiche in settori importanti come la chimica,
la siderurgia e la meccanica... l'India poté diventare esportatrice di
oppio verso la Cina e di materie prime verso la Gran Bretagna smantellando
l'industria artigianale locale. Nello stesso momento in cui queste triangolazioni
commerciali e finanziarie distruggevano le basi industriali dei paesi
asiatici l'incorporamento dei piccoli contadini nei circuiti internazionali
finanziari e delle materie prime e l'estensione della superficie destinata
a produrre merci cash crops per l'esportazione a spese dell'agricoltura
di sussistenza avviarono cicli di carestie e generarono situazioni di
indigenza endemica.[1] L'economia reale si basa sulla quantità di denaro
in circolazione. Se c'è poco denaro la gente deve ridurre la spesa, le
industrie riducono la produzione e licenziano, e questo riduce ancora
di più il denaro da spendere. In questo modo si apre una crisi. I grandi
banchieri decidono se creare una crisi oppure no. Nel 1929, fecero aumentare
i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati.
L'aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà
del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A
questo punto, i banchieri avevano tutto l'interesse a provocare la crisi.
Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni
(negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che
non avrebbero più potuto pagare i debiti.
L'aumento o il ribasso azionario
sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri
possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa.
Nell'ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai
banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano
i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la
produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie
diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi.
Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune
di esse si suicidarono. La truffa del crollo del 1929 era stata compresa
da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l'8 febbraio
del 1928 aveva scritto nel suo diario: "Le banche avevano ritirato improvvisamente
dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di
credito e chiedendone la restituzione".[2] I banchieri avevano agito in
modo da bloccare l'economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato
borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si
ebbe il 29 ottobre del 1929. La quantità di denaro da mettere in circolazione
viene decisa dalle banche. Le banche possono alzare o abbassare il tasso
di sconto, e così favorire o impedire i prestiti. I banchieri sono guidati
da logiche di potere e di profitto. Il crollo di Wall Street doveva servire
anche a mettere in crisi alcuni paesi europei, come la Germania , in modo
tale da portare la popolazione alla disperazione, e aumentare le probabilità
di un governo dittatoriale.[3] Lo scorso 27 febbraio, il crollo della
borsa di Shanghai, che ha fatto perdere al mercato cinese 107 miliardi
di dollari, e ha causato in Europa la perdita di 270 miliardi e di 210
miliardi alla Borsa statunitense, è stato prodotto da informazioni e da
speculazioni. Alan Greespan aveva parlato di una grave e imminente recessione
negli Usa, e questo non poteva non produrre reazioni. I grandi banchieri
manovrano le informazioni finanziarie e possono orientarle come vogliono,
favorendo alcuni mercati e distruggendone altri. L'élite finanziaria statunitense
si è imposta attraverso le due guerre mondiali. Nel 1944, le autorità
statunitensi organizzarono la conferenza finanziaria internazionale di
Bretton Woods (New Hampshire, Usa), per imporre al mondo il sistema valutario
a loro favorevole. Il dollaro venne posto al centro del sistema finanziario,
e poteva essere convertito in oro. Il prezzo del dollaro, fissato nel
1934, era di 35 dollari l'oncia (circa 1,1 $ al grammo), e rimase invariato
fino al 1971.
Porre il dollaro al centro
del sistema finanziario voleva dire poter condizionare e controllare l'economia
di tutti i paesi del mondo. Molti di essi, alla fine della guerra, non
avevano dollari nelle casse, e dovettero vendere parte del proprio oro
al Tesoro americano, per avere i dollari per comprare generi alimentari,
materie prime o macchine industriali. Nel 1948, la Francia negoziò la
convertibilità della propria valuta in oro, e nel giro di alcuni anni
anche gli altri paesi europei e il Giappone fecero altrettanto. Tutti
i paesi furono costretti a versare al Fmi 1/4 della quota di partecipazione
in oro, o il 10% delle proprie riserve d'oro in dollari. Il Fmi si appropriò
in breve tempo di una quantità enorme di oro. Le autorità americane riuscirono
ad impadronirsi del 70% di tutte le riserve mondiali di oro. Ma con lo
sviluppo economico del Giappone e dell'Europa, le riserve diminuirono.
Nel 1960 erano scese al 44% e nel 1971 si erano ridotte al 21%. Per questo
motivo, le banche americane decisero di sganciare il dollaro dall'oro.
Nell'agosto del 1971, l'amministrazione Nixon, unilateralmente, decise
di abolire la convertibilità del dollaro in oro. Il prezzo del petrolio
salì. Ciò provocò una crisi del sistema monetario internazionale e l'inflazione
colpì soprattutto i paesi più poveri. Nel 1979, nacque il sistema monetario
europeo, che imponeva ai paesi membri di versare il 20% delle riserve
in oro e il 20% delle riserve in dollari in cambio di Ecu, che poi diventeranno
Euro. Di tutto questo beneficiava un sistema finanziario centrale, che
era gestito da privati. Firmando il trattato di Maastricht., anche l'Italia
si è sottomessa a questo sistema, che oggi costa gran parte del nostro
Pil, e impedisce al nostro paese un reale progresso economico. Nel 1992,
il governo Amato, per privatizzare la Banca d'Italia si rivolse alle tre
grandi banche americane: la Merril Lynch , la Goldman Sachs e la Salomon
Brothers. Il nostro paese venne messo nelle mani dei centri del potere
finanziario, con tutto quello che ne sarebbe derivato. Il nuovo sistema
finanziario americano rendeva difficile per i paesi il controllo dei cambi,
che diventarono fluttuanti e rendevano possibili speculazioni di ogni
genere. I banchieri americani avrebbero acquisito un potere mai avuto
prima, producendo a volontà banconote senza alcun valore, che nel circuito
finanziario avrebbero conservato il valore avuto in precedenza. Ciò ha
creato una finanza selvaggia, sganciata da qualsiasi parametro reale,
all'interno della quale tutto poteva diventare possibile e lecito.
La Federal Reserve non notifica
più l'ammontare delle banconote stampate e messe in circolazione. Le famiglie
americane si sono indebitate sempre di più, anche a causa della diminuzione
dei salari, e molte di esse rischiano di non riuscire a pagare e di perdere
casa e automobile, che saranno rilevate dalle banche. I banchieri americani
sono disposti a fare nuove guerre per impedire il crollo definitivo di
un'economia basata sul debito. Essi hanno trasformato l'economia in un
sistema assurdo e irreale, in cui le speculazioni permettono l'accumulazione
di denaro, che non corrisponde a nessuna ricchezza reale e non è stato
prodotto dal lavoro. L'élite dominante ha cancellato il valore del lavoro
e ha distrutto ogni riferimento economico e finanziario reale, per poter
esercitare senza limiti un potere basato sull'arbitrio e sul crimine.
Il sistema finanziario oggi ha accentrato il potere come mai prima, distruggendo
il potere dei governi nazionali, e acquisendo potenzialità distruttive
enormi. Le banche hanno interesse a indebitare gli Stati e i singoli cittadini,
per poter incassare il guadagno sul denaro prestato, e per avere il potere
di condizionare le scelte politiche ed economiche. Per realizzare questi
obiettivi, l'élite finanziaria ha messo in pratica una serie di strategie
per indurre a privatizzare i beni pubblici. Ad esempio, utilizza le Borse
per attuare speculazioni attraverso le quali controllare le aziende pubbliche,
per farle crollare e rilevarle. La logica è sempre la stessa: prima indebolisci,
rendi una società assai mal ridotta, fai in modo da indebitarla, infine
la rilevi, e nel giro di alcuni anni puoi trarre profitti. E se i profitti
non dovessero arrivare, puoi sempre chiedere denaro pubblico. Le grandi
banche hanno nelle loro mai il potere speculativo della Borsa. Il sistema
borsistico è irrazionale e senza regole certe. La prevedibilità di
questo sistema è nelle mani di chi lo controlla dall'alto, cioè dei grandi
istituti bancari. Il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani
di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. Queste banche
si valgono di conoscenze di natura sociologica e psicologica per condizionare
i mercati e controllare l'economia. Il loro obiettivo principale è quello
di accrescere ancora di più i loro capitali, spogliando i cittadini e
le istituzioni. Come osserva l'Economist, i banchieri hanno sempre più
ragioni per far si che il potere "torni nell'ombra". Le esigenze di accrescimento
del capitale si accaniscono contro i salari, contro lo Stato Sociale e
contro gli stessi risparmiatori.
Le guerre nel Terzo Mondo hanno
avuto (e hanno) la funzione di seminare disperazione e miseria, per fare
in modo che le corporation si appropriassero delle materie prime e della
manodopera a basso costo. Il settore finanziario non deve essere separato
da quello produttivo, perché in realtà si tratta delle stesse persone,
che posseggono denaro per investire nell'industria, o produrre beni e
servizi. La globalizzazione neoliberista era il progetto delle banche
di accentrare nelle loro mani la ricchezza del mondo. Negli ultimi secoli,
le regole su cui l'intera economia si è basata sono state stabilite dai
grandi banchieri. Ad esempio, nei primi decenni dell'Ottocento, i governi
inglesi approvarono una serie di leggi che permettevano di espropriare
i contadini per favorire lo sviluppo industriale, come avevano richiesto
i banchieri e la Corona. Migliaia di contadini finirono in miseria o nelle
galere, istituite appositamente per rinchiudere coloro che si sarebbero
impoveriti e che costituivano manodopera in eccesso. Nel 1914, il ministro
inglese Edward Grey disse ai Comuni: "E' nostro dovere sostenere, nella
misura dei nostri mezzi, l'autentico capitale inglese, dovunque esso ricerchi
concessioni e si espanda nel mondo". Già da allora c'era il progetto di
espansione nel mondo intero. La crisi economica viene creata dalle banche,
che cercano di fare in modo che vi sia quanto meno possibile denaro in
circolazione. Ciò serve ad accrescere il loro potere, e ad indurre le
persone ad avere uno stato d'animo depresso o assorbito dai problemi economici.
Una tale condizione assoggetta ancora di più gli individui al sistema.
Negli ultimi decenni, con la liberalizzazione, il settore finanziario
si è rafforzato, permettendo ad alcuni alti guadagni, che in altri settori
è più difficile avere. Per questo motivo, molti industriali hanno preferito
abbandonare la propria attività per dedicarsi alle speculazioni finanziarie.
Le fusioni e le acquisizioni di gruppi multinazionali o banche, hanno
prodotto guadagni per miliardi di dollari, e hanno concentrato la ricchezza
nelle mani di poche famiglie. Oggi, l'80% delle ricchezze del mondo sono
nelle mani del 2% delle famiglie. Attraverso le guerre e le crisi finanziarie,
le banche hanno ricolonizzato il Terzo Mondo, e hanno ridotto in miseria
milioni di persone.
Ad esempio, lo Zambia è un
paese ricco di risorse minerarie. I contadini, già nel periodo del colonialismo
inglese, furono indotti ad abbandonare le terre per lavorare nelle miniere.
Ma i salari erano bassi, e la povertà cresceva. Per "aiutarlo" intervennero
la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (istituti creati
nel 1944 a Bretton Woods). Il debito aumentò, ma la povertà rimase, e
anzi si aggravò. Il debito serviva ad assoggettare il paese, e non ad
aiutare i poveri. Infatti, il denaro elargito era finito, in gran parte,
nelle tasche di funzionari corrotti. Oggi lo Zambia è uno dei paesi più
indebitati del mondo. Il suo debito pubblico ammonta a 6.758 milioni di
dollari, dei quali il 55% deve essere restituito alle banche di paesi
stranieri, e il 42% alla Bm e al Fmi (che sono istituti finanziari i cui
azionisti sono per il 60% i banchieri anglo-americani). Il 70-80% degli
zambiani vive sotto il limite della povertà (1 dollaro al giorno), mentre
la ricchezza prodotta dal paese viene saccheggiata dalle banche. In condizioni
analoghe sono stati ridotti parecchi altri paesi del Terzo Mondo, indebitati
per alzare i profitti delle banche. Il potere finanziario sta distruggendo
le possibilità di sviluppo economico ovunque. Il sistema occidentale,
diversamente da quello islamico, si basa sul profitto ricavato dal denaro
stesso. Le guerre contro i popoli arabi devono la loro ragione d'essere,
oltre che al saccheggio delle risorse energetiche, anche al timore che
il sistema bancario arabo possa essere riconosciuto come migliore di quello
occidentale. La cultura islamica non accetta il sistema bancario di tipo
occidentale. I musulmani accettano l'idea del profitto che proviene dal
proprio lavoro, ma rifiutano l'addebito degli interessi. La Shari'ah proibisce
di guadagnare denaro sul denaro. Dato che anche i musulmani hanno bisogno
dei servizi bancari (per finanziare nuove imprese commerciali, per comprare
una casa, per comprare una macchina, ecc.), è stato creato il sistema
bancario islamico, che oggi ha oltre 100 banche in 40 paesi. Questo sistema
è in espansione in Medio oriente, in Arabia Saudita e in molti altri paesi
del mondo. La banca islamica nasce alla fine dell'Ottocento, ma inizia
ad affermarsi 30 anni fa, per poter applicare la Shari'ah anche nella
gestione delle finanze. Le ricchezze delle banche islamiche, in forma
di deposito, nel 1985, ammontavano a circa 5 bilioni di dollari, e nel
1994 erano salite a 60 bilioni di dollari. Le banche islamiche esigono
principi di trasparenza e di rispetto dei principi etici. Ad esempio,
viene proibita la speculazione con un alto margine di incertezza, per
proteggere i risparmiatori più deboli. Quindi speculazioni azionarie o
futures sono considerati non-islamici. Inoltre vengono banditi commerci
considerati immorali, come il commercio di alcol o la costruzione di casinò.
Le banche islamiche non concedono prestiti per attività considerate immorali
dal Corano.
Oggi si stanno diffondendo
nel mondo sportelli bancari speciali per clienti musulmani, e anche le
banche italiane stanno considerando questa possibilità. Persino grandi
banche come la Dresdner , la Citibank e la Abn-Amro, hanno istituito rami
aziendali che rispettano i principi della Shari'ah. Le banche islamiche
non finanziano il terrorismo perché è contrario ai loro principi etici,
e sono soggette ai controlli delle autorità internazionali. Non sono mai
stati dimostrati collegamenti fra banche islamiche e reti terroristiche,
mentre sono emersi legami fra gli istituti di beneficenza in Arabia Saudita
e il finanziamento ad al Qaeda. Anche gli Stati Uniti partecipano attivamente
a finanziare al Qaeda attraverso la Cia. Spesso il finanziamento è mascherato
da beneficenza o filantropia. Vengono utilizzati enti di beneficenza non
soggetti a controlli o a regolamentazioni finanziarie. Ad esempio, il
governo saudita ha fondato "La Lega Mondiale dei Musulmani" che ufficialmente
sarebbe una fondazione con fini benefici, come dare assistenza ai musulmani.
Ma in realtà si tratta di organizzazioni nate per sostenere finanziariamente
e dal punto di vista organizzativo le reti terroristiche. La famiglia
reale saudita e gli uomini più ricchi del paese versano somme notevoli
per il terrorismo. Le autorità americane aggiungono altro sostegno organizzativo
e altri finanziamenti. Il "terrorismo" islamico è un'invenzione dell'élite
occidentale, ed ha come obiettivo principale quello di dividere gli occidentali
dagli arabi, criminalizzando la cultura araba attraverso i vecchi stereotipi
coloniali dell'arabo fanatico e nemico dell'Occidente. L'élite finanziaria
ha creato al Qaeda per additare un nuovo nemico che giustificasse le guerre,
e per produrre diffidenza e razzismo verso i musulmani. Attraverso il
"terrorismo islamico", si cerca di impedire che gli occidentali si avvicinino
alla cultura araba, e comprendano il sistema delle banche islamiche. Il
controllo delle banche è soltanto apparentemente esercitato dai direttori
delle banche, come il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. In
realtà dietro di essi ci sono i proprietari, che decidono le politiche
da imporre. Si tratta delle famiglie dei grandi banchieri europei, come
i Rockefeller o i Rothschild. Sono persone che non appaiono mai nei media,
nemmeno quando riviste come Forbes fanno la classifica dei più ricchi.
Queste persone sono talmente ricche e potenti da dover rimanere nascoste,
perché se i popoli scoprissero le loro responsabilità sulla morte o sulla
miseria di milioni di persone, il loro potere sarebbe in pericolo. L'élite
finanziaria sceglie anche l'assetto economico e lo modifica a proprio
piacimento. Decide su cosa e come investire. Decide cosa produrre e dove.
Sono i banchieri di Wall Street
a decidere le guerre americane, e questo spiega anche perché si accaniscano
così ferocemente contro gli arabi, che oggi sono gli unici a poter contrastare
efficacemente il loro sistema di potere, attraverso l'alternativa delle
banche islamiche. Per garantirsi un potere duraturo, i banchieri controllano
anche il settore energetico e bellico. Le guerre imperiali anglo-americane
(sostenute da altri paesi europei come l'Italia), servono a distruggere
la cultura islamica, ritenuta nemica del sistema bancario occidentale,
e ad impedire ai popoli di scegliere un sistema alternativo che li liberi
dalla schiavitù del sistema imposto dall'élite. Le banche hanno un ruolo
assai importante anche per quanto riguarda l'esistenza e la forza della
criminalità organizzata. Il sistema bancario internazionale ricicla giornalmente
almeno 300 milioni di dollari provenienti dal mondo del crimine organizzato.
Le banche considerano questo denaro allo stesso modo del denaro ricavato
da attività lecite. Come osserva Jean Ziegler, c'è ormai una "simbiosi
pressoché totale tra capitali accumulati in maniera criminale e capitali
legali".[4] Grazie al facile riciclaggio del denaro sporco, negli ultimi
decenni, le mafie internazionali si sono notevolmente rafforzate ed estese.
L'Ufficio per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine delle
Nazioni Unite, ha promosso il "Programma Globale per la lotta al riciclaggio
di danaro ''sporco". Ma l'azione non potrà mai essere efficace senza la
collaborazione delle banche. Oggi le grandi banche speculano su tutti
i settori economici, in tutto il mondo. Ad esempio, nel 2006, la Goldman
Sachs ha aumentato del 69% le proprie entrate, grazie a investimenti e
guadagni commerciali dovuti ad attività che sfruttano in modo disumano
la manodopera asiatica. Si è arricchita ulteriormente sulla sofferenza
e sulla miseria umana. Così hanno fatto anche altre banche, come la Lehman
Brothers e la Merril Lynch. Il potere raggiunto dalle banche ai nostri
giorni è senza precedenti. Nemmeno i grandi dittatori della Storia passata
avevano nelle loro mani così tanto potere. Le banche hanno acquisito la
capacità di sovrastare i poteri statali, e di imporre politiche favorevoli
soltanto ai loro interessi.
I dirigenti delle banche guadagnano
cifre astronomiche. Ad esempio, il direttore generale della Goldman Sachs,
Lloyd Blankfein, ha guadagnato nel 2006 ben 53,4 milioni di dollari. Il
mondo di queste persone è completamente avulso dalla realtà del lavoratore
comune, che con poche migliaia di dollari deve sopravvivere e mantenere
la famiglia. Le banche sottraggono ai popoli le ricchezze materiali, il
valore del lavoro e i vantaggi delle attività produttive. Rendono l'esistenza
umana sempre più soggetta al problema della sopravvivenza, impedendo lo
sviluppo culturale e umano dei popoli. Le banche di Wall Street, come
la Carlyle Group o la Goldman Sachs , finanziano e organizzano le campagne
elettorali dei politici, e scelgono soltanto quei candidati che appoggeranno
le loro politiche. Negli ultimi decenni le banche non hanno più trovato
ostacoli nell'imporre la loro linea politica, che vede tagli nella spesa
sociale, e privilegi di ogni genere soltanto per la classe ricca. A causa
di ciò, la qualità della vita della maggior parte della popolazione è
peggiorata. La disoccupazione è aumentata, e questo ha fatto abbassare
i salari. La classe media si è impoverita, a causa della precarizzazione
del lavoro e della disoccupazione. Nel mondo di oggi, la più grave minaccia
proviene dall'attuale sistema finanziario, che permette ad un gruppo di
persone di agire senza alcun limite morale o legislativo. Oggi queste
persone vorrebbero colpire l'Iran per estendere la guerra in Asia e a
tutto il mondo islamico. L'obiettivo è distruggere coloro che avversano
il loro sistema economico-finanziario, e avere nelle loro mani tutto il
potere possibile. Lo stretto connubio fra banchieri, produzione bellica
e politici, concentra un potere distruttivo mai avuto prima. Le banche
acquisiscono maggiore potere e ricchezza imponendo occupazioni militari
o sistemi dittatoriali. Ad esempio, la Esso Mobil ha aumentato nel 2006,
del 26% i suoi profitti grazie allo sfruttamento dei pozzi del Kuwait
e dell'Arabia Saudita, paesi in cui sono state imposte dittature. I maggiori
azionisti della Esso Mobil sono le grandi banche come JP Morgan &
Co., Barclays e Mellon. La Total-Fina -Elf, gruppo petrolifero che sta
producendo profitti in Iraq, è controllato da grandi banche come Mellon
e Citigroup.La qualità della vita di tutti i lavoratori tende ad abbassarsi,
e le istituzioni sono sempre meno centrate sul cittadino, dovendo pagare
buona parte dei guadagni nazionali alle banche. I tagli alla spesa pubblica
incidono sulla qualità dell'istruzione e dell'assistenza medica, e producono
differenze fra chi può permettersi servizi a pagamento e chi no. Le banche,
dunque, esercitano oggi un potere enorme su tutta la popolazione mondiale,
e intralciano in vari modi lo sviluppo culturale, morale, materiale e
spirituale dei popoli. Nel Terzo Mondo fomentano guerre per produrre profitti,
mentre nel Primo Mondo impediscono un maggiore benessere e reggono le
redini della situazione economica. I politici sono subordinati a questo
assetto, e oggi la loro abilità non consiste nel governare bene, ma nell'ingannare
i popoli facendo credere di essere a loro vvizio. Le banche non sono istituzioni
asettiche e neutrali come ci hanno fatto credere. Esse sono un canale
attraverso cui un gruppo di persone ci controlla e crea una realtà funzionale
ai loro interessi. La realtà attuale è condizionata in modo inimmaginabile
da queste strutture, che dettano leggi e valori. Dal sistema finanziario
deriva l'intera realtà economica, politica e sociale. Una realtà distorta,
disumana, in cui le risorse umane trovano blocchi nei disvalori che producono
estraneazione da se stessi. Una realtà in cui tutto dovrebbe ruotare intorno
al profitto e all'interesse materiale, come se la vita umana potesse essere
ridotta al meccanicismo e al materialismo. Il sistema finanziario è stato
creato da un gruppo di persone che hanno l'obiettivo di dominare sui popoli.
Questo gruppo di persone ha creato le regole di base e le ha poste come
assiomi, in modo tale che noi fossimo indotti a capire "come" funziona
il sistema e non "chi lo ha creato così e perché". Coloro che pongono
le regole e i parametri da cui non si potrebbe prescindere, sono anche
coloro che ci inducono ad assumere i valori della realtà messa in gioco,
condizionandoci attraverso presupposti impliciti, assunti come immodificabili.
Il sistema è maggiormente condizionante quanto più se ne assumono i parametri
di base in modo inconsapevole. Per questo è necessario capire questo sistema
di dominio, imposto con la disinformazione e l'inganno. Un sistema che
nessuno sceglierebbe liberamente. Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona.
Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006);
La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon
Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo,
2007). "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA"
[1] Zenezini Maurizio, "La globalizzazione
prima della globalizzazione", Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche
Università di Trieste, Febbraio 2003, http://studieur.economia.uniba.it/Sezioni_sito/Novit%C3%A0/globalizzazione_prima.pdf.,
[2] Moreau Emile, Memorie di un governatore della Banca di Francia, Cariplo-Laterza,
Roma-Bari 1986. www.centrostudimonetari.org [3]
Vedi Antonella Randazzo, Dittature. La storia occulta, Il Nuovo Mondo
Edizioni, Padova 2007. [4] Ziegler Jean, I signori del crimine, Marco
Tropea Editore, Milano 2000, p. 9. su www.ariannaeditrice.it