Giuliano Tavaroli, ex capo Security di Pirelli
Telecom, in carcere da settembre
Anche
Internet è finita nell’inchiesta milanese sulle intercettazioni
illegali.
Nelle scorse settimane è stato sentito come testimone dai magistrati
lombardi Michele Bianco, 49 anni, ex manager del provider del gruppo Telecom, Tin.it, allontanato
ai tempi in cui in Pirelli e, poi, nella stessa Telecom sorgeva
l’astro di Giuliano Tavaroli, ex capo della Security
della multinazionale milanese, in carcere da settembre. Bianco
nel novembre 1999 diventa responsabile della Security di Tin.it,
con oltre 3,5 milioni di clienti. Nel 2000 Tin.it viene incorporato
da Seat Pagine gialle -sempre nell’orbita Telecom- e, a novembre,
Bianco passa alla guida della «Security e rapporti con l’autorità
giudiziaria» della divisione Internet che offre servizi a 5 milioni
di navigatori. Bianco gestisce un giocattolo che in mani sbagliate
consentirebbe di sbirciare la posta elettronica di milioni di persone.
Un’operazione che, legalmente, possono effettuare solo le procure,
con il supporto tecnico proprio dell’ufficio di Bianco. Nel 2001
in Telecom cambia tutto. Il nuovo presidente è Tronchetti Provera,
amministratore delegato diventa Enrico Bondi. Perde
il posto, in modo poco chiaro, anche il responsabile della Security Piero Gallina.
Dopo Gallina
tocca a Bianco: «Nel novembre 2001 il management mi chiese di
occuparmi d’altro e fui costretto ad accettare» dice a Panorama.it.
Nell’aprile 2002 lascia Seat pagine gialle. Ora Bianco è stato
ascoltato dai magistrati, ma non può rivelare che cosa abbia detto:
«Ho l’obbligo di riservatezza». Una cosa è certa: il Grande fratello
era anche digitale e poteva sbirciare le email di milioni di italiani.
Sul caso Telecom, leggi anche: Tavaroli e i ragazzi venuti dal Brasile e Grande fratellino Telecom www.panorama.it ***
Report: debiti e spie.
L'inchiesta
di Sigfrido Ranucci sul caso
Telecom
Perchè un'azienda come Telecom dovrebbe costruire quasi 6000 dossier su politici, uomini d'affari (come Della Valle), vip, ma anche gente comune il sig. Fialdini, colpevole solo di una lettera di reclamo a Tronchetti Provera? Perchè questa centrale di spionaggio, che poteva fare invidia persino ad un servizio segreto, che legava membri del Sismi (come Marco Mancini e Pio Pompa, ora tornato al lavoro), ex membri del Sisde (come Marco Bernardini), poliziotti corrotti e agenzie investigative (come la Polis d'Istinto), agenti dei servizi esteri, come Bob Lady ex capocentro della Cia, legato al rapimento di Abu Omar? Cosa volevano ottenere Tavaroli, Ghioni, Sasinini e Cipriani? E, soprattutto, i vertici di Telecom, non ne sapevano nulla? Lei Tronchetti Provera, non ha nulla da dichiarare? E i politici, qualche reazione? Ieri sera mi sembrava di esser tornato indietro di vent'anni e, anzichè parlare di Telecom, della Loggia P2. E uno degli obiettivi della loggia massonica era
controllare le informazioni: la divulgazione, la raccolta,...
Per il dossieraggio Tavaroli e soci si appoggiavano ad agenzie molto disinvolte nel raccogliere e manipolare informazioni sulle manager, come un dirigente della Coca Cola, monitorato e sputtanato indicandolo come un pedofilo. Su giornalisti, come il vicedirettore del Corriere Massimo Mucchetti, spiato questa volta dall'agenzia di Bernardini poichè Cipriani era già sotto inchiesta dall'ottobre 2004. Mucchetti aveva scritto un articolo dedicato all'analisi dei conti di Pirelli e di quanta ricchezza degli azionisti era stata distrutta dalla scelta di Tronchetti di comprare la Telecom: un miliardo 377 milioni di euro. La Gabanelli, per far comprendere meglio i perchè, ha ricostruito la vicenda della privatizzazione Telecom: dalla prima privatizzazione 97; la grande Opa di Colaninno, Gnutti e soci del 99 (trasforma la più importante società italiana di telecomunicazioni in un sistema di scatole cinesi); fino all'ultimo passaggio: l'acquisto, tramite quasi una trattativa privata di Tronchetti che compra Olivetti per una quota inferiore al 30%. Per cui non si richiede un'OPA. I soldi li fornisce sempre una banca americana, la Chase Manatthan che aveva già finanziato la scalata di Colaninno. A guadagnare dai passaggi sono i soliti noti, a rimetterci i piccoli azionisti. Tronchetti si dimette nel settembre 2006, lasciando all'azienda debiti enormi. Cusani: «Nel 1999 il gruppo Telecom capitalizzava in borsa 114 miliardi di euro, a fine 2006 ne capitalizza 42 miliardi di euro con una perdita di 71 miliardi di euro di capitalizzazione, quindi hanno bruciato un valore di 71,7 miliardi, tenga presente che siamo a dicembre, ad oggi, parliamo al 16 marzo, a ieri esattamente, la capitalizzazione era circa 40 miliardi di euro, quindi ancora inferiore rispetto a dicembre. Io questo lo definirei senza tanti complimenti il cosiddetto risparmio tradito: quelli che hanno investito quando valeva 114, oggi si trovano un valore dell'azienda, del gruppo di 42». C'è, nella puntata, un passo fondamentale circa gli obiettivi di Tavaroli (ex brigadiere dei cc): «Mai un semplice ex brigadiere dei carabinieri era diventato capo della Security di una grande multinazionale. Nel maggio del 2005 durante la perquisizione, nella sua abitazione vengono trovati documenti riguardanti l'Opus Dei, del Sisde, volantini delle br, gli organigrammi segreti dei servizi di sicurezza del nostro paese. Tra le carte spunta anche quello che è il suo grande progetto... One Security». SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO One security, doveva essere finanziata dalla Pirelli e dagli Istituti di Vigilanza dell'Ivri e secondo i magistrati avrebbe potuto trasformarsi in una formidabile macchina attraverso la quale ricattare e promuovere manovre occulte. Ma un altro mistero avvolge la figura di Giuliano Tavaroli. Nel maggio del 2006, nel corso delle indagini sul rapimento di Abu Omar, vengono intercettati il funzionario del Sismi, Pio Pompa e il vice direttore di Libero, Renato Farina, che parlano degli sviluppi dell'inchiesta Telecom. Dall'oratorio del Sacro Cuore di Albenga a capo della Security di Pirelli e Telecom, di strada Giuliano Tavaroli ne ha fatta. Negli anni 80 entra nel nucleo antiterrorismo dei
carabinieri di Milano dove incontra Mancini, entrambi sono al comando
di Umberto Bonaventura di colui cioè che fece irruzione nel covo
delle br di Monte Nevoso, dove furono rinvenuti e alcuni dicono
asportate parti del memoriale di Aldo Moro. Tavaroli e Mancini arrestano
uno dei Leader di Prima Linea: Sergio Segio, che aveva fatto parte
del commando che aveva ucciso nel 1979 il magistrato Emilio Alessandrini.
Per arrivare poi al suicidio/omicidio di Adamo Bove, accusato di
aver violato il sistema di audit per estrapolare i tabulati del
calciatore Vieri e del vip della Finanza Geronzi. Una vicenda
piena di ombre:
SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Dopo la morte si scopre che Bove stava aiutando i magistrati di Milano nel caso Abu Omar rapito dalla Cia il 17 febbraio 2003 con l'aiuto di uomini del Sismi. La Procura di Milano apre un'inchiesta. Ipotesi di reato: sequestro di persona e chiede il rinvio a giudizio dei vertici del Sismi, Nicolò Pollari, del vice Marco Mancini e di agenti Cia. MILENA GABANELLI IN STUDIO Giovedì è stato arrestato Pier Guido Iezzi ex responsabile della Security Pirelli e poi Fulvio Guatteri, ufficiale di collegamento fra i servizi francesi con quelli italiani, mandato per Paul Spinelli, ex agente Cia ed ex socio di Bernardini, e poi un artificiere, un ex poliziotto della forestale, un ex Sisde, un ex Alitalia, un carabiniere. Secondo il Gip questa rete serviva a creare un scudo
di protezione contro qualsiasi azione contraria agli interessi aziendali
e di Tronchetti Provera proveniente da concorrenti commerciali,
da avversari politici, magistrati, giornalisti. Non sono
presenti le opinioni di molti protagonisti nelle vicende narrate
perché non hanno accettato l'intervista e ci dispiace. Invece l'ufficio
stampa della Pirelli ci manda una nota nella quale si precisa che:
Per rispetto all'autorità giudiziaria Tronchetti Provera si astiene
da dichiarazioni sulla vicenda dei dossier. Sottolinea però che
molte irregolarità erano state denunciate da Pirelli e da Telecom
in seguito a verifiche interne come quelle del radar presente già
dal 99, e che la Telecom non ha mai fatto intercettazioni. E
infatti non di intercettazioni si parla, ma di illegale raccolta
di informazioni.
***
Pronto chi spia? Dalla Telecom all'archivio
Z, le connessioni fra servizi segreti e la banda Tavaroli
di Pierluigi Tolardo http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5444 - ZEUS News - www.zeusnews.it - 03-03-2007 Marco Gregoretti è redattore capo del mensile Class ma, prima di arrivarci, si è fatto il giro dei principali settimanali italiani, vincendo nel '98 il premio Sant-Vincent per il giornalismo grazie alla sua inchiesta sulle violazioni dei diritti umani, compiute purtroppo da militari italiani in missione in Somalia. Da giornalista del settimanale News, si è occupato
delle vicende del «Dssa» (Dipartimento studi strategici antiterrorismo),
organizzazione semi istituzionale, fondata da Gaetano Saya e Riccardo
Sindoca: un'organizzazione di estrema destra, composta da molti
agenti delle forze dell'ordine, con appoggi anche nel governo Berlusconi,
che si proponeva di combattere il terrorismo integralista islamico
e con cui avrebbe avuto rapporti anche il mercenario, poi ucciso
in Iraq, Fabrizio Quattrocchi.
Il libro di Gregoretti dal titolo Pronto chi spia? Dalla Telecom all'archivio Z prende le mosse proprio dalla vicenda del «Dssa», chiuso poi dalla magistratura, che mette in relazione questa vicenda con la vicenda del Sismi e del rapimento di Abu Omar (che la Cia avrebbe compiuto con la collaborazione di componenti del Dssa) e il rapporto Cia-Mancini capo del Sismi con le operazioni compiute dal potente capo della security di Telecom Italia Giuliano Tavaroli, che da novembre si trova in carcere anche per aver costituito questo famigerato archivio Z. Il governo Prodi, prima della crisi che lo ha portato alle dimissioni, (crisi causata anche dal voto di un senatore come Cossiga, da sempre molto attento al mondo dei servizi segreti, proprio sulle linee di politica estera), ha posto il segreto di stato sulle vicende del rapimento Abu Omar, non vuole chiedere l'estradizione degli agenti Cia che lo avrebbero realizzato e, soprattutto, critica la magistratura per aver sostanzialmente smantellato con la propria azione il Sismi, cioè il servizio segreto militare con il cui numero due Tavaroli collaborava strettamente. Il libro di Gregoretti è quindi di stretta attualità. Gregoretti non dà risposte: riprende i documenti agli atti delle inchieste giudiziarie e da queste si pone alcune domande: l'archivio Z di Telecom Italia che conteneva dati riservati sui più importanti uomini politici, imprenditori, dello spettacolo, migliaia di dossier, in parte distrutti. A cosa serviva veramente? Era solo un'operazione per spillare un po' di soldi agli ignari manager di Telecom Italia, o c'era il disegno di trasformare Telecom, la sua security in un Grande Fratello? Altre domande. A chi avrebbero giovato queste trasformazioni? Pio Pompa, stretto collaboratore del generale Pollari, in ottime relazioni con Tavaroli, vicino a Craxi, che ruolo ha avuto nella realizzazione dell'archivio Z e nelle vicende del sequestro Abu Omar? Nei dodici punti per un nuovo governo Prodi le risposte non ci sono... Scheda: Titolo: Pronto chi spia? Sottotitolo: Dalla Telecom all'Archivio Z. Autore: Marco Gregoretti Editore: Selene Edizioni Prezzo:14,80 euro *** Telecom all'asta, un delirio di potere
che produce debiti
Privatizzare male e solo per far cassa, poi consentire una scalata in violazione delle regole, quindi accettare un acquisto fuori Borsa. Ecco la miscela che, con Telecom Italia, descrive la cecità della politica, la pochezza dell'imprenditoria, l'asservimento degli interessi più grandi e generali a quelli più miseri e particolari. Una storia italiana che potevamo risparmiarci, che
c'è costata e ci costa, che abbiamo anticipato e previsto, senza
però trovare interlocutori capaci di capire.
Ora Olimpia, la finanziaria che contiene il controllo di Telecom, non ha trovato un compratore, è semplicemente all'asta. Con una particolarità: sono settimane che gli annunci unilaterali influiscono sull'andamento dei titoli, il che non è affatto normale. Domenica scorsa avevamo segnalato l'impossibilità di tenere assieme i cocci di Telecom, un consiglio d'amministrazione che mette in minoranza il socio cui deve la nomina e la prossima assemblea di metà aprile, quando, fra meno di un mese, lo stesso socio potrebbe mandare a casa il consiglio. Potrebbe, notavamo, ma non potrà, perché non più nelle condizioni di gestire i problemi, anche giudiziari e politici, della società, a causa dei quali chiamò alla presidenza quel Guido Rossi che l'ha guidata in rotta di collisione con gli interessi di Olimpia (o, se si preferisce, che ha scelto di non assecondarli). Tronchetti Provera e Benetton hanno bruciato pacchi di denari dei risparmiatori, ora tentano di consegnare ad altri il valore del premio di maggioranza, vendendo prima dell'assemblea. Alle porte ci sono le banche, gli indiani, i russi, qualche altro. Sono all'asta. Questa storia resterà nei libri, ad esempio di come si distrugge una multinazionale che produce ricchezza, trasformandola in un delirio di potere che produce debiti. Nel mentre Swisscom lancia un'offerta per impadronirsi di Fastweb, già saltano fuori i soliti cultori dell'italianità, che sono anche gli stessi fin qui disposti a cedere fuori dai confini tutta quanta la filiera delle telecomunicazioni. Per sostenere il pennone del tricolore si chiameranno le banche, impegnate anche a difendere i loro soldi già incautamente concessi. Ma il mercato delle comunicazioni corre, si trasforma e si ristruttura in tutto il mondo, servono strateghi, non contabili. Né si può credere che le banche siano il traghetto con il quale giungere alla sponda della public company, promessa dal governo Prodi e da Rossi nel 1997. Perché allora era possibile, ma fu annientata dal modo in cui il governo D'Alema favorì l'esatto contrario, facendo nascere l'enorme debito che ancora soffoca la proprietà. Oggi sarebbe necessario procedere ad una drastica
ristrutturazione della società, alleggerendola di costi inutili,
liberandola dall'onere di servire un debito non suo, e dandole una
strategia nel digitale, nelle alleanze e nei mercati esteri. Troppo,
dopo dieci anni di scorribande e sconquassi.
Le macerie di quella che fu una grande multinazionale italiana pesano sulle responsabilità di chi ha governato male, di chi ha privatizzato maldestramente, di chi ha consentito che si violassero le regole stesse della privatizzazione, di chi non ha controllato, di chi ha lasciato che si negoziasse il controllo all'estero (con Gnutti e Colaninno Telecom Italia era controllata dal Lussemburgo, non dall'Italia, ed è nel Granducato che Tronchetti ha comperato, facendo scorrere un fiume di denaro che ancora non si sa dove ed a chi sia finito), mettendo le premesse dell'oscena asta odierna. Nessuno avrà la forza di sgomberare quelle macerie se non si ripartirà dal ripristino della legalità e dalla serietà dei controlli, sia sulla Borsa che sul mercato. Anche da questo punto di vista il caso Telecom farà scuola. Un mercato, per funzionare, ha bisogno di una presenza statale, quindi politica, forte, ma non nell'impresa, non nei capitali investiti, bensì in quelle cose che solo lo Stato può fare: stabilire regole chiare, far funzionare i controlli, far funzionare la giustizia. Troppo spesso la nostra imprenditoria chiede, invece,
allo Stato di proteggerne le debolezze, salvo poi lamentare l'invadenza
della politica. Quelle sono due facce dello stesso male.
Si è privatizzato senza liberalizzare, si è protetto senza controllare, s'inquisisce per anni senza giudicare. Ecco la formula per far fuggire ricchezza all'estero, tenendo per noi quel che ai mercati non interessa. Tutto questo è costato moltissimo agli italiani. E' costato perché la Sip era stata fatta con i loro soldi, e con quelli degli emigranti in Sudamerica era nata Italcable. E' costato perché abbiamo meno comunicazioni di Paesi nostri diretti concorrenti, meno larga banda, meno penetrazioni di collegamenti veloci. Ci siamo impoveriti massacrando le nostre eccellenze e c'impoveriamo restando indietro nello sviluppo. Qualcuno si è arricchito. Troppo, davvero troppo, ma lo ha fatto senza servire
e far crescere il mercato. Eccola, la malattia che affligge l'Italia,
quella politica e quella economica.
Si deve ripartire, certo, e saremo in grado di farlo. Abbiamo capacità da far valere e abbiamo ancora energie da spendere. Se useremo la testa, se promuoveremo la volontà ed il coraggio, potremo tornare a giocare da protagonisti nel mercato mondiale delle comunicazioni. Ma lezioni dagli artefici del disastro non ne vogliamo prendere. Basta. C'è un nesso profondo e solido fra quello che succede a Telecom e quel che succede al Paese, fra quello che avviene nel mercato e quel che stagna nello Stato. Che almeno gli errori servano a correggere la rotta, mandando a casa quanti li hanno causati e ne hanno goduto. Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero ***
Bracco & Br@cconieri
Chi di baco ferisce di baco perisce La Grande Beffa del Web Incastrati gli spioni di Telecom, Ghioni, Tavaroli & Co E' proprio il Web l'arma letale, il boomerang che, come una Grande Beffa Fatale, ha tradito la banda di Telecom, banda criminale che ha intercettato per anni arricchendo se stessa, l'azienda e finanziando oscuri disegni *******
Chi
è Gustavo Bracco.
Gustavo Bracco già capo del personale della Pirelli,
è lo stesso manager che, come capo del personale, aveva gestito
la sicurezza, ad interim, al posto di Giuliano Tavaroli. E' a
Bracco che ora è affidata la Security di Telecom.
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La Security di Telecom Italia e la Cia. Come in Grecia per un analogo caso di intercettazioni, con il coinvolgimento della Cia, si suicida il capo della security di Telecom Italia. ZEUS News - www.zeusnews.it - 23-07-2006 In Grecia lo scandalo delle intercettazioni telefoniche dei maggiori esponenti del governo greco e dell'opposizione, di giornalisti e imprenditori (che vede fortemente sospettata la Cia, poiché le intercettazioni venivano effettuate dalla zona dove c'è l'Ambasciata degli Usa) aveva visto il punto più oscuro, quello in cui si sono arenate le indagini, nel suicidio dell'alto dirigente di Vodafone Grecia, responsabile della sicurezza delle comunicazioni. In Italia è l'ora di Adamo Bove, il capo della Security di Telecom Italia ed ex poliziotto che si è tragicamente tolto la vita. I soggetti della storia italiana non sono poi diversi dalla tragedia greca: i servizi segreti americani, la lotta al terrorismo condotta dagli Usa in spregio della legalità internazionale e degli stessi Usa e dei Paesi alleati, dai sequestri alle intercettazioni delle comunicazioni dei Governi, funzionari infedeli delle compagnie telefoniche. Sangue, soldi, morte, intercettazioni telefoniche: sono sempre gli stessi ingredienti. A
questo punto il Parlamento dovrebbe mettere in cantiere una seria
commissione parlamentare; ci sono già diverse proposte giacenti
nelle due Camere. Telecom Italia dovrebbe attuare due misure forti
per recuperare credibilità: innanzitutto l'allontanamento di Gustavo
Bracco, già capo di Bove e prima di Tavaroli, in quanto capo del
personale di Telecom Italia, da cui dipende la Security aziendale;
in secondo luogo, Telecom dovrebbe attuare lo scioglimento di
questa struttura ormai troppo inquinata.
***
Telecom ha già abolito Natale e Pasqua. Infuria la polemica sul crocefisso ma Telecom Italia ha già eliminato dai calendari aziendali le festività di Natale e Pasqua. ZEUS News - www.zeusnews.it - 28-10-2003 In questi giorni sta infuriando in Italia la polemica sull'opportunità e la legittimità della presenza del crocefisso nelle aule scolastiche, come in altri edifici pubblici, e sulla recente ordinanza di un giudice che ne ha deciso la rimozione in scuola. Si tratta di un dibattito pubblico che investe molti aspetti fondamentali e delicati della coscienza individuale e collettiva: etici, culturali, politici, sociali. Nessuno invece ha polemizzato quando Telecom Italia ha deciso nella realizzazione del calendario Telecom Italia 2003 (e così sarà nel 2004), un calendario stampato e distribuito in centinaia di migliaia di copie, a ciascun dipendente del Gruppo Telecom Italia, di non dare nessun risalto e di non specificare in nessun modo i giorni in cui cadono le festività cristiane del S. Natale (sempre 25 Dicembre) e della S. Pasqua (che varia di anno in anno). Non sono presenti, ovviamente, neanche festività cristiane minori, come l'Epifania, né le festività civili di ogni Paese, nemmeno il 1 Maggio, Festa del Lavoro in tutto il mondo. Non si è trattato di uno sbaglio o di una decisione assunta alla chetichella, ma di una scelta precisa che il capo del personale Gustavo Bracco ha voluto presentare come esemplare ed emblematica per un Gruppo che è multinazionale, anzi globale, presente in moltissimi paesi di cultura e religione diverse da quelle italiane e quindi non vuole imporre niente a nessuno. Bisogna dire, per amore di verità, che in questo caso l'Islam non c'entra nulla: Telecom Italia non è presente in Nord Africa o in Medio Oriente; Tim era presente in Turchia (paese molto laico e occidentale) ed ora si è ritirata e non c'entrano nulla i buddisti, non essendo presente in Giappone o Cina o gli induisti, non avendo presenze in India. La presenza multinazionale di Telecom Italia è limitata all'Europa, in Francia, Germania e, prima, in Austria e Serbia (ora non più), e in America Latina, con Argentina, Bolivia, Brasile, Cuba. Si tratta di Paesi a larga maggioranza composti da cattolici - tranne la Serbia dove sono ortodossi, con una presenza di protestanti che, come tutti i cristiani, festeggiano il Natale; in tutti questi paesi la festività religiosa del Natale è anche una festività civile, come la domenica ma più solenne, un giorno di riposo obbligatorio, un momento «speciale» anche per chi credente non è, da trascorrere in serenità con parenti ed amici, scambiandosi doni ed auguri. Anche a Cuba, dove vige uno degli ultimi regimi comunisti, dopo la visita del Papa, Fidel Castro ha concesso il Natale come giorno di festa. Non si riesce a capire come l'inserimento del Natale come festività in un calendario potrebbe urtare la sensibilità di dipendenti non cattolici, quanti e dove sarebbero così radicalmente «offesi» e, se invece, sempre che ce ne fosse la necessità (ma non si vede quale dove) non si potrebbe realizzare un calendario diverso, con festività religiose differenti a secondo del Paese cui è diretto, con qualche costo in più ma con la possibilità di accontentare tutti. La realtà è diversa: il fatto è che non c'è la volontà da parte di Telecom Italia di non urtare una particolare sensibilità areligiosa o antireligiosa, o diversamente religiosa, dei suoi dipendenti ma la volontà di ricordare a tutti i dipendenti, di tutto il Mondo, che i giorni sono tutti uguali, che le festività, religiose, laiche, sacre o meno, non sono poi così sacre, possono essere rispettate per accordo sindacale, legge o convenzione, ma non sono poi così intoccabili. I giorni sono tutti uguali, sono giorni di lavoro, e poche balle, sembra dire il Capo del Personale, in tutto il mondo, il tempo è quello scandito dal lavoro, dalla programmazione del lavoro, dai budget e dai risultati. Il Natale
è per i bambini, degli uomini è il lavoro: una filosofia ancora
più pericolosa e veramente pagana e materialistica. Che
Dio (se esiste) ce ne liberi!
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I tagli del personale mettono in ginocchio Telecom. Lo scadimento della qualità dei servizi Telecom Italia dipende dalla carenza di organico. Molti si chiedono: perché in certi momenti del giorno se devo rivolgermi al 187 per un'informazione sulla bolletta telefonica, per i 709, per un guasto alla linea, per sapere quando mi installeranno Alice, per farmela riparare, devo attendere decine di minuti, in compagnia di monotone musichette, e poi magari non avere risposta, richiamare, oppure avere una risposta non competente da un Co.Co.Co di Atesia mandato allo sbaraglio da circa mezz'ora (non avendo mai risposto prima a quel servizio) o ricevere la visita di tecnico «cottimista» della Sirti che ha solo fretta di andarsene? Infine, se, per caso ci si dimentica di pagare una bolletta o, peggio, risulta così solo per un disguido della banca o della stessa Telecom Italia, potrebbe passare anche una settimana per riuscire a farsi ricollegare la linea. Una parte di questi disagi può derivare da problemi di organizzazione che, non sempre, riescono ad affrontare nuove emergenze come il boom dell'Adsl ma gran parte di questi disagi all'utenza di Telecom Italia deriva dalla dissennata politica del personale condotta prima dalla gestione Colaninno, e ora, da quella di Tronchetti Provera. Era un luogo comune, qualche anno fa, dire che Telecom Italia era appesantita da un esubero strutturale di personale: con la completa trasformazione delle centrali telefoniche da elettromeccaniche ad elettroniche, con la definitiva saturazione della telefonia fissa e, addirittura, un suo calo a favore del mobile, con la «moda» delle esternalizzazioni e dell'outsourcing era quasi «fisiologico» pensare ad uno smagrimento degli organici. Quello che ne è derivato è stato, però, un calo di addetti, in quattro anni circa, da 100.000 a 75.000 indifferenziato, selvaggio, che è andato a colpire tutti i settori e tutte le funzioni, non solo quelle superate e con esuberi ma tutte le funzioni dell'azienda e tutte le linee, anche quelle più essenziali, nevralgiche, a contatto con la clientela. Mentre Confindustria gridava alla riforma delle pensioni, alla necessità di innalzare l'età pensionabile, Telecom Italia «rottamava» decine di migliaia di ancora validi cinquantenni e, perfino, quarantenni, lusingandoli con una uscita «soft» dal mondo del lavoro: 2-3 anni, fino a 4, di mobilità di accompagnamento alla pensione, con un'integrazione salariale, a carico di Telecom Italia, che coprisse fino al 100% dell'ultimo stipendio il dipendente. Grazie ai soldi della collettività Telecom Italia ha ottenuto una forte riduzione del costo del lavoro allontanando i lavoratori con maggior anzianità, ma anche esperienza e professionalità, e non integrandoli con giovani con il risultato che, soprattutto nel Nord Italia, dove si concentravano le anzianità maggiori del personale, dove è maggiore la concentrazione di clientela residenziale e business con maggiori esigenze di qualità e tempestività, gli organici non riescono più a sostenere livelli soddisfacenti di risposta ai servizi di assistenza e di informazione, di installazione e manutenzione. Telecom Italia ha cercato di rimediare con l'introduzione del «Call Center» virtuale, in cui risponde il primo operatore libero a prescindere da dove chiami il cliente, con l'utilizzo di personale in outsourcing per 187 ed 191 come quello di Atesia, avvalendosi di imprese di appalto ma i risultati non molto brillanti sono sotto gli occhi di tutti: lo stesso fenomeno dell'attivazione di servizi non richiesti all'utente deriva dall'utilizzo di personale «cottimista» che se non rifila qualcosa all'utente non mangia. Anche affrontare emergenze particolari come potrebbero essere alluvioni o altre calamità potrebbe diventare problematico per Telecom Italia, che gestisce la rete di cui si servono i suoi stessi concorrenti, in questa assoluta penuria di personale e su questo la Protezione Civile dovrebbe vigilare. Perfino gli straordinari sono soggetti ad un blocco permanente e, quindi, non è la voglia di lavorare dei dipendenti che manca. Chi è il responsabile delle politiche del personale di Telecom Italia? A differenza dei giovani manager che il «giovane» Ruggiero si è portato dietro da Infostrada, il capo del personale di Telecom Italia è un veterano di provata esperienza: Gustavo Bracco. Bracco gode della totale fiducia di Tronchetti Provera, poichè è stato, fino a poco tempo fa, il capo del personale della Pirelli. Si è formato in casa Fiat come un «duro» tagliatore di organici. Nel 1976 - gli anni duri della Fiat - ha gestito il personale di Mirafiori e negli anni '80 come capo del personale della Fiat ha «normalizzato» l'Alfa Romeo, eliminando e piegando ogni forma di resistenza sindacale ed ogni innovazione positiva di miglioramento dell'ambiente di lavoro. Oggi vediamo che tanta implacabile durezza nel gestire il personale non ha poi portato troppo fortuna a Fiat: la durezza e la riduzione del costo del lavoro non bastano se non c'è innovazione, qualità, attenzione alla soddisfazione del cliente, chissà se il dottor Bracco ha capito la lezione? Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus - ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-09-2003 ****************************************
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