Napoleone Gran Portasfiga: 1."Sarò un Attila per lo Stato Veneto!"
E 2!!! Oggi scatena una causa Kafkiana ad una Cittadina Romana
di Paolo Pegoraro
 
NAPOLEONE: "Sarò un Attila per lo Stato Veneto"
Ma guarda come gira il mondo, i veneti di un tempo fecero grande la loro Serenissima Repubblica, poi, un maledetto giorno di quel maledetto 1797 (17aprile, Pasque veronesi - 17 ottobre, Trattato di Campoformido), se la videro strappare di mano da un aggressore "proto-nazista" di nome Napoleone ed oggi, i discendenti "senza patria" di quei gloriosi veneti, si sognano di riportare a Venezia la tanto odiata dai veneti statua raffigurante quel personaggio che a Graz, il 25 aprile del 1797, dichiarò ai deputati veneziani Francesco Donà e Leonardo Zustinian "sarò un Attila per lo Stato veneto". Com'è possibile che taluni amministratori tradiscano la memoria dei loro antenati buttando 300.000 euro per acquistare un freddo busto di pietra che ricorda ai veneti (ovvio, i veneti consapevoli della propria identità storica) la causa della loro perduta libertà?
Dei saggi governanti 300.000 euro li avrebbero impiegati per acquistare le nostre numerosissime opere d'arte, prima rubate dal còrso e poi fatte proprie dai furbi francesi, oppure con quel capitale avrebbero potuto finanziare la realizzazione di nuove sculture per commemorare i nostri eroi veneti (veri eroi, non come quel violento, traditore perfino del suo stesso Popolo còrso
).
Uno tra tutti: Marcantonio Bragadin, sconosciuto o dimenticato come tutti gli altri nostri eroi del passato, ed ora anche tradito da dirigenti veneti che al suo posto preferiscono ricordare il proprio boia. Che amministratori abbiamo noi veneti?
Si ricordano della statua di uno straniero invasore trovando anche da ridire se qualcuno gli dà contro e dimenticano nelle galere il patriota di casa nostra Luigi Faccia, un uomo non una pietra e, per giunta, veneto proprio come loro con la differenza che lui ama la sua patria veneta tanto da sacrificare la propria vita mentre loro se ne fregano di lui, della patria e della gente veneta. Bell'onore! Bella gloria
! Troppi collaborazionisti, opportunisti e caporali si sono succeduti nelle amministrazioni locali dopo quella vergognosa violazione dei diritti umani sancita coll'altrettanto vergognoso Congresso di Vienna (1814-15) tanto che ormai ci siamo abituati a tutto, ma almeno ci venisse risparmiato il dolore del ricordo ed invece no, non basta essere diventati proprietà altrui, ci tocca pure subire e patire l'umiliazione di guardare "in faccia" il nostro sicario. Bella scoperta far ritornare a Venezia una misera statua, e chi fa ritornare le oltre 70 chiese distrutte proprio da Napoleone? Che venga onorata qualsiasi persona, ma quando si tratta di un delinquente lo si faccia tra le mura domestiche, non in pubblici luoghi e nemmeno si faccia sapere in giro che c'è gente che onora il nemico della propria patria, la vergogna sarebbe troppo grande.
Paolo Pegoraro W SAN MARKO!!!!!! -http://digilander.libero.it/Venethia/-
 
 
 
E' questo uno dei Padri della Patria italiana?
"1859 Il° "Il Veneto come il Lussemburgo?"
di Ettore Beggiato
 
La II° guerra d'indipendenza si concluse in modo deludente per i Savoja: dopo le vittorie di Montebello (Pv), Palestro e di Magenta, dopo l'entrata trionfale di Napoleone III° e di Vittorio Emanuele II° a Milano (8 giugno), dopo le sanguinose battaglie di Solferino e San Martino ci si attendeva la trionfale prosecuzione della guerra con l'occupazione del Veneto e delle altre terre da.... liberare. Invece il 12 luglio 1859 con l'armistizio di Villafranca (Vr) Napoleone III° impressionato dal numero dei morti e dei feriti delle ultime due battaglie (quasi 40.000), allarmato dal malcontento che stava montando in Francia e nel timore del possibile intervento prussiano sulle frontiere francesi del Reno "impone" la pace con l'Austria: la Lombardia (tranne Mantova) passa alla Francia che poi la girerà ai Savoja; un durissimo colpo al prestigio internazionale del regno di Sardegna (e la stessa procedura si ripeterà nel 1866 con il Veneto protagonista passivo). Ed è Cavour a farsi interprete del malcontento del regno di Sardegna: parla di tradimento del potente alleato francese e si dimette, in contrasto con il re, da presidente del consiglio.
Ma lasciamo i Savoja e torniamo nel Veneto per sottolineare come i soldati veneti arruolati nell'esercito asburgico si batterono con grande determinazione a Solferino; ecco quanto riportato sul volume "Il Risorgimento a Villafranca" stampato nel 1988 a cura della locale biblioteca: "A Solferino furono impegnati anche l'I.R. rgt. di fanteria "Arciduca Sigismondo" n. 45 (arruolato nel veronese) e il "Barone de Wernhardt" n.16 (arruolato nel vicentino) che ad onta delle diserzioni "preferivano rimanere stretti attorno alle bandiere incontaminate dell'Austria". Ai soldati di questi reggimenti il 30 giugno il generale barone de Kellner distribuì le medaglie al valore (rispettivamente 50 e 62). E contemporaneamente furono trasferiti nelle provincie interne dell'Impero, perchè essendo i soldati veronesi o comunque veneti si voleva evitare di far loro "affrontare la morte forse pochi passi soltanto lungi dalle loro famiglie"."Ed è proprio il Veneto l'argomento principale di una lettera di Napoleone III° all'imperatore Francesco Giuseppe datata 24 luglio 1859, pochi giorni quindi dopo l'armistizio; ecco il passo testuale della lettera: "La posizione della Venezia sarà anche, ne ho timore, molto difficile da determinarsi. Poichè Vostra Maestà mi ha detto a Villafranca che la questione della Venezia sarà precisamente quella del Lussemburgo nei confronti della Confederazione germanica, tutto dipenderà dalla maniera, nel quale il vostro rappresentante esaminerà la questione e intenderà risolverla".
Il 27 settembre 1859 Metternich scrive al ministro degli esteri austriaco Rechberg: "A Villafranca, a proposito della posizione, che dovrebbe prendere la Venezia nella Confederazione italiana, i due Imperatori hanno nominato il Lussemburgo per precisare in qualche modo l'analogia che esisterebbe fra queste due Provincie". Ed è un passaggio di straordinaria importanza. che smentisce quello che la propaganda risorgimentale massonica e giacobina continua ad imporci: l'unica prospettiva per il Veneto era l'annessione al regno di Sardegna. Invece, ai massimi livelli della politica europea, si ipotizzava uno status come quello del Lussemburgo che avrebbe cambiato completamente il corso della storia veneta. Purtroppo le cose andarono diversamente e, nel giro di pochi anni, la politica annessionistica ed espansionistica dei Savoja ebbe la meglio, attraverso un plebiscito-truffa (21-22 ottobre 1866), che portò al voto il popolo veneto due giorni dopo l'effettiva consegna del Veneto ai commissari sabaudi, in un clima di intimidazioni e di brogli inanerrabili. Fino all'ultimo, però, ci furono a vari livelli dibattiti sul futuro del Veneto.
L'Union, giornale francese, si chiedeva: "Che farà la Francia della Venezia? La conserverà essa? La costituirà in istato di principato indipendente che entra nella lega federale della Penisola? La cederà essa a Vittorio Emanuele, e, in questo caso, quale compenso potrà domandare?"
La Gazzetta del Popolo di Firenze, giornale ufficioso del Presidente del Consiglio scriveva il 15 luglio 1866:
"Supponiamo un momento che i Veneti si pronunziassero per regno separato. Potrebbe l'Italia permettere cotesta diserzione?
O non dovrebbe invece ritenere per forza d'armi una provincia che è necessaria alla politica esistente della nazione?":
un saggio di democrazia, di pluralismo e di rispetto dei diritti dei popoli che la dice lunga sul clima dell'epoca.
E ancora il 3 agosto l'ambasciatore asburgico a Parigi Metternich scrive al suo ministro degli esteri "Mensdorff-Pouilly il 3/8/1866 sull'ipotesi di arrivare a "l'indipendenza della Venezia sotto un governo autonomo com'era la vecchia Repubblica".
E in manifesto che inviatava la nostra gente a partecipare con entusiamo al voto sta scritto: "SI vuol dire essere italiano ed adempiere al voto dell'Italia. NO vuol dire restare veneto e contraddire al voto dell'Italia". Ora come allora, essere veneti è un reato?? Ma la vera chiave di lettura sulla "questione veneta" la danno, a distanza di mezzo secolo, 2 personaggi come Napoleone Bonaparte e Camillo Benso conte di Cavour. Il rapinatore corso (del quale, recentemente e con la benedizione del Comune di Venezia, è stato acquistato un mediocre monumento, datato 1811, per la bellezza di 700 milioni di lire!) consigliava al figliastro di non ascoltare chi gli suggeriva di dare a Venezia maggiore autonomia, invitandolo, invece a mandare "degli italiani a Venezia e dei veneziani in Italia" (1). Ancora più sconvolgente quanto sostiene il Cavour (tratto da "Il risorgimento italiano" di Denis Mack Smith, ove a pagina 623): "Cavour sulla cessione del Veneto (30 novembre 1860.) Soltanto dai giornali io apprendo che il gabinetto inglese desidera la cessione mediante compenso e si adopera in questo senso. Finora non s'è fatto verun passo ufficiale. E per mio conto non lo desidero nemmeno. Io bramo la guerra coll'Austria per motivi di ordine interno; senza di ciò sarà più difficile la fusione del Nord col Sud. Ritengo inoltre che al momento presente la cessione non sia possibile".
La scelta lucida della guerra per "fare gli italiani": è questo uno dei padri della patria italiana?
E comunque dopo oltre 140anni siamo ben lontani da una simile "soluzione finale". Ettore Beggiato
1) Alvise Zorzi, Venezia austriaca, pag 32, Laterza.