nella situazione in cui versano moltissimi
cittadini e pensionati italiani (vedi anche l'inchiesta di Dario Di Vico pubblicata dal Corsera) c'è da
vergognarsi di essere italiano, anche se la vergogna più grande dovrebbero
avvertirla quanti ci hanno ridotto nella situazione attuale. Ma loro non si
vergognano più di nulla e a noi ormai non resta altro da fare che rivendicare la
nostra aspirazione a tornare liberi. Prima o poi.
Ecco un episodio, tra i tanti esempi anche più drammatici, che mi ha colpito.
Alla cassa di un supermercato incontro una signora di 70t'anni che mi saluta.
Nell'andar via mi prega di attenderla
e pagate quelle poche cose che aveva comprato, arrossendo, mi ha chiesto un favore con tono imbarazzato.
Ritenendomi conoscitore della materia dato ché avevo partecipato ad iniziative
contro l'obbligo del canone Rai, mi ha chiesto come si può fare per non pagare
il canone tv, almeno per un anno. Questo incontro mi ha colpito profondamente
soprattutto per le ragioni che la signora mi ha
dato. Voleva sapere come evitare di pagare il
canone perché, ricevendo una pensione di circa 800.000 lire
mensili, aveva seri problemi economici perchè costretta a spendere
qualche milione per cambiare la caldaia del riscaldamento quindi si trova in
serie difficoltà. Non ho avuto il coraggio di dirle che non è
possibile, a posteriori, sospendere il pagamento
del canone: dal momento che si tratta di una tassa di possesso del
televisore e quindi, anche rinunciando
ai programmi Rai, si è costretti a pagare. Le ho
chiesto il numero di telefono per farmi vivo. Non so cosa dirò alla signora, ma certo mi è difficile avere rispetto per
governi che obbligano pensionati poverissimi a finanziare i lussi di un
carrozzone Rai che assicura centinaia di milioni agli ospiti del festival di
Sanremo, ai cosidetti comici che non fanno ridere nessuno, ma fanno politica, di
parte, alla grande, e ai protagonisti dei
varietà. Vi è una insopportabile sproporzione morale tra le 800 mila lire
mensili di quella donna e i miliardi concessi ai Bonolis, ai Fazio e a tutta
l'allegra compagnia dei fatui televisivi. Tanto
più che quello del canone Rai è un imbroglio bell'e buono. Da tempo sarebbe
possibile, per la Rai, funzionare come qualsiasi altra televisione a pagamento.
Vogliono quelle maledette 170 mila lire all'anno?
Se le meritino!
Criptino i programmi (come già fanno Stream e
Telepiù) e se produrranno programmi di qualità non c'è dubbio che molti saranno
disposti a pagare per acquistare spettacoli di proprio gradimento. Ma così com'è
la situazione è a dir poco truffaldina, dato che una tassa dovrebbe essere il
corrispettivo di un servizio e quello che la Rai ci offre è tutto meno che un
servizio (oggi è un servizio per i partiti e per i loro parassiti)! In un paese
libero, nessuno dovrebbe essere obbligato a finanziare un'impresa editoriale di
cui non si condividono gli orientamenti. Questo succedeva in Russia, ma quello, era un regime
comunista.
Non aggiungo altro, se
non che quella signora che fa tanta fatica a pagare le 170 mila del canone
non sa che - senza neppure informarla che tutti i partiti hanno deciso di
prendere (anche a lei, certo) un bel po' di miliardi per la propria
stampa.
Così, oltre a dover pagare una televisione di cui farebbe a meno,
si trova a dover finanziare giornali di cui ignora perfino
il nome
e che certo non leggerà mai. In una situazione simile c'è da
vergognarsi di essere italiano, anche se la vergogna più grande dovrebbe
avvertirla quanti ci hanno ridotto in tale situazione. Ma loro non si vergognano
più di nulla e a noi ormai non resta altro da fare che rivendicare la nostra
aspirazione a tornare liberi. Prima o poi. Recentemente ho letto: Ecco dove sono
finiti parte dei soldi che mancano all'Inps. Grazie alla legge Mosca, 40 mila,
tra sindacalisti e politici, ricevono l'assegno senza aver versato
contributi.
Nel ’96 l'Ulivo ha introdotto per loro il doppio
vitalizio. Un costo per l'Inps di 10 miliardi di euro.
Paradosso tutto italiano: a guidare le manifestazioni di migliaia di pensionati
e pensionandi ci sono i privilegiati che andranno (o sono già andati) in
pensione senza che per anni fosse stata versata una sola lira di contributi in
loro favore. Pensionati speciali i cui assegni gravano o graveranno su chi
la pensione se l'è sudata, tutto grazie a una legge risalente al 1974, che prende il nome da Giovanni Mosca, leader della
Cgil poi deputato socialista. I sindacalisti distaccati continuano a
percepire lo stipendio dell’azienda privata o dall’ente pubblico di provenienza
pur lavorando esclusivamente per il sindacato e a godere di questo regime
speciale di doppio contributo - in vista di una pensione moltiplicata per lo
stesso fattore - sono 1.793 sindacalisti, dei quali ben 1.278 fanno capo alla
Cgil.
Giuseppe Quarto, responsabile del Club l'Imprenditore Via Voltolina Meio, 30 25125 Brescia
-------- Miseria & ignobiltà
sì,
Tutto
vero, esimia Signora, peccato che quando
trovano un politico onesto e capace, i cosiddetti cittadini se ne servono
come
di un "kleenex" e poi lo
gettano nel cestino. Alfredo
Pasini
--------
Come ha ragione egregio
Pasini!!............
Caro e gentile Signore grazie per la sua
attenzione. Ma, il fatto tragico da considerare, e da non sottovalutare, è che
la politica
noi cittadini ci tiene come parco buoi, e noi, ci
facciamo tenere in cattività come orsi bruni ma orsacchiottolini ini ini ini
senza palle e senza memoria, però, per fare davvero sentire la nostra
voce. Deleghiamo deleghiamo deleghiamo...... e
così ci fottono!
O
NO??????? Sua Ld'O
Secondo Maroni,
in Italia vi sono "solo"
2.000.000 di
disoccupati!
Secondo lui, il
Ministro, questo è un gran risultato. Il migliore dal 1992! Sembra una presa in giro. 2.000.000 di persone senza lavoro sono tantissime. Certo,
sono calate in rapporto ad altri anni, ma non mi pare una gran vittoria. Chiedo
al padano Maroni, perché non dice che nella percentuale di occupati sono
inseriti anche i precari senza un contratto a tempo indeterminato.
Le cifre credo falsino la realtà, infatti, quest'ultima è fatta d'altri
numeri. L'unico tipo di contratto che può permettere un futuro più
o meno tranquillo è quello a tempo indeterminato. Ma, quest'ultimo, è
sempre meno utilizzato. Dal 24 ottobre, entrata in vigore della Riforma Biagi, la situazione di precarizzazione dei
lavoratori è ancora peggiorata. Il Professor Biagi,
pace a lui, ha ideato
una riforma pessima e straziante per i lavoratori. Una riforma lontana dai
problemi del lavoro, ma vicina al volere del padronato!
Urlare facili statistiche è facile e demagogico, ma sono i numeri reali
quelli che contano. I lavoratori hanno sempre meno certezze e meno garanzie.
Proprio in questi giorni il governo parla di modifiche alla legge sugli
scioperi! Forse il cavaliere vuole eliminare anche quest'ultima forma di
protesta civile? Per capire il mondo del lavoro, bisogna comprendere che i
lavoratori sono persone e non numeri di matricola, anche se la tendenza è
proprio questa! Le statistiche, invece, sono strumenti al servizio dei
media e dei politici, per raccontare alla gente comune le solite bugie di
Regime! La disoccupazione c'è e si vede! Walter
Lanaro44