Donatella Ventra, giudice «di sorveglianza», è nel
Suracegate essendo coautrice, con l'Angelica Di Giovanni detta "la ballerina",
(essa stessa dichiarò testualmente che se non avesse fatto il magistrato avrebbe fatto la ballerina, da qua
il soprannome datole dagli
stessi colleghi del Tribunale di Napoli) dell'ormai celebre "sentenza"
con cui se l'erano presa con Stefano Surace, giornalista italo-francese ordinando
che non doveva più scrivere! I guai
della Di Giovanni, presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli,
sono iniziati quando imprudentemente se
l'è presa con Surace, giornalista italo-francese particolarmente
temibile, ordinando che non doveva più scrivere. Surace,
com'è notorio, dette loro una risposta fulminante: "quelle due buone donne
hanno bisogno di uno psichiatra". La Di Giovanni ha cercato
di rifarsi con un altro noto giornalista, Lino Jannuzzi, ingiungendogli la
stessa cosa. Ma le è andata male anche con lui. La Di Giovanni
ha allora lanciato querele, com'è notorio,
a dritta e a manca, a tre deputati e perfino ad un presidente di Corte d'Assise d'Appello, Pietro Lignola. Non
ha osato querelare l'avvocato
di Surace, Vittorio Trupiano, che nelle sue numerose dichiarazioni a giornali,
televisioni e radio aveva usato nei suoi confronti espressioni ben più severe
che i querelati. Così, l'avv. Trupiano ha rimediato
alla lacuna, utodenunciandosi.
E ora la Ventra si è resa protagonista
di un altro "exploit", particolarmente atroce: il caso Galasso, un detenuto
di 1metro e 80 ridottosi in poche settimane da 94 a 50 chili per anoressia
depressiva, che lei «ordina» di non curare!
Ma questo non è che uno
degli episodi delle condizioni in cui sono tenuti i cittadini ristretti nelle
carceri italiane, fatti segno illecitamente a pene ben più
pesanti di quelle previste dalle leggi e dalla Costituzione.
Di qui l'urgenza dell'azione equilibratrice
di un'amnistia (e non solo dell'indulto o della sua caricatura, il cosiddetto
indultino) che diviene il solo mezzo in grado oggi di attenuare le conseguenze
di questa situazione di scottante illegalità in cui si trova lo Stato
italiano in questo settore. L'amnista e l'indulto
diventano perciò, in queste condizioni, non una concessione benevola, ma un
preciso diritto dei cittadini detenuti in Italia, come da Parigi ha opportunamente
fatto notare, in una sua recente intervista Surace presidente dell'«Observatoire
européen sur la justice et la liberté de presse»
Rifletta su ciò la coppia
Fini-Bossi. Se vuole davvero lottare contro la criminalità,
cominci da certi magistrati che imperversano in Italia senza controllo. Il Suracegate che è la punta di un iceberg -
insegni
Il detenuto Galasso, 34 anni, ha
perso ben 44 chili nel carcere, riducendosi ad uno scheletro che evoca
certe foto scattate nei campi di sterminio. Il dott. Vittorio Helzel, dirigente di una sezione dell'ospedale
Pellegrini di Napoli ha stabilito, con ben due perizie medico-legali, che
il Galasso è "affetto da grave stato denutrizionale" con "anoressia nervosa
determinata da una sindrome depressiva", e conseguente "pericolo di vita".
Questo detenuto si trovava nel carcere di Poggioreale,
ove c'è un padiglione che viene fatto figurare ufficialmente come «centro
clinico». Ebbene, quando le condizioni di Galasso si sono
aggravate, quel "centro clinico" non era assolutamente in grado di fornirgli
la necessaria assistenza, cioè un corretto piano terapeutico psico-nutrizionale.
Per cui chi di dovere
(l'ufficio di sorveglianza presso il tribunale di Napoli, uno degli sfortunati
protagonisti del Suracegate) era tenuto a disporre che fosse curato in un
ospedale attrezzato per queste terapie; o decidere una sospensione della pena
che permettesse di erogargli adeguati trattamenti psicoterapeutici a casa
sua.
E invece che si è fatto? Si
è avuta la bella idea di scaricare la patata bollente sul... carcere
di Bellizzi, Avellino, dove non esiste un centro
clinico neppure sulla carta! E dove ovviamente le condizioni del Galasso si sono ulteriromente
aggravate, fino al suo stato di morte preannunciata.
Stando così le cose il suo avvocato,
Vittorio Trupiano, ha chiesto al Tribunale di Avellino la nomina d'urgenza
di un perito d'ufficio, formulando anche una richiesta di sospensione della
pena (per la precisione di "differimento dell'esecuzione della pena ex art.
684 cpp") perché il Galasso possa esser curato nel suo domicilio.
E quel Tribunale ha effettivamente nominato
un perito, ma cos'è successo? Che, prima ancora che questo perito d'ufficio
potesse vedere il Galasso - e costatarne lo stato reale è intervenuta
di volata la Donatella Ventra emettendo un'"ordinanza" in cui afferma tranquillamente
che il Galasso... "gode di buona salute " e "non vi sussite alcuno stato patologico"!
Sicché non è assolutamente il caso di
curarlo...
E adduce a giustificazione (invece della
relazione peritale d'uffico che, appunto, non era stata ancora fatta, per
la semplice ragione che il perito non aveva ancora potuto vedere il Galasso)
una "relazione sanitaria del 24.12.2002" (vigilia di Natale) di cui sarebbe
interessante conoscere quale medico amante del buon vino natalizio l'avrebbe,
se è vero, sottoscritta.
Insomma Donatella prima partorisce
quella sentenza (sfortunata) su Surace, poi questa ordinanza su
Galasso...
Non è un pò troppo? Che si debba chiedere una perizia?
Sarebbero questi i personaggi cui
i cittadini danno un stipendio perché applichino correttamente le leggi varate
dal Parlamanto
e i dettati della Costituzione?
Cosa attendono i magistrati ad eliminare
personaggi così dai loro ranghi? Non solo per l'onore della loro categoria,
ma per quello dell'Italia come paese civile che già è stato abbondantemente
imbrattato dalle sentenze, quotidiane, della Corte Europea.
Così l'avv. Trupiano ha lanciato un appello
"ai tanti uomini delle istituzioni" che dopo il Suracegate hanno preso la
buona abitudine di visitare le
carceri, invitandoli a constatare lo stato in cui si trova quel detenuto.
L'appello è stato raccolto da alcuni parlamentari
che si recheranno col Trupiano nella cella del Galasso. Di
quì l'urgenza dell'azione equilibratrice di un'amnistia (e non solo dell'indulto
o della sua caricatura, il cosiddetto indultino) che diviene il solo mezzo
in grado oggi di attenuare in qualche modo le conseguenze di questa situazione
di scottante illegalità in cui si trova lo Stato italiano in questo settore.
L'amnista
e l'indulto diventano perciò, in queste condizioni,
non una concessione benevola, ma un preciso diritto dei cittadini detenuti
in Italia, come da Parigi ha opportunamente fatto notare, in una sua recente
intervista, Stefano Surace.
Il Suracegate
che è la punta di un iceberg - insegni.
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Sì, Bossi e
Fini riflettano. Sabato pubblicheremo il pezzo inviato. La foto dell'Avvocato
Trupiano l'abbiamo già e la pubblicheremo. Buon lavoro a tutti i gruppi regionali
dei Giornalisti inTrincea e avanti così!!
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- Il caso Ventra - Galasso e l'indulto
o amnistia che dir si voglia -
Il caso Galasso, riportato qui da Abc Flash,
è indubbiamente una grandissima vergogna. Stando le cose come le descrivete,
si sta giocando sulla pelle di un essere umano, -e Galasso è solo uno
dei tanti, troppi, esempi purtroppo- senza nessun rispetto per
la vita. Ma il punto è un altro. Indulto, indultino, amnistia libererebbero le
nostre disastrate carceri di un numero elevato di delinquenti che in realtà
non lo sono poi tanto. Il rischio è che in mezzo ai "ladri di polli" escano
anche condannati a pochi anni ma per delitti ben più gravi di un semplice
furto. Prendiamo ad esempio chi in stato di ubriachezza ha causato la morte
ad un essere umano, costui non ha gli stessi diritti di chi ha rubato
una mela. "La legge è la legge" direte, se il codice prevede da 3 a 6 anni
per "delitto colposo" anche loro devono uscire. Ma i parenti delle vittime
sarebbero d'accordo? Si può arguire di no.
Lo stesso ragionamento vale per coloro che sono
già condannati a pene definitive e sulla cui colpevolezza non sussiste alcun
dubbio. Sarebbe opportuno proporre come "liberatoria" tutti i delitti
commessi contro il patrimonio senza l'uso di coercizioni violente (armi, attentati
intimidatori, minacce all'incolumità personale, della famiglia ecc.) con condanne
inferiori ai 6 anni. Reati legati al piccolo spaccio di sostanze stupefacenti,
scippi che non hanno causato danni fisici alla vittima, ecc sono alcuni
esempi che potrebbero liberare le carceri da rei "occasionali" e favorirne
un reinserimento nella società. Per quanto riguarda altri tipi di reati che
comportano la "violenza gratuita" quali stupro, pedofilia, circonvenzione
d'incapace, istigazione a delinquere, attentati (anche se solo programmati
o andati a vuoto) contro civili incolpevoli o rappresentanti dello Stato,
insomma tutto ciò che non è commesso per "occasionalità" o "necessità" ma
deriva da un più ampio disegno di lotta alla società, non deve essere "perdonato"
ma scontato come la Legge prevede. Naturalmente nel massimo rispetto
della persona.
Pannella a Libero: "Certe toghe?
una Casta golpista che attenta alla libertà dei cittadini inermi"
Il quotidiano Libero,
l'8/gennaio/03, prima pagina, ha intervistato il leader dei Radicali e Parlamentare
Europeo Marco Pannella riguardo le dichiarazioni ufficiali
fatte alla stampa dall'ANM -Associazioe Nazionale
Magistrati- e dal CSM -Consiglio Superiore della
Magistratura- sulle intenzioni, anzi la certezza che, all'apertura dell'anno
giudiziario, i magistrati "si presenteranno e parteciperanno
impugnando la Costituzione"
intenzione confermata dal presidente dell' ANM
Bruti Liberati.
Pannella tra le altre dichiarazioni rese alla giornalista di Libero
Elisa Calessi, ha inteso (?) dare una lezione di italiano a
Bruti Liberati aggiungendo: " In italiano, il verbo "impugnare"
significa contestare e Bruti Liberati ha detto la verità: sono 20anni che
che ANM e CSM impugnano, cioè
contestano e vanificano la Costituzione e calpestano la legge". E, ad una osservazione
della intervistatrice se Pannella pensa e crede possibile la riforma del sistema
giudiziario, il leader Radicale ha risposto:
"Se
un un 25enne passa il concorso da magistrato e trascorre 30anni lì dentro,
diventa automaticamente presidente della Sezione Cassazione". Incalzato dalla
Calessi che ha obiettato "E' la legge" - Pannella ha risposto: "Ma questa
è violazione dei diritti costituzionali! Certi magistrati andrebbero -non
tutti- messi in galera per attentato perenne ai diritti civili
e politici dei cittadini".
L'intera intervista la si può richiedere
al sito internet ww.radicali.it -N. Red-