A questo punto non è privo di fondamento il sospetto che Telecom Italia sia pronta a esigere le
bollette, congelate dopo le denunce, per rastrellare i soldi necessari
per pagare un'eventuale multa dell'Authority. In questo caso a pagare la multa
per scarsa correttezza di Telecom Italia sarebbero
gli stessi utenti: cornuti e mazziati, è proprio, questa volta,
il caso di dirlo.
Pier Luigi Tolardo
Capezzone
Segretario Radicali Italiani:
Ancora un
Finanziamento Pubblico ai Partiti?!
Ladri, Ladri, Ladri, Ladri, Ladri e Truffatori. Sarà ancora
Referendum
Sulla prospettiva assai concreta, a
quanto pare, di un ulteriore aumento del finanziamento pubblico dei partiti (che
i cittadini decisero di abolire con il referendum radicale del '93, e che i
partiti si sono ripresi, più che raddoppiato, sotto forma di rimborso
elettorale), il segretario di Radicali italiani Daniele Capezzone ha diffuso il
seguente commento: "Ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri,
ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri,
ladri, ladri, ladri, ladri, ladri, ladri. E truffatori
Sarà ancora
referendum
E ZITTI ZITTI I PARTITI SI RADDOPPIANO I RIMBORSI ELETTORALI
Qualcuno ci spieghi perchè il Parlamento
riconosce la necessità di elevare gli introiti della politica proporzionalmente
alle maggiori spese, ma non eleva i nostri
redditi? Perché i bilanci dei partiti meritano più attenzione dei bilanci
familiari?
di Vittorio Feltri
Lo scannatoio iracheno non serve nemmeno
a ridurre le miserie nazionali. Rotolano teste, saltano per aria autobombe,
il deserto
si inzuppa di sangue, ma noi nel nostro piccolo
continuiamo a guardare il mondo dal balcone di casa. Il panorama è angusto e
sconsolante. Mentre apprendiamo che l'italo-iracheno rapito (al quale Libero si
è dedicato la scorsa settimana) è stato trucidato a Bagdad dai cosiddetti
combattenti della resistenza, scopriamo i veri fini del patto di non aggressione
fra maggioranza e opposizione. Non mi riferisco alla liberazione delle
stucchevoli Torretta e Pari (dimentichiamole per favore) bensì al raddoppio dei
soldi statali destinati ai partiti. Il provvedimento passerà via liscio con la
vaselina dell'unanimità. La politica costa di più oggi rispetto a ieri, come
tutto del resto, e allora bisogna adeguare le entrate alle uscite. Detto fatto.
Nessuno, dall'estrema sinistra all'estrema destra, ha protestato: il
finanziamento pubblico è stato incrementato del 100 per cento. Effetto del caro
vita, bellezza. Sento già il borbottio dei critici: quelli di Libero, i soliti
demagoghi; i soliti qualunquisti. Accettiamo i rimproveri a una condizione:
qualcuno ci spieghi perchè il Parlamento riconosce la necessità di elevare gli
introiti della politica proporzionalmente alle maggiori spese, ma non eleva i
nostri redditi? Perché i bilanci dei partiti meritano più attenzione dei bilanci
famigliari? Difficile comprendere, anzi troppo facile. La distanza fra il
Palazzo e i cittadini è invariata dalla prima alla seconda
repubblica.
Le speranze di riforme
sostanziali sono state deluse. All'inizio degli anni Novanta grazie agli
scossoni di Mani pulite, della Lega e di Forza Italia (e alleati, naturalmente)
ci eravamo convinti che il dominio delle oligarchie fosse sul punto di
schiattare e che finalmente la democrazia avrebbe avuto il sopravvento.
Serpeggiava euforia. Chiudemmo gli occhi anche dinanzi alla rivoluzione
giudiziaria, ai processi sommari, alle carcerazioni preventive e soprattutto
disinvolte; il desiderio di mutare le regole del gioco era più forte anche del
garantismo.
Nel 1994 vinse il Polo e dicemmo: è fatta. La vecchia
nomenclatura non avrà più peso; ora conterà la "base" e in breve saremo un Paese
moderno dove i baroni delle segreterie, un po' ladri e un po' tiranni,
lasceranno il posto a uomini capaci di tutelare l'interesse generale e non
soltanto il proprio. Un decennio più tardi, pur apprezzando gli sforzi di questo
governo a tratti zoppicante, registriamo che maggioranza e opposizione, zitte
zitte e in perfetta sintonia, raddoppiano le entrate sottraendo denaro alle
casse pubbliche. Non siamo tanto ingenui da pensare che le organizzazioni
democratiche campino d'aria; vorremmo però far presente al centrodestra e al
centrosinistra una cosa: nei periodi di crisi come quello attuale se si
pretendono sacrifìci dalla gente è opportuno fornire buon esempio tirando per
primi la cinghia. Se ciò non avviene, significa che fra il sistema
entusiasticamente sepolto e quello in vigore c'è poca o nessuna differenza: loro
sono loro e noi siamo noi, parco buoi. Non è carino né gentile né onesto.
Non
sarà un pacco di miliardi regalato all'arco costituzionale a mandarci in rovina;
lo siamo già abbastanza. Ma la sinistra è obbligata almeno a rispondere alla
seguente domandina: perché sfotte Berlusconi se propone di abbassare le tasse e
non dice una parola se si tratta di finanziare i partiti? Sempre denaro pubblico
è. I progressisti espongono una tesi apparentemente ragionevole: meno tasse,
meno quattrini allo Stato quindi meno investimenti in favore della collettività.
In base alla stessa logica, se lo Stato da più quattrini alle segreterie meno
gliene rimangono da spendere per l'Italia. Come mai non stà bene tagliare le
unghie al fisco e, viceversa, sta benissimo affilare gli artigli partitici? Sono
consapevole, questo è un argomento sul quale Ulivo e dintorni preferiscono
sorvolare. Molto più comodo tacciare di populismo Libero. Come è più comodo
liquidare chi scrive dipingendolo coi baffetti hitleriani perchè ha osato
offuscare l'immagine luminosa delle Simone che la sinistra ha adottato quali
mascotte. Non mi garba comunque di alimentare la polemica su questioni belliche
proprio nel giorno in cui un ostaggio, l'iracheno residente in Veneto, un
ostaggio di serie B, è stato eliminato dai connazionali con la consueta
brutalità.
Se mi è consentito vorrei però esprimere disgusto
per i resistenti e chi, in una maniera o nell'altra, li sostiene. Certi riti
tribali e sanguinari appartengono a una civiltà con la quale non è lecito
dialogare, e chi lo fa o vuole farlo si qualifica da sé.
Vittorio
Feltri