D: Signora de
Cesare, alias D'Olcese ora che
ha questo marchio di lavoro ed attività lavorativa
depositato
ed approvato,
certo che per lei il 2003 è proprio un annus diabolicus visti gli
incidernti giudiziari che le sono piovuti sulla testa...
R: Sì, a me
che sono una persona corretta e pacifica, mi faccio i fatti miei, non pesto i
piedi a nessuno -se non mi pestano i cosiddetti- sono distaccata da complessi e
morbosità vendicative, snobismi sociali, gelosie ed invidie
femminiloidi, forme ansiogene di affermazione, ma moralmente generosa con
tutti gli onesti che mi chiedono di aiutarli, sono capitati due accidenti
giudiziari che ben si collocano in una atmosfera, diciamo Kafkiana, per i
contenuti surreali e giustizialisti-politici tout cour riguardo ai provvedimenti
non certo da Stato di Diritto nel quale, pare, viviamo, nonchè per le
"metodologie" spicce con cui si è proceduto da parte di certa magistratura
nei riguardi del cognome che portavo, ininterrottamente, da 43 anni ed ora si
tenta di fare da parte dei cosiddetti poteri forti -ma debolissimi se sono
ridotti a questi infimi giochetti delle tre carte- come ha fatto Telecomitalia 9
mesi fa staccandomi di botto e senza alcun preavviso la connessione internet al
provider ed alla linea ADSL! E tutto ciò perchè?
Per una denuncia di abuse fattami, a
leggere le carte e le "prove" che Telecomitalia ha portato in tribunale, dal
sindaco ulivista di Venezia Paolo Costa per email non desiderata ed
"intasamento"! della casella di posta del comune. Robe da matti.
D: Sulla questione del
cognome, arcinota alla stampa italiana e che ha fatto
sbellicare dal ridere i giornalisti per motivi, prassi e tempi
con cui le è stato contestato, dicono malignamente
"a cadavere ancora caldo del suo ex
marito Olcese", parleremo un'altra
volta, ora ci dica cosa ha fatto lei al sindaco ulivista di
Venezia....
R: Lei, come tutti
i normali cristiani, non ci crederà, ma l'unico mio "grave misfatto" -seguito
dalla immediata "esemplarità della pena"- è stato quello di avere aderito via
email, e badi bene rispondendo a tutti, non concependolo od inoltrandolo di
mia iniziativa- ad un appello lanciato in una lista di indirizzi di posta
elettronica da numerosi e stranoti cittadini veneziani tra cui famosi
intellettuali, cattedratici, storici, studiosi e scrittori notissimi
al mondo accademico, della cultura e della cittadinanza nazionale ed
internazionale. Ma, per dirle la cosa più fuorviante della incredibile storia,
dopo ben 9 mesi che imploravo invano la Telecom di ripristinarmi i servizi
illegittimamente sottrattimi e senza alcun preavviso e dopo avere scoperto
in tribunale finalmente chi mi aveva denunciato all'abuse di Telecom, dopo
pochi giorni vedo un comunicato aziendale pubblicato dal Gazzettino in
cui, in un intricatissimo quanto -diciamo surreale ed improbabile testo da
imbarazzante scalata sugli specchi- la Telecom, dichiara che no, non è stato il
sindaco di Venezia Costa a fare la denuncia. Ora mi domando: alla
prossima udienza che avrà luogo il 4 Aprile, Telecomitalia avendo il 24
Gennaio già fornito le "prove" -noti bene ingaggiando uno dei 4 studi
legali più importanti e costosi della Capitale non certo io che mi difendo da
sola stante l'assurdità della causa- che ho violato la posta del sindaco di
Venezia, cosa verrà a raccontare Telecomitalia alla Giustizia ed a me utente
"giustiziata per direttissima"?
Ho tentato immediatamente e con tutti i
mezzi quando accadde il fattaccio, anche con la segretaria personale del
Presidente di Telecomitalia che manco mi ha risposto un crepa, di fare
capire che doveva esservi un grosso equivoco. Ma invano.
Per ben 9 mesi sono stata trattata come
una paria, come nel Medio Evo i Vassalli trattavano i sudditi non
degnandoli di alcun ascolto democratico in quanto ritenuti solo servi e
portatori di gabelle. Tutto va bene ed è scusabile, errori umani, casini tecnici
ed aziendali vari, ecc ecc, ma ripeto, non è accettabile, in uno
Stato di Diritto, che il cittadino, solo per il fatto di
essere denunciato da una entità politica, e perciò di potere, ad un altro
potere assoluto aziendale, venga calpestato e ritenuto meno di un paria. Su
queste ingiustizie e discriminazioni sociali sono pronta a battermi per tutta la
vita per la comunità e per me stessa e a non farla passare liscia all'arroganza
e alla violenza del potere politico ed economico. No,
proprio no.
Su questi fatti bisogna andare fino in
fondo armati delle proprie legittime ragioni e con la verità trasparente delle
cose.
Se tutti si regolassero così e non
rinunciassero vuoi per pigrizia, vuoi per lo scoraggiamento che ti prende di
fronte agli abilissimi quanto disonesti ostacoli posti dal potere, la società
civile, la politica ed i grandi servizi sociali formerebbero quella società
tanto decantata, ma disattesa e tradita, di cui si sente
blaterare invano a destra e a sinistra da mane a sera.
La ringrazio per l'intervista e spero
alla prossima "puntata".....
Le
clausole vessatorie dei gestori telefonici
La Camera di Commercio di Milano ne ha individuate ben
15 che andrebbero modificate
Le 15
clausole, contenute nei contratti
dei gestori di telefonia mobile e fissa andrebbero modificate perché ritenute
vessatorie nei confronti dei clienti se non addirittura in contrasto con quanto
prevedono le leggi a garanzia dei consumatori. Vediamo quali sono queste clausole e perché sono
definibili vessatorie:
1)
l'efficacia del contratto: il gestore non deve poterla rimandare fino a quando
non abbia controllato la solvibilità del cliente.
2) Per l'addebito
automatico in conto corrente bisogna tutelare di più il "potere di contrordine
dell'utente": oggi il cliente si trova l'importo della bolletta già pagato dalla
banca prima che la possa controllare e senza la possibilità di bloccare il
pagamento se ritenesse ingiustificato.
3) Obbligo di
prestare cauzione: come da tempo si lamenta sulla cauzione versata dal cliente
non si maturano interessi anche per anni.
4) Le condizioni
del contratto, delle tariffe e delle caratteristiche tecniche del servizio
debbono essere specificate meglio: come nel caso della velocità minima garantita
per l'Adsl.
5) L'utente
contesta una fattura? Fargli pagare solo la parte non contestata: oggi il
cliente deve pagare tutto e poi si vedrà.
6) Il termine del
reclamo dovrebbe decorrere dalla data di ricezione della fattura e non da quella
di emissione.
7) Il contratto
non deve ammettere tariffe modificabili con la dicitura "tariffe di volta in
volta in vigore".
8) Si devono
introdurre le rilevazioni del contatore come prova per permettere all'utente di
difendersi.
9) Il gestore deve
stabilire una durata minima del contratto e comunicarlo al consumatore.
10) Va bene che il
danno risarcibile abbia una limitazione forfettaria. Ma il consumatore dovrebbe
avere diritto a provare il maggiore danno: per esempio in caso di guasto che si
protragga oltre un determinato tempo o in caso di inserzioni errate od omesse
nell'elenco telefonico il cliente ha diritto ad un rimborso del canone, in caso
di attività commerciali, per esempio, il danno può essere maggiore ma il cliente
è costretto ad andare in causa giudiziaria.
11) Qualcuno
utilizza il vostro telefono in modo abusivo? La responsabilità non è del
consumatore: per evitare il caso di un cliente che, pur avendo provato la sua
assenza ha dovuto pagare le telefonate fatte da qualcun altro introdottosi nel
suo domicilio.
12) Il gestore non
potrà cedere il contratto senza garanzia dei diritti del consumatore: come è
accaduto nel caso di cessione del recupero crediti da parte di Tim negli scorsi
anni o nel subentro a Blu da parte di Wind, o nei casi di cessione di gestori
telefonici delle carte prepagate.
Il Foro competente in caso di controversie è quello in cui il
consumatore ha la propria residenza: quasi sempre è Milano dove la maggior parte
dei gestori telefonici ha la sua sede legale.
In caso di morosità la sospensione del servizio dovrà essere
limitata all'utenza in mora: ci sono stati casi in cui, per precauzione o
"ricatto" sono state sospese tutte o quasi le utenze.
Le condizioni contrattuali devono essere redatte in modo
chiaro e stampate in caratteri leggibili.
Alcuni gestori hanno
dichiarato la propria disponibilità a rivedere le clausole oggetto di
contestazione: vedremo se alle parole seguiranno i fatti.