Estate Romana
Cossiga Casini e altri in gara per l'eredità Berlusconi
Quello che giornali e veline non dicono:
I veri motivi dell'odio di Cossiga per il presidente della Camera Casini. L'affaire Tor Pagnotta
La Velina Azzurra Organo dell'opposizione interna alla maggioranza - Direttore responsabile Claudio Lanti
 
Molti episodi, in apparenza slegati, avvertono che stiamo affrontando un'ennesima estate di complotti.
Come sempre diabolicamente lucido, Cossiga si è presentato con il discorso al Senato come unico vero leader nazionale
in grado di sostituirsi al debole Cavalier Berlusconi, per guidare il Parlamento ed il Paese nella lotta di liberazione contro una magistratura corporativa e usurpatrice. Ha scelto la vigilia dello sciopero dei giudici per proclamare che l'opposizione politica non esiste e che l'unico nemico è il disegno eversivo di alcune procure. Ha spiegato che il dilettantesco governo di centro-destra in carica non è in grado di imporre una vera riforma, capace di rimettere in riga i magistrati deviati.
Ha aggiunto, con il solito motivetto di "Bruto è un uomo d'onore", che Berlusconi è vittima da anni di una "dura, pervicace e infamante persecuzione giudiziaria", ma che se i giudici condanneranno per corruzione lui o i suoi amici, Cossiga stesso chiederà che si dimetta da Palazzo Chigi. Guarda che rigore morale!.
E non ha aggiunto, essendo implicito, che penserà lui a gestire la fase politica successiva....
L'aula del Senato è subito caduta nel tranello regalandogli un'ovazione. Nessuno gli ha chiesto perché solo adesso si offra di liberare il Paese dalle toghe giacobine, un decennio dopo aver lasciato distruggere il suo partito, epoca Tangentopoli. Qualcuno gli aveva ordinato di star fermo? E nessuno si è chiesto perchè Cossiga si accorge solo ora del pericolo incombente sulla Patria dopo dieci anni trascorsi tra conventi irlandesi e attici romani?
 
Quello che giornali e veline non dicono.
I veri motivi dell
'odio di Cossiga per il presidente della Camera Casini.
 
Sono in molti a congiurare, azzuffandosi tra loro. A sua volta Cossiga ha denunciato come "golpista Pierferdinando Casini",
in combinata con "il suo futuro suocero" Gaetano Caltagirone. Altro che risentimento per gli attacchi de Il Messaggero, come suggeriscono "veline" e "velini" di dubbia fedeltà governativa! Cossiga è infuriato perché i due vorrebbero rubargli il mestiere. Lo ha spiegato molto bene a Radio Radicale a proposito della mancata assegnazione dei 12 seggi vacanti di Montecitorio: "Casini, è lui il vero ostacolo. Si è messo in corsa per la successione di Berlusconi, nel caso di un incidente giudiziario.
A mio avviso è troppo presto. Ma può darsi che il suo futuro suocero voglia affrettare i tempi con l'aiuto dei propri giornali.
Intanto il presidente della Camera impedisce ogni volta alla giunta delle elezioni di decidere in un senso o nell'altro, evitando
di aumentare i voti di Forza Italia alla Camera".
Stavolta, giornali e veline hanno tutti censurato Cossiga, troppo esplicito e imbarazzante: in caso di condanna del Cavaliere, quando scatterà la pressione di vari ambienti per fargli gettare la spugna, Casini si offrirebbe al Quirinale a capo di un governo papocchio, assumendo lo stesso ruolo che assunse Lamberto Dini nel 1995. Questo il piano. Per poterlo realizzare scongiurando un governo di centro-destra di legittima successione oppure le elezioni anticipate, Pierfurby ha bisogno di un centro-destra debole numericamente e diviso politicamente.
Ma i piani di Casini, evidentemente, sono competitivi e collidono con quelli di Cossiga.
L'affare si complica: peccato che l'Avvocato, per malattia e debiti, non possa intervenire. Il senatore a vita Cossiga odia Caltagirone perché lo ha abbandonato dopo un lungo flirt, preferendogli Pierfurby Casini. Ma non è solo lui che denuncia la abnorme crescita del palazzinaro di Via del Tritone. L'alleanza politico-familiare tra il "Caltagirone buono" e il suo futuro genero è stata blindata da un paio di accordi strategici che dovrebbero proiettare il papà di Azzurra ai vertici dell'ormai esangue potere economico nazionale. Il primo sarebbe la definitiva assegnazione al "futuro suocero" di circa un milione di metri cubi edificabili a Tor Pagnotta, grazie alle intese fuori aula raggiunte tra Walter Veltroni e il Ccd che stanno seriamente minacciando anche la tenuta dell'opposizione di centro-destra in Campidoglio. Il secondo accordo, altrettanto clamoroso, sarebbe la cessione della Roma da Franco Sensi a Caltagirone che a questo punto avrebbe tutto: giornali, calcio, banche. Anche l'accordo con Sensi è stato fatto sotto gli auspici di Pierfurby.
Non va dimenticato che Sensi era l'uomo d'affari di Arnaldo Forlani ad Ancona, all'epoca in cui l'attuale presidente della Camera ne era l'allievo prediletto.