*San Gennari ha fatt 'o Miraculo!*
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D.Sposin- D.Capezzone - P.L.Tolardo - Ansa - G.Manfredi - C.Sartor - R.Barenghi - M.Calamari - D.Giacalone 
 
Lettera aperta alle care lettrici, ai cari lettori,
a egregi magistrati, forze dell'ordine,
cronisti, giornalisti, direttori e vice che si sono battuti e si battono perchè sia fatta Giustizia sulle intercettazioni illecite di Telecom e dei suoi spioni corrotti e corruttori, il Giudice per le indagini preliminari Giuseppe Gennari ha fatto il miracolo!
Stop alla nuova legge Mastelloide & Governativa, legge scellerata ed incostituzionale, che impone la distruzione dei dossier illegali -quindi la soppressione delle prove- dossier acquisiti dalla banda degli spioni di Telecom con le intercettazioni telematiche e telefoniche fatte su centinaia di migliaia di ignari ed innocenti cittadini utenti consumatori. A tutela della compromissione della possibilità di tutela delle stesse vittime, il Gip Gennari ha affidato la legge al vaglio della Corte Costituzionale.
31 Marzo 2007.
Carissime lettrici, carissimi lettori,
con la vostra grande partecipazione e mobilitazione una nuova battaglia ci vede vincenti così come per le instancabili e costanti battaglie che ci hanno visto impegnati nella grande arena di Internet per la scarcerazione, poi l'assoluzione, dei Serenissimi, per la Medaglia d'oro al Valor Civile a Fabrizio Quattrocchi, per l'appello a favore della 
raccolta di fondi per le spese giudiziarie del giovane Carabiniere Placanica, per la raccolta di fondi a favore della vedova e dei figli del poliziotto ucciso dalle BR sul treno ove prestava servizio d'ordine, per la soppressione della gabella da 5 euro sulla ricarica del cellulari, oggi per la soppressione del "canone" Telecom, ieri per l'elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti di Regione, per il Giusto processo, contro la pedofilia in internet.
Impegnati Per le Riforme.
Riconoscimento e gratitudine vanno a quella Magistratura con la m maiuscola ed a quei rappresentanti delle Forze dell'ordine, sani, che si battono e rischiano in proprio per la sacrosanta tutela dello Stato e dei cittadini. Ed a quelle Istituzioni vigili e quotidianamente impegnate nella difesa dello Stato contro ogni disegno eversivo così come si sta delineando l'inquietante affaire della Spy Story di Telecom.
Grazie al Gip Gennari ed al gruppo di Magistrati che lo affiancano in questa indagine sacrosanta e tesa ad affermare i diritti dei cittadini italiani sanciti dalla Costituzione. Grazie Milano. Grazie Padova. Grazie Genova.
La felice conclusione della prima fase della ennesima battaglia che tantissimi di voi come onde sonore hanno coraggiosamente moltiplicato partecipando con slancio civico, anche con il sommergere di lettere e commenti questa rubrica on line, non deve vederci abbassare la guardia ma, invece, incoraggiarci alla partecipazione ed alla vigilanza su ogni deviazione tesa alla violenza ed alla soppressione dei nostri diritti da parte di quelle bande malavitose che tramano e si arricchiscono illecitamente ai nostri danni con azioni illecite ed eversive così come la banda degli spioni di Telecom ed i suoi sodali intercettatori telematici e sulla viva voce di centinaia di migliaia di cittadini sui quali sino stati redatti dossiers concernenti attività, famiglia, utenze, conto in banca, abitudini sociali e sessuali, proprietà, ecc. ecc. ecc.
Prego tutti i mezzi di informazione di richiamare costantemente l'attenzione sulla differenza, sostanziale e giuridica, tra le intercettazioni legali - quelle ordinate dalla Magistratura ai fini delle indagini - e le intercettazioni illecite.
Ciò lo ritengo necessario, anzi indispensabile, per il fatto che ai lettori stampa ed agli spettatori Tv i commenti e le notizie al riguardo risultano, intenzionalmente a volte, molto confuse tra loro. Come se i diversi autori e le due diverse azioni, legali o illecite, fossero parte di uno stesso calderone.
Attenzione, quindi, a richiamarne costantemente la differenza.
              Giuliana D'Olcese quota rosa di internet www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
<<Commenti e Articoli correlati>>
*Sì, San Gennari ha fatt 'o Miraculo!*
Evviva!!! Sauti adp
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EVVIVA!!!!!!!!!!!!!! GRAZIE GD'O
Sai, io rompo le palle pure a loro, a tutte le Procure e alle Pol postali, non risparmio nessuno. E dai e dai.... si matura il grano no? gd'o (,-)
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E fai benissimo, complimenti.
Sauti adp
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Articolo di Peter Gomez su L'Espresso: Io, Tronchetti e gli spioni Telecom
Si parla nell'articolo del suicidio di Adamo Bove qui a Napoli: non è suicidio, ma istigazione al suicidio o vero e proprio omicidio, il che rende tutta l'inchiesta Telecom molto più grave. Come si può suicidare un ex poliziotto della DIA, che stava occupatissimo a fare il trasloco della sua casa ed in un intervallo di detto trasloco?
Potreste darci l'elenco degli intercettati e notizie su dette intercettazioni? Noi dobbiamo sapere! E' più importante la Garanzia del Sapere e della Democrazia Pulita che la Garanzia della Privacy!!!!!!! Fateci sapere! Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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BRAVISSIMA
Ci vuole qualcun altro che urla e strilla sulle infamie di Telecom.
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da EPG
Brava brava - ad maioram.
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Ce ne vorrebbero dieci di San Gennari;-)
Ciao Stefano.
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Togliamo il segreto di Stato come ha fatto Zapatero
Bravo Marco Travaglio: ci ha ben spiegato il sequestro di Abu Omar. Lasciamo lavorare i PM Spadaro e Pomarici e Mastella tolga il Segreto di Stato come ha fatto Zapatero. Non possiamo permettere che simili terroristi vengano protetti dalla CIA e dai servizi segreti. Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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*San Gennari ha fatt 'o Miraculo!*
Cara Giuliana, leggo sempre volentieri le tue note perchè dici cose sacrosante.
Il nostro è un grande Paese per molte cose: per l'ingegno e la fantasia degli italiani; per l'anarchia diffusa e la scarsissima partecipazione popolare nelle battaglie sociali mirate a garantire l'esercizio della vera democrazia; per la confusa applicazione del garantismo e del giustizialismo; per la impunità di colpe eclatanti e per l'assenza di regole impopolari a tutela di quanti si adoperano per migliorare la società e l'immagine Italia; per l'incapacità (ma anche per vigliaccheria e opportunismo) di relegare la Chiesa al suo ruolo che non è certo quello di esercitare una vera e propria dittatura sulla politica e sulle persone, anche attraverso l'occupazione di fatto dei media nazionali; ecc. ecc. Cordialità il promotore della proposta di legge "8x1000 alla Ricerca". Enzo Mellano
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Grazie, ci tengo a questa inchiesta Telecom, è una cloaca e va spalata fino in fondissimo.
Con Capezzuto avete divulgato a tutti i parlamentari "un euro per il restauro dei Vescovi"? FATELO! Ciao gd'o
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Vendiamo Telecom
Visto il malaffare che vi è in Telecom non è meglio venderla agli stranieri? Della cordata di banche italiane chi si fida?
Sia della Telefonia che delle Banche Italiane NESSUNO SI FIDA PIU'. Meglio vendere Telecom a stranieri: procediamo ad eliminare gli imbrogli che vi sono in  ambedue: chi ha ammazzato Adamo Bove? I Giudici perchè non ce lo fanno sapere?
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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 Un Garante da buttare
ha scritto Riccardo Barenghi su La Stampa il 19 marzo 2006
Concordo pienamente con quanto ha scritto Barenghi, articolo che riporto qua in calce, non solo sul caso Sircana e su come lo ha gestito "il Garante della privacy" Pizzetti, ma concordo stra-pienamente con il fatto che Pizzetti è un Garante da buttare sopratutto per la maniera ambigua, untuosa, servile, vergognosa con cui ha gestito l'affaire delle intercettazioni illecite ed illegali perpetrate dalla banda criminale di Telecom, intercettazioni illecite subite da migliaia di cittadini.
Cittadini di cui però, Pizzetti, se ne è altamente fregato accorrendo, viceversa, subbito subbito e lesto lesto, al capezzale di potenti, potentati e politici.
Come commentare il fatto che, prima che scoppiasse lo scandalo Telecom, Pizzetti ha ricevuto dagli utenti di internet per due anni, e quotidianamente, centinaia di segnalazioni e denunce? Cittadini, segnalazioni e denunce che Pizzetti ha snobbato dall'alto del suo potentato e di cui se ne è sbattuto allegramente.
Tacendo e non facendo un cacchio. VERGOGNATI Pizzetti
        Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet  www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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'o Garante int' a' munnezza
    Concordo. Stefano.
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'o Garante int' a' munnezza, Poche parole, rispetto al solito, ma assolutamente condivisibili!
Del resto è ovvio che quando una macchina infernale (l'ufficio intercettazioni) incomincia a colpire il suo stesso padrone, è ovvio che ci vuole qualcuno che corra in soccorso, no? E certo non di chi è stata la vittima per tanti anni (noi). Però attenzione a non abbassare la guardia. Infatti gli attacchi sono diventati maggiori, più subdoli e silenziosi, cosa che solo apparentemente indicherebbe che la centrale "si è fermata"... diciamo che adesso opera molto meglio e più indisturbata di prima, ecco.
Albert C.
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'o Garante int' a' munnezza
continuano le intercettazioni illecite su utenti normali? Non so se avevi letto l'ultima mia su Telecom: Tlc: al Capo dello Stato, al vice Presidente CSM dove parlavo del cambiamento della rete da quando gli spioni di Telecom stanno quasi tutti in galera. Tu scrivi: Infatti gli attacchi sono diventati maggiori, più subdoli e silenziosi, cosa che solo apparentemente indicherebbe che la centrale "si è fermata"... diciamo che adesso opera molto meglio e più indisturbata di prima.
Cappero! gd'o
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Rispondo al padre di Adamo Bove
Brava! abbasso lo strapotere di Mastella che, essendo coinvolto a Potenza, invia gli ispettori! Ma che ingiustizia è questa?
Solo i potenti sono protetti e per me non ha inviato gli ispettori al Tribunale di Napoli? BRAVA stai lavorando per tutti noi! Grazie Graziella Iaccarino Idelson
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'o Garante int' a' munnezza
Mi piacerebbe leggere qualcosa di Tuo anche sul regime di cui è espressione il Corrierone nazionale, il quale oggi in un'intera paginona dedicata al processo di Potenza riesce a non nominare neppure una volta Sircana, mentre c'è un bell'articolone con tanto di foto di Barbara Berlusconi. Alla faccia dell'impar condicio
Aspetto Francesco Acanfora
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Ho scritto malissimo del Corrierone, tempo fa, perchè
anche lui ha avuto la sua parte nel tacere per mesi quello che succedeva in Telecom ed ha coperto Tronchetti Provera. Bisogna essere senza pietà e colpire duro, e puro.... Ciao ciao gd'o
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Visionarietà
Ho letto qualcosa sul Po, mi sbagliavo non è un caramba. Però chissà se le tue visioni... pure Romano ha avuto le tue visioni?
Guarda come sottolinea "l'organizzazione molto, molto raffinata..." Se anche stavolta hai ragione istituiamo il premio Cassandra per profezie ragionate.
Cronache19 mar 17:43 Mastrogiacomo: Prodi, "Ringrazio il Sismi". ROMA - Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, esprime riconoscenza nei confronti del Sismi dopo la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. ''Ho ringraziato i servizi perche' hanno fatto un lavoro straordinario. Il Sismi ha dimostrato una organizzazione molto, molto raffinata ed efficiente'', ha sottolineato Prodi. (Agr)
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Visionarietà
A MIA ME VIE' LA MADONNA IN SUONNO E DICE A MIA CA.........
Sarò visionaria, ma non mi sbagliavo. Istituisci subbito subbito il "Premio Cassandra & Cassandrucce per profezie ragionate". (,-)
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Caro Casartor, vuoi saperne un'altra?
In uno dei miei articoli sugli spioni di Telecom avevo, tempo fa, pubblicato una lettera di una signora vicentina che ti allego qua in calce.
La lettera è su *Tutto si tiene tra Telecom Sismi Arcore e..*. Circa due mesi fa, mi telefona mia sorella, dalla Sicilia...., e mi dice ti mando una lettera con un fax per Virusilgiornale, è arrivato in un posto pubblico dove non andiamo mai (ne' lei, ne' suo marito), ci siamo passati per caso e ci hanno detto che c'è un fax da Vicenza. Me lo inviano e cosa vedo? Una carta intestata da studio megalomane, titoli professionali altisonanti ecc. ecc. ecc., una roba Assiro Babilonese tipo Notti di Cabiria & Sam Benelli, e una diffida a cancellare subito la lettera pena denuncia, chiusura del sito e merdate varie. Naturalmente, non essendo una bamba pivella che si spaventa dei fax, lo conservo e manco faccio rispondere dall'intestatario del dominio. Con tanto di Scrivimi@ che c'è sulla pagina della mia rubrica, questi zuzzurelloni, mafiosissimi, invece di scrivere nel Form della mia rubrica scrivono un fax, in un posto sconosciuto di Palermo, vicino a casa di mio cognato ma dove non va quasi mai!
Come hanno fatto a trovare un fax pubblico nel quartiere di mia sorella? Hanno visto sulla name authority i dati del proprietario del sito, evidentemente, hanno dei "fratelli portoghesi" in Sicilia, che fanno le ricerche con la coppola in testa... Eccoti la lettera e fatti due risate, cari saluti, gd'o
(invio questo post in Cc ad un amico a cui avevo segnalato il fatto dopo lo spassoso articolo di Gian Antonio Stella uscito sul Corsera il 24 marzo 20007).
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*Tutto si tiene tra Telecom Sismi Arcore e...*
Anche qui a Vicenza ne capitano delle belle. Te ne racconto una. Qui c'è un personaggio, tale Poidimani (un noto truffatore già conosciuto per altre vicende in passato) che si spaccia da erede al trono del Portogallo. E' un falso evidente, tra l'altro anche osteggiato dal vero principe che però non riesce a spegnere l'attività truffaldina del buon Poidimani. Allora nasce a Vicenza una "reggia" cosparsa di cartelli dell'ONU (tribunali, commissioni eccetera) tutti assolutamente falsi e inoltre una pletora di persone si getta a donazioni cospicue pur di diventare ciambellano, visconte, marchese, eccetera... una bufala degna dei migliori film di Totò!!!
Se lo facessi io, dopo trenta secondi sarei al fresco, però questo personaggio invece opera assolutamente impunito, come se ci fosse qualcuno di istituzionale interessato a tenere aperta questa simpatica truffa!!!
Un giorno leggo il giornale e, incredibile, leggo che a Poidimani hanno sequestrato i vari siti inerenti le sue truffaldine attività. Incredibile!!! Ma allora la giustizia funziona davvero! Leggo tra l'altro "Sequestrati i suoi siti internet"... mi dico: "peccato! non li avevo visti tutti" e così entro in internet ma... i siti ci sono tutti e non c'era alcun sequestro. Anzi, su wikipedia si trova di tutto e di più (ovviamente tutto ciò che serve a sostenere la truffa). Ora peraltro il sequestro è stato revocato e sul giornale hanno scritto che il dissequestro era d'obbligo... segue tanto di intervista del Poidimani, contento che tutto sia stato chiarito! Nota bene che anni fa il Poidimani era riuscito ad infilarsi realmente nell'ONU, grazie a qualche personaggio non meglio identificato ma poi, grazie ad una giornalista vicentina che gli stava perennemente alle calcagna, l'ONU aveva ricevuto il certificato dei carichi pendenti del Poidimani e in fretta e furia lo aveva allontanato, e con lui i funzionari coinvolti.
Nota bene che il Poidimani seguiva lo smaltimento del materiale nucleare dell'est, quindi figurati che storia scellerata ha messo in piedi e figurati anche il tipo di aderenze... Bene, ti passo gli URL dei siti di Poidimani.... buon divertimento.... Salutiiii Daniela Sposin
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Leggi anche **TUTTE LE PISTE DEGLI SPIONI DI TELECOM**
sulle News di Zeus News
Si intrecciano almeno quattro tracce di interpretazione del caso delle intercettazioni. di Pier Luigi Tolardo http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5568
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Telecom. Capezzone: Dico a politica, Governo, Ministri: "Giù le mani dal mercato".
No a interferenze politiche (per non parlare di quel che già accadde con il Piano Rovati...). E basta con le levate di scudi "contro lo straniero".
Roma, 2 aprile 2007 - Dichiarazione di Daniele Capezzone, Presidente della Comm. Attività produttive della Camera:
Sono anch'io "preoccupato", ma non per le trattative avviate da Olimpia (evento assolutamente fisiologico e da rispettare), bensì per la deriva dirigista e interventista della politica e del Governo, sulla vicenda Telecom. C'è da rimanere sconcertati dinanzi al "coro" di Ministri che si è levato, con una voce sola...
Dico alla politica, al Governo, ai Ministri che sono intervenuti a tamburo battente: giù le mani dal mercato. Lasciamo che le forze del mercato possano agire e interagire senza interferenze politiche. E basta con i cori "contro lo straniero", che in Italia non hanno mai procurato nulla di buono. E' molto grave che, prima contro l'ipotesi Murdoch, poi contro la validissima (a mio avviso) trattativa con la spagnola Telefonica (forse il progetto più interessante dal punto di vista della strategia industriale), e ora rispetto alle offerte americana e messicana, ci sia questa sospetta levata di scudi politica. La stessa politica che era invece entusiasta, anche qui in modo sospetto, quando le banche sembravano protagoniste assolute della partita. Per non parlare di quel che accadde con il "piano Rovati", pagina opaca tuttora da chiarire.
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Tutte le piste degli spioni di Telecom.
Si intrecciano almeno quattro tracce di interpretazione del caso delle intercettazioni. ZEUS News - www.zeusnews.it - 27-03-2007
Più va vanno avanti le indagini sul caso Tavaroli, il capo della security di Telecom, più si intrecciano cose diverse, filoni diversi e nuovi di indagini che si intricano e si aggrovigliano. Il primo filone è quello degli abusi della security in quanto tale: sono le indagini abusive, in violazione dello Statuto dei Lavoratori, effettuate su aspiranti a un posto di lavoro in Telecom Italia e in Pirelli e su un certo numero di lavoratori, prevalentemente delegati sindacali o vicini a organizzazioni politico-sindacali di estrema sinistra; queste indagini sarebbero state compiute, dice Tavaroli, per prevenire infiltrazioni terroristiche.
Sempre secondo Tavaroli, l'ordine di avviare queste indagini sarebbe arrivato dai capi del personale Gustavo Bracco e Rodolfo Rosati, e sarebbero state realizzate corrompendo componenti delle forze dell'ordine per avere dati riservati. Probabilmente nei prossimi mesi Bracco e Rosati lasceranno gli incarichi, dopo la nomina del nuovo consiglio d'amministrazione. Il problema è che, in questo caso, si potrebbe configurare una responsabilità oggettiva dell'azienda in fatti di corruzione: questo potrebbe portare a una forte multa per Telecom e alla sua esclusione da bandi e gare pubbliche di appalto della pubblica amministrazione. Sempre nel filone degli abusi della security Telecom figurano le incursioni informatiche ai danni dei concorrenti come Vodafone, Fastweb, i concorrenti brasiliani, ora sembra quelli francesi.
Poi ci sono in questo filone le incursioni nei Pc di giornalisti considerati nemici, come Mucchetti al Corriere, quelle ai danni del Garante delle Comunicazioni e dell'Antitrust, politici amici e nemici di Tronchetti Provera. E' possibile che Tronchetti non ne sapesse niente?
I magistrati cominciano a dubitare seriamente che anche lui sapesse di queste indagini illegali (o addirittura ne fosse il mandante) ma non riescono a trovare prove e, per ora, Tavaroli non vuole scoprire il suo ex datore di lavoro. E' possibile che Riccardo Ruggiero non sapesse niente dello spionaggio attuato contro i concorrenti?
E' improbabile, ma forse anche Ruggiero presto uscirà da Telecom per essere sostituito da un nuovo manager di fiducia dei nuovi azionisti bancari che sostituiranno Tronchetti. Il filone di indagine sugli abusi della security Telecom con la connivenza o la direzione dei manager Telecom si intreccia con l'ipotesi che Tavaroli, Ghioni e gli altri lavorassero anche in proprio, ipotizzando di uscire a un certo punto dall'azienda con un bel po' di soldi, con molti dossier per ricattare anche i propri passati datori di lavoro e con una rete pronta per essere usata, fatta di uomini delle forze dell'ordine collaudati e fedeli.
A questi due filoni si affiancano quello della collaborazione stretta e reciproca tra Tavaroli e il suo grande amico Marco Mancini, già numero due del Sismi, il servizio segreto militare italiano: su questo filone di indagine non si saprà mai tutta la verità perché il governo Prodi ha messo il segreto di stato sulla vicenda del sequestro di Abu Omar, uno snodo importantissimo per comprendere i rapporti tra Sismi e Telecom Italia e quale tipo di informazioni riservate sulle telefonate degli italiani Tavaroli ha passato al Sismi, senza passare dal controllo dei magistrati come avviene normalmente.
Infine il quarto, ma non ultimo per importanza, filone di indagini: il rapporto tra Tavaroli e Spinelli, capo della Cia in Italia: anche su questo non sapremo mai niente.
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus
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TAVAROLI DAL GIP SI DIFENDE PER OLTRE 3 ORE
ANSA 25-3-2007-16-45. MILANO - Si è difeso da tutte le accuse per oltre tre ore di interrogatorio, davanti al Gip di Milano Giuseppe Gennari e al Pm Stefano Civardi, l'ex responsabile dell'area Security di Telecom, Giuliano Tavaroli, raggiunto giovedì scorso dalla quarta ordinanza d'arresto nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali.
"La sua difesa è fermissima, perché ha dalla sua parte la conoscenza della verità storica dei fatti", ha spiegato uno dei suoi legali, l'avvocato Massimo Dinoia, mentre fuori dal Palazzo di Giustizia sfrecciava il furgone della polizia penitenziaria che riportava Tavaroli a Como, dove è detenuto. "Ormai è un capro espiatorio, chi non sa come difendersi lo accusa - ha proseguito il legale -. Alla luce di ciò risulta ancora più curioso rilevare come sia stato interrogato pochissime volte dagli inquirenti, nonostante le quattro ordinanze di custodia cautelare (e ormai non se ne può escludere una quinta) a suo carico. Da questo punto di vista, almeno, abbiamo ottenuto qualcosa: sarà interrogato dai pm il prossimo 2 aprile". Tavaroli, già accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione del segreto d'ufficio, con gli ultimi sviluppi dell'inchiesta deve rispondere anche di corruzione internazionale, in particolare per i rapporti illeciti con l'ex agente dei servizi segreti francesi Fulvio Guatteri, da giovedì ai domiciliari a Roma, che verrà interrogato la prossima settimana.
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TELEKOM SERBIA / Il 23 Maggio seconda udienza del processo contro il Radicale Giulio Manfredi: "Sarà un'ottima occasione per commemorare
decennale Affaire Telecom Serbia
(9 Giugno 1997)".
Roma, 24 marzo 2007. Nel corso della Direzione Nazionale di Radicali Italiani, l'esponente radicale torinese Giulio Manfredi ha reso noto che il prossimo 23 maggio si terrà a Roma la seconda udienza del processo in cui è imputato "per aver diffuso a mezzo internet notizie offensive dell'onore e della reputazione" dell'avvocato Giovanni Di Stefano (già socio d'affari del criminale di guerra serbo Arkan, già difensore di Milosevic e di Saddam Hussein). Giulio Manfredi autore del libro "Telekom Serbia - Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? - Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003", Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri: "Il caso fa bene le cose, con i compagni radicali, cercherò di utilizzare il mio processo per riportare all'attenzione dell'opinione pubblica l'affaire Telekom Serbia nel suo decennale: il 9 giugno 1997, Telecom Italia (allora controllata al 61% dal Ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi) acquistava il 29% dell'azienda Telekom Serbia, finanziando direttamente il regime di Slobodan Milosevic con 456 milioni di euro. Questo fu ed è il vero scandalo Telekom Serbia. Su questo scandalo, è da dieci anni che attende risposta l'interrogazione, indirizzata ai ministri Ciampi e Maccanico, presentata nel giugno 1997 dal senatore radicale Piero Milio; su questo scandalo è da otto mesi che attende risposta l'interrogazione, rivolta ai ministri Amato e Parisi, dai deputati radicali Daniele Capezzone e Bruno Mellano, per conoscere se nell'intero arco temporale della vicenda Telekom Serbia vi fu l'intervento dei servizi di sicurezza italiani. Quanto sta avvenendo a Milano rispetto alla vicenda Telecomgate (le intercettazione telefoniche operate dalla Security Pirelli-Telecom di Giuliano Tavaroli) rende non più rinviabile la risposta all'interrogazione "Capezzone-Mellano". Manfredi www.grupporadicalipiemonte.it
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'o Garante int' a' munnezza. Siamo subbissati di mille infiltrazioni nella nostra vita "digitale".
C'è una serie impressionante di soggetti infiltranti: singoli che giocano a fare l'hacker, studiosi, ditte di sicurezza che si esercitano, poi ci sono i professionisti: dai cacciatori di indirizzi di posta "settoriale" agli investigatori privati, dagli sceriffi della rete più o meno ufficialmente autorizzati a mettere il naso nelle nostre carte, agli enti preposti veri e propri (coperti o meno che siano) e non li ho elencati tutti, anzi! Sta di fatto (e avevo letto la tua ultima su Telecom) che alla fine tutto ciò che passa in rete può essere soggetto a qualche controllo. Sempre che le cose stiano realmente così, se la polizia postale sgomina così tanti pedofili guardando cosa passa in rete, com'è che non vedono il marasma di effrazioni tentate (e magari riuscite) che si perpetuano costantemente? Me lo chiedevo anche da ragazzo, anche se su un altro fronte, mi chiedevo infatti come mai determinate "piaghe" (scusami se semplifico e banalizzo un argomento tutt'altro che "semplice") quali la droga e la prostituzione "non avessero mai fine" e, anzi, fossero percorse praticamente "alla luce del sole".
Nella mia mente infantile e "semplice" avrei preferito vedere le prostitute buttarsi nei fossi all'avvicinarsi di una pattuglia o avrei trovato "logico" vedere lo spacciatore trafficare con fare sospetto, travestito magari da cespuglio in un luogo appartato di un parco appartatissimo. Ci ho messo una vita a capire che lo spacciatore era la (pen)ultima pedina del mercato delle droghe e che tale mercato ha bisogno ogni tanto di un "colpo" per mantenere alti i prezzi, che ogni tanto ci vuole un "pollo" da spedire al fresco per poter sostenere che si fa la lotta alla droga e altrettanto rapidamente ho capito che se si liberalizzassero le droghe il mercato non avrebbe più bisogno di coinvolgere perfino i bambini nel consumo di sostanze e il tutto si sgretolerebbe in un battibaleno. Anche la retata di puttane, ogni tanto ci vuole però quante volte vedi una pattuglia passare davanti a certissime prostitute in azione, senza che succeda nulla di nulla? E allora?
Quanti informatori ha lo stato negli ambienti "giusti"??? Ma alla fine questa è la "giustizia" di cui tanto aspettavamo l'arrivo?
Beh, l'informatica non è molto diversa da queste situazioni, per cui è il caso che si faccia un ragionamento di grande scala e respiro su quello che sono le forze dell'ordine e sul rapporto tra cittadino e istituzioni. Ti confermo che, sotto alice, l'anno scorso (l'ho verificato molte volte) mi bastava attaccare un pc nuovo "pulito" all'adsl e in 40 secondi arrivava il primo attacco!!! Certo non un soggetto infettante unico ma una pletora appartenenti ai più vari contesti, guardie e ladri compresi! Di legale, direi, c'è poco o nulla, ricordo in passato che il mio telefono era stato sotto controllo "ufficiale" per 15 giorni perchè è il periodo massimo concesso nei casi gravi (e il mio era di minacce "serie" di morte) ma poi è saltato fuori negli atti (sic) che il mio telefono è stato controllato "non ufficialmente" per una vita. Probabilmente per non far pensare ad un controllo "centralizzato" addirittura qualcuno mise una maldestra e appositamente visibile "cimice" nel mio telefono, in modo che la polizia la trovasse e non pensasse ad una sorveglianza "centralizzata", almeno, io la vedo così. Ti faccio alcuni esempi "semplici" di come il controllo non scatti sempre come dovrebbe e in modo tale da suggerire l'esistenza di un torbido? Te ne posso fare uno semplicissimo. C'è un virus, strano, difficilmente catalogabile (detto "Downloader") che funziona scaricando da un sito codice pericoloso, un file eseguibile. E' mesi che è stato scoperto e che tutti i produttori di antivirus lo hanno riconosciuto e catalogato, però nessuno ha mai fatto nulla per rimuovere i vari veicoli di infezione presenti in "servercodecs.com" (ad esempio: http://servercodecs.com/codecs.exe). Sono certissimo che se domattina io aprissi un sito e danneggiassi centinaia di migliaia di computer con un virus scaricato da quel sito, il giorno dopo l'escopost sigillerebbe il server! E allora?
Ci sarebbero molti e lunghi discorsi da fare, secondo me. A tutt'oggi le guardie senza i ladri non hanno ragione d'essere ne', banalmente, mercato!
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Notizie da Vicenza
Con una dozzina di anni di ritardo, la magistratura (ma non quella vicentina eh, eh, eh, eh) ha arrestato il mitico (falso) erede al trono del Portogallo, tal Rosario Poidimani. Il personaggio, notissimo alle cronache (anche e soprattutto quelle giudiziarie), è evidentemente inciampato gravemente. Se non lo salverà qualche indultino (indultone, visto il caso) forse che sia il caso di trovargli una qualche immunità diplomatica (falsa naturalmente). Da quel far west del mitico nordest, questo è tutto!!!
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Cara D'Olcese, che ci vuoi fare... qui a Vicenza -è un dato di fatto- ci sono "storie tese"...
Forse il clima da tranquilla cittadina "paesotto" favorisce l'insorgere delle storie più agghiaccianti. Pensavo di essere io ad aver sforato con la mia triste vicenda e pensavo di essere un caso più unico che raro però poi mi sono reso conto che in effetti in questa cittadina accadono, sono accadute, e probabilmente accadranno, cose da far rizzare i capelli in testa ad un calvo o, come diceva una mia esperta amica purtroppo scomparsa, "storie di (stra)ordinaria follia" mi diceva sempre, riferendomi alle mie vicende: "vedi, tu hai sforato, hai attraversato quel confine che c'è tra la vita normale e la vita straordinaria, folle, e decisamente oltre i confini della realtà che pure esiste, anche se la stragran parte della gente comune non crederebbe mai che potesse esistere...."....
Lei era molto pratica di "anormalità", tanto che aveva seguito numerose inchieste "strane", era serissima ed attaccata alla realtà, non si faceva prendere in giro da nessuno era un segugio, ligio ai fatti, distaccato dalle emozioni, io invece venivo da trentacinque anni di vita passata di fatto nel "limbo" i "buoni" per me erano quelli vestiti bene, i "cattivi" avevano la mascherina nera che copriva gli occhi tutto bello e "normale", credevo. Quando incappai nelle mie tristi vicende, lei che era giornalista (e che non conoscevo) aspettò pazientemente due settimane sotto casa mia, giorno e notte, fermamente convinta che la mia fosse l'ennesima bufala di quel nordest che le aveva insegnato che ci sono più bufale che cose vere, più marioli alla "toto'" che sant'uomini, più gente al di sotto di ogni sospetto che brave persone.
Poi mi parlò, mi fece il suo personale "processo", dal quale uscii (lo appresi dopo un po') indenne e "assolto" nonostante il fatto che lei, leggendo i giornali, si fosse fatta di me una pessima opinione e diventammo amici. Lei mi spiegò molte cose del mondo che io non conoscevo, mi spiegò delle bufale, dei casini, degli imbrogli e raggiri di cui è in parte intrisa la vita politica e "sociale" dell'Italia, insomma mi mostrò qual era la vera realtà, lo fece spiegandomi cosa mi era successo, via via che dipanava la tela delle mie vicende e la dipanò parecchio forse un po' troppo. Però paradossalmente in questo modo mi rese più forte e mi aiutò a comportarmi nel modo migliore per "sopravvivere" in tutti i sensi agli avvenimenti, molto tragici, di cui ero testimone e anche vittima.
E così un giorno iniziò a descrivermi cosa succede a Vicenza: mi portò in un luogo del centro città e, invitandomi a prendere nota della cosa, mi indicò un portone, non eccessivamente sfarzoso io lo guardai e le chiesi cosa c'era di così interessante, lei mi indicò la piccola parete di fianco al portone, pensai di avere le allucinazioni, a Vicenza c'era l'ONU!!! "Tribunale internazionale...", "commissione per i diritti...", "ufficio diplomatico internazionale per...".... non credevo ai miei occhi, una targa da un metro quadro, zeppa di tutto. La sede principale dell'Onu (pensai) non aveva un cartello così grande e così "ricco".
Lei era entusiasta del mio sbigottimento, mi disse: "se tu provi a mettere anche solo una riga di questa targhetta sotto casa tua, dopo dieci minuti arrivano i militi e ti impacchettano te, il cartello, e forse anche la porta!!!" Era vero, pensai, com'era possibile? Eppure...
E mi disse: "questa è la mia più spassosa indagine giudiziaria, una storia che mi vede da circa un decennio perseguitare un povero farabutto che si inventa le cose più incredibili e nessuno lo ostacola" poi, quando mi fece il nome di Poidimani, mi spiegò che era un incallito imbroglione e mi disse che a Vicenza lo conoscevano tutti da un buon ventennio per i diplomi falsi... al che' mi venne in mente che, tanti anni fa', alcuni miei amici effettivamente mi avevano detto (ma non li avevo creduti) che avevano frequentato una scuola privata che però li aveva bidonati, vendendogli un finto diploma. Associai le due cose e mi si spalancò ovviamente l'ennesimo "spicchio" di quella realtà parallela che mi sembrava impossibile esistere realmente...
Poi lei continuò a descrivere le vicende di questa persona, mi chiesi nuovamente com'era possibile??? Mi raccontò che Poidimani era effettivamente stato un vero ambasciatore dell'Onu e lei, che lo perseguitava, ad un certo momento, vedendo che nessuno interveniva, nemmeno se sollecitato (a quel tempo l'ufficio di Poidimani era di fianco al tribunale e si vedevano da fuori le bandiere) aveva spedito all'Onu il "curriculum" di tutto rilievo del Poidimani (la fedina penale, lunga come i mitici dieci piani di morbidezza della pubblicità) era venuto fuori un casino della madonna e, alla fine, Poidimani era stato cacciato dall'Onu (e qualche altro funzionario, anche).
E io, che fino ad allora se mi avessero raccontato una storia del genere non ci avrei mai creduto, da quel giorno (era il 1996), constatato che la cosa "era vera" ne ho parlato con amici e conoscenti, spesso rimanendo preso per matto o giù di lì tranne un giorno, nel quale, parlando con un conoscente della cosa, mi disse che lui aveva la sede della sua azienda vicino alla "reggia" di Poidimani e che ne aveva viste e sentite di tutti i colori. Un giorno, addirittura, era arrivato un furgone dal quale era stato scaricato un gigantesco trono d'oro (finto, ovviamente). Finalmente qualcuno che non solo mi capiva ma che soprattutto "concordava con la mia realtà".
Ma, mi chiesi, e chiesi anche a costui e ad altre persone che avevano potuto vedere i fatti: come faceva costui a tenere in piedi una bufala così megagalattica senza che nessuno gli dicesse niente?
A peggiorare le cose, c'è anche da dire che l'allora "reggia" da di fianco al tribunale era stata trasferita a circa venti metri dalla caserma della guardia di finanza di Vicenza, com'era possibile che nessuno avesse mai visto? Poi mi si raccontò (e vidi le foto) di questi mega-ricevimenti tipo "fiaba di Biancaneve" zeppa di principi, nobiluomini, gran ciambellani (tutti rigorosamente raccogliticci e "posticci") insomma una storia che nemmeno Totò sarebbe riuscito a "reggere" per tanto tempo, una storia ai confini della realtà anzi, "oltre i confini". Per cui io, con la mia "banale" e quasi "normale" vicenda sulle spalle, mi accorsi che la realtà gioca degli strani scherzi e gli incredibili accadimenti occorsimi, alla fine, erano banali e assolutamente "normali", rispetto a queste ed altre storiacce.
Ma la mia amica mi spiegò che dietro a quel personaggio sicuramente alla "Totò" c'era in realtà qualcosa di inquietante, lo stesso suo ciambellano (parola che mi fa scompisciare dal ridere) era uno che aveva a che fare con Amos Spiazzi e gente del genere "abbenone", insomma ne venne fuori un quadro un po' meno goliardico e più inerente ad "ambienti seri". Ora il Poidimani evidentemente ha "sforato" anche lui, penso perchè se l'hanno arrestato oggi dopo tutto sto tempo di "onesta attività" un motivo dev'esserci. E dire che aveva spostato da qualche anno la sede (la reggia) in una anonima palazzina della zona industriale, un luogo pochissimo appariscente... insomma... pareva quasi caduto in disgrazia. Penso alla mia amica, scomparsa da qualche anno, che ora, nella tomba, se la ride per la disgrazia occorsa al Poidimani, ma sono anche sicura che si starà ancora chiedendo come mai la storiella sia andata avanti così tanto tempo senza alcun intervento.
E comunque i siti sono ancora aperti, come chiaramente visibili dai documenti che vi allego (apriteli con Internet Explorer se volete verificate di persona).
Ma come è possibile tutto ciò? Buon lavoro e a prestissimo, CS
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Da spioni ad untori, con mandanti
di Davide Giacalone Libero 31 Marzo 2007
Attenzione, l'inchiesta su Telecom Italia e le sue deviazioni è ad una svolta, con conseguenze gravissime che riguardano la vita dell'intera società e gli interessi dei suoi molti azionisti. In quel mondo non si sono allevati solo degli spioni, pagandoli con i soldi di società quotate in Borsa, ma si era creata una struttura di depistatori, inquinatori e cialtroni. Posso ben dirlo, visto che nelle loro cartacce si accosta il mio nome a quello di Bernardo Provenzano, capo della mafia.
Premesso che può capitare d'essere parenti di mafiosi, pur restando persone per bene, può capitare di avere delle società che chiedono dei finanziamenti e può capitare d'occuparsi di una parco marino a sud di Roma, a me non capita nulla di tutto questo. Non ho alcun legame di parentela, vicina o lontana, con un criminale come Bernardo Provenzano, non ho alcuna società che abbia chiesto alcun finanziamento, non mi sono mai occupato di parchi marini, in quale che sia pizzo del mondo.
Sono cresciuto in Sicilia, terra cui mi unisce un legame indissolubile, e da siciliano so che i mafiosi, prima di essere dei criminali, sono dei disonorati.
Il fatto che i signori al soldo di Telecom abbiano raccolto quel tipo di false notizie sul mio conto m'indigna profondamente, ma mi suggerisce che quel che andavo scrivendo sul ladrocinio subito dalla società non era smentibile in altro modo che con la diffamazione. Il fatto che, dovendo inventare pattume, associno la qualifica di mafioso a quella di siciliano (quanto meno parente di mafioso), mi da un senso di vomito che riverso volentieri loro addosso. Ho già denunciato gli spioni, adesso ci occuperemo degli spargitori di letame. Ma qui non cadiamo nella trappola, restiamo calmi e guardiamo alla sostanza.
Guardiamo al perché ed ai mandanti.
Gli spioni sono solo canazzi 'i bancata, poco nobili servitori che si nutrono degli schizzi di carne prodotti dalla macellazione. Perché furono sguinzagliati?
La ragione è tutta nei libri che ho scritto, Razza Corsara e Il Grande Intrigo, pubblicato da Libero. Qui si descrivono le gesta di dirigenze responsabili di avere impoverito la società, di avere portato fuori troppi denari, di avere coltivato assai grigie relazioni nel mondo. Mi sono sbagliato, ho scritto sciocchezze, mi sono lasciato guidare da nemici depistatori? Fin qui nessuno ha potuto smentire una sola parola, un solo fatto raccontato. Ma, accidenti, se quei fatti sono veri il problema non è solo quello dei crimini eventualmente commessi dagli spioni, sui quali la magistratura di Milano sta indagando senza che, lo ricordo perché sono una persona civile, sia compromessa o messa in dubbio la presunzione d'innocenza, il problema riguarda l'intera società denominata Telecom Italia, riguarda i suoi bilanci e la sua attività. Su quei fatti c'è mai stato un intervento della Consob? È mai stato disposto un accertamento contabile? Ci si è mai chiesti come mai, in Brasile, a guidare Telecom fosse la stessa persona che aveva guidato Cirio e Parmalat? Sono anni che la ricchezza dei risparmiatori viene bruciata, ma sembra che nessuno si senta di dovere intervenire.
E chi li ha sguinzagliati, i latranti spioni?
Telecom continua a dirsi parte lesa. Non prendiamoci in giro: la società è certamente parte lesa, ma non chi la guidava, non chi la guida adesso. Chi la guidava allora era il mandante o un soggetto incapace d'intendere. Chi la guida oggi ha il dovere di avviare un'azione di responsabilità nei confronti di chi la dirigeva allora, perché, nel migliore dei casi, i soldi della società sono serviti per finanziare attività che nulla avevano a che vedere con i suoi interessi. Nel migliore dei casi. Il guaio è che, fatta eccezione per il presidente Tronchetti Provera che se ne è andato e per il presidente Rossi che lo ha sostituito, i due gruppi dirigenti sono formati dalle stesse identiche persone. Hanno niente da dire, le autorità di controllo? Ha niente da aggiungere l'avvocato Rossi, sempre così attento nell'esame dei conflitti d'interesse?
Che il capitalismo italiano non funzioni, che le regole siano considerate al più ostacoli cartacei, lo dimostra il fatto che Telecom Italia si appresta ad un'assemblea nel corso della quale intende riconfermare tutta la baracca, come se niente fosse, come se non sia emersa una guerra totale, come se l'azionista di riferimento, l'Olimpia che ancora risponde agli ordini di Tronchetti Provera, non sia il principale problema di un gestore telefonico che si sta destinando al macello. E quando le regole morali del capitalismo non funzionano, quando lo spessore personale dei protagonisti è sottile, poi arriva il sindacato penale, tavolo autoptico delle imprese finite male.
Non è vero, avvocato Rossi? Ricordo di averlo letto nei suoi libri, mi piacerebbe vederlo anche nelle sue azioni.
Telecom Italia non è proprietà di questo o di quello, è una grande azienda nata e cresciuta con i soldi degli italiani, con i soldi che ci hanno messo i nostri emigranti, è un patrimonio collettivo che prima Romano Prodi ha svenduto in modo scandaloso e poi Massimo D'Alema ha consegnato nelle mani di una cordata lussemburghese da lui sponsorizzata. Dicono che, oggi, lo scontro su Telecom sia proprio fra Prodi e D'Alema, che spettacolo inverecondo.
Quei due sono i responsabili politici di quel che accade.
Possono diffamarmi, offendermi, tentare di ricattarmi, possono accumulare spazzatura a piacimento, ma queste domande reclamano comunque una risposta e le cose scritte non potranno essere cancellate. Si rimesti pure nel bottino, si scriva, come continuano a fare al Corriere della Sera, che sono stato accusato di gravi reati e poi prescritto, si finga di non sapere che sono stato assolto (perché il fatto non sussiste), che i reati contestatimi sul nascere di quelle inchieste fasulle neanche sono più stati sostenuti dagli accusatori, che sono stato risarcito per l'ingiusto procedimento subito, ma facendolo non riusciranno a far dimenticare che i dossier elaborati dagli spioni trovarono, a proposito degli intrallazzi brasiliani, ascolto e spazio proprio sul Corriere della Sera e su Il Sole 24 Ore, dove casualmente Tronchetti Provera sedeva nella proprietà. I lettori aspettano ancora le scuse da quanti si prestarono alla pubblicazione di quella roba. O la colpa è sempre tutta di Tavaroli, impegnato a servire il proprietario di Telecom, che era anche il proprietario del Corriere della Sera ed era anche il vicepresidente dell'editore de Il Sole 24 Ore, senza che il diretto interessato se ne accorgesse, e senza che i direttori pubblicassero per ossequio al padrone, ma per il valore intrinseco di tante belle inchieste?
Sarà che sono orgogliosamente siculo, ma se dovessi difendermi sostenendo d'essere cretino mi sentirei leggermente a disagio. www.davidegiacalone.it
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Spioni e giornali
di Davide Giacalone Libero
Si sentivano scoperti nei confronti di Libero, gli spioni della Telecom Italia. Ma quando si maneggia tutto quel denaro e si governano gli interessi di un'azienda così grande, che problema può mai essere un giornale, perché si vuole essere coperti? E cosa si era fatto, al punto da destare disagio?
Semplice: si era cominciata a raccontare la trama del grande intrigo brasiliano, dei soldi (di una società quotata) apparentemente buttati al vento o che sparivano nel nulla, di società Telecom amministrate dalla stessa persona cui si erano affidate Cirio e Parmalat. Nessuno ha mai potuto smentire una sola parola, ma è anche vero che nessuno ha mai risposto. Noi una domanda la poniamo ancora in questi giorni: perché il ministro degli esteri sente il bisogno di dire che è bene non vendere Tim Brasil, posto che secondo i vertici di Telecom non è in vendita? Singolare. Si sappia che in Brasile è in corso un processo relativo proprio alla rete di Tim, che secondo la Tecnosistemi (amministrata dallo stesso che amministrava Tim, Cirio e Parmalat) non è stata pagata, e, in ogni caso, non c'era un regolare contratto.
Ballano tanti soldi, e qualcuno dovrà pur informare il mercato. Comunque, agli spioni piacevano di più i quotidiani che tacevano, pur restando nostri affezionati lettori.
Del che li ringraziamo. Gli altri lettori non si spazientiscano nel leggermi ancora su questo tema. So anch'io di ripetermi e non ne godo. Il punto è questo: c'era una gruppo di soggetti dediti allo spionaggio, ma perché lo facevano, seguendo quale interesse?
Non credo affatto che ci sia stata un'epidemia di guardonismo elettronico e credo che la ragione vada cercata in quel che di concreto, d'economico, intendevano nascondere o far valere. Da qui si giunge al problema successivo: a Telecom ripetono d'essere la parte lesa, un momento, però, è leso l'interesse della persona giuridica, della società, mica quello di chi l'amministra pro tempore. Anzi, se quel che le indagini vanno scoprendo fosse vero anche solo per la metà, delle due l'una: o gli amministratori erano degli idioti o erano i mandanti, posto che, comunque, erano i pagatori. Ed il fatto che la rete contaminata si troverebbe sia in Telecom che in Pirelli denota la continuità. Leggo che, in vista dell'assemblea, si cerca di porre pace fra il presidente Rossi ed i tredici consiglieri "indipendenti", ricandidandoli tutti.
Forse sarebbe più appropriato restituirli tutti ai propri studi. Giacché, nel migliore dei casi, tutti loro sono riusciti a non accorgersi di nulla e, con ogni probabilità, non leggevano i giornali e, comunque, non leggevano Libero. Come si può essere, al tempo stesso, indipendenti, preparati, acuti ed incapaci?
Loro, che si lamentano di non essere sufficientemente informati, hanno mai provato a chiedere ufficialmente notizie circa le cose che scrivevamo? Così, per curiosità. Alessando Profumo, amministratore di Unicredit, ha detto che sarebbe difficile spiegare agli azionisti della banca perché acquistare azioni Telecom (in Olimpia) ad un prezzo superiore al valore, lamentando, per di più, una certa nebbiosità delle prospettive industriali. Ha ragione, ma quel che lui vede, e che noi da tempo scriviamo, è terribilmente aggravato da questa situazione di galleggiamento proprietario, finanziario, industriale e penale. Nulla sta fermo, nulla si risolve ed il beccheggio dà la nausea. Una parola sull'inchiesta penale. Come si suol dire, lasciamo che gli inquirenti facciano il loro mestiere. Ma a noi stessi ricordiamo che un cittadino è innocente fino a condanna definitiva, ed è quindi auspicabile che il vasto frutto delle indagini passi presto al vaglio dei giudici.
Se vi sono reati, e gravi, saranno impartite giuste condanne, mentre sapere di detenzioni cautelari che durano già da più di sei mesi, e si rinnovano, lascia, nelle nostre boccucce garantiste, un sapore sgradevole. www.davidegiacalone.it
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Un Garante da buttare
di Riccardo Barenghi - La Stampa 19 marzo 2007
Silvio Sircana non sa cosa farà in futuro, un futuro prossimo. Non sa se resterà al suo posto di portavoce unico del governo oppure se si dimetterà.
Lo dice a tutti coloro con i quali parla in questi giorni amari, spiegando anche che sarebbe meglio se quella famigerata foto fosse stata pubblicata. Dice anche che per ora è rimasto al suo posto per seguire il sequestro di Daniele Mastrogiacomo, che conosce da quando erano ragazzi e che, naturalmente, spera di rivedere presto sano e salvo. Dopo di che, deciderà. Forse non reggerà a lungo in una posizione tanto delicata, soprattutto quando tutti sanno che la foto che ritrae la sua macchina accanto a una prostituta (transessuale o donna non si sa, dall'immagine non si distingue e non è così fondamentale) gira nelle redazioni dei giornali. E se anche non fosse pubblicata, lui e tutti i giornalisti con i quali deve avere rapporti istituzionali sanno che c'è. Sa soprattutto, Sircana, che si tratta di un'arma di ricatto tanto implicita quanto micidiale. Ovviamente è una decisione che spetta a lui, ma se alla fine decidesse di lasciare non gli si potrebbe dar torto: la sua immagine, per come si valuta oggi l'immagine, non ne esce certamente più limpida. E con la sua, quella del governo e del premier che rappresenta.
Ma per quanto ci riguarda, pensiamo che lui non abbia fatto nulla di tanto grave. Come milioni e milioni di italiani, che magari di giorno si trasformano in ipocriti moralisti, si è lasciato tentare da un'avventura notturna di sesso a pagamento. C'è andato da solo, con la sua macchina privata, come un uomo qualsiasi, non ha usato il suo potere per ottenere chissà quali favori da chissà quale donna o uomo o trans bella e famosa. Sono insomma fatti suoi, anzi sarebbero fatti suoi se qualcuno in cerca di soldi non lo avesse sorpreso e fotografato e non fosse stato intercettato al telefono. Così Sircana è finito in quell'inchiesta che, tra improprie fughe di verbali, sta comunque svelando lo sporco gioco di una banda di ricattatori. Si può discutere sull'opportunità che un uomo che ricopre un ruolo pubblico e così delicato come quello di Sircana non resista a queste tentazioni, e magari avrebbe fatto meglio a resistere. Si può stigmatizzare il fatto che moltissimi uomini vadano a puttane. Ma non si può sostenere che chi ci è andato non possa fare il portavoce, il parlamentare, il ministro, il manager, il direttore di giornale. Altrimenti si rischierebbe di decimare la nostra classe dirigente.
Dunque Sircana, per quanto ci riguarda, potrebbe restare al suo posto. Chi invece al suo posto non dovrebbe restare è un personaggio che ricopre un altro ruolo delicato, ossia il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti. E non a causa di qualche suo comportamento privato e moralmente disdicevole, di cui nulla sappiamo e non ci interessa minimamente sapere. Ma proprio per i suoi atti pubblici, anzi il suo atto pubblico. Quello con cui inasprisce le pene per chi pubblica notizie irrilevanti (secondo lui) che riguardano la sfera privata e sessuale delle persone (anzi personaggi). Se solo Pizzetti avesse emanato il suo diktat quando sotto i riflettori e sui giornali finivano persone meno importanti di Sircana, avremmo potuto discutere nel merito del provvedimento. Se cioè fosse giusto o sbagliato, se le pene fossero troppo leggere o pesanti. Invece Pizzetti ha fatto finta di niente, lui che doveva garantire la privacy non si curava della privacy di tanta gente.
Molti di loro, come Sircana, non colpevoli di nulla (se non di farsi gli affari loro, ovviamente sessuali, che sennò non c'è notizia). Ma vittime, come Sircana, di un tentativo di estorsione. Niente, il Garante non c'era e se c'era dormiva. Si è svegliato solo al momento giusto (per lui), quando cioè sotto tiro era finito il portavoce del presidente del Consiglio. Evidentemente Pizzetti ha letto La fattoria degli animali di Orwell, cioè la parodia dello stalinismo in cui "tutti gli animali sono uguali, ma i maiali sono più uguali". Peccato solo che non ne abbia colto il sarcasmo.
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Cassandra Crossing / Intercettazioni, due pesi e due misure
di Marco Calamari Punto Informatico
Difficile solidarizzare con i grandi nomi della politica quando scoprono che la loro privacy è stata violata sistematicamente: tacciono quando i cittadini subiscono lo stesso trattamento.
Roma - È inutile perdersi in dettagli sull'attuale scandalo sulle intercettazioni (ma meglio sarebbe dire "tormentone") che fa parte di una serie succedutasi negli ultimi mesi. Ragione vorrebbe che la prima reazione fosse quella di solidarietà verso quelle persone che, coinvolte in tali vicende, vedono violata in maniera eccezionalmente grave la propria privacy, venendo sbattuti in prima pagina in maniera spesso positivamente illegale. Ma purtroppo questa reazione non è la più immediata ed automatica; una reazione diversa la precede e la cancella. Perché questo nauseante atteggiamento dei due pesi e delle due misure? Perché tutte le volte che una persona legata alla politica o alla finanza si trova più o meno vittima di una grave violazione della privacy, scattano rilevanti e spontanee manifestazioni di solidarietà parlamentari che sono invece totalmente assenti se i protagonisti sono normali cittadini e la loro vicenda non ha valore mediatico? Vorrei continuare ipotizzando che questo sia dovuto a mancanza di informazioni e ad errori dovuti alla prospettiva che i politici ed i parlamentari hanno dall'alto dei Colli romani. Provo a mirare (si fa per dire) in alto; quindi: Caro professor Prodi, caro cavalier Berlusconi.
Lo sapete che i vostri datori di lavoro, i cittadini, vedono violata continuamente la loro privacy in Rete e fuori grazie a leggi da voi separatamente ma omogeneamente approvate? Lo sapete che in Italia vengono da anni accumulati, raccogliendoli con sistemi automatici, dati personali su tutti i cittadini (anche voi) che usano la Rete ed altre tecnologie come i telefoni cellulari? Lo sapete che attualmente questi dati vengono raccolti su tutti i cittadini e conservati per tempi indeterminati (decreto Pisanu)?
Lo sapete che l'attuale normativa italiana è molto, molto più invasiva di qualunque altra delle altre nazioni della UE? Che è molto più invasiva di quello che le direttive UE ed i trattati internazionali richiederebbero? Lo sapete che i dati vengono conservati anche oltre i periodi richiesti, perché nessuno ha mai normato e regolamentato l'operazione di cancellazione dei dati (c'è chi ci prova, si vedano le proposte in commissione Giustizia alla Camera).
Lo sapete che in Italia, come in molti altri paesi, l'accesso effettivo a questi dati è molto più ampio di quello che sarebbe apparentemente previsto dalle leggi?
Che molti degli accessi avvengono usando strumentalmente fattispecie di reato gravi od odiose quali terrorismo o pedofilia, allo scopo di disporre di dati che consentano di "andare a pesca" di reati, invece di eseguire indagini mirate su rati specifici, e che questo invade e distrugge la privacy di tutti, provocando non il minimo ma il massimo danno possibile?
Lo sapete che i reati a sfondo pedofilo vengono commessi quasi sempre in famiglia e non in Rete, e che per conseguenza andare a pesca di pedopornografi in Rete è uno spreco di risorse che sarebbero meglio spese nel potenziamento di risorse investigative tradizionali?
Lo sapete che i terroristi da sempre colpiscono dove, quando e come vogliono, applicano i principi del conflitto asimmetrico multidimensionale, e che quindi le risorse spese con iniziative di massa come la linea Maginot o la data retention di massa sono inefficaci? Che i presunti e non dimostrati vantaggi di queste misure per la lotta contro il terrorismo sono perciò comunque transitori ed i danni e gli abusi per i cittadini innocenti sono invece certi e permanenti?
Non sarebbe più semplice, legale e civile costruire il consenso dei cittadini con misure efficaci e rispettose verso di loro, piuttosto che con colpi di timone costruiti alla bisogna e portati avanti con mezzi ed a fini mediatici? Un agire più rispettoso verso la privacy dei cittadini non sarebbe utile per allontanare il sospetto che tutte queste misure servano solo a potenziare il controllo sui cittadini, che da sempre nella storia ha fatto molto comodo a chi deteneva il potere esecutivo e giudiziario?
Non eviterebbe (od almeno ridurrebbe) la nausea che molti cittadini ragionevoli, incluso il sottoscritto, provano nei confronti della politica (a causa di un certo modo di fare politica) e dei politici (specialmente dei politici che si comportano in un certo modo)?
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il Garante....? Un'Autorità inutile
di Davide Giacalone Libero 10 Aprile 2007
Un'Autorità inutile
Pensavo che l'Autorità Garante della Privacy fosse un ente inutile. Ora ne sono sicuro. Il dubbio mi era rimasto perché avevo incrociato uno dei commissari, Giuseppe Fortunato, in un dibattito radiofonico (presso RadioRadio). Lui parlava di privacy e dei portentosi interventi dell'Autorità, al che io gli feci presente che a me era stato spiato il computer e nessuno s'era fatto sentire. "Ma lei deve subito farcelo presente", fu la risposta. Guardi che è scritto su tutti i giornali. Non importa, disse, deve essere lei a segnalarlo. Me ne sono ricordato quando il Corriere della Sera ha avuto l'amabilità di pubblicare la mia foto indicandomi quale parente di Bernardo Provenzano, impegnato a riciclare i denari faticosamente guadagnati dal congiunto, e dato che pochi giorni prima il buon Pizzetti, presidente dell'Autorità, s'era sbracciato per sostenere che certe foto di Sircana davvero non si devono pubblicare, mi sono detto: diamogli fiducia, segnaliamo il caso.
Ho ricevuto indietro una nota di tono pilatesco. A parte il burocratese e l'oggettivo insulto all'intelligenza di chi pretende di ricordarmi che posso querelare o denunciare per calunnia (grazie, lo sapevo di mio), la cosa rilevante è che il Garante non trova ragione per intervenire. Una parentela non fa parte della privacy, una parentela fasulla non colpisce la mia privacy, un atto d'inchiesta penale non si sa se è segreto (lo stabilisce la legge). Eppure a me sembra che annunciarne una con un capomafia mi metta gravemente in pericolo, mentre nel caso di Sircana, quando il Pizzetti intervenne non richiesto, era difficile pensare che si organizzassero gruppi armati di travestiti intenti ad una vendetta trasversale perché non fu accettata la prestazione e pagato l'obolo richiesto.
Leggendo Stefano Rodotà, primo garante della privacy, storcevo la bocca perché tendeva a credere che tutto rientrasse sotto la sua competenza. Il suo successore ha idee più precise: solo i viados. Alla fine trova risposta il quesito posto, su queste pagine, da Fausto Carioti (come me spiato, ma non siamo parenti): inutile lamentarsi, perché inutile l'interlocutore.
Scrivendo questo non vorrei, però, che si pensi io avrei gradito un intervento dello stesso tipo. No, perché la mordacchia e la censura non mi piacciono
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A me sembrava che l'occasione fosse propizia perché il Garante desse una lezione a quell'altro ente inutile che è l'Ordine dei giornalisti (a proposito, grazie per la solidarietà che non è mai arrivata, affittapenne a tradimento). Qualcuno avrebbe potuto enunciare una regola d'oro del giornalismo vero: non si può scrivere una cosa su una persona, sulla sua vita, senza prima averla chiamata per sapere se ha qualche cosa da dire (così al Corriere avrebbero evitato, per l'ennesima volta, di pubblicare cretinate sulle vicende giudiziarie dalle quali sono uscito immacolato). Semplice, lineare, onesto. Forse troppo. www.davidegiacalone.it 
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