Cattiverie rosse.
<<Un martire der libbero pensiero che se sacrificò pe' l'ideale>>?
 
di Dino Cofrancesco
 
Da qualche tempo il padre di Carlo Giuliani sta rubando la scena, nei vari Convegni della sinistra, al leader no-global Agnoletto.
Poiché si tratta di un sindacalista come tanti (anche se tutti apprezzammo le sue parole pacate all'indomani della tragedia che lo aveva colpito) è lecito supporre che prestigio e notorietà gli vengano soltanto dall'aver messo al mondo quel disgraziatissimo figlio. A questo punto, però, i casi sono due:
O Carlo Giuliani è stato assassinato dalle forze dell'ordine e allora la sinistra deve lanciare il suo 'j'accuse' alle istituzioni, ai giornali, alle stesse componenti dell'Ulivo che si sono ben guardate dal fare del giovane, per dirla con Trilussa,
<un martire der libbero pensiero che se sacrificò pe' l'ideale>; o Carlo Giuliani ha tentato, lui, di assassinare i due carabinieri nella jeep e allora non si spiega perché sia diventato una voce autorevole della sinistra il padre di un criminale politico (tragicamente fallito).
Forse, le mie, sono domande ingenue. Abbiamo una sinistra intransigente con Bettino, morto lontano dall'Italia, ma pronta a tributargli onori funerari di Stato: questa volta potrebbe stare con le forze dell'ordine ma chiedere, nello stesso tempo, di dedicare una piazza ai suoi nemici armati.
Queste anbiguità, che nel '68 'pagavano', oggi rischiano di far vincere il Polo persino a Viareggio e a Siena.
Con grande tristezza di chi, come il sottoscritto, ritiene che la democrazia si fondi a) sull'alternanza e, pertanto, b) sull'elettorato fluttuante.