o quello, Paolo Mieli ha rivolto al
Presidente del Consiglio uno dei più duri attacchi
che si siano letti sulla stampa negli ultimi tempi.
Tema dell'intemerata: il
conflitto d'interessi.
Svolgimento: Quello che ha affermato
Berlusconi nella conferenza stampa di fine anno è incredibile.
Conclusione: la verità è che il Premier ha
trasformato la Presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i
suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari della sua famiglia e dei
suoi famigliari. Parole che sembrano
scaturite dalla bocca di un Pancho Pardi o di un Dario Fo qualsiasi, ma che sorprendono e destano allarme, se scritte da un giornalista che gode di una diffusa
stima e che era stato indicato dai Presidenti di Camera e Senato come possibile
presidente di garanzia della RAI.
Che cosa ha detto di cosi incredibile Silvio Berlusconi da
meritare sul primo quotidiano italiano, il quotidiano nato
filogovernativo
e che ha interrotto questa sua tradizione solo nel 1994 e dal
2001??? Vale la pena di trarre le parole del Presidente del
Consiglio proprio dall'articolo di Paolo Mieli: <Che fine ha fatto - scrive
Mieli - la promessa che Berlusconi fece nella primavera del 2001 di risolvere il
conflitto d'interessi nei primi 3 mesi a Palazzo Chigi? E, citando la conferenza
stampa di fine anno del Premier, virgoletta <Ho mantenuto
gli impegni con gli elettori, il Governo ha approvato il disegno di legge nei
primi 100 giorni e l'ha trasmesso al Parlamento dove l'opposizione ha fatto una
guerra e ne ha impedito l'approvazione, perchè ha l'interesse a
usare
strumentalmente la questione contro il
Governo>. E su queste parole di
Silvio Berlusconi Mieli chiosa la sua condanna:
Berlusconi è
incredibile. Dunque il
Presidente del Consiglio non sarebbe credibile e avrebbe agito per impedire che
il Parlamento approvi la legge sul conflitto d'interessi. Non solo, avrebbe fatto approvare il disegno di legge nei primi cento
giorni con la certezza che poi non sene sarebbe fatto niente. Se queste accuse fossero vere, sarebbero gravissime.
A Palazzo Chigi non siederebbe un primo
ministro chiamato a quel ruolo dalla maggioranza degli italiani con il libero
voto, ma un qualche Hugo Chavez che fa strame delle istituzioni per curare i
suoi affari. Come tutte le accuse, l'onere della prova
spetterebbe a chi la rivolge. Ma
siccome vogliamo pensare che Mieli non abbia inteso indossare la toga del
pubblico accusatore, anche se la sua appare una
Catiliniaria fuor di luogo
e di tempo,
proveremo a dimostrare che quel che ha sostenuto Silvio
Berlusconi a proposito della legge sul conflitto d'interessi non solo è credibile,
ma è del tutto vero. Ed è palese
anche ai ciechi che gli intenti che il premier attribuisce all'opposizione sono tanto palesi da apparire dichiarati. Il
dibattito sulla regolazione del conflitto d'interessi nasce in Italia con la
discesa in campo di Silvio Berlusconi. Fatto di per sè sorprendente, se si pensa che conflitti di interesse
reali o potenziali hanno attraversato la storia dell'Italia repubblicana.
Basti ricordare il clamoroso caso del Ministro delle Finanze
Bruno Visentini, all'epoca anche presidente dell'Olivetti, che introdusse
l'obbligo per i commercianti a dotarsi del registratore di cassa. Uno strumento destinato certamente
a contabilizzare le loro entrate, e quindi
a pagare le tasse dovute; ma anche un prodotto tra i principali di
quell'azienda, l'Olivetti,
che il Ministro presiedeva. E, a memoria d'uomo, non ricordo di aver letto sui giornali reprimende di
quella decisione che avessero
il piglio di quelle che oggi Mieli rivolge a Berlusconi. Nel
breve primo governo Berlusconi, il conflitto d'interesse divenne materia
incandescente con cui si agitavano le piazze, gridando allo scandalo.
Peraltro il Governo
aveva incaricato 3 garanti - il presidente
emerito della Corte Costituzionale Antonio La
Pergola e i giuristi Agostino Gambino e Giorgio Crisci - di predisporre un disegno di legge da far approvare, tale e quale, in Consiglio dei
Ministri. Poi il
ribaltone cambiò le carte in tavola e le elezioni del '96, in cui vinse la
sinistra, misero la sordina al problema. Era
tanto importante risolvere il conflitto d'interessi, che nè il governo Prodi nè
la sua maggioranza presentarono uno straccio di disegno di legge al proposito.
Fu il Polo delle libertà
che, nel primo semestre del '98, risollevò il problema in Parlamento e concordò
con l'allora maggioranza ulivista un percorso
legislativo che avrebbe dovuto e potuto chiudere la questione. Massimo D'Alema era allora presidente della Bicamerale e sperava di
diventare il padre della nuova Costituzione.
Il dialogo tra i Poli sulle riforme
Costituzionali procedeva tra strappi e distensioni, e
la Camera dei Deputati giunse ad approvare un testo all'unanimità.
Quando fu il momento di passare
al Senato, furono proprio gli esponenti dell'allora maggioranza a sollevare problemi. A partire dal
relatore del disegno di legge, il diessino Passigli
Stefano, che considerava quel testo <espropriante>
(di
diritti politici o di proprietà) nei confronti di
Berlusconi.
E cominciò la lunga melina. La Bicamerale fallì, il Governo Prodi saltò, Mastella
anche, ma dall'opposizione al Governo, e nacque
il Governo D'Alema. Messe
da parte le speranze di essere il nuovo padre della Patria, il leader dei DS coltivò insieme il successo di essere
giunto, primo ex comunista, a Palazzo Chigi, anche se per
vie traverse, e il sogno di restarci con il voto
popolare. Passato il momento Bipartisan, era meglio darci dentro contro Berlusconi e il suo
tentativo di conquistare la maggioranza degli Italiani e mantenere alto il palo
del conflitto d'interessi per poterci meglio
appendere l'odiato Berlusconi.
Il conflitto d'interessi rientrò nel cassetto
e la maggioranza di centrosinistra di allora, che aveva i numeri per approvare
qualsiasi legge, pensò bene che poteva farne a meno; se avessero vinto le
successive elezioni politiche, Berlusconi non avrebbe retto la sconfitta e
sarebbe uscito dalla scena politica. Le
cose non sono andate, per nostra buona
sorte, così.
E la storia della legge sul conflitto
d'interessi si è dipanata esattamente come Berlusconi la descrive.
Perchè il Governo Berlusconi non ha fatto altro
che riprendere il testo della legge che la Camera di
maggioranza ulivista aveva approvato all'unanimità e l'ha trasmesso al Parlamento.
Dove la maggioranza vorrebbe approvarlo così
com'è, mentre l'opposizione oggi + tutta sulla
linea espropriatrice di Passigli e, non
avendo i numeri, preferisce tenere aperto il tema, è così che Paolo Mieli e quelli come lui,
possono esercitarsi a tirare fendenti. Perchè se l'opposizione volesse risolvere
la questione, una carta l'avrebbe.
I regolamenti di Camera e Senato prevedono
tempi riservati alla discussione e all'approvazione
di disegni di legge proposti dall'opposizione. Se l'Ulivo e tutti gli altri volessero, potrebbero mettere all'ordine
del giorno il conflitto d'interessi senza che la
maggioranza possa opporsi in alcun modo.
Dal 2001 sono passati 2 anni e l'opposizione si è ben guardata dal farlo.
Dunque non solo l'opposizione, quando era
maggioranza non ha approvato alcuna legge sul conflitto d'interessi, ma anzi ha
affossato al Senato quello che la Camera con i suoi voti, aveva approvato.
Ma anche in questa legislatura non ha mai fatto
nulla
per porre la questione all'ordine del giorno, anche se ha a
disposizione gli strumenti per farlo.
E dunque ad essere incredibile è la
sinistra. Ma
è incredibile anche un giornalista attento come Palo Mieli, che queste cose dovrebbe sapere. A
proposito, nelle prossime settimane la Camera discuterà il disegno di legge sul
conflitto d'interessi.
Su iniziativa della maggioranza.
Incredibile,
no, caro Mieli ???
Giorgio Stracquadanio
Oppositori
immaginari
La
maggioranza con l'appoggio di parte della
sinistra decide che non deve esistere una tv non asservita ai partiti
di
Jacopo Fo
Oppositori immaginari. Dovunque
vado incontro persone incazzate nere contro
Berlusconi.
C'è un grande godimento verbale nel passare una mezz'ora a maledire Silvio e elencare i suoi peccati.
Vedo persone che hanno l'aria stra soddisfatta quando trovano qualcuno con
cui sfogare l'odio per "il peggior essere umano che abbia mai calcato il suolo
patrio". E' una vera gara a chi ne dice
peggio. Ma, a quanto pare
questo tipo di opposizione non scalfisce molto la
leadership di Silvio. Che cosa si fa concretamente
per fermarlo? In Italia assistiamo a un'anomalia di cui quasi nessuno
parla (quasi nessuno parla di qualsiasi cosa sia essenziale). E' risaputo che il
governo delle destre ha vinto le elezioni perchè la sinistra si è presentata
divisa. Sommando i numeri scopriamo che la maggioranza del paese è contro Berlusconi. Eppure questa maggioranza non
riesce
a porre un freno alla pioggia di leggi
salva-berlusconi. Perchè? La risposta corrente è: Loro hanno la maggioranza in
parlamento, possono fare tutto quello che vogliono. Pochi si rendono conto che
invece quando la sinistra governava non poteva fare quello che voleva...
Anzi non riusciva a concludere quasi
niente. Perche'? La risposta è elementare per chi abbia un minimo di concezione
materialistica della storia: il
Parlamento detiene il potere formale ma deve tenere conto di ciò che pensa chi
ha il potere conomico
nel paese. I modi nei quali chi tiene in mano
i cordoni della borsa può condizionare i politici sono infiniti e ve li lascio
immaginare.
La prima domanda che ci si dovrebbe porre,
volendo fermare l'assalto al paese che la destra sta realizzando, dovrebbe
riguardare
la questione del peso economico
dell'opposizione. La maggioranza degli italiani, anche se non sono gli italiani
più ricchi, conta
qualche cosa economicamente? Nessun politico
e pochissimi intellettuali si sono posti questo problema.
Ne hanno parlato Umberto Eco e Daniele
Luttazzi e pochi altri: Se non ti va Berlusconi smetti di comprare i prodotti delle aziende che
finanziano le sue tv. Da anni incontro politici della sinistra,
sindacalisti, dirigenti di associazioni, leader del movimento dei movimenti,
cercando di porre questo problema ma vengo guardato come si guardano i pazzi.
Eppure il ragionamento è elementare.
Il popolo dei progressisti ha pochi soldi ma
venti milioni di consumatori conteranno ben qualche cosa: Consociamo i nostri
acquisti, costruiamo una lega di consumatori coscienti che iniziano a usare i
propri acquisti come strumento di pressione politica. Consociare i consumi
permetterebbe a milioni di famiglie di ottenere prodotti e servizi migliori per
qualità, a prezzi più bassi (comprare all'ingrosso, è ovvio, conviene). E quando
ci sono anche solo 5 milioni di consumatori consociati essi diventano una forza
di dissuasione spaventosa. Quale gruppo economico potrebbe rischiare di
inimicarsi un simile mercato?
Berlusconi probabilmente
non sarebbe neanche entrato in politica se avesse avuto paura che una parte dei
suoi telespettatori smettesse di comprare i prodotti pubblicizzati dalle sue
reti televisive. Ma Silvio è cosciente che certe idee
ai leader della sinistra non possono neanche passare dall'anticamera del
cervello. Ve l'immaginate
D'Alema che si mette a parlare di prezzi della
pasta, tariffe telefoniche, filtri per l'acqua del
rubinetto che permettono di non comprare più l'acqua
minerale?
Sentirebbe di sminuire la propria immagine
occupandosi di questioni così terra terra. E poi ai più sembra impossibile:
Come puoi pensare che la gente non ascolti più la pubblicità, inizi a
usare il cervello quando fa la spesa e preferisca la qualità delle merci
al fascino del prodotto firmato da un nome famoso? Beh, non hanno tutti
i torti. E noi lo sappiamo per esperienza, in 3 anni di campagna sugli
acquisti consociati abbiamo raccolto alcuni notevoli successi: Più di
6mila famiglie hanno fatto acquisti su Commercioetico.it e sono stati installati migliaia
riduttori di flusso dell'acqua di rubinetti e docce, risparmiando
ogni giorno tanta acqua quanta ne scorre in un torrente di medie dimensioni
e migliaia di kilowatt e litri di combustibile per pompare e scaldare
l'acqua. Stiamo collaborando con amministrazioni comunali per diffondere questa
tecnologia ecologica e con la collaborazione di
Legambiente stiamo monitorando il risparmio idrico dell'intero paese di
Bagnacavallo. E poi c'è Monsano, il paese vicino ad
Ancona dove si sperimentano forme di
consociazione degli acquisti e dei servizi... E tante altre iniziative.
Siamo molto soddisfatti di questi risultati ma che fatica! Ci viene da pensare
che questo lavoro di convinzione sia così lungo e difficile perchè
noi siamo 4 gatti, perchè siamo
all'inizio, perchè è difficile trattare da posizioni di forza con le
aziende che forniscono servizi se non hai coagulato una "massa critica"... E poi è proprio complicato spiegare e far capire le
potenzialità di questa strategia "commerciale", oltretutto devi fare i conti con l'ideologia
cattocomunista dominante a sinistra secondo la quale
i soldi sono comunque sporchi e chi li maneggia diventa comunque istantaneamente
uno sporco commerciante. Scontrarsi con tutti questi problemi è duro e, in effetti, chi glielo fa fare ai
politici di prendersi una simile gatta da pelare? Molto meglio arringare folle
che si radunano per protestare: Si
prendono tutti gli applausi e pochi rischi. Ma resta il fatto che questo modo di
fare opposizione lascia alla destra
le mani libere per fare tutti i danni che vuole. Mentre piangiamo perchè non c'è
una tv indipendente, nel nostro paese basterebbe che
500mila persone consociassero il contratto telefonico (risparmiando) per
raccogliere 5miliardi di lire, sufficienti per gestire una tv
satellitare. Se 500mila persone consociassero anche il
contratto con la banca e l'assicurazione
(risparmiando) potremmo mettere su
una tv terrestre. Beh, fa proprio tristezza vedere invece milioni di oppositori
da bar che si accontentano di fare
la voce grossa in qualche corteo e non fanno niente che funzioni per fermare lo
strazio della legalità, la guerra, la strage quotidiana dei morti per fame. Lo so che sono solo sogni. Non ci sono
i prerequisiti culturali perchè il popolo dei progressisti faccia
scelte che portino a risultati
concreti... Ma non esiste un'alternativa: O impariamo a far valere il nostro
potere di acquisto oppure, perseverando con la strategia delle manifestazioni di piazza e basta
si continua a regalare tutto il potere a questa cosca affaristica. E come diceva Sherlock Holmes: Scartate le
possibilità possibili restano solo quelle
impossibili.
Jacopo Fo
Cacao della domenica con
il Cacao quotidiano delle buone notizie e l'edizione domenicale con