Corruzione * Ricatto * Tecnologia
E' con le centinaia di miliardi di Telecom
che la Sismi Corporation di Pollari, che Pompa, Mancini, Tavaroli, Cipriani, Ghioni & Co spiavano lo Stato e i cittadini
Eccola la P2 della PP Corporation
«Durante i soggiorni nella Capitale Tronchetti Provera veniva tutelato con l'utilizzo di personale delle Forze di Polizia»
Ma chi è Marco Tronchetti Provera?
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Primo Piano
Ricostruiamo gli ultimi eventi a partire dalle Agenzie di Stampa e dai quotidiani on line di Mercoledì 4 Luglio 2007
Bruno Mellano deputato radicale della Rosa nel Pugno:
Roma, 19 luglio 2007. Servizi e Telecomgate, il Copaco senta Tavaroli e compagni..., e il sottosegretario 
Micheli risponda alle interrogazioni Radicali.
«Concordo con quanto richiesto nei giorni scorsi dagli esponenti UDC D'Alia (membro del Copaco) e Volontè (capogruppo UDC alla Camera): il Copaco dovrebbe occuparsi non solo del Dr. Pio Pompa ma anche dell'ex capo della Security Pirelli/Telecom Tavaroli e dei suoi ex collaboratori. Nella mia interrogazione n. 4-04035 del 14 giugno 2007 ho riportato varie dichiarazioni, prese da giornali e trasmissioni televisive, comprovanti contatti fra i signori Giuliano Tavaroli, Sergio Genchi, Marco Bernardini ed esponenti dei servizi segreti (fra cui Pio Pompa) in merito a investigazioni sulle modalità di svolgimento dell'affaire Telekom Serbia.
Il Copaco audisca al più presto le persone suddette, peraltro già sentite dai PM milanesi. Nel frattempo, il sottosegretario con delega ai servizi, Enrico Micheli, potrebbe opportunamente rispondere alla mia interrogazione, che si riassume nella domanda: vi sono state attività dei servizi di sicurezza italiani riconducibili all'affaire Telekom Serbia? Se sì, quali? La prima interrogazione radicale in merito risale esattamente a un anno fa; il sottosegretario Micheli ha dunque avuto tutto il tempo per prepararsi e per non ripetere i «non sapevo», «non ero informato» che ha proferito ieri, al Copaco, sul «caso Pompa».
Csm: il Sismi spiò i magistrati Corriere ... 
Adnkronos/IGN Roma, 4 lug. - Csm: il Sismi spiò i magistrati Corriere della Sera - 1 ora fa.
ROMA - Si aggrava la posizione processuale degli ex vertici del Sismi il servizio segreto militare. C'era infatti il Sismi in quanto tale all'aepoca guidato da Nicolò Polllari e non settori deviati del servizio dietro l'attività di spionaggio nei… Dossier illeciti.
Dossier Sismi: spiata procura Milano
(ANSA) - ROMA, 4 LUG - Quasi l'intera procura di Milano e 203 giudici di 12 Paesi europei (di cui 47 italiani).
DOSSIER SISMI: CSM, IL SERVIZIO SEGRETO SPIO’ I...
(AGI) - Roma, 4 lug. - «A carico dei magistrati in questione - si legge nel documento approvato dal Csm - non viene indicato, ... agli aderenti».
A fianco di questa «osservazione», poi, «sono stati posti in essere dal Sismi specifici...».
Il plenum del Consiglio superiore della magistratura interviene sull'attività di spionaggio sui giudici «Il Sismi ha svolto un'attività estranea ai compiti dei servizi fatta per intimidire e far perdere credibilità». Toghe spiate, Csm contro il Sismi «Fu il servizio e non i settori deviati». Monitorati.
Martedì 17 Luglio 2007 Corriere della Sera pag. 20. Nicolò Pollari ex capo del Sismi, ora indagato, viene sentito dal Comitato parlamentare di controllo -Copaco- al quale la Procura di Roma, che indaga sui dossieraggi illeciti del Sismi, ne conferma l'attività di schedatura e monitoraggio su magistrati, e non solo, come «attività illegittima perchè estranea ai fini istituzionali». Al Copaco Pollari dice che i dossieraggi sono falsi, anzi no, potrebbero essere veri ma che lui, da Pompa, non li ha mai ricevuti. Ma allora, perchè Pompa li scriveva se non per lui? Pollari non risponde.
Venerdì 6 Luglio 2007
Ora che giovedì 5 Luglio La Stampa ha risposto alle domande, legittime e doverose, degli italiani su cosa fanno l'ex Capo del Sismi Pollari a Palazzo Chigi, ed il suo ex «braccio destro» Pio Pompa al Ministero della Difesa - precisando che «Pollari è al Consiglio di Stato» e «Pompa arruola militari al ministero della Difesa» - quanti hanno letto ritengono che «Arruola militari» è generico, e che «è al Consiglio di Stato» anche. Va precisato, al popolo, quale ruolo specifico ricopre Pollari al Consiglio di Stato, e per quale destinazione, settore, o dipartimento delle Forze Armate Pompa «arruola miltari». Conoscendo le molteplici funzioni delle Forze Armate solo per il fatto di avere avuto per coniuge un Sottosegretario a Palazzo Chigi, poi alla Difesa, e per aver ospitato ed essere stata ospite di illustri Generali delle Forze Armate, ne conosco specificità, ruoli, compartimenti e relative funzioni.
Sui dossieraggi illeciti di Pio Pompa -braccio destro di Pollari- va detto che gli italiani sono scoppiati in una sonora risata, di scherno e di sfottò, sulla dichiarazjia di Berlusconi che ha definito i dossier «La tipica attività di monitoraggio delle fonti aperte che non ha in sè elementi illeciti». Ma quale tipica attività di monitoraggio!?
Trattasi, invece, di violento illecito spionaggio con ricaduta di pesanti danni morali e finanziari su centinaia di migliaia di utenti internet, non solo utenti Telecom.
Scrive un lettore «Sulla cag... dichiarata da Berlusconi sulle attività di normale "monitoraggio" di Pio Pompa, in combutta e complicità con il Tiger tim e con la banda di Tavaroli Pirelli-Telecom, faccio notare quanto ha scritto Paolo Colonnello su La Stampa: "e sopratutto, di questo immane materiale accumulato e rimasto per mesi a disposizione della Security di Tavaroli o di Ghioni, di gente cioè in grado di mescolarlo ad altri dossier in un infinito gioco di rimandi - è proprio leggendo i rapporti che si capisce, ad esempio, il motivo di alcune informative riservate preparate dal network Tavaroli-Cipriani-Mancini su diversi personaggi del mondo politico e finanziario italiano - che cosa è stato fatto? Chi lo ha utilizzato e per quali motivi? Sta ai Magistrati adesso dare una risposta". conclude Colonnello».
Osserva Giuseppe D'Avanzo su La Repubblica ne Il ritorno di una nuova P2 sul mercato politico «Di quel network di potere occulto e trasversale, ormai si sa o si dovrebbe sapere. E' un «apparato» legale/clandestino deforme, scandaloso, ma del tutto «visibile». Nasce con la connessione abusiva dello spionaggio militare con diverse branche dell'investigazione, soprattutto l'intelligence business, della Guardia di Finanza, con agenzie di investigazione che lavorano in outsourcing, con la Security privata di grandi aziende come Telecom, dove esiste una «control room» e una «struttura S2OC» «capace di fare qualsiasi cosa, anche intercettazioni vocali: può entrare in tutti i sistemi, gestirli, eventualmente dirottare le conversazioni su utenze in uso, con la possibilità di cancellarne la traccia senza essere specificatamente autorizzato». Quel che combina questo «mostro», che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore la qualità della democrazia italiana, si sa.
Qualche esempio. Dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, pianifica operazioni - «anche cruente» - contro i presunti «nemici» del neopresidente del Consiglio. Sarebbe un errore, però, considerare il network «al servizio» del centrodestra. Quell'apparato legale/clandestino, a cavallo tra due legislature, si è «autonomizzato», si è «privatizzato», è autoreferenziale. Raccoglie e gestisce informazioni in proprio. A questa variante moderna di P2 è sufficiente amministrare, saggiamente, la cecità e le nevrosi delle power élite, angosciate dalle mosse degli alleati, spaventate dai complotti possibili, probabili, prossimi.
E Carlo Bonini, su La Repubblica, precisa alcuni particolari, come è legittimo pretendere da chi legge, e doveroso per chi informa, per capire molti lati, ancora oscuri, che avvolgono le intercettazioni e i dossiers illeciti che si costruivano a Roma nell'ufficio del Sismi diretto da Pio Pompa. Lati oscuri che gli italiani, in primis la Magistratura e le migliaia di cittadini intercettati illecitamente, hanno diritto a che siano chiariti quanto prima. Ed è tempo che, finalmente, vengano presi i provvedimenti del caso.
Il capitolo «La neutralizzazione del nemico politico», corredato da un grafico, elenca le «ragioni» delle attività a «tutela» di eminenti personalità di governo, delle quali «attività» appaiono oggetto (e vittime ndr) anche associazioni e network tra cui ho riconosciuto «Communitas 2002.it» che, già dai tempi in cui mi collegavo con Telecom, mi inviava la sua Newsletter con l'account communitas2002@fastwebnet.it. Newsletter gestita dal provider Aruba.it di Technorail srl di Arezzo - fino a quando, causa le segnalazioni di più antivirus sulla presenza di programmi infettanti contenuti in allegati recapitati dal programma «ezmlm» di Aruba.it, vi ho rinunciato così come ad altre News politiche e di politici gestite da Aruba.it da cui arrivavano annunci-trappola provenienti da «ezmlm».
Segnalato più volte l'illecito a «Communitas 2002.it», questa è la risposta ricevuta: Le confermo che il Provider di Communitas2002 è la soc. Aruba.it.
Uno dei dati emersi dagli header di una email con allegato infetto, inviata dal «Programma ezmlm» di Aruba.it, così recita: Lo spammer non ha utilizzato un mail server intermedio - ex. quello del proprio provider - ma si è collegato direttamente al tuo server (Telecom ndr) per inviare il messaggio - direct-to-MX.
L'indirizzo IP dello spammer è 62.149.128.132. Grazie a questo IP può essere rintracciato. L'indirizzo IP 62.149.128.132 si risolve in mx.aruba.it. Pertanto il provider è aruba.it. L'utente "mxavas8.aruba.it" (mx.aruba.it 62.149.128.132) ha inviato l'email a libero.it.
Provider IP 62.149.128.132 TECHNORAIL-NET - descr: Technorail srl - soci (AR) - descr: Internet Service and Access Provider - Received: from mxavas8.aruba.it (mx.aruba.it) [62.149.128.132) - NS Lookup dell'ip - 62.149.128.132-: mx.aruba.it. Testo e header esterno del messaggio del Programma ezmlm di Aruba.it:
Sent: Wednesday, December 07, 2005 1:26 AM - Subject: Returned post for infocommunitas@communitas2002.it
«Ciao! Sono il programma ezmlm. Mi occupo della mailing list infocommunitas@communitas2002.it. In allegato, per favore, verifica il messaggio che hai spedito».
Quindi, il Programma ezmlm di Aruba.it, comunica al destinatario - che, invece, non aveva inviato alcun messaggio quindi non doveva ricevere risposta, di aprire l'allegato infetto e installare il virus.
Il «Programma ezmlm» è una prerogativa del provider i Aruba.it il quale, su reti Telecom, gestisce anche Newsletters, posta elettronica e siti internet di molti politici di destra, e di alcuni di sinistra, ed è l'unico piccolo provider che, nell'inverno 2006, si è promosso con una pubblicità, dai costi miliardari, sulle maggiori Tv nazionali.
E' noto che per gestire Newsletters un provider ha nel suo database le liste email dei destinatari fornitegli dal committente. Quindi, il provider è in grado di gestirle e, dagli headers delle risposte, può conoscere IP, sistemi installati sui pc, connessione ecc. ecc. degli utenti, tutti elementi che permettono di eseguire attacchi informatici mirati. Frequentissimo che dipendenti di providers e servers vendano liste di email agli spammers, e agli hackers per pivellini che aprono allegati o clikkano su links trappola. Mentre, gli headers riportati dai rapporti dei Firewalls - affidabili se ben settati - riportano gli attacchi informatici di livello Alto.
E' così che, per esempio, si presentavano gli attacchi informatici del «Tiger Tim» diretto da Fabio Ghioni. Attacchi sferrati dalla sede Telecom sita nei pressi di Fiumicino.
Ghioni, gran maestro ed esperto di intercettazioni telematiche, anni fa, ha collaborato con alcuni providers, tra cui Aruba.it della Technorail srl di Arezzo.
E Tavaroli, capo della «Security» di Telecom, Mancini del Sismi - terzo per grado a Pollari - Ghioni e Cipriani di Firenze hanno intercettato dalle strutture tecniche di Telecom costruendo migliaia di dossiers illegali contemporaneamente a quanto avveniva a Roma nella sede del Sismi di via Nazionale affidata a Pio Pompa - vedi l'articolo di Marco Travaglio su l'Unità dell'11 Luglio 2007-.
Dal quadro generale delle intercettazioni illecite di Telecom, e dei dossieraggi costruiti da Pompa, si ha l'impressione, davvero sconvolgente, che tutto si leghi in un patto di ferro tra pezzi del Sismi & alti funzionari e dipendenti Telecom.
Superfluo aggiungere che, in relazione ad un altro particolare citato da Carlo Bonini, la possibilità di individuare gli hackers emersa dai risultati degli headers delle email infette inviate dal «Programma ezmlm» di Aruba.it, e cioè che "L'indirizzo IP dello spammer è 62.149.128.132", che "Grazie a questo IP può essere rintracciato", e che "L'indirizzo IP 62.149.128.132 si risolve in mx.aruba.it", la Technorail srl di Arezzo, seppur segnalata, non solo non è stata rintracciata ma, anzi, sono continuate, indisturbate, le azioni di hackeraggio provenienti da "ignoti hachers", e tra Natale 2006 - Epifania 2007, si è fatta pubblicità miliardaria sulle maggiori Tv nazionali.
       Cosa ne dice Communitas 2002.it? Communitas 2002.it, Simona e il signor Rocca ricordano, certamente, le ripetutissime segnalazioni ricevute.
C'è da aggiungere, invece, che alla Sezione penale del Tribunale di Arezzo, città patria di Technorail srl, c'è un giudice che usa dormire lungo tutta la durata dell'udienza e del dibattimento. E' come se, per emettere la sentenza, fossero sufficienti le generalità e la residenza dei rispettivi contendenti, e relativa materia del contendere.
              Giuliana D'Olcese quota rosa di internet www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
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Auguri per lo sciopero contro la legge sulle intercettazioni
Auguri ai Giornalisti: ritiriamo SUBITO la legge contro le intercettazioni che servirà a non farci sapere più nulla! Già ora i Giornali ci dicono poco e ben poco riusciamo a sapere: perchè dovremmo leggere i giornali o dovremmo vedere la Tv? Ai Politici di Destra e di Sinistra: RI
TIRATE la legge sulle intercettazioni e quella sull'INDULTO, non eliminate l'ERGASTOLO e il 416 bis. Non fate altre sciocchezze di questo tipo. Arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli
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Concordo con lo sciopero contro la legge sulle intercettazioni
Sono pienamente d'accordo. RITIRATE LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI. E SUBITO.
E politici e ministri leggano le email inviate dai cittadini. Giuliana D'Olcese
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L'informazione con il silenziatore. Blog di Beppe Grillo del 24.06.07 16:10
Antonio Di Pietro si schiera contro la legge sulle intercettazioni e mi scrive una lettera. Siamo ormai ridotti alla informazione giudiziaria per sapere cosa succede.
E ci vogliono togliere pure quella. Il governo Prodi è nato morto con l'aborto della nomina di Mastella alla Giustizia. Perfino i boss di Cosa Nostra sono contro l'indulto.
Caro Beppe,
ti scrivo per denunciare il tentativo di imbavagliare l'informazione con la legge contro le intercettazioni in prossima votazione al Senato. L'Italia dei Valori proporrà degli emendamenti per cambiare la legge. Se non verranno accettati voteremo contro, anche se il Governo dovesse mettere la fiducia. I nostri emendamenti si propongono di eliminare le pesanti sanzioni, anche penali, ai giornalisti, che sono l'anello debole della catena, e di garantire la possibilità di accedere alle intercettazioni durante le indagini preliminari una volta messe a disposizione delle parti e riconosciute rilevanti ai fini penali. Con la nuova legge, a causa della durata dei processi, in Italia non si saprebbe mai nulla. Non saremmo venuti, ad esempio, a conoscenza dei colloqui tra Fazio e Fiorani, e Fazio sarebbe ancora Governatore della Banca d'Italia.
I politici cercano di proteggere sé stessi, negando ai cittadini la possibilità di verificare la loro condotta «politica», sottolineo «politica» e non penale.
Le intercettazioni di D'Alema e Fassino, come quelle dei politici legati a Berlusconi, hanno infatti un significato «politico» e, per questo, non possono e non devono essere sottratte alla valutazione degli elettori. Trovo comunque deprimente che la politica si interessi di banche e non dei problemi dei cittadini.
La stessa Corte Europea dei diritti dell'uomo ha dato pienamente ragione alla nostra decisione di non votare al Senato il testo sulle intercettazioni. Lo ha fatto con una recente sentenza che ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione in relazione ad una condanna dei tribunali francesi di due giornalisti per la pubblicazione di un libro sul sistema di intercettazioni illegali durante la presidenza Mitterrand.
Se i giudici francesi avevano privilegiato il segreto istruttorio, la Corte Europea ha invece rafforzato il ruolo della stampa nella diffusione di fatti rilevanti, in particolare se coinvolgono politici. Se è legittimo, dice la Corte Europea, tutelare il segreto istruttorio, su questa esigenza prevale il diritto di informare. Inoltre, l'applicazione di una pena (anche se pecuniaria) e l'affermazione della responsabilità civile del giornalista hanno un chiaro effetto dissuasivo nell'esercizio della libertà di stampa.
Ecco perché siamo impegnati a presidiare questa libertà nella commissione giustizia prima, in Senato poi, dove presenteremo emendamenti rigorosi per evitare che l'informazione sia imbavagliata. Serve, oltre alla nostra opposizione alla legge, e mi auguro anche di altri, un forte sostegno popolare per mantenere l'informazione libera, o almeno, per non imbavagliarla ancora di più. Mi appello per questo a te e ai tuoi lettori che invito a partecipare lunedì 25 giugno 2007all'evento pubblico:
«La scomparsa dell'informazione» a Milano, 20.45, Camera del Lavoro, Corso di Porta Vittoria con me, Beha, Gomez, Kort e Pons.
Cordialmente Antonio Di Pietro
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Ricordo la tua nota del 2006 *ParaSismi, Paraventi & Paraculi*
Ma proprio a me mi viene a inviare mail relative ai servizi deviati o giù di lì come il suo articolo *ParaSismi, Paraventi & Paraculi*: Dove andranno a parare lo scandalo Sismi & Telecom, Tronchetti Provera e Tavaroli?
Charly Sound
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Mi unisco a Charly su *ParaSismi, Paraventi & Paraculi*
e Grazie mille x le info e il consiglio......
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Vede, ho inziato a scrivere di intercettazioni - il caso Abu Omar lo sfioro soltanto.
Mi interessa svergognare, come strameritano, Telecom e i suoi "patronati" economici e politici, sono i più acerrimi nemici dei cittadini che scoprono impietosamente i loro sporchi altarini. -. I tentativi di violazioni li ho documentati e depositati dal notaio e dall'avvocato, quindi, i ho preceduti questi grandissimi figli di puttana.
C'è di buono che da ieri è inquisito pure Pollari e in Via Nazionale sono certa che troveranno materiale che prova quanto io sostengo da tempo avendo verificato che tentavano di entrarmi nel pc e di tante altri «fenomeni». I file di Pompa riguardano centinaia di migliaia di utenti normalissimi, non solo giornalisti, industriali, gente dello spettacolo e personalità varie. A presto e mi dica le sue idee. ancora grazie, cordialmente gd'o
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Cara D'Olcese, mi scrive a proposito della sua storia..., Che ne dice?
Le rispondo che non mi meraviglia, la penso come Spadolini ed Andreatta. Questo è un Paese talmente fragile e malissimo strutturato, che tutto capita, a sproposito naturalmente. Sono un informatico autodidatta. Ho una certa dimestichezza con la sicurezza, per cui non c'è gran problema a impedire accessi indesiderati ai miei pc o per a prenderne le tracce. Il furto era assolutamente organizzato al volo. Direi quasi «attaccato al bottone «stampa di word». Più controllato di così!
Ora, penso che al passaggio di certe parole tutte le «stazioni di ascolto» si allerteranno ma, mi risulta, che si allarmano ad ogni mail che ricevo o che invio.
E penso sarà così anche per lei. Senta: io apprezzo molto l'impegno delle persone. E' qualcosa di nobile, soprattutto quando va contro qualcuno che «marcia male» o che approfitta della debolezza di uno o più cittadini per calpestarne i diritti. Quindi non posso che dirLe: vada avanti, con coraggio, non guardi in faccia a nessuno.
La verità è un sasso che colpisce dritto in faccia chi compie soprusi e abusi, mentre accarezza e tonifica la buona gente, direi. Solo che da un altro punto di vista le raccomando prudenza e cautela. Esperienza che a tratti mi raccomanda di andare dritto per la mia strada e dall'altra mi suggerisce prudenza e attenzione, soprattutto ai poteri forti. Una specie di schizofrenia la mia, però quando se ne sono viste di tutti i colori, è difficile rimanere «integri».
Il coraggio e il timore, l'audacia e la codardia sono (parlo per me) continuamente in battaglia tra loro e, a dire la verità, oggi come oggi mi sento molto meno battagliero di prima, o meglio, meno disincantato, meno certo della reale essenza dei nostri diritti, più convinto (fatti alla mano) che i poteri forti siano tali perchè sono più forti di noi, molto spesso. «Che strano modo di pensare», dirà.
Ero ancora convinto che la democrazia fosse un'etichetta che accompagnava una solida serie di diritti per i cittadini, tutti. Bei tempi.
Sono un informatico. Un autodidatta. Non penso al punto da meritarmi gli appellativi «genio» o «superesperto» che sono volati sulla stampa e per le procure.
Un giorno si presenta un tizio sedicente «Ros» e mi dice che c'è del lavoro da fare per validi investigatori che non possono rivolgersi a tecnici interni all'arma.
Accetto e vengo trasportato come nei film di spionaggio e leggo quattro dischetti polverosi ma poi l'operazione va a rotoli e il lavoro non può essere ripreso.
Così mi riferisce un tizio al secondo appuntamento mancato. Strano, mi dico. Ancora più strano è un secondo tizio che mi dice che «sono stati scoperti» e che si deve agire in modo molto accorto. Nei tragitti casa/ufficio dovrò fare strane inversioni di rotta, mi suggerisce, «così scopriamo chi è che ti segue».
Salta fuori una «presunta giornalista investigativa freelance» che stranamente scopre che sono «superpedinato» e mi chiede spiegazioni appendendomi ad un muro. Accenno alla situazione. Lei e un altro personaggio apparso da chissà dove organizzano un rendez-vous tra me e un magistrato loro amico. Viene fuori un casino della madonna, nel giro di pochi giorni entro in un film dell'orrore con addentellati da film di Totò e Peppino.
Uscito dalla caserma della Guardia di Finanza post denuncia vengo inseguito, acchiappato, picchiato e poi non so neanche bene cosa. Tra i vari partecipanti c'è un'auto «di servizio». Mi ritrovo miracolosamente vivo all'ospedale con la testa piuttosto martellata.
Iniziano pedinamenti a tappeto, telefonate anonime, intercettazioni e centomila stranezze. Vengo avvicinato da personaggi al di sotto di ogni sospetto.
Un bailamme che comunque continuerà per anni. Di tutto accade, nonostante la scorta disposta dal magistrato, la quale c'è solo di giorno ed è anche «abusiva», fuori dal territorio, e ha precisi limiti. Scorta sempre assente nei momenti topici. Anche assenti le intercettazioni e i controlli (quelli ufficiali intendo) sul mio telefono, sempre per motivi territoriali. Peccato perchè in quel periodo telefono e cassetta delle lettere sembrano letteralmente impazziti e da loro esce di tutto e di più.
Vengo avvicinato da una giornalista (vera, questa volta) che si dimostra persona particolare. Un mastino in gonnella, con un grande cuore. Appassionata delle più strane vicende italiche ha la stoffa per entrare nella vicenda facendo ampio stralcio di tutto quanto appartenente a contesti che lei conosce benissimo. Si fa aiutare nelle indagini da un avvocato.
Mi fanno (nelle migliori intenzioni) un mini-processo per capire quanto sono attendibile, cosa so, etc. Dopo di che partono in quarta. Salta fuori di tutto e di più.
Vanno a parlare col procuratore che non ne sa niente. Vengono prodotti identikit. Saltano fuori addentellati con chissà quante vicende italiche, tra le quali quelle di Ilaria Alpi e di Milena Bianchi. Il procuratore apre le indagini e gli piove dal cielo un personaggio che si mette a raccontare di tutto e di più sul mio conto.
Dice che sono un esperto mondiale, che sono notissimo, ecc. ecc. Il mio avvocato organizza un pranzo con me e lui (e i suoi vari «aiutanti»). Poi le mie dichiarazioni e denunce vengono «girate» contro di me e mi ritrovo indagato prima a mezzo stampa con eccezionale risalto. Alla fine si aprono, tra altri, due processi contro (diffamazione e calunnia aggravate). Leggo tutti gli atti, li metto nel pc, confronto date, persone, fatti e misfatti. Ne ricavo una linea difensiva.
Affronto il primo processo intentatomi da un generale dei carabinieri che, senza rendermene conto, avevo in pratica identificato come partecipante all'operazione iniziale per calunnia. Vengo assolto con formula piena.
Affronto anche il secondo processo assieme a due giornalisti e anche in questo vengo assolto e con me i due giornalisti (dopo averci rimesso la carriera dal 1995 in poi...). Naturalmente la stampa tifa per altri e di me viene dato un quadro devastante. Addirittura alla fine del primo processo un giornale scrive:
«è colpevole» a titoli di scatola. Siccome all'inizio del secondo processo era chiaro che ero innocente, nessun giornale tra quelli che prima imperversavano ai miei danni ne hanno scritto, così, quando sono stato assolto nessuno dei miei amici ci credeva, sembrava impossibile che il giornale passasse sotto silenzio una cosa del genere. Eppure direi che era un mancato intervento assolutamente indicativo della «situazione».
I costi (non parlo di quelli umani psicologici e d'immagine ma quelli logistici, economici, familiari e lavorativi) sono stati impressionanti e devastanti.
Un giorno tentano di aggredirti, l'altro ti buttano fuori strada in macchina e te la distruggono, il terzo un blitz a mano armata mi vede sequestrato da un gruppo di persone che volevano avere informazioni di prima mano (1997) e via di questo passo. Utilizzo dei taxi, telefoni sotto controllo, gente sotto casa, macchine che fanno la tua strada, non da sole ma addirittura in gruppo... Presento nel giro di qualche anno non so quante denunce per minacce, furti, lettere, telefonate e dischetti anonimi.
Poi gli strumenti di tortura si perfezionano col tempo ma, alla fine, un certo grado di incoscienza e di fatalismo mi ha permesso di sopravvivere. Penso che la mia vita sia stata spiata e passata al setaccio sia da parte dei «buoni» che dei «cattivi» e forse anche da parte di qualcun altro. Ho una certa dimestichezza con la sicurezza, per cui non c'è stato gran problema a impedire accessi indesiderati ai miei pc o per lo meno a prenderne le tracce. Ciò nonostante pochi giorni prima di una udienza qualcuno mi ha rubato un corposo memoriale «cartaceo» (scritto al pc) che poi è stato poi ritrovato dai carabinieri con un ritrovamento in una cabina telefonica e inviato al tribunale.
Il furto era organizzato al volo. Direi quasi «attaccato al bottone «stampa di word». Più controllato di così!
Ora, penso che al passaggio di una certa parola tutte le «stazioni di ascolto» si allerteranno. Penso di essere un sorvegliato speciale (dal 1995 ad oggi) e penso che non ci sono garanzie per noi cittadini. Esistono i segreti di Stato e le necessità di indagine che possono rendere «annientabile» qualunque persona o cosa.
Orwell s'è sbagliato per difetto. Al processo ho dimostrato che nei fogli di viaggio delle auto di servizio c'erano firme false, strane omissioni e impossibilità di identificare conducenti, automezzi e motivi dei viaggi. Mi hanno dato ragione, tant'è che emerse addirittura una dichiarazione dell'allora responsabile della movimentazione degli automezzi dell'arma, il quale disse che quei documenti erano costantemente falsificati per «motivi di sicurezza». Tra documenti falsi, prove da baraccone e scaricabarili le nostre istituzioni hanno dimostrato una cosa certa: di non esserci. Mentre i faccendieri e i personaggi borderline sono attivissimi e non hanno alcun ostacolo. Anzi. Pare qualche avvallo di troppo. Personalmente di questa nazione ho un certo terrore. Per quanto riguarda internet poi non c'è da preoccuparsi.
Tutto ciò che gira viene registrato «a vita» da apposite strutture. In questo siamo sicuramente democratici: registriamo tutto e tutti!
-Charly-
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SERVIZI E TELEKOM SERBIA/MELLANO RNP: «Basta con il gioco dei veleni; il Governo risponda in Parlamento alle nostre interrogazioni:
Qale fu il ruolo del Sismi nella vicenda Telecom Serbia?»
Dopo aver letto su «La Repubblica» uno stralcio attribuito all'ex agente del Sismi Pio Pompa e relativo al coinvolgimento dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell'affaire Telekom Serbia (nella sua veste di ministro del Tesoro all'epoca dei fatti), l'on. Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
«Un anno fa presentai, assieme al collega Capezzone, un'interrogazione per sapere se vi erano state attività dei servizi segreti nella vicenda Telekom Serbia (4-00629, 19 luglio 2006); un mese fa, sono tornato alla carica, essendo state pubblicate da vari giornali notizie relative a intercettazioni della Security Pirelli/Telecom relative all'affaire (int. 4-04035, 14 giugno 2007). Il ministro Amato ha un unico modo per porre fine al gioco dei veleni, alla ridda di ipotesi ed insinuazioni; venire in Parlamento e rispondere in modo ufficiale ed esaustiva alla nostra semplice domanda.
Vorrei, infine, ricordare che, rispetto al coinvolgimento del senatore Ciampi nella vicenda Telekom Serbia, noi radicali giocammo a carte scoperte fin dall'inizio: il senatore radicale Piero Milio interrogò (inutilmente) l'allora ministro Ciampi già nel giugno 1997; il 27 novembre 2002, il radicale Giulio Manfredi chiese alla Procura di Torino di assumere «sommarie informazioni testimoniali» dall'allora Presidente della Repubblica (la Procura lo fece nel luglio del 2004, recandosi nella tenuta presidenziale di Castel Porziano); il 6 febbraio 2003, i radicali Benedetto Della Vedova, Gianfranco Dell'Alba e Giulio Manfredi, auditi dalla Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia, chiesero alla stessa di audire i vertici politici dell'epoca (la Commissione si attivò per sentire Prodi, Dini e Fassino ma non fece nulla per sentire Ciampi).
Le dichiarazioni rese da Ciampi ai PM torinesi sono riassunte nell'ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino del 9 maggio 2005, disponibile nel link Telekom Serbia su
www.associazioneaglietta.it Roma, 5 luglio 2007»
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ADSL BITSTREAM, LE SPERANZE SONO GIA' SFUMATE?
A leggere le dichiarazioni di AIIP tutte le novità che la nuova ADSL doveva introdurre stanno affogando. I provider accusano Telecom di praticare tariffe da 10 a 20 volte troppo alte. URL: http://punto-informatico.it/pi.asp?id=2028222
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Il ritorno di una nuova P2 sul mercato politico
di Giuseppe D'Avanzo La Repubblica 4 giugno 2007
Non è una buona cosa maneggiare l'affare Visco/Speciale come una baruffa tra due caratteri autoritari e spicciativi, e non come un conflitto tra istituzioni che annuncia un ben altro sismo, più violento e dagli esiti imprevedibili. Un'analisi senza profondità, tempo e memoria di questo «pasticciaccio» impedisce di scorgere l'autentico focus della crisi che sta incubando: il ritorno sul «mercato della politica» degli interessi di quell'«agglomerato oscuro» che si è andato costituendo all'ombra del governo Berlusconi e nella spensierata indifferenza o sottovalutazione dei leader del centro-sinistra, Prodi, D'Alema, Rutelli in testa.
Si può dire che quel che fa capolino con l'offensiva del generale è una varietà modernizzata della loggia P2. La si può definire così, una P2, soltanto per semplificazione evocativa anche se il segno caratteristico di questa consorteria non è l'affiliazione alla massoneria (anche se massoni vi abitano), ma la pervasività - sotterranea, irresponsabile, incontrollata, trasversale - del suo potere di pressione, di condizionamento, di ricatto. E' necessario cominciare da Visco. I passi stortissimi del comandante generale della Guardia di Finanza non possono lasciare in ombra gli errori del viceministro, che sono gravi. Non è in discussione la limpidezza morale di Vincenzo Visco, ma l'efficacia delle sue mosse e soprattutto la coerenza delle sue iniziative con la strategia del governo di cui è parte.
Il primo errore del viceministro è di non rendere trasparenti le ragioni dell'urgenza di cambiare aria nelle stanze del comando della Guardia di Finanza in Lombardia, di non farne una questione pubblica.
Visco cede alla tentazione di avviare, come si legge in una lucida analisi del Sole-24 Ore, «un rozzo spoils system nei confronti di personale militare ritenuto troppo vicino alla gestione politica precedente». Che in Lombardia, la Guardia di Finanza sia stata molto prossima e a volte subalterna alle volontà del ministro dell'Economia uscente, Giulio Tremonti - e che ancora oggi possa esserlo - è fatto noto dentro la Guardia di Finanza e nella magistratura, ma Visco tira per la sua strada in silenzio e al coperto, con un altro passo falso. «Anziché stare alla larga da diatribe annose e poco misurabili», pensa «di utilizzare un gruppo contro un altro, senza calcolare modi, conseguenze e nemmeno la forza di chi gli sarebbe potuto rivoltare contro» (ancora il Sole-24 Ore).
Tatticamente difettosa, l'iniziativa di Visco ha un altro deficit. Non è politicamente omogenea alle scelte del governo che ha deciso di stringere, contrariamente a quel che crede Visco, un patto di compromissione, un'intesa, un patto di non-aggressione, chiamatelo come volete, proprio con quel network di potere, di cui il generale Roberto Speciale è soltanto uno degli attori, e nemmeno il maggiore.
Di quel network di potere occulto e trasversale, ormai si sa o si dovrebbe sapere. E' un «apparato» legale/clandestino deforme, scandaloso, ma del tutto «visibile».
Nasce con la connessione abusiva dello spionaggio militare con diverse branche dell'investigazione, soprattutto l'intelligence business, della Guardia di Finanza, con agenzie di investigazione che lavorano in outsourcing, con la Security privata di grandi aziende come Telecom, dove esiste una «control room» e una «struttura S2OC» «capace di fare qualsiasi cosa, anche intercettazioni vocali: può entrare in tutti i sistemi, gestirli, eventualmente dirottare le conversazioni su utenze in uso, con la possibilità di cancellarne la traccia senza essere specificatamente autorizzato».
Quel che combina questo «mostro», che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore la qualità della democrazia italiana, si sa. Qualche esempio. Dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, pianifica operazioni - «anche cruente» - contro i presunti «nemici» del neopresidente del Consiglio. Durante la legislatura 2001/2006 raccoglie, «con cadenza semestrale», informazioni in Europa su presunti finanziamenti dei Democratici di Sinistra. E' il «dossier Oak» (Quercia), alto una spanna, denso di conti correnti, bonifici, addirittura con i nomi e i cognomi di presunti «riciclatori» e «teste di legno» dei finanziamenti occulti dei Ds che fanno capo ai leader del partito.
Prima della campagna elettorale del 2006, l'apparato legale/clandestino programma e realizza una campagna di discredito contro Romano Prodi.
Sarebbe un errore, però, considerare il network «al servizio» del centrodestra. Quell'apparato legale/clandestino, a cavallo tra due legislature, si è «autonomizzato», si è «privatizzato», è autoreferenziale. Raccoglie e gestisce informazioni in proprio. Vere, false non importa: sono qualifiche fluide - il vero e il falso - nella «mediatizzazione della politica dove ogni azione politica si svolge all'interno dello spazio mediale e dipende in larga misura dalla voce dei media».
A questa variante moderna di P2 è sufficiente amministrare, saggiamente, la cecità e le nevrosi delle power élite, angosciate dalle mosse degli alleati; spaventate dai complotti possibili, probabili, prossimi.
Con accorta disciplina, il network spionistico sa essere il virus e il terapeuta della malattia del sistema politico italiano che impedisce, all'uno come all'altro schieramento, di riconoscersi la legittimità (morale prima che politica) di governare. Alimenta così la sindrome di Berlusconi consegnandogli dossier sul complotto mediatico-giudiziario. La cura con una pianificazione di annientamento dei presunti complottardi. Eccita il «complesso berlusconiano» della sinistra e lenisce quello stato psicoemotivo, prima che politico, con informazioni sulle mosse vere o presunte del temuto spauracchio.
Quanto più il conflitto pubblico precipita oscurandosi in un sottosuolo, dove poteri frantumati, deboli, nevrotici tentano di rafforzarsi o difendersi; tanto più il network è in grado di essere il custode dell'opaca natura del potere italiano o il giocatore in più che può favorire la vittoria nella contesa.
La minaccia di questa presenza abusiva e minacciosa nel «mercato della politica», alla vigilia delle elezioni del 2006, sembra chiara al centrosinistra.
C'è chi esplicitamente, con grande scandalo e dopo anni di distratto silenzio, avverte che «sono tornati i tempi della P2» e chi, più lucidamente, ragiona sul quel che è accaduto e sul da farsi. Preoccupato da una realtà che ha consentito di «sviluppare un agglomerato oscuro fatto di agenzie di investigazione e polizie private in combutta con infedeli servitori dello Stato che si muove in una logica di ricatto», trova «lo spettacolo spaventoso» e promette che «il nuovo governo solleciterà il Parlamento a indagare, accertare, comprendere cosa è accaduto». (Marco Minniti, oggi viceministro agli Interni).
In realtà, il governo Prodi appena insediato muove in tutt'altra direzione. Preferisce guardare altrove, incapace di prendere atto dell'infezione, in apparenza impotente a comprenderne il pericolo, addirittura impedito a programmare il necessario lavoro di bonifica. Quel che appare al vertice del network, il direttore del Sismi Nicolò Pollari, incappa nelle indagini della procura di Milano per il sequestro di un cittadino egiziano.
L'inchiesta mostra le connessioni del network e dimostra la sua attività di dossieraggio illegale. Incrociata con i risultati dell'istruttoria Telecom, offre una scena così inquietante per la qualità della nostra democrazia che dovrebbe convincere il governo a darsi da fare in fretta, a rimuovere, rinnovare, risanare; a chiedere al Parlamento - appunto - di «accertare e comprendere». Accade il contrario. Il sequestro del cittadino egiziano è protetto da un segreto di Stato che nemmeno Berlusconi e Gianni Letta hanno mai proposto alla magistratura milanese. Di più, per dare un minimo di credibilità alla sorprendente iniziativa, l'esecutivo non esita ad accusare dinanzi alla Corte Costituzionale di illegalismo la procura di Milano. Un altro segreto di Stato va a coprire gli avvenimenti che hanno accompagnato la missione in Iraq di Nicola Calipari, salvo poi chiedere a Washington «verità e giustizia».
Che si voglia tutelare, anche nella nuova stagione politica, il passato, i traffici e la fortuna dei protagonisti di quel network è ancora più chiaro quando si procede alla sostituzione dei vertici dell'intelligence. L'ammiraglio Bruno Branciforte va al Sismi senza alcuna delega in bianco o margini operativi e decisionali. Viene consegnato a un imbarazzante stato di impotenza. In sei mesi, per vincoli politici, non ha avuto la possibilità di rimuovere nemmeno un dirigente. Lo staff, i direttori centrali e periferici, il potentissimo capo del personale sono gli stessi dell'éra Pollari.
Ad alcuni degli uomini più fidati del generale uscente è stato consigliato di fare un accorto passo laterale diventando gli uomini forti e ascoltati del ministero della Difesa. Al Sisde il nuovo capo, Franco Gabrielli, ammette addirittura davanti al Parlamento che «così com'è, il servizio interno non può svolgere appieno un efficace compito di prevenzione». E tuttavia non riesce a incuriosire il ministro dell'Interno che, in sei mesi, non ha ancora trovato il tempo e il modo di riceverlo.
Se i «nuovi» hanno difficoltà a fare il loro lavoro, i «vecchi» possono ampliare - al contrario - il loro margine di manovra e i «punti di appoggio». Pollari è oggi consulente di Palazzo Chigi, il suo fidatissimo braccio destro, che con spavalderia minacciosa si è detto dinanzi al Parlamento «di sinistra» e prodiano, è addirittura al «Personale» della Difesa mentre il generale Emilio Spaziante, l'operativo di Pollari nella Guardia di Finanza di Roberto Speciale, è il numero due al Cesis, la struttura che fa da link tra la presidenza del Consiglio e l'intelligence militare e civile, una poltrona che, nel 2001, già fu di buon auspicio per Nicolò Pollari che da lì partì alla conquista della direzione del Sismi.
Il governo di centro-sinistra ha preferito chiudere un accordo di non-aggressione con quel network che, soltanto alla vigilia delle elezioni, appariva all'opposizione di ieri «spaventoso», «oscuro». Un'intesa cinica, realista che avrebbe anche potuto resistere se la parabola dell'esecutivo avesse dimostrato di poter durare a lungo; se la forza del governo avesse dimostrato, in questo suo primo anno, di essere adeguatamente salda e autosufficiente per poter affrontare l'intero ciclo quinquennale della legislatura. Ai primi scricchiolii di popolarità e consenso, ai primi segnali di debolezza politica interna, il network è ritornato a muoversi con tutta la sua pericolosità.
Le minacce del generale Roberto Speciale ne sono una eloquente testimonianza. «So io che fare», ha detto ieri al Corriere della Sera.
La congiuntura politica, la debolezza e le divisioni della maggioranza, qualche appuntamento di carattere giudiziario non inducono all'ottimismo e lasciano pensare che il peggio debba ancora venire, altro che il match Visco/Speciale.
Dunque. Ancora poche settimane e nel frullatore politico-mediatico entreranno le migliaia di intercettazioni telefoniche raccolte nell'inchiesta Antoveneta/Bnl.
Un breve saggio di quanto possano essere esplosive lo si è già avuto nel 2006 con la pubblicazione della conversazione tra Gianni Consorte (Unipol) e il segretario dei Ds, Piero Fassino. Ma in quelle intercettazioni si sa, per dirne una, che si ascolta la voce dei maggiori leader del centro-sinistra, a cominciare da Massimo D'Alema e del suo collaboratore più affidabile, il senatore Nicola Latorre.
A incupire la scena, la preoccupazione che le intercettazioni legali possano incrociarsi con gli ascolti abusivi e le indagini illegali della Security Telecom.
Per quel che se ne sa, è stato trovato soltanto un dvd con migliaia di dossier, nella disponibilità di un investigatore privato che lavorava per la società di telecomunicazioni (o per lo meno per gli uomini della sua sicurezza). Nessuno è in grado di escludere, a Milano come a Roma, che quel dvd sia soltanto una parte dell'archivio segreto. Mentre non c'è dubbio che anche la più irrilevante briciola di quelle informazioni, raccolte illegalmente, sia oggi nella disponibilità dell'«agglomerato oscuro».
Che avrà il modo e l'occasione di giocare una nuova partita e qualche asso.
I tempi sono favorevoli. Le anomalie, i vizi, gli sprechi della politica italiana hanno scavato un solco tra il Paese e il Palazzo mettendo in moto, per dirla con le parole di Massimo D'Alema, «una crisi di credibilità della politica che tornerà a stravolgere l'Italia con sentimenti come quelli che, negli anni novanta, segnarono la fine della Prima Repubblica». La storia ci insegna che una democrazia fragile e largamente screditata può sopravvivere anche molto a lungo, grazie ai sui meccanismi di autotutela, soltanto però «in assenza di eventi traumatici «esterni» che la facciano crollare».
Ora tutta la questione è in questa eventualità. Non c'è dubbio che il network oscuro sia in grado di creare, anche artificialmente, un evento «traumatico» esterno.
I dossier - veri o falsi, non importa - raccolti negli anni del governo Berlusconi dall'apparato legale/clandestino di spionaggio possono di certo esserlo.
Se si guarda a come si è mosso, contro Vincenzo Visco, il generale Roberto Speciale, sembra di poter dire che in giro ci sia anche la volontà di farlo, la determinazione senza tentennamenti.
Il comandante della Guardia di Finanza ha tentato, infatti, di «giudiziarizzare» il braccio di ferro con il viceministro, di alimentare con la sua testimonianza (aggiustata per l'occasione) un'indagine penale e, sotto l'ombrello dell'inchiesta, mettere in circolo veleni, notizie mezze vere e mezze false o del tutto manipolate, capaci di «travolgere il Paese con i sentimenti degli anni novanta». Può essere stato solo un accenno di quanto accadrà di qui a dieci giorni. Sapremo presto quali iniziative intende muovere, quest'altra P2 - simile, ma non uguale a quella che abbiamo conosciuta - e quale forza di dissuasione o di compromesso è in grado di opporre il sistema politico.
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Deaglio: gli hacker di Tavaroli sabotarono le elezioni del 2006
Il direttore di Diario torna sullo scandalo dei presunti brogli elettorali del 2006 in un nuovo film documentario: gli hacker della Telecom sarebbero penetrati nel computer del Viminale.
Enrico Deaglio, direttore del settimanale Diario, aveva fatto discutere molto nell'autunno 2006, con il suo film, distribuito in centinaia di migliaia di copie, in cui aveva ipotizzato un complotto, basato sulla raccolta elettronica dei risultati, che avrebbe fatto sparire milioni di schede bianche attribuendole alla Casa della Libertà di Silvio Berlusconi nelle politiche 2006, che decisero la vittoria di Prodi con una margine risicatissimo di consensi, nonostante i sondaggi gli attribuissero una vittoria più decisa, con il conseguente attuale problema che la maggioranza è inesistente al Senato. Deaglio ritorna sull'ipotesi del broglio elettorale berlusconiano con un nuovo Dvd dal titolo Gli imbroglioni allegato a un numero speciale del suo settimanale. In questo Dvd cerca di confutare le molte critiche alla sua accusa di un tasso assolutamente anomalo di schede bianche nelle politiche, critiche basate sul fatto che una elevata presenza di liste con il sistema proporzionale scoraggia le schede bianche e favorisce la scelta, che i controlli di molte Corti d'Appello, gestite anche da magistrati di simpatie di sinistra, avrebbero dovuto far emergere lo scandalo prima della denuncia di Deaglio.
Deaglio introduce il tema del voto dei Testimoni di Geova: quasi seicentomila elettori che, da sempre e per scelta religiosa, si recano a votare ma votano sempre e comunque scheda bianca, concludendo che le schede bianche degli italiani non possono coincidere quasi del tutto con quello espresse dai soli Testimoni di Geova.
Per Deaglio la chiave di volta dello scandalo dei presunti brogli elettorali sarebbe il gruppo di hacker alle dipendenze di Telecom Italia, il Tiger Team diretto da Fabio Ghioni, collaboratore stretto di Giuliano Tavaroli, capo della security Telecom Italia. Oggi Tavaroli, Ghioni e i giovani hacker Telecom sono agli arresti da mesi, accusati di accesso abusivo ai sistemi informatici del Corriere della Sera, di Vodafone, di Fastweb e di banche dati dello Stato. Telecom era l'azienda capofila nella gestione del voto elettronico del 2006; ci fu un preoccupante e mai chiarito blackout delle linee telefoniche del ministero degli interni la sera dello scrutinio.
Gli hacker di Tavaroli-Ghioni erano incaricati di garantire la sicurezza del cervellone del Viminale, individuarono quella sera un attacco e sospesero per qualche ora il filtro di protezione del cervellone stesso, da quello che, secondo Deaglio, avrebbero dichiarato alti funzionari del ministero degli interni. La tattica di fingere attacchi informatici per occuparsi della protezione dei dati e così carpirli o manipolarli pare fosse una delle più usate da Ghioni. Inoltre, appare chiaro il fil rouge tra Tronchetti Provera, datore di lavoro di Tavaroli a cui dava carta bianca e Berlusconi e il suo entourage. Tronchetti Provera è stato fino all'ultimo difeso da Berlusconi nella sua contesa con Prodi; Tavaroli è stato protetto, fino all'ultimo, da Gianni Letta in nome di presunti suoi meriti nella lotta al terrorismo mediorientale che avrebbe portato avanti insieme al Sismi. Grande avversario del Sismi era stato l'attuale capo della polizia Gianni De Gennaro, stretto collaboratore del ministro dell'interno Beppe Pisanu, che non si sarebbe prestato al broglio elettorale e per questo, al suo posto, alla testa del comitato di controllo dei servizi segreti, che spetta all'opposizione, sarebbe stato scelto Scajola, considerato più leale a Berlusconi. E' un'ipotesi da romanzo di Le Carrè, che però ha molti (troppi) punti di contatto con la realtà e vicende realmente accadute.
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-05-2007
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In Telecom un altro che non sapeva
di Oscar Giannino - Libero 27 aprile 2007
Che gran strana storia, che è diventata la cessione della quota di controllo detenuta da Pirelli in Telecom Italia tramite Olimpia. Brutta per le improprie influenze che vi ha giocato la politica, e ieri Tronchetti ha fatto autogol lamentando che i palazzi del potere non abbiano protetto la «sua» Telecom come fa il governo tedesco con la Deutsche Telekom pubblica, facendo spallucce a Bruxelles che chiede l'apertura della rete fissa su piede paritario a tutti i concorrenti del monopolista di Stato tedesco. Non si può fare insieme la parte di campione del mercato e di critico della mancata difesa pubblica del monopolio. Ma, in ogni caso, la vicenda è brutta anche per le incertezze e le guerre reciproche alle quali sono state indotte alcune grandi banche italiane più in lotta tra loro, che per la miglior soluzione industriale del problema.
E infine brutta anche perché - i lettori di Libero lo sanno più di altri, per quanti articoli hanno letto da anni a questa parte sul tema - sullo sfondo resta una delle più inquietanti indagini giudiziarie dell'intera storia industriale italiana. In sintesi, ieri è stato lo stesso Tronchetti a seppellire la «sua» Olimpia, e i Benetton a dire che sono pronti a uscirne, mentre Cassa depositi e prestiti per fortuna si tira definitivamente indietro con le sue ombre di inframmettenza pubblica, e i francesi di France Telecom si aggiungono alla lunga lista di grandi società estere che si dichiarano non interessate.
Mentre Guido Rossi, davvero impagabile, lamenta di esser stato cacciato proprio mentre era a un passo dalla soluzione: capita sempre così, con lui, è un geniale inventore di soluzioni che non vanno mai a buon fine, dalla Federcalcio alla telefonia.
Ma se procede il lento conto alla rovescia della grande intentona nazionale banco-industriale al fianco della Telefonica spagnola, per rilevare Telecom Italia, pare a noi che proprio la delicatezza dell'aspetto di cui nessuno parla - l'indagine giudiziaria sui dossieraggi illeciti di massa compiuti per anni dalla security di Telecom - dovrebbe indurre tutti gli attori della vicenda a una grande cautela, quanto alla scelta del profilo dei manager del gruppo. Ed è per questo che, con grande rispetto per Pasquale Pistorio, il nuovo presidente di Telecom, sottoponiamo ai nostri lettori un interrogativo delicato. Dopo aver letto i verbali d'interrogatorio a cui è stato sottoposto, come testimone, dai magistrati svizzeri che indagano sulla costituzione di fondi neri nella StMicroelectronics di cui era capoazienda, pensate ancora che Pasquale Pistorio sia il presidente ideale di Telecom Italia? Francamente, noi che pure non siamo giustizialisti in nulla, riteniamo di no.
Non si tratta affatto di considerare Pistorio colpevole o anche solo sospettato di alcun reato. È una pura questione di opportunità. Ma apprendere dalle sue parole che firmava atti istruiti dai suoi più stretti collaboratori, attualmente detenuti proprio per aver compiuto gravi reati di distrazione di risorse ai danni dell'azienda e della correttezza del mercato, senza porsi minimamente il problema di approfondire quali ne potessero essere le conseguenze, non è certo una buona premessa, per chi dovrà gestire Telecom. Perché, inevitabilmente, in Telecom Italia non vi sarà solo il problema di un piano industriale più credibile e meglio adeguato alla necessità di concentrare le risorse generate dal business sul potenziamento della rete fissa, invece che alla remunerazione dei soci. O quello di una capacità di relazione molto determinata con i nuovi soci di comando, che rischiano ancora una volta di essere caratterizzati da una certa qual più o meno accentuata eterogeneità, visto che alcuni dei gruppi italiani di cui si parla potrebbero entrare «non» per comandare oggi, e tuttavia sperare legittimamente di farlo domani, se le cose non dovessero andare poi troppo bene al termine di un primo periodo transitorio.
Il vertice di Telecom Italia sarà chiamato, inevitabilmente, anche a rappresentare un punto di riferimento il più possibile al di sopra di ogni sospetto, per quanto riguarda la correttezza e la trasparenza dell'esercizio delle proprie prerogative, e per i criteri guida che saranno dettati a tutte le più importanti funzioni di vertice della società.
Da parte nostra, non si chiede niente di meglio che l'evidenza accertata dai magistrati, della presunta tesi secondo la quale chi controllava e guidava la società in questi anni fosse del tutto all'oscuro delle gravissime attività illecite che si compivano spiando dipendenti, concorrenti e chi più ne ha più ne metta.
Vedremo se e quando i magistrati risponderanno con precisione ai nostri interrogativi: ci limitiamo a dire che la giustizia a volte in Italia è spettacolarmente «a tempo», visto che in altri casi i pm avrebbero proceduto con ben altra speditezza, e si sarebbero messi di mezzo senza tanti problemi alla laboriosa cessione del controllo che va avanti da mesi. Una cosa è sicura, però, e non ce ne voglia quel grande manager che è Pistorio: nella «nuova» Telecom Italia, non è proprio il caso di avere al vertice presidenti smemorati, di quelli che rispondono «non ricordo» alle domande dei magistrati. Tronchetti almeno ritiene di avere le idee ben chiare e la memoria che funziona a puntino, quando insorge a chi gli chiede se sapeva delle imprese di Tavaroli e compagni.
Tra un ricordo acuminato autodifensivo e un non ricordo flebile e scivoloso, quest'ultimo rischia di sembrare autoaccusatorio.
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Il pozzo Telecom
Gli schizzi arriveranno al soffitto, quando il bubbone Telecom tornerà ad aprirsi. In questa vicenda si ritrova tutto il corredo genetico di un Paese che non risolve i problemi, ma ci convive, finché non vengono a noia, diventano normali, parte del paesaggio. Non mi rassegno, e rimetto in fila gli ultimi passaggi.
1. Tronchetti Provera chiede scusa agli azionisti di Pirelli perché c'è un «danno d'immagine» nell'avere pagato spioni. Gesto di rara insensibilità, perché: a. trattasi di reati, b. sono stati danneggiati tutti gli italiani, taluni spiati e calunniati, c. l'idea che le scuse si porgano solo a chi ha investito quattrini è profondamente immorale.
2. Lo stesso Tronchetti, con una cassaforte (Camfin) in cui i debiti superano il patrimonio, afferma di non volere vendere le azioni Olimpia a meno di 2,82.
Per noi può anche tenersele, può fare quel che vuole. Ma se le autorità di controllo si ricordassero che i mercati hanno delle regole, se stoppassero la fiera degli annunci, forse ci sarebbe modo di vedere che è stata messa in vendita una porzione della nostra arretratezza istituzionale.
3. Dato che i conti non tornano, si cimenta nelle allusioni: abbiamo vissuto «strane esperienze». C'è qualche magistrato interessato a sapere quali?
4. Rossi torna a dire che in Telecom si doveva far pulizia, e noi torniamo a ricordargli che lui ha mancato al dovere di denunciare lo sporco.
Aggiunge di essere stato «cacciato» quando era pronto a mettere le cose a posto. C'è qualcuno, in Consob od in magistratura, interessato a sapere cosa significa?
5. Il nuovo presidente, Pistorio, che ammette di firmare senza leggere, dice che l'azienda è bella e lui sta imparando. Ha 71 primavere, da anni siede nel consiglio d'amministrazione, ed ora sta imparando? Sembra che in Italia siano stati sterminati i minori di anni cinquanta, quelli con una parola sola e la schiena dritta, i conoscitori del codice e quanti non credono che l'etica degli affari sia arricchirsi. E nel mentre il pozzo Telecom continua ad esalare miasmi, sullo sfondo fanno tic-tac due timer: quello della magistratura e quello del mercato. Il primo possono pure puntarlo all'infinito, ma il secondo se ne frega delle cordate bancarie, e finiti i corsi per la terza età mangerà il commestibile e sputerà il resto.
Davide Giacalone www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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Anche Ciampi nella storia di Telecom Italia
Inquinando la memoria s'inquina la libertà. Da più parti c'è stato rimproverato di continuare a sottolineare che Telecom Italia è ridotta a quel che si vede per colpa di Prodi e D'Alema. La storia è complessa, ci redarguiscono, ed allora (nel 1997) non si poteva fare diversamente. Dal Sole 24 Ore ci dicono anche che è sbagliato ragionare con il senno di poi, specie se allora si tacque. C'è sempre da imparare da chi condusse inchieste a puntate per raccontare quanto onesta fosse la condotta di Telecom in Brasile, ignorando le denunce scritte da chi sosteneva il contrario, quindi la verità, e per questo era spiato e diffamato. Nello specifico, però, il giallo quotidiano confindustriale si sbaglia, perché ci fu chi criticò il modo in cui procedeva la privatizzazione nel mentre la si faceva, mettendone in evidenza i guasti. Io, ad esempio.
La privatizzazione di Telecom non è una decisione del governo Prodi, ma ha origini più lontane e parte con il riassetto che privatizzò l'unica azienda statale (l'Asst) ed unificò i gestori. Fu un processo giusto. Il guaio è che, ignorando le direttive europee e l'evoluzione del mercato, alla fine si volle dismettere il controllo di Telecom senza avere aperto le porte ad una vera e sana competizione. Questo fu un errore.
L'allora ministro del Tesoro, Carlo Azelio Ciampi (che merita rispetto, ma non reverenze monarchiche), fu diretto protagonista di un ulteriore grave errore: non credette alla public company, volle consegnare l'azienda in mani finanziariamente amiche ma deboli e poco convinte e sterminò una classe di manager che avevano fatto grande l'azienda. Chi lo ha detto che non c'erano persone qualificate, in Italia? Posso fare nomi e cognomi, e quello di un gigante non lo taccio: Francesco Silvano.
Ma la fregola era quella di smobilitare le partecipazioni statali per far cassa, per compiacere le banche d'affari e senza lasciar testimoni, dopo aver cancellato i partiti democratici. Compiuta quest'operazione la palla passò a D'Alema, il quale non si comportò affatto in maniera retta, non si attenne affatto ad atti dovuti, ma lasciò che fossero violate le regole poste dallo stesso governo di sinistra pur di consegnare una grande multinazionale nelle mani di scalatori lussemburghesi.
I cocci sono ora a terra e si ricorre ai corifei per nascondere le colpe.
Davide Giacalone 14 Aprile 2007 www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero
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