Ti
sta sui coglioni un vicino?
Spara, sarai assolto:'infermità
mentale'
L'Odissea di Walter Canova, di Roberto Enrico Paolini
In Italia, si sa, puoi fare quello che ti pare.
Ne sanno qualcosa le migliaia di immigrati che occupano le nostre strade: entri
clandestino e prima o poi con una sanatoria ti sistemi. Ne sanno qualcosa gli
scippatori: impunità totale; i vari Borrelli in
servizio permanente attivo hanno un grande criminale da perseguire, il
Presidente del Consiglio. Gli assassini: anche per loro, tappeti rossi ovunque.
Ti sta sui coglioni un vicino, un parente, un amico? Spara, tanto un buon
avvocato riuscirà a dimostrare che sei infermo di mente. O meglio, sei sano,
però in quel preciso istante che premevi il grilletto non eri al massimo delle
tue performances intellettive. Quattro sedute dallo psicologo, fai la faccia
pentita, dì che tieni famiglia, e ti lasciano tornare a casa.
I carabinieri? Sono troppo occupati a scovare
quei pericolosissimi delinquenti che, in attesa di aerei e treni pubblici in
perenne ritardo, si accendono una bionda per ingannare il tempo, orrore! Questo
sì che è immorale, pericoloso, il fumo inquina!
Multa! Paga e taci suddito italiota!
E non ti permettere di avanzare
riserve, obiezioni. Con la Guardia di
Finanza, non c'è da scherzare.
Un piccolo
imprenditore, Walter Canova, segretario della
Life, vittima di continue visite da parte dei signori in divisa grigio-verde,
qualche anno fa ha osato inviare un fax al comandante della Gdf di Domodossola
per dissuaderlo dal mettere le mani sui libri contabili di una imprenditrice
aderente al suo sindacato: ebbene, per questo, il Tribunale di Verbania lo ha
condannato a 4 mesi e 5 giorni di reclusione, senza condizionale, leggi PRIGIONE. Questo è lo stato italiano. Noi paghiamo le
tasse per essere trattati da criminali da coloro che dovrebbero proteggerci. Lo
stato esiste perché qualche secolo fa gli uomini hanno sentito l'esigenza di
darsi una organizzazione stabile che li tutelasse da pericoli provenienti
dall'esterno; hanno quindi scelto di versare un obolo (le tasse) per finanziare
tale agenzia di sicurezza (lo stato), in cambio di maggior protezione.
Oggi
lo stato non solo non ci protegge più dalle invasioni aliene (vedi le orde di
barbari che stanno colonizzando il nostro paese), ma addirittura si accanisce
contro di noi. Noi manteniamo i nostri aguzzini, chiaro? Una casta di parassiti,
tutti dipendenti statali, Gdf compresa, che vive alle nostre spalle. Non ci
vengano a dire che ci offrono un servizio, si risparmino la morale: quasi sempre
il loro lavoro, come dice il professor Luigi De Marchi, è un rituale assurdo e defatigante imposto
ad una utenza coatta in regime di monopolio. In poche parole molti di noi
saremmo grati di non riceverlo: è sempre scadente, inefficiente, c'è sempre una
coda da fare: posta, ufficio tributi ecc. Se in più, questi signori NOSTRI DIPENDENTI, da presenza oziosa e inutile si
trasformano in nostri carcerieri, la misura è colma. Sì, perché, non ci sono
altre parole per definire l'assurda situazione di Walter: è
un prigioniero politico in tempo di pace.
Cosa ha fatto di
pericoloso?
Ripeto il concetto: per una banale comunicazione alla Gdf il 14 febbraio lo
attende il carcere. Se ciò accadrà lo stato si
macchierà del reato di sequestro di persona ex art 605 c.p.: come chiamare
altrimenti questa ingiustificata privazione della libertà personale? Non ci
resta che chiedere la libertà per Walter, ma non basta, non ci si può
fermare qui: occorre rivendicare
il diritto di secessione
individuale da uno stato che non solo non ci rappresenta ma che si rivolta
contro i suoi stessi cittadini.
Noi non vogliamo più
finanziare chi ci perseguita, chi non si limita a derubarci dei nostri soldi
attraverso la tassazione ma ci priva anche della nostra vita e della nostra
libertà. Signori governanti, tenetevi le vostre scuole, i vostri ospedali, la
vostre polizie, noi ne facciamo volentieri a meno. Ci difenderemo da soli,
istruiremo i nostri figli in casa, compreremo sul mercato le prestazioni
sanitarie quando ne avremo bisogno. Insomma tenetevi la vostra Itagglia e
lasciateci in pace, lasciateci fare, lasciateci lavorare. Liberi ed apolidi.