*******
Giovedì 19 Luglio 2007
Capezzone
annuncia una marcia sulle pensioni (22 settembre a Roma) e appuntamento
su tasse (29 settembre a Milano).
In un messaggio audiovideo su Decidere.net (disponibile sul sito del network
e su youtube), Daniele Capezzone, Presidente della Commissione
attività produttive della Camera, ha annunciato le prime due manifestazioni
nazionali del movimento:
«Benritrovati su Decidere.net. Abbiamo iniziato bene, con tante adesioni e
con tante persone che si sono attivate, sia sul territorio che su Internet,
in meno di due settimane. Annuncio le prime due manifestazioni nazionali
promosse dal nostro network.
Sabato
22 settembre, di pomeriggio, a Roma (sarà annunciato in quale piazza), si
terrà un evento pubblico sulle pensioni, a una settimana dal varo della
finanziaria. Sarebbe bello che si ripetesse la grande pagina della «marcia
dei 40mila», che seppe dare volto e voce a un pezzo di paese allora silenziato.
Stavolta, bisogna dare la parola agli outsider, al popolo dei non tutelati,
dei non garantiti, e soprattutto alle nuove generazioni, che rischiano di
non avere alcuna pensione se passerà la linea conservatrice imposta dal
sindacato e dalla sinistra comunista.
Una
settimana dopo, sabato 29, di mattina, a Milano (sarà precisato in quale
sala), si terrà un grande convegno sulle tasse. E sarà l'occasione per illustrare
a fondo, anche con cifre ed esempi, i primi due punti dei nostri 13: il
passaggio in 5 anni a una «tassa piatta» del 20 per cento, pagabile con
una riduzione dello 0,4 per cento l'anno della spesa pubblica, e, contestualmente,
una grande riforma di federalismo fiscale e competitivo. C'è da organizzarsi
da subito: e spero che immediatamente giungano i primi preannunci di partecipazione,
da singoli e da gruppi! Grazie e a presto. Daniele Capezzone» www.decidere.net
Domenica 1 / Mercoledì
4 Luglio 2007
Gigliola
Toniollo è una dirigente CGIL, è iscritta al Partito dei Radicali Italiani
da parecchi anni e, sia in CGIL come nel Partito di appartenenza, i DS,
nonchè nel Partito dei Radicali Italiani, a cui si è iscritta per sostenere
alcune battaglie civili proprie dei Radicali per i quali e con i quali ha
sostenute e condotto battaglie politiche, civili, ed economiche affrontando
con molto coraggio il dissenso di CGIL e DS. Domenica
1 luglio 2007, preso atto dell'esito della votazione del Comitato nazionale
di Radicali italiani alla mozione di Pannella, da lui suggerita al Comitato
nel lungo discorso contro l'ex Segretario Daniele Capezzone, si è dimessa
dalla Direzione del Partito Radicale. Le dimissioni, ha precisato
la Toniollo, non le ha rassegnate per una sorta di solidarietà
pelosa a Capezzone ma, si badi bene, per totale dissenso nei confronti
del Partito, e dei metodi usati dal Partito dei Radicali Italiani,
nel promuovere, votare ed approvare la mozione di Pannella contro Daniele
Capezzone. Non ha aggiunto altro ed ha lasciato la sede del Partito.
Aggiungo poco altro perchè le cronache, peraltro infamanti per il Partito
dei Radicali Italiani per le modalità se non di follia ma di perdita totale
della dignità politica con cui si è svolto il Comitato, molti le hanno seguite
da Radio radicale e stampa e media, si spera, ne conoscono tutti i dettagli atti
a far sapere agli italiani che quanto si è palesato durante la
tre giorni del Comitato non è stata una
sessione politica ma un vero e proprio
Processo inquisitorio degno delle «migliori» tradizioni della Santa
Inquisizione della Chiesa Cattolica del tempo che fù.
Un evento politico ed umano tanto
dissenato, e repellente anche a sentire il voto delle donne facenti
parte del Comitato, non si era mai visto e sentito dai tempi di
Torquemada ed è sano, anzi terapeutico, che gli italiani ne sappiano
tutto quello che si deve saperne.
Una vaccata, una schifezza, una
vigliaccata di dimensioni colossali. Stratosferiche. Vigliaccata Che
Pannella, impossessatosi della radio subito dopo la fine dei lavori - siamo a
martedì e sta ancora blaterando su Capezzone - non ha smesso un minuto di
perpetrare nonostante il plateale dissenso della stampa nazionale e di
moltissimi normali cittadini, militanti e iscritti a Radicali
italiani con la testa sulle spalle come, per esempio, il medico di
Torino Silvio Viale, membro del Comitato nazionale che ha così definito
l'accaduto: «è una delle pagine più vergognose della storia del Partito
Radicale».
L'unico parlamentare del gruppo dei
Radicali dei quattro presenti alla votazione, Bruno
Mellano, ha votato contro la mozione Pannella, tre hanno votato sì
e gli altri, tra parlamentari e membri del Comitato, per non voler saper ne'
leggere ne' scrivere, se la sono svignata prima della
votazione.
Lo stato di asservimento
militonto vergognoso e vigliacco a Marco Pannella è
tale che soltanto tre dei 60 membri del Comitato si sono astenuti, soltanto
sette hanno votato no e ventotto hanno votato sì alla sua mozione.
Mozione che rimarrà nella storia della politica malata, morbosa,
vile e dissennata. Per non parlare delle paginone
pubblicitarie fatte pubblicare da Pannella su Il Riformista e su il Foglio
tutte incentrate e tese allo sputtanamento massimo di
Capezzone
Parabola e Sintesi di Adriano
Sofri su il Foglio
*Idrolitina Radicale*
Disse un di'
l'Oste al Vino
Tu mi diventi vecchio
Ti voglio maritare con l'acqua del mio secchio
Rispose il Vino all'Oste
Fa' le pubblicazioni!!!
Sposo l'Idrolitina del Cavalier Capezzone!
*******
e
Capezuka, tra tante mezze calzette al
Governo,
si coprì d'Immenso
«E' lo spettacolo di una
classe politica fatta di mezze calzette che sono in Parlamento per la pensione,
i viaggi gratuiti in treno e in aereo, e al governo per l'auto blu. Mancasse
solo una politica estera. Manca una classe politica appena appena
decente».
ha
scritto Piero Ostellino sabato 24 febbraio sul
Corsera.
25 Febbraio
2007
Sfottuta e stronziata dagli stessi
giornali e telegiornali che tifano centrosinistra, e sinistra estrema, la
classe politica di lotta & di sgoverno che ci ritroviamo chiederà la fiducia
e l'avrà perchè, alla Camera, la maggioranza di quelli che danno i numeri
ce l'ha mentre, al Senato, a dare i numeri sono in troppi e s'è
beccata la sfiducia.
Ma, alla Camera, si profila una
speranza.
Un numero di lucidi ed onesti
kamikaze, un numero di parlamentari se non decisivo, pervasivo e lungimirante,
che abbassi il quoziente di idiozia politica in cui è stato precipitato il
Paese. Un pugno di parlamentari alla Nicola Rossi e alla Senatore Latorre che
seguano l'esempio del radicale, più che mai capezzuto, Capezzone:
Astenersi dal voto di fiducia e dal
seguire l'accanimento terapeutico al governo «dell'ultimo giapponese per
Prodi allo sgoverno», Pannella.
Certo, in una compagine così scalcagnata
e dai miserrimi fini pratici e politici, a coprirsi d'Immenso ci vuol poco ma di
Capezuka con visioni e decisioni politiche non anchilosate al sistema, come
quelle espresse da Capezzone, ce ne fossero. Ci sentiremmo tutti meglio come ci
siamo sentiti meglio seguendo, appassionatamente, il tavolo dei quattro
giovani cronisti della politica che Gianni Riotta, direttore del Tg1, sabato
sera ha messo assieme per «Speciale Tv7».
Un sabato sera davvero ossigenato in
cui, oltre a «Speciale Tv7», nelle case degli italiani è
spirata l'aria fresca proveniente da «Tetris», La7tv, diretta da
Luca Telese con un Senatore Latorre e una Giovanna Maglie davvero in forma
smagliante.
Che la mia nota politica «Il Mito fatale
di Shangri-La» ed i richiami al cinema di colore della politica
nostrana abbiano avuto, finalmente, i loro effettacci?
A leggere i giornali e sentire le Tv
sembrerebbe di sì. Nessun vanto, per carità, ma la constatazione che, oramai,
neanche i giornali e le Tv più conservatrici ed obbedienti ad editori e politici
se la sentono di ammorbarci con le loro palle, questa sì. Ed è un passo
avanti.
Avanti così allora. Capezuki di tutta
Italia unitevi!
*****
*****Maman*****
da cinque a
zero stelle
28 Febbraio
2007
Ho sempre avuto grande stima, simpatia e
ammirazione per la donna e per la politica Emma Bonino tanto da sostenere la
campagna per «Emma for President» in cui Emma risultò la più amata dagli
italiani per rappresentarli, tutti, come Presidente della Repubblica. E ciò lo
testimonia, anche, la mia intervista pubblicata da Sette, ora Magazine, il
settimanale del Corriere della Sera.
Quindi, Emma Bonino - nessuno più di
lei, sa e ricorda quanto e come mi spesi, su ogni fronte, per lei e per i
Referendum Radicali sull'economia - voglia accogliere queste mie osservazioni,
molto molto critiche, sulle modalità con cui un Ministro della Repubblica, Emma
Bonino, si è mosso nei confronti di un compagno di partito.
Nei confronti di
Daniele Capezzone, ora Presidente della Commissione Attività Produttive alla
Camera, ex segretario di Radicali Italiani deposto, manu militari, e cosa
gravissima alla vigilia di un congresso che è l'organo politico collegiale a cui
spetta, per voto democratico, la sostituzione e l'elezione dei nuovi organi di
partito.
Rimosso da Marco Pannella che
- non va dimenticato dagli Angiolo
Bandinelli e dai compagni di partito ora deputati alla Camera che hanno
innalzato il palco della pubblica gogna e del pubblico processo, in puro stile
Soviet, a Daniele Capezzone dichiarando una sequela di querule puttanate a Radio
Radicale - lo sostituì nel corso di
una cena, tete a tete, con il nuovo segretario. Nuovo segretario che, peraltro,
ha la mia stima, condizionata, purtroppo, da Pannella.
Già dal Congresso,
perciò, non spetta al gruppo dirigente radicale, ne' a «Maman» Bonino decretare
ciò che è partitocratico, antidemocratico, e tutto l'armamentario di cui si
ammantano e sproloquiano Pannella e i dirigenti radicali. La base è lontana da
loro mille miglia e se non si sbrigano a cambiare musica e pifferai, si
ritroveranno in undici dirigenti e nisba aderenti.
Non possono parlarne più
fino al momento in cui usciranno dal cuneo nefasto, e drammatico, in cui li ha
precipitati Marco Pannella. E' a lui solo, infatti, che si deve l'isolamento e
il fuggi fuggi dalle iscrizioni al Partito Radicale e la fine ingloriosa della
Rosa nel Pugno. Fine iniziata già dalle elezioni amministrative dove vigeva
l'ordine, tra i radicali, non tra lo Sdi, di condurre la campagna elettorale,
volutamente dissennata, con i temi della laicità, dell'anticlericalismo e
dell'eutanasia quando, ai cittadini, nelle amministrative, sta a cuore il
programma per la loro città: e se sei laico o non laico non gliene può fregare
niente a nessuno.
Che Radio Radicale, e i suoi dirigenti, si salvino dai
Bandinelli che stanno conducendo l'operazione di stravolgimento, pro domo
Pannella, di quanto ha scritto ieri, sul quotidiano Il Foglio, Adriano
Sofri.
Risponderò ad Adriano Sofri sperando che, a differenza dell'Appello
per la sua Grazia, l'argomento lanciato da Sofri divenga pubblico dibattito
tra la società civile e non solo tra i soliti quattro gatti opinionisti che, per
contendersi il merito della Grazia a Sofri, fecero sì che, Sofri, viva ancora da
detenuto.
<Lettere
- Commenti - Articoli
correlati>
Beppe Grillo ha scritto: «Disinfestiamo il Parlamento».
Sì, disinfestiamolo anche dai radicali
militonti. Francesco Sella
-----
*Gigliola, una Donna come si deve*
Mi auguro di rivederci presto in ambiente
"sano". A presto Lò
-----
*Gigliola, una Donna come si deve* E' una bella storia...
"bella" è un
aggettivo come userebbe un medico legale osservando il cadavere di un efferato
ed originale omicidio!!! Bella non certo nel senso di "edificante"!
Sì, ogni
partito ha i suoi mitologici (ed ingombranti) capi, nel bene e soprattutto nel
male. E Pannella, dispiace dirlo ma è una pur affettuosa ma brutale
constatazione che sia diventato l'Andreotti del partito radicale. Talmente deus
ex machina, per troppo tempo insuperato ed instancabile leader che, purtroppo, è
diventato vittima di se stesso e della sua ingombrante e scontata presenza.
Tanto insostituibile che tutti desiderano sostituirlo ma non ci riescono e tutto
resta imbrigliato nelle sue mani, tutto passa per lui e attraverso lui, almeno
così pare. Io stesso devo ammettere che le ultime volte che ho sentito Pannella
a Radio Radicale (nelle sue interminabili ed autoreferenziali chiacchierate) ho
provato un certo fastidio. Dispiace perchè credo abbia dato tanto, però è ora
che se ne vada, secondo me è insopportabile, la sua presenza è nefasta,
condiziona troppo la vita di un partito che rischia di morire per mancanza di
linfa vitale, cioè di giovani.
Del resto è talmente carismatico che è ben
difficile levarselo di torno e (lo dico anche con il massimo dell'affetto
possibile per un passato gloriosissimo) dispiace doverlo fare ma è urgentissimo
farlo prima che fagociti il dialogo (e le votazioni) del partito! Per cui
massima solidarietà a chi, per colpa di questa ormai troppo ingombrante
presenza, è costretto a sacrificare attività, energie, prospettive future. E hai
ragione: non ne parla nessuno! Pannella ormai è intoccabile come il peggiore dei
personaggi da lui in passato criticati con violenza e sagacia. Un dramma nel
dramma, solo un Pannella può attaccare e sconfiggere un Pannella. Sperare nella
schizofrenia?
Salutissimi dalla profonda Padania e in bocca al lupo!
Carloalberto
-----
Esatto! Parabola e
Sintesi di Adriano Sofri su il Foglio: Idrolitina Radicale
Gianga Salviati
-----
Gentile signora,
ma perchè Capezzone non
è andato al Comitato nazionale? E ha rifiutato reiterate richieste di interviste
da Radio Radicale?
E messo al bando i radicali da tutte le sue iniziative
dell'ultimo anno? E via aggravando, ma mi fermo. Lo sbaglio di Pannella non è
quello di oggi, è quello di ieri, che lo porta oggi a cercare rimedi con
comportamenti scomposti e sopra le righe. Comunque, stia tranquilla: la potenza
di fuoco comunicativa di Capezzone - a partire dalla Confindustria in cui
continua a sguazzare Tronchetti - è già e sarà un multiplo di quella dei
radicali, e ciò è argomento su cui riflettere. Torquemada, nazi e fasci e
company sono altra cosa. Sarò fuori d'Italia per due settimane; al ritorno
riprenderò la consueta lettura dei suoi interventi. Cordialmente Franco
Sircana
-----
Grazie mille per la consueta lettura, fa
piacere e bene alla salute sapere che si leggono le tue idee anche se non sempre
le si le si condivide.
E' comunque stimolante a continuare a seminare il
virus della democrazia e della libertà. Continui a scrivermi
(,-)
-----
Un'epurazione radicale per Daniele
Capezzone.
Panella, ma specialmente la Bonino, sempre
stati persone che squallidamente hanno usato gli altri, per il proprio
tornaconto.
Via da sta' gentaglia, solidarietà a Capezzone! e auguri da Flo
Flo Florian
-----
Viva Capezzone!!!!!
Oramai è l'unico
in questa armata Brancaleone munito di cervello e di cultura.
Franco Russo
-----
Gigliola
è una Donna come si deve ma, cara Giuliana, ad andar con lo zoppo..........
e Pannella,
nella sua pessima senilità fatta di digiuni di vario tipo, bevute di urina
ed altro..., se n'è andato con questa sinistra e non poteva che prenderne
le non augurabili modalità. La fine del Partito Radicale non è che un
altro disastro della nostra politica e della nostra repubblica nata male.
Laura
-----
Sì Gigliola è una Donna come si deve, sono
d'accordo.
Ora c'è decidere.net di Daniele Capezzone: Bene! Stavo rischiando di iscrivermi
alla Lega Nord..
Baci Lorella Cordella
-----
Scrive Pannella:
"Felicitazioni ed auguri a Daniele Capezzone per
l'ottimo progetto che oggi ha annunciato e avviato".
Almeno dieci dei tredici punti sono propri, sicuramente attribuibili alla
politica, al pensiero e all'azione del movimento radicale.
Personalmente sarò lieto di poter appoggiare e sostenere gli obiettivi
e i metodi annunciati da Capezzone. Ho chiesto poi a compagni qualificati,
radicali storici e esponenti attuali dell'area quali fossero le loro reazioni
in proposito. Mi sembrano condividere la mia impressione. Ma, allo stesso
tempo, abbiamo dovuto costatare che sicuramente, gran parte degli esponenti
radicali non hanno avuto la possibilità di far parte dei primi elenchi
di aderenti e di sostenitori, per la sola ragione di essere pressoché
tutti stati tenuti all'oscuro dell'iniziativa e, quindi, di poter far
parte degli elenchi oggi resi pubblici.
Se obiettivi e progetti espressi ci trovano sinceramente d'accordo, vi
sarà poi da comprendere significati e ragioni di quel che per ora appartiene
al campo del nondetto".
-----
Pannella, tanto per metterci le mani sopra,
come tentò tale e quale con i Volenterosi, stante l'odio
per Capezzone che lo attanaglia, lo offusca e lo confonde, o non si è
nemmeno accorto - o fa il gioco delle tre tavolette, che tra gli aderenti
a Decidere.net non c'è un solo politico in servizio effettivo.
SVEGLIA PANNELLA!
Quelle due paginate di Pubblicità Regresso fatte da te pubblicare,
a pagamento, su Il Riformista e su Il Foglio contro Capezzone
sono la coda del Diavolo dell'Inquisizione radicale che ha imperversato
nella tre giorni del Comitato nazionale. Vergognati tu e i tuopi sodali-schiavetti.
Giuliana D'Olcese
-----
*Gigliola, una Donna come si deve*
Brava, super-d'accordo!!!
Che una della CGIL debba insegnare la morale laica e la dignità a "questi"
radicali, bè è una vergogna nella vergogna...
nv
-----
Grazie. Hai letto cosa ha dichiarato Silvio Viale?
Che è la più grande vergogna nella
storia radicale, e Pannoloni che continua a blaterare da Radio radicale lo hai
sentito anche oggi che siamo a martedì? gd'o
-----
Sì. Non solo, ma quello che è più
grave
(perché vuol dire che a lui interessa
solo la recita in pubblico, l'aspetto mediatico, quello che dicono i giornali,
non la realtà in sé...) è che saputo che domani Capezzone farà la annunciata
dichiarazione alla stampa, largo Goldoni, Pannella ha deciso di "bruciarlo" (si
dice in teatro...) cioè di oscurarlo (si dice in tv), ovvero di anticiparlo
convocando i giornalisti proprio domani nella tarda mattinata per una
improvvisata conferenza stampa sulla nuova campagna di "controllo" dell'attività
dei deputati annunciata nella famigerata mozione. Insomma non sopporta
concorrenza sul suo terreno... Ci sarà da ridere
nv
-----
Il processo a Capezzone degno delle "migliori" tradizioni della
Santa Inquisizione della Chiesa Cattolica del tempo che fù?!
sei sicura di quel tempo che fù? Tutto questo non è una
novità, cioè... lo è stata per me, povero laico non praticante, ma se ne vuoi
sapere di più basta parlare con un Padre di qualunque ordine, avrai modo di
constatare personalmente. Sai (so che poco centra con il tuo articolo, infatti è
solo una curiosità) ho parlato di recente con un Padre dei Carmelitani scalzi,
non è mai finita quella mentalità tra i cattolici mi sa, si incazzano pure se
senti un determinato genere di musica differente da un'altra.
Più cresco più
mi accorgo che la vita reale è di parecchio più inverosimile della fantascienza.
Mmmaà... va bo'....
Biagio
-----
Veramente
alla votazione alla mozione erano presenti Turco, D'Elia e Beltrandi,
quindi a casa mia fa
tre e non due... quanto alla Poretti era assente, il we è sacro, Capezzone pure
non c'era e Turci e Buglio dovrebbero ringraziare la madonna, che in questo caso
si chiama Marco Pannella, per avergli regalato un seggio.
Sveglia!!!
Francesco
-----
Hai ragione ma sai
com'è,
Beltrandi è così insignificante e astioso che ci si
dimentica di lui. Dato, anche, che non esprime mai concetti che si
ricordino....
In quanto a "Turci e Buglio che dovrebbero ringraziare la
madonna, che in questo caso si chiamerebbe Pannella, per avergli regalato un
seggio", ti sbagli e vedi lucciole per lanterne... Turci lo avrebbero eletto i
DS se non li lasciava per la Rosa, stante, anche, che è famosissimo e bravissimo
e porta un sacco di voti che Pannella invece sottrae. E in quanto a Buglio ti
sbagli, si vede proprio che non conosci un piffero di nessuno e nessuna storia
politica e parlamentare... poaretto cio'! poro toso!
Non
straparlare Marco,
ti faccio notare che mai nessuna nuova
formazione politica ha avuto tanto consenso e diffusione mediatica come ebbe la
Rosa nel Pugno.
E continuò ad averla persino quando cominciò a scricchiolare.
Quindi, quando scrivi che per avere visibilità sui media lo Sdi è andato a
Fiuggi come Sdi e non come Rosa nel Pugno, dici una cazzata. Una cazzata
tristissima, querula e petulante che umilia solo te.
E la cosa più triste è
che oramai, da tempo, da troppo tempo, nessuno più crede a ciò che dici. Fingono
di crederci soltanto i tuoi militonti che, a questo punto, fanno solo il tuo
male e il male del partito radicale. Ho scritto e diffuso Sunset Boulevard in
chiave ironica ed umoristica proprio perchè tu capissi in tempo che ti dovevi
fermare ma tu oramai non recepisci alcun messaggio al di fuori dei tuoi che,
troppo spesso, rasentano il vaneggiamento, purtroppo, o sono totalmente
incomprensibili.
Aveva ragione Adele Faccio. La fine triste ed ingloriosa
della Rosa nel Pugno l'hai voluta e perseguita tu. Hai fatto tutto da solo ed
ora da solo stai.
Smetti di straparlare Marco, ritorna in te. Dici e scrivi
cose insensate ed alterate, è uno spettacolo tristissimo ed umiliante per chi ha
creduto in te in illo tempore
Giuliana
-----
Omaggio ad
Adele Faccio
Sono passati tanti anni dal giorno che telefonai
all'Onorevole Adele Faccio alla Camera. E le chiesi:
Signora Faccio posso
venire a trovarla per farle una proposta alla quale, se gliela dico al telefono,
lei direbbe subito no?
Di che si tratta? Sarà mica una proposta oscena! No
non è oscena ma sono certa che per lei quasi lo è. Divertita ma sospettosa
accolse la mia richiesta e disse:
Venga domani pomeriggio alla Camera, al
quarto piano e chieda al commesso di accompagnarla nel mio studio. Mi presentai
e le dissi:
La proposta semi oscena è di cantare il
Va' Pensiero alla Tv, ci sta Onorevole Faccio? Per carità! Amo il Va' Pensiero
ma sono stonatissima e come vede non è che la "bellezza" farebbe dimenticare la
stonataggine della mia voce.....
Ma Onorevole, lei non canterà da sola il Va'
Pensiero, ma in un coro e in Tv vi si vedrà cantare sì ma il sonoro è quello del
Maestro Muti e della Scala. Sarete in tante personalità politiche diverse, dal
Sottosegretario agli esteri Susanna Agnelli, agli Onorevoli Rodotà e Spaventa,
da Luciano Lama a Giancarlo Paietta, da Cesare Musatti a Delia Scala, dal
Ministro Pandolfi a Franco Carraro a Spadolini fino a Wanda Osiris, al sociologo
Mimmo de Masi e tante altre illustri personalità della cultura e della politica
italiana. Wanda Osiris e Domenico De Masi?!!? Ma
per quale trasmissione dovrei cantare? Onorevole, per la trasmissione di Andrea
Barbato e di Oliviero Beha che andrà in onda la domenica pomeriggio su Raitre
con la regia di un napoletano giovane e molto intelligente, Aldo Zappalà, a cui
è stata affidata anche la realizzazione della sigla che è proprio il Va'
Pensiero in cui tutti i personaggi li si vedrà affacciarsi e cantare dalle
finestre del Palazzo Carignano di Torino.
Beh, mi ha convinto però se al
momento che dovrò registrare la scena mi verrà una crisi di panico non si
offenderà se manderò lei e la sua troupe a pascolare altrove.
Affare fatto
dissi e il giorno dopo risalii con la troupe televisiva nella piccola e modesta
soffitta di Montecitorio che era il suo ufficio dal quale uscivano fatti
politici fondamentali e di grande portata storica. Fatti inversamente
proporzionali all'atteggiamento mai pompous e saccente ed alla incredibilmente
povera e modesta soffittina dove avevano relegato Adele Faccio. Adele Faccio fu
assieme a Giancarlo Paietta il personaggio che strabiliò maggiormente i
telespettatori della trasmissione in onda tutte le domeniche su Rai3 per cui io
fui incaricata di invitare e riprendere i trentasei personaggi, scelti
personalmente da me, che cantarono il Va' Pensiero per la sigla della
trasmissione di Andrea Barbato e di Oliviero Beha, sigla davvero stupefacente
che ne decretò il grande successo e la grande
popolarità.
Giuliana D'Olcese
-----
Dal
Blog di Beppe Grillo, "Disinfestiamo il Parlamento"
L'otto settembre è il giorno della
liberazione dai parlamentari abusivi. Se non gli diamo una mano da soli non ce
la fanno a congedarsi da Montecitorio e da Palazzo Madama. Loro ce la mettono
tutta, vorrebbero contribuire allo sviluppo del Paese. Ed entrare nella terza
repubblica, dopo aver disfatto la seconda e la prima.
Dopo aver raschiato il
barile hanno riesumato Veltroni, homo novus, dieci anni fa vice presidente del
Consiglio nel primo governo Prodi. Quando Blair si insediò come primo ministro
in Downing street. I nostri dipendenti tengono famiglia e i poteri forti tengono
i dipendenti per le palle. E' una situazione giustificabile.
L'otto settembre
lancerò un'iniziativa di legge popolare in tre punti per disinfestare il
Parlamento: PRIMO: Nessun cittadino può candidarsi se
condannato in via definitiva o in attesa di giudizio. SECONDO:
Nessun cittadino italiano può essere eletto per più di due legislature. Regola
valida retroattivamente.
TERZO: I candidati devono essere
votati dai cittadini con la preferenza diretta. Invierò a ogni deputato e a ogni
senatore una mail di richiesta di adesione, o rifiuto, a questi tre punti e
pubblicherò le risposte, se ce ne saranno. Il silenzio è dissenso. Oggi pubblico
il video integrale del mio discorso al Parlamento europeo.
-----
Sintesi
& Sintetici: *Sofri & l'Idrolitina Radicale*
Con tutte le lenzuolate formato partouse che ci sono sulla stampa mi pare
che la poesiola dell'oste e del vino dice tutto no?
(,-)
------
Ma
sì, viva la brachilogia!
Detto così
è chiaro e conciso, molto meglio di quel polpettone scritto da Adriano Sofri...
vecchia guardia.. più prolisso di una rivendicazione delle brigate rosse
dei tempi di Curcio. Paolo P
-----
*Sofri & l'Idrolitina Radicale*
spesso molto meglio l'idrolitina radicale che la sinistra
radical chic. Visti i risultati...
Stefano Bettera
-----
Sofri & l'Idrolitina
Radicale
E sì,... io sono favorevolissima all'idrolitina Capezzuta.
Lei no? Largo ai giovani ! (,-)
-----
*Sofri & l'Idrolitina Radicale*
qualche volta l'idrolitina capezzuta fa anche bene. Purchè
presa in piccole dosi. Se no provoca assuefazione. In questi casi è sempre
meglio consultare il medico... :) Comunque, cara Giuliana, grazie per gli
spunti interessanti che invia e che invitano a riflettere e a partecipare.
-----
*****Maman*****
Condivido molto di quanto dici e purtroppo Pannella è ormai
da tempo il guaio dei migliori radicali, ho letto il Foglio ma mi sai dire
che cosa dice Sofri, quale la sua proposta? Trovo Sofri inleggibile e sono
dell'idea che forse per Capezzone il Partito Radicale sia un poco stretto
e che forse potrebbe farsi leader di qualche cosa di più ampio che non sia
l'associazione della Rosa nel Pugno ma che potrebbe raccogliere intorno
tutti gli elettori che vogliono un Paese libero e responsabile dal clericalismo
e con una burocrazia limitata. Tutti tranne Pannella - Bonino (e di Bonino
non capisco il perchè) e forse qualche altro, pensano che sarebbe ora si
togliesse di torno non solo per i radicali. Pannella fa più disastri della
grandine. Laura
------
Cara D'Olcese, su *****Maman*****, che non è più a cinque stelle
vedo con piacere che, per quanto riguarda i radicali, hai riacquistato la
lucidità dello sguardo. Anch'io, per la verità, mi ero fatto delle illusioni
sulla Bonino ma la mia 'guarigione' precede la tua di parecchie lune. Un
abbraccio Dino Cofrancesco
------
*****Maman*****
Cara Giuliana, sono d'accordo con te, ma ancora devo vedere un leader di
partito veramente democratico. Se poi si parla di Pannella.....
Mi dispiace per la Bonino, che si è allontanata dal personaggio che tutti
noi credevamo che fosse e che le era valso un gran consenso in occasione
della campagna Emma for President. Ma quando noi poveri elettori e militanti
politici smetteremo di provare grandi delusioni?
Io sto puntando sulla Brambilla, sto costituendo un Club per associarmi
al suo Circolo per le Libertà (i soliti buoni propositi per diffondere cultura
liberale) e spero che non sia l'ultima bruciante delusione. Coraggio, tanto
dalla passione politica non si guarisce...
Francesca Pietroniro
------
Hai ragione, dalla passionaccia politica non
si guarisce mai. Guarda me.......
Ciao grazie e alla prossima, gd'o
------
*****Maman***** ovvero: Dalle Stelle alle
stalle.
Lo pubblico nel mio blog, non sai quanto sono d'accordo, tanto per cambiare.
Certo che bel paese che stiamo diventando. Tra nani ballerini e traditori.
E tutti che dicono essere liberali! Che P****!
GP
-----
*****Maman***** Cara D'Olcese,
ho molto apprezzato il Suo intervento, che condivido. Ma
il partito radicale me lo ricordo sempre così: grandi prediche sulla democrazia
all'esterno, assoluta e indiscussa monarchia all'interno. Infatti, i segretari
del PR sono sempre stati scelti, usati e sostituiti a insindacabile giudizio
del gran capo. E guai se qualcuno, come Capezzone, mostrava di avere una
personalità propria.
Un caro saluto, Francesco Lucrezi
------
Grazie x la condivisione, ha ragione sulla monarchia,
ecco perchè "Maman".... Si capisce l'ironia?
Maman venivano chiamate le regine..... (,-) gd'o
-----
*****Maman***** hai come sempre ragione
piena!
Gigi Russo
------
Grazie! Onoratissima! (,-)
-----
Roma, 2 marzo 2007 Governo. Dichiarazione di
voto di Daniele Capezzone:
Signor Presidente,
vi sono momenti in cui occorre il coraggio delle scelte difficili. Non è
stato facile, per me, arrivare oggi, qui, al 36mo giorno di sciopero della
fame per una vicenda di clamorosa illegalità: quella di otto senatori eletti
dai cittadini, ma tuttora estromessi dal Parlamento, nel silenzio assordante
di tanti protagonisti della politica, incluso Lei, purtroppo, signor Presidente
del Consiglio. E, allo stesso modo, non è stato facile, per me, decidere
la mia astensione.
In questa Camera, la maggioranza ha un vasto margine, e quindi è a maggior
ragione opportuno un atto politico limpido, per contribuire ad aprire una
discussione di fondo e non evasiva. Oggi questo Governo è fragile perché
restano irrisolti tutti i nodi, dalla politica estera all'economia ai diritti
civili, dove il Governo è stato l'interprete principale del pasticciaccio
dei Dico, che potremo da oggi chiamare "qui lo Dico e qui lo nego".
Non è la sinistra comunista responsabile delle difficoltà: loro fanno il
proprio mestiere. E' la sinistra riformista che non è neppure scesa in campo.
Da radicale, ritengo che serva una "rottura" nella politica italiana, a
sinistra come a destra. E da radicale lavorerò (sostenendo anche i buoni
atti del Governo, se ve ne saranno) perché ovunque possibile germogli la
pianta delicata dell'alternativa liberale: per una politica estera di promozione
della libertà e della democrazia, per una politica economica non centrata
sulle tasse ma sulle riforme, per una giustizia degna di questo nome, a
cui nessuno dedica una parola; e infine per l'affermazione delle libertà
civili di ogni individuo. Grazie.
-----
*e Capezuka si coprì d'Immenso*
Che vergogna la Bonino anche lei attaccata alla poltrona di un governo
che non ha più nel programma alcuno dei diritti civili.
Che vergogna il Pannella a proporre un Prodi bis. Ormai irrimediabilmente
sputtanati entrambi!
Vittorio Baccelli - cp.132 -55100 Lucca http://baccelli1.interfree.it
-----
*e Capezuka si coprì d'Immenso*
Come sempre in grande forma, vedo. Peccato che a guardare quello
che stanno combinando a Roma ti vien voglia di mandare tutti a quel paese
ma è necessario, oggi più che mai, continuare a lottare x i nostri diritti
e per la nostra libertà. Insieme, tutti questi, noi "spiriti liberi" possiamo
ancora farcela.
un saluto e un abbraccio. Vado ad inserirti sul BLOG! Ciao Galgano
-----
*e Capezuka si coprì d'Immenso*
L'avevo letto e condiviso riga per riga.
E' un grande e, prudentemente, il Corriere non lo mette sempre in prima
pagina. Sergio Rossi
------
*e Capezuka si coprì d'Immenso*
Brava! Mi è piaciuto!
Mi unisco a movimento da te creato! Graziella
-----
*e Capezuka si coprì d'Immenso*
Dopo più di una
decade ti rileggo con piacere, il Sena. Marini non ha dato risposta alla
mia, onde...
Per quanto riguarda il tuo scritto... beh, meglio di così non si poteva
dire, anche se fa un po' male solo pensare a ciò che hai pensato e scritto.
Ma non hai detto nulla circa la prospettiva del fallimento del Prode Anselmo:
o aspettavo qualcosa di dolorosamente piccante. Ma agli scritti non si può
chiedere ciò che non hanno, quindi grazie per il pezzo e a rileggerci quanto
prima. Luigi Melillik
-------
Per una forza laica-liberalsocialista, abbiamo
aderito alla mozione di Bertinoro
Il Partito d'Azione Liberalsocialista, per mezzo del Segretario nazionale
prof. Nicola Terracciano, ha aderito alla mozione finale del Convegno "Verso
la costituzione di una forza laica liberalsocialista" che si è tenuto a
Bertinoro (Forlì) nei giorni scorsi e che di seguito la riportiamo per intero.
A noi ora l'onore e l'onere di costituire comitati locali per la Costituente
laica, liberale, socialista e repubblicana che ci portino alla costituzione
di liste comuni alle amministrative ed oltre verso un partito che mi piacerebbe
definire utilizzando le parole del repubblicano Giacomo Properzj alla Costituente
di Bertinoro: "Alleanza Liberalsocialista (o Radical-Socialista) di Democrazia
Repubblicana". Luca Bagatin Segretario del Partito d'Azione Liberalsocialista
del Friuli Venezia Giulia www.liberalsocialisti.org -
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
********
Il
secondo errore dei Radicali e il caso Capezzone
di NICO VALERIO Salon Voltaire, 30 maggio 2007
Cari amici,
lo scontro in atto tra Pannella e Capezzone, e l'inazione del primo di fronte
ad un Governo deludente, rappresenta un secondo clamoroso errore da parte
degli amici Radicali, e finisce per coinvolgere l'intero schieramento liberale.
Ci dispiace molto e ci imbarazza, ma dobbiamo registrarlo senza censure.
Nico Valerio
Il secondo errore dei Radicali. (Il primo? sostituire il Segretario Capezzone).
Davvero i Padri della Patria laica e libertaria, i mostri sacri dei diritti
civili, invecchiano come casalinghe ottuse e livorose?
A leggere lo strano dossier, quasi la grottesca caricatura d'un fascicolo
"alla Putin radicale", che Marco Pannella ha diramato alla mailing list
degli amici dei Radicali Italiani su Daniele Capezzone, con tutti i suoi
"capi d'imputazione", i mutamenti dei giudizi, le mancanze, compreso il
numero delle volte che il reprobo ha marinato le votazioni alla Camera,
non si sa se rabbrividire o sorridere. Preferiamo la seconda. No, caro Marco,
così non va. Abbiamo sempre difeso Pannella, il politico italiano più originale
e creativo, di fronte agli attacchi del Sistema. Nonostante le sue incomprensioni
e i suoi errori (e ancor più quelli di certi suoi luogotenenti), sperimentati
direttamente tanti anni fa. Ma nelle persone intelligenti - ci siamo detti
- la personalità deve sempre prevalere sul carattere, sulle meschinità personali.
Perciò, ci è sempre risultato odioso e insopportabile che la conventio ad
excludendum della Partitocrazia lo emarginasse - lui e i Radicali - e lo
indicasse come diavolo laicista, anzi peggio, rompiscatole incorruttibile,
insomma il nemico da ignorare più che combattere. Lui che rappresentava
il Nuovo, la gente comune, le donne, i giovani.
Per questo, ora non può, non deve essere lui, né il suo entourage, a trattare
Daniele Capezzone proprio come il Sistema un tempo trattava Pannella. Non
può, non deve essere lui, il Grande Vecchio del laicismo liberale, della
tolleranza e della non-violenza, a rappresentare il Vecchio.
A parte la forma infelice, che ricorda un'informativa grezza come quelle
delle questure d'un tempo (lo so, non c'è proprio nessuno nel Partito che
osi rivedere i suoi testi, così controproducenti), a rileggere con calma
il dossier inviato da Pannella sembra che tutti i capi d'accusa contro Capezzone
siano capi d'accusa contro se stesso.
E' infatti un non senso autolesionistico incolparlo di essersi allontanato
e di viaggiare ormai in modo indipendente, quando proprio Pannella e la
dirigenza radicale, sorta di soviet casalingo che non ha mai amato gli individualisti,
lo ha emarginato e di fatto cacciato, al culmine della sua brillante Segreteria.
Questo è stato il primo grave errore dei Radicali.
Dicono bene due famosi ex-radicali, Teodori e Mellini. Pannella fa tutto
da solo. Segue sempre lo stesso copione. Pur di azzoppare i bravi, gli emergenti,
gli individualisti che lui stesso si alleva (perché l'Homo radicalis o Liberalis
che altro può essere se non individualista?), ma che crescendo fanno di
testa propria, ad un certo punto gli taglia le gambe. Ma così si dà la zappa
sui piedi. E azzoppa se stesso e il movimento radicale. E perciò ricomincia
sempre da zero. I tavolini, i megafoni, gli scioperi della fame, le casalinghe
"pasionarie", i volontari eroici di provincia. Così il Partito non crescerà
mai, non porrà mai radici. Insomma, è Marco, prima ancora del Sistema, il
maggior nemico di se stesso. Come un giardiniere impazzito: pota gli arbusti
troppo presto.
Ho avuto un padre autoritario ed egocentrico, che non si rendeva conto che
gli altri potessero avere delle reazioni emotive, una propria indipendente
vita interiore.
La psicologia per lui era solo la propria. Per analogia posso immaginare
che la comprensione psicologica degli altri radicali non sia mai stata la
migliore freccia nella faretra di Marco.
Eppure, perfino lui dovrebbe capire che un giovane molto intelligente, se
viene emarginato, tanto più ingiustamente, tende a vedere come insopportabile
l'ingiustizia subìta. E quella patita da Capezzone è certamente un'ingiustizia:
il merito non premiato, ma anzi punito. Perciò, caro Marco - lo avrebbero
previsto anche i bambini - Daniele non cercherà di riavvicinarsi e tornare
all'ovile, ma piuttosto di allontanarsi ancora di più dal padre padrone
che lo ha cacciato e umiliato in pubblico.
E che sta
coprendo un Governo debole e caotico. Di che si meraviglia, dunque? Pannella,
che è un Genio, è anche la causa di tutto, nel bene e nel male.
E' la levatrice e il necroforo. Lui li fa, i tanti geni radicali, ma quando
sono al culmine della loro parabola li distrugge.
Ebbene, ora ce n'è uno, capatosta come l'abruzzese Marco ("capezzone", nomen
omen), che ha deciso di non farsi distruggere. E per far questo, è ovvio,
deve sùbito sganciarsi dall'influenza pannelliana e radicale, se no per
lui sarebbe la fine. Ciò che non seppero fare in tempo i Teodori, i Mellini,
gli Zeno, i Giovanni Negri e gli altri "rami potati", vecchi e giovani.
Ora lo sconcerto nella nuova base radicale, che non afferra quanto sia ciclico
questo meccanismo d'azione, è forte. E sono molti, i più giovani, quelli
che si erano avvicinati ai Radicali ai tempi dei dioscuri liberisti-liberali
Capezzone e Della Vedova, che non hanno ancora digerito la sostituzione
di Daniele da segretario politico, il più grave errore strategico dei Radicali
negli ultimi 20 anni.
L'anno scorso, prima dell'ingresso nel Governo, ci fu un soprassalto di
dignità da parte di Pannelle e Bonino. Sul Salon Voltaire uscì un consuntivo
sfaccettato ma tutto sommato positivo dell'opera dei Radicali dalla fondazione.
Poi, però, con l'entrata al Governo e l'emarginazione di Capezzone che criticava
la doppia inazione, di Prodi e dei compagni radicali, capimmo che gli amici
di via Torre Argentina non sarebbero più stati quelli d'un tempo. Qualcosa
in loro sembrava essersi rotto. Non li avevamo mai visti così "ministeriali".
Con la scusa di difendere a tutti i costi Prodi come gli "ultimi giapponesi",
obbedienti perinde ac cadaver, si stavano pericolosamente abituando a reprimere
la propria radicalità, la propria visione del mondo. E con l'economia italiana
in pezzi, la povertà crescente, i privilegi pubblici da abbattere, le riforme
e le nuove leggi liberali e radicali che non si fanno, il silenzio dei Radicali
è apparso strano. Un tempo erano i comunisti ad accusarli di non occuparsi
abbastanza di economia, ora sono i liberali.
E se non ci fosse stato Capezzone?
Non bastano il digiuno per la messa al bando della pena capitale nel mondo,
il comizio di piazza Navona o le proteste per il Gay pride a Mosca. Non
si tratta di ridurre gli amici Radicali, consapevoli di rappresentare un
movimento d'opinione molto più vasto della loro rappresentanza numerica
in Parlamento, ad un partitino come gli altri.
Ma si tratta di convincerli a sporcarsi le mani con la politica e l'amministrazione,
cioè con i fatti concreti. Ad essere un partito vero, non solo l'eterno
movimento delle petizioni di principio. Prima con il tavolo trasversale
dei "Volonterosi", oggi con le nuova legge capezzoniana che elimina molti
impedimenti all'attività economica e aumenta la sfera di libertà del cittadino,
l'ex segretario radicale ha mostrato idee chiare e determinazione. Suona
da solista? Non è colpa sua se il resto dell'orchestra radicale non gli
sta dietro, anzi perde tempo, con tutti i problemi che ci sono in Italia,
a criticarlo e metterlo alla berlina. La replica di Capezzone a Pannella
è stata nobile, acuminata ma anche moderata: resta nella politica, mentre
gli altri stanno alla denigrazione personale.
C'è oggi una dissaffezione totale verso questa Destra e questa Sinistra,
poco o nulla liberali, che i Radicali non sembrano poter o voler più rappresentare.
Noi che nel 2004, attraverso il quindicinale di Salon Voltaire, che intendeva
riunire tutti gli intellettuali e i club liberali, delle più diverse aree
e tendenze, vedemmo tra i primi nel geniale Capezzone il possibile alfiere
carismatico d'un liberalismo finalmente combattivo e vincente, siamo contenti
della sua tenacia e dei suoi futuri progetti liberali. A nome di tutti i
Liberali e anche di tanti Radicali lo ringraziamo. http://salon-voltaire.blogspot.com/2007/05/il-secondo-errore-dei-radicali-il-primo.html
************
BERTINORO
3-4 MARZO 2007
I rappresentanti delle Associazioni e dei Circoli che hanno partecipato
a Bertinoro al convegno "Per una Costituente Laica Liberalsocialista" esprimono
la volontà di mettere in moto un processo, che porti alla costituzione di
un soggetto nuovo, autonomo e fondato sulle culture laica, liberale, liberalsocialista,
radicale, repubblicana e socialista per operare un profondo rinnovamento
nelle istituzioni del Paese e ripristinare la centralità del ruolo della
politica. Riconoscono che i soggetti operanti nel sistema politico, in vario
modo, stanno manifestando una rinnovata consapevolezza del bisogno di riaggregare
un vasto campo di forze in grado di incidere sulla realtà politica italiana.
L'assemblea riunita a Bertinoro, valutati: - l'impegno maturato in questi
anni dalle diverse forze del socialismo italiano e la tenacia e generosità
di tanti circoli e associazioni liberali, radicali e repubblicani, che hanno
mantenuto integra la loro identità; - la volontà manifestata da numerosi
soggetti politici di lavorare per una formazione collocata nel socialismo
europeo; - le molte iniziative di aggregazione laico-riformista in atto
in numerose regioni e province italiane; - i fermenti in essere nella società
che cercano nuove forme di partecipazione; - conferma la validità del processo
di aggregazione in un unico soggetto politico liberalsocialista; - assume
a base dei lavori la relazione di Turci, le comunicazioni e i documenti
presentati nel corso dell'assemblea di Bertinoro.
A tal fine, i rappresentanti dei Circoli e delle Associazioni che si sono
riuniti a Bertinoro decidono di dare vita ad un'Assemblea permanente, composta
dai soggetti sottoindicati, e dagli altri che vorranno successivamente aderire:
con il compito di promuovere prioritariamente la costituzione di comitati
in sede locale.
L'Assemblea permanente dovrà altresì predisporre un manifesto d'intenti
che rappresenterà l'identità del processo costituente.
L'Assemblea permanente promuove da subito un dibattito sulla crisi della
politica e dei partiti per la mancata soluzione dei problemi della democrazia
interna, della trasparenza dei processi decisionali e degli eccessivi costi
della politica. In questo ambito sarà affrontato anche il terna della forma
partito e delle sue regole, ponendo al centro della discussione l'inserimento
e la valorizzazione delle nuove generazioni per favorire il ricambio della
classe dirigente.
L'Assemblea permanente svilupperà la propria iniziativa verso i partiti
e le organizzazioni politiche, che ne condividono le finalità, per sollecitare
un loro ruolo attivo in questo processo che deve portare al superamento
delle attuali forme partitiche.
L'Assemblea promuoverà iniziative sui temi della laicità e dei diritti civili,
della riforma della Pubblica Amministrazione, della lotta alle corporazioni
e della riforma dello stato sociale. I rappresentanti delle associazioni
e dei circoli auspicano che alle prossime elezioni amministrative siano
presentate liste largamente rappresentative delle forze laiche, liberali,
radicali, repubblicane, socialiste. I rappresentanti delle associazioni
e dei circoli affidano alle organizzazioni promotrici del convegno di Bertinoro
il compito di coordinare in questa fase i lavori dell'Assemblea permanente.
************
Un
network per la chiarezza
di Arturo Diaconale
L'Opinione 26 giugno
I cantieri che riguardano le infrastrutture e le
grandi opere sono fermi ormai da un anno. La paralisi governativa impedisce di
riaprirli. A partire dalla Tav a finire con il Ponte di Messina. In compenso i
cantieri della politica fervono di mille iniziative tutte diverse tra di loro.
Il centro sinistra è alle prese con l'avvento dei messia Veltroni, con la
nascita travagliata del Partito Democratico, con la formazione di una "cosa
rossa" che fatalmente assumerà le forme e la collocazione dei defunto Pci e con
il tentativo di dare vita ad una Convenzione Socialista.
Sul versante opposto
nascono e si moltiplicano le Fondazioni di Alleanza Nazionale, scoppia il
fenomeno dei circoli dentro e fuori Forza Italia con le iniziative di Michela
Brambilla, di Liberal, della Giovane Italia e del nostro stesso giornale, nasce
la federazione tra Pri e Pli e si rimettono in movimento i Riformatori
Liberali.
In mezzo ed a cavallo dei due blocchi, infine, parte l'iniziativa
del network di Daniele Capezzone che tende a raccogliere non solo i
"volenterosi" del centro destra e del centro sinistra ma anche a riunire attorno
a dieci punti di un programma squisitamente liberale tutti quelli che, in un
polo o nell'altro ed anche altrove, pensano che l'esigenza primaria del paese
sia di far riaprire i cantieri dell'innovazione e del cambiamento reale. Citando
Mao si può tranquillamente affermare che "grande è la confusione sotto il cielo,
situazione eccellente". Tutti i più avveduti si rendono conto che la legislatura
nata malata è ormai agli sgoccioli. E gli stessi, dando per scontato che si
tornerà al voto nella primavera del prossimo anno o al peggio in quella
dell'anno successivo (insieme alle elezioni europee), incominciano a muoversi ed
a prendere posizione in vista del futuro della politica italiana. L'aspetto
eccellente della faccenda è rappresentato dalla assoluta consapevolezza generale
che la situazione di paralisi in cui è caduto il paese da un anno a questa parte
va comunque superata. E dalla altrettanto assoluta certezza che una volta
superato lo stallo, non si potrà tornare al passato ma si dovrà
obbligatoriamente inventare qualcosa di nuovo. Non solo e non tanto nella
formula delle alleanze.
Quanto nella scelta dei contenuti, dei
programmi, delle scelte. Che diventeranno i veri arbitri non solo delle future
formule politiche ma anche degli uomini che dovranno rappresentarle, in questa
luce l'idea di Capezzone di dare vita ad un network e non ad un nuovo partito,
incentrato non su una formula politica ma su dieci punti di un programma
autenticamente liberale, costituisce un primo ed importante elemento di
chiarezza nella confusione. L'auspicio è che venga imitato al più
presto.
*******
Capezzone ci spiega la law e
l'order del suo network liberale
Il 4 luglio l'ex segretario radicale
presenta il movimento "un po' Google e un po' Thompson". Tra rotture e suture
riformiste.
Il Foglio 26 giugno
2007
Il movimento, o meglio, il network che Daniele Capezzone ha in
mente ormai da parecchie settimane (lo stesso anticipato quasi un mese fa dal
Foglio), sarà presentato dall'ex segretario radicale nello stesso giorno in cui
in America si festeggia l'Independence Day, nello stesso giorno in cui in Italia
cominceranno le celebrazioni per il centenario della nascita di Giuseppe
Garibaldi, nello stesso giorno in cui negli Stati Uniti il repubblicano Fred
Thompson comunicherà ufficialmente la sua candidatura alla Casa Bianca ed
esattamente una settimana dopo il discorso democratico che Walter Veltroni ("A
cui faccio gli auguri", dice Capezzone) terrà al Lingotto di Torino, domani. La
rete capezzoniana - che avrà un suo simbolo, un suo colore, una sua segreteria e
un bel po' di iscritti - sarà presentata il prossimo 4 luglio (o a Roma o più
probabilmente a Milano), nascerà in un momento in cui l'ex segretario radicale
sembra essere piuttosto vicino alle idee di Luca Cordero di Montezemolo,
crescerà in una fase politica, come dice Capezzone in cui "non ha senso avere
velleità terzopoliste" e prenderà forma (il rodaggio dovrebbe durare un annetto)
cercando di ispirarsi a tutto ciò che di buono si può ritrovare in Sarkozy, in
tutto quel che di "fantastico" ha fatto Tony Blair, all'esperienza
"rivoluzionaria" di Anders Borg, il ministro delle Finanze svedese di 36 anni,
alla politica "un po' trascurata" di Aznar e al modello del ticket repubblicano
di Rudolph Giuliani e di Fred Thompson (l'attore della serie televisiva Law
& Order), che il presidente della commissione Attività produttive della
Camera confessa di seguire con attenzione.
Sulla composizione della sua rete
e sulle dieci riforme a cui punta il suo network ("meglio ancora, direi un
aggregatore, una specie di grande Google politico") l'ex segretario "radicale
preferisce fare ancora un po' il misterioso, anche se, tra le righe, citando al
passato prossimo la parentesi "Volenterosi" ("E' stata un'esperienza davvero
straordinaria") Capezzone spiega al Foglio che cosa intende quando parla
del suo progetto di network liberale. "Partendo dal presupposto che quella
attuale è una delle peggiori legislature della storia italiana, credo che per
far capire quali sono le riforme che colpevolmente non sono ancora state fatte
negli ultimi anni, dobbiamo ripartire con le parole che non molti anni fa
ripeteva Claudio Martelli: 'Vanno riconosciuti i meriti e non solo i bisogni
dell'individuo'. Questo significa che su argomenti come pensioni, sanità,
pubblico impiego e finanza locale non si può continuare a perdere tempo e
significa che su questi argomenti non può prevalere la capacità di veto e di
blocco della sinistra massimalista".
Dice
ancora Capezzone, intravisto la scorsa settimana al congresso dei giovani
socialisti e a quello del Pli, e prossimo ospite di una tavola rotonda con
Pietro Ichino, domani a Milano: "Siamo in un momento politico davvero
imbarazzante e per cui è importante strutturare con intelligenza il prossimo
Dpef ed è importante riuscire a far capire che soltanto tenendo duro sullo
scalone sarà possibile avere più welfare e sarà possibile uscire dalla banlieue
in cui si è cacciato il governo.
E' per questo che quando parlo della
nostra 'offerta pubblica di alleanza' mi riferisco a un contenitore che partirà
dall'esperienza dei Volenterosi (con i quali Capezzone aveva promesso di
presentare un Dpef alternativo, ndr) e metterà insieme il concetto di rottura
con quello di sutura riformista. Perché con tutti questi minuetti politici, è
vero, errare è umano ma, a questo punto, perseverare sarebbe decisamente un po'
troppo prodiano".
************
"Mollo Pannella e fondo il
network dei volenterosi"
Intervista a Daniele
Capezzone di Tommaso Montesano Libero 27 giugno 2007
Walter
Veltroni? "C'è un clima da "annunciazione! annunciazione!" al modo di Massimo
Troisi e Lello Arena. Auguri, ma non è con cortine fumogene, buone emozioni e
pellegrinaggi a Barbiana che si danno risposte al Paese. Dal 4 luglio a darle ci
proverà lui, Daniele Capezzone, alla testa del suo "network", una rete che si
muoverà sul territorio e su internet con l'obiettivo di elaborare temi di
riforma liberale da portarein Parlamento. Poi vedremo quale dei due schieramenti
vorrà fare una battaglia con noi".
Noi chi?
"Non
partirò dal fronte parlamentare, ma da imprenditori, artigiani, lavoratori del
privato e semplici cittadini. Nomi non ne faccio, di quelli che ho letto sui
giornali mancava solo Condi Rice...".
Lei è stato uno degli
animatori del tavolo bipartisan dei volenterosi.
"Quella dei
volenterosi è stata un'esperienza straordinaria. Ora occorre fare un passo in
più".
Il suo è un addio ai Radicali?
"Il punto
all'ordine del giorno non è uscire da un partito per fondarne un altro, ma
uscire da questi partiti. Detto ciò, ribadisco: non mi ricandiderò alla
segreteria; il partito è stato ed è troppo rinunciatario verso Prodi; ai
Radicali, come agli altri partiti, servono parole, strumenti e leadership nuove.
Io non restituisco la tessera.
Ora spero che non ci siano scomuniche, visto
che Pannella mi accusa di tutto. Violazione del trattato di Kyoto e fatti di
Rignano Flaminio inclusi. Sono otto mesi che faccio finta di non vedere e non
sentire".
L'hanno quasi estromessa da Radio
radicale.
"Da quattro settimane mi è stata tolta la trasmissione
post rassegna stampa. Per la rassegna stampa domenicale sono in attesa di
comunicazioni. Non voglio pensare al peggio, ma non sarebbe proprio una bella
pagina. Conoscendo il rigore di Massimo Bordin (il direttore della radio, ndr)
sarei sorpreso e addolorato".
E con il governo come la
mettiamo?
"Come è noto non gli ho votato la fiducia alla Camera. Tre
mesi dopo, non vedo le ragioni per cambiare opinione su un esecutivo che
gareggia per salire sul podio dei tre peggiori governi della Repubblica. Non a
caso in un anno ha perso diciotto punti percentuali nel gradimento degli
italiani. Diciotto punti, capito? In occidente di solito succede per guerre,
carestie e calamità naturali".
Lei e Prodi sembrate in rotta di
collisione.
"Se la linea del governo è di cedere sempre ai
comunisti... L'ultima calata di braghe è sulle pensioni. Non conosco un solo
Paese europeo che si farebbe dare la linea su welfare, fisco e mercato del
lavoro da Giordano e Diliberto. Di questo passo finiremo sulla sponda sud del
Mediterraneo".
E adesso che arriva Veltroni?
"La
politica si sta avvitando su se stessa: a sinistra su Veltroni santo, a destra
sulla successione a Berlusconi. Al sindaco di Roma ribadisco gli auguri, ma da
un pessimo anno di governo Prodi non se ne esce con un'evocazione
emotiva".
E come, allora?
"Con strumenti che
mettano in agenda temi che interessino gli elettori e che aiutino centrodestra e
centrosinistra a darsi un assetto liberale più convincente. Partiamo il 4
luglio. Vediamo chi ci sta".
Primo punto dell'agenda del
network?
"La riforma Biagi. Straordinaria, ma adesso va difesa e
potenziata".
È opera del centrodestra. Una spia del suo
avvicinamento alla Casa delle Libertà?
"Alt. Oggi la Cdl capitalizza
gli autogol del centrosinistra, ma commetterebbe un errore se ritenesse di aver
governato bene e se pensasse di ripresentarsi agli elettori tale e quale. Se
penso a Sarko-zy, Cameron e Giuliani vedo realtà diverse".
********
La faccia di
Capezzone
Punto Quotidiano 18 Marzo
2007. Pur avendone da tempo sconfinata stima, ancora non ero certo che
Daniele Capezzone fosse destinato ad una carriera politica luminosa.
Indubitabilmente è intelligente. E', beato lui, giovane e quanto ad essere
precoce non ha rivali. Giovanni Spadolini salì in cattedra a 25 anni.
Al riguardo i biografi di Capezzone niente dicono, ma basta
ascoltarlo per capire che lui, in cattedra, ci è nato. Inoltre non appartiene
alla categoria dei politici che parlano senza niente avere da dire. Daniele non
solo ha un eloquio elegante, è soprattutto un immaginifico creativo: con il dono
di saper trovare la soluzione giusta ai problemi del momento. Ha proposto che in
una settimana si debba poter aprire un'impresa e fatto schiattare di rabbia
alcune migliaia di deputati e senatori che si stanno mangiando le mani:
"potevamo dirlo anche noi, per quello che costa". Eppure nonostante tutto, solo
domenica scorsa ho avuto la certezza del suo radioso avvenire politico.
E'
stato quando l'ho sentito, a radio radicale, prendersela con Peppino Caldarola
"orientato, dopo l'addio ai DS ad una roba con i socialisti, quindi non
certamente contro Prodi". Lo ha detto proprio lui che da segretario ha condotto
i radicali ad appoggiare Prodi facendolo vincere e coi voti socialisti della RNP
si ritrova deputato.
E con una faccia di tolla così, Daniele, che, almeno in
questo, non è l'allievo ma il maestro di Pannella, volete non abbia un radioso
avvenire politico?
*********
Capezzone separato in casa
Punto Quotidiano 16 Marzo 2007. "Precisiamo che non abbiamo
contestato le contestazioni del centro-destra per il suo mancato intervento in
Aula, come emerge da alcuni virgolettati di Capezzone sulle agenzie", firmato
Marco Beltrandi, Sergio D'Elia, Bruno Mellano, Donatella Poretti e Maurizio
Turco. Ormai è un tormentone: ogni volta che Daniele Capezzone parla, viene
rintuzzato da una contro dichiarazione sottoscritta da tutti i deputati
radicali, talvolta anche dal ministro Emma Bonino.
E' successo anche di
ascoltare, martellante e ossessiva, a Radio Radicale, una sequela infinita di
interventi "a voce" dei deputati e del ministro, a sottolineare l'isolamento di
Capezzone dentro il partito.
Che tutto ciò avvenga perché Pannella lo vuole,
è fuor di dubbio, lo abbia o meno esplicitamente richiesto. L'ultimo episodio si
e verificato alla Camera e riguarda la decisione della maggioranza di proporre,
e del governo di accettare, lo stralcio dal disegno di legge Bersani, della
materia inerente la cosiddetta "legge 7 giorni per una impresa". Capezzone, che
è il padre della legge avrebbe voluto prendere la parola in aula, ma non gli è
stato consentito perché il gruppo della Rosa Nel Pugno aveva già fatto parlare
Lanfranco Turci. L'on D'Elia ha invano sollecitato il vicepresidente Leoni ad
applicare un articolo del regolamento che consentisse, in via eccezionale, lo
strappo alla regola. E' poi successo che Capezzone si sia recato in sala stampa
per esprimere compiacimento perché il governo, stralciando la materia aveva di
fatto accettato di prendere come base la sua proposta; ma si sia al contempo
lamentato perché i compagni non si sarebbero spesi troppo a suo favore. Anzi, si
sarebbero opposti alla minoranza che sollecitava di lasciarlo parlare. I toni
della polemica, più ancora della sostanza rivelano quale stato di insofferenza
reciproca esista ormai tra Capezzone, sempre più isolato ed il resto del suo
partito. Non c'è chi non veda, ormai, come il futuro politico dell'ex segretario
sia al di fuori del partito di Pannella.
Difficile che sia ripresentato alle prossime elezioni che tutti
stimano ci saranno il prossimo anno. Ma altrettanto difficile è che possa
trovare ospitalità altrove. Raggiungere i Riformatori Liberali di Della Vedova e
Taradash è impossibile: i rapporti non sono esattamente i migliori e, inoltre,
sono troppe le attese tradite e le aspettative fra coloro che avevano seguito
Della Vedova nella scissione dello scorso anno.
Quanto ai "volenterosi", essi non saranno mai un partito. Stando
così le cose, sono da prendere in sera considerazione le voci secondo le quali
Capezzone potrebbetrascorrere i prossimi anni della sua ancor giovane vita fuori
dall'impegno diretto in politica. In Tv ha buon gradimento ed anche con la
carta stampata ci sa fare.
********
Processo a
Capezzone, il linciaggio radicale
di Mario Adinolfi, Europa 28
febbraio 2007
Ascoltatori fedeli. Premessa: le mie principali fonti di
informazione sulla politica sono internet e Radio radicale. La rassegna stampa
(Stampa e Regime, titolo azzeccato) di Massimo Bordin è la prima cosa che
ascolto al mattino appena sveglio e ho fatto di tutto affinché fosse trasmessa
televisivamente sull'emittente satellitare per la quale ricopro una qualche
responsabilità editoriale, perché lo considero il principale strumento di
aggiornamento quotidiano sull'evoluzioni spesso contorsionistiche della politica
italiana. Però, quando ci va di mezzo Pannella, Radio radicale diventa Radio
Bulgaria e questo proprio non ci piace. Così ieri sul blog ho voluto raccontare
quel che sta accadendo al povero Daniele Capezzone, reo di aver annunciato un
voto di astensione sulla fiducia al governo Prodi, che può essere un ragionevole
posizionamento sulla via di una riflessione più compiuta attorno a quel che sta
accadendo. Capezzone ha affermato che l'astensione poteva trasformarsi in un
voto contrario se non fosse stato per la stima che prova per Emma Bonino, ma la
ministra non ha apprezzato e si è appellata addirittura alla categoria della
"decenza".
Processo
In realtà su Radio radicale il
processo a Daniele Capezzone per il suo annuncio di astensione sulla fiducia al
governo Prodi va in onda precisamente da domenica sera, quando la trasmissione
settimanale è servita a Marco Pannella per esplicitare tutta l'invidia per i
"dieci milioni di telespettatori" a cui Capezzone era riuscito a far arrivare il
suo messaggio, essendo stato ospite di Domenica In (magari se Pannella riguarda
i dati Auditel si placa, Massimo Giletti non fa neanche la metà). Poi lunedì è
arrivata la trasmissione di Emma Bonino, che nel partito più personalizzato
della storia della Repubblica rimprovera al presidente della commissione
Attività Produttive di non aver discusso con il partito stesso la posizione che
intendeva prendere, cosa che notoriamente Pannella fa ogni volta. Sì, come
no.
Giù manganellate
Nel notiziario del mattino di ieri,
il più ascoltato perché piazzato subito dopo la rassegna stampa, il direttore
Massimo Bordin ha piazzato in apertura un "treno" di venti minuti di interventi
di deputati radicali (Turco, Beltrandi, D'Elia, Mellano, Poretti) che
manganellavano Capezzone, di cui non è stata ascoltata la voce e a cui per
fortuna resta lo spazio quotidiano su Nessuno Tv, subito dopo Contro Adinolfi,
con la sua trasmissione quotidiana De Minimis (ok, questo è uno spazio
pubblicitario).
Sui blog questo processo radiofonico ha provocato una valanga
di reazioni, sintetizzabili probabilmente in queste righe firmate da Marco
Esposito www.marcoesposito.ilcannocchiale.it:
"Scontata la mia solidarietà a Daniele. Rimangono due fatti: la personalità di
Capezzone è troppo grande per essere sopportata da Pannella, che ormai
politicamente non vale più nulla. Un invito a Daniele: è ora di cambiare area,
non si resta dove non ci vogliono".
Capezzone nel percorso del
Pd
Io sono d'accordo con il blogger Marco Esposito. Non so
cosa faccia ancora Daniele Capezzone in un partito che non lo sopporta e
che è stato chiamato a descriverlo come reprobo. E questi sarebbero i liberali,
i libertari, i libertini? I processi a mezzo radiofonico fanno evidentemente
parte della tradizione liberale in salsa pannellian-boniniana. Daniele, sono
vecchi, lasciali giocare nell'ospizio delle loro ossessioni e delle evidenti
invidie, il problema è di natura psicologica ormai e forse potrebbero farselo
spiegare dal professore Luigi De Marchi. Caro Capezzone, cominciamo a costruire
davvero il futuro di questo Paese, forse passa per il partito democratico, se si
dimostrerà capace di rappresentare una scommessa vincente per tutti coloro tra
noi che vogliono un centrosinistra blairiano. E di conseguenza
puntano su un partito-architrave di questa coalizione pienamente partecipato e
schiettamente meritocratico nella costruzione dei quadri dirigenti e anche,
perché no, delle leadership.
A cui una personalità come Capezzone si iscrive di diritto, basta
che abbia voglia di inviare la domanda di partecipazione al concorso.
**********
ANTEFATTI E TRE PARTITE
RADICALI
Partita radicale / 1 di Adriano Sofri - Il Foglio 28 febbraio 2007
Da qualche
tempo sono poco informato sulle faccende dei miei amici radicali, dunque
riferirò le mie impressioni, e a loro servirà tutt'al più a farsi un'idea dei
pensieri che suscitano nei poco informati. La dichiarazione, pubblica e un po'
pubblicitaria, di Daniele Capezzone, che si asterrà nel voto sulla fiducia (e
solo in omaggio a Emma Bonino, la quale ha duramente declinato), lo ha messo
senz'altro nella luce di uno in carriera, così rischiando di offuscare col fatto
personale la questione politica.
Non sottovaluto affatto l'influenza delle
relazioni personali, esosa dovunque - il costituendo Partito democratico, per
esempio, ne è largamente ostaggio - e fra i radicali dotata di una doppia
peculiarità. Per un verso, i radicali non tendono affatto a rimuoverla, e al
contrario coltivano spesso una coincidenza fra vita pubblica e affetti privati,
e quando inevitabilmente la coincidenza precipita nel suo contrario sono pronti
a lavare i panni sporchi alla luce del sole, cioè essenzialmente della Radio
radicale e della messa in rete. Per un altro verso, il partito e la famiglia
radicale sono così indissolubilmente legati alla persona di Marco Pannella,
depositario di un patrimonio ideale che coincide largamente con la sua viva
biografia, e con l'evocata biografia di precursori trapassati. Non a caso questo
patrimonio è stato sostanzialmente orale - per la duttilità non scolastica, e
perché Marco è soprattutto un fiume di parole parlate - e non a caso altri, e
specialmente lo stesso Capezzone, hanno provato a trascriverlo e fissarlo, in
modo da renderlo più universale e astratto dal suo pronunciatore: a farsi
evangelisti di quel profeta, per così dire.
Benché Capezzone sia stato fino a poco
fa il più ortodosso dei trascrittori e interpreti, traspariva una sua differenza
dalla consuetudine dei dirigenti radicali, tutt'altro che conformisti o gregari,
ma intimamente convinti che, una volta intervenuta un'incomprensione politica e
personale con Marco, bisognasse responsabilmente tirarsi indietro, oppure
andarsene sbattendo la porta.
Era possibile, e anzi ricorrente, il
caso di aspri dissensi, non la battaglia per scalzare l'autorità di Marco, che
dev'essere sempre sembrata, anche ai suoi avversari più risentiti e offesi, come
voler espellere qualcuno da casa sua. Il tono di Capezzone era diverso, anche
nella più fedele devozione.
L'ho chiamato, per scherzo, "evangelista di quel
profeta": ma l'immagine screanzata mi serve a dire la cosa grossa di cui, a mio
parere, si tratta, cioè della morte di Marco Pannella.
Il quale non me ne
vorrà: del resto, se dovessi indicare un argomento principale delle nostre
conversazioni negli ultimi anni, non esiterei a nominare la morte, e la nostra
morte. Niente di macabro e di compiaciuto, direi, ma una certa naturalezza. Del
resto, ci siamo andati molto vicino. L'evangelista - e anche il verbalizzatore,
come Platone per Socrate, si parva licet ancora - ha bisogno, se non della
resurrezione, almeno della morte del suo profeta. Penso che da qualche tempo a
questa parte Marco non abbia potuto fare a meno di interrogarsi sul destino
della sua creatura, il partito radicale, quando non sarà più lui a tenerne la
chiave.
La ragione irresistibile delle sue cicliche e gelose epurazioni - al
di là di capricci dispotici e idiosincrasie umane - stava nell'allarme per uno
snaturamento sempre in agguato dell'autenticità radicale, che ha bisogno di
appartenere a questo mondo e insieme di rinnegare sempre questo mondo.
L'espressione è cristiana, ma anche il partito radicale, e Marco soprattutto, è
intensamente cristiano. La potete trovare ridotta quasi a uno slogan, "Radio
radicale è dentro, ma fuori del Palazzo": il Palazzo, immagine
pasolinian-pannelliana, è in realtà questo mondo. Le elezioni, di volta in volta
da accettare e rifiutare, da correre e revocare, sono la frontiera più ovvia e
arrischiata dello snaturamento, e si capisce: ancora adesso, nel fallimento
della fusione nella Rosa nel pugno, le elezioni sono state, se non la ragione,
la cartina di tornasole più evidente della irriducibilità reciproca. A questa
differenza rimonta anche l'apparente, e plateale, contraddittorietà fra il
programma del partito radicale - per esempio il bipolarismo, anzi il
bipartitismo pieno - e la realtà di un partito di estrema minoranza:
perché Pannella non misura la propria quota sulla borsa azionaria della
rappresentanza parlamentare e delle maggioranze di governo, bensì sull'autonomia
di una volontà che nasce e agisce altrove, e tiene a interpretare e illuminare
un'aspirazione di larga maggioranza delle persone e della loro vita
vera.
A volte, si ha l'impressione che il
partito radicale di Pannella oscilli fra la vocazione alla minoranza di uno e la
persuasione della maggioranza di tutti: che è una megalomania prossima al
delirio, ma non è male. Va da sé che questo complesso mentale, così
temerariamente riassunto, non è fatto per rendere digesto il partito radicale
alla generalità delle organizzazioni e delle personalità politiche, che anzi
sono ben contente di tenerlo alla larga - come quel poveretto che si affaccia
dietro i telecronisti a esporre le sue scemenze e i suoi preservativi. I
radicali hanno esposto preservativi alle spalle delle autorità costituite quando
alla Rai ci si vergognava per regolamento di dire "piede".
Dunque Marco deve,
per così dire, fare testamento. Forse non per lasciare il partito in eredità a
qualcuno, ma almeno per impedire che vada a qualcun altro. Reciprocamente, i più
autorevoli e responsabili fra le sue compagne e i suoi compagni - nomino Emma
Bonino in primo luogo, e non ce ne sarebbe bisogno - non hanno mai ingaggiato
battaglie che toccassero il limite della paternità (o maternità) di Marco: e
quando una divaricazione spinta fino alla rottura si profilasse, se ne sono
ritirati come da qualcosa di impietoso e quasi sacrilego, finché Marco fosse
vivo. Dal partito radicale si usciva per militare altrove - ancora di recente, è
stata la scelta di Benedetto Della Vedova e dei compagni che l'hanno seguito in
Forza Italia. O per essere messi al bando, come il tesoriere Danilo Quinto. Si
può andarsene onorevolmente, come Olivier Dupuis. Si può tornare serenamente,
come Gianfranco Spadaccia. Si può restare, ridicendo tenacemente e lealmente il
proprio dissenso, e rinunciando a qualunque rivalità, come Roberto
Cicciomessere. Si può, com'è successo spesso, avviarsi a rilevanti e meritate
carriere politiche, come Francesco Rutelli, perché il partito radicale è stato a
lungo una delle scuole migliori di selezione e di formazione civile e di
competenza istituzionale. E così via.
Non era mai successo che qualcuno
contendesse a Marco vivo la proprietà del partito radicale: Capezzone l'ha
fatto. Non voglio avventurarmi troppo sul terreno minato delle illazioni
psicologiche ed emotive: e se ciò che dico dispiacesse a qualcuno, ne sarei
davvero dispiaciuto. Trovo che tutto quello che sta succedendo sia decisamente
normale. Non penso che Capezzone, uomo di talento, avesse premeditato la
detronizzazione di Marco; al contrario, penso che fosse contento di esserne il
delfino, e di aspettarne, sia pure con l'impazienza degli ambiziosi, l'eredità.
Penso che sia stato Marco a rompere il gioco. Non dubito che Marco creda alla
motivazione che ha addotto, e che non è marginale: che Capezzone abbia sollevato
un ottimo fumo e portato a casa pochissimo arrosto, che abbia inclinato al
trionfalismo (come nel referendum sulla fecondazione assistita), che non abbia
resistito abbastanza alla sirena della popolarità, e che il bilancio della sua
segreteria alla fine sia stato magrissimo rispetto allo stato del partito:
iscritti, finanziamento... Tuttavia dev'essersi trattato di altro. Spero di non
essere compatito come uno che si attardi nell'attaccamento a categorie stantie
come la destra e la sinistra: in realtà, me ne sono staccato e via via
riattaccato.
Oggi mi sembrano di nuovo importanti: se non altro, per ridurre
i danni. Ebbene, non ho mai dubitato che Marco e i radicali - coi quali ho a che
fare da quasi quarant'anni - appartenessero alla sinistra, e a quella sinistra
libertaria dei diritti e delle persone sulla quale io stesso faccio affidamento,
contro la sinistra dogmatica, statalista e autoritaria. Ho pensato che la
distanza crescente presa dai radicali rispetto alla battaglia nella sinistra
fosse la reazione a un'esclusione pregiudiziale imposta dalla sinistra stessa,
la comunista e la postcomunista in particolare. Finché, negli ultimi anni, ho
avuto l'impressione che i giochi pericolosi dei radicali, la disponibilità ad
allearsi magari col diavolo pur di dare efficacia alle proprie intenzioni, e
nell'illusione di rendere il diavolo stesso un po' liberale, sfuggissero loro di
mano, e li rendessero apprendisti stregoni. Cioè inducessero troppi loro
simpatizzanti a un risentimento livoroso verso ogni sinistra - a un'idea di
"anticomunismo" vicina a quella fantastica di Silvio Berlusconi - e i loro
stessi militanti e dirigenti a vedersi meglio riusciti nel profilo destro.
L'"asta" dell'ospitalità, quel mettersi sul mercato rispetto al miglior
offerente, nell'illusione di conservare illesa la propria autonomia e anzi di
imprimere un proprio segno a qualunque schieramento, poteva magari discendere da
troppe porte chiuse loro in faccia, e da un rischio vero di sopravvivenza - il
partito radicale è per definizione a rischio di sopravvivenza, e sebbene meriti
un'esistenza più solida e meno assillata, proverebbe comunque una nostalgia per
quella precarietà da zattera in tempesta - ma le telefonate alla radio, che sono
il mio principale metro di misura, segnalavano una impetuosa mutazione
nell'antropologia, direbbe Marco, del seguito radicale, esattamente come le
telefonate di oggi.
Mi pareva allora di avvertire in
Capezzone una sintonia più forte, meno tattica e più strategica, se vi piace
questo gergo, con la destra: tenuta a bada, magari, dalla rivalità interna con
la candidatura alla segreteria di Della Vedova, che occupava più esplicitamente
(e lealmente) il posto di destra.
Quando Marco cominciò a dar segno di
impazienza nei confronti del suo pupillo, credetti che si trattasse di questo:
di un'intenzione di raddrizzare una barra troppo piegata a destra, di riportare
i radicali dentro una sinistra comunque da rimescolare. Del resto, gli esempi di
differenze politiche tutt'altro che superficiali erano già numerosi, e non so
perché Marco voglia dissimularli. Ci fu una vera differenza a proposito
dell'Iraq e del giudizio su Bush e sui neocon - incerto all'inizio, poi sempre
più consonante quello di Capezzone, sempre più distante quello di Pannella.
Marco ebbe poi un vero colpo d'ala - chi lo ritenesse un espediente da navigato
sbaglierebbe di grosso - a proposito della Rosa nel pugno: un investimento, per
lui, pieno e pressoché estremo. Voglio dire che avrebbe potuto essere, se fosse
andato, il suo vero testamento politico - o quasi, perché la volpe era
vecchia abbastanza da essersi riservata qualche clausola cautelare, come la
proprietà sul marchio.
Fu di nuovo evidente che al calore di
Marco rispondeva una forte tepidezza di Daniele. Qui, intanto, la divergenza si
era fatta ormai aperta e chiassosa, ed esacerbata dal successo mediatico di
Capezzone.
Successo che avrebbe fatto ombra in
qualunque comunità, ma toccava il nervo più sensibile fra i radicali, da sempre
persuasi di esser esiliati dai media, e ancora più persuasi che un accesso
equanime ai media avrebbe dato loro il riconoscimento milionario che le loro
idee e sentimenti meritano. Capezzone, che ha impiegato un po' di tempo a
imparare come si sta in televisione e sui giornali, e ha dovuto rimontare un
periodo scabroso di petulanza e aggressività, è diventato un brillante beniamino
dei media, rischiando così di inficiare il luogo comune dell'ostracismo
antiradicale: salvo l'argomento che stava diventando sempre meno radicale, e
sempre più in carriera. Argomento rafforzato dalla gestione che ha fatto della
categoria dei volenterosi, e dal mancato invito ai compagni di partito a quel
tavolo.
Se non che, mentre prende così
sicuramente il largo, Daniele proclama di voler restare dentro il partito
radicale, e più esattamente avverte Marco che può mettersi l'anima in pace, che
lui non se ne andrà. La differenza fra il vecchio leone e il giovane lupo,
benché Daniele protesti contro il consumato cliché, pretende a questo punto la
sua ingorda parte. Perché se il poco più che trentenne Daniele rimane nel
partito radicale, sarà l'ultrasettantenne Marco ad andarsene, prima o poi - il
più tardi possibile, speriamo io e Daniele e tutti: dunque il giovane ha
avvertito il vecchio che aspetterà, per ereditare. Non è vero che la questione
del vecchio e del giovane sia uno stereotipo banale. Marco è uomo franco:
all'ultimo congresso - non mi ricordo niente di quello che ho sentito alla radio
di quel congresso, niente salvo questo - ha detto di sentirsi come il vecchio
tenore che mette su un disco per risentirsi con la propria voce dei bei tempi.
Era un pensiero buonissimo per vincere un congresso, e ancora più per
perderlo.
Dopo di allora, i radicali hanno condotto altre battaglie molto
importanti, e hanno promosso la leadership delle tre donne nel partito - Rita
Bernardini, Maria Antonietta Coscioni, Elisabetta Zamparutti - e Marco Cappato.
C'è stata la decisione di Pier Giorgio Welby, e poi l'ottima puntata personale
di Marco sulla pena di morte. Capezzone, che era stato al margine in queste
circostanze, ha poi deciso di digiunare in proprio per un obiettivo tipicamente
del partito, come la questione della legalità a proposito dell'interpretazione
della legge elettorale al Senato.
Ora, la differenza - spero che si sia
capito che la considero squisitamente politica - ha compiuto un ulteriore e
forte passo. Daniele ha annunciato, in televisione, al popolo (cioè al pubblico,
fa lo stesso) la sua voglia di votare contro il governo, e la sua decisione di
astenersi, per una premura dovuta a Emma. In apparenza, ha mostrato di non avere
più interesse né riguardo per la gente radicale. Può darsi però che pensi che il
bando imbarazzante di Marco nei suoi confronti lo giustifichi agli occhi di
molti militanti e ancor più di molti simpatizzanti radicali, quelli che
telefonano alla radio e ce l'hanno con Prodi e i comunisti di merda, e che
dunque la sua sortita non pregiudichi la pretesa all'eredità. Marco, a sua
volta, affronta una doppia difficoltà, perché il governo confermato e le sue
condizioni non sono fatti per rallegrarlo, e perché la Rosa nel pugno è
definitivamente affossata.
Per non dire delle altre difficoltà: una
chiusura, che chiamare miope è poco, dell'eventuale Partito democratico nei
confronti dei radicali, un'offensiva clericale che non potrebbe essere più
oltranzista. Pannella aveva avanzato, nel vertice di governo e partiti dopo il
voto sfavorevole al Senato, sue obiezioni ai Dodici punti, e tuttavia non le ha
tradotte in un ultimatum e tantomeno nella minaccia di un voto contrario.
Persino il passaggio, a proposito dei due schieramenti, da una formula
terrificante come "corleonesi contro palermitani" all'altra, non lieve ma
geniale, dei "capaci di tutto contro i buoni a niente" è un segno di
sobrietà...
Penso che un centrosinistra meno
disattento ai diritti e alla lealtà di tutti dovrebbe riconoscere meglio la
parte dei radicali: non per assicurarsi contro una eventuale dissociazione, ma
perché lo meritano. Pannella non è affatto un corpo estraneo a una buona
sinistra: al contrario. E non dico che non sia ingombrante, grande e grosso
com'è, e con quella mania di "dare corpo" alle cose.
***********
Partita radicale /
2
Vent'anni fa Marco optò per "nulla salus extra Pannellam",
lì iniziò la "cosa grossa" di cui parla Sofri.
di Massimo Teodori - Il Foglio 2 marzo 2007
Al
direttore. "La cosa grossa di cui si tratta... la morte di Pannella".
Adriano Sofri (sul Foglio del 28 febbraio, ndr) ha messo i piedi sul piatto del
leader radicale.
E io non posso che piangerne la parabola
discendente ancor più di quanto abbia già fatto. Perché con il tramonto di
Pannella muore la speranza della mia generazione per una forza di sinistra
antitotalitaria, laica e liberale di cui il paese ha sempre avuto bisogno. E'
questo il buco nero non della sinistra o della destra, non della politica entro
o fuori dal Palazzo, ma della Repubblica. Il tramonto è cominciato una ventina
d'anni fa quando Marco nella sua totalizzante passione politica ha deciso che la
forza e la politica radicale, e perfino la parola, non potessero che
identificarsi con la sua persona. Sofri parla di "megalomania prossima al
delirio", io ho scritto della sua fissazione ecclesiastica: "Nulla salus extra
Pannellam". Due le distruttive vocazioni pannelliane: la presunzione che si
potessero meglio perseguire i valori e gli obiettivi radicali attraverso la sua
persona piuttosto che con una forza politica organizzata; e la convinzione di
sapere esercitare un'azione salvifica su tutto e tutti. L'agonia politica di
Marco si è alimentata con la distruzione del Pr, la desertificazione della
classe dirigente, la strumentalizzazione dei compagni di strada, il disinteresse
per reali dialoghi politici nell'ostinata illusione di potere pilotare la
politica italiana esclusivamente con l'influenza personale: Craxi: Martinazzoli,
Scalfaro, Berlusconi... Quando sento ripetere la litania "divorzio, aborto...",
mi domando perché mai Marco sia trascinato da tanta banale nostalgia per
battaglie vecchie di trent'anni mentre restano inevasi i problemi di oggi dopo
una lunga stagione di scarsa o nulla efficacia politica con rare eccezioni come
nel caso Welby. Sembra quasi che la rievocazione di un glorioso passato serva
per sottoporre nel presente lo straordinario popolo radicale all'esercizio di un
masochistico "culturismo politico" in assenza di una più meditata cultura
politica. Eppure aveva tutte le carte in regola.
Conosco Marco da mezzo
secolo e credo di essergli stato politicamente molto vicino per una trentina
d'anni: devo confessare di non avergli mai sentito esprimere un laico dubbio. La
riflessione sulla sua personalità onniavvolgente non è per nulla questione
psicologica ma politica. E perciò non comprendo come possa coesistere l'acuta
contraddizione tra il suo autentico spirito liberale, libertario e votato ai
diritti della persona nell'arena pubblica e il suo dispotismo totalitario e
cinico nella dimensione politico-personale. Certo è che alla sua agonia hanno
contribuito gli ottimi militanti che di volta in volta lo hanno ciecamente
assecondato assieme ad alcuni patetici vecchi compagni d'arme che a ogni stormir
di fronde si ergono a difensori della dommatica pannelliana comportandosi
all'opposto di quel che la ragione politica e intellettuale avrebbe richiesto:
dire la verità invece che compiacere il despota con il rosario radicale. Anche
di questo si tratta nella vicenda di Pannella: di idee reiterate fino alla noia
- "bipartitismo", "regime", "nonviolenza" - ridotte tutte a vuote parole
ossificate. Io piango più di Sofri sul tramonto di Marco, perché ho vissuto la
passione e la tragedia radicale sulla mia pelle. L'Italia repubblicana ha sempre
avuto bisogno di una forza liberale e innovatrice, e Pannella possedeva tutte le
carte in regola per fare ciò che né gli azionisti, né Pannunzio ed Ernesto
Rossi, né Saragat e La Malfa, e neppure Craxi hanno saputo e voluto fare. Marco
aveva un surplus non politicista che lo avrebbe reso un padre della patria,
davvero speciale. Poteva essere tra i grandi antitotalitari del '900 alla
stregua di Orwell, Koestler e Camus, o tra i leader del calibro di Palme,
Mitterrand e Blair, e invece siamo qui a ricordarlo per i suoi bizzarri rapporti
a Strasburgo con Otto d'Asburgo e Jean-Marie Le Pen, per le sue campagne sugli
Uiguri, per la sua tattica a elastico possessivo con Bonino o per le sue
idiosincrasie per Capezzone.
Con il suo egotismo è riuscito a distruggere
anche ciò che di grande aveva creato, e ha presidiato il suo territorio politico
e ideale affinché null'altro vi potesse nascere. Sofri si domanda come andrà a
finire. E' facile profetizzare che Marco farà terra bruciata senza che alcuna
persona o alcuna istituzione possano sopravvivere alla sua fine (che tutti
auguriamo il più lontana possibile). Del resto ha già provveduto a farsi attento
proprietario unico dei beni materiali e dei sigilli rappresentativi della
famiglia radicale, e a esercitare il suo indubbio fascino per possedere i
destini materiali e spirituali dei suoi fedelissimi. La lunga agonia e la morte
di Marco che Sofri ha sparato senza grossolanità è una tragedia di immense
dimensioni politiche.
**********
Partita radicale / 3
Quella di
Pannella è una solitudine forzata, frutto di un ambizioso disegno, fors'anche
megalomane.
di Angiolo Bandinelli - Il Foglio 2
marzo 2007
La splendida pagina di Adriano Sofri sulla "Partita
radicale" (Il Foglio del 28 febbraio, ndr) potrebbe essere occasione propizia
per un serio dibattito sulla "questione politica" che lui solleva, cioè le sorti
della "galassia" di soggetti che si raccoglie sotto il nome di radicale. Anche
perché la pagina arriva in coincidenza con la campagna aperta da Marco Pannella
- "radicali, o li scegli, o li sciogli" - che ha come duplice obiettivo il
raggiungimento di almeno 5.000 iscritti a Radicali italiani e l'ambizione di
provocare una "landslide" di qualcosa come 200.000 nuove adesioni alla creatura
prediletta da Marco stesso, il Partito Radicale Transnazionale. Scommessa senza
ritorno, pare: in caso di fallimento è già scritta la parola "fine" del progetto
radicale nella sua storica configurazione. L'intreccio temporale tra le analisi
di Sofri e la sfida di Pannella è, credo si possa dire, un altro piccolo (o
grande, fate voi) segno dei tempi che viviamo, che vive il paese, con una crisi
infinita del sistema istituzionale, del governo e della stessa politica, sempre
più bisognosa di una fantasia coraggiosa, costruttrice di nuove prospettive e di
nuove dinamiche. Proprio quel che non manca a chi solo ieri ha introdotto
nell'asfittico mercato politico italiano il colpo d'ala della moratoria della
pena di morte e i grandi temi etici del nostro tempo, con Coscioni e Welby:
offerte così pregnanti da consentire ad Adriano Sofri di porre di nuovo al
centrosinistra la questione se essere o no un soggetto politico non disattento
"ai diritti e alla lealtà di tutti", accettando oppure sbattendo la porta in
faccia ai pannelliani.
Su questi piani, sostanzialmente, Sofri analizza,
discute, propone. Ed ecco che ora Massimo Teodori interviene buttandosi lì a
rimestare vecchi cliché, dolori esistenziali ma anche, purtroppo, analisi
storiche e politiche male assortite. Non usa i termini di Daniele Capezzone,
quelli del Pannella vittima della sua ansia, intollerante gestore
dell'aggressione, del "mobbing" ai suoi danni, e così via: li peggiora, perché
quelle di Capezzone sono almeno calcolate astuzie da giocare sul piano della
tattica politica. La requisitoria con cui Teodori salta (non è la prima volta)
sul bandwagon di quanti esercitano il meglio (o il peggio) di se stessi nel
tentativo di sfregiare una icona alla cui costruzione essi stessi hanno dato
mano è colma di incongruenze. Non si capisce come una figura che - dice lui -
avrebbe potuto essere "tra i leader europei del calibro di Palme, Mitterrand,
Blair o Zapatero" si sia potuta ridurre alla dimensione di grottesco masochismo
su cui viene schiacciata; e come possa essere "una tragedia di immense
dimensioni politiche" il "tramonto", la "lunga agonia" di un personaggio carico
dei torti, dei difetti etici imputati a Pannella - tipo il "dispotismo
totalitario e cinico nella dimensione politico-personale" - con i quali, dopo
aver fatto "terra bruciata" e "desertificato" tutto e tutti attorno a sé, egli
"ha presidiato il suo territorio politico e ideale perché null'altro potesse
nascervi". Infine: il "tramonto" pannelliano su cui "piange" Teodori sarebbe
iniziato "una ventina di anni fa". Suvvia, il paziente sta ancora lì, da
protagonista, anche se ammaccato e affaticato.
Due "non
coalizzabili"
Marco Pannella è da tempo immemorabile accusato da
Teodori di essere "non coalizzabile", refrattario ad alleanze e commistioni.
Penso sia stata una scelta responsabile, ma anche obbligata, seguire la strada
dell'iniziativa corsara cara a Pasolini. Non frutto di "culturismo" ma di
"meditata cultura politica". Mai capìta nelle sue motivazioni, è stata
osteggiata da quanti avrebbero voluto che Marco facesse le cose che loro
volevano scaricare sulle spalle. Quando lui si è rifiutato, quei critici non mi
pare siano stati capaci di fare alcunché delle cose che volevano Pannella
facesse. Sono divenuti magari buoni commentatori politici, però di una politica
non fatta da loro.
Ci sono, e dio sa quanti, gli errori di Pannella. Ma quel
che lui paga è soprattutto una solitudine forzata, la solitudine di chi coltiva
un disegno ambizioso, fors'anche "megalomane", come dice Sofri che però mostra
di capirlo e persino di amarlo. E' il destino storico che ha colpito, per dire,
la Grande Riforma craxiana, bloccata da un regime feroce contro chiunque
tentasse di opporglisi: è forse, penso con amarezza, il destino che potrebbe
abbattersi sulla lunga battaglia pannelliana per l'instaurazione dello stato di
diritto, uno stato che non neghi a Sofri almeno la grazia dopo l'ingiusta
condanna. Se solitudine è, quella di Marco mi pare la stessa solitudine di
Adriano. L'uno come l'altro ha inciso nella carne viva del paese, nella sua
storia e nel tracciato del suo domani, una impronta libertaria di promozione
della persona o, se volete, dell'individuo (e magari del cittadino). E questa
vicinanza, di amicizia, di militanza, di intensi colloqui - anche sulla vita e
sulla morte, come ricorda Sofri - non è casuale che filtri oggi attraverso le
pagine di un giornale come questo.
**********