*Pochi stronzi, ma Potenti*
Cambiano tempi e sigle, non gli strumenti
Corruzione * Ricatto * Tecnologia
E' con le centinaia di miliardi di Telecom
che la Sismi Pollari Corporation di Pompa, Mancini, Tavaroli, Cipriani, Ghioni & Co spiavano Stato e cittadini
«Durante i soggiorni nella Capitale Tronchetti Provera veniva tutelato con l'utilizzo di personale delle Forze di Polizia»
Ma chi è Tronchetti Provera?
Telecom & Sismi, «Egrege Procure, Spett. Pol postali»
Telecom & Sismi. Ora due domande su P & P, e un doc.header
Cari Presidente della Repubblica e del CSM, Vice Presidente Nicola Mancino, esimio Ministro Arturo Parisi,
Spett. Procure e Pol postali
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Primo Piano
Roma, 19 luglio 2007. Servizi e Telecomgate, il Copaco senta Tavaroli e compagni..., e il sottosegretario Micheli risponda alle interrogazioni Radicali.
«Concordo con quanto richiesto nei giorni scorsi dagli esponenti UDC D'Alia (membro del Copaco) e Volontè (capogruppo UDC alla Camera): il Copaco dovrebbe occuparsi non solo del Dr. Pio Pompa ma anche dell'ex capo della Security Pirelli/Telecom Tavaroli e dei suoi ex collaboratori. Nella mia interrogazione n. 4-04035 del 14 giugno 2007 ho riportato varie dichiarazioni, prese da giornali e trasmissioni televisive, comprovanti contatti fra i signori Giuliano Tavaroli, Sergio Genchi, Marco Bernardini ed esponenti dei servizi segreti (fra cui Pio Pompa) in merito a investigazioni sulle modalità di svolgimento dell'affaire Telekom Serbia.
Il Copaco audisca al più presto le persone suddette, peraltro già sentite dai PM milanesi. Nel frattempo, il sottosegretario con delega ai servizi, Enrico Micheli, potrebbe opportunamente rispondere alla mia interrogazione, che si riassume nella domanda: vi sono state attività dei servizi di sicurezza italiani riconducibili all'affaire Telekom Serbia? Se sì, quali? La prima interrogazione radicale in merito risale esattamente a un anno fa; il sottosegretario Micheli ha dunque avuto tutto il tempo per prepararsi e per non ripetere i «non sapevo», «non ero informato» che ha proferito ieri, al Copaco, sul «caso Pompa».
 
Martedì 17 Luglio 2007 Corriere della Sera pag. 20. Nicolò Pollari ex capo del Sismi, ora indagato, viene sentito dal Comitato parlamentare di controllo -Copaco- al quale la Procura di Roma, che indaga sui dossieraggi illeciti del Sismi, ne conferma l'attività di schedatura e monitoraggio su magistrati, e non solo, come «attività illegittima perchè estranea ai fini istituzionali». Al Copaco Pollari dice che i dossieraggi sono falsi, anzi no, potrebbero essere veri ma che lui, da Pompa, non li ha mai ricevuti. Ma allora, perchè Pompa li scriveva se non per lui? Pollari non risponde.
Venerdì 6 Luglio 2007. Ora che giovedì 5 Luglio La Stampa ha risposto alle domande, legittime e doverose, degli italiani su cosa fanno l'ex Capo del Sismi Pollari a Palazzo Chigi, ed il suo ex «braccio destro» Pio Pompa al Ministero della Difesa - precisando che «Pollari è al Consiglio di Stato» e «Pompa arruola militari al ministero della Difesa» - quanti hanno letto ritengono che «Arruola militari» è generico, e che «è al Consiglio di Stato» anche. Va precisato, al popolo, quale ruolo specifico ricopre Pollari al Consiglio di Stato, e per quale destinazione, settore, o dipartimento delle Forze Armate Pompa «arruola miltari». Conoscendo le molteplici funzioni delle Forze Armate solo per il fatto di avere avuto per coniuge un Sottosegretario a Palazzo Chigi, poi alla Difesa, e per aver ospitato ed essere stata ospite di illustri Generali delle Forze Armate, ne conosco specificità, ruoli, compartimenti e relative funzioni.
Sui dossieraggi illeciti di Pio Pompa -braccio destro di Pollari- va detto che gli italiani sono scoppiati in una sonora risata, di scherno e di sfottò, sulla dichiarazjia di
Berlusconi che ha definito i dossier «La tipica attività di monitoraggio delle fonti aperte che non ha in sè elementi illeciti». Ma quale tipica attività di monitoraggio!?
Trattasi, invece, di violento illecito spionaggio con ricaduta di pesanti danni morali e finanziari su centinaia di migliaia di utenti internet, non solo utenti Telecom.
Scrive un lettore «Sulla cag... dichiarata da Berlusconi sulle attività di normale "monitoraggio" di Pio Pompa, in combutta e complicità con il Tiger tim e con la banda di Tavaroli Pirelli-Telecom, faccio notare quanto ha scritto Paolo Colonnello su La Stampa: "e sopratutto, di questo immane materiale accumulato e rimasto per mesi a disposizione della Security di Tavaroli o di Ghioni, di gente cioè in grado di mescolarlo ad altri dossier in un infinito gioco di rimandi - è proprio leggendo i rapporti che si capisce, ad esempio, il motivo di alcune informative riservate preparate dal network Tavaroli-Cipriani-Mancini su diversi personaggi del mondo politico e finanziario italiano - che cosa è stato fatto? Chi lo ha utilizzato e per quali motivi? Sta ai Magistrati adesso dare una risposta". conclude Colonnello».
Osserva Giuseppe D'Avanzo su La Repubblica ne Il ritorno di una nuova P2 sul mercato politico «Di quel network di potere occulto e trasversale, ormai si sa o si dovrebbe sapere. E' un «apparato» legale/clandestino deforme, scandaloso, ma del tutto «visibile». Nasce con la connessione abusiva dello spionaggio militare con diverse branche dell'investigazione, soprattutto l'intelligence business, della Guardia di Finanza, con agenzie di investigazione che lavorano in outsourcing, con la Security privata di grandi aziende come Telecom, dove esiste una «control room» e una «struttura S2OC» «capace di fare qualsiasi cosa, anche intercettazioni vocali: può entrare in tutti i sistemi, gestirli, eventualmente dirottare le conversazioni su utenze in uso, con la possibilità di cancellarne la traccia senza essere specificatamente autorizzato». Quel che combina questo «mostro», che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore la qualità della democrazia italiana, si sa.
Qualche esempio. Dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, pianifica operazioni - «anche cruente» - contro i presunti «nemici» del neopresidente del Consiglio. Sarebbe un errore, però, considerare il network «al servizio» del centrodestra. Quell'apparato legale/clandestino, a cavallo tra due legislature, si è «autonomizzato», si è «privatizzato», è autoreferenziale. Raccoglie e gestisce informazioni in proprio. A questa variante moderna di P2 è sufficiente amministrare, saggiamente, la cecità e le nevrosi delle power élite, angosciate dalle mosse degli alleati, spaventate dai complotti possibili, probabili, prossimi.
E Carlo Bonini, su La Repubblica, precisa alcuni particolari, come è legittimo pretendere da chi legge, e doveroso per chi informa, per capire molti lati, ancora oscuri, che avvolgono le intercettazioni e i dossiers illeciti che si costruivano a Roma nell'ufficio del Sismi diretto da Pio Pompa. Lati oscuri che gli italiani, in primis la Magistratura e le migliaia di cittadini intercettati illecitamente, hanno diritto a che siano chiariti quanto prima. Ed è tempo che, finalmente, vengano presi i provvedimenti del caso.
Il capitolo «La neutralizzazione del nemico politico», corredato da un grafico, elenca le «ragioni» delle attività a «tutela» di eminenti personalità di governo, delle quali «attività» appaiono oggetto (e vittime ndr) anche associazioni e network tra cui ho riconosciuto «Communitas 2002.it» che, già dai tempi in cui mi collegavo con Telecom, mi inviava la sua Newsletter con l'account communitas2002@fastwebnet.it. Newsletter gestita dal provider Aruba.it di Technorail srl di Arezzo - fino a quando, causa le segnalazioni di più antivirus sulla presenza di programmi infettanti contenuti in allegati recapitati dal programma «ezmlm» di Aruba.it, vi ho rinunciato così come ad altre News politiche e di politici gestite da Aruba.it da cui arrivavano annunci-trappola provenienti da «ezmlm».
Segnalato più volte l'illecito a «Communitas 2002.it», questa è la risposta ricevuta: Le confermo che il Provider di Communitas2002 è la soc. Aruba.it.
Uno dei dati emersi dagli header di una email con allegato infetto, inviata dal «Programma ezmlm» di Aruba.it, così recita: Lo spammer non ha utilizzato un mail server intermedio - ex. quello del proprio provider - ma si è collegato direttamente al tuo server (Telecom ndr) per inviare il messaggio - direct-to-MX.
L'indirizzo IP dello spammer è 62.149.128.132. Grazie a questo IP può essere rintracciato. L'indirizzo IP 62.149.128.132 si risolve in mx.aruba.it. Pertanto il provider è aruba.it. L'utente "mxavas8.aruba.it" (mx.aruba.it 62.149.128.132) ha inviato l'email a libero.it.
Provider IP 62.149.128.132 TECHNORAIL-NET - descr: Technorail srl - soci (AR) - descr: Internet Service and Access Provider - Received: from mxavas8.aruba.it (mx.aruba.it) [62.149.128.132) - NS Lookup dell'ip - 62.149.128.132-: mx.aruba.it. Testo e header esterno del messaggio del Programma ezmlm di Aruba.it:
Sent: Wednesday, December 07, 2005 1:26 AM - Subject: Returned post for infocommunitas@communitas2002.it
«Ciao! Sono il programma ezmlm. Mi occupo della mailing list infocommunitas@communitas2002.it. In allegato, per favore, verifica il messaggio che hai spedito».
Quindi, il Programma ezmlm di Aruba.it, comunica al destinatario - che, invece, non aveva inviato alcun messaggio quindi non doveva ricevere risposta, di aprire l'allegato infetto e installare il virus.
Il «Programma ezmlm» è una prerogativa del provider i Aruba.it il quale, su reti Telecom, gestisce anche Newsletters, posta elettronica e siti internet di molti politici di destra, e di alcuni di sinistra, ed è l'unico piccolo provider che, nell'inverno 2006, si è promosso con una pubblicità, dai costi miliardari, sulle maggiori Tv nazionali.
E' noto che per gestire Newsletters un provider ha nel suo database le liste email dei destinatari fornitegli dal committente. Quindi, il provider è in grado di gestirle e, dagli headers delle risposte, può conoscere IP, sistemi installati sui pc, connessione ecc. ecc. degli utenti, tutti elementi che permettono di eseguire attacchi informatici mirati. Frequentissimo che dipendenti di providers e servers vendano liste di email agli spammers, e agli hackers per pivellini che aprono allegati o clikkano su links trappola. Mentre, gli headers riportati dai rapporti dei Firewalls - affidabili se ben settati - riportano gli attacchi informatici di livello Alto.
E' così che, per esempio, si presentavano gli attacchi informatici del «Tiger Tim» diretto da Fabio Ghioni. Attacchi sferrati dalla sede Telecom sita nei pressi di Fiumicino.
Ghioni, gran maestro ed esperto di intercettazioni telematiche, anni fa, ha collaborato con alcuni providers, tra cui Aruba.it della Technorail srl di Arezzo.
E Tavaroli, capo della «Security» di Telecom, Mancini del Sismi - terzo per grado a Pollari - Ghioni e Cipriani di Firenze hanno intercettato dalle strutture tecniche di Telecom costruendo migliaia di dossiers illegali contemporaneamente a quanto avveniva a Roma nella sede del Sismi di via Nazionale affidata a Pio Pompa - vedi l'articolo di Marco Travaglio su l'Unità dell'11 Luglio 2007-.
Dal quadro generale delle intercettazioni illecite di Telecom, e dei dossieraggi costruiti da Pompa, si ha l'impressione,
davvero sconvolgente, che tutto si leghi in un patto di ferro tra pezzi del Sismi, managers & alti funzionari e dipendenti Telecom.
Superfluo aggiungere che, in relazione ad un altro particolare citato da Carlo Bonini, la possibilità di individuare gli hackers emersa dai risultati degli headers delle email infette inviate dal «Programma ezmlm» di Aruba.it, e cioè che "L'indirizzo IP dello spammer è 62.149.128.132", che "Grazie a questo IP può essere rintracciato", e che "L'indirizzo IP 62.149.128.132 si risolve in mx.aruba.it", la Technorail srl di Arezzo, seppur segnalata, non solo non è stata rintracciata ma, anzi, sono continuate, indisturbate, le azioni di hackeraggio provenienti da "ignoti hachers", e tra Natale 2006 - Epifania 2007, si è fatta pubblicità miliardaria sulle maggiori Tv nazionali.
       Cosa ne dice Communitas 2002.it? Communitas 2002.it, Simona e il signor Rocca ricordano, certamente, le ripetutissime segnalazioni ricevute.
C'è da aggiungere, invece, che alla Sezione penale del Tribunale di Arezzo, città patria di Technorail srl, c'è un giudice che usa dormire lungo tutta la durata dell'udienza e del dibattimento. E' come se, per emettere la sentenza, fossero sufficienti le generalità e la residenza dei rispettivi contendenti, e relativa materia del contendere.

        Giuliana D'Olcese quota rosa di internet
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
Mercoledì 4 Luglio 2007
Ricostruiamo gli eventi a partire dalle Agenzie di Stampa e dai qoutidiani on line di Mercoledì 4 Luglio 2007
Csm: il Sismi spiò i magistrati Corriere ... 
Adnkronos/IGN Roma, 4 lug. - Csm: il Sismi spiò i magistrati Corriere della Sera - 1 ora fa.
ROMA - Si aggrava la posizione processuale degli ex vertici del Sismi il servizio segreto militare. C'era infatti il Sismi in quanto tale all'aepoca guidato da Nicolò Polllari e non settori deviati del servizio dietro l'attività di spionaggio nei… Dossier illeciti.
Dossier Sismi: spiata procura Milano
(ANSA) - ROMA, 4 LUG - Quasi l'intera procura di Milano e 203 giudici di 12 Paesi europei (di cui 47 italiani).
DOSSIER SISMI: CSM, IL SERVIZIO SEGRETO SPIO’ I...
(AGI) - Roma, 4 lug. - «A carico dei magistrati in questione - si legge nel documento approvato dal Csm - non viene indicato, ... agli aderenti».
A fianco di questa «osservazione», poi, «sono stati posti in essere dal Sismi specifici...».
Il plenum del Consiglio superiore della magistratura interviene sull'attività di spionaggio sui giudici «Il Sismi ha svolto un'attività estranea ai compiti dei servizi fatta per intimidire e far perdere credibilità». Toghe spiate, Csm contro il Sismi «Fu il servizio e non i settori deviati». Monitorati.
 
*****pochi Stronzi, ma Potenti*****
Rivalutiamo lo Stronzo
La Semantica è una Scienza inesatta, ma Precisa
Di Pietro; «Il dossieraggio è messo in atto da personaggi che si avvalgono anche delle loro funzioni istituzionali»
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Juan Domingo Perón


Le dittature hanno due variabili
: intensità e ideologia
L'intensità considera efficacia del potere, rapporto tra forza e consenso, grado di pluralismo, mobilitazione di massa. L'ideologia invece l'atteggiamento sociale e i valori di fondo della dittatura verso l'ordine politico-sociale esistente, il tipo di rappresentanza di classe.
E' in base all'intensità che si distingue tra autoritarismo, cesarismo, totalitarismo
Nell'autoritarismo l'intensità del potere è scarsa, si fa uso del solo potere coercitivo poiché instaurandosi in società tradizionali non necessita del coinvolgimento delle masse. Lascia quindi una certa libertà e autonomia, non ha l'esigenza di controllare tutti gli aspetti della società, rappresenta il tentativo di alcune élite conservatrici di bloccare il processo di modernizzazione, ma ci sono stati regimi che hanno tentato di favorire la modernizzazione traghettando la società verso un nuovo ordine.
Juan Domingo Perón Sosa militare e presidente dell'Argentina
è stato uno dei leaders più discussi anche per aver dato asilo e nascosto i nazisti in fuga dai processi per crimini di guerra al termine della Seconda guerra mondiale
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Venerdì 6 Giugno 2007 Lo stronzo?
Urge rivalutare Lo stronzo. Terapeutico per il Paese che, allo stronzo, sia ridata dignità semantica, forza espressiva, ricollocazione storica. Storia che va dalle origini dell'uomo fino ai giorni nostri e futuri. Urge che il significato lessicale dello stronzo si riappropri del suo potere umano, secolare. Ma cos'è Lo stronzo?
Qual'è il suo significato originario? Cosa esprime? Lo stronzo originario ha la sua grande forza. Lo stronzo attuale invece? Non ha materialità, odore, umore, sapore.
E' pulviscolare, impalpabile, immateriale, aereo: La forza dell'epiteto stronzo neutralizzata, socializzata: quindi ne depotenzia l'offesa.
La fisiologia colloca Lo stronzo nella materia corporale: Lo stronzo è un pezzo, più o meno grande, di merda, di escremento umano, o animale.
Quindi, Lo stronzo, ha grande forza, sicura materialità. Lo stronzo, è patrimonio dello stitico come del fecondo produttore. E' è un prodotto universale. La parola stronzo è realtà, esige massimo rispetto, considerazione scientifica, lessicale, umana, sociale. Identità certa, appropriata finalità.
Lo stronzo, però, è stato svalutato dal «modernizzarsi» del linguaggio, sottratta la forza espressiva del puteolente repulsivo, dell'infettante, del nauseabondo.
Lo stronzo è stato sterilizzato, reso etereo, inodore, ridotto a evanescente espressione immateriale, meta-fisica, astratta.
Chi ha privato, Lo stronzo, della sua potenza semantica?
Chi ha lo ha reso acqua fresca? La moda lessicale, la semantica rivisitata. «La modernizzazione del linguaggio». L'esigenza «morale» del «disinvolto» spettacolare. Esigenza di «minimalismo disinvolto» rivolto alle masse con «l'eleganza popolar-minimalista» del linguaggio. Esigenza ed imperio dettati dall'«easy going», dall'«osare» linguaggi «nuovi», «moderni», «attuali», «del sociale», dell'adeguarsi alla «gente».
Esigenza imposta dal linguaggio teatrale, cinematografico, letterario, mediatico, giornalistico, televisivo. Insomma, sottoposto ad una sorta di terapia celentanoide.
E così, Lo stronzo, è stato depotenziato della sua espressività immediata. Reso insignificante. Un'ameba insomma. Un essere, un'entità, allo stato larvale.
Quindi, inoffensivo. Non più ingiurioso, offensivo, bensì «socializzato». Privato dell'esigenza del riscatto, del duello all'ultimo sangue che tutto ristabilisce, tutto lava, riequilibra e redime dall'offesa subìta.
E' ora di riappropriarsi del Potere, del peso specifico che caratterizzava l'insulto stronzo. Si dia dello stronzo a chi è stronzo. Cioè, un pezzo di merda.
Un pezzo di merda con le prerogative della materia di cui è composto. La merda.
Quindi licenza di dare dello stronzo a chi, e a quanti, si sono approfittati e continuano ad approfittarsi del proprio potere, dal piccolo al grande. Potere dato dalla 
collocazione nei suoi gangli. Collocazione che va dall'istituzionale al burocratico, dal sociale al sindacale, dal politico al commerciale, dall'economico al finanziario fino al Potere editoriale. Dal Potere statale al militare, e, salendo o scendendo per li rami, Potere e poterelli surrettiziamente ottenuti con il malaffare.
Potere e poterelli esercitati con l'inganno, il sopruso, la sopraffazione. Potere e poterelli avocati a se' e tenuti ben saldi con l'inflizione, mafiosa, della umiliazione da
posizioni dominanti usate a piene mani dal burocrate di Stato corrotto come dall'infedele servitore dello Stato, fino alle consorterie politiche di parte, sull'inerme-indifeso cittadino. Sul suddito. Lo schiavo. Sudditi e schiavi da strumentalizzare, depotenziare con l'inflizione della disperazione, impotenza, paralisi. Poi, mortuaria indifferenza, apatia, rassegnazione. Quindi assuefazione, e conseguente crollo della democrazia.
Il suddito, lo schiavo, sulla cui pelle fare carriera. Accumulare danaro, danaro estorto. Dispensare favori in cambio di omertà.
O infliggere, surretiziamente, punizioni oscure, mafiose.
Il suddito, lo schiavo su cui al primo insorgere di segnali - legittimi e costituzionali - di protesta, di ribellione al Sistema, operare mutilazioni, asservimento, paralisi.
Potere non naturalmente dato, quindi, dall'affermazione Meritocratica, che è Potere universalmente riconosciuto dato dal valore professionale.
Alzi la mano chi, proprio in questi giorni devastanti ed oscuri, non ravvisa nella terribile sequenza dei fatti che contrappongono Istituzioni a Istituzioni, Poteri dello Stato a Poteri dello Stato, Poteri finanziari a Poteri economici, Poteri mediatici a Poteri politici, e viceversa, l'urgenza di rivalutare il Potere del cittadino elettore di chiamare i
protagonisti con il loro nome: Stronzi.
Cosa sono infatti se non pezzi di merda coloro nelle cui sporche mani è stato deposto il Potere di intercettare, dossierare, schedare, violentare, danneggiare migliaia
di cittadini onesti ed inermi con il favore di Mamma Telecom?
I politici intercettati? Nessuna pietà: i Pio Pompa se li allevano in seno, e li strapagano, in una partita di reciproca corruzione e asservimento.
In questo Paese è prassi normale spiarsi trasversalmente, non solo, ma all'interno stesso della consorteria di appartenenza.
Cosa sono se non pezzi di merda coloro dalle cui mani è stato concesso, in cambio di sporchi e disonesti guadagni, e di Poteri economico-finanziario-politico, il Potere di intercettare, dossierare, violentare, ricattare migliaia di cittadini onesti ed inermi con le strumentazioni ed il favore di funzionari e sedi di Mamma Telecom?
Cosa sono se non pezzi di merda coloro i quali hanno abusato dei loro Poteri e poterelli burocratici di Stato per insabbiare, invalidare, depotenziare, annullare, deviare denunce ed indagini sulle intercettazioni illecite della banda degli spioni allevati e foraggiati a suon di miliardi da Mamma Telecom-Pirelli?
Tutto ciò, che è l'aspetto più grave ed indigeribile, destabilizzando popolo e istituzioni.
Cosa sono se non pezzi di merda coloro i quali hanno abusato dei loro Poteri e poterelli di Stato per fare, e far fare, carriera negli Apparati dello Stato?
Cosa sono se non pezzi di merda coloro i quali hanno avocato a sè, e tuttora coprono sotto l'ombrello di Stato, il fior fiore dei Masnadieri di Stato?
Cosa sono se non pezzi di merda coloro i quali compiono le azioni più turpi, corrompono a destra e a manca ma poi gridano al «Pericolo Peronista»?
Peròn? Un galantuomo a confronto dei pochi, sempre gli stessi, Stronzi ma Potenti che ci ritroviamo tra le balle. Succhiatori di sangue, cittadinanza, anima, patria.
Riporto quanto ha dichiarato venerdì 8 giugno a La Repubblica, a proposito dei politici intercettati e che si intercettano a vicenda, il deputato e ministro Antonio Di Pietro:
«Il sistema di dossieraggio c'è oggi come ieri e più di ieri. Solo i giudici possono fermare lo sciacallaggio trasversale messo in atto da un mix di personaggi che si avvalgono anche delle loro funzioni istituzionali (tra le quali funzionari delle Forze dell'ordine corrotte, ndr) per delegittimare l'avversario.
Ma l'unica difesa passa per l'appoggio alla magistratura».
           Giuliana D'Olcese quota rosa di internet www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
 
«Commenti - Lettere - Articoli correlati»
Fassino, ma quale occulta! Leggi Battista
Il segretario DS, Piero Fassino, ha inaugurato la stagione dei colpi di sole, eppure, non siamo ad agosto
Col solleone cosa dirà?
 
Mercoledì 11 Giugno 2007
Nel corso dell'intervista all'Unità Fassino ha paventato «Un vento torbido che minaccia l'Italia» e una «regia occulta» che avvelena i pozzi e minaccia la vita del Paese.
Ma no!! Se ne accorge, ora, Fassino?! Una Regia Occulta? Fassino, ma quale occulta d'Eggitto! Fassino guardi nei Palazzi del Potere - dal Parlamento ai Palazzi di governo - ed a tutta la pletora che vi gira attorno, e non vedrà nulla di «occulto» ma di chiarissimo. E non ci faccia venire il latte alle ginocchia perchè nessuno, a destra e a sinistra, ne può più delle sciocchezzate e delle balle che ci vengono ammannite. Fassino si legga oggi Pierluigi Battista «Giornali e politica.
Torna di moda la retorica dei «veleni», pag 26, Corriere della Sera, in cui scrive di «una malattia semantica stagionale» (malattia dei politici ndr) che accusa la stampa di avvelenare i pozzi. Malattia semantica, dei politici & dintorni, di cui ho discettato nella mia ultima nota *pochi Stronzi ma Potenti*.
          Giuliana D'Olcese
P.S.: Colgo l'occasione per dire a Gian Antonio Stella che la sòla rifilata ai romani dal sindaco Veltrozzio, «il Difensore Civico», Avvocato Marotta, da lui stesso voluto, sponsorizzato ed imposto alla città di Roma, è la rappresentazione vivente della negazione della democrazia che regna nell'Amministrazione Capitolina.
Il Difensore Civico, in democrazia, è colui che, superpartes, è il controllore dell'Amministrazione comunale, e questa, è il controllato. Inoltre, non è uno di partito nominato ne' dal partito ne' tantomeno da un leader di partito. La figura istituzionale del Difensore Civico è a difesa dei cittadini, il baluardo tra questi e l'Amministrazione comunale, acciocchè ne siano tutelati i diritti. Il Difensore Civico, per legge è, o dovrebbe essere se le regole fossero rispettate e non si abusasse dell'ignoranza dei cittadini, eletto dai Cittadini e non, viceversa, nominato dal controllato.
Il caso Veltrozzio-Marotta, caro Stella, non è altro che lo specchio della corruttela politico-amministrativa di cui sono in balia i cittadini romani ai quali, Veltrozzio, ha rifilato la sòla del Controllore nominato dal Controllato. Ai tempi in cui, qualche, innocua critica a Veltrozzio si poteva veder pubblicata sulla cronaca romana del Corriere, scrissi una lettera sull'abnormità di tale nomina da parte di Veltrozzio. La lettera fu pubblicata, ma nessuno rispose, tantomeno il «democratico» Veltrozzio.
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Sulla cag... dichiarata da Berlusconi sulle attività di normale "monitoraggio"
di Pio Pompa, in combutta e complicità con il Tiger tim e con la banda di Tavaroli Pirelli-Telecom, faccio notare quanto ha scritto Paolo Colonnello su La Stampa:
"e sopratutto, di questo immane materiale accumulato e rimasto per mesi a disposizione della Security di Tavaroli o di Ghioni, di gente cioè in grado di mescolarlo ad
altri dossier in un infinito gioco di rimandi - è proprio leggendo i rapporti che si capisce, ad esempio, il motivo di alcune informative riservate preparate dal network Tavaroli-Cipriani-Mancini su diversi personaggi del mondo politico e finanziario italiano - che cosa è stato fatto? Chi lo ha utilizzato e per quali motivi?
Sta ai Magistrati adesso dare una risposta". conclude Colonnello.
    Buon lavoro cara D'Olcese e alla prossima. Max Terlizzi
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"La casta" scritta e ignorata,
Corona, e il miliardario Lele, Fiorani al Billionaire, Tanzi nella sua villa, Fazio sommerso dai soldi, Cragnotti nessuno sa, Coppola e Ricucci liberi di continuare a rubare, Billè dileguatosi con la cassa, Moggi giornalista di Libero, Biagione Agnes ancora con scorta e 20.000 Euro al mese di sola pensione, Consorte con miliardi su conti esteri, D'Alema che ha solo fatto dell'ironia, le liberissime intercettazioni Telecom, gli ex brigatisti in Parlamento, l'ultimo assessore regionale del trentino che ha un salario di 20.000 Euro, la mafia, la camorra, la ndrangheta i cui bilanci miliardari proliferano, sindaci e forse assessori in comuni con 23 abitanti, un Governo che non sa fare e non sa decidere nulla, i verdi e i rifondatori che bloccano lo sviluppo, i pensionati piu giovani del mondo, le 15 banche diverse nel solo viale Parioli di Roma con 15 direttori, 15 vice,ecc., Profumo e Bazoli e Geronzi che forse senza troppi meriti guadagnano forse miliardi di Euro. Ma che paese è mai questo?
Lucia Rossi
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B R A V A!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Egregio Signor Sindaco Veltroni,
lei ha solo un grande ufficio stampa non è nè autorevole(!!!!) nè formidabile(!!!!). Favole raccontate appunto tramite il suo ufficio stampa. Lei non ha mai combinato assolutamente nulla di buono e di apprezzabile. E adesso è sceso in difesa dei suoi amici DS del quartierino. Ma quando se ne andrà, FINALMENTE!!!!!!! in Africa?
Cordiali saluti, Lucio Russo
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Brava!
Anche io combatto con pezzi di merda che utilizzano la lunghezza della giustizia per nascondere, dietro sentenze benevole verso gli imbroglioni, abusi, truffe e ladrocini che mi hanno fatto. Ormai la Giustizia ed il suo malfunzionamento vengono utilizzati per salvaguardare i ladri delle Pubbliche Amministrazioni con la compiacenza di Giudici che vogliono promozioni. In Italia ormai fa schifo tutto ma la Giustizia ha più responsabilità perchè si è asservita.
E non parliamo degli avvocati penali. Qua a Napoli difendono solo camorristi e politici: il poveretto che fa una denuncia non ne trova nessuno disponibile.
BRAVA! continuiamo a combattere. Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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Brava Giuliana!
gli ultimi interventi che hai fatto mi sono piaciuti assai, sembrano vere e proprie fotografie della realtà politica italiana che, al solito, non cambia mai, anche quando al governo vanno quelli che pareva dovessero rivoluzionare tutto, mentre si dimostrano solo affamati di potere, di denaro e di posizioni di prestigio esattamente come tutti gli altri. Compliments allora, da Francesco Martin
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Le Procure, cara Giuliana, sono demotivate perchè vengono sempre assolti:
perchè dovrebbero sprecare tempo inutilmente? Al massimo possono prendersela con qualche boss della Camorra o della Mafia, per il resto meglio non far nulla!
E' la Giustizia che oramai è asservita (vedasi il caso Previti), fai qualche istanza anche per la Giustizia altrimenti è tutto inutile.
Qui a Napoli il Difensore Civico Lucarelli è talmente appiattito che NON serve a nulla! La Gest Line sequestra beni ingenti a persone che non riescono più a difendersi perchè anche i Giudici hanno paura. Lo sa Fassino tutto ciò? Gliel'ho detto tante volte, ho inviato fax e telefonato alla segreteria: Si è rimbecillito!
Appoggia perfino Bassolino Gestore della camorristica GEST LINE! Qui sono tutti disperati. Siamo in mano alla camorra. Graziella
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Per favore, potresti rispondere a quell'idiota neppure utile di Montezemolo
quando grida che non pagare le tasse è uno scandalo? Il vero scandalo è la pressione fiscale così alta, che in molti casi rende l'evasione una necessità e ancor più scandalosa è la mancanza di un leader con gli atributi che abbia il coraggio di gridare questa semplice verità e di contraddire quel porco di Montezemolo, che forse utilizza come chiave di lettura della realtà i filmetti in cui recitava la moglie. Francesco Acanfora
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(((((((((((((((( Blog di Beppe Grillo: Tsunami, Italia ))))))))))))))))
2007.05.31 10:03:18
Oliviero Beha ha scritto un libro: Italiopoli, io gli ho scritto la prefazione. E' un riassunto, forse l'epilogo di un'Italia con il buco dentro.
Non ce la facciamo più, lo sappiamo. Se l'autoriforma del sistema è impossibile, la rivoluzione non è attuabile, invochiamo uno tsunami. "L'Italia è una nazione con il buco dentro. Un vuoto che accompagna l'italiano dalla culla alla bara. Non se ne accorge neppure più. E sprofonda, sprofonda.
Quando va all'estero non trova inceneritori, traffico, sporcizia, maleducazione, burocrazia, pregiudicati in Parlamento, impunità, tariffe dei servizi pubblici da strozzini.
Non trova neppure Tronchetti Provera, Geronzi, Berlusconi e Andreotti. E questo lo fa stare meglio. Cambiato. Ma al rientro gli bastano cinque minuti per adeguarsi e diventare il solito italiano di merda.
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Dopo la trasmissione sulla Giustizia di Domenica ho saputo....
che lavorano solo i GOT, i Giudici di pace i GOA, insomma solo i Giudici aggiunti perchè i Giudici NON lavorano più ma fanno sentenze poche ed errate dato che non si leggono neppure più le carte del fascicolo, e danno ragione al più forte per non avere seccature e problemi! Se si ricorre contro tali sentenze cretine in Appello o in Cassazione è la stessa cosa dato che si coprono e proteggono a vicenda costituendo così una casta contro la giustizia giusta MA A LORO FAVORE.
Nessuno controlla tale comportamento delinquenziale a meno dei pochi che vanno in carcere (Pasquino, Maccaroni) per associazione a delinquere: ma poi ne escono subito, non si sanno più notizie da giornali e TV e diventano pure avvocati oppure vanno in Cassazione fino a 84 anni per recuperare gli anni persi durante i processi.
In poche parole: abbiamo la Giustizia più sporva d''Europa. Anche i cancellieri sono parte dell'associazione perchè danno e ricevono informazioni ed altro.
Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Isaja Napoli
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Antoniodipietro.com - La legge uguale per tutti.
Riporto una mia intervista rilasciata a La Repubblica sull'attacco mediatico al Gip di Milano Clementina Forleo:
Repubblica: Mastella contesta la Forleo. Va oltre i suoi poteri? ADP: "Fino a quando il centrosinistra insisterà nel prendersela coi magistrati ogni volta...
Bravo, Senatore Di Pietro, però, siamo sinceri: per quanto riguarda il caso Visco, (sappiamo bene come vanno le cose in Italia, che rimane sempre e comunque un paese di tendenza latino-americana, imprigionato in una burocrazia barocca e costosa e soggetto all'influenza di poteri più o meno forti di ogni genere...) se un fatto del genere fosse stato compiuto da un ministro di Berlusconi, che cosa sarebbe successo? Minimo avremmo avuto le piazze piene di gente a manifestare. e protestare, e invece nulla. E la prova del nove quale è? Il silenzio dei cosiddetti "liberi" maestri e professori-opinionisti della cultura, primo tra i quali il Sig. Travaglio, che in questi giorni non si vede e non si sente, mentre, sotto il governo della controparte avrebbe subito scritto sull'argomento un libro di almeno mille pagine, e sarebbe in prima fila a fare la bocca della verità in tutti i talk shows....
Saluti Francesco Martin
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Cara Giuliana, lascia perdere Telecom-Serbia:
l'affaire Guardia di Finanza è assai più grave e inquietante. I peggiori ministri dc della Prima Repubblica, rispetto a questi di oggi, avevano un tale senso delle istituzioni che sembravano usciti da una Scuola Kantiana di Pubblica Amministrazione! A proposito, che fine hanno fatto i nostri garantisti in s.p.e.--i Rodotà, i Zagrebelsky, i Romano? Ci sarà da qualche parte in Italia una barba che non sia finta? Un cordiale saluto dino cofrancesco
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Dopo l'offerta At&T, Telecom a rischio attentati
Tavaroli ha spiato mezza Italia con la scusa di difendere Telecom Italia dal terrorismo, ma i veri rischi arrivano con gli americani. Zeus News www.zeusnews.it 09-04-2007
Com'è sempre strana la storia: Giuliano Tavaroli e la sua banda di spioni hanno speso centinaia di milioni di euro degli azionisti Telecom per spiare mezza Italia, da Afef agli operai Pirelli, dalla Lega alle Authority. La giustificazione che adduce Tavaroli era la necessità di difendere Telecom dagli attacchi del terrorismo internazionale, specie fondamentalista; per questo ha collaborato con Sismi, Cia e governi italiano ed americano, riuscendo, dice lui, a sventare anche qualche attentato.
Anche a causa delle vicende giudiziarie che coinvolgono Tavaroli, Tronchetti Provera è costretto a passare la mano, e a chi?
Agli americani di At&T e ai messicani di Carlos Slim. A questo punto Telecom Italia, se dovesse davvero diventare un'azienda sotto il controllo di una delle più importanti multinazionali del mondo, sia pure condiviso con investitori italiani, diventerebbe davvero, e non più per finta, un obiettivo importante per i terroristi italiani ma, soprattutto, per quello internazionale che vuole mettere sotto scacco la potenza degli Stati Uniti. A questo punto l'ex maggiore dei CC Toselli, nuovo capo della security Telecom Italia, già capo della scorta del Capo dello Stato all'estero per diversi anni, molto stimato dai suoi ex superiori, avrà mezzi e risorse per fronteggiare questi nuovi rischi?
Già adesso Telecom è, per molti versi, blindata e inaccessibile: lo diventerà ancora di più?
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus
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Postato da Beppe Grillo il 17.06.07 17:22 Il dossier Telecom
All'assemblea Telecom ho rivolto un appello agli amministratori: di andarsene per il bene del Paese. Non mi hanno ascoltato. Il fascino di stipendi e stock option da milioni di euro non si discute. I responsabili del tracollo del titolo, che sta per sfondare il limite dei due euro e che, solo a metà 2000, ne valeva 14.
Della svendita degli immobili a Pirelli RE. Dell'espulsione di decine di migliaia di lavoratori. Sono ancora al loro posto. Si chiamano, tra gli altri, Buora, Pistorio, Ruggiero, Benetton. Perchè non si sono dimessi? Ma, soprattutto, perchè non li hanno cacciati? E perchè, dopo la vendita a Telefonica, gli spioni Mancini e Tavaroli sono stati messi agli arresti domiciliari? Dopo mesi di carcere, come se nulla fosse successo. Perchè le intercettazioni fatte con la centrale Radar di politici, banchieri e faccendieri assortiti non sono ancora venute fuori? Sono l'assicurazione sulla vita di qualcuno? Forse Telecom ha reso un servizio al Paese. Ci ha lasciato in eredità la sua putrefazione verbale. Chiedo che le intercettazioni Telecom dei politici diventino pubbliche se riguardano il Paese. Che siano penalmente rilevanti può non interessare. Invece interessa, e molto, se sono politicamente rilevanti. I giudici, se già non lo hanno fatto, le ascoltino fino all'ultima parola. Se Letta, Casini, Berlusconi, Fassino, D'Alema, Gnutti, Ricucci, Fazio, Fiorani, Coppola, Sacchetti, Consorte, Latorre, Billè, Geronzi, Frasca, Bonsignore, De Bustis, Nattino, Caltagirone sono intercettati mentre discutono tra loro del Corriere della Sera, della BNL e dell'Antonveneta, del futuro del Paese, lo si deve sapere. I nostri dipendenti non sono stati eletti per fare i banchieri e ridistribuirsi le nostre tasse. E neppure per minacciare i giudici in televisione sulla rete dell'opposizione in prima serata.
Al Senato è in approvazione la legge che impedirà la pubblicazione delle intercettazioni. Farò i nomi di chi la voterà e di chi si opporrà sul blog. Chi la vota intercettato è. ------
Sono d'accordo!
Ha ragione Beppe Grillo. E Tronchetti dovrebbe pagare anche la famiglia di Adamo Bove e farci sapere chi lo ha ucciso.
Graziella
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Telecom. Oggi assemblea show. Grillo: il bilancio è da neuro. TI, Grillo a Buora: dimettiti. E ora vediamo chi è Al Capone
Show di Grillo all'assemblea Telecom. Il comico ha attaccato i vertici del gruppo, chiedendone le dimissioni. Perché è un management ''con le pezze al culo.
Ha indebitato l'azienda per fare i propri interessi''. E ha concluso: "Rossi se ne è andato dicendo che l'Italia sembra la Chicago degli anni '20. Vediamo chi è Al Capone".
Il comico genovese ha puntato il dito contro i vertici del gruppo di Tlc: ''Con questo intervento - ha detto rivolto al vicepresidente esecutivo Carlo Buora - vi voglio chiedere: dimettetevi. Fate questo gesto straordinario, è un servizio che dovete fare per il bene del paese''. Perché il management Telecom, ha insistito il comico in un crescendo di gag e battute, è composto da ''manager con le pezze al culo, che hanno indebitato l'azienda nei confronti delle banche e dello Stato per fare i lor interessi''.
Non a caso, ha aggiunto, ''l'analisi dei bilanci di questi anni dimostra che la privatizzazione di Telecom ha spogliato l'azienda di miliardi di ricavi e di decine di posti di lavoro''. A dimostrarlo ulteriormente, per Grillo, anche le dichiarazioni rilasciate da Guido Rossi all'indomani delle dimissioni dalla presidenza del gruppo:
''Rossi se ne è andato dicendo che il mercato italiano sembra la Chicago degli anni '20. Vediamo chi è Al Capone''. Lunedí 16.04.2007 11:32
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Pallonari impenitenti
C'è in giro gente che racconta bubbole e poi fa il faccino imbronciato quando si ricorda loro che son pallonari. Dice Prodi che il governo non s'è intromesso nella vicenda di Telecom Italia. Ma chi piglia in giro? Più che intromettersi ha direttamente partecipato. Dapprima con il piano Rovati, il cui autore ancora reclama d'avere avuto ragione, poi con le continue interferenze sulla scelta dello straniero, poi ancora con la telefonata di Padoa-Schioppa a Bernheim, chiedendo il primo che il francese s'impegni a difendere l'italianità e deducendone il secondo che il governo farà altrettanto se qualcuno allungherà le mani su Generali. Alla faccia del non immischiarsi negli affari dei privati! Dall'altra parte risponde Tronchetti Provera: me ne vado perché sono indipendente e la politica mi ha fatto fuori. Qui a Prodi non si fanno sconti, ma il regatante le spara davvero grosse. La sola vicenda di Tim già dimostra che il timone lo usava per scacciar le mosche, e i numerosi errori si sono accompagnati alla realtà inquietante di chi assoldava degli spioni, od era incapace di riconoscerli come tali. Adesso che è fuori dice di volersi togliere i sassi dalle scarpe, cerchi di non tirarseli sui piedi, e ricordi che gli avvocati, quindi le querele, non si minacciano, si presentano. Noi la realtà dei fatti e dei conti la raccontiamo da anni. Ci hanno spiato e calunniato, ma non querelato. Ne parli con un legale di fiducia. Mi colpisce, però, la sua difesa postuma: quando siamo arrivati in Telecom abbiamo, dice, dovuto svalutare partecipazioni ed attività per 12 miliardi. Noi abbiamo raccontato come e dove quei denari (degli azionisti) sono stati buttati, ed abbiamo descritto la vicinanza ai casi Cirio e Parmalat. Intende aggiungere qualche cosa o si ritiene pago dell'allusione?
In tutto questo c'è un lato positivo, dato che la società passerà agli spagnoli, ma ciò è formalmente negato nell'immediato. Questo è il tempo delle regole, perché non appaiano diverse se diversa è la nazionalità del pilota. L'autorità si svegli, mostri d'essere tale, e cominci dalle scelte che rendono più libero e competitivo il mercato, evitando, ad esempio, che l'operatore virtuale sia la pagliacciata cui stiamo assistendo. Le regole contano più della rete, ed i controlli più delle chiacchiere.
Davide Giacalone Pubblicato da Libero www.davidegiacalone.it
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La "pars" ledente del pasticciaccio Telecom
Nel puttanaio infinito del pasticcioso pasticciaccio inverecondo di Telecom, e dei suoi spioni di cui gli espertissimi vertici di Telecom e di Pirelli non potevano non sapere (Carlo Buora e capo del personale compresi) ha perfettamente ragione il giornalista Davide Giacalone a definire scuse amorali quelle fornite con l'abituale spocchia e improntitudine da Tronchetti Provera che ha scelto sede, tempi ed argomenti che peggiori non sarebbe stato possibile trovare e ciò vuoi per eventuale complicità con gli spioni (cosa che spetta alla magistratura accertare, e posto che egli non è neanche indagato), vuoi per l'incapacità di accorgersi di cosa accadeva nella stanza accanto alla sua, talora nella sua stessa stanza, e comunque con uomini e strutture da lui scelti e da lui pagati.
La "pars" ledente di Telecom è Tronchetti Provera, altro che parte lesa come senza vergogna ma con dosi massicce di facce di tolla, facciacce che più di tolla non si può, si ostinano a sostenere Tronchetti Provera & Co
      Giuliana D'Olcese www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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La "pars" ledente del pasticciaccio
Il "Tiger Tim", dopo aver seminato tabulati e numeri da intercettare a complici di tutto il mondo Telecom, deve aver lasciato qualche residuato bellico sopratutto in Cina (o, peggio, in qualche Cinatown italiana connessa con providers cinesi?) da cui continuano, a ritmo molto rallentato ma continuano, gli attacchi di Phishyng e di Hackers intrusions. Ti invio una email in cui documento a quanti di dovere (se tutti lo facessero si bloccherrebbero in quattro e quattrotto tutti i pichyngari, gli spammari e tutti gli hackers del mondo) un caso davvero singolare di cui si può accorgersi solo se si sta attenti ai fenomeni di internet, e si leggono gli headers delle mail trappola ed i rapporti del Firewall sulla navigazione in rete. Un caso in cui Phishyng e tentate hacker intrusions provengono dallo stesso provider non solo, ma anche molto probabile dallo stesso hacker. Vedrai, la cosa è così lampante, ed a distanza l'una dall'altra di sole cinque ore che dimostra come con quel provider l'hacker mi sferra attacchi via email e hacker intrusions dalla rete. E si può sicuramente dedurre che non è un hacker casuale ma molto mirato al mio pc. Se hai qualcuno a cui interessa ancora il fenomeno delle intercettazioni illecite, e della semina mondiale che ne ha fatto gli spioni di Telecom, mostra loro la mail che ti invio. Costanza Pivetta
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La "pars" ledente del pasticciaccio T
... e dopo una gestione di TELECOM di cui nessuno sentirà la mancanza, gli sarà dato pure il pacco dono per togliere il disturbo.
Trovo vergognoso il fatto che il management, come spesso capita in Italia, non si è assunto le proprie responsabilità, ovvero non ha dato le dimissioni.
E francamente lasciare a Grillo il compito del Masaniello, senza che nessun azionista abbia chiesto ad alta voce le dimissioni di Tronchetti e di chi aveva la responsabilità diretta del clan dei curiosoni la dice lunga su come vanno le cose in Italia. Bene Giuliana, meno male che almeno tu diffondi un pò di aria fresca.
Ciao Vic
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La "pars" ledente del pasticciaccio
Mentre ero su Libero e leggevo gli oroscopi...ke str..., vedo un link ke ti porta su una specie di chat sulla quale potevi conoscere un sacco di tizie, ci giro un po' e vedo ke per poter usufruire del servizio, o x vedere i profili di questi personaggi (alcuni li conosco) occorre la registrazione. L'ho fatta e per leggere i servizi ho visto ke bisognava sottoscrivere dei c.d. "pass" a pagamento. Io ke non sono ricco ho lasciato perdere. Ho acceduto ancora per chattare e ho visto ke ancora mi kiedeva di sottoscrivere pass a pagamento con carta di credito o addebito telefonico con kiamata a numeri con prefisso 8XX (che ho disattivato al 187 di Telecom).
Mi è sembrato strano il tutto e di sapore truffaldino e ho consultato dei blog.... Incredibile. Si parlava di una mega truffa perpetrata da MEETIC ITALIA e siti simili ai danni di ragazzi ignari, illusi dalla pubblicità ke promette l'erogazione di servizi gratuiti. A subire i danni maggiori sono donne a cui, dietro promessa di chat gratuita, vengono addebitati, con complicità dei gestori di telefonia, servizi supplementari dai costi esorbitanti. Mi sembrava anke di aver capito ke i dati inseriti vengono manipolati con la simulazione di errori ai danni dei malcapitati, ai quali viene estorto denaro. Quindi uomini ke diventano donne e quindi pagano subolletta.
O peggio allocchi ke hanno sottoscritto i passport con carta di credito ke si vedono detratti soldi a forfait con scuse come ke si è usufruito di servizi non gratuiti prima del pagamento. Insomma dai racconti emerge una vera e propria Organizzazione a delinquere finalizzata alla truffa. Non è tutto, al momento dell'iscrizione vengono kiesti anke dati suscettibili quali origine etnica e religione ke non vengono tutelati, immaginate con quali possibili conseguenze. Ho comunque avuto conferma ke gli utenti maski se non sottoscrivono quei contratti pass a pagamento non viene spillato neanke un centesimo o cmq x cifre modike non superiori a 25 euro.
In caso di problemi non esitate a denunciare all'Associazione dei Consumatori e alle Forze dell'ordine (se si riferisce in un Blog non danno ascolto alle lamentele dei cittadini dicendo ke gli unici reati telematici perseguibili riguardano la pedofilia. BALLE!!!! La truffa è un reato riprovevole aldilà delle modalità con cui è cagionato vedi att.640-640ter c.p.). In caso di necessità non esitate ad adire l'Autorità giudiziaria x i rilievi a livello civilistico sopratutto ke significa salvaguardare i vostri soldini (potete rivolgervi al giudice di pace competente x il proprio distretto o affidarsi ad un legale). Jacqueline Iannis
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Servizi e Telekom Serbia/Mellano RNP:
"Nel decennale affaire sollecitato risposta Governo a interrogazione di un anno fa... e presentato un ulteriore cocumento".
Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno), intervenendo in aula, ha sollecitato la risposta dei ministri dell'Interno e della Difesa all'interrogazione (Capezzone/Mellano, 4-00629) presentata il 19 luglio 2006, in cui si chiedeva «se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia". Mellano ha annunciato, inoltre, il deposito di un'ulteriore interrogazione (allegata), che - sulla scorta di una copiosa rassegna stampa relativa ad attività di intercettazione e investigazione compiute da membri della Security Pirelli/Telecom - chiede al Ministro dell'Interno, Giuliano Amato: "se vi siano state in passato attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia, a partire dal 1° gennaio 1994 ma con particolare riguardo al periodo che va dalla caduta del regime di Slobodan Milosevic (ottobre 2000) ai giorni nostri, in caso affermativo, quali siano state queste attività". Mellano ha dichiarato: "Nel decennale del closing dell'affaire Telekom Serbia (9/10 giugno 1997) e della presentazione della prima interrogazione radicale sulla vicenda (da parte del senatore Piero Milio, il 25 giugno 1997), ho ritenuto doveroso ricordare al governo che giace inevasa da un anno l'interrogazione che ho presentato con il collega Capezzone.
Da allora, vari organi di stampa hanno riportato dichiarazioni dei signori Sergio Genchi e Marco Bernardini (ex referente Sisde nei Balcani) su loro attività di investigazione relative al retroscena dell'affaire, nell'ambito del lavoro d'intercettazione eseguito dalla Security Pirelli/Telecom.
All'interrogazione del senatore Milio rispose, tre anni e mezzo dopo, non il governo ma il giornale «La Repubblica", che in prima pagina sparò il titolo «Le tangenti di Milosevic". Mi auguro che alle interrogazioni di deputati di maggioranza risponda il governo, per evitare di essere costretti ad andarci a cercare le risposte, in modo frammentario e incompleto, sui giornali". Roma, 13 giugno 2007
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Perchè Telecom gestiva "Sicurezza Informatica Italia"?
"RNP
: Interrogazione del deputato Maurizio Turco. Iinterrogazioni a risposta scritta.
Da tre anni Telecom Italia, grazie a un accordo firmato il 15 settembre 2004 da Gianni De Gennaro e Marco Tronchetti Provera, è partner della polizia postale per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture strategiche di telecomunicazioni. Recita il testo del comunicato, ancora presente sul sito della polizia, che l'intesa mira a «migliorare la prevenzione dei crimini informatici a danno delle infrastrutture tecnologiche di telecomunicazione». Il testo, reso pubblico dal deputato radicale Maurizio Turco attraverso una interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dell'Interno, pone più di un problema alla luce delle inchieste degli ultimi mesi sulle attività illegali del cosiddetto «Tiger Team», i «commandos» della sicurezza Telecom accusati, tra l'altro, di aver messo sotto controllo la posta della Rcs-Corriere della Sera.
«Il governo Prodi e quello Berlusconi dovrebbero chiarire molte cose - sostiene Turco - Bisognerebbe rendere pubblici i dettagli di questo accordo, far sapere all'opinione pubblica se è ancora valido e se, visto che è in scadenza, si intende rinnovarlo». Secondo il parlamentare radicale sarebbe anche il caso che il Viminale spiegasse «se è stato accertato un uso fraudolento, da parte di dipendenti o dirigenti di Telecom Italia, di dati sensibili di utenti privati o istituzionali, non impossibile visto quanto riportato dalla stampa» e ancora «se la Polizia postale abbia preso qualche provvedimento per prevenire, controllare e contrastare eventuali abusi» da parte del personale Telecom Italia. «Mi sembra paradossale - aggiunge Turco - che la polizia anziché controllare la società allora guidata da Tronchetti Provera firmasse con quell'azienda accordi sulla sicurezza che le avrebbero reso più facili le violazioni. Quella di Telecom è una storia ancora tutta da scrivere. A questo proposito il Parlamento europeo si sta chiedendo perché il governo Prodi abbia apposto sulla vicenda Abu Omar un segreto di Stato ancor più stringente di quello utilizzato da Berlusconi».
Alla luce di questa «scoperta» il deputato della Rnp, in una seconda interrogazione preceduta da un corposo dossier, chiede al governo di spiegare tutte le anomalie registrate nella gestione delle ultime elezioni politiche, in particolare quelle riguardanti la gestione informatica dei risultati (recentemente rilanciate da «Gli imbroglioni», secondo documentario sul tema del direttore de «Il diario» Enrico Deaglio): «Questo esecutivo e il precedente devono chiarire cosa è accaduto nella notte tra il 9 e il 10 aprile: il perché delle tre interruzioni nella trasmissione dei dati elettorali, chi e per quale motivo ha tentato più volte di infiltrarsi nel sistema del Viminale nel corso della giornata come risulta da più fonti». Come si ricorderà fu Fabio Ghioni, capo del «Tiger Team» di Telecom che aveva effettuato dei test sulla sicurezza informatica del Viminale, a informare delle molte falle trovate il giornalista de «la Repubblica» Luca Fazzo, che ne diede conto in un articolo pubblicato il 6 aprile 2006, a pochi giorni dal voto. Insomma, si chiede Turco, «i dipendenti Telecom che gestirono la vicenda vennero controllati? Da chi e come? E soprattutto: perché il Viminale per proteggere i dati elettorali non si è rivolta al GAT, il nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza, e ha preferito un partner privato? Ho l'impressione che anche questa sia una storia tutta da scrivere». Segue, nel comunicato stampa, il testo delle due interrogazioni a risposta scritta presentate dall'on. Maurizio Turco.
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Un Colonnello veramente speciale
Paolo Colonnello, il giornalista che ha firmato l'articolo sui presunti conti dalemiani in Brasile, articolo che ha infiammato sia i diessini che il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, corso immediatamente davanti alle telecamere a difendere il Ministro della Farnesina, Massimo D'Alema: lo stesso D'Alema che più di un anno fa linciò pubblicamente durante una trasmissione di Mentana, Matrix, Francesco Storace affermando che Lui, Massimo D'Alema aveva appurato, senza specificare come, alcune responsabilità di Storace etc etc. Paolo Colonnello prosegue imperterrito con l'esposizione di fatti di cui è venuto a conoscenza, con l'art: Sono a San Paolo le carte dei veleni http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200706articoli/22442girata.asp
Incredibilmente, secondo me siamo al delirio di onnipotenza al suo stadio più alto. I presidenti di Camera e Senato, Bertinotti e Marini, hanno chiesto al presidente del Tribunale Livia Pomodoro di far pervenire "ogni utile elemento di informazione che possa fugare le preoccupazioni emerse in Parlamento, con specifico riguardo all'applicazione delle disposizioni e delle garanzie di cui all'articolo 6 della citata legge n. 140 del 2003 e delle norme processuali ivi richiamate".
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/politica/ds-contro-indiscrezioni/ds-contro-indiscrezioni/ds-contro-indiscrezioni.html
Ma siamo impazziti? Devono informare chi su e perché?! la magistratura deve essere lasciate libera di indagare! Marini e Bertinotti pretendono di venire a conoscenza del contenuto di alcune intercettazioni???!!! Se ciò accadesse, se Marini e Bertinotti venissero accontenati, si potrebbbe asserire senza dubbio alcuno che noi stiamo vivendo sotto una dittatura! F.G. Mangascià: http://italiasvegliati.ilcannocchiale.it
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Ciao, Giuliana!
Ho apprezzato il tuo pezzo che rimproverava al Sindaco Veltroni l'illegittima elezione del Difensore civico. Purtroppo è così dappertutto, in Italia.
Di seguito un pezzo che, se credi, puoi pubblicare. Enzo Trentin
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Ciao Enzo, grazie per l'approvazione al mio e grazie per il tuo articolo, eccolo.
Cosa c'è da stupirsi?
Nel paese di Pulcinella da sempre una minoranza ha preso il potere, e solo dopo si è inventata un'etica

Ha molto successo e suscita giuste polemiche il libro di Gianantonio Stella e Sergio Rizzo: «La Casta». Tuttavia si può rilevare che oramai potremmo parlare di un genere letterario. Infatti, «La Casta» è stato preceduto da «Il costo della democrazia» dei senatori DS Cesare Salvi e Massimo Villone. In precedenza molte delle fortune parlamentari di Raffaele Costa (PLI) si dovettero a denunce analoghe sfociate nell'ultimo libro: «L'Italia dei privilegi. Dizionario delle persone e delle categorie trattate meglio dei comuni cittadini» volume di ben 351 pagine pubblicato nel 2002. Ma si tratta di storie centenarie se si prende in considerazione che nella galleria dei memorialisti garibaldini, Giuseppe Nuvolari non compare. Partecipe di tutti i grandi eventi del Risorgimento, volontario in Sicilia con Garibaldi, e a lui vicino in quella sorta d'esilio che fu Caprera, tornando a casa ebbe il coraggio di dire «ciò che pensava»: di qui l'ostracismo decretato della storiografia ufficiale.
A differenza di Giuseppe Cesare Abba, autore del celebratissimo e «politicamente corretto» libro di memorie garibaldine «Da Quarto al Volturno», prefigurazione dell'Italia monarchica, o di Giuseppe Bandi, ostico toscano e duro combattente, rientrando presto nei ranghi della «normalizzazione» regia, ucciso per mano di un anarchico, dopo una vita da «irregolare e bastian contrario», il nostro Nuvolari, mantovano sobrio e concreto, tornando a casa deluso dalla piega degli avvenimenti non s'era macerato nell'astio e nel compatimento di sé, come fanno spesso i reduci che danno per scontato che per pochi «fessi» che si sacrificano c'è sempre la vasta legione dei profittatori e dei furbi che si fa avanti per reclamare la pensione.
Al contrario Nuvolari, sfidando il nuovo regime che lo ripagò con la moneta del silenzio (una moneta che è spesso spesa anche oggi nei confronti di coloro che non s'inchinano alla partitocrazia), sebbene più a suo agio col vomere e la vanga, prese la penna ispirato dalla passione e dall'indignazione, e quasi di getto, con verve ironica irresistibile, compose questo straordinario e godibilissimo memoriale diviso in due parti e scritto in forma di lettera. Memoriale finora poco noto perché documento scomodo, ignorato dalla pubblicistica militante, che raccolto in volume venne pubblicato per la prima volta a Genova nel 1879 col titolo significativo: «Come la penso», libro appena ristampato dall'editore Sometti di Mantova, a cura dell'associazione Padi Terrae, con una penetrante ed esemplare introduzione di Sante Bardini.
La storia di Giuseppe Nuvolari, agricoltore, con possedimenti a Roncoferraro, suo paese natio, nel mantovano, è simile per molti versi a quella di molti altri giovani del suo tempo, infiammati dalle nuove idee di «nazionalità» e di indipendenza, ed era implicito per tutti che il concetto significasse anche libertà, sebbene i programmi dei liberali devoti a Torino non vi facessero specifico riferimento. E non a caso. «Non basta l'indipendenza per essere liberi», diceva Carlo Cattaneo.
La libertà non era roba che potesse interessare la corte di Torino. Nel nome di Garibaldi venuto dall'America per fondare una nuova patria rigenerata, il giovane Nuvolari scappa di casa nel 1852. Si arruola nel 1859 nei «Cacciatori delle Alpi», di Garibaldi visto con sospetto dai generaloni di Torino: nel '60 è in Sicilia con i Mille, che al primo solenne raduno nel cinquantenario della spedizione, nel 1910, invece di presentarsi dimezzati complice l'anagrafe e la falce, si erano come moltiplicati, come aveva temuto Garibaldi (viene in mente l'immediato secondo dopoguerra con il proliferare di staffette partigiane ed ex aderenti alla RSI rimpannucciati da partigiani prima e zelanti comunisti poi).
Fatta o disfatta l'Italia, Nuvolari resta per qualche tempo con Garibaldi a Caprera, avendo modo di sperimentare come il «sogno» svanisca lasciando il posto a una ben triste realtà. Tornato a casa comincia a stendere questa lunga lettera e il destinatario simbolico è il sindaco dell'isola della Maddalena, Leonardo Bargoni, al quale, senza volerne fare il capro espiatorio del decadimento morale già in atto, denuncia quasi con foga e con dati inoppugnabili, le incipienti storture, i ladrocini, la corruzione, ravvisando nel doppio sistema che si va instaurando la nascita della «questione meridionale» (speculare a quella «settentrionale»), che sarà alla base di un secolare e irrisolto malinteso. Vede, quasi in anticipo e chiaramente, la formazione di due Italie contrapposte, di una doppia morale, e provoca il Bargoni, con la sua focosa e stringente requisitoria: «Come Ella avrà osservato, nel mio Comune vi è meno di un impiegato su mille persone. Alla Maddalena, e nella Sardegna tutta, quanti ve ne saranno? Credo di non esagerare dicendo uno su cento. Ma mi dica di grazia, caro signor Leonardo, a che cosa servono, cosa fanno tutti gli impiegati che sono alla Maddalena?».
È già in atto, specie al Sud, il «miracolo» della moltiplicazione dei posti, nelle ferrovie, alle poste, nelle preture. Ed è con saggezza contadina che egli commenta:
«Chi lavora ha una camicia, chi non lavora ne ha due». Cita l'esempio del suo comune di Roncoferraro, «dove si lavora davvero e dove c'è tanta miseria, e dove ogni individuo, con meno di un ettaro di terreno, paga attualmente allo stato nette lire 18 - diciamo 18 camicie - che il nostro poco coscienzioso Governo prende da chi lavora per regalarle ad ogni individuo della Maddalena che mangia pane bianco, si provvede di pesce o carne ogni giorno, non sa cosa sia la miseria, fa il signore, ed è rispettivamente passivo al Governo di annue lire 56, ovvero 56 camicie!». Prima del 1860, il governo piemontese non aveva costruito in Sardegna un chilometro di ferrovia (come i Borboni in Sicilia), dopo l'unità è un fervore d'opere a spese dei contribuenti delle nuove province annesse, l'isola, dopo il secolare abbandono (c'era solo una strada - la Carlo Felice - che la attraversava da Nord a Sud), verrà collegata al continente da un numero francamente eccessivo di linee di navigazione; e non si stenta a credere perché: lavori, posti, clientele, un sillogismo che non sfugge al Nuvolari, scarpe grosse e cervello fino. Senatori e notabili naturalmente viaggiano gratis.
Non è finita! La Sardegna, poco abitata, poco ricca, è dotata di due università, Cagliari e Sassari, quando in Piemonte ce ne è una sola. Più posti, più professori, più burocrazia! Quanto alla magistratura (e sembra che parli di quella d'oggi), «lungi dall'essere libera e indipendente, il più delle volte è in balia dell'intrigo, alla mercè di Alti Personaggi o di partiti e così la bilancia della Giustizia, presenta il doloroso spettacolo di due pesi e due misure sempre a vantaggio del denaro o del blasone...».
Al Sud osserva le terre lasciate incolte dai proprietari ed esclama: «Si fossero trovati sotto il paterno regime austriaco - allorché questi dominava nel Lombardo-Veneto - sarebbero stati freschi! Negli anni di penuria, l'Austria obbligava i conduttori di fondi a dare lavoro ai contadini, in proporzione del censo, indicandogliene il numero, e se non vi era proprio nulla da fare... in tal caso bisognava pagarli lo stesso!».
Così dopo aver combattuto l'Austria a viso aperto, viene quasi la tentazione di rimpiangerla: col «regime italiano» la Lombardia scade di livello e di senso civico.
Se si vuol fare giustizia della propaganda post-risorgimentale, questo libro è l'antidoto adatto. Insomma, Italietta di ieri, pataccara e vile, è la nutrice e pronuba dell'Italia d'oggi, vizi, malversazioni e cialtronerie compresi. Cosa c'è da stupirsi? Adesso gli italioti parlano di democrazia, ma ignorano o fingono d'ignorare che all'incirca 2.500 anni orsono essa era ben conosciuta e così descritta da Tucidide: «Seguiamo le autorità di volta in volta al governo, ma principalmente le leggi e più tra esse quante tutelano le vittime dell'ingiustizia e quelle che, sebbene non scritte, sanciscono per chi le oltraggia un'indiscutibile condanna: il disonore. Il nome che gli conviene è democrazia, governo nel pugno non di pochi, ma della cerchia più ampia dei cittadini».
 Enzo Trentin / mercoledì 13 giugno 2007
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MONTECITORIO: «UNA BRUTTA PAGINA PER IL PARLAMENTO».
UNA MAGGIORANZA TRASVERSALE "SALVA" DUE PARLAMENTARI DEL GRUPPO LEGA NORD-MPA PALESEMENTE INELEGGIBILI.
MELLANO: Nella seduta di oggi, a Montecitorio, la maggioranza dei deputati ha ritenuto che non andasse annullata l'elezione degli onorevoli del gruppo Lega Nord-MPA Lorenzo Bodega e Sebastiano Neri, malgrado la Giunta delle elezioni della Camera ne avesse proposto la decadenza. Bodega e Neri erano, al momento della loro candidatura, sindaci di due comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti (Lecco e Lentini) dunque in eleggibili in base all'art. 7, comma 1, lettera c) del D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche. Per candidarsi avrebbero dovuto (come tutti i loro colleghi sindaci di comuni con più di 20.000 abitanti) dimettersi entro il 5 febbraio 2006 (art. 3 bis del d.l 1/2006 convertito dalle l.22/2006). Invece non l'hanno fatto. Bruno Mellano, deputato Radicale della Rosa nel Pugno, ha così commentato: «Fra i tanti privilegi dei parlamentari di cui spesso si parla con foga demagogica e qualunquista, il più odioso di tutti è sicuramente l'abitudine ad interpretare le leggi tassative rispetto al cittadino ma flessibili per chi sta già dentro l'istituzione. A 13 mesi dalla proclamazione del collega Bodega e a 10 del collega Neri la Giunta delle elezioni, con una procedura giustamente garantista ma eccessivamente lunga, aveva finalmente espresso una chiara indicazione per la decadenza e la sostituzione con il primo dei non eletti  all'aula. Oggi la Camera dei Deputati respingendo la motivata proposta di decadenza dei due colleghi del Gruppo Lega Nord-MPA ha scritto una brutta pagina della sua storia. Non è la prima e non sarà l'ultima purtroppo. Personalmente ho, da oggi, un po' meno speranza che i colleghi senatori trovino la forza di applicare la testualità di questa stessa legge oggi palesemente ignorata dalla maggioranza dei deputati per far entrare a palazzo Madama gli 8 senatori legittimamente eletti ma abusivamente sostituiti in base ad una interpretazione illegittima». Roma, 07/06/07
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Solidarietà e invito alla Resistenza a tutte le vittime delle nuove S.S.
Noi tutti Cittadini Italiani subiscono continui attacchi informatici (e non solo) anticostituzionali e antidemocratici. Atti pericolosi non solo per le vittime, ma per la Nazione e la libertà sulla quale si fonda, è evidente che è in atto un tentativo da parte di "qualcuno" di voler far precipitare a tutti i costi la nostra Democrazia, in una Dittatura Oscurantista e Totalitaria. Quanto avviene infatti dovrebbe essere preso in seria considerazione dalla politica, anzichè snobbato. Infatti sono in molti oramai in Italia a temere un Golpe. Forse dovremmo prendere tutti un po' più sul serio chi teme ciò, o chi come lo stesso Grillo, (e non solo) urla che "L'Argentina è più che mai vicina"
Biagio
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LA VENERABILE TRAMA. La vera storia di Licio Gelli e della P2. Nuova P2, la politica si divide. Parisi: «Veleni senza fondamento»
ROMA - Il ritorno di una nuova P2 sul mercato della politica dietro l'affaire Visco-Speciale, la trama oscura che incrocerebbe le vicende che in questi mesi hanno segnato Sismi, Guardia di Finanza e Security Telecom, insomma la ricostruzione offerta ieri da «Repubblica» apre un fronte di dibattito in Parlamento.
[...] Le reazioni più nervose si registrano nel centrodestra, un fantasma e nulla più lo spauracchio della P2, sostiene chi prende la parola. Per il coordinatore forzista Sandro Bondi, «invece di prendere atto della realtà di un atto sconsiderato del viceministro Visco, la sinistra e i suoi giornali si rifugiano nella fantascienza inventando mostri immaginari fatti di presunti apparati semiclandestini e rispolverando il fantasma della loggia P2».
[...] Cauto, molto cauto il diessino Luciano Violante. Dice: «Sono abituato a giudicare ciò che vedo, lì si parla di poteri oscuri e i poteri oscuri non si vedono».
Ma il quadro, al contrario, è serio e va preso in considerazione, secondo altri a sinistra. Il segretario del Prc Franco Giordano sostiene che «esiste effettivamente una trama di realtà e poteri che viene fortemente difesa dalla destra». Come pure il leader e ministro verde Pecoraro Scanio ritiene che «le cose che vengono scritte sono inquietanti e se non si è in grado di smentirle, la situazione è degna di un intervento dei presidenti di Camera e Senato».
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Nel pieno del dibattito, le Edizioni Lindau presentano l'ultimo lavoro di Giorgio Galli, uno dei più autorevoli politologi italiani: La venerabile trama. La vera storia di Licio Gelli e della P2, una vastissima, ricca e lungimirante analisi per mettere sotto una luce del tutto inedita il ruolo avuto da Gelli e dalla sua Loggia nella lunga serie di drammatiche vicende che hanno segnato la storia d'Italia da dopoguerra... a oggi!
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LA VENERABILE TRAMA. LA VERA STORIA DI LICIO GELLI E DELLA P2
di GIORGIO GALLI - «I Draghi» / ISBN 978-88-7180-658-7/ pag.158/ euro16,00 - IN TUTTE LE LIBRERIE
«A vent'anni di distanza, a Guerra Fredda conclusa, destra e sinistra convergono ancora nel preferire a una seria assunzione di responsabilità, nazionale e collettiva, lo scaricare, ormai in sede storica, su altri (Stati Uniti) o su istituzioni specifiche e settoriali (servizi segreti, Massoneria) la responsabilità del mediocre funzionamento di un sistema politico (la cosiddetta Prima Repubblica) nel quale i vertici di partito hanno sistematicamente male interpretato e disatteso i pronunciamenti dell'elettorato. Personalmente ho sempre cercato di abbinare allo studio dei ruoli dei poteri occulti un'analisi politologica che non si traduca in una dietrologia permanente.
Le pagine che seguono sono la prosecuzione di questo lavoro». Giorgio Galli. Secondo Galli, dalla sua rinascita, nel dopoguerra, la Massoneria non ha contato nulla nella politica italiana, tanto meno ha coltivato ambizioni golpiste. La P2 sembra fare eccezione, non fosse altro che per la presenza fra le sue fila di molti rappresentanti dell'élite industriale, finanziaria, militare ecc. Ma, al di là di tante fantasiose ipotesi mai dimostrate, la P2 e Licio Gelli, si domanda Galli, sono davvero la spiegazione di quasi ogni anomalia del passato nazionale? Davvero Gelli ebbe il ruolo decisivo che gli si attribuisce? Ed esistono per questo delle prove, se non inconfutabili, per lo meno solide e ragionevoli?
La sua analisi di studioso di politica ed esoterismo, tutti i fatti, le testimonianze, i documenti che l'autore raccoglie, sembrano demolire il mito nero di Gelli, burattinaio occulto della Repubblica, e della P2 come sinistro gruppo di potere. Se mai, emerge chiaramente che essa ha operato come una lobby interessata a difendere la collocazione internazionale dell'Italia e il suo sistema socio-economico, tenendo il Partito Comunista lontano dal potere. Giorgio Galli è stato docente di storia delle dottrine politiche presso l'Università degli Studi di Milano. Tra le sue numerose opere ricordiamo: Il decennio Moro-Berlinguer. Una rilettura attuale (2006), Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano (2005), Hitler e il nazismo magico (2005), Piombo rosso. La storia completa della lotta amata in Italia dal 1970 a oggi (2005), I partiti politici italiani, 1943-2004 (2004). Presso le Edizioni Lindau ha pubblicato [...] Si sta oggi affermando la tendenza a far rientrare tutti gli irrisolti misteri italiani nel quadro del grande scontro semisecolare tra il «mondo libero» vittorioso e il «comunismo» sconfitto, con gli eventi italiani determinati da una «sovranità limitata», dipendente dagli Stati Uniti. In questo contesto, le vicende italiane, con poche centinaia di vittime, possono essere rappresentate come episodi dolorosi, ma in fondo marginali, di un conflitto cosmico nel quale la luce ha prevalso sulle tenebre.
Le pagine che seguono sul ruolo della Massoneria sono una proposta metodologica per contrastare il prevalere di un'impostazione concettuale che, una volta affermatasi, renderebbe impossibile accertare quello che è realmente accaduto nelle singole situazioni. Per evitare che vengano tutte fatte rientrare nel quadro che si è detto, occorre procedere per classificazioni. Indubbiamente molte vicende italiane possono essere capite solo nel quadro della Guerra Fredda e del confronto tra Usa e Urss.
Vi sono, però, altre trame che non dipendono dalla Guerra Fredda e sono la conseguenza di lotte di potere tra gruppi e personalità italiani, che solo con l'inganno e in maniera pretestuosa sono state collegate al contesto internazionale. In qualche caso vi può essere stata un'intersecazione tra le due situazioni, un collegamento tra iniziative italiane e un ambito particolare, in un periodo preciso, nel quale le condizioni internazionali del momento possono aver esercitato qualche influenza.
Ma, in generale, attraverso una ricostruzione precisa che il tempo trascorso consente ormai di definire storica, è possibile giungere a una distinzione e a una classificazione, sino a pervenire a una mappa comparativa completa di tante vicende che l'opinione pubblica, e soprattutto le giovani generazioni, collocano in una nebulosa i cui confini e la cui estensione proprio il trascorrere del tempo rende sempre più indefiniti. L'analisi del ruolo della Massoneria è un primo contributo alla costruzione di una tale mappa.
Capitolo 5. Gelli e la P2 tra realtà e leggenda
[...]
La leggenda della P2, che forse non arriva ai giovani, ma che dà accenni di presenza nella cultura italiana, mi pare data dal fatto che questo progetto sia stato interpretato come di lunga durata nella nostra esperienza politica, tanto da vederne la prosecuzione negli ultimi decenni, attraverso tentativi di revisione costituzionale, in parte condivisi dalla sinistra, ma che sono apparsi programmatici soprattutto per il centrodestra: coalizione guidata da una persona come Silvio Berlusconi, che era stato iscritto alla P2 (tessera 1816). La mia interpretazione dell'evoluzione del sistema politico italiano è diversa. Ritocchi alla costituzione erano oggetto di dibattito prima della P2 e oggetto di attività di varie commissioni parlamentari presiedute via via dal liberale Aldo Bozzi, dal democristiano Ciriaco De Mita, dalla comunista Nilde Iotti, ben prima della famosa commissione di D'Alema del 1997 (bicamerale come le altre).
I ritocchi di cui si parla non erano le iniziative previste dal piano di rinascita di Gelli e della P2. Concernono essenzialmente la riduzione del centralismo (autonomia delle regioni e dei comuni, distinzione dei ruoli fra le due camere, con un senato per la gestione di quelle autonomie, sul modello tedesco e in parte francese). Il mancato impegno in questa direzione ebbe come principale conseguenza politica, a partire dagli anni '80, il successo della Lega, nata in un contesto del tutto diverso da quello degli anni '60: declino della sinistra e del Pci, di nuovo confinato all'opposizione di governi a centralità democristiana.
Questa venne sfidata dal Psi di Craxi, l'uomo che aveva conosciuto Gelli, ma che lo aveva definito «Belfagor», il diavolo furbo ma al servizio di quello davvero pericoloso, Belzebù (Giulio Andreotti).
Anche Craxi aveva inizialmente sbandierato un progetto che definiva «Grande riforma», con rafforzamento dell'esecutivo (sino alla possibilità di una repubblica presidenziale). Ma il progetto era stato accantonato, per essere sostituito da una competizione con la Dc per una spartizione del potere che non ne metteva in discussione la centralità nel nostro sistema politico. È questo equilibrio che venne sconvolto nei primi anni '90, quando era trascorso ben un ventennio dal progetto gelliano della P2. Mentre questi progetti prevedevano - come si è detto - una magistratura subordinata a un potere politico anticomunista, fu una magistratura più autonoma da un potere politico indebolito che, divenendo protagonista non di un complotto (come si disse), ma di inchieste finalmente non condizionate, creò una situazione che fornì una nuova occasione ai comunisti, in trasformazione con la crisi del sistema sovietico.
La «discesa in campo» di Berlusconi nasce dall'idea di cogliere un'occasione alternativa a quella che si presentava per i comunisti: quella di impegnarsi in politica per evitare una crisi finanziaria, aggregando l'elettorato moderato in crisi di rappresentanza.
La cultura politica del patron di Mediaset lo portava certamente a condividere, negli anni '70, l'impostazione anticomunista della P2.
Però la sua iscrizione alla loggia non aveva motivazioni politiche, ma concerneva il ruolo che ho definito come centro di compensazione di ragguardevoli interessi economici. L'allora costruttore di città satelliti come Milano Due pensava di trarne vantaggi personali, così come generali e magistrati che prendevano la tessera per motivi analoghi. Vi sono fattori di continuità nel sistema politico italiano. Per esempio le tradizioni della Dc e del Pci perdurano, anche dopo la scomparsa dei due grandi partiti della Prima Repubblica. Il mal definito rapporto fra centralismo e autonomie si trascina sin dal Risorgimento. Permane, come in tutte le democrazie rappresentative, un conflitto latente fra istituzioni basate sul consenso e servizi di sicurezza fondati sul segreto. Ma come non sono esistiti doppio Stato e partito del colpo di stato, così non vi è continuità fra la vicenda della P2 e la fase a cavallo del passaggio di millennio, a partire dagli anni '90. Il centrodestra è stato caratterizzato da soggetti politici nuovi quali la Lega e Forza Italia e la continuità fra Msi e An è molto relativa. I tempi rapidi della vita postmoderna fanno spesso venire meno la memoria storica. La necessità di conservarla non può prescindere dalla necessità di mantenere quella distinzione tra storia e leggenda che pure viene messa in discussione in recenti dibattiti sulla disciplina storica, di cui dirò più avanti. Per questo è opportuno puntualizzare che la vicenda della P2 si è chiusa definitivamente da oltre un quarto di secolo, anche se ha avuto un significato politico che è utile tenere continuamente presente.
Ma la leggenda può ancora irrobustirsi con i dati della cronaca attuale, che riguardano situazioni torbide o intriganti.
Sismi e Telecom
Per esempio, quando nell'estate 2006, dopo alcuni episodi nel quadro dell'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, annuncia che aprirà un'indagine interna per capire se lo scambio sessuale era la regola dell'ufficio contratti per le artiste, contestualmente il consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo (della Margherita) informa: A ottobre [2005, N.d.A.] chiesi che fosse fatta luce su un'assunzione per chiamata diretta a Rai Uno. La prima rete aveva appena ingaggiato il figlio della segretaria di Gelli. A distanza di nove mesi non sono ancora riuscito a conoscere i risultati di quell'indagine, nonostante abbia fatto una richiesta scritta al direttore generale uscente Meocci. 20.
Contemporaneamente emerge la questione del sistema di schedature arbitrarie messo in atto dalla Telecom. Emanuele Cipriani è il titolare dell'agenzia di investigazione che ha collaborato alla loro effettuazione. È amico di Marco Mancini, il numero due del Sismi, contestualmente indagato per il sequestro dell'imam Abu Omar insieme alla Cia, operazione nella quale è coinvolto anche il direttore del servizio, Nicolò Pollari.
Al giornalista che gli chiede: «Lei conosce Marco Mancini, numero due del Sismi?», Cipriani risponde: «Marco l'ho conosciuto alla metà degli anni '80, quando lavorava all'anticrimine dell'Arma dei carabinieri di Milano. Ho avuto con lui e la sua bellissima famiglia un rapporto molto intenso e profondo. Sono molto affezionato ai Mancini. Non dovete mescolare l'amicizia al lavoro. Marco ha una forte sensibilità istituzionale che sa tenere ben distinte amicizia e questioni di altro tipo. Mai ho approfittato del nostro rapporto, né lui lo avrebbe consentito».
Subito dopo il giornalista gli chiede: «Dicono che tra i suoi amici ci sia anche un altro ingombrante personaggio, Licio Gelli».
Cipriani risponde: «È un'altra sciocchezza. Non conosco Licio, anche se mi è capitato d'incontrarlo in circostanze non felici, come il funerale di sua figlia. La verità è che da oltre 15 anni sono amico di suo figlio Raffaello e della moglie Marta». Alla successiva domanda: «Lei è massone?», Cipriani risponde: «No. Né frequento circoli.
Da un anno e mezzo conduco vita ritirata, e nessuno si affanna a venirmi a trovare». 21.
Le leggende nascono anche dalle affabulazioni. Licio Gelli e la P2 non c'entrano nulla né col vertice della Rai né col vertice del Sismi in un periodo, quello dell'estate del 2006, tanto ricco di eventi nella politica italiana (oltre che di drammi in Medio Oriente). Ma il Maestro Venerabile e la sua istituzione vengono citati e rievocati, come se, in qualche modo, fossero ancora importanti e potessero influenzare i centri di potere, dai mass media ai servizi segreti.
Come si è visto dall'ultima domanda riportata, si potrebbe pensare che queste situazioni, in qualche modo torbide, possano ancora concernere la Massoneria. In realtà l'istituzione si è impegnata a prendere decisamente le distanze dalle iniziative degli anni '70.
Ma le ombre persistono. Sotto il titolo L'eterno ritorno del Venerabile tra affari sospetti e nuova P2, sempre Filippo Ceccarelli scrive a proposito delle intercettazioni Telecom:
Dice il verde Bonelli: «Peggio della P2». Alessandra Mussolini: «Altro che P2». Marco Rizzo, Comunisti italiani: «Una nuova P2». Giuseppe Giulietti, Ds: «Mi ricorda sempre più la P2». L'ex ministro Maroni: «Pensavo proprio alla P2». L'attuale ministro Pecoraro Scanio: «Basta con le vecchie e nuove P2» [...].
Uno scandalo postumo e retrospettivo. Un'entità demoniaca e polivalente. Un animalone mitologico: idra, chimera, ircocervo, araba fenice. Vai a sapere, dopo commissioni di saggi, processi, indagini parlamentari, dopo montagne di libri, film, poesie e persino canzoni (Maudit dei Litfiba), cosa diavolo è stata la P2. Rieccola, dunque, la super Loggia di Licio Gelli.
A 25 anni di distanza dal suo scoperchiamento, si viene a sapere che Emanuele Cipriani, raccoglitore di dossier e fondatore di un'agenzia investigativa dal fantastico nome «Polis d'istinto», era domiciliato presso la nuora del Venerabile. Ed è una coincidenza che un po' fa riflettere. Come se il salto generazionale e d'adeguamento interparentale, da Licio a Raffaello via nuora (a nome Marta) fossero indizio, segno e condanna d'inesorabile e patologica continuità. Come passa il tempo. Ma anche come si ripete! «Nuova P2» suona infatti come una magica e serializzatissima evocazione nel discorso pubblico: Cossiga (che qualificò gli adepti della Loggia «galantuomini»), processo Andreotti (sempre sospettato di essere il vero capo della P2), piani di «rinascita democratica», ti passa davanti un quarto di secolo
[...]. Un'inchiesta del Tg1 su Cia e P2 suscitò l'ira di Cossiga e costò il posto e la poltrona al direttore Nuccio Fava. Nel 1992 l'allora ministro degli Interni Nicola Mancino annunciò che la Loggia non solo era rinata, ma tramava con la mafia. «Ci minaccia ancora», dichiarò anche Spadolini. E quando Martelli, che pure aveva avuto qualche fastidio dal conto Protezione trovato proprio tra le carte di Gelli si ritrovò nelle peste, beh, pure lui disse che l'attacco proveniva dalla P2 [...].
Almeno in teoria, lo spionaggio Telecom degli odierni Cipriani può identificarsi come l'erede tecnologico del sistema di ricatti cartacei messi in piedi dal centro di potere di Gelli. E quando Bossi, per dire, quando cioè un ministro del governo Berlusconi - per giunta! - attribuisce il mancato ottenimento della devolution alla classicissima nuova P2 definita «un coacervo economico e politico trasversale che mira a pasticci e imbrogli a nostro danno», ecco che il senso dell'allarme va a farsi benedire nel mare magnum della genericità propagandistica. 22. Conclude Ceccarelli:
La P2 è esistita. Ma rischia di sopravvivere in un'altra forma [...].
La sostanziale ambiguità della vicenda gelliana e del suo esito giudiziario, la mancanza e la rinuncia, sia pure per sfinimento, di un giudizio storico univoco; la stessa pacifica constatazione che la Repubblica, bene o male, è stata governata non una ma due volte da un presidente del Consiglio il cui nome, come recita la formula, è stato trovato negli elenchi sequestrati a Castiglione Fibocchi, ecco: ancora oggi tutto questo non impedisce alla P2 di essere entrata a far parte dell'immaginario italiano come un archetipo. 23.
Gelli parla dei «golpe» verbali.
È quanto emerge dal più recente libro-intervista a Gelli, che pure fornisce un'interpretazione dei fatti del tutto diversa dalla mia, ma che, sotto il profilo storico, ne conferma la conclusione che ho detto (Loggia d'affari e non progetto di «golpe»). Si può partire da un episodio minore, quello del «due volte presidente del Consiglio» Berlusconi. Dice Licio Gelli: L'iniziazione di Berlusconi avvenne nel 1977, nella sede di via Condotti. C'erano anche Gervaso e il medico Fabrizio Trecca, che era un po' il capofila del raggruppamento riservato agli operatori dei mass media. Finita l'iniziazione gli consegnammo i guanti, il grembiule e una tessera di apprendista. Sbagliando, perché doveva essere di Maestro. Berlusconi ce la mandò indietro e noi gliela cambiammo, allegando una lettera di scusa [...].
Per noi era importante rompere il monopolio della TV di Stato [...]. Credo di averlo visto un paio di volte dopo lo scandalo del 1981. Il tempo di una stretta di mano.
Mi ha detto: «Mi spiace per quanto è successo». Naturalmente era dispiaciuto anche per le cose che gli sono state attribuite a causa della sua iscrizione alla P2. 24.
La fine del monopolio Rai era nel piano di rinascita. Iniziò nel 1980, con la firma di un accordo fra la Fininvest e il ministro delle Poste per trasmettere le partite di calcio. Il futuro premier fu certamente aiutato dalla P2, ma decisivo fu il successivo ruolo di Craxi, quando la P2 era già inoperosa. La Fininvest aveva 6 miliardi di debiti dodici anni dopo la fine della P2, e Berlusconi si salvò con l'ingresso in politica e per la dabbenaggine della sinistra.
Ma passiamo all'episodio della ricostruzione generale della vicenda. Gelli si vanta di essere rimasto idealmente fascista. Lo ripete più volte nell'intervista, a partire da una delle prime domande e dalla risposta: «A quale ideale è rimasto legato? A quello fascista. Inoltre sono sempre rimasto monarchico» 25 (e pur aderendo alla Repubblica Sociale). All'idea di democrazia contrappone quella di gerarchia e di meritocrazia.
È profondamente anticomunista. Riteneva l'Italia una colonia americana e temeva che negli anni '70 i comunisti potessero arrivare al potere. Ecco alcune sue espressioni: «Dalla fine della guerra eravamo ormai una colonia degli Usa». 26.
«Seguivano la situazione perché consideravano l'Italia una colonia americana. Grazie alle basi militari alleate c'erano in Italia 3/4000 soldati americani. Gli americani facevano una grossa ombra. Erano un male da un lato, perché l'Italia non era padrona di fare ciò che voleva, ma un bene dall'altro, perché costituivano con la loro presenza, un'ulteriore sicurezza».
Ulteriore perché lo stesso Gelli ammette «di non avere mai creduto che il Pci potesse arrivare effettivamente al potere [ma] la presenza in Italia di un partito comunista molto forte poteva solleticare delle tentazioni». 27. In realtà, l'Italia non poteva fare quello che voleva per quanto concerneva la collocazione internazionale. Ma all'interno era in grado di operare le riforme che riteneva più opportune, sollecitate talvolta dagli stessi americani (come l'ambasciatore Zellerbach all'inizio degli anni '50 e con l'amministrazione Kennedy a favore del centrosinistra dieci anni dopo).
Erano i conservatori italiani e in gran parte la Dc che non volevano le riforme e che negli anni '70 temevano che esse potessero essere avviate grazie ai successi elettorali delle sinistre e in particolare del Pci. Per questo facevano balenare rischi di «golpe», di fatto impraticabili, ma che tenevano a freno la sinistra: Nenni a metà degli anni '60 come Berlinguer dieci anni dopo. Questi progetti di impraticabili golpe, Gelli li attribuisce a Borghese e a Sogno, ma non alla P2, che pensava solo a un «risanamento" democratico, per quanto il Venerabile disprezzasse la democrazia. Per quanto riguarda Borghese, contesta la mia interpretazione. Alla mia osservazione riportata nel capitolo 2 («è impensabile, nell'Italia del 1970, un colpo di stato guidato dal comandante della X Mas. È invece pensabile un colpo d'avvertimento alla Dc, nell'ambito di una strategia volta a farne il perno di una stabilizzazione»), Gelli replica: «Non sono d'accordo. Borghese godeva ancora di una grande credibilità: aveva dato tanto alla patria, che amava profondamente. Direi, invece, che della Dc se ne infischiava. Se progettò un golpe, lo fece con altre prerogative» 28.
Nelle forze armate Borghese non godeva di nessuna credibilità. E il colpo di avvertimento non era suo, che se ne infischiava della Dc, ma dei servizi e forse di una parte delle forze armate, che puntavano a una svolta come quella gollista di due anni prima, dopo il maggio francese. Lo stesso Gelli, che ovviamente smentisce di aver avuto parte nella vicenda, dice:
Credo che il problema di Borghese fosse il mancato appoggio di strutture militari e di ufficiali delle forze armate. Forse, a parole, c'era chi gli aveva garantito un appoggio. Ma erano personaggi che al primo allarme si sarebbero dileguati, per fare la rivoluzione servono gli eserciti. E Borghese non era De Lorenzo. 29.
Appunto. E neanche De Lorenzo «aveva l'esercito in mano. Se non fosse stato fermato, avrebbe senz'altro portato a termine il suo progetto di colpo di stato» 30, dice Gelli. A parte il fatto che il progetto sarebbe stato contro il Psi e non contro il Pci (a riprova che quelle che i conservatori e la Dc non volevano erano le riforme di modello occidentale), il «golpe" era impossibile nel '64 come nel '70 ed è lo stesso Gelli a dire, sempre a proposito di Borghese: «Reputo l'azione del 7 dicembre un atto dimostrativo [...]. Mancavano le premesse per realizzare un colpo di stato». 31.
Per quanto riguarda una sua telefonata che avrebbe bloccato l'operazione, il Venerabile dice: «Non feci alcuna telefonata» 32, e a proposito della «vulgata» secondo la quale sembra toccasse a lui il compito di arrestare il presidente Saragat, afferma: Un teorema anche questo [...]. Io con Saragat ho sempre mantenuto buoni rapporti, anche confidenziali. Il presidente era stato qui ad Arezzo per una battuta di caccia nel '69. Avevo un accesso privato al Quirinale, è vero [...].
Se qualcuno avesse dovuto arrestarlo, io non ero certo la persona più idonea. E poi non credo che Saragat fosse inviso agli ambienti conservatori. 33.
Dunque, fantasie su Borghese. Per quanto riguarda Edgardo Sogno, che si vanta di aver preparato un «golpe» per il 15 agosto '74 (a fabbriche chiuse), bloccato dalle dimissioni di Nixon per il Watergate (altre fantasie), Gelli dice: Lui e Pacciardi parlarono dei loro piani con generali iscritti alla Loggia, ricordo anche un colloquio, a Porta Pinciana, con Sogno e Pacciardi [che avrebbero dovuto guidare il governo golpista, N.d.A.] in cui mi furono illustrati, in forma di «pour parler», i loro progetti.
Me ne parlarono perché si fidavano. E d'altronde io non ho mai parlato. Credo che Sogno avesse i contatti giusti per preparare un colpo di stato.
Da persona intelligente qual era, ne aveva parlato con molti personaggi. 34.
In precedenza, a proposito di Borghese, Gelli aveva detto: «Ci vedevamo la sera, qualche volta, seduti sui gradini della chiesa della Santissima Annunziata, a Roma, vicino all'ambasciata argentina". 35. Sui gradini di una chiesa, poi con Sogno a Porta Pinciana: chiacchiere da bar, anche iniziative per tenere sotto pressione la Dc, con la speranza che formasse un blocco d'ordine di modello gollista per impedire possibili riforme con l'accesso del Pci nell'area di governo.
E' Gelli forse a far da suggeritore per il suo progetto.
Gelli esclude di essere stato golpista. All'osservazione: «Il 10 luglio 1971, all'indomani della scoperta del tentato golpe Borghese, in una riunione della giunta esecutiva del Grande Oriente, il Gran Maestro Lino Salvini l'accusa di preparare un colpo di stato» 36, Gelli replica:
Avvenne nell'ambito di un'accesa discussione, frutto delle voci che avevano iniziato a girare dopo l'avvio delle indagini. Mi furono chiesti chiarimenti, visto che quelle voci mi tiravano in ballo, e io li fornii [...].
Va detto che Salvini era a volte costretto, da alcune circostanze e persone interne alla Massoneria, a prendere alcune posizioni [...].
Forse, dietro certi suoi atti, c'erano le pressioni del Partito socialista, a cui era iscritto. Aveva fatto l'errore di non restituire la tessera neppure dopo la sua elezione a Gran Maestro. Sbaglio gravissimo, perché la Massoneria deve essere al di sopra degli schieramenti di partito. 37
Dunque, niente golpe. Nel '71 e '72 «erano solo discorsi. Se ne facevano tanti, si parlava anche di donne...». Chiacchiere da bar, appunto, e alla successiva osservazione: «Nella primavera del '73 qui a Villa Wanda si tiene un vertice con alcuni dei massimi responsabili delle forze di sicurezza. Dalle testimonianze risulta che in quella riunione venne decisa una fase della strategia della tensione. Quella che si delineerà nel 1974 e che culminerà nell'escalation degli attentati», Gelli replica:
, convocai quelle persone - c'erano il generale Giovanbattista Palumbo, comandante della divisione carabinieri di Milano, il colonnello dei carabinieri Antonio Calabrese, il generale Franco Picchiotti, della divisione carabinieri di Roma, il generale Luigi Bittoni, comandante della brigata carabinieri di Firenze, il colonnello dei carabinieri Pietro Musumeci e il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma, Carmelo Spagnuolo - per una riunione assolutamente informale.
Un incontro tra persone che si conoscono e si frequentano. Ricordo che chiudemmo la giornata con un bellissimo spuntino. Si parlò della situazione italiana, che in quel momento era difficile. Ci chiedevamo chi ci avrebbe difeso dall'avanzata delle sinistre, ma certo non per questo noi eravamo lì a complottare. Quella riunione fu solamente una delle tante che vennero convocate in quegli anni. Tutte vedevano la presenza di generali delle Forze armate, dell'Arma dei carabinieri e di uomini politici. 38.
Nella primavera del '73 non c'era nessuna «avanzata delle sinistre».
Nelle ultime elezioni politiche (maggio '72) il Msi aveva toccato il massimo storico (8,7%). Fanfani preparava il suo ritorno alla segreteria della Dc e quello del Psi al governo, ma per dividere le sinistre, in attesa di sconfiggerle con il referendum sul divorzio (12 maggio '74).
È questo progetto che fallisce. Infatti l'osservazione immediatamente successiva di Sandro Neri è: «Di lì a poco l'Italia si sarebbe divisa sul tema del divorzio.
Sul referendum, per decisione del Gran Maestro, la Massoneria si tenne fuori, l'abrogazione della legge non passò. Nella P2 come venne vissuto questo passaggio?».
«Ci sembrava incredibile. Temevamo, come possibile conseguenza sul lungo termine, lo smembramento delle famiglie, una rivoluzione incontrollata dei costumi.
Gli italiani votarono in un certo modo, noi non potevamo far altro che prenderne atto. Come tutti».
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